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Title: Dialogo della musica antica, et della moderna

Author: Vincenzo Galilei

Publication: Giorgio Marescotti (Firenze, 1581)

Principal editor: Frans Wiering

Funder: Utrecht University Netherlands Organization for Scientific Research (NWO)

Edition: 2016

Department of Information and Computing Sciences Utrecht University P.O. Box 80.089 3508 TB Utrecht Netherlands
Copyright © 2016, Utrecht University, Netherlands
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ALL'ILLVSTRISSIMO SIGNORE, ET MIO PADRONE OSSERRVANDISSIMO, IL SIGNOR GIOVANNI BARDI DE'CONTI DI VERNIO.

TROPPO difficil cosa è veramente, potere à coloro ren-dere il contracambio, da quali habbaimo riceuuto molti & singolari benefizij: percioche è necessario che à colui con cui siamo in debito, venga à bisogna l'opera nostra; & à noi conuiene esser tali, che venendone l'occasione, possiamo ciò fare; le quali cose, auuenga che à pochi & poche volte sogliono accadere, di quì è che molti quasi che siamo ingrati vengono imputati. ma non è così; perche non deue la fortuna di sì nobile operazione quanto è il be-neficare & il rendere piacere a'beneficanti, tenere il prin-cipato; che se così fusse, l'operare virtuosamente non sa-rebbe in nostra potestà: cosa sconueneuolissima à pensare non pure à dire. Se adunque ciò è vero come è verissimo, poteuo ben'io Sig.GIOVANNI con sicuro animo sostenere il debito che tengo con V.S.Illustriss la quale come interden-te delle buone lettere, & esercitata nelle arti che à vero Gentilhuomo si conuengono, non ha mai ricercato da me cosa che soprauanzasse le mie forze: le quali percioche debo-li sono, non ho mai potuto impiegare à seruizio D.V.S.Illustriss.di maniera che à me è rimasta quella sola parte per fuggire il nome d'ingrato, che io poco fa dissi restare à colo-ro che e di occasione & di potere mancano. & posto pure che qualche cosa per me stesso valessi, già non varrei nulla à comparazione de molti & signulari benefizij riceuuti di ogni tempo dalla cortese mano D.V.S.Illustriss.percioche come potrei io pure in minima parte ricompensare le comodità che ella mi ha date di potere con quieto animo attendere à quelli studij a'quali da primi anni mi diedi, & che senza l'aiuto suo non hauerei condotti in quel termine nel quale hora si ritrouano? à che si aggiugne la prontezza dell'animo suo in far venire ad instanza mia, dalle piu lontane parti d'Europa varij libri & instru-menti, senza i quali impossibile era potere della Musica quella notizia hauere che mediante quelli habbiamo; & acciò questa scienza si mostrasse per me al mondo assai piu chiara di quello che forse dopo la sua perdita non è ancora stato, non li è paruto graue darmi co-modità di viatico, & prestarmi il suo fauore in ogn'altra cosa opportuna per cercare mol-ti luoghi, & indi ritrarre & da costumi degli habitatori, & dalle memorie antiche, & da huomini della musicale scienza intelligenti, quelle maggiori & più vere notizie che possi-bile è stato. i quali atti di liberalità, come che pure in qualche modo possino esser comu-ni con alcuni altri, i quali forniti di ricchezze & di appoggi, ò per instinto naturale, ò per page iv desiderio di gloria, à simili spese non pongono cura; & quelle abbondantemente & volentiere assai spesso far sogliano; si però sono eglino in lei tanto piu riguardeuoli, quanto che accompagnati da eguale humanità eccedano il comune vso di questi tali. & qual maggior segno di cortese & benigno animo poteua ella darmi che lasciati molte volte da vno de lati i suoi più graui & importanti negozij, dichiararmi con la ciua voce gli oscuri sentimenti degli antichi & graui scrittori? i concetti de quali da pochi intesi, aggiustaua lei così al segno, che bene si sarebbe potuto credere che ella in quei felici secoli, ne quali della Musi-ca facultà pienissima contezza si haueua ritrouata si fusse; & che poi in processo di molte erà è di maniera data al basso, che non si è sin'ad hoggi trouato alcuno che di esssa ne hab-bia dato cognitione conforme al vero & à quello che essi antichi dilei lasciaro scritto. il qual rispetto ha mosso me à tentare se con quello ingegno di che mi ha la natura dota-to, & con le fatiche di molti anni intorno à ciò spese, aiutato insieme dal fauore & libe-ralità D.V.S.Illustriss.potessi tanto fare che io ritornassi questa facultà se non nel primie-ro suo stato, almeno in maggior notizia che fino à quì non hanno per mio auuiso fatto i moderni che di essa hanno scritto. la qual cosa percioche giouamento & dilettazione in-sieme puote arrecare à quelli che dopo noi verranno, ho giudicato essere vfizio d'huomo sincero & non punto inuidioso dell'atrui bene, il darne publica contezza; acciò che quelli che leggeranno possino apparare se cosa alcuna vi è di buono, & adoperarsi à supplire doue l'insuffizienza mia hauesse mancato: che non voglio però credere di hauere in mo-do scacciato le tenebre da gli scritti degli antichi, che non possi alcuno altro inuitato & aiutato da miei accrescerli qualche chiarezza maggiore. il che hauendo io fatto secondo le mie forze, & douendo per le cagioni pur hora dette pubblicargli, mi si è subito appre-sentato innanzi la memoria D.V.S.Illustriss. alla quale io giudicai diuersi queste mie fa-tiche. percioche hauendo io riceuuto da lei quelle comodità maggiori che à condurre à fine simile opera si ricercauano, era senza dubbio 'mio debito inuiargliele. Ed è richie-sto che il solleuato, e beneficato renda al benefattore il douuto guiderdone; e se non le viene con quella purgata fauella che io doueua, & in latina lingua recato ancora si come tosto insieme con l'altra mia opera verrà; accusine la poca fede d'acluni Stampatori di Venezia: i quali non solo mi hanno (contro ogni douere) piu mesi intrattenuto, per compiacere ad alcuno il quale ò tratto da inuidia impediua che queste mie fatiche vscis-sero fuore, ò voleua egli delle molte vigilie mie se stesso honorare; ma hannomi in vl-timo poco meno che negato l'originare, consegnatoli sin l'Ottobre passato acciò lo do-uessero publicare: e prima che trarre glielo potessi di mano, haueuo per l'addotta cagio-ne, stampato quà due terzi di eso, tratto da vna bozza rimastami. e con questo facen-do fine con ogni reuerenza le bacio la mano, pregandola à prender in grado questa mia opera, non à me, ma alla conueneuolezza di lei, e singolarissima humanità sua ha-uendo riguardo. Di Fiorenza il dì primo di Giugno 1581. D.V.S.Illustrissima Affezionatiss.& obligatiss.Seruitore Vincentio Galilei.
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DIALOGO DI VINCENTIO GALILEI NOBILE FIORENTINO DELLA MVSICA ANTICA, ET DELLA MODERNA.

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LA MVSICA è stata da gli Antichi annouerata, tra le arti che son dette liberali, cioè degne d'huomo libero; & meritamente ap-presso i Greci, Maestri, & inuentori di essa (come quasi di tutte le altre scientie) fu sempre in molta estima; & da migliori Legisla-tori, non solo come diletteuole alla vita, ma ancora come vtile alla virtù, fu comandata douersi insegnare à coloro, che erano nati per conseguire la perfettione, & l'humana beatitudine, che è fine della Città: Ma insieme con l'Imperio in progresso di tempo per-derono i Greci la Musica & le altre dottrine ancora. I Romani hebbero di essa cognitione, prendendola da'Greci; ma esercita-rono principalmente quella parte conueniente a'Teatri, doue si recitano le Tragedie, & le Co-medie; senza molto apprezzar quella, che e intorno alle speculationi: & occupandosi conti-nouamente nelle guerre, non molto à quella attesero, & così facilmente la dimenticarono. Hauendo poi la Italia per lungo spatio di tempo patite grandi inondationi de Barbari, s'era spen-to ogni lume di scienza; & come se tutti gli huomini fussero stati sorpresi da graue letargo d'ignoranza, viueuano senz'alcuno desiderio di sapere; & della Musica si haueuano quella istes-sa contezza, che dell'Indie Occidentali: & in tale cecità perseuerarono, sin'à che il Gafurio prima, & apresso il Glareano, & poscia il Zarlino (Principi veramente in questa moderna prat-tica) cominciarono ad inuestigare quello che ella fusse, & à cercare di trarla dalle tenebre oue era stata sepolta. la qual parte da loro intesa, & apprezzata, hanno à poco à poco ridotta nel ter-mine in che ella si ritroua. Ma non pare ad acuni intelligenti, che l'habbiano resa all'antico suo stato, secondo che si può comprendere da infiniti luoghi dell'antiche historie, de' Poeti, & de' Filosofi,; nè che habbiano conseguito di essa la vera, & perfetta notitia: il che può forse hauere cagionato la rozzezza de' tempi, la difficultà del soggetto, & la scarsità de' buoni interpreti: nulla di meno questi scrittori meritano somma lode, & il mondo deue loro perpetua obligatio-ne; se non per altro, almeno per hauer dato occasione à molti di maggiormente affaticarsi in essa, per vederli di ridurla nella sua perfettione. il che (quanto però attiene alla Teorica) pare che a' tempi nostri habbia conseguito Girolamo Mei, huomo degno, à cui tutti i Musici, & tut-ti gli huomini dotti deuono rendere gratie & honori; & appresso nella nostra Città lo Illustriss. Signor GIOVANNI Bardi de'Conti di Vernio: il quale hauendo in essa fatto lungo studio, & essendosi di essa molto dilettato come di tutte le altre scienze, l'ha grandemente nobilitata, & resa apprezzabile; hauendo col suo essempio eccitato i nobili al medesimo studio: molti de quali son soliti andare in casa di lui, & iui in diletteuoli canti, & in lodeuoli ragionamenti con ho-nesto riposo trapassare il tempo. la onde sendo io molto obligato alla cortesia di questo genti-lissimo Signore, & però desideroso di mostrarli con qualache segno esteriore, l'intero affetto che ho di seruirlo, ho giudicato non potersi da me spendere il tempo con più profitto, che faticar-mi intorno à cotale soggetto; poi che così facendo mi si mostraua speranza di potere dare à lui alcun segno di gratitudine, & al mondo porgere no piccolo aiuto di vscire delle tenebre, nelle quali (dopo la sudetta perdita) e fin ad hora stato inuolto; il che però sia detto senza arrogan-za, & con ogni rispetto di quelli, che da Guido Aretino sin'a'nostri tempi sopra tal materia han-no scritto: benche se io mi attribuissi in questo fatto alquanto di gloria, forse non meriterei ri-prensione; poiche l'inclinatione datami dalla natura à questi studij liberali, & la continoua di- page 2 ligenza vsata da me per ispatio di molti anni ad appararli, piglierebbe la difesa del mio parlare sopra di se à gran ragione: ma di questo il giuditio riserbisi pure alli intelligenti; per il qual ri-spetto, & accioche se dalle mie fatiche alcuna vtilità può trarre il mondo, io non ne lo defraudi. Oltre à quanto poco fa dissi, mi è piaciuto publicare alcuni miei concetti intorno alla Musica an-tica, & à quella de nostri tempi, i quali sino ad hoggi sono stati (per mio auuiso) poco intesi da chiunque ne ha trattato; il che senz'altro mio testimonio, può esser chiaro argumento della difficultà della materia. per la qual cosa desidero dal Lettore, che si prepara à dare giuditio, o fare paragone de miei scritti con quelli de gli altri moderni, somma attentione, & animo sgombro da ogni affetto humano. perciochè è chiara cosa, che chiunque non ha l'animo interamente purgato da ciascuna passione, non può di che sia dare perfetto giuditio. Ogni auuertimento che mi sia fatto da huomo intelligente & amatore del vero, riceuerò in grado, & gliene reste-rò obligato; senza mai vergognarmi d'imparare da chi meglio di me intendesse. Hora perche il lungo parlare continouato, mentre che à guisa di torrente và scorrendo, non pare che habbia quella forza & vigore nel conchiudere le sententie & gli argumenti, che ha il Dialogo, ho giudi-cato essere molto à proposito il trattare i presenti miei Discordi, in tale maniera: & questa crede-rò ageuolemente essere stata vna delle potenti cagioni, che indusse Platone à trattare si fattamente le cose della Diuina Filosofia. ho eletto adunque per intorno à ciò discorrere l'Illstrissimo Signore GIOVANNI Bardi poco di sopra nominato, & appresso il Signor PIERO Stroz-zi, come quelli che studiosissimi della vera Musica sono, & grandemente amatori di queste tali speculationi, & atti ancora à sostenere questo & maggior peso. Su l'occasione adunque dico, di volere sensatamente vedere in fronte à uale delle Spezie Diatoniche si riduca quella, nella quale i moderni Contrapuntisti compongano & cantano i Cantori le Cantilene loro, il Signor PIERO Strozzi verso il Signor GIOVANNI disse in questa maniera.
STR. Gran cosa mi par questa Signor Giouanni, che di tanti huomini eccellenti, che han-no da Guido Aretino in qua scritto della Musica facultà, non incidentemente, ma come pro-fessori di essa; non ci sia stato alcuno (per quanto io sappia) che ci habbia dichiarato di qual ma-niera sia la Spezie Diatonica, nella quale si compone & si canta hoggi, che non ci apporti insie-me mille difficultà & contradditioni: & nondimeno tra le cose principali, principalissima & importantissima reputo questa, & di somma necessità d'essere saputa, nè posso fare di non arros-sire, con pensar solo la poca cognitione, che uniuersalmente si troua tra i moderni prattici, del-le cose, che del continouo hanno tra mano; la virtù & natura delle quali, fanno professione di conoscere & intendere per eccellenza, appagandosi d'esser tali stimati dall'imperita moltitudi-ne, della qual pece trouandomi ancora io macchiato, desidero grandemente col vostro aiu-to da tal difetto purgarmi.
BAR. Voi mettete del continouo in campo questioni sottilissime, & non punto ordinarie, le quali à ciascuno che le ascolta, danno inditio del bell'ingegno vostro: & per ben chiarire il quesito fattomi, bisognerà suiluppare molti intricati viluppi; i quali per compiacerui, non mi saranno di noia alcuna.
STR. Se non sarà à voi di noia lo spiegarmeli, à me darà sommo contento l'intendergli: però quando vi piaccia, io sono pronto per ascoltarui con quella maggiore attentione, che si possa desiderare.
BAR. È di necessità per base di questa alta macchina, essaminare diligentemente ciascuno interuallo delle Spezie Diatoniche, tra le quali nasce tale lite: di poi vedere quelli che si com-pongano & cantano hoggi, con quali di quelle Spezie Diatoniche habbiano piu conformità; la cognitione di che non dubito punto, che sia per condurci in porto sicuro, & prima di ciascuna altra spezie, essamineremo come piu nuoua & principale, quella doue concorrono uniuersal-mente tutti i prattici de' tempi nostri, mossi dall'autorità del Reuerendo M.Gioseffo Zarlino;Quale sia se-condo il Zar= lino la spezie che si canta hoggi, nel 2. lib. delle inst. harmoniche al c.16. & nel ragionamento quinto delle dimostratio= ni alla diffinitione terza. la quale secondo che à lui piace, è il Syntono Incitato di Tolomeo. dopo la quale essamina, vedremo quando gli occorra con l'istessa diligenza, quella che hanno tenuto tutti gli altrui moderni da esso in fuore; come Guido Aretino, il Gafurio, il Glareano, il Fabro, il Valgulio, & latri graui scrittori. I quali tutti di comune parere affermano quello che si canta hoggi, essere il Diatono Ditonico antichissimo; le proportioni del quale, furono (nella sessantesima Olimpiade) dal seue-ro Pitagora Samio con sottile consideratione inuestigate.
STR. Prima che V.S. cominci à sciorre il nodo del dubbio proposto, desidero che in quelle cose doue arriua il senso, si lasci (come dice Arist. Nell'ottauo della Fisica) sempre da parte non solo l'autorità;Eusebio nel-le sue Cron. Arist. nell'8. della Fisica à testi venti due. Priuilegio di Pitagora. ma la colorata ragione che ci fusse in contrario con qual si voglia apparenza di verità. perche mi pare che faccino cosa ridicola (per non dire insieme col Filosofo, da stolti) quelli che per proua di qual si sia conclusione loro, vogliono, che si creda senz'altro, alla semplice autorità; senza adurre di esse ragioni che valide siano: il qual priuilegio non si troua essere stato con-cesso ad altri, che da seguaci suoi, al sapientissimo Pitagora pur hora da voi nominato.Boethio nel I della Musica al capo 33. Cic. della natura d%egli Dei. Voglio inoltre, che mi concediate, essermi lecito alla libera interrogarui, & risponderui senz'alcuna sor-te d'adulatione, come veramente conuiene tra quelli che cercano la verità delle cose. page 3
BAR. Tutto vi sia concesso. È necessario primamente ridursi bene à memoria (secondo però il Syntono di Tolomeo come ho detto) tra quali numeri ne'minimi termini, sia separata-mente contenuti ciascuno degli interualli che ha in se la Regina delle consonanze:L'Ottaua es-ser detta Re-gina delle con-sonanze. i quali se-condo il parere degli autori di queste cose, non passano il numero di quindici; & dal minimo incominciandomi dico, che il Comma è contenuto ne suoi termini radicali, dalla proportio-ne detta Sesquiottantesima,Interualli musici del Syntono da quali numeri con-tenuti.
tra questi numeri 81.80
Il Semituono minore, tra 25.24
Il Semituono maggiore, tra 16.15
Il Tuono minore, tra 10.9
Il tuono maggiore, tra 9.8
La Terza minore, tra 6.5
La terza maggiore, tra 5.4
La Quarta, tra 4.3
Il Tritono, tra 45.32
La Semidiapente, tra 64.45
La Quinta, tra 3.2
La Sesta minore, tra 8.5
La Sesta maggiore, tra 5.3
La Settima minore, tra 9.5
La Settima maggiore, tra 15.8
Et essa Regina delle consonanze detta hoggi Ottaua, tra 2.1
Alla quale dettero forse i Greci nome di Diapason, per contenere in se stessa (secondo il suo si-gnificato) ciascuno degli interualli nominati, & valere lei sola per ciascuno altro:Ottaua perche sia detta Diapason. ma è d'au-uertire, che questi interualli dalla Quarta, Quinta, Ottaua, & il Sesquiottauo e Tuono in poi, non furono intesi mai per sì fatti nomi da alcuno degli antichi ò moderni Musici, eccetto però che da gli autori di queste cose, & da seguaci loro. La corruttione de quali (mediante la disfor-mità, che hanno insieme con la cosa gia per tal nome intesa & conosciuta) genera non piccola confusione & disturbo nelle menti di quelli, che leggono gli scritti loro.Nomi de gli interualli cor-rotti. I quali nomi hanno tolti in presto, dal Diatono Ditonico, & immascheratone per colorire alcuni disegni loro, il Syntono di Tolomeo, secondo che meglio intenderete: del quale habito poco se ne rifaccia & quanto à esso si disconuenga, lo vedremo sensatamente al suo luogo.
STR. Per qual cagione Pitagora constituì piu tosto la Quinta, che l'Ottaua, tra il tre & il dua, assegnataci per termini della Diapente; ouero che tra il quattro & il tre, ne' quali consti-tuì la Diatesaron?
BAR. Non fu altramente opera ò inuentione humana questa; ma della natura. bene è ve-ro, che Pitagora (come ho detto) fu il primo che ciò considerasse.
STR. Da che indotto di gratia.
BAR. Attendete, Tirinsi sopra una piana superficie due corde all'unisono, d'un'istessa lunghezza, grossezza, & bontà;Modo da vdire quale si voglia interuallo nella sua proportione. & diuidasi poi col compasso vna di esse in tante parti vguali quante sono l'unità che hà in sè il maggior numero dell'interuallo che si vorrà da esse corde udire; & priuisene poi col mezzo d'uno scannello immobile una di esse, di tante, quante il maggiore eccede il minore; che percosse poscia le due corde insieme, si udirà dal tutto (che rappresenta il maggior numero) & dalle parti (che rappresentano il minore) la dissonanza, ò consonanza che contiene in sè la proportione che si sarà in tal modo à esse corde applicata. & chi volesse ancora vdire qual si voglia interuallo in vna sola corda, potrà in quest'altra maniera facendo.Altro modo. Diuida prima la corda in tante parti vguali, quante sono l'unità che contengano i minor numeri della sua proportione sommati che saranno insieme; & pongasi poi lo scannello per diuisore fra l'uno & l'altro termine & vn numero; che nel percuoterle le due parti di tutta la corda (in tal maniera dallo scannello diuisa) separatamente ò nell'istesso tempo; si udirà il ricercato interuallo: & per maggiore intelligenza, eccouene una sensato essempio.Essempio. Ponghiamo che noi volessimo vdire in questa seconda maniera, la Diatessaron; la quale è contenuta nella sua vera forma da numeri, che hanno tra di loro proportione Sesquitertia. Somminsi insieme i suoi minor termini, che sono come io vi ho mostrato 4 & 3. i quali aggiunti insieme, fanno sette: diuidasi poscia la corda proposta in tante parti vguali, & pongasi lo scannello sopra il punto che separa le quattro parti dalle tre; le qual parti percosse insieme, ò l'una appresso l'altra, si vdirà sonare tra esse la consonanza Diatessaron, & per iscoprirui in questo proposito alcuni naturali effetti delle proportioni de'numeri, voglio qui da canto porui ne suoi termini minori, da potersi vdire nell'una & l'altra maniera, ciascuno de consonanti interualli che ha in sè il Diapason:Spezie del Diapason es= sere sette. da quali come sem-plici, nascono i composti; & considerandogli diligentemente, vi daranno lume & cognitione di molte cose attenenti a'nostri ragionamenti, trouerete in oltre, che quelli che sono dentro al Diapason, tanto consonanti quanto disonanti (atti però al canto) non passano sanamente con-siderati, il numero delle sue spezie.
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STR. Ho molto bene inteso la cagione del tutto, però potete seguitare piacendoui.
BAR. Dentro à sudetti termini adunque, hanno mostrato quelli che cercano persuaderci, che il Diatonico nel quale si compone & canta hoggi, sia il Syntono di Tolomeo ritrouarsi ciascu-no interuallo cantabile; à quali voglio che prouiamo con i medesimi principij, che questa si fat-ta spezie non è in modo alcuno quella che essi dicono, & ch'ella consta di maggiore numero & diuersità d'interualli, de proposti:Altri inter-ualli oltre à primi conte= nuto dal Syntono. de quali non hanno voluto fare mentione, nn come poco ac-curati; ma come quelli che vedeuano non far punto à proposito, & impedire i disegni loro. Paleseremo prima, che nel Syntono di Tolomeo, la corda did la solte per h duro, sia piu acuta di quella per b molle.Paradossi. che dalla corda di F faut & C solfaut naturali, all'istesse alterate da questo segno X; & parimente da b fa, à h mi, non sia l'istesso interuallo, che è da e lami al suo b molle, & da G solteut al suo dieisis X. Dico in oltre, che tra D solre & E lami, non si troua l'istessa distanza, che è tra a lamire & h mi: & così tra C solfaut & D solre, non è il medesimo interuallo, che si troua tra G solreut & a lamire. che ascendendo, non sia l'istesso interuallo tra D solre & F faut, che è E lami & G solreut. che non sia ne anco tal'interuallo tra F faut & C solfaut alterati da tal segno X, a alamire & e lami. che da a la-mire à C solfaut alterato da questo istesso segno X, non sia il medesimo spatio, che è da c sol faut à e lami. che da à lamire à d lasolre, non sia l'istesso interuallo, che è da G solreut à c solfaut. che l'interuallo che è tra F faut & h mi considerato in vna Quarta & in vn minor Semituono, non sia vn Tritono. ce la dissonanza, che nasce tra h mi & g gaut, considerata in due Terze minori, non sia vna Semidiapente. che tra D solre & a lamire non sia vna Quinta, che non si possa ne anco hauere vn simile interuallo, dal congiugnere insieme la Semidiapente e'l minor Semituono del Tuono minore, che è quello di che si è hauuto (dalla piu parte) cogniotio-ne sin'à questo giorno. che da G solreut alterato da questo segno X & elami, non sia l'istesso interuallo che è tra E lami & c solfaut. che tra F faut & d lasolre, & C solfaut & a lamire, non sia vna Sesta maggiore. che tra D solre & c sol faut non sia vna Settima minore. che'non sia ancora vno interuallo simile, quello che si troua fra E lami & dalsolre, considerato però in due Sesquiterze. che tra G solreut & f faut non sia ne anco tale interuallo, considerato però in una Quinta nele parte graue & in una Terza minore nell'acuta.che tra D solre & d la solre, & tra C solfaut & c solfaut, non sia una ottaua.che l'istessa distanza è tra b fa & h mi per b molle. che per h duro.che l'istessa distanza è da h mi a c solfaut, che da c solfaut à b fa alterato da qual sia di questi segni h, X: ma il suo proprio è questo h. & che ciascun Tuono non habbia i Semituoni dell'istessa proportione & misura, ma diuersa.
STR. Questo vostro alto principio, mi rappresenta in vece di sicuro seno, quella parte di terra, che sotto il polo australe è detta incognita. imperoche le cose da voi hora dette sono à miei orecchi così nuoue, che io mi dispererei del porto s'io non hauessi per guida cosi fido Nocchiero.
BAR. State di buono animo, ne vi sbigottischino questi pochi scogli, i quali sicurissimi tra-Passeremo col picciolo nostro legno: & per assicurarui & facilitarui il cammino, eccoui in prattica l'essempio di tutto quello che s'è detto; il che vi anderò passo per passo con facilità di-chiarando. ne volgio lasciare prima di dirui, che in questa seconda numeratione fatta con tanta diligenza sopra da disformità che hanno i primi con i secondi interualli, non ho voluto dire che tali interualli non si trouino tra le corde del Syntono; ma si bene che tutti non sono suoi proprij & particolari, come ne anco i primi; & che' non sono in consideratione alcuna de moderni prat-tici: & piu oltre voglio dirui, che quelli di che hanno cognitione, non sono altramente canta-ti nelle mostrate proportioni come appresso vedrete. Prouerrouui adunque secondo che io vi ho proposto, che le due note qui à pie poste, non sono vnisone.
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Prouerouui ancora, che le presenti.
non sono lontane per la medesima distanza, che sono queste.
ne queste.
sono distanti l'una dall'altra per il medesimo interuallo di queste.
meno lontane dico esser queste,
che non queste
Questi dico essere due in-terualli simili à quello, che si troua tra D solre & F faut; ciascuno de quali è l'istesso dell'antico Semiditono, & necessa-riamente dissonante.
Dico in oltre, maggiore interuallo esser questo,
che non è questo.
il presente dico essere dis-sonante,
& di questo maggiore.
Questo dico non essere lontano per una Diapente.
Le due note seconde dello essempio che segue, non sono distanti per un Trito-no; considerate però nella maniera che si disse di so-pra; cioè in una quarta nella parte graue, & in un minor Semituono nell'acuta:
ne queste sono lontane per una Semidiapente, consi-derate in due terze mi-nori.
Le due note seconde, dico non esser lontane una dall'altra per una Diapente; quando però elle si considerino in una Semidiapen-te nella parte acuta & in un minor Semituono nel graue, secondo che ne mo-stra l'esempio qui appie.
Dico non essere la medesima distanza tra queste note.
che tra le presenti.
i due interualli dell'esem-pio che segue, dico non es-sere seste maggiori.
negasi ancora che le pre-senti note siano distanti l'una dall'altra per una minor Settima.
ne alcuna di queste sono distanti per vn'Ottaua.
gualmente distanti.
lontane per l'istessa distanza vna dall'altra.
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INTESO minutamente da quali numeri, & per qual cagione tra essi sia contenuto ciascu-no de mostrati primi sedici interualli in se stesso; potremo venire à trattare quali siano i nomi delle proportioni che gli contengano, di che constino, quali siano parti di essi piu & meno re-mote, ouero propinque, & di quanto l'vno superi, ò sia dall'altro superato. col mezzo de quali principij verrò a dichiararui i dubij proposti; & per seguire l'ordine proposto, vedremo tutti questi particolari (prima che in ciascuno altro interuallo) nel minore & maggiore Semituono; ma perche io desidero essere da voi inteso con quella facilità maggiore che io sò & posso, è ne-cessario auanti sapere (secondo il comun parere de' Musici prattici & teorici de' nostri tempi, che vogliono quello si canta hoggi nel genere Diatonico sia il Syntono di Tolomeo; la positio-ne propria loro, & così de maggiori & minori tuoni, & per qual ordine vadino caminando per ciascuna ottaua tanto per h duro, quanto per b molle: la quale intelligenza vi daranno gli essempi che seguono à presso; ne' quali saranno notati tra le corde che gli contengono, secondo la mente dell'istesso Tolomeo, ne possono essere in tale spezie per altro ordine tesi, perche gli inconuenienti accennati (come appare nella Distributione di Dydimo) si farebbono maggior-mente manifesti, la natura adunque del Diatonico Syntono di Tolomeo è, di procedere dal graue all'acuto in ciascun suo Tetracordo, per Sesquiquindecima, Sesquiottaua e Tuono, & Sesquinona; & per essere da' moderni prattici meglio inteso, diremo procedere in ciascun Tetracordo dal graue all'acuto, per Semituono maggiore, per Tuono maggiore, & per Tuono minore; & per il contrario dall'acuto al graue, per Tuono minore, per Tuono maggiore, & per maggiore Se-mituono: e tale è secondo che piace al Reuerendo M.Gioseffo Zarlino,Openione dl Zarlino re-prouata dallo Autore al c. 16. delle Institut. harmoni-che lib.2. il Genere nel quale si com-pone, si canta, & si suona hoggi in reprouare l'openione del quale, fonderemo (per sadisfare alla prima volta richiesta, come ho promesso) il principio di questo nostro Discorso. Tetracordo Meson, del Diatonico Syntono
di Tolomeo.
Tuono mag. Tuono min. Semit. mag. Tuono mag. Tuono min. Tuono mag. Sem. mag. Tetracordo Synemmenon, del Diatonico
Syntono di Tolomeo.
Tuono mag. Tuono min. Sem. mag. Tuono mag. Tuono min. Tuono mag. Sem. mag. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min.
AVVERTENDO voi in questo luogo, che io non intendo che siano del Syntono altri inter-ualli che i puri Diatonici, & li altri de' moderni Contrapuntisti da loro detti Cromatici. Vedesi secondo gli essempi mostrati della moderna prattica, il maggior Semituono esser se-gnato in corde diuerse, & il minore starsene nell'istessa con alcun segno aggiunto. dalla qual cosa ne segue necessariamente, che il b molle non ha mai il minore Semituono nel graue,b molle non hauer mai il minor semi-tuono nel graue, ne il die-sis X ne l'acuto. si co-me il diesis X non l'ha mai nell'acuto; & il contrario accade al maggiore, che viene à essere l'opposito appunto di quello che occorre al Diatono Ditonico antichissimo. & venendo hormai à ragionare della qualita & grandezza degli interualli dico, che tra i diuersi che hanno in consideratione comunemente i musici prattici e teorici d'hoggi, due tra gli altri ve ne sono dissonanti page 7 chiamati da essi Semituoni: i quali per distinguere l'uno dall'altro, gli accompagnano come sa-pete con vna di queste parole. Maggiore, & Minore. Dicono il minore Semituono esser quello che è contenuto tra questi numeri 25. 24. il quale interuallo ha hauuto spaccio appresso gli autori di esso, di sesquiuentiquattresima, si come di sesquiquindecima questo 16. 15. doue costituiscono il maggiore: & per il contrario nel Diatono il minore che è detto ancora Lemma, è contenuto tra questi termini 256. 243, la metà del quale dissero poi Diaschisma;Lemma, quello importi. Diaschisma, quello sia. & il mag-giore detto ancora Apotome, si troua tra questi altri 2187. 2048.
STR. Per qual cagione quei primi speculatori, constituirono nella Distributione Diatona, il maggiore & minore Semituono dentro à cotali numeri?
BAR. Per questa. chiamarono gli antichi Musici, minor Semituono, quello auanzo del Diatessaron detrattone due tuoni; & perche detratto dalla Sesquiterza due sesquiottaui, gli auanza tal proportione 256. 243, in essa constituirono tal Semituono;Semituono maggiore & minore, pche dentro à quel-li numeri. & lo dissero minore, perche due aggiunti insieme non riempiono il vacuo del Tuono; doue per il contrario due de maggiori lo trapassono; & quello auanzo di esso Tuono, dopo che ne sia tratto il minore Semi-tuono, lo dissero Semituono maggiore.
STR. Che importa quella voce, lemma?
BAR. Lemma, vale il medesimo che residuo; il che fù grandemente à proposito, per non esser altro il Lemma (come ho detto) che quello auanzo della Diatessaron dopo che ne siano tratti due tuoni. chiamano ancora i Greci lemma, quella parte d'una cosa che presa due volte non arriua all'intero. dissero in oltre il maggior Semituono Apotome, la qual voce importa in quella lingua, spiccamento;Apotome, quello sia. come (per modo di essempio) tolto dal Ditono vn'Apotome, vi rimane il Semiditono. Sono stati altri, che hanno inteso per Semituono maggiore, la Super-quintapartiente 76, che è la forma del secondo interuallo di ciascun Tetracordo dell'antico Cromatico; il quale ne minori suoi termini viene dentro à questi nimeri 81. 76. Possiamo da questa cognitione, sottraendo dalla Sesquiquindecima, la Sequiuentiquattresima (che sono le forme de Semituoni del Syntono) sapere di quanto il minore sia dal maggiore superato: & il modo del sottrarre l'uno dall'altro interuallo musico è (secondo Boethio) questo. Disponghinsi prima i minor termini delle proportioni loro in questa maniera;Modo di sot-trarre l'vno dall'altro in-teruallo.
16. 15. Forma del Semituono maggiore.
X
25. 24. Forma dl Semituono nimore.
Facendo venire di sotto quelli numeri che contengano il minore, & di sopra quelli del maggio-re interuallo; i quali cosi disposti, rappresentano nel primo aspetto alla vista, vn modo contra-rio di quello che vsa l'Aritmetico nel sottrarre l'uno dall'altro suo numero; non di meno l'effet-to è l'istesso. pero che non considera il Musico Teorico, semplicemente il valore de numeri co-me l'Aritmetico; ma la quantità del suono che tra essi racchiudono. & perche le piu volte, i mi-nori numeri contengono i maggiori interualli; quindi auuiene che al senso apparisce il con-trario di quello che intende l'intelletto.
STR. Non è vero adunque che sempre i minori termini contenghino i maggiori interualli?
BAR. Signor no, da superparticulari in poi, & questi (oltre à li altri interualli che ce lo di-mostrano ne superpartienti) sono il Lemma & l'Apotome; & ne multiplici, la dupla & la tripla. Disposti che saranno i numeri nella maniera mostrata, multiplicheremo il 16 (maggior termi-ne della Sesquiquindecima) per il 24 (minore termine della Sesquiuentiquattresima) & il 25 (maggior termine di questa) per il 15 ( minor termine di quella) dalle quali moltiplicationi haueremo tali prodotti 384. 375. i quali, col trouare il Diuisore comune, vedremo ri-durgli ne minori numeri loro, acciò che si venga piu facilmente a comprendere la quantità dell'interuallo & suono, contenuto dentro à loro estremi termini.Modo di tro-uare il Diui-sore delle proportioni. la onde per ciò fare, misuro prima il 384 termine & numero maggiore, per il minore che fu 375, & mi auanza noue; il quale per non esser misura comune di essi, non può conseguentemente essere il ricercato Diuisore. mi-suro adunque di nuouo per il noue, il minor termine che fu 375, & mi auanza sei; il quale considerato, trouo che ne anco esso è misura comune di ciascuno, ma solo del maggiore che fu 384, nel quale entra 64 volte; però torno à misurare il primo & maggiore eccesso che fu no-ue, per il minore che fu sei, & mi auanza tre; il qual tre per essere misura comune di ciascun ter-mine, è necessariamente il ricercato Diuisore: per il quale, partito ultimamente i due maggiori & primi numeri, ne vengano parti si fatte 128. 125: che per non potersi in modo alcuno ri-durre in minor numeri; vengono à essere ne'termini minimi & radicali, & l'interuallo che da essi è contenuto è qualche cosa piu d'un Comma e mezzo. & che di tanta quantità sia dal mag-giore il minore Semituono superato, cene possiamo accertare maggiormente, col sommarla insieme con la proportione & numeri che contengono il minore Semituono: perche il prodotto che ne daranno hauerà l'istessa forma, di quella che'l maggiore contiene. la onde perciò fare si terrà tal ordine. accomodinsi prima i numeri delle forme loro in questa maniera. page 8 128.125. Forma della Supertripartiente 125. 25.24. Forma del minore Semituono.Modo di sommare insieme le proportio-ni. & multiplichisi di poi il 128. maggior termine della Supertripartiente 125, per il 25. mag-gior numero della Sesquientiquattresima; & il 125. Minore termine di quella, per il 24. mi-nor numero di questa; dalle quali multiplicationi si haueranno questi prodotti 3200. 3000. che per relatione hanno tra di loro proportione Sesquiquindecima; dentro à quali numeri si racchiude il maggiore Semituono fuor de suoi termini radicali: ne quali volendo ridurgli, si os-seruerà la regola sopradetta.
STR. Non vi sia graue con questa occasione il replicarmela.
BAR. Traggo dal maggior termine che fu 3200, il minore che è 3000., & mi auanza 200, il quale eccesso, perche è misura comine di caiscuno termine, è parimente il Diuisore loro; tal-mente che non occorre cercare piu oltre. di maniera, che partito il 3200. per 200, ne viene 16. & 15. ne viene partendo il 3000. per l'istesso 200. le quali minime parti che sono que-ste come ho detto 16. 15, contengano virtualmente l'istesso maggior Semituono, ma tra numeri contraseprimi, & non tra composti & comunicanti, come quelli maggiori.Numeri con-traseprimi sono quelli che non sono nu-merati da al-tro che dalla vnita; & i composti possono essere da altri numeri misurati. Potrei an-cora in proposito del ridurre ne minori termini loro gli interualli multiplici, & i superparticu-lari, darui per regola di partire quelli per il minor termine, & questi per l'eccesso. Ascendendo per gradi verso l'acuto (secondo l'ordine promesso) segue dopo la Sesquiquindecima, la pro-portione Sesquinona; il contenuto della quale è detto hoggi da'moderni prattici & Teorici, Tuono minore; appresso la quale segue immediatamente la Sesquiottaua e Tuono, detto mag-giore à differentia del minore. Dicono il minor Tuono esser contenuto nella sua vera forma, dalla proportione Sesquinona tra questi numeri 10. 9, & il maggiore dalla Sesquiottaua tra quest'altri 9. 8,Qual tuono consti dal maggiore & mi-nore, emituono. con il qual poco di lume possiamo chiaramente vedere, qual di essi consti ap-punto del maggiore & minore Semituono senza che gli manchi ò gli auanzi alcuna sua parte: & sarà quello che hauerà la forma in tutto simile à termini radicali del prodotto che da loro na-scerà dopo che siano sommati insieme & ridotti ne minori termini. & perche di sopra ho à suf-ficienza parlato del modo del sommare, sottrarre, & trouare il diuisore delle proportioni; baste-rà per l'auuenire (doue queste bisogne occorreranno) che io vi formi di maniera l'essempio di quello che vi hauerò à dimostrare, che sia da voi con facilità il tutto compreso. & volendo hora (nel modo che io ho detto) mostrarui qual de due tuoni sia quello che i suoi estremi non siano atti à contenere interuallo maggiore di quello che ne darà il prodotto dell'uno & dell'altro Semi-tuono sommati che siano insieme i termini & forme loro; lo vedremo dal sottoposto essempio.
25. 24. Forma del Semituono minore.
16. 15. Forma del Semituono maggiore.
40} 400. 360. Forma del Tuono minore, fuor de suoi termini radicali.
10. 9. Ne suoi termini radicali.
Habbiamo da due Semituoni aggiunti insieme, hauuto il Tuono minore; la qual cosa consen-te à quello che il Zarlino proua nelle sue Dimostrationi.Zarlino, alla proposta 19. del primo ra-gionamento, & alla 33 del terzo.
STR. Questo fatto non passa punto secondo il parere del puro prattico, ne è senza sua ma-rauiglia, per aspettarsi da essi il maggior Tuono; però seguite di gratia.
BAR. Col sottrarre hora dal maggior Tuono il minore, potremo vedere sensatamente di quanto sia da esso superato; la qual cosa comprenderemo dall'essempio che segue appresso.Di quanto il maggiore tuono superi il minore.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
X
10. 9. Forma del Tuono minore.
81. 80. Forma della Sesquiottantesima, detta hoggi Comma.
Dalla sottratione del minor tuono dal maggiore, nasce la Sesquiottantesima; il contenuto del-la quale è detto da moderni prattici, Comma.
STR. È l'istesso dell'antico, questo?
BAR. Signor no.
STR. Quale è la differenza loro?
BAR. Questa.intesero per Comma gli antichi Musici, l'eccesso dell'Apotome detrattone il Lemma; ò vogliamo dire quello del Tuono, detrattone due minori Semituoni loro: & hog-gi è inteso per Comma (come hauete vdito) quello auanzo di che il Tuono, eccede il Sesqui-nono,Qual differentia sia dal Comma antico à quello d'hoggi. & non vollero i moderni trarlo dalla differenza de Semituoni à guisa degli antichi, per la ragione che si dirà poco di sotto.racchiudesi adunque l'antico Comma dentro questi numeri 531441. 524288. la metà del quale dissero poi Schisma.Schisma, quel-lo sia.
STR. È maggiore questo nostro, ò pure quello degli antichi?
BAR. Eccede il moderno quello degli antichi, d'un si fatto interuallo 32805. 32768. page 9
STR. Quanti Commi de nostri verrà à contenere il maggiore & minor Tuono, & Semituono?
BAR. Dirouui beruemente questo per hora.Di quanti Com-mi consti il Tuono mag-giore, il mi-nore, il mag-giore Semituono, & il mi-nore. consta la Sesquientiquattresima di tre Commi, & qual cosa piu d'una maggiore sua quarta parte, & manco della minore sua metà. la Sesqui-quindecima consta di cinque & poco piu dell'ottaua sua magiore parte. il Sesquinono supera gli otto di poco manco d'vn mezzo. & il Sesquiottauo supera i noue di quanto il minore ecce-de gli otto. Quanti Commi degli antichi contenesse il Tuono & il maggiore & minore Semi-tuono loro, benissimo ve lo dichiara Boethio.Boethio libro 3. de musica capo 14.15. Dall'essemcpio datoui sopra in prouarui che il Tuono minore conteneua non piu del maggiore & minore Semituono, si può trarre ancora ve-ra cognitione, di quanto egli superi questo & quello separatamente. & dall'hauere veduto e'nte-so, che il Comma aggiunto al minore Tuono, ne da il maggiore, si viene in cognitione di quan-to quello sia da questo superato, talmente che de gli interualli che habbiamo sin'al presente trattato, riman solo farui noto di quanto il maggior Tuono superi il minore & maggiore Semituono; la qual cognitione vi daranno i due essempi che vi pongo qui à piè.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
X
25. 24. Forma del minore Semituono.
8} 216. 200. Forma della Superbipartiente 25. fuore de minori suoi termini.
27. 25. Ne minori suoi termini.
Resta superato il minor Semituono dal Tuono maggiore, della Superbipartiente 25. la qual consta d'vn maggior Semituono & d'vn Comma; il che è tanto chiaro, che non occorre altra riproua: però verremo con l'essempio che segue à sottrarre il maggiore Semituono del maggior Tuono, per vedere quello gli auanza.
9. 8. Forma del maggior Tuono.
X
16. 15. Forma del maggior Semituono.
135. 128. Forma della Super 7. partiente 128.
Viene superato il maggiore Semituono dal Tuono maggiore, della Superpartiente 128. il quale Interuallo (come da quello che di sopra habbiamo detto si può comprendere) contiene in se vn minor Semituono & vn Comma di piu. Vò prouandoui in piu modi queste verità, per maggior mente confermarui nella vera openione che si deue hauere degli interualli circa il valore & contenuto loro, & di quanto l'vno ecceda l'altro. Possiamo da quello che sin qui si è dichiarato, benissimo vedere & intendere, la distanza che è dal b molle segnato in alamire ò in e lami, al diesis X segnato in G sol reut ouero in D lasolre, secondo che in questo essempio si vede notato.Diesis X se-gnato in g sol reut, & in d lasolre, quan-to piu graue del b molle segnato in à lamire, & di quello posto in e lami. & à ciò che venga fatto il giuditio integro & retto, considereremo oltre à quello che si è detto di sopra, la qualità dell'interuallo, nel quale vengono tali segni accidentali, & in oltre la facultà che hanno d'operare in tal luogo, la onde dico prima, che l'uno & l'altro interuallo doue sono operati questi effetti, è nella sua essenza vn Tuono minore, ciascuno de quali in amendue gli estremi, vien fatto scemo & dal diesis X & dal b molle, d'vn minore Semituono. bisogna hora vedere, quello che rimane à vn Tuono minore, dopo che ne siano tratti due minori Semituo-ni: & perche parte di questo fatto occorse di sopra, quando essaminammo la qualità de'Semituoni; basterà come necessario, questo solo auuertimento, cioè; che togliendo à un minor Tuono due Semituoni minori, gli resterà l'istesso interuallo che restò al maggior Semituono detrattone il minore: & di tanto è piu acuto il b molle d'alamire & d'elami, del diesis X di G solreut & di d lasolre.
STR. Questa mi è bene stata vna nuoua & grata speculatione, la quale ho piu volte desidera-ta intendere, non tanto per la cosa del Contrapunto, quanto per lo strumento di tasti.
BAR. Voglio in oltre auuertirui, che quando si fatto caso nascesse (ancora che di rado auuenga) ne Tuoni maggiori;Auuertimen-to. l'interuallo che restasse sarebbe di quello minore vn Comma: tutte le volte però che si considerino i suoi minori Semituoni della forma & misura che al suo luogo diremo conuenirsigli.la Terza minore, la quale è ancora stata detta da moderni Semiditono, & Sesquitono;Sesquitono, quello sia. il Fabro nel ca-po 24. del terzo degli ele-menti musicali. dicono essere quello interuallo, che è contenuto ne suoi termini radicali, dalla pro-portione Sesquiquinta, tra questi numeri 6.5. il quale nelle corde Diatoniche Syntone di Tolo-meo, doue al presente considereremo principalmente tutti gli interualli che ci occorreranno misurare per condurre à fine quanto ci siamo in animo proposti; contiene in se un Semituono & un Tuono, l'uno & l'altro maggiore: talmente, che sommando insieme i numeri che racchiudono i detti interualli, si hauerà dal prodotto loro la vera sua forma: come per l'essempio che segue appresso apparisce. page 10
9. 8.Forma del Tuono maggiore.
16. 15. Forma del maggiore Semituono.
24} 144. 120. Forma della Terza minore fuore de minori suoi termini.
6. 5. Ne suoi minori termini.
STR. Questo nostro Semiditono, è l'istesso di quello degli antichi?
BAR. Non è l'istesso in modo alcuno; imperoche questo nostro è consonante, come voi sapete, & vien prodotto nel genere superparticolare dalla proportione Sesquiquinta;Semiditono, quello sia. & quello co-me affermano i Musici tutti e dissonante, contenuto nel genere Superpartiente tra questi nu-meri 32. 27.
STR. Come si hanno da intendere & distintamente conoscere piu cose diuerse con l'istesso nome?
BAR. Con grandissima difficultà & confusione certamente di colui che ne tratta & di colui che ascolta; però io anderò con quella distintione & facilità maggiore che potrò per essere da voi chiaramente inteso, quantunque la mia voce sia per natura roca. Sendo vero adunque che la Terza minore consti d'vn Tuono maggiore & d'vn maggiore Semituono, & consequentemente che ella sia contenuta dalla Sesquiquinta,Terza mino-re, non trouar-si tra D. & f faut. come afferma particolarmente il Zarlino alla proposta 26. Del secondo ragionamento delle sue dimostrationi; ne segue necessariamente, (il che è contro l'openione del prattico) che le sottoposte non siano realmente Terze minori della proportione & misura delle due prime mostrate. Ne da altro ciò auuiene, che dal contenere in loro, non piu d'vn Tuono minore & vn maggiore Semituono ciascuna di esse: i quali due interualli congiunti in sieme, non sono atti a darne una Terza minore della misura & proportione di quelle prime; ma si bene vn Semiditono dissonante dell'antico Diatono Ditoni-co: & con tutto che il senso (per quello che si è detto) lo concede senza repugnanza, lo proueremo non dimeno all'intelletto in questa maniera. Somminsi insieme (secondo l'essempio che segue appresso) i numeri che contengono l'vno & l'altro inter-uallo, & veggasi poi qual prodotto ne resulta. Dallo hauere sommato insieme i due sopradetti
10. 9.
16. 15.
5} 160. 135.
32. 27.
Interualli, si è hauuto la superquintapartiente 27. ch'è la vera forma del Semiditono del Diatono Ditonico: il qual Semiditono, non per altro è dissonante che per essere minore un Comma (secondo che si è detto altra volta) della Terza minore del Syntono di Tolomeo; oltre al ritrouarsi la sua forma nel genere Superpartiente, non atto secondo Pitagora alle consonanze de'suoi tempi & fuori del nu-mero Senario.
STR. Donde crediamo che habbiano tratta i musici d'hoggi, questa cosi sottile considera-tione, che tra le parti del numero Senario, sia contenuto ciascun semplice & parte de composti musici interualli consonanti?
BAR. Il considerare l'ordine per il quale sono poste le proportioni nel secondo genere dimaggiore inegualità detto Superparticolare, tengo per fermo che habbia posto loro questa sia fatta occasione;Numero se-nario, da chi habbi tolta la tua facultà. con hauere accoppiato i dieci primi interualli à due à due per l'ordine naturale; & ridottogli poscia ne minor termini loro.
STR. Come di gratia.
BAR. Eccouene vno accomodato essempio; il quale senza piu vi farà noto tutto quello che che io ne senta.
[Figure: Numeri disposti secondo la natura del Genere Superparticolare; tra quali si troua in atto la Forma non solo di qual si voglia semplice musicale interuallo, ma in potenza ciascuno de misti & composti: & chi piu oltre andasse, trouerebbe quelli ancora che contengono il maggiore & minore Semituono i quali numeri quando fos sero altramente considerati, si hauerebbe la Forma di qual si voglia altro interuallo desiderabile. ]
page 11 POTREBBE ancora si fatta consideratione essere stata trata, dall'ottauo capo del terzo li-bro degli Harmonici di Tolomeo;Tolomeo compara gli aspetti de pianeti à gli interualli musici. ouero dal quarodecimo del primo del suo Quadripartito doue egli ingegnosamente và comparando insieme gli aspetti de'pianeti, alle Forme degli inter-ualli musici de suoi tempi, cosi dicendo. Il Tetragono & Quadrato, comparato al Trino, fa Se-quiterza; comparato all'Exagono (ò Sestile che dire lo vogliamo) fa Sesquialtera; comparato all'oppositione fa Dupla; & con tutto il cerchio del Zodiaco, fa Diapasondiapente. il qual tut-to, comparato di nuouo al Quadrato, fa Disdiapason: & comparato ultimamente tre qua-drati à duetrini, hanno tra di loro l'istessa relatione, che ha 9. à 8.
STR. Non si trouano ancora tre essi aspetti, le forme delle consonanze imperfette?
BAR. Signor no, perche l'imperfettione non la permette il cielo, nè la comporta. Potrebbesi-ancora trarre per l'istesso ordine da ciascuno de due luoghi citati, chi piu sottilmente andare volesse sofisticando, le forme di tutti gli altri interualli musici de nostri tempi; ma siane det-to à bastanza.
STR. Io creduto che questa facultà del numero Senario, fusse interamente un nuouo troua-to, & vedo non essere altamente cosi; la qual cosa mi fa dubitare che ci siano dell'altre cose (cir-ca l'inuentione) che sono antichissime, e ci sono predicate per nuoue da questo & quello.
BAR. Non ne dubitate punto; imperoche i semplici molte volte nel leggere alcuno libro di qual si voglia facultà, credono (per la poca esperienza) che quelle cose non si trouino altroue che in quello; le quali i piu delle volte sono scritte in molti, le migliaia de gli anni auanti.
STR. Quella diuisione del quadrato, in tre uguali Parallelogrami, il mezzano de quali sia in due uguali parti separato, intersecati poi da una linea che si parta da uno de gli angoli del quadrato, & si posi spora il lato opposito, talmente che lo diuida in due parti uguali: le quali portioni diuerse delle linee, comparate l'una con l'altra, hanno facultà di darne le forme di maggior numero d'interualli musici che il Senario & le sue parti, è antica, ò pur nuoua inuentione?
BAR. Cotesta si fatta cosa è tolta di peso dal secondo capo & libro degli Harmonici dell'istesso Tolomeo; della quale per ischerzo racconta quanto al suo proposito occorreua, per dinotare gli interualli musici di quelli tempi. Potrete da quello che io sono hora per dirui, accorgerui facilmente, quando hauerete un'interuallo fuore de veri & minori numeri, se egli è superfluo, ò diminuito del suo vero essere. però è da auuertire, che se il minore suo termine sarà dimi-nuito da quello che all'esser suo naturale conuiene, è segno manifesto d'essere superfluo; & essendo maggiore del consueto, sarà tal'interuallo diminuito: di tanto & quanto poi, ven'accerterà il sottrarre da esso ò il sommare seco questa & quella parte che piu à proposito giudicherete; & contrario effetto farebbe nel maggiore suo termine.
STR. Non ho inteso interamente questo vostro ultimo concetto.
BAR. Ecco che mi dichiaro meglio.Auuertimento. Noi habbiamo in vece della Sesquiquinta (assegnataci da maestri di questa moderna prattica di contrapunto, per la forma della minor Terza del Syn-tono di Tolomeo) la Superquintapartiente 27. volendo hora vedere se ella supero ò sia dalla Sesquiquinta superata, l'eccesso con il quale il 32 maggior suo termine supera il minore che è 27 ce lo puo à bastanza insegnare, il quale il 32 maggior suo termine supera il minore che è 27 minor termine di essa proportione, nel quale entra cinque volte & auanza due; doue nella Se-squiquintam l'eccesso di che il maggior numero supera il minore, che è uno; vi entra cinque volte à punto: dal che manifestamente appare, esser vero quello che io ho detto, cioè. che per essere il minor termine della Superquintapartiente 27 superfluo, comparato però à quello della Se-squiquinta, gli è conseguentemente inferiore; di quanto poi, si è detto al suo luogo.
STR. Ho molto bene inteso il tutto, ma ditemi un altro particolare.non essendo il Semiditono l'istessa cosa della Terza minore, con quale di questi conuiene il Triemitono, che con cia-scuno de tre moni differenti, ho trouato appresso alcuni essere stata nominata l'istessa cosa?
BAR. il Triemitono è com sapete il supremo interuallo di ciascuno Tetracordo dell'anti-co Cromatico, & non conuiene col Semiditono, ne con la minor Terza del Syntono;Triemitono, quello sia. impero-che egli cade sotto la proportione Supertripartiente 16 dentro à questi numeri ne suoi minori al qual parere consente il Zarlino al capo 34 della seconda parte delle sue Institutioni harmoniche. Resta che vediamo in questo proposito, di quanto la minor Terza superi il maggiore & minore Tuono, la qual cosa ci farà noti i due essempi seguenti.
6. 5. Forma della minor Terza.
X
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
3} 48. 45. Forma del maggior Semituono, fuori de minori suoi numeri
16. 15. Ne minori suoi numeri.
Supera la minor Terza il Tuono maggiore, d'un maggiore Semituono; di che la sua riproua page 12 Non occorre, per essersi pur hora veduta nel comporta di ambedue questi; però vediamo di quanto il minor Tuono sia da essa minor Terza superato.
6. 5. Forma della Terza minore.
X
10. 9. Forma del Tuono minore.
2} 54. 50. Forma della Superbipartiente 25. fuore de suoi minòr termini.
27. 25. Ne suoi minor termini.
Viene superato il minor Tuono dalla minor Terza, della Superbipartiente 25. La quale consta d'un maggior Semituono & d'un Comma, secondo che si prouò di sopra. Dicono la Terza maggiore essere quella imperfetta consonanza, che ansce dalla proportione Sesquiquarta; & che l'è contenuta ne suoi minori termini da questi numeri 5.4. & inoltre ch0ella consta del mag-giore & minor tuono: il che vedremo (secondo questo essempio) dal sommargli insieme, & dal prodotto che ne daranno.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
10. 9. Forma del Tuono minore.
18} 90. 72. Forma della Terza maggiore, fuore de minori suoi termini.
5. 4. Ne minori suoi termini.
Nasce dall'hauere sommato insieme l'uno & l'altro Tuono, la Terza maggiore; dalla qual co-gnitione, insieme col sottrarne da essa la minore, potremo ancora sapere di quanto questa sia da quella superata.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
X
6. 5. Forma della Terza minore.
25. 24. Forma del minor Semituono.
Rimane adunque superata la Terza minore dalla maggiore. d'un minore Semituono; la ripro-ua del che sarebbe, il sommare insieme seco esso minor Semituono. Ha il semplice prattico, in diuerse corde accidentalmente col mezzo di questi segni X.b. altre spezie di Terze maggiori, te-nute da lui della istessa grandezza delle prime mostrate: il quale (secondo il parer mio) è uno de maggiori abbusi che egli habbia fra molti & molti altri che io sono oltre à già detti per di-mostrarui.
STR. Marauigliomi assai, che di tanti huomini eccellenti che hanno scritto di questa facul-tà della Musica tanto sottile & dotamente, non vene siano stati alcuni per ancora (che io sap-pia) che habbiano per comun benefitio palesati & scoperti questi si fatti sensibili errori.
BAR. Non è punto da marauigliarsi di ciò; auuenga che quelli i quali hanno creduto cantare il Diatono Ditonico, non poteua cadere ne loro intelletti tale consideratione; per non trouaruisi in modo alcuno la cagione non che l'effetto di ciò.quelli poi che hanno detto essere la spezie che si canta hoggi il Syntono di Tolomeo, crederò facilmente per i molti rincontri, che troppo bene se ne siano accorti; ma per non fare punto à proposito loro il palesargli, gli hanno (come io dissi altra volta) taciuti: stimando maggiormente (tirati da un'ambitioso & vano pensiero) l'im-pertinenti nouità de capricci loro, che il comodo & utile che egli hauerebbono possuto appor-tare al publico con ispiegargli la verità: senza hauere perciò fare corrotto & guasto molti nomi delle cose importantissime & à questa facultà appartenenti. Sono adunque le Terze quali i ho detto, contenute tra le corde del presente essempio:&Non trouarsi la terza maggiore tra queste corde. per constare ciascuna di esse di due Tuoni maggiori, ven-gono conseguentemente à cadere sotto questa proportione 81. 64. la quale ben considerata, si trouerà in essa ciascuno di quelli particolari accidenti che si trouono nella Super-cinquepartiente 27. ne può essere in modo alcuno la na-turale Terza maggiore del Diatonico Syntono; ma si bene come afferma il Zarlino (nel quarto ragionamento delle sue Dimostrationi alla Terza diffinitione) il dissonante Ditono del Diatono Ditonico; il quale dall'acuto al graue in ciascuno suo Tetracordo, cammina per Tuono, e Tuono, & Lem-ma: è ben vero che le sottoposte, sono contenute dalla Sesquiquarta loro proportione, & conse- page 13 guentemente consonanti, per essere l'interuallo, che ha la prima nella parte graue un Tuono mi-nore, & altresi quello, che nella seconda si troua tra F faut & G solreut. Voglio inoltre auuer-tirui, che se considererete l'eccesso, diche il maggior termine della pro-portione, che contiene l'antico Ditono, che è 17.eccede il minore; trouerete (secondo la regola dataui poco di sopra) che per superare preso quattro volte, il minore suo termine, che fu 64. da manifesto inditio, che egli auanza il vero essere della Sesquiquarta. Dico la Dia-tessaron essere quel mezzano interuallo,Diatessaron essere mezzano interuallo tra la conso-nanza & la dissonanza. che nasce dalla proporzione Sesquiterza, contenuto ne suoi minor termini da questi numeri 4. 3. ne vi paia incoueniente l'hauere io menzionata la Quarta sotto nome di mezzano interuallo. Auuenga che tre 5 consonanti interualli (le forme de quali si trouano tra l'u-nità & il sei) & gli altri interposti numeri, che sono tra essi disposti per l'ordine naturale loro, viene terzo; hauendone due dalla parte graue che sono l'ottaua & la quinta, & due altri nell'acuta, che sono la maggiore & la minore Terza: oltre che il suono, che esce da suoi estremi, è nella sua semplicità di natura veramente di non offendere l'udito come fanno le dissonanze; ne ha qualità ancora di dilettarlo come le altre consonanze: talche meritamente può domandarsi mez-zano tra queste & quelle. ne di ciò si dee prendere marauiglia alcuna; poiche la natura non usa mai nelle sue cose, passare dall'uno all'altro estremo senza toccare il mezzo: & si come il mi-nore de perfetti interualli, sendo piu lontano dalla perfettione è meno degli altri consonante; cosi parimente le minori imperfette consonanze piu delle maggiori consuonano, come piu lon-tane dall'imperfettione: l'opposito à punto di quello che auuerrebbe alle dissonanze, quando si applicasse le settime alle perfette, & le seconde all'imperfette consonanze; come al suo luogo sia-mo per chiaramente dimostrare. Torno à dire della Quarta, che ella contiene principalmente in se stessa un Semituono maggiore, & un Tuono maggiore, & un minore; la quale si può consi-derare come composta della Terza minore, & del minore Tuono; il che vedremo secondo l'es-sempio dal prodotto che ne daranno sommati, che siano insieme i minimi termini di questo & di quella.
6. 5. Forma della Terza minore.
10. 9. Forma del Tuono minore.
15} 60. 45. Forma della Quarta, fuore de suoi termini radicali.
4. 3. Ne suoi termini radicali.
Si può ancora hauere la Quarta dell'istessa proporitone & misura, dal prodotto, che ne darà la forma della Terza & del Semituono l'uno & l'altro maggiore; il che vedremo nell'essempio seguente, doue saranno insieme aggiunte le forme loro.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
16. 15. Forma del Semituono maggiore.
20} 80. 60. Forma della Quarta, fuore de minori suoi numeri.
4. 3. Ne minori suoi numeri.
Hauendo la quarta (per essere consonante & nella vera sua proportione) à contenere quanto ho detto & prouato; ne segue necessariamente (contra l'openione del semplice prattico) che le sottoposte non siano altramente Quarte consonanti, ne dell'istessa proporitone delle prime; la qual cosa consente à quello che dice il Zarlino nella proposta 28 del secondo ragionamento delle sue Dimostrationi.alla proposte 28. del secon-do ragiona-mento. & questo auuiene per contenere in loro ciascuna di esse due Tuoni mag-giori & un maggiore Semituono, che l'uno dall'altro separa.de qua-li interualli, sommati, che siano insieme i numeri delle proportioni che eccederà la Sesquiterza d'un Comma, & necessariamente gli estremi dissoneranno. che i Tuoni siano tali quali io ho detto, lo toc-ca con mano per gli essempi dati, anco il prattico;Non trouarsi il Diatessaron tra queste cor-de. però nell'essem-pio, che segue lo prouerò à voi come Teorico, col mezzo dell'Aritme-tica facultà. page 14
6. 5. Forma della Terza minore.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
2} 54. 40. Forma della Super 7 partiente 20, fuor de suoi numeri minori.
27. 20. Ne suoi numeri minori.
Si è da tal somma hauuta, la Super 7 partiente 20, la quale (secondo che io vi dissi) consta d'u-una Quarta superflua d'un Comma; il che si può sensatamente vedere col sottrarlo da essa; oltre che se ella fusse altramente, ne seguirebbe, che discendendo la parte graue per un tuono della qulità che è contenuto tra la corda G solreut & alamire; gli estremi non risonassero per una intera Diapente. La qual cosa come si vedrà al suo luogo non è punto vera, voglio che vediamo hora, intere Sesquiterze, ò nò; & in che consideratione l'habbia il Teorico, & perche. Ho mosso questa dubitazione, per il desiderio che io ho d'acchetare ciascuna difficultà & dubbio che vi potesse nascere intor-no à questo importante capo del nostro ragionamento. Poco di so-pra, in proposito della Terza minore vi prouai, che acendendo, tra D solre & F faut, non era realmente una tale imperfetta consonan-za contenuta dalla Sesquiquinta; ma si bene l'antico Semiditono. considerando hora la Quarta del mostrato essempio, tanto per b molle quanto per h duro, composta ciascuna di esse dell'interuallo quale ho detto, & del Tuono maggiore, troueremo che sommati insieme i numeri che gli contengono, ne daranno un'in-tera Sesquiterza come vedrete dall'essempio che segue.
32. 27. Forma del Semiditono.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
72} 288. 216. Forma della Quarta fuore de suoi numeri minori.
4. 3. Ne suoi numeri minori.
Habbiamo hauuto da' due interualli aggiunti insieme, la Quarta nella sua vera forma; il che di spora non auuenne, perche la Terza di questo ultimo essempio, à comparatione della prima mostrata, è diminuita di quanto era superfluo il Tuono in quello; & di tali parti composta si può ancora considerare la Quarta nell'antico Diatono. Resta intorno la consideratione di es-sa, che io vi faccia noto di quanto ella superi la maggiore & minore Terza; il che à bastanza fa-ranno i due essempi datoui quando la considerammo composta di si fatti interualli & del Semi-tuono maggiore & del minor Tuono. Vengo hora à dirui alcuni particolari del Tritono; il quale dicono i moderni prattici essere contenuto dalla proporzione Super 13 partiente 32 tra questi numeri 45. 32, & che egli contiene in se tre tuoni;Tritono, perche sia così detto. dal qual contenuto prese forse il no-me; ma nella spezie Diatona Ditonica doue sono vguali. Puossi considerare questo dissonante interuallo, composto d'una Terza & d'un Tuono maggiore tanto nel graue quanto nell'acuto: & che la sopradetta sia nel Syntono la vera sua proporzione, ce ne possiamo accertare in piu modi; tra quali, uno che è il piu semplice & il piu facile vi mostrerò hora col sommare insieme i numeri che contengano gli interualli sopradetti, parti di esso propinque: le quali ne daranno gli istessi numeri che io dissi contenerlo.
5. 4. Forma della Terza maggiore
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
45. 32. Forma del Tritono.
Si è hauuto dal prodotto della Terza maggiore & del maggior Tuono; il Tritono nella vera sua forma, & negli istessi suoi minor termini; il qual'interuallo insieme con il suo seguente, per hauere la forma & gli estremi suoni loro assai (per così dirgli) sproporzionati; & conseguentemente con difficultà venire compresi dall'intelletto; non si possano considerare ne si trouano na-turalmente nell'Ottaua in altre corde che in due: ne anco di questo è da marauigliarsi; auuen-ga che la natura, di rado (come ancora le perfette) partorisca le cose sproporzionate & mostruo-se;La natura partorisce di ra-do le cose pfette, & le mostruose. però possiamo senz'altro vedere di quanto egli superi la Quarta col sottrarla da esso. page 15
45. 32. Forma del Tritono.
X
4. 3. Forma della Quarta.
135. 128. Forma della Super 7 partiente 128.
Supera il Tritono la Quarta della Super 7 partiente 128; la quale proporzione consta d'un mi-nor Semituono, & (contro l'opinione del prattico) d'un Comma di piu come di sopra in uno altro luogo si è dimostrato. Pare impossibile al prattico, che sottratto dal Tritono la Quarta, gli habbia à rimanere piu d'un minore ordinario Semituono; e tutta la difficultà che egli ha nello intendere queste à lui nouità, nasce dal non hauere degli interualli che del continouo ha tramato, quella cognitione che douerebbe, la quale, quelli che perfettamente l'hanno gli acquieta in tuto; ne ciò passa senza suo biasimo; per essere impossibile à quelli che non itendano la proprietà & virtù della cosa (& sia qual si voglia) bene esercitarla: & questa dicono molti (anzi tutti i giu-ditiosi & dotti) che sia una delle principali cagioni tra le altre molte, che la musica prattica de tempi nostri non habbia quella facultà d'operare ne gli animi degli uditori, alcuno di quelli marauigliosi & virtuosi effetti, ce l'antica operaua. Torno à dire adunque, non potersi hauere il Tritono dal sommare insieme la forma della Quarta & quella del Semituono minore; per essere un Tuono maggiore quello che bisogna diuidere per ciò fare; il quale è capace oltre al maggio-re & minore Semituono, d'un Comma; secondo che si è altra volta prouato, & come si può di nuouo prouare col sommargli insieme. Et perche potrebbe alcuna volta occorrerui qual-che proporzione tra numeri grandi & così poco differenti tra di loro, che non si conoscesse (per modo di dire) nel volere con diligenza vedere qual fusse la differenza, che è dall'uno all'altro interuallo: perche non è impossibile in questa maniera d'esercitare i numeri(co-me in alcune altre) il sottrarne un grandissimo da un picciolissimo; ma auuertito da quel-lo che sono hora per dirui, & con essempio mostrarui, vi accerterete qual di essi il maggio-re, & quale il minore contenga. la onde prima dico potersi da un picciolo sottrarre un gran-un Tuono maggiore quello che bisogna diuidere per ciò fare; il quale è capace oltre al maggio-re & minore Semituono, d'un Comma; secondo che si è altra volta prouato, & come si può di nuouo prouare col sommargli insieme. Et perche potrebbe alcuna volta occorrerui qual-che proporzione tra numeri grandi & così poco differenti tra di loro, che non si conoscesse (per modo di dire) nel volere con diligenza vedere qual fusse la differenza, che è dall'uno all'altro interuallo: perche non è impossibile in questa maniera d'esercitare i numeri (co-me in alcune altre) il sottrarne un grandissimo da un picciolissimo; ma auuertito da quel-lo che sono hora per dirui, & con essempio mostrarui, vi accerterete qual di essi il maggio-re, & quale il minore contenga. Auuertimento. la onde prima dico potersi da un picciolo sottrarre vn gran-de interuallo; come per essempio dal Comma sottrarre un Tuono maggiore; ancora che di gran lunga sia quello di questo minore: & che si possa fare ciò, lo proueremo con l'essem-pio presente al senso.
81. 80. Forma del Comma.
X
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
72} 648. 720. Forma della Subsesquinona fuor de suoi minor termini.
9. 10. Ne suoi minor termini.
Pare di prima vista d'hauere sottratto dal Comma un Tuono minore, & conseguentemente, che quello superi questo di tale quantità; la qual cosa quanto all'intelletto & al senso repugni, cia-scuno il sà. però è d'auuertire, che il minor numero di quello interuallo che dal Comma hab-biamo cerco sottrarre, è venuto al luogo del maggiore, & per il contrario al luogo di questo il minore: Auuertimento. per la qual cagione non vengono altramente hauere la forma della Sesquino-na, per essere come altra volta vi ho detto, contenuta tra il 10, e' l 9, & non per il contrario tra il 9, e' l 10.
STR. Che interuallo sarà adunque quello che è contenuto da tal proporzione?
BAR. Quella è una Subsesquinona; la quale in tal luogo manifesta di quanto l'interuallo dond'ella fu tratta sia superato dal Sesquiottauo, & non di quanto il Comma lo superi; & però vengono tali proporzioni meritamente dette Priuatiue & Rationali, & quell'altre prime Posi-tiue & Reali; & questo basti per tutti gli altri casi si fatti che vi potessero occorrere. Vengo ho-ra à discorrerui sopra la Semidiapente, la quale secondo il parere de nostri prattici è quell'in-teruallo che consta d'un Tuono maggiore d'un minore & di due maggiori Semituono;Semidiapen-te perche sia cosi detta. & for-se che ella prese tal nome, perche i suoi estremi suonano una Diapente scema, diuisa però in quattro interualli da cinque termini & corde, è contenuta adunque ne suoi minor termini da questi si fatti numeri 64. 45. la quale considereremo primamente come composta d'una Quarta & d'un maggiore Semituono, tanto nel graue quanto nell'acuto: delle quali verità in piu modi si può esserne capace: ma il piu semplice & breue è, il sommare insieme i nume-ri che contengono i due sopradetti interualli, & vedere che il prodotto loro ne darà la for-ma che detto habbiamo page 16
3. 4. Forma della Quarta.
16. 15. Forma del maggiore Semituono.
64. 45. Forma della Semidiapente.
Non si può questo interuallo, come ne anco il suo precedente, considerare ò comporre tra le corde naturali Diatoniche in alcun' Ottaua, d'altre sue parti che delle due già dette. & se il prattico mi dicessi potersi questa comporre di due Terze minori dell'isterssa forma & di uguale proportione, gli risponderei & prouerei che egli erra in questa come in molte altre cose, per essere il suo fine di acchetar solo, non l'intelletto ò il senso dell'udito;Fine del musico prattico qual sia. ma bene spesso quello della vista, il quale come tutti (ò piu degli altri) con facilità si inganna; & ha nel distinguere i suoni quella ò poca piu parte, che ha l'udito nel discernere le differenze de colori; & particolarmente s'ingannano i sensi tra le minime differenze de comuni, & de proprij oggetti; le quali à gran pena capisce il sano intelletto. Che di due terze minori dell'istessa misura non si possa comporre la Semidia-pente della mostrata sua forma; ce lo manifesta primamente il numero del suo maggiore termi-ne:Auuertimento. il quale se bene è quadrato, che tale bisogna che sia volendo esser capace della Geometrica medietà; non per questo si ritroua in esso l'altra necessaria conditione; la quale è che egli sia atto ancora à darne il maggior termine d'uno di quelli interualli ne quali si vorrà ugualmente diui-dere.la qual cosa al maggiore termine della minor Terza capace: ma venghiamo con uno sensa-to essempio all'esperienza del fatto, & ciò sarà il sommare insieme i termini di tali interualli, dal prodotto de quali, non si hauerà altramente la forma della Semidiapente; ma si bene quella del-la Super 11 partiente 25.
6. 5. Forma della Terza minore.
6. 5. Forma della Terza minore.
36. 25. Forma della Super 11 partiente 25.
Consta l'interuallo che habbiamo hauuto, dall'hauere sommato insieme due Terze minori, d'una Semidiapente superflua d'un Comma; & che questo sia vero, si può vedere col sottrarne da esso la Saper 19 partiente 45, forma della Semidiapente, che ci resterà un Comma; & questa è di ciò la cagione. Nel considerare il Teorico la Semidiapente composta di due Terze minori, per non potere diuidere alcuno interuallo rationalemente de tre primi semplici generi di proporzio-ni in parti uguali, dalla Quadrupla & le sue replicate in poi, intendendo sempre secondo la fa-cultà Aritmetica; ve ne scorge necessariamente una dell'altra maggiore & diuersa: la qual ve-rità vi ho di sopra in proposito della minor Terza, sensatamente mostrata. resta solo à vedere, se sommando tali diuerse Terze minori insieme, ne darà il prodotto loro la vera forma della Se-midiapente: dal quale essempio si conoscerà euidentemente, che in tal consideratione le haue-uano ancora in tale spezie gi antichi musici Tolomaici.Perche se le hauessero tenute del-l'istessa misura, non hauerebbono assegnata alla Semidiapente dell'una & l'altra capace, la mo-strata proporzione; ma quella che si hebbe di sopra dal prodotto delle due Terze minori con-tenuta ciascuna di esse dalla Sesquiquinta.che le Terze siano adunque differenti di forma, l'es-sermpio che segue ce lo farà manifesto.
32. 27. Forma del Semiditono.
6. 5. Forma della Terza minore.
3} 192. 135. Forma della Semidiapente fuor de minori suoi termini.
64. 45. Ne minori suoi termini.
Eccoui de due sopradetti interualli composta la Semidiapente nella sua vera forma, della quale altro non occorre vedere, se non di quanto ella superi il Tritono; la qual cosa ci farà nota l'es-sempioo che segue, nel quale sarà sottratto da essa.
64. 45. Forma della Semidiapente.
X
45. 32. Forma del Tritono.
2048. 2025. Forma della Super 23 partiente 2025.
page 17 Resta superato il Tritono della Semidiapente, della Super 23 partiente 2025.la qual consta d'un mezzo Comma in circa.
STR. Sono dell'istessa misura & proportione le Semidiapente e' l Tritono degli antichi, di questi nostri?
BAR. Signor nò: imperoche l'interuallo che hebbe spaccio di Tritono appresso gli anti-chi, cadeua sotto questi numeri 729. 512. il quale supera d'un Comma il nostro; & la Semi-diapente loro cadeua sotto questi altri 1024. 729. che per l'opposito viene à essere minore della Super 19 partiente 45, detta da' moderni Semidiapente, d'un fatto interuallo; come sensa-tamente si può vedere col sottrarre l'uno dall'altro.
STR. Di maniera che la maggior parte de nomi degli interualli musici d'hoggi, sono (per Nomi correnti detgli interualli. non dir tutti) corrotti & guasti?
BAR. Non ne dubitate punto.
STR. Non sarebbe bene il prouedegli auanti che la cosa inuecchiasse & si difondesse mag-giormente nelle menti degli huomini?
BAR. Veramente si, ma questa è cura d'un' huomo d'autorità, & di molto valore; però noi anderemo in quanto à nomi degli interualli, segnuendo (ancora che cattiuo) il comune uso, se non per altro, per essere intesi: ma venghiamocene hormai all'essamina della Diapente; la qua-le dicono essere contenuta nella vera sua proportione, della Sesquialtera, detta ancora SesquiGlareano nel capo 12. del libro 3.chia-ma la Sesqui-altera, Se-squipla. pla, tra questi numeri ne suo termini radicali 3. 2. & contenere in sè primamente due tuonimaggiori, un minore, & un maggiore Semituono; la quale si può considerare in molte manie-re: ma la sua propria & principale è, composta della maggiore & minore Terza, come (secondo l'essempio che segue) ne mostrerà il prodotto che haueremo da numeri che la contengono; & sarà nel suo vero essere harmonico, tutte le volte che la maggiore tenga il luogo graue, & la mi-nore l'acuto.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
6. 5. Forma della Terza minore.
10} 30. 20. Forma della Quinta, fuore de suoi numeri minori.
3. 2. Ne suoi numeri minori.
Ho detto comporsi la Quinta di tali interualli prima che di ciascuni altri; per essere quelli sue Parti propin-que & remo-te degli interualli, quali siano. parti piu propinque: & à ciò che da voi sia di questo ancora la cagione bene intesa, dico: che secondo l'openione de Teorici, sono parti piu propinque degli interualli quelle, che sommato insieme i numeri che le contengano, si ha dal prodotto loro, non solo l'istessa proporzione del tutto; ma vicino assai, & alcuna volta (come hauere veduto del Tritono & della Semidiapen-te) negli istessi suoi termini radicali: & per il contrario quelle sono parti piu remote, che à termini minori del loro tuto danno il prodotto loro piu lontano: questo ci è apportato dalle parti loro piu imperfette & disuguali, & quello dalle piu perfette & uguali; & venendo à considera-re le altre parti della Quinta, & di esse à comporla, dico; che sarà una Quinta ancora quella, che consti d'una Quarta & d'un Tuono maggiore; perche sommati insieme i numeri delle propor-zioni loro, si hauerà dal prodotto che ne daranno (se bene un poco piu lontano da minori suoi termini) la mostrata sua forma.
4. 3. Forma della Quarta.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
12} 36. 24. Forma della Quinta, fuor de suoi minor numeri.
3. 2. Ne suoi minor numeri.
Nascendo la Quinta da quelli due mostrati inteuralli come si è detto, si può insieme col ZarliZarlino alla proposta 30. del secondo ragionamento delle sue di-mostrationi. no argumentare, che quelle del sottoposto essempio non siano altra-mente tali; ma di proporzione & genere diuerso; il che è contro il parere del prattico; & vie piu quanto gli si prouerà che elle siano dis-sonanti.l'essere di proporzione diuersa da quelle prime, nasce per contenere una Quarta & un Tuono minore; i quali due interualli aggiunti insieme, non ci possono dare una Quinta dell'istessa proporzione del Non trouarsi la Diapente tra queste corde. le due prime mostrate; ma un'altra che sarà un Comma di esse minore, & perciò dissonante: & che di tanto venga diminuita, ecco l'essem-pio, che ce ne accerterà. page 18
4. 3. Forma della Quarta.
10. 9. Forma del Tuono minore
40. 27. Forma della Super 13 partiente 27.
L'interuallo che si è hauuto dal sommare insieme la Quarta & il Tuono minore, è la Super 13 partiente 27; la quale consta d'una Quinta diminuita d'un Comma: della qual verità potrebbe l'huomo maggiormente accertarsi con sommarla insieme seco; imperoche da ambedue si haue-rebbe la Sesquialtera, forma della Diapente. Potrebbesi da quello che habbiamo detto dubita-re, se la sottoposta, considerata in una Quarta nella parte acuta & in un Tuono nella graue, fusse una Quinta della prima, ò della seconda spezie; al che rispondendo dico, che ella è della prima & non della seconda in modo alcuno. & se mi fusse replicato, che il Tuono che ella ha nella parte graue è minore, il quale (secondo il modo che io ho mostrato comporla di tali interualli) maggiore essere douerebbe; gli risponderei essere verissimo, & che per tal cagione viene in quel luogo à essere consonante: imperoche la Quarta che ella ha nell'a-cuto, è superflua di quanto manca al minor Tuono che ella ha nel graue, per farsi al maggiore uguale. di maniera che da quello interuallo superfluo, & da questo diminuito, per essere uguale la superfluità dell'vno à quello che manca all'altro, si ha da essi la Quinta nella sua vera forma & proportione; come dal sommare insieme i minimi termini loro potrà ciascuno sensatamente vedere. si haue-rà ancora nella vera sua forma, dal Tritono & dal maggiore Semituono; ma non gia da quella della Semidiapente & del Semituono minore, come il seguente essempio ne manifesta.
64. 45. Forma della Semidiapente.
25. 24. Forma del minore Semituono.
40} 1600. 1080. Forma della Suoer 13 partiente 27. fuor de minori suoi numeri.
40. 27. Ne minori suoi numeri.
Si è da tal somma hauuto, la Super 13 partiente 27. la quale (come si è detto) consta d'una Quinta diminuita d'un Comma; di maniera che dalla Semidiapente & dal minor Semituono, non si ha (come crede il prattico) l'istesso prodotto che dal maggiore & dal Tritono. Non è da lasciare indietro il sapere di quanto la Quinta superi il Tuono, & di quanto la Semidiapente la cognitione di che ci daranno interamente i due essempi seguenti.
3. 2. Forma della Quinta.
X
45. 32. Forma del Tritono
6} 96. 90. Forma del maggior Semituono, fuor de suoi minor numeri.
16. 15. Ne suoi minor numeri:
Vien superato il Tritono dalla Quinta, d'un maggior Semituono; la cui riproua sarebbe in sommare insieme il Tritono & esso maggiore Semituono; da quali si hauerebbe indubitatamente la Quinta; ma questo non occorre, per essere la cosa in se chiara; però verremo con l'essempio che segue, à dimostrare di quanto la Semidiapente sia dalla Quinta superata.
3. 2. Forma della Quinta.
X
64. 45. Forma della Semidiapente.
135. 128. Forma della Super 7 partiente 128.
È la Semidiapente superata dalla Quinta, dalla Super 7 partiente 128. la quale (secondo che io vi prouai di sopra nell'essaminare il maggior Tuono) consta d'un minor Semituono & d'un Semituono minor di questo luogo, su-pera il Com-ma della Sesquiuentiquattresima. Comma di piu. & acciò che il prattico (insieme col marauigliarsi) non habbia à dirmi, che io voglia che l'istesso interuallo contenga hor questa, & hor quella forma, dico, che di sopra io considerai il presente Semituono, come contenuto dalla Sesquiuentesiamquar-ta, & ultimamente come contenuto dalla Super 7 partiente 128. nella qual positione è veramente capace di quanto ho detto: al che soggiungo, che l'interuallo qual si racchiude dentro à confini della Super 7 partiente 128. è la vera forma del minore Semituono del Tuono maggiore; come poco di sotto sono per prouarui. page 19
STR. Questo mi sarà bene oltre à modo e nuouo & grato.
BAR. Vengo à trattare ciascuno minimo accidente che si puo in questo proposito desiderare intorno la forma della Sesta minore, intesa ancora da moderni prattici per il minore Essacordo: il qual' interuallo dicono essere, quella imperfetta consonanza, che è contenuta dalla Supertri-partientequinta tra questi numeri 8. 5. ne suoi termini radicali: la quale consta di due Tuo-ni maggiori, d'un minore, & di due maggiori Semituoni. & su può considerare primamente composta d'una Quarta & d'una Terza minore, come vedremo dal prodotto che ne daran-no sommati che siano insieme i minimi numeri delle proporzioni loro: in proposito del-la quale, sono alcuni che riprendano Franchino; per hauere egli detto, che la Sesta mino-re si compone della Diatessaron & del maggiore interuallo Cromatico; intendendo per esso il Triemitono, prendendolo in vece della minor Terza, ò per meglio dire del Semiditono; i quali interualli aggiunti insieme, non possono darne in modo alcuno la minor Sesta della forma che la contiene l'essempio che segue appresso; ne anco secondo il Diatono Ditonico, nel quale esso Franchino la considera: il che auuenne forse, per non farne come imperfetta, quella stima che molti altri fanno.
4. 3. Forma della Quarta.
6. 5. Forma della Terza minore.
3} 24. 15. Forma della Sesta minore fuor de suoi minori termini.
8. 5. Ne minori suoi termini.
Ne è da tacere, in proposito di questa imperfetta consonanza, un'altra consideratione, la quaAuuertimen-to.le è che il vulgo tiene per fermo, che di ciascuno interuallo musico si troui una spezie menoche non è il numero delle sue corde; il che non è vero, imperoche le spezie della Sesta minore &della maggiore, non sono piu di tre; oltre che tal regola non si verifica in alcuni altri interualliche per breuità si tacciono: e tornando à trattare della minor Sesta, dico essere ancora quella ta-le, che consta della Semidiapente & del Tuono maggiore: imperoche sommando insieme i nu-meri da quali sono contenuti, ne darà il prodotto loro la vera sua forma; come ne msotra l'es-sempio che segue appresso.
64. 45. Forma della Semidiapente.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
72} 576. 360. Forma della Sesta minore fuor de suoi minor nu-meri.
8. 5. Ne suoi minor numeri.
Stante questa verità ne segue (contro l'openione del prattico) che alcuna delle presenti, & qual Seste mirno= ri, non trouarsi tra qste corde. si vogliano altre simili, non siano Seste minori della mede-sima proportione delle prime mostrate; il che da questo nasce. non possono tra le mostrate corde, il Tuono & la Semidiapente insieme, darne la Sesta minore come tra quelle di sopra; per essere in queste il Tuono minore; doue per il contrario in quelle, fu il maggiore; & così vengono necessariamente queste, minori di quelle un Comma: & qual sia l'interuallo che nascerà da essi, lo vedremo hora dal pro-dotto che haueremo sommando insieme i numeri de minor termini loro.
64. 45. Forma della Semidiapente.
10. 9. Forma del Tuono minore.
5} 640. 405. Forma della Super 47 partiente 81. fuor de suoi minori termini.
128. 81. Ne suoi minor termini.
L'interuallo che si è hauuto da essi, è la Super 47 partiente 81. la quale contiene il vero Essa-cordo minore del Diatono Diatonico ne suoi minor termini; il quale è un Comma minore della Supertripartientequinta, detta hoggi, forma della Sesta minore; la quale da alcuni è detta ancora minore Essacordo, & è consonante, à differentia di quell'antico che è dissonante, per es-sere (come si è detto) un Comma minore: della qual cosa si accerterà ciascuno che si piglierà cura di sottrarre la sua forma da quella. Puossi ancora hauere questa imperfetta consonanza, dalla Quinta & dal maggiore Semituono, come dal prodotto loro vedremo sommando insieme page 20 i minori termini di essi secondo questo essempio; il quale vi farà ancor noto di quanto la minor Sesta superi la quinta.
3. 2. Forma della Quinta.
16. 15. Forma del Semituono maggiore.
6} 48. 30. Forma della Sesta minore, fuore de suoi minori nu-meri.
8. 5. Ne suoi minor numeri.
Doue interuenga il Tritono non si può hauere la Sesta minore se non col mezzo di piu di due interualli, ouero per alcuno di essi inusitato, & però gli taccio. Voglio che vediamo hora gli istessi accidenti nella Sesta maggiore, dalla quale dicono i prattici essere i minori suoi termini tra questi numeri 5. 3. & che ella consta di due Tuoni maggiori ,di due minori, & d'un mag-giore semituono. Puossi primamente considerare come composta della Quarta & della Ter-za maggiore; per riempiere interamente tali interualli il vacuo de suoi temrini: e toccherassi con mano tal verità, tutte le volte che sommati insieme i numeri delle proporzioni loro, sia il prodotto che ne daranno contenuto da gli istessi numeri che contengano quella; come l'essem-pio che segue appresso ci manifesta.
4. 3 Forma della Quarta.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
4} 20. 12. Forma della Sesta maggiore, fuor de minori suoi numeri.
5. 3. Ne minori suoi numeri.
Si è da tal prodotto hauuto la Sesta maggiore nella sua vera forma; ma non si hauerà già tale, considerata negli istessi apparenti interualli, tra la corda di F faut, & quella di d la solre; per non cadere la Quarta che nell'acuto si troua tra esse, sotto la forma della prima mostrata; ma sotto quest'altra 27. 20. la quale, secondo che si prouò al suo luogo, viene superflua d'un Com-ma: & qual sia la proporzione che haueremo da tali interualli, ve lo farò noto con questo essempio, nel quale sono insieme sommati i minimi termini loro. Sesta maggiore non trouarsi tra queste note.
27. 20. Forma della Super 7 partiente 20.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
5} 135. 80. Forma della Super 11 partiente 16. fuor de suoi minor termini.
27. 16. Ne suoi minor numeri.
Si è hauuta come vedete, la Super 11 partiente 16. la quale è la vera forma del maggiore Essa-cordo del Diatono Ditonico; & per eccedere d'un Comma la maggior Sesta del Syntono di Tolomeo, è necessariamente dissonante. ne per altra cagione dice il Zarlino alla proposta 35 del-le sue dimostrationi nel ragionamento secondo; che aggiugnendo il Tuono maggiore alla Quinta, non puo nascere consonanza alcuna. & che di tal quantità ecceda (come ho detto) l'Essa-cordo maggiore la maggior Sesta, si può sensatamente vedere col sottrarla da esso. Si hauerà ben consonante la Sesta maggiore, dal prodotto che ne darà la Quinta congiunta al Tuono minore; come sommando insieme i numeri che gli contengano si può dall'essempio che segue sensata-mente vedere.
3. 2. Forma della Quinta.
10. 9. Forma del Tuono minore.
6} 30. 18. Forma della Sesta maggiore fuor de termini suoi minori.
5. 3. Ne suoi termini minori.
Puossi ancora hauere questa imperfetta consonanza nella sua vera forma, dalla minor Sesta & dal minore Semituono, con l'aiuto però del presente segno b. e tra le corde dell'essempio che segue appresso. page 21
8. 5. Forma della Sesta minore.
25. 24. Forma del minor Semituono.
40} 200. 124. Forma della Sesta maggiore fuor de suoi minor termini.
5. 3. Ne suoi minor termini.
Doue si può ancora fare giuditio; non solo di quanto la minor Sesta sia dalla maggiore supera-ta; ma che questi sono maggiori Essacordi, & non maggior seste come crede il prattico. la qual cosa non da altro nasce, che da essere tratto il minore Semituono, dal maggior Tuono; il quale è necessariamente maggiore un Comma di quello che si ha dal Tuono minore; come piu chiaramente (secondo che io ho promesso) si vedrà al suo luogo, non è da lasciare indietroAuuertimen-to. quest'altra consideratione, che si come la minor Sesta non s'hebbe tra quelle corde doue inter-ueniua il Tritono, così parimente non si può hauere la maggiore tra quelle doue cader potesse la Semidiapente: la cui cagione vi farete da voi istesso manifesta, punto che l'andiate inuestigando. ma venghiamo hor mai all'essamina della Settima minore, la qual dicano i prattici contenere in se tre Tuoni maggiori, uno minore, & due maggiori Semituoni. il qual'interuallo conside-reremo primamente compsoto dalla Quinta & della Terza minore; poi che la sua forma fu con-stituita nella Superquattropartientequinta tra questi numeri 9.5. & che la Sesquialtera & la Se-squiquinta aggiunte insieme, ne diano la sopradetta dissonanza, eccouene l'essempio chiaro.
3. 2. Forma della Quinta.Settima mi-nore, non trouarsi tra qste corde.
6. 5. Forma della Terza minore.
2} 18. 10. Forma della Settima minore fuor de suoi termini radicali.
9. 5. Ne suoi termini radicali.
Si è hauuto la Settima minore nella sua vera forma, la quale conside-rata tra queste corde, secondo la natura della Quinta che si troua tra D solre & alamire, ouero in una Sesta maggiore nella parte graue & in vn maggior Semituono nell'acuta, non sarà dell'istessa misura della prima; & l'istesso occorre alle due sottoposte, per hauere come l'altra, bisogno del Tuono maggiore, volendo diuenire Ottaue: doue quella del primo essempio, un minore bastaua: le qual cose per essere igno-rate dal prattico, cagionano in lui (quando scoperte gli sono) lo stu-pore piu volte detto, che elle non siano tali, vi farete da voi stesso ma-nifesto, col sommare insieme i minimi numeri delle dette parti loro; il prodotto delle quali vi daranno un si fatto interuallo 16.9. che rac-chiude tra i suoi estremi lati la Super 7 partiente 9.forma vera del mi-nore Ephtacordo del Diatono Ditonico; se bene alcuni de moderni prattici hanno con tal nome chiamato la Settima minore del Synto-no, contenuta come hauete veduto dalla Superquattropartientequin-ta; senza hauere hauuto rispetto alla diuersità della cosa, & alla con-fusione che ha possuto generare nelle menti degli huomini.
5. 3. Forma della Sesta maggiore.
16. 15. Forma del maggior Semituono.
5} 80. 45. Forma del minore Ephtacordo, fuor de suoi minor numeri.
16. 9. Ne suoi minor numeri.
Il quale Ephtacordo, è minore un Comma della minor Sttima, come sensatamente vedrà cia-scuno che si piglierà cura di sottrarre da questa quello. Non si può ne anco hauere la Settima minore, dal prodotto che nascerà sommando insieme due Sesquiterze; il che al prattico parrà impossibile, per volergli figurare il caso tra le corde del primo essempio che fu il medesimo del sot-toposto, ma altramente diuiso & considerato. page 22
4. 3. Forma della Quarta.
4. 3. Forma della Quarta.
16. 9. Forma del minore Ephtacordo.
Dall'hauere sommato insieme due Sesquiterze, si è hauuto il minore Ephtacordo ne minori suoi termini; con tutto questo, di sopra prouai ,che tra l'istesse corde era contenuta la minor Set-tima. dissi in oltre, che sommando insieme le parti di qual si voglia interuallo in qual si voglia modo diuise, doueuano necessariamente riassunte che elle haranno insieme, rendere il tutto del-l'istessa forma & misura qual prima era: doue in questo ultimo essempio scorge il semplice prat-tico contrario effetto da quello che sonorono prima le mie parole; ne di ciò vede la cagione; la quale è che egli considera tra le mostrate corde, due Quarte dell'istessa proporzione & misura, che di diuerse sono; & cosi con la mala sua regola, viene à errare ne principij, & à marauigliarsi poi che il conto non gli torna secondo la buona; il che hauerebbe quando gli tornasse; poi che la Quarta che tiene il luogo acuto, cade sotto questa proporzione 27. 20. come si è al suo luo-go prouato: la quale sommata insieme con quella che gli instituisce il Teorico, ne darà la Setti-ma minore della misura che nel principio del nostro ragionamenti dissi essergli da esso stata as-segnata.
STR. Mi pare di cominciare à scorgere il porto; e tutta volta che voi mi facciate constare sensatamente & non con l'autorità di alcuno, che il Ditono, il Semiditono, l'Essacordo mag-giore & il minore siano dissonanti; oltre alle Diapenti & alle Diatessaron che per tali nominate di sopra hauere; crederò assolutamente che quello che si canta (nella maniera che però hoggi si costuma) non sia in modo alcuno il Diatonico Syntono di Tolomeo: poi che tali interualli accordano negli strumenti & voci degli huomini de' nostri tempi; che non però tengo di pro-prietà & natura diuersa delle antiche.
BAR. Seguitiamo pure di andare auanti hora che il vento è propitio & l'onde tranquille; perche piacendo al Datore di tutti i beni; voglio che sensatamente (deposta da canto ciascuna autorità) vediate in fronte la verità di ciascun minimo particolare: ne è da mettere tempo in mez-zo, perche siamo ancora à dietro molte miglia dal porto. Vengo à scoprire un altro abuso del prattico; il quale tiene per fermo che il medesimo spatio occupi la Quinta & la Terza minore dell'essempio che segue appresso, che fa la Semidiapente & la maggior Terza aggiunte insieme; & conseguentemente, che i numeri i quali contengano le forme loro sommati che siano insie-me, ne diano l'istesso prodotto questi che quelli: la qual cosa (secondo che hora vedremo) è molto dal vero lontana.
64. 45. Forma della Semidiapente.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
20} 320. 180. Forma del minore Ephtacordo fuor de suoi termini radicali.
16. 9. Ne suoi termini radicali.
Dall'hauer sommato insieme i due mostrati interualli, si è hauuto il minore Ephtacordo; & di sopra, dall'accoppiare insieme la Quinta & la Terza minore, si hebbe la minor Sesta. non è ve-ro adunque, che tal' interualli insieme aggiunti, occupino il medesimo spatio; di che il prattico grandemente si marauiglia. ne da altro questo nasce come ho detto, che dal volere (non ha-uen cognitione de gli interualli) da una sola cosa tutte le cose: la onde per satisfarlo dico, che quando egli hauerà di nuouo essaminata & intesa la grandezza della minor terza che ha nella parte acuta il minore Ephtacordo che ultimamente vi ho mostrato, si accheterà. Di comun pa-rere tutti i sauij dicono, non hauere la natura fatta alcuna cosa in darno: con la quale proposi-tione voglio prouarui, che l'Ephtacordo mostrato non è manco forma propria della minor Set-tima del Syntono, che sia la Superquattropartientequinta; & il modo sarà questo. Può ciascu-no di sano giuditio, da quello che io ho sin qui prouato & detto, conoscere non hauere il Tuo-no maggiore ne il minore, & così parimente il Semituono maggiore, mutato mai forma diuersa da quella che gli si assegnò nel principio del nostro ragionamento di mente del Teorico; ma si bene tutti gli altri interualli dall'Ottaua & la maggior Settima in poi; il che è nato per non ha-uerle ancora essaminate: le quali quando siano da noi considerate con diligenza, non eccederanno (in questo fatto) d'eccellenza l'altre. Trouiamo adunque due diuerse sorti di Seste minori delle quali con il mezzo de due diuersi Tuoni, sene può comporre l'Ottaua nel suo vero essere; page 23 puossi primamente compor l'Ottaua del minore Ephtacordo, & del Sesquiottauo e Tuono; & così parimente della minor Settima & del Sesquinono; come dal sommare insieme i minor ter-mini loro & dal prodotto che ne daranno si conoscerà manifestamente: & si come le molte li-nee tirate dal centro alla circonferenza del cerchio, tutte nel centro di esso rimorono; nell'istes-so modo ciascun musico interuallo nell'Ottaua, come in uno Specchio riguarda, à guisa che fanno ancora le stesse nel Sole; non altramente che da esse ciascuno (secondo la sua capacità) l'esse-re & la perfettione riceua. Tra le terze minori, ne haueremo due (per non volerne piu sottilmen-te cercare delle altre) contenute sotto diuersa proporzione; il ripieno delle quali per tesserne l'Ottaua, si trouò dipoi; & queste furono le due Seste maggiori contenute sotto diuersa forma; ma tra quelle annouerammo il Semiditono, e tra queste il maggiore Essacordo; interualli comuni al Syntono & al Diatono come molti degli altri. Trouammo ancora la maggior Terza & il Ditono, & indi à poco si hebbe la Sesta minore & il minore Essacordo, da poterne di esse com-porre l'Ottaua lontana da qual si voglia estremo imperfetto. Trouammo la Diatessaron conte-nuta in diuerse maniere, & appresso si vedde la Diapente sotto diuersi numeri contenuta; non ad altro fine (come al suo luogo vedremo) che per poterne di esse insieme comporre l'Otta-ua d'una sol forma: e tutto questo auuiene, per volere la cortese Natura mostrare in ciascuna sua operatione l'immensa sua sapienza & liberalità. la quale non comporta il vacuo, ne fa co-sa, ò puo farne alcuna otiosa ò in darno. Rimane in questa materia à mostrarui, di quanto la minor Settima superi la maggiore & minore Sesta, la qual cosa potrete ageuolmente vedere col sottrarle da essa.. Venghiamocene hora alla consideratione della maggior Settima, dalla qua-le speditici, passeremo, per concludere la proposta materia, à quella dell'Ottaua. Dicono adunque i maestri di questa moderna prattica di Contrapunto, essere la Settima maggiore, quel dissonante interuallo che è contenuto ne suoi termini radicali dalla proportione Super 7 par-tiente ottaua tra questi numeri 15. 8. & che ella consta di tre Tuoni maggiori, di due minori, & d'un maggiore Semituono. la quale per il rispetto piu volte detto, considereremo prima-mente composta d'vna Quinta & d'una Terza maggiore, secondo che apparisce nell'essempio, che segue appresso.
3. 2. Forma della Quinta.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
15. 8. Forma della Settima maggiore.
Puossi ancor' hauere tal interuallo, da' numeri che contengono la forma del Tritono sommati che siano insieme con quelli della Quarta: ma non ce lo darà già dell'istess amisura (se ben con-tro l'openione del prattico) aggiunti che siano insieme il minor Tuono & la maggior Sesta, nella maniera che si vedono nell'essempio seguente.
5. 3. Forma della Sesta maggiore.
10. 9. Forma del Tuono minore.
50. 27. Forma della Super 23 partiente 27.
Si è hauuto dal prodotto de due detti interualli, la Super 23 partiente 27, la quale è minore un Comma della Settima maggiore come sensatamente vedrete sottraendola da essa. Si può hauere ancora la maggiore Settima, dal prodotto della maggior Sesta & del maggior Tuono. Vedremo hora col sottrarre dalla forma di essa la minore, di quanto questa sia da quella superata.
15. 8. Forma della maggior Settima.
X
9. 5. Forma della minor Settima.
3} 75. 72. Forma del minor Semituono, fuor de suoi minor numeri.
25. 24. Ne suoi minor numeri.
Resta la minor Settima (secondo questo essempio) superata dalla maggiore, d'un Semituono; dalla qual cosa si può comprendere, potersi ancora la maggior Settima comporre della mino-re & del minore Semituono. page 24
STR. Non è già la forma del maggiore Ephtacordo, la Super 23 partiente 27?
BAR. Signor nò; perche quello cade sotto la proporzione Super 15 partiente 128 dentro à questi termini 243.128. & la eccede di tal quantità 6561. 64 cc. Vengo ultimamente à trattare dell'Ottaua, la quale i moderni prattici contrapuntisti dicono essere quel prefettissimo in-teruallo, che consta di tre Tuoni maggiori, di due minori, & di due minori Semituoni; & in o tre che ella è contenuta dalla proporzione Dupla tra questi numeri ne suoi minor termini 2.1. il quale interuallo considereremo primamente composto (come sue parti piu propinque) d'una Quinta & d'vna Quarta: & che di questi due interualli sia interamente capace la consonanza Diapason, col sommare insieme i numeri de lor termini radicali, ce ne accetteremo.
3. 2. Forma della Quinta.
4. 3. Forma della Quarta.
6} 12. 6. Forma dell'Ottaua, fuor de suoi minor numeri
2. 1. Ne suoi minor numeri.
Haremo ancora l'Ottaua di tal forma dal prodotto, che ne daranno sommando insieme i nu-meri, che contengono la Sesta maggiore & la minor Terza; & così parimente dal sommare insie-me i minimi termini, che contengono la Terza maggiore & la minor Sesta; & ancora da quelli della Settima minore, & dal Tuono minore; dal che ne segue necessariamente, che quelle del sottoposto essempio (considerate in una Settima minore, & in un maggior Tuono della proporzione, che si mostrò nel principio assegnateli dal Teorico) non siano Ottaue consonanti; ma si bene dissonanti, il che è contra la mente del prattico. Che elle non siano tali quali ho detto, ne vedremo l'esperienza (secondo questo essempio, col sommare insieme i numeri delle proporzioni che gli contengono.
9. 5. Forma della Settima minore.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
81. 40. Forma della Duplasesquiottantesima.
Si è hauuta dal prodotto di tal somma, la Dupla Sesquiottantesima; la quale consta d'un Ot-taua superflua d'un Comma, come sensatamente vedrà quello, che si piglierà cura di sottrarlo da essa, ò veramente col mettere un numero tra essi termini, che sia col minore in Dupla propor-zione in questa maniera 81.80.40. la cagione, che non si può hauere l'Ottaua dal Tuono mag-giore & dalla minor Settima è, che gli interualli, che in quei luoghi habbiamo considerato per settime minori, non caggiono veramente sotto le proporzioni, che gli assegnarono nel principio del snotro ragionamento di parere degli autori, che quello si canta hoggi sia il Syntono di Tolomeo; ma si bene sotto il minore Ephtacordo del Diatono Ditonico: il quale aggiunto insieme col Sesquiottauo e Tuono, ne darà la Dupla nella vera sua forma, come ne manifesta l'essem-pio che segue appresso.
16. 9. Forma del minore Ephtacordo.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
72} 144. 72. Forma dell'Ottaua fuor de suoi minor termini.
2. 1. Ne soi minor termini.
Puossi hauere ancora l'Ottaua nella vera sua proporzione dal prodotto, che nascerà sommando insieme i termini delle forme, che copntengono la Settima maggiore, & quella del maggiore Semituono; & così parimente quella del Tritono & della Semidiapente; & per ultimamente sapere di quanto erlla superi la maggiore, & minore Settima, col trarne l'una, & poi l'altra da essa si ve-drà chiaramente. page 25
STR. Il vostro discorso mi pare hormai che egli mi habbia condotto in porto sicuro; tal-mente che io non temo piu il soffiare degli inimici venti; & mi ha di maniera sgombrato dall'intelletto la folta nebbia dell'ignoranza, che senz'altre ragioni & essempi addurmi, son quasi cer-to che nel cantar d'hoggi non nascono alcuni degli inconuenienti detti, nulla dimeno sono an-cora sicuro, che temperando le corde d'uno strumento secondo le mostrate forme, & forza che tra esse si trouino ciascuni de msotrati accidenti; dal che fo argumento, che non si canti, ne suo-ni altramente il Syntono incitato di Tolomeo.
BAR. Voi la cominciate à discorrere & intendere molto bene; ma per maggiormente torui ciascuna difficultà, che intorno à ciò nascer di nuouo vi potesse, voglio dichiararui due altri importantissimi capi; & poi vederemo sensatamente in vìso, qual sia il genere, & la spezie che si canta & suona hoggi, la onde prima dico, che fra le note del sottoposto essempio non ve ne sono alcune distanti l'una dall'altra per un minor Semituono della pro-porzione che di mente però del Teorico nel principio del nostro ragionamento gli assegnai. non mancano ancora di quelli che hanno vana-mente dubitato de maggiori, ma si sono grandemente ingannati. la cagione che non siano tali quali io ho detto, non da altro nasce, che dal non potere tra ambedue riempiere spatio maggiore di quello che contiene il Tuono minore, si come nel principio si prouò; ma si tro-ueranno bene & l'uno & l'altro tra le corde di questl altro essempio, per esser capace il luogo, di quanto sono bastanti à occupare i locati senza che cosa alcuna gli manchi ò gli anuanzi; tal che ad ambedue quelli primi ò almeno à uno di essi, bisognerà (non volendo procede-re a caso & senz'alcuna ragione) trouare nuoua misura & forma: la quale non solo sia atta à riempire l'interuallo del Tuono maggiore, ma sia vera-mente quella che haueuano gli antichi musici in conside-ratione, dato che eglino hauessero hauuto bisogno di cio fare. & quantunque di si fatte cose non ce ne sia memoria, ne essempio particolare, & conseguentemente con difficultà grandissima si possino come molte altre, con salde ragio-ni persuadere; non per questo è da sbigottirsi & lasciare da parte però non ve ne siano) che ci faccino venire in cognitio-ne della verità del fatto: però secondo il parer mio dico,Semituono minore d'al-tra proporzione del primo mostrato. che gli antichi musici non haueano nel Syntono differen-te nel Tuono maggiore dal minore se non il minore Semi-tuono; il quale secondo che io vi accennai, è contenuto dalla Super 7 partiente 128 tra questi numeri ne suoi termini radicali 135.128. & consta tal'interuallo d'un minore Semituono, & di un Comma di piu come si è detto altra volta; & il maggiore era in ciascun Tuono l'istesso; & ancora che questa verità si veda manifestamente nel Monacordo Diatonico Syntono di Tolomeo, tra la corda Tritesynemmenon & la paramese, ve la confermo senza quel incontro di autorità, in quest'altra maniera oltre à quello che io ne ho detto di spora. Se noi vogliamo dalla Semidiapente la Quinta, ò dal Tritono la Quarta; non le possiamo hauere se non con agumentate quel-la & col diminuire questo d'un minr Semituono proporzionato al sito doue egli si aggiunge & donde egli si trae, che è il Tuono maggiore come sapete, & come negli essempi che seguono appresso si vede notato.
64. 45. Forma della Semidiapente.
135. 128. Forma del minor Semituono del Tuono maggiore.
2880} 8640. 5760. Forma della Quinta fuor de suoi mi-nor termini.
3. 2. Ne suoi minor termini.
45. 32. Forma del Tritono.
X
135. 128. Forma del minor Semituono del Tuono maggiore.
1441} 5760. 4320. Forma della Quarta fuor de suoi mi-nor termini.
4. 3. Ne suoi minor numeri.
page 26 Ouero così, che è l'istess che si vide sopra nel prouarui di quanto il Tritono superaua la Quarta.
45. 32. Forma del Tritono.
X
4. 3. Forma della Quarta.
135. 128. Forma del minor seminore Semituono del Tuono maggiore.
Et che tal minor Semituono insieme col maggiore, habbiano facultà di riempiere interamen-te il vacuo del maggior Tuono, somminsi insieme i numeri de minor termini loro, che il pro-dotto che da essi si hauerà ce ne farà certi. in oltre se noi vogliamo se-condo questo essempio, che da alamire a h mi sia un Tuono maggio-re come veramente è; & che l'istessa distanza ci sia ancora per quest'al-tro; è di necessità concedere al amggior Tuono un minor Semituono della mostrata proporzione: tutte le volte però che il luogo dond'egli si trae sia come quello capace di contenerlo. Considerando adunque il minor Semituono che è tra b fa & h mi della solita miusra, non so-lo no riempierà il vacuo del Tuono maggiore, ma quella nota segna-ta nella corda h mi del primo essempio, sarà piu acuta un Comma di quella del secondo; per essere h mi piu acuto di alamire un Tuono maggiore, come tante volte si è detto. & volendo in quello ultimo essem-pio partendosi della corda alamire, ascendere con due gradi di Semi-tuono in h mi; si può ben considerare che la distanza che si troua dà essa alamire a b fa, sia quella del maggiore Semituono; ma quello spazio che rimane tra b fa & h mi, è necessario che egli sia il minore della mi-sura che lo contiene il maggior Tuono, che è questa 135.128. & di quì hanno tolto forse occasione alcuni de' moderni Contrapuntisti, di segnare il b quadro in F faut, quando ella ha hauuto à rispondere per Quinta con h mi, & il diesis X, quando con D solre ha fatto Terza magiore, ò la sua replicata con d la solre: argumentando tacitamente, che la Quinta non verrebbe giusta con il diesis X come col h quadro; ma n poco sparsa & rimessa: hora attendino di gratia quei tali à queste due sole parole che io voglio dirgli oltre à molte altre che io saperrei le quali taccio per breuità. Se tra queste corde si troua Se il diesis X si deue segnare in F faut ouero il h quadro.vna Terza maggiore secondo che al suo luogo habbiamo dimostrato, & così parimente tra quest'altre una minore come essi ancora afferma-no; ne segue necessariamente, per quello si è di sopra prouato, che gli estremi delle due terze cantate nella maniera, che essi dicono, & credo-no & che veramente si douerebbono, suonino per una Quinta giustissima secondo che ella è contenuta dalla Sesquialtera sua proporzione. di modo tale, che se il h quadro ha facultà come essi dicono, di fare la corda nella quale è posto, piu acuta di quello, che ha il diesis X, verrà conseguentemente la Quinta superflua del vero suo essere, & la Quarta che ha sopra diminuita, di quanto ha facultà fare piu acuto quello di questo; ma ciò si vede non esser punto vero.è ben necessario, volendo che la Terza maggiore & la sua replicata & così parimente la Quinta, siano nelle vere forme loro & proporzioni, hauere un minore Semituono della misura & grandezza che vi ho pur hora detto; tratto però da luogo, che del maggiore & di esso sia capace; altramente sarebbe in darno qual si voglia arte & fatica, che intorno vi si adoperasse. perche la facultà del fare ciascuna di esse consonaze nel suo genere perfetta, consiste principalmente nella dispositione anzi nella capacità del sito, & non nella differenza delle cifre come credono quelli. non fu in uso il h duro come cifera, se non dopo che fu introdotto il b molle come modo; ma si bene il diesis X prima di ambedue qualche tempo: intendendo sempre nella mdoerna prattica; per essere insie-me con il b molle, atti con l'accrescere & con il diminuire, à rendere gli imperfetti consonan-ti, & i dissonanti intrerualli, di quella forma & in quella perfettione maggiore, che si possa dalla natura loro desiderare; ò almeno sono stati per si fatto rispetto introdotti, se ben ma-le adoperati. ne per altro s'io non m'inganno, fu principalmente da moderni prattici il b mol-le come cifera ritrouato, ò per meglio dire posto un uso; se non perche la corda di F faut, ha-uesse lei ancora come le altre, la Quinta nel graue & la Quarta nell'acuto; & quella di G solreut la maggior Sesta in quella & la minor Terza in questa parte; & altresi fu introdotto il diesis X nell'uno & l'altro F faut, affine che la corda h mi rispondesse con l'acuta per Quinta, & non per una Semidiapente; & con la graue per Quarta perfetta, & non dura; oltre al far Terza & Sesta page 27 maggiore & minore all'uno & all'altro d.D. Dopo l'essersi in uso il b molle, venne il h duro à moderni & buoni professori della musica prattica in consideratione come cifera; non per altro fi-ne, che per potere principalmente trasmutare quello in questo, & questo in quello Systema, secon-do che piu piaceua, et tornaua comodo loro: ma non per mai segnare questo h in altra corda che nella sua propria; e nell'altre doue occorreua in sì fatto bisogno, il diesis X, ultimamente della mostrata forma ritrouatosi: la qual cosa nell'opere loro si vede molto bene osserruata. & se alcuno mi replicasse che il b molle si costuma per segnare comunemente per ciascuno nella corda di ala mire, & in quella di elami à lui forestiere; gli risponderei che questo nasce dalla poca quantità che si ha hoggi de caratteri à comparatione degli antichi; i quali per ciascuna corda haueuano il suo proprio & particolare, per dimostrare qual furono desiderabile & conueniente che si voleua: ma non è però tale la scarsità delle cifre de nostri tempi intorno al dimostrare la diuersità delle corde, che ella cagioni rispetto al fine al quale la musica d'hoggi è usata, mancamento, ò imperfettio-ne alcuna; perche quando ciò fusse, se ne sarebbono prima di adesso trouati altri, i quali hauereb-bono à tal difetto & mancamento di essi supplito: ma questo non è occorso per essere quelli bastanti dare à qual si voglia corda nel graue & nell'acuto, la forma di ciascuno interuallo consonante che si è saouto sino ad hora imaginarsi l'huomo, & particolarmente ne due primi Generi d'har-monia che sono il Diatonico, & il Cromatico. nell'Euharmonio poi, ci hanno aggiunto inutil-mente (poiche egli non da alcuno messo in prattica) il presente segno x da poter diuidere il mag-gior Semituono in due parti, dette dagli antichi Diesis Euharmonij; quantunque i moderni in-tendino per esso la presente cifera X come sapete, & valere à detto loro per due di quelli, la qual cosa non è punto vera; imperoche gli antichi diuideuano in due Diesis Euharmonij, il Lemma & minor Semituono del Diatono, & i moderni dicono diuidere la Sesquiquindecima detta da essi Semi-tuono maggiore; & qual differenza sia tra di loro, di già l'habbiamo dimsotrarta. Puossi ancora da quello che habbiamo detto raccorre, che l'istessa distanza è tra h mi, & b fa per h quadro, che per b rotondo; & così parimente la medesima distanza si troua tra c sol faut & h mi per quello, che per questo: & ultimamente dico, essere piu acuta d la solre per h quadro, che per b rotondo. che per questo: & ultimamente meglio di gratia quest'ultimo capo.
STR. Dichiaratemi meglio di gratia quest'ultimo capo.
BAR. Dico essere piu acuta d la solre per h duro, che per b molle, rispetto à questo. Se noi ci partiamo di alamire, corda immobile & ad ambedue i Systemi comune; & che vogliamo a-scendere per gradi Diatonici congiunti in d la solre; troueremo per il Systema disgiunto, ò vo-gliamo dire per h duro, esserui due Tuoni maggiori & un maggiore Semituono: & per il con-giunto ò vogliamo dire per b molle, vi è un Tuono maggiore, un minore, & un Semituono mag-giore. di maniera che per questo viene d la solre necessariamente ad essere piu bassa un Comma che per quello; come ne manifesta l'essempio qui appiè. Tuono mag.  Sem. mag.  Tuono mag.
STR. Ho inteso beniss. & veramente è così.
BAR. Che sia l'istessa distanza da c solfaut ah mi per h duro che per b molle, nasce cheEsser piu acuta d la solre per h quadro-che per b ro-tondo. il Semituono maggiore dell'uno, & dell'al Sem. mag.  Tuono mag.  Tuono. min. tro Tuono, è sempre dell'istessa quantità, & proporzione in questo che in quello; & per la medesima cagione è l'istesso interuallo da h mi a b fa per h quadro, che per b ro-tondo.
STR. Non v'incresca dirmi la cagione, perche piu questa 16.15. che un'altra proporzio-ne sia qella che contiene il maggior Semituono; questa 25. 24. quella del minore; questa del-la Semidiapente 64.45. & ultimamente quest'altra 45.32. del Tritono? & perche elle non possano secondo il Syntono di Tolomeo, da altri numeri essere contenute?
BAR. Credeuo hauerui sadisfatto con quello che ne haueuo detto di sopra, ma vedo non essere così; però vene sono ancora debitore; & voglio che voi istesso siate giudice se elle possano es-sere altramente; con questo però, che mi concediate che la vera forma della Sesta minore, della maggiore & minor Terza, della Quarta & del Tuono Sesquiottauo, siano veramente quelle che furono nel principio del snotro ragionamento di parere del Teorico assegnate loro: offerendomi poi à tempo & luogo bisognando, farui col mezzo del Monocordo sensatamente vedere & vdire tutto quello che di piu desiderassi.
STR. Il tutto per hora vi sia concesso.
BAR. Domando prima voi, di quanto la maggior Terza superi la minore?
STR. D'un minore Semituono.
BAR. Talmente, che sottraendo dalla Terza maggiore la minore; quelli numeri che ci re-steranno, verranno necessariamente à contenere il minore Semituono nella sua vera forma; non è così?
STR. Così è veramente.
BAR. Hora venghiamo di nuouo con questo essempio all'esperienza del fatto. page 28
5. 4. Forma della Terza maggiore.
X
6. 5. Forma della Terza minore.
25. 24. Forma del minore Semituono.
Ecco come vedete, che dall'hauere sottratto dalla Sesquiquarta la Sesquiquinta, ci è auanza-to la Sesquiuentiquattresima assegnataci per forma del minore Semituono. Sarebbe la riproua di tal verità, il sommarla insieme con la Sesquiquinta, & vedere se tra ambedue ci dessero la forma della Sesquiquarta; ma per essersi ciò altra volta veduto, sarebbe una impertinenza il farlo; però vio domando di nuouo di quanto la Sesta minore superi la Semidiapente?
STR. D'un Tuono Sesquiottauo.
BAR. Nel sottrarre adunque da quella questo interuallo, l'auanzo che resterà douerà conte-Semidiapen-te perche dentro à questi numeri 64. 45. nere conseguentemente la Semidiapente?
STR. Veramente si.
BAR. Eccouene adunque l'essempio chiarissimo.
8. 5. Forma della Sesta minore.
X
9. 8. Forma del Tuono maggiore;
64. 56. Forma della Semidiapente.
Nel quale la Semidiapente è negli istessi suoi minori termini.
STR. Resto sino à qui molto sadisfatto; però seguite di dirmi il restante.
BAR. Vi domando in oltre di quanto il Tritono è dalla Quinta superato?
STR. D'un maggiore Semituono.
BAR. Di maniera che chi sottrarrà dalla Quinta il maggior Semituono, quello che resterà sarà necessariamente il Tritono.
STR. Così bisogna che sia.
BAR. Venghiamo adunque all'essempio. Tritono per-che dentro à questi nume-ri 45. 32.
3. 2. Forma della Quinta.
X
16. 15. Forma del maggiore Semituono.
45. 32. Forma del Tritono.
Vi domando ultimamente di quanto la Quarta superi la Terza maggiore?
STR. D'un maggiore Semituono.
BAR. Talmente che sottraendo dalla Quarta una Terza maggiore, quelli numeri che ci resteranno verrano à contenere virtualmente il Semituono maggiore nella sua vera forma; non è così.
STR. Così è veramente.
BAR. Venghiamo adunque con l'essempio à dimostrare la verità del fatto. Semituono maggiore perche dentro à questi nume-ri 16.15.
4. 3. Forma della Quarta.
X
5. 4. Forma della Terza maggiore.
16. 15. Forma del maggior Semituono.
Eccoui il maggiore Semituono ne minori suoi termini.
STR. Sono interamente sadisfatto: ma sendo vero quanto mi hauete intorno alle forme de-gli interualli detto & in piu modi prouato; d'onde crediamo noi che fusse indotto Plutarco à dire nelle sue Questioni Conuiuali, che il tre & l'unità, siano i termini della Diatessaron? cosa tanto semplice & dal vero lontana.
BAR. Plutarco in quel luogo vuole secondo me, essere piu tosto considerato da beone & buon compagno, che da seuero Matematico; come in virtù rispondente alle consonanze musicali, e non a punto secondo le proporzioni delle quantità de numeri; & in somma come cosa detta piaceuolmente a tauo-la, e che mostri in certo modo il medesimo affetto, & non l'istesso fatto: e chi sanamente legge tutta quella Questione, ageuolmente se lo conosce per le parole dello scrittore instesso.la consonanza Diatessaron adunque, contenuta come vuol importare il nome, da quattro corde, ch'è Sesquiterza, se bene tra le perfette; nondimeno è la minore di cascuna, & è piu discosto dalla natura dell'Unisono, che la Sesquialtera, e che la Diapason; & è di tutte men certa al senso, e di meno diletto: & ogni poco ch' ella si dominuisse, diuerrebbe imperfetta e dissonante, secondo però l'uso de musici antichi:così nello adacquare il vino, il prender delle quattro parti le tre d'acqua, è la minima quasi consonanza & accordo piaceuole al gusto; pche da indi in là diuenendo'l vino quasi acquerello, e perdendo in tutto ogni sua virtù, diuien come non vino; la qual cosa è da persone non allegre, che siano insieme per far buona cera à tauola; ma da huomini seueri e che habbiano bisogno di star quasi saldi in ceruello, & at page 29 tenti à qualche che, come sono i giudici & i disputanti, ò altri simili. & per ciò il prouerbio de gli allegri, non voleua (dice lo scrittore) che il quattro s'impacciasse col fatto loro à mo-do alcuno:il quale è uno de fondamenti della Sesquiterza; & era l'ultima & piu lontana consonanza del vino, & così la Sesquiterza & Diatessaron dal bere loro: ma non così dilet-teuole al gusto, come ricercaua la buona cera che ha per fine l'allegria & il quasi ricreamento degli spiriti, senza pericolo dell'ubbriachezza: la quale à lungo andare di tauola, potreb-be per auuentura portarsi dalla Diapason; & però il disputante celebrò sommamente la Dia-pente, considerando in essa come ancora nel Diapason, i termini delle forme loro sommati insieme; & della Diatesaron solo il maggiore. & così credo che bisogni interpretare il luo-go, volendo seguitare l'intendimento dello scrittore; & non considerare, come l'uno com-parato al tre faccia Sesquiterza; conciosia che questo manifestamente non può essere. la onde in quel luogo, l'intentione di Plutarco è, di considerare solo il maggior termine di ciascu-na proporzione delle tre semplici prime consonanze; dal quae detrattone per la parte del vino una sola unità vuole le altre che rimangano, siano le parti dell'acqua. hora perche il termine maggiore della Sesquiterza è quattro, del quale detrattone (come è detto) per la parte del vino l'unità, quello che gli auanza per la parte dell'acqua è (come sapete) tre; & però và l'autore in proposito della Sesquiterza, comparando l'vno al tre. puossi ancora secondo che hauete udito dire così; delle quattro parti, tre d'acqua; & così si viene à fare mentione de proprij termini di Diuerse ma-niere di tem-perare il vi-no con l'ac-qua, secondo l'vso degli antichi musici essa Sesquiterza: il qual modo di comparatione vsato nelle altre consonanze, torna molto bene. Temperando adunque il vino secondo la Sesquiterza, vogliono essere come è detto delle quat-tro parti tre d'acqua & una di vino; la qual potione, fa quello che la beue, della sua natura, che è languida & rimessa. secondo poi la Sesquialtera, deuono delle tre parti essere due d'acqua & una di vino, il quale cosi spesso beuuto, fa diuenire allegro; e tale è la natura della Diapente. & vltimamente secondo la Dupla, vogliono essere delle due parti, vna d'acqua & vna di vino; la quale potione così beuuta, fa diuenire l'huomo secondo la natura del Diapason, che è alle-grissima: ma è d'hauere consideratione al luogo, al tempo, alle persone, & alla qualità del vi-no he si beeua.doue erano questi effetti operati, volendo perfettamente vnire le corde di questa Cithara. Diuerse altre maniere hebbono gli antichi speculatori delle musicali proportioni, per temperare il vino con l'acqua; ma ne sia detto à sufficienza; e tornandomene dond'io mi tolsi dico, che da voi stesso potrete (hauendo inteso quanto vi ho ragionato) ritrouare donde deriui la proporzione di qual si voglia musico interuallo: & on solo questo, ma qual si voglia altr odubbio che nascere vi potesse intorno alla differenza della grandezza che è dall'vno all'altro in qual si voglia Genere & spezie di harmonia. Questo è quanto mi occorre dirui & prouarui in-torno al principal capo del dubbio propostomi; però dite alla libera quello che di ciò sentite.
STR. Resto dal vostro discrso (hora che meno lo sperauo) piu che mai confuso; intorno però all'intelligenza di quale spezie sia quella che si canta hoggi, che è il capo principale del ra-gionamento sin qui hauuto insieme.
BAR. Scopritemi questa vostra nuoua difficultà. Dubitatione.
STR. Attendete.Se ciascuno de moderni prattici Contrapuntisti, vsa in qual vuoglia sua Cantilene, il Tuono, & Semituono di qualunque proporzione, in qual si voglino corde, à caso, & senza essere non che altro capaci di alcuna delle mostrate considerationi; non mi so imaginare da quello possa nascere, che non si manifestino al purgato vdito tante discrepanze, che realmente mi hauete prouato con efficaci ragioni douerci del continouo interuenire. & non nascendoui, ne seguirà vno inconueniente di questo maggiore; il quale sarà, che molte delle cose proposteci dal Teorico per massime, faranno totalmente inutili, impertinenti, & non punto vere: tra le quali saranno le due già dette circa la positione & differenza del sito & valore del Tuono, & Semituono maggiore, minore, & medio. ne quali due capi (per quan-to però ho compreso) è principalmente fondato tutto quello che sin quì meco hauete ragiona-to: se già noi non volessimo dire, che la quantità del Comma per essere così minima, tolta, &Al capo 43. del secondo delle sue istitutioni, har-moniche. aggiunta à qual cosa non credo in modo alcuno: volendo particolarmente M. Gioseffo Zar-lino che la metà habbia facultà aggiunta, ò tolta da qual si voglia interuallo consonante, di farlo dissonante: quantunque egli dipoi soggiunga (per ischerzo credo) che si debba lasciare da parteNel capo 13. del terzo dell'istesse Insti-tutioni. la consideratione della differenza de tuoni maggiori e minori; la quale tolta via ne porta seco quella delle varie spezie de Semetuoni, & così al Diatonico che si canta hoggi (quando egli fusse il Syntono di Tolomeo) toltogli questa sola consideratione (per il che è forse tale) viene à essere altro
BAR. Voi la discorrete molto bene, & hauete grandissima ragione à dubitare di ciò: maSolutione di essa. eccoui la solutione del dubbio. Se il Genere nel quale habbiamo considerato con tanta esattezza ciascun suo interuallo, è il Sintono di Tolomeo; dico che quello nel quale si compone, si canta, & si suona hoggi, non è altramente tale; ne può essere ne anco il Diatono Ditonico antichissimo.
STR. Si sono adunque ingannate (per così dirle) l'vna & l'altra setta, in questo capo di tanta importanza, dite di gratia? page 30
BAR. Si sono inganate certo; però attendete, che nel cichiararui con nuuoui essempi d'au-torità come stia la cosa, verrò nell'istesso tempo (non senza vostra vtilità & fuore di proposito) à palesarui quale spezie sia veramente quella che suona lo strumento di tasti, qual sia quella del Liuto, & appresso quale di essi si accosti piu alla perfettione, & perche.
STR. Queste saranno delle piu care cose, che mi possiate dichiarare in questa materia.
Osseruationi dell'Autore BAR. Trouo per la lunga osseruatione, che le voci naturali, & gli strumeni, fatti dall'arte, non suonano, ne cantano realmente in questa moderna musica prattica, alcuna delle noue spe-Strumenti di corde, quale spezie d'har-monia suoni-no.zie Diatoniche antiche nella semplicità loro: ma si bene tre insieme diuersamente mescolate vsono hoggi inauuertentemente i prattici; & sono queste. L'incitato d'Aristosseno, il Diatono Ditonico antichissimo, & il Syntono di Tolomeo, ffra gli strumenti di corde tengo che la viola D'arco, il Liuto & la Lira con i tasti, suonino il Diatonico incitato d'Aristosseno: & muouemi à creder questo, il vedere & vdire in essi l'vgualità de Tuoni vgualmente in due pari Semituoni quale l'Organo & gli altri di tasti. diuisi; & in tal maniera fu come al suo luogo intenderete distribuito, il detto incitato da Ari-stosseno. l'Organo poi, il Grauicimbalo, & la moderna Harpa; moderna quanto al nuouo accre-scimento delle corde, & non circa lo strumento nel primo suo esere, che antichissimo lo tengo; Quale gli al-tri strumenti di fiato. si discostano in qualche cosa da quelli, come per esempio nella diuisione de Tuoni, per hauergli questi in Semituoni disuguali separati. Gli strumenti di fiato, come Flauti diritti, e trauersi, Cornetti, & altri simili; hanno mediante la distributione de fori loro, aiutati appresso dalla buona maniera del discreto & perito sonatore di essi, facultà di accostarsi à questi & à quelli secondo il bi-sogno & volere loro; & così parimente alle voci; quando però elle non volessero contro la lor natuQuale si componga & canti hoggi. ra piegarsi & à loro cedere. Circa poi il comporre & cantare d'hoggi, mi persuado per quelli vi ho detto, & che al presente sono per dirui, che si mescolo il Diatonico Diatono, con il Synto-no di Tolomeo; &le cagioni che mi muouano à credere ciò, sono queste. Certa cosaè, che se Incouenien-ti, che nasce-rebbono can-tando il Syntono di Tolomeo.si cantasse il Syntono semplice, che i Tuoni & i minori Semituoni si come in tale spezie vi ho prouato essere la natura loro, sarebbono ineguali & di diuerse grandezze; mediante la qual di-sagguaglianza, si canterebbono come secondo le diuerse proporzioni hauete veduto, due sorti di Quinte, due di Quarte, tre & forse Quattro di Terzze minori, & altrettante di Seste maggiori; due spezie almeno delle minori di queste, & due delle maggiori di quelle; il medesimo auuerebbe delle dissonanze, & vltimamente delle Ottaue. Oltre superare d'acutezza la Parauete diezeugmenon, la Netesynenmenon di quanto voi sapete, & essere da'ltra misura il Semituono che si torua tra b fa & h mi, e tutti gli altri tratti dal Tuono maggiore come minori, che non è la Sesquiquindecima, & la Sesquiuentiquattresima. delle qual cose, non solo come habbiamo detto altro volta, si troua per ancora (che io sappia) eserne state auuertite alcune da maestri di quest'arte; ma ne anco è alcuno, che nel cantare quete piu arie insieme, che hormai sono centocinquanta anni, che elle s'introdussero, habbia mai vdito ò oda tal confusa diuersità d'inerualli; perche in vero non v'interuennero mai, e hoggi v'interuengano. il che mi pare efficace argumento da persuaderne tal verità. Et per maggiormente farui conoscere la variabilità degli interualli di questa Di-stributione, dite un poco à coloro, che vogliano che ella sia quella, che si canta hoggi; che vi diuidino in qual si voglia maniera, la Terzadecima maggiore contenuta secondo il Syntono da questi numeri 10. 3. in tre Sesquialtere come essi dicono che ella contiene? ditegli ancora secondo l'essempio che segue appresso, che vi diuidino in tre Sesquiterze, la dupla Superbipartientequinta, forma della Decima minore? & domandategli appresso, di quanto questo interuallo sia da quello superato? Geometrica medietà
27.18.12.8.
10 Tripla Sesquiterza, forma della Terzadecima maggiore. 3 Geometrica medietà
64.48.36.27.
12 Dupla Superbipartientequinta, forma della Decima minore. 5 page 31 Che non fia anco realmente il Ditonico, ò il Diatono antichissimo che dite lo vogliaInconuenienti che nascereb-bono cantan-do l'antico Diatonico. mo, il genere Diatonico che si canta hoggi, come hanno creduto molti & ancora hoggi creda-no alcuni; non sarà molto difficile à persuaderloci. Primamente il suo Ditono, contiene come vo ho detto, due tuoni Sesquiottaui; il quale interuallo accompagnato & solo, è dissonante; & di tal natura è il suo Semiditono, & così parimente il maggiore & minore Essacordo, in oltre, il primo & piu graue interuallo di ciauscn Tetracordo della detta spezie, è vn minore Semituono & lemma, & tra la Tritesynemmenon & la Paramese è il maggiore detto Apotome; doue per il contrario in quella che si canta hoggi, è maggiore il primo & piu graue interuallo del Tetracordo, che non è quello che si troua tra la Paramese & la Tritesynemmenon. Trouasi ancora nel Diatono, che il Tritono supera la Semidiapente, & per il contrario in quello che si canta hoggi la Semidiapente, eccede il Tritono. Hora perche nel nostro Diatonico non si trouano alcuni de particolari sopradetti, anzi sono in certo modo à essi contrarij, ne segue necessariamente che in alcun modo possa essere questo quello. Conuiene bene il Diatonico d'hoggi in alcune cose con il Syntono di Tolomeo, le quali sono hora per dirui. Primamente l'imperfette consonan-ze di questo (lasciando per hora di considerare le dissonanze) crederò non errare à dire, che el-le caschino quasi che sotto le proporzioni di quello; ma non già sono di parere, che elle si con-giunghino insieme di parti à esso simili; come per essempio. tengo che la Terza maggiore sia contenuta da vna proporzione irrationale assai vicina alla Sesquiquarta, ma non gia chei suoi lati (per così dirgli) siano il Tuono Sesquiottauo & il Sesquinono; ma si bene due parti vguali di detta Terza, tale quale ella è diuisa al modo de Tetracordi d'Aristosseno; ma non cose esat-tamente. la Terza minore poi, crederò che ella sia composta d'vn Tuono dell'istessa misura di quelli della maggiore, & d'vn'altro interuallo alquanto piu grande della Sesquiquindecima; & in tal maniera & di si fatte parti composti insieme verranno tutti gli altri interualli: & dall'OtNon cantar-si hoggi nella vera sua pro-porzione al-tro interual-lo, che l'Ot-Taua.taua in poi, tengo che qual si vuoglia altro, non sia in modo alcuno contenuto dalle proporzio-ni assegnate loro; intendendo nella maniera che veramente si cantano hoggi comunemente. Il che poco di sotto sensatamente mostreremo. Ecci quest'altra conuenienza tra di loro, che i Tuoni negli estremi de quali vsano piu frequentemente i moderni prattici contrapuntisti segnare per accidente il Diesis X & il b molle; sono tra le corte Syntone i minori, la qual cosa pa-re che voglia auuertirne non senz aragione, che l'vsare ne maggior Tuoni segni si fatti, verreb-bono alcuni di essi Semituoni d'altra proporzione, per esser tratti da vn tutto di quello maggiore. Ha qualche conformità ancora questo nostro Diatonico, con il Ditonico; per trouarsi cia-scun loro interuallo dell'istessa misura & proporzione vna volta che l'altra, quantunque eglino habbiano diuerse le forme; oltre che in ciascuna spezie del Diapason, si troua la Diatessaron quattro & cinque volte, & almeno tre ò quattro la Diapente; la qual cosa non so che in altra spe-zie ò genere possa auuenire da quelle d'Aristosseno in poi doue ne è copia maggiore, per non hauere necessariamente ne il Tritono ne la Semidiapente, come tutte le altre Distributioni di corde hanno. Di maniera che le perfette consonanze nel modo che si cantano hoggi, vengano accostarsi al Diatono Ditonico, & l'imperfette al Syntono di Tolomeo, anzi di Dydimo come intenderete; ma sempre d'vn'istessa misura & vgualità di Tuoni. Al che si potrebbe aggiugne-re & dire, che egli non conuenisse ne con questo ne con quello; per non trouarsi mai in atto nel Ditonico l'Apotome, ne la Super 7 partiente 128, ne la Sesqiuentiquattresima, ne'l Syntono: ma si bene le due prime per relatione nel comparare la Tritesynemmenon del Systema congiunto, alla Paramese del disgiunto: oltre che qual si voglia interuallo dall'Ottaua in fuore, non cade (come ho detto) cantato però nella maniera, che si costuma hoggi, sotto la proporzione & mi-sura di quella ne di questa spezie.
STR. Troppe cose à vn diato & di troppa importanza Sig. Giouanni; il mio ingegno è così pigro, che egli non può seguire i vostri alti concetti con quella velocità & prontezza che voi gli spiegate; però bisogna allentare il corso, volendo ancare di compagnia. & quantunque io ma-nifestamente conosca, mercè delle vostre sottilissime, ingegnose, viue & vere ragioni; che il Ge-nere quale si canta hoggi nella spezie Diatonica, non è semplicemente ne la Diatona ne la Syn-tona, ma vna Terza cosa mista & composta di questa & di quella; nulla di meno del continouo (per la poca esperienza che io ho di queste cose) mi nascano nuoue difficultà & d'importanza non piccola, per ben capire quello che voi si largamente intendete. però non vi sia graue rispon-dermi à quanto mi occorre per intelligenza maggiore di questo importante negozio do-mandarui.
BAR. Dite pure liberamente.
STR. Non so primamente in qual maniera Aristosseno distribuisse le corde de suoi Tetra-cordi; ne so qual differenza sia dalla diuisione del Liuto, à quella dello Strumento di tasti; & conseguentemente quale si accosti piu di essi alla perfettione: non so ne anco per qual cagione le Terze & le Seste del Diatono siano dissonanti; ne perche il Syntono sia piu tosto di Dydimo, che di Tolomeo, ne meno da che fussero indotte le due Sette, à credere vna cosa tanto dal vero lontana; ne come si sia possuto mutare il Diatonicamente cantare degli antichi, in questa nostra page 32 maniera tanto da quella diuersa circa la quantità & grandezza degli interualli; & vltimamente come degli interualli che si cantano hoggi, non ve ne siano alcuni dall'Ottaua in poi, contenuti nelle proporzioni assegnateli dal Teorico.
BAR. Per torui ciascuna delle dette difficultà, faremo così. accostiamoci allo Strumento di tasti & accordatemi primamente le sue Quinte in quella eccellenza maggiore che sapete; ma per quest'ordine che io vi dirò.
STR.Non può ingannarsi facilmente l'vdito?
BAR.Facilissimamente quanto altro senso, & maggiormente quello che in si fatte specula-tioni non è assuefatto. nulla dimeno, il purgato vdito di colui, che è bene esercitato, accompa-gnato appresso da naturale giuditio & da qualche buona regola, non s'inganna così di leggiero. anzi vene sono de così perfetti, accompagnati dall'altre circustanze, che ciascuna differenza benche minima in vn subito capiscano: ma venghiamo al fatto nostro senza multiplicare in parole. Accordate prima per Ottaua A re & alamire, accordate sopr'à questa l'Ottaua di sè Modo di co-noscere qual sia purgato vdito. piu acuta che è A alamire. allentate hora di maniera il D solre che è sotto alamire, che rispon-da seco per Quinta in quella eccellenza maggiore desiderabile. accrodate nell'istessa perfettione quella che ha sopra l'istessa alamire, la qual sarà elami; & così parimente d lasolre sotto A ala-mire. tirate ancora nell'istessa perfettione quella che fa Elami sopra A re. Vogliamo vedere ho-ra se il senso si è ingannato? ecco il modo. tra le consonanze, non ve n'e alcuna compresa me-glio dall'vdito & doue meno possa ingannarsi che nell'Ottaua: vediamo adunque, se la corda D solre & di Elami, rispondano per vna Diapason con le loro replicate; che sendo in tal guisa Perfettamente vnite, sarà euidente segno non essersi punto l'vdito ingannato nel temperamento & perfettione delle Quinte.
STR.Accordano per eccellenza.
BAR.Seguite di accordare le altre, secondo i rincontri di queste.
STR.Ecco fatto.
BAR.Sonate adesso.
Effetti del temperamento del Ditonico. STR.Questa è vna musica veramente da fare aditare la mansuetudine quando la vdisse, ne d'altra maniera doueua esser quella che vsaua Timoteo per fare andare in collera & dare all'ar-me il Grande Alessandro: & quantunque io sente l'imperfette gia consonanze, dissonanti; non per questo mi so persuadere donde ciò nasca, & che per questo siano rese le corde secondo la spe-zie Diatona Ditonico.
BAR.Hauete voi à memoriatra quali corde habbia il Diatono il maggiore & minore Semituono?
STR.Signor si.
BAR.Dite di gratia.
STR.Il minore Semituono nel Diatonico, si troua (secondo che detto mi hauere) in ciascun Tetracordo tra le due corde piu graui; & il maggiore tra b fa & h mi.
BAR.Considerate adunque in questa sia fatta distributione, quanto piccolo sia diuenuto quello che gia era maggiore; & per il contrario quanto sia fatto grande quello che era minore.
STR.Voi hauete mille ragioni. è nato questo forse perhauer acquistato i Tuoni quella quantità che si è tolta in ciascuna Ottaua à due maggiori Semituoni?
BAR. Veramente si; & in tal maniera & non in altra, per essere allhora questa sola distri-buitione Diatonica in vso, poteua vdire il Ditono & Semituoni, & l'vno & l'altro Essacordo, il Diuino Pitagora. & dalla medesima cagione furono indotti quelli, che dopo lui dissero es-Il Zarlino nel proemio del-le sue dimo-strationi. sere tali interualli dissonanti; se bene alcuni hanno sognato, che poteua ciò auuenire dal non hauergli vditi ne'veri & legittimi luoghi loro; che sono secondo questi, sopra l'Ottaua: come se in quelli tempi, non hauessero hauuto cognitione di quella quantità di corde, che per cio fa-re occorreua, ò che dentro l'Ottaua non facessero (ben disposti) dolcissimo vdire piu che fuore non fanno. non sarebbe ancora punto da marauigliarsi, quando Pitagora le hauesse vdite qua-li sono contenute nel Syntono, & che non le hauesse apprezzate; si per non seruirsene i Musici Quali cose apprezzasse & disprezzasse Pitagora, & perche. di quelli tempi ne canti loro, come per l'incostanza di esse: rifiutando Pitagora & sbandendo dal mondo tutte le cose msite, impure, & varie; conoscendo della rugiada celeste la piu pura parte, di quella si pasce & nutrisce. così parimente il Diuino Filosofo, ammetteua nelle sue co-se delle piu semplici & nobili il Fiore.
STR. Prima che li leuiamo da torno lo strumento, sendo di già chiaro, che nella distribui-tione ordinaria vengano le Quinte rimesse, & per l'opposito le Quarte tese vn pocoo piu di quel-lo che alle proporzioni loro conuerrebbe, desidero sapere qual sia la necessità che à ciò l'astringe & se per l'opposito si potessero comodamente dispor le corde di esso strumento, che le Quarte venissero dminuite & le Quinte superflue: & non essendo questo possibile rispetto à qualche incomodo, dimostrarmelo, & dirmene appresso la cagione; & mostrarmi in oltre di quant venghino dal proporzionato loro essere superflui quelli, & diminuiti questi interualli; & se egli page 33 fusse possibile à tali inconuenienti rimediare, & farsi, che ciascuno interuallo tanto consonante quanto dissonante cadesse sotto la vera sua forma & proporzione?
BAR. Per ben chiarire i vostri nuoui dubbij, è stato molto à proposito hauer temperato lo Strumento secondo il Diatono; nella quale Distributione vengano come hauete vdito, disso-nanti quell'interualli che appresso de moderni prattici hanno nome di consonanze imperfette: non per la perfettione delle Quinte come infiniti ardoto (con dire; ma per la grandezza de Tuoni & picciolezza de Semituoni. Volendo hora in tae strumento, temperare di maniera le corde del presente Diaason, che ciascun suo Ditono, Semiditono, insieme col maggiore & minore Essa-cordo venghino consonanti, e di necessità ridur-le come elle erano prima; la quale Distribuituone si accosta all'ordine & proporzione del Syntono: non che ella sia l'istessa comecredano e scriuano alcuni, ne che gli autori di essa pensassero mai à tal cosa; ma venne fatta loro à caso nel cercare di accordare gli interualli piu vicini alla perfettione che la natura dello Strumento, anzi la quan-tità & qualità delle corde, de incontri, & del sapere di quelli artefici comportaua. Fuggendo semore (come altra volta si è detto) l'integualità de Tuoni, insieme con ciascuno inconuenien-te che in questa moderna prattica da essi proceder potesse: per il che fare noi al presente, torremo principalmente secondo il modo dd'Aristosseno, per non potersi in altra maniera diuidere in parti vguali alcuno interuallo superparticolare, quattro settime parti d'vn Comma de nostri tempi,Di quanto voghino altera-ti gli interualli nel tempe-ramento del-lo Strumento di tatti ordi-nario. all'interuallo che è tra la corda F faut & G solreut, con auuicinare questa à quella per tale quantità. & à ciò che tra G solreut & alamire rimanga dopo hauer quella abbassata quanto si è detto la medesima distanza che si troua tra F faut & G solreut, allenteremo il detto alamire per vn intero Comma, & di piu vna Settima sua parte. faremo dipoi la corda h mi, piu graue dell'es-sere nel quale si troua, vn Comma & cinque Settime sue parti; & così verrà à contenere tra esso & à lamire, il medesimo spatio che è tra i congiunti due Tuoni piu graui. il lasciare hora tra la corda h mi & quella di c solfaut, tutto l'auanzao che si è tratto per rata da tre tuoni che con-corrano alla compositione del Tritono, non conuiene in modo alcuno: perche non solo la Terza minore che si troua tra alamire & c solfaut, rispetto all'acquisto fatto, è come voi potete vdire dissonante; ma ancora il Lemma che prima era tra h mi & c solfaut, nel volerlo accresce-re sin'al termine d'vna Sesquiquindecima ò poco piu come ho detto, è fatto superfluo d'vn mezzo Comma: ma perche la Quinta che si troua tra F faut & c solfaut, non rtesti diminuita di tanta quantità, & che la sopradetta Terza minore venga (con vn poco piu auuicinarsi alla meno di lei imperfetta) manco languida & piu grata all'vdito; abbasseremo c solfaut due Settime par-ti d'vn Comma: & di tanto verrà necessariamente diminuita ciascuna Quinta. il che fatto, sarà di mestiero, volendo che tra esso c solfaut & lasolre, rimanga la medesima distanza che si troua tra F faut & G solreut & gli altri Tuoni diminuiti; abbassarlo sei Settime pati d'vn Comma; & à ciò che elami non ecceda quelli, lo abbasseremo vn Comma intero e tre Settime sue parti di più. il quale auanzo, lasceremo tutto all'interuallo che rimane tra esso elami & F faut: & così verrà essersi augumentato l'vno & l'altro minor Semituono & Lemma, d'vn Comma & di tre Settime sue parti. & quantunque il maggior Semituono di questa nuoua distribuitione, ecce-da di qual cosa la Sesquiquindecima, non è inconueniente, per esser tratto da vn tutto mag-giore del Sesquinono. per il qual'ordine poi si anderanno distribuendo tutte le altre cor-de che essa Diapason ha sotto & sopra & dentro à suoi termini. Potete hora da quello che si è detto comprendere chiaramente, non solo che la Quinta viene principalmente dal proportiona-to esser suo, rimessa, e tesa la Quarta; ma di che portione; & in oltre, che quanto à chi volesse per il contrario dare la Diatessaron diminuita, & superflua la Diapente, è impossibile. ne può stare la cosa altramente che i nquesta maniera, perche la principale acgione di ciò, consiste nella Da quello nasca la sudet-ta imperfet-tione. quantità de Tuoni che esse consonanze contengano, & in quella portione di che essi Tuoni si diminuiscano, & se ne augumenta i Semiuoni che contengano, & in quella portione di che essi Tuoni si diminuiscano, & se ne augumenta i Semituoni che contengano tali interualli; la quale hauete ancora possuto vedere quanto ella sia, tra quali corde, perche, & come distribuita, ma è d'auuer-tire in questo temperamento, che le corde quali prima conteneuano il Ditono, contengano ho-ra la maggior Terza, & la minore quelle che conteneuano i lSemiditono: e tra quelle corde che nel Diatono si trouaua il maggiore Essacordo, vi si troua al presente la maggiore Sesta, & la mi-nore viene à essere contenuta tra quelle che racchiudeuano il minore Essacordo. Si troua adun-que nel mostrato temperamento, essersi diminuito ciascun Tuono di quattro Settime parti d'vn Comma, il Ditono d'vno intero & di piu d'vna Settina sua parte, la Quinta di due Settime parti, & l'Essacordo maggiore di sei Settime parti; doue per contrario vi ene à essersi augumentato il minore Essacordo d'vn Comma intero & in oltre d'vna Settima sua parte; la Quarta di due Set-time parti, & il Semiditono di sei. dal che si può fare argumento, quanto s'ingannino quelli che dicano il Comma non essere sensibile; & hanno con tutto questo confessato, che negli strumenti di Tasti del suono de quali fanno professione grandemente intendersi, ritrouarsi le Quinte dimi-nuite & le Quarte superflue; il che crederò facilmente habbiano piu tosto detto per creanza, che page 34 per veramente sapere che il fatto stia così.
STR.Voglio con questa occasione dirui, quello che à di passassi mi occorse ragionando con vno di questi tali sonatori; il quale à ciasucn parto voleua, che sonando semplicemente quel-Registri dissonanti.li due registri distanti per vna Quinta, che sono ordinariamente in ciascun'Organo da Chiesa, sopra la Quintadecima; facessero, senz'hauer sotto l'Ottaua & il principale, buonissimo vdire: non si accorgendo in tal maniera disposte le Canne, che in compagnia della Quinta è sempre la Nona, & della Quart ala Settima. non fu possibile con tutto questo farlo per via di ragioni ca-pace: di maniera che io fui quasi che forzato da lui, andare seco sopra vn'Organo; & aperti i due detti registri & cominciato egli à sonare, voleua in tutti i modi che le Quinte, le Quarte, le Terze maggiori, & le minori con vna Quinta nell'acuto, ouero nel graue, vnissero (senza ha-uer sotto la solita base dell'Ottaua & del principale) per eccellenza: il quale difetto si nascon-de allhora à gli orecchi de vulgari, mediante il grande strepito che fanno la quantità & quali-tà delle Canne che suonano nell'istesso tempo. & se non si metteua di mezzo l'autorità d'vn suo homicciatto che daua il vento alle Canne, mi metteua con la sua importunità, per la mala via; il quale così disse. Voi sete venuti qua su (credo io) per burlarmi; ò voi sonate come si deue, ò io lascerò di alzare i mantici. Vn'altro pur di questi saputi volle già persuadermi, che i detti due registri erano distanti l'vno dall'altro per vna Quinta perfettissima; & che separatamente ciascuno tra le sue particular Canne, haueua però le Quinte scarse all'ordinario degli altri stru-menti di Tasti. al quale io soggiunsi. il G solreut del registro più graue, è egli vnisono con c solfaut del piu acuto? ben sapete rispose egli. ond'io replicando gli dissi; che tra due cose vgua-li in lunghezza, non poteua in modo alcuno esseruene vna piu dell'altra corta, & così per il contrario, sendo vna maggiore dell'altra, non possano naturalmente essere vguali, ond'egli torna-to in se, ne ammutì.
BAR. Gran cosa è veramente, che la piu parte degli huomini parlino così liberamente & volentiere di quelle cose che meno intendano: ma lasciamogli da parte, e torniamocene alla no-stra Distribuitione delle corde, la quale volendo applicare al Diatonico Syntono, si sarà venuto à torre à ciascun Tono maggiore quattro Settime parti d'vn Comma; & di tre di esse si sarà au-gumentato l'interuallo Sesquinono detto ancora Tuono minore; per la qual cosa verranno à es-ser fatti vguali. si viene ancora hauere diminuito ciascuna Sesquiquarta, forma della Terza maggiore, d'vna Settima parte del Comma; & d'altretanto la Sesquiquinta, forma della Terza minore; poiche la Diapente resta scema di due Settime parti del detto Comma. talmente che la Sesqui-quindecima, detta hoggi Semituono maggiore, viene accresciuta di tre Settime parti del mede-simo interuallo; & conseguentemente la Sesquiuentiquattresima, detta Semituono minore; vie-ne à rimanere nella prima sua forma; l'opposito à punto di quello che occorre alle voci. di maniera che sendo vero quanto ho detto, verrà la Superbipartiente terza forma della Sesta maggio-re, hauer preso augumento di quanto si èdiminuita la minor Terza; & la Supertripartientequinta, forma della Sesta minore, vien parimente accresciuta di quanto si è diminuita la Terza maggiore; & la Quarta viene à essersi augumentata dalle due Settime parti del Comma, delle quali si diminuì la Quinta; & l'Ottaua lontana sempre (per la cagione che si dirà di sotto) da qual si voglia estremo vitioso, rimane dentro la Dupla nella solita sua eprfetta forma. Sono stati altri che allontanatosi nel distribuire l'istesse corde nella medesima spezie da questo si fatto parere, hanno voluto in vece delle due Settime parti del Comma che si è tolto alla Diapente & augumentato-ne la Diatessaron, toglierne vna Quarta sua parte; per fare à detto loro meno imperfetta questa & quella d'vn ventottesimo di esso Comma: ma è poscia restata la Sesta minore, & la maggior Terza dell'istessa misura che il Syntono le contiene; per hauer tolto al Tuono maggiore vn mez-zo Comma & hauerlo dato al minore & fattigli vguali, la qual cosa reputerei degna di consi-deratione, quando così stesse; ma per essere in fatto la medesima della prima, la metteremo ap-presso le altre loro impertinenze.
STR.Da che nasce Sig. Giouanni, che quando erano distribuite le corde di questo Strumen-to secondo l'ordine Ditonico, doue le consonanze dette hoggi perfette erano tese nella vera proporzion loro, tra le quali non accordauano alcune delle Terze ne delle Seste; che in questo doue le Diatessaron vengano superflue non che nel vero loro essere, non si ode fra gli estremi di esse nel graue, ò nell'acuto, alcuni di quelli cattiui effetti, che si vdiuano in quello?
BAR.Non può dentro ne fuore con alcuno degli estremi della Quarta auuenire tal cosa, per essersi con hauer diminuito i Tuoni & augumentato i Semituoni minori, tolta via la cagione del dissonare alle Terze & alle Seste: i quali accidenti, & non la perfettione delle Quinte & delle Quarte, impediuano (come si è detto) l'accordo di quelle. oltre al potersi molto bene ritroua-re negli Strumenti di tasti, le Quinte & le Quarte nella vera proporzion loro, senz'altramente impedire l'accordo dell'imperfette; come sensatamente può vedere & vdire ciascuno, nel tempera-mento di quello nuouamente da noi ritrouato: il quale in prattica riesce in quella eccellenza & perfettione maggiore che si può desiderare. S.Resto interamente appagato; ma venghiamo alle Distribuitioni di Dydimo & d'Aristosseno. page 35
BAR. Dydimo Pitagorico Musico Nobilissimo, fu quanche anno auanti à Tolomeo; & fe-ce in ciascuno de tre generi d'harmonia, vna nuoua Distribuitione di corde; e tra le altre, quella Syntono co-me distribui-to da Dydi-nio. che egli fece nel Diatonico, procedeua in ciascun suo Tetracordo nella maniera che vedete in Tetracordo Hypaton di Dydimo.
E lami. 72.
Sesquiottauo e Tuono. }9.differenza.
D solre. 81.
Sesquinono. }9.differenza.
C faut. 90.
Sesquiquindecima. }6.differenza.
h mi. 96.
Venne dopo Tolomeo, & mutò l'ordine de due interualli men graui di ciascun Tetracordo; mettendo quello di mezzo al luogo del men graue, & il men graue nel luogo di quello di mezzo: con dire che al maggiore non conueniua essere iui collocato; ma si bene à quello di lui minore, & maggiore del piu graue, dal che potete comprendere, qual sia la parte che à Tolomeo nel Syn-tono, & à chi si debba di ciò dare l'honore & la palma.
STR. Per qual cagione crediamo noi, che quelli che hanno cerco persuaderne, che quello che hoggi si canta è tutto Syntono, nella spezie Diatonica intendendo, habbiano piu tosto det-to essere di Tolomeo che di Dydimo? non facendo (per quant'io vedo) applicato à questo no-stro modo di comporre & cantare, comodo ne incomodo maggiore questa di quella Distribui-tione.
BAR.Quello che non hauerebbe dato noia à voi & à molti altri, pregiudicaua forse à diso-gni degli autori di queste cose.
STR.Come di gratia.
BAR.L'iteruallo che nella Distribuitione di Dydimo si troua tra G solreut & h mi, è un Ditono, & non una Terza amggiore di quelle che la piu parte credano che si cantino hoggi; & quello che si troua tra h mi & esso G solreut, è vn minore Essacordo, & non vna minor Sesta. la onde hauendo essi prima negli scritti loro detto, che si fatti interualli erano dissonanti come hauete vdito che veramente sono; veniuano troppo alla scoperta & in vn subito, à porgere oc-casione d'impedire i disegni loro. & che essi interualli apparissero tali, eccoui la prima spezie del Diapason distribuita secondo l'intentione di Dydimo, la quale essaminata da voi diligen-temente, trouerete esser uero quanto ho detto. & quantunque in quelli di Tolomeo sia occorso come veduto hauete l'istesso; non per ciò è stato così manifesto al senso & giuditio de uulgari; Perche attribuito il Syn-tono à Tolomeo. & si è possuta all'uniuersale sin ad hora tal cosa piu facilmente defraudare: e tale è stata la cagione, che piu di Tolomeo, che di Dydimo habbiamo detto essere la spezie Diatonica che si canta hoggi: se già noi non uolessimo dire (la qual cosa non credo in modo alcuno) che gli haues-sero ignorato la differenza che si troua tra esse, da questo auuenne ancora, che dettero nome di Comma, all'eccesso di che il Tuono minore è dal maggiore superato; & non à guisa degli anti-chi, à quello di che i lSemituono maggiore loro, il minor superaua; per hauerne di questi di piu sorti come hauete ueduto. Semit.TuonoTuonoSemit.TuonoTuonoTuono
mag.min.magmagminmag.mag.
128 Essacordo minore 81 81 Ditono 64
STR. Qual crediamo che fusse la cagione, di persuadere à tanti di quella prima setta, che Aristosseno nel primo & secondo degli elementi. Euclide nell'Introduttorio. Vitruuio nel quarto capo del quinto. quello che si era cantato se non prima come io stimo, da Guido Aretino in dietro, fusse l'anti-chissimo Diatono? tra i quali sono stati tanti dotti e reputati scrittori; come il Fabro, il Gafu-rio, il Glarano, il Valgulio huomo litteratissimo & di eleuato ingegno, & altri infiniti; hauen-do à essi tanti grandi huomini detto prima espressamente, che gl'interualli minori del Diatessa-ron, & quelli ceh si trouano tra la Diapente & la Diapason, erono tutti dissonanti, tra i quali, Aristosseno, Euclice, & Vitruuio, non so come piu chiaramente negli scritti loro lo potessero dire; oltre all'essere in sè la cosa tanto facile da manifestarla al senso dell'vdito. page 36 Guido Aretino non hauere hauuto con-tezza d%elle consonanze im. perfette. fu Monaco di San Benedetto.
BAR.A Guido Aretino, poteua venire difficilmente questo si fatto concetto in consideratione; imperoche sendo egli Monaco, & il suo fine d'insegnare con facilità à cantare il canto fermo à suoi monachi; il quale sendo à una voce sola, & non nascendoui consonanza di alcuna sorte, non poteua in modo alcuno di ciò dubitare. la cagione poi che nel suo Introduttorio segnasse le corde con gli istessi numeri che mette nel suo Timeo Platone, assegnateli prima da Pitagora, & seguitate poscia da Boethio; non da altro fu indotto (per quanto io n'estimi) che per dare re-putatione alla cosa: togliendo non solo la piu antica, & famosa Distribuitione di corde che mai fusse stata conosciuta; ma quella che dalla natura fu data à mortali. & per l'istessa cagione non volle segnare la corda B fa nella h mi, poi che non la vsarono ne loro Systemi i Greci, nei latini; il parere del quale fu prima da altri spoto in vso, & dopo da infiniti altri grandemente approuato.
STR. Di maniera che ne tempi di Guido Aretino, voi credete che si cantasse il piu graue in-teruallo de Tetracordi per vn lemma, & non come hoggi per vn maggiore Semituono? & che non si cantasse in consonanza?
BAR.Che non si cantasse in consonanza, lo tengo per fermo; per non trouarsi nel suo In-In qual ma-niera si can-tasse ne suoi tempi. troduttorio memoria alcuna delle consonanze imperfette; ma credo bene che si sonasse. che l'interuallo piu graue de Tetracordi fusse poi vn minore ò vn maggiore Semituono, crederò piu fa-cilmente questo che quello in tal luogo si cantasse; & questa è la cagione che à ciò creder mi nuoue. Ne tempi di Guido Aretino, era spento ancora (per modo di dire) nell'Italia qual si vo-glia lume di virtù, & particolarmente della Musica regolata: ne era per questo che fra gli huo-mini non si fusse mantenuto quel modo di cantare che nel principio del mondo naturalmente si acquistarono; & è l'istesso di quello che i rustici agricultori nel cultiuare i campi, & i pastori per le selue & monti dietro à loro armenti vsano per discacciare con esso la noia de petti loro apportargli dalle continoue & graui fatiche. la qual sorte di canto si è sempre vsato fra gli huomi-ni dalla creatione di essi sin à tempi nsotri; ne hauerà fine se non con loro insieme, ò con l'istesso Cantare, da chi si sia im-parato. mondo: quantunque Stheneo col testimonio di Camaleonte Pontico dica, hauere gli huomini apparata questa facultà, nel cercare d'imitare il canto degli vccelli. Haueuano adunque gli huomini sin à quel tempo ò poco auanti, pianto molti secoli continoui le miserie loro; doue poscia à poco à poco cominciarono à dare opera alle lettere, alla Musica, & alle altre belle arti: la onde i sopradetto Aretino in quelli tempi intendentissimo dall'arte Musica, quanto però comportaua in quel clima la fortuna del secolo; cominciò a riordinare il modo del cantare: dando non solo nuoui nomi alle corde, come poco auanti lui era venuto in vso, dinotandole con i medeGuido Aretino aggiugne sei corde al Systema. simi caratteri dell'Alfabeto latino, acciò con facilità & distintione maggiore si potesse imparare di portare comodamente le voci; ma ne nominò ancor'egli oltre à quelle del Systema massimo congiunto & disgiunto, cinque nella parte acuta & vna nella graue: distribuendole poi in sette Essacordi, che tante erano le lettere delle quali si seruì; come nel suo Introduttorio apparisce: Demetrio Falereo. ad imitatione forse di quello che Demetrio Falereo dice in proposito dell'vso delle vocali, con l'essempio de Sacerdoti di Egitto, i quali sul suono di esse che sette partiemnte erano, pronuntia-uano le note delle sacre Cantilene. Si seruirono i Musici prattici che furono poco auanti à tem-pi di Guido Aretino, per significare le corde delle cantilene loro degli istessi caratteri che vsaua-no già gli antichi Greci, & di quelli ancora de latini, segnandoli sopra sette linee in questa ma-niera; ad imitatione forse delle sette corde dell'antica Cithara. Hd Ac M h ?A TG ?F ? E Ac page 37 LA onde Guido Aretino tolse poi via la fatica delle molte linee & chiaui, sopra le quali in veceGuido è il primo che segnale note nello spatio. delle note de nostri tempi, ritrouate già in Parigi dal gran Dottore Giouanni de Muris, Punti vsauano; ponendogli esso Guido dentro ancora allo spatio che si trouaua tra questa & quella li-nea come ancora hoggi costumano i Compositori; dall'vso de quali, si acquistarono nome di Contrapuntisti, il quale fu molto à proposito. imperoche componendo le Cantilene loro diChiaue era ciascuna let-tera & corda. punti, che nulla altro essere hanno nella Natura, che nella sola immaginatione degli huomini, à caso non altramente che si componghino hoggi i superstitiosi Geomanti le figure intorno à giuditij de quesiti fattigli; delle quali ne giudicano poi quello che l'istesso caso (secondo però alcuNote ritrouate da Giouanni de Muris. ni pochi principij e termini lro) ha cagionato; senz'altramente sapere auanti gli effetti che po-teuano nascere piu in questa che in vn'altra maniera operando. & si come da diece ò piu geo-manti, anzi da vn solo, si hauerà altretanti diuersi pareri sopra il medesimo dubbio, formandoDonde deri-ui il nome da Contrapuntista. sopra esso diece ò piu figure; così parimente, dando cura à diece ò piu Contrapuntisti; di espri-mere vn'istesso & particolarmente affetto d'animo con la musica loro secondo l'vso di questo secolo; l'esprimeranno in altrettante ò in piu differenti maniere & variati Tuoni: & l'istesso auuerrà à vn solo, se diece ò piu volte si prouerà d'esprimerlo. non per altro, che per hauer tolto e questi & quelli il caso per guida dell'arte & saper di essi; ò pur vogliamo dire, che principij loro siano orSeneca de beneficij & aan-cora Petronio Albitroditi di nebbia, d'aria & di vento ripieni à guisa degli habiti (secondo che ci racconta Seneca)delle gentildonne Romane lasciuissime allhora.
STR. Si seruiuano adunque auanti à Guido, solo delle linee nello scriuere i Musici le musi-che loro?
BAR.Veramente si, & vsarono come ho detto diuerse cifere per dinotare le chiaui, & mag-giore quantità di linee, almeno per le musiche che si suonauano; mediante il non fare conto al-cuno dello spatio che si troua tra questa & quella: forse per maggiormente di notare al senso co-me è detto, le corde dalle quali furono tratte. hauendo poi diuerse cifere greche, che dinotauano le chiaui & note loro, come in quelli essempi hauete possuto comprendere.
STR.Potrebbesi vederne alcuna, di quelle si fatte Cantilene antiche moderne?
BAR.Potrebbesi per certo.
STR.Non vi sia graue piacendoui farmene mostra di alcuna.
BAR.Eccoui l'essempio d'vna tra le altre che mi sono capitate in mano, la quale mi fù gia da un Gentilhuomo nostro Fiorentino donata, ritrouata da lui in vn'antichissimo suo libro; & è delle piu intere & meglio conseruata d'altra che io habbia mai veduta; & poco di sotto ve ne msotrerò pur delle moderne, piu di questa antiche.
[Figure]
STR.Qui bisognerà vna lunga diciferatione, volendo che io la sappi leggere, non che cantare.
BAR.Bastiui questo per hora, che ella è vna Canzone da sonare & cantare piu tosto (per mio auuiso) alla Tibia, che alla Lira; & è del Tuono Mixolydio: & al suo luogo v'interpreterò minutamente ciascun'altro suo particolare, però andiamo seguendo di dichiarare (senza met-terne de nuoui in campo) i dubbij prima da voi propostimi.
Zarlino nel capo 30. del-la seconda parte delle sue Institutioni. STR. Sia come piace à voi; ma tornando à Guido Aretino, mi pare che gli deuiamo molto, hauendo egli in quella rozzezza de tempi aggiunte tante belle cose alla Musica prattica; & pri-ma che mi esca di mente son forzato contro il patto, domandarui d'vn altro nuouo dubbio, si che perdonatemi. Non so à qual fine Guido Aretino, aggiugnesse tante corde al Systema, non cantandosi ancora secondo il parer vostro) in consonanza; ma vn semplice canto fermo simile à quello della Canzone pur hora mostratami.
Corde aggiunte al Syste-ma da Gui-do, donde tratte. BAR.Non tengo io, che Guido Aretino, aggiugnesse alcuna corda al Systema; ma si bene che egli desse i nomi particolari à ciascuna; & quelle corde che si vedano nel suo introduttorio oltre alle quindici degli antichi Greci, tengo per fermo che le traesse ò da Tuoni di Boethio, che otto sono, gli estremi de quali ricercano l'istessa quantità di voci & per l'istesso ordine. ò pur vo-gliamo dire, che lui le traesse da gli strumenti di fiato, come dall'Organo ouero da quelli di cor-de che erano in vso in quelli tempi, simile ò forse gli stessi che erano già il Simico, & Epigonio appresso i greci; da quali ne tolse per la spezie Diatonica che esso intese cantarsi ne suoi tempi, quella quantità che comodamente ricercauano la diuersità delle humane voci che sopra essi diuerse arie cantauano, ma non nell'istesso tempo: assegnandone otto alla parte graue, otto à quella di mezzo, & il restante all'acuta. di maniera che tra tutte, per essere l'infima delle otto di mezzo, la medesima della men graue delle graui, & la suprema pur di quelle di emzzo, la meno acuta delle acute, vengano à fare la somma di ventidue voci & corde in tre ottaue, come ho Piermaria Bonini nella sua musica. detto diuise, le quali hanno detto altri, che egli le ordinò in sette Essacordi, per volere con tali numeri che sono il sei & il sette, dinotarci l'eccellenza, & la perfettione, che in essa Distri-buitione si trouaua. auuengache il numero di sei è il primo de perfetti ,si come i lsecondo è il Numeri per-fetti 6.28. 446.3128. e d'altri simili. vent'otto; il quale vien prodotto dal Settenario & dalle sue parti. altri hanno detto, che elle furono da esso oridinate per Essacordi maggiori, per contenere ciascuno di essi in tal manie-ra disposti, qual sia delle tre spezie del Diatessaron. e tornando à due strumenti di corde pur hora nominati, dico che vno di essi ne haueua trentacinque, & l'altro quaranta. dalla quan-tità delle quali, si può fare argumento che i professori di essi, sonassero in consonanza; toccandole non piu con il Plettro, la cognitione del quale era andata in tutto & per tutto in oblio, ma con le dita, à guisa dell'Harpa: & quale spezie di harmonia per le consonanze sia piu delle al-Catare d'hoggi d'onde de-riuato. tre atta, di già l'habbiamo dichiarata. dalla qual maniera di sonare, hebbe verisimilmente ori-gine (come al suo luogo mostreremo) questo modo di comporre & di cantare nell'istesso tem-po tante arie insieme; & secondo la distribuitione delle corde & non altramente, portauano i musicali interualli i cantori di quei tempi, & si è condotto & seuato sin ad hoggi; dando nome di consonanze imeprfette alle Terze & Seste maggiori & minori, il cognome delle qua-li deuette cagionare nella mente all'vniuersale, e persuaderlo senz apensare piu oltre, à crede-re & dire che elle fussero l'istesse del Ditono & Semiditono. & del maggiore & minore Es-acordo, secondo la forma che elle erano contenute da numeri Pitagorici nell'introduttorio di Guido Aretino. perche quel nome d'imperfette consonanze, fu veramente messo loro con giuditio, & discretione grandissima; non solo per l'indeterminata & variabile natura loro; ma perche la piu parte di esse (per non dir tutte) paiono piu tosto, che elle siano realmente consonanti; quantunque elle siano state accettate da moderni prattici Contrapuntisti per tali, senza cercare piu oltre, mediante la necessità scopertasegli loro addosso. e tale openione (che elle fussero page 39 L'istesse dell'antiche) durò nelle màti degli huomini, sin che venne il Reuerendo M. Gioseffo Zarli Da che indotto il Zarlino à dire che la spezie diato-nica che si canta hoggi sia il Syntono. no; il quale con diuerse ragioni ha cerco di dimostrare al senso & all'intelletto, che tali imperfet-te consonanze non sono in modo alcuno quelle che si trouano tra le corde distribuite secondo il Diatono Diatonico, ne à si bene quelle istesse del Syntono di Tolomeo.per la nouità della qual cosa, si lasciò indurre à credere & dire, che la spezie Diatonica che si suona & canta hoggi, & tut-ta Syntona di Tolomeo; la quale come hauete veduto non è vera. Però non vale à dire, dal Syn-tono di Tolomeo si ha le terze & le seste consonanti, quello che noi cantiamo sono altresi con-sonanti, adunque sono l'istesse di Tolomeo, nulla di meno, à quest'huomo essemplare di costu-mi, di vita, & di dottrina, deue il modo per le molte belle fatiche che egli ha fatte particolar-mente intorno la musica, perpetuo obbligo; dalle quali si trae cognitione d'infinite cose, & senLaudi del Zarlino. za esse ne sarebbono facilemnte la maggior parte de gli huomini al buio.
STR.Desidero Signor Giouanni intendere come erano fatti quelli due strumenti di corde antichi, di che poco di sopra hauete fatto mentione cioè quanto alla forma & alla distributio-ne delle corde loro.
BAR.Voi mi chiedete vna cosa, della quale non ci è come della Platage d'Archita, altra me-moria che il nome & la quantità delle corde; la cognitione di che, quantunque piccola, non dubito punto che quelli che giuditiosamente vorranno andare conietturando, non trouino à vn di presso la forma che potessero hauere, & in qual proporzione fussero in essi tese le corde loro. & per diruene breuemente quello che io ne creda, tengo che la materia & la forma fusse vn te-laio di legno, simile l'vno & l'atro à quello dell'Harpa; dentro al quale nell'istessa maniera ò poci differente, fusse tesa quella quantità di corde che hauete inteso, & in tal modo fra di loro di-stribuite; rimettendomi sempre al giuditio di quello che meglio di me intendesse. Ritrouo lo Epigonio ql-lo che sia & da chi ritro-uato. Giulio Polluce. Epigonio, Epigono Ambraciota, capo d'vna fetta famosissima, negli istessi tempi, ò poco auanti, ò poco dopo a Socrate; per quello ce ne dice Porfirio nelle sue annotationi sopra la musica di To-lomeo: il quale Epigono (secondo che paice à Giulio Polluce) fu il primo che vsasse di per-cuotere le corde con le dita senza il Plettro; il qual modo di toccar le corde, insieme con la quantità di esse, argumenta che egli sonasse in consonanza.la maniera del quale fu dopo (per quello ce ne racconta Suetonio Tranquillo) seguitata ancora da Nerone; dicen-doci Suetonio nel discriuer la vita di lui, che sendo egli vna volta tra le altre comparso publicamente in Scena per cantare alla Lira, in mazzo con alcuni scenici citharedi de suoi tempi, fece prima in essa vna bella ricercata con le dita, & dipoi cominciò à cantare. Del Simi-co poi, non si troua chi ne sia stato autore, di che molto mi marauiglio. auuenga che verisimilmente, ha-uendo egli trentacinque corde, douette esser prima dell'Epigono, che n'haueua quaranta, ritrouato. l'autore del quale non men di lode de-gno si reputa de suoi seguaci, che l'Ambraciota Epigono. page 40
[Figure: Essempio dell'Epigonio, Strumento di quaranta corde, ritrouato da Epigono Ambraciota. ]
page 41
[Figure: Essempio del Simico, Strumento di trentacinque corde.]
VENGO page 42 VENGO alle Distributioni d'Aristosseno & dico; che Aristosseno Musico & Filosofo nobi-lissimo, fece sei diuerse Distributioni di corde; cioè due Diatoniche, tre Cromatiche, & vna Enharmonia: ma noi per breuità tratteremo solo di quelle che al bisogno nostro occorreranno; ri-Al secondo degli elementi harmonici. serbando le altre per doue occorressero. Vsò questo scientissimo Musico, di assegnare à ciascu-no intteruallo de suoi tetracordi, quella portione & quantità di suono del Diapason, che al ge-nere & alla spezie diuersa loro conueniua: & per ciò fare, diuse primamente il Diatessaron che constaua di due Tuoni & d'vn' intero mezzo di questi, come conforme à suoi disegni, in sessanta particelle vguali; quanto al suono dico, & non quanto alla lunghezza della linea & corda; se bene in essa era ancora tal quantità considerata: dando poi dodici di esse parti al piu graue interuallo di ciascun suo Tetracordo, ventiquattro à quello di mezzo & il restante all'acuto. al quale Sy-Tolomeo nel primo degli harmonici à 12 capi. stema in sì fatti Tetracordi diuiso & ordinato, dette nome di Diatonico incitato. chiamando il piu graue interuallo di ciascuno di essi Tetracordo semituono, e Tuono l'vno & l'altro di es-so piu acuti: e tali & sifatti erano i Tuoni & i Semituoni di che egli trattò in diuersi propositi delle sue Distributioni. De tre Cromatici che lui fece, dette nome à vno di Toniaco, il quale così ordinò. Assegnò al piu graue interuallo di ciascun suo Tetracordo, dodici delle sessanta par-ticelle sopradette, nelle quali haueua diuiso il Diatessarno; altretante ne daua à quello di mezzo, & le altre all'acuto.
STR.Non era l'istesso hauer diuiso il Diatessaron in cinque parti vguali, che in sessanta; & hauerne date nel Diatonico incitato vna di esse al piu graue interuallo del Tetracordo, due à quello di mezzo, & il restante all'acuto? & nel Cromatico Toniaco hauer dato vna di esse al piu graue interuallo del Tetracordo, vn'altra à quello di mezzo, & le tre che restauano all'acuto?
Perche diui-da Aristosse-no il diates-saron in 60 particelle. BAR.Era per le due Distributioni che hauete detto; ma volendo che tale diuisione del DiaTessaron seruisse per ciascuna delle altre quattro diuersamente distribuite, non poteua per fuggire la noia de rotti in minor quantità di parti diuiderlo. imperoche dal tuono fu di bisogno torne hora la metà, & hora la quarta parte; & dal Semituono non solo questa & quella, ma la terza ancora; e tal volta fu di bisogno di augumentare l'vno & l'altro d'vna tal portione, per potere comodamente comporne qual sia degli altri interualli che concorreuano alle sue altre Distri-buitioni diuerse. per lo che fare elesse il numero sessanta, come quello che è capace d'esser diuiso in due, in tre, in quattro, in cinque, & in sei parti.
STR.Per l'istessa cagione douettero facilmente gli antichi musici, assegnare alle corde del Diatonico Diatono, quelle tante decine di migliaia? accioche gli stessi numeri seruissero como-Damente per il Cromatico, & per l'Enharmonio?
BAR.Così fu veramente; & ciò si può nell'antico Enharmonio particolarmente considera-re, tra la corda Tritesynemmenon segnata con questo numero 4491.& la Paranete dell'istesso Tetracordo segnata con quest'altro 4374. Torno in oltre a dirui, in proposito delle Distribui-tioni d'Aristosseno; che il Diatonico Incitato, & il Cromatico Toniaco, le quali due spezie vsa-no comunemente il Liuto & la Viola d'arco; si accostano piu alla perfettione le consonanze di questi, intendendo al presente per la perfettione, la quinta dentro la Sesquialtera, & la quarta nella Sesquiterza; che non fanno quelle dello strumento di tasti che per semplice Syntona ci è stata predicata da quelli che hanno confutato le Distribuitioni d'Aristosseno senza dirne il per-che. & col mezzo del particolare Monocordo loro, potrà ciascuno che si piglierà cura di essa-minargli, sensatamente vedere tal verità.
STR.Non si potrebbe egli con facilità & esattezza maggiore, farmi constare di quanto gli imperfetti consonanti interualli del Liuto & della Viola, venghino superflui ò diminuiti dal ve-ro essere nel quale gli contiene uil Syntono? & i perfetti, per fuggire le mali relationi & diuerse, & le confuse & incostanti difficultà; in che siano differenti da quelle del Diatono Ditonico?
BAR.Potrebbes con chiarezza & facilità, ma non con esattezza maggiore di quella che ne può mostrare l'Harmonica Regola.
STR.Dite di gratia.
Interualli del Liuto di quello constino. BAR.L'Ottaua primamente nel Liuto, & nella Viola (che per gli stessi gradi procedono) lontana sempre da qual si voglia imperfettione; consta come sapete di sei Tuoni, ò vogliamo dire di dodici Semituoni; ò per conformarci più che si può con l'vso de prattici possiamo ancora con verità dire, che ella consti di cinque Tuoni & di due Semituoni. la onde è da sapere, che ciascunTuono loro, è minore del Sesquiottauo, & maggiore del Sesquinono. il Semituono viene mi-nore della Sesquiquindecima, & maggiore della Sesquiuentiquattresima, la Terza minore è su-perata dalla Sesquiquinta. la maggiore eccede la Sesquiquarta. la Diatessaron supera la Sesqui-tera. la Diapente è minore della Sesquialtera. la Sesta minore è superata dalla Supertripartien-tequinta. la maggiore supera la Superbipartienteterza. il Tritono & la Semidiapente, sono vguali; per lo che questa è minore, & quello maggiore che i contenuti dal Syntono.
STR.Se bene ho inteso il modo che altre volte mi hauete detto del mettere i tasti al Liuto & alla Viola, à me primamente pare che ciascuno Tuono loro sia Sesquiottauo; & che la Terza minore, oltre à molti altri interualli, sia page 43 punto dalla Sesquiquinta disforme.
BAR.Come volete che ciò possa auuenire, sendo i Tuoni vguali come vi ho detto & proua-to, in due parti diuisi, & la Terza maggiore consonante?
STR.Attendete di gratia. Il Tuono primamente, non cad'egli sendo il tutto in diciotto pari vguali diuiso delle quali ne contiene due, tra esse & le sedici?che è l'istesso à dire, che tra il noue & l'otto?
BAR.Seguite pure, che io vado doue volete riuscire.
STR.La minor Terza, non contiene ella tre Semituoni? i quali son dell'istesso valore che tre diciottesime parti del tutto?et le quindici che restano comparate alle diciotto, hanno l'istessa realtione insieme, che ha il sei, al cinque, forma vera secondo il Syntono, della minor Terza.
BAR.Hor auuertite, due diciottesime parti, non sono altramente il questa maniera di mi-surate, equivalenti alla nona parte del tutto.imperoche esse parti sono considerate come portioni del suono, & non come quantità della linea & corda. & che questo sia vero, eccoui il compasso; con il quale misurando voi stesso, trouerete che i due primi Semituoni del Liuto, non occupano la nona parte della lunghezza della corda, si come tre non sono l'intera sua Sesta parte, ma si ben qual cosa meno.
STR.Ho benissimo inteso il tutto, però seguite l'incominciato prima ragionamento.
BAR.Per la molta conuenienza & similitudine, che piu di ciascun'altro interuallo musico ha il Diapason con l'Vnisono; non solo può trouarsi il piu semplice, & il piu perfetto di lui; ma ne anco doue possa l'vdito meno ingannarsi nel comprenderlo. del quale multiplicato mille volte i suoi minor termini & sommati insieme, sempre la corda acuta è contenuta dall'vnità; la qual cosa non auuiene ad altro interuallo, per non essere preso piu volte come quello conso-nante. per la qual cosa, & per fuggire insieme con la difficultà il pericolo dell'errare, ci seruire-mo in questo importante negotio, del suo aiuto & delle suereplicate. la onde è prima da sape-re, che ciascun Tuono del Liuto, è minore del Sesquiottauo vna sesta parte del Comma antico; & ciò vi prouo in questa maniera. chiara cosa è, che sei Tuoni Sesquiottaui, superano il Dia-pason d'vno di essi Commi; se adunque sei di quelli del Liuto la riempiano interamente senza cosa alcuna auanzarli ò mancarli, vengono conseguentemente ad essere ciascuno di essi minore vna sesta parte di esso Comma d'vno di quelli. Dico in oltre, che il Sesquiottauo, viene supe-rato da ciascuno Tuono del Liuto di tre quarti della Sesquiottantesima; che è secondo i moder-ni prattici, il Comma de nostri tempi. imperoche ciascuna ottaua, è capace (come da quello che habbiamo di sopra detto si può sensatamente comprendere) di cinque Sesquinoni, tre Commi, & due maggiori Semituoni del Syntono. i quali due maggiori Semituoni, ci danno vna Sesqui-nono, & vn Comma & mezzo di piu in circa. d maniera che noi possiam ancora considerare in ciascuna Ottaua come di essi capace, sei Tuoni Sesquinoni, & quattro Commi & mezzo in circa. i quali quattro Commi, distribuiti per rata à detti sei Tuoni, ne verrà à ciascuno due ter-zi, & di quel mezzo, la sesta parte: hora perche due terzi con la sesta parte d'vn mezzo, vengo-no à fare congiunti insieme tre quarti dell'intero, di tal quantità viene necessariamente ciascun Tuono del Liuto à superare il Sesquinono. in oltre, ciascuna delle terze minori di questo com-parate alle Sesquiquinte, vengano diminuite di tre ottaui di Comma; & ciò vi prouo così. l'Ot-taua del Liuto, consta appunto di quattro terze minori; vediamo hora secondo l'essempio che io vi porrò quì appiè, sottratto vna Dupla da quattro Sesquiquinte sommate che siano insieme, quello che gli auanzerà.
1296. 625. Forma delle quattro Sesquiquinte sommate insieme.
X
2. 1. Forma della Supla.
2} 1296. 1250.
648. 625. Eccesso.
Nell'hauere sottratto vna Dupla da quattro Sesquiquinte aggiunte insieme, ci è auanzato la Su-per 23 partiente 625; il che chiaro dimostra le terze minori del Liuto comparate alle Sesqui-quinte, essere diminuite; poiche quattro di quelle riempiano interamente vn'Ottaua. la qual Super 23 partiente 625. consta d'vn Comma e mezzo in circa; il qual'interuallo distribuito alle quattro minor terze, ne toccherà à ciascuna di esser per rata tre ottaui d'vn Comma; & di tal quantità viene come ho detto dominuita ciascuna terza minore del Liuto, comparata alla Sesquiquinta. Non ha dubbio alcuno, che sendo l'Ottaua di questo Strumento nella vera sua proporzione & lontana da qual si voglia vitioso estremo, & constando ciascuna di esse della minor ter-za & della maggior Sesta; che ciascuna di queste verranno in esso superflue, di quanto ciascuna di quelle è diminuita. & quantunque l'intelletto capisca molto bene tal verità, voglio nindime no prouarlo al senso con vno accomodato essempio, & sarà tale. Certa cosa è, che quattro Se- page 44 ste maggiori del Liuto, riempiano interamente tre Ottaue; vediamo adunque dal sottrarre tre Duple da quattro Superbipatientiterze, quello gli auanzera.
625. 81. Quattro Superbipartientiterze aggiunte insieme.
X
8. 1. Tre Duple agginte insieme.
625. 648. Eccesso
Dall'hauere sottratto l'Ottupla, forma delle tre Diapason, dalle quattro Superbipartientiterze aggiunte insieme, ci è restato la Sub 23 partiente 648; il che argumenta, esser vero quanto dis-si circa la superfluità delle Seste maggiori: ciascuna delle quali vien superflua nel Liuto tre otta-ui di Comma. Per vedere hora di quanto in esso Liuto venghino superflue le Terze maggiori, terremo quest'ordine. Egli è cosa certa, che tre Terze maggiori del Liuto, riempiano interamente lo spatio d'vn'Ottaua. vediamo hora secondo l'essempio che segue, quello che auanzerà à vna Dupla, sottratto che ne sia tre Sesquiquarte aggiunte insieme.
2. 1. Dupla.
X
125. 64. Tre Sesquiquarte.
128. 125. Eccesso
Dall'hauere sottratto tre Sesquiquarte dalla Dupla, ci è auanzato la Supertripartiente 125; dal-la quale cosa si può comprendere, che le Terze maggiori del Liuto sono veramente superflue; & essaminando hora diligentemente l'eccesso, vedremo ancora di quanto. consta la Supertre-partiente 125, come nel principio del nsotro discorso vi prouai, d'vn Comma & mezzo in cir-ca; il qual Comma & mezzo distribuito per rata alle dette Terze maggiori, ne toccherà à cia-scheduna vn mezzo; & di tal quantità verrà successiuamente superflua qual sia di esse, & dimi-nuita qual si voglia minor Sesta, il che vi prouo in quest'altra maniera. non è acluno che dubiti, concedendo che le Seste minori nel Liuto constino di otto Semituono, che due Ottaue, contenendo questo essempio, sottratto che haueremo dalla Quadrupla forma della Bisdiapason, tre pro-porzioni Supertrepartientiquinte, quelle che gli auanzerà.
4. 1. Quadrupla.
X
8. 5. Supertripartientequinta.
4} 20. 8. Primo eccesso.
5. 2.
X
8. 5.
25. 16. Secondo eccesso.
X
8. 5.
125. 128. Terzo & vltimo eccesso.
Ci è restato la Subtrepartiente 128; dal che manifestamente appare, che di quanto è la Terza maggiore superfllua, dell'istessa portione si troua nel Liuto diminuita la minor Terza; & quando la cosa stesse altramente, ne seguiterebbe che l'Ottaua compsota di questa & di quella, fusse dissonante; la qual cosa non è in modo alcuno. in oltre che le Quinte del Liuto siano realmente diminuite come io ho detto, ve lo prouo in questo modo. chiara cosa è, che dodici delle sue quinte, riempiano il vacuo di sette intere Diapason appunto; si come quattro di queste contengano sette di quelle & di piu vn Semi-tuono. Vediamo hora quello che auanzerà à vno iteruallo che contenga in sè non piu ne meno di sette Duple, dopo l'ha-uer sottratto da esso do-dici Sesquial-tere. page 45
128. 1. Sette Duple sommate insieme.
X
3. 2.
256. 3. Primo eccesso.
X
3. 2.
512. 8. Secondo eccesso.
X
3. 2.
1024. 3. Terzo eccesso.
X
3. 2.
1048. 81. Quatro eccesso.
X
3. 2.
4096. 243. Quinto eccesso.
X
3. 2.
8192. 729. Sesto eccesso.
X
3. 2.
16384. 2187. Settimo eccesso.
X
3. 2.
32768. 6561. Ottauo eccesso.
X
3. 2.
65536. 19683. Nono eccesso.
X
3. 2.
131072. 59683. Decimo eccesso.
X
3. 2.
262144. 177147. Vndecimo eccesso.
X
3. 2.
524288. 521441. Duodeimo & vltimo eccesso.
Ci è auanzato la Super 2847 partiente 521441. la quale è copiosa di frondi e sterile di frutti, poiche ella non consta ne anco d'vn'intero Comma; come sensatamente mostrerà l'essempio che segue appresso.
524288. 521441.
X
81. 80.
41943040. 42236771.
page 46 . Vengano adunque le Quinte nel Liuto, di manco d'vna duodecima parte d'vn Comma; & di tanto necessariamente vengano superflue le Quarte: & ciò vi prouerò maggiormente col sottrarre tal quantità di esse, dall'interuallo che consti di cinque Ottaue, poiche egli virtualmente contiene dodici quarte, secondo che ne dimostrerà l'essempio presente.
32. 1. Cinque duple sommate insieme.
X
4. 3.
4} 96. 4.
24. 1. Primo eccesso.
X
4. 3.
4} 72. 4.
18. 1. Secondo eccesso.
X
4. 3.
2} 54. 4.
27. 2. Terzo eccesso.
X
4. 3.
81. 8. Quarto eccesso.
X
4. 3.
243. 32. Quinto eccesso.
X
4. 3.
729. 128. Sesto eccesso.
X
4. 3.
2187. 512. Settimo eccesso.
X
4. 3.
6561. 2048. Ottauo eccesso.
X
4. 3.
19683. 8192. Nono eccesso.
X
4. 3.
59049. 32768. Decimo eccesso.
X
4. 3.
177147. 131072. Vndecimo eccesso.
X
4. 3.
521441. 524288.. Duodecimo & vltimo eccesso.
page 47 Vi prouai di sopra à bastanza, che la Semidiapente superaua il Tritono d'vn mezzo Comma in circa; di maniera che ritrovandosi nel Liuto, questo à quella vguale, viene necessariamente in esso superfluo il Tritono, & diminuita la Semidiapente della quarta parte d'vn Comma; che è la metà di quello eccesso di che la Semidiapente supera esso Tritono. dal che si può comprendeConsidera-tioni dell'Autore. re, quanto la cortese Natura sa discreta, diligente, & considerata in ciascuna sua operatione:poiche quell'interualli che maggiormente alla perfettione si accostano, vengano dal vero loroessere così poco lontani; il cui rispetto non è occorso hauere à quelli piu da essa remoti, & menoà gli imperfetti & à dissonanti, per non così manifestarsi al senso. puossi ancora da quello che sinquì habbiamo detto chiaramente conoscere, quanto piu si allontani dalla perfettione lo Strumento di tasti, che non fa il Liuto & la Viola; & ancora, quanto male agevolmente (per le male re-lationi & falsi rincontri) possino bene vnirsi sonati insieme ne concerti che giornalmente accag-giono; quanto non vi fussero altri di quelli che cagionano la disformità de Semituoni, non è da lasciare senza consideratione, che nell'acquistare perfettion nel Liuto le Quinte col pigliare au-gumento, vengano necessariamente le Quarte à perder parte dell'imperfettione con diminuirle della superflua grandezza loro: il che per l'opposito (secondo si è dimostrato) allo Strumen-to è auuenuto; & con questo credo hauere sadisfatta à ciascuna delle vostre richieste.
STR. Veramente si; ma io desidero appresso che mi dichiarate vn'altro dubbio, & che di poi mi mostriate il modo che ho da tenere; quando io voglia fabbricare alcuno Monocordo de quali habbiamo tenuto proposito.
BAR. Eccomi pronto per satisfarui, però dite qual sia il dubbio nuovamente natoui.
STR. Il dubbio è questo. essendo l'accordatura del Liuto tanto piu vicina alla perfettione di quella dello Strumento di tasti; mi marauiglio assai, che i sonatori di essi non l'habbino dopo hauerla conosciuta, ridotta in quella si fatta maniera. auuenga che oltre la sua eccellenza, el-l'ha in ciascun suo tastonel graue & nell'acuto, qual si voglia desiderabile intervallo del Diato-nico Incitato, & del Cromatico Tonico d'Aristosseno, come di sora mi hauete detto: doue per il contrario nella distributione delle corde da questa diversa che vsa lo Strumento di tasti, ve ne mancano comunemente molti; per lo che non può il sonatore di esso quantunque pratico & perito, trasportare in questa & in quella parte per vn Tuono & per vn Semituono ( in quelli dico che per ki piu si esercitano) ciascuna Cantilena, come nel Liuto con tanto comodo & vti-le si trasporta.
BAR. Questa è vna di quelle cose che fra me stesso sono andato pensando molte volte; & cerco ancora con diligenza se ella si potesse vsare ne tasti & che ella riuscisse quale è nel Liuto; tro-uo veramente che in quelli non riesce altramente tale; ma vi si scoprano molti & importanti difetti.
STR. Come può stare che la medesima cosa non sia in qual si voglia luogo & tempo, dl-l'istessa natura? & che dilettando nel Liuto questa si dartta Distributione, habbia à dispiacere nello Strumento di tasti?
BAR. Puo molto bene stare, sendoci l'esperienza di mezzo che ce lo dimostra: & quantun Distributio-ne del Liuto perche non faccia buono ef-fetto nello Strumento di tasti. que la cagione di ciò sia difficile à ben capirsi non voglio per sodispation vostra mancare di dirui alcune poche cose che mi sonuengano in questo proposito. Può forse questo nascere dall'hauere assuefatto il senso, d'vdire sempre nel Liuto gli intervalli nella maniera che di già vi ho det-to contenergli, & così parimente in altra diversa da questa siamo vsati hauergli dallo Strumen-to di tasti: & il volere hora, che questo si temperi secondo l'vso di quello, non piò in alcuno luo-ghi particolari ,doue la differenza che tra di loro è grandemente manifesta al senso, passare sen-z'offesa di esso; per essere di già inuecchiato in quel si fatto temperamento: & i luoghi partico-lari son principalmente quelli, doue occorre vdire la differenza del maggiore dal minore Semi-tuono. aiienga che come sapete, il Liuto ha diviso il Tuono in parti vguali, & lo Strumento di tasti l'ha in parti disuguali separato; & i luoghi piu apparenti sono, tra il diesi X di G sol-reut, & il b molle d'alamire; è tra il diesis X di lasolre, & il b molle d'elami, imperoche quando nello Strumento di tasti, noi habbiamo accordato il diesis X di lasolre per Decima mag-giore con h mi, & che noi vogliamo come nel Liuto, che l'istesso diesis X faccia il medesimo vffitio che fa il b molle di elami seruendoci ancora per Decima minore con C solfaut; viene di maniera languido & rimesso, che egli è intollerabile. & se per il contrario con l'inacutirlo quanto per ciò fare conuiene, noi l'accordiamo suauemente con C solfaut per Decima minore, qaundo egli ci deue poi seruire per maggiore con h mi, egli è talmente teso & incitato, che non si puo tollerare; & l'istesso accade negli altri luoghi dou'è tal differenza tra di loro. possano ancora questi si fatti interualli maggiormente palesare la qualità & natura di essi, nello Strumento di tasti che nel Liuto & nella Viola non fanno, mediante la conformità che ha l'vso del cantare con il suo temperamento; oltre alla qualità & quanità del suono, rispetto la diuersa natura degli acci-denti che concorrano alla sua generatione: imperoche con violenza maggiore ferisce l'vdito il suono delle corde dello Stramento di tasti, che non quello del Liuto. si vede adunque manifesta-mente, che il suono delle corde dello Strumento, temperate secondo la disposizione degli interualli page 48 che vsa tra le sue questo; che le Terze, le Decime, & così parimente le Seste maggiori, offendano grandemente l'vdito per la molta acutezza: & la cagione che quelle manifestano vi è piu di queste la qualità loro, non da altro nasce, che dall'hauere la materia di esse corde, & dell'agemte che le percuote, piu forza & efficacia per la loro attiuità, di ferire l'vdito con vehementia maggiore: la qual cosa à quelle del Liuto non occorre per la diuersa qualità dell'vno & l'altro subbietto. & l'istessa differenza & varietà, si può considerare nel ferro & legno infocati che siano; impero-che con piu forza & prestezza riscalda questo, di quello, & introduce la nuoua sua forma in quel subbietto che è atta à riceuerla. & che da ciò nasca, temperisi l'Harpa secondo il modo del Liuto, doue le corde & l'agente che le percuote sono gli istessi; nella quale gli accordi verranno indubitamente non meno sopportabili che nell'itesso Liuto. & si farebbono ancora in que-sta insopportabili, tutte le volte che si mutassi l'agente & la materia delle corde; come piu volte habbiamo esperimentato. l'istesso ancora si può considerare, nel riceuere il colpo d'vna palla d'Auorio, ò d'alcuno legno duro & ponderoso ben pulita, dopo l'essere battuta sopra vn sasso duro & liscio; & dal riceuere il colpo d'vn altra che fusse di sughero, percossa con l'itessa forza sopra vn'asse di salice mal pulita; ò vogliamo nel comparare il colpo, & la passata dell'angolo acu-Strumento di tasti molto artificioso & bello. to, à quello dell'ottuso. Vn'altro essempio d'vno Strumento di tasti, che già l'Elettore Augusto Duca di Sassonia, donò alla felice memoria del Grande Alberto di Bauiera, mi souuiene in que-sto proposito, piu di ciascuno altro efficace. il quale Strumento ha le corde secondo l'vso di quelle del Liuto, & vengano secate à guisa di quelle della Viola da vn'accomodata matassa arti-fitiosamente fatta delle medesime setole di che si fanno le corde à gli archi delle Viole: la qual matassa con assai facilità, viene menata in giro con vn piede da quello istesso che lo suona, & ne seca continuamente mezzo d'vna ruota sopra la quale passa, quella quantità che vogliano le dita di lui. il quale Strumento, due anni sono che io fui à quelle corte, temperai secondo l'v-so del Liuto, & faceua di poi ben sonato, non altramente che vn corpo di Viole, dolcissimo Modo di com-porre il Mo-nocordo Diatono. vdire. Vengo alla fabbrica de Monocordi & dico, che nell'hauere quando mi è occorso, distribuite le corde di quello, secondo il Diatonico Diatono, tra li altri modi che io poteuo, ho tenu-to quest'ordine. Ho primamente col compasso diuiso tutta la linea, lunghezza, ò corda, che dire la vogliamo, dell'asse ò regolo sopra il quale ho voluto adattarlo, in quattro parti vguali; Altro modo $egna il Zarlino nel capo 40. dlle sue Institutioni. & ho chiamato l'estremo punto graue A; dinotando con essa la corda A re, & ho detto l'estre-mo acuto B, senza altra significatione. nel punto poi che diuide tutta la lunghezza in due par-ti sempre vguali intendendo, ho segnato alamire; & in quello che separa Are da Alamire, ho segnato D solre; che la quarta parte del tutto viene tra esso & A re à contenere. al qual D solre, per dargli nell'acuto la sua Ottaua, apro il compasso, & fo due parti dell'interuallo che tra esso & B estremo punto acuto contengano; & in quel punto che l'vna dall'altra separa, se-gno d la solre. Diuido di nuouo il tutto in tre parti, & con quattro punti come termini di es-se le distinguo; nel secondo de quali; chiamando alla Boethiana, sempre primo quello che è nell'estremo graue, segno Elami, & nel terzo elami: nella qual corda ponendo vn'asta del compasso, fo posare l'altra sopra la linea verso l'acuto; & in quel punto doue ella termina segno h mi, del quale togliendola via, e tnendo ferma l'altra la trasporto verso il graue; & doue ella posa, segno h mi. fatto questo, diuido in due parti tutta la linea che è tra d lasolre & l'estremo punto acuto, & ponendo poi vna delle aste del compasso in esso d lasolre, & venendo con l'altra verso il gra-ue, segno G solreut in quel punto doue ella termina: del quale volendo poi trouare la sua Ot-taua nell'acuto, apro di nuouo le seste; & diuido l'interuallo che è tra esso e'l punto B in due parti, nel cui centro segno g solreut; & senza muouere lo spatio che allhora abbracciano le due aste del compasso, pongo vna di esse in g solreut, & vengo verso il graue con l'altra, & do-u'ella posa, quiui segno C faut; e trouo la sua ottaua nell'acuto, con diuidere in due parti lo spatio che è tra esso, & B estremo punto acuto; nel mezzo del quale colloco C solfaut: & se di nuouo diuido in due parti tutto l'interuallo che sopra esso mi rimane verso quella parte, & pongo vna dell'aste del compasso in esso venendomene con l'altra verso il graue, in quel punto do-ue ella termina; trouo essere la positura di F faut; & l'ottaua di sè piu acuta sia acquista, col diuidere in due parti lo spatio che è da essa al punto B, la quale nel centro di esso dimora. Man-ca solo al Monocordo Diatonico, la corda b fa, la quale trouo in questo modo. diuido la linea che è tra B & f faut in due portioni; pongno poi vna delle aste del compasso in essa F faut & me ne vengo con l'altra verso il graue, & doue ella termina, quiui segno b fa. l'ottaua del quale verso quella parte, trouo con aprire tanto il compasso, che gli estremi delle sue aste contenghino tutto il vano che si troua tra esso b fa & l'estremo punto acuto; del quale togliendo l'asta del compasso Perche ordinassero gl'antichi il Mo-nocordo con vna sola cor-da.tenendo ferma l'altra, la trasporto verso il graue; & doue ella posa, iui segno B fa, & con questo ven-go hauer complito il Monocordo Diatono Ditonico; il quale gli antichi Musici greci non per altro ordinario con vna sola corda, che per piu esattamente intendere & capire la qualità & quantità degli interualli, & fuggire insieme l'inganno che tra due ò maggior numero, per l'incon. stanza loro rispetto a' varij accirdenti che del continouo gli soprastanno, nascere poteua. Volen-do hora temperare il detto Monocordo secondo l'antico Cromatico, basterà solo, poiche in al- page 49 tro non consiste la differenza che è tra l'vno & l'altro, accomodare la terza corda di ciascun TeModo di comporre il Mo-nocordo Cromatico anti-co. tracordo che contenga con l'acuta il Triemitono: la proporzione del quale, cade come haueteinteso, drento questi numeri 19, 16. & per ciò fare si terrà tal ordine. Diuidasi in 16 partivguali la linea che si troua tra B, & Elami estrema corda acuta del Tetracordo Hypaton; la qua-le accresciuta di tre parti simili verso il graue, segneremo in quell'estremo punto doue elle ter-minano, la corda D solre cromatica, che con Elami conterrà il Triemituono; & l'istesso ordi-ne si terrà per segnare le altre corde Cromatiche negli altri Tetracordi. ella quale Distri-buitione sono alcuni che riprendano Franchino, per hauere variato dalli antichi , l'interuallo di mezzo & l'acuto di ciascun Tetracordo: constituendo quello dentro à questi termini 18.17. che è la minor parte del Tuono & la maggiore esser douerebbe; & questo col nome di Triemito-no tra cotali numeri 153.128. il quale è superfluo del vero suo essere. Volendo in oltre temModo di comporre il Mo-nocordo En-harmonio antico. perare l'istesso Monocordo Diatono, secondo l'vso dell'antico Enharmonico, basterà solo di-uidere col compasso in due parti vguali lo spatio di quelle due corde che contengano tra di loro il minor Semituono & Lemma; & in quel punto che vgualmente le diuide, verrà in ciascun Tetracordo la seconda corda Enharmonia; & la terza sarà quella che nel Diatonico, & nel Cro-matico fu seconda. & così haueremo il minore Diesis Enharmonio nel piu graue interuallo, & il maggiore in quello di mezzo, & nel supremo il Ditono, secondo che gli instituirono i loro autori. è d'auuertire ancora, che nel Monocordo congiunto del genere Cromatico, vengano le tre corde piu acute del Tetracordo Synemmenon, diuerse dal disgiunto, & così parimente nell'Enharmonio; quantunque l'estreme siano l'istesse sempre, in qual si voglia genere d'harmo-nia. Se noi vorremo poi temperare il Monocordo dell'antichissimo Diatono, secondo il DiaModo di comporre il Mo-nocordo Syuntono. tonico Syntono di Tolomeo, è di necessità (per modo di dire) mutare dal suo luogo il secon-do, terzo, quinto, sesto, & ottauo tasto; cioè bisogna inacutirgli; dal qual'effetto si acquistò egli forse nome d'Incitato appresso di Dydimo autore di esso. in ciascuna Ottaua adunque del systema disgiunto, è necessario volendo fare quanto si è detto, inacutire C faut, D solre, F faPerche detto Syntono. ut, & G solreut, & in ciascuna di quelle del congiunto, b fa, C faut, D solre, F faut, & Gsolreut: per il che fare tengo quest'ordine. Diuido tutta la linea in sei parti, & verso l'acuto do-ue termina la prima da A re partendomi, sgno C fau; l'Ottaua del quale trouo nella metà dello spatio che è tra esso & B estremo punto acuto, & così lo noto C solfaut. nel mezzo di que-ste due corde poi, colloco F faut; & l'Ottaua di se piu acuta, trouo nel punto che in due parti separa l'interuallo che si troua tra esso & B. fatto questo, diuido in noue parti la linea che è tra C faut & l'estremo punto acuto; & verso quella parte doue termina la prima, segno D solre; la cui Ottaua trouo nell'acuto con fare due parti dello spatio che è tra esso & B; nel mezzo del quale, segno d lasolre. trouo poi G solreut, col diuidere in tre vguali parti tutta la linea che si contiene tra C faut & B; & nell'estremo della prima verso l'acuto, noto G solreut; l'Ottaua del quale trouo, in quel punto che separa in due parti lo spatio che tra esso & B si contiene, & così lo segno, g solreut.nel trouar poscia l'vno & l'altro b fa, tengo l'istesso ordine che nel Diatono, & gli segno nell'istessa maniera; & così vengo spedito dal modo del comporre il Mono-cordo Syntono di Tolomeo. Vengo hora à mostrarui il modo che deuete tenere nel fabbricare Modo di comporre il Mo-nocordo incitato d'Aristosseno & il cromatico toniaco. quello che Aristosseno chiama Diatonico Incitato, & aprresso quello del suo Cromatico Toniaco, con i quali conuiene grandemente la Distributione de tasti del Liuto; ad imitatione de quali sono stati impensatamente distribuiti, & così parimente quelli della VIola d'acro, ambedue Strumenti moderni; ne quali è diuiso il Tuono in due parti vguali come si è di sopra detto. nel-la cui fabbrica è grandemente necessario il scondo numero quadrato, ò quello che à esso è du-plo. che è il diciotto; ma ci seruiremo di questo, per operare con piu chiarezza & facilità la sua virtù nella ricercata Distributione. Diuido adunque tutta la linea A B. in diciotto parti, &Il secondo numero quadrato e 9. & il suo duplo 18. verso l'acuto (dal graue partendomi) doue quella prima parte termina, pongo il primo tasto. parto di nuouo tutto l'auanzo nell'istesso numero di parti, & dalla medesima banda sotto il pri-mo pongo il secondo tasto: & con si fatt'ordine vo distribuendo sempre lo spatio che sotto à tasti mi auanza, sin'al duodecimo; iol quale mi conduce appunto doue termina la metà di tutta la corda; la prima & piu graue Ottaua della quale, trouo hauere diuisa in dodici vguali SemiSesto strumento geometri-co, perche co-si detto. tuoni & sei Tuoni, così detti da Aristosseno. & che per ciò fare non conuenga altro numero cheil diciotto, da questo si manifesta. al diciasette prima, non conuiene in modo alcuno, percheci darebbe minor numero di tasti che al bisogno nostro occorre; & minor quantità ne hauereVuole il Zar-lino al c.14. della I. parte delle sue Inst. che l'apertu-ra di esso sia appunto la 6. parte del cer-chio; la qual cosa è falsa. mo dal sedici & dal quindici. al diciannoue altresì non conuiene, perche ne haueremo per l'opposito maggior quantità, & vie piu dal venti & ventuno. di maniera che il diciotto è il suo piuproprio diuisore d'altro maggiore ò minor numero; quantunque à esso ancora auuenga l'istessoche occorre al compasso, nel voler misurare in sei volte appunto, la circunferenza del circolocon l'apertura di esso, che è come sapete dal centro alla sua circunferenza, per lo che vien dettosesto. la onde auuertisco l'industrioso agente che con la sua discretione & diligenza cerchi ou-uare à quella poca disconuienienza, che è tra il misurante & il misurato.
STR. Ho molto bene inteso il tutto; ma toglietemi vn'altro dubbio intorno à ciò vi prego.Auuertimento. page 50
BAR. Dite.
STR. Qual'ordine tennero gli antichi Musici circa i numeri, nel distribuire le corde parti-colari Cromatiche & Enharmonie nel Massimo Systema di quella prima spezie? & da che fu-rono indotti à lasciare tra la prima & la seconda corda di ciascun Tetracordo dell'Enharmonio vn si fatto spatio 512. 499. e tra la Seconda & la Terza Cromatica questo 256. 243. piu che vn'altro? ditemi in oltre se queste due spezie d'harmonia, hanno con la Diatona altra rela-tione & conuenienza, che le superficiali apparenze de numeri?
BAR. Voi mi ricercate che io vi dimostri col numero, quello che pur hora vi hò dimostrato con la linea; però auuertite, che con essaminare diligentemente l'essempio del Tetracordo Hy-perboleon dell'antico Diatono Ditonico, vi si torrà ciascuna delle narrate difficultà, il qual Tetracordo è stato da me proposto, per hauere i numeri degli altri di tale spezie, minori; le diffe-renze de quali sono piu facilemnte comprese dall'intelletto; & è tale.
Tetracordo Hyperboleon dell'antichissimo Diatono.
Aa. Notehyperboleon 2304.
Differenza 288, sua metà 144; serue per la corda Cromatica.
g. Paranete Hyperboleon. 2592.
f. Tritehyperboleon. 2916.
Differenza 156, sua metà 78; serue per la cor-da Enharmonia.
e. Nete diezeugmenon. 3072.
Qual siano le corde stabili, quali le mobi-li, & le non in tutto stabili ne in tutto mobili.Primamente l'estreme corde di qual si voglia Tetracordo in ciascun genere & spezie d'hatmo-nia, sono sempre le medesime come sapete, & per ciò son dette stabili: doue quelle che hanno facultà di mutare il Diatonico in Cromatico, ò in Enharmonio & così per il contrario, son dette per la instabilità loro, mobili; & quelle che sono comuni à due generi come le Trite & le Parhypate, che vengano l'istesse nel Diatonico che nel Cromatico, son dette in tutto stabili ne in tutto mobili. quelle corde adunque che hanno facultà di mutare il Systema di Diatonico in Cromatico, sono le Terze di cascun Tetracordo. l'occasione adunque, che indusse gli an-tichi Musici à lasciare nel Tetracordo Hyperboleon, tra la Trite, & la Paranete quel si fat-to spatio piu che vn'altro, fu tolta di qui. Aggiunsero al numero che dinota la Paranete Dia-tonica, la metà della differenza che si troua tra essa & la Nete dell'istesso Tetracordo, che è 144 sendo il tutto (come in esso hauete possuto vedere 288. la qual metà aggiunta insieme secondo che io ho detto, con 2592, fra 2736; & con tal numero segnarono in quel Tetracordo la Para-nete Cromatica; lascuando alle altre corde gli istessi numeri & positure che nel Diatonico, come appare nell'essempio; & così fecero negli altri Tetracordi.
Aa. Netehyperboleon. 2304.
g. Paranetehyperboleon. 2736.
f. Tritehyberboleon. 2994.
e. Netediezeugmenon. 3072.
Hora perche la principale differenza che è dalla Distribuitione Diatonica & Cromatica, alla Enharmonia; consiste nella positura della seconda corda di ciascun Tetracordo; per notarla adunque, aggiunsero al numero con il quale segnauano la Trite Diatonica che è l'istessa della Cromatica, la metà della differenza che si troua tra essa & la Nete Diezeugmenon; che è 78 fen-do il tutto 156 come hauete possuto comprendere, la qual Trite nell'Enharmonio poi, su no-tata con questo numero 2994. & le altre con gli istessi secondo che quì si vedano descritte.
Tetracordo Hyperboleon dell'antico Enharmonio.
Aa. Netehyperboleon. 2304.
g. Paranetehyperboleon. 2916.
f. Tritehyberboleon. 2994.
e. Netediezeugmenon. 3072.
Et l'istesso osseruarono in tutti gli altri Tetracordi, per ridurgli di Diatonici in Cromatici, & Enharmonij; & la medesima differenza che si troua tra linea & linea de tre primi Monocordi, si troua tra numero & numero di questi vltimi. Vengo hora à trattare de Tuoni, & modi degli antichi Musici; & laciando da parte per non esser lungo e tediosi, l'openioni di tutti gli altri scrittori che molte & diuerse sono, quanto al numero, nome, & sito loro; vi ragionerò sol oin- page 51 torno alle tre piu famoese. la prima delle quali sarà degli Aristossenici, de Tolomaici la seconda,Tuoni secondo Aristosse-no esser 13. Aristide Quintiliano, Brien-nio nel I. de tre suo libri. Emanuel Briennio, nel primo al 7. capo. Euclide nel-l'Introdutto-rio. e per terza torremo quella de Boehiti. fu adunque di parere Aristosseno, secondo però che ci racconta Aristide Quintiliano, Briennio, & Euclide nell'Itroduttorio chefa di Musica, dato però che egli sia suo; che i Modi douessero essere tredici, & non sette, ò otto, ò altro minor nu-mero che auanti lui si hauesse cognitione. imperoche, nel considerare quelli de quali fecero mentione ne' suoi tempi & auanti molti honorati scrittori; & dopo oltre alli altri Tolomeo, & Boethio; e trouando tra il Lydio, & il Mixolydio; & tra l'Hypolydio, e'l Dorio, la distanza di vn minore Semituono & Lemma, andò per mio auuiso, dentro à sè così discorrendo. Si come dall'inacutire, & ingrauire il Systema per vn minore Semituono, nasce tra essi Modi sensibile & apparente differenza di affetto, ò almeno piu in quello che in questo è l'operatione secondo la natura sua efficace; quanto maggioremnte la douerà fare l'intera metà del Tuono? e trouandosi tal varietà d'harmonia & d'affetto tra li sudetti Modi, per qual cagione non sarà an Consideratio-ne dell'Atore. cora in qual si vogliano altre corde distanti vna dall'altra per vn sì fatto interuallo?& con tali ragioni tra sè stesso argumentando, diuise i cinque Tuoni & i dueSemituoni minori, che in sè contiene la spezie del Diapason, che serui-ua al Modo Dorio, in dodici parti vguali; & à ciascun termine di esse parti che tredici vengano à essere sendo dodici gli inter-ualli, constituì la Media d'vno di essi Tuoni; nominan-dogli & disponendogli nella maniera, che si veda Tolomeo ri-prende Aristosseno di piu cose. nel pri-mo al capo 9. & 12. nel se-condo al ca-po 9.&11. no nell'essempio, che segue appresso notati. Dalle parole del qual Musico & Filo-sofo nobilissimo, prese occasio-ne Tolomeo di piu cose riprenderlo; tra le quali ve ne sono tre di qualche consideratione; & per ciò raccontare ve le voglio, & far pro-ua appresso di leuargli tal calunnia da dosso.
page 52

Dimostratione de' tredici Tuoni, secondo la mente d'Aristosseno.

  • Systema naturale della voce.
    • Aa
    • g
    • f
    • g
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypodo-rio.
    • Aa.1.
    • g
    • J
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypoiastio ouero Lydio graue.
    • Aa.2.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypofry-gio.
    • Aa.3.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypocolio, ouero Lydio graue.
    • Aa.4.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypolydio.
    • Aa.5.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Dorio.
    • Aa.6.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    • Aa.7.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Iastio, ouero Frygio gra-ue, & altri Ionico.
    • Aa.8.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Fygio.
    • Aa.9.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Eolio, oue-ro Lydio piu graue.
    • Aa.10.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Lydio.
    • Aa.11.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperdorio, ouero Mixo lydio, ò pure Locrense.
    • Aa.12.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperia-stio.
    • Aa.13.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hypermixo lydio, ouero Hyperfrygio.
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LA prima è intorno la Distributione delle corde; la seconda circa la diuisione del Tuono in parti vguali; & la TErza & vltima intorno la quantità de modi. Dice adunque Tomoleo così. Se vna corda corda per essempio che sia tesa sopra vna piana superficie; si diuiderà la sua metà con il compasso in dodici parti vguali; chiara cosa sarà, che dalla quantità del suono che il tutto con la metà contiene il quale vna Diapason viene à essere, maggior parte ne conterrà l'ottauo, e'l nono spatio, che non farà il primo & il secondo. con il qual modo di misurare si verrebbe à tale chi andasse troppo in lungo, che vna delle vltime parti conterrebbe quattro, cinque, & piu tanti della prima & seconda. ne per altra cagione si vedano come ho detto, nel manico del Liuto & Viola a' arco andare i tasti loro ristringendosi & l'vno all'altro maggiormente auuicinandosi, quanto il suono dell'istessa corda fatta piu corta va inacutendosi. perche vna corda tesa sopra vna piana superficie, che fusse per modo di essempio lunga vn braccio; si hauerebbe l'ottaua di se piu acuta, dalla sua metà che vn mezzo braccio sarebbe, ciascuna volta che ella fusse percossa insie-me con il suo tutto, ò con vn simile; & essendo lunga due braccia, la Diapason di se piu acuta ne conterrebbe vno, & quattro la piu graue. mediante la qual Dimostratione che ne fa Tolomeo pare che gli habbia come per prouerbio si dice, ragioni da vendere; ma il fatto non istà così. au Aristosseno-difeso dallo Autore. uenga che Aristosseno non intese ne disse mai, che i tasti si hauessero à distribuire, come per mo-do di essempio si è detto nel manico del Liuto, dopo l'hauer prima diuiso in dodici parti vguali la metà di tutta la lunghezza della corda & linea. imperoche molto bene (secondo che vi ho dimostrato) sapeua Aristosseno, d'hauere à distribuire in parti vguali la qualità del suono, & non la quantità della linea, corda, & spatio: operando allhora come Musico intorno al corpo sonoro, & non come semplice Matematico intorno la continua quantità. & così volle che il pri Modo di mettere i tasti giusti al Liuto &: & Viola. mo tasto solo occupasse la nona parte dell'intera sua metà, ò vogliamo dire la diciottesima del tutto; & il secondo, la nona parte di quello che era auanzato all'istessa prima metà dopo l'hauerne tratto il primo Semituono; & che il terzo tasto occupasse parimente la nona parte di quello spatio che era rimasto alla metà della corda dopo l'hauerne tolto il primo & secondo Semituo-no; ò pur vogliamo dire la decima ottaua del tutto, & così li altri per ordine. intendendo sem-pre con la conditione detta di sopra; cioè che la metà della corda si ha da prendere, non in quel putno doue terminò la prima volta che ella fu in due vguali parti diuisa, ma doue terminaua dopo l'hauerne tratto quella quantità di Semituoni che era occorso. E tale come ho detto al-tra volta, è la regola da osseruarsi nel volere distribuire giustamente i tasti à quelli strumenti che gli ricercano, come il Liuto & la Viola d'arco & altri. lo riprende in oltre, che il Tuono non si possa diuidere in due parti vguali; & ciò gli vuole prouare demostratiuamente in questa si fatta maniera dicendo. il Tuono è contenuto tra le 18 & le 16 vnitadi, tra le quali non entra in mezzo altro numero che il 17; il quale considerato come diuisore del Sesquiottauo, viene a diuederlo in parti disuguali; imperoche maggior parte è quella che è contenuta dalla Sesquidecimase-sta, che non quella che contiene la Sesquidecimasettima, vn si fatto interuallo.289.288.la onde ne segue necessariamente, che non si possa diuidere il Tuono in due parti vguali. della qual cosa non è huomo così d'ingegno tardo, che secondo però la facultà aritmetica, ne dubiti. ma non così disse, ne intese Aristosseno; ma si bene nella maniera che vi ho dimostrato particolar-mente nel mettere i tasti al Liuto, nella quale si può veramente diuidere ciasucno interuallo musico in quante parti vguali si voglia, non altramente che con il mezzo del Monocordo; perche in quel atto è considerato dal Musico il suono, come qualitatiuo, & non come quantitatiuo, se bene Daniel Barbaro sopra Vitruuio la intende per l'opposito; & la DImostratione di TolomeoAl capo quarto de lquinto. è la medesima; che dicesse, che tra termini minori del Diapason, non si possa col mezzo de numeri accomodare alcun'altro interuallo; nulla dimeno, tra l'Hypate & la Nete, vi è pure oltre alle altre corda, la Licanos & la Paramese, che danno alla parte graue la Terza & la Quinta, & all'acu Comparationi. ta la Quarta & la Sesta; & cosi parimente tra F faut & f faut del Liuto, vi è pure (oltre al Tuono in due vguali parti diuiso) la h mi che la separa in due pari portioni come è detto: oltre che di due corde lunghe ciascuna due braccia che siano tese all'vnisono, tutte le volte che se ne prende-rà da vna (diamo per essempio) vn braccio & mezzo, & dall'altra tre Quarti, sonate insieme ta-li portioni ne daranno indubitatamente l'ottaua. Circa poi il numero de Tuoni, quello che di sopra ne habbiamo discorso in persona d'Aristosseno è tanto chiaro da per sè, che non ha conà tradittione alcuna.
STR. Sta tutto bene, ma chi è quello che ci persuade à credere, che al tempo di Aristosseno fussero in vso que modi distanti vno dall'altro per vn minore Semituono come hauete detto?
BAR. Aristotile in proposito di Dilosseno, il quale come intenderete appresso, fu autore del Modo Hypodorio vltimo à ritrouarsi, & Tolomeo nel Decimo capo del secondo, mostra gl'in-terualli che tra di loro seruauano secondo la constitutione de gl inuentori di essi.
STR. Marauigliomi adunque di Tolomeo, che così arditamente scriuesse contro di Aristos-seno; sapendo quanto volumi haueua scritto dell'Aritmetica facultà, & del valore che egli era-no; sendo stato in oltre non solo scolare d'Aristotile & concorrente di Teofrasto; ma da Xenofa-ne Nobile Pitagorico haueua tutta la dottrina di Pitagora apparata: oltre all'hauere come mo- page 54 strato mi hauete grandemente il torto.
BAR. Non è puno da marauigliarsi di ciò, sendo l'istesso occorso tra molti altri. Qual mag-giore può dirsi, di quello che prima Aristotile nelle cose attenenti alla filosofia, scrisse contro il di-Platone, ri-preso da Ari-stotile. uino suo precettore Platone, mentre che egli ancora viueua. vero è che questi, come amico del-la verità, volle (come à filosofo conueniua) hauere piu rispetto à essa, che al suo maestro, & à Socrate aprresso. Scrisse ancora Tolomeo contro l'openione che hebbono i Pitagorici delle DiaNel capo 24, del terzo de-gli elementi Musici. pasondiatessaron; il parere del qual Tolomeo, è con viue ragioni da Iacopo Fabro Stapulense confutato.
STR. L'è veramente così; ma vediamo di gratia vn'altra cosa intorno la Distributione de Tuoni d'Aristosseno, la quale mi fa grandemente dubitare.
BAR. Dite qual sia.
STR. Voi di sopra dicesti, che Aristosseno diuideua in sessanta particelle vguali il Tetracor-do; delle quali parti nel suo Diatonico Incitato, daua dodici al primo & piu graue interuallo, ventiquattro à quello di mezzo, & il rimanente all'acuto. di maniera che il Semituono non ve-niua à occupar l'intera metà del Sesquiottauo e Tuono, ma qual cosa meno.
BAR. Così è veramente. ST. Hora sendo per modo dl'eesempio, nelle spezie del Diapason che si troua tra E la mi & elami; due Tetracordi separati dal Tuono della disgiuntione; ciascuno de quali veniua à contenere sei di essi modi che il numero di dodici faceuano; quello poi che diuideua in due parti vgua-li il detto Tuono della disgiuntione, che il Ionico veniua à essere; era forza che ciascuno degli estremi suoi contigui, si trouassero piu da esso lontani, di qual si vogliano altri insieme annessi.
BAR. Mi piace il vostro dubitare si fatto, per vederlo molto vicino al sapere: ma deuete in torno à ciò auuertire, che Aristosseno non diuise in tal maniera vn membrio & poi l'altro, ma co-me ho detto, il corpo insieme del Diapason. per la qual cagione si vi si ricorda delle formate parole che io vsai di sopra in proposito delle sue Distributioni, elle furono conditionate sempre; cioè dissi, Diatessaron conforme à suoi disegni.
Quinte, & Quarte alte-rate nelle di-stribuitioni d'Aristosseno. STR. Adunque si trouano ne suoi Systemi, le quinte diminuite, & superflue le quarte come nel Liuto? & così parimente tra questo & quello per relatione?
BAR. Signor si, comparate però à quelle che non son contenute dalla Sesquialtera & dalla Sesquiterza, assegnateci da Pitagora per vere forme loro.
STR. O questo mi par bene vn'inconueniente non punto degno d'Aristosseno; hauendo egli distribuite le corde de suoi Systemi in maniera, che cnontinouamente si habbia da loro le QUinte & le Quarte fuore della vera proporzion loro.
Cantare d'hoggi è poco di-sforme dalle distribuitio-ni d'Aristosseno. BAR. Non correte così à furia à riprendere Aristosseno, perche io son qui per difenderlo bi-sognando, da tutti quelli che dire gli volessero contro; per esser egli stato veramente vno de maggiori giuditiosi & dotti Musici, che mai habbia hauuto il mondo. ma attendete di gratia. Co-me credete voi che si cantino hoggi gli interualli consonanti? dico da piu eccellenti cantori & di purgato vdito che si trouino?
STR. Credo che si cantino drento le vere proporzioni loro, ancora che gli artifitiali stru-Zarlino al capo 45. della 2. parte del-le Institutio-ni. menti, come mi hauete sensatamente fatto vedere, gli suonino chi piu & chi meno da esse lontane.
BAR. Quale è quello che ha gli interualli consonanti piu alla perfettione vicini, il Liuto, ò lo Strumento di tasti? intendendo al presente essere la perfettion loro nelle già dette forme.
STR. Il Liuto.
BAR. Se io vi fo toccare con mano, che si canti hoggi circa la perfettione degli interualli, non meno imperfettamente che si suoni, che direte voi?
STR. Questa mi sarà vna delle piu nuoue cose, che mai mi fusse saputa imaginare; ne la posso credere in modo alcuno.
BAR. Hora notate. Concedetemi voi nel genere Diatonico che è in vso hoggi, si canti cia-scuno interuallo musico, sempre d'vna istessa misura? & che la Terza maggiore per le ragioni dette di sopra, sia consonante, & dissonante il Ditono? & che lo spatio & contenuto del Tuono, sia minore del Sesquiottauo vn mezzo de nostri Commi in circa?
STR. Le ragioni da voi di sopra addottemi in questo proposito, mi conuincano à credere & dire che si.
BAR. Sendo adunque vero, è di necessità che qual si voglia Quarta venga sempre nell'esser cantata secondo l'vso di questa moderna prattica, superflua, & diminuita ciascuna Quinta: & ciò vi prouo in questa maniera. Noi per modo d'essempio, ascendiamo cantando, di C faut in F faut; il quale interuallo dico allhora essere vna Quarta superflua. perche ascendendo poi d'iui in G solreut con vno spatio minore del Sesquiottauo di quanto si è detto, ne seguirebbe che da C faut à G solreut si trouasse vna Quinta talmente diminuita, che ella fusse dissonante; per eccedere la Sesquialtera la Sesquiterza, d'vn Sesquiottauo e Tuono come sapete.
STR. Non nego io che la Sesquialtera non ecceda la Sesquiterza d'vn Sesquiottauo; ma si be- page 55 ne che C faut si troui in tal maniera cantando, lontano da G solreut per vna Quinta imperfetta. imperoche di quanto du superflua la Quarta che si cantò come hauete detto da C faut, in F faut, di tanto può molto bene essere diminuito il Tuono che è tra F faut & G solreut; come voi pur dianzi dicesti nel considerare la Quinta nella vera sua forma composta d'vna Quarta super-flua & d'vn Tuono diminuito; & così ventre tra esso C faut & G solreut, à contenere vna perfet-ta Quinta dentro la proportione Sesquialtera.
BAR. È vero che io dissi quello che dite; ma in quel lougo, la superfluità della Quarta, fu vguale alla scarsità del Tuono, il che quì non auuiene; oltre che quando fusse vero quello che dite, che non è in modo alcuno, ne seguiterebbe che ascendendo poi di G solreut in c solfaut, con vna Quarta dell'istessa misura della prima, non si trouasse tra esso & C faut vna perfetta & con-sonante Diapason; la qual cosa nelle maniera che si canta hoggi è impossibile: ò veramente es-sendo tale, sarà di bisogno cocnedere, che d'altra proporzione & misura sia la Diatessaron che sicanta da G solreut in c solfaut, di quella che fu prima tra C daut & F faut; il che non è con-ueniente dire in modo alcuno. ne segue adunque necessariamente contro il comun parere, che le Quinte si cantino hoggi diminuite, & superflue le Quarte dal vero loro essere; per lo che (secondo che io dissi) si viene dall'Ottaua in poi, à cantare qual si voglia altro interuallo fuor della vera sua proporzione; & conseguentemente dissimili da quelli che son contenuti da Senario, & dal Syntono; quantunque l'vniuersale gli approui per perfetti & se ne satisfaccia interamente (per non hauere vdito i veri) e tortosi da qual sia speranza di potergli migliorare. potrebbesi ancora dire, che gl'interualli quali si cantano hoggi, fussero mediante l'inegualità de Semituoni, iu conformi & simili à quelli che si trouano nel temperamento dello Strumento di tasti, che tra quelli del Liuto. dicoui in oltre, che con piu gusto è vniuersalmente intesa la Quinta secon-do la misura che gli dà Aristosseno, che dentro la Sesquialtera sua prima forma. nè da altro cre-do veramente ciò auuenga, che dall'hauerci il mal vso corrotto il senso: imperoche la Quinta dentro la Sesquialtera, non solo pare nell'estrema acutezza che ella può andare, ma piu tosto che ell'habbia vn poco del duro per non dire (insieme con altri d'vdito delicato) dell'aspro. doue nella maniera d'Aristosseno pare, che che quella poca scarsità gli dia gratia, & la faccia diuenire piu secondo il giusto d'hoggi, molle & languida. ne altro credo io come ho detto che ciò auuenga. che dall'essere assuefatti vdirle del continouo sotto tal forma ò simile: dal che si traue vn'impor-tante & efficace argumento, da persuaderne quello che poco di sotto al suo luogo intenderete; cioè che si sia imparatodi cantare questo modo da gli Strumenti di corde, & particolarmente da quelli che non hanno come il Liuto & la Viola i tasti.
STR. Questa mi è stata tanto cara & nuoua cosa, quanto altra ne habbia mai in questo gene-re vdita; però seguite di gratia.
BAR. Hora considerate da questo solo abuso, l'imperfettione della Musica de nostri tempi; & di quanto l'vniuersale s'inganni, & quanto male ageuolmente possa la verità dele cose cono Auuertieùmen-to. scere, & quanta poca cognitione habbia della vera musicia; noh hauendo sin al dì d'hoggi cono-sciuto ne anco la grandezza, non che la qualità & natura degl'interualli cantabili & vdibili, che sono i semplici suoi elementi & principij. le qual cose, insieme con tutte le altre alla profes-sione della Musica appartenenti che molte sono, intese Aristosseno & la piu parte degli antichi Musici suprema eccellenza; oltre al non importar cosa del mondo la perfettione & imperfet-tione degl'interualli, al modo di cantare di quei tempi, per non seruirsene (come intenderete) nella maniera che vsiamo noi. la qualità de quali interualli, si possano ancora considerare comeZarlino nel capo 3. della quarta parte de%lle sue institutioni dice, che Aristosseno fece 15. modi, & nel capo 16. del-la 2. disprezza senza alcuna ragione le sue Distributioni. io dissi per relatione di acutezza & graità, tra l'vna & l'altra constitutione d tredici modi che egli fece (& non quindici come hanno altri deto) nel comparare questa à quella corda: come per essempio la Peossambanomene del Systema del Tuono Frygio, dico essser piu acuta per vna scarsa Diapente di quella dellìHypodorio; ò vogliamo dire, che la Mese del Systema dell'Hypo-lidio, sia piu acuta per vna superflua Diatessaron di quella del Frygio.
STR. Ho molto bene inteso, & resto del tutto appagato; ma ditemi per qual cagione si tol-leri la Quinta scarsa, & la Quarta diminuita; & non per il cotnrario la Quinta tesa, & la Quarta rimessa? & appresso perche l'Ottaua non patisca alteratione, in questa, ne in quella parte?
BAR. Di già vi ho detto, che la Quinta rispetto al mal'vso, quando ella è nella sua vera for-ma, ci si rappresenta all'vdito piu tosto vn poco acuta (per non dire come altri, noiosa) che altramente; hora pensate quanto piu ella diuerrebbe tale, col tenderla maggiormente di quello che la contiene la Sesquialtera sua proportione: oltre che nel sonare & cantare d'hoggi, non posano per la ragione che vi ho dimostrato, venire in altra maniera che in quella che hauete di sopra veduta. donde nasca poi che l'Ottaua non si comporti ne diminuita ne superflua, auuie-ne non solo dalla sua perfettione, ma dal comporsi di essa presa piu volte vna consonanza della istessa qualità; & alterando due di esse nell'acuto ò nel graue, congiunte poscia insieme, gli estre-mi si farebbono intollerabili: la qual cosa all'altre consonanze non accade, per non comporse-ne di esse altro che dissonanti interualli; & come si fatti, non viene compresa dall'vdito quella poca differenza che si troua tra di loro così facilemnte. page 56 .
STR. Mi hauete largamente sadisfatto, però seguite l'incominciato ragionamento de Tuoni, secondo il parere degli Aristosseni.
BAR. Da seguaci del detto Aristosseno, fu à suoi tredici modi aggiunteuene due altre verso l'acuto; l'estreme note delle Diapason de quali, veniuano verso quella parte fuore del Systema orNel nono & vltimo libro doue tratta della musica. dinario; per la cui cagione sono stati dopo da molti confutati; di che fa particolare mentione Martiano Cappella. imperoche considerarono che l'gumana voce si distingueua in tre parti, cioè graue, acuta, e media; & che il numero di tredici non ben poteua distribuirsi in tre vguali portioni, & però ne fecero sin'al numero di quindici. dando nome di principali à cinque di mezzo Nel libro 2. capo decimo del Glarano, col testimo-nio d'Apule-io nel primo de floridi.che sono il Dorio bellicoso, il Hyastio verio, il Frygio religioso, l'Eolio semplice, & il Lydio querulo; & du Plagij à cinque piu di questi graui, dinotandogli con tali nomi. Hypodorio, Hy-poyastio, Hypofrygio, Hypoeolio, & Hypolydio; & i cinque piu di quelli acuti gli dissero Au-tentici, distinguendoli così. Hyperdorio, Hyperiastio, Hyperfrygio, Hypereolio, & Hyperly-dio. per il qual ordine, i principali veniuano piu acuti de Plagij per va Diatessaron, & per vno interuallo si fatto, si trouauano sotto gli Autentici. di maniera chedall'Hypodorio all'Hy-perdorio, era la distanza d'vna minor Settima, ò vogliamo dire cinque Tuoni, ò diece Semituo-ni che tanto importa secndo però l'vso d'Aristosseno: fauorendo molto questa loro intentio-ne, l'hauer trouato gli estremi de tredici che lui fece, rispondersi per ottaua, & non per Settima con quelli di Tolomeo; il piu acuto de quali detto Mypermixolydio, non era altro che il repli-cato dell'Hypodorio; l'istesso fecero adunque all'Hypoiastio, & all'Hypofrygio, con inacutirgli per vn'Ottaua: formandone di essi l'Hypereolio, & l'Hyperlydio acutissimo; i quali veniuano ordinati & disposti nella maniera che qui di sotto nella Dimostratione si vedano da nomi loro distinti. Venne dopo questi Tolomeo, l'ordine & parere, del quale per esser molto artifitioso & difficile à bne intendersi, riserberemo per vltimo à dimostrare;: però diremo prima come meno difficile, quello che ne sentisse Boethiuo: il quale fu di parere, ancora che tale openione fusse stata prima da Tolomeo confutata, che i Tuoni fussero otto; & volle in oltre che il particolare Systema di ciascuno caminasse dal graue all'acuto, per l'istesso or-dine & gradi & con gli istessi nomi di corde, che caminaua il naturale & comune; che è qello che serue al modo Drio: facendo il Frygio piu di esso acuto vn Tuono, & il Lydio piu del Frygio acuto per vn simile interuallo. Volle in oltre, che i Plagij loro si rispondessero per vna Diatessaron nel graue, che il Mixolydio fusse piu del Lydio acuto vn Semituono, & che l'Hypermizolydio rispondesse per Ottaua all'Hy-podorio, ad imitatio-ne di quelli di Aristosse-no; ordinandogli, & disponendogli poi, nella manier. ra, che quì di sotto si vedano nella DI-mostratione da nomi loro distinti.
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Dimostratione de' tredici Tuoni, secondo la mente d'Aristosseno, con due aggiunti nell'acuto da suoi seguaci, che in tutto fanno il numero di quindici.

  • Hypo-dorio.
    • Aa.1.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
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    • A
  • Hypoia-stio.
    • Aa.2.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypofry-gio.
    • Aa.3.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypoeo-lio.
    • Aa.4.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypoly-dio.
    • Aa.5.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A.
  • Dorio.
    • Aa.6
    • g
    • f
    • e
    • d
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    • a
    • G
    • F
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    • D
    • C
    • A
  • I$stis.
    • Aa.7
    • g
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    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
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    • A
    • Aa.8.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Frygio.
    • Aa.9.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Eolio.
    • A.10.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Lydio.
    • Aa.11.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperdo-rio.
    • Aa.12.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperia-stio.
    • Aa.13.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hypermixolidio.
    • Aa.14.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hypereoliolidio.
    • Aa.15.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperlydio aggiunto.
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Dimostratione degli otto Tuoni, secondo la mente di Boethio.

  • Hypodorio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypofrygio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypolydio. Parte destra
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Dorio.
    • Aa Netchiperboleon
    • g paranebolhiperboleon
    • f Tritehjperboleon
    • e Netedie zeugmenon
    • d Paranele Netesynen
      • dicagnie $$ non c Triledie
      • menon paranelesy
      • zeugioneno paramese
      • nenomenon $ilesinem
      • a mese
      • niciron
    • G Lychanosmeson
    • F Parsypatemeson
    • E Hypalemeson
    • D $ehanossypason
    • C parhypartehypcion
    • Hypatehypason
    • A Proslambinomenos
    • Parte sinsitra
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Frygio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Lydio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Mixolydio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hypermixolydio.

Le seste spezie del Diapason.

    • 1 a
    • 2 b
    • 3 C
    • 4 D
    • 5 E
    • 6 F
    • 7 G
    • 8 a
    • 9 b
    • 10 C
    • 11 d
    • 12 e
    • 13 f
    • 14 g
    • 15 Aa
    • Nella prima Specie
    • $$replicata
    • Settima specie
    • Sesta specie
    • quinta specie
    • quarta specie
    • Terza specie
    • Seconda specie
    • Prima specie
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NELLA qual Dimostratione, si vede sensatamente ciascun minimo accidente che in essi Tuoni sia da Boethio considerato; come per essempio. manifesta qual sia la spezie particolare del Diapason di ciauscn modo, & doue collocata nel particolare suo Systema, e tra quali corde.Nel capo 14 del quarto. Si vede ancora quali siano graui o piu acuti l'vno dell'altro vn Tuono, detto da lui in quel luogo Pagina; ò per vn Semituono, nominandolo allhora Verso. Vedesi parimente qual di essi Tuoni sia la parte Destra, & quella la Sinistra; come la pRossambanomene segnata nell'Hy-permixolydio con l$, sia la Mese dell'Hypodorio segnata con l'istesso carattere; & che la nete-hyperboleon di questo notata con vn $, sia per il contrario la Mese di quello. vedesi in oltre il Systema del Tuono Dorio, essere (secondo che egli dice) distante da quello del Mizolydio per vna Diatessaron verso il graue, & per vna Diapente dall'Hypermixolydio: oltre à molti altri & importanti particolari, che per breuità si lasciano di raccontare. non mancano con tutto questo delle dubitationi intorno particolarmente à caratteri con i quali vsauano gli antichi Greci segnare le corde de canti loro, le quali poco di sotto si torranno via; oltre che la Dimostratione che si troua nel Testo di Boethio, non accorda in alcune parti circa l'acutezza & graiuità de Tuoni, con le parole che egli le descriue. la qual cosa dubito grandemente che ella sa stata vna delleZarlino al capo 8. del 4-delle Inst. potenti cagioni, che alcuni poco diligenti per non dire giuditiosi, hanno arditamente detto, & forse per comodo loro, che il Testo in quelo luogo è scorretto; il che è falso: ma è bene scorret-ta & mal concia la Dimostratione, mercè della poca accuratezza, per non dire come piu con-uerrebbe, intelligenza, di quelli che in Venetia l'anno 1491, si pigliarono curadi stamparlo. al qual numero di Tuoni si attenne facilmente Boethio per consiglio di Alypio, quantunque non ne faccia menitone; trouando in esso come al suo luogo mostreremo, i caratteri da segnare distintamente le corde di ciascuno di essi otto modi; oltre al vedere con i setti soli, non hauere occupato com'egli dice, tutte le quindici corde del Systema; & questo basti per hora intorno l'intelligenza de Tuoni secondo la mente di Boethio. Per bene intendere adesso l'ordine & il numero di quelli secondo il parere di Tolomeo; ripigliando vn poco da lontano il ragionamen Nel secondo degli harmo-nici al terzo. to, così dico. Fu appresso gli antichi Musici Greci, secondo l'autorità dell'istesso Tolomeo; ri-ceuuta per la prima delle sette spezie del Diapason loro, quella che è contenuta dalle corde h mi & h mi; & per la prima spezie delle quattro che haueuano delle Diape$e, accettarono quella che si troua tra la corda di Elami & quella di h mi; & per la prima della Diatessaron delloAristosseno nel fine del terzo degli e-lementi. tre che erano, tolsero quella che contengano le corde di C faut, & di c solfaut; dissero essere la Terza tra D solre & d lasulre; la Quarta tra Elami & elami; la Quinta tra F faut & f faut; la Sesta tra G solreut & g solreut; & la Settima & vltima veniua necessariamente à essere conte-nuta tra la corda alamire & quella di A a lamire. le tre altre spezie del Diapente & le due del Diatessaron erano quelle, che ascendendo per gradi congiunti verso l'acuto, andauano seguen-do l'ordine delle prime proposte, secondo che si vedeno in questo essempio notate. Spezie della Diapason.Della Diapente.Della Diatessaron.
1 2 3 4 5 6 7 1 2 3 4 1 2 3 Ordine delle consonanze secondo i Gre-ci. Tolomeo nel capo quinto del 2. I Latini dopo questi, riceuerono per la prima spezie del Diapason, quella che si troua tra Aa la-mire & alamire; per la prima della Diapente, quella che è tra h mi & Elami; & per la prima della Diatessaron, quella che è tra h mi & Elami; seguendo le altre spezie discendendo per gra-di congiunti; e tale fu l'ordine degl'interualli loro; se per essi vogliamo intendere quello che ne ha scritto Boethio & l'essempio è questo. Spezie della Diapason.Della Diapente.Della Diatessaron. ordine delle consonanze secondo i latini. Boethio nel capo 13. del 4. recitate dal Zarlino al contrario nel ca-po 13. del terzo delle sue institutioni. 22345671234123 page 60 Et quantunque alcuni habbiano creduti & detto, che elle procedano al contrario di quelle de Greci, dubitando forse che Boethio non hauesse inteso in qual maniera potesse seruire le spzie del Diapason piu graue al Tuono piu cuto, & la piu acuta al piu graue; mostreremo loro non Il Zarlino è di contrario parere nell'i-stesso luogo. essere così. bene è vero che Boethio nell'ordine del numerare e consonanze, pare ad acuni non tenesse conto di nominare la Semidiapente che si troua tra F faut & h mi, per la Quarta spezie della Diapente; nel qual proposito ha del verisimile & del ragioneuole, che Boethio intendes-se, che l'Hypate Hypaton, douesse rispondere per Ottaua con la Tritesynemmenon; perche cia-scuno suo Tuono come hauete potuto vedere nella Dimostratione, comprende l'vno & l'altro Systema; oltre al nominare le dette spezie applicate da noi alla moderna prattica proceden-do dall'acuto al graue, per quest'ordine, mi, mi. la, re. sol. vt. & fa, mi. anzi fa, fa intese egli indubitatamente nel suo grande intelletto, sono stati altri de moderni, che hanno chiamata questa tale spezie della Diapente col nome di seconda, se bene Boethio la chiamò Quarta, & altri altra, secondo i varij disegni loro: dicendo la prima spezie del Diapason essere tra A re & alami-re; la prima della Diapente tra D solre & alamire; & quella del Diatessaron, tra esso D solre & G solreut; seguendo le altre spezie per gradi congiunti verso l'acuto; & altri hanno detto altra-mente secondo che bene gli è tornato senz'addure per testimonio del vero null'altra cosa che l'openioni loro; e tutti dicono hauere imitato Boethio: il Testo del quale è forza che di quella stampa, con tutta la diligenza vsata vederla e di Basilea, e di Parigi, & la di sopra nominata, non sia venuta à nostra notitia; oltre hauerlo ancora veduto in penna in diuerse famose librerie.
STR. Per qual cagione non vollrero gli antichi Greci, accettare per la prima spezie del Dia-pason, della Diapente, & della Diatessaron loro; quella che comincia nella grauissima Prossam-banomene, accettata dopo (secondo il parere di acluni) da Latini si come hauete detto?
BAR. Non ho mai detto che i Latini accettassero per la prima spezie di alcuna consonanza loro, quella che comincia nella Prossambanomene; sono pure altri di tale openione, la quale non so doue fondata; ma dico bene, che si voi osseruerete l'ordine delle spezie delle consonan-ze secondo il parere de Greci, trouerete che elle conuengano con quelle de Latini.
STR. Non sò in qual maniera questo possa stare, auuenga che voi dite essere la prima spezie del Diapason di questo, quella che si troua tra A a lamire & alamire, & di quella tra h mi & h mi; oltre che quelle de Greci cominciandosi dal graue vanno per gradi congiunti procedendo verso l'acuto, & quelle de Latini partendosi per il contrario dell'acuto vanno verso il graue.
Ordine delle consonanze secondo i Gre-ci & latini essere l'isstesso. BAR.Sta tutto bene; hor auuertite di gratia. Nella Dimostratione che appresso vedrete de Tuoni secondo la mente di Tolomeo, la spezie del Diapason che si troua tra h mi & h mi, pre-sa da Greci per la prima & che serue al Tuono Mizolidio, batte à corda in quella che nel modo Dorio fu parimente da Latini per tal nome conosciuta, & così le altre per ordine. di maniera che elle conuengano molto bene insieme; & quella poca differenza che è tra esse, quanto alla grandezza dell'interuallo; non da altro nasce, che dalla diuersità de fini loro nell'applicare questa & quell'altra spezie del Diapason vno ò vn altro Systema. potrebbesi ancora considerare le due estreme corde di questo tal Diapason, seruire al Modo Hypodorio; ma tra quelle però del Systema del Dorio. Costumarono sempre gli antichi Musici Greci, cominciare à numerare le corde de Systemi dall'acuto, venendo verso il graue: la onde dissero la prima spezie del Diapa-son esser quella che seruiua al Tuono Mixolidio, & le altre per ordine discendendo; & così pari-mente fecero delle altre spezie delle consonnanze loro. la cagione poi che non accettarono per la prima spezie del Diapason & delle altre consonanze , quelle che cominciano nella grauissima corda Prossambanomene, fu per non interuenire in alcun genere d'harmonia & diuersa Distri-buitione di spezie, ne tra le corde stabili, ne tra le mobili de Tetracordi loro; oltre all'esser vltima nel numerarle. & quantunque ella come si è detto, non interuenga ne tra le corde che racchiu-dano & che sono racchiuse ne Tetracordi, non per questo è che ella non sia stabile in ciascun Sy-stema maggiore & perfetto, per la ragione che si dirà di sotto. & per piu oltre dirui, non solo questa corda fu l'vltima aggiunta alla Cithara, ma dopo che elle furono ordinate & distribuite in Tetracordi; & le cagioni della sua aggiunta furono due ò tre di non molto rilieuo. la prima delle quali non da aoltro deriuò, se non per che la Mese venisse nel mezzo di esso Systema secondo che suona il suo nome; senza l'aiuto della quale in quella parte, era ciò impossibile. fu la secon-da caigone, perche l'estrema corda acuta con l'estrema graue, risonassero per vna Disdiapason & Quintadecima; à ciò non gli mancasse alcuno degli interualli reputati da loro per conzonanti; & che la Mese con l'estreme si rispondessero per vna Diapason & Ottaua. Dissi cagioni di non molto rilieuo, imperoche senza essa compariua nel Systema ciascuna spezie del Diapason per l'istesso ordine & senza impedimento alcuno; & conseguentemente ciascun modo e Tuono, se non perfettamente in atto quanto all'intere consitutioni loro, in potenza almeno circa la spe-zie del Diapason, il cui risptetto deue essere principal cagione, che doue la Lira & Cithara, che l'istessa era appresso loro secondo alcuni migliori, haueuano in quelli primi tempi da Mercurio (autore di essa) riceuuta solo con quattro corde, si agumentasse in processo di tempo, sin'al nu-mero di quindici. page 61
STR. Sete adunque di parere, che la Lira & la Cithara, fusse l'istesso strumento appresso gli antichi Musici Greci, & Latini.
BAR. Non ne ho quasi dubbio alcuno, per i molti rincontri d'autorità; ancora che PausaNel quarto libro. nia dica essere stata ritrouata da Mercurio la Lira, & da Apollo la Cithara.
STR. Questa vostra openione, la giudico molto contraria alla comune.
Zarlino nell'Istitutioni al capo 3. & al 4 del 2. & nel primo del 4. BAR. Tengo per fermo che ci conscenderete ancora voi & qualunque altro che hauerà pa-tienza di ascoltarmi.
STR. A'me sarà gratissimo intendere tal cosa.
BAR. Vi addurrò breuemente le piu famosse autorità che io ho raccolte in fauore di questa, & quella parte; lasciando poi giudicare à voi & à ciascuno altro di sana mente, quello che piu parrà à proposito, però attendete. Si trouano appresso i Greci, cinque nomi di strumenti mu-sici tra li altri molti che hannoo in diuersi significati, che per quello si raccoglie scritti loro pare che importino il medesimo: & questi sono, Lira, Chelyn, Cithara, Cethra, & Forminx. Non è principalmente alcuno che dubiti, che Lira & Chelyn non sia l'istesso strumento; & che In quanti modi sia stata data la Lira d$ Greci, l'vno & l'altro parimente non sia il medesimo di quello che da Latimi fu poi detto Testudo. co sì ancora vogliano, che Cithara & Cethra sia l'istessa cosa; chiamandola le piu volte con questa voce il Poeta, & con quella l'Oratore. che la Forminx poi sia il medesimo strumento che la Ci-thara, è cosa chiara; auuenga che ciò afferma Suida, il quale così scriuendo dice. Forminx, cioè Suida. Cithara. appresso, Homero nell'Odissea racconta, che hauendo il ministro del conuito, data la Cithara à Femio, soggiugne queste parole. Certo costui Formison. doue Dydimo interpre Homero. te dichiara Formison, cioè sonare con la Cithara. per il che, se noi dimostreremo hora, che laLira sia la medesima cosa che la Forminx, non sarà dubbio alcuno, che la Lira sarà l'istessa della Dydimo. Cithara: il che Oratio ci può à bastanza insegnare. imperoche hauendo tradotto quasi parolaOratio. per parola da Pindaro quella sua canzone che comincia, O Clio, qual'huomo, ò quale Heroe Pindaro. comincerai tu à celebrare con la tua Lira, ò con l'acuta Tibia? doue Pindaro in vece di Lira, di-ce così. A naxiphorminges. da che apertamente si conosce, che Oratio chiama Lira quella che Pindaro disse prima Forminga: ma dalle parole dell'istesso Pindaro, questo medesimo si può fa-cilmente raccorre. imperoche poco di sotto scriue così. Piglieremo la Lira. nel qual luogo Pindaaro, chiama Lira quello istesso strumento che di sopra chiamò Forminga.
STR. Vo concedo che la Forminga fusse la medesima cosa che la Lira, ma non per que-sto ne sguirà, che la Lira fusse l'istessa cosa della Cithara; potendo facilmente essere nome equiuoco.
BAR. Tralascio l'interprete di Pindaro, il quale in piu luoghi espone scambieuolmente Li-ra per Cithara; però che piu chiaramente questo istesso posso prouarui con autorità di piu gra-ui scrittori; & prima con l'autorità di Xenofonte, il quale in quel suo libro che egli scriue Della cura famigliare, così dice. Quelli che prima imparano di sonare la Cithara, guasta-no la Lira. in oltre, Socrate appresso Platone dice, che Alcibiade imparò di sonare la CithaNel primo Alcibiade. ra, & indi à poco, quella che di sopra haueua detta Cithara, chiama Lira: ma che vado ioraccogliendo argumenti in fauore di questa parte, potendo con vn solo testimonio degno difede, & questo è Suida, farui tal verità vedere in viso; il quale vsa queste parole. la Cithara èLira & cithara essere l'i-stessa cosa. vno strumento musico, che altramente è detta Lira. puossi egli dire cosa piu piana & aper-ta di questa? hora vdite per l'opposito quello che io ho raccolto in fauore dell'altra parte, che pare in certo modo che ci persuada il contrario. Platone nel Terzo della Republica dice. La Lira adunque resta, & la Cithara vtile nella città, & la Siringa comoda nelle campagne pastorali. Ateneo nel quarto libro verso il fine. Il Magade è strumento, come la Cithara, la Lira, & il Barbito, & nel medesimo luogo, allegando d'vn certo Anassila, tolti d'vn ope-ra intitolate il manifattore delle Lire, due cita oltre à li altri nel quale con l'istesso ordine si leggono parole che rispondano à queste. ma io Barbiti, Tricordi, Pettidi, Cithare, Lire, & Scindassi sospesi hauea. Polluce nel libro quarto. di quelli adunque che si suonano, sarà la Lira, la Cithara, & il Barbito. Platone in vn'altro luogo, che piu ci turba, parla sempreNel Dialogo di Lachete. della Cithara nobilmente, & per lo contrario della Lira ne tratta come strumento da tra-stullo & da giuovo. la onde pare impossibile à molti, che seondo la Cithara, come si è motra-to di sopra, l'istessa cosa della Lira, ne sia stato da tanti parlato nella miniera che hauete inteso. nulla di meno con la sola consideratione della diuersità de'nomi con i quali vien da noi chia-mato il nostro strumento di tasti, si toglie facilmente via ciascuno scrupolo che approtare ci potessro le parole di questi graui & famosi scrittori; il quale come sa ciascuno viene chiamato da noi con il nome di Clauicordo, d'Harpicordo, di Clauicimbalo, di Spinetta, di Buonaccor-do, d'Harchicimbalo, & altro; solo per la diuerssa quantità & qualità delle corde & de registri, e della grandezza & forma dello strumento; & pur nella sua essentia à l'istessa cosa l'vno che l'altro, & chi sa sonare questo, suona parimente quello. non sarà alcuno ancora di sana mente, che comparando vn suaue Grauicimbalo à vna Stridule Spinetta, non giudichi questa à comparatio-ne di quello, cosa da trastullo & da giuoco; & così ancora facendo comparatione d'vn Organo page 62 dolce, sonoro & graue, à vn Reale acuto, roco & aspro, ò alle strepitose sordine, auuerrà l'istes-so. Si vede in oltre che la Viola da gamba, l'Arpa, & molti degli strumenti di fiato che tutto giorno adoperiamo ne musicali graui & importanti concerti, vsargli ancora per trastullo ne balli & danze: ma tra li artefici che gli esercitano in questa & in quella maniera, si può considera-re esser l'istessa differenza che mette Platone tra la dignità della Cithara, & il giuoco della Lira. può molto bene essere ancora, che quando Xenofonte dice, che quelli che imparano di sonare la Cithara, guastino la Lira; voglia inferire, che i fanciulli de suoi tempi nel volere imparare di sonare la Cithara, si esercitassero prima nella Lira; come di forma piu comoda & ancora di suo-no conforme per la sua acutezza ò altro, à quella tenera età: & così per la loro inesperienza, ve-nissero in quelli principij, e e col plettro & con l'vgne à guastare le corde; non altramente di quel-lo che giornalmente occorre à nostri; i quali nel volere imparare di sonar l'Organo, ò vogliamo dire l'Harpicordo, si esercitano le piu volte in vna Spinetta, ò in vn piccolo Buonaccordo; per non aggiugnere l'estreme dita delle corte mani de putti di quella tenera età, à vn'Ottaua d'vno strumento grande; & così si potrebbe ancor'hoggi con verità dire & per l'istessa cagione, che quelli che imparono di sonare l'Organo, ò l'Harpicordo, guastino la Spinetta, & il Buonac-cordo. nel qual sentimento concorre ancora senza punto storcerla, l'openione di Pausa-nia quando dice, che Apollo trouò la Cithara, & Mercurio la Lira; auuenga che questo la trovò nella sua pueritia, come strumento conueniente à simile età, & quello dopò l'esse-re fatto huomo: ò pur vogliamo dire essere stato attribuito ad Apollo l'inuentione della Ci-Nell'ottauo della Politi-ca. thara, & à Mercurio della Lira, per distinguere la qualità delle persone. conuiene ancora in questo nostro parere Aristotile, nel trattare della diuersità dell'harmonie, come appresso intenderete, & dirouui al suo luogo qual differenza fusse realmente (se pure vi era) tra la Ci-thara & la Lira.
STR. Mi hauete grandemente sadisfatto; però piacendoui potete tornare donde vi toglie-sti, & seguire l'incominciato ragionamento intorno a Tuoni & modi degli antichi Musici Gre-ci, secondo la mente di Tolomeo; & appresso scusarmi.
BAR. Vi dicea di sopra che gli antichi Musici andarono à poco à poco augumentando le cor-de della Cithara & Lira loro, fin'al numero di quindici; le quali distribuirono nella maniera che si vedano ordinariamente nel Systema massimo & perfetto disgunto del modo Dorio; della qual quantità per molti & molti anni, conoscendo essere comodamente arte à esprimere con effica-Prossambanomenos, quel-lo importi. cia qual si voglia humano affetto, si contentarono. Vi dissi in oltre che il significato del no-me della grauissima corda Prossambanomene vltima aggiunta al Systema perfetto, & vltima ancora nel numerarle secondo l'vso de Greci, se ben prima quanto à Latini, & al modo d'hog-gi, importaua in quella lingua il medesimo che nella nostra vale, Aggiunta, & prersa di più ò da vantaggio. il qual significato come ho detto, pare che ne auuertisca essere stato ciò fatto, non per alcuna necessità; ma per propria eletione. la cagione poi che ella sia detta stabile in qual si voglia Systema massimo & perfetto, nasce dall'istessa corrispondenza ch'ella ha del contunouo in ciascun Genere & spezie d'harmonia, con la Netehyperboleon. la onde essendo la Nete sta-bile, che tale è la natura di tuttele corde estreme di qual si voglia Tetracordo, stabile ancora è necessariamente la Prossambanomene; imperoche ella si troua continuamente da quella & dal-le altre stabili, distante di quanto si è detto. in oltre, il Systema massimo disgiunto, del quale sen'ha l'essempio da infiniti scrittori, sono in esso come di sopra ho detto, tese le corde, secondo il Tuono & modo Dorio. l'harmonia del quale fu piu di ciascuna altra reputata, approuata, Harmonia porta, perche piu dell'altre reputata. & in pregio di ciascuno antico Musico, Poeta, & Filosofo. la qual cosa, s'io non m'inganno, non da altro principalmente nacque, che dall'esser tese le corde nel suo Systema, secondo il Tuono nel quale senza violenza comunemente si fauella. n può humana voce piu comoda-mente cantare tutte le corde d'vn'intero Systema, di quelle che son tese secondo esso modo Do-I platonici confutano le harmonie trop-po acute & le troppo graui. rio. l'eccellenza di che ha cagionato che del continouo è stato addotto per essempio da ciascun huomo famoso che della musica facultà ha scritto; la qual cosa degli altri non è auuenuta: ne ci deuiamo marauigliare di ciò; auuenga che i Tuoni molto acuti, & quelli troppo graui, fu-rono da Platonici principalmente, nella bene ordinata Republica loro rifiutati; per esser quelli lamenteuoli, & questi lugubri; & furono da essi riceuuti quelli solo di mezzo, si come anco-Rithmo, cioè il ballo & il mouimento del corpo. ra appresso di essi occorse de numeri & rithmi. l'openione de quali du poscia da Aristotile con-futata; dicendo egli, che l'harmonie rimesse non sono da disprezzarsi rispetto à gli huomini di età; i quali per gli anni, non possano cantare l'harmonie tirate: le acute poi come la Lydia, concede à fanciulli, per partorire in loro dice egli, à vn tempo medesimo e ornamento & discipli-Nel fine del-l'ottauo del-la Politica. na. da che si fa argumento quando altro incontro d'autorità non ci fusse di questo, che le Cantilene degli antichi erano cantate veramente secondo il suono delle corde nelle quali si trouaua-Tolomeo. no scritte del compositore di esse; & il contrario accade hoggi alle nostre. Si ha particolarmen-Boethio. te l'essempio del Systema del Tuono Dorio & non delli altri, in Tolomeo, in Boethio, nell'In-Guido Aret. troduttorio di Guido Aretino, nella Teorica, & prattica di Franchino, nella musica del Glarea-Franchino. no, nell'Institutioni harmoniche del Zarlino, & vltimamente nel Timeo di Platone ve n'è accen page 63 nata la maggiore & migliore parte nella spezie Diatona Ditonica come sono tutte le altre detGlareano. te; oltre alli altri molti luoghi d'altri autori: la spezie del Diapason del qual modo, è la quar Zarlino. ta, che viene collocata secondo che io dissi, tra la corda di Elami & di elami; nel qual luogo Platone. Boethio messe quella piu di questa graue vn'interuallo Sesquiottauo, non per altro che per darPerche Boe-thio varij da Greci le spe-zie del Dia-pason. luogo al Tuono Hypermixolydio; la qual cosa non poteua fare se non con assegnare al modo Dorio quella che Tolomeo assegnò prima al Frygio; ne quali due Tuoni parlauano continoua-mente le persone comiche e tragiche, & così parimente quella della Satira, al suono della Ti-bia nella scena del Teatro recitando i poemi loro. Sopra questo Tuono, ve n'erano tre piu di esso acuti, e tre ne haueua sotto piu graui. i tre piu acuti erano il Frygio, il Lydio, & il MyComiche, e tragiche per-sone recitauano i poemi loro sul suono della Tibia. xolydio acutissimo; i quali andauano distribuiti con queste conditioni. inacutendo per vn'in-teruallo Sesquiottauo il Systema disgiunto ordinario, nel quale come ho etto si cantaua il mo-do Dorio ritrouato dal gran Thamira di Thracia, si haueua il Frygio; del quale fu inuentore Marsia, à Masse che dire lo vogliamo, figliuolo di Hyanghi Frygio; & seguendo il parere d'A-ristotile, maestro del grande Olimpio. il qual Marsia fu il primo che sonasse il Piffero con i foThamira di Tracia, ritro-ua l'harmo-nia Dorica. ri, non essendo auanti lui stati conosciuti; sonandone ancora due con vn sol fiato, & fu quel-lo parimente che prima di ciascuno mescolò il suono graue con l'acuto; al suono del quale stru-mento si cantarono poi l'Elegie con ordinato modo, si seruì assai il coro della Trtagedia del-l'harmonia Frygia, & così parimente della Lydia; per essere propria questa dell'irato & delMarsia troua la Frygia. l'addolorato che stride; & quella, di colui che esulta di allegrezza: le quali furono da Socra-te repudiate, come atte ad introdurre affetti nell'huomo, non à esso conuenienti. per la qual Nell'ottauo della Politia. cagione repudiò ancora l'harmonia Lydia & la Hyastia graue, come rimesse & proprie degli ebbri; non quando sono infuriati, ma quando sono languidi: & la Dorica & la Frygia, comeCoro della tragedia quali harmonie vsasse. vtili alla guerra, concesse. Dico la spezie del Diapason del modo Frygio, ritrouarsi tra D sol-re & d lasolre, & che la sua Media sia necessariamente G solreut; doue quella del Dorio è ala-mire. inacutendo di nuouo il Systema per vn Tuono piu di quello che serue al modo Frygio, si hauerà quello del Tuono Lydio; del quale fu Amfione inuentore; quantunque altri dichiAmfione in-uentore dell' harmonia Lydia. Ne Peani. no Menalipide, & altri Torebo: & Pindaro vuole che Antippo primieramente nelle nozze diNiobe, fusse quello che insegnasse l'harmonia Lydia. si costumaua in essa di cantare partico-larmente gli Epitalamij; & è quella che da Platone fu detta lydia intensa, à differenza forse della rimessa sua plagia: la spezie del cui Diapason è contenuta tra C faut & c solfaut, & la sua Media è f faut. Racconta Plutarco di mente d'Aristosseno, che il primo vso di questa tale harmonia, nacque da vn certo Lugubre auuenimento; & che prima di tutti, OlimpoOlimpo nel-la morte di p$ thone canta alla Tibia il modo Lydio. nella morte di Pithone cantò su la Tibia versi funebri secondo l'vsanza Lydia: della quale Pla-tone così dice nel discriuer la natura sua maladicendola. l'harmonia Lydia è acuta, arrab-biata, & stridula; & è insieme atta à lamenti. Hora questo tale Systema, trasportato nell'acu-to per vn minore Semituono & Lemma, ne darà le corde tese secondo il modo Mixolydio; il quale è ripieno di molto affetto di concento, & è assai atto alle Tragedie; del quale la sua Me-dia è elami, & la spezie dei suo Diapason quella che si troua tra h mi & h mi. I nomi de tre Plagij modi. perche siano così detti. Tuoni che ha sotto il Dorio sono questo; Hypolydio, Hypofrygio, & Hypodotio; i quali fu-rono detti Plagij, per esser proprij di quelli che temono & che pregano supplicheuolmente; & si creono & formano in questa maniera. Ingrauendo il Systema del Tuono Lydio per vna Dia-tessaron, ò per vn Semituono di quello del Dorio, si hauerà il modo Hypolydio; ritrouato in-sieme con la legge Orthia (dalla quale deriuò il Trocheo datore del segno) da Polimnasto Colo Polimnasto. inuentore dell'harmonia $y-polydia. fonio; il quale nelle sue Cantilene ricercò piu corde di alcuno altro Musico de suoi tempi; la speziedel cui Diapason è tra F faut & f faut & la sua Media è h mi. Se di nuouo s'ingrauirà il Syste-ma del modo Frygio pervna Diatessaron, ò vogliamo dire per vn Tuono sotto quello dell'Hy-polydio (che tanto importa quanto all'effetto) si hauerà il modo Hypofrygio detto da Platone L'inuentione della harmo-nia Hypofri-gia, incogni-ta all'Autore Hyastio rimesso; l'autore del quale per diligenza vsata, non ho mai saputo per ancora trouare. È la sua Diapason contenuta tra la corda di G solreut & g solreut, & la sua Media è c solfa-ut. Se vltimamente noi trasporteremo il Systema del Tuono Dorio nel graue per vna Diatessa-ron, ò per vn Tuono sotto l'Hypofrygio, haueremo il modo Hypodorio piu di ciascun'altro graue; l'inuentione del quale è attribuita à Filosseno; il qual Tuono fu l'vltimo à venire in vso:Filosseno in-uentore dwella harmonia $ypodoria vlti-ma ritrouata. la cui Diapason è contenuta tra alamire & Aalamire, & la sua Media cosneguentemente à es-sere d lasolre: e tanti furono realmente in numero & in misura i Tuoni & modi degli antichi Musici Greci secondo il parere di Tolomeo; i quali fra tutti à sette che piu non erano per non vi essere altre nuoue spezie di Diapason da occupare, ricercauano ventuna voce; & il replica-re l'istesse verso il graue, ò verso l'acuto, come per essempio quella dell'Hypermixolydio con-futato da Tolomeo, veniuano fuore del naturale & comune Systema; oltre che nella Dimo-stratione di Boetio sia occorso l'istesso al Tuono Mixolydio ancora, per essere stato diuerso daNel capo 9. 10.11. del so-condo. Tolomeo nel considerare le corde del Diapason di essi Tuoni; la qual cosa è degna di non poca consideratione. page 64

Dimostratione de'sette Tuoni, seondo la mente di Tolomeo.

  • Systema massimo & per-fetto del Modo Hypodo-rio, ritrouato da Filoxwno.
    • Dd
    • e
    • h
    • a
    • g
    • f
    • e
    • dMedia.
    • c
    • h
    • A
    • G
    • F
    • E
    • D
  • Systema nassuni &per-fetto del Modo Hypofry-gio, incognita all'Autore la sua origine.
    • Ce
    • h
    • a
    • g
    • f
    • e
    • d
    • e
    • CMedia.
    • h
    • A
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
  • Systema massimo & per-fetto del Modo Hypolydio, ritrouato da Palymnasto.
    • hh
    • a
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • hMedia.
    • A
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • h
  • Systema massimo & per-fetto del Modo Dorio, ri-trouato da T alamira.
    • Aa
    • h
    • f
    • e
    • d Media del Myxoly
    • c Media del Lydio.
    • h
    • Media del Frygio.
    • a Media del Dorio.
    • G Media dell'Hypoly.
    • F Media dell'Hypofry.
    • E Media dell'Hypod.
    • D
    • C
    • h
    • A
    • Gg
    • f
    • e
    • d
    • c
    • h
    • a
    • g Media.
    • F
    • E
    • D
    • C
    • h
    • A
    • G
    Systema massimo & per-fetto del Modo Frygio, ri-trouato da Marsia.
    • Ff
    • e
    • d
    • c
    • h
    • a
    • g
    • f Media
    • E
    • D
    • C
    • h
    • A
    • G
    • F
    Systema massimo & per-fetto del Modo Lydio, ri-trouato da Anfione.
    • Ee
    • d
    • c
    • h
    • a
    • g
    • f
    • e Media.
    • D
    • C
    • h
    • A
    • G
    • F
    • E
    Systema massimo & per-fetto del Modo Myxoly-dio, ritrouato da Saffo.
page 65 Ricercauano adunque secondo Tolomeo gli estremi delle loro Constitutioni tanto congiunte quanto disgiunte in ciascun genere d'harmonia, non piu di ventuna voce come ho detto, & ventisette erano le differenze loro: di maneira che il Myxolydio piu di ciascuno altro acuto,Zarlino vuo-le secondo Tolomeo che i Tuoni fusse-ro 8. la qual cosa non dis-se mai Tolo-meo, anzi re-pudio l'otta-uo modo al capo 3. del 4. delle sue in-stitutioni. veniua ò cantare vn Semituono sopra il Lydio; & questo vn Tuono sopra il Frygio, e'l Dorio cantaua sotto il Frygio vn Tuono & vna quarta sopra l'Hypodorio; & sotto quello vn Semituono & vna quarta del Lydio vi era l'Hypolydio; & discendendo vn Tuono sotto questo & vna quar-ta sotto il Frygio, vi era l'Hypofrygio; & vltimamente il Systema dell'Hypodorio si haueua dall'ingrauire per vna quarta quello del Dorio, ò veramente vn Tuono quello dell'Hypofry-gio. & questo secondo Tolomeo Principe de Matematici, erano iveri & legittimi interualli ,per i quali i Tuoni degli antichi Musici Greci erano piu graui & piu acuti gli vni che gli altri, & le corde nelle quali erano cantati; si che la Discrittione è questa. la quale à ciò se ne resti capa-ce, ho ridotta in quel piu facile modo che io mi sono saputo imaginare. È principalmente da considerare in essa, che si come la Media & la spezie del Diapason di ciascun Systema e di-uersa, così parimente diuerso è tutto l'ordine della scala circa i gradi del salire & del discende-re dal principio al fine per Tuoni & Semituoni; & quel prouerbio vosì $to da loro vsato, cheNel capo 1$. del secondo, Aristosseno nel secondo. diceua. Noi passeremo dall'harmonia Dorica alla Frygia; cioè dalle cose graui alle ridicole; non solo deriuò dalla natura opposita dell'harmonie e Tuoni, ma dal contrario modo di sali-re & discendere, circa i gradi de Tuoni & Semituoni, di questo & di quello. imperoche per Prouerbio degli antichi Greci Musici. quelli istessi gradi che discendeua il Dorio, ascendeua il Frygio; come negli essempi loro si può sensatamente vedere: le constitutioni de quali, furono da gli antichi Greci nominate per diuer-si rispetti, con questi tre nomi differenti disuono & di senso; cioè, Tuoni, Tropi, & Iti. Iti per Tuoni, detti diuersamen-te & perche. cioche dimsotrauano il costume; Tropi, perche nel passare dall'vno all'altro si rouolgeua il Sy-stema; e Tuoni, rispetto all'acutezza & graiuità. Dimostrauano il costume, imperoche alcuni di essi con l'essempio spezialmente di quelli che gli recitauano, induceuano negli vditori penPerche detti Iti. sieri graui & seueri; & altri molli & effeminati, e tali diueniuano nell'ascoltargli. Si riuolge-a il Systema, tutte le volte che si passaua dall'vno all'altro; come per essempio nel passare dalPerche detti Tropi. Dorio al Frygio. imperoche quelli istessi interualli che vsaua questo nel procedere dal graue all'acuto, quello come si è detto, se ne seruiua camonando verso il graue dall'acuto partendosi. Erano ancora differenti d'acutezza & grauità, auuenga che il Frygio era piu del Dorio acutoPerche detti Tuoni. vn Tuono; & per vn simile interuallo si trouaua sotto il Lydio pur hora nominati; erano di-stanti l'vno dagli altri per vn Tuono; e tal nome si acquistarono auanti che si venisse in cogni-tione degli altri quattro: ancora che non sarebbe stato inconueniente hauergli nominati Tuo-ni & non Semituoni, dopo l'essere tutti à sette in vso; poiche tra gli interualli per i quali proce-deuano i Systemi loro dal graue all'acuto ò per il contrario, conteneuano vn minore Epthacor-do della maniera che qui si vede notato. nel qua-le si annouera solo due volte il Semituono, & quat Ordine de modi. tro il Tuono; oltre all'esser piu naturale & piu vicino alla perfettione del consonante interuallo questo, che quello.
STR. Io ho sempre inteso dagli huomini scientiati & dotti, che l'intendere bene come stessero, & come fussero cantati dagli antichi Musici i Tuoni loro, & quanti fussero in numero, sen-za gli altri molti accidenti che intorno à essi considerarono, è vna delle piu malageuol cose à sa-persi & bene intendersi, che alcun'altra attenente alla musica di quei tempi: il che per esperienza hora prouo & vedo essere così. prche con tutta la vostra diligenza, non ne resto da quello che sin quì ne hauete detto & con l'essempio mostratomi, interamente capace & sadisfatto; però non vi sia graue il rispondermi à quanto vi domanderò intorno à essi, acciò ne resti pienamente ap-pagato; scusando ancora l'importune & forse impertinenti mie richieste.
BAR. Dite pur liberamente, che io non sono per mancare eccetto in quella parte doue non arriuerà il mio sapere.
STR. Intendo principalmente che l'istesso Tolomeo dice, essere la Media particolare di cia-scun Tuono, quella che io sono hora per dirui, applicando le sue parole alla moderna prat-tica, cioè. che la Media del Myxolydio e d lasolre, quella del Lydio c solfaut, del Frygio h mi, del Dorio alamire, dell'Hypolydio G solreut, dell'Hypofrygio F faut, & vltimamente dell' Hypodorio Elami.
BAR. Voi dite molto bene, & hauete mille ragioni; & l'istesse trouerete essere nella mia di-scrittione se meglio la considererete.
STR. Non le so rinuenire senza il vostro aiuto.
BAR. Eccoloui. Quando Tolomeo discriue l'ordine delle Medie de Tuoni nella manieraNel capo vu-dici del a. che recitate le hauete, le consdiera sette nel naturale & oprdinario Systema. nell'ordine poi per il quale ve le ho dichiarate io, venga à considerare ciascuna di esse, nella particolar loro con page 66 stitutione: le quali nel mio essempio trouerete non hauere tra sè contraditione alcuna impero-che considerando quella linea che nel Mixolydio ci rappresenta la sua Media che è elami, tro-uerete, che ella batte à corda in d solre del Systema ordinario, & naturale del modo Dorio; & così fanno tutte le Medie degli altri Systemi comparate à questo.
STR. L'intendo hora benissimo; ma vuole in otlre Tolomeo, che i Systemi siano lontani continouando l'vno dopo l'altro per l'ordne che me li hauete dimostrati, per Ditoni & Semi-ditoni, & voi hauete in vece loro fatto mentione di Tuoni & Semituoni; ne sò come possa stare tal differenza tra di voi.
BAR. Ho fatto mentione di quelli interualli minori ,come piu necessarij all'intelligenza che di essi Tuoni cerco darui; & se vi fusse voluto affaticare vn poco l'intelletto, hauereste mol-Ditoni & Se-miditoni, co-me considerati ne Tuoni. to bene nella mia dimostratione trouati i Ditoni & i Semiditoni ancora tra questo Tuono & quello; nell'hauer solo considerata & paragonata ciascuna corda particolare dell'vno col quella dell'altro Systema: come per essempio, la h mi del Dorio con quella del Frygio, ò questa con quella del Lydio; ma il tutto insieme di questo paragonato con il tutto di quello, ò voglia-mi qual si voglia parte di essi, tra quelli che sono congionti intendendo: ne da altronde auuiene il vedere nell'essempio datoui di essi tal diuersità, che dall'hauere la Prossambanomene, la Media & l'estrema nete, & così tutte le altre corde di ciascuno, diuerso carattere; la qual cosa in quella di Boethio non occorse, per essere segnate le corde con l'istesse cifre, & caminare per l'istess'or-Altre consi-derationi del-l'Autore ne i Tuoni di Tolomeo. dine di gradi in questa che in quella scala per così dirla Non voglio tacere quest'altra osserua-tione, che si può considerare nelal Dimostratione de Tuoni distribuiti secondo l'ordine di Tolomeo; la quale è, che quelli piu del Dorio acuti, si rappresentano alla vista distanti gli vni dagli altri per gli istsessi gradi che caminano le note dellaua constitutione partendosi dalla Nete yperboleon per ascedere in vn terzo h mi: la qual cosa non occor-re alla Dimostratione che ne fa Boethio; si per la differenza de gra-di, come per la quantità di essi Tuoni. la onde con mirabile ordine quelli di Tolomeo, permcongiugnersi insieme il principio con il fine, si vedono andare à guisa delle sfere celesti in vn perpetuo giro caminando, come chiaramenTropos voce greca mal di-chiarata in quel proposi-to dal Zarli-no, nel fine del capo pri-mo della 4. parte dell'in stitutioni. te dimostra la presen-te Ruota: nella quale si annouera vgualmente ciascuna corda tre volte. per lo che con ragione grandissima furono detti con l'istesso nome di quelli due circoli, che nel-la Sfera del Mondo son termini al piu lungo & al piu breue giorno dell'anno.
page 67
[Figure]
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STR. Questa in vero è stata vna sottilissima consideratione; ma ditemi appresso vn'altra co-sa. Nel considerare la Media di ciascun Tuono nel naturale Systema pur secondo la Distribui-tione di Tolomeo; trouo particolarmente che quella del modo Frygio, e sotto quella del Lydio per vn Semituono; & che soprà questa vn Tuono vi è quella del Myxolydio; & voi mi suoi pa-rere che al contrario me le habbiate descritte. cioè che sotto il Myxolydio vn Semituono vi fus-se il Lydio, & che vn Tuono sotto questo si trouasse il Frygio.
Zarlino al capo 8. della quarta parte delle sue institutioni. BAR. Così è veramente, & questa è vna delle cose che ha dato da pensare & da dire à molti de nostri tempi, sopra la quale sono stati scritti piu volumi; ne è stata con tutto ciò da loro capi-ta come al suo luogo intenderete; però auuertite. Bisogna hauere à memoria quello che di so-pra vi dissi significasse Tropo, & affaticare vn poco il bell'ingegno vostro, che il tutto, con l'aiu-to di quest'altra consideratione, benissimo intenderete. è d'auuertire adunque, che la spezie del Diapason del modo Dorio, è quella di Elami; del Frygio. D solre; del Lydio C faut; & del Myxolydio, h mi; che per gli interualli quali dissi, sono naturalmente l'vna dall'altra distanti: Le spezie del Diapason de Tuoni, van-no trasportatehora nel graue & ho-ra nell'acuto. ma per applicarle poi à Tuoni à quali seruono, vanno da quella del Dorio in poi, trasportati nell'acuto, qual per vna settima, qual per vna quinta, & qual per vn Ditono: doue per l'oppo-sito, la spezie del Diapason dell'Hypolydio, dell'Hypofrygio, & del Hypodorio, vanno tra-sportate per gli istessi interualli nel graue; si come scorger nell'essempio si è possuto. ne altra è stata la cagione di questo, che l'essere quelle spezie sotto la corda graue del Diapason del tuONO Dorio, & sopra queste; considerate però nel naturale Systema; oltre all'hauere voluto (& meri-tamente) che la prima spezie del Diapason serua come prima al Uono piu acuto, & l'vltima al Auuertimen-to. piu graue come vltima à trouarsi tra l'rdine & il modo del numerare le corde loro. Voglio appresso ridurui à memoria, che l'hauere à dimostrare vna cosa che in sè è difficilissima, con mez-zo a suoi conuenienti & proprij non solo differentissimi ma in tutto contrarij, è il piu delle volte non solo male ageuole à ben farsi con tutti le appartenenti circunstanze che conuerrebbono, ma diffiicile per non dire impossibile: però non è punto da marauigliarsi, se l'essempio de modi da me per vostra intelligenza formato, non ha in sè quella chiarezza squesita si che s'intenda cia-scun minimo accidente con quella facilità maggiore che si potrebbe desiderare. Haueuano gli Nomi delle note musiche si potrebbo-no grandemente migliorare antichi Musici Greci per dinotare ciascuna loro particolar corda, vn particolare carattere che significaua il proprio furono di quella; senz'ahauer bisgono alcuno di linee ne di spatij, ò di chiaui come questi de nostri $mpi: le qual cose tutte, sono di sommo impedimento: & si potrebbo-no con vtilità grandissima degli studiosi della moderna musica prattica, rimuouere & grande-mente migliorare; il modo di che fare facilmente dirouui prima che o dia fine al nostro ra-gionamento.
Consonanze maggiori Superparticola-ri, son la quin-ta & la quar-ta. STR. Questa sarebbe veramente cosa desiderata & abbracciata da ciascuno giuditioso prat-tico, ne la douerresti in modo aocuno tacere; ma tornando al fatto de Tuoni, ditemi in qual maniera gli formasse Tolomeo per le due consonanze maggiori Superparticolari? BA. Traeua Tolomeo dal modo Dodio, col mezzo del Diatessaron il Tuono piu acuto & il piu graue, che sono come sapete il Myxolydio & l'Hypodorio, con l'ascendere & discendere Come formasse Tolomeo i Tuoni col mezzo de 2. maggiori in-terualli Su-perparticola-ri. per vn si fatto interuallo da esso Dorio. di poi, ascendendo sopra il piu graue vna quinta, crea-ua il Frygio, & discendendo sott'à esso Frygio per vn Diatessaron, formaua l'Hypofrygio: sopra il quale ascendendo per vna Diapente formaua il Lydio, & discendendogli sotto per vna quar-ta formaua l'Hypolydio; & così veniuano formati tutti i sette modi con il mezzo de duoi mag-giori interualli Superparticolari.
STR. Come salueremo noi quel Tritono che si troua tra la Media dell'Hypofrygio & quel-la del Frygio, che insieme con Tolomeo dite hauere à essere accordata per Quarta? secondo pe-rò che ella si msotras nel Systema ordinario & naturale.
BAR. Non disse mai Tolomeo ne io, parlando però secondo i suoi principij e termini, che la Media del Frygio dell'Hypofrygio fussero accordate per quarta; ma si bene posso hauer detto che elle consonassero per vn si fatti interuallo.
Zarlino al capo 15. del 2. STR. Non è l'istesso il consonante che l'accordare?
BAR. Signor no appresso Tolomeo; imperoche consonante dice essere quell'interuallo, che Consonare & accordare non esser l'istesso. nel peruenire all'vdito lo ferisce senz'offesa; e tali sono appresso di lui le Diatessaron, dette per ciò significare. Synfone. quelle poi che nel peruenire all'vdito lo feriscono non solo senz'offe-Synfone consonane qua-li siano. sa, ma con dolcezza, disse che l'accordauano; & queste sono le Diapente, dette per ciò significa-re Patafone. le latre erano quelle poi, che non solo nel farsi vdire seriuano il senso senza offesa, & xon dolcezza, ma era tale che non desideaua più oltre, e tali sono le Diapason; le quali per ciò Quali se Pa-rasone Zarli-no al capo 31 del 2, dicembre che quelli interualli, che non sono consonanti sono necessariamente dissonanti. & quali le ho mofone & le Antifone un oiu luoghi, ne Problemi dell'harmonia, significare le dissero Homofene ò volete Antifone: la quale distintione fa ancora Aristotile.
STR. Questa mi è stata inaspettatamente vna nuoua cara & sottile distintione; ma ditemi in questo proposito vn'altra cosa. È egli la medesima precedenza tra le dissonanze nel dissonare, che è tra le consonanze nel consonare piu & meno?
BAR. Non ne dubitate punto; & che cio sia vero, eccouene di ciascuna vn sensibile & accomodato essempio; il quale sanamente considerato ,trouerete essere assai meno dissonante la second page 69 da maggiore, & la Settima minore resoluta quella dalla minor Terza & dalla maggior Sesta questa, che non sono le altre altramente resolute; & con meno asprezza trouerete esser ferito l'vdi-to dal Tritono & dalla Semidiapente resolute dalla minor Sesta & dalla maggior Terza, che non fu dalle prime nominate; forse per la piaceuolezza del congiunto & contraio mouimento del maggior Semituono che fanno le parti nell'istesso tempo, doue in quelli primi lo faceua vna sola in quel mentre che l'altra procedeua per Tuono; & quando ciò accade all'acuta nell'allon-tanarsi, ha sempre gratia maggiore che non ha quando occorre alla graue; & il contrario auuiene quando elle si auuicinano; forse per il moto che in questa diuiene languido & incitato in quella; ò per essere nell'allontanarsi col moto contrario, piu naturali delle parti acute i piccioliConsiderationi dell'Auto-re intorno gli interualli $ fici interualli che delle graui, & per l'opposito all'auuicinarsi: ma può ancora nascere nell'huomo tale openione, dall'hauere assuefatto l'vdito sì fattamente. può ancora auuenire, che sendo in quel luogo resoluta dalla Sesta l'vna & l'altra Settima, & dalla Terza l'vna & l'altra Seconda, sia manco strepitosa la maggiore di queste & la minore di quelle, come piu vicine alla salute di esse; & per l'istesse cagioni potrebbe la maggior Sesta dura parerci piu della minore, nel p ffare che si fa da quella all'Ottaua, & da questa alla quinta come le piu volte accade. ddicoui ancora, che voledo dal Tritono venire alla Diapente, sarebbe manco male il far discendere la parte graue stando ferma l'acuta, che se per l'opposito ascendendo questa stesse ferma quella: ne da altro ciò auuiene, che dall'hauere il Tritono con la quinta che cagiona in quel luogo la parte graue, vn non so che di conuenienza; forse per la languidezza del moto & della mollitie dell'interuallo tra quelle cor-de: imperoche il Semituono si rappresenta sempre all'vdito aggiore ascendendo, che discen-dendo. i quali accidenti di sopra narrati & per l'istessa cagione fanno che dal Tritono sia il sen-so meno offeso, che dalla Semidiapente; forse ancora per trouarsi in mezzo delle due minori consonanze dette hoggi perfette, ò veramente dal potere diuenire quello vna Diapente, & vna Diatessaron questa senza alterare alcuna corda; come dall'essempio che segue si può chiaramen-te vedere & vdire. Settima minore disso
nante.
Settima maggiore mag
giormente dissonante.
Seconda maggiore
dissonante.
Seconda minore mag
giormente dissonante. Tritono assai meno
dissonante.
Semidiapente meno
tollerabile.
Sesta maggiore
dura.
Sesta minore men dura,
anzi languida. La qual diuersità di concento da altro non nasce nelle consonanze, che dalla poca ò molta conPerche la con-sonanza piaccia, & dispiac-cia la dissonanza all'vdito.formità che hanno insieme gli estrem suoni loro; doue le dissonanze che per l'opposito gli hanno disformi & contrarij, feriscono aspramente l'vdito. imperoche nel cercar ciascuno degli e-stremi suoni di esse conseruarsi in certo modo intero & non voler cedere all'altro, vengono aspramente à ferire il senso: ma piu molestamente dalla Settima che dalla Semidiapente è offeso, & meno dal Tritono; forse per hauer questo l'istessa quantità di gradi della Quarta, & della Quin-ta quella, ò per cadere l'vno nella maggior Terza & nella minor Sesta l'altro vi è piu imperfet-ta: & si come la Quarta meno della Quinta consuona, così parimente le dissonanze contenute dall'istessa quantità di corde nel genere Diatonico, piu dissuona quella che con la Quinta conuie-ne, che non dissuona quella che con la Quarta ha conuenienza. ne è marauiglia ciò, auuenga che gli humori ben proportionati, qual sia minimo accidente gli altera maggiormente che non fa quelli che non si bene conuengano & vniscano; & questo si scorge come vi ho di sopra mostra-to, nelle prime due dissonanze nominate; oltre ancora all'incostante distanza che tra di loro si troua & le contigue consonanze loro che sono la Sesta & la Terza vsate comunemente per la re-solutione di esse. & per piu oltre dirui, trouerete la minor Terza, che è tra queste corde & simili, page 70 C faut A re. hauere del mesto nel discendere & del lieto nell'acendere; & di contraria natura trouerete esser quelle che tra queste & le si fatte sono collocate, Elami & G solreut: le quali tutte considerationi, piu in questa che in quella parte, dimsotrano le qualitadi & operano gli effetti loro con efficacia maggiore.
STR. Cauo dal vostro discorso tra li altri importantissimi documenti questo; che il diesis X posto nella parte acuta fa la Cantilena allegra, & il b molle nella graue mesta; ma quando però le parti procedendo per contrario mouimento si allontanano, & ancora con l'auuicinarsi la graue all'acuta con il separato & disgiunto: & il medesimo deue facilmente accadere nel pas-sare per contraio mouimento dalla minor Sesta alla maggior Terza; & dalla minore di queste alla maggiore di quelle: & contraria natura deuono hauere per l'opposito accomodate. i qua-li accidenti debbono minormente essere dal senso compresi, quanto piu si accresce il numero delle parti, & maggiormente palesargli la parte graue, che l'acuta, ò quella di mezzo.
BAR. Così è veramente.
STR. Potete hora tornare piacendoui à mostrarmi il modo di saluare quel Tritono che io diceuo trouarsi tra la Media dell'Hypofrygio & quella del Frygio.
BAR. I moderni prattici Cotnrapuntisti, saluano come sapete quello delle loro compositio-ni con la minor Sesta; & noi salueremo quello della nostra Dimostratione così. Bisogna consi-derare ciascuna di esse Medie nel suo proprio Systema, & vi sarà vna Quarta à capello & non vn Tritono. ST. Anzi considerandole come hora dite, ci sarà vn'interuallo maggiore; poiche quel-la del Tuono Hypofrygio è c solfaut, & quella del Frygio g solreut, piu di essa acuta vna Quinta.
BAR.Voi vi sete scordato di nuouo del significato di Tropo, & non hauete per quello mi accorgo inteso per ancora come stà la cosa piu importante del negotio: imperoche la Media del Frygio che è C solfaut, se bene ha relatione con quella dell'Hypofrygio che è g solreut, di Quin-ta considerata però nella maniera che dite; non si hanno per ciò da considerare così, ma per l'opposito: cioè che la Media del Frygio, ha da essere piu acuta di quella dell'Hypofrygio, quanto esso c solfaut è piu graue & non piu acuto di g solreut, coe pur hora vi disse Tolomeo nel trouare i siti de Tuoni col mezzo delle due maggiori consonanze Superparticolari; & così pari-mente si ha da intendere degli altri ancora, volendo però che il conto torni nella maniera che esso gli descriue.
STR. Mi hauete tratto d'vn grandissimo pensiero; ma dichiaratemi quest'altra difficlutà.
BAR. Dite.
STR. Come può accadere nel modo Lydio, che la corda di c solfaut (sia come ho inteso) nell'istesso tempo, estrema, & Media del suo Diapason?
BAR. Dal considerarla come estrema nel suo proprio Systema, & come Media in quello del Dorio. ma in vna stessa complessione, non può questo in modo alcuno auuenire.
STR. Qual fu la cagione poi, per la quale Tolomeo assegnò à Tuoni piu graui le spezie piu acute del Diapason, & à piu acuti le graui?
BAR. Vi ho mostrato di sopra non essser punto vero quello che dite, ma si bene per il contrario; & per di nuouo auuertirui dico, che se Tolomeo hauesse per essempio al Tuono Hypodo-rio assegnata la prima spezie del Diapason che è contenuta come hauete inteso tra h mi & h mi, & le altre spezie alli altri Tuoni per ordine; tra i molti inconuenienti che in essi sarebbono nati, era vno questo; che il Myxolydio veniua piu del Lydio acuto vn Tuono; & nondimeno di que-Saffo inuen-trice dell'harmonia Mista-lydia.sto fatto si legge, che Saffo Poetessa Illustre di esso Myxolydio inuentrice, non potendo (secondo il parere di molti) come donna, cantare comodamente i suoi & gli altrui Poemi nel modo Ly-dio, in acuti il Systema di esso per vn Semituono , & venne à creare vn nuouo modo il quale chiamò Myxolydio; quasi che per vicinità che haueua con iol Lydio, fusse seco mescolato. al pare-re de quali aggiugneremo come piu soda & ferma quest'altra consideratione; cioè, che Saffo sendo però l'istessa, fu astretta à tale necessità, non dall'essere femmina; ma dalla conformità che maggiormente haueuano i concenti delle sue poesie con la proprietà & natura di quella si fatta har-monia. imperoche sendo ella donna come ho detto, di picciola statura, poco bella di volto, & ancora la professione per quello cene dicono gli scrittori non molto pudica; gli era per cio da-to (come in alcuni fragmenti de suoi poemi si vede) occaisone di querelarsi & dolersi le piu volte d'Amore, mentre che ella arse delle bellezze del Giouane Faone. in oltre, che i popoli della Frygia cantassero ordinariamente le loro arie vn Tuono piu acuto de Dorij, & vn Tuono piu graue de Lydij, è cosa (per i molti rincontri d'autorità) chiara e trita. nulla di meno, à chi vo-lesse andare distribuendo pe spezie del Diapason nella maniera che habbiamo vltimamente det-to, ne dimostrerebbe l'essempio contrario effetto; perche dal modo Dorio al Frygio, non sareb-be per quewst'ordine di procedere piu d'vn Semituono; & non dimeno la verità è come hauete inteso, che i Frygij cantauano vn Tuono & non vn Semituono piu acuto de Dorij. à tale, che volendo i modi lontani l'vno dall'altro per gli itnerualli & ordine, e tra le corde particolari & page 71 le proprie spezie del Diapason, nella quali erano veramente cantati de gli antichi Musici, non poteua Tolomeo, ò quelli che prima di lui gli oridnarono, accomodargli in altra maniera mi-gliore della mostrata.
STR. Ho molto beneinteso; ma ditemi.di questa differenza de Tuoni graui & acuti, chi ne fu autore? & perche piu à questi che à quelli popoli furono assegnati, ò così costumauano?
BAR. De tre principali, che sono il Dorio, il Frygio, & il Lydio; ne fu autrice la natura: imperoche nel profferire naturalmente le parole, cantando e fauellando, ò fauelladno cantan-do questa & quella natione, era tra il suono di esse circa l'acutezza & grauità, la differenza che hauete inteso; ma non così appunto come gliela dette & institui poscia l'arte. la qual cosa vede & ode chi ben considera tutto il giorno accadere à molte altre prouincie, e particolarmente dell'Italia. imperoche con piu graue Tuono parlano & cantano generalmente i Lombardi, di quel Toscani par-lano con voce meno acuta de Ligurij, & con men graue de Lombardi lo che fanno i Toscani; & con piu acuta voce di questi parlano i popoli della Liguria, senz'an-dare à trouare i Siciliani ò piu remote nationi, & scostarmi da confini della nostra prouincia meno che io posso. Se questo poi auuenga da cibi, dalle acque, dall'aria, ò dal clima, lasceremo noi disputarlo à naturali; basta che l'istesso che occorre hoggi nell'Italia, occorse & deue occor-rere giornalmente nell'Asia tra i popoli della Lydia, della Frygia, & della Doride; & l'istesso suoNatura inuen-trice del cantare Diatonicamente. interuallo, non altramente che Iubal Cain auanti il Diluuio vniuersale; à quali è stato poscia da vulgari attribuito l'inuentione di tal facultà.
STR. Quale autorità è che ci persuada, che i Frygij cantassero vn Tuono piu che vn'altro interuallo sotto i Lidij, & per vn si fatto spatio sopra i Dorij?
BAR. La Descrittione particolarmente che fa di essi Tuoni Aristosseno, ponendo per ispatio di Semituono tra il Rorio & il Frygio, il Ionico; e tra l Frygio & il Lydio, l'Eolio; & ap-presso quello che ne dice Tolomeo & Boethio, oltre à molti altri d'autorità che scrissero auanti & dopo questi.
STR. Quanto al principio & fine della Cantilene degli antichi Musici, haueuano corda de-terminata & particolare?
BAR. Signor no; perche perche la differenza che era tra l'vno & l'altro Tuono & modo loro, con-sisteua principalmente nell'intensezza & lentezza delle corde delle constitutioni; & nella diuer-sità per così dirgli, de tasti lunghi & breui, per diuerso ordine posti in ciascun Systema; & non come quella de moderni prattici Contrapuntisti; la quale hanno tutta risposta nella corda finale. ancora che alcuni per mostrarsi piu degli altri saputi & dotti, ci aggiungano la diuisione AritZarlino nel capo 9. della quarta parte delle sue in-stitutioni. metica, & Armonica del Diapason; la qual diuisione, circa il fargli differenti d'harmonia, diaffetto, o di Tuono; ci ha meno parte che non hauete voi nel regno del Perù; & à detto loro hanno dodici Tuoni & modi diuersi, se bene del continouo compongano, suonano, & cantano d'vnoistesso incognito & peregrino; del quale senza punto accorgersene, si seruono indistintamenteHarmonica, & Aritmetica diduisione, non hauete alcuna parte ne' Tuoni de moder-ni. nelle noze, & ne funerali.
STR. Donde crediamo che habbia hauuto origine, l'applicare questa si fatta consideratione dell'Aritmetica & dell'harmonica diuisione à Tuoi de moderni prattici Contrapuntisti? & da qual cosa crediamo siano stati indotti à credere, che tal differenza habbia facultà di variare questo da quello circa la diuersità del concento?
BAR. Queste veramente son due di quelle cose alle quali ho molte volte fra me stesso pensa-to; & in vero non me ne sono mai saputo risoluere interamente.
STR. Mi sarà con tutto questo grato d'intenderne il parer vostro; per vedere se la cagione del mio dubitare intorno à questo primo punto, è in alcuna cosa conforme à quello che voi ne sen-tite. Imperoche io stimo he gli habbino tratto tal vanità, da quello che Boethio dice in pro-posito de principij de Tuoni & dispositione delle note di ciascun modo & suono; il quale nel principio del capo quartodecimo del quarto libro della sua musica così dice. Delle spezie adunque delle consonanze, nascano quelli che son detti modi. ò forse hebbe origine tal cosa, dal modo che tenne Tolomeo nel formare i Tuoni che si trouano tra gli estremi & quello di mez-zo, con l'vso dfella Diapente & della Diatessaron.
BAR. Non mi dispiacciono queste vostre considerationi; ma per farui bene capace di tutto quello che di tal cosa io creda, è primamente necessario ridursi bene à memoria, l'ordine per il quale sono disposti gli otto Tuoni deli Ecclesiastici; i quali tra le corde delle diuerse spezie del Diapason loro, così gli hanno instituiti.Discrettione degli 8. Tuo-ni degli Ec-clesiastici.
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Dorio. Hypofrygio. Hypolydio. Hyppomixolydio.
Hypodorio.
Mox$lydio.
Frygio. Lydio.
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STR. Voi hauete molto notato in questa descrittione, Dorio, Frygio, & Lydio, & gli altri nomi degli antichi modi; hanno forse questi con quelli alcuna conformità?
Zarlino al capo 8. del 4. libro delle in-stitutioni. BAR. Non ne dibutate punto e particolarmente con quelli de Latini descrittici da Boethio, anzi da lui, se ben contro il parere di alcuni sono per mio auuiso stati tratti come intenderete.
STR. Ditemi due altre cose. chi fu autore di questi si fatti Tuoni? & da che crediamo che fussero indotti i compositori di essi, à chiamare questo piu terzo che primo; ò quell'aria, piu tosto del secondo che del quarto Tuono? & per qual cagione non passorono oltre all'Otta-uo Modo?
BAR. La piu antica memoria, che io habbia trouato de Tuoni Ecclesiastici, è nell'Intro-duttorio di Guido Aretino; il quale fu in fiore nel Ponteficato di Giouanni ventesimo intorno Chi fusse au-tore de Tuo-ni Ecclesiastici. à gli anni 1020; & se bene mi ricorda ne trattò poco auanti lui Oddo & altri, secondo però che l'istesso Guido mostra in quel luogo, & che io ho veduto in alcuni antichissimi libri, i quali ho appresso di me: & questo è quanto io sappi dirui intorno l'origine de Tuoni, circa poi il do-mandare piu tosto primo che secondo, ò terzo che quarto, questo, & non quell'altro Tuono; il tutto intenderete esser fatto, per quanto però può penetrare il mio piccolo intelletto per via di conietture, non senza consideratione & giuditio: imperoche di queste si fatte cose, non è libro appresso di mè, che ne parli.
STR. Chi fu poscia autore di considerare, & applicare la diuisione Harmonica & Aritmetica à Tuoni ne canti figurati? & à far mentione & introdurre dodici Modi; non essendone pri-ma in vso piu di otto?
BAR. Non mettiamo in campo vi prego tante liti alla volta; ma andiamo dicidendo capo per capo; & per non confonderci, non venga la seconda fin tanto che non sia discisa la prima. Del considerare la diuisione Harmonica & Aritmetica ne Tuoni de canti tanto piani quanto fiFranchino au-tore dell'ap-plicare l'Harmonica & l'Aritmetica di-uisione à Tuoni.nella sua prattica nel primo capo settimo. gurati, ne fu autore il Gafurio; & de quattro Tuoni aggiunti à gli otto primi mostrati, il Gla-reano: nel qual luogo ne viene grandemente quello contro ogni douere da questo ripreso & la-cerato di due cose di non poca importanza; le quali non voglio in modo alcuno tacerle, & cer-care in oltre di torre tal macchia da dosso al Gafurio, con quella breuità maggiore di parole, che potrò. Si marauiglia primamente il Glareano, che hauendo il Gafurio hauuto cognitione del-la diuisione Harmonica & Aritmetica del Diapason, & consideratola in oltre negli otto primi Tuoni, non gli venisse l'istessa consideratione che venne dopo à lui degli altri quattro, & farne sin'al numero di dodici; & quiui lo riprende grandemente d'ignoranza. l'ammonisce seconda-Il Glareano; aggiugne 4. Tuoni à gli 8 primi. riprende Franchino, il quale è di-feso dall'Au-tore. riamente, che non habbia inteso l'ordine de Tuoni d'Aristosseno; l'vna & l'altra calunnia delle quali è ingiusta quanto altra che huomo imaginare si potesse. che il Gafurio primamente intendesse per eccellenza l'ordine de Tuoni d'Aristosseno, si conosce apertamente dalla Dimostra-tione che egli ne fa, & dalle parole con le quali la descriue; che sono l'istesse di quelle che vsa Briennio, & Aristide Quintiliano, secondo che io dissi di sopra nel discriuere i Tuono secondo la mente d'Aristosseno tratte dagli scritti loro. che il Glareano (& alcun'altro piu di lui moderno) per il contrario non l'intendessero, ò forse come si dirà appresso non la volessero per loro particola-Il Glareano non intende la cosa de Tuo-ni d'Aristosseno, capo.15. libro secondo. re interesse intendere, può comprendersi manifestamente di quì. Vuoe il Glareano che il modo Ly-dio, sia secondo Aristosseno, vn Semituono sotto il Mixolydio; & così parimente che l'Hypo-frygio sia sotto l'Hypolydio per vn sia fatto interuallo: & Aristosseno per i lcontrario dice esser-ui vn Tuono. dice ancora che il Lydio è sotto l'Eolio vna Terza & Aristosseno pon questo so-pra quello vn Semituono. vuole in oltre il Glareano, che il Dorio sia sotto l'Hypoionico vna Il Zarlino, all'ottauo d%ella 4. parte delle sue institutioni. Quarta, quando Aristosseno dice esserui vna Terza: ma diciamo questo per vltimo, che il Glareano dal Dorio e'l Frygio & i loro Plagij in poi, storce tutti gli altri dalla mente d'Aristosseno: è tutto questo fa, per volere accordare quelli con questi d'hoggi; la qual cosa è tanto possibile co-me fate vn'Ethiope boanco. Non potè mai capire il Glareano & qualchun'altro piu moderno scrittore, in qual maniera potesse essere il Tuono Lydio piu del Frygio acuto per lo spatio d'vn Altro errore del Glarea-no. libro se-condo capo 9. Tuono; auuenga che la spezie del Diapason di questo, era (secondo il Testo di Boethio, che essi per autorità adducono, il quale hanno come ho detto cerco d'imitare? Elami, & di quello F fa ut, che per vn Semituono sono distanti: & l'istessa difficultà hebbono ne Plagij loro. impero-che la spezie del Diapason dell'Hypofrygio era h mi, & dell'Hypolodio C faut; la qual cosa Il Glareano nel lib. 1. ca-pi 21. & 22. Libro 2.capo settimo. ignorando, fece dir loro (prima che volere confessare non intendere come stesse la cosa) che il Testo di Boethio, di Franchino, di Giorgio Valla & d'altri, era intorno a questo capo scorretto; il qual pensiero no sò imaginarmi come potesse cadergli ne petti; auuenga che i sudetti inter-preti, pongono di mente d'Aristosseno tra il Fyrigo & il Lydio l'Eolio; e tra l'Hypofrygio & l'Hipolydio l'Hypoeolio per lo spatio d'vn Semituono; tale che dal Frygio al Lydio, & da lor Pla-Zarlino al capo 8. quarta parte delle institutioni. gij, era necessariamente vn Tuono come piu volte si è detto; oltre che Tolomeo, pone tra essi i medesimi interualli ceh fa Aristosseno & Boethio; se bene attribuisce loro varie spezie di Diapa-son altramente considerate & con diuerse conditioni di quello che poi fece Boethio. Sarebbe-gli però così gran cosa in questa moderna prattica, dopo che si fusse cantato Ancorche col partire di Cipriano à quattro voci, cantare immediatamente vn Tuono piu acuto, Donna ch'ornata sete, page 73 dell'istesso? se bene il Basso di que-Prudenza di Franchino. sta comincia & finisce in F faut, &in Elami quella, che è la distanzad'vn Semituono? òueramente, do-po che egli si fusse cantatno l'istesso Ancor che col partire, cantargli appresso per vn Semituono piu gra-ue, la giustitia immortale del me-desimo autore pur à quattro voci; quantunque ella finisca in D solre distante per vn Tuono da Elami? non per certo. ma venendo al secondo capo dico; che à Franchino, con tutto che egli hauesse considerato i quattr oAutentici degli otto primi Tuoni diuisi harmonicamente, & aritmeticamente i quattro Plagij; & che quella tale consideratione fusse veramente atta senza piu, à farlo venire in cognitione degli altri quat-tro che aggiunse dipoi il Glareano; non si gli deue per le ragioni ceh si diranno appresso, attribuire ad ignoranza altramente come quelli stimono per non hauergli introdotti; ma si bene à prudenza & à molto sape-re. imperoche egli trouò che con i sette primi Modi si era occupato ciascuna delle sette spezie del Dia-pason, & considera in oltre che la piu acuta corda del settimo, insie-me con la piu graue del secondo, abbracciauano tutte a quindici le corde del Massimo Systema; & che con l'aggiugneruene altri sopra ò sotto, si veniua vscendo de termini naturali, àreplicare gli istessi, & non à produrre de nuoui; il cui rispetto hebbe parimente Tolomeo; quan-tunque il Zarlino nel capo settimo della quarta parte delle instit. har-moniche dica il contrario: oltre al tenere proposito di tal cosa, co-me che ella fusse cagione di fare variatione dal primo Tuono al secondo, non per la diuersa diuisione della varia spezie di Diapason come poi fece il Glareano; ma per ricer-care questo nel graue piu di quello per vna Diatessaron, & così venire à fare l'harmonia piu languida & rimessa, & per ciò di natura diuersa da quella del primo.
STR. Non vi sia graue il dirmi da che mossi à considerare tal diuisione ne'Tuoni, & per-che piu l'harmonia, che l'aritmetica diuisione del Diapason, & della Diapaente dilettinoCagione, che induce Fran-chino à considerar ne tuo-ni l'armonica & aritmetica diuisione. Perche piu l'armonica, che l'aritmetica diuisione diletti l'vito. l'vdito?
BAR. Quanto all'harmonica & aritmetica diuisione del Diapason, non solo perche piu quella, che questa diletti ho mai saputo trouare alcuna ragione, che valida sia da persuadermi da quello che ciò nasca, se ben molte sene dicono di nullo rilieuo; ma manco perche ci piac-cia l'Ottaua, & ci dispiaccia la Settima. ho bene considerato, che l'istesso che accade all'vdi-to ne suoni, occorre parimente alla vista negli oggetti visibili; come per essempio. nel riguar-dare la Piramide, piu ci diletta la vista quando la parte acuta di essa riguarda il cielo & l'ottusa la terra, che per l'opposito: forse per la proporzione, & conuenienza che ha quel corpo so-lido in quella sì fatta gorma & posatura con la vista nostra nel riguardarlo dal piano della sua page 74 base: & l'istesso può nascere degli interualli musici circa il piacere & dispiacere piu & meno allvdito; come dall'essempio che segue potrete facilmente comprendere, & appresso perche piu piena di spirito ci si rappresenti al senso l'vna & l'altra Terza, & così parimente la Quin-ta sopra l'Ottaua che sotto ò dentro. è da considerare ancora, che la virtù di questo affetto, non consiste semplicemente nell'esser situata la maggior parte dell'interuallo nella parte graue, & la minore nell'acuta come alcuni credono, ma nell'essere insieme quella che tal luogo occu-pa la piu vicina alla perfettione; anzi questa si fatta vi ha senz'alcun dubbio parte maggiore di quella; come sensatamente conoscerete essaminando con la solita diligenza la minor decima di-uisa da vna corda mezzana in vna Quinta nel graue, & in vna minor Sesta nell'acuto, & insieme dal suo contrario, & cosi parimente nell'vdire la maggior Sesta separata da vna mezzana cor-da in vna Quarta nel graue, & in vna Terza maggiore nell'acuto: quantunque si fatto accor-do sia hoggi da alcuni vditi delicati piu tosto abborrito che altramente, & da moderni Ceteristi abbracciato grandemente. & per piu oltre dirui, quelli Tuoni secondo la moderna prattica, che non hanno la Quinta sotto la corda finale, & sopra la Quarta, come per essempio il quin-to & sesto, ò per dire secondo l'vso de piu moderni (ancora che piu lontano dal vero) il setti-mo & l'ottauo, il lor fine ha sempre del tronco, & dell'imperfetto, & l'udito non ne resta in-teramente appagato come di quelli altri che vel'hanno: ma venendo à trattare dell'ordine de Se la manie-radel nume-rare i Tuoni, sia à caso, ò ordinatamente fatta. Tuoni, dico cosi. è chiara cosa che per distingere l'vno dall'altro, era necessario la diuersità de nomi come si vede in quelli secondo l'uso de Greci, ò de numeri come gli Ecclesiastici; ma per-che uesti piu quella che vn'altra progressione di note volessero chiamar del primo, & non del terzo, ò d'altro Tuono, forse che tale fu la cagione. Dissero del primo Modo essere quella Cantilena, che andaua modulando tra le corde della spezie del Diapason che gia seruì al modo Dorio; non da altro indotti, che per essere stato tal Tuono appresso gli antichi Musici il prin-cipale, & il piu honorabile: ne per altra causa chiamorono quella tale spezie di Diapason col nome di prima.
Primo Tuono, perche sia diuiso piu harmonica-mente, che a-ritmeticamen-te, & cosi gli altri auten-tici. STR. Da che si mosse poscia Franchino, à considerare quella tale Modulatione del primo Tuono, più tosto harmonicamente, che aritmeticamente diuisa?
BAR. Da questo La Media del Systema massimo & perfetto, separa nell'istesso modo Dorio harmonicamente la sua spezie del Diapason, & aritmeticamente era diuisa quella secondo l'or-dine di Tolomeo, ma in questo fatto andorono i moderni imitando come ho detto Boethio, non per questo dico io che Franchino, Boethio, ò Tolomeo; ne alcun altro piu di questi antico, pen-sasse, ò cercasse mai di adattare a tuoni vna si fatta baia, perche la differente virtù loro in altro consisteua come si è msotrato & maggiormente mostrerassi. Si mosse adunque Franchino alla consideratione che hauete inteso, per l'addotta ragione, & appresso, la qualità dell'harmonia, & del con-ce%rto douendo essere si fattamente considerata, non ricercaua d'altra maniera esser diuisa: dal qual com-partimento del Diapason, tolsero ancora occasione i moderni prattici, di chiamare la Diapente maggior suo lato col nome di prima spezie, & il minore dissero essere la prima della Diatessa-ron; nella qual cosa vennero a imitare più tosto i Greci che i Latini. la onde apertamente si vede, hah duro, vsato prima del b molle. uere i moderni cantato prima per h duro, che per b molle; perche ritrouandosi tale spezie del Diapason cosi diuisa, tra D solre & d lasolre, & dicendo la pima spezie del Diatessaron re sol come si è detto, quando nella scala di tal Diapason fusse stato il b fa in vece del h mi, il Diatessa-ron di quel luogo hauerebbe detto mi la: oltre che in cambio della seconda spezie, si sarebbe hauto il Tritono. furono adunque i Tuoni loro composti, & cantati prima per h duro che per b molle. trouasi secondo l'vso de moderni prattici, la prima spezie del Diapason tra D solre. & d la sol re, & le altre vanno caminando per gradi congiunti verso l'acuto, per h quadro intendendo. Zarlino nel capo 10.&11. della 4.parte delle sue inst. dal che sei può fare argumento quanto si siano ingannati quelli che hanno vltimamente mutato senz'alcuna ragione, l'ordine de Tuoni & le spezie delle consonanze, disegnando con tal muta-tione di maggiormente auuicinarsi all'ordine de Modi degli antichi; la qual cosa non so che ella habbia apportato, ò possa apportare altro che contrario effetto, tanto nel sito quanto nella di-stanza, come ancora nella qualità dell'harmonia.
STR. Non intesi di sopra come ne anco adesso intendo, per qual cagione non conue-nisse alla qualità dell'harmonia, & del concento del modo Dorio, altra che quella si fatta diuisione?
BAR. Perche hauendo gli Ecclesiastici constituito il primo Tuono loro dentro lamedesi-Qual conue-nienza hab-biano i Tuo-ni degli Ec-clesiastici con quelli de Greci. ma spezie del Diapason che seruì al modo Dorio, & essendo quello come intenderete altra volta, di natura stabile, & quieto, senza violenza, & atto à indurre negli animi degli vditori pensieri graui & seueri, & costumi da forti; non ricercaua dico essere d'altra maniera sepa-rata, per essere tale tra quelle cordela natura del suo concento; & maggiormente viene à ma-nifestare tal sua qualità, quando che ella è applicata à parole ad essa conueniente; doue per l'opposito l'aritmetica diuisione, l'hauerebbe fatta in molte cose conforme à quella del suo Plagio; il che non conueniua per essere languida, flebile, e timorosa; come si può sensata- page 75 mente vdire percotendo insieme tre corde in tal guisa disposte. le quali non solamente han-no tal proprietà percosse tutte tre nell'istesso tempo: ma il semDiuisione aritmetica d%el secondo Tuo-no. lice moto di ciascuno degli interualli separatamente nel partirsidalla Media per andare à trouare qual sia degli estremi; & così pa-rimente aggiugnendole vn'altra parte nell'acuto, che proceda col proprio & natural suo mouimento & alla graue conforme, si ma-nifestano cantate insieme al senso tali. & che ciò sia vero, considerate prima qual natu-ra habbia, come si è detto, l'harmonia dell'interuallo che si tro-ua dalla media del Dorio partendosi per andare à trouare alcunoDiuisione harmonica del primo Tuono. degli estremi del suo Diapason; come nel discendere da alamire in D solre, ouero ascendendo di essa alamire in d lasore in questa si fatta maniera. il moto dfella qual parte, per esserela traue, & quel-la che dà l'aria alla Cantilena, accompagnata da vn'altra nell'acuto che proceda con moui- mento conforme al suo sito, come per essempio così; oue-ramente in quest'altra maniera, vdirete cantata insieme con l'altra, ouero nell'istesso tempo ciascuna di esse, qual con-cento faranno.
STR. L'harmonia di ciascuna parte in sè stessa, & il concento che esce da ambedue, ò da tutte e tre insieme in questa sì fatta maniera disposte è veramente tale quale l'hauete descritto; ma consideriamo di gratia meglio ciascuno di questi accidenti nell'aritmetica separatione.
BAR. Lo faremo al suo luogo; seguitiamo pur di vederne ciascuno intorno la cosa de Modi.Consideratione dell'Autore intorno a' Tuonoi. Diuisero adunque gli antichi Musici i Tuoni loro, in Plagij; & in Autentici; lasciando tra l'vno & l'altro di questi, come in ciascuna delle Dimostrationi secondo l'vso di essi veduto hauete, lo spatio d'vna Diatessaron. Hora così parimente gli Ecclesiastici, vollero che dal primo Tuo-no detto Autentico al secondo detto Plagio, vi fusse la distanza d'vna Diatessaron; & così ven-ne questo à occupare necessariamente il luogo del Diapason del Modo Hypodorio: intendendo sempre secondo la mente di Boethio, & non d'altro antico scrittore. la cagione poi della diuer-sa mediatione loro, non hebbe origine d'altroue, che dal volere che l'hatmonia quale da essi na-sceua, fusse conforme più che si poteua alla natura de' Tuoni degli antichi da quali gli haueuano tratti; & ancora come dicono alcuni, perche la corda finale del primo detto Autentico, & del secondo detto Plagio, fusse ad ambedue comune; la qual regola come impertimente, non fu in-teramente approuata dagli autori de canti Ecclesiastici: talmente che il pèrimo & secondo Tuo-no, vennero compresi dentro le corde che abbracciano gli istessi lati della prima spezie del Dia-pason; ma con questa differenza di essi, che hauendo l'Autentico il maggior suo lato nella par-te graue, e'l minore nell'acuta; il Plagio per l'opposito trasportando la spezie del Diatessaron del suo Autentico pervn'Ottaua nella parte opposta nell'acuta, la congiugne alla graue dell'istes-sa Diapente senza muouerla di sito: & così viene il Plagio à ricercare in questa parte vna quarta piu del suo Autentico, & questo per il contrario si distende piu di quello nell'acuto per vn simi-le interuallo; la qual cosa cagiona che si varia la speziedel Diapason, poiche di Prima che era nell'Autentico, diuiene Quinta nel Plagio, & che circa la mediatione siamo stati diuersamen-te considerati da moderni prattici. la onde in quella prima semplicità de canti fermi, doue que-ste conditioni erano tutte osseruate, nasceua tra essi varietà d'harmonia, & conseguentemente d'affetto; nè da altro principalmente auueniua ciò, che dalla poca quantità di corde che essi ricercauano, & dalla diuersità di esse & de mouimenti: & per farui constare tal verità, con-siderate ciascuna minima parte di questa tale diuisione; quanto sia di natura diuersa da quella prima;non solo nel suono, & moto d'vna sola parte, che tale è quello che alla graue conuiene, volendo partendosi di Dsolre sua media andare à trouare alcuno degli estremi el suo Diapason, ma accompagnata da vn'atra par-te posta nell'acuto che proceda con mouimento alla graue confor-me, come per essempio cosi, ò veramente in quest'altra maniera; & ancora nell'vdire nell'istesso tempo l'estreme corde del semplice Diapason insieme con la sua media, ò pure le tre parti insieme; le qual icome io ui dissi, trouere- te hauere del mesto, & rimesso. La quale complessio-ne, non è lontana da quella che al modo Hypodorio è attribuita. ne è punto da marauigliarsi, che la diuersi-tà del suono circa l'acutezza & grauità, insieme con la differenza del moto, &dell'interuallo, partorisca varietà d'harmonia, & d'affetto; auuenga che la Natura non produce per l'ordinario i simili con cose contrarie, ne queste con mezzi della medesima qualità; ma si bene per l'opposito. alla consideratione delle quali cose, quando fussi aggiunto la conuenienza del Rithmo, & la conformità de'concetti, qual forza, & virtù crediamo che hauesse di-poi quella tale melodia? Tanta certo, che ella sarebbe atta come già era di piegar gli animi page 76 degli vditori in quella parte, che al perito Musico paicesse. ma perche alcune di queste co-se non sono intese, ne considerate, non che osseruate da' prattici d'hoggi nelle Cantilene lo-ro; quindi auuiene che l'harmonica, & l'aritmetica diuisione non ha come si è detto parte al-Abuso de'moderni Contrapuntisti. cuna in esse. STR L'è veramente così; dal che si può fare argumento, quanto sia stato male inteso quel precetto così famoso appresso de'Moderni Contrapuntisti, quando hanno detto che le parti Zarlino al capo 35. della 3.parte delle sue instit. della Cantilena deueno procedere per motocontrario; vedendosi manidestamente per l'opposi-to, che con maggiore efficacia son'atte ad esprimere l'istesso affetto col simile, che col diuerso; & che l'allegrezza & la mestitia insieme con l'altre passioni, possono esser cagionate nell'vditore non solo con il suono acuto & graue, & col veloce e tardo mouimento; ma con la diuersa qua-lità degli interualli: anzi con l'istesso portato verso il graue, ò verso l'acuto. imperoche la Quinta nell'ascendere è mesta, come detto hauete, & nel discendere è lieta; & per il contrario la Quarta è tale nel salire, & d'altra qualità nel discendere; & l'istesso si vede accadere al Semituono, & alli altri interualli.
Consideratione dell'Autore intorno la natura degli interualli. BAR. Anzi voglio piu oltre dirui in questo proposito, che la Diapente portata con la voce verso il graue dall'acuto partendosi, ouero per il contrario, tra corde però differenti dalle pri-me mostrate; che ella ha natura diuersa dalla prima già detta, & così parimente la Diatessaron, & ciascuno altro interuallo. imperoche partendosi nel Systema disgiunto di G solreut con la parte graue, & discendendo per vna Quinta, ò ascendendo per vna Quarta, trouerete hauere tal mouimento dell'allegro, del concitato, & per così dire del virile & naturale; & così parimen-te cantata insieme con aoltre parti meno di quella graue, che procedino con mouimento ad essa conforme, come per essempio così. ne per altro credo io, che ciò accaggia in questo modo di procedere, che per trouarsi tra le parti la Terza, & la Decima naturalmente maggiori, & minori in quello: & l'hauerle à fare sì fatte col mezzo de'segni accidentali, diuengano, per operare sempre i suoi effetti piu vigorosamente la Natura che l'arte, della maniera che hauete inteso: & quando le parti che ha sopra la graue, piu si facessero acute, maggiormente diuerrebbe il concento tale quale l'habbia-mo descritto; intendendo sempre sana & discretamente: & che la parte gra-ue sia veramente quella che da l'aria (nel cantare in consonanza) alla Can-tilena; osseruate. in questo vltimo essempio, quel mouimento congiunto di Tuono, che fa la parte del Contralto ascendendo, ha grandemente del virile; & per il contrario cantato nel suo precedente il medesimo interual-lo nell'istessa maniera, e tra l'istesse corde, quando bene egli si aggiugnesse vna, ò piu parti nell'acuto, che facessero il medesimo vsitio, che fanno in quest'vltimo; hauerebbe nulla dimeno del mesto & rimesso, come il suo primo: & l'istesso auuerrebbe à quella sia fatta parte, quando ella si trasportasse vn'Ottaua nel-l'acuto.
STR. L'è come voi dite indubitamente, & marauigliomi che queste cose non siano prima di adesso state considerate, & messe in atto dal prattico Contrapuntista; ma prima che torniate à seguire di narrarmi come andasse la distribuitione degli altri Modi, oltre à due già detti, vi prego à dirmi vn'altro particolare.
BAR. Dite qual sia. ST. Chi ha piu parte nel dar l'aria alle Cantilene; la tardezza & velocità, ò l'acutezza, & grauità del suono? & qual mezzo di questi due è piu efficace à manifestarle tali, quali so-no all'vdito?
BAR. Concorrano ciascuna di esse all'operationi conuenienti loro, non altramente che si facciano le linee, e colori nel palesare alla vista la bellezza & sozzezza del corpo: & si come in far ciò le linee vi hanno sempre piu parte de'colori, così parimente in quella, il tardo & ve-loce ve l'ha maggiore del graue & acuto suono. possano i lineamenti senza i colori, signifi-care alla vista, la proporzione, & sproporzione del corpo; si come il veloce, e'l tardo mo-to del suono in vna sola estensione, può all'vdito comunicare l'aria d'acluna Cantilena; ma egli è così stretta parentela tra questi due accidenti, che non può interamente vno senza l'altro manifestare la qualità dell'aria, come possano tra quelli altri due le linee senza i colori. Vengo, tornando all'inuentione & vso de'Modi Ecclesiastici à dirui, che gli autori di essi constituirono poscia il terzo nell'istessa spezie del Diapason, che serui all'harmonia Fry-Altre considerationi dello Autore intorno a Modi. gia; la qual Diapason fu considerata diuisa nell'istessa maniera di quella che serue al primo Tuoni, per essere esso ancora degli autentici, &conforme per le cagioni dette di sopra à tal diuisione, & ancora alla qualità della sua harmonia. il Quarto poi come collaterale del Ter-zo, lo constituirono meritatamente in quella spezie del Diapason, che già seruì all'Hypo-frygio; assegnando al Quinto la Diapason del Lydio; & per l'istessa cagione detta degli altri, assegnarono al sesto Tuono la spezie dell'Ottaua, che seruiua all'Hypolydio. page 77 Vollero in oltre constituire il Settimo tra le corde, che contengano la spezie del Diapason del Modo Mixolydio, & all'Ottauo & vltimo gli assegnarono la spezie istessa, che assegnarono al primo; per la qual corrispondenza fu chiamato ad imitatione degli altri Plagij con il nome di Hypomixolydio, & non Hypermixolydio, come hanno alcuni sognato: per importare Hypo,Franchino nel primo della sua prattica al settimo, & all'vndecimo capo. sotto; & Hyper, sopra come sapete. Vsò bene il Glareano vna volta queste parole.Fu da To-lomeo chiamato l'Hypermizolydio, per essere sopra il Mixolydio, & è il nostro Ottauo. Trouasi in questa descrittione degli otto Tuoni, applicati però alla moderna prattica senza piu oltre considerare; gli istessi inconuenienti circa le distanze d'acutezza & grauità, che di sopra commemorai. imperoche gli autori di essi pare che non habbiano fatto stima alcuna oltre alli altri luoghi, che l'interuallo che si trouaua tra il Modo Lydio, & il Mixolydio degli antichi, era la distanza d'vn Semituono, & non d'vn Tuono, come si troua tra il Quinto, & il Settimo degli Ecclesiastici; per non hauere forse hauuto questi, virtù d'accordare insieme le spezie del Dia-pason, & gli interualli che si trouano tra l'vno & l'altro Tuono di quelli, & così sono venuti a lasciar da parte se bene di maggiore importanza, quello che meno hanno inteso, & che piu bi-sognaua intendere.
STR. Qual differenza sarà adunque tra l'ottauo Modo degli Ecclesiastici & il primo? oc-cupando l'vno & l'altro l'istessa spezie del Diapason & le medesime corde?
BAR. Qui stà tutta l'importanza del negotio: non altro certo che la corda finale & la diuer Che i modi non possono essere più di sette. sità della diuisione considerata harmonicamente in questo & aritmeticamente in quello. vede-te hora voi nelle moderne Cantilene à piu voci composte & cantate nella maniera, che hoggi si costuma, quello che ha da farui, circa la diuersità del concento, & dell'harmonia tra questo & quell'altro Tuono, la corda finale, & la varietà della diuisione della spezie del Diapason.
STR. In vero che questi Modi loro si fattamente accomodati, mi fanno souuenire delleErmippo Pit-tore Atheniese. pitture del singulare Ermippo Atheniese; il quale nel dipignere i maschi, & le femmine; ò fusse per la inimicitia, che naturalmente haueua con le barbe, & con li habiti, ò per altro suo parti-colare interesse; le faceua del continouo tanto simili, che non era possibile conoscere queste da quelli se non al sesso: come se l'industriosa Natura non gli hauesse formati differenti in mille al-tri & sensati accidenti. così parimente i Toni de'Moderni Contrapuntisti; è impossibile ve-ramente nell'vdirgli cantare, conoscere l'acutezza, & grauità, il primo dal secondo, e'l terzo dal quarto, & così gli altri da questi; ma si bene alla corda finale; se bene nel vedergli scritti si mostrano molte volte piu acuti, ò piu graui questi di quelli.
BAR. Voglio dirui vn'altra cosa, che mi souuiene in questo proposito, che doue gli antichiAltro dubbio de'moderni prattici. Musici nella variatione de Tuoni i loro mutauano non solo la spezie del Diapason, ma il Systema tutto di graue in acuto, ò per il contrario d'acuto in graue; quelli de'tempi nostri dicono va-riargli, cantando l'istessa spezie del Diapason nella medesima intensezza, & lentezza del Syste-ma; & non solo i contigui, ma gli estremi; come per essempio, il primo & l'ottauo. dico anco-ra, che ciascuno di essi Tuoni loro ha particolar virtù di muouere nell'vditore questo & quel-lo diuerso affetto, come loro (se ben contro ogni douere) affermano; donde nasce che hauendo à mettere insieme vn Sonetto, che tratti permodo di fauellare di cose meste; canteranno i suoi quadernarij nel secondo Tuono, e'ternarij nel nono, ò altramente? in oltre, chi è quello così priuo di giuditio, che non si accorga, che in qual si voglia loro Canzone non più che à quattro voci composta, il Basso cantando per essempio tra le corde del Diapason che serue al primo Tuono, il Tenore canterà tra quelle del secondo; & il Contralto canterà l'Hypermixolydio in quel mentre che il Basso canta l'Hypodorio, mediante il cantare sopra esso vn'Ottaua; & il Soprano farà l'istesso col Tenore? & che tal confusa, & contraria mescolanza di note, non può muouere alcu-no affetto in chi ode, quando bene ciascuna parte da per sè hauesse, che non l'hà in modo alcuno in questa moderna prattica di contrapunto, particolare proprietà d'indurre questa & quella af-fettione nell'vditore, mediante il confondersi le parti l'vna l'altra, & come contrarie impedirsi le naturali operationi? ma venghiamo noi al fatto nostro circa l'aggiunta de quattro vltimi Modi, & restinsi questi nell'openioni loro. nel considerare adunque il sopradetto Glareano, huoNel considerare il Glarea-no aggiugne-re i quattro Tuoni à gli otto primi. mo veramente scientissimo & dio gran litteratura, che null'altra cosa faceua differente l'ottauoTuono degli Ecclesiastici dal primo, se non la corda finale, & l'imaginatione della differente di-uisione Harmonica, & Aritmetica, applicata poi à questo nuouo modo di comporre & cantare queste tante arie insieme, così disse stimolato dalla sete, che haueua d'inuentare tale inutile no-uità; come quello che la reputava importantissima & necessaria; il che manifesta apertamente il titolo de'libri della sua Musica, i quali così chiama. Dodecacordon. nella prima faccia de quali si leggono queste inaudite marauiglie, doue à lungo poi dice hauere imitato Aristosseno; & la conformità che hanno insieme di già l'habbiamo dimsotrata. Tale fu adunque dico quel-lo, che dentro à sè andò discorrendo esso Glareano. Si come la spezie del Diapason, che serue al primo Tuono, ha facultà di formare l'Ottauo con sola conideratione d'esser quella harmo-nicamente, & aritmeticamente diuisa questa; per qual cagione non deuono fare variatione di concento l'istesse separationi nelle altre spezie, che contengano gli altri Tuoni? alla quale ap- page 78 parenza di ragione, ancora che debole fusse appoggiatosi; aggiunse à gli otto Modi mostrati, quattro altri che fecero il numero di dodici; e tale fù l'ordine, che tenne per ciò fare. formò il nono Modo dell'istessa spezie del Diapason che serue al secondo, ma trasportata per vn'Otta-ua nell'acuto, & considerata diuersamente separata dalla sua media. formò il Decimo di quel-la del Terzo, assegnandoli per corda finale (& insieme al suo autentico) alamire; l'vndecimo, per non essere quella del Quarto della diuisione (che egli si conueniua capace) formò di quella del Sesto: facendolo terminate insieme con il suo Plagio in c solfaut; il quale constituì nella spe-zie del Diapason che serue al Settimo; osseruando in essi le medesime conditioni, che fece nel trarre il Nono dal Secondo: lasciando da parte come si è detto, la diuisione harmonica del Diapason che serue al Quarto Modo, per non esserne capace; si come non è capace quella del Quinto dell'Aritmetica, secondo che in questo essempio si può sensatamente comprendere. Descrittione de'12.Tuoni, tratti dalla prima faccia del Dodecar. don del Gla-reano, & dal 7.&del 28. del secondo libro.
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12
Dorio Hypodorio. Frygio. Hypofrygio. Lydio. Hypolydio
Mixolydio. Hypomixolydio. Eolio. Hypoeolio. Ionico. Hypoionico.
I quali impedimenti cagionarono che piu oltre à maggior numero di Tuoni non si passasse. dal Altro abuso de'moderni. che si fa argumento, quanto male sia stata intesa la cosa de Tuoni degli antichi Musici da mo-derni; poi che si fatte baie veramente, gli hanno dato occasione & impedite l'operationi loro; senza punto accorgersi, ò considerare, che i Musici de canti Ecclesiastici, & appresso il dotto Tuoni Ecclesiastici fracco stano à quel-li degli anti-chi in alcune cose. Franchino, non vollero speculare, ne introdurre maggior numero di Tuoni, non per ognoran. za, come alcuni stimano, ma per fuggire il mal'vso, & l'occasione d'essere numerati tra disprezzatori de buoni & veri precetti: ritrouandosi di già hauere occupato qual sia delle quindici corde del Massimo & perfetto Systrma,, & con i lor primi sette Modi hauere messo in opera cia-scuna spezie del Diapason, & piu volte le altre consonanze dette hoggi perfette; hauendo ag-giunto l'Ottauo piu tosto per l'imitatione di Boethio nel numero di essi, che per veramente co-Gli Ecclesia-stici constituiscono 8 Tuoni ad imitatione di Boethio. noscerlo atto ad introdurre alcuno nuouo & necessario affetto; le qual cose conosciute molto bene da Franchino, l'hauerebbe piu tosto per ciò confutato, che formatone senz'alcun propo-sito de nuoui: ma trouatolo di già abbracciato dall'vniuersale, l'ammesse lui ancora perman-co male; oltre che à quella sorte di Canzoni d'vn solo, cantate secondo il suono delle corde tra le quali si trouano scritte, come si costumaua nel principio che elle furono introdotte, senza punto alterarle, non disconueniua come in quelle d'hoggi à piu voci disconuiene; perche vera-mente tra le corde de'canti loro, è differenza d'harmonia, & melodia, & vie piu quando ci si Canto figurato, perche sia così detto. applica parole ad essi conformi: ma nel cantare secondo questa nuoua prattica di canto figura-to (così detto dalla diuersità delle figure cantabili) tante are insieme, sono troppo due Tuoni non che otto, ò maggior numero. perche qual si voglia Cantilena messa in atto, ricerca sem-Tuoni de moderni non es-ser piu d'vno. pre l'istessa quantita & qualità di corde circa l'acuto & graue, procedendo in ciascuna qual sia delle parti col medesimo rithmo, quanto al veloce e tardo mouimento; per vsare in esse il Con-trapuntista, note di qual si voglia valore, & ciascuno interuallo à suo beneplacito inconsidera-tamente, & senza pensare al concetto delle parole cosa del mondo: ne quali accidenti si troue-rà al suo luogo consistere principalmente la diuersità & virtù dell'harmonie & melodie. di ma-niera che i Tuoni & le Cantilene d'hoggi vengano à essere necessariamente d'vn'istessa qualità, quantità, & forma; & d'vn medesimo colore per così dirle, sapore, & odore vna che l'altra: in proposito delle quali mi parrebbe, che l'essempoio di Filosseno Musico nobilissimo, fusse effi-cace argumento da persuaderne quanto disformi siano i Tuoni de moderni da quelli degli an-Arist.nell'8 della Politi-ca. tichi, & confermarne maggiormente in tal verità. il qual Filosseno, hauendo cominciato vna volta tra le altre il Dithyrambo nel Tuon Dorio, fu forzato dalla materia del soggetto à darle fine nel Frygio ad essa conueniente.
STR. Da che nacque questo di gratia?
BAR. Si può a'tempi nostri, per quanto io credo, mal sadisfare in modo che sen'hab-bia contezza, per non ci essere di queste cose restata memoria alcuna; ma se vi volete conten-Dithyrambo appresso i Greci quello insse & da chi $i trouato. tare di saperne quant'io ne stimi & creda, mi contento diruelo. Il Dithyrambo appresso i Poe-ti antichi Greci, era vna forma di Canzone in lode di Bacco, di che fu autore Arione, l'aria della quale, imitandosi in essa concetti, & costumi di Baccanti riscaldati, auuinazzati, al-legri & altri tali; & cantandosi da vn coro, che rappresentaua i così fatti, si costumauano per ciò tutte i fare (per quanti'io mi stimo) in Tuono incitato. ma perche gli artefici grandi vogliano qualche volta fare esperienza dell'arte, & così si mettono a far proua di forzare i con-fini de principij loro; Filosseno essendo vno di quelli, volleesperimentare vna cosa nuoua; la quale non gli riuscendo capace del suo concetto, vinto dalla natura di essa se ne passò al natu- page 79 rale di quello: & così hauendo cominciato il Dithyrambo nel Tuono Dorio, l'harmonia diFilosseno co-minciato il Dithyrambo nel Tuon Dorio perche sia forzato à darle fine nel Fry-gio. che è come si è detto quieta, & senza violenza alcuna di affetto, & aborrendo la sconcia mor-uidezza di tal materia & lusinghe di quel verso, ben volentiere sentendosi (come perito che egli era) nell'andare innanzi mancare l'aiuto dell'harmonia alla sua imitatione, l'abbandonò senza rispetto, & passossene quasi che violentemente al Frygio piu di esso Dorio acuto, & così per na-tura incitato & conueniente all'espressione de concetti che egli haueua alle mani. he è anco da marauigliarsi che à Filosseno venisse vn concetto si fatto, per essere di natura & complessione che amaua l'harmonie graui & quiete, anzi le grauissime; il che argomentol'hauere dopo tutte le altre ritrouata quella dell'Hypodorio, tarda & rimessa piu di ciascun'altra. & questo è quanto io sappi dirui in questa materia. dall'essempio del qual Filosseno si può ancora comprendere,Altro abu-so de moder-ni prattici contrapuntisti. quanto sia il comporre & cantare d'hoggi senza regola, senza modo, & senz'ordine, à caso & per mera prattica; senza sapere null'altra cosa i prattici compositori, eccetto che quello è vn'inter-uallo consonante, & questo vno dissonante; & qual si voglia concetto (mal grado di esso Filos-seno) cantano i moderni Contrapuntisti in qual si voglia Tuono loro; hauendo abbandonato interamente ciascna osseruatione & legge, & fattisi preda della schietta volontà & potere degli artificij suoi, senz'altra piu considerata limitatione ò regola che buona sia.
STR. Non vsauano adunque gli antichi Musici, la msitione dell'vno con l'altro Tuono?
BAR. Non per certo, sin che non venne Sacada Argiuo Musico & Poeta famosissimo per treSacada Argi-uo inuentore della mistio-ne de Tuonoi. vittorie ch'egli hebbe in quella sorte di feste che faceuano gli Spartani in honore d'Apollo il giorno del suo natale, dette Carine; & per essere stato autore dell'entrare nell'istessa canzone, del primo nel secondo, & di questo nel terzo Tuono, ò altramente.
STR. È questo quel Sacada che fu ancora inuentore dell'Elegie? & che in Sparta medesima Carnie feste, quello fussero. Plutarco nel 3.degli Apostemmi tra gli ordini, & co-stumi de La-cedemoni. mente ritrouò quella spezie di Canzone & di ballo insieme, dette Gimnopedie? dell'opera del quale Pindaro tra li altri scrittori tenne particolar memoria?
BAR. Questo è desso.
STR. Non vi sia graue il dirmi, qual fusse la mistione che lui vsò de Tuoni, & appresso quello he fusero le Gimnopedie.
BAR. Dirouui il tutto dopo l'hauerui prouato che il Tuono Hypodorio fusse non solo ri-trouato da Filosseno, ma l'vltimo di tutti; che per essere piu vecchio debito, debbo ragioneuolTuono Hypodorio, vltimo ritrouato. mente prima satisfarlo; però notate. Douete sapere, che questo Tuono fu appresso gli antichicome tutti gli altri, chiamato per diuersi nomi, come voi potete in parte comprendere da quella introduzione che va stampata e greca & latina sotto nome d'Euclide. tra li altri, alcuni lochiamano locristi, & altri Hypodorio. Hora Giulio Polluce cantando l'harmonie, se ben nonnomina l'Hypodorio, dice che la Locrica fu trouato di Filosseno. Onde gia habbiamo, essenNel 4.libro del suo Ono-mastico. Locristi & Hypodorio, esser l'istesso Tuo-no. do queste due vna medesima come ce ne dicono gli scrittori, che Filosseno ne fu trouatore. quanto à che ella fusse l'vltima à venire in vso, oltre che da per sè l'è cosa assai verisimile, sseondo l'ot-tauo Tuono & vltimo di numero, si trae manifestamente da Briennio nel quarto capo del Terzo libro della sua Musica: doue hauendo ragionato degli altri Tuoni piu acuti, rendendo conto perche l'Hypofrygio fusse dagli antichi chiamato Tuono graue, essendo l'Hypodorio più gra-ue d lui, mostra che questo fusse nato, perche prima che l'Hypodorio venisse in vso, questo era di sua natura il piu graue di tutti gli altri, & per ciò n'era stato comunemente così detto: il qual nome gli era rimasto addosso, ancora che poi fusse comparito l'Hypodorio fusse di tutti gli otto Tuoni che da lui si raccontano, l'vltimo à essere ritrouato. le Gimnoperdie appresso gli Spartani, era Gimnopedie, quello fusse-ro. no cori di fanciulli, i quali à piè scalzo andauano insieme col ballo cantando le lodi dgli D$j, & in honore di quelli Spartani che nelle campagne Therie combattendo per la patria erano ca-duti morti. le mistioni poi de Tuoni (secondo che ciè raccontato da Plutarco) che vsaua Saca-da, furono tali. Si haueua ne suoi tempi cognitione solo delle tre principali spezie d'harmo-nie; che sono come sapete la Doria, la Frygia, & la Lydia; quantunque Atheneo, voglia col te-stimonio d'Eraclide Pontico, che l'harmonia Frygia & la Lydia forse come barbare, si chiami-no per maggiormente honorare i Greci, Eolica, & Ionica; la qual cosa non passa senza qualcheNel capo 10. del libro 4. disturbo di quelli che accuratamente essaminano i nomi & l'ordine de Modi secondo Socrate, Platone, & Aristosseno: ma sia come si voglia, venghiamo noi, poiche di queste si fatte controEraclide Pon-tico. uersie in proposito particolarmente de Tuoni n'è piene le carte; à dire in qual maniera Sacadevsasse la mistione di essi: il quale nel coro principalmente la vsò in questa maniera. Poneua pri-ma (quando però conueniua alla qualità del Poema) la mutanza Dorica; dopo questa la FrygiaPlutarco de-musica. mi-stioni de Tuoni secondo Sa-cada. & appresso la Lydia; la qual regola & legge fu detta Tripartile: ma era da esso questa uarietà d'harmonia, con tale industria accomodata in tutta la Canzone, che fu tenuta in grandissima stima l'opera & uirtù sua; per accomodarla al soggetto delle parole con giditio grandissimo, e tutti gli affetti che in essa erano stati dal Poeta spiegati, esprimeua egli con arte marauigliosa. della qual cosa importantissima & principale dell'arte musica, non è fatto conto alcuno da prattici d'hoggi; & piacesse à Dio che gli errori loro finissero qui, ma ci è molto peggio; imperoche page 80 tutte le regole & osseruationi che eglino hanno in vso, sono di diretto contrarie à bene esprimer gli affetti & i concetti di quale si voglia poema; tra le quali alcune aol presente commemorare ve ne Altri abusi de prattici d'hoggi. voglio; & queste sono l'inuiolabil legge che gli hanno fatto senz'addurre autorità ò cagione, che non sia lecito in modo alcuno il fare due consonanze perfette d'vna istessa spezie vn'appres-so l'altra:& quando si ha d'andare à trouarle dall'imperfette partendosi, si vadia con lapiu vi-cina; hauendoci aggiunto in oltre, il rispetto che si deue hauere alla relatione del Tritono & della Semidiapente. Hora l'osseruationi di questi due soli precetti, sonbo bastanti à ouuiare che mai si possa esprimere affetto alcuno; oltre alli altri inconuenienti che io mi riserbo à msotrar-ui à lungo e tempo piu conueniente.
STR. Ci vorrà bene altra industria & fastica, che non volle dianzi à farmi toccar con mano che la Lira & la Cithara degli antichi Greci & Latini era l'istessa cosa, à persuadere all'vniuersa-le questa vostra nuoua anzi nouissima openione.
BAR. Mi offesero assai piu chiaramente à far voi, & qual si voglia altro di sano intelletto di ciò capace, che d'altra cosa che io vi habbia sin'à quì detta, ò che per l'auuenire dire vi potesse: ma contentadoui voglio che la serbiamo al suo luogo.
STR. Sono adunque altre cagioni che impediscano la musica & cantare d'hoggi, d'operare negli vditori quelli affetti che l'antica operaua?
BAR. Ce ne sono molte altre, anzi come vi ho detto, tutte sono le regole loro à queste contrarie.
STR. Non v'incresca dirmene alcuno altro particolare, à ciò io esca di questa ignoranza, & impari appresso di rispondere à prattici d'hoggi, che vogliano che la musica deglli antichi à comparatione della loro, fusse vna baia da ridersene; & lo stupore, che col suo mezzo cagiona-rono negli animi & menti degli huomini, non da altro nascesse, ò deriuasse, che dall'essere gros-si & rozzi; della qual cosa altieri, fecero poscia per i libri loro tanto romore.
Ragioni del-l'Autore in pruare l'ec-cellenza dell'antica musica, & l'impertinenza della moderna. BAR. Vedete quanto costoro siano temerarij, che si ridono degli effetti che faceua vna cosa la quale non sanno qual fusse, ne conoscono la natura & proprietà di essa, ne come potesse ciò operare. qual maggiore argumento volete per conuinergli, che i miracoli per così dirgli, che ella faceua? i quali ci sono raccontati da piu degni & famosi scrittori fuor della professione de Musici, che mai habbia hauuto il mondo: ma lasciamo questo da parte, & venghiamo à vno essempio sensato & chiaro, il quale sarà questo. Certa cosa è, per quello che ho potuto rac-corre da diuersi parti; che la maniera del cantare hoggi tante arie insieme, non è piu di cento-cinquanta anni che l'è in vso, ancora che quelli che volessero vn essempio d'autorità di questa moderna prattica che hauesse tanti anni, non so ne anco se egli si trouasse. Hora da quel tem-po sin'ad hoggi, concorrono tutti i miglior prattici à credere & dire, che ella sia giunta à quel Cipriano Rore, Musico prattico sin-gulare. colmo di perfettione che l'huomo si possa imaginare; anzi che dalla morte in quà di Cipriano Rore. Musico in questa maniera di Contrapunto veramente singulare, sia piu tosto andata in declinatione chein augumento. Hora se in cento anni ò poco piu che l'è in tal modo stata esercitata, da genti che per l'ordinario sono di nullo ò poco valore, non sanno per modo di dire doCagioni per le quali si è della musica facultà rite-nuto il men buono. ue & di chi nati; non hanno beni della fortuna ò pochi, ne anco sanno à pena leggete, è venuta à quel colmo d'eccellenza che essi dicono, quanto maggiormente doueua essere stupenda & ma-rauigliosa quella appresso i Greci, & Latini, doue ella durò tanti e tanti secoli in mano del contonouo à huomini i piu sauij, i piu scienziati, i piu giuditiosi, i piu ricchi valorosi regij & mag-gior Capitani che mai habbia hauuto il mondo. era cosa vergognosissima & da ignorante, co-Emilio Probo, nella vita dell'istesso. Nel quarto. me dall'essempio di Temistocle si può in parte comprendere, & da quello che ne dice Polibio Historico; a qual si voglia huomo nobile di qual si voglia grado, senza quella sorte di musica conueniente à loro: & quelli che per qual sia accidente non sonauano la Lira, non erano della Tibia ignoranti: donde ne nacque quel prouerbio così trito tra Greci, che diceua. Se non Ci-Prouerbio degli antichi Greci. tharedo, almeno Auledo. Che questi attendessero & amassero grandemente la musica, quan-tunque alcuni senza ragione, esser dediti alle fatiche piu che alle feste hanno detto; si può buo-na parte conoscere di quì: che sendo assediati dal numeroso esercito di Serse, non tralasciarono I Greci, amano grandemente la musica, quantunque il Zarlino sia di parere contrario al ca-po 4. della 2. parte delle institutioni. mai alcuna delle feste publiche loro, nelle quali si esercitauano qual si voglino sorti di musica: la qual cosa dette piu volte ocasione di dubitare à Serse; sapendo egli certo (per modo di fauellare) che si moriuano di disagio & di fame, & gli vedeua & vdiua giorno & notte danzare, can-tare & sonare. ma perche vado io spendendo piu parole intorno à ciò, auuenga che Aristotile istesso, Filosofo sopranaturale, comanda espressamente ne libri della Republica, che i fanciul-li, acciò non l'habbiano ad imparare fatti che siano huomini, debbinocon grande studio la musica apprendere; ma non quella del Teatro fatta per sadisfattione della plebe che è quasi l'istessa della nostra, ma quella che a'nati nobili conuiene; che è la vera & non finta. non per altro, che all'Ottauo. Precetti del-la musica. per à mano àmano introdurgli à pigliare honesto piacere con dignità & ragione; & il frutto che da essa si coglie in tre sorti partisce; si che l'vna si riferisce all'eruditione & disciplina; l'altra alla purgatione degli animi nello sfogargli & mitigargli; la qual facultà haueuano l'harmonie & melodie à esse passioni conformi, & l'opposite ancora alcuna volta; & la terza poi era efficace page 81 mezzo dice egli, di trapassare giocondamente la vita in riposo e tranquillità, in quel mentre che si fa tregua con le troppo graui cure che tengono gli animi assediati. altra volta insieme con al-tri la diuise in morale, in attiua, & da empier gli animi di diuino furore. la morale era la Do-ria, l'attiua la Frygia, & quella che empieua gli animi di diuin furore era la Lydia. le quali due vltime sorti d'harmonie, vuole il Filosofo che elle si odino, & non si trattino; se non però tanto quanto altri è atto à darne giuditio. Hoggi non solo i capi delle Republiche, & i Senatori non suonano, ne cantano si fattamente; ma se ne vergognano sin'à priuati Fentilhuomini: & del-l'importanza & stimolo che sia à professori di essa, l'essere presso à nobili, ò sotto vn Principe ce l'ami & apprezzi, sarebbe l'istessa vanità & impertinenza à cercare di dimostrarlo, che quella di chi si pigliasse cura di voler magiormente persuaderne, che gli antichi Greci & Latini vi dessero opera & studio piu di quello che si fa hoggi, & superassero gli huomini de nostri tempi in ciascun'arte & scienza: auuenga che ciascun libro di qual si voglia importante facultà che noi habbiamo, fu prima da quelli composto & scritto. con tutto il colmo d'eccellenza delMusica d'hoggi, non haue-re proprietà alcuna. la musica prattica de moderni, non si ode ò pur vede hoggi vn minimo segno di quelli che l'antica faceua; ne anco si legge che ella gli fecesse cinquanta ò cento anni sono quando ella non era così comune & familiare à gli huomini. di maniera che ne la nouità, ne l'eccellenza di essa, ha maihauuto appresso de nostri prattici, forza d'operare alcuno di quelli virtuosi effetti che l'anticaoperaua; dalla quale se ne traeua vtile & comodo infinito: la onde necessariamente si conclude,òche la musica, ò che la humana natura si sia mutata da quel primo suo essere; ma qual fusse lamusica dgli antichi, & qual sia quella d'hoggi, & da quello potesse & possa ciò auuenire, si di-mostrerà al suo luogo.
STR.Io odo con tanto gusto queste si fatte nouità che con tante sensate & viue ragioni cercate persuadermi; che quando vi contentassi, non huastando però l'odine che vi sete nell'Idea meco proposto intorno à queste materie discorrere, volentiere vdirei tutto quello che di piu vo-lessi in questo proposito dirmi.
BAR. Se così à voi piace, à me parimente piace; & maggiormente per esser trascorso assai auan-ti; per lo che non hauerò l'istesse cose à replicarui piu volte. Facciamo adunque proua, quan-to della proposta materia se ne possa mai da noi vedere di vero; non temendo (poiche il fine del desiderio nostro è solamente il benefitio publico) quelle imputationi che seguitare ce ne possia-no; per hauere hauuto ardire d'essere i primi à rompere questo ghiaccio così duro profondo & spatioso; però notate. Se l'vso della musica. io intendo al presente della vera che è vtile à tutti gli huomini, come dice Polibio, & non di quella che secondo E foro, è stata trouata per beffarNel proemio dell'historie, ;usica per qual fine in-trodotta. gli & ingannargli. se l'vso della musica dico, fu da gli huomini introdotto per il rispetto & fi-ne che di comun parere dicono tutti i sauij; il quale non da altro principalmente nacque che dall'esprimere con efficacia maggiore i concetti dell'animo loro nel celebrare le lodi de Dei, de Genij, & degli heroi; come da canti fermi & piani Ecclesiastici origine di questa nostra à piu voci si può in parte comprendere; & d'imprimergli secondariamente con pari forza nelle menti de mor-tali per vtile & comodo loro; chiara cosa sarà, che le regole de moderni Contrapuntisti osserua-te come leggi inuiolabili, oltre à quelle ancora che per elettione & per msotrare il saper loro si frequentemente vsano, saranno tutte di diretto contrarie alla perfettione delle ottime & vere har-monie & melodie. il che à prouare à dimostrare & à persuadere, non sarà molto difficile; à quelli però che ricordandosi di tutto quello che si è detto sin quì intorno à ciò, lasceranno il proDiuersa natura de suoni & demoti. prio interesse, l'inuidia, il mal vso, & l'ignoranza da vno de lati. Per fondamento adunque diquesto soggetto, farò succintamente mentione di due soli capi come principali & importanti;promettendo poco di sotto dichiarargli largamente. la onde dico essere altra la natura del suonCantare in consonanza, essere vn'im-pertinenza, & il Zarlino per l'opposito dice che sen-za essa, e l'harmonia imperfetta, nell'in-stitut.al c.primo nel 16, e nel 49.del 2. graue, altra quella dell'acuto, & diuersa da l'vna & dall'altra di queste dico essere quella del mezzano. così parimente dico hauere altra proprietà il moto veloce, altra il tardo, & da questa & da quella lontana dico essere il mediocre. Hora sendo veri qeusti due principij che verissimi sono, si può facilmente da essi raccorre (essendo vna la verità) che il cantare ion consonanza nella maniera che i moderni prattici vsano, è vna impertinenza. perche la consonanza altro non è che mistura di suon graue & acuto, la quale (come hauete di sopra inteso) senza offesa, ò con di-letto, ò soauissimamente ferisce l'vito. la onde se tal contrarietà d'affetto si troua tra gli estremi suoni delle semplici consonanze, quanto vie piu haueranno tal diuersa natura le replicate & composte, mediante la lontananza maggiore degli estremi, & piu di queste quelle che piu volte composte replicate sono? le quali per essere piu lontane dall'origine loro, sono men pure, dal senso men comprese, & meno intese dall'intelletto. nulladimeno si vanno con tanta industriaDiuersa natura delle con-sonanze. da moderni prattici cercando negli strumenti dall'arte & dalla natura fabbricati. & essendo tale quale habbiamo detta la Diapason & la Diuapente; delle quali vniscano si gli estremi suoni loro separatamente in ciascuna di esse, & particolarmente quelli del minimo interuallo multiplice,Diapason, esser il minimo interuallo multiplice. che per la conuenienza che hanno insieme paiono quasi gli istessi congiunti in vn sol termine; quanto maggiormente saranno i diuersa natura gli estremi delle consonanze imperfette, & piu di esse le dissonanze di che son piene le Cantilene loro? Hora se tale diuersità si troua fea due sole parti page 82 che insieme cantino vn solo interuallo, per semplice ò composto che egli sia; quanto maggior-mente ne haueranno quattro ò sei & piu insieme cantati nell'istesso tempo, piu volte composti & di diuersa natura come hoggi per lo piu & per maggior ruina della vera musica costumano i Contrapuntisti nelle Canzoni loro? Aggiunghiamo appresso questi impedimenti che cagiona-no la diuersità de suoni & la varietà delle voci, quelli che nascono dall'inugualità del Moto del-Moto contra-rio, à che at-to. le parti, non meno de primi importanti. & questi sono che molte volte la parte del Soprano à mala pena si muoue per la pigritia delle sue note, quando per contrario quella del Basso con le sue vola, & che quella del Tenore & del Contralto se ne vanno passeggiando con lento passo. ò veramente volando alcuna di queste, se ne va passeggiando quella, senza fare quasi mouimen-to l'altra.di maniera che à quello che la natura del mouimento & del suono, che vna delle parti tirerebbe l'vditore, & vie piu accompagnata da parole à esso suono & moto conforme; l'altra come sua contraria, da ciò lo respinge; non altramnte di quello che auuerebbe a vna colonna: la quale vgualmente psota per tutto su la sua base, se altri per atterrarla le attaccasse al luogo del capitello due ò piu canapi vguali, tirato ciascuno oppositamente da vguale distanza da pari forze. perche ne questa con tutta la fatica che vi si adoperasse si muouerebbe punto dal luogo suo; se già ella forse da per se non fusse da qualche parte per suo proprio difetto disaiutata: con ciò sia che la forza opposita, resisterebbe alla violenza contrapostale. ma se altri con tutti i medesi-mi ordigni, & con tutte le medesime forze la violentasse tirando da vna sola parte, non sarebbe m'auuiso io, punto marauigliosa cosa, se tutto quello sforzo insieme fusse di tanto potere che Precetto fa-mosissimo de compositori d'hoggi. l'atterrasse. aggiunghiamo in oltre à sopradetti impedimenti, che per fare quelle lor Fughe dritte ò rouerse che se le dichino, l'osseruationi delle quali, non solo molte volte gli priua di quella sorte d'harmonia tanto da loro reputata; la quale è che alla parte graue non manchi mai la Ter-za ne la Quinta, ò in vece di questa alcuna volta la Sesta, ò vero le replicate; quando però can-tando nell'istesso tempo insieme quattro parti almeno; ma hanno per ciò osseruare introdot-Pose perche introdottesi nelle Cnati-lene d'hoggi. nn è vero a-dunque quello che il Zar-lino al capo 53.della 3. parte dice in tal proposito. to la diuersita delle Pose ò pause che dire le vogliamo, senza punto curarsi che nell'istesso tempo cantando vna di esse parti il principio delle parole, ò in prosa ò in versi che elle siano, canti vn'altra non solo ò il mezzo ò il fine del medesimo; ma il principio ò il mezzo, e talhora il fine d'vn altro verso ò concetto. profferendo molte volte cntro à ciascun douere, oltre al replicare quattro & sei fiate l'istesso, le sillabe della medesima parola, nel cielo vna, nella terra l'altra, & se piu ve ne sono, nell'abisso. & ciò dicono essere ben fatto per l'imitatione de concetti, delle paro-le, & delle parti; strascinandone bene spesso vna di esse sillabe, sotto venti & piu note diuerse, imitando talhora in quel mentre il garrire degli vccelli, & altra volta il mugolare de cani. la qual cosa di quanta imperfettioen sia causa, & quanta forza si leui per ciò all'espressione dell'affetto, nel quale naturalmente si commuoue il simile in chi ode, non è mestiero altramente ragionarne. & per non mai alcuno introdurne negli animi degli ascoltanti, hanno i moderni prattici Con-trapuntisti tra le molte confuse regole loro, riceuuto come ho detto sin per legge fatale, che non sia lecito in modo alcun fare due ò piu consonanze perfette dell'istessa proportione & spezie vna appresso l'altra. mediante l'osseruatione della qual regola, hanno senz'alcun proposito, anzi Note diuer-se, perche in-trodottesi nel Contrapunto. fuore d'ogni raigone & conuenienza di mouimento naturale della voce, ritrouate piu sorti di-uerse di note, di quello che conueniua per l'espressione de concetti; acciò piu facilmente oser-uare si potesse tal precetto. il quale ad altro fine non fecero,che per non hauere mediante la somiglianza, tanta virtù di distrarre l'huomo in diuerse affettioni come hanno per l'opposito (ti-spetto la sproportione degli estremi loro) l'imperfette & le dissonanze; delle quali concedano che se ne faccia quante al Contrapuntista piace. non si accorgendo nell'approuare questo solo particolare precetto, quanto meritino d'essere reputati rozzi & idioti; non quelli che tali leggi instituirono, le quali come intenderete furono fatte con giuditio grandissimo, per il fien al qua-le resero gli autori di esse; ma questi che sino à quì le hanno vsate & approuate per altro da quello diuerso, senza mai punto curarsi di sapere ne donde deriuate, ne per qual fine da osseruarsi; prestando loro indubitata fede, senz'hauer pure speranza di poterle migliorare; andandosene insieme con la piena, & come per prouerbio si dice, presi alle grida, senza intendere piu oltre della cagione di ciò. & quello che peggio è, sono del continouo andati & di nuouo vanno con cia-scuna lor vorza & sapere, cercando tutte l'occasioni che de concetti loro quando cantando par-lano, non se ne raccolga senso ne costruttione, anzi non sen'intenda mai parola alcuna: quasi che si vergognino d'essere, non huomini; ma animali ragioneuoli. marauigliosi che egli operarono in diuersi soggetti: volendo misurare la perfetta & dotta scienza di quelli, Regole de Contrapunti sti, donde de-riuate.con la confusa ignoranza loro. Da gli strumenti di corde, simili all'Epigonio & al Simico, ò dagli istessi, deriuò s'io non m'inganno, il modo di comporre & cantare d'hoggi in consonanza queste piu arie insieme: imperoche sensdo in tali strumenti tesa quella quantità di corde nella maniera & dispositione che si è dimostrata di sopra, cominciarono i Citharisti di quelli tempi, ò per eccedere in qualche parte i Citharedi, ò per fuggire quell'obligo d'hauere del continouo appresso vn Musico cantore per la perfettione della melodia che insieme la voce di questo & lo page 83 strumento di quello faceuano; cominaciarono dico con quel poco di lume che della Musica ha-ueuano, senz arispetto alcuno delle leggi di Terpandro o d'altro approuato legislatore d'autoSonare in cosonanza, per-che introdottosi. rità; andare inuestigando vn modo con il quale potessero senza il loro aiuto dilettare in qual-che maniera col semplice suono dello strumento il senso dell'vdito. & per colorire questo tal disegno, giudicarono essere efficace mezzo la diuersità delle consonanze & degli accordi; i qua-li per l'adietro non furono da alcuno di sano intelletto ( per il fine che habbiamo detto) appro Consonanza, à che atta. uati, ma grandemente & con giusta cagione abborriti; per conoscer molto bene che la consonanza haueua facultà di scordare gli animi ben composti degli vditori; in proposito di checosì ra-giona il Filosofo. Ma togliendo via l'eruditione artifitiosa degli strumenti musicali, & di tali Nell'ottauo della Polit. esercitij; & artifitiosa musica ponendo esser quella cheserue à gli spettacoli: conciosa che chi l'adopera in essi, non si sforzi dentro per fine alcuno virtuoso, ma per dare piacere à chi ode, & che questo paicere ancora vilmente si faccia: però affermiamo noi tali esercitij non essere da huomini liberi, ma da seruili & meccanici artefici. hauendo egli poco di sopra detto, che l'harmo Parte piu nobile della Musica, qual sia. nie affettuose si deuono vsare per disciplina, & le attiue & le astrattiue vdirle per mezzo d'altri che le cantino & che le suonino per trattenersi nell'otio, & relassar l'animo & quietarsi da nego-cij, nulladimeno andarono ciò inuestigando i Citharisti necessitati dal sudetto obbligo, per l'indispositione delle voci loro; mediante il qual difetto si trouauano priui della parte piu nobileCantore, so-natore, & Contrapuntista, es-sere serui & strumenti del vero musico. Essempio. importante & principale della musica, che sono i concetti dell'animo espressi col mezzo delle pa-role, & non gli accordi delle parti come dicono & credono i moderni prattici; i quali hanno la ragione fatta schiaua degli appetiti loro. non si troua appresso i Greci che i poeti & i Musici stes-sero per serui con i prattici compositori & cantori, si come anco non si è mai costumato che le gioie di pregio si adattino & seruino all'oro; ma si bene per l'opposito. Volendo adunque i Citharisti al difetto loro supplire, introdussero negli aritifitiali strumenti il modo di sonare in-consonanza uqeste piu arie insieme; ne quali esercitandosi lungo tempo, tenendo sempre la mi Consonanzre imperfette & dissonanze, perche intro-dottesi nel moderno Contrapunto. ra al fine prescritto, cominciarono in essi per la lunga esperienza à conoscere quello che dispia-ceua, che generaua noia, & che finalmente dilettaua l'vdito. & per hauere campo piu largo & spa-tioso, introdussero per ciò fare, non solo l'vso delle consonanze imperfette, le quali per piu tosto parere che veramente essere consonanti furono discretamente così dette, ma delle dissonanze ancora: vedendo che con le cinque sole che gli antichi Musici hebbono in consideratione (dette hoggiCome si sia mutato il modo del canta-re antico in questo d'hoggi, e quello che ha cagionato. perfette) riusciua la cosa male ageuole & tediosa. dall'vso delle quali imperfette consonanze, deriuò la mutatione della spezie Diatona Ditonica che prima era, quasi che in Syntona incita-ta: la mutatione di che cagionò necessariamente per le raigoni che ci son dette di sopra intorno particolarmente à suoi accordi mal temperati; he si mutò insieme il modo del cantare circa la grandezza & piccolezza degli interualli, & conseguentemente il costume. imperoche quella spezie tanto reputata, la quale fu veramente dalla Natura ordinata, vsata nella sua semplicità,Aristosseno nel primo degli elementi harmonici. era graue virile & constante, doue per l'opposito questa è per la sua incostanza, ridicola, effeminata & varia. talmente chedi seuera matrona ce anticamente era, è diuenuta hoggi la Musica, vna lasciua (per non dire sfacciata) Meretrice. del qual difetto non son meno da esserne incolLa Musica d'hoggi è se-condo il Zar-lino cosa miracolosa; & quella degli an-tichi era co-sa infelicissi-ma, al c.1. & 4.della 2 parte delle instit. Musica d'hoggi, perche di-sprezzata dagli intelligenti & apprezza-ta dal vulgo. Precetto di Platone confutato dal Zarllino nel capo 41.della 2. parte. pati i Poeti che i Contrapuntisti: dalla qual cosa auuiene, che la musica d'hoggi è così vilipesa& disprezzata dagli intelligenti; & per il contrario apprezzata dal vulgo sciocco; per pratticarequesto volentiere quelle cose à se conforme, atti à riprenderlo. abborrendo per il contrario tuttequelle & gli huomini appresso, che sono atti à farlo con il lor mezzo & essempio virtuoso &costumato; ne altro è di ciò cagione che l'ignoranza: la quale 8ancora che di mala voglia) verrebbe à confessare tutte le volte, che dicesse hauere bisogno del sapere di quelli. le quali cose, conosciute dal Diuino Platone, comandò nelle leggi espressamente, che si cantasse & sonasse Proschorda,& non Simphone: cioè all'Vnisono & non in consonanza. hauendo egli nel Timeo prima detto,che l'harmonia ancora che ha i mouimenti congiunti & conueneuoli à discorsi dell'anima no-stra, è vtile all'huomo che con l'intelletto vsa le muse, & non per l'irrationale piacere si come hora pare che sia. di maniera che si vede espressamente, che sin al tempo di quel Diuino Filoso-fo si costumaua per alcuni dicantare & sonare in consonanza: ma non che mai profferissero l'istesse sillabe della medesima parola vno dopo l'altro, ò che egli no guastassero, & rimpes-sero l'ordine & la misura de versi come hoggi si costuma. Si dolse dell'istesso ancora Plutarco, & poco auanti al Gafurio, Carlo Valgulio, così dicendo. Si vede hoggi fiorire. Certi adulteri canti, che la musica fanno imbastardire. Plutarco si duole del-la musica de suoi tempi, & cosi parimen. te Carlo Valgulio. Non contenti i nostri prattici di tutta la diuersità degli interualli che dentro à loro confini contengano le quindici corde del Massimo Systema Pithagoreo, fecero di piu vdire, passando mal suo grado verso il graue & verso l'acuto oltre la Quadrupla, le decime none, le vigesime se-conde, & Plus vltra sin'à gli Antipodi, veramente contro ogni natura di affetto. consciosa che page 84 come può sentire ogn'vno comunemente che si lamenta, non si parte mai dalle corde acute; & per contrario chi è mesto non si allontana mai dalle graui se non vna tale leggiere distanza; la quale non mai, perche ella non sarebbe accomodata ne atta à vn tal fine, aggiugne al mediocre stato non che ella lo trapassi come noi sentiamo fare con le Canzoni di questi nostri Musici. i quali non solamente con l'intero corpo di tutte queste loro arie mescolate insieme; ma bene spesso con vna sola parte, ò Soprano, ò Tenore quale ella sia, arriuano saltando hora all'in su, & hora all'ingiù; ò mediatamente, ò immediatamente, sin'allo spatio di vndici & dodici corde &voci; senza far conto alcuno di quello che Platone ne auuertisce, & parimente Aristotile: dicendo egli, che Precetto di Aristo.nella Polit.all'8. quella musica la quale non serue al costume dell'animo, èveramente la disprezzarsi. Tra i Mu-sici antichi di pregio, fu sempre grandemente reputata la seruerità, & la cutiosità auuilita; doue per il contrario quelli de nostri tempi, hanno senza rispetto alcuno à guisa degli Epicurei, ante-posto à ciascun'altra cosa, la nouità per diletto del senso; argumentando il giuditio dell'vdito Fine della musica d'hoggi, qual sia. Fine del senso & della ragione, quali sia-no. essere quello, che ha facultà di misurare & gustare gli interualli musici; à quali risponderemo questo per hora. che dal senso dell'vdito si apprende veramente tutto il principio di questa fa-cultà; perche se esso non fusse, nuina disputa sarebbe delle voci, & des suoni; & l'istesso auuereb-be tutte le volte che il moto (per hauere da esso l'essere) cessasse: ma per qual distanza gli inter-ualli musici siano fra di loro differenti, non è semplice virtù degli orecchi il discernerlo; il giu-ditio de quali in questo affare è ottuoso, per non dir sordo; ma alle ragioni & alle regole si rimettono talmente, che il senso obedisca come seruo, & sia la ragione guida & padrona. imperoche chi è quello di così sano intelletto & di si purgato vdito, che à suo piacere possa & sappia da vna Diapason trarne la nona ò la decima parte? ò per il contrario augumentarla hora di tre quarti & hora d'vn terzo? nessuno per mio auuiso senza l'aiuto dell'harmonica regola. così parimen-te il sapere la natura degli interualli musici, non è semplice virtù del senso. ma che vado io rac-cogliendo autorità & essempi se questo solo può bastare à persuaderui qual sia piu nobile & che meriti piu lodo, ò il prattico ò lo speculatiuo. Nell'opera degli edifitij condotti in atto dagli ar-tefici, & delle Città vinte & soggiogate col mezzo de soldati, & degli strumenti bellici; non si tien conto alcuno, ne si fa mai per ciò mentione dell'opera & seruigio per il quale sono à fine Qual differenza sia dal Musico, al cantore, sonatore, & Contrapuntista. Natura del senso. condotte imprese tali; ma solo dell'Architetto, & dell'Imperadore degli eserciti. hora l'istessa differenza si troua tra il Musico speculatiuo, & il prattico cantore, sonatore, & Contrapuntista; i quali al Musico deuono obedire come strumenti da lui retti & gouernati: & quantunque i sensi conoschino il bianco e'l nero, e l'amarno e'l dolce; non però gli conoscano in modo che sappiano discernere l'vno essere da desiderare & l'altro da fuggire. Cominciarono adunque i pratti-ci sonatori di quelli tempi, à formare negli strumenti quali vi dicca di sopra, le regole & leggi loro; la prima delle quali è, che non sia lecito sonando non piu di due sole corde alla volta, fare due consonane di quelle che sono dette hoggi perfette, vn'appresso l'altra dell'istessa spezie & genere: non per altro che per non dilettare (mediante la semplicità de suoni estremi loro tra due Zarlino nel c.2.del 3.delle sue instit. sole corde) interamente l'vdito: il quale volentiere si pasce come tutti li altri sensi, della diuer-sità de proprij oggetti, doue per il contrario ne concessero come meno semplici & piu variabi-li,due e tre dell'imperfette; non per la differenza del Tuono maggiore ò minore che si troui tra esse, come ardiscano dire alcuni; ma per la varietà degli estremi loro, i quali non così bene vni-scano in quella parte come le perfette fanno. & che tal legge del non fare due ò piu perfette con-sonanze l'vn'appresso l'altra con le conditioni dette di sopra, fusse da essi legislatori instituita so-lo per quando si suona due & non piu corde nell'istesso tempo; segno manifesto ve ne sia, che sonandone tre & quattro ò piu insieme negli artifitiali strumenti, le permessero come ancora hog-Saccenteria d'alcuni mo-derni sona-tori di tasti. gi si comportano, senza che l'vdito ne venga in alcuna parte offeso. So bene che alcuni saccen-ti de nostri tempi (per non sapere con piu honesto nome chiamarmeli) ardiscono dire à piu semplici di loro che per miracoli gli ascoltano; che le due perfette consonanze si fuggono nello Strumento di tasti del quale fanno professione, con la diuersità delle dita, dallavista, & non dall'vdito di quelli che attentamente le osseruano. vedete di gratia che inaudita sciocchezza è questa Comparatione. à volere che il vedere sia giudice competente della diuersa qualità de suoni; le qual cosa à la me-desima, che dire hauere parte l'vdito nel dscernere le differenze de colori. Dal modo adunque Dal modo di sonrare in consonanza, deriuò la manie-ra di comporre & cantare queste piu arte insieme. di sonare on consonanza, dico esser venuto in consideratione à Musici prattici che furono poco auanti à gli Aui nostri, che si potesse ancora in tal maniera comporre & cantare; essendosi di già perduta interamente molti & molti anni auanti per le guerre ò per altro accidente, quell'antica & dotta maniera; della quale poco di sotto faremo mentione & darenne oltre à quello che sino à quì ne habbiamo dato, quel maggior lume che alle debili forze nostre sarà possibile: non ad altro fine, che per eccitare gli animi grandi & virtuosi à dare opera à vna così nobile scienza, & vedere di ridurla nel suo primo & felice stato. la qual cosa non tengo per impossibile: sapen-do à quelli che prima la inuentarono & che la condussero al colmo della perfettione, non esser-gli stata dalle stelle infusa; ma si bene essersela acquistata con l'industriosa fatica & assiduo studio loro. Si perdè dico l'antica Musica, insieme con tutte le belle arti & scienze, della quale ne è ri-masto così poco lume, che molti reputano sogno & fauola la marauiogliosa sua eccellenza.