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Title: Dialogo della musica antica, et della moderna

Author: Vincenzo Galilei

Publication: Giorgio Marescotti (Firenze, 1581)

Principal editor: Frans Wiering

Funder: Utrecht University Netherlands Organization for Scientific Research (NWO)

Edition: 2016

Department of Information and Computing Sciences Utrecht University P.O. Box 80.089 3508 TB Utrecht Netherlands
Copyright © 2016, Utrecht University, Netherlands
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ALL'ILLVSTRISSIMO
SIGNORE, ET MIO PADRONE
OSSERRVANDISSIMO,
IL SIGNOR GIOVANNI BARDI
DE'CONTI DI VERNIO.

TROPPO difficil cosa è veramente, potere à coloro ren-
dere il contracambio, da quali habbaimo riceuuto molti
& singolari benefizij: percioche è necessario che à colui
con cui siamo in debito, venga à bisogna l'opera nostra;
& à noi conuiene esser tali, che venendone l'occasione,
possiamo ciò fare; le quali cose, auuenga che à pochi & po
che volte sogliono accadere, di quì è che molti quasi che
siamo ingrati vengono imputati. ma non è così; perche
non deue la fortuna di sì nobile operazione quanto è il be-
neficare & il rendere piacere a'beneficanti, tenere il prin-
cipato; che se così fusse, l'operare virtuosamente non sa-
rebbe in nostra potestà: cosa sconueneuolissima à pensare
non pure à dire. Se adunque ciò è vero come è verissimo, poteuo ben'io Sig.GIOVANNI
con sicuro animo sostenere il debito che tengo con V.S.Illustriss la quale come interden-
te delle buone lettere, & esercitata nelle arti che à vero Gentilhuomo si conuengono,
non ha mai ricercato da me cosa che soprauanzasse le mie forze: le quali percioche debo-
li sono, non ho mai potuto impiegare à seruizio D.V.S.Illustriss.di maniera che à me è
rimasta quella sola parte per fuggire il nome d'ingrato, che io poco fa dissi restare à colo-
ro che e di occasione & di potere mancano. & posto pure che qualche cosa per me stesso
valessi, già nō varrei nulla à comparazione de molti & signulari benefizij riceuuti di ogni
tempo dalla cortese mano D.V.S.Illustriss.percioche come potrei io pure in minima par
te ricompensare le comodità che ella mi ha date di potere con quieto animo attendere à
quelli studij a'quali da primi anni mi diedi, & che senza l'aiuto suo non hauerei condotti
in quel termine nel quale hora si ritrouano? à che si aggiugne la prontezza dell'animo
suo in far venire ad instanza mia, dalle piu lontane parti d'Europa varij libri & instru-
menti, senza i quali impossibile era potere della Musica quella notizia hauere che median
te quelli habbiamo; & acciò questa scienza si mostrasse per me al mondo assai piu chiara
di quello che forse dopo la sua perdita non è ancora stato, non li è paruto graue darmi co-
modità di viatico, & prestarmi il suo fauore in ogn'altra cosa opportuna per cercare mol-
ti luoghi, & indi ritrarre & da costumi degli habitatori, & dalle memorie antiche, & da
huomini della musicale scienza intelligenti, quelle maggiori & più vere notizie che possi-
bile è stato. i quali atti di liberalità, come che pure in qualche modo possino esser comu-
ni con alcuni altri, i quali forniti di ricchezze & di appoggi, ò per instinto naturale, ò per
page iv desiderio di gloria, à simili spese non pongono cura; & quelle abbondantemente & volen
tiere assai spesso far sogliano; si però sono eglino in lei tanto piu riguardeuoli, quanto che
accōpagnati da eguale humanità eccedano il comune vso di questi tali. & qual maggior
segno di cortese & benigno animo poteua ella darmi che lasciati molte volte da vno de la
ti i suoi più graui & importanti negozij, dichiararmi con la ciua voce gli oscuri sentimen
ti degli antichi & graui scrittori? i concetti de quali da pochi intesi, aggiustaua lei così al
segno, che bene si sarebbe potuto credere che ella in quei felici secoli, ne quali della Musi-
ca facultà pienissima contezza si haueua ritrouata si fusse; & che poi in processo di molte
erà è di maniera data al basso, che non si è sin'ad hoggi trouato alcuno che di esssa ne hab-
bia dato cognitione conforme al vero & à quello che essi antichi dilei lasciaro scritto.
il qual rispetto ha mosso me à tentare se con quello ingegno di che mi ha la natura dota-
to, & con le fatiche di molti anni intorno à ciò spese, aiutato insieme dal fauore & libe-
ralità D.V.S.Illustriss.potessi tanto fare che io ritornassi questa facultà se non nel primie-
ro suo stato, almeno in maggior notizia che fino à quì non hanno per mio auuiso fatto i
moderni che di essa hanno scritto. la qual cosa percioche giouamento & dilettazione in-
sieme puote arrecare à quelli che dopo noi verranno, ho giudicato essere vfizio d'huomo
sincero & non punto inuidioso dell'atrui bene, il darne publica contezza; acciò che quel
li che leggeranno possino apparare se cosa alcuna vi è di buono, & adoperarsi à supplire
doue l'insuffizienza mia hauesse mancato: che non voglio però credere di hauere in mo-
do scacciato le tenebre da gli scritti degli antichi, che non possi alcuno altro inuitato &
aiutato da miei accrescerli qualche chiarezza maggiore. il che hauendo io fatto secondo
le mie forze, & douendo per le cagioni pur hora dette pubblicargli, mi si è subito appre-
sentato innanzi la memoria D.V.S.Illustriss. alla quale io giudicai diuersi queste mie fa-
tiche. percioche hauendo io riceuuto da lei quelle comodità maggiori che à condurre à
fine simile opera si ricercauano, era senza dubbio 'mio debito inuiargliele. Ed è richie-
sto che il solleuato, e beneficato renda al benefattore il douuto guiderdone; e se non le
viene con quella purgata fauella che io doueua, & in latina lingua recato ancora si come
tosto insieme con l'altra mia opera verrà; accusine la poca fede d'acluni Stampatori di
Venezia: i quali non solo mi hanno (contro ogni douere) piu mesi intrattenuto, per
compiacere ad alcuno il quale ò tratto da inuidia impediua che queste mie fatiche vscis-
sero fuore, ò voleua egli delle molte vigilie mie se stesso honorare; ma hannomi in vl-
timo poco meno che negato l'originare, consegnatoli sin l'Ottobre passato acciò lo do-
uessero publicare: e prima che trarre glielo potessi di mano, haueuo per l'addotta cagio-
ne, stampato quà due terzi di eso, tratto da vna bozza rimastami. e con questo facen-
do fine con ogni reuerenza le bacio la mano, pregandola à prender in grado questa
mia opera, non à me, ma alla conueneuolezza di lei, e singolarissima humanità sua ha-
uendo riguardo. Di Fiorenza il dì primo di Giugno 1581.
D.V.S.Illustrissima
Affezionatiss.& obligatiss.Seruitore
Vincentio Galilei.
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DIALOGO DI VINCENTIO
GALILEI NOBILE
FIORENTINO
DELLA MVSICA ANTICA, ET DELLA MODERNA.

[Figure]
LA MVSICA è stata da gli Antichi annouerata, tra le arti che
son dette liberali, cioè degne d'huomo libero; & meritamente ap-
presso i Greci, Maestri, & inuentori di essa (come quasi di tutte le
altre scientie) fu sempre in molta estima; & da migliori Legisla-
tori, non solo come diletteuole alla vita, ma ancora come vtile al
la virtù, fu comandata douersi insegnare à coloro, che erano nati
per conseguire la perfettione, & l'humana beatitudine, che è fine
della Città: Ma insieme con l'Imperio in progresso di tempo per-
derono i Greci la Musica & le altre dottrine ancora. I Romani
hebbero di essa cognitione, prendendola da'Greci; ma esercita-
rono principalmente quella parte conueniente a'Teatri, doue si recitano le Tragedie, & le Co-
medie; senza molto apprezzar quella, che e intorno alle speculationi: & occupandosi conti-
nouamente nelle guerre, non molto à quella attesero, & così facilmēte la dimenticarono.
Hauendo poi la Italia per lungo spatio di tempo patite grādi inondationi de Barbari, s'era spen-
to ogni lume di scienza; & come se tutti gli huomini fussero stati sorpresi da graue letargo
d'ignoranza, viueuano senz'alcuno desiderio di sapere; & della Musica si haueuano quella istes-
sa contezza, che dell'Indie Occidentali: & in tale cecità perseuerarono, sin'à che il Gafurio
prima, & apresso il Glareano, & poscia il Zarlino (Principi veramente in questa moderna prat-
tica) cominciarono ad inuestigare quello che ella fusse, & à cercare di trarla dalle tenebre oue
era stata sepolta. la qual parte da loro intesa, & apprezzata, hanno à poco à poco ridotta nel ter-
mine in che ella si ritroua. Ma non pare ad acuni intelligenti, che l'habbiano resa all'antico suo
stato, secondo che si può comprendere da infiniti luoghi dell'antiche historie, de' Poeti, & de'
Filosofi,; nè che habbiano conseguito di essa la vera, & perfetta notitia: il che può forse hauere
cagionato la rozzezza de' tempi, la difficultà del soggetto, & la scarsità de' buoni interpreti:
nulla di meno questi scrittori meritano somma lode, & il mondo deue loro perpetua obligatio-
ne; se non per altro, almeno per hauer dato occasione à molti di maggiormente affaticarsi in
essa, per vederli di ridurla nella sua perfettione. il che (quanto però attiene alla Teorica) pare
che a' tempi nostri habbia conseguito Girolamo Mei, huomo degno, à cui tutti i Musici, & tut-
ti gli huomini dotti deuono rendere gratie & honori; & appresso nella nostra Città lo Illustriss.
Signor GIOVANNI Bardi de'Conti di Vernio: il quale hauendo in essa fatto lungo studio,
& essendosi di essa molto dilettato come di tutte le altre scienze, l'ha grandemente nobilitata, &
resa apprezzabile; hauendo col suo essempio eccitato i nobili al medesimo studio: molti de qua
li son soliti andare in casa di lui, & iui in diletteuoli canti, & in lodeuoli ragionamenti con ho-
nesto riposo trapassare il tempo. la onde sendo io molto obligato alla cortesia di questo genti-
lissimo Signore, & però desideroso di mostrarli con qualache segno esteriore, l'intero affetto che
ho di seruirlo, ho giudicato non potersi da me spendere il tempo con più profitto, che faticar-
mi intorno à cotale soggetto; poi che così facendo mi si mostraua speranza di potere dare à lui
alcun segno di gratitudine, & al mondo porgere no piccolo aiuto di vscire delle tenebre, nelle
quali (dopo la sudetta perdita) e fin ad hora stato inuolto; il che però sia detto senza arrogan-
za, & con ogni rispetto di quelli, che da Guido Aretino sin'a'nostri tempi sopra tal materia han-
no scritto: benche se io mi attribuissi in questo fatto alquanto di gloria, forse non meriterei ri-
prensione; poiche l'inclinatione datami dalla natura à questi studij liberali, & la continoua di-
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ligenza vsata da me per ispatio di molti anni ad appararli, piglierebbe la difesa del mio parlare
sopra di se à gran ragione: ma di questo il giuditio riserbisi pure alli intelligenti; per il qual ri-
spetto, & accioche se dalle mie fatiche alcuna vtilità può trarre il mondo, io non ne lo defraudi.
Oltre à quāto poco fa dissi, mi è piaciuto publicare alcuni miei concetti intorno alla Musica an-
tica, & à quella de nostri tempi, i quali sino ad hoggi sono stati (per mio auuiso) poco intesi da
chiunque ne ha trattato; il che senz'altro mio testimonio, può esser chiaro argumento della dif
ficultà della materia. per la qual cosa desidero dal Lettore, che si prepara à dare giuditio, o fare
paragone de miei scritti con quelli de gli altri moderni, somma attentione, & animo sgombro
da ogni affetto humano. perciochè è chiara cosa, che chiunque non ha l'animo interamente
purgato da ciascuna passione, non può di che sia dare perfetto giuditio. Ogni auuertimen
to che mi sia fatto da huomo intelligente & amatore del vero, riceuerò in grado, & gliene reste-
rò obligato; senza mai vergognarmi d'imparare da chi meglio di me intendesse. Hora perche
il lungo parlare continouato, mentre che à guisa di torrente và scorrendo, non pare che habbia
quella forza & vigore nel conchiudere le sentētie & gli argumenti, che ha il Dialogo, ho giudi-
cato essere molto à proposito il trattare i presenti miei Discordi, in tale maniera: & questa crede-
rò ageuolemente essere stata vna delle potenti cagioni, che indusse Platone à trattare si fattamente
le cose della Diuina Filosofia. ho eletto adunque per intorno à ciò discorrere l'Illstrissimo
Signore GIOVANNI Bardi poco di sopra nominato, & appresso il Signor PIERO Stroz-
zi, come quelli che studiosissimi della vera Musica sono, & grandemente amatori di queste tali
speculationi, & atti ancora à sostenere questo & maggior peso. Su l'occasione adunque dico,
di volere sensatamente vedere in fronte à uale delle Spezie Diatoniche si riduca quella, nella
quale i moderni Contrapuntisti compongano & cantano i Cantori le Cantilene loro, il Signor
PIERO Strozzi verso il Signor GIOVANNI disse in questa maniera.
STR. Gran cosa mi par questa Signor Giouanni, che di tanti huomini eccellenti, che han-
no da Guido Aretino in qua scritto della Musica facultà, non incidentemente, ma come pro-
fessori di essa; non ci sia stato alcuno (per quanto io sappia) che ci habbia dichiarato di qual ma-
niera sia la Spezie Diatonica, nella quale si compone & si canta hoggi, che non ci apporti insie-
me mille difficultà & contradditioni: & nondimeno tra le cose principali, principalissima &
importantissima reputo questa, & di somma necessità d'essere saputa, nè posso fare di non arros-
sire, con pensar solo la poca cognitione, che uniuersalmente si troua tra i moderni prattici, del-
le cose, che del continouo hanno tra mano; la virtù & natura delle quali, fanno professione di
conoscere & intendere per eccellenza, appagandosi d'esser tali stimati dall'imperita moltitudi-
ne, della qual pece trouandomi ancora io macchiato, desidero grandemente col vostro aiu-
to da tal difetto purgarmi.
BAR. Voi mettete del continouo in campo questioni sottilissime, & non punto ordinarie,
le quali à ciascuno che le ascolta, danno inditio del bell'ingegno vostro: & per ben chiarire il
quesito fattomi, bisognerà suiluppare molti intricati viluppi; i quali per compiacerui, non mi
saranno di noia alcuna.
STR. Se non sarà à voi di noia lo spiegarmeli, à me darà sommo contento l'intendergli:
però quando vi piaccia, io sono pronto per ascoltarui con quella maggiore attentione, che si
possa desiderare.
BAR. È di necessità per base di questa alta macchina, essaminare diligentemente ciascuno
interuallo delle Spezie Diatoniche, tra le quali nasce tale lite: di poi vedere quelli che si com-
pongano & cantano hoggi, con quali di quelle Spezie Diatoniche habbiano piu conformità; la
cognitione di che non dubito punto, che sia per condurci in porto sicuro, & prima di ciascuna
altra spezie, essamineremo come piu nuoua & principale, quella doue concorrono uniuersal-
mente tutti i prattici de' tempi nostri, mossi dall'autorità del Reuerendo M.Gioseffo Zarlino;Quale sia se-
condo il Zar=
lino la spezie
che si canta
hoggi, nel 2.
lib. delle inst.
harmoniche
al c.16. & nel
ragionamēto
quinto delle
dimostratio=
ni alla diffini
tione terza.

la quale secondo che à lui piace, è il Syntono Incitato di Tolomeo. dopo la quale essamina, vedre
mo quādo gli occorra con l'istessa diligenza, quella che hanno tenuto tutti gli altrui moderni da
esso in fuore; come Guido Aretino, il Gafurio, il Glareano, il Fabro, il Valgulio, & latri graui
scrittori. I quali tutti di comune parere affermano quello che si canta hoggi, essere il Diatono
Ditonico antichissimo; le proportioni del quale, furono (nella sessantesima Olimpiade) dal seue-
ro Pitagora Samio con sottile consideratione inuestigate.
STR. Prima che V.S. cominci à sciorre il nodo del dubbio proposto, desidero che in quel
le cose doue arriua il sēso, si lasci (come dice Arist. Nell'ottauo della Fisica) sēpre da parte non so
lo l'autorità;Eusebio nel-
le sue Cron.
Arist. nell'8.
della Fisica à
testi vēti due.
Priuilegio di
Pitagora.
ma la colorata ragione che ci fusse in cōtrario cō qual si voglia apparēza di verità.
perche mi pare che faccino cosa ridicola (per non dire insieme col Filosofo, da stolti) quelli che
per proua di qual si sia cōclusione loro, vogliono, che si creda senz'altro, alla semplice autorità;
senza adurre di esse ragioni che valide siano: il qual priuilegio non si troua essere stato con-
cesso ad altri, che da seguaci suoi, al sapientissimo Pitagora pur hora da voi nominato.Boethio nel I
della Musica
al capo 33.
Cic. della na
tura d%egli Dei.
Voglio in
oltre, che mi concediate, essermi lecito alla libera interrogarui, & risponderui senz'alcuna sor-
te d'adulatione, come veramente conuiene tra quelli che cercano la verità delle cose.
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BAR. Tutto vi sia concesso. È necessario primamente ridursi bene à memoria (secondo
però il Syntono di Tolomeo come ho detto) tra quali numeri ne'minimi termini, sia separata-
mente contenuti ciascuno degli interualli che ha in se la Regina delle consonanze:L'Ottaua es-
ser detta Re-
gina delle cō-
sonanze.
i quali se-
condo il parere degli autori di queste cose, non passano il numero di quindici; & dal minimo
incominciandomi dico, che il Comma è contenuto ne suoi termini radicali, dalla proportio-
ne detta Sesquiottantesima,Interualli mu
sici del Synto
no da quali
numeri con-
tenuti.
tra questi numeri 81.80
Il Semituono minore, tra 25.24
Il Semituono maggiore, tra 16.15
Il Tuono minore, tra 10.9
Il tuono maggiore, tra 9.8
La Terza minore, tra 6.5
La terza maggiore, tra 5.4
La Quarta, tra 4.3
Il Tritono, tra 45.32
La Semidiapente, tra 64.45
La Quinta, tra 3.2
La Sesta minore, tra 8.5
La Sesta maggiore, tra 5.3
La Settima minore, tra 9.5
La Settima maggiore, tra 15.8
Et essa Regina delle consonanze detta hoggi Ottaua, tra 2.1
Alla quale dettero forse i Greci nome di Diapason, per contenere in se stessa (secondo il suo si-
gnificato) ciascuno degli interualli nominati, & valere lei sola per ciascuno altro:Ottaua per
che sia detta
Diapason.
ma è d'au-
uertire, che questi interualli dalla Quarta, Quinta, Ottaua, & il Sesquiottauo e Tuono in poi,
non furono intesi mai per sì fatti nomi da alcuno degli antichi ò moderni Musici, eccetto però
che da gli autori di queste cose, & da seguaci loro. La corruttione de quali (mediante la disfor-
mità, che hanno insieme con la cosa gia per tal nome intesa & conosciuta) genera non piccola
confusione & disturbo nelle menti di quelli, che leggono gli scritti loro.Nomi de gli in
terualli cor-
rotti.
I quali nomi hanno
tolti in presto, dal Diatono Ditonico, & immascheratone per colorire alcuni disegni loro, il Syn
tono di Tolomeo, secondo che meglio intenderete: del quale habito poco se ne rifaccia
& quanto à esso si disconuenga, lo vedremo sensatamente al suo luogo.
STR. Per qual cagione Pitagora constituì piu tosto la Quinta, che l'Ottaua, tra il tre & il
dua, assegnataci per termini della Diapente; ouero che tra il quattro & il tre, ne' quali consti-
tuì la Diatesaron?
BAR. Non fu altramente opera ò inuentione humana questa; ma della natura. bene è ve-
ro, che Pitagora (come ho detto) fu il primo che ciò considerasse.
STR. Da che indotto di gratia.
BAR. Attendete, Tirinsi sopra una piana superficie due corde all'unisono, d'un'istessa
lunghezza, grossezza, & bontà;Modo da vdi
re quale si vo
glia interual
lo nella sua
proportione.
& diuidasi poi col compasso vna di esse in tante parti vguali
quante sono l'unità che hà in sè il maggior numero dell'interuallo che si vorrà da esse corde udi
re; & priuisene poi col mezzo d'uno scannello immobile una di esse, di tante, quante il maggiore
eccede il minore; che percosse poscia le due corde insieme, si udirà dal tutto (che rappresenta il
maggior numero) & dalle parti (che rappresentano il minore) la dissonanza, ò consonanza che
contiene in sè la proportione che si sarà in tal modo à esse corde applicata. & chi volesse ancora
vdire qual si voglia interuallo in vna sola corda, potrà in quest'altra maniera facendo.Altro modo. Diuida
prima la corda in tante parti vguali, quante sono l'unità che contengano i minor numeri della
sua proportione sommati che saranno insieme; & pongasi poi lo scannello per diuisore fra l'uno
& l'altro termine & vn numero; che nel percuoterle le due parti di tutta la corda (in tal maniera
dallo scannello diuisa) separatamente ò nell'istesso tempo; si udirà il ricercato interuallo: & per
maggiore intelligenza, eccouene una sensato essempio.Essempio.
Ponghiamo che noi volessimo vdire in
questa seconda maniera, la Diatessaron; la quale è contenuta nella sua vera forma da numeri,
che hanno tra di loro proportione Sesquitertia. Somminsi insieme i suoi minor termini, che
sono come io vi ho mostrato 4 & 3. i quali aggiunti insieme, fanno sette: diuidasi poscia la
corda proposta in tante parti vguali, & pongasi lo scānello sopra il punto che separa le quattro
parti dalle tre; le qual parti percosse insieme, ò l'una appresso l'altra, si vdirà sonare tra esse la
consonāza Diatessaron, & per iscoprirui in questo proposito alcuni naturali effetti delle propor
tioni de'numeri, voglio qui da canto porui ne suoi termini minori, da potersi vdire nell'una &
l'altra maniera, ciascuno de consonanti interualli che ha in sè il Diapason:Spezie del
Diapason es=
sere sette.
da quali come sem-
plici, nascono i composti; & considerandogli diligentemente, vi daranno lume & cognitione
di molte cose attenenti a'nostri ragionamenti, trouerete in oltre, che quelli che sono dentro al
Diapason, tanto consonanti quanto disonanti (atti però al canto) non passano sanamente con-
siderati, il numero delle sue spezie.
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[Figure]
STR. Ho molto bene inteso la cagione del tutto, però potete seguitare piacendoui.
BAR. Dentro à sudetti termini adunque, hāno mostrato quelli che cercano persuaderci, che
il Diatonico nel quale si compone & canta hoggi, sia il Syntono di Tolomeo ritrouarsi ciascu-
no interuallo cantabile; à quali voglio che prouiamo con i medesimi principij, che questa si fat-
ta spezie non è in modo alcuno quella che essi dicono, & ch'ella consta di maggiore numero & di
uersità d'interualli, de proposti:Altri inter-
ualli oltre à
primi conte=
nuto dal Syn
tono.
de quali non hanno voluto fare mentione, nn come poco ac-
curati; ma come quelli che vedeuano non far punto à proposito, & impedire i disegni loro.
Paleseremo prima, che nel Syntono di Tolomeo, la corda did la solte per h duro, sia piu
acuta di quella per b molle.Paradossi. che dalla corda di F faut & C solfaut naturali, all'istesse alterate
da questo segno X; & parimente da b fa, à h mi, non sia l'istesso interuallo, che è da e lami
al suo b molle, & da G solteut al suo dieisis X. Dico in oltre, che tra D solre & E lami,
non si troua l'istessa distanza, che è tra a lamire & h mi: & così tra C solfaut & D solre,
non è il medesimo interuallo, che si troua tra G solreut & a lamire. che ascendendo, non sia
l'istesso interuallo tra D solre & F faut, che è E lami & G solreut. che non sia ne anco
tal'interuallo tra F faut & C solfaut alterati da tal segno X, a alamire & e lami. che da a la-
mire à C solfaut alterato da questo istesso segno X, non sia il medesimo spatio, che è da c sol
faut à e lami. che da à lamire à d lasolre, non sia l'istesso interuallo, che è da G solreut à c
solfaut. che l'interuallo che è tra F faut & h mi considerato in vna Quarta & in vn minor Se
mituono, non sia vn Tritono. ce la dissonanza, che nasce tra h mi & g gaut, considerata in
due Terze minori, non sia vna Semidiapente. che tra D solre & a lamire non sia vna Quinta, che
non si possa ne anco hauere vn simile interuallo, dal congiugnere insieme la Semidiapente e'l mi
nor Semituono del Tuono minore, che è quello di che si è hauuto (dalla piu parte) cogniotio-
ne sin'à questo giorno. che da G solreut alterato da questo segno X & elami, non sia l'istesso inter
uallo che è tra E lami & c solfaut. che tra F faut & d lasolre, & C solfaut & a lamire, non sia vna
Sesta maggiore. che tra D solre & c sol faut non sia vna Settima minore. che'non sia ancora vno
interuallo simile, quello che si troua fra E lami & dalsolre, considerato però in due Sesquiterze.
che tra G solreut & f faut non sia ne anco tale interuallo, considerato però in una Quinta nele
parte graue & in una Terza minore nell'acuta.che tra D solre & d la solre, & tra C solfaut & c
solfaut, non sia una ottaua.che l'istessa distāza è tra b fa & h mi per b molle. che per h duro.che
l'istessa distanza è da h mi a c solfaut, che da c solfaut à b fa alterato da qual sia di questi segni
h, X: ma il suo proprio è questo h. & che ciascun Tuono non habbia i Semituoni dell'istessa
proportione & misura, ma diuersa.
STR. Questo vostro alto principio, mi rappresenta in vece di sicuro seno, quella parte di ter
ra, che sotto il polo australe è detta incognita. imperoche le cose da voi hora dette sono à miei
orecchi così nuoue, che io mi dispererei del porto s'io nō hauessi per guida cosi fido Nocchiero.
BAR. State di buono animo, ne vi sbigottischino questi pochi scogli, i quali sicurissimi tra-
Passeremo col picciolo nostro legno: & per assicurarui & facilitarui il cammino, eccoui in
prattica l'essempio di tutto quello che s'è detto; il che vi anderò passo per passo con facilità di-
chiarando. ne volgio lasciare prima di dirui, che in questa seconda numeratione fatta con tanta
diligenza sopra da disformità che hanno i primi con i secondi interualli, non ho voluto dire che
tali interualli non si trouino tra le corde del Syntono; ma si bene che tutti non sono suoi proprij
& particolari, come ne anco i primi; & che' nō sono in consideratione alcuna de moderni prat-
tici: & piu oltre voglio dirui, che quelli di che hanno cognitione, non sono altramente canta-
ti nelle mostrate proportioni come appresso vedrete. Prouerrouui adunque secondo che io vi
ho proposto, che le due note qui à pie poste, non sono vnisone.
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Prouerouui ancora, che le
presenti.
non sono lontane per la
medesima distanza, che
sono queste.
ne queste.
sono distanti l'una dall'al
tra per il medesimo inter
uallo di queste.
meno lontane dico esser
queste,
che non queste
Questi dico essere due in-
terualli simili à quello,
che si troua tra D solre
& F faut; ciascuno de
quali è l'istesso dell'antico
Semiditono, & necessa-
riamente dissonante.
Dico in oltre, maggiore
interuallo esser questo,
che non è questo.
il presente dico essere dis-
sonante,
& di questo maggiore.
Questo dico non essere lon
tano per una Diapente.
Le due note seconde dello
essempio che segue, non so
no distanti per un Trito-
no; considerate però nella
maniera che si disse di so-
pra; cioè in una quarta
nella parte graue, & in
un minor Semituono nel
l'acuta:
ne queste sono lontane per
una Semidiapente, consi-
derate in due terze mi-
nori.
Le due note seconde, dico
non esser lontane una dal
l'altra per una Diapente;
quando però elle si conside
rino in una Semidiapen-
te nella parte acuta & in
un minor Semituono nel
graue, secondo che ne mo-
stra l'esempio qui appie.
Dico non essere la mede
sima distanza tra queste
note.
che tra le presenti.
i due interualli dell'esem-
pio che segue, dico non es-
sere seste maggiori.
negasi ancora che le pre-
senti note siano distanti
l'una dall'altra per una
minor Settima.
ne alcuna di queste sono
distanti per vn'Ottaua.
gualmente distanti.
lontane per l'istessa distan
za vna dall'altra.
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INTESO minutamente da quali numeri, & per qual cagione tra essi sia contenuto ciascu-
no de mostrati primi sedici interualli in se stesso; potremo venire à trattare quali siano i nomi
delle proportioni che gli contengano, di che constino, quali siano parti di essi piu & meno re-
mote, ouero propinque, & di quanto l'vno superi, ò sia dall'altro superato. col mezzo de quali
principij verrò a dichiararui i dubij proposti; & per seguire l'ordine proposto, vedremo tutti
questi particolari (prima che in ciascuno altro interuallo) nel minore & maggiore Semituono;
ma perche io desidero essere da voi inteso con quella facilità maggiore che io sò & posso, è ne-
cessario auanti sapere (secondo il comun parere de' Musici prattici & teorici de' nostri tempi,
che vogliono quello si canta hoggi nel genere Diatonico sia il Syntono di Tolomeo; la positio-
ne propria loro, & così de maggiori & minori tuoni, & per qual ordine vadino caminando per
ciascuna ottaua tanto per h duro, quanto per b molle: la quale intelligenza vi daranno gli
essempi che seguono à presso; ne' quali saranno notati tra le corde che gli contengono, secondo
la mente dell'istesso Tolomeo, ne possono essere in tale spezie per altro ordine tesi, perche gli in
conuenienti accennati (come appare nella Distributione di Dydimo) si farebbono maggior-
mente manifesti, la natura adunque del Diatonico Syntono di Tolomeo è, di procedere dal gra
ue all'acuto in ciascun suo Tetracordo, per Sesquiquindecima, Sesquiottaua e Tuono, & Sesqui
nona; & per essere da' moderni prattici meglio inteso, diremo procedere in ciascun Tetracordo
dal graue all'acuto, per Semituono maggiore, per Tuono maggiore, & per Tuono minore; & per
il contrario dall'acuto al graue, per Tuono minore, per Tuono maggiore, & per maggiore Se-
mituono: e tale è secondo che piace al Reuerendo M.Gioseffo Zarlino,Openione dl
Zarlino re-
prouata dallo
Autore al c.
16. delle Insti
tut. harmoni-
che lib.2.
il Genere nel quale si cō-
pone, si canta, & si suona hoggi in reprouare l'openione del quale, fonderemo (per sadisfare
alla prima volta richiesta, come ho promesso) il principio di questo nostro Discorso.
Tetracordo Meson, del Diatonico Syntono
di Tolomeo.
Tuono mag. Tuono min. Semit. mag. Tuono mag. Tuono min. Tuono mag. Sem. mag. Tetracordo Synemmenon, del Diatonico
Syntono di Tolomeo.
Tuono mag. Tuono min. Sem. mag. Tuono mag. Tuono min. Tuono mag. Sem. mag. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min.
AVVERTENDO voi in questo luogo, che io non intendo che siano del Syntono altri inter-
ualli che i puri Diatonici, & li altri de' moderni Contrapuntisti da loro detti Cromatici.
Vedesi secondo gli essempi mostrati della moderna prattica, il maggior Semituono esser se-
gnato in corde diuerse, & il minore starsene nell'istessa con alcun segno aggiunto. dalla qual
cosa ne segue necessariamente, che il b molle non ha mai il minore Semituono nel graue,b molle non
hauer mai il
minor semi-
tuono nel gra
ue, ne il die-
sis X ne l'acu
to.
si co-
me il diesis X non l'ha mai nell'acuto; & il contrario accade al maggiore, che viene à essere
l'opposito appunto di quello che occorre al Diatono Ditonico antichissimo. & venēdo hormai
à ragionare della qualita & grādezza degli interualli dico, che tra i diuersi che hanno in conside
ratione comunemente i musici prattici e teorici d'hoggi, due tra gli altri ve ne sono dissonanti
page 7 chiamati da essi Semituoni: i quali per distinguere l'uno dall'altro, gli accompagnano come sa-
pete con vna di queste parole. Maggiore, & Minore. Dicono il minore Semituono esser quello
che è contenuto tra questi numeri 25. 24. il quale interuallo ha hauuto spaccio appresso gli
autori di esso, di sesquiuentiquattresima, si come di sesquiquindecima questo 16. 15. doue costi
tuiscono il maggiore: & per il contrario nel Diatono il minore che è detto ancora Lemma, è
contenuto tra questi termini 256. 243, la metà del quale dissero poi Diaschisma;Lemma, quel
lo importi.
Diaschisma,
quello sia.
& il mag-
giore detto ancora Apotome, si troua tra questi altri 2187. 2048.
STR. Per qual cagione quei primi speculatori, constituirono nella Distributione Diatona,
il maggiore & minore Semituono dentro à cotali numeri?
BAR. Per questa. chiamarono gli antichi Musici, minor Semituono, quello auanzo del
Diatessaron detrattone due tuoni; & perche detratto dalla Sesquiterza due sesquiottaui, gli
auanza tal proportione 256. 243, in essa constituirono tal Semituono;Semituono
maggiore & minore, pche
dētro à quel-
li numeri.
& lo dissero minore,
perche due aggiunti insieme non riempiono il vacuo del Tuono; doue per il contrario due de
maggiori lo trapassono; & quello auanzo di esso Tuono, dopo che ne sia tratto il minore Semi-
tuono, lo dissero Semituono maggiore.
STR. Che importa quella voce, lemma?
BAR. Lemma, vale il medesimo che residuo; il che fù grandemente à proposito, per non
esser altro il Lemma (come ho detto) che quello auanzo della Diatessaron dopo che ne siano
tratti due tuoni. chiamano ancora i Greci lemma, quella parte d'una cosa che presa due volte
non arriua all'intero. dissero in oltre il maggior Semituono Apotome, la qual voce importa in
quella lingua, spiccamento;Apotome,
quello sia.
come (per modo di essempio) tolto dal Ditono vn'Apotome, vi
rimane il Semiditono. Sono stati altri, che hanno inteso per Semituono maggiore, la Super-
quintapartiente 76, che è la forma del secondo interuallo di ciascun Tetracordo dell'antico
Cromatico; il quale ne minori suoi termini viene dentro à questi nimeri 81. 76. Possiamo
da questa cognitione, sottraendo dalla Sesquiquindecima, la Sequiuentiquattresima (che sono
le forme de Semituoni del Syntono) sapere di quanto il minore sia dal maggiore superato: & il
modo del sottrarre l'uno dall'altro interuallo musico è (secōdo Boethio) questo. Disponghinsi
prima i minor termini delle proportioni loro in questa maniera;Modo di sot-
trarre l'vno
dall'altro in-
teruallo.

16. 15. Forma del Semituono maggiore.
X
25. 24. Forma dl Semituono nimore.
Facendo venire di sotto quelli numeri che contengano il minore, & di sopra quelli del maggio-
re interuallo; i quali cosi disposti, rappresentano nel primo aspetto alla vista, vn modo contra-
rio di quello che vsa l'Aritmetico nel sottrarre l'uno dall'altro suo numero; non di meno l'effet-
to è l'istesso. pero che non considera il Musico Teorico, semplicemente il valore de numeri co-
me l'Aritmetico; ma la quantità del suono che tra essi racchiudono. & perche le piu volte, i mi-
nori numeri contengono i maggiori interualli; quindi auuiene che al senso apparisce il con-
trario di quello che intende l'intelletto.
STR. Non è vero adunque che sempre i minori termini contenghino i maggiori interualli?
BAR. Signor no, da superparticulari in poi, & questi (oltre à li altri interualli che ce lo di-
mostrano ne superpartienti) sono il Lemma & l'Apotome; & ne multiplici, la dupla & la tripla.
Disposti che saranno i numeri nella maniera mostrata, multiplicheremo il 16 (maggior termi-
ne della Sesquiquindecima) per il 24 (minore termine della Sesquiuentiquattresima) & il 25
(maggior termine di questa) per il 15 ( minor termine di quella) dalle quali moltiplicationi
haueremo tali prodotti 384. 375. i quali, col trouare il Diuisore comune, vedremo ri-
durgli ne minori numeri loro, acciò che si venga piu facilmente a cōprendere la quantità dell'in
teruallo & suono, contenuto dentro à loro estremi termini.Modo di tro-
uare il Diui-
sore delle pro
portioni.
la onde per ciò fare, misuro prima
il 384 termine & numero maggiore, per il minore che fu 375, & mi auanza noue; il quale
per non esser misura comune di essi, non può conseguentemente essere il ricercato Diuisore. mi-
suro adunque di nuouo per il noue, il minor termine che fu 375, & mi auanza sei; il quale
considerato, trouo che ne anco esso è misura comune di ciascuno, ma solo del maggiore che fu
384, nel quale entra 64 volte; però torno à misurare il primo & maggiore eccesso che fu no-
ue, per il minore che fu sei, & mi auanza tre; il qual tre per essere misura comune di ciascun ter-
mine, è necessariamente il ricercato Diuisore: per il quale, partito ultimamente i due maggiori
& primi numeri, ne vengano parti si fatte 128. 125: che per non potersi in modo alcuno ri-
durre in minor numeri; vengono à essere ne'termini minimi & radicali, & l'interuallo che da es
si è contenuto è qualche cosa piu d'un Comma e mezzo. & che di tanta quantità sia dal mag-
giore il minore Semituono superato, cene possiamo accertare maggiormente, col sommarla in
sieme con la proportione & numeri che contengono il minore Semituono: perche il prodotto
che ne daranno hauerà l'istessa forma, di quella che'l maggiore contiene. la onde perciò fare si
terrà tal ordine. accomodinsi prima i numeri delle forme loro in questa maniera.
page 8 128.125. Forma della Supertripartiente 125.
25.24. Forma del minore Semituono.Modo di som
mare insieme
le proportio-
ni.

& multiplichisi di poi il 128. maggior termine della Supertripartiente 125, per il 25. mag-
gior numero della Sesquientiquattresima; & il 125. Minore termine di quella, per il 24. mi-
nor numero di questa; dalle quali multiplicationi si haueranno questi prodotti 3200. 3000.
che per relatione hanno tra di loro proportione Sesquiquindecima; dentro à quali numeri si rac
chiude il maggiore Semituono fuor de suoi termini radicali: ne quali volendo ridurgli, si os-
seruerà la regola sopradetta.
STR. Non vi sia graue con questa occasione il replicarmela.
BAR. Traggo dal maggior termine che fu 3200, il minore che è 3000., & mi auanza 200,
il quale eccesso, perche è misura comine di caiscuno termine, è parimente il Diuisore loro; tal-
mente che non occorre cercare piu oltre. di maniera, che partito il 3200. per 200, ne viene
16. & 15. ne viene partendo il 3000. per l'istesso 200. le quali minime parti che sono que-
ste come ho detto 16. 15, contengano virtualmente l'istesso maggior Semituono, ma tra
numeri contraseprimi, & non tra composti & comunicanti, come quelli maggiori.Numeri con-
traseprimi so
no quelli che
non sono nu-
merati da al-
tro che dalla
vnita; & i cō
posti possono
essere da altri
numeri misu
rati.
Potrei an-
cora in proposito del ridurre ne minori termini loro gli interualli multiplici, & i superparticu-
lari, darui per regola di partire quelli per il minor termine, & questi per l'eccesso. Ascendendo
per gradi verso l'acuto (secondo l'ordine promesso) segue dopo la Sesquiquindecima, la pro-
portione Sesquinona; il contenuto della quale è detto hoggi da'moderni prattici & Teorici,
Tuono minore; appresso la quale segue immediatamente la Sesquiottaua e Tuono, detto mag-
giore à differentia del minore. Dicono il minor Tuono esser contenuto nella sua vera forma,
dalla proportione Sesquinona tra questi numeri 10. 9, & il maggiore dalla Sesquiottaua tra
quest'altri 9. 8,Qual tuono
cōsti dal mag
giore & mi-
nore, emituo
no.
con il qual poco di lume possiamo chiaramente vedere, qual di essi consti ap-
punto del maggiore & minore Semituono senza che gli manchi ò gli auanzi alcuna sua parte: &
sarà quello che hauerà la forma in tutto simile à termini radicali del prodotto che da loro na-
scerà dopo che siano sommati insieme & ridotti ne minori termini. & perche di sopra ho à suf-
ficienza parlato del modo del sommare, sottrarre, & trouare il diuisore delle proportioni; baste-
rà per l'auuenire (doue queste bisogne occorreranno) che io vi formi di maniera l'essempio di
quello che vi hauerò à dimostrare, che sia da voi con facilità il tutto compreso. & volendo hora
(nel modo che io ho detto) mostrarui qual de due tuoni sia quello che i suoi estremi non siano at
ti à contenere interuallo maggiore di quello che ne darà il prodotto dell'uno & dell'altro Semi-
tuono sommati che siano insieme i termini & forme loro; lo vedremo dal sottoposto essempio.
25. 24. Forma del Semituono minore.
16. 15. Forma del Semituono maggiore.
40} 400. 360. Forma del Tuono minore, fuor de suoi termini radicali.
10. 9. Ne suoi termini radicali.
Habbiamo da due Semituoni aggiunti insieme, hauuto il Tuono minore; la qual cosa consen-
te à quello che il Zarlino proua nelle sue Dimostrationi.Zarlino, alla
proposta 19.
del primo ra-
gionamento,
& alla 33 del
terzo.

STR. Questo fatto non passa punto secondo il parere del puro prattico, ne è senza sua ma-
rauiglia, per aspettarsi da essi il maggior Tuono; però seguite di gratia.
BAR. Col sottrarre hora dal maggior Tuono il minore, potremo vedere sensatamente di
quanto sia da esso superato; la qual cosa comprenderemo dall'essempio che segue appresso.Di quanto il
maggiore tuo
no superi il
minore.

9. 8. Forma del Tuono maggiore.
X
10. 9. Forma del Tuono minore.
81. 80. Forma della Sesquiottantesima, detta hoggi Comma.
Dalla sottratione del minor tuono dal maggiore, nasce la Sesquiottantesima; il contenuto del-
la quale è detto da moderni prattici, Comma.
STR. È l'istesso dell'antico, questo?
BAR. Signor no.
STR. Quale è la differenza loro?
BAR. Questa.intesero per Comma gli antichi Musici, l'eccesso dell'Apotome detrattone
il Lemma; ò vogliamo dire quello del Tuono, detrattone due minori Semituoni loro: & hog-
gi è inteso per Comma (come hauete vdito) quello auanzo di che il Tuono, eccede il Sesqui-
nono,Qual differē
tia sia dal Cō
ma antico à
llo d'hoggi.
& non vollero i moderni trarlo dalla differenza de Semituoni à guisa degli antichi, per
la ragione che si dirà poco di sotto.racchiudesi adunque l'antico Comma dentro questi numeri
531441. 524288. la metà del quale dissero poi Schisma.Schisma, l-
lo sia.

STR. È maggiore questo nostro, ò pure quello degli antichi?
BAR. Eccede il moderno quello degli antichi, d'un si fatto interuallo 32805. 32768.
page 9
STR. Quanti Cōmi de nostri verrà à contenere il maggiore & minor Tuono, & Semituono?
BAR. Dirouui beruemente questo per hora.Di quāti Cō-
mi consti il
Tuono mag-
giore, il mi-
nore, il mag-
giore Semituo
no, & il mi-
nore.
consta la Sesquientiquattresima di tre Commi,
& qual cosa piu d'una maggiore sua quarta parte, & manco della minore sua metà. la Sesqui-
quindecima consta di cinque & poco piu dell'ottaua sua magiore parte. il Sesquinono supera
gli otto di poco manco d'vn mezzo. & il Sesquiottauo supera i noue di quanto il minore ecce-
de gli otto. Quanti Commi degli antichi contenesse il Tuono & il maggiore & minore Semi-
tuono loro, benissimo ve lo dichiara Boethio.Boethio libro
3. de musica
capo 14.15.
Dall'essemcpio datoui sopra in prouarui che il
Tuono minore conteneua non piu del maggiore & minore Semituono, si può trarre ancora ve-
ra cognitione, di quanto egli superi questo & quello separatamente. & dall'hauere veduto e'nte-
so, che il Comma aggiunto al minore Tuono, ne da il maggiore, si viene in cognitione di quan-
to quello sia da questo superato, talmente che de gli interualli che habbiamo sin'al presente trat
tato, riman solo farui noto di quanto il maggior Tuono superi il minore & maggiore Semituo
no; la qual cognitione vi daranno i due essempi che vi pongo qui à piè.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
X
25. 24. Forma del minore Semituono.
8} 216. 200. Forma della Superbipartiente 25. fuore de minori suoi termini.
27. 25. Ne minori suoi termini.
Resta superato il minor Semituono dal Tuono maggiore, della Superbipartiente 25. la qual
consta d'vn maggior Semituono & d'vn Comma; il che è tanto chiaro, che non occorre altra
riproua: però verremo con l'essempio che segue à sottrarre il maggiore Semituono del maggior
Tuono, per vedere quello gli auanza.
9. 8. Forma del maggior Tuono.
X
16. 15. Forma del maggior Semituono.
135. 128. Forma della Super 7. partiente 128.
Viene superato il maggiore Semituono dal Tuono maggiore, della Superpartiente 128. il quale
Interuallo (come da quello che di sopra habbiamo detto si può comprendere) contiene in se vn
minor Semituono & vn Comma di piu. Vò prouandoui in piu modi queste verità, per maggior
mente confermarui nella vera openione che si deue hauere degli interualli circa il valore & con
tenuto loro, & di quanto l'vno ecceda l'altro. Possiamo da quello che sin qui si è dichiarato, be
nissimo vedere & intendere, la distanza che è dal b molle segnato in alamire ò in e lami, al diesis
X segnato in G sol reut ouero in D lasolre, secondo che in questo essempio si vede notato.Diesis X se-
gnato in g sol
reut, & in d
lasolre, quā-
to piu graue
del b molle
segnato in à
lamire, & di
quello posto
in e lami.
& à ciò
che venga fatto il giuditio integro & retto, considereremo oltre à quel
lo che si è detto di sopra, la qualità dell'interuallo, nel quale vengono
tali segni accidentali, & in oltre la facultà che hanno d'operare in tal
luogo, la onde dico prima, che l'uno & l'altro interuallo doue sono
operati questi effetti, è nella sua essenza vn Tuono minore, ciascuno de
quali in amendue gli estremi, vien fatto scemo & dal diesis X & dal b
molle, d'vn minore Semituono. bisogna hora vedere, quello che rima
ne à vn Tuono minore, dopo che ne siano tratti due minori Semituo-
ni: & perche parte di questo fatto occorse di sopra, quādo essamināmo la qualità de'Semituoni;
basterà come necessario, questo solo auuertimento, cioè; che togliēdo à un minor Tuono due Se
mituoni minori, gli resterà l'istesso interuallo che restò al maggior Semituono detrattone il mino
re: & di tāto è piu acuto il b molle d'alamire & d'elami, del diesis X di G solreut & di d lasolre.
STR. Questa mi è bene stata vna nuoua & grata speculatione, la quale ho piu volte desidera-
ta intendere, non tanto per la cosa del Contrapunto, quanto per lo strumento di tasti.
BAR. Voglio in oltre auuertirui, che quando si fatto caso nascesse (ancora che di rado auuē
ga) ne Tuoni maggiori;Auuertimen-
to.
l'interuallo che restasse sarebbe di quello minore vn Comma: tutte le
volte però che si considerino i suoi minori Semituoni della forma & misura che al suo luogo di
remo conuenirsigli.la Terza minore, la quale è ancora stata detta da moderni Semiditono, &
Sesquitono;Sesquitono,
quello sia. il
Fabro nel ca-
po 24. del ter
zo degli ele-
menti musica
li.
dicono essere quello interuallo, che è contenuto ne suoi termini radicali, dalla pro-
portione Sesquiquinta, tra questi numeri 6.5. il quale nelle corde Diatoniche Syntone di Tolo-
meo, doue al presente considereremo principalmente tutti gli interualli che ci occorreranno mi
surare per condurre à fine quanto ci siamo in animo proposti; contiene in se un Semituono & un
Tuono, l'uno & l'altro maggiore: talmente, che sommando insieme i numeri che racchiudono
i detti interualli, si hauerà dal prodotto loro la vera sua forma: come per l'essempio che segue
appresso apparisce.
page 10
9. 8.Forma del Tuono maggiore.
16. 15. Forma del maggiore Semituono.
24} 144. 120. Forma della Terza minore fuore de minori suoi
termini.
6. 5. Ne suoi minori termini.
STR. Questo nostro Semiditono, è l'istesso di quello degli antichi?
BAR. Non è l'istesso in modo alcuno; imperoche questo nostro è consonante, come voi sape
te, & vien prodotto nel genere superparticolare dalla proportione Sesquiquinta;Semiditono,
quello sia.
& quello co-
me affermano i Musici tutti e dissonante, contenuto nel genere Superpartiente tra questi nu-
meri 32. 27.
STR. Come si hanno da intendere & distintamente conoscere piu cose diuerse con l'istesso
nome?
BAR. Con grandissima difficultà & confusione certamente di colui che ne tratta & di colui
che ascolta; però io anderò con quella distintione & facilità maggiore che potrò per essere da
voi chiaramente inteso, quantunque la mia voce sia per natura roca. Sendo vero adunque che
la Terza minore consti d'vn Tuono maggiore & d'vn maggiore Semituono, & consequentemen
te che ella sia contenuta dalla Sesquiquinta,Terza mino-
re, nō trouar-
si tra D. & f
faut.
come afferma particolarmente il Zarlino alla propo
sta 26. Del secondo ragionamento delle sue dimostrationi; ne segue necessariamente, (il che è con
tro l'openione del prattico) che le sottoposte non siano realmente Terze minori della proportio
ne & misura delle due prime mostrate. Ne da altro ciò auuiene, che dal contenere in loro, non
piu d'vn Tuono minore & vn maggiore Semituono
ciascuna di esse: i quali due interualli congiunti in
sieme, non sono atti a darne una Terza minore della
misura & proportione di quelle prime; ma si bene vn
Semiditono dissonante dell'antico Diatono Ditoni-
co: & con tutto che il senso (per quello che si è det
to) lo concede senza repugnanza, lo proueremo non
dimeno all'intelletto in questa maniera. Somminsi
insieme (secondo l'essempio che segue appresso) i numeri che contengono l'vno & l'altro inter-
uallo, & veggasi poi qual prodotto ne resulta. Dallo hauere sommato insieme i due sopradetti
10. 9.
16. 15.
5} 160. 135.
32. 27.
Interualli, si è hauuto la superquintapartiente 27. ch'è la vera forma del Semi
ditono del Diatono Ditonico: il qual Semiditono, non per altro è dissonante
che per essere minore un Comma (secondo che si è detto altra volta) della
Terza minore del Syntono di Tolomeo; oltre al ritrouarsi la sua forma nel ge
nere Superpartiente, non atto secondo Pitagora alle consonanze de'suoi tempi & fuori del nu-
mero Senario.
STR. Donde crediamo che habbiano tratta i musici d'hoggi, questa cosi sottile considera-
tione, che tra le parti del numero Senario, sia contenuto ciascun semplice & parte de composti
musici interualli consonanti?
BAR. Il considerare l'ordine per il quale sono poste le proportioni nel secondo genere dimag
giore inegualità detto Superparticolare, tengo per fermo che habbia posto loro questa sia fatta oc
casione;Numero se-
nario, da chi
habbi tolta la
tua facultà.
con hauere accoppiato i dieci primi interualli à due à due per l'ordine naturale; & ridot
togli poscia ne minor termini loro.
STR. Come di gratia.
BAR. Eccouene vno accomodato essempio; il quale senza piu vi farà noto tutto quello che
che io ne senta.
[Figure: Numeri disposti secondo la natura del Genere Superparticolare; tra quali si troua in atto la Forma non solo di qual si voglia semplice musicale interuallo, ma in potenza ciascuno de misti & composti: & chi piu oltre andasse, trouerebbe quelli ancora che contengono il maggiore & minore Semituono i quali numeri quando fos sero altramente considerati, si hauerebbe la Forma di qual si voglia altro interuallo desiderabile. ]
page 11 POTREBBE ancora si fatta consideratione essere stata trata, dall'ottauo capo del terzo li-
bro degli Harmonici di Tolomeo;Tolomeo cō
para gli aspet
ti de pianeti
à gli interual
li musici.
ouero dal quarodecimo del primo del suo Quadripartito
doue egli ingegnosamente và comparando insieme gli aspetti de'pianeti, alle Forme degli inter-
ualli musici de suoi tempi, cosi dicendo. Il Tetragono & Quadrato, comparato al Trino, fa Se-
quiterza; comparato all'Exagono (ò Sestile che dire lo vogliamo) fa Sesquialtera; comparato
all'oppositione fa Dupla; & con tutto il cerchio del Zodiaco, fa Diapasondiapente. il qual tut-
to, comparato di nuouo al Quadrato, fa Disdiapason: & comparato ultimamente tre qua-
drati à duetrini, hanno tra di loro l'istessa relatione, che ha 9. à 8.
STR. Non si trouano ancora tre essi aspetti, le forme delle consonanze imperfette?
BAR. Signor no, perche l'imperfettione non la permette il cielo, nè la comporta. Potrebbesi-
ancora trarre per l'istesso ordine da ciascuno de due luoghi citati, chi piu sottilmente andare
volesse sofisticando, le forme di tutti gli altri interualli musici de nostri tempi; ma siane det-
to à bastanza.
STR. Io creduto che questa facultà del numero Senario, fusse interamente un nuouo troua-
to, & vedo non essere altamente cosi; la qual cosa mi fa dubitare che ci siano dell'altre cose (cir-
ca l'inuentione) che sono antichissime, e ci sono predicate per nuoue da questo & quello.
BAR. Non ne dubitate punto; imperoche i semplici molte volte nel leggere alcuno libro di
qual si voglia facultà, credono (per la poca esperienza) che quelle cose non si trouino altroue
che in quello; le quali i piu delle volte sono scritte in molti, le migliaia de gli anni auanti.
STR. Quella diuisione del quadrato, in tre uguali Parallelogrami, il mezzano de quali sia
in due uguali parti separato, intersecati poi da una linea che si parta da uno de gli angoli del
quadrato, & si posi spora il lato opposito, talmente che lo diuida in due parti uguali: le quali
portioni diuerse delle linee, comparate l'una con l'altra, hanno facultà di darne le forme di mag
gior numero d'interualli musici che il Senario & le sue parti, è antica, ò pur nuoua inuentione?
BAR. Cotesta si fatta cosa è tolta di peso dal secondo capo & libro degli Harmonici dell'istes
so Tolomeo; della quale per ischerzo racconta quanto al suo proposito occorreua, per dinotare
gli interualli musici di quelli tempi. Potrete da quello che io sono hora per dirui, accorgerui
facilmente, quando hauerete un'interuallo fuore de veri & minori numeri, se egli è superfluo,
ò diminuito del suo vero essere. però è da auuertire, che se il minore suo termine sarà dimi-
nuito da quello che all'esser suo naturale conuiene, è segno manifesto d'essere superfluo; & essen
do maggiore del consueto, sarà tal'interuallo diminuito: di tanto & quanto poi, ven'accerterà
il sottrarre da esso ò il sommare seco questa & quella parte che piu à proposito giudicherete; &
contrario effetto farebbe nel maggiore suo termine.
STR. Non ho inteso interamente questo vostro ultimo concetto.
BAR. Ecco che mi dichiaro meglio.Auuertimen
to.
Noi habbiamo in vece della Sesquiquinta (assegnataci
da maestri di questa moderna prattica di contrapunto, per la forma della minor Terza del Syn-
tono di Tolomeo) la Superquintapartiente 27. volendo hora vedere se ella supero ò sia dalla
Sesquiquinta superata, l'eccesso con il quale il 32 maggior suo termine supera il minore che è 27
ce lo puo à bastanza insegnare, il quale il 32 maggior suo termine supera il minore che è 27
minor termine di essa proportione, nel quale entra cinque volte & auanza due; doue nella Se-
squiquintam l'eccesso di che il maggior numero supera il minore, che è uno; vi entra cinque volte
à punto: dal che manifestamente appare, esser vero quello che io ho detto, cioè. che per essere
il minor termine della Superquintapartiente 27 superfluo, comparato però à quello della Se-
squiquinta, gli è conseguentemente inferiore; di quanto poi, si è detto al suo luogo.
STR. Ho molto bene inteso il tutto, ma ditemi un altro particolare.non essendo il Semidito
no l'istessa cosa della Terza minore, con quale di questi conuiene il Triemitono, che con cia-
scuno de tre moni differenti, ho trouato appresso alcuni essere stata nominata l'istessa cosa?
BAR. il Triemitono è com sapete il supremo interuallo di ciascuno Tetracordo dell'anti-
co Cromatico, & non conuiene col Semiditono, ne con la minor Terza del Syntono;Triemitono,
quello sia.
impero-
che egli cade sotto la proportione Supertripartiente 16 dentro à questi numeri ne suoi minori
al qual parere consente il Zarlino al capo 34 della seconda parte delle sue Institutioni harmoni
che. Resta che vediamo in questo proposito, di quanto la minor Terza superi il maggiore &
minore Tuono, la qual cosa ci farà noti i due essempi seguenti.
6. 5. Forma della minor Terza.
X
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
3} 48. 45. Forma del maggior Semituono, fuori de minori suoi numeri
16. 15. Ne minori suoi numeri.
Supera la minor Terza il Tuono maggiore, d'un maggiore Semituono; di che la sua riproua
page 12 Non occorre, per essersi pur hora veduta nel comporta di ambedue questi; però vediamo di quan
to il minor Tuono sia da essa minor Terza superato.
6. 5. Forma della Terza minore.
X
10. 9. Forma del Tuono minore.
2} 54. 50. Forma della Superbipartiente 25. fuore de suoi minòr termini.
27. 25. Ne suoi minor termini.
Viene superato il minor Tuono dalla minor Terza, della Superbipartiente 25. La quale consta
d'un maggior Semituono & d'un Comma, secondo che si prouò di sopra. Dicono la Terza
maggiore essere quella imperfetta consonanza, che ansce dalla proportione Sesquiquarta; & che
l'è contenuta ne suoi minori termini da questi numeri 5.4. & inoltre ch0ella consta del mag-
giore & minor tuono: il che vedremo (secondo questo essempio) dal sommargli insieme, & dal
prodotto che ne daranno.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
10. 9. Forma del Tuono minore.
18} 90. 72. Forma della Terza maggiore, fuore de minori suoi
termini.
5. 4. Ne minori suoi termini.
Nasce dall'hauere sommato insieme l'uno & l'altro Tuono, la Terza maggiore; dalla qual co-
gnitione, insieme col sottrarne da essa la minore, potremo ancora sapere di quanto questa sia da
quella superata.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
X
6. 5. Forma della Terza minore.
25. 24. Forma del minor Semituono.
Rimane adunque superata la Terza minore dalla maggiore. d'un minore Semituono; la ripro-
ua del che sarebbe, il sommare insieme seco esso minor Semituono. Ha il semplice prattico, in
diuerse corde accidentalmente col mezzo di questi segni X.b. altre spezie di Terze maggiori, te-
nute da lui della istessa grandezza delle prime mostrate: il quale (secondo il parer mio) è uno
de maggiori abbusi che egli habbia fra molti & molti altri che io sono oltre à già detti per di-
mostrarui.
STR. Marauigliomi assai, che di tanti huomini eccellenti che hanno scritto di questa facul-
tà della Musica tanto sottile & dotamente, non vene siano stati alcuni per ancora (che io sap-
pia) che habbiano per comun benefitio palesati & scoperti questi si fatti sensibili errori.
BAR. Non è punto da marauigliarsi di ciò; auuenga che quelli i quali hanno creduto cātare
il Diatono Ditonico, non poteua cadere ne loro intelletti tale consideratione; per non trouaruisi
in modo alcuno la cagione non che l'effetto di ciò.quelli poi che hanno detto essere la spezie che
si canta hoggi il Syntono di Tolomeo, crederò facilmente per i molti rincontri, che troppo bene
se ne siano accorti; ma per non fare punto à proposito loro il palesargli, gli hanno (come io dis
si altra volta) taciuti: stimando maggiormente (tirati da un'ambitioso & vano pensiero) l'im-
pertinenti nouità de capricci loro, che il comodo & utile che egli hauerebbono possuto appor-
tare al publico con ispiegargli la verità: senza hauere perciò fare corrotto & guasto molti nomi
delle cose importantissime & à questa facultà appartenenti. Sono adunque le Terze quali i
ho detto, contenute tra le corde del presente essempio:&Non trouarsi
la terza mag
giore tra que
ste corde.

per constare ciascuna di esse di due Tuoni maggiori, ven-
gono conseguentemente à cadere sotto questa proportione
81. 64. la quale ben considerata, si trouerà in essa ciascuno
di quelli particolari accidenti che si trouono nella Super-
cinquepartiente 27. ne può essere in modo alcuno la na-
turale Terza maggiore del Diatonico Syntono; ma si bene
come afferma il Zarlino (nel quarto ragionamento delle
sue Dimostrationi alla Terza diffinitione) il dissonante Ditono del Diatono Ditonico; il
quale dall'acuto al graue in ciascuno suo Tetracordo, cammina per Tuono, e Tuono, & Lem-
ma: è ben vero che le sottoposte, sono contenute dalla Sesquiquarta loro proportione, & conse-
page 13 guentemente consonanti, per essere l'interuallo, che ha la prima nella parte graue un Tuono mi-
nore, & altresi quello, che nella seconda si troua tra F faut & G solreut. Voglio inoltre auuer-
tirui, che se considererete l'eccesso, diche il maggior termine della pro-
portione, che contiene l'antico Ditono, che è 17.eccede il minore;
trouerete (secondo la regola dataui poco di sopra) che per superare
preso quattro volte, il minore suo termine, che fu 64. da manifesto
inditio, che egli auanza il vero essere della Sesquiquarta. Dico la Dia-
tessaron essere quel mezzano interuallo,Diatessaron
essere mezza
no interuallo
tra la conso-
nanza & la
dissonanza.
che nasce dalla proporzione
Sesquiterza, contenuto ne suoi minor termini da questi numeri 4. 3.
ne vi paia incoueniēte l'hauere io menzionata la Quarta sotto nome di
mezzano interuallo. Auuenga che tre 5 consonāti interualli (le forme de quali si trouano tra l'u-
nità & il sei) & gli altri interposti numeri, che sono tra essi disposti per l'ordine naturale loro,
viene terzo; hauendone due dalla parte graue che sono l'ottaua & la quinta, & due altri nell'acu
ta, che sono la maggiore & la minore Terza: oltre che il suono, che esce da suoi estremi, è nella
sua semplicità di natura veramente di non offendere l'udito come fanno le dissonanze; ne ha qua
lità ancora di dilettarlo come le altre consonanze: talche meritamente può domandarsi mez-
zano tra queste & quelle. ne di ciò si dee prendere marauiglia alcuna; poiche la natura non usa
mai nelle sue cose, passare dall'uno all'altro estremo senza toccare il mezzo: & si come il mi-
nore de perfetti interualli, sendo piu lontano dalla perfettione è meno degli altri consonante;
cosi parimente le minori imperfette consonanze piu delle maggiori consuonano, come piu lon-
tane dall'imperfettione: l'opposito à punto di quello che auuerrebbe alle dissonanze, quando
si applicasse le settime alle perfette, & le secōde all'imperfette consonanze; come al suo luogo sia-
mo per chiaramente dimostrare. Torno à dire della Quarta, che ella contiene principalmente
in se stessa un Semituono maggiore, & un Tuono maggiore, & un minore; la quale si può consi-
derare come composta della Terza minore, & del minore Tuono; il che vedremo secondo l'es-
sempio dal prodotto che ne daranno sommati, che siano insieme i minimi termini di questo &
di quella.
6. 5. Forma della Terza minore.
10. 9. Forma del Tuono minore.
15} 60. 45. Forma della Quarta, fuore de suoi termini radicali.
4. 3. Ne suoi termini radicali.
Si può ancora hauere la Quarta dell'istessa proporitone & misura, dal prodotto, che ne darà la
forma della Terza & del Semituono l'uno & l'altro maggiore; il che vedremo nell'essempio se
guente, doue saranno insieme aggiunte le forme loro.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
16. 15. Forma del Semituono maggiore.
20} 80. 60. Forma della Quarta, fuore de minori suoi numeri.
4. 3. Ne minori suoi numeri.
Hauendo la quarta (per essere consonante & nella vera sua proportione) à contenere quanto ho
detto & prouato; ne segue necessariamente (contra l'openione del semplice prattico) che le
sottoposte non siano altramente Quarte consonanti, ne dell'istessa proporitone delle prime; la
qual cosa consente à quello che dice il Zarlino nella proposta 28 del secondo ragionamento del
le sue Dimostrationi.alla proposte
28. del secō-
do ragiona-
mento.
& questo auuiene per contenere in loro ciascuna di esse due Tuoni mag-
giori & un maggiore Semituono, che l'uno dall'altro separa.de qua-
li interualli, sommati, che siano insieme i numeri delle proportioni
che eccederà la Sesquiterza d'un Comma, & necessariamente gli
estremi dissoneranno. che i Tuoni siano tali quali io ho detto, lo toc-
ca con mano per gli essempi dati, anco il prattico;Non trouarsi
il Diatessarō
tra queste cor-
de.
però nell'essem-
pio, che segue lo prouerò à voi come Teorico, col mezzo dell'Aritme-
tica facultà.
page 14
6. 5. Forma della Terza minore.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
2} 54. 40. Forma della Super 7 partiente 20, fuor de suoi numeri minori.
27. 20. Ne suoi numeri minori.
Si è da tal somma hauuta, la Super 7 partiente 20, la quale (secondo che io vi dissi) consta d'u-
una Quarta superflua d'un Comma; il che si può sensatamente vedere col sottrarlo da essa; oltre
che se ella fusse altramente, ne seguirebbe, che discendendo la parte graue per un tuono della qu
lità che è contenuto tra la corda G solreut & alamire; gli estremi non risonassero per una intera
Diapente. La qual cosa come si vedrà al suo luogo non è punto vera, voglio che vediamo hora,
intere Sesquiterze, ò nò; & in che consideratione l'habbia il Teorico,
& perche. Ho mosso questa dubitazione, per il desiderio che io ho
d'acchetare ciascuna difficultà & dubbio che vi potesse nascere intor-
no à questo importante capo del nostro ragionamento. Poco di so-
pra, in proposito della Terza minore vi prouai, che acendendo, tra
D solre & F faut, non era realmente una tale imperfetta consonan-
za contenuta dalla Sesquiquinta; ma si bene l'antico Semiditono.
considerando hora la Quarta del mostrato essempio, tanto per b mol
le quanto per h duro, composta ciascuna di esse dell'interuallo quale ho detto, & del Tuono
maggiore, troueremo che sommati insieme i numeri che gli contengono, ne daranno un'in-
tera Sesquiterza come vedrete dall'essempio che segue.
32. 27. Forma del Semiditono.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
72} 288. 216. Forma della Quarta fuore de suoi numeri minori.
4. 3. Ne suoi numeri minori.
Habbiamo hauuto da' due interualli aggiunti insieme, la Quarta nella sua vera forma; il che
di spora non auuenne, perche la Terza di questo ultimo essempio, à comparatione della prima
mostrata, è diminuita di quanto era superfluo il Tuono in quello; & di tali parti composta si
può ancora considerare la Quarta nell'antico Diatono. Resta intorno la consideratione di es-
sa, che io vi faccia noto di quanto ella superi la maggiore & minore Terza; il che à bastanza fa-
ranno i due essempi datoui quando la considerammo composta di si fatti interualli & del Semi-
tuono maggiore & del minor Tuono. Vengo hora à dirui alcuni particolari del Tritono; il
quale dicono i moderni prattici essere contenuto dalla proporzione Super 13 partiente 32 tra
questi numeri 45. 32, & che egli contiene in se tre tuoni;Tritono, per
che sia così detto.
dal qual contenuto prese forse il no-
me; ma nella spezie Diatona Ditonica doue sono vguali. Puossi considerare questo dissonante
interuallo, composto d'una Terza & d'un Tuono maggiore tanto nel graue quanto nell'acuto:
& che la sopradetta sia nel Syntono la vera sua proporzione, ce ne possiamo accertare in piu
modi; tra quali, uno che è il piu semplice & il piu facile vi mostrerò hora col sommare insieme i
numeri che contengano gli interualli sopradetti, parti di esso propinque: le quali ne daranno
gli istessi numeri che io dissi contenerlo.
5. 4. Forma della Terza maggiore
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
45. 32. Forma del Tritono.
Si è hauuto dal prodotto della Terza maggiore & del maggior Tuono; il Tritono nella vera sua
forma, & negli istessi suoi minor termini; il qual'interuallo insieme con il suo seguente, per
hauere la forma & gli estremi suoni loro assai (per così dirgli) sproporzionati; & conseguentemē
te con difficultà venire compresi dall'intelletto; non si possano considerare ne si trouano na-
turalmente nell'Ottaua in altre corde che in due: ne anco di questo è da marauigliarsi; auuen-
ga che la natura, di rado (come ancora le perfette) partorisca le cose sproporzionate & mostruo-
se;La natura par
torisce di ra-
do le cose p
fette, & le
mostruose.
però possiamo senz'altro vedere di quanto egli superi la Quarta col sottrarla da esso.
page 15
45. 32. Forma del Tritono.
X
4. 3. Forma della Quarta.
135. 128. Forma della Super 7 partiente 128.
Supera il Tritono la Quarta della Super 7 partiente 128; la quale proporzione consta d'un mi-
nor Semituono, & (contro l'opinione del prattico) d'un Comma di piu come di sopra in uno
altro luogo si è dimostrato. Pare impossibile al prattico, che sottratto dal Tritono la Quarta, gli
habbia à rimanere piu d'un minore ordinario Semituono; e tutta la difficultà che egli ha nello
intendere queste à lui nouità, nasce dal nō hauere degli interualli che del continouo ha tramato,
quella cognitione che douerebbe, la quale, quelli che perfettamente l'hanno gli acquieta in tuto;
ne ciò passa senza suo biasimo; per essere impossibile à quelli che non itendano la proprietà &
virtù della cosa (& sia qual si voglia) bene esercitarla: & questa dicono molti (anzi tutti i giu-
ditiosi & dotti) che sia una delle principali cagioni tra le altre molte, che la musica prattica de
tempi nostri non habbia quella facultà d'operare ne gli animi degli uditori, alcuno di quelli ma
rauigliosi & virtuosi effetti, ce l'antica operaua. Torno à dire adunque, non potersi hauere il
Tritono dal sommare insieme la forma della Quarta & quella del Semituono minore; per essere
un Tuono maggiore quello che bisogna diuidere per ciò fare; il quale è capace oltre al maggio-
re & minore Semituono, d'un Comma; secondo che si è altra volta prouato, & come si può
di nuouo prouare col sommargli insieme. Et perche potrebbe alcuna volta occorrerui qual-
che proporzione tra numeri grandi & così poco differenti tra di loro, che non si conoscesse
(per modo di dire) nel volere con diligenza vedere qual fusse la differenza, che è dall'uno
all'altro interuallo: perche non è impossibile in questa maniera d'esercitare i numeri(co-
me in alcune altre) il sottrarne un grandissimo da un picciolissimo; ma auuertito da quel-
lo che sono hora per dirui, & con essempio mostrarui, vi accerterete qual di essi il maggio-
re, & quale il minore contenga. la onde prima dico potersi da un picciolo sottrarre un gran-
un Tuono maggiore quello che bisogna diuidere per ciò fare; il quale è capace oltre al maggio-
re & minore Semituono, d'un Comma; secondo che si è altra volta prouato, & come si può
di nuouo prouare col sommargli insieme. Et perche potrebbe alcuna volta occorrerui qual-
che proporzione tra numeri grandi & così poco differenti tra di loro, che non si conoscesse
(per modo di dire) nel volere con diligenza vedere qual fusse la differenza, che è dall'uno
all'altro interuallo: perche non è impossibile in questa maniera d'esercitare i numeri (co-
me in alcune altre) il sottrarne un grandissimo da un picciolissimo; ma auuertito da quel-
lo che sono hora per dirui, & con essempio mostrarui, vi accerterete qual di essi il maggio-
re, & quale il minore contenga. Auuertimen
to.
la onde prima dico potersi da un picciolo sottrarre vn gran-
de interuallo; come per essempio dal Comma sottrarre un Tuono maggiore; ancora che
di gran lunga sia quello di questo minore: & che si possa fare ciò, lo proueremo con l'essem-
pio presente al senso.
81. 80. Forma del Comma.
X
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
72} 648. 720. Forma della Subsesquinona fuor de suoi minor termini.
9. 10. Ne suoi minor termini.
Pare di prima vista d'hauere sottratto dal Comma un Tuono minore, & conseguentemente, che
quello superi questo di tale quantità; la qual cosa quanto all'intelletto & al senso repugni, cia-
scuno il sà. però è d'auuertire, che il minor numero di quello interuallo che dal Comma hab-
biamo cerco sottrarre, è venuto al luogo del maggiore, & per il contrario al luogo di questo
il minore: Auuertimen
to.
per la qual cagione non vengono altramente hauere la forma della Sesquino-
na, per essere come altra volta vi ho detto, contenuta tra il 10, e' l 9, & non per il contrario
tra il 9, e' l 10.
STR. Che interuallo sarà adunque quello che è contenuto da tal proporzione?
BAR. Quella è una Subsesquinona; la quale in tal luogo manifesta di quanto l'interuallo
dond'ella fu tratta sia superato dal Sesquiottauo, & non di quanto il Comma lo superi; & però
vengono tali proporzioni meritamente dette Priuatiue & Rationali, & quell'altre prime Posi-
tiue & Reali; & questo basti per tutti gli altri casi si fatti che vi potessero occorrere. Vengo ho-
ra à discorrerui sopra la Semidiapente, la quale secondo il parere de nostri prattici è quell'in-
teruallo che consta d'un Tuono maggiore d'un minore & di due maggiori Semituono;Semidiapen-
te perche sia
cosi detta.
& for-
se che ella prese tal nome, perche i suoi estremi suonano una Diapente scema, diuisa però in
quattro interualli da cinque termini & corde, è contenuta adunque ne suoi minor termini
da questi si fatti numeri 64. 45. la quale considereremo primamente come composta d'una
Quarta & d'un maggiore Semituono, tanto nel graue quanto nell'acuto: delle quali verità
in piu modi si può esserne capace: ma il piu semplice & breue è, il sommare insieme i nume-
ri che contengono i due sopradetti interualli, & vedere che il prodotto loro ne darà la for-
ma che detto habbiamo
page 16
3. 4. Forma della Quarta.
16. 15. Forma del maggiore Semituono.
64. 45. Forma della Semidiapente.
Non si può questo interuallo, come ne anco il suo precedente, considerare ò comporre tra le cor
de naturali Diatoniche in alcun' Ottaua, d'altre sue parti che delle due già dette. & se il prattico
mi dicessi potersi questa comporre di due Terze minori dell'isterssa forma & di uguale proportio
ne, gli risponderei & prouerei che egli erra in questa come in molte altre cose, per essere il suo
fine di acchetar solo, non l'intelletto ò il senso dell'udito;Fine del musi
co prattico
qual sia.
ma bene spesso quello della vista, il
quale come tutti (ò piu degli altri) con facilità si inganna; & ha nel distinguere i suoni quella
ò poca piu parte, che ha l'udito nel discernere le differenze de colori; & particolarmente s'ingan
nano i sensi tra le minime differēze de comuni, & de proprij oggetti; le quali à gran pena capisce
il sano intelletto. Che di due terze minori dell'istessa misura non si possa comporre la Semidia-
pente della mostrata sua forma; ce lo manifesta primamente il numero del suo maggiore termi-
ne:Auuertimen
to.
il quale se bene è quadrato, che tale bisogna che sia volendo esser capace della Geometrica
medietà; non per questo si ritroua in esso l'altra necessaria conditione; la quale è che egli sia atto
ancora à darne il maggior termine d'uno di quelli interualli ne quali si vorrà ugualmente diui-
dere.la qual cosa al maggiore termine della minor Terza capace: ma venghiamo con uno sensa-
to essempio all'esperienza del fatto, & ciò sarà il sommare insieme i termini di tali interualli, dal
prodotto de quali, non si hauerà altramente la forma della Semidiapente; ma si bene quella del-
la Super 11 partiente 25.
6. 5. Forma della Terza minore.
6. 5. Forma della Terza minore.
36. 25. Forma della Super 11 partiente 25.
Consta l'interuallo che habbiamo hauuto, dall'hauere sommato insieme due Terze minori,
d'una Semidiapente superflua d'un Cōma; & che questo sia vero, si può vedere col sottrarne da
esso la Saper 19 partiente 45, forma della Semidiapente, che ci resterà un Comma; & questa è di
ciò la cagione. Nel considerare il Teorico la Semidiapente composta di due Terze minori, per
non potere diuidere alcuno interuallo rationalemente de tre primi semplici generi di proporzio-
ni in parti uguali, dalla Quadrupla & le sue replicate in poi, intendendo sempre secondo la fa-
cultà Aritmetica; ve ne scorge necessariamente una dell'altra maggiore & diuersa: la qual ve-
rità vi ho di sopra in proposito della minor Terza, sensatamente mostrata. resta solo à vedere,
se sommando tali diuerse Terze minori insieme, ne darà il prodotto loro la vera forma della Se-
midiapente: dal quale essempio si conoscerà euidentemente, che in tal consideratione le haue-
uano ancora in tale spezie gi antichi musici Tolomaici.Perche se le hauessero tenute del-
l'istessa misura, non hauerebbono assegnata alla Semidiapente dell'una & l'altra capace, la mo-
strata proporzione; ma quella che si hebbe di sopra dal prodotto delle due Terze minori con-
tenuta ciascuna di esse dalla Sesquiquinta.che le Terze siano adunque differenti di forma, l'es-
sermpio che segue ce lo farà manifesto.
32. 27. Forma del Semiditono.
6. 5. Forma della Terza minore.
3} 192. 135. Forma della Semidiapente fuor de minori suoi termini.
64. 45. Ne minori suoi termini.
Eccoui de due sopradetti interualli composta la Semidiapente nella sua vera forma, della quale
altro non occorre vedere, se non di quanto ella superi il Tritono; la qual cosa ci farà nota l'es-
sempioo che segue, nel quale sarà sottratto da essa.
64. 45. Forma della Semidiapente.
X
45. 32. Forma del Tritono.
2048. 2025. Forma della Super 23 partiente 2025.
page 17 Resta superato il Tritono della Semidiapente, della Super 23 partiente 2025.la qual consta
d'un mezzo Comma in circa.
STR. Sono dell'istessa misura & proportione le Semidiapente e' l Tritono degli antichi, di
questi nostri?
BAR. Signor nò: imperoche l'interuallo che hebbe spaccio di Tritono appresso gli anti-
chi, cadeua sotto questi numeri 729. 512. il quale supera d'un Comma il nostro; & la Semi-
diapente loro cadeua sotto questi altri 1024. 729. che per l'opposito viene à essere minore della
Super 19 partiente 45, detta da' moderni Semidiapente, d'un fatto interuallo; come sensa-
tamente si può vedere col sottrarre l'uno dall'altro.
STR. Di maniera che la maggior parte de nomi degli interualli musici d'hoggi, sono (per Nomi corren
ti detgli inter
ualli.

non dir tutti) corrotti & guasti?
BAR. Non ne dubitate punto.
STR. Non sarebbe bene il prouedegli auanti che la cosa inuecchiasse & si difondesse mag-
giormente nelle menti degli huomini?
BAR. Veramente si, ma questa è cura d'un' huomo d'autorità, & di molto valore; però noi
anderemo in quanto à nomi degli interualli, segnuendo (ancora che cattiuo) il comune uso, se
non per altro, per essere intesi: ma venghiamocene hormai all'essamina della Diapente; la qua-
le dicono essere contenuta nella vera sua proportione, della Sesquialtera, detta ancora SesquiGlareano nel
capo 12. del
libro 3.chia-
ma la Sesqui-
altera, Se-
squipla.

pla, tra questi numeri ne suo termini radicali 3. 2. & contenere in sè primamente due tuoni
maggiori, un minore, & un maggiore Semituono; la quale si può considerare in molte manie-
re: ma la sua propria & principale è, composta della maggiore & minore Terza, come (secondo
l'essempio che segue) ne mostrerà il prodotto che haueremo da numeri che la contengono; &
sarà nel suo vero essere harmonico, tutte le volte che la maggiore tenga il luogo graue, & la mi-
nore l'acuto.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
6. 5. Forma della Terza minore.
10} 30. 20. Forma della Quinta, fuore de suoi nume
ri minori.
3. 2. Ne suoi numeri minori.
Ho detto comporsi la Quinta di tali interualli prima che di ciascuni altri; per essere quelli sue Parti propin-
que & remo-
te degli inter
ualli, quali
siano.

parti piu propinque: & à ciò che da voi sia di questo ancora la cagione bene intesa, dico: che
secondo l'openione de Teorici, sono parti piu propinque degli interualli quelle, che sommato
insieme i numeri che le contengano, si ha dal prodotto loro, non solo l'istessa proporzione del
tutto; ma vicino assai, & alcuna volta (come hauere veduto del Tritono & della Semidiapen-
te) negli istessi suoi termini radicali: & per il contrario quelle sono parti piu remote, che à termi
ni minori del loro tuto danno il prodotto loro piu lontano: questo ci è apportato dalle parti
loro piu imperfette & disuguali, & quello dalle piu perfette & uguali; & venendo à considera-
re le altre parti della Quinta, & di esse à comporla, dico; che sarà una Quinta ancora quella, che
consti d'una Quarta & d'un Tuono maggiore; perche sommati insieme i numeri delle propor-
zioni loro, si hauerà dal prodotto che ne daranno (se bene un poco piu lontano da minori suoi
termini) la mostrata sua forma.
4. 3. Forma della Quarta.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
12} 36. 24. Forma della Quinta, fuor de suoi minor numeri.
3. 2. Ne suoi minor numeri.
Nascendo la Quinta da quelli due mostrati inteuralli come si è detto, si può insieme col ZarliZarlino alla
proposta 30.
del secondo
ragionamento
delle sue di-
mostrationi.

no argumentare, che quelle del sottoposto essempio non siano altra-
mente tali; ma di proporzione & genere diuerso; il che è contro il
parere del prattico; & vie piu quanto gli si prouerà che elle siano dis-
sonanti.l'essere di proporzione diuersa da quelle prime, nasce per con
tenere una Quarta & un Tuono minore; i quali due interualli aggiun
ti insieme, non ci possono dare una Quinta dell'istessa proporzione del Non trouarsi
la Diapente
tra queste cor
de.

le due prime mostrate; ma un'altra che sarà un Comma di esse minore,
& perciò dissonante: & che di tanto venga diminuita, ecco l'essem-
pio, che ce ne accerterà.
page 18
4. 3. Forma della Quarta.
10. 9. Forma del Tuono minore
40. 27. Forma della Super 13 partiente 27.
L'interuallo che si è hauuto dal sommare insieme la Quarta & il Tuono minore, è la Super 13
partiente 27; la quale consta d'una Quinta diminuita d'un Comma: della qual verità potrebbe
l'huomo maggiormente accertarsi con sommarla insieme seco; imperoche da ambedue si haue-
rebbe la Sesquialtera, forma della Diapente. Potrebbesi da quello che habbiamo detto dubita-
re, se la sottoposta, considerata in una Quarta nella parte acuta & in un Tuono nella graue, fusse
una Quinta della prima, ò della seconda spezie; al che rispondendo dico, che ella è della prima
& non della secōda in modo alcuno. & se mi fusse replicato, che il Tuo
no che ella ha nella parte graue è minore, il quale (secondo il modo
che io ho mostrato comporla di tali interualli) maggiore essere doue
rebbe; gli risponderei essere verissimo, & che per tal cagione viene in
quel luogo à essere consonante: imperoche la Quarta che ella ha nell'a-
cuto, è superflua di quanto manca al minor Tuono che ella ha nel gra
ue, per farsi al maggiore uguale. di maniera che da quello interuallo
superfluo, & da questo diminuito, per essere uguale la superfluità del
l'vno à quello che manca all'altro, si ha da essi la Quinta nella sua vera forma & proportione;
come dal sommare insieme i minimi termini loro potrà ciascuno sensatamente vedere. si haue-
rà ancora nella vera sua forma, dal Tritono & dal maggiore Semituono; ma non gia da quella
della Semidiapente & del Semituono minore, come il seguente essempio ne manifesta.
64. 45. Forma della Semidiapente.
25. 24. Forma del minore Semituono.
40} 1600. 1080. Forma della Suoer 13 partiente 27. fuor de minori suoi numeri.
40. 27. Ne minori suoi numeri.
Si è da tal somma hauuto, la Super 13 partiente 27. la quale (come si è detto) consta d'una
Quinta diminuita d'un Comma; di maniera che dalla Semidiapente & dal minor Semituono,
non si ha (come crede il prattico) l'istesso prodotto che dal maggiore & dal Tritono. Non è da la
sciare indietro il sapere di quanto la Quinta superi il Tuono, & di quanto la Semidiapente la co
gnitione di che ci daranno interamente i due essempi seguenti.
3. 2. Forma della Quinta.
X
45. 32. Forma del Tritono
6} 96. 90. Forma del maggior Semituono, fuor de suoi minor numeri.
16. 15. Ne suoi minor numeri:
Vien superato il Tritono dalla Quinta, d'un maggior Semituono; la cui riproua sarebbe in som
mare insieme il Tritono & esso maggiore Semituono; da quali si hauerebbe indubitatamente la
Quinta; ma questo non occorre, per essere la cosa in se chiara; però verremo con l'essempio che
segue, à dimostrare di quanto la Semidiapente sia dalla Quinta superata.
3. 2. Forma della Quinta.
X
64. 45. Forma della Semidiapente.
135. 128. Forma della Super 7 partiente 128.
È la Semidiapente superata dalla Quinta, dalla Super 7 partiente 128. la quale (secondo che
io vi prouai di sopra nell'essaminare il maggior Tuono) consta d'un minor Semituono & d'un
Semituono
minor di que
sto luogo, su-
pera il Com-
ma della Se
squiuētiquat
tresima.
Comma di piu. & acciò che il prattico (insieme col marauigliarsi)
non habbia à dirmi, che io voglia che l'istesso interuallo contenga
hor questa, & hor quella forma, dico, che di sopra io considerai il
presente Semituono, come contenuto dalla Sesquiuentesiamquar-
ta, & ultimamente come contenuto dalla Super 7 partiente 128. nella
qual positione è veramente capace di quanto ho detto: al che soggiun
go, che l'interuallo qual si racchiude dentro à confini della Super 7
partiente 128. è la vera forma del minore Semituono del Tuono mag
giore; come poco di sotto sono per prouarui.
page 19
STR. Questo mi sarà bene oltre à modo e nuouo & grato.
BAR. Vengo à trattare ciascuno minimo accidente che si puo in questo proposito desiderare
intorno la forma della Sesta minore, intesa ancora da moderni prattici per il minore Essacordo:
il qual' interuallo dicono essere, quella imperfetta consonanza, che è contenuta dalla Supertri-
partientequinta tra questi numeri 8. 5. ne suoi termini radicali: la quale consta di due Tuo-
ni maggiori, d'un minore, & di due maggiori Semituoni. & su può considerare primamente
composta d'una Quarta & d'una Terza minore, come vedremo dal prodotto che ne daran-
no sommati che siano insieme i minimi numeri delle proporzioni loro: in proposito del-
la quale, sono alcuni che riprendano Franchino; per hauere egli detto, che la Sesta mino-
re si compone della Diatessaron & del maggiore interuallo Cromatico; intendendo per esso il
Triemitono, prendendolo in vece della minor Terza, ò per meglio dire del Semiditono; i quali
interualli aggiunti insieme, non possono darne in modo alcuno la minor Sesta della forma che
la contiene l'essempio che segue appresso; ne anco secondo il Diatono Ditonico, nel quale esso
Franchino la considera: il che auuenne forse, per non farne come imperfetta, quella stima
che molti altri fanno.
4. 3. Forma della Quarta.
6. 5. Forma della Terza minore.
3} 24. 15. Forma della Sesta minore fuor de suoi minori
termini.
8. 5. Ne minori suoi termini.
Ne è da tacere, in proposito di questa imperfetta consonanza, un'altra consideratione, la quaAuuertimen-
to.

le è che il vulgo tiene per fermo, che di ciascuno interuallo musico si troui una spezie meno
che non è il numero delle sue corde; il che non è vero, imperoche le spezie della Sesta minore &
della maggiore, non sono piu di tre; oltre che tal regola non si verifica in alcuni altri interualli
che per breuità si tacciono: e tornando à trattare della minor Sesta, dico essere ancora quella ta-
le, che consta della Semidiapente & del Tuono maggiore: imperoche sommando insieme i nu-
meri da quali sono contenuti, ne darà il prodotto loro la vera sua forma; come ne msotra l'es-
sempio che segue appresso.
64. 45. Forma della Semidiapente.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
72} 576. 360. Forma della Sesta minore fuor de suoi minor nu-
meri.
8. 5. Ne suoi minor numeri.
Stante questa verità ne segue (contro l'openione del prattico) che alcuna delle presenti, & qual Seste mirno=
ri, non trouar
si tra qste cor
de.

si vogliano altre simili, non siano Seste minori della mede-
sima proportione delle prime mostrate; il che da questo
nasce. non possono tra le mostrate corde, il Tuono & la
Semidiapēte insieme, darne la Sesta minore come tra quelle
di sopra; per essere in queste il Tuono minore; doue per
il contrario in quelle, fu il maggiore; & così vēgono necessa
riamente queste, minori di quelle un Comma: & qual sia
l'interuallo che nascerà da essi, lo vedremo hora dal pro-
dotto che haueremo sommando insieme i numeri de minor termini loro.
64. 45. Forma della Semidiapente.
10. 9. Forma del Tuono minore.
5} 640. 405. Forma della Super 47 partiente 81. fuor de suoi minori termini.
128. 81. Ne suoi minor termini.
L'interuallo che si è hauuto da essi, è la Super 47 partiente 81. la quale contiene il vero Essa-
cordo minore del Diatono Diatonico ne suoi minor termini; il quale è un Comma minore
della Supertripartientequinta, detta hoggi, forma della Sesta minore; la quale da alcuni è detta
ancora minore Essacordo, & è consonante, à differentia di quell'antico che è dissonante, per es-
sere (come si è detto) un Comma minore: della qual cosa si accerterà ciascuno che si piglierà
cura di sottrarre la sua forma da quella. Puossi ancora hauere questa imperfetta consonanza,
dalla Quinta & dal maggiore Semituono, come dal prodotto loro vedremo sommando insieme
page 20 i minori termini di essi secondo questo essempio; il quale vi farà ancor noto di quanto la minor
Sesta superi la quinta.
3. 2. Forma della Quinta.
16. 15. Forma del Semituono maggiore.
6} 48. 30. Forma della Sesta minore, fuore de suoi minori nu-
meri.
8. 5. Ne suoi minor numeri.
Doue interuenga il Tritono non si può hauere la Sesta minore se non col mezzo di piu di due
interualli, ouero per alcuno di essi inusitato, & però gli taccio. Voglio che vediamo hora gli
istessi accidenti nella Sesta maggiore, dalla quale dicono i prattici essere i minori suoi termini
tra questi numeri 5. 3. & che ella consta di due Tuoni maggiori ,di due minori, & d'un mag-
giore semituono. Puossi primamente considerare come composta della Quarta & della Ter-
za maggiore; per riempiere interamente tali interualli il vacuo de suoi temrini: e toccherassi
con mano tal verità, tutte le volte che sommati insieme i numeri delle proporzioni loro, sia il
prodotto che ne daranno contenuto da gli istessi numeri che contengano quella; come l'essem-
pio che segue appresso ci manifesta.
4. 3 Forma della Quarta.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
4} 20. 12. Forma della Sesta maggiore, fuor de minori suoi
numeri.
5. 3. Ne minori suoi numeri.
Si è da tal prodotto hauuto la Sesta maggiore nella sua vera forma; ma non si hauerà già tale,
considerata negli istessi apparenti interualli, tra la corda di F faut, & quella di d la solre; per
non cadere la Quarta che nell'acuto si troua tra esse, sotto la forma della prima mostrata; ma sot
to quest'altra 27. 20. la quale, secondo che si prouò al suo luogo, viene superflua d'un Com-
ma: & qual sia la proporzione che haueremo da tali interualli, ve lo farò noto con questo essem
pio, nel quale sono insieme sommati i minimi termini loro.
Sesta maggio
re non trouar
si tra queste
note.
27. 20. Forma della Super 7 partiente 20.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
5} 135. 80. Forma della Super 11 partiente 16. fuor de suoi
minor termini.
27. 16. Ne suoi minor numeri.
Si è hauuta come vedete, la Super 11 partiente 16. la quale è la vera forma del maggiore Essa-
cordo del Diatono Ditonico; & per eccedere d'un Comma la maggior Sesta del Syntono di To
lomeo, è necessariamente dissonante. ne per altra cagione dice il Zarlino alla proposta 35 del-
le sue dimostrationi nel ragionamento secondo; che aggiugnendo il Tuono maggiore alla Quin
ta, non puo nascere consonanza alcuna. & che di tal quantità ecceda (come ho detto) l'Essa-
cordo maggiore la maggior Sesta, si può sensatamente vedere col sottrarla da esso. Si hauerà ben
consonante la Sesta maggiore, dal prodotto che ne darà la Quinta congiunta al Tuono minore;
come sommando insieme i numeri che gli contengano si può dall'essempio che segue sensata-
mente vedere.
3. 2. Forma della Quinta.
10. 9. Forma del Tuono minore.
6} 30. 18. Forma della Sesta maggiore fuor de termini suoi
minori.
5. 3. Ne suoi termini minori.
Puossi ancora hauere questa imperfetta consonanza nella sua vera forma, dalla minor Sesta & dal
minore Semituono, con l'aiuto però del presente segno b. e tra le corde dell'essempio che segue
appresso.
page 21
8. 5. Forma della Sesta minore.
25. 24. Forma del minor Semituono.
40} 200. 124. Forma della Sesta maggiore fuor de suoi minor
termini.
5. 3. Ne suoi minor termini.
Doue si può ancora fare giuditio; non solo di quanto la minor Sesta sia dalla maggiore supera-
ta; ma che questi sono maggiori Essacordi, & non maggior seste come crede il prattico. la qual
cosa non da altro nasce, che da essere tratto il
minore Semituono, dal maggior Tuono; il
quale è necessariamente maggiore un Comma
di quello che si ha dal Tuono minore; come
piu chiaramente (secondo che io ho promesso)
si vedrà al suo luogo, non è da lasciare indietroAuuertimen-
to.

quest'altra consideratione, che si come la minor
Sesta non s'hebbe tra quelle corde doue inter-
ueniua il Tritono, così parimente non si può hauere la maggiore tra quelle doue cader potesse la
Semidiapente: la cui cagione vi farete da voi istesso manifesta, punto che l'andiate inuestigando.
ma venghiamo hor mai all'essamina della Settima minore, la qual dicano i prattici contenere
in se tre Tuoni maggiori, uno minore, & due maggiori Semituoni. il qual'interuallo conside-
reremo primamente compsoto dalla Quinta & della Terza minore; poi che la sua forma fu con-
stituita nella Superquattropartientequinta tra questi numeri 9.5. & che la Sesquialtera & la Se-
squiquinta aggiunte insieme, ne diano la sopradetta dissonanza, eccouene l'essempio chiaro.
3. 2. Forma della Quinta.Settima mi-
nore, non tro
uarsi tra qste
corde.
6. 5. Forma della Terza minore.
2} 18. 10. Forma della Settima minore fuor de suoi termini
radicali.
9. 5. Ne suoi termini radicali.
Si è hauuto la Settima minore nella sua vera forma, la quale conside-
rata tra queste corde, secondo la natura della Quinta che si troua tra
D solre & alamire, ouero in una Sesta maggiore nella parte graue & in
vn maggior Semituono nell'acuta, non sarà dell'istessa misura della
prima; & l'istesso occorre alle due sottoposte, per hauere come l'altra, bi
sogno del Tuono maggiore, volendo diuenire Ottaue: doue quella
del primo essempio, un minore bastaua: le qual cose per essere igno-
rate dal prattico, cagionano in lui (quando scoperte gli sono) lo stu-
pore piu volte detto, che elle non siano tali, vi farete da voi stesso ma-
nifesto, col sommare insieme i minimi numeri delle dette parti loro; il
prodotto delle quali vi daranno un si fatto interuallo 16.9. che rac-
chiude tra i suoi estremi lati la Super 7 partiente 9.forma vera del mi-
nore Ephtacordo del Diatono Ditonico; se bene alcuni de moderni
prattici hanno con tal nome chiamato la Settima minore del Synto-
no, contenuta come hauete veduto dalla Superquattropartientequin-
ta; senza hauere hauuto rispetto alla diuersità della cosa, & alla con-
fusione che ha possuto generare nelle menti degli huomini.
5. 3. Forma della Sesta maggiore.
16. 15. Forma del maggior Semituono.
5} 80. 45. Forma del minore Ephtacordo, fuor de suoi minor numeri.
16. 9. Ne suoi minor numeri.
Il quale Ephtacordo, è minore un Comma della minor Sttima, come sensatamente vedrà cia-
scuno che si piglierà cura di sottrarre da questa quello. Non si può ne anco hauere la Settima
minore, dal prodotto che nascerà sommando insieme due Sesquiterze; il che al prattico parrà im
possibile, per volergli figurare il caso tra le corde del primo essempio che fu il medesimo del sot-
toposto, ma altramente diuiso & considerato.
page 22
4. 3. Forma della Quarta.
4. 3. Forma della Quarta.
16. 9. Forma del minore Ephtacordo.
Dall'hauere sommato insieme due Sesquiterze, si è hauuto il minore Ephtacordo ne minori
suoi termini; con tutto questo, di sopra prouai ,che tra l'istesse corde era contenuta la minor Set-
tima. dissi in oltre, che sommando insieme le parti di qual si voglia interuallo in qual si voglia
modo diuise, doueuano necessariamente riassunte che elle haranno insieme, rendere il tutto del-
l'istessa forma & misura qual prima era: doue in questo ultimo essempio scorge il semplice prat-
tico contrario effetto da quello che sonorono prima le mie parole; ne di ciò vede la cagione; la
quale è che egli considera tra le mostrate corde, due Quarte dell'istessa proporzione & misura,
che di diuerse sono; & cosi con la mala sua regola, viene à errare ne principij, & à marauigliarsi
poi che il conto non gli torna secondo la buona; il che hauerebbe quando gli tornasse; poi che
la Quarta che tiene il luogo acuto, cade sotto questa proporzione 27. 20. come si è al suo luo-
go prouato: la quale sommata insieme con quella che gli instituisce il Teorico, ne darà la Setti-
ma minore della misura che nel principio del nostro ragionamenti dissi essergli da esso stata as-
segnata.
STR. Mi pare di cominciare à scorgere il porto; e tutta volta che voi mi facciate constare
sensatamente & non con l'autorità di alcuno, che il Ditono, il Semiditono, l'Essacordo mag-
giore & il minore siano dissonanti; oltre alle Diapenti & alle Diatessaron che per tali nominate
di sopra hauere; crederò assolutamente che quello che si canta (nella maniera che però hoggi
si costuma) non sia in modo alcuno il Diatonico Syntono di Tolomeo: poi che tali interualli
accordano negli strumenti & voci degli huomini de' nostri tempi; che non però tengo di pro-
prietà & natura diuersa delle antiche.
BAR. Seguitiamo pure di andare auanti hora che il vento è propitio & l'onde tranquille;
perche piacendo al Datore di tutti i beni; voglio che sensatamente (deposta da canto ciascuna au
torità) vediate in fronte la verità di ciascun minimo particolare: ne è da mettere tempo in mez-
zo, perche siamo ancora à dietro molte miglia dal porto. Vengo à scoprire un altro abuso del
prattico; il quale tiene per fermo che il medesimo spatio occupi la Quinta & la Terza minore
dell'essempio che segue appresso, che fa la Semidiapente & la maggior Terza aggiunte insieme;
& conseguentemente, che i numeri i quali contengano le forme loro sommati che siano insie-
me, ne diano l'istesso prodotto questi che quelli: la qual cosa (secondo che hora vedremo) è
molto dal vero lontana.
64. 45. Forma della Semidiapente.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
20} 320. 180. Forma del minore Ephtacordo fuor de suoi termi
ni radicali.
16. 9. Ne suoi termini radicali.
Dall'hauer sommato insieme i due mostrati interualli, si è hauuto il minore Ephtacordo; & di
sopra, dall'accoppiare insieme la Quinta & la Terza minore, si hebbe la minor Sesta. non è ve-
ro adunque, che tal' interualli insieme aggiunti, occupino il medesimo spatio; di che il prattico
grandemente si marauiglia. ne da altro questo nasce come ho detto, che dal volere (non ha-
uen cognitione de gli interualli) da una sola cosa tutte le cose: la onde per satisfarlo dico, che
quando egli hauerà di nuouo essaminata & intesa la grandezza della minor terza che ha nella
parte acuta il minore Ephtacordo che ultimamente vi ho mostrato, si accheterà. Di comun pa-
rere tutti i sauij dicono, non hauere la natura fatta alcuna cosa in darno: con la quale proposi-
tione voglio prouarui, che l'Ephtacordo mostrato non è manco forma propria della minor Set-
tima del Syntono, che sia la Superquattropartientequinta; & il modo sarà questo. Può ciascu-
no di sano giuditio, da quello che io ho sin qui prouato & detto, conoscere non hauere il Tuo-
no maggiore ne il minore, & così parimente il Semituono maggiore, mutato mai forma diuersa
da quella che gli si assegnò nel principio del nostro ragionamento di mente del Teorico; ma si
bene tutti gli altri interualli dall'Ottaua & la maggior Settima in poi; il che è nato per non ha-
uerle ancora essaminate: le quali quando siano da noi considerate con diligenza, non eccederan
no (in questo fatto) d'eccellenza l'altre. Trouiamo adunque due diuerse sorti di Seste minori
delle quali con il mezzo de due diuersi Tuoni, sene può comporre l'Ottaua nel suo vero essere;
page 23 puossi primamente compor l'Ottaua del minore Ephtacordo, & del Sesquiottauo e Tuono; &
così parimente della minor Settima & del Sesquinono; come dal sommare insieme i minor ter-
mini loro & dal prodotto che ne daranno si conoscerà manifestamente: & si come le molte li-
nee tirate dal centro alla circonferenza del cerchio, tutte nel centro di esso rimorono; nell'istes-
so modo ciascun musico interuallo nell'Ottaua, come in uno Specchio riguarda, à guisa che fan
no ancora le stesse nel Sole; non altramente che da esse ciascuno (secondo la sua capacità) l'esse-
re & la perfettione riceua. Tra le terze minori, ne haueremo due (per non volerne piu sottilmen-
te cercare delle altre) contenute sotto diuersa proporzione; il ripieno delle quali per tesserne
l'Ottaua, si trouò dipoi; & queste furono le due Seste maggiori cōtenute sotto diuersa forma; ma
tra quelle annouerammo il Semiditono, e tra queste il maggiore Essacordo; interualli comuni
al Syntono & al Diatono come molti degli altri. Trouammo ancora la maggior Terza & il
Ditono, & indi à poco si hebbe la Sesta minore & il minore Essacordo, da poterne di esse com-
porre l'Ottaua lontana da qual si voglia estremo imperfetto. Trouammo la Diatessaron conte-
nuta in diuerse maniere, & appresso si vedde la Diapente sotto diuersi numeri contenuta; non
ad altro fine (come al suo luogo vedremo) che per poterne di esse insieme comporre l'Otta-
ua d'una sol forma: e tutto questo auuiene, per volere la cortese Natura mostrare in ciascuna
sua operatione l'immensa sua sapienza & liberalità. la quale non comporta il vacuo, ne fa co-
sa, ò puo farne alcuna otiosa ò in darno. Rimane in questa materia à mostrarui, di quanto la
minor Settima superi la maggiore & minore Sesta, la qual cosa potrete ageuolmente vedere col
sottrarle da essa.. Venghiamocene hora alla consideratione della maggior Settima, dalla qua-
le speditici, passeremo, per concludere la proposta materia, à quella dell'Ottaua. Dicono
adunque i maestri di questa moderna prattica di Contrapunto, essere la Settima maggiore, quel
dissonante interuallo che è contenuto ne suoi termini radicali dalla proportione Super 7 par-
tiente ottaua tra questi numeri 15. 8. & che ella consta di tre Tuoni maggiori, di due minori,
& d'un maggiore Semituono. la quale per il rispetto piu volte detto, considereremo prima-
mente composta d'vna Quinta & d'una Terza maggiore, secondo che apparisce nell'essempio,
che segue appresso.
3. 2. Forma della Quinta.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
15. 8. Forma della Settima maggiore.
Puossi ancor' hauere tal interuallo, da' numeri che contengono la forma del Tritono sommati
che siano insieme con quelli della Quarta: ma non ce lo darà già dell'istess amisura (se ben con-
tro l'openione del prattico) aggiunti che siano insieme il minor Tuono & la maggior Sesta, nel
la maniera che si vedono nell'essempio seguente.
5. 3. Forma della Sesta maggiore.
10. 9. Forma del Tuono minore.
50. 27. Forma della Super 23 partiente 27.
Si è hauuto dal prodotto de due detti interualli, la Super 23 partiente 27, la quale è minore un
Comma della Settima maggiore come sensatamente vedrete sottraendola da essa. Si può hauere
ancora la maggiore Settima, dal prodotto della maggior Sesta & del maggior Tuono. Vedremo
hora col sottrarre dalla forma di essa la minore, di quanto questa sia da quella superata.
15. 8. Forma della maggior Settima.
X
9. 5. Forma della minor Settima.
3} 75. 72. Forma del minor Semituono, fuor de suoi minor numeri.
25. 24. Ne suoi minor numeri.
Resta la minor Settima (secondo questo essempio) superata dalla maggiore, d'un Semituono;
dalla qual cosa si può comprendere, potersi ancora la maggior Settima comporre della mino-
re & del minore Semituono.
page 24
STR. Non è già la forma del maggiore Ephtacordo, la Super 23 partiente 27?
BAR. Signor nò; perche quello cade sotto la proporzione Super 15 partiente 128 dentro à
questi termini 243.128. & la eccede di tal quantità 6561. 64 cc. Vengo ultimamente à trat
tare dell'Ottaua, la quale i moderni prattici contrapuntisti dicono essere quel prefettissimo in-
teruallo, che consta di tre Tuoni maggiori, di due minori, & di due minori Semituoni; &
in o tre che ella è contenuta dalla proporzione Dupla tra questi numeri ne suoi minor termini
2.1. il quale interuallo considereremo primamente composto (come sue parti piu propinque)
d'una Quinta & d'vna Quarta: & che di questi due interualli sia interamente capace la consonan
za Diapason, col sommare insieme i numeri de lor termini radicali, ce ne accetteremo.
3. 2. Forma della Quinta.
4. 3. Forma della Quarta.
6} 12. 6. Forma dell'Ottaua, fuor de suoi minor numeri
2. 1. Ne suoi minor numeri.
Haremo ancora l'Ottaua di tal forma dal prodotto, che ne daranno sommando insieme i nu-
meri, che contengono la Sesta maggiore & la minor Terza; & così parimente dal sommare insie-
me i minimi termini, che contengono la Terza maggiore & la minor Sesta; & ancora da quelli
della Settima minore, & dal Tuono minore; dal che ne segue necessariamente, che quelle del
sottoposto essempio (considerate in una Settima minore, & in un maggior Tuono della propor
zione, che si mostrò nel principio assegnateli dal Teorico) non siano Ottaue consonanti; ma si
bene dissonanti, il che è contra la mente del prattico.
Che elle non siano tali quali ho detto, ne vedremo l'esperienza (secondo questo essempio, col
sommare insieme i numeri delle proporzioni che gli contengono.
9. 5. Forma della Settima minore.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
81. 40. Forma della Duplasesquiottantesima.
Si è hauuta dal prodotto di tal somma, la Dupla Sesquiottantesima; la quale consta d'un Ot-
taua superflua d'un Comma, come sensatamente vedrà quello, che si piglierà cura di sottrarlo
da essa, ò veramente col mettere un numero tra essi termini, che sia col minore in Dupla propor-
zione in questa maniera 81.80.40. la cagione, che non si può hauere l'Ottaua dal Tuono mag-
giore & dalla minor Settima è, che gli interualli, che in quei luoghi habbiamo considerato per
settime minori, non caggiono veramente sotto le proporzioni, che gli assegnarono nel principio
del snotro ragionamento di parere degli autori, che quello si canta hoggi sia il Syntono di Tolo
meo; ma si bene sotto il minore Ephtacordo del Diatono Ditonico: il quale aggiunto insieme
col Sesquiottauo e Tuono, ne darà la Dupla nella vera sua forma, come ne manifesta l'essem-
pio che segue appresso.
16. 9. Forma del minore Ephtacordo.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
72} 144. 72. Forma dell'Ottaua fuor de suoi minor termini.
2. 1. Ne soi minor termini.
Puossi hauere ancora l'Ottaua nella vera sua proporzione dal prodotto, che nascerà sommando
insieme i termini delle forme, che copntengono la Settima maggiore, & quella del maggiore Semi
tuono; & così parimente quella del Tritono & della Semidiapente; & per ultimamente sapere
di quanto erlla superi la maggiore, & minore Settima, col trarne l'una, & poi l'altra da essa si ve-
drà chiaramente.
page 25
STR. Il vostro discorso mi pare hormai che egli mi habbia condotto in porto sicuro; tal-
mente che io non temo piu il soffiare degli inimici venti; & mi ha di maniera sgombrato dall'in
telletto la folta nebbia dell'ignoranza, che senz'altre ragioni & essempi addurmi, son quasi cer-
to che nel cantar d'hoggi non nascono alcuni degli inconuenienti detti, nulla dimeno sono an-
cora sicuro, che temperando le corde d'uno strumento secondo le mostrate forme, & forza che
tra esse si trouino ciascuni de msotrati accidenti; dal che fo argumento, che non si canti, ne suo-
ni altramente il Syntono incitato di Tolomeo.
BAR. Voi la cominciate à discorrere & intendere molto bene; ma per maggiormente torui
ciascuna difficultà, che intorno à ciò nascer di nuouo vi potesse, voglio dichiararui due altri
importantissimi capi; & poi vederemo sensatamente in vìso, qual sia il genere, & la spezie che si
canta & suona hoggi, la onde prima dico, che fra le note del sottoposto essempio non ve ne sono
alcune distanti l'una dall'altra per un minor Semituono della pro-
porzione che di mente però del Teorico nel principio del nostro ragio
namento gli assegnai. non mancano ancora di quelli che hanno vana-
mente dubitato de maggiori, ma si sono grandemente ingannati. la
cagione che non siano tali quali io ho detto, non da altro nasce, che
dal non potere tra ambedue riempiere spatio maggiore di quello che
contiene il Tuono minore, si come nel principio si prouò; ma si tro-
ueranno bene & l'uno & l'altro tra le corde di questl altro essempio,
per esser capace il luogo, di quanto sono bastanti à occupare i locati
senza che cosa alcuna gli manchi ò gli anuanzi; tal che ad ambedue
quelli primi ò almeno à uno di essi, bisognerà (non volendo procede-
re a caso & senz'alcuna ragione) trouare nuoua misura & forma: la quale non solo sia atta à
riempire l'interuallo del Tuono maggiore, ma sia vera-
mente quella che haueuano gli antichi musici in conside-
ratione, dato che eglino hauessero hauuto bisogno di cio
fare. & quantunque di si fatte cose non ce ne sia memoria,
ne essempio particolare, & conseguentemente con difficul
tà grandissima si possino come molte altre, cō salde ragio-
ni persuadere; non per questo è da sbigottirsi & lasciare da
parte però non ve ne siano) che ci faccino venire in cognitio-
ne della verità del fatto: però secondo il parer mio dico,Semituono
minore d'al-
tra propor
zione del pri
mo mostrato.

che gli antichi musici non haueano nel Syntono differen-
te nel Tuono maggiore dal minore se non il minore Semi-
tuono; il quale secondo che io vi accennai, è contenuto dalla Super 7 partiente 128 tra questi
numeri ne suoi termini radicali 135.128. & consta tal'interuallo d'un minore Semituono, &
di un Comma di piu come si è detto altra volta; & il maggiore era in ciascun Tuono l'istesso; &
ancora che questa verità si veda manifestamēte nel Monacordo Diatonico Syntono di Tolomeo,
tra la corda Tritesynemmenon & la paramese, ve la confermo senza quel incontro di autorità,
in quest'altra maniera oltre à quello che io ne ho detto di spora. Se noi vogliamo dalla Semidia
pente la Quinta, ò dal Tritono la Quarta; non le possiamo hauere se non con agumentate quel-
la & col diminuire questo d'un minr Semituono proporzionato al sito doue egli si aggiunge &
donde egli si trae, che è il Tuono maggiore come sapete, & come negli essempi che seguono
appresso si vede notato.
64. 45. Forma della Semidiapente.
135. 128. Forma del minor Semituono del Tuo
no maggiore.
2880} 8640. 5760. Forma della Quinta fuor de suoi mi-
nor termini.
3. 2. Ne suoi minor termini.
45. 32. Forma del Tritono.
X
135. 128. Forma del minor Semituono del Tuo
no maggiore.
1441} 5760. 4320. Forma della Quarta fuor de suoi mi-
nor termini.
4. 3. Ne suoi minor numeri.
page 26 Ouero così, che è l'istess che si vide sopra nel prouarui di quanto il Tritono superaua la
Quarta.
45. 32. Forma del Tritono.
X
4. 3. Forma della Quarta.
135. 128. Forma del minor seminore Semituono del Tuono maggiore.
Et che tal minor Semituono insieme col maggiore, habbiano facultà di riempiere interamen-
te il vacuo del maggior Tuono, somminsi insieme i numeri de minor termini loro, che il pro-
dotto che da essi si hauerà ce ne farà certi. in oltre se noi vogliamo se-
condo questo essempio, che da alamire a h mi sia un Tuono maggio-
re come veramente è; & che l'istessa distanza ci sia ancora per quest'al-
tro; è di necessità concedere al amggior Tuono un minor Semituono
della mostrata proporzione: tutte le volte però che il luogo dond'egli
si trae sia come quello capace di contenerlo. Considerando adunque
il minor Semituono che è tra b fa & h mi della solita miusra, non so-
lo no riempierà il vacuo del Tuono maggiore, ma quella nota segna-
ta nella corda h mi del primo essempio, sarà piu acuta un Comma di
quella del secondo; per essere h mi piu acuto di alamire un Tuono mag
giore, come tante volte si è detto. & volendo in quello ultimo essem-
pio partendosi della corda alamire, ascendere con due gradi di Semi-
tuono in h mi; si può ben considerare che la distāza che si troua dà essa
alamire a b fa, sia quella del maggiore Semituono; ma quello spazio
che rimane tra b fa & h mi, è necessario che egli sia il minore della mi-
sura che lo contiene il maggior Tuono, che è questa 135.128. & di
quì hanno tolto forse occasione alcuni de' moderni Contrapuntisti, di segnare il b quadro in F
faut, quando ella ha hauuto à rispondere per Quinta con h mi, & il diesis X, quando con D
solre ha fatto Terza magiore, ò la sua replicata con d la solre: argumentando tacitamente, che
la Quinta non verrebbe giusta con il diesis X come col h quadro; ma n poco sparsa & rimessa:
hora attendino di gratia quei tali à queste due sole parole che io voglio dirgli oltre à molte altre
che io saperrei le quali taccio per breuità. Se tra queste corde si troua
Se il diesis X
si deue segna
re in F faut
ouero il h
quadro.
vna Terza maggiore secondo che al suo luogo habbiamo dimostrato,
& così parimente tra quest'altre una minore come essi ancora afferma-
no; ne segue necessariamente, per quello si è di sopra prouato, che gli
estremi delle due terze cantate nella maniera, che essi dicono, & credo-
no & che veramente si douerebbono, suonino per una Quinta giustissi
ma secondo che ella è contenuta dalla Sesquialtera sua proporzione.
di modo tale, che se il h quadro ha facultà come essi dicono, di fare la
corda nella quale è posto, piu acuta di quello, che ha il diesis X, verrà
conseguentemente la Quinta superflua del vero suo essere, & la Quarta
che ha sopra diminuita, di quanto ha facultà fare piu acuto quello di
questo; ma ciò si vede non esser punto vero.è ben necessario, volendo
che la Terza maggiore & la sua replicata & così parimente la Quinta,
siano nelle vere forme loro & proporzioni, hauere un minore Semituo
no della misura & grandezza che vi ho pur hora detto; tratto però da
luogo, che del maggiore & di esso sia capace; altramente sarebbe in
darno qual si voglia arte & fatica, che intorno vi si adoperasse. perche la facultà del fare ciascuna
di esse consonaze nel suo genere perfetta, consiste principalmente nella dispositione anzi nella
capacità del sito, & non nella differenza delle cifre come credono quelli. non fu in uso il h
duro come cifera, se non dopo che fu introdotto il b molle come modo; ma si bene il diesis X
prima di ambedue qualche tempo: intendendo sempre nella mdoerna prattica; per essere insie-
me con il b molle, atti con l'accrescere & con il diminuire, à rendere gli imperfetti consonan-
ti, & i dissonanti intrerualli, di quella forma & in quella perfettione maggiore, che si possa
dalla natura loro desiderare; ò almeno sono stati per si fatto rispetto introdotti, se ben ma-
le adoperati. ne per altro s'io non m'inganno, fu principalmente da moderni prattici il b mol-
le come cifera ritrouato, ò per meglio dire posto un uso; se non perche la corda di F faut, ha-
uesse lei ancora come le altre, la Quinta nel graue & la Quarta nell'acuto; & quella di G solreut
la maggior Sesta in quella & la minor Terza in questa parte; & altresi fu introdotto il diesis X
nell'uno & l'altro F faut, affine che la corda h mi rispondesse con l'acuta per Quinta, & non
per una Semidiapēte; & con la graue per Quarta perfetta, & non dura; oltre al far Terza & Sesta
page 27 maggiore & minore all'uno & all'altro d.D. Dopo l'essersi in uso il b molle, vēne il h duro
à moderni & buoni professori della musica prattica in cōsideratione come cifera; nō per altro fi-
ne, che per potere principalmente trasmutare quello in questo, & questo in quello Systema, secō-
do che piu piaceua, et tornaua comodo loro: ma non per mai segnare questo h in altra corda che
nella sua propria; e nell'altre doue occorreua in sì fatto bisogno, il diesis X, ultimamente della mo
strata forma ritrouatosi: la qual cosa nell'opere loro si vede molto bene osserruata. & se alcuno
mi replicasse che il b molle si costuma per segnare comunemente per ciascuno nella corda di ala
mire, & in quella di elami à lui forestiere; gli risponderei che questo nasce dalla poca quantità
che si ha hoggi de caratteri à cōparatione degli antichi; i quali per ciascuna corda haueuano il
suo proprio & particolare, per dimostrare qual furono desiderabile & cōueniente che si voleua:
ma nō è però tale la scarsità delle cifre de nostri tēpi intorno al dimostrare la diuersità delle cor
de, che ella cagioni rispetto al fine al quale la musica d'hoggi è usata, mācamento, ò imperfettio-
ne alcuna; perche quando ciò fusse, se ne sarebbono prima di adesso trouati altri, i quali hauereb-
bono à tal difetto & mācamento di essi supplito: ma questo non è occorso per essere quelli bastan
ti dare à qual si voglia corda nel graue & nell'acuto, la forma di ciascuno interuallo consonante
che si è saouto sino ad hora imaginarsi l'huomo, & particolarmente ne due primi Generi d'har-
monia che sono il Diatonico, & il Cromatico. nell'Euharmonio poi, ci hanno aggiunto inutil-
mente (poiche egli nō da alcuno messo in prattica) il presente segno x da poter diuidere il mag-
gior Semituono in due parti, dette dagli antichi Diesis Euharmonij; quantunque i moderni in-
tēdino per esso la presēte cifera X come sapete, & valere à detto loro per due di quelli, la qual cosa
nō è punto vera; imperoche gli antichi diuideuano in due Diesis Euharmonij, il Lēma & minor
Semituono del Diatono, & i moderni dicono diuidere la Sesquiquindecima detta da essi Semi-
tuono maggiore; & qual differenza sia tra di loro, di già l'habbiamo dimsotrarta. Puossi ancora
da quello che habbiamo detto raccorre, che l'istessa distanza è tra h mi, & b fa per h quadro, che
per b rotondo; & così parimente la medesima distanza si troua tra c sol faut & h mi per quello,
che per questo: & ultimamente dico, essere piu acuta d la solre per h quadro, che per b rotondo.
che per questo: & ultimamente meglio di gratia quest'ultimo capo.
STR. Dichiaratemi meglio di gratia quest'ultimo capo.
BAR. Dico essere piu acuta d la solre per h duro, che per b molle, rispetto à questo. Se noi
ci partiamo di alamire, corda immobile & ad ambedue i Systemi comune; & che vogliamo a-
scendere per gradi Diatonici congiunti in d la solre; troueremo per il Systema disgiunto, ò vo-
gliamo dire per h duro, esserui due Tuoni maggiori & un maggiore Semituono: & per il con-
giunto ò vogliamo dire per b molle, vi è un Tuono maggiore, un minore, & un Semituono mag-
giore. di maniera che per questo viene d la solre necessariamente ad essere piu bassa un Comma
che per quello; come ne manifesta l'essempio qui appiè.
Tuono mag.  Sem. mag.  Tuono mag.
STR. Ho inteso beniss. & veramente è così.
BAR. Che sia l'istessa distanza da c solfaut
ah mi per h duro che per b molle, nasce cheEsser piu acu
ta d la solre
per h quadro-
che per b ro-
tondo.

il Semituono maggiore dell'uno, & dell'al Sem. mag.  Tuono mag.  Tuono. min. tro Tuono, è sempre dell'istessa quantità, &
proporzione in questo che in quello; & per
la medesima cagione è l'istesso interuallo da
h mi a b fa per h quadro, che per b ro-
tondo.
STR. Non v'incresca dirmi la cagione, perche piu questa 16.15. che un'altra proporzio-
ne sia qella che contiene il maggior Semituono; questa 25. 24. quella del minore; questa del-
la Semidiapente 64.45. & ultimamente quest'altra 45.32. del Tritono? & perche elle non pos
sano secondo il Syntono di Tolomeo, da altri numeri essere contenute?
BAR. Credeuo hauerui sadisfatto con quello che ne haueuo detto di sopra, ma vedo non es
sere così; però vene sono ancora debitore; & voglio che voi istesso siate giudice se elle possano es-
sere altramente; con questo però, che mi concediate che la vera forma della Sesta minore, della
maggiore & minor Terza, della Quarta & del Tuono Sesquiottauo, siano veramente quelle che
furono nel principio del snotro ragionamento di parere del Teorico assegnate loro: offerendomi
poi à tempo & luogo bisognando, farui col mezzo del Monocordo sensatamente vedere &
vdire tutto quello che di piu desiderassi.
STR. Il tutto per hora vi sia concesso.
BAR. Domando prima voi, di quanto la maggior Terza superi la minore?
STR. D'un minore Semituono.
BAR. Talmente, che sottraendo dalla Terza maggiore la minore; quelli numeri che ci re-
steranno, verranno necessariamente à contenere il minore Semituono nella sua vera forma;
non è così?
STR. Così è veramente.
BAR. Hora venghiamo di nuouo con questo essempio all'esperienza del fatto.
page 28
5. 4. Forma della Terza maggiore.
X
6. 5. Forma della Terza minore.
25. 24. Forma del minore Semituono.
Ecco come vedete, che dall'hauere sottratto dalla Sesquiquarta la Sesquiquinta, ci è auanza-
to la Sesquiuentiquattresima assegnataci per forma del minore Semituono. Sarebbe la riproua
di tal verità, il sommarla insieme con la Sesquiquinta, & vedere se tra ambedue ci dessero la
forma della Sesquiquarta; ma per essersi ciò altra volta veduto, sarebbe una impertinenza il
farlo; però vio domando di nuouo di quanto la Sesta minore superi la Semidiapente?
STR. D'un Tuono Sesquiottauo.
BAR. Nel sottrarre adunque da quella questo interuallo, l'auanzo che resterà douerà conte-
Semidiapen-
te perche den
tro à questi
numeri 64.
45.
nere conseguentemente la Semidiapente?
STR. Veramente si.
BAR. Eccouene adunque l'essempio chiarissimo.
8. 5. Forma della Sesta minore.
X
9. 8. Forma del Tuono maggiore;
64. 56. Forma della Semidiapente.
Nel quale la Semidiapente è negli istessi suoi minori termini.
STR. Resto sino à qui molto sadisfatto; però seguite di dirmi il restante.
BAR. Vi domando in oltre di quanto il Tritono è dalla Quinta superato?
STR. D'un maggiore Semituono.
BAR. Di maniera che chi sottrarrà dalla Quinta il maggior Semituono, quello che resterà
sarà necessariamente il Tritono.
STR. Così bisogna che sia.
BAR. Venghiamo adunque all'essempio.
Tritono per-
che dentro à
questi nume-
ri 45. 32.
3. 2. Forma della Quinta.
X
16. 15. Forma del maggiore Semituono.
45. 32. Forma del Tritono.
Vi domando ultimamente di quanto la Quarta superi la Terza maggiore?
STR. D'un maggiore Semituono.
BAR. Talmente che sottraendo dalla Quarta una Terza maggiore, quelli numeri che ci reste
rāno verrano à contenere virtualmente il Semituono maggiore nella sua vera forma; nō è così.
STR. Così è veramente.
BAR. Venghiamo adunque con l'essempio à dimostrare la verità del fatto.
Semituono
maggiore per
che dentro à
questi nume-
ri 16.15.
4. 3. Forma della Quarta.
X
5. 4. Forma della Terza maggiore.
16. 15. Forma del maggior Semituono.
Eccoui il maggiore Semituono ne minori suoi termini.
STR. Sono interamente sadisfatto: ma sendo vero quanto mi hauete intorno alle forme de-
gli interualli detto & in piu modi prouato; d'onde crediamo noi che fusse indotto Plutarco
à dire nelle sue Questioni Conuiuali, che il tre & l'unità, siano i termini della Diatessaron?
cosa tanto semplice & dal vero lontana.
BAR. Plutarco in quel luogo vuole secondo me, essere piu tosto cōsiderato da beone & buon cō
pagno, che da seuero Matematico; come in virtù rispondēte alle cōsonāze musicali, e nō a pūto
secōdo le proporzioni delle quātità de numeri; & in sōma come cosa detta piaceuolmēte a tauo-
la, e che mostri in certo modo il medesimo affetto, & nō l'istesso fatto: e chi sanamēte legge tutta
quella Questione, ageuolmēte se lo conosce per le parole dello scrittore instesso.la cōsonāza Diates
saron adūque, cōtenuta come vuol importare il nome, da quattro corde, ch'è Sesquiterza, se bene
tra le perfette; nōdimeno è la minore di cascuna, & è piu discosto dalla natura dell'Unisono, che
la Sesquialtera, e che la Diapasō; & è di tutte men certa al sēso, e di meno diletto: & ogni poco ch'
ella si dominuisse, diuerrebbe imperfetta e dissonāte, secōdo però l'uso de musici antichi:così nello
adacquare il vino, il prēder delle quattro parti le tre d'acqua, è la minima quasi cōsonāza & accor
do piaceuole al gusto; pche da indi in là diuenēdo'l vino quasi acquerello, e perdēdo in tutto ogni
sua virtù, diuien come nō vino; la qual cosa è da persone nō allegre, che siano insieme per far buo
na cera à tauola; ma da huomini seueri e che habbiano bisogno di star quasi saldi in ceruello, & at
page 29 tenti à qualche che, come sono i giudici & i disputanti, ò altri simili. & per ciò il prouerbio
de gli allegri, non voleua (dice lo scrittore) che il quattro s'impacciasse col fatto loro à mo-
do alcuno:il quale è uno de fondamenti della Sesquiterza; & era l'ultima & piu lontana
consonanza del vino, & così la Sesquiterza & Diatessaron dal bere loro: ma non così dilet-
teuole al gusto, come ricercaua la buona cera che ha per fine l'allegria & il quasi ricreamento
degli spiriti, senza pericolo dell'ubbriachezza: la quale à lungo andare di tauola, potreb-
be per auuentura portarsi dalla Diapason; & però il disputante celebrò sommamente la Dia-
pente, considerando in essa come ancora nel Diapason, i termini delle forme loro sommati
insieme; & della Diatesaron solo il maggiore. & così credo che bisogni interpretare il luo-
go, volendo seguitare l'intendimento dello scrittore; & non considerare, come l'uno com-
parato al tre faccia Sesquiterza; conciosia che questo manifestamente non può essere. la onde
in quel luogo, l'intentione di Plutarco è, di considerare solo il maggior termine di ciascu-
na proporzione delle tre semplici prime consonanze; dal quae detrattone per la parte del vino
una sola unità vuole le altre che rimangano, siano le parti dell'acqua. hora perche il termine
maggiore della Sesquiterza è quattro, del quale detrattone (come è detto) per la parte del vino
l'unità, quello che gli auanza per la parte dell'acqua è (come sapete) tre; & però và l'autore in
proposito della Sesquiterza, comparando l'vno al tre. puossi ancora secondo che hauete udito
dire così; delle quattro parti, tre d'acqua; & così si viene à fare mentione de proprij termini di
Diuerse ma-
niere di tem-
perare il vi-
no con l'ac-
qua, secondo
l'vso degli an
tichi musici
essa Sesquiterza: il qual modo di comparatione vsato nelle altre consonanze, torna molto bene.
Temperando adunque il vino secondo la Sesquiterza, vogliono essere come è detto delle quat-
tro parti tre d'acqua & una di vino; la qual potione, fa quello che la beue, della sua natura,
che è languida & rimessa. secondo poi la Sesquialtera, deuono delle tre parti essere due d'acqua
& una di vino, il quale cosi spesso beuuto, fa diuenire allegro; e tale è la natura della Diapente.
& vltimamente secondo la Dupla, vogliono essere delle due parti, vna d'acqua & vna di vino;
la quale potione così beuuta, fa diuenire l'huomo secondo la natura del Diapason, che è alle-
grissima: ma è d'hauere consideratione al luogo, al tempo, alle persone, & alla qualità del vi-
no he si beeua.doue erano questi effetti operati, volendo perfettamente vnire le corde di questa
Cithara. Diuerse altre maniere hebbono gli antichi speculatori delle musicali proportioni,
per temperare il vino con l'acqua; ma ne sia detto à sufficienza; e tornandomene dond'io mi tol
si dico, che da voi stesso potrete (hauendo inteso quanto vi ho ragionato) ritrouare donde
deriui la proporzione di qual si voglia musico interuallo: & on solo questo, ma qual si voglia
altr odubbio che nascere vi potesse intorno alla differenza della grādezza che è dall'vno all'altro
in qual si voglia Genere & spezie di harmonia. Questo è quāto mi occorre dirui & prouarui in-
torno al principal capo del dubbio propostomi; però dite alla libera quello che di ciò sentite.
STR. Resto dal vostro discrso (hora che meno lo sperauo) piu che mai confuso; intorno
però all'intelligenza di quale spezie sia quella che si canta hoggi, che è il capo principale del ra-
gionamento sin qui hauuto insieme.
BAR. Scopritemi questa vostra nuoua difficultà.
Dubitatione.
STR. Attendete.Se ciascuno de moderni prattici Contrapuntisti, vsa in qual vuoglia sua
Cantilene, il Tuono, & Semituono di qualunque proporzione, in qual si voglino corde, à
caso, & senza essere non che altro capaci di alcuna delle mostrate considerationi; non mi so
imaginare da quello possa nascere, che non si manifestino al purgato vdito tante discrepanze,
che realmente mi hauete prouato con efficaci ragioni douerci del continouo interuenire. &
non nascendoui, ne seguirà vno inconueniente di questo maggiore; il quale sarà, che molte
delle cose proposteci dal Teorico per massime, faranno totalmente inutili, impertinenti, &
non punto vere: tra le quali saranno le due già dette circa la positione & differenza del sito &
valore del Tuono, & Semituono maggiore, minore, & medio. ne quali due capi (per quan-
to però ho compreso) è principalmente fondato tutto quello che sin quì meco hauete ragiona-
to: se già noi non volessimo dire, che la quantità del Comma per essere così minima, tolta, &Al capo 43.
del secondo
delle sue isti
tutioni, har-
moniche.

aggiunta à qual cosa non credo in modo alcuno: volendo particolarmente M. Gioseffo Zar-
lino che la metà habbia facultà aggiunta, ò tolta da qual si voglia interuallo consonante, di farlo
dissonante: quātunque egli dipoi soggiunga (per ischerzo credo) che si debba lasciare da parteNel capo 13.
del terzo del
l'istesse Insti-
tutioni.

la cōsideratione della differēza de tuoni maggiori e minori; la quale tolta via ne porta seco quel
la delle varie spezie de Semetuoni, & così al Diatonico che si canta hoggi (quando egli fusse il
Syntono di Tolomeo) toltogli questa sola cōsideratione (per il che è forse tale) viene à essere altro
BAR. Voi la discorrete molto bene, & hauete grandissima ragione à dubitare di ciò: maSolutione di
essa.

eccoui la solutione del dubbio. Se il Genere nel quale habbiamo considerato con tanta esattezza
ciascun suo interuallo, è il Sintono di Tolomeo; dico che quello nel quale si cōpone, si canta, &
si suona hoggi, non è altramente tale; ne può essere ne anco il Diatono Ditonico antichissimo.
STR. Si sono adunque ingannate (per così dirle) l'vna & l'altra setta, in questo capo di tan
ta importanza, dite di gratia?
page 30
BAR. Si sono inganate certo; però attendete, che nel cichiararui con nuuoui essempi d'au-
torità come stia la cosa, verrò nell'istesso tempo (non senza vostra vtilità & fuore di proposito)
à palesarui quale spezie sia veramente quella che suona lo strumento di tasti, qual sia quella
del Liuto, & appresso quale di essi si accosti piu alla perfettione, & perche.
STR. Queste saranno delle piu care cose, che mi possiate dichiarare in questa materia.
Osseruationi
dell'Autore
BAR. Trouo per la lunga osseruatione, che le voci naturali, & gli strumeni, fatti dall'arte,
non suonano, ne cantano realmente in questa moderna musica prattica, alcuna delle noue spe-
Strumenti di
corde, quale
spezie d'har-
monia suoni-
no.
zie Diatoniche antiche nella semplicità loro: ma si bene tre insieme diuersamente mescolate
vsono hoggi inauuertentemente i prattici; & sono queste. L'incitato d'Aristosseno, il Diatono
Ditonico antichissimo, & il Syntono di Tolomeo, ffra gli strumenti di corde tengo che la viola
D'arco, il Liuto & la Lira con i tasti, suonino il Diatonico incitato d'Aristosseno: & muouemi
à creder questo, il vedere & vdire in essi l'vgualità de Tuoni vgualmente in due pari Semituoni
quale l'Orga
no & gli altri
di tasti.
diuisi; & in tal maniera fu come al suo luogo intenderete distribuito, il detto incitato da Ari-
stosseno. l'Organo poi, il Grauicimbalo, & la moderna Harpa; moderna quanto al nuouo accre-
scimento delle corde, & non circa lo strumento nel primo suo esere, che antichissimo lo tengo;
Quale gli al-
tri strumenti
di fiato.
si discostano in qualche cosa da quelli, come per esempio nella diuisione de Tuoni, per hauergli
questi in Semituoni disuguali separati. Gli strumēti di fiato, come Flauti diritti, e trauersi, Cornet
ti, & altri simili; hanno mediante la distributione de fori loro, aiutati appresso dalla buona ma
niera del discreto & perito sonatore di essi, facultà di accostarsi à questi & à quelli secondo il bi-
sogno & volere loro; & così parimēte alle voci; quando però elle non volessero cōtro la lor natu
Quale si com
ponga & can
ti hoggi.
ra piegarsi & à loro cedere. Circa poi il comporre & cantare d'hoggi, mi persuado per quelli vi
ho detto, & che al presente sono per dirui, che si mescolo il Diatonico Diatono, con il Synto-
no di Tolomeo; &le cagioni che mi muouano à credere ciò, sono queste. Certa cosaè, che se
Incouenien-
ti, che nasce-
rebbono can-
tando il Syn
tono di Tolo
meo.
si cantasse il Syntono semplice, che i Tuoni & i minori Semituoni si come in tale spezie vi ho
prouato essere la natura loro, sarebbono ineguali & di diuerse grandezze; mediante la qual di-
sagguagliāza, si canterebbono come secondo le diuerse proporzioni hauete veduto, due sorti di
Quinte, due di Quarte, tre & forse Quattro di Terzze minori, & altrettante di Seste maggiori; due
spezie almeno delle minori di queste, & due delle maggiori di quelle; il medesimo auuerebbe del
le dissonanze, & vltimamente delle Ottaue. Oltre superare d'acutezza la Parauete diezeugme
non, la Netesynēmenon di quāto voi sapete, & essere da'ltra misura il Semituono che si torua tra
b fa & h mi, e tutti gli altri tratti dal Tuono maggiore come minori, che non è la Sesquiquindeci
ma, & la Sesquiuentiquattresima. delle qual cose, non solo come habbiamo detto altro volta, si
troua per ancora (che io sappia) eserne state auuertite alcune da maestri di quest'arte; ma ne
anco è alcuno, che nel cantare quete piu arie insieme, che hormai sono centocinquanta anni,
che elle s'introdussero, habbia mai vdito ò oda tal confusa diuersità d'inerualli; perche in vero
non v'interuennero mai, e hoggi v'interuengano. il che mi pare efficace argumento da persua
derne tal verità. Et per maggiormente farui conoscere la variabilità degli interualli di questa Di-
stributione, dite un poco à coloro, che vogliano che ella sia quella, che si canta hoggi; che vi di
uidino in qual si voglia maniera, la Terzadecima maggiore contenuta secōdo il Syntono da que
sti numeri 10. 3. in tre Sesquialtere come essi dicono che ella contiene? ditegli ancora secondo
l'essempio che segue appresso, che vi diuidino in tre Sesquiterze, la dupla Superbipartientequin
ta, forma della Decima minore? & domandategli appresso, di quanto questo interuallo sia da
quello superato?
Geometrica medietà
27.18.12.8.
10 Tripla Sesquiterza, forma della Terzadecima maggiore. 3 Geometrica medietà
64.48.36.27.
12 Dupla Superbipartientequinta, forma della Decima minore. 5 page 31 Che non fia anco realmente il Ditonico, ò il Diatono antichissimo che dite lo vogliaInconueniēti
che nascereb-
bono cantan-
do l'antico
Diatonico.

mo, il genere Diatonico che si canta hoggi, come hanno creduto molti & ancora hoggi creda-
no alcuni; non sarà molto difficile à persuaderloci. Primamente il suo Ditono, contiene come
vo ho detto, due tuoni Sesquiottaui; il quale interuallo accompagnato & solo, è dissonante; &
di tal natura è il suo Semiditono, & così parimente il maggiore & minore Essacordo, in oltre, il
primo & piu graue interuallo di ciauscn Tetracordo della detta spezie, è vn minore Semituono
& lemma, & tra la Tritesynemmenon & la Paramese è il maggiore detto Apotome; doue per il
contrario in quella che si canta hoggi, è maggiore il primo & piu graue interuallo del Tetracor
do, che non è quello che si troua tra la Paramese & la Tritesynemmenon. Trouasi ancora nel
Diatono, che il Tritono supera la Semidiapente, & per il contrario in quello che si canta hoggi
la Semidiapente, eccede il Tritono. Hora perche nel nostro Diatonico non si trouano alcuni
de particolari sopradetti, anzi sono in certo modo à essi contrarij, ne segue necessariamente che
in alcun modo possa essere questo quello. Conuiene bene il Diatonico d'hoggi in alcune cose
con il Syntono di Tolomeo, le quali sono hora per dirui. Primamente l'imperfette consonan-
ze di questo (lasciando per hora di considerare le dissonanze) crederò non errare à dire, che el-
le caschino quasi che sotto le proporzioni di quello; ma non già sono di parere, che elle si con-
giunghino insieme di parti à esso simili; come per essempio. tengo che la Terza maggiore sia
contenuta da vna proporzione irrationale assai vicina alla Sesquiquarta, ma non gia chei suoi
lati (per così dirgli) siano il Tuono Sesquiottauo & il Sesquinono; ma si bene due parti vguali
di detta Terza, tale quale ella è diuisa al modo de Tetracordi d'Aristosseno; ma non cose esat-
tamente. la Terza minore poi, crederò che ella sia composta d'vn Tuono dell'istessa misura di
quelli della maggiore, & d'vn'altro interuallo alquanto piu grande della Sesquiquindecima; &
in tal maniera & di si fatte parti composti insieme verranno tutti gli altri interualli: & dall'OtNon cantar-
si hoggi nella
vera sua pro-
porzione al-
tro interual-
lo, che l'Ot-
Taua.

taua in poi, tengo che qual si vuoglia altro, non sia in modo alcuno contenuto dalle proporzio-
ni assegnate loro; intendendo nella maniera che veramente si cantano hoggi comunemente. Il
che poco di sotto sensatamente mostreremo. Ecci quest'altra conuenienza tra di loro, che i
Tuoni negli estremi de quali vsano piu frequentemente i moderni prattici contrapuntisti segna
re per accidente il Diesis X & il b molle; sono tra le corte Syntone i minori, la qual cosa pa-
re che voglia auuertirne non senz aragione, che l'vsare ne maggior Tuoni segni si fatti, verreb-
bono alcuni di essi Semituoni d'altra proporzione, per esser tratti da vn tutto di quello maggio
re. Ha qualche conformità ancora questo nostro Diatonico, con il Ditonico; per trouarsi cia-
scun loro interuallo dell'istessa misura & proporzione vna volta che l'altra, quantunque eglino
habbiano diuerse le forme; oltre che in ciascuna spezie del Diapason, si troua la Diatessaron
quattro & cinque volte, & almeno tre ò quattro la Diapente; la qual cosa non so che in altra spe-
zie ò genere possa auuenire da quelle d'Aristosseno in poi doue ne è copia maggiore, per non
hauere necessariamente ne il Tritono ne la Semidiapente, come tutte le altre Distributioni di
corde hanno. Di maniera che le perfette consonanze nel modo che si cantano hoggi, vengano
accostarsi al Diatono Ditonico, & l'imperfette al Syntono di Tolomeo, anzi di Dydimo come
intenderete; ma sempre d'vn'istessa misura & vgualità di Tuoni. Al che si potrebbe aggiugne-
re & dire, che egli non conuenisse ne con questo ne con quello; per non trouarsi mai in atto nel
Ditonico l'Apotome, ne la Super 7 partiente 128, ne la Sesqiuentiquattresima, ne'l Syntono:
ma si bene le due prime per relatione nel comparare la Tritesynemmenon del Systema congiūto,
alla Paramese del disgiunto: oltre che qual si voglia interuallo dall'Ottaua in fuore, non cade
(come ho detto) cantato però nella maniera, che si costuma hoggi, sotto la proporzione & mi-
sura di quella ne di questa spezie.
STR. Troppe cose à vn diato & di troppa importanza Sig. Giouanni; il mio ingegno è così
pigro, che egli non può seguire i vostri alti concetti con quella velocità & prontezza che voi gli
spiegate; però bisogna allentare il corso, volendo ancare di compagnia. & quantunque io ma-
nifestamente conosca, mercè delle vostre sottilissime, ingegnose, viue & vere ragioni; che il Ge-
nere quale si canta hoggi nella spezie Diatonica, non è semplicemente ne la Diatona ne la Syn-
tona, ma vna Terza cosa mista & composta di questa & di quella; nulla di meno del continouo
(per la poca esperienza che io ho di queste cose) mi nascano nuoue difficultà & d'importanza
non piccola, per ben capire quello che voi si largamente intendete. però non vi sia graue rispon-
dermi à quanto mi occorre per intelligenza maggiore di questo importante negozio do-
mandarui.
BAR. Dite pure liberamente.
STR. Non so primamente in qual maniera Aristosseno distribuisse le corde de suoi Tetra-
cordi; ne so qual differenza sia dalla diuisione del Liuto, à quella dello Strumento di tasti; &
conseguentemente quale si accosti piu di essi alla perfettione: non so ne anco per qual cagione
le Terze & le Seste del Diatono siano dissonanti; ne perche il Syntono sia piu tosto di Dydimo,
che di Tolomeo, ne meno da che fussero indotte le due Sette, à credere vna cosa tanto dal vero
lontana; ne come si sia possuto mutare il Diatonicamente cantare degli antichi, in questa nostra
page 32 maniera tanto da quella diuersa circa la quantità & grandezza degli interualli; & vltimamente
come degli interualli che si cantano hoggi, non ve ne siano alcuni dall'Ottaua in poi, contenuti
nelle proporzioni assegnateli dal Teorico.
BAR. Per torui ciascuna delle dette difficultà, faremo così. accostiamoci allo Strumento di
tasti & accordatemi primamente le sue Quinte in quella eccellenza maggiore che sapete; ma per
quest'ordine che io vi dirò.
STR.Non può ingannarsi facilmente l'vdito?
BAR.Facilissimamente quanto altro senso, & maggiormente quello che in si fatte specula-
tioni non è assuefatto. nulla dimeno, il purgato vdito di colui, che è bene esercitato, accompa-
gnato appresso da naturale giuditio & da qualche buona regola, non s'inganna così di leggiero.
anzi vene sono de così perfetti, accompagnati dall'altre circustanze, che ciascuna differenza
benche minima in vn subito capiscano: ma venghiamo al fatto nostro senza multiplicare in
parole. Accordate prima per Ottaua A re & alamire, accordate sopr'à questa l'Ottaua di sè
Modo di co-
noscere qual
sia purgato v
dito.
piu acuta che è A alamire. allentate hora di maniera il D solre che è sotto alamire, che rispon-
da seco per Quinta in quella eccellenza maggiore desiderabile. accrodate nell'istessa perfettione
quella che ha sopra l'istessa alamire, la qual sarà elami; & così parimente d lasolre sotto A ala-
mire. tirate ancora nell'istessa perfettione quella che fa Elami sopra A re. Vogliamo vedere ho-
ra se il senso si è ingannato? ecco il modo. tra le consonanze, non ve n'e alcuna compresa me-
glio dall'vdito & doue meno possa ingannarsi che nell'Ottaua: vediamo adunque, se la corda
D solre & di Elami, rispondano per vna Diapason con le loro replicate; che sendo in tal guisa
Perfettamente vnite, sarà euidente segno non essersi punto l'vdito ingannato nel temperamento
& perfettione delle Quinte.
STR.Accordano per eccellenza.
BAR.Seguite di accordare le altre, secondo i rincontri di queste.
STR.Ecco fatto.
BAR.Sonate adesso.
Effetti del tē
peramēto del
Ditonico.
STR.Questa è vna musica veramente da fare aditare la mansuetudine quando la vdisse, ne
d'altra maniera doueua esser quella che vsaua Timoteo per fare andare in collera & dare all'ar-
me il Grande Alessandro: & quantunque io sente l'imperfette gia consonanze, dissonanti; non
per questo mi so persuadere donde ciò nasca, & che per questo siano rese le corde secondo la spe-
zie Diatona Ditonico.
BAR.Hauete voi à memoriatra quali corde habbia il Diatono il maggiore & minore
Semituono?
STR.Signor si.
BAR.Dite di gratia.
STR.Il minore Semituono nel Diatonico, si troua (secondo che detto mi hauere) in ciascun
Tetracordo tra le due corde piu graui; & il maggiore tra b fa & h mi.
BAR.Considerate adunque in questa sia fatta distributione, quanto piccolo sia diuenuto
quello che gia era maggiore; & per il contrario quanto sia fatto grande quello che era minore.
STR.Voi hauete mille ragioni. è nato questo forse perhauer acquistato i Tuoni quella
quantità che si è tolta in ciascuna Ottaua à due maggiori Semituoni?
BAR. Veramente si; & in tal maniera & non in altra, per essere allhora questa sola distri-
buitione Diatonica in vso, poteua vdire il Ditono & Semituoni, & l'vno & l'altro Essacordo,
il Diuino Pitagora. & dalla medesima cagione furono indotti quelli, che dopo lui dissero es-
Il Zarlino nel
proemio del-
le sue dimo-
strationi.
sere tali interualli dissonanti; se bene alcuni hanno sognato, che poteua ciò auuenire dal non
hauergli vditi ne'veri & legittimi luoghi loro; che sono secondo questi, sopra l'Ottaua: come
se in quelli tempi, non hauessero hauuto cognitione di quella quantità di corde, che per cio fa-
re occorreua, ò che dentro l'Ottaua non facessero (ben disposti) dolcissimo vdire piu che fuore
non fanno. non sarebbe ancora punto da marauigliarsi, quando Pitagora le hauesse vdite qua-
li sono contenute nel Syntono, & che non le hauesse apprezzate; si per non seruirsene i Musici
Quali cose ap
prezzasse &
disprezzasse
Pitagora, &
perche.
di quelli tempi ne canti loro, come per l'incostanza di esse: rifiutando Pitagora & sbandendo
dal mondo tutte le cose msite, impure, & varie; conoscendo della rugiada celeste la piu pura
parte, di quella si pasce & nutrisce. così parimente il Diuino Filosofo, ammetteua nelle sue co-
se delle piu semplici & nobili il Fiore.
STR. Prima che li leuiamo da torno lo strumento, sendo di già chiaro, che nella distribui-
tione ordinaria vengano le Quinte rimesse, & per l'opposito le Quarte tese vn pocoo piu di quel-
lo che alle proporzioni loro conuerrebbe, desidero sapere qual sia la necessità che à ciò l'astringe
& se per l'opposito si potessero comodamente dispor le corde di esso strumento, che le Quarte
venissero dminuite & le Quinte superflue: & non essendo questo possibile rispetto à qualche
incomodo, dimostrarmelo, & dirmene appresso la cagione; & mostrarmi in oltre di quant
venghino dal proporzionato loro essere superflui quelli, & diminuiti questi interualli; & se egli
page 33 fusse possibile à tali inconuenienti rimediare, & farsi, che ciascuno interuallo tanto consonante
quanto dissonante cadesse sotto la vera sua forma & proporzione?
BAR. Per ben chiarire i vostri nuoui dubbij, è stato molto à proposito hauer temperato lo
Strumento secondo il Diatono; nella quale Distributione vengano come hauete vdito, disso-
nanti quell'interualli che appresso de moderni prattici hanno nome di consonanze imperfette:
non per la perfettione delle Quinte come infiniti ardoto (con dire; ma per la grandezza de Tuoni
& picciolezza de Semituoni. Volendo hora in tae strumento, temperare di maniera le corde
del presente Diaason, che ciascun suo Ditono, Se
miditono, insieme col maggiore & minore Essa-
cordo venghino consonanti, e di necessità ridur-
le come elle erano prima; la quale Distribuituone
si accosta all'ordine & proporzione del Syntono: nō che ella sia l'istessa comecredano e scriuano
alcuni, ne che gli autori di essa pensassero mai à tal cosa; ma venne fatta loro à caso nel cercare di
accordare gli interualli piu vicini alla perfettione che la natura dello Strumento, anzi la quan-
tità & qualità delle corde, de incontri, & del sapere di quelli artefici comportaua. Fuggendo
semore (come altra volta si è detto) l'integualità de Tuoni, insieme con ciascuno inconuenien-
te che in questa moderna prattica da essi proceder potesse: per il che fare noi al presente, torremo
principalmente secondo il modo dd'Aristosseno, per non potersi in altra maniera diuidere in par
ti vguali alcuno interuallo superparticolare, quattro settime parti d'vn Comma de nostri tēpi,Di quanto vo
ghino altera-
ti gli interual
li nel tempe-
ramento del-
lo Strumēto
di tatti ordi-
nario.

all'interuallo che è tra la corda F faut & G solreut, con auuicinare questa à quella per tale quanti
tà. & à ciò che tra G solreut & alamire rimanga dopo hauer quella abbassata quanto si è detto
la medesima distanza che si troua tra F faut & G solreut, allenteremo il detto alamire per vn
intero Comma, & di piu vna Settima sua parte. faremo dipoi la corda h mi, piu graue dell'es-
sere nel quale si troua, vn Comma & cinque Settime sue parti; & così verrà à contenere tra esso
& à lamire, il medesimo spatio che è tra i congiunti due Tuoni piu graui. il lasciare hora tra la
corda h mi & quella di c solfaut, tutto l'auanzao che si è tratto per rata da tre tuoni che con-
corrano alla compositione del Tritono, non conuiene in modo alcuno: perche non solo la Ter
za minore che si troua tra alamire & c solfaut, rispetto all'acquisto fatto, è come voi potete
vdire dissonante; ma ancora il Lemma che prima era tra h mi & c solfaut, nel volerlo accresce-
re sin'al termine d'vna Sesquiquindecima ò poco piu come ho detto, è fatto superfluo d'vn mez
zo Comma: ma perche la Quinta che si troua tra F faut & c solfaut, non rtesti diminuita di tan
ta quantità, & che la sopradetta Terza minore venga (con vn poco piu auuicinarsi alla meno
di lei imperfetta) manco languida & piu grata all'vdito; abbasseremo c solfaut due Settime par-
ti d'vn Comma: & di tanto verrà necessariamente diminuita ciascuna Quinta. il che fatto, sarà
di mestiero, volendo che tra esso c solfaut & lasolre, rimanga la medesima distanza che si tro
ua tra F faut & G solreut & gli altri Tuoni diminuiti; abbassarlo sei Settime pati d'vn Comma;
& à ciò che elami non ecceda quelli, lo abbasseremo vn Comma intero e tre Settime sue parti di
più. il quale auanzo, lasceremo tutto all'interuallo che rimane tra esso elami & F faut: & così
verrà essersi augumentato l'vno & l'altro minor Semituono & Lemma, d'vn Comma & di tre
Settime sue parti. & quantunque il maggior Semituono di questa nuoua distribuitione, ecce-
da di qual cosa la Sesquiquindecima, non è inconueniente, per esser tratto da vn tutto mag-
giore del Sesquinono. per il qual'ordine poi si anderanno distribuendo tutte le altre cor-
de che essa Diapason ha sotto & sopra & dentro à suoi termini. Potete hora da quello che si è
detto comprendere chiaramente, non solo che la Quinta viene principalmente dal proportiona-
to esser suo, rimessa, e tesa la Quarta; ma di che portione; & in oltre, che quanto à chi volesse
per il contrario dare la Diatessaron diminuita, & superflua la Diapente, è impossibile. ne può
stare la cosa altramente che i nquesta maniera, perche la principale acgione di ciò, consiste nella Da quello na
sca la sudet-
ta imperfet-
tione.

quantità de Tuoni che esse consonanze contengano, & in quella portione di che essi Tuoni si
diminuiscano, & se ne augumenta i Semiuoni che contengano, & in quella portione di che essi Tuoni si
diminuiscano, & se ne augumenta i Semituoni che contengano tali interualli; la quale hauete
ancora possuto vedere quanto ella sia, tra quali corde, perche, & come distribuita, ma è d'auuer-
tire in questo temperamento, che le corde quali prima conteneuano il Ditono, contengano ho-
ra la maggior Terza, & la minore quelle che conteneuano i lSemiditono: e tra quelle corde che
nel Diatono si trouaua il maggiore Essacordo, vi si troua al presente la maggiore Sesta, & la mi-
nore viene à essere contenuta tra quelle che racchiudeuano il minore Essacordo. Si troua adun-
que nel mostrato temperamento, essersi diminuito ciascun Tuono di quattro Settime parti d'vn
Comma, il Ditono d'vno intero & di piu d'vna Settina sua parte, la Quinta di due Settime par
ti, & l'Essacordo maggiore di sei Settime parti; doue per cōtrario vi ene à essersi augumētato il
minore Essacordo d'vn Comma intero & in oltre d'vna Settima sua parte; la Quarta di due Set-
time parti, & il Semiditono di sei. dal che si può fare argumento, quanto s'ingannino quelli che
dicano il Comma non essere sensibile; & hanno con tutto questo confessato, che negli strumenti
di Tasti del suono de quali fanno professione grandemente intendersi, ritrouarsi le Quinte dimi-
nuite & le Quarte superflue; il che crederò facilmente habbiano piu tosto detto per creanza, che
page 34 per veramente sapere che il fatto stia così.
STR.Voglio con questa occasione dirui, quello che à di passassi mi occorse ragionando
con vno di questi tali sonatori; il quale à ciasucn parto voleua, che sonādo semplicemente quel-
Registri disso
nanti.
li due registri distanti per vna Quinta, che sono ordinariamente in ciascun'Organo da Chiesa,
sopra la Quintadecima; facessero, senz'hauer sotto l'Ottaua & il principale, buonissimo vdire:
non si accorgendo in tal maniera disposte le Canne, che in compagnia della Quinta è sempre la
Nona, & della Quart ala Settima. non fu possibile con tutto questo farlo per via di ragioni ca-
pace: di maniera che io fui quasi che forzato da lui, andare seco sopra vn'Organo; & aperti i
due detti registri & cominciato egli à sonare, voleua in tutti i modi che le Quinte, le Quarte, le
Terze maggiori, & le minori con vna Quinta nell'acuto, ouero nel graue, vnissero (senza ha-
uer sotto la solita base dell'Ottaua & del principale) per eccellenza: il quale difetto si nascon-
de allhora à gli orecchi de vulgari, mediante il grande strepito che fanno la quantità & quali-
tà delle Canne che suonano nell'istesso tempo. & se non si metteua di mezzo l'autorità d'vn suo
homicciatto che daua il vento alle Canne, mi metteua con la sua importunità, per la mala via;
il quale così disse. Voi sete venuti qua su (credo io) per burlarmi; ò voi sonate come si deue, ò
io lascerò di alzare i mantici. Vn'altro pur di questi saputi volle già persuadermi, che i detti
due registri erano distanti l'vno dall'altro per vna Quinta perfettissima; & che separatamente
ciascuno tra le sue particular Canne, haueua però le Quinte scarse all'ordinario degli altri stru-
menti di Tasti. al quale io soggiunsi. il G solreut del registro più graue, è egli vnisono con c
solfaut del piu acuto? ben sapete rispose egli. ond'io replicando gli dissi; che tra due cose vgua-
li in lunghezza, non poteua in modo alcuno esseruene vna piu dell'altra corta, & così per il con
trario, sendo vna maggiore dell'altra, non possano naturalmente essere vguali, ond'egli torna-
to in se, ne ammutì.
BAR. Gran cosa è veramente, che la piu parte degli huomini parlino così liberamente & vo
lentiere di quelle cose che meno intendano: ma lasciamogli da parte, e torniamocene alla no-
stra Distribuitione delle corde, la quale volendo applicare al Diatonico Syntono, si sarà venuto
à torre à ciascun Tono maggiore quattro Settime parti d'vn Comma; & di tre di esse si sarà au-
gumentato l'interuallo Sesquinono detto ancora Tuono minore; per la qual cosa verranno à es-
ser fatti vguali. si viene ancora hauere diminuito ciascuna Sesquiquarta, forma della Terza mag
giore, d'vna Settima parte del Comma; & d'altretanto la Sesquiquinta, forma della Terza mino
re; poiche la Diapente resta scema di due Settime parti del detto Cōma. talmente che la Sesqui-
quindecima, detta hoggi Semituono maggiore, viene accresciuta di tre Settime parti del mede-
simo interuallo; & conseguentemente la Sesquiuentiquattresima, detta Semituono minore; vie-
ne à rimanere nella prima sua forma; l'opposito à punto di quello che occorre alle voci. di ma
niera che sendo vero quanto ho detto, verrà la Superbipartiente terza forma della Sesta maggio-
re, hauer preso augumento di quanto si èdiminuita la minor Terza; & la Supertripartientequin
ta, forma della Sesta minore, vien parimente accresciuta di quanto si è diminuita la Terza mag
giore; & la Quarta viene à essersi augumentata dalle due Settime parti del Comma, delle quali
si diminuì la Quinta; & l'Ottaua lontana sempre (per la cagione che si dirà di sotto) da qual si
voglia estremo vitioso, rimane dētro la Dupla nella solita sua eprfetta forma. Sono stati altri che
allontanatosi nel distribuire l'istesse corde nella medesima spezie da questo si fatto parere, hanno
voluto in vece delle due Settime parti del Comma che si è tolto alla Diapente & augumentato-
ne la Diatessaron, toglierne vna Quarta sua parte; per fare à detto loro meno imperfetta questa
& quella d'vn ventottesimo di esso Comma: ma è poscia restata la Sesta minore, & la maggior
Terza dell'istessa misura che il Syntono le contiene; per hauer tolto al Tuono maggiore vn mez-
zo Comma & hauerlo dato al minore & fattigli vguali, la qual cosa reputerei degna di consi-
deratione, quando così stesse; ma per essere in fatto la medesima della prima, la metteremo ap-
presso le altre loro impertinenze.
STR.Da che nasce Sig. Giouanni, che quando erano distribuite le corde di questo Strumen-
to secondo l'ordine Ditonico, doue le consonanze dette hoggi perfette erano tese nella vera pro
porzion loro, tra le quali non accordauano alcune delle Terze ne delle Seste; che in questo doue
le Diatessaron vengano superflue non che nel vero loro essere, non si ode fra gli estremi di esse nel
graue, ò nell'acuto, alcuni di quelli cattiui effetti, che si vdiuano in quello?
BAR.Non può dentro ne fuore con alcuno degli estremi della Quarta auuenire tal cosa, per
essersi con hauer diminuito i Tuoni & augumentato i Semituoni minori, tolta via la cagione del
dissonare alle Terze & alle Seste: i quali accidenti, & non la perfettione delle Quinte & delle
Quarte, impediuano (come si è detto) l'accordo di quelle. oltre al potersi molto bene ritroua-
re negli Strumenti di tasti, le Quinte & le Quarte nella vera proporzion loro, senz'altramente im
pedire l'accordo dell'imperfette; come sensatamente può vedere & vdire ciascuno, nel tempera-
mento di quello nuouamente da noi ritrouato: il quale in prattica riesce in quella eccellenza &
perfettione maggiore che si può desiderare.
S.Resto interamēte appagato; ma vēghiamo alle Distribuitioni di Dydimo & d'Aristosseno.
page 35
BAR. Dydimo Pitagorico Musico Nobilissimo, fu quanche anno auanti à Tolomeo; & fe-
ce in ciascuno de tre generi d'harmonia, vna nuoua Distribuitione di corde; e tra le altre, quella Syntono co-
me distribui-
to da Dydi-
nio.

che egli fece nel Diatonico, procedeua in ciascun suo Tetracordo nella maniera che vedete in
Tetracordo Hypaton di Dydimo.
E lami. 72.
Sesquiottauo e Tuono. }9.differenza.
D solre. 81.
Sesquinono. }9.differenza.
C faut. 90.
Sesquiquindecima. }6.differenza.
h mi. 96.
Venne dopo Tolomeo, & mutò l'ordine de due interualli men graui di ciascun Tetracordo; met
tendo quello di mezzo al luogo del men graue, & il men graue nel luogo di quello di mezzo:
con dire che al maggiore non conueniua essere iui collocato; ma si bene à quello di lui minore,
& maggiore del piu graue, dal che potete comprendere, qual sia la parte che à Tolomeo nel Syn-
tono, & à chi si debba di ciò dare l'honore & la palma.
STR. Per qual cagione crediamo noi, che quelli che hanno cerco persuaderne, che quello
che hoggi si canta è tutto Syntono, nella spezie Diatonica intendendo, habbiano piu tosto det-
to essere di Tolomeo che di Dydimo? non facendo (per quant'io vedo) applicato à questo no-
stro modo di comporre & cantare, comodo ne incomodo maggiore questa di quella Distribui-
tione.
BAR.Quello che non hauerebbe dato noia à voi & à molti altri, pregiudicaua forse à diso-
gni degli autori di queste cose.
STR.Come di gratia.
BAR.L'iteruallo che nella Distribuitione di Dydimo si troua tra G solreut & h mi, è un
Ditono, & non una Terza amggiore di quelle che la piu parte credano che si cantino hoggi; &
quello che si troua tra h mi & esso G solreut, è vn minore Essacordo, & non vna minor Sesta.
la onde hauendo essi prima negli scritti loro detto, che si fatti interualli erano dissonanti come
hauete vdito che veramente sono; veniuano troppo alla scoperta & in vn subito, à porgere oc-
casione d'impedire i disegni loro. & che essi interualli apparissero tali, eccoui la prima spezie
del Diapason distribuita secondo l'intentione di Dydimo, la quale essaminata da voi diligen-
temente, trouerete esser uero quanto ho detto. & quantunque in quelli di Tolomeo sia occorso
come veduto hauete l'istesso; non per ciò è stato così manifesto al senso & giuditio de uulgari; Perche attri
buito il Syn-
tono à Tolo
meo.

& si è possuta all'uniuersale sin ad hora tal cosa piu facilmente defraudare: e tale è stata la cagio
ne, che piu di Tolomeo, che di Dydimo habbiamo detto essere la spezie Diatonica che si canta
hoggi: se già noi non uolessimo dire (la qual cosa non credo in modo alcuno) che gli haues-
sero ignorato la differenza che si troua tra esse, da questo auuenne ancora, che dettero nome di
Comma, all'eccesso di che il Tuono minore è dal maggiore superato; & non à guisa degli anti-
chi, à quello di che i lSemituono maggiore loro, il minor superaua; per hauerne di questi di piu
sorti come hauete ueduto.
Semit.TuonoTuonoSemit.TuonoTuonoTuono
mag.min.magmagminmag.mag.
128 Essacordo minore 81 81 Ditono 64
STR. Qual crediamo che fusse la cagione, di persuadere à tanti di quella prima setta, che Aristosseno
nel primo &
secōdo degli
elementi. Eu
clide nell'In
troduttorio.
Vitruuio nel
quarto capo
del quinto.

quello che si era cantato se non prima come io stimo, da Guido Aretino in dietro, fusse l'anti-
chissimo Diatono? tra i quali sono stati tanti dotti e reputati scrittori; come il Fabro, il Gafu-
rio, il Glarano, il Valgulio huomo litteratissimo & di eleuato ingegno, & altri infiniti; hauen-
do à essi tanti grandi huomini detto prima espressamente, che gl'interualli minori del Diatessa-
ron, & quelli ceh si trouano tra la Diapente & la Diapason, erono tutti dissonanti, tra i quali,
Aristosseno, Euclice, & Vitruuio, non so come piu chiaramente negli scritti loro lo potessero
dire; oltre all'essere in sè la cosa tanto facile da manifestarla al senso dell'vdito.
page 36 Guido Areti
no non haue
re hauuto cō-
tezza d%elle cō
sonanze im.
perfette.
fu Monaco di
San Benedet
to.
BAR.A Guido Aretino, poteua venire difficilmente questo si fatto concetto in consideratio
ne; imperoche sendo egli Monaco, & il suo fine d'insegnare con facilità à cantare il canto fermo
à suoi monachi; il quale sendo à una voce sola, & non nascendoui consonanza di alcuna sorte,
non poteua in modo alcuno di ciò dubitare. la cagione poi che nel suo Introduttorio segnasse
le corde con gli istessi numeri che mette nel suo Timeo Platone, assegnateli prima da Pitagora,
& seguitate poscia da Boethio; non da altro fu indotto (per quanto io n'estimi) che per dare re-
putatione alla cosa: togliendo non solo la piu antica, & famosa Distribuitione di corde che
mai fusse stata conosciuta; ma quella che dalla natura fu data à mortali. & per l'istessa cagione
non volle segnare la corda B fa nella h mi, poi che non la vsarono ne loro Systemi i Greci, nei
latini; il parere del quale fu prima da altri spoto in vso, & dopo da infiniti altri grandemente
approuato.
STR. Di maniera che ne tempi di Guido Aretino, voi credete che si cantasse il piu graue in-
teruallo de Tetracordi per vn lemma, & non come hoggi per vn maggiore Semituono? & che
non si cantasse in consonanza?
BAR.Che non si cantasse in consonanza, lo tengo per fermo; per non trouarsi nel suo In-
In qual ma-
niera si can-
tasse ne suoi
tempi.
troduttorio memoria alcuna delle consonanze imperfette; ma credo bene che si sonasse. che l'in
teruallo piu graue de Tetracordi fusse poi vn minore ò vn maggiore Semituono, crederò piu fa-
cilmente questo che quello in tal luogo si cantasse; & questa è la cagione che à ciò creder mi nuo
ue. Ne tempi di Guido Aretino, era spento ancora (per modo di dire) nell'Italia qual si vo-
glia lume di virtù, & particolarmente della Musica regolata: ne era per questo che fra gli huo-
mini non si fusse mantenuto quel modo di cantare che nel principio del mondo naturalmente
si acquistarono; & è l'istesso di quello che i rustici agricultori nel cultiuare i campi, & i pastori
per le selue & monti dietro à loro armenti vsano per discacciare con esso la noia de petti loro ap
portargli dalle cōtinoue & graui fatiche. la qual sorte di canto si è sempre vsato fra gli huomi-
ni dalla creatione di essi sin à tempi nsotri; ne hauerà fine se non con loro insieme, ò con l'istesso
Cantare, da
chi si sia im-
parato.
mondo: quantunque Stheneo col testimonio di Camaleonte Pontico dica, hauere gli huomini
apparata questa facultà, nel cercare d'imitare il canto degli vccelli. Haueuano adunque gli
huomini sin à quel tempo ò poco auanti, pianto molti secoli continoui le miserie loro; doue po
scia à poco à poco cominciarono à dare opera alle lettere, alla Musica, & alle altre belle arti:
la onde i sopradetto Aretino in quelli tempi intendentissimo dall'arte Musica, quanto però
cōportaua in quel clima la fortuna del secolo; cominciò a riordinare il modo del cantare: dando
non solo nuoui nomi alle corde, come poco auanti lui era venuto in vso, dinotandole cō i mede
Guido Areti
no aggiugne
sei corde al
Systema.
simi caratteri dell'Alfabeto latino, acciò con facilità & distintione maggiore si potesse imparare
di portare comodamente le voci; ma ne nominò ancor'egli oltre à quelle del Systema massimo
congiunto & disgiunto, cinque nella parte acuta & vna nella graue: distribuendole poi in sette
Essacordi, che tante erano le lettere delle quali si seruì; come nel suo Introduttorio apparisce:
Demetrio Fa
lereo.
ad imitatione forse di quello che Demetrio Falereo dice in proposito dell'vso delle vocali, con
l'essempio de Sacerdoti di Egitto, i quali sul suono di esse che sette partiemnte erano, pronuntia-
uano le note delle sacre Cantilene. Si seruirono i Musici prattici che furono poco auanti à tem-
pi di Guido Aretino, per significare le corde delle cantilene loro degli istessi caratteri che vsaua-
no già gli antichi Greci, & di quelli ancora de latini, segnandoli sopra sette linee in questa ma-
niera; ad imitatione forse delle sette corde dell'antica Cithara.
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Ac




page 37 LA onde Guido Aretino tolse poi via la fatica delle molte linee & chiaui, sopra le quali in veceGuido è il pri
mo che segna
le note nello
spatio.

delle note de nostri tempi, ritrouate già in Parigi dal gran Dottore Giouanni de Muris, Punti
vsauano; ponendogli esso Guido dentro ancora allo spatio che si trouaua tra questa & quella li-
nea come ancora hoggi costumano i Compositori; dall'vso de quali, si acquistarono nome di
Contrapuntisti, il quale fu molto à proposito. imperoche componendo le Cantilene loro diChiaue era
ciascuna let-
tera & corda.

punti, che nulla altro essere hanno nella Natura, che nella sola immaginatione degli huomini, à
caso non altramente che si componghino hoggi i superstitiosi Geomanti le figure intorno à giu
ditij de quesiti fattigli; delle quali ne giudicano poi quello che l'istesso caso (secondo però alcuNote ritroua
te da Giouan
ni de Muris.

ni pochi principij e termini lro) ha cagionato; senz'altramente sapere auanti gli effetti che po-
teuano nascere piu in questa che in vn'altra maniera operando. & si come da diece ò piu geo-
manti, anzi da vn solo, si hauerà altretanti diuersi pareri sopra il medesimo dubbio, formandoDonde deri-
ui il nome da
Contrapunti
sta.

sopra esso diece ò piu figure; così parimente, dando cura à diece ò piu Contrapuntisti; di espri-
mere vn'istesso & particolarmente affetto d'animo con la musica loro secondo l'vso di questo secolo;
l'esprimeranno in altrettante ò in piu differenti maniere & variati Tuoni: & l'istesso auuerrà à
vn solo, se diece ò piu volte si prouerà d'esprimerlo. non per altro, che per hauer tolto e questi &
quelli il caso per guida dell'arte & saper di essi; ò pur vogliamo dire, che principij loro siano orSeneca de be
neficij & aan-
cora Petro
nio Albitro

diti di nebbia, d'aria & di vento ripieni à guisa degli habiti (secondo che ci racconta Seneca)
delle gentildonne Romane lasciuissime allhora.
STR. Si seruiuano adunque auanti à Guido, solo delle linee nello scriuere i Musici le musi-
che loro?
BAR.Veramente si, & vsarono come ho detto diuerse cifere per dinotare le chiaui, & mag-
giore quantità di linee, almeno per le musiche che si suonauano; mediante il non fare conto al-
cuno dello spatio che si troua tra questa & quella: forse per maggiormente di notare al senso co-
me è detto, le corde dalle quali furono tratte. hauendo poi diuerse cifere greche, che dinotaua
no le chiaui & note loro, come in quelli essempi hauete possuto comprendere.
STR.Potrebbesi vederne alcuna, di quelle si fatte Cantilene antiche moderne?
BAR.Potrebbesi per certo.
STR.Non vi sia graue piacendoui farmene mostra di alcuna.
BAR.Eccoui l'essempio d'vna tra le altre che mi sono capitate in mano, la quale mi fù gia
da un Gentilhuomo nostro Fiorentino donata, ritrouata da lui in vn'antichissimo suo libro; &
è delle piu intere & meglio conseruata d'altra che io habbia mai veduta; & poco di sotto ve ne
msotrerò pur delle moderne, piu di questa antiche.
[Figure]
STR.Qui bisognerà vna lunga diciferatione, volēdo che io la sappi leggere, nō che cantare.
BAR.Bastiui questo per hora, che ella è vna Canzone da sonare & cantare piu tosto (per
mio auuiso) alla Tibia, che alla Lira; & è del Tuono Mixolydio: & al suo luogo v'interpreterò
minutamente ciascun'altro suo particolare, però andiamo seguendo di dichiarare (senza met-
terne de nuoui in campo) i dubbij prima da voi propostimi.
Zarlino nel
capo 30. del-
la secōda par
te delle sue
Institutioni.
STR. Sia come piace à voi; ma tornando à Guido Aretino, mi pare che gli deuiamo molto,
hauendo egli in quella rozzezza de tempi aggiunte tante belle cose alla Musica prattica; & pri-
ma che mi esca di mente son forzato contro il patto, domandarui d'vn altro nuouo dubbio, si
che perdonatemi. Non so à qual fine Guido Aretino, aggiugnesse tante corde al Systema, non
cantandosi ancora secondo il parer vostro) in consonanza; ma vn semplice canto fermo simile
à quello della Canzone pur hora mostratami.
Corde aggiū
te al Syste-
ma da Gui-
do, dōde trat
te.
BAR.Non tengo io, che Guido Aretino, aggiugnesse alcuna corda al Systema; ma si bene
che egli desse i nomi particolari à ciascuna; & quelle corde che si vedano nel suo introduttorio
oltre alle quindici degli antichi Greci, tengo per fermo che le traesse ò da Tuoni di Boethio, che
otto sono, gli estremi de quali ricercano l'istessa quantità di voci & per l'istesso ordine. ò pur vo-
gliamo dire, che lui le traesse da gli strumenti di fiato, come dall'Organo ouero da quelli di cor-
de che erano in vso in quelli tempi, simile ò forse gli stessi che erano già il Simico, & Epigonio
appresso i greci; da quali ne tolse per la spezie Diatonica che esso intese cantarsi ne suoi tempi,
quella quantità che comodamente ricercauano la diuersità delle humane voci che sopra essi
diuerse arie cantauano, ma non nell'istesso tempo: assegnandone otto alla parte graue, otto à
quella di mezzo, & il restante all'acuta. di maniera che tra tutte, per essere l'infima delle otto di
mezzo, la medesima della men graue delle graui, & la suprema pur di quelle di emzzo, la meno
acuta delle acute, vengano à fare la somma di ventidue voci & corde in tre ottaue, come ho
Piermaria
Bonini nella
sua musica.
detto diuise, le quali hanno detto altri, che egli le ordinò in sette Essacordi, per volere con
tali numeri che sono il sei & il sette, dinotarci l'eccellenza, & la perfettione, che in essa Distri-
buitione si trouaua. auuengache il numero di sei è il primo de perfetti ,si come i lsecondo è il
Numeri per-
fetti 6.28.
446.3128.
e d'altri simi
li.
vent'otto; il quale vien prodotto dal Settenario & dalle sue parti. altri hanno detto, che elle
furono da esso oridinate per Essacordi maggiori, per contenere ciascuno di essi in tal manie-
ra disposti, qual sia delle tre spezie del Diatessaron. e tornando à due strumenti di corde pur
hora nominati, dico che vno di essi ne haueua trentacinque, & l'altro quaranta. dalla quan-
tità delle quali, si può fare argumento che i professori di essi, sonassero in cōsonanza; toccādole
non piu con il Plettro, la cognitione del quale era andata in tutto & per tutto in oblio, ma
con le dita, à guisa dell'Harpa: & quale spezie di harmonia per le consonanze sia piu delle al-
Catare d'hog
gi d'onde de-
riuato.
tre atta, di già l'habbiamo dichiarata. dalla qual maniera di sonare, hebbe verisimilmente ori-
gine (come al suo luogo mostreremo) questo modo di comporre & di cantare nell'istesso tem-
po tante arie insieme; & secondo la distribuitione delle corde & non altramente, portauano
i musicali interualli i cantori di quei tempi, & si è condotto & seuato sin ad hoggi; dando
nome di consonanze imeprfette alle Terze & Seste maggiori & minori, il cognome delle qua-
li deuette cagionare nella mente all'vniuersale, e persuaderlo senz apensare piu oltre, à crede-
re & dire che elle fussero l'istesse del Ditono & Semiditono. & del maggiore & minore Es-
acordo, secondo la forma che elle erano contenute da numeri Pitagorici nell'introduttorio
di Guido Aretino. perche quel nome d'imperfette consonanze, fu veramente messo loro con
giuditio, & discretione grandissima; non solo per l'indeterminata & variabile natura loro; ma
perche la piu parte di esse (per nō dir tutte) paiono piu tosto, che elle siano realmente consonanti;
quantunque elle siano state accettate da moderni prattici Contrapuntisti per tali, senza cercare
piu oltre, mediante la necessità scopertasegli loro addosso. e tale openione (che elle fussero
page 39 L'istesse dell'antiche) durò nelle màti degli huomini, sin che vēne il Reuerendo M. Gioseffo Zarli Da che indot
to il Zarlino
à dire che la
spezie diato-
nica che si cā
ta hoggi sia il
Syntono.

no; il quale con diuerse ragioni ha cerco di dimostrare al senso & all'intelletto, che tali imperfet-
te consonanze non sono in modo alcuno quelle che si trouano tra le corde distribuite secondo il
Diatono Diatonico, ne à si bene quelle istesse del Syntono di Tolomeo.per la nouità della qual
cosa, si lasciò indurre à credere & dire, che la spezie Diatonica che si suona & canta hoggi, & tut-
ta Syntona di Tolomeo; la quale come hauete veduto non è vera. Però non vale à dire, dal Syn-
tono di Tolomeo si ha le terze & le seste consonanti, quello che noi cantiamo sono altresi con-
sonanti, adunque sono l'istesse di Tolomeo, nulla di meno, à quest'huomo essemplare di costu-
mi, di vita, & di dottrina, deue il modo per le molte belle fatiche che egli ha fatte particolar-
mente intorno la musica, perpetuo obbligo; dalle quali si trae cognitione d'infinite cose, & senLaudi del Zar
lino.

za esse ne sarebbono facilemnte la maggior parte de gli huomini al buio.
STR.Desidero Signor Giouanni intendere come erano fatti quelli due strumenti di corde
antichi, di che poco di sopra hauete fatto mentione cioè quanto alla forma & alla distributio-
ne delle corde loro.
BAR.Voi mi chiedete vna cosa, della quale non ci è come della Platage d'Archita, altra me-
moria che il nome & la quantità delle corde; la cognitione di che, quantunque piccola, non du
bito punto che quelli che giuditiosamente vorranno andare conietturando, non trouino à vn
di presso la forma che potessero hauere, & in qual proporzione fussero in essi tese le corde loro.
& per diruene breuemente quello che io ne creda, tengo che la materia & la forma fusse vn te-
laio di legno, simile l'vno & l'atro à quello dell'Harpa; dentro al quale nell'istessa maniera ò po
ci differente, fusse tesa quella quantità di corde che hauete inteso, & in tal modo fra di loro di-
stribuite; rimettendomi sempre al giuditio di quello che meglio di me intendesse. Ritrouo lo
Epigonio ql-
lo che sia &
da chi ritro-
uato.
Giulio Pollu
ce.
Epigonio, Epigono Ambraciota, capo d'vna fetta famosissima, negli istessi tēpi, ò poco auanti, ò
poco dopo a Socrate; per quello ce ne dice Porfirio nelle sue annotationi sopra la musica di To-
lomeo: il quale Epigono (secondo che paice à Giulio Polluce) fu il primo che vsasse di per-
cuotere le corde con le dita senza il Plettro; il qual modo di toccar le corde, insieme con la quan
tità di esse, argumenta che egli sonasse in consonanza.la maniera del quale fu dopo
(per quello ce ne racconta Suetonio Tranquillo) seguitata ancora da Nerone; dicen-
doci Suetonio nel discriuer la vita di lui, che sendo egli vna volta tra le altre
comparso publicamente in Scena per cantare alla Lira, in mazzo con
alcuni scenici citharedi de suoi tempi, fece prima in essa vna bella
ricercata con le dita, & dipoi cominciò à cantare. Del Simi-
co poi, non si troua chi ne sia stato autore, di che molto
mi marauiglio. auuenga che verisimilmente, ha-
uendo egli trentacinque corde, douette esser
prima dell'Epigono, che n'haueua
quaranta, ritrouato. l'autore del
quale non men di lode de-
gno si reputa de suoi
seguaci, che l'Am
braciota Epi
gono.
page 40
[Figure: Essempio dell'Epigonio, Strumento di quaranta corde, ritrouato da Epigono Ambraciota. ]
page 41
[Figure: Essempio del Simico, Strumento di trentacinque corde.]
VENGO
page 42 VENGO alle Distributioni d'Aristosseno & dico; che Aristosseno Musico & Filosofo nobi-
lissimo, fece sei diuerse Distributioni di corde; cioè due Diatoniche, tre Cromatiche, & vna En
harmonia: ma noi per breuità tratteremo solo di quelle che al bisogno nostro occorreranno; ri-
Al secōdo de
gli elementi
harmonici.
serbando le altre per doue occorressero. Vsò questo scientissimo Musico, di assegnare à ciascu-
no intteruallo de suoi tetracordi, quella portione & quantità di suono del Diapason, che al ge-
nere & alla spezie diuersa loro conueniua: & per ciò fare, diuse primamente il Diatessaron che
cōstaua di due Tuoni & d'vn' intero mezzo di questi, come cōforme à suoi disegni, in sessanta par
ticelle vguali; quanto al suono dico, & non quāto alla lunghezza della linea & corda; se bene in
essa era ancora tal quantità considerata: dando poi dodici di esse parti al piu graue interuallo
di ciascun suo Tetracordo, ventiquattro à quello di mezzo & il restante all'acuto. al quale Sy-
Tolomeo nel
primo degli
harmonici à
12 capi.
stema in sì fatti Tetracordi diuiso & ordinato, dette nome di Diatonico incitato. chiamando
il piu graue interuallo di ciascuno di essi Tetracordo semituono, e Tuono l'vno & l'altro di es-
so piu acuti: e tali & sifatti erano i Tuoni & i Semituoni di che egli trattò in diuersi propositi
delle sue Distributioni. De tre Cromatici che lui fece, dette nome à vno di Toniaco, il quale
così ordinò. Assegnò al piu graue interuallo di ciascun suo Tetracordo, dodici delle sessanta par-
ticelle sopradette, nelle quali haueua diuiso il Diatessarno; altretante ne daua à quello di mezzo,
& le altre all'acuto.
STR.Non era l'istesso hauer diuiso il Diatessaron in cinque parti vguali, che in sessanta; &
hauerne date nel Diatonico incitato vna di esse al piu graue interuallo del Tetracordo, due à
quello di mezzo, & il restante all'acuto? & nel Cromatico Toniaco hauer dato vna di esse al piu
graue interuallo del Tetracordo, vn'altra à quello di mezzo, & le tre che restauano all'acuto?
Perche diui-
da Aristosse-
no il diates-
saron in 60
particelle.
BAR.Era per le due Distributioni che hauete detto; ma volendo che tale diuisione del Dia
Tessaron seruisse per ciascuna delle altre quattro diuersamente distribuite, non poteua per fuggire
la noia de rotti in minor quantità di parti diuiderlo. imperoche dal tuono fu di bisogno torne
hora la metà, & hora la quarta parte; & dal Semituono non solo questa & quella, ma la terza
ancora; e tal volta fu di bisogno di augumentare l'vno & l'altro d'vna tal portione, per potere
comodamente comporne qual sia degli altri interualli che concorreuano alle sue altre Distri-
buitioni diuerse. per lo che fare elesse il numero sessanta, come quello che è capace d'esser diui
so in due, in tre, in quattro, in cinque, & in sei parti.
STR.Per l'istessa cagione douettero facilmente gli antichi musici, assegnare alle corde del
Diatonico Diatono, quelle tante decine di migliaia? accioche gli stessi numeri seruissero como-
Damente per il Cromatico, & per l'Enharmonio?
BAR.Così fu veramente; & ciò si può nell'antico Enharmonio particolarmente considera-
re, tra la corda Tritesynemmenon segnata con questo numero 4491.& la Paranete dell'istesso
Tetracordo segnata con quest'altro 4374. Torno in oltre a dirui, in proposito delle Distribui-
tioni d'Aristosseno; che il Diatonico Incitato, & il Cromatico Toniaco, le quali due spezie vsa-
no comunemente il Liuto & la Viola d'arco; si accostano piu alla perfettione le consonanze di
questi, intendendo al presente per la perfettione, la quinta dentro la Sesquialtera, & la quarta
nella Sesquiterza; che non fanno quelle dello strumento di tasti che per semplice Syntona ci è
stata predicata da quelli che hanno confutato le Distribuitioni d'Aristosseno senza dirne il per-
che. & col mezzo del particolare Monocordo loro, potrà ciascuno che si piglierà cura di essa-
minargli, sensatamente vedere tal verità.
STR.Non si potrebbe egli con facilità & esattezza maggiore, farmi constare di quanto gli
imperfetti consonanti interualli del Liuto & della Viola, venghino superflui ò diminuiti dal ve-
ro essere nel quale gli contiene uil Syntono? & i perfetti, per fuggire le mali relationi & diuerse,
& le confuse & incostanti difficultà; in che siano differenti da quelle del Diatono Ditonico?
BAR.Potrebbes con chiarezza & facilità, ma non con esattezza maggiore di quella che ne
può mostrare l'Harmonica Regola.
STR.Dite di gratia.
Interualli del
Liuto di quel
lo constino.
BAR.L'Ottaua primamente nel Liuto, & nella Viola (che per gli stessi gradi procedono) lon
tana sempre da qual si voglia imperfettione; consta come sapete di sei Tuoni, ò vogliamo dire di
dodici Semituoni; ò per conformarci più che si può con l'vso de prattici possiamo ancora con
verità dire, che ella consti di cinque Tuoni & di due Semituoni. la onde è da sapere, che ciascunTuono loro, è
minore del Sesquiottauo, & maggiore del Sesquinono. il Semituono viene mi-
nore della Sesquiquindecima, & maggiore della Sesquiuentiquattresima, la Terza minore è su-
perata dalla Sesquiquinta. la maggiore eccede la Sesquiquarta. la Diatessaron supera la Sesqui-
tera. la Diapente è minore della Sesquialtera. la Sesta minore è superata dalla Supertripartien-
tequinta. la maggiore supera la Superbipartienteterza. il Tritono & la Semidiapente, sono
vguali; per lo che questa è minore, & quello maggiore che i contenuti dal Syntono.
STR.Se bene ho inteso il modo che altre volte mi hauete detto del mettere i tasti al Liuto &
alla Viola, à me primamente pare che ciascuno Tuono loro sia Sesquiottauo; & che la Terza
minore, oltre à molti altri interualli, sia
page 43 punto dalla Sesquiquinta disforme.
BAR.Come volete che ciò possa auuenire, sendo i Tuoni vguali come vi ho detto & proua-
to, in due parti diuisi, & la Terza maggiore consonante?
STR.Attendete di gratia. Il Tuono primamente, non cad'egli sendo il tutto in diciotto
pari vguali diuiso delle quali ne contiene due, tra esse & le sedici?che è l'istesso à dire, che tra
il noue & l'otto?
BAR.Seguite pure, che io vado doue volete riuscire.
STR.La minor Terza, non contiene ella tre Semituoni? i quali son dell'istesso valore che
tre diciottesime parti del tutto?et le quindici che restano cōparate alle diciotto, hanno l'istessa
realtione insieme, che ha il sei, al cinque, forma vera secondo il Syntono, della minor Terza.
BAR.Hor auuertite, due diciottesime parti, non sono altramente il questa maniera di mi-
surate, equivalenti alla nona parte del tutto.imperoche esse parti sono considerate come
portioni del suono, & non come quantità della linea & corda. & che questo sia vero, eccoui
il compasso; con il quale misurando voi stesso, trouerete che i due primi Semituoni del Liuto,
non occupano la nona parte della lunghezza della corda, si come tre non sono l'intera sua Sesta
parte, ma si ben qual cosa meno.
STR.Ho benissimo inteso il tutto, però seguite l'incominciato prima ragionamento.
BAR.Per la molta conuenienza & similitudine, che piu di ciascun'altro interuallo musico
ha il Diapason con l'Vnisono; non solo può trouarsi il piu semplice, & il piu perfetto di lui; ma
ne anco doue possa l'vdito meno ingannarsi nel comprenderlo. del quale multiplicato mille
volte i suoi minor termini & sommati insieme, sempre la corda acuta è contenuta dall'vnità;
la qual cosa non auuiene ad altro interuallo, per non essere preso piu volte come quello conso-
nante. per la qual cosa, & per fuggire insieme con la difficultà il pericolo dell'errare, ci seruire-
mo in questo importante negotio, del suo aiuto & delle suereplicate. la onde è prima da sape-
re, che ciascun Tuono del Liuto, è minore del Sesquiottauo vna sesta parte del Comma antico;
& ciò vi prouo in questa maniera. chiara cosa è, che sei Tuoni Sesquiottaui, superano il Dia-
pason d'vno di essi Commi; se adunque sei di quelli del Liuto la riempiano interamente senza
cosa alcuna auanzarli ò mancarli, vengono conseguentemente ad essere ciascuno di essi minore
vna sesta parte di esso Comma d'vno di quelli. Dico in oltre, che il Sesquiottauo, viene supe-
rato da ciascuno Tuono del Liuto di tre quarti della Sesquiottantesima; che è secondo i moder-
ni prattici, il Comma de nostri tempi. imperoche ciascuna ottaua, è capace (come da quello che
habbiamo di sopra detto si può sensatamente comprendere) di cinque Sesquinoni, tre Commi,
& due maggiori Semituoni del Syntono. i quali due maggiori Semituoni, ci danno vna Sesqui-
nono, & vn Comma & mezzo di piu in circa. d maniera che noi possiam ancora considerare
in ciascuna Ottaua come di essi capace, sei Tuoni Sesquinoni, & quattro Commi & mezzo in
circa. i quali quattro Commi, distribuiti per rata à detti sei Tuoni, ne verrà à ciascuno due ter-
zi, & di quel mezzo, la sesta parte: hora perche due terzi con la sesta parte d'vn mezzo, vengo-
no à fare congiunti insieme tre quarti dell'intero, di tal quantità viene necessariamente ciascun
Tuono del Liuto à superare il Sesquinono. in oltre, ciascuna delle terze minori di questo com-
parate alle Sesquiquinte, vengano diminuite di tre ottaui di Comma; & ciò vi prouo così. l'Ot-
taua del Liuto, consta appunto di quattro terze minori; vediamo hora secondo l'essempio che
io vi porrò quì appiè, sottratto vna Dupla da quattro Sesquiquinte sommate che siano insieme,
quello che gli auanzerà.
1296. 625. Forma delle quattro Sesquiquinte sommate insieme.
X
2. 1. Forma della Supla.
2} 1296. 1250.
648. 625. Eccesso.
Nell'hauere sottratto vna Dupla da quattro Sesquiquinte aggiunte insieme, ci è auanzato la Su-
per 23 partiente 625; il che chiaro dimostra le terze minori del Liuto comparate alle Sesqui-
quinte, essere diminuite; poiche quattro di quelle riempiano interamente vn'Ottaua. la qual
Super 23 partiente 625. consta d'vn Comma e mezzo in circa; il qual'interuallo distribuito alle
quattro minor terze, ne toccherà à ciascuna di esser per rata tre ottaui d'vn Comma; & di tal
quātità viene come ho detto dominuita ciascuna terza minore del Liuto, comparata alla Sesqui
quinta. Non ha dubbio alcuno, che sendo l'Ottaua di questo Strumento nella vera sua propor
zione & lontana da qual si voglia vitioso estremo, & constando ciascuna di esse della minor ter-
za & della maggior Sesta; che ciascuna di queste verranno in esso superflue, di quāto ciascuna di
quelle è diminuita. & quantunque l'intelletto capisca molto bene tal verità, voglio nindime
no prouarlo al senso con vno accomodato essempio, & sarà tale. Certa cosa è, che quattro Se-
page 44 ste maggiori del Liuto, riempiano interamente tre Ottaue; vediamo adunque dal sottrarre tre
Duple da quattro Superbipatientiterze, quello gli auanzera.
625. 81. Quattro Superbipartientiterze aggiunte insieme.
X
8. 1. Tre Duple agginte insieme.
625. 648. Eccesso
Dall'hauere sottratto l'Ottupla, forma delle tre Diapason, dalle quattro Superbipartientiterze
aggiunte insieme, ci è restato la Sub 23 partiente 648; il che argumenta, esser vero quanto dis-
si circa la superfluità delle Seste maggiori: ciascuna delle quali vien superflua nel Liuto tre otta-
ui di Comma. Per vedere hora di quanto in esso Liuto venghino superflue le Terze maggiori,
terremo quest'ordine. Egli è cosa certa, che tre Terze maggiori del Liuto, riempiano interamen
te lo spatio d'vn'Ottaua. vediamo hora secondo l'essempio che segue, quello che auanzerà à vna
Dupla, sottratto che ne sia tre Sesquiquarte aggiunte insieme.
2. 1. Dupla.
X
125. 64. Tre Sesquiquarte.
128. 125. Eccesso
Dall'hauere sottratto tre Sesquiquarte dalla Dupla, ci è auanzato la Supertripartiente 125; dal-
la quale cosa si può comprendere, che le Terze maggiori del Liuto sono veramente superflue;
& essaminando hora diligentemente l'eccesso, vedremo ancora di quanto. consta la Supertre-
partiente 125, come nel principio del nsotro discorso vi prouai, d'vn Comma & mezzo in cir-
ca; il qual Comma & mezzo distribuito per rata alle dette Terze maggiori, ne toccherà à cia-
scheduna vn mezzo; & di tal quantità verrà successiuamente superflua qual sia di esse, & dimi-
nuita qual si voglia minor Sesta, il che vi prouo in quest'altra maniera. non è acluno che dubiti,
concedendo che le Seste minori nel Liuto constino di otto Semituono, che due Ottaue, contenen
do questo essempio, sottratto che haueremo dalla Quadrupla forma della Bisdiapason, tre pro-
porzioni Supertrepartientiquinte, quelle che gli auanzerà.
4. 1. Quadrupla.
X
8. 5. Supertripartientequinta.
4} 20. 8. Primo eccesso.
5. 2.
X
8. 5.
25. 16. Secondo eccesso.
X
8. 5.
125. 128. Terzo & vltimo eccesso.
Ci è restato la Subtrepartiente 128; dal che manifestamente appare, che di quanto è la Terza
maggiore superfllua, dell'istessa portione si troua nel Liuto diminuita la minor Terza; &
quando la cosa stesse altramente, ne seguiterebbe che l'Ottaua compsota di questa & di
quella, fusse dissonante; la qual cosa non è in modo alcuno. in oltre che le Quin
te del Liuto siano realmente diminuite come io ho detto, ve lo prouo in
questo modo. chiara cosa è, che dodici delle sue quinte, riempiano il
vacuo di sette intere Diapason appunto; si come quattro
di queste contengano sette di quelle & di piu vn Semi-
tuono. Vediamo hora quello che auanzerà à vno
iteruallo che contenga in sè non piu ne
meno di sette Duple, dopo l'ha-
uer sottratto da esso do-
dici Sesquial-
tere.
page 45
128. 1. Sette Duple sommate insieme.
X
3. 2.
256. 3. Primo eccesso.
X
3. 2.
512. 8. Secondo eccesso.
X
3. 2.
1024. 3. Terzo eccesso.
X
3. 2.
1048. 81. Quatro eccesso.
X
3. 2.
4096. 243. Quinto eccesso.
X
3. 2.
8192. 729. Sesto eccesso.
X
3. 2.
16384. 2187. Settimo eccesso.
X
3. 2.
32768. 6561. Ottauo eccesso.
X
3. 2.
65536. 19683. Nono eccesso.
X
3. 2.
131072. 59683. Decimo eccesso.
X
3. 2.
262144. 177147. Vndecimo eccesso.
X
3. 2.
524288. 521441. Duodeimo & vltimo eccesso.
Ci è auanzato la Super 2847 partiente 521441. la quale è copiosa di frondi e sterile di frutti,
poiche ella non consta ne anco d'vn'intero Comma; come sensatamente mostrerà l'essempio che
segue appresso.
524288. 521441.
X
81. 80.
41943040. 42236771.
page 46 .
Vengano adunque le Quinte nel Liuto, di manco d'vna duodecima parte d'vn Comma;
& di tanto necessariamente vengano superflue le Quarte: & ciò vi prouerò maggiormente col
sottrarre tal quantità di esse, dall'interuallo che consti di cinque Ottaue, poiche egli virtualmen
te contiene dodici quarte, secondo che ne dimostrerà l'essempio presente.
32. 1. Cinque duple sommate insieme.
X
4. 3.
4} 96. 4.
24. 1. Primo eccesso.
X
4. 3.
4} 72. 4.
18. 1. Secondo eccesso.
X
4. 3.
2} 54. 4.
27. 2. Terzo eccesso.
X
4. 3.
81. 8. Quarto eccesso.
X
4. 3.
243. 32. Quinto eccesso.
X
4. 3.
729. 128. Sesto eccesso.
X
4. 3.
2187. 512. Settimo eccesso.
X
4. 3.
6561. 2048. Ottauo eccesso.
X
4. 3.
19683. 8192. Nono eccesso.
X
4. 3.
59049. 32768. Decimo eccesso.
X
4. 3.
177147. 131072. Vndecimo eccesso.
X
4. 3.
521441. 524288.. Duodecimo & vltimo eccesso.
page 47 Vi prouai di sopra à bastanza, che la Semidiapente superaua il Tritono d'vn mezzo Comma in
circa; di maniera che ritrovandosi nel Liuto, questo à quella vguale, viene necessariamente in
esso superfluo il Tritono, & diminuita la Semidiapente della quarta parte d'vn Comma; che è
la metà di quello eccesso di che la Semidiapente supera esso Tritono. dal che si può comprendeConsidera-
tioni dell'Au
tore.

re, quanto la cortese Natura sa discreta, diligente, & considerata in ciascuna sua operatione:
poiche quell'interualli che maggiormente alla perfettione si accostano, vengano dal vero loro
essere così poco lontani; il cui rispetto non è occorso hauere à quelli piu da essa remoti, & meno
à gli imperfetti & à dissonanti, per non così manifestarsi al senso. puossi ancora da quello che sin
quì habbiamo detto chiaramente conoscere, quāto piu si allontani dalla perfettione lo Strumen
to di tasti, che non fa il Liuto & la Viola; & ancora, quanto male agevolmente (per le male re-
lationi & falsi rincontri) possino bene vnirsi sonati insieme ne concerti che giornalmente accag-
giono; quanto non vi fussero altri di quelli che cagionano la disformità de Semituoni, non è da
lasciare senza consideratione, che nell'acquistare perfettion nel Liuto le Quinte col pigliare au-
gumento, vengano necessariamente le Quarte à perder parte dell'imperfettione con diminuirle
della superflua grandezza loro: il che per l'opposito (secondo si è dimostrato) allo Strumen-
to è auuenuto; & con questo credo hauere sadisfatta à ciascuna delle vostre richieste.
STR. Veramente si; ma io desidero appresso che mi dichiarate vn'altro dubbio, & che di
poi mi mostriate il modo che ho da tenere; quando io voglia fabbricare alcuno Monocordo de
quali habbiamo tenuto proposito.
BAR. Eccomi pronto per satisfarui, però dite qual sia il dubbio nuovamente natoui.
STR. Il dubbio è questo. essendo l'accordatura del Liuto tanto piu vicina alla perfettione
di quella dello Strumento di tasti; mi marauiglio assai, che i sonatori di essi non l'habbino dopo
hauerla conosciuta, ridotta in quella si fatta maniera. auuenga che oltre la sua eccellenza, el-
l'ha in ciascun suo tastonel graue & nell'acuto, qual si voglia desiderabile intervallo del Diato-
nico Incitato, & del Cromatico Tonico d'Aristosseno, come di sora mi hauete detto: doue per
il contrario nella distributione delle corde da questa diversa che vsa lo Strumento di tasti, ve ne
mancano comunemente molti; per lo che non può il sonatore di esso quantunque pratico &
perito, trasportare in questa & in quella parte per vn Tuono & per vn Semituono ( in quelli
dico che per ki piu si esercitano) ciascuna Cantilena, come nel Liuto con tanto comodo & vti-
le si trasporta.
BAR. Questa è vna di quelle cose che fra me stesso sono andato pensando molte volte; & cer
co ancora con diligenza se ella si potesse vsare ne tasti & che ella riuscisse quale è nel Liuto; tro-
uo veramente che in quelli non riesce altramente tale; ma vi si scoprano molti & importanti
difetti.
STR. Come può stare che la medesima cosa non sia in qual si voglia luogo & tempo, dl-
l'istessa natura? & che dilettando nel Liuto questa si dartta Distributione, habbia à dispiacere
nello Strumento di tasti?
BAR. Puo molto bene stare, sendoci l'esperienza di mezzo che ce lo dimostra: & quantun Distributio-
ne del Liuto
perche nō fac
cia buono ef-
fetto nello
Strumēto di
tasti.

que la cagione di ciò sia difficile à ben capirsi non voglio per sodispation vostra mancare di dir
ui alcune poche cose che mi sonuengano in questo proposito. Può forse questo nascere dall'ha
uere assuefatto il senso, d'vdire sempre nel Liuto gli intervalli nella maniera che di già vi ho det-
to contenergli, & così parimente in altra diversa da questa siamo vsati hauergli dallo Strumen-
to di tasti: & il volere hora, che questo si tēperi secondo l'vso di quello, non piò in alcuno luo-
ghi particolari ,doue la differenza che tra di loro è grandemente manifesta al senso, passare sen-
z'offesa di esso; per essere di già inuecchiato in quel si fatto temperamento: & i luoghi partico-
lari son principalmente quelli, doue occorre vdire la differenza del maggiore dal minore Semi-
tuono. aiienga che come sapete, il Liuto ha diviso il Tuono in parti vguali, & lo Strumento
di tasti l'ha in parti disuguali separato; & i luoghi piu apparenti sono, tra il diesi X di G sol-
reut, & il b molle d'alamire; è tra il diesis X di lasolre, & il b molle d'elami, imperoche quan
do nello Strumento di tasti, noi habbiamo accordato il diesis X di lasolre per Decima mag-
giore con h mi, & che noi vogliamo come nel Liuto, che l'istesso diesis X faccia il medesimo
vffitio che fa il b molle di elami seruendoci ancora per Decima minore con C solfaut; viene di
maniera languido & rimesso, che egli è intollerabile. & se per il contrario con l'inacutirlo quā
to per ciò fare conuiene, noi l'accordiamo suauemente con C solfaut per Decima minore, qaun
do egli ci deue poi seruire per maggiore con h mi, egli è talmente teso & incitato, che non si puo
tollerare; & l'istesso accade negli altri luoghi dou'è tal differenza tra di loro. possano ancora que
sti si fatti interualli maggiormente palesare la qualità & natura di essi, nello Strumento di tasti
che nel Liuto & nella Viola non fanno, mediante la conformità che ha l'vso del cantare con il
suo temperamento; oltre alla qualità & quanità del suono, rispetto la diuersa natura degli acci-
denti che concorrano alla sua generatione: imperoche con violenza maggiore ferisce l'vdito il
suono delle corde dello Stramēto di tasti, che non quello del Liuto. si vede adunque manifesta-
mēte, che il suono delle corde dello Strumento, tēperate secondo la disposizione degli interualli
page 48 che vsa tra le sue questo; che le Terze, le Decime, & così parimente le Seste maggiori, offendano
grandemente l'vdito per la molta acutezza: & la cagione che quelle manifestano vi è piu di que
ste la qualità loro, non da altro nasce, che dall'hauere la materia di esse corde, & dell'agemte che
le percuote, piu forza & efficacia per la loro attiuità, di ferire l'vdito con vehementia maggiore:
la qual cosa à quelle del Liuto non occorre per la diuersa qualità dell'vno & l'altro subbietto.
& l'istessa differenza & varietà, si può considerare nel ferro & legno infocati che siano; impero-
che con piu forza & prestezza riscalda questo, di quello, & introduce la nuoua sua forma in
quel subbietto che è atta à riceuerla. & che da ciò nasca, temperisi l'Harpa secondo il modo del
Liuto, doue le corde & l'agente che le percuote sono gli istessi; nella quale gli accordi verranno
indubitamente non meno sopportabili che nell'itesso Liuto. & si farebbono ancora in que-
sta insopportabili, tutte le volte che si mutassi l'agente & la materia delle corde; come piu volte
habbiamo esperimentato. l'istesso ancora si può considerare, nel riceuere il colpo d'vna palla
d'Auorio, ò d'alcuno legno duro & ponderoso ben pulita, dopo l'essere battuta sopra vn sasso
duro & liscio; & dal riceuere il colpo d'vn altra che fusse di sughero, percossa con l'itessa forza
sopra vn'asse di salice mal pulita; ò vogliamo nel cōparare il colpo, & la passata dell'angolo acu-
Strumēto di
tasti molto
artificioso &
bello.
to, à quello dell'ottuso. Vn'altro essempio d'vno Strumento di tasti, che già l'Elettore Augusto
Duca di Sassonia, donò alla felice memoria del Grande Alberto di Bauiera, mi souuiene in que-
sto proposito, piu di ciascuno altro efficace. il quale Strumento ha le corde secondo l'vso di
quelle del Liuto, & vengano secate à guisa di quelle della Viola da vn'accomodata matassa arti-
fitiosamente fatta delle medesime setole di che si fanno le corde à gli archi delle Viole: la qual
matassa con assai facilità, viene menata in giro con vn piede da quello istesso che lo suona, & ne
seca continuamente mezzo d'vna ruota sopra la quale passa, quella quantità che vogliano
le dita di lui. il quale Strumento, due anni sono che io fui à quelle corte, temperai secondo l'v-
so del Liuto, & faceua di poi ben sonato, non altramente che vn corpo di Viole, dolcissimo
Modo di cō-
porre il Mo-
nocordo Dia
tono.
vdire. Vengo alla fabbrica de Monocordi & dico, che nell'hauere quando mi è occorso, distri
buite le corde di quello, secondo il Diatonico Diatono, tra li altri modi che io poteuo, ho tenu-
to quest'ordine. Ho primamente col compasso diuiso tutta la linea, lunghezza, ò corda, che
dire la vogliamo, dell'asse ò regolo sopra il quale ho voluto adattarlo, in quattro parti vguali;
Altro modo
$egna il Zar
lino nel capo
40. dlle sue
Institutioni.
& ho chiamato l'estremo punto graue A; dinotando con essa la corda A re, & ho detto l'estre-
mo acuto B, senza altra significatione. nel punto poi che diuide tutta la lunghezza in due par-
ti sempre vguali intendendo, ho segnato alamire; & in quello che separa Are da Alamire,
ho segnato D solre; che la quarta parte del tutto viene tra esso & A re à contenere. al qual D
solre, per dargli nell'acuto la sua Ottaua, apro il compasso, & fo due parti dell'interuallo che
tra esso & B estremo punto acuto contengano; & in quel punto che l'vna dall'altra separa, se-
gno d la solre. Diuido di nuouo il tutto in tre parti, & con quattro punti come termini di es-
se le distinguo; nel secondo de quali; chiamando alla Boethiana, sempre primo quello che è nel
l'estremo graue, segno Elami, & nel terzo elami: nella qual corda ponēdo vn'asta del compasso,
fo posare l'altra sopra la linea verso l'acuto; & in quel punto doue ella termina segno h mi, del
quale togliendola via, e tnendo ferma l'altra la trasporto verso il graue; & doue ella posa, segno
h mi. fatto questo, diuido in due parti tutta la linea che è tra d lasolre & l'estremo punto acuto,
& ponendo poi vna delle aste del compasso in esso d lasolre, & venendo con l'altra verso il gra-
ue, segno G solreut in quel punto doue ella termina: del quale volendo poi trouare la sua Ot-
taua nell'acuto, apro di nuouo le seste; & diuido l'interuallo che è tra esso e'l punto B in due
parti, nel cui centro segno g solreut; & senza muouere lo spatio che allhora abbracciano le
due aste del compasso, pongo vna di esse in g solreut, & vengo verso il graue con l'altra, & do-
u'ella posa, quiui segno C faut; e trouo la sua ottaua nell'acuto, con diuidere in due parti lo
spatio che è tra esso, & B estremo punto acuto; nel mezzo del quale colloco C solfaut: & se di
nuouo diuido in due parti tutto l'interuallo che sopra esso mi rimane verso quella parte, & pon
go vna dell'aste del compasso in esso venendomene con l'altra verso il graue, in quel punto do-
ue ella termina; trouo essere la positura di F faut; & l'ottaua di sè piu acuta sia acquista, col di
uidere in due parti lo spatio che è da essa al punto B, la quale nel centro di esso dimora. Man-
ca solo al Monocordo Diatonico, la corda b fa, la quale trouo in questo modo. diuido la linea
che è tra B & f faut in due portioni; pongno poi vna delle aste del compasso in essa F faut & me
ne vengo con l'altra verso il graue, & doue ella termina, quiui segno b fa. l'ottaua del quale ver
so quella parte, trouo con aprire tanto il cōpasso, che gli estremi delle sue aste contenghino tutto
il vano che si troua tra esso b fa & l'estremo punto acuto; del quale togliendo l'asta del cōpasso
Perche ordi
nassero gl'an
tichi il Mo-
nocordo con
vna sola cor-
da.
tenēdo ferma l'altra, la trasporto verso il graue; & doue ella posa, iui segno B fa, & con questo vē-
go hauer complito il Monocordo Diatono Ditonico; il quale gli antichi Musici greci non per
altro ordinario con vna sola corda, che per piu esattamente intendere & capire la qualità & quā
tità degli interualli, & fuggire insieme l'inganno che tra due ò maggior numero, per l'incon.
stanza loro rispetto a' varij accirdenti che del continouo gli soprastanno, nascere poteua. Volen-
do hora temperare il detto Monocordo secondo l'antico Cromatico, basterà solo, poiche in al-
page 49 tro non consiste la differenza che è tra l'vno & l'altro, accomodare la terza corda di ciascun TeModo di com
porre il Mo-
nocordo Cro
matico anti-
co.

tracordo che contenga con l'acuta il Triemitono: la proporzione del quale, cade come hauete
inteso, drento questi numeri 19, 16. & per ciò fare si terrà tal ordine. Diuidasi in 16 parti
vguali la linea che si troua tra B, & Elami estrema corda acuta del Tetracordo Hypaton; la qua-
le accresciuta di tre parti simili verso il graue, segneremo in quell'estremo punto doue elle ter-
minano, la corda D solre cromatica, che con Elami conterrà il Triemituono; & l'istesso ordi-
ne si terrà per segnare le altre corde Cromatiche negli altri Tetracordi. ella quale Distri-
buitione sono alcuni che riprendano Franchino, per hauere variato dalli antichi , l'interuallo di
mezzo & l'acuto di ciascun Tetracordo: constituendo quello dentro à questi termini 18.17.
che è la minor parte del Tuono & la maggiore esser douerebbe; & questo col nome di Triemito-
no tra cotali numeri 153.128. il quale è superfluo del vero suo essere. Volendo in oltre temModo di com
porre il Mo-
nocordo En-
harmonio an
tico.

perare l'istesso Monocordo Diatono, secondo l'vso dell'antico Enharmonico, basterà solo di-
uidere col compasso in due parti vguali lo spatio di quelle due corde che contengano tra di loro
il minor Semituono & Lemma; & in quel punto che vgualmente le diuide, verrà in ciascun
Tetracordo la seconda corda Enharmonia; & la terza sarà quella che nel Diatonico, & nel Cro-
matico fu seconda. & così haueremo il minore Diesis Enharmonio nel piu graue interuallo,
& il maggiore in quello di mezzo, & nel supremo il Ditono, secondo che gli instituirono i loro
autori. è d'auuertire ancora, che nel Monocordo congiunto del genere Cromatico, vengano
le tre corde piu acute del Tetracordo Synemmenon, diuerse dal disgiunto, & così parimente
nell'Enharmonio; quantunque l'estreme siano l'istesse sempre, in qual si voglia genere d'harmo-
nia. Se noi vorremo poi temperare il Monocordo dell'antichissimo Diatono, secondo il DiaModo di com
porre il Mo-
nocordo Syun
tono.

tonico Syntono di Tolomeo, è di necessità (per modo di dire) mutare dal suo luogo il secon-
do, terzo, quinto, sesto, & ottauo tasto; cioè bisogna inacutirgli; dal qual'effetto si acquistò
egli forse nome d'Incitato appresso di Dydimo autore di esso. in ciascuna Ottaua adunque del
systema disgiunto, è necessario volendo fare quanto si è detto, inacutire C faut, D solre, F faPerche detto
Syntono.

ut, & G solreut, & in ciascuna di quelle del congiunto, b fa, C faut, D solre, F faut, & G
solreut: per il che fare tengo quest'ordine. Diuido tutta la linea in sei parti, & verso l'acuto do-
ue termina la prima da A re partendomi, sgno C fau; l'Ottaua del quale trouo nella metà del
lo spatio che è tra esso & B estremo punto acuto, & così lo noto C solfaut. nel mezzo di que-
ste due corde poi, colloco F faut; & l'Ottaua di se piu acuta, trouo nel punto che in due parti
separa l'interuallo che si troua tra esso & B. fatto questo, diuido in noue parti la linea che è tra
C faut & l'estremo punto acuto; & verso quella parte doue termina la prima, segno D solre;
la cui Ottaua trouo nell'acuto con fare due parti dello spatio che è tra esso & B; nel mezzo del
quale, segno d lasolre. trouo poi G solreut, col diuidere in tre vguali parti tutta la linea che si
contiene tra C faut & B; & nell'estremo della prima verso l'acuto, noto G solreut; l'Ottaua
del quale trouo, in quel punto che separa in due parti lo spatio che tra esso & B si contiene, &
così lo segno, g solreut.nel trouar poscia l'vno & l'altro b fa, tengo l'istesso ordine che nel Dia
tono, & gli segno nell'istessa maniera; & così vengo spedito dal modo del comporre il Mono-
cordo Syntono di Tolomeo. Vengo hora à mostrarui il modo che deuete tenere nel fabbricare Modo di com
porre il Mo-
nocordo inci
tato d'Aristos
seno & il cro
matico tonia
co.

quello che Aristosseno chiama Diatonico Incitato, & aprresso quello del suo Cromatico Tonia
co, con i quali conuiene grandemente la Distributione de tasti del Liuto; ad imitatione de qua
li sono stati impensatamente distribuiti, & così parimente quelli della VIola d'acro, ambedue
Strumenti moderni; ne quali è diuiso il Tuono in due parti vguali come si è di sopra detto. nel-
la cui fabbrica è grandemente necessario il scondo numero quadrato, ò quello che à esso è du-
plo. che è il diciotto; ma ci seruiremo di questo, per operare con piu chiarezza & facilità la sua
virtù nella ricercata Distributione. Diuido adunque tutta la linea A B. in diciotto parti, &Il secondo nu
mero quadra
to e 9. & il
suo duplo 18.

verso l'acuto (dal graue partendomi) doue quella prima parte termina, pongo il primo tasto.
parto di nuouo tutto l'auanzo nell'istesso numero di parti, & dalla medesima banda sotto il pri-
mo pongo il secondo tasto: & con si fatt'ordine vo distribuendo sempre lo spatio che sotto à
tasti mi auanza, sin'al duodecimo; iol quale mi conduce appunto doue termina la metà di tutta
la corda; la prima & piu graue Ottaua della quale, trouo hauere diuisa in dodici vguali SemiSesto strumē
to geometri-
co, perche co-
si detto.

tuoni & sei Tuoni, così detti da Aristosseno. & che per ciò fare non conuenga altro numero che
il diciotto, da questo si manifesta. al diciasette prima, non conuiene in modo alcuno, perche
ci darebbe minor numero di tasti che al bisogno nostro occorre; & minor quantità ne hauereVuole il Zar-
lino al c.14.
della I. parte
delle sue Inst.
che l'apertu-
ra di esso sia
appunto la 6.
parte del cer-
chio; la qual
cosa è falsa.

mo dal sedici & dal quindici. al diciannoue altresì non conuiene, perche ne haueremo per l'op
posito maggior quantità, & vie piu dal venti & ventuno. di maniera che il diciotto è il suo piu
proprio diuisore d'altro maggiore ò minor numero; quantunque à esso ancora auuenga l'istesso
che occorre al compasso, nel voler misurare in sei volte appunto, la circunferenza del circolo
con l'apertura di esso, che è come sapete dal centro alla sua circunferenza, per lo che vien detto
sesto. la onde auuertisco l'industrioso agente che con la sua discretione & diligenza cerchi ou-
uare à quella poca disconuienienza, che è tra il misurante & il misurato.
STR. Ho molto bene inteso il tutto; ma toglietemi vn'altro dubbio intorno à ciò vi prego.Auuertimēto.
page 50
BAR. Dite.
STR. Qual'ordine tennero gli antichi Musici circa i numeri, nel distribuire le corde parti-
colari Cromatiche & Enharmonie nel Massimo Systema di quella prima spezie? & da che fu-
rono indotti à lasciare tra la prima & la seconda corda di ciascun Tetracordo dell'Enharmonio
vn si fatto spatio 512. 499. e tra la Seconda & la Terza Cromatica questo 256. 243. piu
che vn'altro? ditemi in oltre se queste due spezie d'harmonia, hanno con la Diatona altra rela-
tione & conuenienza, che le superficiali apparenze de numeri?
BAR. Voi mi ricercate che io vi dimostri col numero, quello che pur hora vi hò dimostrato
con la linea; però auuertite, che con essaminare diligentemente l'essempio del Tetracordo Hy-
perboleon dell'antico Diatono Ditonico, vi si torrà ciascuna delle narrate difficultà, il qual
Tetracordo è stato da me proposto, per hauere i numeri degli altri di tale spezie, minori; le diffe-
renze de quali sono piu facilemnte comprese dall'intelletto; & è tale.
Tetracordo Hyperboleon dell'antichissimo Diatono.
Aa. Notehyperboleon 2304.
Differenza 288, sua metà 144; serue per la cor
da Cromatica.
g. Paranete Hyperboleon. 2592.
f. Tritehyperboleon. 2916.
Differenza 156, sua metà 78; serue per la cor-
da Enharmonia.
e. Nete diezeugmenon. 3072.
Qual siano le
corde stabili,
quali le mobi-
li, & le nō in
tutto stabili
ne ī tutto mo
bili.
Primamente l'estreme corde di qual si voglia Tetracordo in ciascun genere & spezie d'hatmo-
nia, sono sempre le medesime come sapete, & per ciò son dette stabili: doue quelle che hanno
facultà di mutare il Diatonico in Cromatico, ò in Enharmonio & così per il contrario, son
dette per la instabilità loro, mobili; & quelle che sono comuni à due generi come le Trite & le
Parhypate, che vengano l'istesse nel Diatonico che nel Cromatico, son dette in tutto stabili
ne in tutto mobili. quelle corde adunque che hanno facultà di mutare il Systema di Diatonico
in Cromatico, sono le Terze di cascun Tetracordo. l'occasione adunque, che indusse gli an-
tichi Musici à lasciare nel Tetracordo Hyperboleon, tra la Trite, & la Paranete quel si fat-
to spatio piu che vn'altro, fu tolta di qui. Aggiunsero al numero che dinota la Paranete Dia-
tonica, la metà della differenza che si troua tra essa & la Nete dell'istesso Tetracordo, che è 144
sendo il tutto (come in esso hauete possuto vedere 288. la qual metà aggiunta insieme secondo
che io ho detto, con 2592, fra 2736; & con tal numero segnarono in quel Tetracordo la Para-
nete Cromatica; lascuando alle altre corde gli istessi numeri & positure che nel Diatonico, come
appare nell'essempio; & così fecero negli altri Tetracordi.
Aa. Netehyperboleon. 2304.
g. Paranetehyperboleon. 2736.
f. Tritehyberboleon. 2994.
e. Netediezeugmenon. 3072.
Hora perche la principale differenza che è dalla Distribuitione Diatonica & Cromatica, alla
Enharmonia; consiste nella positura della seconda corda di ciascun Tetracordo; per notarla
adunque, aggiunsero al numero con il quale segnauano la Trite Diatonica che è l'istessa della
Cromatica, la metà della differenza che si troua tra essa & la Nete Diezeugmenon; che è 78 fen-
do il tutto 156 come hauete possuto comprendere, la qual Trite nell'Enharmonio poi, su no-
tata con questo numero 2994. & le altre con gli istessi secondo che quì si vedano descritte.
Tetracordo Hyperboleon dell'antico Enharmonio.
Aa. Netehyperboleon. 2304.
g. Paranetehyperboleon. 2916.
f. Tritehyberboleon. 2994.
e. Netediezeugmenon. 3072.
Et l'istesso osseruarono in tutti gli altri Tetracordi, per ridurgli di Diatonici in Cromatici, &
Enharmonij; & la medesima differenza che si troua tra linea & linea de tre primi Monocordi,
si troua tra numero & numero di questi vltimi. Vengo hora à trattare de Tuoni, & modi degli
antichi Musici; & laciando da parte per non esser lungo e tediosi, l'openioni di tutti gli altri
scrittori che molte & diuerse sono, quanto al numero, nome, & sito loro; vi ragionerò sol oin-
page 51 torno alle tre piu famoese. la prima delle quali sarà degli Aristossenici, de Tolomaici la seconda,Tuoni secon
do Aristosse-
no esser 13.
Aristide Quī
tiliano, Briē-
nio nel I. de
tre suo libri.
Emanuel Bri
ennio, nel pri
mo al 7. capo.
Euclide nel-
l'Introdutto-
rio.

e per terza torremo quella de Boehiti. fu adunque di parere Aristosseno, secondo però che ci
racconta Aristide Quintiliano, Briennio, & Euclide nell'Itroduttorio chefa di Musica, dato
però che egli sia suo; che i Modi douessero essere tredici, & non sette, ò otto, ò altro minor nu-
mero che auanti lui si hauesse cognitione. imperoche, nel considerare quelli de quali fecero
mentione ne' suoi tempi & auanti molti honorati scrittori; & dopo oltre alli altri Tolomeo, &
Boethio; e trouando tra il Lydio, & il Mixolydio; & tra l'Hypolydio, e'l Dorio, la distanza di
vn minore Semituono & Lemma, andò per mio auuiso, dentro à sè così discorrendo. Si come
dall'inacutire, & ingrauire il Systema per vn minore Semituono, nasce tra essi Modi sensibile
& apparente differenza di affetto, ò almeno piu in quello che in questo è l'operatione secondo
la natura sua efficace; quanto maggioremnte la douerà fare l'intera metà del Tuono? e trouan
dosi tal varietà d'harmonia & d'affetto tra li sudetti Modi, per qual cagione non sarà an Cōsideratio-
ne dell'Ato
re.

cora in qual si vogliano altre corde distanti vna dall'altra per vn sì fatto interuallo?
& con tali ragioni tra sè stesso argumentando, diuise i cinque Tuoni & i due
Semituoni minori, che in sè contiene la spezie del Diapason, che serui-
ua al Modo Dorio, in dodici parti vguali; & à ciascun termine di
esse parti che tredici vengano à essere sendo dodici gli inter-
ualli, constituì la Media d'vno di essi Tuoni; nominan-
dogli & disponendogli nella maniera, che si veda Tolomeo ri-
prēde Aristos
seno di piu
cose. nel pri-
mo al capo 9.
& 12. nel se-
condo al ca-
po 9.&11.

no nell'essempio, che segue appresso notati.
Dalle parole del qual Musico & Filo-
sofo nobilissimo, prese occasio-
ne Tolomeo di piu cose ri
prenderlo; tra le
quali ve ne
sono
tre di qualche consideratione; & per ciò
raccontare ve le voglio, & far pro-
ua appresso di leuargli
tal calunnia da
dosso.
page 52

Dimostratione de' tredici Tuoni, secondo la mente d'Aristosseno.

  • Systema na
    turale della
    voce.
    • Aa
    • g
    • f
    • g
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypodo-
    rio.
    • Aa.1.
    • g
    • J
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypoiastio
    ouero Lydio
    graue.
    • Aa.2.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypofry-
    gio.
    • Aa.3.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypocolio,
    ouero Lydio
    graue.
    • Aa.4.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypolydio.
    • Aa.5.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Dorio.
    • Aa.6.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    • Aa.7.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Iastio, ouero
    Frygio gra-
    ue, & altri
    Ionico.
    • Aa.8.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Fygio.
    • Aa.9.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Eolio, oue-
    ro Lydio piu
    graue.
    • Aa.10.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Lydio.
    • Aa.11.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperdorio,
    ouero Mixo
    lydio, ò pure
    Locrense.
    • Aa.12.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperia-
    stio.
    • Aa.13.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hypermixo
    lydio, ouero
    Hyperfrygio.
page 53
LA prima è intorno la Distributione delle corde; la seconda circa la diuisione del Tuono in
parti vguali; & la TErza & vltima intorno la quantità de modi. Dice adunque Tomoleo così.
Se vna corda corda per essempio che sia tesa sopra vna piana superficie; si diuiderà la sua metà con il
compasso in dodici parti vguali; chiara cosa sarà, che dalla quantità del suono che il tutto con
la metà cōtiene il quale vna Diapason viene à essere, maggior parte ne conterrà l'ottauo, e'l nono
spatio, che non farà il primo & il secondo. con il qual modo di misurare si verrebbe à tale chi
andasse troppo in lungo, che vna delle vltime parti conterrebbe quattro, cinque, & piu tanti del
la prima & seconda. ne per altra cagione si vedano come ho detto, nel manico del Liuto & Vio
la a' arco andare i tasti loro ristringendosi & l'vno all'altro maggiormente auuicinandosi, quan
to il suono dell'istessa corda fatta piu corta va inacutendosi. perche vna corda tesa sopra vna pia
na superficie, che fusse per modo di essempio lunga vn braccio; si hauerebbe l'ottaua di se piu
acuta, dalla sua metà che vn mezzo braccio sarebbe, ciascuna volta che ella fusse percossa insie-
me con il suo tutto, ò con vn simile; & essendo lunga due braccia, la Diapason di se piu acuta
ne conterrebbe vno, & quattro la piu graue. mediante la qual Dimostratione che ne fa Tolomeo
pare che gli habbia come per prouerbio si dice, ragioni da vendere; ma il fatto non istà così. au Aristosseno-
difeso dallo
Autore.

uenga che Aristosseno non intese ne disse mai, che i tasti si hauessero à distribuire, come per mo-
do di essempio si è detto nel manico del Liuto, dopo l'hauer prima diuiso in dodici parti vguali
la metà di tutta la lunghezza della corda & linea. imperoche molto bene (secondo che vi ho
dimostrato) sapeua Aristosseno, d'hauere à distribuire in parti vguali la qualità del suono, &
non la quantità della linea, corda, & spatio: operando allhora come Musico intorno al corpo
sonoro, & non come semplice Matematico intorno la continua quantità. & così volle che il pri Modo di met
tere i tasti giu
sti al Liuto &:
& Viola.

mo tasto solo occupasse la nona parte dell'intera sua metà, ò vogliamo dire la diciottesima del
tutto; & il secondo, la nona parte di quello che era auanzato all'istessa prima metà dopo l'hauer
ne tratto il primo Semituono; & che il terzo tasto occupasse parimente la nona parte di quello
spatio che era rimasto alla metà della corda dopo l'hauerne tolto il primo & secondo Semituo-
no; ò pur vogliamo dire la decima ottaua del tutto, & così li altri per ordine. intendendo sem-
pre con la conditione detta di sopra; cioè che la metà della corda si ha da prendere, non in quel
putno doue terminò la prima volta che ella fu in due vguali parti diuisa, ma doue terminaua
dopo l'hauerne tratto quella quantità di Semituoni che era occorso. E tale come ho detto al-
tra volta, è la regola da osseruarsi nel volere distribuire giustamente i tasti à quelli strumenti che
gli ricercano, come il Liuto & la Viola d'arco & altri. lo riprende in oltre, che il Tuono non si
possa diuidere in due parti vguali; & ciò gli vuole prouare demostratiuamente in questa si fatta
maniera dicendo. il Tuono è contenuto tra le 18 & le 16 vnitadi, tra le quali non entra in mez
zo altro numero che il 17; il quale considerato come diuisore del Sesquiottauo, viene a diueder
lo in parti disuguali; imperoche maggior parte è quella che è contenuta dalla Sesquidecimase-
sta, che non quella che contiene la Sesquidecimasettima, vn si fatto interuallo.289.288.la
onde ne segue necessariamente, che non si possa diuidere il Tuono in due parti vguali. della qual
cosa non è huomo così d'ingegno tardo, che secondo però la facultà aritmetica, ne dubiti. ma
non così disse, ne intese Aristosseno; ma si bene nella maniera che vi ho dimostrato particolar-
mente nel mettere i tasti al Liuto, nella quale si può veramente diuidere ciasucno interuallo mu
sico in quante parti vguali si voglia, non altramente che con il mezzo del Monocordo; perche in
quel atto è considerato dal Musico il suono, come qualitatiuo, & non come quantitatiuo, se
bene Daniel Barbaro sopra Vitruuio la intende per l'opposito; & la DImostratione di TolomeoAl capo quar
to de lquin
to.

è la medesima; che dicesse, che tra termini minori del Diapason, non si possa col mezzo de nume
ri accomodare alcun'altro interuallo; nulla dimeno, tra l'Hypate & la Nete, vi è pure oltre alle
altre corda, la Licanos & la Paramese, che danno alla parte graue la Terza & la Quinta, & all'acu Comparatio
ni.

ta la Quarta & la Sesta; & cosi parimente tra F faut & f faut del Liuto, vi è pure (oltre al Tuono
in due vguali parti diuiso) la h mi che la separa in due pari portioni come è detto: oltre che di
due corde lunghe ciascuna due braccia che siano tese all'vnisono, tutte le volte che se ne prende-
rà da vna (diamo per essempio) vn braccio & mezzo, & dall'altra tre Quarti, sonate insieme ta-
li portioni ne daranno indubitatamente l'ottaua. Circa poi il numero de Tuoni, quello che di
sopra ne habbiamo discorso in persona d'Aristosseno è tanto chiaro da per sè, che non ha conà
tradittione alcuna.
STR. Sta tutto bene, ma chi è quello che ci persuade à credere, che al tempo di Aristosseno
fussero in vso que modi distanti vno dall'altro per vn minore Semituono come hauete detto?
BAR. Aristotile in proposito di Dilosseno, il quale come intenderete appresso, fu autore del
Modo Hypodorio vltimo à ritrouarsi, & Tolomeo nel Decimo capo del secondo, mostra gl'in-
terualli che tra di loro seruauano secondo la constitutione de gl inuentori di essi.
STR. Marauigliomi adunque di Tolomeo, che così arditamente scriuesse contro di Aristos-
seno; sapendo quanto volumi haueua scritto dell'Aritmetica facultà, & del valore che egli era-
no; sendo stato in oltre non solo scolare d'Aristotile & concorrente di Teofrasto; ma da Xenofa-
ne Nobile Pitagorico haueua tutta la dottrina di Pitagora apparata: oltre all'hauere come mo-
page 54 strato mi hauete grandemente il torto.
BAR. Non è puno da marauigliarsi di ciò, sendo l'istesso occorso tra molti altri. Qual mag-
giore può dirsi, di quello che prima Aristotile nelle cose attenēti alla filosofia, scrisse contro il di-
Platone, ri-
preso da Ari-
stotile.
uino suo precettore Platone, mentre che egli ancora viueua. vero è che questi, come amico del-
la verità, volle (come à filosofo conueniua) hauere piu rispetto à essa, che al suo maestro, & à
Socrate aprresso. Scrisse ancora Tolomeo contro l'openione che hebbono i Pitagorici delle Dia
Nel capo 24,
del terzo de-
gli elementi Musici.
pasondiatessaron; il parere del qual Tolomeo, è con viue ragioni da Iacopo Fabro Stapulense
confutato.
STR. L'è veramente così; ma vediamo di gratia vn'altra cosa intorno la Distributione de
Tuoni d'Aristosseno, la quale mi fa grandemente dubitare.
BAR. Dite qual sia.
STR. Voi di sopra dicesti, che Aristosseno diuideua in sessanta particelle vguali il Tetracor-
do; delle quali parti nel suo Diatonico Incitato, daua dodici al primo & piu graue interuallo,
ventiquattro à quello di mezzo, & il rimanente all'acuto. di maniera che il Semituono non ve-
niua à occupar l'intera metà del Sesquiottauo e Tuono, ma qual cosa meno.
BAR. Così è veramente.
ST. Hora sendo per modo dl'eesempio, nelle spezie del Diapason che si troua tra E la mi &
elami; due Tetracordi separati dal Tuono della disgiuntione; ciascuno de quali veniua à contene
re sei di essi modi che il numero di dodici faceuano; quello poi che diuideua in due parti vgua-
li il detto Tuono della disgiuntione, che il Ionico veniua à essere; era forza che ciascuno degli
estremi suoi contigui, si trouassero piu da esso lontani, di qual si vogliano altri insieme annessi.
BAR. Mi piace il vostro dubitare si fatto, per vederlo molto vicino al sapere: ma deuete in
torno à ciò auuertire, che Aristosseno non diuise in tal maniera vn membrio & poi l'altro, ma co-
me ho detto, il corpo insieme del Diapason. per la qual cagione si vi si ricorda delle formate pa
role che io vsai di sopra in proposito delle sue Distributioni, elle furono conditionate sempre;
cioè dissi, Diatessaron conforme à suoi disegni.
Quinte, &
Quarte alte-
rate nelle di-
stribuitioni
d'Aristosseno.
STR. Adunque si trouano ne suoi Systemi, le quinte diminuite, & superflue le quarte come
nel Liuto? & così parimente tra questo & quello per relatione?
BAR. Signor si, comparate però à quelle che non son contenute dalla Sesquialtera & dalla
Sesquiterza, assegnateci da Pitagora per vere forme loro.
STR. O questo mi par bene vn'inconueniente non punto degno d'Aristosseno; hauendo egli
distribuite le corde de suoi Systemi in maniera, che cnontinouamente si habbia da loro le QUinte
& le Quarte fuore della vera proporzion loro.
Cātare d'hog
gi è poco di-
sforme dalle
distribuitio-
ni d'Aristosse
no.
BAR. Non correte così à furia à riprendere Aristosseno, perche io son qui per difenderlo bi-
sognando, da tutti quelli che dire gli volessero contro; per esser egli stato veramente vno de mag
giori giuditiosi & dotti Musici, che mai habbia hauuto il mondo. ma attendete di gratia. Co-
me credete voi che si cantino hoggi gli interualli consonanti? dico da piu eccellenti cantori &
di purgato vdito che si trouino?
STR. Credo che si cantino drento le vere proporzioni loro, ancora che gli artifitiali stru-
Zarlino al ca
po 45. della
2. parte del-
le Institutio-
ni.
menti, come mi hauete sensatamente fatto vedere, gli suonino chi piu & chi meno da esse
lontane.
BAR. Quale è quello che ha gli interualli consonanti piu alla perfettione vicini, il Liuto, ò
lo Strumento di tasti? intendendo al presente essere la perfettion loro nelle già dette forme.
STR. Il Liuto.
BAR. Se io vi fo toccare con mano, che si canti hoggi circa la perfettione degli interualli,
non meno imperfettamente che si suoni, che direte voi?
STR. Questa mi sarà vna delle piu nuoue cose, che mai mi fusse saputa imaginare; ne la posso
credere in modo alcuno.
BAR. Hora notate. Concedetemi voi nel genere Diatonico che è in vso hoggi, si canti cia-
scuno interuallo musico, sempre d'vna istessa misura? & che la Terza maggiore per le ragioni
dette di sopra, sia consonante, & dissonante il Ditono? & che lo spatio & contenuto del Tuono,
sia minore del Sesquiottauo vn mezzo de nostri Commi in circa?
STR. Le ragioni da voi di sopra addottemi in questo proposito, mi conuincano à credere &
dire che si.
BAR. Sendo adunque vero, è di necessità che qual si voglia Quarta venga sempre nell'esser
cantata secondo l'vso di questa moderna prattica, superflua, & diminuita ciascuna Quinta: &
ciò vi prouo in questa maniera. Noi per modo d'essempio, ascendiamo cantando, di C faut
in F faut; il quale interuallo dico allhora essere vna Quarta superflua. perche ascendendo poi
d'iui in G solreut con vno spatio minore del Sesquiottauo di quanto si è detto, ne seguirebbe che
da C faut à G solreut si trouasse vna Quinta talmente diminuita, che ella fusse dissonante; per
eccedere la Sesquialtera la Sesquiterza, d'vn Sesquiottauo e Tuono come sapete.
STR. Non nego io che la Sesquialtera non ecceda la Sesquiterza d'vn Sesquiottauo; ma si be-
page 55 ne che C faut si troui in tal maniera cantando, lontano da G solreut per vna Quinta imperfetta.
imperoche di quanto du superflua la Quarta che si cantò come hauete detto da C faut, in F faut,
di tanto può molto bene essere diminuito il Tuono che è tra F faut & G solreut; come voi pur
dianzi dicesti nel considerare la Quinta nella vera sua forma composta d'vna Quarta super-
flua & d'vn Tuono diminuito; & così ventre tra esso C faut & G solreut, à contenere vna perfet-
ta Quinta dentro la proportione Sesquialtera.
BAR. È vero che io dissi quello che dite; ma in quel lougo, la superfluità della Quarta, fu
vguale alla scarsità del Tuono, il che quì non auuiene; oltre che quando fusse vero quello che
dite, che non è in modo alcuno, ne seguiterebbe che ascendendo poi di G solreut in c solfaut, con
vna Quarta dell'istessa misura della prima, non si trouasse tra esso & C faut vna perfetta & con-
sonante Diapason; la qual cosa nelle maniera che si canta hoggi è impossibile: ò veramente es-
sendo tale, sarà di bisogno cocnedere, che d'altra proporzione & misura sia la Diatessaron che
sicanta da G solreut in c solfaut, di quella che fu prima tra C daut & F faut; il che non è con-
ueniente dire in modo alcuno. ne segue adunque necessariamente contro il comun parere, che
le Quinte si cantino hoggi diminuite, & superflue le Quarte dal vero loro essere; per lo che (secon
do che io dissi) si viene dall'Ottaua in poi, à cantare qual si voglia altro interuallo fuor della ve
ra sua proporzione; & conseguentemente dissimili da quelli che son contenuti da Senario, &
dal Syntono; quantunque l'vniuersale gli approui per perfetti & se ne satisfaccia interamente
(per non hauere vdito i veri) e tortosi da qual sia speranza di potergli migliorare. potrebbesi an
cora dire, che gl'interualli quali si cantano hoggi, fussero mediante l'inegualità de Semituoni,
iu conformi & simili à quelli che si trouano nel temperamento dello Strumento di tasti, che
tra quelli del Liuto. dicoui in oltre, che con piu gusto è vniuersalmente intesa la Quinta secon-
do la misura che gli dà Aristosseno, che dentro la Sesquialtera sua prima forma. nè da altro cre-
do veramente ciò auuenga, che dall'hauerci il mal vso corrotto il senso: imperoche la Quinta
dentro la Sesquialtera, non solo pare nell'estrema acutezza che ella può andare, ma piu tosto che
ell'habbia vn poco del duro per non dire (insieme con altri d'vdito delicato) dell'aspro. doue
nella maniera d'Aristosseno pare, che che quella poca scarsità gli dia gratia, & la faccia diuenire piu
secōdo il giusto d'hoggi, molle & languida. ne altro credo io come ho detto che ciò auuenga.
che dall'essere assuefatti vdirle del continouo sotto tal forma ò simile: dal che si traue vn'impor-
tante & efficace argumento, da persuaderne quello che poco di sotto al suo luogo intenderete;
cioè che si sia imparatodi cantare questo modo da gli Strumenti di corde, & particolarmente
da quelli che non hanno come il Liuto & la Viola i tasti.
STR. Questa mi è stata tanto cara & nuoua cosa, quanto altra ne habbia mai in questo gene-
re vdita; però seguite di gratia.
BAR. Hora considerate da questo solo abuso, l'imperfettione della Musica de nostri tempi;
& di quanto l'vniuersale s'inganni, & quanto male ageuolmente possa la verità dele cose cono Auuertieùmē-
to.

scere, & quanta poca cognitione habbia della vera musicia; noh hauendo sin al dì d'hoggi cono-
sciuto ne anco la grandezza, non che la qualità & natura degl'interualli cantabili & vdibili,
che sono i semplici suoi elementi & principij. le qual cose, insieme con tutte le altre alla profes-
sione della Musica appartenenti che molte sono, intese Aristosseno & la piu parte degli antichi
Musici suprema eccellenza; oltre al non importar cosa del mondo la perfettione & imperfet-
tione degl'interualli, al modo di cantare di quei tempi, per non seruirsene (come intenderete)
nella maniera che vsiamo noi. la qualità de quali interualli, si possano ancora considerare comeZarlino nel
capo 3. della
quarta parte
de%lle sue insti
tutioni dice,
che Aristosse
no fece 15.
modi, & nel
capo 16. del-
la 2. disprez
za senza alcu
na ragione le
sue Distribu
tioni.

io dissi per relatione di acutezza & graità, tra l'vna & l'altra constitutione d tredici modi che
egli fece (& non quindici come hanno altri deto) nel comparare questa à quella corda: come
per essempio la Peossambanomene del Systema del Tuono Frygio, dico essser piu acuta per vna
scarsa Diapente di quella dellìHypodorio; ò vogliamo dire, che la Mese del Systema dell'Hypo-
lidio, sia piu acuta per vna superflua Diatessaron di quella del Frygio.
STR. Ho molto bene inteso, & resto del tutto appagato; ma ditemi per qual cagione si tol-
leri la Quinta scarsa, & la Quarta diminuita; & non per il cotnrario la Quinta tesa, & la Quarta
rimessa? & appresso perche l'Ottaua non patisca alteratione, in questa, ne in quella parte?
BAR. Di già vi ho detto, che la Quinta rispetto al mal'vso, quando ella è nella sua vera for-
ma, ci si rappresenta all'vdito piu tosto vn poco acuta (per non dire come altri, noiosa) che
altramente; hora pensate quanto piu ella diuerrebbe tale, col tenderla maggiormente di quello
che la contiene la Sesquialtera sua proportione: oltre che nel sonare & cantare d'hoggi, non
posano per la ragione che vi ho dimostrato, venire in altra maniera che in quella che hauete di
sopra veduta. donde nasca poi che l'Ottaua non si comporti ne diminuita ne superflua, auuie-
ne non solo dalla sua perfettione, ma dal comporsi di essa presa piu volte vna consonanza della
istessa qualità; & alterando due di esse nell'acuto ò nel graue, congiunte poscia insieme, gli estre-
mi si farebbono intollerabili: la qual cosa all'altre consonanze non accade, per non comporse-
ne di esse altro che dissonanti interualli; & come si fatti, non viene compresa dall'vdito quella
poca differenza che si troua tra di loro così facilemnte.
page 56 .
STR. Mi hauete largamente sadisfatto, però seguite l'incominciato ragionamento de Tuo
ni, secondo il parere degli Aristosseni.
BAR. Da seguaci del detto Aristosseno, fu à suoi tredici modi aggiunteuene due altre verso
l'acuto; l'estreme note delle Diapason de quali, veniuano verso quella parte fuore del Systema or
Nel nono &
vltimo libro
doue tratta
della musica.
dinario; per la cui cagione sono stati dopo da molti confutati; di che fa particolare mentione
Martiano Cappella. imperoche considerarono che l'gumana voce si distingueua in tre parti,
cioè graue, acuta, e media; & che il numero di tredici nō ben poteua distribuirsi in tre vguali por
tioni, & però ne fecero sin'al numero di quindici. dando nome di principali à cinque di mezzo
Nel libro 2.
capo decimo
del Glarano,
col testimo-
nio d'Apule-
io nel primo
de floridi.
che sono il Dorio bellicoso, il Hyastio verio, il Frygio religioso, l'Eolio semplice, & il Lydio
querulo; & du Plagij à cinque piu di questi graui, dinotandogli con tali nomi. Hypodorio, Hy-
poyastio, Hypofrygio, Hypoeolio, & Hypolydio; & i cinque piu di quelli acuti gli dissero Au-
tentici, distinguendoli così. Hyperdorio, Hyperiastio, Hyperfrygio, Hypereolio, & Hyperly-
dio. per il qual ordine, i principali veniuano piu acuti de Plagij per va Diatessaron, & per
vno interuallo si fatto, si trouauano sotto gli Autentici. di maniera chedall'Hypodorio all'Hy-
perdorio, era la distanza d'vna minor Settima, ò vogliamo dire cinque Tuoni, ò diece Semituo-
ni che tanto importa secndo però l'vso d'Aristosseno: fauorendo molto questa loro intentio-
ne, l'hauer trouato gli estremi de tredici che lui fece, rispondersi per ottaua, & non per Settima
con quelli di Tolomeo; il piu acuto de quali detto Mypermixolydio, non era altro che il repli-
cato dell'Hypodorio; l'istesso fecero adunque all'Hypoiastio, & all'Hypofrygio, con inacutirgli
per vn'Ottaua: formandone di essi l'Hypereolio, & l'Hyperlydio acutissimo; i quali veniuano
ordinati & disposti nella maniera che qui di sotto nella Dimostratione si vedano da nomi loro
distinti. Venne dopo questi Tolomeo, l'ordine & parere, del quale per esser molto artifitioso &
difficile à bne intendersi, riserberemo per vltimo à dimostrare;: però diremo prima come meno
difficile, quello che ne sentisse Boethiuo: il quale fu di parere, ancora che tale openione fusse
stata prima da Tolomeo confutata, che i Tuoni fussero otto; & volle in oltre che il
particolare Systema di ciascuno caminasse dal graue all'acuto, per l'istesso or-
dine & gradi & con gli istessi nomi di corde, che caminaua il naturale &
comune; che è qello che serue al modo Drio: facendo il Frygio
piu di esso acuto vn Tuono, & il Lydio piu del Frygio acuto
per vn simile interuallo. Volle in oltre, che i Plagij loro
si rispondessero per vna Diatessaron nel graue, che
il Mixolydio fusse piu del Lydio acuto vn
Semituono, & che l'Hypermizolydio
rispondesse per Ottaua all'Hy-
podorio, ad imitatio-
ne di quelli di
Aristosse-
no;
ordinandogli, & disponendogli poi, nella manier.
ra, che quì di sotto si vedano nella DI-
mostratione da nomi loro
distinti.
page 57

Dimostratione de' tredici Tuoni, secondo la mente d'Aristosseno, con due aggiunti nell'acuto
da suoi seguaci, che in tutto fanno il numero di quindici.

  • Hypo-
    dorio.
    • Aa.1.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypoia-
    stio.
    • Aa.2.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypofry-
    gio.
    • Aa.3.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypoeo-
    lio.
    • Aa.4.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypoly-
    dio.
    • Aa.5.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A.
  • Dorio.
    • Aa.6
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • I$stis.
    • Aa.7
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    • Aa.8.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Frygio.
    • Aa.9.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Eolio.
    • A.10.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Lydio.
    • Aa.11.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperdo-
    rio.
    • Aa.12.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperia-
    stio.
    • Aa.13.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hypermixo
    lidio.
    • Aa.14.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hypereolio
    lidio.
    • Aa.15.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c

    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperlydio
    aggiunto.
page 58

Dimostratione degli otto Tuoni, secondo la mente di Boethio.

  • Hypodorio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypofrygio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypolydio. Parte destra
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Dorio.
    • Aa Netchiperboleon
    • g paranebolhiperboleon
    • f Tritehjperboleon
    • e Netedie zeugmenon
    • d Paranele Netesynen
      • dicagnie $$ non c Triledie
      • menon paranelesy
      • zeugioneno paramese
      • nenomenon $ilesinem
      • a mese
      • niciron
    • G Lychanosmeson
    • F Parsypatemeson
    • E Hypalemeson
    • D $ehanossypason
    • C parhypartehypcion
    • Hypatehypason
    • A Proslambinomenos
    • Parte sinsitra
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Frygio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Lydio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Mixolydio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hypermixolydio.

Le seste spezie del Diapason.

    • 1 a
    • 2 b
    • 3 C
    • 4 D
    • 5 E
    • 6 F
    • 7 G
    • 8 a
    • 9 b
    • 10 C
    • 11 d
    • 12 e
    • 13 f
    • 14 g
    • 15 Aa
    • Nella prima Specie
    • $$replicata
    • Settima specie
    • Sesta specie
    • quinta specie
    • quarta specie
    • Terza specie
    • Seconda specie
    • Prima specie
page 59
NELLA qual Dimostratione, si vede sensatamente ciascun minimo accidente che in essi
Tuoni sia da Boethio considerato; come per essempio. manifesta qual sia la spezie particolare
del Diapason di ciauscn modo, & doue collocata nel particolare suo Systema, e tra quali corde.Nel capo 14
del quarto.

Si vede ancora quali siano graui o piu acuti l'vno dell'altro vn Tuono, detto da lui in
quel luogo Pagina; ò per vn Semituono, nominandolo allhora Verso. Vedesi parimente qual di
essi Tuoni sia la parte Destra, & quella la Sinistra; come la pRossambanomene segnata nell'Hy-
permixolydio con l$, sia la Mese dell'Hypodorio segnata con l'istesso carattere; & che la nete-
hyperboleon di questo notata con vn $, sia per il contrario la Mese di quello. vedesi in oltre il
Systema del Tuono Dorio, essere (secondo che egli dice) distante da quello del Mizolydio per
vna Diatessaron verso il graue, & per vna Diapente dall'Hypermixolydio: oltre à molti altri
& importanti particolari, che per breuità si lasciano di raccontare. non mancano con tutto que
sto delle dubitationi intorno particolarmente à caratteri con i quali vsauano gli antichi Greci
segnare le corde de canti loro, le quali poco di sotto si torranno via; oltre che la Dimostratione
che si troua nel Testo di Boethio, non accorda in alcune parti circa l'acutezza & graiuità de Tuo
ni, con le parole che egli le descriue. la qual cosa dubito grandemente che ella sa stata vna delleZarlino al ca
po 8. del 4-
delle Inst.

potenti cagioni, che alcuni poco diligenti per non dire giuditiosi, hanno arditamente detto,
& forse per comodo loro, che il Testo in quelo luogo è scorretto; il che è falso: ma è bene scorret-
ta & mal concia la Dimostratione, mercè della poca accuratezza, per non dire come piu con-
uerrebbe, intelligenza, di quelli che in Venetia l'anno 1491, si pigliarono curadi stamparlo.
al qual numero di Tuoni si attenne facilmente Boethio per consiglio di Alypio, quantunque
non ne faccia menitone; trouando in esso come al suo luogo mostreremo, i caratteri da segnare
distintamente le corde di ciascuno di essi otto modi; oltre al vedere con i setti soli, non hauere
occupato com'egli dice, tutte le quindici corde del Systema; & questo basti per hora intorno
l'intelligenza de Tuoni secondo la mente di Boethio. Per bene intendere adesso l'ordine & il
numero di quelli secondo il parere di Tolomeo; ripigliando vn poco da lontano il ragionamen Nel secondo
degli harmo-
nici al terzo.

to, così dico. Fu appresso gli antichi Musici Greci, secondo l'autorità dell'istesso Tolomeo; ri-
ceuuta per la prima delle sette spezie del Diapason loro, quella che è contenuta dalle corde h
mi & h mi; & per la prima spezie delle quattro che haueuano delle Diape$e, accettarono quel
la che si troua tra la corda di Elami & quella di h mi; & per la prima della Diatessaron delloAristosseno
nel fine del
terzo degli e-
lementi.

tre che erano, tolsero quella che contengano le corde di C faut, & di c solfaut; dissero essere
la Terza tra D solre & d lasulre; la Quarta tra Elami & elami; la Quinta tra F faut & f faut;
la Sesta tra G solreut & g solreut; & la Settima & vltima veniua necessariamente à essere conte-
nuta tra la corda alamire & quella di A a lamire. le tre altre spezie del Diapente & le due del
Diatessaron erano quelle, che ascendendo per gradi congiunti verso l'acuto, andauano seguen-
do l'ordine delle prime proposte, secondo che si vedeno in questo essempio notate.
Spezie della Diapason.Della Diapente.Della Diatessaron.
1 2 3 4 5 6 7 1 2 3 4 1 2 3 Ordine delle
consonāze se
condo i Gre-
ci. Tolomeo
nel capo quin
to del 2.
I Latini dopo questi, riceuerono per la prima spezie del Diapason, quella che si troua tra Aa la-
mire & alamire; per la prima della Diapente, quella che è tra h mi & Elami; & per la prima
della Diatessaron, quella che è tra h mi & Elami; seguendo le altre spezie discendendo per gra-
di congiunti; e tale fu l'ordine degl'interualli loro; se per essi vogliamo intendere quello che ne
ha scritto Boethio & l'essempio è questo.
Spezie della Diapason.Della Diapente.Della Diatessaron. ordine delle
consonāze se
condo i latini.
Boethio nel
capo 13. del
4. recitate dal
Zarlino al cō
trario nel ca-
po 13. del ter
zo delle sue
institutioni.
22345671234123
page 60 Et quantunque alcuni habbiano creduti & detto, che elle procedano al contrario di quelle de
Greci, dubitando forse che Boethio non hauesse inteso in qual maniera potesse seruire le spzie
del Diapason piu graue al Tuono piu cuto, & la piu acuta al piu graue; mostreremo loro non
Il Zarlino è
di contrario
parere nell'i-
stesso luogo.
essere così. bene è vero che Boethio nell'ordine del numerare e consonanze, pare ad acuni non
tenesse conto di nominare la Semidiapente che si troua tra F faut & h mi, per la Quarta spezie
della Diapente; nel qual proposito ha del verisimile & del ragioneuole, che Boethio intendes-
se, che l'Hypate Hypaton, douesse rispondere per Ottaua con la Tritesynemmenon; perche cia-
scuno suo Tuono come hauete potuto vedere nella Dimostratione, comprende l'vno & l'altro
Systema; oltre al nominare le dette spezie applicate da noi alla moderna prattica proceden-
do dall'acuto al graue, per quest'ordine, mi, mi. la, re. sol. vt. & fa, mi. anzi fa, fa intese egli
indubitatamente nel suo grande intelletto, sono stati altri de moderni, che hanno chiamata que
sta tale spezie della Diapente col nome di seconda, se bene Boethio la chiamò Quarta, & altri al
tra, secondo i varij disegni loro: dicendo la prima spezie del Diapason essere tra A re & alami-
re; la prima della Diapente tra D solre & alamire; & quella del Diatessaron, tra esso D solre &
G solreut; seguendo le altre spezie per gradi congiunti verso l'acuto; & altri hanno detto altra-
mente secondo che bene gli è tornato senz'addure per testimonio del vero null'altra cosa che
l'openioni loro; e tutti dicono hauere imitato Boethio: il Testo del quale è forza che di quella
stampa, con tutta la diligenza vsata vederla e di Basilea, e di Parigi, & la di sopra nominata, non
sia venuta à nostra notitia; oltre hauerlo ancora veduto in penna in diuerse famose librerie.
STR. Per qual cagione non vollrero gli antichi Greci, accettare per la prima spezie del Dia-
pason, della Diapente, & della Diatessaron loro; quella che comincia nella grauissima Prossam-
banomene, accettata dopo (secondo il parere di acluni) da Latini si come hauete detto?
BAR. Non ho mai detto che i Latini accettassero per la prima spezie di alcuna consonanza
loro, quella che comincia nella Prossambanomene; sono pure altri di tale openione, la quale
non so doue fondata; ma dico bene, che si voi osseruerete l'ordine delle spezie delle consonan-
ze secondo il parere de Greci, trouerete che elle conuengano con quelle de Latini.
STR. Non sò in qual maniera questo possa stare, auuenga che voi dite essere la prima spezie
del Diapason di questo, quella che si troua tra A a lamire & alamire, & di quella tra h mi & h
mi; oltre che quelle de Greci cominciandosi dal graue vanno per gradi congiunti procedendo
verso l'acuto, & quelle de Latini partendosi per il contrario dell'acuto vanno verso il graue.
Ordine delle consonāze se
condo i Gre-
ci & latini es
sere l'isstesso.
BAR.Sta tutto bene; hor auuertite di gratia. Nella Dimostratione che appresso vedrete de
Tuoni secondo la mente di Tolomeo, la spezie del Diapason che si troua tra h mi & h mi, pre-
sa da Greci per la prima & che serue al Tuono Mizolidio, batte à corda in quella che nel modo
Dorio fu parimente da Latini per tal nome conosciuta, & così le altre per ordine. di maniera
che elle conuengano molto bene insieme; & quella poca differenza che è tra esse, quanto alla
grandezza dell'interuallo; non da altro nasce, che dalla diuersità de fini loro nell'applicare que
sta & quell'altra spezie del Diapason vno ò vn altro Systema. potrebbesi ancora considerare le
due estreme corde di questo tal Diapason, seruire al Modo Hypodorio; ma tra quelle però del
Systema del Dorio. Costumarono sempre gli antichi Musici Greci, cominciare à numerare le
corde de Systemi dall'acuto, venendo verso il graue: la onde dissero la prima spezie del Diapa-
son esser quella che seruiua al Tuono Mixolidio, & le altre per ordine discendendo; & così pari-
mente fecero delle altre spezie delle consonnanze loro. la cagione poi che non accettarono per la
prima spezie del Diapason & delle altre consonanze , quelle che cominciano nella grauissima
corda Prossambanomene, fu per non interuenire in alcun genere d'harmonia & diuersa Distri-
buitione di spezie, ne tra le corde stabili, ne tra le mobili de Tetracordi loro; oltre all'esser vltima
nel numerarle. & quantunque ella come si è detto, non interuenga ne tra le corde che racchiu-
dano & che sono racchiuse ne Tetracordi, non per questo è che ella non sia stabile in ciascun Sy-
stema maggiore & perfetto, per la ragione che si dirà di sotto. & per piu oltre dirui, non solo
questa corda fu l'vltima aggiunta alla Cithara, ma dopo che elle furono ordinate & distribuite
in Tetracordi; & le cagioni della sua aggiunta furono due ò tre di non molto rilieuo. la prima
delle quali non da aoltro deriuò, se non per che la Mese venisse nel mezzo di esso Systema secondo
che suona il suo nome; senza l'aiuto della quale in quella parte, era ciò impossibile. fu la secon-
da caigone, perche l'estrema corda acuta con l'estrema graue, risonassero per vna Disdiapason
& Quintadecima; à ciò non gli mācasse alcuno degli interualli reputati da loro per conzonanti;
& che la Mese con l'estreme si rispondessero per vna Diapason & Ottaua. Dissi cagioni di non
molto rilieuo, imperoche senza essa compariua nel Systema ciascuna spezie del Diapason per
l'istesso ordine & senza impedimento alcuno; & conseguentemente ciascun modo e Tuono, se
non perfettamente in atto quanto all'intere consitutioni loro, in potenza almeno circa la spe-
zie del Diapason, il cui risptetto deue essere principal cagione, che doue la Lira & Cithara, che
l'istessa era appresso loro secondo alcuni migliori, haueuano in quelli primi tempi da Mercurio
(autore di essa) riceuuta solo con quattro corde, si agumentasse in processo di tempo, sin'al nu-
mero di quindici.
page 61
STR. Sete adunque di parere, che la Lira & la Cithara, fusse l'istesso strumento appresso gli
antichi Musici Greci, & Latini.
BAR. Non ne ho quasi dubbio alcuno, per i molti rincontri d'autorità; ancora che PausaNel quarto li
bro.

nia dica essere stata ritrouata da Mercurio la Lira, & da Apollo la Cithara.
STR. Questa vostra openione, la giudico molto contraria alla comune.
Zarlino nell'
Istitutioni al
capo 3. & al 4
del 2. & nel
primo del 4.
BAR. Tengo per fermo che ci conscenderete ancora voi & qualunque altro che hauerà pa-
tienza di ascoltarmi.
STR. A'me sarà gratissimo intendere tal cosa.
BAR. Vi addurrò breuemente le piu famosse autorità che io ho raccolte in fauore di questa,
& quella parte; lasciando poi giudicare à voi & à ciascuno altro di sana mente, quello che piu
parrà à proposito, però attendete. Si trouano appresso i Greci, cinque nomi di strumenti mu-
sici tra li altri molti che hannoo in diuersi significati, che per quello si raccoglie scritti loro
pare che importino il medesimo: & questi sono, Lira, Chelyn, Cithara, Cethra, & Forminx.
Non è principalmente alcuno che dubiti, che Lira & Chelyn non sia l'istesso strumento; & che In quanti mo
di sia stata da
ta la Lira d$
Greci,

l'vno & l'altro parimente non sia il medesimo di quello che da Latimi fu poi detto Testudo. co
sì ancora vogliano, che Cithara & Cethra sia l'istessa cosa; chiamandola le piu volte con questa
voce il Poeta, & con quella l'Oratore. che la Forminx poi sia il medesimo strumento che la Ci-
thara, è cosa chiara; auuenga che ciò afferma Suida, il quale così scriuendo dice. Forminx, cioè Suida.

Cithara. appresso, Homero nell'Odissea racconta, che hauendo il ministro del conuito, data
la Cithara à Femio, soggiugne queste parole. Certo costui Formison. doue Dydimo interpre Homero.

te dichiara Formison, cioè sonare con la Cithara. per il che, se noi dimostreremo hora, che la
Lira sia la medesima cosa che la Forminx, non sarà dubbio alcuno, che la Lira sarà l'istessa della Dydimo.

Cithara: il che Oratio ci può à bastanza insegnare. imperoche hauendo tradotto quasi parolaOratio.

per parola da Pindaro quella sua canzone che comincia, O Clio, qual'huomo, ò quale Heroe Pindaro.

comincerai tu à celebrare con la tua Lira, ò con l'acuta Tibia? doue Pindaro in vece di Lira, di-
ce così. A naxiphorminges. da che apertamente si conosce, che Oratio chiama Lira quella che
Pindaro disse prima Forminga: ma dalle parole dell'istesso Pindaro, questo medesimo si può fa-
cilmente raccorre. imperoche poco di sotto scriue così. Piglieremo la Lira. nel qual luogo Pin
daaro, chiama Lira quello istesso strumento che di sopra chiamò Forminga.
STR. Vo concedo che la Forminga fusse la medesima cosa che la Lira, ma non per que-
sto ne sguirà, che la Lira fusse l'istessa cosa della Cithara; potendo facilmente essere nome
equiuoco.
BAR. Tralascio l'interprete di Pindaro, il quale in piu luoghi espone scambieuolmente Li-
ra per Cithara; però che piu chiaramente questo istesso posso prouarui con autorità di piu gra-
ui scrittori; & prima con l'autorità di Xenofonte, il quale in quel suo libro che egli scriue
Della cura famigliare, così dice. Quelli che prima imparano di sonare la Cithara, guasta-
no la Lira. in oltre, Socrate appresso Platone dice, che Alcibiade imparò di sonare la CithaNel primo
Alcibiade.

ra, & indi à poco, quella che di sopra haueua detta Cithara, chiama Lira: ma che vado io
raccogliendo argumenti in fauore di questa parte, potendo con vn solo testimonio degno di
fede, & questo è Suida, farui tal verità vedere in viso; il quale vsa queste parole. la Cithara èLira & citha
ra essere l'i-
stessa cosa.

vno strumento musico, che altramente è detta Lira. puossi egli dire cosa piu piana & aper-
ta di questa? hora vdite per l'opposito quello che io ho raccolto in fauore dell'altra parte, che
pare in certo modo che ci persuada il contrario. Platone nel Terzo della Republica dice.
La Lira adunque resta, & la Cithara vtile nella città, & la Siringa comoda nelle campagne
pastorali. Ateneo nel quarto libro verso il fine. Il Magade è strumento, come la Cithara,
la Lira, & il Barbito, & nel medesimo luogo, allegando d'vn certo Anassila, tolti d'vn ope-
ra intitolate il manifattore delle Lire, due cita oltre à li altri nel quale con l'istesso ordine si
leggono parole che rispondano à queste. ma io Barbiti, Tricordi, Pettidi, Cithare, Lire, &
Scindassi sospesi hauea. Polluce nel libro quarto. di quelli adunque che si suonano, sarà la
Lira, la Cithara, & il Barbito. Platone in vn'altro luogo, che piu ci turba, parla sempreNel Dialogo
di Lachete.

della Cithara nobilmente, & per lo contrario della Lira ne tratta come strumento da tra-
stullo & da giuovo. la onde pare impossibile à molti, che seondo la Cithara, come si è motra-
to di sopra, l'istessa cosa della Lira, ne sia stato da tanti parlato nella miniera che hauete inteso.
nulla di meno con la sola consideratione della diuersità de'nomi con i quali vien da noi chia-
mato il nostro strumento di tasti, si toglie facilmente via ciascuno scrupolo che approtare ci
potessro le parole di questi graui & famosi scrittori; il quale come sa ciascuno viene chiamato
da noi con il nome di Clauicordo, d'Harpicordo, di Clauicimbalo, di Spinetta, di Buonaccor-
do, d'Harchicimbalo, & altro; solo per la diuerssa quantità & qualità delle corde & de registri,
e della grandezza & forma dello strumento; & pur nella sua essentia à l'istessa cosa l'vno che l'al
tro, & chi sa sonare questo, suona parimente quello. non sarà alcuno ancora di sana mente, che
comparādo vn suaue Grauicimbalo à vna Stridule Spinetta, non giudichi questa à comparatio-
ne di quello, cosa da trastullo & da giuoco; & così ancora facendo comparatione d'vn Organo
page 62 dolce, sonoro & graue, à vn Reale acuto, roco & aspro, ò alle strepitose sordine, auuerrà l'istes-
so. Si vede in oltre che la Viola da gamba, l'Arpa, & molti degli strumenti di fiato che tutto
giorno adoperiamo ne musicali graui & importanti concerti, vsargli ancora per trastullo ne bal
li & danze: ma tra li artefici che gli esercitano in questa & in quella maniera, si può considera-
re esser l'istessa differenza che mette Platone tra la dignità della Cithara, & il giuoco della Lira.
può molto bene essere ancora, che quando Xenofonte dice, che quelli che imparano di sonare
la Cithara, guastino la Lira; voglia inferire, che i fanciulli de suoi tempi nel volere imparare di
sonare la Cithara, si esercitassero prima nella Lira; come di forma piu comoda & ancora di suo-
no conforme per la sua acutezza ò altro, à quella tenera età: & così per la loro inesperienza, ve-
nissero in quelli principij, e e col plettro & con l'vgne à guastare le corde; non altramente di quel-
lo che giornalmente occorre à nostri; i quali nel volere imparare di sonar l'Organo, ò vogliamo
dire l'Harpicordo, si esercitano le piu volte in vna Spinetta, ò in vn piccolo Buonaccordo; per
non aggiugnere l'estreme dita delle corte mani de putti di quella tenera età, à vn'Ottaua d'vno
strumento grande; & così si potrebbe ancor'hoggi con verità dire & per l'istessa cagione, che
quelli che imparono di sonare l'Organo, ò l'Harpicordo, guastino la Spinetta, & il Buonac-
cordo. nel qual sentimento concorre ancora senza punto storcerla, l'openione di Pausa-
nia quando dice, che Apollo trouò la Cithara, & Mercurio la Lira; auuenga che questo
la trovò nella sua pueritia, come strumento conueniente à simile età, & quello dopò l'esse-
re fatto huomo: ò pur vogliamo dire essere stato attribuito ad Apollo l'inuentione della Ci-
Nell'ottauo
della Politi-
ca.
thara, & à Mercurio della Lira, per distinguere la qualità delle persone. conuiene ancora
in questo nostro parere Aristotile, nel trattare della diuersità dell'harmonie, come appresso
intenderete, & dirouui al suo luogo qual differenza fusse realmente (se pure vi era) tra la Ci-
thara & la Lira.
STR. Mi hauete grandemente sadisfatto; però piacendoui potete tornare donde vi toglie-
sti, & seguire l'incominciato ragionamento intorno a Tuoni & modi degli antichi Musici Gre-
ci, secondo la mente di Tolomeo; & appresso scusarmi.
BAR. Vi dicea di sopra che gli antichi Musici andarono à poco à poco augumentādo le cor-
de della Cithara & Lira loro, fin'al numero di quindici; le quali distribuirono nella maniera che
si vedano ordinariamēte nel Systema massimo & perfetto disgunto del modo Dorio; della qual
quantità per molti & molti anni, conoscendo essere comodamente arte à esprimere con effica-
Prossambano
menos, quel-
lo importi.
cia qual si voglia humano affetto, si contentarono. Vi dissi in oltre che il significato del no-
me della grauissima corda Prossambanomene vltima aggiunta al Systema perfetto, & vltima
ancora nel numerarle secondo l'vso de Greci, se ben prima quanto à Latini, & al modo d'hog-
gi, importaua in quella lingua il medesimo che nella nostra vale, Aggiunta, & prersa di più ò da
vantaggio. il qual significato come ho detto, pare che ne auuertisca essere stato ciò fatto, non
per alcuna necessità; ma per propria eletione. la cagione poi che ella sia detta stabile in qual si
voglia Systema massimo & perfetto, nasce dall'istessa corrispondenza ch'ella ha del contunouo
in ciascun Genere & spezie d'harmonia, con la Netehyperboleon. la onde essendo la Nete sta-
bile, che tale è la natura di tuttele corde estreme di qual si voglia Tetracordo, stabile ancora è
necessariamente la Prossambanomene; imperoche ella si troua continuamente da quella & dal-
le altre stabili, distante di quanto si è detto. in oltre, il Systema massimo disgiunto, del quale
sen'ha l'essempio da infiniti scrittori, sono in esso come di sopra ho detto, tese le corde, secondo
il Tuono & modo Dorio. l'harmonia del quale fu piu di ciascuna altra reputata, approuata,
Harmonia
porta, perche
piu dell'altre
reputata.
& in pregio di ciascuno antico Musico, Poeta, & Filosofo. la qual cosa, s'io non m'inganno,
non da altro principalmente nacque, che dall'esser tese le corde nel suo Systema, secondo il
Tuono nel quale senza violenza comunemente si fauella. n può humana voce piu comoda-
mente cantare tutte le corde d'vn'intero Systema, di quelle che son tese secondo esso modo Do-
I platonici cō
futano le har
monie trop-
po acute & le
troppo graui.
rio. l'eccellenza di che ha cagionato che del continouo è stato addotto per essempio da ciascun
huomo famoso che della musica facultà ha scritto; la qual cosa degli altri non è auuenuta: ne
ci deuiamo marauigliare di ciò; auuenga che i Tuoni molto acuti, & quelli troppo graui, fu-
rono da Platonici principalmente, nella bene ordinata Republica loro rifiutati; per esser quel
li lamenteuoli, & questi lugubri; & furono da essi riceuuti quelli solo di mezzo, si come anco-
Rithmo, cioè
il ballo & il
mouimento
del corpo.
ra appresso di essi occorse de numeri & rithmi. l'openione de quali du poscia da Aristotile con-
futata; dicendo egli, che l'harmonie rimesse non sono da disprezzarsi rispetto à gli huomini di
età; i quali per gli anni, non possano cantare l'harmonie tirate: le acute poi come la Lydia, con
cede à fanciulli, per partorire in loro dice egli, à vn tempo medesimo e ornamento & discipli-
Nel fine del-
l'ottauo del-
la Politica.
na. da che si fa argumento quando altro incontro d'autorità non ci fusse di questo, che le Can
tilene degli antichi erano cantate veramente secondo il suono delle corde nelle quali si trouaua-
Tolomeo.
no scritte del compositore di esse; & il contrario accade hoggi alle nostre. Si ha particolarmen-
Boethio.
te l'essempio del Systema del Tuono Dorio & non delli altri, in Tolomeo, in Boethio, nell'In-
Guido Aret.
troduttorio di Guido Aretino, nella Teorica, & prattica di Franchino, nella musica del Glarea-
Franchino.
no, nell'Institutioni harmoniche del Zarlino, & vltimamente nel Timeo di Platone ve n'è accen
page 63 nata la maggiore & migliore parte nella spezie Diatona Ditonica come sono tutte le altre detGlareano.

te; oltre alli altri molti luoghi d'altri autori: la spezie del Diapason del qual modo, è la quar Zarlino.

ta, che viene collocata secondo che io dissi, tra la corda di Elami & di elami; nel qual luogo Platone.

Boethio messe quella piu di questa graue vn'interuallo Sesquiottauo, non per altro che per darPerche Boe-
thio varij da
Greci le spe-
zie del Dia-
pason.

luogo al Tuono Hypermixolydio; la qual cosa non poteua fare se non con assegnare al modo
Dorio quella che Tolomeo assegnò prima al Frygio; ne quali due Tuoni parlauano continoua-
mente le persone comiche e tragiche, & così parimente quella della Satira, al suono della Ti-
bia nella scena del Teatro recitando i poemi loro. Sopra questo Tuono, ve n'erano tre piu di
esso acuti, e tre ne haueua sotto piu graui. i tre piu acuti erano il Frygio, il Lydio, & il MyComiche, e
tragiche per-
sone recitaua
no i poemi lo
ro sul suono
della Tibia.

xolydio acutissimo; i quali andauano distribuiti con queste conditioni. inacutendo per vn'in-
teruallo Sesquiottauo il Systema disgiunto ordinario, nel quale come ho etto si cantaua il mo-
do Dorio ritrouato dal gran Thamira di Thracia, si haueua il Frygio; del quale fu inuentore
Marsia, à Masse che dire lo vogliamo, figliuolo di Hyanghi Frygio; & seguendo il parere d'A-
ristotile, maestro del grande Olimpio. il qual Marsia fu il primo che sonasse il Piffero con i foThamira di
Tracia, ritro-
ua l'harmo-
nia Dorica.

ri, non essendo auanti lui stati conosciuti; sonandone ancora due con vn sol fiato, & fu quel-
lo parimente che prima di ciascuno mescolò il suono graue con l'acuto; al suono del quale stru-
mento si cantarono poi l'Elegie con ordinato modo, si seruì assai il coro della Trtagedia del-
l'harmonia Frygia, & così parimente della Lydia; per essere propria questa dell'irato & delMarsia troua
la Frygia.

l'addolorato che stride; & quella, di colui che esulta di allegrezza: le quali furono da Socra-
te repudiate, come atte ad introdurre affetti nell'huomo, non à esso conuenienti. per la qual Nell'ottauo
della Politia.

cagione repudiò ancora l'harmonia Lydia & la Hyastia graue, come rimesse & proprie degli
ebbri; non quando sono infuriati, ma quando sono languidi: & la Dorica & la Frygia, comeCoro della
tragedia qua
li harmonie
vsasse.

vtili alla guerra, concesse. Dico la spezie del Diapason del modo Frygio, ritrouarsi tra D sol-
re & d lasolre, & che la sua Media sia necessariamente G solreut; doue quella del Dorio è ala-
mire. inacutendo di nuouo il Systema per vn Tuono piu di quello che serue al modo Frygio,
si hauerà quello del Tuono Lydio; del quale fu Amfione inuentore; quantunque altri dichiAmfione in-
uentore dell'
harmonia Ly
dia.
Ne Peani.

no Menalipide, & altri Torebo: & Pindaro vuole che Antippo primieramente nelle nozze di
Niobe, fusse quello che insegnasse l'harmonia Lydia. si costumaua in essa di cantare partico-
larmente gli Epitalamij; & è quella che da Platone fu detta lydia intensa, à differenza forse
della rimessa sua plagia: la spezie del cui Diapason è contenuta tra C faut & c solfaut, &
la sua Media è f faut. Racconta Plutarco di mente d'Aristosseno, che il primo vso di questa
tale harmonia, nacque da vn certo Lugubre auuenimento; & che prima di tutti, OlimpoOlimpo nel-
la morte di p$
thone cāta al
la Tibia il mo
do Lydio.

nella morte di Pithone cantò su la Tibia versi funebri secondo l'vsanza Lydia: della quale Pla-
tone così dice nel discriuer la natura sua maladicendola. l'harmonia Lydia è acuta, arrab-
biata, & stridula; & è insieme atta à lamenti. Hora questo tale Systema, trasportato nell'acu-
to per vn minore Semituono & Lemma, ne darà le corde tese secondo il modo Mixolydio; il
quale è ripieno di molto affetto di concento, & è assai atto alle Tragedie; del quale la sua Me-
dia è elami, & la spezie dei suo Diapason quella che si troua tra h mi & h mi. I nomi de tre Plagij modi.
perche siano
così detti.

Tuoni che ha sotto il Dorio sono questo; Hypolydio, Hypofrygio, & Hypodotio; i quali fu-
rono detti Plagij, per esser proprij di quelli che temono & che pregano supplicheuolmente; &
si creono & formano in questa maniera. Ingrauendo il Systema del Tuono Lydio per vna Dia-
tessaron, ò per vn Semituono di quello del Dorio, si hauerà il modo Hypolydio; ritrouato in-
sieme con la legge Orthia (dalla quale deriuò il Trocheo datore del segno) da Polimnasto Colo Polimnasto.
inuētore dell'
harmonia $y-
polydia.

fonio; il quale nelle sue Cātilene ricercò piu corde di alcuno altro Musico de suoi tēpi; la spezie
del cui Diapason è tra F faut & f faut & la sua Media è h mi. Se di nuouo s'ingrauirà il Syste-
ma del modo Frygio pervna Diatessaron, ò vogliamo dire per vn Tuono sotto quello dell'Hy-
polydio (che tanto importa quanto all'effetto) si hauerà il modo Hypofrygio detto da Platone L'inuentione
della harmo-
nia Hypofri-
gia, incogni-
ta all'Autore

Hyastio rimesso; l'autore del quale per diligenza vsata, non ho mai saputo per ancora trouare.
È la sua Diapason contenuta tra la corda di G solreut & g solreut, & la sua Media è c solfa-
ut. Se vltimamente noi trasporteremo il Systema del Tuono Dorio nel graue per vna Diatessa-
ron, ò per vn Tuono sotto l'Hypofrygio, haueremo il modo Hypodorio piu di ciascun'altro
graue; l'inuentione del quale è attribuita à Filosseno; il qual Tuono fu l'vltimo à venire in vso:Filosseno in-
uentore dwella
harmonia $y
podoria vlti-
ma ritrouata.

la cui Diapason è contenuta tra alamire & Aalamire, & la sua Media cosneguentemente à es-
sere d lasolre: e tanti furono realmente in numero & in misura i Tuoni & modi degli antichi
Musici Greci secondo il parere di Tolomeo; i quali fra tutti à sette che piu non erano per non
vi essere altre nuoue spezie di Diapason da occupare, ricercauano ventuna voce; & il replica-
re l'istesse verso il graue, ò verso l'acuto, come per essempio quella dell'Hypermixolydio con-
futato da Tolomeo, veniuano fuore del naturale & comune Systema; oltre che nella Dimo-
stratione di Boetio sia occorso l'istesso al Tuono Mixolydio ancora, per essere stato diuerso daNel capo 9.
10.11. del so-
condo.

Tolomeo nel considerare le corde del Diapason di essi Tuoni; la qual cosa è degna di non poca
consideratione.
page 64

Dimostratione de'sette Tuoni, seondo la mente di Tolomeo.

  • Systema massimo & per-
    fetto del Modo Hypodo-
    rio, ritrouato da Filoxwno.
    • Dd
    • e
    • h
    • a
    • g
    • f
    • e
    • dMedia.
    • c
    • h
    • A
    • G
    • F
    • E
    • D
  • Systema nassuni &per-
    fetto del Modo Hypofry-
    gio, incognita all'Autore
    la sua origine.
    • Ce
    • h
    • a
    • g
    • f
    • e
    • d
    • e
    • CMedia.
    • h
    • A
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
  • Systema massimo & per-
    fetto del Modo Hypolydio,
    ritrouato da Palymnasto.
    • hh
    • a
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • hMedia.
    • A
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • h
  • Systema massimo & per-
    fetto del Modo Dorio, ri-
    trouato da T alamira.
    • Aa
    • h
    • f
    • e
    • d Media del Myxoly
    • c Media del Lydio.
    • h
    • Media del Frygio.
    • a Media del Dorio.
    • G Media dell'Hypoly.
    • F Media dell'Hypofry.
    • E Media dell'Hypod.
    • D
    • C
    • h
    • A
    • Gg
    • f
    • e
    • d
    • c
    • h
    • a
    • g Media.
    • F
    • E
    • D
    • C
    • h
    • A
    • G
    Systema massimo & per-
    fetto del Modo Frygio, ri-
    trouato da Marsia.
    • Ff
    • e
    • d
    • c
    • h
    • a
    • g
    • f Media
    • E
    • D
    • C
    • h
    • A
    • G
    • F
    Systema massimo & per-
    fetto del Modo Lydio, ri-
    trouato da Anfione.
    • Ee
    • d
    • c
    • h
    • a
    • g
    • f
    • e Media.
    • D
    • C
    • h
    • A
    • G
    • F
    • E
    Systema massimo & per-
    fetto del Modo Myxoly-
    dio, ritrouato da Saffo.
page 65 Ricercauano adunque secondo Tolomeo gli estremi delle loro Constitutioni tanto congiunte
quanto disgiunte in ciascun genere d'harmonia, non piu di ventuna voce come ho detto, &
ventisette erano le differenze loro: di maneira che il Myxolydio piu di ciascuno altro acuto,Zarlino vuo-
le secōdo To
lomeo che i
Tuoni fusse-
ro 8. la qual
cosa non dis-
se mai Tolo-
meo, anzi re-
pudio l'otta-
uo modo al
capo 3. del 4.
delle sue in-
stitutioni.

veniua ò cantare vn Semituono sopra il Lydio; & questo vn Tuono sopra il Frygio, e'l Dorio can
taua sotto il Frygio vn Tuono & vna quarta sopra l'Hypodorio; & sotto quello vn Semituono
& vna quarta del Lydio vi era l'Hypolydio; & discendendo vn Tuono sotto questo & vna quar-
ta sotto il Frygio, vi era l'Hypofrygio; & vltimamente il Systema dell'Hypodorio si haueua
dall'ingrauire per vna quarta quello del Dorio, ò veramente vn Tuono quello dell'Hypofry-
gio. & questo secondo Tolomeo Principe de Matematici, erano iveri & legittimi interualli ,per
i quali i Tuoni degli antichi Musici Greci erano piu graui & piu acuti gli vni che gli altri, &
le corde nelle quali erano cantati; si che la Discrittione è questa. la quale à ciò se ne resti capa-
ce, ho ridotta in quel piu facile modo che io mi sono saputo imaginare. È principalmente
da considerare in essa, che si come la Media & la spezie del Diapason di ciascun Systema e di-
uersa, così parimente diuerso è tutto l'ordine della scala circa i gradi del salire & del discende-
re dal principio al fine per Tuoni & Semituoni; & quel prouerbio vosì $to da loro vsato, cheNel capo 1$.
del secondo,
Aristosseno
nel secondo.

diceua. Noi passeremo dall'harmonia Dorica alla Frygia; cioè dalle cose graui alle ridicole;
non solo deriuò dalla natura opposita dell'harmonie e Tuoni, ma dal contrario modo di sali-
re & discendere, circa i gradi de Tuoni & Semituoni, di questo & di quello. imperoche per Prouerbio
degli antichi
Greci Musici.

quelli istessi gradi che discendeua il Dorio, ascendeua il Frygio; come negli essempi loro si può
sensatamente vedere: le constitutioni de quali, furono da gli antichi Greci nominate per diuer-
si rispetti, con questi tre nomi differenti disuono & di senso; cioè, Tuoni, Tropi, & Iti. Iti per Tuoni, detti
diuersamen-
te & perche.

cioche dimsotrauano il costume; Tropi, perche nel passare dall'vno all'altro si rouolgeua il Sy-
stema; e Tuoni, rispetto all'acutezza & graiuità. Dimostrauano il costume, imperoche alcuni
di essi con l'essempio spezialmente di quelli che gli recitauano, induceuano negli vditori penPerche detti
Iti.

sieri graui & seueri; & altri molli & effeminati, e tali diueniuano nell'ascoltargli. Si riuolge-
a il Systema, tutte le volte che si passaua dall'vno all'altro; come per essempio nel passare dalPerche detti
Tropi.

Dorio al Frygio. imperoche quelli istessi interualli che vsaua questo nel procedere dal graue
all'acuto, quello come si è detto, se ne seruiua camonando verso il graue dall'acuto partendosi.
Erano ancora differenti d'acutezza & grauità, auuenga che il Frygio era piu del Dorio acutoPerche detti
Tuoni.

vn Tuono; & per vn simile interuallo si trouaua sotto il Lydio pur hora nominati; erano di-
stanti l'vno dagli altri per vn Tuono; e tal nome si acquistarono auanti che si venisse in cogni-
tione degli altri quattro: ancora che non sarebbe stato inconueniente hauergli nominati Tuo-
ni & non Semituoni, dopo l'essere tutti à sette in vso; poiche tra gli interualli per i quali proce-
deuano i Systemi loro dal graue all'acuto ò per il contrario, conteneuano vn minore Epthacor-
do della maniera che qui si vede notato. nel qua-
le si annouera solo due volte il Semituono, & quat Ordine de
modi.

tro il Tuono; oltre all'esser piu naturale & piu vi
cino alla perfettione del cōsonante interuallo que
sto, che quello.
STR. Io ho sempre inteso dagli huomini scientiati & dotti, che l'intendere bene come stesse
ro, & come fussero cantati dagli antichi Musici i Tuoni loro, & quanti fussero in numero, sen-
za gli altri molti accidenti che intorno à essi considerarono, è vna delle piu malageuol cose à sa-
persi & bene intendersi, che alcun'altra attenente alla musica di quei tempi: il che per esperienza
hora prouo & vedo essere così. prche con tutta la vostra diligenza, non ne resto da quello che
sin quì ne hauete detto & con l'essempio mostratomi, interamente capace & sadisfatto; però non
vi sia graue il rispondermi à quanto vi domanderò intorno à essi, acciò ne resti pienamente ap-
pagato; scusando ancora l'importune & forse impertinenti mie richieste.
BAR. Dite pur liberamente, che io non sono per mancare eccetto in quella parte doue non
arriuerà il mio sapere.
STR. Intendo principalmente che l'istesso Tolomeo dice, essere la Media particolare di cia-
scun Tuono, quella che io sono hora per dirui, applicando le sue parole alla moderna prat-
tica, cioè. che la Media del Myxolydio e d lasolre, quella del Lydio c solfaut, del Frygio h mi,
del Dorio alamire, dell'Hypolydio G solreut, dell'Hypofrygio F faut, & vltimamente dell'
Hypodorio Elami.
BAR. Voi dite molto bene, & hauete mille ragioni; & l'istesse trouerete essere nella mia di-
scrittione se meglio la considererete.
STR. Non le so rinuenire senza il vostro aiuto.
BAR. Eccoloui. Quando Tolomeo discriue l'ordine delle Medie de Tuoni nella manieraNel capo vu-
dici del a.

che recitate le hauete, le consdiera sette nel naturale & oprdinario Systema. nell'ordine poi
per il quale ve le ho dichiarate io, venga à considerare ciascuna di esse, nella particolar loro con
page 66 stitutione: le quali nel mio essempio trouerete non hauere tra sè contraditione alcuna impero-
che considerando quella linea che nel Mixolydio ci rappresenta la sua Media che è elami, tro-
uerete, che ella batte à corda in d solre del Systema ordinario, & naturale del modo Dorio; &
così fanno tutte le Medie degli altri Systemi comparate à questo.
STR. L'intendo hora benissimo; ma vuole in otlre Tolomeo, che i Systemi siano lontani
continouando l'vno dopo l'altro per l'ordne che me li hauete dimostrati, per Ditoni & Semi-
ditoni, & voi hauete in vece loro fatto mentione di Tuoni & Semituoni; ne sò come possa stare
tal differenza tra di voi.
BAR. Ho fatto mentione di quelli interualli minori ,come piu necessarij all'intelligenza
che di essi Tuoni cerco darui; & se vi fusse voluto affaticare vn poco l'intelletto, hauereste mol-
Ditoni & Se-
miditoni, co-
me considera
ti ne Tuoni.
to bene nella mia dimostratione trouati i Ditoni & i Semiditoni ancora tra questo Tuono &
quello; nell'hauer solo considerata & paragonata ciascuna corda particolare dell'vno col quel
la dell'altro Systema: come per essempio, la h mi del Dorio con quella del Frygio, ò questa
con quella del Lydio; ma il tutto insieme di questo paragonato con il tutto di quello, ò voglia-
mi qual si voglia parte di essi, tra quelli che sono congionti intendendo: ne da altronde auuiene il ve
dere nell'essempio datoui di essi tal diuersità, che dall'hauere la Prossambanomene, la Media &
l'estrema nete, & così tutte le altre corde di ciascuno, diuerso carattere; la qual cosa in quella
di Boethio non occorse, per essere segnate le corde con l'istesse cifre, & caminare per l'istess'or-
Altre consi-
derationi del-
l'Autore ne i
Tuoni di To
lomeo.
dine di gradi in questa che in quella scala per così dirla Non voglio tacere quest'altra osserua-
tione, che si può considerare nelal Dimostratione de Tuoni distribuiti secondo l'ordine di Tolo
meo; la quale è, che quelli piu del Dorio acuti, si rappresentano alla vista distanti gli vni dagli
altri per gli istsessi gradi che caminano le note dellaua constitutione partendosi dalla Nete
yperboleon per ascedere in vn terzo h mi: la qual cosa non occor-
re alla Dimostratione che ne fa Boethio; si per la differenza de gra-
di, come per la quantità di essi Tuoni. la onde con mirabile
ordine quelli di Tolomeo, permcongiugnersi insieme il
principio con il fine, si vedono andare à guisa
delle sfere celesti in vn perpetuo giro
caminando, come chiaramen
Tropos voce
greca mal di-
chiarata in
quel proposi-
to dal Zarli-
no, nel fine
del capo pri-
mo della 4.
parte dell'in
stitutioni.
te dimostra la presen-
te Ruota:
nella quale si annouera vgualmente ciascuna corda tre volte.
per lo che con ragione grandissima furono detti con
l'istesso nome di quelli due circoli, che nel-
la Sfera del Mondo son termini al piu
lungo & al piu breue giorno
dell'anno.
page 67
[Figure]
page 68
STR. Questa in vero è stata vna sottilissima consideratione; ma ditemi appresso vn'altra co-
sa. Nel considerare la Media di ciascun Tuono nel naturale Systema pur secondo la Distribui-
tione di Tolomeo; trouo particolarmente che quella del modo Frygio, e sotto quella del Lydio
per vn Semituono; & che soprà questa vn Tuono vi è quella del Myxolydio; & voi mi suoi pa-
rere che al contrario me le habbiate descritte. cioè che sotto il Myxolydio vn Semituono vi fus-
se il Lydio, & che vn Tuono sotto questo si trouasse il Frygio.
Zarlino al ca
po 8. della
quarta parte
delle sue insti
tutioni.
BAR. Così è veramente, & questa è vna delle cose che ha dato da pensare & da dire à molti
de nostri tempi, sopra la quale sono stati scritti piu volumi; ne è stata con tutto ciò da loro capi-
ta come al suo luogo intenderete; però auuertite. Bisogna hauere à memoria quello che di so-
pra vi dissi significasse Tropo, & affaticare vn poco il bell'ingegno vostro, che il tutto, con l'aiu-
to di quest'altra consideratione, benissimo intenderete. è d'auuertire adunque, che la spezie del
Diapason del modo Dorio, è quella di Elami; del Frygio. D solre; del Lydio C faut; & del
Myxolydio, h mi; che per gli interualli quali dissi, sono naturalmente l'vna dall'altra distanti:
Le spezie del
Diapason de
Tuoni, van-
no trasporta
tehora nel
graue & ho-
ra nell'acuto.
ma per applicarle poi à Tuoni à quali seruono, vanno da quella del Dorio in poi, trasportati
nell'acuto, qual per vna settima, qual per vna quinta, & qual per vn Ditono: doue per l'oppo-
sito, la spezie del Diapason dell'Hypolydio, dell'Hypofrygio, & del Hypodorio, vanno tra-
sportate per gli istessi interualli nel graue; si come scorger nell'essempio si è possuto. ne altra è sta
ta la cagione di questo, che l'essere quelle spezie sotto la corda graue del Diapason del tuONO
Dorio, & sopra queste; considerate però nel naturale Systema; oltre all'hauere voluto (& meri-
tamente) che la prima spezie del Diapason serua come prima al Uono piu acuto, & l'vltima al
Auuertimen-
to.
piu graue come vltima à trouarsi tra l'rdine & il modo del numerare le corde loro. Voglio ap
presso ridurui à memoria, che l'hauere à dimostrare vna cosa che in sè è difficilissima, con mez-
zo a suoi conuenienti & proprij non solo differentissimi ma in tutto contrarij, è il piu delle vol
te non solo male ageuole à ben farsi con tutti le appartenenti circunstanze che conuerrebbono,
ma diffiicile per non dire impossibile: però non è punto da marauigliarsi, se l'essempio de modi
da me per vostra intelligenza formato, non ha in sè quella chiarezza squesita si che s'intenda cia-
scun minimo accidente con quella facilità maggiore che si potrebbe desiderare. Haueuano gli
Nomi delle
note musiche
si potrebbo-
no grandemēte migliorare
antichi Musici Greci per dinotare ciascuna loro particolar corda, vn particolare carattere che
significaua il proprio furono di quella; senz'ahauer bisgono alcuno di linee ne di spatij, ò di chia
ui come questi de nostri $mpi: le qual cose tutte, sono di sommo impedimento: & si potrebbo-
no con vtilità grandissima degli studiosi della moderna musica prattica, rimuouere & grande-
mente migliorare; il modo di che fare facilmente dirouui prima che o dia fine al nostro ra-
gionamento.
Consonanze
maggiori Su
perparticola-
ri, son la quī-
ta & la quar-
ta.
STR. Questa sarebbe veramente cosa desiderata & abbracciata da ciascuno giuditioso prat-
tico, ne la douerresti in modo aocuno tacere; ma tornando al fatto de Tuoni, ditemi in qual ma
niera gli formasse Tolomeo per le due consonanze maggiori Superparticolari?
BA. Traeua Tolomeo dal modo Dodio, col mezzo del Diatessaron il Tuono piu acuto &
il piu graue, che sono come sapete il Myxolydio & l'Hypodorio, con l'ascendere & discendere
Come formas
se Tolomeo
i Tuoni col
mezzo de 2.
maggiori in-
terualli Su-
perparticola-
ri.
per vn si fatto interuallo da esso Dorio. di poi, ascendendo sopra il piu graue vna quinta, crea-
ua il Frygio, & discendendo sott'à esso Frygio per vn Diatessaron, formaua l'Hypofrygio: sopra
il quale ascendendo per vna Diapente formaua il Lydio, & discendendogli sotto per vna quar-
ta formaua l'Hypolydio; & così veniuano formati tutti i sette modi con il mezzo de duoi mag-
giori interualli Superparticolari.
STR. Come salueremo noi quel Tritono che si troua tra la Media dell'Hypofrygio & quel-
la del Frygio, che insieme con Tolomeo dite hauere à essere accordata per Quarta? secondo pe-
rò che ella si msotras nel Systema ordinario & naturale.
BAR. Non disse mai Tolomeo ne io, parlando però secondo i suoi principij e termini, che
la Media del Frygio dell'Hypofrygio fussero accordate per quarta; ma si bene posso hauer detto
che elle consonassero per vn si fatti interuallo.
Zarlino al ca
po 15. del 2.
STR. Non è l'istesso il consonante che l'accordare?
BAR. Signor no appresso Tolomeo; imperoche consonante dice essere quell'interuallo, che
Cōsonare &
accordare nō
esser l'istesso.
nel peruenire all'vdito lo ferisce senz'offesa; e tali sono appresso di lui le Diatessaron, dette per
ciò significare. Synfone. quelle poi che nel peruenire all'vdito lo feriscono non solo senz'offe-
Synfone con
sonane qua-
li siano.
sa, ma con dolcezza, disse che l'accordauano; & queste sono le Diapente, dette per ciò significa-
re Patafone. le latre erano quelle poi, che non solo nel farsi vdire seriuano il senso senza offesa, &
xon dolcezza, ma era tale che non desideaua più oltre, e tali sono le Diapason; le quali per ciò
Quali se Pa-
rasone Zarli-
no al capo 31
del 2, dicembre che quelli in
terualli, che
non sono con
sonanti sono
necessariamē
te dissonanti.
& quali le ho
mofone & le
Antifone un
oiu luoghi, ne
Problemi del
l'harmonia,
significare le dissero Homofene ò volete Antifone: la quale distintione fa ancora Aristotile.
STR. Questa mi è stata inaspettatamente vna nuoua cara & sottile distintione; ma ditemi in
questo proposito vn'altra cosa. È egli la medesima precedenza tra le dissonanze nel dissonare,
che è tra le consonanze nel consonare piu & meno?
BAR. Non ne dubitate punto; & che cio sia vero, eccouene di ciascuna vn sensibile & acco
modato essempio; il quale sanamente considerato ,trouerete essere assai meno dissonante la second
page 69 da maggiore, & la Settima minore resoluta quella dalla minor Terza & dalla maggior Sesta que
sta, che non sono le altre altramente resolute; & con meno asprezza trouerete esser ferito l'vdi-
to dal Tritono & dalla Semidiapente resolute dalla minor Sesta & dalla maggior Terza, che
non fu dalle prime nominate; forse per la piaceuolezza del congiunto & contraio mouimento
del maggior Semituono che fanno le parti nell'istesso tempo, doue in quelli primi lo faceua vna
sola in quel mentre che l'altra procedeua per Tuono; & quando ciò accade all'acuta nell'allon-
tanarsi, ha sempre gratia maggiore che non ha quando occorre alla graue; & il contrario auuie
ne quando elle si auuicinano; forse per il moto che in questa diuiene languido & incitato in
quella; ò per essere nell'allontanarsi col moto contrario, piu naturali delle parti acute i piccioliConsideratio
ni dell'Auto-
re intorno gli
interualli $
fici

interualli che delle graui, & per l'opposito all'auuicinarsi: ma può ancora nascere nell'huomo
tale openione, dall'hauere assuefatto l'vdito sì fattamente. può ancora auuenire, che sendo in
quel luogo resoluta dalla Sesta l'vna & l'altra Settima, & dalla Terza l'vna & l'altra Seconda, sia
māco strepitosa la maggiore di queste & la minore di quelle, come piu vicine alla salute di esse;
& per l'istesse cagioni potrebbe la maggior Sesta dura parerci piu della minore, nel p ffare che si
fa da quella all'Ottaua, & da questa alla quinta come le piu volte accade. ddicoui ancora, che vole
do dal Tritono venire alla Diapente, sarebbe manco male il far discendere la parte graue stando
ferma l'acuta, che se per l'opposito ascendēdo questa stesse ferma quella: ne da altro ciò auuiene,
che dall'hauere il Tritono con la quinta che cagiona in quel luogo la parte graue, vn non so che
di cōuenienza; forse per la languidezza del moto & della mollitie dell'interuallo tra quelle cor-
de: imperoche il Semituono si rappresenta sempre all'vdito aggiore ascendendo, che discen-
dendo. i quali accidenti di sopra narrati & per l'istessa cagione fanno che dal Tritono sia il sen-
so meno offeso, che dalla Semidiapente; forse ancora per trouarsi in mezzo delle due minori
consonanze dette hoggi perfette, ò veramente dal potere diuenire quello vna Diapente, & vna
Diatessaron questa senza alterare alcuna corda; come dall'essempio che segue si può chiaramen-
te vedere & vdire. Settima minore disso
nante.
Settima maggiore mag
giormente dissonante.
Seconda maggiore
dissonante.
Seconda minore mag
giormente dissonante. Tritono assai meno
dissonante.
Semidiapente meno
tollerabile.
Sesta maggiore
dura.
Sesta minore men dura,
anzi languida. La qual diuersità di concento da altro non nasce nelle consonanze, che dalla poca ò molta conPerche la cō-
sonanza piac
cia, & dispiac-
cia la dissonan
za all'vdito.

formità che hanno insieme gli estrem suoni loro; doue le dissonanze che per l'opposito gli han
no disformi & contrarij, feriscono aspramente l'vdito. imperoche nel cercar ciascuno degli e-
stremi suoni di esse conseruarsi in certo modo intero & non voler cedere all'altro, vengono aspra
mente à ferire il senso: ma piu molestamente dalla Settima che dalla Semidiapente è offeso, &
meno dal Tritono; forse per hauer questo l'istessa quantità di gradi della Quarta, & della Quin-
ta quella, ò per cadere l'vno nella maggior Terza & nella minor Sesta l'altro vi è piu imperfet-
ta: & si come la Quarta meno della Quinta consuona, così parimente le dissonanze contenute
dall'istessa quātità di corde nel genere Diatonico, piu dissuona quella che con la Quinta conuie-
ne, che non dissuona quella che con la Quarta ha conuenienza. ne è marauiglia ciò, auuenga che
gli humori ben proportionati, qual sia minimo accidente gli altera maggiormente che non fa
quelli che non si bene conuengano & vniscano; & questo si scorge come vi ho di sopra mostra-
to, nelle prime due dissonanze nominate; oltre ancora all'incostante distanza che tra di loro si
troua & le contigue consonanze loro che sono la Sesta & la Terza vsate comunemente per la re-
solutione di esse. & per piu oltre dirui, trouerete la minor Terza, che è tra queste corde & simili,
page 70 C faut A re. hauere del mesto nel discendere & del lieto nell'acendere; & di contraria natura tro
uerete esser quelle che tra queste & le si fatte sono collocate, Elami & G solreut: le quali tutte con
siderationi, piu in questa che in quella parte, dimsotrano le qualitadi & operano gli effetti loro
con efficacia maggiore.
STR. Cauo dal vostro discorso tra li altri importantissimi documenti questo; che il diesis
X posto nella parte acuta fa la Cantilena allegra, & il b molle nella graue mesta; ma quando
però le parti procedendo per contrario mouimento si allontanano, & ancora con l'auuicinarsi
la graue all'acuta con il separato & disgiunto: & il medesimo deue facilmente accadere nel pas-
sare per contraio mouimento dalla minor Sesta alla maggior Terza; & dalla minore di queste
alla maggiore di quelle: & contraria natura deuono hauere per l'opposito accomodate. i qua-
li accidenti debbono minormente essere dal senso compresi, quanto piu si accresce il numero
delle parti, & maggiormente palesargli la parte graue, che l'acuta, ò quella di mezzo.
BAR. Così è veramente.
STR. Potete hora tornare piacendoui à mostrarmi il modo di saluare quel Tritono che io
diceuo trouarsi tra la Media dell'Hypofrygio & quella del Frygio.
BAR. I moderni prattici Cotnrapuntisti, saluano come sapete quello delle loro compositio-
ni con la minor Sesta; & noi salueremo quello della nostra Dimostratione così. Bisogna consi-
derare ciascuna di esse Medie nel suo proprio Systema, & vi sarà vna Quarta à capello & non vn
Tritono.
ST. Anzi considerandole come hora dite, ci sarà vn'interuallo maggiore; poiche quel-
la del Tuono Hypofrygio è c solfaut, & quella del Frygio g solreut, piu di essa acuta vna
Quinta.
BAR.Voi vi sete scordato di nuouo del significato di Tropo, & non hauete per quello mi
accorgo inteso per ancora come stà la cosa piu importante del negotio: imperoche la Media del
Frygio che è C solfaut, se bene ha relatione con quella dell'Hypofrygio che è g solreut, di Quin-
ta considerata però nella maniera che dite; non si hanno per ciò da considerare così, ma per l'op
posito: cioè che la Media del Frygio, ha da essere piu acuta di quella dell'Hypofrygio, quanto
esso c solfaut è piu graue & non piu acuto di g solreut, coe pur hora vi disse Tolomeo nel tro
uare i siti de Tuoni col mezzo delle due maggiori consonanze Superparticolari; & così pari-
mente si ha da intendere degli altri ancora, volendo però che il conto torni nella maniera che
esso gli descriue.
STR. Mi hauete tratto d'vn grandissimo pensiero; ma dichiaratemi quest'altra difficlutà.
BAR. Dite.
STR. Come può accadere nel modo Lydio, che la corda di c solfaut (sia come ho inteso)
nell'istesso tempo, estrema, & Media del suo Diapason?
BAR. Dal considerarla come estrema nel suo proprio Systema, & come Media in quello del
Dorio. ma in vna stessa complessione, non può questo in modo alcuno auuenire.
STR. Qual fu la cagione poi, per la quale Tolomeo assegnò à Tuoni piu graui le spezie piu
acute del Diapason, & à piu acuti le graui?
BAR. Vi ho mostrato di sopra non essser punto vero quello che dite, ma si bene per il contra
rio; & per di nuouo auuertirui dico, che se Tolomeo hauesse per essempio al Tuono Hypodo-
rio assegnata la prima spezie del Diapason che è contenuta come hauete inteso tra h mi & h mi,
& le altre spezie alli altri Tuoni per ordine; tra i molti inconuenienti che in essi sarebbono nati,
era vno questo; che il Myxolydio veniua piu del Lydio acuto vn Tuono; & nondimeno di que-
Saffo inuen-
trice dell'har
monia Mista-
lydia.
sto fatto si legge, che Saffo Poetessa Illustre di esso Myxolydio inuentrice, non potendo (secondo
il parere di molti) come donna, cantare comodamente i suoi & gli altrui Poemi nel modo Ly-
dio, in acuti il Systema di esso per vn Semituono , & venne à creare vn nuouo modo il quale chia
mò Myxolydio; quasi che per vicinità che haueua con iol Lydio, fusse seco mescolato. al pare-
re de quali aggiugneremo come piu soda & ferma quest'altra consideratione; cioè, che Saffo sen
do però l'istessa, fu astretta à tale necessità, non dall'essere femmina; ma dalla cōformità che mag
giormente haueuano i concenti delle sue poesie con la proprietà & natura di quella si fatta har-
monia. imperoche sendo ella donna come ho detto, di picciola statura, poco bella di volto, &
ancora la professione per quello cene dicono gli scrittori non molto pudica; gli era per cio da-
to (come in alcuni fragmenti de suoi poemi si vede) occaisone di querelarsi & dolersi le piu vol
te d'Amore, mentre che ella arse delle bellezze del Giouane Faone. in oltre, che i popoli della
Frygia cantassero ordinariamente le loro arie vn Tuono piu acuto de Dorij, & vn Tuono piu
graue de Lydij, è cosa (per i molti rincontri d'autorità) chiara e trita. nulla di meno, à chi vo-
lesse andare distribuendo pe spezie del Diapason nella maniera che habbiamo vltimamente det-
to, ne dimostrerebbe l'essempio contrario effetto; perche dal modo Dorio al Frygio, non sareb-
be per quewst'ordine di procedere piu d'vn Semituono; & non dimeno la verità è come hauete
inteso, che i Frygij cantauano vn Tuono & non vn Semituono piu acuto de Dorij. à tale, che
volendo i modi lontani l'vno dall'altro per gli itnerualli & ordine, e tra le corde particolari &
page 71 le proprie spezie del Diapason, nella quali erano veramente cantati de gli antichi Musici, non
poteua Tolomeo, ò quelli che prima di lui gli oridnarono, accomodargli in altra maniera mi-
gliore della mostrata.
STR. Ho molto beneinteso; ma ditemi.di questa differenza de Tuoni graui & acuti, chi
ne fu autore? & perche piu à questi che à quelli popoli furono assegnati, ò così costumauano?
BAR. De tre principali, che sono il Dorio, il Frygio, & il Lydio; ne fu autrice la natura:
imperoche nel profferire naturalmente le parole, cantando e fauellando, ò fauelladno cantan-
do questa & quella natione, era tra il suono di esse circa l'acutezza & grauità, la differenza che
hauete inteso; ma non così appunto come gliela dette & institui poscia l'arte. la qual cosa vede
& ode chi ben considera tutto il giorno accadere à molte altre prouincie, e particolarmente del
l'Italia. imperoche con piu graue Tuono parlano & cantano generalmente i Lombardi, di quel Toscani par-
lano cō voce
meno acuta
de Ligurij, &
cō men graue
de Lombardi

lo che fanno i Toscani; & con piu acuta voce di questi parlano i popoli della Liguria, senz'an-
dare à trouare i Siciliani ò piu remote nationi, & scostarmi da confini della nostra prouincia me
no che io posso. Se questo poi auuenga da cibi, dalle acque, dall'aria, ò dal clima, lasceremo
noi disputarlo à naturali; basta che l'istesso che occorre hoggi nell'Italia, occorse & deue occor-
rere giornalmente nell'Asia tra i popoli della Lydia, della Frygia, & della Doride; & l'istesso suoNatura inuē-
trice del can
tare Diatoni
camente.

interuallo, non altramente che Iubal Cain auanti il Diluuio vniuersale; à quali è stato poscia
da vulgari attribuito l'inuentione di tal facultà.
STR. Quale autorità è che ci persuada, che i Frygij cantassero vn Tuono piu che vn'altro in
teruallo sotto i Lidij, & per vn si fatto spatio sopra i Dorij?
BAR. La Descrittione particolarmente che fa di essi Tuoni Aristosseno, ponendo per ispatio
di Semituono tra il Rorio & il Frygio, il Ionico; e tra l Frygio & il Lydio, l'Eolio; & ap-
presso quello che ne dice Tolomeo & Boethio, oltre à molti altri d'autorità che scrissero auanti
& dopo questi.
STR. Quanto al principio & fine della Cantilene degli antichi Musici, haueuano corda de-
terminata & particolare?
BAR. Signor no; perche perche la differenza che era tra l'vno & l'altro Tuono & modo loro, con-
sisteua principalmente nell'intensezza & lentezza delle corde delle constitutioni; & nella diuer-
sità per così dirgli, de tasti lunghi & breui, per diuerso ordine posti in ciascun Systema; & non
come quella de moderni prattici Contrapuntisti; la quale hanno tutta risposta nella corda finale.
ancora che alcuni per mostrarsi piu degli altri saputi & dotti, ci aggiungano la diuisione AritZarlino nel
capo 9. della
quarta parte
delle sue in-
stitutioni.

metica, & Armonica del Diapason; la qual diuisione, circa il fargli differenti d'harmonia, di
affetto, o di Tuono; ci ha meno parte che non hauete voi nel regno del Perù; & à detto loro han
no dodici Tuoni & modi diuersi, se bene del continouo cōpongano, suonano, & cantano d'vno
istesso incognito & peregrino; del quale senza punto accorgersene, si seruono indistintamenteHarmonica,
& Aritmetica
diduisione, nō
hauete alcuna
parte ne' Tuo
ni de moder-
ni.

nelle noze, & ne funerali.
STR. Donde crediamo che habbia hauuto origine, l'applicare questa si fatta consideratione
dell'Aritmetica & dell'harmonica diuisione à Tuoi de moderni prattici Contrapuntisti? & da
qual cosa crediamo siano stati indotti à credere, che tal differenza habbia facultà di variare que
sto da quello circa la diuersità del concento?
BAR. Queste veramente son due di quelle cose alle quali ho molte volte fra me stesso pensa-
to; & in vero non me ne sono mai saputo risoluere interamente.
STR. Mi sarà con tutto questo grato d'intenderne il parer vostro; per vedere se la cagione del
mio dubitare intorno à questo primo punto, è in alcuna cosa conforme à quello che voi ne sen-
tite. Imperoche io stimo he gli habbino tratto tal vanità, da quello che Boethio dice in pro-
posito de principij de Tuoni & dispositione delle note di ciascun modo & suono; il quale nel
principio del capo quartodecimo del quarto libro della sua musica così dice. Delle spezie adun
que delle consonanze, nascano quelli che son detti modi. ò forse hebbe origine tal cosa, dal
modo che tenne Tolomeo nel formare i Tuoni che si trouano tra gli estremi & quello di mez-
zo, con l'vso dfella Diapente & della Diatessaron.
BAR. Non mi dispiacciono queste vostre considerationi; ma per farui bene capace di tutto
quello che di tal cosa io creda, è primamente necessario ridursi bene à memoria, l'ordine per il
quale sono disposti gli otto Tuoni deli Ecclesiastici; i quali tra le corde delle diuerse spezie del
Diapason loro, così gli hanno instituiti.Discrettione
degli 8. Tuo-
ni degli Ec-
clesiastici.

1 2 3 4 5 6 7 8
Dorio. Hypofrygio. Hypolydio. Hyppomixolydio.
Hypodorio.
Mox$lydio.
Frygio. Lydio.
page 72
STR. Voi hauete molto notato in questa descrittione, Dorio, Frygio, & Lydio, & gli altri
nomi degli antichi modi; hanno forse questi con quelli alcuna conformità?
Zarlino al ca
po 8. del 4. li
bro delle in-
stitutioni.
BAR. Non ne dibutate punto e particolarmēte con quelli de Latini descrittici da Boethio,
anzi da lui, se ben contro il parere di alcuni sono per mio auuiso stati tratti come intenderete.
STR. Ditemi due altre cose. chi fu autore di questi si fatti Tuoni? & da che crediamo che
fussero indotti i compositori di essi, à chiamare questo piu terzo che primo; ò quell'aria, piu
tosto del secondo che del quarto Tuono? & per qual cagione non passorono oltre all'Otta-
uo Modo?
BAR. La piu antica memoria, che io habbia trouato de Tuoni Ecclesiastici, è nell'Intro-
duttorio di Guido Aretino; il quale fu in fiore nel Ponteficato di Giouanni ventesimo intorno
Chi fusse au-
tore de Tuo-
ni Ecclesiasti
ci.
à gli anni 1020; & se bene mi ricorda ne trattò poco auanti lui Oddo & altri, secondo però che
l'istesso Guido mostra in quel luogo, & che io ho veduto in alcuni antichissimi libri, i quali ho
appresso di me: & questo è quanto io sappi dirui intorno l'origine de Tuoni, circa poi il do-
mandare piu tosto primo che secondo, ò terzo che quarto, questo, & non quell'altro Tuono; il
tutto intenderete esser fatto, per quanto però può penetrare il mio piccolo intelletto per via di
conietture, non senza consideratione & giuditio: imperoche di queste si fatte cose, non è libro
appresso di mè, che ne parli.
STR. Chi fu poscia autore di considerare, & applicare la diuisione Harmonica & Aritme
tica à Tuoni ne canti figurati? & à far mentione & introdurre dodici Modi; non essendone pri-
ma in vso piu di otto?
BAR. Non mettiamo in campo vi prego tante liti alla volta; ma andiamo dicidendo capo
per capo; & per non confonderci, non venga la seconda fin tanto che non sia discisa la prima.
Del considerare la diuisione Harmonica & Aritmetica ne Tuoni de canti tanto piani quanto fi
Frāchino au-
tore dell'ap-
plicare l'Har
monica & l'A
ritmetica di-
uisione à Tuo
ni.nella sua
prattica nel
primo capo
settimo.
gurati, ne fu autore il Gafurio; & de quattro Tuoni aggiunti à gli otto primi mostrati, il Gla-
reano: nel qual luogo ne viene grandemente quello contro ogni douere da questo ripreso & la-
cerato di due cose di non poca importanza; le quali non voglio in modo alcuno tacerle, & cer-
care in oltre di torre tal macchia da dosso al Gafurio, cō quella breuità maggiore di parole, che
potrò. Si marauiglia primamente il Glareano, che hauendo il Gafurio hauuto cognitione del-
la diuisione Harmonica & Aritmetica del Diapason, & consideratola in oltre negli otto primi
Tuoni, non gli venisse l'istessa consideratione che venne dopo à lui degli altri quattro, & farne
sin'al numero di dodici; & quiui lo riprende grandemente d'ignoranza. l'ammonisce seconda-
Il Glareano;
aggiugne 4.
Tuoni à gli 8
primi. ripren
de Frāchino,
il quale è di-
feso dall'Au-
tore.
riamente, che non habbia inteso l'ordine de Tuoni d'Aristosseno; l'vna & l'altra calunnia delle
quali è ingiusta quanto altra che huomo imaginare si potesse. che il Gafurio primamente inten
desse per eccellenza l'ordine de Tuoni d'Aristosseno, si conosce apertamente dalla Dimostra-
tione che egli ne fa, & dalle parole con le quali la descriue; che sono l'istesse di quelle che vsa
Briennio, & Aristide Quintiliano, secondo che io dissi di sopra nel discriuere i Tuono secondo
la mēte d'Aristosseno tratte dagli scritti loro. che il Glareano (& alcun'altro piu di lui moderno)
per il contrario nō l'intendessero, ò forse come si dirà appresso nō la volessero per loro particola-
Il Glareano
non intēde la
cosa de Tuo-
ni d'Aristosse
no, capo.15.
libro secōdo.
re interesse intēdere, può cōprendersi manifestamente di quì. Vuoe il Glareano che il modo Ly-
dio, sia secondo Aristosseno, vn Semituono sotto il Mixolydio; & così parimente che l'Hypo-
frygio sia sotto l'Hypolydio per vn sia fatto interuallo: & Aristosseno per i lcontrario dice esser-
ui vn Tuono. dice ancora che il Lydio è sotto l'Eolio vna Terza & Aristosseno pon questo so-
pra quello vn Semituono. vuole in oltre il Glareano, che il Dorio sia sotto l'Hypoionico vna
Il Zarlino, al
l'ottauo d%ella
4. parte delle
sue institutio
ni.
Quarta, quando Aristosseno dice esserui vna Terza: ma diciamo questo per vltimo, che il Glarea
no dal Dorio e'l Frygio & i loro Plagij in poi, storce tutti gli altri dalla mente d'Aristosseno: è
tutto questo fa, per volere accordare quelli con questi d'hoggi; la qual cosa è tanto possibile co-
me fate vn'Ethiope boanco. Non potè mai capire il Glareano & qualchun'altro piu moderno
scrittore, in qual maniera potesse essere il Tuono Lydio piu del Frygio acuto per lo spatio d'vn
Altro errore
del Glarea-
no. libro se-
cōdo capo 9.
Tuono; auuenga che la spezie del Diapason di questo, era (secondo il Testo di Boethio, che essi
per autorità adducono, il quale hanno come ho detto cerco d'imitare? Elami, & di quello F fa
ut, che per vn Semituono sono distanti: & l'istessa difficultà hebbono ne Plagij loro. impero-
che la spezie del Diapason dell'Hypofrygio era h mi, & dell'Hypolodio C faut; la qual cosa
Il Glareano
nel lib. 1. ca-
pi 21. & 22.
Libro 2.capo
settimo.
ignorando, fece dir loro (prima che volere confessare non intendere come stesse la cosa) che il
Testo di Boethio, di Franchino, di Giorgio Valla & d'altri, era intorno a questo capo scorretto;
il qual pensiero no sò imaginarmi come potesse cadergli ne petti; auuenga che i sudetti inter-
preti, pongono di mēte d'Aristosseno tra il Fyrigo & il Lydio l'Eolio; e tra l'Hypofrygio & l'Hi
polydio l'Hypoeolio per lo spatio d'vn Semituono; tale che dal Frygio al Lydio, & da lor Pla-
Zarlino al ca
po 8. quarta
parte delle in
stitutioni.
gij, era necessariamente vn Tuono come piu volte si è detto; oltre che Tolomeo, pone tra essi i
medesimi interualli ceh fa Aristosseno & Boethio; se bene attribuisce loro varie spezie di Diapa-
son altramente considerate & con diuerse conditioni di quello che poi fece Boethio. Sarebbe-
gli però così gran cosa in questa moderna prattica, dopo che si fusse cātato Ancorche col partire
di Cipriano à quattro voci, cantare immediatamēte vn Tuono piu acuto, Donna ch'ornata sete,
page 73 dell'istesso? se bene il Basso di que-Prudenza di
Franchino.
sta comincia & finisce in F faut, &
in Elami quella, che è la distanza
d'vn Semituono? òueramente, do-
po che egli si fusse cantatno l'istesso
Ancor che col partire, cantargli ap
presso per vn Semituono piu gra-
ue, la giustitia immortale del me-
desimo autore pur à quattro voci;
quantunque ella finisca in D solre
distante per vn Tuono da Elami?
non per certo. ma venendo al secon
do capo dico; che à Franchino, cō
tutto che egli hauesse considerato i
quattr oAutētici degli otto primi
Tuoni diuisi harmonicamente, &
aritmeticamēte i quattro Plagij; &
che quella tale cōsideratione fusse
veramente atta senza piu, à farlo ve
nire in cognitione degli altri quat-
tro che aggiunse dipoi il Glareano;
non si gli deue per le ragioni ceh si
dirāno appresso, attribuire ad igno
ranza altramēte come quelli stimo
no per nō hauergli introdotti; ma
si bene à prudenza & à molto sape-
re. imperoche egli trouò che con i
sette primi Modi si era occupato
ciascuna delle sette spezie del Dia-
pason, & considera in oltre che la
piu acuta corda del settimo, insie-
me con la piu graue del secondo,
abbracciauano tutte a quindici le
corde del Massimo Systema; & che
con l'aggiugneruene altri sopra ò
sotto, si veniua vscendo de termini
naturali, àreplicare gli istessi, & nō
à produrre de nuoui; il cui rispetto
hebbe parimente Tolomeo; quan-
tunque il Zarlino nel capo settimo
della quarta parte delle instit. har-
moniche dica il contrario: oltre
al tenere proposito di tal cosa, co-
me che ella fusse cagione di fare va
riatione dal primo Tuono al secon
do, non per la diuersa diuisione del
la varia spezie di Diapason come
poi fece il Glareano; ma per ricer-
care questo nel graue piu di quello
per vna Diatessaron, & così venire
à fare l'harmonia piu languida & rimessa, & per ciò di natura diuersa da quella del primo.
STR. Non vi sia graue il dirmi da che mossi à considerare tal diuisione ne'Tuoni, & per-
che piu l'harmonia, che l'aritmetica diuisione del Diapason, & della Diapaente dilettinoCagione, che
induce Fran-
chino à consi
derar ne tuo-
ni l'armonica
& aritmetica
diuisione.
Perche piu
l'armonica,
che l'aritmeti
ca diuisione
diletti l'vito.

l'vdito?
BAR. Quanto all'harmonica & aritmetica diuisione del Diapason, non solo perche piu
quella, che questa diletti ho mai saputo trouare alcuna ragione, che valida sia da persuadermi
da quello che ciò nasca, se ben molte sene dicono di nullo rilieuo; ma manco perche ci piac-
cia l'Ottaua, & ci dispiaccia la Settima. ho bene considerato, che l'istesso che accade all'vdi-
to ne suoni, occorre parimente alla vista negli oggetti visibili; come per essempio. nel riguar-
dare la Piramide, piu ci diletta la vista quando la parte acuta di essa riguarda il cielo & l'ottusa
la terra, che per l'opposito: forse per la proporzione, & conuenienza che ha quel corpo so-
lido in quella sì fatta gorma & posatura con la vista nostra nel riguardarlo dal piano della sua
page 74 base: & l'istesso può nascere degli interualli musici circa il piacere & dispiacere piu & meno al
lvdito; come dall'essempio che segue potrete facilmente comprendere, & appresso perche
piu piena di spirito ci si rappresenti al senso l'vna & l'altra Terza, & così parimente la Quin-
ta sopra l'Ottaua che sotto ò dentro. è da considerare ancora, che la virtù di questo affetto,
non consiste semplicemente nell'esser situata la maggior parte dell'interuallo nella parte graue,
& la minore nell'acuta come alcuni credono, ma nell'essere insieme quella che tal luogo occu-
pa la piu vicina alla perfettione; anzi questa si fatta vi ha senz'alcun dubbio parte maggiore di
quella; come sensatamente conoscerete essaminando con la solita diligenza la minor decima di-
uisa da vna corda mezzana in vna Quinta nel graue, & in vna minor Sesta nell'acuto, & insieme
dal suo contrario, & cosi parimente nell'vdire la maggior Sesta separata da vna mezzana cor-
da in vna Quarta nel graue, & in vna Terza maggiore nell'acuto: quantunque si fatto accor-
do sia hoggi da alcuni vditi delicati piu tosto abborrito che altramente, & da moderni Ceteristi
abbracciato grandemente. & per piu oltre dirui, quelli Tuoni secondo la moderna prattica,
che non hanno la Quinta sotto la corda finale, & sopra la Quarta, come per essempio il quin-
to & sesto, ò per dire secondo l'vso de piu moderni (ancora che piu lontano dal vero) il setti-
mo & l'ottauo, il lor fine ha sempre del tronco, & dell'imperfetto, & l'udito non ne resta in-
teramente appagato come di quelli altri che vel'hanno: ma venendo à trattare dell'ordine de
Se la manie-
radel nume-
rare i Tuoni,
sia à caso, ò
ordinatamen
te fatta.
Tuoni, dico cosi. è chiara cosa che per distingere l'vno dall'altro, era necessario la diuersità de
nomi come si vede in quelli secondo l'uso de Greci, ò de numeri come gli Ecclesiastici; ma per-
che uesti piu quella che vn'altra progressione di note volessero chiamar del primo, & non del
terzo, ò d'altro Tuono, forse che tale fu la cagione. Dissero del primo Modo essere quella
Cantilena, che andaua modulando tra le corde della spezie del Diapason che gia seruì al modo
Dorio; non da altro indotti, che per essere stato tal Tuono appresso gli antichi Musici il prin-
cipale, & il piu honorabile: ne per altra causa chiamorono quella tale spezie di Diapason col
nome di prima.
Primo Tuo
no, perche
sia diuiso piu
harmonica-
mente, che a-
ritmeticamē-
te, & cosi gli
altri auten-
tici.
STR. Da che si mosse poscia Franchino, à considerare quella tale Modulatione del primo
Tuono, più tosto harmonicamente, che aritmeticamente diuisa?
BAR. Da questo La Media del Systema massimo & perfetto, separa nell'istesso modo Dorio
harmonicamente la sua spezie del Diapason, & aritmeticamente era diuisa quella secondo l'or-
dine di Tolomeo, ma in questo fatto andorono i moderni imitando come ho detto Boethio, nō
per questo dico io che Franchino, Boethio, ò Tolomeo; ne alcun altro piu di questi antico, pen-
sasse, ò cercasse mai di adattare a tuoni vna si fatta baia, perche la differente virtù loro in altro cō
sisteua come si è msotrato & maggiormente mostrerassi. Si mosse adunque Franchino alla cōside
ratione che hauete inteso, per l'addotta ragione, & appresso, la qualità dell'harmonia, & del cō-
ce%rto douendo essere si fattamēte cōsiderata, nō ricercaua d'altra maniera esser diuisa: dal qual cō-
partimento del Diapason, tolsero ancora occasione i moderni prattici, di chiamare la Diapente
maggior suo lato col nome di prima spezie, & il minore dissero essere la prima della Diatessa-
ron; nella qual cosa vennero a imitare più tosto i Greci che i Latini. la onde apertamēte si vede, ha
h duro, vsato
prima del b
molle.
uere i moderni cantato prima per h duro, che per b molle; perche ritrouandosi tale spezie del
Diapason cosi diuisa, tra D solre & d lasolre, & dicendo la pima spezie del Diatessaron re sol
come si è detto, quando nella scala di tal Diapason fusse stato il b fa in vece del h mi, il Diatessa-
ron di quel luogo hauerebbe detto mi la: oltre che in cambio della seconda spezie, si sarebbe hau
to il Tritono. furono adunque i Tuoni loro composti, & cātati prima per h duro che per b mol
le. trouasi secondo l'vso de moderni prattici, la prima spezie del Diapason tra D solre. & d la sol
re, & le altre vanno caminando per gradi congiunti verso l'acuto, per h quadro intendendo.
Zarlino nel
capo 10.&11.
della 4.parte
delle sue inst.
dal che sei può fare argumento quanto si siano ingannati quelli che hanno vltimamente mutato
senz'alcuna ragione, l'ordine de Tuoni & le spezie delle consonanze, disegnando con tal muta-
tione di maggiormente auuicinarsi all'ordine de Modi degli antichi; la qual cosa non so che ella
habbia apportato, ò possa apportare altro che contrario effetto, tanto nel sito quanto nella di-
stanza, come ancora nella qualità dell'harmonia.
STR. Non intesi di sopra come ne anco adesso intendo, per qual cagione non conue-
nisse alla qualità dell'harmonia, & del concento del modo Dorio, altra che quella si fatta
diuisione?
BAR. Perche hauendo gli Ecclesiastici constituito il primo Tuono loro dentro lamedesi-
Qual conue-
nienza hab-
biano i Tuo-
ni degli Ec-
clesiastici cō
quelli de Gre
ci.
ma spezie del Diapason che seruì al modo Dorio, & essendo quello come intenderete altra
volta, di natura stabile, & quieto, senza violenza, & atto à indurre negli animi degli vditori
pensieri graui & seueri, & costumi da forti; non ricercaua dico essere d'altra maniera sepa-
rata, per essere tale tra quelle cordela natura del suo concento; & maggiormente viene à ma-
nifestare tal sua qualità, quando che ella è applicata à parole ad essa conueniente; doue per
l'opposito l'aritmetica diuisione, l'hauerebbe fatta in molte cose conforme à quella del suo
Plagio; il che non conueniua per essere languida, flebile, e timorosa; come si può sensata-
page 75 mente vdire percotendo insieme tre corde in tal guisa disposte. le quali non solamente han-
no tal proprietà percosse tutte tre nell'istesso tempo: ma il semDiuisione
aritmetica d%el
secōdo Tuo-
no.

lice moto di ciascuno degli interualli separatamente nel partirsi
dalla Media per andare à trouare qual sia degli estremi; & così pa-
rimente aggiugnendole vn'altra parte nell'acuto, che proceda col
proprio & natural suo mouimento & alla graue conforme, si ma-
nifestano cantate insieme al senso tali. & che ciò sia vero, considerate prima qual natu-
ra habbia, come si è detto, l'harmonia dell'interuallo che si tro-
ua dalla media del Dorio partendosi per andare à trouare alcunoDiuisione
harmonica
del primo
Tuono.

degli estremi del suo Diapason; come nel discendere da alamire in
D solre, ouero ascendendo di essa alamire in d lasore in questa
si fatta maniera. il moto dfella qual parte, per esserela traue, & quel-
la che dà l'aria alla Cantilena, accompagnata da vn'altra nell'acuto che proceda con moui-
mento conforme al suo sito, come per essempio così; oue-
ramente in quest'altra maniera, vdirete cantata insieme con
l'altra, ouero nell'istesso tempo ciascuna di esse, qual con-
cento faranno.
STR. L'harmonia di ciascuna parte in sè stessa, & il concento che esce da ambedue, ò da tut
te e tre insieme in questa sì fatta maniera disposte è veramente tale quale l'hauete descritto; ma
consideriamo di gratia meglio ciascuno di questi accidenti nell'aritmetica separatione.
BAR. Lo faremo al suo luogo; seguitiamo pur di vederne ciascuno intorno la cosa de Modi.Consideratio
ne dell'Auto
re intorno a'
Tuonoi.

Diuisero adunque gli antichi Musici i Tuoni loro, in Plagij; & in Autentici; lasciando tra l'vno
& l'altro di questi, come in ciascuna delle Dimostrationi secondo l'vso di essi veduto hauete,
lo spatio d'vna Diatessaron. Hora così parimente gli Ecclesiastici, vollero che dal primo Tuo-
no detto Autentico al secondo detto Plagio, vi fusse la distanza d'vna Diatessaron; & così ven-
ne questo à occupare necessariamente il luogo del Diapason del Modo Hypodorio: intendendo
sempre secondo la mente di Boethio, & non d'altro antico scrittore. la cagione poi della diuer-
sa mediatione loro, non hebbe origine d'altroue, che dal volere che l'hatmonia quale da essi na-
sceua, fusse conforme più che si poteua alla natura de' Tuoni degli antichi da quali gli haueuano
tratti; & ancora come dicono alcuni, perche la corda finale del primo detto Autentico, & del
secondo detto Plagio, fusse ad ambedue comune; la qual regola come impertimente, non fu in-
teramente approuata dagli autori de canti Ecclesiastici: talmente che il pèrimo & secondo Tuo-
no, vennero compresi dentro le corde che abbracciano gli istessi lati della prima spezie del Dia-
pason; ma con questa differenza di essi, che hauendo l'Autentico il maggior suo lato nella par-
te graue, e'l minore nell'acuta; il Plagio per l'opposito trasportando la spezie del Diatessaron
del suo Autentico pervn'Ottaua nella parte opposta nell'acuta, la congiugne alla graue dell'istes-
sa Diapente senza muouerla di sito: & così viene il Plagio à ricercare in questa parte vna quarta
piu del suo Autentico, & questo per il contrario si distende piu di quello nell'acuto per vn simi-
le interuallo; la qual cosa cagiona che si varia la speziedel Diapason, poiche di Prima che era
nell'Autentico, diuiene Quinta nel Plagio, & che circa la mediatione siamo stati diuersamen-
te considerati da moderni prattici. la onde in quella prima semplicità de canti fermi, doue que-
ste conditioni erano tutte osseruate, nasceua tra essi varietà d'harmonia, & conseguentemente
d'affetto; nè da altro principalmente auueniua ciò, che dalla poca quantità di corde che essi
ricercauano, & dalla diuersità di esse & de mouimenti: & per farui constare tal verità, con-
siderate ciascuna minima parte di questa tale diuisione; quanto sia di natura diuersa da quella
prima;non solo nel suono, & moto d'vna sola parte, che tale è quello che alla graue conuiene,
volendo partendosi di Dsolre sua media andare à trouare alcuno
degli estremi el suo Diapason, ma accompagnata da vn'atra par-
te posta nell'acuto che proceda con mouimento alla graue confor-
me, come per essempio cosi, ò veramente in quest'altra maniera; &
ancora nell'vdire nell'istesso tempo l'estreme corde del semplice
Diapason insieme con la sua media, ò pure le tre parti insieme; le qual icome io ui dissi, trouere-
te hauere del mesto, & rimesso. La quale complessio-
ne, non è lontana da quella che al modo Hypodorio è
attribuita. ne è punto da marauigliarsi, che la diuersi-
tà del suono circa l'acutezza & grauità, insieme con
la differenza del moto, &dell'interuallo, partorisca
varietà d'harmonia, & d'affetto; auuenga che la Natura non produce per l'ordinario i
simili con cose contrarie, ne queste con mezzi della medesima qualità; ma si bene per
l'opposito. alla consideratione delle quali cose, quando fussi aggiunto la conuenienza
del Rithmo, & la conformità de'concetti, qual forza, & virtù crediamo che hauesse di-
poi quella tale melodia? Tanta certo, che ella sarebbe atta come già era di piegar gli animi
page 76 degli vditori in quella parte, che al perito Musico paicesse. ma perche alcune di queste co-
se non sono intese, ne considerate, non che osseruate da' prattici d'hoggi nelle Cantilene lo-
ro; quindi auuiene che l'harmonica, & l'aritmetica diuisione non ha come si è detto parte al-
Abuso de'mo
derni Contra
puntisti.
cuna in esse.
STR L'è veramente così; dal che si può fare argumento, quanto sia stato male inteso quel
precetto così famoso appresso de'Moderni Contrapuntisti, quando hanno detto che le parti
Zarlino al ca
po 35. della
3.parte delle
sue instit.
della Cantilena deueno procedere per motocontrario; vedendosi manidestamente per l'opposi-
to, che con maggiore efficacia son'atte ad esprimere l'istesso affetto col simile, che col diuerso;
& che l'allegrezza & la mestitia insieme con l'altre passioni, possono esser cagionate nell'vditore
non solo con il suono acuto & graue, & col veloce e tardo mouimento; ma con la diuersa qua-
lità degli interualli: anzi con l'istesso portato verso il graue, ò verso l'acuto. imperoche la Quin
ta nell'ascendere è mesta, come detto hauete, & nel discendere è lieta; & per il contrario la Quar
ta è tale nel salire, & d'altra qualità nel discendere; & l'istesso si vede accadere al Semituono,
& alli altri interualli.
Consideratio
ne dell'Auto
re intorno la
natura degli
interualli.
BAR. Anzi voglio piu oltre dirui in questo proposito, che la Diapente portata con la voce
verso il graue dall'acuto partendosi, ouero per il contrario, tra corde però differenti dalle pri-
me mostrate; che ella ha natura diuersa dalla prima già detta, & così parimente la Diatessaron,
& ciascuno altro interuallo. imperoche partendosi nel Systema disgiunto di G solreut con la
parte graue, & discendendo per vna Quinta, ò ascendendo per vna Quarta, trouerete hauere tal
mouimento dell'allegro, del concitato, & per così dire del virile & naturale; & così parimen-
te cantata insieme con aoltre parti meno di quella graue, che procedino con
mouimento ad essa conforme, come per essempio così. ne per altro credo
io, che ciò accaggia in questo modo di procedere, che per trouarsi tra le par
ti la Terza, & la Decima naturalmente maggiori, & minori in quello:
& l'hauerle à fare sì fatte col mezzo de'segni accidentali, diuengano, per
operare sempre i suoi effetti piu vigorosamente la Natura che l'arte, della
maniera che hauete inteso: & quando le parti che ha sopra la graue, piu si
facessero acute, maggiormente diuerrebbe il concento tale quale l'habbia-
mo descritto; intendendo sempre sana & discretamente: & che la parte gra-
ue sia veramente quella che da l'aria (nel cantare in consonanza) alla Can-
tilena; osseruate. in questo vltimo essempio, quel mouimento congiunto
di Tuono, che fa la parte del Contralto ascendendo, ha grandemente del
virile; & per il contrario cantato nel suo precedente il medesimo interual-
lo nell'istessa maniera, e tra l'istesse corde, quando bene egli si aggiugnesse
vna, ò piu parti nell'acuto, che facessero il medesimo vsitio, che fanno in
quest'vltimo; hauerebbe nulla dimeno del mesto & rimesso, come il suo pri
mo: & l'istesso auuerrebbe à quella sia fatta parte, quando ella si trasportasse vn'Ottaua nel-
l'acuto.
STR. L'è come voi dite indubitamente, & marauigliomi che queste cose non siano prima
di adesso state considerate, & messe in atto dal prattico Contrapuntista; ma prima che torniate
à seguire di narrarmi come andasse la distribuitione degli altri Modi, oltre à due già detti, vi pre
go à dirmi vn'altro particolare.
BAR. Dite qual sia.
ST. Chi ha piu parte nel dar l'aria alle Cantilene; la tardezza & velocità, ò l'acutezza, &
grauità del suono? & qual mezzo di questi due è piu efficace à manifestarle tali, quali so-
no all'vdito?
BAR. Concorrano ciascuna di esse all'operationi conuenienti loro, non altramente che si
facciano le linee, e colori nel palesare alla vista la bellezza & sozzezza del corpo: & si come in
far ciò le linee vi hanno sempre piu parte de'colori, così parimente in quella, il tardo & ve-
loce ve l'ha maggiore del graue & acuto suono. possano i lineamenti senza i colori, signifi-
care alla vista, la proporzione, & sproporzione del corpo; si come il veloce, e'l tardo mo-
to del suono in vna sola estensione, può all'vdito comunicare l'aria d'acluna Cantilena;
ma egli è così stretta parentela tra questi due accidenti, che non può interamente vno senza
l'altro manifestare la qualità dell'aria, come possano tra quelli altri due le linee senza i colori.
Vengo, tornando all'inuentione & vso de'Modi Ecclesiastici à dirui, che gli autori di essi
constituirono poscia il terzo nell'istessa spezie del Diapason, che serui all'harmonia Fry-
Altre conside
rationi dello
Autore intor
no a Modi.
gia; la qual Diapason fu considerata diuisa nell'istessa maniera di quella che serue al primo
Tuoni, per essere esso ancora degli autentici, &conforme per le cagioni dette di sopra à tal
diuisione, & ancora alla qualità della sua harmonia. il Quarto poi come collaterale del Ter-
zo, lo constituirono meritatamente in quella spezie del Diapason, che già seruì all'Hypo-
frygio; assegnando al Quinto la Diapason del Lydio; & per l'istessa cagione detta degli altri,
assegnarono al sesto Tuono la spezie dell'Ottaua, che seruiua all'Hypolydio.
page 77 Vollero in oltre constituire il Settimo tra le corde, che contengano la spezie del Diapason del
Modo Mixolydio, & all'Ottauo & vltimo gli assegnarono la spezie istessa, che assegnarono al pri
mo; per la qual corrispondenza fu chiamato ad imitatione degli altri Plagij con il nome di Hy
pomixolydio, & non Hypermixolydio, come hanno alcuni sognato: per importare Hypo,Frāchino nel
primo della
sua prattica
al settimo, &
all'vndecimo
capo.

sotto; & Hyper, sopra come sapete. Vsò bene il Glareano vna volta queste parole.Fu da To-
lomeo chiamato l'Hypermizolydio, per essere sopra il Mixolydio, & è il nostro Ottauo.
Trouasi in questa descrittione degli otto Tuoni, applicati però alla moderna prattica senza piu
oltre considerare; gli istessi inconuenienti circa le distanze d'acutezza & grauità, che di sopra
commemorai. imperoche gli autori di essi pare che non habbiano fatto stima alcuna oltre alli
altri luoghi, che l'interuallo che si trouaua tra il Modo Lydio, & il Mixolydio degli antichi, era
la distanza d'vn Semituono, & non d'vn Tuono, come si troua tra il Quinto, & il Settimo de
gli Ecclesiastici; per non hauere forse hauuto questi, virtù d'accordare insieme le spezie del Dia-
pason, & gli interualli che si trouano tra l'vno & l'altro Tuono di quelli, & così sono venuti
a lasciar da parte se bene di maggiore importanza, quello che meno hanno inteso, & che piu bi-
sognaua intendere.
STR. Qual differenza sarà adunque tra l'ottauo Modo degli Ecclesiastici & il primo? oc-
cupando l'vno & l'altro l'istessa spezie del Diapason & le medesime corde?
BAR. Qui stà tutta l'importanza del negotio: non altro certo che la corda finale & la diuer Che i modi
nō possono es
sere più di set
te.

sità della diuisione considerata harmonicamente in questo & aritmeticamente in quello. vede-
te hora voi nelle moderne Cantilene à piu voci composte & cantate nella maniera, che hoggi si
costuma, quello che ha da farui, circa la diuersità del concento, & dell'harmonia tra questo &
quell'altro Tuono, la corda finale, & la varietà della diuisione della spezie del Diapason.
STR. In vero che questi Modi loro si fattamente accomodati, mi fanno souuenire delleErmippo Pit-
tore Athenie
se.

pitture del singulare Ermippo Atheniese; il quale nel dipignere i maschi, & le femmine; ò fusse
per la inimicitia, che naturalmente haueua con le barbe, & con li habiti, ò per altro suo parti-
colare interesse; le faceua del continouo tanto simili, che non era possibile conoscere queste da
quelli se non al sesso: come se l'industriosa Natura non gli hauesse formati differenti in mille al-
tri & sensati accidenti. così parimente i Toni de'Moderni Contrapuntisti; è impossibile ve-
ramente nell'vdirgli cantare, conoscere l'acutezza, & grauità, il primo dal secondo, e'l
terzo dal quarto, & così gli altri da questi; ma si bene alla corda finale; se bene nel vedergli scrit
ti si mostrano molte volte piu acuti, ò piu graui questi di quelli.
BAR. Voglio dirui vn'altra cosa, che mi souuiene in questo proposito, che doue gli antichiAltro dubbio
de'moderni
prattici.

Musici nella variatione de Tuoni i loro mutauano non solo la spezie del Diapason, ma il Systema
tutto di graue in acuto, ò per il contrario d'acuto in graue; quelli de'tempi nostri dicono va-
riargli, cantando l'istessa spezie del Diapason nella medesima intensezza, & lentezza del Syste-
ma; & non solo i contigui, ma gli estremi; come per essempio, il primo & l'ottauo. dico anco-
ra, che ciascuno di essi Tuoni loro ha particolar virtù di muouere nell'vditore questo & quel-
lo diuerso affetto, come loro (se ben contro ogni douere) affermano; donde nasce che hauendo
à mettere insieme vn Sonetto, che tratti permodo di fauellare di cose meste; canteranno i suoi
quadernarij nel secondo Tuono, e'ternarij nel nono, ò altramente? in oltre, chi è quello così
priuo di giuditio, che non si accorga, che in qual si voglia loro Canzone non più che à quattro
voci composta, il Basso cantando per essempio tra le corde del Diapason che serue al primo Tuo
no, il Tenore canterà tra quelle del secondo; & il Contralto canterà l'Hypermixolydio in quel
mentre che il Basso canta l'Hypodorio, mediante il cantare sopra esso vn'Ottaua; & il Soprano
farà l'istesso col Tenore? & che tal confusa, & cōtraria mescolanza di note, nō può muouere alcu-
no affetto in chi ode, quando bene ciascuna parte da per sè hauesse, che non l'hà in modo alcuno
in questa moderna prattica di contrapunto, particolare proprietà d'indurre questa & quella af-
fettione nell'vditore, mediante il confondersi le parti l'vna l'altra, & come contrarie impedirsi
le naturali operationi? ma venghiamo noi al fatto nostro circa l'aggiunta de quattro vltimi Mo
di, & restinsi questi nell'openioni loro. nel considerare adunque il sopradetto Glareano, huoNel cōsidera
re il Glarea-
no aggiugne-
re i quattro
Tuoni à gli
otto primi.

mo veramente scientissimo & dio gran litteratura, che null'altra cosa faceua differente l'ottauo
Tuono degli Ecclesiastici dal primo, se non la corda finale, & l'imaginatione della differente di-
uisione Harmonica, & Aritmetica, applicata poi à questo nuouo modo di comporre & cantare
queste tante arie insieme, così disse stimolato dalla sete, che haueua d'inuentare tale inutile no-
uità; come quello che la reputava importantissima & necessaria; il che manifesta apertamente
il titolo de'libri della sua Musica, i quali così chiama. Dodecacordon. nella prima faccia de
quali si leggono queste inaudite marauiglie, doue à lungo poi dice hauere imitato Aristosseno;
& la conformità che hanno insieme di già l'habbiamo dimsotrata. Tale fu adunque dico quel-
lo, che dentro à sè andò discorrendo esso Glareano. Si come la spezie del Diapason, che serue
al primo Tuono, ha facultà di formare l'Ottauo con sola conideratione d'esser quella harmo-
nicamente, & aritmeticamente diuisa questa; per qual cagione non deuono fare variatione di
concento l'istesse separationi nelle altre spezie, che contengano gli altri Tuoni? alla quale ap-
page 78 parenza di ragione, ancora che debole fusse appoggiatosi; aggiunse à gli otto Modi mostrati,
quattro altri che fecero il numero di dodici; e tale fù l'ordine, che tenne per ciò fare. formò il
nono Modo dell'istessa spezie del Diapason che serue al secondo, ma trasportata per vn'Otta-
ua nell'acuto, & considerata diuersamente separata dalla sua media. formò il Decimo di quel-
la del Terzo, assegnandoli per corda finale (& insieme al suo autentico) alamire; l'vndecimo,
per non essere quella del Quarto della diuisione (che egli si conueniua capace) formò di quella
del Sesto: facendolo terminate insieme con il suo Plagio in c solfaut; il quale constituì nella spe-
zie del Diapason che serue al Settimo; osseruando in essi le medesime conditioni, che fece nel
trarre il Nono dal Secondo: lasciando da parte come si è detto, la diuisione harmonica del
Diapason che serue al Quarto Modo, per non esserne capace; si come non è capace quella del
Quinto dell'Aritmetica, secondo che in questo essempio si può sensatamente comprendere.
Descrittione
de'12.Tuoni,
tratti dalla
prima faccia
del Dodecar.
don del Gla-
reano, & dal
7.&del 28.
del secondo
libro.
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12
Dorio Hypodorio. Frygio. Hypofrygio. Lydio. Hypolydio
Mixolydio. Hypomixolydio. Eolio. Hypoeolio. Ionico. Hypoionico.
I quali impedimenti cagionarono che piu oltre à maggior numero di Tuoni non si passasse. dal
Altro abuso
de'moderni.
che si fa argumento, quanto male sia stata intesa la cosa de Tuoni degli antichi Musici da mo-
derni; poi che si fatte baie veramente, gli hanno dato occasione & impedite l'operationi loro;
senza punto accorgersi, ò considerare, che i Musici de canti Ecclesiastici, & appresso il dotto
Tuoni Eccle
siastici fracco
stano à quel-
li degli anti-
chi in alcune
cose.
Franchino, non vollero speculare, ne introdurre maggior numero di Tuoni, non per ognoran.
za, come alcuni stimano, ma per fuggire il mal'vso, & l'occasione d'essere numerati tra disprez
zatori de buoni & veri precetti: ritrouandosi di già hauere occupato qual sia delle quindici
corde del Massimo & perfetto Systrma,, & con i lor primi sette Modi hauere messo in opera cia-
scuna spezie del Diapason, & piu volte le altre consonanze dette hoggi perfette; hauendo ag-
giunto l'Ottauo piu tosto per l'imitatione di Boethio nel numero di essi, che per veramente co-
Gli Ecclesia-
stici constitui
scono 8 Tuo
ni ad imitatio
ne di Boethio.
noscerlo atto ad introdurre alcuno nuouo & necessario affetto; le qual cose conosciute molto
bene da Franchino, l'hauerebbe piu tosto per ciò confutato, che formatone senz'alcun propo-
sito de nuoui: ma trouatolo di già abbracciato dall'vniuersale, l'ammesse lui ancora perman-
co male; oltre che à quella sorte di Canzoni d'vn solo, cantate secondo il suono delle corde tra
le quali si trouano scritte, come si costumaua nel principio che elle furono introdotte, senza
punto alterarle, non disconueniua come in quelle d'hoggi à piu voci disconuiene; perche vera-
mente tra le corde de'canti loro, è differenza d'harmonia, & melodia, & vie piu quando ci si
Canto figura
to, perche sia
così detto.
applica parole ad essi conformi: ma nel cantare secondo questa nuoua prattica di canto figura-
to (così detto dalla diuersità delle figure cantabili) tante are insieme, sono troppo due Tuoni
non che otto, ò maggior numero. perche qual si voglia Cantilena messa in atto, ricerca sem-
Tuoni de mo
derni non es-
ser piu d'vno.
pre l'istessa quantita & qualità di corde circa l'acuto & graue, procedendo in ciascuna qual sia
delle parti col medesimo rithmo, quanto al veloce e tardo mouimento; per vsare in esse il Con-
trapuntista, note di qual si voglia valore, & ciascuno interuallo à suo beneplacito inconsidera-
tamente, & senza pensare al concetto delle parole cosa del mondo: ne quali accidenti si troue-
rà al suo luogo consistere principalmente la diuersità & virtù dell'harmonie & melodie. di ma-
niera che i Tuoni & le Cantilene d'hoggi vengano à essere necessariamente d'vn'istessa qualità,
quantità, & forma; & d'vn medesimo colore per così dirle, sapore, & odore vna che l'altra:
in proposito delle quali mi parrebbe, che l'essempoio di Filosseno Musico nobilissimo, fusse effi-
cace argumento da persuaderne quanto disformi siano i Tuoni de moderni da quelli degli an-
Arist.nell'8
della Politi-
ca.
tichi, & confermarne maggiormente in tal verità. il qual Filosseno, hauendo cominciato vna
volta tra le altre il Dithyrambo nel Tuon Dorio, fu forzato dalla materia del soggetto à darle
fine nel Frygio ad essa conueniente.
STR. Da che nacque questo di gratia?
BAR. Si può a'tempi nostri, per quanto io credo, mal sadisfare in modo che sen'hab-
bia contezza, per non ci essere di queste cose restata memoria alcuna; ma se vi volete conten-
Dithyrambo
appresso i Gre
ci quello ins
se & da chi $i
trouato.
tare di saperne quant'io ne stimi & creda, mi contento diruelo. Il Dithyrambo appresso i Poe-
ti antichi Greci, era vna forma di Canzone in lode di Bacco, di che fu autore Arione, l'aria
della quale, imitandosi in essa concetti, & costumi di Baccanti riscaldati, auuinazzati, al-
legri & altri tali; & cantandosi da vn coro, che rappresentaua i così fatti, si costumauano per
ciò tutte i fare (per quanti'io mi stimo) in Tuono incitato. ma perche gli artefici grandi
vogliano qualche volta fare esperienza dell'arte, & così si mettono a far proua di forzare i con-
fini de principij loro; Filosseno essendo vno di quelli, volleesperimentare vna cosa nuoua; la
quale non gli riuscendo capace del suo concetto, vinto dalla natura di essa se ne passò al natu-
page 79 rale di quello: & così hauendo cominciato il Dithyrambo nel Tuono Dorio, l'harmonia diFilosseno co-
mīciato il Di
thyrambo nel
Tuon Dorio
perche sia for
zato à darle
fine nel Fry-
gio.

che è come si è detto quieta, & senza violenza alcuna di affetto, & aborrendo la sconcia mor-
uidezza di tal materia & lusinghe di quel verso, ben volentiere sentendosi (come perito che egli
era) nell'andare innanzi mancare l'aiuto dell'harmonia alla sua imitatione, l'abbandonò senza
rispetto, & passossene quasi che violentemente al Frygio piu di esso Dorio acuto, & così per na-
tura incitato & conueniente all'espressione de concetti che egli haueua alle mani. he è anco da
marauigliarsi che à Filosseno venisse vn concetto si fatto, per essere di natura & complessione
che amaua l'harmonie graui & quiete, anzi le grauissime; il che argomentol'hauere dopo tutte
le altre ritrouata quella dell'Hypodorio, tarda & rimessa piu di ciascun'altra. & questo è quan
to io sappi dirui in questa materia. dall'essempio del qual Filosseno si può ancora comprendere,Altro abu-
so de moder-
ni prattici cō
trapuntisti.

quanto sia il comporre & cantare d'hoggi senza regola, senza modo, & senz'ordine, à caso & per
mera prattica; senza sapere null'altra cosa i prattici compositori, eccetto che quello è vn'inter-
uallo consonante, & questo vno dissonante; & qual si voglia concetto (mal grado di esso Filos-
seno) cantano i moderni Contrapuntisti in qual si voglia Tuono loro; hauendo abbandonato
interamente ciascna osseruatione & legge, & fattisi preda della schietta volontà & potere degli
artificij suoi, senz'altra piu considerata limitatione ò regola che buona sia.
STR. Non vsauano adunque gli antichi Musici, la msitione dell'vno con l'altro Tuono?
BAR. Non per certo, sin che non venne Sacada Argiuo Musico & Poeta famosissimo per treSacada Argi-
uo inuentore
della mistio-
ne de Tuonoi.

vittorie ch'egli hebbe in quella sorte di feste che faceuano gli Spartani in honore d'Apollo il
giorno del suo natale, dette Carine; & per essere stato autore dell'entrare nell'istessa canzone, del
primo nel secondo, & di questo nel terzo Tuono, ò altramente.
STR. È questo quel Sacada che fu ancora inuentore dell'Elegie? & che in Sparta medesima Carnie feste,
llo fussero.
Plutarco nel
3.degli Apo
stemmi tra gli
ordini, & co-
stumi de La-
cedemoni.

mente ritrouò quella spezie di Canzone & di ballo insieme, dette Gimnopedie? dell'opera del
quale Pindaro tra li altri scrittori tenne particolar memoria?
BAR. Questo è desso.
STR. Non vi sia graue il dirmi, qual fusse la mistione che lui vsò de Tuoni, & appresso quel
lo he fusero le Gimnopedie.
BAR. Dirouui il tutto dopo l'hauerui prouato che il Tuono Hypodorio fusse non solo ri-
trouato da Filosseno, ma l'vltimo di tutti; che per essere piu vecchio debito, debbo ragioneuolTuono Hypo
dorio, vltimo
ritrouato.

mente prima satisfarlo; però notate. Douete sapere, che questo Tuono fu appresso gli antichi
come tutti gli altri, chiamato per diuersi nomi, come voi potete in parte comprendere da quel
la introduzione che va stampata e greca & latina sotto nome d'Euclide. tra li altri, alcuni lo
chiamano locristi, & altri Hypodorio. Hora Giulio Polluce cantando l'harmonie, se ben non
nomina l'Hypodorio, dice che la Locrica fu trouato di Filosseno. Onde gia habbiamo, essenNel 4.libro
del suo Ono-
mastico.
Locristi & Hy
podorio, esser
l'istesso Tuo-
no.

do queste due vna medesima come ce ne dicono gli scrittori, che Filosseno ne fu trouatore. quan
to à che ella fusse l'vltima à venire in vso, oltre che da per sè l'è cosa assai verisimile, sseondo l'ot-
tauo Tuono & vltimo di numero, si trae manifestamente da Briennio nel quarto capo del Terzo
libro della sua Musica: doue hauendo ragionato degli altri Tuoni piu acuti, rendendo conto
perche l'Hypofrygio fusse dagli antichi chiamato Tuono graue, essendo l'Hypodorio più gra-
ue d lui, mostra che questo fusse nato, perche prima che l'Hypodorio venisse in vso, questo era
di sua natura il piu graue di tutti gli altri, & per ciò n'era stato comunemente così detto: il qual
nome gli era rimasto addosso, ancora che poi fusse comparito l'Hypodorio fusse di tutti gli otto Tuo
ni che da lui si raccontano, l'vltimo à essere ritrouato. le Gimnoperdie appresso gli Spartani, era Gimnopedie,
quello fusse-
ro.

no cori di fanciulli, i quali à piè scalzo andauano insieme col ballo cantando le lodi dgli D$j,
& in honore di quelli Spartani che nelle campagne Therie combattendo per la patria erano ca-
duti morti. le mistioni poi de Tuoni (secondo che ciè raccontato da Plutarco) che vsaua Saca-
da, furono tali. Si haueua ne suoi tempi cognitione solo delle tre principali spezie d'harmo-
nie; che sono come sapete la Doria, la Frygia, & la Lydia; quantunque Atheneo, voglia col te-
stimonio d'Eraclide Pontico, che l'harmonia Frygia & la Lydia forse come barbare, si chiami-
no per maggiormente honorare i Greci, Eolica, & Ionica; la qual cosa non passa senza qualcheNel capo 10.
del libro 4.

disturbo di quelli che accuratamente essaminano i nomi & l'ordine de Modi secondo Socrate,
Platone, & Aristosseno: ma sia come si voglia, venghiamo noi, poiche di queste si fatte controEraclide Pō-
tico.

uersie in proposito particolarmente de Tuoni n'è piene le carte; à dire in qual maniera Sacade
vsasse la mistione di essi: il quale nel coro principalmente la vsò in questa maniera. Poneua pri-
ma (quando però conueniua alla qualità del Poema) la mutanza Dorica; dopo questa la FrygiaPlutarco de-
musica. mi-
stioni de Tuo
ni secōdo Sa-
cada.

& appresso la Lydia; la qual regola & legge fu detta Tripartile: ma era da esso questa uarietà
d'harmonia, con tale industria accomodata in tutta la Canzone, che fu tenuta in grandissima
stima l'opera & uirtù sua; per accomodarla al soggetto delle parole con giditio grandissimo,
e tutti gli affetti che in essa erano stati dal Poeta spiegati, esprimeua egli con arte marauigliosa.
della qual cosa importantissima & principale dell'arte musica, non è fatto conto alcuno da prat
tici d'hoggi; & piacesse à Dio che gli errori loro finissero qui, ma ci è molto peggio; imperoche
page 80 tutte le regole & osseruationi che eglino hanno in vso, sono di diretto contrarie à bene esprimer
gli affetti & i concetti di quale si voglia poema; tra le quali alcune aol presente cōmemorare ve ne
Altri abusi de
prattici d'hog
gi.
voglio; & queste sono l'inuiolabil legge che gli hanno fatto senz'addurre autorità ò cagione,
che non sia lecito in modo alcuno il fare due consonanze perfette d'vna istessa spezie vn'appres-
so l'altra:& quando si ha d'andare à trouarle dall'imperfette partendosi, si vadia con lapiu vi-
cina; hauendoci aggiunto in oltre, il rispetto che si deue hauere alla relatione del Tritono &
della Semidiapente. Hora l'osseruationi di questi due soli precetti, sonbo bastanti à ouuiare che
mai si possa esprimere affetto alcuno; oltre alli altri inconuenienti che io mi riserbo à msotrar-
ui à lungo e tempo piu conueniente.
STR. Ci vorrà bene altra industria & fastica, che non volle dianzi à farmi toccar con mano
che la Lira & la Cithara degli antichi Greci & Latini era l'istessa cosa, à persuadere all'vniuersa-
le questa vostra nuoua anzi nouissima openione.
BAR. Mi offesero assai piu chiaramente à far voi, & qual si voglia altro di sano intelletto di ciò
capace, che d'altra cosa che io vi habbia sin'à quì detta, ò che per l'auuenire dire vi potesse: ma
contentadoui voglio che la serbiamo al suo luogo.
STR. Sono adunque altre cagioni che impediscano la musica & cantare d'hoggi, d'operare
negli vditori quelli affetti che l'antica operaua?
BAR. Ce ne sono molte altre, anzi come vi ho detto, tutte sono le regole loro à queste
contrarie.
STR. Non v'incresca dirmene alcuno altro particolare, à ciò io esca di questa ignoranza,
& impari appresso di rispondere à prattici d'hoggi, che vogliano che la musica deglli antichi à
comparatione della loro, fusse vna baia da ridersene; & lo stupore, che col suo mezzo cagiona-
rono negli animi & menti degli huomini, non da altro nascesse, ò deriuasse, che dall'essere gros-
si & rozzi; della qual cosa altieri, fecero poscia per i libri loro tanto romore.
Ragioni del-
l'Autore in
pruare l'ec-
cellenza del
l'antica musi
ca, & l'imper
tinenza della
moderna.
BAR. Vedete quanto costoro siano temerarij, che si ridono degli effetti che faceua vna cosa
la quale non sanno qual fusse, ne conoscono la natura & proprietà di essa, ne come potesse ciò
operare. qual maggiore argumento volete per conuinergli, che i miracoli per così dirgli, che
ella faceua? i quali ci sono raccontati da piu degni & famosi scrittori fuor della professione de
Musici, che mai habbia hauuto il mondo: ma lasciamo questo da parte, & venghiamo à vno
essempio sensato & chiaro, il quale sarà questo. Certa cosa è, per quello che ho potuto rac-
corre da diuersi parti; che la maniera del cantare hoggi tante arie insieme, non è piu di cento-
cinquanta anni che l'è in vso, ancora che quelli che volessero vn essempio d'autorità di questa
moderna prattica che hauesse tanti anni, non so ne anco se egli si trouasse. Hora da quel tem-
po sin'ad hoggi, concorrono tutti i miglior prattici à credere & dire, che ella sia giunta à quel
Cipriano Ro
re, Musico
prattico sin-
gulare.
colmo di perfettione che l'huomo si possa imaginare; anzi che dalla morte in quà di Cipriano
Rore. Musico in questa maniera di Contrapunto veramente singulare, sia piu tosto andata in
declinatione chein augumento. Hora se in cento anni ò poco piu che l'è in tal modo stata eser
citata, da genti che per l'ordinario sono di nullo ò poco valore, non sanno per modo di dire do
Cagioni per
le quali si è
della musica
facultà rite-
nuto il men
buono.
ue & di chi nati; non hanno beni della fortuna ò pochi, ne anco sanno à pena leggete, è venuta à
quel colmo d'eccellenza che essi dicono, quanto maggiormente doueua essere stupenda & ma-
rauigliosa quella appresso i Greci, & Latini, doue ella durò tanti e tanti secoli in mano del con
tonouo à huomini i piu sauij, i piu scienziati, i piu giuditiosi, i piu ricchi valorosi regij & mag-
gior Capitani che mai habbia hauuto il mondo. era cosa vergognosissima & da ignorante, co-
Emilio Pro
bo, nella vita
dell'istesso.
Nel quarto.
me dall'essempio di Temistocle si può in parte comprendere, & da quello che ne dice Polibio
Historico; a qual si voglia huomo nobile di qual si voglia grado, senza quella sorte di musica
conueniente à loro: & quelli che per qual sia accidente non sonauano la Lira, non erano della
Tibia ignoranti: donde ne nacque quel prouerbio così trito tra Greci, che diceua. Se non Ci-
Prouerbio
degli antichi
Greci.
tharedo, almeno Auledo. Che questi attendessero & amassero grandemente la musica, quan-
tunque alcuni senza ragione, esser dediti alle fatiche piu che alle feste hanno detto; si può buo-
na parte conoscere di quì: che sendo assediati dal numeroso esercito di Serse, non tralasciarono
I Greci, ama
no grandemē
te la musica,
quantunque
il Zarlino sia
di parere con
trario al ca-
po 4. della 2.
parte delle in
stitutioni.
mai alcuna delle feste publiche loro, nelle quali si esercitauano qual si voglino sorti di musica:
la qual cosa dette piu volte ocasione di dubitare à Serse; sapendo egli certo (per modo di fauel
lare) che si moriuano di disagio & di fame, & gli vedeua & vdiua giorno & notte danzare, can-
tare & sonare. ma perche vado io spendendo piu parole intorno à ciò, auuenga che Aristotile
istesso, Filosofo sopranaturale, comanda espressamente ne libri della Republica, che i fanciul-
li, acciò non l'habbiano ad imparare fatti che siano huomini, debbinocon grande studio la mu
sica apprendere; ma non quella del Teatro fatta per sadisfattione della plebe che è quasi l'istessa
della nostra, ma quella che a'nati nobili conuiene; che è la vera & non finta. non per altro, che
all'Ottauo.
Precetti del-
la musica.
per à mano àmano introdurgli à pigliare honesto piacere con dignità & ragione; & il frutto che
da essa si coglie in tre sorti partisce; si che l'vna si riferisce all'eruditione & disciplina; l'altra al
la purgatione degli animi nello sfogargli & mitigargli; la qual facultà haueuano l'harmonie &
melodie à esse passioni conformi, & l'opposite ancora alcuna volta; & la terza poi era efficace
page 81 mezzo dice egli, di trapassare giocondamente la vita in riposo e tranquillità, in quel mentre che
si fa tregua con le troppo graui cure che tengono gli animi assediati. altra volta insieme con al-
tri la diuise in morale, in attiua, & da empier gli animi di diuino furore. la morale era la Do-
ria, l'attiua la Frygia, & quella che empieua gli animi di diuin furore era la Lydia. le quali due
vltime sorti d'harmonie, vuole il Filosofo che elle si odino, & non si trattino; se non però tanto
quanto altri è atto à darne giuditio. Hoggi non solo i capi delle Republiche, & i Senatori non
suonano, ne cantano si fattamente; ma se ne vergognano sin'à priuati Fentilhuomini: & del-
l'importanza & stimolo che sia à professori di essa, l'essere presso à nobili, ò sotto vn Principe
ce l'ami & apprezzi, sarebbe l'istessa vanità & impertinenza à cercare di dimostrarlo, che quel
la di chi si pigliasse cura di voler magiormente persuaderne, che gli antichi Greci & Latini vi
dessero opera & studio piu di quello che si fa hoggi, & superassero gli huomini de nostri tempi
in ciascun'arte & scienza: auuenga che ciascun libro di qual si voglia importante facultà che
noi habbiamo, fu prima da quelli composto & scritto. con tutto il colmo d'eccellenza delMusica d'hog
gi, non haue-
re proprietà
alcuna.

la musica prattica de moderni, non si ode ò pur vede hoggi vn minimo segno di quelli che l'an
tica faceua; ne anco si legge che ella gli fecesse cinquāta ò cento anni sono quādo ella non era co
sì comune & familiare à gli huomini. di maniera che ne la nouità, ne l'eccellenza di essa, ha mai
hauuto appresso de nostri prattici, forza d'operare alcuno di quelli virtuosi effetti che l'antica
operaua; dalla quale se ne traeua vtile & comodo infinito: la onde necessariamente si conclude,
òche la musica, ò che la humana natura si sia mutata da quel primo suo essere; ma qual fusse la
musica dgli antichi, & qual sia quella d'hoggi, & da quello potesse & possa ciò auuenire, si di-
mostrerà al suo luogo.
STR.Io odo con tanto gusto queste si fatte nouità che con tante sensate & viue ragioni cer
cate persuadermi; che quando vi contentassi, non huastando però l'odine che vi sete nell'Idea
meco proposto intorno à queste materie discorrere, volentiere vdirei tutto quello che di piu vo-
lessi in questo proposito dirmi.
BAR. Se così à voi piace, à me parimēte piace; & maggiormēte per esser trascorso assai auan-
ti; per lo che non hauerò l'istesse cose à replicarui piu volte. Facciamo adunque proua, quan-
to della proposta materia se ne possa mai da noi vedere di vero; non temendo (poiche il fine del
desiderio nostro è solamente il benefitio publico) quelle imputationi che seguitare ce ne possia-
no; per hauere hauuto ardire d'essere i primi à rompere questo ghiaccio così duro profondo &
spatioso; però notate. Se l'vso della musica. io intendo al presente della vera che è vtile à tutti
gli huomini, come dice Polibio, & non di quella che secondo E foro, è stata trouata per beffarNel proemio
dell'historie,
;usica per
qual fine in-
trodotta.

gli & ingannargli. se l'vso della musica dico, fu da gli huomini introdotto per il rispetto & fi-
ne che di comun parere dicono tutti i sauij; il quale non da altro principalmente nacque che
dall'esprimere con efficacia maggiore i concetti dell'animo loro nel celebrare le lodi de Dei, de
Genij, & degli heroi; come da cāti fermi & piani Ecclesiastici origine di questa nostra à piu voci
si può in parte cōprendere; & d'imprimergli secondariamēte con pari forza nelle menti de mor-
tali per vtile & comodo loro; chiara cosa sarà, che le regole de moderni Contrapuntisti osserua-
te come leggi inuiolabili, oltre à quelle ancora che per elettione & per msotrare il saper loro si
frequentemente vsano, saranno tutte di diretto cōtrarie alla perfettione delle ottime & vere har-
monie & melodie. il che à prouare à dimostrare & à persuadere, non sarà molto difficile; à quel
li però che ricordandosi di tutto quello che si è detto sin quì intorno à ciò, lasceranno il proDiuersa natu
ra de suoni &
demoti.

prio interesse, l'inuidia, il mal vso, & l'ignoranza da vno de lati. Per fondamento adunque di
questo soggetto, farò succintamente mentione di due soli capi come principali & importanti;
promettendo poco di sotto dichiarargli largamente. la onde dico essere altra la natura del suonCantare in
consonanza,
essere vn'im-
pertinenza,
& il Zarlino
per l'opposito
dice che sen-
za essa, e l'har
monia imper
fetta, nell'in-
stitut.al c.pri
mo nel 16, e
nel 49.del 2.

graue, altra quella dell'acuto, & diuersa da l'vna & dall'altra di queste dico essere quella del mez
zano. così parimente dico hauere altra proprietà il moto veloce, altra il tardo, & da questa &
da quella lontana dico essere il mediocre. Hora sendo veri qeusti due principij che verissimi so
no, si può facilmente da essi raccorre (essendo vna la verità) che il cantare ion consonanza nella
maniera che i moderni prattici vsano, è vna impertinenza. perche la consonanza altro non è
che mistura di suon graue & acuto, la quale (come hauete di sopra inteso) senza offesa, ò con di-
letto, ò soauissimamente ferisce l'vito. la onde se tal contrarietà d'affetto si troua tra gli estremi
suoni delle semplici consonanze, quanto vie piu haueranno tal diuersa natura le replicate &
composte, mediante la lontananza maggiore degli estremi, & piu di queste quelle che piu volte
composte replicate sono? le quali per essere piu lontane dall'origine loro, sono men pure, dal
senso men comprese, & meno intese dall'intelletto. nulladimeno si vanno con tanta industriaDiuersa natu
ra delle con-
sonanze.

da moderni prattici cercando negli strumēti dall'arte & dalla natura fabbricati. & essendo tale
quale habbiamo detta la Diapason & la Diuapente; delle quali vniscano si gli estremi suoni loro
separatamente in ciascuna di esse, & particolarmente quelli del minimo interuallo multiplice,Diapason, es
ser il minimo
īteruallo mul
tiplice.

che per la cōuenienza che hāno insieme paiono quasi gli istessi cōgiunti in vn sol termine; quāto
maggiormēte saranno i diuersa natura gli estremi delle consonanze imperfette, & piu di esse le
dissonanze di che son piene le Cantilene loro? Hora se tale diuersità si troua fea due sole parti
page 82 che insieme cantino vn solo interuallo, per semplice ò composto che egli sia; quanto maggior-
mente ne haueranno quattro ò sei & piu insieme cantati nell'istesso tempo, piu volte composti
& di diuersa natura come hoggi per lo piu & per maggior ruina della vera musica costumano i
Contrapuntisti nelle Canzoni loro? Aggiunghiamo appresso questi impedimenti che cagiona-
no la diuersità de suoni & la varietà delle voci, quelli che nascono dall'inugualità del Moto del-
Moto contra-
rio, à che at-
to.
le parti, non meno de primi importanti. & questi sono che molte volte la parte del Soprano à
mala pena si muoue per la pigritia delle sue note, quando per contrario quella del Basso con le
sue vola, & che quella del Tenore & del Contralto se ne vanno passeggiando con lento passo.
ò veramente volando alcuna di queste, se ne va passeggiando quella, senza fare quasi mouimen-
to l'altra.di maniera che à quello che la natura del mouimento & del suono, che vna delle par
ti tirerebbe l'vditore, & vie piu accompagnata da parole à esso suono & moto conforme; l'altra
come sua contraria, da ciò lo respinge; non altramnte di quello che auuerebbe a vna colonna:
la quale vgualmente psota per tutto su la sua base, se altri per atterrarla le attaccasse al luogo del
capitello due ò piu canapi vguali, tirato ciascuno oppositamente da vguale distanza da pari for
ze. perche ne questa con tutta la fatica che vi si adoperasse si muouerebbe punto dal luogo suo;
se già ella forse da per se non fusse da qualche parte per suo proprio difetto disaiutata: con ciò
sia che la forza opposita, resisterebbe alla violenza contrapostale. ma se altri con tutti i medesi-
mi ordigni, & con tutte le medesime forze la violentasse tirando da vna sola parte, non sarebbe
m'auuiso io, punto marauigliosa cosa, se tutto quello sforzo insieme fusse di tanto potere che
Precetto fa-
mosissimo de
compositori
d'hoggi.
l'atterrasse. aggiunghiamo in oltre à sopradetti impedimenti, che per fare quelle lor Fughe drit
te ò rouerse che se le dichino, l'osseruationi delle quali, non solo molte volte gli priua di quella
sorte d'harmonia tanto da loro reputata; la quale è che alla parte graue non manchi mai la Ter-
za ne la Quinta, ò in vece di questa alcuna volta la Sesta, ò vero le replicate; quando però can-
tando nell'istesso tempo insieme quattro parti almeno; ma hanno per ciò osseruare introdot-
Pose perche
introdottesi
nelle Cnati-
lene d'hoggi.
nn è vero a-
dunque quel
lo che il Zar-
lino al capo
53.della 3.
parte dice in
tal proposito.
to la diuersita delle Pose ò pause che dire le vogliamo, senza punto curarsi che nell'istesso tempo
cantando vna di esse parti il principio delle parole, ò in prosa ò in versi che elle siano, canti vn'al
tra non solo ò il mezzo ò il fine del medesimo; ma il principio ò il mezzo, e talhora il fine d'vn
altro verso ò concetto. profferendo molte volte cntro à ciascun douere, oltre al replicare quat
tro & sei fiate l'istesso, le sillabe della medesima parola, nel cielo vna, nella terra l'altra, & se
piu ve ne sono, nell'abisso. & ciò dicono essere ben fatto per l'imitatione de concetti, delle paro-
le, & delle parti; strascinandone bene spesso vna di esse sillabe, sotto venti & piu note diuerse, imi
tando talhora in quel mentre il garrire degli vccelli, & altra volta il mugolare de cani. la qual
cosa di quanta imperfettioen sia causa, & quanta forza si leui per ciò all'espressione dell'affetto,
nel quale naturalmente si commuoue il simile in chi ode, non è mestiero altramente ragionarne.
& per non mai alcuno introdurne negli animi degli ascoltanti, hanno i moderni prattici Con-
trapuntisti tra le molte confuse regole loro, riceuuto come ho detto sin per legge fatale, che non
sia lecito in modo alcun fare due ò piu consonanze perfette dell'istessa proportione & spezie vna
appresso l'altra. mediante l'osseruatione della qual regola, hanno senz'alcun proposito, anzi
Note diuer-
se, perche in-
trodottesi nel
Contrapūto.
fuore d'ogni raigone & conuenienza di mouimento naturale della voce, ritrouate piu sorti di-
uerse di note, di quello che conueniua per l'espressione de concetti; acciò piu facilmente oser-
uare si potesse tal precetto. il quale ad altro fine non fecero,che per non hauere mediante la
somiglianza, tāta virtù di distrarre l'huomo in diuerse affettioni come hanno per l'opposito (ti-
spetto la sproportione degli estremi loro) l'imperfette & le dissonanze; delle quali concedano
che se ne faccia quante al Contrapuntista piace. non si accorgendo nell'approuare questo solo
particolare precetto, quanto meritino d'essere reputati rozzi & idioti; non quelli che tali leggi
instituirono, le quali come intenderete furono fatte con giuditio grandissimo, per il fien al qua-
le resero gli autori di esse; ma questi che sino à quì le hanno vsate & approuate per altro da quel
lo diuerso, senza mai punto curarsi di sapere ne donde deriuate, ne per qual fine da osseruarsi;
prestando loro indubitata fede, senz'hauer pure speranza di poterle migliorare; andandosene in
sieme con la piena, & come per prouerbio si dice, presi alle grida, senza intendere piu oltre della
cagione di ciò. & quello che peggio è, sono del continouo andati & di nuouo vanno con cia-
scuna lor vorza & sapere, cercando tutte l'occasioni che de concetti loro quando cantando par-
lano, non se ne raccolga senso ne costruttione, anzi non sen'intenda mai parola alcuna: quasi
che si vergognino d'essere, non huomini; ma animali ragioneuoli. marauigliosi
che egli operarono in diuersi soggetti: volendo misurare la perfetta & dotta scienza di quelli,
Regole de
Contrapunti

sti, donde de-
riuate.
con la confusa ignoranza loro. Da gli strumenti di corde, simili all'Epigonio & al Simico, ò
dagli istessi, deriuò s'io non m'inganno, il modo di comporre & cantare d'hoggi in consonanza
queste piu arie insieme: imperoche sensdo in tali strumenti tesa quella quantità di corde nella
maniera & dispositione che si è dimostrata di sopra, cominciarono i Citharisti di quelli tempi,
ò per eccedere in qualche parte i Citharedi, ò per fuggire quell'obligo d'hauere del continouo
appresso vn Musico cantore per la perfettione della melodia che insieme la voce di questo & lo
page 83 strumento di quello faceuano; cominaciarono dico con quel poco di lume che della Musica ha-
ueuano, senz arispetto alcuno delle leggi di Terpandro o d'altro approuato legislatore d'autoSonare in co
sonanza, per-
che introdot
tosi.

rità; andare inuestigando vn modo con il quale potessero senza il loro aiuto dilettare in qual-
che maniera col semplice suono dello strumento il senso dell'vdito. & per colorire questo tal
disegno, giudicarono essere efficace mezzo la diuersità delle consonanze & degli accordi; i qua-
li per l'adietro non furono da alcuno di sano intelletto ( per il fine che habbiamo detto) appro Consonāza,
à che atta.

uati, ma grandemente & cō giusta cagione abborriti; per conoscer molto bene che la consonan
za haueua facultà di scordare gli animi ben composti degli vditori; in proposito di checosì ra-
giona il Filosofo. Ma togliendo via l'eruditione artifitiosa degli strumenti musicali, & di tali Nell'ottauo della Polit.
esercitij; & artifitiosa musica ponendo esser quella cheserue à gli spettacoli: conciosa che chi
l'adopera in essi, non si sforzi dentro per fine alcuno virtuoso, ma per dare piacere à chi ode, &
che questo paicere ancora vilmente si faccia: però affermiamo noi tali esercitij non essere da huo
mini liberi, ma da seruili & meccanici artefici. hauendo egli poco di sopra detto, che l'harmo Parte piu no
bile della Mu
sica, qual sia.

nie affettuose si deuono vsare per disciplina, & le attiue & le astrattiue vdirle per mezzo d'altri
che le cantino & che le suonino per trattenersi nell'otio, & relassar l'animo & quietarsi da nego-
cij, nulladimeno andarono ciò inuestigando i Citharisti necessitati dal sudetto obbligo, per l'in
dispositione delle voci loro; mediante il qual difetto si trouauano priui della parte piu nobileCantore, so-
natore, & Cō
trapuntista, es-
sere serui &
strumenti del
vero musico.
Essempio.

importante & principale della musica, che sono i cōcetti dell'animo espressi col mezzo delle pa-
role, & non gli accordi delle parti come dicono & credono i moderni prattici; i quali hanno la
ragione fatta schiaua degli appetiti loro. non si troua appresso i Greci che i poeti & i Musici stes-
sero per serui con i prattici compositori & cantori, si come anco non si è mai costumato che
le gioie di pregio si adattino & seruino all'oro; ma si bene per l'opposito. Volendo adunque i
Citharisti al difetto loro supplire, introdussero negli aritifitiali strumenti il modo di sonare in-
consonanza uqeste piu arie insieme; ne quali esercitandosi lungo tempo, tenendo sempre la mi Consonanzre
imperfette &
dissonanze,
perche intro-
dottesi nel
moderno Cō
trapunto.

ra al fine prescritto, cominciarono in essi per la lunga esperienza à conoscere quello che dispia-
ceua, che generaua noia, & che finalmēte dilettaua l'vdito. & per hauere cāpo piu largo & spa-
tioso, introdussero per ciò fare, nō solo l'vso delle cōsonanze imperfette, le quali per piu tosto pa
rere che veramente essere cōsonanti furono discretamente così dette, ma delle dissonāze ancora:
vedendo che con le cinque sole che gli antichi Musici hebbono in consideratione (dette hoggiCome si sia
mutato il mo
do del canta-
re antico in
questo d'hog
gi, e llo che
ha cagionato.

perfette) riusciua la cosa male ageuole & tediosa. dall'vso delle quali imperfette consonanze,
deriuò la mutatione della spezie Diatona Ditonica che prima era, quasi che in Syntona incita-
ta: la mutatione di che cagionò necessariamente per le raigoni che ci son dette di sopra intorno
particolarmente à suoi accordi mal temperati; he si mutò insieme il modo del cantare circa la
grandezza & piccolezza degli interualli, & conseguentemente il costume. imperoche quella
spezie tanto reputata, la quale fu veramente dalla Natura ordinata, vsata nella sua semplicità,Aristosseno
nel primo de
gli elementi
harmonici.

era graue virile & constante, doue per l'opposito questa è per la sua incostanza, ridicola, effemi
nata & varia. talmente chedi seuera matrona ce anticamente era, è diuenuta hoggi la Musica,
vna lasciua (per non dire sfacciata) Meretrice. del qual difetto non son meno da esserne incolLa Musica
d'hoggi è se-
condo il Zar-
lino cosa mi
racolosa; &
lla degli an-
tichi era co-
sa infelicissi-
ma, al c.1. &
4.della 2 par
te delle instit.
Musica d'hog
gi, perche di-
sprezzata da
gli intelligēti
& apprezza-
ta dal vulgo.
Precetto di
Platone cōfu
tato dal Zarl
lino nel capo
41.della 2.
parte.

pati i Poeti che i Contrapuntisti: dalla qual cosa auuiene, che la musica d'hoggi è così vilipesa
& disprezzata dagli intelligenti; & per il contrario apprezzata dal vulgo sciocco; per pratticare
questo volentiere quelle cose à se conforme, atti à riprenderlo. abborrendo per il contrario tutte
quelle & gli huomini appresso, che sono atti à farlo con il lor mezzo & essempio virtuoso &
costumato; ne altro è di ciò cagione che l'ignorāza: la quale 8ancora che di mala voglia) verreb
be à cōfessare tutte le volte, che dicesse hauere bisogno del sapere di quelli. le quali cose, conosciu
te dal Diuino Platone, comandò nelle leggi espressamente, che si cantasse & sonasse Proschorda,
& non Simphone: cioè all'Vnisono & non in consonanza. hauēdo egli nel Timeo prima detto,
che l'harmonia ancora che ha i mouimenti congiunti & conueneuoli à discorsi dell'anima no-
stra, è vtile all'huomo che con l'intelletto vsa le muse, & non per l'irrationale piacere si come
hora pare che sia. di maniera che si vede espressamente, che sin al tempo di quel Diuino Filoso-
fo si costumaua per alcuni dicantare & sonare in consonanza: ma non che mai profferissero
l'istesse sillabe della medesima parola vno dopo l'altro, ò che egli no guastassero, & rimpes-
sero l'ordine & la misura de versi come hoggi si costuma. Si dolse dell'istesso ancora Plutarco,
& poco auanti al Gafurio, Carlo Valgulio, così dicendo.
Si vede hoggi fiorire.
Certi adulteri canti,
che la musica fanno imbastardire. Plutarco
si duole del-
la musica de
suoi tempi, &
cosi parimen.
te Carlo Val
gulio.

Non contenti i nostri prattici di tutta la diuersità degli interualli che dentro à loro confini
contengano le quindici corde del Massimo Systema Pithagoreo, fecero di piu vdire, passando
mal suo grado verso il graue & verso l'acuto oltre la Quadrupla, le decime none, le vigesime se-
conde, & Plus vltra sin'à gli Antipodi, veramente contro ogni natura di affetto. consciosa che
page 84 come può sentire ogn'vno comunemente che si lamenta, non si parte mai dalle corde acute;
& per contrario chi è mesto non si allontana mai dalle graui se non vna tale leggiere distanza; la
quale non mai, perche ella non sarebbe accomodata ne atta à vn tal fine, aggiugne al mediocre
stato nō che ella lo trapassi come noi sentiamo fare con le Cāzoni di questi nostri Musici. i quali
non solamente con l'intero corpo di tutte queste loro arie mescolate insieme; ma bene spesso con
vna sola parte, ò Soprano, ò Tenore quale ella sia, arriuano saltando hora all'in su, & hora all'in
giù; ò mediatamente, ò immediatamente, sin'allo spatio di vndici & dodici corde &voci; senza
far conto alcuno di quello che Platone ne auuertisce, & parimente Aristotile: dicendo egli, che
Precetto di
Aristo.nella
Polit.all'8.
quella musica la quale non serue al costume dell'animo, èveramente la disprezzarsi. Tra i Mu-
sici antichi di pregio, fu sempre grandemente reputata la seruerità, & la cutiosità auuilita; doue
per il contrario quelli de nostri tempi, hanno senza rispetto alcuno à guisa degli Epicurei, ante-
posto à ciascun'altra cosa, la nouità per diletto del senso; argumentando il giuditio dell'vdito
Fine della
musica d'hog
gi, qual sia.
Fine del sēso
& della ragio
ne, quali sia-
no.
essere quello, che ha facultà di misurare & gustare gli interualli musici; à quali risponderemo
questo per hora. che dal senso dell'vdito si apprende veramente tutto il principio di questa fa-
cultà; perche se esso non fusse, nuina disputa sarebbe delle voci, & des suoni; & l'istesso auuereb-
be tutte le volte che il moto (per hauere da esso l'essere) cessasse: ma per qual distanza gli inter-
ualli musici siano fra di loro differenti, non è semplice virtù degli orecchi il discernerlo; il giu-
ditio de quali in questo affare è ottuoso, per non dir sordo; ma alle ragioni & alle regole si rimet
tono talmente, che il senso obedisca come seruo, & sia la ragione guida & padrona. imperoche
chi è quello di così sano intelletto & di si purgato vdito, che à suo piacere possa & sappia da vna
Diapason trarne la nona ò la decima parte? ò per il contrario augumentarla hora di tre quarti
& hora d'vn terzo? nessuno per mio auuiso senza l'aiuto dell'harmonica regola. così parimen-
te il sapere la natura degli interualli musici, non è semplice virtù del senso. ma che vado io rac-
cogliendo autorità & essempi se questo solo può bastare à persuaderui qual sia piu nobile & che
meriti piu lodo, ò il prattico ò lo speculatiuo. Nell'opera degli edifitij condotti in atto dagli ar-
tefici, & delle Città vinte & soggiogate col mezzo de soldati, & degli strumenti bellici; non si
tien conto alcuno, ne si fa mai per ciò mentione dell'opera & seruigio per il quale sono à fine
Qual differē
za sia dal Mu
sico, al canto
re, sonatore,
& Contrapū
tista.
Natura del
senso.
condotte imprese tali; ma solo dell'Architetto, & dell'Imperadore degli eserciti. hora l'istessa
differenza si troua tra il Musico speculatiuo, & il prattico cantore, sonatore, & Contrapuntista;
i quali al Musico deuono obedire come strumenti da lui retti & gouernati: & quantunque i sen
si conoschino il bianco e'l nero, e l'amarno e'l dolce; non però gli conoscano in modo che sappia
no discernere l'vno essere da desiderare & l'altro da fuggire. Cominciarono adunque i pratti-
ci sonatori di quelli tempi, à formare negli strumenti quali vi dicca di sopra, le regole & leggi
loro; la prima delle quali è, che non sia lecito sonando non piu di due sole corde alla volta, fare
due consonane di quelle che sono dette hoggi perfette, vn'appresso l'altra dell'istessa spezie &
genere: non per altro che per non dilettare (mediante la semplicità de suoni estremi loro tra due
Zarlino nel
c.2.del 3.del
le sue instit.
sole corde) interamente l'vdito: il quale volentiere si pasce come tutti li altri sensi, della diuer-
sità de proprij oggetti, doue per il contrario ne concessero come meno semplici & piu variabi-
li,due e tre dell'imperfette; non per la differenza del Tuono maggiore ò minore che si troui tra
esse, come ardiscano dire alcuni; ma per la varietà degli estremi loro, i quali non così bene vni-
scano in quella parte come le perfette fanno. & che tal legge del non fare due ò piu perfette con-
sonanze l'vn'appresso l'altra con le conditioni dette di sopra, fusse da essi legislatori instituita so-
lo per quando si suona due & non piu corde nell'istesso tempo; segno manifesto ve ne sia, che so
nandone tre & quattro ò piu insieme negli artifitiali strumenti, le permessero come ancora hog-
Saccenteria
d'alcuni mo-
derni sona-
tori di tasti.
gi si comportano, senza che l'vdito ne venga in alcuna parte offeso. So bene che alcuni saccen-
ti de nostri tempi (per non sapere con piu honesto nome chiamarmeli) ardiscono dire à piu sem
plici di loro che per miracoli gli ascoltano; che le due perfette consonanze si fuggono nello Stru
mento di tasti del quale fanno professione, con la diuersità delle dita, dallavista, & non dall'vdi
to di quelli che attentamente le osseruano. vedete di gratia che inaudita sciocchezza è questa
Cōparatione.
à volere che il vedere sia giudice competente della diuersa qualità de suoni; le qual cosa à la me-
desima, che dire hauere parte l'vdito nel dscernere le differenze de colori. Dal modo adunque
Dal modo di
sonrare in con
sonanza, deri
uò la manie-
ra di cōporre
& cātare que
ste piu arte
insieme.
di sonare on consonanza, dico esser venuto in consideratione à Musici prattici che furono poco
auanti à gli Aui nostri, che si potesse ancora in tal maniera comporre & cantare; essendosi di
già perduta interamente molti & molti anni auanti per le guerre ò per altro accidente, quell'an
tica & dotta maniera; della quale poco di sotto faremo mentione & darenne oltre à quello che
sino à quì ne habbiamo dato, quel maggior lume che alle debili forze nostre sarà possibile: non
ad altro fine, che per eccitare gli animi grandi & virtuosi à dare opera à vna così nobile scienza,
& vedere di ridurla nel suo primo & felice stato. la qual cosa non tengo per impossibile: sapen-
do à quelli che prima la inuentarono & che la condussero al colmo della perfettione, non esser-
gli stata dalle stelle infusa; ma si bene essersela acquistata con l'industriosa fatica & assiduo studio
loro. Si perdè dico l'antica Musica, insieme con tutte le belle arti & scienze, della quale ne è ri-
masto così poco lume, che molti reputano sogno & fauola la marauiogliosa sua eccellenza.
page 85 dopo la perdita della quale, si cominciò da gli strumenti di corde & di fiato, come dall'Organo
che era in vso in quei tempi, in qualche parte però differente dal snotro, à trarne regola & nor-
ma di comporre & cantare (si come in essi sonauano) queste piu arie insieme; & abbracciaro-
no quei tali per leggi, l'istesse osseruationi che haueuano auanti loro in vso i Citharisti & Orga-
nisti; eccetto quella però del fare due perfette consonanze d'vn'istessa spezie, quando ben cantas
sero quattro & piu voci insieme: forse per accrescere difficultà alla cosa, ò per mostrarsi piu de
gli altri di purgato vdito & delicato; ò veramente credendo che gli istessi accidenti checoncor
rono tra due parti, concorrino altresì tra quattro & sei & piu parti che insieme cantino. la
qual maniera di comporre & cantare, per la nouità che seco apportaua, insieme con la facilitàIl vulgo igno
ra sempre il
buono delle
cose.

del diuenire presto Musico; piacendo all'vniuersale come il piu delle volte auuenire suole, mer-
cè della sua imperfettione & poca cagnitione, che ha sempre del buono & del vero delle cose,
dette occasione à gli artefici d'andare chimerizzando & introducēdo oltre alle prime, nuoue os
seruationi; non volēdo gli vltimi seguitare ne approuare interamente le pedate & opere di quel
li innanzi à sè, per non parere quasi con tacito consenso di confessarsi inferiori d'industria &
d'ingegno à primi: tenendo sempre la mira di condur la musica all'vltimo esterminio nel qua-
le ella si troua. la onde aggiugssero à quel precetto di esser lecito il fare due imperfette consonan
ze, che elle douessero necessariamente essere diuerse di spezie; & in oltre, che andando à trpouare la
perfetta dall'imperfetta partēdosi, fusse la piu vicina, intēdendo sempre nelle cōpositioni di due
voci. Hora vedete come à poco à poco, allettati dall'ambitione, andarono senza punto accor-
gersene, sottomettendo la ragione al senso, la forma alla materia, & il vero al falso. Non conAltre imper-
tinēze de Cō
trapuntisti.

tentidi questo quelli de nostri tempi, aggiugsero al modo di procedere dall'imperfetta alla per-
fetta, & da vn'imperfetta consonanza all'altra, che si douesse hauere rispetto & insieme fuggi-
gire la relatione del Tritono & della Semidiapente che poteua nascere tra questa & quella parte;
& però vollero che quando dopo la Sesta maggiore veniua la Terza, che ella fusse minore, tutte
le volte però che le parti variauano per contrario moto positione, & se dopo la maggiore di que
ste seguiua vna di quelle, fusse sempre minore, & così per il contrario. Vollero in oltre che
cantando quattro ò piu parti insieme, non mancasse mai alla graue la Terza ne la Quinta, ò in
vece di questa la Sesta ò alcuna delle replicate. le quali osseruationi, per il semplcie diletto che
prēde l'vdito degli accordi, non è alcuno che nō lo giudichi mediante la varietà loro, buonissi-
me & necessarie; ma per l'esmpressione de concetti sono pestifere. imperò che elle sono atte non
ad altro, che à fare il concēto vario & pieno, la qual cosa nō sempre anzi mai, cōuiene all'espres-
sione di qual sia concetto del Poeta & dell'Oratore: & per ciò torno à dire, che quando le narra
te osseruationi, fussero state applicate al fine dell'origine loro, meriterebbono questi che l'han-
no modernamente ampliate, non meno lode de primi legislatori; ma tutto l'errore è che il fine
d'hoggi è diuerso, anzi di diretto cōtrario à quello de primi inuentori della cosa; & il vero qual
sia, di già s'è possuto comprendere. Non fu mai di quelli intentione, che tali regole hauessero àRegole & os
seruationi de
Cōtrapūtisti
à che atte.

seruire per l'vso dell'harmonie insieme con le quali si hauesse da esprimere il cōcetto dell'animo
con il mezzo delle parole, & con quello affetto che si conuiene; ma si bene per il semplice suono
degli artifitiali strymenti & di fiato & di corde, come da quello che sin quì habbiamo detto de
primi autori di esse, si è possuto raccorre: ma è stata da potseri la cosa intesa sempre à rouescio, &
è di maniera inuecchiata questa tal credenza, che io tengo per cosa difficilissima se non impossi
bile, che ell asi potesse rimiouere & dissuadere dalle menti di contrapunto, & per ciò reputati & in pre
gio del vulgo, stipendiati da diuersi signori, & che hāno sin'ad hoggi delle cose attenenti à quel
la prattica detta da loro musica, informati gli altri. perche volendo à questi tali persuadere che
siano della vera musica ignoratnti, bisognerebbe non la rettorica & eloquenza di Cicerone ò diAll'Ottauo
della sua Re-
publica.

Demostene, ma la spada d'Orlando Paladino, ò l'autorità d'alcuno grādissimo Principe della ve
rità amico. il quale potrebbe lasciādo questa come propria del vulgo in mano à esso, persuadere
col suo essēpio i nobili, à dare opera à quella conueniente à loro; che è come dice Aristotile, l'ho
nesta & vsata cō dignità. perche vnella bene ordinata Repub.come egli dice nella sua all'ottauo, si
concedono al vulgo le musiche simili à lui corrotte & fuore del vero modo della musica, come
sono queste d'hoggi tanto da lui ammirate & in pregio; per appetire naturalmente ciascuno il
suo simile; ma siane detto à bastanza. Considerate de moderni Contrapūtisti ciascuna regola
in sè stessa, ò volete tutte insieme, non tendono ad altro che al diletto dell'vdito, se diletto si può
cō verità dire. al mod dell'esprimere i concetti dell'animo, & d'imprimergli con quella effica-
cia maggiore che si potrebbe nelle menti degli ascoltanti; per comodo & vtile di essi, nō è libro
appresso di loro che ne parli, ne ci si penza ò pensò mai dopo tale inuentione, ma si bene di mag-
giormente lacerarla dato però che vi sia luogo. & che sia vero che hoggi non si pensi cosa del
mondo d'esprimere i concetti delle parole con quell'affetto che essi ricercano, se non in quella ri
dicola maniera che si dirà poco di sotto; segno manifesto ve ne sia, che l'osseruationi & regole lo
ro, no ncomprendano altro che la maniera del modulare intorno gli interualli musici; cercādo
che la Cantilena sia contesta d'accordi variati, secondo i precetti detti di sopra; senz'altramen-
page 86 te pensare all'espressione del concetto & senso delle parole; & se mi fussi lecito, vorrei con piu
essempi d'autorità mostrarui, che tra i piu famosi Contrapuntisti di questo secolo, vene sono di
quelli che non le sanno ne anco leggere, non che intendere. l'inconsideratione & ignoranza di
che, è vna delle cagioni potentissime, che la musica d'hoggi non operi negli vditori alcuni di
quelli virtuosi & mirabili effetti che l'antica operaua.
STR. Riducetemi di gratia à memoria, parte di quelle vtilità che l'antia Musica apprta-
ua a'mortali; ma con la solita breuità.
BAR. Di gratia attendete, perche da esse conoscerete la sua perfettione, & l'imperfettione di
questa nsotra; quantunque il Zarlino nel capo primo, & 49.della seconda parte delle sue insti-
tutioni dica per il contrario, che questa è perfettissima, & imperfetta quella. Conseruaua la
Effetti mara-
uigliosi, che
l'antica Musi
ca operaua.
pudicitia; faceua mansueti i feroci; inanimiua i pusillanimi; quietaua gli spiriti perturbati; ina
cutiua gli ingegni; empieua gli animi di diuino furore; racchetaua le discordie nate tra i popo
li; generaua negli huomini vn'habito di buon costumi; restituiua l'vdito a'sordi; rauuiuaua gli
spiriti smarriti; scacciaua la pestilenza; rendeua gli animi oppressi, lieti & giocondi; faceua
casti i lussuriosi ; racchettaua i malligni spiriti; curava i morsi de'serpenti; mitigaua gli infuria-
ti, & ebbri; scacciaua la noia presa per le graui cure, & fatiche; & con l'essempio d'Atione possia
mo vltimamente dire (lasciandone da parte molti altri simili) che ella liberaua gli huomini
dalla morte? oltre alle altre ammirabili sue operationi di che son pieni i pibri d'autorità.
STR. Sono veramente molte & d'importanza, anzi di marauiglia grandissima; ma in tanto
quel vostro celebrato Arione, non hebbe facultà altramente con la sua Musica, di placare quel-
li marinari padroni della naue, sopra la quale allhora si trouaua; & fu per minor suo male, for-
zato à precipitarsi nell'inde; aiutato poscia dal caso piu che dal consiglio.
BAR. Anzi per maggiormente mostrare Arione l'eccellenza della sua gran virtù, si preci-
La Musica li-
bera Arione
dalla morte.
pitò in mare; hauendolo con la dolcezza della sua Cothara, & del suocanto, reso tranquillo,
d'irato che prima era; & mosso nel medesimo tempo à compassione di se stesso i delfini, che so-
pra il proprio dorso, à gara lo portarono tāte miglia cosi sicuro, in Tanaro Promontorio della
Delfini natu
ralmēte ama-
no la Musica.
Laconia. & accioche sappiate, quando Arione (dopo l'essersi accorto che i marinati gli vole-
uano torre la vita per rimanere heredi delle olte facultà che sopra essa naue haueua) si fu vesti-
to dell'habito regale, concesso allhora a'Musici & a'Poeti (a'nobili però, perche a'vili serui e
Habito anti-
co de Musici
nobili, qual
fusse.
mercennarij, era prohibito) prese in mano la Cithara, & cominciò à sonare & à cantare seden-
do sopra la poppa; non cantò ne sonò altramente cose atte à placare i marinari, ma si bene da
inanimire, ome fece, se stesso; come per essempio, le Canzoni Pithiche, ò la legge Orthia, ò co-
sa simile; per esporsi poi coraggiosamente come sapete al pericolo del precipitio. ne prima si
Pitiche Can-
zoni, e legge
Orthia, à che
atte.
hebbe preparato l'animo, & fatta vna inuocatione a'Dei marini, che volontariamente confida-
to nella sua molta virtù, si gettò insieme con la Cithara, giù dalla poppa, nell'inde: del quale he
roico fatto, sapere molto bene il felice successo. hora considerate qual sia maggior marauiglia; ò
il placare gli animali ragioneuoli, oueramente i bruti, ò pur le cose insensate.
STR. Hauete mille ragioni, & dall'hauerui il fauellare interrotto, ho imparato quell oche
prima non sapeuo; ne facilmente l'haurei saputo se ciò non hauessi fatto; però non vi dispiac-
cia tornare dond'io vi tolsi, e seguire il discorso che haueuate tra mano, scusando la mia im-
portunità.
BAR. Torno nel primo mio corso rimettendomi à dire; che se il fine de moderni prattici è
(commessi dicono) il dilettare con la diuersità delle consonanze il senso dell'vdito, & se tal pro-
prietà di solleticarlo, che non si può ne anco con verità chiamare diletto altramente, l'ha vn
semplice pezzo di legno concauo, sopra il quale siano tese quattro, sei, ò piu corde d'intestini di
bruto animale ò d'altro; disposte secondo la natura degli harmonici numeri; oueramente vna
tal quantità di canne naturali, ò pure artifitiosamente fatte di legno, di metallo, ò d'altro; diuise
in proportionate & conuenienti misure, dētro le quali spiri qnalche poco d'aria, mentre che elle
sono poscia tocche & percosse da rozza & indotta mano di qual si voglia vile & idiota huomo;
lascisi questo fine del dilettare cō la diuersità de loro accordi ad essi strumēti; perche sendo priui
di senso, di moto, d'intelletto, di parlare, di discorso, di ragione, & d'anima; non sono di piu ol-
tre capaci: ma gli huomini che sono dalla natura stati dotati di tutte queste belle nobili, & ec-
cellenti parti ,cerchino col mezzo di esse non solo di dilettare, ma come imitatori de buoni an
tichi, di giouare insieme, poiche acciò sono atti; perche altramente facendo, fanno contro la
Compara-
tione.
natura, che è ministra di Dio. Gli huomini giuditiosi & dotti, non si appagano à guisa della
imperita moltitudine, del sēplice piacere, che trae la vista nel riguardare i colori & le forme di-
uerse degli oggetti; ma dell'inuestigare appresso, qual sia la cōuenienza & proporzione che hāno
insieme quelli accidenti, & così parimente la proprietà & natura loro. nell'istessa maniera adun
que, dico non bastare semplicemente dilettarsi de varij accordi, che si odono tra le parti delle
Cātilene musiche, se nō s'impara ancora cō qual proporzione di voci siano fra di loro cōgiunti,
Essempio.
oltre alle altre importanti & necessarie considerationi; per non esser come quel semplicista, che
per la sua semplicità, non sa delle piante altra cosa che'l nome: e tali sono la piu parte di quelli
page 87 che hāno hoggi appresso il vulgo nome di Musici. tra l'impertinēse & nouità de quali, si anno Altra imper-
tinēza de Cō
trapuntisti.

uera ancora quella del trasportare alcuna volta verso il graue ò verso l'acuto, à guisa che soglio-
no i periti Organisti, per comodità del coro per vn Tuono, ò per vna Terza, ò per altro interual
lo col mezzo de segni accidentali, i canti prima composti per mouimēti naturali cātabili & co-
muni, in corde forestiere, incantabili fuore d'ogn'ordinario, & piene d'artifitio. nō per altro, che
per hauer cāpo piu largo di predicare se stessi & le cose loro (à meno di essi intendēti) per miraco
li: oltre che non sono mancati & non mancano tra piu famosi, di quelli che hanno prima com
poste le note secondo i loro capricci, & adattatoui poi quelle parole che è paruto loro; senza
hauer fatto alcuna stima, che tra le parole & le note, sia la medesima ò maggiore disformità
di quella che si è detta essere tra il Dithirambo & l'harmonia Doria: marauigliandosi poi alcu-
ni pur di pregio, che la piu parte delle cātilene d'hoggi facciano migliore vdire ben sonate, che
ben cantate. non si accorgendo, che il fine di esse è, l'essere comunicate all'vdito col mezzo degli
artifitiali, & non de naturali strumenti; perche elle sono l'istesso artifitio, & non punto naturali.
& per maggiormente torre à quelli tal marauiglia, & la fatica à me di così spesso recitare l'al-
trui parole, legghino in questo proposito nella particola diciannoue il problema decimo d'Ari
stotile, che cesserà loro. Non ha altro d'ingegnoso e di raro il moderno Contrapunto, che
l'vso delle dissonanze; quando però elle sono con i debiti mezzi accomodate, & con giuditio re
solute; & in oltre il vago & leggiadro delle consonanze; l'vn & l'altre delle quali, all'espresssionePerche dāno
so l'vso delle
consonāze &
dissonāze nel
canto.

de concetti per imprimer gli affetti nell'vditore, non solo sono di sommo impedimento, ma
pessimo veleno: & la cagione è questa. la continoua delicatezza della diuersità degli accordi,
mescolata con quel poco d'aspro & amaro delle varie dissonanze, oltre à mille altre soperchie
maniere d'artifitio, che con tāta industria sono andati cercando i Cōtrapuntisti de nostri tempi,
per allettare l'orecchie, le quali di raccontare si lasciano per non esser tediosi; sono come ho det
to, di sommo impedimento à commuouere l'animo ad affettione alcuna: il quale occupato &
quasi legato principalmente con questi lacci di così fatto piacere, non gli danno tempo d'inten
dere non che di considerare le mal profferite parole. cose tutte diuerse à quello che nell'affetto
di sua natura è necessario; perche esso & il costume, vuol'essere cosa semplice & naturale, ò al
meno appaire così fatto, & hauere per mira solo, il commuouere se stesso in altrui.Fine dell'an-
tico Musico.

STR. Pare da quello che sin à quì detto hauete, si raccolga tra le altre molte importanti co-
se, che la musica d'hogg per l'ispressione de concetti dell'animo col mezzo delle parole, non sia
di molto valore; ma si bene per i semplici strumenti e di fiato & di corde: da quali altro non de
sidera ne apparisce l'vdito, che dolcemente pascersi della diuersità degli accordi loro, accompa
gnati da conuenienti & proportionati mouimenti di che copiosi sono; & all'vdito si manifesta
no poi col mezzo di alcuno agente in essi esercitato & perito.
BAR. Sottirebbe questo ched ite, tutte le volte che l'harmonie della diuersità degli artifitia
li strumenti non fussero atte ad altro che à trastullare & sollecitare l'orecchie, come diceste; &
che Contrapuntisti de tempi nostri, si fussero contentati d'hauerne lacerata quella sola parte che
all'espressione de concetti appartinene: ma non si sono contentati di ciò, poiche questa che si a-
spetta à semplici accordi degli artifitiali strumenti, & al diletto del senso senza passar piu oltre
all'animo; nō hanno meglio di quella di prima trattata; anzi hāno ancor'essa à tal termine ridot
ta, che punto punto che ella peggiorasse, hauerebbe bisogno piu tosto d'esser sepolta che curata.
STR. Come di gratia.
BAR. Non vi accorgete, che la perfida particolare delle Fughe dritte & rouerse che si freQuella par-
te di musica,
che s'aspetta
à gli artifitia
li strumēti es
sere lei anco
ra corrotta.

quente & ostinatamente vsano, in quel genere però di Cōtrapunti detti da essi Ricercati; che so-
no la parte propria & peculiare della musica degli artifitiali strumenti; i quali per lo piu à quat
tro voci costumano coporre, senza obbligo di parole, non ad altro fine che per hauer campo
piu largo di maggiormente sadisfare all'vdito con la diuersa qualità delle corde, egli accordi,
& de mouimēti; comunicandoglieli poscia col mezzo loro, & come si è detto, d'vno agente be
ne esercitato; l'imitationi delle qual Fughe, per la troppa osseruāza che vsano in esse la piu par-
te de compositori, non da altra cosa tirati che dall'ambitione; cagiona moltevolte che alla par
te graue cātando tutte quattro insieme, māchi hora la Terza, & altra volta la Quinta ò la Sesta,
ò alcuna delle replicate come tāte volte si è detto; oltre alli sproportionati mouimēti & rithmi: Comparatio
ne.

& si possano ragioneuolmēte questi Ricercari così composti, comparare à quella sorte di poesie,
che son dette hoggi Sestine; dalle quali si trae per i molti obblighi, māco sugo, che da qual si vo
glia altra spezie di poesia. che diremo appresso di quell'altra impertinenza circa il valore delleAltra imper-
tinenza.

Note di che molte volte compongano le sopradette Fughe; come di Semibreui col punto, & di
Breui, per lasciar da parte quellechecōposte sono di Note di valuta maggiore? non altro, che se
nel sonarsi particolarmente nel Liuto & nello Harpicordo, strumenti ambedue nobilissimi,
non fussero con giuditio migliore accomodate di quello che da gli autori di esse furono prima
composte, non si potrebbono in molti luoghi per la pouerrà degli accordi, vdite se non con po-
chissimo gusto. & si come questi inconuenienti, fugge il discreto sonatore con il percuoter le piu
volte, molti altri per il contrario ne toglie via, col fuggire e tacere, quando però cōuiene, lo spez-
page 88 so muouere di alcuna della parti nell'istessa corda, di che posson fare indubitata fede tutti quel-
li che di tale strumenti hanno buona cognitione. Sono infiniti gli inconuenienti che io potrei
oltre a gia detti di muouo addurui, se piu sottilmente volessi essaminare ciascuna loro attione;
ma perche il mostrare à quelli che hanno per male d'essere auuertiti, non che consigliati, ò ripre
si, il loro errore, è come seminare nella rena, meglio sarà che per maggior castigo gli lasciamo nel
la cecità loro, & che volgiamo atroue i nostri ragionamenti, dicendo questo solo per colmo del
Altro abuso.
la loro confusione; che per il vano desiderio che eglino hanno d'essere intelligenti reputati da
manco saputi di loro, si attribuiscono ad ignoranza grande per qual si voglia importante occa-
sione, il segnare il diesis X in f faut, o in g solreut; quando d'iui partendosi ascendono in b fa, ò in
c solfaut; dicendo sul saldo non esser cosa ragioneuole il procedere per interualli dissonanti qua
li sono le Semidiatessaron. Con tutto questo, fategli cantare, ò sonare tali passaggi per modo di
cadentia, ce lo suonano, & cantano in quella eccellenza maggiore che si può desiderare, & si sde-
gnerebbono con quelli, quando nel fare recitare alcuna compositione loro, occorrendoui come
Semidiatessa
ron, non tro-
uarsi nel liu
to.
si è detto, non ce lo facessero; perche in vero in quella tal maniera fa dolcissimo vdire, & partico
larmente nel liuto, che ha in vece delle Semidiatessaron, le Terze maggiori; ne vi possano nascere
in modo alcuno, come ui ho di sopra prouato.
STR. Manco male poi ch'eglino hanno tanta discretione, & giuditio, di vergognarsi fare
quello, che non si sono vergognati dire.
BAR. Anzi tutto l'opposito, e si vergognano dire quello, che non si sono vergognati fare;
perche il vero fare in questa sorte di prattica che loro chiamano Musica, e il mezzo dello opera-
re, ò con le voci naturali, ò col mezzo degli aritfiziali strumenti; & non con lo scriuere questa, &
quella cifera appresso le note. haueua in animo di discorreui intorno à quell'altra pur ambi-
tiosa vanità, di chequesti nostri prattici fanno tanto schiamazzo; con quelli però che sono della
Altri abusi
de'moderni
prattici com-
positori.
Musica loro meno itendenti; come di far cantare vna, ò piu parti delle cmpositioni loro in-
torno all'impresa, ò arme di quel tale à chi ne voglion far dono; ouero in vno specchio; su per le
dita delle mani; ouero canterà vna di esse il principio, nell'istesso tempo che l'altra canta il fine,
ò il mezzo della medesima parte; & altra volta faranno tacere le note, & cantare lepose. Non con
tenti di questo, vogliono altri che si anti alcuna volta senza linee, su le parole, significando il no
me delle note con le vocali, & il valore di esse con alcune strauaganti, & bizzarre cifere Caldee, ò
Egittie; ouero in vece di queste & quelle, dipingono per le carti fiori & frondi bellissime & diuer
se, i cantori delle quali rappresentano alla vsita degli vditori tanti Esculapij, oltre à mille altre
ridicole vanità.Le quali tutte cose, quando fussero vsate con i debiti mezzi, à tempo, & luogo
conueniente, non sarebbono totalmente da disprezzarsi: ma il voler predicarcele fuore di stagio
ne per cose sopranaturali, non è ragioneuole il comportarlo, & il vero luogo e tēpo di questi lor
concetti si fatti sarebbe, per mio auuiso alle veglie del carnouale per burla e schrerzo; ò veramen-
te alcuna volta il dopo desinare in vece de semi di popone che si costumano mangiare al tempo
loro per trastullo, & per hauer meno occasione di pensare in quel mentre, & sentire la noia del
caldo: perche si fatte inuentioni sono simili à quelli strumenti musici nella fattura de quali si
scorge grandissima fatica, diligenza, & industria degli aretefici di essi, ma sonati ipoi bēche da
Compara-
tione.
dotta, & eccellente mano, rendono i suoni, & voci loro rozze, & incomposte, & il diletto che da
essi si trae, è tutto ella vista; quantunque l'intentione degli artefici (se bene l'effetto non sortì se-
cōdo il primo intendimento) fu principalmente per sadisfattione dell'vdito. Si gli potrebbe co-
me ho detto mostrare mille altri inconuenienti di momento, i quali riserbermo per altra vota.
Vengo vltimamente à trattar cme ho promesso, della più importante, & principale parte che
sia nella Musica, & questa è l'imitatione de concetti che si trae dalle parole; della qual spedi
tomi, verrò à discorrerui intorno l'osseruationi degli antichi musici. Dicono adūque, anzi tēgo
Zarlino al ca
po 32.della
quarta parte.
Neantio, figli
uolo di Pitta
co Tirāno di
Lesbo.
no per fermo i nostri prattici Contrapuntisti, di hauere espressi i cōcetti dell'animo in quella ma
niera che cōuiene, & di hauere imitato le parole, tutta volta che nel mettere in musica vn Sonet
to, vna Cāzone, vn Romanzo, vn Madrigale, ò altro; nel quale trouādo verso che dica per modo
hauerāno fatto tra le parti nel cātarlo, di molte settime, quarte, secōde, & seste maggiori; & cagio
Pericleto Ci
tharedo.
nato cō questi mezzi negli orecchi degli asccoltāti, vn suono, rozzo, aspro, & poco grato, nō altra
Corde d'inte
stini di lupo,
& d'agnello,
non accordar
si insieme.
Lesbo isola della Grecia; nella quale fiorirono i maggiori & i piu pregiati Musici del mōdo, alla
grādezza de quali si legge esser posto fine dopo la morte del singular Citharedo Pericleto, glorio
sissimo vincitore tra Lacedemoni delle feste Carnie. il qual Neantio, nell'essercitarsi in detta Ci-
thara, pareua per la sua inettezza, che le corde fussero parte d'intestini di lupo & parte d'agnel-
Fracastoro di
Hypatia, &
Sympatia, al
1.e.del 1.lib.
Orfeo, vcciso
dalle Baccāti.
lo: del qual difetto, ò per il fallo cōmezzo d'hauer tolta cō ingāno del Tēpio la sacra Cithara; cre
dēdo che in essa fusse incātata la virtù del ben sonarla, come nellalancia d'oro di Bradamante il
gettar per terra chiunque cō essa toccaua, ne riportò sonādola il douuto castigo; restando per ciò
diuorato da cani. in che solo imitò il dotto Poeta, sauio Sacerdote, e singular Musico; essēdo egli
come sapete stato vcciso dalle Baccāti. Altra volta diranno imitar le parole, n tra quei loro cōcet
page 89 ti vene siano alcune che dichino fuggire, ò volare; le quali profferiranno con velocità tale &
con sì poca gratia, quanto basti ad alcuno imaginarsi; & intorno à quelle, che haueranno det-
to, sparire, venir meno, morire, ò veramente spento; hanno fatto in vn'instante tacere le parti
con violenza tale, che in vece d'indurre alcuno di quelli affetti, hanno mosso gli vditori a riso,
& altra volta à sdegno; tenendosi per ciò d'esser quasi che burlati. quando poi haueranno det-
to, solo, due, ò insieme; hanno fatto cantare vn solo, due, e tutt'insieme con galanteria inusitata.
hanno altri nel cantare questo particolar verso d'vna delle Sestine del Petrarica. Et col bue zopNuoi abusi
de Contrapū
tisti intorno
l'imitatione
delle parole.

po andrà cacciando Laura. profferitolo sotto le note à scose, à onde, & sincopando, non altra-
mente che se eglino hauessero hauuto il singhiozzo: & facendo mentione il concetto che egli
hanno tra mano (come alle volte occorre) del romore del Tamburo, ò del suono delle Trom-
be, ò d'altro strumento tale, hanno cercato di rappresentare all'vdito col canto loro il suono di
esso, senza fare stima alcuna, d'hauer pronuntiate tali parole in qual sia voglia maniera inusitata.
quando nel hanno trouate che dinotno diuersità di colori, come brune, ò bianche chiome, & si
mili; hanno fatto sotto ad esse, note bianche & nere, per esprimere à detto loro quel si fatto
concetto astutamente & con garbo: sottoponendo in quel mentre il senso dell'vdito, à gli acci-
denti delle forme, & de colori; i quali oggetti sono particolari della vista, & del tatto nel corpo
solido. non sono mancati di quelli, che hanno come piu vitiati, cercato di dipignere con le no-
te, la voce azzurra & pauonazza secondo il suono delle prole, non altramente che colorischi-
no hoggi le corde d'intestini, gli aretefici di esse. & altra volta che vn verso hauerà detto così.
Nell'inferno discese in grembo à Pluto, haueranno per ciò fatto discendere talmente alcuna del
le parti della Cantilena, che il cantore di essa ha piu tosto rappresentato all'vdito in quel men-
tre, vno che lamentandosi voglia impaurire i fanciulli & spauentargli, che vno il quale can-
tando ragioni: doue per il contrario dicendo. Questi aspirò alle stelle, sono ascesi nel proffe-
rirle talmente in alto, che ciascno che streida per qual si voglia eccessiuo dolore interno, ò ester-
no, non vi agiunse giamai. Sotto vna parola che dirà, come alle volte occorre; Piangere, Ri-
dere, Cantare, Gridare, Stridere; oueramente falsi inganni, aspre catene, duri lacci, monte alpe-
stro, rigido scoglio, cruda donna, ò altre sì fatte cose; lasciando da parte quei loro sospiri, le di-
susate forme, & altro; le profferiscono per colorire gli impertinenti & vani disegni loro, ne piu
insoliti modi di alcuno remoto barbaro. Infelici, non si accorgono che se Isocrate, ò Corace,
ò altri piu celebrati oratori, hauessero orando profferite vna sol volta due di quelle parole si fat-
tamente; hauerebbono mosso nell'istesso tempo tutti gli vditori à riso & à sdegno; & sarebbono
da essi stati in oltre scherniti & vilipesi, come huomini stolti, abbietti, & di nullo valore.
Si marauigliano poi che la Musica de'tempi loro, nō faccia alcuno di quelli notabili effetti che
l'antica faceua; doue per l'opposito essendo questa da quella così lontana & disforme, anzi con
traria & mortal sua nemica, come si è detto & mostrato & maggiormente mostrerassi; hauereb-
bono piu tosto à stupire quando alcuno ne facesse; non hauendo ella modo di poterlo pensareQual differē
za sia tra il fi
ne de musici
d'hoggi, & l
lo degli anti-
chi.

non che conseguire; per essere non altro il fine di questa che il diletto dell'vdito, & di quella il cō
durre altrui per quel mezzo nella medesima affettione di se stesso. Non s'intende appresso al-
cuno di giuditio, esprimere i concetti dell'animo col mezzo delle parole, in quella sì fatta ridi
cola maniera; ma in altra da essa molto lontana & diuersa.
STR. Dite di gratia come, vi prego.
BAR. Nell'istesso modo che gli esprimeuano tra i molti, quelli due famosi oratori poco di
sopra nominati, nelle orationi loro, & appresso ciascuno antico musico di pregio: & se di ciò
vogliano intendere il modo, mi cōento mostrargli doue & da chi lo potranno senza molta fati Da chi possi-
no i moderni
prattici impa
rare l'imita-
tione delle
parole.

ca & noia, anzi con grādissimo gusto loro imparare, & sarà questo. Quando per lor diporto van
no alle Tragedie & Comedie, che recitano i Zanni, lascino alcuna volta da parte le immodera-
te risa; & in lor vece osseruino di gratia in qual maniera parla, con qual voce circa l'acutezza
& grauità, con che quantità di suono, con qual sorte d'accenti & di gesti, come profferire quan-
to alla velocità & tardità del moto, l'vno con l'altro quieto gentilhuomo. attendino vn poco la
differenza che occorre tra tutte quelle cose, quando vno di essi parla con vn suo seruo, ouero
l'vno con l'altro di questi; considerino quando ciò accade al Principe discorrendo con vn suo
suddito & vassallo; quando al supplicante nel raccomandarsi; come ciò faccia l'infuriato, ò
concitato; come la donna maritata; come la fanciulla; come il semplice putto; ome l'astu-
ta meretrice; come l'innamorato nel parlare con la sua amata mentre cerca disporla alle sue
voglie; come quelli che si lamenta; come quelli che grida; come il timoroso; e come quel-
li che esulta d'allegrezza. da quali diuersi accidenti, essendo da essi con attentione auuer-
titi & con diligenza essaminati, potranno pigliar norma di quell oche conuenga per l'espres-
sione di qual si voglia altro concetto che venire gli potesse tra mano. Ciascuno de bruti haVoce, perche
data a' bruti.

naturale facultà di potere à quelli almeno della sua spezie, comunicare con la sua voce, il
piacere, & il dolore del corpo & dell'animo; ne per altro è stata data loro dalla natura: e
tra i ragioneuoli vene sono de così stupidi, che per non sapere ciò mettere in prattica, mer-
cè della dappocaggine loro, & valersene all'occasioni; credano d'esserne naturalmente priui.
page 90 Osseruationi
degli antichi
musici.
Nel cantare l'antico Musico qual si voglia Poema, essaminaua prima diligentissimamente la qua
lità della persona che parlaua, l'età, il sesso, con chi, & quello che per tal mezzo cercaua operare;
i quali concetti vestiti prima dal Poeta di scelte parole à bisogno tale opportune, gli esprimeua
poscia il Musico in quel Tuono, con quelli accenti, & gesti, con quella quantità, & qualità di
Timoteo, pro
uoca Alessan
dro à combat
tere.
suono, & con quel rithmo che conueniua in qeull'attione à tal personaggio. La onde di Timo-
teo si legge (il quale secondo che paice à Suida era Tibicine, & non Citharedo) che quando
prouoco il Grande Alessandro con l'arduo modo di Minerua à combattere con gli inimici esser-
citi, non solo ne rithmi, nelle parole, & ne concetti di tutta la Canzone si scorgeuano le cir-
custanze dette, conforme al desiderio di lui; ma l'habito, l'effigie del volto, & ciascuno partico
lare suo gesto, & membro; doueua per mio auuiso almeno parere in quello affare che ardesse di
desiderio di combattere, & di superare, & vincere l'inimico. Onde Alessandro fu forzato à gri
dare le armi, & dire, che tali doueuano essere le canzoni de RE, & meritamente, imperoche tutte
Virtù del Mu
sico, doue cō-
sista.
le volte, che il Musico (tolti però via gli impedimenti) non ha facultà di piegare gli animi degli
vditori doue ben li viene, nulla & vana è da reputare la sua scienza & saprere; poiche ad altro
fine non è stata instituita, & annouerata tra le arti liberali la Musica facultà.
STR. Haueua virtù il semplice suono dell'artifitiale strumento d'operare alcuno effetto nel-
l'uditore?
Proprietà del
semplice suo
no dell'artifi
tiale strumen
to.
BAR. Non ne dubitate punto, se bene il Zarlino è di contrario parere nel capo 7. della secon
da parte delle sue institutioni, che il suono dello strumento fatto dall'arte senza l'vso delle paro-
le haueua secondo che io vi accennai di sopra, & come vuole Aristotile, natura d'imitare il co-
stume, & d'hauerlo in se, & grandissima facultà d'operare negli animi degli vditori gran parte
degli affetti che al perito sonatore piaceuano. & che ciò sia vero, ve lo confermo con l'essempio
di quel Tibicine al quale Pitagora disse. Muta modum. il quale mutando (secondo che gli fu co
mandato) il rithmo del veloce dattilo che prima, era nel tardo spondeo; e'l Tuono, d'acuto in
graue, & il molto, in poco suono; placò si l'infuriato giouine Tuarominitano, che egli non ab-
Nella secōda
Canzone del
la Tragedia
intitolata, le
Traeninie,
bruciò la casa della meretrice contro la quale era grandemēte sdegnato. In oltre, Sofocle in vna
sua Tragedia, costumò domandare l'Aulon, Tiranno degli animi: non per altro, che per la fa
cultà ch'egli haueua di tirargli quasi che violentemente, in quella parte che al bene essercita-
to Auledo piaceua. Et per più oltre dirui, vogliono alcuni che il Grande Alessandro, fusse pro-
uocato à pigliar le armi dal semplice suono della Tibia; quantunque Plutarco voglia che An-
Auuertimēto
dell'Autore.
rigenida famosissimo Tibicine lo accompagnasse col canto, & non Timoteo altramente, per es-
sere egli Citharedo come si è detto di sopra, & mostrato. Lo scordato parere de quali scrittori,
Aitigenida
famosissimo
Tibicine.
si potrebbe accordare con dire, che Alessandro come desideroso di gloria, fusse più volte stat'in-
citato à combattere da varij Musici de suoi tempi, nō è per questo che la Cithara ancora non ha
uesse caultà d'operare molti altri effetti; ma per incitare gli animi, & muouergli à furore, era
Erodoto Me
garense Tu-
bicine singu-
lare.
piu di lei atta la Tibia. Leggesi ancora appresso Giulio Polluce, che Erodoto Tubicine, com-
patrioto d'Euclide, empieua grandemente d'ardire i soldati col suono della sua Tromba,
oltre à prouarlo noi stessi tutto il giorno nell'udire questo & quello strumento musico, sonare
diuerse arie, per lasciare da parte il Tamburo: il confuso romore del quale, si può con piu ra-
Paguro pe-
sce, preso al
suon del Fo-
tingio. Elia-
no, nella hi-
storia degli
animali, al ca
po 31.& 44.
del libro 12.
gione domandare strepitoso, che sonoro, & rationale; & per piu più oltre dirui in questa
materia, vuole Eliano, che il pesce Paguro si prenda al suono del Fotingio; il qual pesce è
tanto amico di questa tale harmonia, che gliesce sino dell'acqua in sul lito per udirla, & si fa
preda d'altrui. Vuole in oltre l'istesso, che i Cerui su prendino al suon della Tibia, non altramen
te di quello che vediamo ad ogn'hora far degli vcelli col mezzo del fistio al cauto vccellatore.
vuole in oltre, che gli Indiani addolcischino gli sdegnati animi degli Elefanti col canto, al suo-
no dello Scindasso: & che i Libij col suono delle Plagie Tibie, faccino mansueti i feroci & indo
Scindasso,
strumento di
corde.
miti caualli; & questo basti intorno à ciò. Non voglio tacere vn'altra faccia saccenteria de nostri mo-
derni prattici Contrapuntisti; i quali mettendo in musica com'essi dicono, qual si voglia sorte
di versi, ò sciolti ò legati chesiano dalla rima; gli cantano tlmente sotto le note loro, che non
seguentemente à perdere la forza d'operare nell'uditore quelli effetti, che per lor propria natura
opererebbono quando semplicemente fussero letti & profferiti secondo che conuiene alla qua-
lità loro, & del Poema; & questo è quanto mi occorre dirui in proposito dell'osseruationi, &
regole de moderni Contrapuntisti. il quale dirozzamento, essendo da essi con sano occhio
considerato, oltre all'hauere io mostrato animo ben disposto uerso loro, per hauere cerca-
Altra osser-
uatione degli
antichi musi
ci, confutata
dal Zarlino
nel capo 47.
della 3 parte
delle instit.
to con ciascuna mia industria, & sapere di msotrar loro la uerità, potrà essere efficace mez-
zo d'aprir loro la strada à quelle piu riserbate, & profonde speculationi, che in cosi nobile
scienza da vn'intelletto interamente capace di lei, possono (come ho detto) più sottilmente
essere considerate. E tornando à discorrerui intorno all'altre cose, che concorrono per
intelligenza dell'osseruationi degli antichi Musici Greci, vna particolarmente, & importan-
tissima era questa. Constumauano nelle Cantilene loro di trattenersi assai intorno la Media del
Tuono che cantauano, & cosi andauano ricercando manco corde che poteuano, la qual cosa si
page 91 raccoglie particolarmente da Aristotile ne Problemi dell'harmonia, & da Plutarco in proposi-
to di Olimpo, & di Terpandro.
STR. Da che nasceua questo?
BAR. Dal conoscere che la quantità di esse gli hauerebbe impediti d'operare negli vditori
qual si voglia cosa che si fussero proposta in animo: la onde si legge come ho detto appresso Plu
tarco, che Olimpo e Terprando, Musici ambedue celebratissimi; nelle Canzoni loro ricercaOlimpo e
Terpādro nō
ricercano nel
le Cāzoni lo
ro piu di tre
ò 4 corde.
Nell'opusco-
lo de musica.

uano non piu di tre ò quattro corde & voci: & per la sopradetta cagione doueuano essere veri-
similmente quelle piu vicine alla Media del Tuono nel ual cantauano & sonauano: perche
la differente virtù di essi modi, consisteua principalmente come si è mostrato, nel graue & nel-
l'acuto. dal qual Plutarco si raccoglie ancora, che molti altri musici pur di pregio che nelle
Canzoni loro ricercarono piu voci & corde di uelle che haueuano ricercate prima e Olimpo
e Terprando; tra i quali si fa mentione di Filosseno & di Timoteo, reputati per ciò musici sce-
nici; non aggiunsero mai all'eccellenza di quelli: & fu forse di non piccolo impedimento à que Filosseno e
Timoteo, re-
putati Musici
scenici, & per
che.

sti la varietà & quantità delle corde che in esse lor Canzoni vsarono.
STR. Non sò in quello potesse consistere l'eccellenza di quel tanto celebrato Olimpo, essen-
do egli semplice Tibicine.
BAR. Non fu Olimpo ne suoi tempi in credito, per il semplice suo cantare & sonare dellaEccellenza
d'Olimpo, in
quello consi-
stesse.

Tibia; ma per essere Musico & compositore eccellentissimo. la qual cosa si manifesta per vedersi
molte centinaia d'anni dopo lui, essere tenuto grandissimo conto delle sue compositioni & a-
rie, come eccellentissime che ell'erano à paragone di quelle degli altri.
STR. Come conosceuano l'vno dall'altro Tuono, non ricercando le Cantilene de famosi
Musici come hauete detto piu di tre ò quattro corde & voci? che per quanto io ne stimo veniua
no à essere comuni à piu modi.
BAR. Lo conosceuano principalmente dall'essere il Systema piu & meno teso ò rimesso; &
dalla dieursa spezie del Diapason che per altri gradi come si è detto & con essempio mostrato, Come cono-
scessero li an
tichi l'vno da
l'altro Tuo-
no delle Can
tilene loro.

ascendeua & discendeua in questo che in quello Tuono vna che l'altra; & in oltre dalla varietà
de caratteri non ad altro fine da essi inuestigati & adoperati in si fatto negotio, che per aperta-
mente mostrate la diuersità de Tuoni; la qual cosa manifestamente si vede in Boethio. impero-
che quelli che egli vsa per ciascuno de tre generi d'harmonia, sono del modo Lydio; nel qual
luogo promette mostrare gli altri, il che nō fà poi per quello si vede nel resto dell'opera: la qualeNel capo 3.
del 4. della
sua musica.

crederò facilmente che nō sia tutta, per apparire il fine di essa tronco & imperfetto. bene è vero,
che doue egli tratta de Tuoni & modi; fa mentione di alcuni altri pochi caratteri che danno in-
ditio di molte cose importanti & degne di matura consideratione; i quali copiosamente & conNel 17. capo
dell'istesso li
bro.

ordine si possono trarre dagli scritti d'Alypio autore Greco: perche in vn suo libro che egli fa
particolarmente delle Note che vsauano gli antichi Musici Greci nel notare le corde di ciascun
modo e Tuono loro in qual sia genere d'harmonia, si vedono tutti distintamente. il qual libroApypio delle
Note degli
antichi Musi-
ci Greci.

si troua particolarmente in Roma nella libreria Vaticana; di che à mesi passati n'hebbi copia,
con non piccola difficultà. trouasi ancora in esso libro, i differenti segni che vsauano gli anti-
chi per dinotare le corde particolare dello Strumento, à differenza di quelle che significauano il
suono della voce, come ancora accēna Boethio; doue egli vuole che il primo di ciascuna corda,Nel 3. capo
del 4. libro.

sia quello che dinota la voce, & il secondo quello che significa la corda dello Strumento. de
quali caratteri ne haueuano di tante sorti diuerse, quant'erano le differenze delle corde de Tuo-
ni & modi loro, che in tutto ascendeuano al numero di quarantotto, mediante il discendere
(col congiunto mouimento) hota per Tuono & hora per Semituono; & erano formati de sem-
plici elementi dell'Alfabeto & delle parti loro. alla quale imitatione si vedono notate le corde
del Massimo Systema nell'Introduttorio di Guido Aretino, con quelli de Latini.
STR. Sarebbe possibile il vederne alcuno essempio?
BAR.Non solo possibile, ma facilissimo. Eccoui primamente secondo Apypio, i caratteri
di ciascun degli otto Tuoni, per l'ordine che ci sono descritti da Boethio; i quali dinotano qual
si voglia corda particolare di ciascuno degli otto Systemi, secondo la Distribuitione Diatonica
Diatona Ditonica; doue sono ancora notati quelli chesignificano le corde degli Strumēti loro, à
differenza delli altri che dinotano la voce: & la cagione che si legge perche questi da quelli fusse-
ro differenti & non gli istessi, era per non confondere l'aria del suono con quella della voce. per-
che cātandosi le medesime parole, con diuers'aria della voce (secondo che per alcuni si costuma-
ua) che del suono; & vsandosi seguire con i caratteri l'vna l'altra sopra ciascuna sillaba, secondo
che l'haueua ordinata il compositore; se caratteri fusero stati i medesimi, ne sarebbe ageuolmen
te nata confusione. & massimamente in quelle parti doue alcune volte l'vna taceua & l'altra se
guiua, ò altramente. nulladimeno sono altri di parer, che gli istessi hauriano possuto comoda-
mente à tutto seruire, senz'hauer cagionato alcuno inconueniente: in margine de quali ho vo-
luto per intelligenza & facilità maggiore, segnarui rincontro i caratteri Latini, secondo l'vso
della moderna prattica; & sono questi.
page 92

TRATTI DA I LIBRI DI ALYPIO.

SEGNI DEL TROPO HYPODORIO. Voce. Corda
Aa. Netehyperboleon.Gamma & Ni
g. Paranetehyperboleon.Ita & Landa obliquo riuolto.
f. Tritchyperboleon.Landa, & Semidelta supino.
e. Netedizeugmenon. Mi, & Pi allungato.
d. Paranetediezeugmenon Pi, & Sigma riuolto.
c. Tritediezeugmenon. Ipsilon, & Ligamma riuolto.
h. Paramese. Fi, & Digamma.
d. Netesynemmenon. Pi, & Sigma riuolto.
c. Paranetesynemmenon.Tau, & Digamma riuolto.
b. Tritesynemmenon. Psi, & Mezzo Mi supino.
a. Mese.Omega, & mezzo Mi sinistro.
G. Lycanosmeson. Delta riuolto, e Tau obliquo.
F. Pathypatemeson. mezzo Tita che guarda all'in giu, & Epsilon Tetragono supino.
E. Hypatemeson.Iota obliquo, & Epsilon tetragono.
D. Lycanoshypaton.Ni, & Pi doppio.
C. Pathypatchypaton.Rostrauolto, & Sigma doppio strauolto.
h. Hypatehypaton.Sigma doppio riuolto, & Sigma doppio.
A. Proslambanomenos. mezzo Fi obliquo strauolto, & mezzo Fi obliquo.
SEGNI DELL'HYPOFRYGIO.
Aa. Netehyperboleon.Omega tetagono, & Zita.
g. Paranetehyperboleon.Gamma, & Ni.
f. Tritehyperboleon. Tita, & Landa riuolto.
e. Netediezeugmenon.Iota, & Landa obliquo.
d. Paranetediezeugmenon. Mi, & Pi allungato.
c. Tritediezeugmenon. Ro, & Sigma riuolto.
h. Paramese. Sigma. & Sigma.
d. Netesynemmenon.Mi, & Pi allungato.
c. Paranetesynemmenon. Pi, & Sigma riuolto.
b. Tritesynemmenon. Ipsilon, & Digamma strauolto.
a. Mese. Fi, & Ligamma.
G. Lycanosmeson. Omega, & mezzo Mi sinistro.
F. Pathypatemeson. Digamma, e Tau riuolto.
E. Hypatemeson. Zita imperfetto, e Tau obliquo.
D. Lycanoshypaton. Iota obliquo, & Epsilon tetragono.
C. Pathypatehypaton. Xi doppio, & Pi doppio.
h. Hypatehypaton. Omicron con linea sotto. & Ita.
A. Proslambanomenos. Sigma doppio riuolto, & Sigma doppio.
SEGNI DELL'HYPOLYDIO.
Aa. Netehyperboleon. Fi obliquo, & Ita imperfetto.
g. Paranetehyperboleon. Omega tetragono, & Zita.
f. Tritehyperboleon. Epsilon tetragono, & Pi riuolto.
e. Netediezeugmenon. Zita, & Pi obliquo.
d. Paranetediezeugmenon. Iota, & Lnada obliquo.
c. Tritediezeugmenon. Xi, & Cappa riuolto.
h. Paramese. Omicron, & cappa riuolto.
d. Netesynemmenon. tota, & Landa obliquo.
c. Paranetesynemmenon. Mi, & Pi allungato.
b. Triteseinemmenon. Ro, & Sigma riuolto.
a. Mese. Sigma & Sigma.
G. Lycanomeson. Fi, & Digamma.
F. Pathypatemeson. Vita imperfetto, & Gamma supino.
E. Hypatemeson. Gamma riuolto, & Gamma retto.
D. Lycanoshypaton. Zita imperfetto, e Tau obliquo.
C. Paripat$hypaton. Alfa riuolto, & Ita imperfetto supino. page 93
h. Hypatchypaton.Mi riuolto, & Ita imperfetto.
A. Proslambanomenos. Omicron con linea sotto, & Ita.
SEGNI DEL DORIO.
Aa. Netehyperboleon. Tau riuolto, & mezzo Alfa sinistro in sù.
g. Paranetehyperboleon. Chicorrotto, & mezzo Alfa sinistro all'ingiù.
f. Tritehyperboleon.vita, & l'Accento acuto.
e. Netedizeugmenon. Gamma & Ni.
d. Paranetediezeugmenon. Ita, & Landa obliquo riuolto.
c. Tritediezeugmenon. Landa, & Semidelta supino.
h. Paramese. Mi, & pi allungato.
d. Netesynemmenon. ita, & Landa obliquo riuolto.
c. Paranetesynemmenon. Cappa, & Semidelta.
b. Tritesynemmenon. omicron, & Cappa.
a. Mese. pi, & Sigma riuolto.
G. Lycanosmeson. tau, & Digamma riuolto.
F. Parhypatemeson.Psi, & mezzo Mi supino.
E. Hypatemeson.Omega, & mezzo Mi sinistro.
D. Lycanoshypaton.Delta riuolto, e Tau obliquo.
C. Parhypatchypaton. mezzo Tita che guarda all'ingiù, & Epsilon tetragono supino.
h. Hypatehypaton.Iota obliquo, & epsilon tetragono.
A. Proslambanomenos.Ni, & Pi doppio.
SEGNI DEL FRYGIO.
Aa. Netehyperboleon. Mi & Pi allungato che habbia l'acuto.
g. Paranetehyperboleon. Tau riuolto. & Semialfa sinsitro all'ingiu.
f. Tritehyperboleon. Psi inchinato all'ingiu, & Semialfa destro all'ingiu.
e. Netediezeugmenon.Omega tetragono, & Zita.
d. Paranetediezeugmenon.Gamma, & Ni.
c. Tritediezeugmenon.Tita, & Landa riuolto.
h. Paramese. Iota, & Landa obliquo.
d. Netesynemmenon.Gamma, & Ni.
c. Paranetesynemmenon.Ita, & Landa obliquo riuolto.
b. Tritesynemmenon.Landa, & Semidelta supino.
a. Mese. Mi, & Pi allungato.
C. Lycanosmeson. Pi, & Sigma riuolto.
F. Parhypatemeson.Ipsilon, & Digamma strauolto.
E. Hypatemeson. Fi, & Digamma.
D. Lycanoshypaton.Omega, & mezzo Mi sinistro.
C. Parhypatehypaton.Digamma, e Tau obliquo.
h. Hypatehypaton.Zita imperfetto, e Tau obliquo.
A. Proslambanomenos. Ita obliquo, & Epsilon tetragono.
SEGNI DEL LYDIO.
Aa. Netehyperboleon.Iota, & Landa obliquo, che hanno l'accento acuto.
g. Paranetehyperboleon.Mi, & Pi allungato, che hanno l'accento acuto.
f. Tritehyperboleon. Ipsilon all'ingiù, & Semialfa sinistro riuolto.
e. Netediezeugmenon. Fi obliquo, & Ita imperfetto.
d. Paranetediezeugmenon.Omega tetragono supino. & Zita.
c. Tritediezeugmenon.Epsilon tetragono, & Pi riuolto.
h. Paramese: Zita, & Pi obliquo.
d. Netesynemmenon.Omega Tetragono, & Zita.
c. Paranetesynemmenon.Gamma, & Ita.
b. Triteseinemmenon.Tita, & Landa riuolto.
a. Mese. Iota, & Landa obliquo.
G. Lycanomeson.Mi, & Pi allungato.
F. Pathypatemeson.Ro, & Sigma riuolto.
E. Hypatemeson.Sigma, & Sigma.
D. Lycanoshypaton. Fi, & Digamma. page 94
C. Parypatesypaton.Vita imperfetto, & Gamma supino.
h. Hypatehypaton.Gamma riuolto, & Gamma retto.
A. Proslambanomenos. Zita imperfetto, e Tau obliquo.
SEGNI DEL MIXOLYDIO.
Aa. Netehyperboleon.Ita, & Landa obliquo riuolto che hanno l'acuto.
g. Paranetehyperboleon.Cappa, & Semidelta supino che hanno l'acuto.
f. Tritehyperboleon.Omicron, & Cappa che hanno l'acuto.
c. Netedizeugmenon.Tau riuolto, & Semialfa sinistro all'in giù.
d. Paranetediezeugmenon.Chi corrotto, & Semialfa sinistro all'in giù.
c. Tritediezeugmenon.Vita, & l'acuto.
h. Paramese.Gamma, & Ni.
d. Netesynemmenon.Chi corrotto, & Semialfa sinistro all'in giù.
c. Paranetesynemmenon..Alfa, & l'accento graue.
b. Tritesynemmenon. Zita, & Pi obliquo.
a. Mese.Ita, & Landa obliquo riuolto.
G. Lycanosmeson.Cappa, & Semidelta.
F. Parypatemeson.Omicron, & Cappa.
E. Hypatemeson.Pi, & Sigma riuolto.
D. Lycanoshypaton.Tau, & Digamma riuolto.
C. Parhypatchypaton.Psi, & mezzo mi sinistro.
h. Hypatehypaton.Omega, & mezzo mi sinistro.
A. Proslambanomenos.Delta riuolto, e Tau obliquo.
SEGNI DELL'HYPERMIXOLYDIO.
Aa. Netehyperboleon.Gamma, & Ni che hanno l'acuto.
g. Paranetehyperboleon.Ita, & Landa obliquo riuolto che hanno l'acuto.
f. Tritehyperboleon.Landa, & Semidelta supino che hanno l'acuto.
e. Netediezeugmenon.Mi & Pi allungato che hanno l'acuto.
d. Paranetediezeugmenon.Tau riuolto, & mezzo alda sinistro all'in sù.
c. Tritediezeugmenon.Psi all'in giù, & Semialfa destro all'in giù.
h. Paramese.Omega tetragono, & Zita.
d. Netesynemmenon.Tau riuolto, & Mezzo alda sinsitro all'in sù.
c. Paranetesynemmenon.Chi corrotto, & Semialda sinistro all'in giù.
b. Tritesynemmenon.Vita, & l'Acuto.
a. Mese.Gamma, & Ni.
G. Lycanosmeson.Ita, & Landa obliquo.
F. Parhypatemeson.Landa, & Semidelta.
E. Hypatemeson.Mi, & Pi allungato.
D. Lycanoshypaton.Pi, & Seigma riuolto.
C. Parypatehypaton.Ipsilon, & Digamma riuolto.
h. Hypatehypaton.Fi, & Digamma.
A. Proslambanomenos.Omega, & Mezzo Mi sinistro.
Eccoui appresso vna nuoua descrittione degli otto Tuoni secondo la mente di Boethio, à cia
scuno Systema de quali suono alle proprie corde loro applicati i caratteri per l'ordine che da Aly
pio ci sono stati descritti: intorno a quali Systemi considereremo quelle cose, che saranno di mo
Auuertimen-
to.
mento maggiore. e prima, quelli caratteri che sono nell'istessa corda circa l'acutezza, & graui-
tà, se bene in diuersi Systemi & da nomi differenti denotati; sono con tutto ciò sempre i mede-
simi; eccetto però quelli, che nel discendere mutano grandezza di scaglione: & questo auuie-
ne tanto à quelli che dinotano la voce, che alli altri che significano la corda: la qual regola si
vede solo due volte patire. la prima è. tra la Paramese dell'Hypolydio, & la Tritesynemmenon
del Dorio; & la seconda, ra questa & quella del lydio, & del Mizolydio. il che può facilmente
Openione
del Zarlino,
nel capo 3.
della 2. par-
te delle sue
institut.cōfu-
tata dall'Au-
tore.
essere auuenuto, dalla scorrettione & dall'antichità del Testo, col non hauer fatto di differenza da
caratteri piccoli a' grādi. è da notare ancora, che le corde differenti di nome & di sito del Sustema
disgiunto, da quello, ch'è cōgiunto, hāno ancora tra di loro variati segni per distinguer queste da
quelle; & in oltre, che quelli auāti Guido Aretino, che segnorono la piu graue corda del Systema
honore ò memoria de Greci come inuentori della Musica; ma per venire tal corda ottaua di Lica
nosmeson, segnata da quelli con questo carattere dell'Alfabeto latino G; oltre à essere l'istessa se
page 95

Dimostratione degli otto Tuoni secondo la mente di Boethio, alle corde de quali
sono applicati i caratteri secondo l'vso degli antichi Greci.

  • Hypodorio modo.
    • Aa.T.
    • g,H.
    • F,$.
    • C.M.
    • d.?.?.
    • c.$.T.
    • $.$.
    • $.$.
    • $.?.
    • G.?.
    • F.M.
    • F.$.
    • D.N.
    • c.$.
    • $.$.
    • $.g.
    • A.4.
  • Hypofrygio modo.
    • Aa.$.
    • g.r.
    • f.g.
    • c.I.
    • d.M.M. C.$.?.$.$.
    • $.$.a.$.
    • G. ?.
    • F.F.
    • E.7.
    • D.$.
    • C.$.
    • $.$.
    • A.g.
  • Hypolydio modo.
    • Aa.$.
    • g.$.
    • f.$.
    • c.$.
    • d.r.
    • c.$.
    • c.$ M
    • h.g.
    • a.?.
    • G.$.
    • F.B.
    • E.$.
    • D.$.
    • C.V.
    • $.$.
    • A.o
  • Dorio modo.
    • Aa.$.
    • g.X.
    • f.B.
    • C.$.
    • d.H.H.
    • c.$.K.
    • M
    • 60
    • g. ?.
    • F.?.
    • F.?.
    • D.V.
    • G.M.
    • $.
    • A.N.
  • Frygio modo.
    • Aa.M.
    • G.$.
    • f.$
    • C.$.
    • d.
    • G.E.H
    • $.
    • b$.
    • aM
    • G. ?.
    • F.V.
    • E.?.
    • D. .?.
    • C.F.
    • 7.
    • A.$.
  • Lydio modo.
    • Aa.$.
    • g.M.
    • f.$.
    • C.$.
    • d.
    • C.E.H
    • $.
    • b$.
    • aM
    • G. ?.
    • F.V.
    • E. .?.
    • D. .?.
    • C.F.
    • 7.
    • A.$.
  • Mixolydio modo.
    • A$$.
    • g.K.
    • f.o.
    • c.$.
    • d.$.
    • c.B.A
    • $.
    • bz.
    • a.H.
    • G.K.
    • F.o.
    • E. ?..
    • D.?.
    • C.?.
    • .?.
    • AV
  • Hypermixolydio modo.
    • A$$.
    • g.H.
    • f.A.
    • C.M.
    • D$.$.
    • c$$
    • $
    • $$
    • $$
    • G.H.
    • F.?.
    • EM
    • D. ?..
    • C.V.
    • .?.
page 96 gnata da Greci nel medesimo Tuono. la qual cosa ne conferma secondo che io di sopra dissi, che
traessero le note aggiunte al Systema massimo, da gli strumenti che erano in vso in quelli tempi;
perche il doppio Gamma in quel luogo, denota la corda dello strumento, & non il suono del-
la voce.
Errore de
Zarlino.
STR. Non fu adunque inuentione di Guido (come dice il Zarlino al capo 30. della secon-
da parte delle sue institutioni) il segnare le note con i caratteri dell'alfabeto latino.
BAR. Non altramente; & che ciò sia vero, eccoui due essempi di canto fermo, de quali ne
ho appresso di me vn libro, scritto qualche decina d'anni auanti che lui nascesse: i quali voglio
per intelligenza maggiore ridurui secondo l'vso della prattica d'hoggi.
d c h c d e d c h a h c d a G F G G
sit nomen Do mi mi bene dictum in sa cula
F G a G F F G F F E F G F E D C D D
Adiuto rium nostrum in no mime Do mini.
Sit nomen Do mi ni bene dictum in sa cula
Ad iuto rium nostrum in no mine Do mini Et tornando alla dimostratione che fa Boethio de Tuoni, dico non essere da lasciare senza con
sideratione, che negli otto Systemi, non si trouano piu di tre corde comuni à ciascun di essi; &
queste sono l'estremaacuta del piu graue, la Media del Dorio, & l'estrema graue del piu acuto;
doue in quelli di Tolomeo nō ven'è alcuna. Ha in oltre del verisimile, che da caratteri d'Alypio
mostrati di sopra, fusse indotto à credere & dire Boethio, che i Tuoni degli antichi Musici nō so-
lo fussero otto, ma che ciascuno di essi procedesse nel suo particolar Systema per l'ordine de gra-
di che nella sua Descrittione si è dimostrato. imperoche in quella di Tolomeo, non ci si possono
adattare che bene stiano; oltre al non concedere più di sette Modi: & con escludere l'Hypermi-
xolydio, vien tacitamente à dire che egli non fusse piu in vso, ò da vsarsi; & nondimeno i carat-
teri che dell'Hypermixolydio si trouano col testimonio d'Alypio ci dimostrano il contrario. la
onde non sarà forse inconueniente alcuno perciò dire, che Tolomeo & Boethio ci raccontino
il fatto de Tuoni circa la quantità, secondo quello che loro ne credettero, ò secōdo il modo che
essi gli hauerebbono ordinati & disposti, piu tosto che secondo la verità del fatto & dlel'vso di
essi; se però è da credere che Alypio habbia veramente i caratteri con i quali gli antichi
Greci notauano le corde de modi loro; i quali verisimilmente douettero esser veduti non meno
da Tolomeo che da Boethio. nulladimeno è da considerare, che se l'ordine delle spezie del Dia-
pason che ci è raccontato da Tolomeo, è veramēte quello che per il quale la numerauano gli antichi
Greci, che i Tuoni non furono appresso loro piu di sette: imperoche se eglino hauessero appro-
uato l'Hypermixolydio, ò qual si vogli altro sopra il Mixolydio, hauerebbono consequentemente
tolto per la prima spezie del Diapason come piu acuta, quella che à lui hauesse seruito; che se-
condo l'ordine di Tolomeo sarebbe venuta à essere tra A a lamire & alamire, & non tra h mi &
h mi per la qual cosa & le altre dette di sopra, concorrono hoggi tutti gli intelligenti di que-
sta facultà nel fatto de Tuoni degli antichi Greci, nell'openione di Tolomeo, & non delli altri;
per hauerne parlato con maggior fondamento di qual sia che ne habbia scritto auanto ò dopo
esso. Potrete ancora dagli istessi caratteri comprendere, per qual cagione io di sopra dicessi in
Mixolydio; & da sonare allo strumento. Eccoui appresso (per quello ci dimostra l'effigie la for-
ma & l'habito) quattro antiche Cantilene, composte nel modo Lydio, da vno degli antichi Mu
sici Greci; le quali furono traouate in Roma da vn Gentilhuomo nostro Fiorentino, nella libreria
del Cardinale Sant'Angiolo, in alcune carte che erano dopo a vno libro antichissimo in penna,
della Musica d'Aristide Quintiliano & di Briennio; & da esso fedelissimamente tratte, & per sua
amoreuolezza mandatemi in questa istessa copia, di che vi faccio liberamente dono.
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Intorno le quali voglio prima auuertirui, che se nel tradurle secōdo questa moderna prattica,
voi ci trouasse meno alcuni caratteri, ò de diffrenti dal Modo loro, & alcuni mouimenti fuore
dell'ordinario, & comune ne incolpiate il tempo, & la poca diligenza di quelli che piu volte
gli hanno copiati; la qual cosa (per l'istesse cagioni) si vede essere occorsa à mille altre opere
d'importanza. è in oltre da sapere, che la Hypatemeson, fu da Alypio notata non solo con vn
Sigma minuscolo & maiuscolo, ma con questo carattere ancora c. e l'istesso occorse alla Parypa-
temeson. è parimente da osseruare, che alle volte vna sola sillaba del verso, vine cantata sotto di-
uerse note; non altramente di quello, che ancor'hoggi ne'canti fermi Eclesiastici si costuma:
page 98 le quali per intelligenza maggiore, potrete vna volta per vostro diporto tradurre (secondo l'vso
della moderna prattica, come ho detto) con il mezzo de caratteri d'Alypio.
STR. Questa è veramente vna di quelle cose che io vedo con gusto maggiore di alcun'altra
antica che vedere potessi in questo genere; & ne ho hauuto voglia piu mesi & anni sono, di veder
ne vn minimo vestigio; & hora mercè della vostra cortesia, ne godo tanti essempi; i quali con la
prima comodità vo tradurgli, & applicargli come ho detto hauete per maggior mia intelligenza
à questa moderna prattica. Di qui douettero verisimilmente deriuare alcuni nomi particola-
ri epiteti di strumenti; come per essempio. Cithara Doria, Tiia Frygia, & altri simili; ò pure
è credibile, che questo nascesse dal numero delle corde della Lira, ò dalla quantità de fori della
Tibia? ouero consisteuano in altro tali differenze loro di nomi?
BAR. Poteua ciò nascere primamente dall'inuentore dela cosa, dalla patria, & dall'eccellen
Doria Citha
ra, e Tibia
Frygia, qual
sia.
za del Citharista, & del Tibicine, ò Auledo che dire lo vogliamo; come manifesta Vergilio par-
lando di Orfeo quando va all'inferno per ricouare la bella sua Euridice: il quale come sapete
fu Tracio, & secondo che piace à Plinio, della Lira inuentore: nel qual luogo del Poeta, si legge
così. Confidatosi nella Cethra Tracia, & nelle sonore corde: al che, dopo hauerlo introdotto
Nel sesto.
ne campi Elisi, soggiugne. Il Sacerdote Tracio in lunga veste, canta le sette differēze delle corde,
& hora le medesime percuote con le dita, & l'istesse percuote col Plettro d'auorio; et Ouidio in
Nell'Episto-
le.
proposito dell'istesso dice, che egli percosse le corde della Lira Tracia. Prima dalle parole di que
sti due Poeti illustri, si racoglie vn nuouo argumento, oltre à quelli che di sopra si dissero; da per
suaderne che la Lira, & la Cithara antica, fussero l'istessa cosa; nō solo appresso de Greci, ma de La
tini ancora; & di piu, che col Plettro si percuoteuano, & non si secauano le corde di essa, come
sin à questo giorno per la piu parte si è vniuersalmente creduto; delle quali autorità, ci seruire-
mo all'occasioni bisognando. Poteua deriuare ancora quello epiteto di Cithara Doria, & Ti-
bia Frygia; dall'ìessere tali strumenti esercitati assai da popoli di quelle nationi; oueramente, per-
che negli strumenti di fiato, & di corde, erano in altra maniera circa l'acutezza, & grauità, &
quanto à gradi della scala, tese quelle nella Lira, & per altr'ordine disposti i fori di questo nella
Tibia che vsauano i Dorij, che nella Lira e Tibia che adoperauano i Frygij: perche si come di so
Strumenti di
varie nationi,
diuersamen-
te accordati.
pra si disse, che questi cantauano vn tuono piu acuto di quelli, & che caminauano per altri gra-
di nella spezie diuersa del Diapason i Dorij che i Frigij nel particolare Systema, & Modo loro;
così parimente negli strumenti proprij, & particolari di questa & di quell'altra prouincia, nasce
ua verisimilmente l'istessa varietà & differenza che habbiamo detto del cantare: & per quell'or-
dine medesimo che hauete veduto disposte le voci ne Systemi perfetti, nell'istessa maniera, & per
l'istess'ordine erano tese le corde & disposti i fori de particolari strumenti loro: & sarebbe assur
do grande il credere, & dire, che cantassero in vna maniera, & sonassero in vn'altra da quella di-
uersa, come hanno creduto, & detto alcuni de nostri tempi auuenire hoggi; il che è falso come
Zarlino nel c.
45.della secō
da parte delle
institutioni.
si è di sopra con efficaci ragioni dimostrato. dalla varietà de quali accidenti nasceua, che quelli i
quali sapeuano sēplicemente sonare la Lira, & il Piffero che vsauano i Dorij, nō perciò sapeuano
sonare quella, & questo de Frigij, & Lidij, se prima separamēte imparati nō gli haueuano; & per
questa causa nella dimostratione de Tuoni disposti & ordinati secōdo la mēte di Tolomeo, si ve-
dono a'Tuoni graui le spezie acute del Diapason, & à gli acuto le graui; perche in esse spezie furo
no da loro antichi prima cātati, & che i tēperamenti degli strumēti fussero veramēte l'vno dall'al
tro differēti, si può tra li altri luoghi raccorre, da quello che Atheneo dice in proposito di Pitago
ra Zacinthio, che fiorì negli istessi anni, ò poco dopo al Samio; il qual Zacinthio, ritrouò quel co
si bello, & artifitioso strumēto detto Tripode, ad imitatione del Tripode Delfico. Haueua il Tri
Pitagora Za-
cinthio, e sua
virtù.
pode del detto Pitagora, tre faccie; & in ciascuna erano tese vna determinata quantità di corde;
nella prima delle quali erano disposte secodno il Modo Dorio, nella secondacome il Frygio, &
nella terza secondo il Lydio; & qualunque l'hauesse vdito senza vederlo sonare, le hauerebbe giu
diate tre cithare diuerse; l'vso del quale, per l'industriosa sua difficultà, tosto si perdè. possi an
cora da questo che habbiamo detto comprendere, qual fusse realmente la diffrenza che si troua
ua tra la Cithara, & la Lira; la quale altro non era che il diuerso temperamento circa la grandez-
Qual differē-
za fusse dalla
Lira, alla Ci-
thara degli
antichi.
za degli interualli & dell'ordine, & l'acutezza, & grauità delle corde. Cithara era adunque quel
la, che sonaua l'harmonie graui come la Doria; & Lira per il contrario quella che sonaua l'acu
te come la Lydia, & la Frygia. dalla differenza delle quali ne nacque il prouerbio che di sopra vi
dissi. era forse ancora considerata come Cithara, la scordata lira di Polifemo, in mano à Eumelo
Eolo, & come Lira, l'accordata Cithara d'Orfeo, in mano à Neantio. Crederò ancora facil-
mente, che quando Filosseno mutò il Tuono Dorio nel Frygio, necessitato come si è detto dalla
natura del Dithirambo, che non posasse la Cithara come di suono graue (dato però che à essa
accompagnasse il canto del coro) & prendesse la Lira come acuta; ma che solamente mutasse la
qualità degli itnerualli delle corde: e che doue prima nel Dorio percoteua le graui della quarta
spezie del Diapason tardamēte, percotesse nel Frygio velocemēte l'acute della terza; e cosi l'istesso
strumento in mano à periti Musici era e Lira, & Cithara, & ciò poteuano fare ageuolmēte, per ri
cercar ne canti loro, nō molte corde; quantūque Filosseno sia annouerato tra quelli, che piu delli
page 99 altri ne ricercauano, mossi forse dall'hauer ogni dopo tutte l'altre spezie d'harmonie, ritrouata la
grauissima Hypodoria; rimettēdomi però sēpre aòò'openioni che ci fussero di miglior sētimēto.
STR. Crederò ch'elle si possino poco migliorare; ma ditemi vn'altra cosa in proposito de
caratteri d'Alypio. gli istessi che dinotauano l'acutezza, & grauità del suono, haueuano egli no
ancora facultà di dimostrare la lunghezza, & breuità del tempo che doueua esser tenuta ciascu-
na sillaba sotto la particolare sua estensione della voce? ò pure come dice il Zarlino nel capo 8.
della quarta parte delle sue instututioni, ne haueuano d'vn'altra sorte che haueua tal facultà?Da quello co
noscessero gli
antichi la bre
uità, & lun-
ghezza delle
note.

BAR. Il valore delle Note, & cifere loro, lo manifestaua null'altra cosa, che la diuersità de pie
di lunghi, & breui del verso sopra il quale erano accomodate, & quelli che dicono altramente
di gran lunga s'ingannano.
STR. Di maniera che gli antichi musici, non haueuano se non due sorte di note e tēpo, cioè
pungo, & breue: ma ditemi ancora. nel principio dell'imparar loro à cātare, nō è già da credere
che cominciassero cosi in vn subito à dir le parole delle Cātilene, ma le Note come ancor hoggi
si costuma; hora in quelli principij, com'è da credere, per modo d'essēpio, che facessero à tenere
insieme vn coro di fanciulli che imparauano di portar le voci, come tutto il giorno occorre nel
le scuole de maestri di questa pratica, ouero nel cātare vn solo scolare col mestro, che tenesse le
note l'istesso tēpo vno che l'altro? poiche tal cognitione haueuano solo dalla musira, & qualità
del verso del Poeta, & in quelli principij bastando per allhora le note, ne doueuano esser priui, &
cō quali nomi veniuano à profferirle? non già cō quelli che gli posero i primi autori di esse; per-
che hauēdo à esser profferiti qual sia di loro sotto vna nota & sillaba, sono oltr'a modo lunghi.
BAR. Tengo per fermo chenell'imparare à portar le voci, andassero per modo di dire vlu consideratio
ni dell'Auto-
re.

lando; senz aesprimer nome alcuno proprio, & particolare prima per non trouarsi da gli anti-
ci Greci discritte le corde con altri nomi che con quelli che hauete altra volta vditi, la più par
te de quali sono come diceste lunghissimi; & veramente che l'hauere à profferire sotto vna sem-
plice estensione vno di quelli nomi loro, come per essempio Proslābanomenos, Tritediezeugme-
non ò altro simile, mi par solo il pensarui cosa ridicola. ma è d'auuertire che eglino vsauano del
continouo cantare allo strumento, et di rado per non dir mai, si vdiua questo senza la voce, ò que
sta senza lo strumento. non dico io per questo che del continuo accadesse, che l'istesso che canta
ua sonasse ancora la Lira, ò la Cithara; impeorche rari erano quelli che cio sapessero ben fare; i
quali erano molto reputati, & in pregio; & per honorargli erano detti Citharedi, ò differenza diCitharedo &
Citharista,
qual differen
za fusse tra di
loro.

quelli che semplicemente senza cantare sonauano, i quali furono detti Citharisti; tra primi de
quali che cio ben costumasse, si annouera il Trace Tamira.
STR. Grand tempo doueua consumare il Citharedo nel comporre le sue Canzoni, & nel met
tersele à memoria per recitarle poi auanti al Principe, ò al Senato, ò doue gli era di mestiero;
perche secodno che io ho inteso, & letto, non sempre vn Madrigale ò vna Canzone, ò vna breue
Napoletana era quella tal Cantilena che recitaua l'antico Musico quādo col suo mezzo cercaua
d'operare alcun'effetto di momēto nell'vditore ma il piu delle volte vn'intera historia, à fauola,
ò alcuno fatto heroico, ò cosa simile; nella quale spendeua bene spesso vna, & due hore di tēpo.
BAR. Non è credibile, per quello che si può particolarmente raccorre dall'essempio di Fi Cantilene de
gli antichi, co
me compsote
da loro.

losseno, che gli antichi musici cantori, costumassero del continouo il cōpor prima le canzoni lo
ro, & dipoi imparate à mente recitarle; ma si bene che eglino hauessero à memoria il Poema, il
quale il piu delle uolte per nō dir sempre, era dagli istessi composto. imperoche il Musico allho
ra non era disgiunto dalla poesia, ne il Poeta era separato dallaMusica; & sarebbe veramente stato
troppo grand'obligo, & perdimento di tempo il loro l'hauer prima composta l'aria, dipoi insie
me con le parole messesele à memoria, & in oltre in qual corde andassero sonate. la onde consi-
derata prima molto bene la Poesia, ò Historia, ò Fauola, ò altro ch'ella si fusse; in qual Tuono, &
modo, qual'aria piu si cōueniua, la cātauano poi alla Cithara (per cosi dire) all'improuiso, & di
fantasia. La qual cosa costumano ancora, secodno però l'uso di hoggi, i dotti, & prattici contra
ountisti, & sonatori insieme di liuto, & di tasti, & cio vsano quando per lor diporto cantano so-
pra essi soli senz'hauere rispetto d'accordare cō altri che con lo strumēto qual suonano, & fareb-
bono gli effetti istessi che gli antichi faceuano, tutte le volte che gli impedimenti di sopra narrati.
STR. Sta molto bene; ma quelli che cantauano alla Tibia, non poteuano già nel medesi-
mo tempo e sonare & cantare, se già non hauessero hauuto alcun'otro, che pieno prima d'aria,
inspirasse à poco à poco dentro la Tibia mentre che essi cantauano, ouero alcuni mātici accomo
dati sotto l'ascelle come ho già veduto à vn canta in banca Napoletano, che in quel mentre che
egli ragionaua con gli spettatori, sonaua vn'accomodata sua Piua di piu Auli, assai gētilemnte:
alla quale daua il vento con destrezza tale, che difficilmente era compreso da gli spettatori, in
qual maniera venisse la Piua inspirata dall'istesso che nel medesimo tempo sonaua, & cantaua,
ò veramente faceuano nell'istesso modo che fa hoggi il Cieco da Furli, il quale come vedu-
to hauer potete, ha bn ragazzo che dà il vento à vn suo Flauto dritto, & in quel mentre can-
tando diuerse arie, chiude con le dita, & apre questi, &quelli fori, secondo il bisogno della
page 100 sua melodia; al contrario appunto di questo che poco di sopra diceste accadere à Marsia; il qua
le con il suo fiato, & con l'istesse dita sonaua de pifferi in vn medesimo tempo.
BAR. Le musiche che occorreuano tra quelli che semplicemente lo strumento sonauano, e
quelli che non altro che cantar sapeuano; ouero quando erano esercitate le Canzoni in quest
tal maniera; erano le piu volte arie greui & semplici; non per altro fatte buona parte di esse ch
per sadisfattione del vulgo: sopra il suono delle quali si replicaua l'istesso à ciascuni due, tre,
quattro versi; non altramente di quello che vdiamo tutto il giorno nel cantare vn capitolo ne
Liuto, & ne canti & balli insieme, della plebe & rusticali & simili. la qual maniera di sonare &
cantare, era assai frequentata insieme col ballo, dal coro della Satira, dela Comedia, e della Tra
gedia. il quale sopra la Tibia ò altro strumento ,cātaua quell'aria che piu conueniua per ben espi
mere il concetto che haueua alle mani; non altramente che del Dithirambo si è sopra detto.
STR. Chi precedeua in questa tal maniera d'operare, lo strumento, ò la voce?
I Sacedoti
d'Egitto vsa-
uano le voca
li in vece del
l'Aulo & del
la Citrhara.
BAR. I Tibicini & i Citharisti, erano il piu delle volte quelli che componeuano le arie, & i
coro gli andaua secondando; doue i Sacerdoti d'Egitto, secondo che ci raconta Demetrio Fa
lereo; vsauano in vece d'Aulo, & di Cithara, le sette vocali loro nel lodare gli Dei; risonandoli
ordinatamente con suauità di voce.
STR. Non intendo in qual maniera i Sacerdoti d'Egitto, lodassero gli Dei con le sette voca
li loro, & le vsassero in vece d'Aulo, & di Cithara.
BAR. Il testo di Demetrio in quel luogo è per questo affare veramente oscuro; nulladimeno
noi l'interpretiamo così. i Sacerdote nel pronuntiare con la voce le vocali, come si fa hoggi per
essempio le Note; cantaua il Coro al suono di quelle, le lodi degli Dei. & così veniua il Sacerdo-
te nel profferirle distintamente con voce articolata & commessurabile, à seruire come per guida
del Coro, & fare l'vfitio della Cithara & della Tibia che vsauano molte altre nationi. rimetten-
do questa nostra openione come tuttel'altre, sempre à chi meglio di noi intendesse.
STR. Mi piace assai la vostra interpretatione, & così parimente il parere di quelli Sacerdoti;
Zarlino nel-
le institutio-
ni, alcapo 4.
del secondo.
hauendo da canti del Coro loro sbandite le Tibie; perche mi par gran cosa Signir Giouanni, che
il semplice suono di esse, non essendo fatte d'altro (secondo che io ho letto in alcuni autori) che
di stinchi di Grue, d'Aquile, & d'Auoltoi, lasciādo da parte per adesso quelle che prime si fecero
di paglie d'orzo & d'auena, dilettassero l'vdito mediāte la stridurle e molta acutezza loro noiosa.
BAR. Le Tibie fatte delle materie che hauete detto, non furono dall'vniuersale vsate, ma si
Tibie anti-
che di che fat
te.
bene da alcune nationi particulari, imperoche quelle di stinchi d'Aquile & di Auoltoi furono
vsate nella Scithia dagli Androfagi, dagli Arimaspi, & da Malachei; & quelle di Calamo d'Or-
zo, da Osiride tra gli Egitij. ne fu poscia da altre nationi fatte di varie sorti di canne, di loto, di
bosso, di corno, di bronzo, d'argento, di stinchi d'asino, di ceruo, di ramo di lauro, di Sambu-
co, di cuoio crudo & d'altro, & così veniuano per la diuersità della grandezza & della materia,
à rendere alcune di esse il suono piccolo, & acuto, & altre (secondo che era di bisogno) grande, &
graue. & che tra esse ne fussero della si fatte, non quanto alla materia perche è cosa trita, ma quā
Papinio sta-
tro.
Plutarco.
to alla grandezza; argomento ve ne sia quello che ne dice Papinio Statio, col testimonio di Boe
thio; cioè. La Tibia con l'adunco corno graue, mette muglia, in'oltre, appresso Plutarco si legge,
che egli Spartani le vsauano negli eserciti loro; al suono delle quali, hauendo prima ordinata la
Legge casto-
rea.
battaglia, muoueuano i soldati in quel passo che cōueniua, & gli inanimiuano con la legge Ca-
storea à menare valorosamente le mani contro gli inimici: & quantunque li Suizzeri & i Tede
schi muouino gli eserciti loro con i flauti trauersi ò fiferi che se gli dichino, non perciò gli vsono
Arist.nel pro
blema 49.del
la partic.del
l'Armonia, &
Terentio nel
le inscrittio-
ni delle sue
comedie.
sēplicemente, ma insieme con i tamburi; nell'istessa maniera che i populi d'Irlanda costumano
la Cornamusa, ò Piua che dire la vogliamo: oltre che gli antichi Strioni Greci & Latini, recita-
uano le Comedie e Tragedie loro al suono della Tibia, & della Cithara; la onde ne cōueniua ado
perare in tale affare, delle acute, delle graui, & delle mediocri, secōdo la qualità delle persone che
in esse interueniuano. & per maggiormente prouarui queta verità, Luciano nella Saltatione, in
proposito d'vn tale che nel ballo cō il solo mouimēto del corpo senz'altramēte parlare; rappresen
taua Ayace infuriato; il quale Ayace come sapete impazzò del dispiacere che si prese, quando sot
Nella sapta-
tioen di Aya-
ce.
to le mura di Troia i Capitani della Grecia dettero la sentenza in fauore di Vlisse, nel litigare in-
sieme chi di loro douesse hauere le armi d'Acchille, morto nell'espugnatione di quella. l'imita-
Teleste, Sal-
tatore si ungu-
lare. Ateneo,
nel primo al
capo 16.
tore del qual caso (che non meno di Teleste nel rappresentare la guerra Tebana eccellentissimo
era nella cosa della saltatione) si compiacque talmente in essa, che pareua non vno che imitasse il
caso dell'infelice Ayace, ma che fusse l'istesso nel colmo del suo furore: di modo tale, che tolto
con violenza di mano vna Tibia ò piffero che dire lo vogliamo, à vno di quelli Tibicini che era-
no in scena; percosse di maniera con esso su la testa quello che tra li altri sedendo raprresenta-
ua Vlisse, che se lo distese à piedi per morto: & se non s'oppeoneua il cappello imbottito alla for-
za di esso, gli toglieua quel colpo la vita. di he accortosi il Saltatore tornato subito in sè,se ne
sdegnò seco medesimo di maniera, che mai piu per eccellente che in essi fusse, volle esser-
citare giuochi si fatti, se bene da amici cari ne fu con instanza piu volte pregato & per-
suaso. Considerate hora voi; se vno Strumento fatto d'vno stinco di Grue, d'Auoltore,
page 101 ò d'Aquila, è atto col percuoter gli huomini à torgli la vita, & à muouere il suo suono à tem-
po & in ordinanza gli eserciti, & come gli conuenga quello epiteto di mugliare non altra
mente che si facciano i tori; se già gli vcelli che pur hora nominati habbiamo, non erano in
que tempi maggiori degli Elefanti d'hoggi. Non disputerò al presente come sarebbe stato l'ani-
mo mio inirato da questa bella occasione, se ke Tibie pari & l'impari, prendessero tal nome
dalla differenz ache era tra esse nella grādezza del calamo, ò dalla quantità de fori, ò pure dal nu
mero che di esse si sonaua nell'istesso tempo; ne anco tratterò se le destre & le sinistre si acquista
no tal differenza di nome, dall'essere nel sonarsi in questa ò in quella mano; ò pure dallo
stare i Tibicini hora nel destro & hora nel sinsitro corno della scena; ò veramente dalla relatione
che haueuano questi con li aspettatori; poiche quello che era sinistro à gli vni, era destro à gli al
tri; non altramente di quello che occorre tra due che insieme facciano alla lotta. lascerò ancora
di dire, se le destre rendendo il suono acuto, conueniuano con le Parthenie; & le sinistre il graue,
con l'Hypertelie, ò veramente per il contrario; & se quando albedue le Tibie erano destre fusse-
ro pari, & non pari quando ambedue erano sinsitre; & così parimente quali fussero le Gingri-
ne, & quali le Serrane; & se queste che haueuano preso il nome dallo strepito & suono acuto che
fa la sega nel segare, conuenissero con le Frygie, & quelle che dal fioco gridare & stridere dell'o-
che dette Gingre da Fenici, di che furono autori, conuenissero come acutisseime con le Lydie, ò ve
ramente per l'opposito. tacerò ancora qual suono circa l'acuto & graue rendessero l'incentiue,
& quale le Sucentiue, & se il concento delle pari si domandaua Synodio, & Nomodio quello Sinodio cioè
accompagna-
to. & Nomo-
dio, d'vn so-
lo.

delle non pari & disguali; & così parimente qual differenza fusse tra Foro, & Cauerna. tace-
rò ancora quali fussero & di che fatte le graui Plagie, & l'acute Ippoforbie ritrouate da Libij;
quali i Monuali degli Egitij; quali le Trenetiche de Frigij; quali le Terie de Tebani; quali le so-
pra perfette che ne cori si sonauano insieme con la Cithara; quali gli acuti & lamenteuoli Para Trenetiche
cioè lamente
uoli.

streti; quali i Bombici; & quale la Sinfonia delle Gamelie. passerò ancora con silentio se la Spina
Catto che nasceua particolarmente in Sicilia, haueua veramente facultà nel ferire i cerui d'ope
rare occultamente si, che le Tibie fattedegli strinchi di essi, fussero di poi roche nel sonarsi; secon Sopraperfet-
te, erano le
Parthenie, &
Gamelie cioè
mutiali.

do però che ci racconta Antigono nelle sue merauiglie; & l'istesso auueniua secondo Plinio à
quelle di sambuco, se haueuano vdito il canto del gallo; oltre alle altre considerationi. perche
in vero, dopo l'essermi intorno à ciò molto affaticato, & hauerne piu volte con huomini inten-
dentissimi discorso, non ho mai saputo da questi, ne da gli autori che di esse trattano in diuersi
propositi, cauarne altro che confusione. imperoche quello che tra li altri ne sentono Polluce,All'Ottauo.
Nel libro 16
al capo 17.

Varrone, Plinio, Donato, Seuio, e Terentio nell'inscrittioni delle sue Comedie, ha hauuto ap-
presso di me la facultà che hauete inteso. ha ho bene osseruato in piu bronzi & marmi antichi da
non disprezzarsi, doue si vedano in basso rilieuo alcuni Tibicini sonate due Tibie nell'istesso
tempo; & hauere dalla destra l'acuta, & dalla sinistra la graue; se per l'acuta vogliamo prendere
la cotta & sottile come ha del verisimile, & per la graue la lunga è piu dell'altra giossa: ma ne sia
detto à bastanza. promettendo altra volta con maggior comodità, dirne à lungo molte & im-
portanti cose, come di tutti gli strumenti di fiato; & distendermi ancora sopra la piu parte del-
le materie le quali al presente vi vado per modo di dire solo accennando; e tornandomene al
principial nostro intendimento dico, che non si allontanarebbe forse molto dal vero chi dicesse,
che quando gli antichi imparauano nel principio di portar le voci, applicassero i suoni di esse
alle parole del verso, con percuotere insieme quella corda dello strumento che era vnisona della
voce; seruendo quella, come per guida di questa. e tale openione potrebbe appoggiarsi oltre à
molti altri luoghi di graui scrittori, à quello che dice Boethio nel capo ventesimo del primo del
la sua Musica, doue manifesta chiaramante la diligenza che gli antichi Musici poneuano negli
artifitiali strumenti; da quali pare in certo modo che imparassero di cantare; della qual cosa ne
vennero da glihuomini giuditiosi piu volte rirpesi di negligenza. Quanto all'accordare inCoro, come
accordasse in
sieme cantan
do.

sieme circa la lunghezza & breuità deltempo nel tenere le Note loro, quando nel principio im-
parauano di cantare; si potrebbe rispondere che le cantassero continouamente contigue al ver-
so, come si costuma ancora hoggi, dal quale poteuano motlo bene comprendere la breuità &
lungnezza di esse, il che era facilissimo à conoscersi da quelli: si per esser composti nella mater-
tà nella quale si impiegauano, d'altra maniera che non si costuma hoggi; otlre all'hauere dal mo
do del cantare, rimosse molte difficultà & impertinenze che al presente sono invso: come la di
uersità delle figure cantabili, la quantità delle corde, la sproporzionata mistione de Tuoni, che
nell'istesso tempo insieme si cantano, la diuersa mescolanza de generi, oltre alle altre vanità det-
te di sopra contro ogni douere introdottesi. non è anco da credere, che al Corago di quelli tem
pi fusse necessario per tenere insieme i cantori, il battere la misura nella maniera che si costumaBattuta, non
vsata dagli
antichi Mu-
sici.

hoggi; prima per non cen'essere memoria alcuna d'autorità che io sappai, ne anco veedo per
che ella fusse loro necessaria. conciosa che non si volessero, come noi sentiamo in Chiesa dal Co-
ro spetialmente de Frati & Monachi, l'antifone,i responsorij, gli introiti, il salmeggiare;
page 102 & in somma tutto il canto detto Piano, non vi haueua di mestiero tanta diligenza nel mante-
nere le voci di tutti nell'istessa estensione insieme vnite sotto il medesimo rithmo. pare ad alcu-
ni, che di tal cosa sene potesse trarre vn poco di vestigio & d'ombra, dalleparole che vsa Plu-
tarco nel fine della vita di Demetrio; in proposito di Sonofanto Tibicine, & del remigio de ma-
rinari: ma per esser da noi in questo affare reputata cosa friuole & di nullo valore, non ne di-
remo piu altro.
STR. Et'atto ciascun Tuono ad esprimere qual si voglia affetto?
BAR. Dall'essempio di Filosseno si può fare argumento che ciascun Tuono non fuss'atto à
Se ciascuno
tuono era at-
to à esprime-
re qual s uo-
glia affetto.
esprimere qual si voglia concetto, & ad introdurre nell'huomo ual si vogli affetto: impero-
che i mezzani che sono tra i graui & gli acuti, erano atti ad indurre negli animi degli ascoltan-
ti, quiete, & moderata dispositione d'affetto; & quelli soggetti che erano per natura, ò per qual
che accidente tali, l'andauano maggiormente accrescendo. gli acuti eran'atti a commuouer-
Numero, cio
è il mouimen
to de corpo
ballando.
gli, & solleuargli; & i graui da indurre in essi pensieri abbietti, rimessi, & mesti; non altramen-
te che il numero mezzano tra la velocità & la tardità, mostra animo posato, quieto, & senza
passioni; il veloce concitato, & lamenteuole; & il tardo, pigro, lento, e timoroso: e tutta que-
sta vatrietà, nasceua principalmente dall diuersa qualità del sito, del suono, dalla quantità di
esso, & dalla diuersità del rithmo circa il valore del tempo. imperoche alcuno di essi apporta-
ua all'vdito il suono graue, & alcun'altro l'acuto; quello l'apportaua grande & molto, & que-
sto piccolo & poco; alcuno altro haueua i suoi mouimenti & numeri veloci & breui, & altri
gli haueuano tardi & lunghi; oltre à quelli poi che haueuano ciascuno di questi accidenti me-
diocre, ò piu à questo, che à quello vicino. le quali diuerse proprietà, operauano piu & meno
Comparatio-
ne.
secondo che ell'erano tanto ò quanto vicine al mezzo, ò ad alcuno degli estremi, & che elle tro-
uauano il subbietto disposto. impeorche si come al Pittore per eccellente che egli fusse, sareb-
be impossibile di rappresentare alla vista vn volto delicato, sopra vn'asse, tela, ò muro, che aspro
ruido & scabroso fusse al tatto, con grossi colori & in fretta maninati: così parimente il mu-
sico, non era bastante con il molto suo sapere, d'operare alcuno affetto di momento nell'huo-
mo, se prima non haueua rimossi gli impedimenti, & dispostolo à riceuere quella forma che in
esso cercaua introdurre; & ciò tutto auueniua per difetto del subbietto, & non dell'arte.
STR. Haueua poi l'istessa proprietà il modo Dorio cantato nel Genere Diatonico, che nel
Cromatico, & nell'Enharmonio, ò purdiuersa? & in qual genere d'harmonia operaua piu vi-
Se il Modo
Dorio canta-
to nel genere
Diatonico ha
ueua la me-
desima facul-
tà, che canta-
to nel Cro-
matico, & nel
l'Enharmo-
nio.
gorosamente questo, che quell'altro Tuono, i suoi affetti?
BAR. Nel genere Diatonico cantato & sonato l'istesso Tuono, operauano in esso maggior
mente quelli effetti che haueuano delvirile & del gagliardo, che nel Cromatico; & meno che
in questo operauano nell'Enharmonio. nel Cromatico per il contrario haueuano piu efficacia
i molli & effeminati, che in alcun'altro: l'vso del quale sendo assai frequentato dal Litico Ti-
moteo tra gli Spartani, fu cagione che essi come amatori della seuera musica, lo cacciarono da
lor confini. ne di ciò è punto da marauigliarsi di Timoteo, auuenga che la su apatria fu vn'iso-
la dela Grecia detta Millo; gli habitatori della quale erano (per quanto cene dicono l'historie)
huomini lasciuissimi & effeminati, e tali (per quello che io intendo) sono ancora hoggi.
STR. Non fu esso Timoteo autore del detto genere Cromatico?
Gli habitato
ri di Millo es
sere huomini
lasciui.
BAR. Signor no, se per esso voi intendete quello che fu a'tempi del grande Alessandro.
STR. Come può ciò essere,auuenga che in proposito di lui cene dice particolarmente Ari-
stotiile queste formate parole. Se non fusse stato Timoteo, noi non haueremmotante sorti di
melodie. Suida secondariamente parlando dell'istesso dice così. Timoteo figliuolo i Ter-
sandro, tramutò la musica antica in piu molle & delicata forma; che è proprio la natura del
Cromatico comparat oall'antichissimo Ditonico: bene è vero che da gli huomini di giuditio
gli fu imputato à biasimo, come ben si vede per il testimonio di Plutarco. Boethio ancora pare
che voglia inferire il medesimo quando dice, che Timoteo mutaua l'antica musica & seuera,
nel genere Cromatico, che è piu molle. Et il Zarlino vltimamente nel capo 32 della seconda
parte delle sue institutioni ne fa, come sapete, vn discorso assai lungo; nel quale dice chiaramen
te, che non solo Timoteo ritrouò il genere Cromatico, ma racconta in qual maniera lo potesse
trouare.
Timoteo, nō
essere stato in
uentore del
Cromatico
genere.
BAR. Piano di gratia. Le parole primamente degli antichi scrittori da voi allegate, non
concludano altramente che Timoteo fusse autore del Cromatico, come à voi pare; ma si bene,
come chiaramente dice Boethio, che sendo egli in Sparta, riuolgeua la musica graue & seuera,
che haueua da essi Spartani riceuuta, nella Cromatica; che è molle & effeminata. l'vso del-
la quale grandemente noceua à gli anni teneri de fanciulli, facendogli diuenire tali: per lo che
fu da essi mandato in esilio, come è detto. & che questo tale Timoteo non potesse à patto alcuno
Errore del
Zarlino.
esser quello, che ritrouò il genere Cromatico, come dice il Zarlino; segno ve ne sia manifesto,
che Olimpo Frygio scolare di Marsia, fu auanti la guerra Troiana, al quale come intenderete
è attribuito l'inuentione dell'Enharmonio; ma però dopo l'vso del Cromatico. hora vedete
come può essere, che quel Timoteo, che fu tante decine d'anni dopo Olimpo, hauesse prima
page 103 ritrouato il genere Cromatico. in oltre nel Decreto che fecero gli Spartani contro Timoteo, si
leggono in quella lingua che egli fu fatto, queste parole. Timoteo abbandonò l'Enharmonio
ritirandosi al Cromatico come piu molle & facile. volendo adunque che il conto torni secon-
do ilvostro calculo, è di mestiero trouare vn nuouo Olimpo, ò vn nuouo Timoteo, à quali sia.
no attribuite l'inuentioni di questo & di quel genere d'harmonia, & non melodia, come dice
Aristotile; la qual parola significa cosa che è contraria al vostro sentimento.
STR. È di necessità che la cosa stia come dite, la quale non itnesa da moderni Musici in que
sta vera forma, ha cagionato che intorno à essa hanno detto mille vanità.
BAR. Tal sia di loro, attendiamo noi alla cura che ci siamo presa, & dichiamo che l'Enhar Enharmonio
ritrouato da
Olimpo; ma
in più fiate.

monio secondo Aristosseo & Plutarco, fu trouato insieme con la legge detta Curule del sopra
nominato Olimpo; il quale trasferì ancora di Tracia in Grecia il modo di cantare in consonan-
za alla Tibia; quantunque nel raccontar Plutarco in qual maniera Olimpo lo ritrouasse, nomi-
na solo trecorde del Tetracordo, cioè la Mese, la Parhypate, & l'Hypate; lasciando da parte la
Lycanos. la qual cosa mi fa dubitare, che le due Diesi dette Enharmonie, vi fussero per compli-
re il numero delle quattro corde del Tetracordo onstituite da alcun altro, ò forse dall'istesso
qualch'anno dopo. perche sendo altramente, mi par gran cosa che come potentissima cagione
di mutare l'vso di esse, il genere Diatonico & Cromatico nell'Enharmonio, non se ne sia fatta
mentione daPlutarco in quel proposito; ma solo dell'eleganza del Ditono in composto che si
troua tra la Mese & la Pathypate. il qual genere d'harmonia fu particolarmente vsato da esso Nell'Ottauo
della Politi-
ca.

Olimpo, nel Tuono Dorio; l'arie del quale secondo la mente d'Aristotile, haueuano facultà d'em
pier gli animi di diuino furore; & si come questo du il primo che cantasse nella maniera che si è Olimpo pri-
mo che canta
neglis trumē
ti di fiato, &
Archiloo in
quelli di cor-
de.

detta negli strumenti di fiato, Archiloco altresi fu quello che prima di ciascuno altro cantoò fu
quelli di corde. Fu il genere Enharmonio vsato particolarmente da Greci mediante la sua mae-
stà, nel celebrare nel sacro tempio le lodi & gli honori degli iddij; il quale si dice essere attamen-
te accomodato al canto: ma con tutto questo hebbe sempre meno del virile & del naturale che
il Cromatico, & piu dell'artifitioso di ciascun'altro. di maniera che i Tuoni, haueuano la me-
desima forza & virtù necessariamente in ciascuno de Generi, proportionatamente però quanto Enharmo-
nio, vsato par
ticolarmente
ne sacri tēpij
in honore de
Dei, qual na
tura habbia.

comporta la natura di ciascuno. imperoche il Diatonico che per sua natura è piu comune, &
gli altri due; & di questi il Cromatico piu vigorosamente dell'Enharmonio, per accostarsi piu
di esso al Diatonico. fu per la Musica Greca intesa, l'Enharmonia; la quale per essere piu delle altre
due prime regolata, & hauer bisogno di maggior diligēza per bene esprimere i suoi affetti; di quì
è che ella fu l'vlitma à venire in vso, & la prima à smarrisrsi per non dir perdersi; & che la Distri Natura del
Diatonico.
Per la Musi-
ca Greca è in
tesa l'Enhar-
monia.

buitione che ne fece Aristosseno tanti anni dopo la sua origine, fu così reputata: in tanto, che i
Musici cantori che vennero qualche secolo di ìpoi, parendo loro ammettersi in atto troppo ma-
le ageuole, dissero per iscusa della loro dappocaggine, che quel tal genere d'harmonia fu vn tro
uato de dotti; ma che egli veramente non fu mai messo in pratica: non si accorgendo, che in
quel mentre veniuano à confessare la loro ignoranza; non gli parendo possibile il portare così di Enharmonio
di Aristosse-
no, assai repu
tato.

stintamente la voce, come ricercauano i suoi minimi interualli. che maggiore autorità vohlio-
no di questo fatto, che quello che ne dice Plutarco, huomo veridico & così reputato; il quale
non solo afferma essere stato in vso tra i prattici, ma che questo solo fu grandemente reputato & Ignoranza
di alcuni an-
tichi pratti-
ci.

esercitato da Greci; & le parole formate che egli vsa sono queste. Perche non attesero punto gli
antichi al Diatono ne alla Croma, ma all'harmonio solo applicatono l'animo & ogni loro stu-
dio. in oltre, che vanità sarebbe stata quella d'Aristosseno così amico del senso, & d'altri poscia Autorità di
Plutarco.

lui à ferne dopo la sua origine tanti anni, tante nuoue Distribuitioni se non fusse messa alcuna
in prattica? Ho detto che i Tuoni haueuano necessariamente in tutti i generi la forza medesima;
perche essi nasceuano in ciascuno dalla natura del loro Systema, ò di graue in acuto, ò d'acuto
in graue: la quale alteratione essendo segno di mouimento intrinseco, necessariamente portaua
sempre seco l'affetto onde nasceua; rappresentandolo altrui cme si è detto, con questo mezzo.
STR. Dond'è che Clemente Alessandrino, seguendo l'openione d'Aristosseno dica (secondo
che io ho in alcuni libri letto) che il genere Diatonico sia piu acuto del Cromatico & dell'En-
harmonio?
BAR. Non sò che in Clemente Alessandrino, ne in Aristosseno si legga vn'openione così dal
vero lontana: & quella da chi hauete tal cosa imparata, ò forza non habbian cognitioneZarlino al ca
po 5.della 4.
parte delle
sue instit.

alcuna de Generi dell'harmonie, dicendo vna semplicità si fatta; oltre che le cose delle quali il
senso si può con facilità grandissima accettare, è vn'impertinenza il volere contradirle con l'au-
torità di questo & quello; delle naturali & oridnarie intend'io adesso humanamente parlare, &
non delle sopranaturali & diuine. bene è vero che l'Alessandrino dice, che il genere Enharmo-
nio conuiene particolarmente con l'harmonia Dorica, & il Diatono con la Frygia, percioche
egli è veramente acuto si come aferma Aristosseno. Possano forse quei tali hauer voluto inferi-
re, che il Tuono Frygio cantato nel genere Diatonico ,sia piu acuto del Dorio cantato nel Cro-
matico & nell'Enharmonico; ò vero che le corde mobili de Tetracordi, & non di tutto il Syste-
page 104 ma (com'essi pare che intendino) siano piu tese di quelle dell'Enharmonio & del Cromatico
nell'istesso Tuono: ma perche vna tal vanità? mi dichiaro meglio. pare impossibile à quelli, che
il Tuono Frygio cantato nel genere Diatonico, sia piu auto del Tuono Dorio cantato nel ge-
nere Cromatico & Enharmonio; non per altro che per volere applicare la maniera del cantare
degli antichi (non intesa da loro) al cantare d'hoggi: ma chi è quello così stupido, che inteso
come fussero cantati i Tuoni degli antichi Musici, & in qual maniera siano Distribuite le corde
nelle tre famose & antiche spezie d'hatmonie, si marauigli di ciò?
STR. Ho il tutto benissimo inteso; ma ditemi vn'altra cosa. Potrebbesi hoggi in questo no
tro modo di comporre & cantare, vsare ciascun Genere semplice che facesse buon effetto?
BAR. Dal Diatonico in poi, & di questo ancora non ciascna delle noue sue spezie, non
credo.
STR. Per qual cagione?
Genere vsato
semplice, se
facesse buono
effetto.
BAR. Principalmente rispetto à gli accordi che tra le diuerse parti delle Cantilene vsono i
moderni prattici Contrapuntisti: i quali accordi sono il principale fondamento loro; & non si
trouano così frequentemente tra le corde degli altri due generi come Diatonico; & partico-
larmente nella spezie Syntona d'Aristosseno, & in quella di Dydimo.
STR. non vi dispiaccia scoprirmi alcune delle difficultà che si oppongono à due altri ge-
neri, nel volergli vsar semplici secodo questa nuoua prattica.
BAR. Nel Cromatico & nell'Enharmonio antico, le quali tra le molte spezie che in ciascun
genere si troua, lasciando da vno de lati le Distribuitioni che ne fece Aristosseno; sono atte à dar
ne meno imperfettione (secondo questo modo di comporre hoggi come è detto & cantare in
consonanza) che alcune delle altre, nulladimeno, la Diapente non si troua nella prima spezie
del Diapason, piu d'vna volta; & questa è tra l'Hypatemeson & la Paramese; & nel Systema mas-
simo & perfetto, non passa in tutto tre volte; oltre all'hauere le Terze & le Seste tanto maggiori
quanto minori, dissonanti. bene è vero, che nel Diatonico Diatono, si troua in ciasucno Penta-
cordo la Quinta; eccettuando però quello che è contenuto dall'Hypatehypaton & la Parypate-
Cromatico
Enharmonio
hāno il Semi
ditono e'l Di
tono, in vece
delle secōde.
meson; la qual cosa accade in ciascun altra spezie di qual si vgolia Genere, in oltre, non si troua
tra tre corde il Ditono nel Cromatico, nel Semiditono nell'Enharmonio, & così per il contra-
rio, da due luoghi in poi di quello; per hauere in vece loro le seconde maggiori & minori; le qua
li restano dissonanti si come sono i Ditono & i Semiditoni origine loro: & se consonanti fusse-
ro questi, tali sarebbono quelle, come si può vedere & vdire nell'vno & l'altro Syntono Diatoni-
co inspessato dalle corde Cromatiche & Enharmonie: & il medesimo occorre à qual si voglia
altro itneruallo dalla Diapason in fuore, detta perciò Regina delle Consonanze.
Zarlino al ca
po 77.della
seconda par-
te delle sue
institutioni.
STR. L'istesso, per quello che io ho letto e itneso, doueua accadere apo gli antichi; & è for-
za che loro ancora non gli vsassero puri, ma andassero mescolando l'vno con l'altro genere co-
me si costuma hoggi, & per il medesimo rispetto.
BAR. Anzi gli antichi vsorono purissimi & semplicissimi non solo ciasucno de tre Generi,
ma qual sia delle spezie loro particolari che molte erano; perche in quella tale semplicità, consi-
Gli antichi
vsarono sem-
pre pure le
spezie e i ge-
neri dell'har-
monie loro;
Il Zarlino al
capo 31. e 38
del 2. delle
institutioni.
ste veramente l'eccellenza dell'harmonia, & melodia, & non imperfettione: & quelli d'hoggi
che credano ò hanno creduto ò scritto altramente, si sono grandemente ingannati; &che ciò sia
vero attendete. Primamente à loro non arrecaua qual si voglia semplice Genere ò spezie, l'im-
pedimento degli accordi tra le parti come à moderi: perche ciascuna lor Canzone, ò fusse can
tata da vn solo, ò da molti; era vn canto fermo, dal quale vsciua vna sola aria, non altramente
di quello che noi vdiamo in chiesa salmeggiando nel dirsi il Diuino vfitio, & spetialmente quan
do si celebra solenne. & questo nasceua dal conoscere molto bene come si è detto, che altra pro-
prietà era quella del suon graue, altra quella dell'acuto, & altra quella del mediocre: conosceua-
no in oltre, che le qualità contrarie nel mescolarsi & cōfondersi insieme, s'indeboliuono & in cer
to modo spuntauano le forze l'vn'all'altra. di maniera che non solo cantauano insieme le mede-
sime parole, l'istessa aria nell'istesso tempo & suono circa l'acutezza & grauità; ma con l'istessa
quantità di tempo, & la medesima qualità di numero & rithmo. imperoche con altra lentezza
di parole si raccomanda il supplicante, & con altra quantità di suono & voce le profferisce, che
non ragioan quello che ha l'animo quieto; & lontano da questo & quella in ciasucna cosa diffe-
rentemente, le profferisce come vi ho detto altra votla, il concitato.
STR. Non cantauano adunque in consonanza gli antichi Musici?
Gli antichi
nō cātauano
in cōsonāza.
BAR. Non certo, come pur dianzi vi dissi.
STR. Non dicesti poco fa, che Olimpo lo portò di Tracia in Grecia?
BAR. Si il modo di cantare in consonanza alla Tibia.
STR. Non è l'istessa cosa?
BAR. Signor no.
Cantare in
consonanza
alla Tibia, co
me s'intēda.
STR. Qual differenza è tra di loro?
BAR. Il cantare in consonanza alla Tibia in quelli tempi, non poteua essere altro che sonan
do il Tibicine vna sua aria, cātasse alcun'altro l'istessa con profferir le parole nel emdesimo tēpo,
page 105 ma con diuerso suono circa l'acuto & graue; come per essempio all'Ottaua, & forse alla Quin-
ta: ouero che sonando vn Tibicine vn tenore nelgraue, sonasse vn'altro nell'acuto vna parte di
minuita, non altramente di quello che fa hoggi il picciolo Aulo della Piua, sul bordone di essa.
imperoche gli antichi vsorono dire piu volte cantare per sonare, & sonare per cantare; & pre-
sero parimente le corde per voci, gli auli per fori, & così per il contrario: ma che due ò piu
cantori cantassero diuerse arie in consonanzaa & nell'istesso tempo, al modo che hoggi si costu-
ma, nessuno è che della musica loro habbia buona cognitione, che lo creda. & se bene in al-
cuni Cori loro interueniuano alle volte giouani, vecchi, donne, fanciulli & altri; i quali non
poteuano per la differenza degli anni, del sesso, & della complessione cantare insieme all'vniso-
no; non per questo è che per natura & per arte, non cercassero con ciascuno potere & saper loro
di auuicinarsigli piu che poteuano: & ha del verisimile & del ragioneuole, che tra le voci lo-
ro nascesse continouamente ottaue & quintedecime; ma ciò auueniua per l'indispositione na-
turale de soggetti, & non della legge; la quale in questo affare piu rispetto haueua al possibile,
che al conueneuole & all'honesto; come si può comprendere ancor'hoggi ne cori delle cappel-
le delle nostre Chiese, doue interuiene tal mescolanza d'huomini, i quali hanno dinanzi à gli oc
chi il medesimo scopo, & questo è vn canto fermo. vero è che al presente sono piu licentiosi di
quello conuerrebbe, inuitati forse dal canto figurato; il che à quelli non auueniua, per l'addot-
te ragioni.
STR. O'se nel cantare insieme per molti che fussero, cantauano vna semplice aria, & come
hoggi si dice vn canto fermo; che occorreua per i libri far tanto romore dellelor consonanze?
BAR. Vi rispondo à questo, che le scienze hanno diuerso procedere & diuerso fine nell'ope Fine dell'Ar
re quel sia, &
quale quello
della scienza.

rare che non hanno le arti. le scienze cercano il vero degli accidenti & proprietà tutte del loro
subbietto, & insieme le loro cagioni; hauendo per fine la verità della cognitione senza piu: & le
arti hanno per fine l'operare, cosa diuersa dall'intendere. l'Aritmetico cerca tutte le proprietà &
accidenti de numeri; come per essempio; se son pari, se son impari, se sono parimēte pari, se son
quadrati, se son cubi, ò perfetti, che proportione egli habbino l'vno con l'altro, come venghinoEssempio.

prodotti così fatti, & mille altre cose attenenti loro. l'Abbacchista poi, non si serue di cos'alcuna
di queste; ma solo attēde à moltiplicare, partire, trarre, e raccorre i numeri & le parti che da loro
hanno origine; ōsiderandogli come in misure, ò in valute di qualche subbietto & materia: &
però nō douete marauigliarui se gli antichi musici, ancora che le cōsonanze nō fussero attenētiNella parti-
cola 19. al
problema 35

al cantar loro, cōsiderassero la natura & virtù di esse; delle quali (ancora che Arist.domandi me
ritamēte, solo la Diapason perfetta) nō perfettorono, ne imperfettorono (per così dire) alcuna
di esse nel lor cātare; come quelli che cātauano vn'aria sola com è detto, se bene fussero stati cēto
à cantare insieme; & nō haueuano bisogno di questo modo di fare; perche le virtù della Musica
loro consisteua primamente, che l'aria della Canzone fusse cōposta da buono maestro, ordinataAltre osserua
tioni degli an
tichi Musici.

da artefice in essa giuditioso, & recitata da persone perite & voci accomodate (secondo che dal-
l'intendimento del concetto suo si disegnaua di esprimere quello affetto che esso coleua con le
parole significare) con mezzi naturali, & stabili; & non punto in accordi, ò in fughe, ò in diRagioni del
l'Autore in
persuaderne
che gli anti-
chi nō cātas-
sero in con-
sonanza.

minutioni, & altri variabili trouati di nulla rilieuo. & che così fusse, segno indubitato ve ne
sia, che non si trouano alcuni nomi che corrispondino à quelli che si vsano hoggi per distingue-
re le parti; come Basso, Tenore, Contralto, Canto & Soprano ò altra. non si troua ne anco che
gli hauessero l'vso dell'imperfette consonanze, le quali sapete dell'importanza che siano al mo-
do del cantare in consonanza; oltre all'hauerci poco di sopra detto Plutarco, che Olimpo e
Terprando, non ricercarono nelle Canzoni loro, piu di tre ò quattro corde; & il vedere in oltreZarlino nel-
le institutio-
ni harmoni-
che al c. 39.
del primo al
c.12.31.37.
c 44.del z.&
al 29.del 3.&
del 4.

i falsi rincontri de due vltimi Generi tanto frequentati da loro; dalla qual cosa chiaramente si
comprende, quāto si siano ingannati quelli che hanno semplicemente inteso per questa parola.
Harmonia, la musical consonanza di piu voci non vnisone; chiamando gli antichi Greci con
tal nome, l'arie & Canzoni loro; & quali fussero di già si è dimostrato. intesero adunque per
Harmonia gli antichi Musici Greci, il bello & gratioso procedere dell'aria della Cantilena; le pa
role della quale s'intēdeuano tutte; & così il verso del Poeta, & conseguentemente i concetti lo
ro; senza essere interrotti da accidente alcuno che suiasse l'animo dalla virtù di quelli; l'opposiQuello inten
dessero gli an
tichi Greci per
questa voce,
Harmonia.

to appunto che occorre alla musica & cantare d'hoggi: conciosa che ella porta in certo modo
seco nell'animo dell'vditore à vn medesimo tempo, diuerse & contrarie Note d'affetto; mentre
che ella mescola indistintamente insieme arie e Tuoni dissimigliantissimi & di natura contra-
rij gli vni à gli altri, oltre alla diuersità delle parole, del tempo, & de rithmo. & quantunque
ciascuna di queste cose, habbia da per se naturalmente propria qualità & forza atta à destare &L'harmonia
cōsisteua nel
bello andare
della cantile
na, & il Tuo
no nel graue
& nell'acuto
suono di essa.

muouere con la sua simiglianza proprie affettioni; nulladimeno non può per contrario manifesta-
mente (come si è detto) apparire, non hauer'ella per sua natura modo (non che altro) da poter-
lo con ragione pensare: perche è di necessità, che la forza & virtù dell'aria & de Tuoni acuti &
de veloci mouimenti, indebolischino & spuntino il vigore & potere de graui e tardi; & siano
per opposito le qualità di questi, scambieuolmente indebolite & affiacchite dalla cōtraria natu-
page 106 ra di quelli per la qual cosa nō può piu oltre l'animo di chi ode, distratto in vn