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Title: Lucidario in musica

Author: Pietro Aaron

Publication: Girolamo Scotto (Venezia, 1545)

Principal editor: Anne-Emmanuelle Ceulemans

Funder: Université catholique de Louvain, Unité de musicologie F.N.R.S.

Edition: 2002

Department of Information and Computing Sciences Utrecht University P.O. Box 80.089 3508 TB Utrecht Netherlands
Copyright © 2002, Université catholique de Louvain, Unité de musicologie, Louvain-la-Neuve, Belgium; Utrecht University, Netherlands
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VIRGA ARON REFLORVUIT.

NICOLAI COMITIS ARCITENENTIS EXASTICHON IN P. ARON LAVUDES For a discussion of this poem, see Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 92.

Viuvat Aron, saeclo sua uvirga refloreat omni,
Per quem oscura olim Mmusica, nunc rutilat.
Ergo pulchra ferat tantorum dona laborum.
Praemia quis tanto digna neget capiti?
Vos uviuvum uvates statua. & decorate corona,
Post obitum sydus Dii facite esse nouvum.

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1545. Die. 30. Aaugusti in Rogatis.

La Ggratia, & Ppriuvilegio della Illustrissima Signoria di Vinegia.

Che per auttoritaà di questo Cconsiglio sia concesso a Don Pietro Aron, che per anni, X. prossimi, alcuno senza permissione sua, non possa stampare, neé far stampare, neé uvendere in questa nostra Ccittaà, neé in alcun luogo del Ddo-minio nostro, neé altrouve stampata, in quelli uvendere, l'Oopera per lui composta, titolata Lucidario in Mmusica, sotto pena, alli contrafacenti, di perder l'opere, & di ducati. 200., da esser diuvisi per terzo fra il Mmagistrato, ouver Rrettore che faraà l'essecutione, Ll'accusatore, & lui Ssupplicante, il qual peroò sia obligato di os-seruvar tanto quello, che per le nostre leggi, è disposto nella materia di Sstampe.
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LVUCIDARIO IN MVUSICA DI AL-CVUNE OPPENIONI ANTICHE, ET MO-derne con le loro Ooppositioni, & Rresolutioni, Ccon molti altri secreti appresso, & questioni da altrui anchora non dichiarati,
Ccomposto dall'eccellente, & consumato Mmusico Pie-tro Aron del Oordine de' Crosachieri, & della cit-taà di Firenze. page 4

TAVOLA DI TVUTTE LE COSE, CHE SI contengono nell'opera.

LIBRO PRIMO.
Intorno le chiauvi di natura, & di b, quadro,. Ooppenione. 1
Dell'ottauva corda, chiamata, G,. oppenione 2
Circa il procedere delle mutationi,. oppenione 3
Come il tropo si conosce p altra maniera, che p arsin, e tesinthesin. op. 4
Delle terminationi regolate, & non regolate,. oppenione. 5
Di alcuni Ttuoni da Marchetto non bene intesi,. oppenione. 6
Della medesima intelligenza,. oppenione. 7
Come le note sopra della sillaba la, si possano chiamare,. opp. 8
Di ut-re, &, re-mi, ascendenti. oppenione. 9
Sopra di alcuni processi ecclesiastici,. oppenione. 10
LIBRO SECONDO.
Nel proemio del secondo libro, cui uveramente si conuvenga questo nome di Mmusico.
Delle due Ppause di tre tempi segnate,. oppenione. 1
Intorno la figura Ddiesi,. oppenione. 2
Della conformitaà del Ddiesi, & del b, molle,. oppenione. 3
Circa la sillaba sopra delle [sic: della] uvoce la,. oppenione. 4
Del Ppunto, & quantitaà di esso,. oppenione. 5
Del circolo, & semicircolo col punto,. oppenione. 6
Del mi, contro il fa nella perfetta Ssimphonia,. oppenione. 7
Delle due consonanze perfette nel contrapunto l'una dopo l'altra poste,. oppenione. 8
Come l'una di due note continouvate in spatio, o in riga da alcu-ni eè sospesa. oppenione. 9
Di alcuni progressi da molti falsamente chiamati fuga,. oppe. 10
Come i tre generi debbano incominciare dal tuono, & non dal semituono,. oppenione. 11
Del semicicolo [sic: semicircolo] incontrario posto,. oppenione. 12
Se il semicircolo tagliato, & non tagliato possono producere la doppia proportione,. Ooppenione. 13
Del tritono, ouvero tetracordo maggiore ne' coceti usato,. op. 14
Che il coporre della Mmusica, non eè altro che Ppratica,. oppe. 15
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LIBRO TERZO
Del tempo Mmusico detto naturale, & accidentale. Ccap. 1
Risposta allo eccellente dDon Franchino intorno alcune sue oppenioni. Ccap. 2
Oppositione fatta dallo eccell. mMesser Giouvanni sSpadaro. Ccap. 3
Dichiaratione di alcuni segreti nel contrapunto. Ccap. 4
Come il punto non puoò fare imperfetta una nota simile. Ccap. 5
Come il catore dee osseruvare la misura ne' cocenti, & segni. ca. 6
Delle parti, & imperfettione delle note. cap. 7
Altre considerationi intorno la imperfettione. cap. 8
Qual sia stato il prio e 'l sedo segno da gli antichi dimostrato. c. 9
De' qttro modi da gli antichi, & moderni musici ordinati. cap. 10
Del tacito uvalore della Mmassima. cap. 11
Oppenione di alcuni intorno la breuve pfetta, & imperfetta. c. 12
Percheé la massima non ha pausa. cap. 13
Come il Mmusico non ha riguardo di fare imperfetta piuù l'una che l'altra di molte note in un corpo unite. cap. 14
Oppenione, & Rresolutione, circa i Mmandriali a Nnote nere. ca. 15
Oppenione, & resolutione, intorno le compositioni. cap. 16
LIBRO QVUARTO.
Della Mmusica dorica, Llidia, & frigia. cap. 1
Per che cagione sia stato trouvata l'alteratione. cap. 2
Dubitationi necessarie intorno l'alteratione. cap. 3
Come si puoò formare ciascuna specie semplice, & composta nelle due congionte. cap. 4
Delle sei sillabe considerate da, aA, a, fF, & da, b, a, [sic: G], & da, dD, a, bB, & da, eE, a, cC, & da, fF, a, dD. cap. 5
Del modo di procedere colle sei sillabe accidentali nello stor-mento detto Oorgano. cap. 6
Domada del, b, molle, i, cC, & in, fF, cosiderato ouvero imaginato. c. 7
Del, b, in, fF, collocato. cap. 8
Del segno del Ddiesi in, bB, & in, eE, immaginato. cap. 9
Del Ddiesi in, eE, considerato. cap. 10
Della congionta del, b, molle, & del, b, duro. cap. 11
Come in ciascun luogo della mano si possono trouvare. 30 mutationi. cap. 12
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ALL'ILLVUSTRE SIGNOR CONTE FORTVU-NATO MARTINENGO, PIETRO ARON, MVUSICO FIORENTINO.For a discussion of this dedication, see Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 87.

MOolti giorni, Iillustre Signor mio, sono andato, pensando a cui questa nouvella opera mia di Mmusica douvessi indrizzare, conciosia cosa che hauvendo la natura tante diuversità d'ingegni al mondo prodotto, Iio temeuva di non inuviarla ad alcuno, l'animo del quale dal soggetto di quella alieno si trouvasse;, Oonde poi fusse non solamente non lauda-ta, ma etiandio disprezzata,. Ma tosto, che V. S. a gli occhi della mente mi occorse, io presi ardire di douverla sicuramente sotto il felice nome suo dare in luce;, Pper-ciocheé facendo continuo in lei un soauvissimo concento tutte le uvertuù, non posso se non sperare, che questo parto mio non sia da essa con lieta fronte riceuvuto;, senza che mi pare, che gran torto hauvrei fatto a me stesso a non dedicarla alla uvertuù, & bon-taà uvostra;, Pperocheé essendo io tutto suo, è conuveneuvole anchora; che ogni cosa, che da me nasce, sia sua,. Et togliendola allei, & donandola altrui, uvenerei non solo af-fare errore, ma anchora a cometter furti,. Essa dunque accetti uvolentieri il piccio-lo dono, che da me, suo deuvotissimo, le si porge, - ma che dico - le si porge? aAnzi come suo, le si rende, conciosia che tutto quel poco di sapere, che in me si trouva da lei proceda, come da quella, che col chiaro raggio del uvalor suo illustra le oscur tene-bre del ingegno mio.
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PIETRO ARON A' LETTORI

POTRESTIotresti facilmente di noi dolerti, dottissimo & eccellente lettore, & forse far giudicio, che fossimo degni di qualche biasimo, imperocheé hauvendo noi giaà dato fuori il Toscanello in lingua uvolgare, hor questa presente ultima nostra Oopera, o Ttrattato harmonico, nella istessa pure habbiamo mandato in luce, laà douve che, et per uva-riare, & percheé essendo questo soggetto piuù grauve di quello, era conuveneuvole, che fosse ancho trattato colla latina, come piuù nobile. & degna della uvol-gare, & come che io habbia ferma oppenione, che essendo la latina piuù honarata [sic: honorata], & in maggiore prezzo, li sarebbe stato piuù a grado, che piuù tosto in questa la ti ha-uvessimo recata, che nella uvolgare. Tuttauvia, soccorrendomi, che tutto che appresso de' Romani fossero due lingue, l'una propia, & natia, la quale era la Llatina, l'altra Sstraniera, & non naturale, siì come era la Ggreca, nondimeno essi piuù uvolentieri scriuveano nella loro, come piuù domestica, & famigliare, che nell'altrui, dalloro meno conosciuta, ho giudicato, affine di giouvare parimente a' dotti, & a gli idiotti, che fosse bene nella lingua, la quale dalle nutrici appariamo, iscriuverla. Et se alcuno dicesse, che non si conuvenisse lasciare la piuù degna per scriuvere nella meno, si risponde, che non manco sarebbe disdiceuvole a colui, che uvolesse scriuvere nella piuù degna, & hono-rata, per lasciare la sua propia, et naturale, che sarebbe a colui, che uvolendo fare una casa piuù tosto in una cittaà strana, che nella sua propia, per essere piuù bella della sua, & piuù riguardeuvole, laà ne fabricasse., Aa laqual cosa fuggire m'insegnano i tre maggior lumi della mia patria., Iil Boccaccio, Dante, & il Petrarca, & molti altri de' quali ciascheduno anzi ha uvoluto la sua lingua anchora pouvera arrichire, che all'altrui ampia poco giouvamento apportare. Et appresso de' lLatini, Cicerone, ilquale anchora che sapesse la lingua Ggreca, pure uvolle piuù tosto nella sua scriuvere, che nell'al-trui., Aappresso confortando i suoi Romani a Rromanamente scriuvere. Considerate le sopradette ragioni, & appresso, che latinamente dannoi essendo composta, hauverebbe per auventura portato seco maggior difficultaà, conciosia cosa chell'Ooppenioni, le Ooppositioni, & le Rresolutioni, che in quella si contengono, non sarebbono cosiì da tutti state intese, se noi le hauvessimo latinamente scritte, ci è paruto, per manco fatica di coloro, ch'ella aspettano, di scriuverla nel Iidioma nostro natiuvo, Pper la qual cosa ti piaceraà, gentile, & candido lettore, con lieto, & benigno animo accettandola, di essa contento rimanere, quando non per altro mi sono mosso a questa fatica, che per so-lo desiderio di giouvare altrui,. cCosiì Iddio felicemente ti conseruvi.
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PIETRO ARON ALLI SPIRITI AR-MONICI, ET GENTILI.

FRra tutte le arti, & scienze, delle quali Iddio ottimo massimo fe-ce dono a' mortali, poche al mio parere uve ne ha, & forse niuna, che siano non solamente di maggiore, ma di uguale diletto alla Mmusica, Cconciosia cosa che abbisognando la miseria, & imbe-cillità humana di qualche sostentamento per conforto, & allog-giamento di que' tanti trauvagli, & calamitaà, de' quali ella si uvede piena, Qquesta diuvina rapitrice degli animi nostri uvie piuù di niuna altra cioò si uvede prestare,. Et per tanto hauvendo io a cioò riguardo, & uvolendo, come colui, che da tutta huma-nitaà non è lontano, in quanto per me si puoò, souvenire a tale imperfettione humana, ho preso nouva fatica, (come che cioò commodamente non si sia potuto fare senza oppormi,) di raccogliere alcune oppenioni, & sentenze, non solamente apparte-nenti al canto fermo, o immisurabile, ma al misurato etiandio, & uvariabile., la qual intelligenza puoò essere intesa in due modi: l'uno rispetto al Ccanto fermo, ilquale per seé non considera piuù suoni, o tempi in una sola figura, o nota compresi, o pronontiati, ma solo la qualitaà di duoi di essi l'uno dopo l'altro, con debito spatio con la uvoce espressi, ouvero considerati, Eet anchora tal Ccanto fermo non ha riguardo alla misura, o al tempo preso nel principio del cantare, in parti ternarie, neé bi-narie diuviso, ma sempre è permanente nella sua misura, & uvalore, senza creare nella sua integritaà altro numero, neé parti alcune,; l'altro secondo il Ccanto figurato;, delquale le proportioni occorreti fra le distanze regolate sono nella Mmusica con arte essercitate, come è l'interuvallo del Ttuono, & lo spatio del Ddiatessaron, & al-tri simili interuvalli, lequali considerationi non hanno luogo nel Ccanto fermo, del quale, piacendo a cColui, che ogni cosa gouverna, & regge, spirto gentile, ti dare-mo principio.
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PRECETTI DEL CANTO PIANO DA MOLTI NON BENE INTESI.

LIBRO PRIMO.

OPPENIONE. I.

MOLTIolti hoggi si ritrouvano, iquali fanno pro-fessione d'insegnare Mmusica, de' quali alcuni dal diritto camino uveramente si uveggono trauviare, conciosiacosa che da loro inconsideratamente sia preso quello, che di sua natura sta altramente,. eEt incominciando, dicono. Cche nella Mmusica immi-surabile solamente si trouvano due chiauvi, la pri-ma di fF, fa ut, come qui & la seconda seguente di C, sol, fa, ut, per lo qual ordine preteriscono il uvero modo, la qual cosa dannoi non solamente non è conceduta, ma da ogni mediocre Mmusico è riprouvata.

OPPOSITIONE.

A magggior [sic: maggior] intelligenza, & cognitione di cioò, che intendiamo di dimostrare, si domanda, che è quello, che insegna al mercatante, o a chiunque uva in uviaggio, il luogo douve egli si ha da ristorare della fatica della passata uvia,. cCertamente tu dirai, che egli è un certo segno apparente, il quale generalmente s'usa di porre dinanzi a tal alloggiamento, come sarebbe una Ttesta, un Ssole, una Lluna, una Sspada, uno Aangiolo, & simili, mediante i quali segni egli giudica quello douver essere il disiato albergo, ouvero osteria. Similmente pel mezzo di tali segni, o chiauvi si haraà notitia del proprio luogo di F, et di C, come conferma il Rreuverendo Don Franchino al ca. quarto di quel suo Ttrattato uvolgare chiamato Angelico, & Ddiuvino, ouve egli dice, che per cognitione, & dimostratione della settima estensione, cioè di fF, fa ut, si se-gna nel principio del canto sopra una linea una figura dimostrantesi con tre note, come dinanzi habbiamo dimostrato, Eet la undecima positione, cioè C, sol, fa, ut, si-milmente con una figura apparente con due note, come di sopra si dimostra, Lle quai chiauvi, o segni daranno notitia della proprietaà di natura, & di b, quadro,. Et bencheé nel detto capitolo da Franchino siano chiamate chiauvi delle corde, non è pe-roò da intendere che esse siano chiauvi delle propie corde, ma segni, che dimostrano le positioni di F, & di C. bpage 10LIBRO

RESOLVUTIONE.

Veduta chiaramente la uveritaà di quello, che di sopra è stato detto, dico, che dato che tali segni, o chiauvi siano permanenti in F, & in C, non seguiteraà peroò, che essi siano appropiati al luogo di F grauve, neé di C, acuto, percheé la positione di F, & la positione di C, hanno le loro naturali, & propie chiauvi, come ogni Mmusico affer-ma che ogni lettera in Mmusica è detta chiauve, per la qual cosa diremo, che in F, & in C, saranno due chiauvi, & non una sola,: Lla prima la lettera, la quale è fF, & la seconda la chiauve delle tre note dimostranti la proprietaà di natura grauve, la quale è la sillaba ut, posta nel C grauve, percheé rimosso tal segno, o chiauve, sarebbe occolto douve fosse creata,. Similmente il luogo di C acuto haraà due chiauvi, la lettera C, & quella delle due note, Aa confermatione delle quai cose, Giouvan Tintori in un suo trattato dice che F, fa ut, si è un luogo, la propia chiauve del quale è la lettera, Eet similmente C sol fa ut è un luogo, la chiauve del quale propiamente è la lettera, le quali lettere sono un reserramento di tutte le corde, ouver positioni della mano,; per tanto saraà di souverchio, & uvano dare al luogo quello, che non si conuviene.

OPPENIONE. II.

Molti acutissimi, & eccellentissimi Mmusici hanno hauvuto oppenione, chella po-sitione di G, sol, re ut ottauva, sia grauve, secondo l'ordine della nostra mano, nella quale nasce la propietaà quarta di b quadro acuto, la qual cosa chiaramente in contrario essere si uvede, percheé ouve la positione fosse detta grauve, per conseguente anchora seguirebbe, chella propietaà fosse detta grauve, & non acuta, Iil che non puoò star a modo alcuno, percheé due contrari in un istesso tempo non possono hauver luo-go nel medesimo subietto,; Aalla qual cosa rispondono, che tutto che la positione di G sia grauve, che peroò la proprietaà è acuta, posto che essa sia nel luogo del detto G, percheé essa propietà non è altro, che un ricoglimento di sei sillabe, cioè di ut-re-mi-fa- sol-la, della qual aggregatione, o raccoglimento, la prima sillaba ut, è capo, & fondamento di tutte le seguenti allei, & per tanto, per essere piuù note nelle parti acute, che nelle grauvi, dicono essa essere acuta, & non grauve.

OPPOSITIONE.

Se hauveremo consideratione a quegli, che tengono la sopradetta oppenione, certo uvederemo le positioni della nostra mano dalloro esser diuvise in. 8. grauvi, ouvero secondo l'ordine del Greco in. 7., le quali han principio in Pproslambanomenos dannoi chiamato A re., Eet seguitando in. 7. acute, &. 6 [sic: 5]. sopracute, per lo qual ordine si uvede-ranno nascere non pochi dubbi, perciocheé le parti grauvi possederanno quattro pro-prietaà dissimili.: Lla prima nella prima corda chiamata Gamma ut., Lla seconda in page 11PRIMO.C, la terza in F, la quarta in G, chiamata da loro acuta, per la qual partecipatio-ne le parti grauvi souverchieranno le acute, & le sopracute,. Per tanto non si conuviene torre al grauve per dare all'acuto, ma corrispondere all'una parte, & all'altra, cioè due proprietaà di b quadro, al grauve, et una alle parti acute,. lLaà onde si uvede non po-ter essere quello, che dalloro è dimostrato, non ostante che maggior quantitaà di no-te siano nelle parti acute, per lo qual fondamento essa non saraà detta acuta, ma gra-uve, percheé ogni deriuvatiuvo tiene della natura del suo primitiuvo, o positiuvo.

RESOLVUTIONE.

Veduto tal fondamento di costoro, non è dubbio, che se dalloro saraà domandato la proprietaà del b quadro acuta, & non grauve, per le ragioni disopra dimostra-te, ne risulteraà grande confusione, per lo qual modo saraà di necessitaà rimouvere la proprietaà del b molle, di grauve in acuto, conciosia cosa che la detta propietaà ten-ga maggior parte di sillabe, o note cantabili, nelle parti acute, che nelle grauvi, nella qual cosa si uvede chiaro, chella oppenione di sopra allegata non ha conienza [sic: convenienza] alcuna, neé fondamento ragioneuvole, percheé due propietaà del b molle resterebbono acute, & sopracute, douve primieramente era la prima grauve, la quale quiuvi ha il suo nascimento,. Adunque, per rimouvere i dichiarati inconuvenienti, auvertirai te es-ser costretto diuvidere la tua mano in 8. grauvi, & 7. acute, & 5. sopracute, col prin-cipio in Gamma, prima corda, & la fine in ottauva detta G,; Eet per tal modo G, saraà grauve, con la propietaà grauve, per essere collocata nelle positioni, o luoghi gra-uvi, Eet cosiì essendo il b quadro acuto, sarebbe detto in G, nascere la propietaà del b quadro acuto & in F primo la propietaà di b molle acuto, & non grauve, & per te-ner retto ordine saraà detto cosiì,:
  • Lla propietaà di b quadro rispetto al luogo, grauve,;
  • Lla proprietaà di natura, grauve,;
  • Lla propietaà di b molle acuto, grauve,;
  • Lla proprietaà di b quadro acuto, grauve,;
  • Lla propietaà di natura, acuta,;
  • Lla proprietaà di b molle sopracuto, acuta,;
  • Lla propietaà di b quadro sopracuto, acuta,.

OPPENIONE. III.

Egli eè certo, & manifesto, che molti si ritrouvano, iquali con poca diligenza dano principio intorno le mutationi, preuvaricando l'ordine che ha concesso ogni Eeccellentissimo Mmusico, percheé non considerano la facilitaà, laquale si richiede a un nuouvo discepolo, come sarebbe trouvando tal processo da A re, grauve insino ad, A, acuto,. dDa loro saraà detto re, Eet seguitando mi-fa-re-mi-fa-sol-la, Eet discenden-b ijpage 12LIBROdo, la-sol-fa-la-sol-fa-mi-re,. Et il medesimo modo osseruverano da mi, positione. 2 [sic: 3]., ad, A, positione, 9, dicendo mi-fa-re-mi-fa-sol-la, Eet discendendo, la-sol-fa-la- sol-fa-mi, Iil quale ordine, o modo da noi non è concedutto [sic: conceduto], come quello che non eè commodo al canto piano, uvuoi dir fermo.

OPPOSITIONE.

Se colui, al quale tu darai principio ad insegnare, non saraà alquanto instrutto di tali mutationi, senza alcun dubbio gli partoriranno non poca confusione, percheé da A re detto grauve, procedendo compostamente, o continouvatamente insino ad, A, acuto, non saraà di necessitaà mutar la nota in, D, grauve, neé meno, discendendo, in E, pur grauve,. sSimilmente da b mi ad A, acuto, non si conuviene mutare in, D, la sil-laba sol, nella sillaba re, neé discendendo in E mutare il mi, nella sillaba la, percheé tal modo non si osseruva nella Mmusica piana, ma è contro le institutioni di ogni scientia-to Mmusico.

RESOLVUTIONE.

Chi ben considera, trouveraà, chella Mmusica senza misura circa le mutationi di ne-cessitaà couviene essere non poco differente da quella detta misurata, perciocheé il Ccantore sempre cerca di procedere col commodo suo., Iil che non auviene a colui, che al canto fermo uvorraà dar opera, per la qual cosa le mutationi del canto fermo sarano dissimili da quelle del figurato. Per tanto uvolendo procedere da A re grauve, ad A acuto, non saraà necessario mutar la nota, o sillaba del D grauve, la qual se dice sol, nella sillaba re, ma indugiare insino attanto, che arriuvi alla corda di E, la, mi, & del, la, cangiarla nel mi, dicendo la-mi, in un medesimo tempo,; & discendendo da essa A, acuta, ad A re grauve, dirai la -sol-fa-mi-re, & la sillaba ut muterai in fa, dicendo ut-fa, in un istesso tempo, & seguitando mi-re,. cCosiì procedendo da b, mi, grauve ad A acuto, muterai la sillaba la, la quale è in E la, mi, nella sillaba mi, pure a un tempo medesimo, & discendendo come di sopra hai compreso,. Et questo modo, & ordine è necessario, & non come a te piace, percheé le mutationi mai non si debbono fare, se prima la necessitaà non te costrigne, come afferma Guidone Areti-no dicendo.: Mai non si dee fare la mutatione, se non astretto dalla necessitaà,. lLaà onde non saraà necessario mutare il sol nel re, del D grauve, ma la sillaba la, di E la, mi, nel mi, come da Marchetto (che che gli altri si habbiano creduto) Rrettamente è stato dimostrato, dicendo,: La mutatione si è un uvariare del nome della uvoce in un'altra nel medesimo suono,. Et similmente Franchino al cap. 4. della sua pPratica dice, chella, uvoce non si cangia in un'altra uvoce per l'ascendere, neé per lo discendere, ma la sillaba siì bene in altra sillaba, & la propietaà, ouvero qualitaà in altra qualitaà, la quale intelligenza solo appartiene al canto figurato, & non al fermo, percheé le mutatio-page 13PRIMO.ni del canto figurato sono gouvernate dalla commoditaà, & quelle dal canto fermo dalla necessitaà, come la figura dimostra.
la mi ut fa la re ut sol la mi ut fa

Essempio per cagione delle cose di sopra raccontate.

OPPENIONE. IIII.

Trouvo in un tTrattato di Mmusica immisurabile dell'eccellente Marchetto Pado-uvano, al cap. 4 [sic: 3]. ouve tratta de' modi, che egli dice, che il tuono non si conosce solamente per lo ascenso, & per lo discenso, ma anchora per altre ragioni, allegan-do tale regola, che un canto hauvraà il suo discenso, & mancheraà dell'autentica ascensione., & nondimeno tal tuono, o canto non plagale ma autentico saraà giudicato, come è il risponsorio Sint lumbi uvestri precincti, & altri simili. Et appresso egli dice, che si puoò trouvare un canto, il quale saraà del terzo tuono, sotto il fine del qua-le si puoò aggiongere una uvoce, la quale saraà la fine del primo tuono, per lo qual ri-spetto egli non uvuole, che sia primo, ma terzo, perciocheé se primo fusse detto, pareb-be, chella detta uvoce aggionta sotto il fine hauvesse piuù potere che i principi, & le di-stintioni, & le speciji di essi, la qual cosa egli dice essere falsa.

OPPOSITIONE.

Le ragioni di sopra allegate di Marchetto conchiudono che i Ttropi, ouver tuoni non solamente siano giudicati p lo ascenso et per lo discenso, ma anchora per lo transito delle spetiji, et a corroboratione di cioò dice, che nell'allegato risponsorio Sint lum bi uvestri precincti, et in altri simili sono certi pentacordi congionti, o quinte, che chiamar gli uvogliamo, i quali hanno forza di rimouvere esso risponsorio de plagale, in autentico per lo potere di esse spetiji, come anchora dannoi fu dimostrato al. cap. 31. de Institutione harmonica, per la quale autoritaà dice, che un canto, il quale hauvraà forma, ouvero compositione atta al terzo tuono, che esso canto, dato che habbia il fi-ne nella regolar sua positione, saraà chiamato terzo, et non primo, Ttutto che allui sia page 14LIBRO.aggionto nel grauve il tuono sesquiottauvo, il quale è constituito in D grauve. Et dice, che se saraà giudicato primo, che 'l Mmusico saraà detto cieco, & essere in errore, al fondamento del quale saraà dannoi in contrario opposto.

RESOLVUTIONE.

Il sopra nominato Marchetto male considerò le predette cose, considerando chella forza delle spetiji possa generare due effetti, primieramente mutare il tuono di pla-gale in autentico, et e conuverso., Eet secondariamente mutar la positione in un'altra, alla quale oppenione io non assento a guisa alcuna, percheé le speciji de' Ddiapenti con-giunti apparenti nel processo del risponso, Sint lumbi uvestri etc. fanno un solo effetto, cioè mutano il canto di plagale in autentico, senza mutare la sede, ouver positio-ne regolare, & in contrario, Ddel che tal tuono, o canto, per cagione delle speciji, & del fine, saraà del primo tuono, & del secondo per causa del discendere. Ma se uvogliamo procedere per lo tuono, et dargli il fine in D grauve, dico, che tal canto da niun dotto non saraà mai chiamato terzo, ma primo commisto, percheé ogni regola uvuole, che il primo, & il secondo Ttuono finiscano, & terminino regolarmente in D, la qual cosa essendo cosiì, male dallui è futo considerato esser terzo, perciocheé se que-sto fusse uvero, si derogherebbe a ogni altro modo appartenente a' Ttuoni comisti, come egli conferma al cap. 3 [sic: 2]. in ultimo, douve dice,: qQuello è detto Ttuono commisto, il quale essendo autentico, hauvraà altre spetiji che del suo plagale, & al contrario essen-do plagale, hauvraà altre spetiji che del suo autentico, per la sentenza del quale conchiudo che il terzo Ttuono non hauvraà mai luogo regolarmente per cagione delle spetiji in altra positione che in E grauve, ma in D, non mai.

OPPENIONE. V.

Tutti coloro, i quali di Mmusica hanno trattato intorno le terminationi de' Ttuoni regolari, & irregolari appartenenti al canto fermo, conchiudono quelle essere otto: D, E, F, G, grauvi, Eet A, b, mi, C, D, acute, nelle quali ciascun di loro potraà terminare, come per noi al cap. 32. del primo libro, de Institutione harmonica con alcuni precetti non s'eè tacciuto,. Et percheé molti hanno uvarie oppenioni di tale irregolaritaà, dicono tali terminationi non essere ragioneuvolmente considerate, per non trouvarsi in esse quella sorte di compositione, che a quelle si couviene,. oOnde dice Marchetto Padoano in quel suo tTrattatello della immisurabil Mmusica, al cap. 5 [sic: 4]., le seguenti parole, le quali, come ne gli altri luoghi ci è accaduto, habbiamo fatte uvolgari,: Ma potrebbe dire alcuno, percheé la prima spetie del Ddiapente non è constituita in A re grauve, la quale è composta del tuono, & del semituono, et di duoi tuoni, Eet appresso percheé non finisce nel medesimo luogo il primo tuono, e 'l secondo, & seguentemente le altre spetiji, dallequali alcuni altri tuoni sono ordinati,. Rispondiamo con piuù ra-page 15PRIMO.gioni, Eet la prima si è, che possiamo, ascendendo da A re grauve, incominciare la prima spetie del Ddiapente, sopra la quale nondimeno la prima spetie del Ddiatessaron a niuna guisa si ritrouva,; Lla seconda, che 'l suo plagale non hauvrebbe il suo discenso,; Lla terza, che procedendo all'ascendere non potremmo hauvere la seconda spetie del Ddiapente, perciocheé da B mi grauve ad F, grauve niuna spetie si ritrouva,. oOltre di ciò, se tal primo tuono finiraà nella sua confinalità, sopra la detta prima spetie del Ddia-pente, non si harà la prima del Ddiatessaron, ma la seconda.

OPPOSITIONE.

Per le parole di sopra dette., Iil nostro eccellentissimo Marchetto Padouvano con-chiude, che tali terminationi, per non hauver le loro spetiji, ouvero compositioni, saran-no indarno alla intelligenza, & cognitione de' tuoni, conciosia cosa che la regola dica, che ogni canto puoò terminare in ogni luogo della mano, douve le speciji si posso-no ritrouvare, ma che tali tuoni per qualche accidenti sono trasportati alla regolaritaà, ouver confinalitaà, nella quale certo si uvede non potersi trouvare regolarmente le spetiji condecenti loro, come al cap. 32. del primo libro de Institutione harmonica dannoi è stato conchiuso, che terminando un canto in A acuto sopra il Ddiapente, ne nasceraà il tetracordo secondo, & non primo. Et in b, mi, acuto nasceraà maggior discordia, percheé dal detto bB, ad F, acuto non saraà spetie di Ddiapente retto, ma scemato, & falso, & sopra il detto F, nasceraà un tetracordo superfluo, ouvero duro Ttritono., Eet in C acuto un pentacordo non atto al Qquinto neé al Ssesto Ttuono, ma al settimo, et a l'ottauvo; in D, appaiono le spetiji del primo, et del secondo Ttuono, delle qua-li dimostrationi pare, che ne nasca confusione grandissima. Et anchor che Marchetto dica chelle positioni non regolari, le quali da molti sono state concedute, siano uvane et di souverchio, nondimeno habbi mente, che non eè cosiì, ma sono atte alle spetiji, & compositioni loro, secondo la irregolar natura, come seguitando intenderai.

RESOLVUTIONE.

In questa dichiaratione saranno dimostrati alcuni accidenti, che nascono per esse-re le positioni nelle parti irregolari, della qual cosa niuno non si daraà ammiratio-ne, perciocheé dice il sopranominato Marchetto al cap. 5 [sic: 4]. del suo tTrattato,: sSe qual-che Ttuono nasceraà nella sua confinalitaà, Ttal procedere saraà sempre accidente,; & possiam dire, che tal tuono, è acquisito, perciocheé egli uva acquistando le sue spetiji per la uvarietaà de' segni del b rotondo, & del b quadro,; & in ogni altro luogo, douve propiamente esse spetiji termineranno, dico, che se 'l primo, & il secondo Ttuono termineranno in A acuto, & il terzo, e 'l quarto in bB, & il quinto, e 'l sesto in C, & il settimo, è [sic: e] l'ottauvo in D, tali terminationi non saranno nominate uvane, neé di souverchio, ma sieno luoghi atti a conseruvare ciascun Ttuono quello, che allui si con-page 16LIBROuveneraà,. Per tanto si risoluve, che se alcun canto termineraà nella corda, o positione di A, acuto, saraà primo, o secondo tuono, & essendo la corda irregolare, conse-guetemente le spetiji loro saranno accidentali, come da A la, mi, re, acuto ad E la, mi, & dal E la mi acuto, ad A sopra acuto, colla seguente figura, , in F acuto. Se anchora terminerano in b mi acuto, diremo essere del Tterzo, & del Qquarto tuono, percheé formando il presente segno in F acuto, da esso F acuto a bB acuto, et da F acuto a B sopra acuto non saraà altro che 'l secondo Ddiapente et il secondo Ddiatessaron. Et terminado in C acuto, saraà del Qquinto, et del Ssesto tuono, pur che paia la figura nel detto F acuto, per cagion della quale ne nasceraà il terzo Ddiapente, & il terzo Ddiatessaron,. Et se finiraà in D, acuto, del settimo, & del ottauvo saraà giudicato, percheé ponendo la figura come qui, , in F acuto, laà douve prima era natural Ddiapente, cioè re-la, esso diuventa Qquarto, & sopra, il primo diatessaron, col qual modo, & ordi-ne saraà composto ciaschedun tuono irregolare, o uvuoi accidentale, come nella pre-sente figura intenderai.

OPPENIONE. VI.

Quegli, che trattano della intelligenza appartenente, a tutti i tuoni del Ccanto immisurabile. uveramente sono concordi in una sola, et uvera uvolontaà. Et per-cheé alcuni di essi hano diuverse oppenioni, fa mestieri alcune cose dichiarare, massimamete intorno al tuono ordinato perfetto, et anchor al misto. Essi dicono, che se un cantopage 17PRIMO.se un canto terminerà nella positione di D grauve, & ascendendo al suo Ddiapason, & non piuù oltra nel grauve, che 'l detto canto saraà protho imperfetto, percheé non si dimostra sotto al fine colla proportione sesquiottauva, il qual descenso di necessitaà bisogna che in lui si ritrouvi, come ha creduto il nostro eccelente Marchetto Padouva-no nel principio del suo Trattato di sopra da noi allegato., Lla quale oppenione certo non uval nulla, neé da niun dotto è dimostrata.

OPPOSITIONE.

La oppenione di tutti gli autori è che ogni canto, ouver tuono di natura autenti-ca possa scendere sotto la sua fine un tuon sesquiottauvo, eccetuando il Ttrito, il qua-le secondo l'ordine, è terzo autentico, percheé scende allo spatio del minor semituo-no., Iil che se cosiì fosse, seguiterebbe, che 'l detto Qquinto tuono, per non poter hauvere il tuon sesquiottauvo, come allui piace, restasse da meno del primo tuono, del terzo, & del settimo,. Et per conseguente non fosse mai perfetto, ma tale perfettione fosse attribuita al sesto soggiogale, & minor di lui, la qual cosa non si conuviene.

RESOLVUTIONE.

E' parere di ogni Mmusico, che ciascun tuono autentico possa discendere sotto il suo fine un tuono sesquiottauvo, & somigliantemente ogni plagale un tuono sopra la confinalitaà, ouvero semituono. Onde auvertirai, che altro è potere, & altro conuvenirsi. Il dire puoò discendere, non è di necessitaà, ma in libertaà, & di licenza della Chiesa,. Laà onde si conchiude, che se un canto ascenderaà sopra del fine il suo Ddiapason, & non discenda il tuon sesquiottauvo, non saraà chiamato altro che perfetto, percheé tal perfettione sol si estende al numero di otto uvoci,. cCosiì ogni plagale, se non haraà sopra il fine uno Eessacordo maggiore, o minore, pur che ascenda al Ddiapente, & sotto il Ddiatessaron, saraà detto perfetto, & non imperfetto, come l'Eeccelente Franchino al cap. 11I.e. of the Tractatus secundus.. di quel suo Ttrattato uvolgare chiamato Angelico, & diuvino dice, che ogni tuono, o cantico composto precisamente della sua intera Ddiapason è giudicato per-fetto. Et nota, che alcuni uvogliono, che i tuoni plagali per licenza, & autorità della Chiesa possano hauvere, sopra l'ascenso del loro Ddiapente, una sol nota eleuvata nel acuto per interuvallo di un minore semituono, ouvero di tuono, ma questo è ascritto a' tuoni soprabondanti & non a' perfetti, i quali sono considerati solamente nella pienezza del Ddiapasonico sistemma, come per gli tuoni, & modi antichi, è dimostra-to. Et a maggior confermatione, il medesimo al cap. 8. della sua Pratica in lingua latina replica tai parole.: Ma noi, Ddiatonicamente procedendo, stimiamo, che non si debba sozopra riuvolgere la naturale dispositione delle uvoci della mano, conciosia cosa che esse otto uvoci della consonanza del Ddiapason stano distinte dalla misura della doppia proportione, la quale consiste di cinque sesquiottauvi tuoni con duoi mi-cpage 18LIBROnori semituoni, per la qual cosa non reputo necessario, chella detta uvoce discenda sotto il suo fine, come non conuveneuvole alla Ddiapasonica harmonia, per l'autoritaà della Chiesa, nondimeno da douver essere approuvata. Per tanto saraà conchiuso, che ogni tuono autentico, il quale haraà un Ddiapason sopra il fine, dato che non scenda altro [sic: oltre], saraà detto perfetto. Et se il plagale discenderaà sotto il suo fine per un Ttetracordo, & di sopra di esso fine non piuù oltre che per un Ppentacordo, saraà perfetto etian-dio chiamato.

OPPENIONE. VII .

Dice similmente il sopranominato Marchetto, che quando un canto haraà mag-giore ascenso, che discenso, senza alcun dubbio esso saraà chiamato autentico, & se parte maggiore saraà nel grauve, si diraà plagale., Lla quale oppenione da ogni auttore è confermata. Et per mostrare, che cioò sia uvero, dice, che ogni canto termi-nato in D grauve, che ascenda insino a C acuto, auvegna che se non una uvolta tocchi il B grauve, sempre saraà del primo giudicato. Et se due uvolte, il detto Ccanto, tanto mag-giormente del primo saraà detto,; ma se tre uvolte ritoccheraà il mi, non primiero, ma secondo saraà detto, come dimostra la figura seguente.
Conchiude Marchetto intorno li essempi di sopra dallui dimostrati in questo mo-do.: Il primo essempio dimostra il canto autentico, perciocheé egli ascende un tuono piuù oltre di quello, che fa il plagale, & non discende se non un semituono piuù basso di quello, che puoò discendere l'autentico. Nel secondo essempio appare il medesimo canto autentico, imperocheé tutto che egli discenda due uvolte al semituono, il che non è lecito all'autentico, tuttauvia i detti duo semituoni non aggiongono alla pienezza, & perfettione del tuono, allaquale non puoò arriuvare il plagale, perciocheé essi sono minori di quelli del genere Eenarmonico, & cantasi il detto canto per b quadro. Appresso diciamo, che tutto cioò che ascende sopra il primo bB acuto, è della sostan-za del primo tuono, & non del secondo, perciocheé siì come è detto, il secondo per lo b rotondo necessariamente si dee cantare. Nel terzo essempio è contenuto il canto plagale, perciocheé i tre semituoni, da' quali discende il tuono, quello souverchia-page 19PRIMO.no di un Ddiesi, imperocheé tre semituoni contengono sei Ddiesi, & un tuono se non cin-que di essi contiene, Aalle quai regole è da douver essere hauvuto riguardo in tutti i canti.

OPPOSITIONE.

Dannoi è considerato, & fatto giuditio, che ciascuno, che haraà tale oppenione, saraà contrario a ogni dottrinale modo., Iimperocheé, hauvendo i dotti Aautori constituito, & ordinato la natura, & le differenze de' tuoni, ouve quello che Marchetto in-tende, fosse osseruvato, ne auverebbono molti inconuvenienti, perciocheé sarebbono estinti, & annullati i tuoni misti imperfetti, sopra i quali domina la corda. Ma conciosia cosa che sia nota la sua oppenione, cioè che ogni tuono autentico di necessitaà debba discendere sotto il suo fine per lo spacio d'un tuono, & il plagale d'un semi-tuono, & d'un tuono sopra la corda confinale, ne nasceraà confusione, come segui-tando ageuvolmente intenderai.

RESOLVUTIONE.

Se considereremo sanamente la natura, la qual si appartiene al mescolato tuono, trouveremo Marchetto, in tutto quello, che dallui per gli essempi di sopra è dimostrato, hauver non poco trapassato l'ordine, conciosia che egli uvoglia, che tali canti sia-no giudicati per lo continouvo moto de' semituoni nascenti fra 'l C, & il B mi grauve, & dice, che 'l primo, e 'l secondo essempio sono autentici, Lla qual cosa adiuviene per cagione del tuono, il qual si dimostra fra 'l bB , e 'l cC acuti, et appresso, per essere maggior del semituono nascente fra 'l C, e 'l B, mi grauvi, & per esser maggior parte nel acuto, che nel grauve, gli appella autentici, la quale oppenione, se fosse al proposito, sarebbe ragioneuvole, percheé tutto che sia maggior, o minor interuvallo dal tuono al semituono, non si concede peroò tal oppenione a un processo simile, il qual si com-prende potersi per lo ascenso, & per lo discenso giudicare. Se ascende adunque alla settima uvoce dal suo finale, & dal medesimo finale nel grauve al semidittono, non si uvuole procaciare la quantitaà del tuono, neé del semituono, ma giudicargli per la lo-ro corda, per essere uguali di imperfettione, come dichiara Franchino al cap. 8. del primo libro della sua Pratica, douve dice.: Se un canto è autentico, & che nel grauve tocchi tutto 'l Ttetracordo del suo plagale, ouvero almanco due uvoci, tal canto saraà detto misto,. Per tanto diremo il detto canto essere del secondo tuono misto, & non del primo, per cagione del suo continouvare, il qual si conosce nelle parti grauvi, signoreggiando la corda, la qual sentenza è confermata da Guido Aretino in quel suo trattato chiamato Compendio di Mmusica, douve dice,: Ma quelli autentici, che discenden-do si abbassano per un tuono, o per un semituono, o per un dittono, percioò che con loro plagali si mischiano, sono chiamati misti. c iipage 20LIBRO

OPPENIONE. VIII.

Certo in me partorisce non poca marauviglia, quando considero la trascuraggine di molti, & molti, i quali uvolendo dar precetti nella frequentata Mmusica, auvolgono in mille errori gli ingegni di coloro che nulla sanno, perciocheé incosideratamente dano per ferma regola, che quella nota, ouvero sillaba, che saraà sopra la nota chiamata la, sempre saraà pronontiata fa, p la qual uvana oppenione inducono il nuouvo discepolo a una falsa intelligenza, come intender potrai, per la qual cosa sarebbe conuveneuvole, che con ragione, & modo scientifico dimostrassono a chi uvuole impa-rare, quando, & in che guisa tal regola si ha da usare, & se sempre, o non mai.

OPPOSITIONE.

La natura di alcuni principiji, et processi, p hauver similitudine colla regola sopra-detta, da molti non è ben intesa, imperocheé da loro non è hauvuto consideratione alle Nneume, o Ddiscorsi ascendenti o discendenti, neé manco alle Ccontinouvationi del canto fermo, ma solo badano alla ascendente nota sopra quella nominata la, per lo qual loro ordine, è commesso errore, percheé dato che una nota sia sopra la sillaba la, è ne-cessario, inanzi che tu pronontiji il fa, faccia giuditio come, & in che modo egli proceda, Iil qual procedere ha ad essere quello, che daraà nome del fa, et anchora del mi, alla seguente nota superiore a la,. Desiderando io adonque rimouvere quello, che ope-rar non si dee, non risparmieroò fatica a dimostrarlo. Et seguitando dico.

RESOLVUTIONE.

Il modo, & ordine osseruvato da questi eccelenti Mmusici, quanto al procedere di sopra mostrato, solamente consiste dal piuù soauve, & dal piuù duro, come è addire, il fa del b molle, & il mi del b duro. Per tanto eglino considerano esser meglio il dire fa, sopra la uvoce la, che non è mi, percheé da aA, acuto a bB, si fa tal processo per lo semituono minore, il qual di natura è molle, Iil percheé non saraà di necessitaà in tai di-scorsi considerare il piuù soauve, neé il piuù duro, eccetto se non uvi nascesse la spetie Ttritonale, nel qual caso saresti costretto pronontiare la uvoce fa, sopra la sillaba la,. Onde, non procedendo il canto in tal durezza, ti sarebbe attribuito ad errore, percheé nel canto piano non se canta per b molle altrimenti, se non per addolcire il Ttritono, come conferma Guido Monaco. Si conchiude adunque, che se un canto procederaà da D, sol, re, ad A la, mi, re, & a b, fa, b, mi, per un salto, o uveramente continouvate note, non una uvolta, ma cento sempre saraà cantato per la propietaà del b quadro, come appare nel essempio dimostrato dallo eccelente Marchetto Padouvano, addotto in un suo Ttrattato di canto fermo chiamato dDella Ccompositione de' tuoni per le loro spetiji, al cap. 5 [sic: 4]., douve dice,: oOuvero alcuna uvolta al C acuto, & alhora doppiamente, page 21PRIMO.percheé ouvero ascende al predetto bB acuto piuù uvolte, & al C acuto, ouvero ascende dauvanti, che descenda al F grauve, & sempre si canta per b quadro, come qua. Dalle sopradette cose harai notitia, come, et in che modo, ragioneuvolmente potrai procedere.

OPPENIONE. VIIII.

Egli eè ferma oppenione di ciascun Mmusico, che ogni mutatione terminata in ut, in re, & in mi, sia ascendente, come fa -ut, re -ut, sol -ut, sol -re, la -re, ut -re, mi -re, & re -mi,. lLaà onde, quanto alla dichiaratione di G, dicono che la sesta mutatione ut -re, è ascendente del b quadro nel b rotondo. Et similmente re -mi, di A acuto col medesi-mo processo ascende.

OPPOSITIONE.

Se dannoi saraà cosiderato l'ordine dal Mmusico dato con semplice modo circa tali mutationi, cioè, ut -re, & re -mi, ascendenti dal b quadro nel b rotondo., Ccertamente non ne potraà nascere se non qualche confusione, imperocheé si uvede essere molto in contrario, dicendo che ut -re, & re -mi, ascendano dal b quadro nel b rotondo, conciosia cosa che la propietaà del b quadro sia superiore al b rotondo. Essendo adunque essa propietaà del b quadro nel G, & quella del b rotondo nel F, seguiteraà quanto alla propietaà, che siano domandate discendenti del b quadro nel b rotondo, & non ascendenti, come dimostra l'eccelente Don Franchino al cap. 4. del primo libro della sua Pratica. Et percheé egli ha solamente considerato la occorrenza, & necessitaà del Ttritono, & il procedere con manco mutationi, ha biasimato l'arte, per accommo-darsi ad uno altro effetto, il qual cagioneraà nel G, & nel A, tre mutationi ascendenti, & tre discendenti, la quale oppenione non solamente annoi non piace, ma etian-dio è riprouvata dallo eccellentissimo, & dottissimo Mmusico mMesser Giouvan Spadaro al cap. 10. della prima parte del suo tTrattato sopra i dubbiji del nominato Don Franchino., Eet similmente da noi al cap. 14. del primo libro de Institutione harmonica, nel quale con ragioni, & efficaci argomenti habbiamo a questo contradetto, et mo-strato potersi conuvertire lo ascenso nel discenso, secondo che saranno i processi.

RESOLVUTIONE.

Veramente da ogni Mmusico è conceduto, chelle mutationi terminate in ut, in re, & in mi, siano ascendenti. Et percheé si dice ascendere del b quadro nel b rotondo, page 22LIBROpar cosa di uvero molto contraria, percheé la propietaà del b quadro è piuù intesa, ouvero alta della proprietaà del b rotondo., Eet per tal rispetto dicono chella detta muta-tione non ascende, ma discende. Et nota che questo dire ascende del b quadro nel b rotondo non ha da essere da te considerato secondo la positione piuù alta, o piuù bassa, ma secondo le propietaà, et note, ouvero sillabe poste nella detta positione dal Mmusico considerate. Onde, bisognando necessariamente mutare la sillaba ut, nella sillaba re, conciosia cosa che l'ut sia del b quadro, & il re del b rotondo, mostra, che non sia con-uveniente, che ella ascenda quanto alle proprietaà, ma come habbiamo detto, non si attende alle proprietaà piuù alte, o piuù basse, ma al procedere delle note sopra la sillaba ut,. Lasciando adonque la sillaba ut, & cangiandola nella sillaba re, saraà rettamente detto, che ascenda del b duro nel b molle., Ppercheé si lascia la nota del b duro, & si trasferisce in quelle [sic: quella] del b molle,. Per tanto egli è di necessitaà, chella sillaba ut, si cangi nel re, per ischifare il Ttritono interuvallo, come la seguente figura ti mostra, la qual sillaba altramente ascenderebbe a qualche altra nota intensa,.

OPPENIONE. X.

Nascono alcuni [sic: alcune] oppenioni circa il terzo, & l'ultimo Kyrie cantato & fre-quentato nelle feste semiduplicibus minoribus, come che da molti nelle ottauve de' Santi sia costumato, il quale per essere in alcuni Llibri ecclesiastici per lo b molle segnato, senza altra consideratione dicono, che tale Kyrie no altrimenti che con esso b molle dee essere cantato, come dimostra la seguente figura.

OPPOSITIONE.

Dannoi non è considerato, neé manco creduto, che huomo dotto, neé mezzano ten-ga oppenione di tal processo di sopra mostrato, percheé egli è manifesto, che rimo-uvendo le spetiji, ne nascerebbe al cominciamento un processo non harmonico, ma aspro, & duro alla conuveneuvole pronontiatione,. Et per quanto si estende il nostro discorso, è giudicato, che coloro, i quali procederanno nel modo di sopra detto, saranno degni di emendatione, percheé mentre badano solamente a schiuvare le mutationi, tal loro credere danna l'arte, & contradice a' naturali processi, le quali dubitatio-ni nacquero fra gli eccellenti Mmusici della Ccapella del Domo della magnanima, & honorata cittaà di Brescia. page 23PRIMO.

RESOLVUTIONE.

Conosciute le ragioni, e 'l fondamento debole di costoro, dico, che mai da autore alcuno antico, o moderno no fu ordinato, neé conceduto nella Mmusica immisurabile cantare per b molle, eccetto che nell'interuvallo del Ttritono, il quale opponendosi spes-se uvolte nel trapasso del Qquinto, & del Ssesto tuono, i Ccompositori hanno preso di segnar tali tuoni col segno del b molle, per lo qual modo mutano il Ddiapente del quinto & del sesto tuono in quello del settimo, & del ottauvo,. oOnde la regola dice che per niun modo si canta nel Ccanto fermo per b molle, saluvo che per addolcire il Ttritono,. Stando adunque questi fondamenti, non saraà necessario, che tal concento debba esse-re cantato per b molle, per la qual cosa quello, che da noi è stato chiaramente di-mostrato al cap. 4. del Trattato nostro della natura, & cognitione di tutti i tuoni di canto figurato, si potraà a tal proposito adducere, che essendo tal primo Kyrie, et il seguente Christe del ottauvo tuono, non è cosa conuveneuvole mescolar seco il secon-do tuono,. Per tanto si domanda, se un concento a quattro uvoci hauvesse una sola parte col b molle segnata, come in alcuni canti si trouva, se sarebbe inconuveniente, o no. Egli è cosa certa, che da ciascuno saraà riputato errore, percheé non è concesso can-tare parte per b molle, & parte per natura, & parte per b quadro,; pur nondimeno se dannoi questa tal oppenione ti saraà conceduta, risguarda quello, che ne seguiteraà,. Prima, se tu darai il nome del mi, alla quarta nota legata nel principio del concento, procedendo alle due in b fa, b mi, formate, per essere due uvolte continouvato il fa, sa-raà un uvalico del dissonante tritono, percheé il mi, seguente non è uvicino a quello di E la mi intenso. pProcedendo con una sola nota nel detto b fa acuto, tal dissonanza me-glio seraà tollerata, perciocheé appare il Ddiapente secondo composto, o continouvato,. Appresso un altro inconuveniente ne nasceraà, se tu dirai fa, alla sopradetta quarta nota,; uvenendo alla nona, la quale è mi, saraà processo certo non troppo grato, & questo è per gli estremi del Ddiapente diminuto, per la qual cosa, se bene auvertirai, cantan-do per lo b quadro grauve, ne risulteraà processo naturale harmonioso, & grato,; & qui si conchiude non ritrouvarsi mai nel Ccanto fermo concento alcuno, il qual si cantasse per lo b rotondo, essendo del primo, o del secondo, terzo, quarto, set-timo, & del ottauvo tuono,. Et percheé piuù fiate habbiamo considerato una no-uva oppenione di alcuni altri sopra il primo & il terzo Agnus dDei essercitati, & dedicati alla solennitaà di Iesu Christo omnipotente, & anchora nelle solennitaà de' dodeci Aapostoli, per essere al fine del nostro canto fermo, inanzi che di quello ci espediamo, daremo risoluta decisione,. Molti dunque senza pensamento alcuno dicono, che tali Agnus dDei nel loro principio debbono essere cantati per lo b molle, per cagione del tritono, come qui,
la quale oppenione è contraria lo-ro, perchiocheé proce- dendoprocedendo da esso bB acuto ad F grauve, conciosia cosa chella settima, ottauva, & nona nota siano in cadenza, l'orecchio non patiraà, chella nota ottauva posta page 24PRIMOin F detto grauve sia altrimenti che sospesa,. Et percheé si dice che la esperienza, è maestra di tutte le cose, per essa uverrai in luce della uveritaà, perciocheé essendo sostentata, ouvero sospesa, non ci saraà interuvallo di alcuno Ddiatessaron da esso F grauve a bB acuto, ma interuvallo di Ddittono minore,. pPur nondimeno, ouve essi presumessero di non sospendere detta nota, egli è manifesto, che ne nascerebbe un cotal errore, che li saraà da essa nota ottauva, alla duodecima un Ttritono, per lo qual modo tu sarai costretto procedere per b molle dal cominciamento al fine,. Onde per le ragioni di so-pra allegate, giudicheremo da loro essere futo mal considerato, come fu anchora da quel padre, ilquale uvolle racconciare il Ggraduale a penna di sSanta Maria delle gGratie di Bergamo, nel quale egli segnò gli Agnus dDei sopra la positione di F del segno del b quadro, come è qui, Iil qual segno certamente non è conuveneuvole neé inteso dallui, conciosia cosa che sua paternitaà solamete considerasse, che si douvesse procedere nel principio con le seguenti sillabe, cioè fa-sol- sol-la-la-sol-fa-mi-fa, & non auvertiì, che il b quadro grauve non è conuveniente in tal positione, come seguitando harai uvera notitia,; & questo è noto per la autoritaà di tutti i Mmusici, i quali dicono, che ogni Ttritono annullato si conuvertisce nel Ttetracordo terzo, ordinariamente,. Si conchiude adunque, che l'uno, & l'altro modo è di souverchio, & non concesso, percheé tal segno per seé è naturale, & essendo natu-rale, non puoò creare alcuno accidentale, neé lo accidentale alcuno naturale, come in b fa b mi si uvede,. Pertanto tal segno non haraà altro luogo, che nel b mi gra-uve & nel acuto, & nel sopracuto,; Oonde saraà necessario a tanti inconuvenienti che 'l detto Agnus dDei resti formato come la figura, che segue dimostra.
.
Fine del Ccanto fermo
page 25

DICHIARATIONE DEL CAN-TO FIGVURATO.

LIBRO SECONDO.

MOLTE Volte volte si trouvano alcuni, quali si prendono piacere, & dilettatione quando odono il mischiamento di suoni, ouvero di uvoci ottimamente pronontiate di qualche soauve, & sonoro con-cento,. lLaà onde, per esser questi tali di natura uvari, piuù tosto secondo il loro propio senso mouvendosi, che secondo la ragione, la uvertuù, & peritia di tale harmonizzati concenti attribuiscono non al loro artefice, & compositore, ma àa coloro, iquali all'orecchio altrui con l'organo della natura, o con stormenti per arte fatti, porgono tali dolci, & ben modulati canti, di maniera che il semplice cantore, & citharedo, o altri simili, da' quali l'opere de' compositori, o musici sono manifestate, & fatte note al sen-timento dell'udire altrui, chiamano musici, siì come noi nell'opera nostra de Insti- tutione harmonica al secondo capitolo del secondo libro alcune cose ne habbiamo dichiarato, la qual cosa uveramente non è ammessa da gli huomini in questa facoltaà dottrinati, percheé come dal nostro Boetio al capo. 34. del primo libro della sua mMusica è stato detto,: iI cantori, & citharedi, & altri simili non debbono esser chiamati musici, perciocheé dice, che il musico è quegli, il quale con ragio-ne, & intelligenza ha facoltà di comporre la harmonia, Eet il cantore, & sem-plice citharedo è quegli, che publica, & fa manifesta l'opera harmonica compo-sta, & in luce prodotta dal musico, & compositore con ragione di dottrina, di maniera che esso cantore, & semplice citharedo saraà in comperatione del musico come è il banditore rispetto al podestaà, dal quale i comandamenti, & uvolontà di esso sono fatte note, & manifeste, & in publico addotte,. Et però da molti in-gegnosi, & ottimi cantori alcuna uvolta habbiamo inteso, che loro pareuva, che quelli cantori fossero da douver essere poco stimati, i quali non intendeuvano quel-lo, che da loro era cantato, & che non immeritamente si poteano rassomigliare a coloro, i quali leggendo qualche cosa, quella solamente intendono alla cortec-cia, & alla semplice struttura delle parole, senza alla midolla, & al uverace sentimento di quelle sotto esse nascosto penetrare, imperocheé il semplice cantore, per una certa sua pratica, esprime, & semplicemente conosce le note ouvero figure quantitatiuve ne' misurati moduli essercitate, lequali con ragione alcuna dallui non sono comprese, neé l'ordine di quelle, neé la forza del loro uvalore conosciuto, Iil che non aduviene del musico, dal quale non solamente è prodotto il tempo musico nella sua integritaà essercitato, ma etiandio è considerato esso tempo accozzato, ouvero mol-AApage 26LIBROte uvolte in una altra figura, ouvero nota preso, dal quale accozzamento nasce il modo minore, & il maggiore,. Appresso il detto musico tratta di esso tempo conuveneuvolmente in parte separato, & come di tal suo separamento nascono due uva-rietaà di prolationi, cioè minore, & maggiore, con molte altre sottilissime, & acutissime considerationi, & occorrenze da' dotti musici usate intorno l'ordine, & positione della regolare numerositaà constituita, & ordinata nel numero bina-rio, & ternario, i quali numeri da' musici ciascuno per seé sono intesi, & chia-mati perfetti & imperfetti, la quale intelligenza, & dimostrationi paiono a rozzi, oscure, & quasi impossibili a comprendere, & che per ragione alcuna non si possino dimostrare, neé essere intese.

OPPENIONE I.

In alcuni trattati, la oppenione di molti, che hanno scritto, trouviamo, che essi per ferma conchiusione tengono, & uvogliono, che due pause di lun-ga messe insieme, & composte di tre tempi habbiano a significare quello, che da molti è chiamato Mmodo maggior perfetto, per lo quale saraà la Mmassima for-mata di tre lunghe, & la lunga di tre breuvi, posto che esse pause siano binarie, & a confermatione di cioò dicono, che due pause di semibreuve insieme poste, come qui, appresso di ogni musico significano tempo perfetto, per la qual similitudine le pause di sopra nominate haranno forza del Mmodo maggior perfetto, la quale oppenione, se fosse uvera, sarebbe al proposito.

OPPOSITIONE.

Certamente è da considerare, che fra le due pause di lunga di pari poste, & fra le due di semibreuve insieme dimostrate, non potraà essere alcuna diritta, neé uvera somiglianza, percheé hauvendo le pause delle semibreuvi origine, & comin-ciamento dalla pausa di breuve, la quale è inuvariabile, ferma, & durante, come in molti capi l'eccellente Messer Gioanni Spadaro ha dimostrato, ne seguiteraà, che le due pause di lunga non saranno a quella similitudine, neé manco potranno hauvere tal ordine, neé positione, per rispetto delle pause di sopra assegnate, però, che la massima non ha pausa propia, ma si domanda doppia lunga,. Et bencheé da noi sia stato detto al cap. 31 del secondo libro de Institutione harmonica, che ella sia pausa de Mmassima, non è peroò da noi inteso cosiì, ma la pigliamo per lo tacito uvalo-re di essa Mmassima, & a piuù facile intelligenza l'habbiamo cosiì nominata,. Segui-ta adunque, che non hauvendo detta Mmassima pausa, esse non saranno simili alle due pause di semibreuvi, le quali deriuvano dalla pausa di breuve,; & per conseguente la detta pausa, senza mutar forma, piglia uvalore di numero binario nel ternario, Eet la page 27SECONDO.2figura Mmassima acquista la sua uvaluta per la pausa di lunga piuù uvolte presa, la quale, dato che ella si trouvasse, conuverrebbe esser uvariabile, & per tal modo, essendo il tempo, ouver la breuve perfetta, & imperfetta, la sua propia pausa non occupa piuù neé manco di uno spatio, ouver di due righe.; Pper le quali considerationi, uvolendo fare retta similitudine, bisogneraà considerare la pausa della Mmassima essere muta-bile, posto che anchor la pausa di breuve non fosse stabile, neé per altro ordine con-siderata, per lo quale ne sortirebbe confusione non poca.

RESOLVUTIONE.

Egli è manifesto, considerate le ragioni di sopra anotate, chelle due pause di lunga, formate di tre tempi insieme poste, non possono significare il Mmodo mag-gior perfetto, neé hauvere somiglianza colle pause di semibreuvi mostrate, Iimpercioò che, come conferma l'eccellente Messer Gioan Spadaro in un suo trattato, al cap. 14. della prima parte sopra i dDubbi del honorato Don Franchino, le due pause della lunga perfetta accoppiate, & le due pause di semibreuvi in una sola linea poste non hanno alcuna similitudine fra loro, peroò che le predette due pause di semibreuve possono essere intese, & considerate due terze parti della pausa di breuve, la quale è ritrouvata immutabile, laà douve che le due pause di lunga non potranno essere ac-cettate per due terze parti della pausa Mmassima, la quale non è trouvata, & ouve pur anche fosse trouvata, sarebbe mutabile, & senza stabilitaà,. Et impercioò saraà dibisogno che 'l musico, ouvero componitore, immaginandosi il Mmodo maggior per-fetto, stabilisca a tal uvalore tre pause di lunga insieme poste, & non due, lequali per esser tre, dimostrano perfettione, & per conseguente daranno alla figura Mmas-sima la quantitaà perfetta, cioè delle tre lunghe, siì come la pausa di lunga di tre tempi mostra la lunga essere perfetta, alle quali sentenze ciaschedun dotto no si oppone.

OPPENIONE II.

Ogni Ccompositore moderno, & antico è usato di segnare la figura Ddiesi ne' canti, massimamente quando intendono di sospendere alcuna spetie atta allo harmonico discorso, per lo quale ne nasce gratissima harmonia,. Et peroò fermamente è necessario nelle cantilene a' luoghi loro debiti dimostrarlo, come dannoi al capitolo 20. del secondo libro del nostro Toscanello fu dichia-rato, il qual segno dicono, che opera, & sostenta l'interuvallo ouvero spatio d'uno Aappotome, cosiì alla nota ascendente, come alla discendente, il quale sostentamen-to appare, quando al musico piace, essendo figura bisogneuvole, & in poter di lui secondo l'intento suo, percheé sopra una corda, o positione puoò essere, & no. AA iipage 28LIBRO

OPPOSITIONE.

Certo si uvede, che tal figura Ddiesi nella Ddiatonica musica opera quello, che di sopra è stato detto, anchor che molti dubbitando dicano, che 'l Ddiesi sostenta un spatio, che esso non ha di natura, per la qual ragione non sono confor-mi alla oppenione de' sopra detti, conciosia cosa che essa Ddiesi, come piace a Boetio al cap. 27. del libro secondo della Musica sua, non sia altro, chella metà del se-mituon minore, Eet come dannoi anchora nel secondo libro del Toscanello nostro al cap. 20. fu dichiarato, percheé uvolendo il musico usare la sostentatione dello Aap-potome, il quale non opera quello, che dallui è inteso, gli saraà necessario trouvare una figura, o segno atto, & commodo allo intento suo circa tal Ssemituono.

RESOLVUTIONE.

Intorno la dichiaratione di sopra dimostrata della figura Ddiesi, bisogneraà considerare sanamente la uvaria natura, laquale in lei nasce, percheé toglie, & leuva alla spetie, & anchora aumenta uno equale uvalore, cosiì in ascendere, come in discendere, Eet appresso che non sia di souverchio, ma necessaria, & con ragio-ne ordinata, & constituita, conciosia cosa che la detta figura, tutto che ella si dimostri un mezzo spatio del minor semituono, impertanto opera nella nota la so-stentatione dello Aappotome, secondo la uvolontaà del musico,; Eet per esser differen-te l'essere, & l'operar di quello, tal mezzo spatio del semituono minore saraà so-lamente necessario alla diuvisione del tuono, perciocheé diuvidendosi esso tuono in quattro Ddiesi, & un comma, esso saraà piuù della quarta parte del tuono reputato (ben-cheé alcuni lo diuvidano in cinque Ddiesi,), per la qual cosa considerato il tutto, uvede-remo alla operatione seguire un nuouvo effetto, per lo quale uvolendo esso musico sol-leuvare, o inalzare la nota dallui considerata, & immaginata, gli saraà forza pre-uvalersi di tal figura Ddiesi, alla quale sono ordinate tre positioni naturali, cioè nel C, nel F, & nel G, secondo il diatonico ordine, Eet questo affine di trammu-tar la specie minore nella maggiore, come da A, a C, & da D, a F, & simiglie-uvolmente da E, a G, allequali spetiji, opponendosi la detta figura sotto di esso C, et del F, et del G, solleuveraà la nota per lo spatio dello Aappotome considerato, la qual nota, anchor che si dimostri per un fa, pure piglieraà occoltamente la forza della sillaba mi,. oOnde essendo spetie di semidittono, diuventeraà per cagione del Ddiesi Ddit-tono, percheé quello, che era semituon minore si trasforma nel tuono, & per con-seguente procede per un tuono, & per dui semituoni continouvati, cioè pel minore, & pel maggiore, gli quali dui semituoni continouvati non hanno luogo nel Ddiato-nico genere,. Apparendo adunque il detto Ddiesi fra 'l D, e 'l G, il tuono, che cade page 29SECONDO. 3fra 'l F, e 'l G, saraà diuviso per lo semituono maggiore nel grauve, & il minore nel acuto, Pper loqual ordine chiaramente si comprende la figura detta Ddiesi essere acconcia alla sostentagione del detto spatio Aappotome chiamato.

OPPENIONE III.

La oppenione di alcuni altri è, che la figura Ddiesi, & il segno del b mol-le siano conformi, & di niuna contrarietaà tra loro, conciosia cosa che essi credano, che tal Ddiesi operi quello, che dal segno del b molle è operato, percio-cheé dal musico sempre è inteso, che la figura Ddiesi nel discenso diminuisce, & nel-l'ascenso accresca lo spatio dell'Aappotome, come da A, a G, & da D, a C, & appresso da D, a F, & da E, a G,. sSimilmente dicono, che il b molle opera, percheé accresce, & toglie alla spetie lo spatio del detto Aappotome, come da C, acuto, a b quadro acuto, & da C acuto ad E la mi acuto, come la figura, che segue dimo-stra.
Tutto che la figura habbia dimostrato, come il Ddiesi, & il b molle sono conformi nella operatione dello spatio maggiore detto Aappotome, non per tanto sono dissi-mili quanto all'effetto, conciosia che l'uno & l'altro toglia, & accresca alla spe-tie il semituon maggiore, non ostante che essi adoperino in contrario, ma percheé essi sono differenti di forma, uvarieranno lo effetto dello spatio essercitato, & per conseguente non haranno propia similitudine, come seguitando intenderai.

OPPOSITIONE.

Chi ben uvorraà considerare, trouveraà certo, chella figura Ddiesi, & il b mol-le non haranno fra loro conuvenenza, neé retta similitudine, percheé altro è l'ef-fetto & altro è la operatione,. Quanto all'operatione non ha dubbio, che l'u-no, & l'altro non toglia allo spatio Ssesquiottauvo lo Aappotome, & di minor se-page 30LIBROmituono non lo conuvertiscano in tuono, i quali effetti si conosceranno tra loro es-sere contrariji, & questo accaderaà quando il musico, per cagione di necessitaà, & per far migliore consonanza, sostenteraà, & inalzeraà la nota dallui intesa, cosiì nell'ascendere, come nel discendere, per laquale sostentagione, o inalzamento, si uvolgeraà la spetie naturale nella accidentale, come appare nel principio della so-pra posta figura, nella quale si procede per dui tuoni continouvati, sotto i quali appare in che maniera il musico intende, che tali tuoni siano conuvertiti in dua se-mitoni minori, & similmente, come il seguente tuono colle due spetiji semiditto-nali nella spetie, & forma del dittono sono da douver essere considerate, i quali se-midittoni, & tuoni, essendo pronontiati, conseruveranno il nome, ma in uvertuù mute-ranno la spetie,. oOnde quanto alla operatione hanno parte di similitudine,; tutta-uvia si uvede chiaro, che all'effetto, operano in contrario, & quinci nasce, che la figura Ddiesi sempre nel discendere toglie, & nel ascendere accresce, alqual effet-to, & operatione il b molle è contrario, perciocheé nel innalzare menoma, & aumenta nell'abbassare, come da F, a b mi quadro acuto, laquale è spetie tritonale, per laqual cosa conchiuderemo, che il Ddiesi & il b molle quanto alla operatione sono conformi, ma quanto alla forma, & naturale effetto non hanno propia, neé uvera similitudine, come anchora è manifesto alla mitigatione, & al dolcimento del tritono, il quale sempre dal b molle è mitigato, & addolcito nell'estremitaà di sopra, come da F, a b quadro acuto, la qual mitigatione è contraria a quella, che dal Ddiesi è operata, percheé esso Ddiesi mitiga, & ammollisce la durezza del Ttri-tono nella parte di sotto, come da E acuto a b quadro acuto, & da b quadro acu-to a F grauve, come la figura mostra.

RESOLVUTIONE.

Egli è certo, che molti compositori nelle loro compositioni sono conformi àa se-gnar la figura Ddiesi sotto la positione del b quadro acuto per sostentare la nota, la quale in essa si ritrouva, senza hauver riguardo alcuno al b segnato in tal canto, spetialmente trouvandosi il Ttenore nella terza, nella decima, & nell'altre simili col Bbasso, ilquale in tal positione non haraà retto, neé douvuto luogo, concio-sia cosa che tal segno da Gioanni Othobi sia nominato b giacente, il qual non richiede in tal positione, per esser figura accidentale, del che ne seguita dui segni accidentali trouvarsi in un istesso luogo, cioè il b, & il Ddiesi nomato, la qual figura b secondo Guidone è nomata Mmenon, che altro non uvien a dire, che acci-page 31SECONDO. 4dentale,. Restano adunque detti segni tra loro simili, per la qual similitudine, et natura non potranno dimorare in una positione medesima, perciocheé non si con-cede un segno accidentale sopra un altro segno accidentale,. Onde saraà dibiso-gno al musico, & compositore, uvolendo sostentare, & solleuvare quella nota la, se-gnaruvi il b quadro detto, il quale di quel luogo è naturale, per lo qual ordine la sostentatione uverraà ad essere naturale, & per conseguente il Ddiesi solamente hauvraà luogo nel C, nel F, & nel G, senza punto pregiudicare al b quadro, il quale quiuvi ha la sua propia, & naturale stanza.

OPPENIONE IIII.

Per maggior chiarezza di quello, che dicemmo al capitolo ottauvo del canto fermo, egli è da sapere, che la nota sopra la uvoce la non sempre dee essere appellata, & pronontiata fa, come appare nel principio dello essempio di so-pra mostrato, nel qual processo molti, & molti diranno sol-la-fa-sol-fa, per lo qual ordine disconuveneuvole disordinatione ne nascerà, mentre essi crede-ranno fuggire, & annullare la spetie di quel tritono, la quale si comprende fra la quinta, & l'ultima breuve, per la quale sostentagione opereranno una spetie da loro non intesa, neé conosciuta.

OPPOSITIONE.

Certamente saraà dibisogno a coloro, i quali tengono tale oppenione, & mo-do sopradetto, considerare primieramente, come, & in che guisa procedano i canti, percheé alcuni hanno la sillaba fa naturalmente sopra la sillaba la, co-me da E, a F, & come da A, a B, accidentali, ouve per cagione del tritono si di-raà fa in E la mi acuto, discendendo al fa di b fa b mi quadro acuto,. mMa non es-sendo dalla necessitaà costretto, procederai per ordine naturale, secondo la forma, et la dispositione del canto, & non come a te piace, il qual ordine, & modo osser-uva l'eccellente Marchetto Padouvano in un suo tTrattatello di canto immisurabile, da noi allegato alla oppenione 8. del canto fermo.

RESOLVUTIONE.

Non habbiamo dubbio alcuno, che da te non sia creduto procedere diritta-mente quel principio della figura di sopra nominata, dicendo sol-la-fa-la-fa- sol-fa, & questa oppenione saraà in te cagionata per lo tritono apparente fra la quinta, & l'ultima breuve, il qual tritono uvi nasce accidentalmente per la for-za, & positione della figura b in b fa b mi quadro posta, il qual processo non è da page 32LIBROte inteso, neé considerato, percheé tu pensi euvitare quel Ttritono, & non auvertisci, che tutto è in contrario, perciocheé dicendo fa nel detto E la mi, & essendo il fa sospeso di b fa b mi detto, non saraà spetie terza del Ttetracordo, ma spetie del Ddittono menomato di un Ccomma, percheé procede per semituono, per tuono, & per semituono. Per tanto dannoi (uvolendo seruvare ordine, & retto modo) saraà conchiuso, che uvolendo ischifare tal Ttritono, saraà mestiere, essendo sospesa la sil-laba fa, dir mi nel detto E la mi, dato che gli estremi habbiano nome del Ttrito-no, ma in quantitaà, & forma del Ddiatessaron secondo, per laqual cosa, diuventando il mi di E la mi la, & il fa sospeso conuvertendosi in mi, saraà distrutto il Ttritono per lo segno del Ddiesi nello estremo inferiore, come piuù compitamente nel princi-pio della gGiunta del nostro Toscanello habbiamo detto, & con molte ragioni di-sputato.

OPPENIONE V.

Quanto si aspetta intorno la intelligenza del punto, egli è da sapere, che egli non è altro, che una figura minima in quantitaà, ma in potenza grande, come dannoi è stato dichiarato al cap. 32. del primo libro del nostro Tosca- nello, & simile al cap. 28. del libro secondo de Institutione harmonica, Iilqual punto, secondo che piace ad alcuni, è di sei ragioni nella essercitata musica, cioè pun-to di perfettione, di imperfettione, di diuvisione, di alteratione, di trasportatio-ne, & di aumentatione, ciascuno de' quali affermano per seé solo senza mescola-mento alcuno nella musica potere il suo effetto operare, come la presente figu-ra dimostra.
Et intorno il primo essempio di essi dicono, che il punto dopo la prima breuve si domanda punto di perfettione, perciocheé rimosso tal punto, sarebbe necessario re-integrarla, & accompagnarla colla seguente semibreuve,. Intorno al secondo, essi uvogliono, che il punto dopo la prima semibreuve sia di imperfettione, ma che non essendouvi il punto, la breuve rimanga perfetta per cagione d'una euvidente, & chiara quantitaà d'un tempo solamente ternario, la qual perfettione non eè sempre fer-ma, ma in facoltaà del musico, & dallui cosiì intesa,. Et appresso quanto al ter-zo, il punto posto fra le due semibreuvi racchiuse da due breuvi chiamano punto di diuvisione,page 33SECONDO. 5diuvisione, percheé conchiude, & ristringe la prima breuve, & la seconda alla se-conda breuve,. Circa il quarto, e 'l quinto essempio, punto di trasportatione inten-dono essere quello dopo ilquale seguono due, òo piuù breuvi, per lo qual modo, & or-dine non auverrà quello, che da loro è creduto,. Del punto di aumentatione, per es-sere noto, àa ogn'uno, non ci è paruto dirne altro.

OPPOSITIONE.

Se la sentenza di Aristotile è uvera, sarà di souverchio, & uvano considerare per lo piuù quello, che per lo manco si puoò bene intendere, per la qual cosa coloro, i qua-li uvogliono, che ci siano sei punti musicali, non poco hanno preterito il uvero mo-do, conciosia cosa che niuno de' sopradetti punti non possa per seé solo operare effet-to alcuno senza il soccorso del punto di diuvisione, o di perfettione, non ostante che 'l nostro uvenerando Don Franchino al cap. 12. del secondo lib. della sua pPratica habbia creduto, che il punto di reducimento, senza mescolanza alcuna, per seé possa operare, come nel principio del seguente Ttenore ha dimostrato, come l'essempio ti mostra, il qual punto in apparenza par bene, che sia semplice per seé solo punto di riducimento, percheé non fa effet-to di niuno altro punto,. nNientedimeno, se tal punto non appareraà, la prima semibreuve puntata, & la minima, & la semibreuve seguenti saranno annouverate per un sol tempo, ouver breuve perfetta, laà douve che senza tal punto la seguente semibreuve, per non poter far imperfetta la prima breuve per la uniuversal regola della similitudine, saraà necessario sincoparla, ouvero trasportarla, douve potraà hauver il suo luogo,. Et percheé tal misuramento na-sceraà da l'arte, & anchora dalla natura, la qual per seé, & senza altro fauvore opera, & dimostra il suo effetto, & ordine, seguiteraà, che il punto messo da Franchino per punto di trasportamento otiosamente uvi saraà posto, neé potraà stare, senza l'altrui aiuto, & fauvore, percheé senza tal punto si considera quello, che da Franchino per esso punto è stato inteso,. Et imperoò non saraà di necessitaà assegnare sei punti, ma solamente tre, come seguitando intenderai.

RESOLVUTIONE.

Chiaramente si uvede, che il punto di perfettione, di alteratione, & di trasportatione non possono per seé soli operare effetto alcuno senza la commistione del punto di diuvisione, o di perfettione, percheé il punto di diuvisione è quello, che genera la imperfettione, la alteratione, & la trasportatione, & che cioò sia uvero, guarda al secondo essempio di sopra notato, douve uvederai, che quel punto infra la prima, & la seconda semibreuve fa dui effetti, percioò che prima diuvide, appresso altera, on-de rimosso tal punto, ne seguiraà un altro modo d'annouverare, cioè che la prima, BBpage 34LIBRO& la seconda breuve resteranno perfette, & la terza semibreuve piuù dallui non saraà alterata, o raddoppiata,. Et altresi, se porrai mente al terzo essempio, ouve il punto fralle due semibreuvi si dimostra, trouverai, che egli diuvide, & fa imperfette le due breuvi, ma non uvi si trouvando, le breuvi saranno perfette, & la seconda semibreuve si alterarà,. cCosiì nel quarto, il punto di diuvisione opera tre effetti, cioè diuvide, fa imperfetto, & trasporta, per lequali dimostrationi uveggiamo, che il punto di di-uvisione è quello, che causa gli altri accidenti,. Et il punto, che nel primo essempio si dimostra, si diraà punto di perfettione, et di trasportatione,. Si potraà dunque credere, che coloro, iquali hanno considerato essere tre punti, cioè di perfettione, di diuvisione, & di aumentatione, hanno hauvuto non poco lume di intelligenza, impe-rocheé hanno tacitamente lasciato adietro il punto di alteratione, & di riduttione da l'ordine de' punti, come superflui, & inutili, percheé la alteratione prodotta do-po alcun punto, con punto o senza quello, è cagionata, quando il numero ternario hauveraà diffetto di una nota, come qui, la qual al-teratione non nasceraà dal punto po- stoposto fra la quarta, & la quinta semibreuve, ma dal mancamento, fanno che [sic: che fanno] le semibreuvi dopo il punto po-sto,. pPer tanto il detto punto non saraà di alteratione, ma di diuvisione, percheé fa, che le figure annouverate a tre sono per altro modo diuvise, & considerate, che non erano senza esso,. Et se alcuni dicessero, che tal punto saraà rettamente chiamato di alteratione, percheé essa non puoò accadere senza l'apparenza di lui, Ssi rispon-de, che il propio della alteratione è, che il numero ternario sia scemato di una no-ta simile alle due innanzi annouverate, seguitando dopo una maggiore propinqua al-lei;. Adunque diremo, che il punto sopra detto non saraà causa di tale alteratione, ma solo il scemamento ne saraà cagione, percheé esso punto solo diuvide, & rimouve le figure dal primo loro essere, & l'alteratione attende a reintegrare il detto numero, che secondo il regolar precetto, et ordine detto è dimostrato habile ad essere alterato.

OPPENIONE VI.

Non penso anchora di tacere intorno la oppenione di molti antichi, & moder-ni scrittori, de' quali, per non essere di mia consuetudine, neé di natura inuvi-dioso, tacerò il nome, ma ben uvo' dire la sentenza del Vangelo: cChi ha orecchi di udire, oda,. pPer tanto dicono, et dichiarano, che il circolo, et il semicircolo col punto sono chiamati maggior perfetto, & imperfetto, et senza 'l punto minor perfetto, & imperfetto, come ne' loro trattati manifestissimamente si uvede, le sentenze de' qua-li con euvidenti ragioni saranno dannoi riprouvate.

OPPOSITIONE.

Questa preminenza di maggioranza perfetta, et imperfetta da loro data alla fi-page 35SECONDO. 6gura circolare, et semicircolare, secondo ogni dotto non le si conuviene, ma è tolta in prestanza dal modo maggior perfetto, et imperfetto,. Et percheé la detta figura circolare, & semicircolare piuù l'una, che l'altra conengono [sic: contengono] in seé alcune perfettioni, loro danno titolo di maggioranza, et di minoranza perfetta, & imperfetta, per laqual cosa, se da te il circolo puntato è inteso maggior perfetto, et il semicircolo maggior imperfetto, auviene, perciocheé nel circolo sono due perfettioni, cioè la breuve, et la semibreuve, laà douve che nel semicircolo non uve n'ha se non una, la quale è la semi-breuve. Ma nota, che quando nella musica si dice modo maggior perfetto, gli si daà quella dignitaà, & maggioranza, che dar gli si puoò maggiore, Iintorno la qual cosa si domanda, se il circolo puntato è maggior perfetto, come si chiameraà questo seguente segno: 33,. Egli è certo, che tu nol domanderai altro che mo-do maggior perfetto, minor perfetto, tempo perfetto, et prolation perfetta, nome uveramente idoneo, & conuveneuvole et da ogni perito musico confermato;. Adunque il circolo semplice puntato per te haraà equiuvalenza di nome àa quello, che si dimostra con due cifre ternarie, la qual cosa non puoò star a modo alcuno, percheé il circolo semplice puntato, & il semicircolo non possono acquistar nome di maggioranza perfetta, & imperfetta, auvegna che egli hauvesse tal nome, per rispetto di quelle due note perfette, perciocheé ouve cosiì fosse, saremmo costretti nominar questo 33. piuù che maggior perfetto, percheé la massima, la lunga, la breuve, et la semibreuve sono perfette, la qual oppenione sarebbe erronea, & falsa, & similmente ne nascerebbo-no altri disordinamenti, & manifeste confusioni, se da loro fosse detto questo segno, , minor perfetto, & il seguente minor imperfetto, come qui, , Iimperocheé se da te è chiamato questo segno maggiore imperfetto, percheé non chiami questo, , maggiore perfetto, per rispetto della sua forma circolare, & per la ugualezza, che è fra loro di perfettione, conciosia cosa che in questo, , sia una sola perfettione, et nel seguente, , un'altra,. oOnde considerato il fondamento, chiaro si uvede essere ogni ordine confuso.

RESOLVUTIONE.

Chi uvuol ben considerare, trouveraà, che il segno circolare, & il semicircolare semplici puntati ne' musici suoni non potranno essere rettamente chiamati maggior perfetto, neé maggior imperfetto, conciosia che nella musica misurata noi habbiamo cinque spetiji principali, cioè Ttempo, Mmodo minore, Mmodo maggiore, Pprolation maggiore, et Pprolation minore, Lle quali maggioranze, & minoranze sono appropiate alla Mmassima, & alla Llunga, le quali son figure, che rappresentano il modo mag-gior perfetto, il maggiore imperfetto, il minore perfetto, & il minore imperfetto, Lla qual perfettione, & imperfettione maggiore, & minore non si concede alla cir-colare, neé alla semicircolare figura semplici puntati, & non puntati, ouve esse non siano accompagnate con due cifre numerali ternarie, ouvero binarie, o etiandio con una, le quali sono da' dotti musici antichi, & moderni dimostrate;. lLaà onde per le so-BB iipage 36LIBROpredette ragioni diremo, che la semplice circolar figura col punto non opera tanti effetti, percheé in lei solamente due perfettioni, l'una della breuve, et l'altra della se-mibreuve, si trouvano, ma que' segni, che si trouveranno con due cifre ternarie appresso il circolo col punto, hauveranno quattro perfettioni, cioè la massima, la lunga, la breuve, & la semibreuve, per le quai dimostrationi la circolar figura, & la semicir-colare colle due cifre appresso acquisteranno il nome del modo Mmaggior perfetto, Eet dell'Iimperfetto, & del Mminor perfetto, & dell'Iimperfetto,. Et la detta figura circolare semplice puntata haraà quattro uvarietaà di segni, la prima il circolo col punto, la seconda il semicircolo col punto, la terza il circolo senza punto, la quarta il semicircolo senza punto,. Laà onde è da dire, che il circolo, et il semicircolo, quando hanno il punto, si debbano chiamare Ttempo, & Pprolatione, perciocheé essi sono applicati al Ttempo, ouvero alla Bbreuve, come è il punto alla Ssemibreuve, & quando non l'haranno, tempo perfetto, & tempo imperfetto saranno detti.

OPPENIONE VII.

La comune oppenione di ciascun musico intorno gli interuvalli musici è, che non si debba nel contrapunto comporre mi contro al fa nelle consonanze perfette, percheé esse sono spetiji, le quali offendono, & di natura discordano, come da b mi grauve ad F grauve, & da E la mi a b fa acuto, lequali positioni sono di Ddiapenti diminuti, non atti, neé conuveneuvoli nella musica, come Franchino al 3. cap. del 3. lib. della sua Pratica in lingua latina dice, che niuno non dubbita, chella quinta scema-ta di un semituono, per esser tal scemamento molto noto, non sia aspra, & nel canto poco conuveneuvole, & che per tal rispetto in musica non si patisce, chell'ordine delle spetiji Ddiapentiche da A grauve siano deriuvate, & per esser tal auttorità ordinaria, et comune, non si diranno altre sentenze sol per breuvitaà.

OPPOSITIONE.

Sarebbe disconuveneuvole, se, intorno la dichiaratione del sopradetto capitolo, io fussi di contraria openione di quello, che dannoi è stato dichiarato al 14 cap. del secon-do libro del nostro Toscanello, douve dice,: Quelli, gli quali poneranno in uso due quinte l'una dopo l'altra, dato che l'una sia perfetta, & l'altra imperfetta, secondo il parer nostro incorrono in errore, percheé nella diuvisione Ddiatonica non si patisce tal spetie diminuta etc., nel qual luogo auvertirai, che l'intendimento nostro non fu, che tal spetie, quando che sia, non potesse, ouve fosse in piacere del musico, essere to-lerata, percheé potraà per seé sola stare, & dal b molle essendo reintegrata, saraà per-fetta,. pPertanto due cose sono di douvere essere sanamete considerate;: l'una, se il compositore intenderaà far perfetta qualche figura o nota, che nello acuto, o nel grauve sia distante da un'altra per uno Ddiapente diminuto; l'altra, se dallui saraà immaginato trascorrere in altre spetiji che de' Ppentacordi, le quali considerationi saranno page 37 SECONDO. 7rettamente dall'arte ammesse, & concedute, come appresso intenderai.

DICHIARATIONE.

Se la oppenione di coloro, iquali dicono, che la sillaba mi contro il fa nella conso-nanza perfetta non è tolerata nella diuvisione Ddiatonica, fosse uvera, bisognerebbe dire, che il monacordo in uvano fusse ritrouvato, percheé il Ddiatonico genere non sarebbe Ddiatonico, se dallui non nascesse il Ddiapente imperfetto nel detto monacor-do diatonicamente diuviso, & considerato, Iil qual genere Ddiatonico è detto natu-rale, & percheé la natura non opera mai in darno, seguiteraà, che tutti gli interuvalli Ddiatonici, cosiì consonanti, come dissonanti, si potranno accommodare alla harmo-nia, come la presente figura dimostra. Canto Tenore. Basso. Tenore Basso.
Egli mi si fa àa credere, che tu non negherai, che quella seconda nota del Ttenore legata ouvero concatenata, & la seconda semibreuve del Ssoprano non siano ragio-neuvolmente poste, non ostante che tra loro sia la spetie del Ddiapente scemato, imperocheé se altrimenti fosse collocata, sarebbe contraria a ogni terminata regola, la quale comanda, che uvolendo procedere a una altra consonanza, che selle dia inan-zi la piuù uvicina,; per tanto il detto mi contro il fa saraà dal senso dell'udire comportato,. Appresso procedendo alla terza dopo la quinta, & uvolendo in essa far per-fetta la quinta precedente, la detta quinta, per essere una sesta minore, non si con-uverebbe colla ottauva del Bbasso,. Oltre le predette cose, nel secondo essempio appare il Ddiapente imperfetto, & in molti altri luoghi di buoni, & dotti compositori, percheé essendo pronontiata nella seconda metà del Ttempo, non potraà producere asprezza alcuna, la quale offenda, percheé da l'arte non è posta in tal luogo come consonanza, ma è intesa caderuvi come discorso d'un tempo intero in due parti se-parato, la seconda parte del qual Ttempo è dissonante, come anchora accade della seconda, della quarta, & della settima, & delle loro deriuvate, le quali sono distan-ze da seé stesse nel genere Ddiatonico non consonanti, & nulla dimeno per una certa intelligenza, & arte, sono nelle compositioni essercitate, come è suto [sic: futo] dimostrato da Bartholomeo Rami al cap. 8. del trattato secondo della sua Pratica intorno al-la fine, douve parla del Ssemidiapente,. Et questo quanto alla prima consideratione,. Intorno alla seconda, se il buon compositore, & musico si immagineraà procedere per la spetie sminuita, o imperfetta, le quali naturalmente procedono senza essere contrarie a gli essempi disopra mostrati, bisogneraà tenere altro modo, percheé ha-raà immaginato altro effetto, per lo quale opponeraà il segno rotondo accidentale ala [sic: alla] reintegratione della spetie sminuita, o imperfetta, come qui. Canto. Tenor. Alto. Basso.

OPPENIONE VIII.

Da tutti i dotti musici, & parimente da' mezzani è stato detto, & fermamente statuito, che nel contrapunto non si possano comporre due consonanze perfette di un medesimo genere, & natura insieme ascendenti, & descendenti, senza as-segnare di ciò ragione alcuna;. Et percheé stimiamo tale intelligenza, & cogni-tione douver recare ad un hora profitto, & dilettatione, di alcune cose àa ciò apper-tenenti dannoi sarai breuvemente ragguagliato.

OPPOSITIONE.

Se il Ddiapason, & il Ddiapente perfetti ciascuno per seé puoò producere grata harmonia, & piuù soauve risonanza che alcuna altra delle imperfette distanze, Ssi domanda, percheé adunque essi sono nelle compositioni, ouvero nel contrapunto con piuù rispetto usati, che non sono le imperfette spetiji, le quali sono poste secondo 'l uvolere del compositore nell'ascendere, & nel discendere con molte Tterze, & Sseste. Certamente essendo il Ddiapason, il quale è formato di uvoci Vunisone, simiglieuvole al suono unisono, & similmente la quinta, per la sua nota, & stabile distanza, & corrispondenza, segue, che piuù spetiji perfette simili frequentate nelle compositio-ni douvrebbono producere, & rendere piuù amena, & soauve harmonia, che non fa la terza, neé la sesta, secondo il qual modo dice Bartolomeo Rami, che Tristano de Siluva diceuva, che egli si puoò dar una quinta dopo un'altra quinta, cioè l'una perfetta, & l'altra imperfetta, come si uvede in quello antico canto chiamato Soys emprantis [sic: So ys emprentid],So ys emprentid: by Walter Frye. See Peter Bergquist, The Theoretical Writings of Pietro Aaron (Ph.D. diss, Columbia University, 1964), p. 339. Eet in uno di Verdelot, Infirmitatem nostram etc., peroò che tal Qquinta imperfetta non si concede nelle note intere, ma nelle parti minute del tempo, come qui, cioè di Mminima, & di Ssemiminima., Canto. Tenor. Basso. Iil qual modo piacendoti resta nel tuo arbitrio di seguirlo, & massimamente in una necessità strema, non è dannoi uvituperato. page 39 SECONDO. 8

RESSOLVUTIONE.

Egli eè antica, & approuvata sentenza, chella similitudine suole cagionare uvera concordia, & amicitia, abencheé puoò auvenire, che tale amicitia, & concordia, la quale nasce da tale similitudine, saraà odiosa a qualche terzo, & quinci adiuviene, che se due uvoci unisone, quinte, ouvero ottauve, per essere simili in specie, saranno fra seé concordi in amicitia, & similitudine, tale loro amicitia per tal modo essercitata, non saraà diletteuvole al senso dell'udire, il quale tra quelle saraà terzo, & uvero giu-dice del processo harmonico, imperocheé noi uveggiamo, che naturalmente il dolce semplice piace al gusto humano,. nNondimeno, per lo continuarlo, il gusto tosto il ne ha in abominatione, & par che cerchi, & desideri altro mescolato, & uvario cibo, il che è futo dimostrato da Boetio nel undecimo capitolo del primo libro della sua mMu sica, ouve trattando del genere Ccromatico, dice,: Spedite adunque queste cose, egli è da dire de' generi de' canti, iquali sono tre, Iil Ddiatonico, il Ccromatico, & l'Eenar-monico, fra' quali il Ddiatonico è alquanto duro, & naturale, ma il Ccromatico tiene quasi della natura del Ddiatonico, & piuù soauvemente procede, per le quai parole, il genere Ccromatico dallui è detto molle, percheé discorre per Ssemituoni,. oOn-de per tal mollezza, conciosia cosa che dallo audito fosse abominato, è futo rimosso dalla essercitatione, la qual cosa è stata dimostrata da Guido mMonaco, al capitolo quarto di quel suo tTrattato de' Ttuoni, douve dice, che i medesimi Ssemituoni non han-no luogo mai l'uno dopo l'altro, i quali sono stati ritrouvati per moderare, & rad-dolcire il canto, & che quando con men consideratione, & rispetto, che non si conuverebbe, sono posti, rendono durezza, & amarore in quella guisa, chi [sic: che] fanno le cose condite di souverchio sale, per la qual dimostratione si uvede, che assai piuù piace a gli ascoltanti il genere Ddiatonico usato, ilquale, come dice Boetio, è alquanto duro, & naturale, percheé nel suo ordine procede per un Ssemituono, & per dui spatiji di Ttuoni continouvati nel suo Ttetracordo, gli quali spatiji, o interuvalli di Ttuo-ni sono spatiji duri piuù che non sono quegli del genere Ccromatico, il qual procede per dui continouvati Ssemituoni, & per un Ttriemitonio in uno interuvallo, gli quali sono spatiji molli,. Et se alcuni argomentassero cosiì,: Se due spetiji perfette simili ascendendo, & discendendo non sono grate, segue che due spetiji perfette dissimili, come la quinta dopo la ottauva, ascendendo, & discendendo, non debbano produce-re grata neé soauve armonia;, Aa tal loro ragione si risponde, che dato che la ottauva, & la quinta siano di natura perfette, esse peroò non sono di una medesima spetie,. Et siì come naturalmente suole interuvenire, che maggior diletto, & piacere sente il gusto in essendogli anzi due cose diuverse, che una sola porte, Ccosiì accade, che la quinta dopo la ottauva, & la ottauva dopo la quinta, percheé non sono simili in spe-tie, potranno stare insieme, cioè l'una dopo l'altra, ascendendo, & discendendo, senza impedire l'ascoltare;. Intorno adunque al parere di coloro, che non uvoglio-page 40LIBROno, che due consonanze perfette di un medesimo genere insieme ascendenti, & di-scendenti nel contrapunto siano concesse, conchiuderemo secondo Bartolomeo Rami, al precetto secondo del suo cContrapunto, che due quinte, o due ottauve, come è stato detto, insieme non si conuvengono, percheé quella continouvanza parrebbe una cosa medesima, per non esser in esse natura uvariabile, & appresso s'incorrerebbe qual-che uvolta nel Ddiapente diminuito, & percheé tali suoni sono tra loro equisonanti, per tal similitudine, & equalitaà, sono tralasciati dall'armonia, la quale non è al-tro, che mescolanza, & diuversitaà di uvoci concordi, le quali procedono per Aar-sim, & Tthesim, cioeè ascendendo, & discendendo;. Seguiteraà adunque, che la otta-uva posta dopo un'altra ottauva, & similmente la quinta dopo un'altra quinta non produceranno ottima harmonia, & appresso che per tale processi di suoni concor-di non nasceraà quel mescolamento di diuverse spetiji concordi, il quale dalla diffini-tione di sopra assegnata è dimostrato.

OPPENIONE IX.

Habbiamo piuù uvolte considerato una non buona oppenione di alcuni composi-tori, i quali ne' lor concenti figurano in una riga, o Sspatio due Bbreuvi, o Ssemibreuvi, delle quali l'una saraà sospesa, ouvero sostentata, & l'altra naturalmente procederaà,. Et questo intenderai in tutte le corde, o positioni, douve il segno del b giacente hauvraà signoria, come nel, C, nel F, & nel G, & come la figura chiara-mente dimostra. Canto, Tenore. Canto. Tenore. Basso.

OPPOSITIONE.

Se le oppenioni di coloro, che tale ordine tengono, fossero con uvero modo, & ar-te considerate, & immaginate, non sarebbono arditi di mostrare quello, che in contrario essere si uvede, intorno la qual cosa dice Bartolomeo Rami, che se tal modo fosse tenuto circa ciò, ne seguiterebbe l'uno di dui errori, cioè, o che egli si pro-cederebbe della sesta minore nella ottauva, ouvero bisognerebbe che quelle due uvoci che sono poste nel G acuto fosseno proferte con uguale suono, percheé non essendo cosiì pronontiate, tra la prima, et la seconda nota caderebbe la distanza di un Ssemituon non buono, & nel genere Ddiatonico per seé non usato, ma incommodo, & non conceduto, le quali considerationi malamente possono essere intese da coloro, i quali non hanno uvera cognitione delle congionte, la intelligenza, & notitia delle quali porgepage 41 SECONDO. 9porge insegnamento, & dottrina di conuvertire una spetie maggiore nella minore, & una minore nella maggiore, & similmente dimostra il modo di recare una spe-tie imperfetta alla propia sua perfettione, & una perfetta alla imperfetta.

RESOLVUTIONE.

Se saranno dannoi osseruvati i regolari precetti del contrapunto, non saraà conuve-neuvole formare due note nella riga o spatio di diuversa natura, come dimostrano le due Bbreuvi del sopra posto essempio, siì come alcuni per seruvare la regola del detto contrapunto hanno fatto, i quali hanno sospeso la seconda breuve, la quale era sesta minore, nella maggiore, per rispetto dell'ottauva del seguente Ttenore, per lo quale ordine, per coprir un male, ne commettono un maggiore, il qual si uvede nella prima breuve, la quale quinta, & naturale si mostra col Ttenore, conciosia cosa che per es-sere incommodo, & faticoso tal spatio di Ssemituon maggiore, continente al genere Ccromatico, & non al Ddiatonico, saraà dibisogno rimouvere la prima detta breuve di Qquinta in Ssesta anche essa maggiore,. Onde similmente nel secondo essempio ne nasceraà un altro manifesto errore, non ostante chella nota incoronata sospesa innanzi il ripigliamento della seguente posi alquanto nel tacere,. pPer le medesime ragioni di sopra mostrate saraà processo odioso, & non concesso, percheé il Bbasso conuviene col-la detta breuve seguente nella ottauva, il quale inconuveniente, & errore nasce per tua cagione, percheé di ciò non hai la uvera intelligenza, la quale ti mostra quella otta-uva creare in decima, Eet ti fa accorto di altri processi simili.

OPPENIONE X.

Giaà dannoi molte uvolte fu hauvuto consideratione alla poca auvertenza, & uva-na oppenione di alcuni, i quali si credono creare nelle loro compositioni quel-lo, che dal musico è chiamato Ffuga, la imaginatione de' quali non saraà in tutto quel-la, ch'alla fuga si conuviene, imperocheé essi considerano tal effetto solamente conuvenirsi alla fuga, conciosia che esso sia appartenente etiandio al canon, Iil quale ap-presso de' Greci uval quanto regola, come seguitando intenderai. Canto. Tenore.
Se da te saraà considerato, come procedano le note, o sillabe del sopra posto essempio, uvederai, che di necessitaà bisogneraà, che il Ttenore pausi i dui primi tempi del Ccanto, & procedendo tal principio non faraà l'effetto somigliante al Ccanto, percheé CCpage 42LIBROesso procede da re-mi-fa-sol, il qual processo eè la prima Ddiatessaron, & il Tte-nore da ut-re-mi-fa, ilquale è processo della terza Ddiatessaron,. lLaà onde, per esse-re da molti tal uvia ignorata, diranno, che sia fuga per Ddiapason, perciocheé il principio del Ttenore rende ottauva al canto,. Et cosiì in tutte le altre imitationi danno il titolo alla fuga non conuveneuvole al cominciamento di colui, che lo segue, onde ne nascono inconuvenienti manifestissimi.

RESOLVUTIONE.

Gli antichi, & dotti musici, & anchora i moderni, in questa parte di musica chiamata Ccontrapunto, hanno considerato molte uvarietaà, & modi d'interuvalli prodot-ti dalla uvaria positione delle contabili [sic: cantabili] figure, ouvero note, Dde' quai processi uno han-no chiamato Ffuga, laqual fuga, ouver consequenza non potraà stare per seé pronontiata, cioè con un suono, percheé essa non puoò esser prodotta con manco di due uvo-ci, delle quali l'una segua dopo l'altra,. Et tal fuggire si fa in quattro modi, cioè per Vunisono, per Ddiatessaron, per Ddiapente, & per Ddiapason, & per le loro compo-ste, o replicate,. pPer tanto, come di sopra è manifesto, diremo che fuga non sia altro, che una somiglianza di interuvalli musici, gli quali è mestiere che siano simili di forma, & di nome,. Stando adunque questi termini, dico, che il processo di sopra mo-strato, non saraà uvera fuga, percheé non ha similitudine di nome, imperocheé dicendo il Ssoprano re-mi-fa-sol, Eet il Ttenore ut-re-mi-fa, saraà Ccanon, & non fuga, per lo qual fondamento hauverai riguardo quando farai un uvarco, che da te sia inteso fu-ga, ouve al nome di quella non risponda;: dirai Ccanon per Ddiatessaron, òo per Ddia-pente, òo come ti piaceraà, & non fuga, la quale come con ragione si habbia affare, nella seguente figura uvederai.

Fuga per Ddiapason

OPPENIONE II [sic: XI].

Hanno domandato alcuni, & forse hanno ferma oppenione, che i tre generi, cioè il Ddiatonico, il Ccromatico, & l'Hhenarmonico debbano hauver principio page 43 SECONDO. 10dalla proportione Ssesquiottauva, & non de' Ssemituoni, & dal Ddiesi, percheé esso spatio del Ttuono è perfetto, et di maggior dignitaà, che non è il Ssemituono, et il Ddiesi;, per laqual cosa, stando i detti generi, o Ttetracordi cogl'interuvalli minori nella parte grauve, essi fanno una domanda: Qual sia la cagione, che essendo il Ccomma, co-me piace a Boetio, minimo, & insensibile all'udire, Pitagora, & gli altri philo-sophi non habbiano trouvato una diuvisione di Ttetracordi, i quali habbiano nel gra-uvissimo loro interuvallo la proportione, ouvero spatio di esso?, Lla qual questione nel 1516 fu da dDon Franchino proposta mentre l'eccellente mMesser Gioan Spada-ro, & io con lui, & con Nicolo Vulso erauvamo a musico litigio, nella quale il det-to dDon Franchino teneuva, che i tre generi hauvessono principio per Ttuono, & non per Ssemituono, neé per Ddiesi, allegando Boetio, Iilquale parlando de' detti generi, di-ce, che egli mai non adiuviene, che essi possano essere cangiati di grauvi in acuti;. Per tanto dal sopradetto mMesser Gioanni, & da noi fu data resoluta risposta, come di sotto appare.

OPPOSITIONE.

In questo luogo Franchino allega il 4. lib. della mMusica di Boetio, & noi trouvia-mo che il detto Boetio nel lLibro primo al cap. 21. dice in contrario, perciocheé laà douve dallui della forma Ddiatonica è trattato, egli incomincia nel grauve, & procede nel acuto, dicendo, che secondo la diatonica Ccantilena in un Ttetracordo si procede per un Ssemituono, per un tuono, & per un altro Ttuono,. Dapoi trattando della forma Ccromatica, dice, che 'l Ccromatico genere, il quale è detto quasi colore, come quello, che uvaria dalla natura del Ddiatonico, è cantato per duoi continouvati Ssemi-tuoni, & per un Ssemidittono;. Et similmente dello Hhenarmonico dice, chell'Hhenarmonico, per essere piuù ristretto, si canta in tutti i Ttetracordi per duoi Ddiesi l'un dopo l'altro, & per un Ddittono; per laqual cosa annoi pare, che chiaramente Boetio dica per altro modo, percheé dimostra, che tali generi procedono dal grauve nel acuto, & non dal acuto nel grauve, neé manco a Pitagora piacque trouvare Ttetracor-di, ne' quali si trouvasse nel grauvissimo luogo la proportione del Ccomma.

RESOLVUTIONE.

Di sopra si uvede, come Boetio assegna gli interuvalli a' detti generi, dicendo: la uvo-ce procede, & anchora si canta,. lLaà onde si comprende, che se la uvoce non potesse prononciare gli interuvalli de' detti generi, che tali interuvalli sarebbono uvani, & di souverchio posti, & trouvati,. Per tanto si dice che lo spatio del Ccomma non è futo considerato, neé posto per interuvallo di alcuno genere, percheé dato che egli sia com-preso dall'udire, dallo stormento naturale non puoò essere pronontiato,. Et come sa-rebbe fuor di proposito a colui che, douvendo essere in alcun luogo, facesse in giro il camino, ouve con men fatica, & piuù acconciamente a dirittura uvi potesse peruvenire, CC iipage 44LIBROcosiì se lo spatio del Ddiesi basta, piuù parti minute non si uvogliono ricercare,. Et ben che lo stormento artificiale (concioò sia cosa chell'arte sempre si sforzi di imitare la natura con tutto il suo potere) potesse per uventura pronontiarlo, non essendo il na-turale bastante, neé uvaleuvole a ciò fare, nientedimeno in tal diuvisione egli non si uve-de essere d'importanza alcuna;. Similmente da Franchino fu domandato,: pPercheé il Ccromatico Ttetracordo dal Ddiatonico è deriuvato, piuù tosto procedendo dall'acuto nel grauve, che dal grauve nel acuto?. Si risponde, che niuna legge, neé ragione puoò sforzare il musico nella diuvisione di Ttetracordi a dar principio piuù nel grauve, che nel acuto, percheé quelli interuvalli, iquali si possono hauvere dallo acuto nel grauve, si potranno anchora hauvere dal grauve nello acuto;. Per tanto dico cioò essere a bene-placito di colui che fa tal diuvisione di grauve nel acuto, Iilche è stato osseruvato da Iacob Fabro nel diuvidere de' generi spessi, Eet somigliantemente da Guido nella partio ne [sic: partitione] del suo Mmonocordo secondo il genere Ddiatonico diuviso, cosiì anchora da Bartolomeo Rami nel Ddiatonico partimento, & anchora in quello, douve egli dimostra, che ogni Ttuono resta partito in dui Ssemituoni, Eet da Franchino al cap. 15. del primo libro dell'Armonia delli stormenti(.<space>cConchiuderemo adunque, che tal diuvisione co-minciata per lo grauve, o per lo acuto è in requisitione del musico, percheé il buon partitore faraà poca stima nel mediare dui estremi Ssesquitertiji, comunque si cominci, o nell'acuto, o nel grauve.

DEL SEMITVUONO NEL GRAVE.

VUltimamente fu domandato, percheé habbiano i Ttetracordi origine dal Ssemituono nel grauve, & non da altra spetie, o figura appartenente al Ddiatessaron, con-ciosia cosa che ciascheduna spetie habbia il sesquitertio interuvallo. Questo quesito, il quale similmente da dDon Franchino fu fatto, nel uvero eè, di poca, & quasi nulla estimatione all'Academia de' musici, percheé questo porre del Ssemituono sta nel uvo-lere del musico,. pPure per sodisfacimento di molti, alcune ragioni sopra di cioò si diranno,. pPeroò dico, che essendo il Ssemituono quello interuvallo per lo quale mediante la sua uvaria sede le spetiji del Ddiatessaron sono uvariate, che egli non fu senza cagione posto nel luogo piuù grauve de' Ttetracordi, come luogo piuù degno dello acuto, impe-rocheé egli è molto piuù degno nella musica la Iintensione, per la sua facilitaà, che non è la Rremissione, & questo noi uvediamo nello introducere il discepolo ne' musici inter-uvalli, percheé prima si amaestra intorno l'ascendere, con queste sillabe: ut-re-mi-fa- sol-la, & poi nel discendere;. Oltre di cioò, noi habbiamo duoi modi, ouver Ttropi, cheé quegli, i quali sopra il loro fine ascendono, sono primi nel ordine assegnati, & quegli, che sotto la loro finale lettera discendono, sono secondi nel ordine considera-ti. Appresso, non è dubbio alcuno, che il principio grauve non sia piuù degno dell'a-cuto, percheé il grauve, eè come tutto, & lo acuto, è parte di esso grauve, come habbiamo da Aristotele ne' Problemi;. Medesimamente diremo, che tale Ssemituono sia stapage 45SECONDO. 11to posto nella parte grauve per poter, dopo la diuvisione del genere Ddiatonico nel Tte-tracordo assegnata, con piuù ageuvolezza procedere alla uvera diuvisione de gli altri generi, i qual per le ragioni su dette debbono anchora hauvere i numeri de' loro inter-uvalli nella parte grauve nella diuvisione de' Ttetracordi.

OPPENIONE XII.

Nel medesimo tempo? & millesimo soprascritto, il nostro dDon Franchino heb-be contraria oppenione, come appare da alcune sue a me scritte intorno il capitolo. 55. del Tterzo della nostra Musica della Institutione harmonica, ouve dannoi eè detto, che il Qquinto modo è quando il Ssemicercolo si ritrouva uvolto al contra-rio sotto il segno del tempo imperfetto, Lla qual figura significa doppia proportio-ne, sopra qual luogo egli disse: In questo pigliate errore, perciocheé il Ssemicircolo, comunque sia uvolto, sempre è segno di tempo imperfetto, come qua: , , [[mus.TemImpDown]], [[mus.TemImpUp]], Iil qual Ssemicercolo, per non esser altro che un cerchio imperfetto, non pieno, o non intiero, o sia posto sopra, o sotto le figure, che di esso sono coronate, non è di uvalor uveruno, & seguitando dice, che non trouvò mai dotto autore, che assegnasse ragione alcuna, che tal segno, ., neé meno l'altra sua uguale parte, come qui., ., ., fusse proportione doppia, et che allui parea, chell'emispero [sic: hemisphero], ouvero Ssemicircolo fosse una figura di Ggeometria, & la metà d'un circolo, appresso che il Mmusico giudicauva, & assegnauva il circolo e 'l semicircolo al tempo ternario, & al binario, & che non erano posti per caratteri di numeri da gli Aarithmetici,; & conchiudendo, dice, che quello che dinota numero, è gouvernato dalla discreta quantitaà, & che tali numeri Mmusici debbono essere dimostrati per le zifre numerali, & non per, , neé per. ., le quali sono figure che s'appartengono alla continouva quantitaà;, Ttrallequali quantitaà, cioeè tralla continouva, èe la discreta, non è poca contrarietaà.

OPPOSITIONE.

Al gran discorso, & obiettione della Eccellenza del nostro dDon Franchino, la quale egli ci fa in poche parole dicendo, che egli non ha mai trouvato dotto alcuno, che tra questo segno., ., & quest'altro., ., faccia proportione doppia, Ddannoi è risposto, che se egli non ha uveduto di cioò special regola, o trattato, che noi l'habbiamo trouvato nelle compositioni de' dotti musici nostri predecessori, & percheé egli dice, parlando Ggeometricamente, cioeè secondo la quantitaà apparente, che il Ssemicir-colo neé l'altra sua parte uguale non potranno fare doppia proportione, conciosia che l'emispero [sic: hemisphero], o Ssemicircolo sia una figura Ggeometrica, & la metà d'un circolo, Qquesto dannoi è conceduto parlando quanto alla Ggeometria, la qual consideratio-ne intorno la materia nostra è di souverchio, percheé essendo tal nostra consideratio-ne della musica, Ii Mmusici non giudicano il circolo, neé il semicircolo secondo la for-page 46LIBROma, & la quantitaà apparente, Mma pigliono esso circolo, e 'l semicircolo, come egli afferma, per tempo ternario, & binario,. aAppresso egli uvuole, che il Mmusico non possa porre questo segno del ternario. . contro a quest'altro del binario. . per crear la sesqualtera proportione, Mma ha oppenione che il Mmusico, quando uvor-raà dimostrare qualche proportione ne' suoi canti, debba adoperare le zifre, o figure numerali da gli Aarithmetici usate, Iintorno al qual parere, dico, che l'usare i nume-ri eè in potestaà, & arbitrio del musico, neé percioò si fa pregiuditio alla Aarithmetica, che bencheé sia lecito al Mmusico sapere Aarithmetica, egli non è peroò sforzato di usarla, se non quanto allui piace, & bisogna, Ppercheé se il Mmusico ne' suoi canti puoò di-mostrare per lo suo circolo, & per lo semicircolo la proportione cadente tra le sue figure cantabili, non gli è dibisogno andar togliendo le zifre d'altrui.

RESSOLVUTIONE.

Se il Mmusico fosse in errore de' suoi circoli, & semicircoli, secondo che l'eccellen-te, & consumato Mmusico mMesser Gioan Spadaro al su detto Franchino rispose, segui-rebbe, che gli Aarithmetici circa le figure loro fossero parimente nel medesimo errore, per le quali essi dimostrano la unitaà, & la aggregatione di essa unità, come qui.: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 etc., Iintorno la qual cosa chiaramente si uvede, che esse figure numerali non sono altro, che una linea ne' diuversi modi dimostrati posta, per la qual cosa il Mmusico a similitudine dello Aarithmetico, senza riprensione alcuna, puoò usa-re altre figure differenti da quelle dell'Aarithmetica, come. . &. ., per dimo-strare il suo numero ternario, & il binario,. Ma egli ha creduto, che la uvertuù del-l'annouverare consista solamente nelle figure dello Aarithmetico, la qual cosa è falsa, perciocheé noi uveggiamo che, tutto che l'arte dell'Aarithmetica sia una sola, et l'istes-sa, nondimeno appresso di molti con diuversi carratteri, &, segni ella, è significata, et dimostrata, perciocheé uveggiamo i Greci hauvere le lor figure differenti da quelle de' Latini, & similmente gli Hebrei, & altre nationi, le quali, tutto che con uvari caratteri, la ne dimostrino, et dichiarino, non dimeno tutte ugualmente la ne credono, et tengono la medesima,. Similmente se il Mmusico dimostra il suo ternario per lo circolo, & il binario per lo semicircolo, dallui non è peroò stimato, che tali numeri siano diuversi in uvertuù, & quantitaà da' numeri dalli Aarithmetici usati, & considerati,. Il medesimo uveggiamo dalla forma delle lettere del nostro Aalphabeto, & di quelle de' Greci, & di altre lingue, le quali quantunque di figura & di apparenza siano tra seé differenti, & dissimili, esse peroò in uvertuù, & uvalore sono le istesse, & fanno il medesimo effetto, & operatione, siì come si uvede in queste lettere, δ, γ, le quali, come che con queste, d, g, non habbiano somiglianza de forma, nondimeno le pri-me l'istesso si uveggono operare appresso di Greci, che le seconde si facciano appres-so de' Latini, & de' nostri. Oltre di cioò, siì come la unitaà cosiì segnata., i1., senza mutar la forma di essa altramente, alcuna uvolta è intesa per principio del numero, & al-page 47SECONDO. 12cuna uvolta dimostra numero, Ssimilmente il circolo, & il semicircolo del Mmusico è alcuna uvolta inteso per tempo perfetto, & imperfetto, & alcuna per termine pro-portionato. Appresso dice il detto eccellente mM. Gioan Spadaro, che il Mmusico po-ne in due maniere la pausa occupante la metà dello spatio, cioè discendendo, & ascendendo, come è la pausa della semibreuve, & la pausa della minima, & sottogiogne, che egli è manifesto che, quanto alla continouva quantitaà, tra le predette due pause non ha differenza alcuna apparente, ma quanto alla uvaluta, che dal musico è inteso che la pausa de la detta semibreuve comprenda in seé tre uvolte quella della mini-ma, & qualche uvolta due,. fFinalmente conchiude, che essendo la pausa della minima, la quale è la metà di quella della semibreuve, seguiteraà, che la detta metà, che è la medesima figura, saraà differente da seé stessa,. Inteso dannoi il fondamento, & le ragioni del sopradetto, si puoò conoscere, che questi duoi semicircoli., ., dato che se-condo la loro forma siano uguali, essi peroò per la loro diuversa apparenza, ouvero positione sono dal Mmusico considerati producere diuversi effetti intorno le figure loro cantabili., Ddalle quai cose si raccoglie, che il semicircolo, secondo che egli si trouva posto, è preso qualche uvolta da i Mmusici per assegnare il uvalore alle note cantabili, & qualche altra per leuvare il detto uvalore loro, perciocheé questi segni., ., dan-no il numero alle figure, siì come al contrario questi le ne priuvano, imperocheé recano la nota in un certo essere, & stato secondo il uvolere del cantore,. Et per tanto egli è da dire, che questo semicircolo riuvolto., ., dalli antichi sia stato inte-so per lo doppio di questo.: . Peroò, se tal ordine da loro rettamente è stato compre-so, non ha dubbio, che quello che dannoi a loro somiglianza, è futo trattato, conuve-neuvolemente non sia stato detto.

OPPENIONE XIII.

Giaà dannoi fu intesa una nouva oppenione, che hauveano alcuni intorno al , ta-gliato, & non tagliato., Lla quale era, che essi non potessono producere insie-me paragonati la doppia proportione, neé altra spetie, conciosia che essi non possano far l'effetto di caratteri numerali in dimostrare alcuna proportione, & diceano, che il semicircolo uvergolato, o tagliato, partorisce una diminutione simile alla pro-portione doppia nelle sue figure, & che comparando il detto semicircolo tagliato al semicircolo non tagliato, le note, ouvero sillabe, di esso restano considerate nella di-minutione della metà del suo uvalore,. Appresso da loro era detto, che i seguenti se-gni non erano considerati nella proportione Ssesqualtera, come qui., ., ., percheé il Ssemicircolo è segno di tempo imperfetto, & solamente diuvide la breuve in due semibreuvi, & tutto il rimanente del canto, Eet similmente, che la figura circolare è se-gno di tempo perfetto, & separa la breuve in tre semibreuvi, Eet in altre, che tali se-gni bene dimostrano la quantitaà loro, & il processo ternario, & il binario nelle semibreuvi, ma che non possono far diminutione, neé accrescimento alcuno apparte-page 48LIBROnente alla proportione, le sentenze, & fondamento de' quali dimostreremo non esse-re di momento niuno, perciocheé essi si fondano solamente nell'essercitatione.

OPPOSITIONE.

Diciamo adunque, che da loro solamente è considerato la uvertuù del segno, & non l'effetto del segnato, percheé dicono, che il segno semicircolare tagliato produce una diminutione simile alla doppia proportione,. Si risponde, che per tal somiglianza, & conuvenenza, che ha il segno semicircolare con quella, egli non saraà punto dissi-mile dalla detta proportione, Lla natura della quale in questo luogo adopera, chel-la figura perde la metà del suo uvalore, o uvertuù, per la qual cosa dico che il semicir-colo adogato, o reciso, accompagnato di questo., ., dimostra la proportione dop-pia, percheé come disopra habbiamo detto, essendo comparato al semicircolo non ta-gliato, le sue cantabili figure restano considerate la metà manco del loro uvalore,. Appresso, la detta proportione si puoò dimostrare per gli numeri, come qui, 2/1, 4/2, Ppercheé ogni figura sotto tali termini numerali segnata, in comparatione delle poste inanzi àa seé uvicine, resta con la metà del suo uvalore considerata.

RESOLVUTIONE.

Vedute & considerate dannoi le ragioni sopra dette, diciamo, et conchiudiamo, che il semicircolo tagliato, paragonato al semicircolo non tagliato, sempre rende la pro-portione doppia, et che al Mmusico piuù si conuviene segnare la detta doppia proportione per gli suoi propi segni attrauversati, che per gli altrui caratteri numerali, percheé ogni scienza dee procedere per gli suoi termini, per fino che di quelli si puoò uvalere, et douve co' suoi non possa sodisfare, in tal caso all'altre scieze le è lecito di ricorrere, la qual cosa è osseruvata da' dotti antichi Mmusici,. Medesimamente dalloro sono stati usati i caratteri numerali in esprimere quello, che per lo circolo, et per lo semicircolo non potea essere dimostrato,. Et percheé essi non sanno anchora, che il circolo, posto in opposito del semicircolo, generi la proportione Ssesquialtera, di qui nasce, che solo attendono alla prattica, perciocheé eglino non considerano, chella Mmusica, la quale consiste nella sonora quantitaà, dee hauvere un principio inuvariabile della sua uva-luta,. Et siì come il Ggeometra diuvide la istessa forma, o figura in piuù modi, rimanendo essa inuvariabile, cosiì il Mmusico, come colui, come s'è detto, che tratta della sono-ra quantità, deèe hauvere una inuvariabile principio, ilquale dalli inuventori di quest'arte fu chiamato Ttempo, il quale molte uvolte insieme raccolto produce quello che dal Mmusico è chiamato Mmodo, come in piuù luoghi l'eccellente, & dotto Mmusico mMesser Gioan Spadaro nel suo tTrattato della perfettione dalla Ssesqualtera prodotta con-ferma,. Et percheé da loro è detto, che il circolo, & il semicircolo dimostrano sola-mente le loro quantitaà del numero ternario, & del binario nelle semibreuvi, et non diminuimento,page 49 SECONDO. 13diminuimento, neé accrescimento proportioneuvole, diciamo, che questo è falso, per-ciocheé se il Mmusico puoò diuvidere il suo tempo in parte minute, & con esso producere le parte terze, & le mezze, le quali siano uguali tra loro, senza togliere da altrui quello, onde possa esprimere la sua intentione, non uveggiamo, percheé di ciò ne deb-ba nascere contrarietaà alcuna,. Queste considerationi erano osseruvate da gli anti-chi, per le quali da loro fu constituito tanta uvarietaà di segni per diuvidere il tempo, imperocheé ciascun segno assegna non solamente al tempo uvaria diuvisione, ma etian-dio uvaria pronontiatione, & per conseguente aumentatione, diminutione, & pro-portione tra loro comparati, Aalla qual cosa essi erano contrarii, percheé diceuvano, che nel canto figurato, le semibreuvi di questo segno., ., sono cantate ugualmente col-le semibreuvi di questo segno , ., Aa che rispondiamo, che gli è la uveritaà,. pPeroò il buon Mmusico non dee dannare l'arte, per compiacere alla semplice essercitatione, percio-cheé egli puoò bene, scriuvendo in Mmusica, seruvare alla Ttheorica la propietaà, & tutto quello che è suo, sanza derogare in cosa uveruna alla prattica, & per tal modo il detto potraà sodisfare all'una, & all'altra, & quello, che a ciascuna di esse si conuviene, loro conseruvare,. oOnde per le ragioni addotte, gli antiche & dotti Mmusici sesquialte-rauvano le note di questo segno., ., comparate al seguente., ., percheé per un tempo di questo., ., pronontiauvano due semibreuvi, & sotto questo., ., ne passauvano tre, la qual cosa è impossibile, uvolendo procedere per uvie ragioneuvoli, che altrimenti sia considerata, non ostante che dannoi sia stato in contrario osseruvato, al cap. 38. del primo libro del nostro Toscanello, non ad altro fine, che per osseruvare quello, che molti innanti [sic: innanzi] noi hanno usato. For a discussion of the shift from equal minim to equal breve, see Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 187.

OPPENIONE XIIII.

Ciascun dotto, & mezzano Mmusico, cosiì antico, come moderno, ha constituito, & per ferma regola dato, che il Ttritono, ouvero Ttetracordo maggiore ne' concenti musici debba essere distrutto, & mollificato, non meno quando egli ascen-de, & descende che quando egli è composto, & non composto, Iil qual mollificamento non per altro dal musico è stato usato, se non per una dura, & aspra distanza ischiuvare, la quale nasce dal primo stremo all'altro, la qual distanza, o interuvallo è dalla Hharmonica consideratione tralasciata.

OPPOSITIONE.

Conciosia cosa che l'oppenione d'ogni Mmusico intenda a fuggire la intolerabile durezza del sopradetto Ttritono, affine che tu sappia, che alcuna uvolta esso si può tolerare, dico, che egli è dibisogno considerare molti modi, & uvarietaà, le quali pos-sono essere dimostrate dalla natura di esso, Iimperocheé dal musico, ouvero composi-tore essendo inteso, & figurato composto, & incomposto, o uveramente dall'uno streDDpage 50LIBROmo all'altro, ne seguiteraà, che alcuna uvolta saraà tolerato, & alcuna no, la qua-le intelligenza, & secreto forse non saraà ageuvole a douvere essere intesa, percheé pro-cederà gradatamente, ouvero per gli mezzi, per lo qual discorso, et processo si comprenderaà chell'udire dal detto Ttritono no potraà essere offeso da l'uno stremo a l'altro, da' quali stremi prouviene tale disonanza, la quale, per un certo ordine di fi-gure, & note ristrette trall'uno stremo & l'altro, non saraà ammollita, ma accet-tata per natural suo discorso, come la figura sottoposta ti faraà manifesto.

RESSOLVUTIONE.

Se egli saraà fatto giudicio intorno i sopra posti essempi, non potraà se non esser detto chella quinta semibreuve colla settima renda spatio di un Ttritono, & similmente la prima breuve del secondo essempio colla seconda semibreuve legata ne rende un al-tro, li quali dui tritoni certamente potranno essere tollerati, non ostante che ogni re-gola uvoglia, che quando un canto ha principio nel F grauve, et da esso F grauve ascende al b mi acuto, & per opposito, sempre si debba cantare per la figura del b molle,. nNulla dimeno ogni regola puoò patire eccettione, conciosia cosa che egli si uvogliano uvariji effetti considerare,. pPer tanto diremo, che tali tritoni potranno ret-tamente dal cantore essere pronontiati et tollerati, percheé sono composti, & dimezzati da alcune note, le quali mettono tempo, per modo che la durezza, & dissonanza loro, la qual nasce da gli stremi, non è sentita, & poco offende gli uditori, per laqual cosa, se dall'uno stremo all'altro saraà dimezzamento, ouvero compositione di alcune note, per essere lontana la sillaba mi dal fa, potrai senza commettere errore procedere all'uno, & all'altro modo, come saraà in tuo piacimento,. Ma se saranno composti, o dimezzati per una sola sillaba, o nota, ouvero per uno solo interuvallo, senza dubbio essi non saranno tollerati, imperocheé gli stremi sono troppo prossimani, & uvicini, nella qual cosa la regola non patiraà eccettione, come la figura seguente dimostra.
Certamente egli è cosa molto conuveneuvole far mentione, & dar notitia delle pre-dette cose, percheé, tutto che esse paiano essere contro a' precetti, & alle semplici re-gole date a gli incomincianti, peroò da gli intendenti, & dotti compositori non sono tenute in uvil pregio, come dimostrano le loro compositioni, & canti a tre, a quat-page 51SECONDO. 14tro, & a piuù uvoci, Iimperocheé in tali canti, per una certa arte, meglio si puoò occul-tare al senso dello udire uno processo, il quale gli sarebbe aspro, & spiaceuvole, che nelle compositioni a due, o a tre uvoci,. Et questo adiuviene, percheé quando il buono compositore conosce, che una parte del concento ha diffetto, & manca nell'ordine, incontanente mediante l'arte, & la ragione le porge aiuto in qualche altra parte, & progresso del canto medesimo, in guisa, chell'udire, non sentendo durezza, neé impedimento alcuno, a tal sonorità, & harmonia si acqueta,. Et percheé tra gli inter-uvalli, & distanze della quarta, cioè di due tuoni, & de un semituono, che cadono nel diatonico monacordo, uve ne hanno luogo alcuni del tritono, auvegnadio che esso Ttritono paia difforme dall'ordine de' Ttetracordi;, Nnondimeno da quelli, che han-no la uvera intelligenza della Mmusica, essendo con industria, & arte accommodato nelle harmoniche comparationi a tre & a piuù uvoci, ageuvolmente si potraà tollerare, massimamente quando hauvraà la terza, ouvero la decima nella parte grauve, come seguitando si uvede. Canto. Tenore. Basso.

OPPENIONE XV.

Egli è gran questione tra alcuni uveracemente poco intendenti, che il comporre in Mmusica non sia altro, che una pratica, i quali a corroboramento di questa loro oppenione dicono, che molti sono stati, & a' tempi nostri si trouvano, i quali sono eccellenti, & ottimi compositori senza hauvere molto fondamento di musica,. Et perciocheé questi tali considerano questa diuvina arte solamente alla scorza, & su-perficie, essi dicono essa essere cosa ageuvolissima,. pPeroò, accioò tu conosca quanto fe-risca lontano dal uvero segno questa loro oppenione, mi è paruto da sporti quello, che, contro questi tali, dal nostro mMesser Gioan Spadaro è detto.

OPPOSITIONE.

Chi uvorraà intorno tal materia in alto leuvare il suo ingegno, chiaramente conosce-raà, che tutta la etaà d'un huomo non solamente non saraà bastante a douver peruvenire al sommo di essa, ma neé anche i primi gradi pure a salire,. Dico adunque, chell'ar-te del comporre l'harmonia non consiste solamente nella pratica, Ppercheé ouve cosiì fosse, egli seguiterebbe, che colui, il quale piuù praticasse, & piuù si essercitasse in comporre, hauvesse piuù gratia, & cognitione di tal arte, Iilche tutto si uvede essere in contrario, perciocheé egli si è uveduto per esperienza, che alcuni haranno essercitato DD iipage 52LIBRObuona parte della loro uvita l'arte del comporre, & poi da' altri, che quella per picciolo tempo haranno pratticato, saranno state superate,. Adunque egli non è da di-re, chell'arte del comporre consista solamente nella pratica, Iimperocheé hauvendo la Mmusica molti membri, & particolari considerationi, Aalcuni di essi solamente considerano la ragione delle distanze sonore per termini proportionati, come accade nel canto fermo, altri la misura del tempo in diuversi modi essercitata, la quale al canto misurato si appartiene,; Ttali hanno rispetto di ottimamente cantare, & con leggiadria le uvoci, & suoni proferire, Iin modo che l'harmonia uvenga grata a coloro, che l'ascoltano,; Eecci un altro membro, il quale è detto arte di comporre l'har-monia, & questo tale attende a ordinare le sonore distanze per certa scienza & moderata arte, et ordine, accioò che esse peruvengono a gli orecchi di coloro, che l'odono, soauvi, & grate, Ii quai membri, & parti potranno ciascuna per seé soli stare, cioè che 'l huomo potrà hauvere buona intelligenza di un solo de' detti membri, o partico-le senza hauver cognitione di niun altro di quelle,. Et anche potraà hauvere la uvera notitia delle proportionate distanze de' suoni, & non sapere canto figurato, neé canta-re, neé comporre,. Et il somigliante accaderaà dell'altre particole, & membri pre-detti, Ii quali sono tanti, che egli è impossibile, che alcuno possa hauvere la perfetta intelligenza di tutti,. cCrederrò bene, che si siano stati di quelli, & anchora siano, i quali uno, o parte di essi habbiano intesi, laqual cosa adiuviene siì percheé un solo di essi è tale, che richiede molto piuù di spatio, che non è la breuve uvita di un huomo, & siì anchora, percheé i cieli non concedono la intiera cognitione di una scienza in un solo, ma essi la ne compartono in piuù, acciocheé l'huomo per tal perfettione non pre-sumesse troppo alte cose di seé, conciosia cosa che per un antico, et sperimentato pro-uverbio si dica, chella scienza suole far insoperbire.

RESOLVUTIONE.

Risoluviamo, che il ben comporre l'harmonia non consiste solamente nella prati-ca, ma anchora nell'hauvere buona Ttheorica, & cognitione della uveritaà, la qual nostra oppenione fu confermata dallo eccellente, & consumato musico mMesser Gioan Spadaro, il qual dice che uno puoò essere buono, & ottimo compositore, anchora che dallui sia ignorato ogni altro membro, & particola di musica, percheé harà chiaro lume, & cognitione della uveritaà di tal particola di musica, & posto che dallui non siano considerate molto profondamente le musiche distanze, ma sola-mente la loro semplice sonoritaà, nondimeno, per uvia di una certa arte, & pratica, sàa per tal modo ordinare le sonore distanze, che al sentimento dell'udire producono amena, & soauve harmonica commistione,; Lla qual materia non si trouva, che per al-cuno de gli antichi philosophi, i quali hebbero cognitione di tanti secreti della natura, sia stata saputa trattare nelle opere, & scritture loro, Iimperocheé da loro sola-mente è stato addotto in luce la materia atta alla forma harmonica, cioè il Ddiapa-page 53SECONDO. 15son, il Ddiapente, & il Ddiatessaron, & altre distanze, per la qual cosa i trattati et compositioni loro non sono di tanta eccellenza quanto i concenti di molti eccellenti compositori, i quali senza altramente considerare la propietaà, & la natura, come quelli fecero, di tal materia colla loro arte, & ingegno hanno saputo condurla alla forma harmonica, di maniera che il senso dell'udire resta contento di tale soauve commistione, percheé procedono con tale ordini, & modi sottilissimi di modulationi, che essi sono piuù tosto sopra naturali, che naturali,. lLaà onde si puoò credere che i buoni compositori nascono, & non si fanno per studio, neé per molto praticare, ma siì be-ne per celeste influsso, & inclinatione, Ggratie uveramente, che a pochi il ciel largo destina,. nNondimeno concediamo, che altro non sia il comporre in musica che una pratica, la quale annoi pare, che non consista in altro che in esprimere, & manifesta-re quello che dal Ttheorico, come da colui che prima ciò per istudio, & per acume d'intelletto ha conosciuto, ci è dimostrato, per laqual cosa appare, che uvolendo be-ne, & soauvemente comporre l'harmonia, altro ci uvuole, che la semplice intelligen-za & cognitione de' consoni interuvalli, perciocheé ci concorre anchora la intelligenza, & il sapere di tali suoni concordi appartenenti alla detta harmonia,. Et siì co-me uveggiamo, che per diuversi scultori nel marmo, o in altra materia, essendo intro-dotta la istessa figura, o forma, esse tra loro tuttauvia haranno tanto piuù di perfet-tione l'una dell'altra, quanto gli artefici di esse saranno piuù eccellenti l'uno, chell'altro, Iil simile dico auvenire di questa nostra harmonica facoltaà, nella quale uveggia-mo ritrouvarsi molti compositori, da ciascuno de' quali la materia, ouvero distanze musiche essendo conosciute acconcie alla forma harmonica, essa le è data in piuù ec-cellenza dall'uno, che dall'altro, & con maggior soauvità, & dolcezza prodotta secondo che l'uno ha piuù cognitione, & gratia in tal facoltaà dell'altro,. Et per ta-li argomenti, & dimostrationi si conchiude che l'arte del comporre l'harmonia consiste in altro che nella sola pratica.
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LIBRO TERZO

DICHIARATIONE DEL TEMPO MVUSICO DET-TO NATVURALE, ET ACCIDENTALE. CAP. I.

NOI Voi veggiamo per isperienza, che siì come la scienza, & cogni-tione delle cose non solamente si arreca ornameto, ma etiandio di grandissimo proffitto ci suole essere cagione, per laqualcosa meritamente que' saggi antichi philosophi, lasciata ogni altra cosa, con ogni cura, & solecitudine si diedero alla inuvestigatione di quella, Ccosiì al contrario la ignoranza, come madre di errori, a coloro, che nella sua oscura calligine sono inuvolti, biasimo, & danno solamente per lo piuù suole partorire,. Ma fra tutte le sorti di ignoranza, quella è grauve, & noiosa, & che prepondera di gran lunga a ciascuna delle sue parti, quando alcuno stima di saper le cose, che egli non sa,. Peroò da questo fonte certamente, & non altronde pro-uvengono tutte le oppenioni dalle quali cosiì uveramente siamo ingannati,; Eet peroò, non ostante, che dannoi al cap. 8. & al 27. & al seguente del nostro Toscanello i segni antichi, & moderni siano stati sposti, nondimeno non ne pare fuor di proposito al-cune altre parti reiterare, non manco necessarie che le prime state si siano, conciosia cosa che alcuni si ritrouvino, i quali hauvendo poco lume delle uveritaà, cercano l'arte di oscurare, conciosia cosa che essi credano, che quando un canto non ha nel principio la figura circolare, ouvero la semicircolare, non sia di ragione conceduto, nella qual cosa essi dimostrino essere priuvati di tutto principio, et di ogni quantunque picciola intelligenza, conciosia che egli si consideri il tempo Mmusico in dui modi, cioè apparente, et immaginato, Eet percheé per tal rispetto potrebbono essere stimati duoi tempi, peroò è da sapere che esso, o sia immaginato, ouvero scritto, et apparente nella sua nota, o figura, saraà sempre il medesimo tempo,. oOnde meritamente la sua consideratione anchora si potraà dire essere una sola, la qual predetta diuvisione del tempo in due parti uguali, da' musici è chiamata naturale, Eet questo auviene per pendere, & nascere dal numero binario, il quale essendo primo tra gli altri numeri, è detto naturale, la qual cosa è molto accetta al commertio Mmusico, appresso il quale la detta diuvisione del tempo in due parti uguali, o per altra spetie diuviso, è nota, & cognita per la semplice apparenza di ciascuno concento del canto misurato, cioè senza esseruvi posto neé segnato altro segno, per lo quale tal binaria diuvisione saraà fatta al Mmusico, òo Ccantore,. mMa quando il tempo, o altra spetie è rimossa da tal naturale diuvisione, Ttal mutatione conuviene allhora apparere per certo, & noto segno, per lo quale il cantore sia fatto accorto della accidentale diuvisione delle spetiji del canto misurato, come accade, quando il tempo, o altre spetiji per segni dimostratiuvi, & apparenti non possono essere intesi cadere sotto la binaria diuvisione,. cConchiuderemo che ogni concento, o canto immaginato dal Mmusico, o compositore sotto la binaria page 55TERZO. 16diuvisione sta permanente, & retto, senza altro segno nel principio, dato che nel det-to principio appaiono pause del modo maggior perfetto, & del imperfetto, & del minor perfetto, dellaqual oppenione fu similmente il giudicioso, & dotto mMesser Gioan Spadaro.

Risposta allo eccellente dDon Franchino intorno alcune sue oppe-nioni. Capitolo II.

Nel sopradetto millesimo, cioè nel 1516., dal uvenerabile dDon Franchino ci fu opposto, che dannoi era detto, che otto a, 9. &. 16. ad. 18. comparati non face-uvano proportione sesquiottauva, ma sotto sesquiottauva, la qual differenza apo noi non è riputata di molta importanza, percheé quando i termini comparati sono pro-nontiati, egli non importa, che il minore sia posto prima del maggiore, o il maggiore del minore, ma solo si attende all'interuvallo, il quale cade tra il suono grauve, & l'acuto,. Il contrario adiuviene nelle figure comparate del misurato canto, perciocheé le proportioni della maggior inequalità scemano, & le minori cresceno, douve che nella uvoce non accade crescimento, neé discrescimento,. Similmente sua eEccellenza di-ceuva, che il Ddiesi non era la metà del minore semituono, il che bencheé non paia uvero, pur nondimeno egli il conferma al. 3. cap. del primo libro del suo tTrattato dell'har- monia delli stormenti, douve allegando Bacheo dice, che il Ddiesi è la mezza misura del minor semituono, la qual sentenza dallui è confermata anchora nella sua Theo- rica al. 3. cap. del secondo libro, & similmente al. 2. cap. del Qquinto libro della detta Theorica, & da Boetio al cap. 21. del primo della sua Musica,. Appresso sua eEccellenza dice, che dannoi sono state messe alcune note di color pieno per se-squaltera proportione, Lla qual cosa egli dice esser falsa, imperocheé le note nere per seé non possono dimostrare sesqualtera proportione, alla qual oppositione dannoi è risposto essere la uverità, cioè chelle dette figure piene per seé non significheranno sesquialtera proportione, neé anchor le tre semibreuvi bianche in questo segno, 3/2., per seé sole la potranno fare, ma paragonate ad altre precedenti bene potranno creare la detta proportione, Iintorno la quale, per meglio dimostrare la sua oppe-nione, dice, Cchelle note di tal sorte piene sono dette sesqualterate per essere tra lo-ro di ugual misura, & con tutto che tal diminutione seruva alla hemiolia, ouvero sesquialtera proportione, che propiamente però essa non puoò fare tale effetto, per la qual cosa essendo dannoi domandato àa sua eEccellenza, qual era il propio del sesquialterare, per lui, & per noi fu risposto non essere altro, che leuvare una terza parte alla nota diuvisa per la uvertuù del segno in due parte uguale,. oOltre cioò, se la semibreuve piena, come egli conferma, leuva alla sua semibreuve non piena la sua terza parte, & questi termini, 3/2, tra loro comparati similmente togliono alla detta semibreuve bianca e ad altre simili la sua terza parte, àa noi pare, che quello che è proprio all'uno sia conuveniente all'altro, & tra loro non sia differenza alcu-page 56LIBROna. Per tanto l'una, & l'altra saraà detta sesqualtera, et diminuta, de' quai duoi nomi, qual sia piuù conuveniente, fu conchiuso esser meglio il dire sesqualterate, che diminu-te, percheé dicendo diminute solamente, egli non sarebbe inteso sotto quale diminutione fussero locate, percheé siì come le spetiji di maggior inequalità non hanno fine, cosiì le diminutioni sarebbono infinite,. Per tanto saraà dibisogno dire, diminute sesqualte-rate,. Et a questo modo secondo sua eEccellenza ci sarebbono due sorti di sesqualtera, cioè una propia, & l'altra per certa diminutione di una terza parte, Pper la qual cosa secondo lui la propria staraà per seé, & saraà chiaramente intesa per questi ter-mini comparati, 3/2, & altri simili,; Ll'altra nasceraà dal pieno alle figure assegnate disopra dette,. Et la prima dallui è chiamata propia, per non essere altro sesqual-tera ne' primi numeri, che quando tre figure si fanno equali a due, come i termini disopra dimostrano,. Et la seconda delle tre semibreuvi piene, saraà dallui detta impro-pria, Eet questo adiuviene, percheé ella non si dimostra in cifre numerali, ma dal pie-no delle figure cantabili, il quale leuva alle dette tre note piene tanto di uvirtuù, o uva-lore, che restano solamente in quantitaà di due uvacue,. Et dato che le dette due sesqualtere siano dimostrate per segni diuversi, non saranno peroò tra loro diuverse proprietaà, percheé per questi termini, 3/2, comparati, si conosce, che le tre note bianche, han-no solamente la uvertuù di due di quelle, che loro innanzi sono poste:; & per tal ra-gione i predetti termini comparati, & il nero alle figure assegnato non producono diuversi effetti,. Et peroò sarebbe errore a credere, chella forza consista nel segno, & non nella cosa segnata, percheé siì come il segno del merciaio, o d'altri non è cagione, chella merce sia uvenduta, ma quiuvi stàa per dar a conoscere qual sia di essa il signore, cosiì questi termini, 3/2, stanno per segno della sesqualtera, & non sono peroò essi se-squaltere, ma le figure nel loro sesqualtero uvalore pronontiate saranno essa sesqualte-ra,; & come il uvendere della merce puoò essere per uvari segni dimostrato, cosiì anchora la sesqualtera per uvariji segni puoò essere notata, Eet questi segni appresso i Mmusici si fanno in dui modi, cioè con cifre, & con note piene, bencheé da gli antichi essa se-squaltera era qualche uvolta dimostrata per lo circolo, & lo semicircolo tra loro comparati. dDalle sopradette ragioni conuvinto, sua Reuverenza non pote negare chel-la sesqualtera non si segnasse con le figure piene, imperocheé al cap. 5. del Qquarto libro della sua pPratica, conchiudendo, dice cosiì,: Quello fra questo mezzo general-mente è da douver essere auvertito, chella sequaltera [sic: sesqualtera] di note nere non dee co' suoi nume-ri essere notata, acciocheé per sorte non incorressino, in questo inconuveniente di se-gnare due sesquialtere, Aalle quai parole dannoi fu auvertito, che se le figure piene non si debbono chiamare sesqualterate, ma diminute, ouve egli disopra ha detto se-squialtera di note nere, egli douvea dire sesquialtera di note diminute,. Ma questo egli non disse, percheé conuviene pur in fine, chella uveritaà stia disopra, Lla qual sentenza anchora è stata confermata da Gioan Tintori in quel suo tTrattato di proportione, laà douve trattando della sesqualtera, dice, Cchella sesqualtera ha altri segni che li so-pradetti, la qual cosa puoò ragioneuvolmente stare;. Conchiuderemo adunque, che siì comepage 57 TERZO. 17come le figure piene per seé non sono sesqualterate, similmente le figure uvacue in tal segno 3/2 non potranno essere per seé sesqualterate, ouve giaà ad altre figure non fossero comparate,. Et quello, che è proprio alle uvacue, saraà anchora proprio alle piene, & incontrario,. Alcuni studiosi sono stati a contentione, quale di dui segni predetti habbia piuù efficacia, & hanno conchiuso il pieno essere piuù efficace delle zifre cosiì po-ste, 3/2, & questo dicono auvenire, percheé il pieno è congionto col suo effetto, per essere nelle figure sesqualterate posto, Eet le cifre, le quali sono disgiunte dalle figu-re da loro dimostrate, potranno anche per seé stare altrouve senza quiuvi causare alcuno effetto, ma il pieno non mai. Medesimamente da sua Reuverenza fui ripreso, quando da noi fu detto, che ogni musico interuvallo per seé stesso nella corda sonora puoò essere misurato, dicendo, che pensauva che fusse la uveritaà parlando Ggeometrica-mente, ma che Aarithmeticamente, cioè secondo la proportione del numero intero, & manifesto, che egli non credea, che si potesse trouvare nella corda sonora la misu-ra del Ssemituono minore, neé del magiore [sic: maggiore], neé del Ddiesi, neé del Ccoma, neé del Ddittono, neé del Ssemidittono, cosiì a puntino, ma che bene le si potraà andar appresso al segno, al-laqual oppenione da noi fu risposto, che sua rReuverenza s'inganauva molto, creden-do, che gli interuvalli predetti solamente si potessono hauvere ciascuno per seé nella sonora corda Ggeometricamente & non Aarithmeticamente, conciosia cosa che egli faceuva del ragioneuvole irragioneuvole, & del lecito non lecito, percheé egli uvoleuva, che essi interuvalli si potessono dimostrare per ragioni Ggeometriche, le quali non hanno nome neé misura, & non per ragione Aarithmetica, la quale ha nome, & misura, Iintorno la qual cosa certamente sua rRiuverenza era fuori di ogni ragione, conside-rando che egli non uvoleuva che i sopradetti interuvalli, e quali ne' numeri hanno certa & denominata proportione, si potessono per seé numerare nella corda sonora, se non, per ragioni Ggeometriche, le quali appaiono, & non sono, percheé la musica non le riceuve,. Et cheé sia il uvero, egli si trouva per regola stabilissima, & ferma, che quan-do nella corda sonora uvogliamo hauvere l'interuvallo di qualche euvidente proportio-ne, che tutta la lunghezza della corda si parte per lo numero maggiore, & da poi si fa comparatione da esso al minore,. sSe nella corda uvogliamo introducere la sesqui-altera, la quale produce il Ddiapente, peroò egli eè di mestieri, chella corda sia diuvisa in tre parti uguali, & che dapoi il suono. 3. sia refferito al suono delle due parti, & per tal modo si potraà hauvere lo spatio del minor semituono per seé, il qual cade tra questi termini comparati., 256. ad. 243. Et se tutta la corda saraà diuvisa, ouvero partita in. 256. parti eguali, et dapoi il suono generato da quella saraà ref-ferto al suono. 243., haremo tal semituono minore per seé formato,. Et cosiì anchora accaderaà de gli altri interuvalli, iquali disopra sono nominati.

Oppositione fatta del eccellentissimo Messer Gioanni Spadaro, & da noi confermata. Cap. III

EEpage 58LIBROA nostra confermatione ci è paruto di aggiongere l'autoritaà del eccellente, & dottissimo musico mMesser Gioanni Spadaro Bbolognese, il quale cosiì dice: Egli non fu mai piuù udito, che una distanza, la quale habbia chiara, & denominata proportione, non si potesse per seé trouvare Ggeometrica, et Aarithmeticamete nella sonora corda, percheé quello, che per numeri è apparente, si puoò anchora trouvare nella con-tinouva quantitaà, laà douve tutto quello, che se puoò dimostrare nella continouva quantitaà non puoò giaà per numeri essere dimostrato, conciosia cosa che gli numeri siano infiniti, et l'altra manca di misura, et sia finita, come dimostra Iacopo fFabro dal detto Franchino allegato,. Et percheé sua rReuverenza allegauva Guido mMonaco dicendo, che 'l semituono e 'l semidittono, & il dittono non si poteuvano per seé formare nel Mmonacordo, ma che si poteuva bene loro andare appresso al segno, per laqual cosa concedeuva, che per seé tali distanze potessero hauvere diuvisione nel Mmonacordo, per-cheé niuno Sstormento essercitato colla mano non puoò arriuvare insino alla integritaà della perfettione di tali consonanze, ma che bene si potea tanto accostare alla per-fettione di quelle, che lo audito, come quello, che non puoò comprendere tal imperfet-tione, resterebbe contento,. A tal suo parere da noi si risponde in questo modo, che egli è la uveritaà, che Guido Monaco al cap. 6. nel Microcologo [sic: Micrologo] dice cosiì,: Tutto che il semituono e 'l dittono, et il semidittono siano cantati, nondimeno non riceuvono niu-na diuvisione, per le quali parole Guido non dice, che tale distanze non possano esser condotte per seé nel Mmonacordo con nota, & certa misura, ma si iscusa, che per la diuvisione fatta nel quinto precedente capitolo, tali distanze tacitamente sono forma-te, & prodotte con piuù facilitaà, che non sarebbe auvenuto, se fossero state per seé essercitate, perciocheé nel predetto cap., egli partendo la corda solamente in due, in tre, in quattro, & in nouve parti, ha assegnato in essa corda tutti gli interuvalli nel Mmonacordo necessari, & con tal facile modo procedendo, leuva la faticosa diuvisione, la quale nascerebbe nel formare per seé nel Mmonacordo i predetti interuvalli, Ppercheé uvolendo hauvere nel Mmonacordo lo spatio intiero di duoi Ttoni sesquiottauvi, bisognereb-be diuvidere la corda in. 81. parti uguali, & dapoi refferire il suono. 81. al suo-no. 64., & all'opposito,. pPer tal modo sarebbe necessario essercitarsi circa gli altri interuvalli, cioè del minore & del maggiore semituono, del diesi, del coma, & del semidittono, le quali diuvisioni, dato che siano laboriose, pur nondimeno si possono trouvare, & per seé formare, percheé la loro proportione è chiara, & nota, & commensu-rabile, & ne' numeri constituita. oOnde Guido dice, che non possono per seé riceuvere diuvisione, percheé essa resta apparente dopo la facile diuvisione del Ddiapason, del Ddia-pente, del Ddiatessaron, et del Ttuono. lLe sopradette sentenze dello eccellente mMesser Gioanni non sono publicate, ma dallui ci furno scritte, & da noi considerate, & con-fermate.For a commentary on this passage, see Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 96.

Dichiaratione del Ccontrapunto. Cap. IIII.

page 59 TERZO. 18Molti scrittori in questa nostra harmonica facoltaà hanno diffinito, che cosa sia Ccontrapunto, fra iquali si trouva, che Gioan tTintori nel suo Diffinitorio dice, che il Ccontrapunto non è altro, che un canto, che consiste nel porre di una uvoce con-tro d'un altra uvoce, ilqual Ccontrapunto dallui è diuviso in due parti, cioè in semplice, et diminuto,. Et Franchino al cap. primo del quarto Ttrattato del suo libro dell'Hharmonia de gli stormenti, dallui chiamato Angelico, & diuvino, dice, che il concento, ouvero modulatione è uno corpo, il quale ha in seé diuverse parti accommodate alla cantilena disposta tra uvoci distanti per interuvalli commensurabili, & che questo è detto Ccontrapunto, percheé sempre si considera un punto contro a un altro, o uveramente una uvoce contro un'altra, Pper la qual cosa egli è da considerare che da Gioan tTin-tori, secondo la sua diffinitione, è stato inteso, che 'l Ccontrapunto occorra, ouvero sia, quando due uvoci, o note, o piuù, siano poste in modo che una simile nel cantare uvada, o risponda a un'altra sua simile in nome, ouvero in uvertuù, & uvalore, come breuve contro a breuve, ouvero altra nota, la quale per qualche accidente habbia il uvalore di es-sa breuve, Eet cosiì delle altre note, nella qual sentenza concorre Franchino, douve di-ce, che il Ccontrapunto è per tal modo nominato, percheé sempre si considera un punto contro a un'altro, nel qual luogo bisogna bene auvertire intorno quello, che da Franchino è stato detto, cioè che 'l concento è quello, che è detto Ccontrapunto, Pper laqual cosa pare, che egli contradica in questa seconda autoritaà àa quello che ha detto di sopra, Iimperocheé bisognauva, che egli facesse differenza tra il concento, il quale procede per la nota simile contro la sua simile, & il concento, il quale cade tra molte note tra seé simili, ouvero dissimili, come accade nel diminuire delle note, il qual mo-do di comporre si usa ne' concenti,; & secondo la diffinitione di Franchino, in tali concenti non caderaà il Ccontrapunto dallui diffinito, percheé la sua diffinitione solo saraà intesa conuvenire a quegli concenti, i quali solamente a nota contra nota simile procedono, douve piuù note, simili o non simili, sono pronontiate per una nota loro dissimile, et è contra,. A corroboratione di cioò dice l'eccellente mMesser Gioan sSpadaro, che egli è da notare, douve Franchino ha detto che il Ccontrapunto ouvero Cconcento, o Mmodula-tione consiste di uvoci intra seé distanti per interuvalli commensurabili, che egli apertamente si contradice a seé stesso in molte sentenze scritte dallui ne' suoi trattati, percheé primieramente laà douve tratta del Ccontrapunto, la sesta [sic: terza] minore & la maggiore, cioè il Ssemidittono, & il Ddittono,, & la sesta minore et la maggiore, cioè il Ddiapente col Ssemituono, & il Ddiapente col Ttuono, dallui sono essercitate, come buone consonan-ze,; Eet poi ne' trattati suoi dice, che tali distanze sono incommensurabili, percheé ca-dono in una incerta proportione, cioè lontana dalla multiplicitaà, & alla sopra par-ticolarità,. Et sottogionge, che il predetto Franchino nel preallegato luogo, seguitando a ciascuna uveritaà, delle terze, & seste predette assegna chiara, & nota propor-tione, apparente per termini, & numeri comparati, la sentenza del quale dice esse-re falsissima, percheé fra le date zifre numerali, ouvero nella discreta quantitaà, comunque elle si sia, o aliena, o non dalla moltiplicità, & sopra particolarità, non si daà EE iipage 60LIBROproportione incommensurabile, ouvero irrationale, per la qual cosa appare, che da sua Reuverenza sia state [sic: stata] male intesa quella sentenza di Guido mMonaco dallui regi-strata in quel suo cap., percheé da Guido non fu scritto in tal modo, che dallui fosse tenuto, che il Ssemidittono, & il Ddittono non habbiano certa, & nota proportione, & che non si possano condurre et formare per seé nel Mmonacordo musico, come dal-lui nel suo Ttrattato chiamato Postille è stato prouvato,. Ma dal predetto Guido fu scrritto [sic: scritto] per tal modo, che diuvidendo la corda sonora del Mmonacordo in due, in tre, i quuattro [sic: in quattro], & in nouve parti uguali, da tal diuvisione nasce la Ddiapason, la Ddiapente, la Ddiatessaron, & anchora il Ttuono, delle quali distanze facilmente egli si forma, & riduce a perfettione uno Mmonacordo secondo il genere Ddiatonico compito, & diuviso, nel qual Mmonacordo in tal modo partito appare prodotto il Ssemituono, il Ssemidittono, & il Ddittono, & lo spatio di ciascuna delle seste predette, cioè la minore, & la maggiore, senza essere essercitata la loro propia numerosità, & partitione,. Per tanto si dee intendere, chelle parole di Guido predette suonino come qui,: pPercheé essi siano ammessi nel cantare, nondimeno nel Ccordotono non riceuvono diuvisione, Eet questo adiuviene, percheé tali distanze sono tacitamente prodotte dalle predette partitioni,. Et Bartholomeo Rami, in un certo suo compendio composto in lingua materna dice;, Cche gli antichi diceuvano, che il contrapunto ouvero organizatione non era altro, che considerare la consonanza, che fanno duoi suoni, ouvero due uvoci, o piuù, una piuù acuta, o piuù grauve dell'altra, giuntamete profferite., Aa confermatione della qual cosa l'eccellente, & consumato musico Messer Gioan sSpadaro dice, che 'l medesimo Bartholomeo Rami, suo maestro, nel cap. primo della seconda parte della sua pPratica, dice, che tutto il corpo musico consiste nella distanza dello Ddiapason, la quale cosiste di otto uvoci, ouver suoni, Eet che al Ccontrapunto assai basta dichiarare, come le predette uvoci conuvengono intra loro, & che dapoi procedendo, pone, & colloca le uvoci tra seé equali, ouveramente unisone tra il numero delle consonanze, non percheé intra le uvoci equali, & unisone cada interuvallo, ouvero distanza, ma solamente, percheé sono una medesima cosa, & pari in suono; che tutto che egli dica, che l'unisono non è differente da seé stesso, non peroò egli dice, che l'unisono sia consonan-za, percheé come piace a Boetio, la consonanza non si fa di uvoci simili, le quali sia-no insieme unite in concordia in modo che la loro sonoritaà peruvenga soauve, & gra-ta al senso dell'udire,; Ddapoi che egli dice, che l'unisono stàa in quella guisa nella mu-sica, che sta la unità nella Aarithmetica, perciocheé siì come essa unità no è numero, ma stàa come principio di numero, per tal modo l'unisono non stàa nella musica come consonanza, ma stàa come origine, & fonte delle consonanze, Iintorno la qual cosa an-noi pare, che ciò dal suo precettore sia stato meglio inteso che da Franchino nel se-condo cap. del terzo libro della sua Pratica, douve egli dice, che l'unisono rispetto alle musiche distanze stàa come il punto Ggeometrico rispetto alla linea in Ggeometria, ouvero in continouva quantitaà considerata, Nnella qual cosa Franchino, è in grande er-page 61TERZO. 19rore, percheé se l'unisono considerato dal musico ha natura del punto Ggeometrico, egli non potraà hauvere natura, neé similitudine uvera con la unità in Aarithmetica con-siderata,. Et questo auverraà, percheé tra il punto Ggeometrico & la unità Aarithmetica cade non poca contrarietaà, & questo nasce, percheé la unità in producere il nume-ro, ouvero la discreta quantitaà, saraà molte uvolte presa, la qual cosa del punto Ggeome-trico in creare la continua quantitaà non si uvede auvenire,. Laonde, se il numero si uvede non esser altro, che una moltitudine di unità, la linea certamente, o altra continua quantitaà, non potraà constare di moltitudine di punti, ma solamente di dui, fra' quali è tirata,. Similmente la unitaà in arithmetica considerata non potraà in minute parti essere diuvisa, il qual effetto dal punto Ggeometrico per modo uveruno non potraà na-scere, percheé esso punto non è quantitaà, ma è immaginato, siì come è futo affermato da Euclide, laà douve diffinendo esso punto, dice, che 'l punto è quello del quale non ci è parte,. Per le predette Mmathematiche dimostrationi appare, che l'unisono dal Mmusico considerato solamente si potraà assomigliare alla unità, la quale è principio della discreta quantitaà, la quale unità, come disopra è stato detto, potraà esser molte uvolte presa, & fare di seé numero, & anchora potraà essere in parti minute separata, & questo auverrà, percheé il suono, il qual consiste in tempo, & in quantitaà sonora, potraà similmente essere aggregato, & in parti diuviso, come è manifesto comparando il suono grauve al suono acuto, & il suono acuto, al grauve, Iimperocheé, come il suono grauve contiene in seé il suono acuto, cosiì l'acuto saraà parte del suono grauve, come da Aristotile è stato confermato ne' suoi Problemi,. Si potrebbe però conuvene-uvolmente assomigliare l'unisono alla linea Ggeometrica, la quale è una lunghezza senza latitudine, percheé tal lunghezza potraà essere molte uvolte presa, & creare un numero, & moltitudine di linee, & anchora in parti minute potraà essere diuvisa, a similitudine della data, & considerata unitaà in Aarithmetica intesa,. Ma non puoò giaà essere che l'unisono sia paragonato al punto, considerato dal Ggeometrico per prin-cipio della continouva quantitaà, perciocheé, essendo immaginato, non puoò essere quan-titaà, & per consequente saraà indiuvisibile,. Et dato che fosse molte uvolte preso, non sa-raà peroò di seé linea, percheé come è stato detto, la linea è considerata dal punto dal quale, hauvendo origine, è tirata, & non da quello molte uvolte preso, perciocheé ouve cosiì fosse, egli seguiteria, che la linea, & ciascuna altra continouva quantitaà, si potesse risoluvere nel punto, in quel modo, che il numero si puoò risoluvere nella semplice unità, Eet appresso, che tra la continouva, et la discreta quantitaà non cadessero quelle contrarietaà, le quali per loro natura loro sono assegnate da' dotti, et intendenti Mmathematici.

Come il punto non puoò far imperfetta una nota simile inanzi a un'al-tra sua simile. Cap. V.

Per ischifare, & dilucidare alcune oppenioni, & dubbi, le quali da alcuni Ccompositori sopra l'arte de' dolci, & soauvi moduli, & concenti sono hauvute, saraà page 62LIBROdannoi ragioneuvolmente dichiarato il modo, & la uvia, che a ciò fare si dee tenere, conciosia cosa che in molti concenti, & massimamente ne gli oltramontani, si tenga per ottima, & ferma regola, che una breuve simile alla sua seguente per uvigore del punto sia fatta imperfetta, la qual consideratione certamente è uvana, & di souver-chio, neé concessa da Mmusico alcuno, percheé al punto non si concede poter rendere im-perfetta una nota simile a un'altra simile sotto la ternaria, & ordinata diuvisione, Iimperocheé il punto solamente opera a leuvare la perfettione alla nota, ouvero figu-ra, che per seé sola si puoò dimostrare perfetta, come qui Nnel qual essempio chiaro si conosce, chella breuve, per cagione delle tre semibreuvi segueti, le quali creano un te-po perfetto, resta permanente, intera, e perfetta, ma che traponendosi il punto fra la prima, & la seconda semibreuve, esso faraà imperfetta la nominata prima breuve, come qui. Et questo accaderaà per non hauver essa bre-uve altra nota appresso a seé simile,. Per tanto tal punto non haraà forza, come loro piacer, di dar imperfet-tione mai a una nota a seé simile, come seguitando uvedi., Lla quale oppenione essen-do approuvata dall'eccellente dDon Franchino, al capi-tolo decimo [sic: undecimo] del libro secondo della sua Prattica dice,: Egli è fra questo mez-zo da douver esser inteso, che una nota posta dauvanti ad un'altra sua simile non puoò essere fatta imperfetta, & da noi al capitolo uventesimo nono del pri-mo libro del nostro Toscanello, il medesimo fu dichiarato, per la qual cosa uver-gognensi adunque tutti coloro, i quali tengono, & credono, che tale oppenione possa esser uvera. Ci sono anchora molti, i quali non solamente consentono, & cre-dono che tal similitudine, & perfettione sia manifesta, & ragioneuvole, ma etiandio maggiormente uvogliono, chella detta breuve, posta dinanzi la figura maggiore di seé, sia perfetta, Lla oppenione de' quali chiaramente si uvede essere falsa, perciocheé egli faraà ben di mestieri, che uno fosse rozzo, & senza giuditio a douver credere, che una lunga fosse simile a una breuve, & meno poi la detta breuve a una massima. Pertan-to questo loro argomentare, se una simile posta dauvanti a un'altra simile non puoò essere fatta imperfetta, maggiormente essendo posta dinanzi a una maggiore di seé, non potraà riceuvere imperfettione, Nnon uvale, neé hanno bene apparato Lloica, percio-cheé non trouverranno Mmusico, neé moderno, neé antico, che approuvi questa loro conse-quenza, & oppenione, perciocheé questo non ha luogo se non in quelle note, che sono simili di forma, & di corpo, come habbiamo detto disopra,. Ma pur uvolendo il Ccom-positore far perfetta la nota posta innanzi la maggiore, essa non hauvraà sempre tal perfettione, ma saraà in facoltaà del Mmusico, & secondo piaceraà allui, come essami-nando molte compositioni in quelle, cosiì in note, come in pause trouverrai, & come la figura seguente ti mostra. page 63 TERZO. 20
Habbiamo uveduto nel passato capitolo che alcuni hano alterato quella regola del-la similitudine delle breuvi col uvoler l'una di esse per uvia del punto far imperfeta [sic: imperfetta]. Appresso, come essi uvogliono, che se una simile dauvanti alla sua simile non puoò essere fatta imperfetta, che tanto piuù posta innanzi a un'altra maggiore di seé, che non potraà essere fatta imperfetta, Hhor alcuni altri ci si fanno incontro, opponendo, & contrastando contro la terza, & ultima oppenione, & regola da tutti i dotti auttori ordinata, la quale è, chella breuve dauvanti alla sua pausa sia sempre perfetta, con-ciosia cosa che essi dicano, che il terzo modo, & precetto non è ragioneuvole, uvo-lendo chella detta breuve innanzi la sua pausa sia sempre perfetta, perciocheé ciò al-cuna uvolta stàa nella dispositione, & uvolontaà del compositore, percheé dato che essa breuve si manifesti innanzi la sua pausa, come qui, non peroò saraà simile la apparente pausa, ma saraà simile al suo proprio uvalore, percheé la forma della pausa non ha similitudine colla figura breuve, la qual perfettione dicono essere piuù ferma alle due, tre, o quatro breuvi continouvate, che alla breuve, & alla sua pau-sa, le quali sentenze, & oppenioni non saranno da noi per modo alcuno concedu-te, neé approuvate, bencheé ne' trattati nostri sia in contrario dichiarato, non affine di dare quello, che quiuvi scrissi, per regola, ma piuù tosto per modo di disputare, perciocheé la pausa della breuve resta permanente, ferma, & stabile, come quella che sempre si dimostra perfetta, & imperfetta, senza cangiar forma, come fa quella della lunga, la quale per seé si muta, & uvaria.

Come il cantore dee osseruvare la misura ne' segni de' modulati con-centi dal Mmusico, & Ccompositore ordinati. Cap. VI.

Si trouvano molti, i quali con poca consideratione cantando, danno la misura sotto il segno d'un concento cosiì segnato, , a loro beneplacito, la qual misura non saraà quella, che al segno si conuviene, neé che dal Mmusico è considerata, come in molti canti si ritrouva, i quali haranno nel principio il segno diminuto di sopra mostrato, per lo qual segno essi danno la misura sopra la semibreuve, & questo incon-uveniente commettono per poter con piuù loro facilitaà cantare,. Et per tal modo in-corrono in errore, & in non poca confusione, percheé la misura, che essi tengono nella semibreuve, uverrà a dannare quello, che dal Ccompositore è inteso, & immaginato, conciosia cosa che dopo molte note nasceraà una sesqualtera habitudine, Pper laqual cosa io uvorrei un poco, che mi dicessero questi tali, che danno la misura so-pra una semibreuve per battuta, poscia che saranno giunti alla detta sesqualtera, che proportione saraà quella? Certo non si puoò dire che essa habbia da essere sequaltera [sic: sesqualtera], ma tripla siì bene,. Et questo auverraà percheé essi passeranno tre semibreuvi so-pra la battuta della detta semibreuve, Llaqual cosa è falsissima,. lLaà onde ti saraà ne-cessario auvertire, & dare la misura ouver battuta nel segno sopradetto nella figu-ra breuve, & non nella semibreuve, & cosiì passeranno nella sesqualtera tre semibre-uvi per una battuta contra le due semibreuvi, o contro una breuve del segno diminuto, o tagliato,. Et quanti ce ne sono anchora, che cantando tal segno per una semibre-uve per battuta, giunti alla sesqualtera, muteranno misura per accomodarsi a quella della sesqualtera, per gli quali inconuvenienti ci è paruto cosa conuveneuvole chia-rire tal modo, & misura, peroò le [sic: li] diciamo essa non essere altro, che una lunghez-za finita per equali interuvalli, la qual misura, ouvero modo di misurare in questa facoltaà di Mmusica è considerata in dui modi, cioè annouverando le note cantabili, et non cantibili dal principio del canto insino al fine secondo il uvalore della nota a seé maggiore propinqua, cioè cogliendo insieme tre minime per una semibreuve perfet-ta, & due per una imperfetta, Eet similmente tre semibreuvi per una breuve perfet-ta, & due per una imperfetta, Iil simile facendo delle breuvi rispetto alla lunga, & delle lunghe rispetto alla massima, la quale non saraà misurata, percheé dopo essa non si daà nota maggiore, della quale essa massima sia molte uvolte contenuta,; & tale ordine i Mmusici propiamente chiamano misurare, percheé tale ordine, & modo dimo-stra se il canto ha tutto il suo numero, cioè del Mmodo, del Ttempo, & della Pprola-tione, secondo la dimostratione del segno innanzi del canto posto;. La seconda consideratione, & modo di misurare nasce da quella misura, la qual considera il Mmu-sico, ouvero Ccantore, quando esso leuva, & abbassa la mano, o anchora il piede, il quale inalzamento, & abbassamento i phisici chiamano Ssistole, & Ddiastole,. pPer-tanto a colui, il quale desidera rettamente misurare, & cantare, saraà di necessità, che cantando, in atto ouvero nella mente consideri un certo mouvimento, & battuta inuvariabile, ouve tutte le note proportioneuvolmente si riduchino, al qual moto, ouver misura è stato ordinato da' dotti, chelle figure, o note di ciascuno segno debbano mi-suratamente concorrere, per la qual cosa il presente segno., 3., chiamato Mmodo con Ttempo, per la auttorità [sic: autorità] de' dotti antichi, et moderni insegna dare la misura nel cantare sopra quella nota chiamata da loro Ttempo, il quale altrimenti è detto breuve,. Et con tal modo ne' segni, ne' quali la breuve saraà dimostrata perfetta, per una battuta passeraà una breuve pfetta, ouvero il suo uvalore,; Eet in quegli, che harano il modo minor pfetto et impfetto col Ttempo dimostrato impfetto, come i segueti., 2., 2., sempre la uvera misura caderaà sopra la breuve imperfetta, o due semibreuvi,; Ddi quel-lo che si dee operare ne' dui seguenti segni, come qui, ., , assai chiaro al cap. 38. del primo libro del nostro Toscanello habbiamo scritto;. Ma nel circolo, & nel se-micircolo senza il punto, la battuta, ouvero misura caderaà nella semibreuve, & im-peroò se un Ttenore, o altra parte saraà segnato con uno de' presenti segni, ., ., & che le altre parti di tal canto siano segnate con ciascuno di questi., 3., 3., 2., 2., alhora una minima di quegli dui segni col punto in mezzo harà tanta uvertuù, & uvalore. page 65 TERZO. 21lore, quanto una intera breuve di ciascuno de' quattro segni disopra mostrati,. Et an-chora per una minima de' dui segni puntati, passeraà una semibreuve per battuta di questi dui non puntati., ., . Hauvendo uveduto, & chiaramente compreso la natura, & forma de' sopradetti segni non diminuti, potrai ageuvolmente intendere quello. che nel diminuto si contiene, conciosia cosa che egli sia da considerare, che essi se-gni diminuti siano nella loro semplice integrità, come disopra si dimostrano,. pPer-tanto essendo passato una breuve per battuta, se essi saranno diminuti ouver tagliati, come qui., 3., 3., 2., 2., per una battuta, o tempo passeraà nel termine di quella prima breuve la quantitaà di una lunga, & la battuta, la quale cadeuva sopra la semi-breuve ne' presenti, ., ., nel diminuto caderaà sopra la breuve,; Eet quella, la quale in questi., ., ., cadeuva sopra la minima, essendo diminuti, caderaà sopra la semibreuve,; Eet questo s'intende sempre ponendo, & passando due figure simili in nome, & quantitaà del segno diminuto àa comperatione del segno non diminuto.

Delle parti, & imperfettioni delle note. Cap. VII.

Essendo da noi stato trattato della imperfettione delle note al Ccap. 20 del pri-mo libro del nostro Toscanello, per non essere quiuvi a sufficienza stato dichiarato tutto quello, che facea di mestieri dichiarare, saranno da noi dilucidate alcu-ne sentenze, & essempi necessari, & àa molti grate, & utilissime, le quali sentenze sono dallo eccellente Mmusico mMesser Gioanni sSpadaro addotte, et da noi confermate,; Eet questo faremo per cagione di alcuni, i quali di ciò forse non hanno la uvera cognitione,. Et percheé in tal nostro capitolo sopradetto non fusse preso errore, auvertirai, che laà douve da noi è dichiarato, chella massima puoò esser fatta imperfetta da una lunga, da una breuve, da una semibreuve, & da una minima, non è da noi considera-to, neé inteso, che la detta massima possa esser fatta imperfetta da una breuve, o semi-breuve, o da una minima, Mma solamente dalla lunga, o dal suo uvalore, percheé la breuve, la semibreuve, o la minima non sono terze parti di quella,. pPertanto intenderai, che, siì come la breuve potraà fare imperfetta una di quelle lunghe contenuta, ouvero intesa in essa massima, cosiì la semibreuve, o la minima saranno atte affare imperfet-ta una di quelle breuvi, & semibreuvi contenute, & annouverate nella detta massima, come seguitando harai cognitione,. Si diraà adunque, che di quelle note, le quali pos-sono esser perfette secondo la uvolontaà del Ccompositore, & imperfette per lo leuva-mento della loro terza parte, Aalcuna haraà solamente la parte propinqua, come la semibreuve, Eet alcuna haraà la parte propinqua, & la remota, come la breuve,. Similmente, alcuna di esse haraà la parte propinqua, & la remota, & anchora, la parte piuù remota, come saraà la lunga, Eet alcuna haraà la parte propinqua, & la remo-ta, & la piuù remota, & la remotissima, come saraà la massima,. Et habbiamo da considerare, che ciascuna nota, nella quale puoò consistere perfettione, si saraà anno-uverata perfetta, eccetuando le pause,. Tal nota potraà essere fatta imperfetta dalla FFpage 66LIBROnota a seé minore propinqua, ouveramente dal uvalore di essa sua minore propinqua, Eet cosiì seguiterà, chella semibreuve nella prolatione perfetta, come qui., , ., potraà essere fatta imperfetta dalla sua terza parte, o dal suo uvalore, in questo modo. Possono alcuna uvolta tali semiminime piene stare in tali segni puntati, massimamente ne' canti, che con tali segni sono dimostrati, douve non cadano minime piene, le quali alle uvolte sono usate affine di ischifare al-teratione, o per qualche altra lecita cagione,. Alcuni altri dicono, che quando una sola nota saraà considerata perfetta in qualche canto, ouve accada far la imperfetta, Ttal nota considerata perfetta dalla sua terza parte, ouvero dal suo uvalore, che alhora tale terza parte, o suo uvalore dee esser tutto posto dalla parte dinanzi ouveramente dopo, et no una parte innanzi, & una parte dopo la nota fatta impfetta, come qui, Ee no in questo modo., o in altri simili, i quali possono accadere,. Et questo dicono auvenire, percheé diuvidendo la semibreuve nelle sue parte minute, come sono le minime, le semiminime, & l'al-tre, & ponendo una parte della detta semibreuve alla parte dinanzi, & una parte dopo la breuve, egli pare, che una delle tre semibreuvi contenuta in essa breuve sia fatta imperfetta dalla minima posta dalla parte dinanzi, & dalla minima posta dopo tal breuve,. Pertanto dicono, che se un canto saraà segnato col segno della prolation perfetta, che in quel caso tale positione saraà lecita, & con ragione posta, & ben considerata, come qui. Tuttauvia certamente si conosce, che tale positione in questo modo considerata, non debba essere in parte alcuna dubbiosa al detto inten-dente, perciocheé dallui è compreso, che per la priuvatione del punto del circolo, la prolatione, ouvero la semibreuve resta imperfetta,. Pertanto non si potraà considerare, chella minima, la quale è po-sta dinanzi la breuve, neé anchora la minima posta dopo essa breuve, siano terze par-ti di alcuna delle semibreuvi tolte dalla breuve,. pPerò bisogna considerare, che in tali occorrenze siano prese insieme la minima posta dinanzi alla breuve, & quella dopo, lequali faranno la quantitaà, o uvalore di una semibreuve, il qual uvalore saraà quello, dal quale la breuve in mezzo delle due minime posta saraà fatta imperfetta, Iintorno lequai cose bisogna auvertire, che tale o simile positione di figure è in potestaà, et uvolere del Ccompositore, per che il Mmusico, o Ccompositore, per sodisfare al poco sapere di alcuni;, non è tenuto a non esprimere, et conducere il concento al suo debito fine se-condo la sua intentione,. Et questo che di sopra è stato detto della breuve posta fra le minime del segno, douve solamente il Ttempo saraà perfetto, si intenderaà anchora della page 67 TERZO. 22lunga posta fra due semibreuvi, douve solamente il modo minore saraà perfetto, & della Mmassima posta fra le breuvi, douve solamente il Mmodo maggiore saraà perfetto.

Altre considerationi intorno la imperfettione delle note. Cap. VIII.

La nota, ouvero figura chiamata breuve alcuna uvolta si dimostra imperfetta in-sieme con la sua minor propinqua, come qui, 2., 2., ., et alcuna uvolta essa breuve è dimostrata imperfetta con la sua minore propinqua perfetta, come dichia-ra il presente segno., . Et alcuna tal breuve saraà perfetta, & la sua seguente mino-re saraà imperfetta, come dimostrano questi segni, 3., 3., . La breuve adunque go-uvernata sopra i dimostrati segni, senza altri accidentali segni considerata, non di-uventeraà imperfetta, cioè non saraà diminuta di alcuna sua particola, Mma sempre staraà in quel uvalore, & uvertuù, il quale le saraà attribuito dal segno,; ma la breuve perfetta per questi segni dimostrata, 3., 3., ., per non essere in loro altra nota perfet-ta, potraà solamente essere fatta imperfetta dalla sua terza parte, et non in altro modo,. Et quando la breuve saraà imperfetta, & che uvaleraà due semibreuvi perfette, come dimostra la semicircolar figura, , alhora tal breuve non potraà essere fatta imper-fetta senon dalla sua terza parte, percheé non resta diuvisa in tre parti equali, ma potraà ben diuventare imperfetta inquanto alle parte propinque, cioè rispetto alle semi-breuvi, percheé tali sue semibreuvi sono dimostrate perfette dal punto apparente nella semicircolar figura,. Et tale imperfettione potraà occorrere in dui modi, cioè che delle due semibreuvi perfette considerate in essa breuve una sola potraà essere imperfetta, & l'altra perfetta, come qui, & secondo ogni precetto, & or-dine dato da' dotti, & consu- maticonsumati Mmusici, cosiì moderni, come antichi, tali breuvi rettamente si potranno ritrouvare ragioneuvol-mente tutte imperfette, come qui, et cosiì, Eet in molti altri modi simili, iquali per breuvitaà si lasceranno,. mMa la breuve, laquale saraà formata di tre semibreuvi perfette, come in questo segno si con-tiene, , potraà essere fatta imperfetta dalla sua terza parte, cioè da una semibre-uve perfetta, come qui, ouvero da oltretanto suo uvalore, come di tre mini-me, & l'altre due potranno far imperfette quelle due semibreuvi, lequa-li dopo la imperfettione della predetta breuve restano in tal breuve atte a poterla far imperfetta, come si dimostra per li seguenti essempiji. Anchora nella breuve per tal modo segnata potranno es-sere solamente due semibreuvi perfette, & una imperfet-ta, Iimperocheé come è stato detto, la breuve in tal segno uvale tre semibreuvi perfette, delle quali semibreuvi una sola rimarrà imperfetta dalla seguente minima, & per tal modo tal breuve haraà il uvalore di otto minime,. Appresso nella detta breuve le due minime potranno far imperfette le due semibreuvi, rimanendo l'altra perfetta, co-FF iipage 68LIBROme qui, Ddouve la breuve ritenerà il uvalore di sette minime,. Et hab-biamo da considerare, che accadendo, che tal breuve sia fatta im-perfet- taperfetta da tre minime, come qui, Ssi dee inten-dere, chella breuve sia fatta imperfetta dalla sua terza parte, cioò è dal uvalore di una semibreuve perfetta, et che le tre semibreuvi p-fette, le quali uvagliano quanto una breuve perfetta, non saranno fatte imperfette da quelle tre minime poste dopo tal breuve, percheé ouve cosiì fosse, egli seguiterebbe, chel-la breuve perfetta disopra assegnata non si potesse fare imperfetta dalla semi-breuve perfetta, come uvuole la natura del far imperfetto, cioè che ogni nota per-fetta, laquale sia composta di tre note perfette, non potraà essere fatta imperfetta se non le saraà tolto uvia una nota perfetta, la quale sia la terza parte della nota fatta imperfetta,. pPertanto se uvogliamo, chelle tre minime poste dopo la breuve siano in quella guisa messe per far imperfette quelle tre semibreuvi, lequali sono coprese per-fette nella breuve, ilche non auviene di essa breuve, Ddico, che non potraà stare, percheé tolta la perfettione a ciascheduna delle tre semibreuvi considerate perfette nella predetta breuve, egli seguiterebbe, che tale breuve restasse perfetta di tre semibreuvi imperfette,. pPer tal modo, tal breuve dopo la imperfettione delle predette tre semibreuvi sarebbe fatta imperfetta di una semibreuve imperfetta, la qual cosa sarebbe molto repugnante, et contraria al segno, percheé esso dimostra, che il tempo, ouvero la breuve è composta di tre semibreuvi perfette,. uVolendo adunque, che la breuve sia fatta im-perfetta, egli saraà dibisogno, chella nota, che ha forza di far imperfetto, sia perfetta, & non imperfetta, ma se pur tal nota, che puoò leuvare la perfettione, saraà imperfetta, bisognerà, che essa insieme con una delle sue parte concorra affare imperfet-ta essa breuve, come qui. Il simile auverraà, sella detta semibreuve saraà di-uvisa in tre minime, & etiandio in note piuù minute, percheé la natura, & l'arte ci amaestra, che quando egli si trouva una nota, laquale habbia uvertuù, & uvalore di tre minori perfette a seé propinque, noi debbiamo prima ha-uver riguardo, se tal nota saraà perfetta, cioè se nel concento resterà conseruvata dal-la imperfettione, perciocheé ouve non uvi restasse, sarebbe necessario chella nota che arreca imperfettione fosse apparente in forma, in pausa, o in uvalore,. Pertanto, quando dopo tal nota, o innanzi, si trouveraà tanto di uvalore, che aggionga alla terza parte di quella nota perfetta, laquale contiene tre note perfette, alhora tal uvalore si dee applicare alla imperfettione di quella nota, la quale comprende il ternario numero delle minori perfette a seé propinque,. Et se dopo tal terza parte, altro numero di fi-gure minute auvanzano atte affare imperfette le figure perfette comprese da essa nota, tali note si debbono accomodare affar imperfette tal note perfette minori con-tenute piuù uvolte in essa maggiore,. Et però, quando dopo la breuve in tal segno segna-ta, , seguita il uvalore di piuù di una semibreuve, Sse tal parte, laquale auvanzeraà ol-tra la semibreuve intiera, saraà minore di essa semibreuve, come sua terza parte, et che essa sia reintegrata, alhora essa terza parte saraà computata affar imperfetta una page 69 TERZO. 23di quelle semibreuvi, le quali rimangono nella breuve dopo la imperfettione di essa breuve,. mMa se esse saranno due parti dopo la imperfettione della predetta breuve, saran-no computate affar imperfette quelle due semibreuvi, le quali dopo la imperfettione della breuve resterano in essa breuve, come si potraà coprendere per li essempi seguenti. Nel primo, & nel secondo es-sempio, la breuve per le predet-te ragioni uvaleraà cinque mi-nime, ouvero una semibreuve perfetta & una imperfetta, ma nel terzo, ouvero ultimo, essa uvaleraà quattro mini-me, ouvero due semibreuvi imperfette,. Et percheé in tale consideratione potrebbono nascere molti dubbi, et accidenti contrariji alla uvolontaà del Ccompositore, pertanto per maggior chiarezza è lecito tal uvolta porre simili punti tra le note, che fanno la imperfettione, come si uvede nel secondo, & nel terzo essempio, de' quali punti, gli ul-timi apparenti nella seconda, & nella terza figura saranno rettamente chiamati punti di ridutione, per liquali tali note sono dimostrate essere ridotte, ouvero trasportate alle note innanzi alloro poste, & tali note solamente sono ridotte affar imperfette altre note di lor maggiori, & non per accompagnarsi con altre loro simili in forma, neé in uvalore,. Ma le note nel primo modo trasportate possono far imperfette le loro maggiori propinque, & anchora si possono accompagnare colle loro simili in forma, & in uvalore, & essi punti di ridutione dopo la nota ridotta posti saranno sempre con participatione, & non per seé, come alla quinta oppenione habbiamo dimostrato,. oOltra le predette cose, Eegli è da sapere, chelle figure, le quali sono causa della imperfettione, possono stare in molti altri modi diuversi da quelliche habbiamo narrati, rispetto alla nota fatta imperfetta, come saraà la semibreuve innanzi la breuve, come qui, Eet in ciascuno altro segno di tempo perfetto, Nnelquale precedente essempio sola la breuve sa- rasarà imperfetta, come anchora dimo-stra il primo essempio,. mMa in questo seguente, Lla breuve saraà imperfetta, & anchora una di quelle due semi-breuvi, le quali dopo la imperfettione della breuve sono restate in essa breuve,; & nel seguente essempio si dimostra., Lla breuve saraà imperfetta con quelle due semibreuvi contenute in tale breuve, Eet in molti altri innumerabili modi potranno accadere tali imperfettioni, lequali per breuvità si tace-ranno, percheé hauveremmo troppo facenda & sarebbe processo molto lungo, & quasi senza fine,. Adunque per quello, che di sopra è stato detto, chiaramente si uvede, chella nota, nella quale consiste la perfettione, non si dice essere imperfetta, se non le saraà leuvato la sua terza parte, laquale sia nota intera, o il uvalore della minore uvi-cina, per la qual cosa errano quegli, i quali in questo essempio, Eet altri simili dicono, che la prima breuve sia fatta imperfetta page 70LIBROdalla seguente minima, Eet similmente dicono, chella seconda breuve resta imperfetta dalle due seguenti minime, Iimperocheé una sola minima, & anchora due, non sono la terza parte della breuve segnata con questo segno, ,. Laà onde quella minima sola faraà rimanere imperfetta una di quelle tre semibreuvi in seé raccolte dalla prima breuve del predetto segno, la quale è perfetta,. Cosiì la seconda breuve non saraà fatta im-perfetta dalle due seguenti minime, ma le due semibreuvi siì bene in essa breuve consi-derate resteranno imperfette, la quale intelligenza & uveritaà si potraà chiaramente dimostrare in questi modi Eet in altri simili,. E certo quanto al primo es-sempio, douve appaiono cinque mini-me dopo la breuve, egli non si puoò negare, chelle tre non facciano la predetta breuve imperfetta, percheé sono il uvalore, & la quantità di una terza parte di quella, cioè di una semibreuve perfetta,. Cosiì anchora quelle due minime, le quali auvanzano do-po le tre, saranno computate nella detta breuve affare imperfette le due semibreuvi, lequali oltra quelle, che fanno imperfetta la breuve restarono perfette in essa breuve,. Il medesimo anchora accaderaà nella seconda dimostratione, percheé la semibreuve posta dopo la breuve faraà imperfetta essa breuve, & le due minime poste dinanzi a tal breuve faranno imperfette quelle due semibreuvi, le quali dopo la imperfettione della breuve rimasono in detta breuve,. Se adunque in ciascheduno de gli essempi predetti saraà mossa ouvero leuvata uvia la imperfettione delle due semibreuvi sopradette, cioè quelle due minime, le quali alle tre minime sopra auvanzano, & similmente quelle due minime, le quali sono poste dinanzi la breuve del secondo essempio, seguiterà, che sola la breuve resteraà imperfetta, & cosiì in contrario, Sse dal primo, & dal secondo essempio saraà tolta uvia la imperfettione delle predette due semibreuvi, cioè le due minime, solo il tempo, ouvero la breuve resteraà imperfetta, & le due semibreuvi in esso tempo rinchiuse saranno perfette,. Et questo tale ordine è tenuto per fermo, & uvero da ogni Mmusico, & dotto Ccompositore.

Qual sia stato il primo, e 'l secondo segno da gli antichi, & dotti Mmusici dimostrato. Cap. IX.

Per essere cosa necessaria, et molto al proposito intendere i segni appartenenti al canto figurato, diremo non solamente de' semplici, ma anchora de' composti & de' diminuti, tra' quali dimostreremo principalmente esseruvene duoi, per liquali si conosce il numero perfetto, & l'imperfetto, & anchora il diminuto,. Pertanto il primo segno da molti Mmusici dottissimi è futo chiamato segno di Mmodo con Ttempo, Eet il secondo segno di Ttempo con prolatione,. Il primo di essi adonque è stato da lo-ro figurato, & dimostrato in quattro diuversi modi,: Iil primo con un circolo, & con una ternaria cifra, come qui., 3.; Iil secondo con un semicircolo & una cifra ternaria., 3.; Iil terzo con un circolo, & una cifra binaria, come qui., 2.; Iil quar-page 71TERZO. 24to col semicircolo, Eet una binaria cifra, come qui., 2,; i quali quattro segni di-mostrati, come al capitolo 28. del primo libro del Toscanello habbiamo detto, sono applicati al Mmodo minore perfetto, & al modo imperfetto, ouveramente alla lunga, Pper laqual cosa, se un concento saraà segnato con questa figura, cioè col primo., 3., la lunga uvaleraà tre breuvi, & la breuve tre semibreuvi, percheé sempre quella nota si dice esser perfetta, alla quale il circolo è attribuito, il qual modo essendo, cosiì se-gnato, la breuve, ouvero tempo saraà perfetta, percheé essa è in tre parti delle sue mi-nori propinque diuvisa, alla qual breuve tal cifra ternaria è attribuita,. mMa se un al-tro canto saraà segnato col secondo, come qui., 3., alhora la lunga non uvaleraà altro, che due breuvi, & questo adiuviene, percheé il semicircolo, ilquale è appropiato al Mmo-do minore, ouveramente alla lunga dinota imperfettione, ouvero binaria aggregatio-ne di tempi, et in tal segno la breuve saraà perfetta, percheé la cifra ternaria posta dopo il semicircolo dimostra al Ttempo ternaria diuvisione. Gli altri duoi seguenti se-gni, hauvendo chiaramente inteso la natura, & la proprietaà de' sopra detti, facilmente saranno intesi, de' quali l'uno saraà, questo., 2., per lo quale saraà compreso la lunga essere di tre breuvi, & la breuve di due semibreuvi, rispetto alla cifra, laqual dimo-stra binario numero,. Et nell'altro, che è questo, 2, ultimo da noi segnato, non caderaà alcuna perfettione, percheé non si dimostra per figura circolare, neé con cifra ternaria; ptanto il modo, ouver la lunga, et la breuve saranno imperfette. Il secondo segno da' musici dimostrato, ilquale è chiamato Ttempo con prolatione, è come qui, . sSimilmente ha quattro uvarietà di segni, cioè, Iil circolo col punto, come di sopra si uvede, Eet il semicircolo col punto, come qui, , Iil terzo, e 'l quarto un circolo, & un semicir lo [sic: semicircolo] senza punto, la perfettione de' quali consiste nella breuve, & nella semibreuve, come chiaramente si uvede al capitolo 8. del primo libro del nostro Toscanello,. Quan-to a' segni diminuti, dicono alcuni, che il segno diminuto ne' canti usato, non è altro, che quado una figura acquista il uvalore della nota minore a seé propinqua del segno non diminuto, cioè, quando la massima è intesa per una lunga, la lunga per la bre-uve, & la breuve per una semibreuve, & cosiì dell'altre seguenti, Aalla qual oppenione in contrario dannoi è detto, perciocheé ne' segni de diminutione imperfetti potraà bene ciascheduna nota conuvertirsi nella minore àa seé propinqua, peroò tutto che tal dimi-nuimento accada nelle note comprese sotto il segno che significa perfettione, non ha-uveraà luogo nella breuve, come si dimostra nel presente essempio, Nnelquale chiaro si uvede, che ciascuna di quelle quattro breuvi dopo il segno circolare poste saranno perfette, & uvaleranno tre semibreuvi, ma se tal segno saraà diminuto, ouveramente tagliato, come qui, , alhora quella uvergola, laquale attrauversa o taglia il circolo, o altro segno, sempre dimostra diminutione,. lLaà onde saraà forza che ciascuna di quelle quattro breuvi del segmo [sic: segno] ta-gliato sia per seé considerata per la metà rispetto alla quantità del segno circolare non tagliato. sSeguiteraà adunque, che ciascheduna breuve perfetta del circolar segno tagliato non potraà uvalere una semibreuve del segno non tagliato, ouveramente dimi-page 72LIBROnuto, percheé la breuve del tempo perfetto passa per tre battute, per laqual cosa saraà di bisogno chella breuve del tempo perfetto diminuto comparato, passi per tre mini-me, al segno non tagliato, per loqual rispetto non si potraà conuvertire una nota nella sua minor seguente, ma trouvandosi tal figuratione, ciascuna breuve, & semibreuve sotto la data diminutione haraà uvalore della parte minore a seé propinqua, & questo si intende procedendo nel canto, percheé le note del segno tagliato si cantano piuù uvelocemente per lo doppio, per laqual cosa saraà meglio diffinire, che la diminutione non sia altro, che quando una nota ha uvertuù della metà del suo uvalore intero, la qual diffinitione saraà cosentanea, et amica all'uno, et all'altro numero, cioè al perfetto, et allo imperfetto,. mMa quella, che di sopra habbiamo detto essere di altri, solamente sodisfaraà al numero, & alle note imperfette, la qual diminutione, come habbiamo detto, si conosce quando i segni sopradetti saranno tagliati, òo attrauversati,; onde tali segni saranno chiamati segni di modo, con tempo, diminuti,. Et quando haranno il punto in mezzo, essendo pure tagliati, saranno detti segni di tempo con prolatione, come alla oppenione. 6. del canto figurato àa sufficienza habbiamo conchiuso,. mMa bene auvertirai, che se ben tali segni saranno diminuti, le loro note in tali segni messe sempre resteranno in quella quantitaà et numero perfetto, et imperfetto, nel quale erano inanzi alla loro diminutione, di maniera, che tra loro non hauvraà differenza alcuna, eccetto che nelle note, percheé laà douve nel segno non tagliato per una battuta pas-sa una semibreuve, nel tagliato ne passano due, & una minima per due minime,. Et il medesimo accaderaà delle altre figure,. Et percheé alcuni hanno detto, che nella diminutione, la misura sola è quella, che uvaria, et non le note, Qqua habbiamo da considerare, che altro no è misura, che una lunghezza di interuvalli equali finita,. pPertanto tali figure del seguente essempio, saranno intese douver essere annouverate nel cantare in dui modi, cioè semplicemente, & non, sotto la misura considerata dal mouvimento dello abbassare, et dello inalzare,. Et intorno il primo modo di misurare, o annouverare in questo segno, diminuto, si cercheraà la quantitaà del tempo, ouvero della breuve, pi-gliando due semibreuvi, o 'l loro uvalore, dato che anchora fussero sotto il segno semi-circolare non diminuto, come qui,. Onde secondo questo modo di misurare il canto, la misu- ramisura, la quale accaderaà nell'annouverare le note del segno di sopra diminuto, non saraà uvaria dal misurar le note del segno non tagliato, percheé in ciascun segno, la bre-uve si diuvide in due semibreuvi,. Quanto al secondo, considerando il canto sottoposto al semicircolo diminuto, & dato dal Mmusico, o Ccantore, alla misura si faraà altra consideratione, Iimperocheé alhora le note sotto al segno diminuto poste procederanno per lo doppio rispetto alle note del segno non tagliato, nelqual segno diminuto, tanto uvalore haraà una breuve, quanto una semibreuve del segno non diminuto, & per tal modo le semibre