Le istitutioni harmoniche (1558)

Gioseffo Zarlino, Le istitutioni harmoniche, Venice, 1558. Copy Koninklijke Bibliotheek, The Hague
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LE ISTITVTIONI
HARMONICHE
DI M. GIOSEFFO ZARLINO DA CHIOGGIA;
Nelle quali; oltra le materie appartenenti
ALLA MVSICA;
Si trouano dichiarati molti luoghi
di Poeti, d'Historici, & di Filosofi;
Si come nel leggerle si potrà chiaramente vedere.
¶ Θεοῦ διδόντος, ὀυδὲν ἰσχύει φθόνος.

Καὶ μὴ διδόντος, ὀυδὲν ἰσχύει πόνος.
EXCVBO AC VIGILO
Con Priuilegio dell'Illustriss. Signoria di Venetia,
per anni X.IN VENETIAM D L VIII.page ii

Il Priuilegio della Illustrissima Signoria di Venetia

1557 Die 16 Octobris in Rogatis.
CHE sia concesso a M.P. Gioseffo Zarlino da Chioza, che niuno altro, che e-
gli, ò chi hauerà causa da lui, non possa stampare in questa nostra città, ne in
alcun luogo della nostra Signoria, ne altroue stampata in quella vendere l'opera ti-
tolata Istitutioni harmoniche, latina, ne volgare, da lui composta, per lo spacio di
anni dieci prossimi, sotto tutte le pene contenute nella sua sopplicatione: essendo
vbligato di osseruare tutto quello, ch'è disposto in materia di Stampe.

Iosephus Tramezinus
Duc. Not.

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ALLO ILLVSTRISSIMO
ET REVERENDISS. SIGNORE, IL SIG.OR
VINCENZO DIEDO
PATRIARCA DI VENETIA.

SONO stati gli Antichi Sapienti di commun parere,
che Tutte le cose; per il desiderio, che hanno di ariua-
re al loro principio; siano naturalmente inchinate alla
propia operatione, & a conseguir la perfettione loro.
La onde essendo la Scienza la perfettione dell'Intellet-
to; & l'Intendere, & il Sapere la propia operatione del-
l'Huomo; mediante la quale viene a cōgiungersi al suo
Principio: de qui nasce, che ogn'vno naturalmente è tirato alla cognitione
delle cose: ne mai si stanca, ne satia, di andare inuestigando le loro ca-
gioni; & di volere intendere gli alti secreti della Natura. Ne penso, che a
questo lo spinga la speranza dell'acquistar la cognitione di molte sola-
mente: ma etiandio di vna sola cosa: percioche per conoscerla compren-
de, che va caminando verso la perfettione; & giudica, che in ciò auan-
zando tutti gli altri, sia cosa degna di molta lode, & honoreuole. Però sti-
mo io, che amando gli Huomini di tenere il primo luogo in alcuna facultà;
di giorno in giorno, hora aggiungendo vna cosa, & hora vn'altra; per si
fatto modo le Scienze, & le Arti siano cresciute; che non è possibile quasi
vedere, da qual parte si possa aggiunger loro alcuna cosa di nuouo. Et ben-
che si potrebbe dire, che ciascuna di esse habbia hauuto questa felicità; forse
per il guadagno, che gli huomini ne ritranno; tuttauia fin qui mi par di vede-
re; s'io non m'inganno; che la Musica sia stata poca auenturata: percioche
quantunque si ritrouino molti autori, che hanno scritto molte cose della Sci-
enza, & dell'Arte; nondimeno l'Huomo leggendole, non ne può acquistar
quella cognitione, che egli desidera: perche veramente non hanno tocco a
sufficienza, ne mostrato cosa alcuna di quelle, che sono di grande importan-
za. La onde io, che fino da i teneri anni hò sempre hauuto naturale inchi-
natione alla Musica; hauendo gia vna buona parte della mia età intorno la
cognitione di lei consumato; auedutomi di cotal cosa; volsi prouare, s'io po
teua in qualche maniera, le cose, che appartengono alla Theorica, & alla
Prattica, ritirar verso la loro perfettione; per far cosa grata a tutti coloro,
che di tal facultà si dilettano. E auenga che io conoscessi, che questo era
a me troppo graue carico; tuttauia pensai, che se bene non era per ridurle
al loro vltimo grado di perfettione; almeno hauerei forse potuto auiar la co-
sa di maniera, che sarei stato cagione di dar animo ad alcuno spirito nobile,
di passare anco più oltra. Il perche hauendomi proposto cotal fine; & ha-
uendo questi anni passati scritto le presenti ISTITVTIONI, le qua-
page iv li insegnano le cose appartenenti all'vna, & all'altra delle nominate parti; sti-
molato da gli amici miei, che giudicarono potere essere vtili alli Studiosi;
mi è paruto di douerle mandare in luce; dedicandole alla Illustriss. & Reue-
rendiss. S.V. Et a ciò fare mi sono mosso primieramente; per mostrare in
qualche parte, quanto io resti obligato alle amoreuolezze mostratemi da
lei: Dapoi; perche se perauentura fusse alcuno di animo tanto maligno; che
non hauendo rispetto, ch'io lo faccia con proponimento di giouare altrui; si
mouesse a biasimar queste mie fatiche; almeno fusse astretto ad hauer riguar
do all'Illustriss. nome di quel Signore, al quale sono state dedicate. Si aggiun
ge oltra di ciò; che hauendo la singolar prudenza, la giustitia, la religione &
la benignità; cose in lei da tutti conosciute, & lodate; parturito in me vna in-
credibile riuerenza, & diuotione; io non haueua altra via, ne modo da poter
la dimostrare. Ne si può veramente hauer dubbio delle singolari virtù di
V.S. Illustriss. & Reuerendiss.; poi che ne è stato fatto chiara testimonianza
da questo sapientissimo Senato; il quale, per molte esperienze, hauendo co-
nosciuto, quanto ella era prudente ne i gouerni della Republica; si nella cit-
tà, come di fuori, ne i reggimenti di Verona, & di Vdine; vltimamente ritro
uandosi in Padoua di magistrato, essendo seguita la morte del Reuerendiss.
Contarino; giudicandola degna di tanto honore, la elesse Patriarca di Vene
tia. Et quantunque gli honori conseguiti, il più delle volte sogliono mutare
gli animi, & li costumi de gli huomini; tuttauia se bene ella è peruenuta a si
honorato grado, non è però mutato, o sciemato in lei punto della bontà del-
l'animo suo; anzi di gran lunga è accresciuto; come si può chiaramente ve-
dere: che incontinente, che ella hebbe conseguito cotal dignità, si riuolse pri
mieramente ad adornare la Chiesa, & dipoi, con grandissima spesa a riparare
il Palazzo, che gia incominciaua andare in ruina. Ma si come di continouo
ella non cessa di rinouare, & adornar la chiesa materiale; cosi di giorno in gior
no (il che è segno euidentissimo di religione, & di charità) non resta di soue-
nire, & di solleuar la spirituale; porgendo continouamente aiuto alli Poueri;
non tanto a quelli della sua città, quanto anche alli forestieri; & a quelli, che,
partendosi dalla infedeltà vengono al Christianesimo: Et come vigilante pa-
store, & diligente agricoltore, & custode della Vigna del Signore, attende a
prouedere, che'l suo gregge non sia da i Lupi offeso: & che da questa Vigna
siano leuati li rami non buoni; oueramente gouernati di maniera, che diuen-
gano fruttuosi. Tutte queste cose veramente fanno chiarissima fede al Mon
do delle sue rare virtù; le quali mi hanno mosso a dedicarle queste mie fati-
che; quali elle si siano. Et se bene il dono è picciolo, risguardi almeno la os-
seruanza dell'animo mio verso lei, la quale è infinitamente grande.

Di V.S. Illustr. & Reuerendiss.ma
Seruitore affettionatissimo
Gioseffo Zarlino.

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TAVOLA DI TVTTE LE MATERIE PRINCIPALI che sono contenute nellOpera.

Nella Prima parte si contiene
IL Proemio Facciata 1
Della origine, & certezza della Musica Cap. 1. fac. 3
Delle laudi della Musica Cap. 2. 4
A che fine la Musica si debba imparare Cap. 3. 8
Dell'vtile, che si hà della Musica, & dello studio, che vi douemo porre, & in
qual modo vsarla
Cap. 4. 8
Quello che sia Musica in vniuersale, & della sua diuisione Cap. 5. 10
Della Musica mondana Cap. 6. 12
Della Musica humana Cap. 7. 16
Della Musica piana & misurata, o vogliono dire Canto fermo, & figurato Cap. 8. 18
Della Musica , & della Metrica Cap. 9. 19
Quello che sia Musica in particolare, & perche sia cosi detta Cap. 10. 19
Diuisione della Musica in Speculatina, & in Prattica; per laquale si pone la differenza tra'l
Musico, & il Cantore
Cap. 11. 20
Quanto sia necessario il Numero nelle cose; & che cosa sia Numero; & se l'Vnità è numero Cap. 12. 21
Delle varie specie de Numeri Cap. 13. 22
Che dal numero Senario si comprendeno molte cose della Natura, & dell'Arte Cap. 14. 23
Delle Propietà del numero Senario, & delle sue parti; & come in esse si ritroua ogni conso-
nanza musicale
Cap. 15. 25
Quel che sia Consonanza semplice, e Composta; & che nel Senario si ritrouino le forme di tut-
te le semplici consonanze; & onde habbia origine l'Essachordo minore
Cap. 16. 27
Della Quantità continoua, & della discreta Cap. 17. 28
Del Soggetto della Musica Cap. 18. 28
Quello che sia Numero sonoro Cap. 19. 29
Per qual cagione la Musica sia detta subalternata all'Arithmetica, & mezana tra la mathe-
matica, & la naturale
Cap. 20. 30
Quel che sia Proportione, & della sua diuisione Cap. 21. 31
In quanti Modi si compara l'vna quantità all'altra Cap. 22. 32
Quel che sia Parte aliquota, & non aliquota Cap. 23. 33
Della produttione del genere Moltiplice Cap. 24. 33
Quel che sia Denominatore, & in qual modo si ritroui; & come di due proposte propor-
tioni si possa conoscere la maggiore, o la minore
Cap. 25. 34
Come nasca il genere Superparticolare Cap. 26. 36
Della produttione del genere Superpatiente Cap. 27. 36
Del genere Moltiplice superparticolare Cap. 28. 37
Della produttione del quinto & vltimo genere, detto Moltiplice superpartiente Cap. 29. 38
Della natura & propietà de i sopranominati generi Cap. 30. 39
Del Moltiplicar delle Proportioni Cap. 31. 41
Il secondo modo di moltiplicar le Proportioni Cap. 32. 43
Del Sommare le Proportioni Cap. 33. 43
Del Sottrare le Proportioni Cap. 34. 44
Del Partire, o Diuidere le proportioni, & quello che sia Proportionalità Cap. 35. 45
Della Proportionalità, o Diuisione arithmetica Cap. 36. 46
Della Diuisione, o Proportionalità geometrica Cap. 37. 47page vi
In qual modo si possa cauare la Radice quadrata da i Numeri cap. 38. 49
Della diuisione, ouero Proportionalità harmonica cap. 39. 50
Consideratione sopra quello, che si è detto intorno alle Proportioni, & Proportionalità cap. 40. 51
Che il Numero non è cagione propinqua, & intrinseca delle Proportioni musicali, ne meno del-
le Consonanze
cap. 41. 54
Della inuentione delle Radici delle proportioni cap. 42. 55
In che modo si possa ritrouar la Radice di più proportioni moltiplicate insieme cap. 43. 56
Della Proua di ciascuna delle sopramostrate operationi cap. 44. 57
Nella Seconda parte si narra
QVANTO la Musica sia stata da principio semplice, rozza, & poue-
ra di consonanze
cap. 1. fac. 58
Per qual cagione gli antichi nelle loro harmonie non vsassero le consonanze
imperfette, & Pithagora vietasse il passare oltra la Quadrupla
cap. 2. 60
Dubbio sopra la inuentione di Pithagora cap. 3. 61
Della Musica antica cap. 4. 62
Le materie che recitauano gli antichi nelle loro canzoni, & di alcune leggi musicali cap. 5. 65
Quali siano stati gli antichi Musici cap. 6. 67
Quali cose nella Musica habbiano possanza da indurre l'huomo in diuerse passioni cap. 7. 70
In qual modo la Melodia, & il Numero possino muouer l'animo, disponendolo a varij affetti; &
indur nell'huomo varij costumi
cap. 8. 73
In qual genere di Melodia siano stati operati li sopranarrati effetti cap. 9. 75
Delli Suoni, & delle Voci, & in qual modo naschino cap. 10. 77
Da che nascono i suoni graui, & da che gli acuti cap. 11. 78
Quel che sia Consonanza, Dissonanza, Harmonia, & Melodia cap. 12. 79
Diuisione delle Voci cap. 13. 80
Quel che sia Canto, & Modulatione; & in quanti modi si può cantare cap. 14. 81
Quel che sia Interuallo, & delle sue specie cap. 15. 81
Quel che sia Genere; et di tre generi di Melodia, o cātilena appresso gli antichi; et delle loro specie cap. 16. 82
Per qual cagione ciascuno de gli Interualli cōtenuto ne i mostrati Tetrachordi sia detto Incōposto. cap. 17. 86
In qual Modo si possa accommodare alla sua proportione qual si voglia consonanza, ouero in-
teruallo
cap. 18. 86
Vn'altro modo di accommodare le consonanze alla loro proportione cap. 19. 88
In qual modo si possa vdire qual si voglia consonanza accommodata alla sua proportione cap. 20. 89
Del Moltiplicar le consonanze cap. 21. 90
Del secondo modo di moltiplicar le consonanze cap. 22. 91
In qual modo si diuida rationalmente qualunque si voglia consonanza, ouero interuallo cap. 23. 93
In qual modo si possa diuidere qual si voglia interuallo musicale in due parti equali cap. 24. 93
Vn'altro modo di diuidere qual si voglia consonanza, ouero interuallo musicale in due, ouero in
più parti equali
cap. 25. 94
In qual modo la Consonanza si faccia diuisibile cap.26. 96
Quel che sia Monochordo; & perche sia cosi chiamato cap. 27. 97
Della Diuisione, ouero Ordinatione del Monochordo della prima specie del genere diatonico, det-
ta Diatonico diatono; del nome di ciascuna chorda; & chi fu l'inuentore di questo Genere,
& del suo ordine
cap. 28. 97
Che gli Antichi attribuirono alcune chorde de i loro istrumenti alle Sphere celesti cap. 29. 101
In che Modo le predette Sedici chorde siano state da i Latini denominate cap. 30. 103
Consideratione sopra la mostrata Diuisione, ouero Ordinatione; & sopra le altre specie del
genere Diatonico poste da Tolomeo
cap. 31. 105page vii
Del genere Chromatico; & chi sia stato il suo inuentore; & in qual maniera lo potesse tro-
uare
cap. 32. 108
Diuisione del monochordo Chromatico cap. 33. 111
Consideratione sopra la mostrata diuisione, & sopra alcune altre specie di questo genere, ritro-
uate da Tolomeo
cap. 34. 113
Chi sia stato l'inuentore del genere Enharmonico cap. 35. 114
Diuisione, o compositione del monochordo Enharmonico cap. 36. 115
Consideratione sopra la mostrata particione, ouero compositione; & sopra quella specie di
questo genere, che ritrouò Tolomeo
cap. 37. 117
Della compositione del Monochordo Diatonico diatono, inspessato dalle chorde Chromatiche,
& dalle Enharmoniche
cap. 38. 118
Che'l Diatonico sintono di Tolomeo sia quello, che hà il suo essere naturalmente da i numeri har-
monici
cap. 39. 120
Della diuisione del Monochordo Diatonico sintono, fatta secondo la natura de i numeri so-
nori
cap. 40. 123
Che ne gli Istrumenti arteficiali moderni non si adopera alcuna delle specie Diatoniche mostra-
te
cap. 41. 125
Quel, che si dee osseruare nel temperare, ouero accordare gli Interualli di ciascuno istrumen-
to arteficiale moderno, riducendo il numero delle chorde del Diatonico sintono a quello del Dia-
tono; & che tali interualli non siano naturali: ma si bene accidentali
cap. 42. 126
Dimostratione dalla quale si può comprendere, che la sopramostrata Partecipatione, o Distri-
butione sia ragioneuolmente fatta; & che per altro modo non si possa fare
cap. 43. 128
Della compositione del Monochordo diatonico equalmente temperato, & ridutto al numero
delle chorde Pithagorice
cap. 44. 131
Se nelle Canzoni seguitiamo cantando gli interualli produtti da i veri, & sonori numeri, oue-
ro li mostrati; & della solutione di alcuni altri dubbij
cap. 45. 135
Della inspessatione del Monochordo Diatonico, dalle chorde del genere Chromatico cap. 46. 137
In che maniera possiamo inspessare il detto Monochordo con le chorde Enharmoniche cap. 47. 139
Che è più ragioneuole dire, che gli interualli minori naschino dalli maggiori; che dire, che i
maggiori si componghino delli minori; & che meglio è ordinato l'Essachordo moderno,
che il Tetrachordo antico
cap. 48. 142
Che ciascuno delli Generi nominati, si può dire Genere, & Specie; & che ciascun'altra di-
uisione, ouero ordinatione de suoni sia vana, & inutile
cap. 49. 143
Per qual cagione le Consonanze hanno maggiormente la loro origine dalle Proportioni di mag-
giore inequalità, che da quelle di minore
cap. 50. 144
Dubbio sopra quello, che si è detto cap. 51. 146
Nella Terza parte si ritroua.
QVEL che sia Contrapunto, & perche sia cosi nominato cap. 1. fac. 147
Della inuentione delle Chiaui, & delle Figure cantabili cap. 2. 148
De gli Elementi, che compongono il Contrapunto cap. 3. 149
Diuisione delle sopramostrate specie cap. 4. 151
Se la Quarta è consonanza; & donde auiene, che li Musici non l'habbiano vsa-
ta, se non nelle compositioni di più voci
cap. 5. 152
Diuisione delle consonanze nelle Perfette, & nelle Imperfette cap. 6. 153
Che la Quarta, & la Quinta sono mezane tra le consonanze perfette, & le imperfette cap. 7. 154
Quali consonanze siano più piene, & quali più vaghe cap. 8. 155
Della differenza che si troua tra le consonanze Imperfette cap. 9. 155page viii
Della propietà, o natura delle consonanze Imperfette cap. 10. 156
Ragionamento particolare intorno all'Vnisono cap. 11. 157
Della Prima consonanza; cioè della Diapason, ouero Ottaua cap. 12. 158
Della Diapente, ouer Quinta cap. 13. 159
Della Diatessaron, ouer Quarta cap. 14. 160
Del Ditono, ouer Terza maggiore cap. 15. 161
Del Semiditono, ouer Terza minore cap. 16. 162
Dell'vtile, che apportano nella Musica gli Interualli dissonanti cap. 17. 162
Del Tuono maggiore, & del Minore cap. 18. 163
Del Semituono maggiore, & del Minore cap. 19. 164
Dello Essachordo maggiore, ouero Sesta maggiore cap. 20. 165
Dello Essachordo minore, ouer Sesta minore cap. 21. 166
Della Diapente col Ditono; ouero della Settima maggiore cap. 22. 166
Della Diapente col Semiditono, ouero della Settima minore cap. 23. 167
In qual maniera naturalmente, o per accidente, tali interualli da i Prattici alle volte si ponghino
superflui, o diminuti
cap. 24. 168
De gli effetti che fanno questi segni . . & cap. 25. 170
Quel che si ricerca in ogni Compositione, & prima del Soggetto cap. 26. 171
Che le Compositioni si debbeno comporre primieramente di Consonanze, & dipoi per accidente
di Dissonanze
cap. 27. 172
Che si debbe dar principio alle compositioni per vna delle consonanze perfette cap. 28. 173
Che non si dè porre due Consonanze, contenute sotto vna istessa proportione, l'vna dopo l'altra
ascendendo, ouero discendendo senza alcun mezo
cap. 29. 176
Quando le parti della cantilena hanno tra loro Harmonica relatione; & in qual modo potemo
vsare la Semidiapente, & il Tritono nelle compositioni
cap. 30. 179
Che rispetto si dè hauere a gli Interualli relati nelle compositioni di più voci cap. 31. 181
In qual Maniera due, o più Consonanze perfette, ouero imperfette, contenute sotto vna istessa
forma, si possino porre immediatamente l'vna dopo l'altra
cap. 32. 182
Che due, o più Consonanze perfette, ouero imperfette, contenute sotto diuerse forme, poste imme-
diatamente l'vna dopo l'altra si concedeno
cap. 33. 183
Che dopo la Consonanza perfetta stà bene il porre la imperfetta: ouero per il contrario cap. 34. 183
Che le parti della Cantilena debbeno procedere per mouimenti contrarij cap. 35. 184
In qual maniera le parti della Cantilena possino insieme ascendere, o discendere cap. 36. 184
Che si debbe schiuare, più che si può, li Mouimenti separati; & similmente le Distanze, che
possono accascare tra le parti della cantilena
cap. 37. 187
In qual maniera si debba procedere da vna Consonanza all'altra cap. 38. 187
In qual maniera si debba terminare ciascuna cantilena cap. 39. 191
Il modo, che si dè tenere nel far li Contrapunti semplici a due voci, chiamati a Nota contra No-
ta
cap. 40. 191
Che nelli Contrapunti si dè schiuare gli Vnisoni, più che si puote; & che non si dè molto di lun-
go frequentare le Ottaue
cap. 41. 194
Delli Contrapunti diminuiti a due voci; & in qual modo si possino vsare le Dissonanze cap. 42. 195
Il modo, che hà da tenere il Compositore nel fare li contrapunti sopra vna Parte, o Soggetto di-
minuito
cap. 43. 200
Che non e necessario, che la parte del Soggetto, & quella del Cōtrapunto incomincino insieme cap. 44. 202
Che le Modulationi debbeno essere ben regolate, & quel che dè osseruare il Cantante nel can-
tare
cap. 45. 203
Che non si dè continouare molto di lungo nel graue, o nell'acuto nelle modulationi cap. 46. 205
Che'l porre vna Dissonanza, ouero vna Pausa di minima tra due Consonanze perfette di vna
istessa specie, che ascēdino insieme, o discendino, non fà, che tali consonāze nō siano replicate.
cap. 47. 205page ix
Della Battuta cap. 48. 207
Della Sincopa cap. 49. 209
Delle Pause cap. 50. 211
Delle Fughe, o Consequenze, ouero Reditte, che dire le vogliamo cap. 51. 212
Delle Imitationi; & quello, che elle siano cap. 52. 217
Della Cadenza; quello che ella sia; delle sue specie; & del suo vso cap. 53. 221
Il modo di fuggir le Cadenze; & quello, che si hà da osseruare, quando il Soggetto farà
il mouimento di due, o più gradi
cap. 54. 226
Quando è lecito di vsare in vna parte della Cantilena due, o più volte vn passaggio, & quan-
do non
cap. 55. 227
Delli Contrapunti doppij, & quello che siano cap. 56. 229
Quel che dè osseruare il Contrapuntista oltra le Regole date; & di alcune licenze, che può pi-
gliare
cap. 57. 234
Il modo, che si hà da tenere nel comporre le cantilene a più di due voci; & del nome del-
le parti
cap. 58. 238
Delle cantilene, che si compongono a Tre voci; & di quello, che si dè osseruare nel comporle cap. 59. 242
In qual maniera la Quarta si possa porre nelle compositioni cap. 60. 245
Regole in commune cap. 61. 246
Delle varie sorti di contrapunti; & prima di quelli, che si chiamano Doppij cap. 62. 251
Delli contrapunti a Tre voci, che si fanno con qualche obligo cap. 63. 256
Quel che si dè osseruare, quando si volesse fare vna Terza parte alla sproueduta sopra due
altre proposte
cap. 64. 258
Quel che bisogna osseruare intorno le compositioni di quattro, o di più vòci cap. 65. 260
Alcuni auertimenti intorno le compositioni, che si fanno a più di Tre voci cap. 66. 263
Del Tempo, del Modo, & della Prolatione; & in che quantità si debbino finire, o numerare
le Cantilene
cap. 67. 268
Della perfettione delle Figure cantabili cap. 68. 270
Della imperfettione delle Figure cantabili cap. 69. 273
Del Punto; delle sue specie; & della suoi effetti cap. 70. 274
Dell'Vtile, che apportano li mostrati Accidenti nelle buone harmonie cap. 75. 277
Delle Chorde communi, & delle Particolari delle cantilene Diatoniche, Chromatiche, &
Enharmoniche
cap. 72. 280
Se li Due vltimi Generi si possono vsare semplici nelle lor chorde naturali, senza adoperare le
chorde particolari delli Generi mostrati
cap. 73. 281
Che la Musica si può vsare in due maniere; & che le cantilene, che compongono alcuni de i mo-
derni, non sono di alcuno delli nominati Generi
cap. 74. 282
Che'l Diatonico può procedere nelle sue modulationi per gli interualli di Terza maggiore, o di
minore; & che ciò non faccia variatione alcuna di genere
cap. 75. 283
Che oue non si ode nelle compositione alcuna varietà di Harmonia, iui non può essere varie-
tà alcuna di Genere
cap. 76. 285
Dell'vtile, che apportano li predetti due Generi; & in qual maniera si possino vsare, che fac-
cino buoni effetti
cap. 77. 285
Per qual cagione le Compositioni, che compongono alcuni moderni per Chromatiche, fac-
ciano tristi effetti
cap. 78. 287
Delle cose, che concorreuano anticamente nella compositione de i Generi cap. 79. 289
Opinioni delli Chromatisti ributtate cap. 80. 290
page x
Nella Quarta, & Vltima parte si dichiara
QVELLO, che sia Modo cap. 1. fac. 293
Che li Modi sono stati nominati da molti diuersamente; & per qual cagio-
ne
cap. 2. 298
Del Nome, & del Numero delli Modi cap. 3. 299
De gli Inuentori delli Modi cap. 4. 300
Della Natura, o Propietà delli Modi cap. 5. 301
Dell'Ordine de i Modi cap. 6. 304
Che l'Hipermistolidio di Tolomeo non è quello, che noi chiamiamo Ottauo modo cap. 7. 306
In qual maniera gli Antichi segnauano le chorde de i loro Modi cap. 8. 307
In qual maniera s'intenda la Diapason essere harmonicamente, ouero arithmeticamente me-
diata
cap. 9. 308
Che li Modi moderni sono necessariamente Dodici; & in qual maniera si dimostri cap. 10. 309
Altro modo da dimostrare il numero delli Dodici Modi cap. 11. 311
Diuisione delli Modi in Autentichi, & Plagali cap. 12. 313
Delle Chorde finali di ciascun Modo; & quanto possa ascendere, o discendere di sopra, & di sot-
to le nominate chorde
cap. 13. 314
Delli Modi communi, & delli Misti cap. 14. 315
Altra diuisione delli Modi; & di quello, che si hà da osseruare in ciascuno, nel comporre le can-
tilene
cap. 15. 315
Se col leuare da alcuna cantilena il Tetrachordo Diezeugmenon; ponendo il Synemennon in suo
luogo, restando gli altri immobili; vn Modo si possa mutare nell'altro
cap. 16. 317
Della Trasportatione delli Modi cap. 17. 319
Ragionamento particolare intorno al Primo modo; della sua Natura; delli suoi Principij; & del-
le sue Cadenze
cap. 18. 320
Del Secondo Modo cap. 19. 322
Del Terzo modo cap. 20. 323
Del Quarto modo cap. 21. 324
Del Quinto modo cap. 22. 325
Del Sesto Modo cap. 23. 326
Del Settimo modo cap. 24. 327
Del Ottauo modo cap. 25. 328
Del Nono modo cap. 26. 329
Del Decimo modo cap. 27. 332
Dell'Vndecimo modo cap. 28. 333
Del Duodecimo modo cap. 29. 334
Quello, che dè osseruare il Compositore componendo; & in qual maniera si habbia da far giu-
ditio delli Modi
cap. 30. 336
Del modo, che si hà da tenere, nell'accommodar le parti della cantilena; & delle estremità loro;
& quanto le chorde estreme acute di ciascuna di quelle, che sono poste nell'acuto, possino esser
lontane dalla estrema chorda, posta nel graue del Concento
cap. 31. 337
In qual maniera le Harmonie si accommodino alle soggette Parole cap. 32. 339
Il modo, che si hà da tenere, nel porre le Figure cantabili sotto le Parole cap. 33. 340
Delle Legature cap. 34. 342
Quel, che debbe hauere ciascuno, che desidera di venire a qualche perfettione nella Musica cap. 35. 343
Della fallacia de i Sentimenti; & che'l giuditio non si dè fare solamente col loro mezo: ma si dè
accompagnarli la ragione
cap. 36. 344
page xi

A I LETTORI.

S'IO vedrò Lettori miei humanissimi, che queste mie fatiche veramente vi siano care; mi sforzarò di
darui, tanto più presto, quanto per me si potrà fare queste medesime Istitutioni fatte in lingua latina,
con le DIMOSTRATIONI Harmoniche in alquanti luoghi di questa Opera nominate, & qualche
altra cosa appresso; alle quali non hò ancora (come si dice) posto l'ultima mano. Tra questo mezo leggete con
lieto, & sincero animo quello, attorno il quale molti anni, per giouarui, mi sono affaticato. Et se ritrouarete
alcuna cosa, che cosi a pieno non vi satisfaccia; ricordateui, ch'io sono Huomo; & non penso; come soleua di-
re quel buon vecchio Terentiano; che cosa alcuna, che s'appartenghi all'huomo, sia da me lontana. Voglio
inferire; che potrebbe essere molto bene, ch'io hauesse in qualche cosa errato: essendo che tutti siamo sottopo-
sti a cotal legge. Et che questo sia vero, lo potrete hora conoscere; che con tutta la diligenza, che si hà vsato
nel stampare; non si è potuto fare, che non siano occorsi in alquanti fogli di alcuni libri (ancora che non in tut-
ti) alquanti errori; i quali correggerete allegramēte, inanti che incominciate a leggere; Ilche facendo, darete
a vedere, quanto sarete humani nel perdonar quelli, che fussero (se ne ritrouarete) di qualche importanza;
& non possono esser compresi se non dall'intelletto. Il Numero primo è quello della Facciata dell'Opera;
& il secondo quello della Linea.
4. 23. Leggi, si fa
6. 20. l'inuitano
9. 5. in lui, & che di essa
12. 25. precor
14. poni 8. nella figura sopra la parola
Terra
25. tra i numeri 6 & 4 della figura, leggi Diapente
26. 7. auerrebbe
30. 14 li corpi sonori sono
33. 15. se-
guendo in infinito
50. 1. dico che primieramente
53. 27. tra questi:
58. 7. & delle
68. 32. ἀρχώμεθ'
83. 44. dall'acu
to al
88. 4. alla loro
88. 18. contenerebbe tre parti
101. 28. che'l
111. 16. volse
119. 10. Nete synemennon.
li-
nea 14.
Paramese.
lin. 15. Paranete synemen. diat.
120. 23. banda sinistra
126. 37. di vna settima parte
133. 9. que
sta con la aa
136. 35. ritornano
138. 31. di vna parte del
142. 47. vedere, i quali sono le parti delle Quantità so-
nore; come altroue hauemo veduto
160. bisogna porre la chiaue di C nella quarta riga del Secondo essempio nella
parte graue
166. 11. cap. 15. della
166. poni la chiaue nella quarta riga nel secōdo essempio della parte graue
166.
34. cap. 15. della
167, volta il libro, & leggi il Secondo essempio alla rouescia, & starà bene
167. 19. cap. 15. della
181. 13. chiamiamo
190. 30. allora la parte acuta cascherà
192. 31. non è aiutato
193. 17. a i loro luoghi
205. 26.
non siano
206. 16. Semiminime con la Minima auanti: ouero la Minima col punto, & le due chrome seguenti, non
sono
207. 26. dell'altro, poteua nascere qualche disordine; ordinarono
218. il Consequente vuole hauere la chia
ue nella terza riga
229. 10. graue, & la graue acuta
230. la parte graue della Replica si canta tutta per b molle
248. 20. diletto apporti
250. tra la 14, & la 15 nota dell'Alto, manca vna Semibreue nella Quarta riga.
252. 3.
che le loro specie
267. 6. Soggetto; però il medesimo
269. 14. nella Quarta parte
271. 3. poichepossono fare
perfetto, & imperfetto: & non
281. nell'ordine Chromatico, la cifera vuol essere posta dritta nel spacio, oue è
posto il .
284. 1. si come non vale a dire, Questo è animale rationale, adunque è Huomo:percioche questa diffe-
renza Rationale è commune a noi & alli Dei; come vuol Porfirio: ma si bene vale a dire.
lin. 2. la differenza propia è
quella
285. 22 non nelle compositioni Chromatiche moderne, che chiamano semplici, lassarò
303. 1. perturbatio
ne; cosi quelli, che odeno li Filosofi, non tutti si parteno attoniti, & impiagati: ma solamente quelli, ne i quali si ri
troua vn certoincitamento alla Filosofia.
314. 28. F; quella del Settimo, & dell'Ottauo la G.
318. 18.
habbia possanza di
322. 4. è Modo religioso, & diuoto.
page xiipage 1

LA PRIMA PARTE
Delle istitutioni harmoniche
DI M. GIOSEFFO ZARLINO
DA CHIOGGIA.

Proemio.

MOLTE fiate meco pensando, & riuolgendomi per la mente varie cose, che
il sommo Iddio ha per sua benignità donato a mortali; ho compreso chiaramen-
te, che tra le più marauigliose è l'hauer conceduto loro particolar gratia di vsar
la voce articolata; col mezo della qual sola fusse l'huomo sopra gli altri anima-
li atto a poter mandar fuori tutti quei pensieri, che hauesse dentro nell'animo
conceputo. Et non è dubbio, che per essa apertamente si manifesta quanto egli
sia dissimile dalle bestie, & di quanto sia loro superiore. Et credo, che si possa
dir veramente cotal dono essere stato di grandissima vtilità all'humana gene-
ratione: percioche niuna altra cosa, se non il parlare indusse & tirò gli huomini, i quali da principio erano
sparsi nelle selue & ne monti, viuendo quasi vita da fiere, a ridursi ad habitare & viuere in compagnia,
secondo che alla natura dell'huomo è richiesto, & a fabricar città & castella; & vniti per virtù de buoni
ordini conseruarsi; & contrattando l'vn con l'altro, porgersi aiuto in ogni lor bisogno. Essendosi per questa
via a vicinanza ragunati & congiunti: fu dipoi conosciuto di giorno in giorno per proua, quanta fusse la for-
za del parlare, ancora che rozzo. Onde alcuni di eleuato ingegno nel parlare cominciorno a mettere in vso
alcune maniere ornate & diletteuoli, con belle & illustri sentenze; sforzandosi di auanzar gli altri huo-
mini in quello, che gli huomini restano superiori a gli altri animali. Ne di ciò rimanendo satisfati tentarono
di passare ancora più oltra, cercando tutta via di alzarsi a più alto grado di perfettione. Et hauendo per que
sto effetto aggiūto al parlare l'Harmonia, cominciarono da quella ad inuestigar varij Rithmi et diuersi Me-
tri, li quali con l'harmonia accompagnati porgono grandissimo diletto all'anima nostra. Ritrouata adunque
(oltra le altre, che sono molte) vna maniera di compositione, che Hinni chiamauano, ritrouorno ancora il
Poema Heroico, Tragico, Comico, & Dithirambico: & col numero, col parlare, & con l'harmonia po-
teuano con quelli cantar le laudi & render gloria alli Dei: & con questi, secondo che lor piaceua, più facil-
mente & con maggior forza ritener gli animi sfrenati, & con maggior dilettatione muouere i voleri &
appettiti de gli huomini, riducendogli a tranquilla & costumata vita. Il che hauendo felicemente consegui-
to, acquistorno appresso i popoli tale autorità, che furno da molto più tenuti & honorati, che non erano gli
altri. Et costoro, che arriuorno a tanto sapere, senza differenza alcuna vennero nominati Musici, Poeti,
& Sapienti. Ma intendendosi allora per la Musica vna somma & singolar dottrina, furno i Musici tenu-
ti in gran pregio, & era portata loro vna riuerenza inestimabile. Benche o sia stato per la malignità de tem
pi, o per la negligenza de gli huomini, che habbiano fatto poca stima non solamente della Musica, ma de
gli altri studi ancora; da quella somma altezza, nella quale era collocata, è caduta in infima bassezza; &
doue le era fatto incredibile honore, è stata poi riputata si vile & abietta, & si poco stimata, che appena
da gli huomini dotti, per quel che ella è, viene ad esser riconosciuta. Et ciò mi par che sia auenuto, per non
le esser rimasto ne parte, ne vestigio alcuno di quella veneranda grauità, che anticamente ella era solita di
hauere. Onde ciascuno si ha fatto lecito di lacerarla, & con molti indegni modi trattarla pessimamente.
Nondimeno l'ottimo Iddio, a cui è grato, che la sua infinita potenza, sapienza, & bontà sia magnifica-
ta & manifestata da gli huomini con hinni accompagnati da gratiosi & dolci accenti, non li parendo di
comportar più, che sia tenuta a vile quell'arte, che serue al culto suo; & che qua giù ne fa cenno di quanta
soauità possano essere i canti de gli Angioli, i quali nel cielo stanno a lodare la sua maestà; ne hà conceduto
page 2gratia di far nascere a nostri tempi Adriano Vvillaert, veramente vno de più rari intelletti, che habbia la
Musica prattica giamai essercitato: il quale a guisa di nuouo Pithagora essaminando minutamente quello,
che in essa puote occorrere, & ritrouandoui infiniti errori, ha cominciato a leuargli, & à ridurla verso
quell'honore & dignità, che già ella era, & che ragioneuolmente doueria essere; & hà mostrato vn'or-
dine ragioneuole di componere con elegante maniera ogni musical cantilena, et nelle sue compositioni egli
ne hà dato chiarissimo essempio. Hora perche hò inteso, che vi sono di molti, de quali parte per curiosità,
& parte veramente per volere imparare desiderano, che alcuno si muoua a mostrar loro la via del cōponer mu-
sicalmente con ordine bello, dotto & elegante; io hò preso fatica di scriuer le presenti ISTITVTIONI,
raccogliendo diuerse cose da i buoni antichi: & ritrouandone ancora io di nuouo: per far proua, s'io potessi
per auentura esser atto a satisfare in qualche parte a cotal desiderio, & all'obligo, che hà l'huomo di gioua-
re a gli altri huomini. Ma vedendo, che si come a chi vuol esser buon pittore & nella pittura acquistarsi
gran fama, non è a bastanza l'adoprar vagamente i colori; se dell'opera, che egli hà fatta, non sa render
salda ragione; cosi a colui, che desidera hauer nome di vero Musico, non è bastante, & non apporta molta
laude l'hauer vnite le consonanze, quando egli non sappia dar conto di tale vnione; però mi son posto a trat-
tare insiememente di quelle cose, lequali, & alla prattica, & alla speculatiua di questa scienza apparten-
gono, a fin che coloro, che ameranno di essere nel numero di buoni Musici, possano leggendo accuratamen-
te l'opera nostra render ragione de i loro componimenti. Et benche io sappia, che il trattare di questa mate-
ria habbia in se molte difficultà; nondimeno hò buona speranza, che ragionandone con quella breuità, che
mi sarà possibile, la mostrerò chiara & facilissima, aprendo tai secreti di essa, che ogn'uno per auentura in
gran parte ne potrà rimaner satisfatto. Ma a fin che si habbia facile intelligenza di questo nostro trattato,
mi è paruto, che sia ben fatto diuiderlo in più parti, & di tal maniera, che si mostrino le cose, che si hanno
da presupporre, prima che si venga ad insegnar la detta scienza. Et perche al constituir l'ordine de suoni, che
nella Musica si contengono, fanno dibisogno gli harmonici interualli, & quanto alla inuentione, & quanto
al sito; per le differenze, che accadono tra li ritrouati suoni; però io primieramente ragionerò de i loro prin-
cipij: conciosia che allora diciamo di veramente conoscer le cose, quando li principij di esse conosciamo. Di-
uidendo adunque l'opera in quattro parti, nella prima si ragionerà delli Numeri, delle Proportioni, & delle
loro operationi, non lasciando cosa alcuna, quantunque minima, che al Musico s'appartenga. Nella secon-
da
parleremo de i Suoni, mostrando in che modo tutti i loro interualli necessarij all'harmonia ciascuno da per
se si accommodi alla sua proportione, & la diuisione del Monochordo in ciascuna specie di harmonia in tut-
ti i generi. Dipoi hauendo mostrati li veri interualli, che si possono adoperare ne i musicali concenti, mostra-
remo in qual modo ne gli artificiali istrumenti si vengono a commodare; Oltra di questo in qual modo si pos-
sa fabricare vn Istrumento, nel quale si contenga ogni genere di harmonia. Nella terza consideraremo co-
me, & con quanto bell'ordine le consonanze & dissonanze debbiano esser collocate nelle cōpositioni di due,
& come si adattino in quelle di più voci. Nella quarta & vltima trattaremo delli Modi altramente da i
Musici prattici chiamati Tuoni, et delle loro differenze; & diremo in che modo le harmonie si debbano ac-
commodare alle parole, & le parole si accommodino sotto le figure cantabili. Si che senza dubbio alcuno co
lui, che hauerà bene apprese tutte queste cose potrà meritamente esser posto nel numero de i Musici perfetti
& honorati. Ma prima che entriamo a trattar quel, che di sopra hauemo proposto, istimo, che non possa
essere se non di piacere & di satisfattione, andar raccontando alcune cose; come saria l'origine & certez-
za della Musica, le sue laudi, a che fine ella si debba imparare, l'utile che si hà di essa, in che modo la do-
uemo vsare, & altre cose simili.
page 3

DELLA ORIGINE ET
certezza della Musica.
CAPITOLO PRIMO

QVANTVNQVE Iddio Ottimo Massimo per la sua infinita bontà hab-
bia concesso all'huomo l'essere con le pietre, il crescere con gli arbori, &
il sentire commune con gli altri animali; tutta via come ei volesse, che dal-
la eccellenza della creatura si conoscesse l'onnipotenza sua, lo dottò dell'intel-
letto, cosa che poco lo disaguagliò da gli Angioli. Et accioche egli sapesse il suo
principio & fine esser la su, lo creò con la faccia drizzata al cielo, doue è la
sedia di esso Iddio, & questo perche ei non fermasse l'amor suo nelle cose basse
& terrene: ma leuasse l'intelletto a contemplar le superiori & celesti, & pe-
netrasse alle occulte & diuine col mezo delle cose che sono, & si comprendono per via de i cinque sentimen-
ti. Et benche in quanto all'essere due soli fussero ; nondimeno per il ben essere tre di piu ve ne ag-
giunse: imperoche se per il tatto si conoscono le cose dure & aspre, dalle tenere & polite; & per il gusto si
fa la differenza tra i cibi dolci & amari, & d'altri sapori; per questo & per quello si sente la diuersità
del freddo & del caldo, del duro & del tenero, del greue & del leggiero, cose che veramente all'esser no-
stro bastarebbeno: non resta però, ch'al bene essere il vedere, l'vdire, & l'odorare necessarij non siano; per
li quali l'huomo viene a riffiutare cio che è cattiuo, & eleggere il buono. Di questi chi vorrà ben essamina-
re la lor virtù, senza dubbio ritrouerà il vedere, considerato da per se, essere alli corpi di maggior vtilità, e
conseguentemente più necessario, che gli altri. Ma ben si conoscerà poi l'vdito esser molto piu necessario &
megliore, considerandolo per accidente, nelle cose che appartengono all'intelletto: conciosia che se bene per il
senso del vedere si conoscono più differenze di cose: essendo che più si estende che l'vdito, nondimeno questo
nell'acquisto delle Scienze & giudicio intellettuale più si estende, & molto maggior vtile ne apporta. On-
de ne segue, che l'vdito veramente sia & più necessario & megliore de gli altri sentimenti; auenga che
tutti cinque si chiamino istrumenti dell'intelletto: percioche ogni cosa che vedemo, vdimo, tocchiamo, gu-
stamo, & odoramo si offerisce a lui per il mezo de i sensi & del senso commune; ne di cosa alcuna può ha-
uer cognitione, saluo che per il mezo di vno di questi cinque; essendo vero, che ogni nostra cognitione da essi
habbia l'origine. Dall'vdito adunque, come dal più necessario de gli altri sentimenti, la scienza della Mu-
sica hà hauuto la sua origine; la cui nobiltà facilmente si può per l'antichità dimostrare: percioche (come di-
cono Mose, Gioseffo, & Beroso Caldeo) auanti che fusse il diluuio vniuersale fu al suono de martelli trouata
da Iubale della stirpe di Caino: Ma perduta poscia per lo soprauenuto diluuio, di nuouo fu da Mercurio ri-
trouata: conciosia che (come vuole Diodoro) egli fu il primo, che osseruò il corso delle stelle, l'harmonia del
canto, & le proportioni de i numeri; Et dice ancora lui esser stato l'inuentore della Lira con tre chorde; del
cui parere è stato anco Luciano; quantunque Lattantio, nel libro che fa della Falsa religione, attribuisca l'in
uentione della Lira ad Apollo; & Plinio voglia, che l'inuentore della Musica sia stato Anfione. Ma sia
a qual modo si voglia, Boecio accostandosi all'opinione di Macrobio, & allontanandosi da Diodoro vuole,
che Pitagora sia stato colui, che ritrouo la ragione delle musicali proportioni al suono de martelli: Percio-
che passando egli appresso vna bottega di fabbri, i quali con diuersi martelli batteuano vn ferro acceso sopra
l'incudine, gli peruenne all'orecchie vn certo ordine de suoni, che gli mouea l'udito con dilettatione; & fer-
matosi alquanto, cominciò ad inuestigare onde procedesse cotale effetto; & parendogli primieramente, che
dalle forze diseguali de gli huomini potesse procedere, fece che coloro, i quali batteuano, cambiassero i mar-
telli: ma non vdendo suono diuerso da quello di prima, giudicò (come era il uero) che la diuersità del peso
de martelli fusse cagione. Per la qual cosa hauendo fato pesare ciascuno separatamente, ritrouò tra li numeri
delli pesi le ragioni delle consonanze & dell'harmonie; le quali egli poi industriosamente accrebbe in questo
modo: che hauendo fatto chorde di budella di pecore di grossezza vguale, attaccando ad esse li medesimi
pesi de martelli, ritrouò le medesime consonanze; tanto più sonore, quanto le chorde per sua natura rendono
page 4il suono all'udito più grato. Continuossi quest'harmonia per alquanto spatio di tempo, & dipoi li successori,
li quali sapeuano gia li suoi fundamenti esser posti in certi & determinati numeri, più sotilmente facendone
proua, a poco a poco la ridussero a tale, che le diedero nome di perfetta & certa scienza. Et rimouendo li
falsi, & dimostrando li veri concenti con euidentissime ragioni de numeri & infalibili, ne diedero in iscritto
chiarissime regole; come apertamente in tutte le altre scienze vedemo esser auenuto, che li primi inuentori
di esse, come chiaramente lo dimostra Aristotele, non ne hebbero mai perfetta cognitione; anzi con quel po-
co di lume erano mescolate molte tenebre di errori, li quali rimossi da chi li conosceua, in vece loro succede-
ua la verità; si come fece egli intorno alli principij della Filosofia naturale, che adducendo diuerse opinioni de
gli antichi filosofi, approuò le buone & vere, rifiutò le false, dichiarò le oscure & male intese, & aggi-
ungendoui la sua opinione & autorità, dimostrò & insegnò la uera scienza della Filosofia naturale. Cosi
della nostra scienza della Musica li posteri mostrando gli errori de passati, & aggiungendoui la loro auto-
rità, la fecero talmente chiara & certa, che la connumerorno, & fecero parte delle scienze mathematiche;
& questo non per altro, saluo che per la sua certezza: percioche questa con le altre insieme auanza di cer-
tezza le altre scienze, & tiene il primo grado di verità, il che dal suo nome si conosce: poi che mathema-
tica è detta da μάθημα parola greca, che in latino significa Disciplina, & nella Italiana nostra lingua im-
porta Scienza, o Sapienza; la quale (si come dice Boecio) altro non è che vna intelligenza; o per dirla piu
chiaro, capacità di verità delle cose che sono, & di loro natura non sono mutabili; della qual verità le Ma-
thematiche scienze fanno particolare professione: essendo che considerano le cose, che di lor natura hanno il
vero essere. Et sono in tanto differenti da alcune altre scienze, che queste essendo fondate sopra le opinioni di
diuersi huomini non hanno in se fermezza alcuna; & quelle hauendo li sentimenti per loro proua, vengono
ad hauere ogni certezza: Percioche i mathematici nelle cose essentiali sono d'un'istesso parere, ne ad altro
consentono, che a quel, che si può sensatamente capire. Et è tanta la certezza di dette scienze, che col me-
zo de numeri si fa infalibilmente il riuolgimento de cieli, le congiuntioni de i pianeti, della Luna, il
suo Eclisse, & quello del Sole, & infiniti altri bellissimi secreti, senza esser tra loro punto di discordia. Re-
sta adunque che la Musica sia & nobile & certissima, essendo parte delle scienze mathematiche.

Delle laudi della Musica.Cap. 2.

AVEGNA che per l'origine & certezza sua le laudi sue siano chiaramente manife-
ste, tuttauia quando considero niuna cosa ritrouarsi, la quale con questa non habbia gran
dissima conuenienza, non posso di lei in tutto con silentio trapassare. Et se bene douereb-
be bastar quello, che di essa da tanti Filosofi eccellenti è stato scritto: nondimeno non
voglio restare anch'io per debito mio di ragionarne alcune cose: percioche se bene io non
diro tutte quelli laudi, che conuengono, toccarò almeno vna minima particella delle piu notabili et eccel-
lenti; & ciò farò con quella breuità, che mi sarà possibile. La Musica adunque quanto sia stata celebrata,
& tenuta per cosa sacra, ne fanno chiarissima fede gli antichi scritti de Filosofi, & massimamente de Pita-
gorici: percioche haueano opinione, il Mondo esser composto musicalmente, & i cieli nel girarsi esser cagio-
ne di harmonia, & l'Anima nostra con la medesima ragione formata, & per li canti, & per li suoni de-
starsi, & quasi viuificar le sue virtù. Di modo che da alcuni di essi fu scritto, che la Musica tra le arti li-
berali tiene il principato, & da alcuni fu detta ἐγκυκλοπαιδεία, da κύκλος voce greca, che Circolo vuol dire,
& παιδεία Disciplina, quasi circolo delle scienze: conciosia che la Musica, si come dice Platone, abbraccia
tutte le discipline, come si può conoscere discorrendo; che se cominciaremo dalla Grammatica, prima tra le
sette arti liberali, ritroueremo esser il vero quel, ch'abbiamo detto; essendo che si ode grande harmonia nel-
l'addattamento & ordine proportionato delle parole, dal quale se'l Grammatico si parte, fa vdire alle orec-
chie vn dispiaceuol suono del suo contesto: imperoche mal si puote ascoltare, o leggere quella prosa o verso,
il quale sia priuo del polito, bello, ornato, sonoro & elegante ordine. Nella Dialettica, chi ben considera &
rimira la proportione de i Silogismi, vedrà egli con mirabil concento, & piacere grandissimo dell'udito,
mostrarsi il vero grandemente dal falso esser lontano. L'Oratore poi nella sua Oratione vsando gli accenti
musici a i tempi debiti, porge marauigliosa dilettatione a gli ascoltanti; il che ottimamente conobbe il gran-
de oratore Demostene: percioche tre volte dimandato, qual fusse la principal parte nell'Oratore, tre volte ri-
page 5spose, che la pronuntia sopra ogn'altra cosa valeua. Questo ancora conobbe (come dimostra Cicerone, &
Valerio Massimo) Gaio Gracco huomo di somma eloquenza: imperoche sempre, che egli hauea a parlare
dauanti al popolo, teneua dietro a se vn seruo musico perfettissimo, il quale ascosamente con uno Flauto d'a-
uorio sonando gli daua la misura, cioè la voce, ouero il tuono di pronuntiare in tal modo, che ogni volta che
lo vedeua troppo inalzato lo ritiraua, & vedendolo troppo abbassato lo incitaua. Ma poscia la poesia ben si
vede con la musica esser tanto congiunta, che chiunque da questa separar la volesse, restarebbe quasi corpo
separato dall'anima. La qual cosa è confermata da Platone nel Gorgia dicendo; Che se alcuno da tutta la
poesia leuasse il concento & il numero, con la misura insieme, niuna differenza sarebbe da essa al parlare do
mestico & popolare. Et però si vede, che li poeti hanno vsato grandissima diligenza, & marauiglioso ar-
tificio nell'accommodare ne i versi le parole, & dispor li piedi secondo la conuenienza del parlare; si come
per tutto il suo poema hà osseruato Virgilio: percioche a tutte tre le sorti del suo parlare accommoda la pro-
pia sonorità del verso con tale artificio, che propiamente pare, che col suono delle parole ponga dauanti a gli
occhi le cose, delle quali egli viene a trattare; di modo che doue parla d'amore, si vede artificiosamente ha-
uer scielto alcune parole soaui, dolci, piaceuoli & all'vdito sommamente grate; & doue gli sia stato dibi-
sogno cantare vn fatto d'arme, descriuere una pugna nauale, vna fortuna di mare, o simil cose, oue entrano
spargimenti di sangue, ire, sdegni, dispiaceri d'animo, & ogni cosa odiosa, hà fatto scielta di parole dure, a-
spre & dispiaceuoli: di modo che nell'vdirle & proferirle areccano spauento. Et per darne in parte qualche
essempio, egli, nel mostrare la pouertà della capanna di Melibeo, diminuisce quella parola Tuguri di vna let-
tera, quasi mostrando con essa l'effetto presente; si come ancora fece, quando volse manifestare il cordoglio
di quella Ninfa, che la gratiosa vista del suo pastore era costretta abbandonare; che in quel verso
Et longum formose vale, vale (inquit) Iola, facendo dal pianto, & da sospiri quasi interrompere il ver-
so, fa proferir lunga quella sillaba, che prima hauea posta breue. Dipoi volendo mostrare quanto sia veloce
il Tempo, lo dimostra col verso composto di molti Datili, che sono piedi atti alla velocità, & a mostrar vn
tale effetto, dicendo;
Sed fugit interea fugit irreparabile tempus. Lassarò hora di dire, come volendo mostrare li Cartagi-
nesi sempre nemici & contrarij a Romani, nel descriuere il sito di Cartagine, pospose a bello studio quella
parola, che andaua preposta, & disse;
Italiam contra. Et volendo dimostrare con quanto silentio la città de Ilio fusse da Greci assalita, lo
mostra con vn verso composto di molti Spondei, li quali sono piedi per sua natura atti alla tardità, & alle co-
se deboli & ociose, dicendo;
Inuadunt vrbem somno, vino[[qacute]]ue sepultam; & infiniti altri, che troppo lungo sarebbe il raccontargli in
questo luogo, de i quali l'opera è piena. Basterà hora per vltima conclusione dire, che la poesia sarebbe senza
leggiadria alcuna, se dalle parole harmonicamente poste non gli fusse data. Oltra di ciò lascerò da parte di-
re, quanta simiglianza & vnione con essa habbiano l'Arithmetica, & la Geometria; & dirò solamente,
che se l'Architettore non hauesse cognitione della Musica; come ben lo dimostra Vitruuio, non saprebbe con
ragione fare il temperamento delle machine, & nelli Theatri collocare li uasi, & dispor bene & musical-
mente gli edificij. L'Astronomia medesimamente, se non fusse aiutata dalli fondamenti harmonici, non sa-
prebbe gl'influssi buoni & rei. Anzi dirò più, se l'Astronomo non sapesse la concordanza delli sette piane-
ti, & quando l'uno con l'altro si congiunga, ouero l'vno all'altro si opponga, non predirebbe mai le cose futu-
re. La Filosofia ancora, la quale hà per suo propio il discorrere con ragione le cose produtte dalla natura, &
possibili a prodursi, non confessa ella dal primo motore dependere ogni cosa, & esser ordinata con si mirabil
ordine, che ne risulta nell'vniuerso vna tacita harmonia? Ecco, che primieramente le cose graui tengono il
luogo basso, le leggieri il soprano, & quelle di men peso, secondo la loro natura, posseggono il luogo di mezo.
Et più oltra procedendo, i Filosofi affermano, che i Cieli riuolgendosi fanno harmonia; la quale se bene non
vdimo, questo può auenire o per la loro veloce reuolutione, o per la troppo distanza, ouero per altra cagione a
noi occulta. La Medicina da questa nō può stare lontana: imperoche se'l medico non hà cognitione della Mu
sica, come sapra egli nelli suoi medicamenti proportionare le cose calide con le frigide, secondo li loro gradi?
& come potrà hauere ottima cognitione de i polsi? liquali il dottissimo Herofilo dispose secondo l'ordine delli
numeri musici. Et per salire più alto, la Theologia nostra ponendo nel cielo gli spiriti angelici, diuide quelli in
nuoue Chori & tre Hierarchie, come scriue Dionisio Areopagita. Queste sono di continuo presenti al con-
page 6spetto della Diuina maestà, & non cessano di cantare Santo, Santo, Santo, Signore Iddio de gli esserciti,
come è critto in Esaia. Et non solo questi, ma li quattro Animali ancora, i quali nel libro delle sue Reuelatio
ni
sono descritti da San Giouanni, stanno auanti il trono d'Iddio, & cantano l'istesso canto. Stanno poi li
ventiquattro vecchi inanzi all'Agnello immaculato, & con suono di Cetere & altissime voci cantano al-
l'altissimo Iddio vn nuouo canto, ilquale è cantato ancora dalle voci de Citaristi citarizāti nelle cetere loro a-
uanti li quattro animali et ventiquattro vecchi. Di queste et altre quasi infinite cose al proposito nostro n'è pie
na la diuina Scrittura, lequali per breuità trappassaremo, bastando solamēte dire per suprema laude della Mu
sica, che senza far mētione alcuna d'altra sciēza, ella, secōdo la testimoniāza de sacri libri, sola si troua nel Pa
radiso, et è quiui nobilissimamente essercitata. Et si come nella celeste corte, che chiesa triūfante vien detta, cosi
nella nostra terrena, che Militante si chiama, nō con altro, che con la Musica, si lauda et ringratia il Creatore.
Ma lasciamo hormai da parte le cose superiori, et ritorniamo a quelle che sono dalla natura produtte per orna-
mento del mondo, che ogni cosa vederemo piena di musici concenti. Il Mare primamēte hà le Sirene, le quali,
se è lecito dar fede a gli scrittori, a nauiganti vdire si fanno di tal sorte, che vinti molte volte dall'harmonia
loro, & soprapresi dal sonno, perdeno quello, che sopra ogn'altra cosa è carissimo a tutti gli animali. Nell'A
ria & nella Terra insieme sono gli vccelli, che anchora essi co i loro concenti dilettano et ricreano non pur gli
animi lassi & pieni di noiosi pensieri, ma li corpi ancora; percioche il viandante molte volte stanco per il
lungo viaggio, ricrea l'animo, riposa il corpo, & si dimentica elle passate fatiche per la soaue harmonia
de boscarecci canti de gli vccelli di tante varie sorti, che sarebbe impossibile poterle raccontare. Li Fiumi &
li Fonti medesimamente dalla natura fabricati soglion dare grato piacere a chiunque ad essi vicino si ritroua;
& bene spesso per ricrearsi ad accompagnare il suo rustico canto co i loro strepitosi concenti. Tutte
queste cose il Dottissimo Virgilio espresse con poche parole, quando disse, che al canto di Sileno, non solo li
Fauni, & le altre fiere, ma le dure Quercie ancora, ballauano; saltando quelli, & queste spesso mouendosi
con numerosi mouimenti; dinotandoci, che non pure le cose sensibili; ma ancora quelle, che mancano del
senso, sono quasi prese & vinte dalli concenti musicali; & fansi di dure & aspre, mansuete & piaceuoli.
Ma se tanta harmonia si troua nelle cose celesti & terrestri: ouero per dir meglio, se'l mondo dal Creatore
fu composto pieno di tanta harmonia, perche douemo credere l'Huomo esserne priuo? Et se l'Anima del
Mondo (come vogliono alcuni) non è altro che Harmonia, potrà esser che l'Anima nostra non sia in noi
cagione d'ogni harmonia, & che col corpo non sia harmonicamente congiunta? massimamente hauendo
Iddio creato l'huomo alla similitudine del Mondo maggiore, detto da Greci κόσμος, cioè ornamento, ouero
ornato; & essendo fatto a quella similitudine di minor quantità, a differenza di quello vien chiamato μι-
κρόκοσμος, cioè piccol mondo: certo che non e cosa ragioneuole. Onde Aristotele volendo mostrar il musica-
le componimento dell'huomo molto ben disse, la parte vegetatiua alla sensitiua, & questa alla intellettiua
hauer la medesima conuenienza, che hà la figura di tre lati a quella di quattro. Certa cosa è adunque, che
non si ritroua alcuna cosa buona, che non habbia musicale dispositione; & la Musica veramente, oltra che
rallegra l'animo, riduce anche l'huomo alla contemplatione delle cose celesti; & hà tal proprietà, che ogni
cosa a cui si aggiunge fa perfetta; & quegli huomini sono veramente felici & beati, che sono dottati di essa,
come afferma il Santo Profeta dicendo, Beato è quel popolo, che sa la giubilatione. Per la quale autorità,
Hilario Vescouo Pittauiense dottore catholico, esponendo il Salmo 65. Si mosse a dire, che la Musica è ne-
cessaria all'huomo Christiano; Conciosia che nella scienza di essa si ritroua la beatitudine. Onde per questo
ho ardimento di dire, che quelli, che non hanno cognitione di questa scienza, sono da esser connumerati tra
gl'ignoranti. Anticamente, come dice Isidoro, non era meno vergogna il non sapere la Musica, che le let-
tere: pero non e marauiglia, se Hesiodo poeta famosissimo, & antichissimo, come narra Pausania, fu esclu-
so dal certame, come colui, che non hauea mai imparato a sonare la Cetera, ne col suono di quella accompa-
gnare il canto. Cosi ancora Temistocle, come narra Tullio, rifiutando di sonare la Lira nel conuito, fu men
dotto, & men sauio riputato. Il contrario leggemo, che furno in gran pregio appresso gli antichi Lino, &
Orfeo, amendue figliuoli delli Dei: percioche col loro soaue canto (come si dice) non solamente addolciua-
no gli animi humani: ma le fiere, & gli vcelli ancora; & quello, che è più marauiglioso da dire, mouea-
no le pietre da i propij luoghi, & a i fiumi riteneuano il corso. Et questo istesso il Dotto Horatio attribuisce
ad Anfione dicendo.
page 7Dictus & Amphion Thebanae conditor arcis

Saxa mouere sono testudinis, & prece blanda

Ducere quo vellet;
Da i quali per auentura imparorno li Pithagorici, che con musici suoni inteneriuano
gli animi feroci; & Asclepiade medesimamente, che molte volte per questa via racchetò la discordia nata
nel popolo, & col suono della Tromba restituì l'vdito a i sordi. Parimente Damone Pithagorico ridusse col
canto a temperata & honesta vita alcuni gioueni dediti al vino & alla lussuria. Et però ben dissero coloro,
che affermauano la Musica esser vna certa legge & regola di modestia. Et dico che Theophrasto ritrouò al
cuni Modi musicali da racchetare gli spiriti perturbati. Però meritamente, & sapientemente Diogene Ci-
nico beffaua li Musici de suoi tempi, li quali hauendo le chorde delle loro cetere concordi, haueano l'animo in-
composto & discorde, essendo abbandonato dall'harmonia de costumi. Et se douemo prestar fede alla histo-
ria, ci debbe parer quasi nulla quello, ch'habbiamo detto: percioche molto maggior cosa è l'hauere virtù di sa
nar gl'infermi, che di coreggere la vita di sfrenati gioueni, come ancora leggemo di Senocrate, il quale col
suono de gli organi ridusse li pazzi alla pristina sanità; & di Talete di Candia, che col suono della Cetera
scacciò la pestilenza. Et noi vedemo hoggidi, che per via della Musica si oprano cose marauigliose: impero-
che tanta è la forza de i suoni & de i balli contra il veleno delle Tarantole, che in breuissimo tempo risana
coloro, che da esse sono stati morsi: come si vede ogni giorno per esperienza nella Puglia paese abondantissi-
mo de tali animali. Ma senza più testimonij profani, non hauemo noi nelle Sacre lettere, che il profeta
Dauid racchetaua lo spirito maligno di Saul col suono della sua Cetera? Et per questo credo io, che esso regio
Profeta ordinasse, che nel Tempio d'Iddio si vsassero li canti & gli harmonici suoni, conoscendo che erano
atti a rallegrare gli spiriti, & a ridur gli huomini alla contemplatione delle cose celesti. Li Profeti ancora,
(come dice Ambrosio sopra'l Salmo 118.) volendo profetizare dimandauano, ch'vno perito del suono si
mettesse a sonare; accioche inuitati da quella dolcezza gli fusse infusa la gratia spirituale. Però Eliseo non
volse profetizare al Re d'Israele quel, che douesse fare per l'acquisto delle acque, accioche gli esserciti non
morissero di sete; se prima non gli fu menato al suo conspetto vn Musico, il quale cantasse; & cantando egli
fu dello Spirito diuino inspirato, & predisse il tutto. Ma passiamo più oltra: percioche non mancano gli es-
sempij. Timotheo (si come insieme con molti altri narra il Gran Basilio) con la Musica incitaua il Re Ales-
sandro al combattere; & quello medesimo essendo incitato riuocaua. Narra Aristotele nel libro della na-
tura de gli animali
, che li Cerui per il canto de cacciatori sono presi, & della Sampogna pastorale, & del
canto ancora molto si dilettano; il che conferma Plinio nella sua naturale historia. Et per non mi distendere
più sopra di questo, solamente dirò di conoscere alcuni i quali hanno veduto de i Cerui, che fermando il lor
corso se ne stauano attenti ad ascoltare il suono della Lira, & del Leuto; & medesimamente si vede ogni
giorno gli vccelli vinti & ingannati dall'harmonia, il più delle volte restare presi dall'vccellatore. Narra
etiandio Plinio, che la Musica campò Arione dalla morte, che precipitandosi nel mare, fu portato dal Del-
fino nel lito di Tenaro isola. Ma lasciamo stare hormai molti altri essempi, che potremmo addurre, & dicia-
mo vn poco del buon Socrate maestro di Platone, che gia vecchio & pieno di sapienza volse imparare a so-
nar la cetera, & il vecchio Chirone tra le prime arti che insegnasse ad Achille nella tenera età, fu la Musi-
ca; & volse, che le sanguinolenti sue mani, prima che s'imbrattassero del sangue Troiano, sonassero la Ce-
tera. Platone & Aristotele non comportano, che l'huomo bene istituito sia senza Musica: anzi persuado-
no con molte ragioni tale scienza douersi imparare; & mostrano la forza della Musica esser in noi grandissi-
ma; & perciò uogliono, che dalla fanciullezza vi si dia opera: conciosia che è sofficiente a indurre in noi vn
nuouo habito & buono, & vn costume tale, che ne guida & conduce alla virtù, & rende l'animo più ca-
pace di felicità; & il seuerissimo Licurgo Re de Lacedemonij tra le sue seuerissime leggi lodò, & somma-
mente approuò la Musica; percioche molto ben conosceua, che all'huomo era necessaria molto, & di gioua-
mento grandissimo nelle cose della guerra; di modo che i loro esserciti (come narra Valerio) non vsauano di
andar mai a combattere, se prima non erano ben riscaldati & inanimati dal suono de Pifferi. Osseruasi an-
cora tal costume alli tempi nostri; percioche di due esserciti l'uno non assalirebbe l'inimico, se non inuitato
dal suono delle Trombe & de Tamburi, ouero da alcun'altra sorte de musicali istrumenti. Et benche, oltra li
narrati, non manchino infiniti altri essempi, dalli quali si potrebbe maggiormente conoscere la dignità, &
eccellenza della Musica; nondimeno, per non andar più in lungo, gli lassaremo, essendo a bastanza quello,
che fin hora si è ragionato.
page 8

A che fine la Musica si debba imparare.Cap. 3.

MA per che di sopra si è detto, che l'huomo bene istituito non debbe esser senza Musica;
però douendola imparare, auanti che piu oltra passiamo, voglio che veggiamo qual fine
egli si debba proporre, poi che intorno a ciò sono stati diuersi pareri; il che veduto, vede-
remo ancora l'vtile, che dalla Musica ne viene, & in qual maniera la douemo vsare. In-
cominciando adunque dal primo dico, che sono stati alcuni, li quali hanno hauuto parere,
che la Musica si douesse imparare per dar solazzo & dilettatione all'vdito; non per altra ragione, se non per
far diuenir perfetto questo senso, nel modo che diuenta perfetto il vedere, quando con dilettatione & piace-
re riguarda vna cosa bella & proportionata: Ma in vero non si debbe imparare a questo fine; imperoche è
cosa da volgari & da meccanici: essendo che queste cose non hanno in se parte alcuna di virtuoso (ancora che
acchetando l'animo habbiano del diletteuole) & sono cose da huomini grossi, li quali non cercano se non di sa-
tisfare al senso, & a questo solo fine attendono. Altri poi voleuano, che ella s'imparasse, non ad altro fine, se
non per esser posta tra le discipline liberali, nelle quali solamente i nobili si essercitauano; & per che dispone
l'animo alla virtù, & regola le sue passioni, con auezzarlo a rallegrarsi, & a dolersi virtuosamente, di-
sponendolo alli buoni costumi, non altramente di quello, che fa la Ginnastica il corpo a qualche buona disposi-
tione & habitudine; & anche a fine di potere con tal mezo peruenire alla speculatione di diu se sorti di har
monia: poi che per essa l'intelletto conosce la natura delle musicali consonanze. Et quantunque questo fine
habbia dell'honesto, non è però a bastanza: imperoche colui il quale impara la Musica, non solo l'impara per
acquistar la perfettione dell'intelletto; ma per potere, quando cessa dalle cure & negocij si del corpo, come
dell'animo; cioè quando è in ocio, & fuori delle cottidiane occupationi, passare il tempo, & trattenersi vir-
tuosamente; accioche rettamente & lodeuolmente viuendo lontano dalla pigritia, per tal mezo douenti pru
dente, & trappassi poi a fare cose migliori & più lodeuoli. Il qual fine non solo è degno di laude & honesto,
ma è il vero fine; percioche non fu ritrouata la Musica, ouero ordinata ad altro fine, se non a quello, ch'hab-
biamo mostrato di sopra; si come nella sua Politica il Filosofo lo manifesta, adducendo & raccontando mol-
te autorità di Homero. Onde meritamente gli antichi la collocorno nell'ordine di quelli trattenimenti, che
serueno a gli huomini liberi, & tra le discipline lodeuoli, & non tra le necessarie, si come è l'Arithmetica;
ne anche tra le vtili, come sono alcune, le quali sono per l'acquisto solamente de beni esteriori, che sono li de-
nari, & l'vtile della famiglia; ne tra alcune altre, le quali serueno alla sanità del corpo, & alla fortezza,
come la Ginnastica; che è un'arte appartinente alle cose, che giouano a far sano & forte il corpo, come è fare
alla lotta, lanciare il palo, & altre cose, che appartengono all'essercitio della guerra. Si debbe adunque im-
parar la Musica, non come necessaria: ma come liberale & honesta; accioche col suo mezo possiamo per-
uenire ad vn'habito buono & virtuoso, che ne conduca nella via de buoni costumi; facendone caminare ad
altre scienze più vtili, & più necessarie; & ne faccia trappassare il tempo virtuosamente: & questo debbe
essere la principale, o vltima intentione, che dire la vogliamo. Ma in qual modo habbia possanza d'indur
nuoui costumi, & muouer l'animo a diuerse passioni, ne ragionaremo in altro luogo.

Dell'vtile che si ha della Musica & dello studio che vi douemo porre,
& in quanto modo vsarla.Cap. 4.

GRANDE è veramente l'vtile, che dalla Musica si piglia, quando la vsiamo tempe-
ratamente: imperoche è cosa manifesta, che non pur l'huomo, ilquale è capace di ragio-
ne: ma anche molti de gli altri animali, che di essa mancano, si comprende, che piglia-
no dilettatione & piacere: percioche dilettandosi et rallegrandosi ogn'animale della pro-
portione & temperamento delle cose; & ritrouandosi nelle harmonie tali qualità, ne se-
gue immediatamente il piacere & la dilettatione a tutti li viuenti commune. Et è in vero cosa ragioneuole;
poi che la natura consiste in tale proportione & temperamento, che ogni simile si diletta del suo simile, &
quello appetisce. Di ciò ne danno chiarissimo indicio li fanciulli a pena nati, che presi dalla dolcezza del can-
to delle voci delle loro nutrici, non solo dopo il lungo pianto si racchetano, ma si rendono allegri, facēdo anche
page 9spesse volte alcuni gesti festeuoli. Et è a noi la Musica tanto naturale, & in tal modo a noi congiunta, che
vedemo ciascuno in vn certo modo volerne dare qualche giudicio, ancora che imperfettamente. Per la qual
cosa si potrebbe dire, colui non essere composto con harmonia, il quale non piglia diletto della Musica: percio
che (si come habbiamo detto) se ogni dilettatione & piacere nasce dalla similitudine, è necessario, che colui,
il quale non hà piacere dell'harmonia, in vn certo modo ella non si troui sia ignorante. Et
se bene si vorrà essaminare la cosa, si ritrouerà costui esser di bassissimo ingegno, & senza punto di giudicio;
& si potrebbe dire, che la natura gli hauesse mancato, non gli hauendo proportionatamente formato l'orga-
no: essendo che quella parte, la quale è per mezo il ceruello, & e più vicina all'orecchia, quando è proportio-
natamente composta, serue ad vn certo modo al giudicio dell'harmonia, dalla quale l'huomo, come da cosa si-
mile, è preso & vinto, & in essa molto si compiace: Ma se auiene che sia priua di tal proportione, molto
meno di ciascun'altro di essa prende diletto; & è in tal modo atto alle cose speculatiue & ingegnose, come
l'Asino alla Lira. Et se vogliamo in ciò seguire l'opinione de gli Astrologi, diremo, che nel suo nascimento
Mercurio gli sia stato inimico, si come è fauoreuole a coloro, li quali non pur dell'harmonia si dilettano: ma
non si sdegnano, per alleuiamento delle loro fatiche, essi medesimi cantare & sonare, ricreandosi lo spirito, &
riacquistandogli le smarite forze. Et però bene hà ordinato la natura, che hauendo in noi, mediante lo spirito,
congiunto insieme (come vogliono i Platonici) il corpo & l'Anima; a ciascun di loro, essendo deboli & in-
fermi, hà proueduto di oportuni rimedij: impero che il Corpo & infermo si viene a risanare co ri-
medij, che li porge la Medicina; & lo Spirito afflito & debole da gli spiriti aerei, & dalli suoni & canti,
che gli sono proportionati rimedij: l'Anima poi, rinchiusa in questo corporeo carcere, si consola per via de gli
alti & diuini misterij della sacra Theologia. Tale vtile adunque ne apporta la Musica, & di più; che scac-
ciando la noia, che si piglia per le fatiche, ne rende allegri, & l'allegrezza raddoppia & conserua. Noi ve-
demo li Soldati andare ad assalire l'inimico molto più ferocemente, incitati dal suono delle Trombe & de
Tamburi; & non pur essi, ma li Caualli ancora muouersi con grande empito. Questa eccita l'animo, muoue
gli affetti, mitiga & accheta la furia, fa passare il tempo virtuosamente, & hà possanza di generare in noi
vn'habito di buoni costumi; massimamente quando con li debiti modi & temperatamente è vsata: impero
che essendo l'vfficio propio della Musica il dilettare, non dishonestamente, ma honestamente quella douemo
vsare; accioche non c'intrauenga quello, che suole intrauenir a coloro, che smisuratamente beuono il Vino; li
quali poi riscaldati, nuoceno a se stessi, et facendo mille pazzie muoueno a riso chiunque li vede: Non per che
la natura del Vino sia tanto maligna, che quando temperatamente si beua, operi nell'huomo simil effetto: ma
si mostra tale a colui, che lo beue auidamente: conciosia che tutte le cose sono buone, quando temperatamente
si vsano a quel fine, che sono state ritrouate & ordinate: ma quando sono intemperatamente vsate, & non
secondo il debito fine, nuoceno, & sono pernitiose. Di modo che potemo tenere questo per vero, che non pur
le cose naturali: ma ogni arte, & ogni scienza possono essere buone & cattiue, secondo che sono vsate: buo-
ne dico, quando sono indrizzate a quel fine, al quale sono state ordinate; & cattiue, quando da quel fine si
allontanano. Essendo adunque nato l'huomo a cose molto più eccellenti, che non è il Cantare, o sonare di Lira, o
altre sorti d'istrumenti per satisfare solamente al senso dell'vdito, male vsa la sua natura, & deuia dal pro-
pio fine, poco curandosi di dare il cibo all'intelletto; il quale sempre desidera sapere & intendere nuoue cose.
Non debbe adunque l'huomo solamente imparar l'arte della Musica, & ritrarsi dall'altre scienze, abban-
donando il suo fine; che sarebbe gran pazzia: ma debbe impararla a quel fine, al quale è stata ordinata; Ne
debbe spendere il tempo solamente in essa: ma debbe accompagnarla con lo studio della speculatiua; accioche
da quella aiutato, possa venire in maggior cognitione delle cose, che all'vso di essa appartengono; & median-
te quest'vso possa ridurre in atto quello, che per lungo studio speculando hà inuestigato: imperoche accompa-
gnata in tal modo porta vtile ad ogni scienza, & ad ogni arte, come altre volte habbiamo veduto. Et se fa-
cesse altramente,non gli sarebbe tal cosa di molta vtilità, ne di molta gloria; anzi se gli attribuirebbe a vitio:
conciosia che l'essercitarsi continouamente in essa senza alcun'altro studio, induce sonnolenza & pigritia; &
rende gli animi molli & effeminati: la qual cosa conoscendo gli antichi, volsero, che lo studio della Musica al-
la Ginnastica fusse congiunto: ne voleuano, che si potesse dar opera all'vna senza l'altra; & questo faceua-
no, accio che per il darsi troppo alla Musica, l'animo non venisse a farsi vile; & dando opera solamente alla
Ginnastica, gli animi non diuenissero oltra modo feroci, crudeli, & inhumani: ma da questi due essercitij in-
sieme aggiunti si rendessero humani, modesti, & temperati. Et a far ciò si mossero con ragione, che chiara-
page 10mente si può vedere, che coloro i quali nella giouentù, lassati li studij delle cose di maggiore importanza, si
sono dati solamente a conuersare co gl'Istrioni, & co parasiti, stando sempre nelle schuole di giuochi, di balli,
& di salti, sonando la Lira & il Leuto, & cantando canzoni meno che honeste, sono molli, effeminati, &
senza alcuno buon costume. Impero che la Musica in tal modo vsata, rende gli animi de giouani mal com-
posti, come bene lo dimostrò Ouidio dicendo;
Eneruant animos citharae, cantus[[qacute]]ue lyrae[[qacute]]ue,

Et vox, & numeris brachia mota suis.
Ne di altro sanno ragionare che di tali cose; ne altro che dishone
ste parole dalla loro sporca bocca si sentono vscire. Per il cōtrario poi, sono alcuni, li quali per tale studio no so
lo molli & effeminati: ma importuni, dispiaceuoli, superbi, pertinaci, & inhumani diuentano; di modo che
vedendosi ad vn certo termine arriuati, stimandosi sopra d'ogn'altro eccellenti, si gloriano, si essaltano, si lo-
dano, & vituperando gli altri, per parere essi pieni di sapienza & di giudicio, stanno con la maggior riputa
tione & superbia del mondo: ne mai se non con grande istantia di prieghi, & con laudi molto maggiori che
a loro non conuengono, si possono ridurre a mostrare vn poco del loro sapere. Per la qual cosa di tutti questi
Tigelij si verifica il detto di Horatio, il quale dice;
Omnibus hoc vitium est cantoribus, inter amicos,

Vt nunquàm inducant animum cantare rogati,

Iniussi nunquàm desistant.
A tali faceua dibisogno, che li lor padri più presto hauessero fatto insegnare
qualch'altro mestiero, quantunque vile, che forse non sarebbeno caduti in tali errori, et harebbeno acquistate
megliori creanze. Tutto questo hò voluto dire, accioche quelli, che dell'arte della Musica vogliono fare profes-
sione, s'innamorino della scienza, & diano opera allo studio della speculatiua: percioche non dubito, che con-
giungendo insieme queste cose, non habbiano da diuentare virtuosi, honesti, & costumati: et in tal modo ver-
ranno ad imitare gli antichi; li quali (come si è detto) accompagnauano la Musica con la Ginnastica: percio-
che cosi ella sarà potente di ridurre ciascuno nella diritta via de i buoni costumi. Ne alcuno debbe credere, che
quello ch'io hò detto dell'arte della Musica, l'habbia detto, ne per vituperarlo, ne coloro che in tal maniera
si essercitano; cosa che giamai non mi è caduto nell'animo: ma più tosto l'hò detto, accioche congiunta in tal
modo, & ad altre honoreuoli scienze piene di seuerità, la difendiamo dalli vagabondi & otiosi ruffianesmi
de bagatellieri, & la riponiamo nel suo vero luogo; si che ella non habbia da seruire a coloro che sono dediti
solamente alle voluttà: masia per vso delli studiosi delle buone scienze, & di coloro che seguitano le uirtù,
costumatamente & ciuilmente viuendo.

Quello che sia la Musica in vniuersale, & della sua Diuisione.Cap. 5.

DAREMO adunque principio ad vno cosi honesto & honoreuole studio, vedendo pri-
ma quello che sia Musica, & dipoi di quante sorti si truoua, assegnando a ciascuna sor-
te la sua definitione; & questo faremo per non deuiare dal buon ordine, che hanno tenu-
to gli antichi; li quali voleuano, Che ogni ragionamento di qualunque cosa, che ragione-
uolmente si faccia, debba incominciare dalla definitione, accioche s'intenda quello, di
che si ha da disputare. Però in vniuersale parlando dico, che Musica non è altro che Harmonia; & potre-
mo dire, che ella sia quella lite & amicitia, che poneua Empedocle, dalla quale voleua, che si generasse-
ro tutte le cose, cioè vna discordante concordia, come sarebbe a dire, Concordia di varie cose, le quali si pos-
sino congiungere insieme. Ma perche questa parola Musica hà diuerse significationi, & la ragion vuole,
che ogni cosa, che porta seco molti significati, prima debba esser diuisa, che definita (massimamente volen-
do dichiarare ogni sua parte) però noi primamente la diuideremo dicendo; la Musica essere di due sorti,
Animastica, & Organica. L'vna è harmonia, che nasce dalla compositione di varie cose congiunte insie-
me in vn corpo; auenga che tra loro siano discrepanti; come è la mistura de i quattro Elementi, ouero di al-
tre qualità in vn corpo animato. L'altra è harmonia, che può nascere da varij istrumenti. Et questa di nuouo
partiremo in due: percioche si ritrouano due sorti d'istrumenti, cioè Naturali & Arteficiali. Li naturali so-
no quelle parti che concorrono alla formatione delle voci; come sono la Gola, il Palato, la Lingua, le Labbra,
li Denti, e finalmente il Polmone, dalla natura formate. Le qual parti essendo mosse dalla Voluntà, & dal
mouimento di esse nascendone il suono, & dal suono il Parlare; nasce poi la Modulatione, ouero il Cantare:
page 11& cosi per il mouimento del corpo, per la ragione del suono, & per le parole accommodate al Canto, si fa
perfetta l'harmonia, & nasce la Musica detta Harmonica, o Naturale. Gli istrumenti arteficiali sono in-
uentioni humane, & deriuano dall'Arte, & formano la Musica arteficiata, che è quella harmonia, che
nasce da simili istrumenti; & questa si fa in tre modi: percioche o nasce da istrumenti, che rendon suono
con fiato naturale, o arteficiato; come Organi, Pifferi, Trombe, & simili; ouero da istrumenti da chor-
de, oue non fa dibisogno fiato; come Cetere, Lire, Leuti, Arpichordi, Dolcimeli, & simili; li quali dal-
le dita, & dalle penne sono percossi; ouero si sonano con archetti. Nasce vltimamente da istrumenti
da battere; come Tamburi; Cembali, Taballi, Campane, & altri simili, che di legno concauo & di pelle
di animali sopra tirrate, & di metallo si fanno; quando da qual si voglia cosa siano percossi. Di modo che
l'arteficiata si troua di tre sorti, Da fiato, Da chorde, & Da battere; & la Naturale di quattro, Piana,
Misurata, Rithmica, & Metrica; benche queste quattro ancora si possano attribuire all'arteficiata, per le
ragioni ch'altroue diremo. Dell'Animastica poi faremo similmente due parti, ponendo nella prima la Mon-
dana, & nella seconda la Humana; come nella sottoposta diuisione appare.
Mondana
MVSICA
Humana
Animastica
harmicao naturale
Arteficiata
Organica
Piana
Misurata
Arteficiata
Rithmica
Metrica
Da fiato
Da chorde
Da Battere
Et quantunque alcuni habbiano fatto differenza tra la Musica, che nasce da istrumenti da fiato, nomi-
nandola Organica, da quella, che nasce dalle chorde & senza fiato, chiamandola Rithmica, nondimeno io
l'vna & l'altra hò voluto chiamare indiferentemente Arteficiata, Prima: percioche non è di molta impor-
tanza il nominarle più ad vno modo, che ad vn'altro; & poi per seruare il significato della parola Organo,
donde vien questo nome Organico, che comprende in vniuersale tutte le sorti d'istrumenti arteficiali; & ol-
tra di questo per fuggir l'equiuocatione: conciosia che dicendosi Rithmica, si potrebbe intendere, non solo di
quella harmonia, che nasce da gli istrumenti arteficiali da chorde; ma anco di quella, che dalla Prosa ben
composta risulta. Ma vediamo hormai quel che sia ciascun membro della sopramostrata diuisione.
page 12

Della Musica mondana.Cap. 6.

RIPIGLIANDO adunque la Musica animastica diremo, che ella è di due sorti,
Mondana, & Humana. La Mondana è quell'harmonia, che non solo si conosce essere
tra quelle cose, che si veggono & conoscono nel cielo: ma nel legamento de gli Elementi,
& nella varietà de i tempi ancora si comprende. Dico che si veggono & conoscono nel
cielo, dal Riuolgimento, dalle Distanze, & dalle Parti delle sphere celesti; & da gli
Aspetti, dalla Natura, & dal de i sette pianeti; che sono la Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte,
Gioue, & Saturno: imperoche è stata opinione di molti Filosofi antichi, & massimamēte di Pithagora, che
vn riuolgimento di si gran machina con si veloce mouimento, non trappassi senza mandar fuori qualche suo-
no; la quale opinione, quantunque da Aristotele sia riprobata, è nondimeno fauorita da Cicerone nel lib. 6.
della Rep.
doue rispondendo il maggior Scipione Africano al minore, che gli haueua dimandato; Che suono
è questo si grande & si dolce, che empie gli orecchi miei? Dice; Questo è quello, che congiunto per inequali
interualli, nondimeno distinti per compartita proportione, è fatto dal sospingere & dal muouere di essi circo-
li; il quale temperando le cose acute con le graui, equalmente fa diuersi concenti; Perche non si possono fare
si gran mouimenti con silentio, & la Natura porta, che gli estremi dall'vna parte grauemente, & dall'al-
tra acutamente suonino. Per la qual cosa quel sommo corso del cielo stellato, il cui riuolgimento è più veloce,
si muoue con acuto & più forte suono; & questo lunare & infimo con grauissimo. Questo dice Tullio, se-
guendo il parer di Platone; il quale per mostrare, che da tale riuolgimento nasca l'harmonia, finge che a
ciascuna sphera soprasieda vna Sirena: Percioche Sirena non vuol significare altro che Cantatrice a Dio. Et
medesimamente Hesiodo nella sua Theogonia accennando questo istesso, chiamò ὀυρανία l'ottaua Musa, che
è appropiata all'ottaua sphera, da ὀυρανός, col qual nome da i Greci vien nominato il Cielo. Et per mostra-
re, che la Nona sphera fusse quella, che partorisse la grande & concordeuole vnità de suoni, la nominò καλ-
λιόπη, che viene a significare di Ottima voce; volendo mostrar per questo l'harmonia, che risulta da tutte
quell'altre sphere; come si vede accennato dal Poeta quando disse;
Vos o Calliope aspirate canenti; inuocando solamente Calliope nel numero del più, come la princi-
pale, & come quella al cui solo volere si muoueno, & si girano tutte l'altre. Et tanto hebbero gli antichi
questa opinione per vera, che nelli sacrificij loro vsauano Musicali istrumenti, & cantauano alcuni Hinni
composti di sonori versi, i quali conteneuano due parti, l'vna delle quali nominauano στροφή & l'altra ἀντιστρο-
φή; per mostrare li diuersi giri fatti dalle sphere celesti: percioche per l'vna intendeuano il moto, che fa la
sphera delle stelle fisse dall'Oriente in Occidente; & per l'altra li mouimenti diuersi, che fanno l'altre sphe-
re de pianeti procedendo al contrario, dall'Occidente in Oriente. Et con tali istrumenti ancora accompagna-
uano li corpi de lor morti alla sepoltura: percioche erano di parere, che dopo la morte l'anime ritornassero al-
la origine della dolcezza della Musica, cioè al cielo. Tal costume osseruarono gia gli Hebrei anticamente nel
la morte de loro parenti, di che ne hauemo chiarissima testimonianza nell'Euangelio, nel quale è descritta la
risuscitatione della figliuola del prencipe della Sinagoga, doue erano musicali istrumenti, a sonatori de i quali
comandò il Signor nostro, che più non sonassero. Et faceuano questo (come dice Ambrosio) per osseruare l'v-
sanza de i loro antichi; liquali in cotal modo inuitauano li circostanti a piangere con esso loro. Molti ancora
haueano opinione, che in questa vita ogni anima fusse vinta per la Musica; et che se bene era nel carcere cor
poreo rinchiusa, ricordandosi & essendo consapeuole della Musica del cielo; si domenticasse ogni dura & no
iosa fatica. Ma se ciò ne paresse strano, hauemo dell'harmonia del cielo il testimonio delle Sacre lettere, doue
il Signore parla a Giobbe dicendo; Chi narrerà le ragioni o voci de Cieli? Et chi farà dormire il loro concen-
to? Et se mi fusse dimandato; onde proceda, che tanto grande & si dolce suono non sia vdito da noi; altro
non saprei rispondere, che quello, che dice Cicerone nel luogo di sopra allegato; Che gli orecchi nostri ripieni
di tanta harmonia sono sordi; si come per essempio auiene a gli habitatori di quei luoghi doue il Nilo da mon
ti altissimi precipita, detti Catadupa; i quali per la grandezza del rimbombo mancano del senso dell'vdito.
Ouero che si come l'occhio nostro non può fissare lo sguardo nella luce del Sole, restando da i suoi raggi vinta
la nostra luce; cosi gli orecchi nostri non possono capire la dolcezza dell'harmonia celeste, per l'eccellenza et
grandezza sua. Ma ogni ragione ne persuade a credere almeno, che il mondo sia composto con harmonia;
page 13si perche (come vuol Platone) l'anima di esso è harmonia; si anche perche li cieli sono girati intorno dalle lo
ro intelligenze con harmonia: come si comprende da i loro riuolgimenti; liquali sono l'uno dell'altro propor-
tionatamente più tardi, o più veloci. Si conosce anchora tale harmonia dalle distanze delle sphere celesti:
percioche sono distanti tra loro (come piace a molti) in harmonica proportione; laquale, benche non ven-
ga misurata dal senso, è nondimeno misurata dalla ragione: imperoche li Pithagorici (come dimostra Pli-
nio) misurando la distanza de cieli, & li loro interualli, poneuano dalla Terra alla prima Sphera lunare es-
sere lo spatio di 12600 stadij; & questo diceuano essere l'interuallo del tuono; auegna che questo (secon-
do il mio parere) sia fuori d'ogni ragione: conciosia che non può essere, che quelle cose le quali per lor natu-
ra sono immobili, si come è la Terra, siano atte a generare l'harmonia; hauendo li suoni (come vuol Boe-
tio) il loro principio dal mouimento. Dipoi andauano ponendo dalla sphera della Luna a quella di Mer-
curio l'interuallo d'un Semituono maggiore; & da Mercurio a Venere quello del minore; e da Vene-
re al Sole il Tuono, & il minor semituono; & questa diceuano esser distante dalla terra per tre tuo-
ni, & vno semituono; il qual spatio è nominato Diapente. Et dalla Luna al Sole poneuano la di-
stanza di due tuoni, & vno semituono; li quali costituiscono lo spatio della Diatessaron. Ritornando
poi al principiato ordine, dissero, il Sole esser lontano da Marte per la medesima distanza, che è la
Luna dalla terra; & da Marte a Gioue essere l'interuallo del semituono minore; & da questo a Sa-
turno lo spatio del semituono maggiore: dal quale per fino all'vltimo cielo, oue sono li segni celesti, pose-
ro lo spatio del minor semituono. Per la qual cosa dall'vltimo cielo alla sphera del Sole si comprende esser lo
spatio, o interuallo della Diatessaron; & dalla terra all'vltimo cielo lo spatio di cinque tuoni, & due mino-
ri semituoni, cioè la Diapason. Chi vorrà poi essaminare li cieli nelle sue parti, secondo che con gran diligen-
za hà fatto Tolomeo, ritrouerà (comparate insieme le dodici parti del Zodiaco, nelle quali sono li dodici se-
gni celesti) le consonanze musicali, cioè la Diatessaron, la Diapente, la Diapason, & le altre per ordine; et
nelli motti fatti verso l'Oriente & l'Occidēte potrà conoscere esser collocati li suoni grauissimi; & in quelli,
che si fanno nel mezo del cielo gli acutissimi. Nelle altitudini poi ritrouerà il Diatonico, il Chromatico, &
l'Enharmonico genere. Similmente nelle latitudini li Tropi, o Modi, che vogliamo nominarli; & nelle fac-
cie della Luna, secondo gli varij aspetti col Sole, esser le congiuntioni delli Tetrachordi. Ma non solo dalle
predette cose si può conoscere cotale harmonia; ma dalli varij aspetti de i sette Pianeti ancora; dalla natu-
ra, & dalla positione, o sito loro. Da gli aspetti, si come dal Trino, dal Quadrato, dal Sestile, dalle congiun-
tioni, & dalle oppositioni; li quali fanno nelle cose inferiori, secondo i loro influssi buoni, & rei, vna tale &
tanta diuersità di harmonia di cose, che è impossibile di poterla esplicare. Dalla natura poi, conciosia che es-
sendone alcuno (come vogliono gli Astrologi) di natura trista & maligna; da quelli, che buoni & beni-
gni sono, in tal modo vengono ad esser temperati; che ne risulta poi tale harmonia; che apporta gran com-
modo & vtile a mortali. Et questa si comprende ancora dal Sito, ouero dalla Positione loro; conciosia che
sono tra loro in tal modo collocati, quasi nel modo che sono collocate le virtù tra gli vitij. Onde si come que-
sti, che sono estremi, si riducono ad vn'habito virtuoso, per via di vno mezo conueniente; cosi quelli piane-
ti, che sono di natura maligni, si riducono alla temperanza per via di vn'altro pianeta posto nel mezo loro,
che sia di natura benigna. Però si vede, che essendo Saturno & Marte posti nel luogo soprano di natura
maligni, cotal malignità da Gioue posto tra l'vno & l'altro, & dal Sole posto sotto di Marte con vna certa
harmonia è temperata; si che non lassano operare a i loro influssi cattiui nelle cose inferiori quel maligno ef-
fetto, che potrebbeno operare non vi essendo tale interpositione. Et hanno i loro influssi si gran possanza so-
pra li corpi inferiori, che mentre li due primi nominati pianeti si ritrouano hauere il dominio dell'anno; al-
lora si disciolge l'harmonia de i quattro Elementi: percioche si corrompe l'aria de tal maniera, che genera
nel mondo pestilenza vniuersale. Vogliono ancora, che i due luminari maggiori, che sono il Sole & la Luna,
facino corrispondente harmonia di beniuolenza tra gli huomini, quando nel nascimento dell'vno quello si ri-
troua essere in Sagittario, & questa nel Montone; & nel nascimento dell'altro il Sole sia nel Montone, &
la Luna nel Sagittario. Simil harmonia dicono ancora farsi, quando nel loro nascimento hanno hauu-
to vn medesimo segno, ouero di simile natura, ouero vn medesimo pianeta, o di natura simile in ascendente:
ouero che due benigni pianeti col medesimo aspetto habbiano riguardato l'angolo dell'oriente. Questo istesso
dicono auenire, quando Venere si ritroua nella medesima casa della loro natiuità, o nel medesimo grado. Ha-
uendo adunque hauuto riguardo a tutte le sopradette opinioni, & essendo (si come affermarono alcuni) il
page 14Mondo l'organo d'Iddio, nella dichiaratione della Musica mondana hò detto, che è harmonia, la quale, si
scorge tra quelle cose, che si veggono, & conoscono nel cielo. Et soggiunsi, che anche nel legamento de gli Ele-
menti si cōprende: conciosiache essendo stati creati dal grande Architettore Iddio (si come creò ancora tut-
te l'altre cose) in Numero, in Peso, & in Misura, da ciascuna di queste tre cose si può comprendere tale har-
monia; & prima dal Numero, medianti le qualità passibili, che sono quattro & non più, cioè la Siccità, la
Frigidità, la Humidità, & la Calidità, che si ritrouano in essi: conciosiache a ciascuno di loro principalmen-
te vna di esse qualità è appropiata; si come la siccità alla terra, la frigidità all'acqua, l'humidità all'aria, &
la calidità al fuoco; Ancora che la siccità secondariamente si attribuisca al fuoco, la calidità all'aria, l'humi-
dità all'acqua, & la frigidità alla terra; per le quali non ostante, che tra loro essi elementi siano contrarij,
restano nondimeno in vno mezano elemento, secondo vna qualità concordi & vniti: essendo che ad ogn'vno
di loro (come hauemo veduto) due ne sono appropiate, per mezo delle quali mirabilmente insieme si congiun-
gono, & in tal modo; che si come due numeri Quadrati conuengono in vno mezano numero proportionato,
cosi due di essi elementi in vno mezano si congiungono. Conciosia che al modo che il Quaternario, & Noue-
nario numeri quadrati si conuengono nel Senario, il quale supera il Quaternario di quella quantità, che esso
è superato dal Nouenario; in tal modo il Fuoco & l'Acqua, che sono in due qualità contrarij, in vno meza-
no elemento si congiungono: Impero che essendo il Fuoco per sua natura caldo & secco, & l'Acqua fredda
& humida, nell'Aria calda & humida mirabilmente con grande proportione s'accompagnano; il quale se
bene dall'Acqua per il calido si scompagna, seco poi per l'humido si vnisce. Et se l'humido dell'Acqua ripu-
gna al secco della Terra, il frigido non resta però d'vnirli insieme. Di modo che sono con tanto marauiglioso
ordine insieme vniti, che tra essi non si ritroua più disparità, che si ritroui tra due mezani numeri propor-
tionati, collocati nel mezo di due numeri Cubi; come nel sottoposto essempio si può chiaramente vedere.
SesquialteraConuengononel Calido
Aria18
SesquialteraConuengononell'Humido
Fuoco27
Contrarij.
Acqua12
Contrarij.
Trip. sup. 3. par. 8.Conuengononel Secco
Terra
SesquialteraConuengononel Frigido
page 15 Tal legamento fatto con harmonia esplicò ancora Boetio dicendo;
Tu numeris elementa ligas, vt frigora flammis

Arida conueniant liquidis, ne purior ignis

Euolet, aut mersas deducant pondera terras.

Tu triplicis mediam naturae cuncta mouentem

Connectens animam, per consona membra resoluis.
Et in vn'altro luogo;
Haec concordia temperat aequis

Elementa modis, vt pugnantia

Vicibus cedant humida siccis

Iungant fidem frigora flammis.

Pendulus ignis surgat in altum,

Terrae graues pondere sidant.
Ma chi vorrà dal peso loro comprendere ancora la Mondana harmo-
nia la potrà conoscere: percioche essendo l'vno dell'altro più graue, o più leggiero, sono di tal modo insieme
concatennati & legati, che con vna certa harmonia la circonferenza di ciascuno proportionatamente è lon-
tana dal centro del Mondo. Noi vedemo che quelli, che sono per lor natura graui, sono tirati all'insù da quel-
li, che sono per loro natura leggieri; & li graui tirano all'ingiù li leggieri in tal maniera, che niuno di loro
va fuori del suo propio luogo. Et in tal guisa stanno insieme sempre vniti & serrati, che tra loro non si troua
per alcun tempo, quantunque breue, in alcuna parte il Vacuo; il quale la Natura grandemente abhorisce. Et
sono poi in tal Modo collocati, che la Terra, la quale per sua natura è semplicemente graue, & il Fuoco, che
è semplicemente leggiero, sono quelli, che posseggono gli vltimi luoghi. La Terra tien l'infimo luogo: percio-
che ogni graue tende al basso; & il Fuoco stà nel supremo: conciosia che ogni cosa leggiera tende a tal luo-
go. Ma perche li mezi ritengono la natura de i loro estremi, però hà ordinato bene il Creatore, che essendo
l'Acqua & l'Aria, secondo vn certo rispetto graui & leggieri, douessero tenere il luogo mezano, l'Acqua
accompagnandosi alla Terra come più graue; & l'Aria al Fuoco, come piu leggero; accioche ciascuno si
accompagnasse a quello, che era di natura a lui piu simile. Il qual ordine & legamento leggiadramente
Ouidio espresse dicendo.
Ignea conuexi vis, & sine pondere coeli

Emicuit, summa locum sibi legit in arce.

Proximus est aer illi leuitate loco.

Densior his tellus elementa grandia traxit,

Et praessa est grauitate sui. circunfluus humor

Vltima possedit, solidum coercuit orbem.
Ma se più sotilmente ancora vorremo essaminare la cosa, ri-
trouaremo l'harmonia mondana nella loro misura & quantità, mediante la trammutatione delle parti, che
fa dall'vno nell'altro, si come mostra il Filosofo: conciosiache cosi si trammuta vna parte di terra in acqua,
& vna parte di acqua in aria, come si trammuta vna parte di aria in fuoco. Et cosi come si trammuta vna
parte di fuoco in aria, & vna parte di aria in acqua, cosi si trammuta vna parte di acqua in terra: essendo
che trammutandosi la terra in acqua, si viene a far tale trammutatione in proportione Decupla. Di modo
che quando si trammuta vn pugno di terra in acqua, si genera (come dicono i Filosofi) dieci pugni di acqua;
& quando si trammuta tale acqua in aria, viene a fare cento pugni di aria. per la qual cosa trammutandosi
tutto questo in fuoco, viene a multiplicare in mille pugni di fuoco. Cosi per il contrario, mille pugni di fuoco si
conuerteno in cento di aria, & questi in dieci di acqua, & dieci di acqua in vno di terra; & questo auiene
dalla rarità & spessezza, che si ritroua più in vno, che in vn'altro elemento: Percioche quanto piu s'auici-
nano al cielo, & sono lontani dal centro del mondo, tanto più sono rari; & quanto più s'auicinano a questo,
& si allontanano da quello, tanto più sono spessi.Onde quando da questo si volesse giudicare
la loro misura, si potrebbe dire, che la quantità del fuoco fusse in proportione Decupla con quella dell'aria; et
quella dell'aria, con quella dell'acqua medesimamente in proportione decupla; & cosi la quantità dell'acqua
con tutta la quantità della terra nella medesima proportione. Et si potrebbe anche dire (poi che gli Elementi
sono corpi d'vno istesso genere, & il tutto con le parti conuiene in vna istessa natura, et in vna ragione istes-
sa) che la proportione, che si ritroua tra la quantità della sphera del fuoco, & tutta la massa della terra, sia
quella, che si ritroua tra il numero Millenario & l'vnitade. A questo modo adunque, dal mouimento, dalle
page 16distanze, & dalle parti del cielo; & similmente da gli aspetti, dalla natura, & dal sito de i sette pianetti;
& dal numero etiandio, dal peso, & dalla misura de i quattro elementi, venimo alla cognitione dell'harmo-
nia Mondana. Conciosia che la concordanza & l'harmonia loro partorisca l'harmonia de i tempi, che si co-
nosce prima ne gli Anni, per la mutatione della Primauera nella State; & di questa nell'Autunno: simil-
Mente dell'Autunno nel Verno; & del Verno nella Primauera. Et dipoi nelli Mesi per il crescere & scie-
mare regolatamente, che fa la Luna; & finalmente ne i Giorni per il cambieuole apparir della luce, et del-
le tenebre; dalla quale harmonia nasce la diuersità di fiori, & di frutti: Percioche, si come afferma Platone,
quando il caldo col freddo, & il secco con l'humido proportionatamente s'vniscono; dall'harmonia di que-
ste qualità ne risulta l'anno a ciascun viuente vtilissimo, pieno di varie sorti di fiori odoriferi, & di frutti ot-
timi; ne alcun'altra sorte di piante, o di animali viene a patire offesa. Si come all'opposito auiene, che dalla
discordanza & distemperamento loro si generano pestilenza, sterilità, infirmità, & ogni cosa a gli huomi-
ni, alle bestie, & alle piante nociua. Et veramente la Natura hà seguito vn bello & ottimo ordine, facen-
do che quel che il Verno ristringe & rinchiude, Primauera lo apra, & mandi fuori; & quel che la State sec-
ca, l'Autunno finalmente maturi. Di maniera che si vede l'vn tempo all'altro porgere aiuto; & di quattro
tempi harmonicamente disposti farsi vn corpo solo. Questa tale harmonia ben fu conosciuta da Mercurio, et
da Terpandro; conciosia che l'vno hauendo ritrouata la Lira, oueramente la Cetera, pose in essa quattro
chorde ad imitatione della Musica mondana (come dice Boetio & Macrobio) la quale si scorge ne i quattro
Elementi, ouero nella varietà de i quattro tempi dell'anno; & l'altro la ordinò con sette chorde alla similitu
dine de i sette Pianeti. Fu poi il numero delle quattro chorde nominato Quadrichordo, ouer Tetrachordo, che
tanto vuol dire, quanto di quattro chorde. Et quello di sette Eptachordo, che vuol dire di sette chorde. Ma
il primo fu da i Musici di maniera riceuuto & abbracciato, che le quindeci chorde comprese nel Sistema
massimo, furno accresciute secondo il numero delle chorde del predetto Tetrachordo, anchora che si ritroui-
no distanti l'una dall'altra sotto diuerse proportioni. Et questo basti quanto alla dichiaratione della Musica
mondana.

Della Musica humana.Cap. 7.

LA Musica humana poi è quell'harmonia, che può esser intesa da ciascuno, che si riuol-
ga alla contemplatione di se stesso: imperoche quella cosa, la quale mescola col corpo la
viuacità incorporea della ragione, non è altro, che vn certo adattamento & tempera-
mento, come di voci graui & acute; il quale faccia quasi vna consonanza. Questa è
quella, che congiunge tra se le parti dell'Anima, & tiene vnita la parte rationale con la
irrationale, & e quella, che mescola gli elementi, ouer le qualità loro nel corpo humano con ragioneuole pro-
portione. Onde principalmente si de auertire, ch'io hò detto, che può esser intesa da ciascuno, che si riuolga
alla contemplatione di se stesso; accioche non si credesse, che la Musica humana fusse, o si chiamasse quel-
l'ordine, che osserua la Natura nella generatione de nostri corpi. La quale (come dicono li Medici, & an-
che lo conferma Agostino) poi che nella matrice della donna ritroua il seme humano, corropendolo per ispa-
tio di sei giorni lo conuerte in latte; ilquale in noue giorni trasforma in sangue; & in termine di dodici di ne
produce vna massa di carne senza forma: Ma a poco a poco introducendouela, in diciotto giorni la fa diueni-
re humana: di modo che essendo in quarantacinque giorni compiuta la generatione, l'Onnipotente Iddio le
infonde l'Anima intellettiua. Et veramente questo mirabilissimo ordine hà in se concento & harmonia, con
siderata la distanza di un numero all'altro; si come è chiaro da vedere, che dal primo al secondo si ritroua la
forma della consonanza Diapente; & da questo al terzo quella della Diatessaron; & dal terzo all'vltimo
quella della medesima Diapente. Et di nuouo dal primo al terzo, & dal secondo all'vltimo la forma della
Diapason; & dal primo all'vltimo chiaramente si scorge quella della Diapasondiapente; come più facilmen
te nella figura si vede: Ma questa non chiamerò io Musica humana, la qual diremo, che si possa conoscere da
tre cose, cioè dal Corpo, dall'Anima, & dal Congiungimento dell'vno & dell'altra. Dal corpo, si come
nelle cose che crescono, ne gli humori, & nelle humane operationi. Nelle cose che crescono noi veggiamo
ciascun viuente quasi con vna certa harmonia cambiare il suo stato: Gli huomini diuentano di fanciulli vec-
chi, & di piccoli grandi; Le piante di humide, verdi & tenere, si fanno aride, secche, & dure. Et ben che
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9
6
Diapente
Diatessaron
Diapente
Diapason
Diapason
Diapasondiapente
ogni giorno si veggano, & le habbiamo auanti gli occhi, nondimeno non si può veder tal mutatione: si co-
me ancora nella Musica non si puo vdire lo spatio, che si troua dalla voce acuta a quella che è graue, quan-
do si canta: conciosia che solamente si possa intendere, & non vdire. Ne gli humori; come vedemo nel
temperamento di tutti quattro gli Elementi nel corpo humano. Et nelle humane operationi la conoscemo,
nell'animal rationale, cioè nell'huomo: imperoche in tal modo è retto & gouernato dalla ragione, che pas-
sando per i debiti mezi nel suo operare, conduce le sue cose con vna certa harmonia a perfetto fine. Conoscesi
ancora tal harmonia dall'Anima, cioè dalle sue parti, che sono l'Intelletto, li Sentimenti & l'Habito: Im-
peroche, secondo Tolomeo, corrispondeno alle ragioni di tre consonanze, cioe della Diapason, della Dia-
pente, & della Diatessaron: conciosia che la parte intellettuale corrisponda alla Diapason, che hà sette in-
terualli, & sette sono le sue Specie; onde in essa si ritrouano sette cose, cioè la mente, l'Imaginatione, la Me-
moria, la Cogitatione, l'Opinione, la Ragione, & la Scienza. Alla Diapente, la quale ha quattro Specie
& quattro interualli, corrisponde la sensitiua in quattro cose, nel Vedere, nell'Vdire, nell'Odorare, & nel
Gustare: conciosia che il Toccare sia commune a ciascun de i nominati quattro sentimenti, & massima-
mente al Gusto. Ma alla Diatessaron, la qual si fa di tre interualli & contiene tre Specie corrisponde la par
te habituale, nell'Augumento, nella Summità, & nel Decrescimento. Similmente se noi vorremo che le
parti dell'Anima siano la sede della Ragione, dell'Ira, & della Cupidità; ritrouaremo nella prima sette co-
se corrispondenti a gli interualli & alle specie della Diapason, cioè l'Acutezza, l'Ingegno, la Diligenza,
il Conseglio, la Sapienza, la Prudenza, & l'Esperienza. Nella seconda ritrouaremo quattro cose, che cor-
risponderanno alle specie & a gli interualli della Diapente, cioè Mansuetudine o Temperanza d'animo,
Animosità, Fortezza, & Tolleranza. Nella terza tre cose corrispondenti a gli interualli & alle specie
della Diatessaron, cioè Sobrietà o Temperanza, Continenza, & Rispetto. Oltra di ciò si considera anco-
ra tale harmonia nelle potenze di essa anima, si come nell'Ira, nella Ragione; & nelle Virtù; come sa-
rebbe dire nella Iustitia & nella Fortezza: percioche queste cose tra loro si vengono a temperare nel modo
che nei suoni della consonanza si contempera il suono graue con l'acuto. Si conosce vltimamente tale harmo-
nia dal congiungimento dell'Anima col Corpo, per la naturale amicitia, mediante la quale il corpo con l'a-
nima è legato, non già con legami corporei, ma (come vogliono i Platonici) con lo spirito, il quale è incor-
poreo, come al cap. 4. di sopra vedemmo. Questo è quel legame, dal qual risulta ogni humana harmonia,
& è quello, che congiunge le diuerse qualità de gli elementi in vn composto, cioè nel corpo humano, seguen-
do l'opinione de Filosofi; i quali concordemente affermano, che i corpi humani sono composti di Terra, Ac-
qua, Aria, & Fuoco; & dicono la carne generarsi della temperatura di tutti li quattro elementi insie-
me; li Nerui di terra & di fuoco; & finalmente le ossa di acqua & di terra. Ma se questo ne paresse
strano, ragioneuolmente non potemo negare, che non siano composti almeno delle qualità elementali,
mediante li quattro humori, che in ogni corpo si ritrouano; come è la Malinconia, la Flegma, il Sangue,
& la Colera: li quali benche l'vno all'altro siano contrarij; nondimeno nel misto, o composto, che voglia-
page 18mo dire, stanno harmonicamente vniti. Anzi se per patir freddi, & souerchi caldi; ouer per trop-
po mangiare, ò per altra cagione facemo violenza ad vno de gli humori, in istante ne segue il distem-
peramento, & l'infirmità del corpo; ne egli prima si risana, se essi non sono ridutti alla pristina
proportione & concordia; la quale non potrebbe essere, quando non vi fusse quel legamento, che di so-
pra hò detto, della natura spirituale con la corporale, & della rationale con la irrationale. Que-
sta concordia harmonica adunque della natura spirituale con la corporale, & della rationale con la ir-
rationale, è quella, che costituisce la Musica humana: percioche mentre l'Anima quasi con ragion de i nu-
meri perseuera di stare vnita col corpo, il corpo ritiene col nome l'essere animato; & non essendo per altro
accidente impedito, hà potestà di far ciò che vuole: doue disciogliendosi l'harmonia, egli si corrompe, & per-
dendo col nome l'esser animato, resta nelle tenebre, & l'Anima vola all'immortalità. Et ben fu detto quasi
con ragion de i numeri: conciosiache gli antichi hebbero vna strana opinione, che quando vno si annegaua,
oueramente era vcciso, l'anima sua non poteua mai andare al luogo deputato, fin che non haueua finito il
musical numero; col quale dal suo nascimento era stata congiunta al corpo. Et perche haueano per fermo,
che tal numero non si potesse trappassare, però tali accidenti chiamarono Fato, ouer Corso fatale. Questa
opinione tocca il Poeta introducendo Deifobo, il quale fu vcciso da i Greci, dir queste parole;
Explebo numerum, reddar[[qacute]]ue tenebris. Ma perche queste cose s'appartengono più alli ragionamenti
della Filosofia, che a quelli della Musica, lascierò di parlarne più oltra, contentandomi di hauerne detto que-
ste poche, & dimostrato la varietà della Musica animastica; della quale, come di quella, che nulla o poco
fa al nostro proposito, non ne farò più mentione.

Della Musica piana, & misurata; o vogliamo dire Canto
fermo, & figurato.Cap. 8.

RESTA hora di andare dichiarando il secondo membro principale, che noi facemmo del-
la Musica; il quale era la Organica, diuisa in Harmonica o Naturale, & in Artifi-
ciata; ciascuna delle quali diuidemmo in Piana, Misurata, Rithmica, & Metrica.
Ripigliando adunque queste vltime parti dico, che la Musica Piana si dimanda quell'har
monia, che nasce da vna semplice & equale prolatione nella cantilena, la quale si fa sen-
za variatione alcuna di tempo, dimostrato con alcuni Caratteri, o figure semplici, che Note li musici prat-
tici chiamano; le quali ne si accrescono, ne si diminuiscono della loro valuta: imperoche in essa si pone il tem
po intero & indiuisibile, & da i Musici volgarmente è chiamato Canto piano, ouero Canto fermo; ilqua-
le è molto vsato da i Religiosi nelli diuini vfficij. Musica misurata dico essere l'harmonia, che nasce da vna
variata prolatione di tempo nella cantilena, dimostrato per alcuni Caratteri, o figure al modo sopra detto,
le quali di nome, essentia, forma, quantità, & qualità sono differenti; & non si accrescono, ne si dimi-
nuiscono: ma si cantano con misura di tempo, secondo che descritte si trouano. Et questa communemente si
chiama Canto figurato, dalle figure o note, che si trouano in esso di forma & quantità diuersa, le quali ne
fanno crescere & minuire il tempo nella cantilena, secondo la loro valuta, che tardità, o velocità di tempo ne
rapresentano. Ma Figura, o Nota che dire vogliamo, si nel canto fermo, come nel figurato, dico essere un se
gno, che posto sopra alcune linee & spatij, ci rapresenta il suono o la voce, & la velocità & tardità del tem-
po, che bisogna vsare nella cantilena; delle quai cose trattaremo poi nella Terza parte, quando ragionare-
mo intorno la materia del Contrapunto, cioè delle Compositioni delle cantilene. Et perche la Musica piana
& Misurata, non solo da istrumenti naturali, ma da artificiali ancora può nascere; però nella diuisione
ella Musica organica, dalla harmonica, o naturale, & dalla artificiata l'hò fatta discendere.
page 19

Della Musica Rithmica, & della Metrica.Cap. 9.

MVSICA Rithmica diremo esser quella harmonia, che si sente nel verso, ouero nella
prosa per la quantità delle Sillabe & per il suono delle parole, quando insieme bene &
acconciamente si compongono; La scienza della quale consiste nel giudicare, se nella pro-
sa, o nel verso sia conueneuole consonanza tra parola & parola, cioè se le sillabe dell'v-
na, bene o male con le sillabe dell'altra si congiungono. Questo tal giuditio non si può fa-
re, se prima in atto non si riduce, & si faccia vdire col mezo de naturali istrumenti: percioche non le lette-
re, ma gli elementi delle lettere sono quelli, che producono tale conueneuole consonanza; li quali (secondo li
Grammatici, & secondo Boetio ancora) altro non sono, che la pronuntia di esse lettere, che sono con diuerse
forme figurate, ritrouate per commodità di esprimere il concetto, senza parole pronunciate. Onde nella ge-
neral diuisione della Musica organica; dalla harmonica, o naturale gli hò fatto trar la sua origine. Potemo
adunque hora conoscere la differenza, che è tra questa & l'altra specie di Musica, che Metrica si chiama;
il cui propio è di saper giudicare ne i versi la quantità delle sillabe, cioè se siano lunghe o breui, mediante le
quali si conoscano i piedi, & quali siano, & la loro determinata sede: Conciosiache la diuersità de i piedi, co-
me di due, di tre, di quattro, o di più sillabe, costituisce la Musica metrica; La quale se medesimamente vo-
lemo dichiarare, non è altro che l'harmonia, che nasce dal verso per la quantità delle sillabe; la compositione
delle quali costituisce diuersi piedi, come sono il Pirrichio, l'Iambo, lo Spondeo, il Trocheo, il Tribracho,
l'Anapesto, il Dattilo, il Proceleumatico, & altri che nelle Poesie si ritrouano; Li quali, secondo la loro
determinata sede nel verso, posti harmonicamente insieme, porgono all'udito grandissima dilettatione. Et per
le medesime ragioni ch'habbiamo detto della Rithmica, la Metrica anchora dalla medesima harmonica, o
naturale discende: imperoche la lunghezza, o breuità delle sillabe si conosce, o misura dal suono della voce,
la cui lunghezza o breuità importi tempo, conosciuto per il moto. Si che non dalle lettere, ma dal suono del-
le voci viene a nascere la Musica Metrica: percioche accompagnandolo col suono de gli artificiali istrumenti
si forma il Metro, come anticamente faceuano li Poeti lirici, che al suono della Lira, o della Cetera canta-
uano i loro versi; onde parimente li Poeti & i Versi da loro cantati vengono chiamati Lirici. Et perche da
principio essi andauano a poco a poco cercando di accompagnare i versi con harmonia al suono della Lira o
della Cetera, è stata opinione de molti, che i detti Poeti trouassero le Legi o regole de i versi, le quali Metri-
che addimandauano. Per concludere adunque dico, che la Rithmica & la Metrica parimente discende dal-
la naturale: Ma perche (come vuole Agostino) percuottendo noi alcuno istrumento con quella velocità ò
tardità, che noi proferimo alcuna parola, potemo conoscere dal mouimento gli istessi tempi lunghi & breui,
cioè li numeri istessi, che nelle parole si conosce; però non fu inconueniente dire, che queste due sorti di Musi-
ca, si possano anco attribuire all'artificiata: conciosia che ogni giorno vdiamo farsi questo con diuersi istru-
menti, al suono de quali ottimamente si accommodano varie sorti di versi, secondo il numero che si compren
de nel suono nato da loro. E ben vero, che tra quella che deriua dalle voci, & quella che deriua dalli suo-
ni si ritrouerà tal differenza, che l'vna Rithmica, o Metrica naturale si potrà dire, & l'altra Rithmica o
Metrica artificiata. Queste due sorti di Musica (percioche al presente molto più alli Poeti & Oratori, che
al Musico, appartengono sapere) lasciaremo da parte, ragionando solamente della Piana & della Misura-
ta, non pretermettendo, come è il mio principale proposito, alcuna cosa, che sia degna di annotatione.

Quello che sia Musica in particolare, & perche sia cosi
detta.Cap. 10

FATTA la diuisione della Musica (hauendola prima dichiarita in vniuersale) & ve-
duto quello, che sia ciascuna sua parte separatamente; resta hora (douendosi ragionar so-
lamente della Istrumentale) veder prima quello, che ella sia. Dico adunque, che la Mu-
sica istrumentale è harmonia, la quale nasce da i suoni & dalle voci; la cui cognitione in
che consista facilmente dalla sua definitione potremo sapere: imperoche ella è scienza spe-
page 20culatiua mathematica, maestra di tutte le cantilene, la quale col senso & con la ragione considera li suoni
& le voci, li numeri, le proportioni, & le loro differenze; & ordina le voci graui & acute con certi ter-
mini proportionati ne i debiti luoghi. Ne si marauigli alcuno, ch'io habbia detto la Musica essere scienza spe-
culatiua: percioche tengo, che sia possibile, che vno possa quella possedere nell'intelletto; ancora che non l'es-
serciti con li naturali o artificiali istrumenti. Ma perche ella sia cosi detta, & donde deriui il suo nome, non è
cosa facile da sapere: conciosia che alcuni hanno hauuto opinione, che ella habbia origine dal verbo greco
Μαίεσθαι; & altri (tra i quali è Platone nel Cratilo) da μῶσθαι, cioè dal cercare, o inuestigare; come di so-
pra si è mostrato. Et alcuni hanno hauuto parere, che si a detta da μωύ voce Egittia, o Caldea, & da ἧχος vo-
ce Greca; che l'vna vuol significare Acqua, & l'altra Suono; quasi per il suono delle acque ritrouata: della
quale opinione fu Giouanni Boccaccio ne i libri della Geneologia delli Dei. Et in vero non mi dispiace: percio-
che è concorde alla opinione di Varrone, il qual vuole, che in tre modi naschi la Musica; o dal suono delle ac-
que; o per ripercussione dell'aria; o dalla voce: ancorache Agostino dica altramente. Alcuni altri istima-
rono, che cosi fusse detta: perche appresso l'acque fu ritrouata, & non per il suono delle acque; mossi per auen-
tura da questo, che Pan dio de pastori fu il primo (come narra Plinio) che della sua Siringa conuersa in can-
na appresso Ladone fiume di Arcadia, fece la Sampogna pastorale; il che afferma il Poeta dicendo;
Pan primus calamos cera coniungere plures

Instituit.
Et quantunque queste opinioni siano buone, tuttauia quello che a me par più ragioneuole,
et più mi piace è l'opinione di Platone, che ella sia nominata dalle Muse, alle quali (come dice Agostino) è con-
ceduto vna certa onnipotenza di cantare: & vogliono li Poeti, che siano figliuole di Gioue & di Memoria;
& dicono bene: percioche se l'huomo non ritiene li suoni & gli interualli delle voci musicali nella memoria,
non fa profitto alcuno; & questo auiene: perche non si possono a via alcuna scriuere: tanto più, che ogni
scienza, & ogni disciplina (come vuole Quintiliano) consiste nella memoria: conciosia che in vano ci è in-
segnato, quando quello che noi ascoltiamo dalle menti nostre si parte. Et perche habbiamo detto la Musica es-
sere scienza speculatiua, però auanti che più oltra passiamo, vederemo (hauendo consideratione del fine)
come anche la possiamo dimandare Prattica.

Diuisione della Musica in Speculatiua & in Prattica; per la quale si
pone la differenza tra il Musico & il Cantore.Cap. 11.

INTRAVIENE nella Musica quello, che suole intrauenire in alcuna dell'altre
scienze: conciosiache diuidendosi in due parti, l'vna Theorica, o Speculatiua, & l'altra
Prattica vien detta. Quella il cui fine consiste nella cognitione solamente della verità del-
le cose intese dall'intelletto (il che è propio di ciascuna scienza) è detta Speculatiua; l'al-
tra che dall'essercitio solamente dipende, vien nominata Prattica. La prima, come vuol
Tolomeo, fu ritrouata per accrescimento della scienza, imperoche per il suo mezo potemo ritrouar nuoue co-
se, & darle augumento: Ma la Prattica solamente è per l'operare; come dissegnare, descriuere, & fabricare
con le mani le cose occorrenti. Questa alla prima non altramente si sottomette, di quello che fa l'appetito alla
ragione, & è il douere: conciosia che ogni arte, & ogni scienza naturalmente ha per più nobile la ragione
con la quale si opera, che l'istesso operare. Onde hauendo noi dall'Animo il sapere, & dal Corpo, come suo mi-
nistro, l'opera; è cosa manifesta, che l'animo vincendo & superando di nobiltà il corpo, quanto alle operatio-
ni sia ancora più nobile: tanto più, che se le mani non operassero quello, che dalla ragione gli è commandato,
vanamente & senza frutto alcuno si affaticarebbeno. Si che non è dubbio, che nella scienza della Musica è
più degna la cognitione della ragione, che l'operare. Et quantunque la speculatione da per se non habbia dibi-
sogno dell'opera; tuttauia non può lo speculatiuo produrre cosa alcuna in atto, che habbia ritrouato nuoua-
mente, senza l'aiuto dell'artefice, ouero dell'istrumento: percioche tale speculatione se bene ella non fusse va-
na, parrebbe nondimeno senza frutto, quando non si riducesse all'vltimo suo fine, che conisiste nell'essercitio
de naturali, & artificiali istrumenti, col mezo de i quali ella viene a conseguirlo: si come ancora l'artefice
senza l'aiuto della ragione mai potrebbe condurre l'opera sua a perfettione alcuna. Et per questo nella Musica
(considerandola nella sua vltima perfettione) queste due parti sono tanto insieme congiunte, che per le asse-
gnate ragioni non si possono separare l'vna dall'altra. Et se pure le volessimo separare, da questo si conoscerà
page 21lo Speculatiuo esser differente dal Prattico, che quello sempre piglia il nome dalla scienza, & vien detto Mu-
sico. & questo non dalla scienza, ma dall'operare, come dal Comporre è detto Compositore; dal Cantare è
detto Cantore; & dal Sonare vien chiamato Sonatore. Ma piu espressamente si comprende da quelli, che
essercitano l'opere musicali da mano, li quali dall'opera, cioè dall'istrumento, & non dalla scienza prendeno
il nome; come l'Organista dall'Organo, il Citerista dalla Cetera, il Lirico dalla Lira; & similmente ogn'al-
tro, secondo la sorte dell'istrumento ch'ei suona. Et però chi vorrà bene essaminar la cosa, ritrouerà tanto es-
sere la differenza dell'vno dall'altro, quanto è il loro vfficio, & il loro fine diuerso. Onde volendo sapere quel-
lo che sia l'vno & l'altro diremo; Musico esser colui, che nella Musica è perito, & hà facultà di giudicare,
non per il suono: ma per ragione quello, che in tale scienza si contiene. Il quale se alle cose appartinenti alla
prattica darà opera, farà la sua scienza più perfetta. & Musico perfetto si potrà chiamare. Ma il Prattico,
o Compositore, o Cantore, o Sonatore, che egli sia, diremo esser colui, che li precetti del Musico con lungo es-
sercitio apprende, & li manda ad effetto con la voce, o col mezo di qualunque artificiale istrumento. Di sor-
te che prattico si può dire ogni compositore, il quale non per ragione & per scienza: ma per lungo vso sap-
pia comporre ogni musical cantilena; & ogni sonatore di qual si voglia sorte di istrumento musicale, che
sappia sonare solamente per lungo vso, & giudicio di orecchio: ancora che a tale vso l'vno & l'altro non sia
peruenuto senza'l mezo di qualche cognitione. Et la velocità delle mani, della lingua, & ogni mouimento,
& altro accidente, che si ritroua di bello nel sonatore, o cantore, si debbe attribuire all'vso, & non alla scien-
za: conciosache consistendo essa nella sola cognitione; se fusse altramente seguirebbe, che colui, che hauesse
maggior cognitione della scienza, fusse anche più atto ad essercitarla; di che in effetto si vede il contrario.
Hora hauendo veduto la differenza, che si ritroua tra l'vno & l'altro, esser l'istessa, che è tra l'artefice &
l'istrumento; il quale essendo retto & gouernato dall'artefice, è tanto men degno di lui, quanto chi regge è
più nobile della cosa retta; potremo quasi dire, il Musico esser più degno del Compositore, del Cantore, o So-
natore, quanto costui è più nobile & degno dell'istrumento. Ma non dico però, che'l compositore, & alcuno
che esserciti li naturali, o artificiali istrumenti sia, o debba esser priuo di questo nome, pur che egli sappia &
intenda quello, che operi; & del tutto renda conueneuol ragione: perche a simil persona, non solo di Compo-
sitore, di Cantore, o di Sonatore: ma di Musico ancora il nome si conuiene. Anzi se con vn sol nome lo doues-
simo chiamare, lo chiameremo Musico perfetto: percioche dando opera, & essercitandosi nell'vna, & l'al-
tra delle nominate, costui possederà perfettamente la Musica; della quale desidero, & spero che faranno ac-
quisto coloro, i quali vorranno osseruare li nostri precetti.

Quanto sia necessario il Numero nelle cose; & che cosa sia Numero;
& se l'Vnità è numero.Cap. 12.

MA perche di sopra si è detto, che la Musica è scienza, che considera li Numeri, & le
proportioni; però parmi che hora sia tempo di cominciare a ragionar di tal cose, massima-
mente che dalla prima origine del mōdo (si come manifestamente si vede, et lo afferma-
no i Filosofi) tutte le cose create da Dio furno da lui col Numero ordinate: anzi esso Nu-
mero fu il principale essemplare nella mente di esso fattore. Onde è necessario che tutte le
cose, le quali sono separatamente, ouero insieme, siano dal numero comprese, & al numero sottoposte: impe-
roche tanto è egli necessario; che se fusse tolto via, prima si distruggerebbe il tutto, & dipoi si leuarebbe al-
l'huomo (come vuol Platone) la prudenza, & il sapere: conciosiache di niuna cosa, che egli hauesse nell'in-
telletto, ouero nella memoria, potrebbe rendere ragione; & le arti si perderebbeno, ne più faria bisogno di
parlare o scriuere alcuna cosa della Musica; percioche del tutto la ragione di essa si anullarebbe, non hauen-
do ella maggior fermezza, che quella de i numeri. Il Numero acuisse l'ingegno, conferma la memoria, in-
drizza l'intelletto alle speculationi, & conserua nel propio essere tutte le cose. Che più? Iddio benedetto lo
donò all'huomo, come istrumento necessario ad ogni sua ragione & discorso. Nelle Sacre lettere vn'infinito
numero di secreti mirabilissimi & diuini col mezo de i numeri si uengono a discoprire, della cognitione & in-
telligenza de i quali (come piace ad Agostino) senza l'aiuto de numeri noi certamente saremmo priui. Il
Saluator nostro, come si uede nell'Euangelio in molti luoghi, gli osseruò, & le ceremonie della Legge scritta,
tutte per numero si comprendeno. Di modo che, come dice ancora Agostino, nella Scrittura in più luoghi si
page 22ritrouano li Numeri, & la Musica esser posti honoreuolmente. Onde non è da marauigliarsi, se i Pithagorici
istimauano, che nelli numeri fusse vn non so che di diuino. Si che per quello che detto habbiamo, et per quel-
lo che dir si potrebbe discorrendo cō l'intelletto, il numero è sommamente necessario. Et bēche molti l'habbiano
diffinito; nōdimeno Euclide Megarēse, parmi che ottimamēte l'habbia descritto dicēdo; il Numero essere mol
titudine composta di più vnità. La quale vnità ben che nō sia numero, tuttauia è del numero principio, & da
essa ogni cosa, o semplice, o composta, o corporale, o spirituale che sia, vien detta Vna: Percioche si come non
si può dire cosa alcuna bianca se non per la bianchezza, cosi non si può dire alcuna cosa vna se non per la vni-
tà; la quale è talmente contenuta dalla cosa che è, che tanto quella si conserua nell'esser propio, quanto con-
tiene in se la Vnità: Et all'opposito, quando resta di essere vna, allora manca del suo essere. Et in ciò la Vni-
ta è niente differente dal Punto, che è vn minimo indiuisibile nella linea: conciosia che si come quando è
mosso (secondo che vogliono alcuni) egli fa la linea, & non per questo è detto Quanto, ma si bene di essa
Quantità principio; cosi non è la Vnita numero, ancora che di esso sia principio. Et si come il fine non è, ne
si può dire, se non rispetto del principio, cosi il principio non può essere, se non hà relatione al fine. Et perciò
è da notare, che non vien detto principio, se non per ragione del fine; ne fine se non per rispetto del principio:
di modo che dal principio al fine non si potendo venire, se non per il mezo; sarà necessario, che ogni cosa ac-
cioche sta intera & tutta, contenga in se principio, mezo, & fine; i quali tutti sono contenuti nel numero
Ternario, detto dal Filosofo per tal ragione Perfetto. Onde mancando l'Vnità del mezo & del fine, non si
può dire, che sia numero, ma principio solamente di quei numeri, che sono con ordine naturale disposti, per-
cioche la natural dispositione de numeri è tale. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. ordine che si può continuare in
infinito, aggiungendoui la vnità. la quale, percioche da essa hà principio ogni quantità, sia cōtinua, ò di-
screta, si chiama Genitrice, cioè principio, origine, & misura commune d'ogni numero: conciosia che cia-
scun numero contenga in se più volte la vnità; si come per essempio, il Binario, che segue immediatamente
dopò essa, non vien formato se non per la congiuntione di due vnità, dalle quali ne risulta esse Binario primo
numero & pari; & a questo aggiunta poi la vnità, si forma il Ternario primo numero impare; dal qua-
le con la vnità appresso si fa il Quaternario, detto Numero parimente pari; & da questo & dalla vnità è
produtto il Quinario, detto Numero incomposto, & cosi gli altri di diuerse specie, procedendo in infinito.

Delle varie specie de NumeriCap. 13.

LVNGO sarebbe, & fuori di proposito, il voler raccontare di vna in vna le varie sorti
de numeri, & volerne di ciascuna dire quello, che ella sia: ma perche dal Musico ne sono
cōsiderate alcune specie, dirò solamēte di quelle, che fanno al proposito nostro, lassando da
parte le altre, come inutili a questa scienza. Diremo adunque le specie de numeri, le qua-
li fa dibisogno sapere per l'intelligenza di questo Trattato, & al Musico appartinenti
esser diece, cioe numeri Pari, Impari, Parimente pari, Primi & incomposti, Composti, Contrase primi
Tra loro composti, o Communicanti, Quadrati, Cubi, & Perfetti, de i quali li Pari sono quelli, che si posso-
no diuidere in due parti equali; come 2. 4. 6. 8. 10. & altri simili: Ma gli Impari sono quelli, che non
possono esser diuisi in due parti equali, anzi di necessità l'vna parte supera l'altra per la vnità; & sono que-
sti 3. 5. 7. 9. 11. & gli altri. Li Parimente pari sono quelli, che hanno le parti, che si possono diuidere in
due parti equali, fino à tanto che si peruenga alla vnità; dalla quale incominciorno ad hauere il loro essere,
continuando in doppia proportione in infinito; come 2. 4. 8. 16. 32. 64. & gli altri. Li numeri Primi &
incomposti sono quelli, i quali non possono esser numerati o diuisi da altro numero, che dall'vnità; come
2. 3. 5. 7. 11. 13. 17. 19. & altri simili: Ma li Composti sono quelli, che da altri numerisono numera-
ti & diuisi; & sono 4. 6. 8. 9. 10. 12. & gli altri procedendo in infinito. Li Contrase primi sono quelli,
che non possono essere misurati o diuisi se non dall'vnità, misura commune d'ogni numero; come 9. & 10.
che sono numeri composti, ma insieme comparati si dicono Contra se primi: perche non hanno altra misura
commune tra loro, che li misuri o diuida, che la vnità. Et questi si trouano di tre sorti: percioche ouer sono
l'vno & l'altro composti; come li gia mostrati: ouero l'vno & l'altro primi; come 13. & 17. ouero l'v-
no composto & l'altro primo; come 12. & 19. Tra lor composti, o Communicanti si chiamano quelli, che
sono misurati, o diuisi da altro numero, che dalla vnità; & niun di loro è all'altro primo; & si ritrouano
di tre sorti: ouer che sono tutti pari; come 4. & 6. ouer che sono tutti impari; come 9. & 15. ouer che so-
page 23no pari & impari; come 6. & 9. Quadrati sono quelli, che nascono dalla moltiplicatione di vno minor nu-
mero in se stesso moltiplicato; come 4. 9. & 16. i quali nascono dal 2. 3. & 4. che sono Radici quadrate
di tali numeri: Ma li Cubi sono quelli, che nascono dalla moltiplicatione di qualunque numero in se stesso, &
dal produtto ancora per tal numero moltiplicato; come 8. 27. 64. & simili; i quali nascono per la molti-
plicatione del 2. 3. & 4. in se, che Radici Cube di tali numeri si chiamano; & li produtti ancora moltipli-
cati per essi: come saria moltiplicando il 2. in se, produce 4. il quale moltiplicato col 2. ancora, ne nasce 8.
detto Numero Cubo, del quale il 2. è la radice. Ma li numeri Perfetti sono quelli, che sono integrati dalle lo-
ro parti, & sono numeri Pari, & composti, terminati sempre nel 6. ouero nell'8; come 6. 28. 496.
& gli altri: conciosia che tolte le parti loro, & insieme aggiunte, rendono di punto il suo tutto. Come quel-
le del Senario, che sono 1. 2. & 3. le quali interamente lo diuidono: l'vnità prima in sei parti, il binario
dipoi in tre, & il ternario in due parti; le qual parti sommate insieme rendono interamente esso Senario.
Questo sono adunque le specie de i numeri al Musico necessarie: imperoche la cognitione loro serue nella Mu
sica alla inuestigatione delle passioni del propio soggetto, il quale è il Numero harmonico, ouer sonoro, con-
tenuto nel primo numero perfetto, il quale è il Senario, si come vederemo: Nel quale numero sono contenute
tutte le forme delle semplici consonanze, possibili da ritrouarsi, atte a produr le harmonie & le melodie: Im-
peroche la Diapason; la quale nasce dalla proportione Dupla, vera forma di tal consonanza; è contenuta tra
questi termini 2 & 1. Et tal proportione il Musico piglia per il tutto diuisibile in molte parti. Dipoi la Dia-
pente è contenuta tra questi termini 3. & 2. nella Sesquialtera proportione: La Diatessaron tra 4. & 3.
continenti la Sesquiterza proportione. Et queste sono le due parti maggiori, che nascono dalla diuisione della
Dupla, ouero della Diapason. Il Ditono poi è contenuto tra 5. & 4. nella Sesquiquarta proportione; & il
Semiditono nella Sesquiquinta tra 6. & 5. Et queste due parti nascono dalla diuisione della Sesquialtera,
ouero della Diapente. Et perche tutte queste sono parti della Diapason, ouero della Dupla, & nascono per
la diuisione harmonica; però io le chiamo semplici & elementali: conciosia che ogni consonanza, ouero in-
teruallo quantunque minimo, che sia minore della Diapason, nasce non per aggiuntione di molti interualli po-
sti insieme: ma si bene per la diuisione di essa Diapason: & le altre che sono maggiori, si compongono di
essa & di vna delle nominate parti; ouero di molte Diapason insieme aggiunte; ouero di due parti, come le
loro denominationi ce lo manifestano: Imperoche della Diapason & della Diapente poste insieme, si compo-
ne la Diapason diapente, contenuta dalla proportione Tripla, tra 3 & 1. La Disdiapason composta di due
Diapason, è contenuta dalla proportione Quadrupla tra 4. & 1. L'Essachordo maggiore & anco il mino-
re, nascono dalla congiuntione della Diatessaron col Ditono, o Semiditono: ma lassando hora di dire più di
queste & delle altre, vn'altra fiata più diffusamente ne ragionaremo. Dalle cose adunque che habbiamo det-
to, potemo comprendere, per qual cagione il gran Profeta Mose, nel descriuere la grande & marauigliosa
fabrica del mondo, eleggesse il numero Senario; non hauendo Iddio nelle sue operationi mai hauuto dibisogno
di tempo: percioche, come colui, che d'ogni scienza era perfetto maestro, conoscendo per opera del Spirito di-
uino l'harmonia, che in tal numero era rinchiusa; & che dalle cose visibili & apparenti conoscemo le inui-
sibili d'Iddio, la sua onnipotenza, & la diuinità sua; volse col mezo di tal numero in vn tratto esprimere
& insieme mostrare la perfettione dell'opera, & in essa la rinchiusa harmonia, conseruatrice dell'esser suo,
senza la quale a patto alcuno non durarebbe: ma del tutto, o si annullarebbe, oueramente ritornando le co-
se nel loro primo essere (se lecito è cosi dire) di nuouo si vederebbe la confusione dell'antico Chaos. Volse adun-
que il Santo Profeta manifestare il magisterio & l'opera perfetta del Signore fatta senza tempo alcuno col
mezo del Senario, dal qual numero quante cose si della natura, come ancora dell'arte siano comprese, da
quello che segue lo potremo conoscere.

Che dal numero Senario si comprendeno molte cose della natura
& dell'arte.Cap. 14.

INCOMINCIANDO adunque dalle cose superiori naturali, noi la su nel Zodia-
co di dodeci segni sempre ne veggiamo sei alzati sopra lo nostro Hemispherio, rimanendo
gli altri sei nell'altro di sotto a noi ascosi. Sono ancora sei errori de i sei Pianeti discorrenti
per la larghezza di esso Zodiaco, che scorreno hora di quà, & hora di là dalla Eclittica;
come Saturno, Gioue, Marte, Venere, Mercurio, & la luna. Sei li circoli posti nel cie-
page 24lo; come Artico, Antartico, due Tropici; cioè quello del Cancro, & quello del Capricorno, l'Equinottiale,
& l'Eclittica. Et di quà giù sono sei sostantiali qualità de gli Elementi, Acuità, Rarità, & Moto: & li
loro oppositi, Ottusità, Densità, & Quiete. Sei gli ufficij naturali, senza li quali cosa alcuna non hà l'esse-
re; come Grandezza, Colore, Figura, Interuallo, Stato, & Moto. Sei specie ancora delli moti, Genera-
tione, Corruttione, Accrescimento, Diminutione, Alteratione, & Mutatione di luogo. Et sei, secondo
Platone, le differenze delli Siti, ouero positioni; Sù, Giù, Auanti, Indietro, Destro, & Sinistro. Sei li-
nee conchiudono la Piramide triangolare; & sei superficie la figura Quadrata solida. Sei triangoli equilateri
maggiori contiene la figura circolare, dinotandoci la sua perfettione: & sei volte la circonferenza di qualun
que circolo è misurata per il dritto da quella misura, che si misura dal centro alla circonferenza istessa; &
de qui nasce, che molti chiamano Sesto quello istrumento geometrico, che da molti altri è addimandato Com
passo. Sei gli gradi dell'huomo Essentia, Vita, Moto, Senso, Memoria, & Intelletto. Sei le sue età, Infan-
tia, Pueritia, Adolescentia, Giouenezza, Vecchiezza, & Decrepità; Et sei l'Etadi del mondo, le quali,
secondo alcuni, corrispondeno al Senario; dal qual numero Lattantio Firmiano prese l'occasione del suo erro-
re dicendo, che il mondo non hauea a durare più de sei milla anni, ponendo che vn giorno del Signore siano
mille anni, adducendo per testimonianza quello, che dice il Salmo, Mille anni auanti gli occhi tuoi sono co-
me il giorno passato. Et per non commemorare tutto quello, che si potrebbe, per non andare in lungo; dirò so-
lamente, che sei sono appresso li Filosofi quelli, che chiamano Trascendenti; come l'Ente, l'Vno, il Vero, il
Buono, Alcuna cosa, ouero Qualche cosa, & la Cosa: & sei appresso i Logici li Modi delle propositioni; cioè
Vero, Falso, Possibile, Impossibile, Necessario, & Contingente. Per la perfettione di tal numero, volse il
grande Orfeo (come narra Platone) che gli Hinni si hauessero a terminare nella Sesta generatione: concio-
sia che si pensò, che delle cose create non si potesse cantare più oltra; essendo in tal numero terminata ogni
perfettione. Onde li Poeti ancora volsero, che il Verso del Poema Heroico; come quello, che più d'ogn'altro
giudicorno perfetto; terminasse nel sesto piede. Non è adunque marauiglia, se da alcuni vien detto Segna-
colo del mondo; poi che si come esso mondo non hà di superfluo cosa alcuna, ne gli mancano le cose necessarie;
cosi questo numero hà hauuto tal temperamento, che ne per progressione si estende, ne per contratta dimi-
nutione si rimette: ma tenendo vna certa mediocrità, non è superfluo, ne è per sua natura diminuito: per la
qual cosa egli hà ottenuto il nome non solo di Perfetto; ma di Imitatore della virtù. Questo è detto numero
Analogo, cioè proportionato, dalla sua reintegratione per le sue parti, nel modo, che di sopra hò mostrato:
percioche quelle generano tal numero, che è simile al suo genitore. Oltra di questo è detto numero Circolare:
conciosia che moltiplicato in se stesso, il produtto da tale moltiplicatione, è terminato nel Senario; & que-
sto ancora per esso Senario moltiplicato (se bene si procedesse in infinito) il produtto è terminato in esso.
Tutto questo hò voluto dire, per dimostrare, che hauendo la Natura mirabilmente rinchiuso molte cose nel
numero Senario, hà voluto ancora co l'istesso numero abbracciarne la maggior parte di quelle, che si ritro-
uano nella Musica: conciosia che primieramente (come si vederà altre volte) Sei sono le specie delle uoci
musicali, tra le quali è contenuto ogni concento musicale, cioè Vnisone, Equisone, Consone, Emmele,
Dissone, & Ecmele. Sono dipoi sei quelle, che i Prattici addimadano consonanze, cioè cinque semplici & ele
mentali, che sono, come di sopra hò mostrato, la Diapason, la Diapente, la Diatessaron, il Ditono, il Se-
miditono, & vno principio di esse, il quale chiamano Vnisono: ancora che questo si nomini Consonanza
impropiamente; come altre volte vederemo. Oltra di questo si ritrouauano appresso gli antichi Musici sei
specie di harmonia poste in vso, cioè la Doria, la Frigia, la Lidia, la Mistalidia, o Lochrense, la Eolia,
& la Iastia, ouero Ionica: & appresso gli moderni sei Modi principali nella Musica detti Autentici, &
sei nō principali detti Plagali. Lungo sarebbe il uoler raccontare di vna in vna tutte quelle cose, che sono ter-
minate nel numero Senario; ma contentandoci per hora di quello, che è stato detto, verremo alle sue proprie-
tà; per esser necessarie al nostro proposito.
page 25

Delle Proprietà del numero Senario, & delle sue parti; &
come in esse si ritroua ogni consonanza mu-
sicale.Cap. 15.

ANCORACHE molte siano le proprietà del numero Senario, nondimeno per non an-
dar troppo in lungo racconterò solamente quelle, che fanno al proposito; & la prima sa-
rà, che egli è tra i numeri perfetti il primo; & contiene in se parti, che sono proportiona-
te tra loro in tal modo; che pigliandone due qual si voglino, hanno tal relatione, che ne
danno la ragione, o forma di vna delle proportioni delle musicali consonanze, o semplice,
o composta che ella sia; come si può vedere nella sottoposta figura.
NumeriSonori
oueroHarmonici.
Diapason.
Diapason con ilditono.
Diapason diapente.
Diapas diapte.
Diapas.
Disdiapasdiapente.
Disdiapason con ilDitono.
Disdiapason.
Diapente.
123456
Semidito.
Disdiapason.
Diapason.
Diaessaron.
Ditono.
.
Diapason conil ditono.
Essachordomaggiore.
Diapason.
Sono ancora le sue parti in tal modo collocate & ordinate, che le forme di ciascuna delle due maggiori
semplici consonanze, le quali da i Musici vengon chiamate Perfette; essendo contenute tra le parti del Ter-
nario, sono in due parti diuise in harmonica proportionalità, da vn mezano termine: conciosiache ritrouan-
dosi prima la Diapason nella forma, & proportione che è tra 2. & 1. senza alcuno mezo, è dipoi tra il 4.
& il 2. in due parti diuisa, cioè in due consonanze, dal Ternario; nella Diatessaron primamente, che si ri-
troua tra 4. & 3. & nella Diapente collocata tra il 3. & il 2. Questa poi si ritroua tra 6. & 4. diuisa dal
5. in due parti consonanti; cioè in vn Ditono contenuto tra 5. & 4; & in vn Semiditono contenuto tra 6.
page 26& 5. Vedesi oltra di questo l'Essachordo maggiore, contenuto in tal ordine tra questi termini 5. & 3. ilqua
le dico esser consonanza composta della Diatessaron & del Ditono: percioche è contenuto tra termini, che so
no mediati dal 4. come nella mostrata figura si può vedere. Et sono queste parti in tal modo ordinate, che
quando si pigliassero sei chorde in qual si voglia istrumento, tirate sotto la ragione de i mostrati numeri, &
si percuotessero insieme; ne i suoni, che nascerebbeno dalle predette chorde, non solo non si vdirebbe alcu-
na discrepanza; ma da essi ne vscirebbe vna tale harmonia, che l'vdito ne pigliarebbe sommo piacere: & il
contrario quando tal ordine in parte alcuna fusse mutato. Hanno oltra di ciò queste parti vna tal
propietà, che moltiplicate l'vna per l'altra in quanti modi è possibile, & posti li produtti in ordine; si troue-
rà senza dubbio alcuno tra loro harmonica relatione, comparando il maggiore al minore più propinquo. Al
qual ordine se aggiungeremo il quadrato di ciascuna parte, cioè li produtti della sua moltiplicatione, ponendoli
nel predetto ordine al suo luogo, secondo che sono collocati in naturale dispositione; non solo haueremo la ra-
gione di qualunque consonanza, atta alle harmonie & melodie; ma le ragioni delle Dissonanze ancora; o
vogliam dire forme de gli interualli Dissoni; che sono i Tuoni, & i Semituoni maggiori & minori; differen-
ze delle sopradette consonanze: percioche essi dimostrano quanto l'una supera, ouero è superata dall'altra.
Et queste differenze non pur sono vtili; ma necessarie ancora nelle modulationi, come vederemo; Il che nel-
la sottoposta figura si può vedere il tutto per ordine.
NUMERI
SONORI
1
Diapason.
2
Diapente.
3
Diatessaron.
4
Ditono.
5
Semiditono.
6
Diatessaron.
8
Tuono mag.
9
Tono mino.
10
Semiditono.
12
Ditono.
15
Semituono ma.
16
Tuono mag.
18
Tuono min.
20
Semiditono.
24
Semituo. min.
25
Semiditono.
30
Semiditono.
36
Queste sono adunque le proprietà del numero Senario, & delle sue parti, le quali è impossibile di poter ri-
trouare in altro numero, che sia di esso minore, o maggiore.
page 27

Quel che sia Consonanze semplice, e Composta; & che nel Senario si
ritrouano le forme di tutte le semplici consonanze; & onde hab-
bia origine l'Essachordo minore.Cap. 16.

BENCHE alcuni siano in dubbio, se l'Essachordo si habbia da porre nel numero delle
consonanze; per esser la sua proportione contenuta nel genere Superpartiente, il quale
(come dicono) non è atto a produrle; nondimeno per essere interuallo fin hora approuato
& riceuuto per consonante da i Musici, l'hò posto io ancora nel numero di esse. Ma per-
che ho detto, che l'Essachordo è consonanza composta; però vederemo al presente quello,
che si debba intendere per interuallo semplice, o composto. Dico adunque che Consonanza, ouer Interuallo
composto intendo io quello, del quale li minimi termini della sua proportione si troueranno in tal modo l'un
dall'altro distanti, che potranno da vno, o più mezani termini esser mediati & diuisi; di modo che di vna
proportione, due o più ne potremo hauere. Cosi all'incontro, Consonanza, o Interuallo semplice dico esser
quello, che pigliati li minimi termini della sua proportione, in tal modo saranno ordinati, che non potranno
riceuere tra essi alcun termine mezano, che diuida tal proportione in più parti: essendo che saranno sempre
l'vn dall'altro distanti per l'vnità. Onde hò detto che l'Essachordo maggiore è consonanza composta: percio-
che li minimi termini della sua proportione, che sono 5 & 3. sono capaci d'vn mezano termine, che è il 4;
come hò mostrato di sopra; & la Diapente dico esser consonanza semplice: percioche li minimi termini della
sua proportione, che sono 3 & 2, non possono riceuere alcun mezano termine tra loro, che diuida quella in
più parti: conciosia che sono distanti l'vn dall'altro per l'vnità. Bisogna però auertire, che in tre modi si può
dire, che le consonanze siano composte; come di sopra ancora fu detto; Prima quando si compongono di due
parti della Diapason, le quali insieme aggiunte, non reintegrano essa Diapason; Dipoi mentre si compongo-
no della Diapason, & di vna delle sue parti; & in vltimo quando si compongono di più Diapason. Nel pri-
mo modo si considera l'Essachordo nominato, il quale si compone della Diatessaron, & del Ditono; come si
scorge tra i minimi termini della sua proportione, che sono 5 & 3. i quali per il 4 sono mediati; come qui si
vede. 5. 4. 3. Al quale aggiungerò il minore Essachordo, che nasce dalla congiuntione della Diatessaron al
Semiditono, li cui minimi termini contenuti nel genere Superpartiente dalla proportione Supertripartiente-
quinta, possono da vn termine mezano esser mediati: Imperoche ritrouandosi tal proportione tra 8 & 5.
tai termini sono capaci di vn mezano termine harmonico, che è il 6; il quale la diuide in due proportioni mi-
nori; cioè in vna Sesquiterza, & in vna Sesquiquinta; come qui si vede 8. 6. 5. Di modo che tal consonan
za per questa ragione possiamo chiamare composta; la quale fin hora da i Musici è stata abbracciata, & po-
sta nel numero delle altre. Et benche essa tra le parti del Senario non si troui in atto, si troua nondimeno in po
tenza: conciosiache dalle parti contenute tra esso piglia la sua forma; cioè dalla Diatessaron & dal Semidi-
tono: perche di queste due consonanze si compone: la onde tra'l primo numero Cubo, il quale è 8. viene ad
hauer in atto la sua forma. Ma nel secondo modo si considera la Diapasondiapente, la qual si compone della
Diapason, aggiuntoui la Diapente: percioche i minimi termini della sua proportione, che sono 3 & 1. sono
diuisi naturalmente in vna Dupla, & in vna Sesquialtera; che sono le porportioni continenti tal consonan-
ze; come qui si vedeno. 3. 2. 1. Cosi nel terzo modo potremo porre la Disdiapason: imperoche li minimi ter-
mini della sua proportione; che sono 4 & 1. sono capaci di vn termine mezano; il quale diuide quella in due
Duple in Geometrica proportionalità; come vedemo nel 4. 2. 1. Ancorache potemo considerare tal conso-
nanza esser composta della Diapason, della Diapente, & della Diatessaron: percioche tai termini sono ca-
paci di due termini mezani, li quali la diuideno in tre parti continenti le proportioni delle nominate consonan-
ze; come si vede nel 4. 3. 2. 1. Nondimeno douemo auertire, che quantunque tali consonanze si possano con
siderare composte in tanti modi; io propiamente & veramente addimando quelle esser composte, le quali si
compongono della Diapason, & di alcuna delle sue parti, secondo l'vno de i due vltimi modi mostrati di so-
pra: Ma quelle che si considerano composte nel primo modo, tali chiamo impropiamente, & ad vn certo
modo composte: impero che per esser minori della Diapason, si vedono quasi esser semplici & elementali; il
che non intrauiene nelle altre, per la ragione che dirò altroue. Et perche è impossibile di poter ritrouare nuo-
ue consonanze, le quali siano semplici, dalle cinque mostrate in fuori, che sono la Diapason, la Diapente, la
page 28Diatessaron, il Ditono, & il Semiditono; dalle quali ogn'altra consonanza si compone; però dico & conclu
do, che nel Senario, cioè tra le sue parti, si ritroua ogni semplice musical consonanza in atto, & le composte
ancora in potenza; dalle quali nasce ogni buona & perfetta harmonia: intendendo però delle forme, o propor
tioni, & non delli suoni. Ma accioche più facilmente possiamo esser capaci di quello ch'io hò detto, verrò a ra-
gionar prima delle cose, che fanno dibisogno alla cognitione delle proportioni, & dipoi vederemo, come si
mettono in opera: imperoche senza la loro cognitione, sarebbe impossibile di potere hauer notitia alcuna del-
la Musica.

Della quantità continoua & della discreta.Cap. 17.

LE consonanze musicali nel moltiplicarle, o per dir meglio nel numerarle, ritengono quasi
quell'ordine, che si troua ne i numeri posti auanti al Denario, et cō naturale ordine colloca-
ti; oltra il quale non si vede che si aggiunga nuouo numero: ma si bene appare, che quel-
li vengano ad esser replicati: conciosia che si come dopo il Denario segue l'Vndenario, &
dopo questo il Duodenario, & similmente gli altri per ordine; Nel medesimo modo an-
cora dopo la Diapason, & la Diapente, le quali nel suo ordine naturale si pongono senza alcun mezo, tutte
l'altre consonanze si vanno replicando secondo l'ordine mostrato, quasi in infinito: percioche posta prima la
Diatessaron dopo le due nominate, immediatamente se le aggiunge il Ditono; di poi il Semiditono; & a que-
sto di nuouo si aggiunge la Diatessaron; & con tal ordine sempre si vanno replicando, & moltiplicando. Et
ancora che in tal modo si potesse procedere in infinito, quando fusse bisogno, come è manifesto; nondimeno la
Musica non riceue l'infinito: percioche di esso non si hà, ne si può hauere scienza alcuna; & l'intelletto non
è capace di esso; di modo che se gli occorre di voler sapere la ragione di alcuna cosa, si serue solo di vna deter-
minata quantità, & con tal mezo comprende, & sa il vero di ciò che ricerca. Ma cadendo necessariamente
sotto'l numero tutte le cose; & raccolgendosi (essendo vna o più) sotto questo nome di Quantità; la quale
per la sua eccellenza i Filosofi hanno giudicata pari, & insieme eterna co la Sustanza; però immediata-
mente la diuisero in due parti, cioè in Continoua, & in Discreta. La Continoua nominorno quella, le cui parti
sono congiunte ad vn termine commune; come la Linea, la Superficie, il Corpo; & oltra di queste il Tem-
po, & il Luogo; & tutte quelle cose, che si attribuiscono alla Grandezza. La Discreta dissero esser quella,
le cui parti non sono congiunte ad alcun termine commune; ma restano distinte & separate; come è il Nu-
mero, il Parlare, vna Gregge, vn Popolo, vn Monte di grano, ouer di altro, alle quali cose conuiene il no-
me di Moltitudine: conciosia che molte parti separate si compongono ne i loro estremi; come si vede nel
Numero, che incominciando dall'Vnità, sotto la quale non vi è altro numero minore, moltiplicata in infinito
senza ritrouare impedimento alcuno viene a procreare gli altri numeri. Di modo che la sua natura è molto
conforme al genere Moltiplice nelle proportioni: percioche considerata ne i numeri, è finita in qual si voglia
numero; ma si rende infinita per l'accrescimento; conciosia che si possa moltiplicare in infinito; come vede-
remo ancora nel Moltiplice, il quale è finito nelle sue specie; ancora che si possino estendere in infinito. La
Continoua poi che incomincia da vna finita quantità, riceue vna infinita diuisione, perdendo la quantità del-
la misura nel crescere delle parti, & moltiplicandole nel diminuire: percioche se vna linea lunga sedici piedi
si diuidesse in otto, & questi in quattro, & cosi sempre si diuidesse il restante in due parti; si trouerebbe quel
la infinitamente esser diminuita, & moltiplicato in infinito il numero delle parti. Tal natura serua il genere
Superparticolare nelle proportioni: percioche quanto più procede a maggiori numeri cōtinouando l'ordine na-
turale, tanto più si dimostra diminuito, per esser sempre di minor quantità la differenza de i termini, che con
tengono le sue specie; che essendo esse infinite, ciascuna specie da se si ritroua esser finita.

Del soggetto della Musica.Cap. 18.

ET perche nella quantita Discreta detta di Moltitudine stanno alcune cose per se stesse; co-
me il numero 1. 2. 3. 4. & gli altri; & alcune sono dette per relatione; come il Duplo,
il Triplo, il Quadruplo; & gli altri simili; però ogni numero, il quale stà da per se, ne
per l'esser suo hà dibisogno d'altro aggiunto, è detto Semplice; & di lui l'Arithmetica
ne hà consideratione. Quello poi, che non può esser da se, percioche all'esser suo hà dibiso-
page 29gno d'vn'altro, è detto numero Relato; & di tal numero si serue il Musico nelle sue speculationi. Cosi anco
ra nella quantità Continoua detta di Grandezza sono alcune cose di perpetua quiete; come la Terra, la Li-
nea, la Superficie, il Triangolo, il Quadrato, & ogni corpo mathematico; & altre di continouo moui-
mento, come i corpi celesti. Delle prime se ne tratta nella Geometria; delle seconde, che sono sempre girate,
ne fa professione l'Astronomia: di modo che dalla diuersità delle cose diuersamente considerate nasce la va-
rietà delle scienze, & la diuersità de i Soggetti; conciosia che si come l'Arithmetico considera principal-
mente il Numero, cosi il Numero è il Soggetto della sua scienza. Et perche i Musici, nel voler ritrouar le
ragioni d'ogni musicale interuallo, si serueno de i corpi sonori, & del Numero relato, per conoscere le distan-
ze, che si trouano tra suono & suono, & tra voce & voce; & per sapere quanto l'vna dall'altra sia dif-
ferente per il graue & per l'acuto, mettendo insieme queste due parti, cioè il Numero, & il Suono; &
facendo vn composto dicono, che il Soggetto della Musica è il Numero sonoro. Et benche Auicenna dica,
che'l suo Soggetto siano li Tuoni & li Tempi; nondimeno considerata la cosa in se, ritrouaremo tutto esser
vno; cioè rifferirsi li Tempi al Numero, & li Tuoni al Suono.

Quello che sia Numero sonoro.Cap. 19.

HAVEMO adunque da sapere, che alcuni, volendo dar notitia di questo numero, han-
no detto, che il Numero sonoro non è altro, che il numero delle parti d'un Corpo sonoro,
come sarebbe di vna chorda, la quale pigliando ragione di quantità discreta, ne fa certi
della quantità del suono da lei produtto. La qual descrittione, ancora che ad alcuno potreb
be parer buona; nondimeno, secondo il mio giudicio, mi par che sia tronca & imperfet-
ta: percioche le Voci, che sono principalmente considerate dal Musico; & non sono lontane dal Numero so-
noro, hauendo proportione tra loro; non caderebbeno sotto tal descrittione: conciosia che elle habbiano origi-
ne da i corpi animati & humani, cioè dall'huomo; & è pur ragioneuole, che tutte le cose considerate in una
scienza; ancora che da per se non si considerino; ma si bene in ordine al Soggetto, ad esso Soggetto si ridu-
chino; come è ancora ragioneuole, che la definitione si conuenga con la cosa definita. Et benche l'huomo sia
corpo, questo non basta: ma si ricerca ancora che sia sonoro. Onde bisogna che habbia tre conditioni; prima,
che sia polito; dipoi, che sia duro; vltimamente, che sia largo: le quali conditioni non sò come in esso tutte
ritrouar si possino. Ma poniamo, che l'huomo habbia tutte queste conditioni; non per questo si potrà hauer
cognitione della quantità delle voci per via dell'huomo: percioche le parti doue nascono non sono in tal modo
sottoposte al sentimento, che si possa hauer di loro alcuna determinata misura. Ma chi dicesse, che le Voci
si applicano a i suoni che nascono dalle chorde; & che per tal modo si viene ad hauer la ragione delle loro pro
portioni; & che con questo mezo istesso si vengono à ridurre sotto la detta descrittione; costui direbbe cio im
propiamente: percioche li suoni si applicano alle voci, accioche di esse si habbia vera & determinata ragio-
ne, & non per il contrario. Parmi adunque che meglio sarebbe dire, che'l Numero sonoro è Numero relato
alle voci, & a i suoni; il quale si ritroua artificiosamente in vn corpo sonoro, si come in alcuna chorda, la
qual riceuendo la ragione di alcun numero nelle sue parti, ne fa certi della quantità del suono produtto da essa,
& della quantità delle voci, riferendo, ouero applicando essi suoni ad esse voci: Et questo dico, quando tal
numero si considerasse vniuersalmente in ciascuno interuallo: Ma quando si considerasse particolarmente in
quelli interualli solamente, che sono consonanti; si potrebbe dire, che fusse la ragione delle proportioni, le qua-
li sono le forme delle consonanze, considerate primieramente nella Musica; come sono le mostrate di sopra,
contenute tra le parti del numero Senario, che si ritrouano con artificio nelle parti di vn corpo sonoro, & re-
lato al sopradetto modo. Et perche le differenze, che si trouano tra le voci & tra i suoni graui & acuti, non
si conoscono, se non co'l mezo de i corpi sonori; però considerando li Musici tal cosa, elessero vna chorda, fat-
ta di metallo, o d'altra materia, che rendesse suono; la qual fusse equale ad vn modo da ogni parte, come
quella dalla quale (essendo d'ogn'altro corpo sonoro men mutabile, & meno in ogni parte variabile) poteua-
no hauere la certezza di tutto quello, che cercauano. Essi hauendo opinione, che tanto fusse la quantità del
suono della chorda, quanto era il numero delle parti considerato in essa; conosciuta la sua lunghezza, &
quantità secondo il numero delle sue parti misurate, subito poteuano far giuditio delle distanze, che si trouano
esser tra gli suoni graui & gli acuti, o per il contrario; & conoscere la proportione di ciascuno interuallo. Et
page 30questo non fecero fuor di proposito, come dalla esperienza potemo vedere: percioche se noi tiraremo vna chor
da di qual si voglia lunghezza sopra vna superficie piana; & la diuideremo con la ragione in due parti equa
li; fatta la comparatione del tutto di essa ad vna parte, conosceremo manifestamente, li suoni produtti da
queste (hauendole insieme percosse) esser l'vno dall'altro distanti per vna Diapason, in Dupla proportione;
come nella Seconda parte vederemo. Onde in cotal modo diuisa ancora in più parti, & comparato il tutto a
due, tre, quattro, o più di esse, potremo sempre conoscer variate distanze, & vdire variati suoni, nati da
quelle, secondo la diuersità delle parti al suo tutto; & potremo insiememente conoscere, il Tutto esser cagio-
ne del suono graue, & le parti, quanto più saranno minori, esser cagione de i suoni acuti. Con questo mezo,
& per tal via adunque, come più sicura, secondo'l conseglio di Tolomeo, aggiunta la ragione al senso, li Mu
sici vanno primieramente inuestigando le ragioni delle consonanze, & poi di ciascun'altro Interuallo, &
ogni differenza, che si troua tra li suoni graui & acuti; & hauendo rispetto alle Voci, & a i Suoni, che so-
no la materia di ciascuno interuallo musicale; & alli numeri & proportioni, le quali (come altre volte hò
detto) sono la loro forma, aggiungendo queste due cose insieme dissero, il Numero sonoro essere il vero Sog-
getto della Musica, & nō il Corpo sonoro: percioche se bene tutti atti alla produttione de i suoni,
non sono però atti alla generatione della Consonanza; se non quando tra loro sono proportionati, & contenuti
sotto alcuna terminata forma; cioè sotto la ragione de i Numeri harmonici.

Per qual cagione la Musica sia detta subalternata all'Arithmetica, & me
zana tra la mathematica, & la naturale.Cap. 20.

MA perche la scienza della Musica piglia (come hauemo potuto vedere) dall'Arithme-
tica i Numeri, & dalla Geometria le Quantità misurabili, cioè li Corpi sonori; però per
tal modo si fa alle due nominate Scienze soggetta, & si chiama scienza subalternata.
Onde è da sapere, che di due sorti sono le scienze: percioche sono alcune dette Principali,
o Subalternanti, & alcune Non principali, o Subalternate. Le prime sono quelle, le quali
dependeno da i principij conosciuti per lume naturale & cognitione sensitiua; come l'Arithmetica & la Geo
metria; le quali hanno alcuni principij conosciuti per la cognitione d'alcuni termini acquistati per via de i sen
si; come dire, che la Linea sia lunghezza senza larghezza; che è vn principio propio della Geometria: &
che il Numero sia moltitudine composta di più vnità; & è propio principio dell'Arithmetica; oltra li prin-
cipij communi, che sono quelli, che dicono; Il tutto esser maggior della parte; La parte esser minore del suo
tutto, & molti altri, de i quali l'Arithmetico, & il Geometra cauano le sue conclusioni. Le seconde poi so-
no quelle, che oltra li propij principij acquistati per il mezo de i sensi, ne hanno alcuni altri, che procedono da
i principij conosciuti nell'vna delle scienze superiori & principali; & sono dette Subalternate alle prime; co-
me la Prospettiua alla Geometria: conciosia che oltra li proprij principij ne ha alcuni altri, che sono noti &
approuati nella scienza a lei superiore, che è la Geometria. Et è di tal natura la non principale & subalter-
nata; che piglia dalla principale l'istesso soggetto: ma per sua differenza vi aggiunge l'accidente: percioche
se fusse altramente, non vi sarebbe tra l'vna & l'altra alcuna differenza di soggetto; come si vede della
Prospettiua, che piglia per soggetto la Linea per se; della quale si serue anche la Geometria, & vi aggiun
ge per l'accidente la Visualità; & cosi la Linea visuale viene ad esser il suo soggetto. Il medesimo intrauie-
ne ancora nella Musica, che hauendo con l'Arithmetica per commune soggetto il Numero, aggiungendo a
questo per sua differenza la Sonorità, si fa ad essa Arithmetica subalternata, tenendo il Numero sonoro
per suo soggetto. Ne solamente ha la Musica li suoi propij principij: ma ne piglia ancora de gli altri dall'A-
rithmetica, per li mezi delle sue demostrationi: percioche per essi hauemo poi la vera cognitione della scien-
za. E ben vero, che tai principij & mezi non sono tutte le conclusioni, che nell'Arithmetica si ritrouano:
ma solamente vna parte di esse, le quali al Musico fanno dibisogno; & sono di Relatione, cioè delle propor-
tioni; & questo per mostrare le passioni de i Numeri sonori, il che fa ancora al nostro proposito. Onde an-
cor noi pigliaremo quelle conclusioni solamente, che ci faranno dibisogno, & le applicaremo al Suono, oue-
ro alla Voce, che dal Naturale (come dimostra il Filosofo) sono considerate: & hauerò ardimento di dire,
che la Musica nō solo alla Mathematica, ma alla Naturale ancora sia subalternata; non in quanto alla par-
te de i Numeri: ma si bene in quanto alla parte del Suono, che è naturale; dalquale nasce ogni modulatione,
page 31ogni consonanza, ogni harmonia, & ogni melodia: la qual cosa è confermata anche da Auicenna dicendo;
che la Musica hà li suoi principij dalla scienza naturale, & da quella de i numeri. Et si come nelle cose na-
turali, niuna cosa è perfetta, mentre che è in potenza: ma solamente quando è ridutta in atto; cosi la Musica
non può esser perfetta, se non quando co'l mezo de i naturali, o artificiali istrumenti si farà vdire: la qual
cosa non si potrà fare co'l Numero solo, ne con le Voci sole: ma accompagnando & queste & quello insieme;
massimamente essendo il Numero inseparabile dalla consonanza. Per questo adunque sarà manifesto, che la
Musica non si potrà dire ne semplicemente mathematica, ne semplicemente naturale; ma si bene parte na-
turale, & parte mathematica, & conseguentemente mezana tra l'una & l'altra. Ma perche dalla scien-
za naturale il Musico hà la ragione della materia della Consonanza, che sono i Suoni & le Voci, & dalla
Mathematica hà la ragione della sua forma; cioè della sua proportione; però douendosi denominare tutte le
cose dalla cosa più nobile, più ragioneuolmente diciamo la Musica essere scienza mathematica, che natura-
le: conciosia che la forma sia più nobile della materia.

Quel che sia Proportione, & della sua diuisione.Cap. 21.

LI Suoni & le Voci adunque tra loro proportionati, li quali senza alcun dubbio hanno
l'esser da cose naturali, generano & in atto fanno vdire la Consonanza, gouernatrice
d'ogni modulatione, per il cui mezo si peruiene all'vso delle Melodie, nel quale consiste
tutta la perfettione della Musica. E ben vero, che alla sua generatione concorrono (co-
me altre volte vederemo) due suoni dissimili, i quali secondo la forma & la ragione de
gli harmonici numeri, proportionatamente siano distanti l'vn dall'altro per il graue, & per l'acuto. Ma si hà
da sapere, che tutte quelle cose, dalle quali può nascer suono; come sono Chorde, Nerui, Aere respirato, &
altre cose simili, il Musico chiama Distanza; & la Forma, o Ragione de i Numeri, che si caua dalla misu-
ra delle chorde sonore, chiama Proportione. Ma la Proportione immediatamente si diuide in due parti, cioè
in Commune, & in Propia. La prima è la comparatione di due cose insieme, fatta in vn medesimo attribu-
to, ouer predicato vniuoco; come comparando Gioseffo & Francesco in bianchezza, ouero in altra qualità,
nella quale si conuenghino. La seconda (come vuole Euclide) è quella certa habitudine, o conuenienza, che
hanno due finite quantità di vn medesimo genere propinquo, siano equali, ouero inequali tra loro. Et si è det-
to di un medesimo genere propinquo: percioche non si può dir con ragione, vna Linea esser maggiore, o mi-
nore, ouero equale ad vna Superficie, ne ad vn Corpo; ne il Tempo esser maggiore, o minore, ouero equale
ad vn Luogo: ma si bene vna Linea esser maggiore, o minore, ouero equale ad vn'altra; & cosi vn Corpo
ad vn'altro corpo; & altri simili: Percioche (come ne insegna il Filosofo) la cōparatione si debbe far solamē-
te nelle cose, che hanno vna sola significatione, & che sono di vno istesso genere, propinquo; & non in quel-
le, che hanno più significati, & sono di generi diuersi, ouero assolutamente di vn sol genere remoto. Ne si
ritroua solamente la Proportione nelle sopradette quantità: ma nelli pesi, nelle Misure, & (come vuol Pla-
tone nelle Potenze, & nelli Suoni, come vederemo; la qual proportione, mai si ritroua in alcuna cosa, se non
in quanto l'vna è equale, o maggiore, o minore dell'altra: conciosia che il propio della Quantità è l'esser det-
ta Equale, ouer Inequale. Et si ritroua tal proportione primieramēte nella Quantità, & successiuamente di-
poi nell'altre cose nominate. Lascierò hora di parlare della Commune: percioche non fa punto al nostro pro-
posito, & di nuouo diuiderò la Propia nella Rationale, & nella Irrationale; & dirò la Rationale esser quel
la, che da numeri, i quali contengono, o sono contenuti piglia la sua denominatione; come dal 2. che essendo
comparato alla Vnità, nella ragione del contenere, è denominata la Dupla proportione: Onde simili quanti-
tà sono dette commensurabili, & communicanti: percioche l'vna, & l'altra sempre da vna commune mi-
sura può esser misurata. La irrationale poi è quella, che per niun numero rationale si può denominare; come
quella del Diametro & del Lato del Quadrato: imperoche non si può dare alcuna misura commune, che sia
certa, & che misuri interamente l'vno & l'altro; & perciò sono dette Quantità incomensurabili. Douemo
però auertire, che ogni proportione, che si ritroua ne i numeri, che sono quantità discreta, si ritroua anco nel-
la continoua: essendo che tutti li numeri sono commensurabili & communicanti: perche almeno sono nume-
rati dall'Vnità; il che non auiene nella continoua, nella quale si ritrouano infinite ragioni, che nella discreta
non si ritrouano; & questo perche ciascuna proportione, la qual si ritroua in vn genere di quantità cōtinoua,
page 32
Lato.
Diametro.
si troua anco in vn'altro; la onde si come due rette
linee l'vna con l'altra si conuengono; cosi ancora si
cōuengono due Superficie, due Corpi, due Tempi, due
Luoghi, due Suoni, & altre simili: ma non intrauie-
ne il medesimo ne i Numeri, o Quantità discreta. Do
ue è manifesto, che le proportioni nella cōtinoua sono
di maggiore astrattione, che quelle, le quali nella di-
screta si ritrouano: conciosia che ogni proportione
Arithmetica è rationale; ma le Geometriche sono ra
tionali, & irrationali. Ma perche le Irrationali non
fanno al nostro proposito, le lassero da parte, & pi-
gliarò le Rationali, che si diuidono medesimamente
nella proportione di equalità, & in quella di inequa-
lità. Dico adunque che la proportione di Equalità è
quella, la qual si troua tra due quantità, che sono tra
loro equali; come 1. ad 1: 2. a 2: 3. a 3. & seguen-
temente gli altri; o due suoni, o due linee, o due superficie, o due corpi tra loro equali; la qual veramente nō
fa al nostro proposito, essendo naturalmente indiuisibile: percioche nelli suoi estremi non si ritroua differen-
za alcuna; & non si può dire, che l'una quantità sia maggior dell'altra; & questo auiene perche la Equa-
lità, o simiglianza appresso del Musico non partorisce alcuna consonanza. La proportione d'Inequalità poi,
che è quella, della quale io intendo ragionare, è quādo due quantità l'vna maggior dell'altra, sono poste in com
paratione, di modo che l'vna contenga, o sia contenuta dall'altra; come il Binario comparato all'Vnità, o
per il contrario. Et questa medesimamente si diuide in due parti, cioè in quella di Maggiore inequalità, &
in quella di Minore: percioche quando si compara il maggior numero al minore, se'l maggiore contiene esso
minore semplicemente, senza hauerne altra consideratione, allora nasce quella di maggiore inequalità: ma
comparando il minore al maggiore, se'l minore, senza hauer altro riguardo, è contenuto dal maggiore, al-
lora nasce quella di minore inequalità.

In quanti modi si compara l'vna Quantità all'altra.Cap. 22.

IL contenere l'vn l'altro, & l'esser contenuto non sempre si piglia semplicemente, ma si
bene in altro modo. Onde considerata tal comparatione più minutamente, da ci ascuno di
essi generi ne nascono altri cinque: percioche il maggior numero si può comparare al mi-
nore in cinque modi & non più; & cosi per il contrario, il minore al maggiore: concio-
sia che nella proportione di maggiore inequalità, il maggior numero contiene in se il mi-
nore più d'una volta interamente: ouero vna volta solamente, & di più vna parte di esso minore, detta par-
te Aliquota; ouero cōtiene il minore vna sola volta, et di più vna parte di esso, chiamata parte Non aliquota.
Contiene anco il maggior numero il minore più d'vna volta, & di più vna parte di esso aliquota, oueramen-
te lo cōtiene più volte, & di più vna parte non aliquota. Dal primo modo hà origine quel genere di proportio-
ne, che si dice Moltiplice; dal secondo quello che si chiama Superparticolare; & dal terzo quello che è nomi
nato Superpartiente. Et sono detti generi semplici: percioche dal quarto modo se ne genera vn'altro detto Mol-
tiplice superparticolare; & dal quinto et vltimo nasce quello, che si addimanda Moltiplice superpartiente; i
quali generi dal primo, & da gli altri due seguenti si compongono; come dal nome di ciascuno da per se si cō-
prende; & sono detti Composti. Nella proportione di Minore inequalità poi, il minor numero simigliantemen-
te è cōtenuto dal maggiore in cinque modi, et non più; & cosi si hanno cinque altri generi, chiamati di minore
inequalita; & sono denominati da i propij nomi delli sopradetti, aggiuntoui solamente per lor differenza que
sta particella Sub, che significa Sotto, & sono nominati Submoltiplice, Subsuperparticolare, Subsuperpartien
te, Submultiplice superparticolare, & Submoltiplicesuperpartiente; de i quali i tre primi si chiamano mede-
simamente semplici: ma gli altri due sono detti composti. Et non essendo questi cinque vltimi generi atti alla
generatione delle consonanze musicali, come nella seconda parte vederemo, però non ne ragionerò altramen-
te più di essi.
page 33

Quel che sia parte aliquota, & non aliquota.Cap. 23.

DOVEMO auertire, che li Mathematici nominano Parte aliquota quella quantità, la
qual presa quante volte si può in qualunque quantità maggiore, rende di punto l'intero del
suo tutto: Onde il Binario è detto parte aliquota del Senario; imperoche preso tre volte
rende di punto il suo tutto, che è il 6. Questa dal Campano è detta parte Moltiplicatiua;
perche interamente numera & misura il suo Tutto. La Parte nō aliquota poi dimandano
quella, che tolta quante volte si puo, non rende di punto il suo tutto; ma si bene rende più o meno; Si come il
Binario è detto parte non aliquota del 5. percioche preso due volte, rende 4; & preso tre volte, rende 6:
Onde tal parte dal medesimo Campano è nominata Aggregatiua: conciosia che aggiunta ad vn'altra quan
tità rende il suo tutto; si come aggiunto il 4 con l'vnità rende il 5. Et questa non propiamente, ma si bene
impropiamente, è chiamata parte.

Della produttione del genere Moltiplice.Cap. 24.

ANCORA che i detti cinque vltimi generi delle proportioni di maggiore inequalità (co-
me habbiamo veduto di sopra) siano finiti; non è però da pensare, che le loro specie sia-
no finite: percioche a guisa de i numeri ( il naturale ordine loro) infini-
tamente si possono accrescere. Et quantunque tali specie possino essere infinite; nondime-
no la Musica si contenta di vna particella, che sia finita, & più vicina alla semplicità;
& non riceue l'infinito: conciosia che quantunque cosa, che è più lontana dalla sua origine, è men pura, &
men semplice; & dal senso è men compresa, & meno intesa dall'intelletto; si come auiene il contrario quan
do è più vicina; che allora non solamente la comprende il senso; ma ancora l'intelletto l'apprende. Onde si
vede ne i numeri, che quanto più sono lontani dall'Vnità, la quale è semplice; tanto sono men semplici, &
men puri, & meno dal senso cōpresi, & meno intesi dall'intelletto: Ma per il contrario, quanto più sono vici
ni, tanto più semplici si ritrouano; & a i sentimenti, & all'intelletto sono più noti: percioche participano di
tal semplicità. Il medesimo intrauiene de gli estremi suoni, o voci di qualunque consonanza, che quanto più
sono l'vno all'altro vicini, & vniti; tanto più sono intelligibili: ma se auiene che nell'acuto, ouer nel graue
troppo si estendano; il senso l'abhorisce; ne può hauer cosi presta cognitione di essa: conciosia che ne dalli na-
turali, ne da gli artificiali istrumenti tanta distanza, se non difficilmente è compresa. Et quantunque verso
l'acuto, & verso il graue molto si potessero estendere; nondimeno non potrebbeno proceder più oltra; se non
tanto quanto dalla natura & dall'arte fusse permesso. Ma perche tutti gli harmonici suoni, li quali sono
rationali; cioè hanno tra loro determinato & rationale interuallo, o proportione; necessariamente sono sotto-
posti alla ragione del numero: percioche i loro estremi comparati l'vno all'altro necessariamente cadeno sot-
to la ragione di vna delle specie de i nominati generi; però hauendo fin qui ragionato intorno ad essi, verrò
hora a ragionare del modo, che si generano le loro specie. Onde incominciando dal primo, il quale è più sem-
plice d'ogn'altro, detto Moltiplice; potremo hauer cognitione di tutte le sue specie, co'l dispor prima il natura
le ordine de i Numeri, incominciando dall'Vnità, & procedendo in infinito, se fusse bisogno; & dipoi far la
comparatione del Binario, Ternario, Quaternario, & de gli altri numeri per ordine ad essa Vnità; & cosi
facendo ritrouaremo in ciascuna relatione varie specie di proportioni: conciosia che comparando'l Binario al-
l'vnità, tal proportione si chiamerà Dupla, per il suo Denominatore; che è il 2. Dipoi comparando il Terna-
rio, nascerà vna proportione, che si nominerà Tripla, medesimamente dal suo Denominatore, che è il 3. &
cosi seguendo per ordine: di modo che facendo sempre la comparatione di ciascun numero alla vnità, hauere-
mo in tal modo le specie del primo genere detto Moltiplice; come sono le sottoposte.
page 34
1
2 Dupla.
3 Tripla.
4 Quadrup.
5 Quintupl.
6 Sestupla.
7 Settupla.
8 Ottupla.
9 Nonupla.
10 Decupla.

Quel che sia Denominatore, & in qual modo si troui; & come di
due proposte proportioni si possa conoscere la mag-
giore, o la minore.Cap. 25.

DOVEMO auertire, che Denominatore (come vuole Euclide) si chiama quel nume-
ro, secondo'l quale si piglia la parte nel suo tutto; & è propiamente detto da alcuni Par-
te aliquota; & da altri Quotiente: percioche denota quante volte il maggior termine
della proportione contenga il minore; & è quello, che è produtto dalla diuisione del mag-
gior termine, fatta per il minore di qualunque proposta proportione di qual si voglia ge-
nere; si come per essempio, diuidendo il maggior termine della Dupla, che si ritroua esser la prima nel ge-
nere Moltiplice, il quale è 2. per l'Vnità, che è il minore; ne verrà 2. il quale dico essere il Denominatore
di tal proportione: perche il Binario contiene due volte essa vnità, & questa diuide quello interamente in
due parti. Medesimamente diremo il 3. esser denominatore della Tripla; & il 4. denominatore della Qua-
drupla: conciosia che'l 3. contien tre volte l'vnità, & il 4. quattro fiate; & cosi di tutti gli altri seguen-
temente. Et tali denominationi si chiamano Semplici: perche sono denominate da numeri semplici; che so-
no 2. 3. 4. & da altri simili. Ma se nel genere Superparticolare diuideremo li termini della Sesquialte-
ra al modo detto; cioè il maggiore per il minore; ne verra 1. 1/2; il quale dico esser denominatore della
Sesquialtera: conciosia che'l 3. suo termine maggiore contiene il 2. termine minore vna volta, con vna
meza parte; la quale secondo il costume de mathematici si descriue in tal modo 1/2; & tal denomina-
tione si nomina Composta: perche si compone della vnità, & di vna sua parte. E ben vero che le parti
che nascono in tal modo, tallora, si chiamano Aliquote; & tallora Non aliquote del minor termi-
ne, che contiene la proportione: ma il numero posto sopra la linea è detto il Numeratore di tal parte;
& quello posto di sotto il Denominatore. Onde deriui poi questa particella Sesqui, & quello che signi-
fichi, non è cosa facile da sapere; se non fusse quello, che vuole Agostino; il quale (leggendo Sesque, &
non Sesqui) pensa, che sia detta quasi da Se absque, cioè da Absque se; che significa Senza se: per-
page 35cioche (s'io non m'inganno) piglia la denominatione delle proportioni dalla parte del numero maggio-
re, della quale soprauanza il minore, ne i termini, o numeri delle proportioni del genere Superpar-
ticolare; i quali nomina numeri Sesquati; & quelli del Moltiplice, Complicati. Et benche siano stati
alcuni, i quali habbiano hauuto parere, che sia una Sillabica aggiuntione; & che non significhi cosa al-
cuna; ma sia stata ritrouata solamente per poter proferire più commodamente le dette specie: questo mi
par, che sia detto con poca consideratione; & meglio hanno detto quelli, che dissero, che Sesqui vuol dire
Tutto; & che Sesquialtera è detta da tal parola, che è latina, & da Altera medesimamente parola lati-
na, che si vsa quando si parla di due solamente, & significa Altra; quasi proportione, il cui maggior ter-
mine contiene tutto il minore vna volta intera, con vna delle due parti. Et questo è ben detto: imperoche se
fusse altramente (come vogliono alcuni, che Sesqui significhi Altretanto, & la metà) non si potrebbe ad-
dattare tal parola nelle altre; come nella Sesquiterza, nella Sesquiquarta, & altre simili. Nondimeno è da
auertire, che'l Denominatore di qualunque proportione si ritroua in due modi; cioè, o ne i puri numeri; ouero
aggiungendo a questi le parti. Et potremo ritrouar questo secondo modo in quattro maniere: imperoche al-
cuna volta ritrouaremo l'Vnità, & alcuna parte; & alcuna volta l'Vnità, et più parti: Ouero ritrouaremo
alcun numero, & vna parte; ouero alcun numero aggiunto a più parti. Se noi ritrouaremo numeri semplici;
douemo denominare la proportione semplicemente, secondo che nelle specie del Moltiplice si è mostrato; &
se ritrouaremo l'vnità aggiunta ad alcuna parte; la douemo denominare, secondo che disopra furno denomi-
nate quelle del Superparticolare. Quando poi si ritrouerà l'vnità con più parti, allora, lassando l'vnità, si po-
ne auanti questa particella Super al Numeratore delle parti, & al Denominatore quest'altra Partiente; &
si compone la denominatione della proportione dalle dette due particelle, & da i termini delle parti; come
per essempio si può vedere nella prima specie del genere Superpartiente, che la proportione detta Superbipar-
tienteterza è denominata da 1. & 2/3 suo denominatore: conciosia che diuiso il termine maggiore di tal pro
portione, che è il 5. per il 3. il quale è il minore; ne risulta 1 & 2/3 La onde pigliando il numeratore delle
parti, che è 2. aggiungendoui la particella Super, si dice Superbi; dipoi pigliando il 3. denominatore con la
seconda particella Partiente, si dice Partienteterza; & cosi aggiunte insieme si dice, Superbipartienteter-
za; il che si fa nell'altre ancora, secondo il suo denominatore. Ma quando il denominatore è composto di al-
cun numero, & di vna parte sola; si denomina prima la proportione dal numero; come fu detto del Mol-
tiplice; dipoi si aggiunge la parte, nel modo che nel Superparticolare hò dichiarato: conciosia che tal pro-
portione si ritroua necessariamente nel primo genere composto detto Moltiplicesuperparticolare; come si
può vedere nella Duplasesquialtera, la quale si denomina da 2. & 1/2: percioche il suo termine maggiore,
che è il 5. contiene il 2. il quale è il minore; due volte, & vna meza parte del minore; di modo che dal 2.
piglia la denominatione della Dupla; & dalla parte, che è 1/2 piglia quella della Sesquialtera. Quando poi
il denominatore è contenuto da numero intero, & da più parti; allora si denomina la proportione primiera-
mente dal numero, nel modo che si è mostrato nel Moltiplice; dipoi si aggiungono le parti, denominandole
secondo che facemmo nel genere Superpartiente: percioche tal proportione necessariamente cade nel secondo
genere composto, detto Moltiplicesuperpartiente. Hauemo l'essempio di questo nella Duplasuperbipartien-
teterza, la quale è la prima specie di tal genere; come vederemo, denominata per le ragioni dette, da 2.
& 2/3 suo denominatore. Lungo sarebbe s'io volessi porre gli essempij di ciascuna specie: ma perche molti di
essi si potranno vedere al suo luogo; però in questo hora non mi estendero più oltra: Solamente dirò questo
per conclusione, che ciascuna proportione è tanto maggior d'vn'altra (come ne auertisce Euclide) quanto
la fa il suo denomiatore; & questo in ogni genere di proportione: il che è manifesto: essendo che la Dupla
è senza dubbio alcuno maggior della Sesquialtera: conciosia che il 2. suo Denominatore è maggior di 1. &
1/2 Denominatore della Sesquialtera; & cosi si puo dire ancora delle altre.
page 36

Come nasca il genere Superparticolare.Cap. 26.

IL secondo genere delle proportioni di maggiore inequalità nasce in questo modo; che lassata
solamente nel predetto ordine naturale de i numeri da vn canto l'Vnità, & incominciando
dal Binario, seguendo di mano in mano tal ordine; se noi faremo la comparatione del mag-
gior numero al minore più vicino: da tal comparatione sarà produtto il genere Superparti-
colare; del quale la prima specie è la Sesquialtera, comparando il Ternario al Binario: per
cioche comparato poi al Ternario il Quaternario, nasce la seconda specie detta Sesquiterza, & cosi le altre
per ordine; ciascuna delle quali (come hò detto) è denominata dal suo propio denominatore, ouer parte ali-
quota. Onde si vede, che se in alcuna proportione, la parte per la quale il maggior numero supera il minore, è
la metà di esso minore, quella si chiama Sesquialtera; & se è la terza parte, si chiama Sesquiterza; et bre-
uemente tutte l'altre specie, quantunque fussero infinite, sono denominate dalle sue parti; come nel sotto po-
sto essempio si può vedere.
2
Sesquialtera.
3
Sesquiterza.
4
Sesquiquar.
5
Sesquinta.
6
Sesquisesta.
7
Sesquisetti.
8
Sesquiottau.
9
Sesquinona.
10

Della produttione del genere Superpartiente.Cap. 27.

LE specie del terzo genere detto Superpartiente sono infinite: imperoche alcune sono dette
Superbipartienti, alcune Supertripartienti, & alcune Superquadripartienti; proceden-
do cosi in infinito, secondo l'ordine naturale de i numeri. Onde la Superbipartiente si ri-
troua tra due numeri differenti tra loro per il Binario, che siano di esso maggiori; & es-
so non possa esser loro misura commune: & vogliono essere tai numeri Contra se primi,
la cui natura & proprietà è tale, che sono termini radicali di qual si voglia proportione, che contengono.
Lassando adunque il Binario da parte, come quello che poco fa al proposito, pigliaremo il Ternario, & il Qui
nario, che sono nell'ordine naturale de i numeri i primi, che osseruano cotal legge: percioche se noi compara-
remo il maggiore al minore, haueremo la proportione detta Superbipartienteterza: conciosia che'l 5. con-
page 37tenga il 3. vna volta, & di più vna sua parte non aliquota: cioè due terze parti. Alla differenza della
quale, tra'l 7. & il 5. è generata la proportione Superbipartientequinta; & tra'l 9. & il 7. la Superbi-
partientesettima; & cosi l'altre specie di mano in mano. Ma tra'l 7. & il 4. nasce la Supertripartiente
quarta, la quale è la prima specie tra le Supertripartienti: onde è necessario, che si come nelle prime si è osser-
uato la differenza del Binario, che cosi in queste seconde si osserui quella del Ternario; & in quelle che sono
dette Superquadripartienti, quella del Quaternario: per la qual cosa osseruando tal regola nell'altre per ordi-
ne, si potrebbe andare in infinito; come qui di sotto si vede.
Terza specie.
Sutrip. quar.
Prima specie.
Secda specie.
5139
4710573
Subipar. terza.
Subip. quinta.
Suquadripar. quinta.
Sutripa. setti.
Suquadrip. non.

Del genere Moltiplice superparticolareCap. 28.

IL Quarto genere detto Moltiplice superparticolare nasce aggiungendo'l minor termine
di qual si voglia proportione del genere Superparticolare al maggiore, aggiungendo sem-
pre il medesimo minore al numero che viene per tale aggiuntione. Onde se noi aggiunge-
remo il Binario minor termine della Sesquialtera, al maggiore, che è il Ternario, ne ver-
rà il Quinario; al quale medesimamente aggiuntò esso Binario nascerà il Settenario, &
cosi gli altri in infinito: di modo che osseruando l'istessa regola nell'altre, si potranno hauere infinite specie;
come nella sotto posta figura si può comprendere.
page 38
Prima specie.
Seconda specie.
Terza specie.
5 Dupl. sesquialtera.
7 Triplasesquialtera.
9 Quadrupla sesquialtera.
7 Duplasesquiterza.
10 Triplasesquiterza.
13 Quadruplasesquiterza.
9 Duplasesquiquarta.
13 Triplasesquiquarta.
17 Quadruplasesquiquarta.
2
3
4

Della produttione del Quinto & vltimo genere, detto Moltiplice
superpartiente.Cap. 29.

MA se noi osseruaremo il modo, che nella produttione del Moltiplicesuperparticolare ha-
uemo osseruato; cioè di aggiungere il minor termine delle proportioni del genere Su-
perpartiente, al termine maggiore; & al produtto aggiungendo sempre esso minor ter-
mine, continouando in infinito (se far si potesse) sarà per tale aggiuntione creato il Quin-
to, & vltimo genere, detto Moltiplicesuperpartiente; del quale (per non esser cosa mol
to difficile) non mi estenderò a ragionarne più oltra; bastando solamente porre gli essempij; accioche siano
guida, & lume alla intelligenza di tal regola; & saranno li sotto posti. Et si come ne i modi mostra-
ti si compone la Superbipartienteterza, la Supertripartientequarta, & la Superquadripartientequin-
ta; cosi ancora si compongono l'altre specie; le quali (come hò detto) sono infinite. Et quello che si
è detto de i generi, & delle specie di Maggiore inequalità; si dice anco di quelle di Minore, le cui spe-
cie si ritroueranno collocate tra gli suoi termini radicali, come sono le specie mostrate di sopra. Onde è da
notare che quei numeri si dicono Termini radicali, o Radici di alcuna proportione, de i quali è impossibile di
ritrouare in quella istessa proportione numeri minori; & tali numeri sono Contraseprimi, come di sopra si è
mostrato, & come nel lib. 7. delli suoi Elementi, o Principij, che dire li vogliamo Euclide, & anche Boetio nel
cap. 8. del secondo libro della Musica ne manifestano. Et li Musici nella prolatione delle figure cantabili se-
gnano i Numeri delle proportioni di Maggiore inequalità in tal modo, che il maggior termine della propor-
tione, che vogliono mostrare, pongono sopra'l minore; si come volendo mostrar la prolation della Dupla,
la segnano in questo modo 2/1 & quella della Sesquialtera cosi 3/2: Ma in quelli di Minore inequalità segna-
no tali numeri al contrario; cioè il minor termine della proportione sopra'l maggiore; come si vede nella pro-
latione della Subdupla, & della Subsesquialtera, le quali segnano in tal modo 1/2 & 2/3: & cosi ancora nell'al-
tre in ciascun genere. Et quantunque io habbia posto gli essempij solamente ne i mostrati generi, ne i termini
radicali delle proportioni; non si hà però da credere, che tali proportioni non si ritrouino anco ne gli altri nu-
meri: si come nelli Composti, li quali non sono termini radicali delle proportioni: imperoche tanto si ritroua
page 39la Dupla esser tra 8. & 4. & tra 12. & 6. quanto tra 2. & 1. il che si debbe intendere etiandio delle al-
tre, ne gli altri generi; si come in quelli della Sesquialtera, che si ritroua tra 6. & 4. quanto tra 3.
& 2. come piu oltra vederemo.
Prima specie.
Seconda specie.
Terza specie.
8 Dupla subipartite terza.
11Tripla subipartiete terza.
14 Quadrupla subipartienteterza.
11Duplasutripartiete quarta.
15 Triplasutripartiete quarta.
19 Quadruplasupertripar. quarta.
14 Duplasuquadrip.quinta.
19 Triplasuquadrip.quinta.
24 Quadrupl.suquadripart.quinta.
3
4
5

Della natura & proprietà de i nominati Generi.Cap. 30.

PER quello che si è mostrato di sopra adunque si può comprendere, che i generi, et le specie
delle proportioni di minore inequalità nascono tra i Numeri in quel modo istesso, che nasco
no quelle di maggiore: ne altra differēza si troua dall'uno all'altro, se non che in quelle si fa
la cōparatione del termine minore al maggiore, in quanto l'vno è contenuto dall'altro; &
in queste si fa la comparatione del termine maggiore al minore, in quanto l'vno contiene
l'altro. Et cosi tanto quella di maggiore, quanto quella di minore inequalità vengono ad esser produtte in vn
tempo, & essere nell'istesso soggetto. Ma secondo'l mio giudicio le Proportioni di minore inequalità si possono
cōsiderare altramēte et anco chiamare Rationali (diro cosi) et Priuatiue: et quelle di maggiore Reali & Posi
tiue. Et per maggiore intelligēza di questo, et anco per conoscere la natura di questi generi si dè sapere, che es-
sendo la Equalità come elemēto delle proportioni; ella viene ad esser principio della Inequalità (come vuol Boe
tio et Giordano) et a tenere il luogo mezano tra il genere di maggiore inequalità, et quello di minore. Et essen
do cosi, è di sua natura semplice; cōciosia che (come si può vedere) moltiplicata, o diuisa; quella proportione, che
si ritroua nel tutto, si ritroua anche in ciascuna delle sue parti; & è sempre permanente, & ritiene il suo es-
sere in qualunque genere di inequalità. Questo si vede manifestamente esser vero; percioche leuando vna
Dupla da vn'altra Dupla nel genere di maggiore inequalità, al modo che più oltra vederemo, & simiglian
temente in quello di minore vna Subdupla da vn'altra, si viene immediatamente alla Equalità: conciosia
che (secondo'l parer di Boetio) ogni Inequalità si risolue nella Equalità, si come in elemēto del suo propio ge-
nere; il che non auiene delle proportioni di inequalità, che sono mutabili; le quali moltiplicate, o diuise; le
proportioni del tutto sono differenti da quelle delle lor parti; & le maggiori proportioni non hanno luogo tra i
termini delle minori; come si può vedere dalla Dupla, che per esser maggiore della Sesquialtera, non hà luo-
page 40go tra li suoi termini; come è manifesto: conciosia che volendo cauar la Dupla contenuta tra questi termini
2. & 1. dalla Sesquialtera contenuta tra questi 3. & 2. nel modo ch'io intendo di mostrare, Sub-
sesquiterza tra questi due 3. & 4. contenuta nel secondo genere di minore inequalità, detto Subsuperpar-
ticolare; la quale per esser di genere diuerso dalle due prime proposte, ne dà segno manifesto, che la Sesqui-
altera è priua di tanta quantità, quanta è quella, per la quale la Sesquialtera è superata dalla Dupla; cioè
è priua di vna Sesquiterza. Et questo è verissimo: conciosia che aggiungendo la Sesquialtera alla Sesquiter-
za, immediatamente nasce la Dupla: Onde la Subsesquiterza viene ad esser solamente la ragione di
proportione, che manca tra gli estremi della Sesquialtera, per ascendere alla somma & quantità della Du-
pla; il qual difetto si manifesta per la particella Sub, che se le aggiunge, la quale nella compositione dinota
alle volte diminutione: la onde dall'effetto la potemo chiamare Priuatiua. Dico Priuatiua, non perche ella
habbia possanza di priuare alcuna proportione della sua quantità; ma perche dichiara la proportione à cui si
aggiunge esser priua nelli suoi termini & diminuita di tanta quantità, quanta è la sua denominatione. Et
questo non è detto fuor di proposito: percioche si come è impossibile, che da vn numero minore in fatto se ne
possa cauare alcun maggiore; cosi ancora è impossibile, che da vna proportione, che sia minore, se ne possa
in fatto leuare vna maggiore; essendo dibisogno, che quella quantità dalla quale se ne caua vn'altra, sia o
maggiore, ouero equale a quella, che intendemo leuare. Però operando nel modo ch'io son per mostrare, da
vna Dupla sempre potremo cauare vna Sesquialtera, & ne soprauāzerà vna Sesquiterza; et da vna Sesqui
altera potremo leuarne vn'altra, & ne verrà l'Equalità: ma non potremo giamai cauare vna Dupla da una
Sesquialtera, che nō manchi alcuna quātità, la quale verrà sempre nel produtto del Sottrare l'vna dall'altra,
come vederemo; et ne dimostrerà cotal mācamēto: essendo la Dupla maggior di essa per vna Sesquiterza; et
la Sesquialtera diminuita di tal quantità; come si è potuto vedere. Onde alcuno nō si debbe marauigliare, se io
assimiglierò le proportioni di maggiore īequalità all'Habito; hauēdole chiamate Positiue; cōciosia che dāno la
ragione delle proportioni; cioè della forma, che dà l'esser ad vn soggetto reale determinato; et quelle di minore
alla Priuatione, nominandole Rationali et Priuatiue: percioche negano la proportione, che rappresentano, nel
nominato soggetto; & sono priue di vno de i loro termini reali: perche non trapassano la Equalità: ma sono di
lei minori. La onde essendo il genere di maggiore inequalità diuerso & opposito al genere di minore, pigliato
a questo modo, è necessario, che l'vno & l'altro si considerino sotto diuerse ragioni; cioè il primo sotto la ragion
dell'Habito, o della Positione; & il secondo sotto la ragione della Priuatione; come hò detto. Et però si deb-
beno ancora considerare come due oppositi corrispondenti l'vno all'altro nel terzo modo di Oppositione: per-
cioche i generi, & le specie sottoposte di vno, corrispondeno (considerate sotto la ragione dell'Habito) alli
generi & alle specie sottoposte dell'altro, considerate sotto la ragione della Priuatione; quasi all'istesso mo-
do, che corrisponde l'Ignorāza alla Scienza, le Tenebre alla Luce, et simili. Si debbono considerare anche co-
me due oppositi corrispondenti al loro mezo, cioè alla Equalità, la quale è quasi come il soggetto dell'habito,
& della priuatione: conciosia che intorno a lei auengano tali cose. Ne voglio hauer detto questo senza qual-
che fondamento: percioche si come il soggetto dell'habito non naturale & della priuatione imperfetta, è atto
a riceuere hor l'vno, hor l'altro, per successione; & ritien quello, che se gli appresenta, in fino a tanto che
è priuo di esso; si come vedemo dell'Aria, che è atta a riceuere hora la luce, & hora le tenebre; & tanto è
lucida, quanto la luce le stà vicina, & non si separa da essa; cosi la Equalità è atta a riceuere hora la pro-
portione di maggiore, hora quella di minore inequalità. Et si come'l soggetto mantiene nella sua qualità la
cosa, che riceue; & per questo non si varia nella sua sustanza, cosi la Equalità non muta quella proportione
di qual si voglia genere, che se le accompagna; ne meno ella si varia quando se le aggiunge, o se le leua alcu-
na proportione di qual si voglia genere: essendo li suoi termini (come hò mostrato) immutabili & inuaria-
bili. Et perche si come nel soggetto è sempre la priuatione, quando è rimosso l'habito; & l'habito, ouer l'at-
titudine, quando è rimossa la priuatione: simigliantemente rimossa dalla Equalità vna proportione qual si uo
glia di maggiore inequalità, ne viene immediatamente vna quasi simile contraria di quelle di minore; &
vi si introduce quella di maggiore inequalità, quando se le leua quella di minore: si come leuandole vna Du-
pla ne viene vna Subdupla; & leuandole la Subdupla nasce la Dupla. Ma perche ogni estremo hà il suo
mezo, & il mezo è quello, che equalmente è distante dalli suoi estremi; essendo i due generi di inequalità
due estremi equidistanti dalla Equalità; però hò dettto, che la Equalità tiene il luogo di mezo tra l'uno, &
l'altro delli nominati due generi di inequalità, nel modo che nella sottoposta figura si può chiaramēte vedere.
page 41
Proportioni Positiue & Reali.
Proportioni di Equalità
Proportioni Priuatiue & Rationali.
Principio della Inequalità
11
Dupla.Subdupla.
22
Sesquialtera.Subsesquialtera.
33
Sesquiterza.Subsesquiterza.
44
Sesquiquarta.Subsesquiquarta.
55
Sesquiquinta.Subsesquiquinta.
66
Sesquisesta.Subsesquisesta.
77
Sesquisettima.Subsesquisettima.
88
Sesquiottaua.Subsesquiottaua.
99
Sesquinona.Subsesquinona.
1010
Et più oltra in infinito.
Et benche tali essempij siano posti solamente ne i termini di alcune specie delli due primi generi di maggiore,
& di minore inequalità; tuttauia vi si debbeno anche intendere quelli delle altre specie, li quali hò lassati per
breuità; pensandomi che solamente questi siano bastanti a mostrare quanto habbiamo proposto: però ciascuno
il quale fusse desideroso di veder l'altre specie di tai generi, per se stesso le potrà inuestigare, hauendo riguar-
do a quello, che si è mostrato di sopra. Hora per quello che si è detto, potemo comprendere, per qual ragione
possiamo chiamare le proportioni di maggiore inequalità Reali, & Positiue; & quelle di minore Rationali
& Priuatiue; & dire anco, che siano due estremi, tra i quali si ritroui collocata nel mezo la Equalità; &
similmente conoscer la natura & propietà di ciascuno di tai generi; & qual sia il loro vero vfficioQuando
adūque vorremo nominare alcuna proportione del genere di minore inequalità, le potremo accompagnare que
sta particella Sub; quelle poi che saranno dell'altro genere, porremo senza cotale aggiunto. Et accioche le pro
portioni di vno delli due oppositi generi si conoschino da quelle dell'altro, osseruaremo quest'ordine, quando sa
rà dibisogno, che noi porremo i termini maggiori di quelle proportioni, che sono del genere di maggiore ine-
qualità, dal lato sinistro, & li minori dal destro; in cotal modo 3. & 2. & i termini di quelle, che sono del
genere di minore, porremo al contrario in cotal maniera 2. & 3. imperoche quelli della Equalità si potranno
porre senza alcuna differenza di luogo; essendo per lor natura inuariabili.

Del Moltiplicar delle proportioni.Cap. 31.

HAVENDO a sufficienza mostrato come nascono le proportioni, & le lor denomina-
tioni, daremo principio a ragionar delle loro operationi, le quali sono cinque, cioè Mol-
tiplicare, Sommare, Sottrare, Partire, & Trouar le lor radici. Quanto alla prima
douemo sapere, che sono stati alcuni, li quali hebbero opinione, che il Moltiplicare, & il
Sommare fussero vna cosa istessa; & alcuni teneuano l'opposito; cioè che fussero due
operationi separate; & il medesimo teneuano del Sottrare, & del Partire. Ma lassando io le dispute da
vn canto, co l'essempio dimostrerò tali operationi non essere vna cosa istessa, ma operationi separate, co-
sa molto vtile & necessaria al presente negocio. Venendo adunque al proposito dico, che'l Moltiplicare
è vna dispositione di più proportioni in vn continouato ordine, poste l'vna dopo l'altra in tal modo, che il mi-
nor termine dell'vna sia il maggior dell'altra, & cosi per il contrario. Ma il Sommare dico essere vna ad-
page 42dunanza di più proportioni addunate insieme sotto vna sola denominatione. Il Moltiplicarsi può fare in
due modi; il primo è quando ad vna proportione se ne moltiplica vn'altra, o più; incominciando dalla parte
sinistra, venendo verso la destra; il qual modo nominaremo Soggiungere. Il secondo poi è quando procede-
remo al contrario; cioè dalla destra verso la sinistra, il qual modo chiamaremo Preporre. Et perche questi
due modi sono necessarij, & tornano bene; però mostraremo l'operatione dell'vno, & dell'altro modo. In-
cominciando adunque dal primo dico, che se noi hauessimo a moltiplicare insieme due, o più proportioni di vn
medesimo genere, o di diuersi (il che non importa) disporremo prima le proportioni contenute ne i lor ter-
mini radicali, l'vna dopo l'altra per ordine, secondo che quelle intendiamo moltiplicare; & pigliando il mag-
gior termine della seconda proportione da moltiplicare, posta a banda sinistra, lo moltiplicaremo col mag-
giore, & col minor termine della prima; & questo poi moltiplicaremo col minor termine della seconda; &
haueremo tre numeri, continenti due cōtinoue proportioni. Hora moltiplicaremo questi, per il maggior termi-
ne della proportione, che si hà da moltiplicare; la quale è terza nel sopradetto ordine, dalla sini-
stra, & di mano in mano venendo verso la parte destra. Il che fatto, di nuouo pigliando il minor termine di
tal proportione, lo moltiplicaremo col minor delli produtti; & ne risulteranno quattro termini, o numeri, ne
i quali se conterranno le moltiplicate proportioni. Et quando fusse bisogno di soggiungere a queste proportioni
di nuouo alcun'altra proportione, moltiplicaremo sempre li produtti numeri per il maggior termine della pro-
portione, che vorremo soggiungere, & il minor delli produtti per il suo minore; & da tal moltiplicatione ha
ueremo sempre quello, che ricerchiamo. Ma perche gli essempij maggiormente muoueno l'intelletto alla in-
telligenza di alcuna cosa, che non fanno le parole, & massimamente nelle operationi de i numeri; però desi-
derando io di esser inteso, verrò all'essempio. Poniamo adunque che si habbiano da moltiplicare insieme quat-
tro proportioni, contenute nel genere Superparticolare, & siano queste, vna Sesquialtera, vna Sesquiterza,
vna Sesquiquarta, & vna Sesquiquinta: primamente le porremo l'vna dopo l'altra, secondo l'ordine, che si
vorranno moltiplicare, di modo che siano contenute tra i lor termini radicali, in questo modo. 3/2. 4/3. 5/4. 6/5. &
dipoi moltiplicaremo il maggior termine della Sesquiterza, che è 4. col 3. & 2. termini della Sesquialtera;
& da tal moltiplicatione haueremo 12. & 8. i quali medesimamente conteneranno la Sesquialtera: Percio-
che li termini di qualunque proportione moltiplicati per qual si voglia numero, non fanno uariatione alcuna di
quantitade; come per la proua, & per la 18. del lib. 7. de i principij di Euclide, & per quello che dice Boe-
tio nel cap. 29. del lib. 2. della sua Musica, è manifesto. Et tali numeri porremo sotto vna linea retta in piano,
la qual diuida questi dalle proposte proportioni. Fatto questo, moltiplicaremo insieme i minori termini di que
ste due proportioni, & ne verrà 6; il qual porremo dalla parte destra a canto l'8. & haueremo moltiplicato
dette proportioni insieme; cioè soggiunto alla Sesquialtera la Sesquiterza tra questi termini 12. 8. 6. Hora
per soggiungere a queste la Sesquiquarta, moltiplicaremo questi termini per il suo maggior termine, che è il
5. incominciando dalla parte sinistra, venendo verso la destra, & haueremo 60. 40. 30. Il che fatto molti-
plicaremo il minor termine delli tre primi, che è 6. per il minor termine della Sesquiquarta, che è 4. & ne na
scerà 24; il quale posto con gli altri, ne darà tale ordine, 60. 40. 30. 24. continente la Sesquialtera, la Ses-
quiterza, & la Sesquiquarta proportione. Il medesimo faremo, quando vorremo moltiplicare a queste la
Sesquiquinta: percioche moltiplicando prima li sopradetti quattro termini, per il suo maggiore, che è 6. ne
verrà 360. 340. 180. 144. et dipoi moltiplicato il minor delli mostrati, che è 24. col minor termine di essa
proportione, che è 5. ne darà 120; il quale posto al suo luogo, da tal moltiplicatione haueremo cinque numeri,
o termini, cioè 360. 240. 180. 144. 120; cōtinenti esse proportioni; come tra 360. & 240. la Sesqui-
altera; la Sesquiterza tra 240. & 180; tra 180. & 144. la Sesquiquarta; & tra 144. & 120. la Ses-
quiquinta: ancora che non si ritrouino essere ne i lor termini radicali; come qui nel sottoposto essempio si vede.
Proportioni da moltiplicare
3456
2345
1286
60403024
360240180144120
Proportioni moltiplicate.
page 43 Quando adunque haueremo a moltiplicare & soggiungere insieme molte proportioni, operando al modo che
habbiamo dimostrato, potremo hauer sempre il nostro intento.

Il Secondo modo di moltiplicar le proportioni.Cap. 32.

, che nelle moltiplicationi sia dibisogno di preporre le pro-
portioni l'una all'altra, procederemo in questo modo: Moltiplicheremo prima per il ter-
mine minore della seconda proportione posta a banda sinistra ciascun termine della pri-
ma, incominciando dal minore; & di poi il maggior dell'vna col maggior dell'altra in-
sieme; & da tal moltiplicatione haueremo tre termini continenti tali proportioni. Di-
poi moltiplicando questi produtti per il maggior termine della terza proportione; & il maggior di essi per il
maggiore, haueremo il nostro proposito. Se noi pigliaremo adunque il minor termine della Sesquiquarta,
posta nel precedente capitolo, il quale è 4; & lo moltiplicheremo col 5. & col 6. termini della Sesquiquin-
ta, ne risulterà 20. & 24; iquali porremo, come facemmo di sopra, sotto vna linea retta. Dipoi moltipli-
cato il 5. maggior termine di detta Sesquiquarta col 6. maggior termine della Sesquiquinta, ne vscirà 30;
ilquale posto appresso il 24. ne darà tre termini 30. 24. 20; che contengono le proportioni moltiplicate.
Ma per moltiplicar con queste la Sesquiterza, pigliaremo il suo termine minore, che è il 3. & lo moltipli-
cheremo con li tre produtti, incominciando dalla destra, venendo verso la sinistra parte; & haueremo 90.
72. 60; assettandoli l'vn dopo l'altro sotto li suoi producenti, i quali sono 30. 24. 20; & di nuouo molti-
plicando il 4. maggior termine della Sesquiterza col 30; vscirà 120, il quale dopo che l'haueremo aggiun-
to alli tre sopradetti, ne darà vn tal ordine. 120. 90. 72. 60. continenti la Sesquiquinta, la Sesquiquar-
ta, & la Sesquiterza proportione. Ma volendo moltiplicar con queste la Sesquialtera, pigliaremo il 2. suo
minor termine, & lo moltiplicaremo al modo detto nelli quattro produtti, & haueremo 240. 180. 144.
120. Moltiplicheremo poi il 3. suo maggior termine col 120. maggior termine delli produtti, & nascerà
360; il quale accompagnato alli quattro produtti, ne darà tutta la moltiplicatione tra questi termini 360.
240. 180. 144. 120. i quali contengono le nominate quattro proportioni; come nel sottoposto essem-
pio si vede, simile a quello, che nel capitolo precedente hauemo mostrato.
Proportioni da moltiplicare.
3456
2345
302420
120907260
360240180144120
Proportioni moltiplicate.

Del Sommare le proportioni.Cap. 33.

IL Sommar le proportioni (come hò detto,) non è altro, che il ridurne quante si vuole di
vno, o di diuersi generi, sotto vna sola denominatione, la quale si ritroua anche ne gli
estremi numeri, o termini di esse proportioni, quando insieme sono moltiplicate; con tal
differenza, che questi estremi sono mediati da altre proportioni: ma quelli che nascono
dal sommare sono immediati; come vederemo. Se hauessimo adunque da sommare in-
sieme due, o piu proportioni di vno, o di diuersi generi, si debbe procedere in questo modo; cioè por prima
i maggiori & radicali termini delle proportioni, che si hanno da sommare l'vn sotto l'altro, ouer l'vno di
rimpetto all'altro; similmente li minori; dipoi moltiplicar li maggiori l'vno nell'altro, incominciando dalli
due primi, & il produtto da questi nel terzo; & quello che nasce nel quarto; & cosi di mano in mano; &
page 44il produtto da tal moltiplicatione sarà il maggior termine continente la proportione, che hà da nascere. Il
che fatto si debbono moltiplicare medesimamente li minori l'vno nell'altro; & il produtto sarà il minor ter-
mine, che insieme col maggiore contiene la ricercata proportione. Si come, se hauessimo da sommare insie-
me le moltiplicate proportioni, le accommodaremo prima; come nell'essempio si veggono; & incomin-
ciando da i maggiori termini di quelle, moltiplicheremo li due primi; cioè 3. & 4. l'vn con l'altro; & ha-
ueremo 12. Questo poi moltiplicato col 5. ne darà 60; il quale moltiplicato col 6. produrrà 360; & que-
sto numero sarà il maggior termine, che hà da nascere di tal somma. Al medesimo modo moltiplichere-
mo poi li termini minori; cioè il 2. col 3. & ne verrà 6; il quale moltiplicato col 4. ne darà 24. Con questo
si moltiplicherà poi il 5. & ne darà 120; il qual numero sarà il minor termine, che insieme col maggiore
contiene la produtta proportione, la quale è la medesima, che si ritroua ne gli estremi termini delle moltipli-
cate disopra proportioni; come si può vedere. Hauendo adunque ridutte tal proportioni sotto vn solo denomi-
natore, che è il 3; & sotto vna sola proportione, la quale è la Tripla; si può hora vedere la differenza, che
si ritroua tra il sommare, & il moltiplicare; conciosia che l'vno si ritroua mediato da alcuna proportione;
& l'altro è senza alcun mezo nelli suoi estremi termini; come ne i sottoposti essempij si può vedere.
Primo.
3 Sesquialtera. 2
4 Sesquiterza. 3
5 Sesquiquarta. 4
6 Sesquiquinta. 5
360 Tripla. 120
modo.
3 Sesquialtera. 2
4 Sesquiterza. 3
5 Sesquiquart. 4
6 Sesquiquta. 5
360 Tripla 120
Secondo modo.

Del Sottrar le proportioni.Cap. 34.

LA terza operatione si chiama Sottrare, la quale non è altro, che il leuare vna proportio-
ne, o quantità minore da vna maggiore, per saper le differenze, ouero di quanta quan-
tità l'vna superi, oueramente sia superata dall'altra; la quale operatione si fa in questo
modo. Prima bisogna disporre li termini radicali delle proportioni a modo di vna figura
quadrata, di maniera che li termini della maggiore siano nella parte superiore, & quel-
li delli minore nella inferiore, l'vno sotto l'altro; auertendo pero, che li maggior termini dell'vna, & l'al-
tra tenghino la parte sinistra, & li minori la destra. Fatto questo moltiplicheremo in croce li termini; cioè
il maggior della sopraposta, col minore della sottoposta; & cosi il maggior della sottoposta, col minore della
posta di sopra; & li produtti porremo perpendicolarmente sotto li termini moltiplicati posti di sopra, diuiden-
doli dalle proportioni con vna retta linea in piano; & allora da tali produtti si hauerà, quanto l'vna propor-
tione supera l'altra; & la differenza, che tra l'vna & l'altra si ritroua. Volendo adunque leuare vna Ses-
quiterza da vna Sesquialtera, & sapere di quanto la Sesquialtera auanzi la Sesquiterza, & la differen-
za, che si ritroua tra loro, operaremo in questo modo. Ordinaremo prima i termini delle proportioni al mo-
do che si vedono nel sottoposto essempio; dipoi hauendo tirato di sotto vna linea retta in piano, sotto di essa
porremo li termini produtti dalla moltiplicatione, che si farà di vn termine con l'altro: Incominciando dipoi
dal 3. maggior termine della Sesquialtera, lo moltiplicheremo col 3. minore della Sesquiterza, & il produt-
to, il quale sarà 9. porremo perpendicolarmente sotto il 3. maggior termine della Sesquialtera, sotto la linea
a banda sinistra; & questo sarà il maggior termine della proportione, che hà da nascere la quale contene-
rà la differenza, che noi cerchiamo. Il che fatto moltiplicheremo il 4. che è il maggior termine della Sesqui-
terza, col 2. che è il minore della Sesquialtera; & il produtto, che sarà 8. verrà ad essere il minor ter-
mine della proportione continente la già detta differenza: Imperoche posto sotto la nominata linea perpendi-
colarmente sotto il 2. minor termine della Sesquialtera, haueremo la proportione Sesquiottaua, contenuta
tra il 9. & l'8; la qual dico esser la differenza di quanto l'vna è maggior dell'altra; come qui si vede.
page 45
Proportion maggiore.
3Sesquialtera.2
Termini maggiori.
Termini minori.
4Sesquiterza.3
Proportion minore.
Differenza.
9Sesquiottaua.8
Potemo hora dire, che sottrata vna Sesquiterza da vna Sesquialtera, resta vna Sesquiottaua; & que-
sta esser la differenza, che si ritroua tra l'vna & l'altra; & esser quella quantità, per la quale la maggiore
supera la minore, et questa da quella è superata. Et che cosi sia il vero, si può prouare: imperoche sommando
insieme nel modo mostrato la Sesquiterza con la Sesquiottaua, haueremo da tal somma la Sesquialtera, che
fu quella proportione, che superaua la Sesquiterza di vna Sesquiottaua: Onde da questo potemo ancora ve-
dere, che il sommare delle proportioni è la proua del Sottrare; & per il contrario il sottrare la proua del
sommare.

Del Partire, o Diuidere le proportione; & quello che sia Pro-
portionalità.Cap. 35.

SI debbe auertire, che per la quarta operatione, io non intendo altro, che la Diuisione, o
Partimento di qualunque proportione, che si fa per la collocatione di alcun ritrouato nu-
mero, tra li suoi estremi; & è nominato Diuisore: percioche diuide quella proportiona-
tamente in due parti; la qual diuisione li Mathematici chiamano Proportionalità, o Pro-
gressione. Onde mi è paruto esser conueniente dichiarare primieramente quello, che im-
porti questo nome Proportionalità, & poi venire alle operationi. La Proportionalità adunque, secondo la
mente di Euclide, è similitudine delle proportioni, che si ritroua almeno nel mezo di tre termini, che con-
tengono due proportioni. Et quantunque appresso li Mathematici (come dimostra Boetio) le proportionali-
tà siano Diece; ouero (secondo la mente di Giordano) Vndeci; nondimeno le tre prime, che sono le più famo-
se, & approuate da gli antichi Filosofi; Pithagora, Platone, & Aristotele, sono considerate, & ab-
bracciate dal Musico, come quelle che fanno più al suo proposito che le altre. Di queste la prima è detta
Arithmetica, la seconda Geometrica, & la terza Harmonica. Et volendo io ragionare alcuna cosa di cia-
scuna di esse, prima vederemo quel che sia ciascuna separatamente. Incominciando adunque dalla prima di-
co, che la diuisione, o proportionalità Arithmetica è quella, la quale tra due termini di qualunque proportio-
ne hauerà vn mezano termine accommodato in tal modo, che essendo le differenze de i suoi termini equali,
inequali saranno le sue proportioni: Per il contrario, dico che la diuisione, o proportionalità Geometrica è
quella, le cui proportioni, per virtù del nominato mezano termine, essendo equali, inequali saranno le sue
page 46differenze. L'Harmonica poi chiamo quella, che con tal termine farà inequali non solo le sue differenze,
ma le sue proportioni ancora; di maniera che l'istessa proportione, che si troua tra esse differenze, si ritroui
etiandio nelli suoi estremi termini; come qui sotto si vede.
Arithmetica.GeometricaHarmonica.
Differenze equali.Differenze inequali.Differenze inequali.
112121
4. Sesquiterza. 3. Sesquialtera. 2.4. Dupla. 2. Dupla. 1 6. Sesquialtera. 4. Sesquiterza. 3
Proportioni inequali.Proportioni equali.Proportioni inequali.
Diuidendosi adunque le proportioni regolatamente per vno delli modi mostrati, fa bisogno di mostrare se-
paratamente in qual modo potemo facilmente ritrouare il termine mezano di ciascuna, il quale sia il suo Di-
uisore: però incominciando dalla prima, vederemo come si possa ritrouare il Diuisore Arithmetico, & in
qual modo ogni proportione possa da lui esser diuisa.

Della Proportionalità, o Diuisione arithmetica.Cap. 36.

SI potrà adunque diuidere qual si voglia proportione secondo la proportionalità arithme-
tica, quando haueremo ritrouato vn Diuisore, il quale posto nel mezo de i termini della
proportione da esser diuisa, diuiderà quella in tal maniera, che essendo le differenze delli
termini (come si è detto) equali, le sue proportioni saranno inequali; di modo che tra li
maggior numeri si ritroueranno le proportioni minori, & tra li minori le maggiori; cosa
che solo appartiene alla proportionalità arithmetica. Questo potremo ritrouar facilmente, quando sommati
insieme li termini della proportione proposta, diuideremo il produtto in due parti equali: percioche quel nume-
ro, che nascerà da tal diuisione sarà il ricercato Diuisore, che diuiderà secondo le sopradette conditioni la det-
ta proportione in due parti. Nondimeno bisogna auertire, che essendo la proposta proportione nelli suoi ter-
mini radicali, non si potrà osseruare il predetto modo: imperoche necessariamente sarà contenuta da numeri
Contraseprimi, i quali sommati insieme ne daranno vn numero impare, che non si può diuidere in due parti
equali, cioè in due numeri interi: la onde volendo ritrouare tal diuisore, & i numeri rotti, che non so-
no riceuuti dall'arithmetico, sempre raddoppiaremo li detti termini, & ne verranno due numeri pari, li qua
li no varieranno la prima proportione. Hora fatto questo sommando i detti numeri pari insieme, & diuiden-
do il produtto in due parti equali, quello che ne verrà sarà il ricercato Diuisore. Et sia per essempio, che noi
volessimo diuidere la proportione Sesquialtera, contenuta tra questi termini radicali 3. & 2. secondo la di-
uisione arithmetica; essendo tai numeri Contraseprimi, si debbono raddoppiare: il che fatto haueremo 6.
& 4. continenti la Sesquialtera; i quali sommati insieme, ne verrà 10. che diuiso in due parti equali ne da-
rà 5. Onde dico che il 5. sarà il Diuisore della proposta proportione: Imperoche oltra che costituisce in tal
proportionalità le differenze equali, diuide ancora la proportione (si come è il propio di tal proportionalità)
in due proportioni inequali, in tal maniera, che tra li maggiori numeri si ritroua la proportion minore; &
per il contrario tra li minori la maggiore; come tra 6. & 5. la Sesquiquinta; & tra 5. & 4. la Sesqui-
quarta; come qui si vede.
page 47
Proportioni da diuidere secondo
l'Arithmetica proportionalità.
3Sesquialtera.2
6Sesquialtera.4
Sesquialtera.
Diuisore.
6Sesquiquinta. 5. Sesquiquar. 4
Differenze equali de i termini
delle proportioni
11

Della Diuisione, o Proportionalità Geometrica.Cap. 37.

LA DIVISIONE Geometrica si fa, quando il Diuisore è collocato in tal modo tra
gli estremi di alcuna proportione, che serba le conditioni toccate nel capitolo precedente.
Onde è da sapere, che ogn'altra Proportionalità è di tal natura, che solamente diuide la
proposta proportione in due parti inequali: ma il propio della Geometrica è diuiderla sem-
pre in due parti equali; dal quale effetto è detta propiamente Proportionalità: conciosia
che tra li suoi termini maggiori, & tra li minori ancora siano le proportioni equali; & il produtto del Di-
uisore moltiplicato in se stesso è equale al produtto de gli estremi termini di detta Proportionalità, tra loro
moltiplicati. Ma per ritrouare tal Diuisore osseruaremo questa regola: proposto che haueremo qual si vo-
glia Proportione da diuidere, contenuta nelli suoi termini radicali, per schiuar la lunghezza dell'opera-
re, la fatica, & i molti errori che occorrono, primieramente moltiplicaremo quelli l'vn con l'altro; dipoi
caueremo la Radice quadrata del produtto, la quale sarà vn numero, che moltiplicato in se stesso, renderà di
punto tal produtto; & tal Radice sarà il ricercato Diuisore. Et accioche più facilmente io sia inteso verrò al-
l'essempio. Poniamo la Quadrupla proportione contenuta nelli suoi termini radicali 4. & 1; volendola noi
diuidere Geometricamente, douemo prima moltiplicar li detti termini l'vno per l'altro, & cosi haueremo
4. dipoi pigliata la sua Radice quadrata, che sarà 2. diremo tal numero essere il Diuisore geometrico di tal
proportione: percioche il produtto, che viene dalla moltiplicatione di se stesso, è equale à quello, che nasce
dalla moltiplicatione de i proposti termini moltiplicati tra loro: conciosia che tanto rende il 4. moltiplicato per
la vnità, quanto il 2. moltiplicato in se stesso; come nella figura si vede.La Quadrupla adunque è diuisa
in due parti equalmente da tal Diuisore; cioè in due Duple; l'vna delle quali si ritroua essere tra 4 & 2; &
l'altra tra 2. & 1. Ma bisogna auertire, quantunque il propio della proportionalità Geometrica sia il diui-
dere qual si voglia proportione in due parti equali, che questo si fa vniuersalmente nella quantità continoua:
page 48
Proportioni da diuidere secondo la
Geometrica proportionalità.
4Quadrupla.1
Proportione diuisa in due
parti equali.
Quadrupla.
Diuisore.
4Dupla.2.Dupla.1
Differenze inequali de i termini
delle proportioni.
21
imperoche nella discreta tutte le proportion non sono diuisibili per tal modo: conciosia che li numeri non pati-
scono la diuisione della vnità. Onde si come è impossibile di poter diuidere rationalmente alcuna proportione
in due parti equali, la quale sia contenuta nel genere Superparticolare; come affermano Boetio nella sua Mu
sica, & Giordano nella sua Arithmetica; per non cader tra li suoi termini altro numero, che la vnità, la
quale non si può diuidere; cosi sarà impossibile di diuider quelle de gli altri generi, che sono dopo questo: es-
sendo che quelle, le quali si possono diuidere, sono contenute nel genere Moltiplice, & hanno in vno de i loro
estremi vn numero Quadrato, & nell'altro la Vnità; & cosi sono capaci (come afferma lo istesso Giorda-
no) di tal diuisione. Si che dalla proportionalità Geometrica potemo hauere due diuisioni, cioè la Rationale,
& la Irrationale. La Rationale dico, che è quella, che si fa per via de i numeri rationali, di modo che il suo
Diuisore sia di punto la Radice quadrata del produtto della moltiplicatione de i termini di alcuna proportione
moltiplicati tra loro; et le parti di tal diuisione si possono denominare, si come è la mostrata contenuta tra que
sti termini 4. 2. 1. Ma la irrationale è quella, che si fa per via di misure, & ancora di numeri, i quali si
chiamano Sordi & Irrationali: percioche tal diuisione a modo alcuno ne si può fare, ne meno circoscriuere
con numeri rationali, o misure simili; & questo accade, quando dal produtto non potemo hauer la sua Radice
di punto; si come per essempio auerrebbe, quando volessimo diuidere in tal modo vna Sesquialtera: percioche
allora moltiplicati tra loro i termini, che sono 3. & 2; dal 6. che sarà il produtto, non si potrà cauare tal ra
dice, cioè non si potrà hauere vn numero, che moltiplicato in se stesso faccia 6. E ben vero che tal numero si
potrà denominare secondo il costume de i Mathematici in questo modo, dicendo Radice 6. cioè la Radice qua-
drata, che si potesse cauar di questo numero, quando fusse possibile; & questo sarebbe il suo Diuisore: ma tal
Radice, o numero, che si vede nel sottoposto essempio, per la ragione detta sempre si nominerà Sorda, &
Irrationale. Et perche non si può hauer la radice rationale di tal numero, però le parti di questa diuisione nō
s possono denominare, o descriuere; ancora che li suoi estremi siano compresi da numeri Rationali. Onde tal
diuisione, per le ragioni dette si chiamerà sempre Sorda, & Irrationale; & dal Musico non è considerata.
page 49
Proportioni da diuidere secondo la
Geometrica proportionalità.
3Sesquialtera2
Proportione diuisa irrationalmen-
te in due parti equali.
Sesquialtera.
Diuisore.
3[[mus.Resp]]. 6.2

In qual modo si possa cauare la Radice quadrata da i
numeri.Cap. 38.

VEDEREMO hora in qual modo si possa cauar la Radice quadrata da i numeri; Però
descritto il numero del quale vorremo la Radice, incominciaremo dalla prima figura po-
sta a banda destra del predetto numero, ponendoli sotto vn punto; il che fatto, lassando
quella figura che segue, porremo sotto la terza vn'altro punto, & cosi sotto la quinta per
ordine, lassando sempre vna figura, quando fossero molte. Dipoi incominciando dall'ulti-
mo punto posto a banda sinistra, trouaremo vn numero Quadrato, che sia equale a tutto il numero, che si ri-
troua dal punto indietro, verso la parte sinistra: ouer li sia più vicino; pur che non lo auanzi; la Radice del
quale porremo sotto il detto punto; & cauaremo il quadrato dal numero posto dall'vltimo punto indietro; &
quello che auanzasse porremo sempre sopra questo numero. Raddoppiaremo oltra di questo la Radice, che
fu posta sotto il punto; & quello che nascerà porremo sotto la figura, che segue immediatamente dopo tal
punto dalla parte destra; accommodando le figure di mano in mano verso la sinistra. Fatto questo, vedere-
mo quante volte il doppio della Radice è contenuto da quel numero, che è posto sopra la Radice & il suo dop-
pio; & il risultante, che sarà la Radice d'vn'altro numero Quadrato, porremo sotto il punto seguente, mol-
tiplicandolo col risultante del raddoppiato, & cauando il produtto dal numero posto disopra. Ma bisogna auer
tire, che auanzi vn numero, il quale sia equale al numero Quadrato di questa Radice, accioche sottratto l'v-
no dell'altro auanzi nulla: Percioche haueremo a punto la vera radice quadrata del proposto numero, che sa
rà contenuta tra le radice delli Quadrati, che sono sottoposte alli punti. Et se auanzasse vn numero, che fusse
maggior del Quadrato; allora non si potrebbe hauere se non la Radice irrationale & sorda, nel modo che al-
troue hò dimostrato & sarà dibisogno ricorrere alla Quantità cōtinoua, operando nel modo che nella seconda
parte son per mostrare. Et perche è cosa molto difficile trattar questa materia in vniuersale, però verremo ad
uno essempio particolare, accio che si possa cōprendere quello che si è detto. Poniamo adūque che si volesse cauar
page 50la Radice quadrata di 1225. douemo porre vn punto sotto la prima figura posta a banda
destra, che è il 5; dipoi lassando la secōda, che segue, faremo vn'altro sotto la terza; cio è sotto il 2: il che fat
to trouaremo vn numero Quadrato, che sia equale, o poco meno del 12; & sarà il 9. del quale il 3. è la sua Ra
dice. Questa accommodaremo primamente sotto il punto posto dalla parte sinistra; cio è sotto il 2: dipoi ca-
uaremo il 9. di 12. & resterà 3; il quale porremo sopra il 2. puntato, accompagnandolo col 2. non puntato,
& haueremo 32. Raddoppiando hora la Radice, cioè il 3. posto sotto il punto, haueremo 6; ilquale accom-
modaremo sotto il 2. non puntato, & vederemo quante volte sia contenuto dal 32; & saranno 5. & auan
zerà 2. Questo dipoi accompagnato col 5. puntato ne darà 25; ilquale essendo pari al 25. che è il numero
Quadrato, che nasce dal 5. che è la sua Radice, ne darà a punto quello che si ricerca cioè la Radice che sarà
35. Porremo adunque questa seconda Radice sotto il 5. puntato; & cauando del 32. il 30. che nasce dalla
moltiplicatione di tal Radice, col doppio della prima, resterà 2; il quale col 5. puntato dice 25; come hab-
biamo detto: & cosi cauando da questo il 25. che è il secondo numero Quadrato, resterà nulla; & hauere-
mo apunto la radice quadrata del proposto numero, la quale, secondo ch'io hò detto, è 35. che si ritroua sotto
li punti del sottoposto essempio: conciosia che moltiplicato il 35. in se, rende a punto 1225. che è il suo Qua-
drato.
0
0300
1225
.6.
Radice quadrata35del proposto numero

Della Diuisione, ouero Proportionalità har-
monica.Cap. 39.

LA DIVISIONE, ouero Proportionalità harmonica si fa, quando tra i termini di
alcuna proportione si hà collocato vn Diuisore in tal maniera, che oltra le conditioni toc-
cate nel cap. 35. tra i termini maggiori si ritrouino le proportioni maggiori, & tra li mi-
nori le minori: propietà che solamente si ritroua in questa proportionalità; la quale è det-
ta propiamente Mediocrità: imperoche ne i suoni, la chorda mezana di tre chorde tira-
te sotto la ragione delli suoi termini, partorisce con le sue estreme chorde quel soaue concento, detto Harmo-
nia. Onde Pietro d'Abano, commentatore de i Problemi di Aristotele molto ben disse, che Il mezo è quel-
lo, che genera l'harmonia. Tal Diuisore adunque potremo facilmente ritrouare, quando pigliati li termini ra-
dicali di quella proportione, che vorremo diuidere, li diuideremo primamente per la Proportionalità Arith-
metica; dipoi moltiplicati gli estremi suoi termini per il termine mezano; i produtti verranno ad essere gli
estremi dell'Harmonica: & medesimamente moltiplicato il maggiore col minimo, si verrà a produrre il
mezano di tal Proportionalità, cioè il Diuisore: percioche tali termini verranno ad esser collocati sotto le con
ditioni narrate disopra. Adunque se noi vorremo diuidere harmonicamente vna Sesquialtera, contenuta tra
questi termini radicali 3. & 2; la diuideremo prima Arithmeticamente, secondo il modo mostrato nel cap.
36
; & haueremo tal proportionalità tra questi termini 6. 5. 4. Ridurremo dipoi questa all'harmonica,
moltiplicando il 6. & il 4. per il 5; dipoi il 6. per il 4. & haueremo da i produtti la diuisione ricercata, con-
tenuta tra questi termini 30. 24. 20; come nella figura seguente si vede.Imperoche tanta è la propor-
tione, che si ritroua tra 6. & 4. che sono le differenze de i termini harmonici, quanta è quella, che si troua
tra 30. & 20. che sono gli estremi della Sesquialtera, che si hauea da diuidere; la qual resta diuisa in vna
Sesquiquarta contenuta tra 30. & 24. & in vna Sesquiquinta contenuta tra 24. & 20. Et cosi tra i ter
mini maggiori si ritrouano le proportioni maggiori, & tra i minori le minori; come è il propio di tal pro-
portionalità.
page 51
Proportioni da diuidere secondo la
Proportionalità harmonica.
3Sesquialtera.2
Diuisione arithmetica.
Sesquialtera.
Diuisore.
6Sesquiquinta. 5. Sesquiquarta.4.
Diuisione harmonica.
Sesquialtera.
Diuisore.
30 Sesquiquarta. 24. Sesquiquinta. 20
Differenze inequali de i termini
harmonici.
6Sesquialtera.4

Consideratione sopra quello che si è detto intorno alle Propor-
tioni & Proportionalità.Cap. 40.

NON è dubbio alcuno, essendo la Pròportione (come altre volte hò detto) Relatione di vna
quātità ad vn'altra, fatta sotto vno istesso genere propinquo, che ella nō si possa considera
re se non in due modi solamēte. Prima, in quanto vna quantità numera, ouero è numerata
dall'altra; dipoi in quāto l'vna dall'altra è misurata: Di maniera che da questo primo mo
do hāno origine le proportioni, et le proportionalità arithmetiche; & dal secondo le Geome
triche. Essendo adunque due modi, & nō più, da i quali nascono queste due sorti di proportioni, & proportiona
lità; veramente ogn'altra dipende, et hà il suo essere da loro. Onde essendo l'harmonica proportionalità molto
differente dalle due nominate, necessariamente viene ad esser composta di queste due. Et benche si veda esser
diuersa & dall'vna, & dall'alrra; è nondimeno ad esse in tal modo congiunta, che quella varietà, che hanno
insieme le due toccate disopra, con giocunda varietà in essa è moderata: percioche si vede tallora essere lon-
tana dall'Arithmetica, & accostarsi alla Geometrica; & tallora per il contrario: Similmente alle volte
si vede con mirabilissimo ordine assimigliarsi all'vna, & all'altra; & dall'vna, & dall'altra tallora esser
molto differente. Di modo che quantunque bene mancassero altre ragioni, da questo solo si può credere, & co
noscere, che ella si habbia acquistato il nome di Harmonica proportionalitade. Ne, per dire, che ella sia com
posta delle due nominate, debbe parere strano ad alcuno: percioche il Musico (come altroue hò detto) piglia
non solo dall'Arithmetica i Numeri; ma dalla Geometria ancora piglia le altre Quātità. Et si come il puro
Mathematico considera l'vna, & l'altra quantità, come lontana dalla materia, e non in quanto al loro esse-
re, almeno in quanto alla loro ragione; cosi il Musico, per non essere puro mathematico, considera non so-
lo la forma, ma la materia ancora delle Consonanze; cioè le Voci, & i Suoni come la materia, & li Nu-
meri, & Proportioni come la forma. Ma perche (come altroue hò detto) le ragioni delle Voci, & de i
page 52Suoni graui & acuti non si possono sapere, se non col mezo di alcun Corpo sonoro, il quale è sottoposto alla quā
tità continoua: però pigliando nel ritrouar tali ragioni il mezo di vna Chorda sonora, seruendosi dell'vna
& dell'altra quantità, viene a sottoporre la sua scienza all'Arithmetica, & alla Geometria. La onde gli
fu dibisogno ritrouare vna Proportionalità, la quale negotiando intorno alla quantità discreta, non fusse lon-
tana dalla cōtinoua; & che si conuenisse alla natura delle due nominate; accioche ne i Corpi sonori si scor-
gesse ogni consonanza accommodata secōdo la forma de i Numeri harmonici. Et perche le parti delle Quan-
tità sonore, dalle quali nascono le Consonanze, sono ordinate, & diuise dal Musico secondo la ragione de i
numeri; i quali sono le loro forme, & i loro progressi sono senza dubbio arithmetici; de qui nasce, che non si
vede alcuna diuisione, ouero Proportionalità harmonica, che appartenga a i concenti musicali, che non si ri
troui medesimamente nell'Arithmetica: percioche quelle proportioni, che ne dà l'Harmonica, l'istesse l'A-
rithmetica ne concede; ancora che in diuerso modo. Et questo non senza ragione: impero che l'Arithmetica
non attende ad altro, che alla moltiplicatione della Vnità, ponendola nell'ordine naturale de numeri nel pri-
mo luogo, nel secondo il Binario, dal quale nasce immediatamente la Dupla proportione, il Ternario nel ter-
zo, & cosi gli altri per ordine: ma l'Harmonica all'incontro attende alla sua diminutione, cioè alla diminu-
tione, o diuisione del corpo sonoro, numerando, ouer moltiplicando le sue parti, secondo la ragione delle propor-
tioni contenute nell'ordine naturale de i numeri: percioche diminuito di vna meza parte, tra il tutto, & la
metà hauemo la forma della consonanza Diapason, che tiene il primo luogo nella progressione, ouero ordine
naturale delle consonanze, & de gli altri interualli; Diminuito poi di due terze parti, hauemo quella della
Diapente, che tiene il secondo luogo, tra la metà, & una terza parte; oueramente hauemo la forma della
Diapason diapente, tra il tutto, & la terza parte. Similmente hauemo la forma della Diatessaron, ouero
della Disdiapason, diminuito di tre quarte parti; cioè l'vna tra la terza, & la quarta parte di esso, & l'al-
tra tra il tutto & la quarta parte. Si hauerebbe anco quella del Ditono, quando fusse diminuito di quattro
quinte parti; & quella del Semiditono, quando fusse diminuito di cinque seste parti; & quella de gli altri
interualli per ordine, che sarebbe lungo il voler discorrere particolarmente sopra di ciascuno. Diminuendosi
adunque in cotal modo, ritiene la natura della quantità cōtinoua; & nel diminuirsi numera, o moltiplica le
parti, secondo le ragioni delle proportioni contenute nell'ordine naturale de i numeri, & si assimiglia alla di-
screta. Et benche la Proportionalità harmonica habbia le istesse proportioni, che si ritrouano nell'Arithme-
tica: percioche le forme delle consonanze (come hauemo veduto) sono contenute tra le parti del numero Se-
nario, che sono in progressione arithmetica; nondimeno nell'Arithmetica, tra i termini minori le proportio
ni sono maggiori, & tra li maggiori le minori; & nell'Harmonica si ritroua il contrario, cioè ne i mag-
giori le maggiori; & ne i minori le minori. Et tal diuersità nasce, perche negociando l'vna intorno i nu-
meri puri, & l'altra circa le quantità sonore; procedono al contrario; cioè l'vna per accrescimento, & l'al-
tra per diminutione del suo principio; come hò mostrato; non si partendo ciascuna di loro dalla naturale pro-
gressione, che si ritroua nell'ordine delle proportioni collocate ne i numeri: di modo che nell'Arithmetica i
Numeri sono vnità poste insieme: & nell'Harmonica sono le parti delle quantità sonore. Et accioche queste
cose siano meglio intese, verremo a darne vno essempio. Poniamo la sottoposta linea A B, la quale all'A-
rithmetico sia la Vnità; & al Musico vn corpo sonoro, cioè vna chorda; & sia lunga vn piede: dico che vo
lendo dare vn progresso arithmetico, sarà necessario lassarla intera, & indiuisibile: imperoche procedendo
arithmeticamente, non si concede che la Vnità si possa diuidere. Sia adunque tal progresso contenuto da tre
termini in questo modo, che la proportione Tripla sia diuisa dal mezano in due ; Sarà bisogno di proce-
dere in tal modo; cioè di raddoppiar prima (se fusse possibile) la detta linea, nel modo che veggiamo la Vni-
tà esser raddoppiata nel Binario, il quale segue senza mezo alcuno la Vnità; Onde hauendola raddoppiata,
haueremo la linea A C lunga due piedi. Se noi compararemo la linea A C raddoppiata alla linea A B, ri-
trouaremo tra loro la proportione Dupla, che è prima nell'ordine naturale delle proportioni; si come si ritro-
ua anco ne i numeri tra il Binario, & la Vnità. Hora per dare il terzo termine di tal progressione, faremo
la linea A C lunga tre piedi, di modo che ariui in punto D: conciosia che il Ternario segue immediatamente
il Binario; & haueremo tra la D A, & la B A la proportione Tripla; imperoche la A D è misurata tre
volte a punto dalla A B; ouer la A D contiene tre volte la A B; si come ne i numeri il Ternario contien
tre volte la Vnità. Et cosi tal proportione resterà mediata, & diuisa in due parti dalla A C; cioè in vna
Dupla C A & B A; & in vna Sesquialtera D A & C A, in proportionalità arithmetica; si come tra li
page 53
DCBA
321
Sesalte.
Dupla.
Tripla.
termini nello essempio manifestamente si può vedere.Ma se noi vorremo dare vn progresso harmo- nico, procederemo in questo modo: Diminuiremo prima la detta linea A B della sua metà in punto C: con-
ciosia che la metà sia prima di ogn'altra parte; il che fatto dico, che tra la data chorda, o linea A B, & la
sua metà, la quale è la C B (per le ragioni, che altroue vederemo) si ritroua la proportione Dupla, che è la
prima nell'ordine naturale delle proportioni. Diminuiremo dipoi la detta A B. di due terze parti in punto D,
& haueremo la Proportione Sesquialtera; la quale è nel secondo luogo nell'ordine delle proportioni. La Ses-
quialtera dico tra C B & D B; & la Tripla ancora tra A B & D B; la quale dalla C B è mediata & di-
uisa in due proportioni in harmonica proportionalità; come qui si vede. Et si come i termini della progres-
ACDB
632
Dupla.
Sesalte.
Tripla.
sione Arithmetica sono vnità moltiplicate; cosi quelli dell'Harmonica sono il numero delle parti numerate
nel Corpo sonoro, che nascono dalla sua diuisione: essendo che in quella si considera la moltiplicatione della Vni
tà contenuta in questo ordine. 3. 2. 1; & in questa si considera la moltiplicatione delle parti nel soggetto di
uiso, contenute tra questi termini. 6. 3. 2: percioche se noi consideraremo il Tutto diuiso nelle parti, ritrouare
mo che la linea C D è la minima parte della linea A B, & misura la A B sei volte intere; la C B tre volte;
& D B due volte. Hora si può vedere, che tra i maggior termini della progressione harmonica sono conte-
nute le proportioni maggiori, & li suoni graui; & tra li minori le minori, & li suoni acuti: conciosia che
questi sono produtti dalle chorde di minore estensione, & quelli da quelle di maggiore. Si che potemo anco-
ra vedere, che si come nell'Arithmetica (dato che si potesse fare al mostrato modo) si procederebbe dall'a-
cuto al graue moltiplicando la chorda; cosi nella harmonica per il contrario si và dal graue all'acuto dimi-
nuendola; & nella progressione, o proportionalità Arithmetica gli interualli di minor proportione hauereb-
beno luogo nel graue, contra la natura dell'harmonia, il cui propio è, di hauere i suoni graui, di maggiore in-
teruallo de gli acuti, & questi per il contrario di minore. Ma perche tutte quelle proportioni, che si ritroua-
no nel Progresso arithmetico, seguendo l'ordine naturale delle proportioni, si ritrouano anco nel Progresso har
monico in quello ordine istesso; però potremo vedere in qual modo si habbia a pigliare il senso delle parole,
ch'io dissi nel cap. 15. cioè che tra le parti del numero Senario sono contenute tutte le Forme delle consonanze
Musicali semplici, possibili a prodursi; & come le consonanze chiamate da i prattici Perfette, si trouino na-
turalmente in esso collocate in harmonica diuisione: percioche quando fussero accommodate nel corpo sonoro,
termini. 60. 30. 20. 15. 12. 10; che sono le ragioni delle sue parti, si vederebbeno tramezate in quel
page 54la istessa maniera, che si veggono tramezate nelle parti di esso Senario; ancora che fussero ordinate in di-
uerso modo. Similmente si potrà conoscere, in qual senso si debbano intendere le parole del dottissimo Giaco-
po Fabro Stapulense, poste nella 34. del lib. 3. della sua Musica; & quanta sia la necessità della proportio-
nalità harmonica; & in qual modo; essendo concorde con l'Arithmetica, quanto alla quantità delle propor-
tioni; sia discorde poi intorno al modo del procedere, & circa il sito loro: ma ciò non darà marauiglia, con-
siderato che ogni effetto segue naturalmente la propietà, & la natura della sua cagione. Et perche l'vna
& l'altra di queste due proportionalità si serue de i numeri, li quali sono per natura tra loro communicanti;
ouero hanno almeno tra loro vna misura commune, la quale è (quando altro numero non vi fusse) la Vnità;
però ogni loro ragione è rationale: ma la Geometrica, il cui soggetto (assolutamente parlando) è la Quantità
cōtnoua, diuisibile in potenza in infinite parti, considera non solo le rationali, ma le irrationali ancora, come
hò detto altroue: percioche è facil cosa al Geometra, per virtù de i suoi principij, far di qualunque linea tre
parti, che siano tra loro proportionate geometricamente; ouero gli sarà facile il porre vna, o più linee meza-
ne tra due estreme, che siano proportionate con le prime, come nella Seconda parte mostraremo: Ma l'A-
rithmetico non potrà mai, ne il Musico ritrouare vn termine mezano ad ogni proposta proportione, che la di
uida in due parti equali; conciosia che tra li termini delle loro proportionalità non cada alcun numero meza-
no, che la possa diuidere secondo il proposito. Et benche la Quadrupla si veda alle volte diuisa dal Musico in
due parti equali; cioè in due Duple; non è però tal diuisione semplicemente fatta dal Musico come Musico;
ma si vsurpa tal diuisione come Geometra.

Che il Numero non è cagione propinqua & intrinseca delle Propor-
tioni Musicali, ne meno delle Consonanze.Cap. 41.

AVEGNA ch'io habbia detto di sopra, che li Suoni siano la materia delle consonanze,
& li Numeri, & le proportioni la lor forma; non si dee per questo credere, che il Nume
ro sia la cagione propinqua & intrinseca delle Proportioni musicali, ne meno delle Conso-
nanze: ma si bene la remota, & estrinseca, come vederemo. Onde si debbe auertire,
che essendo il propio fine del Musico (come vogliono i Filosofi, & massimamente Eustra-
tio) il cantare con modulatione, oueramente il sonare ogni istrumento con harmonia, secondo i precetti dati
nella Musica; similmente il giouare & il dilettare, si come è quello del Poeta; hauendo egli riguardo a tal
cosa, come a quella, che naturalmente lo spinge all'operare, piglia primieramente lo istrumento, nel quale
si ritroua la materia preparata, cioè le chorde; dipoi per poter conseguire il desiderato fine, introducendo in
esse la forma delle consonanze, le riduce in vna certa qualità, & in vn certo temperamento, ponendo tra lo-
ro vna distanza proportionata, & tirandole di modo, che percosse da lui rendeno poi perfetto concento, &
ottima harmonia. Et quantunque vi concorrino quattro cose, si come etiandio concorrono in ciascun'altra
operatione; cioè il Fine dell'attione, al quale sempre si hà riguardo; & è il Sonare cō harmonia; ouero il gio-
uare, & dilettare, che si dice cagion finale; lo Agente, cioè il Musico, che si nomina cagione efficiente; la
Materia, che sono le chorde, & si chiama cagione materiale; & la Forma, cioè la proportione, che si ad-
dimanda cagione formale; nondimeno queste due vltime sono cagioni intrinseche della cosa; & l'Agente,
& il Fine sono cagioni estrinseche: conciosia che queste non appartengono ne alla natura, ne all'esser suo; &
quelli sono parti essentiali di essa: percioche ogni cosa corruttibile è composta di materia & di forma; Et la
Materia si dice quella, della quale si fa la cosa, & è permanente in essa, si come i suoni de i quali si fa la Con-
sonanza; & la Forma è quella specie, o similitudine, o vogliam dire essempio, che ritiene la cosa in se, per
la quale è detta tale; si come è la proportione nella Consonanza. Et questa si chiama cagione intrinseca, a
differenza della estrinseca; la quale è (per dir cosi) il Modello, o vogliam dire Essempio, alla cui similitudi-
ne si fa alcuna cosa; si come è quella della Consonanza, che è la proportione di numero a numero. Nondi-
meno è da auertire, che di queste cagioni, alcune sono dette Prime, & alcune Seconde; & tale ordine di pri-
mo & di secondo si può intendere in due modi; primieramente secondo vn certo ordine di numeri, nel quale
vna cosa è prima & remota, & l'altra seconda & propinqua; secondariamente si può intendere secondo
l'ordine compreso dalla ragione in vna sola cagione, il quale è posto tra l'vniuersale & il particolare: impe-
roche naturalmente l'Vniuersale è primo, & dipoi il Particolare. Nel primo modo dicemo quella cagione es-
page 55ser prima, la quale dà virtù & possanza alla seconda di operare; si come si dice nella cagione efficiente, che
il Sole è la prima cagione (remota però) della generatione; L'animal poi è cagione seconda, & propinqua
di tal generatione: percioche egli dà allo animale la virtù, & la possanza di generare. Ma nel secondo il Ge
nere è il primo, & la Specie il secondo: la onde dico, che la prima & vniuersal cagione della Sanità è l'arte-
fice, & la seconda, & particolare il Medico, ouero il tal Medico. E ben vero che la prima & la seconda
cagione del primo modo sono differenti dalla prima, & dalla seconda del secondo: Percioche nel secondo mo-
do non si distinguono in effetto l'vna dall'altra; ne la più vniuersale della meno vniuersale; ne questa dalla
singolare; ma sono distinte solamente nell'intelletto. Ma nel primo modo sono distinte: conciosia che l'vna è
contenuta dall'altra, & non per il contrario. Et questi due modi (massimamente in quanto al secondo) si
ritrouano in tutti i generi delle cagioni: percioche nella materiale il Metallo è prima cagione del coltello, &
il Ferro la seconda; si come nella formale (venendo ad vno accommodato essempio secondo il nostro proposi-
to) la prima cagione della Consonanza Diapason è il numero, cioè 2. & 1; & la seconda la proportione
Dupla, & cosi delle altre per ordine. La Proportione adunque è la causa formale, intrinseca & propinqua
delle consonanze, & il Numero è la causa vniuersale, estrinseca & remota; & è come il modello della
Proportione, per la quale si hanno da regolare & proportionare li corpi sonori, accioche rendino formal-
mente le consonanze. Et questo acennò il Filosofo, mentre dichiarando quel che fusse la Consonanza disse,
Che ella è ragione de numeri nell'acuto, & nel graue; intendendo della ragione, secondo la quale si vengono
a regolare i detti corpi sonori. La onde non disse, che fusse numero assolutamente, ma ragion de numeri; il
che si può vedere più espressamente nelle proportioni musicali, comprese ne i nominati corpi: imperoche non
si ritroua in esse alcuna specie, o forma di numero: conciosia che se noi pigliamo i loro estremi, misurandoli
per il numero; dapoi che è fatta cotal misura, tai corpi restano nella loro prima integrità & continouati co-
me erano prima; ne si ritroua formalmente in essi numero alcuno, il quale costituisca alcuna proportione:
Percioche se ben noi prendemo alcuna parte di vna chorda in luogo di vnità, & per replicatione di quella ve
nimo a sapere la quantità di essa, & la sua proportione, secondo i numeri determinati; & per conseguente
la proportione de i suoni produtti dalle chorde, cioè dal tutto & dalle parti; non potemo però dire, se non che
tali numeri siano quel Modello, & quella Forma de i suoni, che sono cagione essemplare, & misura estrinse-
ca di essi corpi sonori, che contengono le proportioni musicali; le quali senza il suo aiuto difficilmente si potreb
beno ritrouare nelle quantità cōtinoue. Essendo adunque il Numero sola cagione di far conoscere, & ritroua-
re artificiosamente le proportioni delle consonanze, & di qual si voglia interuallo musicale; è necessario nel-
la Musica, in quanto che per esso più espeditamente si vanno speculando le differenze de i suoni, secondo il
graue, & l'acuto, & le sue passioni; & con più certezza di quello, che si farebbe misurando co i Compassi,
ouero altre misure li corpi sonori; hauendo prima conosciuto con la esperienza manifesta, come si misurino
secondo la loro lunghezza con proportione, & percossi insieme muouano l'vdito secondo il graue & l'a-
cuto, non altramente di quello, che si considerano ne i numeri puri se condo la ragione. Ma per concludere
dico, che si come il numero non può essere a modo alcuno la cagione intrinseca & propinqua di tal proportio
ni, cosi non potrà essere la cagione intrinseca & propinqua delle consonanze; come hò dichiarato.

Della inuentione delle Radici delle proportioni.Cap. 42.

RITORNANDO hormai, secondo l'ordine incominciato, alla quinta & vltima
operatione, detta Inuentione delle Radici dico, che tale operatione non è altro, che ridur le
proportioni ne i primi loro termini radicali, quando si ritrouassero fuori: Percioche le pro-
portioni, che sono contenute tra i termini non radicali, cioè tra i numeri Tralorocompo-
sti, oltrache si rendeno più difficili da conoscere, fanno anco difficili le loro operationi. On-
de accioche si possa hauer di loro più facile cognitione, & più facilmente le possiamo adoperare, darò hora il
modo di ridurle ne i termini radicali, cioè ne i numeri Contraseprimi, che sono i minimi numeri, da i quali
possono esser contenute, come altroue hò detto. Et perche non solo le proportioni contenute tra due termini,
ma anche ogni ordine di più proportioni moltiplicate, può esser contenuto da numeri Tralorocomposti; però
mostrando prima, in qual modo si possino ridurre a i lor termini radicali quelle, che sono contenute solamen-
te tra due ; mostrerò dipoi in qual modo le altre si potranno ridurre. Incominciando adunque dalle
page 56prime terremo questo ordine; Essendoci proposta qual si voglia proportione, contenuta tra numeri Traloro
composti, cercaremo di trouare vn numero maggiore, il qual numeri, o misuri communemente i termini del
la proportione proposta; per il quale diuidendo tai termini, li produtti siano le radici, o termini radicali di tal
proportione. Volendo adunque ritrouar tal numero, diuideremo prima il maggior termine della proportio-
ne per il minore, di poi questo per quel numero, che auanza dopo tal diuisione. Et se di nuouo auanzasse nu-
mero alcuno, douideremo il primo auanzato numero per il secondo; & questo per il terzo; & cosi di mano
in mano, fino à tanto che si ritroui vn numero, che diuida a punto l'altro, senza auanzar nulla; & questo
sarà il numero ricercato: per il quale diuidendo dipoi ciascun termine della proportione proposta, li produtti
saranno i minimi numeri, & termini radicali della proportione. Poniamo adunque che vogliamo ritrouar
la Radice della proportione contenuta tra questi termini, o numeri 45. & 40. che sono Tralorocomposti;
diuideremo primieramente il 45. per il 40. & verrà 1. auanzando 5; Dipoi lassando la vnità, come quel-
la, che fa poco al nostro proposito, si in questa, come anco nelle altre diuisioni, pigliaremo il 5, il quale diui-
derà il 40. apunto, senza auanzare alcuna cosa; & questo sarà il numero maggiore ricercato, che numere-
rà l'vno & l'altro delli due proposti termini. Onde diuidendo il 45. per il 5. ne verrà 9. & diuidendo il 40.
haueremo 8. i quai numeri, senza dubbio, sono Contraseprimi, & minimi termini, ouer la Radice della pro
posta proportione, che fu la Sesquiottaua.

In che modo si possa ritrouar la Radice di più proportioni moltiplicate
insieme.Cap. 43.

MA volendo ritrouar la Radice di vn'ordine di più termini continouati, come sono quelli,
che nascono dalla moltiplicatione di più proportioni poste insieme; ouer quelli, che vengo-
no dalla proportionalità harmonica, che sono senza dubbio termini, o numeri Tralorocō-
posti; procederemo in questo modo. Ritroueremo prima, per la Terza del Settimo di
Euclide, vn numero maggiore, che diuida, o misuri communemente ciascuno de i nume
ri contenuti in tal ordine; per il quale diuideremo poi ciascun di loro; & li produtti, che verranno da tal di-
uisione, saranno la Radice di cotale ordine. Siano adunque i sottoposti quattro termini, o numeri Traloro
composti, cioè 360. 240. 180. 144. 120. produtti dalla moltiplicatione fatta nel Cap. 31. ouer 32. i
quali vogliamo ridurre in vno ordine di numeri Cōtraseprimi, cioè alla loro radice; dico che bisogna ritrouar
prima, nel modo che si è mostrato nel cap. precedente, vn numero maggiore, che numeri, o misuri commu-
nemente li due maggiori termini delli proposti, che sono il 360. & 240. & tal numero sarà il 120. per-
cioche diuide, o misura il 360. tre volte, & il 240. due volte. Vederemo dipoi se può misurare il 180. ma
perche non lo può misurare, però è dibisogno di ritrouare vn'altro numero simile, il quale diuida, o misuri cō-
munemente il 180. & il 120. operādo secondo la regola data, che sarà il 60. Et questo per il corollario del-
la Seconda del Settimo
di Euclide, numererà communemente li tre maggiori delli proposti termini, & anco
il 120. conciosia che numera il 360. sei volte, il 240. quattro volte, il 180. tre volte, & il 120. due
volte. E ben vero, che non potrà misurare il 144. la onde sarà dibisogno di ritrouare vn'altro maggior nu-
mero, che lo misuri insieme con gli altri: onde ritrouatolo secondo il modo mostrato, haueremo il 12. che nō
solo misurerà il 144. ma gli altri ancora, come chiaramente si può vedere. Et perche tal numero numera
etiandio il minore delli proposti, cioè il 120. però dico, che il 12 è il numero maggiore ricercato, il qual nu-
mera communemente ciascuno delli cinque proposti termini, o numeri: conciosia che se noi diuideremo cia-
scuno di questi numeri per il 12. che fu l'vltimo numero maggiore ritrouato, ne verrà 30. 20. 15. 12. 10.
& tra questi termini dico esser la Radice del proposto ordine: percioche senza dubbio sono numeri Contrase-
primi; come nel suo essempio si può essaminare. La onde osseruando tal regola, non solo si potranno ha-
uere i termini radicali di qualunque ordine, che contenga quattro, cinque, & sei proportioni, ma piu an-
cora, se bene (dirò cosi) si procedesse all'infinito.
page 57
360240180144120
120. è il numero maggiore, che misura communemente i due primi termini maggiori.
32
60. è il numero maggiore, che misura i tre primi termini maggiori & il ritrouato.120
604030
12. è il numero maggiore, che misura tutti li proposti termini & anco il ritrouato.60
3020151210
Numeri Contraseprimi, i quali sono termini radicali del sopra posto ordine.

Della Proua di ciascuna delle mostrate operationi.Cap. 44.

PERCHE l'huomo nelle sue operationi può facilmente errare, massimamente nel maneg
gio de i numeri, ponendo per inaduertenza alle volte un numero in luogo di un'altro; però
io per non lassare a dietro alcuna cosa, che possa tornare utile alli studiosi, hò uoluto aggiun
gere il modo, per il quale possino conoscere, se nelle operationi si ritroui alcuno errore; ac-
cioche ritrouato lo possino emendare. Onde incominciando dalla prima, che fu il Moltipli-
care dico; che quando haueremo moltiplicato insieme molte proportioni, li termini produtti da tal moltiplica-
tione saranno (come altroue si è detto) fuor de i suoi termini radicali; si che volendo sapere, se le dette propor
tioni siano contenute in tali termini senza errore, pigliaremo prima due termini, tra i quali c'imaginiamo di
hauer collocato alcuna proportione, & li diuideremo per li suoi termini radicali, cioè il maggior per il mag-
giore, & il minor per il minore; & se li produtti da tal diuisione saranno equali; tal proportione sarà contenu
ta nelli suoi termini senza errore alcuno; & se fusse altramente, sarebbe il contrario. Volendo adunque sape
re, se la proportione Sesquialtera, posta tra questi numeri 360. & 240. sia contenuta nella sua vera propor
tione; pigliaremo i suoi termini radicali 3. & 2; per li quali diuideremo 360. & 240. in cotal modo; 360.
per il 3. & 240. per il 2. & ne verrà da ciascuna parte 120. per il che tale equalità dimostra, che la detta
proportione è contenuta tra li proposti numeri, quantunque non siano radicali. Ma quando vno delli produtti
venisse maggior dell'altro, saria segno manifesto, che in tal moltiplicatione si hauesse commesso errore. Il me
desimo potremo etiandio vedere, moltiplicando il maggior delli produtti proposti col minor termine radicale
della proportione, & il minor col maggiore; cioè 360. per il 2. & 240. per il 3: Percioche allora l'vno &
l'altro produtto verrebbeno equali, cioè 720; che ne dimostrarebbe, che tal proportione si cōtiene tra li propo-
sti produtti senza errore. Et bēche il Sommar delle proportioni possa esser la proua del Moltiplicare, et il Mol
tiplicar quella del Sommare; tuttauia non potemo vedere, se ne i loro mezani termini sia alcuno errore, se non
nel mostrato modo. Ma veramente la vera proua del Sommare è il Sottrare: percioche se noi sottraremo di
vna in vna le sommate proportioni dal produtto del Sommare, senza alcun fallo potremo conoscer tal somma
esser fatta senza errore, quando all'vltimo si verrà alla Equalità. Se noi adūque dal produtto della somma po-
sta nel ca. 33. che è la Tripla proportione leuaremo di vna in vna le proportioni sommate, incominciando dalla
maggiore, che fu la Sesquialtera, ne resterà la Dupla; dalla quale sottraēdo la Sesquiterza, resterà la Sesqui-
altera; Onde cauando da questa la Sesquiquarta, restera la Sesquiquinta, dalla quale cauata l'vltima proportio
ne, che fu medesimamente la Sesquiquinta, senza dubbio si peruenirà alla Equalità, la quale ne fara conoscere,
che in tal somma nō vi si troua errore alcuno: ma si bene sarebbe, quādo alla fine restasse da cauare vna propor
tione di maggior quantità di vna minore, ouero per il cōtrario. La proua del Sottrare (come altroue hò detto)
è il Sommare; & perche a sufficienza hò ragionato iui di tal cosa, però non accade, che qui io replichi cosa al
cuna. Ma nel Partire, quando nella equal diuisione delle proportioni, li termini contenuti nella proportionali-
tà Geometrica, non si ritrouassero collocati nel modo, che di sopra hò mostrato; allora sarebbe segno manife-
sto di errore; si come sarebbe etiandio errore nella Arithmetica & nella Harmonica, quando i loro fussero
collocati altramente, che nel modo dichiarato; & che le Proportioni, o qualunque cōtinouato ordine di propor
tioni fussero fuori de i loro termini radicali, quādo non si ritrouassero collocate ne i numeri Contraseprimi. Ho-
ra parmi, che tutto ciò ch'io hò detto di sopra sia a sufficienza, per mostrar li principij della Musica, i quali se
noi non saperemo, non potremo hauer mai buona cognitione delle cose seguenti, ne mai peruenire ad vn perfet
to fine; La onde ogn'vno, che desidera di fare acquisto di questa scienza, debbe con ogni suo potere sforzarsi
di possederli perfettamente; accioche possa acquistar degna laude, & honoreuole frutto delle sue fatiche.
IL FINE DELLA PRIMA PARTE.
page 58

LA SECONDA PARTE
Delle Istitutioni harmoniche
DI M. GIOSEFFO ZARLINO
DA CHIOGGIA.

Quanto la Musica sia stata da principio semplice, rozza, & pouera
di consonanze.Cap. 1.

POI CHE nella Prima parte a sufficienza si è ragionato de i Numeri, Proportioni; è cosa ragioneuole, che hora si ragioni in particolare, &
secondo che tornerà a proposito, di quelle cose, che la Musica considera in vni-
uersale, si come de i Suoni, o Voci, de gli Interualli, de i Generi, de gli Ordini
de i Suoni, delli Modi, delle Mutationi, & delle Modulationi. Ma prima che
si venga a tal ragionamēto, mostrerò in qual modo la Musica sia stata da prin-
cipio semplice, & come da gli antichi era vsata. Dipoi, veduto in qual modo i
Suoni, & le Voci naschino, & fatta la loro diuisione, verrò a quello, che è la
mia principale intentione. Dico adunque, che se bene la Musica ne i nostri tempi è peruenuta a tal grado, &
perfettione di harmonia, in quanto all'vso di tutte quelle consonanze, che si possano ritrouare, delle quali al-
cune appresso gli antichi non erano in consideratione, & che quasi non si vegga di poterle aggiungere cosa
alcuna di nuouo; tuttauia, non è dubbio, che da principio (si come auenne dell'altre scienze) ella non sia sta-
ta non solo semplice, & rozza, ma etiandio molto pouera di consonanze. Il che esser verissimo ne dimostra
quel, che narra Apuleio di essa dicendo; Che da principio si adoperaua solamente il Piffero, non con fori, co-
me quelli, che si fanno al nostro tempo; ma senza, alla simiglianza di vna Tromba: Ne si faceuano tante
sorti di concenti; con variati istrumenti, & variati modi; ma gli antichi ricreauano i loro spiriti, & si da-
uano tra loro piacere & solazzo col sopradetto Piffero solamente, senza varietà alcuna di suono. Et tal
Piffero vsauano ne i loro publici spettacoli, & ne i loro Chori, quando recitauano le Tragedie, o Comedie;
come manifesta Horatio parlando in cotal modo;
Tibia non, vt nunc, oricalcho vincta, tubae[[qacute]]ue

Aemula, ed tenuis, simplex[[qacute]]ue foramine pauco

Adspirare, & adesse choris erat vtilis;
Al quale dipoi Hiagne Frigio a quei tempi dotto
nella Musica, che fu padre & maestro di Marsia, vi aggiunse li fori, & incominciò a sonar quello con va-
riati suoni, & fu il primo, che fece sonar due Pifferi con vn sol fiato, & che sonò tale istrumento con la de-
stra & con la sinistra mano; cioè che mescolò il suono graue con l'acuto, con destri fori & sinistri. Vsarono
etiandio gli antichi da principio la Cetera, o la Lira con tre chorde, ouer con quattro solamente, della quale
fu inuentore Mercurio (come vuol Boetio) & erano in quella ordinate di modo, che la prima con la secon-
da, & la terza con la quarta conteneuano la Diatessaron; & la prima con la terza, & la seconda con la
quarta, la Diapente: & di nuouo la seconda con la terza il Tuono, & la prima con la quarta la Diapason;
Et insino al tempo di Orfeo fu seruato cotale ordine, il quale fu dipoi accresciuto in varij istrumenti; et prima
Chorebo di Lidia vi aggiunse la quinta chorda; dipoi dal sopranominato Hiagne vi fu aggiunta la sesta; ma
la settima aggiunse Terpandro Lesbio. Et questo numero di chorde veramente (come dice Clemente Ales-
sandrino) era contenuto nell'antica Lira, o Cetra; dipoi da Licaone Samio fu aggiunta la ottaua; ancora che
Plinio attribuisca la inuentione di tal chorda a Simonide, & della nona a Timotheo; & Boetio voglia,
che questa chorda sia stata aggiunta da Profrasto Periota, la decima da Estiacho Colofonio, & la vndeci-
ma da esso Timotheo: Ma sia come si voglia, Suida attribuisce l'aggiuntione della Decima & della Vnde-
page 59cima chorda a Timotheo Lirico. Et certo è che da molti altri ve ne furno aggiunte tante, che crebbero al nu
mero de Quindici. Aggiunsero dipoi a queste la sestadecima chorda, ne più oltra passorno, & si contentaro-
no di tal numero; & le collocorno nell'ordine, che più oltra dimostraremo, diuidendole per Tuoni & Semi-
tuoni in cinque Tetrachordi: osseruando le ragioni delle proportioni Pithagoriche, ritrouate ne i martelli da
Pithagora, nel modo che nella prima Parte hò mostrato; le quali conteneuano quelle istesse, che si ritrouaua-
no tra le chorde della sopradetta Cetera, o Lira ritrouata da Mercurio; & che nel sottoposto essempio si veg
Diapason.
Diapente.
Diapente.
Diatess.
Tuono.
Diatess.
Parhipate hipaton.Prima chorda.12
Parhipate meson.Seconda chorda.9
Lichanos meson.Terza chorda.8
Trite diezeugmen.Quarta chorda.6
gono: Imperoche il magggiore, (come dicono) pesaua libre dodici, l'altro libre noue, & libre otto il terzo:
ma il quarto & minore pesaua libre sei; dai quali numeri Pithagora cauò le ragioni delle consonanze musi-
cali, che furno appresso gli antichi cinque, come narra Macrobio; & nascono da cinque numeri, il primo de
i quali chiamorno Epitrito, il secondo Hemiolio, il terzo Duplo, il quarto Triplo, & il quinto Quadruplo, cō-
vno interuallo dissonante, il quale istimauano, che fusse principio d'ogni consonanza, et lo chiamarono Epog-
doo. Di modo che dallo Epitrito era contenuta la Diatessaron, dall'Hemiolio la Diapente, dal Duplo la Dia-
pason, dal Triplo la Diapasondiapente, dal Quadruplo la Disdiapason, & dall'Epogdoo il Tuono Sesquiot-
tauo. Alle quali consonanze Tolomeo aggiunse la Diapasondiatessaron, contenuta dalla proportione Du-
plasuperbipartienteterza tra 8. & 3; come nella sua Harmonica si può vedere; la qual consonanza è posta
da Vitruuio anco nel cap. 4. del Quinto libro della Archittetura. Et veramente gli antichi non conobbero
altre consonanze, che le sopradette; le quali tutte dai Musici moderni sono chiamate Perfette: & non ha-
ueano per consonanti quelli interualli, che i moderni chiamano Consonanze imperfette; cioè il Ditono, il Se-
miditono, & li due Essachordi; cioè il maggiore, & il minore; come manifestamente dimostra Vitruuio
nel nominato luogo, dicendo; Che nella Terza, Sesta, & Settima chorda non si possono far le consonanze;
& questo dice hauendo rispetto alla grauissima chorda d'ogni Diapason: Il che si può etiandio vedere in cia-
scuno altro autore, si Greco come Latino. Et da questo potemo comprendere la imperfettione, che si ritroua-
ua nelle antiche Harmonie, & quanto gli antichi erano poueri di consonanze & di concenti. Et se bene al-
cuno, mosso dall'autorità de gli antichi, la quale è veramente grande, più tosto, che dalla ragione, volesse di-
re, che oltra le nominate consonanze perfette, non si possa ritrouare alcun'altra consonanza; non dubitarei
affermare simile opinione esser falsa: percioche ella contradice al senso, dal quale hà origine ogni nostra co-
gnitione: Conciosiache niuno di sano intelletto negherà, che oltra le sopradette consonanze perfette, non si ri-
trouino ancora le imperfette, le quali sono tanto diletteuoli, vaghe, sonore, soaui, & harmoniose a quelli, che
non hanno corrotto il senso dell'vdito, quanto dir si possa; & sono talmente in vso, che non solo i periti can-
tori, & sonatori di qualunque sorte istrumenti le vsano nelle loro harmonie; ma quelli ancora, che senza ha-
uere scienza, cantano & sonano per prattica solamente.
page 60

Per qual cagione gli antichi nelle loro Harmonie non vsassero le
consonanze imperfette, & Pithagora vietasse il passare oltra
la Quadrupla.Cap. 2.

NE CI douemo marauigliare, che gli antichi non riceuessero tal consonanze: percioche
essi prestarono grandissima fede alla dottrina di Pithagora; il quale essendo diligentissimo
inuestigatore delli profondi secreti della Natura, non le volse accettare tra le consonanze,
per esser egli amatore delle cose semplici, & pure; Et si dilettaua di tutte le cose, fino a
tanto che la materia loro non si partiua dalla semplicità; & in essa inuestigaua le cose se-
crete, cioè le loro cagioni; hauendo egli opinione, che ritrouandosi esser semplici, fusse in quelle & fermez-
za & stabilità; & essendo miste & diuerse, in costanza & varietà. Et perche istimaua, che di queste
non si potesse hauer ferma ragione; però senza proceder più oltra le rifiutaua. La onde solamente quelle con-
sonanze li piaceuano, le quali insieme si conueniuano per ragion de i numeri, che fussero semplici, & hauesse-
ro la lor natura purissima; come sono quelli, che nascono dal genere Moltiplice & dal Superparticolare; &
sono li cinque mostrati, contenuti nel numero Quaternario: Et rifiutò quelle, che sono comprese da i numeri,
che si ritrouano oltra il Quaternario, & entrano ne gli altri generi di proportione, da i quali nasceua il loro
Ditono, il Trihemituono, o Semiditono, & gli altri interualli simili, come vederemo. Ne pose tra le con-
sonanze il Ditono & il Semiditono, contenuti nel genere Superparticolare, i quali hò mostrato nella prima
parte: percioche molto bene conosceua (com'io credo) la natura loro, & vedeua, che dalla mistura di tal con-
sonanze imperfette con le perfette, poteuano nascere li due Essachordi, cioè il maggiore & il minore, i quali
si contengono nel genere Superpartiente; come le forme loro ce lo manifestano. Approuò adunque solamente
quelle consonanze, come più semplici, & più nobili, che hanno le loro forme tra le parti del numero Quater
nario: percioche da loro non ne può nascere alcun suono, che non sia consonante. Et forse che i Pithagorici nō
per altro haueuano in somma veneratione questo numero, se non perche vedeuano, che da quello nasceua tal
semplicità di concento; onde hebbero opinione, che appartenesse alla perfettione dell'Anima: Et tanto heb-
bero questo per vero, che volendo, di ciò che affermauano (come dice Macrobio) fusse loro prestata indubi-
tata fede, diceuano; Io ti giuro per colui, che dà all'anima nostra il numero Quaternario. Il Diuino Filosofo
adunque vietaua il passare oltra la Quadrupla: percioche egli oltra di essa (come dice Marsilio Ficino Filo-
sofo Platonico nel Compendio del Timeo di Platone) non vdiua harmonia: conciosia che procedendo più ol-
tra nasca la Quintupla tra 5. & 4. & la Superbipartiente tra 5. & 3. che genera dissonanza. E ben ve-
ro, che se le parole del Ficino si pigliassero come suonano, s'intenderebbe il falso: percioche la Quintupla non si
ritroua tra 5. & 4. ma si bene tra 5. & 1. però giudico io, che oueramente questo testo sia incorretto; &
che in luogo del 4. si debba porre la Vnità: o che tal parole si habbiano da intendere in questo modo; Che pro-
cedendo oltra la Quadrupla, aggiunto il Quinario al numero Quaternario, cioè aggiunta la Sesquiquarta
alla proportione Quadrupla in questa forma. 5. 4. 3. 2. 1. nasca la proportione Quintupla tra 5. & 1. &
similmente la Superbipartienteterza tra 5. & 3. la quale si parte dalla semplicità de i numeri, & è conte-
nuta nel terzo genere di proportione, che si chiama Superpartiente; il qual genere, diceua Pithagora, non
essere atto alla generatione delle consonanze musicali; come nel sottoposto essempio si vede. Per questa
cagione adunque & non per altra, stimo io, che Pithagora vietasse il trapassare la Quadrupla. E ben vero,
che alcuni altri dicono, che il Filosofo voleua, che non si hauesse a trapassar la Quadrupla nelle cantilene, cioè
il numero delle Quindici chorde, contenute tra la Disdiapason: percioche egli giudicò, che ogni ottima voce,
hauendo la natura posto termine a tutte le cose, potesse senza suo disconcio naturalmente ascendere dal gra-
ue all'acuto: o per il contrario discendere per Quindici voci; & che qualunque volta si passasse più oltra, o nel
graue, o nell'acuto, che tali voci nō fussero più naturali, ma sforzate; & che recassero noia a gli ascoltanti:
Ma di queste due ragioni la prima (secondo il mio giudicio) è migliore, & è più al proposito. Non è adunque
da marauigliarsi, che gli antichi non riceuessero tal consonanze, poi che dalle leggi Pithagoriche, gli era vie-
tato il trappassar la Quadrupla.
page 61
54321
Sesquiquar.
Sesterza.
Sesquialtera.
Dupla.
Subipar. terza.
Dupla.
Tripla.
Dupla sesquialtera.
Quadrupla.
Quintupla.

Dubbio sopra l'inuentione di Pithagora.Cap. 3.

HORA sopra la detta inuentione di Pithagora nasce vn dubbio, In che modo potesse vscir
concento da quelli due martelli, che conteneuano la proportione Sesquiottaua, che è la
forma del Tuono, il quale senza dubbio alcuno è interuallo dissonante. A questo si può ri-
spondere, & dire, che è cosa ragioneuole, che i Fabbri di quei tempi non percotessero nel
battere con li martelli tutti in vn tempo; ma si bene l'vn dopo l'altro, come vedemo, &
vdimo fare al di d'hoggi. Onde è credibile, che quando il Filosofo passò a caso appresso la bottega de i fabbri,
la prima cosa, che se gli appresentasse al sentimento, fusse vn certo ordine harmonico di suono, et che molto li
fusse grato; dal quale fu mosso a volere inuestigare la ragione de i concenti harmonici. Ma perche perco-
tendo i martelli l'vn dopo l'altro, il Tuono non li poteua offender l'vdito, si come gli hauerebbe offeso, quan-
do tutti in vn tratto hauessero percosso: conciosia che la Consonanza, & la Dissonanza si ode tra due suoni,
che in vn tempo istesso percotono l'vdito; però non si può dire, che Pithagora in tale atto vdisse cosa alcuna
dissonante, di modo che lo potesse offendere; Massimamente hauendo prima rimosso il Quinto martello, co-
me dice Boetio: percioche non si accordaua con gli altri. Et che questo sia vero, Macrobio lo manifesta chia-
ramen te dicēdo; Che passando Pithagora a caso per vna via publica, gli peruennero alle orecchie alcuni suo-
ni, che si rispondeuano con vn certo ordine, i quali nasceuano da i martelli di alcuni Fabbri, che batteuano
vn ferro infocato; Et dice che erano suoni, che si rispondeuano con vn certo ordine, & non dice che fussero
suoni consonanti. Per la qual cosa, potemo vedere, che cotale interuallo non li poteua dare alcuna noia, si
come potemo da noi stessi vdire in ogni nostra modulatione, che non solo nel procedere di simile interuallo, ma
di qualunque altro ancora, pur che nasca da numeri sonori, & harmonici, il senso non è offeso. Hauendo di-
poi il Filosofo ritrouato, che ciò procedeua dalla quātità del peso di ciascun martello, incominciò da i pesi ritro-
uati a inuestigare le proportioni musicali, & i numeri harmonici, facendo l'esperienza di vn suono contra
l'altro col peso loro; & ritrouò la loro ragione ne i nominati numeri, & conobbe quelle proportioni, che da-
uano le consonanze, & quelle che faceuano le dissonanze. La onde Boetio nel cap. 10. del lib. 1. della sua
Musica
, volendo mostrare in fatto quelle proportioni, che erano le vere forme delle consonanze, parlando
di ciascuna di esse, le aggiunge vna di queste parole Consonantia, o Concinentia: ma quando viene alla Ses-
quiottaua, senza aggiungerle alcuna cosa, dice solamente, che risonaua il Tuono; volendo inferire, che tal
proportione non era posta dal Filosofo nel numero di quelle, che fanno la Consonanza.
page 62

Della Musica antica.Cap. 4.

MA SE la Musica antica (come di sopra hò mostrato) haueua in se tale imperfettione,
non par credibile, che i Musici potessero produrre ne gli animi humani tanti varij effetti,
si come nelle historie si racconta: Percioche si legge, che alle volte muoueuano l'animo
all'ira, alle volte dalla ira lo ritirauano alla mansuetudine, hora induceuano al pianto,
hora al riso, ouero altre simili passioni. Et tanto meno par credibile, perche essendo ella
hoggidi ridutta a quella perfettione, che quasi di meglio non si può sperare, non si vede che faccia alcuno del-
li sopradetti effetti; Onde più tosto si potrebbe dire, che la moderna, & non l'antica fusse imperfetta. Et per
che tal cosa potrebbe generare ne gli animi de i lettori non picciol dubbio, però auanti che si vada più oltra,
mi è paruto di douer sopra tal materia ragionare alcune cose; & prima dimostrare in qual maniera da gli an
tichi la Musica era posta in vso; dipoi, quali materie recitauano nelle lor cantilene, & quali erano i Musici
antichi; Oltra di questo, quel che era potente di indurre l'huomo in diuerse passioni, & in qual modo le Me-
lodie poteuano muouer l'animo, & indurre in esso varij costumi; & vltimamente, da qual Genere di canti-
lena fussero operati simili effetti. Incominciando adunque dalla prima dico, che se bene la Musica antica-
mente hà operato molte cose marauigliose, come si legge; & si dica, che hora non operi più cosa alcuna del-
le nominate; Chi vorra essaminare minutamente il tutto, ritrouerà che la Musica etiandio al presente non è
priua di far cotali effetti; & ne potrebbe forse con grandissima marauiglia vedere alcuno, che sarebbe di non
poca importanza. E ben vero, che l' vso moderno è tanto vario, et lontano dall' vso antico, che sarebbe quasi
impossibile crederlo, quando da molti degni, & honorati scrittori, li quali sono stati per molto tempo auanti
la nostra età, non fusse fatta mentione alcuna di tal cosa: Percioche li Musici di quei tempi, non vsarono la
Musica con tante variate sorti d'istrumenti (lassando da vn canto quelli, che nelle Comedie, & ne gli essser-
citi loro adoperauano) ne anco le loro cantilene erano composte di tante parti; ne con tante voci faceuano i
lor concenti, come hora faciamo: ma la essercitauano di maniera, che al suono di vn solo istrumento, cioè di
vn Piffero, o di Cetera, o di Lira, il Musico semplicemente accompagnaua la sua voce, & porgeua in tal mo
do grato piacere a se & a gli ascoltanti. In cotal modo Homero introduce cantare Achille, Femio, &
Demodoco; similmente Virgilio introduce Ioppa, Horatio Tigellio, Silio Italico Theutrante, & Sueto-
nio scriue che'l simile faceua Nerone. Questo istesso faceuano coloro, che i Greci chiamano Rapsodi, i quali era
no recitatori, interpreti, & cantori de i versi de i Poeti; tra i quali fu Ione; come dimostra Platone in quello
del Furor poetico
; che interpretaua i versi di Homero al suono della Lira, & tanto gli era affettionato, &
tanto se lo haueua fatto famigliare, che non voleua esporre altro poeta, che lui. Quando poi erano due, che
cantauano, non cantauano insieme, & ad vn tempo, come si fa al di d'hoggi; ma l'vn dopo l'altro; & tal
modo di cātare nominauano Cantare a uicenda, nel modo che appresso di Theocrito cātauano li pastori Dafni
& Menalca, & appresso di Virgilio Dameta & Menalca. Vsauano etiandio li Poeti lirici ne i loro Certa-
mi musicali, cantare i lor poemi & compositioni con varij generi di Versi al suono della Lira, ouer della Ce
tera; & questo faceuano addunati insieme in vn cerchio al numero di cinquanta in alcune lor feste; Et tale
ragunanza fu nominata Choro; & cantauano le lodi delli Dei, & di coloro, che erano stati vittoriosi ne i
giuochi Olimpici; & riportauano per premio del loro cantare vn Bue. I Rustici anco soleuano in tal modo
porgere i lor voti alli Dei per i frutti della terra: Percioche raddunati in vn choro appresso vno altare, sopra
il quale era la vittima del sacrificio, hora passeggiando, & hora riuolgendosi in giro cantauano a Bacco al-
cune sorti di versi al suono del Piffero: Et tal Piffero non si assimigliaua a quelli, che hora si vsano: percioche
in quei tempi si faceua di ossa delle gambe di Grù; Onde furono chiamati tali istrumenti da i Latini Tibie;
essendo cotal parte di ciascuno animale con voce latina nominata Tibia. Ne faceua allora dibisogno di mag-
giore istrumento: percioche il popolo, che concorreua a luoghi simili era poco, & era maggiormente dedito
alla fatica & al lauoro, che alle feste & a i giuochi. Haueuano medesimamente per costume, di rappresen-
tare le Tragedie, & le Comedie loro cantando, & questo accenna Horatio dicendo;
Si plausoris eges aulaea manentis, & vsque

Sessuri, donec cantor, vos plaudite dicat.

Et era vsanza (come afferma il Filosofo) che li Poeti istessi recitassero le Tragedie & le Comedie, che
page 63haueano composte, & le cantauano. Onde, come narra Titoliuio, vno chiamato Liuio, hauēdo fatto vna Fa
uola in versi, ordinata col suo argomento, egli stesso la recitaua; dipoi non potendo più dire: percioche la vo-
ce gli era mancata, pregò che li fusse perdonato; & pose vn fanciullo a cantarla, il quale hauendosi porta-
to bene, fu introdutta vna vsanza, che cotali cose fussero cantate dagl'Istrioni; Et di questo ne tocca vna pa
rola Horatio dicendo nella sua dell'Arte Poetica;
Ignotum Tragicae genus inuenisse camoenae

Dicitur, & plaustris vexisse poemata Thespis,

Quae canerent, agerent peruncti fecibus ora.
Io credo anco, che gli Oratori orassero al popolo al suono di qualche istrumento, ancora che al parer mio
tale vsanza durasse poco tempo: imperoche Cicerone nella Oratione, che fece in fauor di P. Sestio, la quale si
ritroua imperfetta, ne tocca vna parola; Et anche nel fine del lib. 3. dell'Oratore, parlando di Gaio Grac-
co, lo dimostra, benche questo paia alquanto strano ad Aulo Gellio: Ma Plutarco modestamente recita tal
cosa, & dice; Che essendo Gaio Gracco huomo vehemente nel dire, spesse volte era trasportato dall'ira, di
modo che veniua alle villanie, & vituperij; & cosi egli soleua turbare la sua oratione: Onde conoscendo tal
cosa, s'imaginò di rimediarui, col fare, che vn seruo dotto nella Musica nominato Licino li stesse dopo nel pul-
pito, & che mentre lo vdiua in asprirsi & ritirarsi fuori della sua voce, con vno istrumento lo auertiua, &
gli faceua achetare cotal vehemētia. Et di ciò non ci douemo marauigliare, poi che l'arte Oratoria hà hauuto
principio (come vuole Strabone) dalla poesia, & li Poeti orauano al popolo cantando versi al suono della Ce
tera, o Lira, & lo tirauano a fare il lor volere; il che ben lo dimostra anco l'Ariosto dicendo;

Li scrittori indi fer l'indotta plebe

Creder, che al suon delle soaui cetre

L'vn Troia, & l'altro edificasse Thebe.


E hauesson fatto scendere le pietre

Da gli alti monti, & Orpheo tratto al canto.

Tigri, e Leon, dalle spelunche tetre.


Cantauano anco gli antichi al suono del Piffero, recitando diuerse canzoni composte in versi; & questo
faceuano alle volte, quando due erano insieme, l'vno de i quali sapesse cantare, & l'altro sonare; come ac-
cennò il Poeta, quando introdusse Menalca dire a Mopso pastore queste parole;
Tu calamos inflare leueis, ego dicere versus: Percioche l'vno era perito sonatore di Piffero, & l'altro cā
taua ottimamente. Era anco appresso gli antichi vsanza di saltare & di ballare, mētre che il Musico al suo-
no della Lira, o Cetera, ouer di alcuno altro istrumento recitaua alcuna cosa; come si vede appresso di Home-
ro nella Odissea, che cantando Demodoco al suono della Cetera, li Greci saltauano & ballauano. Et simil-
mente Virgilio, nel lib. 1. dell'Eneida, imitandolo dice, che cantando Ioppa al suono della Cetera,
Ingeminant plausu Tyrij, Troes sequuntur; Et in vn'altro luogo piu chiaramente manifesta tal
cosa dicendo;
Pars pedibus plaudunt Choreas, & carmina dicunt. Similmente Horatio (auegna che non faccia
mentione alcuna, che si cantasse) dice;
Sic priscae motum & luxuriam addidit arti
Tibicen.
Di questo si potrebbeno hauere infiniti essempij, i quali hora per breuità io lasso; poi che le Ode
di Pindaro di ciò fanno indubitata fede: conciosia che essendo diuise in tre parti, delle quali la prima è chiama
ta στροφή. ἀντιστροφή. la seconda, & la terza ἐπωδός, & sono comprese sotto i versi lirici; gli antichi le canta-
uano al suono della Lira, o della Cetera; & ballauano, o saltauano in tal maniera, che quando li saltatori si
volgeuano dalla parte destra verso la sinistra, cantauano la prima parte; & quando andauano dalla sini-
stra alla destra cantauano la seconda; & veniuano a riposarsi quando cantauano la terza; La qual manie-
ra di ballare, o saltare dura fino al dì d'hoggi appresso li Candioti & quelli, che habitano nell'isola di Cipro.
Gli antichi adunque vsauano la Musica nella maniera, che habbiamo detto, accompagnando la voce ad un
solo istrumento; & se alle volte vsauano più sorti d'istrumenti, vi accompagnauano la voce, si come tra gē
ti barbare al presente ancora si costuma in alcune parti, & massimamente del Leuante, come da huomini
degni di fede più volte hò vdito dire. Ma li due primi modi, (come fanno fede le historie) erano grādemen-
te in vso. Vsarono gli antichi ne i loro esserciti varie sorti d'istrumenti: imperoche i Thoscani vsarono la
page 64Tromba della quale essi furono gli inuentori, come vogliono alcuni; gli Arcadi la Sampogna; i Siciliani al-
cuni istrumenti, i quali nominauano πύκτιδας; li Candioti la Lira; i Lacedemonij il Piffero; quelli di Thra-
cia il Corno: gli Egittij il Timpano; & gli Arabi il Cembalo. Li Romani si seruirno nelle loro comedie di al
cune sorti di Pifferi, i quali chiamauano Destri & Sinistri; da i quali gli Spettatori poteuano comprendere sot
to qual genere si contenessero le Comedie, che doueuano recitare: Imperoche quando la Comedia conteneua
in se materia, o soggetto seuero & graue, si vdiua il concento graue de i Pifferi sinistri; quando poi era gio-
coso & festeuole, il concento che nasceua da i Pifferi destri era acuto; & se era mista, le cantilene musicali
erano temperate dell'vna & dell'altra sorte di concento. Et tali cantilene non erano fatte dal Poeta, che ha-
uea composto la Comedia, ma da vn perito nell'arte della Musica; si come nel principio di ciascuna Comedia
di Terentio si può vedere. Et erano variate del Modo, o Tuono, che vogliamo dire; & le faceuano vdire
auanti che cominciassero a rappresentar la Comedia, accioche la materia compresa in essa (come hò detto) si
potesse sapere auanti da gli Spettatori. Nondimeno a i nostri tempi ancora sono incognite cotali sorti di Piffe-
ri: ancorache, Seruio nel lib. 9. dell'Eneide di Virgilio, sopra quel verso O uere Phrygiae, mostri che erano di
due sorti, delle quali l'vna nomina Pifferi Serani, & l'altra Frigij: Li primi erano Pari; & cosi li chiama:
percioche haueuano le loro cauerne pari, & equali; li secondi Impari: conciosia che le cauerne loro erano ine
quali. Adduce dipoi Seruio l'autorità di Marco Varrone, volendo dichiarar quali siano Pifferi destri, &
sinistri dicendo; che la Tibia frigia destra hà vn sol foro, la sinistra ne hà due, de quali l'vno hà il suono acu-
to, & l'altro graue; Ma queste parole sono differenti da quelle, che sono poste nel lib. 1. al cap. 2. delle cose del
la Villa; doue egli dice, che l'vna sorte di Pifferi sonaua i modi di vno istesso Verso in voce acuta, & l'altra
nella graue: Onde seguendo più a basso, dalle sue parole si può comprendere, che'l sinistro man daua fuori il
suono graue, & il destro lo acuto. Et questo si può confermare con l'autorità di Plinio, il quale parlando de i
Calami acquatici dice, Che si soleuano tagliare in tempo conueniente circa la stella Arturo, fino alla età di
Antigene sonatore di Piffero, vsandosi ancora la Musica semplice a quei tempi; & cosi preparati dopo alcu
ni anni incominciauano ad esser buoni; & anche allora bisognaua addoperarli molto spesso, & quasi insegnar
loro sonare: percioche le linguelle se veniuano a toccare l'vna con l'altra; il che era molto più vtile per mostra
re i costumi ne i Theatri: Ma dipoi che soprauene la varietà, et la lasciuia de i canti, incominciorno a tagliarli
auanti il Solsticio, & il terzo anno erano buone; conciosia che haueano le linguelle loro più aperte, & più at
te a variare i suoni, le quali hoggidi ancora cosi sono. Ma allora era opinione, che si accordassero insieme quel
li, che erano d'vna medesima canna; & quella parte ch'era vicina alla radice conuenirsi al Piffero sinistro,
& quella che era vicina alla cima al destro. Questo dice Plinio, & parmi esser ben detto: imperoche quelli,
che sono vicini alla radice, sono necessariamente più grossi di quelli, che sono più verso la cima: onde ogni gior
no si vede per esperienza, che essendo il corpo loro più grande, & più largo, rende anco il suono più graue: co-
me il contrario si scorge in quelli, che sono più miniuti, & più ristretti. Il che ancora si vede, & ode ne gli
istrumenti, che chiamano Organi, le canne de i quali quanto sono più larghe, tanto rendeno i suoni più graui;
& le più minute i più acuti. Ma a questo che si è detto, pare che sia contrario vno Autore incerto di quello
Epigramma Greco, che incomincia τὸν σοφὸν ἐν κιθάρῃ: percioche chiama la chorda graue δεξιτλρὴν ὑπάτην,
cioè destra Hipate, & l'acuta λαιὴν νήτην, cioè sinistra Nete: Ma questo importa poco: conciosia che consi-
derata bene la cosa, torna commodo all'vno, & all'altro modo; essendo che le parti d'ogni istrumento si pos-
sono considerare, & denominare in due modi; prima, in quanto a noi; dipoi in quanto ad esso istrumento:
In quanto a noi, la parte dell'istrumento posta dalla mano destra è detta Destra, & rende i suoni acuti, come
ne gli Organi, Monochordi, & altri istrumenti simili si vede; & quella, che è posta dalla sinistra è detta
Sinistra, & rende i suoni graui: Ma inquanto all'istrumento, quella che è destra a noi, ad esso è sinistra; &
per il contrario, quella che è a lui destra, a noi è sinistra, come si può vedere in due, i quali insieme giuocasse-
ro a lottare, che la parte destra dell'vno è sinistra all'altro, & la sinistra destra. Non è adunque inconue-
niente, se l'vno nomina quella parte destra, la quale l'altro chiama sinistra, essendo tali parti diuersamente se-
condo alcune loro opinioni considerate. In questo modo adunque da gli antichi era posta in vso la Musica, il
qual modo quāto sia differente dall'vso moderno, ciascuno da se lo potrà sempre vedere; si come etiandio potrà
vedere altroue, quanto era differente il loro concento dal moderno. Ma quali materie recitassero nelle lor cā-
tilene, quel che si contiene nel seguente capitolo ce lo fara manifesto.
page 65

Le materie che recitauano gli antichi nelle loro canzoni, & di al-
cune leggi musicali.Cap. 5.

GLI antichi Musici nelle lor cantilene recitauano materie, & soggetti molto differenti da
quelli, che contengono le canzoni moderne: Imperoche recitauano cose graui, dotte, &
composte elegantemente in varij uersi, cioè le Lodi delli Dei, come sono quelle, che si con-
tengono negl'Hinni di Orfeo; i fatti illustri de gli huomini vittoriosi ne i giuochi Olimpi-
ci, Pithij, Nemei, & Istmij; come sono quelle, che si contengono nelle Odi di Pindaro;
Ouer cantauano cantilene nuttiali, simili à quelle di Catullo; Si vdiuano ancora Argumenti funebri, lamen-
tationi, cose amatorie, & appartinenti a conuiti; & a certe cantilene aggiungeuano alcuni prieghi, i quali
chiamauano Epilimie, per iscacciar la pestilenza. Cantauano materie Comice, & Tragice, & altre cose si-
mili piene di seuerità & di grauità; si come ne dimostra chiaramente Galeno dicendo; Che anticamente ne
i conuiti si solea portare a torno la Lira, o Cetera, al suono della quale si cantauano le Lodi delli Dei, de gli huo
mini illustri, & altre cose simili; & duolsi, che a suoi tempi, (come si fa anche da molti al di d'hoggi) si so-
leuano portare i bichieri pieni di bianchi vini et vermigli; & si come gli antichi si rallegrauano di hauer pas-
sato il tempo virtuosamente con la Musica, cosi allora, & al presente si gloriauano, & si gloriano molti,
dello hauere mangiato, & beuuto assai, raccontando il numero de i bichieri da loro vuotati. Similmente Ci-
cerone dice; Che li conuitati erano soliti cantar ne i conuiti al suono del Piffero le lodi & virtù de gli huomini
illustri, adducendo l'essempio di Temistocle, commemorato gia nella Prima parte. Et nel libro de i chiari Ora
tori, intitolato Bruto, dice queste parole; Dio uolesse, che si ritrouassero quei Versi, i quali Catone per molti
secoli auanti la sua età lassò scritto nel libro delle Origini, essere stati cantati in ciascun conuito, delle Lodi de
gli huomini chiari & illustri. Tali materie si cantauano ancora al suono del Piffero nella lor morte, come
l'istesso Cicerone afferma in vn'altro luogo. Et le Canzoni lugubri i Latini seguitando i Greci chiamauano
Nenie: Ne per altro veramente ci è stato dato la Musica, se non a questo fine, il che manifesta Horatio in
questi versi;
Musa dedit fidibus diuos, pueros[[qacute]]ue deorum,

Et pugilem victorem, & equum certamine primum,

Et iuuenum curas, & libera vina referre.
Et, si come dimostra Platone nel Protagora, gli
antichi insegnauano tutte queste materie a i loro giouani; accioche le hauessero a cantare al suono della Lira,
ouer della Cetera. Onde Homero scriue di Achille;
ἄειδε δ´ἁρα κλέα ἀνδρῶν. cioè
Ma le lodi de gli huomini cantaua; al suono della Cetera. Et di Demodoco dice; Che cantaua le gloriose
imprese de gli huomini, la contentione di Vlisse con Achille, la fauola di Venere & di Marte, & il Cauallo
Troiano. Femio anche nella Odissea si escusa con Vlisse dicendo: Che cantaua alli Dei, & a gli huom ini: On-
de è da pensare, che non cantasse se non cose graui, & seuere; hauendo gia cantato il lugubre & funebre ritor-
no de i Greci nella loro patria. Et se bene cantò l'adulterio di Marte & di Venere, non lo fece perche lodassi
tal sceleratezza; ma per rimuouere (come dice Atheneo) li Pheaci dalle dishoneste loro volutà, et piaceri.
In cotal modo ancora appresso di VirgilioCithara crinitus Iopas

Personat aurata, docuit quae maximus Atlas.

Hic canit errantem Lunam, Solis[[qacute]]ue labores:

Vnde hominum genus & pecudes, vnde imber & ignes:

Arcturum, pluuias[[qacute]]ue Hyadas, geminos[[qacute]]ue Triones:

Quid tantum Oceano properent se tingere Soles

Hyberni, vel quae tardis mora noctibus obstet.
Et Creteo amico alle Muse medesimamēte,
Semper equos, at arma virûm, pugnas canebat. Nerone etiandio, appresso di Suetonio nel-
la vita di questo scelerato Imperatore, canta al suono della Cetera la fauola di Niobe; & cantò molte altre
Tragedie mascherato, come Canace parturiēte, Oreste vcciditore della madre, Edippo fatto cieco, & Hercole
furioso. Et Luciano dice, che gli Argomēti, et le materie delle cātilene appresso gli antichi, erano quelle cose, co
minciādo dal principio del mōdo, che erano successe fino a i tēpi di Cleopatra regina di Egitto. Le quali, mi pare
page 66(secōdo che lui racconta) che siano quasi tutte quelle cose, che scriue Ouidio nelle sue Trasformationi; et a cotal
cāto ballauano. Tutte queste cose recitauano sotto vna determinata Harmonia, cō determinati Rithmi et Ver
si, & Percussioni; ancora che fussero variati in ogni maniera di cātilena. Et cosi cō tai numeri, percussioni, mo
di, & concenti; et con la voce humana, esprimeuano materie conueneuoli et buoni costumi. Nominarono poi
tali determinationi Leggi: imperoche altro non è Legge nella Musica, che vn modo di cantare, ilqual con-
tiene in se vn determinato concento & vn determinato Rithmo, & Metro. Et furono cosi chiamate: percio-
che non era lecito ad alcuno di mutare, ouero innouare in esse alcuna cosa, si nelle harmonie, come etiandio ne
i Rithmi, & Metri; ancora che siano alcuni, che dicano, che si chiamauano Leggi: imperoche auanti che si
scriuessero le Leggi ciuili, si cantauano tal Leggi in versi al suono della Lira, o Cetera, accioche i popoli più
facilmente ritenessero nella memoria quello, che douessero osseruare. Ma sia come si voglia, erano le Leggi
di tre sorti: imperoche alcune erano dette Citharistice, che si cantauano alla Cetera, o Lira; & alcune Ti-
biarie, le quali si cantauano al suono de i Pifferi. La terza sorte poi si chiamauano Communi & si cantaua-
no al suono dell'vna & dell'altra sorte de gli istrumenti nominati. Et benche tal Leggi fussero molte; nondi-
meno ciascuna hauea il suo nome acquistato, o dalli popoli, che le vsauano; o dalli Rithmi & Metri, ouero
dalli Modi; da gli Inuentori; o da i loro amatori, oueramente da gli argomenti. Dalli popoli fu nominata l'Eo
lia & la Beotia; da i Rithmi & Metri la Orthia & la Trochea; dalli Modi l'Acuta & la Tetraedia; da
gli amatori & inuentori la Terpandria & la Hieracia; & da gli argomenti il Certame Pithico & il Cur-
rule. Queste leggi (come vuol Plutarco) furno publicate da Terpandro; il quale hauendo prima diuiso le Ci
tharistice, pose nome alle lor parti. Le leggi Tibiarie hebbero molti nomi, che si lassano per non andare in lun-
go; i quali (secondo che si dice) ritrouò Cleone ad imitatione di Terpandro. La legge Orthia apparteneua a
Pallade, & conteneua in se materie di guerra; Et era vna specie di modulatione nella Musica, la quale Au-
lo Gellio nomina Verso orthio; forse detto in tal modo dalli suoi numeri, i quali sono veloci, & sonori: con-
ciosia che li Greci nominan ὅρθιος quello, che noi chiamiamo Sonoro; ancora che molti lo interpretano per il
Canto appartenente ad vn Campo, ouero ad vno Essercito d'huomini d'arme. Era la Trochea vn segno, che
dauano gli antichi a i soldati col canto, o suono della Tromba; & i Lacedemonij vsauano ne i loro esserciti
il canto della legge Castoria, per accender l'animo de i soldati a prender l'arme contra gli inimici; & tal leg-
ge era composta sotto vn Rithmo detto Embaterio.La Currule s'acquistò il nome dalla materia, che
conteneua in se, cioè dall'argumento, nel quale si narraua il modo, che Hettore figliuolo del Re Priamo
fu strascinato con le carrette a torno le mura Troiane. Di queste Leggi hò voluto far vn poco di dichiaratione;
accioche si possa vedere, che erano composte di verso numeroso, accommodate a commouere, & generare ne
gli animi diuerse passioni. Non sarà etiandio fuori di proposito, che veggiamo in qual maniera li Musici an-
ticamente recitassero alcuna delle predette Leggi al suono del Piffero cantando; accioche possiamo compren-
dere, in qual modo poteuano recitar l'altre; & questa sarà il Certame Pithico, del quale fa mentione Hora-
tio, dimostrando le qualità del Musico, che hauea da recitarlo dicendo;
Abstinuit Venere, & Vino, qui Pythia cantat

Tibicen, didicit prius extimuit[[qacute]]ue magistrum;
Lequali troppo bene conobbe Nerone (come
si legge in Suetonio) che si asteneua dalli pomi, vsaua il vomito & li christeri, per purgarsi bene il petto; ac-
cioche hauesse recitando nella Scena la voce chiara & netta. L'Argomento adunque di tal legge era la Bat-
taglia di Apolline col serpente Pithone, il quale dà il nome alla fauola; & il nome di tutta la cantilena era
Delona; & forse fu cosi nominata: percioche Apollo nacque nella isola di Delo. Era questa legge (si come
mostra Giulio Polluce) diuisa in cinque parti, delle quali la prima nominauano Rudimento, ouero Esploratio-
ne; la seconda Prouocatione; Iambico la terza; la quarta Spondeo; Et la quinta & vltima Ouatione, o Sal
tatione. La rapresentatione (come hò detto) era il modo della pugna di Aollo col Dragone, & nella prima
parte si recitaua, in qual modo Apollo inuestigaua, & contemplaua il luogo, se era atto alla pugna, ouer non:
Nella seconda si dichiaraua il modo, che teneua a prouocare il Serpente alla battaglia: Nella terza il combat
timento; & questa parte conteneua vn modo di cantare al suono del Piffero, chiamato ὀδοντισμός: conciosia
che il serpēte batteua li denti nel saettarlo: Nella quarta si raccōtaua la vittoria di Apollo; et nella vltima si
dichiaraua, come Apollo faceua festa cō balli et salti, per la riceuuta vittoria. Nō sarebbe grā marauiglia, se
gli antichi hauessero saltato, et ballato, quando si recitaua cotal legge: percioche vsauano anco di saltare, &
ballare nelle loro Tragedie, & Comedie; & a ciascuna di esse haueano accommodato il suo propio modo:
page 67conciosia che (come mostra Atheneo) haueano ritrouato vna specie di saltatione detta Emmelia, & alla Comedia vna detta Cordace. Era ancora appresso di loro vna specie di Saltatione satirica, la quale chiamorno
σίκιννις, & fu istituita da Bacco, dopo che hebbe domata l'India. Questa era vna delle Leggi tibiarie, nel-
la quale i Rithmi, i Moduli, i Costumi, & le Harmonie si mutauano, secondo che la materia ricercaua. Ha-
ueano etiandio la saltatione detta Carpea, la quale lassarò di raccontare: percioche è posta da Atheneo tanto
chiaramente, che ogn'vno leggendola potrà conoscere quello, che ella fusse, & in qual maniera la vsassero;
& da queste due, cioè dal Certame Pithico, & dalla Saltatione carpea, si potrà scorgere, in qual modo gli an-
tichi recitassero l'altre Leggi. Potemo hora vedere da quello, che si è detto, che la Musica hauea più parti, cioè
l'Harmonia, il Rithmo, il Metro, & lo Istrumento, dal quale questa parte si diceua Organica. Eraui etian-
dio la Poesia, & la Saltatione; & queste parti alle uolte concorreuano tutte in una compositione, & tallo-
ra la maggior parte di esse. Ne era lecito (come altre uolte hò detto) di mutare, ouero innouare alcuna cosa,
che di tal mutatione l'inuentore non ne hauesse a riportare la punitione. Et durò lungo tempo tal costume, la
onde conseruandosi la Musica in cotale essere, si conseruò anche la sua riputatione; ridutta dipoi a poco a po-
co nel stato, nel quale hoggidi la ueggiamo, hauendosi dato i popoli alla crapula, & alla lussuria, poco curan-
dosi di tal cosa, presero i Musici maggior licenza, & con molte altre cose insieme, perdero essi & la Musi-
ca la sua antica grauità & riputatione; il che si vede detto da Horatio, quando dice;
Postquàm coepit agros extendere victor, & vrbem

Latior amplecti muros, vino[[qacute]]ue diurno

Placari genius festis impune diebus,

Accessit numeris[[qacute]]ue, modis[[qacute]]ue licentia maior:
Et più oltra seguita dicendo quello, che di
sopra hò commemorato; cioè
Sic priscae motum[[qacute]]ue & luxuriam addidit arti

Tibicen.
Et dipoi segue etiandio dicendo,
Sic etiam fidibus voces creuere seueris. Onde è da notare, che Horatio nomina le antiche
chorde seuere: percioche (come hò detto) gli antichi al suono di quelle recitauano se non cose seuere, & graui.
In tal modo adunque gli antichi Musici, nella età che la Musica più fioriua, & era in maggior prezzo &
riputatione, recitauano le narrate materie nelle lor cantilene. Ma quali cose, & in qual modo da i moderni
siano recitate; & quali siano state lassate da vn canto, ogn'vno che hà cognitione della Musica, da se lo po-
trà giudicare, amp; vedere.

Quali siano stati gli antichi Musici.Cap. 6.

NON è cosa diffcile sapere, quali fussero gli antichi Musici: conciosia che anticamente que
sti, li Poeti o Indouini, & li Sapienti erano giudicati essere vna cosa istessa: essendo che
nella Poesia era contenuta per tal modo la Musica, che gli antichi per questa voce Musi-
ca, non solo intesero questa scienza, che principalmente tratta de i Suoni, delle Voci, &
de i Numeri, come altroue hò detto: ma intesero ancora con questa congiunto lo studio
delle humane lettere. Onde il Musico non era separato dal Poeta, ne il poeta dal Musico: percioche essendo
li Poeti de quei tempi periti nella Musica, & li Musici nella Poesia (come vuole Strabone) l'vno & l'altro
per vna di queste due voci, Musico, o Poeta erano chiamati. Et questo è manifesto da quello, che dice Plutar-
co; Che Eraclide, in quello che raccolse gli antichi Musici & gli Inuentori di tal arte, vuole, che Anfione fi-
gliuolo di Gioue & di Antipa fabricatore delle mura di Thebe fusse il primo, che ritrouassse il cāto della Ce-
tera & la sua poesia; & che costui non sia stato solamente Musico, ma etiandio Poeta, & lo inuentore del
nominato istrumento, come scriue anco Plinio; & che al suono di esso accompagnassi la voce. Et seguendo
più oltra dice, che Lino da Negroponte compose in verso Lamentationi, & Hinni. Onde si può credere, che
costui non solamente fusse Poeta, ma anco Musico: conciosia che il medesimo Plinio dice, che costui cantò al
suono della Cetera. Segue ancora Plutarco dicendo, che Filamone Delfico compose il nascimento di Lato-
na & di Diana, & che Demodoco da Corfù musico antico compose la ruina di Troia, & che in vno poe-
ma celebrò le nozze di Venere & di Vulcano. Non è cosa dubbiosa, che costui sia stato Musico: percioche
questo è manifesto da quello, che si è detto auanti. Terpandro ancora fu musico & poeta, come chiara-
page 68mente lo dimostra Plutarco dicendo, che lui fece in verso Proemij al suono della Cetera. Apollo etiandio non
fu ignorante di queste due cose, come dimostra Horatio dicendo;
Ne forte pudori

Sit tibi musa lirae solers, & cantor Apollo:

Percioche dice prima sonatore della Lira, come quello (come vogliono alcuni) che fu l'inuentore di essa;
poi lo chiama Poeta col nome di Cantore. Lassarò di raccontare, quali fussero Orfeo & Arione: percioche è
manifesto, che costoro non solo furno Musici, ma celebratissimi Poeti ancora. Hesiodo etiandio fu posto tra i
Musici, ancora che non vsasse mai di accompagnare il canto col suono della Lira: percioche vsaua vna ver-
ga di lauro, con la quale percotendo l'aria (come narra Pausania) faceua vn certo suono, al quale era solito cā
tare li suoi poemi; la onde gli antichi li fecero vna statua con la Cetera sopra le ginocchia, & la posero tra
quelle di Thamira, Arione, Sacada, & di altri nobilissimi & eccellentissimi Musici, per non priuarlo di co-
tale honore. Pindaro similmente fu Musico & Poeta, si come dalle sue opere si può comprendere, & da
quello etiandio che fece il magno Alessandro: imperoche quando fece ispianare & ruinare Thebe, fece scri-
uere (come dice Dione Chrisostomo) sopra la sua casa queste parole; πινδάρου τοῦ μουσοποιοῦ τὴν στέγην μὴ καίετε;
che vogliono dire, Non abbrusciate la casa di Pindaro musico. Et per non andare più in lungo, il Santissimo
Dauid Re di Hierusalem & gran Profeta da Basilio magno è chiamato non solamente Musico, ma Poeta
anco di sacre cantilene; & dal dottissimo Hieronimo vien chiamato Simonide, Pindaro, Alceo, Flacco, Ca
tulo, & Sereno: percioche scrisse con stile elegante i sacri Salmi in verso lirico, alla guisa di Horatio, &
delli nominati: Et si può credere, che più volte li cantasse al suono della Cetera, nel modo che cantaua, quan-
do iscacciaua il maligno spirito di Saul. Onde non è dubbio, che essendo stato Poeta, non si debba anco nomi-
nare Musico: conciosia che la Scrittura santa lo chiama in più luoghi Psaltes, che vuol dire Cantore, o Sona
tore; & il suo diuino Poema nomina Psalterio. Et di questo è testimonio Origene nella Homilia 18. del
cap. 24. del libro de i Numeri
, dicendo; Che diremo noi della Musica? della quale il sapientissimo Dauid ne
hauea ogni scienza, & hauea raccolto la disciplina di tutta la Melodia et delli Rithmi, accioche da tutte que
ste cose potesse ritrouar suoni, con li quali potesse mitigare sonando il Re turbato & molesta to dal spirito ma-
ligno. Il simile dice Agostino nel lib. 17. al capitolo 4. del libro della Città di Dio, come iui si puo vedere.
Ogni ragione adunque ne persuade a credere, che i Poeti antichi cantassero lor stessi li suoi poemi; & che ha
uessero congiunto la Musica con la Poesia: Percioche se fusse stato altramente, non hauerebbeno vsato tanto
spesso nelle loro compositioni questa voce Cantare, come fece Homero; il quale diede principio alla Illiade in
cotal modo;
Μῆνιν ἄειδε θεὰ. cioè Canta Dea l'ira; & Hesiodo, che incominciò la Theogonia in questa maniera;
Μουσάων ἑλικωνιάδων ἀείδειν; che vuol dire, Le Muse di Elicona incominciamo Cantare: A i
quali aggiungeremo il prencipe de i Poeti latini Virgilio, il quale incominciò in cotal modo la sua Georgica;
Quid faciat laetas segetes, quo sydere terram

Vetere Mecoenas, vlmis adiungere vites

Conueniat, quae cura boum, qui cultus habendo

Sit pecori at apibus quanta experientia parcis

Hinc canere incipiam;
Et alla sua Eneide pose vn tal principio;
Arma, virum[[qacute]]ue cano. Cosi anche Ouidio incomincia li Fasti con questi uersi;
Tempora cum causis Latium digesta per annum,

Lapsa sub terras, orta signa canam.

Onde il `archa imitando tutti costoro diede principio ad vna sua canzone in questa maniera;
Nel dolce tempo della prima etade.

Che nascer vide, & ancor quasi in herba,

La fera voglia, che per mio mal crebbe.

Perche cantando il duol si disacerba,

Canterò com'io vissi in libertade;

Et il moderno Ariosto, perseguire tal costume, incominciò ancor lui il suo elegante poema in questo modo;
Le donne, i caualier, l'arme, gli amori,

Le cortesie, l'audaci imprese io canto.

page 69Ma doue vo io più vagando, se Terentio poeta comico dimostrandoci la Poesia & la Musica esser congiunte,
& quasi vna istessa cosa, la nominò Studio musicale. Non è adunque marauiglia, se i Musici & li Poeti
erano anticamente riputati essere vna cosa istessa. Et se bene il Poeta è chiamato alle volte con questa voce
latina Vates, che si conuiene etiandio all'Indouino, non è fuori di proposito: conciosia che l'vno & l'altro
(secondo il parer di Platone) sono mossi & agitati da vna istessa diuinità, o diuina alienatione di mente, &
da vno istesso furore. Onde Homero nomina il Musico αὐτοδίδακτος: percioche canta non per humana istitu
tione, ma inspirato dalli Dei, il che si scorge dalle parole che soggiunge, le quali dicono;
θεὸς δέμοι ἐν θρεσὶν οἵμας.

παντοίας ἐνέφυσεν;
cioè Percioche Dio mi produsse in la mente Ogni mia cantilena. Però adūque molti Poe
ti gentili hanno alcuna volta predetto cose, che haueano da venire; come si vede, che Virgilio, secondo la opi-
nione di Agostino Dottor Santo, non conoscendo il nostro Redentore ne per lume naturale, ne per viua fede,
cantò sotto'l nome di vn'altro il suo nascimento, quando disse;
Vltima cumaei venit iam carminis aetas:

Magnus ab integrò, seclorum nascitur ordo.

Iam redit & virgo, redeunt Saturnia regna.

Iam noua progenies coelo demittitur alto;

Ancora che il diuino Hieronimo scriuendo a Paulino sia di altro parere: Conciosia che Virgilio si mosse a
cantare queste cose, inuitato da gli Oracoli della Sibilla Cumana; si come cantò poco più oltra la liberatione
del peccato originale in cotal modo;
Te duce si qua manent sceleris vestigia nostri

Irrita, perpetuo soluent formidine terras:

Et, che colui, che hauea da nascere sarebbe Dio & Huomo, seguendo più a basso;
Ille Deûm vitam accipiet, diuis videbit

Permixtos heroas, & ipse videbitur illis:

Et che il Serpente nimico della humana natura douea perdere il regno, & douea rimanere in noi alcuna
cosa, per rispetto del peccato originale, dicendo;
Occidet & Serpens, & fallax herba veneni.&

Pauca tamen suberunt priscae vestigia fraudis.

Ouidio ancor lui nelle sue trasformationi chiaramente mostrò la venuta del Figliuolo di Dio in carne,
con queste parole;
Summo delabor Olympo,

Et deus humana lustro sub imagine terras:

Et delli miracoli che fece, poco più abasso disse.
Signa dedi venisse Deum.
Pose etiandio le parole, che dissero quelli, che lo crucifissero, cioè se era figliuol di Dio, che si liberasse da
quella, & disse;
Experiar Deus hic discrimine aperto,

An sit mortalis, nec erit dubitabile verum.

Lucano ancora cantò quello, che auerrebbe auanti il futuro vniuersale & finale Giudicio con tali parole;
Sic cum compage soluta

Saecula tot mundi suprema coegerit hora,

Antiquum repetens iterum Chaos, omnia mistis

Sidera sideribus concurrent, ignea pontum

Astra petent, tellus extendere littora nolet,

Excutient fretum: fratri contraria Phaebe

Ibit, & obliquum bigas agitare per orbem

Indignata, diem poscet sibi, tota discors

Machina diuulsi turbabit faedera mundi.

In se magna ruunt:

Hauendo medesimamente Ouidio cantato tal cosa con queste parole;
page 70Esse quoque infatis reminiscitur, affore tempus

Quo mare, quo tellus, correpta regia coeli

Ardeat, & mundi moles operosa laboret.

Di coteste cose sono molti essempij: ma lassandoli da un canto verremo a quelli de i Sacri libri, & ritro-
ueremo l'autorità del Santissimo Apostolo Paulo, il quale scriuendo a Tito, adducendo vna sentenza di Epi-
menide poeta, lo chiama Profeta, dicendo; Ι῎διος τῶν αὐτῶν προφήτης; che vuol dire, Propio Profeta di costo-
ro, cioè de i Candioti. Douendosi adunque chiamare allora il Musico, & il Poeta, o l'Indouino per vn nome
cōmune, era conueniente ancora, che il nome di Sapiente li conuenisse: Percioche (come ne fa auertiti Platone)
al vero Musico s'appartiene sapere & hauer cognitione di tutte le scienze, & cosi al Poeta, secondo il pare-
re di Strabone; la onde meritò da gli antichi esser chiamato solo Sapiente: conciosia che a quei tempi le città
della Grecia faceuano imparare a lor figliuoli la Poesia, non solo per cagione di piacere, ma per cagione di ca
sta moderatione. Onde li Musici, che insegnauano la Poesia, il Canto & li Modi, che si sonauano con la Li-
ra, o Cetera & col Piffero, fecero professione, & si attribuirono tal virtù, di esser non solo correttori &
& emendatori di costumi, ma si fecero etiandio chiamare maestri; la qual cosa conferma Homero con que-
ste parole;
Πὰρ γὰρ ἔην καὶ ἀειδὸς ἀνὴρ, ᾥ πόλλ´ἐπετελλεν

Α'τρείδης τροίην δὲ κιὼν εἴρυσθαι ἄκοιτιν;
che vogliono dire;
Hauea presso di se vn Cantore, al quale

Atride andando a Troia impose molto,

Che douessi seruar casta la moglie.

Meritamente adunque gli antichi riputauano i Musici, li Poeti, ouero Indouini, & li Sapienti essere vna
medesima cosa.

Quali cose nella Musica habbiano possanza da indurre l'huomo in di-
uerse passioni.Cap. 7.

S'IO non dubitassi di esser tenuto maldicente, uorrei hora mostrare in parte la ignòran-
za, & la temerità di alcuni Musici moderni; i quali, percioche sanno porre insieme quat
tro, ouer sei Cifere musicali, predicano di lor stessi le maggior cose del mōdo, riputando nul
la gli antichi, & poco istimando alcuno de i moderni compositori; Di modo che chi loro
vdisse, senza dubbio direbbe, che valessero più costoro nell'arte della Musica, che non val
sero Platone, & Aristotele nella Filosofia. Questi alle volte, dopo l'hauersi lambicato il ceruello per molti
giorni, pongono fuori alcune lor compositioni con tal riputatione et superbia, che li pare hauer composto vn'al
tra Illiade, ouero vn'altra Odissea assai più dotta di quella di Homero. Meschini loro si douerebbeno pure
accorgere del loro errore: percioche non si ode, che col mezo delle lor compositioni si habbia conseruato la
pudicitia & l'honestà di alcuna femina, come già fece vno de gli antichi la pudicitia di Clitennestra moglie
di Agamennone; come lassò scritto Homero, & Strabone; Ne meno si ode, che la Musica a i nostri tempi
habbia costretto alcuno a pigliar le arme, come si legge appresso di molti, & spetialmente appresso di Basi-
lio Magno del Grande Alessandro, il quale da Timotheo musico fu col mezo della Musica sospinto ad ope-
rare vn tale effetto. Non si ode ancora, che col canto loro habbiano fatto diuenire alcun furioso mansueto, co-
me mostra Ammonio di vn giouane Taurominitano, che dallo accorgimento di Pithagora, & dalla viritù
del Musico, di furioso che era, diuentò humano & piaceuole: Ma ben si ode il contrario, che le vituperose et
sporche parole, contenute nelle lor cantilene, corrompeno spesse volte gli animi casti de gli vditori. Et se be-
ne costoro sono degni di ogni biasimo, & di ogni castigo; sono nondimeno più da riprendere & castigare co-
loro, che in luogo di ammonirli della lor peccoraggine, pigliano gran piacere, & molto si rallegrano, & lo-
dano grandemente simili cantilene; mostrando di fuori quanto bene siano composti nell'habito interiore.
Ma di ciò non ci douemo marauigliare, poi che l'animo lasciuo (come dice Boetio) ouer si diletta & gode de i
Modi lasciui, ouer che vdendoli spesse volte diuiene molle & effeminato: percioche ogni simile appetisce il suo
simile. Ma lassiamo hormai costoro, poi che questi, & simili altri errori lungamente si potrebbeno piange-
re, ma noni già emendare; & ritormamo al nostro primo proposito, & diciamo, che grandemente douemo
page 71lodare & riuerire i Musici antichi: conciosia che per la loro virtù, col mezo della Musica, essercitata nel
mostrato modo, succedeuano tali & tanti effetti marauigliosi, che il voler raccontarli sarebbe incredibile:
Ma a fine che queste cose non parino fauolose, & strane da vdire, vederemo quello, che poteua esser la cagio
ne de tali mouimenti. Onde se noi uorremo essaminare il tutto, ritrouaremo, che Quattro sono state le cose, le
quali sono sempre concorse insieme in simili effetti; delle quali mancandone alcuna, nulla, o poco si hauerebbe
potuto vedere. Era adunque la prima l'Harmonia, che nasce dalli suoni, o dalle voci; La seconda il Nume-
ro determinato cōtenuto nel Verso; il qual nominauano Metro; La terza la Narratione di alcuna cosa, la quale
contenesse alcuno costume, & questa era la Oratione, ouero il Parlare; La quarta et vltima poi era vn Sogget
to ben disposto, atto a riceuere alcuna passione. Et questo hò detto: percioche se noi pigliaremo la semplice Har
monia, senza aggiūgerle alcuna altra cosa, nō hauerà possanza alcuna di fare alcuno effetto estrinseco delli so
pranarrati; ancora che hauesse possanza ad vn certo modo, di dispor l'animo intrinscamēte, ad esprimere più
facilmēte alcune passioni, ouero effetti; si come ridere, o piāgere. Et che ciò sia vero da questo lo potemo cōpren
dere; che se alcuno ode vna cantilena, che nō esprima altro che l'harmonia; si piglia solamente piacere di essa,
per la proportione, che si ritroua nelle distanze de i suoni, o voci; et si prepara & dispone ad vn certo modo in
trinsecamente alla allegrezza, ouero alla tristezza; ma non è indutto da lei ad esprimere alcuno effetto estrin
seco, ridendo, o piangendo, ouer facendo alcuna cosa manifesta. Se a tale harmonia si aggiunge poi il Nu-
mero determinato & proportionato, subito piglia gran forza, & muoue l'animo; come si scorge ne i Balli,
i quali spesso ne inducono ad accompagnar seco alcuni mouimenti estrinsechi col corpo, & a mostrare il piace
re, che pigliamo di tale aggiunto proportionato. Aggiungendo poi a queste due cose la Oratione, cioe il Parla
re, il quale esprima costumi col mezo della narratione di alcuna historia, o fauola; è impossibile di poter dire
quanta sia la forza di queste tre cose aggiunte insieme. E ben vero, che se non vi si trouasse il Soggetto dispo
sto, cioè l' Vditore, il quale vdissi volentieri queste cose, & in esse si dilettasse, non si potrebbe vedere al-
cuno effetto; & nulla o poco farebbe il Musico: Percioche si come auiene al Soldato, che per esser natural-
mente inchinato alle cose della guerra, è poco mosso da quelle, che trattano di pace & quiete; & alcune vol-
te è alterato dalli ragionamenti di arme & di cose campestri, che molto li dilettano; cosi il ragionar delle
arme nulla, o poco diletto porge all'huomo, che sia per natura pacifico, quieto, & religioso; & il ragionar
delle cose di pace, & della gloria celeste molte volte li moueranno l'animo, & lo costringeranno a piange-
re. Et si come poco muoueno i casti ragionamēti il Lussurioso; cosi gli altri che sono lasciui & sporchi anno-
gliano il temperato et casto: Imperoche ogn'vno volentieri ode ragionare di quella cosa, della quale maggior
mente si diletta; & da simili ragionamenti è sommamente mosso; Et per il contrario, hà in odio quelli, che
non sono conformi alla sua natura; onde da simili ragionamenti non può esser commosso. Per la qual cosa, se
Alessandro figliuolo di Filippo re di Macedonia fu indutto da Timotheo musico, & da Senofanto (come al-
cuni vogliono) a prender l'arme con gran furore; non douemo prender marauiglia: percioche era in tal ma-
niera disposto, che volentieri & con sommo piacere vdiua ragionamenti, che trattauano delle cose della
guerra; & da tali ragionamenti era indutto a far cose marauigliose. Onde bene lo dimostrò vn certo huomo
ad alcuni, che si marauigliauano, che la Musica hauesse tanta forza, dicendo; Se questo Senofanto è huomo
tanto valoroso, come di lui si dice; perche non ritroua egli alcuni moduli, i quali lo riuochino dalla battaglia?
Volendo inferire, che non era gran cosa, & di molta arte, spinger l'huomo da quella parte, nella quale per sua
natura è inchinato: ma si bene era cosa marauigliosa a ritirarlo da quella; Et è cosi in vero. Però se Alessan
dro ad altro non attendeua, che a quelle cose, le quali poteuano còndurlo ad vna gloria immortale, che erano
le arme; non era cosa difficile di poterlo indurre a far li narrati effetti: della qual gloria quanto fusse sitibondo,
da questo si può comprendere, che cercò di auanzare ogn'vno; ne hebbe inuidia a chiunque si fusse nelle arme:
percioche ad alcuno mai non si riputò in cotal cosa inferiore, quantunque ne portasse ad Achille, per hauere
hauuto Homero, che con si sublime stile cantò di lui; onde lo dimostrò: percioche si legge, che
Giunto Alessandro alla famosa tomba

Del fero Achille, sospirando disse,

O fortunato, che si chiara tromba

Hauesti, che di te si alto scrisse.

Si ricerca adunque vn Soggetto tale: conciosia che senza esso (come ancora hò detto) nulla o poco si
vederebbe. Et benche in simili mouimenti fatti per la Musica, vi concorrino le nominate cose; nondimeno
page 72il preggio & l'honore si dà al composto delle tre prime, che si chiama Melodia: Percioche se bene l'Harmo-
nia sola hà vna certa possanza di dispor l'animo, & di farlo allegro, o mesto; et che dal Numero posto in atto
le siano raddoppiate le forze; non sono però potenti queste due cose poste insieme, di generare alcuna passione
estrinseca in alcun sogetto, al modo detto: conciosia che tal possanza acquistano dalla Oratione, che esprime
alcuni costumi. Et che questo sia vero lo potemo vedere: percioche Alessandro non fu mosso dall'harmonia
solamente; ne meno dall'harmonia accompanato col numero: ma si bene, (come vuole Suida, Euthimio,
& altri ancora) dalla legge Orthia di sopra commemorata, & dal Modo Frigio: Dal qual modo, & for-
se anco da tal Legge, il nominato giouane Taurominitano ebbrio (come narra Boetio) fu sospinto, quando uol-
se abbrusciar la casa di quel suo riuale, nella quale era nascosa vna meretrice; la onde Pithagora conoscendo
tal cosa, comandò al Musico, che mutasse il Modo, & cantasse il Spondeo, col quale placò l'ira del giouine,
& lo ridusse al primo stato. Arione etiandio Musico, & inuentore del Dithirambo (secondo l'opinione di
Herodoto, & di Dione Chrisostomo) prese ardire di precipitarsi nel mare, hauendo (per mio parere) cercato
di comporsi prima col mezo di tal legge (come pone Gellio) vno animo intrepido & virile, per poter fare co-
tal cosa senza alcun timore. Hora potemo vedere, che tali & cosi fatti mouimenti sono stati fatti, non per
virtù delle prime parti della Melodia; ma si bene dal tutto, cioè dalla Melodia istessa, la quale hà gran for-
za in noi, per virtù della terza parte, cioè delle parole, che cōcorreno alla sua compositione: Percioche il Par-
lare da se senza l'harmonia & il numero hà gran forza di commuouer l'animo: conciosia che se noi hauere-
mo riguardo a cotal cosa, vederemo che alcune fiate quando vdimo leggere, o raccontare alcuna Fauola,
ouero Historia, siamo costretti ridere, o piangere; & alcune volte ci induce all'ira, & alla colera; & alle
volte di mesti ne fa diuentare allegri; & cosi per il contrario. Il Parlare adunque ne induce alla furia, & ne
placa; ne fa esser crudeli, & ne addolcisce. Quante volte è accaduto, che leggendosi semplicemente alcuna
pietosa Historia o Nouella, gli ascoltāti nō siano stati presi da compassione in tal modo, che al suo dispetto dop
po alcuni sospiri, li sia stato dibisogno accompagnarli le lagrime? Dall'altra parte, quante fiate e auenuto,
che leggendosi, o narrandosi alcuna Facetia, o Burla, alcuni non siano quasi scoppiati dalle risa? Et non è ma-
rauiglia: percioche il più delle volte se'l si rappresenta a noi alcuna cosa degna di comiseratione, l'animo è com
mosso & indutto a piangere. Et se vdimo cosa, la quale habbia del feroce & del crudele, l'animo declina, et
si piega in quella parte. Et di cio (oltra che è manifesto) è testimonio Platone, quando dice; Che qualunque
volta alcun de noi vdimo Homero, ouero alcuno altro Poeta tragico, che imiti alcun de gli Heroi alitto per
il dolore gridar fortemente, & pianger la sua fortuna con modi flebili, percuotendosi il petto con pugni; ad vn
certo modo si dilettiamo, & hauendo vna certa inchinatione a coteste cose, seguimo quelle, & insieme sia-
mo presi da tal passioni, & lodiamo quello come buon Poeta, il qual grandemēte commuoua l'animo nostro.
Questo ancora più espressamente conferma Aristotele dicendo; Ancora si vede, che gli huomini vdendo le
imitationi, hanno compassione a quei casi, quantunque siano senza numero & senza melodia. Ma se'l par-
lare (come hauemo veduto) hà possanza di muouer gli animi, & di piegarli in diuerse parti, & ciò senza
l'Harmonia & senza il Numero, maggiormente hauerà forza, quando sarà congiunto co i Numeri, & co i
Suoni musicali, & con le Voci. Et tal possanza si fa chiaramente manifesta per il suo contrario: percioche
si vede, che quelle parole muoueno men l'animo, le quali sono proferte senza melodia & proportione, che
quelle, che sono proferte con debiti modi. Però gran forza hà da se stesso il Parlare, ma molto più hà forza,
quando è congiunto all'harmonia, per la simiglianza che hà questa con noi, & alla potenza dell'Vdito: Cō
ciosia che niuna cosa è tanto congiunta con le nostre menti (come dice Tullio) che li Numeri & le Voci, per
le quali si commouemo, infiammamo, plachiamo, & rendemo languidi. Non è questo gran marauiglia (di-
ce egli) che i sassi, le solitudini, le spelunche, & gli antri rispondeno alle voci? & le bestie crudeli & feroci
spesse volte sono dal canto fatte mansuete; & da esso sono fermate? Ne ci douemo di ciò marauigliare: con-
ciosia che se'l vedere vna historia, o fauola dipinta solamente ne muoue a compassione tallora, tallora ne indu-
ce a ridere, & tallora ne sospinge alla colera; maggiormente questo puo fare il parlare, il quale meglio espri
me le cose, che non fa alcun pittore quantunque eccellente col suo pennello. Onde si legge di vno, il quale ri-
sguardò vna imagine pinta, & fu sospinto a piangere; Et di Enea, che entrato nel tempio fabricato da Di-
done nella nuoua Carthagine;
Videt Iliacas ex ordine pugnas,

Bella iam fama totum vulgata per orbem,
page 73

Atridas, Priamum , & saeuum ambobus Achillem.

Constitit: & lacrymans, Quis iam locus (inquit) Achate,

Quae regio in terris nostri non plena laboris?

En Priamus: sunt hîc etiam sua premia laudi:

Sunt lacrymae rerum: & mentem mortalia tangunt.

Solue metus: feret haec aliquam tibi fama salutem.

Sic ait: atque animum pictura pascit inani.>

Multa gemens, largo humectat flumine vultum;
Et di Porcia figliuola di Catone Vticense si legge an
cora, che hauendo veduto vna certa Tauola di pittura, pianse amaramente. Et benche la Pittura habbia for-
za di commouer l'animo, nondimeno maggior forza hebbe la viua voce di Demodoco Musico & sonato-
re di Cetera, il quale riducendo in memoria Vlisse, dipingendoli le cose passate, come se li fussero state
presenti, lo costrinse a piangere; dal quale effetto (come dice Homero, & Aristotele) fu subito cono-
sciuto dal Re Alcinoo.Ma non pure allora accascauano coteste cose: ma etiandio a i nostri tempi si ve-
de accascare il medesimo tra molte genti Barbare: imperoche raccontandosi da i lor Musici co certi versi
al suono di vno istrumento i fatti di alcuno; secondo le materie che recitano, quelli che ascoltano cambiano
il volto, facendolo per il riso sereno, & tallora per le lagrime oscuro; & per tal modo sono presi da diuer-
se passioni. Si può adunque concludere, che dalla Melodia, & principalmente dalla Oratione, nella
quale si contenga alcuna historia, o fauola, ouero altra cosa simile, che esprima imitationi, & costumi, sia-
no stati, & ancora si possino porre in atto cotali effetti; & l'Harmonia, & il Numero esser cose, le quali
dispongono l'animo; pur che'l Soggetto sia sempre preparato, & disposto; senza il quale in vano ogni Musi-
co sempre si affaticarebbe.

In qual modo la Melodia, & il Numero possino muouer l'animo, dispo-
nendolo a varij affetti; & indur nell'huomo varij
costumi.Cap. 8.

NON sarebbe gran marauiglia, se ad alcuno paresse strano, che l'Harmonia, & il Nu-
mero hauessero possanza di dispor l'animo, & indurlo in diuerse passioni; essendo senza
alcun dubbio cose estrinseche, le quali nulla, o poco fanno alla natura dell'huomo: Ma in
vero è cosa pur troppo manifesta, che l'hanno: percioche essendo le passioni dell'animo po-
ste nel appetito sensitiuo corporeo, & organico, come nel suo vero soggetto; ciascuna di es-
se consiste in vna certa proportione di calido & frigido; & di humido & secco, secondo vna certa disposi-
tione materiale; di maniera che quando queste passioni sono fatte, sempre soprabonda vna delle nominate qua-
lità in qualunque di esse. Onde si come nell'Ira predomina il calido humido, cagione dell'incitamento
di essa; cosi predomina nel Timore il frigido secco, il quale induce il ristrengimento de i spiriti. Il simile
intrauiene etiandio nelle altre passioni, che dalla soprabondanza delle nominate qualità si generano. Et
queste passioni tutte senza dubbio sono riputate vitiose nell'huomo Morale; se non che quando tali sopra-
bondanze si riducono ad vna certa mediocrità, nasce vna operation mezana, che non solo si può dire vir-
tuosa, ma anco lodeuole. Questa istessa natura hanno etiandio le Harmonie; onde si dice, che l'Harmo-
nia Frigia hà natura di concitar l'ira, & hà dello affettuoso; & che la Mistalidia fa star l'huomo più ra-
maricheuole, & più raccolto in se stesso; & che la Doria è più stabile, & è molto da costumi da forti, &
temperati: conciosia che è mezana tra le due nominate; & questo si vede nella diuersa mutatione dell'ani-
mo, che si fa quando si ode coteste Harmonie.Per la qual cosa potemo tener per certo, che quelle pro-
portioni istesse, che si ritrouano nelle qualità narrate, si ritrouano anco nelle Harmonie: essendo che di vn
solo effetto non gli è se non vna propia cagione, la quale nelle qualità già dette, & nelle Harmonie; è la Pro-
portione. La onde potemo dire che quelle istesse proportioni, che si ritrouano nella cagione dell' Ira, o del
Timore, o di altra passione nelle sopradette qualità; quelle istesse si ritrouino anco nelle Harmonie, che so-
no cagioni di concitare simili effetti. Queste cose adunque essendo contenute sotto simili proportioni, non
è dubbio, che si come le passioni sono varie, che non siano anco varie le proportioni delle cagioni; perche
pur troppo è vero, che delle cose contrarie sono contrarij li suoi effetti. Essendo adunque le passioni, che predo
page 74minano ne i corpi, per virtù delle nominate qualità, simili (dirò cosi) alle complessioni, che si ritrouano nel-
le Harmonie, facilmente potemo conoscere, in qual modo le Harmonie possino muouer l'animo, & disporlo a
varie passiòni: Percioche se alcuno è sottoposto ad alcuna passione con diletto, ouer con tristezza; et ode vn'
harmonia, la quale sia simile in proportione, tal passione piglia aumento; conciosia che la Similitudine (come
vuole Boetio) ad ogn'vno è amica, et la Diuersità contraria & odiosa: Ma se auiene, che ne oda vna di pro-
portione diuersa, tal passione diminuisce, & se ne genera una contraria: Et si dice, che allora tale harmonia
purifica da tal passione colui, che la ode, per la corruttione, et per la generatione di vn'altra cosa contraria; co-
me si vede, che se alcuno è molestato da alcuna passione, la qual venga con tristezza, o con lo accendersi il
sangue, come la Ira; & oda vn'harmonia di contraria proportione, la quale contenga alcuna dilettatione, allo
ra cessa in lui l'Ira, & si corrōpe; & immediatamente si genera la mansuetudine: cosa che suole auenire an
co nell'altre passioni: Percioche ogn'uno naturalmente si diletta più di quella harmonia, la quale è più simile,
conueniente, & proportionata alla sua natura et complessione, et secondo che è disposto; che di quella, che gli è
contraria. Nascono adunque le dispositioni diuerse ne gli huomini, non da altro, che da i diuersi mouimenti del
Spirito, il quale è il primo Organo d'ogni virtù dell'anima, si delle sensitiue, quanto delle motiue, per alteratio-
ne, o per moto locale; da i quali mouimenti alcuna volta intrauiene il raccoglimento, alcuna volta il bogli-
mento, & alle volte la dilattatione de i Spiriti. I quali mouimenti diuersi non solamente nascono dalla diuer-
sità delle Harmonie musicali: ma da i Numeri soli ancora, come è manifesto: Percioche mentre noi attenta-
mente vdimo leggere, o recitare Versi; alcuni ritengono l'huomo in vna certa modestia; alcuni lo muoueno
a cose liberali & diletteuoli, & alcuni lo incitano a cose leggieri & vane; & altri lo inducono in vn moto
violento. Et di questo bastarà di dar solamente lo essempio di Archiloco; il quale, come dice Horatio;
Proprio rabies armauit Iambo. Dalle quali cose si può comprendere, in qual modo la Melodia, &
le sue parti possino con vna certa dispositione, diuersamente mutar le passioni, & costumi dell'animo. Ma
perche ho detto di sopra, che ogn'vno naturalmente più si diletta di quella harmonia, la quale è più simile, cō-
ueniente, & proportionata alla sua natura, o complessione; & secondo che è disposto; però è da notare, ch'io
dissi Secondo che è disposto, et hora dico, che la Melodia può mutar li costumi dell'animo: percioche indubitata
mente (secōdo la dottrina del Filosofo) le Virtù morali, et li Vitij non nascono con esso noi: ma si generano per
molti habiti buoni, o tristi frequentati, nel modo che vno per sonare, o scriuere spesse fiate male, diuenta tristo
Sonatore, o Scrittore: Ouer per il contrario, essercitandosi spesse volte bene, diuenta buono & eccellente.
Similmente nelle virtù morali, colui che spesso essercita la Iniustitia per tal modo diuenta Iniusto; & colui
che essercita la Iustitia diuenta Iusto, nel modo che colui, che si vsa a temere i pericoli diuenta timido, &
non li stimando diuiene audace. Di maniera che, quali sono le operationi, tali sono gli habiti; Et dalle buo-
ne sono li buoni, & dalle triste li tristi nascono.Essendo adunque le Harmonie, & li Numeri simili alle
passioni dell'animo, come afferma Aristotele, potemo dire, che lo assuefarsi alle Harmonie, & alli Nume-
ri non sia altro, che vno assuefarsi, & disporsi a diuerse passioni, & diuersi habiti morali, & costumi
dell'animo: Percioche quelli che odono le Harmonie, & li Numeri, si sentono trammutare secondo la dispo-
sitione dell'animo, alcuna volta nell'amore; alcuna volta nell'ira; & alcuna volta nell'audacia; Il che da
altro non auiene (come hò detto) che dalla simiglianza, che si troua tra le sopradette passioni con le harmo
nie. Et questo si vede: conciosia che vno, il quale hauerà più volte vdito vna sorte di Harmonia, o di Nu-
meri, si dilettarà maggiormente, per hauersi già assuefatto in quella. Douemo però auertire, per maggiore
intelligenza di quello, che si è detto; che il Numero quantunque si piglia (come nella Prima parte vedem-
mo) per la moltitudine composta di più vnità, & per l'Aria (dirò cosi) di alcuna canzone; come intese il
Poeta quando disse;
Numeros memini, si verba tenerem; Et in molti altri modi; nondimeno in questo luogo non è al-
tro, che vna certa misura di tempo breue, o lungo, nel quale si scorge la proportione, o misura di due moui-
menti, o piu insieme comparati, secondo vna cambieuole ragione di tempo di essi mouimenti; & si scorge
ne i piedi del Metro, & del Verso, che si compongono di più Numeri, con vn certo ordine, o spacio determina-
to. Ma il Metro, et il Verso è vna certa cōpositione, & ordine de piedi, ritrouata per dilettar l'vdito: Ouera-
mente è vn'ordine, & cōpositione di più voci, finita cō Numero, & modo. Potrei hora dire la differenza,
che si ritroua tra il Metro, et il Verso: ma per breuità la voglio passare: imperoche coloro, che desiderassino di
saperla, leggēdo il cap. 2. del Terzo lib. della Musica di Agostino, potrano d'ogni suo desiderio esser satisfatti.
page 75Solamente si hauerà da auertire, che il Rithmo è differente dal Metro, & dal Verso in questo; che il Metro,
& il Verso contengono in se vn certo spacio determinato; & il Rithmo è più vniuersale, & hà li suoi spacij
liberi, & non determinati. Onde è come il Genere, & il Metro, & il Verso sono meno vniuersali, & sono
come la Specie: percioche da quello si hà la quantità, o la materia; & da questi la qualità, o la forma. Al-
cuni altri dicono, che'l Metro & il Verso è ragione con modulatione; & il Rithmo modulatione senza ragio-
ne. Ma questo sia detto a bastanza intorno a tal cosa.

In qual genere di Melodia siano stati operati li narrati
effetti.Cap. 9.

RITROVANDOSI nella Musica, come altroue vederemo, tre sorti di Melodia,
l'vna delle quali era detta Diatonica, l'altra Chromatica, & la terza Enharmonica, so-
no stati alcuni, che indutti da vna lor falsa ragione, hāno hauuto parere, che gli effetti del-
la Musica narrati di sopra, non siano, ne possino esser stati operati nel primo delli nomina-
ti generi, ma si bene nelli due vltimi, cioè nel Chromatico, ouer nell'Enharmonico: per-
cioche se fussero stati operati nel genere Diatonico, se vederebbe tali operationi anco ne i tempi nostri; essen-
do solamente tal genere, & non gli altri, essercitato dalli Musici: conciosia che ogni cagione posta in atto
non manca mai del suo effetto, quando da alcuno soprauenente accidente non sia impedito. Onde non si veden
do hora tali cose (come dicono) non vogliono anco, che per il passato siano state operate nel predetto genere;
ma in vno de gli altri due nominati. Costoro veramente di gran lunga s'ingannano: percio che suppongono
vna cosa falsa per vera, & pongono due cagioni diuerse, come se fussero simili. La prima si dimostra falsa
per questa ragione: conciosia che la Musica mai cessa in diuersi modi, & in diuersi tempi, di operare, & di
produrre varij effetti, secondo la natura della cagione, & secondo la natura & dispositione del soggetto, nel
quale opera cotali effetti. La onde vedemo etiandio a i nostri tempi, che la Musica induce in noi varie passio-
ni, nel modo che anticamente faceua: imperoche alle volte si vede, che recitandosi alcuna bella, dotta, & e-
legante Poesia al suono di alcuno istrumento, gli ascoltanti sono grandemente commossi, & incitati a fare di-
uerse cose, come ridere, piangere, ouero altre cose simili. Et di ciò si è veduto la esperienza dalle belle, dotte,
& leggiadri compositioni dell'Ariosto, che recitandosi (oltra le altre cose) la pietosa morte di Zerbino, &
il lagrimeuol lamento della sua Isabella, non meno piangeuano gli ascoltanti mossi da compassione, di quello
che faceua Vlisse vdendo cantare Demodoco musico, et poeta eccellentissimo. Di maniera che se bene nō si ode,
che la Musica al di d'hoggi operi in diuersi soggetti, nel modo che gia operò in Alessandro; questo può essere,
perche le cagioni sono diuerse, & non simili, come presuppongono costoro: Percioche se per la Musica anti-
camente erano operati tali effetti, era anco recitata nel modo, che di sopra hò mostrato, & non nel modo, che
si vsa al presente, con vna moltitudine di parti, & tanti cantori & istrumenti, che alle volte non si ode al-
tro che vn strepito de voci mescolate con diuersi suoni, & vn cantare senza alcun giudicio, & senza discret-
tione, con vn disconcio proferir di parole, che non si ode se non strepito, & romore: onde la Musica in tal mo-
do essercitata non può fare in noi effetto alcuno, che sia degno di memoria. Ma quando la Musica è recitata
con giudicio, & più si accosta all'vso de gli antichi, cioè ad vn semplice modo, cantando al suono della Li-
ra, del Leuto, o di altri simili istrumenti alcune materie, che habbiano del Comico, ouer del Tragico, &
altre cose simili con lunghe narrationi; allora si vedeno li suoi effetti: Percioche veramente possono muouer
poco l'animo quelle canzoni, nelle quali si racconti con breue parole vna materia breue, come si costuma hog-
gidi in alcune canzonette, dette Madrigali; le quali benche molto dilettino, non hanno però la sopradetta
forza. Et che sia il vero, che la Musica più diletti vniuersalmente quando è semplice, che quando è fatta con
tanto artificio, & cantata con molte parti; si può comprender da questo, che con maggior dilettatione si ode
cantare alcuno solo al suono di vn' Organo, della Lira, del Leuto, o di altri simili istrumenti, che non si ode
molti. Et se pur molti cantando insieme muoueno l'animo, non è dubbio, che vniuersalmente con maggior
piacere si ascoltano quelle canzoni, le cui parole sono da i cantori insieme pronunciate, che le dotte compo-
sitioni, nelle quali si odono le parole interrotte da molte parti. Per la qual cosa, si vede, che le cagioni so-
no molto diuerse de gli effetti, & differenti l'vna dall'altra, & non simili, come costoro le pongono. Onde non
sarebbe marauiglia, quando bene vno delli narrati effetti al presente non si vedesse. Ma tengo io, & credo cer
to, che quando i Musici moderni fussero tali, quali erano gli antichi, & la Musica si essercitasse, come già
page 76si faceua, che molto più a i nostri tempi si vdirebbeno gli effetti, che non sono quelli, che si leggono de gli an-
tichi: Percioche al presente è maggiore la moltitudine de i Musici, che già non era. Ma lasciamo hormai
queste cose: percioche sono quasi manifeste ad ogn'vno, che hà giuditio, & cerchiamo di ribattere la opinio-
ne loro con viue & efficaci ragioni, mostrandogli il loro errore; il che facilmente ne verrà fatto, per vno in-
conueniente, che ne seguirebbe, oltra gli altri, che sono molti, & è questo; che se fusse vero quel, che dico-
no, ne seguirebbe, che l'Artificiale potesse più che'l Naturale, quando fusse soprauanzato nel porre in essere ta
li effetti: conciosia che'l Genere diatonico è naturale, & gli altri due sono artificiali, come dalle parole di
Vitruuio si può comprendere, le quali dicono; Che i Generi delle canzoni sono tre; il primo è quello, che i
Greci chiamano Harmonia, & è modulatione conceputa dall'arte, & la sua canzone hà molta grauità, &
autorità non poca; Il Chroma poi con sotil diligenza & spessezza di moduli hà dilettatione più soaue; & il
Diatonico, per esser naturale, è più facile per la distāza de gli interualli. Boetio ancora lo nomina più d'ogn'al-
tro duro & naturale; Et dice più naturale: conciosia che ciascuno di essi generi dalla parte de i suoni & del-
le voci è naturale, ma non dalla parte de gli interualli: percioche il rimettergli, & lo allungargli apparten-
gono all'arte, & non alla natura, come altroue vederemo. Franchino Gaffuro etiandio dice, che'l Chroma-
tico è artificiosamente fatto per ornamento del Diatonico, & lo Enharmonio è detto perfetto ornamento del
naturale & artificiale Sistema musico Diatonico & Chromatico; & dice anco, che'l Tetrachordo diato-
nico è naturale. Appare similmente vn'altro grande inconueniente: imperoche sforzandosi loro di diffende-
re la loro opinione, pongono lo Effetto auanti la Cagione per grandissimo spacio di tempo; il che è contra ogni
douere: conciosia che ogni cagione, ouero è prima dello effetto, ouer si pone insieme con esso lui. Ma veramē-
te lungo tempo dopo tali effetti successero non solamente gli Inuentori, ma l'Inuentione etiandio di tali generi;
& di questo n'è testimonio Plutarco, il quale dice; che'l Diatonico è d'ogn'altro genere : percio-
che essendo per auanti ogni cosa diatonica nella Musica, gran tempo dipoi fu ritrouato il genere Chromatico
(come vederemo) da Timotheo Milesio Lirico figliuolo di Tersandro, o di Neomiso, ouero di Filopide, co-
me vuole Suida, & Boetio. Di costui come ritrouator di cose nuoue (com'io credo) fa mentione Aristotele
nella sua Metaphisica dicendo; Se non fusse stato Timotheo non haueressimo molte Melodie; ne costui ha-
uerebbe acquistato cotali cose, se Frinide non fusse stato auanti di lui. Et se costui fu quello, che oprò co'l mezo
della Musica in Alessandro quel tanto marauiglioso effetto, come di sopra hauemo detto; visse nella Cente-
sima et undecima Olimpiade, cioè intorno anni 338. auanti l'anno di nostra Salute: percioche Alessandro re
gnaua in quei tempi; & pur si legge, di molti altri effetti marauigliosi oprati per la Musica, auanti che costui
si nominasse, come vederemo. Dopo costui vēne Olimpo; si come di parere di Aristosseno referisce Plutarco;
il quale fu il primo, che ritrouasse il genere Enharmonico, essendo per auanti nella Musica ogni cosa diatonica
& chromatica. Ragioneuolmente tali effetti douerebbono essere successi dopo gli Inuentori, & dopo la In-
uentione; accioche (secondo la verità) le cagioni fussero prima de gli effetti; ma stiamo a vedere se vogliamo
scorger la pazzia di costoro. Ritrouo io nelle historie, che Pithagora, per la cui accortezza la Musica ope-
rò nel giouine Taurominitano il sopranarrato effetto, fu nel tempo, che Seruio Tullio regnaua in Roma; &
ne i tempi di Ciro re di Persia, intorno l'anno 600. auanti l'auenimento del Figliuol di Dio, nel tempo di Se-
dechia re de Giudei, anni intorno 260. auanti li tempi di Alessandro. Come poteuano adunque li due nomi
nati generi operare cosa alcuna, se per lungo tempo dopo da gli Inuentori furno ritrouati? Di più, Homero
poeta famosissimo scrisse in verso Heroico gli infortuni, & casi diuersi di Vlisse; & come da Demodoco fu
prouocato a piangere, & disse che per il pianto fu conosciuto da Alcinoo; nondimeno Homero fu per anni
490. poco più, o poco meno auanti Pithagora, & auanti che Roma fusse edificata anni 160. ne i quali tem-
pi regnaua Iosafà nella Giudea. Più oltra, Dauid profeta, il quale iscacciò molte volte il maligno spirito di
Saul, fu auanti Homero intorno anni 20. per quello ch'io hò potuto raccorre nelle historie; & auanti esso Ti
motheo più de anni 700. O gran pazza di costoro; come può essere, che non essendo la cagione, che pongo-
no, se non per tanti & tanti anni dopo, ne possa da lei vscire alcuno effetto? Veramente se hauessero posto
insieme la cagione & lo effetto, cotali cose sarebbeno almen dette con qualche ragione: ma perche (come
huomini che sono) hanno, come molti altri, possuto errare; però è dibisogno di hauerli per iscusati. Se adun-
que col mezo del Chromatico, non furono operati quei effetti tanto marauigliosi, li quali habbiamo racconta-
ti disopra, minormēte furno fatti col mezo dell'Enharmonico: percioche questo fu ritrouato molto tēpo dopo.
Non essendosi adunque operati cotali effetti col mezo di questi due generi; seguita che fussero operati col mezo
page 77del diatonico. Ma poniamo che Timotheo inuentore del genere Chromatico non sia stato quello, che spingesse
Alessandro a pigliar le arme, come alcuni potrebbeno dire, seguēdo l'opinione di Suida Greco dignissimo scrit
tore; ma si bene vn'altro più antico di lui: imperoche questo, come dice Suida, fu veramente sonatore di Pif-
ferò, & fu chiamato a se da Alessandro, et fu più antico di quello, che fu sonatore di Lira, o di Cetera; ciò non
farà che non si appiglino al falso; essendo che tanto l'vno quanto l'altro si trouò al tempo di Alessandro. Fac-
ciamo etiandio che le ragioni addutte di sopra, siano di poco valore; per questo non conseguirano il loro uolere:
percioche se lo effeminar l'animo, o auillirlo; & il farlo diuenir molle, come è la natura del Chromatico, se-
condo che scriue ogni Greco, & Latino scrittore, è contrario effetto a farlo diuentare virile & forte; non
poteua quel Timotheo, qual si fusse col mezo di questo genere operare in Alessandro vn tale effetto, il quale
certamente fu uirile & feroce: ma col mezo del Diatonico, il quale è più d'ogn'altro virile, forte & più se-
uero. Tutte queste cose hò uoluto discorrere auanti ch'io incomincia a trattar quelle cose, che appartengono a
questa Seconda parte; per mostrar la differenza, che si ritroua tra la Musica antica & la moderna; accio-
che si vegga quello, che era la cagione principale, di fare operar quei mirabilissimi effetti, che si leggono, che
hà operato la Musica; & non si attribuisca alle harmonie (come fanno alcuni poco accorti) se non quello,
che se le conuiene; & non pari strano quello, ch'io ragionerò intorno li due vltimi generi, cioè Chromatico &
Enharmonico. Ma in qual modo gli Antichi procedessero nelle loro harmonie, lo vederemo altroue; Onde ri-
tornando hora al nostro principale intendimento, incomincierò a ragionare della origine de i Suoni, & delle
Voci: conciosia che sono considerate dal Musico come primi Elementi della sua scienza.

Delli Suoni & delle Voci, & in qual modo naschino.Cap. 10.

FA MESTIERI adunque sapere, che se tutte le cose fussero immobili, ne l'vna si potesse fare verso l'altra; o l'vna non potesse muouere, o spinger l'altra, mancarebbe ne-
cessaria mente il Mouimento, & mancarebbeno i Suoni, & le Voci, et per conseguente
ogni Consonanza musicale, ogni Harmonia, & ogni Melodia: conciosia che da altro non
naschino i Suoni & le Voci, che dalla repercussione violenta dell'Aria, la qual senza dub
bio alcuno non si può hauer senza il Mouimento. Alla lor generatione adunque (come vuole Aristotele) ne-
cessariamente concorreno tre cose: primieramente quel che percuote, dipoi il percosso, & il mezo, nel quale è
riceuuto il Suono. Dico quel che percuote, & il percosso: percioche dalla percussione si genera il Suono, essen-
do massimamente il Suono (come lo dichiara Boetio) repercussione di aria non sciolta infino all'vdito; nella
quale si ricerca quel che percuote, come agente; & il percosso, come patiente; si come nel mouimento sem-
pre si ricerca quel che muoue, & quel che è mosso. Dopo queste ui concorre il Mezo, nel quale il Suono è ri-
ceuuto, come nel propio soggetto; & questo è l'Aria: conciosia che acciò si generi il Suono, fa dibisogno, che
quello che percuote tocchi il percosso in tal maniera, che nel toccare faccia la botta: ma non senza mouimento
locale, nel quale l'Aria mezana si muoue tra quel che percuote, & quel che è percosso; & peruiene alle no-
stre orecchie mouendo l'Vdito. Onde è vero quel, che dicono i Filosofi, che'l Mouimento locale sempre si fa in
alcun Mezo, & non mai nel Vacuo. E ben vero, che'l Suono può nascere in molti modi, primieramente quā
do due corpi duri sono percossi l'vn con l'altro; si come l'Incudine & il Martello; & questo conferma Ari-
stotele dicendo, che il Suono nasce dalla collisione, o confricatione di due corpi solidi & duri, li quali rompi-
no fortemente l'aria. Secondariamente nasce, quando vn corpo liquido percuote vn duro & fermo; si come
l'aria, che percuota con violenza in alcuno arbore; ouer per il contrario, quando vn corpo liquido è percosso
da vn duro & fermo; si come quando l'aria è percossa da vna verga. Similmente quando due corpi liquidi
concorreno insieme, ouer si incontrano; si come fanno due Acque correnti: Ouer quando alcuno vento, ouero
altro vapore spinge velocemente vna parte di aria sopra vn'altra; si come auiene quando si scarica vn'Arti-
gliaria, ouero altra cosa simile. Et non solamente nasce il Suono in questi modi; ma ancora quando si separa
alcuna parte di vn corpo dall'altra; come si fa per la diuisione di alcun Legno, o per stracciare Veluto, Pan-
no, Tella, ouero altre cose simili; ne i quali effetti concorre sempre la violenta repercussione dell'aria. Et si
come quando si getta nell'acqua alcun sasso, subito si fa in essa vn picciol cerchio; & tanto si fa maggiore,
quanto gli è permesso dal mouimento: percioche essendo stanco, si ferma, ne procede più oltra; cosi intrauie
ne de i Suoni nell'aria, & delle Voci; che tanto si diffondeno i circoli fatti in esso, & si fanno maggiori, quan-
page 78to gli è permesso dal mouimento; & in tal modo ferisce l'orecchie de i circostanti. Intrauiene però, che si co-
me l'Onde che fanno i circoli, tanto maggiormente sono deboli, & di minor possanza, quanto più sono lontane
dalla sua origine, & dall'occhio sono men comprese; cosi ancora li suoni, o voci tanto più debolmente ferisco-
no l' vdito, quanto più sono lontani dal suo principio, & si rendono all'vdito più oscuri, & minormente sono
intesi da esso; onde poi stanco il mouimento non più si odono: Ma se per caso auenisse, che alcuna cosa facesse
ostacolo alle commemorate onde, o circoli fatti nell'acqua; ouero gli impedisce il farsi maggiori, per quanto
dalla natura del mouimento li fusse concesso; ritornano essi circoli fin là decrescendo, oue hebbero principio,
& cessa il mouimento. Questo istesso fa l'aria, che se alcuna cosa se le oppone, subito ritorna al suo principio,
cioè alla origine del suo mouimento; & dalla reflessione si fa nelle nostre orecchie vn nuouo suono, il quale
chiamano Echo. Dal mouimento adunque, come principale si fa il Suono; alla cui similitudine nascono anche
le Voci, quantunque diuersamente di quel che fanno i suoni: imperoche alla lor generatione non solo si ricerca
le nominate cose concorrenti al nascer de i suoni: ma di più fa dibisogno, che vi siano due istrumenti naturali
sommamente necessarij, che sono il Polmone, & la Gola. Il Polmone dico, che quasi come vn Mantice ti-
ri l'Aria, & la mandi fuori; & la Gola, nella quale percuoti l'Aria mandata fuori: Conciosia che essendo
la voce suono, & generandosi il suono (come ho detto) dalla repercussione; è necessario, che quando la vo-
ce si genera, che l'Aria mandata dal Polmone percuota alla Gola, cioè alla canna, che è detta Arteria vo-
cale, & per tal percussione sia generata. Et benche dal Polmone, & dalla Gola naschino molti suoni; non so-
no però tutti da nominare Voci; si come la Tosse, & altro simil strepito: ma quelli solamente, che sono ar-
ticolati, & sono quelli, che significano alcuna cosa; dalli quali nascono i Parlari, che sono propij dell'huomo;
alla generatione de i quali fanno dibisogno tutti quelli istrumēti naturali, ch'io commemorai nella Prima par-
te; & questi sono considerati dal Musico: percioche fanno al suo proposito; ma non li primi, che non sono at
ti a fare alcuno concento. Hora potemo vedere la differenza, che si troua tra il Suono, & la Voce: conciosia
che il Suono è quello, che solamente si ode, & è repercussione di Aria non sciolta (come hò detto) che per-
uiene sino all' vdito, & non rappresenta cosa alcuna allo intelletto; & la Voce è repercussione di aria respi-
rata all'arteria vocale, che si manda fuori con qualche significatione; lassando da vn canto il Latrar de cani,
& altre cose simili, che non fanno qui al proposito. Onde potemo dire, che il Suono sia come il Genere, & la
Voce come la Specie: imperoche ogni voce è suono, ma non per il contrario.

Da che nascono i suoni graui, & da che gli acuti.Cap. 11.

DAL Mouimento adunque (come di sopra hauemo veduto) nascono i Suoni & le Voci:
ma perche delli mouimenti alcuni sono equali, & alcuni inequali; & di questi alcuni so-
no tardi & rari; & alcuni veloci & spessi; però è da sapere, che dalli primi nascono i suo
ni graui & dalli secondi gli acuti; & questo è manifesto al senso: percioche se noi piglia-
remo vno Istrumento musicale, nel quale siano tese molte chorde, & percuoteremo in-
sieme equalmente alcune di esse, di modo che la percussione fatta all'vna, non sia più forte di quella fatta all'al
tra; ritrouaremo nelle chorde, che danno li suoni più graui, li mouimenti più tardi & più rari, & più lun-
gamente durare il lor suono; & nelle più acute i mouimenti più veloci & spessi, & li suoni più presto man-
care: Conciosia che le chorde più lasse debolmente percuotono l'Aria, & più dura il suono, che nasce da lo-
ro; & questo è per la tardità de i mouimenti: Ma quelle che sono più tirate, percuoteno l'Aria gagliarda-
mente, & con prestezza; & è men durabile il suono, che da esse procede: percioche per la velocita delli mo
uimenti cessa tanto più presto, & ariua al fine. Ogni giorno vedemo per esperienza, che la chorda più tesa
rende il suono più acuto; & se la tiriamo più di quello che è tirata, ritrouiamo in essa mouimenti più velo-
ci, & il suono fatto più acuto di quel che era di prima; Et se la ralentiamo, li suoi mouimenti sono più tardi,
& il suono produtto da lei più graue: conciosia che il mouimento quanto più è tardo, tanto più è vicino al suo
fine, cioè al fermarsi; & il suono quanto è più graue, tanto è più vicino alla taciturnità. Si debbe però inten
der di quella tardità, che si ritroua nel fine de i mouimenti violenti: percioche tali mouimenti sono per loro na
tura gagliardi nel principio & veloci, nel fine poi sono deboli & tardi: essendo che a poco a poco vano per-
dendo la sua velocità. Et questa tardità si ritroua nella chorda, quando è vicina al fermarsi: conciosia che
allora è più debole, & più lassa. La onde il mouimento di qualunque chorda percossa nel principio è veloce,
page 79& rende molto suono: ma a poco a poco debilitandosi il mouimento lo và perdendo. Nascono etiandio li suo-
ni graui delle chorde grosse; & dalle sottili gli acuti: percioche il suono acuto non tanto nasce dalla veloci-
ta del mouimento, quanto dalla sottigliezza della chorda, che è più penetratiua nell'Aria. Ne ci douemo
imaginare, che qualunque volta vna chorda sia percossa, che ella generi solamente vn suono, anzi bisogna
esser certi, che i suoni, & le percussioni siano molte; & che tante volte quante da quella l'Aria è percossa,
che renda tanti suoni differenti, secōdo la velocità, o tardità delli mouimenti fatti in essa chorda; & che per-
cuoti l'aria, fino a tanto che tal chorda tremi. E ben vero, che le differenze de i suoni graui & acuti, nati
dalla chorda non sono vdibili; il che può auenire non solo dalle percussioni, che sono veloci, & in tal manie-
ra congiunte, che paiono a noi vna sola: ma etiandio per li minimi interualli, che si ritrouano da vn suono al-
l'altro, de i quali l'vdito non è capace, si per la sua picolezza, come anco perche sono molto congiunti: Onde
l'vdito resta ingannato nella cosa vdibile, quasi all'istesso modo, che fa il vedere nella cosa visibile; concio-
sia che se alcuno pigliarà in mano vn tizzone acceso, & girerà quello velocemente a torno; parerà che nel-
l'Aria sia vn cerchio di fuoco; nondimeno secondo la verità non sarà cosi: percioche dalla velocità del Mo-
uimento vnito, & dalla forma di tal figura, la quale nō hà angoli, l'occhio resterà ingannato. Essendo adun-
que li Suoni graui fatti da i mouimenti tardi & rari; & gli acuti dalli veloci & spessi; potemo dire, che
dalla aggiuntione de i mouimenti si facino i suoni de graui acuti: & per il contrario, dalla diminutione, de
acuti graui. Di modo che essendo fatti li suoni acuti dalla maggior parte de i mouimenti, & li graui dalla
minore; da tal differenza, che consiste in vna certa pluralità, è necessario che cadino sotto'l numero; & che
comparato il maggior numero loro al minore, si ritroui quella comparatione, & proportione tra loro, che
si ritroua tra i Numeri semplici nella quantità discreta. Et si come tali mouimenti comparati secondo'l Nu-
mero, parte sono tra loro equali, & parte inequali; cosi ancora li Suoni sono tra loro parte equali, & parte
distanti l'vno dall'altro per la inequalità. Onde in quelli, che non sono discordanti per alcuna inequalità, non
si può trouare alcuna Consonanza, ne meno il suo opposito, che è la Dissonanza: conciosia che la Consonanza
è concordanza de più suoni tra loro differenti & inequali, reduta in vno; & la Dissonanza (come altroue
vederemo) mistura di suono graue & acuto, che offende l'vdito. Adunque si come dalle quantità, che so-
no tra loro inequali, l'vna comparata all'altra (nel modo che nella Prima parte vedemmo) nascono cin-
que generi di proportione, detti di maggiore inequalità, delli quali le lor specie sono infinite; cosi ancora dal-
la comparatione de i suoni tra loro inequali, nascono cinque generi, & infinite specie. Et benche i Suoni si ri-
trouino in atto nell'Aria, come nel suo propio soggetto, et che di loro per via del soggetto non ne possiamo ha
uere alcuna cognitione, o ragione determinata: perche li suoi termini sono incogniti a noi; tuttauia in quan-
to nascono da i Corpi Sonori, che sono quantità commensurabili, & si ritrouano in loro in potenza; dalla mi-
sura loro ne hauemo perfetta cognitione: percioche li suoi termini sono conosciuti: essendo che dalla diuisione
delle chorde (come nella Prima parte hò detto) noi cauiamo le ragioni de i suoni graui, & de gli acuti, & le
lor differenze, & questo secondo'l Numero delle parti, che le misurano; dal qual Numero venimo ad esser
certi della quantità de i Suoni; & non pur di essi, ma delle Voci ancora, le quali senza dubbio sono Suo-
ni; applicando però essi Suoni, che nascono da i corpi Sonori alle Voci, le quali sono produtte da li corpi
humani.

Quel che sia Consonanza, Dissonanza, Harmonia, & Me-
lodia.Cap. 12.

DALLI Mouimenti tardi, & veloci, adunque, insieme proportionati nasce la Consonan-
za, considerata principalmente dal Musico, la qual dichiarando da nuouo dico, che ella è
mistura di suono graue, et acuto, che peruiene alle nostre orecchie soauemente, et vniforme
mente; & hà possanza di mutare il senso: Ouero è (secondo che la definisce Aristotele)
ragion de numeri nell'acuto, & nel graue. Dalle quali definitioni potemo comprendere,
che la Consonanza nasce, quando due suoni, che sono tra lor differenti senza alcun suono mezano, si congiun
gono concordeuolmente in vn corpo; & è contenuta da vna sola proportione. Ma perche di due oppositi ri-
trouandosi l' vno in essere, è necessario, che si ritroui anco l'altro, & si habbia di loro vna istessa scienza;
page 80però essendo la Dissonāza contraria alla Consonanza, non sarà diffcile saper quello, che ella sia: Imperoche è
mistura di suono graue, & di acuto, la quale aspramente peruiene alle nostre orecchie. Et nasce in tal manie-
ra, che mentre tali suoni non si vogliono vnire l'vn con l'altro, per la disproportione, che si ritroua tra loro;
& si sforzano di restare nella sua integrità; offendendosi l'vn l'altro porgono amaro suono all' vdito. Ne so-
lamente si ritrouano due suoni tra loro distanti per il graue & per l'acuto, che consuonino: ma tali suoni an
co si odono molte fiate tramezati da altri suoni, che rendeno soaue concento, come è manifesto; & sono con-
tenuti da più proportioni; però li Musici chiamano tal compositione Harmonia. Onde si dè auertire, che
l'Harmonia si ritroua di due sorti, l'vna delle quali chiamaremo Propia, & l'altra Non propia.La
Propia è quella, che descriue Lattantio Firmiano, in quello dell'Opera di Dio dicendo; I Musici nominano
propiamente Harmonia il concento di chorde, o di voci consonanti nelli lor modi, senza offesa alcuna delle
orecchie; intendendo per questa il concento, che nasce dalle modulationi, che fanno le parti di ciascuina can-
tilena, per fino a tanto che siano peruenute al fine. Harmonia propia adunque è mistura di suoni graui, &
di acuti, tramezati, o non tramezati, la qual percuote soauemente il senso; & nasce dalle parti di ciascuna
cantilena, per il proceder che fanno accordandosi insieme fino a tanto, che siano peruenute al fine; & hà
possanza di dispor l'animo a diuerse passioni. Et questa Harmonia non solamente nasce dalle consonanze;
ma dalle dissonanze ancora: percioche i buoni Musici pongono ogni studio di fare, che nelle Harmonie le dis-
sonāze accordino, et che cō marauiglioso effetto consuonino; Di maniera che noi la potemo considerare in due
modi, cioè Perfetta, & Imperfetta: La Perfetta, quando si ritrouano molte parti in vna cantilena, che va-
dino cantando insieme, di modo che le parti estreme siano tramezate dall'altre; & la Imperfetta, quan-
do solamente due parti vanno cantando insieme, senza esser tramezate da alcun'altra parte. La Non pro-
pia è quella, che ho dichiarato di sopra, la quale più presto si puo chiamare Harmoniosa cosonanza, che Har
monia: conciosia che non contiene in se alcuna modulatione; ancora che habbia gli estremi tramezati da al-
tri suoni; & non hà possanza alcuna di dispor l'animo a diuerse passioni, come l'Harmonia detta Propia, la
quale di molte Harmonie Non propie si compone. Et se ben pare, che l'Harmonia Propia non habbia da se
tal forza, tuttauia l'acquista col mezo del Numero, & dell'Oratione, cioè del Parlare, o delle Parole, che
se le accompagnano; le quali tanto più, o meno commoueno, quanto più o meno sono accommodate al Rithmo,
oueramente al Metro con proportione. La onde poi da tutte queste tre cose aggiunte insieme, cioè dall'Har-
monia propia, dal Rithmo, & dall'Oratione, nasce (come vuol Platone) la Melodia.

Diuisione delle Voci.Cap. 13.

ET BENCHE la Consonanza, la Dissonanza, & l'Harmonia possino nascere non so
lo dalle voci, ma anche dalli suoni; nondimeno la Melodia, nella quale entra la Oratione
non può nascere se non dalle uoci. Però ogni voce quantunque sia articolata, non è atta al
la sua generatione: conciosia che non sono le voci tutte di vna specie: Onde è dibisogno sa
pere, che le voci humane (come pone Boetio) si diuidono in tre parti, delle quali alcune so-
no dette Continoue, alcune Discrete, o vogliamo dire Sospese con interuallo; & alcune sono, che participano
della natura di ciascuna delle nominate.Le Continoue, da i Greci sono dette συνεχαὶ φωναὶ, & sono
quelle, che vsiamo ne i domestici, & famigliari ragionamenti, con le quali, senza mutar suono, leggemo la
Prosa, ouero il Verso. Le Discrete, che i Greci chiamano διαστηματικαὶ φωναὶ, sono quelle, con le quali cātia-
mo ogni sorte di cantilena, ordinata per interualli Musicali proportionati, che si ritrouano nelle modulationi;
Et queste solamente sono quelle, che fanno al notro proposito: Imperoche da loro hanno l'essere ogni modula-
tione, dalla quale nascono tutte le sorti di Harmonia. Da queste due sorti sono differenti quelle, che aggiun-
ge Albino; come nel cap. 12. del primo libro della Musica mostra Boetio; le quali participano della na-
tura delle due nominiate: conciosia che sono quelle, con le quali leggemo ogni sorte di Poesia, non come la
Prosa senza mutatione di suono; ne anco distintamente con interualli determinati, come si vsa nelle canti-
lene; ma ad vn certo modo, che piace più a noi; osseruando quelli accenti, che si danno alle parole, secon-
do che richiede la materia contenute in essa. Et benche le Voci cōtinoue possino essere infinite; conciosia che'l
parlare, & il leggeresi possa continouare per lungo tempo, senza alcun termine; & che le Discrete non
habbiano alcun termine prescritto, di ascendere all'acuto, o di descendere al graue; tuttauia la natura da fine
page 81all'vna, & all'altra: Perche il Spirito humano col tempo insieme termina le continoue; concedendo a ciasciu-
no di parlare, & similmente di leggere, quanto gli è permesso dalla sua natura, et dal tempo; et la Natura de
gli huomini dà fine alle discrete; imperoche l'huomo naturalmente tanto ascende, o discende con la voce, quāto
può patire la sua natura. A quelle poi, che participano della natura delle due prime; l'una, & l'altra delle nomi
nate cose dà fine. Sono adunque le Discrete quelle, le quali sono atte alle modulationi, alle harmonie, & alle
melodie, delle quali (lassando le altre come a noi poco vtili) sarà il nostro ragionamento.

Quel che sia Canto, & Modulatione; & in quanti modi si può
cantare.Cap. 14.

LE VOCI discrete, o sospese con interuallo. adunque sono quelle, che sono principalmente
considerate dal Musico; dipoi li Suoni applicati ad esse: percioche da questi, & da quelle
senza differenza alcuna si forma ogni nosra Cantilena. Questa ogn'uno la chiama Can-
to, dal Cantare; il quale è modulatione, che nasce principalmente dalla voce humana. Di-
co principalmente: percioche si piglia anco il Canto per l'harmonia, che nasce dal Suono de
gli istrumenti artificiali; & etiandio per il Canto di qualunque animale, come si può vedere del canto de i
Cigni, de i quali parlando Virgilio disse;
Vt reduces illi ludunt stridentibus alis,

Et coetu cinxêre polū, Cantus dedêre:
Et questo vltimo modo non fa al nostro proposito, ma li due
primi: percioche in essi si comprende ogni Harmonia, & ogni Melodia. Ma la Modulatione è vn mouimento
fatto da vn suono all'altro per diuersi interualli, il quale si ritroua in ogni sorte di Harmonia, & di Melodia;
& la vsiamo in due modi: prima quando si mouemo da vn suono all'altro senza variatione di tempo, con di-
uersi interualli, no facendo alcuna Propia harmonia, procedendo equalmente da vno interuallo all'altro per il
medesimo tēpo; come si fa ne i Canti fermi; Et questa è detta Modulatione impropiamente: perche contiene so-
lamente vn proceder semplice, senza alcuna consonanza; dal quale effetto si vede, che tal modulatione hà ra-
gion de imperfettione: essendo che manca a se stessa del debito fine. Ma l'altro modo è detta propiamente, quā
do per il suo mezo peruenimo all'vso dell'Harmonia, & della Melodia, come al suo propio fine; si come face-
mo nel Canto figurato; nel quale cantiamo non solo con semplici suoni, & semplici eleuationi, & abbassamēti
de voci, ma si muouemo anco da uno interuallo all'altro con veloci, & tardi mouimenti, secondo il tempo mo
strato nelle sue figure cantabili. Onde toccando allora varie consonanze, dal nostro cantare è formata ogni
sorte di , & di melodia, la quale non può nascere se non con l'aiuto delle consonanze; ancorache pos-
siamo hauer la modulatione senza l'harmonia propia, et senza alcuna consonanza, et senza la melodia. Po-
temo nondimeno hauer la modulatione in tre modi; prima quando noi cantiamo nominatamente ciascuna
chorda, o suono col nome di vna di queste sei sillabe, Vt, Re, Mi, Fa, Sol, La, secondo il modo ritrouato
da Guidone Aretino, come vederemo al suo luogo; il qual modo li Prattici chiamano Solfizare, & non si
può far se non con la voce. Dipoi quando noi proferimo solamente il suono, o la voce, & gli interualli descrit-
ti, come fanno gli istrumenti artificiali. Ma l'vltimo modo è, quando noi applichiamo le parole alle figure
cantabili, il quale è propio del Cantore: percioche da questa maniera di cantare nasce la Melodia come ha-
uemo veduto.

Quel che sia Interuallo, & delle sue specie.Cap. 15.

ALCVNE cose sono nella Musica, che si chiamano Elementi, delle quali alcune si attri-
buiscono alla Natura, et alcune all'arte. Quelle che si attribuiscono alla natura sono l'Acu
to, il Graue, & lo Interuallo: percioche è necessario (vsando le parole di Cicerone) che li
suoi estremi suonino grauemente dall'vna parte, & dall'altra acutamente: Onde è mani-
festo, che l'Acuto, et il Graue sono gli estremi dello Interuallo. Le cose che si attribuiscono
all'Arte sono la Estensione di alcuna chorda; il farla graue, ouero acuta; la Consonanza; il Concento; &
ogni proportionata Cōpositione; sia poi nelle voci, ouer ne i suoni, che nō fa caso; le quali cose tutte cascano nella
consideratione del Speculatiuo. E ben vero, che sono alcune altre cose, che solamēte appartengono al Prattico;
page 82& queste sono il Sonare, il Cantare, & il Comporre: perche nascono dallo essercitio, & dal lungo vso. Ma
gli altri accidenti, che sono molti, & che cascano nelle compositioni, & nelle cantilene, sono non solamente in
cōsideratione del Prattico; ma etiandio del Speculatiuo. Lo Interuallo adūque, il quale si attribuisce alla natu-
ra, si chiama in due modi, come vuole Aristide Quintiliano, cioè Commune, et Propio. Si dice Commune; con
ciosia che ogni grandezza terminata da certi fini, è detta Interuallo; considerādo però il spatio, che si ritroua
tra l'uno & l'altro estremo; & di questo non intendo io parlare: percioche è molto lontano dalla nostra consi-
deratione. Si chiama Propio: perche la distanza, che è dal suono graue all'acuto, è detta Interuallo; &
questo è considerato dal Musico; & si ritroua di Dodici sorti, cioè Maggiore, Minore, & Equale; com-
parandone sempre due insieme; Consonante, Dissonante, Semplice, Composto, Diatonico, Chromatico,
Enharmonico, Rationale, & Irrationale. Maggiore, come quello della Diapason, rispetto a quello della Dia-
pente. Minore, come quello della Diatessaron, rispetto a quello della Diapente, ouer della Diapason; Equale,
come è quel di una Diatessaron, cōparato a quello di un'altra; & questo dico rispetto alla proportione di nu-
mero a numero, & non altramente. Consonante si dice quello della Diapason, quello della Diapēte, quello del-
la Diatessaron, & gli altri tutti, che hanno le forme loro tra le parti del Numero senario. Dissonante, come
quello del Tuono, & tutti quelli, che sono minori di lui. Semplice, si chiama quello, che non è tramezato da
un'altro suono, il quale i Greci chiamano Διάστημα: conciosia che li suoi estremi segueno l'un l'altro senza al-
cun mezo. Composto si dice quello, che da altri suoni è tramezato detto da i Greci σύστημα. Diatonico è quello
del Tuono maggiore. Chromatico quello del Semituono minore. et Enharmonico quello del Diesis, come uede
remo. Lo Rationale poi si chiama quello, che si può descriuer con numeri, si come l'Interuallo della Diapen-
te, che si circoscriue con questi due termini 3. & 2. & lo Irrationale quello, che per modo alcuno non si
può descriuere, come nella Prima parte io mostrai, quando si ragionò intorno le Proportioni. Tutte queste co-
se sono considerate dal Musico, come più oltra ragionando potremo uedere: percioche alla cognitione del-
l'Arte, & della Scienza sono molto necessarie.

Quel che sia Genere; & di tre Generi di Melodia, o Cantilena appresso gli
antichi; & delle sue specie.Cap. 16.

ET quantunque si possa dire, che'l Genere sia quello, che habbia sotto di se molte specie; non
dimeno il Musico vuole anco, che sia la diuisione del Tetrachordo, che dimostra molte for
me differenti, & dà vn certo modo di Harmonia, o Melodia vniuersale. Onde Tolomeo
nel cap. 12. del Primo libro della Musica dice, che'l Genere nell'harmonia non è altro,
che vna certa habitudine, o conuenienza de suoni, i quali tra loro compongono la Dia-
tessaron. Ma il Tetrachordo è vn'ordine di suoni contenuto tra quattro chorde, le cui estreme si ritrouano
l'vna distante dall'altra in Sesquiterza proportione. Et è detto Tetrachordo da τετράς parola greca, che vuol
dir Quattro: & da χορδή, che significa Chorda, cioè Di quattro chorde. Però è da notare che appresso gli
Antichi musici tre furono i generi della Melodia, o Cantilena; de i quali il primo chiamarono Diatonico, il
secondo Chromatico, & il terzo Enharmonico; & furono nominati Generi: perche dalle varie diuisioni,
che fecero molti del Tetrachordo, nacquero diuerse specie di modulationi, ciascuna delle quali fu ridutta dipoi
sotto vno delli nominati tre capi, secondo che più si accostauano, & riteneuano maggiormente la forma
delle più antiche specie. Lassarò hora di por le varie diuisioni fatte da Aristosseno, tra le quali si troua due
specie del Diatonico, l'vna delle quali nominò Molle, & l'altra Incitato; & similmente tre specie del Chro-
matico, cioè Molle, Sesquialtero, & Tonieo; & vna specie dell'Enharmonico. Similmente lasserò da vn
canto le diuisioni di Archita, quelle di Didimo, & quelle di Eratosthene; le quali per esser state riprouate
con molte ragioni da Tolomeo, come appar nel ca. 12. et 13. del Primo lib. et nel 13. et 14. del Secondo della
Musica
; similmente nel cap. 15. 16. & 17. del lib. 5. di Boetio, non fanno al nostro proposito; & porrò
solamente quelle diuisioni, che fece Tolomeo, come quelle, che dalla maggior parte de i Musici sono state ac-
cettate per migliori: perche sono più rationali, & più consonanti all'Vdito; delle quali hauendo prima mo-
strato le forme contenute in diuersi Tetrachordi, aggiungendo ad esse le prime specie de i nominati generi
poste in vso da i più antichi, mostrerò dipoi l'ordine di ciascuna, contenuto nel Sistema massimo, diuiso in
cinque Tetrachordi; & insieme verrò a mostrar le diuisioni del Monochordo per ciascuna specie; per le
quali si potrà vedere l'vtile, che poteuano hauer gli Antichi da ciascuna, quando hauessero voluto es-
page 83sercitar l'Harmonia in quella perfettione, che faciamo al presente.Vederemo etiandio l'utile, che si
potrà cauar da ciascuna specie, acciò ne possa seruire all'vso moderno: percioche eleggendo quelli interualli,
che faranno al nostro proposito, mostrarò la compositione di vno Istrumento, nel quale saranno accommo-
date le sue chorde, & il suo tastame in tal maniera, che facilmente, & distintamente si potranno conosce-
re le chorde di ciascun genere, separate da quelle di vn'altro; & si potranno porre in vso con facilità, quando
torneranno commode. Incominciarò adunque dal primo genere, del quale sono cinque le sue specie, come si
potrà comprendere dalle varie diuisioni di cinque Tetrachordi, come dimostra Tolomeo; cioè il Diatono dia
tonico, & è la prima specie, che poneuano anco gli antichi Pithagorici; il Molle, il Sintono, ouero Incita-
to, il Toniaco, & lo Equale. Il Diatono era quello, che procedeua nelli suoi Tetrachordi per l'interuallo di
vn minor Semituono, contenuto dalla proportione super 13. partiente 243. chiamato da i Greci ἀποτομή;
ancorache (come mostra Boetio) ogni spacio di chiamassero λεῖμμα, ouer δίεσις; & per due inter-
ualli di Sesquiottaua proportione, i quali nominarono Tuoni.Similmente procedeuano cotali Tetrachordi
dall'acuto al graue per il contrario, discendendo per i spacij, ouero interualli nominati, cioè per vn Tuono,
Tetrachordo Diatonico Diatono.
6144. Hypate meson.
Tuono.
6912. Lychanos hypaton.
Tuono.
7776. Parhypate hypaton.
Semituono minore.
8192. Hypate hypaton.
& per vn'altro, & per vn Semituono minore; co-
me qui si vede. Era chiamato Diatono diatonico,
dal proceder che fa per li nominati due Tuoni: &
fu molto fauorito da gli antichi Filosofi; massima-
ment e da Platone, & da Aristotele: conciosia che
lo videro più d'ogn'altro naturale, & molto confor
me alla compositione del Mondo. Ma il Diatoni-
co molle è quello, il cui Tetrachordo procedeua dal
graue all'acuto per vno interuallo di Sesquiuentesi-
ma proportione, per vno di Sesquinona, & per uno
di Sesquisettima; & similmente dall'acuto al graue procedeua al contrario per gli istessi interualli; come nel
Sesquiterza.
Sesquisesta.
63. Hypate meson.
Sesquisettima.
72. Lychanos hypaton.
Sesquinona.
80. Parhypate hypaton.
Sesquiuentesima.
84. Hypate hypaton.

Sesquiterza.
Sesquarta.
Sesquiquta.
36. Hypate meson.
Sesquinona.
40 Lychanos hypaton.
Sesquiottaua.
45. Parhypate hypaton.
Sesquiquintadecima.
48. Hypate hypaton.
sottoposto essempio si puo vedere.Il Sintono, oue-
ro Incitato, che lo vogliamo dire, era quello, del qua-
le il suo Tetrachordo procedeua dal graue uerso l'a-
cuto per vno interuallo, contenuto tra la sua prima
chorda graue, & la seconda, dalla Sesquiquintadeci-
ma proportione; & per vno di Sesquiottaua, posto
tra la seconda & la terza, & per vno contenuto
dalla Sesquinona, posto tra la terza & la quarta
chorda acuta: Et per il contrario discendendo dall'a-
cuto al graue, procedēdo per gli istessi interualli; come
si vede.Et questo è quello, che vsano i Moderni
nelle loro Harmonie: conciosia che i termini delle sue
proportioni sono collocati tra i Numeri Sonori, come
nel cap. 15. della Prima parte si può vedere. Il To-
niaco è quello, le cui chorde sono in tal modo tese per
ogni suo Tetrachordo, che la prima graue, & la se-
conda, fanno vno interuallo di Sesquiuentesimasetti-
ma proportione; questa & la terza vno di Sesquiset
tima; & la terza, con la estrema acuta, vno di Ses-
quiottaua; & cosi per il contrario procedendo graue, per gli istessi interualli; come più oltra si ue
de. Lo Equale è quello, il cui Tetrachordo procede
dal graue all'acuto per vno interuallo, contenuto dalla Sesquiundecima proportione; & per vno contenuto
dalla Sesquidecima; & per vn'altro contenuto dalla Sesquinona; Et cosi per il contrario procedendo dall'a-
cuto al graue per gli istessi interualli; come più di sotto si vede. Et credo, che questo fusse chiamato da Tolomeo
Equale: percioche hà le differenze delli suoi termini equali, che senza dubbio alcuno dinotano, che tali pro-
page 84
Sesquiterza.
168. Hypate meson.
Sesquiottaua.
189. Lychanos hypaton.
Sesquisettima.
216. Parhypate hypaton.
Sesquiuentesimasettima.
224. Hypate hypaton.

Sesquiterza.
9. Hypate meson.
Sesquinona.
10. Lychanos hypaton.
Sesquidecima.
11. Parhypate hypaton.
Sesquiundecima.
12. Hypate hypaton.
portioni sono ordinate in progressione arithmetica.
Si vsò anticamente questo genere più di ogn'altro;
massimamente nella sua Prima specie; come si può
vedere ne i scritti di molti antichi; & hora più che
mai si vsa nella Terza; ancora che si vsa con modi
differenti da quelli, che gli Antichi vsauano; & cō
l'vso delle consonanze imperfette; come altroue ue-
deremo. Tolomeo comparò questo genere a due altri
generi diuersi, cioè al Theologico, & al Politico, per
la simiglianza, & conuenienza dell'ordine, della
maestà, & della sua eccellenza, molto conforme a
quelli due: Percioche, si come è cosa più honesta il
preporre le cose publiche alle priuate, & le cose Me
taphisicali, o Theologice alle naturali, & alle ma-
thematiche: conciosia che per le prime si reggeno,
& conseruano le seconde, ne senza esse hauerebbe-
no l'essere; cosi è cosa giusta, & honesta, che si pre
ponga questo genere a gli altri due, come più nobile
& piu eccellente; hauendo da lui l'essere gli altri:
essendo che il Diatonico virtualmēte cōtiene il Chro
matico & l'Enharmonico, & al fine li produce in
atto; ma non per il contrario. Fu veramente cosa
giusta, che Tolomeo dessi ogni preminenza a questo genere, poi che come generante senza dubbio è molto
più nobile del generato: Onde mi muoueno a ridere alcuni, i quali senza assegnar ragione, ne autorità alcu-
na dicono, che questo genere si vsaua anticamente nelle Feste publiche all'vso delle orecchie volgari; & che
gli altri due erano posti in vso tra li priuati Signori: Ma penso, che costoro non habbia no mai veduto Tolo-
meo & se pur l'hanno veduto, non l'hanno inteso. Io non mi estenderò hora a dimostrare in qual modo fus-
se vsato: percioche io credo, che quello ch'io hò detto nel cap. 4. potrà bastare a di mostrare, che era vsato ma
gnificamente, & con molta eccellenza da i periti Musici antichi: ma verrò al secondo genere detto Chroma
tico, del quale le specie erano tre, cioè l'antica, & le due di Tolomeo; l'vna delle quali chiamò Molle, & l'al-
tra Incitato. Il Chromatico antico era quello, che nella sua modulatione in ogni Tetrachordo procedeua dal
graue all'acuto per vno interuallo di Semituono minore, contenuto dalla mostrata proportione della prima
specie Diatonica; & per vn'altro Semituono alquanto maggior di questo, di proportione Super 5. partien-
te 76; & vno interuallo, che conteneua tre Semituoni, detto da Boetio Trihemituono incomposto: per-
che in tal genere da niun'altra chorda poteua esser tramezato; & era contenuto dalla proportione Super 3.
partiente 16. come qui sotto si può vedere. Il Molle era quello, le cui chorde erano ordinate in tal modo, che
Tetrachordo Chromatico.
6144. Hypate meson.
Trihemituono.
7296. Lychanos hypaton.
Semituono.
7776. Parhypate hypaton.
Semituono minore.
8192. Hypate hypaton.
la prima grauissima, & la seconda, conteneuano la pro-
portione Sesquiuentesimasettima; Questa con la terza
la Sesquiquartadecima; & la terza con l'vltima acuta
la Sesquiquinta; & questo era vno interuallo consonan-
te, come ne dimostra li termini della sua proportione, i
quali radicalmente si ritrouano collocati tra 6. & 5. nel
le parti del Numero Senario, come nel cap. 15. della
Prima parte
si può vedere; & tornerà al nostro proposi
to, nella compositione dell'ordine Chromatico nell'Istru-
mento promesso; & sarà il Trihemituono consonante:
Tale Tetrachordo procedeua dall'acuto al graue al contrario, per gli istessi interualli, come si vede nella sot-
toposta figura. L'Incitato era quello, le cui chorde erano ordinate in tal maniera, che nelli suoi Tetrachor-
di la prima & grauissima chorda era distante dalla seconda per vna Sesquiuentesimaprima proportione;
Questa era lontana dalla terza per vna Sesquiundecima; & la terza dalla quarta per vna Sesquisesta;
page 85
Sesquiterza.
Sesquinona.
Trihem.
105. Hypate meson.
Sesquiquinta.
126. Lychanos hypaton.
Sesquiquartadecima.
135. Parhypate hypaton.
Sesquiuentesimasettima.
140. Hypate meson.

Sesquiterza.
Sesquisettima.
66. Hypate meson.
Sesquisesta.
77. Lychanos hypaton.
Sesquiundecima.
84. Parhypate hypaton.
Sesquiuentesimaprima.
88. Hypaton hypaton.
come nella secōda figura posta qui da cāto si cō
prende. Questo genere, come scriuono molti, nō
durò molto tēpo appresso gli antichi: conciosia
che lo rifiutorno (come narra Macrobio) per-
che effeminaua gli animi, & li rendeua molli.
Tolomeo l'assimiglia al Genere mathematico,
& allo Economico, per la communità che hà
con gli altri generi estremi; conciosia che alle
volte il mathematico si accompagna col na-
turale, & col sopranaturale; & lo Economico
participa col morale per vna certa ragione di
cosa priuata, o particolare, posta nell'ordine in
feriore; & col politico per ragion di imperio:
percioche regge, & gouerna vna famiglia pri-
uata. Questo (come vuol Boetio) è detto Chro
matico, quasi Colorato, o Variato, da χρῶμα
parola greca, che vuol dir Colore; & prese
questo nome dalla superficie di alcuna cosa, che
leuata, le fa variare il colore; Et dice bene: per-
cioche mutando solamente vna chorda meza-
na del Tetrachordo Diatonico, restando le al-
tre communi; da tal mutatione nascono diffe-
renti interualli, & varie proportioni; cioè va-
riate forme, & variati suoni. Ma in qual modo sia trasferito a noi l'vso delle sue chorde, lo vederemo nella
Terza parte. L'Enharmonico similmente era di due specie, cioè l'Antico, et quel di Tolomeo. L'Antico era
quello, che nelli suoi Tetrachordi, procedendo dal graue all'acuto, si cantaua per due Diesis, & vno Ditono,
chiamato da Boetio Incomposto: percioche in tal genere era accommodato con vn solo interuallo. Et delli
Tetrachordo Enharmonico.
6144. Hypate meson.
Ditono.
7776. Lychanos hypaton.
Diesis.
7984. Parhypate hypaton.
Diesis.
8192. Hypate meson.
Diesis il graue era contenuto dalla proportione Super
33. partiente 499. & l'acuto dalla Super 13. par-
tiente 486. et erano collocati in proportionalità arith-
metica; come qui da cāto si può vedere; & volsero gli
Antichi che'l Diesis fusse la metà del Semituono mino
re. Quel di Tolomeo era quello, che procedeua dal gra-
ue all'acuto, cioè dalla prima alla seconda chorda gra-
ue d'ogni suo Tetrachordo per vno interuallo di propor
tione Sesquiquarantesimaquinta; & dalla seconda al-
la terza per vno di Sesquiuentesimaterza; & da que-
sta alla quarta per vno di Sesquiquarta. Et questo interuallo è consonante: percioche la forma della sua pro-
Sesquiterza.
Sesqui. 15.
Ditono.
276. Hypate meson.
Sesquiquarta.
345. Lychanos hypaton.
Sesquiuentesimaterza.
360. Parhypate hypaton.
Sequiquarantesimaquinta.
368. Hypate hypaton.
portione è contenuta tra 5. & 4. nelle par
ti del Numero Senario, come nel cap. 15.
della Prima parte
si può vedere; & sarà
il vero Ditono Enharmonico nella compo-
sitione dell'Istrumento promesso: Ma pro
cedendo dall'acuto al graue per gli istessi in
terualli, faceua il contrario; come in questo
Tetrachordo si vede. Nō durò molto tēpo
l'uso di questo genere: percioche (come di-
cono alcuni) pareua a gli Antichi impos-
sibile di poterlo intendere per la troppo sua
ascosa diffcultà; ne è stato però da alcun
page 86delli Moderni fin hora inteso, anzi il uero uso di esso, et di quello del Chromatico è molto lontano dalla uerità.
Comparò Tolomeo questo genere à due altri generi diuersi, cioè al Naturale, & al Morale, non per altro,
se non per la comune diminutione della sua grandezza, che ha sopra gli altri: conciosia che si come il natu-
rale prattica tra quelle cose inferiori, che sono le men nobili, che siano nel mondo; & il morale intorno ad un
solo indiuiduo, il quale è fuori del Numero; cosi questo genere và pratticando intorno a quelli interualli, che
sono men nobili, et minimi nelle harmoniche modulationi. Questo è detto Enharmonico, quasi Ottimamente,
& Attamente congiunto; ouero (come vogliono alcuni) quasi Inseparabile. Ma in qual modo le sue chorde
si ponghino in vso, lo vederemo altroue.

Per qual cagione ciascun de gli Interualli contenuto ne i mostrati
Tetrachordi sia detto Incomposto.Cap. 17.

QVANTVNQVE io habbia detto, che il Trihemituono nel genere Chromatico, &
il Ditono nell'Enharmonico siano chiamati Incomposti; nondimeno tutti gli altri inter-
ualli ancora di ciascuno delli nominati generi, in ogni loro specie sono detti Incomposti:
percioche (come dice Boetio) ciascuno si pone intero nelle sue specie, & senza alcun me-
zo. Et se bene tal parola Incomposto si piglia per quello, che si suol dire Senza ornamen-
to, & Senza alcuna eleganza; tuttauia Boetio lo piglia per quello, che significa Senza alcuna compositione;
volendoci mostrare, che questi interualli sono gli Elementi, de i quali si compongono ciascuna delle mostrate
specie: conciosiache quello si dice Elemento, del quale ogni cosa primieramente si compone; & si ritroua in
essa indiuisibilmente secondo la sua forma. Onde si come dicemo, che le Lettere sono i primi elementi delle pa-
role; & che quelli delle cose miste sono la Terra, l'Acqua, l'Aria, & il Fuoco; & che i primi elementi di
ciascuna scienza sono i primi principij, li quali sono indemostrabili in cotal scienza; cosi ancora si dice, che i
primi elementi delli generi di melodia, o cantilena, sono li mostrati interualli: Imperoche si compone di essi
ogni modulatione harmonica primieramente; & vltimamente si termina, & risolue in essi ogni compositio-
ne di più interualli per ciascun genere & per ciascuna specie; essendo ciascun nel suo genere, o nella sua specie
in ogni Tetrachordo indiuisibile: Percioche se fussero diuisibili, restando le estreme chorde di ciascun Tetra-
chordo nella sua qualità, non si direbbe più Tetrachordo, ma Pentachordo, ouero Essachordo; o con altro no-
me si chiamarebbe, secondo'l numero delle chorde, che contenesse. Et questo non è contrario a quel, ch'io dissi
nella Prima parte, cioè che ogni interuallo è almeno diuisibile in due parti: conciosiache allora non si conside-
rauano come primi elementi, si come si considerano al presente. Boetio adunque non per altro hà nominato
ciascun di loro Incomposto, se non per dinotarci, che sono primi elementi di tai generi, & che, formando cia
scuno de i mostrati Tetrachordi, non riceuono alcuna diuisione: percioche di loro come Elementi si compone
principalmente ogni sorte di Melodia, & di Cantilena.

In qual Modo si possa accommodare alla sua proportione qual si
voglia consonanza, ouero Interuallo.Cap. 18.

POI che li Suoni primieramente si ritrouano in potenza nella quantità continoua detta
Corpo sonoro, & formalmente dipoi nell'Aria, come nel suo vero soggetto, nel modo
che altroue hò detto; ne potendosi hauer ragione alcuna di loro, se non col mezo delli no-
minati corpi; ne meno delle Voci, se non in quanto i Suoni si applicano ad esse; però hauen-
do io ragionato nella Prima parte de i Numeri, & delle Proportioni, le quali sono (come
si e detto) le Forme delle consonanze, verrò a mostrare hormai il modo, che si tiene nell'accommodare i Suo-
ni, o Consonanze, & qualunque interuallo nelle Quantità sonore alla sua proportione; accioche dipoi possia-
mo uenire alla compositione, ouer diuisione del Monochordo. Ma prima è dibisogno, che si ritroui un'Asse, o
Tauola, che la uogliamo dire, ben piana, lunga due braccia; più, o meno, che non fa caso; la quale sia lar-
ga almen quattro ditta, & grossa due, o più; accioche da alcuna parte non si possa piegare; & che da tutte
le parti sia equale nella sua superficie, o planitie; La qual ritrouata, tiraremo nel mezo di essa per lungo una
Linea dritta, che caschi perpendicolarmente da un capo all'altro di detta Asse; accioche sia più commodo il
page 87misurare, o diuidere; & tal Linea seruirà in luogo di chorda. Dalli capi di quella poi bisogna porre due Scā- nelli immobili, sopra i quali, dopo fatta la misura, si potrà tirare una, o più chorde secondo il bisogno. Ma
si debbe auertire, che alcun di loro non sia più alto di una costa di coltello, & che siano equali, & che faci-
no nella detta superficie quattro angoli retti. Fatto questo, si debbe pigliare i termini radicali della propor-
tione della consonanza, o interuallo, che si uorrà accommodare; i quali saranno nella quantità discreta, cioè
ne i Numeri; & diuidere tutta la Linea; incominciando dall'uno de i scannelli immobili ne i punti sopra i
quali si porranno le chorde, fino all'altro, in tante parti equali, quante unità contiene il maggior termine radi-
cale di essa consonanza, ò interuallo. Dipoi bisogna pigliare per il termine minore, tante parti di essa linea,
quante vnità contiene questo termine; incominciando sempre dalla parte destra, uenendo verso la sinistra; et
tra il tutto della linea, la qual ne rappresenta il suono graue, ouero il maggior termine del proposta conso-
nanza, ouero interuallo; & la parte, ò le parti, che saranno; le quali si pigliano per il suono acuto, ò per il mi-
nor termine; haueremo accommodato tal consonanza, ò interuallo alla sua proportione: Percioche (come al
tre volte ho detto) li Musici tengono questo per vero; Che tanta sia la proportione di vn suono all'altro di
qualunque interuallo musicale, quanta è la proportione delle sue chorde, secondo la loro lunghezza; essendo ti
rate sotto vna istessa qualità. Ma veniamo all'essempio, accioche piu facilmente s'intenda quel ch'io ho det-
to. Sia la linea a b posta in luogo di chorda, sopra la quale si voglia accommodare alla sua proportione la
consonanza Diapason; bisogna prima ritrouare i termini radicali della sua proportione, che sono 2 & 1;
dipoi ritrouati diuidere la linea in due parti equali, secondo il numero delle vnità comprese nel maggior ter-
mine nel punto c: Il che fatto, dico che tra la linea a b, che è il tutto; & la c b, che è vna parte,
haueremo accommodato la consonanza Diapason alla sua proportione: Perche si come a b è il tutto del-
Il tutto diuiso in due parti.
acb
Diapason.
Vna parte.
la linea: & c b è la sua metà, & sono nella quantità continoua in proportione Dupla, secondo la sua lun-
gheza; cosi ancora (per quello che si è detto più volte) i suoni produtti dalle chorde di simil lunghezza so-
no necessariamente in proportione Dupla; la quale è la prima del genere moltiplice: conciosia che'l maggior
termine di questa proportione contiene il minore due volte; come si è mostrato nel cap. 24. della Prima par-
te. Similmente se'l si volesse accommodare alla sua proportione la consonanza Diapente contenuta tra questi
termini radicali 3 & 2, diuideremo la linea a b in tre parti equali, per il maggior termine della sua
proportione, il quale contiene tre vnità; & incominciando dalla parte destra, venendo verso la sinistra, piglia
remo due parti di essa per il termine minore, che contiene due vnità; & haueremo la d b, che con la a
b contiene la Sesquialtera proportione, nel modo che 3 & 2 contiene quella istessa ne i numeri. Onde
page 88per le ragioni addutte della Diapason, i suoni, che saranno mandati dalle chorde di tal lunghezza, renderan-
no la consonanza Diapente, contenuta da tal proportione. Per il che operando in tal modo sempre si potran
no collocare etiandio le altre.
Il tutto diuiso in tre parti.
adb
Diapente.
Due parti.

Vn'altro modo di accommodar le consonanze
proportione.Cap. 19.

SI potrebbe anco hauere il proposito operando nel modo, che insegna Boetio, cioè somman-
do prima i termini radicali della proportione, che contiene la consonanza, diuidendo dipoi
tutta la linea, ò chorda in tante parti equali, quante sono le vnità contenute nel numero,
che uiene dalla somma: perche pigliando dalla parte sinistra verso la destra tante parti,
quante sono le vnità contenute nel maggior termine, quella parte di chorda, che si piglie-
rà, con la rimanente alla banda destra; la qual necessariamente hauerà tante parti, quante sono le vnità con
tenute nel minor termine; contenerà la proposta consonanza, come sarebbe. Se volessimo accommodare al-
la sua proportione sopra la sottoposta linea a b la consonanza Diapente, bisognerebbe prima ritrouare i ter-
mini radicali della sua proportione, che sono 3 & 2; dipoi sommandoli insieme haueressimo 5; per ilqual nu-
mero sarebbe dibisogno di diuider la sottoposta linea a b. in cinque parti equali, & prender le tre poste
dalla parte sinistra, secondo il numero delle vnità contenute nel magggior termine della proportione, che sono
3, in punto; & haueressimo la chorda a c, che con la c b insieme percosse ne darebbeno la consonan-
za Diapente, secondo il proposito: conciosia che la a c sotto la ragione del suono graue della detta linea, o chorda a b; & la c b sotto la ragione del suono acuto contenerebbe due parti, che sono
comparate l'una all'altra in proportione Sesquialtera.
page 89
a3c2b
Tre parti.
Due parti.
Diapente.

In qual modo si possa vdire qual si voglia consonanza accommodata alla
sua proportione.Cap. 20.

ET PERCHE nella Musica, non solo s'adopera la ragione, ma il sentimento ancora,
per far giudicio de i suoni, & delle voci: perche non essendo l'vno discordante dall'al-
tro, hauemo vera, & perfetta cognitione delle consonanze; però è dibisogno che hora di-
mostri il modo di rimetter tutto quello, che fin hora si è operato con la ragione sotto'l giu
ditio del sentimento; accioche possiamo esser certi, che'l senso con la ragione insieme sono
concordi; & che le ragioni addutte più volte non siano vane: Però adunque dopo che si hauerà tirato sopra la
già detta superficie due, o più chorde, le quali si posino sopra i due scannelli immobili; fa bisogno, che siano accor
date insieme perfettamente vnisone; Il che fatto si debbono pigliare in luogo di vna sola chorda. Dopo questo
ritrouati tanti scannelli mobili, quante sono le chorde tirate sopra tal superficie (mobili dico, acciò si possino le-
uar da vn luogo all'altro, secondo il bisogno) fatti di tal lunghezza, che solamente tocchino vna di esse chorde;
& tanto alti, che non eccedino quelli, che sono immobili; & che siano tutti di vna istessa altezza, et a questo
modo fabicati, ouero in altra maniera, purche siano secondo le qualità, che hò descritto. Ordi
nate poi le cose in tal guisa; se noi pigliaremo uno di questi scannelli, et lo porremo sotto qual
si voglia delle tirate chorde, di maniera che tal chorda si posi sopra il scannello in punto c, posto nello essem-
pio del cap. 18; se'l si percuoterà la chorda c b posta dalla parte destra con qualche altra chorda senza
scannello (percioche in tal parte sempre porrò li suoni acuti, si per rispetto delli termini delle sue proportioni,
come etiandio perche ne gli istrumenti si ritrouano da questa parte) tra il suono di questa, che sarà a b; et
il suono della c b, si vdirà la Diapason consonanza. Ma se noi segnaremo con vno de i scannelli mobili una
terza chorda in punto d, come si vede nel secondo essempio nel luogo nominato, percuotendo questa insieme
con vna delle non segnate, cioè d b con a b; da i suoni nati da queste due chorde si farà la consonanza
Diapente. Similmente se noi percuoteremo insieme le chorde a b & c b, con la d b, vdiremo la
Diapason tramezata dalla d b, & diuisa in proportionalità harmonica in vna Diapente a b &
d b; & in vna Diatessaron d b & c b; le quali (come altre volte hò detto) insieme aggiunte fan
no la consonanza Diapason.Oltra di questo, se vorremo vdire la già accommodata Diapente nel capi-
tolo precedente, bastarà solamente porre vno delli scannelli mobili in punto c: percioche percuotendo dal-
la parte destra, & dalla sinistra le chorde a c & c b: si potrà udire senza dubbio tal consonanza:
Conciosia che in questa diuisione è sofficiente vna sola chorda: è ben vero, che questo modo è più difficile, che
il primo; Et nel primo mostrato modo fanno dibisogno più di vna chorda, come hauemo veduto, & è mo-
page 90do più facile; & si può vdire non solo ogni consonanza semplice, contenuta da due suoni solamente; ma qua
lunque etiandio, che sia tramezata da più suoni; Che sarebbe molto difficile da vdire, quando il Musico si vo-
lesse seruire di vna chorda sola, seguendo il secondo modo mostrato. Essendo adunque il Secondo modo meno
vtile, & più faticoso del primo, lo lassarò da vn canto, & seguirò in ogni diuisione il primo, come quello che
hà da condurre ogni mia fatica a quella perfettione, ch'io desidero.

Del Moltiplicar le consonanze.Cap. 21.

IO DISSI nella Prima parte, che ogni Proportione, che si ritroua nella Quantita discre
ta, hà luogo etiandio nella Continoua: perche in questa si ritroua ogni proportione; & di
nuouo dico, che le proportioni non solo hanno luogo in tal quantità; ma anco in essa si pos-
sono moltiplicare, diuidere, & far qualunque altra operatione; come più abasso vedere-
mo. Hauendo io adunque mostrato, in qual modo si possa accommodar le consonanze alla
loro proportione nella quantità continoua, cioe ne i Corpi sonori; verrò a mostrare il modo, che si dee tenere
volendone accommodar molte l'vna dopo l'altra, di maniera che l'estremo acuto dell'una posta nel graue,
sia l'estremo graue dell'altra posta in acuto; Il qual modo potremo chiamar Moltiplicare: conciosia che l'ac-
commodare le consonanze in cotal modo, non sia altro, che moltiplicar le loro proportioni, preponendole
ouer soggiungendole l'vna all'altra. Ma perche io mostrai nella Prima parte, che la moltiplication ne i
Numeri si può fare in due modi; però voglio anche mostrare (accioche questa operatione corrisponda a
quella de i Numeri) due modi di moltiplicarle, che saranno molto necessarij; & il primo corrisponderà alla
moltiplicatione posta nel cap. 31. della Prima parte, che si chiama Soggiungere, che si fa quando s'inco-
mincia dalla sinistra venendo verso la parte destra. Il secondo corrisponderà alla moltiplicatione del cap. 32.
che procede al contrario, cioè dalla destra parte alla sinistra, che si nomina Preporre. Incominciando adunque
dal primo modo, disporremo prima i termini radicali delle proportioni de gli interualli, che noi vorremo mol-
tiplicare, l'vn dopo l'altro per ordine, secondo il modo mostrato nel cap. 31. della Prima parte. Dipoi accom-
modaremo nella parte graue alla sua proportione (come di sopra facemmo) la prima consonanza posta dalla
parte sinistra. Et per soggiungere a questa la seguente, pigliaremo sempre quella parte di chorda, o linea, che
rappresenta il suono acuto della consonanza accommodata; lassando quella, che si piglia per il suono graue;
& sopra tal linea accommodaremo la seconda consonanza, o interuallo, diuidendola in tante parti, quante
sono le vnità contenute nel maggior termine della sua proportione, nel modo dato; & tra questa diuisa, posta
per il maggior termine della detta proportione, che contiene la detta consonanza; & le parti poste per il mi-
nore, haueremo moltiplicato la seconda consonanza alla prima: Percioche pigliando sempre la minor linea,
che rappresenta il suono acuto della moltiplicata consonanza; & diuidendola secondo li termini della propor-
tione, che contiene la consonanza, che vorremo soggiungere; lassando da vn canto quella, che si piglia per il
suono graue, haueremo il proposito. Volendo adunque Moltiplicare, o Soggiungere vna Diatessaron ad vna
Diapente; & alla Diatessaron il Ditono; & a questo il Semiditono; è necessario di saper prima i termini ra
dicali, o minimi numeri delle proportioni di queste consonanze; & collocarli l'un dopo l'altro, nel modo, che
le volemo moltiplicare, in cotal maniera. 3/2. 4/3. 5/4. 6/5. Dipoi incominciando dalla Diapente, li cui termini sono 3
& 2. la accommodaremo alla sua proportione sopra la linea a b sottoposta, al modo, che nel cap. 18.
mostrato; & haueremo tra la a b & la c b la proportione di tal consonanza. Hora per soggiunger-
le, o moltiplicarle la Diatessaron, piglieremo la c b, che rappresenta il suono acuto della Diapente, lassan-
do la a c da vn canto, & accommodando sopra questa linea alla sua proportione la Diatessaron, tra c b
& d b haueremo il proposito. Per soggiunger dipoi a queste il Ditono, lassando da parte la a d, & pi-
gliando la d b, la diuideremo in cinque parti equali; & prendendo le quattro, tra la d b & la e b
haueremo congiunto il Ditono alle due già accommodate, o moltiplicate consonanze. Presa dipoi la e b
accommodandoui sopra alla sua proportione il Semiditono al mostrato modo, tra la e b & la f b ha-
ueremo soggiunto, o moltiplicato (secondo il proposito) il Semiditono alle tre prime consonanze; come nella
figura si vede. Et questo è il primo modo di moltiplicare, chiamato Soggiungere.
page 91
Chorda che da il suono graue della Diapente.
Della Diatessaron.
Del Ditono.
Del Semiditono.
acdefb
Diapente.
Del Semiditono.
Del Ditono.
Della Diatessaron.
Chorda che da il suono acuto della Diapente.

Del secondo modo di moltiplicar le consonanze.Cap. 22.

NEL secondo modo è dibisogno (hauendo prima posto per ordine le proportioni delle conso-
nanze, secondo che si vogliono moltiplicare) che si ritroui primieramente le chorde estre-
me, che possono nascere da tal moltiplicatione; le quali ageuolmente si potranno trouare,
quando noi sommaremo insieme le lor proportioni, contenute ne i lor termini radicali; &
diuideremo la chorda in tante parti equali, quante sono le vnità cōtenute nel termine mag
giore della proportione, nata da tal somma; dipoi pigliando tante parti dalla banda destra, quante sono le vni-
tà contenute nel minor termine di tal produtto, haueremo il proposito: Imperoche tutta la chorda, & que-
ste parti saranno le ricercate, che fanno al nostro bisogno. Et per moltiplicar tali consonanze diuideremo la e-
strema acuta in tante parti equali, quante sono le vnità contenute nel minor termine della prima proportione,
posta in acuto a banda destra; & con la istessa ragione aggiungendole tante parti, che ariuino al numero del-
le vnità, cōtenute nel maggior termine; tra la chorda diuisa, & l'accresciuta per lo aggiungimento della par
te, haueremo accōmodato nella parte acuta alla sua proportione la detta consonanza. Alla quale, se noi uor-
remo preporre, o moltiplicare vn'altra, pigliaremo la chorda, che ne da il suono graue della gia accommoda-
ta consonanza, che sarà l'acuta di quella, che vorremo moltiplicare, & la diuideremo in tante parti, quante
sono le vnità contenute nel minor termine della proportione, che cōtiene la consonanza, la quale vorremo mol
tiplicare; & più oltra, aggiungendoui tante parti, che siano equali al suo maggior termine; tra questa chor-
da, che ne darà il suono graue, et la diuisa, che farà il suono acuto, haueremo la seconda consonanza, alla prima
preposta, & moltiplicata; et cosi dico delle altre: ma veniamo all'essempio. Poniamo che si voglia moltiplicare
insieme vn Ditono, vn Semiditono, et vna Diatessaron, di maniera che la Diatessarō sia posta nella parte acu
ta, il Ditono nella parte graue, & il Semiditono tenghi il luogo di mezo; dico che noi douemo prima porre i ter
mini delle proportioni di queste consonanze per ordine, nel modo che si vogliono moltiplicare. Et per ritrouar le
chorde estreme di questa moltiplicatione, Sōmaremo insieme le proportioni, nel modo ch'io hò mostrato nel ca.
33. della Prima parte
, che sarano queste. 5/4. 6/5. 4/3, et haueremo vna Dupla, cōtenuta tra questi termini 120 et 60;
page 92la qual ridutta nelli suoi termini radicali, si trouerà tra 2. et 1. Fatto questo diuideremo la linea a b in due par
ti equali in punto c, & haueremo la a b, et la c b, che sarāno in proportione dupla, et verrāno ad esser le chor
de estreme di tal moltiplicatione. Accōmodaremo hora primieramēte alla sua proportione la Diatessarō nella
parte acuta, diuidēdo la linea c b in tre parti equali, secōdo il numero delle vnità cōtenute nel minor termine
della sua proportione; dipoi aggiungendole vna quarta parte in punto d, haueremo la linea d b, che cōtenerà
quattro parti, secondo il numero delle vnità cōprese nel maggior termine della proportione, & ne darà il suo-
no graue della Diatessaron. Cosi dalla c b, che contiene tre parti, & da essa d b, che contiene quattro parti,
sarà contenuta la Sesquiterza proportione; & tra esse accommodata la Diatessaron nell'acuto alla sua vera
proportione; come si potrebbe vedere adducendo le ragioni nel modo mostrato di sopra nel cap. 18. & 19.
le quali per breuità si lassano. Ma per moltiplicare, & preporre a questa il Semiditono, diuideremo la d b in
cinque parti, per il minor termine della sua proportione; & aggiungendole vn'altra parte in punto e, per il
suo maggior termine, tra la e b, & la d b haueremo collocato il Semiditono alla sua proportione, & prepo-
stolo alla Diatessaron; & tra la a b, et la e b haueremo il Ditono preposto al Semiditono: Percioche tra que
ste due chorde si ritroua la proportione Sesquiquarta; essendo che la a b contiene vna volta la e b, & vna
sua quarta parte; la qual proportione senza alcun dubbio è la sua propia forma, come altroue si è veduto.
Potemo adunque dire, che tra gli estremi della Diapason, incominciando dall'estremo acuto, hauemo colloca-
to alle sue proportioni le tre nominate consonanze, hauendole moltiplicate, & preposte l'vna all'altra; cioè
tra la d b, & la c b la Diatessaron; tra la e b, & la d b il Semiditono; & tra la a b, & la e b il Ditono; co-
me nella figura si veggono. Le quali se vorremo vdire, operando al mostrato modo, con l'aiuto delli Scan-
nelli mobili posti sotto le chorde, potremo esser fatti chiari, non solo di questo, ma di ogn'altro dubbio, che so-
pra ciò ne potesse occorrere.
Chorda che dà il suono graue della Diapason, & del Ditono.
Del Semiditono.
Della Diatessaron.
aedcb
Diapason.
Della Diatessaron.
Del Semiditono.
Chorda che fa il suono acuto del Ditono.
page 93

qual modo si diuida rationalmente qualunque si voglia consonan-
za, ouero interuallo.Cap. 23.

DOPO il moltiplicare (volendo osseruar l'ordine tenuto nella prima parte intorno le ope-
rationi delle Proportioni) seguirebbe immediatamente il Sommare, & il Sottrare: Ma
perche non sono molto necessarij, vederemo solamente, in qual maniera si diuidino gli In-
terualli musicali; che non è altro, che porre vna chorda tra due estreme, che diuida
lo interuallo in due parti. Et questa diuisione è di due sorti, cioè Rationale, & Irratio-
nale. La Irrationale non fa al proposito del Musico, se non per accidente: ma la Rationale è di tre sorti: con-
ciosia che ouero è Arithmetica, ouer Geometrica, oueramente Harmonica; & corrispondeno alle Propor-
tionalita, che si fanno nella quantità discreta, nel modo che si è mostrato nella Prima parte; ancora che ogni
consonanza, & qualunque altro interuallo a caso, & senza pensarui altramente si possa diuidere in due par-
ti da vna chorda mezana; la qual diuisione nō è dal Musico considerata: perche trapassa i termini della sua
Scienza. Quella consonanza adunque è diuisa in proportionalità Arithmetica, li cui estremi sono da vna
chorda mezana tramezati, o diuisi, che tra questa & la graue di tal consonanza, si oda la minor parte di tal
diuisione, & tra essa mezana, & l'acuta la maggiore: Imperoche quella è diuisa harmonicamente da tal
chorda, quando li due membri della diuisione sono situati, & posti al contrario delli sopradetti, in tal manie-
ra, che la parte maggiore occupi il luogo graue, & la minor l'acuto; si come auiene nella diuisione della
Diapason; che essendo diuisa da vna chorda mezana in vna Diapente, & in vna Diatessaron; nell'Arith-
metica la Diatessaron tiene il luogo graue, & la Diapente l'acuto; & nella Harmonica il contrario, cioè
nel graue si ritroua la Diapente, & la Diatessaron nell'acuto; come ne dimostra la diuisione di ciascuna, che
si fa nella Quantità discreta. Quella consonanza, ouero altro interuallo è diuiso in Geometrica proportiona-
lità, che hà li suoi estremi suoni in tal modo da vna chorda mezana tramezati; che quelle due parti, che na-
scono da tal diuisione, non siano maggiori l'una dell'altra in proportione: ma di tanta quantità, & proportio
ne sia quella posta in acuto, quāto quella posta nel graue; come auiene, quando la Disdiapason contenuta dal
la proportione Quadrupla, è diuisa in due Diapason da vna chorda mezana; che l'vna, & l'altra sono conte-
nute senza alcun dubbio dalla proportione Dupla. Queste diuisioni per maggior commodità si faranno prima
co i numeri, di poi si accommodaranno le lor proportioni nella quantità cōtinoua sopra le chorde sonore. Ma
perche (come hò detto più volte) ogni diuisione arithmetica, & ogni diuisione harmonica è solamente ratio-
nale; & la geometrica può esser rationale, & irrationale; però essendo la rationale facile da farsi, & ritor-
nādo maggiormente in proposito alle volte la Irrationale al Musico, che la Rationale, auanti ch'io vada più
oltra, dimostrerò in qual modo si possa diuidere ogni Consonanza, & ogni Interuallo musicale quantunque
minimo, non solo in due parti, ma anco in più parti equali irrationali, quando sarà bisogno; & dimostrerò
primieramente vn modo breue, & espedito da diuiderlo in due parti solamente; di poi darò il modo da diui-
derlo in più parti, quando farà dibisogno.

In qual modo si possa diuidere qual si voglia interuallo Musicale in due
parti equali.Cap. 24.

FARA adunque molto al proposito nostro (volendo mostrare in qual modo si possa diui-
dere qualunque interuallo musicale in due parti equali) la Nona del Sesto di Euclide, se-
condo il Campano; ouer la 13. & Problema quinto secondo Theone, che dice. Essendo
date due linee rette, potemo ritrouar quella del mezo proportionale: conciosia che tanto
è, come se dicesse, che Essendo dati due suoni, potemo ritrouare a questi vn mezano suo-
no proportionale; & questo è il modo. Poniamo che nel sottoposto essempio sia accommodata alla sua propor
tione la consonanza Diapason, tra la chorda a b, & la c b; & sia dibisogno di ritrouare vna chorda meza-
na, che posta tra queste due, la diuida geometricamente in due parti equali. Allungaremo primieramente la
linea a b, incominciando dal punto b verso banda destra, infino al punto d, in tal maniera, che la b d
sia equale alla c b, & haueremo la a d. Fatto questo, descriueremo vn Semicircolo, il cui diametro
page 94sia tutta la a d: dipoi tiraremo vna linea, che partendosi dal punto b, doue la detta a b si congiunse con
la b d, vadi perpendicolarmente alla circonferenza del Semicircolo in punto e: & sarà la b e; &
questa sarà la ricercata chorda mezana. Et per dimostrar questo, tirarò la linea a e, & la e d, & uer
rà il triangolo a e d, chiamato da i Geometri Orthogonio, il quale (come per la 31. del terzo di Eucli-
de è manifesto) è di tal natura, che hà vno angolo retto, che è l'angolo e: Onde essendo questo triangolo do
uiso dalla linea e b, che casca perpendicolarmente dalla circonferenza del Semicircolo nell'angolo retto al
la sua base; come si può veder nella figura, nascono etiandio due triangoli minori, l'vn maggior dell'altro; i
acb
e
afcbd
Chorda mezana proportionale.
Diapason consonanza.
quali sono lo a b e, & lo e b d, di specie, & di natura in tutto simili al triangolo a e d; & sono
proportionati l'vno all'altro, come per la Ottaua del Sesto libro de gli Elemēti di Euclide è manifesto. Et per
il Corrolario di tal propositione, la proportione della a b alla b e, è quella istessa, che è dalla b e alla
b d, secondo il nostro proposito. Facendo hora la f b equale alla b e, haueremo la diuisione equale del
la proposta consonanza dalla chorda f b, come si ricerca. Et chi volesse veder la proua di questa operatio-
ne, potrà diuidere la Disdiapason al mostrato modo: percioche allora conoscerà, che quella chorda mezana,
che la diuiderà in due parti, sarà equalmente distante, tanto dalla estrema chorda graue, quanto dalla estre-
ma acuta di tal consonanza, per vna Diapason, secondo'l proposito.

Vn'altro modo di diuider qual si voglia Consonanza, ouero Interuallo
musicale in due, ouero in più parti equali.Cap. 25.

L'ALTRO modo di diuider le consonanze, in due, ouero in quante parti si voglia, che
siano equali, è non solamente bello: ma anco più vtile del primo, per essere più vniuersale;
& fu ritrouato da Eratosthene, quando ritrouò il raddoppiamento del Cubo, nel tempo
che i Dalij (come narra Giouanni Grammatico) erano molestati dalla pestilēza; La qua-
le inuentione, & molte altre insieme pose Georgio Valla Piacentino nel Quarto libro del
page 95la Geometria
, insegnando di ritrouar due mezane linee proportionali tra due proposte. E ben vero, che sen-
za l'aiuto di vno istrumento, nominato da alcuni Mesolabio, sarebbe vana & inutile ogni fatica; però auan
ti ch'io vada più oltra, mostrarò il modo di fabricar l'Istrumento; & dipoi insegnerò ritrouar le linee. Si
debbe adunque primieramente apparecchiare vn'Asse, ouer Tauola ben piana, & vguale nella sua super-
ficie, la qual sia larga vn piede almeno, & lunga quanto si vuole; ancorache quanto più fusse lunga, tanto
più tornerebbe commodo. Ridutta poi in vna figura quadrata lunga, la quale contenghi ne i capi quattro an-
goli retti (per potere operar meglio, & senza alcuno errore) faremo sopra di essa con diligenza vn canale,
ponendo dalle bande per lungo della detta tauola, o asse due righe, o liste sottilifatte con discretione; di modo
che essendo equidistanti, le sponde del canale venghino ad esser alte quanto è vna costa di coltello, & non più.
Fatto questo, faremo tre figure quadrate di metallo, o di legno sottilissime, le quali i Geometri chiamano
Paralellogrammi, che habbino quattro angoli retti; & che siano lunghe quanto è largo il canale, & larghe
quanto si vuole; pur che siano fabricate in tal maniera, che l'vna sia equale all'altra, cioè che i lati dell'vna
siano equali a i lati dell'altra. Dipoi tiraremo a due di esse vna linea diametrale dall'angolo superiore sinistro
all'angolo destro inferiore di ciascuno in tal maniera, che le superficie siano diuise in due triangoli Orthogonij
equali, come qui si vede. Porremo dipoi li Quadrati nel detto canale l'vn
dopo l'altro in tal modo; che'l primo senza diametro sia nella parte sini-
stra, & resti immobile; dipoi gli altri, che hanno li diametri, cioè il secon
do, & il terzo per ordine a banda destra, di maniera che'l lato destro del-
l'uno sia posto sopra il sinistro dell'altro; & cosi haueremo fatto il detto
Istrumento: Il quale sarà d e f g: & sia h i k l il primo quadra
to immobile senza diametro; il secondo n o p q, il cui diametro sia
n q; & il terzo sia r s t u; del quale r u sia il diametro. Ponia-
mo hora che si habbia da ritrouare vna chorda mezana proportionale, la
qual diuida in due parti equali la consonanza Diapason, cotēuta dalla pro
portion Dupla, tra le due sottoposte chorde, o linee a b & c b; &
siano queste equali alla a b, et alla c b poste nel capitolo precedēte. Fa
remo primieramēte il lato destro del primo quadrato, cioè l k equale alla
a b in punto m, & sarà l m; dipoi pigliaremo il secondo quadrato,
& lo spingeremo sotto'l primo tanto, che'l suo diametro n q seghi il la-
to k l del primo quadrato inpunto m; & cosi il primo, & il secondo
quadrato resteranno immobili. Faremo poi il lato destro del terzo quadra-
to, cioè u t equale alla c b in punto x; & posto vn fillo sottilissimo
in punto m, che sarà la m x del sottoposto essempio, lo distenderemo tanto, che passi per il punto x. Spin
geremo hora il terzo quadrato tanto sotto'l secondo, che'l lato p q venghi ad esser segato dal diametro
r u, & dal detto fillo in vn punto, che sarà y; & quella parte del lato destro del secondo quadrato, la
qual resterà sotto'l fillo, che è la q y sarà la ricercata linea, o chorda proportionale; come nella figura si
vede. Et questo è manifesto per la demostratione precedente: imperoche la linea mezana proportionale
q y ritroua ta nel Mesolabio tra la a b & la c b è equale alla b e ritrouata nel capitolo preceden-
te
. Questo si potrebbe prouare, se'l si descriuesse in vna superficie piana tutte le linee fatte nel Mesolabio, allun
gando primieramente per la Seconda dimanda del primo di Euclide, la linea m x in punto z: percioche
allora haueressimo tre Triangoli cōtinenti vno angolo retto, cioè l m z: q t z: et u x z: da i quali si
dimostrarebbe per gli Principij & Demostrationi di Euclide, il tutto esser vero; si come per il Secondo pa-
rer commune
, & per il nono: per la 28, & per la Seconda parte della 32. del primo: per la seconda, per la
quarta, & per la sesta del Sesto; & per la vndecima del Quinto; le quali lasso: percioche nelle nostre Demo-
strationi harmoniche
hò cotal cosa diffusamente trattato. Bastarami adunque solamente dire, che volendo ri-
trouar più linee mezane, o chorde proportionali; cioè volendo diuidere in più parti qual si voglia Interuallo
Musicale, bisogna vsare il mostrato modo. Bisogna però auertire, che per ogni linea, o chorda che si vorrà
aggiungere oltra la ritrouata, sarà dibisogno di aggiungere etiandio vn altro Paralellogrammo, o Quadra-
to col suo diametro, fatto di maniera, & di grandezza, come sono li primi; facendo poi, che i lati destri di
ogni Quadrato venghino ad esser segnati in vn punto istesso da i diametri, & dal fillo al mostrato modo.
page 96
MESOLABIO
Auertendo di por sempre il primo quadrato senza diametro, che sia immobile; & che'l suo lato destro sia
segato dal diametro del seguente in quel punto, che si porrà per la lunghezza della linea proposta maggiore;
& che'l lato destro dell'vltimo sia segato dal fillo in quella parte, che si piglia la lunghezza della linea mino
re proposta, secondo'l modo dato. Et se la maggior linea proposta fusse più lunga, che il quadrato posto nel
Mesolabio, non si potrebbe fare alcuna cosa. E ben vero, che pigliando la metà, di ciascuna delle due propo-
ste, si potrà hauere il proposito: perche dopo fatto il tutto, le mezane ritrouate si potranno allungar secondo
la ragione della parte presa delle proposte linee; & cosi ogni cosa tornerà bene.

In qual modo la Consonanza si faccia diuisibile.Cap. 26.

MA PERCHE tutto quello, che è potente di immutare il Sensò, da i Filosofi è chia-
mato Qualità passibile; però si debbe sapere, che essendo la Consonanza senza alcun dub
bio Suono, & hauendo in se tal possanza; come nella sua dichiaratione di sopra si è det-
to, può anco esser detta Qualità passibile: percioche (come vuole il Filosofo) è tratta fuo-
ri della possanza del perciutiente, & del percosso; come di sopra hò mostrato. La onde so
pra quello ch'io ho detto si potrebbe meritamente dubitare, In qual modo la Consonanza si possa diuidere, o
moltiplicare, nō essendo ne Numero, ne Proportione: conciosia che la diuisione, o moltiplicatione s'apparten-
ga solamente alla Quantità, & è il suo propio. Al qual dubbio rispondendo dico, che quantunque la Quan-
tità sia diuisibile, & moltiplicabile essentialmente, & per se; non si può negare, che la Qualità anche non si
possa diuidere, & moltiplicare per accidente: percioche è sottoposta alla Quantità, la qual diuidendosi, o mol
tiplicandosi essentialmente, & per se, viene ad essere insieme diuisa, o moltiplicata la Qualità; non già pro-
piamente, ma si bene per accidente, come hò detto. Et questo si può vedere, dando di ciò vno accommodato
essempio, nella diuisione del graue, & del leggiero, le quali cose non sono quantità, ma si bene qualità; &
non conuengono alla diuisione, se non in tanto che sono sottoposte ad vn corpo diuisibile, del quale è propia la
page 97diuisione, nella diuisione del quale, ancora che gli accidenti siano indiuisibili, sono però diuisibili accidentalmen
te: conciosia che hanno il loro essere essentialmente nelle cose, che sono diuisibili; come si può anco vedere del
Colore posto nel Legno, che diuidendosi tal legno in molte parti essentialmente, il colore medesimamente è di-
uiso per accidente in molte parti. Onde dico in proposito, che quantun la Consonāza sia da se indiuisibile, per
esser qualità, nondimeno diuidendosi i corpi sonori essentialmente in molte parti (come hò mostrato) anche lei
per accidente viene ad esser diuisibile, secondo la diuisione de'l suo Soggetto, che sono essi Corpi sonori. Pote-
mo adunque dire, che quantunque la Consonanza da se non sia diuisibile, è però diuisibile per accidente, per la
diuisione del suo soggetto; & cosi da quello che si è detto di sopra, & da quello che si è detto nel cap. 41. del
la Prima parte
, si può vedere, in qual modo si possa intendere la definitione di Aristotele della Consonanza,
che dice, Che è ragion de numeri nell'acuto, & nel graue; & come si potrà rispondere a tutti coloro; che con
argomenti sofistici, volessero opporsi a tal definitione.

Quel che sia Monochordo, & perche sia cosi chiamato.
Cap. 27.

VEDVTE tutte queste cose, verrò hormai (secondo il mio principale intendimento) alla
ordinatione, o compositione; o vogliamo dire diuisione del Monochordo di ciascuna spe-
cie de i tre nominati generi: ma prima vederemo, quel che sia Monochordo. Monochor-
do adunque dico esser quello Istrumento, ouer qualunque altro simile, ch'io mostrai di so-
pra nel cap. 18. il quale da molti diuersamente è stato chiamato. Imperoche Tolomeo, et
Boetio lo chiamano Regola harmonica, & alcuno delli Greci lo chiamano μαγάς; & è istrumento di vna so
la chorda, col quale, aggiungendoui il giuditio della ragione, per virtù della proportionalità harmonica inue-
stighiamo le ragioni delle consonanze musicali, & di ogni lor parte; & sono più suoni ritrouati, & acetta-
ti, i quali collochiamo in esso secondo i gradi del graue, & dell'acuto a i loro luoghi, & li descriuemo co i no-
mi propij, accioche con artificio impariamo ad essercitar le modulationi, & le harmonie. Et Pithagora (co-
me vuol Boetio) fu l'inuentore di questo istrumento. Deriua questo nome Monochordo da due nomi greci
aggiunti insieme, cioè da μόνος, che vuol dire Solo, & da χορδή, che significa Chorda, cioè Istrumento di
vna sola chorda; ancora che con tal nome si chiama etiandio quello Istrumento, che si suona con le chorde
raddoppiate, conosciuto hormai da ogn'vno, per esser molto in vso: Ma questo non fa al nostro proposito.

Della Diuisione, ouero Ordinatione del Monochordo della prima specie
del genere diatonico, detta Diatonico diatono; del nome di cia-
scuna chorda; & chi fu l'Inuentore di questo Genere,
& del suo ordine.Cap. 28.

ET PERVENIRE alla Ordinatione, ouer Diuisione, che la vogliamo dire, del Mo-
nochordo della prima specie del primo genere, chiamata da Tolomeo Diatonico diatono,
douemo prima auertire di ordinarlo, ouer diuiderlo in cinque Tetrachordi, acciò seguitia-
mo il costume de i Musici Antichi, de i quali il primo chiamaremo Hypaton, cioè Princi
pale: percioche tiene la parte più graue; il secondo Meson, cioè Mezano: conciosia che tie
ne quasi il luogo di mezo, & è più acuto del primo; Il terzo Diezeugmenon, o Separato; et l'vltimo de i quat
tro, che comprendeno le Quindici chorde (come vederemo) nominiaremo Hyperboleon, oueramente Eccellēte.
A questi poi aggiungeremo il Quinto, & lo chiamaremo Synemennon, cioè Congiunto; et haueremo uno or-
dine di Sedici chorde, contenuto nella Disdiapason, la qual i Greci chiamano Sistema massimo. Ma si debbe
auertire, che gli Antichi diuisero, ouero ordinarono il loro Monochordo per Tetrachordi, & non per Pen-
tachordi, ouero Essachordi per due ragioni. Prima perche haueano, che la Diatessaron, che si conteneua ne gli
estremi del Tetrachordo fusse la Prima consonanza: perche era la minore di tutte le altre; dipoi perche al
Tetrachordo si può sempre aggiungere dalla parte acuta quello interuallo, che è posto nel graue di esso Te-
trachordo, o per il cōtrario, porre nel graue quello, che si ritroua essere in acuto, che ne darà sempre la consonā
za Diatessaron in ogni specie si harmonia per ogni genere. Et perche queste aggiuntioni non si poteuano fa-
page 98re commodamente nella Diapente ne meno nell'Essachordo: conciosia che tolgendo vno interuallo graue del
la Diatessaron, & aggiungendolo in acuto, o per il contrario, togliendo quello, che è posto nell'acuto, & ponē-
dolo nel graue, non si poteua sempre hauere la cōsonanza Diapēte; quantunque si potesse hauere il numero del
le chorde, dalle quali è detta Diapente; pero li Greci hauendo tale auertimento, fecero la Ordinatione, ouer Di
uisione del Sistema massimo per Tetrachordi, & non per Pentachordi, ouero Essachordi. Volendo adunque
dar principio a tale ordine, ouer diuisione, seguendo il costume de gli Antichi non solo in questa, ma in ciasciu-
na altra diuisione; per suo fondamento accommodaremo primieramēte nella parte più graue il Tuono sesqui-
ottauo alla sua proportione; accioche la grauissima chorda detta da i Greci Proslambanomenos, con la chor-
da acuta del secondo Tetrachordo chiamata Mese, contenghi, & faccia vdire la consonanza Diapason. Al
qual Tuono aggiungeremo il primo Tetrachordo, & a questo il secondo. Dipoi aggiungeremo a questo
l'interuallo del Tuono contenuto dalla proportione Sesquiottaua. Aggiungendo dipoi a questo il terzo Tetra
chordo, & al terzo il quarto, nella sua parte più acuta; haueremo Quindici chorde contenuto da tale ordi-
ne. Fatto questo, aggiungeremo sopra la chorda Mese il quinto Tetrachordo, & cosi haiueremo la ordi-
natione, ouer diuisione della prima specie diatonica, contenuta tra Sedici chorde, & tra cinque Tetrachor-
di, nel modo che vederemo. Di questo ordine, credo io che fusse l'inuentore Terpandro Lesbio, quando
ridusse le prime Sette chorde antiche in vno, congiungendole per due Tetrachordi, come nel secondo essem-
pio del cap. 20. del primo libro della Musica di Boetio si può vedere; le quali furono dipoi ridutte da Licaone
Samio al numero di otto, & diuise in due Tetrachordi separati; come è manifesto per il terzo essempio po-
sto da Boetio nel luogo sopradetto. Fu dipoi da altri in tal maniera accresciuto, che ariuò al numero di Se-
dici chorde, nel modo ch'io intendo di mostrare; ancora che alcuni vogliono, che Pithagora fusse l'Inuento-
re di questo primo genere, & di questa prima specie; & delle prime specie delli due Generi seguenti. Ma
sia come si voglia, Pithagora fu quello, che ritrouò la ragione de i Suoni, nel modo che hò mostrato nella
Prima parte. Volendo adunque mostrar l'ordine di questa prima specie, & la diuisione del suo Monochor-
do contenuto da cinque Tetrachordi, per poterla porre sotto'l giuditio del sentimēto; accioche possa dipoi ragio
nar più liberamente sopra quello, ch'io hò da dire (non deuiando dal costume de gli Antichi) preparato che
si hauerà vno istrumento simile à quello, che di sopra nel cap. 18. hò mostrato; dopo l'hauere accommodato
in esso vna linea, che passi dall'vno de i capi all'altro per il mezo, nel modo che si vede nel sottoposto essempio,
che sarà la A B; accommodaremo prima alla sua proportione il Tuono sesquiottauo, che sarà tra la A B, et
la C B, al modo che altroue hò insegnato. Al quale immediatamente soggiungeremo il primo Tetrachordo
detto Hypaton in questo modo: Accōmodato che si hauerà li suoi estremi alla loro proportione, che saranno
C B, et D B, senza esser tramezati da alcuna chorda mezana; moltiplicaremo nel mezo loro le sue mezane
chorde, contenute dalle loro proportioni. Ma si debbe auertire, che non solo in questa, ma in qualunque altra di
uisione, si debbe accommodare, et moltiplicare in tal modo gli interualli, che sempre i maggiori, contenuti da
proportioni maggiori siano moltiplicati in prima de gli altri; accioche si venga a schiuare insieme con molta
fatica, infiniti errori, che potrebbeno nascere: Percioche hauēdo prima moltiplicato quelli, che sono maggiori,
necessariamente, & con poca fatica (come vederemo) vengono a commodarsi etiandio li minori. Il che sarà
manifesto moltiplicando gli interualli delli Tetrachordi, accommodando al suo luogo proportionatamente le
chorde mezane: Imperoche dopo che si hauerà accōmodato alla sua proportione i due tuoni Sesquiottaui, mol-
tiplicandoli al modo, che nel cap. 22. hò mostrato; haueremo collocato nell'acuto il primo Tuono tra la E B, et
la D B, & il secondo nel graue tra la F B, & la E B. Et perche ogni Tetrachordo di questa specie, si cōpone
di due interualli Sesquiottaui, & della proportione Super 13. partiente 243. la quale è la forma del Semituo
no minore; essendo F B, & E B Tuono, similmente E B, & D B; seguita che C B, & F B sia l'interuallo
del Semituono, il quale è il supplemento delli due Tuoni, alla perfettione del Tetrachordo. Et questo è manife-
sto: percioche se cauaremo dalla Sesquiterza, che è la forma del Tetrachordo, due proportioni Sesquiottaue,
resterà la proportione Super 13. partiente 243. continente il Semituono minore. Fatto questo, per aggiun-
gere al detto Tetrachordo il secondo detto Meson, lo accommodaremo al modo, che si fece il primo, sopra la
linea D B, & verrà G B et D B, che saranno gli estremi, & H B, & G B sarà il Tuono acuto, & il gra-
ue sarà I B, & H B. Ma D B, & I B, per le ragioni dette, saranno il minor Semituono. A questo Te-
trachordo soggiungeremo il Tuono Sesquiottauo, per il quale separaremo il Terzo da questo, et tal separatio-
ne chiamaremo cō Boetio διάζευξις, che vuol dire Diuuisione, dal qual nome il terzo Tetrachordo è detto Die-
page 99zeugmenon, cioè Separato. Et questa separatione si ritroua solamente doue due Tetrachordi, per la interpo-
sitione del Tuono, si scompagnano l'vno dall'altro. Ma quando la chorda estrema acuta di vno, è la chorda
estrema graue dell'altro, allora sono l'uno all'altro congiunti, & tal congiuntione si chiama Συναφή, cioè
Congiungimento; come il medesimo Boetio dimostra nel cap. 24. del primo libro della Musica. Aggiun-
to adunque che si hauerà il Tuono al Tetrachordo Meson, che sarà contenuto tra la K B, & la G B, al
lora senza alcun mezo moltiplicaremo alla K B il terzo Tetrachordo, diuidendo la deta linea al modo mo-
strato; Il che fatto haueremo le sue chorde estreme K B, & L B, tramezate dalle M B, & N B, che ne
dano la diuisione del Tetrachordo in due Tuoni, & vno Semituono. Hora sopra la chorda L B, collocaremo
il quarto Tetrachordo, detto Hyperboleon, operando come ne gli altri si è fatto, & haueremo L B, & O B,
che sono le sue estreme chorde, & P B, & Q B, che sono le mezane, le quali fanno la diuisione in due tuo-
ni, & in vno Semituono, secondo l'ordine principiato; di modo che haueremo vno ordine, o diuisione di Quin
dici chorde; alle quali aggiungeremo l'vltimo Tetrachordo detto Synememnon, congiungendolo al secondo,
in cotal modo, cioè facendo sopra la chorda G B la solita diuisione, & tra essa & la MB, haueremo le estre
me chorde, le cui mezane saranno N B, & R B. E ben vero che si aggiungerà solamente da nuouo la chor-
da R B: percioche le altre sono communi a gli altri Tetrachordi. Onde credo, che tal chorda fusse stata ag-
giunta per due cagioni; l'vna per dare ad intendere, che ogni Tuono si possa diuidere in due Semituoni; l'al-
tra per fare acquisto di vna Diatessaron verso l'acuto, partēdosi dalla chorda parhypate meson. Et se bene per
altra cagione fusse stata aggiunta, questo è di poco momento; & sia in qual modo si voglia, haueremo per
tale aggiuntione etiandio il Semituono maggiore, tra la R B, & la K B, contenuto dalla proportione Super
139. partiente 2187. detto da i Greci λεῖμμα, il quale aggiunto al minore chiamato ἀποτομή, ne dà il Tuo
no Sesquiottauo: percioche la chorda R B di questo Tetrachordo diuide il Tuono G B, & J B in due parti,
che sono le nominate. Questa adunque sarà la intera diuisione, o compositione del Monochordo della prima
specie del Diatonico, detta Diatonico diatono, diuisa, oueramente ordinata secondo la mente de gli antichi Pi
thagorici in cinque Tetrachordi, nella quale si contengono Quindici interualli tra Sedici chorde; le quali chor
de hò descritte co i nomi antichi, & notate con le sue proportioni, moltiplicate secondo li modi mostrati di so-
pra nel cap. 32. & 33. della Prima parte, per maggiore intelligenza di quello, che si è detto. Et benche
gli Antichi nominassero le chorde di questa ordinatione co i nomi, li quali hò mostrato, che sono molto diffe-
renti da quelli, che hauemo al presente; questo non è di molta importanza: Imperoche è concesso alli primi
Inuentori delle cose, nominarle dalla cagione, ouer dallo effetto loro, oueramente a suo beneplacito. Nomi-
narono a dunque gli Antichi le chorde delle lor Cetere con tali nomi: perche essendo la Musica (come narra
Boetio secondo il parer di Nicomaco) stata da principio in tal maniera semplice, che solamente si adoperaua il
Quadrichordo, il quale ritrouò Mercurio (come altre volte si è detto) ad imitatione della Musica mondana
de i quattro elementi; fu ridutta dipoi da Terpandro nel numero di sette chorde, ad imitatione de i sette pia-
neti. Et di queste chorde chiamarono la più graue Hypate, cioè Principale, ouer maggiore, & più honorata;
Onde Gioue ancora nominarono Hypaton, et li Consoli per la eccellēza della lor dignità pigliarono il predet-
to nome. La seconda fu detta Parhypate: perche era collocata appresso la Hypate, La terza chiamarono
Lychanos: essendo che li Greci con tal nome chiamano quel Dito, che noi nominiamo Indice, dal toccare,
che si fa con lui leggiermente, & anco perche nel sonar la detta chorda, tal dito si poneua in opera. Mese si
dice la quarta: conciosia che tra le sette era collocata nel mezo; La quinta Paramese, cioè appresso la Mese
accommodata; La sesta Paranete: perche era vicina alla Nete: Ma la settima chiamarono Nete, quasi Nea
te, cioè Inferiore. Accresciuto poi nel modo mostrato tale ordine, le nominarono da i nomi sopradetti, aggiun-
gendole il nome delli Tetrachordi, ne i quali erano collocate; & la chorda grauissima di tale ordine dissero
Proslambanomenos, cioè Acquistata, conciosia che la aggiunsero, accioche con la ottaua chorda detta Me-
se facesse vdire la cōsonanza Diapason. Et non solamente le chorde di questa specie furono denominate da tali
nomi, in questo primo genere; ma le altre ancora di ciascun'altra specie per ogni genere, percioche ogni spe-
cie è diuisa, ouero ordinata in cinque Tetrachordi, come vederemo.
page break
DIVISIONE, OVERCOMPOSITIONE DEL
Monochordo della prima spe-cie del Genere diatonico, chia
mata Diatoni-co Diatono.

Tet. Hybo.
2304. Nete hyperboleon.
2592. Paranete hyperbo.
2916. Trite hyperboleon.
3072. Nete diezeugmenon.
Tetr. Diezeu.
3456. Paranete diezeug.
3888. Trite diezeugmen.
4096. Paramese.
Tuono.
Tetrachor. meson.
4608. Mese.
5184. Lychanos meson.
5832. Parhypate meson.
6144. Hypate meson.
Tetrachordo Hypaton.
6912. Lychanos hypaton.
7776. Parhypate hypat.
8192. Hypate hypaton.
9216. Proslambanomenos.
Tetr. Synemennon.
3456. Nete synemennon
3888. Paranete synemen.
Tuono.
4374. Trite synemennon.
4608. Mese.
page 101

Che gli Antichi attribuirono alcune chorde de i loro istrumenti alle
Sphere celesti.Cap. 29.

LA OPINIONE che gli Antichi hebbero, massimamente i Pithagorici, dell'har-
monia, o concento del Cielo, li diede cagione di contemplare intorno a questo varie cose.
La onde dalla diuersità de i lor pareri nacquero diuersi principij, & varie ragioni: Im-
peroche alcuni hebbero opinione, che'l Firmamento, o vogliam dir Sphera delle stelle fis-
se, la quale di tutte l'altre è più veloce nel mouimento diurno (come afferma Platone)
fuori il suono più acuto d'ogn'altra Sphera; forse indutti da questa ragione, Che quel corpo, il quale si
muoue più velocemente, è cagione del suono più acuto; onde mouendosi li corpi superiori del Cielo più veloce-
mente de gli inferiori; concludeuano, che tali corpi facessero il suono più acuto. Dall'altra parte erano alcu-
ni, che teneuano il contrario, cioè che la Sphera della Luna facesse il suono più acuto, formando tal ragione;
Li corpi maggiori rendeno maggior suono, & più graue, di quello che fanno li minori, come sensatamente
si comprende; onde essendo che i corpi superiori celesti sono maggiori de gli inferiori; seguita che li superiori
corpi maggiori mandino fuori suoni maggiori, & più graui de gli inferiori. Quelli che fauorirono la prima
opinione furono molti, tra i quali è Cicerone nel lib. 6. della Rep. come si può vedere per le parole poste nel
cap. 4. della Prima parte; La quale opinione Ambrosio Dottor Santo recita nel suo Essameron. Ma tra i
moderni scrittori si troua Battista Mantoano Poeta elegantissimo, che ci manifesta tale opinione con que-
ste parole.
Insonuere poli, longe auditus ab alto

Concentus, mixtum melos, pars ocyus acta

Clarius, & cantu longè resonabat acuto,

Tarda ibat grauiore sonò.
E ben vero, che quello, che dice, si puo accommodare a qual si
voglia delle due narrate opinioni: Percioche se noi vorremo attribuire la tardità del mouimento annuale al-
la Sphera di Saturno, veramente il suo mouimento è più tardo d'ogn'altra Sphera, come mostra Platone nel
lo Epinomide: conciosia che fa la sua reuolutione in trenta anni; & questo sarà in fauor di quelli, che tengo-
no, che li corpi maggiori facino il suono più graue. Ma se la tardanza si attribuirà al mouimento diurno;
sarà in fauor di quelli, che fauoriscono la prima opinione, & bisognerà intendere il contrario: conciosia che
non gli è dubbio alcuno, come si vede col senso, mouimento della Sphera della Luna non sia più tardo
d'ogn'altro, quando dall'Oriente si muoue all'Occidente. Ma sia pure più tardo, o più veloce, come si voglia,
che questo importa poco a noi; però lassaremo della tardità, o velocità loro la cura a gli Astronomi. Del-
l'altra fattione si ritrouano molti: Imperoche Dione historico raccōtando la cagione, perche li Giorni siano sta
ti denominati dal nome delle Sphere celesti, & non siano numerati secondo l'ordine loro, incomincia rende-
re tal ragione secondo l'opinione de gli Egittij dalla Sphera di Saturno, venendo a quella del Sole, ponendo
l'vna & l'altra per gli estremi della consonanza Diatessaron, lassando le due mezane, cioè quella di Gioue,
& quella di Marte; Dipoi da quella del Sole và a quella della Luna, & forma vn'altra Diatessaron; si-
milmente da questa a quella di Marte; & da Marte a Mercurio ne fa due altre; di modo che lassando sem-
pre le due mezane Sphere, rende la ragion di tal Problema, ritornando sempre circolarmente alla prima
Sphera: Onde si vede, che incominciando dalla Sphera di Saturno, & venendo a quella del Sole; & da
questa à quella della Luna, pone la prima come quella, che fa il suono graue; & venendo verso le altre Sphe
re, le pone come quelle, che fanno li suoni acuti: Imperoche è costume della maggior parte di coloro, che trat
tano della Musica, di por prima il graue nelle loro ragioni, come cosa più ragioneuole, & dipoi lo acuto. Ne
debbe parer strano, se Dione ritorna dalla Sphera della Luna a quella di Marte, facendo vn'ordine rouescio,
procedendo dall'acuto al graue, contrario di quello che hauea mostrato prima: percioche a lui basta sola-
mente con tal mezo dimostrar la ragione di cotal cosa; anchora che questa ragion non sia molto sufficiente a
fauorir tale opinione. Euui etiandio l'opinione de gli Antichi, che pone Plinio nella sua Historia naturale, pri-
mieramente dell'Harmonia celeste, dipoi dell'ordine; onde dice, che la Sphera di Saturno fa il tuono Dorio,
quella di Gioue il Frigio, & le altre per ordine altri Tuoni. Onde non è dubbio, che essendo il Dorio tenuto
dalla maggior parte de i Musici più graue del Frigio, la Sphera di Saturno non sia quella, che faccia il suo-
page 102no graue. Oltra di questo (lassando molti altri da parte) ui è Boetio, il quale, quasi recitando l'altrui opinio-
ne, attribuisce la chorda Hypate a Saturno, che è d'ogn'altra grauissima; dipoi più abasso attribiuisce alla me
desima sphera (secondo la prima opinione medesimamente da lui recitata) il suono acuto, & li graui per or-
dine, attribuendo il grauissimo al globo lunare. Da queste differenze nacque, che i Filosofi, per voler mostra-
re in atto quella harmonia, che per ragioni conosceuano esser nelle sphere celesti, attribuirono a ciascuna (si co-
me erano di diuersi pareri del sito de i suoni graui, & acuti) diuerse chorde de i loro istrumenti, variatamente
ordinate: Imperoche quelli, che fauoriuano la prima opinione, attribuirono alla sphera della Luna, Pianeta a
noi più vicino, la chorda Proslambanomenos, perche fa il suono più graue di qualunque altra; a quella di Mer
curio la Hypate hypaton; & all'altre sphere l'altre chorde per ordine, secōdo che sono poste nella figura mo-
strata disopra. Ma quelli, che haueano contraria opinione; attribuirono la chord Hypate meson alla sphera di
Saturno; perche si pensauano, che facesse il suono più graue d'ogn'altra sphera; la Parhypate a Gioue; Ly-
chanos a Marte; & Mese al Sole; & cosi all'altre attribuirono altre chorde, secōdo il mostrato ordine. Et si
come furono di vario parere intorno a quello, che hò detto; cosi anco furono differenti nel porre le chorde a i
loro istrumēti: Imperoche quelli, che hebbero opinione, che Saturno facesse il suono acuto, et la Luna il graue
Diapa-son
Diapte. Diapt.
Diatessar.
Diatessa.

Mese. Vrania. [Heaven]
tuo. Lychanos meson. . [Saturn]
tuo. Parhypate mes. . [Jupiter]
sem. Hypate meson. . [Mars]
tuo. Lychanos hypa. . [Sun]
tuo. Parhypate hypa. . [Venus]
sem. Hypate hypat. . [Mercury]
tuo. Proslbanomenos . [Moon]

Diapa-son
Diapte. Diapte.
Diatessa.
Diatess.

Netesynemnon. .
tuo. Paranetesynem.
tuo. Tritesynemn.
sem. Mese.
tuo. Lychanos mes.
tuo. Parhypat. meson.
sem. Hypate meson.
tuo. Lychanos hypa.
page 103 posero le chorde acute nel soprano luogo dell'istrumento, ouer nella parte destra, & le graui nel luogo più
basso, ouer nella parte sinistra; & quelli, che erano di contrario parere, faceuano al contrario: conciosiache
poneuano le graui nella parte superiore, ouer nella banda destra; & le acute nella inferiore, ouer nella
sinistra. Ma Platone accommodò a ciascuna sphera (come nella Prima parte hò detto ancora) vna Sirena,
cioè vna delle noue Muse, che manda fuori (come dice) la sua voce, o suono, dal quale nasce l'harmonia del
Cielo. Et benche non ponga l'ordine loro, nondimeno il dottissimo Marsilio Ficino sopra quello del Furor poe-
tico di Platone
, lo pone; & applica alla prima sphera lunare la Musa detta Thalia, Euterpe a Mercurio, E-
rato a Venere, al Sole Melpomene, & cosi le altre per ordine; come nella figura si uede. E ben vero, che
attribuisce Calliope a ciascuna sphera, per dinotarci il concento, che nasce dalle voci di ciascuna. Ma perche
(come dice Plinio) queste cose si vano inuestigando più presto con sottile dilettatione, che necessaria; però fa-
rò fine, hauendo ragionato a bastanza di tal materia; et verrò a mostrare, in che modo le predette Sedici chor
de siano state nominate da i Latini.

In che modo le predette Sedici chorde siano state da i Latini denominate.Cap. 30.

ET BENCHE gli antichi Greci nella fabrica, o diuisione del Monochordo, conside-
rassero solamente Sedici chorde, diuise in cinque Tetrachordi, ne tentassero di passar più
oltra, per la ragione detta di sopra; nondimeno li Moderni non contenti di tal numero, lo
accrebbero passando più oltra hora nel graue, & hora nell'acuto: Imperoche Guidone
Aretino nel suo Introduttorio, oltra le nominate chorde, ue ne aggiunse delle altre alla
somma di Ventidue, & le ordinò in sette Essachordi; & tale ordinatione fu, & e più che mai accettata, &
abbracciata dalla maggior parte de i Musici prattici: essendo che in essa sono collocate, & ordinate le chor-
de al modo delle mostrate Pithagorice. Et perche ciascuno Essachordo si compone di Sei chorde, però è denomi
nato da tal numero: che vuol dire Di sei chorde. E ben vero, che a ciascuno di essi, aggiunse per commodità
de i cantanti alcune di queste sei sillabe, cioè Vt, Re, Mi, Fa, Sol, La: cauate dall'Hinno di Santo Giouan-
ni Battista, il quale incomincia in tal modo; Vt queant laxis Resonare fibris Mira gestorum Famuli tuorum,
Solue polliuti Labij reatum Sancte Iohannes;
& li concatennò con tale artificio, & in tal maniera; che cia-
scuno contiene tutte le specie della Diatessaron, le quali sono tre, come vederemo nella Terza parte; accom-
modando il Semituono, circoscritto da queste due sillabe mezane Mi, & Fa nel mezo di ciascuno. Ma aggiū
se primieramente alla chorda Proslambanomenos nella parte graue vna chorda, distante per vn Tuono, &
la segnò con vna lettera greca maiuscola in questo modo Γ, & le altre poi con lettere latine; per dinotarci,
che la Musica (come vogliono alcuni) fu ritrouata primamente da i Greci, & posta in vso, & che al presen
te da i Latini è honoreuolmente posseduta, abbracciata, & accresciuta. Et alla predetta lettera aggiunse la
prima delle sei sillabe; cioè Vt in questo modo Γ, ut, che vuol dire Gamma, ut; et cosi nominò la chorda ag
giunta di tal nome, & è la prima chorda della sua ordinatione. Chiamò poi Proslambanomenos de i Greci
A re, ponendo insieme la prima lettera latina, & la seconda sillaba delle mostrate; & fu la seconda chorda
del suo Introduttorio. La terza poi, cioè la seconda greca, detta Hypate hypaton, nominò , mi; ponen-
do insieme la seconda lettera latina, & la terza sillaba seguente; & pose tal lettera quadrata, differēte dal-
la rotonda, per dinotarci la differenzaa de i Semituoni, che fanno queste due chorde: conciosiache non so-
no in vno istesso luogo, quantunque siano congiunte quasi in vna istessa lettera; come altroue vderemo. No-
minò dipoi la quarta C, fa ut, & il resto per ordine fino a Nete hyperboleō, applicandoli vna delle prime let-
tere latine, cioè A, , ouer , C, D, E, F, G, descriuendole nel primo ordine maiuscole, nel secondo
picciole, & nel terzo raddo piate; come nell'Introduttorio si vedeno.Ma sopra Nete hyperboleon ag-
giunse altre cinque chorde nel terzo ordine, cioè fa, mi; cc, sol fa; dd, la sol, et ee, la; et
fece questo per finire gli vltimi due Essachordi, de i quali l'vno hà principio in f, & l'altro in g; & per
tal modo le chorde Grece acquistarono altra denominatione. Fu tenuto tale ordine da Guidone (com'io cre
do) forse non senza cōsideratione, applicando cotali sillabe alle chorde sonore, moltiplicate per il numero Sette
nario: perche comprese, che nel Senario si conteneua la diuersità de i Tetrachordi, & che nel Settenario e-
rano Sette suoni, o voci, l'vna dall'altra per natural diuisione al tutto variate & differenti; come si può
page 104
INTRODUTTORIODI  ordinato se-condo le diuisioni
Pitagoricenel genere
Diato-nico.

Tet. Hybo.
Tetr. diezeug.
Tetr. meson.
Tet. hypaton.
1536 ee la tuono
1728 dd la sol tuono
1944 cc sol fa se. mi.
2048  mi se. ma.
2187 bb fa se. mi.
Nete hyperbol. 2304 aa la mi re tuono
Paranete hy. 2592 g sol re ut tuono.
Trite hybol. 2916 f fa ut se. mi.
Nete diezeug. 3072 e la mi tuono.
Paranete die. 3456 d la sol re tuono Nete synem.
Trite diezeu. 3888 c sol fa ut se. mi. Paranet. syne.
Para mese. 4096  mi se. ma. Tuono.
Tuono. 4374 b fa se. mi. Trite synem.
Mese. 4608 a la mi re tuono. Mese.
Lycha. mes. 5184 G sol re ut tuono.
Parhyp. mes. 5832 F fa ut se. mi.
Hypate mes. 6144 E la mi tuono.
Lycha. hyp. 6912 D sol re tuono.
Parhy. hypa. 7776 C fa ut se. mi.
Hypate hypat. 8192  mi tuono.
Proslbanomen. 9216 A re tuono.
10368 Γ ut
Tetra. synem.
vedere, & vdire nelle prime sette chorde, le quali sono essentiali, & niuna di loro si assimiglia all'altra di suo
no: ma sono molto diuerse. La qual diuersità conobbe il dottissimo Homero, quando nell'Hinno fatto a Mer
curio
disse;
Ε'πτὰ δὲ συμφώνους ὀίων ἐτανύσσατο χορδάς. cioè
Ma Sette chorde fatte di budella

Di pecore distese, che tra loro

Erano consonanti.
Cosi Horatio parlando allo istesso Mercurio, commemorò tali chorde
con queste parole.
Tu[[qacute]]ue testudo resonare septem

Callida neruis.
Et se bene Teocrito pone, che la Sampogna di Menalca pastore facesse Nuo-
ue suoni differenti, quando disse;
Σύριγγ' ἅν ἐπόησαν καλὰν ἐγὼ ἐννεάφωνον, che vuol dire,
Questa bella Sampogna, la qual feci

Di Nuoue suoni;
Credo io, che questo habbia fatto: perche (come è manifesto, & lo afferma
Giouanni Grammatico) Teocrito scrisse nella lingua Dorica le sue poesie, le quali cantandosi alla Cetera,
ouer Lira, si cantauano nel Modo Dorio, che procedeua (secondo che vederemo nella Quarta parte)
dal graue all'acuto, o per il contrario, per un tal numero di chorde. Ma Virgilio suo imitatore accordandosi
page 105con Homero, nella Bucolica espresse il numero di Sette chorde solamente dicendo;
Est mihi disparibus septem compacta cicutis

Fistula.
Et nel libro Sesto della Eneida toccò tal numero dicendo;
Nec non threicius Vates, & longa cum veste sacerdos,

Obloquitur numeris septem discrimina vocum.
Similmente Ouidio nel secondo libro delle
Trasformationi
disse;Dispar septenis fistula cannis.
Et però con giudicio (come hò detto) esse lettere da Guidone furono replicate, & non variate: perche
conobbe, che l'Ottaua chorda era simile di voce alla prima, la Nona alla seconda, la Decima alla terza, &
le altre per ordine. E vero, che non mancano quelli, che per le auttorità addute de i Poeti vogliono inten-
dere le Sette consonanze diuerse, contenute nella Diapason, che sono l'Vnisono, il Semiditono, il Ditono,
la Diapente, l'Essachordo minore, il maggiore, & essa Diapason; Et altri anco, che intendeno il simiglian-
te, lassando fuori l'Vnisono, perche non è consonanza propiamente detta (come vederemo al suo luogo) ponen-
doui la Diatessaron; Le quali opinioni non sarebbeno da spezzare, quando fussero secondo la mente di tali au
tori, & non fussero lontane dalla verità: Imperoche seguendo i Poeti indubitatamente la opinione di Pithago
ra, di Platone, di Aristotele, & di altri eccellentissimi Musici & Filosofi più antichi; non si può dire, che mai
hauessero alcuna opinione, di porre il Semiditono, il Ditono, & li due Essachordi nel numero delle cōsonanze,
per le ragioni dette di sopra nel cap. 10. Ma se alcuno dicesse, che nella Diapason si ritrouano non solo Sette
suoni, o voci differenti; ma di più ancora, come si può vedere ne gli istrumenti artificiali; il che arguisce con-
tra quello, che di sopra hò detto: Si risponderebbe, che è vero, che tra la Diapason si ritrouano molti suoni dif-
ferenti, oltra li Sette nominati: ma tali suoni non sono ordinati secondo la natura del genere Diatonico; ne
meno sono cauati per alcuna diuisione dalla Proportionalità harmonica.

Consideratione sopra la mostrata Diuisione, ouero Ordinatione, & sopra
l'altre specie del genere Diatonico poste da Tolomeo.Cap. 31.

SE NOI vorremo essaminar la mostrata diuisione, ouero ordinatione, non è dubbio,
che ritrouaremo in lei vna grande imperfettione: conciosia che è priua di quelli interualli,
che da tutti li Musici di commun parere sono accettati al presente per consonanti, & sono
quelli del Semiditono, del Ditono, & li composti, i quali nelle loro compositioni cōtinoua-
mente si odono. Et benche questi interualli, in quanto al nome, si ritrouino nella detta diui
sione; non sono però da i loro inuentori stati considerati per consonanti: percioche veramente non sono. Et che
ciò sia vero, non sarà cosa difficile da mostrare, quando vorremo credere questi Principij: primieramente, Che
da niuno altro genere, o specie di proportione, che dal Moltiplice, & Superparticolare in fuori (come vuol
Tolomeo, Boetio, & la miglior parte de tutti li Musici) può nascere forma di alcuno interuallo, che sia atto
alla generatione di alcuna consonanza. Dipoi, Che due qual si voglino interualli semplici, contenuti da vna
istessa proportione, siano di qual genere, o specie si vogliano, da quelli che hanno la lor forma dalla Dupla in
fuori, aggiunti insieme non fanno consonanza alcuna ne i loro estremi; come si può vedere facēdone la proua.
Oltra di questo, Che niuno Interuallo, la cui forma si ritroui nelli suoi termini radicali fuori del numero Sena-
rio, è consonante. Et questi tali Principij saranno il fondamento di questo ragionamento, per li quali prouarò
esser vero, quello ch'io hò detto in questo modo. Quella cosa si dice esser perfetta (secondo il Filosofo) oltra la
quale niuna cosa si può desiderare, che faccia alla sua perfettione; Essendo adunque che in tal diuisione si può
desiderare l'harmonia perfetta, per esser priua di molte consonanze, che sono le già nominate, le quali fanno la
perfetta harmonia; non è dubbio alcuno, che ella non sia imperfetta: Percioche se noi pigliaremo gli estremi del
la proportione del Ditono, et del Semiditono già mostrati, che sono la Super 17. partiēte 64. et la Super 15.
partiēte 81. li quali senza dubbio sono nel genere Superpartiēte; per il primo delli detti Principij potremo es
ser chiari, di quello ch'io hò detto: Cōciosia che essendo queste due proportioni cōtenute nel detto genere, nō sono
altramēte consonanti; onde non essendo consonanti, sono necessariamēte dissonanti. Si può etiandio prouare per il
secondo principio, che'l Ditono sia in consonāte: percioche in esso sono aggiunte insieme due proportioni Sesqui
ottaue. Il terzo principio anco dimostra, che ne il Ditono, ne il Semiditono già mostrati siano cōsonanti: impe-
roche le proportioni, che sono la forma di cotali interualli, nō hanno luogo tra le parti del Senario. Il medesimo
page 106etiādio si potrebbe dire dell'Essachordo maggiore, et del minore: perche sono cōposti della Diatessaron, che è c
sonanza, et del Ditono, ouer del Semiditono mostrati, che sono dissonanti; ma per breuità lassarò tal ragiona-
mento da vn canto. Se adunque tali interualli non sono consonanti, non può esser per modo alcuno, che tale or
dine sia perfetto: essendo che in lui mancano quelle cose, che fanno alla sua perfettione. De qui facilmente si
può comprendere in quanto errore incorrino quelli, che si affaticano ostinatamente di voler mostrare, che li
sopraposti interualli siano consonanti; & che siano quelli, che si pongono in vso al presente da i Musici nelle
loro harmonie; & insieme si può vedere, in che modo dimostrino di hauer poco inteso Boetio, quando si vo-
gliono valere della sua auttorità, volendo prouare la loro falsa opinione per uera. Ma se vogliono pure l'auto-
rità de gli Antichi solamente, & non le ragioni addutte da i Moderni, bastarà solamente quello, che dice Vi-
truuio in questo proposito, per mostrarli il loro grande errore, il quale dice chiaramente, Che la Terza, la Se-
sta, & la Settima chorda non possono far le consonanze; & tutto s'intende quando si aggiungono alla pri-
ma. Et benche in questo genere si ritrouino molte specie, come hò mostrato; vna di esse solamente è quella,
che ne da tutte le consonanze, & la perfettione dell'harmonia; la onde se vna sola specie è quella, che ne da
quello, che veramente è necessario; che bisogno adunque era dell'altre specie? Veramente non faceuano dibi-
sogno, considerata la Musica quanto all'vso moderno: ma considerata inquanto all'vso de gli Antichi, non
erano fuori di proposito: perche nulla, o poca consideratione haueano de tali consonanze, & tutta la loro har-
monia consisteua nella modulatione di vna sola parte. Onde si può dire, che a loro bastaua anco vna sola spe-
cie di modulatione per ogni genere (cauandone li Modi delli quali parlaremo nella Quarta parte) & che la
varia diuisione de i Tetrachordi era  , che più presto apparteneua alla parte Speculatiua, che alla Pratti-
ca: percioche quando hauessero voluto porre in vso perfettamente ogni specie di ciascun genere, ciò sarebbe
stato impossibile, come vederemo. Et accioche questo non pari strano, hauendo veduto di sopra la diuisione
della prima specie del Diatonico, verrò alle diuisioni dell'altre specie aggiunte da Tolomeo, le quali (come di-
ceua) all'vdito erano molto consentanee, & molto grate; & le loro proportioni (come si potrà vedere per
ciascun Tetrachordo) sono sottoposte al genere Superparticolare: conciosiache hebbe opinione, che in questo
genere di proportione si ritrouasse vna gran forza nelle modulationi harmoniche. Lassarò di ragionare della
seconda specie posta da Tolomeo, la quale chiama Diatonico syntono: percioche di essa intendo lungamente
ragionarne, & mostrare, che in essa si ritroua la perfettione dell'harmonia; & verrò a ragionare della Pri-
ma specie, la quale nomina Diatonico molle; & mostrarò quanto di imperfetto si troua in essa. Dico adun-
que che dopo che noi haueremo congiunto insieme li due primi Tetrachordi di questa specie, cioè l'Hypaton,
& il Mese, aggiungendoui nel graue la chorda Proslambanomenos, di modo che contenghino la consonan-
Tetrachordo Hypaton.
Tetrachordo Meson.
2646
Sesqui 8.
2352
Sesqui 20.
2240
Sesqui 9.
2016
Sesqui 7.
1764
Sesqui 20.
1680
Sesqui 9.
1512
Sesqui 7.
1323
Proslambanomenos.
Diatessaron.
Diatessar.
Diates.
Diatessaron.
Diapente.
DIATONICO MOLLE.
page 107za Diapason; il numero di Otto chorde, che nascerà da tal congiuntione, sarà sufficiente a mostrar la sua im-
perfettione: Imperoche nel primo aspetto vederemo, che in esso non solo si ritroua la perdita del Ditono, del
Semiditono, & del maggiore, & del minore Essachordo: ma di più vederemo, che sarà priuo del maggio-
re, & del minor Semituono. Simigliantemente lo vederemo esser priuo della Diatessaron tra la prima &
la quarta chorda, & della Diapente in molti luoghi: conciosia che le chorde estreme di tali interualli non sono
sufficienti a dare tal consonanze, per non esser tra loro proportionate per numeri harmonici. Per il che, si co-
me nella diuisione del Diatonico diatono, si ritroua da Proslambanomenos a Mese cinque volte la Diatessa-
ron, & la Diapente quattro volte; cosi in questa, l'vna si ritroua quattro volte, & l'altra vna solamēte, come
si può vedere. La medesima imperfettione anche si potrà ritrouare nell'altre otto chorde acute di questa spe
cie da Mese a Nete hyperboleō, quando si vorranno aggiungere a queste: ma per breuità in questa, & nell'al
tre seguenti si lassano: percioche il discretto Lettore potrà, qualunque volta li piacerà, aggiungendole chiarirsi
d'ogni dubbio, che li potesse occorrere. Ma per venire all'altra specie dico, che la istessa imperfettione quasi si
ritroua tra le otto chorde del Diatonico toniaco, che si ritroua nel Diatonico molle; come tra gli interualli di
Tetrachordo Hypaton.
Tetrachordo Meson.
7056
Sesqui 8.
6272
Sesqui 27.
6048
Sesqui 7.
5292
Sesqui 8.
4704
Sesqui 27.
4536
Sesqui 7.
3969
Sesqui 8.
3528
Proslambanomenos.
Diatessaron.
Diatessaron.
Diates.
Diatessaron.
Diapente.
Diapente.
DIATONICO TONIACO.
questo essempio si vede.Non douemo però credere, che'l Diatonico equale sia lontano dalla imperfettione:
percioche quando questo si credesse, dalle chorde poste qui sotto ogn'uno sarà fatto certo.Onde si può tener
per vero, che gli Antichi nelle loro melodie hauessero maggior rispetto alla modulatione (come si è detto) che
alla perfettione dell'harmonia; & questo hormai è manifesto: essendo che quando bene hauessero tese le chor
de de i loro istrumenti sotto la ragione delle mostrate proportioni, & diuisioni, sarebbe stato impossibile, che
da quelle mai hauessero potuto cauare l'harmonia perfetta: poi che alla sua perfettione, non solamente vi con-
correno le consonanze perfette; come è la Diapason, la Diapente, & la Diatessaron; ma etiandio le imper-
fette; come è il Ditono, il Semiditono, & l'uno & l'altro Essachordo. Ne solamente si troua tal diffetto nel-
le mostrate specie di questo primo genere: ma anco in tutte l'altre specie de glialtri due generi seguenti; come
a mano a mano, venendo alla diuisione, o compositione della prima specie del secondo genere, detto Chroma-
tico, son per dimostrare.
page 108
Proslambanomenos.
Tetrachordo Hypaton.
Tetrachordo Meson.
6534
Sesqui 8.
5808
Sesqui 11.
5324
Sesqui 10.
4840
Sesqui 9.
4356
Sesqui 11.
3993
Sesqui 10.
3630
Sesqui 9.
3267
Diatessaron.
Diate
Diatessaron.
Diatessaron.
Diapente.
DIATONICO EQVALE

Del genere Chromatico, & chi sia stato il suo inuentore, & in qual ma-
niera lo potesse trouare.Cap. 32.

VOLENDO adunque ragionare del secondo genere di Melodia, detto Chromatico, di-
co, che Timotheo Milesio (come vuole Suida, & Boetio fu di esso l'inuentore: imperoche
hauendo aggiunto vna chorda sopra quelle, che ritrouò nell'antico Istrumento, hauendo
prima riceuuto vna modesta harmonia, moltiplicandola per tal modo, la riuoltò nel det-
to genere, il quale senza dubbio è più molle del Diatonico. Per la qual cosa i Lacedemo-
nij, che hebbero sempre cura, che non si rinouasse cosa alcuna nella loro Rep. lo bandirono di Sparta: perche
haueano opinione, che la Musica accresciuta per tal modo, offendesse grādemēte l'animo de i giouani a cui in-
segnaua, & gli impedisse, o ritrahesse dalla modestia della virtù. Et per mostrare, che se alcuno per l'auni-
re hauesse hauuto ardimento di aggiungere, o rinouare più alcuna cosa nella Musica, non sarebbe passato
senza la debita punitione, sospesero (come dice Pausania) la sua Cetera in vn luogo eminente, acciohe ogn'u-
no la potesse vedere. Ma perche Pausania dice, che le chorde, che aggiunse Timotheo alle Sette Antiche,
furono quattro; & Boetio dice (come habbiamo veduto) che fu vna; però (per non lassar tal cosa senza qual
che consideratione) ripigliando alquanto in alto il nostro ragionamento, dico; Che il genere Diatonico, auan
ti che alcuno altro genere fusse ritrouato, & auanti che Pithagora ritrouasse la ragion de i numeri, fu pro-
dutto dalla natura nell'essere, che lo veggiamo nelle sue cōsonanze perfette; E di ciò ne fa fede la Lira, o Ce
tera di Mercurio, la quale fu ritrouata intorno gli anni 1655. auanti l'Ano di nostra Salute, le cui chorde
(come mostra Boetio, et di sopra al cap. 9. si è mostrato) erano ordinate in tal maniera, che in esse si scorgeua nō
solo la proportionalità Geometrica, et l'Arithmetica; ma l'Harmonica ancora; come si può vedere tra i termi
ni delle loro proportioni; di modo che alcuni hebbero opinione, che in se cōtenesse vna Massima, et perfetta har-
monia. Ma gli altri due generi furono ritrouati dopo, per gran spatio di tempo, & furono collocati tra'l Diato-
nico. Onde essendo stati per tal modo posti insieme, molti Musici Antichi, tra i quali sono Tolomeo, Brien-
nio, & Boetio, hanno hauuto parere, che altro non fussero gli due vltimi, che la Inspessatione del primo ge-
nere: conciosia che chiamauano ogni Tetrachordo inspessato, quando rendeua l'interuallo acuto maggiore
in quantità de gli altri due primi graui: & questo veramente è cosa propia di questi due vltimi generi, come
ne i loro Tetrachordi primi, posti di sopra al cap. 16. si può vedere. Se adunque noi li uorremo considerare
page 109con diligenza, ritrouaremo, che le chorde estreme del Diatonico sono immutabili, & a gli altri due generi cō-
muni, non solo di proportioni, ma etiandio di sito; Et ritrouaremo, che le due mezane (ancora che siano sen
za varietà di proportioni) sono per il sito variate. Ritrouaremo anco, che cotale Inspessatione si fa primie-
ramente per lo aggiungere di vna chorda, che si pone tra la seconda, & la terza del Diatonico, la qual chor-
da con la vltima acuta, contiene vn Trihemituono; & con la prima graue, insieme con la seconda,
& l'vltima, costituisce da per se vn Tetrachordo nuouo; il quale (per le ragioni dette nel cap. 16.) si chia-
ma Chromatico. Per l'aggiungimento poi di vn'altra chorda posta tra la prima, & la seconda Diatonica
graue, nasce il terzo genere detto Enharmonico: perche diuide il Semituono, in due parti, cioè in due Diesis;
& per tal modo questa chorda con la estrema graue, & la seconda diatonica, & la vltima, fa da per se vn
altro Tetrachordo detto Enharmonico. Et quantunque la secōda Diatonica si muti nella terza Enharmoni-
ca, quanto al sito, & che per questo venghi a perdere il nome; nondimeno non muta luogo, ne proportione:
ma resta di quella quantità, che era prima. Si vede adunque, che tale Inspessamento è fatto per l'aggiuntio-
ne di due chorde mezane nel Tetrachordo diatonico, le quali fanno nel detto Tetrachordo gli altri due nomi-
nati: di maniera che si come prima era vno, si trouano hora esser tre aggiunti insieme; & di vno Genere es-
ser fatti tre Generi; & di Tetrachordo, che era per auanti, esser fatto Essachordo, che contiene li tre nomi-
nati Generi, & li suoi Tetrachordi; come nel sottoposto essempio si può vedere; le estreme chorde del quale,
cioè la graue, & la acuta sono communi, & stabili; & sono la prima, & la vltima in ogni Tetrachordo
di ciascun genere: Ma la Seconda è la seconda chorda particolare del Tetrachordo Enharmonico, & non cō-
mune ad altro genere, come è la Terza, la quale è commune a ciascuno, ancora che ella sia la terza dello
Enharmonico, & habbia variato il nome, tenendo il propio nome ne gli altri due, & similmente il secondo
luogo de i lor Tetrachordi. La Quarta poi è particolare, & è la terza del Tetrachordo Chromatico; Cosi
anco la Quinta essendo particolare del Diatonico, viene ad esser la terza chorda del suo Tetrachordo. Ne
per altro il Tetrachordo diatonico fu inspessato per cotal modo da gli altri due generi, da i loro inuentori (se-
condo il parere di alcuni) se non accioche in vno istesso istrumento, con quelle chorde, che sono naturalmente
ordinate, & diuise nel genere diatonico; & con le Chromatiche, & Enharmoniche aggiunte, & ritrouate
prima con artificio, si potesse hauere nelle harmonie maggior soauità. Per venire adunque alla risolutione
Diatessaron.
Ditono.
Semit. mino.
Semit.
Trihemituo.
Diesis.
Diesis.
Tuono.
Tuono.
6 6144 Hypate meson. Diat. Chro. Enhar.
5 6912 Lychanos hypaton. Diatonica.
4 7296 Lychanos hypaton. Chromatica
3 7776 Parhypate hypat. Diat. Chro. Lych. hyp. Enh.
2 7984 Parhypate hypaton. Enharmonica
18192 Hypate hypaton. Diat. Chro. Enhar.
del dubbio proposto, dico, che quando Boetio fa mentione di vna chorda sola, intende solamente di quella, che
fa la inspessatione del Tetrachordo diatonico dalla parte acuta, la quale è la particolare, et essentiale del Chro
matico, & è la Quinta nel mostrato ordine, che con le due estreme, & la seconda fa la varietà del Tetra-
chordo chromatico. Ma quando Pausania fa mentione di Quattro, non vuole inferire altro, se non le quat-
tro nominate, cioè tutto il Tetrachordo intero, che sono le chorde essentiali di tal genere; ancora che la pri-
ma, la terza, & la sesta siano etiandio diatoniche. Et che questo sia vero, lo potemo comprendere dalle sue
page 110parole, che dicono, che Timotheo aggiunse Quattro chorde alle Sette antiche, le quali erano le sottoposte, or-
dinate da Terpandro lesbio, in cotal maniera; Alle quali essendo stato aggiunto la Ottaua da Licaone (co-
Tetr. Meson.
Tetr. Synemen.

Nete.
Tuono.
Paranete.
Tuono.
Paramese, o Trite.
Semituono.
Mese.
Tuono.
Lychanos.
Tuono.
Parhypate.
Semituono.
Hypate.
me mostra Boetio) furono separa-
te in due Tetrachordi. Di manie
ra che si come il Tetrachordo Me
son era già congiunto col Synemē
non, cosi restarono diuisi: percioche
li pose distanti l'vno dall'altro per
vn Tuono, che si troua tra la chor
da Mese, & la Paramese; come
qui si uede nel sottoposto essempio.
Onde nacque, che l'vno di questi
Tetrachordi fu chiamato Meson,
& l'altro Diezeugmenon; & la
chorda Trite del sopraposto perse
il nome, ne hebbe più luogo alcu-
no, come ne mostra Boetio nel pri
mo libro della Musica al cap. 20.

Dipoi hauendoli Profrasto aggiunto nel graue vna chorda, la chiamò Hyper hypate: percioche la collocò so-
pra la chorda Hypate; & Estiacho aggiunse la Decima; & a queste due, senza alcuna variatione del-
Tetra. meson.
Tet. Diezeug.

Nete.
Tuono.
.
Tuono.
Trite.
Semituono.
Paramese.
Tuono.
Mese.
Tuono.
Lychanos.
Tuono.
Parhypate.
Semituono.
Hypate.
le prime, Timotheo aggiūse la Vn
decima (come dice Boetio, & co-
me disopra nel cap. 1. dicemmo)
per auentura, accioche nel graue
potesse hauere vn Tetrachordo in
tero, & lo potesse congiungere al-
la chorda Hypate; onde fu nomi-
nato dipoi Tetrachordo Hypaton.
Et di tal chorda non ne fa mentio-
ne alcuna Boetio, nel cap. 1. del
libro primo della Musica
: ma
si bene nel cap. 20. Essendo dipoi
stato accresciuto da molti il nume-
ro delle chorde nel solito istrumen-
to fino a Quindici, et diuise in quat
tro Tetrachordi, come nell'Ottauo
essempio del già detto luogo di Boe
tio si può vedere, Timotheo ritor-
nò al suo luogo il Tetrachordo, il quale per auanti era stato leuato da tale istrumento da Licaone, & fu in
tale ordine il Quinto, & lo chiamò Synemennon, come era chiamato per auanti, cioè Congiunto. Et tale
aggiuntione fece nascere vn Tetrachordo differente da gli altri: conciosia che la Trite synemennon posta tra
la Mese, & la Paramese, diuide il Tuono in due Semituoni, come nel cap. 28. di sopra si può vedere. Et
queste, credo io, che siano le Quattro chorde, che dice Pausania, che Timotheo aggiunse alle Sette antiche,
Le quali chorde sono veramente le Sette chorde principali, & essentiali del genere Diatonico, come nel cap.
30.
di sopra hò mostrato: & sono le Sette prime contenute ne i due primi Tetrachordi della diuisione posta
nel cap. 28. che sono ordinate in due Tetrachordi congiunti, si come sono quelle, che poste sono disopra nel Se-
condo essempio, ancora che siano variate di nome, & per altri nomi siano denominati i loro Tetrachordi, il
che importa poco. Per tal via adunque fu accresciuto il numero delle chorde dell'antico Istrumento fino al nu
mero di Sedici, & la detta chorda Trite venne ad essere la Nona, & è quella, della quale parla Boetio, quā-
do Disse, che Timotheo aggiunse vna chorda a quelle, che ritrouò nell'istrumento antico: Imperoche se fusse
page 111altramente, non vedo in qual modo potesse esser vero quello, che dice Plinio nella sua Historia naturale; Che
Timotheo fu quello, che aggiunse la Nona chorda nel solito istrumento. Et benche Boetio nel lib. 1. non fac-
cia mentione alcuna di questo Tetrachordo, nondimeno lo pone nelle diuisioni del monochordo, che lui fa ne
gli altri libri. Et perche forse alcuno potrebbe dire, che essendo il Tetrachordo aggiunto Diatonico, & non
Chromatico, non poteua fare altra modulatione, che Diatonica; ne poteua seruire al genere Chromatico:
conciosia che non habbia in se quelle proportioni, che si ritrouano ne i Tetrachordi chromatici, mostrati da
Boetio; Io rispondo, che veramente era Diatonico, & per questo non resta, che non potesse formare il Chro-
matico, procedendo dalla chorda Mese alla Trite synemennon, & da questa alla Paramese, & da Parame-
se alla Netesynemennon, le quali tutte fanno vn Tetrachordo chromatico. Et ancorache le sue proportioni
siano molto differenti da quelle, che ne dà Boetio; questo importa poco: imperoche la diuersità del genere non
nasce se non dalla mutatione, & variatione de gli interualli, che si può fare ottimamente modulando dal gra
ue all'acuto per vn Semitiuono nel primo interuallo, & per vn'altro poi nel secondo, ponendo vltimamente nel
terzo vn Trihemituono; & cosi procedendo dall'acuto al graue per il contrario. Et se bene (come hò detto)
le Proportioni sono differenti, può nascer da questo, che hauendo Timotheo ritrouato questo genere, & vo-
lendo lui, oueramente alcuno altro Musico ridurlo sotto la ragione delle proportioni; ritrouando la mo-
dulatione del Tetrachordo chromatico molto differente da quella del Diatonico, ancora, che le pro-
portioni delli suoi interualli fussero differenti: perche tali differenze, per esser minime, difficilmente si possono
capire. La onde è da credere, che dipoi le varie opinioni, & diuerse ragioni, & principij, che hebbero i Mu-
sici di quei tempi, gli inducessero a ritrouare diuersi Interualli: conciosia che non contenti di vna sola specie di
modulatione, & di harmonia per ciascun genere, fecero (diuidendo il Tetracordo in molti modi) in ciascuno
genere molte specie, come di sopra hò mostrato. Et se bene è cosa difficile il voler narrare in qual maniera
Timotheo potesse ritrouare, o inuestigar questo genere; essendo che appresso di alcuno scrittore mai fin hora
l'habbia potuto ritrouare; nondimeno si può mostrare con qualche ragione, che essendo le nominate chorde
ordinate in tal maniera, & essendo in loro la modulatione in potenza, che Timotheo essercitandosi nel ge-
nere Diatonico, tentasse molte volte di passare con la modulatione per lo aggiunto Tetrachordo, toccando do
po la Mese la Tritesynemennon, passando dipoi da questa alla Paramese, ariuando etiandio alla Paranete
synemennon, ouer Trite diezeugmenon, che sono vna chorda istessa; ancora che i Tetrachordi a cui serue le
faccia cambiare il nome; & dipoi considerando, che'l passaggio fatto per queste chorde rendeua alcuna va-
rietà; fatto sopra di ciò più lunga consideratione, cercasse di modulare per ogni Tetrachordo in cotal manie-
ra: Percioche sarebbe stato, se non impossibile, almeno troppo difficile, di hauere hauuto alcuna consideratio
ne sopra tal cosa, quando non hauesse vdito la modulatione. Ma di questo sia detto a sofficienza, acciò si uē-
ga alla ordinatione di tal genere, mostrando la sua diuisione.

Diuisione del Monochordo Chromatico.Cap. 33.

ESSENDO adunque (come habbiamo veduto) la Prima, la Seconda, et la Quarta chor
da di ogni Tetrachordo diatonico, senza alcuna variatione, o mutatione di sito, & di pro
portione, communi, & essentiali del genere Chromatico; resta che vediamo solamente,
in qual modo alle istesse tre chorde, per ogni Tetrachordo si possa aggiungere la Terza,
la quale contenghi con la quarta il Trihemituono, & sia particolare, & essentiale di
questo genere; accioche possiamo hauere, con quel più breue modo, che si può fare, il Tetrachordo perfetto,
& la diuisione del suo Monochordo. Però lassando da parte solamente la Terza chorda di ogni Tetrachor-
do del mostrato Monochordo diatonico, per essere particolare diatonica: eccettuando le chorde N B, &
M B, che vengono ad essere all'vno, & all'altro genere communi; alla Seconda aggiunigeremo la Terza,
diuidendo sempre quella Linea, che è posta in luogo della Quarta chorda in Sedici parti, per il minor termine
della proportione, che contiene il Trihemituono, al modo che nel cap. 22. di sopra hò mostrato; & aggiun-
gendole tre parti, che saranno equali al maggior termine della proportione, quello che verrà, sarà la lunghez
za della ricercata chorda. Et per venire al fatto dico, che se noi lassaremo da vn canto nel Monochordo dia-
tonico le chorde E B, H B, & P B; et diuideremo la linea D B in Sedici parti; se noi aggiungeremo
a queste altre tre parti, ne haueremo 19. le quali saranno per il maggior termine del Trihemituono, & la
page break
DIVISIONE, OVERCOMPOSITIONE DEL
Monochordo della pri-ma specie del Genere
Chro-matico.

Te. Hybo.
2304. Nete hyperboleon.
2736. Paranete hyperbole.
2916. Trite hyperboleon.
3072. Nete diezeugmenon.
Te. Diezeu.
Trihemituono
3648. Parane. diezeugmenon
3888. Trite diezeugmenon.
4096. Para mese.
Tuono.
Tetrachor. meson.
4608. Mese.
5472. Lychanos meson.
5832. Parhypate meson.
6144. Hypate meson.
Tetrachor. Hypaton.
7296. Lychanos hypaton.
7776. Parhypate hypaton.
8192. Hypate hypaton.
9216. Proslambanomenos
Tet. Synemen.
3456. Nete synemennon.
Trihemituono.
4104. Paranete synemen.
4374. Trite synemennon.
4608. Mese.
page 113 ricercaa Terza chorda. Di modo che tra a B, che contiene 19 parti, & D B, che contiene 16. haueremo
collocato alla sua proportione il Trihemituono, nel primo Tetrachordo detto Hypaton; & tra le chorde F B et
a B il Semituono più acuto. Et che questo sia vero lo prouo, percioche se dal detto Tetrachordo, cioè dalla Ses-
quiterza proportione leuaremo il Semituono minore, posto tra C B & F B dalla parte graue, et il Trihemi
tuono collocato tra le mostrate chorde, contenute sotto la proportione Super 3 partiente 16. necessariamente
resterà il Semituono più acuto, contenuto dalla proportione Super 5 partiente 76. Et cosi tra le chorde C B,
F B, a B, & D B, haueremo il primo Tetrachordo chromatico, chiamato Hypaton. Et per collocare cotal
chorda ne gli altri Tetrachordi, diuideremo al detto modo le chorde G B, M B, L B, & O B, & haueremo
le chorde b B, e B, c B, & d B, le quali saranno le sottoposte notate co i termini continenti le loro proportio-
ni, come nella figura si vede. Qui è da notare, che i nomi delle chorde del genere Chromatico, & dell'Enharmo
nico, non sono variati da quelle del Diatonico; ancorache in questi due vltimi generi si ritrouino di più due chor
de, che non si ritrouano nel Diatonico; La qual cosa nasce dalla varietà de gli interualli, che nascono dalla Ter
za chorda di questo genere: ma non ui è altra differenza quanto al nome, se non che nel Diatonico la chorda
Lychanos si chiama Lychanos diatonica, nel Chromatico Lychanos chromatica, & nell'Enharmonico si no-
mina Lychanos enharmonica; come più abasso potremo vedere, nell'ordine, o compositione del Monochordo
diatonico, inspessato dalle chorde di questi due generi.

Consideratione sopra la mostrata diuisione, & sopra alcune altre specie
di questo genere, ritrouate da Tolomeo.Cap. 34.

NON è credibile, se'l genere Diatonico, tra quelle specie, che habbiamo mostrato, si ritroua
imperfetto, che'l Chromatico sia di esso più perfetto: conciosia che nelle sue specie, non solo
è priuo di quelle consonanze, che li Prattici chiamano Imperfette: ma etiandio è priuo in
molti luoghi delle Perfette: Percioche se nella prima specie del Diatonico, la quale Tolo-
meo chiama Diatonico diatono, si ritroua la Diatessaron nelle sue otto chorde graui cinque
volte, & la Diapente quattro volte; nella mostrata diuisione la Diatessaron si ritroua solamente quattro uol
te, & vna sola volta la Diapente da Proslambanomenos ad Hypate meson. Et se alcuno volesse dire, che'l
suo Trihemituono fusse consonante, & che fusse la Terza minore, o il Semiditono, che è posto a i nostri tem-
pi dai Prattici nel numero delle Consonanze; si potrà con verita rispondere, che non è vero: imperoche la sua
proportione è contenuta nel genere Superpartiente, dalla Supertripartiente 16. che (come altre volte hò detto)
nō è atto alla generatione delle consonanze: & di questo ogn'vno si potrà certificare, quando ridura i suoni in
atto, li quali nascono dalle chorde tirate sotto la ragione delle già mostrate proportioni; come più volte hò mo-
strato: conciosia che vdirà veramēte, che non fanno consonāza alcuna, per nō hauere la loro forma tra le par-
ti del numero Senario. Et quantunque oltra la mostrata specie di Chromatico, Tolomeo ne habbia ritrouato
Proslambanomenos.
Tetrachordo Hypaton.
Tetrachordo meson.
CHROMATICOMOLLE.
119070
Sesqui 8.
105840
Sesqui 27.
102060
Sesqui 14.
95296
Sesqui 5.
79380
Sesqui 27.
76545
Sesqui 14.
71442
Sesqui 5.
59535
Semidito.
Semiditon.
Diatessaron.
Dia-tessaron.
Dia-te
Diatessaron.
Diapente.
Essachordo minore.
page 114due altre (come hò detto altroue) l'una delle quali chiama Chromatico molle, & l'altra Chromatico incitato,
& siano approuate da lui per buone: conciosia che i loro interualli siano contenuti nel genere Superpartico-
lare; nondimeno tutti non sono atti alla generatione della consonanza, & dell'harmonia perfetta; se non quel
lo, che si troua nel Chromatico molle, tra le due chorde più acute di ciascuno suo Tetrachordo; & si chiama
Semiditono nel Diatonico, & nel Chromatico lo nominiamo Trihemituono. Et è veramete consonante: essen
do che la Sesquiquinta, la quale è contenuta nel genere Superparticolare è la sua forma, & i suoi termini so-
no contenuti tra i numeri, che sono le parti del Senario, come nel cap. 15. della Prima parte si può vedere.
Et se bene questa specie è ornata di questo interuallo; hà nondimeno la istessa imperfettione, che hanno le
altre specie, contenute nel genere Diatonico: percioche in molti luoghi è diminuita della Diatessaron, & della
Diapente ancora, come tra le otto più graui chorde del suo Monochordo, cōtenute nello essempio posto di sopra
si può vedere; tra le quali si ritroua etiadio l'Essachordo minore, che da i Prattici moderni è posto tra gli inter
ualli consonanti. La medesima imperfettione hà anco la secōda specie, detta Chromatico incitato; anzi dirò
maggiore: conciosia che tra le chorde delli suoi Tetrachordi, non si troua alcuna consonanza (come si può
vedere) se non la Diapente tra la prima chorda graue, & la ottaua, che si troua etiandio nelle altre.
Proslambanomen.
Tetrachordo Hypaton.
Tetrachordo Meson.
CHROMATICOINCITATO.
213444
Sesqui 8.
187728
Sesqui 21.
181104
Sesqui 11.
166012
Sesqui 6.
142296
Sesqui 21.
135828
Sesqui 11.
124509
Sesqui 6.
106722
Diatessaron.
Diatessaron.
Diatessa.
Diatessaron.
Diapente.

Chi sia stato l'Inuentore del genere Enharmonico, & in qual maniera
l'habbia ritrouato.Cap. 35.

NON è cosa difficile da sapere, chi sia stato l'Inuentore del genere , ancora-
che difficilmente si possa mostrare il modo, che lui tenne a ritrouarlo: Imperoche Plutar-
co, & molti altri ancora, con parole non molto chiare, adducono l'autorità di Aristosse-
no dicendo, Che Olimpo (secondo la opinione de i Musici di quei tempi) fu il primo, che ri-
trouò questo genere; essendo per auanti ogni cosa Diatonica, et Chromatica; Onde si pensa
rono, che tale inuentione fusse proceduta in cotal modo; che pratticādo Olimpo nel Diatonico, et trasportando
spesse volte il Modo alla parhypate diatona, partēdosi tallora da Mese, tallora da Paramese, trappassando la
Lychanos diatona; considerando la bellezza, et conueniēza, de i costumi, che nasceua dal canto delle voci; ha-
uendosi forte maraugliato della cōgiuntione, che costaua di ragione, la quale i Greci chiamano σύστημα, et ab-
page 115bracciato che l'hebbe, fece questo genere nel Modo dorio; il quale nō si può accommodare ne alle cose, che sono
proprie del Diatono ne meno a quelle, che sono del Chromatico. Ma se vogliamo vedere, in qual modo questo
genere da per se si potesse adoperare, verremo alla diuisione, ouer compositione del suo Monochordo.

Della Diuisione, o Compositione del Monochordo Enhar-
monico.Cap. 36.

ESSENDO (come nel cap. 32. di sopra habbiamo veduto) la Prima, la Seconda, &
la Quarta chorda di ogni Tetrachordo della prima specie del genere Diatonico, chorde es-
sentiali dell'Enharmonico; ancorache siano communi all'vno, & all'altro di questi due
generi; diuentando la Seconda diatonica, la Terza chorda Enharmonica; come hauemo
veduto; è dibisogno solamente, che noi cerchiamo di porre nel Tetrachordo la Seconda
chorda tra le due prime graui diatoniche, la quale diuida il Semituono contenuto tra loro in due parti, cioè in
due Diesis, secondo le proportioni mostrate di sopra nel cap. 16. Onde per seguitare la breuità, la quale è ami-
ca delli Studiosi, diuideremo solamente in due parti equali le differenze de i maggiori, & delli minori termini
de i Semituoni, che sono quelle parti di chorda, per le quali le chorde maggiori, che danno i suoni graui,
superano le minori, che fanno i suoni acuti di tali Semituoni; & porremo una chorda mezana di longhezza
quanto è la minore, & la metà appresso della differenza, & haueremo senza alcuno errore il proposito:
Conciosia che tra due parti equali di qualunque chorda, che siano misurate da vn'altra quantità, o misura cō-
mune, si ritroua la Progressione arithmetica continoua, comparandole al Tutto; & le differenze, che si ritro-
uano tra le proportioni di queste tre chorde, vengono ad essere equali, & fanno, che le proportioni siano ordi-
nate in Proportionalità arithmetica; & questo torna molto commodo: imperoche tra quelle proportioni, che
sono le forme delli due Diesis, 512. 499. 486. si ritroua la medesima proportionalità: perche le loro diffe-
renze da ogni parte sono 13. come nella sottoposta figura si può vedere. Pigliaremo adunque il Compasso,
Differenze.
512 499 486
13 13
Diesis min. Diesis magg.
& diuideremo in due parti equali ciascuna delle dette differenze, per ogni Tetrachordo della prima specie
del Diatonico, le quali sono C F, D I, K N, L Q & G R; ne i punti f, g, h, i, k; & ha-
ueremo insieme le chorde f B, g B, h B, i B, & k B, secondo il nostro proposito; & collocato nel
graue il Diesis di minor proportione, & nell'acuto quello di minore; si come nella Diuisione si può vedere;
La quale etiandio contiene vn'ordine di proportione, contenute ne i loro termini radicali, & il nome delle
chorde di tale ordine.
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COMPOSITIONE,OVER DIVISIONE
del Monochordo della pri-ma specie del Genere
Enhar-monico.

Tet. Hyb.
2304. Nete hyperboleon.
2916. Paranete hyperbole.
2994. Trite hyperboleon.
3072. Nete diezeugmenon.
Tetr. Diezeu.
3888. Paranete diezeugmen.
3992. Trite diezeugmenon.
4096. Paramese.
Tuono.
Tetrachor. Meson.
4608. Mese.
5832. Lychanos meson.
5988. Parhypate meson.
6144. Hypate meson.
Tetrachordo Hypaton.
7776. Lychanos hypaton.
7984. Parhypate hypaton.
8192. Hypate hypaton.
9216. Proslbanomenos
Tetra. Synemen.
3456. Nete synemennon.
Ditono.
4374. Paranete synemennon.
4491. Trite synemennon.
4608. Mese.
page 117

Consideratione sopra la mostrata particione, ouero compositione,
& sopra quella specie di questo genere, che ritrouò
Tolomeo.Cap. 37.

SE NOI adunque essaminaremo diligentemente ciascuno interuallo, cioè li termini di
ciascuna proportione di questa diuisione, o cōpositione, ritrouaremo quella imperfettione
istessa, che ne gli altri due generi in specie hauemo ritrouato. Massimamente es-
sendo priua in ogni suo Tetrachordo di quello interuallo consonante, il quale chiamano
Ditono; percioche si ritroua in luogo di esso il Ditono di proportione Super 17. partiente
64. che è veramente dissonante. Et perche forse alcuno potrebbe credere, che quella specie di Enharmonico
che ritrouò Tolomeo, facesse l'harmonia perfetta: conciosia che in ogni suo Tetrachordo habbia il Ditono
consonante, contenuto dalla proportione Sesquiquarta, & l'Essachordo maggiore, contenuto dalla propor-
tione Superbipartienteterza, che (si come nella Prima parte hò mostrato) hanno i lor minimi termini tra le
parti del Senario; però dico, che etiandio questa specie non piuò esser lontana dalla imperfettione: percioche si
ritrouano in essa molte chorde, le quali ne verso il graue, ne verso l'acuto hanno alcuna relatione con alcuna al
tra chorda, che ne possa dare alcuna consonāza, come sono la Diapente, la Diatessarō, il Ditono, ouero il Semi
ditono; ma sono al tutto fuori di ogni loro proportione, come nelle sottoposte otto chorde, ordinate secondo la
natura del suo Tetrachordo si può comprendere. Potemo hormai vedere, quanto di vtilità ne apporti qua-
Proslambanomen.
Tetrachordo Hypaton.
Tetrachordo Meson.
ENHARMONICODI .
38088
Sesqui 8.
33856
Sesqui 45.
33120
Sesqui 23.
31740
Sesqui 4.
25392
Sesqui 45.
24840
Sesqui 23.
23805
Sesqui 4.
19044
Ditono.
Ditono.
Diatessaron.
Diatessaron.
Diatessaron.
Diatessa.
Diapente.
lunque delle mostrate specie, nella essercitatione dell'Harmonia perfetta; & similmente hauemo potuto ue-
dere, in qual modo la prima specie del Diatonico venghi ad essere inspessata dalla prima del Chromatico, &
dalla prima dell'Enharmonico. Onde dirò per vltima conclusione, che ciascuna delle mostrate diuisioni, sia
qual si voglia, non è atta alla generatione dell'harmonia perfetta; & che alla costruttione, o fabrica di vno
Istrumento, il quale habbia ciascuno delli detti tre generi, con quel modo più perfetto, che si possa hauere, si
potrà eleggere per il Trihemituono Chromatico, quello di Tolomeo, posto nel Chromatico molle, il quale è con
tenuto dalla proportione Sesquiquinta; & per il Ditono Enharmonico, il mostrato di sopra, che è contenuto
dalla proportione Sesquiquarta; i quali interualli, o consonanze, che dire vogliamo, sono etiandio contenuti
nel Diatonico Sintono di Tolomeo, che l'una si chiama Semiditono, & l'altra Ditono; si come vederemo al-
troue. E ben vero, che tali interualli si considerano in ogni Tetrachordo Diatono composti, ouer diuisi in due
altri interualli: ma ne gli altri due generi si considerano semplici, & senza alcuna diuisione.
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Della compositione del Monochordo Diatonico diatono, inspessato
dalle chorde Chromatiche, & dalle Enharmoni-
che.Cap. 38.

FATTA la Diuisione, o Compositione de Monochordo di ciascuna specie di qualun-
que genere separatamente, non sarà fuori di proposito mostrare in qual maniera, in vn
solo istrumento le chorde della Prima specie del Diatonico siano inspessate dalle chorde
delle prime specie de gli altri due generi, cioè dalla prima specie del Chromatico, già mo-
strata, & dalla prima specie dello Enharmonico; accioche alcuno non credesse, che es-
sendo queste tre specie aggiunte insieme in vno istrumento, col mezo di tale inspessatione, si potesse fare
l'harmonia perfetta: perche se bene è accresciuta per il numero delle chorde, non fa però il Diatonico più per-
fetto in cosa alcuna, di quello, che era per auanti: Conciosia che inspessato per tal modo, tanto mancano in
esso il Ditono, & il Semiditono consonanti; quanto mancauano auanti, che fusse fatta tale Inspessatione;
come facendone ogni proua, si potrà chiaramente vedere. Et tale imperfettione si ritroua, non solo in questa
inspessatione fatta per cotal modo; ma si ritrouarebbe etiandio, quando il medesimo Diatonico fusse in-
spessato dalle chorde del Diatonico molle, da quelle del Toniaco, & da quelle dello Equale, poste di sopra
nel cap. 31. & se bene se gli aggiunse le chorde etiandio del Chromatico incitato, che sono tutte specie ri-
trouate da Tolomeo. Essendo adunque (come hauemo ueduto) il Diatonico inspessato per cotal modo dal Chro-
matico nella parte acuta da vna chorda, la quale con la vltima acuta d'ogni suo Tetrachordo contiene il Tri
hemituono; & dall'Enharmonico nella parte graue da vn'altra chorda, di maniera, che con la prima gra-
ue, & con la seconda di ogni Tetrachordo Diatonico, viene a dare due Diesis; in ogni Tetrachordo, accre-
sciuto in tal modo, si ritrouano sei chorde, dal qual numero si può nominare veramente Essachordo. Onde
nasce, che tale ordine contiene in se Ventisei chorde, come nello essempio posto di sotto si può vedere; delle
quali (si come ne auertisce Boetio) alcune sono in tutto Stabili, alcune in tutto Mobili, & alcune ne in tutto
stabili, ne in tutto mobili. Quelle che sono in tutto Stabili, sono la Proslambanomenos, le due hypaton, la Mese,
la Nete synemennon, la Paramese, & le altre due Nete: conciosia che in ciascuno genere non cambiano luo
go, ouer sito, ne meno cambiano il nome; la onde ritengono il loro nome semplicemente senza aggiunto al-
cuno. Ma le Mobili, sono le Paranete, & le Lychanos, alle quali, oltra li nomi propij, si aggiunge la deno-
minatione del suo genere, nominandole hora Diatoniche, hora Chromatiche, & hora Enharmoniche: Im-
peroche la Paranete diatonica, è differente di luogo dalla Paranete Chromatica, & dalla Paranete En-
harmonica; & cosi la Paranete chromatica è diuersa dalla Paranete Enharmonica; il che anco si può dire
delle altre: percioche si mutano in ciascuno genere. Quelle poi, che sono ne in tutto mobili, ne in tutto stabili,
sono le Trite del Diatonico, & quelle del Chromatico, & le Lychanos, & le Paranete dell'Enharmonico,
che restano stabili nelli due primi generi: ma nell'Enharmonico variano il nome, & il sito; essendo che si
premutano, et di Seconde diuentano Terze chorde delli Tetrachordi di questo genere. Da quello, che si
è detto, & mostrato adunque, facilmente si può conoscere, quanto arrogante sarebbe alcuno, che volesse af-
fermare, che tali generi, & le loro specie si potessero vsare semplici, con ogni perfettione, ad ogni nostro piace-
re, & misti ancora: Imperoche mai per alcun modo, ne in alcun tempo, ne misti, ne semplici da gli
Antichi perfettamente sono stati posti in vso.La cosa adunque resta in questi termini, che non solo
le prime specie delli detti generi, separate, ouero congiunte insieme, si ritrouano imperfette; ma quelle etian
dio, che furono ritrouate da Tolomeo, dal Diatonico sintono in fuori; come con la esperienza si potrà vedere.
Per la qual cosa, io non so pensarmi, a qual fine gli Antichi ritrouassero tante diuisioni in ogni genere, le qua-
li faceuano nulla, o poco alla perfettione delle harmonie; se non fusse, che allora erano vtili alla parte Spe-
culatiua, per dimostrare il vero di quelle cose, che apparteneuano alla Prattica: oueramente (come alcu-
nisi pensano) perche da cotali diuisioni poteuano venire in vera cognitione della compositione di ogni Machi-
na; & formare con debita proportione i Vasi, che riponeuano ne i loro Theatri, collocandoli dipoi in esso ne i
cōueneuoli luoghi. Ma sia come si voglia, basta che de qui potemo conoscere, quanta imperfettione hauerebbe
la Musica, quando si volesse adoperare solamente ne gli interualli mostrati; & potremo conoscere la pazzia
di quelli, che volessero ostinatamente affermare, che cotali interualli fussero quelli, dalli quali nascono le
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MONOCHORDO DIA- TONICO DIATONO,
inspessato dalle due prime specie de gli altri due generi
Chromatico, &Enharmonico

Tet. hyper.
2304. Nete hyperboleon.
2592. Paranete hyperboleon diat.
2736. Paranete hyperboleon Chro.
2916. Tri. hy. dia. Chro. Par. hy. Enha.
2994. Trite hyperboleon Enhar.
3072. Nete diezeugmenon.
Tet. diezeug.
3456. Paranete diezeug. diat.
3648. Paranete diezeug. Chroma.
3888. Par. die. Enh. Tri. die. di. Chr.
3992. Trite diezeugmenon Enhar.
4096. 
Tetrachordo meson.
4608. Mese.
5184. Lychanos meson diato.
5472. Lychanos meson Chrom.
5832. Parh. me. dia. Chr. Ly. me. Enh.
5988. Parhypate meson Enhar.
6144. Hypate meson.
Tetrachordo hypaton.
6912. Lychanos hypaton diat.
7296. Lychanos hypaton Chro.
7776. Parh. hyp. dia. Chr. Ly. hy. Enh.
7984. Parhypate hypaton Enhar.
8192. Hypate hypaton.
9216. Proslambanomenos
Tetr. Synem.
3456. 
3888. 
4104. Paranete synemennon chro.
4374. Par. sy. Enh. Tri. syn. dia. Chr.
4491. Trite synemennon Enhar.
4608. Mese.
page 120 vere, & legittime consonanze, che hora vsiamo, & nascono da i veri, & legittimi Numeri harmoni-
ci, le quali ne danno la perfetta harmonia. Ma perche niuna delle mostrate diuisioni fa al nostro proposito:
conciosia che tutte contradicono alla ragione, & al senso; desiderando io di mostrare quella, che nasce da i
veri, & naturali numeri sonori, la quale vsiamo al presente; & dimostrare etiandio, in qual maniera si
possa vsare il Chromatico, & lo Enharmonico aggiunti al Diatonico; lassando di parlare più cosa alcuna
delle mostrate specie, verrò a dimostrare (secondo il mio proposito) la Diuisione, o Costruttione del Mono-
chordo Diatonico sintono, inspessandolo con le chorde , & con le Enharmoniche, secondo che i so
nori, & veri Numeri harmonici lo concederanno.

Che'l Diatonico sintono di Tolomeo sia quello, che hà il suo essere na-
turalmente da i Numeri harmonici.Cap. 39.

AVANTI ch'io venga alla sopradetta Diuisione, o Costruttione, voglio primieramen-
te mostrare, per qual cagione hò detto, che'l Diatonico sintono naschi da i veri Numeri
harmonici: percioche dopo fatta la sua diuisione, o compositione, verrò alla sua inspessa-
tione; accioche (secondo l'vso moderno) possiamo vsar le harmonie, in quel modo più
perfetto, che ne sarà concesso. Onde per mostrar questo, proponerò questa conclusione;
che'l Tetrachordo di questa specie, posto nel cap. 16. è diuiso, ouero ordinato, secondo la natura, & passione
de i Numeri harmonici: conciosia che habbia il suo essere tra le chorde della Diapason, diuisa nelle sue parti
in sette interualli, secondo la propietà de i detti Numeri. Et accioche io possa dimostrarlo, pigliarò per fonda
mento la diuisione della detta Diapason nelle sue parti, secondo la natura della Proportionalità harmonica, la
forma della quale è contenuta dalla proportione Dupla, che è la prima proportione nel genere moltiplice, tra
questi termini radicali 2. & 1. Se adunque diuideremo questa proportione in due parti harmonicamente, se-
cōdo il modo mostrato nel cap. 39. della Prima parte; da tal diuisione verrà una Sesquiterza, et vna Sesqui-
altera, dalla quale la Diapente hà la sua forma vera. Questa collocata dalla della sottoposta figu
ra, cioè nella parte graue del concento: percioche è il suo vero luogo; la Diatessarō dipoi uerrà ad essere accom-
modata nella parte destra, cioè nella banda acuta, et hauerà la sua vera forma dalla Sesquiterza proportione;
& queste parti saranno (come etiandio altroue hò detto) le prime parti, & principali della Diapason. Pi-
gliando dipoi la maggior parte di queste due, che è la Diapente, poi che la Diatessaron non è capace della di-
uisione harmonica, faremo di essa due parti, diuidendo la sua proportione, contenuta ne i suoi termini radi-
cali 3. & 2. posti nel primo luogo del genere Superparticolare, nel modo mostrato; il che fatto hauere-
mo due parti, l'vna maggiore, contenuta dalla proportione Sesquiquarta, la quale chiamaremo Ditono; l'al-
tra minore, contenuta dalla proportione Sesquiquinta, che nominaremo Semiditono; delle quali la maggiore
terrà la parte graue, & è il suo natural luogo; & la minore terrà la acuta; Et queste saranno le seconde par
ti della Diapason, & le prime della Diapente, tra la quale sono collocate; & per tal modo haueremo fatto tre
parti della Diapason, acquistate col mezo della proportionalità harmonica, ciascuna delle quali (oltra che hà
origine dalle proportioni contenute nel genere Superparticolare, hà etiandio li suoi termini radicali collocati
tra le parti del Senario; come nella figura si può vedere.Tutte queste parti da i Moderni sono chiama-
te Consonanze, & sono veramente; si come la esperienza ce lo dimostra; dalle quali potemo incomin-
ciare a vedere, quanta simiglianza habbiano con quelli interualli, che sono collocati tra le chorde del nomina
to Tetrachordo: Imperoche in esso si ritrouano quelle parti, che nascono dalla diuisione della Diapente; &
primieramente la maggiore, che è posta nel graue, contenuta dalla Sesquiquarta proportione, tra l'vltima
chorda acuta, & la seconda graue; & la minore posta verso l'acuto, contenuta dalla proportione Sesqui-
quinta, tra la prima graue, & la terza posta nell'acuto del detto Tetrachordo. Et benche tutti questi inter-
ualli siano consonanti, nondimeno quelli, che sono le prime parti della Diapason, sono chiamati da i moderni
Consonanze perfette: conciosia che gli altri, che sono le sue seconde parti, & le prime della Diapente, nomi-
nano Consonanze imperfette. Accommodaremo dipoi gli estremi della Diatessaron tra quelli della Diapente
in tal maniera, che la chorda graue della Diapente sia la graue della Diatessaron; ouero accommodaremo gli
estremi della Diapente in tal modo, che la chorda acuta della Diapason sia la acuta della Diapente; il che fat
to, non è dubbio, che la chorda acuta della Diatessaron; oueramente la graue della Diapente, cascherà tra la
page 121
Diapason.
Dupla.
Diapente.
Sesquialtera.
Ditono.
Semiditono.
Diatessaron.
30 Sesqui 4.24Sesqui 5.20Sesqui 3.15
minor parte della Diapente gia diuisa, & la diuiderà in due parti, cioè in una parte contenuta dalla proportio-
ne Sesquiquintadecima posta a banda sinistra, & in vna contenuta dalla proportione Sesquiottaua, posta
a banda destra; delle quali, la prima chiamaremo Semituono maggiore, et l'altra Tuono maggiore. Ma se
faremo, che la chorda acuta della prima Diapente sia la chorda acuta di vna Diatessaron; la chorda gra-
ue della detta Diatessaron verrà a cascare necessariamente tra la maggior parte della Diapente, & la diui-
derà in due parti; l'vna delle quali, cioè la maggiore posta a banda sinistra farà l'interuallo del Tuono mag-
giore, contenuto dalla proportione Sesquiottaua; & la minore posta nella parte destra, farà vn'altro inter-
uallo, il quale nominaremo Tuono minore, contenuto dalla proportione Sesquinona. Et cotali interualli si
ritrouano tra le quattro chorde del detto Tetrachordo di Tolomeo: & in tal maniera la Diapente verrà ad
esser diuisa in quattro parti, cioè in due Tuoni maggiori, in vno minore, & in vno maggior Semituono; le
qual parti vengono ad essere le terze parti della Diapason, & le seconde della Diapente, & le prime delle
parti maggiori di essa Diapente, cioè del Ditono, & del Semiditono. Et ancora che questa diuisione sia sof-
ficiente a mostrare, che questo Tetrachordo sia diuiso secondo la natura, & le passioni de i numeri harmonici,
& sonori: conciosia che li suoi interualli hanno le forme loro contenute tra essi; il che si potrà etiandio vedere,
tra le forme de gli interualli contenuti nel sotto posto essempio, tra la Terza, la Quarta, la Quinta, & la Sesta
chorda mezana; nōdimeno (accioche la cosa sia magggiormēte manifesta) procederò alla intera diuisione della
Diapason, come hò promesso; la onde di nouo diuiderò harmonicamente la Diapente, che si ritroua nella parte
destra della Diapason, & ne verrà similmente due parti, cioè il Ditono, & il Semiditono; & la chorda acuta
della prima Diapente verrà a diuidere questo Ditono in due parti; delle quali la prima sarà il Tuono maggio-
re posto nella parte graue di tal diuisione, & la seconda sarà il Tuono minore, & terrà la parte acuta. Ma se
alla estrema chorda graue della Diatessaron più acuta aggiungeremo verso la banda destra vna chorda di-
stante per un Ditono, tal chorda verrà a cascare tra gli estremi del Semiditono, posto nella parte più acuta del-
la Diapason, & lo diuiderà in vn Tuono maggiore, il quale terrà la parte graue, & in vno Semituono mag-
giore, che sarà nella parte acuta, come nella figura si vede. Per tal maniera adunque haueremo la diuisione
perfetta della Diapason, diuisa in sette interualli, secondo la natura de i veri numeri harmonici, che si ritroua-
no collocati tra otto chorde, le quali da i Moderni si notano con queste sette lettere, C. D. E. F. G. a. .
& c. Et questa diuisione è fatta con ogni debito modo: conciosia che se in questa maniera diuideremo secon-
do la proportionalità harmonica la proportione Sesquialtera, ne verrà due proportioni, cioè la Sesquiquarta, et
la Sesquiquinta. La onde diuidendo la maggiore, nascerà la Sesquiottaua, & la Sesquinona; delle quali gli in-
terualli sono detti Tuoni; & la maggior parte della Diapente da essi prende il nome, perche si chiama Dito-
no, cioè di due Tuoni; & la minor si nomina Semiditono: percioche non ariua alla quantità del Ditono. Et ve-
ramente la natura non hà operato questo in uano: essendo che la Diatessaron è superata dalla Diapente per li
Tuono maggiore, & il Semiditono è superato dalla Diatessaron per il minore. Et se bene l'interuallo della
Sesquiquintadecima proportione non nasce per uia di alcuna diuisione harmonica, fu nondimeno da Tolomeo
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DIAPASON
Diuisione harmonica della
Diapason nelle sue
parti.
Diapente.
Diapente.
Diatessaron.
Diatessaron.
Diatessaron.
Ditono.
Semiditono.
Ditono.
Ditono.
Semiditono.
Tuo. mag.
Tuo. minore.
Semit. mag.
Tuo. mag.
Tuo. mino.
Tuo. mag.
Semit. mag.
180Sesqui 8.160Sesqui 9.144Sesqui 15.135Sesqui 8.120Sesqui 9.108Sesqui 8.96Sesqui 15.90
Tetrachordo Diatoni
co sintono di To
lomeo.
Diatessaron.
necessariamente collocato nel nominato Tetrachordo: percioche il Ditono è superato dalla Diatessaron per tan
ta quantità. Et se lo pose nella parte graue del Tetrachordo, questo fece, per seguire il costume de gli Antichi,
primi inuentori delli mostrati Generi, i quali poneuano primieramente nella parte graue de i loro Tetrachor-
di lo interuallo minore, & dipoi li maggiori per ordine; Et lo faceuano (come mi penso) credendo, che'l primo
Interuallo nella Musica fusse il Minimo rationale, che si potesse ritrouare, come si può vedere (per quāto posso
cōprendere) nel lib. 1. della posteriora, & nel lib. 10. della Metaphisica al ca. 2. doue Aristotele pone il Diesis
per il principio di questo genere Melodia. Ma non è dubbio, che tal Semituono sempre si pone (come si può vede
re) procedendo dal graue all'acuto, dopo il Tuono minore, & auanti il maggiore, nella cōpositione, & congiū-
tione delli Tetrachordi, si come ricerca la natura de i numeri harmonici, i quali ne danno primieramente li
maggiori, & dipoi li minori interualli per ordine. Et è tanta la necessità dell'interuallo del Semituono, che sen-
za il suo mezo non si può procedere dal Ditono alla Diatessaron: perche volendo passare dalla Sesquiquarta
alla Sesquiterza, fa dibisogno venirli col mezo della Sesquiquintadecima proportione, che è la sua vera for-
ma. Questo interuallo è chiamato Semituono maggiore a differenza di quella quantità, per la quale il Semidi-
tono è superato dal Ditono, contenuta dalla Sesquiuentesimaquarta proportione, detta Semituono minore. Et
benche non habbia origine dalla proportionalità harmonica, come hò detto; sta nōdimeno molto bene collocato
nel detto Tetrachordo per molte ragioni; & prima: perche congiunto al Tuono maggiore, hauemo il Semidito
no, ouer Trihemituono composto; dipoi, perche congiunto a due Tuoni, cioè al maggiore, & al minore, hauemo
la Diatessarō; oltra di questo ponendolo appresso la Diapēte, potemo hauere l'Essachordo minore, come si potrà
sempre vedere, essaminando gli interualli collocati nella sopraposta figura. Cōcluderemo adun, che hauēdo ori
gine tutti gli interualli del Tetrachordo Diatonico sintono di Tolomeo, dalla diuisione della Diapason, fatta har
monicamente nelle sue parti, che esso Tetrachordo sia etiādio diuiso, et ordinato secōdo la natura, et passione dei
numeri harmonici, secōdo ch'io hò detto. Ma veniamo hormani alla diuisione, o cōpositione del Monochordo.
page 123

Della diuisione del Monochordo Diatonico sintono fatta secondo la
natura de i numeri sonori.Cap. 40.

PREPARATO adunque che noi haueremo, secōdo il mostrato modo, vna Asse, ouer
Tauola, nella quale la linea A B sia la chorda, sopra la quale habbiamo da fare tal diuisio
ne; per disporre, & collocare per ordine ogni suo Tetrachordo, secondo il modo tenuto nelle
altre diuisioni, collocaremo prima il Tuono maggiore alla sua proportione, & haueremo
la A B, et la C B, delle quali la prima contenera noue parti, per il maggior termine della
sua proportione; & la seconda otto, per il minore; & per tal modo tra loro haueremo accommodato il detto
Tuono. A questo soggiungeremo dipoi il primo Tetrachordo, detto Hypaton, diuidendo la C B in quattro par
ti equali, per il termine maggiore, che contiene la sua proportione; dipoi prese le tre parti per il minore, hauere-
mo collocati gli estremi tra C B, et D B. Volendolo poi diuidere in due Tuoni, et in vno Semituono, secondo la
ragione de gli interualli, & proportioni del detto Tetrachordo, accommodaremo prima il Tuono minore alla
sua proportione diuidendo la D B in noue parti equali, per il minor termine della sua proportione; dipoi aggiun
gendo verso il graue vn'altra parte, haueremo accommodato il Tuono minore tra la D B, che contiene noue
parti, et la E B, che ne contiene dieci. A questo immediatamente preponeremo il maggiore, diuidendo la E B
in otto parti, aggiungendoui la nona parte, & tra la F B, & E B haueremo il proposito: percioche il Semituo
no maggiore verra ad esser collocato necessariamente tra la C B, & la F B, come si può prouare: Conciosia
che se noi aggiungeremo ad vna Sesquiquarta, che cōtiene il Ditono, la proportione Sesquiquintadecima, che
cōtiene tal Semituono, verrà necessariamēte la proportione Sesquiterza, che abbraccia gli estremi del Tetra-
chordo. Il medesimo haueremo manifestamente da questo; che se noi leuaremo vna Sesquiottaua, et una Ses-
quinona dalla Sesquiterza, ne resterà la Sesquiquintadecima. Il primo Tetrachordo adunque verrà ad esser
collocato al suo propio luogo, diuiso in due Tuoni, & in uno Semituono, secondo la natura di tal Tetrachordo.
Soggiungeremo poi a questo il secondo detto Meson, & gli altri per ordine, secondo il modo tenuto nelle altre
diuisioni, & haueremo il Meson tra D B, I B, H B, & G B; il Diezeugmenon tra K B, N B, M B, et L B;
lo Hyperboleō tra L B, Q B, P B, & O B; & il Synemēnon tra G B, S B, N B, & R B. Haueremo etian-
dio in questa diuisione 17. chorde, tra le quali si ritrouerà non solamēte il Semituono minore tra S B, et K B:
ma il minimo interuallo etiandio di questa diuisione, il quale è la differenza, che si troua tra il maggiore, et il
minor Tuono, che si chiama Coma, cōtenuto nel genere Superparticolare della proportìone Sesquiottatesima.
Et nasce questo interuallo per la congiūtione del Tetrachordo Synemennō, al Tetrachordo Meson nella chor-
da Mese: Imperoche la chorda acuta del detto Synemēnon diuide il mezano interuallo del Diezeugmenon in
due parti, cioè in vn Tuono minore, che tiene la parte graue, & nel Coma, che occupa la parte acuta di tal di
uisione; delli quali l'vno è posto tra la N B, & la R B; come si vede; & l'altra tra la R B, & la M B. Et ben
che lo interuallo del Coma non sia adoperabile in alcun genere, non è però nato senza vtile: conciosia che col
suo mezo si viene all'acquisto di molte consonanze, & primieramente di vna Diapente posta tra la R B, &
la O B; & dipoi di vno Semiditono posto tra la R B, & la Q B, le quali senza'l suo aiuto non si poteuano ha-
uere. Et perche questo interuallo si minuto darebbe molta noia all'vdito, quādo si volesse adoperare, massima-
mente ne glistrumenti artificiali; però la Natura primieramente, & dipoi l'Arte, hanno trouato rimedio
(dirò cosi) ad un tanto disordine: conciosia che questo interuallo nelle Voci, che per loro natura in ogni parte si
piegano, si accommoda di maniera, che non si ode; & ne gli Istrumenti arteficiali è diuiso per la sua distri-
butione, che si fa in molti interualli, tra otto chorde, come altroue vederemo. Onde si dè auertire, che quantun-
que le chorde di tal diuisione siano denominate, secondo l'ordine tenuto nelle altre con nomi greci, nondime-
no, io per seguire l'vso de i Moderni, le hò etiandio notate con le Sette lettere ritrouate da Guidone, & ho se-
gnato non solo la chorda R B, ma la M B etiandio con la lettera d, per non confondere l'ordine osseruato da
esso Guidone. Di maniera che si come nello istrumēto mostrato tra queste due chorde si cōtiene il detto Coma,
& è adoperabile; cosi ne i moderni, come sono Organi, Clauocembali, Monochordi, Arpichordi, & al-
tri simili, tale interuallo non si ritroua: percioche le chorde loro sono ridute al numero delle chorde Pitha-
gorice.Ma se vorremo nel mostrato Monochordo ritrouare qual si voglia consonanza, che in esso sia
possibile di ritrouare, sia poi harmonicamente, ouero ad altro modo tramezata; poi che sopra di esso
haueremo tirato tre, quattro, o più chorde, che ne faranno bisogno, potremo hauere il nostro proposito, &
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MONOCHORDO DIATONICO SINTONO
Diuiso secondo la natura &passione de i veri numeri
harmonici, ritrouato da .

Tet. Hyb.
216. Nete hyperboleon.
240. Paranete hyperboleon.
270. Trite hyperboleon.
388. Nete diezeugmenon.
Tet. Diezeu.
320. Paranete diezeugmen.
360. Trite diezeugmenon.
384. Paramese.
Tetrachor. Meson.
432. Mese.
480. Lychanos meson.
540. Parhypate meson.
576. Hypate meson.
Tetrachordo Hypat.
640. Lychanos hypaton.
720. Parhypate hypaton.
768. Hypate hypaton.
864. Proslambanomenos
Tetr. Synemen.
324. Nete synemennon.
360. Paranete synemennon.
405. Trite synemennon.
432. Mese.
page 125 ridurla sotto il giudicio del sentimento, operando con li Scannelli mobili in quel modo, che hauemo mostrato
altroue; & potremo conoscere la differenza, che si ritroua tra questa, & le altre mostrate diuisioni, & lo
acquisto delle consonanze, che si chiamano Imperfette.

Che ne gli Istrumenti arteficiali moderni non si adopera alcuna delle
specie Diatoniche mostrate.Cap. 41.

ET SE bene nel mostrato Monochordo si ritrouano le forme vere, & naturali di tutte
quelle consonanze, che sono possibili da ritrouare; per questo non douemo credere, che
nelli moderni istrumenti, come sono Organi, Clauocembali, Arpichordi, Monochordi,
& altri ancora, tali consonanze si ritrouino nella loro vera, & natural forma: percio-
che sarebbe grande errore: essendo che le chorde de tali istrumenti sono comprese dal nu-
mero delle chorde Pithagorice, contenute nel Monochordo Diatonico diatono, mostrato di sopra nel cap. 28.
nelle quali (seguendo l'ordine de gli interualli di Tuono, & di Semituono già mostrato) vdendosi gli interual-
li del Ditono, & del Semiditono, che sono consonanti; non è possibile, che si possa ritrouare tra loro alcuno
interuallo, sia qual si voglia, da quello della Diapason, & quello del Semituono minore, collocato tra le
chorde & , in fuori; che sia compreso nella sua vera, & natural forma, ouero proportione: Percioche
il numero delle lor chorde non può dare gli interualli, che si ritrouano nel Diatonico sintono; ne meno com-
prendeno quelli del Diatonico diatono mostrato: perche in esso si ritrouano il Ditono, & il Semiditono (co-
me habbia mo veduto) che sono interualli dissonanti; & tra quelle di questi istrumenti sono consonanti; si
come ciascuno potrà vdire; quantunque siano fuori della loro vera, & natural forma. Et è cosi in fatto:
percioche tutti quelli interualli, che si ritrouano in detti istrumenti, cauandone li due nominati, sono tempe-
rati da i Musici, nello accordare detti istrumenti, in tal maniera; che ritrouandosi fuori delle loro forme, o
proportioni vere, sono ridutti in tal temperamento, con lo accrescerli, o diminuirli, secondo il proposito, di
vna certa quantità, nel modo che più oltra vederemo, che l'Vdito se ne contenta. Et tale temperamento li
Moderni chiamano Participatione, della quale fin hora non so, che da alcun'altro sia stato ragionato, o mo-
strato cosa alcuna. Et vogliono alcuni, che sia stato fatta, o ritrouata, per ridurre il numero delle chorde del
monochordo Diatonico sintono mostrato, al numero delle chorde Pithagorice, contenute nel Diatono; accio-
che tra loro fussero collocate tutte le consonanze, tanto perfette, quanto imperfette, le quali sono necessarie
alla generatione della perfetta Harmonia; & accioche il Sonatore sonando fusse più libero; & l'harmonia,
che vscisse da tali istrumenti si potesse vdire con maggior satisfattione dell'Vdito, che non si hauerebbe fat-
to, quando si hauesse voluto stare nel numero delle chorde del Diatonico sintono: percioche sarebbe stato di-
bisogno di vsare spesse volte l'interuallo del Coma, aggiungendolo, o leuandolo da alcuni interualli, per fare
acquisto di molte consonanze; massimamente volendo passare dal graue all'acuto: o per il contrario da una
consonanza all'altra: Il che non solamente difficultà al Sonatore; ma etiandio poco diletto a gli ascoltanti
hauerebbe apportato: perche in cotal caso si hauerebbe vdito vn non so che di tristo, che hauerbbe fatto non
poco fastidio. Et quantunque dichino anco, che tale Temperamento, o Participatione, sia stata ritrouata
studiosamente, accioche per essa in cotali istrumenti si venisse ad imitar la Natura, la qual si dee imitare in
tutte le cose, più che si puote: perche si come nel genere Diatonico si può procedere naturalmente con le voci
(come è manifesto) per gli suoi interualli, dal graue all'acuto, & per il contrario; senza incommodo alcu-
no; cosi anche in tali istrumenti si potesse passare dall'acuto al graue, o per il contrario senza alcuno impedi-
mento, & senza alcuna offesa del Sentimento: Tuttauia credo veramente, che tal Temperamento, o Par-
ticipatione sia stata introdutta a caso, & non studiosamente. Et ciò mi muoue a credere: perche non è dub-
bio, che ne il Ditono, ne il Semiditono, ne li due Essachordi, & altri interualli molti, i quali hora a noi sono
consonanti; non furono mai da alcuno de gli Antichi (come da i loro scritti si può comprendere) riceuuti nel
numero delle consonanze: ne anco veramente le vsarono per consonanti, nel modo che le vsiamo noi; massi-
mamente hauendo loro sempre vsato il numero delle chorde Pithagorice; si come dalle chorde, che sono col-
locate in molti antichi istrumenti si può comprendere. La onde è credibile, che alcuno perito nella Musica
dopo vn certo spacio di tempo, a caso prima, & di poi fatto molte esperienze, nell'istesso istrumento le ridu-
<page 126 cesse a tal temperamento, sotto le proportioni, o forme, le quali hora vsiamo: non però sotto alcuna di quelle,
che di sopra in molte diuisioni hò mostrato: percioche sarebbe stato impossibile, di osseruare il Numero delle
chorde, l'Ordine de gli interualli, & le Forme, o Proportioni mostrate: ma si bene sotto quelle, ch'io sono
per mostrare.

Quel che si dee osseruare nel temperare, ouero accordare gli Interual-
li di ciascuno Istrumento arteficiale moderno, riducendo il nu-
mero delle chorde del Diatonico sintono a quello del
Diatono; & che tali interualli non siano naturali,
ma si bene accidentali.Cap. 42.

ET ACCIOCHE il Lettore Studioso sappia, con qual ragione, & di quanta quan-
tità ogni interuallo ne i detti Istrumenti si venghino a temperare, & il modo che ha-
uerà da tenere, volendo fare la Participatione, di maniera che non offendi il Sentimen-
to, pigliarò hora questa fatica; & mostrarò insieme in qual maniera le 17. chorde, po-
ste nel Diatonico sintono, si riduchino al numero delle Sedici contenute nel Diatono. La
onde si debbe auertire, che volendo fare tal Temperamento, o Participatione con qualche ragione, & con
qualche fondamento, fa dibisogno di diuidere il Coma, contenuto tra le chorde R B, et M B in Sette par-
ti equali, & distribuirle tra li Sette interualli, contenuti nelle Otto chorde della Diapason; accioche possia-
mo ridurre le due mostrate chorde, che contengono il Coma, in vna sola. Ma si debbe fare, che gli interual-
li restino nella loro forma, più che sia possibile; accioche l'Vdito non sia offeso: & che ciascuna consonanza,
si nel graue, come anco nell'acuto; & qualunque altro interuallo, quantunque minimo sia equalmente accre
sciuto, o diminuto di vna certa, & terminata quantità, in tutti gli interualli, che sono simili di proportione
Il che tornerà molto bene, quando si farà, che ogni Diapente resti diminuta, & imperfetta, di due Setti-
me parti del Coma; & che la Diatessaron pigli vno accrescimento di tanta quantitade; & è il douere: con-
ciosia che restando la Diapason sempre immutabile, & nella sua proportione vera, & naturale & essendo
integrata da queste due parti, quello che si leua da vna, bisogna necessariamente dare all'altra; accioche ag-
giungendosi insieme, ne gli estremi si oda la Diapason perfetta. Si farà dipoi il Ditono imperfetto di vna set-
tima parte, & di tanta quantità si diminuirà etiandio il Semiditono: Percioche se queste due consonanze cō
correno alla integratione della Diapente; essendo questa diminuta di due settime parti, è necessario, che tal di
minutione si diuida tra questi due interualli: conciosia che facendo imperfetto il Ditono di vna settima parte,
& il Semiditono di altra tanto, che sono due settime parti; queste due consonanze, che sono parti della Dia-
pente vengono ad esser diminute di quella quantità istessa, che è diminuto il suo Tutto. Ma le parti del
Ditono, che sono il Tuono maggiore, & il minore, si faranno imperfette in cotal modo: si leuarà dalla pri-
ma quattro settime parti del Coma, & si farà maggiore la seconda di tre; & cosi tra loro verranno hauere
quella imperfettione istessa, che hà il suo Tutto; cioè saranno imperfette di vna settima parte. Si darà poi
al Semituono maggiore lo accrescimento di tre settime parti: conciosia che essendo la minor parte del Semi-
ditono, & il Tuono maggiore la maggior parte, tra queste due parti si ritrouerà lo stesso mancamento, che
si ritroua nel Semiditono; cioè saranno diminute . L'Essachordo maggiore, & il mi-
nore, l'vno & l'altro verranno a pigliare lo accrescimento di vna settima parte: imperoche l'vno si compo-
ne della Diatessaron, & del Ditono; & l'altro medesimamente della Diatessaron, & del Semiditono: On
de pigliando la Diatessaron accrescimento di due parti, & diminuendosi il Ditono, & anco il Semiditono
ciascuno da per se di vna settima parte; vengono tali Essachordi ueramente a pigliare lo accrescimento di tal
quantitade. Di modo che hauendo vltimamente per tal maniera proportionato lo Istrumento, ogni con-
sonanza, & ogni interuallo dal maggiore al minore; cauandone la Diapason, & il Semituono minore
mostrato, verrà ad esser fuori della sua vera proportione; non però molto lontano dalla sua vera for-
ma, di maniera che l'Vdito non se ne contenti. Questo adunque bisognerà osseruare, volendo la Par-
ticipatione, ouer Distributione del Coma, in ogni nostro istrumento; accioche ogni consonanza nella sua spe-
cie venghi ad essere equalmente accresciuta, ouer diminuta. La onde ciascun perito del suono debbe auer-
page 127tire, che volendo temperare, ouero accordare gli Istrumenti nominati, farà dibisogno di tirare, o proportio-
nare ciascuna Diapente in tal maniera, che li suoi estremi acuti tenghino del graue, secondo la quātità detta,
ch'io son per mostrare; oueramente che li graui più si auicinino all'acuto, secōdo che nello accordare, o tempe-
rar detti istrumenti tornerà più commodo. Similmente ciascuna Diatessaron, alla quale si danno le quantità,
che si tolgono alla Diapēte, si debbe accrescere in tal modo, che ogni suo estremo acuto sia più lontano dal gra
ue per tanta quantità, & il graue similmente dall'acuto. Et quantunque questi interualli siano per tal ma-
niera hora cresciuti, & hora diminuti; non per questo l'Vdito (come hò detto) abhorisce tale distributione:
conciosia che essendo minima, & quasi insensibile la quantità, che si leua, o aggiunge a cotali interualli; &
essendo non molto lontani dalle loro vere forme, il senso si cheta. Ne di ciò douemo marauigliarsi: percio-
che all'Vdito interuiene quello, che suole intrauenire a gli altri sentimenti, & massimamente al Vedere, che
alle volte non si accorge di vna quantità minima, per esser quasi insensibile, si come auiene; che se'l si leua,
ouero se'l si aggiunge ad vn monte grande due, tre, ouero più pugni di grano, non può accorgersi di tal cosa:
ma si bene si accorgerebbe, quando se li leuasse, oueramente aggiungesse vna gran parte. Ma se alcuno
dicesse, che ponendosi in vso le Consonanze, che sono fuori delle loro vere proportioni, le quali, senza dubbio,
non sono senza soauità, che i veri, & legitimi interualli consonanti fussero questi, & non quelli, che già hò
mostrato, costui veramente sarebbe in errore: conciosia che quantunque gli interualli già mostrati non si ri-
trouino essere ne i nominati istrumenti; non seguita però, che non siano i veri, & naturali; & che non sia-
no quelli, che producono perfettamente in essere ogni consonanza, che è possibile da essere produtta. Ne anco
seguita, che non si possino porre in atto, & vdire: percioche si possono vdire quando si vuole; si come etian-
dio non seguita, che l'huomo non sia risibile, perche non rida sempre: perche se bene hora non ride, è almeno
atto a ridere quando vuole. Et benche ne i detti istrumenti temperati in tal maniera, non si possino vsare le
consonanze nella sua perfettione, cioè nella loro vera, & naturale forma; è nondimeno possibile di poterle
vsare, quando le loro chorde si volesero tirare sotto la ragione delle loro proportioni vere, & naturali. Et
questo io dico, perche molte volte ne hò fatto la esperienza sopra vno istrumento, il quale feci fabricare a que
sto proposito; ancora che tal proua si possa anco fare sopra qualunque altro istrumento; & massimamente
sopra Arpichordi, o Clauocembali, che sono molto atti a tal proposito. Et se alcuno dicesse, che quando tali
istrumenti fussero accordati perfettamente, si verrebbe a perdere alquante consonanze, che si ritrouano esse-
re ne gli altri istrumenti; Questo importa poco: percioche mi basta solamente, che alcuno non possa contradi-
re con verità a quello, ch'io hò detto di sopra, & dire che tali consonanze non si possino porre in atto nelle lo-
ro vere forme, o proportioni: Imperoche se bene in essi nō si potesse essercitare le harmonie con quel commodo,
& liberta, che si troua ne istrumenti communi; non restarebbe, che in essi non si potesse vdire ogni conso-
nanza, & ogni harmonia nella sua vera forma. Ma se cotali inconuenienti (dirò cosi) si trouano ne gli Istru
menti arteficiali, nondimeno tra le Voci, come altre volte diremo, non si trouano tali rispetti: conciosia che
riducono ogni cosa nella sua perfettione, come è il douere: essendo che la Natura, nel fare le cose, è molto su-
periore all'Arte: & questa nello imitare fa ogni cosa imperfetta, & quella (rimossi gli impedimenti) o-
gni cosa riduce a perfettione. In cotal modo adunque si verrà a temperare ciascuno delli nominati istrumenti;
nelli quali si farà la Distributione del Coma in sette interualli, come hò detto; ne altramente verrebbe bene,
volendo acquistar le consonanze perfette, & le imperfette insieme, con quel modo megliore, che si può fare;
accioche ogni interuallo simile, si nel graue, come nell'acuto venghi ad essere equalmente accresciuto, o dimi-
nuto della sua quantità; & non si habbia più a porre la chorda d, raddoppiata. Et se ad alcuno paresse stra-
no, che nella Musica occorrino simil cose; si debbe ricordare, che non solo in questa scienza; ma in ogn'altra
ancora, in ogni arte, & in ogni altra cosa creata si ritroua grande imperfettione. Et questo, credo io che hab
bia voluto Iddio Ottimo Massimo; accioche, vedendo la imperfettione di queste cose inferiori, voltiamo lo
intelletto nostro alla contemplatione della sua Infinita Sapiēza, nella quale si ritroua ogni cosa non solamente
Perfetta, ma etiandio Ottima.
page 128

Dimostratione dalla quale si può comprendere, che la mostrata Parti-
cipatione, o Distributione sia ragioneuolmente fatta; & che per
altro modo non si possa fare.Cap. 43.

VERRO' hora a dimostrare la ragione di tale Participatione: ma si de sapere, che sono
stati alcuni, che hanno hauuto parere, che l'interuallo del Coma mostrato di sopra si do-
uesse distribuire tra quelli due interualli, che sono a lui più propinqui, posti nella parte acu-
ta, & nella parte graue, facendo di esso due parti equali, accrescendo l'vno, & l'altro
interuallo di tanta quantità, quanta è la metà di esso Coma; lassando poi gli altri inter-
ualli nelle loro forme naturali: ma in vero a me pare, che molto s'ingannino per molte ragioni: prima perche
quelli due interualli, che sono al Coma vicini, verrebbeno soli a participare delle parti del Coma, & non al-
cuno de gli altri, & lo istrumento verrebbe ad esser proportionato inequalmente: conciosia che si vdirebbe
in lui la Diapente, & la Diatessaron con due interualli l'vno maggiore dell'altro; dipoi, perche quelli inter-
ualli, ne i quali si facesse questa distributione, verrebbeno ad essere dissonanti, per la molta distanza, che ha-
uerebbeno dalle lor forme vere; & li Tuoni, i quali sono vicini a tal Coma, & participano di vna delle sue
parti, sarebbeno contenuti da vna proportione, che non si potrebbeno aggiungere ne alla Diapente, ne
alla Diatessaron, ne al Semiditono per formare alcuna consonanza.Et se bene lor dicono, che la espe-
rienza dimostra, che questi interualli accresciuti, o diminuti per tal modo, non si partono dalla sua pro-
pia forma di modo, che l'vdito ne patisca cosa alcuna, non altramente di quello che farebbe, quando tal Coma
non fusse in tal maniera distribuito; questo non è vero. Onde mi penso, che costoro non habbiano mai fatto
alcuna proua di questo: conciosia che il sentimento istesso lo fa manifesto, che sono dissonanti; & cio potrà cia
scuno da se stesso prouarlo, diuidendo il detto Coma in due parti equali, nel modo che al cap. 24. di sopra hò
mostrato: percioche aggiunte dipoi le parti, che nasceranno alli due tuoni Sesquinoni, che li sono vicini, cia-
scuno potrà conoscere, che quello, ch'io hò detto, è il vero, & che bisogna cercare di distribuire tal Coma per
altra maniera, acciò l'Vdito non sia offeso. Ma perche di sopra hò detto, che delle Consonanze, ouero altri In-
terualli, alcuni si diminuiscono (facendo tale distributione) di due, alcuni di quattro, & alcuni di vna settima
parte del detto Coma: Similmente alcuni si accrescono di vna settima parte, alcuni di due, & alcuni di tre
parti; di maniera che finalmente non solo ogni Diapente, ogni Diatessaron, ogni Ditono, & ogni Semidito-
no, che sono interualli consonanti, vengono ad essere accresciuti, o diminuti equalmente, & vengono a re-
stare equali si nella parte graue, come anco nel mezo, & nell'acuto dello istrumento; ma etiandio li dissonan
ti, che sono il Tuono maggiore, il minore, & il maggiore, & minor Semituono. Però tanto più questo terrò
esser vero, quanto che vn segno manifesto ne dimostra, che tal distributione sia buona, & fatta con ogni do-
uere: Imperoche il Semituono minore, che è contenuto dalla proportione Super 7. partiente 128. che non
si adopera nel genere Diatonico, & è contenuto tra le chorde S B, & K B, si fa minore di tutte le parti,
cioè di tutto il Coma intero, che viene ad esser contenuto interamente dalla proportione Sesquiottantesima;
& cosi resta nella proportione Sesquiuentesimaquarta. Onde la sua proportione resta rationale, le altre poi,
cauandone tutte le Diapason, che si contengono nella proportione Dupla, sono irrationali, & incognite: con-
ciosia che le parti, le quali si leuano, o aggiungono alle quantità rationali, che sono le loro prime forme natu-
rali, sono irrationali, quando la diuisione del Tutto nelle parti è irrationale, et quello che uiene, è similmente ir-
rationale. Et si come etiandio è irrationale quello, che nasce dalla aggiuntione, o sottratione di vna quantità ra
tionale da vna irrationale; cosi è irrationale quello, che viene dalla sottratione, o aggiuntione di una pro-
portione irrationale da vna rationale. Ma questo non intrauiene nelle rationali: perche tutto quello che nasce,
aggiungendo, o sottraendo l'vna quātità dall'altra, è rationale. Il perche questa distributione, che si fa aggiun-
gēdo, o leuando tal parti, non può essere per alcuna cagione rationale; ne si può cō determinati numeri a patto
alcuno denominare, o descriuere: conciosia che la diuisione del Coma in sette parti equali non è rationale. Per
mostrare adunque che tale Distributione si conuien fare necessariamente nel detto modo, & non in altra ma
niera procederemo con questo ordine. Pigliaremo prima Dodici chorde solamente del Monochordo posto di
sopra, cioè F B, E B, D B, I B, H B, G B, S B, K B, N B, R B, M B, & L B, le quali saranno baste-
page 129uoli a dimostrare il proposito; & dipoi accordaremo perfettamente le chorde. F B & N B di maniera, che
contenghino la consonanza Diapason; le quali lassaremo immutabili, & sopra di esse daremo principio a fare
tal Distributione; Ancorache si potrebbe incominciare sopra quali chorde, che si volesse: ma faremo questo, per
seguir la maggior parte di coloro, che accordano gli istrumenti moderni: imperoche danno principio sopra tali
chorde. Si debbe però auertire, ch'io hò detto immutabili; essendo dibisogno, che la prima chorda sopra la quale
si viene a fondare la Distributione, sia stabile; et che ciascuna Diapason si riduca alla sua perfettione, cioè nella
sua vera forma, la quale è la proportione Dupla: percioche nō patisce mutabilità, o variatione alcuna. Posto adū
que che noi haueremo queste chorde stabili, tra quelle chorde, che si trouano collocate nel mezo di loro, faremo
la Distributione, seruendosi però delle altre chorde, che sono poste fuori di esse. Et per incominciare, pigliaremo
la prima Diapente posta nel graue, che sarà la F B & H B, contenuta dalla proportione Sesquialtera; senza
mouere altramente la F B, faremo la H B più graue secōdo la quantità di due settime parti di un Coma, co-
me hò detto; preponendo primieramente, et moltiplicando alla chorda H B il Coma, soggiungendo prima alla
chorda I B il Tuono minore contenuto nella proportione Sesquinona, & diuidendola in dieci parti; onde prese
le noue parti di essa, tra la chorda, che contenerà tal quantità, et la H B, la quale è la chorda acuta del Tuono
maggiore I B & H B, haueremo il Coma: conciosia che se dal detto Tuono leuaremo il minore, che sarà lo
I B, & la quantità delle noue parti, senza dubbio, resterà il Coma, contenuto dalla proportione Sesquiottante-
sima; il quale diuideremo in sette parti equali, secondo il modo mostrato di sopra nel cap. 25; dipoi lassando da
vn canto le due parti più acute di esso, & pigliādo solamente le cinque poste nel graue, haueremo in un tratto
con la chorda a B, accōmodato alle loro proportioni irrationali due consonanze, cioè la Diapēte F B & a B,
& la Diatessaron a B & N B. Pigliaremo hora la a B, che con la M B contiene la Diapente più acuta di
due settime parti equali del detto Coma; & diuiso che haueremo il Coma R B et M B in sette parti equali, co-
me facēmo il primo, lassando le quattro parti più acute, che sono le due parti, che si lassano, accioche habbiamo
la Diapente nella sua vera proportione; & due altre parti dipoi per la sua diminutione; la chorda b B ne da-
rà il nostro intēto. A questa chorda ritrouaremo la corrispōdente nel graue in proportione dupla; accioche pos-
siamo vdire perfettamente la Diapason; il che haueremo fatto, quando dopo moltiplicato, et preposto il Coma
alla E B, & diuiso in sette parti equali, pigliaremo le quattro poste nell'acuto: percioche tra c B, & essa b B
haueremo la ricercata consonāza, col mezo della chorda c B secondo il proposito: Cōciosiache essendo la E B
con la M B corrispondenti per suono equale nella consonāza Diapason; & aggiungendosi all'una, & all'al
tra verso il graue quattro parti del Coma, che sono tra loro equali, ne segue, che medesimamente gli estremi di
questi aggiunti siano equali, & che rendino la consonanza Diapason: percioche per il Secondo, & per Terzo
Cōmune parere del lib. 1. de gli Elemēti
di Euclide, Se a cose Equali si aggiunge, ouero da esse si leua cose Equa
li, quello che viene è similmēte Equale. Haueremo etiādio tra c B & a B vna Diatessarō accresciuta di due
parti del Coma, che sarà equale in proportione alla a B & N B. Faremo hora la chorda G B corrispondēte
in proportione Sesquialtera alla c B, soggiungēdo alla G B il Coma, et diuidendolo secondo il modo dato; dipoi
lassando le quattro parti poste nell'acuto, et le due, che segueno verso il graue; tra la c B et la d B haueremo
vn, altra Diapēte diminuta di due parti di vn Coma; et tra la d B & la b B vn'altra Diatessaron accresciuta
di tanta quātità. Seguono dipoi la d B & la L B, che contengono la Diapēte diminuta di vna settima parte;
onde volendo la diminuire di vn'altra parte; accioche si ritroui con le altre equale in proportione; preponeremo
alla LB il Coma, diuiso come gli altri in sette interualli, & lassato il più acuto, prēderemo solamēte li Sei posti
nel graue; & dalla e B haueremo il proposito. A questa ritrouaremo la corrispōdente in proportione Dupla,
in questo modo; diuideremo il Coma preposto alla DB in sette parti, dipoi presa la parte più acuta, haueremo la
f B, che cō la detta e B ne darà la consonanza Diapason nella sua forma naturale, et vn'altra Diatessarō equa
le in proportione con le altre, che sarà la f B & d B, nella sua forma accidentale. Tra la f B & la K B dipoi
verrà ad essere vna Diapēte medesimamente nella sua forma accidentale, più acuta di vna di dette parti; per
il che volendola ridurre alla sua proportione, preponeremo alla K B il Coma diuiso al modo dato; & lassando
la parte piu acuta per il superfluo; & le due parti seguēti per la diminutione, col mezo della chorda g B, nō so
lo haueremo la vera proportione accidentale della Diapēte; ma etiādio quella della Diatessaron, contenuta tra
la g B, & la e B: Resta hora a ridurre alla sua proportione la Diapente I B, & N B, & la Diatessaron
F B, & I B; onde soggiungeremo alla I B il Coma, il quale, dopo che sarà diuiso in sette parti, & prese che
noi haueremo le due settime parti piu graui, col mezo della chorda h B, ne darà la proportione di dette conso-
nanze; cioè haueremo accresciuta la Diatessaron posta nel graue di tante parti, & fatta minore la Diapente
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F Tuo. mag.
E Tuo. mino.
D Sem. mag.
I Tuo. maggio.
H Tuo. mi.
G Semit. mag.
S Semit. mino.
K Sem. mag.
N Tuo. mi.
R co.
M Tuo. mino.
L
B

Tuono. c
Tuono. f
Semi. mag. h
Tuono. a
Tuono. d
Se. mag. i
Se. mi. g
Semi. mag. Tuono. b
Tuono. e
C D E F G a b  c d e
Sesqui 24.
Diapente.
Diapente.
Diapente.
Diapen-te.
Diapente.
Diapente.
Diapason.
Diapason.
Diapason.
DISTRIBVTIONE DEL COMA TRA
GLI INTERVALLI DEL MOSTRATO
MONOCHORDO.
page 131 posta in acuto di tanta quantità. Hora per dare la sua proportione alla S B, che con la h B si ritroua esser di-
stante per vna Diatessaron, diminuta di due parti; soggiungeremo alla S B il Coma, & dipoi che sarà diuiso pi
gliaremo le quattro parti più graui in punto i; & tra i B, & h, B haueremo fatto equale la detta Diatessaron
alle altre in proportione. Per tal modo adunque haueremo accresciuto, o diminuto equalmente, non solo ogni
Consonanza nella sua specie; ma ogn'altro Interuallo, che tra le dette chorde era cōtenuto; & di Dodici chor
de che erano prima, le haueremo ridutte al numero di Vndici, corrispondenti al numero delle chorde Pithagori
ce, poste di sopra nel cap. 28; le quali potremo descriuere cōmodamente con le lettere di Guidone, senza raddop
piare altramente la d. Et quello ch'io hò detto disopra intorno al Semituono minore si vede essere verificato:
conciosiache ritrouandosi nella sua proportione tra le chorde S B & K B, & restando diminuto nel graue
(come si vede nella dimostratione) delle quattro parti del Coma, contenute tra la S B & la i B; & nell'a-
cuto di tre parti, contenute tra g B & K B; se noi aggiungeremo queste tre parti alle quattro prime, nō è dub
bio, che arriueranno al numero di Sette, & faranno tutto il Coma. Ma perche (come altroue hò detto) il Coma
è contenuto dalla proportione Sesquiottantesima; però se dalla Super 7 partiente 128, che era la prima forma
del Semituono minore, che è rationale, leuaremo la Sesquiottantesima, la quale etiandio è rationale; il rimanen
te sarà la proportione Sesquiuētesimaquarta rationale, la quale è la forma rationale di tal Semituono. Potemo
hora vedere in qual maniera le parti del Coma si venghino a distribuire, cō vna certa equalità, in ogni Conso-
nanza, et in ogni Interuallo. Per la qual cosa potemo tenere per certo, che questo modo tanto più sia migliore,
& più vero, quanto vedemo, che ogni consonāza, & ogni interuallo, si nel graue, come nel mezo, & nel fine,
è accresciuto, o diminuto di vna istessa quantità, secondo che ricerca la sua proportione: Ne si vede per modo
alcuno, che l'vno sia maggior dell'altro, o minore: ne si scorge, che in essa sia alcuno auanzo quantunque mini-
mo, di alcuna parte del detto Coma: Imperoche quando si ritrouasse alcuna di queste cose, sarebbe segno mani-
festo, che tal Distributione non fusse fatta co i debiti modi. Onde concludo, che quando si uolesse tentare di fare
tal Distributione altramēte, che tal fatica sarebbe vana, & senza frutto; come la esperiēza sempre lo farà ma
nifesto. Per la qual cosa non si potendo fare cotal cosa in altra maniera, che torni bene ne i sopradetti istrumēti;
seguita che tal participatione, o Distributione sia fatta perfettamēte, con li debiti mezi, et senza alcuno errore.

Della Compositione del Monochordo diatonico equalmente temperato, &lb> ridutto al numero delle chorde Pithagorice.Cap. 44.

POTREMO hora mostrare in qual maniera con poca fatica, & senza alcuno errore, si
possa cōporre il Monochordo, temperato di maniera nelli suoi interualli, che si ritroui esser
mezano tra il Diatonico diatono, & quello, che Diatonico sintonosi chiama, ritrouato da
Tolomeo; La qual compositione, spero che sarà non men vtile a tutti coloro, che desiderano
di sapere la temperatura, & la vera proportione delli suoi interualli, di quello che sarà a co
loro etiandio, i quali fabricano Istrumenti musicali, & desiderano di saper la ragione, & misura di qualunque
interuallo, per potere cō ragione proportionare quelli de gli istrumenti loro. Douemo adunque primieramente
sapere, che cosi come ciascun termine di qualūque interuallo collocato alla sua proportione sopra qualun chor
da, si può far maggiore, o minore di tanta quantità, da qual parte si voglia, cioè dalla parte graue, ouer
dalla acuta; quanta è la proportione della parte della chorda al suo Tutto, che si piglia, o si lassa dall'vna
di queste due parti; cosi etiandio si può fare di tanta quantità più graue, o piu acuto; quanta è la proportio-
ne, che hà quella parte di chorda, che si lassa, o se li aggiunge nel graue, o nello acuto, col suo Tutto; come in
molti luoghi si è potuto vedere. Onde dico, che dipoi che si hauerà ritrouato una Asse, o Tauola ben pia-
na, et bene acconcia, come furono accommodate le altre; porremo nel mezo di essa la linea a b in luogo di
chorda, sopra la quale faremo la compositione del detto Monochordo. Sopra tal linea adunque accōmodaremo
prima dalla parte sinistra il Coma alla sua proportione, al modo più breue; et espedito, che sia possibile, in cotal
maniera. Accōmodaremo primieramēte sopra la detta chorda il Tuono maggiore alla sua proportione; dipoi
il minore, di maniera, che il termine minore del Tuono maggiore, sia anco il termine minore del Tuono mino
re. Il che fatto, tra'l maggior termine dell'uno, et l'altro di questi due Tuoni, sarà collocato il Coma: percioche
viene ad essere la differenza, che si ritroua tra le quantità dell'uno, et dell'altro; come la proua ce lo manifesta.
A questo poi ne soggiungeremo vn'altro, collocandolo alla sua proportione, come hauemo fatto il primo,
page 132sopra la chorda, che è il termine maggiore del Tuono minore; & dipoi diuideremo ciascuno separatamente
con diligenza, secondo il modo mostrato, in sette parti equali, ritrouando tra la chorda a b, & la c b del
sottoposto essempio, che contengono il primo; & tra la c b, & la d b, che contengono il secondo, sei li-
nee, o chorde mezane proportionali: Imperoche diuisi in tal maniera, potranno seruire ad ogni ordine de Suo-
ni, che si vorrà ridure a tal temperamento, incominciando da qual chorda tornerà meglio. Ma si debbe
auertire, che quelle parti, che saranno poste tra la a c, saranno quelle, delle quali si haueranno a diminuire
le consonanze, o altri interualli di tal Monochordo; & quelle, che saranno poste tra la c d, saranno quel-
le, con le quali si haueranno a far maggiori, ouero accrescere. Et quando nominero due, ouer più parti, sem-
pre si intenderà di quelle, che sono più vicine alla c. Hora intese queste cose, lassando da vn canto la a c,
parte di detta linea, porremo la c b in luogo della chorda più graue del Monochordo, il quale si vorrà ridur
re alla Participatione; & sarà (secondo il modo di Guidone aretino) la chorda A. Dipoi pigliando la c b,
accommodaremo il Tuono maggiore alla sua proportione, nel modo, che facemmo nelle altre diuisioni; &
sarà il fondamento delli Tetrachordi. Ma perche questo Tuono si pone diminuto di quattro settime parti di
vno Coma, come altroue hò detto; però pigliaremo col piede del Compasso quattro parti del coma a c, &
le aggiungeremo alla linea c b; & diuideremo il Tutto in noue parti equali; & doue cascherà il fine della
ottaua parte a banda sinistra, porremo il punto e; & haueremo la e b, che con la sopradetta diuisa con-
tenerà il Tuono maggiore collocato nella sua vera proportione; et con la c b lo haueremo diminuto di quat-
tro settime parti del detto Coma: Percioche essendo tra il Tutto diuiso, & le parti e b collocato il Tuono
nella sua vera proportione, che è la Sesquiottaua; se dalla parte graue, cioè dalla diuisa linea leuaremo tutta
la proportione aggiunta alla chorda c b, che sono le quattro parti più acute del Coma a b et c b; non è
dubbio, che'l Tutto diuiso non resti diminuto di tal quantità; & in suo luogo non venghi la c b. Onde se
la proportione, posta tra il Tutto diuiso, et la e b, resta diminuita di tante parti, per conseguente li Suoni, che
nascono dalle chorde tirate sotto tali proportioni, resteranno diminuti etiandio di tanta quantità: Conciosia
che (come nella Prima parte hò detto) li Musici giudicano tanto esser la proportione di suono a suono, quanto
è la proportione di ciascuna parte di chorda col suo Tutto. Haueremo adū per tal via fatto il Tuono mag
giore, che si troua collocato tra queste due chorde A, et , minore di quattro parte di vno Coma. Sog-
giungeremo immediatamente il Semituono maggiore, contenuto dalla proportione Sesquiquintadecima;
il quale aggiunto al Tuono maggiore fa il Semiditono, contenuto dalla proportione Sesquiquinta, come hò
detto più volte. Et perche il Semituono piglia aumento di tre settime parti del Coma, & il Tuono discresce
quattro; però cauando le tre dalle quattro, ne restarà vna, che sarà quella parte, della quale il Semiditono si
viene a minuire, secondo che di sopra si è detto. Pigliaremo adunque solamente vna parte del Coma a b, &
c b, che sarà la più vicina alla c, & la metteremo insieme con la c b: diuidendo poi questo Tutto in sei
parti equali, & pigliando le cinque, che sarà in punto f, tra la diuisa, & la f b, haueremo collocato il Se
miditono alla sua naturale proportione; & tra la c b, & la f b haueremo il diminuto di vna settima par
te del Coma, per le ragioni già dette, & nella sua forma accidentale. In tal maniera adunque haueremo vna
terza chorda, la quale segnaremo con la lettera C, & sarà la seconda del primo Tetrachordo, che con la
contenerà il Semituono maggiore, accresciuto di tre settime parti. Aggiungeremo poi a questo imme-
diatamente il Tuono, accioche la prima chorda con la quarta habbia la consonanza Diatessaron. Et tal
Tuono sarà il primo del primo Tetrachordo posto nel graue. Ma perche tal consonanza contiene il Tuono
maggiore, il minore, & il maggior Semituono; hauendo collocato per auanti il Tuono maggiore tra la pri-
ma, & la seconda chorda; fa dibisogno, che noi habbiamo il minore; & però procederemo in tal modo, ac-
commodando prima la detta consonanza alla sua proportione, lassando da vn canto le due prime parti del
Coma c b, & d b, poste appresso la c; & pigliando solamente le cinque, diuideremo tutta la linea fina
in punto b in quattro parti equali, per il maggior termine della Sesquiterza proportione, che è la vera for-
ma di essa Diatessaron, & pigliando tre parti in punto g, haueremo prima tra la diuisa, & la g b, la
Diatessaron nella sua vera forma; & dipoi la accresciuta di due parti del Coma tra la c b, & la g b:
Cōciosia che se le aggiunge quelle due parti, che prima che si diuidesse tal linea, furono lassate da vn canto. Et
perche tra'l Tutto diuiso, & la g b, si ritroua la proportione Sesquiterza; se per l'aggiuntione di alcuna
parte si viene a crescere alcuna proportione di quella quantità, che se le aggiunge; è manifesto (per quello che
si è detto di sopra) che hauendosi aggiunto due settime parti delle mostrate alla chorda graue della proportio-
page 133ne Sesquiterza; & rimanendo la acuta nel suo primo essere, tal proportione sia fatta maggiore di tanta
quantità, quāta era quella, che è stato aggiunto. Ma perche tra la chorda c b, & la e b hauemo il Tuono
maggiore diminuto, et tra la e b, et la f b il Semituono maggiore accresciuto; però tra la f b, & la g b
haueremo il Tuono minore, il quale verrà per la integratione della Diatessaron accresciuta di due parti del
Coma, come la ragione sempre ne farà vedere. Haueremo adunque la chorda D, che con la C contiene
il Tuono minore, accresciuto di tre parti del Coma; il qual Tuono in questo luogo solamente, & nelle sue
chorde corrispondenti in proportione Dupla, segue immediatamente dopo il Semituono maggiore, proceden-
do dal graue all'acuto. Onde mi penso, che da altro non possa nascere la difficultà, che si troua nello accor-
dare, o temperar bene ne i moderni Istrumenti la chorda G con la d, & , se non per-
che le chorde D, et d, de i detti istrumēti pigliano il luogo del Coma, onde ne segueno due Tuoni minori im
mediatamente l'vno dopo l'altro, tra le chorde C, & D, & tra le D, & E; & cosi tra quelle, che
corrispondeno con queste in Dupla proportione. Et per seguir quello, che hauemo incominciato, aggiunge-
remo alla chorda D vn'altra chorda, la quale con essa lei dalla parte acuta contenghi il Tuono minore, il
quale viene ad essere il Secondo del primo Tetrachordo; & faremo che questa chorda aggiunta con la A
contenerà la Diapente: ma prima è dibisogno, che sappiamo la sua proportione, la quale è la diminutione di
due settime parti di vn Coma. Pigliaremo adunque le due parti più propinque alla c, poste tra a, & c,
& le accompagneremo con tutta la c b, & cosi diuideremo questo Tutto in tre parti equali, secondo il
maggior termine continente la proportione della Diapente; Dipoi pigliate le due per il minore, che sarà la
h b, tra questa, & la diuisa haueremo collocato alla sua vera proportione la Diapente; & la diminuta,
secondo le ragioni altre volte addute, sarà tra la c b, & la h b; & per tal via haueremo la chorda E,
che con la D contenerà il sopradetto Tuono, accresciuto di quelle parti, che fanno dibisogno; & sarà la Vl
tima chorda acuta del primo Tetrachordo, & la Prima graue del secondo. Et per ritrouare la Seconda, la
quale sia distante per vn Semituono maggiore dalla E, & per vno Essachordo minore dalla A; fa di-
bisogno di sapere primamente la ragione della sua proportione, la quale è, come hauemo veduto, che'l detto
Essachordo si aumenta di vna settima parte del Coma, come si accresce etiandio il maggiore. Per il che pren
deremo la linea c b diminuta di vna settima parte del Coma c b, & d b, & diuideremo il restante in
otto parti equali: conciosia che 8 è il termine maggiore della proportione dello Essachordo; pigliando dipoi
cinque parti solamente, che saranno per il termine minore in punto i, haueremo tra il Tutto della diuisa,
& la i b, che sarà. la chorda F, il detto Essachordo, collocato nella sua uera proportione; & tra la c b,
& la i b lo accresciuto di tal parte. Aggiungeremo hora a questa sesta chorda, la setttima, la quale sarà da
lei distante per vn Tuono maggiore: ma bisogna sapere primieramente, che proportione habbia con la prima,
& di quanta quantità questo interuallo, che si nomina Eptachordo minore, si accresca, o diminuisca; & ri-
trouaremo, che la sua vera proportione è la Superquadripartientequinta, & che si accresce di quattro delle
sopradette parti: Conciosia che di quelle parti, che si diminuisce quello interuallo, che si aggiunge oltra la
settima chorda, per venire alla ottaua, di quelle medesime si accresce lo Eptachordo, che le è posto auanti. Et
di quanto tale interuallo si fa maggiore, di tanto si diminuisce lo Eptachordo. Et perche quello interuallo, che
resta per andare alla Diapason, è il Tuono maggiore, il quale si diminuisce di quattro settime parti del Co-
ma; però si accresce il detto Eptachordo di tante parti. Il medesimo anco si osserua nello accommodare le al-
tre chorde, hauendo sempre riguardo a quello interuallo, che segue immediatamente quello, che si vuole ac-
commodare. Pigliaremo adunque la linea c b diminuta delle quattro parti più vicine alla c, che saran-
no quelle, che sono poste tra c & d, & cosi la diuideremo in noue parti equali; & pigliando cinque par-
ti in punto k, tra la diuisa, & la k b, haueremo accommodato il detto Eptachordo alla sua vera propor-
tione; & tra la c b, & la k b, lo haueremo accresciuto di quattro parti del Coma; & la chorda G
verrà ad esser la settima di tale ordine, & la terza del secondo Tetrachordo. A queste aggiungeremo la
ottaua chorda, la quale con la prima contenerà la consonanza Diapason, diuidendo solamente la d b in due
parti equali: percioche tal consonanza resta nella sua perfettione, cioè nella proportione Dupla, & nel pun-
to l haueremo la chorda a secondo il proposito; & tra le chorde A, . C. D. E. F. G. & a,
haueremo la Diapason tramezata da sei chorde, & diuisa in sette interualli, ciascuno de i quali è accresciuto,
ouero diminuto secondo la proportione, che se gli appartiene, nel modo che si è mostrato. Et perche diuiden-
do in due parti equali qualunque chorda si vuole, se le può ritrouare la corrispondente per vna Diapason, co-
page break
Tetrchordo Hypaton.
Tetrchordo meson.
Tet. synem.
Tetr. diezeug.
Tet. hybol.
me hò mostrato: perche dalla metà della chorda
haueremo sempre il proposito; però se noi diuide-
remo le chorde mezane della Diapason in due par
ti equali, haueremo le chorde m b, n b, o b,
p b, q b, r b; & similmente la s b, diuiden
do la estrema acuta della Diapason, che corrispon
deranno alle chorde e b, f b, g b, h b, i b,
k b, & l b in Dupla proportione. Et in tal
maniera haueremo la cōpositione del Monochor-
do temperato ne i suoi interualli, secōdo le loro pro-
portioni, & ridute le sue chorde al numero di
Quindici, contenute ne i quattro primi Tetrachor
di; alli quali volendo aggiungere il quinto, basta-
rà di aggiungere in esso solamente la chorda Tri-
tesynemennon, cioè di accommodare il Semituono
maggiore, & il minore alle loro proportioni. Et
perche il minore (come hò detto) resta nella pro-
portione Sesquiuentesimaquarta, la quale è ratio-
nale; però diuideremo la linea, o chorda m b in
ventiquattro parti equali, & pigliandone venti-
cinque dalla parte destra in pūto t, haueremo la
chorda t b, la quale ne darà il nostro proposito:
percioche le chorde l b, t b, n b, et o b, sarā
no le chorde del Tetrachordo synemēnon, che noi
cerchiamo; ancora che le chorde l b, n b, &
o b, siano a gli altri Tetrachordi communi. Ma
quando vorremo ritrouare nel graue alcuna chor
da, che corrispondi con vna acuta in proportione
dupla, & faccia vdire la consonanza Diapason,
raddoppiaremo la chorda acuta, & haueremo il
proposito. Onde se noi uorremo ritrouare la cor-
rispondente chorda graue alla chorda t b, rad-
doppiaremo solamente la detta chorda t b, &
in punto u haueremo quello, che noi cercaua-
mo: percioche la chorda u b, con la t b, sarā-
no in proportione Dupla, & faranno la Conso-
nanza Diapason. Per tal modo adunque haue-
remo il Monochordo diuiso in cinque Tetrachor-
di, con la aggiūtione della chorda u b, la quale
con la t b (come hò detto) fa la cōsonanza Dia
pason. Onde nasce il numero di Dicisette chorde,
cioè A b. . C. D. E. F. G. a. b. .
c. d. e. f. g. & aa. come nella figura si
può vedere. Con questo mezo adunque potre-
mo hauere senza molta fatica, & senza alcuno
errore la via, & il modo di comporre il Mono-
chordo temperato ne i suoi interualli, & accom-
modato al numero delle chorde pithagorice; nel
quale potremo accommodare quante chorde vor-
remo, accrescendo, o diminuēdo li suoi internalli,
con la proportione di ciascuno, secōdo il modo ch'io
hò mostrato di sopra.
page 135

Se nelle Canzoni seguitiamo cantando gli interualli produtti da i veri,
& sonori numeri, ouero li mostrati; & della solutione di al-
cuni altri dubbij.Cap. 45.

HORA può nascere vn dubbio, considerato quello, ch'io hò detto di sopra, Se tra le parti
delle Canzoni, o cantilene, le cui harmonie nascono da gli istrumēti naturali, si odono i ve-
ri, & legitimi interualli contenuti nelle loro vere forme, o pure li accresciuti, o diminuti,
secondo il modo mostrato. Al qual dubbio si può rispondere, & dire, che veramente si
odono quelli, che sono contenuti nelle lor forme vere, & non gli altri: conciosia che la Na
tura (come vuole il Filosofo) in tutte le cose è sempre inchinata a seguire il bene, & a desiderare non solo il
buono, & diletteuole; ma il migliore, & quello anco, che è ordinato per il buono. Onde essendo ordinati tali
interualli, & consonanze per la perfettione dell'Harmonia, & della Melodia; i quali interualli sono miglio
ri, & più diletteuoli; & non solo più diletteuoli, ma appetibili maggiormente; però naturalmente nelle can
tilene vocali ci sforziamo di seguitar quelli, che sono produtti nella loro vera forma, che gli altri, i quali per
lor natura non sono ne migliori, ne più atti alla perfettione delle harmonie. Et tale inchinatione si vede esse-
re in noi per molti segni euidenti; & prima: perche ogn'vno naturalmēte fugge il contrario del bene, cioè il ma
le, & il cattiuo; & non pure esso: ma etiandio il men buono, & quello che è impedimēto del buono, & elegge
sempre il migliore, ouero fugge il più tristo; come si vede, che etiandio ogni Scienza (come dice Platone)
con tutte le sue forze scaccia da se le cose praue, & elegge le vtili, & più atte. Et è pure il douere, poi che
Ogni arte, & ogni dottrina, & similmente ogni atto, & ogni elettione, par che desiderino vn certo bene,
et ogni perfettione; onde acquistata si sforza di poi con ogni suo potere di rimanere in essa, & di conseruarla.
Vedemo dipoi, che quelli interualli, che sono nelle loro vere forme, sono maggiormente appetibili de gli altri:
perche sono migliori; & ciò vedemo ogni giorno con la esperienza in mano: conciosia che tanto quelli, che
conoscono confusamente gli estremi di alcuna consonanza, senza saper discernere il perfetto, dallo accresciuto,
o diminuto solamente, & non hanno la ragione della Participatione; quanto quelli, che hanno tal giudicio,
& tal ragione; che qualunque volta vogliono accordare i loro Istrumenti, riducono le consonanze alla loro
perfettione: Quelli, perche non le sanno temperare, & proportionare; essendo che segueno quello, che mag-
giormente li diletta, & credeno, che quella sia la forma, la quale si ricerca a volere accordare i detti istru-
menti; & cosi ingannati dal senso, non ottengono quello, che desiderano: Questi poi: perche hauendo la ra-
gione della Participatione, vengono più facilmente ad accrescerle, o minuirle; & più presto le riducono a quel
la forma, che ricerca il numero delle chorde di tali istrumenti, riducendo l'opera loro a perfettione. Et se fus-
se vero, che tanto tra le voci, quanto ne gli istrumenti si vdissero solamente le consonanze, & interualli mo-
strati di sopra, fuori delle loro naturali proportioni; ne seguitarebbe, che quelli, che nascono da i veri numeri
harmonici, non si ritrouassero mai posti in atto; ma si bene, che fussero in potenza; la qual potenza sarebbe
vana, & frustratoria: conciosia che ogni potenza naturale, quando per alcun tempo non si riduce all'atto,
è senza vtilità alcuna nella natura. Et pur si vede, che Iddio, & la Natura non fanno mai cosa alcuna in
vano; Però bisogna dire, che tal potenza si riduca alcune volte in atto. Onde non si potendo ridurre col me-
zo de gli istrumenti nominati di sopra, è necessario, che si riduca col mezo delle voci; altramente il Nume-
ro sonoro, o harmonico mostrato altroue, il quale è la cagione delle consonanze, & si ritroua nelle quantità
sonore, sarebbe al tutto vano, & superfluo nella natura. Per quello adunque che si è detto, si può conclude-
re, che quelli interualli, che si odeno nelle cantilene uocali, sono contenuti nelle loro vere forme, che si ritroua
no (come hò detto molte fiate) tra le parti nel Numero senario. Ma potrebbe forse alcuno dire, Se la natura
è inchinata à seguire il buono, & il migliore; & se gli interualli, che nascono da i numeri harmonici, sono mi
gliori de gli altri, & per conseguente più consonanti; da che nasce, che spesso vdimo nelle cantilene vocali
vn non so che più presto di dissonanza, che di consonanza? A questo si può dire, che può procedere da molte
cagioni; Prima: perche alcuno delli cantori potrebbe hauere l'vdito imperfetto, & impedito; il quale sopra
ogn'altra cosa debbe essere in quelli, che essercitano la Musica, senza diffetto alcuno. Dipoi, perche potreb-
be essere, che le voci de i cantori fussero tra loro sproportionate; onde essendo l'vna chiara, & soaue; &
page 136l'altra per il contrario oscura, & sgrabata, non può seguire concento, che sia buono. Potrebbe anco essere,
che l'vno de i cantori hauessi maggior fianco, & che più si facesse vdire dell'altro: Ouero, che l'vno hauessi
tal natura, che nel cantare crescesse più del douere la voce nell'acuto, & l'altro la distendesse volentieri ver-
so il graue; le quali cose sarebbeno cagione, che non si vdirebbe mai alcuno concento, che fusse buono. Ma
quando le Voci fussero tra loro proportionate, & bene vnite, senza hauere alcuno impedimento; & fossero
proferite da i Cantori con qualche discrettione, & con buon giudicio; di maniera che l'vna voce non supe-
rasse l'altra; io tengo per fermo, che tali interualli si vdirebbeno perfetti; & che gli vditori piglierebbeno
non poco piacere, & contento delle cantilene, che vdissero: percioche oltra gli altri accidenti, che intrauen-
gono nel cantare le parti, si vdirebbe alle volte alcuni accenti, & (come si dice) alcune tirate di gorgia,
con alcune diminutioni, che ne gli istrumenti arteficiali non si possono vdire. Dirà forse qui alcuno; ponia-
mo, che quello, che si è detto sia vero; non ne segue da questo vn grande inconueniente; che qualunque vol-
ta si accompagnerà gli istrumenti arteficiali con le voci humane, mai queste con quelli per alcun modo si po-
tranno vnire? Io rispondo, che chi vorrà essaminare minutamente la cosa, ritrouarà, che questo inconueni-
ente accade infinite volte: conciosia che mai, o rare uolte auiene, che le Voci co i Suoni si accordino tanto per-
fettamente, che non si oda alcuna discrepanza tra loro, ancora che sia minima. Et benche pari a molti, che
si vniscano; questo auiene per la picciola distanza, che è tra loro; della quale l'vdito di quelli, che non han-
no molta prattica, & buon giudicio delle cose della Musica, non può esser capace. Non è però impossibile,
che le Voci non si possino vnire perfettamente co i Suoni, senza intrauenire alcuno inconueniente; tanto più
(come altroue hò detto) che la Natura desidera sempre di accostarsi al Buono, & al Migliore; pur che sia
conosciuto, il quale è per se desiderabile; & è il suo propio di fuggire il Tristo, che è abomineuole, & Quello
che è ad impedimento del buono.Onde il Sentimento non puo sofferire la Dissonanza, che si vdirebbe,
quando il cantore uolesse seguire naturalmente gli interualli, che nascono secondo la natura de i Numeri so-
nori; & perciò cerca di vnire le Voci con li Suoni, più che puote. Et questo non gli è difficile: perche alle Vo-
ci naturalmente è concesso, che per ogni uerso si possino piegare, & farsi di graui acute; & per il contrario,
di acute graui, con quel modo, che più torna commodo. Ne la Natura le hà posto alcun termine, o fine; se
non nel modo, che noi habbiamo veduto nella Prima parte. Ma gli Istrumenti arteficiali non possono fare
questo: conciosia che sono stabili, & non si possono variare, o mutare di suono per alcun modo; hauendogli
l'Arte posto vn certo termine, ouer fine. Ma accordasi pure, & vniscansi perfettamente quanto si vogli-
no queste due cose insieme; che quando poi si separeranno l'vna dall'altra, le Voci ritornaranno alla loro per-
fettione, & gli Istrumenti rimaneranno nella lor prima qualità, & quantità. Ne questo ci debbe parer stra
no, poi che si veggono maggiori effetti nelle cose naturali, nell'approssimarsi, o nel mescolarsi l'vna con l'al-
tra. Et non solamente si vede nelle cose; che hanno tra loro qualche conuenienza; ma tra quelle etiandio,
che sono l'vna all'altra al tutto contrarie: Percioche pigliano tra loro scambieuolmēte la qualità dell'vno, &
dell'altro (essenda vero, che ogni Agente, il quale opera alcuna cosa, nel farla viene a repatire) Ouero vna di
esse solamente pigliando la qualità del suo contrario; separate dipoi, alla lor prima qualità, o natura,
& nel loro primo essere. Questo potemo vedere commodamente nell'Acqua, che è per natura fredda, &
humida, che approssimata al suo contrario, cioè al Fuoco, che è caldo, & seco, piglia la qualità del Fuoco;
cioè diuenta calda: ma separata poi, ritorna nel suo primo stato, cioè diuenta fredda. Il medesimo intra-
uiene nelle altre cose naturali, le quali per la consuetudine mai non sono variate di natura; come si vede nelle
cose graui, la cui natura è di passare al centro; che quantunque siano gettate in alto violentemente in finite
volte, mai pigliano natura di ascendere: ma sempre declinano al basso, come è manifesto della Pietra, che
per sua natura è sempre inchinata a discendere al centro. Questo istesso potemo dire della Voce humana, che
quantunque molte volte sia violentata dal suono de gli istrumenti arteficiali, non resta per questo, che dopo
che si scompagna non ritorni alla sua prima natura. Soggiungerà etiandio forse alcuno, Che con maggior
piacere, & diletto, il più delle volte vdimo li suoni, & le harmonie de gli Istrumenti arteficiali, come sono
Organi, Clauocembali, Arpicordi, Leuti, & altri simili, che non vdimo il concento, che nasce dalle voci.
Et questo è vero, perche questo può nascere dalla disproportione, che si troua tra le Voci, & dalla propor-
tione, & temperatura posta tra i Suoni dello istrumento: percioche il buono Artefice hà cercato di imitare
in esso la natura, quanto hà potuto, & di ridurlo a quella perfettione, che dall'Arte gli è stato concessa;
proportionando con tal temperamento li suoi interualli, di maniera che l'vno non superi l'altro in alcuna qua-
page 137lità; accioche in esso non si oda alcuna discrepanza: La onde restando dipoi lo Istrumento in tale accordo, &
temperatura, & in uno ordine di suoni inuariabile, l'Vdito molto si diletta nell'harmonia, che nasce da lui;
essendo massimamente, che per natura si diletta dell'ordine proportionato. Ma se per caso tale ordine, & tē-
peratura muta qualità; pare che immediatamente quelli suoni, che da lui nascono sommamēte offendino. Que
sto medesimo vedemo intrauenir spesso nelle Voci, che essendo disproportionate, & male vnite, non si possono
vdire: Ma se sono proportionate, & bene vnite, sommamente dilettano a i sentimenti. Onde senza dubbio al
cuno, allora con maggior diletto si ode un'harmonia, & vn concento di voci, che'l concento, che nasce da qual
si voglia istrumento. Questa adunque è la cagione, perche alle volte vdimo con maggior dilettatione il suono
di vno istrumento, che l'harmonia, che nasce dalle voci; ancora che tale istrumento sia poco buono, & li suoi
suoni ottimamente siano proportionati; & le voci siano buone, & sonore; ma tra loro disproportionate, et ma
le vnite. Et ciò non ne debbe parer strano, poi che alle fiate con maggior diletto, maggior contento, & con più
satisfattione vedemo vn bel Cauallo, il quale sia ben formato, & proportionato, che vno Huomo difforme, et
brutto; & pur l'Huomo è il più leggiadro, & il più nobile animale, che si ritroui tra mortali; & vna del-
le marauigliose cose, che Iddio benedetto habbia creato. Ma che si può dire a questo? se non, che la Natura
sommamente hà in odio quelle cose, che nella lor specie sono imperfette, disproportionate, & mostruose; &
si compiace maggiormente in quelle, che sono più vicine alla loro perfettione.

Della Inspessatione del mostrato Monochordo diatonico, dalle chorde
del genere Chromatico.Cap. 46.

RESTA hora, che noi vediamo, in qual modo si possa inspessare vtilmente il Monochor-
do diatonico mostrato di sopra, dalle chorde del Chromatico, & da quelle dello Enharmo
nico. La onde si debbe auertire, che hauendosi aggiunto, nella compositione mostrata il
Tetrachordo synemennon col Tetrachordo meson; per tale congiuntione, il Tuono, che è
posto tra la chorda a, et la , viene ad esser diuiso dalla chorda b in due parti; cioè
in vn Semituono maggiore, & in vno minore; per il che a caso nasce un nuouo Tetrachordo, tra le chorde
a. b. . & d: imperoche tra la, & la b si ritroua il Semituono maggiore; tra la b, & la il Se-
mituono minore; et tra la , & la d il Trihemituono; come nelle sottoposte quattro chorde si può vedere.
Diatessaron.
Tuono.
Ditono.
d. Nete synemennon.
Trihemituono.
. Para mese.
Semituono minore.
b. Trite synemennon.
Semituono maggiore.
a. Mese.
Et perche tale Tetrachordo non si assimiglia per alcun modo ad alcuno delli Tetrachordi diatonici, posti nel
cap. 16. non si può con verità dire, che sia Diatonico; ma si bene si può dire, che sia Chromatico: percioche
molto si accosta al Chromatico molle di Tolomeo: essendoche procede dal graue all'acuto per un Semituono
nel primo interuallo, nel secondo similmente per vn'altro Semituono, & nel terzo per vno Trihemituono, se-
condo la forma de i Tetrachordi chromatici gia mostrati. Si che potemo veramente dire, che questo sia il ue-
ro Tetrachordo chromatico ricercato, vtile, & necessario molto alla inspessatione del mostrato Monochordo
diatonico. Et se alcuno volesse dire, che gli Antichi poneuano il minore interuallo nella parte più graue de i
loro Tetrachordi, & gli altri poi per ordine di maggiore interuallo; & che in questo si ritroua primamen-
te il Semituono maggiore, & dipoi il minore; A costui risponderei, che questo importa poco, poi che tal
cosa non viene fatta fuori di proposito: perche tali interualli sono naturalmente collocati, secondo che la
natura de i Numeri harmonici lo comporta, i quali ne danno prima nella parte graue le parti, ouero
page 138interualli maggiori, & dipoi per ordine le minori, si come nel cap. 39. disopra hauemo veduto. Per la qual
cosa noi douemo prouedere di collocare gli Interualli in tal maniera, che possiamo acquistare tutte quelle con-
sonanze, che sono atte alla generatione dell'harmonia perfetta; & non hauere riguardo, che non sia posto il
maggiore interuallo ne i Tetrachordi auanti il minore, & dipoi ne segua la perdita di molte consonanze. Ha-
ueano bene gli Antichi tal riguardo; ma non faceuano il concento loro al modo, che faciamo noi; & haueua
no opinione, che i maggiori interualli (come altroue hò etiandio detto) si componessero delli minori. Ma qua-
le sia più ragioneuole da dire che i maggiori interualli si componghino in cotal maniera: o pure che le consonā-
ze, & gli interualli maggiori naschino dalli minori, lo vederemo più oltra. Se adunque l'hauer posto il mag-
gior Semituono auanti il minore, nō fa cosa alcuna; non farà etiandio, che tale Tetrachordo non sia Chroma-
tico; poi che non è ne Diatonico, ne meno Enharmonico. Ha adunque questo Tetrachordo, tra la chorda
& la il Semituono minore, che non si vsa nelle modulationi diatoniche, ne anco nelle Enharmoniche; et
tra la chorda & la d, hà il Trihemituono incomposto, che nel diatonico è composto, il quale è contenu-
to dalla proportione Sesquiquinta; si come è contenuto quello interuallo, che è posto nella parte acuta del Chro
matico molle di Tolomeo; come si può conoscere riducendo le quattro mostrate chorde nelle loro propie forme,
che sono contenute tra gli harmonici numeri; come nel cap. 15. della Prima parte, nelle chorde del primo Te
trachordo detto Hypaton, si come nella sottoposta figura si può chiaramente vedere.
Diatessaron.
Tuono mino.
Semidit.
60. E. Hypate meson.
Trihemituono. Sesquiquinta.
72 . Lychanos hypaton.
Semituono minore. Sesqui 24.
75. C. Parhypate hypaton.
Semituono maggiore. Sesqui 15.
80. . Hypate hypaton.
Et ancora che lui sia nelli due primi interualli molto differente dal Chromatico molle; questo etiandio importa
poco; considerato il poco vtile, che si caua da quelli interualli: essendo che non possono dare alcuna consonan-
za, come allora sarebbe manifesto, quando adoperar si volessero. Questo Tetrachordo adunque verrà ad esse
re la forma de gli altri quattro Tetrachordi, quando vorremo inspessare il Monochordo posto di sopra nel cap.
40.
E ben vero, che quando si ponessero in tal Monochordo, che contenessero tali proportioni; più presto si ver
rebbe a generare confusione, che commodo; per la moltitudine delli Tasti, & delle chorde, che si accrescereb-
beno, per poter ritrouare le consonanze secondo il proposito, oltra le mostrate. Però riduremo solamente il so-
pradetto Trihemituono tra le chorde diatoniche al modo mostrato, facendolo minore in ogni Tetrachordo Coma, come facemmo di sopra; & per tal modo, oltra lo incommodo, che si leua alli Sonatori,
haueremo schiuato molte cose, che sarebbeno state molto strane da vdire; per li passaggi, che si farebbe dall'v-
no interuallo all'altro; le quali non si odono dopo la Participatione. Accommodaremo adunque il Trihemituo
no al suo luogo propio in questa maniera; aggiungendo alla chorda acuta di ogni Tetrachordo del Monochor-
do posto di sopra, vna chorda nel graue, che sia da lei distante per vna Sesquiquinta. Questa poi aggiunta alla
acuta detta di sopra, verrà a contenere il ricercato Trihemituono; & similmente verrà a diuidere il Tuono
maggiore di ogni in due parti, secōdo la ragione dello interuallo posto nel detto Tetrachordo; di
modo che tra la prima & la seconda diatonica, & tra la aggiunta & la detta chorda acuta, haueremo il Te
trachordo chromatico, secōdo il nostro proposito. Tal chorda dipoi ridutta alla sua proportione, col mezo della
Participatione, ne darà il Monochordo diatonico inspessato dalle chorde chromatiche in ogni Tetrachordo; del
qual Monochordo nō mi estenderò a dimostrare più cosa alcuna; per essere il suo ordine ne gli istrumēti moder
ni, gia tanto tēpo vsati, che hormai da ogn'vno può esser conosciuto: Nelqual ordine, accioche le chorde chroma
tiche fussero più facilmēte conosciute dalle altre, colui che accōmodò il Tastame loro, nel modo che si vede, fece
li Tasti colorati; et forse lo fece, perche sapeua, che il Chromatico era detto Colorato dal colore, come disopra nel
cap. 16. fu detto. Ne fu solamēte cōtento di inspessare cō tal chorde i sopradetti Tetrachordi, diuidēdo il Tuono
page 139maggiore in due parti: ma diuise etiandio li minori in due Semituoni, l'vno maggior dell'altro; si come in tali
Istrumēti si può vedere. Et questo, credo io che facesse, per maggior cōmodità delli Sonatori, accioche potesse-
ro nel graue, et nell'acuto esprimere cō maggior libertà nelle loro modulationi, variati Modi, et variate Har
monie. Le chorde colorate poi furono da i Musici prattici segnate nelle loro cātilene, et notate cō due segni; si co
me la Tritesynemenō con questa lettera rotunda di Guidone, la quale chiamano molle; & cosi tutte
quelle, che sono cōsonanti con questa, tanto nel graue, quāto nell'acuto, per vna Diapason, oueramente per vna
Diapēte, o per vna Diatessaron; L'altre poi notarono con questo segno , il quale nominano Diesis; forse
hauendo la opinione di Filolao, il quale (come recita Boetio) diceua, che quel Spacio, per il quale la Sesquiterza
è maggiore di due Tuoni; si chiamaua Diesis; il qual spatio alcuni Moderni chiamano Semituono minore:
perche il più delle volte si pone, per fare l'interuallo del Semituono, come altroue vederemo. Et quando vole-
uano che tal Semituono si cantasse in alcun luogo delle lor cantilene, & saliuano dal graue all'acuto, poneua-
no il b: ma quādo discendeuano dall'acuto nel graue, poneuano il , il che fanno anco li più Moderni, quan
do salendo, & discendēdo, col mezo di tali segni, o chorde, vogliono porre il Tuono. Credo che questo segno
fusse introdutto da alcuni, che si sognarono, che il Tuono fusse, o si componesse di noue Coma; ouer che si po-
tesse diuidere almeno in tante parti: percioche voleuano, che il Semituono maggiore fusse di cinque Coma, et
il minore di quattro; & per questo, quando procedeuano dalle chorde diatoniche alle chromatiche, nel modo
ch'io hò detto; per lo spatio di vn Semituono poneuano tal segno, per dinotarci questo interuallo: perche hebbe
ro opinione (come hanno anche molti de i Moderni) che tale interuallo fusse il Semituono minore, & fusse di
quattro Coma; onde segnauano il spacio con quattro virgolette incrociate, che sono le quattro poste in tal se-
gno: conciosia che seguiuano l'ordine delle chorde, il numero, & le proportioni Pithagorice, mostrate di so-
pra. Ma quanto costoro si ingannino, facilmente si può comprendere da quello, che detto, & veduto hauemo
di sopra, & da quello, che dice Boetio nel cap. 15. del Terzo libro della Musica, mostrando che il Tuono di
proportione Sesquiottaua è maggiore di otto, & minore di noue Coma. Et nel cap. 14. dice, che'l Semituono
minore è maggiore di tre Coma, & minore di quattro. Però adunque se'l Tuono è maggior di otto, & mi-
nor di noue Coma, & non si può hauere certezza alcuna della sua quantità; parmi certamente grande arro-
ganza, il volere affermare determinatamente vna cosa, che la Scienza pone in dubbio, & indeterminata.
Onde se questo interuallo non si può denominare con vna quantità determinata, minormente si potranno de-
nominar quelli, che sono minori; come sono il Semituono maggiore, & il minore, & gli altri simili.

In che maniera possiamo inspessare il detto Monochordo con le chor-
de Enharmoniche.Cap. 47.

VOLENDO dipoi inspessare il detto Istrumento con le chorde Enharmoniche, accioche
noi habbiamo in ogni Tetrachordo il Semituono maggiore diuiso in due Diesis, porremo so
lamente vna chorda in mezo di esso in tal maniera, che cō vna delle nominate diatoniche,
o chromatiche, sia consonante, & haueremo il nostro proposito. Ma auanti che più oltra
si proceda, parmi di douer mostrare le Proportioni del Tetrachordo, accioche quando si vo
lesse il Monochordo diatonico sintono, si possa saper la ragione delli suoi interualli. Per il che biso-
gna auertire, che procedendo ogni Tetrachordo Enharmonico dal graue all'acuto per due Diesis, & vno Di-
tono incomposto; si come molte fiate si è detto: douemo eleggere quello, che hà li suoi interualli contenuti da
proportioni, che ne possino condurre all'vso dell'harmonia perfetta; Ne douemo hauer riguardo a quelli, che
sono stati posti in molti Tetrachordi da gli Antichi: poi che non sono atti alla generatione de i concenti per-
fetti, & poco fanno al nostro proposito. La onde douemo eleggere quelli interualli, che sono vtili; accioche nō
si venghi à moltiplicar le cose senza alcuna necessità. Et si debbe auertire, ch'io dico quelli Interualli essere
vtili, i quali aggiunti ad alcuno altro, ne danno alcuna consonanza. Però eleggeremo primieramente quello,
che si può eleggere delli Tetrachordi mostrati di sopra, che sia vtile, & al proposito; dipoi aggiungeremo
Interualli, contenuti da tali proportioni, che dopo che sarà inspessato il sopradetto Monochordo, secondo le ra-
gioni delle proportioni, ch'io son per mostrare, ogni chorda habbia la sua corrispondente diatonica, o chroma-
tica, che sia consonante. Il Ditono adunque che pone Tolomeo nel suo Tetrachordo Enharmonico, posto
nel cap. 37. farà al nostro proposito: percioche è interuallo consonante, & la sua vera forma si ritroua
page 140collocata tra li numeri, che contengono le proportioni, che sono tra le parti del Senario; & non è in cosa al-
cuna differente dal Ditono posto nel monochordo diatonico sintono; ancora che si consideri composto nel Dia
tonico, & nell'Enharmonico senza alcuna compositione: conciosia che l'vno, & l'altro è contenuto dalla
proportione Sesquiquarta. Questa adunque sarà l'interuallo acuto di questo Tetrachordo, & haueremo tre
chorde, cioè le Due estreme di ciascuno Tetrachordo diatonico, o chromatico, che sono communi a ciascuno
genere, & la Seconda graue, la quale medesimamente a ciascuno è commune. Questa dopo che si hauerà ri-
trouata la Quarta chorda, la quale diuida il Semituono di ciascun Tetrachordo diatonico, & Chromatico
in due parti, sarà la Terza acuta del Tetrachordo Enharmonico. Porremo adunque la Seconda chorda En-
harmonica tra la prima, & la seconda diatonica in questo modo, facendola distante dalla Prima per vna
proportione Sesquiuentesimaquarta, cioè per il spacio del Semituono minore, che sarà il Diesis maggiore di
questo Tetrachordo; & dalla Secōda per vna Supertripartiente 125. che sarà il Diesis minore; & hauere-
mo questo Tetrachordo;Nel quale potremo vedere l'vtile, che ne dà la Seconda chorda graue: conciosia
Diatessaron.
Semit. maggiore.
Diesis.
Diesis.
Ditono
300. a. Mese.
Sesquiquarta.
375. F. Lychanos meson.
Supertripartiente 125.
384. [[mus.hsharp]]. Parhypate meson.
Sesquiuentesimaquarta.
400. E. Hypate meson.
che aggiunta alla terza chorda del Tetrachordo Hypaton chromatica, che è la hypaton, si potrà
vdire il Ditono, contenuto dalla proportione Sesquiquarta. Ma perche (come hò detto) le Due estreme, &
la Terza chorda del detto Tetrachordo sono communi; però basterà solamente di aggiungere in ogni Tetra
chordo la detta chorda Enharmonica, la quale si potrà facilmente hauere, quando si aggiungerà alla Terza
chorda di ciascun Tetrachordo chromatico verso l'acuto vn'altra chorda, che sia distante per vna proportio-
ne Sesquiquarta. Questa poi, dopo che si hauerà proportionata nelli sopradetti istrumenti, sarà di tale vtile,
& tanto; che ogni chorda diatonica, & ogni chromatica delli detti istrumenti, si verso il graue, come e-
tiandio verso l'acuto, hauerà vna chorda corrispondente per vn Ditono, & per vn Semiditono; & ne da-
rà vn tale ordine, dal quale potremo comprendere, quanto vaglia l'Arte aiutata dalla Natura, nel congiun
gere, & collocare mirabilmente, con bello, & regolato ordine le chorde Chromatiche tra le Diatoniche; &
tra l'vne, & l'altre di queste, le Enharmoniche; Le quali si conosceranno nel Tastame delli detti Istrumenti
in questo: che a differenza delle diatoniche, & delle chromatiche, si porranno di colore rosso; come nel sotto
posto istrumento si può vedere.Ma si debbe sempre auertire, come altre volte hò detto, che quelle chor-
de sono poste con qualche vtilità in vno istrumento, & in alcuno ordine, le quali sono in tal maniera colloca-
te, che verso il graue, ouero verso l'acuto hanno vna chorda corrispondente consonante per vna Diapente, o
per vna Diatessaron, oueramente per vn Ditono, ouero per vn Semiditono; come sono quelle, che si ritro-
uano in questo istrumento. Cosi per il contrario, quelle sono poste senza vtile alcuno, quando non hanno tali
corrispondenti: percioche niente, o poco tornano al proposito alla generatione di alcuna consonanza. Potrà
adunque ciascuno per lo auenire fabricare uno istrumento alla simiglianza di quello ch'io hò mostrato; il qua
le sarà commodo, & atto a seruire alle modulationi, & harmonie di ciascuno delli nominati generi; Et que-
sto non parerà ad alcuno difficile: percioche vno de tali istrumenti feci fare io l'anno di nostra salute 1548.
in Vinegia, per vedere, in qual maniera potessero riuscire le harmonie Chromatice, & le Enharmonice; &
fu vn Clauocembalo, & è anco appresso di me, ilquale fece Maestro Dominico Pesarese fabricatore eccel-
lente di simili istrumenti; nel quale non solamente li Semituoni maggiori sono diuisi in due parti, ma anche
tutti li minori. Et ancora che se ne potessero fare de gli altri con diuerse diuisioni: nondimeno io credo, che
page 141
Difficile est, nisi docto homini, tot tendere chordas.
da loro si possa cauare poca vtilità: percioche in loro senza alcuna necessità sono moltiplicate le chorde; le
quali (oltra le mostrate) non sono atte ad esprimere altri concenti, più diletteuoli, che quelli che fanno vdire
quelle, che sono collocate nel mostrato istrumento; i quali veramente sono Diatònici, ouer Chromatici, o pu
re Enharmonici. Et se alcuni credessero, che possino esprimere altri concenti, che li tre sopradetti; di gran
lunga s'ingannano: perche niuna altra specie di Diatonico, ne di Chromatico, ne di Enharmonico si può ri-
durre (come altroue hò mostrato alla sua perfettione) come facendone ogni proua, ciascuno da se lo potrà ve-
dere. Ma perche io credo, che hormai la Diuisione di cotali generi, & la loro natura sia nota a ciascuno in-
gegnoso; però non mi estenderò più oltra, in voler dare di loro alcuna altra ragione: Conciosia che gran par-
te delle difficultà, che potranno occorrere, & saranno di qualche importanza in questa Scienza, si potran-
no vedere dimostrate, & con ogni diligenza esplicate nelle nostre DEMOSTRATIONI harmoniche; le
altre cose poi lasserò al giudicio del discretto Lettore, che si hauerà nel maneggio de i Numeri, & delle Misu
re ottimamente essercitato. Dirò adunque per concludere, che questo è vn'Istrumento, sopra il quale si potrà
essercitare ogni ottimo Sonatore, non solamente nelle harmonie diatonice: ma etiandio nelle chromatice, &
nelle Enharmonice: quando potrà ridurle alli Modi antichi: oueramente quando a i nostri tempi potranno
riuscire megliori, & più soaui di quello, che si odeno. Et dirò anco, che quando si volesse aggiungere al nu-
mero delle mostrate chorde alcuna altra chorda, senza dubbio sarebbe cosa vana, & superflua: conciosia
che vanamente, & fuori di proposito si moltiplicano le cose, quando da quelle nō si può cauare alcuna vtili-
page 142tà, & gli interualli vtili, & necessarij, che concorrono alla costitutione di ogni genere di harmonia, sono
già accommodati a i loro propij luoghi.

Che è più ragioneuole dire, che gli Interualli minori naschino dalli
maggiori; che dire, che i maggiori si componghino de i mino-
ri; & che meglio è ordinato l'Essachordo moderno, che
il Tetrachordo antico.Cap. 48.

HORA uoglio satisfare a quello ch'io promessi di sopra, quando dissi di voler mostrare,
quale è più ragioneuole, che i maggiori interualli si componghino delli minori; ouero che
le consonanze, o minori interualli naschino dalli maggiori. Però adunque si de sapere,
che (come altroue hò detto) gli antichi Greci hebbero questa opinione, che le consonan-
ze, & gli altri interualli maggiori si componessero di più interualli minori; la onde ha-
ueano vno interuallo Minimo, il quale poneuano indiuisibile, si come poneuano la Vnità nell'Arithmetica;
& lo chiamauano Primo di tal genere; come accenna Aristotele nel lib. 10. della Metafisica, il quale (se-
condo il mio parere) seguendo la opinione di Aristosseno, pone nella Musica il Diesis, come etiandio lo pone
nel Primo libro della Posteriora dicendo; ἐν δὲ μὲλει δίεσις; cioè nel canto è il Diesis; & vuole che ello sia la
misura cōmune di ogni consonanza, si come la Vnità è cōmune misura di tutti li numeri. Ma parmi che ciò
diceuano fuori di ogni proposito; et che dalla diuisione della Diapason habbiano origine tutte le cōsonanze, &
gli altri interualli musicali quantun minimi: imperoche veramente ella è la prima in tal genere, & è la ca
gione de tutti gli altri interualli, & la loro misura cōmune; & ciò cōferma Marsilio Ficino nello Epinomide
di Platone
, quando parla della Forma di tal consonanza, & dice; che la Dupla è riputata esser proportio-
ne perfetta; primieramente perche ella è la Prima tra le proportioni, generata tra la Vnità, & il Binario:
dipoi, perche mentre pare, che si habbia partito dalla Vnità, restituisce tale Vnità raddoppiandosi. Oltra di
ciò dice, che contiene ogni proportione in se: conciosia che la Sesquialtera, la Sesquiterza, & le altre simi-
li, sono in essa come sue parti. Et tutto questo si verifica della Diapason nella Musica: la cui forma è essa Du-
pla: percioche è la più perfetta di ogn'altra consonanza, & non patisce mutatione alcuna delli suoi estremi:
& mentre pare, che si parta da vna certa vnità de suoni, restituisce tale vnità raddoppiandosi nelle sue
parti. Similmente contiene in se (come hò detto) ogni semplice consonanza, & ogni minimo interuallo.
Onde nō è marauiglia, se tutti li Greci, di commune parere, la chiamarono Διὰ πασῶν; percioche hà ragione
in qualunque altra consonanza, ouero in qual si voglia altro interuallo; essendo che se è semplice, & è mino
re, tale interuallo è vna delle sue parti; & se è composto, & maggiore, è composto di lei, & di vna delle
sue parti, nel modo che nel cap. 16. della Prima parte hò mostrato. Et ciò si può comprendere da questo:
perche veramente li Suoni hanno più della quantità Continoua, che della Discreta, come si può chiaramente
vedere; che quando noi ponemo insieme la Diapente, & la Diatessaron; l'vna delle quali è contenuta da
Cinque chorde, & l'altra da Quattro; viene la Diapason, che è contenuta tra Otto chorde, & non tra No
ue: ancora che cinque, & quattro posti insieme facino Noue. Et questo auiene, percioche l'vna, & l'altra si
congiungono ad vn termine commune, come è il propio della Quantità continoua; il qual termine è la chor-
da più acuta della Diapente posta nel graue, & la più graue della Diatessaron posta in acuto, congiunte in-
sieme in harmonica proportionalità; oueramente per il contrario nella congiuntione arithmetica: perche la
chorda più acuta della Diatessaron posta nel graue, & la chorda più graue della Diapente posta in acuto,
verrebbe ad essere questo termine commune. Ma cosi come è errore a dire, che il Tutto diuisibile si compo-
ni delle sue parti: essendo che il Tutto è prima di esse; cosi è errore a dire, che la Diapason si componi della
Diapente, & della Diatessaron, & di altre Consonanze, che sono le sue parti: percioche è prima di ciascuna
altra. Però dico, che meglio, & con più ragione diuisero i Moderni il loro Essachordo in Tuoni, & in Semi
tuoni; che non fecero gli Antichi greci il loro Tetrachordo: conciosia che questi posero nella parte graue de
i loro Tetrachordi gli interualli di minor proportione, & di poi per ordine quelli di maggiore; & quelli fe-
cero il contrario, posero li maggiori nel graue de i loro Essachordi, & nell'acuto i minori; come è il douere,
& come ne danno i numeri harmonici; si come nel cap. 39. di sopra si è potuto .
page 143

Che ciascuno delli Generi nominati, si può dire Genere, & Specie; &lb> che ciascuna altra diuisione, ouero ordinatione de Suoni sia
vana, & nutile.Cap. 49.

NE ANCO è da lassare di dire, che noi potemo chiamare li predetti Generi, secondo di
uersi rispetti, Generi, & Specie: conciosia che si possino considerare in due maniere, pri
ma in quanto all'vso de gli Antichi, dipoi in quanto allo vso de i Moderni. Onde con-
siderati secondo l'vso de gli Antichi, i quali più presto cercarono di variare le loro Modu-
lationi, che di peruenire all'vso perfetto delle harmonie, col mezo dello acquisto di tutte
le consonanze; ritrouaremo uarie diuisioni, & diuerse forme di Tetrachordi, come hò mostrato; ridutte sot-
to uno di questi tre capi Diatonico, Chromatico, & Enharmonico. Et perche quelle cose, che si sottopongono
ad alcuno Vniuersale sono dette Specie; & quello Vniuersale, che contiene sotto di se tali Specie, è detto Ge-
nere; però primamente si potranno chiamar Specie: percioche ciascuno è contenuto sotto questo genere vni-
uersalissimo Melodia, ouero Harmonia; dipoi si potranno nominar Generi: imperoche ciascun di loro sotto
di se hanno molte specie. Considerati poi secondo l'uso de i Moderni, con l'acquisto di tutte le consonanze, &
con la perfettione dell'harmonia, non è dubbio, che non haueremo più di una Specie di ciascuno di loro: Impero
che è impossibile, che da altri numeri, & da altre proportioni, & da altro ordine, che dal mostrato di sopra
possiamo hauere il fine desiderato. Onde non Generi, ma Specie solamente bisognerà chiamarli: percioche
non hanno sotto di se o se nō gli indiuidui, che sono questa, & quella cantilena. Et saranno medesimamente sot
toposti a questo genere vniuersale Melodia, ouero Harmonia; della quale il Diatonico, il Chromatico, & lo
Enharmonico saranno le specie. Per il che considerate al primo modo si potranno chiamare Generi, & Spe-
cie: ma considerati al secondo, si nomineranno solamente Specie. Et se bene le forme de gli interualli di ciascu
na specie di questi tre generi, mostrate da Tolomeo nel cap. 16. del Primo libro dell'Harmonica, si ritrouano
collocate tra le proportioni del genere Superparticolare; & Boetio sia di parere con Tolomeo, quando ripren-
de le diuisioni di Archita, & scriue contra Aristosseno, & Didimo, che da altro genere di proportione, che
dal Moltiplice, & dal Superparticolare in fuori, che sono generi della Proportione di maggiore inequalità,
non possa nascere alcuno Interuallo, che sia atto alla consonanza, dalla Dupla supertripartienteterza in fuori,
dalla quale nasce la consonanza Diapason diatessaron; nondimeno la Natura contraponendosi a tal legge, ne
concede molti altri interualli, i quali sono approuati dal sentimento, & confirmati dal parer di ogn'vno per
consonanti; & sono atti, & molto necessarij alle modulationi, & alla generatione delle harmonie, in ciascu-
na delle nostre Specie; & hanno le loro forme contenute tra gli altri generi di proportione. Et benche le ra-
gioni, che adduce Tolomeo contra Aristosseno, Archita, Didimo, & contra molti altri habbiano forza di
far credere ad alcuno (senza farne alcuna proua) che nelle Proportioni, & ne gli Interualli di ciascuna spe-
cie ritrouata da lui, consista la perfettione de i tre Generi; nondimeno (come hò mostrato) non si ritroua in lo-
ro perfettione alcuna. Il perche desiderando io di mostrare un modo, & vn'ordine, col mezo del quale si po-
tesse venire alla perfetta cognitione della Scienza, & alla cognitione de i veri Interualli, che fanno al propo
sito delle harmonie, che si essercitano perfettamente con le Voci, & con gli Istrumenti arteficiali; accioche
il sentimento non fusse discordante dalla ragione; fu necessario il partirmi da tal legge: percioche sarebbe in-
trauenuto a me quello, che suole intrauenire ad alcuni, che adoperano alcuno istrumento per fare qualche co-
sa; nondimeno con tal mezo non possono condurre l'opera loro a perfettione, & resta ogni loro dissegno va-
no. La onde se è vero quello, che dice il Filosofo, che Vanamente, & senza alcuno vtile si pongono quelle cose
in opera, col mezo delle quali si vuole peruenire ad alcun fine, et poi non si peruiene; io per modo alcuno nō do-
uea seguire tal legge; ne meno le Diuisioni, le Proportioni, et gli Ordini ritrouati da Tolomeo, o da altro Musi
co antico, o moderno che'l si fusse, da quelle del Diatonico sintono infuori: percioche se io nō hauesse voluto par
tirmi da tal legge, et hauessi eletto tali ordini, per dimostrare la vera proportione di ciascuno interuallo; & in
qual modo si potesse fabricare vno Istrumento, nel quale si hauesse da essercitare perfettamente le harmonie
(come è stato sempre il mio fine) & da quelli nō hauessi potuto hauere, quel ch'io desideraua; pazzia sarebbe
stata la mia, vana la mia fatica; & cotal legge, & ordini sarebbeno stati al tutto senza vtilità alcuna. Per
page 144la qual cosa non mi è paruto di fare errore, se non ho voluto sottopormi a tali oblighi: essendo ch'io reputo o-
gn'altra Diuisione, ouero Ordinatione de suoni vana, & inutile. Ne penso che alcuno mi possa con verità, et
giustamente riprendere, se io ho voluto cercare, & inuestigare il vero, et nō seguire le opinioni de gli huomini,
le quali il più delle volte sono vane, & fallaci: percioche spesse fiate diffendono, & pigliano alcuni Principij
per dimostrare alcune loro conclusioni, che sono veramente lontani dal vero, & poco fanno al proposto.

Per qual cagione le Consonanze hanno maggiormente la loro origine
dalle Proportioni di maggiore inequalità, che da quelle di
minore.Cap. 50.

PARMI hora di vedere alcuno dubbitare, & insieme voler sapere, onde sia, che le Pro-
portioni di minore inequalità non siano atte alla generatione delle Consonanze musicali:
esendo che tanto si ode la consonanza Diapason tra due suoni, de i quali l'vno sia contenu
to sotto la ragione dell'Vnità, & comparato all'altro, che si contenghi sotto la ragione del
Binario; quanto si ode tra due, de i quali l'uno habbia ragione di Binario, & sia compa-
rato a quello che sotto la ragion della Vnità è considerato: che non ui essendo altra differenza che la com-
paratione, & restando li Suoni inuariabili, non si può dar ragione alcuna, la qual ne conuinca a dire, che tal
Consonanza più presto si faccia dalla proportione Dupla, contenuta in uno de i generi di maggiore ,
che dalla Subdupla, che è cōtenuta tra vno di quelli di minore. A questo dubbio alcuni rispondeno dicendo, che
quātunque ogni Consonanza musicale possa nascere dall'uno, et dall'altro genere, quanto alla produttione sem
plice; nondimeno nel modo del prodursi, tra loro è alcuna differenza: Imperoche nella produttione delle Cō-
sonanze, il Numero sonoro comparato ad un'altro numero sonoro, si compara con più perfetto modo secondo
la proportione di maggiore inequalità, & più nobilmente ancora, di quello che si fa, comparandolo secondo la
proportione di minore inequalità. Onde hauendo ogni cosa produtta maggior dipendenza dal modo più nobile
della sua produttione, ragioneuolmente segue, che le predette Consonanze habbiano maggiormente origine dal
le Proportioni di maggiore inequalità, come da cosa più nobile, che da quelle di minore. Soggiungono etian-
dio un'altra ragione dicendo, Ne i Generi di maggiore inequalità il maggior termine contiene il minore; &
in quelli di minore si troua il contrario: per il che pigliandosi il contenere per la Forma, & l'esser contenuto
per la Materia; essendo la Forma più nobile della Materia; è manifesto, che'l Numero sonoro comparato secō
do le proportioni di maggiore inequalità, si compari con più perfetto, & più nobile modo, che secondo quelli
di minore. Et benche queste loro ragioni possino acchetar l'animo di qualcheduno; nondimeno mi pare, che pi-
gliando le Proportioni di minore inequalità nel modo, che nel cap. 30. della Prima parte fu determinato, &
come ueramente si debbono pigliare; facino poco al proposito: conciosiache suppongono, che ogni Consonanza
musicale possa nascere dall'uno, & dall'altro delli nominati generi, quanto alla produttione semplice, che si
fa di numero a numero: Ma in fatto non è cosi: percioche (come hauemo ueduto) le Proportioni di maggio-
re inequalità sono contenute sotto un genere, cioè sotto l'Habito; & quelle di minore sotto un'altro, cioe sotto
la Priuatione: & le Proportioni di maggiore inequalità sono Reali, & Positiue; & quelle di minore inequa
lità sono solamente Rationali, & Priuatiue; & le prime sono maggiori della Equalità, ma le seconde sono mi
nori. Onde essendo i termini delle prime reali: perche si trouano tra cose reali; & non li delle secon-
de: essendo che hanno al più un termine reale, è imposibile, che le Consonanze possino hauer la loro origine da
queste; poi che le Voci, & gli Suoni si cauano dalla potenza di una cosa, che percuote, & da quella che è
percossa, che sono cose reali, & hanno il loro essere nella natura; si come sono li Corpi animati, & li sonori.
Et perche la Consonanza è Suono, oueramente Mistura di suono graue, & acuto; & essendo il Suono cosa
naturale, che nasce da Istrumenti arteficiali, o naturali, che si trouano in essere tra le cose naturali; non si
può dire, che le consonanze naschino dalle Proportioni di minore inequalità, pigliate al modo detto: conciosia
che non hanno se non un termine reale, onde sono dette Rationali, & Priuatiue solamente. La onde non es-
sendo queste proportioni atte alla generatione delle consonanze; dico, che maggiormente hanno la loro ori-
gine da quelle di maggiore Inequalità, che da quelle di minore. Ma accioche non pari strano ad alcuno quel-
lo, ch'io hò detto; cioè che le Proportioni di Minore inequalità habbiano solamente un termine reale, si debbe
page 145auertire, che essendo ogni Proportione, Relatione; nella Relatione reale necessariamente cōcorreno due estre
mi reali, contenuti sotto vno genere propinquo, come appar nella sua difinitione, posta nel cap. 21. della
Prima parte
: ma nella Rationale non è inconueniente, che vno estremo possa esser compreso sotto vn genere,
& l'altro sotto vn'altro: conciosia che la Relatione (come vuole Aristotele) è di due sorti; lassando quelle,
che non fanno al nostro proposito; La prima delle quali è, quando si fa la relatione di due cose naturali l'vna
con l'altra, secondo vna certa cosa, che conuiene realmente ad ambedue. Et tal relatione è doppia: percioche
oueramente che è fondata sopra la Quantita continoua, o discreta; ouero che è fondata sopra la Potenza at-
tiua, & passiua, inquanto sono principij del fare, & del patire. Di questa seconda si potrebbe dire, che si può
considerare in due modi; cioè inquanto che tali cose non sono congiunte all'atto, onde si dicono attiue, & passi-
ue; & inquanto sono congiunte, & si chiamano Agenti, & Patienti; & si potrebbe anco dire, che tutte que-
ste Relationi sono reali, pur che siano fondate sopra la potenza Attiua, o Passiua naturale, & creata; & non
sopra la Increata: Ma per breuità lassarò ogni cosa, & dirò solamente di quella, che si troua nella Quantità
continoua, comparando due linee, ouer due quantità finite di vno istesso genere l'vna all'altra; o di quella che si
troua nella Discreta, quando si compara vn numero all'altro, nel modo ch'io hò mostrato nella Prima parte.
La onde queste Relationi sono veramente reali, & scambieuoli: conciosiache dalla natura istessa della cosa,
ogni due Quantità numerali hāno cambieuole ordine l'vna all'altra, nella ragione della misura, fondata sopra
la Quantità. Et questo si conosce: percioche si come il Mezo riguarda il Doppio, non solo per apprensione del-
lo Intelletto; ma etiandio per sua natura: cosi il Doppio hà riguardo al Mezo. La secōda Relatione poi, è quel-
la, che è fondata sopra due estremi, che non sono di vno istesso genere, ouero ordine; & questa è similmente di
due maniere: l'vna è quando l'uno de gli estremi è naturale, & l'altro della ragione, & è fondato sopra la di
pendentia di vno all'altro; si come è il Sensibile, & il Senso; & l'Intelligibile, & l'Intelletto: Conciosiache
quanto all'atto il Senso dipende dal Sensibile; hauendo noi il Senso accioche sentiamo: Similmente la Sciēza
speculatiua dipende dalla cosa, che si può sapere; & l'Intelletto da quella, che si può intendere; le quali cose, in
quanto che hanno l'esser loro tra le cose naturali, sono fuori dell'ordine dell'essere Sensibile, et Intelligibile. Per-
ilche tra la Scienza, & il Senso, è vna certa relatione reale, secondo che sono ordinate al Sapere, oueramente
al Sentire le cose: ma considerate in se, sono fuori di questo ordine; & in esso non è alcuna relatione reale alla
Scienza, & al Senso; ma solamente rationale, in quanto l'Intelletto le apprende come termini della relatione
della scienza, & del senso: Percioche (come dice Aristotele) non sono veramente dette relatiue, perche si rife
riscono alle cose: ma perche le cose si riferiscono a loro; come si vede, che vna Colonna, non hauendo ne parte
destra, ne sinistra, se non inquanto si mette alla destra, ouero alla sinistra dell'Huomo; nō fa la relatione rea
le dalla sua parte; ma si bene l'Huomo. L'altra relatione è fondata sopra la imitatione di una cosa, alla cosa
istessa, si come è la Imagine all'Huomo; onde si dice Imagine: percioche imita, o rapresenta l'Huomo. Ma
queste relationi sono molto differenti dalle due prime: per esser quelle reali, & scambieuoli: essendo che l'vno
de i loro estremi si riferisce all'altro scambieuolmente; & queste non sono scambieuoli: percioche la relatione
reale stà solamente in un termine, che è quello, che dipende, ouero imita la cosa; l'altro poi si dice solamente per
relatione: conciosia che l'altro estremo si riferisce a lui, & esso è termine di tal relatione: Di modo che si come
la cosa, della qual si può hauere cognitione, hà la relatione alla Scienza: riferendosi questa a quella, la quale ter
mina la dependenza della Sciēza; cosi l'Huomo hà relatione alla Imagine: per che la Imagine si riferisce al-
l'Huomo, et termina la sua imitatione. Dico adque in proposito, che nel primo modo della Prima relatione si
ritrouano le Specie, o Proportoni contenute nel genere di maggiore inequalità che si applicano a gli estremi di
qualun musicale interuallo; et questo, percioche li termini dell'uno, et dell'altro de i loro estremi sono reali, et
hanno cambieuole relatione l'uno all'altro: Ma nelle relationi della Secōda, sono quelle Proportioni, che sono cō
tenute nel genere di minore inequalità: cōciosia che non ui è se non vno termine reale, posto nella Equalità, che
è collocata tra le cose naturali, & è sempre stabile, & rimanente in ogni proportione; si come nel cap. 30. del-
la Prima parte
hò detto: & l'altro è rationale solamente, & imaginato. Di maniera che la Relatione è reale
se non in vno estremo, che è quello, che dipende, o imita la cosa naturale, & l'altro è detto per relatione: concio
sia che l'altro estremo si riferisce a lui, & esso è il termine di tal Relatione. Non è adunque inconueniente, che
le Proportioni di minore inequalità habbiano solamente un termine reale: poi che, alle volte la Relatione si fa
di due cose, che non sono comprese sotto vno istesso genere, ouero ordine: ma si bene sotto due generi, ouer sot-
to due ordini diuersi, come hauemo veduto: ancora che tali proportioni si potessero dire Reali, quando si consi-
page 146derassero solamente ne i puri numeri. Per le ragioni adunque ch'io hò detto, le Consonanze musicali nascono
dalli Generi di maggiore inequalità, & non possono nascere da quelli, che sono di minore per alcun modo.

Dubbio sopra quel che si è detto.Cap. 51.

POTREBBE forse alcuno dire; Poi che le Proportioni di minore inequalità sono solamē
te Rationali, & non Reali; In qual modo si potrà verificar quello, che dicono i Filosofi,
parlando delle cose, che tra loro hanno Relatione reale, & Attione scambieuole, che dal
Genere di minore inequalità non prouiene alcuna attione: conciosiache gli estremi di que-
ste Proportioni sono veramente collocati tra le cose naturali? La onde per satisfare a tal
dimanda dico che nascendo l'Attione (secondo l'opinione del Commentatore) dalla Vittoria della cosa che
muoue, sopra la cosa mossa; molti Filosofi considerando questa Vittoria dalla parte dell'Agente, le attribui-
rono il nome di Maggiore inequalità: conciosiache molto bene videro, che tal cosa non poteua essere senza al-
cuna proportione, tra l'vno, & l'altro: & perche la considerarono etiandio dalla parte del Patiente, le attri-
buirono il nome di Minore. Ma perche tra l'Agente, & il Patiente si può considerare due cose: prima l'Ec-
cesso; & dipoi il Diffetto; L'Eccesso dico dalla parte dell'Agente, rispetto al Patiente: & il Diffetto dalla
parte del Patiente, rispetto all'Agente, però io son di parere, che meglio hauerebbeno fatto, e hauessero det-
to, che dalla Proportione dell'Eccesso ne venisse l'Attione, & da quella del Diffetto la Passione: essendo che
la Proportione è Relatione, & tal Relatione (come vogliono i Filosofi) si ritroua di tre maniere, cioè di Ag
guaglianza, di Soprapositione, & di Soppositione; la onde poteuano commodamente dire, che da questa pro
portione non viene Attione; poi che tra due cose, che si ritrouano di equale possanza, & di virtù equale, di
maniera che l'vna non possa superar l'altra; non viene Attione, ne Passione alcuna; Ma si bene nelle altre:
percioche lo Agente supera il Patiente in virtù, & possanza, per vna certa ragione di soprabondanza; on-
de nasce l'Attione solamente; oueramente il Patiente è superato dall'Agēte, onde nasce la Passione; de i qua
li modi ne parla abondantemente ogni Filosfo. Et se bene le Proportioni di Soprapositione, & quelle di Sop-
positione in quanto al Soggetto, & alla Materia, sono vna cosa medesima, perche sono opposite per relatione
solamente; & tanta è la proportione della virtù, & potenza dell'Agente, che fusse, poniamo 4, & quel-
la del Patiente, che fusse 2; quanta è la proportione della virtù del Patiente, che fusse similmente 2; & quel
la dell'Agente 4; che si ritrouerebbeno equali in distanza, & lo Agente superarebbe il Patiente con quella
proportione, con la quale il Patiente fusse superato dall'Agente; nondimeno sono differenti quanto alla ragio
ne, & la forma: Conciosia che in vn modo si considera l'Attione, & in vn'altro la Passione: prima in quā
to l'uno supera l'altro; dipoi in quanto l'vno dall'altro è superato. Onde lo Agente supera il Patiente secon-
do lo Eccesso; & per il contrario: il Patiente è superato dall'Agente, secōdo il Diffetto. Per la qual cosa è ma
nifesto, che l'Eccesso, & il Diffetto non sono vna cosa istessa secondo la Forma, & la Ragione; ancora che sia
no vna cosa istessa secondo il Soggetto, & la Materia. Considerate adun queste Proportioni in questo mo-
do, dico che tal propositione si verifica, quando, per la proportione del genere di minore inequalità, intendiamo
la proportione, o relatione di Soppositione: Ma quando si volesse intendere il genere di minore inequalità in
altro modo; tal propositione non hauerebbe in se verità alcuna; si come leggendo, & essaminādo quello, che
si è detto nel cap. 30. della Prima parte, ciascuno potrà vedere. Hora per metter fine a questo nostro ragio-
namento, dico, che quello ch'io hò detto fin hora, potrà esser bastante a quello, che si è ragionato intorno alla
Prima parte della Musica, chiamata Theorica, o Speculatiua: percioche è dibisogno, che hormai veggiamo
quelle cose, che sono necessarie alla intelligenza della Seconda, che si nomina Prattica, le quali sarāno di mol
to vtilità a ciascun studioso, & saranno contenute nelle due parti seguenti.
IL FINE DELLA SECONDA
PARTE.page 147

LA TERZA PARTE
Delle Istitutioni harmoniche
DI M. GIOSEFFO ZARLINO
DA CHIOGGIA,


NELLE QVALE SI RAGIONA DELLA SECONDA
PARTE DELLA MVSICA CHIAMATA PRATTICA,
CIOE DELL'ARTE DEL
CONTRAPVNTO.

Quel che sia Contrapunto, & perche sia cosi nominato.
Capitolo primo.

HAVENDO io fin hora nelle due parti precedenti ragionato a sufficienza in-
torno alla Prima parte della Musica, detta Theorica, o Speculatiua; & ve-
duto quelle cose, che sono appartinenti, & necessarie al Musico; resta che in
queste due parti seguenti, io ragioni di quelle cose, che concorreno nella Seconda
parte, che si chiama Prattica, la qual consiste nella compositione delle Canzo-
ni, o cantilene, che si compongono a due, ouero a più voci; che li Prattici nomi-
nano Arte del Contrapunto. Ma perche il Contrapunto è il Soggetto principa-
le di questa parte; però auanti d'ogn'altra cosa vederemo quel, che ello sia; &
perche sia cosi chiamato. Dico adunque che Contrapunto è quella Concordanza, o concento, che nasce da vn
corpo, ilquale habbia in se diuerse parti, & diuerse modulationi accommodate alla cantilena, ordinate con uo
ci distanti l'vna dall'altra per interualli comensurabili, & harmonici; & è quello, che nel cap. 12. della Se-
conda
parte io nominai Harmonia propia. Si può anche dire, che'l Contrapunto sia vn modo di harmonia,
che contenghi in se diuerse variationi de suoni, o de voci cantabili, con certa ragione di proportioni, & misu-
ra di tempo: Oueramente che'l sia vna certa vnione arteficiosa de suoni diuersi, ridutta alla concordanza.
Dalle quali definitioni potemo riccogliere, che l'Arte del Contrapunto non è altro, che vna facultà, la quale
insegna a ritrouare varie parti della cantilena, & a disporre i suoni cantabili, con ragione proportionata, &
misura di Tempo nelle modulationi. Et perche li Musici gia componeuano i lor Contrapunti solamente con al
cuni punti, però lo chiamarono Contrapunto: perche poneuano l'vno contra l'altro, come facemo al presente
noi, che poniamo vna Nota contra l'altra: & pigliauano tal Punto per la voce: conciosiache si come il Pun
to è principio della Linea, & è anco il suo fine; cosi il Suono, o la Voce è principio, & fine della Modulatio-
ne: & tra essa è contenuta la Consonanza, della quale si fa poi il Contraponto. Sarebbe forse stato più ra-
gioneuole a chiamarlo Contrasuono, che Contrapunto: percioche vn suono si pone contra l'altro: ma per nō
partirmi dall'vso commune, l'ho voluto ancora io chiamar Contrapunto; quasi Punto contra punto; ouero
Nota contra nota. Si debbe però auertire, che il Contrapunto si troua di due sorti, cioè Semplice, & Dimi-
nuito. Il Semplice è quello, che ha le modulationi composte solamente di consonanze, & di figure eguali, sia
no quali si voglino, l'vna contra l'altra: Ma il Diminuito, non solo hà le parti composte di Consonanze, ma
etiandio di Dissonanze; & in esso si pone ogni sorte di figure cantabile, secondo l'arbitrio del Compositore; &
le sue modulationi sono ordinate per interualli, o spacij cantabili; & le figure numerate secondo la misura del
suo Tempo. Il propio del Contrapunto è di ascendere, & di discendere con diuersi suoni, o uoci, per mouimenti
contrarij in vn medesimo tempo, per interualli proportionati, che siano atti alla consonanza: conciosiache
l'Harmonia non nasce da altro, che dalla diuersità delle cose, che si pongono insieme, & sono tra loro oppo-
site. Et tanto più il Contrapunto è giudicato diletteuole, & buono; quanto più si usa con buona gratia, meglio-
ri modi, & con ornato, & bello procedere; & questo secondo le regole, che ricerca l'Arte del bene, & corret
page 148tamente comporre. Bisogna però auertire, che l'Interuallo, nella modulatione, si piglia per il tacito passaggio,
che si fa da un suono, o voce all'altro; ilquale è intelligibile, quantunque non si possa vdire.

Della inuentione delle Chiaui, & delle Figure cantabili.Cap. 2.

ET PERCHE ogni Scienza mathematica consiste più presto nella Dimostratione,
per hauerne la verità, che in dispute, & in opinioni: conciosia che concessi dallo auersa-
rio alcuni principij, chiamati Premisse, si fa la Dimostratione, la quale fa ogni cosa chia-
ra, senza difficultà, & risoluta; però volendo venire all'atto dimostratiuo, fu bisogno
di trouare il mezo da condurre le dimostrationi a i nostri sentimenti, accioche fussemo pie
namente capaci di esse. Onde si come li Mathematici, veduto la necessità della cosa, ritrouarono alcune Cife-
re; non però separate dalla materia, ancora che le considerino da essa lontane, se non in quanto all'esser loro,
almeno secondo la ragione; ma si bene a lei congiunte; & furono Punti, Linee, Superficie, Corpi, Numeri,
& altri caratteri infiniti, che si dipingono solamente in carte con alcuni colori, & le vsarono in luogo della
cosa significata: Cosi etiandio li Musici per poter ridurre in atto le loro speculationi, & dimostrationi, &
porle sotto'l giudicio del sentimento; poi che le Voci, & li Suoni non si possono per alcun modo scriuere, ne
dipingere in carte, ne in altra materia; ritrouarono alcuni segni, o caratteri, i quali chiamarono Figure, o
Note; & li dominarono nel modo, che più abasso vederemo. Ma le Chorde de i loro istrumenti, & le Voci
delle cantilene denominauano con vna di queste sei sillabe, poste in questo ordine, Vt, Re, Mi, Fa, Sol, La;
si come nel cap. 30. della Seconda parte hò mostrato. Tale ordine poi chiamarono Deduttione, o Reduttio-
ne, la quale non è altro, che vna trasportatione de voci da vn luogo all'altro: ouero (come dicono) vna pro-
gressione naturale di Sei sillabe, che sono le mostrate di sopra. Ma perche tal Deduttione può hauere il suo
principio in tre luoghi, cioè nella chorda C, nella F, & nella G; però Guidone diuise il suo Introduttorio in
tre parti, applicando le dette sillabe a tre Propietà in tal maniera; che quando la prima delle dette sillabe
(seguendo poi le altre per ordine) incominciaua dalla lettera C, voleua, che tale ordine, o deduttione si can-
tasse per la propietà, la quale chiamaua di Natura: & quando incominciaua dalla lettera F, per quella
del ritondo, ouer molle, che lo vagliam dire: Ma quando haueua principio dalla lettera G, voleua che si
cantasse per quella del quadrato, ouer duro; & disse che la Propietà era vna Deriuatione di più voci, o
suoni da vno istesso principio; ouero che era vna Deduttione singulare, o particolare di ciascuno ordinato Es-
sachordo. La onde bisogna sapere, che Guidone congiunse ogni Deduttione con vno delli Tetrachordi greci,
aggiungendo a ciascun Tetrachordo due chorde di più dalla parte graue, come è quella dell'Vt, & quella del
Re: percioche ogni Tetrachordo hà principio nella chorda del Mi; come nella Seconda parte fu commemora
to: di maniera che ogni Essachordo contiene ciascuna specie della Diatessaron, che sono Tre; come vedere-
mo al suo luogo. La sede poi, ouero il luogo delle voci, o suoni, il quale i Musici nominano Chorde, nominò
Chiaui; le quali sono distinte l'vna dall'altra per linee equidistanti, & parallele; intendendoui però i spacij
di mezo; abenche le Voci, o Suoni non siano equalmente distanti l'vna dall'altra. Onde collocò la prima
chiaue, la quale nominò Gamma, vt; nella linea, ouer riga; & A, re; che è la seconda nel spatio. Si-
milmente collocò, , mi, in riga: & C, fa ut in spacio, & di mano in mano collocò etiandio in tal manie-
ra le altre; come si vedeno per ordine nello Introduttorio nominato di sopra, segnando ciascuna con la sua pro
pia lettera. Ma perche alle volte tal cosa poteua generar confusione, i più moderni, forse ricordandosi, che
in vano si fa alcuna cosa col mezo di più cose, che si può fare con poche, & bene; ritrouarono alcune Cifere;
per le quali i Cantori si hauessero à reggere, accioche hauendone lassate alcune altre, per quelle solamente ha
uessero cognitione di ogni modulatione, & di ogni cantilena; & da quelle hauessero notitia de i Spacij, oue-
ro Interualli di Tuono, di Semituono, & de gli altri ancora. Le quali Cifere si chiamarono sempre Chia-
ui; stando in questa similitudine, che si come per la Chiaue si apre l'vscio, & si entra in casa, & iui si ve-
de quello, che si troua entro; Cosi per tali Cifere si apre la modulatione, & si conosce ciascuno delli nomina-
ti interualli. Intrauerrebbe bene il contrario, quando fusse rimossa: percio che all'ora ogni cosa si empirebbe
di confusione; si come ogn'vno si può imaginare. Nominarono poi quelle Chiaue con li nomi, che sono notate
nel sottoposto essempio, le quali, benche tall'ora alcune di esse siano poste sopra vna medesima delle cinque
mostrate righe, sono nondimeno distanti tra loro per cinque lettere, cioè per vna Diapente. Ritrouarono
page 149
Di F. fa ut. Di C. sol fa ut. Di G. sol re ut.
etiandio alcune altre cifere per segnare le voci delle loro compositioni, & contrapunti, le quali chiamarono
Figure, o Note, che le vogliamo dire; & le nominarono, secondo che si vedeno nominate in questo essempio;
Massima. Lunga. Breue. Semibreue. Minima. Semiminima. Chroma. Semichroma.
Et il loro valore è tanto, che l'vna vale il doppio dell'altra: imperoche volsero, che la Massima valesse
due lunghe, la Lunga due breui, la Breue due semibreui, & cosi discorrendo, nel Tempo imperfetto: per-
cioche nel Tempo perfetto, nel Modo, & nella Prolatione le considerarono ad altro modo; come vederemo
altroue: Et secondo che vogliono alcuni, la Breue fu la madre, & il principio di tutte le altre: conciosia che la
Massima, & la Lunga furono ritrouate dipoi per il suo accrescimento; & la Semibreue con le altre seguenti
per la sua diminutione. Et se bene gli Antichi nelle compositioni loro posero altri segni, & cifere; come sono
li Segni del tēpo, del Modo, della Prolatione, Punti, quadrati, rotondi, Diesis, Pause, Legature, Prese, Co
ronate, Ritornelli & mille altri, che possono accascare; delli quali vna buona parte ne adoperano anco li mo-
derni; nondimeno io non intendo parlare, se non di quelli, che faranno al proposito, & secondo che torneran-
no commodi: Imperoche principalmente intendo di trattar quelle cose, che sono necessarie, & cadeno sotto
il sentimento dall'vdito, il cui oggetto è veramente il Suono; lassando (per quanto potrò) da parte quelle,
che a tal sentimento sono strane, & forastiere.

De gli Elementi, che compongono il Contrapunto.Cap. 3.

HAVENDOSI adunque a ragionare della compositione del Contrapunto, bisogna a-
uanti di ogn'altra cosa conoscere gli Elementi, di che si compone: imperoche niuno saprà
mai per modo alcuno ordinare, o comporre alcuna cosa; ne mai conoscerà la natura del
composto, se primieramente non conosce le cose, che si debbono ordinare, o porre insieme;
& la natura, o la loro ragione. Onde dico che gli Elementi del Contrapunto sono di due
sorti, cioè Semplici, & Replicati. Li Semplici sono tutti quelli interualli, che sono minori della Diapason,
cioè lo Vnisono, (seguendo in ciò l'uso delli Prattici) la Seconda, la Terza, la Quarta, la Quinta, la Sesta,
la Settima, & la Ottaua, cioè essa Diapason. Et li Replicati sono tutti quelli, che sono maggiori di lei, cioè
la Nona, la Decima, la Vndecima, la Duodecima, & gli altri per ordine. Ne si debbe alcuno marauiglia-
re, ch'io habbia posto la Diapason tra gli interualli semplici: conciosia che non è ueramente interuallo re-
plicato, ne composto, come forse alcuni pensano: imperoche è il primo tra gli altri interualli; & (si come af-
ferma Boetio) è la prima consonanza. Et per essere il primo interuallo non può esser composto: essendo che
ogni composto è sempre dopo le parti, di che si compone: & la Diapason è prima, & ogn'altro interuallo è
dopo lei. Et questo si uede: percioche hà la sua forma dalla proportione Dupla, la quale è la prima della ine-
qualita; & le altre consonanze, o interualli hanno le loro forme dalle proportioni, che segueno la Dupla;
che sono (come altroue hò detto) le parti della forma della Diapason, che nascono dalla sua diuisione. Essen-
do adunque la Diapason prima, non si può dire, che ella sia composta: percioche sarebbe di bisogno, che fus-
se cōposta di interualli più semplici, & primi, che non è il suo. Ne anco potemo dire, che si componghi di più
Vnisoni, come alcuni sciocchi hanno hauuto parere; ancorache siano più semplici della Diapason, & pri-
ma di lei: percioche non sono gli Vnisoni (come uederemo) interualli; ma sono come è il Punto, che è un mi-
nimo indiuisibile, che non si può continuare con un'altro punto, come proua Aristotele nel lib. 6. della Fisi-
ca
. Et a chi dimandasse, in qual maniera nasce la Diapason; si potrebbe rispondere senza errore alcuno,
che nasce quasi allo istesso modo, che nasce la Linea, la quale è la prima quantità diuisibile. Essendo adunque
page 150prima tra gli altri interualli musicali, & non si potendo comporre di Vnisoni, ne di altri interualli quantun-
que minimi, si può concludere, che ella sia semplice, & senza compositione: & essendo prima, che ella sia
madre, genitrice, fonte, & principio, dal quale deriua ogn'altra Consonanza, & ogn'altro Interuallo:
conciosia che quello che è primo, sempre è cagione di quello, che vien dipoi, & non per il contrario. Et si
come dicemo, che dalla Equalità hà principio la Inequalità; cosi bisogna dire, che dall'Vnisono habbia prin-
cipio la Diapason: percioche dall'vna hà la forma l'Vnisono, & nell'altra si ritroua la forma della Diapa-
son. Et tanta è la amicitia, che hanno insieme questi due, che per la loro simiglianza, & semplicità, quasi
allo istesso modo è mosso l'Vdito da i suoni della Diapason, si come è mosso da quelli dello Vnisono. Et ciò auie
ne primieramente dalla simiglianza, come ho detto, che hanno insieme: percioche ogni generante sempre
genera il generato simile a se; & dipoi, perche l'uno, & l'altra sono Principij: cioè l'Vnisono per la Equalità,
dalla quale hà principio la Inequalità; & la Diapason per la Dupla, che è prima d'ogn'altra cōsonanza, dal-
la quale hà principio le altre proportioni della inequalità. Et è in tal maniera semplice la Diapason, che se bene
è cōtenuta da due suoni diuersi per il sito, dirò cosi, paiono nondimeno al senso un solo: percioche sono molto simi
li: & ciò auiene per la uicinità del Binario alla Vnità, che sono cōtenuti ne gli estremi della sua forma, che è la
Dupla: Onde tal forma contiene due principij, cioè la Vnità, che è principio de i Numeri, & è quella tra loro,
che non si può diuidere; & il Binario, che è il principio della congiuntione delle unità, & è il minimo nume-
ro, che si possa diuidere, & dalla unità è misurato due uolte solamente: ma non si può diuidere in due nume-
ri; perche non contiene in se altro numero, che l'Vnità replicata. Onde si come il Binario hà quasi la istessa
natura, che hà l'Vnità, per esserle vicino; cosi la Diapason hà quasi la natura istessa dello Vnisono; si per
essergli uicina; come si scorge ne i termini delle loro forme; come etiandio, perche gli estremi delle lor propor
tioni non sono composti di altri numeri, che della Vnita: Di modo che imitando lo effetto la natura della sua
cagione; & essendo i numeri harmonici cagioni de gli harmonici suoni; è cosa ragioneuole, che il suono imi-
ti anco la natura loro; & che li detti due suoni della Diapason parino un suono solo. Tale semplicità anco si co
nosce chiaramente, quando si aggiunge dalla parte graue, ouer dalla acuta di essa Diapason alcuno interual-
lo, che sia consonante, o dissonante: percioche allora pare, che sia congiunto quasi ad vn solo suono. La onde
vedemo, che la Diapason diapente muoue l'vdito quasi allo istesso modo, che fa la Diapente: cosi la Diapa-
son col Ditono, come fa il Ditono solo. Et tanto vdimo esser dissonante la Diapason col Tuono, quanto è il
Tuono, & quasi allo istesso modo l'vno, & l'altro muouere il sentimento; il che si potrebbe dire delle altre
ancora: Et ciò non può accascare in alcuna delle altre consonanze, come è manifesto: cōciosia che non sono tan
to semplici: quanto è la Diapason: il che è chiaro da conoscere: imperoche se noi aggiungeremo il Ditono al
Semiditono, gli estremi di tale aggiuntione produrrāno la Diapente. Similmente se noi congiungeremo due
Diapente, due Diatessaron, due Ditoni, due Semiditoni, ouer due altri simili in proportione; oltra li suoni di-
uersi, che si udiranno nelle lor chorde estreme, lo interuallo sarà etiandio dissonante: conciosia che l'uno, &
l'altro estremo di qualunque interuallo, non hanno alcuna ragione, ne simiglianza di vno istesso suono, come
quelli della Diapason. Et de qui nasce, che le consonanze semplici, che sono poste oltra la Diapason, hanno
quella simiglianza, che haueano, quando erano semplici, & che erano poste tra gli estremi di essa Diapa-
son. Et hò detto semplici: percioche si uede, che ciascun'altra, che è collocata oltra la Diapason, nasce in vn
certo modo, che pare, che da una di quelle semplici habbia la sua origine. La onde si uede uerificare quello,
ch'io dissi nella Prima parte, che le consonanze, & dissonanze, quasi hanno quella istessa ragione nel mol-
tiplicarsi, di quello che hanno li semplici numeri oltra il Denario: Imperoche si come oltra esso non si uede
aggiungere di nuouo altro numero; ma solamēte replicare vn di quelli, che è minore di lui: essendo che aggiu
ta la Vnita, che è prima al Denario, nasce lo Vndenario; dipoi aggiunto il Binario nasce il Duodenario; Simil
mente aggiunti il Ternario, & gli altri per ordine, si generano i numeri, che sono simili nella loro termina-
tione à quelli semplici, che si aggiungono; Cosi anco oltra la detta Diapason, non si aggiunge alcun suono di
nuouo: ma si bene quelli istessi, che si contengono tra essa; i quali essendo finiti, si ritorna sempre circolarmēte
alli primi. La onde si può concludere per le ragioni addutte, che la Diapason si de ueramente chiamare inter-
uallo semplice, & non replicato, o composto; atteso che è come Elemento di ciascun'altra consonanza, & in-
teruallo. Seguendo adunque il costume delli Prattici diremo, che gli Elementi semplici, ouero (come dicono)
le Specie semplici del Contrapunto sette, & non piu; lassando fuori lo Vnisono: percioche non è ne conso-
nanza, ne Interuallo; come al suo luogo uederemo; si come è la Seconda, la Terza, la Quarta, la Quinta, la
page 151Sesta, la Settima, & la Ottaua: hauendo però rispetto solamente al numero delle chorde, poste nel Monochor
do del Cap. 44. della Seconda parte, & non à gli interualli. Da queste poi nascono le Raddoppiate, che chia-
mano Composte; le quali hò posto nell'ordine seguente, acciò si possa uedere, di che natura, & a quali delle Sē
plici siano sottoposte, & si assimiglino. Di queste, dopo ch'io hauerò mostrato la differenza, & la propietà;
Semplici. Vnisono. Seconda. Terza. Quarta. Quinta. Sesta. Settima. Ottaua.
Replicate. 9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
Et più oltra anco, secondo la dispositione de gli istrumenti naturali, & arteficiali.
uerrò a dimostrare, in qual maniera si habbiano a porre ne i Contrapunti. Ma si debbe auertire, che si chia-
mano Specie: percioche, si come la Specie è nominata da Porfirio quella Forma, o figura, che contiene in se
qualunque cosa; & è contenuta sotto alcun genere: come si suol dire, che l'Huomo e specie dell'Animale;
il Bianco, & il nero del Colore; & il Triangolo, & il Quadrato della Figura: cosi le mostrate si nominano
Specie: per che ciascuna di loro hà la sua propia forma, & è sottoposta a questo genere Interuallo.

Diuisione delle mostrate Specie.Cap. 4.

BOETIO Nel cap. 10, & nello 11 del Quinto libro della Musica, seguendo il parere
di Tolomeo, chiama alcune delle Voci, o Suoni tra se Vnisone, & alcune Non unisone.
Quelle nomina Vnisone, che ciascuna da per sè, o uero aggiunte insieme fanno uno istes-
so suono. Dipoi diuide quelle, che non sono Vnisone, & fà molte parti; ponendone alcu-
ne Equisone, alcune Consone, altre Emmeli, & alcune Dissone: & pone etiandio vlti-
mamente le Ecmele molto differenti da queste. Quelle chiama Equisone, che percosse insieme, dal tempera-
mento, & mistura loro, di due suoni differenti, che sono, fanno ad un certo modo un suono semplice: si co-
me è quello della Diapason, & quello della Disdiapason ancora: Ma consone nomina quelle, che quantun-
que facino un suono composto, o misto, che dir lo vogliamo, è nondimeno soaue: si come è quello dalla Dia-
pente, & etiandio quello della Diatessaron, & di quelle, che di queste due, & delle Equisone sono compo-
ste: si come quello della Diapason diapente, & quello della Diapason diatessaron. Emmeli poi chiama quel-
le, che non sono consonanti: ma si possono però accommodare ottimamente alla Melodia; & sono quelle,
che giungono insieme le consonanze, & tra loro si possono porre: si come è il Tuono, ilquale è la differenza,
che si troua tra la Diapente, & la Diatessaron; per il quale di consone che sono, si congiungono insieme Equi
sone in vna Diapason. Cosi anco si possono nominare Emmeli le semplici parti di queste consonanze, le qua-
li se bene non sono consonanti, si possono nondimeno accommodar bene alla Melodia. Chiama dipoi Dissone
quelle, che non mescolano insieme alcun suono, che sia grato: ma feriscono amaramente, & senza alcuna
soauità il nostro sentimento. Vltimamente nomina Ecmeli quelle, che non entrano nella congiuntione delle
consonanze: come sarebbe dire (per dare vno essempio) il Diesis enharmonico, che alcuni poco intelligenti
di quello, che habbia voluto dir Boetio, l'hanno posto nel numero delle Emmeli; & altri interualli simili,
che non si possono aggiungere con altri, che giunghino insieme alcune consonanze. Questa è la diuisione, che
fà Tolomeo di tali Specie, recitata da Boetio: ma io per seguir l'uso commune, & per schiuare la difficultà,
che potrebbe nascere, le diuiderò solamente in due parti, cioè in Consonanti, & in Dissonanti. Le Consonan-
ti saranno la Terza, la Quarta, la Quinta, la Sesta, la Ottaua, & le replicate, o composte; Et le Dissonanti
saranno la Seconda, la Settima, & tutte quelle, che si compongono di vna di queste, & della Ottaua. Et
per che nella Seconda parte hauemo ueduto quello, che è Consonanza, & Dissonanza; però lassando da vn
canto il replicare; porrò solamente tal diuisione in essempio, accioche più facilmente si scorgi in esso quello,
che si è detto.
page 152
Consonanze.
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Dissonanze.
2 7
9 14
16 21

Se la Quarta è consonanza; & donde auiene, che li Mu-
sici non l'habbiano usata, se non nelle compositio-
ni di più uoci. Capitolo. 5.

PARERA Forse ad alcuno cosa noua, ch'io habbia posto la Quarta nel numero delle
consonanze, poi che fin hora da i Musici prattici sia stata collocata tra le dissonanze. On-
de, accioche di tal cosa si habbia qualche notitia, si debbe auertire, che la Quarta vera
mente non è dissonanza, ma si bene consonanza: come si può prouare in tre modi; pri-
ma per l'auttorita de i Musici antichi, la quale non è da sprezzare; di poi per ragione;
& ultimamente per essempio. Per l'auttorità de gli Antichi prima, percioche da ogni dotto scrittore Greco,
& Latino, è collocata tra le consonanze. Tolomeo (lassandone infiniti altri più antichi di lui) in molti luoghi
della Harmonica, & specialmente nel cap. 5. del Primo libro, la nomina consonanza. Il medesimo fà Boe
tio nella Musica molte fiate, & massimamente nel cap. 7. del Primo libro, & nello Vndecimo del Quin
to
. Et Dione historico nel lib. 37. con l'auttorità de i più antichi di lui, la chiama Harmonia. Euclide nel
cap. Primo, & Gaudentio filosofo nel cap. 7. de i loro Introduttorij. Macrobio nel primo capitolo del Se-
condo libro del Sogno di Scipione
la connumera tra le consonanze. Vitruuio anco, nel cap. 4. del Quinto li-
bro della Architettura
, è di parere, che ella sia consonanza; Et Censorino in quello, che scriue a. Q. Cerel-
lio
, hà la istessa opinione. Si proua dipoi per ragione in cotal modo. Quello Interuallo, che in vna composi-
tione harmonica si ode consonare perfettamente, posto da per sè, non può essere a patto alcuno dissonante. Es-
sendo adunque la Diatessaron, o Quarta di tal natura, che accompagnata con la Quinta in vna harmonica
compositione, rende soaue, & harmonioso concento; seguita che ella sia anco fuori della compositione con-
sonante: cioè quando è posta sola. Lo assonto di tal ragione è manifesto per il suo contrario; cioè per le dissonan
ze, che sono la Seconda, & la Settima, con le loro replicate; le quali non essendo nella compositione per al-
cun modo consonanti, sono etiandio fuori della compositione della istessa natura: come è manifesto. Oltra di
ciò si proua per vn'altra ragione; che Quello, che hà ragione de numeri nell'acuto, & nel graue, è consonan
te: come è manifesto per la definitione del Filosofo posta nel cap. 12 della Seconda parte; onde hauendo la
Quarta tal ragione; è manifesto, che ella sia consonante. Et questa propositione minore si proua: conciosia
che Filopono sopra la Definitione data dal Filosofo nel lib. 2 della Posteriora, chiama la Sesquiterza, che è
la sua uera forma, Ragion de numeri. Ma per che gli essempij uagliono più appresso alcuni, che le auttorità,
& le ragioni; però è necessario uenire alla terza proua. Onde dico che sempre, quando tal consonanza si ridu
rà in atto, nella sua uera proportione, o uero interuallo, ogn'uno di sano giudicio dirà, che ueramente è conso
nanza; come ogn'uno da sè potra sempre farne la proua, accordando vn Liuto, ouero vno Violone perfetta-
mente: imperoche tra la chorda, che chiamano il Basso, & quella che nominano Bordone: o ueramente tra
questa, & quella, che chiamano il Tenore; & tra quelle altre tre chorde, che sono più acute, udiranno che
la Diatessaron, o Quarta farà marauiglioso concento. Et se pure alcuno vorrà dire, che ella sia dissonante,
questo auerrà, per che seguirà l'uso de i Prattici; i quali non sapendo addure ragione alcuna, à gran torto cosi
la chiamano, & la separano dal numero delle Consonanze. Ma in fatto non è cosi: percioche quando si ridu
cono ad vdirla sopra alcuno istrumento, che sia accordato perfettamente, si acchetano poi. Et se fusse uera-
mente dissonante, come dicono, noi non la usaressimo nelle nostre compositioni: & similmente i moderni
Greci non la porrebbeno ne i lor canti a più uoci; i quali si odono qui in Vinegia ogni giorno solenne ne i loro
Cāti ecclesiastici, ne i quali pōgono la Diatessarō nella parte graue, senza porre per sua basa (dirò cosi) alcuna
altra consonanza. Qui dirà forse alcuno, da che nacque adunque, che i nostri Prattici la posero nel numero
page 153delle dissonanze? Penso io che questo nascesse, per la discordia, che era tra i Pithagorici, et Tolomeo, che uolen
do quelli, che ciascuno interuallo, il quale fusse contenuto da altro genere di proportione, che dal Moltiplice, et
Superparticolare (come molte fiate hò detto) non fusse atto, a fare consonanza alcuna; non acconsentiuano, che
la Diapason diatessaron, contenuta dalla proportione Dupla superbipartienteterza, fusse consonante; ancora
che Tolomeo si sforzasse di mostrare, che era il contrario, adducendo tal ragione: Che si come la Diatessaron
semplice è consonante, cosi aggiunta alla Ottaua, le estreme chorde di tale aggiuntione non possono esser disso
nanti: Imperoche quei suoni, che si aggunigono alla Diapason, si vedono quasi esser aggiunti ad vn suono solo;
si come (per quello che ne mostra Boetio) è la natura di tal consonanza. Onde vedendo i Musici latini la lite,
che era tra costoro, & le ragioni che adduceuano esser buone; non volsero esser giudici di questa cosa: ma per
non dare vna certa libertà di porre nelle cantilene, senza qualche consideratione, questa tal consonanza, et la
sua semplice, le separarono dal numero, & ordine delle altre: non perche veramente siano dissonanti: percio-
che non hauerebbeno comportato, che fussero poste nelle cōpositioni: ma accioche si hauessero a porre con qual
che buono ordine, & con giuditio. Et che questo sia il uero, si può vedere, che quelli che hanno hauuto qualche
giuditio nella Musica, l'hanno vsata, non solamente accompagnata con altre consonanze, ma etiandio senza
alcuna compositione, ne i canti di due voci; tra i quali fù uno Iosquino, che nel principio di quella parte, Et re-
surrexit tertia die, della messa detta l'Homme armè a quattro uoci, pose tal cōsonāza semplicemente, senza
accōpagnarle niun altro interuallo dalla parte graue; Il che si può etiandio vedere in molte altre cantile an-
tiche, le quali nō pongo per non fastidire il Lettore. Et benche tali cōsonāze si ritrouino esser poste in opera rare
volte; nōdimeno si vede, che le vsarono: & se hauessero hauuto opinione, che fussero state dissonanti, credo io,
che non le hauerebbeno vsate. Hora per le cose, che si è detto, si può vedere, che la Quarta, et le replicate sono
consonanti; & per qual cagione li Musici le collocarono tra quelli interualli, che sono dissonāti. In qual manie-
ra poi ella si dica Perfetta, & in qual modo si habbia a porre nelle compositioni, lo vederemo al suo luogo.

Diuisione delle consonanze nelle Perfette, & nelle Imperfette.Cap. 6.

SONO diuise le consonāze da i Prattici in tal modo, che alcune si chiamano Perfette, et
alcune Imperfette: Le Perfette sono l'Vnisono, la Quarta, la Quinta, la Ottaua, & le re
plicate: ancora che Aristotele attribuisca tal perfettione alla Ottaua solamente; & per
certo è vero: conciosia che la Quarta, & la Quinta sono mezane tra la perfettione, &
la imperfettione; come dimostraremo. Le Imperfette sono la Terza, la Sesta & quelle che
Csonanze Perfette.
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18 19 22

Imperfette.
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10 13
17 20
nascono da queste aggiunte alla Ottaua; come
nel sotto posto essempio si vedeno.Et dicono
le prime esser perfette, forse per che hanno la
lor forma dalle proportioni contenute tra il nu-
mero Quaternario, nel genere Moltiplice, &
nel Superparticolare, tra 4. 3. 2. 1. il qual
numero (come altroue hò detto) appres-
so i Pithagorici era tenuto Perfetto: percioche dalle sue parti aliquote, & non aliquote, che sono i
quattro mostrati numeri, risultaua vn'altro numero, il quale medesimamente chiamauano Perfetto, che è il
Denario. Ma in vero le nominarono Perfette: conciosia che poste da per sè, oueramente accompagnate ad al-
tre consonanze, hanno posanza al primo apprenderle, che fà il sentimento, di acchetarlo, & satisfarli a pieno;
quando da loro è mutato: Imperoche mentre se ne ode alcuna posta nel graue, ouer nello acuto, contenuta nel-
la sua uera forma; fortifica l'Vdito, & fà che niente desidera più oltra, che faccia alla sua perfettione, & la
faccia più soaue, & più grata. Ne altra differenza si ritroua tra le dette consonanze poste nel graue, di quello
che si troua, quando sono poste nell'acuto, se non che quelle, che sono poste nell'acuto, feriscono più velocemen-
te l'Vdito, che non fanno quelle, che sono poste nel graue, per le ragioni dette nel cap. 11, della Seconda parte:
percioche sono contenute da vna istessa proportione. Ma le altre chiamarono Imperfette: conciosia che hanno
la forma loro dalle proportioni, li cui termini sono contenuti da numeri, che si ritrouano oltra il Quater-
nario, che sono 6. 5. 4. Onde il Ditono nasce dalla proportione Sesquiquarta, & il Semiditono dalla propor-
page 154tione Sesquiquinta, nel genere Superparticolare. Questi due interualli aggiunti alla Diatessaron generano lo
Essachordo, cioè l'vno il Maggiore, & l'altro il Minore; le cui proportioni hanno luogo nel genere Superpar-
tiente, dalla Superbipartiente terza, & dalla Supertripartiente quinta: come nella Prima parte hò dichiara-
to; le quali (secondo il parere de i Pithagorici) non fanno consonanza. Et sono queste di tal natura, che poste in
essere da per sè nelle loro vere forme, non hanno possanza di acchetare l'vdito, di modo, che non desideri altro
suono più grato, più dolce, & più soaue: come è manifesto a tutti coloro, che sono periti nella Musica: ma si be-
ne quando sono accompagnate con altri interualli in tal maniera, che gli estremi della compositione facino vna
consonāza perfetta, ouero vna delle imperfette replicate; come vederemo altroue. Et benche costoro facino tal
differenza, nondimeno tutte si possono chiamare perfette, quando sono contenute nella uera, & naturale for-
ma loro, cioè nella lor propia proportione.

Che la Quarta, & la Quinta sono mezane tra le consonanze per-
fette, & le imperfette.Cap. 7.

ET SE Bene la Ottaua, la Quinta, la Quarta, & le replicate si chiamano Consonanze
perfette; nondimeno la Ottaua (come hò detto di sopra) è solamente perfetta; & la Quin-
ta men perfetta della Ottaua; & la Quarta me perfetta della Quinta. Onde si come quel
la cosa la quale è più uicina alla sua origine, ouero alla sua cagione, ritiene maggiormente
la natura di quella, & e più perfetta in quel genere, che non sono quelle, che le sono lonta-
ne: come si uede nella luce, che quella parte, la quale è più vicina alla sua origine, & alla sua cagione, la qua-
le è il Sole, hà più chiarezza, & risplende più eccellentemente, et è più perfetta di quella, che le è più rimotta,
o lontana; cosi quella consonanza, la quale è piu uicina alla sua cagione, & alla sua origine, che è l'Vnisono, il
quale è contenuto nella proportione della Equalità, & nelle uoci Vnisone; è maggiormente perfetta d'ogn'al-
tra consonanza; & questa è la Ottaua, la quale hà la sua forma dalla Dupla, che è la più vicina alle propor
tioni della Equalità; & è contenuta tra le voci Equisone, che sono più vicine alle Vnisone, come di sopra hab
biamo veduto. Onde la potemo chiamare più semplice, & più perfetta di ogn'altra consonanza. Dico più sem
plice, & più perfetta: percioche qualunque volta si ritroua vna dispositione, che riceui il più, & il meno, &
denomini formalmente la cagione, & lo effetto; & conuenghi tal cosa allo effetto per la cagione; sempre si de
nominarà primieramente la cagione semplicemente, & dipoi lo effetto si denominerà, ouero si dirà tale ad vn
certo modo; & questo in tutti i generi delle cagioni. Onde dico, che Quella cosa, che per vn'altra è tale, quella
che ne è cagione, è detta maggiormente tale. Però, si come dicemo, che essendo la mano calda per il fuoco, il
fuoco esser maggiormente caldo; cosi dicemo, che essendo la Ottaua semplice per l'Vnisono, che lo Vnisono è
maggiormente semplice. Ma perche l'Vnisono non è conisiderato dal Musico come consonante, ma si bene co-
me principio della Consonanza; però parlando delle consonanze dicemo, che la Ottaua semplicemente è sempli
ce, la prima, & la più perfetta di ogn'altra consonanza: & in fatto è cosi: percioche da lei ogn'altro interual-
lo hà il suo essere: & le altre consonanze dicemo perfette, nō semplicemente; ma si bene ad vn certo modo. La
onde essendo la Quinta più vicina alla Ottaua, che non è la Quarta; dicemo, che la Quarta è men perfetta del
la Quinta: percioche la sua proportione è più lontana dalla proportion Dupla, che è il principio della Inequali-
ta, & cagione di ogn'altra proportione. Similmente dicemo, che la Quarta è più perfetta, che non è il Ditono,
et questo più perfetto del Semiditono: conciosia che la Sesquialtera, che è la forma della Diapente, è contenuta
tra 3 & 2, & è più vicina alla Dupla, la quale è la forma della Diapason, contenuta tra questi termini 2 et
1. il che si può dire anco delle altre. Ma se il principio di alcuna cosa è più perfetto di quelle cose, che segueno do
po; nō è cosa ragioneuole, che noi diciamo, che la Quinta, o la Quarta siano equali nella perfettione all'Ottaua:
percioche da essa ottaua dipēdeno. Et ben che io habbia detto, che la Quarta, et la Quinta, cō le lor replicate sia
no cōsonāze perfette. secōdo il mostrato modo; nōdimeno la Ottaua solamēte, et le replicate sono semplicemente
perfette; essēdo che nō se le può aggiūgere, ne leuare alcuna cosa, cioè nō si possono accrescere, o diminuire di in
teruallo, fuori delle lor vere, et legittime proportioni per modo alcuno, se nō cō grāde offesa dell'Vdito. Essendo
poi la Quarta, la Quinta, et le replicate sottoposte a tal passione, come nel cap. 42 della Seconda parte hò mo-
strato; però dico, che elle sono mezane tra le cōsonāze perfette et le imperfette; o ueramēte mezane tra la per-
fettione, et la imperfettione. Et perche etiandio quelle, che si chiamano Imperfette, a ciò sono sottoposte; però si
page 155possono chiamare nō solo Imperfette, ma anco Imperfettissime: conciosia che oltra la imperfettione, che si ri
troua in loro al modo detto, si possano anche accrescere, et minuire nel modo, che si fà la Quinta, et la Quarta.

Quali consonanze siano più piene, & quali più vaghe.Cap. 8.

ALLE volte sogliono i Musici vsare due termini, cioè Consonanza piena, & Conso-
nanza vaga; onde mi pare, auanti che si vada più oltra, di uoler dire, quel, che impor-
tino, & quali siano tali consonanze. Però è da auertire, che li Musici rare uolte han-
no vsato questi due termini, senza aggiungerli l'vna de queste due particelle, Più, ouer
Meno; onde hanno detto, Consonanza più piena, o più uaga; & Consonanza men piena,
o men uaga: hauendo hauuto sempre rispetto ad vn'altra consonanza. La onde chiamano più piene quelle con
sonanze, le quali hanno maggior possanza di occupare l'Vdito, con suoni diuersi; per il che si può dire, che la
Quinta sia più piena della Ottaua: percioche li suoi estremi occupano maggiormēte, & con più diletto l'vdito
con diuersi suoni, che non fanno gli estremi della Ottaua; i quali sono equisonanti, et si assimigliano l'vn l'altro;
Di modo che lassando da vn canto essa Ottaua, tutte le altre si dicono esser più piene l'vna dell'altra, in quāto
l'vna hà maggior forza di contentare l'Vdito; si come sono quelle, che sono più vicine al loro principio, et han
no maggior perfettione di tutte le altre. Si che de qui si può cauare vna Regola; che tutte quelle, che sono di
maggior proportione sono più piene; lassando (come hò detto) da vn cāto la Ottaua, et le replicate anco. Quelle
poi chiamano più vaghe, le quali sono contenute da minori proportioni; & è cosi in fatto, massimamente quan
do sono collocate a i lor propij luoghi: Conciosia che quelle consonāze, che hāno le lor proportioni più uicine alla
Dupla, per loro natura amano la parte graue, come il propio luogo; & vengono ad esser più piene di quelle,
che hanno le lor proportioni più lōtane da essa Dupla: Impero che queste sono di minor proportione, che nō sono
le prime, & per loro natura amano l'acuto. Onde poste a i loro luoghi propij, uēgono ad esser mē piene, & più
vaghe delle altre: percioche stādo nell'acuto, per la uelocità de i mouimenti penetrano più uelocemente l'vdito,
& con maggior diletto si fanno vdire. Et tanto più sono uaghe, quanto più si partono dalla semplicità, della
quale i nostri sentimenti nō molto si rallegrano, & si accōpagnano ad altre consonanze; poi che amano mag
giormente le cose composte, che le semplice. Per la qual cosa intrauiene all'Vdito intorno li suoni, udendo le con
sonanze prime, quello che suole intrauenire al Vedere intorno a i principali colori, de i quali ogn'altro color me
zano si compone: che si come il Bianco, & il Nero li porgono minor diletto, di quello che fanno alcuni altri co
lori mezani, & misti; cosi porgono minor diletto le consonanze principali, di quello che fanno le altre, che so-
no men perfette. Et si come il Verde, il Rosso, lo Azuro, & gli altri simili più li dilettano, & tanto più si di-
mostrano a lui uaghi: percioche sono lontani dalli principali, che non fà il colore, che chiamano Roanno, ouero
il Beretino; delli quali l'vno è più vicino al Nero, et l'altro al Biāco. Cosi l'Vdito più si diletta nelle consonāze,
che sono più lontane dalla semplicità de i Suoni: conciosia che sono molto più uaghe, di quelle che le sono più vi
cine. Et quasi allo istesso modo si diletta l'Vdito della compositione de i Suoni, che fà il Vedere della composi-
tione de i Colori: percioche la compositione de i colori, ouero che non può essere senza qualche harmonia, ouero
che hà con l'harmonia qualche conueniēza per che l'vna, et l'altra si cōpone di cose diuerse. Onde potemo dire,
che si come le dette consonanze maggiori sono più piene, che non sono le minori; cosi le minori sono più vaghe
di quello, che sono le maggiori: & tanto più si rendeno sonore, & grate all'Vdito, quanto sono poste ne i luo-
ghi loro propij: come al suo luogo diremo. Si potrebbe anco dire, che nelle istesse perfette la Quinta è più uaga
della Ottaua, & la Quarta più uaga della Quinta, come è manifesto: percioche sono più lontane dalla equali-
tà, poi che etiandio le consonanze perfette non sono priue di tal uaghezza; ma questo basti.

Della Differenza, che si troua tra le consonanze Imperfette.Cap. 9.

LE Consonāze imperfette si diuidono in due parti, et si pone tra loro questa differēza, che al
cune sono maggiori, et alcune minori. Le maggiori sono quelle, li cui estremi sono cōtenuti
da proportioni maggiori, et da maggiori interualli: & queste sono il Ditono, et lo Essachor
do maggiore, de i quali il primo si chiama Terza, & il secōdo Sesta, l'vna et l'altra mag
giori. Et le minori sono quelle, che sono di proportione minore, et hāno minore interuallo;
page 156et queste sono il Semiditono, il quale chiamano Terza minore; et l'Essachordo minore, chiamato Sesta minore.
Et se bene di sopra hò nominato le dette cōsonanze col nome semplice di Terza, & di Sesta, senza fare alcuna
mētione di maggiore, o di minore; & hora le aggiunga tali differenze; l'hò fatto per seguire il modo, che tēgo-
no i Prattici; & per poterle ridurre prima sotto vn Genere, & mostrar dipoi le lor Specie, & le loro Diffe-
renze; accioche da i Prattici (a i quali voglio in queste due parti satisfare quanto io posso) fussero conosciute:
percioche da loro non sono altramente nominate. E ben vero, che tra loro pongono la differenza di maggiore,
& di minore; come di sopra si è detto, & come qui sotto sono notate.
Consonanze imperfette Maggiori. Consonanze imperfette Minori.
Ditono, o Terza maggiore. Semiditono, o Terza minore.
Essachordo, o Sesta maggiore. Essachordo, o Sesta minore.
Et le replicate. Et le replicate.
Et quantunque la differenza di maggiore, & di minore si ponghi solamente nelle consonanze imperfette;
nondimeno le specie, o uero interualli dissonanti anco possono hauere tal differenza; ancora che non siano con-
siderati dal Musico, se non in quanto hanno ragione di Interuallo; come altroue uederemo: percioche la Se-
cōda è di due sorti appresso li Prattici; cioè il Tuono, & il Semituono: onde si può dire Seconda maggiore, et
Seconda minore. Et la Quarta è di tre sorti, cioè la Diatessaron consonanza; il Tritono, che è una composi-
tione di tre Tuoni; & la Semidiatessaron, che è vna compositione di vn Tuono, & di due Semituoni; i qua-
li interualli ne i loro estremi sono dissonanti. Questo istesso si potrebbe etiandio dire della Quinta, della Otta-
ua, & delle replicate, le quali si lassano per non andare in lungo.

Della propietà, o natura delle consonanze Imperfette.Cap. 10.

IL PROPIO, o Natura delle Consonanze imperfette è, che alcune di loro sono viue
& allegre, accompagnate da molta sonorità; & alcune, quantunque siano dolci, &
soaui, declinano alquanto al mesto, ouero languido. Le prime sono le Terze, & le Se-
ste maggiori, & le replicate; & le altre sono le minori. Tutte queste hanno forza di
mutare ogni cantilena, & di farle meste, o uero allegre secondo la lor natura. Il che po-
temo uedere da questo; che sono alcune cantilene, le quali sono viue, & piene di allegrezza; & alcune al-
tre per il contrario, sono alquanto meste, ouer languide. La cagione è, che nelle prime, spesso si odeno le mag
giori consonanze imperfette, sopra le chorde estreme finali, o mezane de i Modi, o Tuoni; che sono il Quin-
to, il Sesto, il Settimo, l'Ottauo, l'Vndecimo, & il Duodecimo; come uederemo al suo luogo; i quali Mo
di sono molto allegri, & viui: conciosia che in essi si odono spesse fiate le consonanze collocate secondo la na-
tura del numero sonoro, cioè la Quinta tramezata, o diuisa harmonicamente in vna Terza maggiore, &
in vna minore; il che molto diletta all'vdito. Dico le Consonanze esser poste in essi secondo la natura del nu-
mero sonoro: percioche allora le consonanze sono poste ne i loro luoghi naturali; Onde il Modo è più allegro,
& porge molto piacere al sentimento, che molto gode, & si diletta delli oggetti proportionati; & per il con-
trario, hà in odio, & aborisce li sproportionati. Ne gli altri Modi poi, che sono il Primo, il Secondo, il Ter
zo, il Quarto, il Nono, & il Decimo, la Quinta si pone al contrario, cioè mediata arithmeticamente da
vna chorda mezana; di modo che molte uolte si odeno le consonanze, poste contra la natura del Numero
sonoro. Per il che, si come ne i primi, la Terza maggiore si sottopone spesse uolte alla minore; cosi ne i secon
di si ode spesse fiate il contrario, & si ode vn non so che di mesto, o languido, che rende tutta la cantilena
molle; il che tanto più spesso si ode, quanto più spesso in esse sono poste a tal modo; per seguir la natura, &
la propietà del Modo, nel quale è composta la cantilena. Hanno oltra di questo le Consonanze imperfette tal
natura, che i loro estremi con più commodo, & miglior modo si estendeno uerso quella parte, che è più vi-
cina alla sua perfettione, che uerso quella, che le è più lontana: percioche ogni cosa naturalmente desidera di
farsi perfetta, con quel modo più breue, & migliore, che puote. Onde le imperfette maggiori desiderano di
farse maggiori; & le minori hanno natura contraria: conciosia che il Ditono, et lo Essachordo maggiore de
page 157siderano di farsi maggiori, uenendo l'vno alla Quinta, & l'altro alla Ottaua; & il Semiditono, & lo Es-
sachordo minore amano di farsi minori, uenendo l'vno uerso l'Vnisono, & l'altro uerso la Quinta: come è
manifesto a tutti quelli, che nelle cose della Musica sono periti, & hanno il loro giuditio sano: percioche tut-
ti li mouimenti, che fanno le parti, uengono a farsi col mouimento di alcuno interuallo, nel quale si contiene
il Semituono, che è ueramente il Sale (dirò cosi) il condimento, & la cagione di ogni buona Modulatione,
& di ogni buona Harmonia; le quali modulationi senza il suo aiuto, sarebbeno quasi insoportabili da udire.
Ma questo più chiaramente uederemo, quando si tratterà il modo, che si hà da tenere nel por le consonanze,
& gli altri interualli nelli Contrapunti.

Ragionamento particolare intorno all'Vnisono.Cap. 11.

POTEMO Hora dire (se uogliamo considerare quello, che di sopra hauemo ueduto) che
gli Elementi semplici, ouero Specie semplici del Cōtrapunto, si consonanti, come etiandio
dissonanti, siano Dodici; cioè l'Vnisono, il Semituono, il Tuono, il Semiditono, il Ditono,
la Diatessaron, la Diapente, lo Essachordo minore, il maggiore, lo Eptachordo mino-
re, il maggiore, & la Diapason; delle quali specie si ragionerà al presente di ciascuna
particolarmente: Percioche se bene il Contrapunto si compone principalmente di consonanze; nondimeno per
accidente anco si compone di dissonanze; accioche sia più allegro, & più bello. Volendo adunque ragionar
di tali specie tenirò questo ordine; che dopo ch'io hauerò ragionato dell'Vnisono (come porta il douere: percio-
che è il Principio dal quale nascono le consonanze, & senza lui ogn'altro interuallo non hauerebbe il suo esse-
re) verrò a parlare delle altre specie; non gia secondo l'ordine proposto, il quale è tenuto da i Prattici: ma se-
condo che l'vna si ritroua esser più perfetta dell'altra; & secondo che sono collocate per ordine nel progresso
naturale de i numeri sonori, ouero delle proportioni; incominciando prima da quelle, che sono contenute nel ge
nere Moltiplice; di poi da quelle, che hanno le loro forme nel genere Superparticolare; Le quali espedite, ra-
gionarò di quelle, che hanno ne gli altri generi il loro essere. Pigliaremo adunque il principio del nostro ragio-
namento dalla difinitione dell'Vnisono dicendo, che l'Vnisono è vna adunanza di due, ouer più suoni, o uoci e-
quali, che non fanno alcuno interuallo; ma sono contenute in vno medesimo punto, & in vno medesimo luo-
go. Et si ritroua nella proportione della Equalità tra 1 & 1. ouero tra 2 & 2, & altre simili; la qual pro-
portione (come hò detto altroue) è principio della Inequalità. Questo non si pone tra le consonanze, & tra
gli interualli: percioche tanto è l'Vnisono appresso il Musico, quanto è il Punto appresso il Geometra. Onde
si come il Punto è principio della Linea, ma non è però linea; ne la Linea è composta de punti: imperoche'l
Punto non hà lunghezza, ne larghezza, ne altezza; che si possa continouare, ò congiungere con vn'altro
punto; cosi l'Vnisono è solamente principio della consonanza, o dell'Interuallo; ma non è consonanza, ne in-
teruallo: essendo che non si può continouare, si come non si può cōtinouare il punto. Et perche ogni consonan-
za si ritroua tra due suoni distanti per il graue, & per l'acuto; i quali fanno vno interuallo, & è (come ve-
dēmo nella Seconda parte) mistura, o compositione di suono graue & acuto; però non hauendo l'Vnisono al
cuna di queste qualità, non lo potemo chiamare per alcun modo ne Consonanza, ne Interuallo. La qual cosa
si proua dalle parole del Filosofo; il quale riprendendo nella Politica il porre in una città la robba in cōmune,
& facendo tal cosa impossibile, conferma la sua opinione con vno essempio musicale dicendo, che sarebbe non
altramente, che se vno volesse fare di vna Consonanza, vna Voce vnisona, oueramente del Verso, vn solo pie-
de. Onde si vede, che la consonanza è presa da lui diuersa dall'Vnisono. Meritamente adunque è chiamato
l'Vnisono, quasi di vn suono solo; La onde quando ritrouaremo in vna parte di vna canzone due, o più figure
in vna istessa lettera, o chorda, siano poste in riga, ouero in spacio; diremo che quelle saranno vnisone, & di
vn solo suono; & che quel passaggio, che si troua dall'vna all'altra è Vnisono: come nello essempio si vede.
Il medesimo potremo anco dire, quando due, o più parti di tal canzone si ritroueranno essere in vna mede-
sima chorda; come sono le due sottoposte.
page 158

Della Prima consonanza, cioè della Diapason, ouero
Ottaua.Cap. 12.

ESSENDO cosa ragioneuole, che in ogni nostra attione incominciamo dalle cose più
semplici, le quali per loro natura sono maggiormente comprese da i nostri sensi, & sono
più manifeste, & più intelligibili; accioche da queste più ageuolmente passiamo alle meno
semplici; però daremo principio al ragionamento delle consonanze dalla Diapason, ouero
Ottaua: conciosiache di lei non si ritroua alcuna altra consonanza, che sia più semplice,
& maggiormente conosciuta dal sentimento. Ma perche io sommamente desidero, che li Prattici non solo
conoschino gli interualli musicali, inquanto sono consonanti, o dissonanti, & le loro specie; ouero in quanto so-
no perfetti, o men perfetti: ma etiandio da che proportione siano contenuti; però incominciando da essa Dia-
pason, la quale è la Prima consonanza, per seruare l'ordine proposto, dico; che ella è contenuta dalla propor-
tion Dupla nel genere Moltiplice tra questi termini radicali 2 & 1; & è prima tra quelli suoni, che hanno
la forma loro dalle proportioni della Inequalità. Onde mi penso, che ella fusse chiamata da i Musici cō tal no
me: percioche (come altroue etiandio hò detto) hà iurisditione in ogni consonanza, & in ogni interuallo, che
sia maggiore, o minor di lei. Il che è manifesto dal nome, che tiene: percioche è composto da Διὰ che è parola
Greca, che significa Per; & da Πᾶσα, che vuol dire Vniuersità, ouero Ciascuno: onde è chiamata διὰ πασο͂ν,
cioè Vniuersità di concento. Meritamente adunque, & non senza proposito, i Musici l'hanno chiamata
Genitrice, Madre, Fonte, Origine, Principio, Luogo, Ricetto, & Soggetto vniuersale di ogni cōsonanza,
& di ogni interuallo, quantunque minimo. Questa, quando è considerata dal Musico semplicemente, & in
generale, cioè quando li suoi estremi sono senza alcuna voce mezana, ouero altro suono, & fanno vn solo in-
teruallo, si ritroua hauere vna sola specie: Imperoche, tanto è contenuta dalla proportione Dupla nelli suoi
estremi, vna Diapason, che sia posta nell'acuto, quanto un'altra, che sia posta nel graue. Ma quando è con-
siderata particolarmente, cioè secondo che ella è diuisa diatonicamente in Tuoni, & in Semituoni; ouero me
diata da altri interualli; allora dico, che le sue specie sono Sette, secondo che gli Interualli delli suoni mezani
si possono diuersamente, secondo la natura del genere Diatonico ordinare in sette maniere: Percioche ciascu-
na consonanza (come dice Boetio) produce una specie manco, di quello, che è il numero delle sue chorde. Et
nasce la varietà delle specie, dalla varietà de i luoghi, che contengono il Semituono: conciosia che nella pri-
ma, che si troua da A in a; come si vede nello Introduttorio di Guidone, il Semituono, il quale è la ca-
gione della distintione delle specie, è contenuto nel secondo, & nel quinto interuallo di essa Diapason, proce-
dendo dal graue all'acuto: Ma nella seconda specie, che è posta tra & , tal Semituono si ritroua
nel primo, & nel quarto luogo; & cosi di mano in mano, secondo l'ordine delle mostrate sette lettere. Onde
essendo in tal maniera mediata, dicono i Musici, che la Diapason è vna compositione di otto suoni, diatoni-
camente, & secondo la natura del numero sonoro accommodati, & ordinati in essa; dalli quali la nomina-
rono etiandio Ottaua; & contengono in se cinque Tuoni, cioè tre maggiori, due minori, & due Semituoni
maggiori; come ne i sottoposti essempij si veggono.
Prima specie.
Seconda Specie.
Terza Specie.
Quarta Specie.
Quinta Specie.
Sesta Specie.
Settima Specie. Quando adunque nelle compositioni ritrouaremo due parti; l'vna distante dall'altra per vn
simile interuallo, di modo che la graue occupi il luogo graue, & la acuta il luogo acuto di
qual si voglia dell'vna delle specie de i mostrati essempi; allora diremo, che tal parti saran-
no distanti tra loro per vna ottaua; come in questo essempio si vedeno.

Della Diapente, ouero Quinta.Cap. 13.

BISOGNO è di ricordarsi hora quello, che hò detto nel cap. 13. della Prima parte,
cioè che ogni consonanza, ouero altro interuallo quantunque sia minimo, che sia minor
della Diapason, nasce non per aggiuntione di più proportioni insieme: ma per la diuisione
della Dupla, che contiene la Diapason. Ilche hauemo potuto vedere, non solo dalli nu-
meri, & dalle proportioni poste nel cap. 15. della Prima parte: ma per via della Diui-
sione harmonica posta nel cap. 39. della Seconda: percioche dalla diuisione della Diapason, contenuta dalla
Dupla, nacque la Diapente, & la Diatessaron. La Diapente (dico) contenuta tra questi termini radicali
3. & 2; & la Diatessaron tra 4 & 3. Et perche la proportione, che si troua tra 3 & 2, segue immedia-
tamente dopo la Dupla; però hauendo prima ragionato della Diapason, mi par cosa honesta di ragionare del
la Diapente, & dipoi della Diatessaron: Imperoche si come la proportione della Diapason è la prima nel ge-
nere moltiplice, cosi quella della Diapente è la prima nel genere Superparticolare. Onde non è fuori di ragio-
ne, che noi incominciamo da questi principij; essendo bisogno, che siano conosciuti prima di ogn'altra cosa.
Ritornando adunque alla Diapente dico, che quando ella è considerata semplicemente, nel modo che è conte-
nuta nelli suoi estremi termini, senza alcun mezo, si può dire, che tal consonanza sia di vna sola specie: per-
cioche non si ritroua alcuna Diapente, che sia maggior di vn'altra, o minore di proportione; ne meno che gli
estremi dell'vna siano più distanti, o più ristretti di proportione, di quelli di vn'altra. Ma quando la conside
riamo tramezata nelli suoi estremi da altre chorde, & da altre proportioni nell'ordine diatonico; allora di-
page 160cemo, che le sue specie sono quattro: Imperoche essendo tali estremi tramezati da altre chorde diatonicamen
te, il maggior Semituono è posto tra loro in quattro modi diuersamente (lassando però di hauer consideratio-
ne alcuna de i Tuoni maggiori, o minori, si in questa, come in ogn'altra consonanza) percioche generarebbo-
no etiandio altre specie differenti, quando si considerassero minutamente tali interualli collocati tra esse. Di
quelle adunque, che sono tra lor differenti per la trasportatione del Semituono, quella è la Prima specie, che
hà il Semituono nel secondo interuallo; la Seconda è quella, che l'hà nel primo; la Terza nell'vltimo; &
la Quarta nel terzo: come qui sotto si vedono.
Prima specie.
Seconda Specie.
Terza Specie.
Quarta Specie. Et ciascuna di loro contiene in se cinque voci, o suoni, & quattro interualli; che hanno tra loro due Tuoni
maggiori, vno minore, & vn Semituono maggiore; Et per questa cagione, dal numero delle chorde, che cō-
tiene è detta Quinta da i Prattici: Ma li Greci la chiamarono Diapente, con queste due parole, διὰ, che signi
fica Per; & πέντε, che vuol dir Cinque; quasi volendo dire Consonanza, che procede per cinque voci, o suo-
ni. Quando adunque saranno due parti lontane l'vna dall'altra di maniera, che l'vna tenghi la parte graue
di ciascuna delle dette specie; & l'altra l'acuta: allora diremo, che saranno lontane l'vna dall'altra per vna
Diapente, o per vna Quinta: come qui si vedeno.Et quantun io habbia posto gli essempij della Diapason
nel cap. precedente nelle chorde graui; non si possono pero por quelli della Diapente
l'vno dopo l'altro, come si è fatto quelli della Diapason, senza alcuno interrompi-
mento dell'ordine: conciosia che se io li hauessi posto nelle chorde A. . C &
D: ancora che la prima, la terza, & la quarta chorda hauessero date le specie della
Diapente perfette; nondimeno la seconda nō l'hauerebbe potuto dare: percioche dal
la chorda alla chorda F si ritroua la Diapente diminuta di vn Semituono;
come è manifesto a ciascuno, che è perito nella Musica; ancora che Boetio nō si guar-
dasse da tal cosa, quando nel cap. 13. del Quarto libro della Musica, pose la seconda
specie di questa consonanza tra le chorde Hypate hypaton, & parhypate meson,
che è vna Quinta diminuta, & contiene due Tuoni, & due Semituoni. Ma credo
io, che non si curasse di porre essatamente il vero della cosa, pur che mostrasse con lo essempio delle chorde
quello, che volea intendere.

Della Diatessaron, ouer Quarta.Cap. 14.

LA Diatessaron, la quale è la minor parte principale della Diapason, la cui forma è con-
tenuta nel secondo luogo del genere Superparticolare, tra questi termini 4 & 3; essendo
considerata senza alcun mezo, non si ritroua di lei se non vna sola specie; per le ragioni
dette di sopra della Diapason, & della Diapente: Ma quando è considerata tramezata
diatonicamente da altri suoni, o voci, allora si ritrouano tre specie, che nascono dalla va
rietà del Semituono, lassando (come etiandio hò detto) la consideratione de i Tuoni; il quale Semituono è di-
uersamente collocato tra esse, nelle loro chorde mezane; si come hò detto della Diapason, & della Diapen-
te: percioche hauendo la prima specie il Tuono nel primo luogo più graue, hà dipoi nel secondo il Semituono
maggiore, & nel terzo il Tuono: Ma la seconda hà il Semituono nel primo luogo, & la terza nel terzo
luogo, & li Tuoni poi accommodati per ordine; come nel sottoposto essempio si può vedere.
page 161Prima specie.
Seconda Specie.
Terza Specie. Questa (come hò detto altroue) da i Greci è chiamata prima Sinfonia, ouero (come la nomina Filone Giu
deo) prima Harmonia; Et Boetio la dimanda Minima consonanza: La onde si vede, che non hebbero il
Ditono, ne il Semiditono per consonanze. La chiamarono etiandio Diatessaron dal numero delle chorde, o
voci, che in se contiene: percioche ogni Diatessaron procede al modo mostrato per quattro voci: Imperoche
è detta da Διὰ, che vuol dire Per, & da τέσσαρα, che vuol dir Quattro, cioè Consonanza di quattro voci, o
suoni; dal qual numero i nostri Moderni la chiamarono Quarta. Quan-
do adunque vorremo far due parti nelle nostre compositioni, le quali sia-
no tra loro distanti per vna Diatessaron, porremo in vna delle chorde e-
streme di uno delli sopraposti essempi la voce graue, & nell'altro l'acu-
ta, come si vede nello essempio. Il perche ritrouādosi anco nelle cantilene
due parti accommodate l'vna con l'altra in cotal modo; potremo dire,
che l'vna sia distante dall'altra per vna Diatessaron, oueramente per
una Quarta.

Del Ditono, ouer Terza maggiore.Cap. 15.

SEGVE dopo la Diatessaron senza alcun mezo la consonanza nominata Ditono, che è
contenuta tra questi termini 5 & 4, nel terzo luogo del genere Superparticolare, dalla
proportione Sesquiquarta. Questo è veramente marauiglioso, che la Natura habbia or-
dinato in tal maniera l'vna Consonanza dopo l'altra, che ritrouandosi tra le parti del Se-
nario la forma della Diapente, diuisa Arithmeticamente in due parti, tra questi termini
6. 5. 4; il Musico ritroua queste parti, con uno ordine contrario, tra la istessa Diapente diuisa harmoni-
camente in due parti, tra questi termini. 15. 12. 10. Considerato adunque il Ditono senza alcun me-
zo; secondo che è contenuto semplicemente ne i suoi termini radicali; potemo dir quello, che si è detto delle
altre consonanze, cioè che non se ne troua se non vna specie: percioche tanto distanti in proportione sono gli
estremi di vn Ditono posto nell'acuto, quanto quelli di alcuno altro posto nel graue: Ma considerandolo tra-
mezato diatonicamente, & diuiso in due Tuoni, dico che le sue specie sono due; come qui sotto appareno.
Prima specie.
Ouero
Seconda Specie. Et tal differenza nasce dalla varietà delli suoi interualli: conciosia che nel primo interuallo della prima spe-
cie si ritroua il Tuono maggiore, & nel secondo il minore; & nella seconda specie si ritroua il contrario, cioè
il minore nel primo, et nel secondo il maggiore. Diremo adun, che allora le parti de i Contrapūti sono distāti
page 162 l'vna dall'altra per vn Ditono, quādo l'vna di esse si ritroua in alcuna delle chorde e-
streme graui delli mostrati essempi, & l'altra nelle estreme acute; come nello essem
pio si vede.Questa consonanza è detta Ditono: perche contiene in se due Tuoni;
quantunque li Prattici la dimandino Terza maggiore, perche è diuisa in due inter-
ualli, contenuti da tre chorde, delle quali le estreme sono più distanti di quello, che
sono le estreme del Semiditono, per vn Semituono minore; come a mano a mano
vederemo.

Del Semiditono, ouero Terza minore.Cap. 16.

LA parte minore della Diapente, è chiamata Semiditono, la forma del quale è contenuta
nel genere Superparticolare dalla proportione Sesquiquinta, nel quarto luogo. Questa dal
li Prattici etiandio è detta Terza minore, & le sue specie sono due, considerandola diui-
sa diatonicamente in vn Tuono maggiore, & in vn maggior Semituono: Imperoche la
prima contiene tal Semituono nel suo secondo interuallo, & la seconda lo contiene nel pri-
mo; come qui si uede.
Prima specie.
Seconda specie. Ma considerandola senza alcun mezano suono, cioè nelli suoi estremi solamente, è di vna sola specie: con-
ciosia che (come si è detto dell'altre consonanze) le chorde estreme di vno posto nel graue, & quelle di uno
posto nell'acuto, sono contenute da vna istessa proportione. Dicono li Prattici, che quando le parti delle lor
compositioni sono distanti l'vna dall'altra, di maniera, che l'vna parte occupi qualunque chorda si uoglia gra
ue, & l'altra occupi qualunque chorda acuta di vno, de gli essempi mostrati disopra, che sono lontane per vn
Semiditono, ouer Terza minore; come sono le due sottoposte.Questo interuallo è chiamato Semiditono,
non gia da Semis parola latina, che vuol dir Mezo, come se fusse mezo
Ditono apunto; ma si bene da Semus: percioche (come vuole Boetio)
in tal maniera si chiama quella cosa, che non ariua al mezo intero: On-
de si dice Semituono quello interuallo, che non è lo intero mezo del Tuo-
no: ma è Tuono imperfetto. Si dice adunque il Semiditono, Ditono imper
fetto: conciosia che è diminuto di vn Semituono minore, contenuto dalla
proportione Sesquiuentesima quarta. Lo nominano anco Terza, dal nu-
mero delle chorde, & le aggiungono Minore: percioche li suoi estremi
sono più ristretti, & di minor proportione, che non sono quelli del Ditono.
Ma questo sia detto a bastanza intorno a quelli interualli, che veramente
sono consonanti.

Dell'vtile che apportano nella Musica gli Interualli disso-
nanti.Cap. 17.

ET quantunque le Consonanze siano principalmente considerate dal Musico, et non le Dis-
sonanze: percioche compone di esse principalmente le sue canzoni; nondimeno pare (co-
me dice Plutarco nella vita di M. Tullio) che consideri anco quelle Voci, che sono disso-
nanti, cioè quelli interualli che non fanno la Consonanza; accioche sappia elegger quelle
cose, che li apportano vtile & commodo, & fugga quelle, che poco fanno al suo propo-
sito: Essendo che quelli interualli, i quali sono dissonanti, generano ingrato suono all'vdito, & fanno la
cantilena aspra, & senza alcuna soauità. Ma perche è impossibile, che nel cantare si possa andare da vna
consonanza all'altra, procedendo dal graue all'acuto, o per il contrario, se non col mezo, & con l'aiuto di
page 163tali interualli; però è dibisogno, che'l Musico non solamente li conosca, accioche non li ponga in luogo di quel-
li, che sono consonanti: ma etiandio fa dibisogno, che habbia notitia di loro, per poterli vsare tra le parti della
cantilena, nel modo ch'io mostrerò altroue. Onde essendo vtili, & anco necessarij, è cosa conueniente, che si
dica alcuna cosa in particolare di loro: percioche se bene non hanno ragione di consonanza, hanno almeno ra-
gione d'interuallo. Ne sono però tutti gli interualli necessarij al Musico: ma solamente quelli, che serueno al-
le modulationi diatoniche, i quali sono minori del Semiditono, & maggiori del Semituono minore, & sen-
za alcun dubbio sono contenuti tra le Otto chorde di ciascuna Diapason: conciosiache sono separate l'una dal-
l'altra harmonicamente, & per diuisione diatonica. Essendo adunque vtili, & necessarij anco all'u-
so delle harmonie, fa dibisogno che si conoschino, & si sappia la lor ragione, il numero loro, & la
loro vtilità. Et perche ogni cosa si andrà a i luoghi conuenienti raccontando; però solamente vederemo
hora il numero loro. Onde dico che veramente non sono più ne meno di Tre, cioè il Tuono maggiore, il Mi-
nore, & il maggior Semituono, che sono veri, & legittimi interualli del genere Diatonico, nel quale si ado-
perano. Et si chiamano veri, & legittimi di tal genere: percioche nascono da numeri sonori, & sono conte-
nuti nel suo Tetrachordo, come nel cap. 31. della Seconda parte hauemo veduto. Si trouano etiandio de gli
altri interualli, che sono dissonanti; come si può vedere nella diuisione, ò compositione del Monochordo, mo-
strata nell'altra parte; & in qualunque altra, che si potesse fare con l'aiuto de i numeri harmonici: ma per-
che sono minori delli Tre sopranominati, il Musico non hà dibisogno di essi; & questi sono il Semituono mi-
nore, che si troua tra le chorde S B & K B; & il Coma, che è posto tra le chorde R B & M B del-
la sopradetta diuisione. Et se bene si vede in lei, che alle volte sia impossibile di procedere dal graue all'acuto:
o per il contrario; & da vna consonanza all'altra, senza l'aiuto di vno di questi interualli; questo importa
poco: percioche in tali Istrumenti simili aggiuntioni sono necessarie: ma non è però necessario, che in vn pro-
ceder Diatonico si oda questi interualli, ne anco è vtile l'interuallo del Coma: percioche generarebbe molto fa
stidio a chi lo vdisse; tanto più, che nelle Voci non si ode tale interuallo: essendo che si possono fare acute, &
graui, come torna meglio; & col mezo loro si può ridurre a perfettione ogni cantilena, senza alcuno incom-
modo; il che non intrauiene ne gli istrumenti arteficiali: conciosia che l'Arte mai può in cosa alcuna aggua-
giarsi alla Natura. Ma perche vedemo, che le Voci maggiormente si accostano alla natura de gli istrumenti,
ridutti al numero delle chorde pithagorice, ne i quali non si ritroua queste minutie; che alla natura de gli ac-
cordati perfettamente secondo le forme de i numeri harmonici; però si potrebbe dire, che la Partecipatione
fusse più vtile al Musico, che l'accordo perfetto. La onde si debbe auertire, che in quanto alla Scienza que-
sto è più vtile: perche da lui si può cauare la vera ragione di ogni interuallo, che sia accommodato perfetta-
mente alla sua vera proportione; massimamente perche le Voci (come altroue hò detto) segueno la perfettio
ne de gli interualli: ma quanto all'vso & alla Prattica, è più commodo quello. E ben vero, che l'uno, & l'al
tro si può dir perfetto nella lor specie, nel modo che altre volte hò detto, & mostrato. Tale vtile adunque ap-
portano nella Musica i nominati interualli; che volendo passare da vna Diatessaron ad vna Diapente, o per
il contrario, non si puo venire con altro mezo, che col Tuono maggiore: & procedendo dal Semiditono al-
la Diatessaron; oueramente da questa a quello, & dalla Diapente allo Essachordo maggiore, o per il contra
rio, non si viene se non col mezo del Tuono minore. L'vtile poi che si caua dal Semituono maggiore è questo,
che dal Ditono si può venire col suo mezo alla Diatessaron, & per il contrario; & dalla Diapente allo Essa
chordo minore; o da questo a quella. La onde hauendosi da loro un tal commodo, non è fuori di proposito, che
ragioniamo alcuna cosa di loro particolarmente; lassando quelli, che sono contenuti ne gli istrumenti arteficia
li: conciosia che non solo non si adoperano: ma è anco impossibile di poterne hauere la proportione rationale di
quelli, che si accrescono, o diminuiscono di alcuna parte del Coma; come altroue ho mostrato.

Del Tuono maggiore, & del minore.Cap. 18.

VOLENDO adunque hauere la cognitione perfetta di questi interualli, bisogna ricor-
darsi quello, che si è detto, & mostrato nel cap. 39. della Seconda parte; cioè che'l Dito-
nosi diuide harmonicamente in due Tuoni, non gia Sesquiottaui, come da molti antichi,
& moderni Musici è stato affirmato: percioche generarebbeno ne i loro estremi dissonan
za: ma si bene in vno contenuto dalla proportione Sesquiottaua, & l'altro dalla propor-
page 164tione Sesquinona; & l'vno si chiama Tuono maggiore, & l'altro minore. Onde per maggiore intelligen-
za delli Studiosi della Musica, mostrarò hora, tra quali chorde diatoniche l'vno, & l'altro siano contenuti.
Incominciando adunque dal maggiore dico, che è quello, che segue immediatamente verso l'acuto, nelle chor
de nominate diatoniche, il Semituono maggiore in ogni Tetrachordo; & è quello anco, che si troua colloca-
to tra le chorde A, ; & a, senza alcun mezo; come qui si vede.Ma il minore segue sem
pre il maggiore verso l'acuto, &
tiene sempre lo interuallo, che è
il terzo di ciascun Tetrachordo
nella parte acuta; come nello es-
sempio si uede.Hauemo adunque nel genere Diatonico due specie di Tuono, cioè il Tuono maggiore, &
il minore: però quando noi ritrouaremo due parti nelli contrapunti,
che saranno distanti l'una dall'altra per vno di questi interualli, dire-
mo, che quelle sono lontane per vn Tuono maggiore, ouer minore;
oueramente diremo, che siano distanti per vna Seconda maggiore:
conciosia che cosi è nominato da i Prattici tale interuallo, a differen-
za della minore, che è il Semituono maggiore: & è cosi chiamata dal numero delle sue chorde, le quali
contengono questi interualli, che sono diatonici; come nello essempio posto di sopra si veggono.

del Semituono maggiore, & del minore.Cap. 19.

SEGVE dopo questi il Semituono maggiore, contenuto dalla proportione. Sesquiquinta-
decima. Questo congiunto al Tuono maggiore ne da il Semiditono. Et se bene non nasce
per la diuisione di alcuno interuallo, fatta per via della proportionalità harmonica, nasce
almeno per la reintegratione della Diatessaron, quando dal Ditono peruenimo alli suoi e-
stremi: percioche è impossibile, di venirui senza il suo mezo; si come al cap. 39. della Se-
conda parte
, & di sopra anche, hò dimostrato. Onde tanta è la sua proportione, quanta è la differenza, che
si ritroua tra la Sesquiquarta, che contiene il Ditono, & la Sesquiterza, che è la forma di essa Diatessaron.
Questo è nominato da i Prattici Seconda minore; & si ritroua sempre posta senza alcun mezo nella parte
graue, nel principio di ciascun Tetrachordo; come si è potuto vedere: & è collocato naturalmēte tra le chor
de poste in questo essempio: Guidone pose il Se-
mituono nel mezo di ciascun Essachordo, come
in luogo più degno, & più honorato; nel quale
(come si dice) consiste la Virtù: conciosia che
la eccellenza, & nobilità sua è tale, che senza
lui ogni cantilena sarebbe aspra, & insoportabile da vdire: ne si potrebbe hauere alcuna harmonia, che fus-
se perfetta, senza il suo mezo. Questo è detto Maggiore, a differenza del Minore, che si ritroua in acuto
ascendendo, tra le chorde & : o per il contrario, il quale non si adopera nel ge
nere Diatonico, & è il sottoposto.Quando adunque l'vna delle parti delle nostre
Canzoni sarà lontana dall'altra per vno delli gradi acuti de i mostrati essempi, & l'al-
tra per vno delli graui; allora diremo, che quelle sono distanti per un Semituono mag-
page 165 giore, ouer per una Seconda maggiore; come nell'essempio si uede. Fù chiamato Semi-
tuono, per le ragioni, ch'io dissi parlando nel cap. 16. del Semiditono, da quella voce
Semus, che vuol dir Sciemo, & Imperfetto: percioche il Tuono non è mai diminuto,
ouer fatto imperfetto della sua meza parte intera; come la esperienza lo dimostra: essen
do che niuna proportione (come hò detto più volte) si possa diuidere in due parti equali.
Ma questo sia detto a bastanza intorno gli interualli diatonici, contenuti dalle proportio-
ni Moltiplici, & dalle Superparticolari.

Dello Essachordo maggiore, ouero Sesta maggiore.Cap. 20.

VENENDO Hora a quelli, che hanno le forme loro tra le proportioni del genere Su-
perpartiente, dico, che lo Essachordo maggiore hà la sua forma dalla proportione Super-
perbipartiente terza, la quale è la prima proportione di questo genere, tra questi termi-
ni radicali 5 & 3. Et benche questo interuallo non si possa chiamare assolutamēte Sem-
plice, se non ad vn certo modo: percioche gli estremi della sua proportione possono esser
tramezati dal numero Quaternario, in cotal maniera 3. 4. 5; & lo potemo dire composto della forma della
Diatessaron, & della forma del Ditono; tuttauia lo chiamaremo Semplice in vn certo modo; non gia per
che sia composto di due interualli: ma si bene, per che non è composto dello interuallo della Diapason, che è il
Tutto, & di alcuna sua parte. Quando adunque consideraremo questo interuallo ne i suoi estremi solamente,
& senza alcun mezo, ritrouaremo, che è di vna sola specie; ancora che fusse posta nel graue, o nello acuto.
Ma quando lo consideraremo diuiso diatonicamente; tante saranno le sue Specie, quantosaranno le varia-
tioni de i luoghi del Semituono, compreso in esso, secondo i modi delle diuisioni, che fanno le sue chorde meza-
ne, le quali saranno tre; come qui si vede.
Prima specie.
Seconda specie.
Terza specie. Li Musici chiamano questo interuallo Essachordo, per il numero delle chorde, che contiene, che sono Sei: Per-
cioche appresso de i Greci tanto vuol dire Ε῞ξ, quanto significa Sei appresso di noi; & similmente tanto uuol
dire Χορδὴ appresso di loro, quanto Chorda appresso di noi. Onde è detto Interuallo, che contiene Sei chorde;
ouero Consonanza di sei uoci: percioche è compreso da tal numero di chorde. La onde li Prattici lo chiamano
Sesta maggiore, a differenza della minore, la quale è compresa da minor pro
portione; & dicono, che la Sesta maggiore, ouero il maggiore Essachordo è
vna compositione di sei voci, ouersuoni, che contiene quattro Tuoni, & vn
Semituono maggiore. Quando adunque saranno due parti nelli nostri contra-
punti, distanti l'vna dall'altra per il graue, & per l'acuto, secondo la ragio-
ne de gli estremi di alcuno delli sopraposti essempi; allora diremo, che tal par-
ti seranno distanti l'vna dall'altra per vno Essachordo, ouer Sesta maggio-
re; come qui in essempio si uede.
page 166

Dello Essachordo monore, ouero Sesta minore.Cap. 21.

LO Essachordo minore, che è contenuto dalla proportione Supertripartientequinta, è (se-
condo che la definiscono i Prattici) vna compositione di sei voci, o suoni, dalle quali pren-
de il nome di Sesta, che contiene tre Tuoni, & due Semituoni maggiori; hauendo ri-
guardo al modo, che è tramezato diatonicamente da quattro chorde. Et perche è trame-
zato solamente in tre modi delle predette chorde; si come dalla varia positione de i Semi
tuoni si puo comprendere; però tre solamente sono le sue specie, le quali si veggono qui sotto in essempio.
Prima specie.
Seconda specie.
Terza specie. Ma quando fusse considerato nelli suoi estremi solamente, senza esser tramezato da alcuna chorda mezana;
si trouerebbe di lui vna sola specie, per le ragioni dette de gli altri interualli. Et ancora che non si possa chia-
mare assolutamente Semplice: percioche li suoi termini radicali sono tramezati dal numero Senario in cotal
modo 5. 6. 8; come si può uedere tra li numeri harmonici, posti nel Prima parte; onde lo po-
temo chiamar composto della Diatessaron, & del Semiditono; Tuttauia per le ragioni dette dello Essachor-
do maggiore, lo chiamaremo anco lui Semplice ad vn certo modo. Quando adunque due parti delli no-
stri contrapunti saranno distanti l'vna dall'altra per il graue, & per lo acu-
to, secondo la ragione delle chorde estreme di alcuno delli mostrati essempij, al-
lora potremo dire, che saranno distanti per vno Essachordo, o Sesta minore; co-
me qui in essempio si ritroua. Questo etiandio si chiama Essachordo per le ragio
ni dette dello Essachordo maggiore, la onde a sua differenza gli aggiunsero, Mi-
nore: & tanto l'uno, quanto l'altro non erano connumerati da gli Antichi tra
le consonanze: conciosiache le loro estreme chorde sono tirate sotto le ragioni del
le proportioni predette, le quali si ritrouano esser connumerate tra quelle del ge-
nere Superpartiente. Ma perche li Musici moderni le pongono in cotale ordine;
& per che sono composte (se cosi le vogliam considerare) della Diatessaron, &
del Ditono, ouer Semiditono; che poste insieme, non possono essere se non consonanti, quando sono collocati a
i loro luoghi propij; però hò voluto far di loro particolar mentione, & mostrar le loro specie. Onde facendo
hora fine di ragionar più di quelli interualli, le cui proportioni sono comprese nel genere Moltiplice, & nel
Superparticolare; & di quelli, che hanno le lor forme nel genere Superpartiente, & sono accettati da ciascu
no Musico per consonanti; verrò a ragionar di quelli, che hanno le lor forme in questo genere istesso, & so-
no al tutto Dissonanti.

Del Diapente col Ditono; ouero della Settima
maggiore.Capo. 22.

DALLA proportione Supersettipartiente ottaua adunque pigliano gli estremi suoni del
la Diapente col Ditono la loro forma. Ho detto gli estremi suoni: percioche se bene que-
sto interuallo si può chiamar Composto: perche li suoi termini radicali, che sono 15 &
8, possono esser tramezati in cotal modo 15. 12. 10. 9. 8. come nel
Prima parte si può vedere; tuttauia, per le ragioni dette di sopra, lo chiamaremo Incom
page 167posto. E posto questo interuallo nell'ordine de gli interualli dissonanti: percioche la sua proportione non hà luo
go tra i numeri harmonici. Questo, essendo considerato semplicemente, & senza alcun mezo, non hà sot-
to di sè, se non vna sola specie: ma dipoi considerato diuiso diatonicamente in Tuoni, & in Semituoni, le sue
specie sono due. Dicono li Prattici, che questo interuallo tramezato è vna compositione di sette suoni, ouero
di sette voci, che contiene sei interualli, tra i quali sono cinque Tuoni, & vn Semituono maggiore: come
qui si vede.
Prima specie.
Seconda specie. Li Prattici lo nominano Settima de numero delle voci, o de i suoni, che sono contenuti in esso; & lo chia-
mano anco Eptachordo, da Ε῾πτὰ, che Sette, & da Χορδὴ, che vuol di-
re Chorda; & a differenza del minore gli aggiungono questa particella Maggio-
re. Diremo etiandio di esso quello, che si è detto de gli altri interualli; che tutte le
volte, che si ritrouerà in alcuna cantilena due parti, che siano poste, l'una nelle
chorde graui delli mostrati essempi, & l'altra nell'acuta; che tali parti saranno di-
stanti l'vna dall'altra per vna Settima maggiore, oueramente per vno Eptachor-
do maggiore; come sono queste due parti di questo essempio.

Della Diapente col Semiditono, ouer Settima minore.Cap. 23

SOTTO la proportione Superquadripartiente, è cōtenuta la Diapēte col Semiditono nelle
sue estreme chorde. Et ancora che si possa chiamar composta: conciosia che li suoi termi-
ni radicali, che sono 9 & 5, siano tramezati nell'ordine naturale de i numeri harmoni-
ci, da 8 & 6, come nel Prima parte si può vedere; nondimeno per esse-
re interuallo minore della Diapason, lo chiamaremo Incomposto. Questo interuallo consi-
derato senza alcun mezo (per le ragioni addutte altre volte) si ritroua di vna sola specie: ma considerato tra
mezato, secondo la natura del genere Diatonico, li Prattici dicono, che è vn composto di sette voci, o suo-
ni, che contengono sei interualli; tra i quali si troua quattro Tuoni, & due Semituoni maggiori; & le sue
specie sono Cinque, che nascono dalla diuersità de i luoghi, che occupano i Semituoni; come qui si vede.
Prima specie.
Seconda specie.
Terza specie.
Quarta specie.Quinta specie. Dal numero delle chorde i Prattici lo chiamarono Settima; è ben vero che vi aggiunsero questa parola Mi-
nore, per farlo differente dal maggiore. Lo nominarono etiandio Eptachordo minore, da quelle due parole
greche poste di sopra nel capitolo precedente. Quando adunque saranno due parti distanti l'vna dall'altra, co-
me sono le chorde estreme delli sopraposti essempi, allora diremo, che sono lontani per vna Settima minore:
cone sono le sottoposte. Qui porrò fine al ragionare delle Consonanze, & de gli altri Interualli semplici; lassando
etiandio, per più breuità, di ragionare delli Composti: conciosia
che ogn'altro qual si uoglia, che sia maggior della Diapason, si
considera composto di lei, & di vna sua parte; & non sarà mol-
to difficile, quando si vorrà sapere la loro ragione, la quale sempre
potremo hauere, quādo noi aggiungeremo sopra la Diapason quel
l'altro interuallo, che le vorremo porre appresso, sommando in-
sieme i termini radicali, che contengono ta li interualli. Dirò ben
questo, che gli estremi suoni della Diapasondiapente, ouer Duo-
decima, sono cōtenuti dalla proportione Tripla; quelli della Disdia
pason, ouer Quintadecima, dalla Quadrupla; quelli della Disdiapason col Ditono, ouer Decimasettima, dal-
la Quintupla; & quelli della Disdiapasondiapente, ouer Decimanona, dalla Sestupla: ma gli altri si potran-
no inuestigar facilmente con la ragione.

In qual maniera naturalmente, o per accidente tali interualli da i
Prattici alle volte si ponghino superflui, o dimi
nuti.Cap. 24.

ET quantunque ogni Consonanza, & ogni Interuallo diuiso in molte parti, si possa denomi
nare dal numero delle chorde; tuttauia si debbe auertire, di non cascare in vno errore,
nel quale sono cascati spesse volte alcuni Prattici; i quali considerando vno ordine de
suoni nel numero delle chorde solamente, & facendo poca stima de gli interualli contenu-
ti in esso; hanno posto tallora nelle compositioni loro alcuna delle predette consonanze su-
perflua, ouero diminuta, in luogo della uera, & legittima specie. Et ciò hanno fatto: conciosia che gli
estremi di qualunque ordine de suoni, considerato solamente nel numero delle chorde, si possono considerare,
o ritrouare in due modi; cioè Consonanti, & Dissonanti. Li primi sono quelli, che sono collocati tra le loro
chorde vere, & sono compresi dalle loro vere proportioni, & sono i veri, & legittimi interualli, de i qua-
li habbiamo parlato disopra: Ma li secondi sono quelli, che non sono contenuti tra le lor chorde propie, & so-
no fuori delle lor vere proportioni; ancora che il loro ordine, & i loro interualli siano diatonici. Questi poi si
ritrouano di due sorti: percioche, ouero che l'interuallo è diminuto, per contenere in se alcuno interuallo mino-
re in luogo di vn maggiore, si come il Semituono maggiore in luogo del Tuono; ouero che è superfluo: per
che contiene vno interuallo maggiore in luogo di vn minore; si come il Tuono in luogo del Semituono. Onde
quella Quinta, che naturalmente si troua da ad F, collocata tra cinque chorde, è senza dubbio alcuno
diminuta di vn Semituono minore: percioche in luogo di tre Tuoni, & di vno Semituono maggiore, con-
tiene due Tuoni, & due Semituoni; & è ne li suoi estremi dissonante: è contenuta dalla proportione
Super 19 partiente 45, che non hà luogo tra i numeri harmonici; & perciò la chiamano Semidiapente, &
Quinta imperfetta, ouer diminuta. Il medesimo potemo dir della Quarta contenuta nel numero di quattro
chorde, tra F & , che per ritrouarsi in lei tre Tuoni, è chiamata Tritono; & è superflua di vn Semituo-
no minore. La onde non essendo le sue chorde estreme contenute sotto le proportioni de gli harmonici nume-
ri: percioche la sua forma è contenuta dalla Super 13 partiente 32, è sopramodo dissonante; & sono li sot-
toposti interualli. Questo errore non solamente può accascare nella Quinta, et nella Quarta: ma etiandio nella
page 169Semidiapente.
Tritono. Ottaua: percioche se'l si hauerà riguardo al numero delle chorde solamēte, che si ritrouano tra la chorda
& la , diremo che tale Ottaua sia senza alcun dubbio diminuta di un Semituono minore: essendo che è
contenuta nelle sue estreme chorde dalla proportione Super 13 partiente 25; onde è dissonante quanto si può
dire; & si vede posta tra le chorde diatoniche del sottoposto essempio, et si può anco nominare Semidiapason.
Diapason diminuta. Simili errori si possono ancora commettere tra le chorde diatoniche, & le chromatiche: percioche se noi por-
remo la chorda posta in acuto, tra la c & la d, per l'uno de gli estremi della Ottaua; & la chorda C
posta nel graue per l'altro estremo; haueremo vna Ottaua dissonantissima, contenuta dalla proportione Du-
pla sesquiduodecima, & sarà vna Diapason superflua di vn Semituono minore. Onde se di nuouo pigliaremo
la detta chorda con la F, haueremo una Quinta dissonante, contenuta dalla proportione Super 9 par-
tiente 16, detta Diapente superflua. La medesima chorda ancora accompagnata alla G ne darà il Tri-
tono: che contiene tre Tuoni; come nel sotto posto essempio si vede.
Diapason superflua.
Diapente superflua.
Tritono. Tutti questi interualli si potranno diminuire della istessa quantità, quando pigliaremo la chorda chromatica
posta nel graue, tra la C & la D, in luogo della C, & faremo la ottaua & c: percioche al-
lora tale Ottaua sarà minuita di vn Semituono minore, & contenuta dalla proportione Super 23 partien-
te 25, che è minor della Dupla, la onde si chiama Semidiapason. Similmente tal chorda accompagnata con
la G ne darà vna Semidiapente, contenuta dalla Super 11 partiente 25; & accompagnata con la F ne
darà la Semidiatessaron, compresa sotto la forma della proportione Super 21 partiente 75, la quale insie-
me con le altre sono contenute nel sotto posto essempio, & sono al tutto dissonanti.
Semidiapason
Semidiapente.
Semidiatessaron. Questi, & tutti gli altri interualli mostrati disopra sono dissonantissimi, & non si debbeno porre ne i Contra-
punti: perche generarebbeno fastidio all'vdito. Onde non senza giuditio, i Musici prattici più periti diedero
vna Regola, per chiuar questi errori, Che non si douesse mai porre la voce del Mi contra quella del Fa, nelle
consonanze perfette; come più oltra vederemo. Si debbe però auertire, che alle volte si pone la Semidiapen-
te ne i Contrapunti in luogo della Diapente; similmente il Tritono in luogo della Diatessaron, che fanno buo-
page 170ni effetti: ma in qual maniera si habbiano a porre, lo dimostrerò più oltra. Quando adunque ritrouaremo due
parti, l'una delle quali nell'acuto tenghi il luogo di alcuna delle chorde estreme, di alcuno delli mostrati essem-
pi; & l'altra tenghi il luogo di alcuna posta nel graue; allora diremo, che saranno distanti l'vna dall'altra
per uno delli detti interualli; come qui
si vede. Qui si hauerebbe potuto por-
re molti altri essempi, & mostrar
più in lungo in quante maniere tali in-
terualli si accrescono, & minuiscono,
col mezo delle chorde chromatiche:
ma per nō andare in lungo, gli hò vo-
luti lassare. Similmente si hauerebbe
potuto mostrare in qual modo, per uia
delle istesse chorde chromatiche, il Di
tono diuenti Semiditono; & il Semiditono Ditono: ma perche cambiandosi in tal maniera, non fanno alcu-
no interuallo dissonante; però hò voluto etiandio lassar da parte tal ragionamento; accioche io possa dichiara
re, & mostrar gli effetti, che fanno questi tre segni; cioè il quadrato, il molle, & il Diesis.

De gli effetti che fanno questi segni. . . .Cap. 25.

GLI effetti adunque delle dette cifere, o segni (come habbiamo potuto vedere) è di ag-
giungere, o di leuare il Semituono minore dal Tuono, & di far diuentare minore alcuna
consonanza maggiore; o per il contrario la maggiore minore. Questo Semituono, anco-
rache non si adoperi nelle modulationi del genere Diatonico; si ritroua tuttauia esser stato
vsato alcune fiate da i Compositori nelle lor cantilene; & massimamente tra le modula-
tioni, che fanno due parti ascendendo, ouer discendendo insieme col mouimento della Terza; si come si può
uedere essaminando molte compositioni, tanto de gli Antichi, quanto etiandio de i Moderni compositori. Ma
Cipriano di Rore lo adoperò in vna parte sola, in quella canzone a quattro voci, che incomincia Hellas co-
ment
, si nella parte più graue, come anco nella parte più acuta. Et tal Semituono si ritroua naturalmen-
te tra la chorda Tritesynemennon, & la Paramese; come nel cap. 19. di sopra hò mostrato. Dicono li Prat
tici, che tal Semituono è descritto tra queste due voci Fa, & Mi, ponendo il Mi sopra il Fa; le quali sono
differenti di forma, & sono il , & il , che si veggono nel sottoposto essempio: percioche la voce, o chor-
da segnata col , è più acuta di quella, che è segnata col . La onde Guidone
Aretino, per non confondere li Cantori, pose nel suo Introduttorio le due lette-
re, o cifere mostrate differenti, & non variò il luogo; & volse, che per l'vna di
esse si intendesse la chorda Tritesynemennon, & per l'altra la chorda Paramese.
Vedendo dipoi li Musici questa differenza, ordinarono due sorti di cantilena, l'v-
na delle quali chiamarono di Natura, & di quadrato; & è quella, che procede per le chorde del Tetra-
chordo Meson, & per quelle del Tetrachordo Diezeugmenon; & non si pone nel principio delle parti del-
la cantilena alcuna delle mostrate cifere. L'altra nominarono di Natura, & di molle; & questo quādo
le parti toccano le chorde del Tetrachordo Synemennon, & quelle del Tetrachordo Meson; lassando da un
canto quelle, che sono del Tetrachordo Diezeugmenon; & in questa sorte di canzone si pone nel principio
delle parti della cantilena la cifera, ouer segno del molle, auanti i segni del Tempo. Et se bene nelle can-
tilene, che procedeno per il Tetrachordo Meson, & per il Diezeugmenon, non si pone la cifera del ; non-
dimeno ue la intendeno: et tal cifera si ritroua ne i Libri ecclesiastici, cioè ne i Canti fermi molto spesso, se bene
ne i Canti figurati sia stata, et è anco poco vsata: percioche i Moderni quādo vogliono porre alle volte la chor-
da Paramese in luogo della Tritesynemēnon, pōgono la cifera in luogo del ; ancora che tal cosa si faccia cō
tra ogni douere: cōciosiache si douerebbe vsare la propia cifera della cosa, che vogliono intēdere, et nō vn'altro
segno forestiero: quātū sto importi poco: percioche hormai ogn'vn conosce, qual chorda si hà da vsare in luogo
della Tritesynemēnon, quādo pōgono la cifera del : Ma in vero io lodarei molto, che si vsasse il segno propio.
Per tornare adū a gli effetti, che fāno cotali Cifere dico, che leuano, ouer aggiūgono il Semituono minore: Im
page 171peroche se noi vorremo essaminare con diligenza il primo delli due sottoposti essempi, ritrouaremo, che dalla
prima figura alla seconda, vi è lo interuallo del Tuono; Onde se tra loro porremo il segno del , come si ve-
Primo essempio.
Secdo essempio. de nel secondo essempio; non è dubbio, che verremo a leuare dalla
parte acuta del detto Tuono il Semituono minore; & tra le figu-
re del secondo essempio, si ritrouerà il Semituono maggiore: per-
che dalla diuisione del Tuono, fatta per la chorda Tritesynemen-
non, nasce il Semituono maggiore, & il minore; come altroue
si è detto. Similmente il fà vn tale effetto, nel secondo delli
sottoposti essempi: perche si come tra le figure del primo si ritroua il Tuono, cosi posta la chorda in luo-
Primo essempio.
Secondo essempio. go della , è rimosso dalla parte graue il minore, & re-
sta il maggior Semituono.Tale effetto farà anco il :
percioche si come tra le figure del primo essempio delli due
sottoposti, si scorge il Tuono; cosi tra quelle del secondo è
posto il Semituono maggiore. Et tutto questo si è detto per
la diminutione dello interuallo del Tuono, col mezo delle
mostrate cifere, o chorde, leuandoli il Semituono minore: Ma se noi vorremo accrescere lo interuallo del Se-
Primo essempio.
Secondo essempio. mituono maggiore, con lo aggiungerli il minore, si potrà far lo istesso con le predette cifere, o chorde; co-
me nelli sottoposti essempi si vede.
Douemo però auertire, accioche le parti della cantilena riuscischino più facili, & più ageuoli da cantare;
che quando si vorrà porre la chorda del , che la figura cantabile, la quale è posta auāti quella, che si vuol
segnare con tal segno, proceda dal graue all'acuto; & quando si vorrà porre il , ouero il , fare, che proce
dino al contrario, cioe dall'acuto al graue; & questo: perche (come hò detto) le parti sono più facili da can-
tare, & tali interualli sono più ageuoli da proferire, come la esperienza lo dimostra; Ancora che non sa-
rebbe grande errore, quando si facesse altramente.

Quel che si ricerca in ogni compositione, & prima del Sog-
getto.Cap. 26.

VERRO' hormai a ragionare del Contrapunto: ma auanti ch'io dia principio a tal ragio-
namento, fa dibisogno sapere, che in ogni buon Contrapunto, ouero in ogn'altra buona
Compositione si ricercano molte cose, delle quali se vna ne mancasse, si potrebbe dire, che
fosse imperfetta. La Prima è il Soggetto, senza il quale si farebbe nulla: Imperoche si
come lo Agente in ogni sua operatione hà sempre riguardo al fine, & fonda l'opera sua
sopra qualche Materia, la quale è chiamata il Soggetto; cosi il Musico nelle sue operationi hauendo riguardo
al fine, che lo muoue all'operare, ritroua la Materia, ouero il Soggetto, sopra'l quale viene a fondare la sua
compositione, & cosi viene a condurre a perfettione l'opera sua, secondo il proposto fine. La onde, si come il
Poeta, il quale è mosso da questo fine, cioè di giouare & di dilettare, come Horatio chiaramente dimostra
nella sua Poetica dicendo;
page 172Aut prodesse volunt, aut delectare poetae:

Aut simul et iucunda, et idonea dicere vitae;
hà nel suo Poema per soggetto la Historia, ouero la Fa-
uola, la quale, o sia stata ritrouata da lui, ouero se l'habbia pigliata da altrui: l'adorna, & polisse in tal ma-
niera con varij costumi, come più gli aggrada, non lassando da parte alcuna cosa, che sia degna, & lode-
uole, per dilettar l'animo de gli vditori; che hà poi del magnifico, & marauiglioso; cosi il Musico, oltra
che è mosso dallo istesso fine, cioè di giouare, & di dilettare gli animi de gli ascoltanti con gli accenti harmo-
nici, hà il Soggetto, sopra il quale è fondata la sua cantilena, laquale adorna con varie modulationi, & va-
rie harmonie, di modo che porge grato piacere a gli ascoltanti. La Seconda è, che sia composta principalmen
te di consonanze, dipoi habbia in sè per accidente molte dissonanze, collocate in essa con debiti modi, secon-
do le Regole, le quali più abasso voglio mostrare. La terza è, che le parti della cantilena procedino bene, cioè
che le modulationi procedino per veri, & legittimi interualli, che nascono da i numeri sonori; accioche per
il mezo loro acquistiamo l'vso delle buone harmonie. La Quarta conditione, che si ricerca, è, che le modu-
lationi, & il concento sia variato: percioche da altro non nasce l'harmonia, che dalla diuersità delle modu-
lationi, & dalla diuersità delle consonanze, messe insieme con variatione. La Quinta è, che la cantilena sia
ordinata sotto vna prescritta, & determinata Harmonia, o Modo, o Tuono, che vogliam dire; & che non
sia disordinata: Et la Sesta, & vltima (oltra l'altre, che si potrebbeno aggiungere) è, che l'harmonia, che
si contiene in essa, sia talmente accommodata alla Oratione, cioè alle Parole, che nelle materie allegre, l'har
monia non sia flebile; & per il contrario, nelle flebili, l'harmonia non sia allegra. Onde accioche del tutto si
habbia perfetta cognitione, verrò à ragionare di tutte queste cose separatamente, secondo che mi verranno
al proposito, & secondo il bisogno. Incominciando adunque dalla Prima dico, che il Soggetto di ogni com-
positione musicale si chiama quella parte, sopra laquale il Compositore caua la inuentione di far le altre parti
della cantilena, siano quante si vogliano. Et tal Soggetto può essere in molti modi: prima può essere inuen-
tione propia, cioè, che il Compositore l'hauerà ritrouato col suo ingegno; dipoi può essere, che l'habbia pigliato
dalle altrui compositioni, accommodandolo alla sua cantilena, & adornandolo con varie parti, & varie
modulationi, come più gli aggrada, secondo la grandezza del suo ingegno. Et tal Soggetto si può ritrouare
di più sorte: percioche può essere vn Tenore, ouero altra parte di qualunque cantilena di Canto fermo, ouero
di Canto figurato; ouero potranno esser due, o più parti, che l'vna seguiti l'altra in Fuga, o Consequenza, oue-
ro a qualunque altro modo: essendo che li varij modi di tali Soggetti sono infiniti. Ritrouato adunque che haue
rà il Compositore il Soggetto, farà poi le altre parti, nel modo che più oltra vederemo; Il che fatto tal ma-
niera di comporre si chiamerà, secondo li Prattici, Far contrapunto. Ma quando non hauerà ritrouato prima
il Soggetto; quella parte, che sarà primieramente messa in atto; ouer quella con la quale il Compositore da-
rà principio alla sua cantilena, sia qual si voglia, & incomincia a qual modo più li piace; o sia graue, oue-
ramente acuta, o mezana; sempre sarà il Soggetto, sopra il quale poi accommodarà le altre in Fuga, o Con-
sequenza, ouero ad altro modo, come più li piacerà di fare; accommodando le harmonie alle parole, secon-
do che ricerca la materia contenuta in esse. Ma quando il Compositore andrà cauando il Soggetto dalle par-
ti della cantilena, cioè quando cauerà vna parte dall'altra, & andrà cauando il Soggetto per tal maniera,
& facendo insieme la compositione, come uederemo altroue; quella particella, che lui cauerà fuori delle al-
tre, sopra laquale dipoi componerà le parti della sua compositione, si chiamerà sempre il Soggetto. Et tal
modo di comporre li Prattici dimandano Comporre di fantasia: ancorache si possa etiandio nominare Contra
puntizare, o Far contraponto, come si vuole.

Che le Compositioni si debbeno comporre primieramente
di Consonanze, & dipoi per accidente di Dis-
sonanze.Cap. 27.

ET benche (come altroue si è detto) ogni Compositione, & ogni Contrapunto: & per dir
lo in vna sola parola, ogni Harmonia, si componghi di Consonanze principalmente; non-
dimeno per più sua bellezza, & leggiadria, si vsano anco secondariamente in essa, per
accidente le Dissonanze, lequali quantunque poste sole all'vdito non siano molto grate;
nondimeno quando saranno collocate nel modo, che regolarmente debbeno essere, & se-
page 173condo li precetti, che dimostraremo; l'Vdito talmente le sopporta, che non solo non l'offendeno: ma li danno
grande piacere, & diletto. Di esse il Musico ne caua due vtilità, oltra le altre che sono molte, di non poco ua
lore: La Prima è stata detta di sopra, cioè, che con l'aiuto loro si può passare da vna consonanza all'altra: La
Seconda è, che la Dissonanza fa parere la Consonanza, la quale immediatamente le segue, più diletteuole;
& con maggior piacere dall'vdito è compresa, & conosciuta; si come dopo le tenebre è più grata, & dilet-
teuole alla vista la luce; & il dolce dopo l'amaro è più gusteuole, & più soaue. Prouiamo per esperienza o-
gni giorno ne i suoni, che se per alquanto di tempo, l'vdito è offeso da alcuna dissonanza, la consonanza che
segue dopo se li fa più soaue, & più diletteuole. La onde gli Antichi Musici giudicarono, che nelle composi-
tioni hauessero luogo non solo le Consonanze, che chiamano Perfette, & quelle che nominano Imperfette; ma
le Dissonanze ancora: percioche conobbero, che con più bellezza, & leggiadria, poteuano riuscire, di quel-
lo, che hauerebbeno fatto, non le hauendo: Conciosiache se fussero composte di consonanze solamente, con tut-
to che facessero bello vdire, & da loro ne vscissero buoni effetti, hauerebbeno tuttauia tali compositioni (non
essendo mescolate le Consonanze con le Dissonanze) quasi dello imperfetto, si dalla parte del cantare, come
anco per l'aiuto della compositione: perche mancarebbeno di vna grande leggiadria, che nasce da queste co-
se. Et benche io habbia detto, che nelle compositionisi vsino principalmente le Consonanze, & dipoi per ac-
cidente le Dissonanze; non si debbe per questo intendere, che si habbiano a porre ne i Contrapunti, o Compo-
sitioni, come vengono fatte, senza alcuna regola, & senza alcuno ordine: percioche ne seguirebbe con-
fusione: ma si de auertire di porle con ordine, & con regola; acciò il tutto torni bene.Ma si debbe so-
pra'l tutto hauer riguardo (oltra l'altre) a due cose; nelle quali (per mio giuditio) consiste tutta la bellezza,
tutta la leggiadria, & tutta la bontà di ogni compositione; cioè alli Mouimenti, che fanno le parti della
cantilena ascendendo, & discendendo per mouimenti simili; ouero contrarij: & alla Collocatione delle con
sonanze a i luoghi propij, nelle harmonie. Delle quali cose, con l'aiuto di Dio, intendo ragionarne, secondo
che tornerà il proposito: impero che questo è stato sempre il mio principale intendimento. Et per introduttio-
ne di questo ragionamento, intendo di esporre alcune Regole, date da gli Antichi, i quali conobbero la ne-
cessità di cotali cose; con le quali insegnando il modo, che si hauesse da tenere nel porre regolarmente le Con-
sonanze, & anco le Dissonanze, l'vna doppo l'altra nelle compositioni, veniuano a dare etiandio alcune
Regole di tali Mouimenti, ancora che questo facessero imperfettamente. Queste Regole adunque porrò io con
seguentemente per ordine, & porrò la sua dichiaratione; con la quale verrò a mostrar quello, che si haue-
rà da fare, & con ragioni euidenti mostrarò, in qual maniera si haueranno da intendere, aggiungendouene
etiandio alcune altre, che saranno, non solo vtili; ma anco necessarie molto a tutti coloro, che desidererano di ri
dursi in vn modo regolato, & ordine buono di comporre dottamente, & elegantemente, con buone ragio-
ni: & buoni fondamenti, ogni cātilena: Et per tal modo ciascuno potrà conoscere, in qual parte haurà da col
locare le Cōsonāze, et le Dissonāze; et in qual luogo potrà porre le Maggiori, et le Minori, nelle sue Cantilene.

Che si debbe dar principio alle compositioni per vna delle Con-
sonanze perfette.Cap. 28.

VOLSERO prima gli Antichi Musici, il che è osseruato etiandio da i migliori Moder-
ni, che nel dar principio alli Contrapunti, ouero ad altre Compositioni musicali, si doues-
se porre vna delle nominate Consonanze perfette; cioè l'Vnisono, o la Quinta, o la Otta-
ua, ouero vna delle replicate. La qual regola non volsero che fusse tanto necessaria, che
non si potesse fare altramente, cioè che non si potesse anco incominciare per vna delle im-
perfette; poi che la perfettione sempre si attribuisce al fine, & non al principio delle cose. Non douemo però
intendere questa regola cosi semplicemente: percioche quando la parte del Contrapunto incomincierà a can-
tare insieme con la parte del Soggetto, allora si potrà incominciare per vna delle perfette gia dette: Ma quā
do, per maggior bellezza, & leggiadria del Contrapunto, & per maggior commodità ancora, li Musici
facessero, che le parti non incominciassero a cantare insieme; ma l'vna dopo l'altra, con lo istesso progresso
di figure, o note, che è detto Fuga, o Conseguenza, il quale rende il Contrapunto non pur diletteuole; ma
etiandio arteficioso; allora potranno incominciare da qual consonanza vorranno, sia perfetta, ouero imper-
page 174fetta: percioche intrauengono le Pause in vna delle parti. Si debbe però osseruare, che li principij dell'vna,
et dell'altra parte habbiano tra loro relatione di vna delle nominate cōsonanze perfette, ouero di vna Quarta;
& ciò non sarà fatto fuori di proposito: conciosia che si viene à incominciare sopra le chorde estreme, ouero
sopra le mezane de i Modi, sopra i quali è fondata la cantilena, che sono le lor chorde naturali, ouero essen-
tiali; come altroue vederemo. Et questo credo io, che intendessero gli Antichi, quando dissero, che nel prin-
cipiare li Contrapūti, si douesse dar principio ad vna delle consonanze perfette; aggiungendo, che questa
regola non era fatale, o necessaria, ma si bene secondo il voler di colui, che compone. Quando adunque uor
remo incominciare alcuno Contrapunto in fuga, o consequenza, lo potremo incominciare per qual si voglia
delle Perfette, ouero Imperfette, & per Quarta anche; Non che le parti incomincino a cantare per questa
consonanza; ma dico per Quarta rispetto al principio del Soggetto, con la parte del Contrapunto, o per il
contrario; come si vede tra la parte del Soggetto posto qui di sotto, la quale è vna Cantilena del Sesto modo,
et tra la parte del Cōtrapunto del Quarto essempio nel graue: Imperoche l'vna incomincia nella chorda F, et
l'altra nella chorda C, & sono distanti per Quarta, rispetto al principio dell'vna, & dell'altra; & osserua-
remo la regola data, di cominciare per vna delle Consonanze perfette, facendo incominciare le parti a can-
tare insieme in vna Terza maggiore: percioche l'vna incomincia nella chorda E, & laltra nella chorda C;
come nel Quarto essempio si vede. La onde tal principio dimostra veramente, che tal precetto non è fatale,
o necessario; ma si bene arbitrario. Ne possono queste due parti generare cosa alcuna di tristo all'vdito; es-
sendo che se bene li principij delle parti corrispondeno per vna Quarta, come hò detto, tuttauia nel principia
re il canto insieme si ode poi il Ditono, ouer la Terza maggiore.
SOGGETTO
Primo essempio nell'acuto.
Secondo essempio nell'acuto.
Terzo essempio nel graue.
Quarto essempio nel graue. Il medesimo douemo osseruare ne i Principij delli Contrapunti, o Compositioni, quando si ponesse nel princi-
pio della parte del Soggetto alcuna Pausa; come intrauiene quando si piglia vn Tenore di qualche Canzone,
o Madrigale, o di altra cantilena, per comporli sopra le altre parti: percioche allora le parti, che si aggiungo-
no, si debbeno incominciare al modo mostrato, osseruando quello, che intorno ciò è stato detto; come si ve-
de ne i sottoposti essempi, delli quali il Sogggetto è composto nel Quarto modo.
page 175SOGGETTO
Essempio primo nell'acuto.
Essempio secondo nel graue. Si debbe etiandio auertire (il che è cosa di non poca importanza) di ordinare nelle Compositioni, & ne i Con-
trapunti a più voci in tal maniera le parti, che i loro principij corrispondino tra loro, & habbiano relatione
per vna delle consonanze perfette, ouero imperfette; di modo che volendole cantare, nel pigliar le voci del-
le parti, non si oda alcuna dissonanza. Et questo, percioche non solo porge fastidio a quelli, che vogliono can
tare: ma alle volte è cagione di farli errare più facilmente, pigliando vna voce per vn'altra; massimamen-
te quando non sono molto sicuri. E ben vero, che è lecito porre nel graue il principio di due parti, che siano
distanti l'vna dall'altra per vna Quarta, senza esserui alcun'altra parte più graue, alle quali le altre parti
corrispondino per Ottaua; massimamente ne i Modi placali, ouero Impari, che li vogliamo dire; quando le
parti della cantilena incominciano a cantare sopra le chorde principali de i loro Modi, ne i quali è compo-
sta: Conciosiache volendo torre questa libertà al Compositore, di poter porre due parti in tal manie-
ra, non è cosa honesta; massimamente potendolo fare a due voci; & sarebbe farlo Soggeto, & obligato
ad vna cosa fuori di ogni proposito: essendo che lo incominciare in tal modo è stato posto in vso da molti Prat-
tici periti; si come da Iosquino, da Motone, & da altri ancora antichi, & moderni Musici; & di ciò pote-
mo hauere lo essempio nel Motetto che fece Adriano a cinque voci Laus tibi sacra rubens; Lassandone infi-
niti altri de moderni, & antichi compositori. Tal licenza presi io anche in quelli tre motetti, Osculetur me
osculis oris sui
; Ego rosa Saron; & Capite nobis vulpes paruulas; i quali già composi a cinque voci; come
ogn'vno potrà vedere; & saranno essempio alle cose, che di sopra sono state dette. Questo adunque si conce-
de a tutti li Compositori: ma non è però da lodare, che due parti siano distanti ne i loro principij dalla parte
del Soggetto, o nel graue, o nello acuto, l'vna per vna Quarta, & l'altra per vna Quinta: percioche allo-
ra queste parti verrebbeno ad esser distanti l'vna dall'altra per vna Seconda, & nel pigliar le voci farebbe-
no dissonanza, & potrebbe essere, che l'una di esse parti facesse il suo principio sopra vna chorda, che non sa
rebbe del Modo, sopra'l quale è fondata la compositione, o cantilena. Et quantunque tale auertimento sia buo
no, tuttauia non è necessario, quando il Soggetto principale della compositione fusse composto con tale arte-
ficio, che l'vna parte cantasse sopra l'altra in Fuga, o Consequenza, di modo che due di loro cantassero sopra
la parte principale del Soggetto, nell'acuto, ouer nel graue, l'vna distante dall'altra per vna Quinta, ouero
per vna Quarta: oueramente che l'vna fusse distante dal Soggetto per vna Quarta, et l'altra per vna Quin
ta, o per altro interuallo; Si come si puo vedere nel motetto Pater de celis deus, che fece P. della Rue a sei
voci, & nel motetto Virgo prudentissima, che gia composi à sei voci, nel quale tre parti cantano in fuga, o
consequenza, due verso l'acuto, & vna verso il graue per gli istessi interualli; & nel pigliar le voci si ode
vn tal incommodo. Ma si debbe auertire, che io chiamo quella la parte del Soggetto, sopra la quale sono ac-
commodate le altre parti in consequenza, & è la principale, & la guida di tutte le altre. Io non dico quel-
la, che prima di ogn'altra incomincia a cantare; ma quella dico, che osserua, & mantiene il Modo sopra
laquale sono accommodate le altre distanti l'vna dall'altra per qual si voglia interuallo; Come si potrà vede-
re nella Oratione dominicale Pater noster, & nella Salutatione angelica Aue maria, ch'io per il passato
composi a sette voci; doue il principale Soggetto di quelle tre parti, che cantano in fuga, non è quella parte
che è prima al incominciare a cantare; ma si bene la seconda. In simili casi adunque sarà lecito porre in vna
page 176compositione molte parti tra loro discordanti ne i loro principij, massimamente non volendo, ne potendo ve-
ramente discommo dare l'artificioso Soggetto, che facendolo sarebbe pazzia: ma ne gli altri non si debbe
(per mio consiglio) dare tale incommodità alli cantanti.

Che non si debbe porre due Consonanze, contenuto sotto vna
istessa proportione, l'vna dopo l'altra ascendendo, ouero
discendendo senza alcun mezo.Cap. 29.

VIETAVANO dipoi gli Antichi compositori il porre due Consonanze perfette di
vno istesso genere, o specie, contenute ne i loro estremi da vna proportione istessa, l'vna
dopo l'altra; mouendosi le modulationi per vno, o per più gradi; come il porre due, o
più Vnisoni, ouer due, o più Ottaue, oueramente due, o più Quinte, & altre simili; co-
me ne i sottoposti essempi si vede.
Vnisoni
Ottaue.
Quinte. conciosiache molto ben sapeuano, che l'Harmonia non può nascere, se non da cose tra loro diuerse, discordan
ti, & contrarie; & non da quelle, che in ogni cosa si conuengono. La onde se da tal varietà nasce l'Harmo
nia, sarà dibisogno, che nella Musica, non solo le parti della cantilena siano distanti l'vna dall'altra per il
graue, & per lo acuto: ma etiandio che le loro modulationi siano differenti ne i mouimenti: & che conten-
ghino varie consonanze, contenute da diuerse proportioni. Et tanto più potremo allora giudicare che sia har
moniosa quella cantilena, quanto più si ritrouerà nella compositione delle sue parti diuerse distanze tra l'vna,
et l'altra, per il graue, & per lo acuto; diuersi mouimenti, & diuerse proportioni. Videro forse gli Antichi
che le Consonanze poste insieme in altra maniera, di quella, ch'io hò detto (ancorache fussero alle volte varie
ne i loro estremi per il graue, & per lo acuto) erano simili nel procedere, & simili di forma nelle loro pro-
portioni: però conoscendo, che tale simiglianza non generaua alcuna varietà di concento, & giudicando (co
me era il vero) che la perfetta harmonia consistesse nella varietà, non tanto delli Siti, o Distanze delle par-
ti della cantilena, quanto nella varietà de i Mouimenti, delle Modulationi, & delle Proportioni; giudicaro-
no, che il porre due Consonanze l'vna dopo l'altra, simili di proportione, variauano se non il luogo di graue in
acuto: o per il contrario, senza fare alcuna buona harmonia, ancora che i loro estremi fussero variati l'vno
dall'altro: Però non volsero, che due, o più Consonanze perfette, contenute da vna istessa proportione, ascen-
denti insieme, o discendenti le parti, si potessero porre nelle compositioni l'vna dopo l'altra, senza alcuno al-
tro mezano interuallo. Et massimamente vietarono gli Vnisoni, i quali non hanno alcuno estremo ne i suoni,
ne sono differenti di sito, ne sono distanti tra loro, ne fanno variatione alcuna nel procedere, & sono simili
in tutto, & per tutto; Ne si ritroua in loro cantando differenza alcuna di graue, o di acuto; non cadendo
tra l'vno, & l'altro suono, alcuno interuallo: percioche le voci di vna parte si ritrouano in quello istesso luo
go, che si ritrouano le voci dell'altra; come nello essempio posto disopra, & nella definitione posta al cap. 11
dell'Vnisono, si può vedere: Ne anco si ritroua diuersità alcuna di modulatione: percioche per quelli istessi
interualli canta vna parte, per li quali procede l'altra. Il medesimo si potrebbe etiandio dire di due, o più Ot-
taue; se non fusse, che i loro estremi sono differenti l'vno dall'altro per il graue, & per lo acuto; cosa che por
ge all'vdito alquanto più diletto, di quello, che non fanno gli Vnisoni; per esser la Ottaua ne i suoi estremi al-
quanto varia. L 'istesso si può dire di due, o più Quinte; che per il procedere che fanno per gradi, & per pro-
portioni simili, alcuni de gli Antichi hebbero opinione, che più presto ne vscisse ad vn certo modo dissonāza,
page 177che harmonia, o consonanza: Onde hebbero per vero, che qualunque volta si perueniua ad vna Consonan-
za perfetta, si fusse venuto al fine, & alla perfettione, alla quale tende la Musica; la qual perfettione, non
volsero, che si replicasse molte volte, per non generare sacietà all'vdito. Questo bello, & vtile auertimento cō
ferma esser vero, & buono le operationi della stupenda Natura, la quale nel produrre in essere gli Indiuidui
di ciascuna specie; mai li produce di maniera, che si assimiglino in tutto l'uno all'altro; ma si bene variati,
per qualche differenza; la qual differenza, o varietà molto piacere porge alli nostri sentimenti. Debbe adun
que ogni Compositore imitare vn tale, & tanto bello ordine: percioche sarà riputato tanto migliore, quanto
le sue operationi si assimiglieranno a quelle della Natura. A tale osseruanza ne inuitano i Numeri, & le
Proportioni: percioche tra loro non si ritroua nell'ordine naturale due proportioni l'vna immediatamente do
po l'altra, che siano simili; si come è vn progresso simile, 1. 1. 1. oueramente 2. 2. 2. & altri si-
miglianti, che sarebbeno le forme di due Vnisoni; ne meno vn tal progresso 1. 2. 4. 8. il quale nō è Har
monico, ma Geometrico, nel quale si contengono le forme di tre Ottaue continoue: ne meno si ritroua un tale
ordine 4. 6. 9. che contiene le forme di due Quinte continouate. Non douemo adunque per alcun modo
porre due Vnisoni l'vno dopo l'altro immediatamente, ne due Ottaue, ne due Quinte; poi che naturalmente
la cagione delle consonanze, che è il Numero harmonico, non contiene nel suo progresso, ouero ordine natu-
rale due proportioni simili, l'vna dopo l'altra, senza alcun mezo; come nel cap. 15. della Prima parte si può
vedere: Percioche se bene queste consonanze, quando fussero poste in tal maniera, non facessero euidentemen-
te alcuna dissonanza tra le parti; tuttauia farebbeno vdire un non sò che di tristo, che dispiacerebbe. Per tan
te ragioni adunque non douemo a patto alcuno far contra questa Regola; cioè non douemo porre le Consonan-
ze l'vna dopo l'altra, al modo mostrato disopra: ma douemo cercare di variar sempre li Suoni, le Consonāze,
li Mouimenti, & gli Interualli; & per tal modo, dalla varietà di queste cose, verremo a fare vna buona,
& perfetta harmonia. Et non douemo hauer riguardo, che alcuni habbiano voluto fare il contrario, più
presto per presuntione, che per ragione alcuna, che loro habbiano hauuto; come vedemo nelle loro com-
positioni: Conciosia che non douemo imitar coloro, che fanno sfacciatamente contra li buoni costumi, &
buoni precetti di vn'Arte, & di vna Scienza, senza renderne ragione alcuna; ma douemo imitar quelli,
che sono stati osseruatori de i buoni precetti, & accostarsi a loro, & abbracciarli come buoni maestri; lassan
do sempre il tristo, & pigliando il buono. Onde si come il vedere vna Pittura, che sia dipinta con varij colo-
ri, maggiormente diletta l'Occhio, di quello che non farebbe se fusse dipinta con vn solo colore; cosi l'Vdito
maggiormente si diletta, & piglia piacere delle Consonanze, & delle Modulationi variate, poste dal diligē-
tissimo Compositore nelle sue compositioni, che delle semplici, & non variate. Questo adunque volsero che si
osseruasse i Musici Antichi più diligenti, alli quali siamo molto debitori; & aggiungeremo a questo, che per
le ragioni gia dette, non si debbe anco porre due, o più Imperfette consonanze l'vna dopo l'altra, senza alcun
mezo; come sono due Terze maggiori, due minori, due Seste maggiori anco, & due minori; come qui in es-
Terze maggiori.
Terze minori.
Seste maggiori.
Seste minori. sempio si veggono. Conciosiache non solo si fà contra quello, che hò detto delle Perfette; ma il loro proce-
dere si fa vdire alquanto aspro, per non hauere nella modulatione delle parti, da parte alcuna lo interuallo del
Semituono maggiore, nel quale consiste tutto il buono della Musica; percioche senza lui ogni modulatione,
& ogni harmonia è dura, aspra, & quasi inconsonante. Et ciò nasce anco: conciosiache tra le parti, ouero
tra le voci delle due Terze maggiori, & delle due Seste minori non si troua la Relatione harmonica, si come
più oltra vederemo. La onde douemo sommamente auertire, che in ogni progresso, ouero modulatione, che
fanno le parti cantando insieme, almeno vna di quelle si muoua, o faccia l'interuallo del Semituono mag-
giore, potendolo fare, accioche la modulatione, & l'harmonia che nasce dalli mouimenti, che fanno
insieme le parti della cantilena, siano più diletteuoli & più soaui. La qual cosa si hauerà facilmen-
page 178te, quando le Consonanze si porranno l'vna dopo l'altra, che siano diuerse di specie; come dopo la Terza, o
la Sesta maggiore, si porrà la Minore; o per il contrario; Et quando dopo la Terza maggiore, si porrà la Se-
sta minore; ouero dopo questa, si porrà quella; & dopo la Terza minore, la Sesta maggiore: Similmente do-
po la Sesta maggiore, la Terza minore. Ne vi è maggior ragione, che più ne vieti il porre due Perfette, che
due Imperfette consonanze immediatamente, l'vna dopo l'altra: percioche se bene le prime sono consonanze
Perfette, tuttauia ciascuna delle Imperfette si ritroua esser perfetta nella sua proportione. Et si come non si
può dire con verità, che vno Huomo sia più Huomo di vn'altro; cosi non si può dire, che vna Terza
maggiore, ouero vna minore, & cosi l'vna, o l'altra delle due Seste posta nel graue, sia maggiore, o minore
di vn'altra posta nell'acuto; o per il contrario: di modo che, si come è vietato il porre due Consonāze perfet-
te di vna istessa specie l'vna dopo l'altra, cosi maggiormente non douemo porre due imperfette di vna istes-
sa proportione: conciosiache non sono tanto consonanti, quanto sono le perfette. E' ben vero, che due Terze mi
nori poste l'vna dopo l'altra ascendenti insieme, ouero descendenti per vn grado, il qual grado chiamaremo
Mouimento congiunto, ouero Continouato; similmente due Seste maggiori, si potranno sopportare: percio-
che, se bene nelle loro modulationi non si ode cantare il Semituono maggiore, & le Terze siano per loro na-
tura alquanto meste, & le Seste alquanto dure; quella poca differenza, che si troua ne i mouimenti, che fan
no le parti, viene a fare alquanto di varietà: conciosia che la parte graue sempre ascende, o discende per vn
Tuono minore, & l'acuta per vno maggiore: o per il contrario; & fa un non sò che di buono all'vdito; tan
to più, quanto che le voci delle parti sono lontane tra loro in harmonica relatione. Ma quando le parti si mo-
uessero per più di vn grado, tal mouimento nominaremo Senza cōgiuntione, ouero Mouimento separato; &
allora per niun modo porremo due, o più simili l'vna dopo l'altra: percioche, oltra il non osseruare le conditio-
ni toccate disopra, le voci delle parti non sarebbeno distanti l'vna dall'altra in harmonica relatione; come
qui sotto si veggono.
Essempio delle Terze.
Essempio delle Seste. Per schiuare adunque gli errori, che possono occorrere, quando sarà dibisogno porre due Terze, o due Seste
l'vna dopo l'altra, osseruaremo di porre primieramente la maggiore, & dipoi la minore, o per il contrario;
pongansi poi in qual maniera si voglino, o con Mouimenti congiunti, o con Mouimenti separati: percioche
ogni cosa tornerà bene. Ma si debbe auertire, che quando si porrà la Terza dopo la Sesta, oueramente la Se-
sta dopo la Terza, di fare, che l'vna sia maggiore, & l'altra minore; & ciò faremo quando ciascuna delle
parti farà il mouimento nel graue, ouero nell'acuto. Ma quando l'una di esse non facesse alcuno mouimento,
allora tal regola non si potrà osseruare, senza partirsi dalle regole, che più oltra daremo, che saranno per il
bene essere della cantilena: conciosiache allora dopo la Terza maggiore sarà dibisogno darli la Sesta maggio
re, & dopo la minore la Sesta minore: ouero per il contrario; come nel sottoposto essempio si vede.
Essempio di tutto quello, che si è detto. Aggiungeremo etiandio, che non essendo lecito porre due Perfette, ne due Imperfette, nel modo ch'io hò mo-
strato, che non si douerebbe anco porre due Quarte in qual si voglia compositione, come fanno alcuni in alcu
ne particelle delle loro canzoni, che chiamano Falso bordone: conciosia che, senza dubbio alcuno, la Quarta
(come si è detto altroue) è consonanza perfetta: Ma di questo ne ragionerò forse, quando mostrerò il modo
di comporre a più voci.

Quando le parti della cantilena hanno tra loro Harmonica relatione, &
in qual modo potemo vsare la Semidiapente, & il Tritono nelle
compositioni.Cap. 30.

AVANTI ch'io passi più oltra, voglio dichiarar quello, che hò detto di sopra intorno le
parti della cantilena; cioè quando le voci tallora hanno, & tallora non hanno relatione
Harmonica tra loro. Onde si debbe sapere, che tanto è dire, che le parti della cantilena
non habbiano tra loro relatione harmonica nelle loro voci, quanto a dire, che le parti siano
vicine, o lontane l'vna dall'altra per vna Diapason superflua, o per vna Semidiapason;
oueramente per vna Semidiapente, o per un Tritono, o altre simili. Non dico pero, che questa relatione si ri-
troui tra due figure, ouero due parti l'vna lontana dall'altra per il graue & per l'acuto: ma dico, che si ritro
ua tra quattro figure, contenute tra due parti, le quali fanno due consonanze; come qui si vedeno;
Diapa. sup.
Semidiap.
Semidiap.
Tritono.
Tritono.
Tritono.
Tritono.
Tritono. Tra le quali si ritroua la Diapason superflua, la Semidiapason, la Semidiapente, & il Tritono, per relatio-
ne delle figure di una parte, alle figure dell'altra. Onde accioche le nostre compositioni siano purgate da ogni
errore, & accioche siano corrette, cercaremo di fuggire tale relatione; massimamente quando componere-
mo a due voci: percioche genera alle purgate orecchie alquanto di fastidio: cōciosia che simili interualli nō si ri-
trouano esser collocati tra i numeri sonori, et non si cātano in alcuno genere, sia qual si uoglia; ancora che alcuni
habbiano hauuto cōtraria opinione: ma sia come si voglia, sono molto difficili da cātare, et fanno tristo effetto.
Et molto mi merauiglio di costoro, che nō si habbiano pūto schiuato, di far cātare in alcuna delle parti delle lor
cantilene alcuno di questi interualli; ne mi sò imaginare, per qual ragione l'habbiano fatto. Et ancorache sia mi
normale, il ritrouarlo per relatione tra due parti, & tra due modulationi, che vdirlo nella modulatiōe di alcu-
na parte; tuttauia quel male istesso, che si ode in una parte, si ritroua diuiso tra due, et è lla istessa offesa dell'v
dito: Percioche nulla, o poco rileua l'essere offeso di vno istesso colpo più da vno, che da molti, quādo il male nō è
minore. Questi interualli adū, che nel modulare nō si ammettono, si debbeno schiuare di porli nelle cātilene di
maniera, che si odino per relationi tra le parti; la qual cosa verrà fatta, quando le parti si potranno mutar fra
loro con interualli harmonici proportionati, cōtenuti nel genere diatonico; cioè quando da vna voce della par-
page 180te graue, si potrà ascendere alla seguente della parte acuta per vn spatio legittimo, & cantabile: & cosi per
il contrario. Il che si potrà fare, quando tra le parti di qual si voglia compositione, tra due voci al detto mo-
do, non si vdirà la relatione de i detti interualli, che non si possono, se non con grande discommodo, mutare;
come ne i sottoposti essempi tutti si veggono mutati.
Tutte le volte adunque che le parti della compositione, o cantilena non si potranno mutar l'vna nell'altra,
dalla qual mutatione ne naschi il procedere per veri interualli legittimi cātabili, tal compositione si debbe fug
gire; massimamente se noi desideriamo di hauere vna corretta compositione, & purgata da ogni errore. E
ben vero, che nelle compositioni di più voci molte volte è impossibile di poterli schiuare, & di non incorrere
in simili intrichi: percioche accade alle volte, che il Compositore componerà sopra alcun Soggetto, che lo inui
terà spesse volte a far contra questo precetto; onde astretto dalla necessità lo lassarà scorrere; si come quan-
do lui vedesse, che le parti della compositione non si potessero cantare accommodatamente, ouero quando
volesse accommodare una Fuga, o Consequenza; si come altroue vederemo: Ma quando la necessità ne
astringesse, douemo almeno hauer riguardo, che tale diffetto si commetta nelle chorde diatoniche, & in quel
le, che sono propie & naturali del Modo, & non tra quelle, che sono accidentali, cioè tra quelle, che nel me-
zo delle cantilene si segnano con questi segni , , & : percioche allora non generano tanto tristo
effetto. Si debbe però notare, ch'io chiamo errori naturali quelli, che nascono nel modo mostrato di sopra nel
primo essempio; & quelli dico nascere per accidente, quando tra le vere chorde di alcun Modo se ne pone
vn'altra, che non è di quello ordine, & da tal chorda nasce vn tal disordine; come per essempio può accasca-
re nel Terzo Modo, del quale molte fiate la mezana chorda, cioè la è lassata da vn canto, & in suo
luogo si pone la per accidente. Onde tra que-
sta & la precedente, o la seguente nasce uno delli
mostrati disordini; come qui si vede. Et tanto
più è senza soauità, quanto che la chorda , che
è la chorda principale del Terzo modo, è rimossa
dal suo propio luogo, & posto la chorda , la
quale è accidentale. Et benche per le ragioni det-
te non si possa vsare tali interualli, accommodati
in cotal maniera nelle cantilene; nondimeno potremo vsare alle volte la Semidiapente in vna istessa percus-
sione; & ciò faremo, quando immediatamente
da esse verremo al Ditono; come nello essempio
vedemo: Percioche le parti si possono mutar tra
loro senza alcun discommodo; come nello essem-
pio di sotto si vede. Et questo si osserua da i mi-
gliori Musici moderni, come è stato etiandio os-
seruato per il passato da alcuni delli più antichi.
Ne solamente sarà lecito vsare la Semidiapente:
ma il Tritono anche alle volte, si come vederemo al suo luogo. Si debbe però auertire, che quelle parti, che
haueranno la Semidiapente, ouero il Tritono,
debbino hauere primieramente auanti la Diapen-
te senza alcun mezo, vna consonanza, sia poi
perfetta, ouero imperfetta, che questo non fa cosa
page 181 alcuna: percioche dalla consonanza precedente,
& dalla seguente, la detta Semidiapente viene
a temperarsi di maniera, che non fa tristo effet-
to, anzi buono; come si proua con la esperienza.

Che rispetto si de hauere a gli Interualli relati nelle composi-
tioni di più voci.Cap. 31.

SI debbe però auertire, che le mostrate Relationi, li Tritoni, le Semidiapenti, le Semi-
diapason, & altri simili, quando si trouano posti nelli Contrapunti soli, senza esse-
re accompagnati con altri interualli, sono connumerate tra quelle cose, che nella Mu-
sica possono dar poco diletto. Onde douemo sforzarsi, di non porle nelle compositioni sem
plici, che sono quelle di due voci, come hò detto; ouer quando due parti di ogn'altra can
tilena cantano sole: conciosiache allora simil cose si odono manifestamente, per non vi essere quella harmo-
nia, che noi Propia, nella quale si ode vn corpo pieno di consonanze, & di harmonia, per hauer
gli estremi suoni tramezati da altri suoni mezani: ma solamente si ode quella, che è detta Impropia, nella
quale si odeno solamente due parti, che cantano insieme, senza esser tramezate da alcun'altro suono, Le
quali sono maggiormente comprese dal senso, che non sono tre, ouer quattro parti. La onde tra le due doue-
mo variare quanto potemo l'harmonia, & osseruare di non porre cotali relationi, cosa che si può fare senza
difficulta alcuna: ma nelle compositioni di più voci, parmi che tal rispetto non sia tanto necessario; si per che
non si potrebbe sempre osseruare (come hò detto di sopra) cotal rispetto, se non con grande incommodo; come
etiandio per che la varietà consiste non solo nella mutatione delle consonanze; ma etiandio delle harmonie, et
de i luoghi; il che non accade nelle compositioni, che si compongono a due voci. Et questo io dico: percioche;
si come alle volte si trouano molte cose, che da per sè sono triste & nociue, & accompagnate con alcune al-
tre sono buone & salutifere; come si vede di alcune cose, che entrano nelle Medicine & altri Elettuari, che
da sè sono mortifere; ma accompagnate con altre cose, che entrano in simili cose, senza dubbio danno salu-
te; cosi ancora cotali Relationi nella Musica; & alcuni altri interualli vi sono, che da per sè danno poca di-
lettatione: ma accompagnati con altri fanno mirabili effetti. Parmi adunque che altra consideratione doue-
mo hauer di loro, quando si vogliono vsare semplici, di quello che facemo, volendoli vsare accompagnati: con
ciosia che la varietà dell'harmonia in simili accōpagnamēti non consiste solamēte nella varietà delle cōsonan
ze, che si troua tra due parti: ma nella varietà anco delle harmonie, la quale consiste nella positione di vna
chorda mezana, che si pone tra la Quinta nella compositione; ouero consiste nella positione della chorda, che
fà la Terza, ouer la Decima sopra la parte graue della cantilena. Onde, ouero che sono minori, & l'harmo
nia che nasce, è ordinata, ouer si assimiglia alla proportionnalità, o mediatione Arithmetica; ouero sono mag
giori, & tale harmonia è ordinata, ouer si assimiglia alla mediocrità Harmonica; & da questa varietà di-
pende tutta la diuersità, et la perfettione delle Harmonie: cōciosiache è necessario (come dirò altroue) che nel
la Compositione perfetta si ritrouino sempre in atto la Quinta, & la Terza, ouer le Replicate: essendo che ol
tra queste due consonanze l'vdito non può desiderare suono, che caschi nel mezo, ouer fuori de i loro estre-
mi, che sia in tutto differente & variato da quelli, che sono ne gli estremi di queste due consonanze poste in-
sieme; ritrouandosi iui tutti quelli suoni differenti, che possono fare le Harmonie diuerse. Ma perche gli estre
mi della Quinta sono inuariabili, & sempre si pongono contenuti sotto vna istessa proportione (lassando certi
casi, ne i quali si pone imperfetta, cioè sotto vn'altra forma, come hò mostrato) però gli estremi delle Ter-
ze si pongono differenti tra essa Quinta. Non dico però differenti di proportione; ma dico differenti di luogo:
percioche (come hò detto altroue) quando si pone la Terza maggiore nella parte graue, l'Harmonia si fà alle
gra; & quando si pone nella parte acuta, si fà mesta. Di modo che dalla positione diuersa delle Terze, che si
pongono nel Contrapunto tra gli estremi della Quinta, ouero si pongono sopra la Ottaua, nasce la varietà del-
l'harmonia. Se adunque noi vorremo variar l'harmonia, & osseruare più che si può la Regola posta disopra
nel Cap. 29. (ancora che nelle compositioni di più voci non sia tanto necessaria, quanto è in quelle di due voci)
è dibisogno, che noi poniamo le Terze differenti in questa maniera; che hauendo prima posto la Terza mag
giore, che faccia la mediatione Harmonica, potremo dipoi porre la minore, che farà la diuisione Arithmeti-
page 182ca; La qual cosa non si potrebbe osseruare cosi di leggieri, quando si hauesse rispetto a queste relationi: con-
ciosiache mentre si cercasse di fuggirle, si verebbe a continouare il concento per alquanto spatio di tempo in
vna delle sopradette diuisioni senza alcun mezo; & far che la cantilena alle volte si vdirebbe mesta nelle
parole, che portano seco allegreza; ouero si vdirebbe allegra in quelle, che trattano materie meste, senza al-
cun proposito. Io non dico gia, che'l Compositore non possa porre due diuisioni Arithmetiche l'vnadopo l'al-
tra: ma dico, che non dee continouare in tal diuisione lungo tempo; perche farebbe il concento molto manin-
conico. Ma il porre molte diuisioni Harmoniche l'vna dopo l'altra, non potrà mai dar noia; pur che siano fatte
nelle chorde naturali, et cō qualche proposito nelle accidentali: percioche allora l'Harmonia hà le sue parti col-
locate secondo i suoi gradi, & tocca il suo vltimo fine, & fà ottimo effetto. E ben vero, che quando due parti
ascendessero, o discendessero per vn grado, ouer per due, la mediatione si debbe porre diuersa; massimamente
quando tra le due parti, che fanno tali ascese & discese, puo cascare il Tritono, o la Semidiapente per relatio-
ne; che è quando si pone nel primo modo due Terze maggiori l'vna dopo l'altra, & nel secondo due minori:
Ma quando la relatione fusse di vna Semidiatessaron, & fusse tra i segni accidentali, come sarebbe il , &
il : oueramente quando concorresse vn solo di questi segni solamente, non ci douemo per niente schiuare:
percioche essendo due mediationi harmoniche, fanno buono effetto, come è manifesto: ancora che non siano va-
riate. Et di ciò alcuno non si debbe marauigliare: percioche quando vorrà con diligenza essaminare le conso-
nanze poste in cotali ordini, ritrouerà, che quell'ordine, che è Arithmetico, ouer si assimiglia alla proportiona-
lità Arithmetica; si lontana vn poco dalla perfettione dell'harmonia: cōciosia che le sue parti uengono ad esser
collocate fuori de i lor luoghi naturali. Per il contrario ritrouerà, che l'harmonia che nasce dalla diuisione Har
monica, ouero a quella si assimiglia, consonerà perfettamente: perche le parti di tal diuisione saranno collocate,
& ordinate secondo i propij gradi di tal proportionalità; & secōdo l'ordine, che tengono i Numeri sonori nel
loro ordine naturale; come si può vedere nel cap. 15. della Prima parte. Et questo sia detto à bastanza per ho-
ra: percioche forse vn'altra fiata, per maggiore intelligenza di questo ch'io hò detto, ne toccherò vna parola.

In qual maniera due, o piu Consonanze perfette, ouero imperfette con-
tenute sotto vna istessa forma, si possino porre immediatamente
l'vna dopo l'altra.Cap. 32.

ET se bene, per le ragioni che si è detto di sopra, non si possono porre ne i Contrapunti due con
sonanze simili in proportione, che insieme ascēdino, ouer discendino; si concede nondimeno
il porre due consonanze contenute da vna istessa forma, siano perfette, ouero imperfette; co
me sono due Ottaue, due Quinte, due Ditoni: due Semiditoni, & altre simili, l'vna dopo
l'altra; senza porre di mezo alcuna consonanza; quando che scambieuolmente per contra
rij mouimenti la voce graue di vna parte della cantilena si pone nel luogo della voce acuta dell'altra: & per
il contrario; come qui si vede.Percioche nel
mutare, o cambiare tali chorde tra loro, la conso-
nanza non si trasporta dall'acuto al graue, ouero
dal graue all'acuto: ma resta nelle sue prime chor
de, nō mutādo ne luogo, ne suoni; la onde nō si ode
alcuna varietà di graue, o di acuto. Non si vden-
do adunque tal variatione, nō si può dire, che sia-
no due consonanze contenute da vna istessa for-
ma, poste l'vna dopo l'altra, nel modo che si inten
de di sopra: ma si bene vna sola consonanza replicata nelle istesse chorde; come è manifesto al senso. Et quan-
tunque le parti si mutino tra loro, ascendendo & discendendo, & che l'una pigli il luogo dell'altra, & le loro
modulationi siano variate, per li mouimenti contrarij che fanno; non sono però variati i loro suoni; ancora
che si potesse vdire qualche varietà, quando la parte che era nel graue, si vdisse più nello acuto, & quella che
era nell'acuto, più si vdisse quando fusse nel graue. Ma tal cosa non farebbe assolutamente varietà alcuna se-
condo il proposito, ma si bene ad vn certo modo; come si può comprendere dal sottoposto essempio, che quando
le parti non mutassero luogo, necessariamente le modulationi di ciascuna verebbeno ad essere vnisone.
page 183

Che due o più Consonanze perfette, ouero imperfette contenute
sotto, diuerse forme, poste l'una immediatamente dopo
l'altra si concedeno.Cap. 33.

ERa veramente molto necessaria l'osseruanza delle sopradate regole, accioche dalla varietà
delle consonanze poste nelle cōpositioni con tanto bello ordine, nascesse l'harmonia soaue,
& diletteuole. La onde osseruando tutte queste cose, li Musici presero di poi tal libertà,
che ne i loro Contrapunti poneuano le consonanze, come meglio li tornauano in proposito;
& nō si schiuauano di porre due Consonanze perfette ouero imperfette, che fussero l'vna
dopo l'altra variando il luogo, senza esser tramezate da alcun'altra consonanza mezana; pur che fussero con
tenute sotto diuerse forme. Noi adunque per seguir tale vso: conciosia che è molto commodo, & ragioneuole,
porremo ne i nostri Contrapunti le consonanze nel modo predetto; ponendo (quando ne tornerà commodo) la
Ottaua immediatamente dopo la Quinta: o per il contrario; & dopo ciascuna di queste la Terza maggiore,
ouer la minore. Similmente potremo porre dopo la Terza lo Essachordo, & dopo questa quella; come tornerà
meglio, variando sempre le consonanze; come qui si vede.
SOGGETTO Osseruando però, che le parti procedino nelle loro modulationi per interualli cantabili, & con bel procedere;
accioche ne risulti buona, & diletteuole harmonia.

Che dopo la Consonanza perfetta stà bene il porre la imperfetta:
ouero per il contrario.Cap. 34.

ET benche nell'ordine naturale de i Numeri harmonici le forme delle Consonanze perfette si
ritrouino l'vna dopo l'altra, senza esserui interposta alcuna forma delle imperfette; come
si puo vedere nel Cap. 15. della Prima parte; & dipoi quelle delle imperfette, seguitando
per ordine senza essere tramezate da alcuna forma delle perfette; tuttauia non douemo
credere, se bene ci douemo reggere sempre da cotali numeri, che gli Antichi habbiano te-
nuto tale ordine nel porre le cōsonanze, ne i loro Contrapunti: percioche molto bene conobbero, che il cōtinouare
nelle Consonanze perfette, ouero nelle imperfette; oltra che hauerebbeno apportato seco quasi fastidio, hauereb-
beno etiandio aggiunto difficultà. Et veramente sarebbe stato quasi impossibile, che le modulationi delle parti
hauessero hauuto in sè vna certa perfettione, laqual si ricerca: conciosia che sarebbe stato difficile di accommo
darle con quella vaghezza, che fa dibisogno, che si ritroui nella cantilena. Per ilche adunque accio si leui que-
sta difficultà osseruaremo quello, che etiandio da loro è stato osseruato, cioè di porre & collocare nelli contra-
page 184punti vna delle consonanze imperfette dopo vna perfetta, ouero per il contrario; si come dopo la Ottaua, ouer
la Quinta porre la Terza, o la Sesta, ouero le Replicate; & cosi dopo queste porre vna di quelle; come vede-
mo fatto qui di sotto.
SOGGETTO Imperoche da tal varietà non potrà nascere se non buona, vaga, diletteuole, & perfetta harmonia. Osseruan-
do sempre (come ho detto ancora) che le parti della cantilena siano cantabili, cioè che cantino bene, accioche
dalla compositione di tante cose poste bene insieme, habbiamo l'vso delle perfette harmonie.

Che le parti della Cantilena debbeno procedere per mouimen-
ti contrarij.Cap. 35.

SI è detto di sopra, che l'Harmonia si compone di cose opposte, o cōtrarie; onde intendendosi
etiandio delli Mouimenti, che fanno le parti cantando insieme, però si debbe osseruare quā
to piu si puote (ilche non sarà fuori delle osseruanze de gli Antichi) che quando la parte so-
pra laquale si fà il Contrapunto, cioè quando il Soggetto ascende, che il Contrapūto discen-
da; & cosi per il contrario, ascendendo questo, quella discenda; ancora che non sarà erro-
re, se alle volte insieme ascenderanno, ouero discenderanno; per accommodar le parti della cantilena, che pro-
cedino con acconzi mouimenti. Onde se noi osseruaremo, che quando l'vna delle parti (come hò detto) ascenda
l'altra discenda; non è dubbio, che le modulationi, che faranno le parti insieme, procederanno per contrarij mo-
uimenti, & faranno buono effetto; Si come dal sottoposto essempio si potrà conoscere.
SOGGETTO

In qual maniera le parti della Cantilena possino insieme ascen-
dere, o discendere.Cap. 36.

NOn è da credere (ancora che i Musici ne persuadino l'osseruanza di tal Regola) che ella sia
in tal modo fatale, & necessaria, che non si possa alle volte fare il contrario: percioche sa-
rebbe vn voler legare il Musico senza proposito ad vna cosa non molto necessaria, & le-
uargli il modo di procedere con leggiadria, & eleganza, & l'vso insieme del cantare
con harmonia: conciosiache, se fusse bisogno di osseruare sempre cotal cosa, non potrebbe
(quando gli occorresse) vsare il procedere per Fuga, o Consequenza; ilche è molto lodeuole in vn Cōpositore;
& si vsa quando vna parte della cantilena segue l'altra, nel modo che altroue vederemo. Osseruando adun-
que la sopradetta Regola più che si potrà, quādo ne occorrerà di fare, che le parti della compositione ascendino,
o discendino insieme, allora cercaremo di replicare i loro mouimēti, che non habbiano a generare all'vdito tri-
sto effetto. Onde quando si vorrà porre due Consonanze perfette l'vna dopo l'altra, auertiremo che'l si pro-
page 185ceda dall'vna all'altra in cotal modo; che mouendosi l'vna per mouimento separato, l'altra si muoua con mo-
uimento congiunto: percioche allora si potrà passare dalla maggiore alla minore; si come dalla Ottaua alla
Quinta; & per il contrario dalla minore alla maggiore, senza alcuna offesa del sentimento; come dal sotto-
posto essempio si può comprendere.
E' ben vero, che è molto più lodeuole, quando le parti discendeno insieme nel graue: percioche allora necessa-
riamente i Mouimenti loro si fanno tardi; & tanto più è lodeuole quanto più sono graui; perche per la tardi-
tà si comprende facilmente la diuersità delle specie: Il che non cosi facilmente si comprende ne i suoni acuti,
nati dalla velocità delli mouimenti: conciosiache tendeno quasi ad vna simiglianza di specie; massimamen-
te quando le parti ascendeno insieme dalla Perfetta minore alla Perfetta maggiore. Ma perche queste cose
non sono hoggidi considerate dalli Prattici: perche pongono tali passaggi ne i loro contrapunti senza alcuno
auertimento; però dico solamente, che non si debbeno vsare spesse fiate nelli contrapunti a due voci:
conciosia che dal sentimento sono maggiormente compresi, di quello che sarebbeno, se tali mouimenti si
ritrouassero in una cantilena à più voci: percioche allora la diuersità de i mouimenti, che farebbeno
le parti tra loro, & la moltitudine, non lassarebbeno udire ne questi, ne altri simili mouimenti. Ne anco
è cosa lodeuole, che si oda ne i contrapunti due parti, che ascendino insieme da una consonanza maggiore,
che sia di specie Imperfetta, ad una minore, che sia Perfetta, & facino i loro mouimenti separati, cioè per
più di vno grado; oueramente due parti che ascendino, o discendino insieme per detti mouimenti, da vna con-
sonanza contenuta da vna proportione maggiore, sia perfetta, ouero imperfetta, ad vna che segue, che sia
perfetta; come dalla Terza all'Vnisono, & dalla Decima alla Ottaua: percioche sempre darà qualche noia
alle purgate orecchie. Ne anco torna bene il porre la Sesta auanti la Quinta, quando le parti ascendino, o di-
scendino insieme; ancora che l'una si muoui con mouimento congiunto, & l'altra con mouimento separato;
come nel sotto posto essempio si può comprendere.
Ma quanto siano grati questi mouimenti all'vdito, la esperienza maestra delle cose, per via del senso, ce lo
manifesta: percioche la natura odia le cose senza proportione, & senza misura; & si diletta di quelle,
che hanno tra loro conuenienza. Per il contrario adunque sarà lecito, il porre vna consonanza maggiore, che
sia imperfetta, auanti vna minore, che sia perfetta; quando le parti ascenderanno; delle quali l'vna, cioè l'a-
cuta ascendi per mouimento congiunto, & la graue per mouimento separato. Stà anche bene, che da vna cō
sonanza imperfetta minore si vada ad vna perfetta maggiore, ascendendo la parte graue per mouimento con
giunto, & l'acuta per mouimento separato; ouero ascendendo l'acuta per mouimento congiunto, & la graue
page 186per mouimento separato. Si concede etiandio, che dalla Consonanza imperfetta, che sia minore di propor-
tione della seguente, si vadi alla Ottaua, quando insieme ascendeno, ouer discendeno le parti; pur che v-
na di esse faccia il Mouimento congiunto, & tal mouimento sia di vn Semituono maggiore; Si come nello
essempio sottoposto si vede.
E' concesso etiandio il venire dalla Consonanza perfetta alla imperfetta, quando le parti ascendeno, ouer di-
scendeno insieme; pur che l'vna di esse faccia il Mouimento congiunto, & la Consonanza imperfetta sia di
maggior proportione della perfetta. E' lecito etiandio porre due consonanze l'vna dopo l'altra, che faccino
tra due parti il mouimento separato; pur che l'una di esse si muoua per vno Semiditono; come qui si vede.
Si può ancora con mouimenti separati porre due parti nelli Contrapunti, che insieme ascendino, o discendi-
no, quando la parte acuta discende per vna Terza, & la graue per vna Quinta, & si viene dalla Ter-
za alla Quinta; ouero per il contrario, si ascende dalla Quinta alla Terza; & l'vna delle parti, cioè la gra-
ue ascende per vna Quinta, & l'acuta per vna Terza. E' ben vero, che quando vna di loro facesse il mo-
to per vn Ditono, massimamente discendendo, che tali mouimenti si potranno schiuare: percioche il procede
re in cotal modo è alquanto aspro; come la esperienza ce lo manifesta.Ma lo ascendere dalla Quinta al
Ditono, si concede; percioche le parti procedeno per alcuni mouimenti, i quali nō solamēte sono soportabili; ma
anco molto dilettano: essendo che sono molto sonori: et sto percioche procedeno verso l'acuto, onde si generano
li Mouimēti veloci, da i quali sono ascose le durezze, che per la tardità delli mouimēti si manifestano, quando
vano verso il graue. Lungo sarebbe, il voler porre uno essempio particolare di tutti li mouimēti, & passaggi,
che possono far le parti delli Cōtrapunti; et di uno in vno volerne assignare la ragione particolare: ma di ciò sia
detto a sufficienza: percioche da quello, che si è detto, si può hauere vn modo, o Regola generale di cono-
page 187scere i buoni passaggi dalli tristi; la qual cognitione non sarà molto difficile da acquistare a tutti coloro, che
si voranno essercitare nella osseruanza delle nostre Regole.

Che si debbe schiuare più che si può li Mouimenti separati, & si-
milmente le Distanze, che possono accascare tra le
parti della cantilena.Ca-
pitolo 37.

SOPRA ogn'altra cosa douemo auertire, che le parti delle cantilene, non solo quando
ascendeno insieme, o discendeno: ma etiandio quando si muoueno in diuerse parti,
procedino per Mouimenti congiunti, più che sia possibile; & si debbe fare, che l'vna par-
te non molto si allontani dall'altra con Salti, & Mouimēti separati; si come quando l'v-
na procedesse per vn salto di Ottaua, & l'altra per vno di Quinta, o di Quarta, o per al-
tri simili mouimenti; come sono quelli del sottoposto essempio.
Conciosia che tali distāze, oltra che sono più difficili da cantare (essendo che non cosi facilmente si possono for-
mare le voci, & proportionare gli interualli, & le consonanze in quelle modulationi, che procedeno in cotal
modo, come quelle, che si cantano l'vna per Mouimento congiunto, & l'altra per Mouimento separato) ge-
nerano etiandio alcuni effetti, che alle volte all'vdito non sono molto grati. Onde è da notare, che li Moui-
menti quanto più sono vniti, cioè non molto lontani; come sono quelli, che si moueno per vn grado, sono sen-
za dubbio più cantabili, & con maggior diletto fanno vdire l'harmonia, che nasce da loro tra le parti, che
quelli, che sono separati; & ciò nasce: per che quanto più sono congiunti, tanto più sono naturali: essendo
che allora si procede naturalmente, quando si và dall'vno estremo all'altro di alcuna cosa, per li debiti me-
zi. Di maniera che molto è da lodare, & da commendare tale vicinità; come quella, che si accosta più alla
natura. Il che molto lodò anco Agostino nel cap. 10. del 2. lib. della Musica dicēdo; che La vicinità delle par
ti, tanto era più degna di essere approuata, quanto era più vicina alla equalità; ancora che lui ragionasse in
altro proposito. Et quantunque queste distanze da sè non siano dissonanti, generano nondimeno (come hò
detto) vn non sò che di tristo all'vdito, che non si può vdire con diletto. Schiuaremo adunque queste distan-
ze, accioche li nostri contrapunti siano grati, dolci, sonori, harmoniosi, & pieni di ogni buona melodia.

In qual maniera si debba procedere da vna Consonanza ad
vn'altra.Cap. 38.

CREDENO molti, che non per altro, che per schiuare li disordini, i quali poteuano
occorrere contra la data Regola, alcuni Musici ordinassero, che Quando si procedeua da
vna consonanza all'altra, che se li douesse andare con la più vicina; si come dall'Vniso-
no alla Terza, da questa alla Quinta, dalla Quinta alla Sesta; cosi da questa alla Otta-
ua, & per il contrario; per non venire alli mouimenti distanti. La qual Regola, ancora
che al primo incontro pari che sia facile da intendere; nondimeno hà dibisogno di qualche consideratione: per-
cioche contiene alcune cose non solo vtili: ma anco necessarie a tutti quelli, che vorranno seguir l'vso delle
page 188buone harmonie, & condurre a perfettione le opere loro; lequali non solamente l'Arte, o la Scienza ricerca:
ma sono etiandio osseruate naturalmente da molti. Quando adunque dicono, che si dee procedere da vna con
sonanza ad vn'altra con la più vicina, si debbe anco intendere in cotal modo, che partēdosi il Compositore da
vna consonanza Imperfetta, & volendo andare alla Perfetta; debbe fare, che quella Imperfetta, che prece-
de, le sia veramente la più vicina: percioche facendo altramente non osseruarebbe tal Regola, la quale è som
mamente necessaria. La onde si debbe auertire, che quando vorremo venire dalla Sesta alla Ottaua, tal Se-
sta debbe esser la maggiore, come a lei più vicina; & non douemo porre la minore: percioche (come più
oltra vederemo) le è più lontana. Et ciò douemo osseruare, non solo quando le parti della cantilena fanno con
trarij mouimenti; ma etiandio quando vna di esse non si mouesse dal propio luogo, & l'altra ascendesse, ò
discendesse per due gradi. Similmente quando dalla Sesta vorremo venire alla Quinta, tal Sesta debbe esser
minore: percioche a lei è più propinqua; & non la maggiore: perche le è più lontana: massimamente quan-
do una delle parti della cantilena non fa mouimento alcuno, & l'altra ascende, ò discende per un grado, cioè
si muoue col mouimento congiunto. Quando poi dalla Terza vorremo venire alla Ottaua, la Terza debbe
esser la maggiore; come quella, che è più vicina alla Ottaua, & non la minore. Et fa dibisogno che le
parti si muouino per mouimenti contrarij, cioè l'vna per Mouimento congiunto, & l'altra con Mouimento
separato. Ma quando dalla Terza vorremo venire alla Quinta, & vna delle parti non farà mouimento
alcuno, sarà dibisogno, che la Terza sia la maggiore. Ma la Terza allora sarà minore, massimamente
nelle cantilene di due voci, quando le parti procederanno per Mouimenti congiunti contrarij; oueramente
quando l'una di esse discenderà per Mouimento congiunto, & l'altra similmente discenderà per Mouimento
separato; ancora che in quelle parti, che procedeno per Mouimenti contrarij si pone la Terza minore, per
schiuare la Relation del Tritono tra le parti, la quale non le è più vicina, ma più lontana. Quando poi dal-
la Terza vorremo venire all'Vnisono (ancora che non sia posto nel numero delle consonanze, se non in quan-
to è il loro principio) la Terza sarà sempre minore; come più vicina: ma bisogna che le parti si muouino per
Contrarij mouimenti, & che tali mouimenti siano congiunti: percioche quando le parti ascendessero insieme,
l'vna per Mouimento congiunto, & l'altra per Mouimento separato, allora la Terza si porrà maggiore.
Et se vna delle parti non si mouesse, & l'altra ascendesse, o discendesse per Mouimento separato, allora la
Terza si porrà sempre minore. Et ciò dico, hauendo sempre riguardo a i luoghi, ouer termini della conso-
nanza perfetta; che saranno le chorde sopra le quali essa consonanza hauerà a terminare; come si vede ne i
sotto posti essempi.
Quando poi si va alla consonanza Imperfetta con la Perfetta, allora non è necessario hauere questa consi-
deratione, pur che si osserui, che li mouimenti, che fanno le parti, siano regolati, secondo il modo mostrato
di sopra. Io dico dalla Perfetta alla Imperfetta per questa ragione: percioche ciascuna cosa desidera natu-
ralmente la sua perfettione, alla quale desidera di peruenire più presto, & col migliore, & più breue mo-
do, che puote; la qual perfettione, in questogenere, si attribuisce alle Consonanze perfette. La onde cia-
scuna cosa facilmente (come ad ogn'vno è manifesto) dalla perfettione può passare alla imperfettione; ma non
per il contrario: percioche è cosa più facile fare vna cosa, che non è distruggerla, & rouinarla. Di mo-
do che quando si operasse altramente di quello che hò detto, sarebbe vno operare contra l'ordine, & contra
la natura delle cose: Conciosia che le Imperfette tanto più participano della perfettione, quanto più si
accostano alla loro vicina Perfetta; & si rendeno etiandio all'udito tanto più dolci, & più soaui. Mi potreb-
be hora alcuno dire; Se la Sesta maggiore è piu vicina alla Quinta, che non è alla Ottaua; come è
manifesto; per qual cagione la douemo maggiormente porre auanti la Ottaua, che auanti la Quinta; poi che
page 189douemo andare dalla Consonanza Imperfetta alla Perfetta con la più vicina? Dico, che quantunque la Se-
sta maggiore sia più vicina alla Quinta, che alla Ottaua; per questo non è vero, che la Minore non sia più vi
cina alla Quinta della Maggiore. Onde douemo sapere, che essendo tra le Perfette, la Ottaua maggior della
Quinta; & tra le Seste la maggiore di maggior quantità, che non è la minore; douemo accōpagnare la mag-
giore delle Perfette con la maggiore delle Imperfette; per quel simbolo (dirò cosi) o consenso, che è tra loro:
percioche facil cosa è di passare da vna cosa ad vn'altra, & senza molta fatica; quando tra loro si ritroua si-
mile consenso. Onde douemo andare alla Quinta con la Sesta minore: percioche hà tal consentimento con lei,
& a lei è piu vicina. Similmente andaremo alla Ottaua con la maggiore: conciosia che con lei hà tale con-
senso, & è a lei piu propinqua. Ne sò veder ragione alcuna, che dimostri, che ad vna cosa, alla quale se habbia
solamente vn rispetto, se le conuenga due cose diuerse, & quasi contrarie; Et parmi, che vsandole ad altro mo
do, sarebbe fare, come fà quel Medico, che Galeno chiama Empirico, che con vna istessa medicina
vuol curare diuerse egritudini, non facendo caso alcuno, che il male procedi più da humor calido, che da frigi-
do: conciosia che non conosce l'humore peccante. Alla Ottaua veramente si conuiene la Sesta maggiore, &
non la minore; & questa si accompagna ottimamente con la Quinta; come si può prouare con ragione, con
autorità, & con lo essempio. Et primieramente si proua con ragione, come hò mostrato di sopra; & anco, per-
che se noi haueremo riguardo al Numero harmonico, dal quale hà la sua forma ogni Consonanza musicale,
ritrouaremo, che la Sesta maggiore hà la sua forma dalla proportione Superbipartienteterza, contenuta (co-
me altroue hò detto) tra questi termini 5 & 3, che sono la radice di tal proportione. Onde se noi proce-
deremo più oltra nell'ordine naturale de i numeri sopradetti; ritrouaremo, che dopo'l 5 senza alcun mezo
succede il 6, che col 5 cōtiene la forma della Terza minore; la quale se noi accompagnaremo con la det-
ta Sesta, haueremo a punto la Ottaua. Per laqual cosa se noi porremo il 3, che habbia due relationi, cioè al
5 & al 6. procedendo per ordine naturale in questo modo. 6. 5. 3. quasi nella maniera, che pro-
cedeno due parti, delle quali l'vna vadi dall'acuto al graue, & l'altra non si muoui: Oueramente se noi porre-
mo lo istesso ordine tra 10. 6. 5. quasi nel modo, che procedeno due parti, delle quali l'vna si parti dal
graue, & vada verso l'acuto, procedendo per vn Semiditono, & peruiene alla Ottaua; & l'altra non si muo
ui medesimamente; vederemo quanto sia necessaria la osseruatione della predetta Regola. Questa osseruanza
ritrouaremo etiandio in tale ordine, tra il 15 & il 9, che contengono la forma della Sesta maggiore,
fuori delli suoi termini radicali: perche, si come due parti, l'vna delle quali ascendi per vn Tuono maggiore,
& l'altra per vn maggiore Semituono discendi, vengono alla Ottaua con mirabil modo, cosi ponendo lo 8
sopra il 9, & aggiungendo il 16 sotto'l 15, ritrouaremo la forma della Diapason fuori delli suoi termini ra
dicali tra il 16 et l'8, in qsto ordine naturale 16. 15. 9. 8. Et si come nō si ritroua in vn tale ordine, che dalla
forma della Sesta maggiore si possa venire alla forma della Quinta, se nō cō l'aiuto del Tuono; cosi mai si po-
trà procedere dalla Sesta minore alla Quinta, se nō con l'aiuto del Semituono; Si come si può cōprēdere da sti
quattro termini 50. 45. 30. 27. tra i quali commodamente si ritroua la forma della Quinta tra
45. & 30, & quella del Tuono minore da ogni parte; Et tra questi 24. 16. 15. 10. la forma
del Semituono maggiore nel luogo di mezo; & quella della Quinta da ogni parte tra 24 & 16, &
tra 15 & 10; a guisa di vna parte, che proceda dal graue all'acuto, o per il contrario; & l'altra posta nel
graue, o nell'acuto non faccia mouimento alcuno; E questi termini non si potranno ritrouare in altra maniera
nell'ordine naturale de i detti Numeri harmonici, se non con grande difficultà, & non saranno posti nell'or-
dine naturale: ma si bene accidentale. Et quelle ragioni, ch'io hò detto della Sesta maggiore con la Ottaua, si
possono applicare alla minore con la Quinta, & alle altre Consonanze ancora, lequali lasso per breuità. Ecci
vn'altra ragione ancora, per dimostrare cotal cosa, che di due Consonanze Imperfette proposte, siano qual si
vogliano, pur che siano denominate da vno istesso numero di chorde, sempre la maggiore è più atta a pigliare
accrescimento nel graue, o nell'acuto, che la minore; laquale hà natura di restringersi, & farsi anco minore:
conciosia che la maggiore hà piu del continouo, che non hà la minore. La onde auiene, che desiderando, &
appetendo ogni cosa simile naturalmente il suo simile, la Sesta maggiore, per hauer più perfettione della mi-
nore, maggiormente desidera di auicinarsi alla Ottaua, la quale per sua natura è più perfetta della Quinta;
anzi è d'ogn'altra perfettissima; come altre volte hò detto; & la Sesta minore, come meno perfetta, da qual
parte si voglia, sia graue, o acuta, appetisce quella, che è piu conforme alla sua natura, che è la Quinta. Questa
istessa osseruanza si conferma con la autorità di Franchino Gaffuro, ilquale vuole, che il propio della Sesta
page 190maggiore sia, di venire alla Ottaua; & il propio della Minore sia, di auicinarsi alla Quinta. Essendo adunque
tale la natura di queste consonanze, bisogna dire, che sempre habbiano tal natura, & inclinatione; & che
quando si pongono altramente nelle compositioni, si ponghino contra la natura loro. Onde se quelle cose, che
si pongono contra la lor natura in opera, non possono far buono effetto: percioche sono ritirate dal propio lor
fine; potremo dire, che qualunque volta tali Consonanze si porranno ne i Contrapunti contra la loro natura,
che non potranno apportare all'vdito cosa, che molto diletti. Potemo hora vedere cotal cosa esser vera con la
esperienza in mano, & venire allo essempio promesso: conciosia che migliore effetto fanno poste ne i Contra-
punti al modo mostrato di sopra, che in altra maniera. La onde la Natura, laquale hà iurisditione in ogni co-
sa, hà fatto, che non pur quelli, che sono periti nella Musica, ma gli Idioti, & li Contadini ancora, i quali can-
tano a loro modo, senza alcuna ragione, vsano di andare dalla Sesta maggiore alla Ottaua, come sono inse-
gnati naturalmēte; ilche si ode maggiormente nelle Cadenze, che in ogn'altra parte delle lor Canzoni; come è
manifesto a ciascuno perito nella Musica. Et forse, che il detto Franchino da questo prese ardir di dire, che
lo andare dalla Sesta maggiore alla Ottaua, si douea osseruare solamente nelle Cadenze: percioche in esse si
fanno le terminationi delle cantilene: ma al mio giuditio parmi (come si può comprendere) dalle sue parole po-
ste di sopra, che ciò non sia detto con ragione, se vorremo attendere alla Natura dell'vna, & dell'altra. Non
sarà adunque lecito volendo osseruare cotal Regola, di passare dalla Sesta maggiore alla Quinta, ne anco dal-
la minore alla Ottaua; senza deprauatione della natura delle predette consonanze. Onde bisogna auertire,
accioche con facilità si osserui questa Regola, che qualunque volta si vorrà procedere dalla consonanza Im-
perfetta alla Perfetta; di fare, che almeno vna delle parti si muoua con alcuno mouimento, nel quale sia il Se-
mituono maggiore, tacito, ouero espresso. Et per conseguire tal cosa giouerà molto l'vso delle chorde Chroma-
tiche, & delle Enharmoniche, adoperādole nel modo, che altroue son per dimostrare. Ma perche, si come non
torna sempre commodo al Compositore di passar dalla Sesta maggiore alla Ottaua, ne dalla Minore alla
Quinta; cosi non torna alle volte commodo di procedere dalla Terza minore all'Vnisono, nel modo ch'io hò
mostrato di sopra: per tanto accioche ogn'vno sappia, in qual modo habbia da procedere in simil casi, porrò il
sottoposto essempio, nel quale potrà vedere, in quanti modi si potrà passare dall'vna, o l'altra Sesta: & cosi
dalla Terza maggiore, & dalla minore, & altre simili ad vn'altra consonanza.
Questo è vltimamente da notare, che quello, che si è detto delle Consonanze semplici, si debbe anco intende-
re delle Replicate. Similmente si debbe auertire, che quando due parti della cantilena discenderanno insieme;
Buona.
Migliore. et dalla Sesta maggiore verranno alla Terza, che sia
Maggiore; meglio, & farà megliore
effetto, che se cascasse sopra la Minore; ancora che l'u-
no, & l'altro modo sia buono: Percioche cascherà sen-
za dubbio alcuno, sopra vna consonanza, che più si
auicina alla perfettione, che non fa la Terza minore;
si come si potrà vdire, & essaminare in questi due
essempi, posti qui da canto.
page 191

In qual maniera si debba terminare ciascuna
Cantilena.Cap. 39.

VOLSERO li Musici vltimamente, che le Cantilene si douessero finire per vna delle
Consonāze perfette: percioche videro veramente, che per ogni douere la Perfettione della
cosa si attribuisce al fine, dal quale si fà poi giuditio. Et perche videro, che non si poteua ri-
trouare maggior perfettione nelle Consonanze, di quello, che si troua nella Ottaua, per
esser la più perfetta d'ogn'altra; volsero che tal Regola fusse fatale; et che si douesse finire
le cantilene nella Ottaua, oueramente nell'Vnisono; & per alcun modo non si facesse al contrario: Ancora
che questa regola da alcuni di poco giuditio sia stata poco osseruata. Se adunque noi desideriamo di seguire tut-
ti quelli, che sono stati istitutori, & osseruatori delle buone regole; quando haueremo da concludere alcuno de i
nostri Cōtrapunti, lo terminaremo per vna delle nominate Consonanze: percioche sono le più perfette di tutte
le altre. Questa Regola veramente fù molto bene istituita: conciosia che se cantilene finissero altramente, le
orecchie de gli ascoltanti starebbeno sospese, et desiderarebbeno la loro perfettione. Onde intrauerrebbe quello,
che suole intrauenire a coloro, che odono recitare alcuna Oratione, che stando con l'animo attenti ad ascolta-
re, desiderano, & aspettano in vn tempo il suo Epilogo, & la Conclusione, nella quale la Oratione si riduce
alla sua perfettione. Nascerebbe etiandio vn'altro incommodo, quando la cantilena si terminasse altramente,
che essendosi attribuito il giuditio, che si fà, di qual Modo ella sia composta, alla vltima chorda di ciascuna
cantilena, cioè se l'Harmonia, che nasce da lei, sia del Primo, ouero del Terzo, o di altro Modo; si come vede-
remo nella Quarta parte; si potrebbe allora pigliare la chorda finale di qual parte si volesse, ancora che non
fusse la propia chorda finale del Modo; fusse poi la graue, ouer la acuta; & giudicare per quella, che non è la
propia, vn Modo per vn'altro; & cosi si farebbe giuditio falso: Ilche veramente auerebbe, quando detti Con-
trapunti finissero per Quinta, ouero per Terza, o per vna delle Replicate: conciosia che allora non si saprebbe
cosi facilmēte, qual chorda si douesse pigliare, o la acuta, ouero la graue, per giudicare la cātilena: ancora che si
potesse giudicare cotal cosa nel mezo vdēdola, et uedēdola, dalla sua forma, cioè dal procedere, che ella farebbe.
Con grāde giuditio adunque ordinarono gli Antichi Musici sta, & le altre sopra date Regole, molto vtili, et
grādemente necessarie a ciascuno, che desidera di comporre correttamente ogni cantilena. La onde ciascuno si
sforzerà di porle in vso; accioche delle sue fatiche possa trarre qualche vtile, & principalmente acquistare
honore. Ma questo sia detto a sufficienza intorno le Regole essentiali di comporre li Contrapunti semplici di
due voci, che si chiamano di Nota contra nota; lequali non solamente sono vtili, & necessarie a queste com-
positioni: ma serueno etiandio a qualunque altro modo di comporre, sia qual si voglia, semplice, o diminuito,
che sia il Contrapunto; come si potrà manifestamente vedere.

Il modo che si debbe tenere nel fare li Contrapunti semplici a due
voci, chiamati a Nota contra nota.Cap. 40.

PER venire hormai all'vso delle date Regole, mostrerò il modo, che si hà da tenere nel far
li Contrapunti, incominciando da quelli, che si compongono semplicemente a due uoci No-
ta contra nota: accioche da loro si possa passare alli Diminuiti, & all'vso delle altre com-
positioni. Volendo adunque osseruare quello, che da tutti li buoni scrittori, & compositori
di qualunque altra materia è stato osseruato, ragioneuolmente incominciaremo dalle cose
più leggieri; accioche il Lettore più facilmente si renda docile; & acciò non ne segua confusione. Primiera-
mente adunque hauendo riguardo a quello, che si è detto di sopra nel Cap. 26. fà dibisogno di ritrouar vn Te-
nore di qual si voglia Cāto fermo, ilquale sia il Soggetto della Compositione, cioè del Contrapunto. Dipoi bi-
sogna essaminarlo con ogni diligenza, & vedere sotto qual Modo sia composto, per poter fare le Cadenze a i
loro luoghi propij, con proposito; & conoscer da quelle la natura della compositione; accioche facendole per in-
auertenza fuori di proposito, & fuori de i loro propij luoghi, mescolādo quelle di vn Modo con quelle di vn'al-
tro, non venghi poi il fine ad essere dissonante dal principio, & dal mezo della cantilena. Ma poniamo, che il
ritrouato Soggetto sia il sottoposto Tenore di canto fermo, contenuto nel primo Modo; Si dè auertire auanti
tutte l'altre cose quello, che nel Cap. 28. di sopra si è detto intorno al modo di dar principio alla cantilena;
page 192Onde porremo la prima figura, o nota del Contrapunto lontana dalla prima del Soggetto in tal maniera,
che siano distanti per vna delle Consonanze perfette. Fatto questo accompagnaremo la seconda nota del
Contrapunto con la seconda del Soggetto in tal modo, che siano distanti l'vna dall'altra per vna Consonan-
za, sia Perfetta, ouero Imperfetta; pur che ella sia diuersa dalla prima, acciò non si facesse contra quello, che
è stato determinato nel Cap. 29; Hauendo sempre l'occhio a quello, che è stato detto nel Cap. 38; facendo,
che le parti della cantilena stiano più vnite, che sia possibile; & che non facino l'vna, & l'altra mouimenti
di grande interuallo; accioche le parti non siano molto lontane l'vna dall'altra, secondo ch'io hò detto nel
Cap. 27. Si potrà dipoi, fatto questo, venire alla terza figura, o nota del Contrapunto, & accompagnarla
con la terza del Soggetto, variando non solamente le chorde, o luoghi; ma etiandio la consonanza, accom-
pagnando la Perfetta dopo l'Imperfetta, & cosi per il contrario; oueramente ponendo due Perfette, ouero
Imperfette differenti di specie l'vna dopo l'altra, secondo le Regole date di sopra nel Cap. 33. & 34. Il me-
desimo faremo della quarta figura del Contrapunto con la quarta del Soggetto; & cosi della quinta, della
sesta, & delle altre per ordine; fino a tanto, che si venga all'vltima; & secondo la Regola data nel capitolo
precedente
, finiremo il Contrapunto per vna consonanza perfetta, delle nominate nel sopradetto capitolo.
Ma sopra ogn'altra cosa si debbe cercare, che la parte del Contrapunto sia variata, non solamente per diuersi
mouimenti, toccando diuerse chorde, hora nel graue, hora nell'acuto, & hora nel mezo: ma che sia anco va-
riata di consonanze con la parte del Soggetto. Et sopra tutto si dè fare, che la parte del Contrapunto canti
bene, & proceda più che sia possibile per mouimenti congiunti: percioche in questo consiste vna parte della
bellezza del Contrapunto, laquale aggiunta a molte altre, che si ricercano in esso (come vederemo) lo rende
alla sua perfettione. Onde ciascuno, che si esserciterà primieramente in questa maniera semplice di com-
porre, potrà dipoi facilmente, & presto, peruenire a cose maggiori: imperoche cercando di fare sopra vn
Soggetto hora nel graue, hora nell'acuto, varie Compositioni, & Contrapunti; verrà a farsi buon prattico
delle chorde, & delle distanze di ciascuna consonanza; & potrà dipoi, secondo li precetti; ch'io son per mo-
strare, venire alla diminutione delle figure, cioè al Contrapunto diminuito, fugando alle volte le parti delli
Contrapunti con quelle del Soggetto; & alcuna volta imitandole; & ad altri modi; come vederemo; & do-
po questi potrà venire alle Compositioni di più voci: conciosia che aiutato dalli nostri auertimenti, & dal suo
ingegno, diuenterà in tempo breue vn buono, & dotto Compositore. Ma si debbe auertire, ch'io non pongo
qui Regola particolare, del modo che si hà da tenere, nel far la parte del Contrapunto sopra vn Soggetto: ma
solamente la pongo vniuersale; onde da quelle Regole, che sono poste di sopra, è dibisogno, che'l Compositore
col suo intelletto caui la parte del Contrapunto, operando con giuditio, allo acquisto del quale vagliono poco le
Regole, & li Precetti, quando dalla natura . Ne di cio prenda alcuno marauiglia, essendo
questo cōmune ad ogni Arte, & ad ogni Dottrina. La onde tutti quelli, che hanno voluto dar notitia, & in-
segnare alcuna Arte, o Scienza, hāno sempre proposto l'Vniuersale; essendo che la Scienza non è de i Partico
lari, i quali sono infiniti, ma si bene de gli Vniuersali. Vedemo, che li precetti della Poesia, & dell'arte Orato-
ria, scritti da Platone, da Aristotele, da Hermogene, da Cicerone, da Quintiliano, da Horatio, & da altri
ancora, sono intorno l'Vniuersale, & non intorno al Particolare. Et per dare vno essempio, mi souiene quello,
che scriue Horatio parlando in vniuersale dell'ordine, che hanno da tenere li Poeti nel disporre il Soggetto,
che è la Historia, ouero la Fauola nelle loro narrationi; onde dice;
Ordinis haec virtus erit, & Venus, aut ego fallor,

Vt iam nunc dicat: iam nunc debentia dici

Plera differat, & praesens in tempus omittat.
Laqual Regola molto bene sapeua il dottissimo Virgilio;
come si può comprendere; che hauendo preso vn Soggetto determinato, che era di scriuere la Rouina, & lo
Incendio di Troia, & la Nauigatione di Enea; incominciò primieramente dalla Nauigatione, interrompen-
do l'ordine; nondimeno la Nauigatione fù dopo: Ma comprese, che con maggiore arteficio, & con maggior
maestà sarebbe riuscito il suo Poema, se hauesse fatto recitare la historia per ordine da Enea, alla presentia di
Didone, come fece, prendendo la occasione dalla fortuna che hebbe, riducendolo in Carthagine. Cosi sogliono
fare i Poeti, & non solo i Poeti, ma anco li Pittori: percioche la Pittura non è altro, che vna poesia muta; i
quali accommodano le historie, o fauole, come meglio li tornano in proposito. Onde hauendosi proposto alcuna
volta di dipingere una historia, o fauola, accommoda le figure, & le accompagna insieme, secondo che pa-
re a lui, che stiano meglio, & che faccino megliori effetti; ne fà caso alcuno di porre vna figura più in vn mo-
page 193do, che in vno altro; cioè che più stia in piedi, ouero a sedere in vna maniera, che in vn'altra; pur che faccia
buono effetto, & osserui l'ordine della historia, o fauola, che vuol dipingere; il che si vede, che infiniti Pittori
haueranno dipinto vna cosa istessa in infinite maniere; si come più volte hò veduto la historia di Lucretia mo
glie di Bruto; quella di Horatio, il quale combattè contra Toscani sopra il ponte; & molte altre: nondime-
no tutti haueranno hauuto vno istesso fine, cioè di rapresentare le dette historie. Et non solamente questo si ve
de fatto da diuersi Pittori, in vno istesso soggetto: ma etiandio da vn solo, il quale dipingerà vna cosa istessa in
diuersi modi. Cosi debbe adunque fare etiandio il Musico; cioè cercare di variar sempre il suo Contrapunto so
pra vn Soggetto: & potendo fare molti passaggi, eleggerà quello, che sarà il migliore, & che li tornerà più
in proposito; cioè quelli, che faranno il suo Contrapunto più sonoro, & meglio ordinato; & lasserà da vn can
to gli altri. Però adunque quando gli occorrerà di poter fare vn passaggio; come sarebbe dire vna Cadenza,
& non tornerà cosi al proposito, la debbe riseruare ad vn'altro luogo cō miglior commodo. Et ciò farà, quan
do la Clausula, ouero il Periodo nelle parole, ouero Oratione non sarà terminato: Conciosia che debbe sem-
pre aspettare, che ciascuno di questi sia finito; & similmente auertire, che sia il luogo propio, cioè che'l
Modo, sopra il quale è fondata la cantilena, lo ricerchi. Tutte queste cose debbe osseruare colui, ilquale desi-
dera di introdursi bene nell'arte del Contrapunto: ma sopra ogn'altra cosa debbe con ogni studio essercitarsi
primieramente molti giorni in tal sorte di compositione; accioche con più facilità possa venire dipoi all'uso del
Contrapunto diminuito, nel quale potrà vsare molte altre cose; come vederemo . Ma accioche
si habbia qualche intelligenza di tutto quello, che hò detto, porrò qui sotto alcuni Contrapunti di nota contra
nota variati, composti sopra il Soggetto nominato, hora nell'acuto, & hora nel graue; i quali essaminati, si
potranno dipoi facilmente intendere quelle cose, che mostrerò altroue; & si potra operare cō minori fatica.
SOGGETTO.
Essempio primo nell'acuto.
Essempio secondo nell'acuto.
Essempio terzo nel graue.
Essempio quarto nel graue. Ciascuno debbe essere auertito, che'l fare del Contrapunto di nota contra nota, pare, & è veramente alquan-
to più difficile di quello, che non è, il fare il diminuito; & questo procede; perche non gli è quella libertà, che
si ritroua nel diminuito: essendo che nel primo è dibisogno, che ogni Nota, ò Figura cantabile habbia vna con
sonanza solamente, & nel secondo se ne ponghino molte, mescolate con molte dissonanze, secondo l'arbitrio,
& il buon giuditio del Compositore. Onde nel primo modo non si può cosi bene, & a suo volere ordinar le par
ti, che siano senza salti, & facili da cantare; massimamente quando sopra vno istesso Soggetto si volesse
comporre molti Contrapunti, che fussero in ogni parte variati. Ne per sto alcuno si debbe attristare: concio-
sia che quantunque da questa radice si gusti alquanto di amaritudine; dopo nō molto tempo si gode de i frutti,
page 194che da essa nascono, che sono dolci, soaui, & saporosi: essendo che la Virtù (come affermano li Sauij) consi-
ste intorno al difficile, & non intorno alla cosa facile.

Che nelli Contrapunti si debbe schiuare gli Vnisoni, più che si puote,
& che non si debbe molto di lungo frequentare le
Ottaue.Cap. 41.

ET accioche posssiamo comporre le nostre cantilene, che diano grato piacere, & diletto all'v
dito; auanti ch'io vada più oltra, darò alquanti auertimenti molto vtili, per la bellezza,
& per la leggiadria del Contrapunto; il primo de i quali sarà, Che'l Compositore debba,
più che sia possibile, schiuarsi di porre ne i suoi contrapunti gli Vnisoni; & non debbe vsar
molto spesso le Ottaue: percioche quelli non sono (come altroue hò detto) posti nel nume-
ro delle consonanze; & queste per vna certa simiglianza, che hanno con l'Vnisono, non sono cosi vaghe al-
l'udito, come sono le altre. Et ciò non sarà fuori di proposito: percioche se gli Antichi hanno col mezo della
Musica moderato, & regolato non solo le Arti; ma anco molte Scienze, si intorno alli Suoni, come etian-
dio intorno alli Numeri, & le Proportioni; come si può considerare della Grammatica, & della Rhetori-
ca; similmente della Poesia, & di molte altre simili; che ciò che hanno di buono, & di bello, l'hanno (dirò
cosi) per la Musica; essendo ella veramente quella (come dimostra Agostino) dalla quale tutte queste cose
s'imparano; non sarà cosa disconueneuole, che ella sia ordinata, come sono le altre Arti, & le altre Scien-
ze. Anzi sarebbe cosa (al mio giuditio) molto biasimeuole, che ella fusse disordinata, & senza alcuna rego
la in quelle cose, per le quali le altre Scienze, & le altre Arti sono state ordinate, & ben regolate. La onde
se'l Grammatico, il Rhetore, & il Poeta hanno dalla Musica questa cognitione, che la continouatione di vn
suono, cioè il replicare molte volte vna Sillaba, o una littera istessa in vna clausula di vna Oratione, genera
vn non sò che di tristo da vdire, che li Greci chiamano κακόφατον, cioé Catiuo parlare, o Catiua consonanza;
come si ode in quel verso,O fortunatam natam me consule Romam;per il raddoppiamento della silla-
ba Natam, & per la terminatione del verso nella sillaba Mam, che porgono all'vdito poco piacere; & nel
principio di quella Epistola, che scriue Cicerone a Lentulo Proconsule; Ego omni officio; che in tre parole si leg-
ge quattro volte la litera O, & in altri luoghi quasi infiniti, onde si ode alcuna cosa di tristo, che le orecchie
purgate non possono vdire; Sarebbe veramente il Musico degno di riprensione, quando comportasse vn simi
le disordine nelli suoi componimenti: conciosiache se tutti costoro di commun parere hanno con leggi vniuersa
li concluso, che non è lecito, ne in Prosa, ne in Verso (saluo se nō fusse posto cotal cosa arteficiosamente, per mo-
strar qualche effetto) porre questi modi strani di parlare; maggiormēte il Musico debbe bandire dalle sue com
positioni ogni tristo suono, & qualun altra cosa, che possa offendere l'vdito. Debbe adun il Musico auerti
re, di non commettere simili cose nelle sue cantilene: ma debbe regolare in tal maniera li suoi cōcenti, che in lo
ro si odi ogni cosa di buono. Et veramēte allora il Cōtrapunto non sarebbe cosi ben purgato, quando si vdisse in
lui simili disordini molto spesso, et senza alcun proposito. Il che auerebbe allora, quādo facesse vdire molti Vni
soni, o molte Ottaue l' vna dopo l'altra, che fussero tramezate solamēte da vn'altra cōsonanza; massimamēte
quādo fussero poste sopra vna chorda istessa; ancora che procedesseno le parti con mouimēti separati; Le qua
li consonanze, quando fussero collocate in cotal maniera, dal sottoposto essempio si potrà conoscere quanto sa-
rebbeno grate a ciascuno di sano giuditio.
SOGGETTO.
Contrapunto.page 195Io non dico però che non si debbino adoperare; ma dico, che non si debbono vsare troppo spesso: percioche quā-
do occorresse, che'l Compositore non potesse accommodare vna buona, & commoda modulatione, cioè un bel
lo, & elegante procedere; con vn bello, & leggiadro cantare, le debbe per ogni modo vsare, tramezate però
da alcune altre consonanze; & debbe più presto porre sempre la Ottaua, che l'Vnisono; quando li tornerà
commodo: percioche questo (come hauemo veduto) non è per alcun modo Consonāza: ma si bene la Ottaua.

Delli Contrapunti diminuiti a due voci, & in qual modo si possino vsar
le Dissonanze.Cap. 42

QVANDO si hauerà vsato ogni diligenza di fare il Contrapunto di nota contra nota, il
quale sommamente è necessario a tutti li Principianti, per far la prattica di conoscere il Si
to, & le Distanze delle Consonanze; conosciuto di farlo bene, & correttamente; allora
si potrà passare al Contrapunto diminuito, ritrouando primieramente il Soggetto, secōdo
che facemmo nelli Contrapunti semplici. Et perche si poneuano in essi solamente figure e-
quali, & di vna istessa specie; però è da auertire, che in questo vi cōcorreranno figure differenti, di modo che;
si come il Semplice si componeua di Consonanze solamente, senza esserui mescolata alcuna Dissonanza; cosi
il Diminuito sarà capace non solamente delle Consonanze; ma anche delle Dissonanze, & ciò per accidente,
come vederemo; le quali non sono da porre in essi senza consideratione, & senza ordine; ma pensatamente,
con proposito, & con ragione; acciò non seguiti confusione, laquale se bene si debbe schiuare in ogni cosa, si deb
be vietare sommamente nella Musica. Adunque si debbe auertire, che si come ne i Contrapunti semplici mo
strati di sopra, si poneua ogni figura del Soggetto corrispondente ad vn'altra figura contenuta nella parte del
contrapunto; cosi hora sopra qualun figura di tal Soggetto sarà lecito porre quante, & quali figure tornerā-
no al proposito; pur che quelle, che si pongono nella parte del Contrapunto, siano equiualenti a quelle, che sono
nella parte del Soggetto. Onde sopra ogni Semibreue contenuta nel Soggetto, potremo porre due Minime, o-
uer quattro Semiminime, & cosi vna Minima & due Semiminime, et altre simili, come tornerà meglio; cō
questo ordine però, che ponendo due Minime nella parte del Contrapunto sopra vna Semibreue della parte del
Soggetto, ciascuna di loro siano consonanti: percioche queste due parti della Semibreue sono considerate gran
demente dal senso; per rispetto della Battuta, la quale si considera in due modi, cioè nel battere, & nel leuare;
come altroue vederemo; delle qual parti, alla prima si da vna minima, & l'altra alla seconda; le quali sono
equali alla Semibreue posta nel Soggetto. Quando poi si vorrà porre nel Contrapunto quattro Semiminime
equiualenti a tal Semibreue, allora si osseruerà, che quelle Semiminime, che cascano sopra'l battere, et sopra il
leuare della Battuta, siano accompagnate con la consonanza. Per il che sarà dibisogno, che la Prima, & la
Terza semiminima si ponghino consonanti; le altre poi (si come è la Seconda, & la Quarta) nō è necessario,
che siano in tal numero; ancorache quando occorresse, che si ponessero consonanti, sarebbe meglio. Et tutto que
sto ch'io hò detto, si debbe intendere, quando la parte del Contrapunto procede per Mouimenti congiunti: per-
cioche procedendo per Mouimenti separati, è necessario, che quelle figure, che contengono tali mouimenti sia-
no consonāti con la parte del Soggetto. Ma perche alle volte, per più leggiadria, si suol porre la Minima lega
ta, cioè la Minima accompagnata con vn punto; però è da auertire, di porre il Punto che sia consonante: per-
cioche se'l si ponesse altramente, ciascuno potrebbe da se stesso conoscere, quanto fusse grato da vdire. Et benche
la Minima legata in cotal modo si possa porre in due modi ne i Contrapunti; prima nel battere, cioè nel prin-
cipio della Battuta; dipoi nel leuare; però il primo modo si debbe porre solamente nel principio de i Contra-
punti, & non nel mezo; & questo dico nelli Contrapunti di due voci: ma il secondo modo si può porre non
solo nel principio, ma etiandio nel mezo; come nello essempio si vede.Potrà anco alle volte il Contrapun-
tista porre scambieuolmente due minime, delle quali l'vna sia consonante, & l'altra dissonante; pur che la
consonante caschi nel battere, & la dissonante nel leuar la battuta: ma debbeno procedere verso il graue, o-
uero verso l'acuto per molti gradi continouati senza alcun mouimento separato. Et quando vn simil proce-
dere incominciasse nel principio del contrapunto, allora potrà auanti ogn'altra cosa vsare la Semibreue col
punto; pur che torni bene; ma non gia nel mezo del Contrapunto: conciosia che anco non si vsa in simil luo
go la Semibreue semplice, ne la Minima puntata, se non sincopata; anzi (fuori di tal caso) ogni figura del
Soggetto, che sia Canto fermo, debbe hauere almeno sopra di se due consonanze, l'vna nel battere, & l'altra
page 196SOGGETTO.
Primo essempio nell'acuto. Secondo essempio nel graue. nel leuare della Battuta, nel Contrapunto diminuito: percioche poste in tal maniera hanno molta gratia;co-
me la esperienza ce lo manifesta. Ma quando il Soggetto fusse diminuito, cioè vna parte di Canto figurato;
allora le figure del Contrapunto si possono fare equali alle sue figure; pur che procedino in tal modo insieme,
che se bene è diminuito, il Contrapunto habbia in se qualche leggiadria; & tal volta procedi con figure di al-
quanto più valore, che quelle, che sono contenute nel Soggetto: percioche fa dibisogno, ch e si oda almeno vna
parte, che faccia mouimento, si nel battere, come anco nel leuar la Battuta. Quando adunque tra molte Mi-
nime se ne ritrouasse alcuna, che non procedesse per mouimēto congiunto; non sarà mai lecito, che ella sia dis-
sonante; anzi l'vna, & l'altra di due figure, che faranno tal mouimento, si debbeno porre consonanti:
Conciosia che se bene la Dissonanza è posta nella seconda minima, nel mouimento congiunto; tal mouimento,
& quel poco di velocità, che si ritroua nel proferir simili figure, non lassano vdire cosa alcuna, che dispiac-
cia. Ma non è gia cosi nelli Mouimenti separati: percioche per tal separatione la Dissonanza si fa tanto mani
festa; che apena si può tolerare; come è manifesto a tutti coloro, che hanno giuditio di tal cosa.
SOGGETTO.
Primo essempio nell'acuto. Secondo essempio nel graue.page 197 Si potrà nondimeno porre la Prima parte della battuta, che sia disonante; quando sarà la seconda minima di
vna Semibreue sincopata del Contrapunto; percioche la prima parte di tal figura, sarà posta senza dubbio nel
leuar la battuta, & la secōda nel battere; & tal Dissonanza si potrà sopportare: percioche nel cantare la Se-
mibreue sincopata, si tien salda la voce, & si ode quasi vna sospensione, o taciturnità, che si troua nel mezo
della percussione, dalla quale nascono i suoni, & per essa si discerneno l'vn dall'altro, & consiste nel tempo;
onde l'Vdito quasi non la sente: percioche da lei non è mosso, di maniera, che la possa comprendere pienamen-
te: per non esser da lei percosso, & per la debolezza del mouimento, che si scorge in essa: perche manca della
percussione, che lo muoue: la onde la Voce allora nel perseuerare della Sincopa perde quella viuacità, che ha-
uea nella prima percussione; di modo che fatta debole, et essendo percossa sopra la seconda parte della sincopa,
nella quale è nascosta la Dissonanza, da vn mouimento più gagliardo di vn'altra voce forte, che si muoue da
vn luogo all'altro con più gagliardo mouimento, tal Dissonanza a pena si ode; essendo anco, che prestamente
se ne passa. Et se pure il Senso è da qualche parte offeso; è dipoi ragguagliato per tal maniera dalla Consonan-
za, che succede senza alcun mezo; che non solamente tal Dissonanza non li dispiace; ma grandemente in lei
si compiace: perche con maggior dolcezza, & maggior soauità li fà vdire tal Consonanza. Et questo forse
auiene, perche Ogni contrario maggiormente si scopre, & si fà al sentimento più noto, per la comparatione
del suo Opposto. Ma no si debbe giamai porre la Prima parte della Semibreue, che sia dissonante; sia poi sin-
copata, o non sincopata; & si debbe auertire per ogni modo due cose; la prima, che Dopo la dissonanza segua
vna consonanza a lei piu vicina; la seconda, chel Mouimento, ilquale farà la parte della sincopa, debba sem-
pre discendere, & esser congiunto: & non ascendere. Onde potrà essere vtile questa Regola, che Quando la
Dissonanza sarà posta nella seconda parte della Semibreue sincopata, laquale sarà vna Seconda; allora dopo
lei accommodaremo ottimamente la Terza, che le è più vicina. Cosi ancora quando in essa Sincopa sarà po-
sta la Quarta, si farà il medesimo. Alla Settima poi se le accompagnerà la Sesta: percioche le è più vici-
na. Similmente si potrebbe dire delle Replicate; si come della Nona, alla quale si accompagna la Decima;
& della Vndecima, dietro laquale similmente si debbe porre la Decima; come si può vedere.
SOGGETTO
Primo essempio nell'acuto. Secondo essempio nel graue. Si potrà anco alle volte (come costumano di fare li buoni Musici, non senza suo grande commodo) dalla Se-
conda sincopata per venire all'Vnisono; & ciò quando le parti saranno ordinate in tal maniera, che l'vna
faccia il mouimento di Tuono, & l'altra di Semituono, che siano mouimenti congiunti. Vsaremo etiandio
page 198 la Quarta sincopata, dopo laquale segua sen-
za alcun mezo la Semidiapente, & dopo
questa immediatamente succeda la Terza
maggiore: Percioche la Semidiapente è po-
sta in tal maniera, che fà buono effetto: essen-
do che tra le parti non si ode alcuna trista re-
latione. Ma non è cosi sopportabile la Quinta,
quando casca il Tritono per relatione, secondo
il modo mostrato disopra; come si può vdire nelli due sottoposti essempi. Sogliono ancora li Prattici vsare di
porre la Nona, quando dopo essa si viene alla Ottaua per contrarij Mouimenti, & l'vna delle parti ascenda
per Quarta, o discenda per Quinta, & l'al-
tra discenda per Mouimento congiunto; come
qui si vede. Si debbe però osseruare, che
quella figura, laqual segue la Dissonanza, &
discende, senza esser tramezata da altra fi-
gura; non sia legata ad vn'altra Consonanza,
cioè che non faccia vn'altra sincopa, che sia
tutta consonante: ma che di due cose sia l'vna;
ouero che tal figura discenda, o pure ascenda
per Mouimento congiunto, o separato; o che ella sia legata ad vn'altra figura, che sia simigliantemente dis-
sonante, & che tra loro facciano vn'altra Sincopa. Io hò detto legata ad vn'altra figura: percioche
quando si risolue la sincopa di Semibreue, nella quale sia la Dissonanza, allora seguita la Minima, senza al-
cuna mezana figura; laquale dico allora esser legata, quando dopo la Dissonanza segue vn'altra Semibreue
sincopata, ouero vna Minima col punto. La onde dico, che al primo modo la Minima è legata ad vn'altra
Minima; & al secondo modo la Minima è legata alla Semiminima, che è il Punto. Quelle adunque, che nelle
cantilene si concedeno sono le sottoposte. Quelle veramente, che li buoni Compositori non vsano, sono quel-
le, che seguitano: imperoche quando non si osserua in loro la sopradata Regola, la figura, che segue la
Dissonanza, non fà bene il suo officio, & quello, che debitamente a lei s'appartiene. Onde la Disso-
nanza si risolue con vn modo freddo (dirò cosi) conciosia che non ragguaglia pienamente l'Vdito di
quello, che forse per auanti in qualche modo fù offeso dalla Dissonanza; come nelli sottoposti essempi si
otrà vdire. Et perche gli Antichi Prattici hanno vsato, & li Moderni ancora vsano, di porre alle vol-
te confusamente ne i loro Contrapunti nel luogo della Consonanza, hora la prima, & hora la seconda
page 199 Semiminima, che segueno la Minima battuta, ouero la Semibreue col punto, o senza il punto sincopata,
quando il loro procedere si fà per Mouimenti congiunti verso la perte graue; però accioche non si generi confu
sione nell'animo del Compositore, determinaremo hora, quale delle due Semiminime, si habbia da porre, che
sia consonante. Onde dico, che per ogni modo si debbe porre la seconda, & non la prima: percioche questo è
stato vsato communemente non solamente da i buoni, & dotti Musici; ma dagli altri ancora, quantunque la
prima caschi sopra il leuar la battuta; cioè nella seconda parte; perche veramente vn simil procedere non è
altro, che vna sopportabile diminutione di due Minime distanti l'vna dall'altra per vna Terza, fatta per ca-
gione di far cantar bene le parti, o per la commodità di commodar le harmonie alle parole, lequali nascono
dalla pronuntia delle figure, o note della cantilena. La onde poste in tal maniera sono sopportabili, & pas-
sano bene: percioche la tardità, & dimora della prima figura, o nota precedente; et la velocità della Semimi-
nima seguente, della quale il tempo, & il suono, o la voce insieme passano presto, fanno, che la Dissonanza, che
è posta sopra la detta Semiminima, non è facilmente compresa dall'Vdito; & però dalli Musici non è posta
in alcuna consideratione; Et se pure è compresa immediatamente la nota seguente, che è consonante, piena-
mente acconcia il tutto. Quando adunque dopo la Minima, o Semibreue col punto, o senza il punto, segui-
ranno due Semiminime, poste l'vna dopo l'altra al modo detto disopra, porremo sempre la seconda, che sia
consonante; ancora che la prima sia dissonante: Ma quando saranno più di due potremmo fare altramente,
cioè potremmo porre la prima consonante, & le altre poi, si come è stato detto disopra; ancora che in alcuni
casi la detta prima Semiminima, che si pone dissonante, si possa porre consonante; massimamente quando
dalla Ottaua si verrà alla Quinta, o per il contrario, procedendo per contrarij mouimenti, nelli Contrapunti
diminuiti; come si potrà vedere. Tutto questo ho detto, per leuare dall'animo del Compositore la confusione:
perche non è il douere, che in questa Scienza, laquale ordina, & dà regola ad ogn'altra: caschi nella parte de i
Suoni, cosa veruna, che sia disordinata; massimamente non essendo il douere, che l'vna, & l'altra delle nomi-
nate Semiminime siano poste da vna parte de i Musici in vno passaggio istesso ad vn modo, & da vn'altra
parte ad vn'altro. Se adunque ne occorrerà di fare per ornamento, o per necessità simili passaggi; auertire-
mo di porle secondo il modo determinato, & nella maniera, che si veggono nello essempio posto qui disotto.
SOGGETTO.
Primo essempio acuto. Secondo essempio graue.page 200

Il modo che hà da tenere il Compositore nel fare li Contrapunti
sopra vna Parte, o Soggetto diminuito.Cap. 43.

OCCORRERA oltra di questo, che'l Contrapuntista, dopo l'hauersi essercitato per mol
ti giorni nel fare il Contrapunto sopra vn Soggetto di canto fermo; conoscendo di farlo sen
za alcuno errore, vorrà passare più oltra, & venire ad vn'altra compositione pur di due
voci: la onde per assuefarsi alla inuentione, dico, che non sarà fuori di proposito, se piglierà
primieramente per Soggetto vna parte di alcuna cantilena di Canto figurato; & se cio
non vorrà fare, la potrà comporre da se stesso, secondo che li tornerà più al proposito. Ilche fatto, dico,
che potrà dipoi secondo il suo ingegno comporre vn'altra parte nel graue, ouero, secondo che li verrà meglio
fatto, nell'acuto. E ben vero, che volendo comporre il Soggetto da se stesso, potrà aiutato da vna parte della
sua compositione comporre l'altra, di modo che tutto in vn tempo verrà a comporre il Soggetto, & a dar fi-
ne alla Cantilena: percioche (si come hò detto altroue) Soggetto io chiamo quella parte, che si pone
auanti le altre parti nella compositione; oueramente quella parte, che il Compositore si hà primieramente ima
ginato di fare. La onde tanto più ageuolmēte potrà cōporre, quanto più vorrà osseruare quelle Regole, lequali
hauerà osseruato nel fare li Contrapunti sopra il Canto fermo. Bene è vero, che questo modo di comporre è
più libero, & più espedito: percioche si può diminuire qual parte si vuole, sia graue, ouero acuta; lassando
vna di esse parti con le figure di alquanto maggior valore; ouero ponendo le figure tra tutte due, che siano
simili, o diuerse l'vna contra l'altra; ilche non si poteua fare nel primo modo. Potrà adunque il Composi-
tore far quello, che li tornerà piu commodo; auertendo però, di accommodar sempre in tal maniera le parti
della cantilena, che cantino bene, & habbiano bello, & elegante procedere, con vn non sò che misto di graui-
tà. Et accioche si vegga il modo, che si hà da tenere nel comporre simili Contrapunti, o Compositioni (poi
che non si può dar Regola particolare di ogni cosa, per essere infiniti gli indiuidui) porrò due essempi, l'vno
de i quali sarà fondato sopra vn Soggetto ritrouato, che incomincia Scimus hoc nostrum meruisse crimen,
ilquale è vna parte acuta di vna leggiadra compositione a due voci di Adriano; L'altro poi sarà tutto com
posto di fantasia. Di maniera che vedendo, & essaminando questi due, & altre simili compositioni, si po-
trà venire all'vso di comporre facilmente, & bene.
Scimus hoc nostrum, meruisse crimen nos sumus
causae fateamur ipsi, fa
teamur ipsi  sed nobis miserando parce
parce praecamur.
Parte graue Secondo essempio tutto di fantasia.
Parte grauepage 202

Che non è necessario, che la parte del Soggetto,
& quella del Contrapunto incomin-
cino insieme.Cap. 44.

IO NON vorrei gia, che alcuno credesse, che nella Musica fusse tanta (dirò cosi) su-
perstitione, che ciascuno fusse tenuto per legge fatale, di dar principio alli suoi Contra-
punti in vn solo modo; facendo sempre che la parte del Soggetto incominci a cantare
insieme con quella del Contrapunto; & che non fusse lecito di vsar le Pause nel princi-
pio di qual parte si voglia: Conciosia che l'vso delle Pause non solamente fù ritrouato
per ornamento della cantilena; ma etiandio per necessità, come dirò altroue. Onde quando tornerà com-
modo di porle nel principio di qual parte si voglia della cantilena, lo potrà fare, senza esserui alcuno er-
rore; & potrà porre non solo le Pause di Breue, o di Semibreue: ma quelle di Minima ancora. Et ciò
non sarà senza l'vso de gli Antichi & delli Moderni compositori, i quali presero tal licenza, vedendo che
tal cosa li tornaua molto commoda. Volendo adunque dar principio alli Contrapunti in cotal maniera, deb-
be far cantare primieramente qual parte si voglia delle due, incominciando nel principio della Battuta; l'al-
tra poi si potrà far cantare, ponendo nel principio auanti la prima Figura cantabile la Pausa di Minima, che
si chiama volgarmente Sospiro; dopo laquale si potrà porre qual Figura tornerà commoda, pur che'l suo
valore non ecceda il valor della Semibreue; Laqual Semibreue posta dopo la Pausa di Minima, verrà ne-
cessariamente ad esser sincopata. Ma si debbe schiuare di dar principio alla parte del Contrapunto, & a
quella del Soggetto nel principio della Battuta per altre figure, che siano di minor valore della Semimini-
ma: percioche si verrebbe a dar principio alla cantilena per vn Mouimento molto veloce, anzi velocissimo.
Incominciando poi dalla Semiminima, sempre le porremo auanti la Pausa di Minima. Et veramente in
ciò, & in ogn'altra cosa douemo imitar la Natura, il cui procedere si vede esser molto regolato: conciosia
che se noi haueremo riguardo alli mouimēti naturali, ritrouaremo, che sono ne i loro principij alquanto più tar
di, di quello, che non sono nel mezo, & nel fine; come si può vedere da vna Pietra, che sia lassata cadere
dall'alto al basso, della quale il Mouimento è più veloce, senza dubbio, nel fine; che non è nel principio.
Imitaremo adunque la Natura, & procederemo in tal maniera, che li Mouimenti, che faranno le parti del-
li Contrapunti non siano molto veloci nel principio; ilche osseruaremo etiandio nel mezo, & nel fine di cias-
cuna parte, quando dopo le Pause incomincieranno a cantare, & il loro principio sarà per vna figura di
qualche valore; si come vna Semibreue, ouero altra maggiore. Et volendo procedere per Mouimenti al-
quanto piu veloci, faremo, che dopo quella ne seguiti vn'altra, che le sia più vicina, & di minor valuta;
come sarebbe la Minima, & dopo lei la Semiminima. Io non dico gia, che dopo la Minima non si pos-
sa porre due, o piu figure simili l'vna dopo l'altra: percioche dopo vna Semiminima se ne può porre vn'al-
tra, & più anche, & cosi dopo la Minima: ma dico, che volendo procedere da vna figura maggiore ad
vna minore, il douere vuole, che la figura seguente sia la più vicina alla precedente. Ne voglio anco,
che alcuno creda, ch'io ponghi tal Regola per si fatto modo necessaria, che non si possa fare altramen-
te: conciosia che questo, ch'io hò mostrato, è stato per dare vn poco di lume, & di giuditio al Composi-
tore. Et perche hò detto di sopra, che si debbe procedere da vna figura cantabile all'altra con la sua più
vicina; però è da auertire, che alcuni Musici essecitati intorno vn certo loro genere detto Quantitatiuo;
pongono le figure cantabili in quattro differēze; percioche alcune nominano Parte propinque di alcun'altra
Figura, alcune Parti remote, alcune Parti più remote, et alcune altre Parti remotissime. La onde dicono, che
lla Figura è la parte propinqua di vn'altra, che nell'ordine posto di sopra nel cap. 2. la segue senza alcun me-
zo. Però si può dire, che la Breue sia parte propinqua della Lunga; et la Semibreue della Breue, et la Minima
della Semibreue, et cosi delle altre, che segueno; ancora che in tal cosideratione nō passassero oltra la Minima;
per essere vltima figura tra quelle, che patiscono alteratione; come forse mostrerò altroue. Ma quādo lassauano
vna figura di mezo, & pigliauano la seguente, chiamauano tal figura Parte remota della prima. La onde si
può dir con verità, che la Semibreue è Parte remota della Lunga, & la Minima parte remota della Bre-
ue, & cosi le altre per ordine. Quando poi lassauano le due mezane; quella, che era seguente alle due
page 203lassate, chiamauano Parte più remota della prima; si come potemo dire della Minima, rispetto alla Lun-
ga, & delle altre ancora. Ma quando ne lassauano tre, la seguente dimandauano Parte remotissima; si
come la Minima rispetto alla Massima. Tornando hora al nostro primo proposito dico; che è concesso a
a ciascuno di porre due Semiminime, & più ancora dopo il Sospiro; si come si possono porre dopo la Mi-
nima; percioche questa è di valore equale al Sospiro, & ciascuna di esse è la sua parte propinqua; quan-
tunque tal Sospiro, o Pausa non si canti. Ma non si accommoderà cosi bene dopo la Pausa di Se-
mibreue, o dopo vn'altra maggiore tali Semiminime: essendo che elle sono Parti remote: ne tornerà
etiandio bene il porre dopo il Sospiro molte Chrome. Il porre due Semiminime dopo la Semibreue col
Punto, ouer dopo la Semibreue sincopata sarà lecito: percioche quella parte, sopra laquale casca la Bat-
tuta, che è sopra il Punto; ouero sopra la seconda parte della Sincopa, si considera come separata dall'al-
tra per la Battuta; cioè si piglia per vna Minima separata, sopra laquale caschi la detta Battuta. Non è
però lodeuole (quantunque pochi se ne guardino) il porre le figure con tale ordine, che dopo la Semi-
breue, che sia battuta senza il punto, ne segua due, o più Semiminime: percioche sono Parti remote,
& non propinque della Semibreue; lequali poste in tal maniera, quanto siano grate, & commode alli
Cantori, ciascuno da se lo potrà comprendere, quando vdirà procedere da vna figura cantabile ad vn'al-
tra, con vna subita mutatione di tempo tardo al veloce, senza alcun'altra mezana dispositione.

Che le Modulationi debbeno esser ben regolate,
& quel che debbe osseruare il Can-
tore nel cantare.Cap. 45.

SAREBBE cosa troppo difficile, s'io volesse ragionare di ogni minima cosa, che può
occorrere nel comporre; & non poco fastidio apportarebbe a'Lettori. Onde lassando
da vn canto quelle cose, che non sono cosi necessarie, verrò a quelle, che sono di qual-
che importanza; delle quali alcune al Compositore appartengono, & alcune al Canto-
re. Quelle che appartengono al Compositore sono queste: Primieramente debbe com-
porre le sue cantilene, secondo le Regole date di sopra, non si partendo dalli Precetti, i quali più ol-
tra son per dimostrare. Dipoi debbe porre ogni suo studio, che'l Contrapunto, cioè le parti della sua cantilena
siano ordinate, & regolate in tal maniera, che si possino cantare ageuolmente, & che siano senza alcuna
difficultà: percioche se l'Harmonia nasce (come vedemmo nella Seconda parte) dal cantare, che fanno in-
sieme le parti della cantilena, senza offesa alcuna dell'vdito; non potrà ella giamai nascere da cose, che sia-
no tra loro senza alcuna proportione. Sarà adunque auertito di fare, che le parti si possino cantar bene, &
che procedino per veri, & legittimi interualli, contenuti tra i Numeri harmonici; consonanti, o dissonan-
ti, che siano. Consonanti dico, come di Ottaua, di Quinta, di Quarta, di Terza, & di altri simili; si co-
me sono quelli di Decima ancora, che sarà fatto senza errore alcuno, poi che il maestro de i Musici antichi
Iosquino, non pure hà vsato vn tale interuallo; ma etiandio usò quello di Duodecima; come si può vedere
nel Motteto, che si canta a cinque voci, Inuiolata, integra, & casta es Maria. Dissonanti etiandio; come
sono quelli del Semituono maggiore, & quelli del Tuono, che sono le differenze, per le quali l'vna conso-
nanza supera l'altra: si come hò mostrato nel cap. 39. della Seconda parte. E ben vero, che alle volte si
pone quello di Settima, & di Nona; ancora che di raro, si come hanno vsato, & vsano anco alcuni buoni
Compositori. Ma quelli del Tritono, della Semidiapente, & altri simili non si debbeno vsare; si come
hanno vsato alcuni Moderni, volendo cio attribuire al procedere delle modulationi Chromatiche: con-
ciosia che veramente questi interualli non hanno le forme loro contenute tra i Numeri harmonici;
La onde non è possibile, che possino fare nelle modulationi alcun buono effetto; anzi possono offen-
dere grandemente il sentimento; come la esperienza ce lo dimostra. Et se la Musica (come la defi-
nisce Agostino) è Scienza di ben cantare, o ben modulare, & ad altro non attende, che a questo; in qual
maniera si potrà porre quella cantilena nel numero di quelle, che osseruano, & tendeno a questo fine, laquale
page 204hauerà le sue modulationi piene di simili errori, & sarà in tal modo disordinata, che a pena si potrà sopportar
di vederla, non che di cantarla? A questo anco si ricerca quello, che nel cap. 37. si è detto; cioè che le parti
procedino, più che sia possibile, per mouimenti congiunti: percioche sono più naturali, di quelli, che sono separa-
ti. Cercarà adunque il Compositore di fare, che le parti della sua cantilena si possino cantar bene, & ageuol-
mente; & che procedino con belli, leggiadri, & eleganti Mouimenti; accioche gli auditori prendino diletto di
tal modulationi, & non siano da veruna parte offesi. Quelle cose, che appartengono al Cantore sono queste;
Primieramente dee con ogni diligenza prouedere nel suo cantare, di proferire la modulatione in quel modo,
che è stata composta dal Compositore; & non fare come fanno alcuni poco aueduti, i quali per farsi tenere più
valenti, & più saui de gli altri, fanno alle volte di suo capo alcune diminutioni tanto saluatiche (diro cosi)
& tanto fuori di ogni proposito, che non solo fanno fastidio a chi loro ascolta; ma commetteno etiandio nel can
tare mille errori: conciosia che alle volte vengono a fare insieme con molte Discordanze due, o più Vnisoni,
o due Ottaue, oueramente due Quinte, & altre cose simili, che nelle compositioni senza alcun dubbio non si
sopportano. Sono poi alcuni, che nel loro cantare fanno alle volte vna voce più acuta, o più graue di quello,
che è il douere, cosa che non hebbe mai in mente il Compositore, si come in luogo del Semituono cantano il
Tuono, o per il contrario, & altre simili cose; la onde ne segue dipoi errori infiniti, oltra l'offeso del senso.
Debbeno adunque li Cantori auertire, di cantar correttamēte quelle cose, che sono scritte secondo la mente del
Compositore; intonando bene le voci, & ponēdole a i loro luoghi; cercando di accommodarle alla consonanza,
& cantare secondo la natura delle parole contenute nella compositione in tal maniera, che quando le parole
contengono materie allegre, debbeno cantare allegramente, & con gagliardi mouimenti; & quando conten-
gono materie meste, mutar proposito. Ma sopra il tutto (accioche le parole della cantilena siano intese)
debbono guardarsi da vno errore, che si ritroua appresso molti, cioè di non mutar le Lettere vocali delle pa-
role, come sarebbe dire, proferire A in luogo di E, ne I in luogo di O, ouero V in luogo di vna
delle nominate: Ma debbono proferirle secondo la loro vera pronuntia. Et è veramente cosa vergognosa, &
degna di mille reprensioni, l'vdir cantare alle volte alcuni goffi, tanto nelli Chori, & nelle Capelle publiche,
quanto nelle Camere priuate, & proferir le parole corrotte, quando douerebbeno proferirle chiare, espedite, et
senza alcuno errore: La onde dico, che se (per cagione di essempio) vdimo alle volte alcuni sgridacchiare
(non dirò cantare) con voci molto sgarbate, & cō atti, & modi tanto contrafatti, che veramente parino Si-
mie, alcuna canzone, & dire, come sarebbe Aspra cara, e saluaggia e croda uaglia: quando douerebbeno di-
re; Aspro core, e seluaggio, e cruda voglia: chi non riderebbe? anzi (per dir meglio) chi non andrebbe in
colera; vdendo vna cosa tanto contrafatta, tanto brutta, & tanto horrida? Non debbe adunque il Cantore
nel cantare mandar fuori la voce con impeto, et con furore a guisa di Bestia; ma debbe cantare con voce mo-
derata, & proportionarla con quelle de gli altri cantori, di maniera che non superi, & non lassi
vdire le voci de gli altri; La onde più presto si ode strepito, che harmonia: conciosia che l'Harmonia nō nasce
da altro, che dalla temperatura di molte cose poste insieme in tal maniera, che l'vna non superi l'altra. Ha-
ueranno etiandio li Cantori questo auertimento, che ad altro modo si canta nelle Chiese, & nelle Capelle pu-
bliche, & ad altro modo nelle priuate Camere: Imperoche iui si canta a piena voce; non però se non nel mo-
do detto di sopra; & nelle Camere si canta con voce piu sommessa, & soaue, senza fare alcun strepito.
Però quando canteranno in cotali luoghi, procederanno con giuditio, accio non siano poi (facendo altramēte)
degnamente biasimati. Debbeno oltra di questo osseruare, di non cantare con mouimenti del corpo, ne con
atti, o gesti tali, che induchino al riso chi loro uedeno, & ascoltano; come fanno alcuni, i quali per si fatta ma-
niera si muoueno, il che fanno etiandio alcuni Sonatori, che pare veramente, che ballino. Ma lassando hor-
mai cotesta cosa da vn canto, dico, che se'l Compositore, & li Cantori insieme osserueranno quelle cose,
che appartengono al loro officio, non è dubbio, che ogni cantilena sarà diletteuole, dolce, soaue, & piena di
buona harmonia, & apportera a gli Vditori grato, & dolce piacere.
page 205

Che non si debbe continouare molto di lungo nel graue, o nell'acuto
nelle modulationi.Cap. 46.

ET perche alle uolte auiene, che'l continouare, che fa vna parte della cantilena alquanto
nel graue, ouer nell'acuto, è cagione che'l Cantore si stanchi; massimamente quando hà
la voce graue, & dimora molto nell'acuto; ouer quando hà la uoce acuta, & è sforza-
to distare nel graue: imperoche uenendo a far debole la uoce, & a bassarla, se è nell'acu-
to; ouero ad alzarla, se'l si ritroua nel graue; viene a far molta dissonanza: però io vor-
rei (per leuar cotal discōmodo, & disordine) che'l Contrapuntista hauesse auertenza a cotal cosa, & che ac-
commodasse la cantilena in tal maniera, che le parti non cantassero per lungo tempo nel graue, ne anco mol-
ro di lungo stessero nell'acuto: Ma tutte le uolte che ascendessero, o discendessero, non fussero poste in cotal ma
niera senza proposito, & non dimorassero molto di lungo in queste due estremità. Io hò detto; non senza pro
posito: percioche li Compositori moderni hanno per costume (il che non è da biasimare) che quando le parole
dinotano cose graui, basse, profunde, discesa, timore, pianti, lagrime, & altre cose simili, fanno continouare
alquanto le lor modulationi nel graue: Ma quando significano altezza, acutezza, ascesa, allegrezza, riso,
& altre simili cose; le fanno modulare nell'acuto. Bene è vero, che non debbēo far cōtinouare di lungo l'har
monia in tali estremi: ma debbeno fare, che le modulationi tocchino le chorde graui, & anco le acute, con le
mezane delle parti della cantilena, variando sempre le modulationi. Ne debbe comportare, che le estremità
delle parti trappassino nel graue, o nell'acuto fuora de i loro termini, cōtra la loro natura, & contra la natu-
ra del Modo, sopra il quale è fondata la cantilena; cioè non debbe fare, che il Soprano pigli il luogo del Teno-
re, ne questo il luogo del Soprano: ma fare, che ciascuna parte stia nelli suoi termini; come vederemo nella
Quarta parte, quando parlaremo intorno al modo, che si hà da tenere nello accommodar le Parti: ancorache
in alcuni casi questo sia concesso, per poco spacio di tempo: Percioche ordinandole, che non trappassino i loro
termini, non potrà seguire se non commodo grande al Cantore, & nascere buoni, & perfetti concenti.

Che'l porre vna Dissonanza, ouero vna Pausa di minima tra due Con-
sonanze perfette di vna istessa specie, che insieme ascendino,
o discendino, non fa, che tali consonanze
replicate.Cap. 47.

SOGLIONO alcuni non hauere per inconueniente, il porre due Perfette consonanze
l'vna dopo l'altra nelle loro compositioni, di vna istessa specie, che insieme ascendino, o di-
scendino, senza porui di mezo alcun'altra consonanza: percioche si auisano, che'l porre
tra loro vna Dissonanza, oueramente vna Pausa di minima, faccia variar le specie, &
che per questo non si faccia contra la Regola posta disopra nel cap. 29. Ma in uero quanto
costoro s'ingannino, ciascuno lo potrà conoscere con la esperienza istessa, dopo che haueranno vdito quello, che
ne i sottoposti essempi si contiene: percioche conosceranno, che la Dissonanza posta tra due consonanze per-
fette, non fa variatione alcuna di concento; ne anco leua, che tali consonanze non siano poste l'vna dopo l'al-
tra senza alcun mezo; essendo le Consonanze considerate dal Musico per se, & le Dissonanze per acciden-
te solamente; come hò detto altroue. Et se la Dissonanza, che è suono, posta tra le dette consonanze, non hà
forza alcuna di fare alcuna variatione; minormente hauerà tal forza la Pausa di minima, che non rapresen
ta suono; ma taciturnità, & priuatione. Non sarà adunque lecito porre due Ottaue l'vna dopo l'altra, tra-
mezate solamente dalla Settima, ouer dalla Nona; ne due Vnisoni tramezati dalla Seconda. Et quantūque
la Quarta, & la Sesta siano consonanze, come fu determinato; & si possa dire, che l'vna, o l'altra posta
tra due Quinte, faccia alcuna variatione di concento; nondimeno non si debbeno vfare, se non nelle composi-
tioni di più voci: percioche nelle semplici generano nō sò che di tristo; come si può vdire nelli sottoposti essēpi.
page 206 Sogliono anco alle volte li Compositori in una particella della compositione, dopo la Ottaua posta sopra una fi-
gura di Semibreue, che discenda, & habbia sopra, o sotto di se vna Minima, porre immediatamente due Se-
miminime, lequali discendino per mouimenti congiunti, & senza altro mezo dipoi la figura seguente ascendi,
& venghi alla Ottaua. Simigliantemente sogliono, dopo vna figura di Semiminima, posta in Ottaua so-
pra vna Minima, che discendi, porre vn'altra Semiminima, laquale faccia il mouimento separato, & ven-
ghi medesimamente alla Ottaua: & non solo ciò fanno: ma etiandio pongono in luogo delle semiminime la
minima col punto, con due chrome seguenti, & altre cose simili; come qui si vede.
Et auegna che non si possa dire con verità, che siano due Ottaue poste l'vna dopo l'altra, senza alcun mezo:
percioche si ritroua vn'altra consonanza posta tra loro, che è la Sesta, ouer la Decima; nondimeno non si
debbeno vsare, per due ragioni: La prima delle quali fù detta disopra nel cap. 42; & la seconda è, che per la
mutatione veloce, che fa la Sesta, o la Decima poste tra loro; ouero per il veloce mouimēto, che fanno, quasi nō
si ode; tanto più, che nelle due semiminime, che segueno la minima, ouero la Semibreue sincopata, la prima
è posta nel numero delle Dissonanze, & la seconda nel numero delle Consonanze. Onde maggiormente tali
Ottaue si odeno, & si viene a fare contra quello, che si è determinato disopra nel cap. 41. che non si douesse-
no vsare molto spesso accommodate nel Contrapunto in cotal maniera. Et per dire il vero, li passaggi, che
fanno le due altro, che la Diminutione del mouimento congiunto, che fanno insieme due
Semibreui. A cotesti anco si aggiunge, che non de vsare quel passaggio, che fanno due parti ascendendo, o
discendendo insieme, l'vna per mouimenti congiunti di Quinta, procedendo per quattro semiminime, & l'al
page 207tra per mouimento separato, ascendendo per semibreui senza alcuna diminutione; & le consonanze, che ca
scano nel battere sono due Quinte; come nello essempio si vede: percioche se bene sono tramezate dalla Ter-
za, non hanno però gratia alcuna. E' ben vero, che
questi passaggi sono più sopportabili delli primi: ma nō
sono però lodeuoli: percioche nel cantar la parte dimi-
nuita, si ode la Terza posta tra due Quinte nella ter-
za semiminima, la quale è consonante; & è percossa
nella seconda parte della Battuta. Et tanto più si pos-
sono sopportare, quanto che le Quinte tramezate in co
tal maniera, non sono cosi facilmente comprese dall'v-
dito: perche non sono semplici, come è la Ottaua: & li mouimenti, che fanno le parti, che contengono le Se-
mibreui, non sono congiunti, come sono quelli altri, ch'io hò mostrato di sopra. Ma perche alcuni cantano ta-
li passaggi per diminuire il mouimento separato di Quinta, che fanno alle volte le parti; però dico, che si deb
beno fuggire per ogni modo. Et se pure ad alcuni paresse di vsare non solamente questi, ma gli altri ancora
mostrati di sopra; non debbe però vsarli molto spesso: percioche quando non vi fussero altre ragioni, vi sono
almeno queste; che si uiene a far contra quella Regola, che dice, Che douemo procedere da vna consonanza
all'altra per mouimenti contrarij; & contra quella, che ne auertisce, Che noi faciamo muouere le parti insie-
me, quando ascendeno, o discendeno, l'una di esse almeno per mouimenti cōgiunti; che douerebbeno ritrouarsi
in quelle parti, che si muoueno per mouimenti separati, & contengono le Semibreui; & nondimeno non lo
fanno; come si può chiaramente vedere.

Della Battuta.Cap. 48.

HAVENDO io più volte vsato queste voci Battuta, Sincopa, & Pausa, è ragioneuo-
le, auanti che si vada più oltra, che vediamo quello, che siano; accioche non procediamo
per termini non conosciuti, i quali non possono veramente apportare alcuna scienza: La
onde douemo sapere, che li Musici vedendo, che per la diuersità de i mouimenti, che fan-
no cantando insieme le parti della cantilena, per essere l'vno più veloce, o più tardo vn certo Segno, dal quale ciascun cantante si hauesse da reggere nel proferir la voce, con mi-
sura di tempo veloce, o tardo, secondo che si dimostra con le figure diuerse cantabili, le quali sono poste di so-
pra nel cap. 2. Et s'imaginarono che fusse bene, se cotal segno fusse fatto con la mano; accioche ogn'vno de i
cantori lo potesse vedere, & fusse regolato nel suo mouimento alla guisa del Polso humano. Onde dipoi dato
tale ordine, alcuni chiamarono cotal segno Battuta, alcuni altri Tempo sonoro; & alcuni altri, come Ago-
stino dottore Santissimo nel cap. 10. del Secondo libro della Musica, lo nomina con voce latina Plauso, che uie
ne da Plaudo, & vuol dire Battimento delle mani. Et veramente parmi, che pensassero bene: percioche non
so vedere, qual mouimento poteuamo ritrouare, che fusse fatto naturalmente, che potesse dare a loro regola,
& proportione, fuori che questo: Percioche se noi consideraremo le qualità, che si ritrouano in l'uno et l'altro;
cioè nella Battuta; & nel Polso, che da i Greci è detto σφυγμός, ritrouaremo tra loro molte conuenienze:
conciosiache essendo il Polso (come lo definisce Galeno, & Paulo Eginetta) vn certo allargamento & ri-
strengimento; o pur vogliamo dire alzamento, & abbassamento del cuore, & delle arterie, viene ad esser
composto (come vuole Auicenna nel Secondo Fen del lib. 1.) di due mouimenti, & di due quiete, delle qua-
li cose similmente la Battuta viene ad esser composta; & prima di due mouimenti, che sono la Positione &
la Leuatione, che si fa con la mano, ne i quali si troua lo allargamento, & il ristrengimento, ouero lo alza-
mento, & abbassamento nominato, che sono due mouimenti contrarij; & dipoi due quiete: percioche (se-
condo la mente di Aristotele) tra qusti mouimenti (come etiandio nel cap. 42. disopra commemorai) sem
pre si ritrouano; massimamente perche è impossibile, che simili mouimenti si possino continouare l'vno con
l'altro. Et si come la Medicina chiama il primo mouimento συστολή, & il secondo διαστολή; cosi la Musica no
mina la Positione, ouero il Battere θέσις, & la Leuatione ἅρσις. Simigliantemente; si come il Polso si ritro-
ua di due maniere, secondo l'autorità delli commemorati principi della Medicina, cioè Equale, & Inequale:
pigliando però solamente quella equalità, & inequalità, che nasce dalla velocità & tardità, onde si fa il
page 208Rithmo, dal quale nasce molti mouimenti proportionati, contenuti ne i generi Moltiplice, & Superpartico-
lare, oltra gli altri che si lassano, che non sono contenuti sotto cotali generi, cosi potemo dire, che la Battuta
si ritroua di due maniere, cioè Equale, & Inequale, oue si riduce ogni mouimento proportionato, che si fa cō
la voce. Et questo dico io, perche gli Antichi Musici, & li Poeti anco, i quali gia erano (come altroue hò
detto) riputati una cosa istessa; per un certo loro istinto naturale diuisero le Voci in due parti, & attribui-
rono ad alcune il Tempo breue, & ad alcune il Tempo lungo; & al Tempo lungo applicarono due Tempi
breui, & posero nel primo luogo quelle Sillabe, o Voci del Tempo breue, che sono di minor quantità; &
nel secondo quelle del Tempo lungo, che sono di maggiore, come è il douere: essendo che si come la Vnità tra
i numeri è inanti il Binario, che contiene due vnita; cosi il Tempo breue debbe tenere il primo luogo, & il
Lungo il secondo. Ma si debbe auertire, che considerarono la Battuta in due parti; & tanto alla prima, quā
to alla seconda attribuirono la misura del Tempo breue, o lungo, si come li tornaua più commodo. E' ben ve-
ro che li Moderni applicarono primieramente alla Battuta, hora la Breue, & hora la Semibreue imperfette;
facendole equali al tempo del Polso, distinto in due mouimenti equali; onde cotale Battuta si può veramente
chiamare Equale: conciosia che tra la Positione & la Leuatione si ritroua la proportione di Equalità: essen-
do che tanto alla Positione, quanto alla Leuatione si attribuisce il Tempo lungo, oueramente il breue. Dipoi
le applicarono hora la Breue con la Semibreue, & hora la Semibreue con la Minima, & la diuisero in due
mouimenti inequali, applicando alla Positione il Tempo lungo, & alla Leuatione il Tempo breue; ponendo-
le in Dupla proportione. Et perche tra la Positione & la Leuatione casca la proportione di Inequalità; però
cotale Battuta si può con verità chiamare Inequale. Hauendo dipoi essi Musici cotale rispetto, quando inten
deuano la Battuta equale, segnauano le lor cantilene nel principio con questi segni , ouero con questi
; & quando intendeuano la Inequale, le signauano con questi , oueramente con
questi . Et se alle volte non voleuano segnare la Battuta inequale con questi, po
neuano la cifra del Ternario sopra quella del Binario in cotal modo 3/2, accompagnando-
le non senza ragione: percioche si possono considerare in quattro maniere; Prima, quando sono poste nel prin
cipio di tutte le parti della cantilena; & allora si vsa la Battuta inequale; Seconda, quando sono poste mede
simamente nel principio; ma non in tutte le parti: onde ciascuna parte si viene a regolare sotto la Battuta e-
quale; Terza, quando sono poste nel mezo della cantilena in ciascuna parte, & si vsa medesimamente la
Battuta inequale; Et quarta, quando sono poste nel mezo di alcuna parte solamente, & le parti si uengono a
regolare similmente dalla Battuta equale. Onde cotali Cifre possono significare due cose; prima (come è opi-
nione de i Moderni) che hauendo rispetto al Segno del tempo, si uiene a porre la Misura inequale contra la
Equale, cioè tre Tempi lunghi, ò breui contra due; Dipoi, significano, che nella Battuta intera sono con-
tenuti Tre tempi lunghi, o breui, che siano; de i quali due si pongono nella Positione, & uno nella Leuatio-
ne; massimamente quando non ui concorreno altre cifre numerali, che dinotino alcuna proportione nelle figu
re, o note della cantilena: come gia faceuano alcuni Musici: conciosiache intesa la Battuta in questa manie-
ra, leua molte difficultà, che possono occorre alli Compositori, & alli Cantori anco. Potemo hora uedere da
quello che si è detto, che la Battuta non è altro, che un Segno fatto dal Musico equalmente, ouero inequal-
mente, secondo alcuna proportione, con la positione, & con la leuatione della mano a simiglianza del Polso
humano. Essendo adunque la Battuta di due sorti; come hauemo ueduto, tanto il Musico quanto il Poeta potrā
no in esse accommodare la Misura del tempo di ciascun piede del Verso. Imperoche nella Equale po trāno ac-
commodare il Pirrhichio, che è vn piede composto di due sillabe breui, le quali i Poeti sogliono segnare con
tali cifre ˘ ˘; onde li Musici sogliono segnare i loro tempi, che sono due tempi breui con due figure equali;
come sono queste , ouero altre simili: conciosia che'l Poeta considera sola mente la Sillaba se è Lunga,
la qual segna con questa cifra ¯; ouero si è Breue, la quale nota con questa'altra ˘; & il Musico
considera il Tempo lungo, o breue, & lo segna con una delleotto figure cantabili, come meglio li tor-
na commodo. Potranno anco accommodare lo Spondeo, che segnano con queste due ¯ ¯, che dinotano
due sillabe lunghe, ouero con queste , che significano due tempi lunghi, de i quali è composto. Potran
no similmēte accommodare il Dattilo, il quale contiene una sillaba lunga, & due breui, in cotal
modo ¯ ˘ ˘; ouero contiene un tempo lungo, & due breui, in questa maniera
Similmente potranno accommodare lo Anapesto in questo modo ˘ ˘ ¯, oueramente
page 209 : perche contiene due sillabe breui, & vna lunga; ouero due tempi breui, & vno lungo; &
in tal guisa lo Proceleumatico ˘ ˘ ˘ ˘ ouero : conciosia che tutti questi pie-
di sono contenuti sono vna proportione equale; come è noto a tutti gli intelligē
ti. Sotto la Inequale poi si può accommodare lo Iambo a questo modo ˘ ¯, oueramente
, o pure in questa guisa : percioche è composto di vna sillaba breue, & di vna lunga, o-
uero di vn tempo breue, & di vno lungo. Cosi anco si potrà accommodare il Trocheo
in questa maniera ¯ ˘, & : ouero : perche contiene vna sillaba lunga,
& vna breue; che contengono vn tempo lungo, & vno tempo breue. In cotal modo si
potrà accommodare lo Tribracho ˘ ˘ ˘, & cosi lo Ionico mag-
giore, lo minore, il Choriambo, lo Antispasto, & molti altri piedi, hora sotto l'vna, & hora
sotto l'altra Battuta. Ma perche è costume delli Musici, di porre il più delle volte nella Battuta
equale vna Breue imperfetta, la quale contenghi due Tempi lunghi; & nella inequale vna Breue perfetta,
che contenghi tre Tempi; però ci contaremo al presente di queste due: percioche ciascun'altra Battuta, che
si potesse imaginare, si potrà sempre riurre a queste; la prima delle quali si potrà veramente chiamare bat-
tuta Spondaica, & la seconda Trochaica. Et se alcuno prendesse di ciò marauiglia, legga il nostro Boetio
nel proemio della Musica, oue ritrouerà, che Pithagora volendo ritrahere quel giouine Taurominitano dal-
la furia alla quiete, comandò che'l Musico douesse cantare lo Spondeo, il quale veramente si vdiua, si co-
me etiandio si ode a i nostri giorni ne i Balli, che dimandano Passo e mezo, & in quelli, che chiamano Pa-
douane; si come etiandio in quelli, che nominano Balletti, vdimo la battuta del Trocheo. Douemo oltra di
ciò auertire, accioche alcuno non si marauigli, che essendo necessario, che ogni Compositione incominci, &
finisca ancora nella Positione della mano, cioè nel principio della Battuta; però di sopra hò detto, che lo Iam-
bo si può accommodare sotto la Battuta inequale; pur che la cantilena venghi a terminare secondo il costume
de i Musici moderni. Ma questo sia detto a bastanza intorno alla Battuta.

Della Sincopa.Cap. 49.

LA SINCOPA veramente non si può conoscere dal Musico senza la cognitione del-
la Battuta, onde era conueniente, che primieramente si ragionasse di lei, come di quella,
che è molto necessaria alla sua cognitione, & dipoi dichiarar quello, che importa questo
nome Sincopa. Ma si de sapere, che la Sincopa non è considerata dal Musico, come la
considera il Grammatico, il qual vuole, che ella sia vna figura di Dittione, o di Parola,
che vogliamo dire, che si fa quando se le taglia, o rimoue vna lettera, o Sillaba nel mezo; si come si fa, quan
do per commodità del Verso, in luogo di porre Audaciter, si pone Audacter; oueramente bisognando dire
Vendidit, si dice Vendit: ma la considera come Trasportatione, o Riduttione di alcuna figura, o nota can-
tabile minore, oltra vna, o più maggiori alla sua simile; oue conuenientemente si possa applicare, & nume-
rare, per finire il numero della misura del suo Tempo. Et questo accasca non solamente nel Tempo perfetto,
inteso per il circolo intero, ouero tagliato , che si termina per il numero Ternario; ma etiandio nello
imperfetto, che s'intēde per il mezo circolo intero , o tagliato , terminato nel numero Binario:
percioche il Tempo (come vederemo al suo luogo) appresso il Musico è di due sorti. Onde quella fi-
gura, o nota si chiama Sincopata, ouero si dice, che fa la Sincopa, quando incomincia nella leuatione della
battuta, & è sotto posta anco alla positione; ne mai può cascare, come porta la sua natura, sotto la positio-
ne, fino a tanto, che non ritroui vna figura minore, ouero altre figure, che siano equale a questa di valore,
con le quali si accompagni, & ritorni, oue la battuta hebbe principio. Per il che è da notare (per dare uno
essempio) che il propio della Semibreue è di cascare, & di essere insieme cantata nel Tempo perfetto, &
nello imperfetto anco nel principio della battuta, cioè sotto questi due segni & . & la Breue sotto
quest'altro : Ma se auiene, che l'vna, o l'altra si canti, o proferisca nel leuare della battuta, tal figura, o
nota è detta Sincopa, ouer Sincopata; come nelli due essempi posti qui di sotto si uede.
page 210 Si può etiandio chiamar Sincopata quella Minima, che hà appresso di se il punto, ne i primi segni, quando è
posta nel leuare della battuta; & cosi la Semibreue col punto, sotto l'altro segno; come qui sotto si vedeno;
ancora che si possa veramente dire, che non siano Sincope, se non impropiamente. E ben vero, che la Semi-
breue si chiama sincopata, sotto qual segno si voglia, che dimostri il Tempo perfetto, o imperfetto, quando
vien posta dalli Compositori ne i loro contrapunti al detto modo. La Sincopa adunque si fa da vna figura, o
nota, che le vadi auanti, la qual sia di valore della metà della figura sincopata: Oueramente si fa, quando
se le pone auanti due, o più figure, che siano equiualenti a tal metà. Sono anco tali figure sincopate alle uol-
te dalle Pause, che si pongono a loro inanti, & tali Pause sono di valore della meza parte delle figure sinco-
pate: come qui si veggono.
Et benche la Sincopa si faccia nelle figure mostrate; non è però lecito, ne sta bene il sincopare le Pause, siano
poste sotto qual segno si voglia, o perfetto, ouero imperfetto che sia il Tempo; si come sono le sotto poste:
Conciosia che si rompe la Misura, & il Tempo, che naturalmente casca sopra il principio di ciascuna, sot-
to i lor segni propij, come mostrerò altroue; & genera anco incommodo alli Cantori, i quali confidando-
si spesse volte nella loro integrità, non pensando che'l Tempo sia in loro variato, senza tenerne memoria,
& conto alcuno, pongono la Battuta nel loro principio, & per tal maniera ingannati, vengono neces-
sariamente ad errare cantando. Questi incommodi adunque si debbeno per ogni modo schiuare: percio-
che non furono mai sopportati dalli buoni, & discreti Musici; come si può vedere nelle compositioni di O-
cheghen, di Iosquino, di Motone, & di altri più Antichi di loro; pur che non siano state guaste da alcu-
no ignorante scrittore. Per la qual cosa, quando occorrerà di porre le Pause di breue, o di semibreue,
& non cascheranno nel principio della battuta, & del loro Tempo, allora si debbeno ridurre alla Battuta,
& sotto il Tempo; si come nel sottoposto essempio si vede, il che dalli buoni Musici è stato sempre os-
seruato.

page 211

Delle Pause.Cap. 50.

ET si come le Note della cantilena sono figure, o segni Positiui: percioche rappresentano
le Voci, o i Suoni, da i quali nascono le harmonie; & la varietà loro rappresenta il moui-
mento veloce, o tardo del Tempo, che si tiene la voce; cosi le Pause si chiamano figure
Priuatiue: percioche sono inditio della taciturnità, o silentio; & rappresentano il Tem-
po, che si hà da tacere, ilqual si scorge dalla loro diuersità. Queste sono alcuni segni fatti
dal Musico con alcune linee, le quali perpendicolarmente cadeno sopra vna, o più delle cinque mostrate Linee
parallele, tirate diuersamente secondo l'arbitrio del Compositore. Et le specie sono tante, quante sono le figure
cantabili due meno, incominciando dalla Lunga, lassando quella della Massima: essendo che in suo luogo si po
ne quella della Lunga raddoppiata. Et quella della Semichroma anco si lassa: percioche per esser di minimo
valore, non si vsa. Et sono dello istesso valore, & denominate con lo istesso nome della figura, o nota, che
rappresentano. Le quali Pause, quando sono poste sotto'l segno del Tempo perfetto, ouero imperfetto, che
sia, mai abbracciano più di tre delle sopradette linee; come qui sotto si vede.
Di Lunga.Di Breue.Di Semibreue.Di Minima.Di Semiminima.Di Chroma.
E ben vero che tallora aggiungono alla quarta: ma simili Pause sono dette di Modo; come vederemo al suo
luogo. Furono ritrouate le Pause non senza grande commodità del Compositore, & del Cantore, per due
ragioni; l'vna per Necessità; l'altra per Ornamento delle cantilene. Per necessità prima: perche era impos-
sibile, che li Cantori potessero peruenire dal principio al fine della cantilena, senza mai posarsi, se non con loro
grande incommodo; ne veramente hauerebbeno potuto durare. Onde forse ricordeuoli di quello, che è det-
to da Ouidio nelle sue amorose Epistole; Quod caret alterna requie, durabile non est: ritrouarono il rime-
dio opportuno; La onde si può dir con verità della Pausa quello, che segue;
Haec reparat vires, fessaque membra leuat. Furono poi ritrouate le Pause per ornamento: percioche
col mezo loro, le parti si possono porre l'vna dopo l'altra in fuga, o consequenza; come vederemo; il qual
modo fa la cantilena non solo arteficiosa, ma etiandio diletteuole: conciosia che'l cantare di continouo, che
fanno le parti della cantilena insieme, genera noia non solamente alli cantori; ma anche a gli ascoltanti in-
duce sacietà: Et lo far tacere le parti alcune volte con qualche proposito, cioè facendone cantare hora due,
hora tre, hora quattro, & tallora (essendo la compositione a più voci) tutte insieme, massimamente nel
fine; conciosia che è necessario, che tutte le parti insieme cantino, & insieme finiscano; fa, che le composi-
tioni per tal varietà riusciscono più vaghe, & più diletteuoli. Onde ritrouarono vn segno, che rappresen-
tasse questa taciturnità, o silentio, & lo vsarono per la cosa significata, & lo nominarono Pausa. La qua-
le, dal suo vfficio dissero essere vn certo intralasciamento arteficioso di voce. Et bene dissero arteficioso intra-
lasciamento, volendone auertire, che non douessimo porre le Pause nelle cantilene fuori di proposito, & sen-
za arteficio; ma collocarle di maniera, che si vedesse, che la necessità, & l'arteficio lo richiedeua. Impe-
roche si come è vitiosa cosa ad alcuno, che parli sempre, & non sappia por fine, ò meta al suo parlare; cosi
è cosa vitiosa al Musico, che non sappia a tempo, & luogo dar riposo alle parti della sua compositione. Di
modo che; si come non è senza virtù il saper ragionare, & tacere con proposito; cosi ancora non è senza vir-
tù, che'l Musico sappia far tacere, & cantare le parti della sua cantilena a tempo, & luogo. Ma si deb-
be auertire, che doue accascasse di porre più Pause, le quali eccedessino il valore di quella della Lunga, allora
questa si debbe raddoppiare; si come auerebbe, quando si volesse segnar la Pausa della Massima: Ma quan-
do si volesse raddoppiare le Pause, che rappresentano essa Massima, ouer porle appresso altre pause minori,
allora si potrà porre quelle, che si aggiungono sopra le altre linee; si come in questo essempio posto qui di sot-
to si veggono.
page 212 Sono state uarie opinioni di questo nome Pausa: percioche alcuni hanno hauuto parere, che Pausa sia stata
detta da Παύομαι parola greca, che significa Cessare, Posarsi, o Lassare. Altri hanno voluto, che sia cosi
chiamata dal Batter delle mani, che da i latini è detto Plauso: conciosiache è misurata dalla positione, &
dalla leuatione della battuta, la quale si conosce dal segno formato dalla mano; si come di sopra habbiamo ue-
duto. Et forse, che non fu detta da principio ne all'uno, ne all'altro modo delli due nominati; ma più presto
(come pare ad alcuni) da Posa parola francese, che significa Posata. Onde si suol dire Vna pausa, due pau-
se, & le altre; cioè una posata, due posate, & cosi il resto. Ma sia detta da che si uoglia, questo importa
poco; purche si sappia, che quando il compositore pone le Pause nella cantilena, vuole, che iui il cantore tac
cia per tanto spacio di tempo, quanto significa il valor delle Pause. Gli Ecclesiastici etiandio pongono le Pau-
se ne i loro canti, non gia per ornamento, ma per necessità: perche è impossibile di poter peruenire al fine di
cotali cantilene, senza pigliare alcun riposo; La onde di cio aueduti, ritrouarono vn segno, dal quale ciascu-
no cantore è auertito, che ariuando a quello, si habbia da fermare, & pigliare Spirito. Per il che da vn ta-
le effetto lo chiamarono πνεῦμα, che vuol dir Spirito. Posero etiandio cotal segno, accioche ogn'vno de i can-
tori concordeuolmente si hauesse da fermare, onde lo dimandarono νεῦμα, che vuol dir Cenno, & Consen-
so. E' ben vero, che non pongono tali Pause nel modo, che si pongono le altre mostrate di sopra: percioche
le pongono di maniera, che cingono, & abbracciano tutte le linee della cantilena; tallora ponendole sempli-
lici, & tallora raddoppiate; come qui si veggono. Et si debbe per ogni modo osseruar quello, che gia mol-

ti de gli Antichi hanno osseruato; cioè di non porre tali Pause,
se non nel fine delle Clausule, o punti della Oratione, sopra la qua
le è composta la cantilena, & simigliantemente nel fine di ogni
Periodo. Il che fa dibisogno, che li Compositori etiandio auerti-
scano; accioche li Membri della oratione siano diuisi, & la sen-
tenza delle parole si oda, & intenda interamente: percioche facendo in cotal modo, allor si potrà dire, che
le Pause siano state poste nelle parti della cantilena con qualche proposito, & non a caso. Ne si debbeno por-
re per alcun modo, auanti che sia finita la sentenza, cioè nel mezo della Clausula: conciosia che colui, che le
ponesse a cotal modo, dimostrarebbe veramente essere vna pecora, vn goffo, & vno ignorante. Però adun-
que il Musico si sforzerà di non cascare in simili errori; accioche non dia alli dotti mala opinione di se, il che
molto si debbe prezzare, & preporre ad ogn'altra cosa.

Delle Fughe, o Consequenze, ouer Reditte, che dir le vo-
gliamo.Cap. 51.

ET quantunque, osseruando le Regole date di sopra, non si ritrouasse nelle compositioni
alcuna cosa, che fusse degna di riprensione, essendo purgate da ogni errore, & limate;
ne si vdisse in esse, se non buona, & soaue harmonia; li mancherebbe nondimeno vn non
so che di bello, di leggiadro, & di elegante, quando non si vdisse quello, che hormai da
ciascuno è conosciuto, per esser molto vsato, & frequentato da i Musici nelle loro compo-
sitioni; cioè quel procedere, che fanno le parti alle volte l'vna dopo l'altra, detto in Fuga, o Consequēza, la qua
le alcuni chiamano anco Reditta, che significano vna cosa istessa; et è vna certa Replica di alquāte voci nella
cātilena, ouero la replica di tutta la modulatione, che si cōtiene in vna parte, fatta da vn'altra dopo alquanto
tempo, cantando, & procedendo per le istesse figure cantabili; ouero per diuerse, & per li medesimi interualli
di Tuoni, & di Semituoni, con altri simili. La qual Consequenza si fa in molti modi; imperoche ouero l'v-
na parte risponde, o (per dir meglio) segue l'altra per l'Vnisono, cioè cantando in quella voce istessa, oue-
ramente per vna Quarta, o per vna Quinta, ouero per vna Ottaua. Et questa maniera di cantare è non
solamente diletteuole; ma in se contiene eleganza, & arteficio; tanto più quanto procede con ordine bello,
page 213& regolato contrapunto. In questa maniera di comporre si costuma di far, che l'vno segua l'altro, facendo
hora vna Pausa di Minima, hora di Semibreue, & tallora di vna Semibreue, & di vna Minima insieme,
& cosi ancora quella di Breue, & di tre Semibreui, & tallora vna di Lunga, secondo il volere del Composi-
tore. Et si vsa questa maniera, non tanto nelli Contrapunti fatti sopra il Canto fermo, quanto si vsa etiandio
in ciascuna parte delli diminuiti; & maggiormente si vsa in questi, che in quelli: percioche il Compositore si
troua esser più libero, & hauer maggior campo, & più largo. Sono però di due sorti le Fughe, o Conse-
quenze; cioè Legate, & Sciolte: Le prime sono quelle, che si ritrouano ordinate in tal maniera, che quella mo
dulatione, che fà vna parte del concento, l'istessa canta anche vn'altra: Onde costumano li Compositori di
scriuere le parti in vna sola. E dibisogno però di osseruare, che in quelle parti, che cantano in cotal guisa, di
porre non solamente le figure cantabili ad vn solo modo: ma le Pause ancora, quando vi entrano, & ogn'al-
tro accidente; ancora che l'vna delle parti raddoppiasse nel cantare la modulatione, o le figure; come si co-
stuma di fare alle volte. Ma le Fughe, o Consequenze sciolte si ritrouano tra quelle parti, che non cantano
con simili oblighi: ma solamente vna di loro procede in Fuga, o Consequenza per vn certo numero di figu-
re, che si ritroua in vn'altra parte; il resto poi delle figure non sono sottoposte a tal legge. Et in cotesto
modo di comporre, il Compositore non è obligato di osseruare la equalità delle figure, & di porre le Pause
simili, ne osseruare altri simili accidenti; ma può far quello, che più li piace; si come, che vna parte pro-
ceda per Minime, & l'altra proceda per altre figure, cioè per Semibreui; & similmente per Minime &
Semiminime insieme mescolate; come si osserua di fare nelli Contrapunti fatti sopra'l Canto fermo. Si deb-
be però auertire, che quella parte, che incomincia la Fuga, legata, o sciolta, che ella sia, è detta la Guida,
& quella che segue, è chiamata il Consequente. Et perche quelle Fughe, che si fanno distanti l'vna dal-
l'altra per spacio, o tempo di vna Pausa di Minima, o di vna Semibreue, & di alcune altre ancora; per la
loro vicinità sono più intelligibili: percioche dal sentimento sono facilmente comprese; però si sforzarono
li Musici di fare, che le parti delle lor cantilene fussero più vicine nella Fuga, o Consequenza, che fusse
possibile. Ma il troppo continouare cotal vicinità fece, che si cascò in vn certo modo commune di com-
porre, che al presente non si ritroua quasi Fuga, chenon sia stata vsata mille migliaia di volte da diuersi
Compositori. La onde accioche nelle nostre cantilene si oda qualche varietà, si sforzaremo di vsar più di
SOGGETTO.
Primo essempio. Secondo essempio.page 214rado la Fughe cosi vicine, & vnite; & si allontaneremo alquanto da quelle Consequenze, che sono tanto
communi; & cercaremo con ogni nostro potere di fare delle Fughe, che siano più noue: Conciosia che
quando faremo la Guida, & il Consequente alquanto distanti l'vno dall'altro, per tre Pause di Minima,
ouero per cinque, o per altre simili; verremo senza dubbio, a far qualche noua variatione. Io non dico gia,
che le Consequenze distanti per vna Pausa di Minima, o di Semibreue non si debbino vsare: ma dico, che
non si debbeno vsar molto spesso; per non cascare in quelle Fughe, che sono tanto communi, che non si ri-
troua libro, nel quale non siano molte, & molte volte replicate; lequali lasso di mostrare, per nō esser tedioso,
& per non offendere alcuno. Ma accioche si caui qualche frutto da quello, ch'io hò detto, hò posto prima di so-
pra lo essempio di quelle, che si nominano Sciolte, le quali si fanno sopra li canti fermi, à loro imitatione: per-
cioche delle Sciolte, che si trouano tra due parti diminuite, se ne potrà hauere due accōmodati essempi, posti
di sopra nel Cap. 43. Nelle Fughe poi, che si chiamano Legate, si hauerà da osseruar questo, che siano poste
l'vna con l'altra in Consequenza all'Vnisono, ouero alla Quarta, oueramente alla Quinta, o pure alla Ottaua;
incominciando da qual parte si voglia, sia la graue, ouero la acuta, che questo importa poco. Et quella parte,
che si incomincierà a comporre prima, sarà la Guida; & quella che si componerà dipoi cō le istesse figure, &
ogn'altro accidente, sarà il Consequente. La onde finito che sarà il tutto; come qui si vede, si piglierà la par-
GUIDA.
CONSEQUENTE. te, che incomincia a cantare, cioè la Guida, & si scriuerà di lungo; & doue il Consequente hà da incomincia-
re a cantare, cioè sopra la figura posta nella guida, si porrà vn segno tale, [[mus.sigcon]] ilqual vien detto dai Musici
Presa; Et nel fine, oue hà da fermarsi, si segna la parte della Guida col detto segno, ouer con que-
sto [[mus.ferm]], ponendolo sopra la figura finale, oue si hà da fermare il Consequente; & tal segno chiamano Coro-
nata. Fatto questo, per dar notitia, in qual maniera si habbiano a cantare le parti, si pone vna Regola
sopra la parte della Guida, laquale essendo chiamata da i Greci Κανών, alcuni Musici poco intelligenti no-
minano Canon quello, che douerebbeno dire Fuga, o Consequenza, ouer Reditta; laqual Regola si scriue in
questo modo; Fuga, o Consequenza alla Diapason: & se'l Consequente è più acuto della Guida, si aggiunge
in acuto; aggiungēdoui oltra di ciò il Tempo, che hà da aspettare la parte del Consequēte, auanti che in-
comincia a cantare, ancora che sia segnato il luogo col segno [[mus.sigcon]]; La onde si scriue.
Fuga, o Consequenza di due Tempi, alla Diapason acuta.
Due parti ridutte in vna.
Ma se'l Consequente cantasse nel graue, in luogo di dire Acuta, si porrebbe Graue. Et se la Consequenza fus-
se fatta per vna , allora si direbbe In Diatessaron; & se cantasse per una Quinta, si direbbe in Dia-
pente; & se per lo Vnisono, si direbbe all'Vnisono, oueramente nello istesso suono, o voce istessa. Lungo sa-
rebbe il voler racco tare tutte le Fughe, o Consequenze di vna in vna; & il voler dare vno essempio par-
ticolare: ma perche di queste ne sono i libri pieni, però lassarò di ragionarne più oltra, rimettendo il resto al
buon giuditio del Compositore; che vedendo, & essaminando gli essempi sopra dati, saranno guida, & lume
di ritrouar cose assai maggiori. Non voglio però restare di dire, che si troua etiandio vn'altra sorte di Con-
sequenza, o Fuga, la quale si fa per gli istessi interualli, per mouimenti contrarij, detta Fuga, o Consequen-
za per ἅρσιν, & θέσιν, cioè per leuatione, & abbassamento di voce, il qual modo è vsato da i buoni Prattici;
& nel comporla si procede a quello istesso modo, col quale si procede nelle altre. Sono nōdimeno due le sue spe
cie, cioè Legate, & Sciolte. Le Legate potremo conoscere, quando haueremo piena cognitione delle preceden
ti; il simile anco auerrà delle Sciolte. Ma perche, considerato quello, che di sopra hò detto, con facilita si può
fare, o comporre le Sciolte, lassandole da vn canto, verrò a mostrar le Legate, che sono alquanto più difficili,
et porrò solamente alcuni essempi, da i quali si potrà conoscere, & comprendere quello, che si dè osseruare,
quando si vorrà in tal maniera. Se noi adunque ordinaremo in tal maniera la Guida col Conse-
quente, che procedino l'vno contra l'altro per contrarij mouimenti, osseruando di porre quelli istessi interualli
di Tuoni, di Semituoni, & gli altri in vna parte, che si pone nell'altra, non è dubbio, che queste parti si po-
tranno ordinare in diuerse maniere: Percioche si potrà porre il Consequente sopra la Guida distante per lo
spatio del Semitono, aspettando due Tempi interi di Breue imperfetta, cioè dimorando allo incominciare per
spatio di vna Pausa di Lunga, & cosi haueremo il sottoposto essempio; Ouero si potra porre l'vna delle par-
GVIDA.
CONSEQVENTE. ti, cioè il Consequente lontano dalla Guida per vna Settima, & haueremo la sottoposta cantilena, nella quale
il Consequente seguirà la Guida per due Tempi di Breue imperfetta, cioè dopo vna Pausa di Lunga.
page 216GVIDA.
CONSEQVENTE. Volendo poi scriuere in lungo cotali essempi, o cantilene, si potranno ordinare di maniera, che li Consequenti
potranno hauer le loro chiaui, che li dimostreranno, per quali chorde haueranno a procedere nel cantare, si co-
me hà la Guida. Le quali chiaui si porranno sempre auanti quella, che serue alla Guida, & tra queste, &
quelle si porranno le Pause, che'l Consequente hauerà da fare, auanti che incominci a cantare; ancora che la
Regola posta sopra di loro gli insegni, in qual maniera si habbia da procedere; si come nelli due sottoposti
essempi si vede.
Consequenza di due tempi al Semiditono acuto, per
contrarij mouimenti.
Due parti sopra vna. Fuga di due tempi alla Settima acuta, per mouimenti contrarij.
Due parti congiune in vna.page 217Vederemo poi al suo luogo, quel che importi vn tempo, due tempi, & più ancora: conciosia che allora mostra-
rò etiandio, quante figure in esso si ponghino, & a qual figura il Tempo si attribuisca. Si debbe oltra di
ciò auertire, che queste maniere di Consequenza non sono per alcun modo da sprezzare, anzi si debbeno ab-
bracciare; percioche oltra che sono belle, eleganti, & ingegnose; hanno anco vn certo non sò che di grandez-
za: essendo che vn tal modo di comporre non è cosi commune, come sono gli altri modi. Però adunque, chi
si vorrà essercitare nel comporre in simili maniere, non è dubbio, che in breue tempo diuenterà vn buon Mu-
sico. Et quello che hò detto nelle Consequenze legate, voglio che si intenda anco delle Slegate, o Sciolte, che si
compongono senza obligo alcuno. Ne si debbe alcuno imaginare, hauendo io solamente posto li mostrati es-
sempi, che siano solamente tutte le maniere delle Fughe, & che non se ne possa fare alcun'altra, per altra ma-
niera; si come porre più, o meno tempi; & che la Guida non si possa porre nell'acuto, & il Consequente nel
graue: conciosia che sono quasi infiniti li modi, & lungo sarebbe il raccontarli di vno in vno; ma hò posto
solamente quelli, accioche siano vn lume, & vna guida a ciascuno, che vorrà sottoentrare a questa bella, in-
gegnosa, & honoreuol fatica.

Delle Imitationi, & quel che elle siano.Cap. 52.

NON di poco vtile è la Imitatione alli Compositori; imperoche oltra l'ornamento, che ap-
porta alla cantilena, è cosa da ingegnoso, & è molto lodeuole: & è di due sorti, si come
è la Fuga, cioè Legata, & Sciolta. E da i Prattici etiandio chiamata Fuga: ma in ve-
ro tra la Fuga, & la Imitatione è questa differenza, che la Fuga legata, o Sciolta, che
ella si sia, si ritroua tra molte parti della cantilena, lequali, o per mouimenti simili, o per
contrarii, contengono quelli istessi interualli, che contiene la lor Guida; come hò mostrato: Ma la Imitatione
sciolta, o legata, come si vuole; quantunque si ritroui tra molte parti (come mostraremo) & procedi all'istesso
modo, nondimeno non camina per quelli istessi interualli nelle parti consequenti, che si ritrouano nella Guida.
La onde; si come la Fuga si può fare all'Vnisono, alla Quarta, alla Quinta, alla Ottaua, ouero ad altri inter-
ualli; cosi la Imitatione si può accommodare ad ogni interuallo dall'Vnisono, & dalli nominati in fuori. Per
il che, si potrà porre alla Seconda, alla Terza, alla Sesta, alla Settima, & ad altri interualli simili. Diremo
adunque che la Imitatione è quella, la quale si troua tra due, o più parti; delle quali il Consequente imitando
li mouimenti della Guida, procede solamente per quelli istessi gradi, senza hauere altra consideratione de gli
interualli. Et la cognitione tanto delle legate, quanto delle sciolte si potrà hauere facilmente, quando si haue-
rà conosciuto quello, che voglia dire Fuga legata, & Fuga sciolta. Ma per maggior chiarezza verrò ad
vno essempio particolare, dal quale si potrà conoscer quello, che hò voluto dire in vniuersale. Le Imita-
Parte acuta.
Parte graue. tioni adunque, che si fanno per contrarij mouimenti, hanno al medesimo modo, che hanno le Fughe, le Gui-
da, & il Consequente: Onde si vsa anco nel scriuere in lungo la Guida gli istessi modi, che furono vsati nelle
page 218Fughe, cioè porre le lor Prese, & le Coronate, come hò mostrato. Ma il Canone, o Regola di queste si scriue
in cotal guisa. Si canta alla Seconda, ouero alla Terza, o pur ad altre simili, acuta, ouer graue, pausando due
tempi, o più, o meno. & se le parti procedeno per mouimenti contrarij, si aggiunge questa particella, Per mo
uimenti contrarij. Si debbe dipoi auertire, che nelle Sciolte si può cauare il Consequente dalla Guida, parte
per imitatione, & parte in consequenza. Cosi parte in mouimenti simili, & parte in mouimenti contrarij;
dilche sarebbe troppo lungo, se'l si volesse dar notitia particolare di ogni cosa minima. Hora ciascuno sarà
auertito per sempre, di ordinare in tal maniera le parti della sua compositione, massimamente nelle Fughe, &
Imitationi legate, che procedeno per mouimenti contrarij, che si possino cantare senza discommodo. Et per da
re di ciò qualche lume, hò posto di sopra lo essempio particolare delle Imitationi sciolte; accioche da esso si possa
trar frutto di quello, ch'io hò detto di sopra; ilche mostrato, verrò poi a gli essempi delle Imitationi legate.
La Imitatione legata si potrà conoscer da questo, che hauerà la Guida, & il Consequente, che l'vno seguiterà
l'altro; non per gli istessi interualli: ma si bene per quelli istessi mouimenti, ouer gradi; come nell'essempio posto
qui sotto si vede. Et questa si conosce esser manifestamente vna Imitatione, & non Fuga: percioche il Con-
GVIDA.
CONSEQVENTE. sequente canta per vn Ditono più acuto della Guida. Et ancora che l'vno, & l'altro procedino per gli istessi
gradi; non procedeno però per gli istessi interualli; come hò detto. Volendo adunque ridurre tale Imitatione in
vna parte sola, la disponeremo al sottoposto modo; ponendole di sopra la Regola, che insegnerà quello, che si
hauerà da tenere nel cantarla, in questa maniera.
Si canta dopo vn tempo, procedendo per vn Ditono acuto.
Due parti ridutte in vna.
Ma in quelle Imitationi, che procedeno per mouimenti contrarij, si tiene altro modo, come nello essempio po-
sto qui sotto si può vedere.
GVIDA.
CONSEQVENTE. Et acciò si vegga in qual maniera per l'auenire si habbia da procedere, quando si vorrà porre insieme la
Guida, & il Consequente, scriuerò tale Imitatione in lungo, col suo Canone, o Regola in cotal modo.
Si canta all'Vnisono dopo due tempi, per con
trarii mouimenti.
Le Due parti poste di sopra ridutte in vna. Si ritroua etiandio vna sorte di compositione simile, laqual contiene la Guida, & il Consequente, parte in
Fuga, & parte in Imitatione; come qui si vede.
page 220GVIDA.
CONSEQVENTE. La quale si suol ridurre sopra vna parte sola, col suo Canone, o Regola in questo modo.
Fuga in Diapente graue, dopo due tempi.
Le due parti mostrati ridutte in vna. Imperoche communemente è detta Fuga; & si vsa molto spesso nelle compositioni a più voci, come si può
vedere in molte cantilene. Et in vero non è da sprezzare, anzi da porla spesse volte in vso: percioche fà la
compositione ingegnosa, & fà anco buonissimo effetto. Ma si debbe sapere, che nelle Fughe, & nelle Imi-
tationi, che si trouano nelle compositioni a più voci, Legate, o Sciolte che siano, si possono porre le Quarte, &
fare molti altri passaggi, che ritornano bene: percioche le altre parti sono di grande aiuto al Compositore,
ancora che nelle compositioni di due voci le Quarte non si ponghino: perche non fanno buono effetto. Però
sarà bisogno, che il Compositore stia auertito, che non cadesse in qualche errore. Ma questo sia detto a suf-
ficienza intorno alle Fughe, & alle Imitationi; percioche di alcune di quelle, che si pongono nelle composi-
tioni a più voci, ragionaremo altroue.
page 221

Della Cadenza, quello che ella sia, delle sue specie, & del
suo vso.Cap. 53.

PIV volte di sopra hò fatto mentione della Cadenza, & hora dirò quello, che ella sia, mo-
strerò le sorti della Cadenza, & insegnarò in qual maniera si vsino. La Cadenza adun-
que è vn certo atto, che fanno le parti della cantilena cantando insieme, la qual dinota, o
quiete generale dell'harmonia, o la perfettione del senso delle parole, sopra le quali la can-
tilena è composta. Oueramente potemo dire, che ella sia vna certa terminatione di vna
parte di tutto'l concento, & quasi mezana, o vogliamo dire finale terminatione, o distintione del contesto
della Oratione. Et benche la Cadenza sia molto necessaria nelle harmonie: percioche quando non l'hanno,
mancano di vn grande ornamento necessario, si per la distintione delle sue parti, come anco di quelle della O-
ratione; non è però da vsarla, se non quando si ariua alla Clausula, ouero al Periodo contenuto nella Prosa,
o nel Verso; cioè in quella parte, che termina il Membro di essa, ouero vna delle sue parti. Onde la Caden-
za è di tanto valore nella Musica, quanto il Punto nella Oratione; & si può veramente chiamare Punto
della Cantilena. E' ben vero, che si pone anco doue si riposa, cioè doue si troua la terminatione di vna parte
dell'harmonia, nel modo che si fermiamo etiandio nel contesto della Oratione, quando si troua non solamente
la distintione mezana, ma ancora la finale. Ne la douemo por sempre in vn luogo; ma si bene in luoghi di-
uersi, accioche dalla varietà ne seguiti più grata, & più diletteuole harmonia. Et debbeno terminare insie-
me il Punto della oratione, & la Cadenza; non gia sopra qual si voglia chorda; ma nelle propie chorde rego
lari de i Modi, ne i quali sarà composta la cantilena; le quali chorde mostrerò nella Quarta parte, quando ra
gionerò separatamente di ciascun di loro. Ma si debbe auertire, che le Cadenze nelli Canti fermi si fanno in
vna parte sola: ma nelli figurati si aggiungono altre parti. Et in quelli si pōgono finita la sentenza delle paro
le; in questi poi non solamente si fanno, quando si ode la Clausula perfetta nella oratione: ma alle volte si vsa-
no per necessità, & per seguire vn certo ordine nel Cōtrapunto, principiato dal Compositore. E ben vero, che
quelle del canto figurato si trouano di due sorti, cioè quelle, che terminano tra due parti per l'Vnisono, &
quelle, che finiscono per la Ottaua. Et benche ve ne siano alcune altre, che finiscono per la Quinta, & alcu-
ne altre per la Terza, & alcune per diuerse altre consonanze; non sono però da esser dette assolutamente Ca
denze, se non ad vn certo modo, & con vna aggiuntione, cioè Cadenze imperfette. Si trouano tutte le sor
ti di Cadenze in due modi; ouero che sono Semplici; oueramente che sono Diminuite. Le Semplici sono quel-
le, le cui parti procedeno per figure, o note simili, & non contengono alcuna dissonanza; & le Diminuite
sono quelle, che contengono tra le parti della cantilena varie figure, & alcune Dissonanze. Et ciascuna di
loro è contenuta almeno da tre figure, sia nella parte graue, ouero nella parte acuta della cantilena; & si fan
no almeno tra due parti, che procedino per mouimenti contrarij. La prima sorte di Cadenza adunque termi-
nata per l'Vnisono è quella, che contiene in se vn progresso, che fanno due parti di alcuna cātilena l'vna cōtra
l'altra; delle quali l'vna ascendendo, et poi discēdendo, ouero discendendo solamēte con le sue figure per gradi, o
mouimenti cōgiunti; et l'altra discendendo, et poi ascendendo per gradi simili; essendo la secōda figura della par
te graue, cō la secōda della acuta distante per vna Terza minore; le terze figure di ciascuna parte vengono a
finire, & cōgiungersi in vna chorda istessa; cioè in vno istesso suono. Questa Cadenza si può fare etiandio in
diuersi altri modi; ma facciasi in qual maniera si voglia, che importa poco; pur che le sue vltime figure sia-
no con le antecedenti collocate al modo detto, & si come nel sottoposto essempio si può vedere.

page 222Le Diminuite terminate per l'Vnisono sono quelle, che contengono vn simil procedere; ma si fanno con di-
uerse figure, tra le quali si ritroua la Sincopa, della quale la sua seconda parte; che è quella, che è percossa
dalla Battuta, si troua dissonante, cioè vna Seconda. Onde dopo essa immediatamente seguendo la Ter-
za minore, si viene a finire nell'Vnisono.

Et perche li Prattici sogliono il più delle vol-
te diminuire quella parte della Cadenza, che
contiene la Sincopa, per potere, secondo che
li torna commodo, accommodar le harmonie
alle Parole; però auanti ch'io vada più oltra,
voglio porre tali Diminutioni, che si veg-
gano, & saranno le sotto poste, le quali ne potranno apportare molto commodo; come vederemo nella

Quarta parte. Qui debbe ciascuno Cōpositore auertire, acciò non pigliasse qualche errore, che quantunque le
Cadēze siano poste solamente ne i mostrati luoghi; nondimeno si possono fare anco in qualun altro luogo, oue
torna più commodo, pur che si osserui la Regola data di sopra nel cap. 38. di andare dalla Consonanza im-
perfetta alla Perfetta con la più vicina. La onde fa dibisogno, che nelle penultime figure di queste Cadenze
sia la Terza minore; la qual sempre si vdirà, quando faranno il mouimento all'Vnisono di maniera, che l'v-
na discendi per mouimento congiunto del Tuono, & l'altra con un simile mouimento di Semituono maggio-
re, o per il contrario. Et ciò si potrà sempre fare in ciascun luogo, senza porre il segno della chorda chroma-
tica, per fare dell'interuallo del Tuono un Semituono: Imperoche in quella parte, che tra la penultima figu-
ra, & la ultima si troua il mouimento, che ascende, sempre si intende essere collocato il Semituono; pur che
l'altra parte non discenda per simile interuallo: conciosiache allora il Semituono non si potrebbe porre da due
parti, cioè nella parte graue, & nella acuta: perche si udirebbe uno interuallo minore di un Semiditono, che
sarebbe dissonante. Ma la Natura hà prouisto in simil cosa: percioche non solamente li periti della Musica:
ma anco li contadini, che cantano senza alcuna arte, procedeno per l'interuallo del Semituono. Et queste so-
no dette Cadenze propiamente; ancora che quando le lor prime figure ritrouassero distanti l'una dall'altra
per Quinta, & le seconde per un Semiditono, & le ultime finissero per l'Vnsono; come sono le sottoposte,
non farebbeno, che non si potessero chiamare Cadenze: quantunque si potesse dire, che si chiamassero Caden

ze impropiamente. La Cadenza terminata per Ot-
taua è di tal sorte, che le sue figure uogliono essere ordi-
nate in cotal modo; che la prima, la seconda, & la ter-
za figura della parte acuta; & la prima, la seconda,
& la terza della parte graue si muouino con mouimen
ti contrarij, & congiunti, l'vna parte contra l'altra; et
le seconde figure delle parti siano distanti l'vna dall'al-
tra per vna Sesta maggiore, & le vltime per vna Ot-
taua. Et quantunque potesse essere alcuna differenza di
page 223mouimenti tra le prime, & le seconde figure: percioche facendo le figure della parte acuta i loro mouimenti
sempre congiunti, quelle della parte graue alcune volte potranno procedere per mouimenti separati, discen-
dendo alcuna volta insieme; tuttauia, siano accommodate in qual maniera si vogliono, le seconde figure della
Cadenza si porranno sempre distanti l'vna dall'altra, per l'interuallo di Sesta maggiore, & le vltime fini-
ranno in Ottaua. Et ciò sempre tornerà bene, quando vna parte farà il mouimento del Semituono, o nel gra-
ue, oueramente nell'acuto; & l'altra quello del Tuono, cosi in queste come in ogn'altra sorte di Cadenza, sia
semplice, o diminuita. E ben vero che le Cadenze diminuite hanno la Sincopa, nella quale si ode la Settima
sopra la sua seconda parte, cioè nel battere: Ma la Cadenza semplice è tutta consonante: percioche le sue figu
re sono tra loro equali; si come ne i sotto posti essempi si può vedere.

Si può etiandio vedere, in qual maniera spesse volte si può cambiar le parti
della Cadenza tra loro, & porre quel passaggio, che fa la parte posta nel
graue, nella parte acuta; & per il contrario, quel che fa la parte acuta,
porlo nella parte graue, che corrispondino per vna Ottaua: percioche tali
mutationi sono molto commode alli Compositori. Oltra queste due sorti di
Cadenza, ve n'è vn'altra terminata per Ottaua, ouero per Vnisono, la qual
si fa, quando si pone le seconde figure della parte graue, & quelle della par
te acuta distanti tra loro per vn Ditono, facendo discendere la parte graue per mouimento di Quinta, ouero
ascendere per quello di Quarta; & ascendere la parte acuta per mouimento congiunto; come si vede.
Acuto.
Graue.page 224 Et sono queste Cadenze di due sorti medesimamente; cioè, Semplici & Diminuite; come si può vedere. Quel
le che sono Semplici, hanno le figure simili; & le Diminuite hanno le figure diuerse; & tra loro si ritroua
la Sincopa, che hà nella sua seconda parte la Quarta, dopo la quale segue immediatamente la Terza mag-
giore; come hò mostrato. Ma perche queste Cadenze non si vsano molto di lungo nelle compositioni di due
voci: conciosia che lo ascendere per li mostrati mouimenti separati, & lo discendere anco è propio della par-
te grauissima di alcuna compositione composta a più voci, nella quale si vsano; però si guardaremo di por-
le troppo spesso; & quando le uorremo porre, sempre le porremo nel mezo, & non nel fine della cantile-
na; & quādo la necessità a ciò fare ne astringesse; cioè quando volessimo porre le parti della cōpositione in Con
sequenza, ouero nella Imitatione; secondo li modi mostrati di sopra; & quando non si potesse hauere per
altra via vn passaggio commodo al cantare, & vna grata modulatione. E ben vero, che questo voglio
che più tosto sia conseglio, che precetto: percioche quando si ponessero anco nel principio, & nel fine non sa-
rebbe grande errore. Oltra di questo si troua la Cadenza terminata per Quinta, ouero per Terza, o per al-
tra consonanza, la quale è detta Cadenza impropiamente; & è contenuta similmente da vn numero simi-
le di figure; & è ordinata in tal modo, che essendo le seconde figure dell'vna, & dell'altra parte distanti
per vna Terza, le vltime vengono a cascare in vna delle nominate consonanze; & questo quando la parte
acuta fa il mouimento congiunto ascendendo. Et è di due sorti, cioè Semplice, & Diminuita; ciascuna del-
le quali hormai per tanti essempi dati di sopra, credo che sia da ogn'uno conosciuta: La onde bastarà dire so-
lamente, che nella Diminuita si ode la Quarta nella seconda parte della Sincopa, & non altra dissonanza; si
come si può vdire in ciascuna che si troua nelli sotto posti essempi.
Acuto.
Graue. Ne in queste (quando si fanno a due voci) è necessario, che sempre si odi in vna parte il mouimento del Se-
mituono maggiore, o graue, ouero acuta che ella sia: percioche si vdirebbe alle uolte tra le parti la relatio-
ne, che non sarebbe harmonica; si come nel cap. 30. ho dichiarato. Sarebbe cosa molto tediosa, se io voles-
se dare vno essempio particolare di ogni Cadenza propia, & non propia: conciosia che sono quasi infinite;
onde è dibisogno, che'l Contrapuntista s'ingegni di ritrouarne sempre di nuoue, inuestigando di continouo nuo
ue maniere; & si guardi di non commettere errore. Et accioche lui possa vedere in qual modo le Cadenze si
possino per diuersi modi ordinare, & in qual maniera si possino vsare, per non andare in lungo, porrò molti
essempi, da i quali si potrà scorgere quello, che si hauerà da fare nella inuentione delle altre.
page 225Acuto.
Graue. Non voglio etiandio restar di dire, che li Prattici sogliono vsare alle volte nelle Cadenze, & in altri luoghi
etiandio, in vece della Semibreue sincopata, la Semibreue col punto, posto dissonante; vsando poi quelle cir
costanze, che conuengono alla Cadenza, & alla Sincopa posta in cotal modo. Et benche cotal cosa sia tol-
lerata, nondimeno non sodisfà a pieno il sentimento. La onde essortarei il compositore a non fare simil passag
gi molto spesso nelle sue compositioni, ancora che siano in vso: percioche (secondo'l mio giuditio) parmi, che
non siano da esser poste nel numero delle Cadenze; massimamente non osseruando tutto quello, che ricerca
la Cadenza; si come ogn'vno potrà giudicare, dopo che hauerà vditi, & essaminati li sottoposti essempi.
Acuto.
Graue. Il perche concludendo hormai dico, che se le Cadenze furono ritrouate, si per la perfettione delle parti di tut-
to il concento; come anco, accioche per il suo mezo si hauesse a finire la sentenza perfetta delle parole; è ho-
nesto, che volendola terminare per esse, che si finisca per vna delle consonanze perfettissime, cioè per la Ot-
taua, o almeno per l'Vnisono; accioche il Perfetto proportionatamente si venga a finire col Perfetto. Ma
quando si vorrà fare alcuna distintione mezana dell'harmonia, & delle parole insieme, le quali non hab-
biano finita perfettamente la loro sentenza; potremo vsar quelle Cadenze, che finiscono per Terza, per
Quinta, per Sesta, o per altre simili consonanze: perche il finire a cotesto modo, non è fine di Cadenza perfet
ta: ma si chiama fuggir la Cadenza; si come hora la chiamano i Musici. Et fu buono il ritrouare, che le Ca
denze finissero anco in tal maniera: conciosia che alle volte accasca al Compositore, che venendoli alle ma-
ni vn bel passaggio, nel quale si accommodarebbe ottimamente la Cadenza, & non hauendo fatto fine al
Periodo nelle parole; non essendo honesto, che habbiano a finire in essa; cerca di fuggirla, non solamente al
modo mostrato: ma nella maniera ch'io mostrerò nel seguente capitolo. Et se bene da quello, che hò detto,
si possa concludere, che qualunque volta alcuna Cadenza non finirà nella Ottaua, ouer nell'Vnisono, si possa
chiamare Imperfetta: perche si fugge il fine perfetto; tuttauia perche il fuggir la Cadenza si fa in molti al-
tri modi, voglio che vediamo hora in qual guisa la si possa fuggire, & il modo che si potrà tenere, quando
vna parte del Contrapunto farà il mouimento separato; cioè quando si muouerà di due, o più gradi; come
accade molte volte nelle compositioni.
page 226

Il modo di fuggir le Cadenze; & quello, che si hà da osseruare,
quando il Soggetto farà il mouimento di due, o
più gradi.Cap. 54.

PARMI, che qui non si habbia da far molta dimora: percioche io penso, per quello che
fin hora si è detto, & mostrato, che ciascuno possa hormai molto bene essere istrutto in
cotal materia, & nelle cose etiandio, che sono vtili, & necessarie all'arte del Contrapun-
to. La onde (si come mi aueggo) bastarà solamente dire, che'l Fuggir la Cadenza sia
(come hauemo veduto) vn certo atto, il qual fanno le parti, accennando di voler fare
vna terminatione perfetta, secondo l'vno de i modi mostrati di sopra, & si riuolgono altroue; & bastarà
porre vno essempio, dal quale si potrà comprendere in quante maniere la potremo fuggire, quando tornarà
in proposito; & anco si potrà veder quello, che si hauerà da osseruare, quando il Soggetto farà alcuni moui-
menti di Terza, o di Quarta, o di altri simili interualli separati. Di modo che quando alcuno sarà in ciò mol-
to bene instrutto, potrà sapere quello, che hauerà da fare, quando gli accaderà vsar simili passaggi.
Acuto.
Graue.page 227

Quando è lecito di vsare in vna parte della Cantilena due, o più volte
vn passaggio, & quando non.Cap. 55.

SI COME la varietà delle cose apporta piacere, & dilettatione; cosi la cosa istessa
troppo vsata, alle volte genera noia, & fastidio. La onde douemo cercare sopra ogn'al-
tra cosa, per non cascare in alcuni errori communi, che li nostri Contrapunti siano va-
riati di maniera, che non si odi due, o più volte vn passaggio, & vno istesso concento,
replicato nelle istesse consonanze, ne gli istessi mouimenti, & nelle istesse chorde. Et ben
che sia impossibile, che in questi Contrapunti fatti a questo modo, quando saranno bene ordinati, si oda al-
cuna cosa, che sa dissonante, & che non sia grata all'udito; tuttauia il replicar tante volte vno istesso con-
cento non da quel piacere, che darebbe, quando fusse variato. Oltra di ciò il Compositore sarebbe giudica-
to molto pouero di inuentione, da quelli, che sono intelligenti dell'Arte: conciosia che pensarebbeno (ha-
uendo vsato l'istesso passaggio più di vna volta) che non hauesse alle mani altro contrapunto. Debbe adun-
que ciascuno essere auertito, di non commettere vna cosa simile, che si ritroua nello essempio posto qui di sot-
to; essendo che cotal cosa se gli può attribuire a vitio.
SOGGETTO.
Contrapunto. Hò detto, che non si debbe vsar molte volte vn passaggio, intendendo del Contrapunto replicato nelle istes-
se consonanze, ne gli istessi mouimenti, & nelle istesse chorde: percioche non solo è lecito, ma è molto lode-
uole il replicar quante volte si vuole, o puote vna modulatione istessa, & vno istesso passaggio, pur che'l
Contrapunto sia sempre differente, & variato: essendo che tali repliche hanno vn non so che di ingegnoso;
la onde ogn'vno si de sforzare di far tali repliche, qualunque volta gli occorrerà di poterle fare, che stiano
bene, senza esserli alcuno errore: percioche sarà riputato da gli intelligenti huomo di pellegrino ingegno, &
abondante di inuentione. Hò detto, che si de sforzare: percioche non è obligato il Contrapuntista di manie-
ra, che non possa mutare, & cambiar simili passaggi secondo'l suo volere: essendo che replicati in cotal mo
do, non si potrebbeno vsar troppo di lungo, se non con grande discommodo delle parti; cioè con sinistre
modulationi. Ma quando non accaderanno cotali inconuenienti, si potranno replicare: percioche fanno buo-
no effetto; si come nelli sottoposti essempi si può vdire.
SOGGETTO.
Contrapunto.page 228Parte acuta.
Parte graue. Et perche alle uolte li Musici si sogliono obligare di fare il contrapunto, usando sempre un passaggio, uarian-
do però il concento; il qual modo è detto Far contrapunto con obligo; & tali repliche, o passaggi si chia-
mano Pertinacie; però quando alcuno si uorrà obligare ad una cosa simile, piglierà un Thema, o passaggio,
& incomincierà a fare il contrapunto sopra il proposto Soggetto. Ma perche questa maniera di far contra-
punto è molto difficile; però il Contrapuntista potrà prendere alcune licenze; come sarebbe di usare alle uolte
alcune modulationi, che non fussero cosi ageuoli al cantare, si come vorebbe il douere, che fussero, quando il
contrapunto si ponesse in iscritto, & fusse senza obligo alcuno. Et potrà vsar quelle figure, che più gli tor-
neranno commode, variando il concento, vsando hora le Breui, hora le Semibreui, hora le Minime, & le
altre figure; Le quali potrà porre hora sincopate, & hora senza la sincopa; a ciò possa satisfare all'obligo.
Debbe nondimeno sempre hauer l'occhio alla osseruanza di quello, che è stato detto di sopra, & mostrato;
& di schiuare quanto potrà gli errori; accioche il suo contrapunto non sia piu tosto biasimato, che lodato:
Percioche quella cosa, che si fa bene nel difficile, è molto più da lodare, che non è quella, che è fatta bene sen-
za alcuna difficultà. Adunque accioche si habbia di tal cosa piena cognitione, porrò due essempi, da i quali si
potrà conoscere quello, che si potrà fare ne gli altri simili;
SOGGETTO, & Essempio primo.
Contrapunto.page 229SOGGETTO, & essempio secondo.
Contrapunto.

Delli Contrapunti doppij, & quello che siano.Cap. 56.

HAVENDO veduto, in qual maniera si possa comporre ogni sorte di Contrapunto a
due voci; voglio che vediamo hora, in qual modo si possa fare alcune sorti di Contrapun-
to arteficioso a due voci medesimamente, sopra qual Soggetto si voglia; che si chiama
Contrapunto doppio; il quale non è altro, che vna Compositione fatta ingegnosamente, che
si può cantare a più modi, mutando le sue parti, di maniera, che replicata si oda diuerso
concento da quello, che nelle istesse parti primieramente si vdiua. Onde douemo sapere, che tal Contrapun-
to si troua esser di due sorti; la prima è, quando il Principale; cioè il primo, che si compone, & la Replica;
cioè quello, che s'intende dopo il primo; si cantano mutando le parti in questo modo, che l'acuta diuenti , senza variatione alcuna di mouimenti. Et questa si ritroua etiandio di due sorti: im-
peroche mutate le parti, si procede per gli istessi interualli, oueramente per variati. Se per gli istessi inter-
ualli, il Contrapunto replicato si canta alla Duodecima; & se'l si procede per variati, si canta alla Decima.
La seconda poi è, quando dopo il Principale si canta la Replica, che procede per mouimenti contrarij, cambia-
te primieramente le parti; come si è detto; cioè la graue nella acuta, & questa nella graue. Quando adun-
que si vorrà comporre al primo modo, che procede per gli istessi mouimenti, & per gli istessi interualli; osser-
uaremo di non porre mai la Sesta nel Principale: imperoche nella Replica non può far consonanza. Ne por-
remo mai le parti della cantilena tanto distanti l'vna dall'altra, che trappassino la Duodecima chorda: ne
mai porremo la parte acuta nel luogo della graue, ne per il contrario la graue nel luogo della acuta: conciosia
che non solo le figure, che passano la Duodecima: ma etiandio quelle, per lequali si viene ad occupare con vna
parte il luogo dell'altra, vengono a far dissonanza nella Replica. Non porremo anco la Sincopa, nella quale si
contenghi la Settima: percioche nella Replica non torna bene. Potremo bene vsar la Sincopa, nella quale sia
la Seconda, & la Quarta: essendo che queste vengono a far nella Replica buonissimi effetti, massimamente
quando è risolta secondo i modi mostrati altroue. Et accioche tra le parti della Replica non si oda alcuna rela-
tione, che non sia harmonica; si dè auertire, di non porre per alcun modo nel Principale la Decima minore, do
po laquale venghi la Ottaua, o la Duodecima; ne la Terza minore auanti l'Vnisono, o la Quinta; quando le
parti procedeno per contrarij mouimenti: percioche poste in cotal modo, ne segue il Tritono, ouero altro in-
commodo tra le parti. Debbesi oltra di ciò auertire, che ogni Duodecima nel Principale, viene ad esser nella
Replica Vnisono, & ogni Quinta torna Ottaua. Etiandio si dè osseruare, che ogni Regola mostrata di sopra
sia nel Principale interamēte osseruata: percioche la Replica verrà ad essere senza alcuno errore. E ben vero,
che volendo finire il Contrapunto con la Cadenza, sarà necessario, che'l Principale, o la Replica habbia la Ca-
denza terminata per Quinta, o per Duodecima; ilche auiene etiandio nelle Cadenze mezane; & tra le parti
si vdirà la relatione del Tritono. Ma questo sarà di poca importanza, quando il resto sara ordinato regola-
tamente; come qui si vede nel Principale. Cantaremo poi la Replica in questo modo, facendo acuta la par-
page 230Parte acuta del Principale.
Parte graue. te graue per vna Ottaua, & la graue acuta per vna Duodecima; procedendo per gli istessi mouimenti, &
per li medesimi interualli; come qui si vede in essempio. Dal quale si potrà comprendere che'l suo Contra-
Parte acuta della Replica.
Parte graue. punto è molto variato da quello del Principale, & che molto è differente il suo concento; Et questo si chiama
Contrapunto doppio alla Duodecima. Si potrebbe etiandio porre la parte acuta nel graue distante per vna Ot-
page 231taua, & la graue nell'acuto distante per vna Duodecima: Ma perche non da variatione alcuna di concento
differente da quello, che si vdiua nella Replica, non lo porrò altramente; acciò non si venga a moltiplicar le
cose senza proposito. Volendo dipoi cōporre quello, che tiene il secondo luogo nella prima maniera; cioè quel-
lo, che nella Replica procede per gli istessi mouimenti: ma per interualli differenti da quelli, che sono nel Prin
cipale; osseruaremo di non porre per alcun modo nel Principale due consonanze simili; come sono due Ter-
ze, o due Seste, o simili altre, l'vna dopo l'altra senza alcun mezo; ancora che l'vna fusse maggiore, &
l'altra minore; Et di porre le Sincope, che siano in tutte le lor parti consonanti. Io dissi, che non si pone due
Seste: percioche in questi, & in altri simili Contrapunti, la Sesta si può vsare, che fa buono effetto; Et si può
far che la parte graue pigli il luogo della acuta, & questa quella del graue; come torna più commodo; con
questa conditione però, che quando saranno poste in tal maniera, l'vna non sia lontana dall'altra per più di
vna Terza: essendo che restando ciascuna nelli suoi termini, allora si potranno porre distanti luna dall'altra
per vna Duodecima. E ben vero, che si potrebbe passar più oltra: ma quando si passasse non bisogna porre
per alcun modo la Terzadecima: perche tornarebbe molto discommoda. Non passaremo adunque la Duo-
decima, & osseruaremo le Regole date, & faremo, che le parti della cantilena cantino commodamente,
con mouimenti congiunti, più che sia possibile: percioche quelli di Quarta, & di Quinta, possono in alcuni
luoghi della Replica generare qualche discommodo. Il che osseruato, potremo hauere vn Contrapunto pur-
gato da ogni errore simile a questo.
Parte acuta del Principale.
Parte graue. Haueremo poi la Replica, quando faremo la parte graue più acuta per vna Ottaua, & l'acuta più graue
per vna Decima. Et questo si chiamarà Contrapunto doppio alla Decima, che si contiene in queste due parti
poste qui di sotto. Si potrebbe etiandio far graue per vna Ottaua la parte acuta, & la graue acuta per
vna Decima; & più mi piacerebbe: perche si vdirebbe il Modo mantenuto maggiormente nelli suoi termini,
& anco altra harmonia: ma il Contrapunto nō tornarebbe cosi bene osseruato, come quello, che si vede nella
Replica. Et si potrebbeno questi Contrapunti cantare etiādio a Tre voci, facendo cantare sopra la parte graue
del Principale vn'altra parte distante per vna Decima; & nella Replica sotto l'acuta, distante per vna De-
cimasettima. E ben vero che'l Contrapunto non verria ad esser cosi bene espurgato da molti errori, come sa-
rebbe il douere. Ma perche il fare questa sorte di Contrapunto è molto difficile, volendolo far, che venghi nel-
la Replica senza errore; però voglio porre alcune Regole generali, delle quali la prima sarà (lassando molte
altre cose alla discrettione, & al buon giuditio del Compositore) che non si de por mai la Terza dopo l'Vni-
sono, ne la Terza medesimamente, ouer la Decima dopo la Ottaua, quando le parti della cantilena discende-
ranno insieme. Osseruaremo anco, che quando le parti ascenderanno, di non por dopo la Quinta la Sesta; ne
page 232Parte acuta del Principale.
Parte graue. meno la Decima dopo la Duodecima; massimamente quando la parte acuta non procederà per mouimento
congiunto, il quale è alquanto più tolerabile del separato. Similmente si auertirà, di non procedere dalla Otta-
ua alla Decima minore, se non quando la parte acuta farà il mouimento di Tuono, & la graue quello del Se-
mituono; ne meno dalla Terza, o dalla Quinta alla Decima minore, per contrarij mouimenti. Schiuaremo
il porre la parte acuta, che si muoua dalla Quinta alla Terza maggiore; quando la graue non farà mouimē-
to alcuno. Cosi quando la parte acuta non farà mouimento, & la graue si muouerà, procedendo dalla Quin
ta alla Terza minore, ouer dalla Duodecima alla Decima minore: Imperoche la Replica non verrebbe ad
essere osseruata, secondo le Regole date. In questa maniera di Contrapunto ogni Decima, che si pone nel
Principale, diuenta Ottaua nella Replica; & ogni Terza ritorna Quintadecima. Ma debbe il Contrapun-
tista comporre insieme il Principale, & la Replica; & cosi il tutto verrà ad esser senza errore. Nel secondo
modo, oue la Replica và modulando per mouimenti contrarij a quelli, che sono contenuti nel Principale, osser-
uando nelle sue parti gli istessi interualli; fà dibisogno, che esso Principale habbia le Sincope (se ne hauerà al-
cuna) che siano tutte consonanti; siano poste poi a qual modo si voglia: percioche se hauessero alcuna dissonan-
za, non verrebbeno a far buoni effetti nella Replica. Qui si potrà vsare (facendo bisogno) la Sesta nel prin-
cipale: ma bisogna auertire, di non porre la Decima, dopo la quale seguiti la Ottaua; ne la Terza auanti
l'Vnisono, quando le parti ascendeno insieme; si come nel sottoposto esempio si è osseruato.
Parte acuta del Principale.
Parte graue. Haueremo la Replica, ponendo graue la parte acuta, & la acuta graue; questa distante dalle parti principa-
li per vna Settima, & quella per vna Nona; come qui si vede.
Parte acuta della Replica.Parte graue. Componendo in cotal maniera, le parti della compositione si possono porre nel Principale distanti l'vna dall'al
tra per qual si voglia interuallo; se bene ariuassero alla Quintadecima: perche nella Replica tornano bene: ma
non si debbe porre le parti molto lontane l'vna dall'altra. Hò voluto dare questi pochi essempi, accioche es-
saminati, il diligente Compositore possa ritrouare col suo intelletto altre nuoue, & belle inuentioni. La onde
voglio etiandio auertire vna cosa; che se noi osseruaremo tutte quelle Regole, che ne toglie, il potere vsare al-
cuna cosa nelli Contrapunti mostrati di sopra; potremo comporre vn Contrapunto di tal sorte, che si potrà
cantare a ciascuno delli modi mostrati, con grande variatione di harmonia; come nelli sottoposti si potrà
vedere, & vdire.
Parte acuta del Principale.
Parte graue. Parte acuta della Prima replica.
Parte graue.page 234Parte acuta della Seconda replica.
Parte graue. Parte acuta della Terza replica.
Parte graue. Non voglio tacere anco questo, per mostrar l'arteficio grande di questo Contrapunto; che se noi aggiungeremo
alla parte graue del Principale, & della prima, & della terza Replica, vna parte acuta distante per vna De
cima; similmente se alla parte acuta della seconda Replica aggiungeremo vn'altra parte graue distante per
vna Decima settima; oueramente se porremo la parte graue più acuta per vna Ottaua, et aggiūgeremo vna
parte più graue della acuta per vna Decima, ciascuno da per sè si potrà cantare a tre voci. E ben vero, che le
parti aggiunte nō verranno con la osseruanza delle Regole date di sopra. Ma di questo sia detto a sufficienza.

Quel che de osseruare il Contrapuntista oltra le Regole date, & di alcune
licenze, che può pigliare.Cap. 57.

RISTRINGERO' hora in vn capo alcune cose, dando lo essssempio particolare, per
il quale il Compositore potrà comprendere lo Vniuersale; accioche dalla loro osseruanza
la sua cantilena venghi ad esser piena di soaue harmonia; & il concento diletto apporti
a tutti coloro, che lo vdiranno. La onde dico, che oltra la osseruanza delle Regole da-
te di sopra, fa dibisogno primieramente, che'l Compositore accompagni in tal maniera le
parti della cantilena; che se vna sarà contenuta tra le chorde del primo Modo, l'altra sia compresa da quel-
le del secondo, si come intendo di mostrare nella Quarta parte. Et perche nel far li Contrapunti, alle volte il
Compositore ritrouerà molte figure sopra vna chorda della parte del Soggetto; essendo necessario, che'l Con-
page 235trapunto faccia mouimento, non potrà alle volte cōtinouare nella varietà delle consonanze molto di lungo, se
non con grande difficultà; però in tal caso potrà vsar molte figure sincopate; come sono la Semibreue, & la
Minima col Punto, variando sempre le chorde, & li suoni; & cosi le figure poste in questo modo, faranno
passare il Contrapunto con molta gratia, & apporteranno gran commodo al Compositore: perche verrà ad
esser legato di maniera, che farà buonissimo effetto. Ma si dè sapere, che allora il Contrapunto si potrà chia-
mar legato, quando sarà sincopato in tal maniera, che la Semibreue del Soggetto non caschi interamente bat
tuta sopra la Semibreue del Contrapunto; ma si bene sopra la sua metà; il che auerrà, quando sarà posta sin-
copata, ouer quando cascherà sopra il punto della Minima. Sarà etiandio detto legato, quando la parte del
Soggetto starà ferma, cioè non si muouerà da vna chorda all'altra; & il Contrapunto si muouerà, & an-
drà modulando per diuerse chorde. Similmente sarà chiamato legato, quando il Contrapunto starà fermo,
& il Soggetto passarà per varie chorde; & ciò accaderà quando sarà diminuito. Quando occorrerà poi di
volere vsar gli Vnisoni, o per necessità, o per altra cagione, si potranno porre sopra la seconda parte della Se-
mibreue; pur che la parte del Soggetto, & il Contrapunto nel battere, o nel leuare, in vn tempo non s'incon-
trino a proferir l'Vnisono: conciosia che posto sopra la seconda parte di qual figura si voglia, quasi non si ode;
come si vdirebbe quando s'incontrassero insieme nella prima parte. Onde per questa ragione si potrà anco por
re, quando cascherà sopra il punto della Semibreue, o della Minima, posto in qual parte si voglia; pur che
tal parte sia diminuita. Et ciò torna bene nelle compositioni di più voci: essendo che quell'Vnisono viene a pi
gliare il luogo di quella Minima, della quale il punto tiene il suo luogo, che non solamente quasi non si ode: Ma
tal punto alle volte da i Cantori si tace; onde è cagione spesse fiate di fare, che l'harmonia resta priua di al-
cuna delle sue parti; cioè della Quinta, o della Terza; come altroue vederemo; & per tal maniera resta im
perfetta. Ma perche la osseruanza delle mostrate Regole, lega alle volte il Compositore in tal guisa, che non
solo ne i Contrapunti puo fare acquisto di vna bella, & leggiadra modulatione, che diletti: ma non può an-
co porre le parti della cantilena in fuga; o consequenza, secondo che sarebbe il suo desiderio; però, secōdo che
alli Poeti è concesso alcuna volta di far contra le Regole metriche, & di vsare vna locutione per vn'altra,
& vna sillaba lunga in luogo di vna breue, o per il contrario; cosi sarà lecito al Musico alle uolte, di poter
porre in carte alcune cose, contra le date Regole. Ma non però li sarà concesso il troppo continouarle; si come
etiandio non è permesso al poeta di vsar spesse volte cotali licenze. Potrà adunque il Musico, quando gli uer-
rà commodo; & non potrà fare altramente, per qualche accidente, por la Quinta dopo la Sesta maggio-
re, contra la Regola data di sopra nel Cap. 38. quando la Sesta sarà posta nella seconda parte della Semibre-
ue sincopata; come qui si uede: percioche se la Seconda, & la Settima, che sono dissonanze; poste nelle Sin

cope sono sopportate; quanto maggior
mente si de tollerare la Sesta, che non
solamēte non è dissonante: ma appresso
di ogn'vno è riceuuta per consonante?
Potrebbe forse qui alcun dire, che con
questa licenza istessa, & con lo istesso
modo si potrebbe anco peruenire dalla
Sesta minore alla Ottaua. Rispondo,
che questo si farebbe contra ogni doue-
re: Imperoche quantunque la Maggiore habbia natura di peruenire alla Ottaua, come alla sua propinqua; è
nondimeno più vicina alla Quinta, che non è la Minore alla Ottaua. La onde si vede, che douendosi (come è il

douere) andar dalla Consonanza im-
perfetta alla perfetta con la più uicina;
stando in questa licenza; la Sesta mag
giore conuiene più alla Quinta, che la
minore alla Ottaua. Non gliè adunque
ragiōe alcuna, che ne scusi, o diffendi,
quando si volesse commettere vn tal
disordine. Potrà etiandio dalla Sesta
minore andare alla Ottaua con una fi-
page 236gura di Semiminima; perche la Quarta Semiminima, che si parte dalla Terza co'l mouimento congiunto, si
può sempre pigliar per non buona; si come nel Cap. 42. fu detto. Onde se vna Seconda, ouero vna Settima,
o qualunque altra dissonanza posta in cotal modo si sopporta, quanto maggiormente si può tollerare una Se-
sta posta in cotal maniera? Et tanto più è da tollerare, quanto spesse fiate dalli Cantori periti, non potendo
il loro vdito sentire alcun discommodo in alcuna cosa quantunque minima, è fatta maggiore. Ma veramen-

te questi passagi non sono altro, che
la diminutione di quelli, che sono posti
qui da cāto; Ne per questo nō si toglie
ad alcuno, che non possa aggiungere
a suo bel piacere a tal Semiminima po
sta ne i primi essempi, ilsegno . &
far la Sesta maggiore, per virtù della
chorda Chromatica; et cosi quella del
, secondo che occorrer puote nel fare
li Contrapunti: & se bene tal chorde non si segnassero, non si debbe attribuire al Compositore, che lo habbia
fatto per errore, massimamente in cotali cose minime. Potrà similmente vsare alle volte: ma non spesso,
vna modulatione di vna Semidiapente, quando tornarà commodo nello accommodar la modulatione alle pa-
role, & procederà per le chorde diatoniche naturali del Modo, sopra ilquale è fondata la cantilena; come qui si

vede. Ma quando vi entrasse alcuna
delle chorde chromatiche (quantunque
si ponesse per lo acquisto di alcuna con
sonanza) non si debbe vsare: Conciosia
che tali chorde non furono ritrouate a
destruttione delle buone harmonie, &
delli buoni costumi musicali: ma si be-
ne alla loro costruttione, & al loro be-
ne essere. Non sarà adunque lecito di
vsare alcun passaggio, che sia simile ad vno di questi posti qui in essempio: Percioche le chorde chromatiche

haueranno sempre nella modulatione
vna chorda diatonica corrispondente
per vna Semidiapente, ouero per vn
Tritono, o Semitritono, secondo la com
positione; liquali sono Interualli, o Mo-
dulationi senza harmonia. Li sarà an-
co permesso di potere vsare alle volte
le chorde chromatiche, quando vorrà
procedere da vna Sesta, fatta maggio
re per virtù di tal chorde, alla Decima, o Terza maggiore, col mouimento di Quarta, o di Quinta; per potere
da quelle peruenire alla Ottaua, oueramente all'Vnisono; come qui si vede; Et ciò per due ragioni, l'vna delle

quali è; perche il procedere è Diatoni-
co nelle chorde chromatiche; L'altra
perche li mouimenti, che fanno le par-
ti, procedeno per gli interualli harmo-
nici, & sono anco regolati secondo li
precetti mostrati di sopra. Queste
chorde si debbeno segnar col segno
per molti rispetti; et massimamēte per
li poco accorti Cantori; acciò nō com-
mettessino alle volte qualche errore, po
nendo vna chorda in luogo di un'altra; cioè la Diatonica in luogo della Chromatica, & si odi la dissonanza.
page 237E' ben vero, che nelle modulationi si trouano alcuni interualli, come sono quelli di Quarta, di Quinta, & di
Ottaua, ne i quali il Cantore dè porre la chorda chromatica, ancora che non sia stata segnata dal Composito-
re; accioche la modulatione delle parti sia drittamente ordinata. Ne il Compositore la debbe porre: perche
è superfluo: essendo che non si dè cantare veramente se non quelli interualli, che sono harmonici; come qui si
vede. Ne debbe fare come fanno alcuni, i quali fuori di ogni proposito, & senza alcuna vtilita, o neces-

sità, danno principio alle lor cantilene sopra alcune chorde, che veramente non sono naturali de i Modi; &
mescolano le chorde chromatiche con le diatoniche di maniera, che non solamente nel principio; ma nel me-
zo, & nel fine anco, non si vede altro che Diesis, & molli; la qual cosa, quando la compositione
la ricercasse, sarebbe da sopportare. Però sarà auertito il Compositore, di astenerse, più che puote da simil co-
sa, se non fusse costretto dalle parole, ouer da altra cosa, che accade nella cantilena: conciosia che per il lun-
go continouare in essi, la cantilena viene a mutare il Modo, entrando di vno nell'altro; come è vitio partico
lare di qualcheduno. Et sopra'l tutto si dè guardare, da porre tali chorde nel principio senza proposito; co-
me fanno alcuni, che non solamente segnano la seconda figura della modulatione col segno Chromatico;
ma segnano etiandio la prima, & fanno, che spesse volte, credendosi di dar principio ad vna modulatione
del primo Modo (per dare vno essempio) non si accorgendo incominciano vna cantilena del Settimo; come

si può vedere nello essempio posto qui da
canto. Auertisca etiandio il Composito
re, che si pone alle volte tra la chorda g,
& la a a vn'altra chorda, segnata col
segno commune chromatico ; onde na
scono alcune modulationi, che non si pos-
sono veramēte chiamar Diatoniche sem-
plicemente, ne Chromatiche: percioche
tanto nell'acuto quanto nel graue, non si
possono accommodare tra le chorde naturali diatoniche ad vna modulatione, che sia diatonica; come sono le
sequenti: Conciosia che essendo il primo interuallo, che fanno le tre prime figure il Semituono maggiore,

& quello che fanno la terza, & la quar
ta il Ditono; & medesimamente è il Se-
mituono maggiore quello, che è contenu-
to tra le due vltime; Se noi discorreremo
tutte le chorde diatoniche, & anche le
chromatiche insieme, non ritrouaremo, ne verso il graue, ne verso l'acuto, di potere accommodar questi in-
terualli, senza l'aiuto di vn'altra chorda forestiera, la qual segnaremo cō questo segno, [[mus.hsharp]] col quale si segna
ogni seconda chorda di ogni Tetrachordo Enharmonico. Et questa chorda non si potrà chiamare Diatonica:
perche non hà luogo tra le chorde diatoniche; ne anco chromatica: conciosia che per il suo mezo da parte al-
cuna non si puo hauere il Trihemituono; ne meno la potremo nominare Enharmonica: essendo che non diuide
il Semituono maggiore in due Diesis; il che è ufficio della vera chorda Enharmonica; come si può vedere in
ciascuna diuisione fatta nella Seconda parte. Et benche tal chorda si possa chiamare Diatonica: perche si tro
ua in una compositione diatonica, & fa il Semituono, che è diatonico; tuttauia è nominata impropiamente:
essendo che allora sarà detta veramente Diatonica, o Chromatica, oueramente Enharmonica; quando sarà
posta in luogo, oue potrà in vno delli detti generi fare il suo vfficio: ma non giamai altramente; come auie-
ne di quella, che è posta nel quarto luogo del Quarto essempio posto qui di sotto. Et se bene tal chorda po-
sta in cotal maniera non è Diatonica, non si debbe restare di vsarla, poi che in questi, & altri simili passag-
gi, non fa alcun tristo effetto; & torna molto al proposito alle volte al Compositore. Et perche si ritrouano
infinite cantilene Diatoniche, le quali sono piene di questi, & altri simili passaggi, & non sono considerati
page 238 dalli Prattici; però ne hò voluto fare commemoratione, & rimettere cotal cosa al sano giudicio de i buoni,
& eccellenti Compositori; acciò vedino, in qual maniera si debbino vsare. Rimetto etiandio molte altre cose,
delle quali non voglio tacere questa; che non è il douere, che si ponghi la Semibreue sincopata, in modo, che
dopo le seguiti immediatamente la Minima dissonante col mouimento congiunto; conciosia che si farebbe con
tra quello, che si conuiene alla natura della Sincopa tutta consonante; la quale non riceue dopo se alcuna dis-
sonanza: ma si bene la consonanza. Però quando vorremo porre tal Minima dissonante, porremo sempre
la battuta sopra la Semibreue, ponendoli appresso il punto, il quale dè esser sempre consonante; & venga poi
la Minima a qual modo si voglia, o consonante, o dissonante; pur che procedi con mouimenti congiunti, co-
me qui si uede. Debbe oltra di questo auertire, che tutte le volte, che vorrà fare il Contrapunto alquanto
Da non vsare.Da vsare. languido, o mesto; simigliantemente dolce, o soaue, deb-
be procedere anco per mouimenti dolci, & soaui; come
sono quelli, che procedeno per il Semituono, per il Semi-
ditono, & per altri simili; vsando le Consonanze im-
perfette minori, che sono il Semiditono, l'Essachordo mi
nore, & le altre Replicate; le quali consonanze per sua
natura sono (come hò detto nel cap. 10.) atte a tali co-
se. Per il contrario, volendolo fare allgro, vsarà il mo-
uimento del Tuono, quello del Ditono, & di altri simi-
li, con li suoi interualli. Et volendolo fare, che qualche
volta habbia dell'aspro potrà vsare le Maggiori, che sono il Ditono, l'Essachordo maggiore, & le Repli-
cate, nelle parti graui della cantilena. Et tanto più sarà aspro, quanto maggiormente hauerà in se il detto
Essachordo, nelle figure di alquanto valore, nella parte graue del concento. E' cosa difficile veramente il vo-
lere insegnare particolarmente, in qual maniera, & a che tempo si habbiano da vsar tal cose: ma perche que
sto ch'io hò detto potrà molto giouare, quando si vorrà alle uolte vsare cotali maniere; però bastarà questo per
hora: percioche forse vn'altra volta ne dirò più diffusamente.

Il modo che si hà da tenere nel comporre le Cantilene a più di due voci;
& del nome delle parti.Cap. 58.

HORA mi aueggo di hauere a sufficienza ragionato intorno al dar Regole, & insegnare
il modo, che si ha da tenere nel comporre le Cantilene a due voci; la onde parmi essere
hormai tempo, di rimetter tutte le altre cose, che intorno ciò potessero accascare al buo-
no, & giudicioso Lettore: percioche vedendo, & essaminando le dotte compositio-
ni de i buoni, & eccellenti Compositori, potrà esser chiaro di tutto quello, che gli potrà oc
correre: & parmi esser tempo di uenire a mostrare il modo, che hauerà da tenere, volendo comporre quelle,
che si fanno a più voci. Onde auanti che passiamo più oltra, si de auertire, che li Musici nelle lor cantilene so-
gliono il più delle volte porre Quattro parti, nelle quali, dicono contenersi tutta la perfettione dell'harmonia.
Et perche si compongono principalmente di tal parti; però le chiamarono Elementali, alla guisa de i quattro
Elementi: percioche; si come ogni Corpo misto di essi si compone, cosi si compone di queste ogni perfetta can-
tilena. La onde la parte più graue nominano Basso, ilquale attribuiremo allo Elemento della Terra: con-
ciosia che; si come la Terra tra gli altri Elementi tiene il luogo infimo; cosi il Basso occupa il luogo più graue
della cantilena. A questa, procedendo alquanto più in suso verso l'acuto, accommodarono vn'altra parte, &
la chiamano Tenore, il quale assimigliaremo all'Acqua; la quale; si come immediatamente segue, nell'or-
dine de gli Elementi, dopo la Terra, & è con essa abbracciata; cosi nell'ordine delle dette parti il Tenore sen
za alcun mezo segue il Basso, & le sue chorde graui non sono in cosa veruna differenti da quelle del Basso, po
ste in acuto. Simigliantemente accommodarono la Terza parte sopra il Tenore, la quale alcuni chiamano
page 239Contratenore, alcuni Contralto, & altri la nominano Alto; & la posero nel terzo luogo, che è mezano
nella cantilena; & si può assimigliare veramente all'Aria; il quale; si come si conuiene con l'Acqua, &
col Fuoco in alcune qualità; cosi anco le chorde graui dell'Alto conuengono con le acute del Tenore, & le
acute dell'Alto conuengono con le graui della Quarta parte posta più in acuto, chiamata Canto. Questo ac-
commodarono nel luogo supremo della cantilena; la onde dal luogo che tiene, alcuni etiandio la chiamano So
prano, il quale potremo assimigliare al Fuoco, che segue immediatamente dopo l'Aria, nel grado supremo
di tale ordine. Et ciò non sarà fatto senza qualche ragione: percioche tenendo la parte graue il luogo inferio
re della cantilena, & procedendo per mouimenti tardi, & rari, da i quali nascono i Suoni graui, che per lo-
ro natura sono (co me hò detto nel Cap. 11. della Seconda parte) vicini alla taciturnità; hà grande conue-
nienza con la Terra, la quale per sua natura è immobile, & non può far nascere alcun suono; come altre uol
te hò detto. Et se la parte più acuta d'ogn'altra assimigliai al Fuoco; ciò non feci fuori di ragione: percioche
hauendo li Suoni acuti, che nascono da i mouimenti veloci, & spessi, tal natura, che per la loro subita, &
veloce percussione si fanno vdire, rappresentandosi all'Vdito con prestezza, vengono a ritenere in loro quasi
la natura del Fuoco, il quale non solo è acuto, & raro; ma etiandio veloce, & attiuo per se stesso. L'altre
parti mezane, per la temperatura de i loro mouimenti, & per la simiglianza del sito, io le hò assimigliate
a gli altri due Elementi mezani; perche tengono secondo il sito diuerso la natura loro. In qual maniera si
habbiano poi da ordinare queste parti, & disporre, & quanto l'vna dall'altra debbino esser lontane, ciò ue
deremo nella Parte, che segue. Se hora da quello, che si è detto, vorremo essaminare la propietà di queste
parti, ritrouaremo che'l Soprano; come quello, che è più acuto d'ogn'altra parte, & più penetratiuo all'Vdi-
to, farsi vdire anco prima d'ogn'altra. La onde si come il Fuoco nutrisce, & è cagione di far produrre ogni
cosa naturale, che si troua ad ornamento, & a conseruatione del Mondo; cosi il Compositore si sforzerà di
fare, che la parte più acuta della sua cantilena habbia bello, ornato, & elegante procedere, di maniera che
nutrisca, & pasci l'animo di quelli, che ascoltano. Et si come la Terra è posta per il fundamento de gli altri
Elementi; cosi il Basso hà tal propietà, che sostiene, stabilisce, fortifica & da accrescimento alle altre par-
ti: conciosia che è posto per Basa, & fondamento dell'harmonia. Onde è detto Basso, quasi Basa, & so-
stenimento dell'altre parti. Ma si come auerebbe, quando lo Elemento della Terra mancasse (se ciò fusse
possibile) che tanto bello ordine di cose ruinarebbe, & si guastarebbe la mondana, & la humana harmo-
nia; cosi quando il Basso mancasse, tutta la cantilena si empirebbe di confusione, & di dissonanza; & o-
gni cosa andarebbe in ruina. Quando adunque il Compositore componerà il Basso della sua compositione,
procederà per mouimenti alquanto tardi, & separati alquanto, ouer lontani più di quelli, che si pongono
nell'altre parti; accioche le parti mezane possino procedere con mouimenti eleganti, & congiunti; & mas-
simamente il Soprano: percioche questo è il suo propio. Debbe adunque essere il Basso non molto diminuito:
ma debbe procedere per la maggior parte con figure di alquanto valore, di quelle, che si pongono nelle altre
parti; & debbe essere ordinato di maniera, che faccia buoni effetti; & che non sia difficile da cantarsi: &
cosi le altre parti si potranno collocare ottimamente ne i propij luoghi nella cantilena. Il Tenore segue im-
mediatamente il Basso verso l'acuto, ilquale è quella parte, che regge, & gouerna la cantilena, & è quel-
la, che mantiene il Modo sopra il quale è fondata; & si debbe comporre con eleganti mouimenti, & con
tale ordine, che osserui la natura del Modo, nelquale è composto; sia primo, secondo, terzo, ouer altro qual
si voglia; osseruando di far le Cadenze a i luoghi propij, & con proposito. Ma si come, essendo l'Aria il-
luminata da i raggi del Sole, ogni cosa rasserena, & ogni cosa si vede ridere di qua giù, & esser piena di
allegrezza; cosi quando l'Alto è bene ordinato, & ben composto, ornato di belli, & eleganti passaggi, a-
dorna sempre, & fa vaga la cantilena; La onde debbe il Compositore auertire, di comporre la parte dell'-
Alto per tal maniera, che faccia buoni effetti. L'vfficio, & la natura di queste parti, giocosamente, &
con grande arteficio espresse quel faceto Poeta Mantoano con grossi versi, dicendo;
Plus ascoltantum Sopranus captat orecchias.

Sed Tenor est vocum rector, vel Guida Tonorum.

Altus Apollineum carmen depingit & ornat.

Bassus alit voces, ingrassat, fundat, & auget.
I quali hò voluto porre, accioche il Composi-
tore ricordandoseli, possa sapere quello, che haurà da fare, componendo coteste parti. Queste sono adunque
le parti principali, & Elementali di ogni compositione perfetta; delle quali, ancora che l'Alto sia l'ultimo
page 240a comporsi: percioche composte l'altre parti, viene a supplire, & a far perfetta l'harmonia, che tra loro non
si potea far perfetta; nondimeno non è legge fatale, che'l si habbia da porre sempre vltimo nella compositio-
ne; si come etiandio non è cosa alcuna, che ne astringa, a compor prima l'vna, che l'altra parte della compo-
sitione. Si debbe però auertire, che quando li Musici vogliono comporre alcuna cantilena a Tre voci, il più
delle volte lassano fuori il Contralto, ouero il Soprano, & pigliano l'altre parti. Et se vogliono procedere
oltra le Quattro nominate, non ui aggiungono alcuna parte noua; ma le vengono a raddoppiare, ponendo
due Soprani, o due Alti, o due Tenori, & cosi due Bassi; & hanno il loro proposito. Qualunque volta a-
dunque che si vorrà comporre alcuno concento sopra vn Soggetto ritrouato; o sia Canto fermo, o figurato;
ouero se'l si vorrà comporre alcuna Canzone, Madrigale, ouer Motteto, & faccia dibisogno, che'l Compo
sitore sia l'inuentore del Soggetto, debbe prima auertire, di qual Modo sia il Soggetto; oueramente sopra
qual Modo vorrà comporre la sua cantilena, acciò conosca le chorde, sopra le quali si habbiano da far le Ca-
denze, per poter comporre il concento in tal maniera, che'l fine non sia dissonante dal mezo, & dal princi-
pio. La onde considerate queste cose, si potrà incominciare, da qual parte tornerà più commoda; incomin-
ciando però sempre in vna chorda, la quale sia regolare del Modo, sopra il quale si habbia da fondare la can-
tilena, osseruando quello, che in molte regole poste di sopra si contiene. Ma perche li Musici costumano di
dar principio alle loro Compositioni il più delle volte per il Tenore; & dipoi pongono il Soprano, alquale ag-
giungono il Basso, & vltimamente l'Alto; hauendo io di sopra mostrato molti essempi, contenuti tra que-
ste due parti; cioè tra'l Soprano, & il Tenore; però non accade, se non porre la sottoposta Tauola, nella qua
le si potrà comprendere senza molta fatica tutti gli accordi, che potranno fare le parti aggiunte insieme alle
due nominate, siano quanti si vogliono. Et hò tenuto tale ordine, di porre primieramente gli accordi, che
danno insieme il Soprano col Tenore, di poi quanto potrà essere il Basso lontano dal Tenore nella parte gra-
ue; accioche il tutto si accordi; & cosi stante le nominate parti, quello che fa dibisogno, che sia l'Alto so-
pra'l Basso, accioche l'harmonia venghi ad esser perfetta. Ma si debbe auertire, che si trouerà alle volte
nell'Alto più di vno accordo; onde tali accordi potranno seruire non solamente ad esso Alto; ma etiandio
alle altre parti, che si aggiungessero alla cantilena, oltra le quattro nominate. Ne si trouerà il Contralto
posto con le altre parti in Vnisono, ne in Ottaua, se non in quattro luoghi: percioche quando le altre parti ha
ueranno tra loro la Quinta, & la Terza, ouero le Replicate, allora le aggiunte a queste, siano quante si
vogliano, necessariamente verranno ad essere con vna delle tre nominate in Ottaua, ouero in Vnisono. Ma
accioche si habbia piena intelligenza di quello, che si è detto porrò vno essempio. Poniamo che nella com-
positione il Soprano sia posto Vnisono col Tenore; cioè sopra vna chorda istessa: dico che volendo aggiunger
la Terza parte a queste due, sarà dibisogno di porre il Basso distante per vna di queste consonanze, cioè Ter
za, o Quinta, o Sesta, ouero Ottaua, o per qualunque altra (come si vede nella Tauola) sotto 'l Tenore.
Onde essendo il Basso lontano per vna Terza; l'Alto potrà esser distante dal Basso nell'acuto per vna Quin
ta, o per vna Sesta; & le altre parti (se fussero più di Quattro) potranno essere Vnisone, ouer distanti per
vna Ottaua da l'vna di queste quattro. Ma se'l Basso fusse distante dal Tenore nel graue per vna Quinta,
l'Alto si potrà porre sopra'l Basso distante per vna Terza, ouer per vna Decima; & le altre parti, che si
aggiungessero sarebbeno Vnisone, ouero lontane da l'vna di queste quattro per vna Ottaua. Et se'l Basso
fusse anco distante per vna Sesta, riguardando nel Terzo essempio della Tauola, si trouerà quello, che potrà
essere il Contralto; il che si potrà etiandio vedere delle altre per ordine, si come sono poste ordinatamente;
come si può veder chiaramente qui di sotto, & distintamente per ordine.
page 241
DELL'VNISONO.
  • Se'l Soprano saràVnisono col Tenore,
    Et il Basso saràTerza sotto il Tenore;
    L'Alto si porràQuinta, o Sesta sopra'l Basso.
  • Ma se'l Basso farà laQuinta sotto'l Tenore,
    L'Alto farà laTerza, o la Decima sopra'l Basso.
  • Similmente se'l Basso fusseSesta sotto'l Tenore,
    L'Alto potrà esserTerza, ouer Decima sopra'l Basso.
  • E se'l Basso sarà vnaOttaua sotto'l Tenore,
    L'altre parti si porrannoTerza, 5. 6. 10. 12. sopra il Basso.
  • Essendo poiDecima sotto'l Tenore,
    L'Alto si farà per vnaQuinta, ouer Duodecima distante dal Basso.
  • Ma se'l fusseDuodecima, allora
    L'Alto si potrà porreTerza ouero Decima sopra il Basso.
  • Cosi essendo il BassoQuintadecima sotto'l Tenore,
    L'altre parti si porrannoTerza, 5. 6. 10. 12. 13. sopra'l Basso.
DELLA TERZA.
  • Se'l Soprano saràTerza col Tenore,
    & il Basso saràTerza sotto di lui,
    L'Alto si potrà fareVnisono, ouero Ottaua con le parti.
  • Essendo poi il BassoSesta sotto'l Tenore,
    L'Alto si porràTerza, ò Decima sopra'l Basso.
  • Ma se'l Basso fusseOttaua sotto'l Tenore,
    Allora l'Alto saràQuinta, ò Sesta, sopra il Basso.
  • Cosi essendoDecima, allora le parti
    potranno essereVnisone, ò in Ottaue con le nominate.
DELLA QVARTA.
  • Quando il Soprano farà laQuarta co'l Tenore,
    & il Basso laQuinta sotto'l Tenore;
    allora l'Alto saràTerza, ò Decima sopra il Basso.
  • Ma quando fusseDuodecima sotto'l Tenore,
    L'Alto si porràDecima sopra'l Basso.
DELLA QVINTA.
  • Ma se'l canto farà laQuinta sopra il Tenore,
    & il Basso saràOttaua sotto di lui,
    L'Alto si potrà fareTerza, ò Decima sopra il Basso.
  • Et se'l Basso fusseSesta sotto'l Tenore,
    L'Alto saràVnisono, ouero Ottaua con le parti.
DELLA SESTA.
  • Se'l Canto saràSesta col Tenore,
    Et il BassoQuinta sotto'l Tenore,
    L'Alto potrà essereVnisono, ouero Ottaua con le parti.
  • Ma se'l Basso fusseTerza sotto'l Tenore,
    L'Alto medesimamente saràQuinta, ouer Duodecima sopra il Basso.
DELLA OTTAVA.
  • Se'l Soprano saràOttaua co'l Tenore,
    Et il Basso fusseTerza sotto'l Tenore,
    L'altre parti sarannoTerza. 5. 6. 10. 12. 13. sopra'l Basso.
  • Cosi anco quando saràQuinta sotto'l Tenore,
    L'altre parti potran fare laTerza sopra il Basso.
  • Et se'l Basso fusseOttaua sotto'l Tenore,
    L'altre parti sarannoTerza, 5. 10. 12. sopra'l Basso.
  • Finalmente se'l Basso fusseDuodecima sotto'l Tenore,
    Le parti saranno laDecima, ouer la Decimasettima sopra'l Basso.
page 242ONDE da questi accordi ciascuno da se stesso potrà vedere, quando'l Soprano fusse lontano dal Tenore
per vn'altra consonanza, & il Basso fusse per alcuno altro interuallo sotto'l Tenore, quello che necessaria-
mente sarebbe dibisogno, che'l Contralto fusse distante nell'acuto dal Basso; il che si lassa al giudicio del discre
to Compositore, per non andare in lungo. Debbe però auertire, che alle volte (secondo'l volere di chi compo-
ne) la parte del Basso si pone nel luogo del Tenore, ancora che ciò intrauenga di rado: & per il contrario,
quella del Tenore nel luogo del Basso. Cosi ancora il Soprano alle volte si pone nel luogo dell'Alto, & que-
sto in quello del Soprano: Ouero si pone il Tenore nel luogo del Contralto, & cosi per il contrario; Però cia-
scuno sarà auertito, che in questa Tauola sempre si piglia il Soprano per la parte più acuta, & il Basso per
quella, che è più graue; quantunque alle volte le parti nominate con questi nomi cambiano per accidēte i loro
assignati, & propij luoghi. Debbe etiandio intendere per il Tenore quella parte, che segue immediatamente
il Basso verso l'acuto; & dipoi per il Contralto quella, che si compone dopo le tre nominate: Imperoche in-
tesa la cosa per tal maniera, ciascuno potrà commutare le parti l'vna nell'altra, secondo che li tornerà com-
modo senza alcuno errore.

Delle Cantilene, che si compongono a Tre voci, & di quello che si dè
osseruare nel comporle.Cap. 59.

PASSANDO hora al modo, che si hà da tenere nel comporre le cantilene a Tre vo-
ci; accioche da queste si possa con facilità venire alla compositione di quelle, che si com-
pongono a Quattro, & a più voci ancora, dico; che egli è dibisogno sapere, che oltra la
osseruanza delle Regole date, è necessario di osseruare etiandio alcune altre cose, le quali
di mano in mano verrò mostrando, secondo che mi sarà bisogno. Et per incominciare, po
niamo che si hauesse a fare vn Contrapunto a Tre voci sopra vn Soggetto, che fusse il Tenore posto più a bas
so nello essempio. Dico, che dopo che si haurà accommodato, et ordinato le parti, che entrano nella compositio
ne l'vna sotto l'altra, ponendo prima il Soggetto di sopra, & dipoi le altre per ordine, facendo che la parte
graue sempre tenghi il luogo più basso, & la acuta il più alto; si potrà (secondo le Regole date) auanti che si
incomincia a far cantare la parte del Soggetto, comporre l'altre due a sua imitatione. Dipoi facendolo entra
re nella cantilena con gratia, tenendo quell'ordine nella diminutione della parte, che si aggiunge, che fu tenu-
to nelle compositioni a due voci, aiutati dalla Tauola posta di sopra, si potrà continouare di maniera, che si
hauerà la cantilena posta qui di sotto per essempio.
SOGGETTO, & TENORE.
CANTO.
BASSO.page 243Ma si debbe auertire, che quando le parti del Contrapunto daranno principio alla cantilena, di incominciare
sopra quella chorda, che incomincia la prima figura del Canto fermo; come porta il douere; imitandolo più
che si possa; ponendo le parti del Contrapunto tra loro in Consequenza: & se bene si porranno etiandio col
Canto fermo non sarà male. E' ben vero, che a porle a questo secondo modo, non è noua maniera, ne inuen-
tion noua: perche non si può far cosa alcuna, che non sia stato fatta le migliaia di volte. Ma dirò bene, che'l
primo modo, se non sarà cosa noua, almeno sarà appresso di noua, & poco vsata. Si potrà etiandio, con gran-
dissimo commodo (il che è anco lodeuole) porre in Consequenza le parti tra loro; non con quell'ordine istesso,
& dispositione, come si vsa nelle Fughe legate: ma con vn'ordine interrotto; ponendo parte delle figure ascē
denti, & parte discendenti; & porre solamente il numero delle figure, che siano di vno istesso valore; ponēdo
tallora vna Imitatione di figure al contrario, cioè porre la Guida, o Principale, che procedi per vn numero di
figure ascendenti, & il Consequente, che con l'istesso numero discendi; come dal sotto posto essempio si può cō-

prendere; nel quale hò voluto porre vna parte
sola per due cagioni: Prima: perche non man-
cano le dotte cōpositioni di molti eccellenti Mu
sici, che sono piene di queste cose, dalle quali si po
trà comprendere il modo, che si hauerà da tenere nella compositione dell'altre cantilene; Dipoi, per non accre-
scere il volume con tanti essempi; essendo che da questa sola parte si potrà comprendere quello, ch'io hò volu-
to dire, & in qual maniera si potrà procedere, cauando l'inuentione di vna parte dal proceder dell'altra, per
potere impire il Contrapunto di belle fantasie, & leggiadri inuentioni. Ma si debbe auertire, che quantun-
que il Basso (come hò detto altroue) possa alle volte tenere il luogo del Tenore, & cosi l'vna delle altre parti
quello dell'altra; nondimeno si dè fare, che'l Basso finisca sempre sopra la chorda regolare, & finale del Mo-
do, sopra'l quale è composta la cantilena; & cosi le altre parti a i loro luoghi propij: percioche da tal chorda
haueremo a giudicare il Modo. Et se bene il Tenore venisse a finire in altra chorda, che nella finale, que-
sto non sarebbe di molta importanza; pur che habbia proceduto nella sua modulatione secondo la natura del
Modo della cantilena; Il che si debbe anche intendere di ciascuna delle altre parti. Oltra di questo è da a-
uertire, che quella compositione si può chiamare Perfetta, la quale in ogni mutatione di chorda, tanto ver-
so il graue, quanto verso l'acuto, sempre si odeno tutte quelle Consonanze, che fanno varietà di suono ne i
loro estremi. Et quella è veramente Harmonia perfetta, che in essa si ode tal consonanze: Ma li Suoni, o
Consonanze, che possono fare diuersità al sentimento sono due, cioè la Quinta, & la Terza, ouer le Repli-
cate dell'vna, & dell'altra: percioche i loro estremi non hanno tra loro alcuna simiglianza, come hanno
quelli della Ottaua; ne gli estremi dell'vna si assimigliano a gli estremi dell'altra: essendo che gli estremi del
la Quinta non muoueno l'vdito nella maniera, che fanno quelli della Terza; ne per il contrario: Onde ag-
giunto il Ditono al Semiditono, generano la Quinta, la quale è nelli suoi estremi contenuta da suoni molto va-
riati da quelli, che si odeno ne gli estremi del Ditono, o del Semiditono: perche gli estremi del Ditono sono an-
co molto differenti da quelli del Semiditono. Et ciò non si ritroua nella Ottaua: imperoche li suoi estremi
hanno tal simiglianza, che paiono vn solo suono; & si assimigliano di maniera all'Vnisono, che aggiun-
gendole qual Consonanza si voglia, par che sia congiunto (come etiandio hò detto altroue) quasi ad vn solo
suono. Ritrouandosi adunque la varietà solamente tra gli estremi della Quinta, & quelli della Terza; &
componendosi l'Harmonia di cose, che tra loro sono diuerse; douemo per ogni modo (accioche habbiamo per-
fetta cotale harmonia) cercare con ogni nostro potere, di fare vdire nelle nostre Compositioni queste due Con-
sonanze, più che sia possibile, ouero le loro Replicate. E' ben vero, che molte volte li Prattici pongono la
page 244Sesta in luogo della Quinta, & è ben fatto: Masi debbe auertire, che quando si porrà in vna delle parti la
detta Sesta sopra il Basso, di non porre alcun'altra parte, che sia distante per vna Quinta sopra di esso: percio
che queste due parti verrebbeno ad esser distanti tra loro per vn Tuono, ouero per vn Semituono; di maniera
che si vdirebbe la dissonanza. Io ho detto, che douemo fare ogni nostro potere, di por sempre queste due Con-
sonanze nelle compositioni: conciosia che sempre non si possono porre; massimamente nelle compositioni di
Tre voci: perche in luogo di vna di loro si pone spesso la Ottaua, per non guastare il bello, elegante, & facil
cantare, che fanno le parti: la onde volendo osseruare di por sempre cotali Consonanze in simili compositio-
ni, sarebbe quasi impossibile: Ma nelle Compositioni di Quattro voci, sarebbe più errore lassarne vna delle
due nominate, che in quelle, che si compongono a Tre voci: conciosia che oue non si può osseruare cotal Rego
la con tre parti, la Quarta parte ce lo permette. Et tanto maggiormente siamo obligati alla osseruāza di tal
Legge, quanto più cresce il numero delle parti. Gran vergogna è veramente di alcuni, che non solo fanno po
uere le loro compositioni di Quattro voci, di vna delle dette consonanze: ma fanno anco peggio, che pongono
le parti in tal maniera, che sono tra loro Vnisone, ouer lontane l'vna dall'altra, per vna Ottaua solamente:
onde si ode l'harmonia molto smembrata, & pouera: percioche le parti sono distanti l'vna dall'altra per si-
mili Ottaue, che si chiamano Raddoppiate. Ma questo sarebbe di poco momento, quando non si ritrouasse l'i-
stesso errore nelle compositioni di Cinque, di Sei, di Sette, et di più voci; nelle quali sono alcuni luoghi smem-
brati, & poueri in tal maniera; che si odeno con poca satisfattione dell'vdito. Però il Contrapuntista si deb-
be guardare da commettere tali mancamenti, degni veramente di correttione; & debbe sapere, che tali er-
rori si commetteno non solamente nelle figure, che si proferiscono nel battere, o nel leuare della battuta: ma
anche in ogni figura cantabile, che si pone nel numero delle consonanze. Osseruarà adunque il Compositore
questo, accioche la sua cantilena venghi ad esser sonora & piena; & accioche contenghi in se ogni perfettio-
ne di harmonia. Ma non per questo si dè intendere, che lui debba osseruare tal legge dal principio della com
positione infino al fine: imperoche si dè anco auertire in ogni cantilena, di dar qualche riposo alle parti; &
di non farle cantare sempre insieme: ma di far che se ne odi hora due, hora tre, hora quattro, secondo'l nu-
mero che saranno, & tallora tutte insieme, & massimamente nel fine: percioche tal variatione verrà a
portar seco commodo al compositore & al cantore, bellezza alla cantilena, & diletto & piacere all'vdito:
CANTO.
TENORE.
BASSO.page 245La onde facendo in tal modo, è impossibile di osseruare sempre cotal legge; massimamente: perche facendo can
tare alle volte poche parti, per uolere acquistare le sopradette consonanze, si potrebbe procedere per alcuni
mouimenti tanto discommodi, che sarebbeno cagione di rouinare ogni buona & sonora compositione. Crescen-
do poi il numero delle parti, & non osseruando quello, che si è detto, verrà a mostrare, quanto sia stato buono
imitatore della Natura, laquale (quādo non è deprauata) riduce tutte le cose alla loro perfettione. Oltra di que-
sto si debbe sapere, che hauendo accommodato tre parti di qualunque compositione, lequali tra loro contenghi-
no le gia dette consonanze, ouero la Sesta in luogo della Quinta, tutte le altre parti, che si aggiūgessero a que-
ste, verrebbeno ad esser necessariamēte Vnisone, ouero in Ottaua con vna delle tre nominate; siano poi quante
si voglino le aggiunte; si come di sopra nello essempio in molti luoghi si può comprendere. Però il Compo-
sitore potrà accommodarle alla cantilena, come meglio li tornera commodo. E ben vero, che più tosto si debbe
eleggere la Ottaua, che l'Vnisono; percioche (come dicemmo altre volte) non è consonanza.

In qual maniera la Quarta si possa porre nelle com-
positioni.Cap. 60.

ET benche nelle compositioni di due voci la Quarta non si ponghi se nō sincopata; et in que-
ste si possa porre etiandio non sīcopata, come torna meglio: percioche il suo vso nō solamen
te è vtile, ma anco necessario; tuttauia è da sapere, che essendo la Quarta consonanza, co-
me altroue hò prouato; si può accommodare nelle compositioni in due maniere, si come
costumano fare i Musici moderni; Prima ponendo il Basso, & il Tenore distanti l'vn
dall'altro per vna Quinta; & aggiungendo a queste due parti la Terza parte lontana dal Basso per una
Ottaua; di maniera, che la chorda del Tenore vēghi a diuidere, o mediare tale Ottaua in harmonica propor-
tionalità: la onde essendo collocate le parti in tal maniera nasce diletteuole, et soaue harmonia; ne mai li Mu-
sici, quando l'accompagnarono con la Quinta la posero altramente; Dipoi accompagnandole la Terza; & ciò
faremo in due maniere: percioche ouero l'accōpagnaremo con la Terza posta nel graue, ouero con la Terza,
posta nello acuto; Et ciascuno di questi due accompagnamenti si può fare in due modi: essendo che quando se le
accōpagna la Terza nel graue; oueramente che si pone la maggiore; ouero se le aggiunge la minore. Il perche
douemo sapere, che la Quarta accompagnata in tal maniera farà sempre migliore effetto accompagnata con
la Terza minore, di quello che farebbe, se hauesse sotto di sè la maggiore: essendo che posta in cotal modo, è
collocata naturalmente secondo li gradi delle consonanze, come si puo vedere nel Cap. 15. della Prima parte;
nel quale si vede, che dopo il Semiditono contenuto tra questi termini 6 & 5, segue immediatamente la
Diatessaron, posta tra questi termini 8 & 6. Ma quando è accommodata col Ditono, non può far buo-
no effetto: perche non sono poste insieme secondo l'ordine naturale di tali consonanze; anzi sono aggiunte in-
sieme in vno ordine accidentale: perche non si troua nell'ordine nominato, che'l Ditono sia posto senza
alcun mezo auanti la Diatessaron: La onde essendo queste due consonanze accommodate l'vna dopo l'altra
contra la loro natura; essendo posto nello acuto quella, che douerebbe esser collocata nel graue; & nel graue
quella, che douerebbe tenere lo acuto; de qui viene, che li suoni, che nascono dalle chorde ordinate in tal manie-
ra, sono men grati all'vdito, di quelli, che nascono dalle chorde tese secondo i lor gradi naturali: Per ilche cias-
Buona.Men buona. cuno da se stesso con la esperienza potrà conoscere dalli sottoposti essempi
sensatamente, & euidentemente comprendere delli due accompagnamen
ti, qual sia veramente il buono. Quando poi si accompagna la Quarta con
la Terza posta in acuto, ciò si può fare simigliantemente in due modi: per-
cioche; oueramente se le aggiunge la Terza maggiore, ouero se le accom-
pagna la minore. Quando è accompagnata con la maggiore fà buono ef-
fetto. Ma quando è accompagnata con la minore, fà quasi dissonanza. Et
ciò non è senza cagione: percioche, oltra che si potrà comprendere dalli due
essempi posti qui di sotto, quando le voci, o li suoni saranno ridutti in atto;
l'ordine naturale de i Numeri harmonici ce lo dimostra; nel quale ritro-
uandosi la proportione della Diatessaron tra questi ter mini 4 & 3;
come si può vedere nel detto luogo; segue senza alcuno mezo la propor-
page 246tione del Ditono, posta tra 5 & 4. Ma in cotale ordine non si troua, che dopo la proportione, o forma del-
la Quarta segua immediatamente procedendo nel detto ordine la forma della Terza minore; come ogn'vno
può vedere. Per questo adunque auiene, che quelle Consonanze, che sono fuori de i loro luoghi naturali, &
Buona.Non buona. non sono ordinate, secondo che hanno le lor forme tra i numeri harmonici,
senza alcun dubbio fanno qualche dissonanza: Onde dico, che la Quarta
accompagnata con la Terza minore posta nel graue, si potrà sempre vsa-
re; & quella etiandio, che hauerà la Terza maggiore nello acuto: percio-
che non potranno fare se non buoni effetti. Ma quando hauerà la Terza
maggiore nel graue, ouer la minore nello acuto, sempre si vdirà qualche
effetto tristo. Ne ciò debbe parer strano ad alcuno: conciosia che quello
che intrauiene al Vedere intorno alla cosa visibile, intrauiene anco all'
Vdito intorno alla cosa vdibile. Onde si come è strana cosa da vedere in
vno edificio alcuna parte posta nel luogo di vn'altra; come sarebbe dire li
Fondamenti nel luogo del Tetto; & nel luogo delle Porte le Finestre, &
ogni cosa posta al contrario fuori delli suoi naturali luoghi, & senza alcu
na proportione; cosi è cosa strana da vdire vna massa di suoni, o consonan
ze poste insieme senza proportione, & fuori de i loro luoghi naturali. Si ritrouerà etiandio, volendo inuesti-
gare più oltra, che la Quarta, laquale hà nell'acuto il Ditono, è più grata all'vdito di quella, che l'hà nel graue;
si come etiandio è più grata quella, che hà il Semiditono nella parte graue, di quella che l'hà nella acuta; &
che di queste due compositioni, quella Quartà, che sarà accompagnata con la Terza minore nel graue farà
migliore effetto di ciascun'altro accompagnamento; come si potrà comprendere da questi essempi. Percioche
Buona.Migliore. quantunque le Seste, che contengono gli estremi di queste parti poste insie-
me, non siano l'vn dall'altro differenti nella proportione, & non facino va
riatione de suoni & di consonanze; nondimeno la varietà delle chorde,
che riceueno nel loro mezo, è cagione, che l'vno accompagnamento si vdi-
rà megliore dell'altro; & di far la differenza tra due accompagnamenti,
che siano buoni, dal buono al migliore. Veramente tanta è la possanza
delle consonanze, quando sono poste ne i loro propij luoghi naturali, che
non solamente quelle, che sono tramezate in cotal maniera secondo la na-
tura de gli harmonici numeri, sono più grate all'vdito di quelle, che sono
poste al contrario: ma anche fanno più allegra, & più sonora ogni compo-
sitione, nella quale sono poste. Questo adunque ricoglieremo da quel, che si
è detto, che le Quarte si potranno porre ottimamente nelle compositioni,
quando saranno collocate in tal maniera, che sotto di loro nel graue hab-
biano la Quinta, ouer la Terzà; come hò mostrato di sopra; & etiandio si potrà porre alle volte con la Terza
nell'acuto, massimamente quando sarà la maggiore; ancora che questo dalla vniuersità de i Musici prattici
fin hora sia stata poco considerata: Percioche se l'accompagnamento della Quarta con la Terza maggiore
posta nel graue, che non è veramente molto consonante è sopportata; non sò veder ragione, perche non si dè
sopportare l'accompagnamento della Terza maggiore posta nell'acuto: essendo che veramente questo accom
pagnamento è migliore, si come la esperienza ce lo farà sempre vedere.

Regole in commune.Cap. 61.

NON è dubbio, essendo la Quarta consonanza, & hauendo mostrato nel Capitolo prece-
dente
, in qual modo si habbia da comporre con la Quinta, & con la Terza; che qualūque
volta sarà accompagnata, nelle maniere ch'io hò mostrato, farà sempre buono effetto nel-
la compositione. Qualunque volta adunque che vorremo vsarla, potremo senza porre
la Quinta, o la Terza nel graue, porre la Terza maggiore nella parte acuta; massi-
mamente quando le parti procederanno per ordine naturale in questo modo: percioche apporterà gran
commodo al Compositore, aiutandolo nella vaghezza delle modulationi, & nel schiuare il Tritono, che
page 247Parte acuta.
Parte mezana.
Parte graue. potrebbe nascere alle volte tra le parti della
cantilena; come nel secondo essempio si può
comprendere. Si potrà anco vsar la Vn-
decima; come più a basso si vede; laqual si
compone della Ottaua, & della Quarta; poi
che Tolomeo nel Capitolo Quinto del Pri-
mo libro della Harmonica
, & Boetio nel
Cap. 10. del libro Primo della Musica la pō
gono tra le consonanze: Di modo che da
questi essempi si potrà conoscere la lor natu-
ra, & quanto possino esser grate all'vdito;
ancora che ne potrebbe bastare l'vso de i
Moderni, & de gli Antichi compositori, i quali molte volte l'hanno accompagnata in tal maniera. Vsano
Canto.
Tenore.
Basso. alcuni di porre la parte acuta con la mezana distante per vna Quarta; & questa con la graue per vna Ter-
za; di maniera che'l Basso viene ad esser lontano dal Soprano per vna Sesta, tramezata dalla Terza, o mag
giore, o minore. Onde essendo le parti composte in tal maniera, sogliono farle ascendere, o discendere insieme
più gradi; & tal modo di procedere chiamano Falso bordone. Ma in verità, ancora che tal maniera sia mol
to in vso, et che con difficultà grande si potesse leuare; dico, che non è lodeuole: Imperoche, oltra che la Quar
ta è consonanza perfetta; come altroue hò mostrato; & che non douemo far contra la Regola data nel Cap.
29
; genera alle uolte tra le parti alcune relationi, che non sono harmoniche: La onde poco diletto apportano
all'vdito; si come ciascuno col mezo dello essempio posto qui di sotto potrà conoscere. L'errore di cotal cosa
Canto.
Tenore.
Basso. si manifesta da questo; percioche se noi vorremo porre le Terze a i loro luoghi naturali, oue si debbono ragio-
neuolmente porre, ouero sopra la Ottaua almeno; si potrà conoscere con quanta ragione si potrà fare vna
simile: cōciosia che; si come nel mostrato essempio si vdiuano molte Quarte; cosi nel sottoposto potremo vdi-
re altretante Quinte. Io sò bene, che appresso di molti più varranno le autorità di alcuni, che si habbiano
Canto.
Tenore.
Basso. vsurpata cotal licenza, che le ragioni addutte di sopra: ma facino pure il peggio, che sanno, cō dire questa cosa
è stata vsata da molti, che poco mi curo, poi che non sono, ne vogliono esser capaci di ragione. Et benche la
Terza sia consonanza, & si possa porre in qual luogo torna commodo; tuttauia il suo vero luogo non è nel
graue; ma nell'acuto, sopra la Disdiapason, ouero Quintadecima: Imperoche naturalmente la Ottaua posta
nel graue, non può esser tramezata da altro suono: ma vuole esser posta semplice, senza alcuna mediatione; si
come ne mostrano li numeri harmonici, posti nel Ca. 15. della Prima parte; tra i quali, si vede la prima Dupla
contenuta nel Senario tra 2 & 1, che è la sua forma, laquale non è mediata da alcun termine mezano;
ma si bene la seconda posta tra 4 & 2, laquale è diuisa dal 3 in vna Sesquialtera, che si troua tra 3 &
2, & in vna Sesquiterza, che si troua tra 4 & 3, che sono le forme della Diapente, & della Diates-
saron consonanze. Onde la Sesquialtera nella detta seconda Diapason resta non diuisa, & intera: ma oltra la
Quadrupla, che è la forma della Disdiapason, si troua diuisa in due parti; cioè in vna Sesquiquarta, che è la for-
page 248ma vera del Ditono, & in vna Sesquiquinta, che è la forma del Semiditono; delle quali, l'vna è collocata tra
5 & 4, & l'altra tra 6 & 5. Si vede adunque, che la prima Ottaua è collocata naturalmente
tra i Numeri sonori senza alcun'altro numero mezano; & che la Quinta le succede senza alcun mezo; dipoi
segue la quarta; & da queste due parti maggiori si compone la seconda Diapason, onde nasce la Disdiapason,
cioè la Quintadecima. Dopo queste viene il Ditono, & immediatamente dopo lui segue il Semiditono: di
maniera che, se tali consonanze fussero poste nelli Contrapunti (se ciò si potesse far sempre commodamente)
a i loro luoghi propij & naturali; non è dubbio, che nascerebbe vn concento tanto harmonioso, quanto l'huomo
si potesse imaginare. Et di ciò potemo vedere la esperienza sempre ne gli istrumenti arteficiali, massimamente
nell'Organo, oue poste le consonanze nominate per ordine l'vna dopo l'altra, secondo che hò mostrato; non si
può dire il buono effetto che fanno. Ma se per caso la prima Ottaua si pone tramezata nel graue dalla Quin-
ta; allora il concento si fà alquāto tristo; et se tal Quinta si diuidesse in due Terze, non si potrebbe apena vdire
tal cōposto; massimamente se la Terza minore tenesse il luogo della maggiore, cioè se ella fusse posta nel gra
ue. E' nondimeno sopportabile la prima Ottaua tramezata in proportionalità harmonica per la Quinta; &
quando sopra di essa si pone la Terza, non fà tristo effetto; ancora che cotali consonanze non siano poste a i lo-
ro luoghi propij; & ciò intrauiene: percioche tengono il luogo mezano nello istrumento, oue si contiene tale or-
dine. Si debbe adunque porre la Terza immediatamente dopo la Quintadecima, o almeno dopo la Ottaua in
ordine; & debbe esser la maggiore; accio che'l concento sia più allegro, & più pieno: ma se'l si abbatterà, che
ella sia la minore; come infinite volte suole accascare, allora il concento sarà più mesto. Queste cose veramente
sono poco considerate da i Prattici: percioche senza alcun riguardo pōgono la Quinta tra le chorde graui, &
anco la Terza, come torna a loro più cōmodo; laqual cosa quanto all'vdito, lassarò considerare
a coloro, che hanno giuditio. Onde voglio dir questo solamente, che douendosi porre la Terza nella compositio
ne, è meglio porla sempre sopra la Ottaua, che tra essa; voglio inferire, che migliore effetto farà sempre la De-
cima, che la Terza. Et quantunque si potrebbe dire, che meglio sarebbe anco, porre la Quinta sopra la Ottaua
posta nel graue della cantilena; come cosa più propinqua, secondo la natura de i Numeri harmonici; che la
Terza, come più lontana; tuttauia pongasi a qual modo si voglia, tornarà sempre bene. Ma quanto migliore
effetto faccia la Decima che la Terza; da questi due essempi, ciascuno che hà giuditio lo potrà conoscere.
CANTO.
TENORE.
BASSO. Ma si debbe auertire, che in vno essempio, cioè nel primo si contiene il Tritono, & nel secondo la Semidia-
pente; liquali tanto più sono sopportabili, quanto che dopo sè hanno l'vno la Terza, & l'altro la Decima mag-
giori, che fanno relatione harmonica con le voci, che contengono il Tritono, ouer la Semidiapente. Et se bene gli
interualli, che sono nelle seconde figure delli mostrati essempi, sono veramente dissonanti; tuttauia sono in tal
maniera collocati, che per il loro procedere, secōdo l'ordine mostrato nelle Regole, se ne passano di maniera, che
l'vdito se ne contēta. Si debbe oltra di ciò auertire, che quando dissi di sopra, che la prima Ottaua si pone senza
alcun mezo, potemo intendere tale Ottaua esser quella, laquale incomincia nella chorda più graue del Basso
della cantilena, salendo di mano in mano all'acuto fino alla Ottaua chorda; et per la seconda si può intender
quella, che incomincia dalla chorda estrema acuta di tale Ottaua, & và fino alla Quintadecima. Pongono i
Prattici alle volte il Tritono tra due parti, ilquale casca sopra la seconda parte di alcuna Semibreue sincopa-
ta, posta nel graue in cotal maniera; Ilquale si ode nella relatione delle parti: ma nō è percossa l'vna delle par-
CANTO.
TENORE.
BASSO. ti acute con la parte graue da tale interual-
lo. Et perche le parti procedeno in cotal mo-
do, & sono concatenate tra loro di maniera,
che senza partirsi dalla osseruanza delle re-
page 249gole date, fanno buono effetto; Però queste parti porgono all'vdito grato, & soaue piacere: percioche quel po
co di dissonanza, che si ode nel Tritono, & nella Semidiapente, se ne passa presto, & aggiunge soauità alla
consonanza seguente, più di quello, che si vdirebbe, se non vi fusse: essendo che di due oppositi, l'vno si conosce
maggiormente per la comparatione, che si fa con l'altro. Frequentano i moderni molto spesso tali passaggi,
onde parendoli la cosa riuscibile pongono alle volte la parte graue sincopata in tal maniera, che la seconda par
te della Sincopa contiene col Tenore la Seconda, & il Tenore col Soprano hora la Terza, hora la Quarta, et
CANTO.
TENORE.
BASSO. tallora la Quinta, come qui si vede.Ma quello, che con-
tiene la Quarta, senza dubbio è men buono de gli altri: percio-
che si ode tale interuallo senza alcuno accōpagnamento. Oltra
di questo si dè auertire, che alle volte si potrà passare dalla Se-
sta minore alla Ottaua, quando le parti saranno collocate in tal maniera, che'l Basso col Tenore procedino
ordinatamente secondo l'ordine, & il modo dato nelle Regole vniuersali; & il canto procedi per Decima so-
pra'l Basso; come qui si vede.Si potrà anche dalla Terza maggiore passare all'Vnisono, quando il So-
CANTO.
TENORE.
BASSO. prano procederà dall'acuto al graue col mouimento del Ditono; & il Basso col Soprano sarà ordinato secon-
do i precetti dati di sopra; stando il Tenore senza mutar luogo; come si vede; Percioche essendo le parti e-
streme, che sono più delle altre comprese dal senso, ben regolate; se alle volte verrà qualche cosa nell'altre par
ti, che non sia cosi ben regolata, si potrà sopportare. La onde si concede al compositore, che possa pigliare
alle volte qualche licenza fuori della Regola data di sopra nel Cap. 38. Gli sarà etiandio lecito di passare dal-
la Terza minore, per contrarij mouimenti all'Ottaua; quando le parti saranno ordinate in tal maniera, che
quella, che si trouerà lontana per simile consonanza, & dipoi passarà alla Ottaua, habbia nel graue la Ter-
za maggiore, di maniera che la parte acuta sia lontana dalla graue per vna Quinta; come qui si vede.
CANTO.
TENORE.
BASSO. Anzi sarà necessario, che le parti stiano in cotal modo: perche se si ponessero altramente, facendo quella Ter
za, che è minore, maggiore col segno , accioche (secondo le date Regole) dalla imperfetta più propinqua
si peruenghi alla perfetta; non si potrebbe far tal cosa per alcun modo, senza grande offesa dell'vdito: con-
ciosia che si verrebbe a fare vna Quinta, che hauerebbe due Terze maggiori: Ma ciò sia detto per sempre,
che l'obligo stà nelle cose possibili, & non nelle impossibili; al quale niuno è obligato. Douemo oltra di questo
osseruare, che nelle Cadenze principali della cantilena, le parti siano ordinate, & accommodate in tal ma-
niera, che la seconda parte della figura sincopata, la qual si pone dissonante, sia sempre con la parte graue di-
stante per vna Quarta; oueramente per vna Vndecima; & con l'altra sia sempre lontana per vna Secon-
da, o per vna Settima; il che si debbe osseruare etiādio in ogni figura sincopata, nella quale sia la dissonanza;
si come si vede in questi essempi, da i quali si potrà cōprendere il modo, che si hauerà da tenere in altre simili,
quando accascheranno. Ma se vorremo aggiungere la Quarta parte a queste, sempre ella si porrà in Ottaua
dell'vna delle due, che sono distanti tra loro per Quinta, o per Duodecima; accommodandola hora in vn luo-
go, & hora in vn'altro, secondo che tornerà meglio.
page 250CANTO.
TENORE.
BASSO. Et perche la Cadenza si può fare in molte maniere con varietà delle parti; però voglio por qui molti essempi
accommodati a Quattro voci, i quali potranno etiandio seruire alle compositioni di Tre voci, ouero se li potrà
aggiungere altre parti, quando fusse bisogno; accioche io non habbia da replicare più cosa alcuna in questa
materia. Ma non voglio restar di dire, che si conosce per esperienza, che quella Cadenza non ha gratia al-
SOPRANO.
ALTO.
TENORE.
BASSO. cuna, o leggiadria in sè, laqual sia senza la Dissonanza, che si troua nelle mostrate; massimamen-
te quando le parti procedeno insieme per le istesse figure; ancora che siano sincopate, ouero non sinco-
pate, che si proferiscono nel leuare, o nel battere della battuta; come sono queste.
page 251CANTO.
ALTO.
TENORE.
BASSO. Però il Contrapuntista si guardarà di vsarle; & deb-
be schiuare al tutto, di fare che alcuna parte della can
tilena non faccia la Cadenza, quādo l'altre parti fusse-
ro ordinate in vn modo, che qualunque altra delle più
graui facesse la Quinta con la figura mezana della cadenza posta nell'acuto, facendo il mouimento congiun-
to del Semituono, quando tale figura si potrà segnare con la cifra Chromatica: percioche (come ho det-
toaltroue) proferendosi tal parte della cadenza naturalmente col Semituono, sarebbe cosa difficile, che'l can-
tore potesse hauere in tal caso riguardo, di non proferirla con quel modo, che si proferisce naturalmente. Onde
verrebbe poi a commettere errore, & a porre vna dissonanza in luogo della consonanza; cioè verrebbe a
porre la Diapente superflua in luogo della vera; come qui si vede.
CANTO.
ALTO.
TENORE.
BASSO. Accascherà anco vn simile errore, quando le parti a Tre voci saranno ordinate in tal maniera, che essendo
il Tenore sopra il Basso lontano per una Terza, discendendo per mouimento separato di Quarta sotto'l
Basso vna Terza, ascendendo il Basso per mouimento congiunto di vn Tuono; & ritornando dipoi ciascuno
alli suoi primi luoghi; il Soprano farà la Cadenza distante dalla parte graue per una Quinta verso l'acuto;
come in questo essempio si vede.Seguirebbe anco vn'altro errore, qualunque volta che si volesse sonare
SOPRANO.
TENORE.
BASSO. queste tre parti sopra vno istru-
mento, perche si vdirebbe senza
alcun dubbio tre Quinte. La on-
de li Compositori debbono auer-
tire a cotal cosa, & non fare che
le parti mutino luogo tra loro in questa maniera: percioche tale inconueniente apportarebbe all'vdito cosa, che
non molto li piacerebbe; ancora che nel cātare le parti nō si possino udire tali Quinte. Et perche da molti Prat
tici questo non è molto auertito; però hò voluto toccarne vna parola. Hauendo fin hora a bastanza ragionato
intorno alle cose necessarie a simili cōpositioni, lassarò le altre cose, che possono accascare, & non sono di molto
momento, al giuditio del Compositore: Imperoche col mezo delle Regole date, potrà quando gli occorrerà al-
cun dubbio, quantunque fusse di molta importanza, darne perfetta risolutione. Lassando adunque di parlare
più intorno a cotal materia, verrò a ragionare delli Contrapunti, che si compongono a Tre voci, che si chia-
mano Doppij, & di quelli, che si fanno con qualche obligo.

Delle varie sorti di Contrapunti, & prima di quelli, che
si chiamano Doppij.Cap. 62.

IL Contrapunto doppi o a tre voci è quasi quello istesso, che è il Cōtrapunto doppio a due vo-
ci, ilquale nel Cap. 56. di sopra hò dichiarato, & mostrato: conciosia che tra l'vno, & l'al-
tra si troua tal differenza, che l'vno non si può cantare a più che a due, ouero a tre aggiun
gendoli vna parte, che canti nell'acuto, o nel graue, di sopra, o di sotto di vna delle parti
principali per vna Decima: ma l'altro non si può cantare se non con quelle parti, che si
copongono principalmente, cioè a tre , con grande varietà di harmonia nella Replica; & molto differente
da quella, che si ode nel principale. Però adunque ricordandosi quello, che è Contrapunto doppio a due voci, è
page 252superfluo il voler replicare, & dire quello, che sia Contrapunto doppio a tre voci: percioche sapendo quello, che
importa il primo, facilmente si può hauer notitia di quello, che importa il secōdo. Volendo adunque ragionare
di quelli Contrapunti doppij, che si compongono a tre voci, dico, sono molte: imperoche si pos-
sono comporre in varie maniere, con la osseruanza di alcune regole; che cantandosi ad vn modo nel Principa-
le, & vdendosi vna sorte di harmonia, nella Replica poi si canta diuersamente quelle figure, & interualli
istessi; & si ode gran diuersità di concento. Ma ancora che molti siano li modi di comporre tali Contrapunti,
come ho detto, porrò solamente quelli, che mi sono paruti più difficili, & più eleganti; acciò non sia tedioso a i
Lettori; da i quali ciascuno ingegnoso potrà comprendere, come si hauerà da reggere in qualunque altra ma-
niera di simili compositioni. Il primo modo adunque sarà, che composto che si haueranno tre parti principali,
al modo che si veggono, con l'aiuto di alcune auertenze molto necessarie ad vn tal negotio, Quando vorremo
la Replica, porremo il Basso del Principale nel luogo del Soprano, più acuto per vna Quinta; & il Soprano nel
luogo del Tenore, più graue per vna Ottaua; & il Tenore nel luogo del Basso, ponendolo medesimamente gra
ue per vna Ottaua; a questo modo. Sarebbe veramente impossibile, che potesse riuscir bene, quando non si
SOPRANO del Principale.
TENORE.
BASSO:

SOPRANO della Replica.
TENORE.BASSO. osseruasse, di non por mai il Basso nel Principale con le altre parti distante per vna Sesta; ancora che le al-
tre due si possino porre. Similmente non si dè por mai il Basso col Tenore in Terza, dopo la quale seguiti la
Quinta: Ne il Basso col Soprano in Decima, dopo la quale venghi la Duodecima, quando le parti insieme
discendeno: percioche la Duodecima, che si pone nel Principale tra'l Basso, & il Soprano; nella Replica
viene Vnisono tra'l Tenore, & il Soprano; & la Quinta simigliantemente viene Ottaua. Potemo hora ve
dere, che in simil sorte di contrapunto, o compositione, nel Principale non si può fare la Sincopa di Settima:
conciosia che non si può risoluere con la Sesta; Ne si può far Decima, & poi Quinta, procedendo per mo-
uimenti contrarij. Ma quando il Basso sarà in Ottaua col Tenore, allora il Soprano potrà esser sotto'l Teno-
re vna Terza; & similmente quando l'vno dall'altro saranno distanti per vna Decima; il che non si con-
cede in altro modo. Il Tenore potrà similmente discendere sotto'l Basso, per qualunque interuallo si uoglia:
ma bisogna auertire, che non passi la Sesta: percioche le parti vengono ad esser distanti l'vna dall'altra per
lungo spacio. Si potrebbe anco porre il Soprano sotto'l Basso, quando fusse dibisogno: ma non bisognarebbe
passare la Quinta: percioche le parti poste in cotal modo, nella Replica vengono molto lontane l'vna dall'al-
tra. Si potrà anco vsar la Settima posta nel Soprano nella sincopa; quando si porrà il Basso sopra'l Tenore
lontano per vna Quinta. Medesimamente si potrà vsarla nel Basso: ma non altramente, se non quando sa-
rà posto sopra'l Tenore. Molte altre cose sarebbe dibisogno di mostrare, che si hanno da osseruare, per haue-
re il modo facile da comporre; le quali, per non andare in lungo, & per non esser molto necessarie, si lassa-
no. Et veramente mi ho mosso a lassarle per questa cagione, che desiderando alcuno di voler fare cosa otti-
ma, è dibisgno, che faccia insieme il Principale, & la Replica; & cosi potrà vedere tutti gli incommodi,
che potranno occorrere. Vltimamente è dibisogno sapere, che se'l si componerà il Principale secondo l'osser-
uanza delle Regole nostre mostrate di sopra; la Replica similmente verrà ad essere osseruata; & se'l si farà
altramente, ne seguirà il contrario. Et ciò sia detto a bastanza intorno la Prima sorte del Contrapunto dop
pio a tre voci, la cui Replica procede con simili mouimenti contenuti nel Principale.La Seconda sorte è
quella, della quale la Replica procede per mouimenti contrarij a quelli, che si trouano nelle parti del Princi-
pale; come ne i sotto posti essempi si può vedere.Ma la Replica non potrebbe mai tornar bene, se non si
osseruasse alcune cose; come sarebbe dire; far che tutte le parti delle Sincope, che si pongono nel Principale
siano consonanti; & non por mai il Tenore distante dal Soprano per vna Quarta. Queste cose si debbeno
principalmente per ogni modo osseruare; l'altre poi, che potrebbeno accascare non saranno difficili; quando
CANTO del Principale.
TENORE.
BASSO.page 254SOPRANO della Replica.
TENORE.
BASSO. si componerà la Replica insieme col Principale. In simil sorte di Contrapunto si potranno vsar le Seste, &
porre le parti lontane l'vna dall'altra, per quale interuallo si vorrà; il Tenore potrà pigliare il luogo del Bas-
so; & il Soprano quello del Tenore, & quello del Basso anco. Et per hauer la Replica, si porrà il Basso del
Principale nel luogo del Soprano, più acuto per vna Sesta; il Soprano nel luogo del Basso, più graue per vna
Decima; & il Tenore, più graue per vn Tuono; facendo, che le parti procedino per contrarij mouimenti di
quelli, che si trouano nel Principale; & haueremo l'harmonia differente; si come varij, & differenti sono
li siti dell'vno, & dell'altro, & li mouimenti. Et se noi osseruaremo nella compositione del Principale le Re-
gole, che in molti luoghi sono state dichiarate; non è dubbio, che la Replica (se non in tutto, almeno in mol-
te parti) verrà ad essere osseruata. Si potrà anche comporre vn'altra specie di simile Contrapunto doppio,
che participarà dell'vna, & dell'altra sorte di questi Contrapunti; quando si osseruarà tutte quelle Regole,
che si osseruano nella loro compositione, le quali Regole sono negatiue; cioè vietano il fare alcuna cosa. Il che
fatto haueremo poi vn Contrapunto, che potrà hauere la Replica simile a quella del Primo, & del Secondo
modo mostrati; come qui si può vedere.
CANTO del Principale.
TENORE.
BASSO. Prima Replica, & CANTO.
TENORE.
BASSO. Seconda Replica, et CANTO.
TENORE.
BASSO.page 255La Terza specie del detto Contrapunto si fa, quando si compone il Principale di maniera, che dipoi il Basso
resta nelle sue chorde principali, senza alcuna mutatione; & il Soprano diuenta nella Replica il Basso, tra-
sportato per una Duodecima più graue; & il Tenore per vna Quinta, nel modo che qui si vede.
Principale, & SOPRANO.
TENORE del Principale.
BASSO del Principale; & CANTO della Replica. BASSO del Principale; & CANTO della Replica.
TENORE della Replica.
BASSO della Replica. E' ben vero, che questo modo è più difficile di ciascuno delli mostrati; onde volendolo fare, acciò la Replica
torni bene, bisogna osseruare molte cose, & prima: Quando'l Tenore canterà col Basso a due voci; non bi-
sogna, che le parti siano distanti l'vna dall'altra per Ottaua, ne per Sesta; massimamente quando'l Tenore si
porrà sopra'l Basso: Ma quando si porrà sotto'l Basso, non si dè porre distante dal Basso, ne per Terza, ne per
Quinta: ma si bene per Sesta, o per Ottaua, & per Quinta ancora; con questa cōditione però, che tal Quin
ta si troui nella seconda parte della sincopa, dopo la quale senza alcun mezo ne venga la Sesta: Percioche
quando queste due parti si pongono a i loro luoghi propij, non possono esser distanti l'vna dall'altra per mag-
gior spacio, che di quello della Quinta; & tal Quinta nella Replica viene a far l'Vnisono. Non si fa etian-
dio la sincopa della Settima; ma solamente quella di Seconda, o di Quarta. Simigliantemente, quando'l So-
prano, & il Basso canteranno soli, bisogna auertir di non fare, che'l Soprano passi sotto'l Basso; ne si debbe
porre la sincopa di Settima; benche quella di Seconda, & di Quarta si possa vsare ottimamente nel Sopra-
no: ne si debbe porre queste parti lontane l'vna dall'altra per vna Sesta, ne vogliono esser più distanti di una
Duodecima. Non si fa la Terza, & dipoi la Quinta; ouero non si fa la Decima, & dipoi la Duodecima,
quando le parti discendeno. Quando poi il Tenore, & il Soprano canteranno insieme, non si dè far la Quin-
ta, se non quando'l Tenore farà la Sincopa, nella seconda parte della quale tal Quinta sia contenuta, & do-
po lei bisogna che seguiti senza alcun mezo la Sesta; & dopo questa la Terza, ouero vn'altra Sesta. Non
si fa Sesta, & dipoi Ottaua, quando le parti discendeno: ma si pone la Sesta ad vn'altro modo, che ven-
ghi bene. Il Soprano può discendere sotto'l Tenore fino alla ottaua voce, quando torna commodo; Et
quando si vorrà porre la sincopa di Quarta nell'vna, & nell'altra di queste due parti, tornerà molto bene.
Bisogna auertire di non dimorare lungo tempo sopra la Terza: percioche nella Replica viene col Basso
la Sesta; Ne douemo anco fermare le parti sopra la Ottaua: conciosia che torna Vnisono. Tutte queste co-
se si debbeno osseruare, accioche si possa peruenire con qualche facilità al fine desiderato. Et perche osseruan-
do queste Regole, sarà facile il comporre questi Contrapunti a Tre uoci: tanto più, che si dè comporre in un
tempo il Principale, & la Replica; accioche'l Compositore possa vedere gli incommodi, che possono occor-
rere in tali compositioni. Però si dè auertire per vltima conclusione, che quantunque il Principale si purgasse
page 256da ogni errore, che si potesse commettere contra le date Regole vniuersali; è impossibile, che la Replica in
tutto possa venire osseruata. Questi pochi essempi hò voluto porre, da i quali ciascuno potrà vedere il modo,
che hauerà da tenere volendone comporre de gli altri.

Delli Contrapunti a Tre voci, che si fanno con qualche
obligo.Cap. 63.

SI Troua etiandio vn'altro modo di far Contrapunto a Tre voci, il quale costumano alcu-
ni Prattici facendolo sopra il Canto fermo, o sopra qualunque altro Soggetto, con qualche
obligo; come sarebbe il far due parti, che cantino l'vna dopo l'altra in Consequenza, o-
uero nella Imitatione, per alquanto spacio di tempo; Il qual modo non è veramente da
sprezzare: perche è bello, & ingegnoso; & torna molto commodo, massimamente
quando è composto con debiti modi. Et benche gli oblighi siano infiniti: nondimeno ne mostrarò solamente
alquanti, per non fastidire il Lettore; accioche da loro si possa conoscere il modo, che si potrà tenere ne gli al-
tri simili. Il primo modo adunque sarà, quando le parti del Contrapunto si componeranno con tale obligo,
che l'vna conseguiti l'altra al modo detto, per li gradi, o mouimenti istessi, per il tempo di vna Minima; &
questo si può fare in due modi; cioè quando le parti canteranno nel graue sotto la parte del Soggetto; & quā
do canteranno di sopra nell' acuto. Et si dè osseruare in questi due modi, che la parte principale, cioè la Gui-
da non faccia mouimento alcuno di vn grado, cioè di vna Seconda: imperoche'l Consequente necessariamen-
te verrebbe ad esser distante da lei per uno interuallo dissonante; cioè per vna Seconda. Onde osseruato che
si hauerà questo, facendo che le parti cantino con leggiadri mouimenti, allora nascerà questi; & altri si-
mili Contrapunti.
SOGGETTO.
GVIDA del Primo modo nel graue.
CONSEQVENTE. GVIDA del Secondo modo nell'acuto.
CONSEQVENTE.page 257Il Secondo modo è quando due parti del Contrapunto si seguitano, distanti l'vna dall'altra per Quinta, do-
po vna Pausa di Minima. Et questo medesimamente si può fare in due maniere: Percioche, ouero la Guida
sarà la parte acuta delle due parti del Contrapunto, & la graue il Consequente: oueramente per il contra-
rio, che la Guida sarà la graue, & il Consequente la acuta. Bisogna però auertire, che'l propio dell'uno, &
dell'altro modo è, di modulare, o cantare (che uogliam dire) per salti, o mouimenti di Ottaua, di Sesta,
& di Terza; & rarissime volte auiene, che si possa cantare per quelli di Quinta. Et quando procederan-
no per molti gradi congiunti, il propio del primo modo è, che la Guida proceda dall'acuto al graue; & nel
secondo modo per il contrario, cioè dal graue all'acuto; si come nell'vno, & l'altro di questi due essempi
si può vedere.
SOGGETTO.
LA GVIDA del primo modo.
IL CONSEQVENTE. CONSEQVENTE del Secondo modo.
LA GVIDA. Et bisogna che'l Contrapuntista mentre farà il contrapunto a ciascuno delli mostrati modi; faccialo scriuen-
do, oueramente alla sproueduta, habbia sempre riguardo a quello, che può fare il Consequente; acciò non
commetta errore. Queste cose adunque si debbeno osseruare principalmente in simili contrapunti: perche se
bene occorresse alcun'altra osseruanza, sarebbe di poco momento. Ma si dè sapere, che è impossibile in tut-
te queste sorti di Contrapunti doppij, & fatti con simili oblighi, di osseruar pienamente le Regole date di
sopra; massimamente quādo cotali oblighi crescono: essendo che nō si può osseruare la bellezza, & il decoro
del Contrapunto, si in quanto alla modulatione, quanto ancora intorno la inuentione, & il modo di porre le
page 258consonanze: percioche è leuata la libertà al Compositore, che hauea nel comporre gli altri senza alcun obli-
go: & questo dico, accioche il diligente osseruatore de i nostri Precetti, vedendo alcune cose, che non sono
cosi ben corrette, non si marauigli: perche non hò posto qui cotali Compositioni, accioche lungamente, &
per sempre si habbiano da vsare; ma si bene alle volte, quando li tornerà in proposito; per mostrar la viua-
cità del suo ingegno, & la prontezza del suo intelletto con alcuni, che ad altro non attendeno, che a simil
cose, & poi nel resto si ritrouano essere nudi. Sono queste maniere veramente molto ingegnose, ancora che
si oda alle volte qualche cosa, che sia strana da udire: Ma è buono sapere tutte le cose (se fusse possibile) mas-
simamente le necessarie, & le vtili in ciascuna Arte, & in ciascuna Scienza; & non solo queste, che so-
no buone; ma le altre ancora, quantunque siano triste; L'vne per mettere in opera, l'altre poi per sapersi
guardare, & seruirsene di esse a tempo, & luogo conueniente. Et se alle volte hò mostrato delle cose, che
non tornano cosi bene, hò voluto in cio imitare il Filosofo, il quale, hauendo mostrato il buono della Logica,
& della Filosofia, & mostrato il vero modo di argumentare; dopo l'hauer scritto molte cose nell'vna, &
nell'altra facultà; scrisse etiandio i Libri de i Silogismi fallaci, o Soffistici, i quali chiamò Elenchi; non per-
che si hauessero da vsare: ma accioche (accadendo) ogn'vno si sapesse guardare da gli intrichi de i Soffisti,
che vogliono esser tenuti dotti, ancora che non siano. Buona cosa è veramente, & ottima il sapere cotali
Contrapunti, & vsarli quando torna commodo: ma il frequentarli non lodo molto: conciosia che non si può
fare, che essendo il Contrapuntista obligato alla osseruanza di tante cose, il Contrapunto venga ad essere in
tal maniera elegante, & sonoro, che porga grato piacere all'Vdito.

Quel che si dè osseruare, quando si volesse far vna Terza parte alla
sproueduta sopra due altre proposte.Cap. 64.

SOGLIONO alle volte i dotti Contrapuntisti, quando si canta alcuna cantilena a
due voci, aggiungere alla sproueduta elegantemente vna Terza parte, di maniera, che
fanno vdire il concento a Tre voci. Onde io; per non lassare alcuna cosa indietro, che sia
vtile, & di qualche honore in quest'Arte; hò deliberato; oltra l'hauer mostrato il mo-
do, che si hà da tenere nel comporre a Tre voci diuerse sorti di Contrapunti; di mostrare
il modo, che si haurà da tenere, volendosi essercitare nel cantare cotal parte in cotal maniera. Et questa im-
presa hò pigliato volentieri: conciosia che alle volte hò vdito alcuni, non dirò sciocchi: ma presuntuosi a fat-
to, & arroganti, che per dare ad intendere, che sono in ciò molto valorosi, & sufficienti; si pongono a vole-
re etiandio passare più oltra: imperoche non solamente si contentano di uoler fare vna Terza parte sopra co-
tali cantilene; ma di più, sopra qualunque altra cantilena, se fusse bene a Dodici voci, vogliono aggiungere
vna Terzadecima parte. La qual parte fanno, facendo solamente contrapunto sopra il Basso, senza vedere
alcuna delle altre parti; & spesso si vagliono di vna lor Regola, la quale hanno per vn bel secreto, di por-
re la parte, che aggiungono lontana dal Basso per vna Terza, oueramente per vna Decima; & per tal mo
do danno ad intendere alli sciocchi, come sono loro, & che non intendeno più oltra, che fanno miracoli. Ma
quanto ciò sia ben fatto, lassarò giudicare a ciascuno, che hà qualche giuditio: essendo che, quando queste lor
parti aggiunte si vedessero scritte nel modo, che le cantano; oltra che da i periti della Musica si odeno le co-
se, che fanno contra l'Arte; se bene non sono inscrittura; si scoprirebbeno mille errori, che fanno contra le
Regole communi, & si vederebbeno esser piene di infinite dissonanze. Hora per venire al mio primo inten
dimento dico, che dopo che ciascuno si hauerà ottimamente essercitato nella compositione delli mostrati Con
trapunti, & vorrà aggiungere alla sproueduta cotal parte; sarà dibisogno, che lui dia opera separatamen-
te per qualche giorno a tal cosa in questa maniera. Proposto che lui si hauerà alcuna cantilena composta a
due voci, alla quale vorrà aggiungere la Terza parte, debbe con diligenza por mente alli passaggi, & al-
le modulationi, che fanno insieme le due parti proposte; acciò possa comprendere, in che maniera il loro con-
trapunto sia ordinato; & possa dipoi aggiungere senza alcuno errore quella parte, che lui vuole. Et debbe
per ogni modo tenere quest'ordine: perche non è sufficiente (come si auisano molti, che non sanno) vna par-
te sola, a mostrare il Contrapunto, che si hà da aggiungere nella Terza parte; massimamente potendosi so-
pra vno istesso Soggetto porre variati Contrapunti.
page 259Per illud Aue prolatum & per tuum responsum datum, ex te ver
bum incarnatum. quo saluantur omnia, ij quo
saluantur omnia.
Per illud Aue prolatum & per tu
um responsum datum, ex te verbum incarnatum. quo saluantur omnia ij
quo saluantur om
nia.Terza parte aggiunta. Oueramente a quest'altro modo.page 260Hauendo adunque il Contrapuntista tal riguardo, potrà ottimamente accommodare il suo Contrapunto, in
quella maniera, che li parerà meglio, & li tornerà più commodo; tanto volendo aggiungere vna parte acu-
ta sopra la parte graue delle due proposte; quanto volendo fare sotto di esse vna parte graue. E' ben vero,
che'l porre alle volte la parte, che si aggiunge distante per vna Decima, ouero per vna Terza dall'vna del-
le due, torna molto commodo: Ma bisogna auertire, che quando le proposte fussero per vna Terza lontane
l'vna dall'altra, & quella che si aggiunge cantasse per vna Decima; tra la aggiunta, & l'una delle due;
che sarebbe la graue, quando la parte si aggiungesse nell'acuto; ouero sarebbe l'acuta, quādo l'aggiunta fus-
se più graue; sempre si vdirebbe la Ottaua; & cosi dico, quando fussero distanti per vna Decima, & la ag-
giunta cantasse per vna Terza; Onde se le due proposte hauessero molte Terze, o Decime l'vna dopo l'al-
tra; come si sogliono porre alle volte, si vdirebbeno con l'aggiunto tante Ottaue, senza mezo alcuno; quante
erano le Terze, o le Decime contenute tra le parti; & per tal maniera si verrebbe a fare errore. Però è co-
sa buona, anzi necessaria il vedere il Contrapunto delle due proposte, per potere schiuare gli errori, che po-
tessero occorrere: percioche quando si facesse altramente, sarebbe impossibile di far cosa buona; se almeno non
si hauesse alla memoria ciascuna delle parti. Et perche può occorrere di accommodare, ouero aggiungere
tal parte in due maniere, cioè ad alcune cantilene, che non saranno composte secondo gli auertimenti, o Rego
le date: & medesimamente ad alcune, che saranno ordinate secondo li modi mostrati di sopra; però il Con-
trapuntista non sarà obligato cosi strettamente di osseruare li Precetti dati di sopra, nel fare la Terza parte,
sopra quelle, che saranno composte senza li mostrati auertimenti; ancora che sarà sempre lo deuole, quando
si potrà fare, che tal parte aggiunta sia posta con quelle conditioni, che si ricerca in ciascuna buona composi-
tione. Ma quando la Cantilena sarà composta regolatamente, debbe per ogni modo stare nella osseruanza de
i mostrati precetti, più che puote: percioche è il douere. Ma accioche si possa comprendere il modo, che si dè
tenere in vn tal negotio, hò voluto aggiungere due Terze parti, variate l'vna dall'altra: aggiunte, dico, ad
vna compositione a due voci di Iosquino, che si troua nel Motetto Benedicta es coelorum regina, a sei voci;
le quali, di poi che saranno state vedute, & essaminate, si potrà vedere il modo, che si hauerà a tenere volen
do aggiungere tal parte in alcun' altra compositione composta a Due voci. Ma si debbe auertire, che le par-
ti aggiunte, alcune volte procedeno per alcuni mouimenti alquanto lontani; & questo è sopportabile; per la
difficultà, che si troua nell'accommodar tal parte alla modulatione continoua della cantilena: essendo che, al
tro è il comporre insieme tutte le parti, & altro è aggiungere a due parti la Terza; che è cosa molto diffi-
cile, & da huomo consumato nella Musica; & cosa molto lodeuole, quando si aggiunge, che stia bene.

Quel che bisogna osseruare intorno le Compositioni di Quattro,
o di più voci.Cap. 65.

VEDVTO a sufficienza quello, che si ricerca nella compositione delle Cantilene a Tre
voci, è conueneuole, che hormai mostriamo quelle cose, che concorreno nelle cantilene, che
si compongono a Quattro, & anco a più voci. Però è da auertire, che si dè osseruare in
queste Compositioni tutte quelle cose, che furono osseruate nelle nominate compositioni
Onde la maggior difficultà, che possa occorrere è, di accommodar le parti della cantilena
in tal maniera, che l'vna dia luogo all'altra, che siano facili da cantare, & habbiano bello, regolato, & ele-
gante procedere. Queste cose non si possono cosi facilmente in carte insegnare; la onde si lassano alla discret-
tione, & al giudicio del Compositore. Voglio ben dire, che suole intrauenir al Musico quello, che intrauiene
anco al Medico, che si come questo nō può hauer cognitione perfetta della Medicina, per hauer studiato Hip-
pocrate, Galeno, Auicenna, & molti altri eccellentissimi Medici; se non dopoi, che hauerà pratticato con al
tri Medici, & spesse volte ragionato, & discorso seco molte cose appartenenti a tale Arte; & toccato molti
polsi, veduto gli escrementi, & fatto mille esperienze; Cosi quello non potrà esser perfetto, per hauer letto,
& riletto molti libri: ma li sarà dibisogno alla fine, per intender bene quello, che hò mostrato di sopra, et mol
te altre cose, che son per mostrare; che si riduchi alle volte a ragionare con alcuno, che habbia cognitione del-
la Prattica; cioè del Contrapunto; accioche se hauesse pigliato alcun vitio, & intendesse qualche cosa al con-
trario, si possa correggere: conciosia che'l vitio preso dal principio si conuerte in habito, quando molto si con
tinoua; il quale habito si può difficilmente lassare, si come dimostra a noi Horatio dicendo;
page 261Quo semel imbuta recens, seruabit odorem

Testa diu.
Et se la Speculatiua senza la Prattica (come altre volte hò detto) val poco; atteso che la Musica
non consiste solamente nella Speculatiua; cosi questa senza la prima è veramente imperfetta. Et questo è ma-
nifesto: conciosia che hauendo voluto alcuni Theorici trattare alcune cose della Musica; per non hauere hauu-
to buona cognitione della Prattica, hanno detto mille chiachiere, & commesso mille errori. Simigliantemen-
te alcuni, che si hanno voluto gouernare con la sola Prattica, senza conoscere alcuna ragione, hanno fatto
nelle loro compositioni mille, & mille pazze, senza punto auedersene di cosa alcuna. Ma per ritornare
al nostro proposito dico, che volendo dar principio alle Compositioni nominate di sopra; primieramente si ri-
trouarà il Soggetto; dipoi ritrouato, si potrà incominciare il Contrapunto da quella parte, che tornarà più
commodo. La onde poniamo, che si volesse dar principio alla cantilena con la parte del Bassoo; subito il
Compositore potrà conoscere il luogo del Cōtralto, del Soprano, & quello del Tenore. Cosi ancora volendo dar
principio per qualunque altra parte; si come per il Tenore, o per il Basso; saprà i luoghi dell'altre parti per or
dine, reggendosi secondo'l modo mostrato di sopra nella Tauola; osseruando anche quelle Regole, che disopra
in molti luoghi hò mostrato, quando fu ragionato intorno il modo di comporre a Due, & a Tre voci. Per la
qual cosa osseruando il tutto, potrà hauere il desiderato fine, & acquistarsi honore; al quale spesse fiate ne cō
seguita grande vtile ancora. Ma accioche si vegga il modo, che si hauerà da tenere, & il procedere in simi-
li compositioni; ancora che siano infiniti gli essempi a Quattro voci, compostida molti compositori eccellen-
ti; porrò solamente due compositioni sopra il Canto fermo, dalle quali, poi che si haueranno essaminate, si po-
trà hauere qualche lume, per potere seguire più oltra di bene in meglio, et porsi a maggiori imprese; et compor
re altre cantilene di fantasia; come sono Motetti, Madrigali, & altre belle Canzoni; preparandosi il Sogget
to, o pigliando alcuno altro Canto fermo, ouero qualunque altra parte, come parerà meglio al Compostore.
Il SOGGETTO, & il TENORE.
Il SOPRANO.
L'ALTO.
Il BASSO.page 262Il SOGGETTO del Secondo essempio, & il TENORE.
Il CANTO.
L'ALTO.
Il BASSO. Et benche in ogni compositione perfetta quattro parti solamente siano basteuoli, si come il Soprano, l'Alto, il
Tenore, & il Basso; tuttauia quando si vorrà passare più oltra, & hauer maggior numero de parti, bastarà
solamente raddoppiare (come hò detto altroue) vna delle Quattro nominate; & cotal parte aggiunta si chia
merà medesimamente Soprano, o Tenore, ouero Alto, o Basso; secondo la parte, che si hauerà doppiata; ag-
giungendoli Secondo, o Terzo secondo'l numero di quelle parti, che si troueranno in tale cantilena. Et si fanno
le chorde estreme della parte aggiunta, equali a quelle della parte, che viene raddoppiata; ancora che non sa-
rebbe errore, quando non fussero equali, & le chorde della parte aggiunta si estendessero più verso'l graue, o
verso l'acuto, che quelle della raddoppiata; cioè della parte principale. Si debbe però auertire, che alle volte si
page 263costuma di comporre la cantilena senza il Soprano; nel luogo del quale si pone vn Contr'alto, alquanto più acu
to del principale per vna Terza più, o meno, che importa poco. Il medesimo si fà, lassando il Soprano, & l'Al
to; componendo con tre Tenori, & vn Basso; oueramēte con tre Bassi, & vno Tenore; & alle volte con quat-
tro Bassi, & ad altro modo anco, si come torna più commodo; ilqual modo di comporre si chiama a Voci mu-
tate, ouero a Voci pari. Si compone anche con due Soprani, & vn Contr'alto, ouero vn Tenore, & il Basso;
alle volte con tre Soprani, & vn Basso; & alle volte con quattro Soprani, tanto a quattro voci, quanto a cin-
que, & più oltra; sempre aggiungendo quelle parti, che fanno dibisogno; come si vede ogni giorno nelle mo-
derne compositioni. Ma questa maniera di comporre; ancora che le parti si venghino a moltiplicare, & accom
modare altramente di quello, che si fà nelle a tre: non fà varietà alcuna di concento; cioè non partorisce va-
riatione di accordi, oltra quelli, che nel Cap. 58. di sopra hò mostrato. E ben vero, che si troua tal differenza
tra le prime, & queste seconde compositioni; che essendo in quelle il campo più largo; cioè più lontana la parte
graue dalla parte acuta di tutto il concento; in questo il luogo è più ristretto: percioche gli estremi delle parti
graui, & delle acute insieme si conchiudono assai commodamente tra Quindeci chorde al più, & meno an-
co, secondo che fà dibisogno; & in quelle si conchiudono in Venti; come nella Quarta parte vederemo.

Alcuni auertimenti intorno le Compositioni, che si fanno
a più di Tre voci.Cap. 66.

DEBBE oltra di ciò auertire il Contrapuntista, che quantunque io habbia detto altroue,
che si debbi sforzare di por le parti della cantilena, che procedino per mouimenti contra-
rij che nelle compositioni di più voci, questa Regola s'intenderà essere osseruata, quando
farà, che almeno vna delle nominate parti ascendi, o discendi per contrarij mouimenti:
Imperoche se'l si volesse osseruare cotal regola in tutte le parti; questo, se non fusse impos-
sibile, sarebbe almeno difficile: Debbe anco auertire, che in ogni Compositione di più voci, quando si porrà al-
cuna figura sincopata, nella quale si troui la dissonanza nella sua seconda parte; di por tutte le altre parti del
la Compositione, siano quante si voglino, che accordino tra loro: percioche (come si è detto altroue) la Dis-
sonanza posta nella sincopa, per molte ragioni non è quasi compresa dal sentimento. Et se pure in alcuna par-
te dalla Dissonanza posta in tal maniera è offeso, non debbeno le altre parti esser tra loro dissonanti; acciò
non offendino doppiamente l'Vdito. Onde quando si porrà la seconda parte della figura sincopata dissonante;
quelle parti, che percuoteranno insieme sopra quella parte dissonante, debbeno essere tra loro consonanti.
Quando adunque si trouerà la Dissonanza posta in tal maniera, allora potremo porre Quattro parti l'vna dal
l'altra distanti per vna Terza, tra le quali non si vdirà la Ottaua; come qui si vede.
SOPRANO.OueroALTO.Ouero
TENORE.BASSO. Et perche accaderà alle volte, di comporre sopra le parole, le quali ricercano la harmonia alquanto dura, &
aspra; acciò si venga con gli effetti ad imitare il Soggetto contenuto nella Oratione; però quando bisognarà
vsar simili durezze, allora si potranno porre le Seste, nelle quali siano le figure di alquanto valore; come de
Breui, & di Semibreui mescolate; oueramente si porranno le Dissonanze tra loro, che siano ordinate secondo
le Regole, & modi mostrati di sopra; & si hauerà il proposito; si come auerrebbe ponendo la Quarta, ouer
la Vndecima nella Sincopa; come nelli sottoposti essempi si può vedere.Accascherà alle volte, che nella
prima, o nella seconda parte della Battuta si troueranno due parti sopra vna medesima chorda; ouero si troua-
ranno in vn tempo esser lontane l'vna dall'altra per vna Ottaua; dico, che se bene tali parti ascendessero, o
discendessero dipoi per vn sol grado, & per più gradi ancora, & toccassero vna istessa chorda: ouero se si ri-
page 264CANTO.ALTO.
TENORE.BASSO. trouassero medesimamente distanti per vna Ottaua; pur che ascendino, o discendino l'vna dopo l'altra; &
che quella, che sarà la prima a toccare la seconda chorda, non aspetti l'altra parte, ma subito muti luogo;
hauendo la seconda fatto primieramente vna Pausa, che sia del valore della figura posta sopra la secō da chor-
da: se bene l'vna, & l'altra di queste due parti toccassero tal chorda; mai si potrà con verità dire, che tra
loro siano fatti due Vnisoni, ouer due Ottaue. Et se bene hò gia detto nel Cap. 47. che la Pausa, o la
Dissonanza posta tra due consonanze perfette, non è atta a far variatione alcuna di concento; dico hora, che
iui mostrai le Figure, che fanno il Contrapunto, esser poste in altra maniera, di quello, che sono poste in simi-
li Contrapunti: Percioche veramente allora si fanno due Vnisoni, o due Ottaue; quando le parti ascendeno, o
discendeno insieme senza esser tramezate da alcuna Pausa: ouero quando dopo la Pausa, l'vna delle parti ca-
sca sopra l'altra, senza alcun mezo. Quando adunque si interpone le Pause, & l'vna parte fugge, auanti, che
l'altra arriui alla gia toccata chorda; non si intendeno, ne sono, ne si potrà mai dire per alcun modo, che siano
poste contra alcuna delle date Regole; come qui sotto in essempio si vede.Il perche quando si porranno in
CANTO.ALTO.
TENORE.BASSO. tal maniera, si potranno sempre vsare in ciascuna compositione; sia di Quattro, di Cinque, o di qual'altro nu-
mero si voglia de voci. Di questi, et di altri simili casi, che potranno occorrere, ciascuno potrà hauere da quel-
lo, che si è detto piena resolutione: La onde non mi estenderò più oltra, per non perdere il tempo. Qualunque
volta etiandio occorrerà di voler comporre alcuna Cantilena a Cinque, ouero a Sei, oueramente à più voci; si
potrà osseruar quello, che da molti Musici celebratissimi è stato osseruato: Conciosia che pigliauano alle volte
per Soggetto vn Tenore di Canto fermo, & dipoi lo accommodauano con varie figure, come li tornaua più
commodo; et fondauano la Compositione sopra tal Tenore, & faceuano cantare le parti a quel modo, che li
tornauano meglio; di maniera, che facessero buona harmonia; vsando di porle in Fuga l'vna con l'altra; ouer
difare, che l'vna imitasse l'altra, nel modo, che hò mostrato di sopra. Ilche si può vedere, volendo di ciò qual-
che essempio, in più Motetti gia composti da Adriano, si come in quello, che incomincia Nil postquam sacrū,
a Sei voci; & in quelli Victor io salue; et Inclite sforciadū, composti a Cinque voci; & in molti altri fatti da
altri Compositori. Pigliauano anco vn Tenore di canto fermo, sopra ilquale accommodauano (come fanno
etiandio al di d'hoggi) due, o Tre parti in Consequenza; & dipoi sopra di quelle faceuano l'altre; & di ciò si
può hauer l'essempio ne i Motetti Verbum supernum; sopra il canto di O salutaris hostia; & in quello, che in-
comincia Praeter rerum seriem, composti da Adriano a Sette voci; & in quello di Iachetto a Sei voci, che in
comincia Descendi in ortum meum; oltra che si ritrouerà nella medesima maniera composti il motetto Mi-
serere mei Deus, miserere mei
, sopra l'Antifona Ne reminiscaris Domine; & la Oratione dominicale Pater
noster, con la Salutatione angelica Aue Maria
; i quali gia composi l'vno a Sei, & gli altri a Sette voci.
Debbe però auertire il Compositore, che in quelle Fughe, lequali si fanno sopra tali Tenori, le parti possono esser
tra loro distanti per vna Terza, per vna Quarta, per vna Quinta, per vna Sesta, & altre simili Consonāze:
ma di raro si pone la Quarta, dopo laquale segua immediatamente la Sesta: o per il contrario. Similmēte rare
page 265volte si pongono due Seste: percioche sono difficili da accompagnare con le altre parti. Tali Consequenze si
sogliono, & si debbono veramente comporre prima, che si componghino le altre parti: ma bisogna hauer sem-
pre riguardo nel comporle, in qual maniera le parti, che si hanno da aggiungere, si possino accommodare nel-
la cantilena; accioche non si habbia doppia fatica nel comporre tutto'l corpo della Compositione, quando ve-
nisse alcuna cosa di sinistro in tali Consequenze. Et se nell'aggiungere le altre parti, si trouasse qualche di-
scommodo; ouero, che per mutare le parti del Canto fermo posto in tali Consequenze, facesse migliore effetto;
allora non dè il Compositore perdonare a fatica; ma debbe mutare opinione, aggiungendo, o leuando alle det-
te parti quello, che farà dibisogno. Ilche sarà facile, quando le parti saranno state ben ordinate da princi-
pio. Ma si dè auertire, che le parti, che cantano in Fuga, non si possono sempre ordinare in tal maniera,
che'l Consequente canti tutto quello, che canta la Guida; onde è necessario, che seguendo la Guida il cantare
in fino al fine, il Consequente si venga a fermar poco lontano; si come si può vedere in molte cantilene com-
poste a tal guisa; & massimamente in quelli Motetti. Veni sancte Spiritus di Adriano composti a Sei vo-
ci; & O beatum pontificem, che gia composi imitando il canto fermo, a Cinque voci. Si debbe vsare
etiandio tal discrettione nell'accommodar le parti; che quella, che canta nel suo luogo propio il Canto fermo;
dopo l'hauer cantato tutto quello, che fà dibisogno, o sia Canto fermo, ouero Imitatione; quello, che cantasse
più oltra, di quello, che dè cantare il Consequente, sia almeno quasi replicato. Il Consequente poi debbe esse-
re ordinato in tal modo, che canti, & finisca tutto il Canto fermo, & non fuori del suo ordine. Di questi si
potrà hauere molti essempi accommodati, come sarebbe il Motetto, Salue regina misericordiae; & quello,
che incomincia, Litigabant Iudaei, sopra il canto fermo, Comedite pinguia, i quali gia molti anni composi a
Sei voci. Si potra anco pigliare vn Canto fermo, & ordinare sopra di lui molte parti; ponendone due, o più
l'vna all'altra in Fuga continoua, o legata, come vogliamo dire; come fece Iachetto nel motetto Mu-
rus tuus
; & Adriano nel motetto Salue sancta parens a Sei voci. Potremo simigliantemente pigliare al-
cun Tenore, ordinandolo con vn'altra parte in Fuga in tal maniera; che volendo replicare le parti, facino
vna seconda parte, di modo, che quella che prima fù la Guida diuenti il Consequente; & similmente
quella, che era il Consequente diuenti la Guida. Di questa maniera si trouano molte compositioni, tra le-
quali è il motetto di Adriano, Venator lepores, sopra'l Canto fermo, Argentum, & aurum non est mihi; &
il motetto In principio Deus antequàm terram faceret, sopra quel canto fermo, Omnis sapientia, ilquale gia
composi da cantare a Sei voci, si come si canta etiandio il sopra detto. Vsano etiandio alle volte li Prattici,
imitando due, o più Tenori diuersi di varij canti ecclesiastici, comporre alcune cantilene a più voci, di ma-
niera, che l'vna delle parti venghi ad imitar l'vno, & l'altra l'altro; come fece Iosquino, ilquale in cotal
maniera in vna compositione di Sei voci ne imitò Quattro, cioè Alma redemptoris mater. Aue regina
coelorum. Inuiolata, integra, & casta. & Regina coeli
; si come fece anche Gomberto in vna Cantilena
a Quattro voci, che incomincia Salue regina. Alma redemptoris. Inuiolata. Aue regina coelorum, imi-
tandone molti, come iui si può vedere; Ilche potrà etiandio fare ciascuno, imitandone diuersi altri: percio-
che veramente cotal cosa è molto lodeuole; per essere ingegnosa. Si potrà anco pigliare due Tenori di can-
to fermo, & accommodarli, come torna meglio alla cantilena, & sopra di essi comporre le altre parti; co-
me fece Costanzo Festa nel motetto Exaltabo te Domine a Sei Voci, che accommodo l'Antifona Cum iu-
cunditatem
, & il primo verso del Cantico di Zacaria, Benedictus Dominus Deus Israel. Potremo etiandio
(come hanno fatto de gli altri) porre due parti della cantilena, lassando da parte il canto fermo, in Conse-
quenza; oueramente porle legate insieme con la Imitatione; dilche si può hauere l'essempio nel motetto
Ecce tu pulchra es, ilquale gia composi a Cinque voci. Si potrebbe anche comporre le Cantilene facendo
le parti raddoppiate, cioè ponendo le parti a due, a due in Consequenza, ouero nella Imitatione; come fece
Motone nel motetto Nesciens mater; & Gomberto nel motetto Inuiolata, integra, & casta; l'vno, &
l'altro composto a Otto voci; & Adriano il nominato motetto Salue sancta parens, & la canzone Sur
l'herbe brunette
, che l'vno, & l'altra si cantano a Sei voci. Oltra di questo si potrà comporre a Quattro,
a Cinque, & a più voci in mille modi (dirò cosi) ponendo le parti hora in Consequenza, hora nella Imita-
tione; oue si ritrouerà esser tanti li Consequenti, quante saranno le Guide; come si può vedere in quel mo-
tetto di Adriano, Sancta, & imaculata virginitas; & in vna sua canzone Petite camusete, a Quattro vo-
ci. Sarà anco lodeuole il comporre Quattro parti sopra vna, ponendone alcune in Fuga, & alcune nella
Imitatione; come fece P. della Rue nella messa O salutaris hostia; & Adriano anche, con molta leg-
page 266giadria, nella messa Mente tota; delle quali l'vna, & l'altra si troua a Quattro voci. Infiniti sono li modi del
comporre in simili maniere; & difficile anzi impossibile sarebbe, il voler raccontare di vna in vna le dispo-
sitioni delle parti, & del'ordine tenuto: Ma per non esser lungo farò fine; massimamente perche ogni gior-
no si veggono molte altre compositioni, composte dallo Eccellentissimo Adriano Vuillaert, lequali, oltra che
sono piene di mille belle, & leggiadri inuentioni; sono anche dottamente, & elegantemente composte. Infi-
nite altre etiandio ue ne sono, composte da altri Eccellentissimi Musici; delle quali molte se ne ritrouano in
vn libretto, ilquale gia fù stampato in Vinegia da Andrea antico in ottauo foglio; lequali vedute, potranno
esser di grande aiuto per ritrouare altre simili inuentioni: percioche da quelle, si hauerà vn tal lume, che cias-
cuno dipoi si potrà porre a maggiori, & a più difficili imprese, & honoreuoli. Non mancarebbeno veramen
te oltra di queste mille leggiadre inuentioni, che si potrebbeno fare; come sarebbe il voler comporre Tre parti
sopra vn Tenore di canto fermo in questa maniera; che due si seguitino per mouimenti contrarij; & l'altra
sia composta secondo il volere del Compositore; come qui in essempio si veggono.
SOGGETTO, & il Tenore.
CANTO, & il Consequente del Basso.
ALTO.
BASSO, & la Guida del Soprano. Et comporre etiandio Quattro parti in tal maniera, che'l Soprano co'l Basso; & il Contralto co'l Tenore can
tino in Consequenza per contrarij mouimenti; come nell'essempio posto qui di sotto si vede. Ma si debbe
auertire, di non porre mai l'Alto col Soprano, che facino Quarta; percioche l'altre parti non tornarebbe-
no bene.
page 267CANTO, & la Guida del Basso.
ALTO, & la Guida del Tenore.
TENORE, & il Consequente dell'Alto.
BASSO, & il Consequente del Canto. Quattro parti simili compose etiandio l'Eccellentissimo Adriano di maniera, che quando si è arriuato al fi-
ne, di nuouo si può incominciare dal principio, & ritornare quante fiate si vuole; come dimostrano li Ritornel-
li posti nel fine di ciascuna; delle quali ne porrò vn poco di essempio solamente, per non accrescere il volume, et
sarà il sotto posto; accioche da esso si possa comprendere, quello che sia il resto.
SOPRANO, & Guida del Basso.ALTO, & Guida del Tenor.
BASSO, & Consequente del Canto.TENORE, & Consequente dell'Alto. Et perche da gli antichi Musici si è osseruato, & anco al presente da i Moderni si osserua, di non comporre
alcuna Messa, se non sopra qualche si farà etiandio per l'auenire. Ma bisogna sapere,
che tal Soggetto può essere fatto dal Compositore, come fece Iosquino il Tenore di La, sol, fa, re, mi; & il Te-
nore della Messa Hercules Dux Ferrariae, cauato dalle vocali di queste parole, sopra lequali compose due
Messe a Quattro voci, che sono degne di essere vdite; Oueramente tal Soggetto lo piglia da altri: per-
cioche si piglia alcun Tenore di Canto fermo; come fece il medesimo Iosquino, quando fece la Messa di
Pange lingua
; quella di Gaudeamus, & quella di Aue maris stella; & Brumello quella de i Defunti, tutte a
Quattro voci: percioche molto si dilettauano, di comporre sopra li canti fermi; sopra i quali se ne vedeno
infinite altre, che sarebbe impossibile a numerarle. Quando adunque vorremo comporre alcuna Messa, ri-
trouaremo prima il Soggetto, sia Canto fermo, o qualche Motetto, come si vsa; oueramente altro simile; &
dipoi cercaremo di accommodarlo a diuersi modi; ritrouando noue inuentioni, & belle fantasie; imitando gli
Antichi, pigliando l'essempio da quella Messa, che fece P. Molù, ilquale la compose in tal maniera, che si può cāantare cōon le Pause, et senza, et torna molto bene; et da lla, che fece Occheghen, ilquale fu maestro di Iosquino,
page 268la quale compose di maniera, che si poteua cantare per qualunque Tempo, o prolatione si voleua, che faceua
buono effetto. Accaderà alle uolte di comporre alcuni Salmi in vna maniera, che si chiama a Choro spez-
zato, i quali spesse volte si sogliono cantare in Vinegia nelli Vesperi, & altre hore delle feste solenni; & so-
no ordinati, & diuisi in due Chori, ouer in tre; ne i quali cantano Quattro voci; & li Chori si cantano ho-
ra vno, hora l'altro a vicenda; & alcune volte (secondo il proposito) tutti insieme; massimamente nel fi-
ne: il che stà molto bene. Et perche cotali Chori si pongono alquanto lontani l'vn dall'altro; però auertirà il
Compositore (acciò non si odi dissonanza in alcuno di loro tra le parti) di fare in tal maniera la compositio-
ne; che ogni Choro sia consonante; cioè che le parti di un Choro siano ordinate in tal modo, quanto fussero cō-
poste a Quattro voci semplici, senza considerare gli altri Chori; hauendo però riguardo nel porre le parti, che
tra loro insiememente accordino, & non vi sia alcuna dissonanza: Percioche composti li Chori in cotal ma-
niera, ciascuno da per sè si potrà cantare separato, che non si vdirà cosa alcuna, che offendi l'vdito. Questo
auertimento non è da sprezzare: percioche è di grande commodo; & fu ritrouato dall' Eccellentissimo A-
driano. Et benche si rendi alquanto difficile, non si debbe però schiuare la fatica: percioche è cosa molto lode-
uole, & virtuosa; & tale difficultà si farà alquanto più facile, quando si hauerà essaminato le dotte compo-
sitioni di esso Adriano; come sono quelli Salmi, Confitebor tibi domine in toto corde meo in consilio iustorū:
Laudate pueri dominum: Lauda Ierusalem dominum: Deprofundis: Memento domine Dauid, & molti
altri; tra i quali è il Cantico della Beata Vergine, Magnificat anima mea Dominum, il quale composi gia
molti anni a tre Chori. Queste compositioni vedute, & essaminate, saranno di gran giouamento a tutti co-
loro, che si dilettaranno di comporre in tal maniera: Conciosia che ritrouerà, che li Bassi de i chori si pongo-
no tra loro sempre Vnisoni, ouero in Ottaua; ancora che alcune volte si ponghino in Terza: ma non si pon-
gono in Quinta: percioche torna molto incommodo; & oltra la difficultà che nasce, è impossibile di far cosa,
che torni bene, secondo il proposito. Et questa osseruanza viene ad essere molto commoda alli Compositori:
percioche lieua a loro la difficultà di far cantare le parte delli Chori, che tra loro non si ritroua dissonanza.
Hora per concludere questo raggionamento, dico, che hauendo il Compositore intese tutte queste cose, dè auer
tire anco di terminare il numero delle figure di ciascuna sua compositione, secondo che ricercano il Tempo, il
Modo, & la Prolatione; sotto i quali accidenti componerà la cantilena. Et perche simili accidenti erano gia
in grande consideratione, & anco appresso di alcuni sono in vso; però accioche ciascuno habbia cognitione di
simil cose, verrò a raggionare di loro alcune cose più bisognose; lassando quelle, che sono superstitiose, & che
fanno poco al proposito; & incomincierò dal Tempo, come da quello, che è (secondo'l mio parere) più vniuer-
sale, & primo di ogn'altro accidente.

Del Tempo, del Modo, & della Prolatione; Et in che quantità
si debbino finire, o numerare le Cantilene.Cap. 67.

HAVEVA veramente deliberato, quando incominciai a scriuere le cose della Musica, di
non voler ragionare cosa alcuna, oltra quello, che è necessario alla cognitione delle Propor-
tioni, delli Suoni, delle Voci, et di tutte quelle cose, che cōcorreno alla costitutione della buo
na Harmonia, & alla cognitione delle cose, che appartēgono a questa Sciēza: Ma perche
mi accorgo, che alle volte viene alle mani del Musico moderno alcune cantilene antiche,
lequali sono composte sotto alcune osseruanze del Modo, & della Prolatione; delle quali non ne sapēdo render
ragione alcuna, resta per vna cosa di si poca importanza con vergogna: però hò mutato proposito; & essendo-
mi necessario ch'io ragioni alcune cose del Tempo, ragionerò etiandio di loro alcune cose, lequali saranno le più
importanti. Dico adunque, che essendo la Breue (come hò detto altroue) madre, & genitrice di qualunque al-
tra figura cantabile; è dibisogno primieramente di ragionare di tutti quelli accidēti, che possono accascare in-
torno a lei, & dipoi de gli altri, che accascano intorno le altre figure, che sono sottoposte alla mutatione. La on-
de dico, che in questo luogo io non chiamo Tēpo quello, che significa lo Stato buono, o la buona Fortuna di alcu-
no; come quando si dice, Francesco è huomo di buon tempo; cioè mena tranquilla, et lieta vita: Ne meno quel-
la buona temperatura di Aria, come si suol dire, Hoggi è buon tempo; cioè hoggi è giorno sereno, chiaro, &
lieto: Ne anco nomino Tempo quello, che'l Filosofo definisce essere Numero, o Misura di mouimento, o di al-
cun'altra cosa successiua: ma dico il Tempo essere una certa, & determinata quantità di figure minori, conte-
page 269nute, o considerate in vna Breue. Et questo Tempo è di due maniere, cioè Perfetto, & Imperfetto. Il Per-
fetto si troua nella cantilena, segnata nel suo principio col circolo , per il quale si denota, che la Breue in
tutta la cantilena è perfetta, cioè si pone in luogo di tre Semibreui; o per il contrario tre Semibreui in luogo
di vna Breue: Ma lo Imperfetto si troua, quando nel detto principio è posto il Semicircolo , in luogo del
circolo; per il quale si comprende, che la Breue si pone imperfetta; cioè in luogo di due Semibreui, o per il cō
trario, due Semibreui in luogo di vna Breue. Quando adunque si componerà alcuna cantilena sotto'l segno
del Tempo perfetto, inteso per il Circolo, che dinota il numero Ternario; secondo alcuni rispetti, detto nume
ro Perfetto; si numerarà quella a Breui perfette; cioè a tre Semibreui per ogni Tempo: Ma quando si com-
ponerà sotto'l segno dell'Imperfetto, dinotato per il Semicircolo; si numerarà a Breui imperfette; cioè a due
Semibreui per ogni Tempo: essendo che in questo si considera il numero Binario, chiamato da alcuni nume
ro Imperfetto. Bisogna però auertire, che l'vltima Figura, o Nota d'ogni cantilena non si pone in tal nume-
ro: conciosia che essendo finale in essa si termina il concento, & il Tempo: & ciascuno di questi terminano
sopra quella figura; nella quale hebbero principio, che è la prima Semibreue. Il Modo (lassando da parte
quello, del quale si ragiona ) gli Antichi diceuano, essere vna Quantità di Lunghe, o di
Breui, considerata nella Massima, o nella Lunga, secondo la diuisione binaria, o ternaria: percioche lo diui-
sero in due parti; cioè in Maggiore, & in Minore; & ciascuno di questi considerauano Perfetto, oueramē-
te Imperfetto. Intendeuano il Maggiore, quando poneuano due Pause di Lunga, ouer tre insieme, le quali
pigliassero due, ouer tre spatij; & tre, o quattro linee
delle cinque gia mostrate, come qui si vede: Ma il Mi-
nore considerauano, quando poneuano vna sola Pausa,
che abbracciasse tre, ouer quattro delle predette linee.
Il Modo perfetto maggiore intendeuano, quando pone-
uano tre delle mostrate pause insieme; & l'Imperfetto maggiore, quando erano solamente due. Ma per lo
Perfetto minore pigliano quello, che hauea vna pausa, che abbracciaua
quattro linee, & tre delli sopra nominati spatij: & il Minore imperfetto,
quando la detta pausa posta in tal maniera abbracciaua solamente tre linee,
& due spatij: Di maniera, che nel Modo maggior perfetto faceuano valere
la Massima tre Lunghe, & nell'Imperfetto due. Similmente nel Modo mi-
nor perfetto faceuano valere la Lunga tre Breui, & nell'Imperfetto due. La onde quando componeuano,
ordinauano in tal maniera le loro cantilene; che nel Modo maggior perfetto numerauano di tre Lunghe in
tre Lunghe; o perfette, ouero imperfette, che fussero; & sotto'l Modo maggiore imperfetto, di due Lūghe
in due Lunghe. Simigliantemente nel Modo minor perfetto numerauano di tre Breui in tre Breui, & nel-
l'Imperfetto di due in due. Onde si può vedere, che quando il Compositore componesse sotto alcuno di questi
Modi, & non numerasse la cantilena secondo il detto numero al modo detto; si potrebbe veramente dire,
che costui fusse poco considerato; & che non hauesse alcuna cognitione di tal cosa. Poneuano gli Antichi le
nominate Pause in due maniere: imperoche ne poneuano alcune auanti i segni del Tempo, & alcune dopo.
Le prime chiamauano Inditiali solamente: percioche nō si numerauano nella cōpositione: ma erano poste in
cotal luogo per dimostrar solamente il Modo, o maggiore, o minore che si fusse, sotto'l quale era composta la
cantilena. Le seconde nominauano Indiciali, & Essentiali: conciosia che non solo seruiuano a dimostrare il
Modo, se fusse maggiore, o minore: ma seruiuano etiandio alla cantilena; come nel sottoposto essempio si
può comprendere.
Pause Inditiali solamente.Pause Inditiali, & Essentiali.
Haueano etiandio la Prolatione, la quale (oltra che questa parola voglia dire molte altre cose) diceuano,
che era vna quantità di Minime considerata, oueramente applicata ad vna Semibreue; & la dimostraua-
no col segno circolare, ouero semicircolare: onde la faceuano di due sorti: percioche l'vna nominauano Per-
page 270fetta, & l'altra Imperfetta. Intendeuano la Perfetta, quando poneuano nella cantilena li mostrati segni pū
tati in questa maniera; & la Imperfetta, quando erano posti senza li punti; & faceuano valere
la Semibreue tre Minime sotto li due primi puntati, et sotto quelli, che non erano puntati due. Nu
merauano poi le cantilene in questa maniera; che quelle che erano poste sotto la Prolation perfetta, procede-
uano, & erano numerate di tre Minime in tre Minime; & quelle, che erano composte sotto la Imperfet-
ta, di due in due; & numerauano la cantilena a Lunghe, ouero a Breui, oueramente a Semibreui: percio-
che ciascuna Lunga, o Breue, o Semibreue può esser perfetta, ouero imperfetta. Et perche spesse volte si ag-
giungeuano insieme questi due gradi, cio è il Perfetto & lo Imperfetto; però auertiuano in tale congiuntione:
che se'l Modo maggiore era congiunto col minore, & l'vno, & l'altro fussero stati Perfetti: allora nume-
rauano la cantilena di tre Lunghe in tre Lunghe perfette. Ma se'l Modo fusse stato Minor perfetto, la nume
rauano con tre Lunghe imperfette. Et con simili consideratione procedeuano ne gli altri gradi; si come nel
Tempo, & nella Prolatione, perfetti, & imperfetti. Potemo hora vedere, che per li segni, cioè per il Cir-
colo, & per lo Semicircolo haueano la cognitione del Tempo perfetto, o uero imperfetto: per le Pause hauea-
no cognitione del Modo, maggiore, o minore; perfetto, ouero imperfetto, che'l si fusse; & per li segni del Tē-
po puntati, o non puntati la Prolatione perfetta, ouero imperfetta: di maniera che potemo etiandio vedere,
che attribuirono il Modo maggior perfetto alla Massima di valore di tre lunghe; & a quella di valor di due
il Modo maggiore imperfetto: Similmente alla Lunga di valor di tre Breui attribuirono il Modo minor per
fetto, & a quella di valor di due il Modo minore imperfetto. Il Tempo perfetto attribuirono alla Breue di
valore di tre Semibreui, & l'imperfetto a quella, che val due. Diedero anco la Prolatione perfetta alla Se-
mibreue di valor di tre Minime: ma la imperfetta diedero a quella di due. Soleuano anco gli Antichi ta-
gliare li segni del Tēpo in tal maniera, & questo faceuano, quando voleuano, che le
figure sottoposte alla perfettione, & allaimperfettione, et anche all'Alteratione nel Tē
po perfetto, & nello imperfetto, fussero più veloci. Le quali figure (come vederemo) so
no cinque Massima, Lunga, Breue, Semibreue, & Minima. E ben uero, che faceuano le Minime nere,
per farle veloci, di maniera che ne per il tagliare li segni, ne per il far nere le dette figure, leuauano a loro il
nome: ma lo riteneuano tanto, quanto che tali segni fussero stati interi. Ne per il tagliare de i detti segni si
leuaua la imperfettione, o la perfettione, ne meno l'Alteratione; ma tanto erano sottoposte a tali accidenti,
& passioni, quanto essi segni fussero stati interi. Al presente hauemo altra ragione della Minima nera, es-
sendo che (come hò mostrato altroue) è chiamata Semiminima, la qual si diuide in due Chrome, & la Chro
ma in due Semichrome. Haueano etiandio sotto'l segno del Tempo perfetto tagliato doppia consideratione
nel numerare componendo le cantilene: percioche numerauano a tre a tre, & anco a due a due, cioè di due
Breue perfette in due; oueramente di tre Semibreui in tre: di maniera che'l numerare delle Semibreui finiua
nel numero Senario: conciosia che se misurauano altramente non ritrouauano nelle lor cātilene la misura del-
la Breue. Il che parimente cercaremo anche noi di osseruare, non solo nel Tempo perfetto: ma anco nell'Im-
perfetto tagliato; procedendo di due Breui imperfette in due; acciò la cantilena finisca nel numero Quaterna
rio. Che diremo hora di alcuni Compositori moderni, i quali non solamente non osseruano la misura del nu-
mero Senario, o Quaternario nelle lor cantilene: ma di più non osseruano il numero Ternario nel Tempo per
fetto, ne meno nell'Imperfetto il Binario; siano tagliati, o non tagliati; il che veramente è a loro vna gran
vergogna: conciosia che vengono a rompere il Tempo, & la misura, delle quali cose gli Antichi furono os-
seruatori molto diligenti; & per tal maniera guastano, & confondeno ogni cosa.

Della perfettione delle Figure cantabili.Cap. 68.

DA quello che si è detto, si può hora comprendere, che in ogni Compositione si ritroua Tem
po, Modo, & Prolatione, sotto i quali ciascuna delle cinque figure nominate vengono a
variare il loro valore, secondo che sono accompagnate con diuersi accidenti. La onde è
da sapere, che gli Antichi osseruarono etiandio di nominare le dette figure da gli effetti,
alcune Agenti, & alcune Patienti. Nominarono la Minima agente: percioche la pose-
ro immutabile, cioè che non potesse riceuere alcuna perfettione: ma potesse fare la imperfettione. Io dissi im-
mutabile: conciosia che non si può diuidere in alcune delle altre nominate, per esser quella, che è la minima
page 271di ogn'altra di valore; ancora che ella sia diuisibile in due Semiminime, & in quattro Chrome; si come al-
troue si è detto. La Massima poi chiamarono Patiente: imperoche essendo la maggiore di tutte le altre, può
patire imperfettione: ma la Lunga, la Breue, & la Semibreue dissero Agenti, & Patienti:
solamente si possono far perfette: ma etiandio patiscono imperfettione. Onde è da notare, che nominarono
perfetta quella figura, che vale tanto, quanto vagliono tre delle figure, che le sono parti propinque; si come
la Massima, la quale è detta Perfetta, quando val tre Lunghe; & la Lunga, quando ual tre Breui; & la
Breue, quando val tre Semibreui; & la Semibreue, quando è di valore di tre Minime. Similmente chia-
marono cotali figure imperfette, quando valeuano due; si come la Massima due lunghe; la Lunga due bre-
ui; la Breue due semibreui; & la Semibreue due minime. Considerarono oltra di ciò queste figure in molte
altre maniere; si come parte propinque, o remotte, o più remotte, oueramente remottissime, l'vna dell'al-
tra; si come nel Cap. 44. hò mostrato. La onde la Lunga non hà parte remottissima; ne la Breue hà la par-
te più remotta, ne la remottissima; & la Semibreue non hà la remotta, ne la più remotta, ne meno la remot-
tissima. Et perche alcuno potrebbe dubbitare, se le figure sottoposte al Tempo, al Modo, & alla Prolatione
possono esser sempre perfette; però è da sapere (per non partirsi dalla auttorità de gli Antichi) che veramen
te possono esser perfette, & anco imperfette, secondo il volere del Compositore. Il perche si dee notare, che
gli Antichi volsero, che qualunque Figura posta auanti vn'altra simile figura, o bianca, o nera, sempre fus-
se perfetta; si come nel Modo maggior perfetto vna Massima auanti vn'altra; bianca, o nera che ella fusse.
La Lunga nel Modo maggiore imperfetto, & minor perfetto. La Breue nel Tempo perfetto; & la Semi-
breue nella prolation perfetta. Et ciò fecero con qualche ragione: percioche il Simile non patisce imperfettio-
ne alcuna dal suo simile; come si comprende in due cose, che siano equali in virtù, & possanza, che l'vna
non può superare, ne meno può essere superata dall'altra. Ma la Simiglianza nelle figure s'intende rispet-
to alla forma, & non al colore: Imperoche la Forma è quella, che veramente dà l'essere alla cosa: onde
l'esser nera non le toglie la forma; si come il color nero non leua allo Ethiopo l'essere Huomo; & l'esser Ra-
tionale: conciosia che il Colore non è altro, che accidente, quantunque alle volte sia inseparabile dal Soggetto.
Onde niuna Figura può esser fatta imperfetta da vna sua maggiore, ma si bene da una sua minore: essen-
do che la maggiore rispetto alla minore è sempre patiente; & per il contrario, la minore rispetto alla mag-
giore è sempre agente. E' anco ogni Figura perfetta, quando è posta auanti le Pause della sua propia deno-
minatione; si come la Massima auanti tre pause, che dinotano il Modo maggior perfetto; o siano pause di
tre tempi, ouer di due; per esser le dette pause la quantità, & il valore di vna massima. Cosi la Lunga del
Modo minor perfetto appresso la Pausa di tre tempi, o di due; & la Breue, & la semibreue del Tempo per
fetto, & della Prolation perfetta, auanti le loro pause; come qui si uede.
La Massima etiandio posta auanti vna Legatura di valor di due lunghe; & la lunga auanti quella di due
breui; & la breue auanti quella di due semibreui, ouer due pause di semibreue poste sopra vna linea istessa,
sempre saranno perfette: essendo che tali Legature, o Pause poste in cotal maniera hanno virtù di vnità: il
che auiene anco nella Semibreue, quando è posta auanti due pause di minima poste all'istesso modo. Ma se
tali Pause fussero separate, tal Regola non hauerebbe luogo. Et se alcuno volesse dire, che la Figura posta
auanti la Legatura non può esser perfetta; adduca che ragione si voglia, si potrà rispondere; che se la Bre-
ue è perfetta, quando è posta auanti due pause di semibreue, poste sopra vna istessa linea, sotto'l segno del Tem
po perfetto; maggiormente de esser perfetta auanti la Legatura; poi che le Pause non dinotano altro, che pri
uatione di suono, o di voce; & la Legatura lo pone in essere; come qui si vede.
page 272 Alle volte alcuna delle mostrate figure sarà perfetta, quando dopo se haurà il Punto di perfettione; si co-
me la Massima nel Modo maggior perfetto; la Lunga nel Modo minor perfetto; la Breue nel Tempo per-
fetto; & la Semibreue nella Prolation perfetta; come qui in essempio si vede.Quando saranno collocate
tra due figure maggiori due, o tre minori pro
pinque; la prima maggiore sempre sarà per-
fetta. Si come per essēpio nel Modo maggior
perfetto due, o tre Lūghe poste tra due Massi
me fanno, che la prima Massima sia perfet-
ta; nel Modo minor perfetto due, o tre Breui poste tra due Lunghe fanno, che la prima Lunga sia perfetta.
Questo istesso fanno due, o tre Semibreui poste tra due Breui nel Tempo perfetto; & nella Prolation mag-
giore due, o tre Minime poste tra due Semibreui: percioche la prima Breue, et la prima Semibreue diuētano
perfette. L'istesso faranno le Figure, & le Pause insieme di vno istesso valore nella istessa maniera colloca-
te: ma si de auertire, che quando si porrà tra due maggiori vna sola minore, & la sua Pausa; si porrà pri-
mieramente la Pausa, & dipoi la Figura: Ma quando si porrà due Figure minori, & vna Pausa, allora la
Pausa si potrà porre in qual luogo tornerà più commodo; si come nel sottoposto essempio si può vedere.
Quando nel Tempo perfetto tra due Breui si porrà cinque, o sei Semibreui, allora la prima Breue sarà per
fetta, & l'vltima delle cinque Semibreui alterata; cioè raddoppiata. Ma la prima Breue posta auanti le
sei Semibreui sarà sempre perfetta, senza alteratione di alcuna delle Semibreui: percioche le sei Semibreui
sono poste per due Tempi interi;
come qui si vedeno.Ma per
qual cagione le mostrate Pause
si ponghino più in vn luogo, che
in vn'altro, da quello che dirò al
troue, facilmente si potrà comprendere. Et benche io habbia in questo vltimo essempio posto solamente la
Breue nel Tempo perfetto: si può intendere tutto quello, che hò detto etiandio della Massima, & della Lun-
page 273ga nel modo maggiore, & minore perfetti; & della Semibreue nella Prolatione: Imperoche non si troua
ragione, che maggiormente ne costringa a far perfetta più l'vna che l'altra; massimamente essendo accom-
modate a i loro luoghi, & sotto li segni loro proportionatamente.

Della Imperfettione delle Figure cantabili.Cap. 69.

ET perche ogni Imperfetto hà la sua origine dal Perfetto; però hauendo fatto mentione
della Perfettione delle figure cantabili, resta che noi vediamo li modi, per li quali ogn'v-
na di esse si possa fare imperfetta; ouero quando si possa chiamare imperfetta. Onde se è
vero quello, che dice il Filosofo, che egli è vna istessa disciplina quella delli contrarij, di-
co; che hauendo noi veduto quello, che si ricerca alla Perfettione, sarà facil cosa di cono-
scere quello, che si ricerca intorno alla loro Imperfettione; Imperoche si ritroueranno essere imperfette,
quando non saranno accompagnate con gli accidenti mostrati di sopra. Ma auanti che si vada più oltra, ve-
deremo alcune cose generali intorno tal materia; & dipoi discenderemo al particolare. Dico adunque che
le Figure, che si possono fare imperfette sono Quattro; & sono tutte le Patienti mostrate di sopra; cioè la
Massima, la Lunga, la Breue, & la Semibreue. Et quella, che patisce la imperfettione, è sempre mag-
gior di quella, che fa la imperfettione: Per il contrario, quella che è cagione della imperfettione, è sempre
minore. Et quella Figura, che è cagione di tale imperfettione, si hà da considerare quanto alla quantità per-
fetta; cioè quanto a quelle figure, che sono sottoposte al numero Ternario, & non a quelle, che sono sottopo-
ste al Binario; si come la Massima nel Modo maggior perfetto; la Lunga nel Modo minor perfetto; la Bre
ue nel Tempo perfetto; & la Semibreue nella Prolation perfetta. Et perche la Massima (come hò detto) è
solamente patiente; però non da, ma patisce imperfettione. Cosi la Minima; per esser solamente agente, non
patisce; ma è cagione della imperfettione. La onde la Lunga, la Breue, & la Semibreue sono quelle, che per
essere non solo agenti; ma etiandio patienti, fanno, & patiscono la imperfettione. Ma bisogna auertire, che
l'Essere perfetto si considera in due modi; prima in quanto al Tutto; dipoi in quanto alle Parti. In quanto al
Tutto s'intende imperfetta quella Figura, che è imperfetta di vna sua parte propinqua; & questa è la mag-
giore imperfettione, che se le possa dare. Ma in quanto alla Parte s'intende, quando è fatta imperfetta di vna
parte remota, o più remota, o remotissima. Et la Figura, che si può far imperfetta, non solo si può fare im-
perfetta quanto al Tutto con la parte propinqua; ma con le parti remote, & con le altre ancora; pur che
la quantità sia equale alla Terza parte del suo Tutto. Imperoche l'Imperfettione nelle Figure non è altro,
che vna certa diminutione di vna Terza parte, riducibile alla figura nella perfettione del numero Ternario.
Le Figure, che fanno la imperfettione, si pongono in tre maniere; imperoche, ouero si pongono dopo quel-
la, che si fa perfetta; ouero inanti; oueramente inanti, & dapoi: essendo che ogni figura si può fare imper-
fetta solamente in uno delli tre modi. Et tanto si leua a ciascuna figura, che si fa imperfetta; quanto è il va-
lore delle figure, che fanno tale imperfettione. Et se bene la Minima è figura agente, non può però fare imper-
fetta alcuna figura, che non sia sottoposta alla Prolatione perfetta. Ne si dè credere, che tali imperfettioni si
facino solamente con tali figure, nel modo che hò detto: imperoche le Pause, & il Colore, & etiandio li
Punti hanno la istessa forza. E' ben vero, che le Pause non sono sottoposte alla imperfettione: percioche
sono solamente agenti, ma non patienti; cioè fanno perfetto, & imperfetto; & esse, per qual si uoglia ac-
cidente, non si fanno imperfette. Il Colore leua sempre la Terza parte del Tutto alle figure sottoposte alla
perfettione; ma nella imperfettione (come vsano li Moderni) leua sempre la Quarta parte. L'Imperfettio-
ne adunque delle figure è, il leuarle vna Terza parte del loro valore, che è la parte loro propinqua; Et questa
è la imperfettione quanto al Tutto. Ciascuna delle dette figure adunque è imperfetta quanto al suo Tutto,
quando senza alcun mezo le segue la sua parte propinqua; si come dopo la Massima la Lunga; dopo questa
la Breue; dopo la Breue la Semibreue; & dopo questa la Minima, sotto i loro segni di perfettione; come si
può vedere nel sotto posto essempio.
page 274Il medesimo anco può accascare nelle gia dette Figure, quando dopo esse immediatamente segue alcuna Pau-
sa di valore della lor parte propinqua:Similmente il Colore è cagione di tale imperfettione; & tali im-
perfettioni si chiamano Dalla parte dopo: imperoche Dalla parte inanti si faranno cotali imperfettioni, quan-
do le Figure saranno poste al contrario; si come quando le Pause, o le Figure minori saranno poste inanti le
maggiori. Tali Figure saranno etiandio imperfette tanto dalla parte dopo, quanto dalla parte inanti; cioè
dalla seguente, & dalla antecedente, per il Punto; quando tra due figure maggiori saranno poste due figu-
re minori propinque; tra le quali sia il Punto; come qui si uede:
Imperoche la prima, & l'ultima resteranno imperfette della lor parte propinqua per uirtù del Punto posto
tra le minori, che si chiama di Diuisione; come più oltra uederemo. Saranno etiandio imperfette tali Figure,
quando tra due maggiori, dalla parte sinistra sarà collocato una figura, che le sia parte propinqua; alla qua-
le senza alcun mezo succeda una Pausa di tanto ualore; come qui si uede. In molte altre maniere le Figu-
re si fanno anco imperfette quanto al loro Tutto: ma perche sono modi alquanto superstitiosi, bastarà sola-
mente quello, che hò detto intorno alla imperfettione delle figure cantabili quanto al Tutto; cioè quanto alla
parte propinqua: Imperoche quanto all'imperfettione delle altre loro parti, dopo che si hauerà considerato
tutto quello, ch'io hò detto di sopra, ritrouaremo, che tale imperfettione si fa, quando saranno fatte imper-
fette di vna quantità minore delle mostrate; siano poi imperfette dalla parte inanti, ouer dalla parte dopo;
o pur dall'vna, & l'altra delle nominate. Ma vediamo quello, che sia il Punto nella Musica, & di quan-
te sorti si troui.

Del Punto, delle sue specie, & delli suoi effetti.Cap. 70.

IL Punto non è considerato dal Musico nel modo, che lo considera il Geometra, il qual
vuole (come dimostra Euclide) che non habbia alcuna parte, & che sia indiuisibile.
Ne lo considera come Vnità, la quale habbia positione, come lo definisce il Filosofo: ma
dice, che il Punto è vna minima particella, ouero vna certa quantità indiuisibile; oue-
ramente vn minimo segno, che si aggiunge alle figure cantabili per accidente, hora do-
po, hora di sopra, & alle volte si pone tra loro: & lo considera in Quattro modi, cioè inquanto fa perfetto,
in quanto accresce, in quanto diuide, & in quanto altera, o raddoppia le dette Figure. Onde li Musici, con-
siderati li suoi ufficij, dicono; che si troua di Quattro maniere (lassando gli altri, che fanno poco al proposito)
cioè di Perfettione, di Accrescimento, di Diuisione, & di Alteratione, ouero Raddoppiamento. Punto di
Perfettione chiamano quello, che si pone immediatamente dopo la figura, che si può fare, ouer può esser per-
fetta, ne i Segni di perfettione solamente, per conseruare la perfettione di tal figura; come qui di sotto uede.
page 275 Quello di Accrescimento è quel, che si pone senza alcun mezo dopo la figura, la quale non può esser, ne si
può fare perfetta per alcun modo; si come ciascuna figura posta ne i Segni di imperfettione; & ne i Segni
della perfettione a quelle, che sono di minor valore della Semibreue; come qui si veggono.
Onde si dè auertire, che li Punti nominati si scriueno (come hò mostrato) nel mezo del lato destro della fi-
gura, tanto perfetta, quanto imperfetta; & fanno maggiore la figura imperfetta di tanta quantità, quan-
ta è la metà di tal figura; cioè quanta è la metà del suo Tutto; si come per essempio nella Lunga, che val
quattro Semibreui; che aggiuntole il Punto varrà sei: ma quando si aggiunge a quelle, che si possono far
perfette, sempre il Punto val la Terza parte della figura perfetta, alla quale si pone appresso; & vale la
metà della figura imperfetta. Per il che si uede la differenza, che è tra il Punto di Perfettione, & quello di
Accrescimento; che l'vno si pone solamente appresso quelle figure, che si possono far perfette, sotto i Segni
della loro perfettione; & l'altro si pone a quelle, che non si possono far perfette. Et tali Punti tanto opera-
no nelle figure legate, quanto nelle sciolte. Il Punto di diuisione è quello, che si pone tra due figure simili
minori, & propinque poste tra due maggiori, ne i Segni della perfettione; il cui vfficio è di diuidere, & di
fare imperfetta l'una, & l'altra delle figure maggiori; si come la prima dalla parte dopo; & l'altra dalla
parte inanti. Et si scriue sopra tale figure nel mezo di loro; & tal Punto non si canta. Di maniera che in
quanto separa l'vna figura dall'altra delle due minori, & le accompagna con le maggiori, è chiamato di
Diuisione: Ma in quanto fa la imperfettione nelle maggiori, si può nominare anco Punto di Imperfettio-
ne: percioche (con ogni douere) sempre si dè porre nel fine del Tempo passato, & nel principio di quello,
che è presente. Et si pone etiandio tra la Pausa, che tiene il primo luogo, & vna Figura, che tenghi il se-
condo, le quali siano di vno istesso valore; come nel sottoposto essempio si vede.
Il Punto di Alteratione è quello, che si pone auāti due
figure minori poste auanti vna maggiore propinqua;
il cui vfficio è di raddoppiare la seconda figura mino-
re, che si pone dopo lui, & è posta inanti la maggiore;
accioche tra queste due minori si veda il Tempo perfetto. Et si debbe osseruare, di porre tal Punto in tal
maniera, che sia nel fine del Tempo procedente, & nel principio del seguente, come hanno osseruato i dot-
ti Musici Antichi; & tal punto (come anco quello di Diuisione) non si canta. Ne altro vuol dire Alte-
ratione, che Raddoppiamento, che si fa nelle parti propinque delle Note, o figure, che si cantano; le qua-
li si possono far perfette sotto i loro segni; Et questo sempre (come hò detto) nella seconda figura, che si po-
ne dopo lui: perche hauendo la prima ragione di Vnità, & la seconda ragione di Binario, è il douere che'l
Binario sia posto dopo tale Vnità; onde tal Punto si pone in questo modo.
Ma tale Alteratione, o Raddoppiamento era considerato da gli Antichi Musici, non solo nelle fi-
gure poste in tal maniera: ma etiandio in molti altri modi; si come era quando poneuano due figure
page 276minori, parti propinque, tra due maggiori, sotto i loro Segni. Onde poneuano la prima maggiore perfetta, &
la seconda minore raddoppiata, ouero alterata; come qui si vede.Il medesimo faceuano, quando poneua-
no queste minori tra due Pause di valore delle due figure maggiori: percioche raddoppiauano similmente la
seconda minore; come nel sottoposto essempio si può vedere. Faceuano alterare, o raddoppiare etiandio la se-
conda figura minore, quando poneuano primieramente la maggiore, & dipoi due figure minori propinque, et
vna Pausa di valore della maggiore; come qui si vede. Similmente intendeuano tale raddoppiamento,
quando poneuano tra due maggiori vna Pausa di valore della minore propinqua a banda sinistra, & alla
parte destra poneuano tale minore; come qui si vede. Si debbe però auertire, che le figure alterabili sono
Quattro (per quanto si è potuto vedere) cioè la Lunga, la Breue, la Semibreue, & la Minima: Ma la Mas-
sima, per non essere parte propinqua di alcun'altra figura, non si può alterare. Similmente la Minima è fi-
ne di tale alteratione: essendo che non si può diuidere in due parti equali: percioche se fusse altramente, sareb-
be non solamente agente: ma anco patiente. Onde casca l'Alteratione sopra quelle figure, che sono parti pro-
pinque delle maggiori; Ne mai alcuna Pausa è sottoposta alla Alteratione; Et tale Alteratione si ritroua
solamente ne i Segni di perfettione; & si fà, per il diffetto di vna figura, che manca al compimento del nume
ro Ternario. Le due figure minori etiandio poste tra le due maggiori, possono essere collocate in tal maniera,
che in luogo della prima si può porre la sua Pausa; ma non mai la seconda, come hauemo veduto: percioche
sempre si raddoppia la Seconda figura, tanto nelle figure legate, quanto nelle sciolte, & non mai la prima. Ma
la Negrezza, ouero il Colore, & spesse volte il Punto di diuisione, scaccia tale Alteratione, come hò mostra-
to. Si debbe oltra di ciò auertire, che la Perfettione delle figure si può considerare in tre maniere; Prima per
virtù delle Pause: dipoi per virtù del Segno; si come del Circolo, ouero del Semicircolo: Vltimamente per
virtù del Punto posto tra esso circolo, ouer semicircolo. Però la Massima, & la Lunga sempre saranno per-
fette per virtù delle Pause, siano sottoposte a qual segno si vogliano; La Breue si fà perfetta per virtù del Cir-
colo; & la Semibreue per virtù del Segno puntato. Onde si debbe notare, che Niuna figura è perfetta per
virtù del segno, se non la Breue, & la Semibreue: L'altre poi, che sono la Massima, & la Lunga sono per-
fette (come si è detto) per virtù delle Pause.Oltra di ciò si debbe auertire, che tali accidenti si considera-
no, non solamente in quelle cantilene, che sono contenute sotto li Modi, Tempi, & Prolationi mostrate: ma
Sesquialtera maggiore.
etiandio in quelle, nelle quali si pone la Battuta inequale, che nel
Cap. 48. chiamai Trochaica; & si dimostra anche per la Cife-
ra ternaria, & per la binaria, & la nominano Sesquialtera,
come iui hò commemorato; & si come qui sotto si può vedere;
ancora che li Prattici intendino tal Battuta, quando pongono
page 277le figure tutte nere, senza alcuna cifera; ma allora la addimandano Hemiolia, da ἡμιόλιος parola Greca, che
tanto vuol dire quanto appresso di noi Sesquialtera, & allora non vi accasca alcuno delli predetti accidenti:
Hemiolia maggiore.
imperoche il colore leua tutte queste cose; come qui di sotto
si comprende.Tal Battuta si vsa, non solamente nelli
Segni del Tempo perfetto, ouero imperfetto puntati, & ta-
gliati: ma anche nelli semplici, i quali si pongono senza i
punti, & senza il taglio. E' ben vero, che tra questi, &
quelli si ritroua qualche differenza: che nelli tagliati senza
punti si vsa di porre la Breue, & la Semibreue, l'vna nel battere, & l'altra nel leuare della Battuta: &
ne i semplici, la Semibreue, & la Minima; come qui si vede.
Sesquialtera minore.Hemiolia minore.
Quando li Prattici pongono la Breue, & la Semibreue nella Battuta, tale Battuta, o Prolatione chiamano
Sesquialtera, ouero Hemiolia maggiore: & quando pongono la Semibreue, & la Minima, la nominano
minore: Ma bisogna auertire nel comporre le cantilene, di numerare la compositione, tanto nelle Sesquial-
tere, ouero Hemiolie maggiori, quanto nelle minori, secondo il modo, che ricercano il Modo, il Tempo, &
la Prolatione; si come nel Cap. 67. hò mostrato; & di porre la Breue, & la Semibreue contenuta nella
Sesquialtera, o nella Hemiolia maggiore, per un solo Tempo: cosi anco la Semibreue, con la Minima, po-
sta nella Sesquialtera, ouero Hemiolia minore; sia poi sottoposta la cantilena a qual segno si voglia, perfet-
to, ouero Imperfetto, che'l si sia. Et perche li Musici sogliono alle uolte lassar da parte non solo le Pause, che
sono Inditiali, nelli Modi maggiore, & minore: ma alle uolte etiandio non gli accasca di porre le Essentia-
li; però sarà auertito il Cantore, che le Perfettioni, & Imperfettioni si conoscono alcune uolte da alcuni se-
gni, i quali si chiamano Intrinsechi; come sono li Colori, & li Punti: conciosia che tali segni sono di due ma-
niere; come sono li nominati; & gli Estrinsechi, che sono le Pause, li Segni del Tempo, & quelli della Pro-
latione. Però quando si troueranno tali Segni intrinsechi, si potrà giudicare facilmente, sotto qual Modo, o
Prolatione sia composta la cantilena; si come si può giudicare nel sottoposto Tenore, esser composto sotto'l
Modo maggiore, & minor perfetto, percioche nelle figure sottoposte alla perfettione ne i sopra nominati
Modi, si troua il Punto di Diuisione, & quello di Alteratione, & il Colore; come in esso si vede.
Haueano oltra di questi gli Antichi nelle loro compositioni molti altri accidenti, & Cifere di più maniere:
ma perche poco più si vsano, & non sono di vtile alcuno alle buone, & sonore harmonie; però lassare-
mo il ragionar più in lungo di simil cose, a coloro, che sono otiosi, & che si dilettano di simili Cifere più di quel-
lo, che facemo noi.

Dell'Vtile che apportano li mostrati Accidenti nelle buone
harmonie.Cap. 71.

QVI è da vedere, auanti che si passi più oltra, di quanto vtile siano li mostrati Accidenti
alle buone, & sonore harmonie: ma per maggiore intelligenza (pigliando il nostro par-
lare alquanto in alto) è dibisogno sapere; che essendo il vero Oggetto del Sentimento il
Corpo, che lo muoue mediante l'organo; in quanto tal Corpo è considerato secondo diuerse
ragioni di mouimenti, uiene a porre necessariamente nel Sentimento diuerse possanze:
page 278essendo che considerato in quanto si puo vedere, è detto Visibile, & non si può sentire da altro sentimento; che
dal Vedere; Et questo Oggetto è veramente di due maniere: conciosiache, ouero è Principale, si come è il Co-
lore, che si vede prima di ogn'altra cosa; ouero che è Adequato, o vogliamo dire Proportionato; et questo non
è il Colore; & si ritroua in molte cose, che non sono colorate; si come è il Fuoco, la Luna, il Sole, le Stelle, &
altre cose simili. Questo Oggetto per tal cagione non hà veramente propio nome: ma si dice solamente Visibi-
le, & sotto di lui si cōtengono tutte quelle cose, che si veggono per il Lume; come sono tutti i Corpi lucidi, che
sono le Stelle, il Sole, la Luna, & altri simili. In quanto tale Oggetto si può vdire; come sono le Voci, & li
Suoni, si chiama Vdibile, & non si puo sentire da altro sentimento, che dall'Vdito; ilche si potrebbe anche di-
re de gli altri. Questi Oggetti sono detti Propij sensibili: percioche qual si voglia di loro può esser compreso
da vno dalli nominati sentimenti solamente. E ben vero, che si trouano alcuni Oggetti, che si chiamano Com-
muni, i quali possono esser compresi da molti sentimenti; si come è il Mouimento, la Quiete, il Numero, la Fi-
gura, & ogni Grandezza, che si possono vedere, vdire, & toccare: come è manifesto. Sono etiandio alcuni
altri Oggetti sensibili per accidente, i quali sono quelli, che non si possono sentire senon col mezo di vn'altra
cosa; come sono li Corpi sonori, che non si possono vdire senon per il Suono, che si fà nell'Aria; come nella Se-
conda parte ho mostrato; I quali Oggetti tanto più sono grati al propio sentimento, & tanto più soaui, quan-
to più sono a lui proportionati: Et cosi per il contrario; come si vede dell'Occhio nostro, ilquale riguar-
dando nel Sole è offeso: perche tale Oggetto non è a lui proportionato; Et quello, che dicono li Fi-
losofi, che vno Eccellente sensibile, se non corrumpe il Sentimento, almeno corrumpe il suo Istrumen-
to, è vero. Se adunque i Propij oggetti sensibili non si possono sentire, ne giudicare da alcuno altro sen-
timento, che dal loro propio; come il Suono dall'Vdito, il Colore dal Vedere, & cosi gli altri per ordine; di-
cami hora, di gratia, quelli, che tanto si affaticano, & pongono cura di porre nelle loro cantilene
tanti intrichi; quale, & quanto diletto, & vtile possino porgere al sentimento; & se sono più vaghe, & più
sonore di quelle, che non hanno tali cose, lequali sono senon visibili, & non cadeno sotto alcuno sentimento, che
sotto quello del Vedere; ne si possono per alcun modo vdire: percioche non sono Oggetti communi, come sono li
nominati, che possono esser compresi da molti sentimenti. Io sò che risponderanno, se haueran giudicio, che non
danno in questo vtile alcuno: percioche quando saranno ridutte ad vn modo semplice, & commune, fuori di
tali cifere; tale, & tanta sarà l'harmonia, che si ode in quelle; quale, & quanta è quella, che si ode in queste.
Se adunque non sono di alcuno vtile per l'acquisto delle buone harmonie, ne apportano vtile alcuno al senti-
mento, a che effetto aggiungere obligo, & accrescer fastidio al Cantore con simili cose, senza proposito? Per-
che quando douerebbe essere intento a cantare allegramente quelle cantilene, che li sono proposte, gli è dibiso-
gno, che stia attento a considerare simili chimere, che cadeno (secondo i varij accidenti) sotto il Modo, sotto il
Tempo, & sotto la Prolatione; & che non lassi passar cosa, che sia dipinta, che non ne habbia grande conside-
ratione: essendo che se facesse altramente, sarebbe riputato (dirò cosi) vn goffo & vno ignorante. Et se non
danno vtile alcuno (come veramente non danno) parmi veramente gran pazzia, che alcuno di eleuato inge-
gno habbia da fermare il suo studio, & spendere il tempo, & affaticarsi intorno a simili cose impertinenti:
Onde consiglierei ciascuno, che mandasse da vn canto queste cifere, & attendesse a quelle cose, col mezo delle
quali si puo acquistare le buone, & soaui harmonie. Dirà forse alcuno, non è bella cosa vedere vn Tenore or-
dinato sotto li segni del Modo, del Tempo, & della Prolatione, come faceuano quelli antichi Musici, i quali ad
altro quasi non attendeuano? Si veramente, che è cosa bellissima; massimamente quando è scritto, o dipinto,
& miniato anche per le mani di vno eccellente scrittore, & miniatore, con ottimi ingiostri, colori fini, & con
misure proportionate; & li sarà aggiunto alcuno Scudo (come hò gia veduto) con vna Mitra, o Capello, con
qualch'altra bella cosa appresso: Ma che rileua questo? se tanto sarà sonora, o senza alcuna gratia quella
cantilena, che hauerà vn Tenore scritto semplicemente, & senza alcuno intrico, ridutto ad vn modo facile;
quanto se fusse pieno di queste cose. Adunque si può veramente dire, che vn tal modo di comporre non sia
altro, che vn moltiplicare difficultà, senza necessità alcuna, & non vn moltiplicar l'harmonia; & che tal co-
sa si fà senza vtile alcuno, poi che vanamente si moltiplicano le cose senza alcuna necessità; come vuole il Fi-
losofo: Perche essendo la Musica scienza, laqual tratta de i Suoni, & delle Voci, che sono Oggetti propij del-
l'Vdito; và speculando solamente il concento (come dice Ammonio) che nasce dalle chorde, & dalle voci;
& non considera tante altre cose. La onde parmi che tutto quello, che nella Musica si và speculando, & non
si indriccia a tal fine, sia vano, & inutile: conciosia che essendo stato veramente ritrouata la Musica non ad
page 279altro fine, che per dilettare, & per giouare; niun altra cosa ha possanza; dalle Voci; & dalli Suoni in fuori, che
nascono dalle chorde; lequali (come s'imaginò Aurelio Cassiodoro) sono in tal maniera nominate; percioche
muoueno i Cuori; come lo dimostra con molta gratia con queste due parole latine Chordae, et Corda; & per tal
via sentimo il piacere, & il giouamento, che noi pigliamo nell'vdire l'Harmonie, & le Melodie. Conclude-
remo adunque da quello, che si è detto; che'l modo di comporre in tal maniera non solamente non sia vtile: ma
anco dannoso, per la perdita del tempo, che è più pretioso d'ogn'altra cosa; & che li Punti, le Linee, i Circoli, i
Semicircoli, & altre cose simili, che si dipingono in carte, sono sottoposte al sentimento del Vedere, & non a
quello dell'Vdito; & sono cose considerate dal Geometra: Ma li Suoni, & le Voci (come quelli, che vera-
mente sono il propio Oggetto dell'Vdito, da i quali nasce ogni buona Consonanza, & ogni Harmonia) sono
principalmente dal Musico considerate: ancora che consideri per accidente etiandio molte altre cose. Vorrà
forse alcuno qui riprendermi, & biasimarmi; atteso che molti dotti, & celebratissimi Musici antichi, de i
quali il nome loro ancora uiue appresso di noi, habbiano dato opera ad un tal modo di comporre. Dico a que-
sto, che se tali biasimatori consideraranno la cosa, non ritrouaranno maggiore vtile nelle lor compositioni in-
uiluppate in tai legami, di quello, che ritrouarebbeno se fussero nude, & pure senza alcuna difficultà; Et ve-
dranno, che si dolgono a gran torto, & comprenderanno, loro esser degni di riprensione, come quelli, che si op-
pongono al vero: Percioche se bene gli Antichi seguitarono vn tal modo; conosceuano molto bene, che tali
accidenti non poteuano apportare alcuno accrescimento, o diminutione di harmonia: ma dauano opera a si-
mili cose, per mostrare di non essere ignoranti di quella Theorica, che da alcuni otiosi Speculatiui de quei tem
pi era stato posta in vso: Essendo che allora la cosa era gia ridutta a tal fine, che la parte Speculatiua della
scienza, consisteua più tosto nella speculatione de simili accidenti, che nella consideratione delli Suoni, & del-
le Voci, & delle altre cose mostrate nella Prima, & nella Seconda parte di queste mie fatiche. Et di ciò
fanno fede molti Libri composti da diuersi autori, che non trattano se non di Circoli, & Semicircoli; punta-
ti, & non puntati; interi, & tagliati non solo vna volta, ma anco due; ne i quali si veggono tanti Punti, tan
te Pause, tanti Colori, tanti Cifere, tanti Segni, tanti Numeri cōtra numeri, et tante altre cose strane; che paio-
no alle volte Libri di vno intricato mercatante. Ne altro si legge in cotesti loro libri, che possa cōdur l'huomo
alla intelligenza di alcuna cosa, che caschi sotto'l giuditio del senso dell'Vdito; come sono le Voci, o li Suoni, da i
quali nascono le Harmonie, et le Melodie, che le cose nominate. Et se bene viue ancora honoreuolmēte il nome
di alcuni Musici appresso di noi; nō si hanno però acquistato riputatione alcuna con tali chimere: ma con le buo
ne harmonie, & harmoniosi concenti, i quali si odeno nelle loro cōpositioni. Et quātunque mescolassero in quel-
li tali intrichi, si sforzarono anco, se non con la speculatione, almeno aiutati dal loro giuditio, di ridurre le loro
Harmonie a quella vltima perfettione, che dare le poteuano; ancora che da molti altre fusse male intesa, &
malamente vsata; dilche ne fanno fede molti errori commessi da i Prattici compositori nelle loro compositio-
ni. Quanto poi alle Ragioni, cioè in quanto alla Speculatiua; pochi si vedeno esser stati quelli, che habbiano
tenuto la buona strada: conciosiache, oltra quello, che scrisse Boetio in lingua latina di tal scienza, che si troua
anco essere imperfetto; non si troua alcuno (lassando il dotto Franchino, & il Fabro stapulense da vn canto,
i quali sono stati, si può dire, commentatori di Boetio) che habbia procedesto più oltra, speculando intorno le
cose appartinenti alla Musica, ritrouādo le vere Proportioni de gli interualli Musicali; da Lodouico Fogliano
Modenese in fuori; ilquale hauendo forse considerato quello, che Tolomeo lassò scritto del Diatonico sintono, si
affaticò nel scriuere vn volume latino in tal facultà; per mostrare con ogni verità le vere Proportioni delli no
minati interualli. Il resto poi delli Musici Theorici, stando a quello, che scrisse Boetio intorno a simili materie,
nō volsero, ò non potero passare più oltra: ma si diedero a scriuere le cose mostrate, le quali chiamarono del gene
re Quantitatiuo, che sono contenute nel Modo, nel Tempo, & nella Prolatione; si come nel Recaneto di mu-
ca
, nel Thoscanello, nelle Scintille, & in mille altri libri simili si può vedere. Et di più si trouano anco so-
pra tali materie varie opinioni, & disputationi longhissime, da non venire mai al fine. Si trouano etiandio
molti Trattati, & molte Apologie di alcuni Musici, scritti contra alcuni altri, ne i quali (se bene si leggesse-
ro mille fiate) dopo letti, riletti, & essaminati, non si ritroua altro, che infinite villanie, & maledicentie,
& poco di buono; di maniera che è vn stupore. Ma veramente costoro sono anco escusabili: percioche si co-
me al tempo di Socrate, & di Platone erano li Sofisti, cosi anco si trouauano costoro a quei tempi, i quali era
no stimati tanto, quanto erano li Sofisti nella età loro. Et tanto si essercitaua allora questo genere Quantita-
tiuo, che si può veramente chiamare Arte sofistica nella Musica, & tali Musici Sofisti; quanto li Sofismi
page 280a i tempi delli nominati Filosofi. La onde douemo di continouo lodare, & ringratiare Dio, che a poco a poco
(non sò in che maniera) tal cosa sia spenta; & che ne habbia fatto venire ad vna età, nella quale non si at-
tende ad altro, che alla moltiplicatione delli buoni concenti, & delle buone Melodie.

Delle Chorde communi, & delle Particolari delle cantilene
Diatoniche, Chromatiche, & Enharmo-
niche.Cap. 72.

HAVENDO io fin hora ragionato intorno quelle cose, che appartengono alla composi-
tione delle cantilene del genere Diatonico, è ragioneuole (per non lassare in dietro alcuna
cosa degna di consideratione) ch'io ragioni vn poco intorno gli altri generi, che sono il
Chromatico, & lo Enharmonico; massimamente perche hoggidi alcuni Prattici molto
si affaticano, & pongono ogni lor cura per volerli porre in vso. Ma inanti ch'io venga a
ragionar cosa alcuna, parmi che sarà ben fatto, ridurre le Chorde di ciascuno di questi tre generi a i luogi lo-
ro per ordine tra le vsate linee, & spatij, secondo il modo, che tengono costoro; & mostrare tutte quelle, che
sono Communi, et serueno a ciascun genere, & anco le Particolari; accioche più facilmente si habbia da inten-
dere quello, che hauerò da dire. Onde si dè sapere, che ritrouandosi nel Sistema massimo di ciascun genere, da
Proslābanomenos a Netehyperboleon, Diciotto chorde, diuise, & ordinate in cinque Tetrachordi; come etiā-
dio mostra Boetio: alcune si chiamano Naturali, et Essentiali del genere, & alcune Accidētali. Le Naturali
sono quelle, che sono contenute tra i quattro Tetrachordi, hypaton, mese, diezeugmenon, & hyperboleon, &
le Accidentali quelle, che sono contenute nel Tetrachordo synemennon. Et queste si nominano Accidentali:
percioche sono collocate tra le prime per accidente; come si può comprendere: essendo che poche di loro si tro-
uano, che habbiano corrispondenza con alcuna altra chorda, posta tra Proslābanomenos, & Mese per una
Diapason, come hanno quelle de gli altri Tetrachordi, diezeugmenon, & hyperboleon; anzi molte di loro non
sono differenti da alcune chorde di questi due Tetrachordi, se non nel nome. Di maniera che le chorde natu-
rali, & essentiali di ciascun genere vengono ad essere Quindeci, & Tre si trouano essere le accidentali: con-
ciosia che la chorda Mese è il fine del Tetrachordo meson, et il principio del Synemēnon; come in più luoghi si
può vedere. Et benche tali chorde siano state denominate secondo l'ordine mostrato nel Cap. 28. della Secōda
parte
; di maniera, che in quanto alla loro denominatione, non si ritroua alcuna differenza dalla Parhypate,
& dalla Lychanos del Diatonico, da quelle del Chromatico, & dell'Enharmonico; tuttauia quando ciascuna
di loro è collocata in vno istrumento, sono differenti in quanto alla positione, ouero in quanto al sito: conciosia
che l'vna sia più verso il graue, o verso l'acuto dell'altra; come si può vedere nella Parhypate enharmonica,
laquale è più graue della Parhypate de gli altri due generi; & similmente nella Lychanos diatonica, che è
più acuta della Lychanos chromatica, & della enharmonica; come nel Cap. 38. della Seconda parte si può
comprendere. Onde accioche manifestamente appari, quali siano le chorde Propie, & Naturali; & quali
le Accidentali, & le Communi di qualunque de i tre nominati generi; porrò tre ordini di chorde: Il primo
delli quali contenerà solamente quelle, che serueno al Diatonico, senza porli alcun'altra chorda, che sia (dirò
cosi) forestiera; & le ridurrò nell'ordine commune vsato da i Prattici. Il secondo cōtenerà quelle, che serueno
al Chromatico; anchora che ne ritrouaremo molte tra loro, che saranno communi a ciascun genere: ma non
saranno però particolari diatoniche, ouero particolari enharmoniche; Et in questo ordine potremo conoscere
le particolari chromatiche dalle particolari de gli altri due generi: percioche sarāno tutte segnate col &
le communi saranno senza. Et se bene le chorde , & fanno in questo genere il Tetrachordo Syne-
mennon, non saranno però particolari, ma communi a ciascuno genere: perche tal Tetrachordo si congiunge
alli quattro primi per accidente, come hò detto. Il terzo ordine poi contenerà quelle chorde, che serueno al-
l'Enharmonico, nel quale ritrouaremo le chorde particolari di questo genere, che saranno segnate con questo
segno [[mus.hsharp]], a differenza di quelle, che sono particolari, & anco communi de gli altri due generi; come si può
vedere ne i sotto posti ordini.Onde le chorde particolari di questi generi saranno queste: Primieramente
la Terza chorda di ogni Tetrachordo del primo ordine, procedendo dal graue all'acuto sarà particolare dia-
tonica: Dipoi la Terza d'ogni Tetrachordo posto nel secondo ordine segnata con questo segno sarà partico-
page 281Tetr. hypaton. Tetr. Meson. Tetr. diezeug. Tetra. hyperbole. Tetra. Synemenon.
ORDINE DIATONICO. Tetra. hypaton. Tetra. Meson. Tetra. diezeug. Tetra. hyper. Tetra. Synemn.
ORDINE CHROMATICO. Tetra. hypaton. Tetra. Meson. Tetra. diezeug. Tetra. hyperb. Tetra. Syemnon.
ORDINE ENHARMONICO. lare Chromatica: Ma ogni Seconda chorda di ogni Tetrachordo del Terzo ordine segnata con tal cifera [[mus.hsharp]]
sarà particolare Enharmonica; L'altre poi, che non saranno segnate con alcuni di questi caratteri, saranno cō-
muni a ciascuno delli nominati Generi. Et se bene tali ordini sono ristretti in poche chorde, tuttauia si potranno
far maggiori, secondo che tornarà commodo; si come fin hora nelle cose della Prattica è stato fatto dalli Com-
positori; come si può vedere nelle loro cantilene. Ne alcuno dè prender marauiglia, ch'io habbia posto in vso
cotal segno [[mus.hsharp]], forse non più vsato per auanti: percioche non hò ritrouato segno più commodo, che sia sta-
to posto in vso da alcuno, col mezo del quale potessi mostrare la chorda Enharmonica, & lo Interuallo, fuo-
ri che questo. Ma se è lecito alli Filosofi (come vuole Aristotele ne i Predicamenti) di fingere, o di com-
porre nuoui Nomi, per manifestare i loro concetti; perche non è anco lecito al Musico, di ritrouare nuoui segni,
per manifestar quelle cose, che fanno al proposito delle harmonie? tanto più, che (come è noto ad ogni studioso)
la Musica è parte della Filosofia.

Se li Due vltimi Generi si possono vsare semplici nelle lor chorde
naturali, senza adoperare le chorde particolari delli
Generi mostrati.Cap. 73.

IO credo fin hora hauer ragionato tanto intorno al genere Diatonico, che ciascuno può com-
prendere, se tal Genere si possa vsare perfettamente nelle sue chorde naturali, oueramente
non; Però essendo tal cosa manifesta, mi par fuora di proposito sopra di ciò farne più paro-
la. Passando adunque più oltra, vederemo se'l si potrà fare l'istesso ne gli altri due Ge-
neri, senza adoperare le chorde particolari di vn'altro, & senza la perdita di molte
consonanze, che fanno alla generatione delle perfette harmonie. Ilche potremmo conoscere facilmente da
questo: Conciosiache se noi pigliaremo per Soggetto della cōpositione il Tenore posto qui di sotto, che è del Pri-
mo modo, cōtenuto tra le chorde naturali del genere Diatonico, nō è dubbio alcuno, che se lo vorremo accom-
modare ad vna cantilena di Quattro, & di più voci, noi potremmo procedere dal principio al fine
per le chorde naturali di questo genere per ogni verso, senza toccare alcuna chorda particolare de
gli altri Generi; come ciascuno potrà vedere. Ma se lo vorremo ridurre nelle chorde Chromatiche,
Eruisti animam meam Domine ne periret.page 282che saranno le contenute nel sotto posto Tenore; ogn'uno, che hauerà giuditio potrà conoscere, ciò
essere impossibile: Conciosiache quando non si vorremo partire dalle sue chorde essentiali, contenute nel
Eruisti animam meam Domine ne periret. Secondo ordine mostrato, & astenersi di por mano alle chorde particolari de gli altri generi; ritrouaremo, che
molte chorde di questo Tenore, non potranno hauere quelli accompagnamenti perfetti, che ricerca ogni per-
fetta compositione. La onde senza alcun dubbio potremo comprendere, che in tal genere non si potra compor
re perfettamente alcuna cantilena; si come alcuni si hanno sognato: Oltra che ritrouaremo etiandio alcune mo
dulationi molto strane, li cui interualli saranno molto lontani dalle forme, che sono contenute nel Numero so-
noro. Ma lasciamo questo: percioche credo che sia manifesto a tutti quelli, che hanno intelligenza dell'Arte,
et passiamo all'Enharmonico, che noi vederemo quanto poco sapienti siano stati quelli, che hanno detto, che si
può comporre in questo genere qual si voglia cantilena, non si partendo dalle sue chorde propie, & naturali,
senza hauere aiuto alcuno dalle chorde particolari de gli altri generi: percioche riducendo il mostrato Tenore
nelle chorde Enharmoniche in questa maniera; se non si vorrà passare fuori delle chorde mostrate nel Terzo
Eruisti animam meam Domine ne periret. ordine; ritrouaremo molte figure, che non si potranno accompagnare in modo, che dipoi accompagnate si odi
l'harmonia perfetta, come ricercano le buone, sonore, & perfette compositioni; Anzi ritrouaremo molte
chorde, che non potranno hauere quelle consonanze, che si desiderano: Et se pur l'haueranno in alcuni luoghi,
sarà necessario, che le parti cantino in tal maniera, che rendino ingrato, & insoaue suono alle orecchie de gli
ascoltanti; come la esperienza sempre ce lo farà vedere. Potemo adunque concludere, che è impossibile di
potere vsare semplicemente, & da per se questi due generi vltimi, di maniera, che vi sia l'harmonia perfetta,
senza l'vso delle chorde particolari di alcun'altro genere.

Che la Musica si può vsare in due maniere, & che le cantilene, che
compongono alcuni de i moderni, non sono di alcuno delli
nominati Generi.Cap. 74

VSANDOSI la Musica in due maniere, cioè nel modo che la vsauano gli Antichi, co-
me hò mostrato nella Seconda parte, & di nuouo son per dimostrare; & nel modo che la
vsano i Moderni; è da notare, che quando alcuno la volesse vsare nel primo modo, non sa-
rebbe impossibile, che potesse osseruare tutto quello, che osseruarono gli Antichi nelle lor
melodie: Ma quando la volesse vsare secondo il modo de i Moderni, con la moltiplicatio-
ne di molte parti, & fare che in essa si vdisse l'harmonia perfetta; quantunque volta pigliasse questa impre-
sa, & volesse porre in vso li due mostrati Generi, si affaticarebbe in vano, come si può comprendere da quel-
lo, che si è detto nel Capitolo precedente; massimamente non si volendo partire dalli precetti dati dalli anti-
chi Prattici, & da me mostrati di sopra, nel comporre le cantilene. Et se bene alcuni hanno opinione di com-
porre a i nostri giorni le antiche harmonie Chromatiche, & le Enharmoniche; non è però cosi, percioche ve-
namente passano i termini, & non vsano quelle cose, che concorreno alla compositione loro, che sono l'Harmo
nia, il Numero, et le Parole poste insieme. Ne solamente si serueno delle chorde propie di quel genere, del qua-
le dicono, che è la compositione; ma etiandio di quelle, che sono propie, & serueno particolarmente a gli altri
generi, & di alcune altre, che sono al tutto forestiere, & vsano anco molti interualli diatonici, et modulationi
tanto strane, quāto si possa dire, come sono interualli di Tritoni, Semidiapenti, et altri simili, i quali da gli An-
tichi erano molti schiuati: percioche non solamente offendeno il sentimēto: ma anche cōtradicono alla ragione;
page 283come nelle loro compositioni si può insiememente vdire, & vedere; Lequali, per non contenere alcuna delle
gia dette cose, non si possono chiamare composte in alcuno di questi due generi, che vsauano gia li Musici an-
tichi; ma in genere ritrouato, & fatto ad vn modo loro, molto conforme a i loro capricci.

Che'l Diatonico può procedere nelle sue modulationi per gli inter-
ualli di terza Maggiore, o di minore, & che ciò non faccia
varatione alcuna di genere.Cap. 75.

ET quantunque si accorgino di non hauere alcuna ragione ferma, per laquale possino mo-
strare, che le loro compositioni siano pure Chromatiche, ouero Enharmoniche; tuttauia si
sforzano di prouare, che sia cosi in fatto, col dire, che'l Diatonico procede per due Tuoni,
& vn Semituono per ogni suo Tetrachordo; il Chromatico per due Semituoni, & vno
Trihemituono, che è la Terza minore; & l'Enharmonico per due Diesis, & vno Dito-
no, che è la Terza maggiore: & che nō potendo il Diatonico procedere per il Ditono, ne meno per il Semidi-
tono; segue, che quando si vsano tali interualli, la cantilena venghi a variare il Genere. Questo loro argu-
mento veramente concluderebbe, quando quello, che dicono, fusse vero: ma secondo il mio giuditio parmi, che
s'ingannino: conciosiache ritrouandosi nel Diatonico tutti questi interualli, si come nella Seconda parte in
più luoghi hauemo veduto; non è inconueniente, che si possino vsare alle volte in tal genere, senza essere tra-
mezati; ne per questo la cantilena viene ad essere Chromatica, ne Enharmonica, come si pensano: Essendo
che quando si vsano in cotal maniera, non si vsano come Elementi, o Semplici parti di tal genere, ma come
Misti, o parti composte de i primi interualli, che sono cotali Elementi. Et che questo sia vero, si può com-
prendere da quello, che dice Boetio nel Cap. 23. del Primo libro della Musica, ilquale parlando in questo
proposito dice; che anco si può chiamare Trihemituono il Tuono, & il Semituono nel genere Diatonico; ma
non è Incomposto: percioche si fà di due interualli. Di modo che si può vedere (come etiandio hò mostrato
nella Seconda parte) che Boetio piglia il Trihemituono incomposto per Elemento del genere Chromatico, &
nel Diatonico lo piglia per vn Misto, o Composto di due elementi, che sono il Tuono, & lo Semituono: Ilche
si può anco dire del Ditono nel diatonico, che è Composto, & nō semplice; & nell'Enharmonico è Incomposto,
cioè Elemento di tal genere. Ma anco meglio si comprende da questo, che quando parla di cotali Interualli,
sempre dice, Che si chiamano; ne mai dice, che siano Incomposti: percioche molto ben sapea, che li due vltimi
generi pigliauano i loro Interualli (come si dice) ad imprestido dal Diatonico; si come in molti luoghi nella
Seconda parte si è potuto vedere. Ne può essere inconueniente, che dalli Semplici si possa passare alli Com-
posti: percioche cosi porta l'ordine delle cose: Ma ben sarebbe impossibile, quando dalli Semplici, ouero Ele-
menti si volesse passare ad altre cose più semplici nell'istesso genere; come per essempio vedemo nelle Lettere,
delle quali si compongono tutte le Parole; che volendo passare a cose più semplici di quello, che sono loro, non
è possibile: percioche nel loro genere non si troua alcuna cosa più semplice. Ne veramente è impossibile, che
vna cosa Composta in vn genere sia Semplice, ouero Elementale in vn'altro: conciosia che in vn genere si
possa considerare ad vn modo, & in vn'altro ad vn'altra maniera. La onde non è errore, che'l Trihemi-
tuono, & lo Ditono, che si trouano nel Diatonico cōposti, si ponghino ne gli altri due generi per Elementi. Et
se bene questi due interualli non si trouano nel genere Diatonico incomposti in atto, sono tuttauia in potenza:
essendo che si possono ridurre a tal modo facilmente; altramente tal potenza sarebbe vana. Et ciò non debbe
parer strano: perche si come l'Huomo è animal risibile, & nōdimeno sempre non ride in atto; cosi nel genere
Diatonico non sempre si procede per Tuono, Tuono, & Semituono per ogni suo Tetrachordo. Onde dico,
che'l passare da vn genere all'altro, non si può intendere, quando si vsa li Composti, i quali serueno per Elemen
ti di vn'altro genere: ma quando si vsano li Semplici interualli, che sono propij, & si adoperano partico-
larmente in quel genere, che non si possono ritrouare ne semplici, ne composti in vn'altro. Però non varrà
la consequenza, che fanno costoro dicendo; In questa cantilena si troua l'interuallo del Ditono, & quello del
Semiditono, posti senza alcun mezo; adunque è Chromatica, ouero Enharmonica, Ma si bene varrà a dire,
Queste cantilene procede per il Semituono minore; adunque è Chromatica: et questa procede per Diesis; adun-
page 284que è Enharmonica; Questo è animale rationale, & mortale; ouero, Questo è
risibile; adunque è Huomo; essendo che , costituisce la Specie: si come queste
vltime differenze del Semituono, & del Diesis, che sono proprie di questi due generi. La onde è
da sapere, che gli interualli, che si trouano ne i Tetrachordi diatonici, si possono considerare in due
modi; cioè Semplici, come sono li poco fà nominati; & Composti, come sono quelli di Terza maggiore, & di
minore: Il perche considerati con alcun suono mezano, si potranno chiamare insieme con li Greci Sistemati,
quasi complessioni, ouero ordinate compositioni; & considerati senza mezo alcuno, si potranno dire Dia-
stemati, cioè spacij, ouero interualli. Sarebbe veramente gran pazzia a credere, che noi hora, & inanti a
noi gli Antichi, auanti che fussero in vso gli altri due generi, non potessino vsare se non vna sorte di interual-
li minori, che sono quelli, che sono contenuti nelli Sistemati; & non possono essere Sistemati; & non quel-
li, che sono maggiori, & possono anco esser Sistemati: percioche se non vi fusse stato, & non vi fusse tal
libertà; non so vedere, in qual maniera potessero riuscir bene le Harmonie; atteso che sarebbe stato, & sa-
rebbe anco dibisogno, che qualunque volta si incominciasse a cantare, incominciando nel graue salissemo nel-
l'acuto per gli interualli minori solamente; & tanto salire, che si finisse poi nell'acuto; & non ritornar
mai nel graue, ripigliando alcuna delle prime voci; & cosi per il contrario. Ma dicami di gratia costo-
ro; qual dolcezza, o qual soauità di harmonia potrebbe esser questa? Parmi, che intendendola a questo mo-
do, che tanto sia a dire, quanto che incominciando noi a parlare da qual lettera si volesse dell'Alfabeto,
fusse dibisogno di seguitar per ordine tutte le lettere, come sono poste fino al fine, & non lassarne alcuna:
ma in qual maniera si potrebbe esprimere i concetti? Dirà forse alcuno, che li ripigliamenti di voci sono le-
citi, quando si ripiglia la voce per vna Ottaua, o per vna Quinta, o per vna Quarta. Se ciò era lecito, adun-
que erano leciti li Diastemati, ouero Interualli maggiori; Et se era lecito vsare non solamente questi nelli
ripigliamenti: ma anco li Tritoni (come costoro vsano) liquali sono interualli dissonanti, non sò vedere, per
qual cagione non erano leciti anco in ogni parte della cantilena tanto questi, quanto etiandio li minori di que-
sti, che sono quelli del Ditono, & quelli del Semiditono; poi che hanno le loro forme contenute tra i Numeri
sonori; & sono consonanti: La onde non vi essendo altre ragioni, potemo dire, che essendo leciti nel genere
Diatonico li Diastemati maggiori, erano anco leciti gli altri mostrati; & per questo non impediuano, che
tal genere non fusse Diatonico; & non solamente Diatonico: ma Semplice anco, senza alcuna mistione
di alcuno altro genere; ilche non aueniua ne gli altri due: Percioche qualunque volta procedeuano per il Tuo
no maggiore, veniuano a riceuere vn'interuallo, che è propio del Diatonico; & per tal maniera tai generi si
poteuano chiamar Misti. Et quello, che hò detto di vn Genere intendo anco de gli altri intorno al procedere
per li Diastemati, ouero Interualli maggiori: Percioche quando nelle cantilene Diatoniche si vdisse vna mo
dulatione del Semituono minore, ouero del Diesis, quella modulatione si potrebbe chiamare mista; ilche si
potrebbe anche dire delle Chromatiche. Ma douemo auertire, che quantunque la modulatione diatonica
sia propiamente di modulare dal graue all'acuto per vn Semituono, & per due Tuoni per ogni Tetrachordo;
& la Chromatica per vn Semituono maggiore, per vn minore, & per vn Trihemituono; & la Enhar-
monica per due Diesis, & per vn Ditono; & cosi per il contrario, procedendo dall'acuto al graue; Nondi-
meno cantandosi li Diastemati maggiori, molti di questi vengono ad esser communi: onde resta solamen-
te di propio al genere Diatonico la modulatione del Tuono maggiore; al Chromatico quella del Semituono
minore; & all'Enharmonico quella del Diesis; come facendone la esperienza ciascuno potrà conoscere.
Concludendo adunque diremo, che se la consequenza hora vale a dire, In questa cantilena si canta la Ter-
za maggiore senza alcun mezo, adunque è Enharmonica; ouero si canta la minore, adunque è Chromati-
ca; Tal consequenza valeua etiandio, auanti, che fussero ritrouati tali generi, quando semplicemente si vsaua
il Diatonico, & non erano altramente in vso il Semituono Chromatico, ne anco il Diesis: poi che (come si
può veramente tener per certo, per le ragioni addutte di sopra) gli Antichi modulauano tali interualli sen-
za alcun mezano suono. Laqual cosa, quanto sia fuori di ragione, lassarò considerare a ciascuno, che hab-
bia ogni poco di giuditio nelle cose della Musica.
page 285

Che doue si ode nelle compositioni alcuna varietà di Har-
monia, iui non può essere varietà alcuna di
Genere.Cap. 76.

HAVEMO veduto di sopra, che la mutatione del Genere non consiste nel porre la Ter-
za maggiore, o la minore tramezate, o non tramezate da alcuno altro suono; ma nel-
la modulatione de gli interualli propij de i Generi; resta hora a dire, che la mutatione di
vn genere nell'altro, similmente consiste nella mutatione delle Harmonie; si come la mu-
tatione di vn Modo nell'altro, consiste nella mutatione delle modulationi di vna specie di
Sistema nell'altra, & nella mutatione delle Cadenze: Percioche s'io vdirò quella istessa Harmonia in vna
cantilena, le cui parti procedino per vn Sistema di Ditono, ouero di Semiditono; ch'io odo in vna, le cui par-
ti procedino per il loro Diastema; & che in quella maniera mi muouerà l'vdito l'vna, che mi muoue l'altra;
io non so vedere, che differenza grande possa essere tra queste due cantilene. Però dico, che non può essere al-
cuna differenza di Genere in quelle compositioni, che non si ode differenza alcuna di harmonia; si come non
può esser differenza alcuna di Modo, oue non è differenza di modulatione, & di cadenze; Et soggiungo,
che allora si potrà dire esser differenza, & varietà di genere in quelle, quando si vdirà varietà di harmonia,
che sia numerosa, con parole conuenienti accommodate in essa. Non dico però, che la varietà sia nelle har-
monie di vn Modo ad vn'altro; si come del Modo primo, al terzo Modo: percioche questa varietà senza
dubbio si troua nelle cantilene Diatoniche; ma dico varietà di harmonia, che in tutto, & per tutto sia diffe-
rente dall'harmonia, che nasce dalle compositioni Diatoniche; & che vsata nel modo, che faceuano gli An-
tichi accompagnata col Numero, per vn'altra maniera insolita muouino l'vdito, di quello che fanno le com-
muni harmonie, che si odeno di continouo; & faccia vdire diuersità de Modi; la qual diuersità, se si ode, o
di dire; & lassarò giudicare a quelli, che sono periti nell'Arte, & nella Scienza della Musica.

Dell'vtile che apportano li predetti due Generi, & in qual maniera si
possino vsare, che facino buoni effetti.Cap. 77.

S'IO dissi di sopra, che li due vltimi generi non si possono usar semplici, senza la mistio-
ne del genere Diatonico; parmi ciò non hauer detto fuori di ragione: Imperoche non hò
ritrouato alcuno Scrittore ne Greco, ne Latino, che dica veramente, che si vsassino, o
si possino usare separatamente, & semplici, dal Diatonico in fuori, come hò mostrato.
Et per confirmatione di questo, Boetio, nel Cap. 4. del lib. 4. della Musica, pone la diuisio-
ne del modo Lidio nel genere Diatonico semplice, ancora che non mostri la diuisione de gli altri Modi: &
nel principio del Cap. 5. lo chiama non solamente Più semplice: ma anco Principe de tutti gli altri: Nella
qual diuisione (per confirmare etiandio con uno essempio quello, che hò detto di sopra) pone quattro uolte
l'interuallo della Terza minore, senza porre di mezo alcuna chorda. Nel Cap. 3. poi pone le Cifere del detto
Modo di tutti tre i Generi ridutti in vno; riseruandosi di por quelle de gli altri Modi in vn'altro tempo, &
luogo più commodo; tuttauia non hò trouato essempio alcuno de gli altri Generi semplici: Percioche se bene
Tolomeo nel Cap. 15. del Secondo libro della Musica, pone gli essempi delli Modi ne gli altri Generi, nondi-
meno non li pone senza mistione; come ogn'vno potrà vedere. Questo hò voluto dire; percioche altro è il
porre gli interualli di vn genere in vno ordine de Suoni; & altro è a dire, che si possino vsare semplicemen-
te nel loro Genere, che facino buono effetto: conciosia che si ritrouano molte cose, che sono semplici nel loro
essere, le quali da se sono poco buone; ma accompagnate con altre cose, & vsate con i debiti mezi sono buo-
ne, & fanno mirabile effetto; Si come vedemo della Farina, tra le altre cose; che da se, non so veramente
imaginarmi, quanto possa esser al mangiare diletteuole, & buona: ma accompagnata con altre cose, & po-
sta in vso con li debiti mezi, hauemo il Pane, & altre compositioni, che apportano gran commodo al genere
humano. La onde si può dire il medesimo di questi due Generi vltimi, i quali da se non possono essere suffi-
page 286cienti a dar diletto all'vdito: ma accompagnati al Diatonico sono di grande vtilità, & di molto commodo,
vsandoli, & accompagnandoli l'vno con l'altro, con quelli modi, che si ricerca nella compositione; Et que-
sto, da quello ch'io son per dire, si potrà comprendere. Primieramente da loro potemo hauere questo vtile,
che col mezo delle lor chorde accommodate tra le chorde diatoniche, potemo passare all'vso delle harmonie
perfette; accommodandosi di loro per l'acquisto di molte consonanze imperfette maggiori, o minori; le qua-
li in molti luoghi non si possono hauere nell'ordine delle chorde diatoniche; come è manifesto a ciascuno, che
sia essercitato nell'Arte del comporre; le quali vengono alle volte al proposito, per fare l'harmonia, che cor-
rispondi allegra, o mesta alla natura delle parole. Potemo dipoi col mezo delle chorde di questi generi fare le
Trasportationi delli Modi verso l'acuto, oueramente verso il graue; le quali Trasportationi sono molto ne-
cessarie a gli Organisti, che serueno alle Capelle: conciosia che fa dibisogno, che alle volte trasportino il Mo-
do, hora dall'acuto nel graue, & tallora dal graue nell'acuto; secondo che la natura delle Voci, che si troua-
no in quelle, lo ricerca; che senza il loro aiuto sarebbe impossibile di poterlo fare. Et quantunque tali chorde
si vsino spesse fiate in simili occasioni; tuttauia non si procede per esse se non diatonicamente, secondo li modi
mostrati di sopra; di maniera che nascesommo piacere, & diletto a tutti quelli, che ascoltano. Per il contra
rio molto fastidiscono gli audienti, & molto gli offendeno il senso, quando sono vsate fuori di proposito, senza
regola, & senza alcuno ordine. Onde quando si tocca spesse volte vna chorda in luogo di vn'altra, nasce
quello, che dice Horatio in questo proposito; percioche allora
Citharoedus
Ridetur, chorda quisemper oberrat eadem.
Et non si marauigli alcuno,
ch'io habbia detto, che si vsino le chorde delli generi, & si proceda secondo li modi mostrati di sopra: Impe-
roche vsiamo veramente le chorde di questi generi, ma non il genere; cioè vsiamo le Parti, ma non il Tut-
to: essendo che (come più oltra vederemo) l'vso intero del genere non può far buono effetto; ma si bene l'uso
delle Parti; cioè delle chorde segnate con questi segni accidentali . . & . & anche con questo [[mus.hsharp]].
vsandole nel modo, che di sopra hò mostrato. Et se alle volte ritrouaremo alcuna cantilena, libera al tutto da
queste cifere, potremo dire (come è il vero) che proceda per le chorde diatoniche solamente: ma quando ne
ritrouaremo alcuna, che habbia in se simili caratteri & ; allora diremo, che procede per le chorde
Chromatiche, mescolate con le Diatoniche. Et se ne ritrouaremo alcuna, la quale hauesse alcuna chorda,
che non si ritroui connumerata tra le Diatoniche, ne tra le Chromatiche; la potremo nominare Enharmoni-
ca; pur che tal chorda si possa segnare col segno della chorda Enharmonica, che è questo [[mus.hsharp]]; & possa diui-
dere il Semituono maggiore in due parti: Imperoche tal chorda verrà ad essere vna di quelle, che si ritrouano
nel terzo ordine mostrato di sopra; & potremmo dire, che tal cantilena proceda per le chorde di ciascuno
delli tre nominati generi. Ma si debbe auertire, che tal mistione si può fare in più maniere, secondo il volere
de i Compositori, o delli Sonatori; trasportando li Modi più nel graue, ouer nell'acuto fuori delle lor chorde
naturali; contenuti nelle chorde del genere Diatonico; & la compositione (come dicono) si canta per Mu-
sica finta. La Prima delle quali è (lassando da parte quelli, che non sono cosi in vso) quando le cantilene pro-
cedeno per le chorde segnate col tondo dal loro principio; trasportate verso il graue per un Tuono; si co-
me è il Motetto Verbum iniquum, & dolosum di Morale Spagnolo a cinque voci, & il bellissimo, & ar-
teficioso motetto Aspice Domine di Adriano a sei voci. La Seconda maniera è quella, nella quale si pro-
cede per le chorde segnate dal principio della cantilena col segno ; & si trasporta il Modo per vn Tuono
verso l'acuto. Et nell'vna, & l'altra sorte di queste cantilene alle volte si tocca le chorde enharmoniche,
per potere hauer le consonanze imperfette maggiori, & le minori secondo il proposito; a benche si tocchi-
no di raro: di modo che per tal maniera venimo ad vsare li due generi detti; che fanno mirabilissimi effetti.
Non dico gia (come anco hò detto) che vsiamo tutto il genere: ma si bene alcuna parte del genere, cioè al-
cune chorde; accommodandole al genere Diatonico, & procedendo, secondo la natura di questo genere, per
Tuoni, & Semituoni maggiori; come a ciascuno è manifesto.
page 287

Per qual cagione le Compositioni, che compongono alcuni
Moderni per Chromatiche, facciano tristi effetti.
Capitolo 78.

PARMI (per quello che si è detto) che a sufficienza habbiamo risposto a quelli, che
vogliono, che noi allora vsiamo il Chromatico, & l'Enharmonico nelle compositioni,
quando vsiamo le chorde de i gia detti generi: Ma veramente altro è vsare il Genere, &
altro lo accommodarsi di alcune Chorde di tal genere; ouero accommodarsi anco di alcu-
ni suoi interualli; si come etiandio altro è l'vso del Tutto, & altro quello delle Parti.
Onde l'vso delle chorde, & anche di vno Interuallo, che sia sonoro si può concedere: percioche fa buono effet
to; & tale è l' vso delle Parti: ma quello del Tutto, cioè di tutte le chorde di vno genere, & di tutti li suoi
interualli non è lecito: conciosia che fa tristo effetto. Per la qual cosa l'vso del Genere, è vsare tutte le sue chor
de, & quelli interualli tutti, che sono considerati dal Musico in tal genere, & non alcun'altro; & questo di
co nelle modulationi, che fanno le parti della cantilena: Ma l'vso delle Chorde, non è altro, che lo accommo-
darsi di esse nelle modulationi delle cantilene diatoniche; procedendo per quelli interualli, che si ritrouano, &
anco si potessino ritrouare nel genere Diatonico; si come da molti sono state, & anco sono felicemente vsa-
te; lassando da vn canto quelli, che sono propij di quelle chorde chromatiche, & enharmoniche, che noi vsia
mo; cioe il Semituono minore, & li Diesis. Et perche sono alcuni, che dicono, che se l'vso delle chorde chro
matiche (se bene non si vsa il genere) fa nelle cantilene effetti mirabili; che quando si vdisse il genere puro,
si moltiplicarebbe la Melodia; però dico, che quantunque a questi bastarebbe la risposta data di sopra, cioè
che il genere semplice Chromatico, & l'Enharmonico non si possano vsare; si può anche dire (poniamo che
si potesse vsare il Genere) che non vale sempre la consequenza a dire; l'vso delle Parti torna commodo, adun
que maggiormente l'vso del Tutto: conciosia che si troua in fatto, che non è vera; come ciascun sano di giu-
ditio può esser certo. Et questo non solamente si verifica nella Musica; ma anche nelle altre Arti; si come
vedemo nell'Arte Scultoria; che tutto quel Marmo, che piglia il Scultore per fare una Statua, non torna al
suo proposito; ma alcune parti: Essendo che prima lo ellegge, dipoi si accommoda di quelle parti, che gli tor
nano più al proposito, leuandogli il superfluo; & conduce l'opera al fine desiderato. Non piglia adunque il
Scultore tutta quella pietra, che si hauea posto inanti: ma quella parte solamente, ch'ei vede esser necessaria
al suo bisogno. Onde li Musici etiandio conoscendo, che l'vso delle chorde chromatiche li tornaua molto al
proposito; & che l'vso delli generi era molto incommodo, presero quella parte, che faceua per loro, a far più
bello, & più leggiadro il Diatonico; & con tal mezo lo ridussero alla sua perfettione: conciosia che in esso
(secondo i propositi) si possono fare vdire ogni maniera di concento, sia dolce, ouero aspro, o come si voglia;
massimamente quando le consonanze sono adoperate con proposito da alcuno Compositore, che habbia giudi-
tio. L'vso adunque delle Parti è vtile, anzi dirò necessario, & non quello del Tutto: percioche con l'aiuto
di vna chorda chromatica potemo peruenire all'vso delle buone, & sonore harmonie, & schiuare nel gene-
re Diatonico alcune discommode relationi di Tritoni, Semidiapenti, & di altri simili interualli, che fanno le
parti cantando insieme; come altroue hò mostrato; senza l'aiuto della quale, molte volte si potrebbe vdire
non solamente assai durezze; ma anco alcune disconze modulationi. Et quantunque tutti questi inconue-
nienti si potessero schiuare, vsando solamente le chorde diatoniche; tuttauia ciò si farebbe alquanto più dif-
ficilmente; massimamente volendo (come porta il douere) cercare di variar l'harmonia; La onde auiene,
che per l'vso di tal chorda li Modi si fanno più dolci, & più soaui. Io voglio credere, che gli Antichi non
chiamassero il Diatonico più duro, & più naturale de gli altri due generi per altro; se non perche videro, che
dalle chorde chromatiche gli era moltiplicata l'harmonia, & si faceua piu lasciuo; & stando nelle sue pro-
pie chorde, era alquanto più virile, & più hauea del feroce. Et credo etiandio, che'l Chromatico pigliasse il
nome di lasciuo, di molle, & di effeminato, dallo effetto, che faceuano le sue chorde poste tra quelle del Dia-
tonico; & ciò mi fa credere Boetio; quando dice, che vna chorda sola posta da Timotheo nell'istrumento an-
tico, il quale era ordinato in vno ordine di suoni diuisi diatonicamente, faceua vn tale effetto; come anco fa-
ceua quella aggiunta da Terpandro (come si legge) nell'istesso istrumento; il perche si può etiandio compre-
page 288dere, che non vsassero il Chromatico semplice: & anco che non adoperassero se non tale chorda, per adorna-
mento del Genere diatonico. Et perche io uedo, che'l passare per le chorde Enharmoniche poste ne i nostri
istrumenti moderni, è cosa alquanto più difficile, & vuole il Sonatore alquanto più esperto, di quello, che no
vuole, quando passa insieme per le chorde diatoniche, & per le chromatiche; però questo mi fa pensare, che
gli Antichi, hauendo rispetto a cotal cosa, chiamassero il genere Enharmonico difficile; ancora che la diffi-
cultà era posta in molte altre cose, come più oltra son per dimostrare. Diremo adunque ritornando al nostro
proposito, che l'vso delle Parti è buono, & torna molto commodo al Compositore; & che l'vso del Tutto
(oltra l'incommodità) fa la cantilena senza alcuna vaghezza: perche nella sua compositione entrano alcu-
ne cose, le quali senza dubbio sono molto sproportionate, & fuori di ogni harmonia, & non possono fare alcū
buono concento. Et se alcuno dirà, che tali cose spiaceno; non perche siano triste da se; ma perche l'Vdito non
è assueffatto ad vdirle. Parmi, che costui voglia dire, che vn cibo tristo, & insipido habbia da piacere, dopo
che lungamente si hauerà vsato il gusto: ma sia pur come si voglia, io non credo, che cosi come colui, il quale
haurà vsato il suo gusto ad vn cibo tristo (se non fusse al tutto fuori di se) dopo che ne haurà gustato un'al-
tro, che sia buono, & perfetto; non conoschi, & insieme non confessi veramente, tal cibo esser buono, dilet-
teuole, & soaue; & che quello, che mangiaua prima era tristo, & senza soauità alcuna: cosi non credo,
che ciascuno il quale haurà assueffatto il suo Vdito a cotali cantilene; dopo l'hauerne vdito vna diatonica, bē
ordinata, non confessi veramente, quella esser buona, & le altre triste. Et accioche non pari, che quello
ch'io hò detto, sia detto senza alcuna ragione, voglio che inuestighiamo hora la cagione, perche queste canti-
lene non possino esser buone. La onde è da sapere, che si come è impossibile, che quella cosa, la quale hà le
sue parti, che tra loro hanno una certa corrispondente proportione, la quale da i Greci è chiamata συμμετρία,
veramente non diletti il senso; atteso che si diletta grandemente delli Oggetti proportionati; cosi è impossibi-
le, che quella, che hà le sue parti fuori di tal proportione, possa dilettare. La onde dico, che hauendo il gene-
re Diatonico in se tale proportione, come son per dichiarare, non può fare che veramente non diletti, & che
il senso di tal cosa non ne pigli sommo piacere. Per contrario, essendo le Parti del Chromatico, & quelle
dell'Enharmonico disproportionate col Tutto, è impossibile, che possino dilettare. Però è da notare, ch'io chia-
mo il Tutto in questo luogo, tutto il corpo della cantilena; cioè tutte le parti insieme; & la Parte nomino
veramente la modulatione di vna delle sue parti. Similmente chiamo Tutto vna consonanza, & la Par-
te ciascuno interuallo contenuto nel Sistema di tal consonanza. Hora inteso questo dico, che è impossibile,
che'l Diatonico non diletti, hauendo le Parti proportione col Tutto: conciosia che non si troua nelle sue par-
ti alcuno interuallo cantabile, che non sia simile ad vna consonanza, che si pone nel Contrapunto; Si come
potemo veder per essempio, che il Diastema della Ottaua cantato nelle parti, è simile all'interuallo della Ot-
taua, che si troua collocata nel Contrapunto tra vna parte, & l'altra. Simigliantemente l'interuallo del-
la Quinta cantato, è simile a quello della Quinta posta nel Contrapunto; Il che si può anche dire dell'inter-
uallo della Quarta, delle due Terze, delle due Seste, & di quelli de i Tuoni, & del Semituono maggio-
re; che di quella istessa proportione si pongono ne i contrapunti, della quale si trouano essere cantati nelle
parti della cantilena. Onde non è marauglia s'io hò detto, che'l genere Diatonico non può fare se non buono
effetto: per il contrario, che il genere Chromatico fa tristo effetto; & similmente lo Enharmonico: percio-
che gli Interualli di l'vno, & dell'altro posti ne i Contrapunti, non sono proportionati con quelli, che si can-
ta no nelle parti: ne per il contrario: Imperoche l'interuallo del Semituono minore, che si canta nel Chroma-
tico, non è proportionato con alcuno di quelli, che si pongono nel Contrapunto. Ne veramente si pone nel
Contrapunto tale interuallo: percioche farebbe tristo effetto; come è manifesto; ancora che si ponesse sinco-
pato, non essendo contenuto da tal proportione, che aggiunto ad vn'altro qual si voglia interuallo, possa
fare vna consonanza: imperoche è connumerato tra quelli, che si chiamano Ecmeli, i quali hò mostrato nel
Cap. 4. Tra questi etiandio si pone il Diesis Enharmonico, il quale è in tutto fuori di ogni proportione con
gli in terualli posti nel Contrapunto: percioche a niuno di essi si assimiglia, & è molto più lontano da tal pro-
portione, che non è il Semituono minore. Onde auiene, che è meno harmonioso l'Enharmonico nel Contra-
punto, che'l Chromatico: essendo che quanto più alcun genere si lontana da tal proportione, tanto più offende
il sentimento. Et se bene l'Enharmonico è detto da molti Harmonico dalla commune harmonia; & vo-
gliono, che sia genere buonissimo: percioche (nel modo ch'io hò dichiarato) quando entra nella modulatio-
ne de gli altri generi, può far buono effetto; tuttauia, come dice Psello, Δυσμελωδικώτατον μέντοι τὸ ἁρ-
page 289μονικὸν γένος τῆς μελοδίας ἐστί, cioè il genere Harmonico hà tristissima melodia nella melodia; ancora che al-
cuni intendino, che con grande difficultà si possa essercitare la sua harmonia; Et è vero, che hà tristissima me
lodia: conciosia che quando si uiene al suo Contrapunto, fa tristissimo effetto; non hauendo (come hò detto)
gli interualli cantati simili in proportione a quelli, che si pongono ne i Contrapunti. Per questo adunque dico,
che'l Contrapunto, ouer l'Harmonia di questi due generi vltimi non può per alcun modo esser buono. E' ben
vero, che l'harmonia è tanto men trista, quanto più si accosta alla proportione corrispondente, gia nominata.

Delle cose che concorreuano nella compositione de i Generi.Cap. 79.

ET se bene nella Seconda parte io mostrai il modo, che teneuano gli Antichi nel recitare
la Musica, & quelle cose, che concorreuano nella compositione delle lor Melodie; &
ciò potrebbe bastare al Lettore, per conoscere la differenza in quanto all'vso, & alla com
positione della Musica moderna dalla antica; tuttauia voglio (per non lassare alcuna
cosa, che sia degna di consideratione) che vediamo hora alcune cose, che gli Antichi
osseruauano nella compositione delle Melodie di questi generi; accioche manifestamente si possa conoscere, se
i moderni Chromatisti si accostino al vero; o se pur sono al tutto fuori della buona strada. Ci douemo adun
que ricordare, ch'io dissi, che gli Antichi nelle loro cantilene considerauano vna compositione di Numero,
di Harmonia, & di Parole; la qual compositione nominarono Melodia: ma si dè auertire, che nella com-
positione de i Generi haueuano non solamente l'harmonie differenti; ma anco il Numero, o Metro, che lo uo-
gliamo chiamare, determinato, & diuerso: percioche quelli piedi contenuti in vn Verso, che poneuano in un
genere, non poneuano nell'altro. Et ciò si può comprendere, leggendo la Musica di Plutarco, oue parlando
manifestamente de i Piedi, che si poneuano ne gli Enharmonij, oltra molte altre parole, che ciò manifestano,
dice, che nel primo luogo si poneua lo Spondeo. Et più a basso parlando de gli Enharmonij di Olimpo, si ve-
de, che fa manifestissimamente commemoratione del Peone, & del Trocheo, che intrauano nella composi-
tione di cotal genere. Et non solamente vsauano tal cosa ne gli Enharmonij, ma etiandio ne gli altri; come
si può comprendere dalle parole di Boetio, poste nel Cap. 3. del Quarto libro della Musica; le quali dicono bre
uemente; che gli Antichi, per non por sempre i nomi interi delle chorde nelle loro cantilene, ritrouarono al-
cune cifere, con le quali notauano cotali nomi, & le diuisero per li Generi, & per li Modi; Et cercarono di
fare con breuità, quando voleuano scriuere alcuna lor cantilena sopra alcuna compositione fatta in versi, di
porre queste cifere; onde non solamente veniuano ad esplicare le parole contenute in tali versi; ma etiandio
la cantilena. Plutarco ancora dice più auanti, che le prime Leggi delle cantilene, che si cantauano con gli
istrumenti da chorde, erano mescolate con Versi, ne i quali si cantaua la Dittione, o Parola Dithirambica;
Et questa parola era composta di più parole, si come e questa Σελαννεοάεια, posta da Platone nel Cratilo, che si
compone di tre parole; cioè di Σέλας, che vuol dire Lume; di Νὲον, che significa Nuouo; & di Ε῎ννον, che
importa Vecchio; col qual nome dice, che si douerebbe chiamare la Luna: essendo che di continouo viene a
cambiare il lume, & a rinouarsi. Di queste parole è copiosissimo Aristofane nelle Commedie; & sono for-
se quelle, che Horatio chiama Sesquipedalia. Era poi la parola Dithirambica contenuta sotto alcuni piedi
veloci più d'ogn'altro piede; & da cotali piedi, che erano posti ne i Versi, haueano la Misura delli mouimen-
ti dell'Harmonia; La quale Harmonia era terminata, & costituita sotto vn certo Modo, ouero Aria, che lo
vogliamo dire, di cantare; si come sono quelli modi di cantare, sopra i quali cantiamo al presente li Sonetti,
o Canzoni del Petrarca, oueramente le Rime dell'Ariosto. Et cotali Modi non si possono mutare, ouero
alterare in parte alcuna fuora del loro terminato Numero, o Metro, senza offesa dell'vdito; si come vede-
mo nell'harmonia de i Balli, la quale offende grandemente, quando è alterata in vn minimo piede. Onde si
vede manifestamente, che nella compositione de i generi intraua il Numero, o Metro contenuto ne i piedi
de i Versi. Et non solamente il Numero, parlando assolutamente; ma questo, ouer quel numero, cioè que-
sto, o quel piede; o Dattilo, o Spondeo, o Trocheo, ouero altro simile, che fusse. Per il che è pur troppo ma-
nifesto, che gli Antichi vsauano in cotali generi vna sorte di Versi terminata; ancora che non si possa cosi
fermamente sapere, qual maniera de Versi fussero; si come non potemo hauer cognitione alcuna del Modo,
ouero Aria del loro cantare: essendo che da niuno (per quanto si vede) non è stato lassato scritto cosa alcu-
na. Ne si ritroua anco, che gli Antichi facessero cantare molte parti, come facemo noi, in vn concento; ma
page 290cantauano soli, accompagnando la lor voce col suono di vno istrumento; il che faceuano anco gli Hebrei; co
me di ciò ne fa fede Gioseffo, & il Diuino Hieronimo: i quali dicono, che anticamente i sacri Salmi si can-
tauano con la voce congiunta all'organo. Et io tengo per fermo, che alcune delle chorde de i loro Istrumen
ti erano accordate (come ne hò veduto, & vdito molti) per Ottaua, per Quinta, & per Quarta; &
l'Harmonia, che vsciua da queste chorde, sempre si vdiua continouata, senza alcuna quiete mentre sonaua
no; & dipoi sopra di esse faceuano vna parte al modo loro con le altre chorde più acute. Et quello, che mi
fa creder questo è, ch'io vedo, che fin hoggidi si ritrouano alcuni Istrumenti antichissimi, li quali sono fatti,
& si suonano, come hò detto: tra i quali si troua quello, che da i Thoscani si chiama Sinfonia; il quale alcu-
ni vogliono, che fusse la Lira antica. Et forse Ottomaro Luscinio nel lib. 1. della Musurgia hauendo tale
opinione lo nominò Lira. Et potrebbe facilmente esser quello, che commemora Horatio, dicendo;
Vt gratas inter mensas Symphonia discors. Si ritroua etiandio vn'altra sorte di Istrumento lungo
intorno vn braccio, il cui nome si chiama in Vinegia Altobasso, & è quadrato, & vacuo; sopra il quale so-
no tese alquante chorde, accordate tra loro per vna delle nominate consonanze; & si vsa in questa maniera:
che mentre il Sonatore di questo istrumento sott'vn certo numero, o tempo percuote con vna mano le sue
chorde con vna bachetta, con l'altra suona vn flauto, & fa vdire vn'aria di cantilena atto a suo modo. Et
non solamente si trouano cotali istrumenti da chorde: ma etiandio si troua tra quelli da fiato vno istrumen-
to, che in Thoscana si chiama Cornamusa; nel quale gia si soleua vdire due, o tre suoni continoui accordati
insieme consonanti, che nasceuano da due, o tre Pifferi graui; ancora che al presente se ne odi solamente vno,
& dipoi si ode vn'aria di cantilena, che si fa da vn piffero acuto, che se bene non accorda col concento di tali
pifferi in ogni parte, almeno si accorda nel fine, & in alcune cadenze; come si fa etiandio in ciascuno delli no
minati istrumenti. Questo istesso si ritroua etiandio nelle Trombe, che si vsano ne gli esserciti, & nelle ar-
mate di mare: percioche mentre molte di loro sonano con vn suono continouo, alcune altre fanno vdire il
suono loro variato secondo il proposito; facendo hora il segno di combattere, & hora ricogliendo in vno lo
essercito: Onde mi penso, che quelli Pifferi, che gli Antichi chiamauano Destri, & Sinistri, i quali vsaua-
no (come altre volte hò detto) nelle Comedie, fussero accordati in tal maniera. Gli Organi Antichi etian-
dio a tal maniera si accostauano: percioche non erano fatti, come sono fatti li moderni: & di ciò me ne hà fat
to fede il rarissimo fabricatore di simili istrumenti Maestro Vincenzo Colōbi da Casal maggiore, il quale (se-
condo che mi disse in Vinegia) ritrouando si gia molti anni in Piamonte appresso Turino, ne ritrouò uno mol
to antico, che era senza canne, & tutto marcio; & hauea vn Tastame di tal maniera, che dalla parte si-
nistra, cioè nel graue, hauea li Tasti tanto larghi, che per mano grande, che fusse stato, a pena poteua arriua-
re il Quinto tasto; et cotale Tastame, tanto più, che si andaua verso la banda destra, cioè nell'acuto, tanto
più si faceua minore. Et (per quello che lui vide) tiene per fermo, che si douea anco accordare in altra ma-
niera di quello, che si accordano i nostri Moderni. Si ritrouano etiandio molti altri istrumenti si da chorde,
come da fiato, fatti, che si sonano in tal modo; li quali per non esser lungo li lasso. Erano adunque composti
li Generi di Harmonia, di Numero, & di Oratione; ne intrauano nelle Compositioni loro tutte le sorti di
Versi, o Piedi: ma questo, o quello; cioe un terminato numero: & per tal maniera li Musici Antichi esserci-
tauano la Musica ne i loro generi; ne ciò era a loro difficile, ne anco impossibile: perche poteuano, vsandola
in cotal modo, fare vdire quale interuallo voleuano nelle lor cantilene, che non poteua generare fastidio di ma
niera, che non si potesse tollerare: conciosia che non vsauano li Contrapunti, che vsiamo nelle nostre composi-
tioni; anzi vsauano vn semplice modo di harmonia, come si è potuto vedere.

Opinioni delli Chromatisti ributtate.Cap. 80.

HANNO opinione finalmente li Chromatisti, che nelle cantilene si possino vsare qual si
voglia interuallo cantando, quantunque non habbia la sua forma, o proportione collocata
tra i Numeri harmonici: & si muoueno con questa ragione; che potendo la Voce forma
re ogni interuallo; & essendo necessario di imitare il parlar famigliare nel proferir le pa-
role, come vsano gli Oratori, & vuole anco il douere; non è inconueniente, che si possa
vsar tutti quelli interualli, che fanno al proposito, per potere esprimere i concetti, che sono con tenuti nelle pa-
role, con quelli accenti, & altre cose, nel modo, che ragionando li proferimo; acciò muouino gli affetti. A i
page 291quali si risponde, che veramente è grande inconueniente: imperoche altro è parlare famigliarmente; & al-
tro è parlare modulando, o cantando. Ne mai hò vdito Oratore (poi che dicono, che bisogna imitargli O-
ratori, accioche la Musica muoua gli affetti) che vsi nel suo parlare quelli cosi strani, & sgarbati interual-
li, che vsano costoro: percioche quando li vsasse, non so vedere, in qual maniera potesse piegar l'animo del
Giudice, & persuaderlo a fare il loro volere; si come è il suo fine; se non per il contrario: Conciosia che quan
tunque si potesse fare il tutto commodamente in vna parte della cantilena, & si vdissero tali accenti fatti con
proposito, & che facessero buoni effetti; tuttauia nelli accompagnamenti si vdirebbeno cose tanto ladre, che
sarebbe dibisogno chiudersi le orecchie. Ne vale cotesta lor consequenza, La voce può fare ogni interuallo,
adunque si puo, & si debbe vsare ogni interuallo: Perche questo tanto sarebbe dire, quanto, che potendo far
l'huomo bene, & male; li fusse lecito di fare ogni sceleraggine, & vsare ogni modo illicito contra li buoni
costumi, contra ogni douere, & contra ogni iustitia. Ma veramente gli Antichi non hebbero mai opinio-
ne tanto maligna; ne presero licenza alcuna tanto presontuosa, che volessero guastare cosa alcuna di buono
della Musica; anzi cercarono di acconciare il tristo, di accrescere il buono, & di farlo anche migliore. Per
la qual cosa quanto fusse lodeuole appresso di loro cotali licenze, si può comprendere da quello, che scrisse
il prencipe delli Musici Antichi Tolomeo contra Aristosseno, Didimo, & Eratosthene; che non volse lo-
dare, anzi biasimò alcune loro Diuisioni di Tetrachordi, fatte di maniera, che i loro interualli non erano con
tenuti dalle proportioni, che sono del genere Superparticolare. Et se per la modulatione di vn Tetrachordo,
che non faceua Contrapunto, quelli furono tanto biasimati, & tanto ripresi; quanto sarebbeno stati ripresi
questi moderni, se hauesse veduto le loro cantilene? che non solamente in vna delle parti: ma alle volte
in tutte procedeno insieme per discommodi, & disproportionati interualli. Veramente, come huomo di gran
de autorità, & come buon maestro, non hauerebbe fatto molte parole: ma li hauerebbe dato tal castigo, che
sarebbe stato degno di tal presuntione. Dicono etiandio, che si debbeno adoperare tutte quelle chorde, che so-
no in vno istrumento; accioche non siano poste in esso vanamente. Et veramente dicono il vero: percioche
quando non si adoperassero, sarebbeno poste fuori di proposito: ma bisogna adoperarle con ragione, & con
proposito: essendo che fuori di ragione, & fuori di proposito non si vsano bene: ma si adoperano male. Et se
bisognasse adoperare tutti gli interualli, che sono in vno istrumento, che alle volte fanno un gran numero,
con dire, che sono in vn tale ordine; si potrebbe anche dire l'istesso, quando questi interualli fussero diuisi in
due parti; & gli altri in due ancora; & cosi procedendo in infinito, moltiplicando gli ordini delli suoni, per
hauer (come dicono) ogni sorte di voce, per potere esprimere ogni sorte di accento; la qual cosa quanto
sia ridiculosa, lassarò giudicare a tutti coloro, che sono capaci di ragione. Et se ben sono molte chorde in vno
istrumento, tra le quali si trouano molti, & variati interualli; non si debbeno però adoperare se non con pro
posito, & quando la cantilena, & il Modo lo ricerca: conciosia che l'adoperare qualunque cosa senza neces-
sità, & senza proposito, è cosa veramente vana, & dinota poca prudenza; oltra che genera al propio sen-
timento di tale oggetto, gran fastidio. E' ben vero che molti non senteno tal noia, pur che odino cose nuoue,
& fantastiche; siano buone, o triste quanto si voglino, che ne fanno poco conto: Ma quelli, che si dilettano
delle cose rare, & buone, non possono patire alcuna cosa di tristo. Sono però alcuni, che sono ingannati dalla
opinione di molti, & non hauendo giuditio più che tanto, si attengono alle parole di alcuni, che hanno più au
torità di loro, & dicono, questo è buono, & questo è tristo: Ma se a questi li fusse mostrato il vero, muta-
rebbeno consiglio subito, & sarebbeno di altro parere. Questi si possono assimigliare a quelli, che non han-
no giuditio alcuno di Gioie, che quando a loro ne è mostrata vna di quelle, che sono contrafatte, & false; la
qual sia bella, & sia a loro detto, che è di gran valore, l'appreciano molto; perche non la conoscono; per la
opinione, che hanno, che le Gioie vaglino assai denari; & quella, che sarà la buona, ma non cosi bella, ap-
preciano poco: ma quando gli è detto, quella esser falsa, & questa esser la buona; subito mutano consiglio,
& hanno altra opinione. Hò voluto dir tutto questo, per quelli, che credeno, che vn Pulice sia vno Elefan-
te; accioche possino vedere, & vdire, che mai sono per hauer cosa buona, fuori del nostro genere; vsando nel
modo che facemmo le chorde Chromatiche, & le Enharmoniche con proposito; se nō si ritornasse a congiun-
gere insieme (come faceuano gli Antichi) il Numero, l'Harmonia, & le Parole, nelle quali si contenessero le
cose mostrate nel Ca. 7. della Secōda parte: Percioche se'l si hauesse potuto ritrouare alcuna cosa di buono, ol-
tra il nostro vso; non è dubbio, che gia tāti, et tanti anni sono, che la Musica è in essere; dopo l'hauersi dismessi
page 292li due vltimi generi; nō fusse stato alcuno di ingegno eccellente, che nō hauesse posto in vso almeno uno di essi:
essendo veramente stati molti, che gia molti anni (come odo dire da molti) intorno questa cosa ci sono affa-
ticati; ne mai poterono ritrouar cosa alcuna, che li dilettasse. Veramente sarebbe stato cosa molto infelice,
che il buono, & il bello della Musica si hauesse lassato da vn canto, & il men buono ritenuto: Ma ciò non
è credibile: percioche si come nell'altre Arti, & nell'altre Scienze, che sono di grande speculatione, & di
poco vtile, sempre si è riseruato il buono; & lo tristo, come cosa inutile, si è lassato smarire; cosi credo, che
sia stato nella Musica: A benche spero di vedere vn giorno dare opera a questa Scienza di tal maniera, &
di vederla in tal modo perfetta, che non si potrà desiderare in essa cosa alcuna, oltra quello, che si porrà in
vso. Et questo dico, percioche non la vedo ancora in quella perfettione, che può venire, la quale si riserua
nella mia mente, & veramente non si può dire. Il che sarà quando sarà abbracciata da qualche spirito
gentile, che non hauerà per vltimo fine il guadagno, che è cosa da meccanico: ma si bene l'honore, & la gloria
immortale, che potrà acquistare, dopo l'hauersi affaticato intorno tal Scienza, & accresciuta a quel grado
ultimo, ch'io hò detto.
IL FINE DELLA TERZA PARTE.page 293

LA QVARTA ET
VLTIMA PARTE
Delle Istitutioni harmoniche
DI M. GIOSEFFO ZARLINO
DA CHIOGGIA.

Quello che sia Modo.Cap. 1.

VEDVTO nella Parte precedente, et a sufficienza mostrato il modo, che si hà
da tenere nel comporre le cantilene; & in qual maniera, & con quanto bello,
& regolato ordine le Consonanza l'vna con l'altra, & etiandio con le Disso-
nanze, si concatennino; verrò hora à ragionar delli Modi. Et benche tale im-
presa sia non poco difficile (massimamente volendo io ragionare alcune cose di
loro secōdo l'vso de gli Antichi) si perche al presente (come altre volte hò detto)
la Musica moderna dall'Antica è variatamēte essercitata; come anco per non
ritrouarsi alcuno essempio, o vestigio alcuno di loro, che ne possa cōdurre in vna
vera, & perfetta cognitione; tuttauia non voglio restare di discorrere alcune cose; & con quel meglior modo,
ch'io potrò, ragionando in vniuersale, & in particolare anco, di toccare alcune delle più notabili, secondo che
mi soueniranno alla memoria, & anco mi torneranno in proposito; dalle quali li Studiosi potranno venire al-
la risolutione di qualunque dubbio, che sopra tal materia li potesse occorrere: Ilche fatto, verrò a mostrar di-
poi, in qual maniera li Musici moderni li vsino; & dirò di quante sorti si trouino, l'ordine loro, & in che ma-
niera le Harmonie, che nascono da loro si accommodino al Parlare, cioè alle Parole. Douendo adunque dar
principio a tal ragionamento, vederemo prima quello, che sia Modo; acciò possiamo sapere, che cosa sia quello,
di cui intendemo ragionare. Ne ciò sarà fatto fuori di proposito; poi che'l Modo è il principal Soggetto di que-
sto nostro vltimo ragionamento. Si debbe adunque auertire, che questa parola Modo, oltra di ogn'altra sua
significatione, che sono molte; significa propiamente la Ragione, cioè quella misura, o forma, che adoperiamo
nel fare alcuna cosa, laqual ne astrenge poi a non passar più oltra; facendone operare tutte le cose con vna certa
mediocrità, o moderatione. Et bene veramente, imperoche (come dice Pindaro) ἕπεται δ'εν' ἑκάστω μέτρον.
In ciascuna cosa è Modo, o misura; Ilche disse anco Horatio dopo lui;
Est modus in rebus, sunt certi deni fines;

Quos vltra citra nequit consistere rectum:
Imperoche tal mediocrità, o moderatione non è altro, che vna
certa maniera, ouero ordine terminato, & fermo nel procedere, per ilquale la cosa si conserua nel suo essere,
per virtù della proportione, che in essa si ritroua; che non solo ne diletta, ma etiandio molto giouamento ne ap-
porta. De qui viene, che se per caso, ouero a studio tal'ordine si allontana da tal proportione, non si può dire
quanto offendi; & quanto il sentimento abhorisca questo tal'ordine. Hauendo adunque li Musici, & li Poe-
ti antichi considerato tal cosa: perche gli vni, & gli altri erano vna cosa istessa (come hò detto altroue) chia-
marono le loro compositioni Modi; nelle quali sotto varie materie, per via del Parlare esprimeuano, accom-
pagnate l'vna all'altra con proportione, diuersi Numeri, o Metri, & diuerse Harmonie. Onde nacque dipoi,
che posero tre Generi de Modi, non hauendo consideratione al Suono, ouero all'Harmonia, che nasceua: ma
solamente alle altre parti aggiunte insieme; l'vno de i quali chiamarono Dithirambico, l'altro Tragico, &
il terzo Nomico; de i quali le lor spetie furno molte; si come Epithalamij, Comici, Encomiastici, & altri si-
mili. Considerando dipoi le Harmonie da per sè, che vsciuano da tali congiungimenti, perche riteneuano in
loro vna certa, propia, & terminata forma, le nominarono simigliantemete Modi; aggiungendoli Dorio, o
Frigio, ouero altro nome, secondo il nome de i popoli, che furno inuetori di quella harmonia, ouero da quelli, che
page 294più si dilettauano di quella specie di harmonia, che di vn'altra: Imperoche l'harmonia Doria fù denominata
dalli Doriensi, che furono li suoi inuentori; la Frigia dalli popoli, che habitauano la Frigia; & la Lidia da quel
li di Lidia, & cosi le altre per ordine. E' ben vero, che hauendo ciascuna di esse in sè alcuna cosa propia nel suo
canto: & essendo accompagnata con diuersi Numeri; chiamarono alcune di esse graui, & seuere; alcune bac-
canti, & furiose; alcune honeste, & religiose, & alcune altre nominarono lasciue, & bellicose. Onde per que-
sto rispetto hebbero grande auertimento nell'accompagnare cotali Harmonie alli Numeri; et questo insieme
con proposito a materie conuenienti, lequali esprimeuano nella Oratione, o Parlare, secondo la lor natura. Ha-
uendo poi consideratione a tutte queste cose, nominauano le loro compositioni, secondo la natura del composto,
come sarebbe a dire, Modi flebili, i quali sono le Elegie: Imperoche contengono materie meste, & flebili; ilche
si può vedere espressamente in quelli due volumi (oltra gli altri quasi infiniti, che sono di altri autori) i quali
scrisse Ouidio, dopo che fù mandato in essilio da Augusto; & da quello anco, che scriue nella Epistola di Saffo
a phaon
, volendo mostrare, che le cose amatorie sono materie flebili, & che conuengono alla Elegia, dicendo;
Forsitan & quare mea sint alterna requiris

Carmina, cùm lyricis sim magis apta modis.

Flendus amor meus est. Elegeia flebile carmen.

Non facit ad lacrymas barbitos vlla meos.
Fece Horatio mentione di questi Modi, dicendo;
Tu semper vrges flebilibus modis

Mysten ademptum.
Et anco Boetio nel libro. 3. della Consolatione Filosfica;
Quondam funera coniugis

Vates thraicius gemens,

Postquàm flebilibus modis,

Syluas currere, mobiles

Amnes stare coegerat;
Sicome li commemorò etiandio Cicerone nelle Tuscolane, quando (facendo in-
sieme mentione de gli humili, & depressi) disse. Haec cum praessis & flebilibus modis, qui totis theatris
moestitiam inferant, concinuntur. Et in vn'altro luogo, facendo mentione delli tardi; Solet idem Roscius
dicere, se quo plus aetatis sibi accederet, eo tardiores tibicinis modos, & cantus remissiores esse facturum.
Altre nominarono Modi lamenteuoli, come si può vedere appresso di Apuleio, quando dice. Et sonus Tibiae
Zigiae mutatur in quaerulum Lydij modum. Alcune poi chiamarono Modi dolci; come ne mostra l'istesso
Horatio in vn'altro luogo, quando dice;
Me nunc Tressa Chloe regit,

Dulces docta modos, &

Citharae sciens.
Et Seneca anco;
Sacrifica dulces tibia effundat modos. Nominarono etiandio alcuni altri Modi mesti; come si può ve-
dere dalla autorità di Boetio;
Carmina qui quondam studio florente peregi,

Flebilis heu moestos cogor inire modos;
Et alcune Modi impudici, i quali commemora Quintiliano di-
cendo. Apertius tamen profitendum puto, non hanc a me praecipi, quae nunc in scenis effoeminata, & impu
dicis modis fracta. Altre chiamarono Modi rudi, o grossi, ilche dimostra Ouidio;
Dum, rudem praebente modum tibicine Tusco,

Lydius aequatam ter pede pulsat humum;
Et altre Modi discordanti; & de questi ne fà mentione Statio;
Discordes modos, & singultantia verba

Molior.
Vltimamente (lassandone molti altri per breuità) chiamarono in vniuersale alcune composi-
tioni Modi lirici, si come dall'autorità di Ouidio commemorata di sopra si può comprendere. Tali materie
non si esprimeuano con la voce solamente: ma se le accompagnaua l'Harmonia, che nasceua da alcuno istru
mento, fusse stato poi Cetera, o Lira, oueramente Piffero, o di qualunque altra sorte. Si trouaua
nondimeno grande differenza tra questi Modi: essendo che li popoli di questa prouintia vsauano vna manie-
ra di Versi, & vno Istrumento; & quelli di quella vsauano vn'altro Istrumēto, & vn'altra maniera. Et nō
erano differenti solamente in questi: ma nelle Harmonie ancora: Imperoche vna sorte di harmonia vsaua
vn popolo, & vn'altro vn'altra; di maniera che erano anco differenti ne i Numeri, i quali si ritrouauano ne i
Versi. De qui nacque dopoi, che li Modi erano denominati da quelli popoli (come di sopra hò detto) che più si
page 295dilettauano di quella maniera, ouero erano stati gli inuentori. La onde da questo si può comprendere, che se
vn popolo, come quello di Frigia, vdiua alcuna maniera forestiera, diceua, quello essere Modo di quella prouin-
cia, oue più si vsaua, oueramente oue era stato ritrouato: di maniera, che chiamauano il Modo Eolio da i po-
poli della Eolia suoi inuentori, che era contenuto in vn certo Hinno, composto nel Modo lirico sotto alcuni Nu
meri: conciosia che questi popoli si dilettarono molto della Lira, o Cetera, che secondo l'opinione di alcuni (la-
qual reputo falsa) a quei tempi erano vna cosa istessa; al suono della quale cantauano il nominato Hinno. Tale
istrumento vsauano similmente li Doriensi, anchora che forse cantassero altra maniera di Versi, & vsassero
l'Harmonia molto differente; delche ne fà fede Pindaro, quando nomina simile istrumento, Δωρίαν φόρμιγγα,
cioè Dorica cetera; Et Horatio,
Sonantem mistum tibijs carmen lyra,

Hac Dorium, illis Barbarum.
Onde si può vedere da quella parola Barbarum, che intende per il modo
Frigio, che anco i popoli della Frigia vsauano li Pifferi. Et cotal Modo veramente soleuano sonare con simili
istrumenti, come potrei mostrare con molti essempi, i quali lasso per breuità; bastando solamente vno di Vir-
gilio, ilquale dice in tal maniera.
O vere phrigiae (ne enim phryges) ite per alta

Dyndima, vbi assuetis biforem dat tibia cantum;
Et vno di Ouidio,
Tibia dat phrygios, vt dedit ante modos; Da i quali si può comprendere, esser vero quello, che hò detto. Con
questo istrumento similmente quei popoli, che habitauano la Lidia, faceuano le loro harmonie, & di ciò è te-
stimonio Horatio dicendo;
Virtute functos more patrum duces,

Lydis remisto carmine tibijs,

Troiam , & Anchisen, & alma

Progeniem Veneris canemus;
Et Pindaro, ilquale, auanti di lui, supplicando Gioue per Psaumido Camarineo,
vincitore ne i giuochi Olimpici, dice; Io vengo a te supplicheuole o Gioue Λυδίοις αὐλο͂ις, cioè con Pifferi Lidij.
Non manca per dimostrar questo etiandio il testimonio di Apuleio, con l'autorità addutta di sopra, & di mo
lti altri: ma questi bastino. Da questo adunque potemo comprendere, che li Modi anticamente consisteuano
nelle Harmonie, & nelli Numeri espressi da vna sorte di istrumento; & che la diuersità loro era posta nella
variatione delle Harmonie, nella diuersità de i Numeri, & nella maniera dello esprimere, cioè dello Istru-
mento. Et se bene alcuni popoli conueniuano con alcuni altri nelle Harmonie, ouero ne gli Istrumenti; erano
poi differenti nelli Numeri; Et se in questi erano concordi, discordauano poi nelle Harmonie, & ne gli Istru
menti. Di maniera che se in vna cosa, ouero in due erano conformi, variauano poi nel resto. Questo istesso ve-
demo etiandio hoggidi in diuerse nationi: imperoche lo Italiano vsa il Numero, cioè il Verso di piedi, o sillabe
commune col Francese, & col Spagnolo; come è quello di Vndici sillabe; nondimeno quando si odeno cantare
l'vno, & l'altro, si scorge vn'Harmonia differente, & altra maniera nel procedere: Conciosiache altramen-
ta canta lo Italiano, di quello che fà il Francese, & in altra maniera canta lo Spagnolo, di quel che fà lo Te-
desco; lassando di dire delle nationi barbare de infideli, come è manifesto. Vsa lo Italiano, & anco il France-
se grandemente il Leuto, & lo Spagnolo vsa il Ceterone; ancora che varia poco dal Leuto; & altri popoli
vsano il Piffero. Nelli Numeri, o Versi poi, quanta differenza sia tra i popoli, & quanto vn popolo habbia
differente maniera dall'altro, da questo si può conoscere (incominciando da questo capo) che se bene fuori della
Italia in alcuna parte non si vsa il Verso legato, o sciolto di Vndici sillabe, fatto alla simiglianza dell'Endeca-
sillabo latino; tuttauia nella Italia, nella Frāza, & nella Spagna molto si vsa. Et quello, che in Italia si chia-
ma Rima, credo che sia detto da questa parola greca ρυθμός, che significa (come altroue hò detto) Numero, o
Consonanza: percioche da quelle corrispondenze, & legature, che si trouauano nel fine de i Versi, lequali chia
mano Cadenze, nasce la Consonanza, ouero Harmonia, che si troua in essi. Vsano gli Italiani cotali Cadēze,
non tanto in quella maniera de Versi, che si trouano nelle Ottaue rime, o Stanze, nelli Sonetti, ne i Capitoli,
& altri simili, che dimandano Interi; quanto nelle Canzoni ancora, & Madrigali; oue si pone molte sorti de
Versi; si come sono quelli di Sette sillabe, et altri simili, che chiamano Versi rotti, come è manifesto: Imperoche
nella Italia, madre de i buoni, & rari intelletti, si vsa varie maniere di comporre; si come si può comprende-
re dalle nominate Ottaue rime, o Stanze, che dir le vogliamo, da i Terzetti, dalle Sestine, dalli Sonetti, &
dalli Capitoli, ne i quali si adoperano vna sola maniera di Versi, che sono gli Interi. Et nelle Canzoni, & ne i
page 296Madrigali con altri simili, ne i quali si pongono varie sorti di Numeri ad imitatione delle Ode di Horatio; a
benche li Numeri Horatiani siano senza le commemorate Cadenze, & gli Italiani siano per esse Cadenze
al detto modo legati; si come nelle dotte, & leggiadre Canzoni del Petrarca, & di molti altri eccellentissimi
huomini si può vedere; delle quali, tēgo io per certo, che li dotti spiriti Italiani siano stati gli inuētori: Conciosia
che non mi ricordo hauer mai trouato appresso di alcuno altro Poeta, ne Greco, ne Latino vn simil modo di
comporre, con tali Cadenze; con tutto che il dottissimo Horatio habbia cantato assaissime Ode in molte ma-
niere. E' ben vero, che li Poeti latini (ancora che non molto spesso) hanno vsato simili Cadenze, o Corrispon-
denze nelle mezane sillabe, & nelle vltime di alcuni loro Versi, i quali chiamano Canini; come in ciascuno
di questi hà fatto il Poeta;
Ad terram misêre, aut ignibus aegra dedêre.

Cornua vellatarum obuertimus antennarum.

Illum indignanti similem; similem minanti.

Tum caput orantis nequicquàm, & multa precantis.

Ora citatorum dextra contorsit equorum;
Et Ouidio anche in questo hà osseruato cotal legge.
Vim licet appelles, & culpam nomine veles; & in molti altri, che non si metteno, per non crescere il volu-
me. Onde il Petrarca (com'io credo) imitando tal maniera di comporre, le pose in vn'altro modo, accordan-
do il fine del Verso precedente, col mezo del seguendo in cotal guisa:
Mai non vò più cantar com'io soleua:

Ch'altri non m'intendeua: onde hebbi scorno.

E puossi in bel soggiorno esser molesto;
Et cosi il restante di tal Canzone. Ilche osseruò etiandio nella
Canzone, che incomincia Vergine bella. Ma quando bene si ritrouasse tra i Greci, o tra i Latini Poeti vna
tal maniera di comporre, con simili Cadenze, questo poco importarebbe essendo che tanto si potrebbe gloriare
il primo inuentore di vna tal maniera di comporre Italiano, se bene hauesse pigliato la inuentione da alcun
Poeta Greco, o Latino, quanto si gloriaua Horatio di esser stato il primo, che ritrouasse il modo di comporre
in latino i Versi lirici, alla guisa de i Greci; come si può comprendere dalle sue parole, quando dice;
Dicar, quà violens obstrepit Aufidus,

Et qua pauper aquae Daunus agrestium

Regnator populorum, ex humili potens

Princeps Aeolium carmen ad Italos

Deduxisse modos.
Delche si può etiandio gloriare il Tolomei, di esser stato il primo, che habbia espresso il
Verso Heroico, & lo Essametro, & lo Pentametro nelle Italiane muse. Vogliono alcuni, che'l Dottissimo
Dante Aligheri poeta Fiorentino fusse il primo inuentore delli Terzetti, & il Boccaccio della Ottaua rima:
per ilche quando a tali maniere di comporre si volesse dare vn nome particolare, volendole denominare dalla
regione, nella quale furono ritrouate: l'vna, & l'altra maniera si chiamarebbe (come ne inuita Horatio con
l'autorità posta di sopra) Modi Italiani: O volendole denominar dalla patria, si chiamarebbeno Modi Tho-
scani. Ma se si volessero denominare da i propij inuentori, la prima maniera si nominarebbe (dirò cosi)
Modo Dantesco, et la seconda maniera Modo Boccacciano; si come le Leggi citharistice, & le Tibiali (come
hauemo veduto nella Seconda parte) furono denominate parte dalli Popoli, & parte da gli Inuentori. Et se
bene nella Italia si troua nō solo vna maniera de Versi, ma anco più maniere particolari; come hò mostrato;
tuttauia li Greci a i nostri giorni, oltra l'altre loro maniere hanno il Verso di Quindici sillabe; come sono sti,
che sono di Constātino Mannasì grande filosofo. Ο῾ το͂υ θεο͂υ παντέλειος, καὶ παντοκτίστωρ λόγος,

Τὸν ὀυρανὸν τὸν ἄναστρον παρήγαγεν ἀρχῆθεν;
& vogliono dire. La Parola di Dio in tutto perfetta; &
colui, che fabricò tutte le cose del Mondo, da principio fabricò il Cielo senza stelle; de i quali versi tutto il suo
Essameron è pieno; & li cantano sotto vn Modo particolare, secondo'l costume loro; ilche non si vsa nella
Italia. Perilche (lassando di dire de gli altri popoli) da questi due potemo vedere la differenza, che poteua
esser de i Numeri, & delle Harmonie nelli Modi de quei popoli, nel tempo, che nella Grecia la Musica era
in fiore: Percioche si come vedemo questi due popoli a i nostri tempi hauere vna maniera particolare di Ver-
so; & vna maniera particolare di cantare; il simile, douemo creder, che fusse anticamente tra quei popoli. Et
ancora che a i nostri giorni alcuni popoli di natione diuersa conuenghino insieme nel Numero, o nelli Piedi del
Verso, & nella maniera della compositione delle lor canzoni; tuttauia sono poi differenti intorno la maniera
page 297del cantare. Et non solamente si troua tra diuerse nationi tali differenze: ma anco in vna istessa natione, &
in vna istessa patria; come si può vedere nella Italia: percioche in vna maniera si cantano le Canzoni, che si
chiamano Villote ne i luoghi vicini a Vinegia, & in vn'altra maniera nella Thoscana, & nel Reame di Na
poli; si come era anco appresso gli Antichi: percioche se bene i Popoli della Doria, & quelli della Eolia vsa-
uano vna istessa qualità, o sorte di Verso, & vno istesso Istrumento; le Harmonie loro poi erano in qualche
parte differenti. De qui si può comprendere adunque la diuersità de i nomi nelli Modi; che si come in alcun
Modo si trouaua il Numero, lo Istrumento, & l'Harmonia differente da vn'altro Modo; cosi anco nacque
la diuersità delli nomi. La onde credo, che il Modo Dorio fusse differente dallo Eolio; si come il Frigio era
diuerso dal Lidio; & ciò non solamēte nelle Harmonie: ma etiandio nelli Numeri; come si può comprendere
da i varij effetti, che nasceuano dall'vno, & dall'altro; come al suo luogo vederemo. Però adunque quādo leg-
gemo di Filosseno; che hauendo tentato di fare il poema Dithirambico nel modo Dorico, & non lo puote mai
condurre al desiderato fine: percioche dalla natura del Modo fù tirato di nuouo nell'harmonia Frigia, conue-
neuole a tal Poema; non douemo prendere ammiratione: essendo che li suoi Piedi, & il suo Numero è più ve-
loce d'ogn'altro Poema; Et per il contrario i Numeri del modo Dorico più tardi, & più rimessi. Perilche es-
sendo altri Numeri nella Dorica, & altri nella Frigia harmonia (come si è detto) era impossibile, che Filosse-
no potesse far cosa alcuna, che fusse buona; si come anco sarebbe impossibile, quando sotto li Numeri di vn
Verso Saffico, che si compone del Trocheo, del Spondeo, del Dattilo, & nel fine di due Trochei; ouero di vn
Trocheo, & vno Spondeo; come sono questi due Horatiani,
Mercuri facunde nepos Atlantis: &
Persicos odi puer apparatus; si volesse cantare, o tirare in verso Heroico, che si compone di sei piedi di-
uersamente con Dattili, & Spondei; come si può comprendere in ciascuno delli due Virgiliani:
Sed fugit interea, fugit irreparabile tempus. &
Parcere subiectis, & debellare superbos. Tutto questo discorso hò voluto fare, forse più lungo di quello,
che bisognaua, non ad altro fine, se non accioche più facilmente si comprenda quello, che era Modo nella Mu-
sica. Onde potemo veramente dire, che il Modo anticamente era una certa, & determinata forma di Melo-
dia, fatta con ragione, & con arteficio, contenuta sotto vn determinato, & proportionato ordine de Numeri,
& di Harmonia, accommodati alla materia contenuta nell'Oratione. Et benche i Musici moderni non consi-
derino nelle lor cantilene se non vn certo ordine di cantare, & vna certa specie di harmonia, lassando da par-
te il considerare il Numero, o Metro determinato: percioche dicono, che questo appartiene alli Poeti, massi-
mamente essendo hora la Musica a i nostri tempi separata dalla Poesia; tuttauia considerano cotale ordine
inquanto è contenuto tra vna delle Sette gia mostrate specie della Diapason, harmonicamente, ouero arith-
meticamente mediata; come più oltra vederemo; tra lequali si troua vna certa maniera di cantare in una, che
in vn'altra è variata. Et tale ordine di cantare con diuersa maniera, ouero aria dimandano Modo; & alcu-
ni lo chiamano Tropo; & alcuni Tuono. Ne di ciò douemo prender marauiglia, poi che Τρόπος è parola gre-
ca, che significa Modo, o Ragione, dalla quale vogliono, che siano cosi detti. Et se fussero anco nominati da
Τροπή, che vuol dire Conuersione, o Mutatione, staria medesimamente bene; essendo che l'vno si conuerte, &
muta nell'altro; come vederemo. Lo nominano etiādio Tuono, & ciò nō è mal detto: percioche per il Tuono
(come mostra Euclide nel suo Introduttorio) si può intendere Quattro cose: Primieramēte quello, che i Gre-
ci chiamano φθόγγοσ, che significa ogni Suono, o Voce inarticolata, laquale non si estende ne verso il graue,
ne verso l'acuto: Secondariamente, l'vno di quelli due interualli, mostrati nel Cap. 18. della Terza parte;
Dipoi vna forte, & sonora voce; si come quando dicemo; Francesco hà vn buon tuono, sonoro, & gagliar-
do; cioè vna buona, sonora, & gagliarda voce. Vltimamente si può intender quello, che hauemo nominato
di sopra; si come quando si dice, il Tuono Dorio, il Frigio, & gli altri; cioè il Modo Dorio, il Frigio, & li se-
guenti per ordine, Et perche questo nome Tuono si estende in più cose, come hauemo veduto; però io per schi-
uare la Equiuocatione, più che hò potuto, hò voluto nominarli Modi, & non Tuoni. Volendo adunque dichia-
rare quello, che sia Modo, diremo con Boetio, che Modo è vna certa costitutione in tutti gli ordini de voci, dif-
ferente per il graue, & per l'acuto; & tale Costitutione è come vn corpo pieno di modulatione, laquale hà
l'essere dalla congiuntione delle Consonanze; si come è la Diapason, la Diapasondiapente, ouero la Disdiapa-
son. Di maniera che da Proslambanomenos a Mese viene ad essere vna costitutione, connumerando le chor-
de, o voci mezane; Cosi ancora da Mese a Nete hyperboleon, intendendoui sempre li suoi mezani suoni. Ma
page 298perche queste costitutioni sono veramente le varie specie della Diapason, che si trouano dall'vna lettera all'al-
tra; come nel Cap. 12. della Terza parte habbiamo veduto, numerando le lor chorde mezane; però diremo,
che'l Modo è vna certa forma, o qualità di harmonia, che si troua in ciascuna delle nominate Sette specie del-
la Diapason, lequali tramezate harmonicamente, secondo che si considerano hora, ne danno sette Modi prin-
cipali, & autētichi; dalli quali poi nascono li suoi collaterali, per la diuisione arithmetica, che si chiamano (co-
me vederemo) Plagali, ouero Placali.

Che li Modi sono stati nominati da molti diuersamente,
& per qual cagione.Cap. 2.

ET benche io habbia nominato tali maniere di cantare Modi; sono però stati alcuni, i quali
etiandio li hanno chiamati Harmonie, alcuni Tropi, alcuni Tuoni, & alcuni Sistemati,
ouero Intere costitutioni. Quelli che li chiamarono Harmonie furono molti, tra i quali fù
Platone, Plinio, & Giulio Polluce. E' ben vero, che'l Polluce (secondo'l mio parere) po-
ne differenza tra l'Harmonia, & il Modo; essendo che piglia l'Harmonia per il cōcento
solamente, che nasce da i Suoni, o dalle Voci, aggiunte al Numero; & dipoi piglia il Modo per il composto di
Harmonia, di Numero, & di Oratione, che Platone nomina Melodia; & fà vedere, quanto il Modo sia dif-
ferente dall'Harmonia. La onde essendo a i nostri tempi l'vso della Musica molto differente dall'uso di quella
de gli Antichi (come altroue hò mostrato) ne osseruandosi in essa alcuna cosa intorno al Numero (lassando
quelle Harmonie, che si odeno ne i Balli: percioche vengono necessariamente ad esser congiunti a tal numero)
secondo l'opinione di costui li doueressimo più presto chiamare Harmonie, che Modi: ma ciò si è fatto; perche
questo nome è più commune tra i Musici in simil cosa, che non è Harmonia. Quando adunque il Polluce li
chiama Harmonie, non discorda punto da Platone; intendendo quel concento, che nasce da i Suoni, o dalle Vo-
ci congiunto al Numero: Ma quando li nomina Modi, allora intende la Melodia, cioè il composto delle nomi-
nate tre cose. Ne douemo prender marauiglia, che vna istessa cosa sia denominata in tante maniere: percio-
che non è inconueniente, che vna cosa istessa, quando è considerata diuersamente, sia anco diuersamente no-
minata. Però quando Platone, & gli altri le nomina Harmonie, può nascere, che li ponesse tal nome, per
la concordanza de molti suoni, o voci dissimili tra loro; & dalla congiuntione di molte consonanze vnite in-
sieme, che si troua tra molte parti, & in vna sola ancora: Imperoche Α῾ρμονία, secondo'l parere di Quintilia-
no, si chiama quella concordanza, che nasce dalla congiuntione di più cose tra loro dissimili. Et se alcuni al-
tri li chiamarono Tropi, fù anco ben detto: poi che si mutano, l'vn nell'altro nel graue, ouero nell'acuto. Onde
poi per queste qualità sono tra loro differenti: essendo che tutte le chorde di vn Modo sono più graui; o più
acute per vno interuallo di Tuono, o di Semituono, delle chorde di quello, che gli è più vicino. Considerando
adunque il passaggio, che fanno l'vno nell'altro per l'ascendere, o discendere con le chorde di vn'ordine nelle
chorde di vn'altro; erano da loro nominati in tal maniera; quasi che volessero dire, Voltati dal graue al-
l'acuto, o per il contrario. Ma se noi li considerassimo secondo l'vso moderno; cioè inquanto alla conuersio-
ne delle loro Diatessaron, lequali si pongono (come vederemo) tallora sotto, & tallora sopra la Diapente
commune; si potrebbeno etiandio chiamare Tropi. La onde parmi, che non fuori di proposito alcuni diman-
darono le due nominate specie; cioè la Diapente, & la Diatessaron Lati, ouer Membra della Diapason; &
essa Diapason Corpo; poi che ne segue vna tale, & tāta variatione, che fà vno effetto mirabile. De qui vēne,
che alcuni chiamarono parte di essi Modi laterali; come sono li Plagali, dall'uno de i loro lati, che si muta; che è
la Diatessaron. Et lli, che li nominarono Tuoni, non lo fecero senza ragione, de i quali l'uno fù Tolomeo, ilqual
dice; che forse si chiamarono in cotal modo, dal spacio del Tuono, per ilquale li tre Modi principali Dorio, Fri-
gio, et Lidio (come dimostra nel Cap. 7. et nel 10 del 2 lib. dell'Harmonica) sono lontani l'uno dall'altro: An-
cora che alcuni voglino, che siano nominati in tal maniera, da vna certa soprabondanza d'Interualli; si come
dalli Cinque tuoni, che sono in ogni Diapason, oltra li due Semituoni maggiori: oueramente dall'ultimo suono,
o voce finale di ciascuno (come vogliono alcuni altri) mediante ilquale, cauano vna Regola di conoscere, & di
giudicare dalla ascesa, & dalla discesa delle loro Modulationi, qual si voglia cātilena, sotto qual Modo sia cō-
posta. Ma sta vltima opinione a me non piace: conciosia che nō hà in se alcuna ragione, che accheti l'intelletto.
Sono anco detti Modi da questa parola latina Modus, che deriua da Questo verbo Modulari, ilquale significa
page 299Cantare: ouero sono detti Modi dall'ordino moderato, che si scorge in loro: Imperoche non è lecito, senza offesa
dell'vdito, passare oltra i loro termini; & di non osseruare la propietà, & natura di ciascuno. Quelli, che li no-
minarono Sistemati, ouero Intere costitutioni, tra quali vno è Tolomeo; si mossero da questa ragione: per-
che Sistema vuol significare vna congregatione de voci, o suoni, che contiene in se vna certa ordinata, & in-
tera modulatione, ouer cōgiuntione delle consonanze; come sono della Diapente, & della Diatessaron, & del-
le altre ancora. Di maniera, che ogni Modo si colloca interamente in vna delle Sette specie della Diapason,
che è la più perfetta di ogn'altra qual si voglia costitutione.

Del Nome, & del Numero delli Modi. Cap. 3.

SI come appresso di tutti quelli, che hanno fatto qualche mentione delli Modi, si vede gran
de uarietà intorno al loro nome in generale: come hauemo veduto; cosi anco l'istesso intra-
uiene intorno ad alcuni nomi particolari; & intorno al numero loro: Imperoche se noi
vorremo hauer riguardo a quello, che scriue Platone in tal materia, ritrouaremo, che pone
sei Modi solamente; chiamādo alcuni di essi harmonie Lidie miste, alcuni Lidie acute, al-
tri Ioniche, & altri Lidie, senza aggiungerui cosa alcuna. Aggiunge poi a queste la Dorica, & la Frigia;
lodando solamente, & approuando sopra tutte le altre queste due vltime; come molto vtili ad vna bene isti-
tuita Republica. In vn'altro luogo poi commemora solamente la Dorica, la Ionica, la Frigia, & la Lidia; et
cosi tra queste, par che lodi solamente la Dorica; come più seuera, & migliore di ogn'altra. Aristosseno ancor
lui (come vuole Martiano capella) pone Quindici modi; cioè Cinque principali Lidio, Iastio, Eolio, Frigio, &
Dorico; con Dieci collaterali; aggiungendo a ciascun di loro queste due particelle Greche ὑπὲρ, che vuol dire
Sopra, & ὑπὸ, che significa Sotto: onde fà nascere due altri Modi, l'vn de i quali chiama Hiperlidio, & l'al-
tro Hipolidio; & cosi fà de gli altri per ordine. L 'istesso numero con nomi simili pone Cassiodoro nel suo Com
pendio di Musica
; et scriuendo a Boetio ne pone Cinque; cioè il Dorio, il Frigio, l'Eolio, l'Iastio, & il Lidio; &
dice, che ogni Modo hà l'Alto, & il Basso; & questi due sono cosi detti per rispetto del mezo; volendo infe-
rire, che ciascuno delli nominati hà due Modi collaterali; come dimostra dipoi, quando dice; che la Musica arte-
ficiata è contenuta da Quindici modi; & in ciò è concorde con Martiano. Ma Euclide, ilquale seguitò anche
lui Aristosseno ne pone Tredeci solamente; ilche fà medesimamente Censorino. La onde si vede due seguazzi
di vno istesso autore, esser molto discordi, & varij nel numero. Tolomeo, quando ragiona di tal cosa, ne pone
Sette, cioè l'Hipodorio, l'Hipofrigio, l'Hipolidio, il Dorio, il Frigio, il Lidio, & il Mistolidio; alli quali aggiun
ge l'Ottauo, chiamandolo Hipermistolidio, detto da Euclide Hiperfrigio: & questo fece; accio che'l Sistema
massimo, cioè le Quindici chorde da Proslambanomenos a Netehyperboleon, fussero cōprese dalle chorde di
questi Modi. Et quantunque conoscesse molto bene, che oltra di questi sette Modi, & lo suo aggiunto, se ne ri-
trouauano molti altri; come si può vedere, quando cōmemora l'Iastio, & l'Eolio, nominādoli Harmonie; tut
tauia non volse passare tal numero; forse, perche hauea fatto disegno, di accōmodare (secondo il suo proposito)
a ciascun circolo della Sphera celeste vno delli nominati otto Modi; come si può vedere nel Cap. 9. del Terzo
libro della Musica
; nella maniera, che gli Antichi etiandio haueuano disegnato a ciascuna Sphera; come mo-
stra Plinio nella Historia naturale. Giulio polluce si accorda con Platone nel numero: ma discorda nel no-
me: percioche pone il Dorico, l'Ionico, & l'Eolio; et li nomina Prime harmonie, alle quali aggiunge la Frigia,
la Lidia, la Ionica, & vna, che nomina Continoua; come vna di quelle harmonie, che seruiuano al suono de i
Pifferi. Aristide Quintiliano, nel Primo lib. della Musica pone sei Modi, i quali dimāda Tuoni, cioè il Lidio, il
Dorio, il Frigio, l'Iastio, il Mistolidio, & il Sintonolidio, ilquale potemo nominare Lidio acuto. Ma Gaudētio
filosofo, hauēdo nel suo Introduttorio fatto mētione del Mistolidio, del Lidio, del Frigio, del Dorio, dell'Hipoli-
dio, dell'Hipofrigio, et di llo, che chiama Cōmune, nominādolo dipoi Locrico, et Hipodorio; aggiūge ne gli es-
sēpi, che pone, l'essēpio dell'Eolio, et llo dell'Hipoeolio. Apuleio oltra costoro pone cinque Modi; l'Eolio, l'Iastio,
il Lidio, il Frigio, et il Dorio. Et Luciano quattro; il Frigio, il Lidio, il Dorio, et l'Ionico. Lassarò di dire oltra di
sti llo, che faccia Boetio; poi che nel Cap. 14. et nel 15 del 4 lib. nō discorda in cosa alcuna dalli Modi posti
da Tolomeo. Et quātun Plutarco voglia, che li Modi siano Tre solamēte, Dorio, Frigio, et Lidio; tuttauia di
ce questo, cōmemorandoli come principali: perche soggiunge dipoi, che qualunque altro modo dipēde, & deriua
da questi. Et ciò disse: imperoche, vide non esserli più di Tre sorti di Diatessaron; come nel Cap. 14. della
page 300Terza parte
hò mostrato; dalle quali nasce la varietà delli Modi. Non mancano quelli (lassando da parte il
raccontare il loro nome, che quasi sono infiniti) che hanno fatto mentione solamente del Dorio, dell'Eolio, &
dell'Ionico; come di quelli, che erano veramente Modi greci: percioche (come mostra Cicerone) la Gretia era
diuisa in tre parti, cioè nella Doria, nella Eolia, & nella Ionia; come dimostra anche Plinio nel libro Sesto al
Cap. 2. della sua Historia naturale
. Altri hanno fatto mentione incidentalmente di vna parte di loro; si co-
me Pindaro, che nominò il Dorio sotto'l nome della Cetera dorica, & cosi l'Eolio: Et Horatio in diuersi luo-
ghi nomina l'Ionico, l'Eolio, il Dorio, & il Lidio. Di maniera che dalla diuersita dell'ordine, dalla varietà
del numero, & dalla differenza de i loro nomi, che si troua in tutti questi autori, non si può cauare altro, che
confusione di mente. Ma siano a qual modo si vogliano collocati, ouero ordinati; siano anco quanti si voglino,
in numero, & habbiano qual nome si voglia, questo importa poco a noi; bastandone di saper questo per hora;
che gli Antichi vsauano i loro Modi nella maniera, che di sopra hò mostrato; & che considerandoli secondo
l'vso de i Musici moderni, collocati in vna delle Sette specie della Diapason harmonicamente, ouero arithme-
ticamente mediata, & diuisa, siano Dodici: Imperoche in Dodici maniere solamente, & non più, commoda-
mente si possono diuidere; de i quali Sei sono li principali, & Sei i loro collaterali, come vederemo; habbiano
poi hauuto gli Antichi quanti Modi si vogliano. Da che veramente nascessi vna tanta discordia tra li Scrit-
tori, si intorno al numero, come anco intorno al nome, & all'ordine loro, è cosa difficile da giudicare; se nō vo-
lessimo dire, che ciò accascasse; perche, ouero che al tempo di alcuno di loro tutti li Modi non erano ancora co-
nosciuti; o che non facessero mentione se non di quelli, che li veniuano in proposito a tempo, & luogo cōmodo.
Potemo adunque da quello, che si detto ricogliere, che li Modi principali appresso gli Antichi erano Sei. Do-
rio, Frigio, Lidio, Mistolidio, Eolio, & Ionico. Et se ben Tolomeo con Apuleio, & molti altri anco chiama-
no il modo Ionico, modo Iastio, questo nulla, o poco rileua: imperoche considerandoli l'vno, & l'altro nella
lingua Greca, tanto importa l'vno, quanto l'altro; poi che anco il modo Mistolidio, da Giulio polluce è chia-
mato Locrico, ouer Locrense; & Atheneo tenne per cosa certa, che l'Hipodorio fusse l'Eolio. Cosa molto dif-
ficile è veramente il volere hauer di ciò chiara, & perfetta cognitione; volendo seguire l'vso de gli Antichi:
percioche questo non si può dimostrare per alcuna via, per essere il loro vso totalmente spento, che non potemo
ritrouar di loro vestigio alcuno. Ne di ciò si douemo marauigliare; essendo che'l Tempo consuma ogni cosa
creata: ma più presto si douemo marauigliare di alcuni, che credendosi porre in vso il genere Chromatico, &
l'Enharmonico, gia per tanto, & tanto spacio di tempo lasciati; non conoscendo di loro maniera, ne vestigio al
cuno; non si accorgono, che non si hà ancora intera cognitione del Diatonico: percioche veramente non sanno
in qual maniera cotali Modi si ponessero in vso, secondo'l costume de gli Antichi. La onde credo io, che se be-
ne vorranno essaminar la cosa, ritrouaranno senza dubbio alcuno, doppo l'hauersi lungo tempo lambicato il
ceruello con molte fatiche, & stenti, che haueranno gettato via il tempo, più pretioso, che ogn'altra cosa; &
esser stati ingannati alla guisa de gli Alchimisti, intorno il voler ritrouare quello, che mai ritrouar potran-
no; quello dico, che chiamano la Quinta essentia.

De gli Inuentori delli Modi.Cap. 4.

NON sarebbe fuori di proposito (se'l si potesse fare) il narrare, chi sia stato il primo inuen-
tore de i Modi moderni: percioche fin'hora non hò ritrouato alcuno che lo dica; ancora che
sia manifesto a tutti quelli, che leggono il Platina, che Papa Gregorio primo, huomo di
santissima vita, fù quello, che ordinò, che si cantasse gli Introiti, il Κύριε ἐλέησον noue
volte, lo Haleluiah, & le altre cose, che si cantano nel sacrificio. Similmente, che Vita-
liano di questo nome primo, ordinò il Canto, & aggiunse insieme gli Organi (come vogliono alcuni) per cōso-
nanza. Ma Leone secondo, huomo perito nella Musica compose il canto de i Salmi; cioè ritrouò le loro Into-
nationi, & il modo, che si cantano; & ridusse gli Hinni a miglior consonanza; hauendo Damaso primo per
auanti ordinato, che tali Salmi si cantassero in chiesa vn verso per Choro, & nel loro fine si aggiungesse il
Gloria patri, co'l resto. Tutto questo è stato detto intorno al Canto ecclesiastico, anchora che di esso nō si possa
ritrouare il primo inuentore: Ma inquanto all'inuentione di quelli Modi, che sono nel Canto figurato, & la
inuentione di comporre nella maniera, che facemo al presente; non è dubbio, che di ciò non potemo hauere al-
cuna certezza; ancora che (per quello, che si può vedere) nō è molto tempo, che vn tal modo di comporre nel
page 301canto figurato fu ritrouato. Et benche intorno gli Inuentori delli Modi Antichi nasca quasi l'istessa difficul
tà; tuttauia potemo hauere alcuna cognitione de gli Inuentori di molti di loro: Imperoche Plinio vuole, che
Anfione figliuolo di Gioue, o di Mercurio (come alcuni vogliono) & di Antipa, fusse inuentore dell'harmo
nia Lidia; con la quale (secondo che riferisce Aristosseno nel Primo lib. della Musica) Olimpo fu quello,
che sonò col Piffero i funerali nella sepoltura del Serpente Pithone; La qual harmonia si adoperò anco nella
pompa funebre della vergine Psiche, come di sopra fu commemorato. E' ben vero, che Clemente Alessan-
drino attribuisce la inuentione delle harmonie Lidie ad Olimpo di Misia, il quale fu forse il disopra nominato;
& altri vogliono, che la melodia Lidia fusse ritrouata non ad altro effetto, che per vsarla ad vn tale vfficio,
come è il detto di sopra. Dicono ancora, che tal melodia vsauano li rustici ne i triuij, & ne i quadriuij in ho
nore di Diana, ad imitatione di Cerere, che con grande gridi cercaua la rapita Proserpina; come accenna il
Poeta quando dice;
Non tu in triuijs indocte solebas

Stridenti miserum stipula disperdere carmen?
Oue si vede, che non faceuano vn tale vfficio con
molti istrumenti: ma con vn piffero solo; del quale (come vuole Apuleio) Iagne Frigio, che fu padre di
quel Marsia, che fu punito grauemente da Apollo della sua arroganza, fu l'inuentore. Questo istesso faceua-
no etiandio col Zuffolo, del quale (come vogliono alcuni, & massimamente Virgilio) Pan dio de pastori fu
l'inuentore, perche; come dice egli,
Pan primus calamos caera coniungere plures

Instituit.
Ma le melodie Dorie, secondo l'istesso Clemente, del qual parere fu anche Plinio, furono
ritrouate da Thamira, che fu di Thracia. Le Frigie, la Mista lidia, & la Mista frigia (come vuole il no-
minato Clemente) furono ritrouate dal sopradetto Marsia, che fu di Frigia; quantunque alcuni uoglino,
che Saffo Lesbia poetessa antica fusse l'inuentrice delle Miste lidie; & altri attribuischino tale inuen-
tione a Thersandro; & altri ad vn Trombetta chiamato Pithoclide: Ma Plutarco, pigliando il testimonio
di vno Lisia, vuole, che Lamprocla di Athene fusse l'inuentore de tali Melodie; & alcuni vogliono, che Da
mone Pithagorico fusse l'inuentore dell'Hipofrigio, & Polimnestre dell'Hipolidio. De gli altri Modi non
hò ritrouato gli inuentori: ma quando l'autorità di Aristotele posta nel lib. 2. della Metafisica valesse in que
sto proposito, si potrebbe dire, che Timotheo fusse stato l'inuentore del resto; ancora che Frinide musico per-
fetto de quei tempi fusse stato auanti lui: percioche (come dice) se non fusse stato Timotheo non haueressimo
molte melodie. Ma inuerità parmi, che siano più antiche di Timotheo; si come leggendo molti autori, &
essaminandoli intorno al tempo, si può vedere. Quale di loro fusse il primo ritrouato, questo è, non dirò dif-
ficilissimo, anzi impossibile da sapere; ancora che alcuni voglino, che'l Lidio fusse'l primo Modo ritroua-
to; alla quale opinione se potressimo accostare, quando l'ordine delli Modi posti da Platone, da Plinio, da
Martiano, & da molti altri, fusse posto, secondo che l'vno fu ritrouato prima dell'altro: Ma veramente
è debile argomento: percioche potressimo dire l'istesso di qualunque altro Modo, che fusse posto primo in qua-
lunque altro ordine; si come del Frigio, che è posto da Luciano primo in ordine; & dell'Eolio, che è posto da
Apuleio nel primo luogo. Lassaremo hora di ragionar più di cotali cose, & verremo a dire della loro natu-
ra: percioche della propietà de i Modi moderni vn'altra fiata ne parlaremo.

Della Natura, o propietà delli Modi.Cap. 5

ESSENDO gia li Modi antichi, come hauemo veduto altroue, vna compositione di
più cose poste insieme: dalla varietà loro nasceua vna certa differēza de Modi, dalla quale
si poteua comprendere, che ciascuno di essi riteneua in se vn certo non so che di variato;
massimamente quando tutte le cose, che entrauano nel composto, erano poste insieme pro
portionatamente. Onde era potente di indurre ne gli animi de gli ascoltanti varie passio
ni, inducendo in loro nuoui, & diuersi habiti, & costumi. De qui vene poi, che tutti quelli, che hanno scrit-
to alcuna cosa di loro, attribuirono a ciascuno la sua propietà, da gli effetti che vedeuano nascer da loro. On-
de chiamarono il Dorio modo stabile, & volsero che fusse per sua natura molto atto alli costumi dell'animo
de gli huomini ciuili; come dimostra Aristotele nella Politica; ancora che Luciano lo chiami seuero: perche
serua in se vna certa seuerità, & Apuleio lo nomini bellicoso: Ma Atheneo gli attribuisce seuerità, maie-
page 302stà, & vehementia; & Cassiodoro dice, che è donatore della pudicitia, & conseruatore della castità. Di-
cono etiandio, che è Modo, che contiene in se grauità: per il che Lachete appresso di Platone soleua compa-
rare quelli, che ragionauano, o disputauano di cose graui, & seuere; si come della Virtù, della Sapienza,
& di altre cose simili; al Musico, che cantasse al suono della Cetera, o Lira, non la melodia Ionica, ne la
Frigia, o la Lidia: ma si bene la Dorica, la quale istimaua, che fusse veramente la vera Greca harmonia;
& ciò massimamente, quando erano huomini degni di tal parole; & tra loro, & le parole dette si compren
deua vna certa consonanza. Et perche li Doriensi vsauano vn'Harmonia alquanto graue, & seuera, con nu
meri non molto veloci, i quali accompagnati alla Oratione, conteneua in se cose seuere, & graui; però vo-
leuano gli Antichi, che per il mezo del modo Dorio si acquistasse la prudenza; & per esso si inducesse in
noi vn'animo casto, & virtuoso. Et ciò non era detto senza qualche ragione, come si può comprendere da
gli auenimenti: Imperoche (come racconta Strabone) il Re Agamennone, auanti che si partisse della pa-
tria, per andare alla guerra Troiana, diede la moglie Clitennestra in guardia ad un Musico Dorico: perche
conosceua, che mentre il Musico le era appresso, non poteua esser viciata da alcuno: Della qual cosa accor-
gendosi il vitioso Egisto, leuandoselo da gli occhi, diede fine alli suoi sfrenati desiderij. Ma perche questo po-
trebbe parere ad alcuno cosa strana; però considerato quello, che hò detto nella Seconda parte, ritrouerà, che
non è impossibile: Imperoche è da credere, che il buon Musico fusse tale, che la stimolasse continouamente co
dotte narrationi, accompagnate con harmonie appropiate, alle operationi virtuose, & al dispreggio de i vi-
tij; & le proponesse molti essempi de castissime, & bene accostumate matrone, da douere imitare; insegna-
dole il modo, che hauesse da tenere per conseruare la sua castità; & la intratenesse etiandio con narrationi fi-
losofiche, & soauissime cantilene; come si conueniua a donna casta, & pudica. In tal maniera anco Didone
appresso di Virgilio con seuere, & graui canzoni dal buon Musico Ioppa era tratenuta; il che si costuma
di fare tra le honeste, & caste donne: ma non gia tra le lasciue, & meno che honeste; come leggemo ap-
presso l'istesso Virgilio delle Ninfe;
Inter quas curam Clymene narrabat inanem

Vulcani, Martis dolos, & dulcia furta.
Per tali effetti adunque gli Antichi attribuirono le nar-
rate propietà al modo Dorico; & ad esso applicauano materie seuere, graui, & piene di sapienza. Et quan-
do da queste si partiuano, & passauano a cose piaceuoli, liete, & leggieri, vsauano il modo Frigio; essendo
che li suoi numeri erano più veloci de i numeri di qualunque altro Modo, & la sua harmonia più acuta di quel-
la del Dorio; Onde da questo, credo io, che sia venuto quel Prouerbio, che si dice, Dal Dorio al Frigio; che si
può accommodare, quando da vn ragionamento di cose altissime, & graui, si passa ad vno, che contenga co
se leggieri, basse, non molto ingegnose, et simigliantemente cose liete, et festeuoli, & anche non molto honeste.
Clemente Alessandrino, seguitando la opinione di Aristosseno, vuole, che il Genere Enharmonico conuen-
ghi grandemente alle Harmonie Doriche; come genere ornato, & elegante; & alle Frigie il Diatonico, co
me più vehemente, & acuto. Fù gia tanto in veneratione il Dorio, che niuno altro, da questo & il Frigio
in fuori, fu approuato, & admesso dalli due sapientissimi Filosofi Platone, & Aristotele: percioche conosce-
uano l'vtile grande, che apportauano ad vna bene istituita Republica; istimando gli altri di poco vtile, & di
poco valore. Onde volsero, che li fanciulli dalla loro tenera età fussero istrutti nella Musica. Voleuano e-
tiandio gli Antichi, che l'Hipodorio hauesse natura in tutto diuersa da quella del Dorio: imperoche si come
il Dorio disponeua ad vna certa costanza virile, & alla modestia; cosi l'Hipodorio per la grauità delli suoi
mouimenti inducesse vna certa pigritia, & quiete. La onde (si come raccontano Tolomeo, & Quintilia-
no) li Pithagorici haueuano cotale vsanza, che soleuano col mezo dell'Hipodorio tra il giorno, & quando
andauano a dormire, mitigare le fatiche, & le cure dell'animo del giorno passato; & nella notte suegliati dal
sonno, col Dorio ridursi alli lassati studij. Atheneo (come altroue hò anco detto) si pensò, che questo fusse
l'Eolio, & gli attribui, che inducesse ne gli animi vn certo gonfiamento, & fasto; per esser di natura al-
quanto molle. Attribuirono anco gli Antichi al Frigio; come ci manifesta Plutarco, natura di accender
l'animo, & di infiammarlo alla ira, & alla colera; & di prouocare alla libidine, & alla lussuria: percio-
che lo istimarono Modo alquanto vehemente, & furioso; & anco di natura seuerissimo, & crudele; &
che rendesse l'huomo attonito. La onde (secondo'l mio parere) Luciano toccò molto bene la sua natura con
queste parole: Si come (quelli dice egli) i quali odono il piffero Frigio, non tutti impaciscono: ma solo tutti
quelli, i quali sono tocchi da Rhea; & questi hauendo vdito il Verso, si ricordano del primo affetto, o passio-
page 303ne prima, & etiam della prima Similmente Ouidio la accennò in questi due versi, dicendo;
Attonitus seces, vt quos Cybeleia mater

Incitat, ad Phrygios vilia membra modos.
Aristotele lo accenna Bacchico, cioè furioso, & bac-
cante; & Luciano lo chiama furioso, o impetuoso: ancora che Apuleio lo nomini Religioso. Questo Mo-
do (come habbiamo veduto) si sonaua anticamente col Piffero; ilquale è istrumento molto incitatiuo: per
il che (come dicono alcuni) col mezo del suono de i Pifferi, li Spartani inuitauano li soldati al combattere;
& (come narra Valerio) costretti dalle seuerissime leggi di Licurgo, osseruauano di non andare mai con lo
essercito a combattere, se prima non erano bene inanemiti, & riscaldati dal suono de i detti istrumenti, con
la misura del piede Anapesto; il qualsi compone di tre tempi, cioè di due breui, & di vno lungo. La onde
dalli due primi, i quali fanno la battuta più spessa, & più veloce cōprendeuano, di hauer da assalire l'inimico
con grande empito; & dal lungo, di hauere a fermarsi, & resistere animosamente, quando non l'haueano
rotto nel primo assalto. Il che faceuano anco li Romani, come narra Tulio, i quali non pure col suono della
Tromba: ma col canto accompagnato a cotal suono, soleuano incitare gli animi de i soldati a combattere vi-
rilmente. Et ciò ne mostra anco Virgilio, parlando di Miseno,
. . . . quo non praestantior alter,

Aere ciere viros, Martem accendere cantu.
Imperoche gli Italiani vsarono la Tromba, che
fu inuentione de i popoli Tirrheni, come vuole Diodoro; & Plinio vuole; che l'inuentore fusse vno nomina-
to Piseo, pur Tirrheno. Di questa inuentione Virgilio ne tocca vna parola, quando dice.
Tyrrhenus tubae mugire per aethera clangor. Ma Gioseffo nel Primo libro delle Antichità giu-
daiche
vuole, che l'inuentore sia stato Mose; & Homero dice, che fu Dirceo, alcuni altri Tirteo, & alcu-
ni Maleto, col suono della quale, che era aspro, veloce, gagliardo, & forte (come si può comprendere dalle
parole di Ennio poeta antico, il quale esprimendo la natura di questo istrumento disse;
At tuba terribili sonitu taratantara dixit) proferiuano il modo Frigio. Inuitati adunque al com-
battere con grande vehementia dal suono del detto istrumento, erano dalla tardità del suono, cioè dalla
tardità del mouimento, & dalla grauità del Modo inuitati a lassare di combattere. Il grande Ales-
sandro anco col mezo di vn Piffero (come narra Suida) fu inuitato da Timotheo a pigliar l'arme, re-
citando la legge Orthia nel modo Frigio. Similmente vn giouine Taurominitano (come recita Am-
monio, & Boetio, & si come molte volte hò commemorato) fu da questo Modo riscaldato. Per il che vo-
leuano gli Antichi, che le materie, che trattauano di guerra, & fussero minaccieuoli, & spauentose, si ac-
commodassero a cotal Modo; & che l'Hipofrigio moderasse, & sottrahesse la natura terribile, & concita-
ta del Frigio. Onde dicono alcuni, che si come li Spartani, & li Candioti inanemiuano i soldati al combat-
tere col modo Frigio; cosi li reuocauano dalla pugna con l'Hipofrigio al suono delli Pifferi. Vogliono anco,
che Alessandro fusse riuocato dalla battaglia da Timotheo col mezo di questo Modo, recitato al suono della
Cetera; & che'l giouine Taurominitano commemorato col mezo di questo Modo, & col canto del Spon-
deo fusse placato. Vuole Cassiodoro, che'l Frigio habbia natura di eccitare al combattere, & di infiamma-
re gli huomini al furore; & che'l Lidio sia remedio contra le fatiche dell'animo, & similmente contra quel-
le del corpo. Ma alcuni vogliono, che'l Lidio sia atto alle cose lamenteuoli, & piene di pianto; per partirsi
dalla modestia del Dorio, in quanto è più acuto, & dalla seuerità del Frigio. Sotto questo Modo, Olimpo
(come narra Plutarco) al suono del piffero nella Sepoltura di Pithone cantò gli Epicedij; che sono alcuni ver
si, che si cantauano auanti il Sepolchro di alcun morto: Imperoche anticamente era vsanza di far cantare
al suono del Piffero, o di altro istrumento nella morte de i parenti, o de gli amici più cari; dal qual canto e-
rano indutti a piangere li circostanti la loro morte; & ciò faceuano fare ad vna femina vestita in habito lu-
gubre; come anco si osserua al presente in alcune città, massimamente nella Dalmatia, nella morte di alcu-
no huomo honorato. Tale vsanza commemorò Statio Papinio, dicendo;
Cum signum luctus cornu graue mugit adunco

Tibia, cui teneros suetum producere manes,

Lege Phrygum mesta.
Onde si vede, che tali harmonie erano fatte nel modo Frigio, ouero nel Li-
dio; si come dalla autorità di Apuleio addutta di sopra si può vedere. Alcuni hanno chiamato il Lidio, dà
gli effetti, horribile, tristo, & lamenteuole; & Luciano lo nomina furioso, ouero impetuoso; è ben vero, che
Platone pone tre sorti di harmonie Lidie, cioè Miste, Acute, & Semplici, senza porui alcuno aggiunto.
page 304Hanno hauuto opinione alcuni, che l'Hipolidio habbia natura differente, & contraria a quella del Lidio;
& che contenga in se vna certa soauità naturale, & dolcezza abondante; che riempa gli animi de gli ascol
tanti di allegrezza, & di giocundità, mista con soauità; & che sia lontano al tutto dalla lasciuia, & da o-
gni vitio; Percio lo accommodarono a materie mansuete, accostumate, graui, & continenti in se cose pro-
funde, speculatiue, & diuine; come sono quelle, che trattano della gloria di Dio, della felicità eterna; & quel
le, che sono atte ad impetrare la Diuina gratia. Et volsero similmente, che'l Mistolidio hauesse natura di
incitar l'animo, & di rimetterlo. Apuleio dimanda l'Eolio semplice; & Cassiodoro vuole, che habbia pos-
sanza di far tranquillo, & sereno l'animo oppresso da diuerse passioni; & che, dopo scacciate tali passioni,
habbia possanza di indurre il sonno: natura, & propietà veramente molto conforme a quella dell'Hipodo-
rio. Onde non è da marauigliarsi, se Atheneo, adducendo l'autorità di Eraclide di Ponto, fu di parere, che
l'Eolio fusse l'Hipodorio; o per il contrario. Vogliono alcuni, che allo Eolio si possino accommodare materie
allegre, dolci, soaui, & seuere; essendo che (come dicono) hà in se vna grata seuerità mescolata con vna cer
ta allegrezza, & soauità oltra modo; & sono di parere, che sia molto atto alle modulationi de i Versi liri-
ci, come Modo aperto, & terso. Ma se è vero quello, che si pensò Eraclide, sarebbe a tutte queste cose con-
trario molto: percioche hauerebbe diuersa natura; come di sopra hò mostrato. Apuleio chiama lo Iastio,
ouero Ionico (che tanto vale) vario; & Luciano lo nomina allegro; per essere (secondo il parere di alcuni)
molto atto alle danze, & a i balli. La onde nacque, che lo dimandarono lasciuo; & li popoli, inuentori di
tal Modo, che furono gli Atheniesi, popoli della Ionia, amatori di cose allegre, & gioconde; & molto stu-
diosi della eloquenza, chiamarono Vani, & leggieri. Cassiodoro vuole, che habbia natura di acuire l'intel-
letto a quelli, che non sono molto eleuati; & di indurre vn certo desiderio delle cose celesti in coloro, li quali
sono grauati da vn certo desiderio terrestre, & humano. Queste cose dicono intorno alla natura delli Mo-
di; la onde si scorge vna grande varietà nelli Scrittori, volendo alcuni vna cosa, & alcuni vn'altra. Il per
che mi penso, che tal varietà poteua nascere dalla varietà de i costumi di vna prouincia; che essendo dopo
molto tempo variati, variassero ancora li Modi; & che vna parte de i scrittori parlasse di quelli Modi, che
perseuerauano di essere nella loro prima, & pura semplicità; & l'altra parte parlasse di quelli, che gia ha-
ueano perso la loro prima natura; Come per cagione di essempio diremo del Dorio, che essendo prima hone-
sto, graue, & seuero; per la variatione de i costumi fusse variato anche lui, & applicato dipoi alle cose del-
la guerra. Et per questo non ci douemo marauigliare: percioche se dalla varieta delle harmonie nasce la va
riatione de i costumi; come altroue si è detto; non è inconueniente anco, che dalla variatione de i costumi si
venga alla varietà delle Harmonie, & delli Modi. Poteua anco nascere dalla poca intelligenza, che hauea
no li Scrittori di quei tempi, intorno a cotal cosa; come suole accascare etiandio a i tempi nostri, che alcuni si
porranno a scriuere alcune cose, che non intendeno: ma si rimetteno al giuditio, & alla opinione di vn'altro,
il quale alle volte ne sa men di lui; & cosi molte volte pigliano vna cosa per vn'altra, & attribuiscono a tal
cosa alcune propietà, che considerandola per il dritto, è da tal propietà tanto lontana, & diuersa, quan-
to è lontano, & diuerso il Cielo dalla Terra. Et molte volte vedemo, che pigliano vna cosa per vn'altra;
come si può vedere in quello, che scriue Dione Chrisostomo di Alessandro Magno ne i Commentarij del Re-
gno
, essempio addutto da molti; oue dice, che fu costretto da Timotheo a pigliar l'arme col mezo del Modo
Dorio; tuttauia è solo di questo parere, per quello ch'io hò potuto comprendere: Imperoche il Magno Basi-
lio, & molti altri auanti lui, vuole; che fusse costretto a fare vn simile atto dal modo Frigio. Ma di questo
sia detto a bastanza; imperoche è dibisogno, che si venghi a ragionare intorno all'ordine loro.

Dell'Ordine de i Modi.Cap. 6.

DOVEMO adunque auertire, che si come gli Antichi furono di molti pareri intorno a
i nomi delli Modi, & intorno alle loro propietà; cosi furono differenti anco dell'ordine,
& del sito loro: Imperoche alcuni ordinarono li Modi in vna maniera, & altri in vn'al
tra. Platone prima d'ogn'altro pose nel suo ordine le harmonie Lidie miste nel primo luo
go; alle quali soggiunse le Lidie acute; Nel secondo luogo poi pose le Ioniche, & quelle,
che chiama semplicemente, senza altro aggiunto, Lidie; & nel terzo la Doria, & la Frigia harmonia. E'
ben vero, che si può dire, che non habbia posto tal'ordine come naturale: ma a caso, & accidentalmente; se-
page 305condo che nel suo ragionamento li tornaua al proposito: si come fece anco in vn'altro ragionamento, nel qua-
le pose prima la Ionica, dipoi la Frigia, soggiungendole la Lidia; & dipoi pose la melodia Dorica nell'vlti-
mo luogo. Altri tenero altro ordine: imperoche posero l'Hipodorio nella parte graue del loro ordine, primo
d'ogn'altro, & il Mistolidio nell'acuta; ponendoli di sopra l'Hipermistolidio, & sopra l'Hipodorio l'Hipo-
frigio, dopo questo l'Hipolidio, aggiungendoli il Dorio; dopo il quale seguiua immediatamente il Frigio; di
maniera che fecero, che'l Lidio era posto disopra a questi quattro mezani: Et tra costoro si ritrouano Tolo-
meo, & Boetio. Et quantunque alcuni altri tenessero vn'altro ordine, si come Apuleio, il quale po-
se l'Eolio auāti d'ogn'altro; dipoi l'Iastio, & gli altri, secondo che si vedeno nel suo ordine; tuttauia Martia-
no pone primo il Lidio, dipoi soggiunge l'Iastio, & cosi gli altri: ma altri posero primo il Mistolidio; tra i
quali sono numerati Euclide, & Gaudentio, nominati di sopra. Giulio Polluce in due luoghi pone il Dorio
prima d'ogn'altro; come fecero Plutarco, & Cassiodoro: Ma Aristide Quintiliano accommodò il Lidio
come fece Martiano; ancora che Luciano habbia posto il Frigio nel primo luogo. Onde da tal diuersità non
ne segue altro, che confusione grande di mente; & questo può nascere: percioche alcuni scriuendo in tal mate-
ria tenero vn'ordine naturale nel por li Modi l'vno dopo l'altro: ma alcuni (non attendendo a tal cosa) pose-
ro vn'ordine accidentale. Li primi furono quelli, che ragionarono di tali cose secondo l'ordine della Scienza,
& in maniera dimostratiua; come fu Euclide, Tolomeo, Gaudentio, Aristide, Boetio, Cassiodoro, & Mar
tiano. Ma gli altri ragionarono di essi a caso, secondo che li tornauano in proposito; oue non faceua dibiso-
gno, che li ponessero, secondo che si debbeno porre l'vn dopo l'altro, seguendo l'ordine naturale; ma in quel
modo, che tornauano a loro più commodi. Tra costoro fu Platone, Plutarco, Luciano, il Polluce, & Apu-
leio . Non è però da marauigliarsi, che questi tra loro tenessero vn'ordine diuerso: ma ci douemo marauiglia
re delli primi, che trattando di vna cosa istessa scientificamente, fussero cosi differenti di parere. Ma cessi
hora tal marauiglia, poi che (come dissi altroue) si come suole auenire nell'altre scienze, nelle quali si troua-
no molte Sette, cosi nella Musica si ritrouauano a quei tempi essere due Sette principali, l'vna delle quali si
chiamaua Pithagorica, la qual seguitaua la dottrina di Pithagora; & l'altra Aristossenica, che era di quel-
li, che seguitauano i pareri di Aristosseno. Essendo a dunque tra costoro molte differenze, & pareri diuersi
intorno ad vna cosa istessa: percio che alcuni la voleuano ad vn modo, & alcuni ad vn'altro; dalla varietà
de i loro principij non nasceua altro, che varietà di conclusioni. La onde nacque, che si come furono differen-
ti in molte cose (come in alcuni luoghi, secondo che mi tornaua in proposito, hò mostrato) cosi ancora furono
discordanti nel numero, nel sito, & nell'ordine delli Modi: Imperoche se noi haueremo riguardo a quello,
che scriueno Tolomeo, & Boetio in tal materia, ritrouaremo, che pongono il modo Mistolidio nella parte a-
cuta de i loro ordini, & vogliono, che la chorda grauissima di ciasccuno si chiami Proslambanomenos, la me-
zana Mese, & l'acuta Nete: & Boetio vuole, che le distanze, & gli interualli, che si trouano in ciascun
Modo, siano solamente di Tuono, o di Semituono: nondimeno Euclide numerando le specie della Diapason,
pone la prima specie ne i suoni graui spessi, i quali chiama Βαρύπυκνοι, da Hypate hypaton a Paramese; &
dice, che questa era chiamata da gli Antichi Mistolidio. La seconda pone ne i suoni mezani spessi, i quali
dimanda Μεσόπυκνοι, da Parhypate hypaton a Trite diezeugmenon; & la nomina Lidio. La terza tra
gli Ο'ξύπυκνοι, cioè acuti spessi; & la chiama Frigio. La quarta Dorio, la quinta Hipolidio, la sesta Hi-
pofrigio, & la settima non solamente la nomina Hipodorio, ma anche Lochrica, & Commune: la qual co-
sa fa etiandio Gaudentio, come si può vedere. Il perche si vede manifestamente, che fa l'vna di due cose, o-
uero che pone il modo Mistolidio nella parte graue del suo Monochordo (come è veramente) & l'Hipodo-
rio, o Lochrico più acuto; oueramente che pone le chorde nel detto istrumento ad altro modo, di quello che
fanno gli altri Musici Antichi. La onde vedemo hora verificarsi quella opinione, ch'io toccai nel Cap. 29.
della Seconda parte
, ragionando della opinione, che hebbero gli Antichi dell'Harmonia celeste. Ma chi
volesse narrare il modo, che teneuano nel cantar li detti Modi, sarebbe cosa difficile: prima, perche non si
ritroua alcuno essempio di cotal cosa; dipoi, perche (quantunque Boetio ponga gli interualli, che si trouano
da una chorda all'altra di ciascun Modo) Tolomeo, & Aristide pongono altri interualli diuersi: ne l'uno, ne
l'altro pone la maniera del procedere, quando cantano dal graue all'acuto, o dall'acuto al graue. Et se bene
si trouano molti essemplari scritti a mano di Tolomeo, che dimostrano tali interualli; tuttauia sono talmēte
ne gli essempi, & in altri luoghi, o per il tempo, o per vitio delli scrittori, in tal maniera imperfetti; che si può
da loro cauar poco di buono. E' ben vero, che nel Cap. 1. del 3. libro applica manifestamēte la Diatessaron, che
è il Tetrachordo Diatonico diatono al modo Eolio; de gli altri poi no ne hò potuto hauere ragione alcuna. Ma
page 306cotali distanze sono alquanto meglio poste da Aristide, di maniera che si possono intendere; ancora che
l'essemplare, che mi è peruenuto alle mani sia in tal modo scorretto, per la dapocaggine de i scritto-
ri; che a pena hò potuto cauare queste poche parole, le quali uoglio porre come stanno, accioche si veda, in
qualche parte, la diuersità delli Modi antichi, & quanto siano differenti da i nostri Moderni; & dicono.
Τὸ μὲν οὖν λύδιον διάστημα συνετίθεσαν, ἐκ διέσεως καὶ τόνου καὶ τόνου, καὶ διέσεως καὶ διέσεως, καὶ τόνου καὶ διέσεως.
Καὶ τοῦτο μὲν ἦν τέλειεον σύστημα. Τὸ δὲ δώριον, ἐκ τόνου καὶ διέσεως, καὶ διέσεως καὶ τόνου καὶ τόνου καὶ διέσεως καὶ
διέσεως καὶ διτόνου. ἦν δὲ τοῦτο, τόνῳ τοῦ διὰ πασῶν ὑπερἐχον. Τὸ δὲ Φρυγϊον, ἐκ τόνου καὶ διέσεως καὶ διέσεως, καὶ
διτόνου καὶ τόνου, καὶ διέσεως καὶ τόνου. ἦν δὲ καὶ τοῦτο τέλειον διὰ πασῶν. τὸ δὲ ἰάστειον, συνετίθεσαν ἐκ διέσεως
καὶ διέσεως καὶ διτόνου, καὶ τριημιτόνου καὶ τόνου. ἦν δὲ τοῦτο τοῦ διὰ πασῶν ἐλλεῖπον τόνῳ. Τὸ δὲ μιξολύδιον, ἐκ
δύω διέσεων κατὰ τὸ ἑξής κειμένων, καὶ τόνου καὶ τόνου, καὶ διέσεως καὶ τριῶν τόνων. ἧν δὲ καὶ τοῦτο τέλειεν σύ-
στημα. τὸ δὲ λεγόμενον σύντονον λυδϊον, ἧν διέσεως καὶ διέσεως καὶ διτόνου καὶ τριημιτονίου. Δίεσιν δὲ νῦν ἐπὶ πάν-
των ἀκουστέον, τὴν ἐναρμόνιον. cioè Hanno adunque composto il Lidio diastema di diesis & di tuono &
tuono, & di diesis & diesis, & di tuono & diesis; Et questo è Sistema perfetto. Ma il Dorio di tuo-
no & diesis, & di diesis & tuono, & di tuono & diesis, & di diesis & Ditono; & questo superaua
le Diapason per un tuono. Il Frigio poi di tuono & diesis, & di diesis, & ditono & tuono, & di diesis &
tuono; Et questo era vna Diapason perfetta. Ma composero l'Iastio di diesis & diesis, di ditono & trihe
mituono & di tuono; & mancaua della Diapason di vn tuono. Il Mistolidio poi di due diesis posti l'v-
no dopo l'altro, & di tuono & tuono, & di vno diesis & tre tuoni; & questo era vn Sistema perfetto.
Ma quello, che era detto Sintono lidio, era composto di diesis & diesis, & di vn Ditono & vno Trihemi-
tuono. Ma il Diesis hora in tutti si hà da intendere quello dell'Enharmonio. Il perche dalle parole di Ari-
stide potemo comprendere, che li Modi (secondo la sua opinione) erano varij non solamente ne gli interualli;
ma anco nel numero delle chorde: quantunque Boetio nel Cap. 4. del lib. 4. della Musica ponghi solamente
undici chorde nel Lidio; & nel Cap. 14. & nel 15. ne ponga per ogni Modo quindici; alle quali aggiun-
ge il tetrachordo Synemennon. Ma per quello, che potemo comprendere dalle parole di Euclide, & di Gau-
dentio, poste di sopra, ciascuno delli Modi quando era perfetto, era compreso sotto vna specie della Diapason,
cioè tra Otto chorde; & cotale vso è anco appresso li moderni: imperoche pongono tra la Quarta specie della
Diapason D & d il Primo, & l'Ottauo modo; il Terzo, & il Decimo tra la Quinta specie E & e;
simigliantemēte tra la Sesta F & f il Quinto; & tra la Settima G & g il Settimo: Ma tra la Pri-
ma A & a: ouero tra a & a a pongono il Nono, & il Secōdo; & tra la Secōda & il Quar-
to. Vltimamente tra la C & c: ouero tra la c & cc, che è la Terza specie accommodano l'Vndeci-
mo, & il Sesto modo; come più abasso vederemo. Et sono al numero di Dodici, non solamente appresso gli Ec
clesiastici; ma anco appresso li Cōpositori prattici; ancora che da molti nō siano cōsiderati in tanto numero; de
i quali io intendo ragionare particolarmēte, & mostrare in qual maniera al presente si vsi ciascuno di loro.

Che l'Hipermistolidio di Tolomeo non è quello, che noi chiamiamo
l'Ottauo modo.Cap. 7.

SONO stati alcuni Prattici moderni, che hanno tenuto per cosa certa, che l'Ottauo mo-
do, che noi vsiamo, fusse l'Hipermistolidio di Tolomeo, posto nell'ottauo luogo del suo or
dine: ma veramente costoro di gran lunga s'ingannano: Imperoche l'Ottauo (come ve-
deremo) è contenuto tra la Quarta specie della Diapason D & d, ouero tra Lycha-
nos hypaton, & Paranete diezeugmenon, arithmeticamente tramezata; & lo Hiper-
mistolidio è contenuto tra la prima specie a & aa, cioè da Mese a Nete hyperboleon, si come ne mostra
chiaramente Boetio nel Cap. 17. del lib. 4. della Musica. Onde insieme si può vedere la differenza, che si tro-
ua tra l'vno, & l'altro; & l'errore, che costoro pigliano. Et benche alcuni altri habbiano hauuto parere,
che dall'Hipodorio, il quale è più graue d'ogn'altro Modo, all'Hipermistolidio, posto nella parte più acuta, nō
si troua alcuna differenza, se non di graue, & di acuto; percioche l'uno, & l'altro sono contenuti sotto vna
istessa specie della Diapason; tuttauia parmi (secōdo'l mio giuditio) che costoro siano in grande errore: impero
che tanto sarebbe dire, che Tolomeo hauesse replicato nell'acuto quello, che era posto nel graue, senza fare al-
cun'altra differēza di harmonia. Ma ciò nō è credibile: essendo che vn si grāde Filosofo, come era Tolomeo,
nō sarebbe stato si priuo di giuditio, che hauesse moltiplicato vna cosa fuori di proposito, come era questa; tāto
più, che questo era tra Filosofi vn grande inconueniente. Bisogna adunque dire, che tali Modi fussero differenti
page 307l'vno dall'altro; non solamente per il sito: ma anco per natura, mediante la melodia, che era diuersa; & che
Tolomeo hauesse tal intentione quando pose il nominato Hipermistolidio. Alcuni altri l'hanno voluto chia-
mare Eolio, & veramēte ciò parmi esser fatto senza alcuna ragione: essendo che Tolomeo nel Cap. 1. & nel
15. del lib. 2. della Harmonica fa mentione dell'Eolio, nominandolo Eolia harmonia. Potrebbe forse alcu-
no addimandare, per qual cagione Tolomeo non habbia aggiunto il suo collaterale, o placale all'Hipermisto-
lidio; ne meno habbia posto l'Eolio in cotale ordine, ne anco l'Ionico, il quale chiama Iastia harmonia: ma
perche ciascuno leggendo il Cap. 3. di sopra di tal dubbio, o questione proposta potrà hauere risposta sufficien-
te; però non mi pare di repplicare più alcuna cosa.

In qual maniera gli Antichi segnauano le chorde de i loro
Modi.Cap. 8.

QVANDO mi souiene di non hauer mai ritrouato appresso di alcuno autore ne Greco,
ne Latino pur uno essempio, per il quale si possa comprendere, in qual maniera gli An-
tichi facessero cantare molte parti insieme; se non il modo, che teneuano nel scriuere le
chorde de i lor Modi, o Cantilene separatamente, & in che proportione poneuano le voci
lontane l'vna dall'altra; più mi confermo nel credere, che mai non vsassero di far canta-
re molte parti insieme, se non nel modo, che hò mostrato nel Cap. 4. della Seconda; & nel Cap. 79. della Ter
za parte
; oltra che è manifesto, che loro non vsauano quelle figure, o caratteri nelle loro cantilene; ne meno
quelle linee, & spacij mostrati nel Cap. 2. della Terza parte, i quali vsiamo al presente: Imperoche (si come
dice Boetio) haueano alcune loro Cifere, le quali poneuano sopra le sillabe de i loro Versi, & da quelle com-
prendeuano in qual maniera douessero cantare, mouendo la voce verso il graue, ouero verso l'acuto. E' ben
vero, che tali Cifere poneuano raddoppiate, l'una sopra l'altra; & dice Boetio, che quelle, che erano le prime
poste di sopra, erano le note, o Caratteri della Dittione, cioè delle Parole; & le seconde poste disotto, quelle
della percussione: volendo inferire (com'io credo) che le prime dimostrauano le Chorde, & le seconde il Tē-
po lungo, o breue: ancora che tal breuità, o lunghezza poteuano apprendere dalla sillaba posta nel Verso, la
quale era, o lunga, o breue. Tali cifere poi erano l'vna dall'altra differenti: percioche a ciascuna chorda ha-
ueuano segnato vna cifera particolare; di maniera che la cifera di Proslambanomenos era differente da quel-
la di Hypate hypaton, & dalle altre; & simigliantemente la cifera di Proslambanomenos del modo Dorio
era differente dalla cifera di Proslambanomenos del modo Frigio, & cosi le altre. Ma tali cifere sono state
lassate da vn canto: imperoche Giouanni Damasceno dottore santo ritrouò altri caratteri nuoui, li quali ac-
commodò alle cantilene Greche ecclesiastiche di maniera, che non significano le chorde, come faceuano li no-
minati caratteri, o cifere: ma dimostrano l'Interuallo, che si hà da cantare. La onde ogni interuallo canta-
bile hà la sua cifera; di maniera, che si come quella del Tuono è differente da quella del Semituono; & quel-
la della Terza minore, da quella della maggiore, & cosi le altre, che ascēdeno: cosi sono differenti etiandio
quelle cifere di Tuono, di Semituono, et altri che discendeno, da quelle, che ascendeno; alle quali tutte si aggiun
gono i loro tempi, di modo che si può ridurre ogni cantilena sotto cotali caratteri, o cifere, con maggior breui-
ta, di quello, che facemo adoperando li nostri; come posso mostrare in molte mie compositioni; & si può ac-
commodare in essa ogn'vno di quelli accidenti, che concorreno alla sua compositione; sia qualsi voglia: im-
peroche hò posto ogni diligenza di fare accommodare il tutto, secondo che torna al proposito. Ma douemo a-
uertire, acciò non si prendesse errore, che se noi consideraremo le parole di Boetio, poste nel Cap. 14. & nel
16. del lib. 4. della Musica, le quali trattano della materia delli Modi, potremo comprendere due cose, dalle
quali si scopreno due grandi inconuenienti, secondo'l mio giuditio: il Primo de i quali è, che non potremo ritro
uare alcuna differenza de interualli più in vn Modo, che in vn'altro: conciosia che vuole, che tutte le chorde
dell'Hipodorio, nella maniera che sono collocate, siano fatte più acute per vn Tuono; accioche si habbia il mo
do Hipofrigio: & che le chorde tutte di questo Modo siano medesimamente fatte acute per vn'altro Tuono,
per hauer quelle della modulatione (come egli dice) dell'Hipolidio. La onde se tutte queste chorde si faranno
più acute per un Semituono, vuole che ne venga'l Dorio; & cosi segue dicendo de gli altri Modi. Per il
che se in tal maniera si hà da procedere, per far l'acquisto delli Modi, nō so cōprendere tra loro alcuna varietà;
se nō che, accommodati tutti per ordine in vno istesso istrumēto, l'uno sarà più acuto dell'altro per vn Tuono,
ouer per vn Semituono, procedēdo per gli istessi interualli. Ma che differēza, di gratia, si trouerebbe tra l'uno
page 308& l'altro Modo, quando nelle chorde graui, nelle mezane, & nelle acute di vno, si trouasse quelli istessi inter
ualli tra le graui, le mezane, & le acute di vn'altro; se bē fussero più acuti l'un dell'altro, o più graui per qual
si uoglia distanza? essendo che gli interualli, che fanno la forma de i Modi, sono quelli, che fanno la differen-
za loro, & non l'acuto, ouero il graue. Il Secondo è, che dalle parole di Boetio, & dalli suoi essempi,
come male intesi, potremo comprendere, che i Musici moderni parlando in simil materia molto s'ingannano:
percioche credeno, che'l Quinto modo moderno sia il Lidio antico, & lo fanno più graue del Settimo, il qua-
le chiamano Mistolidio, per vn Tuono: essendo che pongono, che questo loro Lidio sia contenuto tra la Sesta
specie della Diapason F & f; & il Mistolidio tra la settima G & g, i quali sono distanti l'un dal-
l'altro per vn Tuono: nondimeno Boetio mostra chiaramente, che'l Lidio antico è distante dal Mistolidio
per vn Semituono; Similmente vuole, che'l Dorio sia lontano dal Frigio per vn Tuono; il che vuole anche
Tolomeo; & questo dal Lidio per vn'altro Tuono: & pur vogliono li Moderni, che'l primo Modo sia il Do-
rio antico, il Terzo il Frigio, & il Quinto il Lidio; ilche verrebbe ad essere tutto il contrario di quello, che
costoro tengono: perche'l Primo è distante dal Terzo per vn Tuono; & questo dal Quinto per vn Semituo-
no: Di maniera che potemo dire, che sono in grande errore, quando nominano il primo Dorio, il terzo Fri-
gio, & cosi gli altri per ordine, secondo che sono posti da Tolomeo, & da Boetio: Imperoche quando si vo-
lessero nominare per tali nomi (quando li Modi moderni fussero simili in qualche parte a gli Antichi) più
presto douerebbeno chiamare l'Vndecimo Dorio, il Primo Frigio, & Lidio il Terzo, che altramente: es-
sendo che allora sarebbeno distanti l'vno dall'altro per gli interualli, che pongono Tolomeo, & Boetio. Que-
sta è stata veramente vna delle cagioni, oltra l'altre (accioche alcuno non si marauigli) che hà fatto, ch'io
non nomini li Modi ne Dorio, ne Frigio, ne Lidio, o con simili altri nomi: ma Primo, Secondo, Terzo, & gli
altri per ordine: percioche io vedeua, che'l nominarli in tal maniera non era ben fatto. Et benche Franchino
Gaffuro nella sua Theorica tenga vn'altra maniera, nel porre li Modi l'vno più acuto, o più graue dell'altro;
tuttauia non pone gli interualli di vno Modo differenti da quelli di vn'altro; ma solamente pone gli istessi
più acuti hora di vn Tuono, hora di un Semituono; & non varia altramente la modulatione. Questo hò uo-
luto dire, non gia per parlare contra alcuno de gli Antichi, ne delli moderni Scrittori, alli quali hò sempre
portato, & portarò somma riuerenza: ma accioche i Lettori siano auertiti, & considerino bene tal cosa cō
ogni diligenza, & possino far giuditio, & conoscere sempre il buono dal tristo, & il vero dal falso, nelle co-
se della Musica. Ne credo, che sarebbe grande inconueniente, quando alcuno volesse dire, che se bene Boe-
tio sia stato dottissimo delle cose speculatiue della Musica; che poteua essere, che delle cose della prattica non
fusse cosi bene intelligente; il che veramente si può confermare con quello, che si è detto di sopra, & cō que-

In qual maniera s'intenda la Diapason essere harmonicamente, ouero
arithmeticamente mediata.Cap. 9.

ET perche hò detto di sopra, che li Dodici Modi nascono dalla diuisione delle Sette specie
della Diapason, fatta hora harmonicamente, & hora arithmeticamente; però auanti
che si vada più oltra, voglio che vediamo in qual maniera s'intēda la Diapason essere me
diata, o diuisa all'vno, & all'altro modo. Si debbe adunque auertire, che la Diapason, la
quale è la Prima consonanza (come altroue hò mostrato) si diuide primieramēte per vna
chorda mezana nelle sue parti principali, che sono la Diapente, & la Diatessarō; le quali parti (perche spesse
volte si vniscono insieme, ponendosi hora la maggiore, & hora la minore nel graue) ne danno due cōgiuntio
ni, ouero vnioni; delle quali l'vna non essendo in tutto buona, l'altra viene ad essere molto sonora, & soaue. Et
tal soauità nasce, quando la Diapente si pone sotto la Diatessaron: percioche essendo cōgiunte, et vnite in cotal
maniera, gli estremi della Diapason viene ad esser tramezati da vna chorda mezana, laquale è la estrema a-
cuta della Diapēte, et la estrema graue della Diatessarō: onde tal diuisione, anzi cōgiuntione, si chiama har-
page 309monica: percioche li termini delle proportioni, che dāno la forma alla Diapente, et alla Diatessarō, che sono 6.
4. 3. sono posti in proportionalità harmonica: essēdo che'l mezano diuide li due estremi nel modo, che ella ricer
ca, secōdo ch'io hò mostrato nel Cap. 39. della Prima parte. L'altra, laquale è men buona: perche ueramēte nō
è cosi sonora, per non essere in essa collocate le consonanze a i propij luoghi, si dice Arithmetica; & si fà quan
do le nominate parti si vniscono per vna chorda mezana al contrario; cioè quando la Diatessaron tiene la
parte graue, & la Diapente la parte acuta. Et perche li termini continenti le proportioni, che danno la for-
ma alla Diatessaron, & alla Diapente, i quali sono 4. 3. 2, si ritrouano esser posti in diuisione arithmetica;
essendo che'l mezano termine, che è 3 diuide gli estremi 4 & 2, nel modo, che ricerca tal diuisione; co-
me nel Cap. 36. della Prima parte si è mostrato; però meritamēte è detta Arithmetica. Et la prima vnio-
ne è tanto migliore della seconda, quanto che l'ordine delle consonanze, che sono collocate in essa, si ritroua
hauere tutte le sue chorde nel loro propio luogo naturale, secondo la natura delle forme delle consonanze con-
tenute in esso: Percioche nel secondo ordine le consonanze sono poste in tal maniera, che più presto si può no-
minare ordine accidentale, che naturale. Però adunque tutte le volte, che ritrouaremo alcuna Diapason di-
uisa nel primo modo; si potrà dire, che ella sia tramezata harmonicamente; & quando si ritrouerà trame-
zata al secondo modo, si potrà dire (per le ragioni dette) che ella sia diuisa arithmeticamente; ilche si po-
trà anco dire della Diapente, quando sarà diuisa in vn Ditono, & in vno Semiditono: ma poniamo gli essēpi.
Diapente.Diatessaron.Diatessaron.Diapente.
6.Sesquialtera.4.Sesquiterza.3.4.Sesquiterza.3.Sesquialtera.2.
Harmonica.Arithmetica.

Che li Modi moderni sono necessariamente Dodici, & in qual
maniera si dimostri.Cap. 10.

SE dalla vnione, ò compositione della Diapente con la Diatessaron nascono li Modi moder-
ni, come vogliono li Prattici, potremo hora dimostrare, che cotali Modi necessariamen-
te ascendeno insino al numero de Dodici; ne possono esser meno, siano poi stati quanti
si voglino li Modi antichi: percioche nulla, o poco fanno più al nostro proposito; massi-
mamente, perche hora li vsiamo (come si è detto) in vn'altra maniera molto differente
dalla antica. Et per mostrare cotal cosa pigliaremo per fondamento quello, che presupponemmo di sopra; cioè
la vnione delle Quattro specie della Diapente, con le Tre specie della Diatessaron, mostrate nel Cap. 13, &
nel 14. della Terza parte. La onde quante saranno le maniere, che potremo vnire commodamente queste
parti insieme; hora ponendo di sopra, hora di sotto la Diatessaron alla Diapente; tanto sarà anco il numero
delli Modi. Incominciando adunque per ordine; se noi pigliaremo la Prima specie della Diapente collocata tra
D & a, & le vniremo nell'acuto la Prima specie della Diatessaron, contenuta tra a & d; non è dubbio,
che da tale vnione, o congiuntione haueremo quello, che hora chiamiamo Primo modo; contenuto tra la Quar
ta specie della Diapason posta tra D & d. Similmente se noi pigliaremo la istessa Prima specie della Dia-
pente, & le aggiungeremo dalla parte graue la Prima specie della Diatessaron, posta tra D & A; sen-
za alcun dubbio ne risulterà la Prima specie della Diapason, collocata tra a & A; laquale contenerà quel-
page 310lo, che noi chiamiamo Secondo modo. Hora se noi pigliaremo la Seconda specie della Diapente, contenuta tra
E & ; & le aggiungeremo nell'acuto la Seconda della Diatessaron, posta tra & e; haueremo quello,
che nominiamo Terzo modo, contenuto tra la Quinta specie della Diapason E & e. Et se alla detta Dia-
pente aggiungeremo nel graue la Nominata Diatessaron, collocata tra le chorde E & ; haueremo la Se-
conda specie della Diapason & , laquale ne darà vn Modo diuerso dalli tre primi, che sarà quello, che
noi dimandiamo Quarto. Pigliaremo hora la Terza specie della Diapente, collocata tra F & c, & le ag-
giungeremo nell'acuto la Terza della Diatessaron, posta tra c & f; & haueremo tra la Sesta specie della
Diapason F & f, quello, che noi dimandiamo Quinto modo. Se piglieremo hora la istessa Diapente, & le
aggiungeremo nel graue la Diatessaron F & C, haueremo la Terza specie della Diapason, & insieme
quel Modo, che nominiamo Sesto. Et per tal maniera haueremo Sei vnioni, o congiuntioni; cioè quelle della
Prima specie della Diapente con la Prima della Diatessaron, tanto nel graue, quanto nell'acuto; et quelle del-
la Seconda di ciascuna similmente nel graue, & nell'acuto; Cosi quelle della Terza specie fatte hora nel gra-
ue, hora nell'acuto; & per tal via haueremo Sei modi. Resta hora di accompagnare la Quarta specie del-
la Diapente con la Prima della Diatessaron, che si può accompagnare commodamente. Onde è d'auertire,
che tutte le specie della Diatessaron si possono di nuouo accommodare, & accompagnare con la Diapente in
tre maniere: percioche la Prima specie si può accompagnare con la Quarta specie della Diapente; la Secon-
da con la Prima; & la Terza con la Quarta specie di essa Diapente: ne tali specie si possono congiungere
insieme commodamente in altra maniera; come è manifesto a ciascuno, che sia nella Musica essercitato me-
diocremente. Pigliando adunque la Quarta specie della Diapente posta tra G & d, le accompagneremo
la Prima della Diatessaron d & g; & tra le chorde G & g estreme della Settima specie della Diapa-
son con le sue mezane, haueremo il Modo, che chiamano Settimo. Ilperche se di nuouo pigliaremo la Diates-
saron, posta tra G & D; & la accompagnaremo nel graue con la Diapente, haueremo tra la Diapa-
son d & D, Quarta specie il modo chiamato Ottauo. Aggiungeremo hora la Seconda specie della Dia-
tessaron posta tra e & aa alla Prima della Diapente, collocata tra a & e dalla parte acuta, ilche fat-
to, tra la Prima specie della Diapason a & aa haueremo vn'altro Modo; ilquale per esser da gli otto Mo
di mostrati differente, lo nominaremo Nono modo. Dalla parte graue poi di tale Diapente congiungeremo la
istessa Diatessaron tra a & E, & haueremo tra la Quinta specie della Diapason e & E quello, che drit-
tamente chiamiamo Decimo modo. Vltimamente se noi accompagnaremo la Terza specie della Diatessa-
ron posta tra g & cc, dalla parte acuta, con la Quarta della Diapente posta tra c & g nella Terza spe
cie della Diapason c & cc, haueremo il Modo, che si chiama Vndecimo: Imperoche se accompagnare-
mo le dette specie per il contrario, ponendo la Diatessaron nella parte graue tra le chorde c & G, haue-
remo l'vltimo Modo, detto il Duodecimo, contenuto nella Settima specie della Diapason g & G; come
qui in essempio si vede.
Primo modo.Secondo modo.Terzo modo.Quarto modo.Quinto modo.
Sesto modo.Settimo modo.Ottauo modo.Nono modo.Decimo modo.
Vndecimo modo.Duodecimo modo. Et per tal maniera haueremo ne più, ne meno
di Dodici Modi: imperoche cotali specie non si posso-
no accompagnare in altra maniera l'vna con l'al-
tra, se non con grande incommodo; come è mani
festo a ciascuno, che habbia giuditio.
page 311

Altro modo da dimostrare il Numero delli Do-
dici Modi.Cap. 11.

POTEMO anco mostrare, che li Modi ascendino al numero de Dodici per vn'alro mezo, il
quale è la Diuisione della Diapason, hora secōdo l'harmonica, & hora secondo l'arithme-
tica diuisione. Et acciò nō si confondiamo terremo tale ordine, per osseruare in tutto quel-
lo, che osseruano li Moderni; che noi incominciaremo dalla Quarta specie della Diapason;
& dipoi seguitaremo all'altre per ordine, diuidēdole prima nell'harmonica, & dipoi nel-
l'arithmetica diuisione. Se adunque noi pigliaremo la Quarta specie della Diapason contenuta tra D & d,
& la diuideremo harmonicamente in due parti con la chorda a; non è dubbio, che nel graue haueremo tra
D & a la Prima specie della Diapente; & tra a & d la Prima della Diatessaron; lequali, come di sopra
si è veduto, costituiscono aggiunte insieme il Primo modo. Per ilche pigliando dipoi la Quinta specie posta tra
E & e, & diuidendola in tal maniera con la chorda ; haueremo la Diapente E Seconda specie, &
la Seconda della Diatessaron & e, lequali aggiunte insieme al mostrato modo ne danno il Terzo. Ma
pigliando la Sesta specie F & f, & diuidendola in tal maniera con la chorda c, haueremo il Quinto mo
do, ilquale medesimamente nasce dalla congiuntione della Terza specie della Diapente, & della Terza della
Diatessaron, che sono F & c, & c & f, come si è detto. Presa dipoi la Settima specie della Diapason,
contenuta tra G & g, & diuisa harmonicamente con la chorda d, haueremo la Quarta specie della Dia-
pente G & d, aggiunta alla Prima specie della Diatessaron d & g, & il Settimo modo. Dipoi pi-
gliata la Prima specie della Diapason collocata tra a & aa, diuisa harmonicamente dalla chorda e, haue-
remo la Prima specie della Diapente a & e, & la Seconda della Diatessaron e & aa, che insieme ag-
giunte ne dāno il Nono modo. Lassaremo hora da parte la Secōda specie della Diapason posta tra & ,
percioche non si può mediare harmonicamente, & pigliaremo la Terza c & cc, & la diuideremo al so-
pradetto modo con la chorda g, dalla quale diuisione nascerà la Quarta specie della Diapente c & g, & la
Terza della Diatessaron g & cc, & l'Vndecimo modo; come qui sotto si vede.
FIGVRA DELLI MODI AVTENTICHI, O PARI,
Quarta specie della
Diapason D & d.
Quinta specie della
Diapason E & e.
Sesta specie della
Diapason F & f.
Settima specie della
Diapason G & g.
Prima specie della
Diapason a & aa.
Terza specie della
Diapason c & cc.
Tutti questi Modi nascono dalla diuisione harmonica delle specie della Diapason: ma dalla diuisione loro
arithmetica ne haueremo altri Sei: Imperoche se incominciaremo dalla Prima specie della Diapason
posta tra a & A; ouer da quella, che è posta tra a & aa; che non fà variatione alcuna se non di graue, et
di acuto; & la diuideremo arithmeticamente con la chorda D, pigliando però la a & A; haueremo la
Prima specie della Diatessaron D & A, posta nel graue; & la Prima specie della Diapente a & D, po-
sta nell'acuto; lequali vnite insieme nella maniera; come hauemo veduto di sopra, ne danno quel Modo, che
noi dimandiamo Secondo. Pigliaremo poi la Seconda specie della Diapason posta tra & , & la diuide-
remo al mostrato modo con la chorda E, & haueremo tra E & la Seconda specie della Diatessaron;
& tra & E la Seconda della Diapente, lequali vnite insieme ne daranno medesimamēte il Quarto modo.
page 312La Terza specie della Diapason c & C, diuisa per la chorda F, ne darà il Sesto modo: percioche la Terza
specie della Diatessaron F & C, posta nel graue, si vnisce con la Terza della Diapente c et F, posta in acu
to. Ma se pigliaremo la Diapason d & D, Quarta specie, diuisa dalla chorda G arithmeticamente, hauere-
mo l'Ottauo modo: percioche G & D, Prima specie della Diatessaron, si congiunge con la Quarta della Dia-
pente nel graue. Hora prenderemo la Quinta specie della Diapason e & E, & la diuideremo al modo mo
strato con la chorda a, & haueremo la Seconda della Diatessaron a & E, & la Prima della Diapente
e & a, che costituiscono il Decimo modo. Pigliando vltimamente la Diapason g & G, Settima specie
(lassando la f & F: perche non si può diuidere in tal maniera) se noi la diuideremo con la chorda c, hauere-
mo il Duodecimo modo: percioche per tal diuisione nascerà la Terza specie della Diatessaron c & G, nella
parte graue, vnita alla Quarta specie della Diapente g & c; come qui sotto si può vedere.
FIGVRA DELLI MODI PLACALI, OVERO IMPARI.
Prima specie della
Diapason a & A.
Seconda specie della
Diapason  & .
Terza specie della
Diapason c & C.
Quarta specie della
Diapason d & D.
Quinta specie della
Diapason e & E.
Settima specie della
Diapason g & G.
Et per tal maniera verremo ad hauere Dodici modi; Sei dalla diuisione harmonica, & Sei dalla arithmeti-
ca; come hò mostrato. Et benche la Seconda specie della Diapason & non si possa diuidere harmoni-
FIGVRA VNIVERSALE DE TVTTI LI MODI.
Nono modo nato dalla diuisione harmonica.
Secondo modo nato per la diuisione arithmetica.
Quarto modo diuiso arithmeticamente.
Modo Vndecimo nato per la diuisione harmonica.
Sesto modo nato dalla diuisione arithmetica.
Modo Primo harmonicamente diuiso.
Ottauo modo arithmeticamente diuiso.
Terzo modo nato dalla diuisione harmonica.
Modo Decimo produtto dalla diuisione arithmetica.
Quinto modo nato per l'harmonica diuisione.
Modo Settimo produtto dalla diuisione harmonica.
Modo Duodecimo nato dalla proportionalità arithmetica.
page 313camente: percioche dalla parte graue verrebbe la Semidiapente & F, & il Tritono F & nella parte
acuta, quando fusse tramezata dalla chorda F: ne meno la Sesta specie F & f arithmeticamente; essendo
che si vdirebbe nel graue tra la chorda & F il Tritono, quando fusse diuisa dalla , & dalla parte acu-
ta la Semidiapente f & ; tuttauia sono stati alcuni, che oltra li Dodici mostrati, le hanno attribuito altri
Modi, si come alla prima diuisione il Terzodecimo, & alla secōda il Quartodecimo: ma veramente non posso
no essere più di Dodici; si come hauemo mostrato, i quali sono notati per ordine nella figura di sopra.

Diuisione delli Modi in Autentici, & Plagali.Cap. 12.

SI diuideno immediatamente li mostrati Modi in due parti: imperoche alcuni si chiama-
no Principali, ouero Autentichi, & di numero Impari; & alcuni si dimandano La-
terali, & Plagali, ouer Placali, & di numero Pari. Li Primi sono il Primo, il Terzo,
il Quinto, il Settimo, il Nono, & l'Vndecimo: ma li Secondi sono il Secondo, il Quar-
to, il Sesto, l'Ottauo, il Decimo & il Duodecimo. Li Primi furono chiamati Princi-
pali: perche l'honore, & la preeminenza si dà sempre a quelle cose, che sono più nobili; onde considerando
il Musico principalmente le Consonanze tramezate harmonicamente, che sono più nobilmente diuise, di
quello che non sono le altre diuise in altra maniera; & dipoi quelle, che si ritrouano diuise in altro modo; me-
ritamente gli è stato attribuito questo nome: essendo che in essi si troua l'harmonica medietà tra le due parti
maggiori della Diapason, che sono la Diapente, & la Diatessaron; l'vna posta nel graue, & l'altra nel-
l'acuto; ilche ne gli altri non si ritroua. Ma alcuni vogliono, che siano detti Autentichi: perche hanno più
autorità de gli altri; ouero perche sono augumentatiui; atteso che possono ascendere più sopra il loro fine, di
quello che non fanno li secondi. Sono anche detti di numero Impari: percio che posti con li Secondi in ordine
naturale in cotal maniera. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. tengono il luogo
delli numeri Impari. Li Secondi sono chiamati Laterali, dalli lati della Diapason, che sono (come altroue
hò detto) la Diapente, & la Diatessaron: percioche pigliate le parti, che nascono dalla diuisione de gli Au-
tentichi, o Principali, che sono le due nominate; da quelle istesse poste al contrario (rimanendo la Diapente
commune, & stabile) nascono i Laterali. Ilche si può vedere nel Primo, & nel Secondo modo delli mo-
strati; che rimanendo la Diapente D & a stabile; dalla aggiuntione della Diatessaron a & d, posta
in acuto nasce il Primo modo autentico; & aggiungendola nel graue tra D & A, nasce il Secondo, che
è il suo collaterale. Il medesimo anche accasca ne gli altri; come si può vedere manifestamente ne i mo-
strati essempi: Però alcuni meritamente li chiamarono Plagij, o Plagali: essendo che tali nomi deriuano dal
Greco Πλάγιον, che vuol dire Lato; ouero da Πλάγιος, che significa Obliquo, o Ritorto, quasi obliqui, ri-
torti, o riuoltati: essendo che procedeno al contrario delli suoi Autentichi; procedendo questi dal graue all'a-
cuto, & li Plagali dall'acuto al graue. Ben è vero, che alcuni li dimandarono Placali, quasi che volessero
dire Placabili: imperoche hanno il lor cantare, & la loro harmonia più rimessa, di quello che non hanno i
loro Principali; ouero perche hanno (come dicono) natura contraria a quella de i loro Autentichi: percioche
se l'harmonia che nasce dall'Autentico dispone l'animo ad vna passione, quella del Placale la ritira in di-
uersa parte. Sono poi detti Pari di numero, perche nell'ordine naturale de i numeri mostrato di sopra tengo-
no il luogo delli Pari. Ma perche ogni cosa sia naturale, ouero arteficiale, laquale habbia hauuto principio,
è necessario anco, che habbia fine; riducendosi il giuditio di tal cosa al fine, come a cosa perfetta; però voglio
mostrare in qual maniera ciascun di loro si habbia da terminare regolatamente; mostrando insieme i ter-
mini delli principali, & delli collaterali; & quanto possino ascendere, & discendere di sopra, & di sotto
la chorda vltima del loro fine; accioche possiamo comporre le cantilene con giuditio, & con buono ordine;
oueramente che vedendo le composte possiamo giudicare in che Modo, & sotto qual modulatione siano
composte.
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Delle Chorde finali di ciascun Modo, & quanto si possa ascendere, o
discendere di sopra, & di sotto le nominate chorde.Cap. 13.

EGLI è cosa facile da sapere, quali siano le chorde finali di ciascun Modo, considerata la
sua compositione; cioè la unione della Diatessaron con la Diapente; ouer considerata la sua
origine dalla diuisione delle Diapason nelle maniere mostrate di sopra: Imperoche i Musi-
ci moderni pigliano per chorda finale di ciascun Modo la chorda più graue di ciascuna
Diapente; sia poi la Diatessaron posta nell'acuto, ouero nel graue, che non fà cosa alcuna
di vario. Et perche la chorda grauissima di ciascuna Diapente è cōmune a due Modi, per essere anco esse Dia-
penti a due Modi communi; però vsano di accompagnarli a due a due: percioche essendo la chorda grauissima
della Prima specie della Diapente posta nel primo, & nel secondo Modo in D, & commune a questi due Mo
di; tal chorda viene ad esser la finale non solamente del Primo, ma etiandio del Secondo. La onde per tal lega-
mento, & parentella (dirò cosi) che si troua tra loro, sono in tal maniera vniti, che quando bene alcuno volesse
separarli l'vno dall'altro non potrebbe; tanta è la loro vnione; come vederemo, quando si ragionarà di quello,
che si hà da fare nell'accommodar le parti nelle cantilene. Meritamente adunque accompagnano il Primo col
Secondo modo; il Terzo col Quarto; et cosi gli altri per ordine: poi che la chorda commune finale di quelli è la
D, & di questi la E; laquale è la grauissima della Seconda specie della Diapente, commune all'vno, et l'altro
di questi due Modi. Pongono poi commune la F grauissima della Terza specie della Diapente al Quinto, &
al Sesto modo; & vniscono questi due Modi insieme: percioche tale Diapente è commune all'vno, & l'altro;
come si può vedere. Accompagnati questi, accōpagnano il Settimo con l'Ottauo: perche hanno la Quarta spe
cie della Diapente tra loro commune; onde la grauissima chorda G viene ad esser la finale di questi due Modi.
Pongono la chorda a commune finale del Nono, et del Decimo modo: percioche è la grauissima della Prima
specie della Diapente; & vniscono questi due Modi insieme: essendo che tal Diapente si troua esser commune
all'vno, & l'altro. La c pongono commune chorda finale dell'Vndecimo, & del Duodecimo modo: percio-
che viene ad esser la più graue della Quarta specie della Diapente; & accompagnano questi due insieme, per
rispetto di tal Diapente, che è all'vno, & l'altro commune. Inteso adunque tutte queste cose, non sarà alcu-
no, che hauendo tal riguardo, non sappia accompagnare il modo Autentico col suo Plagale: massimamente
conoscendo, che la chorda finale del Primo, & del Secondo modo è la D; quella del Terzo, & del Quarto la
E; quella del Quinto, & del Sesto la quella del Nono, & del De-
cimo la a, & quella dell'Vndecimo, & del Duodecimo la c; come qui si vede.
Primo.Terzo.Quinto.Settimo.Nono.Vndecimo.
Secondo.Quarto.Sesto.Ottauo.Decimo.Duodecimo.
.D..E..F..G..a..c. Et non solamente hanno le chorde finali communi: ma hanno etiandio i luoghi delle Cadenze; come
vederemo. Ma si debbe notare, che li Modi, quando sono perfetti, toccano le Otto chorde della loro Diapason:
è ben vero, che si troua questa differenza tra gli Autentichi, & li Plagali; che questi ascendeno solamente al-
la Quinta chorda sopra il loro fine, & discendeno alla Quarta: ma quelli toccano la Ottaua chorda acuta so-
lamente; & alle volte discendeno sotto la loro Diapason per vn Tuono, o per vn Semituono; & li Plagali si-
migliantemente ascendeno sopra la loro Diapente per vn Tuono, ouero per vn Semituouo; come si vede in mol
ti canti Ecclesiastici. Di maniera che l'Autenti cosi troua tra Otto chorde tramezate harmonicamente; &
lo Plagale tra Otto arithmeticamente diuise; nel modo che si può vedere di sopra ne gli essempi. Estendendosi
adunque li Modi di sopra, & di sotto il loro fine a cotal modo, si possono chiamare Perfetti. Perilche l'Introi-
to; che si canta nella Messa della quarta Domenica dell'Aduento, Rorate coeli desuper, si chiamarà Primo
modo perfetto; & quello, che si canta nella Messa della Ottaua della Natiuità del Signore, Vultum tuum de-
precabuntur, si potrà dimandare Secondo modo perfetto. Ma quando li Plagali nel graue passassero più oltra,
ouero gli Autentichi nell'acuto; cotali Modi si potranno nominare (come li nomina Franchino Gaffuro) Su-
perflui; si come si chiamarebbeno Imperfetti, o Diminuti, quādo non arriuassero alla loro Ottaua chorda acu-
page 315ta, ouero alla Prima graue delle loro Diapason. Delli primi hauemo vno essempio nell'Introito Iustus es Do-
mine del Primo modo, che si canta nella Messa della Domenica Decima settima dopo la solennità delle Pēte-
coste: Delli secondi sono quasi infiniti gli essempi, tra i quali si ritroua l'Introito Puer natus est nobis del Setti
mo modo, che si canta alla Terza messa il Sacrosanto giorno della Natiuità del Figliuolo di Dio. Si debbe ho-
ra auertire per sempre, che quello ch'io ragiono intorno alli Modi del Canto fermo, intendo anco, che sia detto
intorno le parti delli Modi del Canto figurato; se bene io non pongo di loro gli essempi: percioche voglio, che co-
tale ragionamento sia commune all'vno, & all'altro. Ma perche hò detto di sopra, che ogni cosa si debbe deno
minare dal fine, come da cosa più nobile; però da esso, cioè da ogni chorda finale haueremo da giudicare ciascu-
no Modo; di maniera, che quello, che terminerà nella chorda D, & salirà alla chorda d, dimandaremo Primo
modo perfetto, & quando non arriuasse (come hò mostrato) lo nominaremo Imperfetto; & quello che finirà
nella istessa D, & ascenderà alla chorda a, discendendo anco alla A, chiamaremo medesimamente Secondo
modo perfetto; & simigliantemente Imperfetto, quando non vi arriuasse. Similmente l'uno, et l'altro si addi-
mādarebbe Superfluo, o Abondante, quādo'l Primo passasse la Ottaua chorda sopra il suo fine, & il Secondo
la Quarta sotto di esso. Et ciò dico, quando finissero nelle lor chorde propie finali, & tenessero la loro forma
propia: percioche se finissero nelle loro chorde, che si chiamano Confinali, ouero in altre chorde, & tal forma
non si comprendesse essere in loro; allora haueremo da fare altro giuditio; si come altroue sono per dimostrare.

Delli Modi communi, & delli Misti.Cap. 14.

TRouasi etiandio vn'altra differenza nelli Modi: imperoche quando gli Impari, & li Pari
anco, trappassassero le loro Diapason, questi nell'acuto, & quelli nel graue, & arriuassero
alla Quarta chorda; tali Modi si chiamarebbeno Communi: essendo che sarebbeno compo-
sti del Principale, & del suo Collaterale; & tutta la cōpositione di cotal Modo si ritroua-
rebbe tra Vndici chorde, che sono cōmuni al Modo autentico, & anco al Plagale, i quali
hanno vna istessa Diapente, & vna istessa Diatessaron commune; si come ne gli essempi mostrati di sopra si
può vedere. Et di questi Modi cōmuni si trouano molte cantilene appresso gli Ecclesiastici; si come quella Pro-
sa, o Sequenza (che in tal maniera dimandano) che si canta dopo la Epistola il Sacratissimo giorno della Re-
surrettione di IESV CHRISTO Figliuolo di Dio, Victimae paschali laudes immolēt Christiani. L'An
tifona Salue regina misericordiae; & li due Responsorij, che si cantano al matutino, Duo Seraphin, & Sint
lumbi vestri praecincti; lequali tutte sono denominate dal Modo principale; cioè dal Primo: percioche (come è
il douere) ogni cosa debbe esser denominata dalla cosa più perfetta, più degna, & più nobile. E' ben vero, che
questi Modi cōmuni si possono chiamare alle volte Imperfetti; massimamente quando non abbracciano le no-
minate Vndici chorde: Ma quando in alcuno delli mostrati Modi, fusse Autentico, o Plagale; Perfetto, o Im-
perfetto; Superfluo, o Diminuto; et nelli Cōmuni anco, accadesse, che fusse composto sotto vn Modo terminato;
come sarebbe dire del Primo, o del Secondo, o di altro simile; & in esso si vdisse replicar molte volte vna Dia-
pente, o Diatessaron, che seruisse ad vn'altro Modo; si come al Terzo, al Quarto, ouero ad vn'altro; tal Modo
si potrà chiamare Misto: percioche le Diapenti, o Diatessaron di vn Modo, si vengono a mescolare con la can-
tilena di vn'altro; come si può vedere nell'Introito Spiritus Domini repleuit orbem terrarū, che si cāta nella
Messa della solennità delle Pentecoste; ilquale è stato composto dell'Ottauo modo, & hà nel suo principio la
Prima specie della Diapente, che serue al Primo modo; & replica molte volte nel mezo la Terza specie, che
serue solamente al Quinto, & anco al Sesto; come in esso si può vedere.

Altra diuisione delli Modi; & di quello, che si hà da osseruare
in ciascuno, nel comporre le cantilene.Cap. 15.

SI debbe auertire, che li modi si considerano in due maniere: imperoche sono alcuni Modi,
sotto i quali si cantano i Salmi di Dauid, & li Cantici euangelici; & alcuni sotto i quali
si cantano le Antifone, Responsorij, Introiti, Graduali, & simili altre cose. Questi si
possono chiamare Modi varij: essendo che non gli è di loro vn solo canto, & vna deter-
minata forma per tutti li Modi, nella quale si habbiano da cantare tutte le Antifone, Re-
sponsorij, & altre cose simili del Primo modo (dirò per essempio) sotto vn Tenore, o aria, nella maniera che
page 316cantano li Salmi, & li Cantici; & sotto vn'altro tutte quelle del Secondo; & cosi tutte quelle de gli altri
Modi: ma si bene è variato; come si può vedere in molte cantilene: percioche cantano sotto vn Tenore, ouero
aria l'Introito Gaudete in Domino, che si canta la Domenica terza dell'Aduento del Signore, & sotto vn'al
tro Suscepimus Deus misericordiam tuam, che si canta la Domenica ottaua dopo la solennità delle Pētecoste;
l'vno, & l'altro de i quali è composto nel Primo modo. Ma non auiene cosi delli primi, i quali potemo chiama
re Stabili: percioche sempre si cantano tutti li Salmi con li suoi versi del Primo modo, & cosi de gli altri Mo
di sotto vn Tenore, o cāto determinato, senza alcuna mutatione; et non è lecito di variare tal Tenore: essen-
do che ne seguirebbe confusione. Et benche si trouino molte forme variate de tali Intonationi, o Modi; come
sono alcune, che chiamano Patriarchine, & alcune Monastiche; tuttauia in ciascuna Chiesa non se ne vsa
communemente più che Otto; lequali dimandano Regolari; & le riducono sotto le Antifone contenute sotto
gli Otto primi Modi delli Dodici mostrati; lequali Intonationi cantano (come è manifesto) ne i loro officij.
Ma quando cantano le loro Salmodie sotto vn'altro Modo, che sia fuori de gli Otto principali, cotali Modi
dicono Irregolari; et tali Intonationi sono variate per ogni Modo, quantunque non sia variato il Tenore del
Primo modo, col quale cantano hora vn Salmo, da quello, che cantano dipoi dell'istesso Primo modo vn'altro.
Et benche queste variationi nel cantare diuersi Salmi sotto vno istesso Modo non si odeno; tuttauia si troua
vn'altra differenza: percioche gli Ecclesiastici hanno due sorti di Salmodie; cioè Festiue, & Feriali; & ciò
auiene: perche altra maniera, & più breue tengono nel cantare li Salmi feriali, di quello, che fanno li festiui;
ancora che si troui poca differenza tra l'vna, & l'altra. Ne si troua differenza alcuna tra li Modi tanto fe-
stiui, quanto feriali, con i quali cantano i Cantici euangelici, da quelli, che cantano li Salmi; se non, che nelli
Modi festiui del Cantico euangelico Magnificat anima mea Dominum sogliono variare alquanto i principij di
alcuni Modi, come sono quelli del Secondo, del Settimo, & dell'Ottauo; come si può vedere nel libro Primo
della Prattica di Frāchino Gaffuro al Cap. 8. infino al fine di tal libro; & nel Recanetto di Musica nel Cap.
59, & nel 60
; oue si può etiandio vedere, in quante maniere vsino gli Ecclesiastici di finire cotali loro Mo-
di. Et benche nelli Modi con liquali cantano li Versi de i Salmi ne gli Introiti delle Messe, & il loro Gloria
patri, si trouino alcune forme, o Tenori alquanto variati da quelli, che si cantano ne i Salmi del Vespero, &
delle altre Hore canoniche; come si può vedere nel nominato Recanetto; tuttauia anche loro si cantano sem-
pre sotto vn Tenore, senza alcuna variatione. Tutto questo hò voluto dire, accioche se accaderà al Composi-
tore di cōporre alcuna cantilena; lui sappia quello, che haurà da fare: Percioche quando vorrà comporre sopra
le parole del Cantico euangelico nominato di sopra, che si canta nel Vespero, fà dibisogno, che seguiti il Modo,
& la Intonatione, che si canta ne i Canti fermi il detto Cantico; si come dè fare anco, quando componerà so-
pra le parole di alcuno Salmo, che si canta nel Vespero, ouero in altre hore; sia poi tal Salmo composto in ma-
niera, che li suoi Versi si possino cantare con vn'altro choro scambieuolmente, come hà composto Iachetto,
& molti altri; o pur siano tutti interi, si come compose Lupo li Salmi Inconuertēdo Dominus captiuitatem
syon
, & Beati omnes qui timent Dominum, a Quattro voci sotto'l Modo ottauo; oueramente siano composti
a due chori, come li Salmi di Adriano Laudate pueri Dominum. Lauda Hierusalem Dominum, & molti
altri; che si chiamano a choro spezzato. Ma quando haurà da comporre altre cantilene, come sono Motet-
ti; ouero altre cose simili, non debbe seguitare il canto, o Tenore de tali Salmodie: percioche non è obligato a
questo: anzi quando ciò facesse, se li potrebbe attribuire a uitio, & che non hauesse inuentione. Ne dè per co-
sa alcuna far quello, che fanno alcuni compositori, i quali componendo (per dare vno essempio) alcuna lor can-
tilena sotto l'Ottauo modo, non sanno partirsi dal fine della sua Salmodia; ilche fanno ancho ne gli altri Mo-
di; di maniera che pare, che voglino, che sempre si canti il SEVOVAE posto ne gli Antifonarij nel fine
di ciascuna Antifona. Quando adunque vorrà comporre alcuna cantilena fuori delle Salmodie, allora sarà
libero, & potrà ritrouare quella inuentione, che li tornerà più commoda. Ma nelli suoi Modi debbe spesso far
cantare li membri della Diapason, sopra laquale è composto il Modo, che sono la Diapēte, & la Diatessaron.
Dico li propij, & non quelli di vn'altro Modo, come fanno alcuni: percioche dal principio al fine di alcuna
lor cantilena fanno vdire vn procedere di vn Modo, toccando spesso le sue Diapente, & le Diatessaron in
ogni parte: ma quando ariuano a tal fine, entrano fuori di proposito in vn'altro; il che fà tristissimo effet-
to. Et perche io veggio, che alcuni fanno poca differenza nel procedere di vn Modo principale, dal proce-
dere di quello, che è il suo collaterale: essendo che quelli istessi mouimenti, che vsano in vno, vsano anco nell'al
tro; oue poi non si ode alcuna variatione di concento, & poco di vario si troua tra loro; però auertirà etiādio
page 317il Compositore, che desidera di fare il tutto con ragione; di vsare li mouimenti delli principali, che vadino, più
che si potrà fare verso l'acuto; massimamente quelli della Diapente, & quelli della Diatessaron; ripiglian-
doli sempre (quando tornarà commodo) nel graue; & li mouimenti delli collaterali, per il contrario, cioè
nel graue; massimamente quelli, che procedeno per le due nominate specie: percioche è il douere, essendo ve-
ramente situate ne i Modi al contrario l'vna dell'altra, cioè la Diapente collocata nel graue, & procedendo
più oltra, la Diatessaron collocata nell'acuto nel Principale; & nel suo collaterale la Diapente collocata nel-
l'acuto, & la Diatessaron nel graue. Veramente è cosa giusta, hauendo il collaterale (come hò detto) na-
tura contraria a quella del suo principale: Di maniera che essendo per natura differenti, debbeno essere anche
differenti nelli mouimenti: conciosia che da tali membri uiene tale differenza, & anche dalli mouimenti ve-
loci, o tardi. Onde se al Principale vorremo attribuire li mouimenti verso l'acuto, & al suo collaterale ver
so il graue; il tutto sarà fatto con ragione; Prima, perche il Modo principale si ritroua più acuto del suo colla
terale per vna Diatessaron; la onde a questo conuiene li mouimenti tardi, i quali (come altre volte si è detto)
fanno la grauità; & a quello gli veloci, da i quali è generata l'acutezza: Dipoi, perche vsando li mouimen-
ti tardi nel collaterale, & gli veloci nel principale, verremo a commodare il tutto al suo propio luogo. Però
parmi, che fuori di ogni proposito alcuni habbiano vsato alle volte le parti graui delle loro compositioni cō mo
uimenti troppo veloci, & molto diminuite; & le acute con troppo tardi, cioè con mouimenti molto rari; an
cora che non biasimo, che alle volte non si possa porre nell'acuto il mouimento tardo, & nel graue il veloce,
quando la materia lo ricerca: ma in ogni cosa bisogna adoperare il giuditio, senza il quale poco si può fare di
buono. Et questo sia detto a bastanza intorno tali materie: imperoche auanti ch'io passi più oltra, uoglio
che veggiamo vno errore, che si troua tra alcuni poco periti delle cose della Musica; il quale mostrato, se-
guiremo al particolare ragionamento di ciascuno delli nominati Dodici modi.

Se col leuare da alcuna cantilena il Tetrachordo Diezeugmenon, po-
nendo il Synemennon in suo luogo, restando gli altri im-
mobili, vn Modo si possa mutare nell'altro.
Capitolo 16.

SONO stati alcuni, i quali hanno hauuto parere, che pigliando qualunque specie della
Diapente, o della Diapason, che cōtenghi tra le sue chorde essentiali il Tetrachordo Die-
zeugmenon; & si leuasse il detto Tetrachordo, ponendoui in suo luogo il Synemennon,
che tal mutatione non haueria forza di mutare il Modo: percioche dicono, che'l Tetra-
chordo Synemennon non è naturale: ma accidentale; & che non hà forza di potere tra-
smutare in tal maniera li Modi l'vno nell'altro. Io non starò hora a disputare, se questo Tetrachordo sia
naturale, ouero accidentale: ma dirò bene, che se quello, che dicono fusse vero, ne seguirebbe, che'l Semituo-
no fusse superfluo nella Musica; & che non hauesse alcuna possanza di variare le Specie delle cōsonanze. Il
che quanto sia vero, si può vedere nella Terza parte in molti luoghi; oue si mostra, che per il Semituono si
ritroua la varietà delle dette specie; che si fa per la sua trasportatione da vn luogo all'altro. E' ben vero, che'l
leuare vn Tetrachordo da vna cantilena, & poruene un'altro, si può fare in due maniere: Prima quando in
vna parte sola della cantilena, cioè in vna particella del Tenore, o di altra parte (ma non per tutto) si pone la
chorda , cioè la Trite synemennon incidentalmente una, o due fiate, tra la Mese, & la Paramese; Et
cosi potemo dire, che'l leuare il Tetrachordo Diezeugmenon, il cui principio hauemo nella chorda , cioè
in Paramese; & il porre il Synemennon, che hà il suo principio nella chorda a, cioè il porre la sopra-
detta, non hà forza di trasmutare vn Modo nell'altro; & che tal Tetrachordo posto nella cantilena non sia
naturale, ma accidentale; & in questo caso dicono bene: Ma il secondo modo si fa, quando per tutta la can-
tilena, cioè in ciascuna parte, in luogo del Tetrachordo Diezeugmenon, vsiamo il Synemennon; & in luo-
go di cantar la detta cantilena per la propietà del quadrato, la cantiamo per quella del molle; La
onde essendo posto in cotal maniera, non dicono bene: percioche questo Tetrachordo non è posto accidental-
mente nella cantilena: ma è naturale; & il Modo si chiama Trasportato, come più a basso vederemo; &
cotale Tetrachordo hà possanza di trasmutare vn Modo nell'altro. Et che ciò sia vero, facilmente potre-
page 318mo conoscere con vno accommodato essempio. Poniamo il sottoposto Tenore del Settimo modo, contenuto
nelle sue chorde naturali; cioè nelli suoi propij, & naturali luoghi, tra la Settima specie della Diapason.
In sanctitate seruiamus Domino, & liberabit nos ab inimicis nostris. Dico, che se in tal Tenore, ouero in vn'altro simile si mutasse la chorda solamente vna, o due volte
nella ; questo non farebbe, che tal Modo si trasmutasse, se non in quella particella, oue fusse posto; &
non hauerebbe possanza di fare, che tal Modo non fusse anche Settimo: Imperoche se bene tal chorda posta
in cotal modo è necessaria, per potere regolare la modulatione; tuttauia essendo accidentale, non muta la for
ma del Modo di maniera, che nō si habbia da conoscere per Settimo; come da questo essempio si può vedere.
Amplius laua me Domine ab iniustitia mea. Ma se noi porremo nel principio de tali Tenori il segno , il quale dimostra, che per tutta la cantilena do-
uemo procedere per le chorde del Tetrachordo synemennon, dico che allora tal chorda sarà naturale, & non
accidentale; & hauerà possanza di mutare il Settimo modo nel Primo: percioche varia la specie della Dia
pente, che era Quarta per ināti tra G & d; et pone in essere la Prima tra le istesse chorde; come qui si vede.
In sanctitate seruiamus Domino, & liberabit nos ab inimicis nostris. E' ben vero, che il Modo non si troua nelle sue chorde naturali: percioche è trasportato, per vna Diatessarō
più acuta; Il perche quando si volesse porre al suo luogo, si ritrouarebbe collocato in cotal maniera.
In sanctitate seruiamus Domino, & liberabit nos ab inimicis nostris. Non è adunque vero assolutamente, che'l porre il Tetrachordo Synemennon in vna cantilena in luogo del
Diezeugmenon, non habbia forza, di mutare quel Modo, in cui si pone, in vn'altro: ma è ben vero, quando
è posto secondo il modo mostrato. Diremo adunque, che se per la varietà del Tetrachordo, segue la varia-
tione della Diapason; & dalla varietà della Diapason la varietà del Modo; procedendo dal primo all'vlti-
mo diremo, che tal Tetrachordo posto al secondo mostrato modo, mutare vn Modo nell'altro. In
questa maniera variò il Modo Gioan Motone nella Messa, che compose sopra l'Antifona Argentum, & au
rum non est mihi
, la quale è del Settimo modo; nondimeno trasportando il Tetrachordo, ouero mutandolo
la fece dell'Vndecimo. Concluderemo adunque, che qualunque volta porremo in vna cantilena la chorda
in luogo della , che tal chorda farà sempre variare il Modo; & cosi per il contrario, ponendo la in
luogo della , come ne mostra l'esperienza.
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Della Trasportatione delli Modi.Cap. 17.

SE è possibile adunque (per quello, che si è mostrato) che per la mutatione di vna chorda
nell'altra, cioè per il porre la chorda in luogo della ; ouero per dir meglio, per la
trasportatione del Semituono, si possa variare vn Modo nell'altro; & di Primo farlo di
uentare Settimo; & di Settimo Primo: non è dubbio, che qualunque Modo, sia Primo,
Secondo, Terzo, Quarto, ouero alcuno de gli altri, col fauore di alcuna chorda, che mu-
ti vna Diapason nell'altra, potremo trasportare qualunque Modo verremo verso l'acuto, o verso il graue, a
nostro bel piacere. Il che quanto alle volte possa tornar commodo, lassarò giudicare a ciascuno, che habbia
giuditio: percioche tali Trasportationi sono vtili, & sommamēte necessarie anco ad ogni perito Organista,
che serue alle Musiche choriste; & ad altri Sonatori similmente, che sonano altre sorti di istrumenti, per ac-
commodare il suono di quelli alle Voci, le quali alle volte non possono ascendere, o discendere tanto, quanto
ricercano i luoghi propij delli Modi, accommodati sopra i detti istrumenti. Et tali Trasportationi sono hora
in vso appresso i Musici moderni; come furono anche appresso gli Antichi, Ocheghen, & il suo discepolo Ios-
quino, & infiniti altri; come nelle loro compositioni si può vedere. Quando adunque accascarà, che per ne-
cessità, o per qualunque altro accidente, farà dibisogno di trasportare il Modo, contenuto in alcuna cantilena;
sopra ogn'altra cosa bisognarà auertire, di accommodarlo in tal maniera, & in tal luogo, che si possa ascen-
dendo, & discendendo, hauere tutte quelle chorde, che sono necessarie alla costitutione di tal Modo; cioè che
diano li Tuoni, & li Semituoni necessarij al suo essere essentiale. Et ciò debbeno sommamente osseruare li
Compositori, quando vorranno cōporre tali cantilene, per sonare sopra qualche istrumento: Imperoche quan
do le vorranno comporre per cantare solamente, non sarebbe grande errore, quando segnassero alcune chor-
de con alcuno segno accidentale, che non si ritrouassero sopra lo istrumento; massimamente sopra il Clauo-
cembalo; come sono l'Enharmoniche, le quali si trouano in pochi istrumenti arteficiali. Et questo hò detto:
percioche la voce si può fare acuta, & graue; ouero si può vsare in qualunque altra maniera, secondo il vo-
ler del cantore, che non si può fare cosi liberamente con tali istrumenti. Hora per mostrare in qual maniera
commodamente si possa trasportare qual si voglia cantilena fuori delle sue chorde naturali, non pigliaremo
altro essempio, che il Terzo, & il Quarto posto nel Capitolo precedente: percioche ne potranno ottimamente
mostrare in qual maniera ogni cantilena, che procede per la chorda , si possa trasportare per vna Dia-
tessaron in acuto, con l'aiuto della chorda ; ouero per il contrario, quando il canto procedesse per la chor-
da , in qual maniera si potesse trasporre nel graue commodamente per vn simile interuallo, con l'aiuto
della . Ma perche alle volte li Musici, non gia per necessità: ma più presto per burla, & per capric-
cio; o forse per volere intricare il ceruello (dirò cosi) alli Cantanti, sogliono trasportare li Modi più verso
l'acuto, ouero verso il graue per vn Tuono, o per altro interuallo; adoperando non solamente le chorde Chro-
matiche: ma anco le Enarmoniche; per potere commodamente, quando gli fa dibisogno, trasportare a i loro
luoghi li Tuoni, & li Semituoni, secondo la propia forma del Modo; però uoglio mostrare in qual modo si
soglino trasportare. Et benche li Musici soglino vsare di trasportare li Modi in più maniere; tuttauia porrò
qui due Trasportationi solamente più vsate, fatte nel Primo modo; dalle quali potrà ogn'uno comprendere il
modo, che hauerà da tenere nell'altre; & saranno le sottoposte; l'vna delle quali si fa con l'aiuto delle chorde
segnate col ; & l'altra con l'aiuto di quelle, che sono segnate col . Bisogna auertire, che li Moderni
IN sanctitate seruiamus Domino, & liberabit nos ab inimicis nostris. IN sanctitate seruiamus Domino, & liberabit nos ab inimicis nostris.page 320chiamano queste Trasportationi Modi trasposti per Musica finta, la quale (secondo che la dichiarano) dico-
no essere vna Trasportatione di figure (intendendo però di tutto l'ordine, che si troua in ciascun Modo) dalla
loro propia sede in vn'altra. Lasso hora giudicare ad ogn'vno perito nella Musica, quanto potrà essere vti-
le tale cognitione ad ogni Organista non cosi bene istrutto nella Musica: conciosia che dalli mostrati essem-
pi potrà vedere, & conoscere quello, che hauerà a fare, quando gli accascarà di trasportare alcuna cantile-
na, quando seruirà alle Capelle, oue si cantano varie cantilene appartinenti alli chori, non solo nelle Messe,
& nelli Vesperi; ma anche nell'altre Hore, tanto diurne, quanto notturne. Ma questo si debbe sapere sopra
ogn'altra cosa; che quantunque io habbia posto gli essempi solamente del Primo modo, che tali Trasportatio-
ni si possono fare nell'altre cantilene de gli altri Modi; il che hò lassato di mostrare per volere esser breue.

Ragionamento particolare intorno al Primo modo, della sua
Natura, delli suoi Principij, & delle sue Caden-
ze.Cap. 18.

VERRO' hora a dar principio al ragionamento di ciascun Modo separatamente, inco-
minciando dal Primo, acciò procediamo con ordine; & mostrarò primieramente, che nō
solamente appresso gli Ecclesiastici; ma anche appresso tutta la scuola de i Musici è in
vso. Dipoi mostrarò, doue regolarmente si possa dar principio ad esso Modo; & doue
(tanto in questo, quanto in ciascuno de gli altri Modi) si possa far le Cadenze; il che
fatto, ragionarò alquanto intorno la sua Natura. Dico adunque che'l Primo modo è quello, come hò mostra-
to, il quale è contenuto nella Quarta specie della Diapason diuisa harmonicamente; che si troua tra queste
due chorde estreme D & d; dalla quale diuisione, dicono li Prattici, che tal Modo si compone della Pri
ma specie della Diapente D & a; & della Prima della Diatessaron a & d, posta sopra la Dia-
pente. Si trouano di questo modo infinite cantilene ecclesiastiche; come sono Introiti, Graduali, Antifo-
ne, Responsori, & altre cose simili. Et appresso gli altri Musici sono quasi infinite le compositioni, compo-
ste sotto questo Modo; come sono Messe, Motetti, Hinni, Madrigali, & altre Canzoni; tra le quali si tro-
uono li Motetti Veni sancte spiritus; & Victimae paschali, composti a Sei voci; & il madrigale Giun-
to m'hà Amor
, composto a Cinque voci da Adriano. Composi etiandio in questo Modo molte cantilene,
tra le quali sono due motetti a cinque voci O beatum pontificem; & Nigra sum sed formosa. Si trouano
ancora molte altre Compositioni di molti Musici eccellenti, le quali lasso di nominare, per non esser lungo.
Et benche li veri, & naturali Principij, non solo di questo, ma anche d'ogn'altro Modo, siano nelle chorde
estreme della loro Diapente, & della Diatessaron; & nella chorda mezana, che diuide la Diapente in vn
Ditono, & in un Semiditono; tuttauia si trouano molte cantilene, che hanno il loro principio sopra le altre
chorde, le quali non starò a commemorare, per non esser lungo. Osseruarono gli Ecclesiastici ne i loro Can-
ti alcuni fini mezani, nel fine di ogni Clausula, o Periodo, & di ogni Oratione perfetta, li quali alcuni chia-
marono Cadenze; che sono molto necessarij per la distintione delle parole, che generano il senso perfetto nella
Oratione. Et chi vorrà sapere quello, che elle siano, potrà leggere il Cap. 53. della Terza parte: percioche
iui di tal materia hò ragionato a sufficienza; & potrà hauer di loro piena cognitione. La onde bastarà in
questo luogo solamente dire hora per sempre; che le Cadenze si trouano di due sorti, cioè Regolari, & Irre-
golari. Le Regolari sono quelle, che sempre si fanno ne gli estremi suoni, o chorde delli Modi; & doue la
Diapason in ciascun Modo harmonicamente, ouero arithmeticamente è mediata, o diuisa dalla chorda me-
zana; che saranno nelle estreme chorde della Diapente, & della Diatessaron; Simigliantemente doue la
Diapente è diuisa da vna chorda mezana in vn Ditono, & in vno Semiditono; & per dirla meglio; oue
sono li veri, & naturali Principij di ciascun Modo; l'altre poi faciansi doue si vogliano, si chiamano Ir-
regolari. Sono adunque le Cadenze regolari del Primo modo quelle, che si fanno in queste chorde D, F,
a, & d; & le Irregolari sono quelle, che si fanno nell'altre chorde. Ma acciò più facilmente si scorga quel
lo, che si è detto, porro vno essempio a due voci, dal quale si potrà conoscere i propij luoghi delle Cadenze re-
golari, & uedere il modo, che si hà da tenere nelle loro modulationi. Il che non solamente osseruaremo in
questo Primo modo: ma ne gli altri ancora, come vederemo, & sarà il sottoposto.
page 321SOPRANO.
TENORE. Si debbe però auertire, che le Cadenze delle Salmodie si fanno sempre, doue casca il termine della mediatio-
ne della loro Intonatione: la onde le Cadenze della mediatione, ò mezano punto della Salmodia del Primo,
del Quarto, & del Sesto modo si faranno in a; quelle del Secondo in F; quelle del Terzo, del Quinto,
& dell'Ottauo in c; & quelle del Settimo in e: imperoche tali mediationi, o punti mezani terminano
iui; come si può vedere nel Recanetto, nel Thoscanello, & in molti altri libri, che contengono simili Salmo-
die, ouero Intonationi, che le vogliam dire. Le finale poi si fanno sempre nel luogo, che ciascuno verso di ta
li Salmodie, ouero di ciascun Salmo si fanno finire. Douemo etiandio sempre osseruare, di far le Cadenze
principalmente nel Tenore: conciosia che questa parte è la guida principale delli Modi, ne i quali si compone
la cantilena; & da essa debbe il Compositore pigliare la inuentione dell'altre parti: Ma tali Cadenze si fan
no nelle altre parti della Cantilena, quando tornano bene. Questo Modo col Nono hà strettissima parentella:
percioche li Musici compongono nel suo luogo propio le loro cantilene del Nono modo, fuori delle sue chorde
naturali, trasportandolo nell'acuto per vna Diatessaron, ouero nel graue per vna Diapente; lassando la chor
page 322da , & ponendoui la ; come fece Morale Spagnuolo nel motetto Sancta, & immaculata virgini-
tas
, a quattro voci. Et perche il Primo modo hà vn certo mezano effetto tra il mesto, & lo allegro; per ca-
gione del Semiditono, che si ode nel concento sopra le chorde estreme della Diapente, & della Diatessaron;
non hauendo altramente il Ditono dalla parte graue; per sua natura Però potremo ad esso
accommodare ottimamente quelle parole, le quali saranno piene di grauità, & che trattaranno di cose alte,
& sententiose; accioche l'harmonia si conuenghi con la materia, che in esse si contiene.

Del Secondo Modo.Cap. 19.

VOLEVANO alcuni, che'l Secondo modo contenesse in se vna certa grauità seuera,
non adulatoria; & che la sua natura fusse lagrimeuole, & humile; di maniera che mos-
si da questo parere, lo chiamarono Modo lagrimeuole, humile, & deprecatiuo. La on-
de si vede, che hauendo gli Ecclesiastici questo per fermo, l'hanno vsato nelle cose meste,
& lagrimose; come sono quelle delli tempi Quadragesimali, & di altri giorni di digiu-
SOPRANO.
TENORE.page 323no; & dicono, che è Modo atto alle parole, che rapresentano pianto, mestitia, solicitudine, cattiuità, cala-
mità, & ogni generatione di miseria; & si troua molto in vso ne i loro canti; & le sue Cadenze principa-
li, & regolari (per essere questo Modo dal Primo poco differente: percioche l'vno & l'altro si compongono
delle istesse specie) si pongono nelle chorde nominate di sopra, chesono a, F, D, & A; che si vedeno
nello essempio: l'altre poi, che si pongono ne i altri luoghi sono tutte Irregolari. Dicono li Prattici, che que-
sto Modo si compone della Prima specie della Diapente a & D posta nell'acuto, & della Prima della Dia
tessaron D & A posta nel graue; & lo chiamano Collaterale, ouer Plagale del Primo modo. Si troua-
no molte compositioni del Secondo modo, composte da molti Antichi, & da Moderni Musici; tra le
quali è il motetto, Praeter rerum seriem, composto a sei voci da Iosquino; & da Adriano a Sette voci; col
madrigale, Che fai alma, similmente a sette voci; il motetto Auertatur obsecro domine, & il madrigale,
Oue ch'i posi gli occhi; l'vno & l'altro a sei voci, con molti altri. Composi anche io in tal Modo la Oratio-
ne Dominicale, Pater noster; con la Salutatione angelica, Aue maria, a sette voci; & li motetti, Ego rosa
Saron
, & Capite nobis vulpes paruulas a cinque voci. Si trouano etiandio molte altre compositioni fatte da
diuersi compositori, le quali per essere quasi infinite si lassano. Questo Modo rare volte si troua nelli Canti fi-
gurati nelle sue chorde propie: ma il più delle uolte si ritroua trasportato per vna Quarta; come si può vede-
re nelli Motetti nominati; & questo: percioche si può trasporre; come anco si può trasporre il Primo modo,
con l'aiuto della chorda Trite synemennon, verso l'acuto. Et si come il Primo col Nono hà molta conuenien-
za, cosi questo l'hà veramente col Decimo.

Del Terzo Modo.Cap. 20.

IL Terzo modo dicono, che nasce dalla Quinta specie della Diapason diuisa harmonica-
mente dalla chorda ; ouero dalla vnione della Seconda specie della Diapente E &
, posta nel graue, con la Seconda della Diatessaron & e, posta nell'acuto. Que-
sto Modo hà la sua chorda finale E commune col Quarto modo; & gli Ecclesiastici han-
no di questo Modo infinite cantilene, come ne i loro libri si può vedere. Le sue Cadenze
SOPRANO.
TENORE.page 324principali si fanno nelle chorde de i suoi principij regolari, i quali sono le chorde mostrate E, G, , &
e; che sono le estreme della sua Diapente, & della sua Diatessaron, & la mezana della Diapente; le al-
tre poi, che sono Irregolari, si possono fare sopra l'altre chorde: Ma perche conosciuto le Regolari, facilmente
si può conoscere le Irregolari; però daremo vno essempio delle prime, acciò veniamo in cognitione delle se-
conde. Si debbe però auertire, che tanto in questo, quanto nel Quarto, nel Settimo, & nell'Ottauo modo,
regolarmente si fanno le cadenze nella chorda : ma perche tal chorda non hà corrispondenza alcuna per
Quinta nell'acuto, ne per Quarta nel graue; però è alquanto dura: ma tal durezza si sopporta nelle canti-
lene composte a più di due voci: percioche si tiene tal'ordine, che fanno buono effetto; come si può vedere tra
le Cadenze poste nel Cap. 61. della Terza parte. Molte compositioni si trouano composte sotto questo Mo-
do, tra le quali è il motetto, O Maria mater Christi a quattro voci di Isac; & li motetti di Adriano, Te Deū
patrem
; Huc me sydereo; & Haec est domus domini, composti a sette voci: & il Madrigale, I mi riuol-
go indietro
, composto da Adriano medesimamente a cinque voci: alli quali aggiungeremo, Ferculum fecit
sibi rex Salomon
, il quale gia composi insieme con molti altri di tal Modo simigliantemente a cinque voci.
Se questo Modo non si mescolasse col Nono, & si vdisse semplice, hauerebbe la sua harmonia alquanto du-
ra: ma perche è temperata dalla Diapente del Nono, & dalla Cadenza, che si fa in a, che in esso grande-
mente si vsa; però alcuni hanno hauuto parere, che habbia natura di commouere al pianto; la onde gli ac-
commodarono volentieri quelle parole, che sono lagrimeuoli, & piene di lamenti. Hà grande conuenien-
za col detto Nono: percioche hanno la Seconda specie della Diatessaron commune tra loro; & spesse volte
i Musici moderni lo trasportano fuori delle sue chorde naturali per vna Diatessaron più acuta, con l'aiuto del
la chorda ; ancora che'l più delle volte si ritroui collocato nel suo propio, & natural luogo.

Del Quarto Modo.Cap. 21.

SEGVE dopo questo il Quarto contenuto tra la Seconda specie della Diapason &
, mediata dalla sua chorda finale E arithmeticamente. Questo (come dicono li
Prattici) si compone della Seconda specie della Diapente & E, posta in acuto; &
della Seconda della Diatessaron E & , congiunta alla Diapente dalla parte gra
ue. Questo medesimamente, secondo la loro opinione, si accommoda marauigliosamente
a parole, o materie lamenteuoli, che contengono tristezza, ouero lamentatione supplicheuole; come sono ma-
terie amorose, & quelle, che significano otio, quiete, tranquillità, adulatione, fraude, & detrattione; il per-
che dallo effetto alcuni lo chiamarono Modo adulatorio. Questo è alquanto più mesto del suo principale, mas-
simamente quando procede per mouimenti contrarij, cioè dall'acuto al graue, con mouimenti tardi. Credo
io, che se'l si vsasse semplicemente, senza mescolarui la Diapente, & la Cadenza posta in a, che serue al
Decimo modo; che hauerebbe alquanto più del virile, di quello, che non hà cosi mescolato: ma accom-
pagnato in tal maniera, si vsa grandemente, di modo che si trouano molte cantilene composte sotto questo
Modo, tra le quali si troua il motetto, Deprofundis clamaui ad te Domine a quattro voci di Iosquino; &
il motetto, Peccata mea Domine, col Madrigale, Rompi dell'empio cor'il duro scoglio di Adriano, l'vno, &
l'altro composti a sei voci; & il madrigale, Laura mia sacra composto a cinque voci. Composi ancora io
molte cantilene, tra le quali si troua a sei voci il motetto, Miserere mei Deus miserere mei, & vna Messa, sen
za vsar le osseruanze mostrate nella Terza parte; & ciò feci, non per altro, se non per mostrare, che ciascu
no il quale vorrà comporre senza partirsi dalle date Regole, potrà etiandio comporre facilmente senza queste
osseruanze, & assai meglio di quello, che fanno alcuni, che non le sanno, quando lo vorrà fare. Si trouano di
questo Modo quasi infinite cantilene ecclesiastiche, nelle quali rarissime volte (anzi s'io dicesse mai, non erra
rei) si vede toccar la chorda . Bene è vero, che passa nell'acuto alla chorda c, di maniera che quando'l
Semituono douerebbere vdirsi nel graue, si ode nell'acuto; & cosi gli estremi di cotal Modo vengono ad es-
sere le chorde c & C. Li suoi Principij irregolari appresso gli Ecclesiasticisi trouano in molti luoghi: ma
li regolari sono nelle chorde , E, G & solamente; si come si trouano anco le sue Cadenze regolari,
che sono le sottoposte; ancora che molte siano le Irregolari. Il più delle volte li Prattici lo trasportano per
vna Diatessaron nell'acuto, ponendo la chorda in luogo della , come si può vedere in infinite cantile-
ne; il che fanno etiandio (come hò detto) ne gli altri Modi.
page 325SOPRANO,
TENORE.

Del Quinto Modo.Cap. 22.

IL Quinto modo è contenuto dalla Sesta specie della Diapason F & f, tramezata har-
monicamente dalla chorda c. Dicono li Prattici, che si compone della Terza specie del-
la Diapente F & c, & della Terza della Diatessaron c & f, posta nella parte
acuta della Diapente; la chorda F, del quale è chorda commune finale col Sesto modo
suo collaterale. Da tal specie di Diapason hauemo solamente questo Modo: percioche non
riceue altra diuisione, che l'harmonica. Alcuni vogliono, che nel cantare, questo Modo arrechi modestia, le-
titia, & solleuatione a gli animi dalle cure noiose. Però gli Antichi vsarono di accommodarlo alle parole, o
materie, che contenessero alcuna vittoria: onde da tal cose alcuni lo dimandarono Modo giocundo, modesto,
& diletteuole. Et quantunque li suoi Principij naturali si ponghino nelle chorde F, a, c & f; percioche
sono chorde regolari; tuttauia appresso gli Ecclesiastici si ritrouano altri principij in diuerse altre chorde; co-
me si puo vedere ne i loro libri. Le Cadenze regolari di questo Modo si fanno nelle nominate quattro chor-
de; come nello essempio si veggono; & le Irregolari, quando si vogliono vsare, si fanno nell'altre. Mol-
te cantilene si trouano ne i libri ecclesiastici di questo Modo; ancora che non sia molto in vso appresso li com-
positori moderni: percioche pare a loro, che sia Modo più duro, & più insoaue di qualunque altro; tuttauia
si trouano composte in esso molte cantilene; si come l'Hinno di Santo Francesco, Spoliatis aegyptijs di Adria-
no; & due Madrigali di Cipriano di Rore, Di tempo in tempo mi si fà men dura, & Donna che ornata
sete
; con quello di Francesco Viola Fra quanti amor; tutti composti a quattro voci; & molti altri ancora,
page 326SOPRANO.
TENORE. che non mi soccorreno alla memoria. Questo si può trasportare per vna Diapente nel graue, con l'aiuto
della chorda , lassando la ; si come de gli altri si è fatto nell'acuto, & la sua chorda finale verrà ad essere
la ; come ciascuno potrà vedere.

Del Sesto Modo.Cap. 23.

DOPO il Quinto seguita il Sesto modo, contenuto tra la Terza specie della Diapason c
& C, diuisa harmonicamente. Dicono li Prattici, che questo Modo si forma, & nasce
dalla congiuntione della Terza specie della Diapente c & F, posta nell'acuto, con la
Terza della Diatessaron F & C, accompagnata nel graue; & che la chorda F è la
sua chorda finale. Questo da gli Ecclesiastici è stato molto frequentato, si come era fre-
quentato anche molto il suo Modo principale: Imperoche si troua ne i loro libri molte cantilene, composte
sotto questo Modo, ilquale dicono, non esser molto allegro, ne molto elegante; & però lo vsarono nelle canti-
lene graui, & deuote, che contengono commiseratione; & lo accompagnarono a quelle materie, che con-
tengono lagrime. Dimaniera che lo chiamarono Modo deuoto, & lagrimeuole; a differenza del Secondo,
ilquale è più tosto funebre, & calamitoso, che altro. I Principij regolari di tal Modo, & le sue Cadenze re-
page 327golari si fanno nelle chorde c, a, F & C; nell'altre poi si fanno le Irregolari. Ma perche conosciute le
prime è facil cosa di conoscere le seconde; però non sarà fuori di proposito, porre di loro vno essempio, accio-
che più facilmente si conosca il tutto, & sarà il posto qui di sotto. Molte cantilene mi ricordo hauer ve-
SOPRANO.
TENORE. duto composte in questo Modo: ma al presente mi soccorreno alla memoria solamente queste; Vn motetto di
Motone a quattro voci, Ecce Maria genuit nobis Saluatorem, & vn Salmo a due chori spezzati di Adria-
no a otto voci, Inconuertendo Dominus captiuitatem Syon. Questo etiandio si può trasportare nell'acuto
per vna Quarta, con l'aiuto della chorda , come si trasportano gli altri; ilche quanto sia facile, ciascuno
lo potrà conoscere dalle due nominate cantilene.

Del Settimo Modo.Cap. 24.

DELLA Settima specie della Diapason G & g, harmonicamente mediata, è conte-
nuto il Settimo modo; ilquale (come dicono i Moderni) nasce dalla congiuntione della Pri
ma specie della Diatessaron d & g, con la Quarta specie della Diapente G & d;
questa posta nel graue, & quella nell'acuto. A questo (secondo che dicono) si conuiene
parole, o materie, che siano lasciue; o che trattino di lasciuia; le quali siano allegre, det-
te con modestia; & quelle, che significano minaccie, perturbationi, & ira. Li suoi Principij regolari, & le
sue Cadenze principali, & regolari si pongono nelle chorde G, , d & g; come qui si veggono.
page 328SOPRANO.
TENORE. Ma le Irregolari si pongono sopra le altre. Molte cantilene si trouano composte dalli Musici di questo Mo-
do, tra le quali sono Pater peccaui, & I piansi hor canto di Adriano a sei voci. Questo Modo è molto in vso
appresso gli Ecclesiastici; & nelle cantilene de gli altri Musici si troua il più delle volte nelle sue chorde natu
rali; ma molte volte con l'aiuto della chorda è trasportato nel graue per vna Diapente, senza alcuno in-
commodo.

Dell'Ottauo Modo.Cap. 25.

SEGVE dopo il Settimo l'Ottauo modo, contenuto tra la Quarta specie della Diapason
d & D, diuisa arithmeticamente dalla chorda G; & (come dicono) nasce dalla cō
giuntione della Quarta specie della Diapente d & G, posta nell'acuto, con la Prima
della Diatessaron D & G, posta nel graue. Questo col Settimo hà la chorda commu-
ne finale la G; & dicono li Prattici, che questo Modo hà natura di contenere in se vna
certa naturale soauità, & dolcezza abondante, che riempe di allegrezza gli animi de gli ascoltanti, cō som
ma giocondità, & soauità mista; & vogliono, che sia al tutto lontano dalla lasciuia, & da ogni vitio. La
onde lo accompagnarono con le parole, o materie mansuete, accostumate, graui, contenenti cose profunde,
speculatiue, & diuine; come sono quelle, che sono accommodate ad impetrar gratia da Dio. Molte cantile-
ne si ritrouarono ne i libri Ecclesiastici di questo Modo, ilquale hà li suoi Principij regolari nelle chorde d, ,
G & D: ma gli Irregolari si trouano nelle altre chorde; & le sue Cadenze regolari si pongono simiglian-
temente nelle mostrate quattro chorde, si come nel sottoposto essempio si può vedere.
page 329SOPRANO.
TENORE. Ma le Irregolari si pongono sopra l'altre chorde. Appresso gli altri Musici si trouano molte composi-
tioni, tra lequali si trouano li motetti Benedicta es coelorum regina di Iosquino, & Audite insulae a
sei voci; Verbum supernum prodiens, il madrigale Liete, & pensose, accompagnate, & sole Donne,
tutti di Adriano a sette voci; & molti altri quasi infiniti. Questo Modo si può trasportare come gli
altri fuori delle sue chorde naturali, ponendolo in acuto per vna Diatessaron, con l'aiuto della chorda :
imperoche altramente sarebbe impossibile.

Del Nono modo.Cap. 26.

IL NONO modo (come dicono li Prattici) nasce dalla congiuntione della Prima spe-
cie della Diapente A & e, ouero a & e (come più piace) con la Seconda della Dia-
tessaron E & a, ouero e & aa; & per dir meglio, è contenuta nella Prima specie
della Diapason A & a, ouero a & aa, mediata harmonicamente dalla chorda E,
ouero dalla e. Non si potrà mai dire con verità, che questo sia Modo nouo: ma si bene
antichissimo; ancora che fin qui sia stato priuo del suo nome, & del suo luogo propio: percioche alcuni l'han-
no posto tra alcuni lor Modi, che dimandano Irregolari; quasi che non fusse sottoposto a quella istessa Rego-
la, alla quale gli altri si sottopongono; & che la sua Diapason non fusse tramezata harmonicamente, come
quella de gli altri Modi; ma a qualche altra maniera strana. E' ben vero (come hò detto altroue) che alle
page 330Intonationi de i Salmi, gli Ecclesiastici hanno segnato solamente gli Otto primi Modi, come si può vedere ne
i loro libri: ma per questo non si può dire, che sia irregolare: conciosia che altra cosa è la Intonatione de i Sal-
mi, & altra le modulationi, che si trouano in diuersi Modi, si nelli canti fermi, come anco nelli figurati. Ne
voglio credere per cosa alcuna, che qualunque volta si trouasse alcuna Antifona, che fusse composta sotto al-
cuno di questi vltimi quattro Modi, non se le potesse applicare vna delle otto Intonationi nominate; massima
mente hauendo ciascuna di esse varij finimenti; come è manifesto a tutti quelli, che sono prattici in cotal co-
sa. Questo Modo, alcuni l'hanno chiamato aperto, & terso, attissimo a i versi lirici; la onde se li potran-
no accommodar quelle parole, che contengono materie allegre, dolci, soaui, & sonore: essendo che (come di-
cono) hà in sè vna grata seuerità, mescolata con vna certa allegrezza, & dolce soauità oltra modo. E' cosa
notissima a tutti li periti della Musica, che questo Modo col Primo sono tra loro molto conformi: percioche
la Prima specie della Diapente è commune all'vno, & all'altro; & si può passare dall'vno in l'altro facil-
mente; ilche si può etiandio dire del Terzo, & dell'Vndecimo modo. Sono di questo Modo molte Cantilene
ecclesiastiche, che longo sarebbe il referirle; tra lequali si troua il canto della Oratione dominicale Pater no-
ster, laqual finisce nella chorda A in tal maniera; come si può vedere in alcuni essemplari antichi corret-
Sed libera nos a malo. ti. Si troua ancho di questo Modo il Simbolo Niceno,
Credo in vnum Deum, ilquale hà principio per la sua
Intonatione nella chorda D, & viene à terminare
(come si vede ne i corretti essemplari) nella chorda A
medesimamente, & non nella , ouero nella E tra-
sportato per vna Diatessaron nell'acuto con l'aiuto del-
la chorda , come fanno; ilqual canto trasportato douerebbe finire nella chorda D, come è il douere: ma
Et vitam venturi seculi Amen. è stato guasto, &
scorretto per la igno
ranza de i scrittori;
come intrauiene an-
che nelle altre cose
di maggiore importanza. Et non solamente li fini delli mostrati canti si ritrouano fuori della loro propia, &
natural chorda; ma de gli altri ancora, che si trouano in tal maniera guasti, & corrotti, che sarebbe cosa
troppo lunga da mostrare, quando si volesse dare di ciascuno vno essempio particolare. Ma quanto sia facile
il trasmutare ne i Canti ecclesiastici vn Modo nell'altro, variando solamente la chorda finale, ouero traspor-
tandolo dall'acuto al graue, ouero dal graue all'acuto, senza alcuno aiuto della chorda , questo è facile da
vedere, da tutti coloro, che sono prattici nella Musica; se'l si vorrà essaminare minutamente le loro modu-
lationi, & il loro procedere; laqual cosa non sarebbe molto difficile da mostrare, quando intorno a ciò si vo-
lesse perdere vn poco di tempo. In questo Modo si ritroua composta l'Antifona Aue Maria gratia plena, la-
quale ne i libri antichi si troua terminata tra le sue chorde naturali in cotal modo; che nelli moderni si troua
Aue  gratia plena Dominus tecum bene dicta tu in mulie
ribus & benedictus  ventris tui. scritta più graue per vna Diapente. Et che
ciò sia vero, da questo potemo comprende-
re, che P. della Rue compose la Messa a quattro voci sopra questa Antifona nelle
chorde uere, & essentiali di tal Modo; nel
quale si troua etiādio cōposto l'Introito Gaudeamus oēs in Domino. Ne alcuno prēda di sto marauiglia; mas
simamente vedendo, che la Salmodia del Salmo, che segue è del Primo modo: percioche (come hò detto anco-
ra) nō è inconuēiente, che ciascuno de i Quattro vltimi Modi si possa ridurre alla Intonatione di alcuna delle
Otto nominate Salmodie. Et se la chorda posta in luogo della hà possāza di mutare vn Modo nell'altro;
page 331non è dubbio, che ritrouandosi il detto Introito collocato nella Quarta specie della Diapason, & cantandosi
per la propietà di molle, non sia anco del Nono modo; come essaminando il tutto, & quello, che hò detto
di sopra nel Cap. 16. manifestamente si può vedere. Ma quando si volesse ridurre nelle sue vere chorde na-
turali, trasportandolo nell'acuto per vna Diapente, si trouerebbe collocato tra la Prima specie della Diapa-
son a & aa; si come fece il Dotto Iosquino, che componendo a quattro voci la Messa sopra questo Introi- to, la ritirò nelle sue chorde naturali; come si può vedere. La onde mi souiene hora, che alcuni non hanno det-
to male, quando giudicarono, che la Intonatione del Salmo, In exitu Israel de Aegypto, posta qui di sotto,
In exitu Israel de Aegypto domus Iacob de populo barbaro. fusse del Nono modo: percio che vogliono, che la Antifona, Nos qui viuimus benedicimus Dominum, sia
stata guasta, & trasportata fuori del suo luogo, da alcuno scrittore, che habbia voluto mostrarsi più saggio
de gli altri; si come hanno fatto anche dell'altre. Questo Modo hà, come hanno gli altri Modi, li suoi Prin-
cipij, & le sue Cadenze regolari, & irregolari. Li Regolari sono quelli, che si pongono nelle chorde A,
C, E & a, si come etiandio le Cadenze, che si vedeno in questo essempio.
SOPRANO.
TENORE.page 332Ma li Principij, & similmente le Cadenze irregolari si pongono nell'altre chorde. Trouansi in questo Mo-
do composte varie cantilene, tra le quali è il motetto, Spem in alium nunquàm habui di Giachetto, & San-
cta, & immaculata virginitas
di Morale Spagnuolo, l'uno & l'altro composto a quattro voci, & le due no
minate Messe. Composi gia anche io sotto questo Modo il motetto, Si bona suscepimus de manu Domini, il
madrigale, I vò piangendo il mio passato tempo, a cinque voci, & altre cose etiandio, le quali non nomino.
Ma questo Modo si può trasportare per vna Diapente nel graue, con l'aiuto della chorda , come si tra-
sporta etiandio gli altri.

Del Decimo Modo.Cap. 27.

SAREBBE cosa longhissima, quando si volesse mostrare tutte le Cantilene, che si trou-
ano ne i libri Ecclesiastici, composte sotto il Nono modo, & anche sotto il Decimo, &
sotto gli altri due, che segueno; le quali sono per la maggior parte Graduali, Offertorij,
Postcommunioni, & altre simili; & non sono tanto facili da conoscere da quelli, che nō
sono nella Musica bene istrutti, quanto sono quelle, che hanno dopo se alcune intonationi
di alcuni versi de Salmi, ouero Gloria patri; come sono Antifone, Responsorij, & Introiti; che dal loro fi-
ne, & dal principio di alcune figure poste sopra questa parola SEVOEAE, che sono le lettere vocali di
Seculorum amen, conoscono facilmente sotto qual Modo siano composte: Imperoche hanno questa Regola,
che quando il fine della cantilena finisce in D, & il principio del loro Seuouae incomincia in a, conoscono,
che tal cantilena è del Primo modo. Quando il fine dell'vna è posto in D, & il principio dell'altra è posto
in F, sanno, che è composta sotto'l Secondo modo: ma quando il fine di vna è posto in E, & il principio
dell'altra in c; dicono, che è del Terzo modo; simigliantemente dicono essere la cantilena del Quarto mo-
do, quando finisce in E, & il Seuouae da principio in a. Conoscono etiandio, che quella è composta sotto il
Quinto modo, quādo termina nella chorda F, & il Seuouae principia nella chorda c; si come conoscono quel-
la essere del Sesto, quando l'vna termina sopra la chorda F, & sopra quella istessa, ouero sopra la a, l'altra da
principio. Dicono poi, che quella è del Settimo modo, che finisce nella chorda G, & il suo Seuouae da princi
pio nella chorda d; & quella essere dell'Ottauo, che termina nella G, & hà il principio della terminatio-
ne del verso del Salmo (percioche altro non è il detto Seuouae) nella c: Di maniera che facilmente per tal
Regole possono venire in cognitione delli Modi, et dipoi sapere in qual maniera debbeno intonare il detto Ver
so, o Salmo, che segue tale Antifona: perche tali cantilene si compongono sotto gli Otto primi Modi: Mà
quelle, che non hanno tali Intonationi sono libere, & si possono comporre sotto qual Modo più piace, & non so
no cosi facili da conoscere, come sono le gia nominate. Però non è marauiglia, se alcuni non hanno hauuto
perfetta cognitione di questi quattro vltimi Modi; poiche non si possono conoscere per tal via. Volendo adun-
que hauerne perfetta cognitione, si auertirà (ritornando al ragionamento del Decimo modo) che nelle chor-
de della Quinta specie della Diapason E & e, diuise arithmeticamente della chorda a, tal Modo è conte-
nuto, & per questo dicono alcuni, che'l detto Modo si compone della Prima specie della Diapente e & a,
posta nell'acuto, & della Seconda della Diatessaron a & E, posta nel graue, congiunta alla chorda a;
laquale è la finale di tal Modo. Potemo dire, che la natura di questo Modo sia non molto lontana da quella
del Secondo, & del Quarto, se tal giudicio si può fare dall'harmonia, che nasce da esso: imperoche si ser-
ue della Diapente, che è commune del Secondo; & della Diatessaron, che serue anche il Quarto. Li suoi
Principij regolari sono nelle chorde e, c, a & E; similmente le sue Cadenze. Ma perche hauendo co-
gnitione delle Cadenze regolari, facilmente si può sapere in quali chorde si fanno le Irregolari; però
solamente delle prime darò vno essempio, ilquale sarà il sotto posto. Di questo Modo si trouano mol-
te compositioni, si come Gabriel archangelus locutus est Zachariae di Verdeloto; similmente Flete ocu-
li, rorate genas
di Adriano, l'vno, & l'altro a quattro voci, & molte altre. Trasportasi questo Mo-
do per vna Diapente nel graue con l'aiuto della chorda , senza laquale poco si farebbe, che fusse buono.
page 333SOPRANO.
TENORE.

Dell'Vndecimo modo.Cap. 28.

DALLA Terza specie della Diapason C & c, laquale è dalla chorda G mediata har
monicamente, nasce l'Vndecimo modo. Vogliono li Prattici che questo Modo si com-
poni della Quarta specie della Diapente C & G, posta nel graue, & della Terza
della Diatessaron G & c, posta nell'acuto. Questo è di sua natura molto atto alle
danze, & a i balli: per il che vedemo, che la maggior parte de i balli, che si odeno nella
Italia, si suonano sotto questo Modo; La onde nacque, che alcuni lo dimandarono Modo lasciuo. Di questo
si trouano molte cantilene ne i libri Ecclesiastici, si come la Messa, la quale chiamano de gli Angioli, le An-
tifone Alma redemptoris mater, & Regina Coeli laetare Haleluiah. Questo Modo da i Moderni è tanto
in vso, & tanto amato; che molte cantilene composte nel Quinto modo, per l'agiuntione della chorda in
luogo dellla , hanno mutato nell'Vndecimo; indutti dalla sua soauità, & dalla sua bellezza. Li suoi
Principij si pongono regolarmente nelle chorde C, E, G & c, & cosi anche le sue Cadenze. Et li
suoi Principij, & Cadenze irregolari si pongono sopra le altre chorde. Li Musici hanno composte in que-
sto Modo molte cantilene, tra le quali è, Stabat mater dolorosa di Iosquino a cinque voci; O salutaris hostia,
Alma redemptoris mater, Pien d'vn vago pensier di Adriano; & Descendi in ortum meum di Giachet-
to, tutti composti a sei voci. Cosi ancora il motetto, Audi filia, & vide di Gomberto, con Ego veni in
hortum meum
, il quale gia molti anni composi, che sono a cinque voci; & infiniti altri, che lungo sarebbe
il numerarli. Questo Modo si trasporta fuori delle sue chorde naturali per vna Diatessaron nell'acuto; oue-
ro per vna Diapente nel graue, con l'aiuto della chorda ; passando per le chorde del Tetrachordo sy-
nemennon.
page 334SOPRANO.
TENORE.

Del Duodecimo Modo.Cap. 29.

L'VLTIMO Modo delli Dodici è il Duodecimo, contenuto dalla Settima specie della
Diapason g & G, diuisa arithmeticamente dalla chorda c sua finale. Questo (co-
me dicono) nasce dalla congiuntione della Quarta specie della Diapente g & c, po-
sta in acuto, con la Terza specie della Diatessaron c & G, posta nella parte graue.
Tal Modo appresso gli Ecclesiastici fu poco in vso anticamente: ma li più moderni con
l'aiuto del Tetrachordo synemennon, cioè con la chorda , hanno fatto la maggior parte delle loro cantile-
ne, che erano del Sesto modo, del modo Duodecimo; & hanno anche composto li più moderni noue cantile-
ne in questo Modo; tra le quali si troua l'Antifona Aue regina coelorum, & molte altre. Questo Modo,
è atto alle cose amatorie, che contengono cose lamenteuoli: perche è nelli Canti fermi Modo lamenteuole, &
hà alquanto di mestitia, secondo il loro parere; tuttauia ciascuno compositore, che desidera di fare alcuna cā-
tilena, che sia allegra, non si sa partire da lui. Li suoi Principij regolari si pongono insieme con le sue regola-
ri Cadenze, come nello essempio si vede, nelle chorde g, e, c & G; Li Principij, & Cadenze irre-
golari poi si pongono sopra l'altre chorde. Si trouano di questo Modo innumerabili cantilene composte da mol-
ti Musici prattici, tra le quali è il motetto, Inuiolata integra, & casta es Maria di Iosquino a cinque, & di
Adriano a sette voci; il motetto Mittit ad virginem a sei, & li madrigali, Quando nascesti Amor a sette
voci, I vidi in terra angelici costumi a sei voci, & Quando fra l'altre donne a cinque voci, tutti composti da
Adriano; A questi si aggiunge il motetto, di Giachetto a cinque voci, Decantabat populus, & li motetti
page 335SOPRANO.
TENORE. Nemo venit ad me a cinque uoci, & O quàm gloriosum est regnum, i quali gia molto tempo composi l'uno
a cinque, & l'altro a sei uoci, & molti altri. Et benche le chorde naturali di questo Modo siano le mostra-
te di sopra; tuttauia li Musici, con l'aiuto della chorda , lo trasportano per vna Diatessaron nel graue.
Ma tutto questo sia detto a sufficienza intorno la Natura, & la Propietà delli Modi, & intorno l'uso, li
Principij, & le Cadenze di ciascuno: imperoche fa dibisogno, che noi mostriamo primieramente quello, che
si hà da osseruare nel comporre, & nel far giuditio di loro; dipoi in qual maniera ciascuna parte delle nostre
cantilene si debba accommodare in essi; & quanto ciascuna possa ascendere, & discendere; accioche si pon-
ga il termine de i loro estremi, & si schiui ogni confusione.
page 336

Quello, che de osseruare il Compositore componendo, & in
qual maniera si habbia da far giuditio delli Modi.
Capitolo 30.

PRIMIERAMENTE si de auertire, che quantunque si ritrouino quasi infinite le
cantilene di ciascuno delli mostrati Modi; nondimeno molte di loro si trouano, le quali nō
sono composte ne i loro Modi semplici, ma nelli Misti: Imperoche ritrouaremo il Terzo
modo mescolato col Decimo, l'Ottauo con l'Vndecimo, & cosi discorrendo de gli altri l'u
no con l'altro; come si può comprendere essaminando le dette cantilene; massimamente
quelle del Terzo modo, le quali in luogo della Seconda specie della Diapente E & , posta nel graue,
hanno la Seconda della Diatessaron E & a; & in luogo della Seconda della Diatessaron & e, si
troua la Prima specie della Diapente a & e, posta nell'acuto; Di maniera che se ben le dette specie sono
contenute sotto vna istessa Diapason, che è la E & e; nondimeno si troua nell'vno Modo tramezata har-
monicamente, & tiene la forma del Terzo modo; & nell'altro arithmeticamente, & tiene la forma
del Decimo: La onde vdendosi tali specie tante, & tante volte replicate, non solamente la maggior parte della
compositione viene a non hauere parte alcuna del Terzo: ma tutta la cantilena viene ad esser composta sot-
to'l Decimo modo. Et che ciò sia il vero, da questo si può comprendere, che se noi aggiungeremo queste due
specie insieme, cioè la Diatessaron E & a, & la Diapente a & e, collocando questa nell'acuto, &
quella nel graue; non è dubbio, che haueremo la forma del Decimo modo, contenuto tra la Quinta specie del-
la Diapason arithmeticamente mediata. Di maniera che quella compositione, che noi giudichiamo esser del
Terzo modo, non viene ad hauer cosa alcuna, per la quale possiamo far giuditio, che sia di tal Modo, se non
il fine: percioche finisce nella chorda E. Però adunque se bene la chorda finale del Modo è quella, dalla qua-
le (come dal fine) douemo far giuditio della cantilena, & non auanti; come alcuni vogliono: essendo che
ogni cosa drittamente si giudica dal fine; non douemo però intendere, che per tal chorda semplicemen-
te noi possiamo venire in cognitione del Modo, sopra il quale è fondata la cantilena: percioche non si dè crede
re, che da lei si debba fare il giuditio: ma che noi debbiamo aspettare tanto, che la cantilena sia condotta al
fine; & iui giudicare secondo il dritto: conciosia che allora la cantilena è perfetta, & hà la sua vera forma,
dalla quale si prende la occasione di fare tal giuditio. Ma si dè notare, che da due cose si può pigliare simile
occasione: prima dalla forma di tutta la cantilena; dipoi dal suo fine, cioè dalla sua chorda finale. La onde
essendo la forma quella, che dà l'essere alla cosa; giudicarei, che fusse ragioneuole, che non dalla chorda finale
semplicemente; come hanno voluto alcuni: ma dalla forma tutta contenuta nella cantilena, si hauesse da fa-
re tal giuditio. Onde dico, che se io hauessi da giudicare alcuna cantilena da tal forma, cioè dal procedere, co-
me è il douere; non hauerei per inconueniente, che il Modo principale potesse finire nella chorda mezana del-
la sua Diapason harmonicamente tramezata; & cosi il Modo collaterale nelle estreme della sua Diapason
arithmeticamente diuisa; lassando da un canto la chorda finale. Il che quanto gentilmente si possa fare, si
può comprendere dal motetto, Si bona suscepimus de manu Domini a cinque voci, composto da Verdeloto,
& dal madrigale, O inuidia nemica di virtute di Adriano composto medesimamente a cinque voci; li quali
da vn capo all'altro, l'vno hà il procedere del Nono modo, & l'altro hà il procedere del Secondo; tuttauia nō
finiscono nella loro vera chorda finale: ma nella mezana. Et questo ch'io dico del Terzo, & del Decimo mo
do, si potrebbe anche mostrare ne gli altri, i quali per breuità lasso da vn canto. Per la qual cosa non è da ma
rauigliarsi, se molte volte non si ode alcuna differenza tra vn Modo, che finisca nella chorda E; & tra un'
altro, che termini nella a; poi che nella maniera, che si è detto, si compongono misti: Ma se si componessero
semplici senza alcuna mistione; non è dubbio, che si vdirebbe grande varietà di harmonia tra l'vno, & l'al-
tro. Quando adunque haueremo da far giuditio di qualunque si voglia cantilena, noi haueremo da cōsiderarla
bene dal principio al fine; & vedere sotto qual forma ella si troua esser composta; se sotto la forma del Pri-
mo, o del Secondo, o di qualunque altro Modo; hauendo riguardo alle Cadenze, le quali danno gran lume in
tale cosa; & dipoi far giuditio, in qual Modo ella sia composta; ancora che non hauesse il suo fine nella sua
propia chorda finale: ma si bene nella mezana, ouero in qualunque altra, che tornasse al proposito. Et se noi
page 337vsaremo una tal maniera di finire, non sarà fatto fuori di proposito: essendo che gli Ecclesiastici anco hanno
vsato vn tal modo nelle loro cantilene; come si può vedere ne i κύριε ἐλέησον, i quali chiamano di Doppio
minore, ouero de gli Apostoli; la cui forma (come è manifesto) è del Primo modo; nondimeno l'ultimo di
essi finisce nella chorda a, la quale chiamano Confinale, & è la mezana della Diapason D & d, conti-
nente la forma del Primo modo; oltra che si troua l'Offertorio, che si canta nella Messa della Quarta feria
della Dominica terza di Quadragesima, Domine fac meum secundum misericordiam tuam, contenuto tra
le sue chorde estreme F & e. Et due cantilene; la prima delle quali è, Tollite hostias, contenuta tra le no-
minate chorde estreme, che si canta fatta la Communione della Messa della Dominica Decima ottaua dopo
la Pentecoste; la seconda è, Per signum Crucis, che si canta ne i giorni solenni della Inuentione, & della Es-
saltatione di Santa Croce; & è contenuta tra le chorde estreme F & g: le quali cantilene tengono in se
la forma del Settimo modo: percioche in esse si troua la modulatione della sua Diapente G & d; & del-
la sua Diatessaron d & g: & finiscono nella chorda , la quale è la mezana della detta Diapente. E
ben vero, che alcuni moderni attribuiscono tali canti al Quartodecimo modo; come dicono: ma di questo las-
sarò far giuditio ad ogn'uno, che habbia intelletto. Tali canti, in alcuni de i libri moderni, si trouano trasporta
ti nel graue per una Diapente, senza l'aiuto della chorda , fuora delle loro chorde naturali; sia stata la
ignoranza, ouero dapocaggine delli scrittori; o pure la presuntione di alcuni altri poco intendenti: ma nelli
buoni, & corretti essemplari, de i quali ne hò fin hora uno appresso di me antico scritto a mano, che si può an-
cora vedere, & essaminare; si trouano tra le chorde nominate di sopra. Ma si dè auertire, ch'io nomino la
forma del Modo, la Ottaua diuisa nella Quinta, & nella Quarta; & anco queste due parti, che nascono dal
la diuisione harmonica, & arithmetica, che si odeno replicate molte fiate ne i propij Modi. Quando adunque
haueremo da comporre, potremo sapere da quello, che si è detto, il modo, che haueremo da tenere, nel
far cantare le parti della cantilena; & nel porre le Cadenze a i luoghi conuenienti, per la distintione
delle parole. Et simigliantemente potremo sapere quello, che haueremo da fare nel giudicare ogn'al-
tra compositione, sia poi in qual maniera si voglia composta, tanto nel Canto fermo, quanto nel
Canto figurato.

Del modo, che si hà da tenere, nell'accommodar le parti della cantile-
na; & delle estremità loro; & quanto le chorde estreme acute di
ciascuna di quelle, che sono poste nell'acuto, possino
esser lontane dalla estrema chorda posta
nel graue del concento.
Cap. 31.

MA PERCHE si ritrouano alle volte alcuni si indiscretti, & di si poco giuditio
nel comporre, & nell'accommodar le parti nella cantilena, facendole passare alcuna
volta oltra modo nel graue, ouero nell'acuto, che a pena si possono cantare; Però ac-
cioche si leui in questa Arte tutti gli incommodi che potessero occorrere; & si componi
di maniera, che ogni cantilena si possa cantare commodamente; mostrarò hora in qual
modo le parti si venghino a commodare tra loro; & quanto possino simigliantemente ascendere, o discen-
dere; & quanto l'estreme chorde di ciascuna cantilena vogliono esser distanti l'una dall'altra. Dico a-
dunque, che qualunque volta il Musico haurà proposto di comporre alcuno Motetto, o Madrigale,
ouero qualunque altra sorte di cantilena; considerato prima la materia, cioè le Parole soggette; debbe
dipoi eleggere il Modo conueniente alla loro natura. Il che fatto osseruarà, che'l suo Tenore procedi re-
golatamente modulando per le chorde di quel Modo, facendo le sue Cadenze, secondo che ricerca la
perfettione della Oratione, & il fine delli suoi Periodi. Et sopra il tutto debbe cercare con ogni diligenza di
fare, che tal Tenore sia tanto più regolato, & bello; leggiadro, et pieno di soauità; quanto più, che la cantilena
si suol fondare sopra di lui; accioche venga ad essere il neruo, & il legame di tutte le sue parti; lequali debbeno
essere vnite insieme in tal maniera, & in tal modo congiunte; che occupando il Tenore le chorde di alcun Mo
page 338do autentico, o Plagale; il Basso sia quello, che abbraccia le chorde del suo compagno. Et se bene il Tenore trap
passasse oltra le chorde della Diapason continenti il Modo nel graue, o nell'acuto per vna chorda, ouer per due
questo importarebbe poco: Imperoche li Musici non curano, che li Tenori, & le altre parti de i lor Modi sia-
no perfetti, ouero imperfetti, o soprabondanti; pur che le parti siano commodate bene alla modulatione, di ma-
niera che facino buona harmonia. Sarebbe bene il douere, che ciascuna di esse non passasse più di otto chorde,
& stesse raccolta nelle chorde della sua Diapason: ma perche si passa più oltra, & torna alle volte commodo
grandemente alli Compositori; però questo attribuiremo più presto ad vna certa licenza, che si pigliano, che
alla perfettione della cosa. Ma veramente le parti debbeno essere ordinate in tal maniera, che fondando il Mo
do, sopra ilquale si compone la cantilena, nel Tenore; se'l Modo occuparà in tal parte le chorde dell'Autenti-
co; come hò detto; il Basso contenghi nelle sue il Modo collaterale, o plagale. Cosi per il contrario, se'l Teno-
re occuparà nelle sue chorde il Modo plagale; il Basso venghi a contenere l'Autentico; di maniera, che quan-
do saranno collocate in tal modo, l'altre poi si accommodaranno ottimamente, senza alcuno incommodo
della cantilena. La onde si dè auertire di fare, che le chorde estreme del Basso non siano più distanti dalle estre
me del Tenore, che per vna Diatessaron, ouero per vna Diapente; ancora che non sarebbe errore, se passas-
sero anco più oltra per vn'altra chorda: conciosia che poste in cotal maniera verranno ad essere, come si è det-
to di sopra, che l'vno occuparebbe le chorde del modo Autentico, & l'altro del suo Plagale. Stando poi in tal
guisa legati il Basso col Tenore, sarà facil cosa di porre al suo luogo, & collocar nella cantilena l'altre par-
ti: Imperoche le chorde estreme del Soprano si porranno con le estreme del Tenore distanti per vna Diapa-
son; & cosi tanto il Tenore, quanto il Soprano verranno a cantare nelle chorde del Modo autentico. Simi-
gliantemente quelle dell'Alto con quelle del Basso si porranno al medesimo modo distanti per vna Diapason;
& saranno collocate poi queste parti in tal maniera, che occuparanno le chorde del Modo plagale. Collocate
in tal guisa tutte queste parti, il Soprano tenerà il luogo più acuto della cantilena, & il Basso il più graue; Il
Tenore poi, & l'Alto saranno le parti mezane; con questa differenza però; che le chorde dell'Alto saranno
più acute di quelle del Tenore per vna Diatessaron, poco più, o poco meno. Et tanto saranno le chorde estreme
del Soprano lontane da quelle dell'Alto quanto quelle del Tenore da quelle del Basso. Et benche (come hò det
to) tal parti si possino estendere alle volte per vna chorda nel graue, & anche nell'acuto; & per due anco, &
più se fusse dibisogno, oltra le loro Diapason; tuttauia si debbe cercare, che le parti cantino commodamente; &
che non trappassino la Decima, ouero la Vndecima chorda ne i loro estremi: essendo che verrebbeno ad esser
sforzate, faticose, & difficili da cantarsi per la loro ascesa, & discesa. Si debbe oltra di ciò auertire, che'l Bas-
so non si estenda molto fuori delle chorde della sua Diapason continenti il Modo nel graue; ne il Soprano me-
simamente nell'acuto: percioche questo sarebbe cagione di fare, che la cantilena si farebbe estrema; la onde ne
seguitarebbe discommodo grande alli cantanti. Debbe adunque fare il Compositore, che computando la estre
ma chorda graue del Basso della cātilena con la estrema acuta del Soprano, nō trappassi la Decimanona chor
da, ancora che non sarebbe molto incōmodo, quando si ariuasse alla Ventesima; ma non più oltra: percioche os-
seruandosi questo, le parti resteranno ne i loro termini, & saranno cantabili senza fatica alcuna. Et perche
alle volte si suole comporre senza il Soprano, & tal maniera di comporre si chiama dalli Prattici Comporre
a voci mutate; ouero componendo solamente più Tenori, & il Basso, lo chiamano Comporre a uoci pari;
però voglio, che si sappia; che nelle prime compositioni si piglia il Contralto in luogo del Soprano, & l'altra
parte uiene ad essere contenuta tra le istesse chorde del Contralto, ouero nelle chorde del Tenore; di maniera
che tal cantilena viene ad esser cōposta con due Cōtralti, ouero con tre Tenori. E' ben vero, che si hà rispetto
alla parte, che si piglia per il Soprano: percioche è alquāto più acuta sempre di quella, che si piglia per l'Alto:
percioche questa procede in vna maniera alquanto più rimessa: Ma sia come si voglia, bisogna cōpor le parti
della cantilena in tal guisa, che i loro estremi non passino oltra la Quintadecima chorda; connumerando la e-
strema graue, & la estrema acuta. L'altre parti, che si aggiungessero oltra le quattro nominate, non si po-
trebbeno aggiungere in altra maniera, se non raddoppiando l'vna di esse; & si chiamarebbe Tenore secon-
do, o Secondo Basso; & cosi dico delle altre; & sempre quella parte, che continouasse di stare più nell'acu-
to, che nel graue; et ariuasse più in alto delle altre; quella veramēte si potrà chiamare Soprano. Ma si dè auer
tire, che le chiaui delli Soprani, & delli Tenori in tutti li Modi, si scriueno, come si è mostrato ne gli essem-
pij di ciascū Modo; et quelle delli Bassi si accōmodano di maniera, che le loro chorde possino essere (come hò det
to) distāti da quelle de i Tenori per vna Diatessaron, ouero per una Diapēte; il che dico etiandio delli Soprani
page 339da quelle de i Contralti. Et si dè auertire, che nel principio delle Seconde parti delle cantilene; le parti, che in-
cominciano a cantar sole, ripiglino le loro modulationi sopra vna chorda di alcun principio regolare del Modo,
sopra il quale è fondata la cantilena; ouero sopra qualunque altra chorda; pur che ella sia chorda naturale di
tal Modo: perche non è lodeuole, che nel ne di alcuna prima parte termini il Contralto, o Tenore, o Soprano
sopra vna chorda, come sarebbe dire sopra la . & nella Seconda parte dia principio sopra la chorda :
o per il contrario. Sarà adunque auertito il Compositore di tal cosa, accioche la sua compositione sia purgata
da ogni errore, & da ogni discommodo; & lui sia riputato buono, & perfetto Musico.

In qual maniera le Harmonie si accommodino alle soggette
Parole.Cap. 32.

RESTA hora da vedere (essendo che il tempo, & il luogo lo ricerca) in qual maniera
si debba accompagnare le Harmonie alle soggette Parole. Dico accompagnar le Har-
monie alle Parole, per questo: perche se bene nella Seconda parte (dichiarando secondo la
mente di Platone quello, che era Melodia) si è detto, che è vn composto di Oratione, di
Harmonia, & di Numero; & pari che in tal compositione l'una di queste cose non sia
prima dell'altra; tuttauia auanti le altre parti pone la Oratione, come cosa principale; & le altre due parti,
come quelle, che serueno a lei: Percioche dopo che hà manifestato il tutto col mezo delle parti dice, che l'Har
monia, & il Numero debbeno seguitare la Oratione, & non la Oratione il Numero, ne l'Harmonia. Et ciò
è il douere: imperoche se nella Oratione, o per via della narratione, o della imitatione (cose, che si trouano in
lei) si può trattare materie, che siano allegre, o meste; oueramente graui, & anco senza alcuna grauità; si-
migliantemēte materie honeste, ouero lasciue; fa dibisogno, che ancora noi faciamo vna scielta di Harmonia,
& di vn Numero simile alla natura delle materie, che sono contenute nella Oratione; accioche dalla compo
sitione di queste cose messe insieme con proportione, risulti la Melodia secondo'l proposito. Et veramente do-
uemo auertire a quello, che dice Horatio nella Epistola dell'Arte poetica quando dice;
Versibus exponi Tragicis res Comica non vult:Percioche si come non è lecito tra i Poeti compor-
re vna Comedia con versi Tragici; cosi non sarà lecito al Musico di accōpagnare queste due cose, cioè l'Har
monia, & le Parole insieme, fuori di proposito. Non sarà adunque conueniente, che in una materia allegra
vsiamo l'Harmonia mesta, & i Numeri graui; ne doue si tratta materie funebri, & piene di lagrime, è le-
cito vsare vn'Harmonia allegra, & Numeri leggieri, o veloci, che li vogliamo dire. Per il contrario biso-
gna vsare le harmonie allegre, & li numeri veloci nelle materie allegre; & nelle materie meste le harmo-
nie meste, & li numeri graui; accioche ogni cosa sia fatta con proportione. Il che penso, che ciascuno lo saprà
fare ottimamente, quando hauerà riguardo a quello, che hò scritto nella Terza parte, & considerato la natu
ra del Modo, sopra'l quale vorrà comporre la cantilena. Et debbe auertire di accompagnare in tal maniera o-
gni parola, che doue ella dinoti asprezza, durezza, crudeltà, amaritudine, & altre cose simili, l'harmonia sia
simile a lei, cioè alquanto dura, & aspra; di maniera però, che non offendi. Simigliantemente quando alcuna
delle parole dimostrarà pianto, dolore, cordoglio, sospiri, lagrime, & altre cose simili; che l'harmonia sia piena
di mestitia. Il che farà ottimamente, volendo esprimere li primi effetti, quando vsarà di porre le parti della cā
tilena, che procedino per alcuni mouimenti senza il Semituono, come sono quelli del Tuono, & quelli del Di-
tono, facendo vdire la Sesta, ouero la Terzadecima maggiore, che per loro natura sono alquanto aspre, sopra
la chorda più graue del concento; accompagnandole anco con la sincopa di Quarta, o con quella della Vnde-
cima sopra tal parte, con mouimenti alquanto tardi, tra i quali si potrà vsare etiandio la sincopa della Setti-
ma. Ma quando vorrà esprimere li secondi effetti, allora vsarà (secondo l'osseruāza delle Regole date) li mo
uimenti, che procedeno per il Semituono: & per quelli del Semiditono, & gli altri simili; vsando spesso le Se
ste, ouero le Terzedecime minori sopra la chorda più graue della cātilena, che sono per natura loro dolci, et soa
ui; massimamēte quādo sono accōpagnate cō i debiti modi, & cō discrettione, & giuditio. Ma si debbe auerti-
re, che la cagione di esprimere simili effetti nō si attribuisce solamēte alle predette cōsonāze poste in tal manie
ra: ma si attribuisce etiādio alli Mouimēti, che fanno cantando le parti; li quali mouimēti sono di due sorti, cioè
Naturali, et Accidētali. Li Naturali sono quelli, che si fanno tra le chorde naturali della cātilena, oue non in-
trauiene alcū segno, o chorda accidētale; et sti mouimēti hāno più del virile, che lli, che si fāno col mezo delle
page 340chorde accidentali, segnate con tali segni, i quali sono veramente accidentali, & hāno alquanto del languido;
da i quali nasce similmente vna sorte di interualli, chiamati Accidentali: ma dalli primi nascono quelli inter-
ualli, che si chiamano Naturali. La onde douemo notare, che li primi mouimenti fa la cantilena alquanto più-
sonora, & virile; & li secondi più dolce, & alquanto più languida. Per il che li primi potranno seruire ad e-
sprimere li primi effetti; & li secondi mouimenti potranno seruire a gli altri; di maniera che accompagnan-
do gli interualli delle maggiori, & delle minori consonanze, con li mouimēti naturali, & accidentali, che fan
no le parti, con qualche giuditio; si verrà ad imitare le parole cō la bene intesa harmonia. Quanto poi alla osser
uanza de i Numeri, considerata primieramēte la materia cōtenuta nella Oratione; se sarà allegra, si dè proce
dere con mouimenti gagliardi, & veloci; cioè con figure, che portano seco velocità di tempo; come sono le Mi-
nime, & le Semiminime: Ma quando la materia sarà flebile, si dè procedere con mouimenti tardi, et lenti; co
me ne hà insegnato Adriano ad esprimere l'uno, & l'altro modo in più cantilene, tra le quali si troua queste,
I vidi in terra angeli costumi; Aspro core e seluaggio; Oue ch'i posi gli occhi; tutte composte a sei voci; &
Quando fra l'altre donne; Giunto m'ha Amor, a cinque voci; & infiniti altri, con infiniti motetti, li quali non
nomino, per non andare in lungo. Et questo non solamente si de osseruare intorno li Numeri, ancora che gli
Antichi intendessero tal cosa in vn'altra maniera, di quello, che fanno li Moderni; come si vede chiaramente
in molti luoghi appresso di Platone: ma etiandio douemo osseruare, di accommodare in tal maniera le parole
della Oratione alle figure cantabili, con tali Numeri, che non si oda alcun Barbarismo; si come quando si fà
proferire nel canto vna sillaba longa, che si douerebbe far proferir breue: o per il contrario vna breue, che si do
uerebbe far proferir lōga; come in infinite cātilene si ode ogni giorno; il che veramēte è cosa vergognosa. Ne si
ritroua questo vitio solamente nelli Canti figurati; ma anco nelli Canti fermi, si come è manifesto a tutti colo-
ro, che hanno giuditio: Conciosia che pochi sono quelli, che non siano pieni di simili barbarismi; & che in essi in
finite volte non si odi proferire le penultime sillabe di queste parole Dominus, Angelus, Filius, Miraculū, Glo
ria, & molte altre, che passano presto, con longhezza di tempo; il che sarebbe cosa molto lodeuole, & tanto fa
cile da correggere, che mutandoli poco poco, si accommodarebbe la cantilena; ne per questo mutarebbe la sua
prima forma: essendo che consiste solamente nella Legatura di molte figure, o note, che si pongono sotto le det
te sillabe breui, che senza alcun proposito le fanno lunghe; quando sarebbe sofficiente vna sola figura. Si debbe
similmente auertire, di non separare alcuna parte della Oratione l'vna dall'altra con Pause, come fanno alcu-
ni poco intelligenti, fino a tanto, che non sia finita la sua Clausula, ouero alcuna sua parte; di maniera che'l sen-
timento delle parole sia perfetto; & di non far la Cadenza; massimamente l'vna delle principali; o di non por-
re le Pause maggiori di quelle della minima, se non è finito il Periodo, o la sentenza perfetta della Oratione;
& quella di minima nelli punti mezani: percioche veramēte è cosa vitiosa; la quale quanto sia osseruata da
alcuni Prattici poco aueduti, ciascuno, che vorrà por mente a tal cosa, lo potrà con facilità vedere, & conosce
re. Debbe adun il Compositore in cose simili aprir gli occhi, & non li tenere chiusi: percioche è di molta im
portanza; accioche non sia riputato ignorante di una cosa tanto necessaria; & debbe auertire di porre la Pau
sa di minima, o di semiminima, si come li torna cōmodo, in capo delli mezani punti della Oratione: percioche
seruiranno per li Coma: ma in capo delli Periodi debbe porre quanta quantità di pause, li tornerà commodo:
percioche mi pare, che poste in cotal maniera, si potrà ottimamente discernere li membri del Periodo l'vno
dall'altro; & vdire senza incommodo alcuno il sentimento perfetto delle parole.

Il modo, che si hà da tenere, nel porre le Figure cantabili sotto
le Parole.Cap. 33.

CHI potrebbe mai raccontare il male ordine, & la mala gratia, che tengono, & hanno
tenuto molti Prattici, & quanta confusione hanno fatto, nell'accommodar le figure can
tabili alle parole della Oratione proposta? certamente ciò si potrebbe fare, ma con gran-
de difficultà. Però quando io mi penso, che vna Scienza, la quale hà datto leggi, & buo
ni ordini ad altre scienze, sia alle volte in alcune cose tanto confusa, che a pena si può tol-
lerare; io non posso fare, che non mi attristi. E' veramente vn stupore vdire, & vedere le cantilene, che si
trouano, le quali oltra che in esse si odeno nel proferire delle parole gli Periodi confusi, le Clausule imperfette,
le Cadenze fuori di proposito, il Cantare senza ordine, gli errori infiniti nello applicare l'harmonie alle paro
page 341le, le poche osseruationi delli Modi, le male accommodate parti, li passaggi senza vaghezza, li Numeri sen
za proportione, li Mouimenti senza proposito; si troua anco in esse le Figure cātabili accommodate in tal ma
niera alle parole, che'l cantore non si sa risoluere, ne ritrouar modo commodo, da poterle proferire. Hora ve-
de sotto due sillabe contenerse molte figure, & hora sotto due figure molte sillabe. Ode hora vna parte, che
cantando in alcun luogo farà l'Apostrofe, o collisione nelle lettere vocali, secondo che ricercano le parole; &
volendo lui fare listesso cantando la sua parte, gli viene a mancare il bello, & lo elegante modo di cantare,
col porre vna figura, che porta seco il tempo lungo sotto vna sillaba breue; & cosi per il contrario. La onde
tallora ode proferire nell'altre parti quella sillaba lunga, che nella sua necessariamente gli è dibisogno di pro-
ferirla breue; di maniera che sentendo tanta diuersità, non sa che si fare: ma resta in tutto attonito, & con
fuso. Et perche'l tutto consiste nell'accommodar le Figure cantabili alle soggette parole, & nelle cantilene si
ricerca, che le chorde siano con esse descritte, & notate; accioche li Suoni, & le Voci si possino proferire in
ogni modulatione; essendo che col mezo di tal Figure si viene a proferire il Numero, cioè la lunghezza, &
la breuità delle sillabe, contenute nella Oratione, sotto le quali sillabe spesse volte si pone non solamente vna,
due, tre, o più delle nominate figure; però accioche non intrauenghi alcuna confusione nell'accommodarle
alle sillabe delle soggette parole; volendo io leuare, s'io potrò, tanto disordine; oltra le date Regole in
diuersi luoghi, che sono molte, accommodate alle materie secondo il proposito; porrò hora queste, le quali
seruiranno non solo al Compositore; ma anche al Cantore, & saranno secondo il nostro proposito. La Prima
Regola adunque sarà, di porre sempre sotto la sillaba longa, o breue vna figura conueniente, di maniera, che nō
si odi alcuno barbarismo: percioche nel Canto figurato ogni figura cantabile, che sia distinta, & non legata
(eccettuando la Semiminima, & tutte quelle, che sono di lei minori) porta seco la sua sillaba; il che si osserua
etiandio nel Canto fermo: essendo che in ogni figura quadrata si accommoda la sua sillaba; eccettuando alcu
ne volte le mezane, che si mandano come le Minime; & anche come le Semiminime; come si comprende in
molte cantilene, & massimamente nel Credo in vnum Deum, il quale chiamano Cardinalesco. La Seconda
regola è, che ad ogni Legatura di più figure, o note, sia posta nel canto figurato, o nel plano, non se le accommo
da più di vna sillaba nel principio. La Terza, che al Punto, il qual si pone vicino alle figure nel canto figura-
to, ancora che sia cantabile, non se gli accommoda sillaba alcuna. La Quarta, che rare volte si costuma di por
re la sillaba sopra alcuna Semiminima; ne sopra quelle figure, che sono minori di lei; ne alla figura, che la se-
gue immediatamente. La Quinta, che alle figure, che segueno immediatamente li Punti della semibreue, &
della minima, le quali non siano di tanto valore, quanto sono tali Punti; si come la Semiminima dopo il pun-
to della Semibreue, & la Chroma dopo il punto della Minima; non si costuma di accompagnarle alcuna silla
ba; & cosi a quelle, che segueno immediatamente tali figure. La Sesta, quando si porrà la sillaba sopra la Se
miminima, si potrà anco porre vn'altra sillaba sopra la figura seguente. La Settima che qualunque figura,
sia qual si uoglia, che sia posta nel principio della cantilena, o sia nel mezo dopo alcuna pausa, di necessita porta
seco la pronuntia di vna sillaba. La Ottaua, che nel Canto piano non si replica mai parola, o sillaba: ancora
che si odino alle volte alcuni, che lo fanno; cosa veramente biasimeuole: ma nel figurato tali repliche si com-
portano; non dico gia di vna sillaba, ne di vna parola: ma di alcuna parte della oratione, quando il sentimento
è perfetto; & ciò si può fare quando ui sono figure in tanta quantità, che si possono replicare commodamente;
ancora che il replicare tante fiate vna cosa (secondo'l mio giuditio) non stia troppo bene; se non fusse fatto, per
isprimere maggiormente le parole, che hanno in se qualche graue sentenza, & fusse degna di cōsideratione.
La Nona, che dopo l'hauere accommodato tutte le sillabe, che si trouano in un Periodo, ouero in una parte del
la oratione, alle figure cantabili; quando resterà solamente la penultima sillaba, & l'ultima; tale penultima
potrà hauere alquante delle figure minori sotto di se; come sono due, o tre, & altra quantità; pur che la detta
penultima sillaba sia longa, & non breue: percioche se fusse breue, si verrebbe a commettere il barbarismo;
il perche cantando in tal modo si viene a fare quello, che molti chiamano la Neuma; che si fa, quando sotto
una sillaba si proferisce molte figure; ancora che essendo poste cotali figure in tal maniera, si faccia contra la
Prima regola data. La Decima, & vltima regola è, che la sillaba vltima della oratione dè terminare, secon
do la osseruanza delle date Regole, nella figura vltima della cātilena. Ma perche in questa materia si potrà
hauere infiniti essempi, essaminando le dotte compositioni di Adriano, & di quelli, che sono stati veramente,
& sono suoi discepoli; pero senza mostrare altro essempio, passarò a ragionar delle Legature, che si fanno con
alcune delle figure cantabili, & serueno ad un tale negotio.
page 342

Delle Legature.Cap. 34.

SONO veramente le Legature nel canto figurato, per molti rispetti, necessarie: percio-
che tornano commode non solamente alli Compositori nell'accommodare le figure, o no-
te cantabili alle sillabe della Oratione proposta: ma anche, perche alle volte pigliano vn
Soggetto, che sarà alcuna Antifona di canto fermo, oue entrano molte figure legate, so-
pra la quale volendo fondare la lor cantilena, & volendola imitare, li fa dibisogno, che
nel medesimo modo vsino le dette Legature; nō però tutte: percioche alle volte torna discommodo: ma si be
ne alcune; ne anche con quelle istesse figure: ma con diuerse, secondo che pare al compositore. Però accioche
si habbia piena cognitione di cotal cosa, & si sappia in qual maniera si habbiano da fare, & quali figure si
habbiano da legare, & quanto sia il loro valore, di esse trattaremo al presente: ma prima è da vedere quel-
lo, che sia Legatura. Dicono li Prattici, che la Legatura è vna certa colligatione, o congiuntione di semplici
figure, fatta con tratti, o lineamēti conuenienti; nella quale si forma ciascuna figura, che si può legare, di cor
po quadrato, ouero obliquo. Et tali Legature si fanno con tre sorti di figure, cioè con la Massima, con la Lun-
ga, & con la Breue; delle quali le due estreme, cioè la Massima, & la Breue uariano il loro valore, secondo
che sono diuersamente legate: essendo che la Massima è figura passiua; la onde è sottoposta alla diminutione
del suo valore, & non può mai essere accresciuta; & la Breue è similmente passiua: conciosia che può essere
accresciuta, & diminuta, secondo il modo, che è posta, & secondo il luogo, che tiene nella Legatura. La
Lōga poi non è sottoposta a cotal cosa: essendo che non riceue augumento, ne decrescimēto alcuno; & questo,
perche sempre si pone nella Legatura senza alcuna variatione della sua forma; sia posta da qual parte si uo-
glia. Ma ogni Legatura si considera in due maniere; prima, quando la figura seguente è posta più in alto del-
l'antecedente; dipoi, per il contrario, quando l'antecedente è posta più in alto della seguente. Però quando le fi-
gure si pongono al primo modo, tal Legatura è detta Ascendente: ma quādo si pongono al secondo modo, si
chiama Discendente. E' ben uero, che si suol fare vna Legatura, le cui figure sono legate ascendenti, & di-
scendēti; come vederemo: la onde si dè auertire, che la Massima si pone nella Legatura in due maniere; pri
ma si pone secondo la sua vera forma, cioè col corpo lungo dritto; dipoi si pone col corpo lungo obliquo, o ri-
torto, che dire lo vogliamo. Quando si pone senza l'obliquo, si pone in due maniere, ouero con la coda, o gam-
ba, che la vogliamo chiamare, dalla parte destra; ouero si pone senza: & posta in cotali maniere, sia legata
con altre figure, o nō legata; sia nel principio, o nel mezo, o nel fine della Legatura, sempre resta nel suo va-
lore; cioè vale quattro Breui. Quando poi si pone obliqua, si pone in due modi: percioche, ouero che ascende
dal graue, cioè dalla sua prima parte, che è quella, che è posta a banda sinistra, all'acuto, con la sua seconda
parte, la quale si chiama quella, che è posta alla banda destra: oueramente che dall'acuto, cioè dalla sinistra
discende alla destra nel graue; & questo in due maniere; cioè hauendo la gamba dalla sinistra parte: ouero
essendo senza. Se è posta con la gamba; ouero l'hà all'in giù; oueramente l'hà all'in sù. Quando hà la gam-
ba all'in giù, & è obliqua verso il graue; tanto la sua prima parte, quanto la seconda vale vna breue: cosi
ancora quando è obliqua all'in sù: ancora che questa hora non sia in vso. Ma quando hà la gamba voltata in
suso, & è similmente obliqua tanto verso il graue, quanto verso l'acuto (se bene questa non si usa) sempre
la prima, & la seconda parte di ciascuna da per se vagliono vna Semibreue. Quando poi tali oblique non
hanno la gamba; se la sua seconda parte va verso il graue, la prima parte vale vna Lunga, & la seconda
vna Breue: ma quando và verso l'acuto (il che più non vsano li Musici di fare) tanto la prima, quanto la se-
conda parte, ciascuna da per se vale vna Breue; et ciò s'intende, quando non sono accompagnate, o legate cō
altre figure: percioche quando sono accompagnate, o legate si hà altra consideratione. In quanto alla Breue
dico, che si troua collocata in dette Legature in due modi, cioè senza gamba, & con la gamba. Quando hà
la gamba, si troua di due maniere, cioe con la gamba dalla parte sinistra volta in giù; & con la gamba vol
tata in suso; di modo che posta nella Legatura in cotal maniera si fa altra consideratione: Imperoche ciascu
na figura, che si può legare, si pone nella Legatura in tre modi; cioè nel principio, nel mezo, & nel fine; &
cosi dal principio, dal mezo, & dal fine si conosce il valore delle parti di ciascuna Legatura. Volendo adun-
que hauer cognitione perfetta del valore di ciascuna, si danno molte Regole; la Prima delle quali è; Che
ogni figura posta nel principio della Legatura, la quale sia senza gamba, sia quadrata, ouero obli-
page 343qua, dalla Massima in fuori posta con la gamba, o senza, pur che non sia obliqua discendendo la se-
conda; tale figura, o prima parte di alcuna figura, che ella sia, sempre sarà di valore di vna Lunga. La
Seconda regola è; che Ogni prima figura, o prima parte di alcuna figura, laquale habbia la gamba dalla par-
te sinistra voltata all'ingiù; sia quadrata, ouero obliqua; sempre è di valore di vna Breue. La Terza, Quan-
do alcuna figura senza gamba sarà posta nel principio, & la seconda, che segue ascenderà, tal figura sarà
sempre di valore di vna Breue. La Quinta, che Ogni figura posta nel principio di qualūque Legatura, laqua-
le habbia la gamba voltata all'insuso a banda sinistra, ascendendo, o discendendo la seconda, sia quadrata, oue-
ro obliqua; tanto essa, quanto la seguente sempre sono di valore di vna Semibreue; come si può vedere;
Et queste Regole sono intorno le prime figure: ma intorno le mezane si hà altra consideratione: im-
Delle Lunghe.Delle Breui.Delle Semibreui.
peroche tutte le figure mezane, siano quadrate, ouero oblique, dalla mostrata semibreue in fuori, sempre sa-
Breui mezane.
ranno di valore di vna Breue. Le vl-
time poi, quando saranno quadrate, &
discenderanno, tutte saranno di valore
di vna Lunga; Et se saranno poste do-
po la seconda parte di qual si voglia
obliqua ascendente, ouero discendente; se ascenderanno, sempre saranno di valore di vna Breue; & se discēde-
ranno di vna Lunga. Ma bisogna auertire due cose; la Prima, che'l ragionamento di tali figure è stato intor
Delle Lunghe.Delle Breui.
no la Forma del corpo loro, & non intorno ad altra cosa; la Seconda, che qualunque figura posta nelle nomi-
nate Legature, è sottoposta a quelli istessi accidēti, che sono sottoposte le figure semplici non legate; quantun
alcuni habiano tenuto il cōtrario. Et perche tal Legature (come io credo) sono state ordinate in tal maniera
dal primo inuentore, & appreciate di vna certa quantità secondo i diuersi modi delle figure poste in esse, &
secondo i luoghi differenti, si come gli è paruto; però ciascuno si potrà cōtentare, di quanto hò parlato intorno
ad esse; non cercando per qual cagione lui habbia voluto appreciare più l'vna, che l'altra; & porre in ordi-
ne tal Legature più in vna maniera, che in vn'altra: percioche è cosa vana.

Quel, que debbe hauere ciascuno, che desidera di venire a qual-
che perfettione nella Musica.Cap. 35.

HORA ch'io mi accorgo di essere, col diuino fauore, hormai peruenuto al fine desiderato di
queste mie fatiche; auanti ch'io concluda questo ragionamento, voglio che vediamo due
cose; l'vna delle quali sarà; Che noi mostriamo quelle cose, che si richiedeno ad vno, che
desidera di peruenire all'vltimo grado di questa Scienza; l'altra, Che noi diciamo, che
nel fare giuditio delle cose della Musica, non lo douemo dare in tutto alli sentimenti:
percioche sono fallaci: ma si bene accompagnarli la ragione: conciosiache essendo queste due parti insieme
aggiunte concordi, non è dubbio, che non si potrà commettere alcun'errore, & si farà il giuditio perfetto.
Incominciando adunque dalla prima dico, che colui, ilquale desidera di venire a quella perfettione delle
cose della Musica, alla quale si può arriuare, & di vedere tutto quello, che ne è permesso in cotale Scienza, fa
dibisogno, che habbia in se molte cose; accioche facilmente possa venire in cognitione di quelle, che sono a molti
occulte in questa facultà, senza l'altrui mezo; delle quali quando vna ne mancasse, non si potrebbe sperare,
che potesse arriuare a quel segno, doue hauea dissegnato. La onde è da sapere, che essendo la Musica scienza
subalternata alla Arithmetica; come hò dichiarato nel Cap. 20. della Prima parte: perche le forme delle Con
page 344sonanze sono contenute sotto alcune proportioni determinate, lequali sono comprese ne i Numeri; per potere
hauer la ragione di tutti quelli accidēti, che accascano intorno di esse, è di bisogno, che sia bene istrutto nelle cose
dell'Arithmetica nel maneggio de i Numeri, & delle Proportioni; oueramēte, che volendo da queste mie fa-
tiche imparare quelle cose, che sono solamente dibisogno a tale negotio, almeno sappia il maneggio de i Nume-
ri mercatanteschi; accio che venendo all'vso delle Proportioni, possa hauer facilmente quello, che desidera. Et
perche le ragioni de i Suoni nōsi possono sapere, se nō col mezo de i Corpi sonori, che sono quātità, che si può di-
uidere; & sono veramente quelli, che danno la Materia delle consonanze; però fà di bisogno, che sia istrutto
nelle cose della Geometria; oueramente, che sappia almeno adoperar bene il Compasso, o Sesto nel diuidere
vna linea; & sappia quello, che importi vn Punto, vna Linea; sia ritorta, ouero dritta; vna Superficie, vn
Corpo, & altre cose simili, che appartengono alla Quantità continoua; accioche nelle sue speculationi, possa
con più facilità hauer l'aiuto da questa Scienza, nel diuidere qual si voglia Quantità sonora. Debbe anco, se
non perfettamente, almeno mediocremente saper sonare di Monochordo, o Arpichordo; & questo: perche è il
più stabile, & il più perfetto ne gli accordi di ogn'altro istrumento; accioche possa da quello, hauer cognitione
de gli interualli sonori, & dissonanti; & possa ridurre alle volte in atto, & far proua di quelle cose, che ogni
giorno và ritrouando di nuouo; per sapere inuestigare con la proua in mano le passioni de i Numeri sonori.
Ma questo presuppone, che sappia accordare perfettamente cotale istrumento; & che habbia perfetto l'vdito;
accioche volendo inuestigare (come accade alle volte) molte differenze de gli interualli; possa far giuditio per-
fetto, senza commettere errore; & volendo accordare ogn'altro istrumento, sappia quello, che bisogna fare.
Fà dibisogno etiandio, che sia istrutto nell'Arte del cantare principalmente, & nell'arte del Contrapunto,
ouero Cōporre, & che ne habbia buona intelligenza; accioche sappia porre in atto tutto llo, che occorre nella
Musica, & sappia farne giuditio, se è riuscibile, ouero non: percioche il porre in essere le cose della Musica,
non è altro veramente, che il ridurle nel loro vltimo fine, & nella loro perfettione; si come intrauiene etian-
dio nell'altre Arti, & nell'altre Scienze, che hanno in sè queste due parti, cioè la Speculatiua, & la Pratti-
ca; come è la Medicina. Lassarò hora di dire per breuità, di quanto commodo li possa essere la cognitione del-
l'altre Scienze; prima della Grammatica, per laquale si hà perfetta cognitione delle lingue, per potere inten-
dere distintamente gli autori, che trattano di essa; & per voler scriuere di essa alcuna cosa: & anco perche
alle volte si legge alcune Historie, nelle quali si ritroua molte cose, che sono di grande aiuto, & danno gran
de lume, volendo essatamente hauere cognitione delle cose di cotal scienza. La Dialettica poi è di grande gio-
uamento; per poterne ragionare, & discorrere con buoni fondamenti. La Rhetorica quanto possa essere vtile
alli Studiosi di questa Scienza, per potere esprimere con ordine i loro concetti; & l'essere istrutto nelle cose
della Scienza naturale, lassarò giudicare ad ogn'vno, che habbia punto di giuditio: poi che non solamente
è sottoposta alla Scienza mathematica: ma anco alla Filosofia naturale; come altroue hò dichiarato; & nel-
l'altre scienze ancora: percioche veramente non li può se non giouare. Et se bene il suo fine consiste nella
operatione, cioè nell'esser ridutta in atto; & che l'Vdito, quando è purgato, non possa essere facilmente de-
fraudato dal suono; tuttauia possono occorrere alle volte alcune cose, che l'huomo (essendo priuo di alcuna
delle nominate cose, che fanno grande vtile a conoscere le cagioni di esse) resta grandemente ingannato.
Volendo adunque acquistare la perfetta cognitione della Musica, è dibisogno, che sia dottato di tutte queste
cose; percioche qualunque volta haurà dibisogno di alcuna, tanto meno potrà arriuare a quel grado, che lui
desidera; & con tanta maggior diffcultà li potrà arriuare, quanta maggiore sarà la ignoranza delle
cose nominate, che sono di maggiore importanza, & più necessarie.

Della fallacia de i sentimenti; & che'l giuditio non si dè fare
solamente col loro mezo: ma si debbe accom-
pagnarli la ragione.Cap. 36

ET se bene appresso li Filosofi questa propositione sia molto famosa, che'l Senso intorno al
propio sensibile, ouero oggetto propio mai erra; tuttauia se tale propositione l'intendesse
semplicemente, come le parole suonano, alle volte sarebbe falsa: Imperoche il propio og-
getto si piglia in due maniere, Prima per quello, che da altro sentimento non è compreso,
& per se stesso muta il senso, & contiene sotto di se tutte quelle cose, che per se stesse sono
page 345comprese solamēte da quel senso; come il Colore, o la Cosa visibile, che è propio oggetto del Vedere; & il Suo-
no, che è oggetto propio dell'Vdito; & cosi de gli altri; come hò dichiarato nel Cap. 71. della Terza parte:
Dipoi per quello, che per sè muta il senso, & non può essere sentito, o compreso da altro senso. Di maniera
che la specie contenuta sotto il propio oggetto preso al primo modo, è detto Propio sensibile; si come la bian-
chezza, & la negrezza: essendo che mutano il vedere, imprimendo in esso la sua specie, & non è compre-
sa per sè, se non dal vedere; & cosi s'intende delle specie de i Suoni, & dell'altre cose. La onde quantunque
il Senso non erri intorno all'Oggetto propio nel primo modo; può molto bene errare nel secondo: massimamen
te non si trouando quelle conditioni, che si ricercano; cioè che'l Senso sia debitamente propinquo all'Oggetto;
che l'Organo sia debitamente disposto; & che'l Mezo sia puro, & non deprauato. Et se bene non errasse
(come intende il Filosofo) intorno al propio oggetto al secondo modo, stante le conditioni gia dette, può nondi-
meno errare intorno al Soggetto delli propij oggetti sensibili, cioè intorno il luogo, & doue sia posto: percio-
che questo non appartiene al sentimento esteriore: ma allo interiore, si come è la virtù, o potenza cogitatiua,
laquale è la più nobile tra le potenze sensitiue; per essere più d'ogn'altra vicina all'intelletto. Et ciò ho voluto
dire: percioche molti credeno, che hauendo hauute le Scienze origine dalli sentimenti, noi doueressimo mag-
giormente prestare a loro fede, che ad ogn'altra cosa: essendo che non si possono ingannare intorno a i loro
propij oggetti. Ma veramente costoro sono grandemente lontani dalla verità, credendosi, che non si possa
errare: Percioche se bene è vero, che ogni scienza habbia hauuto principio da loro; tuttauia non hanno da essi
acquistato il nome di scienza, & da loro non si hà hauuto la certezza di quello, che si ricerca nella scienza:
ma si bene dalle ragioni, & dalle dimostrationi fatte per via delli sentimenti interiori; cioè per opera dell'in-
telletto, che è il discorso. Et se l'intelletto può errare alle volte discorrendo, come veramente erra; quanto mag
giormente potrà errare il senso? La onde dico, che ne il Senso senza la ragione, ne la Ragione senza il senso
potranno dare buon giuditio di qualunque oggetto scientifico: ma si bene quando queste due parti saranno ag-
giunte insieme. Et che ciò sia vero, lo potemo conoscere facilmente da questo; che se noi vorremo diuidere so-
lamente col mezo del Senso (per dare vno essempio) alcuna cosa in due parti, lequali siano equali; mai la potre
mo diuidere perfettamente. Et se pure auenisse, che dopo fatta la diuisione fussero equali; ciò sarebbe fatto a
caso, & non potressimo mai esser certi di tal cosa, se non si facesse altra proua. Et tanto più difficile sarà ogni
diuisione fatta in cotal modo, quante più parte vorremo fare della cosa, che si haurà da diuidere. Et se bene
(come hò detto ancora) tali diuisioni fussero fatte secondo il proposito; tuttauia l'intelletto mai si potrà ac-
chetare, fino a tanto, che la ragione non li mostri ciò esser fatto bene; & questo auiene, perche il Senso non
può conoscere le minime differenze, che si trouano tra le cose: essendo che dal troppo, & dal poco resta con-
fuso, & si corrompe anco; come si comprende del sentimento dell'Vdito intorno li Suoni, che dalla grandez-
za, cioè da qualche grande strepito è offeso; & della piccolezza, o quantità minima non è capace. Però adun
que sarà dibisogno di vna pensata ragione, per ritrouare simili differenze; come si vede; che se da vn monte
grande di grano si leuasse venticinque, ouero cinquanta grani, il Vedere non sarebbe capace di tal quantità,
che è quasi insensibile, rispetto al monte; si come non potrebbe anche far giuditio alcuno, se'l si aggiungesse
il predetto numero di grani a tal monte; onde volendo conoscere tal cosa, bisognarebbe procedere altramente,
che per via del senso. Il simile veramente intrauiene intorno li Suoni, che quantunque l'Vdito non possa er-
rare al primo mostrato modo, nel giudicare gli interualli consonanti dalli dissonanti; tuttauia il suo vfficio
non è, di giudicare quanto l'vno sia lontano dall'altro secondo il graue, & lo acuto; & di quanta quantità
l'vno superi, o sia superato dall'altro: essendo che se non potesse errare intorno cotali cose; veramente in vano
si adoperarebbeno le ritrouate misure, & li ritrouati pesi, & altre cose simili. Ma veramente non furo-
no ritrouate in vano; percioche gli antichi Filosofi conobbero molto bene, che'l sentimento intorno a
ciò poteua ingannarsi. Dicemo adunque, che quantunque la scienza della Musica habbia hauuto origine dal
senso dell'udito; come nel Capitolo Primo della Prima parte si è detto; & l'vltima sua perfettione, & fine vl-
timo sia di ridurla in atto, & di essercitarla; ancora che'l Suono sia il propio sensibile, ouero oggetto dell'Vdi-
to; non è perciò da dar questo vfficio di giudicare al sentimento solamente nelle cose de i Suoni, & delle Voci:
ma li douemo accompagnar sempre la ragione, Ne meno si debbe dare tal giuditio tutto alla ragione lassando
da parte il senso: percioche l'vno senza l'altro potrà sempre essere cagione di errore. Douendo adunque hauere
cognitione perfetta delle cose della Musica, non bastarà riportarsi al senso; ancora che alcuno fusse di ottimo
page 346giuditio: ma si debbe cercare di inuestigare, & di conoscere il tutto, di maniera, che la ragione non sia discor-
dante dal senso, ne il senso dalla ragione, & allora il tutto starà bene. Ma si come a fare questo giuditio nelle
cose della Scienza, fà dibisogno, che concorrino queste due cose insieme; cosi fà dibisogno, che colui, ilquale vor-
rà giudicare alcuna cosa, che appartēghi all'Arte, habbia due parti; Prima, che sia perito nelle cose della scien
za; cioè della speculatiua, dipoi anche in quelle dell'Arte, che consiste nella prattica; & bisogna che sappia
comporre: Imperoche niuno potrà mai drittamente giudicare quella cosa, che lui non conosce: anzi è necessa-
rio, che non conoscendola la giudichi male. La onde, si come vno ilquale sia solamente dotto nella parte della
Medicina detta Theorica, non potrà mai far giuditio perfetto di vna egritudine, se non hauerà posto mano
alla Prattica; ouero potrà sempre errare, confidandosi solamente nella Scienza; cosi il Musico prattico senza
la speculatiua; ouero lo speculatiuo senza la prattica, potrà sempre fare errore, & far cattiuo giuditio delle co
se della Musica. Onde si come sarebbe cosa pazza il fidarsi di vn Medico, che non hauesse l'vna, & l'altra
delle cose nominate aggiunte insieme; cosi sarebbe veramente ballordo, & pazzo colui, che si volesse fidare
del giuditio di vno, che fusse solamente prattico; ouero hauesse datto opera solamente alla Theorica. Questo
hò uoluto dire, perche si trouano alcuni di si poco giuditio, & tanto temerarij, & presontuosi; che quantunque
non habbiano alcuna di queste parti, vogliono far giuditio di quello, che non conoscono. Et sono alcuni altri,
che per loro trista natura, per mostrare di non essere ignoranti, biasimano tanto le buone, quanto le triste fati-
che di ogn'vno. Alcuni altri sono, che non hauendo ne giuditio, ne cognitione, segueno quello, che piace al vol-
go ignorante: & tallora della sufficienza di alcuno vogliono far giuditio dal nome, dalla natione, dalla patria,
dalla seruitù, che tiene con alcuni, & dalla persona: Che se lo essere eccellente, & raro in vna professione con-
sistesse nel nome, nella natione, nella patria, nella seruitù, nella persona, & in altre cose simili; io credo per cer-
to, che non passarebbe molti anni, che non si trouarebbe huomo, che fusse ignorante: percioche ciascun padre
aprirebbe gli occhi in cotal cosa, & farebbe tutto quello, che fusse possibile, per hauere figliuoli segnalati in qua-
lunque professione: essendo che non si ritroua (come mi penso) padre, che non habbia questo desiderio natura-
le, che i loro figliuoli siano superiori a ciascuno in qualunque scienza, & in qualunque professione. Ma inuero
si vede il contrario; che doue sono nati gli huomini grandi, & famosi di alcuna professione, i quali sono stati
pochi, rispetto al numero; vi sono nati le migliaia, & migliaia di huomini oscuri, ignoranti, goffi, & pazzi;
come discorrendo si potrà vedere. Questo ho voluto dire; percioche tanto vale alle volte vn publico grido, &
vna fama publica, non solamente appresso gli huomini di qualche giuditio; che cotal cosa fà, che niuno ardisce
di dire contra la commune opinione (quantunque la comprendino alle volte essere euidentissimamente falsa)
cosa alcuna; anzi lo fà tacere, & starsi sospeso & mutolo. Et per dare qualche essempio accommodato di
questo, mi ricordo, che leggendo vna fiata nel Secondo libro del Cortigiano del Conte Baldessara Castiglione,
ritrouai, che essendo appresentati nella corte della S. Duchessa di Vrbino alcuni versi sotto'l nome del San-
nazaro, tutti li giudicarono per molto eccellenti, & li lodarono sommamente; dipoi saputo per cosa certa, che
erano stati composti da vn'altro, subito persero la riputatione & furono giudicati meno che mediocri. Simi-
gliantemente ritrouai, che cantandosi in presentia della nominata Signora vn motetto, non piacque, ne fù ri-
putato nel numero de i buoni, fino a tanto, che non si seppe, che la compositione era di Iosquino. Ma per mo-
strare anco quanto possa alcune volte la malignità, & la ignoranza insieme de gli huomini, mi souiene hora
alla memoria quello, che molte fiate hò vdito dire dall'Eccellentissimo Adriano Vuillaerte, che cantandosi in
Roma nella capella del Pontefice quasi ogni festa di nostra Donna quel motetto a sei voci, Verbum bonum,
& suaue
, sott'il nome di Iosquino; era tenuto per vna delle belle compositioni, che a quei tempi si cantasse:
essendo lui venuto di Fiandra in Italia al tempo di Leone Decimo, et ritrouandosi in luogo, oue si cantaua co-
tal motetto, vidde che era intitolato a Iosquino; & dicendo lui, che era il suo, come era veramente; tanto val-
se la malignità, ouero (dirò più modestamente) la ignoranza di coloro, che mai più lo volsero cantare. Di co-
storo, che sono senza alcun giuditio soggiunge in quello istesso luogo il Conte Baldessara vn'altro essempio di
vno, che beuēdo di vno istesso vino, diceua tallora, che era perfettissimo, & tallora insipidissimo: percioche gli
era persuaso, che erano di due sorti di vino. Veda hora ogn'uno, che'l giuditio non è dato a tutti; & da que-
sto impari, di non esser cosi precipitosi nel lodare, o biasimare alcuna cosa, cosi nella Musica, come etiandio in
ciaschedun'altra Scienza, ouero Arte; poi che per tante cagioni; come sono molti impedimenti, che
possono occorrere, & molte cose, delle quali non si può sapere le loro cagioni; il giudicare è cosa molto
page 347difficile, & pericoloso; tanto più, che si trouano diuersi appetiti; di maniera, che quello, che piace ad vno
non piace all'altro; & dilettandosi costui di vn'harmonia dolce, & soaue; quello poi la vorrà alquanto
più dura, & più aspra. Ne per vdire simili giuditij, li Musici si debbeno disperare, se bene anco vdis-
sero costoro biasimare, & dire ogni male delle loro compositioni: ma debbeno pigliar animo, & confortarsi;
poi che il numero de quelli, che non hanno giuditio, è quasi infinito; & pochi si ritrouano esser quelli, liqua-
li non giudichino, di esser degni da essere connumerati tra gli huomini prudenti, & giuditiosi.
Assai cose si potrebbe dire oltra di questo: ma perche mi accorgo di hauere sopra
tal cosa hormai detto più, che forse non si conueniua; però rendendo
gratie a DIO larghissimo donatore di tutti li beni
a tale ragionamento farò
FINE.
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