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Title: Sopplimenti musicali

Author: Gioseffo Zarlino

Publication: Francesco de' Franceschi (Venezia, 1588)

Principal editor: Frans Wiering

Funder: Utrecht University Netherlands Organization for Scientific Research (NWO)

Edition: 2000

Department of Information and Computing Sciences Utrecht University P.O. Box 80.089 3508 TB Utrecht Netherlands
Copyright © 2000, Utrecht University, Netherlands
page i
SOPPLIMENTI
MVSICALI
DEL REV. M. GIOSEFFO
ZARLINO DA CHIOGGIA
Maestro di Cappella della Sereniss. Signoria
DI VENETIA:.
Ne i quali si dichiarano molte cose contenute ne i Due primi Volumi, delle
Istitutioni & Dimostrationi; per essere state mal'intese da molti;
& si risponde insieme alle loro Calonnie.
Con due Tauole, l'una che contiene i Capi principali delle Materie, &
l'altra le cose più notabili, che si trouano nell'Opera.
Terzo Volume.
¶ Θεοῦ διδόντος οὐδὲν ἰσχύει φθόνος;

καὶ μὴ διδόντος οὐδὲν ἰσχύει πόνος.
PER ME QVI SI RIPOSA,
E IN CIEL SI GODE.
PAX
Σημεῖον τοῦ εἰδότος καὶ τὸ δύνασθαι διδάσκειν ἐστὶ. In Venetia, appresso Francesco de' Franceschi, Sanese.
M D LXXXVIII.
page ii page iii
IVVENTVS RENOVATA

AL SANTISSIMO
ET BEATISSIMO
NOSTRO SIG.
PAPA SISTO QVINTO
TERMASSIMO PONTEFICE.
Gioseffo Zarlino da Chioggia prega lunga vita,
& FELICITA'.

NEL tempo, che V. Santità, si trououa essere in Ve-
netia, hebbi gratia in alcuni familiari congressi d'os-
seruarla con animo affettionatissimo; & incominciar
ad inchinar l'animo alle grandi aspettationi, che pro-
metteuano appresso di ogn'vno le sue Virtù, lequali
hora l'hanno condotto al Sommo d'ogni dignità, e
d'ogni gloria; del che questa Città Serenissima in generale, & io in par-
ticolare, n'hebbe somma allegrezza. Hora me riduco à i Santissimi
piedi, come sua Antico seruo ad offerirle la presente Opera, come de-
bito tributo à lei, per quanto comporta la bassezza della mia fortuna.
Ma perche, offuscato dagli immensi splendori della sua gloria, non
sò vedere con qual titolo possi salutarla, mi seruirò d'vn simile à quello,
co 'l quale i Padri del S. Concilio celebrato in Calcedonia nella Thra-
cia, esprimendo (come si legge Tur. Crem.
Sum. De Ec
cl. Lib. 2.
cap. 15. &
16.
) le merauiglie del Santissimo Leone
Primo di questo nome, lo gridarono Tre uolte Santo; come Catholi-
a 2 co, page iv co, come Apostolico, e come Ecumenico, ò Vniuersale; La onde sa-
luterò anch'io V. Santità col nome di TER MASSIMO, poi che
tanto ardir si concede à Serui, di trouar parole conformi a' suoi interni
concetti; Act. 4. essendo massimamente impossibile, che quelle cose, che si
uedono, & odono; & sono degne di lode, si possino passare con si-
lentio: come si hà dal detto del Signore sopra quelli che lo lodauano,
che dice; Luc. 19. Quando questi taceranno, parleranno le pietre. Et à far que-
sto m'hanno spinto molte cagioni. La prima è il Grado eminentissi-
mo, & il Luogo primo, ch'ella tiene nel Christianesimo, nell'Am-
piezza di quella podestà datale da CHRISTO N. S. come successor
di S. Pietro, & suo Vicario, Capo di tutte le SS. Chiese; come si hà dal-
le Diuine Scritture, & lo confermano i SS. Concilij & le leggi Ciuili,
& Canoniche; Math. 16.
Iohan. 1.
C. de Sum.
Tri. & Fi
de cath. lib.

1. Tit. 1.
De Iudic.
c. Nouit.
De maio.
obedi. c. Il-
lud Domi-
nus.
onde non ui è in questo Mondo alcuno di Grado, d'Au-
torità & di Santità maggior di lei. Et se bene ella chiama gli altri Pre-
lati come Fratelli; nondimeno nel gouerno della Republica Christia-
na, & alla custodia della Greggia à lei commessa; quando due fiate il
Signore disse al Capo de gli Apostoli: Pasce oues meas, & la terza disse:
Pasce agnos meos; le sono Coagiutori. La seconda ragione è il Secondo
grado, De trans-
la. episc. c.
Quanto.

Iohan. 27.
De crim.
fal. minori
c. Quam
graui.
che ella tiene per la Giustitia incontaminata di Padre uniuersale,
Massimo difensore, & solecito uendicatore contra l'Ingiusto; purga
le nebbie delle Heretiche prauità, che si contrapongono al lume dello
Spirito santo. Benefattore de buoni; Consolatore de' oppressi; Pre-
miatore di quelli, che uirtuosamente si hanno affaticato, & si affatica-
no. La terza ragione è il terzo Grado, che in molte cose si distende;
prima nella Massima cura dimostrata in molti modi del Culto diuino,
donando à i popoli Christiani molte, & opportune fiate, doni spiri-
tuali, & l'altre cose ben à tutti manifeste: nella Massima Charità in
erigere Statue, & Sepolchri à Pontefici infinitamente benemeriti di san-
ta Chiesa, cosi nella Liberalità uerso la patria, uerso gli amici, & suoi
benemeriti; & nella Magnanimità accompagnata della Massima so-
lecitudine intorno le cose, che fanno al commodo, all'ornamento,
& al decoro della Città di CHRISTO, Capo de tutto il Mondo. Il
che dimostrano i Superbi edificii, & quel superbo Acquedotto dell'ac-
qua Felice, & quel che più Imperatori à malapena con lungo tempo
condussero à fine, ella in poco spatio habbia felicemente perfetto, &
habbia arricchito la Città di nobilissimo luoco; hauendolo renduto
habitabile col corso di tanto restoro. Et le Piramidi, & Obelischi de gli
altri Imperatori, che non attentarono di toccare ad erigere, ò con infi-
nite difficoltà l'eressero, & dedicorono per loro immortali honori V.
Santità arditamente, & francamente hà eretto, & in esse essaltata la
Santissima Croce; accioche sopra le pompe, & li trionfi de' persecu-
to- page v tori di CHRISTO, trionfasse, nel cospetto della Città come nel mezo del
la terra in Gierusalemme; Psal. 73. essendo in essa operata la nostra Salute, fu anco
essaltata. Comparono etiandio hora le principali Chiese in capo à strade
sontuose, ordinate dalla sua molta prouidenza, & liberalità, che inuita-
no il popolo à più frequenti uisite, & deuotioni; & con tutto questo non
resta di esserer riccho l'Erario, quanto mai sia stato in alcun tempo, per il
nuouo apparecchio contra gli Inimici di Santa Chiesa, iquali già ueden-
dolo carico, cosi hanno à sgomentare, come la catholica Greggia à
inanimirsi, & soleuar le speranze à trionfi à hinni, & canti; doue non sa-
rà disdiceuole, che ui anco per apparecchio le cose musicali.
Ilperche hora hò preso ardire di consacrarle la presente Opera, nella-
quale ella conoscerà da i nuoui concetti esplicati, & dalle Dimostratio-
ni, fatte, & anco da molte altre cose ridotte dall'altre Scienze al ser-
uitio della Musica; non da altri per quanto fin hora hò potuto sa-
pere; state trattate, quanto tornerà à proposito per incitare ogn'uno
ad intonareà Dio nuoui canti. La qual Scienza le sarà tanto più cara,
quanto che ella sia Legge del Reggimento del Cielo, della Ter-
ra, girandosi però i Cieli con inesplicabili Ragioni, & con impari
mouimenti, & Interualli diuersi: Iob. 38. di modo che quasi temperando il
Suono acuto co 'l graue fanno un tanto mirabile concento nelle cose
di Natura, che humana forza non è atta à farlo cessare. Alla cui sem-
bianza il Principe etiandio tempera la Republica, che fa fare un come
scambieuole Concerto trà gli infimi, & minimi, & tra i grandi, &
massimi di essa; di modo che l'un dall'altro non discordano. La on-
de V. Santità si è mostrata nell'Accordare, & Accommodare con pre-
stezza le cose disordinate di questa Santa Republica con Har
monia, à guisa d'un buono, & Eccellente Musico, che udendo in
un Concerto il Canto & l'Harmonia esser disordinata, con molta
prestezza ui remedia, riducendola nel primiero stato; Essendoche
non cosi tosto ella le hà posto le mani, ch'hà ridotto con gran stupor
d'ogn'uno le cose in tale concordia, & temperamento, che rimar-
ranno in cotale accordo tanto che 'l Mondo per lungo tempo ne ha-
uerà da godere, ricordarsi d'un tale non picciolo beneficio riceuu-
to. Par anco che l'istessa Giustitia sia tale; da quello che uuole quel
Giustissimo & Santissimo Dottore di Santa Chiesa Ambrosio, tan-
to rispettato per la Santità della sua uita, per la mirabile sua dot-
trina da Teodosio Imperatore con tutto che gli hauesse interdetto
l'entrar nella Chiesa, per hauer fatto tagliar à pezzi quelli di Tessalo-
nica; Hist. Trip.
lib. 9. cap.
30.
lib. 2.
cap. 10.
percioche scriuendo à buon proposito di questa Virtù, la predi-
ca esser tale, che come da un limpidissimo, & abondantissimo Fonte,
habbiano origine; & anco siano da lei illuminate, & moderate l'al-
tre Virtù: onde la nomina VIRTV COMMVNE. De Abra
ham Pa-
triarca.
Perciò
a 3 che page vi che senza lei la Prudenza nuoce, 2. lib. c. 1.
comment.
super Lu-
cam.
& la Fortezza se non è da lei tem-
perata, è fatta intolerabile Insolenza, & più tosto s'accosta al Fu-
rore, che alla Ragione; auicinandosi più al Dominio, che al Vi-
uer libero, col diuenire più presto Tirannia, che altra cosa buo-
na. Ma lasciando di dire dell'altre Virtù dirò solamente (secon-
do che dice questo Huomo Santissimo De Abra-
hā patri.
lib. 2. cap.
10.
) che la Giustitia è quella,
che le abbraccia tutte; & non può star lontana della Prudenza;
non essendo di questa, il Voler saper quello, che sia Giusto, ò In-
giusto; officio mediocre: massimamente perche la Giustitia uuo-
le, & commanda, che Honestamente si uiua;1. ff. Vlpia-
nus De
Iust. & Iu
re. 10.
che Non si offenda
alcuno; che A' ciascuno sia dato quello, che gli peruiene. Laon-
de ne segue, che ella contenga Due parti; nella Prima delle quali
è posta la difesa del Giusto, & nella seconda il Castigio del Reo.
Ma in porle in essecutione, appartiene ad un Ottimo Principe, il-
quale fà due cose molto lodeuoli, & utili; Vsa prima la Miseri-
cordia, & la Pietà uerso l'offeso, & dopoi la Giustitia, & la Me-
rita punitione contra quello che offende; perciò che non può sta-
re la Misericordia (come dice il Santo Dottore De obitu
Theodosij
Imperato-
ris.
) senza la Giustitia,
nè la Giustitia senza la Misericordia; Ne per questo l'una impedi-
sce l'altra, ne fà, che castigandosi giustamente il Reo, quell'atto
sia Crudeltà, come forse alcuni credono; ma più tosto Miseri-
cordia, essendo che si uiene per tal uia à purgare il Mondo da Sce-
lerati, & far che i Buoni uiuono in pace, & sicuramente godino
le facoltà loro. Di modo che per tal uia questa Virtù uiene à con-
seruar con harmonia la Ciuile conuersatione; & quella Ampia
autorità, date al Principe de gli Apostoli; Math. 16.
Iohan. 1.
& anco reuerita quella Pie-
tra, sopra la quale il Signore hà edificato la sua Santa Chiesa; hora
collocata in V. Santità, figurata in Daniele, Daniel. 2. per quella che uide Na-
bucdonosor in sogno; che correndo giù dall'Alto Monte fracassò
quella Statua d'abominatione composta de uarii metalli, & la ri-
dusse quasi in fauilla, & in niente; la qual Pietra diuenne poi un
cosi Grande, & cosi alto Monde che empì con la sua grandezza
tutta la Terra. Imperò che è pur uero, che non cosi tosto V. Santità
fù soblimata à quella tanta Altezza, nella quale ella si troua,
che diede opera con la sua prudenza, & autorità, che fù distrutta
quella Massa de insidie palesi, & occulte d'Huomini praui Inimici
delle Religione Christiana, & dalle palesi uiolenze, & incursio
de quelli, che turbauano apertamente, & senza ueruno rispetto
Popoli dello stato della Chiesa; & diede (come buon Padre di fa
milia Math. 13. ) ottimo, & santissimo ordine, che fusse estirpata, & de-
strutta nello Spirituale la seminata Zizania da i scelerati Heretici,
nimici di Santa Chiesa; & nel temperarle (come già si conosce
da page vii da i nuoui preparamenti) si rendesse pacifiche le cose di Terra, & di
Mare; per inanti piene di disturbi. Et ueramente tengo per fermo,
che sia stato opera d'IDDIO; Eccles. 1. poiche da lui uiene ogni Imperio, &
ogni Regno; il quale preuedendo un tale Gouerno, habbia uoluto
dare à Vostra Santità per salute della Christiana Republica la custo-
dia di quelle pecorelle, che si trouano nell'Ouile di Santa Chiesa; Iohan. 10. ac-
ciò che siano da lei difese contra la rabbia, & furore di quei Lupo rapa-
ci, che cercano di continuo diuorarle, per la qual cosa si può ben di-
re con quel del Santo Propheta, Musico & diuin Poeta. Psal. 44. Quia dilexisti
Iustitiam, & odisti Iniquitatem, propterea vnxit te Deus Deus tuus oleo lae-
titiae prae consortibus tuis.
Prima come Re, dopoi come Sacerdote, alla
guisa d'un nuouo Melchisedech Re di Giustitia, & Re di Salem, ò Re
di Pace; Gen. 18. titoli ueramente conueneuoli à Maestà di tanto Pontefice.
Quello di Re, dal reggimento, & gouerno del Popolo Christiano;
del quale CHRISTO è il Principale Re de i Re, & Signor de i Si-
gnori: 1. Timo. 6.
Apo. 17.
& 19.
1. Tim. 2.
Heb. 8. 9.
& 12.
1. Iohā. 2.
1. Inst. Ci-
uil. In Pro-
hemio.
Et quello di Sacerdote, come Mediatore trà CHRISTO, &
l'Huomo, si come il Nostro Signore è Mediatore trà l'Huomo, &
Dio. Al Re, & Imperatore appartiene con le Leggi, & con l'Arme
conseruar la salute, & la pace de' suoi Popoli; & al Sacerdote appar-
tiene istruirli nelle cose Sacre, & Diuine della Nostra Religione; &
con le continoue oblationi, & sacrificij fatti à Dio mondarli, & la-
uarli da i suoi peccati, pregando per la loro salute. Et per tal ma-
niera la Felicissima & Santa Pietra di questo Alto Monte destruttrice
d'ogni iniquità, cosi detta da quella, che è predicata dal Santo Apo-
stolo Paolo, che è CHRISTO, si uiene ad estendere con la sua au-
torità per tutta la Terra, Dan. 2.
1. Cor. 10.
Iohan. 1.
& far conoscer Pietro denominato con la
uoce di CHRISTO Cephas; dal nome Caldeo, ò Arameo [Hebrew] esse-
re Pietra, ò Sasso; & dal Greco ἀπὸ τῆς κεφαλὴς essere Capo: come
anco per il contrario; Pietro dal nome Greco Πέτρος uien detto Pie-
tra, & dall'Hebreo [Hebrew] beth, & [Hebrew] Ros suona essere Capo di casa; Card. de
Cusa. 2. De
Cōc. Cath.
cap. 24.

Matth. 7.
Luc. 22.

Capo della Chiesa, Casa del Signore; ben fondata sopra fermissima Pie-
tra; alquale disse il Nostro Redentore. Rogaui pro te, ut non deficiat
fides tua.
Piaccia adunque à Vostra Santità; se forse non le paresse à pro-
posito questo mio tenue Dono; poi ch'ella adequa, & supera le He-
roiche attioni de i maggior Rè della Terra; gradirla con quella Ma-
gnanimità, che gradì quel Rè Persiano Aelianus
de uaria
Hist. lib. 1.
l'Acqua cacciata dal fiume con
ambe le mani; offertagli da quel Pouero; che accettando la gradì, &
della sua deuotione seruò il pouero Dono in ricco uaso. Pregherò ID-
DIO, che à Vostra Santità per salute della Christiana Republica dia
Lunga & Felice Vita.
a 34 page viii page ix

TAVOLA DI TVTTI I CAPI
O MATERIE PRINCIPALI
CONTENVTE NELL'OPERA.

Nel Primo Libro della quale si contiene.
COme possa tallora esser facile, & tallora difficile l'apprendere il vero:
& come l'Arti & le Scientie si facciano perfette; come anco dalla In-
uidia & dall' possano nascere, non solo molti mali, ma etian-
dio molti beni,
nel Proemio. facciata. 1.
Dell'Intentione dell'Autore nel trattare & scriuere le cose della Mu-
sica.
Cap. I. 7.
Delle due parti della Musica Historica & Methodica, di doue si hà la cognitio-
ne delle cose dell'Arte & della Scientia; & quello che sia l'una & l'altra: &
della Materia della Musica.
Cap. II. 10
Dell'Inuentioni delle Arti, & del loro accrescimento; & in qual maniera
la Musica sia stata trouata, accresciuta & ridotta ne i termini, ch'ella si
troua.
Cap. III. 17
Della Differentia che si troua tra la Natura & l'Arte; tra il Naturale &
l'Arteficiale; & che l'Artefice è solamente imitator della Natura.
Cap. IV. 18
Che la Natura fù prima che l'Arte; & il Naturale auanti l'Arteficiale; & per
qual l'Arte s'affatica intorno l'Inuentione.
Cap. V. 21
Che quelo ch'è fatto secondo la Natura, non si può ben correggere col mezo di
quelle cose, che sono fatte dall'Arte: & che non si può concluder bene dalle
cose dell'Arte in quelle della Natura.
Cap. VI. 23
Delle sorti della Cognitione, quello che sia Arte & Scientia; & come si gene-
rino.
Cap. VII. 24
Doue habbia preso il suo nome la Mathematica; & della vtilità delle Scien-
tie Mathematiche.
Cap. VIII. 26
Diuisione vniuersale della Mathematica nelle sue parti; & in quale sia collocata
la Musica.
Cap. IX. 28
Qual sia l'Oggetto ò Proposito della Musica. Cap. X. 31
Qual cagione potesse indurre Aristosseno, ò i suoi Seguaci almeno, à seguitar più
il Senso, che la Ragione.
Cap. XI. 32
In qual Genere si debba porre la Facoltà harmonica, ouer la Musica; & la
sua Scientia.
Cap. XII. 34 Qua- page x Tauola de i Capitoli.
Quali siano gli Arbitri, ò Giudici, che li uogliamo dire, nella Musica; &
che l'Intelligentia nasce dal Senso & dalla Memoria.
Cap. XIII. 36
Che la Intelligentia della Musica consiste nel conoscer la natura del Rimanente,
ò Stabile, & del Mosso: & che bisogna prima d'ogni altra cosa assuefar l'In-
telletto & il Senso nella cognitione di quelle cose, ch'appartengono alla Fa-
coltà harmonica, in che ella consiste.
Cap. XIV. 38
Delle Sette de Musici; & di doue nacque, che gli Antichi chiamassero la Mu-
sica Canonica.
Cap. XV. 40
Nel Secondo Libro si trouano.
DELLA Voce, & d'alcuni suoi Accidenti, & della dichiaratione d'alcuni
Termini usati nella Scientia.
Cap. I. facciata. 43
Del Suono in particolare, & d'alcuni suoi Accidenti. Cap. II. 47
Della differentia che si troua tra 'l Principio & Elemento nella Musica. Cap. III. 48
In qual maniera gli Antichi ordinassero i Suoni, ò chorde ne i loro Istrumenti;
& del nome loro; & de i Tetrachordi contenuti tra esse.
Cap. IV. 50
Della differentia che faceuano gli Antichi tra i Suoni. Cap. V. 55
Che 'l Suono si può paragonare al Punto nella Quantità dimensiua. Cap. VI. 57
In qual maniera si faccia il suono graue & l'acuto & le loro Differentie: secondo
l'opinione d'Archita Tarentino.
Cap. VII. 57
Opinione d'Aristotele del Nascimento del Graue & dell'Acuto: & che non è
ueloce l'Acuto, ne tardo il Graue.
Cap. VIII. 59
Opinione di Tolomeo intorno il Nascimento del Graue & dell'Acuto.
Cap. IX. 60
In che Genere s'habbiano à porre il Suono & la Differentia del Graue & dell'
Acuto, secondo la dottrina d'Aristotele.
Cap. X. 61
Opinione di Theophrasto, & che quello che criue non è contrario à quello
che scriue Aristotele.
Cap. XI. 63
Opinione di Panetio; & come il Tuono non si possa diuidere in due parti e-
quali.
Cap. XII. 66
Opinione di Plutarcho intorno quello, di che si è ragionato di sopra; & com'an-
ch'ei non consente, che 'l Tuono si possa partire in due parti equali.
Cap. XIII. 68
Conclusione di Tolomeo, che dimostra i Suoni & le loro Differentie esser collocati
nel Genere della Quantità.
Cap. XIV. 69
Opinione di Porfirio, ilqual tiene, che non sia fuori di Ragione, il tenere; che i Suo
ni & le loro Differentie si ritrouano sotto due Predicamenti.
Cap. XV. 71
De gli Accidenti che accascano intorno al suono; & di quelli prima che sono
considerati intorno al luogo & al Tempo.
Cap. XVI. 74 Del page xi Tauola de i Capitoli.
Del Colore terzo accidente ò passione del Suono; & della Modulatione ò Can-
to; & delle sue Parti appresso i Musici antichi.
Cap. XVII. 79
Nel Terzo Libro si contengono.
QVELLO che sia Interuallo, & delle sue Specie. Cap. I. 82
La Cagione, che indusse l'Autore à dire, & dimostrare, che 'l Diatono diato-
nico antichissimo non era quello, che si usa nelle Cantilene; ma il Naturale,
ò Sintono di Tolomeo.
Cap. II. 84
Come le vere & naturali Forme delle Consonanze si possino arteficiosamente ri-
trouare, & udire in atto, col mezo del Quadrato geometrico: & che tra
loro conuengono per ragioni ò proportioni de quei Numeri; che per natua-
le dispositione sono contenuti nel Senario.
Cap. III. 88
In qual maniera sia stato calonniata la sudetta Inuentione, & mostrato che non
sia dell'Autore.
Cap. IV. 93
Che l'Ordine naturale, ò natural Sito delle Consonanze, non fù conosciuto da Pi-
thagora ne d'alcun'altro de gli Antichi Filosofi.
Cap. V. 97
Solutioni d'alcuni Dubij fatti sopra quello che si è detto nel Capitolo preceden-
te.
Cap. VI. 101
S'è lecito il nominar due Interualli di due diuerse forme, ò specie, con un solo
nome commune.
Cap. VII. 104
Ispositione del Testo d'una delle Questioni conuiuiali di Plutarcho, intorno alla
forma della Diatessaron.
Cap. VIII. 106
Il Quarto Libro contiene le cose seguenti,
narrate in diuersi Capitoli.
DE i Generi dell'Harmonie ò Cantilene, & de i lor Colori ò Specie; &
prima di quelle del Diatonico.
Cap. I. 111
De i Colori, ò Specie d'Harmonia, contenute nel Genere Chromati-
co.
Cap. II. 118
De i Colori ò Specie contenute sotto 'l Genere d'Harmonia detto Enharmo-
nico.
Cap. III. 123
Quello c'habbia indotto alcuni credere, che la Specie che si canta hoggi,
non sia la Naturale ò Syntona diatonica: ma più tosto quella, che s'a-
dopera ne gli Instrumenti arteficiali, & specialmente in quella da Ta-
sti.
Cap. IV. 130 In page xii Tauola de i Capitoli.
In quante maniere si siano sforzati di prouare; che la Specie che si canta &
si sona hoggi, non sia la Naturale diatonica ò Syntona di Tolomeo: & pri-
ma, del primo modo.
Cap. V. 135
Seconda ragione, che usano questi Speculatiui Moderni, in uoler prouare il
loro capriccio.
Cap. VI. 140
Terza ragione di quelli, che non uogliono che si adoperi la Specie Naturale,
ò Syntona.
Cap. VII. 143
Quarto modo, nelquale hora sottrahendo, & hora sommando insieme le pro-
portioni de gli interualli, contenuti nel Systema massimo arteficiale, del
Naturale, ò Syntono diatonico; si sforzano prouare l'opinione loro esser
uera.
Cap. VIII. 146
Come ultimamente prouano col mezo de gli Istrumenti arteficiali temperati,
il lor pensiero esser uero.
Cap. IX. 149
Che da gli Istrumenti arteficiali non si può concludere, che cantiamo altra
Specie, che la Naturale ò Syntona.
Cap. X. 151
In qual maniera si possa acquistar molte Consonanze nell'Istrumento arteficia-
le, della specie Naturale ò Syntona; acciò maggiormente s'accosti à quel-
lo della Voce.
Cap. XI. 152
La cagione del Temperamento, ò Partecipatione fatta ne gli Istrumenti da Ta-
sti; & che l'Harmonia che nasce da essi, non è Naturale & Syntona sem-
plice: & che senza dubio ueruno ella si canti, & anco si suona in qualche
sorte d'Istrumento.
Cap. XII. 157
In qual modo Aristosseno habbia constituito le sue Specie de i Generi semplici
d'harmonia; & s'egli intenda diuidere l'Interuallo in parti equali & pro-
portionali, ò nò.
Cap. XIII. 161
Il Diuidere la Differentia, ch'è tra 'l graue & l'acuto di qual si uoglia Inter-
uallo in due parti equali; nella Magnitude ò Quantità continua, non è di-
uidere cotal Differentia in più equali ne i Suoni.
Cap. XIV. 164
Che nella Diuisione del Quanto continuo, le Parti non mutano alcuna quali-
tà, se non in quella del Suono.
Cap. XV. 165
Quanto venga ben difeso Aristosseno da i suoi seguaci Moderni. Cap. XVI. 167
Delle Oggettioni fatte da Tolomeo à gli Aristossenici; & quanto bene questi
habbiano difeso Aristosseno & loro stessi insieme, contra le addotte ogget-
tioni.
Cap. XVII. 170
Le sciocchezze c'hanno detto alcuni contra Tolomeo, come calonniatore d'Ari-
stosseno.
Cap. XVIII. 177
Dell'uso & Necessità dell'istrumento Mesolabio, & d'altre cose, che seruono
all'uso della Scientia.
Cap. XIX. 179
Come si possa trouar due Linee rette mezane proportionali, tra due datte, sen-
za l'aiuto del Mesolabio.
Cap. XX. 181 & d'al- page xiii Tauola de i Capitoli.
In qual maniera si possa Molteplicare, soggiungēdo, qualunque proposto Interuallo
& d'alcuni Auertimenti intorno al misurare & diuidere le Quātita.
Cap. XXI. 181
Altro modo di Molteplicare, detto Preporre, qualunque Interuallo si voglia
proposto.
Cap. XXII. 185
In qual maniera si possa molteplicare ò Riportar verso l'acuto, vn'Ordine d'In-
terualli accommodati alla loro proportione, tra i termini di qual si voglia Con-
sonanza ò altro Interuallo.
Cap. XXIII. 186
Distributione, ò Temperatura de gli Istrumenti da Tasti; posta dal mio Disce-
polo per noua inuentione, & trouata da lui.
Cap. XXIV. 189
De gli Errori commessi nella sudetta Distributione. Cap. XXV. 192
Come si possa errare nella Distributione delle Parti fatte del Comma con i Nu-
meri; & che i Tuoni nella Distributione mostrata non siano, ne possano esser'
equali & proportionali.
Cap. XXVI. 194
D'vna nuoua Distributione fatta in Dodeci Semituoni, ò parti equali, accom-
modata ne i Tasti posti sopra 'l manico del Liuto.
Cap. XXVII. 197
D'una Diuisione fatta della Diapason in Dodeci parti equali & proportionali,
non essattamente nella Distributione de i Tasti sopra il manico del Liu-
to.
Cap. XXVIII. 201
Che l'essempio del Compasso, per iscusar la falsità di questa sua distributione;
non è al proposito; & non hà luogo nella Mathematica.
Cap. XXIX. 204
Come si possa dirittamente diuidere la Diapason in Dodici parti, ò Semituoni
equali & proportionali.
Cap. XXX. 208
In qual maniera si possa diuidere nel secondo modo la Diapason in Dodoci parti
equali & proportionali.
Cap. XXXI. 210
Come si possa anco nel Terzo modo dirittamente diuidere la Diapason in Dodici
parti, ò Semituoni equali & proportionali.
Cap. XXXII. 214
Della Diuisione generale de gli Instrumenti arteficiali in molte Specie, & della
loro natura.
Cap. XXXIII. 216
In qual sorte d'Istrumento si possa porre in atto la Specie Naturale, ò Syntona
diatonica.
Cap. XXXIV. 218
Che nelle nostre Cantilene usiamo la Specie Naturale, ò Syntona di Tolomeo;
& che tra le loro Parti si cantano i suoi Interualli nelle lor vere, &
naturali forme.
Cap. XXXV. 220
Che 'l si canti & Suoni la Specie naturale ò Syntona di Tolomeo, si conferma
etiandio con l'essempio di due Parti, che cantino insieme.
Cap. XXXVI. 224
In qual modo si possa, & si debba essatamente udire senz'alcuno errore, ogn'
Ordine d'Interualli, distribuiti sotto quelle Ragioni, ò proportioni, che si
hauranno da ordinare.
Cap. XXXVII. 226
Nel page xiv Tauola de i Capitoli.
Nel Quinto Libro si contiene i
seguenti Capi.
DE i Systemati ò Costitutioni, & delle loro Specie. Cap. I. facciata. 231
Delle differentie delle Costitutioni, ò Specie delle prime cononanze. Cap. II. 233
Delle Ragioni, ò Proportioni harmoniche; & de i Numeri che comprendono le
Costitutioni consonanti.
Cap. III. 236
Che la Diapason solamente è Complessione ò Costitutione perfetta. Cap. IV. 237
In qual modo Tolomeo dimostra, che sia stata riceuuta la Magnitudine della
Diapason diatessaron per Costitutione perfetta.
Cap. V. 238
Nel Sesto Libro sono contenuti questi Capi.
DE i Tuoni & del Numero loro. Cap. I. 240
In qual modo i Nomi de i Suoni si pigliano, tanto per la loro Positione, quanto
per la loro facoltà, ò Possanza.
Cap. II. 244
In quali delle Quindeci chorde dell'Istrumento gli Antichi accommodauano
ciascun Tuono: & quanto fussero più graui, ò più acuti l'un dell'altro: &
in qual maniera uengano accommodati i nostri Moderni.
Cap. III. 246
De i Tuoni, ò Modi, secondo l'opinione d'alcuni Moderni. Cap. IV. 251
De gli Errori c'hanno commesso alcuni de Moderni, intorno il ragionar de i
Tuoni.
Cap. V. 256
Che non faccia dibisogno che i Tuoni siano acuti l'uno più dell'altro perun
Semituono.
Cap. VI. 258
Che bisogna, che gli estremi Suoni de Tuoni, siano finiti nella Diapason: & quanti siano in numero, secondo la mente di Tolomeo. Cap. VII. 259
Quello che indusse Tolomeo à dire, che non ui erano più di Sette Tuoni, ò
Modi.
Cap. VIII. 262
Di quello che discorrono alcuni in materia de i Tuoni, ò Modi. Cap. IX. 265
Nel Settimo Libro sono contenuti
questi Capi.
DELLA Mutatione & delle sue Specie. Cap. I. 269
Delle Affettioni ò Costumi dell'Animo; & quello che sia ciascuna da per
sè.
Cap. II. 270
Delle Mutationi, che si dicono farsi per i Tuoni. Cap. III. 273
Nel- page xv Tauola de i Capitoli.
Nell'Ottauo & ultimo Libro sono com-
presi questi Capitoli.
QVELLO che sia Melopeia; & delli suoi Modi, & delle sue spe-
cie.
Cap. I. 276
Qual fusse appresso gli Antichi l'Harmonia, Terza parte della Melo-
dia.
Cap. II. 279
Che gli Antichi sonauano in Consonanza; & se l'Organo nostro Istrumento
sia antico, ò moderno.
Cap. III. 285
Per qual cagione si è ridotta la Massima & Perfetta harmonia in Cinque
termini: & quello che s'intenda per l'Interuallo diuiso geometricamente
in molte parti.
Cap. IV. 293
D'Vna noua & insolita Massima harmonia uanamente introdotta d'alcuni
Moderni.
Cap. V.
Con quanta poca cognitione habbiano introdotta questo loro nuoua Massima
harmonia.
Cap. VI. 302
Se 'l Cantare in Consonantia sia cosa impertinente; & delle cagioni che attri-
buiscono alla Musica moderna, che non partorisca alcuno effetto.
Cap. VII. 305
Altra cagione ch'attribuiscono & adducono, perche la Musica non faccia più
miracoli.
Cap. VIII. 309
In qual maniera sia stato introdotto il modo del Cantare & del Sonare in
consonanza, & di comporre più Aria insieme, secondo l'opinione d'alcuni
Moderni.
Cap. IX. 312
Per qual cagione alcuni biasimano il Sonare & Cantare in consonanza, &
per conseguente il modo di Comporre, facendo cantar molte Parti ò Aria
insieme.
Cap. X. 313
Della Imitatione che si può far nel comporre, & recitar la Musica, ò Me-
lopeia.
Cap. XI. 316
De i Poeti detti , quali fussero. Cap. XII. 320
De Tre sorti d'Accento; Grammatico, Rhetorico, & Musico. Cap. XIII. 322
Che non bisogna essere precipitosi nel giudicare alcuna cosa, auanti l'hauerla be-
ne essaminata.
Cap. XIV. 326
Il fine della Tauola de i Capitoli.
page xvi
E' quasi impossibile, che nello stampare, non vi occorra qualche errore:
però essendouene occorsi alquanti, hò posto qui di sotto, per ordi-
ne, la loro correttione solamente. Ritrouando adunque prima
la facciata del Libro, segnata col Primo numero, dopoi
quella della Linea, segnata col Secondo: si cor-
reggeranno in questo modo.
ERRORI CORRETTI.
8. 1. Aristide Quintiliano.
16. 27. tempi siano passati.
20. 37. molte altre cose.
20. 44. prodotte.
21. 1. dall'Arteficiali.
21. 2. posta.
21. 12. della.
24. 19. differenti.
26. 12. ch'Ogni.
26. 36. nominarono.
28. 24. Misura.
29. 48. per i Siti.
30. 16. ὀργανοποιητικὴ.
38. 38. insieme la.
39. 6. come della Diatessaron.
39. 28. Μελοποιΐα.
41. 47. Agenore.
50. 1. a. & .
51. 7. tenne.
63. 44. alla Moltitudine.
70. 45. detto. Queste.
79. 26. Ευθεῖα, Prima parte: s'accom
modarà sotto la Prima figura
del primo essempio.
Α'νακαμπλουσα, Seconda parte:
sotto la Prima del secondo.
περιφερὴς, Terza parte: sotto la
Prima del terzo essempio,
che serue à tutto quello che
segue.
80. māca il Punto alla Quarta nota
del secondo essempio del can-
to.
84. 23. Muti.
84. 42. Ciò.
89. 1. lo.
95. 35. veramente.
96. 31. nella fonte.
104 17. quelle.
107. 10. Interualli.
108. 2. Διὰ τριῶν.
112. 10. Ditonico.
113. Nella Quinta specie nella Figu
ra in luogo di Tuono leggasi.
Semiditono imperfetto.
116. Tra la Sesta, Settima, & Otta-
ua figura, ò nota dell'essem-
pio, leggasi il contrario di
quello ch'è scritto; cioè Tuo.
minore. Tuo. maggiore.
118. 14. Trihemitonio.
121. 10. Trihemituono.
155. nell'essempio i nomi de Tuoni,
Semituoni & Comma, vo-
gliono essere collocati giusta
mente per mezo quelle linee
che diuidono le chorde del
Systema l'una dall'altra.
160. 16. sona.
163. 3. TVONO.
207. 34. non si
212. 46. pongono.
259. 36. al numero & sito dei.
259. 45. dee.
260. 4. fussero; cosi anco.
264. 8. come al.
270. 42. Διαστηματικὸν.
271. 4. Συσταλτικὸν.
271. 12. Ε'μπνευστὸν.
279. 10. Diastematico.
284. nell'essempio di Musica, nel-
la Parte più acuta la Chiaue
uuol essere posta nella Secon
da riga. & nella parte piu gra
ue Figura uuol stare nel se
condo Spacio.
. 38. Herone.
289. 7. Διαστηματικὸν.
301. 8. auertimento.
301. 9. grosse.
326. 6. ne feci.
326. 44. incompatibili.
page break

DE I
SOPPLIMENTI
MVSICALI
DEL REV. M. GIOSEFFO ZARLINO
DA CHIOGGIA,
Maestro di Cappella della Serenissima Signoria
DI VENETIA;

Ne i quali, per maggiore intelligentia di molte cose ch'ei scrisse nelle Istitutioni
& Dimostrationi harmoniche, assai ne dichiara, malamente intese
d'alcuni de Moderni; & insieme risponde à molte loro calunnie.

PROEMIO.

Come possa tallora esser facile & tallora difficile l'apprendere il Vero; & come l'Arti
& le Scientie si facciano perfette; come anco dalla Inuidia & dall'Ambitio-
ne possano nascere, non solo molti mali, ma etiandio molti beni.
E COSA manifesta ad ogni Studioso, che non si troua
alcuno Agente, che operando non si muoua à qualche
fine, & non sappia, che cotal Fine s'acquista se non
col mezo dell'opera, quando è fatta perfetta. E' ben
vero, che si come non u'è un solo fine, ma diuersi &
quasi infiniti, iquali tutti si pigliano per un certo Be-
ne, ch'ogn'uno ama & desidera; cosi anco non ui è
una sola operatione, ma quasi infinite & diuerse; Il
che si comprende nell'Arti operatiue, il cui fine è l'O-
pera perfetta; & nelle Speculatiue, che hanno per
oggetto & per elettione loro l'apprensione della Verità. Hanno però le Scientie
& l'Arti dibisogno l'una dell'altra, per l'acquisto di questo Fine, il quale essendo
di una delle Principali non sottoposte ad altra Scientia, è maggiormente desi-
derabile, di quello che ad un'altra si sottoponga; istimando noi, che 'l conseguire
il Fine di quella, sia fatto con l'aiuto & col mezo di questa; & tal Fine tenemo &
credemo per certo essere il Bene ò Buono, che lo uogliamo dire. Essendo adūque
i Fini diuersi, di qui auiene, che diuerse sono l'operationi che à cotal Fine ci con
ducono; & ritrouandosi l'Arti & le Scientie di due sorti; l'una il cui fine consiste
nella Verità della cosa cercata, & l'altra nel fine dell'opera; di qui nasce, che
quella è detta Speculatiua ò Contemplatiua, & questa Fattiua ouero Attiua. La
sciando hora il Fine di questa da un canto, diremo, che nel ritrouare il fine dell'
A altra page 2 2 Proemio.altra, ch'è il Vero ò la Verità; tallora usiamo termini uniuersali & Propositio
ni prime, che chiamiamo Principii primi & naturali; come sono i primi Generi,
le Prime differentie, le Proprietà & le Definitioni di qual si uoglia natura; oltra
di questo alcuna delle cose sensibili & materiali; come sono le cose di questo mon
do inferiore, & tallora alcuna di quelle che sono sottoposte al senso, & non hāno
alcuna materia; come sono l'Intelligētie & l'Anima intellettiua. Ma perche la Ve
rità dinota un certo rispetto della cosa che si cerca & dell'Intelletto, ilqual rispet-
to si chiama Vgualità & Conformità; però la difficultà & la facilità di conoscere
il Vero, può nascere tanto dalla parte della Cosa che si uuol sapere, quanto dalla
parte dell'Intelletto. Può nascere prima dalla parte della cosa; percioche ogni
cosa intanto è intelligibile, inquanto è in atto; onde dalla sua picciolezza può
nascer la difficultà; dopoi può nascere dalla parte dell'Intelletto; perche è (dirò
cosi) potentiale & materiale, rispetto à quelle cose che sono senza materia, &
sono veramente & propriamente in atto; come sono l'Intelligentie: Il perche è
apunto, come la difficultà di poter riguardare nel Sole, che consiste nella debo-
lezza del nostro senso. Non è però impossibile, che si possa trouar la uia, che ci cō
duca alla Verità: percioche se fusse altramente; il Desiderio naturale che è in
noi di sapere, & di sapere con uerità, sarebbe in tutto uano; ma anco è facile,
come si può conoscere da tre cose; prima, dal non ritrouarsi alcuno tanto grosso,
che non capisca la verità; pur che sia capace di ragione; dopoi, perche quan-
tunque qual si uoglia Huomo ne habbia ritrouato prima una minima scintilla di
essa, posto dopoi insieme con essa lei tutto quello, ch'è stato ritrouato da molti
altri in questo proposito, risulta in breue tempo una gran massa di cose; dalche
si comprende cotale facilità. Vltimamente si conosce da i Principij, che chiama
no Complessi ò Composti, per i quali si entra, come per una porta, alla cogni-
tione di cotal Verità; percioche sono in tal modo manifesti naturalmente à noi,
che non potiamo errare; & se pure c'intrauiene errore ò difficultà alcuna, ciò
nasce dalle Conclusioni, che dipendono da Principij da noi non ben conosciuti.
Quanto adunque alla prima cosa, l'apprender la Verità da i Primi principij al-
meno, è facile; ma in quanto alla seconda ella sia difficile, da questo si può cono-
scere, che niun'Huomo da sè la comprende tutta, ne anco una sua gran parte, in-
torno il cercarla, in una cosa; ancorache ue ne concorrino molte ritrouate; dal-
le quali ne nasce quella gran massa, che si è detto. E' però da sapere, che si come
qual si uoglia Huomo da se stesso non può ritrouare alcun'Arte operatiua ò specu
latiua, che sia nella sua ultima perfettione, se non con l'aiuto d'uno ò di molti,
che siano stati prima di lui, & di mano in mano habbiano accresciuto quello,
che d'altri prima fu trouato & accresciuto in lungo tempo, come discorrendo per
tutte l'Arti & tutte le Scientie si può conoscere: cosi non potrà essere, ch'egli al
primo colpo ritroui la Verità di quello, che cerca, che è il fine della sua specula-
tione, se non in successo di tempo. Onde si dee hauer obligo grande, come di-
ce il Filosofo 2. Meta.
cap. 1.
, & si dee render molte gratie à i primi Inuentori delle cose; perche
se bene non hanno arriuato al perfetto, ci hanno almeno insegnato tutto quello
che sappiamo; Elen. Cap.
8.
essendo che è facile l'aggiungere al ritrouato. Timotheo musico
era molto debitore à Frine, che fù auanti lui, & noi dobbiamo hauere obligo à
Timotheo, & à molti altri ancora; percioche s'egli non fusse stato ritrouatore
di molte cose, non haueressimo intelligentia alcuna di molte Melopeie. Hora si
può concludere, che se bene non è impossibile, almeno è difficile, che qual si uo-
glia Huomo che ponga in luce alcuna cosa da lui ritrouata, ouer che dopo per-
duta, l'habbia di nuouo posta in essere & ordinata, la possa ridurre al primo trat-
to à quell'ultima perfettione, ch'ei desidera. Il perche uoglio inferire, che ha-
uendomi page 3 Proemio. 3uendomi ne gli anni passati trauagliato molto in una gran parte della mia età, nel
cercare questa Verità nelle cose che concorrono nella Musica; laquale (come mi
parea) era stata molti & molti anni occulta al mondo, & parendomi pure al fine,
se non in tutto, almeno in qualche parte di hauerla conosciuta & ritrouata; de-
liberai per ogni rispetto di farla palese, accioche tutti quelli che desiderano di
sapere il Vero delle cose, fussero partecipi de i miei Studij; & potessero col mezo
loro arriuare ò almeno approssimarsi alla sua perfettione; essendo che non hebbi
mai per fermo, che io potesse ridurre una cosa tanto difficile à tal perfettione;
che non se le potesse anco aggiungere qualche cosa: Onde prima posi in luce due
Volumi; ne i quali, con assai buon ordine & facile, dimostrai le cose di questa
Scientia, per quel uerso ch'andare & intendere si debbono; l'un de i quali diui-
si in Quattro parti, & li diedi nome d'Istitutioni, & l'altre partì in cinque Ragio-
namenti, & lo chiamai Dimostrationi harmoniche; iquai Volumi quanto di vti-
le habbiano apportato à gli Amatori della Musica, lascio il giudicio à tutti quel-
li, c'hanno l'animo candido & sincero uerso coloro, che hanno cercato & cerca-
no di fare al mondo qualche giouamento. Considerando poi, che senza dubio
alcuno si poteano desiderare & anco trouare in essi molte cose difficili, c'haureb-
bono hauuto dibisogno di maggior lume & maggior dichiarationi, per quelli che
non sono auezzi udire le cose di questa Scientia, come fà di mistiero, deliberai,
per debito mio, pigliar questa nuoua impresa, & scriuere il presente Trattato,
aggiungendo molte cose, non tanto utili, quanto necessarie à quelle, che ne i
due sudetti Volumi per inanti hauea scritto; poscia che è impossibile, hauendo
trattato molte & molte cose uarie, c'habbia potuto uedere & conoscere tutte le
contradittioni & le difficultà, tutti li dubij che giornalmente in questa Scientia
possono occorrere, & dare ad ogn'uno piena satisfacione, & che dopo scritte & di-
chiarate, non si potesse anco desiderare sopra cotali cose nuoue dichiarationi, &
nuoui Commenti, come ho accennato di sopra; il che auerrà anco, dopo c'hau-
rò posto in luce questi scritti; per la nostra imperfettione. Et tanto più ho conosciu
to questo esser uero, quanto più, dopo l'hauer dato fuori le sudette mie fatiche,
hò compreso da i Scritti di molti, molte cose che con somma facilità dichiarai,
essere state da loro, non dirò per malitia, ma per ignorantia, ò forse per l'una &
l'altra, poco intese; il che fu la prima cagione, che di nuouo mi mouesse à scriue-
re, & trattar le cose della Musica; allaquale aggiungerò la seconda, forse di non
minore importantia, che sia la prima, la quale è, che tra quelli che dopo me han
no scritto delle cose della Scientia, sono stati alcuni ambitiosi, & poco grati delle
fatiche ch'io ho fatto à publico beneficio, forse per il desiderio di hauere & otte-
nere il principato tra i Musici, si sono sforzati, con modi poco honesti, anzi di-
rò con pessimi mezi, & da huomini ingrati, di detrahere, per quanto hanno po-
tuto fare, alle mie da loro male intese fatiche, ponendo in luce alcune loro com-
positioni; nelle quali si hanno affaticato grandemente di dare ad intendere, che
non da altri che da loro si possa apprendere il buono & insieme il bello della Mu-
sica, & il uero delle cose; ma lodato sia Iddio, che ciò non è stato senza gran gua
dagno & accrescimento della cognitione di questa Scientia; percioche mentre
col mezo di molti loro commessi errori, i quali hanno pigliato contra di me per
loro fondamento, nel dimostrare i suoi capricci, hanno quasi roinato & posto à
terra tutto quello di buono, che fin'hora in questa Scientia & in quest'Arte ha-
uea costrutto & fabricato; m'hāno dato occasione di cercar & inuestigar piu oltra;
molte cose, per confirmar questa da me ritrouata & predicata Verità, & di leua-
re & dimostrare ne i presenti Sopplimenti cotali suoi errori, & cercar di trouar
nuoui modi, oltra quello c'hauea scritto prima, & ritrouato per accrescimento
A 2 di page 4 4 Proemio.di questa nobil Scientia. Ilperche ad ogn'un di costoro, ogni Studioso ne dourà
hauer perpetuo obligo, per essere stati cagione di questo bene; quatunque il fine
loro in se stesso non sia stato ne semplicemente buono, ne anco lodeuole; per non
essere se non contrario alla Magnanimità, uirtù veramente, che ne fà sopportare
con animo forte & moderato gli altrui honori & anco i proprii; tanto nelle prospe
rità, quanto le miserie nelle auersità. Ma dalla Inuidia & Ambitione loro, dirò
cosi, com'è uero, hà potuto nascere questo bene, & non è disconueneuole; essen
do che molte fiate da queste due cose, che sono da se stesse maluaggie, in qualche
parte il Mondo uiene ad acconciarsi, ou'era prima con il loro mezo disconcio, &
per il contrario, & ciò non senza ragione: Prima, percioche mentre l'Inuido
& Ambitioso hà fatto disegno di tenere il primo grado, ch'ei desidera tra gli Huo
mini del mondo: ouer che da opera à i studij delle buone lettere, affaticandosi
nel comporre & nello scriuere, ouero che s'adopera nell'essercitio dell'arme, oc-
cupandosi sempre in qualche degna & uirtuosa fatica; hora insegnando, hora di-
scorrendo, & hora disputando, hoggi con questo & dimane con quello; Per la qual
cosa facendo in questo modo, & cosi fattamente uiuendo, in questa parte uiene
ad essere di giouamento al Mondo; percioche come cosa uirtuosa, da se stessa è
da essere da ogn'uno imitata; la onde alle fiate (secondo 'l suo disegno) acqui-
sta il desiderato fine. Ma se per caso auiene, che gli succeda il contrario, & s'aue-
da, che secondo il suo pensiero, ei non habbia potuto porre il piede auanti ad al-
cuno; come ei hauea disegnato & uolea, ne ottener quello che desideraua; uolta
subito il suo pensiero in altra parte; onde stimolato fuori d'ogni modo dall'
Inuidia & dal rancore, si muoue contra colui, ch'ei uede hauere acquistato co 'l
suo ualore nel mondo, coi medesimi studii, qualche nome & riputatione, & come
pazzo & furibondo incomincia malignamente à pensare il modo, c'habbia da
tenere, per poterlo abbassare, & opprimerlo. Ilperche à poco à poco, sott'una
coperta di bontà & di pietà simulata, usando noui modi & noue inuentioni, cer-
ca leuargli di mano ogni cosa di buono ch'ei hà in questo mondo; lodandolo
prima in quella parte che non può far dimeno, ne biasimarlo, per non esser te-
nuto maligno; & dopoi incominciando à calonniar la sua dottrina, & dirne
tutto quel male che si può dire; sforzandosi di dimostrare il nero per il bianco,
con speranza, non hauendo potuto ottenere con honesto mezo dell'apparente
uirtù il suo desiderio, di poterlo conseguire con un modo tale non lecito: & non
s'accorge, che mentre ei crede con le sue cauilationi & false ragioni dimostrar
gli altrui errori, se ben tali non sono, uiene à punto à scoprire i suoi; onde spesse
fiate guadagna quel premio, ch'è proportionato alla sua sciocchezza & maligni-
tà; perche doue prima dal Mondo era riputato buono, si troua dopoi essere sti-
mato maligno, & dalle menti de gli Huomini sauij & virtuosi in tal maniera esser
lontano, che maggiormente è ricordato il nome di colui che abbrusciò il Tem-
pio di Diana Effesina, che il suo. Et è veramente questa pena meriteuole di tutti
quelli, che sono infermi & percossi da quel vitio maladetto, uenenoso & pestifero
morbo, roina d'ogni nostra buona attione, da Greci detto φιλαυτία, & da noi Amor
souerchio di se stesso. Di questa mala & pessima sorte d'Huomini nō ne fù mai pri
uo il mōdo, & hoggidi più che mai se ne ritrouano. Dirò prima, come si legge, del
l'inuidissimo Zoilo, notissimo ad ogni uno che si diletta delle Historie, ilquale co-
stretto da cotale amore, e dal maladetto & pessimo uitio della Inuidia; portaua ad
Homero Poeta illustrissimo tāto odio, che non cessaua mai, per quāto ei potea, cō
grāde uilanie di lacerarlo, & dirne & scriuerne di lui ogni male: del quale si legge. Ouid. De
Remed.
lib. 1.

Ingenium magni liuor detrectat Homeri

Quisquis es, ex illo Zoile nomen habes.

Alquale page 5 Proemio. 5Alquale dopoi si può aggiungere Didimo Alessandrino, che mosso da pura inui-
dia, mandò fuori Sei libri, scritti contra M. Tullio Cicerone massimo Oratore
latino, & fiume amplissimo & abondante di eloquentia; onde da questo fatto,
tanto costui Ciceromastiga, quanto colui Homeromastiga, con degno premio
della sua malignità, fù nominato. Scriue anco Seneca, Suasoria-
rum lib. 1.

Pro Cice-
rone 2.
che Asinio Pollione
hebbe tanto in odio il nome di questo grandissimo Oratore, che non potea sop-
portare di udir le sue lodi; la onde una fiata recitando Sestilio Poeta questo verso.
Deflendus Cicero est, latiae silentia linguae.
mosso da un'asinesca inuidia, non lo uolse udire. Il medesimo intrauenne all'
Imperatore Adriano, come narra Sesto Aurelio, c'hauendo Traiano suo prede-
cessore soggiogato all'Imperio Romano l'Armenia, l'Asia & la Mesopotamia, &
hauendo fatto fabricare con grandissima spesa un bellissimo & soperbissimo Pon-
te sopra 'l Danubio, lo fece distruggere, & quelle prouincie ch'esso Traiano con
sua somma laude hauea acquistato all'Imperio, senz'alcun proposito, donò à i
Parthi. Questa sorte d'huomini è ueramente quella, che con le lor maluag-
gie opere danno occasione di guastare & roinare in qualche parte il Mondo, in-
troducendo in esso pessimi essempij & scelerati costumi, che muouono gli huo-
mini ad operar male. Ne fin'hora hò detto questo fuor di proposito; essendo
che hauendo dopo un lungo tempo ch'io diedi principio, posto fine à questi miei
noui Sopplimēti, secondo 'l proposito ch'io narrai di sopra, & ridotto in atto tutto
quello, c'hauea nel pensiero, hauendo anco risposto à molte oggettioni, che mi po
teano esser fatte, sopra quello che per auanti hò scritto; quando hebbi ultimamen
te deliberato, per pagare il debito già tante fiate con molte promesse contratto, di
uolerli porre in luce, l'Africa nostra musicale, che di continuo partorisce & manda
fuori qualche nuoua cosa, oltra gli altri fece uedere un'insolito & horribile Mon-
stro, fatto alla guisa di quello che finge & descriue Horatio in questa maniera: In epistola
de Arte.
Aneol 3.

Humano capiti ceruicem pictor equinam

Iungere si velit, & varias inducere plumas,

Vndi collatis membris; vt turpiter atrum

Desinat in piscem mulier formosa supernè.

Ouero come una di quelle Arpie, che dipinge Virgilio nel suo rarissimo Poema,
con queste parole: Aeneid. 3.
——— Virginei volucrum vultus, foedissima ventris

Ingluuies, vncae manus & pallida semper

Ora fame.
Et più oltra. ——— Et magnis quatium clangoribus alas:

Diripiunt dapes, contactu omnia foedant

Immundo, tum vox tetrum dira inter odorem.

Il perche hauendo io ueduto un cosi nuouo parto; & considerato la qualità del-
la Fiera, che potea apportare col tempo al Mondo qualche disconcio; mutai
pensiero, & uolsi differir questo mio disegno in un'altro tempo più conueneuo-
le; onde deliberai di scoprirla & far che 'l Mondo la conoscesse; acciò non cre-
desse ò pigliasse una cosa per un'altra. Et per dirla come si dee, ciò feci, essendo-
mi uenuto alle mani un Trattato di Musica, fatto da un'Autore, ilquale in una
sua lettera scrittami l'Anno MDLXXVIII. sotto 'l giorno VII. di Giugno,
laqual tengo appresso di me, con alquante sue altre, si manifesta essere stato mio
Discepolo, con queste parole. Molto Mag. & Reue. Sig. mio; Dopoi che l'eccellentissi-
mo Cipriano Rore partì del seruitio di cotesta Sereniss Rep. & V. S. R. meritamente suc-
cesse in suo luogo, non l'hò mai presentialmente veduta, ne anco (per non mi essere ve-
ramente occorso) gli hò scritto, come conueniua all'obligo mio, non tanto per essere sta-
to poco auanti al sudetto tempo, suo domestichissimo Scolare & di Contrapunto, & an-
A 3 cora page 6 6 Proemio.cora di molte cose attenenti alla Theorica; se bene in questa, & in quella, mercè della
mia trascuratezza, haueuo profitato poco:
Et quello che segue. Et veramente mi
duole, ch'ei dica il uero, d'hauer fatto poco profitto; percioche hauendo letto &
riletto il detto Trattato, compresi chiaramente quello, che à molti altri non è na-
scosto, che dalla dottrina insegnata in esso, egli si dichiara ueramente non esse-
re stato mio Scolare; essendo che mai non insegnai ad alcuno quello che egli, per
falso che sia, si sforza dimostrare che sia uero; dalche ogn'uno potrà compren-
dere, ch'egli più tosto per dimostrare il suo maligno pensiero, habbia in questo
suo Trattato hauuto per fine il dir male di questo & di quello in particolare & in
uniuersale, che di correggere & insegnar le cose della Musica con buona dottri-
na, come ne fà professione, sapendone (com'ei dimostra) assai ben poche. Il per-
che hauendo io questo ueduto & conosciuto, spinto dall'amore ch'io porto à que
sta honoreuole Scientia per il molto studio c'ho fatto in essa, dopo quello che pri
ma scritto hauea in questa mia nuoua fatica, hauēdo scoperto nel sudetto Tratta-
to
molti errori, & false dottrine, ch'egli insegna, lequali sono degne di correttio-
ne, acciò alcuno non si pensasse che da me l'hauesse imparate; deliberai d'aggiun-
ger à quello ch'io hauea fin'allora scritto, molte dichiarationi & auertimenti, &
dichiarare gli errori fatti & cōmessi da questo mio nuouo Discepolo, & alla fine,
per beneficio commune, dare il tutto in luce; accioche per auentura alcuno Stu-
dioso non restasse ingānato da quelle false ragioni, ch'egli adduce, & non fanno al
proposito. Nō ho però uoluto manifestare il nome del sudetto Autore; delche niu
no dee prender marauiglia, per due cagioni; prima, perche sempre hò hauuto in-
tentione molto lontana da quello, che per la ragione c'ho detto, son'hora sforza-
to di fare; dopoi accioche alcuno non si pensasse, ch'io hauessi pigliato questo
carico, per odio ch'io gli porti, ne per uendetta ch'io uoglia pigliare contra di lui
di quanto egli habbia detto & scritto nominatamente & arrogantemente contra
di me; ma si bene ho uoluto cō ogni fedeltà, addurre solamente quello, ch'ei addu
ce contra la verità, dimostrando la falsità di quello ch'ei dice, accioche non s'intro
duca in questa Sciētia nuoui errori: Ilche hò fatto etiandio contra alcuni di quel
li, c'hanno uoluto fuor d'ogni ragione & d'ogni buona creanza & con poca intel-
ligentia tassar le cose c'ho dichiarato & dimostrato. Ma innanti, ch'io uenga à dir
cosa alcuna, secondo 'l mio proposito, dimostrerò prima, qual sia stata & sia la mia
principale intētione, nello scriuere le Istitutioni & le Dimostrationi harmoniche,
& questo nuouo Trattato de i Sopplimenti; dopoi (secondo che mi tornerà com-
modo & in proposito) andrò dichiarando di mano in mano quelle cose, lequali
non mi curai di porre ne i due nominati Volumi, pensando allora, che quello c'ha
uea scritto, douesse esser'à sufficientia. Ilqual Trattato diuiderò in Otto libri; nel
primo de i quali tratterò quelle cose, che mi pareranno esser alle cose ch'io scriue-
rò, communi, & che si deono sapere come Principij, & Premesse, per maggiore in
telligentia di quelle, che ne gli miei libri nominati, & ne i sequēti uerrò à trattare;
lequali sono cōsiderate da i Musici come principali; come (per essempio) del Suo-
no
, dell'Interuallo, del Genere, delle Costitutioni ò uogliamo dire Ordini ò
Adunationi de Suoni
, del Tuono, della Mutatione, & ultimamente della Melope
ia
; Ilche fatto, hò buona speranza nel Datore di tutti i beni, ch'ogn'uno d'animo
candido & sincero ne habbia da riportare ottimo frutto, con molta sua satisfacio
ne; essendo ch'io troppo ben conosco, che i maligni & di trista natura non potran
no à patto alcuno mai restar satisfatti di qual si uoglia buona opera, di modo che
non la uoglino in qualche parte biasimare; percioche secondo il loro gusto & la
loro praua dispositione, mai non si potrà trouar uiuanda tanto saporita, che non
sia à loro insipida, & di poca satisfacione.
Primo page 7

Primo Libro de i
SOPPLIMENTI MVSICALI
DEL REV. M. GIOSEFFO ZARLINO
DA CHIOGGIA
Maestro di Cappella della Serenissima Signoria
DI VENETIA;

Nelquale si trattano alcune cose communi, che seruono come Prin-
cipij à quelle che si discorrono ne i Libri sequenti.

Della Intentione dell'Autore nel trattare & scriuere le cose
della Musica.Cap. 1.

QVANDO alcuno propone di scriuere, ò narrar cosa alcuna; an
cora che per sua natura ella si possa facilmente intendere, s'ei
nō manifesta l'intentione & il fine, che lo muoue à scriuere, &
quello ch'egli intenda di narrare, & il modo che uuol tenere,
è necessario che la sua narratione in qualche parte si renda o-
scura & difficile: Il perche tutti quelli c'han uoluto & uoglio
no scriuer bene, & narrar bene alcun fatto, sopra ogn'altra co
sa attendono à quelle cose, cō lequali possono facilmēte acquistarsi il Lettore, oue
ro Vditore beneuolo, attento, & docile; delche non credo hauer fin'hora manca
to (per quanto mi possa accorgere) in cosa ueruna ne gli altri miei Scritti. Et se bē
quelli ch'accuratamente i leggono, possono cōprendere, ch'io fin qui non hab-
bia hauuto in animo di seguitare particolarmente alcuna Setta antica de Musici,
ne alcuno de Scrittori, tāto antichi, quāto moderni, cosi nella Speculatiua, come
nella Prattica, ma solamente attenermi alla verità semplice delle cose; tuttauia, ac
cioche per auentura qualcheduno non errasse, uoglio che si sappia di nuouo, che
quādo mi diedi à trattar le cose della Musica nella parte Speculatiua ò Cōtempla
tiua, non uolsi (per quanto potei fare) pigliare alcuno per mia guida, che la Na-
tura istessa, come uera & principale Maestra delle cose, co 'l ricercar le loro pas-
sioni, lequali desideraua sapere & intendere; & questo feci col mezo del Senso
& della Ragione, congiunti all'Esperientia; come porta il douere; dimostran-
dole con debiti mezi & conueneuoli, come da cose principali, dalle quali deri-
ua & ha origine ogni nostro sapere; essendo che non è cosa, che l'Intelletto no-
stro posseda & apprenda, che non sia stato prima compresa dal Senso. Et se
bene non ho mancato di uedere & leggere tutti quei Scrittori, tanto Greci quan
to Latini, c'ho potuto hauer nelle mani, iquali trattano le cose della Musica; co-
me page 8 8 Librome tra i Greci Aristosseno, Euclide, Nicomacho, Tolomeo, Aristide, Quinti-
liano, Emmanuel Briennio, Gaudentio filosofo, Bacchio, Psello & Alipio, con
alcuni altri scritti, che si trouano imperfetti d'altri autori incogniti; ancora che la
maggior parte di questi essemplari siano (delche mi duole assai) parte per anti-
chità, & parte per l'ignorantia de Scrittori, imperfetti & incorretti; ma de Latini
non hò lasciato di uederne & leggerne molti & molti, parte stampati, & parte
scritti à mano, tra iquali è Boethio, Guido monaco Aretino, il Fabro ,
Franchino Gaffuro da Lodi, Lodouico Fogliano da Modena, il Glareano, &
molti altri de i migliori, c'habbiano scritto in questa facoltà; da i quali hò impa-
rato molte cose; oltra quelli che sono di poca importantia, che per breuità lascio
da un canto; tuttauia non hò uoluto mai dar fede, se non à quelle, che col sen-
so prima & con la ragione dopoi hò isperimentato, & fattone diuerse proue,
facendole anco udire & isperimentare ad altri miei amici, giudiciosi delle cose
della Musica; imperoche mai non mi hò uoluto fidare dell'Esperientie fatte da
me solamente, poiche molte fiate suole auenire, che l'Huomo è ingannato dal
proprio giudicio & dalla propria opinione, in quella cosa ch'auidamente egli
cerca & desidera; non solamente per non hauere alle fiate sufficienti Principij,
ma etiandio per non hauere il Senso cosi ben purgato & assuefatto alle cose della
Musica; come gli sarebbe dibisogno. Il perche uolendo proceder nella inuesti-
gatione delle cose di questa Scientia, non perdonai ne al tempo, ne alla spesa; an
zi reputando (come è uero in fatto) esser gran pazzia & cosa uana il seguitare
ostinatamente l'altrui opinioni, massimamente in quelle che alle fiate sono fuo-
ri d'ogni ragione, & si possono con buoni & reali Principii dimostrare, feci fa-
bricare molti Istrumenti; iquali mi poteano condurre nel uero & perfetto fine,
cioè nella Verità della cosa ch'io cercaua, & lasciai da parte il seguir cosi coloro
che seguitauano Pitagora, come anco quelli, ch'erano della setta d'Aristosseno
ò di Tolomeo, ò di qual si uoglia altro. Laonde dopo l'hauer per cotal modo
lungamente cercato & essaminato molte cose, con gran diligentia, & con mol-
to mio gusto, ritrouai finalmente (per la gratia d'Iddionostro Signore) quella
Verità, ch'io cercaua, laqual'è cosa ueramente di maggiore importantia di qual
si uoglia altra che si troua nella Musica; & trouai & conobbi esser uero, che le
Forme delle consonanze & d'altri Interualli che usiamo à nostri tempi nelle Can
tilene uocali & naturali, non sono cosa dell'Arte, ne inuentione dell'Huomo,
ma della istessa Natura primieramente prodotte, collocate & registrate tra mol-
te cose, & specialmente tra le parti del primo Numero perfetto, ch'è il Senario,
come nelle Istitutioni dichiarai, nelle quali si trouano le loro Forme uere; &
dall'Arte dopoi ordinate & ritrouate tra le chorde & interualli di quella specie,
ch'io chiamo & chiamarò sempre Naturale, detta da Tolomeo Syntona diato-
nica. Questa, se bene quanto à gli Interualli ò Materia, che li uogliamo dire,
si può dir come dicono alcuni, che sia quella istessa di Didimo antichissimo Mu
sico, detta Diatonica, come si troua appresso di esso Tolomeo; 2. Har.
cap. 13.
discorda però
in quello che non poco importa, nella Forma, ouer'Ordine de gli interualli del-
la detta specie; come al suo luogo son per dimostrare. Il perche quando per l'a-
uenire alcuno ritrouerà ne i miei Scritti questo nome, Naturale, non uoglio
che intenda quella antichissima specie detta Diatona diatonica, chiamata pur da
molti, per alcuni rispetti, Naturale, la sudetta Syntona; acciò non si commet-
ta errore. Questa adunque è stata sempre, & anco sarà per l'auenire la mia
principale intentione, che dopo la ritrouata Verità, si adoperasse & anco si ado
peri questa specie naturale & Syntona nelle nostre cantilene uocali, & in qual-
che page 9 Primo. 9che altra specie d'istrumento arteficiale, come dimostrerò al suo luogo, & non il
sudetto Diatono; ilche hò dimostrato esser uero, contra l'opinione di tutti
quelli c'hanno scritto fino alla nostra età, & lo conferma anco il sudetto mio
amoreuole Discepolo in molti luoghi; percioche se bene Lodouico Fogliano
da Modena s'affaticò di mostrare col mezo della Proportionalità harmonica le
Ragioni ò Proportioni delle Consonanze & d'altri Interualli che si cantano; co-
me egli dice; & anco sonano; non dimostrò però mai, ne si lasciò intendere,
che allora non s'usasse altra specie ò forma d'Harmonia, da questa in fuori; ne
mai con alcuna ragione dimostrò il contrario; onde ne restaua etiandio di cotal
cosa il Mondo ingannato, dubioso & confuso; essendo che ogn'un tenea per
fermo, che si cantasse & sonasse la sudetta specie Diatona; fin à tanto ch'io
con gagliarde ragioni & uiue dimostrationi, guidato dalla Verità, feci uedere
& conoscere, & non senza gran mormoratione di molti, esser tutto il contra-
rio; percioche mi lasciai molto bene intendere, & dissi (come si dice) fuori de i
Denti, che si cantaua la sudetta specie Naturale ò Syntona Diatonica di Tolo-
meo, & non l'Antica Diatona ò altra specie; se ben tutti concorreuano in una
opinione; come da i loro Scritti si può conoscere, che si cantasse & sonasse (co-
me hò detto) la nominata poco fà specie Diatona: Et di questo ne scrissi ampia-
mente ne i due già nominati miei Volumi; dicasi poi ogn'uno quello, che più li
piace. Questa è stata sempre la mia intentione & sarà anco nell'auenire, nel-
lo scriuere & trattar le cose della Contemplatiua, & nel cercar la Verità delle co-
se, & nel trattar queste Forme. Nello scriuere poi & ragionar delle cose della
Prattica, hebbi sempre pensiero, com'anco al presente hò, d'insegnare il mo-
do, che si tiene hoggidì nel comporre le Cantilene, & mostrar la diuersità de i
Modi ò Tuoni, non già secondo 'l costume de gli Antichi; dico di quelli che
furono auanti gli Inuentori del modo ch'usiamo al presente di cantare; ma se-
condo l'uso de' Moderni, se ben nel discorrere & trattare non solamente di
questi, ma etiandio d'ogn'altra cosa della Musica, sempre mi hò seruito & ser-
uirò di quelle cose c'hò trouato Scritto appresso gli Antichi; come si può ue-
dere non molto dopo il principio della Seconda parte, & nel principio della
Quarta delle Istitutioni, & in qualch'altro luogo. Quando adunque parlai del-
le cose appartenenti alla Theorica ò Contemplatiua; ricordandomi quel
Prouerbio; Amicus Socrates & amicus Plato, magis est amica Veritas; non hò uo-
luto seguitar l'opinione d'alcuno, se bene alle fiate si è incontrato, ch'io
habbia detto quella cosa istessa c'ha detto un'altro, ilche è proprio della Verità,
ch'è una, & l'habbia molte fiate ancora confirmata con l'altrui autorità, ualen-
domi però d'alcuni Principij, c'hanno usato tanto gli Antichi, quanto i Moder-
ni Scrittori. Ne fu mai ne anco è mia intentione di scriuer l'uso della Pratti-
ca secondo 'l modo de gli Antichi, ò Greci, ò Latini, se bene alle fiate la uò
adombrando; ma solamente il modo di quelli, c'hanno ritrouato questa nostra
maniera, nel far cantar insieme molte parti, con diuerse Modulationi, & diuerse
Aria, & specialmente secondo la uia & il modo tenuto d'Adriano Vuillaert,
prattico eccellentissimo, di giudicio grande, di felicissima & fecondissima me-
moria, & di grande, isperientia nella Musica, & nelle cose della Prattica mio
Precettore. Hò uoluto etiandio anco, costretto dalla necessità, & non senza
ragione, per maggior commodità & migliore & piu ragioneuole ordine, che
ne uedea uscire; ordinar le Specie delle Costitutioni ò Consonanze perfette, ò
uogliamo dire gli Ordini loro, & i nostri dodici Modi ò Tuoni, altramente di
quello c'han fatto i Primi, ch'ordinarono in questa nostra Prattica le cose della
Musica, page 10 10 LibroMusica, come l'habbiamo ritrouate; ilche hò dimostrato nella Ottaua, Nona,
& Decima Def. del 5. delle Dimostrationi
; quantunque questo non piaccia ad
alcuni de nostri Moderni Theorici, poco speculatiui. Quando adunque alcuno
trouerà, ch'io tratti delle Forme delle Consonanze & de gli Interualli, che ado
periamo nelle Cantilene uocali, & d'altre cose; allora haurà da sapere; ch'io
non intendo ragionar se non di quelle, che sono parti dell'istessa Natura, poste
in prattica & in uso à i tempi nostri; quantunque alle fiate secondo l'occasione,
ragionerò di molt'altri, ch'appresso di noi non sono in uso. Ne si pensi alcuno
per alcun modo, ch'io ragioni delle cose attenenti alla prattica in cosa ueruna,
come in tal maniera fussero trattate & poste in uso da gli Antichi; essendo che
questo nostro modo di Cantare & di Comporre è molto differente da quello, ch'
eglino usauano; se bene in qualche cosa potesse parere, c'hauessi uoluto ad alcuna cosa della Musica loro, come si può uedere appresso molti Poeti &
molti Historici; percioche sarebbe in errore.

Delle due parti della Musica, Historica & Methodica, di doue si
hà la cognitione delle cose dell'Arte & della Scientia; &
quello che sia l'una & l'altra; & della Materia
della Musica.Capitolo II.

NON hò detto senza proposito, Come si può uedere appresso molti Poeti
& molti Historici
; essendo che la cognitione perfetta della Musica
s'acquista da due parti, l'una dellequali chiamaremo Historica &
l'altra Methodica; Imperoche da quella habbiamo la cognitione di
molte cose appartenenti all'Arte & alla Scientia, intorno all'uso & alla prattica,
& da questa la cognitione della Μελοποιΐα. cioè, dell'uso delle cose sottoposte al-
la Musica, che consiste nella cognitione del fare ò compor bene le Cantilene,
secondo che ricerca la natura del Soggetto, sopra ilquale si hà da fondar la com-
positione. Però auertirà ogn'uno, che ne i miei ragionamenti, secondo che
uerranno le cose in proposito, in quelle che appartengono alla cognitione della
parte Historica, seguirò quelli Autori che faranno piu al proposito; & nelle co-
se della Prattica quelli, che di essa hanno con ragione, & buon methodo Trat-
tato. Non hò però detto fin qui cosa alcuna fuori di ragione; percioche in que-
ste due parti la Musica & la Grammatica sono poco differenti; essendo che l'una
& l'altra s'acquistano per la cognitione di queste due parti; poiche si come la
Grammatica consiste in due cose principali, il che dimostra Quintiliano; 1. Instit.
orat. Cap.
4.
la
prima nel parlar con ragione, & la seconda nell'esporre & di chiarare gli Au-
tori che scriuono, nel modo che si debbe; cosi anco principalmente ella ne
contiene altre due; dellequali l'una consiste nella Narratione d'alcuna cosa
memorabile, fatta dall'Antichità, & la memoria di tutti i secoli, che i Gre-
ci chiamano Ι῾στορία. laquale con altro nome uien detta Ε'ξήγησις. cioè Espositione
ò Commentario. Ma l'altra è la Via ò la Ragione che si tien nell'insegnar le co-
se, che dicono Μέθοδος. Et si come la Grammatica considera queste due parti, so-
pra lequali è fondata; cosi la Musica, come quella che è posta in grado più
eminente, ne considera due; la prima delle quali consiste nel Comporre, nel
Cantare & nel Sonar con ragione, & nel Porre in atto quelle cose secondo
i precetti dati da i più periti nell'Arte & nella Scientia, che in essa Arte & Scien-
tia page 11 Primo. 11tia sono considerate; & la seconda nell'esporre & dichiarar con intelligentia &
con l'autorità di coloro c'hanno trattato & trattano scientificamente le cose del-
la Musica, tanto pertinenti all'Arte, quanto alla Scientia, & nel porle in uso.
La onde la prima con ogni uerità si può dir Methodica, & l'altra Historica;
percioche nel modo che la Grammatica consiste nel leggere, nello scriuere &
nel parlar bene, secondo l'osseruanze de buoni Autori; cosi la Musica consiste
nel ben Comporre, & nel ben Sonare, & nel ben Cantare le Cantilene, & nel
Porle con ragione in uso, secondo l'usanza de i migliori & più approbati Auto-
ri, come si troua appresso di loro essere stato osseruato. Il perche si come la
Grammatica, nella parte Methodica considera & tratta quattro cose, che sono
le Lettere, le Sillabe, le Parole, & il Parlare ouer l'Oratione, come uogliamo
dire, cose che sono osseruate da i migliori di quest'Arte; cosi la Musica nella sua
parte Methodica ne considera & tratta Sette, come si è detto nel Proemio, che
si trouano appresso i migliori, che di essa habbiano ragionato. Ma perche la
Musica, come dichiarai nella prima Definitione del Primo delle Dimostra-
tioni
, è contenuta in quella parte, che chiamano Πρακτικὴν. cioè, Prattica, co-
me uedremo anco, hà il suo fine nell'esser posta in atto; ilche non potrà mai
fare alcuno, che stia bene, se non sarà prima molto bene istrutto nella parte,
che chiamano Μαλοποιΐαν, che tanto uuol dire, quanto Fattrice, ò Fabricatrice
del Canto, ilquale è quella Harmonia sensibile, ch'è posta in atto col mezo de
gli Istrumenti naturali ò de gli artificiali; percioche in essa consiste l'uso & ulti-
mo fine delle sopradette cose, che in esso Canto si considerano, come sua Ma-
teria, & come suoi Elementi proprij: Però auanti che si uenga à trattare la
Melopeia, andaremo discorrendo & ragionando sopra le cose, ch'apparten-
gono alla Musica; & dimostraremo, come si trattino le sue parti secondo l'uso
Moderno, non lasciando indietro il dir qualche cosa dell'uso loro secondo gli An
tichi, inquanto potrà conuenire al luogo & al tempo; secondo che Historica-
mente & Methodicamente da Scrittori approbati sono state trattate; percio-
che se bene hò mostrato2. parte
Instit. pau
lo post
principiū.
in quanto alla Historia, come gli Antichi usassero la
Musica, & di qual maniera erano i Musici di quei tempi, & quali cose recitas-
ero nelle lor Cantilene, & mostrato ancora con efficaci ragioni quello, che
potea muouer l'animo, & indur l'Huomo in diuerse passioni, & come la Musica
poteua operar quelli effetti, che (secondo l'opinione di molti) poco più oltra
il principio della Seconda parte delle Istitutioni hò dimostrato; tuttauia, secon-
do che mi uerrà in proposito, non restarò d'aggiunger quello, che mi parerà
necessario per la intelligentia di molte, già nell'altre mie Opere narrate; anco-
ra che la parte Historica alle fiate non sia molto facile d'accordare in molte cose:
si per non esser cosa dimostratiua, com'anco perche alle uolte da i Scrittori piu
tosto si uede allegar l'opinione, che la uerità delle cose; onde essi Scrittori non
s'accordando, ma bene spesso discordando, si troua gran diuersità nelle cose
essentiali, circa le persone, circa il tempo, & circa il luogo. Ma sia come si
uoglia, quando haurò à trattar le cose Historiche, referirò sempre fedel-
mente quello, che si troua appresso gli Historici, & ne dirò il mio parere; la-
sciando poi giudicare al Lettore quello, che sarà più ragioneuole; percioche
se ben non si potrà sapere (come alle fiate suole auenire) con fermezza la ueri-
tà di quello che si cerca, non restarò per questo, di dar tutte quelle notitie, ch'io
potrò dare di qual si uoglia cosa, c'haurò proposto. Et quantunque mi paia
d'hauer à bastanza ragionato della parte Methodica, come appresso i Moderni
s'habbia à porre la Musica nel suo fine & in atto assegnandoli i suoi precetti &
regole page 12 12 Libroregole, & dandoli il modo, col quale ogn'un può, purche la Natura non gli sia
nemica, conseguire quel fine, ch'ei desidera; tuttauia, perche non è possibile
(come hò detto ancora) in una fiata poter raccogliere, ne dire, ne insegnare
tutte le cose, ne anco perfettamente trattarne una sola; non resterò di dire & ag-
giungere, secondo che tornerà bene, dell'altre cose, che saranno non solo uti-
li, ma di gran piacere à tutti quelli, che si dilettano di questa Scientia.

Della Inuentione delle Arti & del loro accrescimento; & in qual
maniera la Musica sia stata ritrouata, accresciuta, & ridotta
ne i termini, ch'ella si troua.Cap. III.

E PER incominciar dalla parte Historica, dico, che alcuni, tra i quali
è uno M. Tullio Cicerone eloquentissimo Oratore Romano, nel Prin-
cipio del Primo libro della Inuentione, & anco M. Vitruuio famosissi-
mo nella sua professione, nel Cap. 1. del 2. lib. dell'Architettura; an-
cora che l'uno & l'altro imitando quello, che Diodoro Sicolo fabulosamente
(dirò quello ch'io credo) scriue nel lib. 1. Delle cose Antiche, 1. Hist.
cap. 1.
hanno tenuto &
dicono, che Fù già tempo, che gli Huomini à guisa de bruti animali senza ra-
gione, separatamente uiuendo, andauano uagando per le selue & per i boschi;
& habitauano gli antri, le cauerne, & le spelunche; & iui nascendo, si pasceua-
no di cibo saluatico; à caso una fiata accendendosi il Fuoco ne gli arbori, quassa-
ti & agitati per lungo tempo dalla tempesta de uenti, fregandosi i loro rami l'uno
con l'altro, da cotal cosa non più ueduta impauriti, prima si diedero à fuggire;
dopoi hauendosi alquanto rimessa la fiamma, si fecero à lei uicini; & gustando
la commodità, che 'l Fuoco gli apportaua; percioche allora andauano nudi, in-
cominciarono ad aggiunger legne al fuoco, & cosi à poco à poco, hora con cen-
ni, & tal uolta con uoci incominciarono ad intendersi tra loro. Il perche alcu-
ni di più uiuo & eleuato ingegno furono cagione, che si adunassero insieme, &
cosi legati & confederati per uirtù delle Leggi da loro ritrouate, insieme anco ui-
uessero. Laonde tra quella moltitudine ritrouandosi alcuni hauere imparato
da gli Vcelli nel fabricare i loro nidi, & da altri animali l'accommodarsi le loro
tane, incominciarono con frondi d'arbori & luto insieme à far coperti, & à ca-
uar le spelunche ne i monti & cōmodarsi tai luoghi in modo, che si potessero ha-
bitare, & fussero atti à guardarli & difenderli dalla ingiuria de uenti, pioggie, ne-
ui, tempeste & altre cose simili. Per laqual cosa hauendo alcuni osseruato il mo-
do, che di giorno in giorno questo & quello hauea tenuto nel fabricare alcuna co
sa, aggiunsero con i Pensieri loro tante cose noue l'una all'altra nel fabricar ca-
se, palazzi, cittadi, & altre simili; si per la commodità che ne traeuano, come anco
per il Decoro; che cotal cosa arriuò à quella eccellenza, che uediamo hoggidì
dalle antiche & moderne fabriche essere stati edificati molti richissimi & pompo-
sissimi edificij: Il perche quelli, che essercitauano cotal'Arte, sforzandosi di con
tinuo d'imitar l'un l'altro; acquistando sempre miglior giudicio; con i loro alti
Pensieri arriuarono à tal segno, che ritrouarono molte cose noue & belle, per la
commodità del uiuere humano: & ridussero le cose in tal termine, che dopo
l'hauer ritrouato la uera Arte del fabricare, le diedero nome d'Architettura; dal-
la quale s'acquistarono il nome d'Architetti. Volsero però; come da i loro Scrit
ti si può conoscere, che cotale Arte consistesse (come è il uero) nell'Ordine prin-
cipalmente page 13 Primo. 13cipalmente, & nella dispositione, & che tre fussero le sue Specie ò Forme, ò uoglia
mo dirle Idee; percioche adoperandosi prima il Compasso & la Riga nel descri-
uere le piante de gli Edificij, che si hanno da fare, si usa la prima, che si chiama
Ι῾χνογραφία; dallaquale, dipende la seconda, detta dalla Eleuatione delle faccia-
te, frontespicij & altre cose simili delle fabriche Ο'ρθογραφία; laquale non si può
far senza gli adombramenti de frontespicij, & de i pauimenti, & la corrispon-
denza di tutte le linee al centro del Compasso, onde la nominarono Σχιογραφία. Ma
perche tutte queste cose hanno hauuto origine dal Pensamento & dalla Inuen-
tione, però si come questa consiste nella Espositione ò Dichiaratione di Questio
ni oscure, & nella ragione delle cose ritrouate da nuouo con franchezza agile &
animo attento, cosi quella consiste nella sollecitudine piena di studio, d'indu-
stria & uigilantia, accompagnata dal piacere del proposto effetto. La onde alla
fine l'Architettura uenne ad esser composta d'Ordine & Dispositione, che ren-
dono bellezza, laqual consiste nella commisuratione ò conueniente consenso
delle parti ò membra della Fabrica, ouer'Opera, nellaquale si troua il Decoro
& la Distributione. E perche le parti di questa Scienza consistono in queste tre
cose; cioè nella Edificatoria, nella Gnomica, & nella Machinatoria, come si
comprende appresso di esso Vitruuio; però credo io che da questo con molta ra-
gione, ei dicesse, che l'Architettura è Scientia ornata di più dottrine & uarie
eruditioni, col giudicio dellaquale tutte le Opere ò Fabriche sono prouate, che
usciscono dall'altre Arti. Ma si come l'Architettura hebbe principio da origine
debole, & à poco à poco essendole aggiunto, come si è discorso, molte cose,
crebbe in quella nobiltà & eccellentia che la ueggiamo à i nostri giorni, tanto
ne gli antichi, quanto ne i moderni edificij; cosi anco è intrauenuto, che la Musi-
ca; lasciando di dire dell'altre Arti & Scientie; s'habbia acquistato à poco à poco
perfettione; percioche non è fuor di ragione il dire, che gli Huomini incomin-
ciassero da principio ad osseruare i canti uarij de gli Vccelli, & ad imitar quelli
con le Voci, & dopoi s'insegnassero di trouare & arteficiosamente fare alcune
sorti d'Istrumenti, co i quali potessero imitar non solamente cotali canti, ma
etiando quelli de gli huomini. La qual cosa Lucretio, non dirò Poeta, ma più
tosto Filosofo naturale, se si gli può credere, affirma con queste parole.
At liquidas auium uoces imitarier ore

Ante fuit multò, quàm leuia carmina cantu

Concelebrare omnes possent, aureis iuuare

Et Zephyri caua per calamorum sibila primùm

Agresteis docuere cauas inflare cicutas.

Inde minutatim dulceis didicere querelas,

Tibia quas fundit digitis pulsata canentum,

Auia per nemora, ac syluas, saltus reperta,

Per loca pastorum deserta, at ocia dia.

Sic unum quicquid paulatim protrahit aetas.
Che uogliono dire:
Limitar con la bocca i dolci accenti

De gli Augelletti, fu gran tempo innanti.

Che i leggieri, soaui & dolci carmi

Potessero col canto celebrare

Gli Huomini, e insieme dilettar gli orecchi.

Et prima i Venti à i Rustici insegnaro
B Co 'l page 14 14 Libro

Co 'l suon, ch'uscia da cauernose Canne

Dentro à soffiar delle Cicute caue

Dopoi di giorno in giorno à poco à poco

Dolci querele gli Huomini impararno,

Che le Tibie percosse dalle dita

De Sonatori andauan fuor spargendo

Per folti boschi, per selue & per salti,

Per luoghi de Pastori horridi e inculti;

Per quei ch'à l'ocio inuitano & al sonno.

E per tal modo l'Età à poco à poco

Seco si mena ciascheduna cosa.

Ilche fà anco Atheneo nel cap. 13. del lib. 9. adducendo l'autorità di Chameleon
te di Ponto. Laonde non è cosa da non credere, che quelli che ritrouarono prima
la Musica, la usassero semplicemente, come hò detto altroue; Inst. 2. par
tis cap. 1.

& 4.
Et 3. par.
cap. 79.
sonando ò cantan-
do soli, & si contentassero d'una Modulatione, ouer'Aria, che la uogliamo dire, &
canto rozzo, procedendo (per modo di essempio) dal suono graue all'acuto, ò per
il contrario, secondo ch'erano guidati dal Senso; Ma dopoi inuitati dalla Natura
della cosa istessa, incominciassero à cantare, & insieme sonar più parti differenti
l'una dall'altra per il suono graue & acuto, dalquale usciuano uariate Aria, secon-
do che da essa natura, con il fauore del senso erano aiutati, & formassero le Con-
sonanze con le uoci & con i suoni ancora ne i loro canti. Et perche la cosa nō era
ancor fatta perfetta, però quelli che erano di più acuto ingegno, dall'istessa Natu-
ra insegnati, procedettero più oltra, facendo ultimamente cantare insieme molte
parti, con Arie diuerse, fecero un sodo (dirò cosi) contenuto da tre termini ò di-
stantie nel modo quasi ch'è contenuto il Corpo solido. Però nel cap. 4. della Pri-
ma parte delle Istitutioni
, toccando un poco la parte Historica, dissi, che la Musica
da principio era in tal maniera semplice, che i Rustici soleuano porgere i Voti lo-
ro à i loro Dei, in questo modo; che adunati in un Choro appresso un'altare, sopra 'l
quale era una Vittima, hora spasseggiando, & hora riuolgendosi in giro, cantaua-
no à Bacco alcune sorti de Versi al suono del Piffaro che sono à noi incogniti; &
tal Piffaro non si assomigliaua à quelli c'hora usiamo; percioche in quei tempi si fa
ceuano delle Ossa delle gambe di Grù, onde furono chiamati i Pifferi da i Latini
Tibiae: essendo che cotal parte dell'animale con uoce latina è nominata Tibia, &
non ui è Dittionario, nelquale non si trouino queste parole: Tibiae primo ex Gruum
tibijs, à quibus nomen habēt, tum ex arundinibus factae, unde Tibialis calamus dictus est, quē
Auleticon uocant:
ilche quello che scriue l'empio Luciano De Salta
tione.
di colui, che saltando
rappresentaua Aiace [[i-n]]furiato; in tal maniera si cōpiaceua nell'imitarlo, che parea
che fusse in un'estremo furore, & Aiace istesso; quando che pigliando per forza un
Piffaro ò Tibia dalle mani d'un di quelli sonatori, ch'erano in Scena, in tal manie
ra con esso percosse il capo di colui che rappresentaua Vlisse, che lo fece cadere
come morto, & se non fusse stato l'ornamento, ch'ei hauea in capo, quel colpo gli
haurebbe tolto la uita; non può essere à questo c'ho detto contrario: E ben
uero che 'l mio dotto Discepolo nel suo Trattato, à questo proposito dice: Con-
siderate se un'Istrumento fatto d'un stinco di Grue, d'Auoltore, ò d'Aquila è, atto à
percuotere gli Huomini, & torgli la vita:
Et in ciò non dice male; quando non
fusse uero, che ogni picciola cosa può tuore la uita ad un'Huomo; come si ue-
de ogni giorno per esperienza, perche se cotal Piffero ò Tibia fusse stata di co-
tal maniera, com'ei dice; bisognaua almeno, che cotal stinco fusse stato della
grandezza d'uno di quei c'hanno quei animali, che chiamano Cameli ò Elefan
ti page 15 Primo 15ti ò d'altri ancora, ch'al di d'hoggi non si conoscono, se non dal parlare, che li
fà differenti da i bruti. Ma io mai non parlai delle Tibie che si usauano al tem-
po di Luciano, & quando la Grecia & i Romani erano nel maggior colmo di
grandezza, che poteano hauere; lequali tanti & tanti anni, dopo che da princi-
pio furono ritrouate, erano (com'ei dice) in uso appresso gli Antichi molte, &
anco uarie, tāto nella Materia, quanto nella Forma; come si può credere. Et quel
lo c'ho detto, che non facea di bisogno allora di maggiore Istrumento, essendo
il popolo, che concorreua à luoghi simili, poco, & maggiormente dedito alla
fatica & lauoro, che alle feste & à i giuochi, non hà da far con quello, ch'ei dice;
che i Greci amauano grandemente la Musica, & ch'io nel cap. 35. della Secon-
da parte dell'Istitutioni
, sia à questo di contrario parere; perche è manifesto
mendacio; poiche ne in questo, ne in alcun'altro luogo, che mi ricordi, non so-
lamente non hò detto, che non si dilettassero, ma ne anco hò ciò accennato;
anzi da quello c'hò scritto in molti luoghi, & specialmente nel luogo citato,
dimostro, quanto eglino si dilettassero, essendo stati Inuentori d'infinite cose.
Ma uolendo anco prouare, ch'eglino attendessero & amassero grandemente la
Musica, & dimostrare che non erano dediti alle fatiche, piu ch'alle feste, indu-
ce una sua Historia, senza citare l'Autore, ne qual popolo fusse, dicendo; che
essendo assediati da un numeroso essercito di Serse, non tralasciarono mai alcu-
na delle feste publiche loro, nellequali essercitauano qual si uoglia sorte di Mu-
sica; ilche diede più uolte occasione di dubitare à Serse, sapendo egli certo,
che si moriuano di disaggio, & di fame, & gli uedea & udia giorno & notte dan-
zare, cantare & sonare. Ma questo quanto sia lontano dal uero, ogn'un lo
può conoscere; percioche questo non conclude; essendo che cotali popoli po-
teuano per cotal uia dimostrare, & simular quello, che non era, per usar lo Stra-
tagemma, & liberarsi dall'assedio del nemico; cosa che gli successe dopoi; co-
me successe anco à Biante Prieneo, ch'essendo assediata Priene sua patria da
Aliatte; come scriue Laertio nella sua Vita, nel primo libro; fece ingrassare
due Muli, & li scacciò fuori dalla Città, nel Campo nimico; laonde hauendoli
il Re ueduto, si marauigliò molto, che i Prienesi hauessero animali brutti cosi
ben nutriti: Il perche hauendo deliberato di leuarsi dall'assedio, mandò prima
nella Città uno ambasciatore per ispiare come andauano le cose loro: Ma Bian-
te, hauendo conosciuto l'astutia del Re, fece coprire con grano alcuni monti
grandi di sabbia, & ordinò che fussero mostrati alla Spia; il perche hauendo il
Re inteso il tutto, fece pace co i Prianesi. Ma io non parlai se non de i Rustici,
che allora teneuano l'istessa natura, c'hanno quelli che uiuono à i nostri tempi,
iquali dopo l'hauersi bene affaticati nel lauorar la terra tutti gli altri giorni del-
la Settimana, per non uoler domenticarsi la fatica; & per iscacciar l'otio, i gior-
ni di festa da mezo giorno, quando il Sole si troua nel suo maggior feruore, si
riducono à saltare & danzare sotto un'arbore senza mai posarsi. Percioche quan-
to alla sorte de gli Istrumenti che usauano, tutto si può referire à quello c'hò
scritto nel cap. 1. della Seconda parte sudetta, & à quello che scriue Horatio
nella sua dell'Arte poetica, ilqual parla del principio della Città di Roma, se-
condo che uogliono alcuni, ouero del principio che s'incominciarono, par-
lando in uniuersale, à edificar le Città secondo 'l parere d'altri. Però quando egli
introduce l'historia di Serse, laquale ha poco da far con quello, che ei uuole
inferire, commette due errori; Prima non cita (come hò detto) l'Autore della
Historia, ch'è di qualche importantia appresso i Lettori, ne i popoli ch'erano
assediati, ne dice qual Serse si fusse: essendone stato due almeno l'uno Quinto
B 2 Re page 16 16 Primo.Re de Persiani, che regnò appresso l'Anno CCCLXXXV. auanti l'aueni-
mento del Figliuolo di Dio in carne, & l'altro, che fu l'Ottauo, uisse intorno l'An-
no CCCCXXIIII. Laonde essendo stata edificata Roma da Romolo & Remo
fratelli l'Anno DCCLII. dal principio & fondatione della Città, fino al primo
Serse, già erano iti CCLXVII. anni in circa, & fino al Secondo CCCXXVIII.
di modo che potea ben stare, che quei popoli, ch'erano nel tempo di qual si uo-
glia uno di questi; essercitassero la Musica al modo ch'ei scriue. Ma che hà da
far (come si dice) la Luna co i Gamberi? Che hanno da fare di gratia le Tibie,
che furono ritrouate da principio, con quelle che si usauano al tempo di Lucia-
no? che fu ne gli anni di Christo CCCV. ilqual fatto ei narra, come quello
che si trouò presente. Hora per ritornare oue lasciai, dico, che hauendo i po-
steri à cosi debole principio; come anco si è detto dell'Architettura, aggiunto di
tempo in tempo molte cose, arriuò alla Musica à tal grado; parlando però della
parte del Suono, dalquale nasce l'Harmonia; che mi pare, come hò detto in
più luoghi con uerità, che non si possa passar più oltra; poiche si uede, che non
solo non se le può aggiungere alcuna Consonanza, ne altra cosa di nuouo; ha-
uendo ella quella perfettione in se, che da questa parte hauer puote; ma ne an-
che se le può leuar cosa alcuna, che si possa dire, che le sia di souerchio. Onde
hauendo gli Antichi ritrouato & aggiuntole di tempo in tempo molte cose nuo-
ue, la ridussero prima in Arte, & al fine hauendo di essa dato tutte quelle cogni-
tioni che dar poteano, le acquistarono il nome di Scientia perfetta; diuidendo
la nelle sue parti à guisa dell'Architettura, come dimostraremo. Et se bene non
si troua ne i Scrittori cosa, dallaquale si possa chiaramente comprendere il mo-
do che teneuano nel fare i loro concenti, & conoscere se erano composti di
tante parti ò Arie poste insieme, nel modo che usiamo noi ne i nostri, & anco se
questo nostro uso sia molto antico, da quello che potiamo hauere; tuttauia alcu-
ni pensano, che fino à questi tempi passati intorno Anni CL. che cotali Arie
s'introdussero, che per auanti gli Antichi non cantassero ne i lor concenti
con tante parti insieme aggiunte; ma che cantassero semplicemente soli al suono
d'un'Istrumento quell'Aria che sonauano. Questi però si potrebbono facilmen-
te ingannare, quando intendessero, non di quella che usauano nella infantia
della Musica; ma di quella, che dopo molto tempo, essendo stata accresciuta,
essercitauano, essendo che non hanno ragione alcuna, ne alcuna historia, che co-
tal cosa manifesti, ne che dimostri il contrario; se ben si potesse dire, che non si leg
ge, che si usasse un tal modo di cantare; poiche può ben stare, che le crudelissime
guerre ciuili & esterne; che sono state nel mondo, massimamēte nell'Europa, per
molti & molti anni, che nella Grecia, doue fioriua la Musica, & nella Italia, per le
innondationi (per dir cosi) d'infinite genti barbare, che l'hanno in diuersi tempi
spogliata & rouinata, si fusse perduto un tale uso, non ne restando uestigio alcu-
no; come etiandio è auenuto di molte altre cose, & specialmente delle fatiche di
molti Huomini illustri; come quelle di M. Tullio Cicerone, di M. Varrone, di
Tito Liuio, & d'altri infiniti Historici, Filosofi, Oratori, Poeti, & simili in altre fa-
cultà; dellequali, parte sono in tutto perse, & parte imperfette, come in molte
opere loro si può uedere. E' però da credere, che nel principio, quando si ritrouò
la Musica come hò detto, ella non fusse in tal modo perfetta, che si usasse il
concento di più parti & di più Arie insieme; ma che dopoi ella non fusse esserci-
tata con una moltitudine de parti, questo è contrario à quello, che dice il Fi-
losofo nella Politica. 8. cap. 5. Τὴν δὲ μουσικὴν πάντες εἶναι φαμὲν τῶν ἡδίστων καὶ ψιλὴν οὔσαν, καὶ μετὰ
μελωδίας. cioè; Ma tutti confessiamo, la Musica esser una delle cose giocon-
dissime page 17 Primo. 17dissime, sia pure ò nuda ò semplice, ouer con Melodia; percioche per nuda &
semplice, si dee intendere il Canto semplice della Voce, accompagnato anco
col Suono; ma con la Melodia, s'intende il Concento fatto da più cose poste in-
sieme, come hò dichiarato nel cap. 7. & 8. della Seconda parte dell'Istitutioni,
& da quello che si legge, che gli Anni di Christo DCCCLXV. essendo Conone
di Tracia ottantesimoquarto Pontefice massimo, uiuea Beda Englese Sacerdo-
te uenerabile per santità di uita & per dottrina, ilquale affirma, che nella sua età
si essercitaua la Musica, Concentu, Discantu, atque Organis, com'ei scriue; cioè, col
Cōcento, col Canto diuerso, & con gli Organi ò Istrumenti; che dire li uogliamo.
Ne alcun negherà, che 'l Cōcento si faccia di più uoci, percioche la parola Discan
tus
, significa molteplicità di parti, uariate di Modulatione ò Aria, come sono i Cō
trapunti, che si fanno con diuerse Arie, se bene alcuni Musici prattici chiama-
no impropriamente Discantus quella parte che nella Cantilena è più acuta di
qual si uoglia altra, che uniuersalmente dalla maggior parte de Cantori è det-
ta Soprano. Ma che l'uso dell'Organo non sia stato anco già più auanti di No-
uecent'anni nella Chiesa, si può comprendere da quello, ch'è scritto dal Plati-
na nell'Historia delle Vite de Pontefici, che Vitaliano primo ordinò il Canto
nella Chiesa di Dio, & aggiunse à gli Organi la Consonanza. Et che gli An-
tichi non habbiano usato di cantare insieme più Arie, come faciamo al presen-
te, non si fà buono argomento, quando si dice, che non si troua alcuna Canti-
lena, dallaquale potiamo confirmare questa opinione; essendo che non si tro-
ua anco uestigio alcuno di Harmonia, per ilquale potiamo sapere, qual sorte di
Modulatione potessino usare. Che nel tempo di Guido Aretino non si cantas-
se in consonanza, come pare al mio diligente Discepolo, si può conoscere es-
ser falso da questo; che si uede cotal modo di cantare hauer'hauuto principio
auanti esso Guido: Perche da questo anco si può conoscere, ch'egli fù nel Pon-
teficato di Papa Benedetto Ottauo, l'Anno del Sig. MXVIII. Onde già sono
iti più di DLXV. anni, & esso Guido nel Cap. 18. del Libro che egli chiama Mi
crologo
; parlando della Diaphonia, dimostra che l'uso del cantare più Arie in-
sieme, era già auanti i suoi tempi incominciato; per la qual cosa, quel modo
di cantare, se bene era imperfetto, egli Organo; scriuendo in questa
maniera. Diaphonia, uocum disiunctio sonat, quam nos Organum uocamus. On-
de hauendo prima dimostrato l'uso di cotal cosa in quelli, che erano più an-
tichi di lui, dimostra dipoi il suo, seguendo il proposito, con queste parole:
Superior nempe Diaphoniae modus durus est, noster uerò mollis. Oltra di que-
sto si può comprendere, che quest'uso era antico, da una Epistola decreta-
le
di Papa Giouanni Ventesimo secondo,Extra. c.
Docta. De
Vita &
hon. cler.
tit. 1.
nellaquale prohibisce il cantare
nella Chiesa il Canto figurato: permette però, ch'alle fiate ne i giorni Fe-
stiui & solenni nelle Messe & altri Diuini officij, si possa semplicemente proferir
quelle Consonanze, che fanno ò rappresentano Melodia, come di Diapason, di
Diapente, di Diatessaron, & d'altre simili, sopra il Canto ecclesiastico,
con queste parole: Per hoc non intendimus prohibere, quin interdum Diebus
festis praecipuè, siue solennibus in Missis & praefatijs Diuinis officijs, aliquae conso-
nantiae, quae Melodiam sapiunt, puta Octauae, Quintae, Quartae & huiusmodi, supra
Cantum ecclesiasticum simplicem proferantur; sic tamen, ut ipsius Cantus integritas
illibata permaneat, & nihil ex hoc de bene morata Musica immutetur.
Essendo
che ei uolea, che 'l Canto ecclesiastico restasse intiero & nel suo essere. Fù
questo Pontefice intorno gli Anni della nostra Salute MCCCXVI.
& già ne sono passati CCLXVIII. Di più si conosce questo modo di cantare à
B 3 piu page 18 18 Libropiù d'una uoce, esser più antico di quello che crede questo mio Discepolo, da
un Libro scritto in carta pecora, che già molti anni tengo appresso di me, nel
quale ui sono scritte & notate con buona mano alquante Cantilene, che si can-
tauano à due uoci solamente, & una à tre, sopra sei righe fatte di cenaprio; il
qual Libro tiene scritto nella coperta in lettere mercantesche queste parole: Al
nome de Dio MCCCXCVII
. che potea esser la memoria dell'Anno, che colui, del
qual Libro era patrone, l'hebbe prima nelle mani; & non quello, nelquale fù
scritto: & questo è segno euidente, che la lettera, con laquale fù scritto esso Libro,
è molto differente da quella, ch'è sopra la detta coperta; & la coperta si uede essere
più noua, che non è il Libro; & già sono passati Anni CLXXXV. Si conosce anco
questa cosa da alquante Cantilene antiche notate in una carta pergamena sepa-
ratamente sopra cinque righe, scritte con figure & caratteri simili à quelli, con
i quali sono scritte quelle, che sono nel sudetto Libro, che mi fù mandato da Luc
ca l'un de gli anni passati, dal molto gentile M. Gioseffo Guammi eccellente
Compositore & Sonatore soauissimo d'Organo; & sono composte à due uoci, &
stimo che (da molti accidenti che ui concorrono) siano alquanto più antiche di
quelle, che sono notate nel Libro nominato. Et se bē paresse ad alcuno, che l'esser
fatte cotali Cantilene à due ò al più à tre uoci, ciò non fusse sufficiente à mostra-
re che si cantaua con molte Aria; dico, che quantunque il numero sia poco,
che ciò non dimostra il contrario; percioche le parti si poteuano & possono mol-
teplicare senza contrarietà alcuna, come uediamo farsi ne i nostri giorni; che i
Compositori non contentandosi del numero di tre ò quattro, l'hanno moltepli-
cate di modo, ch'alcuni sono arriuati alle Cinquanta uoci; dallequali ne nasce
grande strepito, & gran romore, & quasi confusione.

Della Differentia che si troua tra la Natura & l'Arte, & tra il Natu-
rale, & lo Arteficiale; & che l'Artefice è solamente imitatore
della Natura.Cap. IIII.

MA lasciamo da parte queste cose; & diciamo, che da quello che fin
qui si è discorso, si puo comprendere, ritrouarsi nella Musica due co-
se; cioè, Natura, & Arte, dalle quali simigliantemente ne nascono
due altre, com'è il Naturale & lo Arteficiale, & anco si può compren
dere, che la Musica dipende prima dalla Natura che dall'Arte; percioche da
quella habbiamo prima il suono, che (come ho detto altroue 2. Instit.
cap. 15.
) è cosa naturale,
senza ilquale non si farebbe la Consonanza; oltra di questo habbiamo l'Acuto
& il Graue, & anco l'Interuallo; & da quella poi habbiamo il Distendere la
chorda, il Tirrarla, & il Ralentarla ò Rilasciarla, facendo il Suono hora graue &
hora acuto, che da lei nasce; cose tutte che concorrono à far quello che si pone
in prattica nella Musica. Il perche dalla Natura principalmente nasce tutto
quello, che si ode ne i Suoni, ilquale è regolato dall'Arte nel modo & nell'ordine
che l'udimo, con molte esperienze fatte dall'Artefice. Ma perche il più delle
uolte la Natura & l'Arte, ouero il Naturale con l'Arteficiale concorrono insie-
me, quando si pone la Musica nel suo fine & in atto; però accioche dal nostro ra-
gionamento, come potrebbe accadere, alcun non argomentasse dalle prime al-
le seconde; ò per il contrario, da queste alle prime; parmi che sia bene il sapere,
che page 19 Primo. 19che quantunque l'uno & l'altro di questi due nomi, Natura & Arte, si possa in-
tendere diuersamente; che qui si habbia da intendere, Natura esser cosa, che
naturalmente ha l'essere; ouer che sia quella proprietà, che naturalmente in es-
sa si troua. Et accioche più facilmente questo si comprenda, si dee sapere, che
di tutte le cose, che cadono sotto 'l Senso; alcune sono dalla Natura & alcune
dall'Arte prodotte; Le prime sono i quattro Elementi; le Piante, gli Animali
brutti, & altre simili; Le seconde sono la Casa, il Coltello, il Letto, lo Scagno
& simili; onde tra loro hanno questa differentia, che le prime hanno in se il prin
cipio d'alcuno de i Moti, che sono di Sei specie ò generi, che li uogliamo chia-
mare, cioè, Generatione, Corruttione, Accrescimento, Diminutione, Al-
teratione & Mutatione di luogo; Ma le seconde non hanno in se cotale princi-
pio in quanto sono arteficiali, ma in quanto contengono la Materia, ch'è natu-
rale; percioche il Coltello in quanto uiene dall'Artefice, non hà alcuno princi-
pio di moto, ma si bene in quanto è fatto di ferro; onde hà la grauità, che lo fà
discendere. Laonde secondo la dottrina peripatetica, Natura non è altro, che
principio & cagione di moto & di quiete, in cui ella si troua primieramente &
per se stessa, & non per accidente. Tutte le cose adunque che si ueggono &
non sono fatte à caso, ne dipendono dalla necessità, ouer quelle che non sono
Diuine, ne uengono da simili cagioni, si chiamano Naturali, & hanno la lor
propria natura, come sono le prime cose nominate di sopra; allequali aggiun-
geremo la Pioggia la Grandine, le Saete ò Folgori, le Tempestadi, i Venti, & tut-
to quello che noi uediamo generarsi da i quattro Elementi, cose ueramente
c'hanno un certo principio del loro nascimento; ma non ui è cosa alcuna di es-
se, che sia eterna; & il primo principio in esse è la Natura, laquale (come hò
detto) è Principio di moto & di stato ò di quiete; la onde Cosa naturale è uera-
mente quella, c'hà in se cotal natura; Ma l'Arte è principio dell'operare in un'
altra cosa, ouero è habito certo di fare una cosa con ragione; onde si può dire
anco, che Arte sia la uera ragione della cosa, che si hà da fare, & anco l'habito
dell'operare; dal che tutto quello che nasce dall'Arte, è detto Arteficiale. Noi
dunque, per applicar questo discorso alle cose della Musica, chiamaremo pri-
mieramente la Consonanza naturale, che sarà contenuta nella sua natural for-
ma, da una di quelle forme ò proportioni, ò ragioni de numeri, che le sarà sta-
to assegnato dalla Natura, lequali sono contenute tra le proportioni, che si tro-
uano collocate per ordine (come hò detto più uolte) tra le parti del numero Se-
nario, come la Diapason dalla Dupla, la Diapente dalla Sesquialtera, la dalla Sesquiterza, & cosi l'altre per ordine; lasciando hora da un canto
la consideratione di quella, che nasce da i Suoni temperati in un Istrumento ar-
teficiale. Et quella proprietà che contiene in se questo numero, laquale è (co-
me hò dimostrato altroue) che comparati due numeri, quali si uogliano l'uno
all'altro, danno la forma naturale d'uno Interuallo consonante, ò semplice ò
composto ch'ello sia, chiamaremo simigliantemente Natura ò Naturale. Ma
quando alcun de tali Interualli, col mezo dell'Arte sarà cauato fuori della sua
uera & natural forma ò propria proportione; com'è uno di quelli, che si troua-
no collocati tra gli Interualli di qual si uoglia Istrumento da tasti, che sia ridotto
con arteficio fuori della sua uera forma & temperatura, secondo che porta la na-
tura dell'Istrumento; dalla Diapason in fuori, che non patisce mai cotale alte-
ratione senza offesa grande del Senso; per ridur l'Harmonia, che nasce dalle
chorde de simili Istrumenti, da altro Corpo sonoro, oue si desideraua; chiama-
remo Arte, ò Arteficiale. Simigliantemente gli Istrumenti, che sono atti à for-
mar page 20 20 Libromar la uoce humana, nominaremo Natura ò Naturali; ma quelli da i quali uen-
gono i Suoni fatti con arteficio; nominaremo Arte ò Arteficiali. Et perche cia-
scuna di queste due sorti d'Istrumenti s'adoperano nella Musica, per ridurla nel
suo fine; però dissi altroue, che la Musica si troua di due sorti, Naturale & Arte-
ficiale, & questa farsi con gli Istrumenti fabricati dall'Arte ò dall'Artefice, &
quella porsi in atto con quelli, che sono formati dalla Natura: onde essendo i
primi molto differenti da i secondi, & parendomi che di loro non si possa hauere
una istessa ragione ò consideratione, perche non cade la Natura & l'Arte, ne il
Naturale con l'Arteficiale sotto un'istesso Genere, ma sotto due diuersi; Et ha-
uendo dichiarato quello ch'io intendo per Natura & Naturale, & quanto per
Arte & Arteficiale; parmi che non sarà difficile conoscere, che in tanto la Na-
tura è superiore all'Arte, in quanto questa è di quella imitatrice, & non per il
contrario; cosa che si può anche dire del Naturale & dello Arteficiale. Essendo
adunque ueramente Arte quella, che ouer consiste nel solo fine della cosa ch'el-
la fà, & hà la sua perfettione nell'atto istesso, non lasciando dopoi opera alcuna,
com'è (dirò cosi) il Ballo, onde è detta Prattica; ouero che consiste nell'effetto,
acquistato nel condurre al fine la sua opera, laquale soppone il Senso, ma non
in esso fine, & resta in esser fin che dura; & è tale la Pittura, dalche è chiamata
Fattiua: però l'Arte (secondo l'intentione di Sest. Pompeio) uien detta dall'Ar-
tefice, come da quello, che essercita nell'opera i Membri del corpo, che latina-
mente si chiamano Artus. E' però l'Arte, come si è detto, ragione diritta delle
cose, che si possono fare, & è habito operatiuo, intendendosi però per la ragio-
ne quell'habito, che regge & indriccia l'Artefice all'operare; essendo la Forma
di essa Arte la simiglianza dell'ultimo effetto, inteso dall'Artefice, ouer quella
similitudine, che rappresenta la cosa arteficiale, quanto alla forma però solamen
te. Ma le forme delle cose Arteficiali sono puri accidenti, & quelle delle natura-
li sono Generi della Sostantia, & la operatione dell'Arte è fondata sopra l'ope-
ratione della Natura, & questa (come ne insegna S. Thomaso 1. quest.
45. 8.
) è fondata sopra la
Creatione; però l'Arte non può dare à quella similitudine, che rappresenti alcu-
na forma sostantiale, se non con la uirtù della Natura. Ilche si conosce da que-
sto, quanto essa Natura sia superiore all'Arte, & come questa per niun modo
possa à quella agguagliarsi; essendo che l'opera fatta dall'Arte non può esser simi-
le à quella, ch'è dalla Natura prodotta, quantunque in questo l'una all'altra s'as-
simiglia; che la Natura è ragione dell'Arte diuina imposta alle cose, per laquale
si muouono al loro fine; & l'Arte è quella ragion c'ho detto di sopra: Laonde se
ben pare, ch'in questa sola cosa siano differenti; cioè, che la Natura sia princi-
pio intrinseco delle cose, & l'Arte estrinseco; è però l'una & l'altra in molte co-
se differenti; poiche la Natura fà & opera le cose di dentro, & l'Arte fà & ope-
ra di fuori; & l'Arte imita sempre la Natura, & non per il contrario, la Natura
l'Arte; laquale si fà con molte esperienze, & è cognitione di cose uniuersali, co-
me uedremo & la Naturale dimostra tutte. Conuēgono però in questo, che l'una
& l'altra intēdono l'Atto & nō la Potentia; onde errando (per dir cosi) l'una & l'al
tra non molto si lontana dal fine. Potiamo hora dire, che se dalla Natura sono
prodette le cose naturali, & dall'Arte sono fatte l'Arteficiali, col mezo dell'Ar-
tefice, che essercita qual si uoglia Arte; colui è detto Artefice, secondo l'opinio-
ne di Quintiliano, 2. Instit.
Orat. cap.
14.
che intende l'Arte ò Scientia del fare, & fà col suo mezo
la cosa detta Arteficiale. Si debbe però sapere, che 'l Principio nelle cose si tro-
ua esser di due sorti, Attiuo & Passiuo; il primo si troua ne i corpi animati, & è l'A-
nima; ma il secondo è nelle cose graui, & è la Grauità Per laqual cosa le cose
Natura- page 21 Primo. 21Naturali sono dell'Arteficiali in questo anco differenti, che la cagione di queste è
posto fuori di esse; cioè, nell'Artefice, come si è detto; & di quelle, è intra es-
se contenuta; percioche l'Arteficiale nasce dalla uolontà dell'Artefice; ma il
Naturale è fatto dalla Natura: Ilperche l'Artefice mai non si potrà pareggiare
alla Natura; essendo che naturalmente l'Huomo si genera dall'Huomo, che
nel nome conuiene con l'Huomo & con la ragione; ma quello ch'è fatto dall'
Artefice, ch'è l'Arteficiale, conuiene solamente nel nome di quella cosa, ch'ei
imita & è imitata; percioche se bene l'Arteficiale si compone di materia & di
forma, non è però nell'animo dell'Artefice se non la sua forma, ch'è parte della
cosa generata da lui. Et perche l'Arteficio non è se non la forma del generato,
non adunato di materia & di forma, come è la dispositione ne i generali natura-
li; però non si dice in questi generarsi il tutto dal tutto, come si dice dalla Ca-
sa, che si fabrica di matoni & di pietre, per essempio, che è generata dalla Ca-
sa, ch'è nella mente dell'Artefice; perche se un Scagno (dirò cosi) che non è
natura, ma legno, generasse, non nascerebbe Scagni, ma un'Arbore ò Legno.
Laonde resta à dire; che le Forme naturali altro non sono, che la Sostanza delle
cose. Et tutto questo che si è detto, non è detto per altro, se non accioche si sappia;
che l'Artefice non può agguagliarsi à patto alcuno alla Natura, ne l'Arteficiale al
Naturale: & colui che credesse altramente, si potrebbe riputare esser fuori di
se; & che in questa Scientia, & in qualunque altra, quelle ragioni ch'alcuno uor
rà usare argomentando dalla Natura all'Arte, ò dal Naturale all'Arteficiale, ò
uogliamo dire dalla Sostanza all'Accidente ò per il contrario, saranno nulla. E'
ben uero, che quell'Artefice, che nella imitatione d'alcuna cosa, s'accosterà
più alla Natura; tanto più sarà riputato nella sua arte migliore & maggiore di
qualunque altro; quanto fu riputato Parrasio Pittore eccellentissimo de suoi
tempi, di maggior ualore & piu degno d'honore nella Pittura, che Zeusi suo con-
corrente; percioche hauendo costui, come narra Plinio, 35. Hist.
naturalis.
cap. 11.
con una sua opera in-
gannato prima gli Vccelli, i quali uennero à beccare alcuni pampini d'Vua,
c'hauea dipinto, fu dopoi per tal modo lui ingannato da quella di Parrasio, la
quale hauea finto, che fusse coperta con un uelo, che riportò somma gloria &
sommo honore; essendo che fu maggior cosa l'ingannare un'Huomo & Pittore
con l'Arte propria, che gli uccelli, animali senza ueruna ragione. Questo a-
dunque haueremo per una Soppositione uera; che qual si uoglia Huomo, Ar-
tefice, per eccellente ch'egli era, non potrà mai fare, che la Natura non sia
superiore all'Arte, ne potrà mai essere che l'Artefice possa à quella aggua-
gliarsi; onde bisogna credere ueramente, che tutte le fiate che alcuno uorrà ar-
gomentare dall'una all'altra di queste due cose, che uano sarà il suo argomento.

Che la Natura fù prima che l'Arte, & il Naturale fù auanti l'Arteficia-
le; & per qual cagione l'Arte s'affatica intorno la Inuentione.
Cap. V

MA perche senza dubio alcuno uēgono dall'Huomo, come da Animal
ragioneuole fatto dalla Natura, anzi dirò piu tosto creato da Iddio
sommo bene; tutte l'Arti & tutte le Scienze, simigliantemente l'Artefi
ciale & l'Arteficio insieme, come si è mostrato; è necessario, che prima
sia l'Artefice, come principio, che l'Arteficiato, come fine; cioè, che l'Huomo sia
stato page 22 22 Librostato prima che fusse alcuna di queste cose; ò per dir meglio bisogna che pri-
ma sia stato la Natura, che l'Arte; percioche s'è uero, che le cose piu degne &
più nobili siano prima delle men degne & men nobili, è necessario dire, che
la Natura, come più degna & più nobile, sia stato prima & piu antica del-
l'Arte, & questa essere stata à quella posteriore; perche se bene ogni ragio-
ne ci costringe à creder questo esser uero, si può anco da questo conosce-
re, che da principio (come già si è detto) auanti che la Musica fusse posta in
uso tra uiuenti tanto uaria, com'ella hoggidì si dimostra, che gli Huomini ha-
uendo à poco à poco arteficiosamente ritrouato uarie sorti d'Istrumenti, si sfor-
zassero d'imitar tutte quelle sorti di Concenti, ch'allora era possibile, & di ri-
trouare appresso le Ragioni loro; massimamente hauendoli la Natura fatto co-
noscer le Forme, & gli estremi Suoni consonanti de gli Interualli, che diletta-
no il Senso, ne i suoi ueri termini & proportioni; non già al modo nostro, come
ch'ella sapesse diuidere & terminare cotali cose; ma perche non cosi tosto udimo
qual si uoglia Interuallo consonante ne i suoi Estremi suoni, come è la Diapa-
son, la Diapente, & altri simili; non altramente di quello che peruengono le
Voci humane ad un certo & determinato grado, ò uogliamo dir luogo; delle
quali l'Arte hà imparato di conoscer con arteficio le Forme ò Proportioni, & di
ordinare cotali Interualli ne gli Istrumenti, che subito uditi in essi ci dilettiamo;
essendo che essa Natura, laquale non fù mai parca ne auara à mortali hà, con-
cesso all'Huomo, che mouendo la Voce, come più li piace; secondo gli affetti
del suo animo, possa costituire i termini de i sudetti Interualli, & arteficiosamen-
te ritrouar ne gli Istrumenti Arteficiali le lor uere forme & proportioni, secon-
do che la ragione lo muoue; essendone il Senso dell'Vdito uero giudice; ilqua-
le con uia facile & piana raccoglie & considera non solo la quantità, ma e-
tiandio le qualità, che si trouano tra i Suoni & le Voci proportionate l'una
all'altra, & ritroua diuersi Generi & Specie di Cantilene, composte sot-
to Modulationi, ò Arie, lequali i Greci chiamano χρόας, & noi Colori anche
le potiamo chiamare; dalquale anco si hà facoltà di potere imitare con sommo
piacere molte cose col mezo dell'Arte: Ilche è naturale dell'Huomo, che posse-
da qual si uoglia Arte, nella quale ei molto s'affatica & trauaglia più che puote,
nell'imitar la Natura, nelle sue operationi. Et credo, che ciò non proceda da
altro che dalla conuenientia, che si troua tra questi due principij, l'uno della
Natura & l'altro dell'Arte; & l'uno & l'altro non è se non Intelligentia; perche
la natura delle cose è diricciata dalla Mente, della quale l'Arte uiene à esser do-
no. Et perche tra queste due menti ui è gran conuenientia, in quelle cose nelle
quali conuengono ne i Principii & sono simili, però uengono anco ad essere tra lo
ro simili. Onde l'Inuentione è posta nella comparatione delle similitudini. Non
potrà però mai l'Artefice imitar cosa ueruna, se non concorrerà con quello, ch'ei
uorrà imitare, ne mai conuenirà, se non è mosso dalle ragioni: Ma chi uorrà
imitar la Natura, & non intenderà quelle ragioni, per dir cosi, che ella hà usato
nel formar quello, ch'egli uorrà imitare, s'affaticherà uanamente; essendo la Ra-
gione Principio, colquale bisogna che concorri colui, che uuole imitare, mas-
simamente perche nella Imitatione altro non si fà, che il Simile. Et perche que-
sto non può nascer da diuersi principij, però l'Arte, per la simiglianza che ha con
la Natura, si sforza d'imitarla quanto più puote. Onde nasce, che quando l'Arte-
fice uà considerando la natura delle cose, sà ordinare & correggere non solamen-
te l'Arte, ma anco quello che da lei dipende, il che nasce dalla loro cognitione, la
quale di quante maniere ella sia, lo uederemo al suo luogo.
Che page 23 Primo. 23

Che quello ch'è fatto secondo la Natura, non si può ben correggere col mezo
di quelle cose, che sono fatte dell'Arte, & che non si può concluder
bene dalle cose dell'Arte in quelle della Natura. Cap. VI.

ET per applicare quello, c'habbiamo discorso à quello che segue, dob-
biamo sapere; che essendo gli Istrumenti Arteficiali fatti ad imita-
tione di quelli, che usa la Natura; tutte le fiate che i loro Artefici &
Fabricatori uogliono correggere ò migliorare alcuna cosa, laquale
uedono mancare in essi, cercano di correggerla non con altro mezo, che con
l'essemplare & modello fatto da essa Natura; & quando li fà dibisogno di uoler
rendere alcuna ragione dell'opere loro, non si seruono mai se non di quei Prin-
cipij, c'hanno cauato dalle cose che uogliono imitare. Percioche sarebbe som-
ma pazzia, quando uolessero che fusse possibile, come si è detto, che l'Arte lo-
ro potesse arriuare doue la Natura aggiunge, & che questa da quella potesse es-
ser corretta; quantunque di cotali cose potessero con alcuni mezi conuenienti,
tratti dal continuamente operare, renderne buon conto. Et se ben l'Artefice
spesse fiate (come auisa il Filosofo 2 phys.
com. 77.
& 79
) sopplisse in molte cose à i diffetti di essa Na-
tura; tuttauia quella imperfettione & quel diffetto, ch'ei stima esser nella cosa
Naturale, non lo imparò, ne cauò semplicemente dall'Arte, ma dalla Natu-
ra; onde corregge semplicemente cotali diffetti; aiutato da i modi mostratogli
come da sua Maestra, dallaquale l'Arte dipende, & è quasi come suo Istrumen-
to. Però; si come sarebbe riputato stolto colui, che credesse, che un Corpo
humano, essendo in qualche parte diffettiuo & difforme, si potesse far perfet-
to & ridurlo alla uera Simetria & commisuratione, secondo 'l modello ch'ei ue-
de in una pittura d'un Corpo naturale, come si fà perfetta & si corregge questa
col mezo di quello, ritraendolo dal uiuo la mano di buon Pittore & eccellen-
te Maestro, & riputato sauio quello, che credesse il contrario; cosi sarebbe ri-
putato pazzo & fuor di senno colui, che uolesse pensare col mezo de gli Istrumen
ti fatti da gli Artefici, di corregger l'Istrumento della Voce, fabricato dalla stu-
penda Natura; percioche se altramente auenisse, si potrebbe dire, che fusse un
di nuouo ritornarsi al principio; essendo la Pittura imitatione solamente di quel-
lo ch'è uscito da cosa naturale; & sarebbe un tentar di uoler deuiarlo dalla pro-
pria natura & dal proprio fine. Ma per applicare ancora questo ragionamento
al nostro proposito, dico, che non bisogna ch'alcuno creda, ne s'imagini di po-
ter nella Musica semplicemente render ragione essatta della certa & uera forma
delle Consonanze, che nascono dalle Voci, applicandole à i Suoni che nasco-
no da gli Istrumenti arteficiali, come hanno detto alcuni troppo sauii; percio-
che queste non son uere & naturali; ma si bene allora, quando egli applicherà
i Suoni alle Voci; cioè l'Arteficiale al Naturale. Veramente è ben cosa da ri-
dere, c'habbiano uoluto & creduto, che le Consonanze prodotte dalle Voci na-
turalmente nelle lor uere forme, siano per loro Natura tali, che ritengono tra
loro quelle forme & proportioni istesse, c'hanno le prodotte da i Suoni d'alcu-
ni Istrumenti Arteficiali, temperati ne i loro interualli fuori delle uere & natu-
rali proportioni, secondo che ricerca & comporta la natura, dirò cosi, & dispo-
sitione loro: Ilperche ingannati da questo falso Principio, si hanno sforzato di di-
mostrar in molti modi ciò esser uero; onde hanno tenuto per fermo, che non
si canti, ne si suoni, ne si compona per alcun modo la specie Naturale ò Syn-
tona page 24 24 Librotona di Tolomeo; credendosi, che tanto quelli Interualli che nascono dalle Vo-
ci, quanto quelli che si fanno per i Suoni, siano contenuti nella Specie antica
del Diatono diatonico, & anco in altre specie: quantunque nelle Istitutioni &
nelle Dimostrationi mi sia sforzato con ogni maniera di ragione di fargli cono-
scere, ciò non esser uero. Et tanto maggiormente restano ostinati, quanto nel-
l'ordine Arteficiale di cotal specie hanno ritrouato molte imperfettioni, &
molti Interualli che non seruono al Syntono; per esser contenuti da altre forme,
che da quelle che sono tra le parti del Senario: Laonde hanno sopra di questo
discorso mille cose ridiculose & fuori d'ogni proposito, & concluso molte & mol-
te cose uane, come si uede ne i loro scritti pieni di mille sogni: ancorache di que-
sto potessero esser chiari col mezo de gli accordi fatti da loro in molti Istrumen
ti, ne i quali si conosceuano le Terze, le Seste, & le loro Replicate essere conso-
nanti, & lo poteano imparare da i Principii, che pigliano per concludere & con-
durre al fine le loro Dimostrationi, iquali dicono & affermano, che cotali Interual
li sono Dissonanti; & poteano sapere, che ciò non potea esser uero à patto alcu-
no. Et per concluder, dico, che è pazzia espressa, il creder che si possa corregger
la Natura; come ch'ella fusse inferiore all'Arte; & che questa si possa agguaglia-
re à quella percioche si come il Naturale è di gran lunga differente dall'Artefi-
ciale, & specialmente nel Genere; cosi sono molto , come operanti
& efficienti la Natura & l'Arte. Et si come non può esser, che la Natura opera-
trice imiti l'Arte nell'operare; cosi non si può dall'Arte concludere alcune cose
nella Natura, che non sia fuor di proposito. Ilperche se per auentura alcuno da
una cosa dell'Arte, come hò detto ouer dall'Arteficiale uorrà argomentare &
concludere in una cosa della Natura ò nella Naturale, uerrà (per modo di dire)
à uoler concludere dalle cose cōtenute in un Genere à quelle che sono contenute
in un'altro. Però nella Musica non si potrà mai dire che stia bene; nell'Istrumento
Arteficiale tra i Suoni sempre si troua cotal cosa ò cotal diffetto, adunque si tro-
ua anco sempre tra le Voci. Simigliantemente; Questa cosa non si troua nell'
Istrumento Arteficiale; adunque non si troua anco nel Naturale. Ancora; Ne
gli Istrumenti Arteficiali non si troua & non si sona la specie naturale ò Syntona
di Tolomeo, adunque non si canta, ne si compone la detta Specie. Per laqual co
sa tutte le fiate ch'alcun uorrà da questo fondamento, ouer'ordine Arteficiale del
Syntono concludere alcuna cosa nell'Ordine naturale; ilche è da notare, per le
cose seguenti; si potrà dire, che habbia un grandissimo ramo di pazzia, & che
tutte quelle ragioni & dimostrationi ch'ei farà, ò con numeri & proportioni ò
con misure, saranno uane & inutili, & non haurà alcuna buona cognitione del-
le cose, dellaquale si generano tutte l'Arti & tutte le Scientie.

Delle sorti della Cognitione; quello che sia Arte & Scientia,
& come si generino.Cap. VII.

BISOGNA però auertire; per satisfare à quello, ch'io hò promesso;
che la Cognitione si troua esser di quattro sorti; & la prima è quella,
laquale è lontana dalla ragione; & la Seconda è quella, che ad essa ra-
gione è congiunta; ma essendo prima la terza particolare, la quarta
& ultima dopoi uiene à essere uniuersale. Da queste insieme accompagnate ne
nasce la Esperientia & parte dell'Arte & della Scienza, & anco l'Arte & la Scien
tia page 25 tia nella loro perfettione; percioche dalla Cognitione particolare & nuda di
25ragione nasce quella Esperienza, la quale è cognitione d'una sol cosa, senza sa-
perne di lei render conto ueruno; come auiene nella Medicina, quando si cono-
sce un solo Rimedio, & si sà un solo aiuto d'una cosa; dellaquale non si sà la ca-
gione di donde uenga, ch'ella sia tale. Et non pur da cotal cognitione, ma an-
che da quella dell'Vniuersale senza la Ragione uiene quella Esperienza, che si fà
quando il Medico ò Esperimentatore conosce molte cose, che giouano ad alcu-
ne infirmità, non sapendo la cagione d'alcun giouamento; & questa potiamo
dire, che sia Cognitione uniuersale lontana dalla Ragione, & che ella sia Memo-
ria & osseruanza di quelle cose, che in un modo istesso spesse fiate ne giouano,
senza sapere la cagione ò la ragione di cotal cosa; Et quando lEsperienza è sue-
gliata dalla Opinione che non hà ragione in se, cotale atto si suol chiamare Hi-
storia ò Commemoratione; come quando alcuno si ricorda la natura ò proprie-
tà d'alcun rimedio esser tale, non l'hauendo ancora isperimentato, ma riceuuto
d'altrui, tenendo per certo che sia uero. Ma quelle cose che acquistano il no-
me di Arte, uengono dalla opinione ragioneuole & dalla Intelligentia; per-
cioche essa ancora con ragione comprende gli uniuersali. Onde la Cognitione
particolare congiunta con la Ragione costituisce una parte dell'Arte ò della Sciē
tia; Et prima, dell'Arte, quando il suo Soggetto è mutabile; dipoi della Scientia,
quando nō è mutabile: Et tanto l'una, quanto l'altra si fà perfetta dalla Cogni-
tione uniuersale insieme congiunta alla Ragione. Hò detto prima, l'Arte, se 'l
soggetto è mutabile & uariabile; come è quello della Medicina, che è il Corpo
humano, che di continuo muta stato; dipoi hò detto la Scienza, quando il Sog-
getto è stabile; & cosi la Sciēza in questo si fà differente dall'Arte, per il Soggetto,
ò mutabile ò stabile ch'ello sia. Ilperche la Scienza uiene ad esser Cognitione
La Cognitione, ouero che è
Particolare,òVniuersale.
Esperimento.
Parte dell'Arte per il Soggetto mobile.
Parte della Scientia per il Soggetto stabile.
Esperientia.
Arte, ò Scientia
perfetta.
Ouero che è
Con Ragione.ò purSenza Ragione.
de Vniuersali, & non può essere ingannata; essendo che quelle cose che ella sà,
conosce senz'alcun'errore, per la fermezza & immobilità della lor natura;
imperoche non uà inuestigando la proprietà de gli habiti & temperamenti in
particolare, come fà la Medicina, ma abbraccia tutta una Specie, come sareb-
C be page 26 26 Librobe l'Huomo tutto, il Cauallo, il Bue, & altri simili, che sono sempre d'una istes-
sa natura. Ma l'arte è cognitione de Vniuersali con Ragione, & hà le cose sog-
gette mutabili; ouer ch'è Adunatione di molte cognitioni di quelle cose, che
sono essercitate ad alcun fine utile nella uita humana; lasciando da un canto quel
le Arti, che sono uane & triste, come quella di caminar sopra la fune; & quella
ch'è detta γοητεία, ouer θεουργεία, che consiste nella inuocatione de i Demonij, del-
lequali, se ben la prima non nuoce, non è anco utile; l'altra nondimeno nuo-
ce grandemente al corpo & all'anima: onde dalla nostra Religione meritamen-
te, come cosa illicita & profana, è prohibita ad ogn'uno. A queste seguita la
Scientia che si genera dalla Intelligentia & dall'Intelletto, che hà Principii che
non si possono dimostrare, come la Geometria, che non dimostra che 'l Punto
sia indiuisibile; d'Ogni magnitudine riceue una diuisione infinita; che la Linea
non habbia larghezza; che la Superficie non habbia altezza; & altre cose simi-
li che nascono dalla Intelligentia: ma il Geometra soppone tutte queste cose
esser uere, come anco è uero il dire, che Iddio sia sommo bene, & altre cose simi-
li che sono riceuute dall'Intelletto; quantunque non siano sottoposte alla dimo-
stratione nella sua Scientia. E' però differente l'Arte dalla Scientia in questo;
che quella si genera d'opinioni & d'Intelligentia con ragione, & questa d'intel-
ligentia & d'intelletto; Ma la Sapientia è da queste due molto differente; essen-
do che ella è uirtù ò forza, che dire la uogliamo, dell'animo che si leua alla con-
templatione delle cose supreme & celesti; & con la ragione che le uà innanti,
uà considerando le cose immortali; & nasce dalla Scientia & dallo Intelletto:
onde si dice, che è Cognitione & intiera apprensione di quelle supreme cagio-
ni ò cose, c'hanno il lor uero essere; lequali (secondo la dottrina di S. Thoma-
so In proe.
lib. 1 phy.
) si trouano essere di tre sorti; Imperoche alcune sono materiali, tanto nel-
la sostantia, quanto nella opinione; come è il legno, la pietra, la carne, & altre
simili cose; & alcune sono al tutto senza materia, cosi nell'esser proprio, come
nella opinione; come è Iddio benedetto, l'Angiolo, l'Anima rationale & co-
se simili. Ma tra queste se ne trouano alcune, che nella sostantia sono materiali,
& nella opinione sono fuori di essa sostantia; come ogni Figura mathemati-
ca, sia poi circolo ò Triangolo ò Quadrato, ò qual si uoglia altra cosa simile;
percioche se ben niuna di esse si può ritrouar fuori della materia, tuttauia con
la mente si può pensare & imaginare, ch'ella sia da essa lontana. Laonde da
gli Antichi Filosofi fù diuisa tutta la loro Speculatione in queste tre cose; chia-
mando le prime Naturali, le seconde Diuine ò Theologiche; pigliando que-
ste & quelle per due estremi; & le terze nominaremo Mathematiche & Meza-
ne, tra le Naturali & le Diuine, come quelle (dirò cosi) che partecipano
della natura dell'una & dell'altra; tra lequali è posta la Musica, come uede-
remo più abbasso.

Doue habbia preso il suo nome la Mathematica, & della utilità delle
Scientie mathematiche.Cap. VIII.

HORA lasciando da un canto le due parti estreme di cotale Specula-
tione, per maggiore intelligentia di quello, che si hà da trattare,
parlaremo solamente della mezana; cioè della Mathematica, come
di quella che fà al nostro proposito; & uederemo quello ch'importi
questo nome, & donde deriui; ilche non sarà difficile da sapere, se bene alcuni
uoglio- page 27 Primo. 27uogliono, che Pithagora lo facesse commune all'Arithmetica & alla Geometria
solamente, per hauerla ritrouata sopral'altre atta nell'imparar la Scientia & la Di
sciplina, come quella che prattica intorno le cose sempiterne & immobili, &
che intieramente si conseruano, & non sono d'alcuna parte corrotte; & altri
hebbero opinione, che fusse per tal nome chiamata, perche tutte l'altre Scien-
tie si possono imparare senza Precettore, dalla Mathematica in fuori, laquale
ha dibisogno di Maestro, che la insegni: Però alcuni altri dissero, questa parte
esser detta μάθησις; cioè, Disciplina, dal Verbo μανθάνω, che uuol dire Imparare,
laquale è, come la dichiara Proclo, lib. 1.
cap. 15.
In primū
Ele. Eucli
.
Reminiscentia ò Ricordanza permanente
nell'anima delle ragioni eterne. Il perche quella Cognitione che à noi grande-
mente gioua alla Reminiscentia delle sudette Ragioni, è ueramente detta Ma-
thematica. Et cotale Reminiscentia non cade nell'animo da i Sensi esteriori, co-
me fanno i Fantasmi ò Specie che uengono dalle cose sensibili, che si formano
nella fantasia; secōdo che tiene Aristotele, 1. post.
cap. 1.
ne è quella esteriore riceuuta cognitio-
ne, che consiste & è posta nella Opinione; ma uiene eccitata da quelle cose che
appariscono: onde sii fà perfetta di dentro dalla Cognitione riuolta in se stessa.
Et ancora che da molte cose si possa dimostrare che si faccia la Reminiscentia; tut
tauia ella nasce specialmente dalle Discipline Mathematiche; come dimostra
Socrate appresso di Platone, In Mem-
none.
nell'argomentare col mezo della Geometria, che 'l
nostro Sapere ò Imparare non sia altro, che quella Ricordanza, che fà l'anima
nelle sue ragioni & argomenti: Et questo diceua auenire; perche quello che si
ricordiamo, non è se non la parte cogitatiua dell'Anima, che si fà perfetta es-
sentialmente nelle ragioni delle Discipline Mathematiche; hauendo per innan-
ti preso in se le loro Scientie; se bene non opera secondo quelle. Ilperche la
Reminiscentia ci dà il pensiero; & l'officio di questa Scientia è di farlo chiaro col
muouer l'innata in noi cognitione, & suegliare l'Intelligentia, & mandar fuori
le Specie, che essentialmente sono in noi; leuando la Obliuione & la Ignoran-
tia, che portiamo con esso noi dal nostro nascimento; essendo che sciogliendo i
legami, che peruengono dalla Irrationalità, alla simiglianza d'Iddio, presiden-
te à questa Scientia, manifesta i doni intelligibili, riempiendo il tutto di ragio-
ni diuine, leuando l'Anima alla mente & alla intelligentia, quasi risuegliando-
la con molte ragioni, come da profondo sonno, & conuertendola in se stessa
col mezo dell'Inuestigatione, & facendola con una certa officiosa seruitù, à mo-
do di Ostetrice, perfetta & atta à fruire beata uita, con l'inuentione d'una men-
te pura. Per laqual cosa s'alcuno concederà, che gli animi humani siano agita-
ti, & gli ingegni fatti acuti dalla cognitione Mathematica, & che de qui uenga
la uelocità dell'Intendere & del Sapere, potrà anche cōcedere, che de qui nasca,
che non senza cagione gli Huomini di qualche eccellentia, cō tutte le forze loro
hanno dato opera à questa Scientia; & che giamai non fu tenuto alcuno per Huo
mo di ualore, che non possedesse la Mathematica perfettamente; massimamen-
te apportando ella molti commodi alla Vita humana; & senza essa, se non im-
possibile, almen sarebbe molto difficile, d'hauer chiara notitia delle cose; essen-
do che si come l'altre Discipline rendono l'Animo ad un certo modo quasi ottu-
so; cosi le Scientie Mathematiche lo uengono à fare acuto & à riscaldarlo, & in-
sieme risuegliarlo & illustrarlo in tal modo, che uiene in cognitione della indu-
bitata Verità delle cose diuine, & sopranaturali; partendosi prima dalla cogni-
tione delle cose della Natura, & salendo alla contemplatione di quelle, col me-
zo delle cose Mathematiche, che tengono il mezano luogo tra l'une & l'altre;
come si è detto; & il primo grado di certezza.
C 2 Diui- page 28 28 Libro

Diuisione uniuersale della Mathematica nelle sue parti; & in quale sia
collocata la Musica.Cap. IX.

MA perche ueramente dall'uno de gli estremi di qual si uoglia cosa,
non si può passar bene all'altro, se non per il loro debito mezo; però
Platone non uolea che dalla Intelligentia delle cose naturali si pas-
sasse immediatamente à quella delle Theologiche & Sopranaturali,
se prima non si hauea dato opera alle Mathematiche; la cui scientia consiste nel-
la speculatione delle due Quantità, l'una detta di Magnitudine ò Grandezza,
& l'altra di Moltitudine ò Numero, che dire uogliamo; onde sopra la porta del
suo Ginnasio fece porre queste parole: Α'γεωμέτρητος οὐδεὶς εἰσίτω: che uogliono di-
re; che non u'intrasse alcuno, che non fusse Geometra: per laqual cosa da que-
ste quantità i Pitagorici presero occasione di diuider la Mathematica in quattro
parti principali; dandone due alla Magnitudine & due alla Moltitudine: Due
prima à questa; percioche ouero è considerata da se stessa semplicemente, ò pa-
ragonata ad un'altra maggiore ò minore di lei, che sia contenuta sotto un'istes-
so Genere; come dichiarai nelle Istitutioni; 1. Parte
cap. 17.

& 21.
& dopoi due alla Magnitudi-
ne; essendo che ouero che è stabile, ouero che è mobile. Per la qual co-
La Mathematica considera
La Moltitudine&La Magnitude.
Questa Ouero che è considerataQuesta Ouero che è considerata
Da per se,
come è
|
L'Arithmetica
ne i Numeri.
ouero
Paragonata.
come è
|
La Musica
ne i Suoni.

Stabile,
come
|
La Geometria
nella Musica.
ouer
Mobile.
come
|
L'Astrologia
ne i Moti.
sa, quella parte che riguarda semplicemente la Moltitudine, chiamarono A-
rithmetica; & Musica nominarono quella che considera la Moltitudine applica-
ta nella Magnitudine, che si compara l'una all'altra. Ma dissero Geometria
quella, che s'affatica intorno à quelle Magnitudini che sono stabili; & Astro-
logia quella, che fà le sue ragioni intorno quelle che sono continuamente mo-
bili; percioche la Geometria principalmente ha riguardo alla Misura, l'Arith-
metica al Numero, l'Astrologia al Moto, & la Musica al Suono. Alcuni
altri penetrarono più sottilmente in questa cosa; tra iquali fù uno Gemi-
no Filosofo & Mathematico eruditissimo de suoi tempi; ilquale (come narra
Proclo ne i Commentari cap. 3. sopra il primo Lib. de gli Elementi d'Euclide) diui-
se la Mathematica in due parti principali; & pose nella prima quelle cose che
si considerano solamente con l'intelletto, & nella seconda quelle che cadono
sotto 'l senso. La prima chiamò quelle speculationi che l'Anima per se stessa
muoue & sueglia, separando se stessa dalle forme materiali, diuidendo quel-
la parte che prattica intorno le cose dell'Intelletto in due parti principali &
singolari, che sono l'Arithmetica & la Geometria; ma le seconde nominò
quelle che 'l loro officio impiegano intorno quelle cose che sono sensibili; lequa-
li diuise in sei parti, che sono la Mechanica, l'Astrologia, l'Optica, la Geodesia,
la Canonica, & la Logistica. Vuole però che l'Arte militare, ch'appartiene al
fare page 29 Primo. 29fare & ordinare gli Esserciti, da i Greci chiamata τακτικὴ. cioè Istruttiua d'es-
serciti & di tutto quello che cade sotto qual si uoglia ordine, non si possa dire
che sia una delle due parti della Mathematica, se bene se le accosta con l'uso,
hora nell'Arte del far conti & hora nella Geodesia; cioè nel misurare & diuide-
re i Spacij de i Campi, & nelle Castrametationi, nella materia del sito & del
luogo. E' anco di parere, che ne quello ch'appartiene alla Historia, ne men
quello ch'appartiene alla Medicina possa esser parte della Mathematica; ancora-
che tanto i Medici, quanto gli Historici spesse fiate si seruino delle speculatio-
ni Mathematiche; Questi, nel dimostrare il Sito & il luogo de i Clima, rac-
contando le grandezze delle Città, i loro diametri, ouero i spacii & circoiti lo-
ro con ragione, & quelli togliendo (dirò cosi) molte cose à prestanza da i Ma-
thematici, come dall'Astrologia, per dichiarar molte cose della Medicina; la
utilità dellaquale dimostra Hippocrate Prencipe de Medici in molti luoghi. De Locis.
Quelli ancora che s'affaticano d'ordinare gli Esserciti, se bene alle fiate usano
ragioni & dimostrationi Mathematiche; non sono però da esser chiamati Ma-
thematici, ancora che quando uogliono dimostrar qual si uoglia essercito di po-
ca gente esser numeroso, lo formano quadrato, ò pentagono, ouer di qual-
ch'altra figura di più lati; & per il contrario, uolendolo dimostrar di poca gente
essendo numeroso, lo riducono in forma circolare. Accommoda etiandio
la Geometria in quella parte che uà contemplando le Figure piane & misurando
le solide, che chiamano στερεομετρία; percioche niente altro è la Geometria in al-
cuna delle sue parti, che costituir prima i piani & li solidi, & dopoi paragonar-
li tra loro ò diuiderli. Il perche si può dire il medesimo dell'Aritmethica, che
consiste nella speculatione de i Numeri lineari, piani, & solidi, essendo ch'el-
la uà contemplando le specie loro prodotte dall'Vnità, & il nascimento de primi simili & uariati, & il loro progresso, fin'al Terzo accrescimento;
cioè, al Solido. Laonde la Geodesia & la Logistica ò Supputatrice hanno anco
simiglianza con la Geometria & con l'Arithmetica nella diuisione de i Nu-
meri & delle Figure; non però de i Numeri ò Figure intelligibili; ma di
quelle che cadono sotto 'l senso; essendo che l'officio della Geodesia non con-
siste nel misurar Figure cilindriche & coniche; ma cose materiali, ch'à quel-
le s'assimigliano; come sono Monti di grano ò d'altro, fatti alla guisa de Co-
ni, & i pozzi, che s'assimigliano à i Cilindri, non nelle linee intelligibili;
ma nelle sensibili, misurando & essaminando il tutto alle fiate con maggior
certezza con la Vista, ò con i Raggi del Sole; aiutati da qualche istrumen-
to, & alcuna uolta con assai più grossi modi; cioè, col Filo & col Perpendi-
colo, che con altra maniera. Il Logista ò Computista, che noi chiamiamo
Abachista, non hà riguardo alle passioni de Numeri da per se solamente con-
siderati, ma come siano collocati nelle cose istesse sensibili; onde non sop-
porta, ch'alcuna cosa sia minima & indiuisibile, come fà l'Arithmetico, che nel
Genere di comparatione piglia l'Vnità per cotale Minimo; ma nel numera-
re piglia l'Huomo (per dir cosi) per misura commune d'una Moltitudine, al
modo che fà l'Vnità per misura commune di tutti i Numeri. Dall'Arithme-
tica & dalla Geometria fà descendere l'Optica & la Canonica; questa dall'
Arithmetica, & quella dalla Geometria; percioche l'Optica primieramente usa
i Raggi uisuali, come linee & angoli, che si fanno da i Raggi de gli Occhi: Ilper-
che questa anco diuide in quella, che con nome proprio è detta Prospettiua,
che rende la ragione delle cose apparenti, che perisici & Distantie loro cadono
sotto 'l uedere; & si rappresentano à noi in altra maniera di quello che sono; com'à
C 3 dire, page 30 30 Librodire, i Concorsi de Paralleli, ò de Quadrati, & l'Aspetto de Circoli, & anco
in tutta la Catoptrica ò Specularia, laquale uà pratticando intorno le uarie
specie & molteplici delle Refrattioni, & abbraccia ogni cognitione coniettu-
rale & imaginaria. A queste aggiunge anco quella chinsegna à disegnar l'Om-
bre, detta da Greci come si è dimostrato nel cap. 3. Σχιογραφία, & mostra in qual
modo si possa far, che quello ch'appare nelle imagini per la distantia delle co-
se disegnate, non sia ueduto difforme & senza corrispondente misura, & che
con tal mezo si uedino anco l'Altezza & sommità delle cose. Ma la Canonica
secondariamente è quella che considera le Ragioni ò Proportioni apparenti
delle Harmonie, ritrouando le Settioni ò parti delle Regole Harmoniche,
usando da per tutto l'aiuto del senso; essendo che è di maniera tale, come di-
ce Platone, 7. De Rep. che pare che habbia poste l'orecchie inanti la mente. A queste
c'habbiamo numerato, aggiunge anco quella ch'è detta Mechanica, laquale
è una certa parte di tutto 'l Discorso & Cognitione delle cose sensibili, con-
giunte alla materia, dellaquale se ne fà molte parti, & la prima è quella che
da Greci è detta Οὐρανοποιητικὴ. Fabricatrice de quelli Istrumenti che sono at-
ti all'uso della Guerra; com'erano quelle machine, che con grande arteficio
fabricò Archimede, con lequali ei resisteua à gli empiti, che per terra & per
mare faceuano quelli ch'espugnauano la famosissima città di Siragusa essendo
assediata da M. Marcello. La seconda è quella, ch'è detta θαυματοποιητικὴ. Fa-
bricatrice ò Fattrice di cose marauigliose; percioche col suo mezo arteficio-
samente si fabricano alcune Machine, che col uento & con altri pesi operano
cose mirabili; come sono quelle di Crisibio, & di quelle di Herone, il moto del-
lequali senza dubio alcuno, è cagionato dalla inequalità de i Contrapesi, &
la loro quiete dalla loro equalità; come si scorge prima nelle Stadere, dipoi nel-
le Bilanze, & in alcune altre simili cose, & in quelle anco che con nerui ò chor-
de, & altri legami, ò con Ruote & Spenole uanno imitando i Riuolgimenti &
Moti delle cose animate. La terza è quella, nellaquale è posta la piena cogni-
tione de Contrapesi, & quella di quelle cose che Κεντροβαρύκα si chiamano: che per
la loro grauità tendono al centro. Ma la quarta & ultima è quella che chiama-
no Σφαιραποιΐα: nellaquale consiste la cognitione del fabricare & comporre Sfere
ad imitatione de i corpi celesti; come quella fabrica del sudetto Archimede;
dellaquale ne scrisse molto elegantemente uno Epigramma Claudiano Poeta
celebratissimo; & in essa consiste anco la cognitione di tutte quelle cose c'han-
no forza di muouere. Et per non lasciar da un canto l'Astrologia, ch'è Scientia
che disputa de i Moti, delle Grandezze, delle Figure, delle Illuminationi, del-
le Distantie, c'hanno tra loro & la terra i Corpi celesti; & di tutte quelle cose
ch'appartengono à questo; seruendosi, col mezo del Senso, di molte cose; &
facendone molte communi con la consideratione naturale; la diuise in tre par-
ti; dallequali la prima fece quella che si chiama Gnomica; che si esercita in-
tornno la positione ò collocatione de i Gnomoni ò Stili ne gli Horoscopi solari;
che dimostra la misura delle Hore: La seconda quella che è detta Meteoro-
scopia; che s'affatica nel ritrouar le differentie dell'Eleuationi & Distantie
delle Stelle, & in molte altre cose; & insegna molte speculationi astrologiche:
Et la terza quella, che nominano Dioptrica; che con gli Istrumenti dioptrici;
come sono Astrolabii, Quadranti & altri simili, ci fà conoscer le distantie del
Sole & della Luna, & anche dell'altre cinque stelle erratiche; insieme con simi-
li altre cose. Hanno adunque gli Antichi con grande accuratezza diuisa tutta
la Scientia Mathematica in cotal maniera; dando alla Musica il nome di Cano-
nica; page 31 Primo. 31nica; come quella che con ragione considera le uoci & i Suoni prodotti alle
quantità ò Corpi Sonori; appropriandoli quella quantità, nellaquale l'una co-
sa si può paragonare all'altra; per poter sapere & conoscere la ragione delle di-
stantie (dirò cosi) che si trouano tra Suono & Suono, ò tra Voce & Voce; nel
modo ch'io dichiarai nelle Istitutioni & Dimostrationi: seruendosi di quello
Istrumento chiamato Canone ò Regola Harmonica dimostrato nella prima
Defi. del 3. delle Dimostrationi
; dalquale ella prese cotal nome. Questa è adun-
que l'intiera & uniuersale Diuisione della Scientia; le cui parti, sotto qual Par-
te della Diuisione ch'io feci nella prima Definit. del primo Ragionamento delle
Dimostrationi
, si possa collocare; lo potrà ciascuno facilmente conoscere.

Qual sia l'Oggetto ò Proposito della Musica.Cap. X.

MA ueramente gli Antichi non poteano ritrouar cosa migliore, ne
più al proposito, del sudetto Canone ò Regola per saper conosce-
re & intendere essattamente le cose della Musica; il quale si può ben
dire che sia ueramente Istrumento di eruditione, col mezo del qua-
le si conosce, come i Suoni tra loro conuengono; percioche nel cercar la Verità
delle cose, ei dimostra quello, alquale non può arriuare il Senso: Onde da quello
che si è detto, potremo sapere il fine, il proposito, ouer'Oggetto di questa Scien
tia Musicale, chiamata (come habbiamo ueduto) Harmonica; che non è altro,
che 'l uoler diffendere, conseruare, & dimostrar con ragione le Positioni ò Pro-
portioni rationali del sudetto Canone ò Regola, non ripugnanti da parte alcuna,
ne per alcun modo al Senso, secondo l'opinione di molti; come anco è l'og-
getto ò proposito dell'Astronomia di conseruar le positioni consonanti de i Mo-
ti celesti; osseruando le Reuelationi pigliate dalle cose euidenti & più uniuer-
salmente apparenti, ritrouate però singolarmente più essattamente che far si pos-
sa; Essendo che il Proprio dello Speculatiuo ò Contemplatiuo è di dimostrar
l'opere della natura esser fatte con ragione & ordinata cagione, & nulla essere sta
to fatto da lei pazzamente & à caso; massimamente in quelle fabriche, che sono
due le più belle, più degne, più honorate & più utili d'ogn'altra, che sono i
Sensi più ragioneuoli, il Vedere & l'Vdire; i quali senza dubio alcuno, per la
Ragione di gran lunga uincono gli altri, se ben si uede, ch'alcuni (come gli Ari-
stossenici secondo 'l opere di Tolomeo) hanno fatto poco conto di questa cosa;
hauendo solamente operato con le mani, lasciando da un canto la Ragione, &
pigliato per guida loro il Senso in tutto nudo & priuo di Ragione. Dice però
che i Pithagorici con maggior diligentia & inquisitione hanno conseguito il
fine, i quali (come si dice) furono prima, & gli Aristossenici dopoi. E' ben
uero, che gli uni & gli altri mancarono in qualche cosa; essendo che i Pitha-
gorici non hauendo in tutte le cose, nellequali facea dibisogno, seguito l'aiu-
to & beneficio del Senso, accommodarono proportioni alle Differentie de
Suoni, che non corrispondeuano; & spesse fiate à quelli ch'erano manifesti à co-
loro che n'haueano fatto esperientia; di doue auenne, che questo lor giudicio,
appresso quelli ch'erano d'altro parere, non fu senza riprensione, & senza ca-
lunnia. Ma quelli che seguitarono Aristosseno, hauendo dato troppo creden-
za à quelle cose, c'haueano compreso col Senso, usarono malamente la Ragio-
ne, passando quasi fuori de i termini; Ilche fecero, non solamente contra es-
sa Ragione; ma contra l'euidente effetto & esperientia; prima, perche fuori
d'ogni page 32 32 Libro.d'ogni proposito, non usarono di accommodar quei Numeri che sono le Ima-
gini & Simolachri de i Suoni, alle loro Differentie, ma à i spacij loro ò Inter-
ualli; dopoi, fecero contra l'effetto euidente & contra l'esperientia; percioche
inuolgeuano cotali Numeri con alcune loro proportioni fuori d'ogni proposito;
lequali cose particolarmente da quello che dimostra Tolomeo nel cap. 9. del pri-
mo de gli Harmonici
; & da quello che diremo al suo luogo, saranno manifeste.

Qual cagione potese indurre Aristosseno, ò i suoi seguaci almeno, à se-
guitare più il Senso, che la Ragione.Cap. XI.

MA qual cagione poteua muouere Aristosseno ottimo Filosofo, ò alme-
no i suoi seguaci, secondo che dice l'opinione commune, à seguitare
il Senso solamente nelle cose della Musica, lasciando da un canto la
Ragione, come cosa fuori d'ogni proposito? massimamente hauendo
egli detto, ch'al Senso si debba accompagnare l'Intelligentia; come uederemo
più oltra; laonde sopra di ciò parmi, che si debba dire & discorrere qualche co-
sa, indiffesa di questo grande Huomo. Dobbiamo adunque auertire, toccan-
do hora un poco la parte Historica, che Aristosseno (come uuol Suida) fu huo-
mo molto ben disciplinato & gran Filosofo; ma non però fu quello c'hebbe opi-
nione, che l'Anima fusse Harmonia; opinione ueramente al uero contraria, da
Platone & da Aristotele, & da molti altri Filosofi nobili rifiutata, & uisse nella
XXIX. , nel tempo d'Archiloco & di Simonide Poeti celebra-
tissimi; ma fu quello che uisse intorno la CXI. ne i tempi del Magno Alessandro
& di Dicearco da Messina, & fu figliuolo di Mnisio ò Spintare da Taranto Cit-
tà d'Italia; & imparò la Filosofia in Mantinea, & applicò l'animo allo studio
della Musica, & ottenne quello che desideraua. Costui essendo stato prima Vdi-
tore di suo padre, udì dopoi Senofilo pithagorico & anco Aristotele, alquale
ei fù molto contrario; perche non lo lasciò dopo la sua morte padrone della sua
Academia, ma Theophrasto. Scrisse egli CCCCLIII. Libri; di Musi-
ca, di Filosofia, d'Historie, & d'ogni sorte di Disciplina; quantunque appres-
so Diogene Laertio nelle Vite d'alcuni Filosofi non ne sia fatto di lui mentio-
ni se non poche fiate; non come Musico, ma come Historico; & ciò per con-
firmare ò confutare alcune cose, dellequali ne fa mentione esso Laertio, il che
importa poco; ma si bene importa di sapere, che essendo stato discepolo d'un'
Aristotele Filosofo eminentissimo, troppo ben sapea & si ricordaua quello,
c'hauea imparato da lui; che ne Libri della Diuina Filosofia ò Metaphisica 12. lib.
tex. 44.

chiama l'Astrologia singolare & precipua delle Scientie Mathematiche; della
quale si uiene in cognitione della pluralità de i Moti; essendo che ella sola uà
speculando intorno la Sostantia sensibile & sempiterna; ma l'altre non consi-
derano alcuna sostantia, perche si seruono de i Numeri & delle cose geometri-
che; & sapea troppo bene, che da questa parte Aristotele chiama essa Astrolo-
gia, Mathematica, ancorache nel 2. Lib. de i Naturali tex. 20. chiami la Prospettiua,
l'Harmonica, & l'Astrologia piu tosto Naturali & mezane tra la Naturale & la
Mathematica, che semplicemente Mathematiche; perche hanno quasi ad un
certo modo proportione contraria con le Scientie principali; come la Geome-
tria che si serue della Linea naturale, non in quanto Naturale, ma in quanto
Mathematica; & la Prospettiua che considera la Linea Mathematica, non in
quanto page 33 Primo. 33quanto Mathematica, ma in quanto Naturale. Percioche ogni Scientia, sen-
za dubbio, piglia la sua qualità dalla Materia, intorno laquale ella uà prattican-
do; per esser quella, che in tal maniera distingue la Scientia, come fa l'Ogget-
to la Potentia; ilche hò dichiarato anco nella Terza dimanda, fatta nel Trat-
tato de i Dubii occorsi intorno la correttione dell'Anno di Cesare
: onde potea
Aristosseno troppo ben conoscere, che ogni Scientia può esser qualificata non
solo da i Mezi, ma etiandio da i Principij, da i quali ella deriua. Il perche se
con Aristotele ei consideraua l'Astrologia più tosto esser Naturale che Mathe-
matica; la consideraua quanto alla Materia; ma se la consideraua come Mathe-
matica, la consideraua quanto alla Forma & quanto à i Principij, da i quali el-
la procede. Laonde per la consideratione che potea hauere intorno à queste
Scientie, quando termina ò finisce nella Materia; naturale, conosceua, che so-
no maggiormente Naturali; ma quando termina ò finisce nella Forma, sapea
che sono maggiormente Mathematiche quanto à i Principii, da i quali esse pro-
cedono; i quali si considerano in esse come Forma. Per laqual cosa, se (come
io credo) ei conosceua, che l'Astrologia piglia la Misura de i Moti dalla Geome
tria, & i Numeri & le Proportioni dall'Arithmetica; potea comprendere chia-
ramente, ch'ella era & è maggiormente Mathematica, & che hauesse con essa
lei maggior conuenientia che con la Naturale; il che auiene anco della Musica,
che se egli consideraua le Proportioni de i numeri, che si cauano dalle misure
delle Magnitudini de i Corpi sonori, comparati l'uno all'altro, come Propor-
tioni numerali, potea sapere, che più tosto ella era Mathematica che naturale;
& se consideraua l'Astrologia & la Musica insieme secondo diuerse ragioni, l'una
& l'altra potea chiamar Mathematica & anco naturale; perche sapea molto be-
ne, che si come non è inconueniente, che si possa dire, che 'l Corpo considerato
secondo diuersi rispetti; sia da essere inteso in diuersi modi; cioè, inquanto è
Animato, dalla Scientia naturale, & inquanto è Sanabile, dalla Scientia della
Medicina, & cosi d'altre Scientie, secondo altri rispetti; cosi sapea, che non è
inconueniente, che questo si possa dir dell'Astrologia & della Musica, & anco
d'ogni altra Scientia. Ilperche sapendo & conoscendo Aristosseno tutte queste
cose, considerò sopr'ogn'altra nella Musica i Suoni esser come materia delle
Consonanze, & come cosa più tosto naturale che mathematica; onde in que-
sta parte uolse prestar maggiormente fede all'Vdito; come à quello che solamen-
te comprende i Suoni, come suo proprio oggetto, & come à quello, che essen-
do il proprio loro Senso, non si può ingannare intorno à loro, concorrendoui
quelle conditioni, che si ricercano; che alla Ragione posta nell'Intelletto; sa-
pendo che non u'entra in esso cosa alcuna, come hò detto altroue, che non sia
stata compresa prima dal Senso; ma per questo non lasciò in tutto da canto la
Ragione, com'alcuni credono; percioche se ben pare, che considerasse i Suo-
ni nel Genere di Qualità, come dicono, sapea anco (ilche dimostrerò quando
parlerò della Diuisione del Tuono, ch'egli fà in parti equali) che essa Qualità
non si potea diuidere, se non col mezo della Quantità, alla quale è sottoposta;
nel modo ch'io dichiarai nelle Istitutioni. 1. Part.
cap.
Onde parmi, che non sia fuor di pro
posito il dire, che per questo ei uolesse che l'Vdito, come proprio Senso, giudi-
casse i Suoni & le loro differentie, come l'un all'altro più graue ò più acuto,
ouer secondo il più ò meno consonante ò dissonante; com'è il proprio di questo
Senso, intorno queste Qualità passibili: ma non lasciò (come hò detto) da un
canto la Ragione: essendo che uolse, che quella parte ch'ei chiama Α'κοὴ; cioè,
l'Vdito, & quella che nomina Διάνοια, cioè Intelligentia ò Discorso ò Ragio-
ne page 34 34 Librone fussero nella Musica Giudici & Arbitri. Et se ben non usaua apertamente
la ragione de i Numeri, non la lasciaua però da parte; percioche non si può fa-
re altramente nelle Diuisioni de gli interualli delle Magnitudini; come si uede
ch'ei fà nel lib. 1. de gli Elementi harmonici nella Diuisione del Tuono; quando
lo diuide hora in due, hora in tre, & hora in quattro, ò più parti ancora, inquan
to alla Magnitudine; ilche è molto da notare; dando la minor parte di esse al
Diesis Enharmonio, la maggiore al Semituono, & la mezana al Diesis chroma-
tico. Per laqual cosa si uede, che Aristosseno uolea che 'l Senso in questa par-
te fusse il proprio Giudice nella sudetta Qualità passibile; essendo che egli ue-
dea, che non era fuor di ragione, il diffendere (hauendo introdotto nuoua opinio
ne) quello, del quale molte fiate non si può dimostrare il contrario. Onde si
può credere, che questo fusse cagione di costituire una nuoua Setta, oltra l'Age-
norica & la Pithagorica & altre, ch'erano più antiche; percioche tutti quelli che
abbracciarono questa sua dottrina, furono & sono anche chiamati Aristos-
senici, da esso Aristosseno inuentore. Questo adunque (com'io credo) fu la ca-
gione, ch'Aristosseno principalmente accettasse il Senso, nel far giudicio de i
Suoni & delle lor Differentie, che la Ragione: Dico principalmente il Senso;
percioche non mi par ragioneuole, ne che sia ben detto, per quello che si è di-
scorso, ch'un Filosofo tale in tutto lasciasse da un canto la Ragione, per segui-
tar solamente il Senso, che molte fiate si può ingannare; hauendola costituita
insieme con questo, Giudice delle cose, che si trattano nella Musica; ilche da
quello che siamo per dimostrare, si potrà conoscere.

In qual Genere si debba porre la facoltà Harmonica, ouer la Musica
& la sua Scientia.Cap. XII.

MA perche quando si ragionò della Diuisione della Scientia secondo
l'opinione di Pithagora, fu posto l'Harmonica ò Musica tra le Mathe
matiche, sotto quella Specie che riguarda la Moltitudine paragona-
ta, senza renderne altra ragione; & perche ella considera il Suono
principalmente, come quello dalquale si generano le Consonantie, come suo pro
prio oggetto; però parmi, che non sia fuori di proposito, s'al presente s'andrà
inuestigando, secondo la dottrina di Tolomeo, in qual Genere si debba porre
cotale Facoltà ò Scientia; accioche nō si lasci indietro cosa alcuna, che sia degna
di consideratione. Et per uoler conoscer questo, fà bisogno sapere, come dice
questo gran Mathematico & Filosofo, che tutte le cose che sono nella Natura,
hanno per principio la Materia, il Moto & la Forma: prima la Materia, come
Soggetto, del quale si fà alcuna cosa; dopoi, il Moto come Cagione, & come
da quello che ella deriua; & finalmente la Forma, come il Fine che è per cagio-
ne di essa. Ma perche non si può dimostrare, che l'Harmonia sia come Sogget-
to; perche in uero è un certo non so che, connumerato tra quelle cose, che so-
no attiue & che operano, & nulla hà di commune con quelle che sono passiue,
ò che patiscono; ne anco si può dire che sia come Fine; essendo che ella per il
contrario lo costituisce; come sarebbe dire il Concento, i Numeri, le Leggi & la
Dispositione atta nel cantare; però più tosto potemo dire, che ella sia come Ca-
gione & Soggetto, dalquale si caua la propria forma. Imperoche essendo (co-
me ho detto anco nel cap. 7.) tre modi delle Cagioni supreme, delle quali la pri-
ma si riferisce alla Natura & all'Essere; l'altra alla Ragione & all'Essere solamen-
te; page 35 Primo. 35te; & la terza si referisce alla prima Cagione & all'Essere perpetuo: L'Harmonia
non si può referire alla Natura; percioche non acquista à i Soggetti, ne Sostantia,
ne Essere; ne meno si può referire alla prima Cagione; perche non dà il Sempre
essere all'Essere primo; ma si bene si può referire alla Ragione, laquale essendo
mezana tra le sudette due Cagioni, è utile & buona all'una & l'altra; essendo
sempre presente alle cose Diuine, come quelle che sono sempre l'istesse; ma non
però prattica ne con tutte, ne da per tutto, con le cose naturali, & ciò per ca-
gione delle contrarie Qualità, che tra loro si trouano; ma perche prima ella è
Vna alla Ragion della Cagione relata; come sarebbe dire Mente ò Intelletto, &
come Specie ò Forma più diuina; dipoi essendone un'altra, come Arte che con-
sta di ragione; & anco una terza, come un certo costume & natura; però si tro-
ua in tutte le cose, che l'Harmonia fà perfetto il suo Concento; percioche la
Ragione semplicemente & in uniuersale è fattrice dell'Ordine & della Conue-
nientia, & la conserua; & cotale Harmonia è propriamente nel Genere delle
cose Vdibili; come le Visibili sono in quello di quelle, che si possono uedere; &
la Giudicatrice è in quello delle cose che si possono capire con l'Intelletto, & è
Istitutrice & Ordinatrice di quelle cose che si odono in quell'ordine, che con pro-
prio nome chiamiamo Concento; perche dalla contemplatione furono ritroua-
te le Commisurationi & le Proportioni insieme, con l'operar con le mani; ilche
uiene (come nel cap. 7. si è dichiarato) dall'Arte & anco dalla consequente Espe
rientia, ch'appartiene al costume & alla consuetudine; & considerando quello
che dirittamente ritroua la Ragione uniuersalmente, afferma il compreso Sog-
getto con euidenti ragioni, & assuefandosi, lo rende à se stessa molto simile;
accioche meritamente anco dimostri la Scientia commune delle Forme appar-
tinenti alla Ragione, laquale con nome proprio è detta Mathematica, che non
appartenga solamente alle speculationi delle cose belle, come forse hanno pen-
sato alcuni; ma per la dimostratione & meditatione che le amministrano, istrut-
ta dalla Consequenza istessa. Imperoche cotale Facoltà usa gli istrumenti, co-
me ministri & serui de i Sensi supremi, che sono (come altroue dicemmo cap. 10. ) il Ve-
dere, & l'Vdire, iquali sopr'ogn'altra cosa sono ordinati al seruitio della nostra
parte principale, ch'è l'Intelletto, & al Giudicio; non solamente per conto di
piacere, ma più tosto per conto dell'honesto; Essendo che in ciascuno de i Sensi
ritrouiamo particolari differentie de i loro Sensibili; come per essempio (s'è le-
cito discorrere per tutte le differentie) nelle cose uisibili, il Bianco & il Nero;
nelle udibili, l'Acuto & lo Graue; nell'odorabili, quello ch'è di Buono, & quello
ch'è di Tristo odore; nelle gustabili, il Dolce & l'Amaro; & nelle tangibili, quel-
lo, che è Duro & quello che è Molle, & quello che è Commodo & lo Incommo-
do. Ma niuno è ueramente che possa dire, che l'Honesto & l'Inhonesto si possa
accommodare al Tangibile, ouero al Gustabile, ò pure all'Odorabile, ma sola-
mente è proprio di quelli che cadono sotto 'l Vedere & l'Vdire, nel qual genere
sono le Forme, il Concento, & li Mouimenti celesti, & gli Atti humani anco-
ra. Onde auiene, che questi Sensi danno solamente scambieuoli aiuti, sommi-
nistrando il tutto nel loro capire alla parte Rationale dell'Anima come ueramen
te fussero il più delle uolte (secondo che molti de gli Antichi Filosofi li chiama-
no) Fratelli Germani. Et ancora che cosi sia, tuttauia l'Vdito considera & di-
mostra solamente interpretando quelle cose, che si uedono; & quelle che cado-
no sotto di lui, il Vedere le fà palesi con disegni & descrittioni; & spesse fiate più
chiaramente si dimostra con l'uno & con l'altro di questi due, come che ciasche-
duno da per se fusse interprete della sua opera; come quando quelle cose, che si
dimo- page 36 36 Libro.dimostrano con la Ragione col mezo de i Disegni, & col beneficio di Cifere ò
Caratteri, non solamente con più facilità sono conosciute da noi; ma sono an-
co più facili da mandare alla memoria; & quelle che sono conosciute dal Vedere
col mezo delle Imitationi poetiche, appaiono potersi manco imitare, come il
ueder l'Onde del mare, i Siti de i luoghi delle battaglie, & le circonstantie de gli
affetti, & passioni, & anco gli Infortunij; come le specie ò forme delle cose,
che se gli appresentano, insieme affligono ò rallegrano l'animo, come se fussero
presenti. Ilche non auiene solamente perche l'uno & l'altro di questi Sensi cono-
sca il suo; ma perche insieme mentre che quasi à gara l'un con l'altro concorrono
& contendono alla Scientia, alla Dottrina, & alla Inuestigatione di quelle co-
se, che si fanno perfette con la loro Ragione; peruengono ad un certo maggior
bene & più utile; non solamente per l'honestà, ma etiandio per l'utilità, onde
risplendono; & sopra quelle lequali sono partecipi della Ragione si dimostrano
essattissime. Ma si come è proprio dell'Astrologia, il contemplar quello che ap-
partiene al Vedere & alle Mutationi secondo i luoghi; cioè quelle cose che sola-
mente si ueggono, che sono i Corpi celesti; cosi l'Harmonica ò Musica uà con-
templando quelle, ch'appartengono all'Vdito, & le mutationi di luogo à luo-
go (dirò cosi) & di nuouo le Mutationi di quelle cose, che solamente si odo-
no, che sono i Suoni; contemplando sempre il Rimanente & il Mosso, de i qua
li ne ragionerò al suo luogo; & si serue di quelli Istrumenti, che non sono du-
biosi, ma certi & stabili, che sono l'Arithmetica & la Geometria; per conoscer
la Quantità & la Qualità de i primi moti, come de i Concenti; quasi che fussero
nate da due fratelli, cioè, dal Vedere & dall'Vdire; & nutrite sotto un Genere
propinquo, non solo dell'Arithmetica, ma anche della Geometria. Ma che la
Facoltà harmonica sia Specie di quella Cagione appartenente alla Ragione, la
quale uà pratticando intorno la Commisuratione de i Moti; & sia Scientia di
quella specie, la quale chiamano Contemplatiua Mathematica, che uà nego-
ciando intorno le Differentie delle proportioni di quelle cose, che si possono ca-
pire col Senso dell'Vdito, & che arriui con la contemplatione, & con la con se-
guente al consonante, à quelle cose, che sono moderate, & assuefanno ad esso
ordine acquistato; da quello che si è detto di sopra, & da quello che si dirà, si
potrà conoscere.

Quali siano gli Arbitri ò Giudici, che li vogliamo dire, nella Musica,
& che l'Intelligentia nasce dal Senso & dalla Memo-
ria.Cap. XIII.

ET perche da quello che si è detto, & da quello che dice Tolomeo nel
principio del primo Capo de i suoi Harmonici; potiamo compren-
dere, che la facoltà harmonica ò la Musica, che dire la uogliamo, ò
Scientia, che consiste nel conoscer le Differentieposte tra il graue &
l'acuto; tanto ne i Suoni, quanto nelle Voci; & il Suono è la Prima & genera-
lissima passione dell'Aria percossa, di quelle cose che si possono udire; però
non è da dubitare, che la Speculatione d'ogni Compositione musicale, che si
fà ò con le Voci, ò con i Suoni de gli Istrumenti arteficiali, & tutto 'l negocio di
questa Arte & Scientia, si riduca sotto due capi; de i quali come uuole Aristos-
seno, il primo è l'Vdito & l'altro la Intelligentia; percioche egli cosi scriue.
Α'νάγεται δὲ ἡ πραγματεία εἰς δύο, εἴστε τὴν Α'κοὴν, καὶ εἰς τὴν Διάνοιαν. cioè, Si riduce il negotio
à due page 37 Primo. 37à due cose, all'Vdito & alla Intelligentia; Co 'l primo giudichiamo le Grandez-
ze de gli Interualli; & co 'l secondo contempliamo le loro facoltà; ilche serue à
quello che detto habbiamo di sopra nel cap. 11. Tolomeo simigliantemente uuo
le, che siano Arbitri della Musica, ouero Harmonia l'Vdito & la Ragione; po-
nendo questa in luogo dell'Intelligentia ò Intelletto; essendo l'una poco diffe-
rente dall'altra; imperoche dice: Κριτήρια μὲν Α῾ρμονίας Ακοὴ καὶ Λόγος, che uuol dire; ma
gli Arbitri ò Giudici dell'Harmonia sono l'Vdito & la Ragione; i quali (come
egli dice, & lo conferma Boethio suo interprete) non fanno un'istesso giudicio;
essendo che l'Vdito, il cui proprio è di ritrouare il propinquo & riceuer l'essatto
& perfetto, giudica secondo la Materia & la Passione; & la Ragione, la cui pro-
prietà è di riceuer quello, che troua il Senso, & trouar l'essatto & perfetto, si di-
stende alla cognitione della forma & della cagione; essendo che tanto in questa
nostra, quanto in ogn'altra facoltà, la Intelligentia ò Intelletto, ò Ragione
che la uogliamo dire, hà origine (secondo la dottrina di Aristotele) da i Sensi;
poiche non si troua cosa ueruna essere, ouero essere stata nell'Intelletto; come
detto habbiamo molte fiate; che non sia ò prima non sia stata in essi. La onde
(secondo il sudetto Aristosseno Element.
Harmoni.
lib. 2.
) fà dibisogno nella Musica, che tutto quello
ch'intendiamo, prima si senta col mezo de gli Istrumenti naturali, che seruono
al Senso dell'Vdito; dopoi, che si ritenga nella memoria quello che si è sentito;
Essendoche è impossibile, d'acquistare ò conseguir la Intelligentia ò Cognitio-
ne d'alcuna cosa della Musica per altra uia, che col mezo di queste due cose. Ma
essendo la Materia terminata dalla Forma solamente, che si conosce per il Sen-
so; & l'altre passioni dalle cagioni de i Mouimenti, che si conoscono per la Ra-
gione; de qui nasce, che alcune cose sono proprie di questa, & alcune di quello;
& che non senza cagione auenga, che tutti i Giudicii de i Sensi sono finiti & ter-
E' proprio del Senso
Ritrouare ——— Il propinquo.
E' proprio della Ragione.
E' proprio della Ragione.
E' proprio del Senso
Essattamente ——— Riceuere.
minati con quelle cose, che dà la Ra-
gione, quando però hanno compre-
so quelle differentie, le quali più uni-
uersalmente possono prendere in
quelle cose, che sono possibili da
potersi capire. Quelle dico, ch'es-
sendo aggiunte alla perfettione, uen
gono à porsi nel numero di quel-
le, che si hanno per essatte & confes-
sate; massimamente essendo la Ra-
gione sempre semplice & senza ue-
runa mescolanza; dalche ella si man-
tiene sempre [[i-n]] uno essere & in un mo
do perfetta & ordinata; Ilche fà per il
cōtrario il Senso, come quello che es-
sendo da per tutto con la materia in molti modi mescolato, è sempre flussibile, &
instabile; dalche auiene, che non si troua essere uniuersalmente l'istessa di tutte
le cose, ne di ciascuna di quelle che ad essa si sottopongono; onde fa bisogno
d'una certa moderatione presa dalla Ragione, non altramente di quella c'ha il
Cieco del bastone; imperoche si come (per modo di essempio) quando uedia-
mo un Circolo solamente, che sia imperfetto, ci può parere, che sia perfetto,
fin'à tanto che da quello ch'è perfetto, fatto con la ragione del Compasso, sia-
mo condotti nella cognitione del Vero; cosi ancora alcuna uolta essendo com-
presa una terminata differentia de Suoni dall'Vdito solamente, ci può parere,
D che page 38 38 Libroche non le manchi ò non le sopr'auanzi cosa ueruna ad arriuare ad un imagina-
ta proportione, ò forma, fin'à tanto che non facciamo il paragone con un'altra,
che sia compresa sotto la uera; percioche allora si comprende non esser uero
quello, che prima si credea; massimamente conoscendo l'Vdito, per la compa-
ratione, la più essatta come uera & legittima, & l'altra come falsa & bastarda;
Essendoche sempre più facilmente si giudica alcuna cosa, di quello che la si fac-
cia; come è il fare ò comporre la Cantilena, che il farne di essa essatto giudicio;
se bene questa sorte de diffetti del Senso, sono difficili nel conoscer le cose tra
loro, & nel contemplare gli Eccessi presi nelle loro maggior parti, siano ò non
siano molto differenti, & non molto lontani dalla Verità; Percioche è cosa più
facile col uedere solamente ad una proposta Linea retta, assegnarne un'altra mag
giore ò minore di quantità finita, per poterne fare il paragone, che 'l diuiderne
un'altra in due parti in proportione Dupla; tuttauia questa cosa è anco facile,
per essere il paragone & lo raddoppiare, & anco lo minuire, ò accrescere, cosa
molto semplice. Ma doue sarà bisogno pigliar la Terza parte nel Triplo, ouer
altra parte minore, sarà più difficile, per le accresciute comparationi; essendo
che tanto più che le parti uerranno minori, tanto più saranno difficili da ritro-
uare. Et se questo intrauiene al Vedere, che facilmente comprende quello che
occorre intorno ad una Linea; come non auerrà maggiormente all'Vdito, il
qual porta seco più difficultà, per non concorrerui molte cose intorno à i Suoni?
Pero, si come nel far giudicio delle Linee, de i Circoli, & d'altre simili cose, è
necessario, che gli occhi siano indricciati bene col mezo della Ragione di qual-
che Istrumento fabricato à cotal proposito; come è la Rega, il Compasso, ò altro
Istrumento fatto à questo proposito, per sapere, se una cosa è fatta diritta, ò se
un Circolo è fatto secondo 'l douere; cosi l'Orecchie, essendo principalmente
ministre, insieme con gli Occhi, di quella parte contemplatrice dell'Anima,
ornata di ragione; hanno dibisogno di non poco aiuto di essa Ragione, col
mezo della quale si hà più facile ingresso à quelle cose, che per loro natura non
possono giudicare; contra lequali non potranno mai rendere alcuna testimo-
nianza, ne farle oppugnatione alcuna; ma confessaranno, che cosi in fatto stiano.

Che la Intelligentia della Musica consiste nel conoscer la natura del Rimanente
ò Stabile & del Mosso; & che bisogna prima d'ogn'altra cosa assue-
fare lIntelletto & il Senso nella cognitione di quelle cose, ch'ap-
partengono alla Facoltà harmonica, in che ella consi
ste.Cap. XIIII.

HAVENDO adunque il Musico per principio il Giudicio del Senso del-
lVdito, è necessario, uolendo giudicar le cose della Musica, ch'ei
habbia prima ben disposto & assuefatto perfettamente insieme con la
Intelligentia ò Ragione con esso lui, à quelle cose che appartengo-
no alla Musica ò Facoltà harmonica, acciò possa esser buon Giudice della
natura tanto del Rimanente ò Stabile, quanto del Mosso; non può
essere ch'alcuno c'habbia il senso corrotto & mal disposto, possa far buon giu-
dicio di quelle cose, che per niun modo non conosce & sente; essendoche
(come uuole Aristosseno) Η῾ τὴς μουσικὴς κήνεσις ἇμα μένοντάς τινος, καὶ κινουμένου ἐστὶ; cioè, la
Intelligentia della Musica insieme è d'una certa cosa Rimanente ò Stabile & del
Mosso: & questo (per dir cosi) non solo quasi in tutta l'Arte, ma anco in ogni
sua page 39 Primo. 39sua parte; percioche allora udimo le Differentie de i Generi, rimanendo nel suo
luogo quella Magnitudine che contiene; hauendo mosso le cose di mezo: onde
rimanendo di nuouo cotale Magnitudine, questa chiamiamo Suprema ò Me-
zana, & quella Quasi mezana ò Infima; essendo che rimanendo ella in cotal mo
do, accade che si mutano le Facoltà de i Suoni; & quando sono fatte molte Fi-
gure ò Specie dell'istessa Magnitudine; come Diatessaron, della Diapente,
& d'altre simili. Simigliantemente, quando che l'Interuallo è posto in alcun
luogo, allora si fà la Mutatione; ma non in luogo diuerso. Et si uede anco acca-
scar molte fiate il simile intorno à quelle cose ch'appartengono al Rhythmo; per-
cioche rimanendo la Ragione ò Proportione secondo la quale i Generi sono de-
finiti & terminati, si muouono le magnitudini de i Piedi & la uirtù della Tra-
sportatione: onde rimanendo le Moltitudini, i Piedi sono fatti diuersi, & l'istes-
sa Magnitudine può non solamente costituire i Piedi, ma etiandio le Costitutio-
ni ò Congiugationi. E' adunque manifesto, che le Diuisioni & le Figure si fanno
intorno ad una Rimanente & certa Magnitudine; accioche uniuersalmente si
dica, la Rhythmopeia ò Fabrica del Numero esser quella, che si muoue con mol-
te Magnitudini, anzi mouimenti molti di più sorte, & i Piedi esser quelli, con i
quali si disegna i semplici Rhythmi, & sempre sono gli istessi. Hauendo adun-
que la Facoltà harmonica, ò la Musica tal natura, è necessario anco, che in quel-
le cose ch'appartengono alla parte dell'Harmonia, ciascuno che uorrà diritta-
mente giudicare tanto il Rimanente ò Stabile, quanto il Mosso, s'assuefaccia
ottimamente alla Cognitione & al Senso; percioche cotal giudicio si estende in
tutte quelle Sette parti, delle quali habbiamo già proposto di ragionare. Ho-
ra perche il giudicio de i Suoni & delle Consonanze insieme con quello de gli In
terualli dissonanti, appartiene à coloro solamente, che con ogni essatta diligen-
tia hanno fatto ogni esperientia di tutte quelle cose, ch'appartengono alla Mu
sica, ò Facoltà harmonica; & sono raccolte nel seruigio della parte detta
μελοποιΐα: cioè, Fabrica delle Canzoni musicali & di tutti i Concenti, come hò
commemorato altroue; però s'alcun desidera di saper la ragione di cotali cose,
fà dibisogno c'habbia prima con la Esperienza assuefatte & bene essercitate
l'Orecchie, & conosca essattamente i Suoni, gli Interualli, & conosca & sap-
pia quello che sia Consonante & Dissonante; accioche nell'udir le proprietà de
i Suoni, consequentemente, aggiuntaui la Ragione & anco la Cagione delle
loro proportioni, habbia la Scientia perfetta; & con la Ragione & la Esperien-
tia accresciuta, la esserciti; percioche colui, che uorrà trattare le cose della Mu-
sica, per uolerne sapere & render la ragione, contentandosi solamente di udire
i Suoni con le orecchie rozze & non assuefatte all'Harmonie, potrà astenersi di
entrare à far questa fatica senza suo utile; al che fare Gaudentio Filosofo nel
principio del suo Introdottorio nelle cose della Musica, conoscendo questa ne-
cessità, con molta ragione essorta tutti quelli, che sono al tutto ignoranti &
grossi di queste cose, scriuendo in questo modo:
Noi parliamo à gli Esperti,

E però uoi Profani

State da noi lontani.

Perche ueramente è impossibile, ch'alcuno possa intendere & trattar le cose di
quest'Arte & di questa Scientia; come hò detto altroue; se prima non haurà gu-
stato tutte quelle cose, che cadono facilmente sotto la loro intelligentia, & non ne
haurà di esse perfetta cognitione.
D 2 Delle page 40 40 Libro

Delle Sette de Musici; & di doue nacque, che gli Antichi chiamassero
la Musica Canonica.Cap. XV.

ET perche si è mostrato, la Musica esser parte della Scientia mathema-
tica, & da gli Antichi esser chiamata Canonica; sarà bene auanti
che si uada più oltra, uedere; per qual cagione cosi la chiamassero;
Ma prima uederemo di doue hauessero origine molte Sette de Musici,
che in essa si trouauano & trouano: però si dè auertire, che è accaduto nella
Musica quello, che suole accader nell'altre Arti & nell'altre Scientie; lequali non
cosi tosto (come è noto ad ogni studioso) sono state da i loro Inuentori poste
in luce, che subito si è ritrouato intorno à quelle esserui nati diuersi pareri; iqua-
li essendo stati abbracciati dal Mondo, secondo 'l gusto diuerso de gli Huomini,
nacquero diuerse Sette & Fattioni; come comprendiamo chiaramente essere
auenuto nella Scientia naturale; laquale non ne fù mai senza; essendoui la Pitha-
gorica, l'Academica, la Platonica, la Epicurea, la Peripatetica & molte altre,
che sarebbe cosa uana il raccontarle & dire da cui hauessero principio; lequali so-
no nate dall'Introdottione di uarie cose nel mondo, per le opinioni uarie, che si è
hauuto, nel uolere esplicare quello, ch'elle siano; come per essempio uediamo
essere auenuto del Suono, per non partirsi dalle cose, ch'appartengono alla Mu-
sica; che alcuni de Filosofi hebbero opinione, che non fusse Corpo; & alcuni
furono di contrario parere. Della prima fattione (come scriue Plutarcho)
furono Pithagora, Platone & Aristotile suo discepolo, mossi da questa ragione.
Il Suono non è Aria; ma figura fatta nell'aria, & è superficie solamente, fatta
col mezo della percossa; Laonde non essendo la Superficie altramente Corpo,
se bene ella segue il mouimento del corpo; uiene al tutto ad essere prima del Cor
po; nel modo che fà la Verga, quando si piega, dellaquale la superficie non
patisce cosa ueruna, ma solamente si uiene à piegare la materia: Ilperche da que-
sta loro ragione concludeuano, che 'l Suono non era Corpo. Della seconda fattio
ne furono i Stoici, che teneuano opinione contraria; cioè, che la Voce fusse Cor-
po, & diceuano; ch'ogni Agente, ouer Quello che muoue & hà uirtù di operare, è
Corpo; ma la Voce è di tal natura; adūque la Voce ò Suono è Corpo; & prouaua-
no la proposta minore esser uera, dicēdo; che udimo & sentimno il Suono & la Vo-
ce, quando peruiene alle nostre orecchie, & imprime in esse alcuna forma, nel mo
do che fà l'Annello nella cera. Diceuano anco più oltra: Quello che diletta ò dà
molestia è Corpo; la Voce & la Cōcordia de Suoni (come l'Isperientia dimostra)
ci diletta; & per il contrario, la Discordia ci offende & dà noia; adunque il Suo-
no è Corpo. Soggiungeuano etiandio: Quello ch'è mosso è Corpo; il Suono
ò Voce è mosso; adunque il Suono ò Voce, per ogni modo, è Corpo: & pro-
uauano la minore esser uera; perche caduta la Voce ò Suono in luogo piano
& polito ripercuote, nel modo che fa una palla gettata in un parete, come si
scorge dall'Echo, che fanno le piramidi d'Egitto, che da una sola uoce se ne ode
procedere quattro & anco cinque. Il perche affirmando quelli della prima fat-
tione, & negando questi della seconda, che la Voce ò il Suono fusse Corpo; s'al-
cuno seguitaua l'opinione di Pithagora, era detto Pithagorico, & se seguitaua
quella de Stoici, era chiamato Stoico. Alcuni ancora (per uenire ad un'essem-
pio particolare di Musica) teneuano, che 'l Suono ò Voce fusse Quantità, & al-
tri haueano opinione, che fusse Qualità: i primi de i quali furono quelli, che se-
guitarono Pithagora, & gli altri quelli, che s'accostarono all'opinione d'Ari-
stosseno. page 41 Primo. 41stosseno. Quelli prima si sforzarono di prouare la loro opinione esser uera; per
che uidero, che dalla grandezza & maggioranza de i corpi sonori nascono i
Suoni maggiori & più graui, & dalla loro picciolezza si fanno i minori & più acu
ti; Laonde dal numero conosciuto nella misura del loro tutto misurato in molte
parti, & dal peso loro, uoleuano che i Suoni fussero Quanti & non Quali. Que-
sti poi, perche udiuano il Graue & l'Acuto, l'Aspero & il Soaue con altre co-
se simili, che senza dubio sono Qualità, giudicauano che fussero Quali & non
Quanti. I primi lasciauano il Senso da un canto, ad un certo modo nel riceuer
la ragione de i Suoni; & li secondi lasciauano la Ragione & seguitauano il Sen-
so. Et perche era cosa difficile, anzi impossibile, il sapere essattamente conoscer
nella Qualità le Differentie, che si trouano tra i Suoni graui & gli acuti; lascian-
dosi l'una di queste due cose da un canto, ò il Senso ò la Ragione, come ueri
Giudici di cotal cosa; come dicemmo, & pigliandosi l'altra; però giudicò To-
lomeo gran Mathematico & Filosofo; ilche fece anco Aristosseno auanti lui;
come habbiamo detto di sopra; se ben pare ad alcuni che fusse il contrario; che
fusse bene, nel far giudicio de i Suoni, che si douesse seguitare il Senso, come
principale; ma accompagnarli anco la Ragione; l'una per poter conoscer bene,
quali erano Dissonanti tra loro ò Consonanti, ò quale di due fosse più acuto ò
più graue dell'altro, & l'altro per conoscere, di quanto l'uno dall'altro erano di-
stanti ò differenti di proportione, & quanto l'uno auanzasse l'altro nella Quan-
tità & nella Qualità, Essendoche questa necessariamente si conosce col mezo di
quella. Ma si come è auenuto nella Medicina, che fin'hora non è stato da ogn'
uno confessato alcuna ragione, col mezo della quale alcun possa conseguire la
Scientia delle cose; essendoche (come uuol Galeno De Sectis. ) alcuni uoleano, che la
Esperienza solamente bastasse; & altri erano di parere, che la Ragione le potesse
dare non poco aiuto: da questo è auenuto, che tra i Medici, i primi furono
chiamati Empirici, come Esperimentatiui; & li secondi, che usauano la Ragio-
ne nel ritrouare i Rimedii, erano detti Rationali ò Dogmatici. Et queste furono
due Sette principali; tra lequali uen'era una mezana, che si preualea dell'una &
dell'altra cosa, detta Methodica; laquale in che fusse differente dalle due nomina-
te, lo dimostra esso Galeno in quello che scriue à Trasibulo nel Lib. dell'Ottima
setta de Medici. De opti. se-
cta ad Tra
sybulum.
Ilperche da quello che si è detto, della Medicina, si uede, che si
come da uarij principij & pareri diuersi hebbero principio & origine molte Sette
& molte Fattioni; dellequali due à i di nostri sono le principali, quella di Galeno
& quella d'Auicenna; cosi anco nella Musica si ritrouarono molte Sette; come
quella di Damone, che fù (s'io non m'inganno) maestro di Platone ne i tempi di
Socrate, quella di Pericle, quella di Eratocle, quella di Agenone, quella di Laso,
quella di Epigonio & di molti altri; come quella che chiamauano Archestratica,
l'Agonia, la Filisca, la Hermispia, che si trouano appresso d'Aristosseno, & nel
Proemio che fà Porfirio de i suoi Cōmentarij sopra il primo Libro de gli Harmo
nici di Tolomeo
; lequali Sette si ridussero in due principali; cioè, nella Pithagori
ca & nell'Aristossenica, che durarono fin'à i tempi di Tolomeo; percioche à
queste s'aggiunse quella di questo gran Mathematico; ancora ch'alcuni ag-
giungano à queste quella di Didimo. Ma quella di Tolomeo, perche è ap-
poggiata sopra le due nominate, è stata abbracciata da tutti quelli, c'han-
no uoluto hauer buon gusto delle cose della Musica ragioneuoli. Per laqual
cosa la Pithagorica, l'Aristossenica & la Tolemaida, delle quali andaremo
ragionando, secondo 'l proposito, sono al presente in maggior considera-
tione appresso i Musici, che ciascuna delle altre. Furono però tutte que-
D 3 ste page 42 42 Libroste Sette finalmente ridotte in due, dellequali l'una fu detta de Rationali ò
Harmonici, & l'altra de Regolari ò Canonici, che dire li uogliamo. I pri-
mi furono cosi nominati, come istrutti da i sensi; ma i secondi furono cosi chia-
mati, perche seguitarono le Ragioni di Pithagora. Et se bene gli uni & gli altri
sono chiamati Musici da un'istesso genere ò nome; tuttauia nella Musica quelli
si possono ueramente chiamar Canonici, che sanno & possono ottimamente di-
scorrere intorno la materia del Concento. Ma alcuni uogliono che la Musica
fusse chiamata Canonica da gli Antichi, & questi anco Canonici dal Canone
ò Regola chiamata con nome commune Harmonica; laqual fu ritrouata per aiu-
to del Senso nell'essaminar le cose della Musica con ragione; & che fusse nomi-
nata con tal nome, perche col suo mezo commodamente si possono regolare tut-
ti gli altri Istrumenti arteficiali accommodati all'Vdito, nella speculatione dell'
Harmonie. Imperoche quella Disciplina che chiamiamo Canonica, ò Rego-
lare, c'insegna tirare & allentar le chorde con proposito, & proportione ne gli
Istrumenti. Ma i Pithagorici; i quali ritrouarono cotale Regola, la chiamaro-
no con un'istessa uoce Speculatione, ò Contemplatione. Ilperche la Trattatio-
ne canonica anco d'alcuni de i Pithagorici fù maggiormente riputata essere uni-
uersale; percioche quella che noi diciamo al presente Harmonica, la chiamaro-
no etiandio essi Canonica; non perche uenga, come hanno pensato alcuni, dal
sudetto Canone ò Regola; ma dalla giustezza delle positioni, che chiamauano
medesimamente Canone, ò Regola harmonica; percioche con questa Trattatio
ne cauauano le Giustezze delle Ragioni ò proportioni, & le Costitutioni de i
Concenti, che cadono sotto una misura pari & equali; come quelle che si scor-
gono ne i Suoni delle Consonanze, che si uanno contemplando nelle ragioni ò
proportioni de Numeri; Essendo che il trattare delle Fistole, delle Tibie, ò d'al
tri simili istrumenti, & anco tutte quelle Ragioni ò Speculationi, che ad esse ap-
partengono, uolsero che se le aggiungesse questo nome, Canoniche. Per la qual
cosa potiamo dire, che l'Istrumento nominato è detto più tosto Canone ò Re-
gola harmonica dalla Trattatione canonica, che da altra cosa. Et se bene quella
parte della Mathematica, che è quella che considera i Suoni & le Voci & si ser-
ue di quella sorte di Numeri, che si possono l'uno all'altro paragonare, gli Anti-
chi nominarono Canonica; tuttauia noi la chiamaremo (inuitati da molti altri,
tanto antichi, quanto moderni Scrittori) Musica; accioche seguitando l'uso de
Moderni, più facilmente potiamo essere intesi; & non si prenda errore. Ma que-
sto fin quì sia detto à bastanza, intorno à quelle cose, che ne potranno seruire
per Suppositioni & Principij à quello, c'habbiamo à dimostrare.
Il fine del Primo Libro.
page 43

Secondo Libro de i
SOPPLIMENTI MVSICALI
DEL REV. M. GIOSEFFO ZARLINO
DA CHIOGGIA,
Maestro di Cappella della Serenissima Signoria
DI VENETIA;

Nelquale si tratta della Voce & del Suono, come Principij & Ele-
menti della Musica, & de i loro Accidenti.

Della Voce, & d'alcuni suoi Accidenti, & della dichiaratione d'alcuni
Termini usati nella Scientia.Cap. I.

DOPO l'hauer ragionato di quelle cose, che seruono uniuer-
salmente alla Intelligentia della Musica; è ragioneuole,
che hora diciamo particolarmente di quelle che seruono al-
la Fabrica del Canto, chiamata prima da Aristosseno, &
dopoi da molti altri, Melopeia, cioè Fabricatrice ò Fattri-
ce del Canto. Et primieramente ragionaremo del Suono,
come di quello che è lo Elemento & la Materia delle Conso-
nanze, dalle quali nasce ogni Concento musicale. Et se ben si è ragionato di
esso anco nelle Istitutioni & nelle Dimostrationi harmoniche, & detto quel che
ello sia, & quello che sia la Voce & come si faccia; non sarà però fuori di pro-
posito ragionare un poco intorno alcune cose, che saranno di utilità non poca
& di grande satisfacione à tutti quelli che si dilettano di sapere; massimamen-
te hauendo noi à parlare della sudetta Fabrica; percioche in questa Scientia il
Suono è primo di tutte quelle cose che cadono nella Contemplatione; ma quel-
le che uengono in cotale Contemplatione, sono quelle che tendono alla conside
ratione de i Sistemati ò Costitutioni ò Congregationi ò Adunationi che le uo-
gliamo dire, & de i Tuoni; & non è honesto, come dice Aristosseno, Elemento-
rum har-
mo. lib. 1.
ch'alcuno
uoglia cercare da colui che fà professione della Musica, più oltra, essendo che
questo è il Fine di cotal negotio; percioche Quello che si uà contemplando oltra
questo fine; come quando la Poetica facoltà si serue delle Costitutioni & de i
Tuoni, non è cosa propria della Poetica; ma si bene di quella Scientia, ch'ab-
braccia queste, insieme con molt'altre cose, con le quali si essaminano tutte quel-
le, ch'appartengono alla Musica. Et questa è ueramente la professione del Musi-
co. La onde essendo il suo Fine, Trattare il Canto & la Intelligentia della Mu-
sica, con la cognitione del Rimanente & del Moto; come nel precedente Li-
bro page 44 44 Librobro dicemmo, fà dibisogno, che sopr'ogn'altra cosa prima si definisca & stabilisca
il Moto della Voce nel suo luogo; essendo che di essa non si troua esserui un mo-
do solo; percioche quando noi parliamo ò cantiamo, ella si muoue (dirò cosi)
con quel moto che chiamiamo nel luogo, & si seruiamo allora dell'Acuto & del-
lo Graue, che si fanno col mezo del Mouimento locale. Non sono però questi
due modi d'un istessa specie; come uederemo discorrendo molte cose intorno la
Voce, per maggiore intelligentia di quello che si hà da dire; accioche maggior-
mente conosciamo quelli Accidenti che occorrono intorno al Suono, tanto più
che non hauendo prima dichiarato la natura di quella, non è facile da intender
quello che si dirà di questo. Vedremo adunque prima quel che importino alcuni
Termini usati da i Musici; come sarebbe quello che i Greci chiamano Ε'πίτασιν, che
noi potiamo chiamare (per dir cosi) Tiramento; & quel ch'importi quello che
è detto Α῎νεσις, ilquale diciamo Relassamento ò Rallentamento; Laonde Plato-
ne nel lib. 1. della Rep. dice; ἐν τῇ ε'πιτασει, καὶ ἀνέδει τῶν χορδῶν. cioè, nel Tiramento &
nel Rilassamento delle chorde, simigliantemente quello, che uuol dire questo
nome βαρύτης, che dicono Grauità, & Ο'ξύτης, ch'intendono Acutezza; non la-
sciando da parte quello, che importi questo τάσις, che chiamiamo Estensione
ò Distendimento ò pur Distiramento, ilquale uà innanti di ciascuna delle quat-
tro cose nominate: & diremo anco la differentia che si troua tra queste Cinque
cose, & se la Estensione della Grauità & della Acutezza, s'habbia da referir all'
Accrescimento, ouer'alla Diminutione, ouer à questo solamente & non à quel-
lo; & dopoi che si haurà trattato queste cose, uerremo auanti ogn'altra cosa à ra-
gionar dell'Interuallo; seguitando dopoi per ordine; & trattaremo quelle cose,
delle quali habbiamo proposto di ragionare: Ma prima incominciaremo à dire
delle Differentie del Moto fatto nel luogo, & diremo prima; ch'ogni Voce sen-
za dubio si muoue; & dopoi, che le specie del Moto sono due; cioè Continuo
& Interuallato; onde il Senso, considerando la Voce secondo il Moto continuo,
la riceue come quella, che li pare che uada scorrendo per un luogo certo, & che
mai non si fermi, & non gli apporti differentia alcuna de termini; essendo con-
tinuamente portata sino al silentio. Ma secondo quello, che consta d'Interual-
li, detto Interuallato, li par che si muoua quasi al contrario; percioche dopo
che ha trappassato; cessa prima in una estensione, dopoi in un'altra; & ciò fà
continuando: dico, continuando, inquanto appartiene al tempo, uscendo fuo-
ri (per dir cosi) de i luoghi che sono compresi dalle Estensioni & stando in esse:
Laonde pronunciandosi quelle separatamente da per se, allora si fà & si gene-
ra il Canto; essendo portata la Voce da un moto interuallato; & l'un & l'altro
di quelli moti fà dibisogno che siano cōpresi dal Senso. Se 'l sia poi uero ò nò, che
la Voce si muoua, ouer di nuouo si fermi in una estensione, come alcuni potreb-
bono dubitare, non staremo hora à disputarlo, se ben si conosce col Senso, ch'
ella sia portata hora da questo & hora da quello dall'un'all'altro moto, doue che
da questa parte si conosce il Moto concordeuole & atto alla Modulatione della
Voce, da gli altri moti in tutto à questo contrarij. Quando poi semplicemente
la Voce si muoue in modo che par, che da niuna parte stia ferma, da questo mo
to cotal uoce si chiama Continua & Sermocinale; ma quando ci par che prima
si fermi in una estensione, & dopoi passa ad un'altra, & doue ella si hauea ferma-
to, di nuouo si ferma in un'altra, & cosi scambieuolmente spesse fiate perseuera
di far questo; allora si nomina Interuallare & Melodica; & tra quelle due se ne
pone una, che si può dir Mezana; dellaquale si è ragionato anco nelle Istitutio-
ni. cap. 13.
Secundae
partis.
La continua adunque è propria del parlare; perche parlando, allora la Vo-
ce page 45 Secondo. 45ce si muoue nel luogo, di modo che pare, che non si fermi in parte alcuna;
ma l'altra, che serue al Cantare, è detta Interuallare da gli Interualli, che in
essa si scorgono quasi fermarsi: Onde quando alcuno in questa ordina bene in-
sieme il tutto, non di ciamo ch'ei parla, ma che Canta; percioche si come men-
tre si parla, si guarda di far che la Voce non si fermi; se non è però sforzato di
uenire à questo, da qualche affettione ò passione dell'animo; cosi nel cantare si
fà il contrario; essendoche si fugge la continuità, & si segue lo stato della Voce;
percioche quanto più ella è una & ferma, tanto più il Canto pare al Senso più
accuratamente fatto. Lascierò di dir della Mezana uoce, la qual partecipa della
natura dell'una & dell'altra di queste due, per hauerne à bastanza ragionato nel
sudetto luogo, & dirò, facendo bisogno, com'è manifesto, che la Voce nel Canto
faccia (dirò cosi) i Tiramenti & li Rilasciamenti apparenti, & che costituisca
l'Estensioni de i Suoni proferiti, che siano manifeste; accioche hora rimessa &
hora tesa, dia ascosamente il luogo dell'Interuallo, ch'ella trascorre; dia anco i
Suoni, che distinguono gli Interualli, euidenti & fermi. Ma accioche meglio
si sappiano i sopra nominati termini, diremo; che l'Intensione ò Tiramento
non è altro, che moto di uoce continua, fatta dal graue all'acuto; ma il Rila-
sciamento ò Allentamento si fà per il contrario, procedendo dall'acuto al gra-
ue. L'Acutezza è quella, che si fà per il Tiramento; & la Grauità, per lo Ri-
lasciamento. Et quando alcuno dubitasse, se 'l Tiramento con l'Acutezza fusse
una cosa istessa, come anco il Rilasciamento con la grauità; la proua istessa lo fa-
rà conoscere; quando si rilascierà, ò allenterà una chorda d'alcun'Istrumento,
acciò conuenga proportionatamente con un'altra; se ben questo non è al tutto
manifesto à quelli, che non hanno cognitione alcuna de gli Istrumenti; percio-
che quando tiriamo una chorda, la riducemo & trasferimo nell'acutezza, che
non è ancora in essere; ma debbe essere per il tiramento, che si dee far della
chorda; essendo che allora si fà l'Acutezza, quando la chorda cosi tirata, si ri-
duce in una conueneuole intensione ò tiramento; di modo che non s'habbia
più da rimouere; & questo si fà cessando, ò più tosto non ui essendo la Intentio-
ne, ò Tiramento; perche non può la chorda far due cose contrarie; cioè,
Muouersi & Star ferma. Ma 'l Tiramento si fà col mezo della chorda mossa; &
l'Acutezza, perche già è quieta & si stà ferma. Et tutto questo si può anche di-
re del Rilasciamento & della Grauità, da questo in fuori; che l'acutezza & la
grauità sono luoghi contrarij. E' adunque manifesto da quello, che si è detto,
che la Rilasciatione è differente dalla Grauità, come è differente l'Agente dal-
l'Effetto; simigliantemente l'Intensione ò Tiramento è differente dall'Acutez-
za, & la Grauità dal Rilasciamento, all'istesso modo. Ma la Tensione ò Disten-
dimento, il quale è chiamato Tenore, è diuerso da tutte queste cose; percioche
per cotale s'intende, & è quasi come un certo stato, & permanentia di Voce;
cioè, una Equalità di moto d'una Voce, ò Suono istesso, fatto senza mutatione
(dirò cosi) di luogo, nel luogo istesso. Non dico già, che la Voce non si faccia
per il Moto, accioche alcuno non credesse, ch'io uolessi inferire, che 'l Moto al-
cuna fiata non si muouesse, ma stesse & riposasse; dico bene, che con questa uo-
ce Tensione, ò con qual si uoglia altro nome, che fusse più conueneuole à que-
sta cosa, s'intende l'Equalità, o (per dir cosi) l'Identità del Moto; percioche
allora diciamo la Voce stare & esser ferma, quando udimo che ella non passa
ne uerso l'acuto, ne uerso 'l graue; ma rimane in una qualità istessa. Onde par-
mi, che la uoce faccia questo mouimento solamente nel modulare ò cantare; es-
sendoche ò si muoue nel far alcuno Interuallo, ouero che stà, rimanendo
nell'istesso suono: Il perche questi suoni, dall'effetto, si chiamano ò Stabili, ò
Mo- page 46 46 LibroMobili. In tal modo adunque pare à noi, che faccia la Voce nel Cantare; es-
sendo che si muoue nell'Interuallo, se pur si muoue; & cessa nel Suono, quan-
do manca la Velocità: Ma la Tensione, non è Intensione, ò Tiramento, ne Ri-
lasciamento; perche diciamo quella esser quiete di uoce, & queste esser Mo-
uimenti certi. E' anco differente la Tensione dalla Grauità & dall'Acutezza; es-
sendoche il star della Voce non è altro, che 'l rimanere in una Intensione, ò Ri-
lasciamento; & ciò intrauiene, quando è posta nel graue, ò nell'acuto; percio-
che si ritroua ò nell'uno, ò nell'altro di questi due luoghi. Onde è necessario, che
sia ò nelle parti graui, ò nelle acute. Ma non si troua mai, che in un'istesso In-
teruallo l'acuto col graue siano insieme, ne anco la Grauità & l'Acutezza in un
luogo istesso, quantunque ciò si possa dire per relatione, ne gli estremi di due in-
terualli; l'un de quali haurà il suo Suono acuto conforme & di suono equale al
graue dell'altro, ò per il contrario. Il perche si conosce, che la Tensione è un
certo non sò che di diuerso dall'uno & dall'altro di queste due cose, & che con
niuna di loro ha cosa ueruna di commune. Sono adunque tra loro diuerse la
Tensione, l'Acutezza, la Grauità, la Relassatione, ò Rilasciamento, & la In-
tensione: Ma se la Distensione del Graue & dell'Acuto sia infinita, ò pur termina-
ta dall'una & dall'altra parte, come si uoglia, non sarà difficile da sapere, quando
cotal cosa si referirà alla Voce, percioche ogni Voce tanto naturale, quanto artefi
ciosa, come s'è dichiarato nelle Istitutioni, cap. 13.
2. partis.
hà un proprio & determinato tuono;
cioè, il Massimo, & il Minimo, col quale si uà discorrendo cantando, percioche
nella Grādezza la Voce non può augumentarsi in infinito nel Distendimento del
graue & dell'acuto, ne anco restringersi nella picciolezza, se bene alcune fiate que
sta limitatione consiste nel mezo, cioè, ò di quà, ò di là dall'acuto & dal graue, à i
quali poniamo termine, hauendo riguardo non solo à quello, che fà il Suono,
ma anco à quello, che lo giudica; dallequali cose l'una è la Voce, & l'altra l'Vdi-
to; essendo che tutto quello, che non può far la Voce, & l'Vdito non può giu-
dicare, è lontano dall'utile & commodo Distendimento di essa Voce; come dal-
l'Esperientia si conosce; che tanto la Voce, quanto il Senso insieme mancano
dell'officio loro nella picciolezza; perche la Voce non può esprimere l'Inter-
uallo minimo ò Vltimo udibile, ne l'Vdito lo può capire, di maniera che co-
nosca che sia alcuna parte, diremo cosi, d'alcuno Interuallo minimo, cono-
sciuto nella Musica. Parrà forse, che l'Vdito ecceda la Voce nella grandezza,
ilche non occorre nel molto; tuttauia, ò più di quà, ò più di là, che sia la Voce,
del douere, bisogna che sia inteso l'estremo istesso del Distendimento; hauen-
do riguardo alla Voce insieme, & all'Vdito; perche ouer farà quell'istesso nella
parte minima & l'altro nella massima; cioè, una certa massima & minima, ouer
di commune grandezza di Distendimento alla cosa che suona, & à quella che giu
dica; ouer sarà all'un de due propria. Diremo adunque, ch'è manifesto, che
l'addotto Distendimento del graue & dell'acuto nella Voce & nell'Vdito non
si muouerà, ne da una parte, ne dall'altra in infinito, ma sarà necessario, che
stia ne i termini limitati. Et questo è necessario che sappia & conosca ciascun
che desidera di esser buon Musico; essendo la Musica, com'altroue habbiamo
detto; Intelligentia del Rimanente ò Stabile & del Mosso ouer Mobile; per-
cioche da queste si comprendono le differentie di quelle cose, che si tratta nel-
la Scientia.
Del page 47 Secondo. 47

Del Suono in particolare, & d'alcuni suoi Accidenti.
Cap. II.

TVTTO quello, che si è detto della Voce, si dee accommodar anco al
Suono, delquale hora si ragionerà particolarmente, per essere il Pri-
mo Elemento di che si compone tutta la Musica; onde diremo,
come facemmo altroue, che 'l Suono è cadimento di Voce in una
Estensione; percioche si uede stare il Suono, cadendo la Voce in uno stato con-
ueneuole al Canto, mentre iui cessa in un Distendimento. Questo è conside-
rato dal Musico, come Materia & come Principio & Primo Elemento, come
si è detto, d'ogni Interuallo musicale di che si compongono tutte quelle cose
ch'ei considera nella Scientia, & specialmente l'Harmonia; percioche bisogna
auertire, (come hò dichiarato diffusamente nella prima Def. del primo delle Di-
mostrationi
, & nel cap. 2. del 2. lib. De Re musica) che non si hà da considerare
propriamente nella Musica, come Elemento delquale si fanno gli Interualli, quel
Suono che da Greci è detto Ψόφος; ma solamente quello, ch'è chiamato φθόγγος;
percioche cotal Suono è solamente definito essere principio & cagione della
Consonanza & d'ogni Interuallo musicale; il perche quel Suono è tanto consi-
derato ne gli Interualli, quanto è considerata l'Vnità ne i Numeri, il Punto nel-
le Magnitudini, & il Momento ò Instante nel Tempo. Onde si come quando
non ui fusse l'Vnità, non ui sarebbono i Numeri; & se non ui fusse il Punto, non
haueressimo le Magnitudini; & se mancasse l'Instante ò Momento, non sarebbe
il Tempo; essendoche i Numeri uengono dall'Vnità replicata più uolte, la Ma-
gnitudine dal flusso del Punto, ch'è principio della Quantità nella Linea, & il
Tempo hà principio dal Riportamento dell'Instante ò Momento; cosi se non
fusse il Suono, non sarebbe l'Harmonia; essendo senza dubio il Suono in-
sieme co 'l mouimento del Corpo la Materia della Musica: Laonde si come
sono prima i Nomi & i Verbi d'ogni uoce articolata, & d'ogni Oratione perfetta;
& le Sillabe loro che si fanno di lettere ò prime uoci, hanno forza di Elemen-
to; perche sono minime parti, che si possono diuidere, nellequali si risolue ogni
nostro Parlare; & dopoi le Parole, che sono parti intiere della Oratione, & si
compongono di Sillabe; cosi le parti perfette della Cantilena, che sono i Dito-
ni & i Semiditoni; i Tetrachordi, & i Pentachordi & altri simili, sono composti
d'Interualli contenuti & formati dalle Voci ò Suoni, che sono indiuisibili, & ten-
gono il luogo de gli Elementi, ne i quali si risolue ogni Cantilena. Ma due spe-
cie si trouano di Mouimento, l'una dellequali è detta da G reci φορὰ, quasi Ri-
portamento ò Dilatione, & l'altra Α'λλοίωσις, come Alteratione; & la prima ne con-
tiene due; come di quello che si fà per il Diritto, & di quello che si fà in Giro, che si
troua nel Riportamento di luogo à luogo, rimanendo nel proprio luogo gli Assi
(dirò cosi) de i loro Corpi; siano poi Corpi celesti, Ruote, Coni, ò Globi di qual
sorte si uoglia. Laonde lasciando da parte le specie del Riportamento ò Dilatio-
ne, che sono molte, che più tosto appartengono alla Scientia naturale, che alla
Musica, ragionaremo sempre di quella solamente, che serue al Moto che si fà dal
luogo à luogo Per il diritto, dalquale nascono i Suoni & le Voci, considerate dal
Musico come Materia de gli Interualli musicali, & presa come Elemento & Prin-
cipio (dirò cosi) di che si fanno le cose che la Musica uà contemplando, & ri-
ducendola nel suo fine.
Della page 48 48 Libro

Della Differentia che si troua tra il Principio & lo Elemento nel-
la Musica.Cap. III.

DA quello che si è detto, si può conoscere, che non è solamente d'im-
portantia, ma etiandio molto necessario; uolendo intender ben le co-
se della Scientia; saper quello ch'in essa si piglia per Principio, & quel-
lo che si tiene che sia Elemento; non già nella maniera che l'intendeua
Talete Milesio gran Filosofo de suoi tempi; ilqual uolea che l'una & l'altra di que-
ste due cose s'intendessero essere una; ma si ben secondo l'intentione di Platone,
d'Aristotele, & di tutti quelli, ch'uscirono dalle loro scuole; iquali uolsero, che
tra 'l Principio & lo Elemento ui fusse, com'è ueramente, gran differentia; es-
sendo che ogni Elemento è composto almeno di materia & di forma, & lo Prin-
cipio non è, ne si può dire fatto, ne composto. Et se ben la Terra, l'Acqua,
l'Aria, & il Fuoco sono chiamati Elementi, de i quali si fanno, ò generano tutte
le cose naturali; tuttauia si chiamano anco Principij; percioche non si troua
cosa alcuna naturale, che sia più antica di loro, dellaquale eglino uengono à
nascere; essendoche il nome di Principio non conuiene à quella cosa, ch'è na-
ta d'un'altra più antica di lei, ma più tosto à quella dallaquale è nata. Laonde
quello si dice esser principio, dalquale procede alcuna cosa; come diciamo la
Fonte esser principio del Fiume, il Sole principio della Luce, & il Padre princi-
pio del Figliuolo; ma lo Elemento diciamo esser quello, dalquale la cosa natu-
rale primieramente si compone, di maniera che non si risolue in corpi più anti-
chi, ò primi di lui: onde diciamo, componendosi la Pietra di terra & di acqua,
che l'acqua & la terra non si risolue in corpi di diuerse specie, che siano più an-
tichi ò primi di loro; essendo che non si troua Corpo soggetto alla Corruttio-
ne, che sia più antico de i quattro Elementi. Et quantunque questo termine
Principio si possa considerare in molte maniere, lasciando hora da parte tutte l'al
tre, come poco attenenti à questo proposito, diremo solamente, che quello è
Principio, per ilquale conosciamo primieramente alcuna cosa col discorso dell'
intelletto. Et perche ogni Discorso si risolue nelle prime & notissime Proposte;
però gli Elementi appresso i Sapienti si chiamano anco Principii. Oltra di ciò,
perche per la Definitione del Soggetto si scopre à noi le sue propietà; però la De-
finitione si chiama Principio, dalquale s'incomincia la notitia della natura della
cosa intellettuale discorsiua; Et questo è detto Principio dell'Essere & del Cono-
scere. Et se bene ogni Cagione è Principio, non è però per il contrario, che 'l
Principio sia ogni Cagione; percioche uediamo il Punto esser principio della
Linea, nondimeno realmente non è la sua cagione; cosi diremo anco, che la
Matina è principio del Giorno, tuttauia non è la sua cagione. Lasciando simi-
gliantemente da un canto le molte significationi di questo nome Elemento, che
dipendono da quello che si è detto, dirò solamente tre cose; prima, che le lettere
sono dette Elementi delle Voci ò Parole; dopoi, che i primi Corpi di che si com
pongono le cose naturali, sono Elementi, ne i quali ultimamente esse cose anco
(come detto habbiamo) si risoluono; Vltimamente, le prime Dimostrationi,
massimamente quelle della Geometria & uniuersalmente dell'altre Scientie, so-
no dette Elementi; percioche le prime Dimostrationi fatte dalle prime Propo-
ste sono dette Elementi di tutte l'altre che seguono; lequali si compongono di
quelle, & si risoluono in esse, & quelle non si risoluono in altre che siano più an-
tiche ò prime; percioche ui è stato & fermezza in esse prime Propositioni cono-
sciute page 49 Secondo. 49sciute per quei termini & sono indimostrabili. Ma le prime Dimostrationi si fan
no di tre termini solamente; perche il Mezo non si risolue in alcuna cosa più an-
tica & prima; ma le seguenti Dimostrationi si fanno di più termini, come si po-
trebbe dimostrare; ilche lascio, per non fastidire chi haurà da leggere. Me-
ritamente adunque la prima Dimostratione d'una cosa è detta Elemento, & la
seconda Elementale: Laonde bisogna auertire di non confonder questi due ter-
mini, Principio & Elemento, pigliando senza alcuna differentia l'un per l'altro;
percioche ne nascerebbe confusione. Tutto questo hò detto, perche uoglio ho-
ra che 'l si sappia; per cagione di quelli che non sono troppo ben disposti ad in-
tendere le cose; che prima i Principij nella Musica sono le Definitioni, che di-
chiarano molti termini della Scientia; dopoi le Dimande che si chiedono all'
Auersario, per poter dimostrar le cose della Scientia; & finalmente i Pareri com
muni anco sono Principii, i quali da sè sono noti à tutti quelli che non sono
pazzi. Et questi Principij sono i Mezi, co i quali dimostriamo le Passioni del pro
prio soggetto; ma le conclusioni con le Dimostrationi si dicono i suoi Elementi:
Diremo adunque al nostro proposito, acciò siamo intesi; che nella Musica quel-
li sono detti Elementi, di cui si compone qual si uoglia cosa, nellaquale essi per-
mangono; & risoluendosi, ne gli istessi Elementi si risolue. Ilperche primiera-
mente diremo, che 'l Suono è quel primo Elemento, delquale si fà prima ogni
Interuallo musicale, contenuto tra il graue & l'acuto; & che tutti quelli Interual-
li, che compongono ò de i quali sono composti primieramente gli Ordini de Suo
ni ò Voci, tanto naturali, quanto arteficiali, sono, non primi Elementi, ma più
tosto Elementati ò secondi Elementi, s'è lecito cosi dire; percioche si compon-
gono de Suoni primieramente, come di propria Materia. Ilperche se bene (per
dare uno essempio) nella compositione d'ogni arteficioso Sistema ouer Ordine na
turale ò Syntono diatonico, non u'entrano se non tre Interualli semplici, come
Elementi di cotale specie; perche sono minori di tutti gli altri che si possono in
essa ritrouare, & compongono il sudetto Sistema arteficioso; l'un de quali è det-
to Tuono maggiore, c'hà la sua forma dalla Sesquiottaua; l'altro si chiama Tuo-
no minore, ch'è contenuto dalla proportione Sesquinona; & il terzo si nomina
Semituono maggiore, che consta di proportione Sesquiquintadecima; non pe-
rò sono detti primi Elementi, poscia che i Suoni di che sono (dirò cosi) compo-
sti, sono ueramente Primi Elementi, percioche si come la Pietra, che si fà di ter-
ra & di acqua semplici Elementi, non è Elemento, ma si chiama Elementata;
cosi anche si può dir delle Consonanze; percioche gli Interualli, che nascono per
accidente dopo la compositione del sudetto Sistema massimo ò Ordine, non so-
no altramente da esser detti Elementi; perche non sono secondo l'intentione ò
forma di cotal Specie, ne entrano in essa se non per accidente: Et chi cre-
desse altramente si potrebbe annumerare tra i pazzi. Diremo adunque, per con-
cluder questo ragionamento, che tutti quelli Interualli che nascono & possono
nascere in cotal modo, & saranno minori del Semituono maggiore, non sono,
ne potranno esser à patto alcuno Elementi del Naturale ò Sintono diatonico;
percioche in esso realmente adoperar non si possono senz'alteratione di cotale
Specie. Laonde chi uolesse dire, che 'l detto Naturale ò Sintono hauesse piu In-
terualli proprii & elementali de i tre sudetti, che compongono i suoi Tetrachor-
di & tutto il Sistema, l'intenderebbe assai male; & ciò conoscerebbe dall'ordine
arteficiale di qual si uoglia Istrumento; perche nella Compositione de i quattro
primi Tetrachordi non si troua altro Interuallo, che sia minore de i tre sudetti.
Et se ben per aggiungimento del Quinto, detto Synemennon, nasce una diuisio-
ne, che si fà per accidente, del Tuono maggiore, ch'è collocato (parlando prat-
E tican- page 50 50 Libroticando) tra a. & b. per la chorda b. aggiunta, in due Semituoni inequali; il che
accade anco in molti altri luoghi de gli Istrumenti arteficiali; massimamente in
quelli c'hanno i Tasti, come hà l'Organo; l'un de quali è proprio & elementale
della specie, l'altro non u'hà da far cosa alcuna in essa; come è noto à tutti quelli
che sono intelligenti di questa Scientia; tuttauia non è, ne si può dire Elemento
di cotale Specie; ma un'altra cosa nota per la mistione di cotali Elementi. Quan-
do adunque alcun uolesse dire, ch'oltra il Semituono maggiore del Sintono ò
Naturale, si trouasse in cotal Specie altre sorti di Semituoni ouer'altri Interual-
li minori de i Tre sudetti, che detta Specie contenesse maggior numero d'Inter-
ualli semplici & elementali, di quelli che si è mostrato; non potrà mai ciò dire con
uerità; percioche sono cose auenute per accidēte. Et questo hò uoluto dire, accio
che quando si ritrouerà in alcun'ordine de Suoni ò Voci ne i miei Scritti finiti In
terualli, si sappia conoscere, qual sia il proprio & naturale, ò uogliam dire Ele-
mentale della specie & qual non, & non si pigli errore. Auertendo ancora, che
se bene le Definitioni che si danno di questi secondi Interualli accidentali, si pos-
sino chiamare Principii; essendoche col mezo loro si cauano Infinite & molto
utili Conclusioni nella Scientia, per saper la natura & proprietà del Soggetto;
non si potranno però mai à patto alcuno chiamare Elementi: poiche (come si è
detto) tra quelle & questi di troua gran differentia.

In qual maniera gli Antichi ordinassero i Suoni ò Chorde ne i loro Istrumenti, &
del Nome loro & de i Tetrachordi contenuti tra esse.Cap. IIII.

DICEVA il sudetto Talete, che non si troua nel Mondo cosa più bella del-
l'Ordine, & è cosi in fatto; percioche da esso prouiene la bellezza & il
decoro di tutte le cose, che giudichiamo esser tali: Ilperche conoscen-
do questo gli Antichi musici, si sforzarono d'ordinar le chorde de i lo-
ro Istrumenti, dallequali nasceuano i Suoni, di maniera che fussero l'uno all'al-
tro corrispondenti in buona proportione. Ilche hauendo fatto; quell'ordine che
nacque, ilquale era contenuto dal numero di Quindeci chorde, era composto di
quattro Tetracordi, iquali conteneuano tutte le Specie delle principali Conso-
nantie, come altroue dimostraremo; Hauendo però diuiso quest'Ordine in due
parti, dallequali ciascuna conteneua Otto chorde, di modo che la prima era con-
tenuta nella sua parte graue, & la chiamarono Ottochordo & Lira di Pithagora;
& l'altra era collocata nella parte acuta tra Sette chorde, & la nominarono Lira ò
Heptachordo di Mercurio; percioche tra le Otto più acute chorde della seconda
parte erano contenuti due Tetrachordi insieme aggiunti. Ma queste due parti
erano l'una dall'altra separate per lo spacio del Tuono, collocato tra l'ottaua &
nona chorda; ilquale chiamauano Tuono della Separatione ò diuisione. Ma
di doue nascesse, che cotali chorde & anco i detti Tetrachordi fussero nomi-
nati, come si trouano scritti appresso di loro, lo uedremo al suo luogo. E' però
da sapere, ch'ogni Harmonica modulatione ò Cantilena, nasce ò dalle Voci ò
da i Suoni; & essendo la Voce terminata sott'alcuni termini, iquali non si posso-
no, si nel troppo acuto, come anco nel troppo graue, trappassare senza grande in-
commodo, per esser la Natura terminata nell'Huomo; come si è detto altroue;
percioche passando la Voce il troppo acuto, si uiene ad un certo modo come à rō
pere; & trappassādo il troppo graue, si ode tremare & quasi essere al fine & cessare,
poiche non può arriuare ad alcuna buona sonorità; però uiene attribuito à Pitha
gora, acciò si potesse cantare con qualche harmonia & co 'l Senso armato d'Espe-
rientia, & l'Intelletto accompagnato con la Ragione hauesse intelligentia di es-
si page 51 Secondo. 51si Suoni; ch'ei ordinasse i Suoni & le Voci l'una dopo l'altra tra le chorde de gli
Istrumenti; di modo che non passassero il numero di Quindeci; rinchiudendo gli
estremi loro nella proportione detta Quadrupla; del che ne parlai anche nella Se
conda parte delle Istitutioni
. Et per distinguerle l'una dall'altra, posi nome all'
acuta (come Rimanente) Netehyperboleon; cioè, Vltima delle eccellenti; fa-
cendola deriuare da questa parola Νέατον; ch'è l'istessa, come se 'l si dicesse Ε῎σχατον.
cioè, Vltimo; percioche tiene per fermo, che nell'acuto fino iui si potesse ascende
re con la Voce senza discommodo & con buona sonorità. Ma alla grauissima pose
nome Προσλαμβανόμενος, come Acquistata ouer Pigliata; laquale anche, come scriue
Boethio nel cap. 20. del primo libro della Musica, d'alcuni fù chiamata Προσμέλοδος;
essendoche fu aggiunta alle Sette prime, che si ritrouarono nell'antico Istrumen-
to, accioche quella Diapason, ch'è prima nel detto ordine, si udisse perfetta;
percioche comprese, che non solo in essa si facea il primo & grauissimo, che po-
tea uscire con sonorità; ma anche la uoce potea con sonorità & commodità ag-
giungere à cotal luogo, & iui fermarsi: onde uolse, che fusse cosi nominata, per-
che non conueneua con alcun'ordine ò costitutione de Suoni, che conteneuano
Quattro chorde, i quali da cotal numero furono chiamati Tetrachordi, & fu an-
co la sudetta chorda cosi nominata, perche fu posta & aggiunta fuori di essi Te-
trachordi, per hauere & acquistar la consonanza Diapason contenuta tra essa
& la mezana di cotale ordine; chiamata Mese; Et ancora, accioche hauesse tal ra-
gione con la seconda che la segue immediatamente, laquale chiamarono Hypate
Systema, ouer'Ordine stabile, ò immutabile.
15. Netehyperboleon.
14. .
13. Tritehyperboleon.
12. Netediezeugmenon.
11. Paranetediezeugmenon.
10. Tritediezeugmenon.
9. Paramese.
8. Mese.
7. Lychanos meson.
6. Parhypate meson.
5. Hypate meson.
4. Lychanos hypaton.
3. Parhypate hypaton.
2. Hypate hypaton.
1. Proslambanomenos, ò Prosmelodos.

Costitutione massima et perfetta.
DISDIAPASON.
Lira di .
Lira di .
Tet. hyperboleon.
Tet. Diezeugme.
Tuono.
Tet. meson.
Tet. hypaton.
Tuo.
E 2 hypaton; page 52 52 Librohypaton; cioè, Soprana delle soprane, che contenesse il Tuono, come hà la det-
ta Mezana con quella che la segue, detta Paramese; cioè, Appresso la mezana ò
Quasi mezana. Ma la Soprana delle soprane fù chiamata Hypate, perche con-
tiene il primo luogo nel più graue de i Tetrachordi del sudetto ordine massimo
& perfetto nella musica; ilqual Tetrachordo chiamarono Hypaton; cioè, delle
Soprane, per farlo differente da gli altri Tetrachordi; percioche ogni loro pri-
ma & grauissima chorda chiamarono Hypate. Nominarono etiandio la terza
Parhypate, & anco Prima hypate; cioè, Quasi soprana delle soprane, perche
era aggiunta dalla parte acuta alla Hypate; & aggiunsero Hypaton, per far l'op-
posita distintione della Parhypate de gli Tetrachordi acuti; ma la Quarta chor-
da dissero Hyperhypate & Lychanos; cioè, Sopra la soprana, ouero Indice
delle soprane; & le dissero Prima hypate, come più acuta della parhypate; do-
poi la chiamarono Lychanos, dal Dito della mane chiamato Indice, che si nomi
na con tale nome. Ilche si può dire anco de gli altri per ordine, ch'io non starò
qui à commemorare; percioche ne ragionerò altroue, secondo 'l proposito, &
dimostrerò l'ordine & positione delle chorde, con le facoltà & forze loro; bastan
domi hora solamente porre l'essempio, acciò si conosca quello di che qui & nel
le Istitutioni à sufficientia hò ragionato; poscia che anco Emanuel Briennio ne
ragiona abondantemente nella 2. Settione del primo Libro, ch'ei scriue della
Musica
, mostrando di esse il sopramostrato ordine. Ma come dal numero di
Quattro Tetrachordi arriuassero al numero di Quindeci chorde, da quello c'hò
scritto nel cap. 32. della 2. parte delle Istitutioni, & da quello che scriue prima
Boethio nel sudetto cap. 20. si potrà facilmente conoscere. Come anco fusse-
ro diuise in Tetrachordi, iquali contengono ne i loro estremi la Diatessaron, la
quale secondo l'opinione de gli Antichi è la prima & minima d'ogni altra Con-
sonanza; de i quali Tetrachordi ciascuno ritiene il nome della positione delle
chorde che contiene. Da questo si può conoscere, che incominciando da Ne-
tehyperboleon con le tre sequenti chorde, Paranete, Trite & Netediezeugme-
non, è contenuto il Tetrachordo che chiamano Hyperboleon, da Netedie-
zeugmenon incominciando & procedendo dalla Paranete alla Trite, & da que-
sta alla Paramese, uiene il Tetrachordo detto Diezeugmenon; dalla Paramese
alla Mese ui è l'Interuallo del Tuono, che separa questo Tetrachordo dal Me-
son, che è quello, ch'incomincia dalla Mese, procedendo per la Licanosme-
son alla Parhypatemeson, & finisce nella Hypate meson; & questo è equiualen-
te (dirò cosi) all'Hyperboleon, cioè, corrisponde à lui per una Diapason. Al
Meson segue l'Hypaton, che principia nella Hypate meson, & segue cō la Lycha-
nos & con la Parhypate sino alla Hypate hypaton, nellaquale finisce il detto Te-
trachordo, che con lo Diezeugmenon è simigliantemente corrispondente per
una Diapason & equisonante, & cosi sono quattro Tetrachordi, de i quali l'Hy-
perboleon & lo Diezeugmenon sono congiunti & hanno la Netediezeugmenon
commune; percioche questa è l'acutissima del Diezeugmenon & la grauissima
dell'Hyperboleon; come la Hypate meson è l'acutissima del Tetrachordo Hypa-
ton & anco la grauissima del Meson, & commune all'uno & l'altro de i detti Te-
trachordi, iquali si chiamano Congiunti; come Separati & Disgiunti si chiamano
il Diezeugmenon dal Meson, perl'interuallo del Tuono che s'interpone tra l'uno
& l'altro, contenuto dalle chorde Paramese & Mese, ilqual Tuono corrispon-
de per un'interuallo equisonante, cioè per una Diapason al Tuono aggiunto à
quei due più graui Tetrachordi tra Proslambanomenos & Hypate hypaton. A
questi alcuni de gli Antichi aggiunsero il Quinto, & lo chiamarono Synemen-
non, page 53 Secondo. 53non; cioè, De i congiunti; percioche lo congiunsero col Meson di maniera, che
la chorda Mese era l'ultima & acutissima di questo Tetrachordo & la grauissima
di quello, nelquale per ordine sono denominate le chorde, come quelle del Die-
zeugmenon & dell'Hyperboleon; cioè, la prima & acutissima Nete, la sequen-
te Paranete, la terza Trite, & la Quarta grauissima Mese; essendoche uolsero
connumerar la Costitutione fatta di tre Tetrachordi congiunti; come dell'Hy-
paton, del Meson & del Synemennon, con la Proslambanomenos, tra le perfette
Congiuntioni; al che (come uederemo al suo luogo lib. 5. c. 5. ) Tolomeo non consente,
ne lo riceue per tale; quantunque ei uoglia, che la Diapason Diatesseron sia
consonante. Questi Tetrachordi congiunti & separati in cotal modo hanno da-
to da filosofar molto à gli Antichi; percioche (come scriue Briennio Sect. 11.
lib. 3.
) le Positio-
ni ò Siti loro, per i quali si definiscono & terminano le Melodie, erano appres-
so di loro sette; la Synaphe ò Congiuntione, la Diazeuxis ò Diuisione, l'Hy-
podiazeuxis ò Sottodiuisione, l'Hyperdiazeuxis ò Sopradiuisione, l'Episyna-
phe ò Sopragiuntione, l'Hyposynaphe ò Soggiuntione, & la Paradiazeuxis ò
Quasi diuisione; dellequali alcune sono terminate, come la Episynaphe, la Hy-
posynaphe, la Paradiazeuxis, & la Hyperdiazeuxis; & alcune sono indetermina-
te; come sono la Synaphe, la Diazeuxis, & la Hypodiazeuxis. Et queste sono
differēti dalle prime; percioche nella Positione indefinita de i Tetrachordi si può
far l'istessa Melodia in più modi; ma non si può far nella terminata. Et che cosi sia,
è noto à tutti quelli che sono periti nella Scientia & nell'Arte del suono; & sono
anche conosciute tanto nell'ordine immutabile, quanto nel mutabile. Ma la Syna
phe ueramente, la Diazeuxis, la Hypodiazeuxis & la Hyperdiazeuxis consiste
nell'ordine immutabile; & nel mutabile la Episynaphe, la Hyposynaphe, & la
Paradieuxis. Voleuano però, che la Synaphe si facesse, quando due Tetra-
chordi erano insieme congiunti, di modo che l'acutissima chorda del graue era
distante per una Diatessaron, & era la grauissima dell'acuto; come dichiarai an-
cora nelle Istitutioni; & nella sensibile harmonia istrumentale erano tra le Syna-
phi; cioè tra la grauissima, l'acutissima, & la mezana. La grauissima si facea
dalla chorda Hypatemeson, che congiungeua nel luogo più graue il Tetra-
chordo Hypaton con il Meson; l'acutissima nasceua dalla Netediezeugmenon,
che congiungeua insieme lo Diezeugmenon & lo Hyperboleon, & la Mezana
era fatta dalla Mese; essendo che al medesimo modo congiungeuano insieme
due Tetrachordi, che conteneuano il luogo mezano della Voce; che sono il
Meson & lo Synemennon, ch'io nominai disopra. Voleuano ancora, che la Dia-
zeuxis si facesse, quando il Tuono era posto nel mezo di due Tetrachordi, i suo-
ni de i quali nelle maggiori estremità fussero distanti l'un dall'altro de gli estremi
del Tuono per una Diapente consonantia. Si trouauano però due Diazeuxis,
l'una acuta & l'altra graue; la prima era fatta dal Tuono, che era l'eccesso di
quanto nell'ordine mutabile era suparata la Paramese dalla Synemennon; per-
cio che questo Tuono (come scriue Briennio) separa due Tetrachordi, che
sono il Synemennon & lo Diezeugmenon nel sudetto Ordine, l'un dall'altro; Ma
la seconda si facea dal Tuono compreso da Mese à Paramese nel Sistema muta-
bile; percioche questo Tuono diuide il Tetrachordo Meson dal Diezeugmenon.
Voleuano oltra di questo, che la Hypodiazeuxis si facesse, quando la Mezana
Diapente consonanza di due Tetrachordi & gli estremi suoni loro, l'un'all'altro
consonauano la Diapason, & ui erano due specie; cioè, la più acuta & la più gra-
ue; onde il Tetrachordo hypaton era separato dal Diezeugmenon dal Tetrachor
do Meson; & anco dal Tuono compreso dalla chorda Mese & dalla Paramese; che
E 3 uuol page 54 54
Hyperdiazeusis.
Hypodiazeusis graue.
Paradiazeusis.
Hypodiazeusis acuta.
Tet. Hypaton.
Tet. Meson.
Tet. diezeugme.
Tet. Hyperboleon.

SYSTEMA, ouer
ORDINE.
Immutabi
le.
Mutabile.
PARTE<
ACVTA
Netehyper
boleon.
Paranete
hyperbole.
Tritehyper
boleon.
Netehyper
boleon.
Netedieze
ugmenon.
Paranete
hyperbole.
Paranete
diezeugme.
Trite hyper
boleon.
Trite dieze
ugme.
Netedieze
ugmeno.
Paramese.
Paranete
diezeug.
Netesyne
mennon.
Tritedie
zeugme.
Paranete
synemen.
Paramese.
Tritesyne
mennon.
MESE
Lychanosmeson.
Parhypatemeson.
Hypatemeson.
Lychanoshypaton.
Parhypatehypaton.
Hypatehypaton.
Proslambanomenos.
GRAVE.

Paradiazeusis.
Episynaphi.
Diazeusis acuta.
Hyposynaphi.
Tet. Hyperboleon.
Tet. Diezeug.
Tet. Synemnon.
Tet. meson.
Tet. Hypaton.
page 55 Secondo. 55uuol dire, dalla cōsonanza Diapente; percioche si come la Hypatehypaton cō la
Paramese; ouer dirò la Proslambanomenos cō la Mese ha la proportione Dupla
che cōprende la consonantia Diapason; cosi anco fà la Hypatemeson con la Nete
diezeugmenon. Di più ancora, il Tetrachordo Meson da quello, che è Hyperbo-
leon disgiunto dal Tuono, cōpreso dalla Mese & dalla Paramese & dal Tetrachor
do Diezeugmenon, fa l'istesso; percioche si come la Hypatemeson con la Nete-
diezeugmenon contiene la ragione Dupla, cosi la Mese contiene l'istessa con la
Netehyperboleon. La hyperdiazeuxis diceuano farsi, quando nel mezo di due
Tetrachordi si faceua la consonanza Diapason, stando di mezo al Tetrachor-
do Hypaton & all'Hyperboleon; essendoche la Hypatemeson alla Netediezeug-
menon (come è manifesto nell'essempio) contiene la consonanza Diapason. La
Episynaphe si facea, quando tre Tetrachordi conseguentemente per la Synaphe
si andauano modulando; come nell'ordine mutabile appare dell'Hypaton, del
Meson, & del Synemennon. Ma la Hyposynaphe era, quando nel mezo di due
Tetrachordi si facea la Diatessaron consonantia, & si congiungeuano allora dalla
parte graue il Tetrachordo Hypaton, & dall'acuta s'aggiungeua il Synemennon;
percioche nel mezo dell'uno & dell'altro di questi, era posto il Mezano Tetra-
chordo. Finalmente la Paradiezeuxis si faceua, quando i Suoni tra loro proce-
deuano in tal modo, che faceuano l'interuallo del Tuono, come si può ueder
nell'essempio. Et se bene appresso i Moderni giouano poco queste cognitioni
& considerationi, non hò uoluto però mancar di porle in questa mia fatica,
acciò si conoscano, percioche potrebbon forse giouar nella Inuentione di qual-
ch'altra cosa nella Musica; & quando bene non giouasse, si potrà uedere alme-
no, quanta diligentia usassero gli Antichi nella Musica, che ad ogni cosa, quan-
tunque minima, applicarono il nome proprio, come uederemo anco dell'altre;
diligentia dico, quasi sprezzata da i nostri più Antichi; & quasi da tutti quelli,
che sono numerati tra i Musici de nostri tempi.

Della Differentia che faceuano gli Antichi tra i Suoni.
Cap V.

ET perche gli Antichi Musici della cognitione c'haueano del Rima-
nente & del Mosso, haueano tre Generi d'harmonia; Diatonico,
Chromatico, & Enharmonico; come in molti luoghi delle Istitutio-
ni
& delle Dimostrationi hò dichiarato, & son per dichiarar di nuo-
uo al suo luogo; però haueano anco tre Ordini de Suoni ò Chorde, l'un de
quali seruiua al primo genere, al secondo l'altro, & il terzo all'Enharmonico:
onde ponendo in una Magnitudine insieme le chorde di questi Ordini, & fa-
cendone una compositione, chiamarono alcune chorde Stabili & alcune Mo-
bili. Quelle che chiamauano Stabili, erano quelle, che nella mutatione del
Genere erano communi à tutti, & erano come il Rimanente, & riteneuano
sempre nel Sistema massimo il luogo loro & il loro nome, rimanendo sempre
nel loro tenore ò suono; & quelle che erano dette Mobili, che ueramente
erano come il Mosso, per il contrario erano quelle, che nella mutatione de i
Generi seruiuano ad un solo, ouer à due de i nominati, & non riceueano
ne il nome, ne il suono. Laonde la Proslambanomenos, le Hypate, la Me-
se, la Paramese, & le Nete erano Stabili & il Rimanente, & seruiuano à
cia- page 56 56 Librociascuno de i sudetti Generi; & le Mobili erano tutte l'altre, ch'erano poste
tra queste; come altroue anco ho dichiarato; 4. Demōst.
prop. 23.
cioè, il Mosso. Ma chiamaro-
no alcuni de i Suoni stabili Βαρύπυκνοι, ouer Grauispessi; & altri Α῎πυκνοι, ouer Non-
spessi, ch'abbracciano le Costitutioni perfette. I primi sono le Hypate, la Me-
se, la Paramese, & le Nete; gli altri poi sono la Proslambanomenos & le Nete.
Ma de i Mobili, alcuni sono, che faceuano maggiori & alcuni minori interual-
li, secondo le uarietà delle diuisioni de i Tetrachordi, che faceuano molte spe
cie; onde chiamarono alcuni Μεσόπυκνοι, cioè Mezanispessi; & altri Ο'ξύπυκνοι, ouer
Acutispessi; iquali tutti si chiamauano Diatoni; & li primi erano le Parhypate
& le Trite; & li secondi erano le Lychanos & le Paranete, che nell'Enharmonico
erano detti Enharmonici, & nel Chromatico Chromatici; ma nel Diatonico
non ui erano i Spessi: Laonde Bacchio pone tre specie de Suoni, l'una chiama
Hypatoide; cioè, Graue de i spessi; l'altra Parhypatoide ò Mezana de i spessi;
& Lychanoide la terza, cioè, Acutissima de i spessi. Ma ogni suono hauea la sua
forza ò uirtù, ò pur facoltà che la uogliamo dire, & anco il suo nome & la sua fi-
gura, come uederemo. Et se bene per natura (come ho dichiarato) i Suoni
sono infiniti; tuttauia secondo la forza ò uirtù ò facoltà loro, & anco secondo
il loro uso sono ne gli Istrumenti tanto naturali, quanto arteficiali, finiti. Per-
laqual cosa essi Antichi (come habbiamo mostrato) uolsero che fussero Quinde-
ci; à i quali ne furono & sono aggiunti molti altri da Moderni, secondo 'l uario
modo delle lor compositioni. Ma in qual si uoglia Istrumento sono i Suoni tra
loro per una certa relatione, alcuni detti Equali, conne sono gli Vnisoni, & al-
cuni altri Inequali; essendoche di questi l'uno è più acuto dell'altro ò più gra-
ue. Alcuni altri sono detti Equisoni, che paiono quasi equali; come sono quel-
li della Diapason, ilche hò commemorato altroue; Alcuni Consoni, che con
un'altro fanno il suono perfetto; come sono quelli della Diapente & della Dia-
tessaron; Alcuni Atti alla melodia & al canto; come sono quelli del Tuono,
che aggiunto alla Diatessaron, fà la Diapente; alcuni Dissonanti & Duri; co-
m è il Tritono & la ; & alcuni Non atti alla melodia ò canto, che
insieme non conuengono, ne tra le Consonanze si possono porre; come auie-
ne del Diesis Enharmonico, che non si può aggiungere con qual si uoglia inter-
uallo consonante, ò dissonante, che faccia buon concento.

Che 'l Suono si può paragonare al Punto nella Quantità di-
mensiua.Cap. VI.

MA perche dicemmo già, il Suono esser tanto considerato dal Musico
per Elemento & Principio de gli Interualli, quanto l'Vnità ne i Nu-
meri, il Punto nelle magnitudini, & il Momento ò Instante nel tem-
po; però diciamo hora, che si come si può dire, ch'ogni Corpo per-
fetto hà tre dimensioni ò misure, che sono la Lunghezza, la Larghezza, & la
Profondità ouero Altezza, lequali hanno principio dal Punto; cosi ancora po-
tiamo dire, per similitudine, cotali cose ritrouarsi nel corpo dell'Harmonia per-
fetta; essendoche considerato primieramente il Suono nella sua semplicità, co-
nie Principio dell'Interuallo, tanto consonante, quanto dissonante & come
differentia & distantia di suono graue & di acuto, & sotto un Tenore, & senz'al-
cuna mutatione di luogo; come da questo in quello, & da quello in questo; si può,
come page 57 Secondo. 57come Principio, paragonare al punto, ch'è principio della Quantità, detta Ma-
gnitudine; ilqual Punto, si come quando è mosso da un luogo all'altro, è cagio-
ne della Linea, che è solamente lunga, & fà il primo interuallo; cosi il Suono,
ch'è principio della Modulatione, quando si troua nella sua duratione; cioè, nel
suo Tenore equale (dirò cosi) & nel suo Horizonte, è come il Punto nella sua
positione. Ma quando si muoue ò uerso l'acuto ò uerso il graue, & è terminato
dall'uno & dall'altro, è fatto come la Linea terminata da due punti, & come
primo interuallo, dalquale ha principio la Modulatione ò il Canto; percioche
al medesimo modo solamente procede & si distende in lunghezza: però si come
mouendosi la Linea da un luogo all'altro, nasce il secondo interuallo, ch'è detto
Larghezza, nella superficie, laqual contiene & è contenuta da due interualli;
l'uno de quali è la Lunghezza & l'altro la Larghezza; cosi la Modulatione ò Can
to, raddoppiato quasi al modo della Superficie, mouendosi in lunghezza & in
larghezza, portando i Suoni hora uerso il graue & hora uerso l'acuto, fà due
interualli, l'uno in lunghezza, nella modulatione; & l'altro in larghezza, ne
gli incontri delle parti della Cantilena. Vltimamente, si come quando si muo-
ue la Superficie, è cagione che si faccia il Corpo contenuto da tre interualli, che
sono Lunghezza, Larghezza, & Profondità ouero Altezza; cosi dall'accompa-
gnamento di due Consonanti, poste come Superficie, si genera un composto
di tre interualli, che in lunghezza contiene la Modulatione ò Canto, in larghez-
za la Consonantia, & in altezza ò profondità l'Harmonia; il che da i seguenti
essempij il tutto facilmente si può conoscere.
Linea. Superficie. Corpo.
Suono. Punto.
Interuallo di luo
go uerso l'acuto.
Repetitione con
l'interuallo [[del]] tpo.
Interuallo di luogo
urso 'l graue.
Modulatione.
ò Canto.
Consonantia.
ò
Dissonantia.
Harmo
                        
nia.
Harmo
                        
nia.

In qual maniera si faccia il Suono graue & lo Acuto & le loro Differentie, se condo l'opinione d'Archita Tarentino.Cap. VII.

QVESTE comparationi ne guidano hora alla contemplatione di cercare,
da che si facciano il Graue & lo Acuto & le loro differentie ne i Suoni,
de i quali la principal loro cagione è il Moto; se ciò uiene dalla Quan-
tità ò pur dalla Qualità; essendoche anco tra i Moti alcuni sono tardi
& alcuni ueloci; & essendo tenuto uniuersalmente, che la Velocità è cagione del-
l'Acuto & la Tardità del Graue, di qui è nato, che si trouano alcuni che uogliono
che page 58 58 Libroche la cosa uadi ad un modo, & alcuni ad un'altro. Perilche; per non lasciare que-
sta cosa senza dirne cosa alcuna; andaremo hora narrando i fondamenti delle
loro opinioni, accioche finalmente si possino insieme accordare. Incomincian-
do adunque dico, che è cosa tanto manifesta & confessata da tutti i Sapienti, che
quasi tutte le differentie delle cose sensibili sono poste almeno in due Generi;
cioè, di Qualità & di Quantità; onde pazzo sarebbe colui che lo uolesse negare.
Ilperche ritrouandosi tra i Suoni la Differentia del Graue & dell'Acuto, non sa-
rà fuori di proposito il cercare in che Genere ella sia da esser posta. E' ben ue-
ro, che 'l uoler sapere cotal cosa non è facile, se non dopo che s'haurà ueduto le
cagioni di tali effetti, lequali paiono esser communi non solamente di questo;
ma anco delle diuersità che si fanno dall'altre percussioni. Laonde per uoler
saper cotal cosa; dopo l'hauerne assai copiosamente ragionato nelle Istitutio-
ni, cap. 11.
Secundae
partis.
uederemo di nuouo prima, in qual maniera si faccia il Suono graue & l'acu-
to; ilche ueduto, uedremo poi; In che Genere sia da esser posta cotale differen-
tia. Et per dar principio, è da sapere, che non si troua alcuno de i Filosofi, che
non tenga come hò detto di sopra; che da i Moti ueloci nascono i Suoni acuti,
& da i tardi i graui; & anco che dalle Quantità di maggior grandezza non na-
scano questi, & quelli da quelle di minore, secondo 'l modo della Relatione. La-
onde; come narra Porfirio ne gli Harmonici di Tolomeo ; quel gran Filosofo
Archita Tarentino, i scritti delquale furono non solamente da lui, ma etiandio
da molti altri Filosofi grandemente approuati, seguendo la Setta Pithagorica,
nel principio di un Libro ch'ei titolò della Mathematica, dimostra il modo, per
ilquale si fanno cotali Suoni; onde ragiona in questa maniera. Parmi che quelli
habbiano buona opinione, & dirittamente conoscano, che pensano che ciascu-
na cosa si debba considerare da per se; percioche hauendo gli Antichi molto
bene inteso la natura dell'Vniuerso, & conosciuto la proprietà di molte cose
particolari, ci diedero molte cognitioni della Geometria, de i Numeri, & del-
la Musica. Primieramente ci auertirono, che 'l Suono non si può far senza la
percossa, & la Percossa si fà dal Battere de i corpi tra loro, & che 'l Suono non si
può fare con equal prestezza: Secondariamente, ch'à molti non è cōcesso il com-
prender la natura del Suono; percioche tallora per la debolezza della percos-
sa; & tallora per la molta distantia che si troua tra loro corpi, di doue hanno i
Suoni la loro origine, & anco per l'eccesso della loro grandezza, non si possono
capire; essendoche si come l'Vdito non può capire & discernere i Suoni grandi;
come è lo Strepito dell'arme, nelquale molte cose insieme si confondono, & non
quelli che peruengono al Senso, & che per le loro percosse uelocemente ad esso
s'approssimano, sono compresi, & paiono acuti; cosi non può capir quelli, che
tardamente & debolmente sono fatti dal percuotere l'Aria con una Verga, iqua-
li s'odono in esso, come nel proprio loro Soggetto, graui: Ma se l'Aria è per-
cossa con prestezza & uigorosamente, si odono i Suoni acuti; ilche auiene, co-
me quando si slancia Saetta ò Dardo ò altra cosa simile, che quanto più gagliar-
damente è slanciata con più uelocità, è portata più da lontano; & quando più
debolmente, cade tanto più appresso colui, che la slancia; poiche l'Aria, si
come maggiormente cede alla uelocità & gagliardezza, cosi minormente cede
alla tardità & debolezza: Onde il simile auiene alle Voci, che si come quelle
che sono mandate fuori dallo Spirito con forza, sono grandi & acute; cosi quel-
le che sono spinte con debolezza, sono picciole & graue; Laonde da questo na-
sce, & non da altro che udimo da lontano il Suono grande d'alcuno che parla,
& il picciolo apena udimo da presso. Questo anche si conosce da i Piffari, ne i qua
li page 59 Secondo. 59li lo Spirito che uien fuori dalle loro bocche & casca ne i fori ad esse più uicini,
con la sua forza uehemente manda fuori lo strepito acuto; & manda fuori più
graue quello, che uiene da fori più lontani: Di modo che da questo si può
comprendere, che 'l Moto ueloce rende il Suono più acuto; & il tardo, più
graue; come si può etiandio conoscere da i Calami, ne i quali uà lo Spiri-
to ò Fiato, che serrati li fori di sopra, manda di sotto la uoce graue; ma ser-
rati nel mezo in qual si uoglia luogo, fanno il Suono acuto. A queste si po-
trebbono aggiungere molte altre cose, che dimostrerebbono il Moto interualla-
re della Voce; ma da quello che è detto, basta finalmente sapere, che i Suoni
acuti si muouono più uelocemente di quello che fanno i graui, che più tardamen-
te si muouono. Questo è quello, che dice Archita; dal che si può comprende-
re, che non solamente il Mouimento ueloce ò tardo è cagione dell'acuto & del
graue ne i Suoni, ma il Corpo ò Magnitudine anco di minore ò maggior gran-
dezza; percioche si come dal mouimento ueloce & da un corpo picciolo, uiene
il suono Acuto, cosi dal Mouimento tardo, & da un corpo grande, nasce il Gra-
ue. Ma l'effetto, che faccia il percuoter gagliardamente ò debolmente un Cor-
po sonoro, lo uederemo più abbasso.

Opinione di Aristotele del Nascimento del Graue & dell'Acuto, &
che non è ueloce l'Acuto, ne tardo il Graue.
Cap. VIII.

AQVESTA opinione parmi che sottoscriuesse Aristotele, ma non uo-
lea però, che l'Acuto fusse ueloce, ne tardo il Graue, poscia che nel
2. lib. dell'Anima, Tex. 86. parlando à questo proposito, dice, che l'Acuto
muoue molto il Senso in poco tempo, & lo Graue lo muoue poco in
molto; Et che le Differentie delle cose che sonano, appariscono & si manifesta-
no nel Suono, ilquale è in atto; percioche si come non si possono uedere i Colori
senza 'l Lume, cosi l'Acuto & lo Graue non si può sentire senza 'l Suono. Et uuo-
le, che queste cose siano dette per translatione dalle cose tangibili, essendoche
se bene l'Acuto muoue molto il Senso (come poco fà dicemmo) in poco tem-
po, il Graue in molto lo muoue poco; Non è però da dire, che sia ueloce l'Acu-
to (com'egli conclude) & tardo il Graue; ma il Moto di uno è fatto tale per uelo-
cità, & dell'altro per la tardità. Onde pare c'habbia simiglianza & corrispon-
denza in proportione à quell'acuto & ottuso, che consiste nel Tatto; essendo che
l'Acuto quasi punge, & l'Ottuso quasi scaccia; poiche l'uno muoue in poco, &
l'altro in molto tempo; il che auiene all'uno esser ueloce, & l'altro tardo. Secon-
do Aristotele adunque l'acuto muoue molto il Senso in poco tempo, & il graue
poco in molto. Ma l'Acuto non è ueloce, & tardo il Graue, se non per il
Moto ueloce ò tardo; onde si uede, che dal ueloce & tardo, ch'è sottoposto
al Tempo, che è Quantità continua, nasce la uarietà del Graue & dell'Acu-
to, che si scorge ne i Suoni, iquali si possono dire da questo senz'errore, che
siano Quantità, se bene il Suono senza dubio, è posto nel predicamento ò
genere di Qualità.
Opinio- page 60 60 Libro

Opinione di Tolomeo intorno il Nascimento del Graue &
dell'Acuto.Cap. IX.

AQVESTO s'aggiunge l'opinione di Tolomeo, ilquale mentre uà cer-
cando in quale de i due Generi principalmente siano da esser colloca-
te le Differentie del Graue & dell'Acuto; cioè, in quello di Quantità,
ò in quello di Qualità; uà discorrendo un poco più in lungo; percio-
che nel Lib. 1. de gli Harmonici al cap. 3. dice; che Costituendosi la Differentia
de i Suoni tra loro secondo la Qualità & Quantità, come si fà etiandio nell'altre
cose; cotale Differentia è posta nell'Acuto & nel Graue. Ma in qual di queste
due cose s'habbia da porre, non è cosa facil da sapere, auanti che si habbia uedu-
to le Cagioni di cotali effetti, che paiono communi, cosi in questa, com'anco
in quelle diuersità, che sono fatte nell'altre percussioni. Percioche essendo
gli Affetti ò Passioni, che dir uogliamo, diuerse; & non solamente accadendo
dalla forza ò dispositione corporale, tanto di quello, ch'è percosso; quanto di
quello colquale si percuote; anzi più tosto dalla distantia del percosso, fin'oue ha
hauuto principio il Moto; potemo dire, che secondo i Soggetti, ciascuno uiene à
dare il suo Effetto, & costituire à se stessa una propria Passione; purche sia differen
te di qual si uoglia modo dall'altro. Ma la Differentia de i Suoni, che nasce dalla di
spositione del Percosso; ouer che mai nō si può hauere, ouer che mai nō può cader
sotto 'l Senso senza il Moto; & ciò auiene, per la commutatione dell'Aria, c'ha tal
conuenientia col Senso. Onde quello, che nasce dalla forza di colui che percuote,
è cagione solamente della grandezza del Suono, & non dell'Acuto, ne del Graue;
poiche in quelle cose istesse non si scorge farsi alcuna alteratione estrinseca, men-
tre che più quietamente ò con più uehementia di Suono si fanno udire; ouer quā
do lentamente si manda fuori lo spirito, ò lentamente si percuote alcuna cosa, ò
si percuote con maggior uehementia & più salda percossa. Onde da percossa mag
giore & piu robusta nasce il Suono maggiore, & lo minore da minore & più de-
bole. Da quelle cose adunque, delle quali si generano i Moti ò Percussioni in
questo luogo si pigliano le diuersità intorno le prime Dispositioni del corpo, per
le quali ciascuna cosa è rara ò spessa, sottile ò grossa, lene ò aspera, secondo le
ragioni, ò proportioni delle cose diuerse. Et se bene le Qualità più passibili; co-
me sono Vapori, dirò cosi, Liquori & Colori, non hanno da far cosa ueruna co 'l
Percuotere; tuttauia l'Arte & la Ragione, con lequali l'Huomo uiue, essendo
bene istrutto, le uà imitando & figurando uariatamente con la lingua & con la
bocca; percioche da queste ne nascono i Strepiti, i Gridi, i Chiamori, & altre
Cose simili. Et si come per la lenità & asprezza solamente chiamiamo alcuni suo-
ni equiuocamente Leni & Asperi, quando cotali qualità proprie si conoscono;
cosi per la rarità & densità; cioè, per la qualità della grossezza & sottigliezza,
chiamiamo alcuni Densi ò Lassi, & alcuni Grossi ò Sottili. Più oltra; non essen-
do l'Acutezza & la Grauità altro che Qualità, non è dubio, che ella sia sottopo-
sta alla Quantità della Sostantia, nellaquale è come in proprio soggetto; essendo
più denso quello, che in una equale Magnitudine, & in quella istessa Grandez-
za hà maggior sostanza; & il più Grosso quello, che in una equale costitutione,
& nell'istessa lunghezza hà maggior sostantia ouero essentia. Non negherà pe-
rò alcuno, che l'Acuto uenga da cosa più densa & più sottile, & il Graue da piu
rara & più grossa, & che nell'altre cose etiandio si dica, alcune esser più acute,
per page 61 Secondo. 61per esser più sottili, & alcune più ottuse, per esser più grosse; essendoche le più
sottili percuotono più unitamente, & penetrano & passano più tosto; ilche fan-
no anco le sode, essendo la lor forza maggiore. A questo proposito conosciamo
il Rame rendere il suono più acuto, che non fà il legno, & le chorde di ferro più,
che non fanno quelle di Lino; perche quelle sono più dense di queste. Et tra
quelle, che sono ueramente di rame, & sono equalmente dense & uguali, udi-
mo la più sottile fare il suono più acuto; & tra le chorde uguali & equalmente ti-
rate, quella ch'è più sottile simigliantemente far cotal suono; ilche si scorge an-
cora nelle Canne, che sono concaue & uacue, lequali quanto maggiormente
sono dense & sottili, tanto maggiormente sono strepitose & suonano più . Auiene forse cotesta cosa per cagione della rarità ò densità delle par-
ti? nò ueramente, ma più tosto perche sono più tese: onde nel percuotere so-
no più uehementi, & quelle anco che più adunatamente, & più frequentemen-
te percuotono, fanno finalmente il suono più acuto. Per laqual cosa anco-
ra, s'alcuna cosa sarà più tesa ò tirata, come che è più dura; oueramente
sarà al tutto maggiore, farà il Suono più acuto; poi che l'eccesso uince nel-
la proportione di due cose, che siano simili in effetto; come si uede, che 'l
Rame fà più acuto suono, che non fà il Piombo; essendo che lo supera nel-
la durezza, se ben il Piombo supera il Rame nella sodezza. Quando poi
auerrà, ch'un corpo fatto di Rame sarà maggiore ò più grosso ò più sottile
d'un minore, renderà il suono più acuto; quando però, secondo la grandezza,
la proportione sarà maggiore di quella, ch'è secondo la grossezza; imperoche
niente altro è il Suono, che una certa estensione continua d'Aria, che peruiene
da quello che si sparge all'esteriore, d'intorno à quello oue si fà la percossa. Que-
sto dice Tolomeo dell'origine del Suono graue & dell'acuto, che nascono ne gli
affetti differenti dalle percussioni, dalla forza di quello che percuote, & dalla
complessione de i corpi del percosso & del percutiente; come hanno le chorde,
l'Aria & lo Pletro; & anco dalla distantia del percosso al principio del Moto;
di modo che secondo i soggetti ogni cosa da per se fà il suo effetto. Imperoche
se tutte le cose conuenissero in più cose, non udiressimo mutarsi alcuna cosa ne i
suoni; come in quelli che parlano bassamente & con modestia; ouer piu altamen
te & con uehementia; & anco più leggiermente soffiando & percuotendo, ò con
più uehementia & atrocemente; percioche il più uiolento conseguisse solamen
te il Suono maggiore, & il debole il minore, & accompagna la percussione con
le complessioni, per le quali ciascuna cosa è ò densa ò tenue, ò crassa ò leg-
giera ò aspera.

In che genere si habbiano à porre il Suono & la Differentia del Gra-
ue & dello Acuto, secondo la dottrina d'Aristotele.
Cap. X.

MA se i Suoni acuti & i graui (come habbiamo ueduto) nascono da i
Moti ueloci & da i tardi, & dalle Costitutioni del maggiore & del mi-
nore, ò del più lungo & del più corto; cose che sono contenute sotto 'l
Genere di Quantità; & anco dal denso & dal raro, dal sottile & dal
grosso, & dal più teso & dal men teso, & dal più ò men lasso; che sono cose tutte
contenute sotto la Qualità; è necessario, che hora uediamo, sotto qual di questi
due Generi siano da esser collocati essi Suoni & le lor Differentie; ò in quello della
F Quan- page 62 62 LibroQuantità, ò in quello della Qualità. Et parmi che per ragione & per autorità;
se bene il Suono (come dicemmo di sopra) è Qualità passibile; non sia da non
esser posti in quello della Quantità; percioche se la cagione principale del Suono
è il Moto, & de i moti alcuni sono tardi & alcuni ueloci; & essendo anco la Ve-
locità cagione dell'Acuto, & la Tardità del Graue; è necessario che la Velocità
& la Tardità siano compresi dal Tempo, ilquale essendo Quantità, necessaria-
mente segue, che i Suoni graui & acuti, & le loro differentie cadino sotto 'l gene-
re di Quantità. Simigliantemente, se da i Corpi sonori maggiori nascono i Suo-
ni graui & maggiori, & da i minori nascono gli acuti & minori; essendo i Cor-
pi sonori, ne i quali sono i Suoni in potenza, Quanti; è necessario, che anco es-
si Suoni siano Quanti. Ma questo per hora basti alla ragione; percioche se uerre-
mo alle autorità ritrouaremo ch'Aristotele nel Principio del Lib. 2. De i Poste-
riori
, hauendo uoluto dir quello, che sia Consonanza, la definisce in cotal mo-
do. Συμφώνια εστὶ λόγος ἀριθμῶν ἐν βαρὺ καὶ ὀξὺ; cioè, La Consonanza è ragion de numeri
nell'acuto & nello graue: Et nel Probl. 23. della 19. Settione, quando assegna la ca
gione, perche la chorda Nete è il doppio più acuta della Hypate, dice; che quan-
do la Meza parte della chorda è percossa & tutta insieme, ne risulta la Consonan
za Diapason, & che questo si può comprendere nelle Fistole; percioche la uoce,
che uien fuori del foro di mezo, con quella, che uscisse fuori da tutta la Fisto-
la, risuona la Diapason. Anzi più tosto (dice egli) ne gli altri conoscia-
mo prendersi la Diapason consonanza con l'Interuallo Doppio; onde co-
loro, che fanno le Tibie, le sogliono cosi ordinare; & quelli, che sonano be-
ne le Fistole, fanno il margine con la cera solamente à gli estremi del foro prin-
cipale, & empiono la Nete nella metà. Dice anco, che in una sorte d'Istrumen-
ti, che chiamano Triquetri; le chorde de i quali; essendo distese nella lunghez-
za, l'una è Dupla, & l'altra Subdupla; danno la consonanza Diapason. Et
soggiunge, che quella specie di Modulatione, che si chiama Diapente, consta
della sesquialtera, & quella che si chiama Diatessaron, è contenuta dall'inter-
uallo Sesquiterzo. Oltra di questo, nel Probl. 42. ei rende la ragione, perche la
Consonanza Diapason si può con un'altra comporre; ma non la Diatessaron,
ne la Diapente; & dice, che la consonanza Diapente è collocata nella propor-
tione Sesquialtera; & la Diatessaron nella Sesquiterza, & che se tre Sesquialte-
ri, ò tre Sesquiterzi si porranno per ordine, gli estremi non hauranno insieme
alcuna proportione; perche non potranno essere ne Molteplici, ne Superpar-
ticolari: Ma la Diapason consonanza, che consiste nella proportione Dupla; es-
sendo doppiata, i suoi estremi contengono insieme la Quadrupla proportione.
Ilperche essendo Consonanza de Suoni, che tra loro sono proportionati; & co-
si hauendo i Suoni tra loro proportione, de i quali è contenuto l'Interuallo del-
la Diapason; & al tutto manchino quelli, che nell'habitudine sono congiunti
per la Diapente, ò Diatessaron: perciò i Suoni della Disdiapason possono esse-
re tra loro consonanti, & gli altri nò, per la cagione che si è detto. Questo dice
il Filosofo; hauendo anco detto nel Probl. 32. che la Diatessaron & la Diapen-
te si possono aggiunger bene in una Diapason. Vltimamente nel Probl. 51. ren-
dendo la cagione, perche due Botti pari & simili, l'una delle quali sia uuota &
l'altra meza piena; risuoni per l'Echo la Diapason consonanza, dice; che que-
sto auiene dalla Dupla della uuota alla meza piena; & che questo anco accade
non solamente nelle Botti, ma etiandio nelle Fistole. Onde ei reputa quell'istes-
so Moto esser più acuto l'istesso, ch'è più ueloce; quantunque pari, che per quel-
lo che si è detto nel cap. 8. ei tenga altramente. Ma à quelle, che sono di mag-
gior page 63 Secondo. 63gior larghezza, l'Aria s'incontra più tardo, accioche come al Doppio il Dop-
pio, & à gli altri ancora secondo la proportione; essendoche ancora à gli Vtri il
Doppio al Subduplo consona la Diapason. Queste sono l'autorità & le ragioni
d'Aristotele, dallequali si comprende chiaramente, i Suoni & le loro Differen-
tie, che sono poste nel graue & nell'acuto, esser poste nella Quantità; percioche
Giangrammatico tiene, che la ragion de numeri sia la Dupla, la Sesquialtera, la
Sesquiterza & l'altre, che si trouano propriamente & primieramente nella Quan
tità discreta, nel predicamento della Relatione, per la comparatione che si fà
d'una Quantità all'altra d'un'istesso genere; cioè, di Numero à Numero. Laonde
essendo la Consonanza cotale Ragione, & facendosi essa Consonanza de i Suo-
ni; ne seguirà, che per questo i Suoni & le lor differentie di graue & di acuto,
siano poste nel Genere della Quantità, & che ueramente la Consonanza sia
la detta Ragione de numeri.

Opinione di Theophrasto, & che quello ch'ei scriue non è contrario à quello
che scriue Aristotele.Cap. XI.

PARERA' forse ad alcuno, da quello che siamo per dire, che Theophra-
sto, ilquale fu discepolo d'Aristotele, contradica al suo Precettore;
ma se ben riguarderà & essaminerà ogni cosa, nel fine ritrouerà non
ui esser alcun disparere; percioche ei disputa di cosa diuersa; poiche
scriue contra quelli, che teneuano, che l'Anima era Numero, che i mouea da
se stesso, & che l'Inuestigatione dell'anima si hauesse à porre ne i Numeri. Ilper-
che, come dimostra Porfirio nel luogo citato di sopra, lasciò scritto, che 'l Mo-
to dimostra la grande inuestigatione dell'Anima, tutte le uolte che la Voce lo
uorrà esprimere; percioche ei la riuolge, & riuolge quanto dir si puote, quella
che non è capace di ragione, & quanto li piace; la inuestigatione della quale
alcuni pensarono, che s'hauesse à porre ne i Numeri; affirmando farsi cotale
essame secondo le Ragioni ò Proportioni de gli Interualli, che si comprendono
in essi Numeri; essendoche dissero, da una Ragione ò proportione esser fatta la
Diapason, acciò fusse in Dupla; & la Diapente da un'altra, acciò fusse in Sesqui-
altera; & la Diatessaron da una terza ragione ò proportione, acciò fusse in Se-
squiterza; & cosi gli altri interualli, accioche corrispondessero à i loro Nume-
ri; & per questo la Musica esser le differentie di quei Numeri più intelligibili,
che i Periti di essa attribuirono alle ragioni & proportioni; non s'accorgendo,
che s'è Quantità, è necessario, che questa differentia si faccia per essa quantità;
sia poi Canto ò parte di esso Canto; si come ancora se un Colore fusse differen-
te da un'altro per la Quantità; il che è necessario se 'l sarà Canto, ò parte del
Canto. Se è Canto etiandio l'Interuallo è numero, anco per il numero sarà
il Canto & la sua differentia; essendoche s'ogni Interuallo è una certa molti-
tudine, & il Canto si fà de diuersi suoni; auerrà, che 'l Canto sarà Nume-
ro di cotale moltitudine. Ilperche l'altro non è Numero; tutto quello che ca-
scherà sotto 'l Numero, sarà anche partecipe del Canto, inquanto anco sono
i Numeri: ilche se auiene la Moltitudine come auiene al Colore, che altro non
è, che Suoni. Altro ueramente sarà il Suono, & altro la Moltitudine intorno
ad esso. Et se altro sarà il Suono, il più graue & il più acuto saranno differen-
ti tra loro per l'Vdito, ouer come Suoni, ouer come Moltitudini. Per la qual
cosa, se sono differenti per la Moltitudine & à cotesto modo sia più acuto quello,
che muoue più Numeri; & più graue quello, che ne muoue meno; non uedo ue-
F 2 ramen- page 64 64 Libroramente altro, che sia più proprio della Voce; imperoche ogni Voce è riceuuta
ò per l'acuto ò per lo graue: ma ogni Voce, ò che è più graue, ò che è più acu-
ta; & cosi la Moltitudine del numero di una sarà più picciola, & d'un'altra più
numerosa; laqual cosa essendo concessa, che resta da dir'altro, se non che la Vo-
ce inquanto è più acuta, ouer più graue d'alcun numero; quanto essa Voce lo
ritenga: Laonde non essendo altro, la Voce sarà Quanta. Et se i Suoni gra-
ui & gli acuti sono differenti tra loro; à che proposito habbiamo dibisogno della
Moltitudine? Veramente la differentia loro è secondo la Natura, & sarà suffi-
ciente alla natura molteplice del Canto, & etiandio la cognitione delle differen-
tie: ne più saranno le Differentie secondo la Moltitudine, secondo la proprie-
tà delle Voci; come ne i Colori; imperoche niun Colore semplice è differente
da un'altro semplice per la Quantita; essendo ueramente le Quantità equali. Si
come se 'l si mescolasse il nero co 'l bianco, l'equale però con l'equale, non si di-
rebbono i Numeri del Bianco esser più di quelli del Nero; ilche anco hauerebbe
quando si mescolasse l'Amaro co 'l non dolce; percioche considerate tutte queste
cose ciascun da per se sono ueramente equali in quanto sono ordinate: Ma essa
Moltitudine, secondo la sua proprietà, è nell'equalmente disteso; cosi anco la
Voce acuta composta di più cose non muoue più numeri; ne chiamar si può
graue; come quella, quando la sua certa grandezza è di uoce graue. Per laqual
cosa potiamo comprender maggiormente dalla forza di coloro, che cantano con
maggior modulatione; imperoche, si come hanno dibisogno d'una certa forza
per formare l'acuto; cosi anco l'hanno per acquistare il graue; essendoche da
una parte uiene, che restringono insieme i fianchi & distendono l'Arteria, & da
un'altra le disuolgono & le dilatano, scortando il collo adunando insieme la lar-
ghezza con la lunghezza; & l'istessa forza fà dibisogno nel sonare i Piffari: per-
che doue sono le strettezze, bisogna maggior forza & più larga: ma l'Acuto è
men faticoso, essendo fatto ne i fori di sopra, & slongati quelli per cagione della
Voce. Maggior forza richiede il Graue, se lo spirito si sparge per tutto. Ilperche
quanto maggiormente si slongherà la lunghezza, tanto maggiormente haurà bi-
sogno difermezza, & fortezza dello spirito. Ma nelle chorde appare la equalità
per diuerso modo; percioche quanto il Tiramento della più sottile è più risonan
te; tanto appar più rimesso quello, che nasce dalla più crassa & corpulenta. Et co
si quanto più forte è quel Suono, che nasce dalla più sottile; tanto è più graue
quello, che nasce dall'altra; essendoche lo Strepito più oltra maggiormente si spar
ge, & si diffunde. Ma in qual maniera si farebbono consonanti alcuni Suoni, se
non fusse l'equalità? poiche la superfluità fugge ogni compositione; essendoche
quella sopr'auanza, ch'è sopra la cognitione & il legame delle cose. E' però la Cō
sonantia una certa equalità di quelle, delle quali è composta. Onde se l'acuto muo
uerà più numeri, in che maniera il Suono quadrerà & sarà consentiente di punto
à se stesso? Essendoche dicono, il Suono più acuto udirsi di piu lungo spacio; per-
cioche ueramēte penetra più da lontano per l'acutezza del moto; che s'ei deriua
dalla moltitudine, non sarà mai consono col graue, ne anco quando si udirà solo:
La Consonantia però cōsiste nell'uno & nell'altro, accioche ueramente il più gra-
ue non s'asconda; poiche se 'l si asconde, è bisogno che māchi, ne che più si oda, ne
molto l'uno & l'altro s'udiriano. Ma più uehemente senza dubio è l'acuto, che so-
lo & più da lontano haurà penetrato. Il Graue adūque riuolge & costrigne, acciò
muoui il Senso; non però sempre più teso del più graue; ma essendo il consono un
certo non so che, ilquale dimostra la equalità dell'uno & dell'altro de due Suoni,
è differente per la forza della equalità per l'una & per l'altra sua proprietà quel-
lo page 65 Secondo. 65lo però ch'è piu acuto & piu manifesto, ma non è per sua natura più ualido ò for-
te; essendoche è compreso da lontano più inchinato che graue; si come il Bian
co più d'ogn'altro colore; & se gli è altra cosa di questo genere, che non conuen-
ga muouersi per numeri equali; ma che muoue maggiormente il Senso che quel-
lo per la sparsa dissimilitudine d'intorno; cosi anco penetra il graue. L'Vdito pe-
rò riceue piu presto l'Acuto per la proprietà, & non per la moltitudine ch'è in
esso; percioche quantunque sia mosso da maggior distantia; non è per questo
più acuto, perche sia mosso da più numeri, ma per la figura; essendoche lo Stre-
pito acuto piu tosto è portato auanti, che di sopra; ma il Graue piu tosto è por-
tato d'intorno; & ciò è noto da gli istessi Istrumenti; percioche quel Suono che
uscisse dal Corno, è piu risonante d'intorno; si come per lo strepito è piu risonan
te da ogni parte: Perche se alcun toccarà il suo lato risonante per il suono acu-
to, & dopoi il graue, sentirà più i moti sparsi nel Suono per il Suono graue.
Ancora s'ei toccarà l'Istrumento detto Testudine ò il Corno; sentirà di nuouo
piu i moti nel profundo dell'Istrumento & maggior risonantia, quando percuo-
tesse la chorda più graue. In somma (dice Theophrasto) il Suono graue pe-
netra d'ogni parte, ma l'acuto posto piu auanti, ò doue il Sonatore lo spinge.
Ilperche se 'l Suono acuto si muoue auanti; solamēte il graue si muoue d'intorno,
& non si muoue con minori numeri; ilche è manifesto da quelli, che sonano il
Piffaro; essendoche il piu lungo fà il Suono piu graue, nelquale lo spirito è mag-
giormente mosso da ogni parte. Ma ueramente l'Acuto non sarà lontano per
la prestezza, di modo che l'Vdito non lo comprenda; & dopoi sia fatto il Con-
sonante, se 'l si fà l'uno & l'altro con prestezza equalmente. Adunque certi nu-
meri non sono inequali, che facciano la proportione ò ragione delle Differentie;
ma queste cotali uoci sono dalla Natura conueneuoli & consonanti, nella quale
da essa Natura gli perfetti Interualli (come alcuni s'hanno pensato) non saranno
la cagione delle Differentie: Ilperche sono (lasciando anco queste cose da un
canto) i Principii differenti; ma ne anco pretermesse queste cose, alcun'altre che
sono fatte; quelle istesse possono esser cagione del fare; ma possono ben'esser
dette, che non prohibiscono; percioche lo Ecmele, cioè, quello che non è atto
al Canto, non è cagione dello Emmele, cioè di quello ch'è atto al canto; essen-
doche non sarebbe alcuno Emmele, se non fusse rimosso & iscacciato lo Ecme-
le; ne alcun'altra cosa sarebbe, che cadesse sotto la Scientia, se non si partisse
il suo contrario. Ma si dimostra ciò non impedire, & cosi gli Interualli non so-
no cagione del Canto, ma come quelli che non lo prohibiscono; percioche
s'alcuno sonarà insieme nel continuo & ne i luoghi di mezo, non manderà ello
forse fuori la uoce non Emmele? adunque non rimanendo questi & non preter-
messi, si farà l'Ecmelia. Ilperche non s'aggiungerà gran commodo alla modu-
latione per gli assonti numeri; acciò si possa trouar numeri, & simigliantemente
Suoni tra le consonanti; percioche essi Suoni sono per la cagione del Canto. Ma
gli Interualli sono da esser lasciati da parte per cagione dell'Ecmelia. Dicansi poi
Principij, ò come piu piace, non però della uoce Ecmele, perche non sono ca-
gione della Emmelia, ma più tosto impediscono quella: ne anco i Numeri sono
la cagione, perche i Suoni siano tra loro differenti, essendoche per altra cagio-
ne si trouano equali i graui à gli acuti; anzi più tosto danno forse più fatica, per
il contrario; percioche non di minor fatica è à i Sonatori i Suoni acuti, di quello
che sono i graui sforzandosi nel contrario. Ilperche finalmente conclude Theo-
phrasto, che la natura della Musica; cioè, il Moto dell'Anima è una; laquale per gli
affetti ò passioni si libera da i mali. Questo è detto da lui argutamente contra la
F 3 sudet- page 66 66 Librosudetta opinione, il quale hauendo cercato le Differentie naturali dell'Acuto &
del Graue, & di più, In qual maniera non nella Quantità de Suoni, ma nella
Qualità & proprietà s'habbia da porre il Canto, ha determinato in cotal manie-
ra; per confutar ueramente l'opinione di quelli che teneuano il contrario, cioè
che l'Anima non è Numero. Ma altro è dire che la Consonanza, & le sue diffe-
renze siano Numero semplicemente, & altro è dire che sia ragione de Nume-
ri. Laonde è da sapere, ch'ei (come Discepolo d'Aristotele) non negò, che la
Differentia, che si troua ne i Suoni del graue & dell'acuto, fusse Ragion de nu-
meri, come teneua il suo Precettore, ilquale (come hò detto di sopra) tenne,
che la Consonanza fusse cotal Ragione; ma si sforzò di dimostrar che non fusse
semplice numero, acciò ne seguitasse la consequenza à dire, che non era uero
che l'Anima fusse cotal numero. Laonde da quello ch'egli dice, dimostra gli in-
conuenienti, che nascerebbono, se l'Anima fusse numero semplice o Moltitu-
dine; percioche le Differentie sarebbono anche numeri ò moltitudini. Però per
dimostrar ciò non potere essere, disputa argutamente contra di loro, non del-
l'esser Ragione de numeri, come hò detto, ma dell'essere semplicemente Nu-
meri, del che Aristotele ne disputa assai lungamente nel 1. Lib. dell'Anima. Et
se ben pare, che Theophrasto concluda, che le sudette Differentie dell'acuto &
del graue siano sottoposte al genere della Qualità, è ben detto; poscia che il Suo-
no semplicemente considerato è ueramente (secondo la dottrina c'hauea impa-
rato) Qualità passibile; ma considerato nell'Origine & sostanza di doue ei nasce;
& la relatione, che si fà d'un'ad un'altro Suono, secondo la Grandezza & Pic-
ciolezza de i corpi, di doue hà origine; come habbiamo ueduto auanti; è uera-
mente posto nel genere della Quantità; & per consequente le sudette differen-
ze; quantunque la Consonanza non sia numero, ne il numero sia la cagione
propinqua & intrinseca delle Proportioni della Musica, ne meno delle Conso-
nanze; come dichiarai nel cap. 41. del primo delle Istitutioni; tanto più che non
è inconueniente (come piu abbasso diremo) che una cosa si possa considerare sot
toposta all'uno & all'altro di questi due Generi.

Opinione di Panetio; & come il Tuono non si possa diuidere in due par-
ti equali.Cap. XII.

PANETIO etiandio huomo sapiente de suoi tempi, & più giouane di
ciascun di questi c'habbiamo nominato; & credo che sia quello, che
da Cicerone più fiate è nominato ne i Libri de gli Officij; fauorì aper-
tamente la parte de Pithagorici; se ben pare ad alcuni, che non sia co-
si: per laqual cosa dou'ei parla delle Ragioni della Geometria & de gli Interual-
li della Musica, parla con breuità dell'uso de i Numeri, & prima dice in cotal ma
niera. Quello ch'è detto nella Musica Semituono, è detto impropriamente:
& questa è la proposta di quello che uuol dire; laquale proua col dimostrare,
che 'l Tuono à niun patto si può diuidere in due equali; & fà in due modi: Prima
nella Qualità del Suono, per la impossibilità; quando si uolesse diuidere semplice-
mente un'Interuallo, per un mezano Suono, posto tra l'acuto & il graue; il che
(come si è detto nel cap. 26. della 2. parte dell'Istitutioni) è impossibile: Dopoi
lo dimostra, difendendo i Pitagorici, & altri insieme, contra Aristotele & mol-
ti Peripatetici, nelle Ragioni ò Proportioni da loro ritrouate; che dimostrano
come gli Interualli ne i Suoni, differenti per essa Qualità, si riducono in uno
tem- page 67 Secondo. 67temperamento; & anco da i Precetti cauati da gli antichi Canoni, nel ritrouar
le Ragioni ò Proportioni delle Consonanze; & adducendo l'essempio della let-
tera Semiuocale, cosi nominata per l'abuso di cotal nome. Hora quanto al pri-
mo modo dice che ciò non si può fare; percioche quello Interuallo, che si crede
esser diuiso da un mezano Suono posto tra l'acuto & lo graue, è simile à quello,
ch'è mezano tra il Bianco & il Nero, & tra 'l Calido & lo Frigido; imperoche
questo negotio non è intorno la Magnitudine ò Grandezza, ma intorno la Qua-
lità; essendoche quando i Mathematici dicono, la Diapason essere in Dupla
proportione; non dicono questo, perche uogliano intendere, che la Grandezza
della Voce (dirò cosi) d'un Suono, sia doppia grandezza alla Hypate, ò per il
contrario. Ilche si può comprender da questo, che se si percuoteranno con
uehementia molte chorde; questa più & quella meno; l'Interuallo sarà l'istesso;
ma la chorda che sarà percossa con più uehementia, farà maggior strepito; di mo
do che si uede, questo non esser fatto nella Magnitudine. In qual modo adunque si
potrà dir la Diapason esser nella ragione ò proportione Dupla, se ella è costituita
nella Qualità? Simigliantemente, come si dirà la Diapente esser nella Sesqui-
altera, la Diatessaron nella Sesquiterza, la Diapasondiapente nella Tripla, & la
Disdiapason nella Quadrupla? essendoche si come il Vedere non può giudicar
quelle grandezze, che cadono sotto un'istessa misura; ma lo può giudicar da
una ritrouata, con la quale possono esser giudicate, ò stimate quelle cose, che
cadono sotto la Misura istessa. Simigliantemente, si come l'huomo co 'l Tatto
solamente non può giudicar quella differentia, ch'è tra 'l graue & il leggiero, se
non adoperale Bilanze ò la Stadera, con lequali si pesano le cose graui; cosi l'Vdi
to ch'è molto più debole del Vedere, non può senza qualche misura ò regola giu-
dicar gli Interualli che sono Consonanti. Onde quelli, che s'attengono al Sen-
so solamente (ilche è da notare con quello ch'io scrissi nel cap. 11. del primo libro,
& con quello, che segue, per quelli c'hanno altra opinione di questo Filosofo)
riceuendo la Voce da presso, sono simili à quelli, che senz'alcuna misura, col
Veder solamente uogliono giudicar la misura delle Grandezze; iquali essendo
il più delle uolte lontani dal uero, restano ingannati. Et questo è quanto dice
intorno al primo modo; ma in quanto al secondo segue, dicendo. Ilperche, se
con molto studio i Pithagorici & altri ancora ritrouarono con ragioni certe gli
Interualli consonanti ne i Suoni differenti per la Qualità, ridursi in un tempe-
ramento, & la Consonanza nascere dalla percossa fatta in un'altra chorda; per
qual cagione l'inuidia finalmente mosse sopra Aristotele & altri tan-
te unde? Più oltra dice chiaramente d'hauere egli ritrouato altri noui precetti
& la moltitudine delle Consonanze; de gli antichi Canoni hauendo disteso &
tirato sopra di essi le chorde; che sono Corpi sonori, sottoposti alle Quantità; col
mezo di quello Istrumento, ch'egli chiama Υ῾πογέον: percioche hauendo fatto pri-
ma la diuisione della chorda, ha ritrouato la metà col suo Tutto, risonare la con-
sonantia Diapason; quattro parti con tre, l'intiera Diatessaron, come anco il
Tutto con la quarta parte, la Disdiapason; & tre parti con due, la Diapente; &
il Tutto con la terza parte, la Diapason diapente; & ritrouato il Tuono nella
proportione Sesquiottaua; come da 9. ad 8. com'hanno gli altri Interualli. Ag-
giunge ancora, che quando alcuni dicono, che la Diapason è in Dupla propor-
tione; non lo dicono, perche il suono sia Duplo al suono; ma perche le chorde
dellequali i Suoni fanno la Diapason (ecco la Quantità) hanno questa ragione;
& ciò auenire anco ne gli altri. Et più oltra soggiunge ancora; che 'l medesimo
Suono, che hà proportione nell'interuallo Sesquiottauo, non l'hà ne i Nume-
ri, page 68 68 Librori, & è uero; essendo che non si trouano cotai numeri formalmente tra quei Cor
pi: Et dice di più oltra, che ne anco ueramente con la speculatione Canonica di-
cono il Tuono potersi diuidere in due parti; & che ne da quelli, che referiscono
cotal cosa alla Qualità; ne da quelli, c'hanno riguardo alla contemplatione
Canonica, il Semituono è riceuuto per la metà del Tuono; ma solamente è
chiamato cosi per l'abuso, nella maniera che diciamo alcuna Lettera essere Se-
miuocale; non perche in fatto sia in essa Meza uocale; ma per l'abuso di cotal
nome. Questo dice Panetio; dalche si uede, com'ei uenga à collocare il Suono
& la Differentia del graue & dell'acuto nel genere della Quantità; massimamen-
te quando prima dice, ch'è impossibile di diuidere il Tuono in due parti equali da
un Suono mezano tra l'acuto & il graue, nella Qualità; & dopoi uuole che an-
che questo non si possa fare nella Quantità; di modo che una parte non sia mag-
giore dell'altra in proportione, con tra quelli, che con l'autorità di questo Filo-
sofo, tengono il contrario.

Opinione di Plutarcho intorno quello che si è ragionato di sopra; & co-
me anch'ei non consente, che 'l Tuono si possa partire in due
parti equali.Cap. XIII.

De Ani-
mae pro-
creatione,
ex Timeo.
DAL parer di Panetio non è molto lontano quello di Plutarcho; ilqua-
le apertamente tiene, cotali Differentie esser collocate nel genere
della Quantità; quando con l'essempio & col mezo de i Numeri di-
mostra nella Quantità discreta, contra gli Aristossenici, che 'l Tuo-
no non si può partire in due parti equali & proportionali; percioche ponendo
costoro nel numero de gli Harmonici, scriue con tra di loro in cotal maniera.
L'Interuallo nel Canto si chiama tutto quello, ch'è contenuto sotto due Suoni
differenti per tenori inequali; de i quali uno è quello, che si chiama Tuono, per
il quale la Diapente supera la Diatessaron. Questo Tuono gli Harmonici pen-
sano che si possa partire in due parti equali, nominando l'una & l'altra Semi-
tuono. I Pithagorici, fatta la diuisione in due parti inequali, la minore di esse
chiamano Λεῖμμα; percioche non adempie la metà del Tuono. Il perche quelli
definiscono la Diatessaron esser la somma di due Tuoni & un Semituono; & que
sti d'altretanti Tuoni & del Limma. Onde si uede, che 'l Senso è testimonio ò
giudice à gli Harmonici; & à i Mathematici la Dimostratione. Cosi stà la cosa;
& questo è stato compreso & osseruato nell'Istrumento, che la Diapason consta
della proportione Dupla, la Diapente della Sesquialtera, la Diatessaron della
Sesquiterza, & il Tuono della Sesquiottaua. Ilche si può anco di nuouo essamina
re; perche se si sospenderanno con due chorde due Pesi, che siano in Dupla pro-
portione, ouer se si farà due Piffari, che siano di equal uano ò uacuo, l'un doppio
alla lunghezza dell'altro; il maggiore renderà ueramente il Suono maggiore;
come la Hypate comparata alla Nete; & delle chorde quelle che è tirata dal pe-
so doppio, sonerà più acuta dell'altra; come la Nete comparata alla Hypate,
& questa è la Diapason. Con l'istesso modo, se si piglieranno due pesi; come
3. comparati à 2. ch'è ragione Sesquialtera, daranno la Diapente, ò se 4. à 3.
ch'è Sesquiterza, faranno la Diatessaron. Ilperche se tale inequalità delle lun-
ghezze ò de pesi sarà quella, che è di 9. comparati ad 8. nascerà l'Interuallo del
Tuono, non consoneranno i loro suoni; ma hauranno alquanto di modulatio-
ne: page 69 Secondo. 69ne: Imperoche inquanto Suoni, che siano sonori separatamente, soneranno
cosa soaue & gioconda; ma i Corpi loro, da i quali usciscono, se saranno insie-
me percossi, si faranno udire con asprezza & molestia. Percuotendosi le chor-
de nelle Consonanze ò l'una dopo l'altra ò insieme; il concento de Suoni cade-
rà soauemente sotto 'l Senso. Anzi più tosto dimostrano questo con ragioni;
percioche si come nell'Harmonia della Diapente & della Diatessaron si genera
la Diapason; cosi ne i Numeri la Ragione ò Proportione della Dupla ottiene
la ragione della Sesquialtera & quella della Sesquiterza; come 1 2. à 9. ottiene
la Ragion della Sesquiterza; ad 8. Sesquialtera; & à 6. la Dupla; adunque la ra-
gione ò proportione Dupla è composta della Sesquialtera & della Sesquiterza;
come la Diapason della Diapente & della Diatessaron. Ma si come qui la Dia-
pente, per il Tuono, hà più di quello, che non ha la Diatessaron; cosi iui la
Sesquialtera eccede per il Sesquiottauo la Sesquiterza. E' manifesto adunque
intendersi la Diapason per la Ragione ò proportione Dupla, la Diapente per la
Sesquialtera, la Diatessaron per la Sesquiterza, & il Tuono per la Sesquiottaua.
Hauendo adunque per tal modo dimostrato questa cosa; uediamo un poco, se
la proportione Sesquiottaua si può diuidere in due parti equali; essendoche se
non si potrà, non si potrà anco diuidere il Tuono. Primieramente i Numeri,
che contengono la Sesquiottaua proportione 9. & 8. non riceuono alcuno spa-
cio di mezo; ilperche se l'uno & l'altro si doppierà, quello che si porrà di mezo
de i doppiati, farà due Interualli; & questo è il 17. & i doppiati saranno 18. &
16. Laonde è hora manifesto, se sono due interualli equali, che la Sesquiotta-
ua proportione sia diuisa in equali: ma ueramente sono inequali; percioche l'uno
è Sesquidecimo sesto, & l'altro Sesquidecimo settimo. Adunque (conclude
Plutarcho) la Sesquiottaua si diuide inequalmente, & anco per con seguente il
Tuono ne l'una & ne l'altra parte diuenta Semituono; & i Mathematici diritta-
mente l'hanno chiamato Λεῖμμα. Tutto questo dice Plutarcho, in confirmatio-
ne di quello, c'hà detto Panetio in questo proposito: il che hò dimostrato nella
9. del 3. delle Dimostrationi: doue si uede chiaramente, che Plutarcho tiene i
Suoni & le loro differentie esser poste nel Predicamento ò genere della Quan-
tità, & non in quello della Qualità.

Conclusione di Tolomeo, che dimostra i Suoni & le loro Differentie esser
collocati nel genere della Quantità.Cap. XIIII.

QVESTO anco tiene Tolomeo, ilquale cerca di dimostrarlo con uiue
ragioni; & da questo ch'ei dice, come di sopra si è dimostrato, si può
comprendere; che per la leuità & l'asprezza conosciamo solamente
la Qualità, per laquale i Suoni equiuocamente si chiamano Leui &
Asperi, quando propriamente esse Qualità si conoscono; per la Rarità & Densi-
tà della crassitudine & tenuità conosciamo anco tal Qualità; per lequali nomi-
niamo alcuni Suoni densi ò secchi, & crassi ò tenui; & cosi le grauità anco in que-
sto luogo & le acutezze; percioche l'una & l'altra di queste complessioni è Qua-
lità. Ma la Essentia ò Sostantia è posta nel Quanto; percioche quello ch'è più
denso in grandezza equale, hà maggior Sostantia & maggior uehementia & for-
za; onde nasce il Suono più graue da quello, ch'è più raro & di maggior uehe-
mentia; & il più acuto da quello ch'è più tenue; come appar nell'essempio, ch'ei
page 70 70 Librodà del Rame & del Piombo & nell'altre cose. Ma perche dice, che se sarà cosa
più ferma quella, dalla quale uscisse il Suono; com'è una cosa aspera, sia quanto
si uoglia maggiore, farà il Suono più acuto; però parmi ciò non esser ben detto;
essendoche se bene il più aspero sia più forte, che per questo non farà il Suono più
acuto; perche se bene gli Huomini hanno la Voce più aspera di quella c'hanno i
Fanciulli; hanno nondimeno la uoce più graue; & le Femine anco, quantunque
siano più molli de gli Huomini, hanno la uoce piu acuta. Ma questo è detto da
Tolomeo per un'altra ragione; cioè, se uno superarà l'altro nell'istessa propor-
tione; come fanno il Rame & il Piombo, che rende il Suono più acuto; essendo
l'un più duro & più aspero, ouer più denso dell'altro. Perche se bene l'uno è mag
giore ò minore dell'altro, il Rame rende sempre il Suono più acuto. Et perche
il Tenore è un certo Suono continuo dell'Aria, mandato fuori & eccitato da due
cose insieme percosse; per questo tali, quali sono, sarà anco esso Suono ò raro ò
denso, ò tenue ò crasso, ò forte ò debole. Et se la lunghezza della chorda sarà
maggiore & di maggior distantia, il Suono sarà più graue & minore; ma sarà allo-
ra maggiore & più acuto, quanto più sarà minore la Distantia. Ilperche da que-
sto si conosce, che Tolomeo pose la Differentia del Suono graue & dell'acuto nel
Maggior distantia.Minor distantia.
Et minor Suono, ma
Et maggior Suono, ma
Più grauePiù acuto.
genere della Quantità; es-
sendo ch'ei proua, ciò mag
giormente esser uero dalla
Inequalità delle Distantie
del Percosso & del Percu-
tiente, che senza dubio so-
no collocate nel Quanto.
Essendoche l'acuto seguita
la minore, come più uici-
na & più uehemente; & lo
Graue, la maggiore, come
più lontana & più debile;
Laonde per tal modo le Di
stantie de i Suoni corrispon
dono per contraria passio-
ne. Onde si come conuiene la Maggior distantia con la minore in proportione;
cosi conuiene il Suono che prouiene dalla minore, con quello che nasce dalla
maggiore: come auiene anco ne i Pesi, & nelle Bilancie; percioche nel modo
che conuiene la maggior distantia della cosa appesa con la minore, cosi il Peso
ch'ascende dalla minore, conuiene con quello che discende dalla maggiore. Il-
che si fà manifesto facilmente da quei Suoni, che sono prodotti da qual si uo-
glia cosa che sia lunga; come sono Chorde, Tibie & altre cose simili: Imperoche
senza dubio, non solo nelle Chorde che si pigliano secondo le minori distantie
de i luoghi de i Suoni; rispetto à quelli che si pigliano secondo le maggiori; ma
in esse Tibie anco quelli che nascono da quei Fori, che sono più uicine alla Lin-
guella, che è parte, di doue lo spirito ò fiato si manda fuori, iquali sono più acu-
ti di quelli, che uengono fuori piu da lontano; rimanendo i Suoni quelli istessi,
ch'erano per auanti, come anco di sopra si è detto, queste cose saranno maggior-
mente manifeste, quando si saprà, che 'l diuidere la Differentia, che si troua tra 'l
Graue & l'Acuto d'uno Interuallo in molte parti equali nella Quantità continua
& Corpo sonoro; non è diuiderlo in parti equali ne i Suoni; essendoche in cota
le Diuisione il Quanto continuo, & il Corpo sonoro non muta alcuna delle Qua
lità, page 71 Secondo. 71lità, che in se ritiene & sono permanenti; se non quella del Suono; come ue-
deremo più oltra nel Quarto Libro, ilquale in esso si troua in potenza. Ma tutto
quello che si è detto di sopra, à detto secondo l'intentione di Tolomeo, ilquale
troppo ben si lascia intendere, che ciò consiste nella Quantità & non nella
Qualità.

Opinione di Porfirio, ilqual tiene, che non sia fuori di ragione, il tene-
re; che i Suoni & le lor Differentie si ritrouano sotto due
Predicamenti.Cap. XV.

ET quantunque il tenere, che 'l Suono & le sue Differentie siano poste
nella Quantità, sia contrario à dire, che siano collocate nella Quali-
tà, cosi anco tenendo l'opposito; tuttauia considerata la cosa per il
diritto & nel suo fondamento, come si dee; si troua l'una & l'altra opi-
nione esser buona; essendoche niuno di sano giudicio negherà, che 'l Suono
considerato in un modo, sia Quantità, & considerato in un'altro, sia Qualità;
come è noto ad ogni Studioso. Però in questo proposito Porfirio nel luogo ci-
tato dice: che Niun può prohibire, che qual si uoglia cosa diuersamente con-
siderata, si possa trouare in molti Predicamenti; percioche le Figure geome-
triche in quanto sono Magnitudini, si trouano nel Quanto ò Quantità, & in-
quanto sono comprese sotto questa ò quella Figura, rotonda ò quadrata, ò d'al-
tra sorte, si considerano nel Quale ò Qualità. Ma bisogna sapere per maggio-
re intelligentia di quello che s'è detto, & di quello che s'hà da dire; che il Quan
to si troua di due sorti; l'uno per se stesso, & l'altro per accidente: Et quello
che è per se stesso, è anche di due maniere; essendone alcuno come sostantiale
& essentiale, nella Definitione delquale si poue la Quantità; com'è il Nume-
ro, la Linea, la Superficie, & il Corpo; & alcuno è come Passione che se-
guita sostantialmente la Quantità; com'è il Poco & il Molto, che seguitano il
Numero; il Lungo & il Breue, la Linea; il Largo & lo Stretto, la Superficie,
l'Alto & lo Profundo & il Corpo. Ma il Grande & il Picciolo seguono sostan-
tialmente ogni Quantità, si continua, come discreta; alcuna fiata semplicemen-
te, & alcuna fiata con un certo rispetto; come ne i Predicamenti, & nella Me-
taphysica dichiara Aristotele. Il Grande & il Picciolo però si trasferiscono
molte fiate alla Qualità; come si trasferiscono anco alla Equalità; perche si dice;
La Scientia grande del Maestro, & il Picciolo ingegno del Discepolo. Ma il
Quanto per accidente si dice prima, perche è nel Soggetto che è Quanto; com'
è il Colore, ch'è in qual si uoglia Corpo terrestre, che è Quanto da per se; & in
tal modo tutti gli Accidenti riceuuti nel Quanto, sono Quanti per accidente;
cioè, perche il Soggetto è Quanto: dopoi si dice, perche hà la continuità & la
diuisione nella diuisione & continuità d'alcun Quanto da per se, al quale con-
seguiscono; & à questo modo il Moto è Quanto, perche hà la continuatione &
la diuisione dalla Magnitudine, sopra laquale è il Moto; ueloce ò tardo ch'ello
sia. Ilche si può dire anco del Suono, che in potenza si troua nel corpo sonoro.
Ma il Suono, che si genera & molteplica nell'Aria, come nel proprio soggetto;
si muoue circolarmente; come fà il Colore & l'Odore, secondo Aristotele; 2. De Ani
ma. 78.
&
79.
&
è portato dall'Aria al luogo più uicino; & da quello al piu lontano, alle nostre
orecchie; onde la sua specie ch'è detta Intentionale, si troua realmente in essa
Aria, come nel proprio Soggetto; & è mossa dall'Aria, senza dubio, & porta-
ta page 72 72 Librota all'Vdito. Et di qui nasce, che s'alcuno ode (poniamo caso) il Suono d'una
Tromba lontano per lo spacio d'un miglio à punto; può dire, che la Specie in-
tentionale del Suono causato dalla Tromba, sia prima realmente in tanta Aria,
che importa mezo miglio; & dopoi, che cotale Specie di suono si distenda dal
Suono reale, ch'è nel primo mezo miglio, nell'altro mezo; com'è causata la
specie del Colore nel Corpo trasparente, dal Colore che è realmente nel Corpo
colorato. Et questa Specie intentionale è portata per l'Aria successiuamente
dal Moto fin'all'Vdito. Et perche il Filosofo proua, il Moto esser diuisibile se-
condo la diuisione della Magnitudine; però quando questa si diuidesse in parti
indiuisibili; si diuiderebbe anco il Moto & anco il Tempo, che piglia la conti-
nuità & la diuisione di esso Moto; delquale egli è misura & è anco Quanto. So-
no adunque il Tempo & il Moto Quanti per accidente; non perche siano nel
Soggetto Quanto, ma perche pigliano la continuità & la diuisione in una cosa
certa prima & da se stessa Quanta; rispetto della quale si possono dire non
solo per accidente, ma ancora posteriormente Quanti. Onde per questa
ragione; & perche in ogni parte del Corpo sonoro percosso, come c'inse-
gna l'esperienza, si fà il Suono per accidente, tanto più graui ò tanto più
acuti, quanto è più maggiore ò più minore la parte di esso Corpo; cioè, la
sua Estensione, che è Magnitudine; però quando semplicemente si conside-
ra il Suono, si considera prima nella Qualità di graue ò di acuto, dipoi si con-
sidera secondo il più ò meno graue ò acuto paragonato ad un'altro Suono nella
Quantità, nellaquale si trouano le Ragioni della Differentia del Suono graue ò
dell'acuto, che sono Qualità, col mezo della misura de i Corpi sonori, che sono
Quantità; fatta secondo le ragioni de i Numeri, considerati nelle loro parti, nel
modo ch'io dichiarai nelle Istitutioni & Dimostrationi; 2. Instit.
cap. 18. &
19.

3. Demōstr.
Pet. 1.
&
Prop. 1.
senza ilqual mezo sa-
rebbe impossibile di saper cosa buona; & hauer la uera cognitione d'alcuna cosa
in questa Scientia; percioche il Musico non può dimostrar le ragioni di cotal
differentia, se non dalle misure & parti intese nelle Distantie; cioè, ne i Corpi
sonori. Onde giudica il Suono esser tanto in Quantità, quanta è la Quantità
del Corpo, dal quale è causato, & dalle sue parti paragonate al Tutto; essendo
però cotal Corpo (come più conueneuole & atto à cotal negocio) lungo & di
ugual grossezza. Per laqual cosa sapendo Archita (come buon Pithagorico)
tutte queste cose; uolendo dimostrar che la Differentia de i Suoni graui & de gli
acuti, & essi Suoni principalmente; era posta nella Quantità, pigliò prima il
mezo del Moto dell'Aria, fatto dalla percussione di due Corpi tra loro, come
cagione del Suono; dopoi pigliò il mezo della Velocità & della Tardità di esso
Moto; dall'una dellequali nasce il Suono acuto, & dall'altra il graue. Pigliò an-
co quello de i Suoni mandati fuori da i Pifferi ò Calami, & dimostrò ultima-
mente il Moto interuallare della Voce, da i Suoni acuti, che si muouono più to-
sto, che non fanno i graui, che più tardi si muouono; & come ottimo intendente
delle cose, concluse, che se bene il Suono è Qualità passibile; cosa che non si può
negare; è nondimeno anco Quantità: alla cui opinione s'accosta Auerroe nel Se-
condo dell'Anima; tex. & cō-
men. 126.
il qual tiene, che 'l Suono sia Intentione, che non si troui se
non nell'Audiente; & quasi sia posta nel Capitolo della Relatione & non in quel-
lo della Qualità. Ma che 'l Suono sia Quantità, si può anche conoscer da quello
che dice Aristotele, 2. De Ani
ma. tex. &
cōm. 78.

85. & 87.
Cōm. 4. &
48.
che uuole, che 'l Suono sia Moto fatto dal percutiente & dal
percosso; & dice nel Terzo lib. de i Naturali, il Moto non esser'altro che la Ge-
neratione d'una parte fatta dopo un'altra, allaquale si distende esso Moto, fin
che si fà perfetto. Onde il Suono uiene ad essere generatione de parti; ma le
parti page 73 Secondo. 73Parti non sono se non rispetto al loro Tutto; & il Tutto & le Parti sono Quanti-
tà relatiue; adunque ad ogni modo il Suono, & la Differentia de i Suoni uen-
gono ad essere, secondo la dottrina d'Aristotele, & come habbiamo ueduto di
sopra, da quello che discorre Archita, Quantità. Quanto poi à quello che scri-
ue Theophrasto, si dee auertire; che oltra quello che si è detto di sopra, egli
non s'affatica à uoler dimostrare, che i Suoni, & le loro Differentie non si deb-
bano porre nella Quantità; ma si bene in uoler distrugger l'opinione di quelli,
che uoleuano, che la Inuestigatione dell'anima si hauesse à porre tra i Numeri;
perche uoleuano, che tale inuestigatione si facesse secondo le ragioni ò proportio
ni de gli Interualli, che si conoscono tra essi Numeri; & forse ch'ei uiene anco à
tassare qualche opinione che hebbe Platone; massimamente dell'Anima; come si
uede nel Timeo. Onde pone il fondamento di tutto 'l suo Ragionamento sopra la
Qualità del Suono; & non uuole à patto alcuno, che 'l Suono & le sue differen-
tie sia Numero. Et è cosi ueramente; percioche la Consonanza, che è Suono,
non è Numero, ma si bene (come si è detto secondo Aristotele) Ragione de
Numeri nell'acuto & nel graue; ouero è cosa che si può referire al numero; ilche
ei non niega; anzi conferma; quando più oltra ragiona delle proportioni delle
Consonanze. Laonde dice ancora Aristotele, che le Differentie delle cose che so-
nano, si manifestano per il Suono, ilquale è in atto; essendoche si come non si ue-
dono i Colori senza il Lume; cosi l'Acuto & lo Graue non si ode senza il Suono.
Et quando dice, che l'Acuto muoue molto il Senso in poco tempo, & lo graue
lo muoue poco in molto; conclude che l'Acuto non è ueloce, ne il Graue, tar-
do: ma che 'l Moto di uno è fatto tale per la uelocità; & dell'altro, per la tardi-
tà, lequali consistono nel Tempo; & questo è sottoposto alla Quantità. Il per-
che Theophrasto non considera il Suono nella sua Sostanza & Essentia, ma ne i
suoi accidenti: onde tutto quello che dice; se bene è uero; & che la Differentia
de i Suoni graui & de gli acuti sia, secondo la sua opinione, posta nella Qualità
del Più ò del Meno graue ò acuto; tuttauia la ragione di cotal differentia del Più
& del Meno non si può conoscere dalla sola Qualità, ma dalla Quantità; nella
quale essa Qualità è contenuta, & è da essa prodotta per le ragioni che si è detto
di sopra & nelle Istitutioni. Quanto poi à quello che discorre Panetio, non è
dubio, ch'egli finalmente si lascia intendere chiaramente, che 'l Suono & la sua
Differentia è sottoposto alla Quantità; essendo che prima non uuole che 'l Tuo-
no si possa diuidere nella Qualità; onde dopoi dice, che quello ch'è chiamato
nella Musica Semituono, considerato diuiso in due parti nella Quantità; è detto
impropriamente; ilche dice anco Plutarcho; come habbiamo ueduto nel cap.
13
. Laonde in confirmatione di questo dice Panetio: Quando i Mathematici
dicono la Diapason esser in proportione Dupla; non lo dicono perche intendino,
che la grandezza della Voce ò del Suono sia doppia alla grandezza della Hypa-
te ò per il contrario; perche se questo (com'ei dice) fusse altramente; in qual
maniera si potrebbe dire, la Diapason, la Diapente, la Diatessaron & l'al-
tre consonanze esser nella tale & tale proportione? Dice anco; concludendo
con maggior chiarezza; Onde non resta di questo dubio alcuno; che l'Vdito,
ilquale è molto più debole del Vedere, non può senza qualche misura ò regola
giudicar gli Interualli consonanti: Et si marauiglia assai d'alcuni, che non accon
sentiuano à cotali cose; onde tassa Aristotele forse senza colpa, & altri Peripa-
tetici; come quelli i quali non senza qualche poco d'inuidia s'opponessero à co-
tali ragioni. Finalmente dimostra da i noui precetti ritrouati del Canone ò Re-
gola harmonica; & da quello che dice, che quando si dice la Diapason essere in
G Dupla page 74 74 LibroDupla proportione; non si dice, perche un Suono ad un'altro sia Duplo, ma
perche le chorde, dellequali i Suoni fanno la Diapason, hanno questa ragione ò
proportione nella Sostātia ouero Essentia, & dalla impossibile diuisione fatta del
Tuono in due Semituoni; i Suoni & le Differentie loro essere Quantità & non
Qualità. Ilperche di qui si può conoscere, quanta ragione habbia Carlo Val-
gulio Bressano, huomo intendente della lingua greca, & alcuni altri ancora de
Sauii moderni, contra Tolomeo come Tassatore d'Aristosseno; in fauore di esso
non inteso Aristosseno; quando cittaua l'autorità di Panetio in lor fauore, nel uo
ler mostrare che si possa fare cotal diuisione: ma di questo ne ragionaremo al suo
luogo. Tutto questo sia detto intorno à quello che scriue Panetio; percioche da
quello che scriue Tolomeo, non è dubio alcuno ch'ei tenga, che la Differentia
de i Suoni graui & de gli acuti consista nella Quantità; & lo proua con ragioni
diuerse; parte addutte anco da Archita & parte da Panetio; lequali uolendo di
nuouo ricordare, sarebbe cosa uana & fuori di proposito. Diremo adunque,
che 'l Suono & la Differentia del Suono graue & dell'acuto sia non solo Qualità,
ma etiandio Quantità; & siano sottoposti à l'uno & à l'altro di questi due Predi-
camenti; secondo ch'è considerato in diuersi modi & secondo diuersi rispetti
nella sua Essentia & Sostantia, & nelli suoi Accidenti. Non sarà adunque da
sprezzare facilmente l'opinione di quelli, che considerando il Suono sotto le
passioni della Qualità solamente, dicono che è Quale & non Quanto; come an-
co non sarà da farsi poco conto della opinione di quelli che considerandolo se-
condo la sua Sostantia & Essentia, uogliono che sia Quanto & non Quale; im-
peroche niun negherà mai, che considerato nella Quantità, sia quantità; &
considerato nella Qualità, sia qualità; come Theophrasto s'affatica à dimostra-
re, che 'l porre un Suono mezano tra due, che siano l'uno graue & l'altro acu-
to; stando nella Qualità; è uoler porre un mezo tra i Colori: ma per questo non
dice che 'l Suono & la Differentia de i Suoni non si possino chiamare (secondo
un rispetto) Quanti; & che non si possa porre tra l'acuto & lo graue un meza-
no termine, che sia proportionalmente collocato tra l'uno & l'altro de gli estre-
mi; ne anco Panetio niega, che si possa diuidere il Tuono in due Semituoni ine-
quali, come quello che non acconsentisse la equalità.

De gli accidenti che accascano intorno al Suono; & di quelli prima che
sono considerati intorno al Luogo & al Tempo.Cap. XVI.

POTREMO hora facilmente conoscere, che 'l Suono & le Differentie
de i Suoni possono esser tallora Quanti & tallora Quali, secondo che
diuersamente ne i loro accidenti sono considerati; & di più potiamo
sapere, che dal Mouimento del Suono & della Voce fatto da un luo-
go (per dir cosi) all'altro, uengono tre principali Accidenti; l'un de i quali si fà in-
torno al Luogo, l'altro intorno al Tēpo, & il terzo [[i-n]]torno al Colore, che noi chia
miamo Aria, & li Greci χρόα. Accade il primo accidente intorno al luogo; quan-
do il Senso riceue il Suono più graue ò più acuto di quello ch'era udito prima;
cioè, quando ode la Differentia del Rimanente & del Mosso; percioche quei Suo
ni che ritroua in un'istesso luogo, chiama Vnisoni & simili; & quelli che sono più
graui ò più acuti l'uno dell'altro, dice esser diuersi, & ritrouarsi in diuersi luoghi;
come per essempio si può uedere ne i seguenti; segnati, per maggiore intelligen-
tia page 75 Secondo. 75 Vnisoni.Più acuti.Più graui. tia di quelli che leg-
geranno, con i soli-
ti caratteri ò figure,
usate da Moderni. Il
perche dall'essempio
addotto potiamo comprendere, ch'appresso i Musici moderni i Luoghi de i Suo-
ni & delle Voci per il più, si descriuono sopra cinque linee parallele; & sopra i
loro Spacii posti di dentro; come sono le sequenti; & più oltra ancora secondo 'l
bisogno; dellequali ciascuna è nomi-
nata col nome proprio; come uedere-
mo altroue; essendone però segnate so-
lamente alquante con una delle seguen
ti Cifere, che dinota il nome di una chorda ò Suono contenuto nel Sistema
massimo; come auanti si è mostrato, & anco si dimostrerà al suo luogo; lequali
Cifere secondo il loro Translato, no-
minano Chiaui; che si scriueano prima
con queste lettere F. C. & G. ma dopoi
corrotte le prime forme ò figure; furono
ridutte da più Moderni nelle forme che si ueggono al presente. Quanto poi al
Secondo accidente ch'è il Tempo; secondo il Mouimento di tardo ò ueloce, di-
ciamo un Suono esser più lungo ò più corto dell'altro quanto alla duratione del
Tempo che consumiamo cantando, come sarebbe dire; quando nella Modula-
tione dimoriamo secondo 'l Tempo più lungo & di maggior quantità in un Suo-
no, ò secondo il tempo breue & di minore; percioche le Modulationi si debbono
accommodar secondo 'l Tempo considerato nella lunghezza & nella breuità de
i Suoni; & come quello che tiene il luogo del Rhythmo, come è di lungo ò
breue, rispetto l'un'all'altro; come si scorge in questo essempio. Laonde è da
auertire, che i Musici de nostri tempi & anco i più Antichi segnauano il Tempo
lungo ò bre
ue con una
delle segen-
ti Figure ò
Cifere; secondo che pareua conueniente al Compositore della Cantilena; &
questo non secondo gli Accenti grammatici; de i quali ne ragionaremo nell'Ot-
tauo libro
; ma secondo gli Accenti Rethorici, ò Musici, con lequali scriuono
ancora ò depingono
(dirò cosi) i Colori ò
Arie di esse Cantile-
ne; come si è mostrato
di sopra, contenuti nelle Modulationi delle loro parti. Onde à questo proposito
alcuni poco intendenti dicono ch'io hò errato, quando nel cap. 49. della Terza
parte delle Istitutioni
segnai il Tempo lungo & lo breue separatamente cō uarie
Figure; cioè, quello con la figura . che chiamano Breue; & questo cō la figura .
che dicono Semibreue; cosi ancora hauer segnato il lūgo cō la Semibreue . &
il breue cō la. . Minima; perciocheli pare che 'l Tempo lungo si debba segnare
con la Figura. . che chiamano Lunga, & lo Breue con la figura. . Breue; ac-
cioche il nome delle Figure dinotino il Tēpo significato per quelle; & insie-
me nel nome corrispondono: quasi che queste Figure. . . . . per relatione
ò comparatione, non fussero doppie di tempo l'una all'altra; cioè la maggiore
G 2 alla page 76 76 Libroalla minore seguente; come la Lunga alla Breue, & questa alla Semibreue, &
cosi la Semibreue alla Minima; & che qual si uoglia non si potesse applicare à
qual si uoglia Tempo lungo ò breue; seguendo le Figure per ordine; misurando
l'uno & l'altro de i loro Moti con un Moto commune. Et perche hò detto nel
cap. 6. di questo Libro; che 'l suono è considerato dal Musico, come il Punto è
considerato dal Geometra; però mi souiene hora, che Francesco Salines, di
natione Spagnuolo huomo di buona dottrina; alquale desidero ogni felicità;
raccontando alcuni luoghi; ne i quali gli pare ch'io mi sia ingannato nel trattar
le cose della Musica, pone questo per un'errore; che io definisco la Musica
pigliata uniuersalmente; la quale douea prima diuidere che definire; per es-
ser nome Analago, com'ei dice, alla Mondana, Humana & Istrumenta-
le; & inciampa biasimando la Diuisione ch'io fò della Musica Organica nel-
la Naturale & nell'Arteficiale; dicendo, che tutti gli Antichi le reputarono
una cosa istessa; quasi che non ui fusse differentia alcuna tra quella, che na-
sce da gli Istrumenti naturali & quella c'ha l'esser da gli Arteficiali; ilche fà anco
dell'Arteficiale diuisa nella Piana & nella Misurata, & nella Rhythmica & nella
Metrica; & ciò fà nel cap. 33. del Terzo libro della Musica, ch'ei scrisse in lingua
Latina: onde quanto egli habbia ragione, il lettore, leggendo accuratamen-
te il Cap. 5. 8. & 9. della Prima parte delle mie Istitutioni, potrà giudicar s'io
son degno di reprensione; imperò ch'ei scriue, che sopra ogn'altra cosa mi son
affaticato nell'affirmare, il Suono esser nel Canto indiuisibile, come è il Punto
nella Linea; & anco ch'io non hò auertito, che 'l Suono è considerato dal Mu-
sico, come principio dell'Harmonia, & cosi essere indiuisibile; & che il Tem-
po & la Tardanza ch'è in esso, non è considerato dal Musico, ma dal Rhythmi-
co, ilquale considera la Seconda parte per il Genere della Musica, diuersa dal-
la prima; alquale il Tempo breue è nel Rhythmo indiuisibile, come l'Vnità ne
i Numeri & il Suono nell'Harmonia: & che li pare che non habbi inteso, che la
Duratione ne i Suoni non si possa far da un solo Suono; ancora ch'io potesse
hauer letto appresso di Boethio queste parole: 1. Musicae
cap. 3.
Neq; enim quoties pellitur chorda,
unus edi tantum putandus est Sonus, aut unam in his esse percussionem; sed toties Aër
feritur, quotiescum chorda tremebunda percusserit.
Laonde per rimuouer questa
mala impressione dalle menti de i Lettori, à questo risponderò breuemente, che
molto mi dispiace, che 'l Salines habbia poco inteso quello c'habbia uoluto dire
il suo Amico; percioche è uero ch'io dico che i Suoni sono diuisibili; ma dico Di-
uisibili nella duratione, cioè, nel Tempo, quanto alla lunghezza & non quanto
alla larghezza: essendoche ogni Suono nasce dal Moto, & ogni Moto si fà col
Tempo; ilquale essendo ò lungo ò breue, è diuisibile, & cosi il Suono che non
si fà nello Istante, nella sua duratione è diuisibile. Imperoche quanto alla lar-
ghezza; cioè, alla distantia di graue & di acuto; poiche i Suoni non hanno lar-
ghezza ueruna, sono indiuisibili. Et accioche ogn'uno intenda; poniamo,
ch'alcuno cantando tenga fermo in un Tenore tanto la Voce, quanto importi
un Tempo musico, ch'è il ualore d'una Breue; parlando come Prattico; inteso
per questa Figura . il qual tempo chiamaremo Lungo, rispetto al Breue; che
noi intenderemo per quello che porta seco la seguente figura . dico, che questo
Tempo nella sua duratione, nell'istesso Tenore si può diuidere in due Tempi
breui, in questo modo. . Ilperche in cotal maniera il Suono sarà diuisibile
nella sua duratione; come la Linea nella sua lunghezza: ma non si potrà giamai
diuidere (sopposta anco la duratione in un Tenore) nella larghezza, che im-
porta distantia di suono graue & di acuto; come anche la Linea; percioche sarà
uno page 77 Secondo. 77uno & equal Suono & d'uno istesso Tenore. Laonde essendo il Suono fatto nel Tē
po, & essendo il Tempo diuisibile; cosi anco è diuisibile il Suono: & perche il Suo
no è cagionato dal Moto, & il Moto hà il suo principio dallo Istāte; ilquale è simile
al Punto, dalquale la Linea hà il suo principio; però il Suono inquanto è indiuisi
bile come è il Punto nella Linea, si dee intendere nella longhezza & non altramen
te: essendoche si come il Punto non è lungo ne largo ne alto; ma dal suo Riporta-
mento da un luogo all'altro fà la Linea, che è conclusatra due punti estremi, la-
quale è solamente lunga; cosi il Suono, che da se stesso non è graue, ne acuto; se
non è riportato in luogo diuerso; diremo cosi; & fuori del suo orizonte; non è lun
go ò corto; se non per la duratione del Moto, dalquale ello nasce. Però quando
dico, nel Suono cascare il Tempo nella duratione; cotal Tempo è necessario
che sia ò lungo ò breue, rispetto alla misura di esso Tempo, il che non si può nega
re; percioche il Suono secondo la duratione, se 'lcontenerà nel Metro ò Verso (per
essempio) due Sillabe lunghe, che faranno due Tempi lunghi; ilche contiene lo
Spondeo; come à dire, A¯gnus¯. questi due tempi si trouano diuisi in quattro
Tempi breui equiualenti à i due sudetti lunghi, in una istessa Quantità & dura-
tione; cioè, in uno Proceleumatico; come, Do ˘. cu ˘. i ˘. mus ˘. ouer si co-
me, Pa ˘. ri. ˘. e ˘. ti. ˘. buspremunt arctis; che si troua appresso di Virgilio Geor. 4.
Aenei. 2.
& 5.
tre fia-
te, & contiene Quattro Sillabe breui, che sono equiualenti allo Spondeo. Et
se bene ei dice, che 'l Tempo & la tardanza, non è considerato dal Musico, ma
dal Rhytmico, questo è detto fuor di ragione; essendoche solo al Musico s'ap-
partenga il considerare i Suoni & le Consonanze, & anco il Moto numeroso, che
consiste nel Mouimento che si troua tra quelle parti, che contiene la Υ῾πόκρισις;
cioè, l'Attione; molto necessaria al buon Oratore; & tra quelle della Προσωδία;
ouer'Accento; nellequali sono numerate tra l'altre il Graue & l'Acuto, con il
Lungo & il Breue; cose che si usano nella buona Pronuncia; dallaquale si forma
la Musica Rhythmica, sottoposta alla Scientia della Musica: percioche cotali
Accenti uengono dalla detta Pronuncia della Oratione, che sono cose (come
hò detto sottoposte à questa Scientia, dellaquale essa Rhythmica è una Specie;
come hò dichiarato nelle Istitutioni; par. 1.
cap. 9.
& consiste nel Mouimento della perso-
na, come si scorge in quelli, che danzano ò ballano. Et quando dice, che 'l
Tempo breue è indiuisibile al Rhythmo, come l'Vnità ne i Numeri & il Suo-
no nell'Harmonia, dice bene; percioche appresso il Rhythmico non è cosa al-
cuna che sia sotto 'l Tempo breue, perche è come Elemento; & sotto 'l Suono,
come principio & primo Elemento de gli Interualli & delle consonanze, non
ui è cosa alcuna; essendoche non si troua cosa che cada prima di lui sotto l'Vdi-
to. Et perche la lunghezza & breuità cadono sotto 'l Tempo, è necessario,
che siano almeno diuisibili come hò detto, secondo la duratione; percioche il
Principio & il Fine del tempo sono rinchiusi tra due Istanti; i quali uniti in-
sieme (se far si potesse) non farebbono Tempo alcuno; per essere gli Istanti
indiuisibili, che non si possono porre insieme. Laonde misurandosi il Tem-
po, è necessario che ui sia una misura minima, dalla quale ei sia misurato;
poiche in tutti i Generi ue n'è una prima (come insegna il Filosofo 2. Caeli. 28.
& Metap.
10. tex.
3.
& 4.
) che
è misura di tutto quello, che si troua in quel Genere, quantunque cotal
cosa si potesse diuidere in molte altre parti minori di lei. Il perche si può
dir con ragione; che si come il Logista ò Computista (come fù dichiarato
nel cap. 8. del Libro precedente) prende per suo Principio quella Vnità per
indiuisibile ne i suoi computi, ch'è materiale & diuisibile, & non è quella che
intende il mathematico, ch'è separata dalla Materia; cosi quel Suono che prende
G 3 il page 78 78 Libroil Musico per indiuisibile & come suo principio ne gli Interualli & nelle Conso-
nanze, non è quello che ei intende Diuisibile nella Duratione. Et se ben al Sali-
nes pare, ch'io non habbia inteso che la duratione sudetta non si possa far da un
solo Suono, ilche uuole prouare con l'autorità di Boethio; parmi ch'egli non
habbia ne letto, ne ueduto il cap. 11. della Seconda parte delle mie Istitutioni;
perche haurebbe conosciuto troppo bene, che questa dottrina hò imparato
da questo autore. Et forse anco che non si è ricordato, che si può intendere
questo termine Indiuisibile per l'Atto & per la Potentia: onde sapendo quello
ch'importa Principio, & essendo il Punto principio della Linea; non ha parte
alcuna, ne in lunghezza, ne in larghezza; onde non è diuisibile ne in atto, ne
in potentia per duratione, quantunque nel Sito sia permanente. Ma il Suono
se bene è principio della Modulatione, è diuisibile però nella sua duratione ò
nel Tempo ch'ei porta seco; come hò mostrato. Et quantunque il Tempo bre-
ue è principio ò misura del Lungo; per esser'Elemento della compositione de i
Piedi ne i Versi; secondo che è Principio & Elemento, è indiuisibile; ma in quan
to importa semplicemente Tempo quantunque breue, poi c'hà per termini estre
mi due Istanti; potrà sempre esser misurato da un Tempo minore. Vuole an-
co il mio Salines ch'io mi sia doppiamente ingannato; perche la Musica Piana
& la Figurata, com'ei dice, & la Rhythmica & la Metrica equalmente sono natu-
rali & arteficiali; ne io dico però altramente nel cap. 5. & nell'8. & nel 9. del pri-
mo delle Istitutioni
. Maggiormente ancora dice, perche io penso che la Piana
& la Figurata si trouino nelle Figure ò Note, & nelle Parole; ma la Rhythmica
& la Metrica solamente nelle Parole; come nella Oratione soluta & ne i Versi;
Ilche dice egli, dimostrando che 'l Padre Santo Agostino dica non esser cosi;
distinguendosi la Grammatica dalla Musica per questo; che la Grammatica con-
sidera la lunghezza & la breuità delle Sillabe nelle Parole poste ad arbitrio del-
l'Huomo; & la Musica considera il Rhythmo naturalmente essere in molte al-
tre cose; quantunque egli habbia detto, che il Rhythmo non sia considerato
dal Musico; & essi Metri non minormente si ritrouano nelle Modulationi che si
fanno senza parole, che in quelle che le contengono. Ma questo mio dolcissimo
Amico, per quello ch'io m'accorgo, non hà mai ueduto quello, ch'io scriuo ne
i sudetti tre Capi; ne i quali dimostro chiaramente, che queste sorti di Musica
Piana & Misurata si fà secondo 'l Tempo dimostrato con alcuni Caratteri ò Fi-
gure poste sopra alcune Linee ò Spacii, che ci rappresentano il Suono ò la Voce,
con la Velocità ò Tardità del tempo; percioche in cotal cosa & molt'altre (il
che si dee tenere à memoria per sempre) si usano i Segni per le cose Significa-
te. Ma ei non si ricorda, che nel fine del cap. 9. sopranotato adduco in mio fa-
uore la ragione del sudetto Santo dottore; & concludo, queste due sorti di Mu-
sica potersi anco attribuire alla Musica arteficiale; percioche ogni giorno udi-
mo al suono d'uno Istrumento accommodarsi uarie sorti de Versi ò Metri; se-
condo 'l numero ò tempo numeroso, che si comprende nel Suono. Et forse,
che da questo ei prese argomento, c'habbia uoluto dire, che la musica Rhyth-
mica & la Metrica non si potesse udire, sonando il Musico & cantando insieme
in un tempo. Ma siami in fauore quello, che hò discorso nel cap. 9. del lib.
sopra quell'Istrumento, che si chiama Ciembalo; & di più quello, ch'à que-
sto mio proposito è detto dal Poeta: Numeros memini, si uerba tenerem;
& questo basti.
Del page 79 Secondo. 79

Del Colore terzo accidente ò passione del Suono, & della Modulatione
ò Canto, & delle sue Parti appresso i Musici an-
tichi.Cap. XVII.

MA seguitando il Terzo accidente del Suono, ch'è il Colore, dico;
che è quello, per ilquale nella Modulatione i Suoni sono differenti
l'un dall'altro per i due accidenti già mostrati; cioè, per il Luogo &
per il Tempo; in quello che chiamiamo Aria nella Cantilena; come
si ode continuamente nelle sue Parti che cantiamo; l'essempio dellequali saran-
no à bastanza le Quattro seguenti, acciò si conosca quello che uoglio dire. Ma
gli antichi Musici si come anco sono
stati in molte altre cose più diligenti de
i nostri; cosi anco sono stati intorno
le cose della Musica, massimamente nell'essercitio del Modulare ò Cantare os-
seruarono, che in ogni Canto perfetto si ritrouauano Quattro specie di Modula-
tione; la prima dellequali era detta Α'γωγὴ, come conducimento, dirò cosi; & era,
quando in essa si trouaua un certo progresso ordinato ne i Suoni, che si seguita-
uano l'un l'altro per grado; & questa conteneua tre parti, dellequali la prima era
quella, che procedeua per una determinata consequentia procedendo di grado
in grado, uerso l'acuto; & chiamauano ευθεῖα, cioè, Rettitudine ò Dirizzamen-
to; la Seconda era quella, che procedeua per il contrario uerso il graue pur per
grado, & la diceuano Α'νακάμπλουσα, come Reflesso ò Ritorno; ma la Terza era
mescolata de Suoni che procedeuano uerso l'acuto simigliantemente per gradi;
& uerso il graue per salti; ò per il contrario; & la chiamarono Περιφερὴς, cioè, Cir
coito ò Ritondezza, come sarebbe quella che è posta nell'essempio seguente.
Α'ΓΩΓΗ`, prima specie.
Εὐθεῖα, prima parte.
Α'νακάμπλουσα seconda, parte.
Περιφερὴς, Terza parte. La seconda specie era, quando nel modo del cantare si trouaua una scambieuo-
le positione d'Interualli, che chiamauano Πλοκὴ, quasi che uolessero dire Com-
plicamento ò Abbracciamento; & la Terza consisteua in una reiterata percus-
sione, fatta spesse fiate, che chiamauano Πεπλεία, quasi uolessero dire Giuoco;
dalla page 80 80 Librodella quale si potea comprendere quali Voci ò Suoni erano da porre da un can-
to, & quante fiate; & da quali si douesse incominciare, & in quali dar fine: Ma
la Quarta era una continua statione de Suoni ò Voci in un istesso luogo ò Teno-
re, nelqual si cantauano più sillabe ò parole; & era detta Τονὴ; quasi Fermez-
za; de i quali modi porremo gli essempi, accioche si possa intendere in parte
almeno, se non in tutto, quello, c'habbiamo uoluto dire.
Πλοκὴ, seconda specie.
Πεπλεία, terza specie.
Τονὴ, quarta specie. I Latini non hebbero cotali cose in consideratione nel Modulare ò Cantare:
ma li bastaua sapere che cotale atto non poteano far se non in tre maniere; pri-
ma proferendo solamente il Suono ò la Voce senza uarietà alcuna, applicando-
li una delle nostre cinque lettere uocali A. E. I. O. V. cantando ò Modulando
con lo Spirito solamente, senza muouer la bocca; come si farebbe nel seguente
A. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. a. A.
E. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. e. E.
I. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. i. I.
O. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. o. O.
V. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. u. V.

                        
                     essempio; Forse al modo che faceuano i Sacerdoti d'Egitto; come narra Deme-
trio Falereo nel lib. della Elocutione; che usauano il Suono delle lor Sette lette-
re uocali, che sono le seguenti α. ε. η. ι. ο. υ. & ω. quando uoleuano celebrare col
Canto i loro Dei; & le faceuano etiandio udire, quando uoleano imitare il Suo
no della Tibia ò della Cetera, che usauan l'altre Genti; per la soauità della uo-
ce, che in se ritengono. Dopoi i nostri Modulauano ò Cantauano (come sifa al
presente) proferendo le Figure del Canto & la Modulatione, con una di queste
Sillabe, Vt. Re. Mi. Fa. Sol. La; secondo l'applicatione di Guido monacho Are-
tino; come qui si uede.
Re. fa. sol la. fa. sol. mi. fa. la. sol. fa. sol. re. mi. fa. sol. la. sol. fa. mi. re. ut. fa. mi. re.

                     Vltimamente applicauano ad esse Figure cosa, che hauesse qualche significa-
to; come sono Parole contenute in una Prosa ò in Verso; come si uede nell'es-
sempio page 81 Secondo. 81sempio sequente nella Modulatione di due Versi del Petrarca. Ma i Greci era-
no soliti, come faciamo noi scriuere sopra un foglio di carta le lor Cantilene,
Innanzi al di dellultima partita.Huom beato chiamar non si può mai.

                     che conteneuano una gran parte di tutte quelle cose, c'habbiamo nominato di
sopra, & ne faceuano una Tauola di pittura ò Essempio; acciò che 'l Cantore
sapesse quello c'hauea da cantare, & lo chiamarono Διάγραμμα; cioè, Descrittio-
ne; come è quello della Cantilena. Innanzi al dì dell'ultima partita; ch'io mostrai
ultimamente; la qual si può considerare in due maniere; prima, inquanto che
è descritta & adornata con Caratteri & Figure conuenienti, di modo che si
può cantare; dopoi, inquanto al suo Canto ò Aria, che gioua & diletta gli
Vditori; perche in queste due cose consiste (come ho detto altroue 1. Istit.
cap. 41.
) il Fine
del Musico. Essendoche se bene il Canto da se stesso porge diletto; tuttauia
congiunto all'Armonia delle parole, non solamente diletta; ma gioua anco,
secondo la qualità del Soggetto, che si tratta in esse; come costumi, che si
rappresentano nel cantare: se bene può anco offendere, quanto al Soggetto;
cioè, quello ch'ascolta come dichiarai nelle Istitutioni, non è ben disposto.
Erano etiandio, oltra queste c'ho mostrato, alcun'altre Forme di modulare
ò cantare appresso gli Antichi musici, lequali communemente erano chiama-
te ἤχων, ouero Strepiti; ma perche non sono di molta importanza, & hauen-
dole trattato assai lungamente nel Terzo libro de Re musica; doue ciascuno
con suo bell'aggio le potrà uedere; però le lascio da un canto, per non esser lun
go; & lasciarò la cura ad alcun'altro, di trattar minutamente simili cose, col
passare à ragionar de gli Interualli, che sono considerati nella Musica nel se-
condo luogo; contentandomi di hauer detto questo poco del Suono & de i
suoi Accidenti.
Il fine del Secondo Libro.
page 82

Terzo Libro de i
SOPPLIMENTI MVSICALI
DEL REV. M. GIOSEFFO ZARLINO
DA CHIOGGIA,
Maestro di Cappella della Serenissima Signoria
DI VENETIA;

Nelqual si discorre intorno la Seconda cosa considerata nella Musica,
ch'è l'Interuallo & li suoi Accidenti.

Quello che sia Interuallo, & delle sue Specie.Cap. I.

NELSecondo luogo di quelli, ne i quali sono collocate le
cose della Musica, è posto l'Interuallo; delquale hauen-
done copiosamente parlato in molti luoghi; massima-
mente nel cap. 15. della Seconda parte delle Istitutioni;
lascierò di replicar cosa alcuna; & dirò solamente di
quelle, dallequali si cauerà molto frutto in questi nostri
Sopplimenti. Et perche l'Interuallo nella Musica è quel-
lo, ch'è compreso da due Suoni almeno, l'uno graue &
l'altro acuto; come è compresa la Linea da due termini, che sono due punti
diuersi nella positione ò luogo; però questi due Suoni bisogna che siano sempre
differenti tra loro nella Estensione per il graue & per lo acuto; percioche se ha-
uessero una Estensione istessa, non si udirebbe Interuallo alcuno; perche sareb-
bono (per dir cosi) sotto un'istessa qualità & in uno medesimo luogo. Il per-
che la Differentia che si troua tra l'acuto & lo graue, ò tra questo & quello, si
chiama Interuallo, che da i Greci è detto Διάστημα; ilquale è naturalmente con-
tenuto sotto una prescritta forma ò proportione, quasi di numero à numero;
nel modo ch'io mostrai nella Prima parte delle sudette Istitutioni; cap. 41. in uno de i
cinque Generi ò modi d'Inequalità. Et com'hò dichiarato nella Prima, Secon-
da & Terza definitione del Secondo delle Dimostrationi
; l'Interuallo si troua
di tre sorti; cioè, Consonante detto propriamente & Dissonante, & un meza-
no tra questi due, detto Consonante impropriamente. De i Consonanti & de
i Mezani ancora per se stessi si compone ogni Cantilena di due uoci almeno;
ma non de i Dissonanti; percioche alle fiate solamente entrano nella sua com-
positione per accidente; com'hò dimostrato nella Terza parte delle Istitutio-
ni
. Non uoglio però da quello c'hò detto de gli Interualli mezani, ch'alcuno
creda, ch'io sia contrario à quel che dissi nel cap. 31. della Seconda parte delle
Istitutioni
; cioè, che quelli Interualli che non sono consonanti, sono necessa-
riamente page 83 Terzo. 83riamente Dissonanti; quando uorrà intender la cosa per quel uerso, che si dee
intendere; cioè, porre l'Interuallo detto impropriamente nel numero de i detti
Semplicemente consonanti; come hò sempre inteso; & non nel modo ch'alcu-
ni hanno uoluto intendere, quando dicono; che 'l Consonare & l'Accordare ap-
presso Tolomeo è una cosa istessa; & consonante esser quello interuallo, che nel perueni-
re all'Vdito, lo ferisce senza offesa; come la Diatessaron; dette perciò significare Sym-
phone;
per usar le loro parole formali; & quelle poiche nel peruenire all'Vdito, la
feriscono, non solo senza offesa, ma con dolcezza,
dicono ch'accordano; & sono
le Diapente, dette perciò significare Paraphone; laltre possono quelle, che non solo nel
farsi udire, feriscono il senso senza ueruna offesa ò dolcezza tale, che non si desidera più
oltra, & tali sono le Diapason; lequali perciò significare le dissero Homophone, ò uo-
lete Antiphone;
laqual distintione, dicono, che fà Aristotele. Ma uorrei ben sa-
pere, doue Aristotele & Tolomeo s'habbiano imaginato, non che scritto, que-
sta sottile distintione, che sanno; essendoche Tolomeo nel cap. 7. del Primo de gli
Harmonici
; doue tratta queste cose, scriue; che sono tre Generi de Suoni ine-
quali; il primo è detto Ο῾μοφώνων; cioè, De gli Vniuoci, dirò cosi, ouer Equiso-
ni; come la Diapason & l'altre, che di quella si compongono; che sarebbe una
di quelle la Disdiapason: il secondo è detto Συμφώνων, cioè, de i Consonanti; ne
i quali connumera la Diapente & la Diatessaron: ma il Terzo è detto Ε'μμελῶν,
cioè, De gli Atti al canto. Dalche si comprende, ch'ei non pose in altro luo-
go la Diapente, che tra le Symphone; ne meno la Diapason hà collocato tra
altri Suoni, che tra gli Homophoni; Dipoi non sò uedere, che pur'una fiata
ei facesse mentione delle Paraphone, ne delle Antiphone. Perche se bene Ari-
stotele fa mentione ne i Problema Sec. 19.
Prob. 12.

14. & 16.
delle Antiphone & delle Homophone, & an-
co delle Symphone, non trouo però ch'ei faccia mentione alcuna delle Para-
phone; ne che mai in alcun luogo facesse cotale distintione, che si possa cono-
scere & uedere, che 'l Consonare sia differente dall'Accordare; come dicono
costoro. Et se Psello nel Compendio della Musica pone la Diatessaron & la
Diapente in quel genere di Consonanze, detto da Greci Παράφωνον; & anco pone
cō Aristotele insieme la Diapason tra quelli del Genere; che chiamano Α'ντίφωνον;
aggiungono anco à questa la Diapasondiatessaron, la Diapasondiapente, & la
Disdiapason. Ma se hauessero considerato, che 'l Consonare & l'Accordare non
è inteso diuersamente da Tolomeo; come hanno detto con poco consiglio &
giudicio; ma per una cosa istessa; haurebbono potuto anche intendere, che l'Ac
cordare & lo Discordare, & il Consonare & lo Dissonare sono due cose diuerse &
contrarie, & non hauerebbono errato cosi pazzamente; percioche uolendo egli-
no dimostrar (come stimano) un mio, che credono errore, ne commettono due.
Ma lasciamo questo da un canto, & diciamo, che da quello che si è detto potia-
mo comprendere, che gli Antichi greci insieme con essi noi haueano Quattro
differentie de Suoni, tra 'l numero de i Quindeci collocati nel Systema massi-
mo; de i quali alcuni tra loro insieme percossi sono al tutto Asperi & Non atti à
far Consonanza alcuna, ne à portare all'Vdito alcuna soauità; laonde sono la-
sciati da un canto, come sono insopportabili; & meritamente si chiamano Ec-
meli; come quelli che non possono esser admessi in alcun buon conserto. Alcu-
ni altri fattisi udire insieme, sono per il contrario al tutto atti à cotale conserto;
percioche si trouano per ogni modo soaui & diletteuoli; onde facilmente dall'
Vdito sono accettati & admessi, essendoche tra loro tanto commodamente si
possono congiungere, che meritamente si possono chiamare Homophoni ò An-
tiphoni; ancorache siano de Suoni inequali. Ma alcuni altri, quando sono in-
sieme page 84 84 Librosieme percossi offendono minormente con asprezza l'Vdito; percioche l'un di
essi essendo più graue ò più acuto dell'altro, commodamente s'acconsentiscono
insieme; essendoche peruengono più soaui & più espediti all'orecchie. Laonde
anco Diaphoni & Emmeli sono chiamati; come euidentemente sono quelli, che
si fanno udire commodamente nell'ordine della Melodia; iquali insieme percos-
si; quando uengono all'Vdito ottimamente corrispondono, & maggiormente
sono atti da esser collocati tra gli Emmeli nella Melodia istessa: Ilperche anco
Paraphoni si chiamano; come quelli c'han luogo tra gli Antiphoni, essendoche
gli Antichi chiamarono Antiphone le Voci, come quelle che sono più eccellen-
ti de tutti i Suoni; come anco la Voce humana è molto più bella dell'altre; per-
che nascendo dalla Mente & dalla Intelligentia, è anco articolata: onde è nun-
tia & ambasciatrice; come uuole Aristotele, 1. Periher. di quelle Passioni che sono nell'ani-
ma. Ma quei Suoni prima che si dicono essere l'uno all'altro in Dupla ò in Qua-
drupla proportione, sono detti generalmente Symphoni, & specialmente An-
tiphoni; ouer, come si uoglia, Homophoni: dopoi quelli, che sono detti esse-
re in Sesquialtera & Tripla generalmente si chiamano Symphoni, & special-
mente Paraphoni. Quelli ancora, che in Sesquiterza & Dupla Sesquiterza si
corrispondono, generalmente insieme & specialmente si dicono Symphoni; es-
sendoche per il Genere hanno un nome equiuoco. Oltra di ciò quelli che ne i
predetti quindeci Suoni sono numerati Superparticolari nelle loro Proportio-
ni, generalmente Diaphoni, & particolarmente Emmeli sono detti: ma quelli
che in tutti gli altri Interualli sono collocati, sono detti tutti Diaphoni general-
mente, & specialmente sono chiamati Moti & di Male uoci, & anco Ecmeli.

La Cagione ch'indusse l'Autore à dire, & dimostrare, che 'l Diatono diatoni-
co antichissimo non era quello, c'hoggi si usa nelle Cantilene; ma il Na-
turale ò Sintono di Tolomeo.Cap. II.

MA perche il dubitar di ciascuna cosa, come dice il Filosofo; Praedicam.
cap. 3. De
his, quae ad
aliquid.
non è co-
sa infruttuosa; hauendo molte fiate letto tutti quegli Autori, ch'io ho
potuto leggere; iquali trattano le cose della Musica; tanto Greci quan
to Latini; & hauendo ritrouato alla fine (per dire il uero) tra loro mol-
ta confusione, & la cosa esser ridotta à tale, che in queste due Conclusioni più
famose era stabilita appresso d'ogn'uno tutta la Scientia & la Cognitione delle
cose della Musica; prima che Da niun'altro de i Generi delle Proportioni, dal Molte-
plice & Superparticolare in fuori, rinchiuse nelle parti del Numero Quaternario, potesse
nascere alcuna forma di Consonanza, che fusse atta a i concenti della Musica:
Dopoi,
che Quel Genere ò Specie di Cantilena ch'usauano, era il Diatonico diatono: Ilper-
che haueano tanto per uero, come da gli infiniti loro Scritti si può comprende-
re; che s'affaticarono con le lor Dimostrationi di far capace chiunque uolesse
dar opera alla Musica, che cosi fusse: Per laqual cosa conoscendo io dalle mol-
te esperientie c'hauea fatto, cioè esser impossibile, & non esser uero; cominciai
à dubitar molto sopra questa cosa; onde mosso dal desiderio grande ch'io hauea
di sapere, se cosi potea essere; hauendomi dato alla contemplatione & inuesti-
gatione di cotal cosa; dopo hauerne fatto infinite proue & dimostrationi; ritro-
uai per certo, che cotali Propositioni & Conclusioni erano repugnanti alla ue-
rità; percioche se 'l si usaua, come si usa anco al presente, il Ditono & lo Semi-
ditono; essendo il Ditono della Specie Diatonica diatona, che usauano; secon-
do i loro Principii & Opinioni; contenuto dalla proportione Super 17. partien-
te. page 85 Terzo. 85te 64. & il Semiditono dalla Super 5. partiente 27. ne i Superpartienti; ouer
ch'erano Interualli dissonanti, ò che se erano Consonanti, non erano contenuti
da cotali ; & haueano altra forma. Laonde hauendo conosciuto que
sto non poter esser'à patto alcuno; mi mossi à credere & tener per certo, che la
detta Specie diatona à niū modo si potesse usare, ne si usasse. Per laqual cosa inco
minciai à dimostrarlo in due maniere: prima col mezo della Diuisione della Pri
ma consonanza Diapason, ch'io pigliai per il Tutto diuisibile, & come Sogget-
to principale di questo mio pensiero, secondo la proportionalità harmonica, &
delle sue parti, che patiuano cotale diuisione: dopoi, con la Esperientia fatta
di cotali parti, co 'l mezo d'alcuni Istrumenti, ch'io feci fabricare à questo pro-
posito, ridussi il tutto nel desiderato fine. Et se ben dal principio il primo Me-
zo m'induceua timore; quantunque conoscesse la uerità della cosa; essendoche
non si trouaua alcuno, ne de gli Antichi ne de i Moderni; per quello che fin'al-
lora hauea trouato appresso i Scrittori di questa Scientia; c'hauesse nel diuider
le Proportioni della Musica, col mezo di cotale Proportionalità, passato oltra
la Dupla, forma uera & naturale della Diapason; da Lodouico Fogliano da Mo-
dena in fuori; ilqual dimostrò molte Consonanze & Interualli hauer le forme lo-
ro nelle proportioni de gli altri Generi ò Specie, ancorache non gli bastasse l'ani
mo d'affermare ò negare che cotai Consonanze & Interualli al suo tempo si usas-
sero; ne dire, che la Specie di cantilena che si usaua allora, fosse la Naturale ò
Syntona diatonica di Tolomeo; ne con dimostratione alcuna si fece intendere,
che la Specie ch'usauano i Musici in quel rempo, non fusse la Diatona diatoni-
ca; tuttauia l'Esperientia madre delle cose, che fu il Secondo mezo, mi daua
buon'animo; di modo che ogni giorno certificandomi del fatto; finalmente co
nobbi, che non solamente i due primi Generi di proportione sudetti; ma in
ciascheduno de i Cinque, ch'erano rinchiusi ne i numeri contenuti nel Senario;
come dimostrai in molti luoghi; si trouauano le uere Forme delle Consonanze
musicali: tanto delle Semplici, quanto delle composte. Ilperche; per non la-
sciare il Mondo inuolto in questo errore; mi diedi à scriuere & dimostrare; pri-
ma, che in tutti i Generi di proportione si trouauano le uere & naturali Forme
delle Consonanze della Musica; dopoi, tolsi à dimostrare, ch'era impossibile,
che s'adoperasse il Diatono diatonico antico; ma che si cantaua & sonaua il Na-
turale & Syntono; cosi nominato da Tolomeo. Per laqual cosa hauendo fatto
questo palese al Mondo, senza rispetto alcuno; mi apportò nel principio non
poco trauaglio & disturbo; percioche mi fù dibisogno rispondere in uoce & in
carte à molti, che sopra di questo nuouo Paradosso mi haueano scritto da mol-
te parti; non si potendo eglino risoluere à credere, che cosi fusse; essendoche
(com'è uero) niun fin'à quel tempo hauea predicato apertamente questa Veri-
tà; ne mai hauea detto, che questa fusse quella Specie, che si usaua, & non la
Diatona; ne mai s'oppose alcuno ad alcuno ch'affirmasse, che si cantaua la sudet-
ta Diatona, da me in fuori; ilche conferma anco il mio già nominato Discepolo
amoreuole dicendo prima; che Della Musica s'hauea quella istessa contezza, che del-
le Indie occidentali; & che in tal cecità perseuerarono gli Huomini, fin'à che il Gaffu-
rio prima, & appresso il Glareano, & poscia il Zarlino;
per usar l'istesse sue pa-
role; Prencipi ueramente in questa moderna prattica; incominciarono ad inuestigar
quello, che ella fusso, & à cercar di trarla fuori delle tenebre, oue era stata sepolta.

Dopoi dice di uoler prima di ciaschedun'altra Specie essaminare, come più noua & prin-
cipale quella, doue concorrono uniuersalmente tutti i Prattici de i nostri tempi; mossi
dall'autorità del Reu. M. Gioseffo Zarlino; laquale secondo ch'à lui piace; è il Syntono inci-
H tato page 86 86 Librotato da Tolomeo;
dopo laquale essamina, dice, di uedere, quando gli occorrerà con l'i-
stessa diligentia quello, c'HANNO TENVTO TVTTI: DA LVI IN FVORI;
come Guido Aretino, il Glareano, il Gaffurio, il Fabro, il Valgulio, & altri graui
Scrittori:
Et aggiunge, scriuendo dell'Vso delle Consonanze imperfette, co-
tali parole: Et tale opinione, ch'elle fussero l'istesse dell'Antiche, durò nelle menti de
gli Huomini, finche uenne il Reuer. M. Gioseffo Zarlino: ilquale con diuerse ragioni hà cer
cato di dimostrare al Senso & all'Intelletto, che TALI IMPERFETTE CONSO-
NANZE NON SONO IN MODO ALCVNO QVELLE, che si trouano tra le chor-
de distribuite secondo il Diatono diatonico.
Et più oltra seguitando dice: A quest'
Huomo essemplare di costumi, diuita, & di dottrina DEVE IL MONDO, per le
molte belle fatiche, ch'egli hà fatto; particolarmente intorno la Musica, perpetuo obli-
go; dalle quali si trae cognitione d'infinite cose; & SENZA NE SAREBBONO FA-
CILMENTE LA MAGGIOR PARTE DE GLI HVOMINI AL BVIO.

Ma presto mutò proposito, O' che gran leggierezza, ò che gran malignità; onde
se gli può ben dire senz'alcun rispetto, & con ogni uerità, Volubile, come por-
ta il suo cognome; & quello che dice Ouidio: In Epistola
Oeno. ad
Paridem
.

Tu leuior folijs, tunc cum sine pondere succi

Mobilibus ventis arida facta volant.

Imperoche domenticatosi i beneficij, ch'egli dice prima, c'hò fatto al Mon-
do, ò grande ingratitudine; & la dottrina che di sua bocca confessa d'hauere
imparato da me; ò gran trascuraggine; si dimostra dopoi à fatto maligno & in-
grato, con queste parole. Quando il Diatonico che si canta hoggi, fusse ueramente
quello, che tiene il Zarlino; non perciò gli se ne deue; come di cosa da lui ritrouata, ren-
der gratie: auenga che quella tale opinione (ancorache come impertinente, non è appro-
uata) fù con diligentia scritta da Lodouico Fogliano, già sessanta ò settant'anni, nella Se-
conda settione della Musica theorica
; ne altra differentia è fra loro che nella quantità
& misura de Semituoni.
Et uolendo, come persona urbana, render gratie & splen-
dore anche al Fogliano delle sue fatiche, soggiunge: Nelqual proposito l'uno &
l'altro s'ingannano.
Ma quando ben fusse uero; cosa che da i Studiosi di buona
conscientia non sarà facilmente creduta; auanti ch'io in cominciassi à scriuer co
sa alcuna, & gettare i fondamenti della mia Fabrica; che sono la maggiore im-
portantia d'ogn'altra cosa, per seguitare il resto, cioè, se prima ch'io hauessi
scoperto & publicato le uere Forme de gli Interualli di quella Specie di Musica,
& detto che la specie d'harmonia, ch'usiamo sia naturale ò Syntona di Tolomeo,
co 'l mettere in luce le Istitutioni; io hauessi ueduto la Fatica del Fogliano, che
mi sarebbe stato di molto aiuto & di gran contento, come la uidi dopoi; che gran
peccato sarebbe stato? quando ei, non solamente non nomina pure una sola fia-
ta il sudetto Syntono; ma etiandio non nomina anche Tolomeo se non nel luo-
go sudetto una sola uolta. Ma sia come si uoglia, basta ch'ei trattò la cosa per il
diritto & come si dee trattare; se bene in molti luoghi della sua opera ei scriue
molte cose che non stanno (come si dice) al martello; dellequali hò uoluto se non
dimostrare il modo, per ilquale ueramente s'habbiano da intendere dirittamen-
te; senza palesare il suo nome, co 'l uolerlo tassare, passando il tutto con silen-
tio; percioche non è cosa ciuile cosi sfacciatamente scoprire gli altrui errori;
ma si ben poco urbana, se bene è usata da molti de nostri tempi, à fine d'esser
tenuti dal Volgo huomini di giudicio & di ualore: ma conoscendolo Huomo
degno di molte laudi, nel cap. 71. della Terza parte delle Istitutioni, ne hò fatto
di lui honorata mentione. Ma forse che questo mio Discepolo disse (per farmi
un poco di fauore) che nel Fogliano & me non u'era altra differentia, che ne i
Semi- page 87 Terzo. 87Semituoni, credendo, che questo facesse, che quello c'hò dimostrato della su-
detta specie Naturale ò Syntona, stesse altramente di quello che dee stare: Es-
sendoche forse ei non sapea, che se bene è possibile che nel dimostrare una co-
sa, alcuna fiata molti concorrono nell'istessa conclusione; è però impossibi-
le, che ne i mezi delle dimostrationi; quando bisogna da nuouo trouarli, &
sono più di uno; in una cosa istessa possino concorrere. Et tale difficultà na-
sce; accioche alcuno non si marauigli, perche tallora ui concorre l'intendere
più ò meno l'un dell'altro di coloro, che nella cosa istessa s'affaticano: il che
può nascere da due cose; l'una dall'atto determinato di colui ch'intende dal-
la parte dell'Oggetto; & in questo necessariamente tutti uengono ad intender-
la ad un modo; come si uede in molte Proposte d'Euclide; che tutti quelli, che
l'hanno dimostrate, tendono ad un fine, & spesse fiate usano gli istessi Me-
zi: Onde s'alcuno la intendesse diuersamente di quello, che l'intende un'al-
tro, non l'intenderebbe per il diritto, & sarebbono differenti non solo nel modo
di dimostrare, ma etiandio nella conclusione: L'altra può nascere dalla deter-
minatione dell'atto dell'Intendere dal canto di colui c'hà da intendere; percio-
che essendo l'uno in questo più disposto ch'un'altro; può anche meglio di lui in-
tendere & esser capace più d'una cosa; come uediamo per esperientia; che s'al-
cuno haurà la uista più perfetta d'un'altro, sarà anco meglio disposto di lui, nel
uedere una cosa lontana. Ma la dispositione dell'Intendere può essere, ò dalla
parte dell'Intelletto ch'è più perfetto, ouer dalla parte delle uirtù inferiori, dal-
le quali esso nostro Intelletto agente se ne serue nelle sue operationi: onde tutti
quelli, c'hanno le carne molli & delicate & il corpo loro meglio organizato,
sortiscono anco Anima migliore; secondo l'opinione d'alcuni Naturali. Ilper-
che niun si dee marauigliare, quando alle uolte (se ben di raro) si ritroua, che
due Autori conuengono & s'affrontano insieme nella conclusione d'alcuna co-
sa; se ben discordano molte fiate nelle Dimostrationi, doue con corrono molti
Mezi: percioche se non è impossibile, è almen difficile, ch'in ogni cosa s'affron-
tino. Ma quanto sia urbano & ueridico questo mio Discepolo, & quanta corte-
sia habbia usato uerso il suo Precettore, dal quale egli hà imparato (com'ei con-
fessa) molte cose; ò troppo grande ingratitudine; ogn'un da questo lo potrà co-
noscere; che fuori d'ogni proposito, nella Tauola ch'ei fa del suo Trattato; sen-
za far mentione alcuna in esso di lui, scriue queste parole; Gioseffo Zarlino si attri
buisce per sue molte cose, che non sono;
oltra che molte fiate nel margine assegna
molti errori, & manifesti mendacii; iquali non si trouano nelle mie Opere; tra
i quali, accioche da uno se ne conosca molti; il Primo d'ogn'altro è posto nel
margine del sudetto Trattato & dice: Quale sia, secondo 'l Zarlino, la specie che si
canta hoggi; nel Ragionamento quinto delle Dimostrationi, alla Definitione terza:
nel
qual luogo, tanto parlo io di questo, quanto del reame del Pretegianni ò del
Giapan. Hora per ritornare al mio proposito, dico; che la Discordanza ch'io
trouai tra le cose ridotte in atto & quelle che sono esplicate ne i Scritti di coloro,
c'hanno scritto della Musica; mi diede occasione di creder prima, & dopoi di
cercar di farmi certo con uere ragioni & dimostrationi, che 'l Diatono diatoni-
co antichissimo, per modo alcuno non era quello, che si usaua à quei tempi, ne
anco à nostri; ma si bene il Naturale ò Syntono già tante fiate nominato; ilqua-
le contiene quelle Consonanze, c'hanno le lor uere & naturali forme tra quei
numeri, che sono le parti del Senario, primo Numero perfetto; come infinite
uolte hò detto.
H 2 Come page 88 88 Libro

Come le uere & naturali Forme delle Consonanze si possino arteficiosamente ritro-
uare & udire in atto, col mezo del Quadrato geometrico; & che tra lo-
ro conuengono per ragioni ò proportioni di quei numeri, che per dispositione sono contenuti nel Senario.Cap. III.

ET perche spesse fiate suole auenire, che mentre si cerca una cosa, se ne
ritrouano molte; però, dopo ch'io hebbi per cosa certa, che noi ado-
periamo nelle Cantilene la sudetta specie d'harmonia Syntona ò Na-
turale; hauendo hauuto l'occhio alle Forme ò proportioni delle Con-
sonanze semplici ne i loro termini radicali compresi, che si come (secondo la
mente de i Pithagorici) nella Specie Diatona, era opinione, che cotali forme
ò proportioni; come hò dimostrato altroue; fussero contenute nel numero Qua-
ternario; cosi nella detta Naturale ò Syntona si ritrouassero collocate nel Sena-
rio. Percioche hauendo la madre Natura, Istrumento del grande Iddio, stabi-
lito & prefisso ad ogni cosa creata la sua Forma & la sua Figura determinata, col
mezo di quelli accidenti che concorrono alla sua costitutione; dallaquale l'una
cosa dall'altra si potesse conoscere; non uolse etiandio mancare; accioche l'o-
pera di questo mondo fusse perfetta; di dare alle Consonanze, che nascono da
i Suoni & dalle Voci, quella forma che alla natura loro fusse conueneuole &
necessaria; accioche quando in cotal forma, secondo una certa & determinata
ragione ò proportione insieme conuenissero, ogni uiuente & principalmente
l'Huomo, da cotal cosa ne cauasse piacere & utile. Ilperche si come questa Ma-
dre benigna nō fù mai ne auara, ne parca à quelli c'hanno uoluto hauer da lei be-
neficio; cosi non hà etiandio mancato di mostrarci il modo di poter facilmente
col mezo dell'Arteficio, ritrouar cotali forme, hauendole registrate tra molti
Corpi, che sono senz'anima, come nel Quadrato geometrico: percioche col
mezo della sua diuisione, la quale son per dimostrare il tutto si fà manifesto: & que
sto accioche si conseruassero & sempre restassero appresso l'Huomo, come un ue-
ro Modello di esse. Questo già manifestai in parte & imperfettamente nelle Isti-
tutioni & nelle Dimostrationi; 1. partis
cap. 13.

15. & 16.
Prop. 14.
Lib. 2.
prendendo l'occasione dall'Istrumento chiama-
to da Tolomeo nel cap. 2. del 2. lib. de gli Harmonici, Helicon; Ma hora lo uo-
glio dimostrare in tutto & perfettamente; ilche farò in due maniere: Prima, con
la sua diuisione in sei Parallelogrammi equali, che rappresentaranno tante Vni-
tadi; dopoi, col partirlo simigliantemente in Sei parti inequali; che saranno un'
ordine naturale delle parti poste l'una dopo l'altra, incominciando dalla maggio
re & prima d'ogn'altra, che è la Metà del suo Tutto; seguēdo dopoi alla Terza par
te & all'altre per ordine: & crederò, che forse Iddio N. Sig. habbia uoluto ch'io des
si perfettione à questa cosa; poscia che doueano suscitare in questa professione al
cuni (dirò cosi) Heretici, c'haurebbono negato il potersi ritrouar cotali Forme
per ordine, che fussero uere & naturali; & che se pur si hauessero trouate, haureb
bono detto, che le lor forme fussero state indeterminate & cōfuse: ma in fatto non
è cosi; percioche tali Cōsonanze sono conosciute dal propio Senso dell'Vdito, nō
solo esser tali; ma dal Senso del Vedere & dalla Ragione ancora essere Quanti;
come dimostrerò in dette Diuisioni; dellequali questo sarà il primo modo, come
quello ch'è più facile & più naturale. Diuiderò primieramente, secondo la ragio-
ne de i numeri posti nel loro ordine naturale, il sudetto Quadrato A. B. C. D. in
sei parti ò sei Parallelogrammi equali: ilche fatto, chiamarò cotal diuisione Or-
dine naturale arithmetico, ouero Arithmetica progressione; nelquale ordine con
sideraremo page 89 Terzo. 89
A. P. B.
GRAVE.
E. 25.
S. 24.
Q. 22 1/2.
G. 20.
I. 15.
L.
N.
ACVTVM.
D.

ACV
TVM.
Sexta. X. pars.
Quinta. XII. pars.
Quarta. XV. pars.
Tertia. XX. pars.
Dimi- XXX. dium.
GRAVE.
TO- LX. TVM.
1. F.
T.
R.
2. H.
3. K.
4. M.
5. O.
6. C.
Simplici
Consonan
tiarum.
Form
Dupla et Di
apason.
Sesquialtera
et Diapente.
Sesquitertia
et Diatessar.
Sesquiquarta
et Ditonus.
Sesquiqu[[i-n]]ta
et Semidito
nus.

NATVRAE ARTISQ. CONCORDIA.
ORDO NATVRALIS ARITHMETICVS.
1. Diapas. 2. Diapente. 3. Diatessar. 4. Ditonus. Semidit. 6.
ORDO NATVRALIS HARMONICVS.
LX. Diapas. XXX. Diapente. XX. Diatess. XV. Ditonus. XII. Semidit. X
RESIDVVM
30. Semidit. 25. Semit. mi. 24. Sem. ma. 22 1/2. To. maior. 20. Diatessa. 15.
10. Tonus minor. 9.
sideraremo prima ciascuna delle dette parti esser posta come Vnità; dopoi le di-
uiderò secondariamente in Sei parti inequali, ouero in inequali Parallelogram-
mi; seguendo il loro ordine naturale; incominciando sempre dalla Base del Qua
drato, & pigliando prima la Metà del Tutto; dopoi, seguendo per ordine, pi-
H 3 gliando page 90 90 Librogliando la Terza, la Quarta, la Quinta, & ultimamente la Sesta parte del re-
stante chiamarò cotal Diuisione Ordine naturale geometrico; anzi più tosto lo di-
rò Harmonico; percioche in esso saranno accommodate tutte le Forme del-
le Consonanze musicali per ordine ne i proprij & naturali siti ò luoghi, ò uo-
gliamoli dire Gradi, loro. Sia adunque primieramente diuiso il Quadrato su-
detto, in Sei equali Parallelogrammi. ABEF, EFGH, GHIK, IKLM,
LMNO, & NOBC. Facciasi poi nel detto Quadrato sopra la Base DC. due
Triangoli, i maggiori che possa capire il Quadrato; de i quali l'uno & l'altro hab
biano due lati equali, & i loro angoli opposti alla base tocchino il lato AB. & l'uno
habbia un'angolo retto; & l'altro faccia l'angolo acuto, in questo modo. Diui-
dasi tutto 'l Quadrato A. B. C. D. con la linea diametrale DB. in due parti, & uer
ranno due Triangoli DCB. & BAD. l'un'equale all'altro, contenuti da gli an-
goli retti C. & A. de i quali lasciaremo per hora BAD. per più breuità; & piglia-
remo DCB. collocato sopra la Base DC. che contenerà i due lati BC. & CD.
equali. Sia anco diuiso il detto quadrato dalle linee PD. & PC. di modo che uen
ga sopra l'istessa Base il Triangolo DPC. ilquale contenerà due lati DP. & CP.
equali, & l'angolo P. sarà acuto: & cosi ciascheduno di questi Triangoli sarà (per
la 38. & 41. del primo de gli Elementi d'Euclide) l'uno all'altro equale; & sarà
anco la metà di tutto il Quadrato ABCD. Ilche fatto da questa diuisione na-
sceranno etiandio tre Triangoli, de i quali il primo PAD. passerà sopra la Base
AP. & l'altro BPD. sopra PB. & il terzo sarà PBD. simigliantemente sopra la
detta Base PB. & questi tre Triangoli saranno tra loro di quantità equali, & an-
co la metà di ciascuno de i due maggiori mostrati ABC. & BAC. ouer la Quar
ta parte di tutto 'l Quadrato; & torneranno anco al proposito. Hora s'incomin-
ciaremo dall'angolo acuto di ciascuno de i Triangoli nominati; sia qual si uoglia;
uenendo uerso la sua Base; la doue ritrouaremo gli incrociamenti de i loro lati
fatti da i lati de i Parallelogrammi, collocaremo giustamente in quelli alcuni
Ponticelli (dirolli cosi) ò Scannelli fatti di metallo; hauendo tirato prima dal
lato destro al sinistro sopra di esse linee tante chorde, quante sono esse linee, che
contengono i lati maggiori de i detti Parallelogrammi; & dopoi accordatele per
fettamente Vnisone, fermaremo sopra i detti Ponticelli ò Scannelli le parti
delle chorde, per ritrouar le Consonanze, che si uorranno udir e nella loro for-
ma naturale: percioche percuotendo leggiermente le chorde ne i luoghi segna-
ti: s'udiranno più fiate tra i Suoni che uerranno da esse & dalle loro parti, tutte
le forme delle Consonantie musicali, che si possono ritrouare; lequali sensata-
mēte si udiranno & conosceranno insieme prodotte dalle chorde diuise secondo
le ragioni de i Numeri contenuti nel Senario: lequali Consonantie si può dire,
che siano ueramente quei Elementi, di che si compongono le Cantilene, da i
quali nasce poi ogn'altro Interuallo consonante maggiore & anco minore, che
sia dissonante; come sono i due Tuoni & il maggiore & il minore, il maggiore
col minor Semituono, in più luoghi delle Istitutioni & Dimostrationi dimo-
strati; che sono le Differentie, per lequali l'una Consonanza supera l'altra. Il
perche tra le chorde del Triangolo DPC. incominciando da questo; per esser
collocato, come Prencipe, nel mezo de gli altri; dando principio etiandio
dall'Angolo acuto, che è P. uenendo uerso la Base DC. tra quelle parti di chor
da; che sono contenute nel detto Triangolo, & si posano sopra i lati PD. & PC.
ritrouaremo le nominate Forme. Imperoche tra la parte della chorda EF. & la
parte della GH. udiremo nell'acuto, quando si percuoteranno insieme, la Dia-
pason consonanza; & uenendo uerso il graue, tra la parte della GH. & quella
della page 91 Terzo. 91della IK. la Diapente; tra la parte della IK. & quella della LM. la Diatessaron
tra questa & la parte della NO. il Ditono; & tra la parte NO. & la DC. il Se-
miditono. Cotal numero & ordine di Consonanze si potrà anco hauere tra
quelle parti di chorde, che uanno dal lato BC. al lato BD. del Triangolo BCD.
imperoche tra la parte F. & la parte H. haueremo la Diapason; tra questa & la K.
la Diapente; tra la parte K. & la M. la Diatessaron; tra la M. anco & la parte O.
il Ditono; & tra la O. & la C. ch'è Base del Triangolo poco fà nominato, il Se-
miditono. Il medesimo haueremo anco nel Triangolo BAD. tra quelle chor-
de, che uanno dal lato AD. al lato DB. percioche incominciando dalle parti
uerso l'Angolo che riguarda la sua Base, per ordine ritrouaremo le medesime
Forme & Consonanze; lequali lascio di dimostrare, per esser breue; essendo-
che non è cosa difficile da sapere à chiunque lo uorrà esperimentare. L'istesso nu
mero & ordine di Consonantie ritrouaremo ancora ultimamente; procedendo
all'istesso modo, tra quelle parti di chorda, che uanno del lato AD. al lato DP.
del Triangolo PAD. & quelle che sono tra il lato PD. & lo DB. del Triango-
lo BPD. cosi tra quelle che si partono da lato BC. & uanno al lato PC. del
Triangolo PBC. E' ben uero, che le Consonanze che nasceranno dalle chor-
de tese sopra questi tre Triangoli ultimi, equalmente l'una all'altra equali di
suono & di Estensione; saranno per una Diapason più acute di quelle che so-
no contenute ne i Triangoli DPC. & BCD. & anco BAD. le quali sono
anco tra loro di suono & di estensione equali per una Diapason più graue
di quelle che sono contenute ne i tre sudetti Triangoli, essendo anco cia-
scuno di essi la metà di qual si uoglia di uno de i maggiori; percioche due di
questi minori; si conosce & si proua per la 9. & 37. del primo de gli Elementi
d'Euclide; essere uno di quelli maggiori. Laonde realmente l'uno di questi ad
uno di quelli, hà la relatione Dupla. Et questo sia detto intorno al primo ordi-
ne delle Consonanze, ch'io chiamo Naturale arithmetico; percioche per dimo-
strare il secondo, ch'io nomino Naturale harmonico, terremo questa strada. Sia
primieramente il sudetto Quadrato ABCD. da diuidersi nuouamente in Sei
parti inequali; secondo l'ordine naturale di esse parti, in questo modo. Pri-
ma (per esser breue) intenderemo, per quello che si è mostrato di sopra, il
sudetto Quadrato, diuiso dalla linea IK. in due parti equali; di modo che
ABKI. sia la sua metà; poiche contiene tre Parallelogrammi; ABFE.
EFHG. & GHKI. che sono l'intiera metà delli Sei sopramostrati. Dopoi,
sia la GH. che con la AC. contenga la Terza parte; essendo che contiene
due de i detti Parallelogrammi; che sono ABFE. & EFHG. Sia etiandio
ABFE. la sua Sesta parte: ma perche nella Diuisione fatta del Quadrato in Sei
parti equali, non si troua in atto ne la Quarta, ne meno la Quinta parte; però è
dibisogno ritrouarle in questo modo. Diuideremo prima insieme il lato AD. &
lo BC. del Quadrato in quattro parti equali, & segnaremo la linea QR. piglian
do la quantità ABRQ. lasciando da un canto QRDC. & haueremo il propo-
sito; cioè la Quarta parte, che sarà ABRQ. & la quinta parte haueremo, se di-
uideremo medesimamente i sudetti due lati AD. & BC. in cinque parti equali;
ilche fatto, segnaremo la ST. di modo che con la AB. contenerà la Quinta par
te ricercata; lasciando da un canto tutta la quantità STCD. percioche haue-
remo quello che cercauamo. Laonde ABKI. uerrà ad essere la metà; ABHG.
la Terza parte; ABRQ. la Quarta; ABTS. la Quinta; & ABFE. la Sesta in-
tiera di tutto 'l Quadrato ABCD. secondo 'l proposito. Hora sopra le due linee
aggiunte al Quadrato, lequali sono QT. & ST. distenderemo due chorde; le-
quali page 92 92 Libroquali accordaremo perfettamente unisone con l'altre Sette, & saranno tutte alla
somma di noue; & pigliando solamente quelle parti di chorda, che uanno dal
lato sinistro DP. del Triangolo DPO. ilquale non fuori di proposito, come di-
mostraremo, prenderemo anco per una Piramide solida secondo 'l disegno, al de
stro PD. percosse insieme primamente la chorda posta sopra la Base del Trian-
golo segnata LX. parlando però sempre di quella parte di chorda, che cade den-
tro, & non fuori del sudetto Triangolo; con la segnata XXX. si udirà la Diapa-
son. Dopoi percossa questa con la segnata XX. si sentirà la Diapente; & questa
con la XV. renderà la Diatessaron; ma la notata XV. con la segnata XII. farà
il Ditono; Et finalmente questa con la segnata X. farà udire il Semiditono. Per-
cossa ancora la segnata LX. con la segnata XX. darà la Diapasondiapente; con
la notata XV. la Disdiapason; con la segnata XII. la Disdiapasonditona; &
con la notata X. farà udire la Disdiapasondiapente. Ma perche i Triangoli
PBC. & PAD. sono la metà del Triangolo BAD. come si potrebbe dimostra
re; il che lascio di fare, come cosa nota à tutti quelli, che sono periti nella Geo-
metria; però dico solamente, che tra quelle parti delle chorde, che restano fuori
del Triangolo DPC. che è sopra la Base DC. & si partono dal lato AD. & uan-
no al lato PD. che sono A. E. S. Q. G. & I. ouer tra quelle che si partono dal la-
to BC. & uanno allato PC. che sono B. F. T. R. H. & K. tanto nell'uno, quanto
nell'altro de i detti Triangoli; si può dire, percossa la AP. con la E. ouer la PB.
con la F. il Semiditono; & percossa la E. con la S. ouer la F. con la T. il Semituo
no minore; simigliantemente la S. con la Q. ouer la T. con la R. il maggiore; la
Q. con la G. ouer la K. con la H. il Tuono maggiore; & la G. con la I. ouer la H.
con la K. la Diatessaron. Più oltra; percossa la A. con la S. ouer la P. con la T. si
udirà il Ditono; la E. con la Q. ouer la F. con la K. il Tuono minore; la S. con
la G. ouer la T. con la H. il Semiditono; & la Q. con la I. ouer la R. con la K.
la Diapente. Di nuouo, percossa la A. con la Q. & la P. con la R. si udirà la
Diatessaron; la E. con la G. ouer la F. con la H. risonerà il Ditono; & la S. con
la I. ouer la T. con la K. l'Hexachordo maggiore. Di più ancora; percossa
A. P.E. F.S. T.Q. R.G. H.I. K.
30. 25. 24. 22 1/2. 20. 15.
Semiditono.
Semit. minore.
Semi. mag.
Tuo. maggio.
Diatessaron.
Ditono.
Tuo. min.
Semidit.
Diapente.
Diatessaron.
Ditono.
Hex. mag.
Diapente.
Hex. minore.
DIAPASON.
la A. con la G. ouer la P. con la H. haueremo la Diapente; & la E. con la I. ouer la
F. con la K. l'Hexachordo minore. Finalmente percuotendosi insieme la A. con
la page 93 Terzo. 93la I. ouer la P. con la K. si udirà la Diapason nelle sue uere, legittime & na-
turali forme; ilche nella Figura si può ottimamente comprendere, & conosce-
re, quanto il tutto sia pieno d'harmonia. Si uede adunque nell'una & nell'al-
tra diuisione fatta del Quadrato sudetto; tanto secondo la ragione de i Nume-
ri semplici, fatta secondo il loro ordine Naturale arithmetico; quanto nella di-
uisione fatta secondo le Parti per ordine Naturale harmonico; che la Natura hà
rinchiuso tra i termini & le parti del Numero Senario le uere Forme & naturali
delleConsonanze musicali. Ilche etiandio altroue (come hò detto) dimostrai, &
dimostrai ancora le Differentie & gli eccessi d'una Consonanza ò Interuallo
maggiore da un minore. Cosi ancora hò dimostrato tra i termini della Diuisio-
ne harmonica & Contr'harmonica proportionalità & le Differentie loro trouar-
si le Forme naturali di tutte le Consonanze; ilche feci anco, non in un solo, ma
in più luoghi; lequali Forme prima furono senz'alcuna contradittione fatte dal-
la Natura, & dopoi una parte di esse furono primamente da Pithagora conside-
rate ritrouarsi ne i Numeri contenuti nel Quaternario; ultimamente da me tra
quelli & nel restante di quei Numeri, che per ordine naturale sono collocati
nel Senario; nel modo che di sopra hò dichiarato & dimostrato: Ilche il mio
Discepolo conferma esser uero in una sua fatta in risposta d'una mia, ch'io gli
indricciai, rispondendo ad alquanti suoi dubij; de i quali mi richiedeua le reso-
lutioni; & mi mandò insieme una coppia d'un bel discorso fatto da un suo Gen-
til'huomo assai ben dotto; scriuendomi queste parole. Vostra Sig. nel cap. 3. del
primo delle Istitutioni
dice; che l'Imperfette consonanze della proportione & forma che
le contiene il Genere diatonico Diatono, sono in tutto dissonanti; & consequentemente
non possono esser quelle, ch'al presente usano i moderni Contrapuntisti nelle lor Canti-
lene; poiche s'accordano; ma si bene quelle del Syntono di Tolomeo; per esser tale in que-
sta Specie la natura loro; la qual cosa insieme con quello che segue, afferma l'istesso Gen-
til'huomo nel suo Discorso; come la può di nuouo uedere in esso. Vero è, che non dice,
che gli Interualli consonanti habbiano ad esser contenuti tra le parti del Senario; come
recita V. S. R. in quel luogo; anzi confessa, di cotal cosa NON NE HAVER MAI
TROVATO MENTIONE APPRESSO ALCVNO DE GLI ANTI-
CHI SCRITTORI. ouer ch'hauendola mai letta, gli è di memoria caduta; & de
i Greci ne ha ben letto con accuratezza Quindeci ò Sedeci, oltra à molti Fragmenti; & de
Latini, quanti mai ne hà potuto hauere. Ilche si può uedere, quanto questo era lontano
dalle menti di quei Antichi musici.
Ma quanto in questa cosa, c'hora hò dimostra-
to, si scopra maligno (per usar questa parola) lo uederemo da quello che
segue.

In qual maniera sia stata calonniata la sudetta Inuentione, & mostrate che
non sia dell'Autore.Cap. IIII.

DICE Plutarco Filosofo ueramente da esser da ogni Studioso amato &
con diligentia letto & riletto, in uno de i suoi Opuscoli; 1. Sympos.
quaest. 2.
che Colui
maggiormente tuole & robba quello, ch'è proprio d'un solo, ilqua-
le lo fà à molti commune. Ilperche questo mio buon Discepolo;
spinto non sò da qual cagione; dopo l'hauer reso un testimonio tanto honora-
to più fiate di me; come habbiamo ueduto di sopra; nel Trattato della Musica;
robbandomi quello che mi peruiene; cioè, questa mia sottile (come ei dice)
Consi- page 94 94 LibroConsideratione & Inuentione; per far maggiore offesa l'attribuisce all'Vniuer-
sità de Musici moderni, cosi scriuendo. Donde crediamo noi, c'habbiano tratto i
Musici d'hoggi questa cosi sottile consideratione; che tra le Parti del numero Senario sia
contenuto ciascun semplice & parte de i Composti musici interualli consonanti?
Et segui-
ta; Il considerar l'ordine, per ilquale sono poste le Proportioni nel secondo Genere di
maggiore inequalità, detto Superparticolare; tengo per fermo, c'habbia porto loro que-
sta si fatta occasione; con hauere accoppiato i Diece primi Interualli à due à due, per or-
dine naturale; & ridottogli poscia ne i minori termini loro, nell'essempio che segue,

con l'aggiungerui una Chiosa cauata dal cap. 15. & 16. della Prima parte delle
Istitutioni
; che dice cosi:
Numeri disposti secondo la natura del genere Superpartico-
lare; tra i quali si troua in atto la Forma, non solo di qual si uoglia semplice musicale
Interuallo; ma in potentia ciascuno de i misti & composti: Et chi più oltra andasse,
trouarebbe ancora quelli, che contengono il Maggiore & Minor Semituono: iquali Nu-
meri, quando fussero altramente considerati, si haurebbe la Forma di qual si uoglia altro
12.3.4.5.6.
2.3.4.5.6.7.8.9.10.11.12.
Ses[[qui]]altera
Sesqui 3.
Sesqui 4.
Sesqui 5.
Sesqui 6.
Sesqui 7.
Sesqui 8.
Sesqui 9.
Sesqui 10
Sesqui. 11.
Interuallo desiderabile.
Ma qual cagione, di gratia, poteua addurre, che fusse
più sciocca di questa? quasi che non fusse stato più facile il conoscer cotal cosa
ne i Numeri semplici, contenuti dal Senario, & Contraseprimi, che sono
termini Radicali delle forme ò Proportioni delle Consonanze, quando si se-
guono l'un l'altro per ordine naturale, come fanno questi. 6. 5. 4. 3. 2. 1; che tra
i numeri Tra loro composti, che sono collocati in questo suo essempio. Quan-
do egli hauesse detto, che si hauesse hauuto cotale consideratione dal , numero tanto celebre appresso i Pithagorici; nel quale sono contenute
tutte le Forme delle Consonanze, che chiamano Perfette; forse che si haureb-
be accostato al douere; & se gli haurebbe potuto prestar fede: ma che hà da
fare cotesta cosa con quell'ordine? Chi è colui, che non ueda, che dall'or-
dine c'hò tenuto nel far le Diuisioni delle Consonanze col mezo della Pro-
portionalità harmonica, dallaquale mai non mi son discostato; non siano nati
cotali numeri? ilche dimostra il cap. 13. della Prima & il 39. della Seconda par-
te delle Istitutioni
; doue hauendo conosciuto che nel Quaternario erano col-
locate le Forme delle Consonanze dette Perfette; potea etiandio conoscere,
nel Senario esser poste le forme non solamente di queste, ma delle Imperfette
ancora: tanto più, che in esso Senario finiscono i termini di tutte le Consonan-
ze, tanto Perfette, quanto Imperfette; contenute nella lor uera & naturale
Forma, ne i loro proprii luoghi; come à ciascheduno può esser manifesto.
Ma lasciamo questa cosa uana da un canto, che non è ne uera ne propria, & ue-
niamo all'altra, laquale è una uanissima Fauola; quando dice, che Potrebbe an-
co essere, che si fatta consideratione fusse stata tratta dall'Ottauo cap. del 3. Lib. de gli
Harmonici
di Tolomeo; ouer dal 14. del Primo del suo Quadripartito; doue esso Tolo-
meo uà ingegnosamente comparando insieme gli Aspetti de Pianeti, alle forme de gli
Interualli musici de suoi tempi, quando dice: Il Tetragono & Quadrato comparato al
Trino, fa la Sesquiterza, comparato all'Hexagono ò Sestile, che dir lo uagliamo, fa Ses-
quialtera; page 95 Terzo. 95quialtera; comparato all'Oppositione, fà Dupla; & con tutto 'l cerchio del Zodiaco, fà
Diapasondiapente; ilqual Tutto comparato di nuouo al Quadrato, fà Disdiapason; &
comparato ultimamente tre quadrati à due trini, fanno tra di loro l'istessa relatione, che
ha 9 à 8.
Io confesso ch'io non credea che questo mio speculatiuo Discepolo fusse
anco si buono Astrologo: ma s'ei hauesse ben considerato & inteso questa cosa,
non n'haurebbe detto parola; percioche quanto ben s'accordino tutti gli aspet-
ti de i Pianeti con le Consonanze; quelli che sono intendenti della Scientia
astronomica & della Musica insieme, lo potranno dire. Io aspettaua ch'ei dices-
se ancora, che questa sottile Inuentione fusse stato tratta dal numero de i Dodi-
ci Duchi figliuoli d'Ismaele, ò de i dodici Patriarchi figliuoli di Giacob; ò forse
d'altro Duodenario, che sono molti nelle Sacre lettere; accioche hauesse di-
mostrato anco, che fusse stato Theologo. Ma che haurebbe importato, se bene
io l'hauessi tolta da qual si uoglia cosa, che fusse compresa dal Senario numero?
A queste sue ragioni ne soggiunge un'altra assai bella & piaceuole, degna uera-
mente di un tanto intelletto; che Tra i sudetti Aspetti non si trouano le Forme delle
Consonanze imperfette; perche l'Imperfettione non si permette ne si comporta in cielo:

quasi che cotali Consonanze nella loro specie & nella loro forma non fussero per
fette, ma discordanti & (dirò cosi) mostruose. Ei però non s'auede, che 'l nome
d'Imperfetto non fù introdotto da i Prattici per altro, se non per distinguer
quelle Consonanze, c'hanno le Forme loro tra 'l Quaternario; riputato da Pi-
thagorici (com'hò detto altroue) Perfetto; da quelle che l'hanno oltra il detto
numero, nel Senario; acconsentendo à questo tutti i Theorici: Et forse le
chiamarono Imperfette; & credo che questa sia la uera cagione; perche le ri-
trouarono Dissonanti nelle lor forme tra i Numeri, & ne i Suoni le udiuano
Consonanti; onde pensauano che si usasse la Specie diatona & non la Syntona;
come ha creduto il Dottissimo Fabro Stapulense, ilquale di ciò nella Prima &
nella Seconda del 3. de i Elementi musicali ne fà non poca marauiglia. Et quan
do questo mio speculatiuo Discepolo attribuisce al Cielo perfettione, per non
ritrouarsi in lui quelli Aspetti, che sono conformi à queste consonanze, s'in-
ganna; percioche questo sarebbe più tosto attribuirli Imperfettione; essendo-
che i Cieli (come dice la Diuina scritturaGen. 2. ) sono perfetti, & ogni ornamento
loro. Oltra di questo, per distruggere questa bella consideratione del Sena-
rio, fà ogni cosa accioche insieme molt'altre c'hò scoperto & di nuouo ritroua-
to, non siano anco credute mie, ma d'altri; onde soggiunge: Io credeuo, che que-
sta facoltà del Senario fusse interamente un nouo trouato, & credo non essere altramen-
te cosi, laqual cosa mi fà dubitare, che siano dell'altre cose (circa l'Inuentione) che sono
antichissime, & ci sono predicate per noue da questo & da quello.
Ma da quello ch'ei
dice; che potrebbe essere, che tale consideratione si hauesse tratto da tale ò ta-
le cosa; si può conoscer la sua uanità; percioche prima non è inuentione anti-
chissima; dopoi, perche non si troua inuentione, sia qual uoglia, che con
l'indrizzo d'alcun'altra cosa materiale non sia posta in atto. Et s'à questo pro-
posito si potesse dire, che non è nuouo concetto, il dire, che le forme delle Con
sonanze si ritrouino tra quei Numeri, che sono nel Senario; ma che sia cosa an-
tica & della natura; percioche si poteua credere, cotal cosa essere in quell'or-
dine di Numeri, che contiene l'essempio mostrato di sopra; si potrebbe dire
anco, che chi trouò il fabricar le Naui con asse ò tauole & chiodi, non fusse sta-
to l'Inuentore di cotal cosa, ma si bene la Natura; percioche l'Asse & i chio-
di con che esse sono fabricate, erano prima in potentia nell'Arbore & nel Fer-
ro, che nell'Arte; & dopoi sono stati ridotti da essa Arte nella forma che si uedo-
no. page 96 96 Librono. Et di più si potrebbe dire, che colui che ritrouò il fare l'Asse & li Chiodi,
non fusse stato l'inuentore; percioche già il Legno & il Ferro erano in essere: &
à questo modo si procederebbe in infinito, & non si trouarebbe ch'alcuno fusse
stato Inuentore d'alcuna cosa, ma la Natura. Dice anco più oltra; parlando
del Quadrato sudetto dimostrato nella 14. del 2. delle Dimostrationi, che questa
non è nuoua inuentione, ma che è cosa tolta di peso dal cap. 2. del. 2. Lib. de gli Harmoni-
ci
di Tolomeo;
& lo dice fuori d'ogni proposito, quasi burlandosi; di questo gran
Mathematico lo racconta per scherzo, quanto al proposito occorreua; per dinotare gli
Interualli musicali di quei tempi;
che è cosa non degna d'un tanto dotto Huomo &
singolare. Però, chi uuol conoscere questo, & s'io m'attribuisco quello, che
non mi peruiene, legga nel Proemio della Prima parte delle Istitutioni, & tro-
uerà queste parole formali: Io hò preso fatica di scriuere le presenti Istitutioni, rac-
cogliendo diuerse cose da i buoni Antichi, & ritrouandone anch'io molte di nuouo.
Et
nella proposta sudetta, ritrouerà queste: Auanti ch'io ui dimostri alcuna cosa,
ue ne uoglio dimostrare una molto bella, & ingegnosa & forse (dirò cosi) anco nuo-
ua.
Onde si uede, che la mia intentione non è stata mai di uestirmi de gli
altrui panni, come se miei fussero; ma di raccoglier quelle cose, che troua-
ua appresso i buoni Autori, & aggiungerui qualche cosa del mio; percioche
è impossibile, ch'alcuno non possa ritrouar da nuouo ogni cosa; come hò più
uolte detto. Il nominar poi in ogni luogo quelli, da i quali si uà raccoglien-
do le cose; come forse costui haurebbe uoluto; non solo leua il decoro al Scrit-
tore; ma etiandio rende fastidio à quelli che leggono, come si proua nel legge-
re le scritture di molti Giureconsulti; nellequali non si uedono altro (se ben'è
cosa à loro necessaria) che infinite allegationi di Leggi, di Testi, di Chiose,
di Paragraphi, & di nomi infiniti di Dottori; ilche è stato cagione, che mi hà
fatto lasciar cotal cosa da un canto: tanto più, perche mi hò anco seruito d'al-
cuni Scrittori in alcune cose, iquali hanno posto insieme i pareri di molti, che nō
si trouano in essere; onde io non hò uoluto porre ne i miei Scritti cosa alcuna
d'importantia, che (per quanto habbia potuto fare) non habbia uoluto ueder-
la nel fonte, & nel luogo dalquale ella è stata cauata. Ma per ritornare al Quadra-
to ò Helicon, dissi di dimostrar cosa molto bella & ingegnosa, & forse anco no-
ua; percioche era sicuro, ch'alcuno haurebbe potuto dire, che fusse di Tolomeo,
& che io me l'hauessi attribuito: però, se bene in questo mio Quadrato si trouasse
il sudetto Helicon, non sarebbe inconueniente: Ma non è l'Helicon istesso, per
essere in assai & assai cose alterato; essendoche questo contiene solamente le For
me delle prime & perfette Consonanze & del Tuono maggiore, & quello che con
tiene non solo le Forme delle prime & perfette; ma etiandio dell'Imperfette con-
sonanze, con l'un & l'altro Hexachordo, col Tuono maggiore & lo minore, & li
due Semituoni, com'hò dimostrato. Questo è diuiso in molte parti, secondo le ra-
gioni dell'unità, per ordine naturale, & secondo l'ordine delle parti che si fà nella
quantità continua, ilche in questo non appare cosa alcuna di queste. Laonde,
si come non si troua Animale, che in molte parti; come nella figura, nella parte
Vegetatiua & sensitiua, & forse anco (se uogliamo credere à Galeno) nella Di-
scorsiua, più s'assimiglia all'Huomo, che la Simia, & per questo la Simia non è,
ne si può dire Animale rationale ouer'Huomo; cosi il sudetto Helicon non sarà
mai, ne si potrà mai chiamare ne dire essere il Quadrato nominato; se bene in
alcune cose à questo quello s'assimigliasse; come nel contenere le Forme delle
prime Consonanze perfette; ma nelle Imperfette poi, non ui si troua conformi-
tà alcuna. Conuiene anco diuersamente nella Diuisione fatta diametralmente
per page 97 Terzo. 97per la linea, che passa dall'angolo superiore posto à banda sinistra, all'inferio-
re à banda destra; & da quella che cade dal primo angolo, che cade sopra la
metà del lato opposto à banda destra; ma non conuien nell'esser diuiso ad un'istes
so modo; percioche l'Helicon è diuiso nella sua figura in due parti equali dal
diametro ad un modo, & il Quadrato da cotale diametro è diuiso ad un'altro.
Quello è diuiso nella superficie in tre Parallelogrammi, che conuengono in lun-
ghezza, ma in larghezza sono differenti; & questo è diuiso prima in tre mag-
giori Parallelogrammi, che sono tra loro equali; & dopoi quello che è di mezo
è diuiso simigliantemente in due minori tra loro equali; di modo che sono Quat
tro in numero, de i quali i due estremi sono più larghi & simili, gli altri due me-
zani sono anco simili, ma più stretti de gli altri due; Quantunque tutti siano equa
li in lunghezza. Non è adunque una cosa istessa il Quadrato della 14. Prop. della
2. delle Dimostrationi
& il mostrato di sopra, con la Figura Helicon di Tolo-
meo; se bene in molte cose conuengono tra loro: se però non fusse da dubita-
re, che la Differentia costituisca ò nò la Specie.

Che l'Ordine naturale ò natural Sito delle Consonanze non fù conosciuto
da Pithagora, ne da alcun'altro de gli Antichi Filo-
sofi.Cap. V.

HO' detto nel 4. cap. del Secondo lib. di questi Sopplimenti, che Tale-
te gran Filosofo de suoi tempi soleua dire, che non era nel mondo co
sa più bella, & ch'apportasse maggior marauiglia al senso, di quello
ch'è l'Ordine; essendoche consiste nella Collocatione di quelle cose,
che sono tra loro conueneuoli ne i proprii luoghi, & nella Sapientia di colui che
ordina; percioche è proprio del Sapiente ordinare. Et questo conosciamo esser
uero dal suo contrario; essendoche doue nō si troua il buon ordine, necessariamē
te si ritroua la Confusione. Questa Sapientia d'ordinare, non d'altri s'impara,
che dalla ben'ordinata Natura, la quale hà sempre in tal modo collocate le cose,
che non si trouò mai alcun Sapiente, per grande ch'egli si fusse, che meglio le
ordinasse di lei. Laonde hauendo essa Natura produttrice delle cose del mondo
fatto noto al Senso dell'udito ne i Suoni & nelle Voci le Consonanze nelle lor
uere Forme & naturali; uolse anco, che col mezo dell'arteficio cotali Forme si
trouassero, come registrate nelle cose naturali, à perpetua memoria, collocate
per ordine, secondo i Gradi loro ne i loro proprii luoghi; accioche l'Huomo co-
noscesse, che non fussero state fatte à caso; ma ordinate con gran sapientia &
non senza gran misterio. Ilperche hauendo Iddio dato all'Huomo l'Intelletto,
& essendo in esso lui un natural desiderio di sapere; dalla marauiglia ch'ei hebbe
delle cose prodotte dalla Natura, si diede alla loro contemplatione; onde acqui-
stò la cognitione di molte di esse, che sono in beneficio della uita humana. E' ben
uero, che non hebbe in un'istesso tempo cotale cognitione nella sua perfettione,
ma si bene (come fù detto di sopra nel Cap. 3. del primo libro) di tmpo in tem-
po; di modo che giornalmente conoscendo hora una cosa & hora un'altra, dopo
molti anni ne uenne à conoscer molt'altre & quasi infinite, onde s'acquistò il no-
me di Sapiente. Ma si come è auenuto nell'altre Scientie; cosi è accaduto anco
nella Musica; che procedendo da una ad un'altra cognitione, si è peruenuto à tal
segno, che dopo che s'è conosciuto le uere Forme delle Consonanze esser collo-
cate per ordine nelle parti del Senario; & ancora come elle siano con mirabile
I ordine page 98 98 Libroordine poste l'una dopo l'altra nella diuisione del Quadrato, come nel Cap. pre-
cedente
si è dimostrato; si hà più essatta cognitione di questa Scientia, di quello
che prima si hauea; percioche dal uedere che alla Diapason consonanza, Madre
& cagione di tutti gli Interualli, tanto consonanti, quanto dissonanti; come ho
detto altroue, & come base & sostentamento di tutti gli altri Interualli, la Na-
tura habbia concesso tal forma & proportione, che tenga il primo & maggior
luogo di qual si uoglia altro, contenuto nel primo Genere detto Molteplice, che
è la Dupla; uenimo ad imparare, che si come da questa proportione si uedono
discendere & prodursi l'altre, come Parti procedenti dal loro Tutto; cosi dalla
Diapason si uedono nascere tutti gli altri Interualli, nel modo che dalla diuisio-
ne di esso Tutto nascono le Parti; essendoche la Diapason, nel modo ch'altroue
hò dichiarato, è considerata nella Musica per il Tutto sonoro diuisibile nelle sue
parti. Onde dalla sua diuisione fatta harmonicamente nasce la Diapente prima
& la Diatessaron; dopoi, dalla diuisione della maggiore di queste due parti, ch'è
la Diapente, nasce il Ditono & lo Semiditono; & dalla diuisione del Ditono pro
uiene il Tuono maggiore & lo minore; à i quali Interualli (parlo hora de i Con-
sonanti) la natura in un tal'ordine hà dato i proprij & conueneuoli luoghi. Alla
Diapason prima, come base & fondamento & maggiore di qualunque altro In-
teruallo si uoglia semplice, la cui forma tra i Numeri è posta nel primo luogo, &
è la prima & la maggiore proportione semplice d'ogn'altro Genere ò Specie di
proportione tra 'l Binario & la Vnità, che tengono il primo luogo tra i numeri;
hà dato anco il primo & grauissimo luogo: Dopoi alla Diapente, che è colloca-
ta tra il Ternario 3. & il Binario 2. iquali medesimamente occupano il secondo
luogo tra le Proportioni, hà dato il Secondo: il terzo alla Diatessaron, la cui
forma è contenuta tra 'l Quaternario 4. & il Ternario 3. simigliantemente nel ter-
zo luogo delle Proportioni: ma il quarto luogo è assegnato al Ditono, contenu-
Ordine harmonico della diuisione del Corpo sonoro.
60. Diapason. 30. Diapente. 20. Diatessar. 15. Ditono. 12. Semidito. 10.
Ordine arithmetico naturale contenuto tra i numeri.
1. Dupla. 2. Sesquialte. 3. Sesquiter. 4. Sesqui 4. 5. Sesqui 5. 6.
Diapason dia
pente.
Diapason.
Diapente.
Hexachordo maggiore.
Disdiapason.
Diapason.
Diapa
son ditona.
Disdiapa
son ditona.
Diapason
diapente.
Disdiapason diapente.
to tra 'l Quinario 5. & il Quaternario 4. nel quarto simigliantemente tra le pro-
portioni. Vltimamente il quinto luogo è dedicato al Semiditono, tra 'l Sena-
rio 6. & il Quinario 5. collocati etiandio tra le proportioni nel quinto; come
nell'essempio si uede, tanto nell'ordine harmonico, quanto nell'Arithmetico.
Ilperche non sarebbe da credere, che la Natura, la quale hà posto ordine &
grado page 99 Terzo. 99grado in tutte le cose, non hauesse etiandio costituito i proprij luoghi & proprii
gradi nelle Consonanze & ne gli Interualli della musica; di modo che quelli di
maggior grandezza ò proportione seruissero (per dir cosi) come Basi nella par-
te graueà quelle di minore; come la Diapason, come base dell'altre consonan-
ze ò interualli sequenti per ordine, la Diapente de gli altri che seguono, & cosi
la Diatessaron de gli altri; lasciando il Ditono per base del Semiditono posto
nella più acuta parte di quest'ordine naturale: di maniera che tutte queste parti,
delle quali l'una è maggiore ò minor dell'altra, proportionatamente & secondo
la sua maggioranza ò minoranza per ordine harmonico, l'una uiene ò à prece-
dere ò à seguitar l'altra, secondo i loro gradi, ordinati & stabiliti dalla Natura; &
in tal modo costituiscono con gioconda symmetria quasi una figura à modo d'u-
na bella & tutta in se stessa proportionata Piramide; come è quella, che si ue-
de nell'essempio del cap. 3. Laonde è impossibile, che tutti quelli; non dirò un
solo, c'hanno auezze l'orecchie à i buoni accordi, che fanno le Consonanze
poste bene insieme; rimouendo un di questi Interualli & riportandolo altroue;
non odino un poco poco almeno di non so che, ilquale dia segno manifesto di
cotal mutatione; & che tale Interuallo sia posto fuori del suo sito ò luogo proprio.
Et che quest'ordine sia stato costituito con tal legge dalla Natura, come natura-
le; oltra che ce lo dimostrano le sudette Diuisioni, l'una quasi molteplicando
l'Vnità ne i Numeri, l'altra nella diminutione delle parti, per ordine; ce lo ma-
nifesta etiandio molti Istrumenti arteficiali, & specialmente il Trombone, ilche
è ueramente cosa degna di consideratione; nelquale, come mi fù fatto uedere
& udire più fiate da quelli, che lo sanno adoperar bene; incominciandosi à sona-
re dalla uoce ò suono grauissimo, che può fare cotale istrumento; essendo (come
dicono) tutto serrato, senza punto alterarlo; non si può salire all'acuto per or-
dine & per altri gradi, che per quelli che poco fà hò dimostrato. Percioche pri-
ma salendo uerso l'acuto, non si può formare altro Interuallo, che sia minore
della Diapason; dopoi, formato questo, salendo pure à cotal modo; quello
della Diapente; ne da questo si può passare ad altro più uicino, ch'à quello della
Diatessaron. Similmente dopo la Diatessaron non si può formare se non il Di-
tono: dopo il quale, senz'alcun mezo si forma il Semiditono; & ultimamente
gli è concesso di formare il Grado ò Interuallo del Tuono. Volendo poi passare
più oltra & formare altri interualli: fà dibisogno di alterare, muouere & aprire
(come dicono) l'Istrumento; altramente il tutto tornarebbe uano. Et quest'
ordine, per le ragioni c'ho detto nel principio delle Dimostrationi, non fù già
mai (s'io non sogno) conosciuto ne da Pithagora, ne da i Pithagorici; percio-
che senza dubio, se gli hauessero conosciuti; essendo cosa di non poca importan
tia, sarebbe stato impossibile, che di loro non ne hauessero fatto qualche men-
tione. Ma ueramente non lo conobbero; & ciò mi fa credere, perche appresso
loro non hebbero mai il Ditono ne il Semiditono per Interualli consonanti,
come non sono ueramente; massimamente non gli hauendo potuto conoscere
per tali; poiche haueano in tal maniera rinchiuso le forme delle Consonanze
loro nel Quaternario, ch'oltra di cotali Forme, non era conosciuto da loro
altro Interuallo per tale, che la Diapason, la Diapente, la Diatessaron, la Dia-
pasondiapente, & la Disdiapason. Et se bene hebbero in molta consideratio-
ne il Tuono sesquiottauo & la sua parte minore, laquale chiamarono Lemma;
non fù perche li considerassero come consonanti, ma come Elementi ò parti,
dellequali si componeuano tutte le nominate Consonanze & Interualli. Mi fà
anco credere, che questo sia uero, il non ritrouarsi alcun de gli Antichi; per quan
I 2 to page 100 100 Libroto mi posso ricordare; c'habbia dimostrato la Proportionalità harmonica, se
non tra i termini & Forma della Dupla; perche s'hauesse pigliato quelli della
Sesquialtera, senza dubio haurebbe compreso, tale proportionalità distendersi
anco più oltra; & potersi di lei hauer altre due parti, che sono la Sesquiquarta
& la Sesquiquinta; delle quali la prima è la forma naturale del nostro Ditono,
& la seconda quella del Semiditono. Ma ne Pithagora ne i Pithagorici accet-
tarono questi Interualli, secondo le forme contenute nel Genere superpartiente,
per consonanti; percioche i termini delle loro proportioni passauano oltre il
Quaternario, c'haueano costituito come termine estremo delle proportioni del-
le Consonanze musicali, se bene arriuano al Senario; essendoche (come si è di-
mostrato) se l'hauessero fatto, haurebbe fatto contra le leggi, troppo seuere in
questo caso, di Pithagora. Ilperche hauendo questo gran Filosofo rifiutato quel-
li Interualli, che sono minori della Diatessaron, come dissonanti; bisognaua
dire, che del nostro Ditono & Semiditono, ò non ne hauesse hauuto considera-
tione alcuna, per non gli hauer mai uditi nel loro Systema massimo; percioche si
passaua oltra il detto Quaternario, ò che se pur gli hauea uditi ne i loro proprii &
naturali luoghi; percioche senza dubio alcuno, quando sono in cotal modo udi-
ti, non danno quella piena satisfacione al Senso, ch'ei desidera; com'è noto à
tutti quelli, che l'hanno ben qualificato, & ne hanno fatto più fiate esperientia;
essendoche i lor ueri & naturali luoghi sono sopra la Disdiapason, & non im-
mediatamente sopra ne intra la Diapason; come hanno creduto alcuni, c'han-
no inteso poco quel, c'hò uoluto dire; & poco fatto esperientia di quello, c'hò
auertito & insegnato in molti luoghi in questo fatto; percioche tanto sopra la
Diapason posta nel Systema massimo nel graue, quanto tra essa, che fussero sta-
ti collocati; hauendo tenuto i primi luoghi in cotale ordine; haurebbono tan-
to più ò meno fatto noia à Pithagora; quanto più ò meno hauessero tenuto la
parte graue fuori de i loro Siti naturali; essendoche allora tutte le cose si rendono
più & men grate al Senso, quanto più ò meno sono nel proprio ordine lontane
da i proprij luoghi, & collocate con disordine, nel modo ch'io dichiarai poco
poco dopo il principio del Primo delle Dimostrationi; ilche è stato anco poco
inteso, & poco i sperimentato d'alcuni Moderni, come uederemo. Et se hora
cotali Interualli fussero uditi nell'istesse forme ò proportioni, nelle quali le udi-
ua & consideraua Pithagora; non è dubio, che sarebbono stati compresi dal
Senso, esser tali, quali allora si ritrouauano essere, & di quella istessa misura & pro-
portione. Onde ad ogni uia non uarrebbe il porli ò nel graue ò nell'acuto; ò
un poco più acuti ò un poco più graui; perche come dissonanti non si accorda-
rebbono mai in alcun luogo, sia qual si uoglia, che non fussero sempre tali: & co-
me fuori de i proprii luoghi darebbono segno di qualche poco di dissonantia, se
ben per loro natura sono consonanti; tanto più, quanto tenessero & occupassero
la parte più graue, rispetto non tanto alla Forma, quanto al Sito loro, percioche
Pithagora ò qual si uoglia che fusse de i Pithagorici, quando formò il Systema
massimo de Tuoni Sesquiottaui & di quei Semituoni che chiamauano Lemma;
non ui essendo allora altra distributione ò Systema in uso, che 'l suo Diatono dia-
onico; non potea ne in esso, ne in altro di qual si uoglia Setta ò Fattione udire il
nostro Ditono, ne anche lo Semiditono, ne i lor luoghi proprii, & nelle loro natu
rali forme; come cosa impossibile: prima, perche tra le Forme delle loro Cōsonan
ze non ui era la Sesquiquarta, ne la Sesquiquinta; dopoi, perche cotali proportio
ni & forme non erano contenute tra le parti del loro Quaternario numero. Laon
de per concludere, si può comprendere & dire; che ne Pithagora, ne alcun de i Pi
thagorici page 101 Terzo. 101thagorici nō conobbero l'ordine, ò uogliano dire i veri Luoghi ò Siti, nell'ordine
delle Consonanze; nè esser (dirò cosi) naturalmente collocati l'un dopo l'altro.

Solutioni d'alcuni dubij fatti sopra quello che si è detto nel Capitolo
precedente
.Cap. VI.

DIRA forse alcuno, che non è possibile, che Pithagora & i Pithagorici
non potessero comprendere, se cotali Interualli ne i lor luoghi pote-
uano far migliore effetto, che non faceuano collocati altroue; per-
cioche poteua troppo ben'essere, c'hauessero ne i loro Istrumenti tan
to numero di chorde, che fussero à bastanza, per farli conoscere, & udire in atto:
Et io dirò, ch'è cosa impossibile; essendoche la moltiplicità delle chorde in un lo
ro Istrumento fù sempre sprezzata; & Pithagora, ilquale sommamente amaua
le cose pure & sincere, non acconsentì mai, che si trappassasse quelle proportio-
ni ò forme delle Consonanze, contenute (come hò detto tante fiate) tra i nume-
ri del Quaternario, che riputaua Diuino: onde i Pithagorici anco uoleuano, che
da lui hauesse origine il numero Denario, che chiamauano Perfetto; percioche
nasceua dall'adunatione de i Numeri, che si trouano in esso Quaternario 1. 2. 3. 4.
i quali posti insieme fanno esso Denario ò Diece; nelqual numero Pithagora co-
stituì due Principij delle cose naturali; l'un de i quali sottopose all'Habito, & l'al
tro alla Priuatione; come si può comprendere da i due seguenti ordini dimostra
HABITO.PRIVATIONE.
1. Buono, ò Intelletto.Tristo, ò Opinione.
2. Finito.Infinito.
3. Dispare.Pare.
4. Vno.Moltitudine.
5. Destro.Sinistro.
6. Luce.Tenebre.
7. Mascolino.Feminino.
8. Mouente.Mosso.
9. Diritto.Torto.
10. Quadrato.Lungo da vn canto.
ti da Simplicio, & da
Themistio; ancora che
questo tenga un mo-
do poco differente da
quello di Simplicio;
percioche [[i-n]] luogo del
Buono & del Tristo,
ei pone l'Intelletto &
la Opinione. Non po
teua adunque Pitha-
gora hauere vdito i su
detti Interualli conso
nanti, ne meno hauer
conosciuto l'ordine di
quelli nelle chorde del
suo Ordine, ò Systema massimo arteficiale Diatonico, ne anco fuori; come sa-
rebbe tra quelle del Diatonico di Didimo; perche questo Filosofo fù nel tem-
po di Nerone Imperator di Romani, del quale fà mentione Suida. Ne meno li
poteua udire tra le chorde del Syntono di Tolomeo, che uisse nel tempo di An-
tonino Pio, circa gli Anni di nostra salute 150. l'uno & l'altro de quali fu lunghis-
simo spacio di tempo dopo Pithagora, che fu in fine della 63. Olimpiade, intor-
no Anni 600. auanti la venuta del Figliuol di Dio in questo mondo, & morì nel
la 70. Et se bene alcuni potessero dire, che non sarebbe marauiglia, se gli hauesse
udito, & che gli hauesse sprezzati; dico che sarebbe più da marauigliarsi, quando
gli hauesse uditi consonanti ne i luoghi proprij, che non hauesse fatto conto, po
tendo lasciar maggior perfettione d'harmonia nella Musica, di quello ch'era a-
uanti lui, & ne i suoi tēpi; percioche hora uanamente non si disputarebbe, s'allora
I 3 il page 102 102 Libroil Diatono ò il Syntono fussero uno di quelli, che hoggi è posto in uso. Ma po-
niamo che Pithagora & li Pithagorici conoscessero molto bene cotali Interualli
per consonanti; ui è però molta differentia à dire, che li conoscessero tali; & à di-
re, c'habbiano conosciuto i proprij luoghi & siti loro; come conosciamo al pre-
sente; perche sappiamo doue & in qual parte s'habbiano naturalmente à collo-
care nelle Cantilene, acciò facciano buon concento. Et quantunque Didimo
& Tolomeo habbiano collocato il Ditono tra la seconda & la quarta chorda de i
loro Tetrachordi, & Tolomeo habbia posto tra la prima & la terza del suo il Se-
miditono; tuttauia da niuno di questi due Filosofi & Mathematici (forse per
questa cagione; per non hauer conosciuto i loro siti ne l'ordine loro) sono stato
posti nel numero delle Consonanze. Onde se da questi non furono collocati in
cotal'ordine, meno furono posti da quei primi Pithagorici; percioche non ha-
uendo eglino hauuto tale consideratione sopra di questo, ch'à ciascuno c'hauea
sano giudicio & l'Vdito perfetto, poteua esser noto; non poteuano anco hauer
consideratione alcuna di tali Gradi, & di tal'Ordine; ch'era maggiormente occul
ta & incognita al senso & all'intelletto loro. Dirà forse alcuno di nuouo; questi
erano Pithagorici & osseruauano le leggi Pithagoriche, però non accettarono ta
li Interualli per consonanti: Rispondo, che questo fà nulla ò poco almeno alla
resolutione del dubio; percioche se Tolomeo (dirò di lui solo) hauesse conosciu-
to i ueri loro siti ò luoghi, forsi che non haurebbe hauuto rispetto alcuno à dire,
che fussero Consonanti; come non l'hebbe contra l'opinione de Pithagorici,
con dire; che la Diapasondiatessaron fusse Consonante; & contra gli Aristos-
senici dimostrare, che 'l Tuono non si potea diuidere al modo loro in due par-
ti equali; Concludiamo adunque da quello che si è detto; che ne Pithagora,
ne alcuno de i Pithagorici non conobbero ueramente ne il Ditono, ne il Semi-
ditono nostro, per Consonanti; forse perche non conobbero i ueri & proprij
luoghi delle Consonanze; come etiandio al presente molti, che fanno profes-
sione di questa Scientia, come se fussero Sordi non lo conoscono. Parerà for-
se ad alcuno, esser gran peccato, il uolere attribuire questo à Pithagora & à i
Pithagorici: ma dicami di gratia, che inconueniente ne segue? forse ch'erano
padroni soli del Sapere? forse che non è uero, che Iddio nostro Signore habbia
partito le sue gratie, & fattone dono di esse à cui gli è piaciuto? Et se mai non
s'è trouato in questa uita mortale un'Indiuiduo, che sia stato tanto perfetto, che,
quantunque habbia saputo molte & molte cose, non le habbia però sapute tut-
te; che marauiglia è il dire, che Pithagora & i suoi Seguaci non conoscessero i
luoghi proprii & proprii siti delle Consonanze? Ilperche diciamo, che nella
Musica (come nell'altre cose) sono i luoghi & gradi proprii ne gli Ordini delle
consonanze; secondo che l'una è maggiore ò minore dell'altra quanto alla
Forma, come si conosce da i due Ordini posti nel Quadrato geometrico; l'un de
quali contiene gli Interualli collocati ne i proprii luoghi; come nascessero dall'
Vnità molteplicata; & l'altro al modo medesimo per ordine li contiene, ma al
contrario; come dall'Vnità diuisa in diuerse parti, secondo l'ordine della Natura:
percioche s'alcuno li uorrà udire; come ho dimostrato altroue; 1. Demōst.
circa. prin-
cipium.
sopra l'Organo,
come Istrumento noto à tutti; il quale più d'ogn'altro scopre ogni minima cosa
che si troua esser nell'Harmonia, tra queste chorde C. c. g. cc. ee. gg. nelle quali so
no comprese tutte quelle consonanze, che si possono hauere; potrà conoscer la
differentia dell'Harmonia, che nascerà da esse, & quella che nascerà da queste
C. b. G. c. g. gg. che contengono l'istesse, ma per ordine & sito contrario. Et da
questo potrà scoprire la balordagine d'alcuni, che uogliono ostinatamente ne-
gar page 103 Terzo. 103gar quello, ch'è manifesto & noto al Senso non n'hauendo mai fatto (come da i
loro Scritti si comprende) alcuna esperientia; percioche non basta solamente il
dire, che una cosa composta sia perfettamente buona, per contenere in lei tutte
cose buone; ma si bene quando sono poste insieme, & conuengono nell'ordine ò
nella compositione con proportione; cioè, quando tra loro sono ben'ordinate
& ben contemperate; perche se fusse altramente, ne seguitarebbe, che tutti
quei componimenti, ne i quali entrano cose buone & soaui, fussero tutti buoni
& diletteuoli ad un modo, secondo le uarie qualità però de gli ingredienti nel
Composto: ma in fatto si uede alle fiate in molti essere al contrario. Sia adun-
que come si uoglia, habbia Pithagora, & li Pithagorici conosciuto perfetta-
mente; ò più tosto (com'io credo) non conosciuto cotali Consonanze ne i loro
gradi ò luoghi proprii; cosa molto necessaria nella nostra Musica; questo im-
porta poco; ma si bene importa il Sapere, che nelle nostre Compositioni, quan-
do le Consonanze saranno collocate ne i loro gradi secondo l'ordine harmoni-
co; s'udirà migliore harmonia di quelle, che saranno composte secondo l'ordi-
ne arithmetico. Et s'Andrea Papio Gandauense huomo d'assai honesta lette-
ratura, ma non molto modesto Scrittore, & molto inimico della dottrina di Pi-
thagora; per quello ch'ei dimostra ne i suoi Scritti; hauesse inteso quello che di
sopra hò dichiarato in materia dell'Ordine, del Sito & de i luoghi proprii del-
le Consonanze; & anco quello c'hò scritto nel cap. 15. della Prima parte &
nel 60. della Terza delle Istitutioni, & conosciuto l'Arte del Comporre le Can
tilene, come in fatto nel cap. 17. del Secondo libro, c'hà posto in luce, ilquale
intitolò De Consonantijs, seu Pro Diatessaron, dimostra di non conoscerla; & ciò
fà palese & chiaro con molti essempij per tutto il libro; sarebbe stato forse un
poco più temperato di quello, c'ha fatto nello scriuer quello, c'ha scritto nel
cap. 21. del sudetto Libro: percioche uolendo egli dimostrar quello, ch'io non
hò mai pensato, ne detto, ne mai scritto, ne lui mai inteso quello, ch'in que-
sta materia dico; uolendosi contraporre à quello ch'io hò scritto, & ei non in-
tende intorno al sudetto ordine delle Consonanze; uolendomi tassare, sopra
quello c'ho detto nel cap. 60. del 3. delle Istitutioni; dell'accompagnamento
della Diatessaron col Ditono & Semiditono; fuor d'ogni proposito dice; che
Tra la terza figura di tutte le Parti d'una canzone Susann'un iour; si troua
arithmetica proportionalità; & che nella quarta ancora si troua l'harmoni-
ca; & non s'accorge, ch'io parlando in molti luoghi delle Istitutioni del por-
re le Consonanze nella Cantilena per ordine l'un sotto ò sopra l'altra, che stiano
bene & facciano buono effetto; non parlo di proportione ò proportionalità;
ma del Luogo & del Sito delle consonanze; percioche altro è il porre secondo
l'ordine della proportionalità in uno incontro & in atto le Consonanze; & altro è
porle in un'altro che siano composte secondo l'ordine naturale & naturali luoghi
loro, in una compositione composta di più consonanze; laquale altroue hò
chiamato Consonanza harmonica. Et quando pongo gli essempii de gli ac-
compagnamenti della Diatessaron col Ditono ò col Semiditono, nel sudetto
cap. 60. tutto 'l mio ragionamento è fondato nell'ordine posto nella Tauola
dell'essempio ch'egli adduce; tolta dal cap. 15. della Prima parte delle sudette
Istitutioni
, & nel loro sito, & non nella Proportionalità harmonica; la-
onde in tutto quest'ordine non si trouerà, che 'l Ditono sia posto nel graue
per base della Diatessaron, ne meno questa per base del Semiditono posto nell'
acuto. Ilperche lodo quelle consonanze, che sono in questi accompagnamenti
poste secondo che si trouano collocate nella detta Tauola; nè però biasimo, ne
dico, page 104 104 Libro
1.
Ottaua.
2.
Quinta.
3.
Quarta.
4.
Tertia maior.
5.
Tertia minor.
6.
Quarta.
9.
Tonus maior.
8.
Tonus minor.
10.
Tertia minor.
12.
Tertia maior.
15.
Semit. maius.
16.
Tonus maior.
18.
Tonus minor.
20.
Tertia minor.
24.
Semit. minus.
25.
Tertia minor.
30.
Tertia minor.
36.
dico, che non si possino accompagnare ne i mostrati modi; ma ben dimostro dico
tali accompagnamenti, quali sia il buono, quale il migliore, quale il non buono, &
quale il piu tristo. Ricordasi adunque ogn'uno con l'essempio di costui, quello,
che dice il Filosofo: Ε῞καστος δὲ κρίνει καλῶς ἃ γινώσκει. Ciascheduno ueramente giudica
bene quello, che conosce; acciò fugga l'occasione di cadere in simili errori, &
non ne riporti biasimo.

S'è lecito il nominar due Interualli di due diuerse forme ò specie con vn
solo nome commune.Cap. VII.

MA perche disopra indifferentemente hò nominato molti interualli, cosi
consonanti, come dissonanti della specie Naturale ò Syntona diatoni
ca; come feci ancora nelle Istitutioni & nelle Dimostrationi, come hò
fatto quelli del Diatono diatonico, con quelle uoci ò nomi istessi che
li nominarono anco gli Antichi; iquali non conuengono insieme nella propor-
tione ò forma, se non la Diapason, la Diapente, la Diatessaron, & le composte
ò Replicate; però potrebbe essere, ch'alcun dicesse, non esser lecito ciò fare; ma
che bisognasse ritrouar nuoue voci & nuoui nomi, per conoscer maggiormente
la differentia, che cade tra l'uno & l'altro; & non usar queste, per le quali si pos-
sono intendere due cose diuerse; accioche nel ragionar si conoscesse, di che si
trattasse, & non si generasse nell'animo de i Lettori confusione; poiche 'l Dito-
no, il Semiditono, & il Comma; lasciando hora gli altri di si fatti nomi, che usia
mo nel Naturale ò Syntono, sono molto differenti nel loro significato, da quelli
che sono del Diatono. A questo rispondo & dico; che l'introduttione di questi
nomi nella specie Naturale sudetta, non è fatta senza proposito; percioche es-
sendo già riceuuto il nome della Terza maggiore da i Prattici sotto 'l nome del
Ditono & quella della Minore sotto 'l titolo del Semiditono, & cosi gli altri
che si trouano, insieme col nome del Comma; se ben questo nella specie Diato-
na importa quella differentia, ch'è tra 'l minor Semituono de gli Antichi, che
chiamano Lemma, & il maggiore, che nominano Apotome; & nel Naturale
ò Syntono quella, per la quale il nostro Tuono minore è superato dal maggio-
re; come nella 25. Def. del 2. delle Dimostrationi hò dichiarato; questo non
è impedimento, ne cosa che possa generare alcuna confusione in questa Scientia;
pur che s'intenda dalla Definitione, quello che importa ciascun de i Termini
che si usa; essendoche è lecito à colui, ch'è Inuentore ò Introdottore di cosa
nuoua, il por nome alle cose, secondo che li torna commodo, & secondo che la
necessità lo richiede, & à quel modo che più li piace; accioche sia inteso quel-
lo, di che ei parla & intende. Ne credo che più fusse lecito cotal cosa à gli An-
tichi, di quello che non è lecito à Moderni, com'alcuni gridano; & s'altramen-
te page 105 Terzo. 105te fusse; come sarebbe stato lecito al primo Inuentore de gli Horiuoli solari; per
uenire ad uno essempio commodo; chiamar Gnomone quel stilo, che si pianta
nella superficie d'un Muro ò nel Piano dell'Horizonte, & dimostra con le Om-
bre la uia che fà il Sole; che 'l Geometra prende per quell'Aggiunto, che si fà
intorno al Quadrato; come dimostra Euclide nella 2. Def. del 3. de gli Elemen-
ti geometrici
, & Aristotele ne i Predicamenti, Trac. 3.
cap. 4.
dou'ei parla del Moto, alla simi-
glianza delquale i Legnaiuoli si hanno fabricato quel loro Istrumento, che chia
mano Squadro ò Squara, che medesimamente si può chiamar Gnomone. Et per
dire anche cosa, che sia più in proposito lasciando molti altri significati da parte;
per cagione di breuità; il Musico chiama Comma quell'Interuallo che di sopra
habbiamo di chiarato; & l'Oratore medesimamente chiama Comma quella spe-
cie di Distintione, quando dopo due ò tre piedi sopr'auanza in una Sillaba; che
finisca il Parlare. Laonde, cosi come sarebbe uano & stupido colui, ilquale
parlandosi de gli Horiuoli da sole, & nominandosi il Gnomone, ei uolesse in-
tendere il sudetto Aggiunto ò Istrumento; oueramente che ragionandosi di Mu-
sica, & facendosi mentione del Comma, lo uolesse in tendere per la sudetta Di-
stintione; cosi pazzo & fuor di se sarebbe colui; che raccontandosi gli Acci-
denti & le proprietà del Syntono, & nominandosi il Ditono, il Semiditono, il
Comma & altri suoi Interualli; non intendesse che si parla di quelli che sono già
in cotal specie collocati, & non di quelli del Diatono diatonico antichissimo ò
d'alcun'altra specie. Tanto più, che in quanto à me non credo che si troui luo-
go in alcun de i miei Scritti; che quando hò uoluto che s'intenda alcuno de i su-
detti Interualli appartinenti alla specie Diatona, ouero à qualchedun'altra; non
gli habbia aggiunto queste parole; De gli Antichi ò di quella specie c'hò nomina
to. Anzi; s'io non erro, parmi d'hauere auertito il Lettore nelle mie Dimostra-
tioni
; che tutte le uolte ch'io nominerò il Tuono, senz'aggiungerui altro, che
s'habbia da intendere, per una certa eccellentia, il Maggiore & Sesquiottauo,
& non il Minore. Più oltra; perche si potrebbe dire, che cotal nome non è con-
siderato in due cose simili nella Scientia & nell'Arte; però non ual l'essempio del
Gnomone; onde dico, che se non è lecito l'introdurre in un'istessa Scienza & in
un'istessa Arte, che due cose diuerse si chiamino con un'istesso nome commune;
non dourebbe anco essere lecito, nominar Tuono l'uno & l'altro de i due Mag-
giori interualli, che sono collocati nel Tetrachordo dell'Incitato d'Aristosseno;
come fanno molti de Moderni; essendo il più graue contenuto dalla Superbipar-
tiente 17. & l'acuto dalla Superbipartiente 15. & non dalla Sesquiottaua, ch'è
ueramente forma del Tuono. Ne dourebbe anco esser lecito nominare il mini-
mo Interuallo di cotale Tetrachordo co 'l nome di Semituono; poiche da i Pi-
thagorici, auanti che nascesse Aristosseno per lungo tempo, era chiamato il lo-
ro Semituono Λεῖμμα. cosa che questo Filosofo non fece mai; percioche il Lem-
ma è contenuto dalla proportione Super 13. partiente 243. & il Minimo inter-
uallo d'Aristosseno è contenuto dalla Sesqui 19. come si può uedere, essaminan-
do bene il detto Tetrachordo. Ma s'è lecito ad alcun nominar cotali Interualli
co i nomi di Tuono & Semituono; se ben non sono quelli, ma diuersi da quelli
del Diatono antichissimo; per qual cagione non sarà anco lecito chiamare tan-
to il Ditono & lo Semiditono del Naturale ò Syntono, quanto quello del Dia-
tono con un'istesso nome? Ma perche, come c'insegna il Filosofo, praedicam.
cap. 3. Ad.
aliquid.
è lecito, ò
di trouar noui Nomi in qual si uoglia Inuentione noua, ouer di pigliarne di quel-
li, che sono in uso in un'altra; ne fà caso alcuno che si pigli più presto quello
che questo; purche nel principio del ragionamento si sappia quello, che l'Intro-
dottore page 106 106 Librodottore ò Inuentore uoglia che s'intenda per cotal nome, acciò non si faccia
confusione, laquale il più delle uolte nasce da Ignoranti & Maligni, che piglia-
no il tutto per il riuerscio; & non da quelli, c'hanno ottima cognitione delle co-
se, & le pigliano per il diritto, & come uanno; perche sono di buona natura.
Però l'hauersi accommodato de i termini ò nomi de gli Interualli usati in una spe
cie, in un'altra; ouer l'hauer nominato un'Interuallo d'una specie col nome
dell'Interuallo d'un'altra, non è cosa che con ragione si possa biasimare; se ben
pare ad alcuni Moderni scropolosi, ma però poco buoni; che questo sia gra-
uissimo peccato, & cosa da grandemente biasimare; & non degna di perdono.

Ispositione del Testo d'una delle Questioni Conuiuiali di Plutarcho, intor-
no la forma della Diatessaron.Cap. VIII.

MA perche già si è detto in molti luoghi, che la proportione Sesqui-
terza (come è uero) è la forma naturale della Diatessaron, che è la
Minima delle Consonanze perfette semplici; & Plutarcho dottissimo
& diligentissimo Filosofo, nella 9. delle Questioni conuiuali del 3. lib.
prima lo conferma; dopoi par che dica, che cotal Forma è contenuta dal Ter-
nario & dalla Vnità, & che si uenga à contradire: però per uenir nella uerità di
questa cosa, si dee sapere; che Plutarcho uolendo render la ragion della Mesco-
lanza, che si faceua secondo l'uso di quei tempi del Vino con l'Acqua; intro-
duce Aristone à dir simili parole: Si come quelli, che osseruano la proportione cano-
nica nella Lira, dicono la Diapente consonanza generarsi dalla Ragione ò Proportione
Hemiolia, & dalla Dupla la Diapason; & dicono anco, che la Diatessaron, laquale è
sopra l'altre fosca, consiste nella Epitrita; cosi gli Harmonici di Dionigio ò Baccho con-
siderarono esser tre le Consonanze; ò per dirle meglio, le Conuenienze che si fanno nel
mescolare il Vino con l'Acqua; che sono, la Diapente, la Diatrion, & la Diatessaron;
onde dicono & cantano in questo modo.
Πέντε πίνειν, ἤ τρία, ἤ μὴ τέσσερα. che uuol dire:
Cinque sono da beersi, ò Tre, & non Quattro.
Percioche Cinque consistono nella ragione Hemiolia; poste insieme tre parti d'Acqua
con due di Vino: Tre, nella Dupla, in una di Vino temperato con due d'Acqua: Quattro,
in una di Vino mescolato con tre d'Acqua; & questa proportione ò ragione è Epitrita, &
appartiene à Prencipi ò Giudici d'eleuato ingegno, che conuersano nel Prianeo, ouer à
Sobrij Dialettici, ouer'Oratori contemplatiui nelle dispute loro. Ma la mescolanza de
gli altri di due parti con una, fà diuentar l'Huomo mezo ebrio per la crapola; & lo tem-
peramento di due parti con tre, della quale niuna è maggiormente Musica, senza dubio
induce il sonno, & genera in colui che bee, domenticanza di pensieri.
Onde è da
sapere, che considerate queste parole nella loro superficie, si potrebbe dire,
che 'l Testo fusse falso; & specialmente quello, che stampò già Aldo Manutio
uecchio in Venetia, che si troua in alcuni luoghi imperfetto & incorretto; per-
cioche se la Terza mescolanza dell'Acqua col Vino era cosa da quelle persone,
che nomina Plutarcho; l'altre due erano quelle, c'haueano possanza di far di-
uentar l'Huomo ebrio per la crapola, & questo nella mescolanza di due parti
d'acqua con una di Vino; & il primo temperamento di due parti di uino con
tre d'acqua inducea sonno, & generaua obliuione, dellaquale ei dice, che non
si troua la maggior Mescolanza; non può essere, che la Terza mescolanza di
tre page 107 Terzo. 107tre con una, potesse esser fatta nella Epitrita; se noi la intendiamo per quella,
che chiamiamo Sesquiterza proportione; percioche non conuiene à cotale me-
scolamento; poiche non fà alteratione alcuna, come fanno le altre; anzi è la più
debole delle due narrate. Ilperche è da sapere, che quando Plutarcho narra l'or-
dine delle proportioni secondo quella setta, ch'ei chiama de Canonici, de i qua-
li n'habbiamo ragionato nel Primo libro, nomina primieramente la prima mesco
lanza, Diapente, cioè; Per cinque, dal numero delle Cinque chorde, che contiene
questa Cōsonanza nella sua modulatione; & secondariamente la chiama Hemio
lia, per la sua forma, ch'è cosi nominata. Per tal modo anco chiama Diapason
la seconda; come quella c'hà ragione in tutti gli che contiene, & la sua
forma nomina Dupla; nominando la terza Diatessaron, che procede modulan-
do per Quattro chorde, & la sua forma chiama Epitrita. Dopoi pone, secondo
gli harmonici Dionisiaci, i nomi delle lor tre Consonanze; anzi più tosto dirò
Conuenienze; delle quali la prima chiama Διὰ πέντε; la seconda Διὰ τριῶν; & la ter-
za Διὰ τεσσάρων; non da alcun termine ò numero di chorde, che contengono co-
me Consonanze musicali, che si adoperano nelle Cantilene, quando si proce-
de per cinque, per tre, & per quattro chorde; ma dal numero delle Parti, ch'en-
trano ne i sudetti temperamenti; perche nel primo ue n'entrano Cinque; onde
si dice cotal Temperamento farsi Διὰ πέντε; cioè, Per cinque: nel secondo uen'
entrano Tre; onde dice, che si fà Διὰ τριῶν; Per tre: & nel Terzo uen'entrano
Quattro, & si dice farsi Διὰ τεσσάρων; Per quattro. Ilperche dal Testo sudetto si
conosce chiaramente, ch'essendo la prima di 3. & 2. nella proportione di nume-
ro à numero detta Η'μιόλια, che noi diciamo Sesquialtera; & quella del secondo
di 2. & 1. nella Διπλασία ò Dupla; quella del Terzo di 3. & 1. senza dubio par che
sia detta fuori di ragione Ε'πίτριτα; se 'l si hà da intenderla per la Sesquiterza. Ma
ueramente in quest'ordine cotal parola si dè intendere secondo la mente de i
Dionisiaci; non à cotal modo, ma secondo che è detta da Ε'πὶ, che dice Sopra,
& da τριτὸς, cioè, dal Terzo & numero Ternario; quasi che uoglia dire, che si po-
ne una parte di Vino, sopra tre di Acqua. Quando adunque Plutarcho parla
delle Conuenientie ò Temperamenti sudetti, fatti secondo l'ordine de i Cano-
nici; intende i termini ò nomi delle sudette consonanze, come hò dichiarato, che
corrispondeno à quello ch'ei uolea dire, dal numero delle chorde, che conten-
gono; hauendo rispetto à i termini della proportione delle chorde estreme, co-
me si uedono nell'essempio seguente. Et non può esser'altramente, che in que-
Ordine fatto secondi i Canonici.
Ημιόλιος.Διπλασία.Ε'πίτριτος
3. 2. 4.
Diapente. Diapason. Diatessaron.
2. 1. 3.
st'ordine l'Epitrito si troui tra altri termini, che tra quattro & tre; che sono Ra-
dicali (come gli altri) di questa Consonanza. Ma nella Terza mistione, che se-
condo i Dionisiaci, si fà di 3. & di uno; cioè del Tutto (dirò cosi) composto di
Quattro parti; che nell'ordine de i Canonici corrisponde alla Terza consonan-
za Diatessaron, non si può dire, che la Proportione sia Epitrita; ma Τριπλασία;
cioè, Tripla; Onde quando dice il Testo; Quattro; in uno di Vino mescolato
con tre d'Acqua, & questa è proportione Epitrita; bisogna intender la parola
Epitritos, come l'hò dichiarata di sopra; essendoche quando ella s'intendesse al-
tramente page 108 108 Libro
Ordine fatto secondo gli Harmonici ò Dionisiaci.
Διὰ πέντε.Διὰ τριῶν.Διὰ τεσσάρων.
Per cinque. Per tre. Per quattro.
Acqua 3. parti Acqua 2. parti. Acqua 3. parti.
Vino 2. parti. Vino. 1. parte. Vino 1. parte.
tramente Plutarcho Filosofo abondantissimo d'ogni dottrina & molto intenden
te delle cose, sarebbe stato à se stesso contrario: percioche se 'l Temperamento
s'hauesse fatto di Sette parti; come contiene la Epitrita ò Sesquiterza ne i suoi
estremi, ne i numeri della proportione; cioè, 3. di Vino, & 4. d'Acqua, sareb-
be stato una Mescolanza più potente ad inebriare gli huomini, che non sarebbo-
no state l'altre; come appare da quel che si uede nell'essempio seguente; nelqua-
le ui sono accommodate Quattro maniere di Temperamenti ò conuenienze; &
si uede, qual di loro sia la migliore & la manco buona, con la buona & la trista; ac-
ciò si conosca dalle parole di questo Filosofo, quello ch'io dico esser uero, & come
si accordino le cose, ch'ei narra nel Testo; & si ueda la Differentia, che si troua tra
l'uno & l'altro di questi Quattro temperamenti; la quale è nota ad ogn'uno, es-
Primo tempera-
mento.
Buono.
Acqua bicchieri
3.
Vino bicchieri
2.
Per ogni parte d'Acqua
se ne troua 2/3 di Vino.

Secondo tempe-
ramento.
Menbuono.
Acqua bicchieri
2.
Vino bicchiero
1.
Per ogni parte d'Acqua
se ne troua meza di Vino.

Terzo tempera-
mento.
Tristo.
Acqua bicchieri
3.
Vino bicchiero
1.
Per ogni parte d'Acqua
se ne troua 1/3 di Vino.

Quarto tempe-
ramento.
Migliore.
Acqua bicchieri
4.
Vino bicchieri
3.
Per ogni parte d'Acqua
se ne troua 3/4 di Vino.
sendoche nel primo, che contiene cinque parti; cioè, tre di Acqua & una di Vi-
no; in ogni parte d'Acqua ue n'entrano due terze di Vino: nel secondo, che
contiene tre parti; cioè, due d'acqua & una di uino, medesimamente in ogni par-
te d'acqua ue n'entra meza di uino: nel terzo, che contiene quattro parti; cioè,
tre di acqua & una di uino, in ogni parte d'acqua, ue n'entra una terza di uino:
& nel quarto & ultimo aggiunto, che contiene sette parti; cioè, quattro di acqua
& tre di uino, in ogni parte d'acqua si trouano tre quarte parti di uino. Si uede
adunque che la Quarta mescolanza è assai più atta dell'altre à indurne l'Ebrietà:
che sarebbe contra quello che dice Plutarcho, che appartiene à Prencipi & Giu
dici d'eleuato ingegno, & à sobrii Dialettici & ad Oratori contemplatiui. Percio-
che la prima si conosce buona, la seconda meno, & la terza trista. Et per quello
c'hò ritrouato nel Trattato del mio speculatiuo Discepolo; ei ricerca in questo
proposito con molta sottigliezza: Da che fusse indotto Plutarcho à dire; che 'l Ter-
nario & l'Vnità siano i Termini della Diatessaron;
quantuque non dica cosi il Te-
sto, come habbiamo ueduto. Onde dice prima, che Plutarcho in quel luogo, uuole
più tosto esser considerato da Beone & Buon compagno, che da seuero Mathematico; &
come in virtù rispondente alle consonanze musicali, & non apunto secondo le propor-
tioni delle Quantità del numero; & in somma come cosa detta piaceuolmente à tauola, &
che mostri in certo modo il medesimo effetto, & non l'istesso fatto.
Quasi che non fus-
se page 109 Terzo. 109se lecito, che in un conuito allegro, non ui potesse esser de gli huomini dotti & so-
brij che potessero parlare sobriamente del Vino, come gli piace, come si costuma
al presente farsi alle mense de gran Prencipi, & anco di maggiore importanza, &
non come fanno i balordi & poco sinceri: Et che anco non fusse stato lecito à Plu
tarcho, come sobrio, di parlare sauiamente; ma d'introdurre un'altra persona;
come è quella d'Aristone, ch'era uno de conuitati; fusse stato ebrio & pieno di
uino; & che à lui fusse stato lecito il dir le pazzie. Ma quel suo dir senza propo-
sito: In virtù rispondente alle Consonanze musicali, & non à punto secondo le propor-
tioni delle quantità del Numero;
par che uoglia inferire, che non potesse apunto
hauer corrispondentia alle proportioni del numero: il perche non intendendo
quello, c'habbia risolto Plutarcho in cotal Questione, hauendo prima à suo mo
do fatto un Commento sopra le parole d'Aristone; per conclusione, come buon
Mathematico, dice dopoi; che L'intentione di Plutarcho è, di considerare solo il mag-
gior termine di ciascuna proportione delle tre semplici Consonanze; dal quale detratto-
ne, per la parte del Vino una sola Vnità; uuole l'altre che rimangono siano le parti del-
l'Acqua
Et lo proua con questa sua ragione, dicendo: Hora perche il termine
maggiore della Sesquiterza è 4. dal quale detrattone, per la parte del Vino, l'Vnità; quel-
lo che gli auanza per la parte dell'Acqua, è 3. & però uà l'Autore in proposito della Sesqui-
terza comparando 1. à 3.
Ma questa sua chimera non s'imaginò mai Plutarcho; es-
sendo che la comparatione è Tripla & non Sesquiterza; però se è uera questa sua
Regola; che cauandone per la parte del Vino l'Vnità dal Quaternario, maggior
termine della proportione Diatessaron; ne uenga 3. il che è contra la sua dottri-
na; una parte d'Acqua nella Diatessaron si uerrebbono à mescolare con 3. di
3. Diapente. 2.
1
[line]
2

2. Diapason. 1.
1
[line]
1

4. Diatessaron. 3.
1
[line]
3
Vino; & sarebbe il Vino cosi mescolato con l'Acqua più potente à far ebriaca-
re, che mescolato nellaltre maniere. Ma ciò non è secondo l'intentione de gli
Harmonici di Dionisio, come si è mostrato. Finalmente, dopo molte cose im-
pertinenti, dice: Puossi ancora dir cosi; delle 4. parti, 3. di acqua; & cosi si uiene
à far mentione de i proprij termini della Sesquiterza: ilqual modo di comparatione usa-
to nell'altre Consonanze, torna molto bene:
Ma quanto questo sia al proposito, lo
considerino i Lettori giudiciosi; percioche se dal 4. termine maggiore della for-
ma della Diatessaron, se ne piglierà 3. per il termine minore; ne resterà 1. Que-
sto stà bene; ma se dal 2. termine maggiore della Dupla si cauerà l'Vnità; ne uer
rà Vno di acqua; & se dal 3. termine maggiore della Sesquialtera si leuarà il 2.
per il termine maggiore; la cosa non tornerà bene, secondo la sua Regola; come
qui si uede. Aggiunge anco nel suo Commento, che 'l
Prouerbio de gli Allegri non
Diapente. 3.
Acqua. 2.
[line]
Vino. 1.

Diapason. 2.
Acqua. 1.
[line]
Vino. 1.

Diatessaron. 4.
Acqua. 3.
[line]
Vino. 1.
uolea, che 'l 4. s'impacciasse col fatto loro à modo alcuno: ilquale è uno de i fondamenti
della Sesquiterza; & era l'ultima & più lontana consonanza del Vino; & cosi la Ses-
K quiterza page 110 110 Libroquiterza & Diatessaron, dal bere loro; ma non cosi diletteuole al gusto, come ricercaua la
buona cera, c'hà per fine l'Allegria, & il quasi ricreamento de gli spiriti, senza peri-
colo dell'ubbriachezza; laquale à lungo andare di Tauola, potrebbe per auentura portarsi
dalla Diapason. E però il Disputante celebrò sommamente la Diapente; considerando
in essa, come ancora nella Diapason, i termini delle Forme loro sommati insieme, & del-
la Diatessaron solo il maggiore.
Nellequali parole dice due cose; l'una che la Dia
pason à lungo andare potrebbe portare ubbriachezza; quasi che 'l Vino tempe-
rato secondo la Diapente, come si è mostrato, non hauesse più forza di far dor-
mire & leuare il ceruello à coloro, che troppo ne beuessero; che quello che è tem
perato secondo essa Diapason; percioche secondo questa, ogni bicchiere che si
bee, contiene una parte di Vino & due d'acqua; & secondo quella, ogni due
parti di Vino, contengono tre parti d'acqua; che tanto è dire; ch'ogni parte di
uino ne contenga una & meza d'acqua. Onde non è da marauigliarsi, se 'l Di-
sputante celebrò sommamente quello, ch'è temperamento secondo la Diapen-
te. L'altra cosa, è ch'ei dice, che 'l Disputante celebrò questo temperamento, conside-
rando nella Diapente, come ancora nella Diapason, i termini delle lor forme sommati
insieme, & della Diatessaron solo il maggiore;
onde si uede, che non hauendo
egli inteso i termini del secondo Ordine, come intender si deono, & come hò
dimostrato; hà confuso molte cose di modo che non tornano bene. Ma lascia-
mo hormai il parlare del mescolamento del Vino con l'Acqua; & ricordinsi i
Musici, quelli dico, à i quali è attribuito il nome de Beuitori & amatori gran-
demente del Vino, quando saranno inuitati à qualche conuito, di quel bello
& utile ricordo di Catone, Vino te tempera; che dice, che dobbiamo dar ope-
ra al uiuer sobrio & temperato; temperando noi stessi al Vino, & non mescolan-
do con esso l'Acqua; accioche beuendone troppo ingordamente; essendo tocchi
da questo diuin liquore, non diuentiamo uerbosi, & d'alcuno non ci sia detto,
Pauca in conuiuio loquere: percioche il Vino si dee bere parcamente, per utili-
tà & sanità del corpo; & non ad altro fine: essendoche; come dice la Scrittu-
ra diuina; è utile alla debolezza dello stomaco; come lo dimostra il santissimo
Apostolo Paolo, scriuendo à Thimotheo ; essortandolo ad usarlo, ma poco, per
cotale rispetto; & non per compiacere al Senso; come fanno hoggi di una gran
parte de gli Huomini: percioche beuutoà cotesto modo, acuisse l'ingegno, al-
legra lo spirito, & iscaccia la malenconia: tanto più, che quando esso spirito è
pieno (dirò cosi) di tristezza; uiene non solamente ad essiccare la carne, ma etian
dio l'ossa. Beuasi adunque il Vino à questo fine, & usasi moderatamente, acciò
si uenga nel modo che si dee usare à conseruare in noi quello, che sopr'ogn'altra
cosa è desiderato in questo mondo da ogni uiuente, ch'è la Sanità; & fuggiamo
infinite infirmità, ch'apporta seco il bere troppo auidamente, & senz'alcuna mi-
sura. Ilperche hauremo in memoria sempre i due sequenti Versi di Virgilio Poeta
celebratissimo, che à questo proposito nel fine di un suo Epigramma dice in due
uersi in questo modo.De Venere
& Vino.

Vina sitim sedent, natis Venus alma creandis

Seruiat. hos fines transiluisse nocet.

Che uogliono dire:
Scaccin 'la sete i Vini, & l'alma Venere

Serui nel generar feconda prole;

Che nuoce il trapassar cotesti termini.

Il fine del Terzo Libro.
page 111

Quarto Libro de i
SOPPLIMENTI MVSICALI
DEL REV. M. GIOSEFFO ZARLINO
DA CHIOGGIA,
Maestro di Cappella della Serenissima Signoria
DI VENETIA;

Nel qual si discorre del Genere & delle sue Specie, che sono conside-
rate nella Musica nel Terzo luogo; & massime della Specie
Naturale detta Syntona diatonica.

De i Generi delle Harmonie ò Cantilene, & de i lor Colori ò Specie;
& prima di quelle del Diatonico. Cap. I.

NEL Terzo luogo di quelle cose, che si deono considerare in
questa Scientia, alcuni pongono il Systema ò Costitutio-
ne, & alcuni il Genere; ma parmi, che 'l Genere, ilquale
hà sotto di se molte Specie, prima del Systema si habbia à
porre; quantunque il Genere non possa essere se non per
la Specie, ne l'una per natura possa essere auanti l'altra; es-
sendoche ciaschedun Systema ò Costitutione è contenuta
sotto un Colore ò Specie d'uno de i tre di modulatione; ò Diatonico,
ò Chromatico, ouer'Enharmonico ch'esso sia; & non si compone se non de gli
Interualli, ne i quali è diuiso ò composto, che uogliamo dire, ogni Tetrachor-
do di una di cotali specie. Ilperche diremo prima quello che sia Genere; &
diremo come lo dichiara Euclide, ch'è una certa Diuisione di quattro suoni, quā
do dice. Γένος ἐστὶ ποια τεττάρων φθόγγων διαίρεσις. ouer, com'altri dicono, è una certa
proprietà ò diuisione ò distributione di quattro Suoni in ciaschedun Tetrachor-
do. Si può anco dire, che sia quello, che dimostra (dirò cosi) in uniuersale il
costume della Melodia ò canto, & contiene in se Tre specie distinte; percioche
sono tre sorti di Modulatione, Diatonica, Chromatica, & Enharmonica; alle
quali Euclide In Introdu
ctorio mu-
sicae.
aggiunge la Mista ò Commune, che nasce dalla mobilità del Mo-
to, rispetto al Rimanente, de i Suoni mezani, come altroue hò dichiarato; &
nel Cap. 16. del 2. delle Istitutioni fù dimostrato, quello ch'era ciascuna di esse.
Et perche da i Suoni mutati si fanno le differentie de i Generi & delle Specie; &
tali differentie chiamano i Greci χρῶαι; cioè, Colori, che sono differentie par-
ticolari de i Generi sudetti: però uoglio prima parlar di quelle cose, che cado-
K 2 no page 112 112 Librono intorno al Genere & alla Specie, che di quelle che occorrono intorno al Sy-
stema; acciò incominciamo con miglior'ordine, & siamo più facilmente intesi.
Et se bene i Colori ò Differentie ò Specie, che li uogliamo dire, rationali & co-
nosciuti, sono (secondo 'l parere di Tolomeo) Otto solamente; cioè, Cinque
Diatonici, due Chromatici, & uno Enharmonico; tuttauia non uoglio restar
di porre insieme, & commemorar tutti quelli, che d'altri ancora sono stati ri-
trouati & considerati, & posti insieme; & saranno gli Otto seguenti Diatonici,
Otto Chromatici, & Sette Enharmonici; che sono in al numero di Ven-
titre, contenuti tra gli Estremi suoni della Diatessaron: & prima de i Diatonici,
de i quali il primo è l'Antichissimo, detto Diatono ò Diatonico; ilquale fù ab-
bracciato dall'uniuersità de Musici, come quello che credeuano che s'adope-
rasse nelle nostre Cantilene, fin'à tanto ch'io dimostrai esser tutto il contrario;
& questo, per maggiore intelligentia, segnarò co i numeri Radicali delle sue pro-
portioni; accio più facilmente da altri si possa conoscere. Ilche farò etiandio
Prima Specie.
192. ——— Hypate meson.
Sesquiottaua.
216. ——— Lychanos hypaton.
Sesquiottaua.
243. ——— Parhypate hypaton.
Super 13. partiente 243.
256. ——— Hypate hypaton.
nell'altre Specie, accommodando ciascuno della parte più graue, & primo del
suo Systema massimo, detto Tetrachordo Hypaton. Il secondo sarà quello d'Ar
chita; & è quell'istesso, che Tolomeo chiama Toniaco ò Tonieo. Il terzo è
d'Aristosseno, detto Syntono ò Incitato, ilquale commemora l'istesso Tolo-
meo
Seconda Specie.
168. ——— Hypate meson.
Sesquiottaua.
189. ——— Lychanos hypaton.
Sesquisettima.
216. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiuentesima settima.
224. ——— Hypate hypaton.
nel cap. 12. del primo de gli Harmonici: Et da questo, dicono alcuni de
Moderni nel loro linguaggio, ch'Aristosseno costumaua nelle sue Distributio-
ni, di trarre le portioni della grandezza de gli Interualli, & non da una con
l'altra chorda. Et che 'l suo Interuallo più graue contiene 12. Sessantessime par-
ticelle del Tutto; che sono due Diesis enharmonici: & l'uno & l'altro de i se-
quenti ne contiene 24. ò Quattro de i sudetti Diesis; & che in uirtù (se bene
non page 113 Quarto. 113
Terza Specie.
15. ——— Hypate meson.
Superbipartiente. 15.
17. ——— Lychanos hypaton.
Superbipartiente. 17.
19. ——— Parhypate hypaton.
Sesquidecima nona.
20. ——— Hypate hypaton.
non sanno quello ch'importi dire questo) è l'istesso dell'Antichissimo. Ma quanto
parlino à proposito, ogn'un potrà conoscere, quando al suo luogo parlerò di que-
sta cosa; percioche s'anco uorrà essaminar l'Antichissimo diatonico, ch'è il primo
di quest'ordine, potrà conoscere, se sarà uero, che questo sia l'istesso con quello;
non dico solamente in uirtù, ma ne anco in potentia, che tanto è, ne meno in at-
ro. Il Quarto è quello, che dall'istesso Aristosseno è chiamato Molle; ilquale
dicono contenere nel primo Interuallo & più graue Dodeci sessantesime parti-
celle del Tutto, ò due Diesis enharmonici; nel secondo Diciotto ò tre Diesis;
Quarta Specie.
30. ——— Hypate meson.
Sesquisesta.
35. ——— Lychanos hypaton.
Superbipartiente 35.
38. ——— Parhypate hypaton.
Sesquidecima nona.
40. ——— Hypate hypaton.
& nel terzo Trenta sessantesime ò cinque Diesis. Et dicono esser diuiso nell'
istessa maniera del sudetto Syntono; & questo è posto da Tolomeo nel
luogo citato. Il Quinto è di Didimo, reprobato da Tolomeo nel cap. 13.
del Secondo de gli Harmonici
. Questo (dicono gli istessi, & è uero) è di-
uiso ne gli istessi interualli del Syntono di Tolomeo; ma però sono posti
Quinta Specie.
Tuono.
Ditono.
24. ——— Hypate meson.
Sesquiottaua.
27. ——— Lychanos hypaton.
Sesquinona.
30. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiquintadecima.
32. ——— Hypate hypaton.
per altr'ordine; & contiene la forma: onde quanto alla materia conuengo-
no insieme, ma discordano in essa Forma; essendoche prima quello di Didimo
K 3 discorda page 114 114 Librodiscorda da quello di Tolomeo in questo, che procede dal graue all'acuto per
un Semituono maggiore moderno (dirò cosi, per esser meglio inteso) & per un
Tuono minore, & nella parte acuta contiene il Tuono maggiore; & quello di
Tolomeo procede per il sudetto Semituono dal graue all'acuto, & per un Tuono
maggiore & per un minore posto nell'acuto, come si uede nel seguente Tetra-
chordo, il quale sarà quello che occuperà il Sesto luogo di quest'ordine. Quello
di Didimo contiene tra la prima & graue chorda la Forma del Semiditono con
Sesta Specie.
Semiditono.
Ditono.
36. ——— Hypate Meson.
Sesquinona.
40. ——— Lychanos hypaton.
Sesquiottaua.
45. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiquintadecima.
48. ——— Hypate hypaton.
la Terza chorda, che nō è consonante; & quello di Tolomeo, tra l'istesse due chor
de simigliantemente lo contiene consonante. Conuengono poi in questo, che
tanto in quello di Didimo, quanto in quello di Tolomeo, tra la seconda chor-
da graue & la quarta acutissima, è contenuto il Ditono, ch'è consonante; co-
me si può comprendere dall'uno & dall'altro de i due mostrati essempii ò Te-
trachordi. Questi nuoui Censori non conoscendo ueramente cotal differen-
tia, senz'alcun proposito, si misero à biasimar Tolomeo; come quello c'haues-
se furato il Tetrachordo di Didimo, & fattoselo suo, con queste parole.
Didimo Pithagorico Musico nobilissimo, fù qualche anno auanti Tolomeo, & fece in cia-
scun de i tre Generi d'harmonia una nuoua Distributione di chorde; & tra l'altre quella,
ch'egli fece nel Diatonico, procedeua in ciascun suo Tetrachordo nella maniera, ch'è
quello posto di sopra; che è del Systema il più graue, detto Hypaton. Venne dopo Tolo-
meo, & mutò l'ordine de i due Interualli men graui di ciascun Tetrachordo; mettendo
quello di mezo al luogo men graue, & il men graue nel luogo di mezo; con dire, che al
maggiore non conueniua esser iui collocato, ma si bene à quello di lui minore, & maggio-
re del più graue.
Et più oltra dicono: Dalche potete comprendere, qual sta la par-
te, c'hà Tolomeo nel Syntono; & à chi si debba di ciò dar l'honore & la palma.
Più ol-
tra fuori d'ogni proposito fanno questa interrogatione: Per qual cagione crediamo
noi, che quelli, c'hanno cerco persuaderne, che quello c'hoggi si canta è tutto Syntono,
nella Specie diatonica intendendo; habbiano più tosto detto esser di Tolomeo, che di Di-
dimo ? non facendo (per quanto si vede) applicato à questo nostro modo di comporre & can
tare commodo ne incommodo maggiore questa di quella distributione.
Allaquale rispon-
dono prima con poca intelligentia; & dicono: Quello che non haurebbe dato noia
à noi & à molti altri, pregiudicaua forse à disegni de gli Autori di queste cose.
Ma
questo è un modo di parlare tra i denti. & quando seguono ancora più oltra, sco-
prono quello che gli è molto contrario, & dicono. L'Interuallo che nella Distri-
butione di Didimo si troua tra G. sol re ut, & mi. è un Ditono, & non una Terza mag-
giore, di quelle che la più parte credono, che si cantino hoggi; & quello che si troua
tra mi & esso G. sol re ut, è un minore Hexachordo, & non una sesta minore: la
onde hauendo essi
(cioè, quelli che sono d'altro parere) detto prima ne i loro Scrit-
ti; che si fatti Interualli erano dissonanti; che ueramente sono; ueniuano troppo alla sco-
perta page 115 Quarto. 115perta & in un subito à porgere occasione d'impedire i di segni loro.
Et incominciando
à scoprir la loro ignorantia, soggiungono: Che essi Interualli appartiscono tali; ec-
coui la prima specie del Diapason, distribuita secondo l'intentione di Didimo; laquale essa-
minata da uoi diligentemente; trouarete esser uero quello, che si è detto. Et quantunque in
quelli di Tolomeo sia occorso listesso; non perciò è stato cosi manifesto al Senso & giudi-
cio de Volgari; & si è possuta all'uniuersale sin ad hora tal cosa più facilmente defrauda-
re. Et tale è stata la cagione, che più di Tolomeo, che di Didimo habbia detto essere la
prima specie Diatonica, che si canta hoggi: se già non uolessimo dire, laqual cosa non
credo in modo alcuno, c'hauessero ignorato
(cosa che ueramente ignorano eglino) la
differentia che si troua tra esse.
Quanto però sia differente la Costitutione di Didi-
mo da quella di Tolomeo, ciascuno che essaminarà le Costitutioni sequenti, lo
potrà più manifestamente conoscere.
COSTITVTIONE DI  MVSICO ANTICO.
128. Tuono
mag.
120. Tuo.
mino.
108. Tuo.
maggio.
96. Semit.
maggio.
90. Tuo.
mino.
81. Tuo.
mag.
72. Tuo.
mag.
64.
Dissonte.
Dissonante.
Dissonante.
Dissonante.
Dissonante.
Dissonante.
Costitutione di 
                        
musico antico.
Ma lasciamo da un canto il rispondere alle cose impertinenti, che dicono, & di-
ciamo; chi uide mai alcuno parlare con si poca riuerentia contra uno si gran
Mathematico, come era Tolomeo, & contra quelli ch'al loro dispetto sono
stati suoi Maestri, come fanno costoro? iqualinon s'accorgono, che disputan-
do à questo lor modo, senza fondamento, sputano (come si dice) contra il
Vento; essendo dubbiosi di quella parte, che debbe hauer Tolomeo nel Syn-
tono, & à chi si debba dare il premio ò à lui ò à Didimo; forse che in cotal co-
sa ui uà molto da dubitare: ma ueramente fà dibisogno che se gli perdoni, poi-
che non conoscono il modo che Tolomeo hà tenuto nel porre in atto, & nel
ritrouare la sua Specie Syntona con maggiore auantaggio di quello, che non è
in quella di Didimo; percioche apporta maggior commodo, senza dubio nel
cantare & nel comporre cosa che costoro non conoscono; & chi uorrà sape-
re la cagione che mosse Tolomeo à rifiutare il Tetrachordo di questo Ma-
thematico, legga il cap. 13. del Lib. 2. de gli Harmonici, che lo potrà cono-
scere. Ma se costoro hauessero conosciuto, come hanno dimostrato di non
conoscere, la Differentia, ch'è tra l'una & l'altra, haurebbono detto, che la
Syntona di Tolomeo conuiene con quella di Didimo (come hò detto) nella ma
teria page 116 116 Libro
COSTITVTIONE DI TOLOMEO.
128. Semit.
maggio.
120. Tuo.
maggio.
116 2/3. Tuo.
minore.
96. Semit.
mag.
90. Tuo.
maggio.
80. Tuo.
mag.
72. Tuo.
minore.
64.
Dissonante.
Dissonante.
Costitutione di .
teria solamente & non nella forma, nella quale consiste il tutto, & dà l'essere
alle cose; & non hauerebbono cosi pazzamente tassato di furto, senza suo meri-
to, questo gran Mathematico. Dicono, che l'Interuallo, ilquale nella costitu
tione di Didimo si troua tra G. & . è un Ditono antico, & nō una Terza maggio
re delle moderne, che si cantano: Chi è colui c'habbia una scintilla solamente
delle cose della Scientia, che non sappia? percioche è cosa, che l'haurebbe ue-
duta il loro Cimabue; & haurebbe anco conosciuto, che nella Costitutione di
Tolomeo è una Terza maggiore ò Ditono consonante; dalche doueano almen
conoscer la Differentia, ch'è tra queste due Specie; percioche haurebbono an
che conosciuto, che tra la chorda G. & la . ui è l'Hexachordo minore moder-
no consonante: Ma in quella di Didimo si troua pur l'Hexachordo minore,
ma dissonante. Laonde poteuano almen ueder la differentia, ch'è tra l'una &
l'altra di queste due Costitutioni; la qual consiste in questo; che quelli Inter-
ualli, che si trouano in quella di Tolomeo, sono consonanti; & in quella di
Didimo sono Dissonanti. Come adunque poteua questo far pregiudicio à i
disegni di coloro, che affermano (come dicono) che si compone & si canta la
Specie naturale ò Syntona di Tolomeo, & non quella di Didimo? poiche nel-
la Costitutione di Tolomeo si troua solamente un Semiditono imperfetto tra la
Terza & la Quinta chorda, & una Diapente anco imperfetta tra la Terza & la
Settima; & in quella di Didimo tra la Prima & la Terza, & tra la Quarta & la
Sesta il Semiditono imperfetto, tra la Sesta & l'Ottaua il Ditono dissonante, tra
la Prima & la Sesta l'Hexachordo minore; & tra la Terza & l'Ottaua il maggio-
re dissonanti. Cosi ancora tra la Seconda & la Sesta si troua la Diapente, ma
imperfetta & dissonante; lasciando da dir nell'una & nell'altra Costitutione del-
la Semidiapente & del Tritono di queste specie; di modo che contiene Sei in-
terualli dissonanti. Ilperche manifestamente danno segno, che ueramente egli-
no & non quelli, che persuadono che si canta hoggi il Syntono, hanno ignora-
to la differentia, c'hanno tra loro queste due Costitutioni. Vltimamente da
questo anco poteuano conoscer tale differentia, che quella di Didimo contiene
il page 117 Quarto. 117il Tuono maggiore nel terzo, sesto & settimo luogo ò interuallo; & nel
secondo & quinto il minore; & quella di Tolomeo contiene il maggior
Tuono nel secondo, & settimo, & lo minore nel terzo & sesto.
Questa adunque è la cagione, perche più tosto s'habbia detto & persuaso
con ogni uerità; per parlare al modo loro; che quella Specie che si canta, è quel-
la di Tolomeo, & non quella di Didimo; essendo ueramente più copiosa d'In-
terualli consonanti, di qualunque altra Costitutione; onde torna più commo-
do al nostro modo di comporre; se ben non intendono quello, che dicono; uo-
gliono che questo sia stato la cagione. O sottil ragione; quando dicono; Che non
haurebbe dato noia à molti:
si alli poco intendenti della Musica: Onde non sanno di
re, per qual cagione Pregiudicaua à i disegni de gli Autori & Inuentori di questa verità.
Et quando dicono, esser occorso l'istesso ne gli Interualli di Tolomeo; & Questa
cosa non essere stata cosi manifesta al senso & giudicio de Volgari; & che più facilmente
à questo modo fin'hora s'habbia possuto defraudare:
Da quello che si è detto & mostra-
to, ogn'un può conoscere, quanto sia uero; quando anche sopra il Tetrachor-
do di Tolomeo hanno posto questo titolo: Diatonico Syntono di Tolomeo; ilquale
secondo che piace al Zarlino, è quello che si canta hoggi; la cui opinione è confutata dall'
Autore,
cioè del Trattato nominato. Ma quando hauran fatto, come si dice, il con
to con l'Hoste, facilmente lo potranno conoscere. Et per seguitar quello,
c'habbiamo incominciato, il Settimo Tetrachordo di quest'ordine è di Tolo-
meo, & lo chiama Equale diatonico, & è il seguente; forse cosi chiamato, dalla
Settima Specie.
9. ——— Hypate Meson.
Sesquinona.
10. ——— Lychanos hypaton.
Sesquidecima.
11. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiundecima.
12. ——— Hypate hypaton.
Progressione arithmetica de i numeri delle sue proportioni, che sono tra loro
equalmēte distanti per l'unità. Ma l'ottauo & ultimo Colore ò Tetrachordo è pur
di Tolomeo, ilquale lo nomina Molle & delicato diatonico, & è il seguente: di
Ottaua Specie.
63. ——— Hypate meson.
Sesquisettima.
72. ——— Lychanos hypaton.
Sesquinona.
80. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiuentesima.
84. ——— Hypate .
modo page 118 118 Libromodo che per finirla, il Genere diatonico contenendo tutte queste Specie ò
Colori, che li uogliamo dire, di Harmonia, uiene ad hauerne Otto, come si è
mostrato. Ma uerremo hora à ragionar & dimostrar quelli del Chromatico, se-
condo l'ordine tenuto di sopra ne i Diatonici.

De i Colori ò Specie d'Harmonia contenute nel Genere Chroma-
tico. Cap. II.

I CCOLORI ò Specie dell'Harmonie del secondo Genere detto Chro-
matico sono medesimamente Otto; de i quali il primo è l'Antico.
Vogliono alcuni, che non si sappia, chi fusse l'Autore, ò Inuentore
di cotal Genere; & si può dire, che è uero; poi che non si troua det-
to d'alcuno chiaramente chi ello fusse nella parte historica; ma di questo ragiona
Prima Specie.
192. ——— Hypate meson.
Trihemitonio. Supertripartiente. 16.
228. ——— Lychanos hypaton.
Super 5. partiente. 76.
243. ——— Parhypate hypaton.
Limma. Super 13. partiente. 243.
256. ——— Hypate hypaton.
remo nel Capitolo seguente, quando discorreremo dell'Inuentore del Genere
Enharmonico. Succede à questo il Secondo Tetrachordo dell'istesso genere;
ilquale è d'Archita; come dimostra Tolomeo nel Cap. 13. del Primo libro de gli
Seconda Specie.
189. ——— Hypate meson.
Super 5. partiente. 32.
224. ——— Lychanos hypaton.
Super 19. partiente. 243.
243. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiuentesima settima.
252. ——— Hypate hypaton.
Harmonici
. Il Terzo è d'Aristosseno, ilquale nomina Molle & delicato; con-
tenuto sotto la forma seguente; del quale ne fà mentione medesimamente il
sudetto Tolomeo nel primo del poco fà citato Libro nel Cap. 12. Fà anco
mentione nell'istesso luogo del seguente, ch'è simigliantemente d'Aristosseno
& quarto in quest'ordine, ilquale chiama Toniaco ò Tonieo, ch'è l'istesso di
di page 119 Quarto. 119
Terza Specie.
90. ——— Hypate meson.
Super 13. partiente. 45.
112. ——— Lychanos .
Sesquiuentesima ottaua.
116. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiuentesima nona.
120. ——— Hypate hypaton.
forma con quello d'Eratosthene; delquale ne fa mentione esso Tolomeo nel
Cap. 14. del Secondo Libro, & è il seguente: ancora ch'alcuni dimostrino
Quarta Specie.
90. ——— Hypate meson.
Sesquiquinta.
108. ——— Lychanos hypaton.
Sesquidecima ottaua.
114 ——— Parhypate hypaton.
Sesquidecima nona.
120. ——— Hypate hypaton.
di tener molto conto, che l'uno non sia contenuto nelle proportioni da maggior
numeri, di quelli che sia l'altro; quasi che la grandezza del Corpo facesse, che un
Gigante fusse maggiormente Huomo, di questo ch'è un Fanciullo ò altro Indi-
uiduo, che fusse di minor statura & commune. Seguita dopo questo il Quinto
Tetrachordo di questo Genere, ilquale è del medesimo Aristosseno; come di-
mostra Tolomeo nel Cap. 12. del Primo; & lo chiama Emiolio, ouer Sesquialte-
Quinta Specie.
90. ——— Hypate Meson.
Super 7. partente 30.
111. ——— Lychanos hypaton.
Supertripartiente 115.
115. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiuentesima terza.
120. ——— Hypate hypaton.
ro; la forma delquale si può ueder nell'essempio posto qui appresso; alquale ag-
giungeremo il Sesto di Didimo, mostrato simigliantemente da Tolomeo nel
Cap. 14. del 2 de gli Harmonici; ilquale (dicono alcuni) ch'io habbia preso per
quello che si costuma hoggi, posto nel cap. 46. della 2. parte delle Istitutioni; ch'io l'habbia
mala- page 120 120 Libromalamente distribuito; uolendo io in quel luogo, com'in molti altri, che 'l Sesquiottauo
non sia capace d'altro Semituono che del Maggiore & del Minore del Syntono; oltra ha-
uerlo io prima insieme con Tolomeo confutato;
& è il seguente, sopra ilquale,
Sesta Specie.
Tuono minore.
Ditono.
Semiditono.
60. ——— Hypate meson.
Sesquiquinta.
72. ——— Lychanos hypaton.
Sesquiuentesima quarta.
75. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiquintadecima.
80. ——— Hypate hypaton.
come huomini di mal'animo, dicono molti errori; percioche dicono prima,
che 'l detto Tetrachordo hà alcuni Interualli communi col Diatonico di Di-
dimo; nondimeno non si troua altro Interuallo, che quello di Sesquiquin-
tadecima proportione, che gli sia commun e; e quello di Sesquiuentesima
quarta non hà da far cosa alcuna col suo Diatonico; se forse non uolessero
dire, che non ui fusse differenza alcuna dal Syntono di Tolomeo à quello
di Didimo; come tengono per uero; il che si uede da quello c'hò detto del
Quinto Tetrachordo diatonico di questo Filosofo; ch'è diuiso ne gli istessi
interualli del Syntono sudetto; ma per altr'ordine disposti; & che dall'uno &
dall'altro nella Diuisione ò Costruttione del Monochordo nasca, per la inter-
positione della chorda chromatica, posta in ogni Tetrachordo diatonico; ilqua-
le Interuallo dicono esser'uno de i miei Principij. Ma quanto questo sia lonta-
no dal uero, uegga il Lettore studioso prima l'uno & l'altro Tetrachordo di Di-
dimo, & legga quello c'hò scritto di sopra, & dopoi ne faccia quel giudicio, che li
parerà. Il Secondo errore è, quando dicono, ch'io hò preso questo Tetrachor-
do di Didimo nel Cap. 46. della Seconda parte delle Istitutioni, per quello che si
costuma hoggi; & non uedono, tanto sono ciechi & maligni, che questo non è
stato fatto da me per elettione, ma per opera di Natura aiutato dall'Arte; per-
cioche non potea uenire (à mal grado di chi hauesse uoluto far'altramente) altra
forma di Tetrachordo; uolendo seguitar quello che già hauea principiato. Pe-
rò, chi uorrà accuratamēte essaminar la cosa, uedrà che cotal Tetrachordo na-
sce dalla chorda aggiunta, segnata col . collocata tra la seconda & la quarta
d'ogni Tetrachordo diatonico; che con l'estrema di tal Tetrachordo fa il Trihe-
mituono ò gli estremi del Semiditono con la detta acuta, & il Tuono minore con
l'estrema graue; come si uede tra le chorde di questo Tetrachordo, segnate
secondo le distanze ò Interualli delle loro uere proportioni rationali, che sono
contenuti in esso. Et se bene uiene ad essere un'istesso con quello di Didimo;
credo ch'egli mai non si imaginasse di cauarlo fuori & darli forma per cotal uia;
com'è auenuto à me del sudetto: ilche ogni Studioso lettore potrà compren
dere, quando haurà conosciuto il modo c'hò tenuto nella Costruttione ò fabri-
ca dell'Istrumento moderno, posto nel Cap. 47. della Seconda parte delle Istitu-
tioni
, contenente le chorde di tutti tre i Generi. Il terzo errore è, quando di-
cono, che malamente hò distribuito il sudetto Tetrachordo; massimamente uo-
lendo page 121 Quarto. 121 endo io in quel luogo; come ne gli altri ancora; che 'l Sesquiottauo non d'altro
sia capace che del maggiore & minor semituono del Syntono, delche non mi
marauiglio; perche se molti altri luoghi ne i miei Scritti eglino hanno inteso
malamente; anche questo si può porre appresso quelli: Ma è ben peggio quan-
do errano nella Radice, perche ogni cosa resta confusa. Non mi ricordo, d'ha-
uer mai detto cotal pazzia, & s'io l'hauessi detta, l'haurebbe ueduto il contrario
nel Tetrachordo Synemennon del Monochordo posto nel Cap. 40. della sudet-
ta parte
, che nasce per accidente: percioche in quello tra la chorda Mese &
Tuono minore.
Semidito.
60. E. ——— Hypate meson.
Trihemituono, & Sesquiquinta.
72.  ——— Lychanos hypaton chromatica.
Semituono minore, & sesqui. 24.
75. C. ——— Parhypate hypaton.
Semituono maggiore, & Sesqui. 15.
84. . ——— Hypate hypaton.
la Paramese u'è interposta la chorda Tritesynemennon, che diuide il Tuono
maggiore contenuto tra esse in un Semituono graue di proportione Sesquiquin-
tadecima, ch'io chiamo nel Cap. 11. più abbasso, & in tutti i miei Scritti, Mag-
giore, ilquale è collocato tra la Mese & la detta Trite, & in uno acuto contenu-
ro tra questa chorda & la Paramese di proportione Supersettipartiente. 128.
che nel detto Capitolo nomino Mezano, & cosi è; comparato à gli altri, che so-
no in numero cinque; percioche occupatra quelli il luogo di mezo. Onde si ue-
de, ch'errano; poiche non hò detto mai questa cosa. Ma doue, di gratia, uo-
gliono, ch'io tenga, ò habbia detto, che 'l Sesquiottauo non sia capace d'altro
che del Maggiore, & del Minor Semituono del Syntono? s'io dimostro nella 19.
del Secondo delle Dimostrationi
, che Se 'l si aggiungerà il maggiore al minor
Semituono, quello che uerrà sarà Tuono minore & non maggiore: Ilperche
da questo si può ottimamente comprendere, che questo sia ueramente un loro
sogno. Facea loro dibisogno, che hauessero molto bē considerato, & essaminato il
sequente Tetrachordo, ch'è l'istesso del sopramostrato della Sesta specie: ilquale è
il Secondo posto nel Cap. 46. della 2. Parte delle Istitutioni; & non il secondo, che
in questo numero si troua temperato nella compositione del Monochordo mo-
strato nel Cap. 44. della detta Seconda parte, ilquale citano in loro fauore, & è
Specie Chromatica temperata nell'Istrumento arteficiale.
Tuono.
Ditono.
d. ——— Netesynnemennon.
Trihemituono.
. ——— Paramese.
Semituono minore.
b. ——— Tritesynemennon.
Semituono maggiore.
a. ——— Mese.
L il page 122 122 Libroil sudetto; percioche di questo se ne dee hauer altra consideratione. Hora ha-
uendo lo Studioso lettore intesa la cosa dirittamente, potrà da questo conosce-
re, quanto costoro intendino ben le cose per il uerso, che si hanno da intendere.
Ma uenendo al Quarto errore; di due cose bisogna che ne segua una, ò che siano
stati maligni ouer'Ignoranti nell'esporre per essempio il Tetrachordo di Didimo
nel modo c'hanno fatto; percioche non si troua in Tolomeo, ilqual scriue le co-
se di questo Musico speculatiuo, che cotal Tetrachordo sia posto nel primo luogo
del Systema massimo, ma nel secondo delli due Tetrachordi separati; come si può
comprender nell'essempio che segue. Onde hauendio segnato il mio (dirò cosi)
Διδύμου χρωματικὰ.
ξ. ο. 60. 70.
οβ. ο 72. 70.
οε. ο. 75. 70.
π. ο. 80. 70.
ς. ο. 90. 70.
ρη. ο. 108. 70.
ριβ. λ. 114. 30.
ρκ. ο. 120. 70.
Chromatico mostrato di sopra, essere primo
tra le chorde della Hypaton; hanno uoluto me
desimamente porre il loro Tetrachordo tra l'i-
stesse chorde; quantunque Tolomeo non se-
gni ò noti col nome proprio d'alcuna chorda,
ma solamente ponga le distanze ò interualli,
che si trouano tra le sue chorde; cioè, de i due
Tetrachordi separati l'un da l'altro per il Tuo-
no Sesquiottauo, & anco differenti di forma;
come si può conoscer nell'essempio. Per laqual
cosa, si può dire, che sia il Tetrachordo die-
zeugmenon; poiche nel Cap. 14. del 2. de gli
Harmonici
nella Seconda parte, ò Tauola ouer Secondo essempio del Genere
chromatico; dou'egli, oltra le ragioni de i suoi Tetrachordi, dimostra anco
quelli de gli Interualli di tutti quei Musici, ch'egli hà prima nominato; & po-
ne (come ritrouo nel Testo greco scritto à penna, & anco nel Latino, stampa-
to) la descrittione della Diapason di Didimo, nellaquale si uede il sudetto Te-
trachordo separato nelle Quattro sue chorde più acute, tanto nell'uno quanto
nell'altro de i due essempij; ne ui è altra differentia, se non che 'l Greco ha il nu-
mero ριβ. corrispondente à 112. che nel Latino è segnato 114. Onde si compren-
de, che ui sia incorrettione; laquale fin'hora non hò poruto trouare di poterla cor
reggere: tanto sono i Testi greci (com'hò detto altroue) incorretti. Doueano
costoro pigliar l'essempio di Tolomeo, & porlo nelle chorde del Tetrachordo
diezeugmenon; perche in esse si troua; come si conosce dal Tuono, che chia-
mano della Separatione, col mezo della proportione contenuta tra ς. & π. ouera-
mente tra 90. & 80. ch'è Sesquiottauo; & porre anco i numeri che dinotano le
proportioni delle distantie ò interualli delle chorde, che si trouano più graui ò
più acute l'una dell'altra. Ma l'hanno uoluto accommodar nel luogo doue ac-
commodai il mio; per poter dimostrar più palesemente quello c'hanno uoluto
mostrare per far credere, ch'io l'habbia pigliato da Didimo & fattolo mio. Onde
hanno etiandio pigliato altri numeri; parendogli di dimostrar più fedelmente co
tale cosa esser uera, & non poter stare altramente, di quello che uogliono. Vltima
mente dicono, c'hò prima confutato questo Tetrachordo con Tolomeo; & io di-
co, che io rifiutai non solamēte le diuisioni di Didimo, ma anco l'antiche fatte ne
i tre Generi, & quell'Archita, d'Aristosseno & di Eratosthene; percioche tenendo
io quella strada nella Compositione del nostro Monochordo, nella quale la Na-
tura (ch'io non lascierò mai da un canto per l'Arte) mi guidaua, le rifiutai, ma
non le confutai; come dicono; per non perdere il tempo in cose, che non face-
uano al mio proposito; ma si bene anco confutai & rifiutai insieme dal Natu-
rale ò Syntono in fuori, tutte l'altre Specie de i Generi di Tolomeo come quel-
le page 123 Quarto. 123le che non erano commode à quello ch'io cercaua. Ma il rifiutare non è cōfutare;
anzi sono due cose diuerse: onde spesse fiate rifiutiamo una cosa, quantunque ella
sia buona, che non la confutiamo. Ilperche nel Cap. 31. della Seconda parte delle
Istitutioni
, dissi; che la molteplicatione delle Specie ò colori ne i Generi dell'Har
monia, considerata in quanto all'uso de gli Antichi, non erano fuori di proposi-
to; percioche nulla ò poca consideratione haueano delle Consonanze, & tutta la
loro Harmonia consisteua nella Modulatione d'una parte, nel modo ch'io son
per dimostrare. Ma per uenire al Settimo Tetrachordo chromatico, ch'è il Syn-
tono ò Incitato della prima specie di Tolomeo, dico; che il suo Colore ò For-
ma è tale; come nel seguente essempio si uede. Seguita ultimamente, per finir
Settima Specie.
462. ——— Hypate meson.
Sesquisesta.
539. ——— Lychanos hypaton.
Sesquiundecima.
588. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiuentesima.
616. ——— Hypate hypaton.
quest'Ordine, il Chromatico di Tolomeo medesimo, ilqual chiama Molle ò
Delicato, che noi lo uogliamo dire; la cui forma & colore è il seguente. Queste
Ottaua Specie.
105. ——— Hypate meson.
Sesquiquinta.
126. ——— Lychanos hypaton.
Sesquiquartadecima.
135. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiuentesima settima.
140. ——— Hypate hypaton.
sono le specie del Genere Chromatico, che sono in somma Otto; allequali, s'ag-
giungeremo la Specie temperata nell'Istrumento arteficiale, arriuaranno al nu-
mero di noue. Et per seguitar l'ordine, soggiungeremo hora tutti quei Colori
ò Specie, che sono sottoposte al terzo de i tre Generi chiamato Enharmonico,
ilquale seruirà più tosto alla curiosità de i Studiosi, che ad altra cosa che si pos-
sa desiderare; secondo la mia opinione; che sia buona.

De i Colori ò Specie contenute sotto 'l Genere d'Harmonia detto
Enharmonico. Cap. III.

IL Primo Colore ò Specie ò Tetrachordo, che uogliamo dire, sotto-
posto al Terzo genere d'Harmonia detto Enharmonico, in quest'or-
dine sarà l'Antichissimo, ilquale (come uogliono alcuni) fù ritro-
uato da Olimpo, quale ello si fusse; la cui forma ò colore è il se-
guente. Ma siami di gratia hora concesso dal Lettore, di poter discorrere
L 2 un page 124 124 Libro
Prima Specie.
384. ——— Hypate meson.
Super 17. partiente 64.
486. ——— Lychanos hypaton.
Super 13. partiente 486.
499. ——— Parhypate hypaton.
Super 13. partiente 499.
512. ——— Hypate hypaton.
un poco, nella parte Historica sopra l'Inuentore di questo Tetrachordo ò Ge-
nere d'Harmonia, & uedere chi fusse questo Olimpo, cosa che non è tanto faci-
le da intendere, come forse pensano alcuni; come non è anco certo, chi fusse
quel Timotheo, che ritrouò il Genere d'harmonia detto Chromatico, se pur fù
Timotheo; prendendo l'occasione da quello, c'hanno detto alcuni speculatiui
Moderni sopral'uno & l'altro di questi Inuentori; i quali uolendo mostrar la
facoltà del modo Dorio nel Genere diatonico, esser diuersa da quella che hà,
quando è cantato nel Chromatico & nell'Enharmonico, dicono: Nel Chroma-
tico haueano più efficacia gli affetti molli & effeminati, che in altro; l'uso delquale
essendo assai frequentato dal Lirico Timotheo tra gli Spartani; fù cagione ch'essi, come ama
tori della seuera Musica, lo cacciarono da i lor confini.
Et per non far torto alla lor buo
na natura nel dir mal d'ogn'uno, soggiungono; Ne di ciò è punto da marauigliarsi
di Timotheo; auenga che la sua patria fù un'Isola della Grecia, detta Millo; gli habitato-
ri, dellaquale erano (per quanto ce ne dicono gli Historici) huomini lasciuissimi & effemi-
nati: & tali (per quello s'intende) sono ancora hoggi.
Onde dicono che Timotheo
non fù autore del sudetto genere Chromatico. Ma che l'Isola di Millo sia ò non
sia nella Grecia; percioche è nell'Arcipelago, lascio la cura à i Geographi; Et
il dire anco, che i Milesij fussero & anco siano huomini effeminati; questo dico-
no contra i buoni costumi & anco secondo la natura loro, & non fà al caso cosa
alcuna; & è più tosto in nostro che in loro fauore. Ilperche è da notar due cose;
la prima, quando dicono, che Timotheo fù Lirico, & frequentaua il Genere Chro-
matico;
la seconda, ch'ei non fù quello, che ritrouò cotal Genere; se 'l s'intende per
quello che fù al tempo del grande Alessandro.
Ma eglino allegano tre autorità,
che gli sono contrarie; quantunque pari à loro, che l'habbiano in lor fauore:
La prima è quella d'Aristotele nel Secondo della Metaphisica, che dice: Se non
fusse stato Timotheo, non haueremmo tante sorti di Melodie:
se bene il Testo non di-
ce Melodie, ma μελοποΐας; laqual parola altroue hò pienamente dichiarato, essen-
doche egli ritrouò la Melopeia del Chromatico. La seconda è, che dicono, che
Suida parlando dell'istesso, dice cosi: Timotheo figliuolo di Tersandro tramutò la
Musica antica in più Molle & delicata forma; chè proprio la natura del Chromatico,
comparato all'Antichissimo Ditonico: E' ben uero, che da gli Huomini di giudicio gli
fù imputato biasimo.
Suida però non dice cosi; ma si bene in questo modo. Timo-
theo figliuolo di Tersandro ò di Neomiso ò di Filopolite, Milesio Lirico; ilquale aggiunse
alla Lira la Decima & la Vndecima chorda, & mutò l'antica Musica in un Modo più
molle; fù ne i tempi d'Euripide Tragico, ne i quali regnò etiandio Filippo di Macedonia.

Et dopò alquante parole segue nell'istesso Capo d'un altro Timotheo, dicendo:
Referiscono Timotheo tibicine una fiata con l'arduo modo di Minerua intanto hauer com-
mosso page 125 Quarto. 125mosso l'animo d'Alessandro; che nell'ascoltarlo fù concitato all'arme; & che questo Timo-
theo con gran prestezza chiamato, andò à lui in Persia.
Onde si uede, che Suida è
confuso; & forse per la incorrettione del Testo; come si trouano gran parte de
i Libri greci; percioche in un'istesso capo (lasciando le parole ch'intrauengono
di mezo) confonde il Lirico, co l Tibicina; ilperche in questo se gli può dar po-
ca fede. La terza autorità è quella di Boethio posta nel Proemio del 1. Lib. del-
la Musica
, laquale eglino allegano con queste parole: Essendo Timotheo in
Sparta, riuolgeua la Musica graue, & seuera, chauea da essi Spartani riceuuto, nella
Chromatica, che è Molle & effeminata; l'uso dellaquale grandemente nuoceua à gli anni
teneri de fanciulli, facendoli diuentar tali: per lo che fù mandato in essilio.
Nondi-
meno le parole di Boethio sono queste tratte dal Greco ch'egli cita: Idcirco Timo-
theo Milesio Spartiatas succensuisse, quod multiplicem Musicam reddens, puerorum ani-
mis, quos acceperat erudiendos, officeret; & à virtutibus modestia praepediret. Et
quòd harmoniam, quam modestam susceperat, in Genus chromaticum, quod mollius est,
inuertisset;
che uogliono dire: Per laqual cosa i Spartani si sdegnarono contra Timotheo
Milesio; che facendo la Musica molteplice, offendeua gli animi de i Fanciulli, iquali egli ha-
uea presi ad insegnare, & gli impediua & retraeua dalla modestia della Virtù; perche l'har-
monia ch'egli hauea riceuuto modesta, hauea riuolta nel Genere chromatico, ch'è più molle.

Queste sono le parole di Boethio; onde non uedo, che questa autorità, ch'allega-
no, dica, che Timotheo non fusse l'Inuentore del sudetto Genere; percioche se be
ne non dice questo apertamente; non dice anco ch'egli non fusse quello; ma più to
sto si può intendere ch'ei fusse l'Inuentore, hauendo questi miei contradittori det
to prima, che l'uso di questo Genere era assai frequentato dal lirico Timotheo tra
Spartani: & allegano la prima autorità d'Aristotele; che se Timotheo non fus-
se stato, non haueremmo tante sorti di Melodie; & dicono, ch'ei riuolgeua
nella Chromatica, che è molle & effeminata, la Musica graue & seuera, c'ha-
uea (come espongono) riceuuto da Spartani. Et io dico, ch'ei hauea riceuuta
& imparata dal suo Precettore & non da Spartani; onde maggiormente queste
autorità fanno per la parte affirmatiua di coloro, che tengono, Timotheo esse-
re stato quello che la ritrouò, che per la negatiua: tanto più, che non ui è cosa
alcuna, che dica il contrario; anzi eglino mordendo le genti dell'isola di Millo,
prendono occasione da questo, di chiamarli lasciui & effeminati; & usando
una loro certa amplificatione contra Timotheo, uengono à dire contra loro
stessi. Ilperche assegnando questa loro opinione esser uera, dicono: Il Zarlino
ultimamente nel cap. 32. della 2. Parte dell'Istitutioni ne fà un discorso assai lungo; nel
quale dice chiaramente, che non solo Timotheo, ritrouò il Genere chromatico, ma rac-
conta in qual maniera lo potesse trouare. Et che questo tale Timotheo non potesse à patto
alcuno esser quello che ritrouò il Genere chromatico, come dice il Zarlino; segno ue ne
sia manifesto che Olimpo Frigio, scolare di Marsia, fù auanti la Guerra Troiana; alquale
è attribuito l'Inuentione dell'Enharmonico: ma però dopo l'uso del chromatico.
Aggiungo
no anco, che l'Enharmonico, secondo Aristosseno & Plutarcho fù trouato insieme con la
legge detta Currule del sopranominato Olimpo:
sotto laquale si comprendeua il Ratto
d'Hercole intorno le mura nella guerra Troiana; come distintamente dichiara
il Valgulio, sopra la Musica di Plutarcho. Ma come può essere, ch'Olimpo
fusse Inuentore di cotal legge; essendo stato per tanti anni auanti la sudetta guer-
ra? Dicono etiandio, come può essere, che quel Timotheo, che fu tante
decine d'anni dopo Olimpo, hauesse prima ritrouato il Genere Chromatico?
In oltre dicono; nel Decreto che fecero i Spartani contra Timotheo si leggono in quella
lingua; che gli fù fatto, queste parole. Timotheo abbandonò l'Enharmonico, riti-
L 3 randosi page 126 126 Librorandosi al Chromatico, come più molle & facile. Volendo adunque che 'l conto torni se-
condo il nostro calcolo, è di mestiero trouare un nuouo Olimpo, ò un nuouo Timotheo; à
quali siano attribuite l'inuentioni di questo & di quel Genere d'harmonia; & non melo-
dia, come dice Aristotele.
Ma à questo lor parlare si può prestar poca fede; percio-
che in esso non si troua uerità; essendoche dicono prima, che Olimpo Frigio fù
trouator dell'Enharmonio, & scolare di Marsia, & fù auanti la Guerra Troiana.
Ma furono due Olimpi, come referiscono Plutarcho & Suida più chiaramente;
cioè, il Vecchio & il Giouane: Questo fu di Frigia & fù Tibicine, & si trouò ne i
tempi di Mida figliuolo di Gadia Re di quella Prouincia; & quello fù della Mi-
sia, & fù simigliantemente Tibicina, & discepolo & innamorato di Marsia, &
Poeta celeberrimo; & l'uno & l'altro uisse auanti la Guerra di Troia. Et se ben
Plutarcho, di mente d'Aristosseno dice, che Olimpo ritrouò il Genere Enhar-
monico; non dice però, che fusse quello di Misia, ne quello di Frigia; ma scri-
ue semplicemente che fù Olimpo. Laonde non sarebbe gran marauiglia, che
si come hauendosi dopo un primo ritrouato un secondo Olimpo, ch'essercitò la
Musica; cosi à questi due lungo tempo dopoi ne sia seguito un Terzo, & anco sia
stato quello, che nomina Plutarcho, secondo 'l parere d'Aristosseno, per tale
Inuentore, & sia etiandio stato (com'è il douere) dopo Timotheo inuentore
del Chromatico; percioche (come affirma Suida) fù quello, che Mutò l'anti-
ca Musica in un modo più molle; & morì di età di Nouantasette anni massima-
mente essendosi anco dopo il primo ritrouato un'altro Aristosseno discepolo d'
Aristotele; ne i tempi d'Alessandro Re di Macedonia, intorno gli anni del Mon
do (secondo alcuni) 4850. & il primo fù ne gli Anni 4530. nel tempo d'Ar-
chiloco Poeta; & disse che l'Anima era Numero, che mouea se stesso: Et di que-
sto nō ne parla Plutarcho, ma si bene del Giouane; ilquale dopo la morte del suo
precettore Aristotele, dimostrò di esser'à lui & à Platone poco amico: come
dimostra Plutarcho, quando cita il 2. Lib. delle cose Musicali di esso Aristosseno;
nelquale egli accusa Platone di errore, per hauer'eletto nella sua Republica
l'harmonia Doria, & rifiutato l'altre. Et quantunque ne Plutarcho, ne Suida
pongano un terzo Olimpo; non è da farsi marauiglia, quando non fanno anco
mentione se non d'uno Aristosseno, che fù figliuolo di Mnesia (come dice esso
Suida) & si chiamaua Spintharo, nato in Italia nella Città di Taranto; & fù à i
tempi d'Alessandro (come hò detto) Re de Macedoni, & uide gli ultimi della
Setta pithagorica, ch'erano uditori di Philolao & di Eurito, ambedue da Taran
to; come uuole Diogene Laertio nel Lib. 8. nella Vita di Pithagora. Ilperche, da
quello che si è detto, poiche non u'è altro autore, che dica ò afferma, che Timo-
theo, qual si fusse de i due nominati, nō fù quello che ritrouasse il Genere chroma
tico; ne anco ritrouandosi alcuno Scrittore, che dica manifestamente, chi lo tro-
uasse da quelle autorità, che più tosto dicono, che Timotheo Milesio lo ritrouas-
se, che non; & non affirmando anche Plutarcho, che l'un de i due nominati Olim
pi, fusse stato quello, che ritrouò l'Enharmonio; seguita la conclusione fatta da
questi miei amici; che fà dimistieri di trouar un' nuouo Olimpo; poiche già Ti-
motheo è ritrouato. Et se ben pare che 'l Decreto fatto da i Spartani contra
Timotheo, addotto da loro in suo fauore; sia contra quello che si è concluso,
tuttauia si può dire, che Boethio istesso, interprete di cotale Decreto, è in fa-
uore di Timotheo Milesio. Et se non fusse, ch'alcun potrebbe dire, ch'io lo faccio
per empire (come si dice) il foglio; come fanno molti, che fuori d'ogni propo-
posito attaccano le cose l'una con l'altra, per mostrar d'hauer ueduto molti au-
tori, ancora che ne intendino pochi; uorrei scriuere un nuouo pensiero che
mi page 127 Quarto. 127mi souiene hora di cotesta cosa; habbiasi poi per uero, ò mettasi nel numero de i
Paradossi, come si uoglia; & dire, questo esser uero, che Timotheo (come scri-
ue Suida) mutò la Musica antica in un Modo più molle; come scriue Boethio;
che l'Harmonia, ch'egli hauea riceuuto modesta, hauea riuolta nel Genere
Chromatico: ò pur come dicono questi miei amoreuoli: ch'egli abbandonò,
col testimonio d'Aristosseno, Enharmonico, ritirandosi al Chromatico, co-
me più facile. Percioche (come mi pare) essendosi tralasciato i due più antichi,
Diatonico & Chromatico, per qualche accidente, restando solamente l'uso del-
l'Enharmonico, ilquale era (come tutti confessano) difficile; Timotheo di nuo-
uo, per la sua difficultà ritornò nel suo primo essere il Chromatico; con l'aggiun
gerui qualche cosa di nuouo: ilperche Aristotele nel sudetto luogo, non senza
ragione, dice; che se non fusse stato Timotheo, non haueressimo molte Melopeie.
Et ciò parmi ch'accenni Aristosseno, quando ei nel principio del Primo libro de
gli Elementi harmonici
, scriue in questo modo. Τοὺς μὲν οὖν ἔμπροσθεν ἁρμονικοὺς εἶναι βού
λεσθαι μόνον αὐτῆς γὰρ τὴς ἁρμονίας ἣπτοντο μόνον, τῶν δ'ἄλλων γενῶν οὐδεμίαν πώποτε ἕννοιαν εἶχον· σημεῖον δὲ
τὰ γὰρ Διαγράμματα αὐτο͂ις τῶν ἁρμονικῶν ἔκκειται μόνον συστημάτων, Διατόνων δὲ ἤ χρωματικῶν οὐδεὶς
πώποτε ἑώρακα. Καίτι τὰ διαγράμματά γε αὐτῶν ἑδηλουν τὴν πάσαν τῆς μελωδίας τάξιν, ἐν οἷς περὶ συστημά-
τω ὀκτοχόρδων ἁρμονικῶν μονον ἔλεγον, περὶ δὲ τῶν ἄλλων γενῶν τε καὶ σχημάτων ἐν αὐτῶ τε τῷ γένει τούτῳ, καὶ
τοῖς λοιποῖς οὐδ'ἐπιχειρεῖ οὐδεὶς κατὰ μανθάνειν. ἀλλ'ἀποτεμνόμενη τῆς ὅλης μελωδίας τοῦ τρίτον μέπους ἔντι γένος,
μέγεθος δὲ τὸ Διὰ πασῶν, περὶ τοῦτου πᾶσαν πεποίηνται πραγματείαν.
Che dice; Quelli adunque
che sono stati auanti noi, hanno fatto professione d'essere Harmonici solamente;
imperoche solamente diedero opera alle Harmonie; ma non hebbero notitia
de gli altri Generi; & di questo n'è segno le Descrittioni de i Systemati harmo-
nici, che sole si trouano: perche de i Diatoni, ouer Chromatici alcuno non ne
hà hauuto notitia: essendoche le Descrittioni loro manifestano l'ordine della
Melodia; ne i quali Systemati ueramente di Ottochorde hanno solamente tratta
to delle Harmonie: ma de gli altri Generi & Figure; tanto in esso Genere, quan
to ne gli altri, niuno tentò di saperne: ma hauendo solo gustato la terza, ch'è
di un Genere di tutta la Melodia, con la grandezza della Diapason, misero qui-
ui ogni lor cura. Questo dice prima Aristosseno; ne à questo contradice, quan-
do dopo passato poco più del mezo del primo Libro; parlando de i Tre generi
di Melodia, dice; che 'l Diatonico deue precedere gli altri, come primo & più
antico, prescritto della Natura primo; il secondo il Chromatico; ma il Terzo
& supremo dice esser l'Enharmonico: essendoche prima ei parla di quelli, che
fin'à suoi giorni essercitauano il sudetto Enharmonico; & solamente di esso scris-
sero nella facoltà della Musica. Et per tal modo si potrebbe accommodar questa
Historia, che non ui si trouarebbe alcuna contradicione. Et perche queste cose;
come sono anche molt'altre; per la uarietà di quelli che scriuono, sono difficili
da sapersi; però potiamo conoscere, quanto sia difficile il uoler trattare una co-
sa, che sia stata scritta da molti diuersamente; & di questo habbiamo l'essempio del
Magno Alessandro; quando fu sospinto dalla Legge Orthia à pigliar l'arme; co-
me dicono; che ciò fu opera di Timotheo; tra i quali Suida è uno; come si è
ueduto; ma ue ne sono anco di quelli, che dicono essere stato Senofante; com'io
scrissi nel Cap. 7. della 2. parte delle Istitutioni. Simigliantemente tutti quelli
che hò ueduto dicono, che Pithagora placò l'animo di quel Giouanetto furioso
col mezo del modo Frigio; onde commandò al Sonatore, che mutasse il Modo, &
cantasse lo Spondeo; tuttauia Galeno scriue nel Quinto libro de quelli che chia-
mò dell'Vso delle parti
; che fù Damone musico. Per laqual cosa, dopo molte
parole fatte di Olimpo & di Timotheo; si in questo luogo, come anco nel Cap. 9.
della 2. Parte sudetta
; potremo dire; che in questa materia non si può affirmar,
ne page 128 128 Librone negare, se non quello che si può dimostrar con qualche ragione, & con qual-
che autorità d'Autori approbati: onde la conclusione fù, & è in questo modo:
Poniamo che Timotheo Inuentore del Genere chromatico non sia stato quello,
che sospinse Alessandro à pigliar l'arme; come dicono molti; seguendo l'opinio-
ne di Suida; ma si bene un'altro più antico di lui; imperoche questo, com'ei di-
ce, fù ueramente Sonator di piffaro; & lo chiamò à se Alessandro; & fù più anti-
co di quello che fù Sonator di Lira, ò di Cetera; ciò non farà mai, che non s'ap-
piglino al falso; essendoche tanto l'uno quanto l'altro si trouò in un'istesso tem-
po. Ma di questo si ueda anco il Cap. 7. della seconda parte dell'Istitutioni, &
ueniamo hormai à dire del Secondo Colore, ò Tetrachordo del Genere Enhar-
monico; ilquale è quello d'Archita; come manifesta Tolomeo nel Cap. 13. del
Primo libro de gli Harmonici
; la cui forma è quella, che si uede qui appresso.
Seconda Specie.
84. ——— Hypate meson.
Sesquiquarta.
105. ——— Lychanos hypaton.
Sesquiuentesima quinta.
108. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiuentesima settima.
112. ——— Hypate hypaton.
Segue à questo il Terzo, ilquale è l'Enharmonico d'Aristosseno: questo, dicono
alcuni, esser l'istesso di quello di Eratosthene; anzi essere in atto; & conuenire co 'l
Chromatico Toniaco; ilche quanto sia uero, ciascun che ne uorrà ueder la pro-
ua si potrà chiarire: essendo che Tolomeo lo pone tra gli altri di questo Filosofo,
Terza Specie.
90. ——— Hypate Meson.
Supertripartiente. 15.
114. ——— Lychanos hypaton.
Sesquiuentesima ottaua.
117. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiuentesima nona.
120. ——— Hypate hypaton.
nel cap. 12. del Secondo libro sudetto. A' questo s'accompagna il Quarto te-
trachordo di questo Genere; la cui forma ò Colore si uede nell'essempio seguen
te; & è quello di Didimo, di cui ne ragiona Tolomeo nel Cap. 13. del sudetto
Libro
; non troppo in fauore dell'Inuentore. Porremo hora il Quinto; ilquale co
me dicono alcuni, è di Tolomeo posto nel cap. 15. del secondo de gli Harmonici;
& è ueramēte il suo; ma è contenuto sotto quelli Interualli, che si uedono nell'es-
sempio, tra i quali il più graue è di Sesquiquarātesima quinta proportione; l'altro
di Sesquiuentesima terza; & il terzo & ultimo acuto, di Sesquiquarta; & non
con- page 129 Quarto 129
Quarta Specie.
24. ——— Hypate meson.
Sesquiquarta.
30. ——— Lychanos hypaton.
Sesquitrentesima.
31. ——— Parhypate hypaton.
Sesquitrentesima prima.
32. ——— Hypate hypaton.
contiene, secondo la dottrina di questo Filosofo, alcuno interuallo, che non sia
Superparticolare; come contiene quello che questi nostri amici gli attribuiscono,
Quinta Specie.
276. ——— Hypate Meson.
Sesquiquarta.
345. ——— Lychanos hypaton.
Sesquiuentesima terza.
360. ——— Parhypate hypaton.
Sesquiquarantesima quinta.
368. ——— Hypate hypaton.
nelquale pongono nel più acuto luogo la proportione Super 23. partiente. 92. &
nel seguente la Sesquiuentesima terza; lequali sommate insieme, fanno la Su-
per. 9. partiente. 32. ch'è di maggior proportione, che non è la Sesquiquinta
decima; che è contenuta tra i due interualli più graui del mostrato Tetrachordo;
Laonde sommata la Super. 9. partiente. 32. con la detta Sesquiquintadecima,
non fanno la Sesquiterza, che è la forma della Diatessaron: il perche uengono
ad attribuire questo errore à Tolomeo senz'alcun suo merito. Ma il sesto colore,
ò Tetrachordo di questo Genere, delquale non si sà l'Autore, sarà il seguente.
Sesta Specie.
924. ——— Hypate meson.
Sesquiquarta.
1155. ——— Lychanos hypaton.
Sesquiuentesima prima.
1210. ——— Parhypate hypaton.
Sesquicinquantesima quinta.
1232. ——— Hypate hypaton.
Et per finire, il Settimo & ultimo, ilquale etiandio dimostrai nel Cap. 47. della
Seconda parte delle Istitutioni
; hà la sua forma tale, quale è la sequente. Il-
perche page 130 130 Libroperche tutti questi Tetrachordi, ò Colori d'harmonia, abbracciando tutti tre
i Generi; come habbiamo ueduto; ascendono al numero di Ventitre; ne i qua-
Settima Specie.
Semit. mag.
Sem. mi.
Ditono.
300. ——— Hypate meson.
Sesquiquarta.
375. ——— Lychanos hypaton.
Diesis. Super. 13. partiente.
384. ——— Parhypate hypaton.
Diesis. Sesquiuentesima quarta.
400. ——— Hypate hypaton.
li ue ne sono Otto Diatonici, Otto Chromatici, & Sette Enharmonici; tra i
quali ui è il Naturale, ò Syntono prodotto dalla Natura; & da Tolomeo posto
nel numero di quelli, ch'egli ritrouo dopo Aristosseno, Archita, Didimo, & Era-
tosthene; & è quella Specie d'harmonia, che adoperiamo ne i nostri Conser-
ti musicali, che si fanno con le uoci; alla simiglianza de i quali, sono fatti quelli,
che nascono da gli Istrumēti arteficiali; de i quali alcun i possono esprimer le uere
forme di cotal specie perfettamente, & alcuni altri nò, secondo la lor uaria tēpera
tura; come dimostrarò al suo luogo; nellaqual Specie nō altro che la Sesta Specie
del Chromatico se le può accōmodare, che stia bene, & faccia buon effetto, & che
si possa adoperarlo di modo che consuoni; & anco l'Vltima Specie dell'Enharmo-
nico già mostrata; come nel Cap. 47. della Seconda parte delle Istitutioni si è di-
mostrato. E' ben uero, che alcuni hanno hauuto parere, che nelle nostre Can-
tilene non s'adoperi la Specie sudetta Naturale ò Syntona diatonica di Tolo-
meo semplice; ma si bene mista; mossi d'alcune loro ragioni, ch'io son hora per
dimostrare: ma quanto siano lontani dalla uerità; da quello ch'io dirò al suo
luogo si potrà comprendere.

Quello c'habbia indotto alcuni credere, che la Specie che si canta hoggi,
non sia la Naturale ò Syntona diatonica; ma più tosto quella,
che si adopera ne gli Istrumenti arteficiali, & special-
mente in quella da Tasti. Cap. IIII.

E COSA ueramente da non credere; se ben si conosce da tutti quelli, che
sanno; quanti inconuenienti nascono in una Scientia & in un'Arte,
per cagione dell'Ignorantia di quei mezi, che conducono al uero
fine & alla uera intelligentia delle cose in essa considerate. Il per-
che si uede, che molti, per non hauer conosciuto nella Musica la differentia,
che si troua tra gli Istrumenti naturali & gli arteficiali, & per non hauer hauuto
giamai la uera cognitione delle loro proprietà, s'hanno lasciato indurre à cre-
dere mille errori: & più oltra si hanno sforzati di far credere ad altri molte co-
se non uere in questa Scientia per uere; & dire mille scioccherie fuori d'ogni ra-
gione, tra lequali ui è questa di non picciola importantia, anzi dirò che è la prin
cipale page 131 Quarto. 131cipale & il di tutta la Fabrica della Musica; che La Specie d'harmonia,
che noi usiamo cantare al presente, non sia la Naturale ò Syntona diatonica di Tolomeo;
ma quella che si usa ne gli Istrumenti arteficiali temperati, massimamente ne gli Organi,
Grauecembali & altri simili,
Prencipi ueramente de gli altri Istrumenti. Et cre-
do che ciò sia auenuto à loro, perche hauendo conosciuto col mezo della Espe-
rienza, & da quello c'hò detto nel Cap. 45. della Seconda parte delle Istitutio-
ni
; tutte le fiate ch'al suono di cotali Istrumenti s'aggiungono le Voci, da tale
congiungimento nascer buono & dolce effetto, & udirsi diletteuole & soaue
concento; hanno uoluto anco credere & tener per fermo, che scōpagnate le Vo
ci de i Suoni di cotali Istrumenti; non cantiamo, ne usiamo nelle Cantilene uo-
cali altri interualli, che ne i detti Istrumenti si trouano temperati: essendoche
uniuersalmente si teneua; prima che con molte ragioni & dimostrationi hauessi
scoperto & fatto palese, che ciò non era per alcun modo possibile, ne potea à
patto alcuno stare, che la Specie che si canta hoggi & anco si suona in alcuna sor-
te d'Istrumenti fusse la Diatona diatonica antichissima, come teneuano i Musi-
ci; ma si bene la Naturale ò Syntona di Tolomeo, di modo che molti prima
non sapendo che partito pigliar douessero; all'ultimo in tal modo è ita la cosa,
che non ui è hora alcun di sano intelletto, che non creda & tenga per fermo, che
non si canti più, ne soni la sudetta Diatona. Ilperche alcuni hauendo inteso
questo nuouo Paradosso, si diedero à studiare per il diritto le cose della Musica;
& incominciarono ad entrare à poco à poco nella diritta strada; & affirmare, con
quelle ragioni, che pareuano à loro esser sufficienti; cotal cosa esser uera; &
tanto più si persuasero questo esser cosi in fatto, quanto furono confirmati da
quello che scriue quel Gentil'huomo di gentile spirito & letterato nel suo Discor so, ch'altroue hò nominato; 3. Lib.
cap. 3.
ilqual Discorso accōmodarono & tirarono al loro
proposito; come si legge nel Trattato messo fuori sotto 'l nome del nominato mio
Discepolo; le cui parole stanno in questo modo. Trouo per la lunga osseruatione,
che le Voci naturali, & gli Istrumenti fatti dall'Arte, non suonano, ne cantano real-
mente in questa moderna Musica prattica alcuna specie delle Diatoniche antiche nella sem-
plicità loro; ma si bene tre insieme diuersamente mescolate usano hoggi inauertentemen-
te i Prattici, & sono queste: L'Incitato d'Aristosseno, il Diatono diatonico antichissimo, &
il Syntono di Tolomeo. Fra gli Istrumenti di chorde tengo che la Viola d'arco, il Liuto,
& la Lira con i tasti, suonino il Diatonico incitato di Aristosseno; & muouemi à creder
questo, il uedere & udire in essi l'ugualità de Tuoni, ugualmente in pari Semituoni di-
uisi; & in tal maniera fù distribuito il detto Incitato d'Aristosseno. L'Organo poi, il Gra-
uecembalo & la moderna Harpa, quanto al nouo accrescimento delle chorde, & non cir-
cal'istrumento nel primo suo essre, ch'antichissimo tengo; si discostano in questa cosa
da quelli; come per essempio; nella diuisione de i Tuoni; per hauergli questi in Semituo-
ni disuguali separati. Gli strumenti da fiato, come Flauti diritti & trauersi, Cornetti &
altri simili, hanno; mediante la distributione de fori loro; aiutati appresso dalla buona
maniera del discreto & perito Sonatore di essi, facoltà d'accostarsi à questi & à quelli,
secondo 'l bisogno & uoler loro; & cosi parimente alle Voci; quando però elle non uolesse-
ro contra la lor natura piegarsi, & à loro cedere. Circa poi il Comporre & cantar d'hog-
gi, mi persuado; per quello ui hò detto; & al presente sono per dirui; che si mescoli il
Diatonico diatono col Syntono di Tolomeo. Et le cagioni che mi muouono à creder ciò,
sono queste. Certa cosa è, che se 'l si cantasse il Syntono semplice, che i Tuoni & i minori
Semituoni; si come in tale Specie ui hò prouato essere la Natura loro; sarebbono inequali
& di diuerse grandezze; mediante la qual disaguaglianza, si cantarebbono (per finirla)
molte sorti di Quinte, Quarte, Terze & Seste.
Et poco dopo questo, soggiunge
le page 132 132 Librole seguenti parole: Dellequali cose non si troua per ancora (ch'io sappia) esserne sta-
te auertite alcune da Maestri di quest'Arte; ma ne anco è alcuno, che nel cantar queste
più Arie insieme; che hormai sono Centocinquant'anni, ch'elle s'introdussero; habbia
mai udito & oda tal confusa diuersità d'Interualli: perche in uero non u'interuennero mai;
ne hoggi u'interuengono.
Ilperche si conosce, che costoro da questo argomento
restarono persuasi nel primo incontro & nella loro opinione; ilquale argomen-
to s'hauessero ben considerato, haurebbono trouato, che doue dicono; che si
ode una confusa diuersità d'Interualli,
tal cosa esser proceduta & procedere, dal
non hauere inteso la cosa, come si deue: percioche se cotali cose, d'alcun Mae-
stro di quest'Arte, ne d'alcun'altro, non sono mai state auertite; questo è acca-
duto, perche mai non caderono sotto 'l Senso; onde niuno mai l'hà udite, ne ho-
ra meno si odono; ne mai s'udiranno per l'auenire, tra quelli c'hanno buona
intelligentia della Musica: essendoche (com'è uero quello che dicono) mai non
interuenne, ne meno hoggi interuengono, ne interueniranno per alcun tempo
cose tanto horribili da udire & tanto lontane dal uero. Et se ui fusse alcuna con-
fusione come affermano, si potrebbe dire, ch'eglino sarebbono stati quelli, che
ue l'hauessero posta: Et che maggior confusione si può udire in questa Scien-
tia, che quando il Musico & il Cantore non sanno, ne conoscono quel che si fac-
ciano? essendoche quando si cantassero tre Specie diuerse insieme mescolate; sa-
rebbe, non dirò difficile, ma impossibile, che 'l Musico ò Compositore, & il
Cantore sapesse quello, che facesse; quantunque l'uno & l'altro fusse sapiente &
molto bene essercitato nella sua Arte. Inquanto poi dicono, ch'io tengo & cre-
do la tal cosa & la tale, & altri modi simili di parlare; questo ual poco; anzi
nulla in una Scientia, com'è la Musica senza dimostrarlo; percioche il uedere
& l'udire una cosa senza farne la proua essatta per hauer la certezza di cotal cosa;
come hò detto altre uolte; nulla ò poco rileua; tanto più, che l'equalità de
Semituoni, che dicono essere nella Viola d'arco, nel Liuto & nella Lira co i ta-
sti; & anco nel Diatonico incitato d'Aristosseno; come dimostrerò al suo luo-
go; non può esser uera; senza hauerne fatto cotal proua; ne anco il discostarsi
ò l'auicinarsi (termini che usano spesso) l'una cosa ad un'altra; dimostra che
questa & quella siano una istessa; se ben s'assimigliano; ma sempre saranno due
cose differenti. Et di più, gli Istrumenti da fiato nominati; per hauer, median-
te la loro distributione de i fori, facoltà d'accostarsi à qual si uoglia delle due
sorti d'Istrumenti nominati & cosi alle Voci; quando saranno aiutati dalla buo-
na mano & dalla discretione & peritia del buon Sonatore di qual si uoglia Istru-
mento da fiato, secondo il bisogno & il suo uolere; non farà mai, che sia leuata
la confusione, ma più tosto di nuouo riposta. Ne è buono argomento, ne buo-
na proua, il dire di persuadersi, che nel cantare & comporre moderno si me-
scoli il Diatono col Syntono; & credere una cosa, senza il dimostrarla; & il di-
re, che se questo si cantasse solo, si udirebbe molte sorti di Quinte, Quarte, Ter-
ze, Seste & Ottaue, è ragione non solamente molto debole & di poco ualore;
ma non è anco uera, come uederemo. Questa adunque è stata la prima cosa,
c'hà mosso i sudetti à credere, che non si canti & suoni la Specie Naturale ò Syn-
tona di Tolomeo. La seconda è; perche quello che si canta hoggi per modo
alcuno (come hanno potuto conoscere principalmente da i miei Scritti) non
può esser realmente l'Antichissimo diatono; per esser dissonante nel Ditono &
nel Semiditono, & molto differente da esso ne gli altri interualli; ilche è tanto ma
nifesto, che non accade farne alcuna replica. Dicono però che 'l Diatono
d'hoggi; cioè, quello ch'intendono che si canti al presente; conuiene co 'l Syn-
tono page 133 Quarto. 133tono in alcune cose; onde ripigliando una parte del sudetto Discorso fatto da
quel Gentil'huomo; seguono, dicendo: Primieramente l'Imperfette consonanze
di questo (lasciando per hora di considerar le Dissonanze) crederò non errare à dire; che
elle caschino quasi che sotto le proportioni di quello; ma non già son di parere, che elle si
congiunghino insieme de parti à esso simili; come per essempio: Tengo che la Terza mag-
giore sia contenuta da una proportione irrationale, assai uicina alla Sesquiquarta; ma
non già che i suoi lati (per cosi dirgli) siano il Tuono Sesquiottauo & lo Sesquinono; ma
si bene due parti uguali di detta Terza, talequale ella è diuisa al modo de Tetrachordi
d'Aristosseno, ma non cosi essattamente. La Terza minore poi crederò, ch'ella sia com-
posta d'un Tuono dell'istessa misura di quelli della maggiore, & d'un'altro Interuallo al
quanto più grande della Sesquindecima, & in tal maniera & di si fatte parti composti
insieme uerranno tutti gli altri Interualli; &, dall'Ottaua in poi, tengo che qual si uoglia
altro non sia in modo alcuno contenuto dalle proportioni assegnate loro; intendendo nel-
la maniera che ueramente si cantano hoggi communemente.
Cosi dicono; & non sta-
rò hora à dimostrare quanto s'ingannano in questa sua proposta in molte cose;
ma dirò solamente, che questa è la prima conuenientia, c'hà questo loro Diato-
nico, c'hoggi s'adopera ne i canti col Syntono di Tolomeo, lasciando l'altre da
un canto, che per esser fondati sopra fondamenti falsi, sono di poco ualore; non
s'accorgendo però, che la cosa stà altramente, & al mio & non al loro modo;
& che la diuisione de i Tetrachordi fatta al modo d'Aristosseno, uà ad un'altra
maniera di quello ch'intendono, & che anco la Distributione che fanno, & to-
gliono per il Mezo di dimostrare questo loro pensiero esser uero, non è la sua, ma
la mia; come al suo luogo sarà manifesto. Et per confermare questa loro incon-
uenientia, soggiungono queste parole: Di maniera che per le perfette consonantie
nel modo che si cantano hoggi, uengono accostarsi al Diatono diatonico; & le imperfette
al Syntono di Tolomeo; ma sempre d'una istessa misura & ugualità de Tuoni:
Quasi
che 'l Syntono non contenesse quelle istesse Consonanze perfette nelle lor uere
forme, di quello che fà il Diatono; lasciando anco di dir della equalità de i Tuo
ni tante fiate replicata, detta fuori d'ogni uerità. Alla fine dicono, che Qual
si uoglia Interuallo dall'Ottaua in fuori, non cade, cantato nella maniera che si costuma
hoggi, sotto la proportione & misura di quella, ne di questa specie:
onde uengono à
concludere, che non si canta altra Specie, che quella c'hanno mostrato nella
Distributione de gli Interualli, contenuti nella Diapason F. & f. della Quarta
Specie; come uederemo: Laqual conclusione si sforzano prouar con la sudetta
Distributione; & di nuouo stabilire cotale opinione loro strana; quando dico-
no, che Credono che si cantino hoggi gli Interualli consonanti da i più eccellenti Can-
tori di purgato Vdito, che si trouino dentro le uere proporitoni loro
Et ciò dicono ue-
ramente bene; percioche in fatto è cosi: ma non intendendo quello che dico-
no; come instabili soggiungono quello, che discorda da quello c'hanno detto in
molti luoghi; cioè, che Gli arteficiali istrumenti si suonano, chi più & chi meno da
esse lontane:
& si sforzano anco molto di uoler far credere & toccar con mano,
che si canta hoggi circa la perfettione de gli Interualli, non meno imperfetta-
mente (come dicono) di quello che si suoni: Perche uogliono che Di necessità,
qual si uoglia Quarta uenga sempre, nell'esser cantata secondo l'uso di questa nostra
Prattica moderna, superflua; & diminuta la Quinta.
Finalmente concludono que-
sta loro opinione, come dimostrata, esser uera contra quello c'hanno detto di
sopra con queste parole: Ne segue adunque necessariamente, contra il commun pare-
re; che le Quinte si cantino hoggi diminute, & superflue le Quarte, dal lor uero essere:
Per lo che, si uiene, dall'Ottaua in poi, à cantar qual si uoglia Interuallo fuori della uera
M sua page 134 134 Librosua proportione; & consequentemente dissimile da quelli, che sono contenuti nel Sena-
rio & dal Syntono; quantunque l'Vniuersale gli approui per perfetti, & se ne satisfac-
cia intieramente; per non hauere udito i ueri; & toltoti da qual sia speranza di poterli
migliorare.
Ma non può stare insieme il Perfetto & lo Diminuito: ilperche quan-
to costoro s'ingannino, & quanto s'ingannarebbe ogn'uno che tenesse cotale
opinione per uera, lo uedremo; se ben li potrebbe parere, che costoro hauesse-
ro ogni ragione, quando dicono con molta arroganza contra loro stessi: Hora
da questo solo abuso considerate l'Imperfettione della Musica de nostri tempi, & di quan-
to l'Vniuersale s'inganni, & quanto malageuolmente possa la uerità delle cose conoscere;
& quanta poca cognitione habbia della uera Musica, non hauendosi fin'hoggi conosciuto, ne
anco la grandezza, non che la qualità & natura de gli Interualli cantabili & udibili;
che sono i semplici suoi Elementi & Principij:
Ilche dicono, ò come ignoranti
delle cose, ò come ingrati delle fatiche di quelli, che s'hanno affaticato per il-
lustrar questa Scientia, cercando eglino di porla un'altra fiata al buio: ma du-
bito, che ui concorra l'una & l'altra di queste due cose; percioche le molte con-
trarietà, che si trouano ne i loro Scritti, hora affermando, hora negando una
cosa, ilche dimostra instabilità; col trattare cosi bene, come fanno, le cose Ma-
thematiche; ilche nasce dalla Ignorantia; Il uoler diminuire & fuor l'altrui ho-
nore, nasce da Malignità inescusabile. Si potrebbe ueramente dire, ch'alcuno
in tutto & per tutto fusse fuori di sè, quando credesse, che sin'hora si hauesse ha-
uuto tanto poca cognitione delle cose della Musica; come dicono; & che da al-
tri che da loro non si hauesse potuto hauer la perfettione di questa Scientia; del-
la quale ne fanno gran professione: percioche da quello c'habbiamo in parte di-
mostrato, & da quello che si dimostrerà; si potrà conoscer essere il contrario; &
quanto possino esser buon mezo nell'acquistar cotal cosa. Ma il Tempo padre del
la Verità, scopre il tutto; ilperche credo anco, che molti di loro fin'hora se ne sia
no chiariti; & conoscano questa loro opinione esser uana & sciocca; & che 'l mio
credere, che si canti la sudetta Specie naturale ò Syntona & non altra, non sia er-
rore; come non credendo eglino, che l'Imperfette cōsonanze (come hò già scoper
to) usate da i Moderni ne i lor Cōtrapunti; siano quelle, c'habbiano le Forme loro
naturali delle Proportioni contenute nella sudetta Specie; che sono rinchiuse tra
le parti del Senario; & non quelle del Diatono diatonico; se bene non hanno mai
negato alcuno de i miei Principij; anzi più tosto confirmato. Ma da quello c'hò
scritto nel Primo capo di questo Libro; dicono due cose: prima, che dalla nouità
della cosa mi lasciai indurre; & dopoi, à credere & dire, che cosi fusse il uero, che
si cantasse la sudetta Specie. Dicono, C'hò cercato di dimostrare al Senso & all'In-
telletto con diuerse ragioni, che le sudette Consonanze non siano in modo alcuno quelle
del Diatonico;
& dicono bene: percioche hò dimostrato ueramente, & non per-
suaso cosi esser à questi due Giudici principali della Scientia, che nominano,
in tutte le cose, ch'intorno à i Suoni possono occorrere; i quali, essendo concor-
di, mi dauano segno euidentissimo, che non ui potea esser'errore; onde come
potea far di non mi lasciar persuadere una tanta Verità? & conoscendo ciò es-
ser uero col mezo di molte dimostrationi, come non lo potea credere, & dirlo
apertamente; poiche lo sapea? Hò creduto ueramente à questo modo, & à que-
sto modo credo, & crederò per l'auenire; essendoche non è semplicemente cre-
dere; ma sapere col mezo della Dimostratione: ilqual modo nelle Scientie, sen-
za la Dimostratione; come auiene spesso, non è sapere: onde resta l'errore es-
sere il suo, se credono, come dicono, & di tutti quelli che credono con esso
loro; & non il mio: quando si lasciano persuadere ad una loro sciocca & falsa
ragio- page 135 Quarto. 135ragione, dicendo; che Dal Syntono di Tolomeo si hanno le Terze & le Seste conso-
nanti, & che queste, che cantiamo, sono altresi consonanti.; adunque sono l'istesse di To-
lomeo: Ma quelle che cantiamo sono contenute sotto quelle forme, che si trouano tempera-
te ne gli Istrumenti da tasti, adunque non sono quelle di Tolomeo.
Laonde hauendosi
lasciato persuadere à cotal ragione; si hanno lasciato indurre à credere quello,
che non è uero: percioche non hanno conosciuto da quello ch'io scriuo nel Cap.
6. del 1. Lib.
la fallacia della consequenza; che proceder nell'argomentare da
un Genere ò Specie ad un'altra; & dal Naturale all'Arteficiale, non ual cosa al-
cuna; essendoche se l'hauessero conosciuto, haurebbono inteso, che la Conclu-
sione del loro Sillogismo era falsa: & forse che si haurebbono abiurati di cotale
opinione dal uero molto lontana: ilche si uedrà esser cosi à i suoi luoghi. Ma pri-
ma che passiamo più oltra, mostraremo i mezi, co i quali hanno uoluto dimo-
strar, questa loro opinione cosi strana esser uera.

In quante maniere si siano sforzati di prouare, che la Specie che si canta &
sona hoggi, non sia la Naturale diatonica ò Syntona di Tolomeo;
& prima del Primo modo. Cap. V.

ERA quei mezi, c'hanno tenuto Costoro di prouare, che questa loro
opinione sia uera; tre sono stati i principali, de i quali quello è il pri-
mo, che pigliano da gli Interualli, che si trouano nel Systema mas-
simo ò Costitutione arteficiale del sudetto Syntono; nella prima spe-
cie della Diapason, contenuta tra C. & c. che si troua esser senza il Tetrachor-
do Synemennon; & nella Quarta, contenuta tra F. & f. che contiene cotale
Tetrachordo; insieme congiunte; dicendo, di Voler far uedere, che in essa congiun-
tione ò Specie, si troua maggior numero d'Interualli, di quello che si troua nella Specie
che cantiamo.
Il secondo fanno col mezo delle Proportioni, co i Numeri, sot-
trahendo la forma ò proportione, che ritrouano in un minore, da quella d'un
altro che sia maggiore. Ma nel Terzo si sforzano di mostrar con la Tempe-
ratura dell'Istrumento da Tasti, la quale hò nominato di sopra: mandata in
luce dal mio Discepolo, come da suo Inuentore. Quanto al Primo mezo, si
sforzano di dimostrar questa loro chimera; & di prouar esser uero quello, che
tengono, con alcune loro sciocche dimostrationi; percioche fanno professione
di far sensatamente uedere in fronte; che à quelle dell'altre Specie diatoniche si
riduca quella, nella quale i moderni Contrapuntisti compongono, & i Cantori
cantano le lor Cantilene; & pigliano per lor fondamento i Sedeci Interualli se-
quenti per ordine, che si trouano collocati tra le chorde del sudetto Systema ò
Costitutione arteficiale; contenuti ne i lor minimi & radicali termini; che in se
contengono le due nominate Diapason poste insieme; & non sono maggiori
di essa Diapason; tra i quali pongono prima d'ogn'altro il Comma seguendo gli
altri di mano in mano; & sono quelli del seguente essempio:
M 2 Il page 136 136 Libro
Il Comma è contenuto dalla proportione Sesquiottantesima tra81. 80.
Il Semituono minore, tra25. 24.
Il Semituono maggiore, tra16. 15.
Il Tuono minore, tra10. 9.
Il Tuono maggiore, tra9. 8.
La Terza minore, tra6. 5.
La Terza maggiore, tra5. 4.
La Quarta, tra4. 3.
Il Tritono, tra45. 32
La Semidiapente, tra64. 45.
La Quinta, tra3. 2.
La Sesta minore, tra8. 5.
La Sesta maggiore, tra5. 3.
La Settima minore, tra9. 5.
La Settima maggiore, tra18. 8.
& La Ottaua, tra2. 1.
Et dicono, che Vogliono prouare con questi Principij. che questa Specie non è quella di
Tolomeo, detta Naturale ò Syntona; & che questa consta di maggior numero d'Interual-
li diuersi, de i proposti:
percioche fondano ogni loro ragione sopra quelli In-
terualli, che nascono nel sudetto Systema, tra le chorde del Tetrachordo Syne-
mennon, & quelle del Diezeugmenon; ouer delle due sudette specie della Dia-
pason insieme congiunte: imperoche considerano tra esse chorde molti altri In-
terualli differenti di forma, da i Sedeci mostrati, come uederemo al suo luogo;
i quali non fanno al proposito; per non essere di cotal Specie; quantunque na-
scono per accidente nel suo Systema arteficiale, per la sudetta unione. Per pro-
uare adunque cotesta loro Chimera usano alcune loro Dimostrationi, fonda-
te sopra le due sudette Diapason, diuise secondo la natura del Syntono ne i
suoi Interualli; la prima delle quali, è la seguente; che contiene le chorde del
Tuo. mag. Tuo. mi. Semit. mag. Tuo. mag. Tuo. mi. Tuo. mag. Semit. mag.
Tetrachordo Meson del Syste
ma massimo ò massima Co
stitutione del Naturale
ò Syntono Diato
nico. Tetrachordo Meson & quelle del Diezeugmenon; l'altra quelle del Meson &
quelle del Synemennon. Alle quali anco aggiungono le due sequenti, quan-
to si può dire monstruose; formate secondo il loro capriccio, & fatte de Se-
mituo- page 137 Quarto. 137 Tuo. mag. Tuo. mi. Semit. mag. Tuo. mag. Tuo. mi. Tuo. mag. Semit. mag.
Tetrachordo Synemmenon
del Systema massimo, ò
massima Costitutio
ne del Naturale, ò
Syntono diato
nico. mituoni solamente; & immediatamente, senza porre alcuna cosa di mezo, sec-
camente uengono à dire; che ne gli essempii seguenti le due Note (per dir come
dicono) del primo senza dirne alcuna ragione; & farne alcuna dimostratione;
non sono Vnisone; & che quelle del Secondo non sono lontane per la medesi-
ma distantia da quelle del Terzo; ne quelle del Quarto per il medesimo inter-
uallo, che sono quelle del Quinto. Dicono anco quelle del Sesto esser men lon-
tane di quelle del Settimo; & quelle del Ottauo esser due Interualli simili à quel-
li, che si trouano tra D. sol re & F. fa ut; & ciascun di loro esser l'Istesso dell'an-
tico Semiditono, & necessariamente dissonante. In simil maniera uoglio-
no prouare ancora, che è maggior Interuallo quello del nono essempio, che
Primo. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13.
14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. M 3 quello page 138 138 Libroquello del Decimo; & quello dell'Vndecimo esser dissonante simigliantemente,
& maggiore del Duodecimo. Soggiungono etiandio, che le figure del Terzode-
cimo & quelle del Ventesimoquarto, non sono lontane per una Quinta; & le
due note seconde del Quartodecimo non esser distanti per un Tritono; conside-
rate però nella maniera, che la intendono; cioè, in una Quarta, nella parte più
graue; & in un minor Semituono nell'acuto. Quelle anco del Quintodecimo
(secondo la loro opinione) non sono lontane per una Semidiapente; conside-
rate in due Terze minori; & le due seconde figure del Sestodecimo, dicono non
esser lontane una dall'altra per una Diapente; considerandole però in una Semi-
diapente nella parte acuta, & in un minor Semituono nel graue. Non uogliono
anco, che sia la medesima distanza tra le note del Decimosettimo essempio, che
si troua tra quelle del Decim'ottauo; ne che le figure del Decimo nono siano di-
stanti l'una dall'altra per Sesta maggiore, Niegano oltra di questo, che le note
del Ventesimo siano distanti per una Settima minore; & quelle del Ventesimo
primo siano lontane l'una dell'altra per una Ottaua: ma uogliono che quelle del
Ventesimo secondo siano equalmente distanti; & anco ultimamente di quelle
dell'ultimo essempio uogliono che cosi sia. Però, in qual maniera con questa
lunga & sciocca loro diceria possino prouar quello, che tengono, lascio conside-
rare à quelli, c'hanno giudicio sano delle cose della Musica; poiche cotali Inter-
ualli non sono (come hò detto) della specie Syntona; ne entrano in alcuna com
positione. Ma ritornando di nuouo alle Figure del Terzodecimo & del Vente-
simoquarto essempio; non contenti di quello, c'hanno detto, dicono ancora;
che Nascendo la Quinta dalla Terza maggiore & dalla minore, si può insieme col Zarlino
argomentare, che elle non siano altramente tali; ma di proportione & genere diuerso;

aggiungendo nel margine de i loro Scritti; come questo fusse errore; queste pa-
role: Zarlino alla Prop. 30. del Secondo Ragionamento delle sue Dimostrationi. Io
uorrei uolontieri saper da loro, doue nasca questo errore; ò dall'essempio che ad-
ducono, ò da quello che si troua scritto nella sudetta mia Proposta. Se uoglio-
no che cotale errore nasca dalla Proposta, questo non può stare; percioche è ue-
ra & dimostrata per tale; & è in questo caso propriamente come la Legge, che
manifesta solamente il Delitto, & condanna il Reo: onde, si come essa Legge,
& il Legislatore non pecca, ne commette alcuno errore, manifestando il Delit-
to, & condannando il Reo; cosi tal Proposta non può etiandio ne lei, ne io, ch'io
l'hò proposta, commettere alcuno errore; essendo ella uera, ne hauendo in se dif-
fetto alcuno; quando manifesta cotal difetto. La Proposta 30. dimostra, che la
Diapente contiene due Tuoni maggiori, un minor & un maggior Semituono;
com'è uero; & essi dicono, che le Quinte sudette contengono una Quarta & un
Tuono minore; adunque non sono (dicono) Quinte. Stà bene; ma uorranno
forse dire; adunque è errore del Zarlino, che tiene che cosi sia? Et se cosi uoles-
sero dire, questa loro conclusione non concluderebbe bene, percioche sò trop-
po bene, intendendola, come essi la pigliano, che non sono Quinte; & non si
può negare, che siano tanto minori, quanto importa un de nostri Comma. Ne
il Prattico ueramente erra, perche le pone in atto per Quinte consonanti, nel-
l'Istrumento naturale; nelquale ogni giorno le ode tali; ò perche le riceua per ta-
li nell'Istrumento arteficiale temperato: ne meno erra il Theorico; come pazza-
mente tengono costoro; percioche le piglia per quel uerso, che si deono pigliare,
cioè nella lor forma uera, & non fuori di essa; percioche sà troppo bene, che
la Specie naturale & Syntona non contiene in se cotali monstri. Errarebbe pe-
rò ogn'uno, che le ponesse in atto, come essi le pongono, & considerano; &
uolesse page 139 Quarto. 139uolesse dedur le sue conclusioni da un Genere ò Specie ad un'altro; ò da un par-
ticolare ad uno uniuersale; come questi fanno; i quali sempre ò almeno per la
maggior parte, ò malignamente ò ignorantemente che lo facciano, concludo-
no in questo & in ogn'altro loro essempio dallArteficiale al Naturale; il ch'è fuo-
ri di proposito: percioche l'essempio che adducono delle Quinte & d'altri Inter-
ualli mostrati di sopra, cauano dal Systema arteficiale & non dal Naturale ò
dall'Arteficiale temperato; & concludono, che essendo cotali Quinte nell'Ar-
teficiale dissonanti; ne possendosi porre in uso consonanti; che non possono an-
co nel Naturale ouer nell'Arteficiale temperato esser consonanti, & s'ingānano.
Dicono però bene, quando saranno contenute dalle forme, con le quali sono
proposte da loro: ma quando saranno collocate nelle uere forme & naturali; co-
me si debbono intendere; & come le intende la Natura; allora la cosa andrà in un'
altro modo. Il Naturale però non è sottoposto ad alcunordine Arteficiale; ma
si bene per il contrario: percioche l'Artefice, per quello che si è discorso nel
Cap. 4. del Primo Libro, uà imitando la Natura, quanto puote; ma la Natura
mai non imita l'Arte in cosa ueruna. Questa, nel temperare gli Istrumenti si sfor-
za di leuar ogni difficoltà; acciò si possa in cotali Istrumenti co i Suoni imitar
quella, nelle Voci; & fà più che puote, acciò ch'ogni positione, ò graue ò acu-
ta ch'ella sia; facilmente habbia la sua corrispondente nella parte opposita, in qual
si uoglia proportione; & quella può formare ogni Interuallo, grande ò picciolo;
per esser ella al tutto libera; ilche non auiene all'Artefice, se ben fà ogni proua,
per imitare essa Natura con la sua Arte. Questo non hanno conosciuto questi
Aristarchi; onde sempre c'hanno uoluto parlar di simili fatti; poche conclusio-
ni hanno fatto, che siano uere. Anzi uoglio dire; che non sapendo eglino distin-
guere queste due cose l'una dall'altta; uogliono che la Natura sia soggetta all'Ar-
te; come si conosce dalle loro conclusioni & dimostrationi; se dimostrationi si
possono chiamare. Et se uolessero dire, ch'è impossibile, uolendo far che cota-
li Quinte siano Consonanti; che non segua questo inconueniente; che l'uno de
Tuoni maggiori, ch'entra nella compositione delle sudette Quinte, non seguiti
l'altro; & che cosi sarebbe questa Specie non pura Syntona; ma d'un'altra Spe-
cie; si potrebbe dire, che se bene l'un de i Tuoni maggiori succedesse all'altro, per
cagione d'empire (dirò cosi) la Quinta di modo ch'ella consti di tutte le sue par-
ti, & ne gli estremi habbia la sua uera forma; non per questo si potrebbe dire, che
la Specie non fusse semplice Syntona: percioche cotale Quinta sarà composta
de i proprij Elementi; essendoche in essa si trouaranno due Tuoni, il mag-
giore & lo minore, col maggior Semituono; proprii & naturali Elementi, de i
quali si compone la Specie: perche se bene in qual si uoglia Consonanza compo-
sta de i detti Elementi nel Systema massimo; come sarebbe dire del Syntono,
composto de i suoi Tetrachordi naturali, dirò cosi, non si ritrouasse, che 'l Tuo-
no maggiore hauesse luogo dopo un'altro maggiore, nella sua compositione; ac-
ciò non fusse ne i suoi estremi dissonante; non si potrebbe però dire, che biso-
gnando in cotal'ordine un tale Interuallo; che tale Consonanza non fusse natura
le di tal specie: Et tanto più, quanto ciò procedesse da gli Istrumenti naturali;
poiche alla Natura è concesso di modulare quelli Interualli, che tornano al pro-
posito, nel formar le consonanze ne i loro estremi. Replicheranno forse; & di-
ranno; se due Tuoni maggiori si porranno in atto l'un dopo l'altro ne nascerà
una Terza, che contenerà due Tuoni maggiori equali; cioè, un Ditono disso-
nante ne i suoi estremi; ilquale non è della Specie Syntona, ma della Diatona;
adunque il Syntono non si adopera semplice. Rispondo, che allegare un'incon-
ueniente, page 140 140 Libroueniente, per dir cosi, non è sciogliere un dubio. E' uero che nascerrebbe co-
tal Ditono; considerando la sua Compositione; ma questo Ditono non si por-
rebbe, ne si udirebbe mai, nel formar le Consonanze, che contiene il Syntono;
per esser dissonante: percioche non si può dire, che dal congiungimento di due
Tuoni, che formano un Ditono, à questo modo la Specie sia uariata, & non
sia semplice; per hauer formato co i suoi interualli un'Indiuiduo, che non è con-
tenuto nella sua Specie: come anco non si può dir nella generation d'un Mul-
lo, che nasce d'una Caualla & d'un'Asino, che le Specie di questi due animali,
l'una separata dall'altra, non sia l'una semplicemente Cauallina & l'altra Asini-
na; per hauer nella loro commistione generato una Terza specie, ch'è quella
del Mullo; essendoche se ciò fusse uero, ne seguitarebbe questo istesso inconue-
niente in molti altri Interualli simili; che sono quelli de i Semituoni mostrati più
oltra nel Cap. 11. che quantunque nascono della specie Syntona, per congiun-
gimento de i suoi Interualli; tuttauia non sono tutti della Specie, se non un so-
lo; come si è in più luoghi dimostrato. Ma questo interuallo del Ditono com-
posto di due Tuoni maggiori non si trouarà già mai ne gli Affronti del graue &
dell'acuto ne i Contrapunti; ma si bene nel cantare: & si trouerà anco il Dito-
no considerato composto d'un Tuono maggiore, & d'un minore; contenuto
ne gli estremi dalla proportione Sesquiquarta.

Seconda ragione ch'usano questi Speculatiui Moderni, in uoler prouare
il loro capriccio. Cap. VI.