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Title: Dialogo della musica antica, et della moderna

Author: Vincenzo Galilei

Publication: Giorgio Marescotti (Firenze, 1581)

Principal editor: Frans Wiering

Funder: Utrecht University Netherlands Organization for Scientific Research (NWO)

Edition: 2016

Department of Information and Computing Sciences Utrecht University P.O. Box 80.089 3508 TB Utrecht Netherlands
Copyright © 2016, Utrecht University, Netherlands
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ALL'ILLVSTRISSIMO
SIGNORE, ET MIO PADRONE
OSSERRVANDISSIMO,
IL SIGNOR GIOVANNI BARDI
DE'CONTI DI VERNIO.

TROPPO difficil cosa è veramente, potere à coloro ren-
dere il contracambio, da quali habbaimo riceuuto molti
& singolari benefizij: percioche è necessario che à colui
con cui siamo in debito, venga à bisogna l'opera nostra;
& à noi conuiene esser tali, che venendone l'occasione,
possiamo ciò fare; le quali cose, auuenga che à pochi & po
che volte sogliono accadere, di quì è che molti quasi che
siamo ingrati vengono imputati. ma non è così; perche
non deue la fortuna di sì nobile operazione quanto è il be-
neficare & il rendere piacere a'beneficanti, tenere il prin-
cipato; che se così fusse, l'operare virtuosamente non sa-
rebbe in nostra potestà: cosa sconueneuolissima à pensare
non pure à dire. Se adunque ciò è vero come è verissimo, poteuo ben'io Sig.GIOVANNI
con sicuro animo sostenere il debito che tengo con V.S.Illustriss la quale come interden-
te delle buone lettere, & esercitata nelle arti che à vero Gentilhuomo si conuengono,
non ha mai ricercato da me cosa che soprauanzasse le mie forze: le quali percioche debo-
li sono, non ho mai potuto impiegare à seruizio D.V.S.Illustriss.di maniera che à me è
rimasta quella sola parte per fuggire il nome d'ingrato, che io poco fa dissi restare à colo-
ro che e di occasione & di potere mancano. & posto pure che qualche cosa per me stesso
valessi, già nō varrei nulla à comparazione de molti & signulari benefizij riceuuti di ogni
tempo dalla cortese mano D.V.S.Illustriss.percioche come potrei io pure in minima par
te ricompensare le comodità che ella mi ha date di potere con quieto animo attendere à
quelli studij a'quali da primi anni mi diedi, & che senza l'aiuto suo non hauerei condotti
in quel termine nel quale hora si ritrouano? à che si aggiugne la prontezza dell'animo
suo in far venire ad instanza mia, dalle piu lontane parti d'Europa varij libri & instru-
menti, senza i quali impossibile era potere della Musica quella notizia hauere che median
te quelli habbiamo; & acciò questa scienza si mostrasse per me al mondo assai piu chiara
di quello che forse dopo la sua perdita non è ancora stato, non li è paruto graue darmi co-
modità di viatico, & prestarmi il suo fauore in ogn'altra cosa opportuna per cercare mol-
ti luoghi, & indi ritrarre & da costumi degli habitatori, & dalle memorie antiche, & da
huomini della musicale scienza intelligenti, quelle maggiori & più vere notizie che possi-
bile è stato. i quali atti di liberalità, come che pure in qualche modo possino esser comu-
ni con alcuni altri, i quali forniti di ricchezze & di appoggi, ò per instinto naturale, ò per
page iv desiderio di gloria, à simili spese non pongono cura; & quelle abbondantemente & volen
tiere assai spesso far sogliano; si però sono eglino in lei tanto piu riguardeuoli, quanto che
accōpagnati da eguale humanità eccedano il comune vso di questi tali. & qual maggior
segno di cortese & benigno animo poteua ella darmi che lasciati molte volte da vno de la
ti i suoi più graui & importanti negozij, dichiararmi con la ciua voce gli oscuri sentimen
ti degli antichi & graui scrittori? i concetti de quali da pochi intesi, aggiustaua lei così al
segno, che bene si sarebbe potuto credere che ella in quei felici secoli, ne quali della Musi-
ca facultà pienissima contezza si haueua ritrouata si fusse; & che poi in processo di molte
erà è di maniera data al basso, che non si è sin'ad hoggi trouato alcuno che di esssa ne hab-
bia dato cognitione conforme al vero & à quello che essi antichi dilei lasciaro scritto.
il qual rispetto ha mosso me à tentare se con quello ingegno di che mi ha la natura dota-
to, & con le fatiche di molti anni intorno à ciò spese, aiutato insieme dal fauore & libe-
ralità D.V.S.Illustriss.potessi tanto fare che io ritornassi questa facultà se non nel primie-
ro suo stato, almeno in maggior notizia che fino à quì non hanno per mio auuiso fatto i
moderni che di essa hanno scritto. la qual cosa percioche giouamento & dilettazione in-
sieme puote arrecare à quelli che dopo noi verranno, ho giudicato essere vfizio d'huomo
sincero & non punto inuidioso dell'atrui bene, il darne publica contezza; acciò che quel
li che leggeranno possino apparare se cosa alcuna vi è di buono, & adoperarsi à supplire
doue l'insuffizienza mia hauesse mancato: che non voglio però credere di hauere in mo-
do scacciato le tenebre da gli scritti degli antichi, che non possi alcuno altro inuitato &
aiutato da miei accrescerli qualche chiarezza maggiore. il che hauendo io fatto secondo
le mie forze, & douendo per le cagioni pur hora dette pubblicargli, mi si è subito appre-
sentato innanzi la memoria D.V.S.Illustriss. alla quale io giudicai diuersi queste mie fa-
tiche. percioche hauendo io riceuuto da lei quelle comodità maggiori che à condurre à
fine simile opera si ricercauano, era senza dubbio 'mio debito inuiargliele. Ed è richie-
sto che il solleuato, e beneficato renda al benefattore il douuto guiderdone; e se non le
viene con quella purgata fauella che io doueua, & in latina lingua recato ancora si come
tosto insieme con l'altra mia opera verrà; accusine la poca fede d'acluni Stampatori di
Venezia: i quali non solo mi hanno (contro ogni douere) piu mesi intrattenuto, per
compiacere ad alcuno il quale ò tratto da inuidia impediua che queste mie fatiche vscis-
sero fuore, ò voleua egli delle molte vigilie mie se stesso honorare; ma hannomi in vl-
timo poco meno che negato l'originare, consegnatoli sin l'Ottobre passato acciò lo do-
uessero publicare: e prima che trarre glielo potessi di mano, haueuo per l'addotta cagio-
ne, stampato quà due terzi di eso, tratto da vna bozza rimastami. e con questo facen-
do fine con ogni reuerenza le bacio la mano, pregandola à prender in grado questa
mia opera, non à me, ma alla conueneuolezza di lei, e singolarissima humanità sua ha-
uendo riguardo. Di Fiorenza il dì primo di Giugno 1581.
D.V.S.Illustrissima
Affezionatiss.& obligatiss.Seruitore
Vincentio Galilei.
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DIALOGO DI VINCENTIO
GALILEI NOBILE
FIORENTINO
DELLA MVSICA ANTICA, ET DELLA MODERNA.

[Figure]
LA MVSICA è stata da gli Antichi annouerata, tra le arti che
son dette liberali, cioè degne d'huomo libero; & meritamente ap-
presso i Greci, Maestri, & inuentori di essa (come quasi di tutte le
altre scientie) fu sempre in molta estima; & da migliori Legisla-
tori, non solo come diletteuole alla vita, ma ancora come vtile al
la virtù, fu comandata douersi insegnare à coloro, che erano nati
per conseguire la perfettione, & l'humana beatitudine, che è fine
della Città: Ma insieme con l'Imperio in progresso di tempo per-
derono i Greci la Musica & le altre dottrine ancora. I Romani
hebbero di essa cognitione, prendendola da'Greci; ma esercita-
rono principalmente quella parte conueniente a'Teatri, doue si recitano le Tragedie, & le Co-
medie; senza molto apprezzar quella, che e intorno alle speculationi: & occupandosi conti-
nouamente nelle guerre, non molto à quella attesero, & così facilmēte la dimenticarono.
Hauendo poi la Italia per lungo spatio di tempo patite grādi inondationi de Barbari, s'era spen-
to ogni lume di scienza; & come se tutti gli huomini fussero stati sorpresi da graue letargo
d'ignoranza, viueuano senz'alcuno desiderio di sapere; & della Musica si haueuano quella istes-
sa contezza, che dell'Indie Occidentali: & in tale cecità perseuerarono, sin'à che il Gafurio
prima, & apresso il Glareano, & poscia il Zarlino (Principi veramente in questa moderna prat-
tica) cominciarono ad inuestigare quello che ella fusse, & à cercare di trarla dalle tenebre oue
era stata sepolta. la qual parte da loro intesa, & apprezzata, hanno à poco à poco ridotta nel ter-
mine in che ella si ritroua. Ma non pare ad acuni intelligenti, che l'habbiano resa all'antico suo
stato, secondo che si può comprendere da infiniti luoghi dell'antiche historie, de' Poeti, & de'
Filosofi,; nè che habbiano conseguito di essa la vera, & perfetta notitia: il che può forse hauere
cagionato la rozzezza de' tempi, la difficultà del soggetto, & la scarsità de' buoni interpreti:
nulla di meno questi scrittori meritano somma lode, & il mondo deue loro perpetua obligatio-
ne; se non per altro, almeno per hauer dato occasione à molti di maggiormente affaticarsi in
essa, per vederli di ridurla nella sua perfettione. il che (quanto però attiene alla Teorica) pare
che a' tempi nostri habbia conseguito Girolamo Mei, huomo degno, à cui tutti i Musici, & tut-
ti gli huomini dotti deuono rendere gratie & honori; & appresso nella nostra Città lo Illustriss.
Signor GIOVANNI Bardi de'Conti di Vernio: il quale hauendo in essa fatto lungo studio,
& essendosi di essa molto dilettato come di tutte le altre scienze, l'ha grandemente nobilitata, &
resa apprezzabile; hauendo col suo essempio eccitato i nobili al medesimo studio: molti de qua
li son soliti andare in casa di lui, & iui in diletteuoli canti, & in lodeuoli ragionamenti con ho-
nesto riposo trapassare il tempo. la onde sendo io molto obligato alla cortesia di questo genti-
lissimo Signore, & però desideroso di mostrarli con qualache segno esteriore, l'intero affetto che
ho di seruirlo, ho giudicato non potersi da me spendere il tempo con più profitto, che faticar-
mi intorno à cotale soggetto; poi che così facendo mi si mostraua speranza di potere dare à lui
alcun segno di gratitudine, & al mondo porgere no piccolo aiuto di vscire delle tenebre, nelle
quali (dopo la sudetta perdita) e fin ad hora stato inuolto; il che però sia detto senza arrogan-
za, & con ogni rispetto di quelli, che da Guido Aretino sin'a'nostri tempi sopra tal materia han-
no scritto: benche se io mi attribuissi in questo fatto alquanto di gloria, forse non meriterei ri-
prensione; poiche l'inclinatione datami dalla natura à questi studij liberali, & la continoua di-
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ligenza vsata da me per ispatio di molti anni ad appararli, piglierebbe la difesa del mio parlare
sopra di se à gran ragione: ma di questo il giuditio riserbisi pure alli intelligenti; per il qual ri-
spetto, & accioche se dalle mie fatiche alcuna vtilità può trarre il mondo, io non ne lo defraudi.
Oltre à quāto poco fa dissi, mi è piaciuto publicare alcuni miei concetti intorno alla Musica an-
tica, & à quella de nostri tempi, i quali sino ad hoggi sono stati (per mio auuiso) poco intesi da
chiunque ne ha trattato; il che senz'altro mio testimonio, può esser chiaro argumento della dif
ficultà della materia. per la qual cosa desidero dal Lettore, che si prepara à dare giuditio, o fare
paragone de miei scritti con quelli de gli altri moderni, somma attentione, & animo sgombro
da ogni affetto humano. perciochè è chiara cosa, che chiunque non ha l'animo interamente
purgato da ciascuna passione, non può di che sia dare perfetto giuditio. Ogni auuertimen
to che mi sia fatto da huomo intelligente & amatore del vero, riceuerò in grado, & gliene reste-
rò obligato; senza mai vergognarmi d'imparare da chi meglio di me intendesse. Hora perche
il lungo parlare continouato, mentre che à guisa di torrente và scorrendo, non pare che habbia
quella forza & vigore nel conchiudere le sentētie & gli argumenti, che ha il Dialogo, ho giudi-
cato essere molto à proposito il trattare i presenti miei Discordi, in tale maniera: & questa crede-
rò ageuolemente essere stata vna delle potenti cagioni, che indusse Platone à trattare si fattamente
le cose della Diuina Filosofia. ho eletto adunque per intorno à ciò discorrere l'Illstrissimo
Signore GIOVANNI Bardi poco di sopra nominato, & appresso il Signor PIERO Stroz-
zi, come quelli che studiosissimi della vera Musica sono, & grandemente amatori di queste tali
speculationi, & atti ancora à sostenere questo & maggior peso. Su l'occasione adunque dico,
di volere sensatamente vedere in fronte à uale delle Spezie Diatoniche si riduca quella, nella
quale i moderni Contrapuntisti compongano & cantano i Cantori le Cantilene loro, il Signor
PIERO Strozzi verso il Signor GIOVANNI disse in questa maniera.
STR. Gran cosa mi par questa Signor Giouanni, che di tanti huomini eccellenti, che han-
no da Guido Aretino in qua scritto della Musica facultà, non incidentemente, ma come pro-
fessori di essa; non ci sia stato alcuno (per quanto io sappia) che ci habbia dichiarato di qual ma-
niera sia la Spezie Diatonica, nella quale si compone & si canta hoggi, che non ci apporti insie-
me mille difficultà & contradditioni: & nondimeno tra le cose principali, principalissima &
importantissima reputo questa, & di somma necessità d'essere saputa, nè posso fare di non arros-
sire, con pensar solo la poca cognitione, che uniuersalmente si troua tra i moderni prattici, del-
le cose, che del continouo hanno tra mano; la virtù & natura delle quali, fanno professione di
conoscere & intendere per eccellenza, appagandosi d'esser tali stimati dall'imperita moltitudi-
ne, della qual pece trouandomi ancora io macchiato, desidero grandemente col vostro aiu-
to da tal difetto purgarmi.
BAR. Voi mettete del continouo in campo questioni sottilissime, & non punto ordinarie,
le quali à ciascuno che le ascolta, danno inditio del bell'ingegno vostro: & per ben chiarire il
quesito fattomi, bisognerà suiluppare molti intricati viluppi; i quali per compiacerui, non mi
saranno di noia alcuna.
STR. Se non sarà à voi di noia lo spiegarmeli, à me darà sommo contento l'intendergli:
però quando vi piaccia, io sono pronto per ascoltarui con quella maggiore attentione, che si
possa desiderare.
BAR. È di necessità per base di questa alta macchina, essaminare diligentemente ciascuno
interuallo delle Spezie Diatoniche, tra le quali nasce tale lite: di poi vedere quelli che si com-
pongano & cantano hoggi, con quali di quelle Spezie Diatoniche habbiano piu conformità; la
cognitione di che non dubito punto, che sia per condurci in porto sicuro, & prima di ciascuna
altra spezie, essamineremo come piu nuoua & principale, quella doue concorrono uniuersal-
mente tutti i prattici de' tempi nostri, mossi dall'autorità del Reuerendo M.Gioseffo Zarlino;Quale sia se-
condo il Zar=
lino la spezie
che si canta
hoggi, nel 2.
lib. delle inst.
harmoniche
al c.16. & nel
ragionamēto
quinto delle
dimostratio=
ni alla diffini
tione terza.

la quale secondo che à lui piace, è il Syntono Incitato di Tolomeo. dopo la quale essamina, vedre
mo quādo gli occorra con l'istessa diligenza, quella che hanno tenuto tutti gli altrui moderni da
esso in fuore; come Guido Aretino, il Gafurio, il Glareano, il Fabro, il Valgulio, & latri graui
scrittori. I quali tutti di comune parere affermano quello che si canta hoggi, essere il Diatono
Ditonico antichissimo; le proportioni del quale, furono (nella sessantesima Olimpiade) dal seue-
ro Pitagora Samio con sottile consideratione inuestigate.
STR. Prima che V.S. cominci à sciorre il nodo del dubbio proposto, desidero che in quel
le cose doue arriua il sēso, si lasci (come dice Arist. Nell'ottauo della Fisica) sēpre da parte non so
lo l'autorità;Eusebio nel-
le sue Cron.
Arist. nell'8.
della Fisica à
testi vēti due.
Priuilegio di
Pitagora.
ma la colorata ragione che ci fusse in cōtrario cō qual si voglia apparēza di verità.
perche mi pare che faccino cosa ridicola (per non dire insieme col Filosofo, da stolti) quelli che
per proua di qual si sia cōclusione loro, vogliono, che si creda senz'altro, alla semplice autorità;
senza adurre di esse ragioni che valide siano: il qual priuilegio non si troua essere stato con-
cesso ad altri, che da seguaci suoi, al sapientissimo Pitagora pur hora da voi nominato.Boethio nel I
della Musica
al capo 33.
Cic. della na
tura d%egli Dei.
Voglio in
oltre, che mi concediate, essermi lecito alla libera interrogarui, & risponderui senz'alcuna sor-
te d'adulatione, come veramente conuiene tra quelli che cercano la verità delle cose.
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BAR. Tutto vi sia concesso. È necessario primamente ridursi bene à memoria (secondo
però il Syntono di Tolomeo come ho detto) tra quali numeri ne'minimi termini, sia separata-
mente contenuti ciascuno degli interualli che ha in se la Regina delle consonanze:L'Ottaua es-
ser detta Re-
gina delle cō-
sonanze.
i quali se-
condo il parere degli autori di queste cose, non passano il numero di quindici; & dal minimo
incominciandomi dico, che il Comma è contenuto ne suoi termini radicali, dalla proportio-
ne detta Sesquiottantesima,Interualli mu
sici del Synto
no da quali
numeri con-
tenuti.
tra questi numeri 81.80
Il Semituono minore, tra 25.24
Il Semituono maggiore, tra 16.15
Il Tuono minore, tra 10.9
Il tuono maggiore, tra 9.8
La Terza minore, tra 6.5
La terza maggiore, tra 5.4
La Quarta, tra 4.3
Il Tritono, tra 45.32
La Semidiapente, tra 64.45
La Quinta, tra 3.2
La Sesta minore, tra 8.5
La Sesta maggiore, tra 5.3
La Settima minore, tra 9.5
La Settima maggiore, tra 15.8
Et essa Regina delle consonanze detta hoggi Ottaua, tra 2.1
Alla quale dettero forse i Greci nome di Diapason, per contenere in se stessa (secondo il suo si-
gnificato) ciascuno degli interualli nominati, & valere lei sola per ciascuno altro:Ottaua per
che sia detta
Diapason.
ma è d'au-
uertire, che questi interualli dalla Quarta, Quinta, Ottaua, & il Sesquiottauo e Tuono in poi,
non furono intesi mai per sì fatti nomi da alcuno degli antichi ò moderni Musici, eccetto però
che da gli autori di queste cose, & da seguaci loro. La corruttione de quali (mediante la disfor-
mità, che hanno insieme con la cosa gia per tal nome intesa & conosciuta) genera non piccola
confusione & disturbo nelle menti di quelli, che leggono gli scritti loro.Nomi de gli in
terualli cor-
rotti.
I quali nomi hanno
tolti in presto, dal Diatono Ditonico, & immascheratone per colorire alcuni disegni loro, il Syn
tono di Tolomeo, secondo che meglio intenderete: del quale habito poco se ne rifaccia
& quanto à esso si disconuenga, lo vedremo sensatamente al suo luogo.
STR. Per qual cagione Pitagora constituì piu tosto la Quinta, che l'Ottaua, tra il tre & il
dua, assegnataci per termini della Diapente; ouero che tra il quattro & il tre, ne' quali consti-
tuì la Diatesaron?
BAR. Non fu altramente opera ò inuentione humana questa; ma della natura. bene è ve-
ro, che Pitagora (come ho detto) fu il primo che ciò considerasse.
STR. Da che indotto di gratia.
BAR. Attendete, Tirinsi sopra una piana superficie due corde all'unisono, d'un'istessa
lunghezza, grossezza, & bontà;Modo da vdi
re quale si vo
glia interual
lo nella sua
proportione.
& diuidasi poi col compasso vna di esse in tante parti vguali
quante sono l'unità che hà in sè il maggior numero dell'interuallo che si vorrà da esse corde udi
re; & priuisene poi col mezzo d'uno scannello immobile una di esse, di tante, quante il maggiore
eccede il minore; che percosse poscia le due corde insieme, si udirà dal tutto (che rappresenta il
maggior numero) & dalle parti (che rappresentano il minore) la dissonanza, ò consonanza che
contiene in sè la proportione che si sarà in tal modo à esse corde applicata. & chi volesse ancora
vdire qual si voglia interuallo in vna sola corda, potrà in quest'altra maniera facendo.Altro modo. Diuida
prima la corda in tante parti vguali, quante sono l'unità che contengano i minor numeri della
sua proportione sommati che saranno insieme; & pongasi poi lo scannello per diuisore fra l'uno
& l'altro termine & vn numero; che nel percuoterle le due parti di tutta la corda (in tal maniera
dallo scannello diuisa) separatamente ò nell'istesso tempo; si udirà il ricercato interuallo: & per
maggiore intelligenza, eccouene una sensato essempio.Essempio.
Ponghiamo che noi volessimo vdire in
questa seconda maniera, la Diatessaron; la quale è contenuta nella sua vera forma da numeri,
che hanno tra di loro proportione Sesquitertia. Somminsi insieme i suoi minor termini, che
sono come io vi ho mostrato 4 & 3. i quali aggiunti insieme, fanno sette: diuidasi poscia la
corda proposta in tante parti vguali, & pongasi lo scānello sopra il punto che separa le quattro
parti dalle tre; le qual parti percosse insieme, ò l'una appresso l'altra, si vdirà sonare tra esse la
consonāza Diatessaron, & per iscoprirui in questo proposito alcuni naturali effetti delle propor
tioni de'numeri, voglio qui da canto porui ne suoi termini minori, da potersi vdire nell'una &
l'altra maniera, ciascuno de consonanti interualli che ha in sè il Diapason:Spezie del
Diapason es=
sere sette.
da quali come sem-
plici, nascono i composti; & considerandogli diligentemente, vi daranno lume & cognitione
di molte cose attenenti a'nostri ragionamenti, trouerete in oltre, che quelli che sono dentro al
Diapason, tanto consonanti quanto disonanti (atti però al canto) non passano sanamente con-
siderati, il numero delle sue spezie.
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[Figure]
STR. Ho molto bene inteso la cagione del tutto, però potete seguitare piacendoui.
BAR. Dentro à sudetti termini adunque, hāno mostrato quelli che cercano persuaderci, che
il Diatonico nel quale si compone & canta hoggi, sia il Syntono di Tolomeo ritrouarsi ciascu-
no interuallo cantabile; à quali voglio che prouiamo con i medesimi principij, che questa si fat-
ta spezie non è in modo alcuno quella che essi dicono, & ch'ella consta di maggiore numero & di
uersità d'interualli, de proposti:Altri inter-
ualli oltre à
primi conte=
nuto dal Syn
tono.
de quali non hanno voluto fare mentione, nn come poco ac-
curati; ma come quelli che vedeuano non far punto à proposito, & impedire i disegni loro.
Paleseremo prima, che nel Syntono di Tolomeo, la corda did la solte per h duro, sia piu
acuta di quella per b molle.Paradossi. che dalla corda di F faut & C solfaut naturali, all'istesse alterate
da questo segno X; & parimente da b fa, à h mi, non sia l'istesso interuallo, che è da e lami
al suo b molle, & da G solteut al suo dieisis X. Dico in oltre, che tra D solre & E lami,
non si troua l'istessa distanza, che è tra a lamire & h mi: & così tra C solfaut & D solre,
non è il medesimo interuallo, che si troua tra G solreut & a lamire. che ascendendo, non sia
l'istesso interuallo tra D solre & F faut, che è E lami & G solreut. che non sia ne anco
tal'interuallo tra F faut & C solfaut alterati da tal segno X, a alamire & e lami. che da a la-
mire à C solfaut alterato da questo istesso segno X, non sia il medesimo spatio, che è da c sol
faut à e lami. che da à lamire à d lasolre, non sia l'istesso interuallo, che è da G solreut à c
solfaut. che l'interuallo che è tra F faut & h mi considerato in vna Quarta & in vn minor Se
mituono, non sia vn Tritono. ce la dissonanza, che nasce tra h mi & g gaut, considerata in
due Terze minori, non sia vna Semidiapente. che tra D solre & a lamire non sia vna Quinta, che
non si possa ne anco hauere vn simile interuallo, dal congiugnere insieme la Semidiapente e'l mi
nor Semituono del Tuono minore, che è quello di che si è hauuto (dalla piu parte) cogniotio-
ne sin'à questo giorno. che da G solreut alterato da questo segno X & elami, non sia l'istesso inter
uallo che è tra E lami & c solfaut. che tra F faut & d lasolre, & C solfaut & a lamire, non sia vna
Sesta maggiore. che tra D solre & c sol faut non sia vna Settima minore. che'non sia ancora vno
interuallo simile, quello che si troua fra E lami & dalsolre, considerato però in due Sesquiterze.
che tra G solreut & f faut non sia ne anco tale interuallo, considerato però in una Quinta nele
parte graue & in una Terza minore nell'acuta.che tra D solre & d la solre, & tra C solfaut & c
solfaut, non sia una ottaua.che l'istessa distāza è tra b fa & h mi per b molle. che per h duro.che
l'istessa distanza è da h mi a c solfaut, che da c solfaut à b fa alterato da qual sia di questi segni
h, X: ma il suo proprio è questo h. & che ciascun Tuono non habbia i Semituoni dell'istessa
proportione & misura, ma diuersa.
STR. Questo vostro alto principio, mi rappresenta in vece di sicuro seno, quella parte di ter
ra, che sotto il polo australe è detta incognita. imperoche le cose da voi hora dette sono à miei
orecchi così nuoue, che io mi dispererei del porto s'io nō hauessi per guida cosi fido Nocchiero.
BAR. State di buono animo, ne vi sbigottischino questi pochi scogli, i quali sicurissimi tra-
Passeremo col picciolo nostro legno: & per assicurarui & facilitarui il cammino, eccoui in
prattica l'essempio di tutto quello che s'è detto; il che vi anderò passo per passo con facilità di-
chiarando. ne volgio lasciare prima di dirui, che in questa seconda numeratione fatta con tanta
diligenza sopra da disformità che hanno i primi con i secondi interualli, non ho voluto dire che
tali interualli non si trouino tra le corde del Syntono; ma si bene che tutti non sono suoi proprij
& particolari, come ne anco i primi; & che' nō sono in consideratione alcuna de moderni prat-
tici: & piu oltre voglio dirui, che quelli di che hanno cognitione, non sono altramente canta-
ti nelle mostrate proportioni come appresso vedrete. Prouerrouui adunque secondo che io vi
ho proposto, che le due note qui à pie poste, non sono vnisone.
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Prouerouui ancora, che le
presenti.
non sono lontane per la
medesima distanza, che
sono queste.
ne queste.
sono distanti l'una dall'al
tra per il medesimo inter
uallo di queste.
meno lontane dico esser
queste,
che non queste
Questi dico essere due in-
terualli simili à quello,
che si troua tra D solre
& F faut; ciascuno de
quali è l'istesso dell'antico
Semiditono, & necessa-
riamente dissonante.
Dico in oltre, maggiore
interuallo esser questo,
che non è questo.
il presente dico essere dis-
sonante,
& di questo maggiore.
Questo dico non essere lon
tano per una Diapente.
Le due note seconde dello
essempio che segue, non so
no distanti per un Trito-
no; considerate però nella
maniera che si disse di so-
pra; cioè in una quarta
nella parte graue, & in
un minor Semituono nel
l'acuta:
ne queste sono lontane per
una Semidiapente, consi-
derate in due terze mi-
nori.
Le due note seconde, dico
non esser lontane una dal
l'altra per una Diapente;
quando però elle si conside
rino in una Semidiapen-
te nella parte acuta & in
un minor Semituono nel
graue, secondo che ne mo-
stra l'esempio qui appie.
Dico non essere la mede
sima distanza tra queste
note.
che tra le presenti.
i due interualli dell'esem-
pio che segue, dico non es-
sere seste maggiori.
negasi ancora che le pre-
senti note siano distanti
l'una dall'altra per una
minor Settima.
ne alcuna di queste sono
distanti per vn'Ottaua.
gualmente distanti.
lontane per l'istessa distan
za vna dall'altra.
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INTESO minutamente da quali numeri, & per qual cagione tra essi sia contenuto ciascu-
no de mostrati primi sedici interualli in se stesso; potremo venire à trattare quali siano i nomi
delle proportioni che gli contengano, di che constino, quali siano parti di essi piu & meno re-
mote, ouero propinque, & di quanto l'vno superi, ò sia dall'altro superato. col mezzo de quali
principij verrò a dichiararui i dubij proposti; & per seguire l'ordine proposto, vedremo tutti
questi particolari (prima che in ciascuno altro interuallo) nel minore & maggiore Semituono;
ma perche io desidero essere da voi inteso con quella facilità maggiore che io sò & posso, è ne-
cessario auanti sapere (secondo il comun parere de' Musici prattici & teorici de' nostri tempi,
che vogliono quello si canta hoggi nel genere Diatonico sia il Syntono di Tolomeo; la positio-
ne propria loro, & così de maggiori & minori tuoni, & per qual ordine vadino caminando per
ciascuna ottaua tanto per h duro, quanto per b molle: la quale intelligenza vi daranno gli
essempi che seguono à presso; ne' quali saranno notati tra le corde che gli contengono, secondo
la mente dell'istesso Tolomeo, ne possono essere in tale spezie per altro ordine tesi, perche gli in
conuenienti accennati (come appare nella Distributione di Dydimo) si farebbono maggior-
mente manifesti, la natura adunque del Diatonico Syntono di Tolomeo è, di procedere dal gra
ue all'acuto in ciascun suo Tetracordo, per Sesquiquindecima, Sesquiottaua e Tuono, & Sesqui
nona; & per essere da' moderni prattici meglio inteso, diremo procedere in ciascun Tetracordo
dal graue all'acuto, per Semituono maggiore, per Tuono maggiore, & per Tuono minore; & per
il contrario dall'acuto al graue, per Tuono minore, per Tuono maggiore, & per maggiore Se-
mituono: e tale è secondo che piace al Reuerendo M.Gioseffo Zarlino,Openione dl
Zarlino re-
prouata dallo
Autore al c.
16. delle Insti
tut. harmoni-
che lib.2.
il Genere nel quale si cō-
pone, si canta, & si suona hoggi in reprouare l'openione del quale, fonderemo (per sadisfare
alla prima volta richiesta, come ho promesso) il principio di questo nostro Discorso.
Tetracordo Meson, del Diatonico Syntono
di Tolomeo.
Tuono mag. Tuono min. Semit. mag. Tuono mag. Tuono min. Tuono mag. Sem. mag. Tetracordo Synemmenon, del Diatonico
Syntono di Tolomeo.
Tuono mag. Tuono min. Sem. mag. Tuono mag. Tuono min. Tuono mag. Sem. mag. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min. Semit. min.
AVVERTENDO voi in questo luogo, che io non intendo che siano del Syntono altri inter-
ualli che i puri Diatonici, & li altri de' moderni Contrapuntisti da loro detti Cromatici.
Vedesi secondo gli essempi mostrati della moderna prattica, il maggior Semituono esser se-
gnato in corde diuerse, & il minore starsene nell'istessa con alcun segno aggiunto. dalla qual
cosa ne segue necessariamente, che il b molle non ha mai il minore Semituono nel graue,b molle non
hauer mai il
minor semi-
tuono nel gra
ue, ne il die-
sis X ne l'acu
to.
si co-
me il diesis X non l'ha mai nell'acuto; & il contrario accade al maggiore, che viene à essere
l'opposito appunto di quello che occorre al Diatono Ditonico antichissimo. & venēdo hormai
à ragionare della qualita & grādezza degli interualli dico, che tra i diuersi che hanno in conside
ratione comunemente i musici prattici e teorici d'hoggi, due tra gli altri ve ne sono dissonanti
page 7 chiamati da essi Semituoni: i quali per distinguere l'uno dall'altro, gli accompagnano come sa-
pete con vna di queste parole. Maggiore, & Minore. Dicono il minore Semituono esser quello
che è contenuto tra questi numeri 25. 24. il quale interuallo ha hauuto spaccio appresso gli
autori di esso, di sesquiuentiquattresima, si come di sesquiquindecima questo 16. 15. doue costi
tuiscono il maggiore: & per il contrario nel Diatono il minore che è detto ancora Lemma, è
contenuto tra questi termini 256. 243, la metà del quale dissero poi Diaschisma;Lemma, quel
lo importi.
Diaschisma,
quello sia.
& il mag-
giore detto ancora Apotome, si troua tra questi altri 2187. 2048.
STR. Per qual cagione quei primi speculatori, constituirono nella Distributione Diatona,
il maggiore & minore Semituono dentro à cotali numeri?
BAR. Per questa. chiamarono gli antichi Musici, minor Semituono, quello auanzo del
Diatessaron detrattone due tuoni; & perche detratto dalla Sesquiterza due sesquiottaui, gli
auanza tal proportione 256. 243, in essa constituirono tal Semituono;Semituono
maggiore & minore, pche
dētro à quel-
li numeri.
& lo dissero minore,
perche due aggiunti insieme non riempiono il vacuo del Tuono; doue per il contrario due de
maggiori lo trapassono; & quello auanzo di esso Tuono, dopo che ne sia tratto il minore Semi-
tuono, lo dissero Semituono maggiore.
STR. Che importa quella voce, lemma?
BAR. Lemma, vale il medesimo che residuo; il che fù grandemente à proposito, per non
esser altro il Lemma (come ho detto) che quello auanzo della Diatessaron dopo che ne siano
tratti due tuoni. chiamano ancora i Greci lemma, quella parte d'una cosa che presa due volte
non arriua all'intero. dissero in oltre il maggior Semituono Apotome, la qual voce importa in
quella lingua, spiccamento;Apotome,
quello sia.
come (per modo di essempio) tolto dal Ditono vn'Apotome, vi
rimane il Semiditono. Sono stati altri, che hanno inteso per Semituono maggiore, la Super-
quintapartiente 76, che è la forma del secondo interuallo di ciascun Tetracordo dell'antico
Cromatico; il quale ne minori suoi termini viene dentro à questi nimeri 81. 76. Possiamo
da questa cognitione, sottraendo dalla Sesquiquindecima, la Sequiuentiquattresima (che sono
le forme de Semituoni del Syntono) sapere di quanto il minore sia dal maggiore superato: & il
modo del sottrarre l'uno dall'altro interuallo musico è (secōdo Boethio) questo. Disponghinsi
prima i minor termini delle proportioni loro in questa maniera;Modo di sot-
trarre l'vno
dall'altro in-
teruallo.

16. 15. Forma del Semituono maggiore.
X
25. 24. Forma dl Semituono nimore.
Facendo venire di sotto quelli numeri che contengano il minore, & di sopra quelli del maggio-
re interuallo; i quali cosi disposti, rappresentano nel primo aspetto alla vista, vn modo contra-
rio di quello che vsa l'Aritmetico nel sottrarre l'uno dall'altro suo numero; non di meno l'effet-
to è l'istesso. pero che non considera il Musico Teorico, semplicemente il valore de numeri co-
me l'Aritmetico; ma la quantità del suono che tra essi racchiudono. & perche le piu volte, i mi-
nori numeri contengono i maggiori interualli; quindi auuiene che al senso apparisce il con-
trario di quello che intende l'intelletto.
STR. Non è vero adunque che sempre i minori termini contenghino i maggiori interualli?
BAR. Signor no, da superparticulari in poi, & questi (oltre à li altri interualli che ce lo di-
mostrano ne superpartienti) sono il Lemma & l'Apotome; & ne multiplici, la dupla & la tripla.
Disposti che saranno i numeri nella maniera mostrata, multiplicheremo il 16 (maggior termi-
ne della Sesquiquindecima) per il 24 (minore termine della Sesquiuentiquattresima) & il 25
(maggior termine di questa) per il 15 ( minor termine di quella) dalle quali moltiplicationi
haueremo tali prodotti 384. 375. i quali, col trouare il Diuisore comune, vedremo ri-
durgli ne minori numeri loro, acciò che si venga piu facilmente a cōprendere la quantità dell'in
teruallo & suono, contenuto dentro à loro estremi termini.Modo di tro-
uare il Diui-
sore delle pro
portioni.
la onde per ciò fare, misuro prima
il 384 termine & numero maggiore, per il minore che fu 375, & mi auanza noue; il quale
per non esser misura comune di essi, non può conseguentemente essere il ricercato Diuisore. mi-
suro adunque di nuouo per il noue, il minor termine che fu 375, & mi auanza sei; il quale
considerato, trouo che ne anco esso è misura comune di ciascuno, ma solo del maggiore che fu
384, nel quale entra 64 volte; però torno à misurare il primo & maggiore eccesso che fu no-
ue, per il minore che fu sei, & mi auanza tre; il qual tre per essere misura comune di ciascun ter-
mine, è necessariamente il ricercato Diuisore: per il quale, partito ultimamente i due maggiori
& primi numeri, ne vengano parti si fatte 128. 125: che per non potersi in modo alcuno ri-
durre in minor numeri; vengono à essere ne'termini minimi & radicali, & l'interuallo che da es
si è contenuto è qualche cosa piu d'un Comma e mezzo. & che di tanta quantità sia dal mag-
giore il minore Semituono superato, cene possiamo accertare maggiormente, col sommarla in
sieme con la proportione & numeri che contengono il minore Semituono: perche il prodotto
che ne daranno hauerà l'istessa forma, di quella che'l maggiore contiene. la onde perciò fare si
terrà tal ordine. accomodinsi prima i numeri delle forme loro in questa maniera.
page 8 128.125. Forma della Supertripartiente 125.
25.24. Forma del minore Semituono.Modo di som
mare insieme
le proportio-
ni.

& multiplichisi di poi il 128. maggior termine della Supertripartiente 125, per il 25. mag-
gior numero della Sesquientiquattresima; & il 125. Minore termine di quella, per il 24. mi-
nor numero di questa; dalle quali multiplicationi si haueranno questi prodotti 3200. 3000.
che per relatione hanno tra di loro proportione Sesquiquindecima; dentro à quali numeri si rac
chiude il maggiore Semituono fuor de suoi termini radicali: ne quali volendo ridurgli, si os-
seruerà la regola sopradetta.
STR. Non vi sia graue con questa occasione il replicarmela.
BAR. Traggo dal maggior termine che fu 3200, il minore che è 3000., & mi auanza 200,
il quale eccesso, perche è misura comine di caiscuno termine, è parimente il Diuisore loro; tal-
mente che non occorre cercare piu oltre. di maniera, che partito il 3200. per 200, ne viene
16. & 15. ne viene partendo il 3000. per l'istesso 200. le quali minime parti che sono que-
ste come ho detto 16. 15, contengano virtualmente l'istesso maggior Semituono, ma tra
numeri contraseprimi, & non tra composti & comunicanti, come quelli maggiori.Numeri con-
traseprimi so
no quelli che
non sono nu-
merati da al-
tro che dalla
vnita; & i cō
posti possono
essere da altri
numeri misu
rati.
Potrei an-
cora in proposito del ridurre ne minori termini loro gli interualli multiplici, & i superparticu-
lari, darui per regola di partire quelli per il minor termine, & questi per l'eccesso. Ascendendo
per gradi verso l'acuto (secondo l'ordine promesso) segue dopo la Sesquiquindecima, la pro-
portione Sesquinona; il contenuto della quale è detto hoggi da'moderni prattici & Teorici,
Tuono minore; appresso la quale segue immediatamente la Sesquiottaua e Tuono, detto mag-
giore à differentia del minore. Dicono il minor Tuono esser contenuto nella sua vera forma,
dalla proportione Sesquinona tra questi numeri 10. 9, & il maggiore dalla Sesquiottaua tra
quest'altri 9. 8,Qual tuono
cōsti dal mag
giore & mi-
nore, emituo
no.
con il qual poco di lume possiamo chiaramente vedere, qual di essi consti ap-
punto del maggiore & minore Semituono senza che gli manchi ò gli auanzi alcuna sua parte: &
sarà quello che hauerà la forma in tutto simile à termini radicali del prodotto che da loro na-
scerà dopo che siano sommati insieme & ridotti ne minori termini. & perche di sopra ho à suf-
ficienza parlato del modo del sommare, sottrarre, & trouare il diuisore delle proportioni; baste-
rà per l'auuenire (doue queste bisogne occorreranno) che io vi formi di maniera l'essempio di
quello che vi hauerò à dimostrare, che sia da voi con facilità il tutto compreso. & volendo hora
(nel modo che io ho detto) mostrarui qual de due tuoni sia quello che i suoi estremi non siano at
ti à contenere interuallo maggiore di quello che ne darà il prodotto dell'uno & dell'altro Semi-
tuono sommati che siano insieme i termini & forme loro; lo vedremo dal sottoposto essempio.
25. 24. Forma del Semituono minore.
16. 15. Forma del Semituono maggiore.
40} 400. 360. Forma del Tuono minore, fuor de suoi termini radicali.
10. 9. Ne suoi termini radicali.
Habbiamo da due Semituoni aggiunti insieme, hauuto il Tuono minore; la qual cosa consen-
te à quello che il Zarlino proua nelle sue Dimostrationi.Zarlino, alla
proposta 19.
del primo ra-
gionamento,
& alla 33 del
terzo.

STR. Questo fatto non passa punto secondo il parere del puro prattico, ne è senza sua ma-
rauiglia, per aspettarsi da essi il maggior Tuono; però seguite di gratia.
BAR. Col sottrarre hora dal maggior Tuono il minore, potremo vedere sensatamente di
quanto sia da esso superato; la qual cosa comprenderemo dall'essempio che segue appresso.Di quanto il
maggiore tuo
no superi il
minore.

9. 8. Forma del Tuono maggiore.
X
10. 9. Forma del Tuono minore.
81. 80. Forma della Sesquiottantesima, detta hoggi Comma.
Dalla sottratione del minor tuono dal maggiore, nasce la Sesquiottantesima; il contenuto del-
la quale è detto da moderni prattici, Comma.
STR. È l'istesso dell'antico, questo?
BAR. Signor no.
STR. Quale è la differenza loro?
BAR. Questa.intesero per Comma gli antichi Musici, l'eccesso dell'Apotome detrattone
il Lemma; ò vogliamo dire quello del Tuono, detrattone due minori Semituoni loro: & hog-
gi è inteso per Comma (come hauete vdito) quello auanzo di che il Tuono, eccede il Sesqui-
nono,Qual differē
tia sia dal Cō
ma antico à
llo d'hoggi.
& non vollero i moderni trarlo dalla differenza de Semituoni à guisa degli antichi, per
la ragione che si dirà poco di sotto.racchiudesi adunque l'antico Comma dentro questi numeri
531441. 524288. la metà del quale dissero poi Schisma.Schisma, l-
lo sia.

STR. È maggiore questo nostro, ò pure quello degli antichi?
BAR. Eccede il moderno quello degli antichi, d'un si fatto interuallo 32805. 32768.
page 9
STR. Quanti Cōmi de nostri verrà à contenere il maggiore & minor Tuono, & Semituono?
BAR. Dirouui beruemente questo per hora.Di quāti Cō-
mi consti il
Tuono mag-
giore, il mi-
nore, il mag-
giore Semituo
no, & il mi-
nore.
consta la Sesquientiquattresima di tre Commi,
& qual cosa piu d'una maggiore sua quarta parte, & manco della minore sua metà. la Sesqui-
quindecima consta di cinque & poco piu dell'ottaua sua magiore parte. il Sesquinono supera
gli otto di poco manco d'vn mezzo. & il Sesquiottauo supera i noue di quanto il minore ecce-
de gli otto. Quanti Commi degli antichi contenesse il Tuono & il maggiore & minore Semi-
tuono loro, benissimo ve lo dichiara Boethio.Boethio libro
3. de musica
capo 14.15.
Dall'essemcpio datoui sopra in prouarui che il
Tuono minore conteneua non piu del maggiore & minore Semituono, si può trarre ancora ve-
ra cognitione, di quanto egli superi questo & quello separatamente. & dall'hauere veduto e'nte-
so, che il Comma aggiunto al minore Tuono, ne da il maggiore, si viene in cognitione di quan-
to quello sia da questo superato, talmente che de gli interualli che habbiamo sin'al presente trat
tato, riman solo farui noto di quanto il maggior Tuono superi il minore & maggiore Semituo
no; la qual cognitione vi daranno i due essempi che vi pongo qui à piè.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
X
25. 24. Forma del minore Semituono.
8} 216. 200. Forma della Superbipartiente 25. fuore de minori suoi termini.
27. 25. Ne minori suoi termini.
Resta superato il minor Semituono dal Tuono maggiore, della Superbipartiente 25. la qual
consta d'vn maggior Semituono & d'vn Comma; il che è tanto chiaro, che non occorre altra
riproua: però verremo con l'essempio che segue à sottrarre il maggiore Semituono del maggior
Tuono, per vedere quello gli auanza.
9. 8. Forma del maggior Tuono.
X
16. 15. Forma del maggior Semituono.
135. 128. Forma della Super 7. partiente 128.
Viene superato il maggiore Semituono dal Tuono maggiore, della Superpartiente 128. il quale
Interuallo (come da quello che di sopra habbiamo detto si può comprendere) contiene in se vn
minor Semituono & vn Comma di piu. Vò prouandoui in piu modi queste verità, per maggior
mente confermarui nella vera openione che si deue hauere degli interualli circa il valore & con
tenuto loro, & di quanto l'vno ecceda l'altro. Possiamo da quello che sin qui si è dichiarato, be
nissimo vedere & intendere, la distanza che è dal b molle segnato in alamire ò in e lami, al diesis
X segnato in G sol reut ouero in D lasolre, secondo che in questo essempio si vede notato.Diesis X se-
gnato in g sol
reut, & in d
lasolre, quā-
to piu graue
del b molle
segnato in à
lamire, & di
quello posto
in e lami.
& à ciò
che venga fatto il giuditio integro & retto, considereremo oltre à quel
lo che si è detto di sopra, la qualità dell'interuallo, nel quale vengono
tali segni accidentali, & in oltre la facultà che hanno d'operare in tal
luogo, la onde dico prima, che l'uno & l'altro interuallo doue sono
operati questi effetti, è nella sua essenza vn Tuono minore, ciascuno de
quali in amendue gli estremi, vien fatto scemo & dal diesis X & dal b
molle, d'vn minore Semituono. bisogna hora vedere, quello che rima
ne à vn Tuono minore, dopo che ne siano tratti due minori Semituo-
ni: & perche parte di questo fatto occorse di sopra, quādo essamināmo la qualità de'Semituoni;
basterà come necessario, questo solo auuertimento, cioè; che togliēdo à un minor Tuono due Se
mituoni minori, gli resterà l'istesso interuallo che restò al maggior Semituono detrattone il mino
re: & di tāto è piu acuto il b molle d'alamire & d'elami, del diesis X di G solreut & di d lasolre.
STR. Questa mi è bene stata vna nuoua & grata speculatione, la quale ho piu volte desidera-
ta intendere, non tanto per la cosa del Contrapunto, quanto per lo strumento di tasti.
BAR. Voglio in oltre auuertirui, che quando si fatto caso nascesse (ancora che di rado auuē
ga) ne Tuoni maggiori;Auuertimen-
to.
l'interuallo che restasse sarebbe di quello minore vn Comma: tutte le
volte però che si considerino i suoi minori Semituoni della forma & misura che al suo luogo di
remo conuenirsigli.la Terza minore, la quale è ancora stata detta da moderni Semiditono, &
Sesquitono;Sesquitono,
quello sia. il
Fabro nel ca-
po 24. del ter
zo degli ele-
menti musica
li.
dicono essere quello interuallo, che è contenuto ne suoi termini radicali, dalla pro-
portione Sesquiquinta, tra questi numeri 6.5. il quale nelle corde Diatoniche Syntone di Tolo-
meo, doue al presente considereremo principalmente tutti gli interualli che ci occorreranno mi
surare per condurre à fine quanto ci siamo in animo proposti; contiene in se un Semituono & un
Tuono, l'uno & l'altro maggiore: talmente, che sommando insieme i numeri che racchiudono
i detti interualli, si hauerà dal prodotto loro la vera sua forma: come per l'essempio che segue
appresso apparisce.
page 10
9. 8.Forma del Tuono maggiore.
16. 15. Forma del maggiore Semituono.
24} 144. 120. Forma della Terza minore fuore de minori suoi
termini.
6. 5. Ne suoi minori termini.
STR. Questo nostro Semiditono, è l'istesso di quello degli antichi?
BAR. Non è l'istesso in modo alcuno; imperoche questo nostro è consonante, come voi sape
te, & vien prodotto nel genere superparticolare dalla proportione Sesquiquinta;Semiditono,
quello sia.
& quello co-
me affermano i Musici tutti e dissonante, contenuto nel genere Superpartiente tra questi nu-
meri 32. 27.
STR. Come si hanno da intendere & distintamente conoscere piu cose diuerse con l'istesso
nome?
BAR. Con grandissima difficultà & confusione certamente di colui che ne tratta & di colui
che ascolta; però io anderò con quella distintione & facilità maggiore che potrò per essere da
voi chiaramente inteso, quantunque la mia voce sia per natura roca. Sendo vero adunque che
la Terza minore consti d'vn Tuono maggiore & d'vn maggiore Semituono, & consequentemen
te che ella sia contenuta dalla Sesquiquinta,Terza mino-
re, nō trouar-
si tra D. & f
faut.
come afferma particolarmente il Zarlino alla propo
sta 26. Del secondo ragionamento delle sue dimostrationi; ne segue necessariamente, (il che è con
tro l'openione del prattico) che le sottoposte non siano realmente Terze minori della proportio
ne & misura delle due prime mostrate. Ne da altro ciò auuiene, che dal contenere in loro, non
piu d'vn Tuono minore & vn maggiore Semituono
ciascuna di esse: i quali due interualli congiunti in
sieme, non sono atti a darne una Terza minore della
misura & proportione di quelle prime; ma si bene vn
Semiditono dissonante dell'antico Diatono Ditoni-
co: & con tutto che il senso (per quello che si è det
to) lo concede senza repugnanza, lo proueremo non
dimeno all'intelletto in questa maniera. Somminsi
insieme (secondo l'essempio che segue appresso) i numeri che contengono l'vno & l'altro inter-
uallo, & veggasi poi qual prodotto ne resulta. Dallo hauere sommato insieme i due sopradetti
10. 9.
16. 15.
5} 160. 135.
32. 27.
Interualli, si è hauuto la superquintapartiente 27. ch'è la vera forma del Semi
ditono del Diatono Ditonico: il qual Semiditono, non per altro è dissonante
che per essere minore un Comma (secondo che si è detto altra volta) della
Terza minore del Syntono di Tolomeo; oltre al ritrouarsi la sua forma nel ge
nere Superpartiente, non atto secondo Pitagora alle consonanze de'suoi tempi & fuori del nu-
mero Senario.
STR. Donde crediamo che habbiano tratta i musici d'hoggi, questa cosi sottile considera-
tione, che tra le parti del numero Senario, sia contenuto ciascun semplice & parte de composti
musici interualli consonanti?
BAR. Il considerare l'ordine per il quale sono poste le proportioni nel secondo genere dimag
giore inegualità detto Superparticolare, tengo per fermo che habbia posto loro questa sia fatta oc
casione;Numero se-
nario, da chi
habbi tolta la
tua facultà.
con hauere accoppiato i dieci primi interualli à due à due per l'ordine naturale; & ridot
togli poscia ne minor termini loro.
STR. Come di gratia.
BAR. Eccouene vno accomodato essempio; il quale senza piu vi farà noto tutto quello che
che io ne senta.
[Figure: Numeri disposti secondo la natura del Genere Superparticolare; tra quali si troua in atto la Forma non solo di qual si voglia semplice musicale interuallo, ma in potenza ciascuno de misti & composti: & chi piu oltre andasse, trouerebbe quelli ancora che contengono il maggiore & minore Semituono i quali numeri quando fos sero altramente considerati, si hauerebbe la Forma di qual si voglia altro interuallo desiderabile. ]
page 11 POTREBBE ancora si fatta consideratione essere stata trata, dall'ottauo capo del terzo li-
bro degli Harmonici di Tolomeo;Tolomeo cō
para gli aspet
ti de pianeti
à gli interual
li musici.
ouero dal quarodecimo del primo del suo Quadripartito
doue egli ingegnosamente và comparando insieme gli aspetti de'pianeti, alle Forme degli inter-
ualli musici de suoi tempi, cosi dicendo. Il Tetragono & Quadrato, comparato al Trino, fa Se-
quiterza; comparato all'Exagono (ò Sestile che dire lo vogliamo) fa Sesquialtera; comparato
all'oppositione fa Dupla; & con tutto il cerchio del Zodiaco, fa Diapasondiapente. il qual tut-
to, comparato di nuouo al Quadrato, fa Disdiapason: & comparato ultimamente tre qua-
drati à duetrini, hanno tra di loro l'istessa relatione, che ha 9. à 8.
STR. Non si trouano ancora tre essi aspetti, le forme delle consonanze imperfette?
BAR. Signor no, perche l'imperfettione non la permette il cielo, nè la comporta. Potrebbesi-
ancora trarre per l'istesso ordine da ciascuno de due luoghi citati, chi piu sottilmente andare
volesse sofisticando, le forme di tutti gli altri interualli musici de nostri tempi; ma siane det-
to à bastanza.
STR. Io creduto che questa facultà del numero Senario, fusse interamente un nuouo troua-
to, & vedo non essere altamente cosi; la qual cosa mi fa dubitare che ci siano dell'altre cose (cir-
ca l'inuentione) che sono antichissime, e ci sono predicate per nuoue da questo & quello.
BAR. Non ne dubitate punto; imperoche i semplici molte volte nel leggere alcuno libro di
qual si voglia facultà, credono (per la poca esperienza) che quelle cose non si trouino altroue
che in quello; le quali i piu delle volte sono scritte in molti, le migliaia de gli anni auanti.
STR. Quella diuisione del quadrato, in tre uguali Parallelogrami, il mezzano de quali sia
in due uguali parti separato, intersecati poi da una linea che si parta da uno de gli angoli del
quadrato, & si posi spora il lato opposito, talmente che lo diuida in due parti uguali: le quali
portioni diuerse delle linee, comparate l'una con l'altra, hanno facultà di darne le forme di mag
gior numero d'interualli musici che il Senario & le sue parti, è antica, ò pur nuoua inuentione?
BAR. Cotesta si fatta cosa è tolta di peso dal secondo capo & libro degli Harmonici dell'istes
so Tolomeo; della quale per ischerzo racconta quanto al suo proposito occorreua, per dinotare
gli interualli musici di quelli tempi. Potrete da quello che io sono hora per dirui, accorgerui
facilmente, quando hauerete un'interuallo fuore de veri & minori numeri, se egli è superfluo,
ò diminuito del suo vero essere. però è da auuertire, che se il minore suo termine sarà dimi-
nuito da quello che all'esser suo naturale conuiene, è segno manifesto d'essere superfluo; & essen
do maggiore del consueto, sarà tal'interuallo diminuito: di tanto & quanto poi, ven'accerterà
il sottrarre da esso ò il sommare seco questa & quella parte che piu à proposito giudicherete; &
contrario effetto farebbe nel maggiore suo termine.
STR. Non ho inteso interamente questo vostro ultimo concetto.
BAR. Ecco che mi dichiaro meglio.Auuertimen
to.
Noi habbiamo in vece della Sesquiquinta (assegnataci
da maestri di questa moderna prattica di contrapunto, per la forma della minor Terza del Syn-
tono di Tolomeo) la Superquintapartiente 27. volendo hora vedere se ella supero ò sia dalla
Sesquiquinta superata, l'eccesso con il quale il 32 maggior suo termine supera il minore che è 27
ce lo puo à bastanza insegnare, il quale il 32 maggior suo termine supera il minore che è 27
minor termine di essa proportione, nel quale entra cinque volte & auanza due; doue nella Se-
squiquintam l'eccesso di che il maggior numero supera il minore, che è uno; vi entra cinque volte
à punto: dal che manifestamente appare, esser vero quello che io ho detto, cioè. che per essere
il minor termine della Superquintapartiente 27 superfluo, comparato però à quello della Se-
squiquinta, gli è conseguentemente inferiore; di quanto poi, si è detto al suo luogo.
STR. Ho molto bene inteso il tutto, ma ditemi un altro particolare.non essendo il Semidito
no l'istessa cosa della Terza minore, con quale di questi conuiene il Triemitono, che con cia-
scuno de tre moni differenti, ho trouato appresso alcuni essere stata nominata l'istessa cosa?
BAR. il Triemitono è com sapete il supremo interuallo di ciascuno Tetracordo dell'anti-
co Cromatico, & non conuiene col Semiditono, ne con la minor Terza del Syntono;Triemitono,
quello sia.
impero-
che egli cade sotto la proportione Supertripartiente 16 dentro à questi numeri ne suoi minori
al qual parere consente il Zarlino al capo 34 della seconda parte delle sue Institutioni harmoni
che. Resta che vediamo in questo proposito, di quanto la minor Terza superi il maggiore &
minore Tuono, la qual cosa ci farà noti i due essempi seguenti.
6. 5. Forma della minor Terza.
X
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
3} 48. 45. Forma del maggior Semituono, fuori de minori suoi numeri
16. 15. Ne minori suoi numeri.
Supera la minor Terza il Tuono maggiore, d'un maggiore Semituono; di che la sua riproua
page 12 Non occorre, per essersi pur hora veduta nel comporta di ambedue questi; però vediamo di quan
to il minor Tuono sia da essa minor Terza superato.
6. 5. Forma della Terza minore.
X
10. 9. Forma del Tuono minore.
2} 54. 50. Forma della Superbipartiente 25. fuore de suoi minòr termini.
27. 25. Ne suoi minor termini.
Viene superato il minor Tuono dalla minor Terza, della Superbipartiente 25. La quale consta
d'un maggior Semituono & d'un Comma, secondo che si prouò di sopra. Dicono la Terza
maggiore essere quella imperfetta consonanza, che ansce dalla proportione Sesquiquarta; & che
l'è contenuta ne suoi minori termini da questi numeri 5.4. & inoltre ch0ella consta del mag-
giore & minor tuono: il che vedremo (secondo questo essempio) dal sommargli insieme, & dal
prodotto che ne daranno.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
10. 9. Forma del Tuono minore.
18} 90. 72. Forma della Terza maggiore, fuore de minori suoi
termini.
5. 4. Ne minori suoi termini.
Nasce dall'hauere sommato insieme l'uno & l'altro Tuono, la Terza maggiore; dalla qual co-
gnitione, insieme col sottrarne da essa la minore, potremo ancora sapere di quanto questa sia da
quella superata.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
X
6. 5. Forma della Terza minore.
25. 24. Forma del minor Semituono.
Rimane adunque superata la Terza minore dalla maggiore. d'un minore Semituono; la ripro-
ua del che sarebbe, il sommare insieme seco esso minor Semituono. Ha il semplice prattico, in
diuerse corde accidentalmente col mezzo di questi segni X.b. altre spezie di Terze maggiori, te-
nute da lui della istessa grandezza delle prime mostrate: il quale (secondo il parer mio) è uno
de maggiori abbusi che egli habbia fra molti & molti altri che io sono oltre à già detti per di-
mostrarui.
STR. Marauigliomi assai, che di tanti huomini eccellenti che hanno scritto di questa facul-
tà della Musica tanto sottile & dotamente, non vene siano stati alcuni per ancora (che io sap-
pia) che habbiano per comun benefitio palesati & scoperti questi si fatti sensibili errori.
BAR. Non è punto da marauigliarsi di ciò; auuenga che quelli i quali hanno creduto cātare
il Diatono Ditonico, non poteua cadere ne loro intelletti tale consideratione; per non trouaruisi
in modo alcuno la cagione non che l'effetto di ciò.quelli poi che hanno detto essere la spezie che
si canta hoggi il Syntono di Tolomeo, crederò facilmente per i molti rincontri, che troppo bene
se ne siano accorti; ma per non fare punto à proposito loro il palesargli, gli hanno (come io dis
si altra volta) taciuti: stimando maggiormente (tirati da un'ambitioso & vano pensiero) l'im-
pertinenti nouità de capricci loro, che il comodo & utile che egli hauerebbono possuto appor-
tare al publico con ispiegargli la verità: senza hauere perciò fare corrotto & guasto molti nomi
delle cose importantissime & à questa facultà appartenenti. Sono adunque le Terze quali i
ho detto, contenute tra le corde del presente essempio:&Non trouarsi
la terza mag
giore tra que
ste corde.

per constare ciascuna di esse di due Tuoni maggiori, ven-
gono conseguentemente à cadere sotto questa proportione
81. 64. la quale ben considerata, si trouerà in essa ciascuno
di quelli particolari accidenti che si trouono nella Super-
cinquepartiente 27. ne può essere in modo alcuno la na-
turale Terza maggiore del Diatonico Syntono; ma si bene
come afferma il Zarlino (nel quarto ragionamento delle
sue Dimostrationi alla Terza diffinitione) il dissonante Ditono del Diatono Ditonico; il
quale dall'acuto al graue in ciascuno suo Tetracordo, cammina per Tuono, e Tuono, & Lem-
ma: è ben vero che le sottoposte, sono contenute dalla Sesquiquarta loro proportione, & conse-
page 13 guentemente consonanti, per essere l'interuallo, che ha la prima nella parte graue un Tuono mi-
nore, & altresi quello, che nella seconda si troua tra F faut & G solreut. Voglio inoltre auuer-
tirui, che se considererete l'eccesso, diche il maggior termine della pro-
portione, che contiene l'antico Ditono, che è 17.eccede il minore;
trouerete (secondo la regola dataui poco di sopra) che per superare
preso quattro volte, il minore suo termine, che fu 64. da manifesto
inditio, che egli auanza il vero essere della Sesquiquarta. Dico la Dia-
tessaron essere quel mezzano interuallo,Diatessaron
essere mezza
no interuallo
tra la conso-
nanza & la
dissonanza.
che nasce dalla proporzione
Sesquiterza, contenuto ne suoi minor termini da questi numeri 4. 3.
ne vi paia incoueniēte l'hauere io menzionata la Quarta sotto nome di
mezzano interuallo. Auuenga che tre 5 consonāti interualli (le forme de quali si trouano tra l'u-
nità & il sei) & gli altri interposti numeri, che sono tra essi disposti per l'ordine naturale loro,
viene terzo; hauendone due dalla parte graue che sono l'ottaua & la quinta, & due altri nell'acu
ta, che sono la maggiore & la minore Terza: oltre che il suono, che esce da suoi estremi, è nella
sua semplicità di natura veramente di non offendere l'udito come fanno le dissonanze; ne ha qua
lità ancora di dilettarlo come le altre consonanze: talche meritamente può domandarsi mez-
zano tra queste & quelle. ne di ciò si dee prendere marauiglia alcuna; poiche la natura non usa
mai nelle sue cose, passare dall'uno all'altro estremo senza toccare il mezzo: & si come il mi-
nore de perfetti interualli, sendo piu lontano dalla perfettione è meno degli altri consonante;
cosi parimente le minori imperfette consonanze piu delle maggiori consuonano, come piu lon-
tane dall'imperfettione: l'opposito à punto di quello che auuerrebbe alle dissonanze, quando
si applicasse le settime alle perfette, & le secōde all'imperfette consonanze; come al suo luogo sia-
mo per chiaramente dimostrare. Torno à dire della Quarta, che ella contiene principalmente
in se stessa un Semituono maggiore, & un Tuono maggiore, & un minore; la quale si può consi-
derare come composta della Terza minore, & del minore Tuono; il che vedremo secondo l'es-
sempio dal prodotto che ne daranno sommati, che siano insieme i minimi termini di questo &
di quella.
6. 5. Forma della Terza minore.
10. 9. Forma del Tuono minore.
15} 60. 45. Forma della Quarta, fuore de suoi termini radicali.
4. 3. Ne suoi termini radicali.
Si può ancora hauere la Quarta dell'istessa proporitone & misura, dal prodotto, che ne darà la
forma della Terza & del Semituono l'uno & l'altro maggiore; il che vedremo nell'essempio se
guente, doue saranno insieme aggiunte le forme loro.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
16. 15. Forma del Semituono maggiore.
20} 80. 60. Forma della Quarta, fuore de minori suoi numeri.
4. 3. Ne minori suoi numeri.
Hauendo la quarta (per essere consonante & nella vera sua proportione) à contenere quanto ho
detto & prouato; ne segue necessariamente (contra l'openione del semplice prattico) che le
sottoposte non siano altramente Quarte consonanti, ne dell'istessa proporitone delle prime; la
qual cosa consente à quello che dice il Zarlino nella proposta 28 del secondo ragionamento del
le sue Dimostrationi.alla proposte
28. del secō-
do ragiona-
mento.
& questo auuiene per contenere in loro ciascuna di esse due Tuoni mag-
giori & un maggiore Semituono, che l'uno dall'altro separa.de qua-
li interualli, sommati, che siano insieme i numeri delle proportioni
che eccederà la Sesquiterza d'un Comma, & necessariamente gli
estremi dissoneranno. che i Tuoni siano tali quali io ho detto, lo toc-
ca con mano per gli essempi dati, anco il prattico;Non trouarsi
il Diatessarō
tra queste cor-
de.
però nell'essem-
pio, che segue lo prouerò à voi come Teorico, col mezzo dell'Aritme-
tica facultà.
page 14
6. 5. Forma della Terza minore.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
2} 54. 40. Forma della Super 7 partiente 20, fuor de suoi numeri minori.
27. 20. Ne suoi numeri minori.
Si è da tal somma hauuta, la Super 7 partiente 20, la quale (secondo che io vi dissi) consta d'u-
una Quarta superflua d'un Comma; il che si può sensatamente vedere col sottrarlo da essa; oltre
che se ella fusse altramente, ne seguirebbe, che discendendo la parte graue per un tuono della qu
lità che è contenuto tra la corda G solreut & alamire; gli estremi non risonassero per una intera
Diapente. La qual cosa come si vedrà al suo luogo non è punto vera, voglio che vediamo hora,
intere Sesquiterze, ò nò; & in che consideratione l'habbia il Teorico,
& perche. Ho mosso questa dubitazione, per il desiderio che io ho
d'acchetare ciascuna difficultà & dubbio che vi potesse nascere intor-
no à questo importante capo del nostro ragionamento. Poco di so-
pra, in proposito della Terza minore vi prouai, che acendendo, tra
D solre & F faut, non era realmente una tale imperfetta consonan-
za contenuta dalla Sesquiquinta; ma si bene l'antico Semiditono.
considerando hora la Quarta del mostrato essempio, tanto per b mol
le quanto per h duro, composta ciascuna di esse dell'interuallo quale ho detto, & del Tuono
maggiore, troueremo che sommati insieme i numeri che gli contengono, ne daranno un'in-
tera Sesquiterza come vedrete dall'essempio che segue.
32. 27. Forma del Semiditono.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
72} 288. 216. Forma della Quarta fuore de suoi numeri minori.
4. 3. Ne suoi numeri minori.
Habbiamo hauuto da' due interualli aggiunti insieme, la Quarta nella sua vera forma; il che
di spora non auuenne, perche la Terza di questo ultimo essempio, à comparatione della prima
mostrata, è diminuita di quanto era superfluo il Tuono in quello; & di tali parti composta si
può ancora considerare la Quarta nell'antico Diatono. Resta intorno la consideratione di es-
sa, che io vi faccia noto di quanto ella superi la maggiore & minore Terza; il che à bastanza fa-
ranno i due essempi datoui quando la considerammo composta di si fatti interualli & del Semi-
tuono maggiore & del minor Tuono. Vengo hora à dirui alcuni particolari del Tritono; il
quale dicono i moderni prattici essere contenuto dalla proporzione Super 13 partiente 32 tra
questi numeri 45. 32, & che egli contiene in se tre tuoni;Tritono, per
che sia così detto.
dal qual contenuto prese forse il no-
me; ma nella spezie Diatona Ditonica doue sono vguali. Puossi considerare questo dissonante
interuallo, composto d'una Terza & d'un Tuono maggiore tanto nel graue quanto nell'acuto:
& che la sopradetta sia nel Syntono la vera sua proporzione, ce ne possiamo accertare in piu
modi; tra quali, uno che è il piu semplice & il piu facile vi mostrerò hora col sommare insieme i
numeri che contengano gli interualli sopradetti, parti di esso propinque: le quali ne daranno
gli istessi numeri che io dissi contenerlo.
5. 4. Forma della Terza maggiore
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
45. 32. Forma del Tritono.
Si è hauuto dal prodotto della Terza maggiore & del maggior Tuono; il Tritono nella vera sua
forma, & negli istessi suoi minor termini; il qual'interuallo insieme con il suo seguente, per
hauere la forma & gli estremi suoni loro assai (per così dirgli) sproporzionati; & conseguentemē
te con difficultà venire compresi dall'intelletto; non si possano considerare ne si trouano na-
turalmente nell'Ottaua in altre corde che in due: ne anco di questo è da marauigliarsi; auuen-
ga che la natura, di rado (come ancora le perfette) partorisca le cose sproporzionate & mostruo-
se;La natura par
torisce di ra-
do le cose p
fette, & le
mostruose.
però possiamo senz'altro vedere di quanto egli superi la Quarta col sottrarla da esso.
page 15
45. 32. Forma del Tritono.
X
4. 3. Forma della Quarta.
135. 128. Forma della Super 7 partiente 128.
Supera il Tritono la Quarta della Super 7 partiente 128; la quale proporzione consta d'un mi-
nor Semituono, & (contro l'opinione del prattico) d'un Comma di piu come di sopra in uno
altro luogo si è dimostrato. Pare impossibile al prattico, che sottratto dal Tritono la Quarta, gli
habbia à rimanere piu d'un minore ordinario Semituono; e tutta la difficultà che egli ha nello
intendere queste à lui nouità, nasce dal nō hauere degli interualli che del continouo ha tramato,
quella cognitione che douerebbe, la quale, quelli che perfettamente l'hanno gli acquieta in tuto;
ne ciò passa senza suo biasimo; per essere impossibile à quelli che non itendano la proprietà &
virtù della cosa (& sia qual si voglia) bene esercitarla: & questa dicono molti (anzi tutti i giu-
ditiosi & dotti) che sia una delle principali cagioni tra le altre molte, che la musica prattica de
tempi nostri non habbia quella facultà d'operare ne gli animi degli uditori, alcuno di quelli ma
rauigliosi & virtuosi effetti, ce l'antica operaua. Torno à dire adunque, non potersi hauere il
Tritono dal sommare insieme la forma della Quarta & quella del Semituono minore; per essere
un Tuono maggiore quello che bisogna diuidere per ciò fare; il quale è capace oltre al maggio-
re & minore Semituono, d'un Comma; secondo che si è altra volta prouato, & come si può
di nuouo prouare col sommargli insieme. Et perche potrebbe alcuna volta occorrerui qual-
che proporzione tra numeri grandi & così poco differenti tra di loro, che non si conoscesse
(per modo di dire) nel volere con diligenza vedere qual fusse la differenza, che è dall'uno
all'altro interuallo: perche non è impossibile in questa maniera d'esercitare i numeri(co-
me in alcune altre) il sottrarne un grandissimo da un picciolissimo; ma auuertito da quel-
lo che sono hora per dirui, & con essempio mostrarui, vi accerterete qual di essi il maggio-
re, & quale il minore contenga. la onde prima dico potersi da un picciolo sottrarre un gran-
un Tuono maggiore quello che bisogna diuidere per ciò fare; il quale è capace oltre al maggio-
re & minore Semituono, d'un Comma; secondo che si è altra volta prouato, & come si può
di nuouo prouare col sommargli insieme. Et perche potrebbe alcuna volta occorrerui qual-
che proporzione tra numeri grandi & così poco differenti tra di loro, che non si conoscesse
(per modo di dire) nel volere con diligenza vedere qual fusse la differenza, che è dall'uno
all'altro interuallo: perche non è impossibile in questa maniera d'esercitare i numeri (co-
me in alcune altre) il sottrarne un grandissimo da un picciolissimo; ma auuertito da quel-
lo che sono hora per dirui, & con essempio mostrarui, vi accerterete qual di essi il maggio-
re, & quale il minore contenga. Auuertimen
to.
la onde prima dico potersi da un picciolo sottrarre vn gran-
de interuallo; come per essempio dal Comma sottrarre un Tuono maggiore; ancora che
di gran lunga sia quello di questo minore: & che si possa fare ciò, lo proueremo con l'essem-
pio presente al senso.
81. 80. Forma del Comma.
X
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
72} 648. 720. Forma della Subsesquinona fuor de suoi minor termini.
9. 10. Ne suoi minor termini.
Pare di prima vista d'hauere sottratto dal Comma un Tuono minore, & conseguentemente, che
quello superi questo di tale quantità; la qual cosa quanto all'intelletto & al senso repugni, cia-
scuno il sà. però è d'auuertire, che il minor numero di quello interuallo che dal Comma hab-
biamo cerco sottrarre, è venuto al luogo del maggiore, & per il contrario al luogo di questo
il minore: Auuertimen
to.
per la qual cagione non vengono altramente hauere la forma della Sesquino-
na, per essere come altra volta vi ho detto, contenuta tra il 10, e' l 9, & non per il contrario
tra il 9, e' l 10.
STR. Che interuallo sarà adunque quello che è contenuto da tal proporzione?
BAR. Quella è una Subsesquinona; la quale in tal luogo manifesta di quanto l'interuallo
dond'ella fu tratta sia superato dal Sesquiottauo, & non di quanto il Comma lo superi; & però
vengono tali proporzioni meritamente dette Priuatiue & Rationali, & quell'altre prime Posi-
tiue & Reali; & questo basti per tutti gli altri casi si fatti che vi potessero occorrere. Vengo ho-
ra à discorrerui sopra la Semidiapente, la quale secondo il parere de nostri prattici è quell'in-
teruallo che consta d'un Tuono maggiore d'un minore & di due maggiori Semituono;Semidiapen-
te perche sia
cosi detta.
& for-
se che ella prese tal nome, perche i suoi estremi suonano una Diapente scema, diuisa però in
quattro interualli da cinque termini & corde, è contenuta adunque ne suoi minor termini
da questi si fatti numeri 64. 45. la quale considereremo primamente come composta d'una
Quarta & d'un maggiore Semituono, tanto nel graue quanto nell'acuto: delle quali verità
in piu modi si può esserne capace: ma il piu semplice & breue è, il sommare insieme i nume-
ri che contengono i due sopradetti interualli, & vedere che il prodotto loro ne darà la for-
ma che detto habbiamo
page 16
3. 4. Forma della Quarta.
16. 15. Forma del maggiore Semituono.
64. 45. Forma della Semidiapente.
Non si può questo interuallo, come ne anco il suo precedente, considerare ò comporre tra le cor
de naturali Diatoniche in alcun' Ottaua, d'altre sue parti che delle due già dette. & se il prattico
mi dicessi potersi questa comporre di due Terze minori dell'isterssa forma & di uguale proportio
ne, gli risponderei & prouerei che egli erra in questa come in molte altre cose, per essere il suo
fine di acchetar solo, non l'intelletto ò il senso dell'udito;Fine del musi
co prattico
qual sia.
ma bene spesso quello della vista, il
quale come tutti (ò piu degli altri) con facilità si inganna; & ha nel distinguere i suoni quella
ò poca piu parte, che ha l'udito nel discernere le differenze de colori; & particolarmente s'ingan
nano i sensi tra le minime differēze de comuni, & de proprij oggetti; le quali à gran pena capisce
il sano intelletto. Che di due terze minori dell'istessa misura non si possa comporre la Semidia-
pente della mostrata sua forma; ce lo manifesta primamente il numero del suo maggiore termi-
ne:Auuertimen
to.
il quale se bene è quadrato, che tale bisogna che sia volendo esser capace della Geometrica
medietà; non per questo si ritroua in esso l'altra necessaria conditione; la quale è che egli sia atto
ancora à darne il maggior termine d'uno di quelli interualli ne quali si vorrà ugualmente diui-
dere.la qual cosa al maggiore termine della minor Terza capace: ma venghiamo con uno sensa-
to essempio all'esperienza del fatto, & ciò sarà il sommare insieme i termini di tali interualli, dal
prodotto de quali, non si hauerà altramente la forma della Semidiapente; ma si bene quella del-
la Super 11 partiente 25.
6. 5. Forma della Terza minore.
6. 5. Forma della Terza minore.
36. 25. Forma della Super 11 partiente 25.
Consta l'interuallo che habbiamo hauuto, dall'hauere sommato insieme due Terze minori,
d'una Semidiapente superflua d'un Cōma; & che questo sia vero, si può vedere col sottrarne da
esso la Saper 19 partiente 45, forma della Semidiapente, che ci resterà un Comma; & questa è di
ciò la cagione. Nel considerare il Teorico la Semidiapente composta di due Terze minori, per
non potere diuidere alcuno interuallo rationalemente de tre primi semplici generi di proporzio-
ni in parti uguali, dalla Quadrupla & le sue replicate in poi, intendendo sempre secondo la fa-
cultà Aritmetica; ve ne scorge necessariamente una dell'altra maggiore & diuersa: la qual ve-
rità vi ho di sopra in proposito della minor Terza, sensatamente mostrata. resta solo à vedere,
se sommando tali diuerse Terze minori insieme, ne darà il prodotto loro la vera forma della Se-
midiapente: dal quale essempio si conoscerà euidentemente, che in tal consideratione le haue-
uano ancora in tale spezie gi antichi musici Tolomaici.Perche se le hauessero tenute del-
l'istessa misura, non hauerebbono assegnata alla Semidiapente dell'una & l'altra capace, la mo-
strata proporzione; ma quella che si hebbe di sopra dal prodotto delle due Terze minori con-
tenuta ciascuna di esse dalla Sesquiquinta.che le Terze siano adunque differenti di forma, l'es-
sermpio che segue ce lo farà manifesto.
32. 27. Forma del Semiditono.
6. 5. Forma della Terza minore.
3} 192. 135. Forma della Semidiapente fuor de minori suoi termini.
64. 45. Ne minori suoi termini.
Eccoui de due sopradetti interualli composta la Semidiapente nella sua vera forma, della quale
altro non occorre vedere, se non di quanto ella superi il Tritono; la qual cosa ci farà nota l'es-
sempioo che segue, nel quale sarà sottratto da essa.
64. 45. Forma della Semidiapente.
X
45. 32. Forma del Tritono.
2048. 2025. Forma della Super 23 partiente 2025.
page 17 Resta superato il Tritono della Semidiapente, della Super 23 partiente 2025.la qual consta
d'un mezzo Comma in circa.
STR. Sono dell'istessa misura & proportione le Semidiapente e' l Tritono degli antichi, di
questi nostri?
BAR. Signor nò: imperoche l'interuallo che hebbe spaccio di Tritono appresso gli anti-
chi, cadeua sotto questi numeri 729. 512. il quale supera d'un Comma il nostro; & la Semi-
diapente loro cadeua sotto questi altri 1024. 729. che per l'opposito viene à essere minore della
Super 19 partiente 45, detta da' moderni Semidiapente, d'un fatto interuallo; come sensa-
tamente si può vedere col sottrarre l'uno dall'altro.
STR. Di maniera che la maggior parte de nomi degli interualli musici d'hoggi, sono (per Nomi corren
ti detgli inter
ualli.

non dir tutti) corrotti & guasti?
BAR. Non ne dubitate punto.
STR. Non sarebbe bene il prouedegli auanti che la cosa inuecchiasse & si difondesse mag-
giormente nelle menti degli huomini?
BAR. Veramente si, ma questa è cura d'un' huomo d'autorità, & di molto valore; però noi
anderemo in quanto à nomi degli interualli, segnuendo (ancora che cattiuo) il comune uso, se
non per altro, per essere intesi: ma venghiamocene hormai all'essamina della Diapente; la qua-
le dicono essere contenuta nella vera sua proportione, della Sesquialtera, detta ancora SesquiGlareano nel
capo 12. del
libro 3.chia-
ma la Sesqui-
altera, Se-
squipla.

pla, tra questi numeri ne suo termini radicali 3. 2. & contenere in sè primamente due tuoni
maggiori, un minore, & un maggiore Semituono; la quale si può considerare in molte manie-
re: ma la sua propria & principale è, composta della maggiore & minore Terza, come (secondo
l'essempio che segue) ne mostrerà il prodotto che haueremo da numeri che la contengono; &
sarà nel suo vero essere harmonico, tutte le volte che la maggiore tenga il luogo graue, & la mi-
nore l'acuto.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
6. 5. Forma della Terza minore.
10} 30. 20. Forma della Quinta, fuore de suoi nume
ri minori.
3. 2. Ne suoi numeri minori.
Ho detto comporsi la Quinta di tali interualli prima che di ciascuni altri; per essere quelli sue Parti propin-
que & remo-
te degli inter
ualli, quali
siano.

parti piu propinque: & à ciò che da voi sia di questo ancora la cagione bene intesa, dico: che
secondo l'openione de Teorici, sono parti piu propinque degli interualli quelle, che sommato
insieme i numeri che le contengano, si ha dal prodotto loro, non solo l'istessa proporzione del
tutto; ma vicino assai, & alcuna volta (come hauere veduto del Tritono & della Semidiapen-
te) negli istessi suoi termini radicali: & per il contrario quelle sono parti piu remote, che à termi
ni minori del loro tuto danno il prodotto loro piu lontano: questo ci è apportato dalle parti
loro piu imperfette & disuguali, & quello dalle piu perfette & uguali; & venendo à considera-
re le altre parti della Quinta, & di esse à comporla, dico; che sarà una Quinta ancora quella, che
consti d'una Quarta & d'un Tuono maggiore; perche sommati insieme i numeri delle propor-
zioni loro, si hauerà dal prodotto che ne daranno (se bene un poco piu lontano da minori suoi
termini) la mostrata sua forma.
4. 3. Forma della Quarta.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
12} 36. 24. Forma della Quinta, fuor de suoi minor numeri.
3. 2. Ne suoi minor numeri.
Nascendo la Quinta da quelli due mostrati inteuralli come si è detto, si può insieme col ZarliZarlino alla
proposta 30.
del secondo
ragionamento
delle sue di-
mostrationi.

no argumentare, che quelle del sottoposto essempio non siano altra-
mente tali; ma di proporzione & genere diuerso; il che è contro il
parere del prattico; & vie piu quanto gli si prouerà che elle siano dis-
sonanti.l'essere di proporzione diuersa da quelle prime, nasce per con
tenere una Quarta & un Tuono minore; i quali due interualli aggiun
ti insieme, non ci possono dare una Quinta dell'istessa proporzione del Non trouarsi
la Diapente
tra queste cor
de.

le due prime mostrate; ma un'altra che sarà un Comma di esse minore,
& perciò dissonante: & che di tanto venga diminuita, ecco l'essem-
pio, che ce ne accerterà.
page 18
4. 3. Forma della Quarta.
10. 9. Forma del Tuono minore
40. 27. Forma della Super 13 partiente 27.
L'interuallo che si è hauuto dal sommare insieme la Quarta & il Tuono minore, è la Super 13
partiente 27; la quale consta d'una Quinta diminuita d'un Comma: della qual verità potrebbe
l'huomo maggiormente accertarsi con sommarla insieme seco; imperoche da ambedue si haue-
rebbe la Sesquialtera, forma della Diapente. Potrebbesi da quello che habbiamo detto dubita-
re, se la sottoposta, considerata in una Quarta nella parte acuta & in un Tuono nella graue, fusse
una Quinta della prima, ò della seconda spezie; al che rispondendo dico, che ella è della prima
& non della secōda in modo alcuno. & se mi fusse replicato, che il Tuo
no che ella ha nella parte graue è minore, il quale (secondo il modo
che io ho mostrato comporla di tali interualli) maggiore essere doue
rebbe; gli risponderei essere verissimo, & che per tal cagione viene in
quel luogo à essere consonante: imperoche la Quarta che ella ha nell'a-
cuto, è superflua di quanto manca al minor Tuono che ella ha nel gra
ue, per farsi al maggiore uguale. di maniera che da quello interuallo
superfluo, & da questo diminuito, per essere uguale la superfluità del
l'vno à quello che manca all'altro, si ha da essi la Quinta nella sua vera forma & proportione;
come dal sommare insieme i minimi termini loro potrà ciascuno sensatamente vedere. si haue-
rà ancora nella vera sua forma, dal Tritono & dal maggiore Semituono; ma non gia da quella
della Semidiapente & del Semituono minore, come il seguente essempio ne manifesta.
64. 45. Forma della Semidiapente.
25. 24. Forma del minore Semituono.
40} 1600. 1080. Forma della Suoer 13 partiente 27. fuor de minori suoi numeri.
40. 27. Ne minori suoi numeri.
Si è da tal somma hauuto, la Super 13 partiente 27. la quale (come si è detto) consta d'una
Quinta diminuita d'un Comma; di maniera che dalla Semidiapente & dal minor Semituono,
non si ha (come crede il prattico) l'istesso prodotto che dal maggiore & dal Tritono. Non è da la
sciare indietro il sapere di quanto la Quinta superi il Tuono, & di quanto la Semidiapente la co
gnitione di che ci daranno interamente i due essempi seguenti.
3. 2. Forma della Quinta.
X
45. 32. Forma del Tritono
6} 96. 90. Forma del maggior Semituono, fuor de suoi minor numeri.
16. 15. Ne suoi minor numeri:
Vien superato il Tritono dalla Quinta, d'un maggior Semituono; la cui riproua sarebbe in som
mare insieme il Tritono & esso maggiore Semituono; da quali si hauerebbe indubitatamente la
Quinta; ma questo non occorre, per essere la cosa in se chiara; però verremo con l'essempio che
segue, à dimostrare di quanto la Semidiapente sia dalla Quinta superata.
3. 2. Forma della Quinta.
X
64. 45. Forma della Semidiapente.
135. 128. Forma della Super 7 partiente 128.
È la Semidiapente superata dalla Quinta, dalla Super 7 partiente 128. la quale (secondo che
io vi prouai di sopra nell'essaminare il maggior Tuono) consta d'un minor Semituono & d'un
Semituono
minor di que
sto luogo, su-
pera il Com-
ma della Se
squiuētiquat
tresima.
Comma di piu. & acciò che il prattico (insieme col marauigliarsi)
non habbia à dirmi, che io voglia che l'istesso interuallo contenga
hor questa, & hor quella forma, dico, che di sopra io considerai il
presente Semituono, come contenuto dalla Sesquiuentesiamquar-
ta, & ultimamente come contenuto dalla Super 7 partiente 128. nella
qual positione è veramente capace di quanto ho detto: al che soggiun
go, che l'interuallo qual si racchiude dentro à confini della Super 7
partiente 128. è la vera forma del minore Semituono del Tuono mag
giore; come poco di sotto sono per prouarui.
page 19
STR. Questo mi sarà bene oltre à modo e nuouo & grato.
BAR. Vengo à trattare ciascuno minimo accidente che si puo in questo proposito desiderare
intorno la forma della Sesta minore, intesa ancora da moderni prattici per il minore Essacordo:
il qual' interuallo dicono essere, quella imperfetta consonanza, che è contenuta dalla Supertri-
partientequinta tra questi numeri 8. 5. ne suoi termini radicali: la quale consta di due Tuo-
ni maggiori, d'un minore, & di due maggiori Semituoni. & su può considerare primamente
composta d'una Quarta & d'una Terza minore, come vedremo dal prodotto che ne daran-
no sommati che siano insieme i minimi numeri delle proporzioni loro: in proposito del-
la quale, sono alcuni che riprendano Franchino; per hauere egli detto, che la Sesta mino-
re si compone della Diatessaron & del maggiore interuallo Cromatico; intendendo per esso il
Triemitono, prendendolo in vece della minor Terza, ò per meglio dire del Semiditono; i quali
interualli aggiunti insieme, non possono darne in modo alcuno la minor Sesta della forma che
la contiene l'essempio che segue appresso; ne anco secondo il Diatono Ditonico, nel quale esso
Franchino la considera: il che auuenne forse, per non farne come imperfetta, quella stima
che molti altri fanno.
4. 3. Forma della Quarta.
6. 5. Forma della Terza minore.
3} 24. 15. Forma della Sesta minore fuor de suoi minori
termini.
8. 5. Ne minori suoi termini.
Ne è da tacere, in proposito di questa imperfetta consonanza, un'altra consideratione, la quaAuuertimen-
to.

le è che il vulgo tiene per fermo, che di ciascuno interuallo musico si troui una spezie meno
che non è il numero delle sue corde; il che non è vero, imperoche le spezie della Sesta minore &
della maggiore, non sono piu di tre; oltre che tal regola non si verifica in alcuni altri interualli
che per breuità si tacciono: e tornando à trattare della minor Sesta, dico essere ancora quella ta-
le, che consta della Semidiapente & del Tuono maggiore: imperoche sommando insieme i nu-
meri da quali sono contenuti, ne darà il prodotto loro la vera sua forma; come ne msotra l'es-
sempio che segue appresso.
64. 45. Forma della Semidiapente.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
72} 576. 360. Forma della Sesta minore fuor de suoi minor nu-
meri.
8. 5. Ne suoi minor numeri.
Stante questa verità ne segue (contro l'openione del prattico) che alcuna delle presenti, & qual Seste mirno=
ri, non trouar
si tra qste cor
de.

si vogliano altre simili, non siano Seste minori della mede-
sima proportione delle prime mostrate; il che da questo
nasce. non possono tra le mostrate corde, il Tuono & la
Semidiapēte insieme, darne la Sesta minore come tra quelle
di sopra; per essere in queste il Tuono minore; doue per
il contrario in quelle, fu il maggiore; & così vēgono necessa
riamente queste, minori di quelle un Comma: & qual sia
l'interuallo che nascerà da essi, lo vedremo hora dal pro-
dotto che haueremo sommando insieme i numeri de minor termini loro.
64. 45. Forma della Semidiapente.
10. 9. Forma del Tuono minore.
5} 640. 405. Forma della Super 47 partiente 81. fuor de suoi minori termini.
128. 81. Ne suoi minor termini.
L'interuallo che si è hauuto da essi, è la Super 47 partiente 81. la quale contiene il vero Essa-
cordo minore del Diatono Diatonico ne suoi minor termini; il quale è un Comma minore
della Supertripartientequinta, detta hoggi, forma della Sesta minore; la quale da alcuni è detta
ancora minore Essacordo, & è consonante, à differentia di quell'antico che è dissonante, per es-
sere (come si è detto) un Comma minore: della qual cosa si accerterà ciascuno che si piglierà
cura di sottrarre la sua forma da quella. Puossi ancora hauere questa imperfetta consonanza,
dalla Quinta & dal maggiore Semituono, come dal prodotto loro vedremo sommando insieme
page 20 i minori termini di essi secondo questo essempio; il quale vi farà ancor noto di quanto la minor
Sesta superi la quinta.
3. 2. Forma della Quinta.
16. 15. Forma del Semituono maggiore.
6} 48. 30. Forma della Sesta minore, fuore de suoi minori nu-
meri.
8. 5. Ne suoi minor numeri.
Doue interuenga il Tritono non si può hauere la Sesta minore se non col mezzo di piu di due
interualli, ouero per alcuno di essi inusitato, & però gli taccio. Voglio che vediamo hora gli
istessi accidenti nella Sesta maggiore, dalla quale dicono i prattici essere i minori suoi termini
tra questi numeri 5. 3. & che ella consta di due Tuoni maggiori ,di due minori, & d'un mag-
giore semituono. Puossi primamente considerare come composta della Quarta & della Ter-
za maggiore; per riempiere interamente tali interualli il vacuo de suoi temrini: e toccherassi
con mano tal verità, tutte le volte che sommati insieme i numeri delle proporzioni loro, sia il
prodotto che ne daranno contenuto da gli istessi numeri che contengano quella; come l'essem-
pio che segue appresso ci manifesta.
4. 3 Forma della Quarta.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
4} 20. 12. Forma della Sesta maggiore, fuor de minori suoi
numeri.
5. 3. Ne minori suoi numeri.
Si è da tal prodotto hauuto la Sesta maggiore nella sua vera forma; ma non si hauerà già tale,
considerata negli istessi apparenti interualli, tra la corda di F faut, & quella di d la solre; per
non cadere la Quarta che nell'acuto si troua tra esse, sotto la forma della prima mostrata; ma sot
to quest'altra 27. 20. la quale, secondo che si prouò al suo luogo, viene superflua d'un Com-
ma: & qual sia la proporzione che haueremo da tali interualli, ve lo farò noto con questo essem
pio, nel quale sono insieme sommati i minimi termini loro.
Sesta maggio
re non trouar
si tra queste
note.
27. 20. Forma della Super 7 partiente 20.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
5} 135. 80. Forma della Super 11 partiente 16. fuor de suoi
minor termini.
27. 16. Ne suoi minor numeri.
Si è hauuta come vedete, la Super 11 partiente 16. la quale è la vera forma del maggiore Essa-
cordo del Diatono Ditonico; & per eccedere d'un Comma la maggior Sesta del Syntono di To
lomeo, è necessariamente dissonante. ne per altra cagione dice il Zarlino alla proposta 35 del-
le sue dimostrationi nel ragionamento secondo; che aggiugnendo il Tuono maggiore alla Quin
ta, non puo nascere consonanza alcuna. & che di tal quantità ecceda (come ho detto) l'Essa-
cordo maggiore la maggior Sesta, si può sensatamente vedere col sottrarla da esso. Si hauerà ben
consonante la Sesta maggiore, dal prodotto che ne darà la Quinta congiunta al Tuono minore;
come sommando insieme i numeri che gli contengano si può dall'essempio che segue sensata-
mente vedere.
3. 2. Forma della Quinta.
10. 9. Forma del Tuono minore.
6} 30. 18. Forma della Sesta maggiore fuor de termini suoi
minori.
5. 3. Ne suoi termini minori.
Puossi ancora hauere questa imperfetta consonanza nella sua vera forma, dalla minor Sesta & dal
minore Semituono, con l'aiuto però del presente segno b. e tra le corde dell'essempio che segue
appresso.
page 21
8. 5. Forma della Sesta minore.
25. 24. Forma del minor Semituono.
40} 200. 124. Forma della Sesta maggiore fuor de suoi minor
termini.
5. 3. Ne suoi minor termini.
Doue si può ancora fare giuditio; non solo di quanto la minor Sesta sia dalla maggiore supera-
ta; ma che questi sono maggiori Essacordi, & non maggior seste come crede il prattico. la qual
cosa non da altro nasce, che da essere tratto il
minore Semituono, dal maggior Tuono; il
quale è necessariamente maggiore un Comma
di quello che si ha dal Tuono minore; come
piu chiaramente (secondo che io ho promesso)
si vedrà al suo luogo, non è da lasciare indietroAuuertimen-
to.

quest'altra consideratione, che si come la minor
Sesta non s'hebbe tra quelle corde doue inter-
ueniua il Tritono, così parimente non si può hauere la maggiore tra quelle doue cader potesse la
Semidiapente: la cui cagione vi farete da voi istesso manifesta, punto che l'andiate inuestigando.
ma venghiamo hor mai all'essamina della Settima minore, la qual dicano i prattici contenere
in se tre Tuoni maggiori, uno minore, & due maggiori Semituoni. il qual'interuallo conside-
reremo primamente compsoto dalla Quinta & della Terza minore; poi che la sua forma fu con-
stituita nella Superquattropartientequinta tra questi numeri 9.5. & che la Sesquialtera & la Se-
squiquinta aggiunte insieme, ne diano la sopradetta dissonanza, eccouene l'essempio chiaro.
3. 2. Forma della Quinta.Settima mi-
nore, non tro
uarsi tra qste
corde.
6. 5. Forma della Terza minore.
2} 18. 10. Forma della Settima minore fuor de suoi termini
radicali.
9. 5. Ne suoi termini radicali.
Si è hauuto la Settima minore nella sua vera forma, la quale conside-
rata tra queste corde, secondo la natura della Quinta che si troua tra
D solre & alamire, ouero in una Sesta maggiore nella parte graue & in
vn maggior Semituono nell'acuta, non sarà dell'istessa misura della
prima; & l'istesso occorre alle due sottoposte, per hauere come l'altra, bi
sogno del Tuono maggiore, volendo diuenire Ottaue: doue quella
del primo essempio, un minore bastaua: le qual cose per essere igno-
rate dal prattico, cagionano in lui (quando scoperte gli sono) lo stu-
pore piu volte detto, che elle non siano tali, vi farete da voi stesso ma-
nifesto, col sommare insieme i minimi numeri delle dette parti loro; il
prodotto delle quali vi daranno un si fatto interuallo 16.9. che rac-
chiude tra i suoi estremi lati la Super 7 partiente 9.forma vera del mi-
nore Ephtacordo del Diatono Ditonico; se bene alcuni de moderni
prattici hanno con tal nome chiamato la Settima minore del Synto-
no, contenuta come hauete veduto dalla Superquattropartientequin-
ta; senza hauere hauuto rispetto alla diuersità della cosa, & alla con-
fusione che ha possuto generare nelle menti degli huomini.
5. 3. Forma della Sesta maggiore.
16. 15. Forma del maggior Semituono.
5} 80. 45. Forma del minore Ephtacordo, fuor de suoi minor numeri.
16. 9. Ne suoi minor numeri.
Il quale Ephtacordo, è minore un Comma della minor Sttima, come sensatamente vedrà cia-
scuno che si piglierà cura di sottrarre da questa quello. Non si può ne anco hauere la Settima
minore, dal prodotto che nascerà sommando insieme due Sesquiterze; il che al prattico parrà im
possibile, per volergli figurare il caso tra le corde del primo essempio che fu il medesimo del sot-
toposto, ma altramente diuiso & considerato.
page 22
4. 3. Forma della Quarta.
4. 3. Forma della Quarta.
16. 9. Forma del minore Ephtacordo.
Dall'hauere sommato insieme due Sesquiterze, si è hauuto il minore Ephtacordo ne minori
suoi termini; con tutto questo, di sopra prouai ,che tra l'istesse corde era contenuta la minor Set-
tima. dissi in oltre, che sommando insieme le parti di qual si voglia interuallo in qual si voglia
modo diuise, doueuano necessariamente riassunte che elle haranno insieme, rendere il tutto del-
l'istessa forma & misura qual prima era: doue in questo ultimo essempio scorge il semplice prat-
tico contrario effetto da quello che sonorono prima le mie parole; ne di ciò vede la cagione; la
quale è che egli considera tra le mostrate corde, due Quarte dell'istessa proporzione & misura,
che di diuerse sono; & cosi con la mala sua regola, viene à errare ne principij, & à marauigliarsi
poi che il conto non gli torna secondo la buona; il che hauerebbe quando gli tornasse; poi che
la Quarta che tiene il luogo acuto, cade sotto questa proporzione 27. 20. come si è al suo luo-
go prouato: la quale sommata insieme con quella che gli instituisce il Teorico, ne darà la Setti-
ma minore della misura che nel principio del nostro ragionamenti dissi essergli da esso stata as-
segnata.
STR. Mi pare di cominciare à scorgere il porto; e tutta volta che voi mi facciate constare
sensatamente & non con l'autorità di alcuno, che il Ditono, il Semiditono, l'Essacordo mag-
giore & il minore siano dissonanti; oltre alle Diapenti & alle Diatessaron che per tali nominate
di sopra hauere; crederò assolutamente che quello che si canta (nella maniera che però hoggi
si costuma) non sia in modo alcuno il Diatonico Syntono di Tolomeo: poi che tali interualli
accordano negli strumenti & voci degli huomini de' nostri tempi; che non però tengo di pro-
prietà & natura diuersa delle antiche.
BAR. Seguitiamo pure di andare auanti hora che il vento è propitio & l'onde tranquille;
perche piacendo al Datore di tutti i beni; voglio che sensatamente (deposta da canto ciascuna au
torità) vediate in fronte la verità di ciascun minimo particolare: ne è da mettere tempo in mez-
zo, perche siamo ancora à dietro molte miglia dal porto. Vengo à scoprire un altro abuso del
prattico; il quale tiene per fermo che il medesimo spatio occupi la Quinta & la Terza minore
dell'essempio che segue appresso, che fa la Semidiapente & la maggior Terza aggiunte insieme;
& conseguentemente, che i numeri i quali contengano le forme loro sommati che siano insie-
me, ne diano l'istesso prodotto questi che quelli: la qual cosa (secondo che hora vedremo) è
molto dal vero lontana.
64. 45. Forma della Semidiapente.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
20} 320. 180. Forma del minore Ephtacordo fuor de suoi termi
ni radicali.
16. 9. Ne suoi termini radicali.
Dall'hauer sommato insieme i due mostrati interualli, si è hauuto il minore Ephtacordo; & di
sopra, dall'accoppiare insieme la Quinta & la Terza minore, si hebbe la minor Sesta. non è ve-
ro adunque, che tal' interualli insieme aggiunti, occupino il medesimo spatio; di che il prattico
grandemente si marauiglia. ne da altro questo nasce come ho detto, che dal volere (non ha-
uen cognitione de gli interualli) da una sola cosa tutte le cose: la onde per satisfarlo dico, che
quando egli hauerà di nuouo essaminata & intesa la grandezza della minor terza che ha nella
parte acuta il minore Ephtacordo che ultimamente vi ho mostrato, si accheterà. Di comun pa-
rere tutti i sauij dicono, non hauere la natura fatta alcuna cosa in darno: con la quale proposi-
tione voglio prouarui, che l'Ephtacordo mostrato non è manco forma propria della minor Set-
tima del Syntono, che sia la Superquattropartientequinta; & il modo sarà questo. Può ciascu-
no di sano giuditio, da quello che io ho sin qui prouato & detto, conoscere non hauere il Tuo-
no maggiore ne il minore, & così parimente il Semituono maggiore, mutato mai forma diuersa
da quella che gli si assegnò nel principio del nostro ragionamento di mente del Teorico; ma si
bene tutti gli altri interualli dall'Ottaua & la maggior Settima in poi; il che è nato per non ha-
uerle ancora essaminate: le quali quando siano da noi considerate con diligenza, non eccederan
no (in questo fatto) d'eccellenza l'altre. Trouiamo adunque due diuerse sorti di Seste minori
delle quali con il mezzo de due diuersi Tuoni, sene può comporre l'Ottaua nel suo vero essere;
page 23 puossi primamente compor l'Ottaua del minore Ephtacordo, & del Sesquiottauo e Tuono; &
così parimente della minor Settima & del Sesquinono; come dal sommare insieme i minor ter-
mini loro & dal prodotto che ne daranno si conoscerà manifestamente: & si come le molte li-
nee tirate dal centro alla circonferenza del cerchio, tutte nel centro di esso rimorono; nell'istes-
so modo ciascun musico interuallo nell'Ottaua, come in uno Specchio riguarda, à guisa che fan
no ancora le stesse nel Sole; non altramente che da esse ciascuno (secondo la sua capacità) l'esse-
re & la perfettione riceua. Tra le terze minori, ne haueremo due (per non volerne piu sottilmen-
te cercare delle altre) contenute sotto diuersa proporzione; il ripieno delle quali per tesserne
l'Ottaua, si trouò dipoi; & queste furono le due Seste maggiori cōtenute sotto diuersa forma; ma
tra quelle annouerammo il Semiditono, e tra queste il maggiore Essacordo; interualli comuni
al Syntono & al Diatono come molti degli altri. Trouammo ancora la maggior Terza & il
Ditono, & indi à poco si hebbe la Sesta minore & il minore Essacordo, da poterne di esse com-
porre l'Ottaua lontana da qual si voglia estremo imperfetto. Trouammo la Diatessaron conte-
nuta in diuerse maniere, & appresso si vedde la Diapente sotto diuersi numeri contenuta; non
ad altro fine (come al suo luogo vedremo) che per poterne di esse insieme comporre l'Otta-
ua d'una sol forma: e tutto questo auuiene, per volere la cortese Natura mostrare in ciascuna
sua operatione l'immensa sua sapienza & liberalità. la quale non comporta il vacuo, ne fa co-
sa, ò puo farne alcuna otiosa ò in darno. Rimane in questa materia à mostrarui, di quanto la
minor Settima superi la maggiore & minore Sesta, la qual cosa potrete ageuolmente vedere col
sottrarle da essa.. Venghiamocene hora alla consideratione della maggior Settima, dalla qua-
le speditici, passeremo, per concludere la proposta materia, à quella dell'Ottaua. Dicono
adunque i maestri di questa moderna prattica di Contrapunto, essere la Settima maggiore, quel
dissonante interuallo che è contenuto ne suoi termini radicali dalla proportione Super 7 par-
tiente ottaua tra questi numeri 15. 8. & che ella consta di tre Tuoni maggiori, di due minori,
& d'un maggiore Semituono. la quale per il rispetto piu volte detto, considereremo prima-
mente composta d'vna Quinta & d'una Terza maggiore, secondo che apparisce nell'essempio,
che segue appresso.
3. 2. Forma della Quinta.
5. 4. Forma della Terza maggiore.
15. 8. Forma della Settima maggiore.
Puossi ancor' hauere tal interuallo, da' numeri che contengono la forma del Tritono sommati
che siano insieme con quelli della Quarta: ma non ce lo darà già dell'istess amisura (se ben con-
tro l'openione del prattico) aggiunti che siano insieme il minor Tuono & la maggior Sesta, nel
la maniera che si vedono nell'essempio seguente.
5. 3. Forma della Sesta maggiore.
10. 9. Forma del Tuono minore.
50. 27. Forma della Super 23 partiente 27.
Si è hauuto dal prodotto de due detti interualli, la Super 23 partiente 27, la quale è minore un
Comma della Settima maggiore come sensatamente vedrete sottraendola da essa. Si può hauere
ancora la maggiore Settima, dal prodotto della maggior Sesta & del maggior Tuono. Vedremo
hora col sottrarre dalla forma di essa la minore, di quanto questa sia da quella superata.
15. 8. Forma della maggior Settima.
X
9. 5. Forma della minor Settima.
3} 75. 72. Forma del minor Semituono, fuor de suoi minor numeri.
25. 24. Ne suoi minor numeri.
Resta la minor Settima (secondo questo essempio) superata dalla maggiore, d'un Semituono;
dalla qual cosa si può comprendere, potersi ancora la maggior Settima comporre della mino-
re & del minore Semituono.
page 24
STR. Non è già la forma del maggiore Ephtacordo, la Super 23 partiente 27?
BAR. Signor nò; perche quello cade sotto la proporzione Super 15 partiente 128 dentro à
questi termini 243.128. & la eccede di tal quantità 6561. 64 cc. Vengo ultimamente à trat
tare dell'Ottaua, la quale i moderni prattici contrapuntisti dicono essere quel prefettissimo in-
teruallo, che consta di tre Tuoni maggiori, di due minori, & di due minori Semituoni; &
in o tre che ella è contenuta dalla proporzione Dupla tra questi numeri ne suoi minor termini
2.1. il quale interuallo considereremo primamente composto (come sue parti piu propinque)
d'una Quinta & d'vna Quarta: & che di questi due interualli sia interamente capace la consonan
za Diapason, col sommare insieme i numeri de lor termini radicali, ce ne accetteremo.
3. 2. Forma della Quinta.
4. 3. Forma della Quarta.
6} 12. 6. Forma dell'Ottaua, fuor de suoi minor numeri
2. 1. Ne suoi minor numeri.
Haremo ancora l'Ottaua di tal forma dal prodotto, che ne daranno sommando insieme i nu-
meri, che contengono la Sesta maggiore & la minor Terza; & così parimente dal sommare insie-
me i minimi termini, che contengono la Terza maggiore & la minor Sesta; & ancora da quelli
della Settima minore, & dal Tuono minore; dal che ne segue necessariamente, che quelle del
sottoposto essempio (considerate in una Settima minore, & in un maggior Tuono della propor
zione, che si mostrò nel principio assegnateli dal Teorico) non siano Ottaue consonanti; ma si
bene dissonanti, il che è contra la mente del prattico.
Che elle non siano tali quali ho detto, ne vedremo l'esperienza (secondo questo essempio, col
sommare insieme i numeri delle proporzioni che gli contengono.
9. 5. Forma della Settima minore.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
81. 40. Forma della Duplasesquiottantesima.
Si è hauuta dal prodotto di tal somma, la Dupla Sesquiottantesima; la quale consta d'un Ot-
taua superflua d'un Comma, come sensatamente vedrà quello, che si piglierà cura di sottrarlo
da essa, ò veramente col mettere un numero tra essi termini, che sia col minore in Dupla propor-
zione in questa maniera 81.80.40. la cagione, che non si può hauere l'Ottaua dal Tuono mag-
giore & dalla minor Settima è, che gli interualli, che in quei luoghi habbiamo considerato per
settime minori, non caggiono veramente sotto le proporzioni, che gli assegnarono nel principio
del snotro ragionamento di parere degli autori, che quello si canta hoggi sia il Syntono di Tolo
meo; ma si bene sotto il minore Ephtacordo del Diatono Ditonico: il quale aggiunto insieme
col Sesquiottauo e Tuono, ne darà la Dupla nella vera sua forma, come ne manifesta l'essem-
pio che segue appresso.
16. 9. Forma del minore Ephtacordo.
9. 8. Forma del Tuono maggiore.
72} 144. 72. Forma dell'Ottaua fuor de suoi minor termini.
2. 1. Ne soi minor termini.
Puossi hauere ancora l'Ottaua nella vera sua proporzione dal prodotto, che nascerà sommando
insieme i termini delle forme, che copntengono la Settima maggiore, & quella del maggiore Semi
tuono; & così parimente quella del Tritono & della Semidiapente; & per ultimamente sapere
di quanto erlla superi la maggiore, & minore Settima, col trarne l'una, & poi l'altra da essa si ve-
drà chiaramente.
page 25
STR. Il vostro discorso mi pare hormai che egli mi habbia condotto in porto sicuro; tal-
mente che io non temo piu il soffiare degli inimici venti; & mi ha di maniera sgombrato dall'in
telletto la folta nebbia dell'ignoranza, che senz'altre ragioni & essempi addurmi, son quasi cer-
to che nel cantar d'hoggi non nascono alcuni degli inconuenienti detti, nulla dimeno sono an-
cora sicuro, che temperando le corde d'uno strumento secondo le mostrate forme, & forza che
tra esse si trouino ciascuni de msotrati accidenti; dal che fo argumento, che non si canti, ne suo-
ni altramente il Syntono incitato di Tolomeo.
BAR. Voi la cominciate à discorrere & intendere molto bene; ma per maggiormente torui
ciascuna difficultà, che intorno à ciò nascer di nuouo vi potesse, voglio dichiararui due altri
importantissimi capi; & poi vederemo sensatamente in vìso, qual sia il genere, & la spezie che si
canta & suona hoggi, la onde prima dico, che fra le note del sottoposto essempio non ve ne sono
alcune distanti l'una dall'altra per un minor Semituono della pro-
porzione che di mente però del Teorico nel principio del nostro ragio
namento gli assegnai. non mancano ancora di quelli che hanno vana-
mente dubitato de maggiori, ma si sono grandemente ingannati. la
cagione che non siano tali quali io ho detto, non da altro nasce, che
dal non potere tra ambedue riempiere spatio maggiore di quello che
contiene il Tuono minore, si come nel principio si prouò; ma si tro-
ueranno bene & l'uno & l'altro tra le corde di questl altro essempio,
per esser capace il luogo, di quanto sono bastanti à occupare i locati
senza che cosa alcuna gli manchi ò gli anuanzi; tal che ad ambedue
quelli primi ò almeno à uno di essi, bisognerà (non volendo procede-
re a caso & senz'alcuna ragione) trouare nuoua misura & forma: la quale non solo sia atta à
riempire l'interuallo del Tuono maggiore, ma sia vera-
mente quella che haueuano gli antichi musici in conside-
ratione, dato che eglino hauessero hauuto bisogno di cio
fare. & quantunque di si fatte cose non ce ne sia memoria,
ne essempio particolare, & conseguentemente con difficul
tà grandissima si possino come molte altre, cō salde ragio-
ni persuadere; non per questo è da sbigottirsi & lasciare da
parte però non ve ne siano) che ci faccino venire in cognitio-
ne della verità del fatto: però secondo il parer mio dico,Semituono
minore d'al-
tra propor
zione del pri
mo mostrato.

che gli antichi musici non haueano nel Syntono differen-
te nel Tuono maggiore dal minore se non il minore Semi-
tuono; il quale secondo che io vi accennai, è contenuto dalla Super 7 partiente 128 tra questi
numeri ne suoi termini radicali 135.128. & consta tal'interuallo d'un minore Semituono, &
di un Comma di piu come si è detto altra volta; & il maggiore era in ciascun Tuono l'istesso; &
ancora che questa verità si veda manifestamēte nel Monacordo Diatonico Syntono di Tolomeo,
tra la corda Tritesynemmenon & la paramese, ve la confermo senza quel incontro di autorità,
in quest'altra maniera oltre à quello che io ne ho detto di spora. Se noi vogliamo dalla Semidia
pente la Quinta, ò dal Tritono la Quarta; non le possiamo hauere se non con agumentate quel-
la & col diminuire questo d'un minr Semituono proporzionato al sito doue egli si aggiunge &
donde egli si trae, che è il Tuono maggiore come sapete, & come negli essempi che seguono
appresso si vede notato.
64. 45. Forma della Semidiapente.
135. 128. Forma del minor Semituono del Tuo
no maggiore.
2880} 8640. 5760. Forma della Quinta fuor de suoi mi-
nor termini.
3. 2. Ne suoi minor termini.
45. 32. Forma del Tritono.
X
135. 128. Forma del minor Semituono del Tuo
no maggiore.
1441} 5760. 4320. Forma della Quarta fuor de suoi mi-
nor termini.
4. 3. Ne suoi minor numeri.
page 26 Ouero così, che è l'istess che si vide sopra nel prouarui di quanto il Tritono superaua la
Quarta.
45. 32. Forma del Tritono.
X
4. 3. Forma della Quarta.
135. 128. Forma del minor seminore Semituono del Tuono maggiore.
Et che tal minor Semituono insieme col maggiore, habbiano facultà di riempiere interamen-
te il vacuo del maggior Tuono, somminsi insieme i numeri de minor termini loro, che il pro-
dotto che da essi si hauerà ce ne farà certi. in oltre se noi vogliamo se-
condo questo essempio, che da alamire a h mi sia un Tuono maggio-
re come veramente è; & che l'istessa distanza ci sia ancora per quest'al-
tro; è di necessità concedere al amggior Tuono un minor Semituono
della mostrata proporzione: tutte le volte però che il luogo dond'egli
si trae sia come quello capace di contenerlo. Considerando adunque
il minor Semituono che è tra b fa & h mi della solita miusra, non so-
lo no riempierà il vacuo del Tuono maggiore, ma quella nota segna-
ta nella corda h mi del primo essempio, sarà piu acuta un Comma di
quella del secondo; per essere h mi piu acuto di alamire un Tuono mag
giore, come tante volte si è detto. & volendo in quello ultimo essem-
pio partendosi della corda alamire, ascendere con due gradi di Semi-
tuono in h mi; si può ben considerare che la distāza che si troua dà essa
alamire a b fa, sia quella del maggiore Semituono; ma quello spazio
che rimane tra b fa & h mi, è necessario che egli sia il minore della mi-
sura che lo contiene il maggior Tuono, che è questa 135.128. & di
quì hanno tolto forse occasione alcuni de' moderni Contrapuntisti, di segnare il b quadro in F
faut, quando ella ha hauuto à rispondere per Quinta con h mi, & il diesis X, quando con D
solre ha fatto Terza magiore, ò la sua replicata con d la solre: argumentando tacitamente, che
la Quinta non verrebbe giusta con il diesis X come col h quadro; ma n poco sparsa & rimessa:
hora attendino di gratia quei tali à queste due sole parole che io voglio dirgli oltre à molte altre
che io saperrei le quali taccio per breuità. Se tra queste corde si troua
Se il diesis X
si deue segna
re in F faut
ouero il h
quadro.
vna Terza maggiore secondo che al suo luogo habbiamo dimostrato,
& così parimente tra quest'altre una minore come essi ancora afferma-
no; ne segue necessariamente, per quello si è di sopra prouato, che gli
estremi delle due terze cantate nella maniera, che essi dicono, & credo-
no & che veramente si douerebbono, suonino per una Quinta giustissi
ma secondo che ella è contenuta dalla Sesquialtera sua proporzione.
di modo tale, che se il h quadro ha facultà come essi dicono, di fare la
corda nella quale è posto, piu acuta di quello, che ha il diesis X, verrà
conseguentemente la Quinta superflua del vero suo essere, & la Quarta
che ha sopra diminuita, di quanto ha facultà fare piu acuto quello di
questo; ma ciò si vede non esser punto vero.è ben necessario, volendo
che la Terza maggiore & la sua replicata & così parimente la Quinta,
siano nelle vere forme loro & proporzioni, hauere un minore Semituo
no della misura & grandezza che vi ho pur hora detto; tratto però da
luogo, che del maggiore & di esso sia capace; altramente sarebbe in
darno qual si voglia arte & fatica, che intorno vi si adoperasse. perche la facultà del fare ciascuna
di esse consonaze nel suo genere perfetta, consiste principalmente nella dispositione anzi nella
capacità del sito, & non nella differenza delle cifre come credono quelli. non fu in uso il h
duro come cifera, se non dopo che fu introdotto il b molle come modo; ma si bene il diesis X
prima di ambedue qualche tempo: intendendo sempre nella mdoerna prattica; per essere insie-
me con il b molle, atti con l'accrescere & con il diminuire, à rendere gli imperfetti consonan-
ti, & i dissonanti intrerualli, di quella forma & in quella perfettione maggiore, che si possa
dalla natura loro desiderare; ò almeno sono stati per si fatto rispetto introdotti, se ben ma-
le adoperati. ne per altro s'io non m'inganno, fu principalmente da moderni prattici il b mol-
le come cifera ritrouato, ò per meglio dire posto un uso; se non perche la corda di F faut, ha-
uesse lei ancora come le altre, la Quinta nel graue & la Quarta nell'acuto; & quella di G solreut
la maggior Sesta in quella & la minor Terza in questa parte; & altresi fu introdotto il diesis X
nell'uno & l'altro F faut, affine che la corda h mi rispondesse con l'acuta per Quinta, & non
per una Semidiapēte; & con la graue per Quarta perfetta, & non dura; oltre al far Terza & Sesta
page 27 maggiore & minore all'uno & all'altro d.D. Dopo l'essersi in uso il b molle, vēne il h duro
à moderni & buoni professori della musica prattica in cōsideratione come cifera; nō per altro fi-
ne, che per potere principalmente trasmutare quello in questo, & questo in quello Systema, secō-
do che piu piaceua, et tornaua comodo loro: ma non per mai segnare questo h in altra corda che
nella sua propria; e nell'altre doue occorreua in sì fatto bisogno, il diesis X, ultimamente della mo
strata forma ritrouatosi: la qual cosa nell'opere loro si vede molto bene osserruata. & se alcuno
mi replicasse che il b molle si costuma per segnare comunemente per ciascuno nella corda di ala
mire, & in quella di elami à lui forestiere; gli risponderei che questo nasce dalla poca quantità
che si ha hoggi de caratteri à cōparatione degli antichi; i quali per ciascuna corda haueuano il
suo proprio & particolare, per dimostrare qual furono desiderabile & cōueniente che si voleua:
ma nō è però tale la scarsità delle cifre de nostri tēpi intorno al dimostrare la diuersità delle cor
de, che ella cagioni rispetto al fine al quale la musica d'hoggi è usata, mācamento, ò imperfettio-
ne alcuna; perche quando ciò fusse, se ne sarebbono prima di adesso trouati altri, i quali hauereb-
bono à tal difetto & mācamento di essi supplito: ma questo non è occorso per essere quelli bastan
ti dare à qual si voglia corda nel graue & nell'acuto, la forma di ciascuno interuallo consonante
che si è saouto sino ad hora imaginarsi l'huomo, & particolarmente ne due primi Generi d'har-
monia che sono il Diatonico, & il Cromatico. nell'Euharmonio poi, ci hanno aggiunto inutil-
mente (poiche egli nō da alcuno messo in prattica) il presente segno x da poter diuidere il mag-
gior Semituono in due parti, dette dagli antichi Diesis Euharmonij; quantunque i moderni in-
tēdino per esso la presēte cifera X come sapete, & valere à detto loro per due di quelli, la qual cosa
nō è punto vera; imperoche gli antichi diuideuano in due Diesis Euharmonij, il Lēma & minor
Semituono del Diatono, & i moderni dicono diuidere la Sesquiquindecima detta da essi Semi-
tuono maggiore; & qual differenza sia tra di loro, di già l'habbiamo dimsotrarta. Puossi ancora
da quello che habbiamo detto raccorre, che l'istessa distanza è tra h mi, & b fa per h quadro, che
per b rotondo; & così parimente la medesima distanza si troua tra c sol faut & h mi per quello,
che per questo: & ultimamente dico, essere piu acuta d la solre per h quadro, che per b rotondo.
che per questo: & ultimamente meglio di gratia quest'ultimo capo.
STR. Dichiaratemi meglio di gratia quest'ultimo capo.
BAR. Dico essere piu acuta d la solre per h duro, che per b molle, rispetto à questo. Se noi
ci partiamo di alamire, corda immobile & ad ambedue i Systemi comune; & che vogliamo a-
scendere per gradi Diatonici congiunti in d la solre; troueremo per il Systema disgiunto, ò vo-
gliamo dire per h duro, esserui due Tuoni maggiori & un maggiore Semituono: & per il con-
giunto ò vogliamo dire per b molle, vi è un Tuono maggiore, un minore, & un Semituono mag-
giore. di maniera che per questo viene d la solre necessariamente ad essere piu bassa un Comma
che per quello; come ne manifesta l'essempio qui appiè.
Tuono mag.  Sem. mag.  Tuono mag.
STR. Ho inteso beniss. & veramente è così.
BAR. Che sia l'istessa distanza da c solfaut
ah mi per h duro che per b molle, nasce cheEsser piu acu
ta d la solre
per h quadro-
che per b ro-
tondo.

il Semituono maggiore dell'uno, & dell'al Sem. mag.  Tuono mag.  Tuono. min. tro Tuono, è sempre dell'istessa quantità, &
proporzione in questo che in quello; & per
la medesima cagione è l'istesso interuallo da
h mi a b fa per h quadro, che per b ro-
tondo.
STR. Non v'incresca dirmi la cagione, perche piu questa 16.15. che un'altra proporzio-
ne sia qella che contiene il maggior Semituono; questa 25. 24. quella del minore; questa del-
la Semidiapente 64.45. & ultimamente quest'altra 45.32. del Tritono? & perche elle non pos
sano secondo il Syntono di Tolomeo, da altri numeri essere contenute?
BAR. Credeuo hauerui sadisfatto con quello che ne haueuo detto di sopra, ma vedo non es
sere così; però vene sono ancora debitore; & voglio che voi istesso siate giudice se elle possano es-
sere altramente; con questo però, che mi concediate che la vera forma della Sesta minore, della
maggiore & minor Terza, della Quarta & del Tuono Sesquiottauo, siano veramente quelle che
furono nel principio del snotro ragionamento di parere del Teorico assegnate loro: offerendomi
poi à tempo & luogo bisognando, farui col mezzo del Monocordo sensatamente vedere &
vdire tutto quello che di piu desiderassi.
STR. Il tutto per hora vi sia concesso.
BAR. Domando prima voi, di quanto la maggior Terza superi la minore?
STR. D'un minore Semituono.
BAR. Talmente, che sottraendo dalla Terza maggiore la minore; quelli numeri che ci re-
steranno, verranno necessariamente à contenere il minore Semituono nella sua vera forma;
non è così?
STR. Così è veramente.
BAR. Hora venghiamo di nuouo con questo essempio all'esperienza del fatto.
page 28
5. 4. Forma della Terza maggiore.
X
6. 5. Forma della Terza minore.
25. 24. Forma del minore Semituono.
Ecco come vedete, che dall'hauere sottratto dalla Sesquiquarta la Sesquiquinta, ci è auanza-
to la Sesquiuentiquattresima assegnataci per forma del minore Semituono. Sarebbe la riproua
di tal verità, il sommarla insieme con la Sesquiquinta, & vedere se tra ambedue ci dessero la
forma della Sesquiquarta; ma per essersi ciò altra volta veduto, sarebbe una impertinenza il
farlo; però vio domando di nuouo di quanto la Sesta minore superi la Semidiapente?
STR. D'un Tuono Sesquiottauo.
BAR. Nel sottrarre adunque da quella questo interuallo, l'auanzo che resterà douerà conte-
Semidiapen-
te perche den
tro à questi
numeri 64.
45.
nere conseguentemente la Semidiapente?
STR. Veramente si.
BAR. Eccouene adunque l'essempio chiarissimo.
8. 5. Forma della Sesta minore.
X
9. 8. Forma del Tuono maggiore;
64. 56. Forma della Semidiapente.
Nel quale la Semidiapente è negli istessi suoi minori termini.
STR. Resto sino à qui molto sadisfatto; però seguite di dirmi il restante.
BAR. Vi domando in oltre di quanto il Tritono è dalla Quinta superato?
STR. D'un maggiore Semituono.
BAR. Di maniera che chi sottrarrà dalla Quinta il maggior Semituono, quello che resterà
sarà necessariamente il Tritono.
STR. Così bisogna che sia.
BAR. Venghiamo adunque all'essempio.
Tritono per-
che dentro à
questi nume-
ri 45. 32.
3. 2. Forma della Quinta.
X
16. 15. Forma del maggiore Semituono.
45. 32. Forma del Tritono.
Vi domando ultimamente di quanto la Quarta superi la Terza maggiore?
STR. D'un maggiore Semituono.
BAR. Talmente che sottraendo dalla Quarta una Terza maggiore, quelli numeri che ci reste
rāno verrano à contenere virtualmente il Semituono maggiore nella sua vera forma; nō è così.
STR. Così è veramente.
BAR. Venghiamo adunque con l'essempio à dimostrare la verità del fatto.
Semituono
maggiore per
che dentro à
questi nume-
ri 16.15.
4. 3. Forma della Quarta.
X
5. 4. Forma della Terza maggiore.
16. 15. Forma del maggior Semituono.
Eccoui il maggiore Semituono ne minori suoi termini.
STR. Sono interamente sadisfatto: ma sendo vero quanto mi hauete intorno alle forme de-
gli interualli detto & in piu modi prouato; d'onde crediamo noi che fusse indotto Plutarco
à dire nelle sue Questioni Conuiuali, che il tre & l'unità, siano i termini della Diatessaron?
cosa tanto semplice & dal vero lontana.
BAR. Plutarco in quel luogo vuole secondo me, essere piu tosto cōsiderato da beone & buon cō
pagno, che da seuero Matematico; come in virtù rispondēte alle cōsonāze musicali, e nō a pūto
secōdo le proporzioni delle quātità de numeri; & in sōma come cosa detta piaceuolmēte a tauo-
la, e che mostri in certo modo il medesimo affetto, & nō l'istesso fatto: e chi sanamēte legge tutta
quella Questione, ageuolmēte se lo conosce per le parole dello scrittore instesso.la cōsonāza Diates
saron adūque, cōtenuta come vuol importare il nome, da quattro corde, ch'è Sesquiterza, se bene
tra le perfette; nōdimeno è la minore di cascuna, & è piu discosto dalla natura dell'Unisono, che
la Sesquialtera, e che la Diapasō; & è di tutte men certa al sēso, e di meno diletto: & ogni poco ch'
ella si dominuisse, diuerrebbe imperfetta e dissonāte, secōdo però l'uso de musici antichi:così nello
adacquare il vino, il prēder delle quattro parti le tre d'acqua, è la minima quasi cōsonāza & accor
do piaceuole al gusto; pche da indi in là diuenēdo'l vino quasi acquerello, e perdēdo in tutto ogni
sua virtù, diuien come nō vino; la qual cosa è da persone nō allegre, che siano insieme per far buo
na cera à tauola; ma da huomini seueri e che habbiano bisogno di star quasi saldi in ceruello, & at
page 29 tenti à qualche che, come sono i giudici & i disputanti, ò altri simili. & per ciò il prouerbio
de gli allegri, non voleua (dice lo scrittore) che il quattro s'impacciasse col fatto loro à mo-
do alcuno:il quale è uno de fondamenti della Sesquiterza; & era l'ultima & piu lontana
consonanza del vino, & così la Sesquiterza & Diatessaron dal bere loro: ma non così dilet-
teuole al gusto, come ricercaua la buona cera che ha per fine l'allegria & il quasi ricreamento
degli spiriti, senza pericolo dell'ubbriachezza: la quale à lungo andare di tauola, potreb-
be per auuentura portarsi dalla Diapason; & però il disputante celebrò sommamente la Dia-
pente, considerando in essa come ancora nel Diapason, i termini delle forme loro sommati
insieme; & della Diatesaron solo il maggiore. & così credo che bisogni interpretare il luo-
go, volendo seguitare l'intendimento dello scrittore; & non considerare, come l'uno com-
parato al tre faccia Sesquiterza; conciosia che questo manifestamente non può essere. la onde
in quel luogo, l'intentione di Plutarco è, di considerare solo il maggior termine di ciascu-
na proporzione delle tre semplici prime consonanze; dal quae detrattone per la parte del vino
una sola unità vuole le altre che rimangano, siano le parti dell'acqua. hora perche il termine
maggiore della Sesquiterza è quattro, del quale detrattone (come è detto) per la parte del vino
l'unità, quello che gli auanza per la parte dell'acqua è (come sapete) tre; & però và l'autore in
proposito della Sesquiterza, comparando l'vno al tre. puossi ancora secondo che hauete udito
dire così; delle quattro parti, tre d'acqua; & così si viene à fare mentione de proprij termini di
Diuerse ma-
niere di tem-
perare il vi-
no con l'ac-
qua, secondo
l'vso degli an
tichi musici
essa Sesquiterza: il qual modo di comparatione vsato nelle altre consonanze, torna molto bene.
Temperando adunque il vino secondo la Sesquiterza, vogliono essere come è detto delle quat-
tro parti tre d'acqua & una di vino; la qual potione, fa quello che la beue, della sua natura,
che è languida & rimessa. secondo poi la Sesquialtera, deuono delle tre parti essere due d'acqua
& una di vino, il quale cosi spesso beuuto, fa diuenire allegro; e tale è la natura della Diapente.
& vltimamente secondo la Dupla, vogliono essere delle due parti, vna d'acqua & vna di vino;
la quale potione così beuuta, fa diuenire l'huomo secondo la natura del Diapason, che è alle-
grissima: ma è d'hauere consideratione al luogo, al tempo, alle persone, & alla qualità del vi-
no he si beeua.doue erano questi effetti operati, volendo perfettamente vnire le corde di questa
Cithara. Diuerse altre maniere hebbono gli antichi speculatori delle musicali proportioni,
per temperare il vino con l'acqua; ma ne sia detto à sufficienza; e tornandomene dond'io mi tol
si dico, che da voi stesso potrete (hauendo inteso quanto vi ho ragionato) ritrouare donde
deriui la proporzione di qual si voglia musico interuallo: & on solo questo, ma qual si voglia
altr odubbio che nascere vi potesse intorno alla differenza della grādezza che è dall'vno all'altro
in qual si voglia Genere & spezie di harmonia. Questo è quāto mi occorre dirui & prouarui in-
torno al principal capo del dubbio propostomi; però dite alla libera quello che di ciò sentite.
STR. Resto dal vostro discrso (hora che meno lo sperauo) piu che mai confuso; intorno
però all'intelligenza di quale spezie sia quella che si canta hoggi, che è il capo principale del ra-
gionamento sin qui hauuto insieme.
BAR. Scopritemi questa vostra nuoua difficultà.
Dubitatione.
STR. Attendete.Se ciascuno de moderni prattici Contrapuntisti, vsa in qual vuoglia sua
Cantilene, il Tuono, & Semituono di qualunque proporzione, in qual si voglino corde, à
caso, & senza essere non che altro capaci di alcuna delle mostrate considerationi; non mi so
imaginare da quello possa nascere, che non si manifestino al purgato vdito tante discrepanze,
che realmente mi hauete prouato con efficaci ragioni douerci del continouo interuenire. &
non nascendoui, ne seguirà vno inconueniente di questo maggiore; il quale sarà, che molte
delle cose proposteci dal Teorico per massime, faranno totalmente inutili, impertinenti, &
non punto vere: tra le quali saranno le due già dette circa la positione & differenza del sito &
valore del Tuono, & Semituono maggiore, minore, & medio. ne quali due capi (per quan-
to però ho compreso) è principalmente fondato tutto quello che sin quì meco hauete ragiona-
to: se già noi non volessimo dire, che la quantità del Comma per essere così minima, tolta, &Al capo 43.
del secondo
delle sue isti
tutioni, har-
moniche.

aggiunta à qual cosa non credo in modo alcuno: volendo particolarmente M. Gioseffo Zar-
lino che la metà habbia facultà aggiunta, ò tolta da qual si voglia interuallo consonante, di farlo
dissonante: quātunque egli dipoi soggiunga (per ischerzo credo) che si debba lasciare da parteNel capo 13.
del terzo del
l'istesse Insti-
tutioni.

la cōsideratione della differēza de tuoni maggiori e minori; la quale tolta via ne porta seco quel
la delle varie spezie de Semetuoni, & così al Diatonico che si canta hoggi (quando egli fusse il
Syntono di Tolomeo) toltogli questa sola cōsideratione (per il che è forse tale) viene à essere altro
BAR. Voi la discorrete molto bene, & hauete grandissima ragione à dubitare di ciò: maSolutione di
essa.

eccoui la solutione del dubbio. Se il Genere nel quale habbiamo considerato con tanta esattezza
ciascun suo interuallo, è il Sintono di Tolomeo; dico che quello nel quale si cōpone, si canta, &
si suona hoggi, non è altramente tale; ne può essere ne anco il Diatono Ditonico antichissimo.
STR. Si sono adunque ingannate (per così dirle) l'vna & l'altra setta, in questo capo di tan
ta importanza, dite di gratia?
page 30
BAR. Si sono inganate certo; però attendete, che nel cichiararui con nuuoui essempi d'au-
torità come stia la cosa, verrò nell'istesso tempo (non senza vostra vtilità & fuore di proposito)
à palesarui quale spezie sia veramente quella che suona lo strumento di tasti, qual sia quella
del Liuto, & appresso quale di essi si accosti piu alla perfettione, & perche.
STR. Queste saranno delle piu care cose, che mi possiate dichiarare in questa materia.
Osseruationi
dell'Autore
BAR. Trouo per la lunga osseruatione, che le voci naturali, & gli strumeni, fatti dall'arte,
non suonano, ne cantano realmente in questa moderna musica prattica, alcuna delle noue spe-
Strumenti di
corde, quale
spezie d'har-
monia suoni-
no.
zie Diatoniche antiche nella semplicità loro: ma si bene tre insieme diuersamente mescolate
vsono hoggi inauuertentemente i prattici; & sono queste. L'incitato d'Aristosseno, il Diatono
Ditonico antichissimo, & il Syntono di Tolomeo, ffra gli strumenti di corde tengo che la viola
D'arco, il Liuto & la Lira con i tasti, suonino il Diatonico incitato d'Aristosseno: & muouemi
à creder questo, il vedere & vdire in essi l'vgualità de Tuoni vgualmente in due pari Semituoni
quale l'Orga
no & gli altri
di tasti.
diuisi; & in tal maniera fu come al suo luogo intenderete distribuito, il detto incitato da Ari-
stosseno. l'Organo poi, il Grauicimbalo, & la moderna Harpa; moderna quanto al nuouo accre-
scimento delle corde, & non circa lo strumento nel primo suo esere, che antichissimo lo tengo;
Quale gli al-
tri strumenti
di fiato.
si discostano in qualche cosa da quelli, come per esempio nella diuisione de Tuoni, per hauergli
questi in Semituoni disuguali separati. Gli strumēti di fiato, come Flauti diritti, e trauersi, Cornet
ti, & altri simili; hanno mediante la distributione de fori loro, aiutati appresso dalla buona ma
niera del discreto & perito sonatore di essi, facultà di accostarsi à questi & à quelli secondo il bi-
sogno & volere loro; & così parimēte alle voci; quando però elle non volessero cōtro la lor natu
Quale si com
ponga & can
ti hoggi.
ra piegarsi & à loro cedere. Circa poi il comporre & cantare d'hoggi, mi persuado per quelli vi
ho detto, & che al presente sono per dirui, che si mescolo il Diatonico Diatono, con il Synto-
no di Tolomeo; &le cagioni che mi muouano à credere ciò, sono queste. Certa cosaè, che se
Incouenien-
ti, che nasce-
rebbono can-
tando il Syn
tono di Tolo
meo.
si cantasse il Syntono semplice, che i Tuoni & i minori Semituoni si come in tale spezie vi ho
prouato essere la natura loro, sarebbono ineguali & di diuerse grandezze; mediante la qual di-
sagguagliāza, si canterebbono come secondo le diuerse proporzioni hauete veduto, due sorti di
Quinte, due di Quarte, tre & forse Quattro di Terzze minori, & altrettante di Seste maggiori; due
spezie almeno delle minori di queste, & due delle maggiori di quelle; il medesimo auuerebbe del
le dissonanze, & vltimamente delle Ottaue. Oltre superare d'acutezza la Parauete diezeugme
non, la Netesynēmenon di quāto voi sapete, & essere da'ltra misura il Semituono che si torua tra
b fa & h mi, e tutti gli altri tratti dal Tuono maggiore come minori, che non è la Sesquiquindeci
ma, & la Sesquiuentiquattresima. delle qual cose, non solo come habbiamo detto altro volta, si
troua per ancora (che io sappia) eserne state auuertite alcune da maestri di quest'arte; ma ne
anco è alcuno, che nel cantare quete piu arie insieme, che hormai sono centocinquanta anni,
che elle s'introdussero, habbia mai vdito ò oda tal confusa diuersità d'inerualli; perche in vero
non v'interuennero mai, e hoggi v'interuengano. il che mi pare efficace argumento da persua
derne tal verità. Et per maggiormente farui conoscere la variabilità degli interualli di questa Di-
stributione, dite un poco à coloro, che vogliano che ella sia quella, che si canta hoggi; che vi di
uidino in qual si voglia maniera, la Terzadecima maggiore contenuta secōdo il Syntono da que
sti numeri 10. 3. in tre Sesquialtere come essi dicono che ella contiene? ditegli ancora secondo
l'essempio che segue appresso, che vi diuidino in tre Sesquiterze, la dupla Superbipartientequin
ta, forma della Decima minore? & domandategli appresso, di quanto questo interuallo sia da
quello superato?
Geometrica medietà
27.18.12.8.
10 Tripla Sesquiterza, forma della Terzadecima maggiore. 3 Geometrica medietà
64.48.36.27.
12 Dupla Superbipartientequinta, forma della Decima minore. 5 page 31 Che non fia anco realmente il Ditonico, ò il Diatono antichissimo che dite lo vogliaInconueniēti
che nascereb-
bono cantan-
do l'antico
Diatonico.

mo, il genere Diatonico che si canta hoggi, come hanno creduto molti & ancora hoggi creda-
no alcuni; non sarà molto difficile à persuaderloci. Primamente il suo Ditono, contiene come
vo ho detto, due tuoni Sesquiottaui; il quale interuallo accompagnato & solo, è dissonante; &
di tal natura è il suo Semiditono, & così parimente il maggiore & minore Essacordo, in oltre, il
primo & piu graue interuallo di ciauscn Tetracordo della detta spezie, è vn minore Semituono
& lemma, & tra la Tritesynemmenon & la Paramese è il maggiore detto Apotome; doue per il
contrario in quella che si canta hoggi, è maggiore il primo & piu graue interuallo del Tetracor
do, che non è quello che si troua tra la Paramese & la Tritesynemmenon. Trouasi ancora nel
Diatono, che il Tritono supera la Semidiapente, & per il contrario in quello che si canta hoggi
la Semidiapente, eccede il Tritono. Hora perche nel nostro Diatonico non si trouano alcuni
de particolari sopradetti, anzi sono in certo modo à essi contrarij, ne segue necessariamente che
in alcun modo possa essere questo quello. Conuiene bene il Diatonico d'hoggi in alcune cose
con il Syntono di Tolomeo, le quali sono hora per dirui. Primamente l'imperfette consonan-
ze di questo (lasciando per hora di considerare le dissonanze) crederò non errare à dire, che el-
le caschino quasi che sotto le proporzioni di quello; ma non già sono di parere, che elle si con-
giunghino insieme di parti à esso simili; come per essempio. tengo che la Terza maggiore sia
contenuta da vna proporzione irrationale assai vicina alla Sesquiquarta, ma non gia chei suoi
lati (per così dirgli) siano il Tuono Sesquiottauo & il Sesquinono; ma si bene due parti vguali
di detta Terza, tale quale ella è diuisa al modo de Tetracordi d'Aristosseno; ma non cose esat-
tamente. la Terza minore poi, crederò che ella sia composta d'vn Tuono dell'istessa misura di
quelli della maggiore, & d'vn'altro interuallo alquanto piu grande della Sesquiquindecima; &
in tal maniera & di si fatte parti composti insieme verranno tutti gli altri interualli: & dall'OtNon cantar-
si hoggi nella
vera sua pro-
porzione al-
tro interual-
lo, che l'Ot-
Taua.

taua in poi, tengo che qual si vuoglia altro, non sia in modo alcuno contenuto dalle proporzio-
ni assegnate loro; intendendo nella maniera che veramente si cantano hoggi comunemente. Il
che poco di sotto sensatamente mostreremo. Ecci quest'altra conuenienza tra di loro, che i
Tuoni negli estremi de quali vsano piu frequentemente i moderni prattici contrapuntisti segna
re per accidente il Diesis X & il b molle; sono tra le corte Syntone i minori, la qual cosa pa-
re che voglia auuertirne non senz aragione, che l'vsare ne maggior Tuoni segni si fatti, verreb-
bono alcuni di essi Semituoni d'altra proporzione, per esser tratti da vn tutto di quello maggio
re. Ha qualche conformità ancora questo nostro Diatonico, con il Ditonico; per trouarsi cia-
scun loro interuallo dell'istessa misura & proporzione vna volta che l'altra, quantunque eglino
habbiano diuerse le forme; oltre che in ciascuna spezie del Diapason, si troua la Diatessaron
quattro & cinque volte, & almeno tre ò quattro la Diapente; la qual cosa non so che in altra spe-
zie ò genere possa auuenire da quelle d'Aristosseno in poi doue ne è copia maggiore, per non
hauere necessariamente ne il Tritono ne la Semidiapente, come tutte le altre Distributioni di
corde hanno. Di maniera che le perfette consonanze nel modo che si cantano hoggi, vengano
accostarsi al Diatono Ditonico, & l'imperfette al Syntono di Tolomeo, anzi di Dydimo come
intenderete; ma sempre d'vn'istessa misura & vgualità di Tuoni. Al che si potrebbe aggiugne-
re & dire, che egli non conuenisse ne con questo ne con quello; per non trouarsi mai in atto nel
Ditonico l'Apotome, ne la Super 7 partiente 128, ne la Sesqiuentiquattresima, ne'l Syntono:
ma si bene le due prime per relatione nel comparare la Tritesynemmenon del Systema congiūto,
alla Paramese del disgiunto: oltre che qual si voglia interuallo dall'Ottaua in fuore, non cade
(come ho detto) cantato però nella maniera, che si costuma hoggi, sotto la proporzione & mi-
sura di quella ne di questa spezie.
STR. Troppe cose à vn diato & di troppa importanza Sig. Giouanni; il mio ingegno è così
pigro, che egli non può seguire i vostri alti concetti con quella velocità & prontezza che voi gli
spiegate; però bisogna allentare il corso, volendo ancare di compagnia. & quantunque io ma-
nifestamente conosca, mercè delle vostre sottilissime, ingegnose, viue & vere ragioni; che il Ge-
nere quale si canta hoggi nella spezie Diatonica, non è semplicemente ne la Diatona ne la Syn-
tona, ma vna Terza cosa mista & composta di questa & di quella; nulla di meno del continouo
(per la poca esperienza che io ho di queste cose) mi nascano nuoue difficultà & d'importanza
non piccola, per ben capire quello che voi si largamente intendete. però non vi sia graue rispon-
dermi à quanto mi occorre per intelligenza maggiore di questo importante negozio do-
mandarui.
BAR. Dite pure liberamente.
STR. Non so primamente in qual maniera Aristosseno distribuisse le corde de suoi Tetra-
cordi; ne so qual differenza sia dalla diuisione del Liuto, à quella dello Strumento di tasti; &
conseguentemente quale si accosti piu di essi alla perfettione: non so ne anco per qual cagione
le Terze & le Seste del Diatono siano dissonanti; ne perche il Syntono sia piu tosto di Dydimo,
che di Tolomeo, ne meno da che fussero indotte le due Sette, à credere vna cosa tanto dal vero
lontana; ne come si sia possuto mutare il Diatonicamente cantare degli antichi, in questa nostra
page 32 maniera tanto da quella diuersa circa la quantità & grandezza degli interualli; & vltimamente
come degli interualli che si cantano hoggi, non ve ne siano alcuni dall'Ottaua in poi, contenuti
nelle proporzioni assegnateli dal Teorico.
BAR. Per torui ciascuna delle dette difficultà, faremo così. accostiamoci allo Strumento di
tasti & accordatemi primamente le sue Quinte in quella eccellenza maggiore che sapete; ma per
quest'ordine che io vi dirò.
STR.Non può ingannarsi facilmente l'vdito?
BAR.Facilissimamente quanto altro senso, & maggiormente quello che in si fatte specula-
tioni non è assuefatto. nulla dimeno, il purgato vdito di colui, che è bene esercitato, accompa-
gnato appresso da naturale giuditio & da qualche buona regola, non s'inganna così di leggiero.
anzi vene sono de così perfetti, accompagnati dall'altre circustanze, che ciascuna differenza
benche minima in vn subito capiscano: ma venghiamo al fatto nostro senza multiplicare in
parole. Accordate prima per Ottaua A re & alamire, accordate sopr'à questa l'Ottaua di sè
Modo di co-
noscere qual
sia purgato v
dito.
piu acuta che è A alamire. allentate hora di maniera il D solre che è sotto alamire, che rispon-
da seco per Quinta in quella eccellenza maggiore desiderabile. accrodate nell'istessa perfettione
quella che ha sopra l'istessa alamire, la qual sarà elami; & così parimente d lasolre sotto A ala-
mire. tirate ancora nell'istessa perfettione quella che fa Elami sopra A re. Vogliamo vedere ho-
ra se il senso si è ingannato? ecco il modo. tra le consonanze, non ve n'e alcuna compresa me-
glio dall'vdito & doue meno possa ingannarsi che nell'Ottaua: vediamo adunque, se la corda
D solre & di Elami, rispondano per vna Diapason con le loro replicate; che sendo in tal guisa
Perfettamente vnite, sarà euidente segno non essersi punto l'vdito ingannato nel temperamento
& perfettione delle Quinte.
STR.Accordano per eccellenza.
BAR.Seguite di accordare le altre, secondo i rincontri di queste.
STR.Ecco fatto.
BAR.Sonate adesso.
Effetti del tē
peramēto del
Ditonico.
STR.Questa è vna musica veramente da fare aditare la mansuetudine quando la vdisse, ne
d'altra maniera doueua esser quella che vsaua Timoteo per fare andare in collera & dare all'ar-
me il Grande Alessandro: & quantunque io sente l'imperfette gia consonanze, dissonanti; non
per questo mi so persuadere donde ciò nasca, & che per questo siano rese le corde secondo la spe-
zie Diatona Ditonico.
BAR.Hauete voi à memoriatra quali corde habbia il Diatono il maggiore & minore
Semituono?
STR.Signor si.
BAR.Dite di gratia.
STR.Il minore Semituono nel Diatonico, si troua (secondo che detto mi hauere) in ciascun
Tetracordo tra le due corde piu graui; & il maggiore tra b fa & h mi.
BAR.Considerate adunque in questa sia fatta distributione, quanto piccolo sia diuenuto
quello che gia era maggiore; & per il contrario quanto sia fatto grande quello che era minore.
STR.Voi hauete mille ragioni. è nato questo forse perhauer acquistato i Tuoni quella
quantità che si è tolta in ciascuna Ottaua à due maggiori Semituoni?
BAR. Veramente si; & in tal maniera & non in altra, per essere allhora questa sola distri-
buitione Diatonica in vso, poteua vdire il Ditono & Semituoni, & l'vno & l'altro Essacordo,
il Diuino Pitagora. & dalla medesima cagione furono indotti quelli, che dopo lui dissero es-
Il Zarlino nel
proemio del-
le sue dimo-
strationi.
sere tali interualli dissonanti; se bene alcuni hanno sognato, che poteua ciò auuenire dal non
hauergli vditi ne'veri & legittimi luoghi loro; che sono secondo questi, sopra l'Ottaua: come
se in quelli tempi, non hauessero hauuto cognitione di quella quantità di corde, che per cio fa-
re occorreua, ò che dentro l'Ottaua non facessero (ben disposti) dolcissimo vdire piu che fuore
non fanno. non sarebbe ancora punto da marauigliarsi, quando Pitagora le hauesse vdite qua-
li sono contenute nel Syntono, & che non le hauesse apprezzate; si per non seruirsene i Musici
Quali cose ap
prezzasse &
disprezzasse
Pitagora, &
perche.
di quelli tempi ne canti loro, come per l'incostanza di esse: rifiutando Pitagora & sbandendo
dal mondo tutte le cose msite, impure, & varie; conoscendo della rugiada celeste la piu pura
parte, di quella si pasce & nutrisce. così parimente il Diuino Filosofo, ammetteua nelle sue co-
se delle piu semplici & nobili il Fiore.
STR. Prima che li leuiamo da torno lo strumento, sendo di già chiaro, che nella distribui-
tione ordinaria vengano le Quinte rimesse, & per l'opposito le Quarte tese vn pocoo piu di quel-
lo che alle proporzioni loro conuerrebbe, desidero sapere qual sia la necessità che à ciò l'astringe
& se per l'opposito si potessero comodamente dispor le corde di esso strumento, che le Quarte
venissero dminuite & le Quinte superflue: & non essendo questo possibile rispetto à qualche
incomodo, dimostrarmelo, & dirmene appresso la cagione; & mostrarmi in oltre di quant
venghino dal proporzionato loro essere superflui quelli, & diminuiti questi interualli; & se egli
page 33 fusse possibile à tali inconuenienti rimediare, & farsi, che ciascuno interuallo tanto consonante
quanto dissonante cadesse sotto la vera sua forma & proporzione?
BAR. Per ben chiarire i vostri nuoui dubbij, è stato molto à proposito hauer temperato lo
Strumento secondo il Diatono; nella quale Distributione vengano come hauete vdito, disso-
nanti quell'interualli che appresso de moderni prattici hanno nome di consonanze imperfette:
non per la perfettione delle Quinte come infiniti ardoto (con dire; ma per la grandezza de Tuoni
& picciolezza de Semituoni. Volendo hora in tae strumento, temperare di maniera le corde
del presente Diaason, che ciascun suo Ditono, Se
miditono, insieme col maggiore & minore Essa-
cordo venghino consonanti, e di necessità ridur-
le come elle erano prima; la quale Distribuituone
si accosta all'ordine & proporzione del Syntono: nō che ella sia l'istessa comecredano e scriuano
alcuni, ne che gli autori di essa pensassero mai à tal cosa; ma venne fatta loro à caso nel cercare di
accordare gli interualli piu vicini alla perfettione che la natura dello Strumento, anzi la quan-
tità & qualità delle corde, de incontri, & del sapere di quelli artefici comportaua. Fuggendo
semore (come altra volta si è detto) l'integualità de Tuoni, insieme con ciascuno inconuenien-
te che in questa moderna prattica da essi proceder potesse: per il che fare noi al presente, torremo
principalmente secondo il modo dd'Aristosseno, per non potersi in altra maniera diuidere in par
ti vguali alcuno interuallo superparticolare, quattro settime parti d'vn Comma de nostri tēpi,Di quanto vo
ghino altera-
ti gli interual
li nel tempe-
ramento del-
lo Strumēto
di tatti ordi-
nario.

all'interuallo che è tra la corda F faut & G solreut, con auuicinare questa à quella per tale quanti
tà. & à ciò che tra G solreut & alamire rimanga dopo hauer quella abbassata quanto si è detto
la medesima distanza che si troua tra F faut & G solreut, allenteremo il detto alamire per vn
intero Comma, & di piu vna Settima sua parte. faremo dipoi la corda h mi, piu graue dell'es-
sere nel quale si troua, vn Comma & cinque Settime sue parti; & così verrà à contenere tra esso
& à lamire, il medesimo spatio che è tra i congiunti due Tuoni piu graui. il lasciare hora tra la
corda h mi & quella di c solfaut, tutto l'auanzao che si è tratto per rata da tre tuoni che con-
corrano alla compositione del Tritono, non conuiene in modo alcuno: perche non solo la Ter
za minore che si troua tra alamire & c solfaut, rispetto all'acquisto fatto, è come voi potete
vdire dissonante; ma ancora il Lemma che prima era tra h mi & c solfaut, nel volerlo accresce-
re sin'al termine d'vna Sesquiquindecima ò poco piu come ho detto, è fatto superfluo d'vn mez
zo Comma: ma perche la Quinta che si troua tra F faut & c solfaut, non rtesti diminuita di tan
ta quantità, & che la sopradetta Terza minore venga (con vn poco piu auuicinarsi alla meno
di lei imperfetta) manco languida & piu grata all'vdito; abbasseremo c solfaut due Settime par-
ti d'vn Comma: & di tanto verrà necessariamente diminuita ciascuna Quinta. il che fatto, sarà
di mestiero, volendo che tra esso c solfaut & lasolre, rimanga la medesima distanza che si tro
ua tra F faut & G solreut & gli altri Tuoni diminuiti; abbassarlo sei Settime pati d'vn Comma;
& à ciò che elami non ecceda quelli, lo abbasseremo vn Comma intero e tre Settime sue parti di
più. il quale auanzo, lasceremo tutto all'interuallo che rimane tra esso elami & F faut: & così
verrà essersi augumentato l'vno & l'altro minor Semituono & Lemma, d'vn Comma & di tre
Settime sue parti. & quantunque il maggior Semituono di questa nuoua distribuitione, ecce-
da di qual cosa la Sesquiquindecima, non è inconueniente, per esser tratto da vn tutto mag-
giore del Sesquinono. per il qual'ordine poi si anderanno distribuendo tutte le altre cor-
de che essa Diapason ha sotto & sopra & dentro à suoi termini. Potete hora da quello che si è
detto comprendere chiaramente, non solo che la Quinta viene principalmente dal proportiona-
to esser suo, rimessa, e tesa la Quarta; ma di che portione; & in oltre, che quanto à chi volesse
per il contrario dare la Diatessaron diminuita, & superflua la Diapente, è impossibile. ne può
stare la cosa altramente che i nquesta maniera, perche la principale acgione di ciò, consiste nella Da quello na
sca la sudet-
ta imperfet-
tione.

quantità de Tuoni che esse consonanze contengano, & in quella portione di che essi Tuoni si
diminuiscano, & se ne augumenta i Semiuoni che contengano, & in quella portione di che essi Tuoni si
diminuiscano, & se ne augumenta i Semituoni che contengano tali interualli; la quale hauete
ancora possuto vedere quanto ella sia, tra quali corde, perche, & come distribuita, ma è d'auuer-
tire in questo temperamento, che le corde quali prima conteneuano il Ditono, contengano ho-
ra la maggior Terza, & la minore quelle che conteneuano i lSemiditono: e tra quelle corde che
nel Diatono si trouaua il maggiore Essacordo, vi si troua al presente la maggiore Sesta, & la mi-
nore viene à essere contenuta tra quelle che racchiudeuano il minore Essacordo. Si troua adun-
que nel mostrato temperamento, essersi diminuito ciascun Tuono di quattro Settime parti d'vn
Comma, il Ditono d'vno intero & di piu d'vna Settina sua parte, la Quinta di due Settime par
ti, & l'Essacordo maggiore di sei Settime parti; doue per cōtrario vi ene à essersi augumētato il
minore Essacordo d'vn Comma intero & in oltre d'vna Settima sua parte; la Quarta di due Set-
time parti, & il Semiditono di sei. dal che si può fare argumento, quanto s'ingannino quelli che
dicano il Comma non essere sensibile; & hanno con tutto questo confessato, che negli strumenti
di Tasti del suono de quali fanno professione grandemente intendersi, ritrouarsi le Quinte dimi-
nuite & le Quarte superflue; il che crederò facilmente habbiano piu tosto detto per creanza, che
page 34 per veramente sapere che il fatto stia così.
STR.Voglio con questa occasione dirui, quello che à di passassi mi occorse ragionando
con vno di questi tali sonatori; il quale à ciasucn parto voleua, che sonādo semplicemente quel-
Registri disso
nanti.
li due registri distanti per vna Quinta, che sono ordinariamente in ciascun'Organo da Chiesa,
sopra la Quintadecima; facessero, senz'hauer sotto l'Ottaua & il principale, buonissimo vdire:
non si accorgendo in tal maniera disposte le Canne, che in compagnia della Quinta è sempre la
Nona, & della Quart ala Settima. non fu possibile con tutto questo farlo per via di ragioni ca-
pace: di maniera che io fui quasi che forzato da lui, andare seco sopra vn'Organo; & aperti i
due detti registri & cominciato egli à sonare, voleua in tutti i modi che le Quinte, le Quarte, le
Terze maggiori, & le minori con vna Quinta nell'acuto, ouero nel graue, vnissero (senza ha-
uer sotto la solita base dell'Ottaua & del principale) per eccellenza: il quale difetto si nascon-
de allhora à gli orecchi de vulgari, mediante il grande strepito che fanno la quantità & quali-
tà delle Canne che suonano nell'istesso tempo. & se non si metteua di mezzo l'autorità d'vn suo
homicciatto che daua il vento alle Canne, mi metteua con la sua importunità, per la mala via;
il quale così disse. Voi sete venuti qua su (credo io) per burlarmi; ò voi sonate come si deue, ò
io lascerò di alzare i mantici. Vn'altro pur di questi saputi volle già persuadermi, che i detti
due registri erano distanti l'vno dall'altro per vna Quinta perfettissima; & che separatamente
ciascuno tra le sue particular Canne, haueua però le Quinte scarse all'ordinario degli altri stru-
menti di Tasti. al quale io soggiunsi. il G solreut del registro più graue, è egli vnisono con c
solfaut del piu acuto? ben sapete rispose egli. ond'io replicando gli dissi; che tra due cose vgua-
li in lunghezza, non poteua in modo alcuno esseruene vna piu dell'altra corta, & così per il con
trario, sendo vna maggiore dell'altra, non possano naturalmente essere vguali, ond'egli torna-
to in se, ne ammutì.
BAR. Gran cosa è veramente, che la piu parte degli huomini parlino così liberamente & vo
lentiere di quelle cose che meno intendano: ma lasciamogli da parte, e torniamocene alla no-
stra Distribuitione delle corde, la quale volendo applicare al Diatonico Syntono, si sarà venuto
à torre à ciascun Tono maggiore quattro Settime parti d'vn Comma; & di tre di esse si sarà au-
gumentato l'interuallo Sesquinono detto ancora Tuono minore; per la qual cosa verranno à es-
ser fatti vguali. si viene ancora hauere diminuito ciascuna Sesquiquarta, forma della Terza mag
giore, d'vna Settima parte del Comma; & d'altretanto la Sesquiquinta, forma della Terza mino
re; poiche la Diapente resta scema di due Settime parti del detto Cōma. talmente che la Sesqui-
quindecima, detta hoggi Semituono maggiore, viene accresciuta di tre Settime parti del mede-
simo interuallo; & conseguentemente la Sesquiuentiquattresima, detta Semituono minore; vie-
ne à rimanere nella prima sua forma; l'opposito à punto di quello che occorre alle voci. di ma
niera che sendo vero quanto ho detto, verrà la Superbipartiente terza forma della Sesta maggio-
re, hauer preso augumento di quanto si èdiminuita la minor Terza; & la Supertripartientequin
ta, forma della Sesta minore, vien parimente accresciuta di quanto si è diminuita la Terza mag
giore; & la Quarta viene à essersi augumentata dalle due Settime parti del Comma, delle quali
si diminuì la Quinta; & l'Ottaua lontana sempre (per la cagione che si dirà di sotto) da qual si
voglia estremo vitioso, rimane dētro la Dupla nella solita sua eprfetta forma. Sono stati altri che
allontanatosi nel distribuire l'istesse corde nella medesima spezie da questo si fatto parere, hanno
voluto in vece delle due Settime parti del Comma che si è tolto alla Diapente & augumentato-
ne la Diatessaron, toglierne vna Quarta sua parte; per fare à detto loro meno imperfetta questa
& quella d'vn ventottesimo di esso Comma: ma è poscia restata la Sesta minore, & la maggior
Terza dell'istessa misura che il Syntono le contiene; per hauer tolto al Tuono maggiore vn mez-
zo Comma & hauerlo dato al minore & fattigli vguali, la qual cosa reputerei degna di consi-
deratione, quando così stesse; ma per essere in fatto la medesima della prima, la metteremo ap-
presso le altre loro impertinenze.
STR.Da che nasce Sig. Giouanni, che quando erano distribuite le corde di questo Strumen-
to secondo l'ordine Ditonico, doue le consonanze dette hoggi perfette erano tese nella vera pro
porzion loro, tra le quali non accordauano alcune delle Terze ne delle Seste; che in questo doue
le Diatessaron vengano superflue non che nel vero loro essere, non si ode fra gli estremi di esse nel
graue, ò nell'acuto, alcuni di quelli cattiui effetti, che si vdiuano in quello?
BAR.Non può dentro ne fuore con alcuno degli estremi della Quarta auuenire tal cosa, per
essersi con hauer diminuito i Tuoni & augumentato i Semituoni minori, tolta via la cagione del
dissonare alle Terze & alle Seste: i quali accidenti, & non la perfettione delle Quinte & delle
Quarte, impediuano (come si è detto) l'accordo di quelle. oltre al potersi molto bene ritroua-
re negli Strumenti di tasti, le Quinte & le Quarte nella vera proporzion loro, senz'altramente im
pedire l'accordo dell'imperfette; come sensatamente può vedere & vdire ciascuno, nel tempera-
mento di quello nuouamente da noi ritrouato: il quale in prattica riesce in quella eccellenza &
perfettione maggiore che si può desiderare.
S.Resto interamēte appagato; ma vēghiamo alle Distribuitioni di Dydimo & d'Aristosseno.
page 35
BAR. Dydimo Pitagorico Musico Nobilissimo, fu quanche anno auanti à Tolomeo; & fe-
ce in ciascuno de tre generi d'harmonia, vna nuoua Distribuitione di corde; e tra le altre, quella Syntono co-
me distribui-
to da Dydi-
nio.

che egli fece nel Diatonico, procedeua in ciascun suo Tetracordo nella maniera che vedete in
Tetracordo Hypaton di Dydimo.
E lami. 72.
Sesquiottauo e Tuono. }9.differenza.
D solre. 81.
Sesquinono. }9.differenza.
C faut. 90.
Sesquiquindecima. }6.differenza.
h mi. 96.
Venne dopo Tolomeo, & mutò l'ordine de due interualli men graui di ciascun Tetracordo; met
tendo quello di mezzo al luogo del men graue, & il men graue nel luogo di quello di mezzo:
con dire che al maggiore non conueniua essere iui collocato; ma si bene à quello di lui minore,
& maggiore del piu graue, dal che potete comprendere, qual sia la parte che à Tolomeo nel Syn-
tono, & à chi si debba di ciò dare l'honore & la palma.
STR. Per qual cagione crediamo noi, che quelli che hanno cerco persuaderne, che quello
che hoggi si canta è tutto Syntono, nella spezie Diatonica intendendo, habbiano piu tosto det-
to essere di Tolomeo che di Dydimo? non facendo (per quant'io vedo) applicato à questo no-
stro modo di comporre & cantare, comodo ne incomodo maggiore questa di quella Distribui-
tione.
BAR.Quello che non hauerebbe dato noia à voi & à molti altri, pregiudicaua forse à diso-
gni degli autori di queste cose.
STR.Come di gratia.
BAR.L'iteruallo che nella Distribuitione di Dydimo si troua tra G solreut & h mi, è un
Ditono, & non una Terza amggiore di quelle che la piu parte credano che si cantino hoggi; &
quello che si troua tra h mi & esso G solreut, è vn minore Essacordo, & non vna minor Sesta.
la onde hauendo essi prima negli scritti loro detto, che si fatti interualli erano dissonanti come
hauete vdito che veramente sono; veniuano troppo alla scoperta & in vn subito, à porgere oc-
casione d'impedire i disegni loro. & che essi interualli apparissero tali, eccoui la prima spezie
del Diapason distribuita secondo l'intentione di Dydimo, la quale essaminata da voi diligen-
temente, trouerete esser uero quanto ho detto. & quantunque in quelli di Tolomeo sia occorso
come veduto hauete l'istesso; non per ciò è stato così manifesto al senso & giuditio de uulgari; Perche attri
buito il Syn-
tono à Tolo
meo.

& si è possuta all'uniuersale sin ad hora tal cosa piu facilmente defraudare: e tale è stata la cagio
ne, che piu di Tolomeo, che di Dydimo habbiamo detto essere la spezie Diatonica che si canta
hoggi: se già noi non uolessimo dire (la qual cosa non credo in modo alcuno) che gli haues-
sero ignorato la differenza che si troua tra esse, da questo auuenne ancora, che dettero nome di
Comma, all'eccesso di che il Tuono minore è dal maggiore superato; & non à guisa degli anti-
chi, à quello di che i lSemituono maggiore loro, il minor superaua; per hauerne di questi di piu
sorti come hauete ueduto.
Semit.TuonoTuonoSemit.TuonoTuonoTuono
mag.min.magmagminmag.mag.
128 Essacordo minore 81 81 Ditono 64
STR. Qual crediamo che fusse la cagione, di persuadere à tanti di quella prima setta, che Aristosseno
nel primo &
secōdo degli
elementi. Eu
clide nell'In
troduttorio.
Vitruuio nel
quarto capo
del quinto.

quello che si era cantato se non prima come io stimo, da Guido Aretino in dietro, fusse l'anti-
chissimo Diatono? tra i quali sono stati tanti dotti e reputati scrittori; come il Fabro, il Gafu-
rio, il Glarano, il Valgulio huomo litteratissimo & di eleuato ingegno, & altri infiniti; hauen-
do à essi tanti grandi huomini detto prima espressamente, che gl'interualli minori del Diatessa-
ron, & quelli ceh si trouano tra la Diapente & la Diapason, erono tutti dissonanti, tra i quali,
Aristosseno, Euclice, & Vitruuio, non so come piu chiaramente negli scritti loro lo potessero
dire; oltre all'essere in sè la cosa tanto facile da manifestarla al senso dell'vdito.
page 36 Guido Areti
no non haue
re hauuto cō-
tezza d%elle cō
sonanze im.
perfette.
fu Monaco di
San Benedet
to.
BAR.A Guido Aretino, poteua venire difficilmente questo si fatto concetto in consideratio
ne; imperoche sendo egli Monaco, & il suo fine d'insegnare con facilità à cantare il canto fermo
à suoi monachi; il quale sendo à una voce sola, & non nascendoui consonanza di alcuna sorte,
non poteua in modo alcuno di ciò dubitare. la cagione poi che nel suo Introduttorio segnasse
le corde con gli istessi numeri che mette nel suo Timeo Platone, assegnateli prima da Pitagora,
& seguitate poscia da Boethio; non da altro fu indotto (per quanto io n'estimi) che per dare re-
putatione alla cosa: togliendo non solo la piu antica, & famosa Distribuitione di corde che
mai fusse stata conosciuta; ma quella che dalla natura fu data à mortali. & per l'istessa cagione
non volle segnare la corda B fa nella h mi, poi che non la vsarono ne loro Systemi i Greci, nei
latini; il parere del quale fu prima da altri spoto in vso, & dopo da infiniti altri grandemente
approuato.
STR. Di maniera che ne tempi di Guido Aretino, voi credete che si cantasse il piu graue in-
teruallo de Tetracordi per vn lemma, & non come hoggi per vn maggiore Semituono? & che
non si cantasse in consonanza?
BAR.Che non si cantasse in consonanza, lo tengo per fermo; per non trouarsi nel suo In-
In qual ma-
niera si can-
tasse ne suoi
tempi.
troduttorio memoria alcuna delle consonanze imperfette; ma credo bene che si sonasse. che l'in
teruallo piu graue de Tetracordi fusse poi vn minore ò vn maggiore Semituono, crederò piu fa-
cilmente questo che quello in tal luogo si cantasse; & questa è la cagione che à ciò creder mi nuo
ue. Ne tempi di Guido Aretino, era spento ancora (per modo di dire) nell'Italia qual si vo-
glia lume di virtù, & particolarmente della Musica regolata: ne era per questo che fra gli huo-
mini non si fusse mantenuto quel modo di cantare che nel principio del mondo naturalmente
si acquistarono; & è l'istesso di quello che i rustici agricultori nel cultiuare i campi, & i pastori
per le selue & monti dietro à loro armenti vsano per discacciare con esso la noia de petti loro ap
portargli dalle cōtinoue & graui fatiche. la qual sorte di canto si è sempre vsato fra gli huomi-
ni dalla creatione di essi sin à tempi nsotri; ne hauerà fine se non con loro insieme, ò con l'istesso
Cantare, da
chi si sia im-
parato.
mondo: quantunque Stheneo col testimonio di Camaleonte Pontico dica, hauere gli huomini
apparata questa facultà, nel cercare d'imitare il canto degli vccelli. Haueuano adunque gli
huomini sin à quel tempo ò poco auanti, pianto molti secoli continoui le miserie loro; doue po
scia à poco à poco cominciarono à dare opera alle lettere, alla Musica, & alle altre belle arti:
la onde i sopradetto Aretino in quelli tempi intendentissimo dall'arte Musica, quanto però
cōportaua in quel clima la fortuna del secolo; cominciò a riordinare il modo del cantare: dando
non solo nuoui nomi alle corde, come poco auanti lui era venuto in vso, dinotandole cō i mede
Guido Areti
no aggiugne
sei corde al
Systema.
simi caratteri dell'Alfabeto latino, acciò con facilità & distintione maggiore si potesse imparare
di portare comodamente le voci; ma ne nominò ancor'egli oltre à quelle del Systema massimo
congiunto & disgiunto, cinque nella parte acuta & vna nella graue: distribuendole poi in sette
Essacordi, che tante erano le lettere delle quali si seruì; come nel suo Introduttorio apparisce:
Demetrio Fa
lereo.
ad imitatione forse di quello che Demetrio Falereo dice in proposito dell'vso delle vocali, con
l'essempio de Sacerdoti di Egitto, i quali sul suono di esse che sette partiemnte erano, pronuntia-
uano le note delle sacre Cantilene. Si seruirono i Musici prattici che furono poco auanti à tem-
pi di Guido Aretino, per significare le corde delle cantilene loro degli istessi caratteri che vsaua-
no già gli antichi Greci, & di quelli ancora de latini, segnandoli sopra sette linee in questa ma-
niera; ad imitatione forse delle sette corde dell'antica Cithara.
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Ac




page 37 LA onde Guido Aretino tolse poi via la fatica delle molte linee & chiaui, sopra le quali in veceGuido è il pri
mo che segna
le note nello
spatio.

delle note de nostri tempi, ritrouate già in Parigi dal gran Dottore Giouanni de Muris, Punti
vsauano; ponendogli esso Guido dentro ancora allo spatio che si trouaua tra questa & quella li-
nea come ancora hoggi costumano i Compositori; dall'vso de quali, si acquistarono nome di
Contrapuntisti, il quale fu molto à proposito. imperoche componendo le Cantilene loro diChiaue era
ciascuna let-
tera & corda.

punti, che nulla altro essere hanno nella Natura, che nella sola immaginatione degli huomini, à
caso non altramente che si componghino hoggi i superstitiosi Geomanti le figure intorno à giu
ditij de quesiti fattigli; delle quali ne giudicano poi quello che l'istesso caso (secondo però alcuNote ritroua
te da Giouan
ni de Muris.

ni pochi principij e termini lro) ha cagionato; senz'altramente sapere auanti gli effetti che po-
teuano nascere piu in questa che in vn'altra maniera operando. & si come da diece ò piu geo-
manti, anzi da vn solo, si hauerà altretanti diuersi pareri sopra il medesimo dubbio, formandoDonde deri-
ui il nome da
Contrapunti
sta.

sopra esso diece ò piu figure; così parimente, dando cura à diece ò piu Contrapuntisti; di espri-
mere vn'istesso & particolarmente affetto d'animo con la musica loro secondo l'vso di questo secolo;
l'esprimeranno in altrettante ò in piu differenti maniere & variati Tuoni: & l'istesso auuerrà à
vn solo, se diece ò piu volte si prouerà d'esprimerlo. non per altro, che per hauer tolto e questi &
quelli il caso per guida dell'arte & saper di essi; ò pur vogliamo dire, che principij loro siano orSeneca de be
neficij & aan-
cora Petro
nio Albitro

diti di nebbia, d'aria & di vento ripieni à guisa degli habiti (secondo che ci racconta Seneca)
delle gentildonne Romane lasciuissime allhora.
STR. Si seruiuano adunque auanti à Guido, solo delle linee nello scriuere i Musici le musi-
che loro?
BAR.Veramente si, & vsarono come ho detto diuerse cifere per dinotare le chiaui, & mag-
giore quantità di linee, almeno per le musiche che si suonauano; mediante il non fare conto al-
cuno dello spatio che si troua tra questa & quella: forse per maggiormente di notare al senso co-
me è detto, le corde dalle quali furono tratte. hauendo poi diuerse cifere greche, che dinotaua
no le chiaui & note loro, come in quelli essempi hauete possuto comprendere.
STR.Potrebbesi vederne alcuna, di quelle si fatte Cantilene antiche moderne?
BAR.Potrebbesi per certo.
STR.Non vi sia graue piacendoui farmene mostra di alcuna.
BAR.Eccoui l'essempio d'vna tra le altre che mi sono capitate in mano, la quale mi fù gia
da un Gentilhuomo nostro Fiorentino donata, ritrouata da lui in vn'antichissimo suo libro; &
è delle piu intere & meglio conseruata d'altra che io habbia mai veduta; & poco di sotto ve ne
msotrerò pur delle moderne, piu di questa antiche.
[Figure]
STR.Qui bisognerà vna lunga diciferatione, volēdo che io la sappi leggere, nō che cantare.
BAR.Bastiui questo per hora, che ella è vna Canzone da sonare & cantare piu tosto (per
mio auuiso) alla Tibia, che alla Lira; & è del Tuono Mixolydio: & al suo luogo v'interpreterò
minutamente ciascun'altro suo particolare, però andiamo seguendo di dichiarare (senza met-
terne de nuoui in campo) i dubbij prima da voi propostimi.
Zarlino nel
capo 30. del-
la secōda par
te delle sue
Institutioni.
STR. Sia come piace à voi; ma tornando à Guido Aretino, mi pare che gli deuiamo molto,
hauendo egli in quella rozzezza de tempi aggiunte tante belle cose alla Musica prattica; & pri-
ma che mi esca di mente son forzato contro il patto, domandarui d'vn altro nuouo dubbio, si
che perdonatemi. Non so à qual fine Guido Aretino, aggiugnesse tante corde al Systema, non
cantandosi ancora secondo il parer vostro) in consonanza; ma vn semplice canto fermo simile
à quello della Canzone pur hora mostratami.
Corde aggiū
te al Syste-
ma da Gui-
do, dōde trat
te.
BAR.Non tengo io, che Guido Aretino, aggiugnesse alcuna corda al Systema; ma si bene
che egli desse i nomi particolari à ciascuna; & quelle corde che si vedano nel suo introduttorio
oltre alle quindici degli antichi Greci, tengo per fermo che le traesse ò da Tuoni di Boethio, che
otto sono, gli estremi de quali ricercano l'istessa quantità di voci & per l'istesso ordine. ò pur vo-
gliamo dire, che lui le traesse da gli strumenti di fiato, come dall'Organo ouero da quelli di cor-
de che erano in vso in quelli tempi, simile ò forse gli stessi che erano già il Simico, & Epigonio
appresso i greci; da quali ne tolse per la spezie Diatonica che esso intese cantarsi ne suoi tempi,
quella quantità che comodamente ricercauano la diuersità delle humane voci che sopra essi
diuerse arie cantauano, ma non nell'istesso tempo: assegnandone otto alla parte graue, otto à
quella di mezzo, & il restante all'acuta. di maniera che tra tutte, per essere l'infima delle otto di
mezzo, la medesima della men graue delle graui, & la suprema pur di quelle di emzzo, la meno
acuta delle acute, vengano à fare la somma di ventidue voci & corde in tre ottaue, come ho
Piermaria
Bonini nella
sua musica.
detto diuise, le quali hanno detto altri, che egli le ordinò in sette Essacordi, per volere con
tali numeri che sono il sei & il sette, dinotarci l'eccellenza, & la perfettione, che in essa Distri-
buitione si trouaua. auuengache il numero di sei è il primo de perfetti ,si come i lsecondo è il
Numeri per-
fetti 6.28.
446.3128.
e d'altri simi
li.
vent'otto; il quale vien prodotto dal Settenario & dalle sue parti. altri hanno detto, che elle
furono da esso oridinate per Essacordi maggiori, per contenere ciascuno di essi in tal manie-
ra disposti, qual sia delle tre spezie del Diatessaron. e tornando à due strumenti di corde pur
hora nominati, dico che vno di essi ne haueua trentacinque, & l'altro quaranta. dalla quan-
tità delle quali, si può fare argumento che i professori di essi, sonassero in cōsonanza; toccādole
non piu con il Plettro, la cognitione del quale era andata in tutto & per tutto in oblio, ma
con le dita, à guisa dell'Harpa: & quale spezie di harmonia per le consonanze sia piu delle al-
Catare d'hog
gi d'onde de-
riuato.
tre atta, di già l'habbiamo dichiarata. dalla qual maniera di sonare, hebbe verisimilmente ori-
gine (come al suo luogo mostreremo) questo modo di comporre & di cantare nell'istesso tem-
po tante arie insieme; & secondo la distribuitione delle corde & non altramente, portauano
i musicali interualli i cantori di quei tempi, & si è condotto & seuato sin ad hoggi; dando
nome di consonanze imeprfette alle Terze & Seste maggiori & minori, il cognome delle qua-
li deuette cagionare nella mente all'vniuersale, e persuaderlo senz apensare piu oltre, à crede-
re & dire che elle fussero l'istesse del Ditono & Semiditono. & del maggiore & minore Es-
acordo, secondo la forma che elle erano contenute da numeri Pitagorici nell'introduttorio
di Guido Aretino. perche quel nome d'imperfette consonanze, fu veramente messo loro con
giuditio, & discretione grandissima; non solo per l'indeterminata & variabile natura loro; ma
perche la piu parte di esse (per nō dir tutte) paiono piu tosto, che elle siano realmente consonanti;
quantunque elle siano state accettate da moderni prattici Contrapuntisti per tali, senza cercare
piu oltre, mediante la necessità scopertasegli loro addosso. e tale openione (che elle fussero
page 39 L'istesse dell'antiche) durò nelle màti degli huomini, sin che vēne il Reuerendo M. Gioseffo Zarli Da che indot
to il Zarlino
à dire che la
spezie diato-
nica che si cā
ta hoggi sia il
Syntono.

no; il quale con diuerse ragioni ha cerco di dimostrare al senso & all'intelletto, che tali imperfet-
te consonanze non sono in modo alcuno quelle che si trouano tra le corde distribuite secondo il
Diatono Diatonico, ne à si bene quelle istesse del Syntono di Tolomeo.per la nouità della qual
cosa, si lasciò indurre à credere & dire, che la spezie Diatonica che si suona & canta hoggi, & tut-
ta Syntona di Tolomeo; la quale come hauete veduto non è vera. Però non vale à dire, dal Syn-
tono di Tolomeo si ha le terze & le seste consonanti, quello che noi cantiamo sono altresi con-
sonanti, adunque sono l'istesse di Tolomeo, nulla di meno, à quest'huomo essemplare di costu-
mi, di vita, & di dottrina, deue il modo per le molte belle fatiche che egli ha fatte particolar-
mente intorno la musica, perpetuo obbligo; dalle quali si trae cognitione d'infinite cose, & senLaudi del Zar
lino.

za esse ne sarebbono facilemnte la maggior parte de gli huomini al buio.
STR.Desidero Signor Giouanni intendere come erano fatti quelli due strumenti di corde
antichi, di che poco di sopra hauete fatto mentione cioè quanto alla forma & alla distributio-
ne delle corde loro.
BAR.Voi mi chiedete vna cosa, della quale non ci è come della Platage d'Archita, altra me-
moria che il nome & la quantità delle corde; la cognitione di che, quantunque piccola, non du
bito punto che quelli che giuditiosamente vorranno andare conietturando, non trouino à vn
di presso la forma che potessero hauere, & in qual proporzione fussero in essi tese le corde loro.
& per diruene breuemente quello che io ne creda, tengo che la materia & la forma fusse vn te-
laio di legno, simile l'vno & l'atro à quello dell'Harpa; dentro al quale nell'istessa maniera ò po
ci differente, fusse tesa quella quantità di corde che hauete inteso, & in tal modo fra di loro di-
stribuite; rimettendomi sempre al giuditio di quello che meglio di me intendesse. Ritrouo lo
Epigonio ql-
lo che sia &
da chi ritro-
uato.
Giulio Pollu
ce.
Epigonio, Epigono Ambraciota, capo d'vna fetta famosissima, negli istessi tēpi, ò poco auanti, ò
poco dopo a Socrate; per quello ce ne dice Porfirio nelle sue annotationi sopra la musica di To-
lomeo: il quale Epigono (secondo che paice à Giulio Polluce) fu il primo che vsasse di per-
cuotere le corde con le dita senza il Plettro; il qual modo di toccar le corde, insieme con la quan
tità di esse, argumenta che egli sonasse in consonanza.la maniera del quale fu dopo
(per quello ce ne racconta Suetonio Tranquillo) seguitata ancora da Nerone; dicen-
doci Suetonio nel discriuer la vita di lui, che sendo egli vna volta tra le altre
comparso publicamente in Scena per cantare alla Lira, in mazzo con
alcuni scenici citharedi de suoi tempi, fece prima in essa vna bella
ricercata con le dita, & dipoi cominciò à cantare. Del Simi-
co poi, non si troua chi ne sia stato autore, di che molto
mi marauiglio. auuenga che verisimilmente, ha-
uendo egli trentacinque corde, douette esser
prima dell'Epigono, che n'haueua
quaranta, ritrouato. l'autore del
quale non men di lode de-
gno si reputa de suoi
seguaci, che l'Am
braciota Epi
gono.
page 40
[Figure: Essempio dell'Epigonio, Strumento di quaranta corde, ritrouato da Epigono Ambraciota. ]
page 41
[Figure: Essempio del Simico, Strumento di trentacinque corde.]
VENGO
page 42 VENGO alle Distributioni d'Aristosseno & dico; che Aristosseno Musico & Filosofo nobi-
lissimo, fece sei diuerse Distributioni di corde; cioè due Diatoniche, tre Cromatiche, & vna En
harmonia: ma noi per breuità tratteremo solo di quelle che al bisogno nostro occorreranno; ri-
Al secōdo de
gli elementi
harmonici.
serbando le altre per doue occorressero. Vsò questo scientissimo Musico, di assegnare à ciascu-
no intteruallo de suoi tetracordi, quella portione & quantità di suono del Diapason, che al ge-
nere & alla spezie diuersa loro conueniua: & per ciò fare, diuse primamente il Diatessaron che
cōstaua di due Tuoni & d'vn' intero mezzo di questi, come cōforme à suoi disegni, in sessanta par
ticelle vguali; quanto al suono dico, & non quāto alla lunghezza della linea & corda; se bene in
essa era ancora tal quantità considerata: dando poi dodici di esse parti al piu graue interuallo
di ciascun suo Tetracordo, ventiquattro à quello di mezzo & il restante all'acuto. al quale Sy-
Tolomeo nel
primo degli
harmonici à
12 capi.
stema in sì fatti Tetracordi diuiso & ordinato, dette nome di Diatonico incitato. chiamando
il piu graue interuallo di ciascuno di essi Tetracordo semituono, e Tuono l'vno & l'altro di es-
so piu acuti: e tali & sifatti erano i Tuoni & i Semituoni di che egli trattò in diuersi propositi
delle sue Distributioni. De tre Cromatici che lui fece, dette nome à vno di Toniaco, il quale
così ordinò. Assegnò al piu graue interuallo di ciascun suo Tetracordo, dodici delle sessanta par-
ticelle sopradette, nelle quali haueua diuiso il Diatessarno; altretante ne daua à quello di mezzo,
& le altre all'acuto.
STR.Non era l'istesso hauer diuiso il Diatessaron in cinque parti vguali, che in sessanta; &
hauerne date nel Diatonico incitato vna di esse al piu graue interuallo del Tetracordo, due à
quello di mezzo, & il restante all'acuto? & nel Cromatico Toniaco hauer dato vna di esse al piu
graue interuallo del Tetracordo, vn'altra à quello di mezzo, & le tre che restauano all'acuto?
Perche diui-
da Aristosse-
no il diates-
saron in 60
particelle.
BAR.Era per le due Distributioni che hauete detto; ma volendo che tale diuisione del Dia
Tessaron seruisse per ciascuna delle altre quattro diuersamente distribuite, non poteua per fuggire
la noia de rotti in minor quantità di parti diuiderlo. imperoche dal tuono fu di bisogno torne
hora la metà, & hora la quarta parte; & dal Semituono non solo questa & quella, ma la terza
ancora; e tal volta fu di bisogno di augumentare l'vno & l'altro d'vna tal portione, per potere
comodamente comporne qual sia degli altri interualli che concorreuano alle sue altre Distri-
buitioni diuerse. per lo che fare elesse il numero sessanta, come quello che è capace d'esser diui
so in due, in tre, in quattro, in cinque, & in sei parti.
STR.Per l'istessa cagione douettero facilmente gli antichi musici, assegnare alle corde del
Diatonico Diatono, quelle tante decine di migliaia? accioche gli stessi numeri seruissero como-
Damente per il Cromatico, & per l'Enharmonio?
BAR.Così fu veramente; & ciò si può nell'antico Enharmonio particolarmente considera-
re, tra la corda Tritesynemmenon segnata con questo numero 4491.& la Paranete dell'istesso
Tetracordo segnata con quest'altro 4374. Torno in oltre a dirui, in proposito delle Distribui-
tioni d'Aristosseno; che il Diatonico Incitato, & il Cromatico Toniaco, le quali due spezie vsa-
no comunemente il Liuto & la Viola d'arco; si accostano piu alla perfettione le consonanze di
questi, intendendo al presente per la perfettione, la quinta dentro la Sesquialtera, & la quarta
nella Sesquiterza; che non fanno quelle dello strumento di tasti che per semplice Syntona ci è
stata predicata da quelli che hanno confutato le Distribuitioni d'Aristosseno senza dirne il per-
che. & col mezzo del particolare Monocordo loro, potrà ciascuno che si piglierà cura di essa-
minargli, sensatamente vedere tal verità.
STR.Non si potrebbe egli con facilità & esattezza maggiore, farmi constare di quanto gli
imperfetti consonanti interualli del Liuto & della Viola, venghino superflui ò diminuiti dal ve-
ro essere nel quale gli contiene uil Syntono? & i perfetti, per fuggire le mali relationi & diuerse,
& le confuse & incostanti difficultà; in che siano differenti da quelle del Diatono Ditonico?
BAR.Potrebbes con chiarezza & facilità, ma non con esattezza maggiore di quella che ne
può mostrare l'Harmonica Regola.
STR.Dite di gratia.
Interualli del
Liuto di quel
lo constino.
BAR.L'Ottaua primamente nel Liuto, & nella Viola (che per gli stessi gradi procedono) lon
tana sempre da qual si voglia imperfettione; consta come sapete di sei Tuoni, ò vogliamo dire di
dodici Semituoni; ò per conformarci più che si può con l'vso de prattici possiamo ancora con
verità dire, che ella consti di cinque Tuoni & di due Semituoni. la onde è da sapere, che ciascunTuono loro, è
minore del Sesquiottauo, & maggiore del Sesquinono. il Semituono viene mi-
nore della Sesquiquindecima, & maggiore della Sesquiuentiquattresima, la Terza minore è su-
perata dalla Sesquiquinta. la maggiore eccede la Sesquiquarta. la Diatessaron supera la Sesqui-
tera. la Diapente è minore della Sesquialtera. la Sesta minore è superata dalla Supertripartien-
tequinta. la maggiore supera la Superbipartienteterza. il Tritono & la Semidiapente, sono
vguali; per lo che questa è minore, & quello maggiore che i contenuti dal Syntono.
STR.Se bene ho inteso il modo che altre volte mi hauete detto del mettere i tasti al Liuto &
alla Viola, à me primamente pare che ciascuno Tuono loro sia Sesquiottauo; & che la Terza
minore, oltre à molti altri interualli, sia
page 43 punto dalla Sesquiquinta disforme.
BAR.Come volete che ciò possa auuenire, sendo i Tuoni vguali come vi ho detto & proua-
to, in due parti diuisi, & la Terza maggiore consonante?
STR.Attendete di gratia. Il Tuono primamente, non cad'egli sendo il tutto in diciotto
pari vguali diuiso delle quali ne contiene due, tra esse & le sedici?che è l'istesso à dire, che tra
il noue & l'otto?
BAR.Seguite pure, che io vado doue volete riuscire.
STR.La minor Terza, non contiene ella tre Semituoni? i quali son dell'istesso valore che
tre diciottesime parti del tutto?et le quindici che restano cōparate alle diciotto, hanno l'istessa
realtione insieme, che ha il sei, al cinque, forma vera secondo il Syntono, della minor Terza.
BAR.Hor auuertite, due diciottesime parti, non sono altramente il questa maniera di mi-
surate, equivalenti alla nona parte del tutto.imperoche esse parti sono considerate come
portioni del suono, & non come quantità della linea & corda. & che questo sia vero, eccoui
il compasso; con il quale misurando voi stesso, trouerete che i due primi Semituoni del Liuto,
non occupano la nona parte della lunghezza della corda, si come tre non sono l'intera sua Sesta
parte, ma si ben qual cosa meno.
STR.Ho benissimo inteso il tutto, però seguite l'incominciato prima ragionamento.
BAR.Per la molta conuenienza & similitudine, che piu di ciascun'altro interuallo musico
ha il Diapason con l'Vnisono; non solo può trouarsi il piu semplice, & il piu perfetto di lui; ma
ne anco doue possa l'vdito meno ingannarsi nel comprenderlo. del quale multiplicato mille
volte i suoi minor termini & sommati insieme, sempre la corda acuta è contenuta dall'vnità;
la qual cosa non auuiene ad altro interuallo, per non essere preso piu volte come quello conso-
nante. per la qual cosa, & per fuggire insieme con la difficultà il pericolo dell'errare, ci seruire-
mo in questo importante negotio, del suo aiuto & delle suereplicate. la onde è prima da sape-
re, che ciascun Tuono del Liuto, è minore del Sesquiottauo vna sesta parte del Comma antico;
& ciò vi prouo in questa maniera. chiara cosa è, che sei Tuoni Sesquiottaui, superano il Dia-
pason d'vno di essi Commi; se adunque sei di quelli del Liuto la riempiano interamente senza
cosa alcuna auanzarli ò mancarli, vengono conseguentemente ad essere ciascuno di essi minore
vna sesta parte di esso Comma d'vno di quelli. Dico in oltre, che il Sesquiottauo, viene supe-
rato da ciascuno Tuono del Liuto di tre quarti della Sesquiottantesima; che è secondo i moder-
ni prattici, il Comma de nostri tempi. imperoche ciascuna ottaua, è capace (come da quello che
habbiamo di sopra detto si può sensatamente comprendere) di cinque Sesquinoni, tre Commi,
& due maggiori Semituoni del Syntono. i quali due maggiori Semituoni, ci danno vna Sesqui-
nono, & vn Comma & mezzo di piu in circa. d maniera che noi possiam ancora considerare
in ciascuna Ottaua come di essi capace, sei Tuoni Sesquinoni, & quattro Commi & mezzo in
circa. i quali quattro Commi, distribuiti per rata à detti sei Tuoni, ne verrà à ciascuno due ter-
zi, & di quel mezzo, la sesta parte: hora perche due terzi con la sesta parte d'vn mezzo, vengo-
no à fare congiunti insieme tre quarti dell'intero, di tal quantità viene necessariamente ciascun
Tuono del Liuto à superare il Sesquinono. in oltre, ciascuna delle terze minori di questo com-
parate alle Sesquiquinte, vengano diminuite di tre ottaui di Comma; & ciò vi prouo così. l'Ot-
taua del Liuto, consta appunto di quattro terze minori; vediamo hora secondo l'essempio che
io vi porrò quì appiè, sottratto vna Dupla da quattro Sesquiquinte sommate che siano insieme,
quello che gli auanzerà.
1296. 625. Forma delle quattro Sesquiquinte sommate insieme.
X
2. 1. Forma della Supla.
2} 1296. 1250.
648. 625. Eccesso.
Nell'hauere sottratto vna Dupla da quattro Sesquiquinte aggiunte insieme, ci è auanzato la Su-
per 23 partiente 625; il che chiaro dimostra le terze minori del Liuto comparate alle Sesqui-
quinte, essere diminuite; poiche quattro di quelle riempiano interamente vn'Ottaua. la qual
Super 23 partiente 625. consta d'vn Comma e mezzo in circa; il qual'interuallo distribuito alle
quattro minor terze, ne toccherà à ciascuna di esser per rata tre ottaui d'vn Comma; & di tal
quātità viene come ho detto dominuita ciascuna terza minore del Liuto, comparata alla Sesqui
quinta. Non ha dubbio alcuno, che sendo l'Ottaua di questo Strumento nella vera sua propor
zione & lontana da qual si voglia vitioso estremo, & constando ciascuna di esse della minor ter-
za & della maggior Sesta; che ciascuna di queste verranno in esso superflue, di quāto ciascuna di
quelle è diminuita. & quantunque l'intelletto capisca molto bene tal verità, voglio nindime
no prouarlo al senso con vno accomodato essempio, & sarà tale. Certa cosa è, che quattro Se-
page 44 ste maggiori del Liuto, riempiano interamente tre Ottaue; vediamo adunque dal sottrarre tre
Duple da quattro Superbipatientiterze, quello gli auanzera.
625. 81. Quattro Superbipartientiterze aggiunte insieme.
X
8. 1. Tre Duple agginte insieme.
625. 648. Eccesso
Dall'hauere sottratto l'Ottupla, forma delle tre Diapason, dalle quattro Superbipartientiterze
aggiunte insieme, ci è restato la Sub 23 partiente 648; il che argumenta, esser vero quanto dis-
si circa la superfluità delle Seste maggiori: ciascuna delle quali vien superflua nel Liuto tre otta-
ui di Comma. Per vedere hora di quanto in esso Liuto venghino superflue le Terze maggiori,
terremo quest'ordine. Egli è cosa certa, che tre Terze maggiori del Liuto, riempiano interamen
te lo spatio d'vn'Ottaua. vediamo hora secondo l'essempio che segue, quello che auanzerà à vna
Dupla, sottratto che ne sia tre Sesquiquarte aggiunte insieme.
2. 1. Dupla.
X
125. 64. Tre Sesquiquarte.
128. 125. Eccesso
Dall'hauere sottratto tre Sesquiquarte dalla Dupla, ci è auanzato la Supertripartiente 125; dal-
la quale cosa si può comprendere, che le Terze maggiori del Liuto sono veramente superflue;
& essaminando hora diligentemente l'eccesso, vedremo ancora di quanto. consta la Supertre-
partiente 125, come nel principio del nsotro discorso vi prouai, d'vn Comma & mezzo in cir-
ca; il qual Comma & mezzo distribuito per rata alle dette Terze maggiori, ne toccherà à cia-
scheduna vn mezzo; & di tal quantità verrà successiuamente superflua qual sia di esse, & dimi-
nuita qual si voglia minor Sesta, il che vi prouo in quest'altra maniera. non è acluno che dubiti,
concedendo che le Seste minori nel Liuto constino di otto Semituono, che due Ottaue, contenen
do questo essempio, sottratto che haueremo dalla Quadrupla forma della Bisdiapason, tre pro-
porzioni Supertrepartientiquinte, quelle che gli auanzerà.
4. 1. Quadrupla.
X
8. 5. Supertripartientequinta.
4} 20. 8. Primo eccesso.
5. 2.
X
8. 5.
25. 16. Secondo eccesso.
X
8. 5.
125. 128. Terzo & vltimo eccesso.
Ci è restato la Subtrepartiente 128; dal che manifestamente appare, che di quanto è la Terza
maggiore superfllua, dell'istessa portione si troua nel Liuto diminuita la minor Terza; &
quando la cosa stesse altramente, ne seguiterebbe che l'Ottaua compsota di questa & di
quella, fusse dissonante; la qual cosa non è in modo alcuno. in oltre che le Quin
te del Liuto siano realmente diminuite come io ho detto, ve lo prouo in
questo modo. chiara cosa è, che dodici delle sue quinte, riempiano il
vacuo di sette intere Diapason appunto; si come quattro
di queste contengano sette di quelle & di piu vn Semi-
tuono. Vediamo hora quello che auanzerà à vno
iteruallo che contenga in sè non piu ne
meno di sette Duple, dopo l'ha-
uer sottratto da esso do-
dici Sesquial-
tere.
page 45
128. 1. Sette Duple sommate insieme.
X
3. 2.
256. 3. Primo eccesso.
X
3. 2.
512. 8. Secondo eccesso.
X
3. 2.
1024. 3. Terzo eccesso.
X
3. 2.
1048. 81. Quatro eccesso.
X
3. 2.
4096. 243. Quinto eccesso.
X
3. 2.
8192. 729. Sesto eccesso.
X
3. 2.
16384. 2187. Settimo eccesso.
X
3. 2.
32768. 6561. Ottauo eccesso.
X
3. 2.
65536. 19683. Nono eccesso.
X
3. 2.
131072. 59683. Decimo eccesso.
X
3. 2.
262144. 177147. Vndecimo eccesso.
X
3. 2.
524288. 521441. Duodeimo & vltimo eccesso.
Ci è auanzato la Super 2847 partiente 521441. la quale è copiosa di frondi e sterile di frutti,
poiche ella non consta ne anco d'vn'intero Comma; come sensatamente mostrerà l'essempio che
segue appresso.
524288. 521441.
X
81. 80.
41943040. 42236771.
page 46 .
Vengano adunque le Quinte nel Liuto, di manco d'vna duodecima parte d'vn Comma;
& di tanto necessariamente vengano superflue le Quarte: & ciò vi prouerò maggiormente col
sottrarre tal quantità di esse, dall'interuallo che consti di cinque Ottaue, poiche egli virtualmen
te contiene dodici quarte, secondo che ne dimostrerà l'essempio presente.
32. 1. Cinque duple sommate insieme.
X
4. 3.
4} 96. 4.
24. 1. Primo eccesso.
X
4. 3.
4} 72. 4.
18. 1. Secondo eccesso.
X
4. 3.
2} 54. 4.
27. 2. Terzo eccesso.
X
4. 3.
81. 8. Quarto eccesso.
X
4. 3.
243. 32. Quinto eccesso.
X
4. 3.
729. 128. Sesto eccesso.
X
4. 3.
2187. 512. Settimo eccesso.
X
4. 3.
6561. 2048. Ottauo eccesso.
X
4. 3.
19683. 8192. Nono eccesso.
X
4. 3.
59049. 32768. Decimo eccesso.
X
4. 3.
177147. 131072. Vndecimo eccesso.
X
4. 3.
521441. 524288.. Duodecimo & vltimo eccesso.
page 47 Vi prouai di sopra à bastanza, che la Semidiapente superaua il Tritono d'vn mezzo Comma in
circa; di maniera che ritrovandosi nel Liuto, questo à quella vguale, viene necessariamente in
esso superfluo il Tritono, & diminuita la Semidiapente della quarta parte d'vn Comma; che è
la metà di quello eccesso di che la Semidiapente supera esso Tritono. dal che si può comprendeConsidera-
tioni dell'Au
tore.

re, quanto la cortese Natura sa discreta, diligente, & considerata in ciascuna sua operatione:
poiche quell'interualli che maggiormente alla perfettione si accostano, vengano dal vero loro
essere così poco lontani; il cui rispetto non è occorso hauere à quelli piu da essa remoti, & meno
à gli imperfetti & à dissonanti, per non così manifestarsi al senso. puossi ancora da quello che sin
quì habbiamo detto chiaramente conoscere, quāto piu si allontani dalla perfettione lo Strumen
to di tasti, che non fa il Liuto & la Viola; & ancora, quanto male agevolmente (per le male re-
lationi & falsi rincontri) possino bene vnirsi sonati insieme ne concerti che giornalmente accag-
giono; quanto non vi fussero altri di quelli che cagionano la disformità de Semituoni, non è da
lasciare senza consideratione, che nell'acquistare perfettion nel Liuto le Quinte col pigliare au-
gumento, vengano necessariamente le Quarte à perder parte dell'imperfettione con diminuirle
della superflua grandezza loro: il che per l'opposito (secondo si è dimostrato) allo Strumen-
to è auuenuto; & con questo credo hauere sadisfatta à ciascuna delle vostre richieste.
STR. Veramente si; ma io desidero appresso che mi dichiarate vn'altro dubbio, & che di
poi mi mostriate il modo che ho da tenere; quando io voglia fabbricare alcuno Monocordo de
quali habbiamo tenuto proposito.
BAR. Eccomi pronto per satisfarui, però dite qual sia il dubbio nuovamente natoui.
STR. Il dubbio è questo. essendo l'accordatura del Liuto tanto piu vicina alla perfettione
di quella dello Strumento di tasti; mi marauiglio assai, che i sonatori di essi non l'habbino dopo
hauerla conosciuta, ridotta in quella si fatta maniera. auuenga che oltre la sua eccellenza, el-
l'ha in ciascun suo tastonel graue & nell'acuto, qual si voglia desiderabile intervallo del Diato-
nico Incitato, & del Cromatico Tonico d'Aristosseno, come di sora mi hauete detto: doue per
il contrario nella distributione delle corde da questa diversa che vsa lo Strumento di tasti, ve ne
mancano comunemente molti; per lo che non può il sonatore di esso quantunque pratico &
perito, trasportare in questa & in quella parte per vn Tuono & per vn Semituono ( in quelli
dico che per ki piu si esercitano) ciascuna Cantilena, come nel Liuto con tanto comodo & vti-
le si trasporta.
BAR. Questa è vna di quelle cose che fra me stesso sono andato pensando molte volte; & cer
co ancora con diligenza se ella si potesse vsare ne tasti & che ella riuscisse quale è nel Liuto; tro-
uo veramente che in quelli non riesce altramente tale; ma vi si scoprano molti & importanti
difetti.
STR. Come può stare che la medesima cosa non sia in qual si voglia luogo & tempo, dl-
l'istessa natura? & che dilettando nel Liuto questa si dartta Distributione, habbia à dispiacere
nello Strumento di tasti?
BAR. Puo molto bene stare, sendoci l'esperienza di mezzo che ce lo dimostra: & quantun Distributio-
ne del Liuto
perche nō fac
cia buono ef-
fetto nello
Strumēto di
tasti.

que la cagione di ciò sia difficile à ben capirsi non voglio per sodispation vostra mancare di dir
ui alcune poche cose che mi sonuengano in questo proposito. Può forse questo nascere dall'ha
uere assuefatto il senso, d'vdire sempre nel Liuto gli intervalli nella maniera che di già vi ho det-
to contenergli, & così parimente in altra diversa da questa siamo vsati hauergli dallo Strumen-
to di tasti: & il volere hora, che questo si tēperi secondo l'vso di quello, non piò in alcuno luo-
ghi particolari ,doue la differenza che tra di loro è grandemente manifesta al senso, passare sen-
z'offesa di esso; per essere di già inuecchiato in quel si fatto temperamento: & i luoghi partico-
lari son principalmente quelli, doue occorre vdire la differenza del maggiore dal minore Semi-
tuono. aiienga che come sapete, il Liuto ha diviso il Tuono in parti vguali, & lo Strumento
di tasti l'ha in parti disuguali separato; & i luoghi piu apparenti sono, tra il diesi X di G sol-
reut, & il b molle d'alamire; è tra il diesis X di lasolre, & il b molle d'elami, imperoche quan
do nello Strumento di tasti, noi habbiamo accordato il diesis X di lasolre per Decima mag-
giore con h mi, & che noi vogliamo come nel Liuto, che l'istesso diesis X faccia il medesimo
vffitio che fa il b molle di elami seruendoci ancora per Decima minore con C solfaut; viene di
maniera languido & rimesso, che egli è intollerabile. & se per il contrario con l'inacutirlo quā
to per ciò fare conuiene, noi l'accordiamo suauemente con C solfaut per Decima minore, qaun
do egli ci deue poi seruire per maggiore con h mi, egli è talmente teso & incitato, che non si puo
tollerare; & l'istesso accade negli altri luoghi dou'è tal differenza tra di loro. possano ancora que
sti si fatti interualli maggiormente palesare la qualità & natura di essi, nello Strumento di tasti
che nel Liuto & nella Viola non fanno, mediante la conformità che ha l'vso del cantare con il
suo temperamento; oltre alla qualità & quanità del suono, rispetto la diuersa natura degli acci-
denti che concorrano alla sua generatione: imperoche con violenza maggiore ferisce l'vdito il
suono delle corde dello Stramēto di tasti, che non quello del Liuto. si vede adunque manifesta-
mēte, che il suono delle corde dello Strumento, tēperate secondo la disposizione degli interualli
page 48 che vsa tra le sue questo; che le Terze, le Decime, & così parimente le Seste maggiori, offendano
grandemente l'vdito per la molta acutezza: & la cagione che quelle manifestano vi è piu di que
ste la qualità loro, non da altro nasce, che dall'hauere la materia di esse corde, & dell'agemte che
le percuote, piu forza & efficacia per la loro attiuità, di ferire l'vdito con vehementia maggiore:
la qual cosa à quelle del Liuto non occorre per la diuersa qualità dell'vno & l'altro subbietto.
& l'istessa differenza & varietà, si può considerare nel ferro & legno infocati che siano; impero-
che con piu forza & prestezza riscalda questo, di quello, & introduce la nuoua sua forma in
quel subbietto che è atta à riceuerla. & che da ciò nasca, temperisi l'Harpa secondo il modo del
Liuto, doue le corde & l'agente che le percuote sono gli istessi; nella quale gli accordi verranno
indubitamente non meno sopportabili che nell'itesso Liuto. & si farebbono ancora in que-
sta insopportabili, tutte le volte che si mutassi l'agente & la materia delle corde; come piu volte
habbiamo esperimentato. l'istesso ancora si può considerare, nel riceuere il colpo d'vna palla
d'Auorio, ò d'alcuno legno duro & ponderoso ben pulita, dopo l'essere battuta sopra vn sasso
duro & liscio; & dal riceuere il colpo d'vn altra che fusse di sughero, percossa con l'itessa forza
sopra vn'asse di salice mal pulita; ò vogliamo nel cōparare il colpo, & la passata dell'angolo acu-
Strumēto di
tasti molto
artificioso &
bello.
to, à quello dell'ottuso. Vn'altro essempio d'vno Strumento di tasti, che già l'Elettore Augusto
Duca di Sassonia, donò alla felice memoria del Grande Alberto di Bauiera, mi souuiene in que-
sto proposito, piu di ciascuno altro efficace. il quale Strumento ha le corde secondo l'vso di
quelle del Liuto, & vengano secate à guisa di quelle della Viola da vn'accomodata matassa arti-
fitiosamente fatta delle medesime setole di che si fanno le corde à gli archi delle Viole: la qual
matassa con assai facilità, viene menata in giro con vn piede da quello istesso che lo suona, & ne
seca continuamente mezzo d'vna ruota sopra la quale passa, quella quantità che vogliano
le dita di lui. il quale Strumento, due anni sono che io fui à quelle corte, temperai secondo l'v-
so del Liuto, & faceua di poi ben sonato, non altramente che vn corpo di Viole, dolcissimo
Modo di cō-
porre il Mo-
nocordo Dia
tono.
vdire. Vengo alla fabbrica de Monocordi & dico, che nell'hauere quando mi è occorso, distri
buite le corde di quello, secondo il Diatonico Diatono, tra li altri modi che io poteuo, ho tenu-
to quest'ordine. Ho primamente col compasso diuiso tutta la linea, lunghezza, ò corda, che
dire la vogliamo, dell'asse ò regolo sopra il quale ho voluto adattarlo, in quattro parti vguali;
Altro modo
$egna il Zar
lino nel capo
40. dlle sue
Institutioni.
& ho chiamato l'estremo punto graue A; dinotando con essa la corda A re, & ho detto l'estre-
mo acuto B, senza altra significatione. nel punto poi che diuide tutta la lunghezza in due par-
ti sempre vguali intendendo, ho segnato alamire; & in quello che separa Are da Alamire,
ho segnato D solre; che la quarta parte del tutto viene tra esso & A re à contenere. al qual D
solre, per dargli nell'acuto la sua Ottaua, apro il compasso, & fo due parti dell'interuallo che
tra esso & B estremo punto acuto contengano; & in quel punto che l'vna dall'altra separa, se-
gno d la solre. Diuido di nuouo il tutto in tre parti, & con quattro punti come termini di es-
se le distinguo; nel secondo de quali; chiamando alla Boethiana, sempre primo quello che è nel
l'estremo graue, segno Elami, & nel terzo elami: nella qual corda ponēdo vn'asta del compasso,
fo posare l'altra sopra la linea verso l'acuto; & in quel punto doue ella termina segno h mi, del
quale togliendola via, e tnendo ferma l'altra la trasporto verso il graue; & doue ella posa, segno
h mi. fatto questo, diuido in due parti tutta la linea che è tra d lasolre & l'estremo punto acuto,
& ponendo poi vna delle aste del compasso in esso d lasolre, & venendo con l'altra verso il gra-
ue, segno G solreut in quel punto doue ella termina: del quale volendo poi trouare la sua Ot-
taua nell'acuto, apro di nuouo le seste; & diuido l'interuallo che è tra esso e'l punto B in due
parti, nel cui centro segno g solreut; & senza muouere lo spatio che allhora abbracciano le
due aste del compasso, pongo vna di esse in g solreut, & vengo verso il graue con l'altra, & do-
u'ella posa, quiui segno C faut; e trouo la sua ottaua nell'acuto, con diuidere in due parti lo
spatio che è tra esso, & B estremo punto acuto; nel mezzo del quale colloco C solfaut: & se di
nuouo diuido in due parti tutto l'interuallo che sopra esso mi rimane verso quella parte, & pon
go vna dell'aste del compasso in esso venendomene con l'altra verso il graue, in quel punto do-
ue ella termina; trouo essere la positura di F faut; & l'ottaua di sè piu acuta sia acquista, col di
uidere in due parti lo spatio che è da essa al punto B, la quale nel centro di esso dimora. Man-
ca solo al Monocordo Diatonico, la corda b fa, la quale trouo in questo modo. diuido la linea
che è tra B & f faut in due portioni; pongno poi vna delle aste del compasso in essa F faut & me
ne vengo con l'altra verso il graue, & doue ella termina, quiui segno b fa. l'ottaua del quale ver
so quella parte, trouo con aprire tanto il cōpasso, che gli estremi delle sue aste contenghino tutto
il vano che si troua tra esso b fa & l'estremo punto acuto; del quale togliendo l'asta del cōpasso
Perche ordi
nassero gl'an
tichi il Mo-
nocordo con
vna sola cor-
da.
tenēdo ferma l'altra, la trasporto verso il graue; & doue ella posa, iui segno B fa, & con questo vē-
go hauer complito il Monocordo Diatono Ditonico; il quale gli antichi Musici greci non per
altro ordinario con vna sola corda, che per piu esattamente intendere & capire la qualità & quā
tità degli interualli, & fuggire insieme l'inganno che tra due ò maggior numero, per l'incon.
stanza loro rispetto a' varij accirdenti che del continouo gli soprastanno, nascere poteua. Volen-
do hora temperare il detto Monocordo secondo l'antico Cromatico, basterà solo, poiche in al-
page 49 tro non consiste la differenza che è tra l'vno & l'altro, accomodare la terza corda di ciascun TeModo di com
porre il Mo-
nocordo Cro
matico anti-
co.

tracordo che contenga con l'acuta il Triemitono: la proporzione del quale, cade come hauete
inteso, drento questi numeri 19, 16. & per ciò fare si terrà tal ordine. Diuidasi in 16 parti
vguali la linea che si troua tra B, & Elami estrema corda acuta del Tetracordo Hypaton; la qua-
le accresciuta di tre parti simili verso il graue, segneremo in quell'estremo punto doue elle ter-
minano, la corda D solre cromatica, che con Elami conterrà il Triemituono; & l'istesso ordi-
ne si terrà per segnare le altre corde Cromatiche negli altri Tetracordi. ella quale Distri-
buitione sono alcuni che riprendano Franchino, per hauere variato dalli antichi , l'interuallo di
mezzo & l'acuto di ciascun Tetracordo: constituendo quello dentro à questi termini 18.17.
che è la minor parte del Tuono & la maggiore esser douerebbe; & questo col nome di Triemito-
no tra cotali numeri 153.128. il quale è superfluo del vero suo essere. Volendo in oltre temModo di com
porre il Mo-
nocordo En-
harmonio an
tico.

perare l'istesso Monocordo Diatono, secondo l'vso dell'antico Enharmonico, basterà solo di-
uidere col compasso in due parti vguali lo spatio di quelle due corde che contengano tra di loro
il minor Semituono & Lemma; & in quel punto che vgualmente le diuide, verrà in ciascun
Tetracordo la seconda corda Enharmonia; & la terza sarà quella che nel Diatonico, & nel Cro-
matico fu seconda. & così haueremo il minore Diesis Enharmonio nel piu graue interuallo,
& il maggiore in quello di mezzo, & nel supremo il Ditono, secondo che gli instituirono i loro
autori. è d'auuertire ancora, che nel Monocordo congiunto del genere Cromatico, vengano
le tre corde piu acute del Tetracordo Synemmenon, diuerse dal disgiunto, & così parimente
nell'Enharmonio; quantunque l'estreme siano l'istesse sempre, in qual si voglia genere d'harmo-
nia. Se noi vorremo poi temperare il Monocordo dell'antichissimo Diatono, secondo il DiaModo di com
porre il Mo-
nocordo Syun
tono.

tonico Syntono di Tolomeo, è di necessità (per modo di dire) mutare dal suo luogo il secon-
do, terzo, quinto, sesto, & ottauo tasto; cioè bisogna inacutirgli; dal qual'effetto si acquistò
egli forse nome d'Incitato appresso di Dydimo autore di esso. in ciascuna Ottaua adunque del
systema disgiunto, è necessario volendo fare quanto si è detto, inacutire C faut, D solre, F faPerche detto
Syntono.

ut, & G solreut, & in ciascuna di quelle del congiunto, b fa, C faut, D solre, F faut, & G
solreut: per il che fare tengo quest'ordine. Diuido tutta la linea in sei parti, & verso l'acuto do-
ue termina la prima da A re partendomi, sgno C fau; l'Ottaua del quale trouo nella metà del
lo spatio che è tra esso & B estremo punto acuto, & così lo noto C solfaut. nel mezzo di que-
ste due corde poi, colloco F faut; & l'Ottaua di se piu acuta, trouo nel punto che in due parti
separa l'interuallo che si troua tra esso & B. fatto questo, diuido in noue parti la linea che è tra
C faut & l'estremo punto acuto; & verso quella parte doue termina la prima, segno D solre;
la cui Ottaua trouo nell'acuto con fare due parti dello spatio che è tra esso & B; nel mezzo del
quale, segno d lasolre. trouo poi G solreut, col diuidere in tre vguali parti tutta la linea che si
contiene tra C faut & B; & nell'estremo della prima verso l'acuto, noto G solreut; l'Ottaua
del quale trouo, in quel punto che separa in due parti lo spatio che tra esso & B si contiene, &
così lo segno, g solreut.nel trouar poscia l'vno & l'altro b fa, tengo l'istesso ordine che nel Dia
tono, & gli segno nell'istessa maniera; & così vengo spedito dal modo del comporre il Mono-
cordo Syntono di Tolomeo. Vengo hora à mostrarui il modo che deuete tenere nel fabbricare Modo di com
porre il Mo-
nocordo inci
tato d'Aristos
seno & il cro
matico tonia
co.

quello che Aristosseno chiama Diatonico Incitato, & aprresso quello del suo Cromatico Tonia
co, con i quali conuiene grandemente la Distributione de tasti del Liuto; ad imitatione de qua
li sono stati impensatamente distribuiti, & così parimente quelli della VIola d'acro, ambedue
Strumenti moderni; ne quali è diuiso il Tuono in due parti vguali come si è di sopra detto. nel-
la cui fabbrica è grandemente necessario il scondo numero quadrato, ò quello che à esso è du-
plo. che è il diciotto; ma ci seruiremo di questo, per operare con piu chiarezza & facilità la sua
virtù nella ricercata Distributione. Diuido adunque tutta la linea A B. in diciotto parti, &Il secondo nu
mero quadra
to e 9. & il
suo duplo 18.

verso l'acuto (dal graue partendomi) doue quella prima parte termina, pongo il primo tasto.
parto di nuouo tutto l'auanzo nell'istesso numero di parti, & dalla medesima banda sotto il pri-
mo pongo il secondo tasto: & con si fatt'ordine vo distribuendo sempre lo spatio che sotto à
tasti mi auanza, sin'al duodecimo; iol quale mi conduce appunto doue termina la metà di tutta
la corda; la prima & piu graue Ottaua della quale, trouo hauere diuisa in dodici vguali SemiSesto strumē
to geometri-
co, perche co-
si detto.

tuoni & sei Tuoni, così detti da Aristosseno. & che per ciò fare non conuenga altro numero che
il diciotto, da questo si manifesta. al diciasette prima, non conuiene in modo alcuno, perche
ci darebbe minor numero di tasti che al bisogno nostro occorre; & minor quantità ne hauereVuole il Zar-
lino al c.14.
della I. parte
delle sue Inst.
che l'apertu-
ra di esso sia
appunto la 6.
parte del cer-
chio; la qual
cosa è falsa.

mo dal sedici & dal quindici. al diciannoue altresì non conuiene, perche ne haueremo per l'op
posito maggior quantità, & vie piu dal venti & ventuno. di maniera che il diciotto è il suo piu
proprio diuisore d'altro maggiore ò minor numero; quantunque à esso ancora auuenga l'istesso
che occorre al compasso, nel voler misurare in sei volte appunto, la circunferenza del circolo
con l'apertura di esso, che è come sapete dal centro alla sua circunferenza, per lo che vien detto
sesto. la onde auuertisco l'industrioso agente che con la sua discretione & diligenza cerchi ou-
uare à quella poca disconuienienza, che è tra il misurante & il misurato.
STR. Ho molto bene inteso il tutto; ma toglietemi vn'altro dubbio intorno à ciò vi prego.Auuertimēto.
page 50
BAR. Dite.
STR. Qual'ordine tennero gli antichi Musici circa i numeri, nel distribuire le corde parti-
colari Cromatiche & Enharmonie nel Massimo Systema di quella prima spezie? & da che fu-
rono indotti à lasciare tra la prima & la seconda corda di ciascun Tetracordo dell'Enharmonio
vn si fatto spatio 512. 499. e tra la Seconda & la Terza Cromatica questo 256. 243. piu
che vn'altro? ditemi in oltre se queste due spezie d'harmonia, hanno con la Diatona altra rela-
tione & conuenienza, che le superficiali apparenze de numeri?
BAR. Voi mi ricercate che io vi dimostri col numero, quello che pur hora vi hò dimostrato
con la linea; però auuertite, che con essaminare diligentemente l'essempio del Tetracordo Hy-
perboleon dell'antico Diatono Ditonico, vi si torrà ciascuna delle narrate difficultà, il qual
Tetracordo è stato da me proposto, per hauere i numeri degli altri di tale spezie, minori; le diffe-
renze de quali sono piu facilemnte comprese dall'intelletto; & è tale.
Tetracordo Hyperboleon dell'antichissimo Diatono.
Aa. Notehyperboleon 2304.
Differenza 288, sua metà 144; serue per la cor
da Cromatica.
g. Paranete Hyperboleon. 2592.
f. Tritehyperboleon. 2916.
Differenza 156, sua metà 78; serue per la cor-
da Enharmonia.
e. Nete diezeugmenon. 3072.
Qual siano le
corde stabili,
quali le mobi-
li, & le nō in
tutto stabili
ne ī tutto mo
bili.
Primamente l'estreme corde di qual si voglia Tetracordo in ciascun genere & spezie d'hatmo-
nia, sono sempre le medesime come sapete, & per ciò son dette stabili: doue quelle che hanno
facultà di mutare il Diatonico in Cromatico, ò in Enharmonio & così per il contrario, son
dette per la instabilità loro, mobili; & quelle che sono comuni à due generi come le Trite & le
Parhypate, che vengano l'istesse nel Diatonico che nel Cromatico, son dette in tutto stabili
ne in tutto mobili. quelle corde adunque che hanno facultà di mutare il Systema di Diatonico
in Cromatico, sono le Terze di cascun Tetracordo. l'occasione adunque, che indusse gli an-
tichi Musici à lasciare nel Tetracordo Hyperboleon, tra la Trite, & la Paranete quel si fat-
to spatio piu che vn'altro, fu tolta di qui. Aggiunsero al numero che dinota la Paranete Dia-
tonica, la metà della differenza che si troua tra essa & la Nete dell'istesso Tetracordo, che è 144
sendo il tutto (come in esso hauete possuto vedere 288. la qual metà aggiunta insieme secondo
che io ho detto, con 2592, fra 2736; & con tal numero segnarono in quel Tetracordo la Para-
nete Cromatica; lascuando alle altre corde gli istessi numeri & positure che nel Diatonico, come
appare nell'essempio; & così fecero negli altri Tetracordi.
Aa. Netehyperboleon. 2304.
g. Paranetehyperboleon. 2736.
f. Tritehyberboleon. 2994.
e. Netediezeugmenon. 3072.
Hora perche la principale differenza che è dalla Distribuitione Diatonica & Cromatica, alla
Enharmonia; consiste nella positura della seconda corda di ciascun Tetracordo; per notarla
adunque, aggiunsero al numero con il quale segnauano la Trite Diatonica che è l'istessa della
Cromatica, la metà della differenza che si troua tra essa & la Nete Diezeugmenon; che è 78 fen-
do il tutto 156 come hauete possuto comprendere, la qual Trite nell'Enharmonio poi, su no-
tata con questo numero 2994. & le altre con gli istessi secondo che quì si vedano descritte.
Tetracordo Hyperboleon dell'antico Enharmonio.
Aa. Netehyperboleon. 2304.
g. Paranetehyperboleon. 2916.
f. Tritehyberboleon. 2994.
e. Netediezeugmenon. 3072.
Et l'istesso osseruarono in tutti gli altri Tetracordi, per ridurgli di Diatonici in Cromatici, &
Enharmonij; & la medesima differenza che si troua tra linea & linea de tre primi Monocordi,
si troua tra numero & numero di questi vltimi. Vengo hora à trattare de Tuoni, & modi degli
antichi Musici; & laciando da parte per non esser lungo e tediosi, l'openioni di tutti gli altri
scrittori che molte & diuerse sono, quanto al numero, nome, & sito loro; vi ragionerò sol oin-
page 51 torno alle tre piu famoese. la prima delle quali sarà degli Aristossenici, de Tolomaici la seconda,Tuoni secon
do Aristosse-
no esser 13.
Aristide Quī
tiliano, Briē-
nio nel I. de
tre suo libri.
Emanuel Bri
ennio, nel pri
mo al 7. capo.
Euclide nel-
l'Introdutto-
rio.

e per terza torremo quella de Boehiti. fu adunque di parere Aristosseno, secondo però che ci
racconta Aristide Quintiliano, Briennio, & Euclide nell'Itroduttorio chefa di Musica, dato
però che egli sia suo; che i Modi douessero essere tredici, & non sette, ò otto, ò altro minor nu-
mero che auanti lui si hauesse cognitione. imperoche, nel considerare quelli de quali fecero
mentione ne' suoi tempi & auanti molti honorati scrittori; & dopo oltre alli altri Tolomeo, &
Boethio; e trouando tra il Lydio, & il Mixolydio; & tra l'Hypolydio, e'l Dorio, la distanza di
vn minore Semituono & Lemma, andò per mio auuiso, dentro à sè così discorrendo. Si come
dall'inacutire, & ingrauire il Systema per vn minore Semituono, nasce tra essi Modi sensibile
& apparente differenza di affetto, ò almeno piu in quello che in questo è l'operatione secondo
la natura sua efficace; quanto maggioremnte la douerà fare l'intera metà del Tuono? e trouan
dosi tal varietà d'harmonia & d'affetto tra li sudetti Modi, per qual cagione non sarà an Cōsideratio-
ne dell'Ato
re.

cora in qual si vogliano altre corde distanti vna dall'altra per vn sì fatto interuallo?
& con tali ragioni tra sè stesso argumentando, diuise i cinque Tuoni & i due
Semituoni minori, che in sè contiene la spezie del Diapason, che serui-
ua al Modo Dorio, in dodici parti vguali; & à ciascun termine di
esse parti che tredici vengano à essere sendo dodici gli inter-
ualli, constituì la Media d'vno di essi Tuoni; nominan-
dogli & disponendogli nella maniera, che si veda Tolomeo ri-
prēde Aristos
seno di piu
cose. nel pri-
mo al capo 9.
& 12. nel se-
condo al ca-
po 9.&11.

no nell'essempio, che segue appresso notati.
Dalle parole del qual Musico & Filo-
sofo nobilissimo, prese occasio-
ne Tolomeo di piu cose ri
prenderlo; tra le
quali ve ne
sono
tre di qualche consideratione; & per ciò
raccontare ve le voglio, & far pro-
ua appresso di leuargli
tal calunnia da
dosso.
page 52

Dimostratione de' tredici Tuoni, secondo la mente d'Aristosseno.

  • Systema na
    turale della
    voce.
    • Aa
    • g
    • f
    • g
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypodo-
    rio.
    • Aa.1.
    • g
    • J
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypoiastio
    ouero Lydio
    graue.
    • Aa.2.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypofry-
    gio.
    • Aa.3.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypocolio,
    ouero Lydio
    graue.
    • Aa.4.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypolydio.
    • Aa.5.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Dorio.
    • Aa.6.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    • Aa.7.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Iastio, ouero
    Frygio gra-
    ue, & altri
    Ionico.
    • Aa.8.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Fygio.
    • Aa.9.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Eolio, oue-
    ro Lydio piu
    graue.
    • Aa.10.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Lydio.
    • Aa.11.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperdorio,
    ouero Mixo
    lydio, ò pure
    Locrense.
    • Aa.12.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperia-
    stio.
    • Aa.13.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hypermixo
    lydio, ouero
    Hyperfrygio.
page 53
LA prima è intorno la Distributione delle corde; la seconda circa la diuisione del Tuono in
parti vguali; & la TErza & vltima intorno la quantità de modi. Dice adunque Tomoleo così.
Se vna corda corda per essempio che sia tesa sopra vna piana superficie; si diuiderà la sua metà con il
compasso in dodici parti vguali; chiara cosa sarà, che dalla quantità del suono che il tutto con
la metà cōtiene il quale vna Diapason viene à essere, maggior parte ne conterrà l'ottauo, e'l nono
spatio, che non farà il primo & il secondo. con il qual modo di misurare si verrebbe à tale chi
andasse troppo in lungo, che vna delle vltime parti conterrebbe quattro, cinque, & piu tanti del
la prima & seconda. ne per altra cagione si vedano come ho detto, nel manico del Liuto & Vio
la a' arco andare i tasti loro ristringendosi & l'vno all'altro maggiormente auuicinandosi, quan
to il suono dell'istessa corda fatta piu corta va inacutendosi. perche vna corda tesa sopra vna pia
na superficie, che fusse per modo di essempio lunga vn braccio; si hauerebbe l'ottaua di se piu
acuta, dalla sua metà che vn mezzo braccio sarebbe, ciascuna volta che ella fusse percossa insie-
me con il suo tutto, ò con vn simile; & essendo lunga due braccia, la Diapason di se piu acuta
ne conterrebbe vno, & quattro la piu graue. mediante la qual Dimostratione che ne fa Tolomeo
pare che gli habbia come per prouerbio si dice, ragioni da vendere; ma il fatto non istà così. au Aristosseno-
difeso dallo
Autore.

uenga che Aristosseno non intese ne disse mai, che i tasti si hauessero à distribuire, come per mo-
do di essempio si è detto nel manico del Liuto, dopo l'hauer prima diuiso in dodici parti vguali
la metà di tutta la lunghezza della corda & linea. imperoche molto bene (secondo che vi ho
dimostrato) sapeua Aristosseno, d'hauere à distribuire in parti vguali la qualità del suono, &
non la quantità della linea, corda, & spatio: operando allhora come Musico intorno al corpo
sonoro, & non come semplice Matematico intorno la continua quantità. & così volle che il pri Modo di met
tere i tasti giu
sti al Liuto &:
& Viola.

mo tasto solo occupasse la nona parte dell'intera sua metà, ò vogliamo dire la diciottesima del
tutto; & il secondo, la nona parte di quello che era auanzato all'istessa prima metà dopo l'hauer
ne tratto il primo Semituono; & che il terzo tasto occupasse parimente la nona parte di quello
spatio che era rimasto alla metà della corda dopo l'hauerne tolto il primo & secondo Semituo-
no; ò pur vogliamo dire la decima ottaua del tutto, & così li altri per ordine. intendendo sem-
pre con la conditione detta di sopra; cioè che la metà della corda si ha da prendere, non in quel
putno doue terminò la prima volta che ella fu in due vguali parti diuisa, ma doue terminaua
dopo l'hauerne tratto quella quantità di Semituoni che era occorso. E tale come ho detto al-
tra volta, è la regola da osseruarsi nel volere distribuire giustamente i tasti à quelli strumenti che
gli ricercano, come il Liuto & la Viola d'arco & altri. lo riprende in oltre, che il Tuono non si
possa diuidere in due parti vguali; & ciò gli vuole prouare demostratiuamente in questa si fatta
maniera dicendo. il Tuono è contenuto tra le 18 & le 16 vnitadi, tra le quali non entra in mez
zo altro numero che il 17; il quale considerato come diuisore del Sesquiottauo, viene a diueder
lo in parti disuguali; imperoche maggior parte è quella che è contenuta dalla Sesquidecimase-
sta, che non quella che contiene la Sesquidecimasettima, vn si fatto interuallo.289.288.la
onde ne segue necessariamente, che non si possa diuidere il Tuono in due parti vguali. della qual
cosa non è huomo così d'ingegno tardo, che secondo però la facultà aritmetica, ne dubiti. ma
non così disse, ne intese Aristosseno; ma si bene nella maniera che vi ho dimostrato particolar-
mente nel mettere i tasti al Liuto, nella quale si può veramente diuidere ciasucno interuallo mu
sico in quante parti vguali si voglia, non altramente che con il mezzo del Monocordo; perche in
quel atto è considerato dal Musico il suono, come qualitatiuo, & non come quantitatiuo, se
bene Daniel Barbaro sopra Vitruuio la intende per l'opposito; & la DImostratione di TolomeoAl capo quar
to de lquin
to.

è la medesima; che dicesse, che tra termini minori del Diapason, non si possa col mezzo de nume
ri accomodare alcun'altro interuallo; nulla dimeno, tra l'Hypate & la Nete, vi è pure oltre alle
altre corda, la Licanos & la Paramese, che danno alla parte graue la Terza & la Quinta, & all'acu Comparatio
ni.

ta la Quarta & la Sesta; & cosi parimente tra F faut & f faut del Liuto, vi è pure (oltre al Tuono
in due vguali parti diuiso) la h mi che la separa in due pari portioni come è detto: oltre che di
due corde lunghe ciascuna due braccia che siano tese all'vnisono, tutte le volte che se ne prende-
rà da vna (diamo per essempio) vn braccio & mezzo, & dall'altra tre Quarti, sonate insieme ta-
li portioni ne daranno indubitatamente l'ottaua. Circa poi il numero de Tuoni, quello che di
sopra ne habbiamo discorso in persona d'Aristosseno è tanto chiaro da per sè, che non ha conà
tradittione alcuna.
STR. Sta tutto bene, ma chi è quello che ci persuade à credere, che al tempo di Aristosseno
fussero in vso que modi distanti vno dall'altro per vn minore Semituono come hauete detto?
BAR. Aristotile in proposito di Dilosseno, il quale come intenderete appresso, fu autore del
Modo Hypodorio vltimo à ritrouarsi, & Tolomeo nel Decimo capo del secondo, mostra gl'in-
terualli che tra di loro seruauano secondo la constitutione de gl inuentori di essi.
STR. Marauigliomi adunque di Tolomeo, che così arditamente scriuesse contro di Aristos-
seno; sapendo quanto volumi haueua scritto dell'Aritmetica facultà, & del valore che egli era-
no; sendo stato in oltre non solo scolare d'Aristotile & concorrente di Teofrasto; ma da Xenofa-
ne Nobile Pitagorico haueua tutta la dottrina di Pitagora apparata: oltre all'hauere come mo-
page 54 strato mi hauete grandemente il torto.
BAR. Non è puno da marauigliarsi di ciò, sendo l'istesso occorso tra molti altri. Qual mag-
giore può dirsi, di quello che prima Aristotile nelle cose attenēti alla filosofia, scrisse contro il di-
Platone, ri-
preso da Ari-
stotile.
uino suo precettore Platone, mentre che egli ancora viueua. vero è che questi, come amico del-
la verità, volle (come à filosofo conueniua) hauere piu rispetto à essa, che al suo maestro, & à
Socrate aprresso. Scrisse ancora Tolomeo contro l'openione che hebbono i Pitagorici delle Dia
Nel capo 24,
del terzo de-
gli elementi Musici.
pasondiatessaron; il parere del qual Tolomeo, è con viue ragioni da Iacopo Fabro Stapulense
confutato.
STR. L'è veramente così; ma vediamo di gratia vn'altra cosa intorno la Distributione de
Tuoni d'Aristosseno, la quale mi fa grandemente dubitare.
BAR. Dite qual sia.
STR. Voi di sopra dicesti, che Aristosseno diuideua in sessanta particelle vguali il Tetracor-
do; delle quali parti nel suo Diatonico Incitato, daua dodici al primo & piu graue interuallo,
ventiquattro à quello di mezzo, & il rimanente all'acuto. di maniera che il Semituono non ve-
niua à occupar l'intera metà del Sesquiottauo e Tuono, ma qual cosa meno.
BAR. Così è veramente.
ST. Hora sendo per modo dl'eesempio, nelle spezie del Diapason che si troua tra E la mi &
elami; due Tetracordi separati dal Tuono della disgiuntione; ciascuno de quali veniua à contene
re sei di essi modi che il numero di dodici faceuano; quello poi che diuideua in due parti vgua-
li il detto Tuono della disgiuntione, che il Ionico veniua à essere; era forza che ciascuno degli
estremi suoi contigui, si trouassero piu da esso lontani, di qual si vogliano altri insieme annessi.
BAR. Mi piace il vostro dubitare si fatto, per vederlo molto vicino al sapere: ma deuete in
torno à ciò auuertire, che Aristosseno non diuise in tal maniera vn membrio & poi l'altro, ma co-
me ho detto, il corpo insieme del Diapason. per la qual cagione si vi si ricorda delle formate pa
role che io vsai di sopra in proposito delle sue Distributioni, elle furono conditionate sempre;
cioè dissi, Diatessaron conforme à suoi disegni.
Quinte, &
Quarte alte-
rate nelle di-
stribuitioni
d'Aristosseno.
STR. Adunque si trouano ne suoi Systemi, le quinte diminuite, & superflue le quarte come
nel Liuto? & così parimente tra questo & quello per relatione?
BAR. Signor si, comparate però à quelle che non son contenute dalla Sesquialtera & dalla
Sesquiterza, assegnateci da Pitagora per vere forme loro.
STR. O questo mi par bene vn'inconueniente non punto degno d'Aristosseno; hauendo egli
distribuite le corde de suoi Systemi in maniera, che cnontinouamente si habbia da loro le QUinte
& le Quarte fuore della vera proporzion loro.
Cātare d'hog
gi è poco di-
sforme dalle
distribuitio-
ni d'Aristosse
no.
BAR. Non correte così à furia à riprendere Aristosseno, perche io son qui per difenderlo bi-
sognando, da tutti quelli che dire gli volessero contro; per esser egli stato veramente vno de mag
giori giuditiosi & dotti Musici, che mai habbia hauuto il mondo. ma attendete di gratia. Co-
me credete voi che si cantino hoggi gli interualli consonanti? dico da piu eccellenti cantori &
di purgato vdito che si trouino?
STR. Credo che si cantino drento le vere proporzioni loro, ancora che gli artifitiali stru-
Zarlino al ca
po 45. della
2. parte del-
le Institutio-
ni.
menti, come mi hauete sensatamente fatto vedere, gli suonino chi piu & chi meno da esse
lontane.
BAR. Quale è quello che ha gli interualli consonanti piu alla perfettione vicini, il Liuto, ò
lo Strumento di tasti? intendendo al presente essere la perfettion loro nelle già dette forme.
STR. Il Liuto.
BAR. Se io vi fo toccare con mano, che si canti hoggi circa la perfettione degli interualli,
non meno imperfettamente che si suoni, che direte voi?
STR. Questa mi sarà vna delle piu nuoue cose, che mai mi fusse saputa imaginare; ne la posso
credere in modo alcuno.
BAR. Hora notate. Concedetemi voi nel genere Diatonico che è in vso hoggi, si canti cia-
scuno interuallo musico, sempre d'vna istessa misura? & che la Terza maggiore per le ragioni
dette di sopra, sia consonante, & dissonante il Ditono? & che lo spatio & contenuto del Tuono,
sia minore del Sesquiottauo vn mezzo de nostri Commi in circa?
STR. Le ragioni da voi di sopra addottemi in questo proposito, mi conuincano à credere &
dire che si.
BAR. Sendo adunque vero, è di necessità che qual si voglia Quarta venga sempre nell'esser
cantata secondo l'vso di questa moderna prattica, superflua, & diminuita ciascuna Quinta: &
ciò vi prouo in questa maniera. Noi per modo d'essempio, ascendiamo cantando, di C faut
in F faut; il quale interuallo dico allhora essere vna Quarta superflua. perche ascendendo poi
d'iui in G solreut con vno spatio minore del Sesquiottauo di quanto si è detto, ne seguirebbe che
da C faut à G solreut si trouasse vna Quinta talmente diminuita, che ella fusse dissonante; per
eccedere la Sesquialtera la Sesquiterza, d'vn Sesquiottauo e Tuono come sapete.
STR. Non nego io che la Sesquialtera non ecceda la Sesquiterza d'vn Sesquiottauo; ma si be-
page 55 ne che C faut si troui in tal maniera cantando, lontano da G solreut per vna Quinta imperfetta.
imperoche di quanto du superflua la Quarta che si cantò come hauete detto da C faut, in F faut,
di tanto può molto bene essere diminuito il Tuono che è tra F faut & G solreut; come voi pur
dianzi dicesti nel considerare la Quinta nella vera sua forma composta d'vna Quarta super-
flua & d'vn Tuono diminuito; & così ventre tra esso C faut & G solreut, à contenere vna perfet-
ta Quinta dentro la proportione Sesquialtera.
BAR. È vero che io dissi quello che dite; ma in quel lougo, la superfluità della Quarta, fu
vguale alla scarsità del Tuono, il che quì non auuiene; oltre che quando fusse vero quello che
dite, che non è in modo alcuno, ne seguiterebbe che ascendendo poi di G solreut in c solfaut, con
vna Quarta dell'istessa misura della prima, non si trouasse tra esso & C faut vna perfetta & con-
sonante Diapason; la qual cosa nelle maniera che si canta hoggi è impossibile: ò veramente es-
sendo tale, sarà di bisogno cocnedere, che d'altra proporzione & misura sia la Diatessaron che
sicanta da G solreut in c solfaut, di quella che fu prima tra C daut & F faut; il che non è con-
ueniente dire in modo alcuno. ne segue adunque necessariamente contro il comun parere, che
le Quinte si cantino hoggi diminuite, & superflue le Quarte dal vero loro essere; per lo che (secon
do che io dissi) si viene dall'Ottaua in poi, à cantare qual si voglia altro interuallo fuor della ve
ra sua proporzione; & conseguentemente dissimili da quelli che son contenuti da Senario, &
dal Syntono; quantunque l'vniuersale gli approui per perfetti & se ne satisfaccia interamente
(per non hauere vdito i veri) e tortosi da qual sia speranza di potergli migliorare. potrebbesi an
cora dire, che gl'interualli quali si cantano hoggi, fussero mediante l'inegualità de Semituoni,
iu conformi & simili à quelli che si trouano nel temperamento dello Strumento di tasti, che
tra quelli del Liuto. dicoui in oltre, che con piu gusto è vniuersalmente intesa la Quinta secon-
do la misura che gli dà Aristosseno, che dentro la Sesquialtera sua prima forma. nè da altro cre-
do veramente ciò auuenga, che dall'hauerci il mal vso corrotto il senso: imperoche la Quinta
dentro la Sesquialtera, non solo pare nell'estrema acutezza che ella può andare, ma piu tosto che
ell'habbia vn poco del duro per non dire (insieme con altri d'vdito delicato) dell'aspro. doue
nella maniera d'Aristosseno pare, che che quella poca scarsità gli dia gratia, & la faccia diuenire piu
secōdo il giusto d'hoggi, molle & languida. ne altro credo io come ho detto che ciò auuenga.
che dall'essere assuefatti vdirle del continouo sotto tal forma ò simile: dal che si traue vn'impor-
tante & efficace argumento, da persuaderne quello che poco di sotto al suo luogo intenderete;
cioè che si sia imparatodi cantare questo modo da gli Strumenti di corde, & particolarmente
da quelli che non hanno come il Liuto & la Viola i tasti.
STR. Questa mi è stata tanto cara & nuoua cosa, quanto altra ne habbia mai in questo gene-
re vdita; però seguite di gratia.
BAR. Hora considerate da questo solo abuso, l'imperfettione della Musica de nostri tempi;
& di quanto l'vniuersale s'inganni, & quanto male ageuolmente possa la verità dele cose cono Auuertieùmē-
to.

scere, & quanta poca cognitione habbia della vera musicia; noh hauendo sin al dì d'hoggi cono-
sciuto ne anco la grandezza, non che la qualità & natura degl'interualli cantabili & vdibili,
che sono i semplici suoi elementi & principij. le qual cose, insieme con tutte le altre alla profes-
sione della Musica appartenenti che molte sono, intese Aristosseno & la piu parte degli antichi
Musici suprema eccellenza; oltre al non importar cosa del mondo la perfettione & imperfet-
tione degl'interualli, al modo di cantare di quei tempi, per non seruirsene (come intenderete)
nella maniera che vsiamo noi. la qualità de quali interualli, si possano ancora considerare comeZarlino nel
capo 3. della
quarta parte
de%lle sue insti
tutioni dice,
che Aristosse
no fece 15.
modi, & nel
capo 16. del-
la 2. disprez
za senza alcu
na ragione le
sue Distribu
tioni.

io dissi per relatione di acutezza & graità, tra l'vna & l'altra constitutione d tredici modi che
egli fece (& non quindici come hanno altri deto) nel comparare questa à quella corda: come
per essempio la Peossambanomene del Systema del Tuono Frygio, dico essser piu acuta per vna
scarsa Diapente di quella dellìHypodorio; ò vogliamo dire, che la Mese del Systema dell'Hypo-
lidio, sia piu acuta per vna superflua Diatessaron di quella del Frygio.
STR. Ho molto bene inteso, & resto del tutto appagato; ma ditemi per qual cagione si tol-
leri la Quinta scarsa, & la Quarta diminuita; & non per il cotnrario la Quinta tesa, & la Quarta
rimessa? & appresso perche l'Ottaua non patisca alteratione, in questa, ne in quella parte?
BAR. Di già vi ho detto, che la Quinta rispetto al mal'vso, quando ella è nella sua vera for-
ma, ci si rappresenta all'vdito piu tosto vn poco acuta (per non dire come altri, noiosa) che
altramente; hora pensate quanto piu ella diuerrebbe tale, col tenderla maggiormente di quello
che la contiene la Sesquialtera sua proportione: oltre che nel sonare & cantare d'hoggi, non
posano per la ragione che vi ho dimostrato, venire in altra maniera che in quella che hauete di
sopra veduta. donde nasca poi che l'Ottaua non si comporti ne diminuita ne superflua, auuie-
ne non solo dalla sua perfettione, ma dal comporsi di essa presa piu volte vna consonanza della
istessa qualità; & alterando due di esse nell'acuto ò nel graue, congiunte poscia insieme, gli estre-
mi si farebbono intollerabili: la qual cosa all'altre consonanze non accade, per non comporse-
ne di esse altro che dissonanti interualli; & come si fatti, non viene compresa dall'vdito quella
poca differenza che si troua tra di loro così facilemnte.
page 56 .
STR. Mi hauete largamente sadisfatto, però seguite l'incominciato ragionamento de Tuo
ni, secondo il parere degli Aristosseni.
BAR. Da seguaci del detto Aristosseno, fu à suoi tredici modi aggiunteuene due altre verso
l'acuto; l'estreme note delle Diapason de quali, veniuano verso quella parte fuore del Systema or
Nel nono &
vltimo libro
doue tratta
della musica.
dinario; per la cui cagione sono stati dopo da molti confutati; di che fa particolare mentione
Martiano Cappella. imperoche considerarono che l'gumana voce si distingueua in tre parti,
cioè graue, acuta, e media; & che il numero di tredici nō ben poteua distribuirsi in tre vguali por
tioni, & però ne fecero sin'al numero di quindici. dando nome di principali à cinque di mezzo
Nel libro 2.
capo decimo
del Glarano,
col testimo-
nio d'Apule-
io nel primo
de floridi.
che sono il Dorio bellicoso, il Hyastio verio, il Frygio religioso, l'Eolio semplice, & il Lydio
querulo; & du Plagij à cinque piu di questi graui, dinotandogli con tali nomi. Hypodorio, Hy-
poyastio, Hypofrygio, Hypoeolio, & Hypolydio; & i cinque piu di quelli acuti gli dissero Au-
tentici, distinguendoli così. Hyperdorio, Hyperiastio, Hyperfrygio, Hypereolio, & Hyperly-
dio. per il qual ordine, i principali veniuano piu acuti de Plagij per va Diatessaron, & per
vno interuallo si fatto, si trouauano sotto gli Autentici. di maniera chedall'Hypodorio all'Hy-
perdorio, era la distanza d'vna minor Settima, ò vogliamo dire cinque Tuoni, ò diece Semituo-
ni che tanto importa secndo però l'vso d'Aristosseno: fauorendo molto questa loro intentio-
ne, l'hauer trouato gli estremi de tredici che lui fece, rispondersi per ottaua, & non per Settima
con quelli di Tolomeo; il piu acuto de quali detto Mypermixolydio, non era altro che il repli-
cato dell'Hypodorio; l'istesso fecero adunque all'Hypoiastio, & all'Hypofrygio, con inacutirgli
per vn'Ottaua: formandone di essi l'Hypereolio, & l'Hyperlydio acutissimo; i quali veniuano
ordinati & disposti nella maniera che qui di sotto nella Dimostratione si vedano da nomi loro
distinti. Venne dopo questi Tolomeo, l'ordine & parere, del quale per esser molto artifitioso &
difficile à bne intendersi, riserberemo per vltimo à dimostrare;: però diremo prima come meno
difficile, quello che ne sentisse Boethiuo: il quale fu di parere, ancora che tale openione fusse
stata prima da Tolomeo confutata, che i Tuoni fussero otto; & volle in oltre che il
particolare Systema di ciascuno caminasse dal graue all'acuto, per l'istesso or-
dine & gradi & con gli istessi nomi di corde, che caminaua il naturale &
comune; che è qello che serue al modo Drio: facendo il Frygio
piu di esso acuto vn Tuono, & il Lydio piu del Frygio acuto
per vn simile interuallo. Volle in oltre, che i Plagij loro
si rispondessero per vna Diatessaron nel graue, che
il Mixolydio fusse piu del Lydio acuto vn
Semituono, & che l'Hypermizolydio
rispondesse per Ottaua all'Hy-
podorio, ad imitatio-
ne di quelli di
Aristosse-
no;
ordinandogli, & disponendogli poi, nella manier.
ra, che quì di sotto si vedano nella DI-
mostratione da nomi loro
distinti.
page 57

Dimostratione de' tredici Tuoni, secondo la mente d'Aristosseno, con due aggiunti nell'acuto
da suoi seguaci, che in tutto fanno il numero di quindici.

  • Hypo-
    dorio.
    • Aa.1.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypoia-
    stio.
    • Aa.2.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypofry-
    gio.
    • Aa.3.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypoeo-
    lio.
    • Aa.4.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypoly-
    dio.
    • Aa.5.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A.
  • Dorio.
    • Aa.6
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • I$stis.
    • Aa.7
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    • Aa.8.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Frygio.
    • Aa.9.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Eolio.
    • A.10.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Lydio.
    • Aa.11.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperdo-
    rio.
    • Aa.12.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperia-
    stio.
    • Aa.13.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hypermixo
    lidio.
    • Aa.14.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hypereolio
    lidio.
    • Aa.15.
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c

    • a
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hyperlydio
    aggiunto.
page 58

Dimostratione degli otto Tuoni, secondo la mente di Boethio.

  • Hypodorio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypofrygio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Hypolydio. Parte destra
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
  • Dorio.
    • Aa Netchiperboleon
    • g paranebolhiperboleon
    • f Tritehjperboleon
    • e Netedie zeugmenon
    • d Paranele Netesynen
      • dicagnie $$ non c Triledie
      • menon paranelesy
      • zeugioneno paramese
      • nenomenon $ilesinem
      • a mese
      • niciron
    • G Lychanosmeson
    • F Parsypatemeson
    • E Hypalemeson
    • D $ehanossypason
    • C parhypartehypcion
    • Hypatehypason
    • A Proslambinomenos
    • Parte sinsitra
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Frygio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Lydio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Mixolydio.
    • Aa
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • A
    Hypermixolydio.

Le seste spezie del Diapason.

    • 1 a
    • 2 b
    • 3 C
    • 4 D
    • 5 E
    • 6 F
    • 7 G
    • 8 a
    • 9 b
    • 10 C
    • 11 d
    • 12 e
    • 13 f
    • 14 g
    • 15 Aa
    • Nella prima Specie
    • $$replicata
    • Settima specie
    • Sesta specie
    • quinta specie
    • quarta specie
    • Terza specie
    • Seconda specie
    • Prima specie
page 59
NELLA qual Dimostratione, si vede sensatamente ciascun minimo accidente che in essi
Tuoni sia da Boethio considerato; come per essempio. manifesta qual sia la spezie particolare
del Diapason di ciauscn modo, & doue collocata nel particolare suo Systema, e tra quali corde.Nel capo 14
del quarto.

Si vede ancora quali siano graui o piu acuti l'vno dell'altro vn Tuono, detto da lui in
quel luogo Pagina; ò per vn Semituono, nominandolo allhora Verso. Vedesi parimente qual di
essi Tuoni sia la parte Destra, & quella la Sinistra; come la pRossambanomene segnata nell'Hy-
permixolydio con l$, sia la Mese dell'Hypodorio segnata con l'istesso carattere; & che la nete-
hyperboleon di questo notata con vn $, sia per il contrario la Mese di quello. vedesi in oltre il
Systema del Tuono Dorio, essere (secondo che egli dice) distante da quello del Mizolydio per
vna Diatessaron verso il graue, & per vna Diapente dall'Hypermixolydio: oltre à molti altri
& importanti particolari, che per breuità si lasciano di raccontare. non mancano con tutto que
sto delle dubitationi intorno particolarmente à caratteri con i quali vsauano gli antichi Greci
segnare le corde de canti loro, le quali poco di sotto si torranno via; oltre che la Dimostratione
che si troua nel Testo di Boethio, non accorda in alcune parti circa l'acutezza & graiuità de Tuo
ni, con le parole che egli le descriue. la qual cosa dubito grandemente che ella sa stata vna delleZarlino al ca
po 8. del 4-
delle Inst.

potenti cagioni, che alcuni poco diligenti per non dire giuditiosi, hanno arditamente detto,
& forse per comodo loro, che il Testo in quelo luogo è scorretto; il che è falso: ma è bene scorret-
ta & mal concia la Dimostratione, mercè della poca accuratezza, per non dire come piu con-
uerrebbe, intelligenza, di quelli che in Venetia l'anno 1491, si pigliarono curadi stamparlo.
al qual numero di Tuoni si attenne facilmente Boethio per consiglio di Alypio, quantunque
non ne faccia menitone; trouando in esso come al suo luogo mostreremo, i caratteri da segnare
distintamente le corde di ciascuno di essi otto modi; oltre al vedere con i setti soli, non hauere
occupato com'egli dice, tutte le quindici corde del Systema; & questo basti per hora intorno
l'intelligenza de Tuoni secondo la mente di Boethio. Per bene intendere adesso l'ordine & il
numero di quelli secondo il parere di Tolomeo; ripigliando vn poco da lontano il ragionamen Nel secondo
degli harmo-
nici al terzo.

to, così dico. Fu appresso gli antichi Musici Greci, secondo l'autorità dell'istesso Tolomeo; ri-
ceuuta per la prima delle sette spezie del Diapason loro, quella che è contenuta dalle corde h
mi & h mi; & per la prima spezie delle quattro che haueuano delle Diape$e, accettarono quel
la che si troua tra la corda di Elami & quella di h mi; & per la prima della Diatessaron delloAristosseno
nel fine del
terzo degli e-
lementi.

tre che erano, tolsero quella che contengano le corde di C faut, & di c solfaut; dissero essere
la Terza tra D solre & d lasulre; la Quarta tra Elami & elami; la Quinta tra F faut & f faut;
la Sesta tra G solreut & g solreut; & la Settima & vltima veniua necessariamente à essere conte-
nuta tra la corda alamire & quella di A a lamire. le tre altre spezie del Diapente & le due del
Diatessaron erano quelle, che ascendendo per gradi congiunti verso l'acuto, andauano seguen-
do l'ordine delle prime proposte, secondo che si vedeno in questo essempio notate.
Spezie della Diapason.Della Diapente.Della Diatessaron.
1 2 3 4 5 6 7 1 2 3 4 1 2 3 Ordine delle
consonāze se
condo i Gre-
ci. Tolomeo
nel capo quin
to del 2.
I Latini dopo questi, riceuerono per la prima spezie del Diapason, quella che si troua tra Aa la-
mire & alamire; per la prima della Diapente, quella che è tra h mi & Elami; & per la prima
della Diatessaron, quella che è tra h mi & Elami; seguendo le altre spezie discendendo per gra-
di congiunti; e tale fu l'ordine degl'interualli loro; se per essi vogliamo intendere quello che ne
ha scritto Boethio & l'essempio è questo.
Spezie della Diapason.Della Diapente.Della Diatessaron. ordine delle
consonāze se
condo i latini.
Boethio nel
capo 13. del
4. recitate dal
Zarlino al cō
trario nel ca-
po 13. del ter
zo delle sue
institutioni.
22345671234123
page 60 Et quantunque alcuni habbiano creduti & detto, che elle procedano al contrario di quelle de
Greci, dubitando forse che Boethio non hauesse inteso in qual maniera potesse seruire le spzie
del Diapason piu graue al Tuono piu cuto, & la piu acuta al piu graue; mostreremo loro non
Il Zarlino è
di contrario
parere nell'i-
stesso luogo.
essere così. bene è vero che Boethio nell'ordine del numerare e consonanze, pare ad acuni non
tenesse conto di nominare la Semidiapente che si troua tra F faut & h mi, per la Quarta spezie
della Diapente; nel qual proposito ha del verisimile & del ragioneuole, che Boethio intendes-
se, che l'Hypate Hypaton, douesse rispondere per Ottaua con la Tritesynemmenon; perche cia-
scuno suo Tuono come hauete potuto vedere nella Dimostratione, comprende l'vno & l'altro
Systema; oltre al nominare le dette spezie applicate da noi alla moderna prattica proceden-
do dall'acuto al graue, per quest'ordine, mi, mi. la, re. sol. vt. & fa, mi. anzi fa, fa intese egli
indubitatamente nel suo grande intelletto, sono stati altri de moderni, che hanno chiamata que
sta tale spezie della Diapente col nome di seconda, se bene Boethio la chiamò Quarta, & altri al
tra, secondo i varij disegni loro: dicendo la prima spezie del Diapason essere tra A re & alami-
re; la prima della Diapente tra D solre & alamire; & quella del Diatessaron, tra esso D solre &
G solreut; seguendo le altre spezie per gradi congiunti verso l'acuto; & altri hanno detto altra-
mente secondo che bene gli è tornato senz'addure per testimonio del vero null'altra cosa che
l'openioni loro; e tutti dicono hauere imitato Boethio: il Testo del quale è forza che di quella
stampa, con tutta la diligenza vsata vederla e di Basilea, e di Parigi, & la di sopra nominata, non
sia venuta à nostra notitia; oltre hauerlo ancora veduto in penna in diuerse famose librerie.
STR. Per qual cagione non vollrero gli antichi Greci, accettare per la prima spezie del Dia-
pason, della Diapente, & della Diatessaron loro; quella che comincia nella grauissima Prossam-
banomene, accettata dopo (secondo il parere di acluni) da Latini si come hauete detto?
BAR. Non ho mai detto che i Latini accettassero per la prima spezie di alcuna consonanza
loro, quella che comincia nella Prossambanomene; sono pure altri di tale openione, la quale
non so doue fondata; ma dico bene, che si voi osseruerete l'ordine delle spezie delle consonan-
ze secondo il parere de Greci, trouerete che elle conuengano con quelle de Latini.
STR. Non sò in qual maniera questo possa stare, auuenga che voi dite essere la prima spezie
del Diapason di questo, quella che si troua tra A a lamire & alamire, & di quella tra h mi & h
mi; oltre che quelle de Greci cominciandosi dal graue vanno per gradi congiunti procedendo
verso l'acuto, & quelle de Latini partendosi per il contrario dell'acuto vanno verso il graue.
Ordine delle consonāze se
condo i Gre-
ci & latini es
sere l'isstesso.
BAR.Sta tutto bene; hor auuertite di gratia. Nella Dimostratione che appresso vedrete de
Tuoni secondo la mente di Tolomeo, la spezie del Diapason che si troua tra h mi & h mi, pre-
sa da Greci per la prima & che serue al Tuono Mizolidio, batte à corda in quella che nel modo
Dorio fu parimente da Latini per tal nome conosciuta, & così le altre per ordine. di maniera
che elle conuengano molto bene insieme; & quella poca differenza che è tra esse, quanto alla
grandezza dell'interuallo; non da altro nasce, che dalla diuersità de fini loro nell'applicare que
sta & quell'altra spezie del Diapason vno ò vn altro Systema. potrebbesi ancora considerare le
due estreme corde di questo tal Diapason, seruire al Modo Hypodorio; ma tra quelle però del
Systema del Dorio. Costumarono sempre gli antichi Musici Greci, cominciare à numerare le
corde de Systemi dall'acuto, venendo verso il graue: la onde dissero la prima spezie del Diapa-
son esser quella che seruiua al Tuono Mixolidio, & le altre per ordine discendendo; & così pari-
mente fecero delle altre spezie delle consonnanze loro. la cagione poi che non accettarono per la
prima spezie del Diapason & delle altre consonanze , quelle che cominciano nella grauissima
corda Prossambanomene, fu per non interuenire in alcun genere d'harmonia & diuersa Distri-
buitione di spezie, ne tra le corde stabili, ne tra le mobili de Tetracordi loro; oltre all'esser vltima
nel numerarle. & quantunque ella come si è detto, non interuenga ne tra le corde che racchiu-
dano & che sono racchiuse ne Tetracordi, non per questo è che ella non sia stabile in ciascun Sy-
stema maggiore & perfetto, per la ragione che si dirà di sotto. & per piu oltre dirui, non solo
questa corda fu l'vltima aggiunta alla Cithara, ma dopo che elle furono ordinate & distribuite
in Tetracordi; & le cagioni della sua aggiunta furono due ò tre di non molto rilieuo. la prima
delle quali non da aoltro deriuò, se non per che la Mese venisse nel mezzo di esso Systema secondo
che suona il suo nome; senza l'aiuto della quale in quella parte, era ciò impossibile. fu la secon-
da caigone, perche l'estrema corda acuta con l'estrema graue, risonassero per vna Disdiapason
& Quintadecima; à ciò non gli mācasse alcuno degli interualli reputati da loro per conzonanti;
& che la Mese con l'estreme si rispondessero per vna Diapason & Ottaua. Dissi cagioni di non
molto rilieuo, imperoche senza essa compariua nel Systema ciascuna spezie del Diapason per
l'istesso ordine & senza impedimento alcuno; & conseguentemente ciascun modo e Tuono, se
non perfettamente in atto quanto all'intere consitutioni loro, in potenza almeno circa la spe-
zie del Diapason, il cui risptetto deue essere principal cagione, che doue la Lira & Cithara, che
l'istessa era appresso loro secondo alcuni migliori, haueuano in quelli primi tempi da Mercurio
(autore di essa) riceuuta solo con quattro corde, si agumentasse in processo di tempo, sin'al nu-
mero di quindici.
page 61
STR. Sete adunque di parere, che la Lira & la Cithara, fusse l'istesso strumento appresso gli
antichi Musici Greci, & Latini.
BAR. Non ne ho quasi dubbio alcuno, per i molti rincontri d'autorità; ancora che PausaNel quarto li
bro.

nia dica essere stata ritrouata da Mercurio la Lira, & da Apollo la Cithara.
STR. Questa vostra openione, la giudico molto contraria alla comune.
Zarlino nell'
Istitutioni al
capo 3. & al 4
del 2. & nel
primo del 4.
BAR. Tengo per fermo che ci conscenderete ancora voi & qualunque altro che hauerà pa-
tienza di ascoltarmi.
STR. A'me sarà gratissimo intendere tal cosa.
BAR. Vi addurrò breuemente le piu famosse autorità che io ho raccolte in fauore di questa,
& quella parte; lasciando poi giudicare à voi & à ciascuno altro di sana mente, quello che piu
parrà à proposito, però attendete. Si trouano appresso i Greci, cinque nomi di strumenti mu-
sici tra li altri molti che hannoo in diuersi significati, che per quello si raccoglie scritti loro
pare che importino il medesimo: & questi sono, Lira, Chelyn, Cithara, Cethra, & Forminx.
Non è principalmente alcuno che dubiti, che Lira & Chelyn non sia l'istesso strumento; & che In quanti mo
di sia stata da
ta la Lira d$
Greci,

l'vno & l'altro parimente non sia il medesimo di quello che da Latimi fu poi detto Testudo. co
sì ancora vogliano, che Cithara & Cethra sia l'istessa cosa; chiamandola le piu volte con questa
voce il Poeta, & con quella l'Oratore. che la Forminx poi sia il medesimo strumento che la Ci-
thara, è cosa chiara; auuenga che ciò afferma Suida, il quale così scriuendo dice. Forminx, cioè Suida.

Cithara. appresso, Homero nell'Odissea racconta, che hauendo il ministro del conuito, data
la Cithara à Femio, soggiugne queste parole. Certo costui Formison. doue Dydimo interpre Homero.

te dichiara Formison, cioè sonare con la Cithara. per il che, se noi dimostreremo hora, che la
Lira sia la medesima cosa che la Forminx, non sarà dubbio alcuno, che la Lira sarà l'istessa della Dydimo.

Cithara: il che Oratio ci può à bastanza insegnare. imperoche hauendo tradotto quasi parolaOratio.

per parola da Pindaro quella sua canzone che comincia, O Clio, qual'huomo, ò quale Heroe Pindaro.

comincerai tu à celebrare con la tua Lira, ò con l'acuta Tibia? doue Pindaro in vece di Lira, di-
ce così. A naxiphorminges. da che apertamente si conosce, che Oratio chiama Lira quella che
Pindaro disse prima Forminga: ma dalle parole dell'istesso Pindaro, questo medesimo si può fa-
cilmente raccorre. imperoche poco di sotto scriue così. Piglieremo la Lira. nel qual luogo Pin
daaro, chiama Lira quello istesso strumento che di sopra chiamò Forminga.
STR. Vo concedo che la Forminga fusse la medesima cosa che la Lira, ma non per que-
sto ne sguirà, che la Lira fusse l'istessa cosa della Cithara; potendo facilmente essere nome
equiuoco.
BAR. Tralascio l'interprete di Pindaro, il quale in piu luoghi espone scambieuolmente Li-
ra per Cithara; però che piu chiaramente questo istesso posso prouarui con autorità di piu gra-
ui scrittori; & prima con l'autorità di Xenofonte, il quale in quel suo libro che egli scriue
Della cura famigliare, così dice. Quelli che prima imparano di sonare la Cithara, guasta-
no la Lira. in oltre, Socrate appresso Platone dice, che Alcibiade imparò di sonare la CithaNel primo
Alcibiade.

ra, & indi à poco, quella che di sopra haueua detta Cithara, chiama Lira: ma che vado io
raccogliendo argumenti in fauore di questa parte, potendo con vn solo testimonio degno di
fede, & questo è Suida, farui tal verità vedere in viso; il quale vsa queste parole. la Cithara èLira & citha
ra essere l'i-
stessa cosa.

vno strumento musico, che altramente è detta Lira. puossi egli dire cosa piu piana & aper-
ta di questa? hora vdite per l'opposito quello che io ho raccolto in fauore dell'altra parte, che
pare in certo modo che ci persuada il contrario. Platone nel Terzo della Republica dice.
La Lira adunque resta, & la Cithara vtile nella città, & la Siringa comoda nelle campagne
pastorali. Ateneo nel quarto libro verso il fine. Il Magade è strumento, come la Cithara,
la Lira, & il Barbito, & nel medesimo luogo, allegando d'vn certo Anassila, tolti d'vn ope-
ra intitolate il manifattore delle Lire, due cita oltre à li altri nel quale con l'istesso ordine si
leggono parole che rispondano à queste. ma io Barbiti, Tricordi, Pettidi, Cithare, Lire, &
Scindassi sospesi hauea. Polluce nel libro quarto. di quelli adunque che si suonano, sarà la
Lira, la Cithara, & il Barbito. Platone in vn'altro luogo, che piu ci turba, parla sempreNel Dialogo
di Lachete.

della Cithara nobilmente, & per lo contrario della Lira ne tratta come strumento da tra-
stullo & da giuovo. la onde pare impossibile à molti, che seondo la Cithara, come si è motra-
to di sopra, l'istessa cosa della Lira, ne sia stato da tanti parlato nella miniera che hauete inteso.
nulla di meno con la sola consideratione della diuersità de'nomi con i quali vien da noi chia-
mato il nostro strumento di tasti, si toglie facilmente via ciascuno scrupolo che approtare ci
potessro le parole di questi graui & famosi scrittori; il quale come sa ciascuno viene chiamato
da noi con il nome di Clauicordo, d'Harpicordo, di Clauicimbalo, di Spinetta, di Buonaccor-
do, d'Harchicimbalo, & altro; solo per la diuerssa quantità & qualità delle corde & de registri,
e della grandezza & forma dello strumento; & pur nella sua essentia à l'istessa cosa l'vno che l'al
tro, & chi sa sonare questo, suona parimente quello. non sarà alcuno ancora di sana mente, che
comparādo vn suaue Grauicimbalo à vna Stridule Spinetta, non giudichi questa à comparatio-
ne di quello, cosa da trastullo & da giuoco; & così ancora facendo comparatione d'vn Organo
page 62 dolce, sonoro & graue, à vn Reale acuto, roco & aspro, ò alle strepitose sordine, auuerrà l'istes-
so. Si vede in oltre che la Viola da gamba, l'Arpa, & molti degli strumenti di fiato che tutto
giorno adoperiamo ne musicali graui & importanti concerti, vsargli ancora per trastullo ne bal
li & danze: ma tra li artefici che gli esercitano in questa & in quella maniera, si può considera-
re esser l'istessa differenza che mette Platone tra la dignità della Cithara, & il giuoco della Lira.
può molto bene essere ancora, che quando Xenofonte dice, che quelli che imparano di sonare
la Cithara, guastino la Lira; voglia inferire, che i fanciulli de suoi tempi nel volere imparare di
sonare la Cithara, si esercitassero prima nella Lira; come di forma piu comoda & ancora di suo-
no conforme per la sua acutezza ò altro, à quella tenera età: & così per la loro inesperienza, ve-
nissero in quelli principij, e e col plettro & con l'vgne à guastare le corde; non altramente di quel-
lo che giornalmente occorre à nostri; i quali nel volere imparare di sonar l'Organo, ò vogliamo
dire l'Harpicordo, si esercitano le piu volte in vna Spinetta, ò in vn piccolo Buonaccordo; per
non aggiugnere l'estreme dita delle corte mani de putti di quella tenera età, à vn'Ottaua d'vno
strumento grande; & così si potrebbe ancor'hoggi con verità dire & per l'istessa cagione, che
quelli che imparono di sonare l'Organo, ò l'Harpicordo, guastino la Spinetta, & il Buonac-
cordo. nel qual sentimento concorre ancora senza punto storcerla, l'openione di Pausa-
nia quando dice, che Apollo trouò la Cithara, & Mercurio la Lira; auuenga che questo
la trovò nella sua pueritia, come strumento conueniente à simile età, & quello dopò l'esse-
re fatto huomo: ò pur vogliamo dire essere stato attribuito ad Apollo l'inuentione della Ci-
Nell'ottauo
della Politi-
ca.
thara, & à Mercurio della Lira, per distinguere la qualità delle persone. conuiene ancora
in questo nostro parere Aristotile, nel trattare della diuersità dell'harmonie, come appresso
intenderete, & dirouui al suo luogo qual differenza fusse realmente (se pure vi era) tra la Ci-
thara & la Lira.
STR. Mi hauete grandemente sadisfatto; però piacendoui potete tornare donde vi toglie-
sti, & seguire l'incominciato ragionamento intorno a Tuoni & modi degli antichi Musici Gre-
ci, secondo la mente di Tolomeo; & appresso scusarmi.
BAR. Vi dicea di sopra che gli antichi Musici andarono à poco à poco augumentādo le cor-
de della Cithara & Lira loro, fin'al numero di quindici; le quali distribuirono nella maniera che
si vedano ordinariamēte nel Systema massimo & perfetto disgunto del modo Dorio; della qual
quantità per molti & molti anni, conoscendo essere comodamente arte à esprimere con effica-
Prossambano
menos, quel-
lo importi.
cia qual si voglia humano affetto, si contentarono. Vi dissi in oltre che il significato del no-
me della grauissima corda Prossambanomene vltima aggiunta al Systema perfetto, & vltima
ancora nel numerarle secondo l'vso de Greci, se ben prima quanto à Latini, & al modo d'hog-
gi, importaua in quella lingua il medesimo che nella nostra vale, Aggiunta, & prersa di più ò da
vantaggio. il qual significato come ho detto, pare che ne auuertisca essere stato ciò fatto, non
per alcuna necessità; ma per propria eletione. la cagione poi che ella sia detta stabile in qual si
voglia Systema massimo & perfetto, nasce dall'istessa corrispondenza ch'ella ha del contunouo
in ciascun Genere & spezie d'harmonia, con la Netehyperboleon. la onde essendo la Nete sta-
bile, che tale è la natura di tuttele corde estreme di qual si voglia Tetracordo, stabile ancora è
necessariamente la Prossambanomene; imperoche ella si troua continuamente da quella & dal-
le altre stabili, distante di quanto si è detto. in oltre, il Systema massimo disgiunto, del quale
sen'ha l'essempio da infiniti scrittori, sono in esso come di sopra ho detto, tese le corde, secondo
il Tuono & modo Dorio. l'harmonia del quale fu piu di ciascuna altra reputata, approuata,
Harmonia
porta, perche
piu dell'altre
reputata.
& in pregio di ciascuno antico Musico, Poeta, & Filosofo. la qual cosa, s'io non m'inganno,
non da altro principalmente nacque, che dall'esser tese le corde nel suo Systema, secondo il
Tuono nel quale senza violenza comunemente si fauella. n può humana voce piu comoda-
mente cantare tutte le corde d'vn'intero Systema, di quelle che son tese secondo esso modo Do-
I platonici cō
futano le har
monie trop-
po acute & le
troppo graui.
rio. l'eccellenza di che ha cagionato che del continouo è stato addotto per essempio da ciascun
huomo famoso che della musica facultà ha scritto; la qual cosa degli altri non è auuenuta: ne
ci deuiamo marauigliare di ciò; auuenga che i Tuoni molto acuti, & quelli troppo graui, fu-
rono da Platonici principalmente, nella bene ordinata Republica loro rifiutati; per esser quel
li lamenteuoli, & questi lugubri; & furono da essi riceuuti quelli solo di mezzo, si come anco-
Rithmo, cioè
il ballo & il
mouimento
del corpo.
ra appresso di essi occorse de numeri & rithmi. l'openione de quali du poscia da Aristotile con-
futata; dicendo egli, che l'harmonie rimesse non sono da disprezzarsi rispetto à gli huomini di
età; i quali per gli anni, non possano cantare l'harmonie tirate: le acute poi come la Lydia, con
cede à fanciulli, per partorire in loro dice egli, à vn tempo medesimo e ornamento & discipli-
Nel fine del-
l'ottauo del-
la Politica.
na. da che si fa argumento quando altro incontro d'autorità non ci fusse di questo, che le Can
tilene degli antichi erano cantate veramente secondo il suono delle corde nelle quali si trouaua-
Tolomeo.
no scritte del compositore di esse; & il contrario accade hoggi alle nostre. Si ha particolarmen-
Boethio.
te l'essempio del Systema del Tuono Dorio & non delli altri, in Tolomeo, in Boethio, nell'In-
Guido Aret.
troduttorio di Guido Aretino, nella Teorica, & prattica di Franchino, nella musica del Glarea-
Franchino.
no, nell'Institutioni harmoniche del Zarlino, & vltimamente nel Timeo di Platone ve n'è accen
page 63 nata la maggiore & migliore parte nella spezie Diatona Ditonica come sono tutte le altre detGlareano.

te; oltre alli altri molti luoghi d'altri autori: la spezie del Diapason del qual modo, è la quar Zarlino.

ta, che viene collocata secondo che io dissi, tra la corda di Elami & di elami; nel qual luogo Platone.

Boethio messe quella piu di questa graue vn'interuallo Sesquiottauo, non per altro che per darPerche Boe-
thio varij da
Greci le spe-
zie del Dia-
pason.

luogo al Tuono Hypermixolydio; la qual cosa non poteua fare se non con assegnare al modo
Dorio quella che Tolomeo assegnò prima al Frygio; ne quali due Tuoni parlauano continoua-
mente le persone comiche e tragiche, & così parimente quella della Satira, al suono della Ti-
bia nella scena del Teatro recitando i poemi loro. Sopra questo Tuono, ve n'erano tre piu di
esso acuti, e tre ne haueua sotto piu graui. i tre piu acuti erano il Frygio, il Lydio, & il MyComiche, e
tragiche per-
sone recitaua
no i poemi lo
ro sul suono
della Tibia.

xolydio acutissimo; i quali andauano distribuiti con queste conditioni. inacutendo per vn'in-
teruallo Sesquiottauo il Systema disgiunto ordinario, nel quale come ho etto si cantaua il mo-
do Dorio ritrouato dal gran Thamira di Thracia, si haueua il Frygio; del quale fu inuentore
Marsia, à Masse che dire lo vogliamo, figliuolo di Hyanghi Frygio; & seguendo il parere d'A-
ristotile, maestro del grande Olimpio. il qual Marsia fu il primo che sonasse il Piffero con i foThamira di
Tracia, ritro-
ua l'harmo-
nia Dorica.

ri, non essendo auanti lui stati conosciuti; sonandone ancora due con vn sol fiato, & fu quel-
lo parimente che prima di ciascuno mescolò il suono graue con l'acuto; al suono del quale stru-
mento si cantarono poi l'Elegie con ordinato modo, si seruì assai il coro della Trtagedia del-
l'harmonia Frygia, & così parimente della Lydia; per essere propria questa dell'irato & delMarsia troua
la Frygia.

l'addolorato che stride; & quella, di colui che esulta di allegrezza: le quali furono da Socra-
te repudiate, come atte ad introdurre affetti nell'huomo, non à esso conuenienti. per la qual Nell'ottauo
della Politia.

cagione repudiò ancora l'harmonia Lydia & la Hyastia graue, come rimesse & proprie degli
ebbri; non quando sono infuriati, ma quando sono languidi: & la Dorica & la Frygia, comeCoro della
tragedia qua
li harmonie
vsasse.

vtili alla guerra, concesse. Dico la spezie del Diapason del modo Frygio, ritrouarsi tra D sol-
re & d lasolre, & che la sua Media sia necessariamente G solreut; doue quella del Dorio è ala-
mire. inacutendo di nuouo il Systema per vn Tuono piu di quello che serue al modo Frygio,
si hauerà quello del Tuono Lydio; del quale fu Amfione inuentore; quantunque altri dichiAmfione in-
uentore dell'
harmonia Ly
dia.
Ne Peani.

no Menalipide, & altri Torebo: & Pindaro vuole che Antippo primieramente nelle nozze di
Niobe, fusse quello che insegnasse l'harmonia Lydia. si costumaua in essa di cantare partico-
larmente gli Epitalamij; & è quella che da Platone fu detta lydia intensa, à differenza forse
della rimessa sua plagia: la spezie del cui Diapason è contenuta tra C faut & c solfaut, &
la sua Media è f faut. Racconta Plutarco di mente d'Aristosseno, che il primo vso di questa
tale harmonia, nacque da vn certo Lugubre auuenimento; & che prima di tutti, OlimpoOlimpo nel-
la morte di p$
thone cāta al
la Tibia il mo
do Lydio.

nella morte di Pithone cantò su la Tibia versi funebri secondo l'vsanza Lydia: della quale Pla-
tone così dice nel discriuer la natura sua maladicendola. l'harmonia Lydia è acuta, arrab-
biata, & stridula; & è insieme atta à lamenti. Hora questo tale Systema, trasportato nell'acu-
to per vn minore Semituono & Lemma, ne darà le corde tese secondo il modo Mixolydio; il
quale è ripieno di molto affetto di concento, & è assai atto alle Tragedie; del quale la sua Me-
dia è elami, & la spezie dei suo Diapason quella che si troua tra h mi & h mi. I nomi de tre Plagij modi.
perche siano
così detti.

Tuoni che ha sotto il Dorio sono questo; Hypolydio, Hypofrygio, & Hypodotio; i quali fu-
rono detti Plagij, per esser proprij di quelli che temono & che pregano supplicheuolmente; &
si creono & formano in questa maniera. Ingrauendo il Systema del Tuono Lydio per vna Dia-
tessaron, ò per vn Semituono di quello del Dorio, si hauerà il modo Hypolydio; ritrouato in-
sieme con la legge Orthia (dalla quale deriuò il Trocheo datore del segno) da Polimnasto Colo Polimnasto.
inuētore dell'
harmonia $y-
polydia.

fonio; il quale nelle sue Cātilene ricercò piu corde di alcuno altro Musico de suoi tēpi; la spezie
del cui Diapason è tra F faut & f faut & la sua Media è h mi. Se di nuouo s'ingrauirà il Syste-
ma del modo Frygio pervna Diatessaron, ò vogliamo dire per vn Tuono sotto quello dell'Hy-
polydio (che tanto importa quanto all'effetto) si hauerà il modo Hypofrygio detto da Platone L'inuentione
della harmo-
nia Hypofri-
gia, incogni-
ta all'Autore

Hyastio rimesso; l'autore del quale per diligenza vsata, non ho mai saputo per ancora trouare.
È la sua Diapason contenuta tra la corda di G solreut & g solreut, & la sua Media è c solfa-
ut. Se vltimamente noi trasporteremo il Systema del Tuono Dorio nel graue per vna Diatessa-
ron, ò per vn Tuono sotto l'Hypofrygio, haueremo il modo Hypodorio piu di ciascun'altro
graue; l'inuentione del quale è attribuita à Filosseno; il qual Tuono fu l'vltimo à venire in vso:Filosseno in-
uentore dwella
harmonia $y
podoria vlti-
ma ritrouata.

la cui Diapason è contenuta tra alamire & Aalamire, & la sua Media cosneguentemente à es-
sere d lasolre: e tanti furono realmente in numero & in misura i Tuoni & modi degli antichi
Musici Greci secondo il parere di Tolomeo; i quali fra tutti à sette che piu non erano per non
vi essere altre nuoue spezie di Diapason da occupare, ricercauano ventuna voce; & il replica-
re l'istesse verso il graue, ò verso l'acuto, come per essempio quella dell'Hypermixolydio con-
futato da Tolomeo, veniuano fuore del naturale & comune Systema; oltre che nella Dimo-
stratione di Boetio sia occorso l'istesso al Tuono Mixolydio ancora, per essere stato diuerso daNel capo 9.
10.11. del so-
condo.

Tolomeo nel considerare le corde del Diapason di essi Tuoni; la qual cosa è degna di non poca
consideratione.
page 64

Dimostratione de'sette Tuoni, seondo la mente di Tolomeo.

  • Systema massimo & per-
    fetto del Modo Hypodo-
    rio, ritrouato da Filoxwno.
    • Dd
    • e
    • h
    • a
    • g
    • f
    • e
    • dMedia.
    • c
    • h
    • A
    • G
    • F
    • E
    • D
  • Systema nassuni &per-
    fetto del Modo Hypofry-
    gio, incognita all'Autore
    la sua origine.
    • Ce
    • h
    • a
    • g
    • f
    • e
    • d
    • e
    • CMedia.
    • h
    • A
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
  • Systema massimo & per-
    fetto del Modo Hypolydio,
    ritrouato da Palymnasto.
    • hh
    • a
    • g
    • f
    • e
    • d
    • c
    • hMedia.
    • A
    • G
    • F
    • E
    • D
    • C
    • h
  • Systema massimo & per-
    fetto del Modo Dorio, ri-
    trouato da T alamira.
    • Aa
    • h
    • f
    • e
    • d Media del Myxoly
    • c Media del Lydio.
    • h
    • Media del Frygio.
    • a Media del Dorio.
    • G Media dell'Hypoly.
    • F Media dell'Hypofry.
    • E Media dell'Hypod.
    • D
    • C
    • h
    • A
    • Gg
    • f
    • e
    • d
    • c
    • h
    • a
    • g Media.
    • F
    • E
    • D
    • C
    • h
    • A
    • G
    Systema massimo & per-
    fetto del Modo Frygio, ri-
    trouato da Marsia.
    • Ff
    • e
    • d
    • c
    • h
    • a
    • g
    • f Media
    • E
    • D
    • C
    • h
    • A
    • G
    • F
    Systema massimo & per-
    fetto del Modo Lydio, ri-
    trouato da Anfione.
    • Ee
    • d
    • c
    • h
    • a
    • g
    • f
    • e Media.
    • D
    • C
    • h
    • A
    • G
    • F
    • E
    Systema massimo & per-
    fetto del Modo Myxoly-
    dio, ritrouato da Saffo.
page 65 Ricercauano adunque secondo Tolomeo gli estremi delle loro Constitutioni tanto congiunte
quanto disgiunte in ciascun genere d'harmonia, non piu di ventuna voce come ho detto, &
ventisette erano le differenze loro: di maneira che il Myxolydio piu di ciascuno altro acuto,Zarlino vuo-
le secōdo To
lomeo che i
Tuoni fusse-
ro 8. la qual
cosa non dis-
se mai Tolo-
meo, anzi re-
pudio l'otta-
uo modo al
capo 3. del 4.
delle sue in-
stitutioni.

veniua ò cantare vn Semituono sopra il Lydio; & questo vn Tuono sopra il Frygio, e'l Dorio can
taua sotto il Frygio vn Tuono & vna quarta sopra l'Hypodorio; & sotto quello vn Semituono
& vna quarta del Lydio vi era l'Hypolydio; & discendendo vn Tuono sotto questo & vna quar-
ta sotto il Frygio, vi era l'Hypofrygio; & vltimamente il Systema dell'Hypodorio si haueua
dall'ingrauire per vna quarta quello del Dorio, ò veramente vn Tuono quello dell'Hypofry-
gio. & questo secondo Tolomeo Principe de Matematici, erano iveri & legittimi interualli ,per
i quali i Tuoni degli antichi Musici Greci erano piu graui & piu acuti gli vni che gli altri, &
le corde nelle quali erano cantati; si che la Discrittione è questa. la quale à ciò se ne resti capa-
ce, ho ridotta in quel piu facile modo che io mi sono saputo imaginare. È principalmente
da considerare in essa, che si come la Media & la spezie del Diapason di ciascun Systema e di-
uersa, così parimente diuerso è tutto l'ordine della scala circa i gradi del salire & del discende-
re dal principio al fine per Tuoni & Semituoni; & quel prouerbio vosì $to da loro vsato, cheNel capo 1$.
del secondo,
Aristosseno
nel secondo.

diceua. Noi passeremo dall'harmonia Dorica alla Frygia; cioè dalle cose graui alle ridicole;
non solo deriuò dalla natura opposita dell'harmonie e Tuoni, ma dal contrario modo di sali-
re & discendere, circa i gradi de Tuoni & Semituoni, di questo & di quello. imperoche per Prouerbio
degli antichi
Greci Musici.

quelli istessi gradi che discendeua il Dorio, ascendeua il Frygio; come negli essempi loro si può
sensatamente vedere: le constitutioni de quali, furono da gli antichi Greci nominate per diuer-
si rispetti, con questi tre nomi differenti disuono & di senso; cioè, Tuoni, Tropi, & Iti. Iti per Tuoni, detti
diuersamen-
te & perche.

cioche dimsotrauano il costume; Tropi, perche nel passare dall'vno all'altro si rouolgeua il Sy-
stema; e Tuoni, rispetto all'acutezza & graiuità. Dimostrauano il costume, imperoche alcuni
di essi con l'essempio spezialmente di quelli che gli recitauano, induceuano negli vditori penPerche detti
Iti.

sieri graui & seueri; & altri molli & effeminati, e tali diueniuano nell'ascoltargli. Si riuolge-
a il Systema, tutte le volte che si passaua dall'vno all'altro; come per essempio nel passare dalPerche detti
Tropi.

Dorio al Frygio. imperoche quelli istessi interualli che vsaua questo nel procedere dal graue
all'acuto, quello come si è detto, se ne seruiua camonando verso il graue dall'acuto partendosi.
Erano ancora differenti d'acutezza & grauità, auuenga che il Frygio era piu del Dorio acutoPerche detti
Tuoni.

vn Tuono; & per vn simile interuallo si trouaua sotto il Lydio pur hora nominati; erano di-
stanti l'vno dagli altri per vn Tuono; e tal nome si acquistarono auanti che si venisse in cogni-
tione degli altri quattro: ancora che non sarebbe stato inconueniente hauergli nominati Tuo-
ni & non Semituoni, dopo l'essere tutti à sette in vso; poiche tra gli interualli per i quali proce-
deuano i Systemi loro dal graue all'acuto ò per il contrario, conteneuano vn minore Epthacor-
do della maniera che qui si vede notato. nel qua-
le si annouera solo due volte il Semituono, & quat Ordine de
modi.

tro il Tuono; oltre all'esser piu naturale & piu vi
cino alla perfettione del cōsonante interuallo que
sto, che quello.
STR. Io ho sempre inteso dagli huomini scientiati & dotti, che l'intendere bene come stesse
ro, & come fussero cantati dagli antichi Musici i Tuoni loro, & quanti fussero in numero, sen-
za gli altri molti accidenti che intorno à essi considerarono, è vna delle piu malageuol cose à sa-
persi & bene intendersi, che alcun'altra attenente alla musica di quei tempi: il che per esperienza
hora prouo & vedo essere così. prche con tutta la vostra diligenza, non ne resto da quello che
sin quì ne hauete detto & con l'essempio mostratomi, interamente capace & sadisfatto; però non
vi sia graue il rispondermi à quanto vi domanderò intorno à essi, acciò ne resti pienamente ap-
pagato; scusando ancora l'importune & forse impertinenti mie richieste.
BAR. Dite pur liberamente, che io non sono per mancare eccetto in quella parte doue non
arriuerà il mio sapere.
STR. Intendo principalmente che l'istesso Tolomeo dice, essere la Media particolare di cia-
scun Tuono, quella che io sono hora per dirui, applicando le sue parole alla moderna prat-
tica, cioè. che la Media del Myxolydio e d lasolre, quella del Lydio c solfaut, del Frygio h mi,
del Dorio alamire, dell'Hypolydio G solreut, dell'Hypofrygio F faut, & vltimamente dell'
Hypodorio Elami.
BAR. Voi dite molto bene, & hauete mille ragioni; & l'istesse trouerete essere nella mia di-
scrittione se meglio la considererete.
STR. Non le so rinuenire senza il vostro aiuto.
BAR. Eccoloui. Quando Tolomeo discriue l'ordine delle Medie de Tuoni nella manieraNel capo vu-
dici del a.

che recitate le hauete, le consdiera sette nel naturale & oprdinario Systema. nell'ordine poi
per il quale ve le ho dichiarate io, venga à considerare ciascuna di esse, nella particolar loro con
page 66 stitutione: le quali nel mio essempio trouerete non hauere tra sè contraditione alcuna impero-
che considerando quella linea che nel Mixolydio ci rappresenta la sua Media che è elami, tro-
uerete, che ella batte à corda in d solre del Systema ordinario, & naturale del modo Dorio; &
così fanno tutte le Medie degli altri Systemi comparate à questo.
STR. L'intendo hora benissimo; ma vuole in otlre Tolomeo, che i Systemi siano lontani
continouando l'vno dopo l'altro per l'ordne che me li hauete dimostrati, per Ditoni & Semi-
ditoni, & voi hauete in vece loro fatto mentione di Tuoni & Semituoni; ne sò come possa stare
tal differenza tra di voi.
BAR. Ho fatto mentione di quelli interualli minori ,come piu necessarij all'intelligenza
che di essi Tuoni cerco darui; & se vi fusse voluto affaticare vn poco l'intelletto, hauereste mol-
Ditoni & Se-
miditoni, co-
me considera
ti ne Tuoni.
to bene nella mia dimostratione trouati i Ditoni & i Semiditoni ancora tra questo Tuono &
quello; nell'hauer solo considerata & paragonata ciascuna corda particolare dell'vno col quel
la dell'altro Systema: come per essempio, la h mi del Dorio con quella del Frygio, ò questa
con quella del Lydio; ma il tutto insieme di questo paragonato con il tutto di quello, ò voglia-
mi qual si voglia parte di essi, tra quelli che sono congionti intendendo: ne da altronde auuiene il ve
dere nell'essempio datoui di essi tal diuersità, che dall'hauere la Prossambanomene, la Media &
l'estrema nete, & così tutte le altre corde di ciascuno, diuerso carattere; la qual cosa in quella
di Boethio non occorse, per essere segnate le corde con l'istesse cifre, & caminare per l'istess'or-
Altre consi-
derationi del-
l'Autore ne i
Tuoni di To
lomeo.
dine di gradi in questa che in quella scala per così dirla Non voglio tacere quest'altra osserua-
tione, che si può considerare nelal Dimostratione de Tuoni distribuiti secondo l'ordine di Tolo
meo; la quale è, che quelli piu del Dorio acuti, si rappresentano alla vista distanti gli vni dagli
altri per gli istsessi gradi che caminano le note dellaua constitutione partendosi dalla Nete
yperboleon per ascedere in vn terzo h mi: la qual cosa non occor-
re alla Dimostratione che ne fa Boethio; si per la differenza de gra-
di, come per la quantità di essi Tuoni. la onde con mirabile
ordine quelli di Tolomeo, permcongiugnersi insieme il
principio con il fine, si vedono andare à guisa
delle sfere celesti in vn perpetuo giro
caminando, come chiaramen
Tropos voce
greca mal di-
chiarata in
quel proposi-
to dal Zarli-
no, nel fine
del capo pri-
mo della 4.
parte dell'in
stitutioni.
te dimostra la presen-
te Ruota:
nella quale si annouera vgualmente ciascuna corda tre volte.
per lo che con ragione grandissima furono detti con
l'istesso nome di quelli due circoli, che nel-
la Sfera del Mondo son termini al piu
lungo & al piu breue giorno
dell'anno.
page 67
[Figure]
page 68
STR. Questa in vero è stata vna sottilissima consideratione; ma ditemi appresso vn'altra co-
sa. Nel considerare la Media di ciascun Tuono nel naturale Systema pur secondo la Distribui-
tione di Tolomeo; trouo particolarmente che quella del modo Frygio, e sotto quella del Lydio
per vn Semituono; & che soprà questa vn Tuono vi è quella del Myxolydio; & voi mi suoi pa-
rere che al contrario me le habbiate descritte. cioè che sotto il Myxolydio vn Semituono vi fus-
se il Lydio, & che vn Tuono sotto questo si trouasse il Frygio.
Zarlino al ca
po 8. della
quarta parte
delle sue insti
tutioni.
BAR. Così è veramente, & questa è vna delle cose che ha dato da pensare & da dire à molti
de nostri tempi, sopra la quale sono stati scritti piu volumi; ne è stata con tutto ciò da loro capi-
ta come al suo luogo intenderete; però auuertite. Bisogna hauere à memoria quello che di so-
pra vi dissi significasse Tropo, & affaticare vn poco il bell'ingegno vostro, che il tutto, con l'aiu-
to di quest'altra consideratione, benissimo intenderete. è d'auuertire adunque, che la spezie del
Diapason del modo Dorio, è quella di Elami; del Frygio. D solre; del Lydio C faut; & del
Myxolydio, h mi; che per gli interualli quali dissi, sono naturalmente l'vna dall'altra distanti:
Le spezie del
Diapason de
Tuoni, van-
no trasporta
tehora nel
graue & ho-
ra nell'acuto.
ma per applicarle poi à Tuoni à quali seruono, vanno da quella del Dorio in poi, trasportati
nell'acuto, qual per vna settima, qual per vna quinta, & qual per vn Ditono: doue per l'oppo-
sito, la spezie del Diapason dell'Hypolydio, dell'Hypofrygio, & del Hypodorio, vanno tra-
sportate per gli istessi interualli nel graue; si come scorger nell'essempio si è possuto. ne altra è sta
ta la cagione di questo, che l'essere quelle spezie sotto la corda graue del Diapason del tuONO
Dorio, & sopra queste; considerate però nel naturale Systema; oltre all'hauere voluto (& meri-
tamente) che la prima spezie del Diapason serua come prima al Uono piu acuto, & l'vltima al
Auuertimen-
to.
piu graue come vltima à trouarsi tra l'rdine & il modo del numerare le corde loro. Voglio ap
presso ridurui à memoria, che l'hauere à dimostrare vna cosa che in sè è difficilissima, con mez-
zo a suoi conuenienti & proprij non solo differentissimi ma in tutto contrarij, è il piu delle vol
te non solo male ageuole à ben farsi con tutti le appartenenti circunstanze che conuerrebbono,
ma diffiicile per non dire impossibile: però non è punto da marauigliarsi, se l'essempio de modi
da me per vostra intelligenza formato, non ha in sè quella chiarezza squesita si che s'intenda cia-
scun minimo accidente con quella facilità maggiore che si potrebbe desiderare. Haueuano gli
Nomi delle
note musiche
si potrebbo-
no grandemēte migliorare
antichi Musici Greci per dinotare ciascuna loro particolar corda, vn particolare carattere che
significaua il proprio furono di quella; senz'ahauer bisgono alcuno di linee ne di spatij, ò di chia
ui come questi de nostri $mpi: le qual cose tutte, sono di sommo impedimento: & si potrebbo-
no con vtilità grandissima degli studiosi della moderna musica prattica, rimuouere & grande-
mente migliorare; il modo di che fare facilmente dirouui prima che o dia fine al nostro ra-
gionamento.
Consonanze
maggiori Su
perparticola-
ri, son la quī-
ta & la quar-
ta.
STR. Questa sarebbe veramente cosa desiderata & abbracciata da ciascuno giuditioso prat-
tico, ne la douerresti in modo aocuno tacere; ma tornando al fatto de Tuoni, ditemi in qual ma
niera gli formasse Tolomeo per le due consonanze maggiori Superparticolari?
BA. Traeua Tolomeo dal modo Dodio, col mezzo del Diatessaron il Tuono piu acuto &
il piu graue, che sono come sapete il Myxolydio & l'Hypodorio, con l'ascendere & discendere
Come formas
se Tolomeo
i Tuoni col
mezzo de 2.
maggiori in-
terualli Su-
perparticola-
ri.
per vn si fatto interuallo da esso Dorio. di poi, ascendendo sopra il piu graue vna quinta, crea-
ua il Frygio, & discendendo sott'à esso Frygio per vn Diatessaron, formaua l'Hypofrygio: sopra
il quale ascendendo per vna Diapente formaua il Lydio, & discendendogli sotto per vna quar-
ta formaua l'Hypolydio; & così veniuano formati tutti i sette modi con il mezzo de duoi mag-
giori interualli Superparticolari.
STR. Come salueremo noi quel Tritono che si troua tra la Media dell'Hypofrygio & quel-
la del Frygio, che insieme con Tolomeo dite hauere à essere accordata per Quarta? secondo pe-
rò che ella si msotras nel Systema ordinario & naturale.
BAR. Non disse mai Tolomeo ne io, parlando però secondo i suoi principij e termini, che
la Media del Frygio dell'Hypofrygio fussero accordate per quarta; ma si bene posso hauer detto
che elle consonassero per vn si fatti interuallo.
Zarlino al ca
po 15. del 2.
STR. Non è l'istesso il consonante che l'accordare?
BAR. Signor no appresso Tolomeo; imperoche consonante dice essere quell'interuallo, che
Cōsonare &
accordare nō
esser l'istesso.
nel peruenire all'vdito lo ferisce senz'offesa; e tali sono appresso di lui le Diatessaron, dette per
ciò significare. Synfone. quelle poi che nel peruenire all'vdito lo feriscono non solo senz'offe-
Synfone con
sonane qua-
li siano.
sa, ma con dolcezza, disse che l'accordauano; & queste sono le Diapente, dette per ciò significa-
re Patafone. le latre erano quelle poi, che non solo nel farsi vdire seriuano il senso senza offesa, &
xon dolcezza, ma era tale che non desideaua più oltre, e tali sono le Diapason; le quali per ciò
Quali se Pa-
rasone Zarli-
no al capo 31
del 2, dicembre che quelli in
terualli, che
non sono con
sonanti sono
necessariamē
te dissonanti.
& quali le ho
mofone & le
Antifone un
oiu luoghi, ne
Problemi del
l'harmonia,
significare le dissero Homofene ò volete Antifone: la quale distintione fa ancora Aristotile.
STR. Questa mi è stata inaspettatamente vna nuoua cara & sottile distintione; ma ditemi in
questo proposito vn'altra cosa. È egli la medesima precedenza tra le dissonanze nel dissonare,
che è tra le consonanze nel consonare piu & meno?
BAR. Non ne dubitate punto; & che cio sia vero, eccouene di ciascuna vn sensibile & acco
modato essempio; il quale sanamente considerato ,trouerete essere assai meno dissonante la second
page 69 da maggiore, & la Settima minore resoluta quella dalla minor Terza & dalla maggior Sesta que
sta, che non sono le altre altramente resolute; & con meno asprezza trouerete esser ferito l'vdi-
to dal Tritono & dalla Semidiapente resolute dalla minor Sesta & dalla maggior Terza, che
non fu dalle prime nominate; forse per la piaceuolezza del congiunto & contraio mouimento
del maggior Semituono che fanno le parti nell'istesso tempo, doue in quelli primi lo faceua vna
sola in quel mentre che l'altra procedeua per Tuono; & quando ciò accade all'acuta nell'allon-
tanarsi, ha sempre gratia maggiore che non ha quando occorre alla graue; & il contrario auuie
ne quando elle si auuicinano; forse per il moto che in questa diuiene languido & incitato in
quella; ò per essere nell'allontanarsi col moto contrario, piu naturali delle parti acute i piccioliConsideratio
ni dell'Auto-
re intorno gli
interualli $
fici

interualli che delle graui, & per l'opposito all'auuicinarsi: ma può ancora nascere nell'huomo
tale openione, dall'hauere assuefatto l'vdito sì fattamente. può ancora auuenire, che sendo in
quel luogo resoluta dalla Sesta l'vna & l'altra Settima, & dalla Terza l'vna & l'altra Seconda, sia
māco strepitosa la maggiore di queste & la minore di quelle, come piu vicine alla salute di esse;
& per l'istesse cagioni potrebbe la maggior Sesta dura parerci piu della minore, nel p ffare che si
fa da quella all'Ottaua, & da questa alla quinta come le piu volte accade. ddicoui ancora, che vole
do dal Tritono venire alla Diapente, sarebbe manco male il far discendere la parte graue stando
ferma l'acuta, che se per l'opposito ascendēdo questa stesse ferma quella: ne da altro ciò auuiene,
che dall'hauere il Tritono con la quinta che cagiona in quel luogo la parte graue, vn non so che
di cōuenienza; forse per la languidezza del moto & della mollitie dell'interuallo tra quelle cor-
de: imperoche il Semituono si rappresenta sempre all'vdito aggiore ascendendo, che discen-
dendo. i quali accidenti di sopra narrati & per l'istessa cagione fanno che dal Tritono sia il sen-
so meno offeso, che dalla Semidiapente; forse ancora per trouarsi in mezzo delle due minori
consonanze dette hoggi perfette, ò veramente dal potere diuenire quello vna Diapente, & vna
Diatessaron questa senza alterare alcuna corda; come dall'essempio che segue si può chiaramen-
te vedere & vdire. Settima minore disso
nante.
Settima maggiore mag
giormente dissonante.
Seconda maggiore
dissonante.
Seconda minore mag
giormente dissonante. Tritono assai meno
dissonante.
Semidiapente meno
tollerabile.
Sesta maggiore
dura.
Sesta minore men dura,
anzi languida. La qual diuersità di concento da altro non nasce nelle consonanze, che dalla poca ò molta conPerche la cō-
sonanza piac
cia, & dispiac-
cia la dissonan
za all'vdito.

formità che hanno insieme gli estrem suoni loro; doue le dissonanze che per l'opposito gli han
no disformi & contrarij, feriscono aspramente l'vdito. imperoche nel cercar ciascuno degli e-
stremi suoni di esse conseruarsi in certo modo intero & non voler cedere all'altro, vengono aspra
mente à ferire il senso: ma piu molestamente dalla Settima che dalla Semidiapente è offeso, &
meno dal Tritono; forse per hauer questo l'istessa quantità di gradi della Quarta, & della Quin-
ta quella, ò per cadere l'vno nella maggior Terza & nella minor Sesta l'altro vi è piu imperfet-
ta: & si come la Quarta meno della Quinta consuona, così parimente le dissonanze contenute
dall'istessa quātità di corde nel genere Diatonico, piu dissuona quella che con la Quinta conuie-
ne, che non dissuona quella che con la Quarta ha conuenienza. ne è marauiglia ciò, auuenga che
gli humori ben proportionati, qual sia minimo accidente gli altera maggiormente che non fa
quelli che non si bene conuengano & vniscano; & questo si scorge come vi ho di sopra mostra-
to, nelle prime due dissonanze nominate; oltre ancora all'incostante distanza che tra di loro si
troua & le contigue consonanze loro che sono la Sesta & la Terza vsate comunemente per la re-
solutione di esse. & per piu oltre dirui, trouerete la minor Terza, che è tra queste corde & simili,
page 70 C faut A re. hauere del mesto nel discendere & del lieto nell'acendere; & di contraria natura tro
uerete esser quelle che tra queste & le si fatte sono collocate, Elami & G solreut: le quali tutte con
siderationi, piu in questa che in quella parte, dimsotrano le qualitadi & operano gli effetti loro
con efficacia maggiore.
STR. Cauo dal vostro discorso tra li altri importantissimi documenti questo; che il diesis
X posto nella parte acuta fa la Cantilena allegra, & il b molle nella graue mesta; ma quando
però le parti procedendo per contrario mouimento si allontanano, & ancora con l'auuicinarsi
la graue all'acuta con il separato & disgiunto: & il medesimo deue facilmente accadere nel pas-
sare per contraio mouimento dalla minor Sesta alla maggior Terza; & dalla minore di queste
alla maggiore di quelle: & contraria natura deuono hauere per l'opposito accomodate. i qua-
li accidenti debbono minormente essere dal senso compresi, quanto piu si accresce il numero
delle parti, & maggiormente palesargli la parte graue, che l'acuta, ò quella di mezzo.
BAR. Così è veramente.
STR. Potete hora tornare piacendoui à mostrarmi il modo di saluare quel Tritono che io
diceuo trouarsi tra la Media dell'Hypofrygio & quella del Frygio.
BAR. I moderni prattici Cotnrapuntisti, saluano come sapete quello delle loro compositio-
ni con la minor Sesta; & noi salueremo quello della nostra Dimostratione così. Bisogna consi-
derare ciascuna di esse Medie nel suo proprio Systema, & vi sarà vna Quarta à capello & non vn
Tritono.
ST. Anzi considerandole come hora dite, ci sarà vn'interuallo maggiore; poiche quel-
la del Tuono Hypofrygio è c solfaut, & quella del Frygio g solreut, piu di essa acuta vna
Quinta.
BAR.Voi vi sete scordato di nuouo del significato di Tropo, & non hauete per quello mi
accorgo inteso per ancora come stà la cosa piu importante del negotio: imperoche la Media del
Frygio che è C solfaut, se bene ha relatione con quella dell'Hypofrygio che è g solreut, di Quin-
ta considerata però nella maniera che dite; non si hanno per ciò da considerare così, ma per l'op
posito: cioè che la Media del Frygio, ha da essere piu acuta di quella dell'Hypofrygio, quanto
esso c solfaut è piu graue & non piu acuto di g solreut, coe pur hora vi disse Tolomeo nel tro
uare i siti de Tuoni col mezzo delle due maggiori consonanze Superparticolari; & così pari-
mente si ha da intendere degli altri ancora, volendo però che il conto torni nella maniera che
esso gli descriue.
STR. Mi hauete tratto d'vn grandissimo pensiero; ma dichiaratemi quest'altra difficlutà.
BAR. Dite.
STR. Come può accadere nel modo Lydio, che la corda di c solfaut (sia come ho inteso)
nell'istesso tempo, estrema, & Media del suo Diapason?
BAR. Dal considerarla come estrema nel suo proprio Systema, & come Media in quello del
Dorio. ma in vna stessa complessione, non può questo in modo alcuno auuenire.
STR. Qual fu la cagione poi, per la quale Tolomeo assegnò à Tuoni piu graui le spezie piu
acute del Diapason, & à piu acuti le graui?
BAR. Vi ho mostrato di sopra non essser punto vero quello che dite, ma si bene per il contra
rio; & per di nuouo auuertirui dico, che se Tolomeo hauesse per essempio al Tuono Hypodo-
rio assegnata la prima spezie del Diapason che è contenuta come hauete inteso tra h mi & h mi,
& le altre spezie alli altri Tuoni per ordine; tra i molti inconuenienti che in essi sarebbono nati,
era vno questo; che il Myxolydio veniua piu del Lydio acuto vn Tuono; & nondimeno di que-
Saffo inuen-
trice dell'har
monia Mista-
lydia.
sto fatto si legge, che Saffo Poetessa Illustre di esso Myxolydio inuentrice, non potendo (secondo
il parere di molti) come donna, cantare comodamente i suoi & gli altrui Poemi nel modo Ly-
dio, in acuti il Systema di esso per vn Semituono , & venne à creare vn nuouo modo il quale chia
mò Myxolydio; quasi che per vicinità che haueua con iol Lydio, fusse seco mescolato. al pare-
re de quali aggiugneremo come piu soda & ferma quest'altra consideratione; cioè, che Saffo sen
do però l'istessa, fu astretta à tale necessità, non dall'essere femmina; ma dalla cōformità che mag
giormente haueuano i concenti delle sue poesie con la proprietà & natura di quella si fatta har-
monia. imperoche sendo ella donna come ho detto, di picciola statura, poco bella di volto, &
ancora la professione per quello cene dicono gli scrittori non molto pudica; gli era per cio da-
to (come in alcuni fragmenti de suoi poemi si vede) occaisone di querelarsi & dolersi le piu vol
te d'Amore, mentre che ella arse delle bellezze del Giouane Faone. in oltre, che i popoli della
Frygia cantassero ordinariamente le loro arie vn Tuono piu acuto de Dorij, & vn Tuono piu
graue de Lydij, è cosa (per i molti rincontri d'autorità) chiara e trita. nulla di meno, à chi vo-
lesse andare distribuendo pe spezie del Diapason nella maniera che habbiamo vltimamente det-
to, ne dimostrerebbe l'essempio contrario effetto; perche dal modo Dorio al Frygio, non sareb-
be per quewst'ordine di procedere piu d'vn Semituono; & non dimeno la verità è come hauete
inteso, che i Frygij cantauano vn Tuono & non vn Semituono piu acuto de Dorij. à tale, che
volendo i modi lontani l'vno dall'altro per gli itnerualli & ordine, e tra le corde particolari &
page 71 le proprie spezie del Diapason, nella quali erano veramente cantati de gli antichi Musici, non
poteua Tolomeo, ò quelli che prima di lui gli oridnarono, accomodargli in altra maniera mi-
gliore della mostrata.
STR. Ho molto beneinteso; ma ditemi.di questa differenza de Tuoni graui & acuti, chi
ne fu autore? & perche piu à questi che à quelli popoli furono assegnati, ò così costumauano?
BAR. De tre principali, che sono il Dorio, il Frygio, & il Lydio; ne fu autrice la natura:
imperoche nel profferire naturalmente le parole, cantando e fauellando, ò fauelladno cantan-
do questa & quella natione, era tra il suono di esse circa l'acutezza & grauità, la differenza che
hauete inteso; ma non così appunto come gliela dette & institui poscia l'arte. la qual cosa vede
& ode chi ben considera tutto il giorno accadere à molte altre prouincie, e particolarmente del
l'Italia. imperoche con piu graue Tuono parlano & cantano generalmente i Lombardi, di quel Toscani par-
lano cō voce
meno acuta
de Ligurij, &
cō men graue
de Lombardi

lo che fanno i Toscani; & con piu acuta voce di questi parlano i popoli della Liguria, senz'an-
dare à trouare i Siciliani ò piu remote nationi, & scostarmi da confini della nostra prouincia me
no che io posso. Se questo poi auuenga da cibi, dalle acque, dall'aria, ò dal clima, lasceremo
noi disputarlo à naturali; basta che l'istesso che occorre hoggi nell'Italia, occorse & deue occor-
rere giornalmente nell'Asia tra i popoli della Lydia, della Frygia, & della Doride; & l'istesso suoNatura inuē-
trice del can
tare Diatoni
camente.

interuallo, non altramente che Iubal Cain auanti il Diluuio vniuersale; à quali è stato poscia
da vulgari attribuito l'inuentione di tal facultà.
STR. Quale autorità è che ci persuada, che i Frygij cantassero vn Tuono piu che vn'altro in
teruallo sotto i Lidij, & per vn si fatto spatio sopra i Dorij?
BAR. La Descrittione particolarmente che fa di essi Tuoni Aristosseno, ponendo per ispatio
di Semituono tra il Rorio & il Frygio, il Ionico; e tra l Frygio & il Lydio, l'Eolio; & ap-
presso quello che ne dice Tolomeo & Boethio, oltre à molti altri d'autorità che scrissero auanti
& dopo questi.
STR. Quanto al principio & fine della Cantilene degli antichi Musici, haueuano corda de-
terminata & particolare?
BAR. Signor no; perche perche la differenza che era tra l'vno & l'altro Tuono & modo loro, con-
sisteua principalmente nell'intensezza & lentezza delle corde delle constitutioni; & nella diuer-
sità per così dirgli, de tasti lunghi & breui, per diuerso ordine posti in ciascun Systema; & non
come quella de moderni prattici Contrapuntisti; la quale hanno tutta risposta nella corda finale.
ancora che alcuni per mostrarsi piu degli altri saputi & dotti, ci aggiungano la diuisione AritZarlino nel
capo 9. della
quarta parte
delle sue in-
stitutioni.

metica, & Armonica del Diapason; la qual diuisione, circa il fargli differenti d'harmonia, di
affetto, o di Tuono; ci ha meno parte che non hauete voi nel regno del Perù; & à detto loro han
no dodici Tuoni & modi diuersi, se bene del continouo cōpongano, suonano, & cantano d'vno
istesso incognito & peregrino; del quale senza punto accorgersene, si seruono indistintamenteHarmonica,
& Aritmetica
diduisione, nō
hauete alcuna
parte ne' Tuo
ni de moder-
ni.

nelle noze, & ne funerali.
STR. Donde crediamo che habbia hauuto origine, l'applicare questa si fatta consideratione
dell'Aritmetica & dell'harmonica diuisione à Tuoi de moderni prattici Contrapuntisti? & da
qual cosa crediamo siano stati indotti à credere, che tal differenza habbia facultà di variare que
sto da quello circa la diuersità del concento?
BAR. Queste veramente son due di quelle cose alle quali ho molte volte fra me stesso pensa-
to; & in vero non me ne sono mai saputo risoluere interamente.
STR. Mi sarà con tutto questo grato d'intenderne il parer vostro; per vedere se la cagione del
mio dubitare intorno à questo primo punto, è in alcuna cosa conforme à quello che voi ne sen-
tite. Imperoche io stimo he gli habbino tratto tal vanità, da quello che Boethio dice in pro-
posito de principij de Tuoni & dispositione delle note di ciascun modo & suono; il quale nel
principio del capo quartodecimo del quarto libro della sua musica così dice. Delle spezie adun
que delle consonanze, nascano quelli che son detti modi. ò forse hebbe origine tal cosa, dal
modo che tenne Tolomeo nel formare i Tuoni che si trouano tra gli estremi & quello di mez-
zo, con l'vso dfella Diapente & della Diatessaron.
BAR. Non mi dispiacciono queste vostre considerationi; ma per farui bene capace di tutto
quello che di tal cosa io creda, è primamente necessario ridursi bene à memoria, l'ordine per il
quale sono disposti gli otto Tuoni deli Ecclesiastici; i quali tra le corde delle diuerse spezie del
Diapason loro, così gli hanno instituiti.Discrettione
degli 8. Tuo-
ni degli Ec-
clesiastici.

1 2 3 4 5 6 7 8
Dorio. Hypofrygio. Hypolydio. Hyppomixolydio.
Hypodorio.
Mox$lydio.
Frygio. Lydio.
page 72
STR. Voi hauete molto notato in questa descrittione, Dorio, Frygio, & Lydio, & gli altri
nomi degli antichi modi; hanno forse questi con quelli alcuna conformità?
Zarlino al ca
po 8. del 4. li
bro delle in-
stitutioni.
BAR. Non ne dibutate punto e particolarmēte con quelli de Latini descrittici da Boethio,
anzi da lui, se ben contro il parere di alcuni sono per mio auuiso stati tratti come intenderete.
STR. Ditemi due altre cose. chi fu autore di questi si fatti Tuoni? & da che crediamo che
fussero indotti i compositori di essi, à chiamare questo piu terzo che primo; ò quell'aria, piu
tosto del secondo che del quarto Tuono? & per qual cagione non passorono oltre all'Otta-
uo Modo?
BAR. La piu antica memoria, che io habbia trouato de Tuoni Ecclesiastici, è nell'Intro-
duttorio di Guido Aretino; il quale fu in fiore nel Ponteficato di Giouanni ventesimo intorno
Chi fusse au-
tore de Tuo-
ni Ecclesiasti
ci.
à gli anni 1020; & se bene mi ricorda ne trattò poco auanti lui Oddo & altri, secondo però che
l'istesso Guido mostra in quel luogo, & che io ho veduto in alcuni antichissimi libri, i quali ho
appresso di me: & questo è quanto io sappi dirui intorno l'origine de Tuoni, circa poi il do-
mandare piu tosto primo che secondo, ò terzo che quarto, questo, & non quell'altro Tuono; il
tutto intenderete esser fatto, per quanto però può penetrare il mio piccolo intelletto per via di
conietture, non senza consideratione & giuditio: imperoche di queste si fatte cose, non è libro
appresso di mè, che ne parli.
STR. Chi fu poscia autore di considerare, & applicare la diuisione Harmonica & Aritme
tica à Tuoni ne canti figurati? & à far mentione & introdurre dodici Modi; non essendone pri-
ma in vso piu di otto?
BAR. Non mettiamo in campo vi prego tante liti alla volta; ma andiamo dicidendo capo
per capo; & per non confonderci, non venga la seconda fin tanto che non sia discisa la prima.
Del considerare la diuisione Harmonica & Aritmetica ne Tuoni de canti tanto piani quanto fi
Frāchino au-
tore dell'ap-
plicare l'Har
monica & l'A
ritmetica di-
uisione à Tuo
ni.nella sua
prattica nel
primo capo
settimo.
gurati, ne fu autore il Gafurio; & de quattro Tuoni aggiunti à gli otto primi mostrati, il Gla-
reano: nel qual luogo ne viene grandemente quello contro ogni douere da questo ripreso & la-
cerato di due cose di non poca importanza; le quali non voglio in modo alcuno tacerle, & cer-
care in oltre di torre tal macchia da dosso al Gafurio, cō quella breuità maggiore di parole, che
potrò. Si marauiglia primamente il Glareano, che hauendo il Gafurio hauuto cognitione del-
la diuisione Harmonica & Aritmetica del Diapason, & consideratola in oltre negli otto primi
Tuoni, non gli venisse l'istessa consideratione che venne dopo à lui degli altri quattro, & farne
sin'al numero di dodici; & quiui lo riprende grandemente d'ignoranza. l'ammonisce seconda-
Il Glareano;
aggiugne 4.
Tuoni à gli 8
primi. ripren
de Frāchino,
il quale è di-
feso dall'Au-
tore.
riamente, che non habbia inteso l'ordine de Tuoni d'Aristosseno; l'vna & l'altra calunnia delle
quali è ingiusta quanto altra che huomo imaginare si potesse. che il Gafurio primamente inten
desse per eccellenza l'ordine de Tuoni d'Aristosseno, si conosce apertamente dalla Dimostra-
tione che egli ne fa, & dalle parole con le quali la descriue; che sono l'istesse di quelle che vsa
Briennio, & Aristide Quintiliano, secondo che io dissi di sopra nel discriuere i Tuono secondo
la mēte d'Aristosseno tratte dagli scritti loro. che il Glareano (& alcun'altro piu di lui moderno)
per il contrario nō l'intendessero, ò forse come si dirà appresso nō la volessero per loro particola-
Il Glareano
non intēde la
cosa de Tuo-
ni d'Aristosse
no, capo.15.
libro secōdo.
re interesse intēdere, può cōprendersi manifestamente di quì. Vuoe il Glareano che il modo Ly-
dio, sia secondo Aristosseno, vn Semituono sotto il Mixolydio; & così parimente che l'Hypo-
frygio sia sotto l'Hypolydio per vn sia fatto interuallo: & Aristosseno per i lcontrario dice esser-
ui vn Tuono. dice ancora che il Lydio è sotto l'Eolio vna Terza & Aristosseno pon questo so-
pra quello vn Semituono. vuole in oltre il Glareano, che il Dorio sia sotto l'Hypoionico vna
Il Zarlino, al
l'ottauo d%ella
4. parte delle
sue institutio
ni.
Quarta, quando Aristosseno dice esserui vna Terza: ma diciamo questo per vltimo, che il Glarea
no dal Dorio e'l Frygio & i loro Plagij in poi, storce tutti gli altri dalla mente d'Aristosseno: è
tutto questo fa, per volere accordare quelli con questi d'hoggi; la qual cosa è tanto possibile co-
me fate vn'Ethiope boanco. Non potè mai capire il Glareano & qualchun'altro piu moderno
scrittore, in qual maniera potesse essere il Tuono Lydio piu del Frygio acuto per lo spatio d'vn
Altro errore
del Glarea-
no. libro se-
cōdo capo 9.
Tuono; auuenga che la spezie del Diapason di questo, era (secondo il Testo di Boethio, che essi
per autorità adducono, il quale hanno come ho detto cerco d'imitare? Elami, & di quello F fa
ut, che per vn Semituono sono distanti: & l'istessa difficultà hebbono ne Plagij loro. impero-
che la spezie del Diapason dell'Hypofrygio era h mi, & dell'Hypolodio C faut; la qual cosa
Il Glareano
nel lib. 1. ca-
pi 21. & 22.
Libro 2.capo
settimo.
ignorando, fece dir loro (prima che volere confessare non intendere come stesse la cosa) che il
Testo di Boethio, di Franchino, di Giorgio Valla & d'altri, era intorno a questo capo scorretto;
il qual pensiero no sò imaginarmi come potesse cadergli ne petti; auuenga che i sudetti inter-
preti, pongono di mēte d'Aristosseno tra il Fyrigo & il Lydio l'Eolio; e tra l'Hypofrygio & l'Hi
polydio l'Hypoeolio per lo spatio d'vn Semituono; tale che dal Frygio al Lydio, & da lor Pla-
Zarlino al ca
po 8. quarta
parte delle in
stitutioni.
gij, era necessariamente vn Tuono come piu volte si è detto; oltre che Tolomeo, pone tra essi i
medesimi interualli ceh fa Aristosseno & Boethio; se bene attribuisce loro varie spezie di Diapa-
son altramente considerate & con diuerse conditioni di quello che poi fece Boethio. Sarebbe-
gli però così gran cosa in questa moderna prattica, dopo che si fusse cātato Ancorche col partire
di Cipriano à quattro voci, cantare immediatamēte vn Tuono piu acuto, Donna ch'ornata sete,
page 73 dell'istesso? se bene il Basso di que-Prudenza di
Franchino.
sta comincia & finisce in F faut, &
in Elami quella, che è la distanza
d'vn Semituono? òueramente, do-
po che egli si fusse cantatno l'istesso
Ancor che col partire, cantargli ap
presso per vn Semituono piu gra-
ue, la giustitia immortale del me-
desimo autore pur à quattro voci;
quantunque ella finisca in D solre
distante per vn Tuono da Elami?
non per certo. ma venendo al secon
do capo dico; che à Franchino, cō
tutto che egli hauesse considerato i
quattr oAutētici degli otto primi
Tuoni diuisi harmonicamente, &
aritmeticamēte i quattro Plagij; &
che quella tale cōsideratione fusse
veramente atta senza piu, à farlo ve
nire in cognitione degli altri quat-
tro che aggiunse dipoi il Glareano;
non si gli deue per le ragioni ceh si
dirāno appresso, attribuire ad igno
ranza altramēte come quelli stimo
no per nō hauergli introdotti; ma
si bene à prudenza & à molto sape-
re. imperoche egli trouò che con i
sette primi Modi si era occupato
ciascuna delle sette spezie del Dia-
pason, & considera in oltre che la
piu acuta corda del settimo, insie-
me con la piu graue del secondo,
abbracciauano tutte a quindici le
corde del Massimo Systema; & che
con l'aggiugneruene altri sopra ò
sotto, si veniua vscendo de termini
naturali, àreplicare gli istessi, & nō
à produrre de nuoui; il cui rispetto
hebbe parimente Tolomeo; quan-
tunque il Zarlino nel capo settimo
della quarta parte delle instit. har-
moniche dica il contrario: oltre
al tenere proposito di tal cosa, co-
me che ella fusse cagione di fare va
riatione dal primo Tuono al secon
do, non per la diuersa diuisione del
la varia spezie di Diapason come
poi fece il Glareano; ma per ricer-
care questo nel graue piu di quello
per vna Diatessaron, & così venire
à fare l'harmonia piu languida & rimessa, & per ciò di natura diuersa da quella del primo.
STR. Non vi sia graue il dirmi da che mossi à considerare tal diuisione ne'Tuoni, & per-
che piu l'harmonia, che l'aritmetica diuisione del Diapason, & della Diapaente dilettinoCagione, che
induce Fran-
chino à consi
derar ne tuo-
ni l'armonica
& aritmetica
diuisione.
Perche piu
l'armonica,
che l'aritmeti
ca diuisione
diletti l'vito.

l'vdito?
BAR. Quanto all'harmonica & aritmetica diuisione del Diapason, non solo perche piu
quella, che questa diletti ho mai saputo trouare alcuna ragione, che valida sia da persuadermi
da quello che ciò nasca, se ben molte sene dicono di nullo rilieuo; ma manco perche ci piac-
cia l'Ottaua, & ci dispiaccia la Settima. ho bene considerato, che l'istesso che accade all'vdi-
to ne suoni, occorre parimente alla vista negli oggetti visibili; come per essempio. nel riguar-
dare la Piramide, piu ci diletta la vista quando la parte acuta di essa riguarda il cielo & l'ottusa
la terra, che per l'opposito: forse per la proporzione, & conuenienza che ha quel corpo so-
lido in quella sì fatta gorma & posatura con la vista nostra nel riguardarlo dal piano della sua
page 74 base: & l'istesso può nascere degli interualli musici circa il piacere & dispiacere piu & meno al
lvdito; come dall'essempio che segue potrete facilmente comprendere, & appresso perche
piu piena di spirito ci si rappresenti al senso l'vna & l'altra Terza, & così parimente la Quin-
ta sopra l'Ottaua che sotto ò dentro. è da considerare ancora, che la virtù di questo affetto,
non consiste semplicemente nell'esser situata la maggior parte dell'interuallo nella parte graue,
& la minore nell'acuta come alcuni credono, ma nell'essere insieme quella che tal luogo occu-
pa la piu vicina alla perfettione; anzi questa si fatta vi ha senz'alcun dubbio parte maggiore di
quella; come sensatamente conoscerete essaminando con la solita diligenza la minor decima di-
uisa da vna corda mezzana in vna Quinta nel graue, & in vna minor Sesta nell'acuto, & insieme
dal suo contrario, & cosi parimente nell'vdire la maggior Sesta separata da vna mezzana cor-
da in vna Quarta nel graue, & in vna Terza maggiore nell'acuto: quantunque si fatto accor-
do sia hoggi da alcuni vditi delicati piu tosto abborrito che altramente, & da moderni Ceteristi
abbracciato grandemente. & per piu oltre dirui, quelli Tuoni secondo la moderna prattica,
che non hanno la Quinta sotto la corda finale, & sopra la Quarta, come per essempio il quin-
to & sesto, ò per dire secondo l'vso de piu moderni (ancora che piu lontano dal vero) il setti-
mo & l'ottauo, il lor fine ha sempre del tronco, & dell'imperfetto, & l'udito non ne resta in-
teramente appagato come di quelli altri che vel'hanno: ma venendo à trattare dell'ordine de
Se la manie-
radel nume-
rare i Tuoni,
sia à caso, ò
ordinatamen
te fatta.
Tuoni, dico cosi. è chiara cosa che per distingere l'vno dall'altro, era necessario la diuersità de
nomi come si vede in quelli secondo l'uso de Greci, ò de numeri come gli Ecclesiastici; ma per-
che uesti piu quella che vn'altra progressione di note volessero chiamar del primo, & non del
terzo, ò d'altro Tuono, forse che tale fu la cagione. Dissero del primo Modo essere quella
Cantilena, che andaua modulando tra le corde della spezie del Diapason che gia seruì al modo
Dorio; non da altro indotti, che per essere stato tal Tuono appresso gli antichi Musici il prin-
cipale, & il piu honorabile: ne per altra causa chiamorono quella tale spezie di Diapason col
nome di prima.
Primo Tuo
no, perche
sia diuiso piu
harmonica-
mente, che a-
ritmeticamē-
te, & cosi gli
altri auten-
tici.
STR. Da che si mosse poscia Franchino, à considerare quella tale Modulatione del primo
Tuono, più tosto harmonicamente, che aritmeticamente diuisa?
BAR. Da questo La Media del Systema massimo & perfetto, separa nell'istesso modo Dorio
harmonicamente la sua spezie del Diapason, & aritmeticamente era diuisa quella secondo l'or-
dine di Tolomeo, ma in questo fatto andorono i moderni imitando come ho detto Boethio, nō
per questo dico io che Franchino, Boethio, ò Tolomeo; ne alcun altro piu di questi antico, pen-
sasse, ò cercasse mai di adattare a tuoni vna si fatta baia, perche la differente virtù loro in altro cō
sisteua come si è msotrato & maggiormente mostrerassi. Si mosse adunque Franchino alla cōside
ratione che hauete inteso, per l'addotta ragione, & appresso, la qualità dell'harmonia, & del cō-
ce%rto douendo essere si fattamēte cōsiderata, nō ricercaua d'altra maniera esser diuisa: dal qual cō-
partimento del Diapason, tolsero ancora occasione i moderni prattici, di chiamare la Diapente
maggior suo lato col nome di prima spezie, & il minore dissero essere la prima della Diatessa-
ron; nella qual cosa vennero a imitare più tosto i Greci che i Latini. la onde apertamēte si vede, ha
h duro, vsato
prima del b
molle.
uere i moderni cantato prima per h duro, che per b molle; perche ritrouandosi tale spezie del
Diapason cosi diuisa, tra D solre & d lasolre, & dicendo la pima spezie del Diatessaron re sol
come si è detto, quando nella scala di tal Diapason fusse stato il b fa in vece del h mi, il Diatessa-
ron di quel luogo hauerebbe detto mi la: oltre che in cambio della seconda spezie, si sarebbe hau
to il Tritono. furono adunque i Tuoni loro composti, & cātati prima per h duro che per b mol
le. trouasi secondo l'vso de moderni prattici, la prima spezie del Diapason tra D solre. & d la sol
re, & le altre vanno caminando per gradi congiunti verso l'acuto, per h quadro intendendo.
Zarlino nel
capo 10.&11.
della 4.parte
delle sue inst.
dal che sei può fare argumento quanto si siano ingannati quelli che hanno vltimamente mutato
senz'alcuna ragione, l'ordine de Tuoni & le spezie delle consonanze, disegnando con tal muta-
tione di maggiormente auuicinarsi all'ordine de Modi degli antichi; la qual cosa non so che ella
habbia apportato, ò possa apportare altro che contrario effetto, tanto nel sito quanto nella di-
stanza, come ancora nella qualità dell'harmonia.
STR. Non intesi di sopra come ne anco adesso intendo, per qual cagione non conue-
nisse alla qualità dell'harmonia, & del concento del modo Dorio, altra che quella si fatta
diuisione?
BAR. Perche hauendo gli Ecclesiastici constituito il primo Tuono loro dentro lamedesi-
Qual conue-
nienza hab-
biano i Tuo-
ni degli Ec-
clesiastici cō
quelli de Gre
ci.
ma spezie del Diapason che seruì al modo Dorio, & essendo quello come intenderete altra
volta, di natura stabile, & quieto, senza violenza, & atto à indurre negli animi degli vditori
pensieri graui & seueri, & costumi da forti; non ricercaua dico essere d'altra maniera sepa-
rata, per essere tale tra quelle cordela natura del suo concento; & maggiormente viene à ma-
nifestare tal sua qualità, quando che ella è applicata à parole ad essa conueniente; doue per
l'opposito l'aritmetica diuisione, l'hauerebbe fatta in molte cose conforme à quella del suo
Plagio; il che non conueniua per essere languida, flebile, e timorosa; come si può sensata-
page 75 mente vdire percotendo insieme tre corde in tal guisa disposte. le quali non solamente han-
no tal proprietà percosse tutte tre nell'istesso tempo: ma il semDiuisione
aritmetica d%el
secōdo Tuo-
no.

lice moto di ciascuno degli interualli separatamente nel partirsi
dalla Media per andare à trouare qual sia degli estremi; & così pa-
rimente aggiugnendole vn'altra parte nell'acuto, che proceda col
proprio & natural suo mouimento & alla graue conforme, si ma-
nifestano cantate insieme al senso tali. & che ciò sia vero, considerate prima qual natu-
ra habbia, come si è detto, l'harmonia dell'interuallo che si tro-
ua dalla media del Dorio partendosi per andare à trouare alcunoDiuisione
harmonica
del primo
Tuono.

degli estremi del suo Diapason; come nel discendere da alamire in
D solre, ouero ascendendo di essa alamire in d lasore in questa
si fatta maniera. il moto dfella qual parte, per esserela traue, & quel-
la che dà l'aria alla Cantilena, accompagnata da vn'altra nell'acuto che proceda con moui-
mento conforme al suo sito, come per essempio così; oue-
ramente in quest'altra maniera, vdirete cantata insieme con
l'altra, ouero nell'istesso tempo ciascuna di esse, qual con-
cento faranno.
STR. L'harmonia di ciascuna parte in sè stessa, & il concento che esce da ambedue, ò da tut
te e tre insieme in questa sì fatta maniera disposte è veramente tale quale l'hauete descritto; ma
consideriamo di gratia meglio ciascuno di questi accidenti nell'aritmetica separatione.
BAR. Lo faremo al suo luogo; seguitiamo pur di vederne ciascuno intorno la cosa de Modi.Consideratio
ne dell'Auto
re intorno a'
Tuonoi.

Diuisero adunque gli antichi Musici i Tuoni loro, in Plagij; & in Autentici; lasciando tra l'vno
& l'altro di questi, come in ciascuna delle Dimostrationi secondo l'vso di essi veduto hauete,
lo spatio d'vna Diatessaron. Hora così parimente gli Ecclesiastici, vollero che dal primo Tuo-
no detto Autentico al secondo detto Plagio, vi fusse la distanza d'vna Diatessaron; & così ven-
ne questo à occupare necessariamente il luogo del Diapason del Modo Hypodorio: intendendo
sempre secondo la mente di Boethio, & non d'altro antico scrittore. la cagione poi della diuer-
sa mediatione loro, non hebbe origine d'altroue, che dal volere che l'hatmonia quale da essi na-
sceua, fusse conforme più che si poteua alla natura de' Tuoni degli antichi da quali gli haueuano
tratti; & ancora come dicono alcuni, perche la corda finale del primo detto Autentico, & del
secondo detto Plagio, fusse ad ambedue comune; la qual regola come impertimente, non fu in-
teramente approuata dagli autori de canti Ecclesiastici: talmente che il pèrimo & secondo Tuo-
no, vennero compresi dentro le corde che abbracciano gli istessi lati della prima spezie del Dia-
pason; ma con questa differenza di essi, che hauendo l'Autentico il maggior suo lato nella par-
te graue, e'l minore nell'acuta; il Plagio per l'opposito trasportando la spezie del Diatessaron
del suo Autentico pervn'Ottaua nella parte opposta nell'acuta, la congiugne alla graue dell'istes-
sa Diapente senza muouerla di sito: & così viene il Plagio à ricercare in questa parte vna quarta
piu del suo Autentico, & questo per il contrario si distende piu di quello nell'acuto per vn simi-
le interuallo; la qual cosa cagiona che si varia la speziedel Diapason, poiche di Prima che era
nell'Autentico, diuiene Quinta nel Plagio, & che circa la mediatione siamo stati diuersamen-
te considerati da moderni prattici. la onde in quella prima semplicità de canti fermi, doue que-
ste conditioni erano tutte osseruate, nasceua tra essi varietà d'harmonia, & conseguentemente
d'affetto; nè da altro principalmente auueniua ciò, che dalla poca quantità di corde che essi
ricercauano, & dalla diuersità di esse & de mouimenti: & per farui constare tal verità, con-
siderate ciascuna minima parte di questa tale diuisione; quanto sia di natura diuersa da quella
prima;non solo nel suono, & moto d'vna sola parte, che tale è quello che alla graue conuiene,
volendo partendosi di Dsolre sua media andare à trouare alcuno
degli estremi el suo Diapason, ma accompagnata da vn'atra par-
te posta nell'acuto che proceda con mouimento alla graue confor-
me, come per essempio cosi, ò veramente in quest'altra maniera; &
ancora nell'vdire nell'istesso tempo l'estreme corde del semplice
Diapason insieme con la sua media, ò pure le tre parti insieme; le qual icome io ui dissi, trouere-
te hauere del mesto, & rimesso. La quale complessio-
ne, non è lontana da quella che al modo Hypodorio è
attribuita. ne è punto da marauigliarsi, che la diuersi-
tà del suono circa l'acutezza & grauità, insieme con
la differenza del moto, &dell'interuallo, partorisca
varietà d'harmonia, & d'affetto; auuenga che la Natura non produce per l'ordinario i
simili con cose contrarie, ne queste con mezzi della medesima qualità; ma si bene per
l'opposito. alla consideratione delle quali cose, quando fussi aggiunto la conuenienza
del Rithmo, & la conformità de'concetti, qual forza, & virtù crediamo che hauesse di-
poi quella tale melodia? Tanta certo, che ella sarebbe atta come già era di piegar gli animi
page 76 degli vditori in quella parte, che al perito Musico paicesse. ma perche alcune di queste co-
se non sono intese, ne considerate, non che osseruate da' prattici d'hoggi nelle Cantilene lo-
ro; quindi auuiene che l'harmonica, & l'aritmetica diuisione non ha come si è detto parte al-
Abuso de'mo
derni Contra
puntisti.
cuna in esse.
STR L'è veramente così; dal che si può fare argumento, quanto sia stato male inteso quel
precetto così famoso appresso de'Moderni Contrapuntisti, quando hanno detto che le parti
Zarlino al ca
po 35. della
3.parte delle
sue instit.
della Cantilena deueno procedere per motocontrario; vedendosi manidestamente per l'opposi-
to, che con maggiore efficacia son'atte ad esprimere l'istesso affetto col simile, che col diuerso;
& che l'allegrezza & la mestitia insieme con l'altre passioni, possono esser cagionate nell'vditore
non solo con il suono acuto & graue, & col veloce e tardo mouimento; ma con la diuersa qua-
lità degli interualli: anzi con l'istesso portato verso il graue, ò verso l'acuto. imperoche la Quin
ta nell'ascendere è mesta, come detto hauete, & nel discendere è lieta; & per il contrario la Quar
ta è tale nel salire, & d'altra qualità nel discendere; & l'istesso si vede accadere al Semituono,
& alli altri interualli.
Consideratio
ne dell'Auto
re intorno la
natura degli
interualli.
BAR. Anzi voglio piu oltre dirui in questo proposito, che la Diapente portata con la voce
verso il graue dall'acuto partendosi, ouero per il contrario, tra corde però differenti dalle pri-
me mostrate; che ella ha natura diuersa dalla prima già detta, & così parimente la Diatessaron,
& ciascuno altro interuallo. imperoche partendosi nel Systema disgiunto di G solreut con la
parte graue, & discendendo per vna Quinta, ò ascendendo per vna Quarta, trouerete hauere tal
mouimento dell'allegro, del concitato, & per così dire del virile & naturale; & così parimen-
te cantata insieme con aoltre parti meno di quella graue, che procedino con
mouimento ad essa conforme, come per essempio così. ne per altro credo
io, che ciò accaggia in questo modo di procedere, che per trouarsi tra le par
ti la Terza, & la Decima naturalmente maggiori, & minori in quello:
& l'hauerle à fare sì fatte col mezzo de'segni accidentali, diuengano, per
operare sempre i suoi effetti piu vigorosamente la Natura che l'arte, della
maniera che hauete inteso: & quando le parti che ha sopra la graue, piu si
facessero acute, maggiormente diuerrebbe il concento tale quale l'habbia-
mo descritto; intendendo sempre sana & discretamente: & che la parte gra-
ue sia veramente quella che da l'aria (nel cantare in consonanza) alla Can-
tilena; osseruate. in questo vltimo essempio, quel mouimento congiunto
di Tuono, che fa la parte del Contralto ascendendo, ha grandemente del
virile; & per il contrario cantato nel suo precedente il medesimo interual-
lo nell'istessa maniera, e tra l'istesse corde, quando bene egli si aggiugnesse
vna, ò piu parti nell'acuto, che facessero il medesimo vsitio, che fanno in
quest'vltimo; hauerebbe nulla dimeno del mesto & rimesso, come il suo pri
mo: & l'istesso auuerrebbe à quella sia fatta parte, quando ella si trasportasse vn'Ottaua nel-
l'acuto.
STR. L'è come voi dite indubitamente, & marauigliomi che queste cose non siano prima
di adesso state considerate, & messe in atto dal prattico Contrapuntista; ma prima che torniate
à seguire di narrarmi come andasse la distribuitione degli altri Modi, oltre à due già detti, vi pre
go à dirmi vn'altro particolare.
BAR. Dite qual sia.
ST. Chi ha piu parte nel dar l'aria alle Cantilene; la tardezza & velocità, ò l'acutezza, &
grauità del suono? & qual mezzo di questi due è piu efficace à manifestarle tali, quali so-
no all'vdito?
BAR. Concorrano ciascuna di esse all'operationi conuenienti loro, non altramente che si
facciano le linee, e colori nel palesare alla vista la bellezza & sozzezza del corpo: & si come in
far ciò le linee vi hanno sempre piu parte de'colori, così parimente in quella, il tardo & ve-
loce ve l'ha maggiore del graue & acuto suono. possano i lineamenti senza i colori, signifi-
care alla vista, la proporzione, & sproporzione del corpo; si come il veloce, e'l tardo mo-
to del suono in vna sola estensione, può all'vdito comunicare l'aria d'acluna Cantilena;
ma egli è così stretta parentela tra questi due accidenti, che non può interamente vno senza
l'altro manifestare la qualità dell'aria, come possano tra quelli altri due le linee senza i colori.
Vengo, tornando all'inuentione & vso de'Modi Ecclesiastici à dirui, che gli autori di essi
constituirono poscia il terzo nell'istessa spezie del Diapason, che serui all'harmonia Fry-
Altre conside
rationi dello
Autore intor
no a Modi.
gia; la qual Diapason fu considerata diuisa nell'istessa maniera di quella che serue al primo
Tuoni, per essere esso ancora degli autentici, &conforme per le cagioni dette di sopra à tal
diuisione, & ancora alla qualità della sua harmonia. il Quarto poi come collaterale del Ter-
zo, lo constituirono meritatamente in quella spezie del Diapason, che già seruì all'Hypo-
frygio; assegnando al Quinto la Diapason del Lydio; & per l'istessa cagione detta degli altri,
assegnarono al sesto Tuono la spezie dell'Ottaua, che seruiua all'Hypolydio.
page 77 Vollero in oltre constituire il Settimo tra le corde, che contengano la spezie del Diapason del
Modo Mixolydio, & all'Ottauo & vltimo gli assegnarono la spezie istessa, che assegnarono al pri
mo; per la qual corrispondenza fu chiamato ad imitatione degli altri Plagij con il nome di Hy
pomixolydio, & non Hypermixolydio, come hanno alcuni sognato: per importare Hypo,Frāchino nel
primo della
sua prattica
al settimo, &
all'vndecimo
capo.

sotto; & Hyper, sopra come sapete. Vsò bene il Glareano vna volta queste parole.Fu da To-
lomeo chiamato l'Hypermizolydio, per essere sopra il Mixolydio, & è il nostro Ottauo.
Trouasi in questa descrittione degli otto Tuoni, applicati però alla moderna prattica senza piu
oltre considerare; gli istessi inconuenienti circa le distanze d'acutezza & grauità, che di sopra
commemorai. imperoche gli autori di essi pare che non habbiano fatto stima alcuna oltre alli
altri luoghi, che l'interuallo che si trouaua tra il Modo Lydio, & il Mixolydio degli antichi, era
la distanza d'vn Semituono, & non d'vn Tuono, come si troua tra il Quinto, & il Settimo de
gli Ecclesiastici; per non hauere forse hauuto questi, virtù d'accordare insieme le spezie del Dia-
pason, & gli interualli che si trouano tra l'vno & l'altro Tuono di quelli, & così sono venuti
a lasciar da parte se bene di maggiore importanza, quello che meno hanno inteso, & che piu bi-
sognaua intendere.
STR. Qual differenza sarà adunque tra l'ottauo Modo degli Ecclesiastici & il primo? oc-
cupando l'vno & l'altro l'istessa spezie del Diapason & le medesime corde?
BAR. Qui stà tutta l'importanza del negotio: non altro certo che la corda finale & la diuer Che i modi
nō possono es
sere più di set
te.

sità della diuisione considerata harmonicamente in questo & aritmeticamente in quello. vede-
te hora voi nelle moderne Cantilene à piu voci composte & cantate nella maniera, che hoggi si
costuma, quello che ha da farui, circa la diuersità del concento, & dell'harmonia tra questo &
quell'altro Tuono, la corda finale, & la varietà della diuisione della spezie del Diapason.
STR. In vero che questi Modi loro si fattamente accomodati, mi fanno souuenire delleErmippo Pit-
tore Athenie
se.

pitture del singulare Ermippo Atheniese; il quale nel dipignere i maschi, & le femmine; ò fusse
per la inimicitia, che naturalmente haueua con le barbe, & con li habiti, ò per altro suo parti-
colare interesse; le faceua del continouo tanto simili, che non era possibile conoscere queste da
quelli se non al sesso: come se l'industriosa Natura non gli hauesse formati differenti in mille al-
tri & sensati accidenti. così parimente i Toni de'Moderni Contrapuntisti; è impossibile ve-
ramente nell'vdirgli cantare, conoscere l'acutezza, & grauità, il primo dal secondo, e'l
terzo dal quarto, & così gli altri da questi; ma si bene alla corda finale; se bene nel vedergli scrit
ti si mostrano molte volte piu acuti, ò piu graui questi di quelli.
BAR. Voglio dirui vn'altra cosa, che mi souuiene in questo proposito, che doue gli antichiAltro dubbio
de'moderni
prattici.

Musici nella variatione de Tuoni i loro mutauano non solo la spezie del Diapason, ma il Systema
tutto di graue in acuto, ò per il contrario d'acuto in graue; quelli de'tempi nostri dicono va-
riargli, cantando l'istessa spezie del Diapason nella medesima intensezza, & lentezza del Syste-
ma; & non solo i contigui, ma gli estremi; come per essempio, il primo & l'ottauo. dico anco-
ra, che ciascuno di essi Tuoni loro ha particolar virtù di muouere nell'vditore questo & quel-
lo diuerso affetto, come loro (se ben contro ogni douere) affermano; donde nasce che hauendo
à mettere insieme vn Sonetto, che tratti permodo di fauellare di cose meste; canteranno i suoi
quadernarij nel secondo Tuono, e'ternarij nel nono, ò altramente? in oltre, chi è quello così
priuo di giuditio, che non si accorga, che in qual si voglia loro Canzone non più che à quattro
voci composta, il Basso cantando per essempio tra le corde del Diapason che serue al primo Tuo
no, il Tenore canterà tra quelle del secondo; & il Contralto canterà l'Hypermixolydio in quel
mentre che il Basso canta l'Hypodorio, mediante il cantare sopra esso vn'Ottaua; & il Soprano
farà l'istesso col Tenore? & che tal confusa, & cōtraria mescolanza di note, nō può muouere alcu-
no affetto in chi ode, quando bene ciascuna parte da per sè hauesse, che non l'hà in modo alcuno
in questa moderna prattica di contrapunto, particolare proprietà d'indurre questa & quella af-
fettione nell'vditore, mediante il confondersi le parti l'vna l'altra, & come contrarie impedirsi
le naturali operationi? ma venghiamo noi al fatto nostro circa l'aggiunta de quattro vltimi Mo
di, & restinsi questi nell'openioni loro. nel considerare adunque il sopradetto Glareano, huoNel cōsidera
re il Glarea-
no aggiugne-
re i quattro
Tuoni à gli
otto primi.

mo veramente scientissimo & dio gran litteratura, che null'altra cosa faceua differente l'ottauo
Tuono degli Ecclesiastici dal primo, se non la corda finale, & l'imaginatione della differente di-
uisione Harmonica, & Aritmetica, applicata poi à questo nuouo modo di comporre & cantare
queste tante arie insieme, così disse stimolato dalla sete, che haueua d'inuentare tale inutile no-
uità; come quello che la reputava importantissima & necessaria; il che manifesta apertamente
il titolo de'libri della sua Musica, i quali così chiama. Dodecacordon. nella prima faccia de
quali si leggono queste inaudite marauiglie, doue à lungo poi dice hauere imitato Aristosseno;
& la conformità che hanno insieme di già l'habbiamo dimsotrata. Tale fu adunque dico quel-
lo, che dentro à sè andò discorrendo esso Glareano. Si come la spezie del Diapason, che serue
al primo Tuono, ha facultà di formare l'Ottauo con sola conideratione d'esser quella harmo-
nicamente, & aritmeticamente diuisa questa; per qual cagione non deuono fare variatione di
concento l'istesse separationi nelle altre spezie, che contengano gli altri Tuoni? alla quale ap-
page 78 parenza di ragione, ancora che debole fusse appoggiatosi; aggiunse à gli otto Modi mostrati,
quattro altri che fecero il numero di dodici; e tale fù l'ordine, che tenne per ciò fare. formò il
nono Modo dell'istessa spezie del Diapason che serue al secondo, ma trasportata per vn'Otta-
ua nell'acuto, & considerata diuersamente separata dalla sua media. formò il Decimo di quel-
la del Terzo, assegnandoli per corda finale (& insieme al suo autentico) alamire; l'vndecimo,
per non essere quella del Quarto della diuisione (che egli si conueniua capace) formò di quella
del Sesto: facendolo terminate insieme con il suo Plagio in c solfaut; il quale constituì nella spe-
zie del Diapason che serue al Settimo; osseruando in essi le medesime conditioni, che fece nel
trarre il Nono dal Secondo: lasciando da parte come si è detto, la diuisione harmonica del
Diapason che serue al Quarto Modo, per non esserne capace; si come non è capace quella del
Quinto dell'Aritmetica, secondo che in questo essempio si può sensatamente comprendere.
Descrittione
de'12.Tuoni,
tratti dalla
prima faccia
del Dodecar.
don del Gla-
reano, & dal
7.&del 28.
del secondo
libro.
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12
Dorio Hypodorio. Frygio. Hypofrygio. Lydio. Hypolydio
Mixolydio. Hypomixolydio. Eolio. Hypoeolio. Ionico. Hypoionico.
I quali impedimenti cagionarono che piu oltre à maggior numero di Tuoni non si passasse. dal
Altro abuso
de'moderni.
che si fa argumento, quanto male sia stata intesa la cosa de Tuoni degli antichi Musici da mo-
derni; poi che si fatte baie veramente, gli hanno dato occasione & impedite l'operationi loro;
senza punto accorgersi, ò considerare, che i Musici de canti Ecclesiastici, & appresso il dotto
Tuoni Eccle
siastici fracco
stano à quel-
li degli anti-
chi in alcune
cose.
Franchino, non vollero speculare, ne introdurre maggior numero di Tuoni, non per ognoran.
za, come alcuni stimano, ma per fuggire il mal'vso, & l'occasione d'essere numerati tra disprez
zatori de buoni & veri precetti: ritrouandosi di già hauere occupato qual sia delle quindici
corde del Massimo & perfetto Systrma,, & con i lor primi sette Modi hauere messo in opera cia-
scuna spezie del Diapason, & piu volte le altre consonanze dette hoggi perfette; hauendo ag-
giunto l'Ottauo piu tosto per l'imitatione di Boethio nel numero di essi, che per veramente co-
Gli Ecclesia-
stici constitui
scono 8 Tuo
ni ad imitatio
ne di Boethio.
noscerlo atto ad introdurre alcuno nuouo & necessario affetto; le qual cose conosciute molto
bene da Franchino, l'hauerebbe piu tosto per ciò confutato, che formatone senz'alcun propo-
sito de nuoui: ma trouatolo di già abbracciato dall'vniuersale, l'ammesse lui ancora perman-
co male; oltre che à quella sorte di Canzoni d'vn solo, cantate secondo il suono delle corde tra
le quali si trouano scritte, come si costumaua nel principio che elle furono introdotte, senza
punto alterarle, non disconueniua come in quelle d'hoggi à piu voci disconuiene; perche vera-
mente tra le corde de'canti loro, è differenza d'harmonia, & melodia, & vie piu quando ci si
Canto figura
to, perche sia
così detto.
applica parole ad essi conformi: ma nel cantare secondo questa nuoua prattica di canto figura-
to (così detto dalla diuersità delle figure cantabili) tante are insieme, sono troppo due Tuoni
non che otto, ò maggior numero. perche qual si voglia Cantilena messa in atto, ricerca sem-
Tuoni de mo
derni non es-
ser piu d'vno.
pre l'istessa quantita & qualità di corde circa l'acuto & graue, procedendo in ciascuna qual sia
delle parti col medesimo rithmo, quanto al veloce e tardo mouimento; per vsare in esse il Con-
trapuntista, note di qual si voglia valore, & ciascuno interuallo à suo beneplacito inconsidera-
tamente, & senza pensare al concetto delle parole cosa del mondo: ne quali accidenti si troue-
rà al suo luogo consistere principalmente la diuersità & virtù dell'harmonie & melodie. di ma-
niera che i Tuoni & le Cantilene d'hoggi vengano à essere necessariamente d'vn'istessa qualità,
quantità, & forma; & d'vn medesimo colore per così dirle, sapore, & odore vna che l'altra:
in proposito delle quali mi parrebbe, che l'essempoio di Filosseno Musico nobilissimo, fusse effi-
cace argumento da persuaderne quanto disformi siano i Tuoni de moderni da quelli degli an-
Arist.nell'8
della Politi-
ca.
tichi, & confermarne maggiormente in tal verità. il qual Filosseno, hauendo cominciato vna
volta tra le altre il Dithyrambo nel Tuon Dorio, fu forzato dalla materia del soggetto à darle
fine nel Frygio ad essa conueniente.
STR. Da che nacque questo di gratia?
BAR. Si può a'tempi nostri, per quanto io credo, mal sadisfare in modo che sen'hab-
bia contezza, per non ci essere di queste cose restata memoria alcuna; ma se vi volete conten-
Dithyrambo
appresso i Gre
ci quello ins
se & da chi $i
trouato.
tare di saperne quant'io ne stimi & creda, mi contento diruelo. Il Dithyrambo appresso i Poe-
ti antichi Greci, era vna forma di Canzone in lode di Bacco, di che fu autore Arione, l'aria
della quale, imitandosi in essa concetti, & costumi di Baccanti riscaldati, auuinazzati, al-
legri & altri tali; & cantandosi da vn coro, che rappresentaua i così fatti, si costumauano per
ciò tutte i fare (per quanti'io mi stimo) in Tuono incitato. ma perche gli artefici grandi
vogliano qualche volta fare esperienza dell'arte, & così si mettono a far proua di forzare i con-
fini de principij loro; Filosseno essendo vno di quelli, volleesperimentare vna cosa nuoua; la
quale non gli riuscendo capace del suo concetto, vinto dalla natura di essa se ne passò al natu-
page 79 rale di quello: & così hauendo cominciato il Dithyrambo nel Tuono Dorio, l'harmonia diFilosseno co-
mīciato il Di
thyrambo nel
Tuon Dorio
perche sia for
zato à darle
fine nel Fry-
gio.

che è come si è detto quieta, & senza violenza alcuna di affetto, & aborrendo la sconcia mor-
uidezza di tal materia & lusinghe di quel verso, ben volentiere sentendosi (come perito che egli
era) nell'andare innanzi mancare l'aiuto dell'harmonia alla sua imitatione, l'abbandonò senza
rispetto, & passossene quasi che violentemente al Frygio piu di esso Dorio acuto, & così per na-
tura incitato & conueniente all'espressione de concetti che egli haueua alle mani. he è anco da
marauigliarsi che à Filosseno venisse vn concetto si fatto, per essere di natura & complessione
che amaua l'harmonie graui & quiete, anzi le grauissime; il che argomentol'hauere dopo tutte
le altre ritrouata quella dell'Hypodorio, tarda & rimessa piu di ciascun'altra. & questo è quan
to io sappi dirui in questa materia. dall'essempio del qual Filosseno si può ancora comprendere,Altro abu-
so de moder-
ni prattici cō
trapuntisti.

quanto sia il comporre & cantare d'hoggi senza regola, senza modo, & senz'ordine, à caso & per
mera prattica; senza sapere null'altra cosa i prattici compositori, eccetto che quello è vn'inter-
uallo consonante, & questo vno dissonante; & qual si voglia concetto (mal grado di esso Filos-
seno) cantano i moderni Contrapuntisti in qual si voglia Tuono loro; hauendo abbandonato
interamente ciascna osseruatione & legge, & fattisi preda della schietta volontà & potere degli
artificij suoi, senz'altra piu considerata limitatione ò regola che buona sia.
STR. Non vsauano adunque gli antichi Musici, la msitione dell'vno con l'altro Tuono?
BAR. Non per certo, sin che non venne Sacada Argiuo Musico & Poeta famosissimo per treSacada Argi-
uo inuentore
della mistio-
ne de Tuonoi.

vittorie ch'egli hebbe in quella sorte di feste che faceuano gli Spartani in honore d'Apollo il
giorno del suo natale, dette Carine; & per essere stato autore dell'entrare nell'istessa canzone, del
primo nel secondo, & di questo nel terzo Tuono, ò altramente.
STR. È questo quel Sacada che fu ancora inuentore dell'Elegie? & che in Sparta medesima Carnie feste,
llo fussero.
Plutarco nel
3.degli Apo
stemmi tra gli
ordini, & co-
stumi de La-
cedemoni.

mente ritrouò quella spezie di Canzone & di ballo insieme, dette Gimnopedie? dell'opera del
quale Pindaro tra li altri scrittori tenne particolar memoria?
BAR. Questo è desso.
STR. Non vi sia graue il dirmi, qual fusse la mistione che lui vsò de Tuoni, & appresso quel
lo he fusero le Gimnopedie.
BAR. Dirouui il tutto dopo l'hauerui prouato che il Tuono Hypodorio fusse non solo ri-
trouato da Filosseno, ma l'vltimo di tutti; che per essere piu vecchio debito, debbo ragioneuolTuono Hypo
dorio, vltimo
ritrouato.

mente prima satisfarlo; però notate. Douete sapere, che questo Tuono fu appresso gli antichi
come tutti gli altri, chiamato per diuersi nomi, come voi potete in parte comprendere da quel
la introduzione che va stampata e greca & latina sotto nome d'Euclide. tra li altri, alcuni lo
chiamano locristi, & altri Hypodorio. Hora Giulio Polluce cantando l'harmonie, se ben non
nomina l'Hypodorio, dice che la Locrica fu trouato di Filosseno. Onde gia habbiamo, essenNel 4.libro
del suo Ono-
mastico.
Locristi & Hy
podorio, esser
l'istesso Tuo-
no.

do queste due vna medesima come ce ne dicono gli scrittori, che Filosseno ne fu trouatore. quan
to à che ella fusse l'vltima à venire in vso, oltre che da per sè l'è cosa assai verisimile, sseondo l'ot-
tauo Tuono & vltimo di numero, si trae manifestamente da Briennio nel quarto capo del Terzo
libro della sua Musica: doue hauendo ragionato degli altri Tuoni piu acuti, rendendo conto
perche l'Hypofrygio fusse dagli antichi chiamato Tuono graue, essendo l'Hypodorio più gra-
ue d lui, mostra che questo fusse nato, perche prima che l'Hypodorio venisse in vso, questo era
di sua natura il piu graue di tutti gli altri, & per ciò n'era stato comunemente così detto: il qual
nome gli era rimasto addosso, ancora che poi fusse comparito l'Hypodorio fusse di tutti gli otto Tuo
ni che da lui si raccontano, l'vltimo à essere ritrouato. le Gimnoperdie appresso gli Spartani, era Gimnopedie,
quello fusse-
ro.

no cori di fanciulli, i quali à piè scalzo andauano insieme col ballo cantando le lodi dgli D$j,
& in honore di quelli Spartani che nelle campagne Therie combattendo per la patria erano ca-
duti morti. le mistioni poi de Tuoni (secondo che ciè raccontato da Plutarco) che vsaua Saca-
da, furono tali. Si haueua ne suoi tempi cognitione solo delle tre principali spezie d'harmo-
nie; che sono come sapete la Doria, la Frygia, & la Lydia; quantunque Atheneo, voglia col te-
stimonio d'Eraclide Pontico, che l'harmonia Frygia & la Lydia forse come barbare, si chiami-
no per maggiormente honorare i Greci, Eolica, & Ionica; la qual cosa non passa senza qualcheNel capo 10.
del libro 4.

disturbo di quelli che accuratamente essaminano i nomi & l'ordine de Modi secondo Socrate,
Platone, & Aristosseno: ma sia come si voglia, venghiamo noi, poiche di queste si fatte controEraclide Pō-
tico.

uersie in proposito particolarmente de Tuoni n'è piene le carte; à dire in qual maniera Sacade
vsasse la mistione di essi: il quale nel coro principalmente la vsò in questa maniera. Poneua pri-
ma (quando però conueniua alla qualità del Poema) la mutanza Dorica; dopo questa la FrygiaPlutarco de-
musica. mi-
stioni de Tuo
ni secōdo Sa-
cada.

& appresso la Lydia; la qual regola & legge fu detta Tripartile: ma era da esso questa uarietà
d'harmonia, con tale industria accomodata in tutta la Canzone, che fu tenuta in grandissima
stima l'opera & uirtù sua; per accomodarla al soggetto delle parole con giditio grandissimo,
e tutti gli affetti che in essa erano stati dal Poeta spiegati, esprimeua egli con arte marauigliosa.
della qual cosa importantissima & principale dell'arte musica, non è fatto conto alcuno da prat
tici d'hoggi; & piacesse à Dio che gli errori loro finissero qui, ma ci è molto peggio; imperoche
page 80 tutte le regole & osseruationi che eglino hanno in vso, sono di diretto contrarie à bene esprimer
gli affetti & i concetti di quale si voglia poema; tra le quali alcune aol presente cōmemorare ve ne
Altri abusi de
prattici d'hog
gi.
voglio; & queste sono l'inuiolabil legge che gli hanno fatto senz'addurre autorità ò cagione,
che non sia lecito in modo alcuno il fare due consonanze perfette d'vna istessa spezie vn'appres-
so l'altra:& quando si ha d'andare à trouarle dall'imperfette partendosi, si vadia con lapiu vi-
cina; hauendoci aggiunto in oltre, il rispetto che si deue hauere alla relatione del Tritono &
della Semidiapente. Hora l'osseruationi di questi due soli precetti, sonbo bastanti à ouuiare che
mai si possa esprimere affetto alcuno; oltre alli altri inconuenienti che io mi riserbo à msotrar-
ui à lungo e tempo piu conueniente.
STR. Ci vorrà bene altra industria & fastica, che non volle dianzi à farmi toccar con mano
che la Lira & la Cithara degli antichi Greci & Latini era l'istessa cosa, à persuadere all'vniuersa-
le questa vostra nuoua anzi nouissima openione.
BAR. Mi offesero assai piu chiaramente à far voi, & qual si voglia altro di sano intelletto di ciò
capace, che d'altra cosa che io vi habbia sin'à quì detta, ò che per l'auuenire dire vi potesse: ma
contentadoui voglio che la serbiamo al suo luogo.
STR. Sono adunque altre cagioni che impediscano la musica & cantare d'hoggi, d'operare
negli vditori quelli affetti che l'antica operaua?
BAR. Ce ne sono molte altre, anzi come vi ho detto, tutte sono le regole loro à queste
contrarie.
STR. Non v'incresca dirmene alcuno altro particolare, à ciò io esca di questa ignoranza,
& impari appresso di rispondere à prattici d'hoggi, che vogliano che la musica deglli antichi à
comparatione della loro, fusse vna baia da ridersene; & lo stupore, che col suo mezzo cagiona-
rono negli animi & menti degli huomini, non da altro nascesse, ò deriuasse, che dall'essere gros-
si & rozzi; della qual cosa altieri, fecero poscia per i libri loro tanto romore.
Ragioni del-
l'Autore in
pruare l'ec-
cellenza del
l'antica musi
ca, & l'imper
tinenza della
moderna.
BAR. Vedete quanto costoro siano temerarij, che si ridono degli effetti che faceua vna cosa
la quale non sanno qual fusse, ne conoscono la natura & proprietà di essa, ne come potesse ciò
operare. qual maggiore argumento volete per conuinergli, che i miracoli per così dirgli, che
ella faceua? i quali ci sono raccontati da piu degni & famosi scrittori fuor della professione de
Musici, che mai habbia hauuto il mondo: ma lasciamo questo da parte, & venghiamo à vno
essempio sensato & chiaro, il quale sarà questo. Certa cosa è, per quello che ho potuto rac-
corre da diuersi parti; che la maniera del cantare hoggi tante arie insieme, non è piu di cento-
cinquanta anni che l'è in vso, ancora che quelli che volessero vn essempio d'autorità di questa
moderna prattica che hauesse tanti anni, non so ne anco se egli si trouasse. Hora da quel tem-
po sin'ad hoggi, concorrono tutti i miglior prattici à credere & dire, che ella sia giunta à quel
Cipriano Ro
re, Musico
prattico sin-
gulare.
colmo di perfettione che l'huomo si possa imaginare; anzi che dalla morte in quà di Cipriano
Rore. Musico in questa maniera di Contrapunto veramente singulare, sia piu tosto andata in
declinatione chein augumento. Hora se in cento anni ò poco piu che l'è in tal modo stata eser
citata, da genti che per l'ordinario sono di nullo ò poco valore, non sanno per modo di dire do
Cagioni per
le quali si è
della musica
facultà rite-
nuto il men
buono.
ue & di chi nati; non hanno beni della fortuna ò pochi, ne anco sanno à pena leggete, è venuta à
quel colmo d'eccellenza che essi dicono, quanto maggiormente doueua essere stupenda & ma-
rauigliosa quella appresso i Greci, & Latini, doue ella durò tanti e tanti secoli in mano del con
tonouo à huomini i piu sauij, i piu scienziati, i piu giuditiosi, i piu ricchi valorosi regij & mag-
gior Capitani che mai habbia hauuto il mondo. era cosa vergognosissima & da ignorante, co-
Emilio Pro
bo, nella vita
dell'istesso.
Nel quarto.
me dall'essempio di Temistocle si può in parte comprendere, & da quello che ne dice Polibio
Historico; a qual si voglia huomo nobile di qual si voglia grado, senza quella sorte di musica
conueniente à loro: & quelli che per qual sia accidente non sonauano la Lira, non erano della
Tibia ignoranti: donde ne nacque quel prouerbio così trito tra Greci, che diceua. Se non Ci-
Prouerbio
degli antichi
Greci.
tharedo, almeno Auledo. Che questi attendessero & amassero grandemente la musica, quan-
tunque alcuni senza ragione, esser dediti alle fatiche piu che alle feste hanno detto; si può buo-
na parte conoscere di quì: che sendo assediati dal numeroso esercito di Serse, non tralasciarono
I Greci, ama
no grandemē
te la musica,
quantunque
il Zarlino sia
di parere con
trario al ca-
po 4. della 2.
parte delle in
stitutioni.
mai alcuna delle feste publiche loro, nelle quali si esercitauano qual si voglino sorti di musica:
la qual cosa dette piu volte ocasione di dubitare à Serse; sapendo egli certo (per modo di fauel
lare) che si moriuano di disagio & di fame, & gli vedeua & vdiua giorno & notte danzare, can-
tare & sonare. ma perche vado io spendendo piu parole intorno à ciò, auuenga che Aristotile
istesso, Filosofo sopranaturale, comanda espressamente ne libri della Republica, che i fanciul-
li, acciò non l'habbiano ad imparare fatti che siano huomini, debbinocon grande studio la mu
sica apprendere; ma non quella del Teatro fatta per sadisfattione della plebe che è quasi l'istessa
della nostra, ma quella che a'nati nobili conuiene; che è la vera & non finta. non per altro, che
all'Ottauo.
Precetti del-
la musica.
per à mano àmano introdurgli à pigliare honesto piacere con dignità & ragione; & il frutto che
da essa si coglie in tre sorti partisce; si che l'vna si riferisce all'eruditione & disciplina; l'altra al
la purgatione degli animi nello sfogargli & mitigargli; la qual facultà haueuano l'harmonie &
melodie à esse passioni conformi, & l'opposite ancora alcuna volta; & la terza poi era efficace
page 81 mezzo dice egli, di trapassare giocondamente la vita in riposo e tranquillità, in quel mentre che
si fa tregua con le troppo graui cure che tengono gli animi assediati. altra volta insieme con al-
tri la diuise in morale, in attiua, & da empier gli animi di diuino furore. la morale era la Do-
ria, l'attiua la Frygia, & quella che empieua gli animi di diuin furore era la Lydia. le quali due
vltime sorti d'harmonie, vuole il Filosofo che elle si odino, & non si trattino; se non però tanto
quanto altri è atto à darne giuditio. Hoggi non solo i capi delle Republiche, & i Senatori non
suonano, ne cantano si fattamente; ma se ne vergognano sin'à priuati Fentilhuomini: & del-
l'importanza & stimolo che sia à professori di essa, l'essere presso à nobili, ò sotto vn Principe
ce l'ami & apprezzi, sarebbe l'istessa vanità & impertinenza à cercare di dimostrarlo, che quel
la di chi si pigliasse cura di voler magiormente persuaderne, che gli antichi Greci & Latini vi
dessero opera & studio piu di quello che si fa hoggi, & superassero gli huomini de nostri tempi
in ciascun'arte & scienza: auuenga che ciascun libro di qual si voglia importante facultà che
noi habbiamo, fu prima da quelli composto & scritto. con tutto il colmo d'eccellenza delMusica d'hog
gi, non haue-
re proprietà
alcuna.

la musica prattica de moderni, non si ode ò pur vede hoggi vn minimo segno di quelli che l'an
tica faceua; ne anco si legge che ella gli fecesse cinquāta ò cento anni sono quādo ella non era co
sì comune & familiare à gli huomini. di maniera che ne la nouità, ne l'eccellenza di essa, ha mai
hauuto appresso de nostri prattici, forza d'operare alcuno di quelli virtuosi effetti che l'antica
operaua; dalla quale se ne traeua vtile & comodo infinito: la onde necessariamente si conclude,
òche la musica, ò che la humana natura si sia mutata da quel primo suo essere; ma qual fusse la
musica dgli antichi, & qual sia quella d'hoggi, & da quello potesse & possa ciò auuenire, si di-
mostrerà al suo luogo.
STR.Io odo con tanto gusto queste si fatte nouità che con tante sensate & viue ragioni cer
cate persuadermi; che quando vi contentassi, non huastando però l'odine che vi sete nell'Idea
meco proposto intorno à queste materie discorrere, volentiere vdirei tutto quello che di piu vo-
lessi in questo proposito dirmi.
BAR. Se così à voi piace, à me parimēte piace; & maggiormēte per esser trascorso assai auan-
ti; per lo che non hauerò l'istesse cose à replicarui piu volte. Facciamo adunque proua, quan-
to della proposta materia se ne possa mai da noi vedere di vero; non temendo (poiche il fine del
desiderio nostro è solamente il benefitio publico) quelle imputationi che seguitare ce ne possia-
no; per hauere hauuto ardire d'essere i primi à rompere questo ghiaccio così duro profondo &
spatioso; però notate. Se l'vso della musica. io intendo al presente della vera che è vtile à tutti
gli huomini, come dice Polibio, & non di quella che secondo E foro, è stata trouata per beffarNel proemio
dell'historie,
;usica per
qual fine in-
trodotta.

gli & ingannargli. se l'vso della musica dico, fu da gli huomini introdotto per il rispetto & fi-
ne che di comun parere dicono tutti i sauij; il quale non da altro principalmente nacque che
dall'esprimere con efficacia maggiore i concetti dell'animo loro nel celebrare le lodi de Dei, de
Genij, & degli heroi; come da cāti fermi & piani Ecclesiastici origine di questa nostra à piu voci
si può in parte cōprendere; & d'imprimergli secondariamēte con pari forza nelle menti de mor-
tali per vtile & comodo loro; chiara cosa sarà, che le regole de moderni Contrapuntisti osserua-
te come leggi inuiolabili, oltre à quelle ancora che per elettione & per msotrare il saper loro si
frequentemente vsano, saranno tutte di diretto cōtrarie alla perfettione delle ottime & vere har-
monie & melodie. il che à prouare à dimostrare & à persuadere, non sarà molto difficile; à quel
li però che ricordandosi di tutto quello che si è detto sin quì intorno à ciò, lasceranno il proDiuersa natu
ra de suoni &
demoti.

prio interesse, l'inuidia, il mal vso, & l'ignoranza da vno de lati. Per fondamento adunque di
questo soggetto, farò succintamente mentione di due soli capi come principali & importanti;
promettendo poco di sotto dichiarargli largamente. la onde dico essere altra la natura del suonCantare in
consonanza,
essere vn'im-
pertinenza,
& il Zarlino
per l'opposito
dice che sen-
za essa, e l'har
monia imper
fetta, nell'in-
stitut.al c.pri
mo nel 16, e
nel 49.del 2.

graue, altra quella dell'acuto, & diuersa da l'vna & dall'altra di queste dico essere quella del mez
zano. così parimente dico hauere altra proprietà il moto veloce, altra il tardo, & da questa &
da quella lontana dico essere il mediocre. Hora sendo veri qeusti due principij che verissimi so
no, si può facilmente da essi raccorre (essendo vna la verità) che il cantare ion consonanza nella
maniera che i moderni prattici vsano, è vna impertinenza. perche la consonanza altro non è
che mistura di suon graue & acuto, la quale (come hauete di sopra inteso) senza offesa, ò con di-
letto, ò soauissimamente ferisce l'vito. la onde se tal contrarietà d'affetto si troua tra gli estremi
suoni delle semplici consonanze, quanto vie piu haueranno tal diuersa natura le replicate &
composte, mediante la lontananza maggiore degli estremi, & piu di queste quelle che piu volte
composte replicate sono? le quali per essere piu lontane dall'origine loro, sono men pure, dal
senso men comprese, & meno intese dall'intelletto. nulladimeno si vanno con tanta industriaDiuersa natu
ra delle con-
sonanze.

da moderni prattici cercando negli strumēti dall'arte & dalla natura fabbricati. & essendo tale
quale habbiamo detta la Diapason & la Diuapente; delle quali vniscano si gli estremi suoni loro
separatamente in ciascuna di esse, & particolarmente quelli del minimo interuallo multiplice,Diapason, es
ser il minimo
īteruallo mul
tiplice.

che per la cōuenienza che hāno insieme paiono quasi gli istessi cōgiunti in vn sol termine; quāto
maggiormēte saranno i diuersa natura gli estremi delle consonanze imperfette, & piu di esse le
dissonanze di che son piene le Cantilene loro? Hora se tale diuersità si troua fea due sole parti
page 82 che insieme cantino vn solo interuallo, per semplice ò composto che egli sia; quanto maggior-
mente ne haueranno quattro ò sei & piu insieme cantati nell'istesso tempo, piu volte composti
& di diuersa natura come hoggi per lo piu & per maggior ruina della vera musica costumano i
Contrapuntisti nelle Canzoni loro? Aggiunghiamo appresso questi impedimenti che cagiona-
no la diuersità de suoni & la varietà delle voci, quelli che nascono dall'inugualità del Moto del-
Moto contra-
rio, à che at-
to.
le parti, non meno de primi importanti. & questi sono che molte volte la parte del Soprano à
mala pena si muoue per la pigritia delle sue note, quando per contrario quella del Basso con le
sue vola, & che quella del Tenore & del Contralto se ne vanno passeggiando con lento passo.
ò veramente volando alcuna di queste, se ne va passeggiando quella, senza fare quasi mouimen-
to l'altra.di maniera che à quello che la natura del mouimento & del suono, che vna delle par
ti tirerebbe l'vditore, & vie piu accompagnata da parole à esso suono & moto conforme; l'altra
come sua contraria, da ciò lo respinge; non altramnte di quello che auuerebbe a vna colonna:
la quale vgualmente psota per tutto su la sua base, se altri per atterrarla le attaccasse al luogo del
capitello due ò piu canapi vguali, tirato ciascuno oppositamente da vguale distanza da pari for
ze. perche ne questa con tutta la fatica che vi si adoperasse si muouerebbe punto dal luogo suo;
se già ella forse da per se non fusse da qualche parte per suo proprio difetto disaiutata: con ciò
sia che la forza opposita, resisterebbe alla violenza contrapostale. ma se altri con tutti i medesi-
mi ordigni, & con tutte le medesime forze la violentasse tirando da vna sola parte, non sarebbe
m'auuiso io, punto marauigliosa cosa, se tutto quello sforzo insieme fusse di tanto potere che
Precetto fa-
mosissimo de
compositori
d'hoggi.
l'atterrasse. aggiunghiamo in oltre à sopradetti impedimenti, che per fare quelle lor Fughe drit
te ò rouerse che se le dichino, l'osseruationi delle quali, non solo molte volte gli priua di quella
sorte d'harmonia tanto da loro reputata; la quale è che alla parte graue non manchi mai la Ter-
za ne la Quinta, ò in vece di questa alcuna volta la Sesta, ò vero le replicate; quando però can-
tando nell'istesso tempo insieme quattro parti almeno; ma hanno per ciò osseruare introdot-
Pose perche
introdottesi
nelle Cnati-
lene d'hoggi.
nn è vero a-
dunque quel
lo che il Zar-
lino al capo
53.della 3.
parte dice in
tal proposito.
to la diuersita delle Pose ò pause che dire le vogliamo, senza punto curarsi che nell'istesso tempo
cantando vna di esse parti il principio delle parole, ò in prosa ò in versi che elle siano, canti vn'al
tra non solo ò il mezzo ò il fine del medesimo; ma il principio ò il mezzo, e talhora il fine d'vn
altro verso ò concetto. profferendo molte volte cntro à ciascun douere, oltre al replicare quat
tro & sei fiate l'istesso, le sillabe della medesima parola, nel cielo vna, nella terra l'altra, & se
piu ve ne sono, nell'abisso. & ciò dicono essere ben fatto per l'imitatione de concetti, delle paro-
le, & delle parti; strascinandone bene spesso vna di esse sillabe, sotto venti & piu note diuerse, imi
tando talhora in quel mentre il garrire degli vccelli, & altra volta il mugolare de cani. la qual
cosa di quanta imperfettioen sia causa, & quanta forza si leui per ciò all'espressione dell'affetto,
nel quale naturalmente si commuoue il simile in chi ode, non è mestiero altramente ragionarne.
& per non mai alcuno introdurne negli animi degli ascoltanti, hanno i moderni prattici Con-
trapuntisti tra le molte confuse regole loro, riceuuto come ho detto sin per legge fatale, che non
sia lecito in modo alcun fare due ò piu consonanze perfette dell'istessa proportione & spezie vna
appresso l'altra. mediante l'osseruatione della qual regola, hanno senz'alcun proposito, anzi
Note diuer-
se, perche in-
trodottesi nel
Contrapūto.
fuore d'ogni raigone & conuenienza di mouimento naturale della voce, ritrouate piu sorti di-
uerse di note, di quello che conueniua per l'espressione de concetti; acciò piu facilmente oser-
uare si potesse tal precetto. il quale ad altro fine non fecero,che per non hauere mediante la
somiglianza, tāta virtù di distrarre l'huomo in diuerse affettioni come hanno per l'opposito (ti-
spetto la sproportione degli estremi loro) l'imperfette & le dissonanze; delle quali concedano
che se ne faccia quante al Contrapuntista piace. non si accorgendo nell'approuare questo solo
particolare precetto, quanto meritino d'essere reputati rozzi & idioti; non quelli che tali leggi
instituirono, le quali come intenderete furono fatte con giuditio grandissimo, per il fien al qua-
le resero gli autori di esse; ma questi che sino à quì le hanno vsate & approuate per altro da quel
lo diuerso, senza mai punto curarsi di sapere ne donde deriuate, ne per qual fine da osseruarsi;
prestando loro indubitata fede, senz'hauer pure speranza di poterle migliorare; andandosene in
sieme con la piena, & come per prouerbio si dice, presi alle grida, senza intendere piu oltre della
cagione di ciò. & quello che peggio è, sono del continouo andati & di nuouo vanno con cia-
scuna lor vorza & sapere, cercando tutte l'occasioni che de concetti loro quando cantando par-
lano, non se ne raccolga senso ne costruttione, anzi non sen'intenda mai parola alcuna: quasi
che si vergognino d'essere, non huomini; ma animali ragioneuoli. marauigliosi
che egli operarono in diuersi soggetti: volendo misurare la perfetta & dotta scienza di quelli,
Regole de
Contrapunti

sti, donde de-
riuate.
con la confusa ignoranza loro. Da gli strumenti di corde, simili all'Epigonio & al Simico, ò
dagli istessi, deriuò s'io non m'inganno, il modo di comporre & cantare d'hoggi in consonanza
queste piu arie insieme: imperoche sensdo in tali strumenti tesa quella quantità di corde nella
maniera & dispositione che si è dimostrata di sopra, cominciarono i Citharisti di quelli tempi,
ò per eccedere in qualche parte i Citharedi, ò per fuggire quell'obligo d'hauere del continouo
appresso vn Musico cantore per la perfettione della melodia che insieme la voce di questo & lo
page 83 strumento di quello faceuano; cominaciarono dico con quel poco di lume che della Musica ha-
ueuano, senz arispetto alcuno delle leggi di Terpandro o d'altro approuato legislatore d'autoSonare in co
sonanza, per-
che introdot
tosi.

rità; andare inuestigando vn modo con il quale potessero senza il loro aiuto dilettare in qual-
che maniera col semplice suono dello strumento il senso dell'vdito. & per colorire questo tal
disegno, giudicarono essere efficace mezzo la diuersità delle consonanze & degli accordi; i qua-
li per l'adietro non furono da alcuno di sano intelletto ( per il fine che habbiamo detto) appro Consonāza,
à che atta.

uati, ma grandemente & cō giusta cagione abborriti; per conoscer molto bene che la consonan
za haueua facultà di scordare gli animi ben composti degli vditori; in proposito di checosì ra-
giona il Filosofo. Ma togliendo via l'eruditione artifitiosa degli strumenti musicali, & di tali Nell'ottauo della Polit.
esercitij; & artifitiosa musica ponendo esser quella cheserue à gli spettacoli: conciosa che chi
l'adopera in essi, non si sforzi dentro per fine alcuno virtuoso, ma per dare piacere à chi ode, &
che questo paicere ancora vilmente si faccia: però affermiamo noi tali esercitij non essere da huo
mini liberi, ma da seruili & meccanici artefici. hauendo egli poco di sopra detto, che l'harmo Parte piu no
bile della Mu
sica, qual sia.

nie affettuose si deuono vsare per disciplina, & le attiue & le astrattiue vdirle per mezzo d'altri
che le cantino & che le suonino per trattenersi nell'otio, & relassar l'animo & quietarsi da nego-
cij, nulladimeno andarono ciò inuestigando i Citharisti necessitati dal sudetto obbligo, per l'in
dispositione delle voci loro; mediante il qual difetto si trouauano priui della parte piu nobileCantore, so-
natore, & Cō
trapuntista, es-
sere serui &
strumenti del
vero musico.
Essempio.

importante & principale della musica, che sono i cōcetti dell'animo espressi col mezzo delle pa-
role, & non gli accordi delle parti come dicono & credono i moderni prattici; i quali hanno la
ragione fatta schiaua degli appetiti loro. non si troua appresso i Greci che i poeti & i Musici stes-
sero per serui con i prattici compositori & cantori, si come anco non si è mai costumato che
le gioie di pregio si adattino & seruino all'oro; ma si bene per l'opposito. Volendo adunque i
Citharisti al difetto loro supplire, introdussero negli aritifitiali strumenti il modo di sonare in-
consonanza uqeste piu arie insieme; ne quali esercitandosi lungo tempo, tenendo sempre la mi Consonanzre
imperfette &
dissonanze,
perche intro-
dottesi nel
moderno Cō
trapunto.

ra al fine prescritto, cominciarono in essi per la lunga esperienza à conoscere quello che dispia-
ceua, che generaua noia, & che finalmēte dilettaua l'vdito. & per hauere cāpo piu largo & spa-
tioso, introdussero per ciò fare, nō solo l'vso delle cōsonanze imperfette, le quali per piu tosto pa
rere che veramente essere cōsonanti furono discretamente così dette, ma delle dissonāze ancora:
vedendo che con le cinque sole che gli antichi Musici hebbono in consideratione (dette hoggiCome si sia
mutato il mo
do del canta-
re antico in
questo d'hog
gi, e llo che
ha cagionato.

perfette) riusciua la cosa male ageuole & tediosa. dall'vso delle quali imperfette consonanze,
deriuò la mutatione della spezie Diatona Ditonica che prima era, quasi che in Syntona incita-
ta: la mutatione di che cagionò necessariamente per le raigoni che ci son dette di sopra intorno
particolarmente à suoi accordi mal temperati; he si mutò insieme il modo del cantare circa la
grandezza & piccolezza degli interualli, & conseguentemente il costume. imperoche quella
spezie tanto reputata, la quale fu veramente dalla Natura ordinata, vsata nella sua semplicità,Aristosseno
nel primo de
gli elementi
harmonici.

era graue virile & constante, doue per l'opposito questa è per la sua incostanza, ridicola, effemi
nata & varia. talmente chedi seuera matrona ce anticamente era, è diuenuta hoggi la Musica,
vna lasciua (per non dire sfacciata) Meretrice. del qual difetto non son meno da esserne incolLa Musica
d'hoggi è se-
condo il Zar-
lino cosa mi
racolosa; &
lla degli an-
tichi era co-
sa infelicissi-
ma, al c.1. &
4.della 2 par
te delle instit.
Musica d'hog
gi, perche di-
sprezzata da
gli intelligēti
& apprezza-
ta dal vulgo.
Precetto di
Platone cōfu
tato dal Zarl
lino nel capo
41.della 2.
parte.

pati i Poeti che i Contrapuntisti: dalla qual cosa auuiene, che la musica d'hoggi è così vilipesa
& disprezzata dagli intelligenti; & per il contrario apprezzata dal vulgo sciocco; per pratticare
questo volentiere quelle cose à se conforme, atti à riprenderlo. abborrendo per il contrario tutte
quelle & gli huomini appresso, che sono atti à farlo con il lor mezzo & essempio virtuoso &
costumato; ne altro è di ciò cagione che l'ignorāza: la quale 8ancora che di mala voglia) verreb
be à cōfessare tutte le volte, che dicesse hauere bisogno del sapere di quelli. le quali cose, conosciu
te dal Diuino Platone, comandò nelle leggi espressamente, che si cantasse & sonasse Proschorda,
& non Simphone: cioè all'Vnisono & non in consonanza. hauēdo egli nel Timeo prima detto,
che l'harmonia ancora che ha i mouimenti congiunti & conueneuoli à discorsi dell'anima no-
stra, è vtile all'huomo che con l'intelletto vsa le muse, & non per l'irrationale piacere si come
hora pare che sia. di maniera che si vede espressamente, che sin al tempo di quel Diuino Filoso-
fo si costumaua per alcuni dicantare & sonare in consonanza: ma non che mai profferissero
l'istesse sillabe della medesima parola vno dopo l'altro, ò che egli no guastassero, & rimpes-
sero l'ordine & la misura de versi come hoggi si costuma. Si dolse dell'istesso ancora Plutarco,
& poco auanti al Gafurio, Carlo Valgulio, così dicendo.
Si vede hoggi fiorire.
Certi adulteri canti,
che la musica fanno imbastardire. Plutarco
si duole del-
la musica de
suoi tempi, &
cosi parimen.
te Carlo Val
gulio.

Non contenti i nostri prattici di tutta la diuersità degli interualli che dentro à loro confini
contengano le quindici corde del Massimo Systema Pithagoreo, fecero di piu vdire, passando
mal suo grado verso il graue & verso l'acuto oltre la Quadrupla, le decime none, le vigesime se-
conde, & Plus vltra sin'à gli Antipodi, veramente contro ogni natura di affetto. consciosa che
page 84 come può sentire ogn'vno comunemente che si lamenta, non si parte mai dalle corde acute;
& per contrario chi è mesto non si allontana mai dalle graui se non vna tale leggiere distanza; la
quale non mai, perche ella non sarebbe accomodata ne atta à vn tal fine, aggiugne al mediocre
stato nō che ella lo trapassi come noi sentiamo fare con le Cāzoni di questi nostri Musici. i quali
non solamente con l'intero corpo di tutte queste loro arie mescolate insieme; ma bene spesso con
vna sola parte, ò Soprano, ò Tenore quale ella sia, arriuano saltando hora all'in su, & hora all'in
giù; ò mediatamente, ò immediatamente, sin'allo spatio di vndici & dodici corde &voci; senza
far conto alcuno di quello che Platone ne auuertisce, & parimente Aristotile: dicendo egli, che
Precetto di
Aristo.nella
Polit.all'8.
quella musica la quale non serue al costume dell'animo, èveramente la disprezzarsi. Tra i Mu-
sici antichi di pregio, fu sempre grandemente reputata la seruerità, & la cutiosità auuilita; doue
per il contrario quelli de nostri tempi, hanno senza rispetto alcuno à guisa degli Epicurei, ante-
posto à ciascun'altra cosa, la nouità per diletto del senso; argumentando il giuditio dell'vdito
Fine della
musica d'hog
gi, qual sia.
Fine del sēso
& della ragio
ne, quali sia-
no.
essere quello, che ha facultà di misurare & gustare gli interualli musici; à quali risponderemo
questo per hora. che dal senso dell'vdito si apprende veramente tutto il principio di questa fa-
cultà; perche se esso non fusse, nuina disputa sarebbe delle voci, & des suoni; & l'istesso auuereb-
be tutte le volte che il moto (per hauere da esso l'essere) cessasse: ma per qual distanza gli inter-
ualli musici siano fra di loro differenti, non è semplice virtù degli orecchi il discernerlo; il giu-
ditio de quali in questo affare è ottuoso, per non dir sordo; ma alle ragioni & alle regole si rimet
tono talmente, che il senso obedisca come seruo, & sia la ragione guida & padrona. imperoche
chi è quello di così sano intelletto & di si purgato vdito, che à suo piacere possa & sappia da vna
Diapason trarne la nona ò la decima parte? ò per il contrario augumentarla hora di tre quarti
& hora d'vn terzo? nessuno per mio auuiso senza l'aiuto dell'harmonica regola. così parimen-
te il sapere la natura degli interualli musici, non è semplice virtù del senso. ma che vado io rac-
cogliendo autorità & essempi se questo solo può bastare à persuaderui qual sia piu nobile & che
meriti piu lodo, ò il prattico ò lo speculatiuo. Nell'opera degli edifitij condotti in atto dagli ar-
tefici, & delle Città vinte & soggiogate col mezzo de soldati, & degli strumenti bellici; non si
tien conto alcuno, ne si fa mai per ciò mentione dell'opera & seruigio per il quale sono à fine
Qual differē
za sia dal Mu
sico, al canto
re, sonatore,
& Contrapū
tista.
Natura del
senso.
condotte imprese tali; ma solo dell'Architetto, & dell'Imperadore degli eserciti. hora l'istessa
differenza si troua tra il Musico speculatiuo, & il prattico cantore, sonatore, & Contrapuntista;
i quali al Musico deuono obedire come strumenti da lui retti & gouernati: & quantunque i sen
si conoschino il bianco e'l nero, e l'amarno e'l dolce; non però gli conoscano in modo che sappia
no discernere l'vno essere da desiderare & l'altro da fuggire. Cominciarono adunque i pratti-
ci sonatori di quelli tempi, à formare negli strumenti quali vi dicca di sopra, le regole & leggi
loro; la prima delle quali è, che non sia lecito sonando non piu di due sole corde alla volta, fare
due consonane di quelle che sono dette hoggi perfette, vn'appresso l'altra dell'istessa spezie &
genere: non per altro che per non dilettare (mediante la semplicità de suoni estremi loro tra due
Zarlino nel
c.2.del 3.del
le sue instit.
sole corde) interamente l'vdito: il quale volentiere si pasce come tutti li altri sensi, della diuer-
sità de proprij oggetti, doue per il contrario ne concessero come meno semplici & piu variabi-
li,due e tre dell'imperfette; non per la differenza del Tuono maggiore ò minore che si troui tra
esse, come ardiscano dire alcuni; ma per la varietà degli estremi loro, i quali non così bene vni-
scano in quella parte come le perfette fanno. & che tal legge del non fare due ò piu perfette con-
sonanze l'vn'appresso l'altra con le conditioni dette di sopra, fusse da essi legislatori instituita so-
lo per quando si suona due & non piu corde nell'istesso tempo; segno manifesto ve ne sia, che so
nandone tre & quattro ò piu insieme negli artifitiali strumenti, le permessero come ancora hog-
Saccenteria
d'alcuni mo-
derni sona-
tori di tasti.
gi si comportano, senza che l'vdito ne venga in alcuna parte offeso. So bene che alcuni saccen-
ti de nostri tempi (per non sapere con piu honesto nome chiamarmeli) ardiscono dire à piu sem
plici di loro che per miracoli gli ascoltano; che le due perfette consonanze si fuggono nello Stru
mento di tasti del quale fanno professione, con la diuersità delle dita, dallavista, & non dall'vdi
to di quelli che attentamente le osseruano. vedete di gratia che inaudita sciocchezza è questa
Cōparatione.
à volere che il vedere sia giudice competente della diuersa qualità de suoni; le qual cosa à la me-
desima, che dire hauere parte l'vdito nel dscernere le differenze de colori. Dal modo adunque
Dal modo di
sonrare in con
sonanza, deri
uò la manie-
ra di cōporre
& cātare que
ste piu arte
insieme.
di sonare on consonanza, dico esser venuto in consideratione à Musici prattici che furono poco
auanti à gli Aui nostri, che si potesse ancora in tal maniera comporre & cantare; essendosi di
già perduta interamente molti & molti anni auanti per le guerre ò per altro accidente, quell'an
tica & dotta maniera; della quale poco di sotto faremo mentione & darenne oltre à quello che
sino à quì ne habbiamo dato, quel maggior lume che alle debili forze nostre sarà possibile: non
ad altro fine, che per eccitare gli animi grandi & virtuosi à dare opera à vna così nobile scienza,
& vedere di ridurla nel suo primo & felice stato. la qual cosa non tengo per impossibile: sapen-
do à quelli che prima la inuentarono & che la condussero al colmo della perfettione, non esser-
gli stata dalle stelle infusa; ma si bene essersela acquistata con l'industriosa fatica & assiduo studio
loro. Si perdè dico l'antica Musica, insieme con tutte le belle arti & scienze, della quale ne è ri-
masto così poco lume, che molti reputano sogno & fauola la marauiogliosa sua eccellenza.
page 85 dopo la perdita della quale, si cominciò da gli strumenti di corde & di fiato, come dall'Organo
che era in vso in quei tempi, in qualche parte però differente dal snotro, à trarne regola & nor-
ma di comporre & cantare (si come in essi sonauano) queste piu arie insieme; & abbracciaro-
no quei tali per leggi, l'istesse osseruationi che haueuano auanti loro in vso i Citharisti & Orga-
nisti; eccetto quella però del fare due perfette consonanze d'vn'istessa spezie, quando ben cantas
sero quattro & piu voci insieme: forse per accrescere difficultà alla cosa, ò per mostrarsi piu de
gli altri di purgato vdito & delicato; ò veramente credendo che gli istessi accidenti checoncor
rono tra due parti, concorrino altresì tra quattro & sei & piu parti che insieme cantino. la
qual maniera di comporre & cantare, per la nouità che seco apportaua, insieme con la facilitàIl vulgo igno
ra sempre il
buono delle
cose.

del diuenire presto Musico; piacendo all'vniuersale come il piu delle volte auuenire suole, mer-
cè della sua imperfettione & poca cagnitione, che ha sempre del buono & del vero delle cose,
dette occasione à gli artefici d'andare chimerizzando & introducēdo oltre alle prime, nuoue os
seruationi; non volēdo gli vltimi seguitare ne approuare interamente le pedate & opere di quel
li innanzi à sè, per non parere quasi con tacito consenso di confessarsi inferiori d'industria &
d'ingegno à primi: tenendo sempre la mira di condur la musica all'vltimo esterminio nel qua-
le ella si troua. la onde aggiugssero à quel precetto di esser lecito il fare due imperfette consonan
ze, che elle douessero necessariamente essere diuerse di spezie; & in oltre, che andando à trpouare la
perfetta dall'imperfetta partēdosi, fusse la piu vicina, intēdendo sempre nelle cōpositioni di due
voci. Hora vedete come à poco à poco, allettati dall'ambitione, andarono senza punto accor-
gersene, sottomettendo la ragione al senso, la forma alla materia, & il vero al falso. Non conAltre imper-
tinēze de Cō
trapuntisti.

tentidi questo quelli de nostri tempi, aggiugsero al modo di procedere dall'imperfetta alla per-
fetta, & da vn'imperfetta consonanza all'altra, che si douesse hauere rispetto & insieme fuggi-
gire la relatione del Tritono & della Semidiapente che poteua nascere tra questa & quella parte;
& però vollero che quando dopo la Sesta maggiore veniua la Terza, che ella fusse minore, tutte
le volte però che le parti variauano per contrario moto positione, & se dopo la maggiore di que
ste seguiua vna di quelle, fusse sempre minore, & così per il contrario. Vollero in oltre che
cantando quattro ò piu parti insieme, non mancasse mai alla graue la Terza ne la Quinta, ò in
vece di questa la Sesta ò alcuna delle replicate. le quali osseruationi, per il semplcie diletto che
prēde l'vdito degli accordi, non è alcuno che nō lo giudichi mediante la varietà loro, buonissi-
me & necessarie; ma per l'esmpressione de concetti sono pestifere. imperò che elle sono atte non
ad altro, che à fare il concēto vario & pieno, la qual cosa nō sempre anzi mai, cōuiene all'espres-
sione di qual sia concetto del Poeta & dell'Oratore: & per ciò torno à dire, che quando le narra
te osseruationi, fussero state applicate al fine dell'origine loro, meriterebbono questi che l'han-
no modernamente ampliate, non meno lode de primi legislatori; ma tutto l'errore è che il fine
d'hoggi è diuerso, anzi di diretto cōtrario à quello de primi inuentori della cosa; & il vero qual
sia, di già s'è possuto comprendere. Non fu mai di quelli intentione, che tali regole hauessero àRegole & os
seruationi de
Cōtrapūtisti
à che atte.

seruire per l'vso dell'harmonie insieme con le quali si hauesse da esprimere il cōcetto dell'animo
con il mezzo delle parole, & con quello affetto che si conuiene; ma si bene per il semplice suono
degli artifitiali strymenti & di fiato & di corde, come da quello che sin quì habbiamo detto de
primi autori di esse, si è possuto raccorre: ma è stata da potseri la cosa intesa sempre à rouescio, &
è di maniera inuecchiata questa tal credenza, che io tengo per cosa difficilissima se non impossi
bile, che ell asi potesse rimiouere & dissuadere dalle menti di contrapunto, & per ciò reputati & in pre
gio del vulgo, stipendiati da diuersi signori, & che hāno sin'ad hoggi delle cose attenenti à quel
la prattica detta da loro musica, informati gli altri. perche volendo à questi tali persuadere che
siano della vera musica ignoratnti, bisognerebbe non la rettorica & eloquenza di Cicerone ò diAll'Ottauo
della sua Re-
publica.

Demostene, ma la spada d'Orlando Paladino, ò l'autorità d'alcuno grādissimo Principe della ve
rità amico. il quale potrebbe lasciādo questa come propria del vulgo in mano à esso, persuadere
col suo essēpio i nobili, à dare opera à quella conueniente à loro; che è come dice Aristotile, l'ho
nesta & vsata cō dignità. perche vnella bene ordinata Repub.come egli dice nella sua all'ottauo, si
concedono al vulgo le musiche simili à lui corrotte & fuore del vero modo della musica, come
sono queste d'hoggi tanto da lui ammirate & in pregio; per appetire naturalmente ciascuno il
suo simile; ma siane detto à bastanza. Considerate de moderni Contrapūtisti ciascuna regola
in sè stessa, ò volete tutte insieme, non tendono ad altro che al diletto dell'vdito, se diletto si può
cō verità dire. al mod dell'esprimere i concetti dell'animo, & d'imprimergli con quella effica-
cia maggiore che si potrebbe nelle menti degli ascoltanti; per comodo & vtile di essi, nō è libro
appresso di loro che ne parli, ne ci si penza ò pensò mai dopo tale inuentione, ma si bene di mag-
giormente lacerarla dato però che vi sia luogo. & che sia vero che hoggi non si pensi cosa del
mondo d'esprimere i concetti delle parole con quell'affetto che essi ricercano, se non in quella ri
dicola maniera che si dirà poco di sotto; segno manifesto ve ne sia, che l'osseruationi & regole lo
ro, no ncomprendano altro che la maniera del modulare intorno gli interualli musici; cercādo
che la Cantilena sia contesta d'accordi variati, secondo i precetti detti di sopra; senz'altramen-
page 86 te pensare all'espressione del concetto & senso delle parole; & se mi fussi lecito, vorrei con piu
essempi d'autorità mostrarui, che tra i piu famosi Contrapuntisti di questo secolo, vene sono di
quelli che non le sanno ne anco leggere, non che intendere. l'inconsideratione & ignoranza di
che, è vna delle cagioni potentissime, che la musica d'hoggi non operi negli vditori alcuni di
quelli virtuosi & mirabili effetti che l'antica operaua.
STR. Riducetemi di gratia à memoria, parte di quelle vtilità che l'antia Musica apprta-
ua a'mortali; ma con la solita breuità.
BAR. Di gratia attendete, perche da esse conoscerete la sua perfettione, & l'imperfettione di
questa nsotra; quantunque il Zarlino nel capo primo, & 49.della seconda parte delle sue insti-
tutioni dica per il contrario, che questa è perfettissima, & imperfetta quella. Conseruaua la
Effetti mara-
uigliosi, che
l'antica Musi
ca operaua.
pudicitia; faceua mansueti i feroci; inanimiua i pusillanimi; quietaua gli spiriti perturbati; ina
cutiua gli ingegni; empieua gli animi di diuino furore; racchetaua le discordie nate tra i popo
li; generaua negli huomini vn'habito di buon costumi; restituiua l'vdito a'sordi; rauuiuaua gli
spiriti smarriti; scacciaua la pestilenza; rendeua gli animi oppressi, lieti & giocondi; faceua
casti i lussuriosi ; racchettaua i malligni spiriti; curava i morsi de'serpenti; mitigaua gli infuria-
ti, & ebbri; scacciaua la noia presa per le graui cure, & fatiche; & con l'essempio d'Atione possia
mo vltimamente dire (lasciandone da parte molti altri simili) che ella liberaua gli huomini
dalla morte? oltre alle altre ammirabili sue operationi di che son pieni i pibri d'autorità.
STR. Sono veramente molte & d'importanza, anzi di marauiglia grandissima; ma in tanto
quel vostro celebrato Arione, non hebbe facultà altramente con la sua Musica, di placare quel-
li marinari padroni della naue, sopra la quale allhora si trouaua; & fu per minor suo male, for-
zato à precipitarsi nell'inde; aiutato poscia dal caso piu che dal consiglio.
BAR. Anzi per maggiormente mostrare Arione l'eccellenza della sua gran virtù, si preci-
La Musica li-
bera Arione
dalla morte.
pitò in mare; hauendolo con la dolcezza della sua Cothara, & del suocanto, reso tranquillo,
d'irato che prima era; & mosso nel medesimo tempo à compassione di se stesso i delfini, che so-
pra il proprio dorso, à gara lo portarono tāte miglia cosi sicuro, in Tanaro Promontorio della
Delfini natu
ralmēte ama-
no la Musica.
Laconia. & accioche sappiate, quando Arione (dopo l'essersi accorto che i marinati gli vole-
uano torre la vita per rimanere heredi delle olte facultà che sopra essa naue haueua) si fu vesti-
to dell'habito regale, concesso allhora a'Musici & a'Poeti (a'nobili però, perche a'vili serui e
Habito anti-
co de Musici
nobili, qual
fusse.
mercennarij, era prohibito) prese in mano la Cithara, & cominciò à sonare & à cantare seden-
do sopra la poppa; non cantò ne sonò altramente cose atte à placare i marinari, ma si bene da
inanimire, ome fece, se stesso; come per essempio, le Canzoni Pithiche, ò la legge Orthia, ò co-
sa simile; per esporsi poi coraggiosamente come sapete al pericolo del precipitio. ne prima si
Pitiche Can-
zoni, e legge
Orthia, à che
atte.
hebbe preparato l'animo, & fatta vna inuocatione a'Dei marini, che volontariamente confida-
to nella sua molta virtù, si gettò insieme con la Cithara, giù dalla poppa, nell'inde: del quale he
roico fatto, sapere molto bene il felice successo. hora considerate qual sia maggior marauiglia; ò
il placare gli animali ragioneuoli, oueramente i bruti, ò pur le cose insensate.
STR. Hauete mille ragioni, & dall'hauerui il fauellare interrotto, ho imparato quell oche
prima non sapeuo; ne facilmente l'haurei saputo se ciò non hauessi fatto; però non vi dispiac-
cia tornare dond'io vi tolsi, e seguire il discorso che haueuate tra mano, scusando la mia im-
portunità.
BAR. Torno nel primo mio corso rimettendomi à dire; che se il fine de moderni prattici è
(commessi dicono) il dilettare con la diuersità delle consonanze il senso dell'vdito, & se tal pro-
prietà di solleticarlo, che non si può ne anco con verità chiamare diletto altramente, l'ha vn
semplice pezzo di legno concauo, sopra il quale siano tese quattro, sei, ò piu corde d'intestini di
bruto animale ò d'altro; disposte secondo la natura degli harmonici numeri; oueramente vna
tal quantità di canne naturali, ò pure artifitiosamente fatte di legno, di metallo, ò d'altro; diuise
in proportionate & conuenienti misure, dētro le quali spiri qnalche poco d'aria, mentre che elle
sono poscia tocche & percosse da rozza & indotta mano di qual si voglia vile & idiota huomo;
lascisi questo fine del dilettare cō la diuersità de loro accordi ad essi strumēti; perche sendo priui
di senso, di moto, d'intelletto, di parlare, di discorso, di ragione, & d'anima; non sono di piu ol-
tre capaci: ma gli huomini che sono dalla natura stati dotati di tutte queste belle nobili, & ec-
cellenti parti ,cerchino col mezzo di esse non solo di dilettare, ma come imitatori de buoni an
tichi, di giouare insieme, poiche acciò sono atti; perche altramente facendo, fanno contro la
Compara-
tione.
natura, che è ministra di Dio. Gli huomini giuditiosi & dotti, non si appagano à guisa della
imperita moltitudine, del sēplice piacere, che trae la vista nel riguardare i colori & le forme di-
uerse degli oggetti; ma dell'inuestigare appresso, qual sia la cōuenienza & proporzione che hāno
insieme quelli accidenti, & così parimente la proprietà & natura loro. nell'istessa maniera adun
que, dico non bastare semplicemente dilettarsi de varij accordi, che si odono tra le parti delle
Cātilene musiche, se nō s'impara ancora cō qual proporzione di voci siano fra di loro cōgiunti,
Essempio.
oltre alle altre importanti & necessarie considerationi; per non esser come quel semplicista, che
per la sua semplicità, non sa delle piante altra cosa che'l nome: e tali sono la piu parte di quelli
page 87 che hāno hoggi appresso il vulgo nome di Musici. tra l'impertinēse & nouità de quali, si anno Altra imper-
tinēza de Cō
trapuntisti.

uera ancora quella del trasportare alcuna volta verso il graue ò verso l'acuto, à guisa che soglio-
no i periti Organisti, per comodità del coro per vn Tuono, ò per vna Terza, ò per altro interual
lo col mezzo de segni accidentali, i canti prima composti per mouimēti naturali cātabili & co-
muni, in corde forestiere, incantabili fuore d'ogn'ordinario, & piene d'artifitio. nō per altro, che
per hauer cāpo piu largo di predicare se stessi & le cose loro (à meno di essi intendēti) per miraco
li: oltre che non sono mancati & non mancano tra piu famosi, di quelli che hanno prima com
poste le note secondo i loro capricci, & adattatoui poi quelle parole che è paruto loro; senza
hauer fatto alcuna stima, che tra le parole & le note, sia la medesima ò maggiore disformità
di quella che si è detta essere tra il Dithirambo & l'harmonia Doria: marauigliandosi poi alcu-
ni pur di pregio, che la piu parte delle cātilene d'hoggi facciano migliore vdire ben sonate, che
ben cantate. non si accorgendo, che il fine di esse è, l'essere comunicate all'vdito col mezzo degli
artifitiali, & non de naturali strumenti; perche elle sono l'istesso artifitio, & non punto naturali.
& per maggiormente torre à quelli tal marauiglia, & la fatica à me di così spesso recitare l'al-
trui parole, legghino in questo proposito nella particola diciannoue il problema decimo d'Ari
stotile, che cesserà loro. Non ha altro d'ingegnoso e di raro il moderno Contrapunto, che
l'vso delle dissonanze; quando però elle sono con i debiti mezzi accomodate, & con giuditio re
solute; & in oltre il vago & leggiadro delle consonanze; l'vn & l'altre delle quali, all'espresssionePerche dāno
so l'vso delle
consonāze &
dissonāze nel
canto.

de concetti per imprimer gli affetti nell'vditore, non solo sono di sommo impedimento, ma
pessimo veleno: & la cagione è questa. la continoua delicatezza della diuersità degli accordi,
mescolata con quel poco d'aspro & amaro delle varie dissonanze, oltre à mille altre soperchie
maniere d'artifitio, che con tāta industria sono andati cercando i Cōtrapuntisti de nostri tempi,
per allettare l'orecchie, le quali di raccontare si lasciano per non esser tediosi; sono come ho det
to, di sommo impedimento à commuouere l'animo ad affettione alcuna: il quale occupato &
quasi legato principalmente con questi lacci di così fatto piacere, non gli danno tempo d'inten
dere non che di considerare le mal profferite parole. cose tutte diuerse à quello che nell'affetto
di sua natura è necessario; perche esso & il costume, vuol'essere cosa semplice & naturale, ò al
meno appaire così fatto, & hauere per mira solo, il commuouere se stesso in altrui.Fine dell'an-
tico Musico.

STR. Pare da quello che sin à quì detto hauete, si raccolga tra le altre molte importanti co-
se, che la musica d'hogg per l'ispressione de concetti dell'animo col mezzo delle parole, non sia
di molto valore; ma si bene per i semplici strumenti e di fiato & di corde: da quali altro non de
sidera ne apparisce l'vdito, che dolcemente pascersi della diuersità degli accordi loro, accompa
gnati da conuenienti & proportionati mouimenti di che copiosi sono; & all'vdito si manifesta
no poi col mezzo di alcuno agente in essi esercitato & perito.
BAR. Sottirebbe questo ched ite, tutte le volte che l'harmonie della diuersità degli artifitia
li strumenti non fussero atte ad altro che à trastullare & sollecitare l'orecchie, come diceste; &
che Contrapuntisti de tempi nostri, si fussero contentati d'hauerne lacerata quella sola parte che
all'espressione de concetti appartinene: ma non si sono contentati di ciò, poiche questa che si a-
spetta à semplici accordi degli artifitiali strumenti, & al diletto del senso senza passar piu oltre
all'animo; nō hanno meglio di quella di prima trattata; anzi hāno ancor'essa à tal termine ridot
ta, che punto punto che ella peggiorasse, hauerebbe bisogno piu tosto d'esser sepolta che curata.
STR. Come di gratia.
BAR. Non vi accorgete, che la perfida particolare delle Fughe dritte & rouerse che si freQuella par-
te di musica,
che s'aspetta
à gli artifitia
li strumēti es
sere lei anco
ra corrotta.

quente & ostinatamente vsano, in quel genere però di Cōtrapunti detti da essi Ricercati; che so-
no la parte propria & peculiare della musica degli artifitiali strumenti; i quali per lo piu à quat
tro voci costumano coporre, senza obbligo di parole, non ad altro fine che per hauer campo
piu largo di maggiormente sadisfare all'vdito con la diuersa qualità delle corde, egli accordi,
& de mouimēti; comunicandoglieli poscia col mezzo loro, & come si è detto, d'vno agente be
ne esercitato; l'imitationi delle qual Fughe, per la troppa osseruāza che vsano in esse la piu par-
te de compositori, non da altra cosa tirati che dall'ambitione; cagiona moltevolte che alla par
te graue cātando tutte quattro insieme, māchi hora la Terza, & altra volta la Quinta ò la Sesta,
ò alcuna delle replicate come tāte volte si è detto; oltre alli sproportionati mouimēti & rithmi: Comparatio
ne.

& si possano ragioneuolmēte questi Ricercari così composti, comparare à quella sorte di poesie,
che son dette hoggi Sestine; dalle quali si trae per i molti obblighi, māco sugo, che da qual si vo
glia altra spezie di poesia. che diremo appresso di quell'altra impertinenza circa il valore delleAltra imper-
tinenza.

Note di che molte volte compongano le sopradette Fughe; come di Semibreui col punto, & di
Breui, per lasciar da parte quellechecōposte sono di Note di valuta maggiore? non altro, che se
nel sonarsi particolarmente nel Liuto & nello Harpicordo, strumenti ambedue nobilissimi,
non fussero con giuditio migliore accomodate di quello che da gli autori di esse furono prima
composte, non si potrebbono in molti luoghi per la pouerrà degli accordi, vdite se non con po-
chissimo gusto. & si come questi inconuenienti, fugge il discreto sonatore con il percuoter le piu
volte, molti altri per il contrario ne toglie via, col fuggire e tacere, quando però cōuiene, lo spez-
page 88 so muouere di alcuna della parti nell'istessa corda, di che posson fare indubitata fede tutti quel-
li che di tale strumenti hanno buona cognitione. Sono infiniti gli inconuenienti che io potrei
oltre a gia detti di muouo addurui, se piu sottilmente volessi essaminare ciascuna loro attione;
ma perche il mostrare à quelli che hanno per male d'essere auuertiti, non che consigliati, ò ripre
si, il loro errore, è come seminare nella rena, meglio sarà che per maggior castigo gli lasciamo nel
la cecità loro, & che volgiamo atroue i nostri ragionamenti, dicendo questo solo per colmo del
Altro abuso.
la loro confusione; che per il vano desiderio che eglino hanno d'essere intelligenti reputati da
manco saputi di loro, si attribuiscono ad ignoranza grande per qual si voglia importante occa-
sione, il segnare il diesis X in f faut, o in g solreut; quando d'iui partendosi ascendono in b fa, ò in
c solfaut; dicendo sul saldo non esser cosa ragioneuole il procedere per interualli dissonanti qua
li sono le Semidiatessaron. Con tutto questo, fategli cantare, ò sonare tali passaggi per modo di
cadentia, ce lo suonano, & cantano in quella eccellenza maggiore che si può desiderare, & si sde-
gnerebbono con quelli, quando nel fare recitare alcuna compositione loro, occorrendoui come
Semidiatessa
ron, non tro-
uarsi nel liu
to.
si è detto, non ce lo facessero; perche in vero in quella tal maniera fa dolcissimo vdire, & partico
larmente nel liuto, che ha in vece delle Semidiatessaron, le Terze maggiori; ne vi possano nascere
in modo alcuno, come ui ho di sopra prouato.
STR. Manco male poi ch'eglino hanno tanta discretione, & giuditio, di vergognarsi fare
quello, che non si sono vergognati dire.
BAR. Anzi tutto l'opposito, e si vergognano dire quello, che non si sono vergognati fare;
perche il vero fare in questa sorte di prattica che loro chiamano Musica, e il mezzo dello opera-
re, ò con le voci naturali, ò col mezzo degli aritfiziali strumenti; & non con lo scriuere questa, &
quella cifera appresso le note. haueua in animo di discorreui intorno à quell'altra pur ambi-
tiosa vanità, di chequesti nostri prattici fanno tanto schiamazzo; con quelli però che sono della
Altri abusi
de'moderni
prattici com-
positori.
Musica loro meno itendenti; come di far cantare vna, ò piu parti delle cmpositioni loro in-
torno all'impresa, ò arme di quel tale à chi ne voglion far dono; ouero in vno specchio; su per le
dita delle mani; ouero canterà vna di esse il principio, nell'istesso tempo che l'altra canta il fine,
ò il mezzo della medesima parte; & altra volta faranno tacere le note, & cantare lepose. Non con
tenti di questo, vogliono altri che si anti alcuna volta senza linee, su le parole, significando il no
me delle note con le vocali, & il valore di esse con alcune strauaganti, & bizzarre cifere Caldee, ò
Egittie; ouero in vece di queste & quelle, dipingono per le carti fiori & frondi bellissime & diuer
se, i cantori delle quali rappresentano alla vsita degli vditori tanti Esculapij, oltre à mille altre
ridicole vanità.Le quali tutte cose, quando fussero vsate con i debiti mezzi, à tempo, & luogo
conueniente, non sarebbono totalmente da disprezzarsi: ma il voler predicarcele fuore di stagio
ne per cose sopranaturali, non è ragioneuole il comportarlo, & il vero luogo e tēpo di questi lor
concetti si fatti sarebbe, per mio auuiso alle veglie del carnouale per burla e schrerzo; ò veramen-
te alcuna volta il dopo desinare in vece de semi di popone che si costumano mangiare al tempo
loro per trastullo, & per hauer meno occasione di pensare in quel mentre, & sentire la noia del
caldo: perche si fatte inuentioni sono simili à quelli strumenti musici nella fattura de quali si
scorge grandissima fatica, diligenza, & industria degli aretefici di essi, ma sonati ipoi bēche da
Compara-
tione.
dotta, & eccellente mano, rendono i suoni, & voci loro rozze, & incomposte, & il diletto che da
essi si trae, è tutto ella vista; quantunque l'intentione degli artefici (se bene l'effetto non sortì se-
cōdo il primo intendimento) fu principalmente per sadisfattione dell'vdito. Si gli potrebbe co-
me ho detto mostrare mille altri inconuenienti di momento, i quali riserbermo per altra vota.
Vengo vltimamente à trattar cme ho promesso, della più importante, & principale parte che
sia nella Musica, & questa è l'imitatione de concetti che si trae dalle parole; della qual spedi
tomi, verrò à discorrerui intorno l'osseruationi degli antichi musici. Dicono adūque, anzi tēgo
Zarlino al ca
po 32.della
quarta parte.
Neantio, figli
uolo di Pitta
co Tirāno di
Lesbo.
no per fermo i nostri prattici Contrapuntisti, di hauere espressi i cōcetti dell'animo in quella ma
niera che cōuiene, & di hauere imitato le parole, tutta volta che nel mettere in musica vn Sonet
to, vna Cāzone, vn Romanzo, vn Madrigale, ò altro; nel quale trouādo verso che dica per modo
hauerāno fatto tra le parti nel cātarlo, di molte settime, quarte, secōde, & seste maggiori; & cagio
Pericleto Ci
tharedo.
nato cō questi mezzi negli orecchi degli asccoltāti, vn suono, rozzo, aspro, & poco grato, nō altra
Corde d'inte
stini di lupo,
& d'agnello,
non accordar
si insieme.
Lesbo isola della Grecia; nella quale fiorirono i maggiori & i piu pregiati Musici del mōdo, alla
grādezza de quali si legge esser posto fine dopo la morte del singular Citharedo Pericleto, glorio
sissimo vincitore tra Lacedemoni delle feste Carnie. il qual Neantio, nell'essercitarsi in detta Ci-
thara, pareua per la sua inettezza, che le corde fussero parte d'intestini di lupo & parte d'agnel-
Fracastoro di
Hypatia, &
Sympatia, al
1.e.del 1.lib.
Orfeo, vcciso
dalle Baccāti.
lo: del qual difetto, ò per il fallo cōmezzo d'hauer tolta cō ingāno del Tēpio la sacra Cithara; cre
dēdo che in essa fusse incātata la virtù del ben sonarla, come nellalancia d'oro di Bradamante il
gettar per terra chiunque cō essa toccaua, ne riportò sonādola il douuto castigo; restando per ciò
diuorato da cani. in che solo imitò il dotto Poeta, sauio Sacerdote, e singular Musico; essēdo egli
come sapete stato vcciso dalle Baccāti. Altra volta diranno imitar le parole, n tra quei loro cōcet
page 89 ti vene siano alcune che dichino fuggire, ò volare; le quali profferiranno con velocità tale &
con sì poca gratia, quanto basti ad alcuno imaginarsi; & intorno à quelle, che haueranno det-
to, sparire, venir meno, morire, ò veramente spento; hanno fatto in vn'instante tacere le parti
con violenza tale, che in vece d'indurre alcuno di quelli affetti, hanno mosso gli vditori a riso,
& altra volta à sdegno; tenendosi per ciò d'esser quasi che burlati. quando poi haueranno det-
to, solo, due, ò insieme; hanno fatto cantare vn solo, due, e tutt'insieme con galanteria inusitata.
hanno altri nel cantare questo particolar verso d'vna delle Sestine del Petrarica. Et col bue zopNuoi abusi
de Contrapū
tisti intorno
l'imitatione
delle parole.

po andrà cacciando Laura. profferitolo sotto le note à scose, à onde, & sincopando, non altra-
mente che se eglino hauessero hauuto il singhiozzo: & facendo mentione il concetto che egli
hanno tra mano (come alle volte occorre) del romore del Tamburo, ò del suono delle Trom-
be, ò d'altro strumento tale, hanno cercato di rappresentare all'vdito col canto loro il suono di
esso, senza fare stima alcuna, d'hauer pronuntiate tali parole in qual sia voglia maniera inusitata.
quando nel hanno trouate che dinotno diuersità di colori, come brune, ò bianche chiome, & si
mili; hanno fatto sotto ad esse, note bianche & nere, per esprimere à detto loro quel si fatto
concetto astutamente & con garbo: sottoponendo in quel mentre il senso dell'vdito, à gli acci-
denti delle forme, & de colori; i quali oggetti sono particolari della vista, & del tatto nel corpo
solido. non sono mancati di quelli, che hanno come piu vitiati, cercato di dipignere con le no-
te, la voce azzurra & pauonazza secondo il suono delle prole, non altramente che colorischi-
no hoggi le corde d'intestini, gli aretefici di esse. & altra volta che vn verso hauerà detto così.
Nell'inferno discese in grembo à Pluto, haueranno per ciò fatto discendere talmente alcuna del
le parti della Cantilena, che il cantore di essa ha piu tosto rappresentato all'vdito in quel men-
tre, vno che lamentandosi voglia impaurire i fanciulli & spauentargli, che vno il quale can-
tando ragioni: doue per il contrario dicendo. Questi aspirò alle stelle, sono ascesi nel proffe-
rirle talmente in alto, che ciascno che streida per qual si voglia eccessiuo dolore interno, ò ester-
no, non vi agiunse giamai. Sotto vna parola che dirà, come alle volte occorre; Piangere, Ri-
dere, Cantare, Gridare, Stridere; oueramente falsi inganni, aspre catene, duri lacci, monte alpe-
stro, rigido scoglio, cruda donna, ò altre sì fatte cose; lasciando da parte quei loro sospiri, le di-
susate forme, & altro; le profferiscono per colorire gli impertinenti & vani disegni loro, ne piu
insoliti modi di alcuno remoto barbaro. Infelici, non si accorgono che se Isocrate, ò Corace,
ò altri piu celebrati oratori, hauessero orando profferite vna sol volta due di quelle parole si fat-
tamente; hauerebbono mosso nell'istesso tempo tutti gli vditori à riso & à sdegno; & sarebbono
da essi stati in oltre scherniti & vilipesi, come huomini stolti, abbietti, & di nullo valore.
Si marauigliano poi che la Musica de'tempi loro, nō faccia alcuno di quelli notabili effetti che
l'antica faceua; doue per l'opposito essendo questa da quella così lontana & disforme, anzi con
traria & mortal sua nemica, come si è detto & mostrato & maggiormente mostrerassi; hauereb-
bono piu tosto à stupire quando alcuno ne facesse; non hauendo ella modo di poterlo pensareQual differē
za sia tra il fi
ne de musici
d'hoggi, & l
lo degli anti-
chi.

non che conseguire; per essere non altro il fine di questa che il diletto dell'vdito, & di quella il cō
durre altrui per quel mezzo nella medesima affettione di se stesso. Non s'intende appresso al-
cuno di giuditio, esprimere i concetti dell'animo col mezzo delle parole, in quella sì fatta ridi
cola maniera; ma in altra da essa molto lontana & diuersa.
STR. Dite di gratia come, vi prego.
BAR. Nell'istesso modo che gli esprimeuano tra i molti, quelli due famosi oratori poco di
sopra nominati, nelle orationi loro, & appresso ciascuno antico musico di pregio: & se di ciò
vogliano intendere il modo, mi cōento mostrargli doue & da chi lo potranno senza molta fati Da chi possi-
no i moderni
prattici impa
rare l'imita-
tione delle
parole.

ca & noia, anzi con grādissimo gusto loro imparare, & sarà questo. Quando per lor diporto van
no alle Tragedie & Comedie, che recitano i Zanni, lascino alcuna volta da parte le immodera-
te risa; & in lor vece osseruino di gratia in qual maniera parla, con qual voce circa l'acutezza
& grauità, con che quantità di suono, con qual sorte d'accenti & di gesti, come profferire quan-
to alla velocità & tardità del moto, l'vno con l'altro quieto gentilhuomo. attendino vn poco la
differenza che occorre tra tutte quelle cose, quando vno di essi parla con vn suo seruo, ouero
l'vno con l'altro di questi; considerino quando ciò accade al Principe discorrendo con vn suo
suddito & vassallo; quando al supplicante nel raccomandarsi; come ciò faccia l'infuriato, ò
concitato; come la donna maritata; come la fanciulla; come il semplice putto; ome l'astu-
ta meretrice; come l'innamorato nel parlare con la sua amata mentre cerca disporla alle sue
voglie; come quelli che si lamenta; come quelli che grida; come il timoroso; e come quel-
li che esulta d'allegrezza. da quali diuersi accidenti, essendo da essi con attentione auuer-
titi & con diligenza essaminati, potranno pigliar norma di quell oche conuenga per l'espres-
sione di qual si voglia altro concetto che venire gli potesse tra mano. Ciascuno de bruti haVoce, perche
data a' bruti.

naturale facultà di potere à quelli almeno della sua spezie, comunicare con la sua voce, il
piacere, & il dolore del corpo & dell'animo; ne per altro è stata data loro dalla natura: e
tra i ragioneuoli vene sono de così stupidi, che per non sapere ciò mettere in prattica, mer-
cè della dappocaggine loro, & valersene all'occasioni; credano d'esserne naturalmente priui.
page 90 Osseruationi
degli antichi
musici.
Nel cantare l'antico Musico qual si voglia Poema, essaminaua prima diligentissimamente la qua
lità della persona che parlaua, l'età, il sesso, con chi, & quello che per tal mezzo cercaua operare;
i quali concetti vestiti prima dal Poeta di scelte parole à bisogno tale opportune, gli esprimeua
poscia il Musico in quel Tuono, con quelli accenti, & gesti, con quella quantità, & qualità di
Timoteo, pro
uoca Alessan
dro à combat
tere.
suono, & con quel rithmo che conueniua in qeull'attione à tal personaggio. La onde di Timo-
teo si legge (il quale secondo che paice à Suida era Tibicine, & non Citharedo) che quando
prouoco il Grande Alessandro con l'arduo modo di Minerua à combattere con gli inimici esser-
citi, non solo ne rithmi, nelle parole, & ne concetti di tutta la Canzone si scorgeuano le cir-
custanze dette, conforme al desiderio di lui; ma l'habito, l'effigie del volto, & ciascuno partico
lare suo gesto, & membro; doueua per mio auuiso almeno parere in quello affare che ardesse di
desiderio di combattere, & di superare, & vincere l'inimico. Onde Alessandro fu forzato à gri
dare le armi, & dire, che tali doueuano essere le canzoni de RE, & meritamente, imperoche tutte
Virtù del Mu
sico, doue cō-
sista.
le volte, che il Musico (tolti però via gli impedimenti) non ha facultà di piegare gli animi degli
vditori doue ben li viene, nulla & vana è da reputare la sua scienza & saprere; poiche ad altro
fine non è stata instituita, & annouerata tra le arti liberali la Musica facultà.
STR. Haueua virtù il semplice suono dell'artifitiale strumento d'operare alcuno effetto nel-
l'uditore?
Proprietà del
semplice suo
no dell'artifi
tiale strumen
to.
BAR. Non ne dubitate punto, se bene il Zarlino è di contrario parere nel capo 7. della secon
da parte delle sue institutioni, che il suono dello strumento fatto dall'arte senza l'vso delle paro-
le haueua secondo che io vi accennai di sopra, & come vuole Aristotile, natura d'imitare il co-
stume, & d'hauerlo in se, & grandissima facultà d'operare negli animi degli vditori gran parte
degli affetti che al perito sonatore piaceuano. & che ciò sia vero, ve lo confermo con l'essempio
di quel Tibicine al quale Pitagora disse. Muta modum. il quale mutando (secondo che gli fu co
mandato) il rithmo del veloce dattilo che prima, era nel tardo spondeo; e'l Tuono, d'acuto in
graue, & il molto, in poco suono; placò si l'infuriato giouine Tuarominitano, che egli non ab-
Nella secōda
Canzone del
la Tragedia
intitolata, le
Traeninie,
bruciò la casa della meretrice contro la quale era grandemēte sdegnato. In oltre, Sofocle in vna
sua Tragedia, costumò domandare l'Aulon, Tiranno degli animi: non per altro, che per la fa
cultà ch'egli haueua di tirargli quasi che violentemente, in quella parte che al bene essercita-
to Auledo piaceua. Et per più oltre dirui, vogliono alcuni che il Grande Alessandro, fusse pro-
uocato à pigliar le armi dal semplice suono della Tibia; quantunque Plutarco voglia che An-
Auuertimēto
dell'Autore.
rigenida famosissimo Tibicine lo accompagnasse col canto, & non Timoteo altramente, per es-
sere egli Citharedo come si è detto di sopra, & mostrato. Lo scordato parere de quali scrittori,
Aitigenida
famosissimo
Tibicine.
si potrebbe accordare con dire, che Alessandro come desideroso di gloria, fusse più volte stat'in-
citato à combattere da varij Musici de suoi tempi, nō è per questo che la Cithara ancora non ha
uesse caultà d'operare molti altri effetti; ma per incitare gli animi, & muouergli à furore, era
Erodoto Me
garense Tu-
bicine singu-
lare.
piu di lei atta la Tibia. Leggesi ancora appresso Giulio Polluce, che Erodoto Tubicine, com-
patrioto d'Euclide, empieua grandemente d'ardire i soldati col suono della sua Tromba,
oltre à prouarlo noi stessi tutto il giorno nell'udire questo & quello strumento musico, sonare
diuerse arie, per lasciare da parte il Tamburo: il confuso romore del quale, si può con piu ra-
Paguro pe-
sce, preso al
suon del Fo-
tingio. Elia-
no, nella hi-
storia degli
animali, al ca
po 31.& 44.
del libro 12.
gione domandare strepitoso, che sonoro, & rationale; & per piu più oltre dirui in questa
materia, vuole Eliano, che il pesce Paguro si prenda al suono del Fotingio; il qual pesce è
tanto amico di questa tale harmonia, che gliesce sino dell'acqua in sul lito per udirla, & si fa
preda d'altrui. Vuole in oltre l'istesso, che i Cerui su prendino al suon della Tibia, non altramen
te di quello che vediamo ad ogn'hora far degli vcelli col mezzo del fistio al cauto vccellatore.
vuole in oltre, che gli Indiani addolcischino gli sdegnati animi degli Elefanti col canto, al suo-
no dello Scindasso: & che i Libij col suono delle Plagie Tibie, faccino mansueti i feroci & indo
Scindasso,
strumento di
corde.
miti caualli; & questo basti intorno à ciò. Non voglio tacere vn'altra faccia saccenteria de nostri mo-
derni prattici Contrapuntisti; i quali mettendo in musica com'essi dicono, qual si voglia sorte
di versi, ò sciolti ò legati chesiano dalla rima; gli cantano tlmente sotto le note loro, che non
seguentemente à perdere la forza d'operare nell'uditore quelli effetti, che per lor propria natura
opererebbono quando semplicemente fussero letti & profferiti secondo che conuiene alla qua-
lità loro, & del Poema; & questo è quanto mi occorre dirui in proposito dell'osseruationi, &
regole de moderni Contrapuntisti. il quale dirozzamento, essendo da essi con sano occhio
considerato, oltre all'hauere io mostrato animo ben disposto uerso loro, per hauere cerca-
Altra osser-
uatione degli
antichi musi
ci, confutata
dal Zarlino
nel capo 47.
della 3 parte
delle instit.
to con ciascuna mia industria, & sapere di msotrar loro la uerità, potrà essere efficace mez-
zo d'aprir loro la strada à quelle piu riserbate, & profonde speculationi, che in cosi nobile
scienza da vn'intelletto interamente capace di lei, possono (come ho detto) più sottilmente
essere considerate. E tornando à discorrerui intorno all'altre cose, che concorrono per
intelligenza dell'osseruationi degli antichi Musici Greci, vna particolarmente, & importan-
tissima era questa. Constumauano nelle Cantilene loro di trattenersi assai intorno la Media del
Tuono che cantauano, & cosi andauano ricercando manco corde che poteuano, la qual cosa si
page 91 raccoglie particolarmente da Aristotile ne Problemi dell'harmonia, & da Plutarco in proposi-
to di Olimpo, & di Terpandro.
STR. Da che nasceua questo?
BAR. Dal conoscere che la quantità di esse gli hauerebbe impediti d'operare negli vditori
qual si voglia cosa che si fussero proposta in animo: la onde si legge come ho detto appresso Plu
tarco, che Olimpo e Terprando, Musici ambedue celebratissimi; nelle Canzoni loro ricercaOlimpo e
Terpādro nō
ricercano nel
le Cāzoni lo
ro piu di tre
ò 4 corde.
Nell'opusco-
lo de musica.

uano non piu di tre ò quattro corde & voci: & per la sopradetta cagione doueuano essere veri-
similmente quelle piu vicine alla Media del Tuono nel ual cantauano & sonauano: perche
la differente virtù di essi modi, consisteua principalmente come si è mostrato, nel graue & nel-
l'acuto. dal qual Plutarco si raccoglie ancora, che molti altri musici pur di pregio che nelle
Canzoni loro ricercarono piu voci & corde di uelle che haueuano ricercate prima e Olimpo
e Terprando; tra i quali si fa mentione di Filosseno & di Timoteo, reputati per ciò musici sce-
nici; non aggiunsero mai all'eccellenza di quelli: & fu forse di non piccolo impedimento à que Filosseno e
Timoteo, re-
putati Musici
scenici, & per
che.

sti la varietà & quantità delle corde che in esse lor Canzoni vsarono.
STR. Non sò in quello potesse consistere l'eccellenza di quel tanto celebrato Olimpo, essen-
do egli semplice Tibicine.
BAR. Non fu Olimpo ne suoi tempi in credito, per il semplice suo cantare & sonare dellaEccellenza
d'Olimpo, in
quello consi-
stesse.

Tibia; ma per essere Musico & compositore eccellentissimo. la qual cosa si manifesta per vedersi
molte centinaia d'anni dopo lui, essere tenuto grandissimo conto delle sue compositioni & a-
rie, come eccellentissime che ell'erano à paragone di quelle degli altri.
STR. Come conosceuano l'vno dall'altro Tuono, non ricercando le Cantilene de famosi
Musici come hauete detto piu di tre ò quattro corde & voci? che per quanto io ne stimo veniua
no à essere comuni à piu modi.
BAR. Lo conosceuano principalmente dall'essere il Systema piu & meno teso ò rimesso; &
dalla dieursa spezie del Diapason che per altri gradi come si è detto & con essempio mostrato, Come cono-
scessero li an
tichi l'vno da
l'altro Tuo-
no delle Can
tilene loro.

ascendeua & discendeua in questo che in quello Tuono vna che l'altra; & in oltre dalla varietà
de caratteri non ad altro fine da essi inuestigati & adoperati in si fatto negotio, che per aperta-
mente mostrate la diuersità de Tuoni; la qual cosa manifestamente si vede in Boethio. impero-
che quelli che egli vsa per ciascuno de tre generi d'harmonia, sono del modo Lydio; nel qual
luogo promette mostrare gli altri, il che nō fà poi per quello si vede nel resto dell'opera: la qualeNel capo 3.
del 4. della
sua musica.

crederò facilmente che nō sia tutta, per apparire il fine di essa tronco & imperfetto. bene è vero,
che doue egli tratta de Tuoni & modi; fa mentione di alcuni altri pochi caratteri che danno in-
ditio di molte cose importanti & degne di matura consideratione; i quali copiosamente & conNel 17. capo
dell'istesso li
bro.

ordine si possono trarre dagli scritti d'Alypio autore Greco: perche in vn suo libro che egli fa
particolarmente delle Note che vsauano gli antichi Musici Greci nel notare le corde di ciascun
modo e Tuono loro in qual sia genere d'harmonia, si vedono tutti distintamente. il qual libroApypio delle
Note degli
antichi Musi-
ci Greci.

si troua particolarmente in Roma nella libreria Vaticana; di che à mesi passati n'hebbi copia,
con non piccola difficultà. trouasi ancora in esso libro, i differenti segni che vsauano gli anti-
chi per dinotare le corde particolare dello Strumento, à differenza di quelle che significauano il
suono della voce, come ancora accēna Boethio; doue egli vuole che il primo di ciascuna corda,Nel 3. capo
del 4. libro.

sia quello che dinota la voce, & il secondo quello che significa la corda dello Strumento. de
quali caratteri ne haueuano di tante sorti diuerse, quant'erano le differenze delle corde de Tuo-
ni & modi loro, che in tutto ascendeuano al numero di quarantotto, mediante il discendere
(col congiunto mouimento) hota per Tuono & hora per Semituono; & erano formati de sem-
plici elementi dell'Alfabeto & delle parti loro. alla quale imitatione si vedono notate le corde
del Massimo Systema nell'Introduttorio di Guido Aretino, con quelli de Latini.
STR. Sarebbe possibile il vederne alcuno essempio?
BAR.Non solo possibile, ma facilissimo. Eccoui primamente secondo Apypio, i caratteri
di ciascun degli otto Tuoni, per l'ordine che ci sono descritti da Boethio; i quali dinotano qual
si voglia corda particolare di ciascuno degli otto Systemi, secondo la Distribuitione Diatonica
Diatona Ditonica; doue sono ancora notati quelli chesignificano le corde degli Strumēti loro, à
differenza delli altri che dinotano la voce: & la cagione che si legge perche questi da quelli fusse-
ro differenti & non gli istessi, era per non confondere l'aria del suono con quella della voce. per-
che cātandosi le medesime parole, con diuers'aria della voce (secondo che per alcuni si costuma-
ua) che del suono; & vsandosi seguire con i caratteri l'vna l'altra sopra ciascuna sillaba, secondo
che l'haueua ordinata il compositore; se caratteri fusero stati i medesimi, ne sarebbe ageuolmen
te nata confusione. & massimamente in quelle parti doue alcune volte l'vna taceua & l'altra se
guiua, ò altramente. nulladimeno sono altri di parer, che gli istessi hauriano possuto comoda-
mente à tutto seruire, senz'hauer cagionato alcuno inconueniente: in margine de quali ho vo-
luto per intelligenza & facilità maggiore, segnarui rincontro i caratteri Latini, secondo l'vso
della moderna prattica; & sono questi.
page 92

TRATTI DA I LIBRI DI ALYPIO.

SEGNI DEL TROPO HYPODORIO. Voce. Corda
Aa. Netehyperboleon.Gamma & Ni
g. Paranetehyperboleon.Ita & Landa obliquo riuolto.
f. Tritchyperboleon.Landa, & Semidelta supino.
e. Netedizeugmenon. Mi, & Pi allungato.
d. Paranetediezeugmenon Pi, & Sigma riuolto.
c. Tritediezeugmenon. Ipsilon, & Ligamma riuolto.
h. Paramese. Fi, & Digamma.
d. Netesynemmenon. Pi, & Sigma riuolto.
c. Paranetesynemmenon.Tau, & Digamma riuolto.
b. Tritesynemmenon. Psi, & Mezzo Mi supino.
a. Mese.Omega, & mezzo Mi sinistro.
G. Lycanosmeson. Delta riuolto, e Tau obliquo.
F. Pathypatemeson. mezzo Tita che guarda all'in giu, & Epsilon Tetragono supino.
E. Hypatemeson.Iota obliquo, & Epsilon tetragono.
D. Lycanoshypaton.Ni, & Pi doppio.
C. Pathypatchypaton.Rostrauolto, & Sigma doppio strauolto.
h. Hypatehypaton.Sigma doppio riuolto, & Sigma doppio.
A. Proslambanomenos. mezzo Fi obliquo strauolto, & mezzo Fi obliquo.
SEGNI DELL'HYPOFRYGIO.
Aa. Netehyperboleon.Omega tetagono, & Zita.
g. Paranetehyperboleon.Gamma, & Ni.
f. Tritehyperboleon. Tita, & Landa riuolto.
e. Netediezeugmenon.Iota, & Landa obliquo.
d. Paranetediezeugmenon. Mi, & Pi allungato.
c. Tritediezeugmenon. Ro, & Sigma riuolto.
h. Paramese. Sigma. & Sigma.
d. Netesynemmenon.Mi, & Pi allungato.
c. Paranetesynemmenon. Pi, & Sigma riuolto.
b. Tritesynemmenon. Ipsilon, & Digamma strauolto.
a. Mese. Fi, & Ligamma.
G. Lycanosmeson. Omega, & mezzo Mi sinistro.
F. Pathypatemeson. Digamma, e Tau riuolto.
E. Hypatemeson. Zita imperfetto, e Tau obliquo.
D. Lycanoshypaton. Iota obliquo, & Epsilon tetragono.
C. Pathypatehypaton. Xi doppio, & Pi doppio.
h. Hypatehypaton. Omicron con linea sotto. & Ita.
A. Proslambanomenos. Sigma doppio riuolto, & Sigma doppio.
SEGNI DELL'HYPOLYDIO.
Aa. Netehyperboleon. Fi obliquo, & Ita imperfetto.
g. Paranetehyperboleon. Omega tetragono, & Zita.
f. Tritehyperboleon. Epsilon tetragono, & Pi riuolto.
e. Netediezeugmenon. Zita, & Pi obliquo.
d. Paranetediezeugmenon. Iota, & Lnada obliquo.
c. Tritediezeugmenon. Xi, & Cappa riuolto.
h. Paramese. Omicron, & cappa riuolto.
d. Netesynemmenon. tota, & Landa obliquo.
c. Paranetesynemmenon. Mi, & Pi allungato.
b. Triteseinemmenon. Ro, & Sigma riuolto.
a. Mese. Sigma & Sigma.
G. Lycanomeson. Fi, & Digamma.
F. Pathypatemeson. Vita imperfetto, & Gamma supino.
E. Hypatemeson. Gamma riuolto, & Gamma retto.
D. Lycanoshypaton. Zita imperfetto, e Tau obliquo.
C. Paripat$hypaton. Alfa riuolto, & Ita imperfetto supino. page 93
h. Hypatchypaton.Mi riuolto, & Ita imperfetto.
A. Proslambanomenos. Omicron con linea sotto, & Ita.
SEGNI DEL DORIO.
Aa. Netehyperboleon. Tau riuolto, & mezzo Alfa sinistro in sù.
g. Paranetehyperboleon. Chicorrotto, & mezzo Alfa sinistro all'ingiù.
f. Tritehyperboleon.vita, & l'Accento acuto.
e. Netedizeugmenon. Gamma & Ni.
d. Paranetediezeugmenon. Ita, & Landa obliquo riuolto.
c. Tritediezeugmenon. Landa, & Semidelta supino.
h. Paramese. Mi, & pi allungato.
d. Netesynemmenon. ita, & Landa obliquo riuolto.
c. Paranetesynemmenon. Cappa, & Semidelta.
b. Tritesynemmenon. omicron, & Cappa.
a. Mese. pi, & Sigma riuolto.
G. Lycanosmeson. tau, & Digamma riuolto.
F. Parhypatemeson.Psi, & mezzo Mi supino.
E. Hypatemeson.Omega, & mezzo Mi sinistro.
D. Lycanoshypaton.Delta riuolto, e Tau obliquo.
C. Parhypatchypaton. mezzo Tita che guarda all'ingiù, & Epsilon tetragono supino.
h. Hypatehypaton.Iota obliquo, & epsilon tetragono.
A. Proslambanomenos.Ni, & Pi doppio.
SEGNI DEL FRYGIO.
Aa. Netehyperboleon. Mi & Pi allungato che habbia l'acuto.
g. Paranetehyperboleon. Tau riuolto. & Semialfa sinsitro all'ingiu.
f. Tritehyperboleon. Psi inchinato all'ingiu, & Semialfa destro all'ingiu.
e. Netediezeugmenon.Omega tetragono, & Zita.
d. Paranetediezeugmenon.Gamma, & Ni.
c. Tritediezeugmenon.Tita, & Landa riuolto.
h. Paramese. Iota, & Landa obliquo.
d. Netesynemmenon.Gamma, & Ni.
c. Paranetesynemmenon.Ita, & Landa obliquo riuolto.
b. Tritesynemmenon.Landa, & Semidelta supino.
a. Mese. Mi, & Pi allungato.
C. Lycanosmeson. Pi, & Sigma riuolto.
F. Parhypatemeson.Ipsilon, & Digamma strauolto.
E. Hypatemeson. Fi, & Digamma.
D. Lycanoshypaton.Omega, & mezzo Mi sinistro.
C. Parhypatehypaton.Digamma, e Tau obliquo.
h. Hypatehypaton.Zita imperfetto, e Tau obliquo.
A. Proslambanomenos. Ita obliquo, & Epsilon tetragono.
SEGNI DEL LYDIO.
Aa. Netehyperboleon.Iota, & Landa obliquo, che hanno l'accento acuto.
g. Paranetehyperboleon.Mi, & Pi allungato, che hanno l'accento acuto.
f. Tritehyperboleon. Ipsilon all'ingiù, & Semialfa sinistro riuolto.
e. Netediezeugmenon. Fi obliquo, & Ita imperfetto.
d. Paranetediezeugmenon.Omega tetragono supino. & Zita.
c. Tritediezeugmenon.Epsilon tetragono, & Pi riuolto.
h. Paramese: Zita, & Pi obliquo.
d. Netesynemmenon.Omega Tetragono, & Zita.
c. Paranetesynemmenon.Gamma, & Ita.
b. Triteseinemmenon.Tita, & Landa riuolto.
a. Mese. Iota, & Landa obliquo.
G. Lycanomeson.Mi, & Pi allungato.
F. Pathypatemeson.Ro, & Sigma riuolto.
E. Hypatemeson.Sigma, & Sigma.
D. Lycanoshypaton. Fi, & Digamma. page 94
C. Parypatesypaton.Vita imperfetto, & Gamma supino.
h. Hypatehypaton.Gamma riuolto, & Gamma retto.
A. Proslambanomenos. Zita imperfetto, e Tau obliquo.
SEGNI DEL MIXOLYDIO.
Aa. Netehyperboleon.Ita, & Landa obliquo riuolto che hanno l'acuto.
g. Paranetehyperboleon.Cappa, & Semidelta supino che hanno l'acuto.
f. Tritehyperboleon.Omicron, & Cappa che hanno l'acuto.
c. Netedizeugmenon.Tau riuolto, & Semialfa sinistro all'in giù.
d. Paranetediezeugmenon.Chi corrotto, & Semialfa sinistro all'in giù.
c. Tritediezeugmenon.Vita, & l'acuto.
h. Paramese.Gamma, & Ni.
d. Netesynemmenon.Chi corrotto, & Semialfa sinistro all'in giù.
c. Paranetesynemmenon..Alfa, & l'accento graue.
b. Tritesynemmenon. Zita, & Pi obliquo.
a. Mese.Ita, & Landa obliquo riuolto.
G. Lycanosmeson.Cappa, & Semidelta.
F. Parypatemeson.Omicron, & Cappa.
E. Hypatemeson.Pi, & Sigma riuolto.
D. Lycanoshypaton.Tau, & Digamma riuolto.
C. Parhypatchypaton.Psi, & mezzo mi sinistro.
h. Hypatehypaton.Omega, & mezzo mi sinistro.
A. Proslambanomenos.Delta riuolto, e Tau obliquo.
SEGNI DELL'HYPERMIXOLYDIO.
Aa. Netehyperboleon.Gamma, & Ni che hanno l'acuto.
g. Paranetehyperboleon.Ita, & Landa obliquo riuolto che hanno l'acuto.
f. Tritehyperboleon.Landa, & Semidelta supino che hanno l'acuto.
e. Netediezeugmenon.Mi & Pi allungato che hanno l'acuto.
d. Paranetediezeugmenon.Tau riuolto, & mezzo alda sinistro all'in sù.
c. Tritediezeugmenon.Psi all'in giù, & Semialfa destro all'in giù.
h. Paramese.Omega tetragono, & Zita.
d. Netesynemmenon.Tau riuolto, & Mezzo alda sinsitro all'in sù.
c. Paranetesynemmenon.Chi corrotto, & Semialda sinistro all'in giù.
b. Tritesynemmenon.Vita, & l'Acuto.
a. Mese.Gamma, & Ni.
G. Lycanosmeson.Ita, & Landa obliquo.
F. Parhypatemeson.Landa, & Semidelta.
E. Hypatemeson.Mi, & Pi allungato.
D. Lycanoshypaton.Pi, & Seigma riuolto.
C. Parypatehypaton.Ipsilon, & Digamma riuolto.
h. Hypatehypaton.Fi, & Digamma.
A. Proslambanomenos.Omega, & Mezzo Mi sinistro.
Eccoui appresso vna nuoua descrittione degli otto Tuoni secondo la mente di Boethio, à cia
scuno Systema de quali suono alle proprie corde loro applicati i caratteri per l'ordine che da Aly
pio ci sono stati descritti: intorno a quali Systemi considereremo quelle cose, che saranno di mo
Auuertimen-
to.
mento maggiore. e prima, quelli caratteri che sono nell'istessa corda circa l'acutezza, & graui-
tà, se bene in diuersi Systemi & da nomi differenti denotati; sono con tutto ciò sempre i mede-
simi; eccetto però quelli, che nel discendere mutano grandezza di scaglione: & questo auuie-
ne tanto à quelli che dinotano la voce, che alli altri che significano la corda: la qual regola si
vede solo due volte patire. la prima è. tra la Paramese dell'Hypolydio, & la Tritesynemmenon
del Dorio; & la seconda, ra questa & quella del lydio, & del Mizolydio. il che può facilmente
Openione
del Zarlino,
nel capo 3.
della 2. par-
te delle sue
institut.cōfu-
tata dall'Au-
tore.
essere auuenuto, dalla scorrettione & dall'antichità del Testo, col non hauer fatto di differenza da
caratteri piccoli a' grādi. è da notare ancora, che le corde differenti di nome & di sito del Sustema
disgiunto, da quello, ch'è cōgiunto, hāno ancora tra di loro variati segni per distinguer queste da
quelle; & in oltre, che quelli auāti Guido Aretino, che segnorono la piu graue corda del Systema
honore ò memoria de Greci come inuentori della Musica; ma per venire tal corda ottaua di Lica
nosmeson, segnata da quelli con questo carattere dell'Alfabeto latino G; oltre à essere l'istessa se
page 95

Dimostratione degli otto Tuoni secondo la mente di Boethio, alle corde de quali
sono applicati i caratteri secondo l'vso degli antichi Greci.

  • Hypodorio modo.
    • Aa.T.
    • g,H.
    • F,$.
    • C.M.
    • d.?.?.
    • c.$.T.
    • $.$.
    • $.$.
    • $.?.
    • G.?.
    • F.M.
    • F.$.
    • D.N.
    • c.$.
    • $.$.
    • $.g.
    • A.4.
  • Hypofrygio modo.
    • Aa.$.
    • g.r.
    • f.g.
    • c.I.
    • d.M.M. C.$.?.$.$.
    • $.$.a.$.
    • G. ?.
    • F.F.
    • E.7.
    • D.$.
    • C.$.
    • $.$.
    • A.g.
  • Hypolydio modo.
    • Aa.$.
    • g.$.
    • f.$.
    • c.$.
    • d.r.
    • c.$.
    • c.$ M
    • h.g.
    • a.?.
    • G.$.
    • F.B.
    • E.$.
    • D.$.
    • C.V.
    • $.$.
    • A.o
  • Dorio modo.
    • Aa.$.
    • g.X.
    • f.B.
    • C.$.
    • d.H.H.
    • c.$.K.
    • M
    • 60
    • g. ?.
    • F.?.
    • F.?.
    • D.V.
    • G.M.
    • $.
    • A.N.
  • Frygio modo.
    • Aa.M.
    • G.$.
    • f.$
    • C.$.
    • d.
    • G.E.H
    • $.
    • b$.
    • aM
    • G. ?.
    • F.V.
    • E.?.
    • D. .?.
    • C.F.
    • 7.
    • A.$.
  • Lydio modo.
    • Aa.$.
    • g.M.
    • f.$.
    • C.$.
    • d.
    • C.E.H
    • $.
    • b$.
    • aM
    • G. ?.
    • F.V.
    • E. .?.
    • D. .?.
    • C.F.
    • 7.
    • A.$.
  • Mixolydio modo.
    • A$$.
    • g.K.
    • f.o.
    • c.$.
    • d.$.
    • c.B.A
    • $.
    • bz.
    • a.H.
    • G.K.
    • F.o.
    • E. ?..
    • D.?.
    • C.?.
    • .?.
    • AV
  • Hypermixolydio modo.
    • A$$.
    • g.H.
    • f.A.
    • C.M.
    • D$.$.
    • c$$
    • $
    • $$
    • $$
    • G.H.
    • F.?.
    • EM
    • D. ?..
    • C.V.
    • .?.
page 96 gnata da Greci nel medesimo Tuono. la qual cosa ne conferma secondo che io di sopra dissi, che
traessero le note aggiunte al Systema massimo, da gli strumenti che erano in vso in quelli tempi;
perche il doppio Gamma in quel luogo, denota la corda dello strumento, & non il suono del-
la voce.
Errore de
Zarlino.
STR. Non fu adunque inuentione di Guido (come dice il Zarlino al capo 30. della secon-
da parte delle sue institutioni) il segnare le note con i caratteri dell'alfabeto latino.
BAR. Non altramente; & che ciò sia vero, eccoui due essempi di canto fermo, de quali ne
ho appresso di me vn libro, scritto qualche decina d'anni auanti che lui nascesse: i quali voglio
per intelligenza maggiore ridurui secondo l'vso della prattica d'hoggi.
d c h c d e d c h a h c d a G F G G
sit nomen Do mi mi bene dictum in sa cula
F G a G F F G F F E F G F E D C D D
Adiuto rium nostrum in no mime Do mini.
Sit nomen Do mi ni bene dictum in sa cula
Ad iuto rium nostrum in no mine Do mini Et tornando alla dimostratione che fa Boethio de Tuoni, dico non essere da lasciare senza con
sideratione, che negli otto Systemi, non si trouano piu di tre corde comuni à ciascun di essi; &
queste sono l'estremaacuta del piu graue, la Media del Dorio, & l'estrema graue del piu acuto;
doue in quelli di Tolomeo nō ven'è alcuna. Ha in oltre del verisimile, che da caratteri d'Alypio
mostrati di sopra, fusse indotto à credere & dire Boethio, che i Tuoni degli antichi Musici nō so-
lo fussero otto, ma che ciascuno di essi procedesse nel suo particolar Systema per l'ordine de gra-
di che nella sua Descrittione si è dimostrato. imperoche in quella di Tolomeo, non ci si possono
adattare che bene stiano; oltre al non concedere più di sette Modi: & con escludere l'Hypermi-
xolydio, vien tacitamente à dire che egli non fusse piu in vso, ò da vsarsi; & nondimeno i carat-
teri che dell'Hypermixolydio si trouano col testimonio d'Alypio ci dimostrano il contrario. la
onde non sarà forse inconueniente alcuno perciò dire, che Tolomeo & Boethio ci raccontino
il fatto de Tuoni circa la quantità, secondo quello che loro ne credettero, ò secōdo il modo che
essi gli hauerebbono ordinati & disposti, piu tosto che secondo la verità del fatto & dlel'vso di
essi; se però è da credere che Alypio habbia veramente i caratteri con i quali gli antichi
Greci notauano le corde de modi loro; i quali verisimilmente douettero esser veduti non meno
da Tolomeo che da Boethio. nulladimeno è da considerare, che se l'ordine delle spezie del Dia-
pason che ci è raccontato da Tolomeo, è veramēte quello che per il quale la numerauano gli antichi
Greci, che i Tuoni non furono appresso loro piu di sette: imperoche se eglino hauessero appro-
uato l'Hypermixolydio, ò qual si vogli altro sopra il Mixolydio, hauerebbono consequentemente
tolto per la prima spezie del Diapason come piu acuta, quella che à lui hauesse seruito; che se-
condo l'ordine di Tolomeo sarebbe venuta à essere tra A a lamire & alamire, & non tra h mi &
h mi per la qual cosa & le altre dette di sopra, concorrono hoggi tutti gli intelligenti di que-
sta facultà nel fatto de Tuoni degli antichi Greci, nell'openione di Tolomeo, & non delli altri;
per hauerne parlato con maggior fondamento di qual sia che ne habbia scritto auanto ò dopo
esso. Potrete ancora dagli istessi caratteri comprendere, per qual cagione io di sopra dicessi in
Mixolydio; & da sonare allo strumento. Eccoui appresso (per quello ci dimostra l'effigie la for-
ma & l'habito) quattro antiche Cantilene, composte nel modo Lydio, da vno degli antichi Mu
sici Greci; le quali furono traouate in Roma da vn Gentilhuomo nostro Fiorentino, nella libreria
del Cardinale Sant'Angiolo, in alcune carte che erano dopo a vno libro antichissimo in penna,
della Musica d'Aristide Quintiliano & di Briennio; & da esso fedelissimamente tratte, & per sua
amoreuolezza mandatemi in questa istessa copia, di che vi faccio liberamente dono.
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Intorno le quali voglio prima auuertirui, che se nel tradurle secōdo questa moderna prattica,
voi ci trouasse meno alcuni caratteri, ò de diffrenti dal Modo loro, & alcuni mouimenti fuore
dell'ordinario, & comune ne incolpiate il tempo, & la poca diligenza di quelli che piu volte
gli hanno copiati; la qual cosa (per l'istesse cagioni) si vede essere occorsa à mille altre opere
d'importanza. è in oltre da sapere, che la Hypatemeson, fu da Alypio notata non solo con vn
Sigma minuscolo & maiuscolo, ma con questo carattere ancora c. e l'istesso occorse alla Parypa-
temeson. è parimente da osseruare, che alle volte vna sola sillaba del verso, vine cantata sotto di-
uerse note; non altramente di quello, che ancor'hoggi ne'canti fermi Eclesiastici si costuma:
page 98 le quali per intelligenza maggiore, potrete vna volta per vostro diporto tradurre (secondo l'vso
della moderna prattica, come ho detto) con il mezzo de caratteri d'Alypio.
STR. Questa è veramente vna di quelle cose che io vedo con gusto maggiore di alcun'altra
antica che vedere potessi in questo genere; & ne ho hauuto voglia piu mesi & anni sono, di veder
ne vn minimo vestigio; & hora mercè della vostra cortesia, ne godo tanti essempi; i quali con la
prima comodità vo tradurgli, & applicargli come ho detto hauete per maggior mia intelligenza
à questa moderna prattica. Di qui douettero verisimilmente deriuare alcuni nomi particola-
ri epiteti di strumenti; come per essempio. Cithara Doria, Tiia Frygia, & altri simili; ò pure
è credibile, che questo nascesse dal numero delle corde della Lira, ò dalla quantità de fori della
Tibia? ouero consisteuano in altro tali differenze loro di nomi?
BAR. Poteua ciò nascere primamente dall'inuentore dela cosa, dalla patria, & dall'eccellen
Doria Citha
ra, e Tibia
Frygia, qual
sia.
za del Citharista, & del Tibicine, ò Auledo che dire lo vogliamo; come manifesta Vergilio par-
lando di Orfeo quando va all'inferno per ricouare la bella sua Euridice: il quale come sapete
fu Tracio, & secondo che piace à Plinio, della Lira inuentore: nel qual luogo del Poeta, si legge
così. Confidatosi nella Cethra Tracia, & nelle sonore corde: al che, dopo hauerlo introdotto
Nel sesto.
ne campi Elisi, soggiugne. Il Sacerdote Tracio in lunga veste, canta le sette differēze delle corde,
& hora le medesime percuote con le dita, & l'istesse percuote col Plettro d'auorio; et Ouidio in
Nell'Episto-
le.
proposito dell'istesso dice, che egli percosse le corde della Lira Tracia. Prima dalle parole di que
sti due Poeti illustri, si racoglie vn nuouo argumento, oltre à quelli che di sopra si dissero; da per
suaderne che la Lira, & la Cithara antica, fussero l'istessa cosa; nō solo appresso de Greci, ma de La
tini ancora; & di piu, che col Plettro si percuoteuano, & non si secauano le corde di essa, come
sin à questo giorno per la piu parte si è vniuersalmente creduto; delle quali autorità, ci seruire-
mo all'occasioni bisognando. Poteua deriuare ancora quello epiteto di Cithara Doria, & Ti-
bia Frygia; dall'ìessere tali strumenti esercitati assai da popoli di quelle nationi; oueramente, per-
che negli strumenti di fiato, & di corde, erano in altra maniera circa l'acutezza, & grauità, &
quanto à gradi della scala, tese quelle nella Lira, & per altr'ordine disposti i fori di questo nella
Tibia che vsauano i Dorij, che nella Lira e Tibia che adoperauano i Frygij: perche si come di so
Strumenti di
varie nationi,
diuersamen-
te accordati.
pra si disse, che questi cantauano vn tuono piu acuto di quelli, & che caminauano per altri gra-
di nella spezie diuersa del Diapason i Dorij che i Frigij nel particolare Systema, & Modo loro;
così parimente negli strumenti proprij, & particolari di questa & di quell'altra prouincia, nasce
ua verisimilmente l'istessa varietà & differenza che habbiamo detto del cantare: & per quell'or-
dine medesimo che hauete veduto disposte le voci ne Systemi perfetti, nell'istessa maniera, & per
l'istess'ordine erano tese le corde & disposti i fori de particolari strumenti loro: & sarebbe assur
do grande il credere, & dire, che cantassero in vna maniera, & sonassero in vn'altra da quella di-
uersa, come hanno creduto, & detto alcuni de nostri tempi auuenire hoggi; il che è falso come
Zarlino nel c.
45.della secō
da parte delle
institutioni.
si è di sopra con efficaci ragioni dimostrato. dalla varietà de quali accidenti nasceua, che quelli i
quali sapeuano sēplicemente sonare la Lira, & il Piffero che vsauano i Dorij, nō perciò sapeuano
sonare quella, & questo de Frigij, & Lidij, se prima separamēte imparati nō gli haueuano; & per
questa causa nella dimostratione de Tuoni disposti & ordinati secōdo la mēte di Tolomeo, si ve-
dono a'Tuoni graui le spezie acute del Diapason, & à gli acuto le graui; perche in esse spezie furo
no da loro antichi prima cātati, & che i tēperamenti degli strumēti fussero veramēte l'vno dall'al
tro differēti, si può tra li altri luoghi raccorre, da quello che Atheneo dice in proposito di Pitago
ra Zacinthio, che fiorì negli istessi anni, ò poco dopo al Samio; il qual Zacinthio, ritrouò quel co
si bello, & artifitioso strumēto detto Tripode, ad imitatione del Tripode Delfico. Haueua il Tri
Pitagora Za-
cinthio, e sua
virtù.
pode del detto Pitagora, tre faccie; & in ciascuna erano tese vna determinata quantità di corde;
nella prima delle quali erano disposte secodno il Modo Dorio, nella secondacome il Frygio, &
nella terza secondo il Lydio; & qualunque l'hauesse vdito senza vederlo sonare, le hauerebbe giu
diate tre cithare diuerse; l'vso del quale, per l'industriosa sua difficultà, tosto si perdè. possi an
cora da questo che habbiamo detto comprendere, qual fusse realmente la diffrenza che si troua
ua tra la Cithara, & la Lira; la quale altro non era che il diuerso temperamento circa la grandez-
Qual differē-
za fusse dalla
Lira, alla Ci-
thara degli
antichi.
za degli interualli & dell'ordine, & l'acutezza, & grauità delle corde. Cithara era adunque quel
la, che sonaua l'harmonie graui come la Doria; & Lira per il contrario quella che sonaua l'acu
te come la Lydia, & la Frygia. dalla differenza delle quali ne nacque il prouerbio che di sopra vi
dissi. era forse ancora considerata come Cithara, la scordata lira di Polifemo, in mano à Eumelo
Eolo, & come Lira, l'accordata Cithara d'Orfeo, in mano à Neantio. Crederò ancora facil-
mente, che quando Filosseno mutò il Tuono Dorio nel Frygio, necessitato come si è detto dalla
natura del Dithirambo, che non posasse la Cithara come di suono graue (dato però che à essa
accompagnasse il canto del coro) & prendesse la Lira come acuta; ma che solamente mutasse la
qualità degli itnerualli delle corde: e che doue prima nel Dorio percoteua le graui della quarta
spezie del Diapason tardamēte, percotesse nel Frygio velocemēte l'acute della terza; e cosi l'istesso
strumento in mano à periti Musici era e Lira, & Cithara, & ciò poteuano fare ageuolmēte, per ri
cercar ne canti loro, nō molte corde; quantūque Filosseno sia annouerato tra quelli, che piu delli
page 99 altri ne ricercauano, mossi forse dall'hauer ogni dopo tutte l'altre spezie d'harmonie, ritrouata la
grauissima Hypodoria; rimettēdomi però sēpre aòò'openioni che ci fussero di miglior sētimēto.
STR. Crederò ch'elle si possino poco migliorare; ma ditemi vn'altra cosa in proposito de
caratteri d'Alypio. gli istessi che dinotauano l'acutezza, & grauità del suono, haueuano egli no
ancora facultà di dimostrare la lunghezza, & breuità del tempo che doueua esser tenuta ciascu-
na sillaba sotto la particolare sua estensione della voce? ò pure come dice il Zarlino nel capo 8.
della quarta parte delle sue instututioni, ne haueuano d'vn'altra sorte che haueua tal facultà?Da quello co
noscessero gli
antichi la bre
uità, & lun-
ghezza delle
note.

BAR. Il valore delle Note, & cifere loro, lo manifestaua null'altra cosa, che la diuersità de pie
di lunghi, & breui del verso sopra il quale erano accomodate, & quelli che dicono altramente
di gran lunga s'ingannano.
STR. Di maniera che gli antichi musici, non haueuano se non due sorte di note e tēpo, cioè
pungo, & breue: ma ditemi ancora. nel principio dell'imparar loro à cātare, nō è già da credere
che cominciassero cosi in vn subito à dir le parole delle Cātilene, ma le Note come ancor hoggi
si costuma; hora in quelli principij, com'è da credere, per modo d'essēpio, che facessero à tenere
insieme vn coro di fanciulli che imparauano di portar le voci, come tutto il giorno occorre nel
le scuole de maestri di questa pratica, ouero nel cātare vn solo scolare col mestro, che tenesse le
note l'istesso tēpo vno che l'altro? poiche tal cognitione haueuano solo dalla musira, & qualità
del verso del Poeta, & in quelli principij bastando per allhora le note, ne doueuano esser priui, &
cō quali nomi veniuano à profferirle? non già cō quelli che gli posero i primi autori di esse; per-
che hauēdo à esser profferiti qual sia di loro sotto vna nota & sillaba, sono oltr'a modo lunghi.
BAR. Tengo per fermo chenell'imparare à portar le voci, andassero per modo di dire vlu consideratio
ni dell'Auto-
re.

lando; senz aesprimer nome alcuno proprio, & particolare prima per non trouarsi da gli anti-
ci Greci discritte le corde con altri nomi che con quelli che hauete altra volta vditi, la più par
te de quali sono come diceste lunghissimi; & veramente che l'hauere à profferire sotto vna sem-
plice estensione vno di quelli nomi loro, come per essempio Proslābanomenos, Tritediezeugme-
non ò altro simile, mi par solo il pensarui cosa ridicola. ma è d'auuertire che eglino vsauano del
continouo cantare allo strumento, et di rado per non dir mai, si vdiua questo senza la voce, ò que
sta senza lo strumento. non dico io per questo che del continuo accadesse, che l'istesso che canta
ua sonasse ancora la Lira, ò la Cithara; impeorche rari erano quelli che cio sapessero ben fare; i
quali erano molto reputati, & in pregio; & per honorargli erano detti Citharedi, ò differenza diCitharedo &
Citharista,
qual differen
za fusse tra di
loro.

quelli che semplicemente senza cantare sonauano, i quali furono detti Citharisti; tra primi de
quali che cio ben costumasse, si annouera il Trace Tamira.
STR. Grand tempo doueua consumare il Citharedo nel comporre le sue Canzoni, & nel met
tersele à memoria per recitarle poi auanti al Principe, ò al Senato, ò doue gli era di mestiero;
perche secodno che io ho inteso, & letto, non sempre vn Madrigale ò vna Canzone, ò vna breue
Napoletana era quella tal Cantilena che recitaua l'antico Musico quādo col suo mezzo cercaua
d'operare alcun'effetto di momēto nell'vditore ma il piu delle volte vn'intera historia, à fauola,
ò alcuno fatto heroico, ò cosa simile; nella quale spendeua bene spesso vna, & due hore di tēpo.
BAR. Non è credibile, per quello che si può particolarmente raccorre dall'essempio di Fi Cantilene de
gli antichi, co
me compsote
da loro.

losseno, che gli antichi musici cantori, costumassero del continouo il cōpor prima le canzoni lo
ro, & dipoi imparate à mente recitarle; ma si bene che eglino hauessero à memoria il Poema, il
quale il piu delle uolte per nō dir sempre, era dagli istessi composto. imperoche il Musico allho
ra non era disgiunto dalla poesia, ne il Poeta era separato dallaMusica; & sarebbe veramente stato
troppo grand'obligo, & perdimento di tempo il loro l'hauer prima composta l'aria, dipoi insie
me con le parole messesele à memoria, & in oltre in qual corde andassero sonate. la onde consi-
derata prima molto bene la Poesia, ò Historia, ò Fauola, ò altro ch'ella si fusse; in qual Tuono, &
modo, qual'aria piu si cōueniua, la cātauano poi alla Cithara (per cosi dire) all'improuiso, & di
fantasia. La qual cosa costumano ancora, secodno però l'uso di hoggi, i dotti, & prattici contra
ountisti, & sonatori insieme di liuto, & di tasti, & cio vsano quando per lor diporto cantano so-
pra essi soli senz'hauere rispetto d'accordare cō altri che con lo strumēto qual suonano, & fareb-
bono gli effetti istessi che gli antichi faceuano, tutte le volte che gli impedimenti di sopra narrati.
STR. Sta molto bene; ma quelli che cantauano alla Tibia, non poteuano già nel medesi-
mo tempo e sonare & cantare, se già non hauessero hauuto alcun'otro, che pieno prima d'aria,
inspirasse à poco à poco dentro la Tibia mentre che essi cantauano, ouero alcuni mātici accomo
dati sotto l'ascelle come ho già veduto à vn canta in banca Napoletano, che in quel mentre che
egli ragionaua con gli spettatori, sonaua vn'accomodata sua Piua di piu Auli, assai gētilemnte:
alla quale daua il vento con destrezza tale, che difficilmente era compreso da gli spettatori, in
qual maniera venisse la Piua inspirata dall'istesso che nel medesimo tempo sonaua, & cantaua,
ò veramente faceuano nell'istesso modo che fa hoggi il Cieco da Furli, il quale come vedu-
to hauer potete, ha bn ragazzo che dà il vento à vn suo Flauto dritto, & in quel mentre can-
tando diuerse arie, chiude con le dita, & apre questi, &quelli fori, secondo il bisogno della
page 100 sua melodia; al contrario appunto di questo che poco di sopra diceste accadere à Marsia; il qua
le con il suo fiato, & con l'istesse dita sonaua de pifferi in vn medesimo tempo.
BAR. Le musiche che occorreuano tra quelli che semplicemente lo strumento sonauano, e
quelli che non altro che cantar sapeuano; ouero quando erano esercitate le Canzoni in quest
tal maniera; erano le piu volte arie greui & semplici; non per altro fatte buona parte di esse ch
per sadisfattione del vulgo: sopra il suono delle quali si replicaua l'istesso à ciascuni due, tre,
quattro versi; non altramente di quello che vdiamo tutto il giorno nel cantare vn capitolo ne
Liuto, & ne canti & balli insieme, della plebe & rusticali & simili. la qual maniera di sonare &
cantare, era assai frequentata insieme col ballo, dal coro della Satira, dela Comedia, e della Tra
gedia. il quale sopra la Tibia ò altro strumento ,cātaua quell'aria che piu conueniua per ben espi
mere il concetto che haueua alle mani; non altramente che del Dithirambo si è sopra detto.
STR. Chi precedeua in questa tal maniera d'operare, lo strumento, ò la voce?
I Sacedoti
d'Egitto vsa-
uano le voca
li in vece del
l'Aulo & del
la Citrhara.
BAR. I Tibicini & i Citharisti, erano il piu delle volte quelli che componeuano le arie, & i
coro gli andaua secondando; doue i Sacerdoti d'Egitto, secondo che ci raconta Demetrio Fa
lereo; vsauano in vece d'Aulo, & di Cithara, le sette vocali loro nel lodare gli Dei; risonandoli
ordinatamente con suauità di voce.
STR. Non intendo in qual maniera i Sacerdoti d'Egitto, lodassero gli Dei con le sette voca
li loro, & le vsassero in vece d'Aulo, & di Cithara.
BAR. Il testo di Demetrio in quel luogo è per questo affare veramente oscuro; nulladimeno
noi l'interpretiamo così. i Sacerdote nel pronuntiare con la voce le vocali, come si fa hoggi per
essempio le Note; cantaua il Coro al suono di quelle, le lodi degli Dei. & così veniua il Sacerdo-
te nel profferirle distintamente con voce articolata & commessurabile, à seruire come per guida
del Coro, & fare l'vfitio della Cithara & della Tibia che vsauano molte altre nationi. rimetten-
do questa nostra openione come tuttel'altre, sempre à chi meglio di noi intendesse.
STR. Mi piace assai la vostra interpretatione, & così parimente il parere di quelli Sacerdoti;
Zarlino nel-
le institutio-
ni, alcapo 4.
del secondo.
hauendo da canti del Coro loro sbandite le Tibie; perche mi par gran cosa Signir Giouanni, che
il semplice suono di esse, non essendo fatte d'altro (secondo che io ho letto in alcuni autori) che
di stinchi di Grue, d'Aquile, & d'Auoltoi, lasciādo da parte per adesso quelle che prime si fecero
di paglie d'orzo & d'auena, dilettassero l'vdito mediāte la stridurle e molta acutezza loro noiosa.
BAR. Le Tibie fatte delle materie che hauete detto, non furono dall'vniuersale vsate, ma si
Tibie anti-
che di che fat
te.
bene da alcune nationi particulari, imperoche quelle di stinchi d'Aquile & di Auoltoi furono
vsate nella Scithia dagli Androfagi, dagli Arimaspi, & da Malachei; & quelle di Calamo d'Or-
zo, da Osiride tra gli Egitij. ne fu poscia da altre nationi fatte di varie sorti di canne, di loto, di
bosso, di corno, di bronzo, d'argento, di stinchi d'asino, di ceruo, di ramo di lauro, di Sambu-
co, di cuoio crudo & d'altro, & così veniuano per la diuersità della grandezza & della materia,
à rendere alcune di esse il suono piccolo, & acuto, & altre (secondo che era di bisogno) grande, &
graue. & che tra esse ne fussero della si fatte, non quanto alla materia perche è cosa trita, ma quā
Papinio sta-
tro.
Plutarco.
to alla grandezza; argomento ve ne sia quello che ne dice Papinio Statio, col testimonio di Boe
thio; cioè. La Tibia con l'adunco corno graue, mette muglia, in'oltre, appresso Plutarco si legge,
che egli Spartani le vsauano negli eserciti loro; al suono delle quali, hauendo prima ordinata la
Legge casto-
rea.
battaglia, muoueuano i soldati in quel passo che cōueniua, & gli inanimiuano con la legge Ca-
storea à menare valorosamente le mani contro gli inimici: & quantunque li Suizzeri & i Tede
schi muouino gli eserciti loro con i flauti trauersi ò fiferi che se gli dichino, non perciò gli vsono
Arist.nel pro
blema 49.del
la partic.del
l'Armonia, &
Terentio nel
le inscrittio-
ni delle sue
comedie.
sēplicemente, ma insieme con i tamburi; nell'istessa maniera che i populi d'Irlanda costumano
la Cornamusa, ò Piua che dire la vogliamo: oltre che gli antichi Strioni Greci & Latini, recita-
uano le Comedie e Tragedie loro al suono della Tibia, & della Cithara; la onde ne cōueniua ado
perare in tale affare, delle acute, delle graui, & delle mediocri, secōdo la qualità delle persone che
in esse interueniuano. & per maggiormente prouarui queta verità, Luciano nella Saltatione, in
proposito d'vn tale che nel ballo cō il solo mouimēto del corpo senz'altramēte parlare; rappresen
taua Ayace infuriato; il quale Ayace come sapete impazzò del dispiacere che si prese, quando sot
Nella sapta-
tioen di Aya-
ce.
to le mura di Troia i Capitani della Grecia dettero la sentenza in fauore di Vlisse, nel litigare in-
sieme chi di loro douesse hauere le armi d'Acchille, morto nell'espugnatione di quella. l'imita-
Teleste, Sal-
tatore si ungu-
lare. Ateneo,
nel primo al
capo 16.
tore del qual caso (che non meno di Teleste nel rappresentare la guerra Tebana eccellentissimo
era nella cosa della saltatione) si compiacque talmente in essa, che pareua non vno che imitasse il
caso dell'infelice Ayace, ma che fusse l'istesso nel colmo del suo furore: di modo tale, che tolto
con violenza di mano vna Tibia ò piffero che dire lo vogliamo, à vno di quelli Tibicini che era-
no in scena; percosse di maniera con esso su la testa quello che tra li altri sedendo raprresenta-
ua Vlisse, che se lo distese à piedi per morto: & se non s'oppeoneua il cappello imbottito alla for-
za di esso, gli toglieua quel colpo la vita. di he accortosi il Saltatore tornato subito in sè,se ne
sdegnò seco medesimo di maniera, che mai piu per eccellente che in essi fusse, volle esser-
citare giuochi si fatti, se bene da amici cari ne fu con instanza piu volte pregato & per-
suaso. Considerate hora voi; se vno Strumento fatto d'vno stinco di Grue, d'Auoltore,
page 101 ò d'Aquila, è atto col percuoter gli huomini à torgli la vita, & à muouere il suo suono à tem-
po & in ordinanza gli eserciti, & come gli conuenga quello epiteto di mugliare non altra
mente che si facciano i tori; se già gli vcelli che pur hora nominati habbiamo, non erano in
que tempi maggiori degli Elefanti d'hoggi. Non disputerò al presente come sarebbe stato l'ani-
mo mio inirato da questa bella occasione, se ke Tibie pari & l'impari, prendessero tal nome
dalla differenz ache era tra esse nella grādezza del calamo, ò dalla quantità de fori, ò pure dal nu
mero che di esse si sonaua nell'istesso tempo; ne anco tratterò se le destre & le sinistre si acquista
no tal differenza di nome, dall'essere nel sonarsi in questa ò in quella mano; ò pure dallo
stare i Tibicini hora nel destro & hora nel sinsitro corno della scena; ò veramente dalla relatione
che haueuano questi con li aspettatori; poiche quello che era sinistro à gli vni, era destro à gli al
tri; non altramente di quello che occorre tra due che insieme facciano alla lotta. lascerò ancora
di dire, se le destre rendendo il suono acuto, conueniuano con le Parthenie; & le sinistre il graue,
con l'Hypertelie, ò veramente per il contrario; & se quando albedue le Tibie erano destre fusse-
ro pari, & non pari quando ambedue erano sinsitre; & così parimente quali fussero le Gingri-
ne, & quali le Serrane; & se queste che haueuano preso il nome dallo strepito & suono acuto che
fa la sega nel segare, conuenissero con le Frygie, & quelle che dal fioco gridare & stridere dell'o-
che dette Gingre da Fenici, di che furono autori, conuenissero come acutisseime con le Lydie, ò ve
ramente per l'opposito. tacerò ancora qual suono circa l'acuto & graue rendessero l'incentiue,
& quale le Sucentiue, & se il concento delle pari si domandaua Synodio, & Nomodio quello Sinodio cioè
accompagna-
to. & Nomo-
dio, d'vn so-
lo.

delle non pari & disguali; & così parimente qual differenza fusse tra Foro, & Cauerna. tace-
rò ancora quali fussero & di che fatte le graui Plagie, & l'acute Ippoforbie ritrouate da Libij;
quali i Monuali degli Egitij; quali le Trenetiche de Frigij; quali le Terie de Tebani; quali le so-
pra perfette che ne cori si sonauano insieme con la Cithara; quali gli acuti & lamenteuoli Para Trenetiche
cioè lamente
uoli.

streti; quali i Bombici; & quale la Sinfonia delle Gamelie. passerò ancora con silentio se la Spina
Catto che nasceua particolarmente in Sicilia, haueua veramente facultà nel ferire i cerui d'ope
rare occultamente si, che le Tibie fattedegli strinchi di essi, fussero di poi roche nel sonarsi; secon Sopraperfet-
te, erano le
Parthenie, &
Gamelie cioè
mutiali.

do però che ci racconta Antigono nelle sue merauiglie; & l'istesso auueniua secondo Plinio à
quelle di sambuco, se haueuano vdito il canto del gallo; oltre alle altre considerationi. perche
in vero, dopo l'essermi intorno à ciò molto affaticato, & hauerne piu volte con huomini inten-
dentissimi discorso, non ho mai saputo da questi, ne da gli autori che di esse trattano in diuersi
propositi, cauarne altro che confusione. imperoche quello che tra li altri ne sentono Polluce,All'Ottauo.
Nel libro 16
al capo 17.

Varrone, Plinio, Donato, Seuio, e Terentio nell'inscrittioni delle sue Comedie, ha hauuto ap-
presso di me la facultà che hauete inteso. ha ho bene osseruato in piu bronzi & marmi antichi da
non disprezzarsi, doue si vedano in basso rilieuo alcuni Tibicini sonate due Tibie nell'istesso
tempo; & hauere dalla destra l'acuta, & dalla sinistra la graue; se per l'acuta vogliamo prendere
la cotta & sottile come ha del verisimile, & per la graue la lunga è piu dell'altra giossa: ma ne sia
detto à bastanza. promettendo altra volta con maggior comodità, dirne à lungo molte & im-
portanti cose, come di tutti gli strumenti di fiato; & distendermi ancora sopra la piu parte del-
le materie le quali al presente vi vado per modo di dire solo accennando; e tornandomene al
principial nostro intendimento dico, che non si allontanarebbe forse molto dal vero chi dicesse,
che quando gli antichi imparauano nel principio di portar le voci, applicassero i suoni di esse
alle parole del verso, con percuotere insieme quella corda dello strumento che era vnisona della
voce; seruendo quella, come per guida di questa. e tale openione potrebbe appoggiarsi oltre à
molti altri luoghi di graui scrittori, à quello che dice Boethio nel capo ventesimo del primo del
la sua Musica, doue manifesta chiaramante la diligenza che gli antichi Musici poneuano negli
artifitiali strumenti; da quali pare in certo modo che imparassero di cantare; della qual cosa ne
vennero da glihuomini giuditiosi piu volte rirpesi di negligenza. Quanto all'accordare inCoro, come
accordasse in
sieme cantan
do.

sieme circa la lunghezza & breuità deltempo nel tenere le Note loro, quando nel principio im-
parauano di cantare; si potrebbe rispondere che le cantassero continouamente contigue al ver-
so, come si costuma ancora hoggi, dal quale poteuano motlo bene comprendere la breuità &
lungnezza di esse, il che era facilissimo à conoscersi da quelli: si per esser composti nella mater-
tà nella quale si impiegauano, d'altra maniera che non si costuma hoggi; otlre all'hauere dal mo
do del cantare, rimosse molte difficultà & impertinenze che al presente sono invso: come la di
uersità delle figure cantabili, la quantità delle corde, la sproporzionata mistione de Tuoni, che
nell'istesso tempo insieme si cantano, la diuersa mescolanza de generi, oltre alle altre vanità det-
te di sopra contro ogni douere introdottesi. non è anco da credere, che al Corago di quelli tem
pi fusse necessario per tenere insieme i cantori, il battere la misura nella maniera che si costumaBattuta, non
vsata dagli
antichi Mu-
sici.

hoggi; prima per non cen'essere memoria alcuna d'autorità che io sappai, ne anco veedo per
che ella fusse loro necessaria. conciosa che non si volessero, come noi sentiamo in Chiesa dal Co-
ro spetialmente de Frati & Monachi, l'antifone,i responsorij, gli introiti, il salmeggiare;
page 102 & in somma tutto il canto detto Piano, non vi haueua di mestiero tanta diligenza nel mante-
nere le voci di tutti nell'istessa estensione insieme vnite sotto il medesimo rithmo. pare ad alcu-
ni, che di tal cosa sene potesse trarre vn poco di vestigio & d'ombra, dalleparole che vsa Plu-
tarco nel fine della vita di Demetrio; in proposito di Sonofanto Tibicine, & del remigio de ma-
rinari: ma per esser da noi in questo affare reputata cosa friuole & di nullo valore, non ne di-
remo piu altro.
STR. Et'atto ciascun Tuono ad esprimere qual si voglia affetto?
BAR. Dall'essempio di Filosseno si può fare argumento che ciascun Tuono non fuss'atto à
Se ciascuno
tuono era at-
to à esprime-
re qual s uo-
glia affetto.
esprimere qual si voglia concetto, & ad introdurre nell'huomo ual si vogli affetto: impero-
che i mezzani che sono tra i graui & gli acuti, erano atti ad indurre negli animi degli ascoltan-
ti, quiete, & moderata dispositione d'affetto; & quelli soggetti che erano per natura, ò per qual
che accidente tali, l'andauano maggiormente accrescendo. gli acuti eran'atti a commuouer-
Numero, cio
è il mouimen
to de corpo
ballando.
gli, & solleuargli; & i graui da indurre in essi pensieri abbietti, rimessi, & mesti; non altramen-
te che il numero mezzano tra la velocità & la tardità, mostra animo posato, quieto, & senza
passioni; il veloce concitato, & lamenteuole; & il tardo, pigro, lento, e timoroso: e tutta que-
sta vatrietà, nasceua principalmente dall diuersa qualità del sito, del suono, dalla quantità di
esso, & dalla diuersità del rithmo circa il valore del tempo. imperoche alcuno di essi apporta-
ua all'vdito il suono graue, & alcun'altro l'acuto; quello l'apportaua grande & molto, & que-
sto piccolo & poco; alcuno altro haueua i suoi mouimenti & numeri veloci & breui, & altri
gli haueuano tardi & lunghi; oltre à quelli poi che haueuano ciascuno di questi accidenti me-
diocre, ò piu à questo, che à quello vicino. le quali diuerse proprietà, operauano piu & meno
Comparatio-
ne.
secondo che ell'erano tanto ò quanto vicine al mezzo, ò ad alcuno degli estremi, & che elle tro-
uauano il subbietto disposto. impeorche si come al Pittore per eccellente che egli fusse, sareb-
be impossibile di rappresentare alla vista vn volto delicato, sopra vn'asse, tela, ò muro, che aspro
ruido & scabroso fusse al tatto, con grossi colori & in fretta maninati: così parimente il mu-
sico, non era bastante con il molto suo sapere, d'operare alcuno affetto di momento nell'huo-
mo, se prima non haueua rimossi gli impedimenti, & dispostolo à riceuere quella forma che in
esso cercaua introdurre; & ciò tutto auueniua per difetto del subbietto, & non dell'arte.
STR. Haueua poi l'istessa proprietà il modo Dorio cantato nel Genere Diatonico, che nel
Cromatico, & nell'Enharmonio, ò purdiuersa? & in qual genere d'harmonia operaua piu vi-
Se il Modo
Dorio canta-
to nel genere
Diatonico ha
ueua la me-
desima facul-
tà, che canta-
to nel Cro-
matico, & nel
l'Enharmo-
nio.
gorosamente questo, che quell'altro Tuono, i suoi affetti?
BAR. Nel genere Diatonico cantato & sonato l'istesso Tuono, operauano in esso maggior
mente quelli effetti che haueuano delvirile & del gagliardo, che nel Cromatico; & meno che
in questo operauano nell'Enharmonio. nel Cromatico per il contrario haueuano piu efficacia
i molli & effeminati, che in alcun'altro: l'vso del quale sendo assai frequentato dal Litico Ti-
moteo tra gli Spartani, fu cagione che essi come amatori della seuera musica, lo cacciarono da
lor confini. ne di ciò è punto da marauigliarsi di Timoteo, auuenga che la su apatria fu vn'iso-
la dela Grecia detta Millo; gli habitatori della quale erano (per quanto cene dicono l'historie)
huomini lasciuissimi & effeminati, e tali (per quello che io intendo) sono ancora hoggi.
STR. Non fu esso Timoteo autore del detto genere Cromatico?
Gli habitato
ri di Millo es
sere huomini
lasciui.
BAR. Signor no, se per esso voi intendete quello che fu a'tempi del grande Alessandro.
STR. Come può ciò essere,auuenga che in proposito di lui cene dice particolarmente Ari-
stotiile queste formate parole. Se non fusse stato Timoteo, noi non haueremmotante sorti di
melodie. Suida secondariamente parlando dell'istesso dice così. Timoteo figliuolo i Ter-
sandro, tramutò la musica antica in piu molle & delicata forma; che è proprio la natura del
Cromatico comparat oall'antichissimo Ditonico: bene è vero che da gli huomini di giuditio
gli fu imputato à biasimo, come ben si vede per il testimonio di Plutarco. Boethio ancora pare
che voglia inferire il medesimo quando dice, che Timoteo mutaua l'antica musica & seuera,
nel genere Cromatico, che è piu molle. Et il Zarlino vltimamente nel capo 32 della seconda
parte delle sue institutioni ne fa, come sapete, vn discorso assai lungo; nel quale dice chiaramen
te, che non solo Timoteo ritrouò il genere Cromatico, ma racconta in qual maniera lo potesse
trouare.
Timoteo, nō
essere stato in
uentore del
Cromatico
genere.
BAR. Piano di gratia. Le parole primamente degli antichi scrittori da voi allegate, non
concludano altramente che Timoteo fusse autore del Cromatico, come à voi pare; ma si bene,
come chiaramente dice Boethio, che sendo egli in Sparta, riuolgeua la musica graue & seuera,
che haueua da essi Spartani riceuuta, nella Cromatica; che è molle & effeminata. l'vso del-
la quale grandemente noceua à gli anni teneri de fanciulli, facendogli diuenire tali: per lo che
fu da essi mandato in esilio, come è detto. & che questo tale Timoteo non potesse à patto alcuno
Errore del
Zarlino.
esser quello, che ritrouò il genere Cromatico, come dice il Zarlino; segno ve ne sia manifesto,
che Olimpo Frygio scolare di Marsia, fu auanti la guerra Troiana, al quale come intenderete
è attribuito l'inuentione dell'Enharmonio; ma però dopo l'vso del Cromatico. hora vedete
come può essere, che quel Timoteo, che fu tante decine d'anni dopo Olimpo, hauesse prima
page 103 ritrouato il genere Cromatico. in oltre nel Decreto che fecero gli Spartani contro Timoteo, si
leggono in quella lingua che egli fu fatto, queste parole. Timoteo abbandonò l'Enharmonio
ritirandosi al Cromatico come piu molle & facile. volendo adunque che il conto torni secon-
do ilvostro calculo, è di mestiero trouare vn nuouo Olimpo, ò vn nuouo Timoteo, à quali sia.
no attribuite l'inuentioni di questo & di quel genere d'harmonia, & non melodia, come dice
Aristotile; la qual parola significa cosa che è contraria al vostro sentimento.
STR. È di necessità che la cosa stia come dite, la quale non itnesa da moderni Musici in que
sta vera forma, ha cagionato che intorno à essa hanno detto mille vanità.
BAR. Tal sia di loro, attendiamo noi alla cura che ci siamo presa, & dichiamo che l'Enhar Enharmonio
ritrouato da
Olimpo; ma
in più fiate.

monio secondo Aristosseo & Plutarco, fu trouato insieme con la legge detta Curule del sopra
nominato Olimpo; il quale trasferì ancora di Tracia in Grecia il modo di cantare in consonan-
za alla Tibia; quantunque nel raccontar Plutarco in qual maniera Olimpo lo ritrouasse, nomi-
na solo trecorde del Tetracordo, cioè la Mese, la Parhypate, & l'Hypate; lasciando da parte la
Lycanos. la qual cosa mi fa dubitare, che le due Diesi dette Enharmonie, vi fussero per compli-
re il numero delle quattro corde del Tetracordo onstituite da alcun altro, ò forse dall'istesso
qualch'anno dopo. perche sendo altramente, mi par gran cosa che come potentissima cagione
di mutare l'vso di esse, il genere Diatonico & Cromatico nell'Enharmonio, non se ne sia fatta
mentione daPlutarco in quel proposito; ma solo dell'eleganza del Ditono in composto che si
troua tra la Mese & la Pathypate. il qual genere d'harmonia fu particolarmente vsato da esso Nell'Ottauo
della Politi-
ca.

Olimpo, nel Tuono Dorio; l'arie del quale secondo la mente d'Aristotile, haueuano facultà d'em
pier gli animi di diuino furore; & si come questo du il primo che cantasse nella maniera che si è Olimpo pri-
mo che canta
neglis trumē
ti di fiato, &
Archiloo in
quelli di cor-
de.

detta negli strumenti di fiato, Archiloco altresi fu quello che prima di ciascuno altro cantoò fu
quelli di corde. Fu il genere Enharmonio vsato particolarmente da Greci mediante la sua mae-
stà, nel celebrare nel sacro tempio le lodi & gli honori degli iddij; il quale si dice essere attamen-
te accomodato al canto: ma con tutto questo hebbe sempre meno del virile & del naturale che
il Cromatico, & piu dell'artifitioso di ciascun'altro. di maniera che i Tuoni, haueuano la me-
desima forza & virtù necessariamente in ciascuno de Generi, proportionatamente però quanto Enharmo-
nio, vsato par
ticolarmente
ne sacri tēpij
in honore de
Dei, qual na
tura habbia.

comporta la natura di ciascuno. imperoche il Diatonico che per sua natura è piu comune, &
gli altri due; & di questi il Cromatico piu vigorosamente dell'Enharmonio, per accostarsi piu
di esso al Diatonico. fu per la Musica Greca intesa, l'Enharmonia; la quale per essere piu delle altre
due prime regolata, & hauer bisogno di maggior diligēza per bene esprimere i suoi affetti; di quì
è che ella fu l'vlitma à venire in vso, & la prima à smarrisrsi per non dir perdersi; & che la Distri Natura del
Diatonico.
Per la Musi-
ca Greca è in
tesa l'Enhar-
monia.

buitione che ne fece Aristosseno tanti anni dopo la sua origine, fu così reputata: in tanto, che i
Musici cantori che vennero qualche secolo di ìpoi, parendo loro ammettersi in atto troppo ma-
le ageuole, dissero per iscusa della loro dappocaggine, che quel tal genere d'harmonia fu vn tro
uato de dotti; ma che egli veramente non fu mai messo in pratica: non si accorgendo, che in
quel mentre veniuano à confessare la loro ignoranza; non gli parendo possibile il portare così di Enharmonio
di Aristosse-
no, assai repu
tato.

stintamente la voce, come ricercauano i suoi minimi interualli. che maggiore autorità vohlio-
no di questo fatto, che quello che ne dice Plutarco, huomo veridico & così reputato; il quale
non solo afferma essere stato in vso tra i prattici, ma che questo solo fu grandemente reputato & Ignoranza
di alcuni an-
tichi pratti-
ci.

esercitato da Greci; & le parole formate che egli vsa sono queste. Perche non attesero punto gli
antichi al Diatono ne alla Croma, ma all'harmonio solo applicatono l'animo & ogni loro stu-
dio. in oltre, che vanità sarebbe stata quella d'Aristosseno così amico del senso, & d'altri poscia Autorità di
Plutarco.

lui à ferne dopo la sua origine tanti anni, tante nuoue Distribuitioni se non fusse messa alcuna
in prattica? Ho detto che i Tuoni haueuano necessariamente in tutti i generi la forza medesima;
perche essi nasceuano in ciascuno dalla natura del loro Systema, ò di graue in acuto, ò d'acuto
in graue: la quale alteratione essendo segno di mouimento intrinseco, necessariamente portaua
sempre seco l'affetto onde nasceua; rappresentandolo altrui cme si è detto, con questo mezzo.
STR. Dond'è che Clemente Alessandrino, seguendo l'openione d'Aristosseno dica (secondo
che io ho in alcuni libri letto) che il genere Diatonico sia piu acuto del Cromatico & dell'En-
harmonio?
BAR. Non sò che in Clemente Alessandrino, ne in Aristosseno si legga vn'openione così dal
vero lontana: & quella da chi hauete tal cosa imparata, ò forza non habbian cognitioneZarlino al ca
po 5.della 4.
parte delle
sue instit.

alcuna de Generi dell'harmonie, dicendo vna semplicità si fatta; oltre che le cose delle quali il
senso si può con facilità grandissima accettare, è vn'impertinenza il volere contradirle con l'au-
torità di questo & quello; delle naturali & oridnarie intend'io adesso humanamente parlare, &
non delle sopranaturali & diuine. bene è vero che l'Alessandrino dice, che il genere Enharmo-
nio conuiene particolarmente con l'harmonia Dorica, & il Diatono con la Frygia, percioche
egli è veramente acuto si come aferma Aristosseno. Possano forse quei tali hauer voluto inferi-
re, che il Tuono Frygio cantato nel genere Diatonico ,sia piu acuto del Dorio cantato nel Cro-
matico & nell'Enharmonico; ò vero che le corde mobili de Tetracordi, & non di tutto il Syste-
page 104 ma (com'essi pare che intendino) siano piu tese di quelle dell'Enharmonio & del Cromatico
nell'istesso Tuono: ma perche vna tal vanità? mi dichiaro meglio. pare impossibile à quelli, che
il Tuono Frygio cantato nel genere Diatonico, sia piu auto del Tuono Dorio cantato nel ge-
nere Cromatico & Enharmonio; non per altro che per volere applicare la maniera del cantare
degli antichi (non intesa da loro) al cantare d'hoggi: ma chi è quello così stupido, che inteso
come fussero cantati i Tuoni degli antichi Musici, & in qual maniera siano Distribuite le corde
nelle tre famose & antiche spezie d'hatmonie, si marauigli di ciò?
STR. Ho il tutto benissimo inteso; ma ditemi vn'altra cosa. Potrebbesi hoggi in questo no
tro modo di comporre & cantare, vsare ciascun Genere semplice che facesse buon effetto?
BAR. Dal Diatonico in poi, & di questo ancora non ciascna delle noue sue spezie, non
credo.
STR. Per qual cagione?
Genere vsato
semplice, se
facesse buono
effetto.
BAR. Principalmente rispetto à gli accordi che tra le diuerse parti delle Cantilene vsono i
moderni prattici Contrapuntisti: i quali accordi sono il principale fondamento loro; & non si
trouano così frequentemente tra le corde degli altri due generi come Diatonico; & partico-
larmente nella spezie Syntona d'Aristosseno, & in quella di Dydimo.
STR. non vi dispiaccia scoprirmi alcune delle difficultà che si oppongono à due altri ge-
neri, nel volergli vsar semplici secodo questa nuoua prattica.
BAR. Nel Cromatico & nell'Enharmonio antico, le quali tra le molte spezie che in ciascun
genere si troua, lasciando da vno de lati le Distribuitioni che ne fece Aristosseno; sono atte à dar
ne meno imperfettione (secondo questo modo di comporre hoggi come è detto & cantare in
consonanza) che alcune delle altre, nulladimeno, la Diapente non si troua nella prima spezie
del Diapason, piu d'vna volta; & questa è tra l'Hypatemeson & la Paramese; & nel Systema mas-
simo & perfetto, non passa in tutto tre volte; oltre all'hauere le Terze & le Seste tanto maggiori
quanto minori, dissonanti. bene è vero, che nel Diatonico Diatono, si troua in ciasucno Penta-
cordo la Quinta; eccettuando però quello che è contenuto dall'Hypatehypaton & la Parypate-
Cromatico
Enharmonio
hāno il Semi
ditono e'l Di
tono, in vece
delle secōde.
meson; la qual cosa accade in ciascun altra spezie di qual si vgolia Genere, in oltre, non si troua
tra tre corde il Ditono nel Cromatico, nel Semiditono nell'Enharmonio, & così per il contra-
rio, da due luoghi in poi di quello; per hauere in vece loro le seconde maggiori & minori; le qua
li restano dissonanti si come sono i Ditono & i Semiditoni origine loro: & se consonanti fusse-
ro questi, tali sarebbono quelle, come si può vedere & vdire nell'vno & l'altro Syntono Diatoni-
co inspessato dalle corde Cromatiche & Enharmonie: & il medesimo occorre à qual si voglia
altro itneruallo dalla Diapason in fuore, detta perciò Regina delle Consonanze.
Zarlino al ca
po 77.della
seconda par-
te delle sue
institutioni.
STR. L'istesso, per quello che io ho letto e itneso, doueua accadere apo gli antichi; & è for-
za che loro ancora non gli vsassero puri, ma andassero mescolando l'vno con l'altro genere co-
me si costuma hoggi, & per il medesimo rispetto.
BAR. Anzi gli antichi vsorono purissimi & semplicissimi non solo ciasucno de tre Generi,
ma qual sia delle spezie loro particolari che molte erano; perche in quella tale semplicità, consi-
Gli antichi
vsarono sem-
pre pure le
spezie e i ge-
neri dell'har-
monie loro;
Il Zarlino al
capo 31. e 38
del 2. delle
institutioni.
ste veramente l'eccellenza dell'harmonia, & melodia, & non imperfettione: & quelli d'hoggi
che credano ò hanno creduto ò scritto altramente, si sono grandemente ingannati; &che ciò sia
vero attendete. Primamente à loro non arrecaua qual si voglia semplice Genere ò spezie, l'im-
pedimento degli accordi tra le parti come à moderi: perche ciascuna lor Canzone, ò fusse can
tata da vn solo, ò da molti; era vn canto fermo, dal quale vsciua vna sola aria, non altramente
di quello che noi vdiamo in chiesa salmeggiando nel dirsi il Diuino vfitio, & spetialmente quan
do si celebra solenne. & questo nasceua dal conoscere molto bene come si è detto, che altra pro-
prietà era quella del suon graue, altra quella dell'acuto, & altra quella del mediocre: conosceua-
no in oltre, che le qualità contrarie nel mescolarsi & cōfondersi insieme, s'indeboliuono & in cer
to modo spuntauano le forze l'vn'all'altra. di maniera che non solo cantauano insieme le mede-
sime parole, l'istessa aria nell'istesso tempo & suono circa l'acutezza & grauità; ma con l'istessa
quantità di tempo, & la medesima qualità di numero & rithmo. imperoche con altra lentezza
di parole si raccomanda il supplicante, & con altra quantità di suono & voce le profferisce, che
non ragioan quello che ha l'animo quieto; & lontano da questo & quella in ciasucna cosa diffe-
rentemente, le profferisce come vi ho detto altra votla, il concitato.
STR. Non cantauano adunque in consonanza gli antichi Musici?
Gli antichi
nō cātauano
in cōsonāza.
BAR. Non certo, come pur dianzi vi dissi.
STR. Non dicesti poco fa, che Olimpo lo portò di Tracia in Grecia?
BAR. Si il modo di cantare in consonanza alla Tibia.
STR. Non è l'istessa cosa?
BAR. Signor no.
Cantare in
consonanza
alla Tibia, co
me s'intēda.
STR. Qual differenza è tra di loro?
BAR. Il cantare in consonanza alla Tibia in quelli tempi, non poteua essere altro che sonan
do il Tibicine vna sua aria, cātasse alcun'altro l'istessa con profferir le parole nel emdesimo tēpo,
page 105 ma con diuerso suono circa l'acuto & graue; come per essempio all'Ottaua, & forse alla Quin-
ta: ouero che sonando vn Tibicine vn tenore nelgraue, sonasse vn'altro nell'acuto vna parte di
minuita, non altramente di quello che fa hoggi il picciolo Aulo della Piua, sul bordone di essa.
imperoche gli antichi vsorono dire piu volte cantare per sonare, & sonare per cantare; & pre-
sero parimente le corde per voci, gli auli per fori, & così per il contrario: ma che due ò piu
cantori cantassero diuerse arie in consonanzaa & nell'istesso tempo, al modo che hoggi si costu-
ma, nessuno è che della musica loro habbia buona cognitione, che lo creda. & se bene in al-
cuni Cori loro interueniuano alle volte giouani, vecchi, donne, fanciulli & altri; i quali non
poteuano per la differenza degli anni, del sesso, & della complessione cantare insieme all'vniso-
no; non per questo è che per natura & per arte, non cercassero con ciascuno potere & saper loro
di auuicinarsigli piu che poteuano: & ha del verisimile & del ragioneuole, che tra le voci lo-
ro nascesse continouamente ottaue & quintedecime; ma ciò auueniua per l'indispositione na-
turale de soggetti, & non della legge; la quale in questo affare piu rispetto haueua al possibile,
che al conueneuole & all'honesto; come si può comprendere ancor'hoggi ne cori delle cappel-
le delle nostre Chiese, doue interuiene tal mescolanza d'huomini, i quali hanno dinanzi à gli oc
chi il medesimo scopo, & questo è vn canto fermo. vero è che al presente sono piu licentiosi di
quello conuerrebbe, inuitati forse dal canto figurato; il che à quelli non auueniua, per l'addot-
te ragioni.
STR. O'se nel cantare insieme per molti che fussero, cantauano vna semplice aria, & come
hoggi si dice vn canto fermo; che occorreua per i libri far tanto romore dellelor consonanze?
BAR. Vi rispondo à questo, che le scienze hanno diuerso procedere & diuerso fine nell'ope Fine dell'Ar
re quel sia, &
quale quello
della scienza.

rare che non hanno le arti. le scienze cercano il vero degli accidenti & proprietà tutte del loro
subbietto, & insieme le loro cagioni; hauendo per fine la verità della cognitione senza piu: & le
arti hanno per fine l'operare, cosa diuersa dall'intendere. l'Aritmetico cerca tutte le proprietà &
accidenti de numeri; come per essempio; se son pari, se son impari, se sono parimēte pari, se son
quadrati, se son cubi, ò perfetti, che proportione egli habbino l'vno con l'altro, come venghinoEssempio.

prodotti così fatti, & mille altre cose attenenti loro. l'Abbacchista poi, non si serue di cos'alcuna
di queste; ma solo attēde à moltiplicare, partire, trarre, e raccorre i numeri & le parti che da loro
hanno origine; ōsiderandogli come in misure, ò in valute di qualche subbietto & materia: &
però nō douete marauigliarui se gli antichi musici, ancora che le cōsonanze nō fussero attenētiNella parti-
cola 19. al
problema 35

al cantar loro, cōsiderassero la natura & virtù di esse; delle quali (ancora che Arist.domandi me
ritamēte, solo la Diapason perfetta) nō perfettorono, ne imperfettorono (per così dire) alcuna
di esse nel lor cātare; come quelli che cātauano vn'aria sola com è detto, se bene fussero stati cēto
à cantare insieme; & nō haueuano bisogno di questo modo di fare; perche le virtù della Musica
loro consisteua primamente, che l'aria della Canzone fusse cōposta da buono maestro, ordinataAltre osserua
tioni degli an
tichi Musici.

da artefice in essa giuditioso, & recitata da persone perite & voci accomodate (secondo che dal-
l'intendimento del concetto suo si disegnaua di esprimere quello affetto che esso coleua con le
parole significare) con mezzi naturali, & stabili; & non punto in accordi, ò in fughe, ò in diRagioni del
l'Autore in
persuaderne
che gli anti-
chi nō cātas-
sero in con-
sonanza.

minutioni, & altri variabili trouati di nulla rilieuo. & che così fusse, segno indubitato ve ne
sia, che non si trouano alcuni nomi che corrispondino à quelli che si vsano hoggi per distingue-
re le parti; come Basso, Tenore, Contralto, Canto & Soprano ò altra. non si troua ne anco che
gli hauessero l'vso dell'imperfette consonanze, le quali sapete dell'importanza che siano al mo-
do del cantare in consonanza; oltre all'hauerci poco di sopra detto Plutarco, che Olimpo e
Terprando, non ricercarono nelle Canzoni loro, piu di tre ò quattro corde; & il vedere in oltreZarlino nel-
le institutio-
ni harmoni-
che al c. 39.
del primo al
c.12.31.37.
c 44.del z.&
al 29.del 3.&
del 4.

i falsi rincontri de due vltimi Generi tanto frequentati da loro; dalla qual cosa chiaramente si
comprende, quāto si siano ingannati quelli che hanno semplicemente inteso per questa parola.
Harmonia, la musical consonanza di piu voci non vnisone; chiamando gli antichi Greci con
tal nome, l'arie & Canzoni loro; & quali fussero di già si è dimostrato. intesero adunque per
Harmonia gli antichi Musici Greci, il bello & gratioso procedere dell'aria della Cantilena; le pa
role della quale s'intēdeuano tutte; & così il verso del Poeta, & conseguentemente i concetti lo
ro; senza essere interrotti da accidente alcuno che suiasse l'animo dalla virtù di quelli; l'opposiQuello inten
dessero gli an
tichi Greci per
questa voce,
Harmonia.

to appunto che occorre alla musica & cantare d'hoggi: conciosa che ella porta in certo modo
seco nell'animo dell'vditore à vn medesimo tempo, diuerse & contrarie Note d'affetto; mentre
che ella mescola indistintamente insieme arie e Tuoni dissimigliantissimi & di natura contra-
rij gli vni à gli altri, oltre alla diuersità delle parole, del tempo, & de rithmo. & quantunque
ciascuna di queste cose, habbia da per se naturalmente propria qualità & forza atta à destare &L'harmonia
cōsisteua nel
bello andare
della cantile
na, & il Tuo
no nel graue
& nell'acuto
suono di essa.

muouere con la sua simiglianza proprie affettioni; nulladimeno non può per contrario manifesta-
mente (come si è detto) apparire, non hauer'ella per sua natura modo (non che altro) da poter-
lo con ragione pensare: perche è di necessità, che la forza & virtù dell'aria & de Tuoni acuti &
de veloci mouimenti, indebolischino & spuntino il vigore & potere de graui e tardi; & siano
per opposito le qualità di questi, scambieuolmente indebolite & affiacchite dalla cōtraria natu-
page 106 ra di quelli per la qual cosa nō può piu oltre l'animo di chi ode, distratto in vn medesimo tempo
& quasi instāte & in contrarie parti, per la mesconāza delle diuerse note che propostionatamente
gli rappresētano insieme diuersi & cōtrarij affetti, essere dalla forza di qual si voglia di esse, sospin
to piu a questo che à quello: essendo che a quello l'vno in certo modo violentemēte lo tira, l'al-
tro con eguali forze lo ritrae, non altramente di quello che della Colonna si disse. Ma qui è d'au
uertire, che non sonauano ne cantauano in consonanza alcuni di quelli virtuosi & mirabili effetti nartati di sopra
& simili. alla qual semplicità di musica dettono opera principalmente i Lacedemoni, & piu di
ciascuni in essa perseuerarono; & la piu parte de nobili di tutta la Grecia. il qual buon vso me-
diante le lasciue & le delitie in progresso di tempo s'abbādonò & si perdè interamente; trasferen
si poscia a Latini la finta piu tosto che la uera musica. Torno alla mistione de Generi & spezie
degli antichi Musici, & dico non trouarsene memoria auanti Tolomeo; il quale rispetto à essi
antichi, è moderno in certo modo: al che sogggiungo, che auanti à lui tal mistione di Generi &
spezie diuerse non fu mai veramente in vso ne in consideratione alcuna; & ciò si raccoglie da
quello che egli istesso ne dice. Racconta adunque Tolomeo, che al suo tempo si vsò di mesco-
lare insieme alcune spezie Diatoniche, & Cromatiche; nella qual maniera di mistioni, che uat
tro erano come intenderete; faceua in ciascuna interuenire vna delle sue distributioni; oltre che
quelle mistioni si fatte di spezie diuerse che egli insegna, quando bene fussero state vsate al suo
tempo ò auanti, per non hauer che fare cosa del mondo con questo nostro modo, non per ciò
conuiene la comparatione di dire, che gli antichi le vsassero per comodità degli accordi tra le
parti.
STR. Non v'incresca dichiararmi tal mistioni vi prego.
BAR. Erano secondo Tolomeo quattro maniere di mistioni, perche come à lui piace, ò me-
Nel capo 15
del 2.
scolauano il Cromatico Syntono col Diatonico Tomico; ò il Diatonico molle e delicato col Dia-
tonico Tonico; ò veramente mescolauano questo, col Diatonico Ditonico; ò il Diatonico To-
nico con il Diatonico Syntono, hora cōsiderate che dalla Terza maniera di mistionie in fuore, do
ue interueniua per parte il Diatonico, che è l'istesso dell'antichissimo Diatono; tutte l'altre spezie
Tolomeo
s'attribuisce
per suo il To
nico.
sono fatture di Tolomeo: attribuendosi egli per suo il Tonico che fu prima d'Archita, non al-
tramente che si facesse del Syntono di Dydimo: ne crederebbe forse cosa lontana dal vero quel-
lo che credesse, che di tali mistioni ne fusse stato autore egli istesso, & che persuadesse gli artefi-
ci del suo tempo à mettere in vso tal nouità; nel qual non fioriua quella quantità ne di quel va-
lore de Musici Illustri che per l'adietro era fiorita; & della prattica ancora, da quella in poi at-
tenente al teatro, à poca altra si daua opera: le quali cose dettero maggiormente occcasione à To-
lomeo i tassare alcuni anzi la piu parte degli antecessori suoi di somma lode degni; hauēdo di
già à spada tratta vilipeso senz'alcun rispetto & contr'gni douere, le Distributioni d'Aristos.
Confuta mol
ti Musici an-
tichi degni
di lode.
seno (oltre à quelle di Dydimo, d'Archita, & d'Erathossene) forse le piu reputate di ciasccun'al-
tre dalla Diatona antichissima in poi, & le due che negli altri Generi presero da lei l'essere; la qua
le ancora cominciaua à riprendere & disprezzare, con dire che da gli itnerualli consonanti in
poi & il Tuono, non erano gli altri in proporzione superparticolare come quelli del Syntono
Incitato di Dydimo, fattoselo ingiustamente suo, il qual rispetto & non altro, fu che in tal ma-
niera lo riordinasse. la qual cosa con tutto ciò non hebbe quell'effetto che esso desideraua; poi
che com'io ho detto, di tal mistione di spezie ò d'altra, non se ne troua memoria appresso alcuno
scrittore he dell'istesso Tolomeo: & forse che ella non fù ne anco messa in atto prattico al suo
tempo ne dopo; & dato che si non sadisfece; il che à bastana argumenta, il non traouersene me
Le sue mistio
ni nō hanno
da fare cosa
del mōdo cō
l'vso d'hoggi.
moria alcuna. Hora il modo delle mistioni era tale. Nel Systema perfetto, il primo & piu acu
to Tetracordo de duoi acuti, era Cromatico Syntono, & il secondo & meno acuto, Diatonico
Tonico; & medesimamente il primo & piu acuto de due piu graui era Cromatico Syntono, &
il secondo & piu graue Diatonico Tonico; & il Tuono della disguntione staua saldo; & l'istes-
so occorreua nell'altre spezie.
STR. Da quello mi hauete fatto per modo di dire vedere in viso, mi accorgo che io era in
errore grandissimo, à credere che gli antichi non vsassero le spezie de generi loro se non miste;
imperoche dal vostro discorso ho compreso per il contrario, che non l'vsauano se non semplici
& pure ciascuna di loro; oltre che quando tal mistione si volesse applicare à questo nostro modo
di comporre, gli apporterebbe rispetto à farsi rincontri delle quarte & delle quinte dissonanti,
difficultà maggiore, & non facilità come io credeua; & vie piu per essere dell'imperfette conso-
nanze priue: & se delle Distributioni fatte sin à nostri tempi, io ne potessi di ciascuna hauere vn
particolare essempio, mi sarebbono oltre à modo grate; si per l'intelligenza che da esse trarrei, co-
me ancora per sapere quante furono, da chi fatte, & come distribuite.
BAR. Le ho raccolte io tutte da questo & da quello libro con la maggiore diligenza che ho
saputo, & le ho poste per l'ordine che comportaua la diuersità de tempi in che furono distribuite
& ordinate da loro autori. prima delle quali, lasciando da parte la Diatona, Cromatica, & En-
harmonia antichissime, furon fatte quelle da Archita, quasi ne'tempi medesimi di Timoteo.
page 107 Aristosseno fu poco dopo; appresso à quali seguì Eratossene, & gran pezzo poscia Dydimo, dopo
al quale non guari venne Tolomeo, & dipoi Boethio, delle quali Distribuitioni vi fò vn presen
te; perche senza la cognitione & prattica di esse, non bene può essere intesa la mistione loro. la
onde è d'auuertire, che elle furon diuise da loro autori diuersamente, per i diuersi disegni & fi
ni loro; & non perche veramente fussero tutte approuate & riceuute dall'vso, ò che l'vne cac-
ciassero di campol'altre. perche i grandi speculatori giudicauano quello che loro ne pareua, &
l'vniuersale poi ne seguiua quanto gliene tornaua piu comodo, senz'altro rispetto di loro specu
lationi ò giuditij. di che può far testimonianza spezialmente Boethio: aprresso rispetto di loro specu
dete solamente recitate le piu comuni, & con tutte le ragioni che se ne hauesse addotto Tolo-
meo & gli altri; seguite solamente le piu vsate: & l'vso ha sempre mantenuta ferma, insin'à che
gli huomini si son voluti seruire del canto della voce à quello perche la fu data loro da Dio, di Diatono biasimato dal
Zarlino al ca
po 31. del 2.

tutte le Diatoniche, la Diatona solamente, con tutti l'osspositioni fattele da quelli intelletti gran
di che sopra si sono nominati. alcuni de quali voleuano principalmente seguire la ragione de nu
meri, & questi furono i Pitagorici, Harmonici però detti. altri che proponeuano il senso dell'vFine de Pita-
gorei.

dito alla ragione di essi numeri, erano detti Canonici & Canonisti, furono gli Aristossenici. alcu
ni poi voleuano per qualche via accordar questi & quelli insieme talmente, che fra di loro nonFine degli
Aristosseni.

fussero in cosa alcuna discrepanti; e tali erono i Tolomaici. imperoche allhora diceuano affinar-
si & farsi retto il giuditio, quando pareua che il senso & la ragione, concorressero nel medesimoFine de Tolo
maici.

parere: & così secondo che dalle ragioni loro eron dettati con i principij proposti, appariua
questa da quella setta differente.
DESCRITTIONE DEL TETRACORDO HYPATON,
di qual sia delle Distribuitioni fatte da gli antichi Musici in ciascun genere d'harmo-
nia; con i nomi degli autori di esse, di quelle che insieme conuengano, & delle
differenze loro: le quali in tutto fanno il numero di venticinque,
tra le quali vene sono noue Diatoniche, noue Croma-
tiche, & sette Enharmonie.
Tetracordo Diatonico antichissimo, del quale fù autrice la natura; seguitato poi
da Pitagora, da Platone, da Eratossene, & da Tolomeo; il quale chiama Ditonico. fù poscia ab-
bracciato da Boethio, da Guido Aretino, da Francihino, dal Glareano, dal Fabro & da altri.
E. 61440
Sesquiottaua. } 768.Differenza.
D. 6912.
Sesquiottaua. } 864.Differenza.
C. 7776.
Super 13.partiente 243. } 416.differenza.
h. 8192.
Tetracordo Diatonico d'Archita, il quale ha l'interuallo della parte graue comune col suo
Cromatico & Enharmoio, & è l'istesso del Toniaco di Tolomeo, eccetto i numeri, che sono
à esso triplici.
E. 1512.
Sesquiottaua. } 189.differenza.
D. 1701.
Sesquisettima } 293.differenza.
C. 1944.
Sesquiuentisesttesima. } 72.differenza.
h. 2016.
Tetracordo Diatonico di Aristosseno, detto intenso, Syntono, contento, & incitato. il qua-
le Aristosseno, costuma nelel sue Distribuitioni di trarre le portioni dalla grandezza degli inter-
ualli & non da vna con l'altra corda, & è in virtù l'istesso dell'antichissimo.
a. 90.
24.Sessantesime particelle del tutto 4.Diesis Enharmonij.
G. 102.
24.Sessantesime particelle del tutto 4.Diesis Enharmonij.
F. 114.
12.Sessantesime particelle del tutto 2.Diesis Enharmonij.
E. 120.
page 108 Tetracordo Diatonico Molle & delicato d'Aristosseno, diuiso nella istessa maniera, ma per
altri interualli.
a. 90.
30.Sessantesime particelle del tutto 5.Diesis Enharmonij.
G. 105.
18.Sessantesime particelle del tutto 3.Diesis Enharmonij.
F. 114.
12.Sessantesime particelle del tutto 2.Diesis Enharmonij.
E. 120.
Tetracordo Diatonico di Dydimo, diuiso negli istessi interualli del Syntono di Tolomeo; ma
per altro ordine disposti.
E. 72.
Sesquiottaua. } 9. differenza.
D. 81.
Sesquinona. } 9.differenza.
C. 90.
Sesquiquindecima. } 6.differenza.
h. 96.
Tetracordo Diatonico di Tolomeo, detto eguale, e regolato.
E. 9.
Sesquinona. } 1.differenza.
D. 10.
Sesquidecima. } 1.differenza.
C. 11.
Sesquiundecima } 1.differenza.
h. 12.
Tetracordo Diatonico Syntono di Tolomeo; il quale secondo che piace al Zarlino è, quello
che si canta hoggi; la cui oppenione è confutata dall'Autore.
E. 36.
Sesquinona. } 4.differenza.
D. 40.
Sesquiottaua. } 5.differenza.
C. 45.
Sesquiquindecima. } 3.differenza.
h. 48.
Tetracordo Diatonico Molle & delicato di Tolomeo.
E. 63.
Sesquisettima. } 9.differenza.
D. 72.
Sesquinona. } 8.differenza.
C. 80.
Sesquiuentesima. } 4.differenza.
$. 84.
Tetracordo Diatonico di Tolomeo, detto Tonico & Toniaco, & è l'istesso di qeullo d'Archita.
E. 504.
Sesquiottaua. } 63.differenza.
D. 567.
Sesquisettima. } 81.differenza.
C. 648.
Sesquiuentisettesima. } 24.differenza.
h. 672.
page 109 Tetracordo Hypaton del Cromatico antico; il quale gli itnerualli che col Diatonico ha co-
muni, sono del Ditonico; & è l'istessa spezie di qeulla che nota Boethio nel Tetracordo Hyper-
boleon; l'inuentore di che è all'Autore incognito.
E. 6144.
Triemitono. Supertripartiente 16. } 1512.differenza.
D. 7296.
Supercinque partiente 76. } 480.differenza.
C. 7776.
Lemma. Super 13.partiente 243. } 416.differenza.
h. 8192.
Tetracordo Cromatico d'Archita; il quale ha il suo piu graue interuallo comune con il suo
Diatono & Enharmonio.
E. 1512.
} 280.differenza.
D. 1792.
}152.differenza.
C. 1944.
} 72.differenza.
h. 1016.
Tetracordo Cromatico d'Aristosseno nella prima sua spezie, detto Molle & delicato.
a. 90. media.
44. Super 13 partiente 45. }22.differenza.
G. 112. Indice.
8. Sesquiuentottesima. }4.differenza.
F. 116. Pene suprema mediatu%s; Triente.
8. Sesquiuentinouesima. }4.differenza.
E. 120. Suprema Triente.
Tetracordo Cromatico d'Aristosseno, detto Tonico 6 Toniaco; & è il medesimo di quello
d'Eratostene.
a. 90.
36. Sesquiquinta. }18.differenza.
G. 108.
12. Sesquidiciottesima. }6.differenza.
F. 114.
12. Sesquidiciannouesima. }6.differenza.
E. 120.
Tetracordo Cromatico d'Aristosseno, detto Emiolio & Sesquialtero:forse per hauere i suoi
due piu graui interualli, Sesquialteri à quelli del suo Enharmonio.
a. 90.
42. Super 7.partiente 30. }21.differenza
G. 111.
9. Supertripartiente 115. }4.differenza.
F. 115.
9. Sesquiuentitreesima. }5.differenza.
E. 120.
Tetracordo Cromatico d'Eratostene. è il mdesimo che il Tonico d'Aristosseno, eccetto che
nella consideratione della grandezza de numeri delle corde dette di sopra.
E. 180.
Sesquiquinta. }360.differenza.
D. 2160.
Sesquidiciottesima. }190.differenza.
C. 2250.
Sesquidiciannouesima. }150.differenza.
h. 2400.
page 110 Tetracordo Cromatico di Dydimo. il quale ha alcuni inteuralli comuni con il suo Diato-
nico: preso dal Zarlino nel c.46.della 2.parte delle sue Instit.per quello che si costuma hoggi,
il quale ha malamente distribuito; volendo egli in quel luogo come in altri, che'l Sesquiottauo
non d'altro sia capace, che del maggiore & minor Semituono del Syntono; oltre hauerlo prima
insieme con Tolomeo confutato.
E. 120.
Sesquiquinta. }24.differenza.
D. 144.
Sesquiuentiquattresima. }6.differenza.
C. 150.
Sesquiquindecima. }10.differenza.
h. 160.
Tetracordo Cromatico Syntono & Incitato da Tolomeo, nelal sua prima spezie.
E. 4158.
Sesquisesta. }693.differenza.
D. 4851.
Sesquiquindecima. }441.differenza.
C. 5292.
Sesquiuentesima. }252.differenza.
h. 5544.
Tetracordo Cromatico molle &delicato di Tolomeo; il quale gli interualli, che ha comuni
col Diatonico, sono del suo Tonico. seconda spezie.
E. 505.
Sesquiquinta. }21.differenza.
D. 126.
Sesquiquartadecima. }9.differenza.
C. 135.
Sesquiuentisettesima. }5.differenza.
h. 140.
Tetracordo hypaton Enharmonio antichissimo ritrouato da Olympo; vsato da Boethio nel-
li Hiperboleon come l'antico Cromatico.
E. 6144.
Ditono. Super 17.partinente.64. }1632.differenza.
D. 7776.
Diesis.M. Super 13.partiente.486. }208.differenza.
C. 7984.
Diesis.m. Super 13.partiente 499. }208.differenza.
h. 8192.
Tetracordo Enharmonio d'Archita, il quale ha il suo piu graue interuallo comune col
suo Cromatico, & Enharmonio.
E. 1512.
Sesquiquarta. }378.differenza.
D. 1892.
Sesquitrentesimaquinta. }54.differenza.
C. 1944
Sesquiuentisettesima. }82.differenza.
h. 2016.
Tetracordo Enharmonio, & d'Aristosseno, il quale in virtù, è l'istesso di quello d'Eratostene,
& conuiene col Cromatico Toniaco.
a. 90.
48. Superquatripartiente.15. }24.differenza.
G. 114.
6. Sesquitrentottesima. }3.differenza.
F. 117.
6. Sesquitrentanouesima. }3.differenza.
E. 120.
page 111 Tetracordo Enharmonio d'Eratostene, è l'istesso di quello d'Aristosseno; & ha la conuenienza il
Cromatico dell'istesso Eratostene.
E. 120.
Super 4 partiente 15. }32.differenza.
D. 152.
Sesquitrentottesima. }4.differenza.
C. 156.
Sesquitrentanouesima. }4.differenza.
h. 160.
Tetracordo Enharmonio di Dydimo. il quale conuiene ne suoi due piu graui interualli col
suo Cromatico.
E. 120.
Sesquiquarta. }30.differenza.
D. 150.
Sesquitrentesima. }5.differenza.
C. 155.
Sesquitrentunesima. }5.differenza.
h. 160.
Tetracordo Enharmonio di Tolomeo.
E. 276.
Super 23.partiente 92. }69.differenza.
D. 345.
Sesquiuentitreesima. }15.differenza.
C. 360.
Sesquiquarantacinquesima. }8.differenza.
h. 368.
Tetracordo Enharmonio di incerto.
E. 4620.
Sesquiquarta. }1155.differenza.
D. 5775.
Sesquiuentunesima. }275.differenza.
C. 6050.
Sesquicinquantacinquesima. }110.differenza.
h. 6160.
STR. Vi ringratio grandemente del fauore, & della cortesia vsatami nell'hauermi donato vn
raccolto si bello di ciascuna delle Distribuitioni, che sono state fatte sin al dì d'hoggi, & con tan
ta diligenza, & distintione ordinato; però auanti che si esca delle cose appartenenti à esse, ditemi
se egli sene potesse fare delle altre da queste diuerse, che facessero altri effetti; & se gli ha del verisi
mile, auanti che si trouassero i due vltimi generi, che i compositori procedessero nelle Cantilene
loro Diatoniche, per Ditoni, & Semiditoni.
BAR. Quanto al fare nuoue Distribuitioni che facessero buoni effetti, & diuersi da quelle de Se si possono
fare nuoue di
stribuitioni.

gli antichi, non credo se ne potessero proportionatamente fare piu di quelle che hauete vedute;
se già noi non volessimo vsare gli interualli acuti de Tetracordi ne luoghi de graui, & ne graui
quelli che sono negli acuti; ma io dubito che cominciando per essempio il Systema del Tuon
Dorio in tal modo dal Tritono, che genersasse alcun'altro effetto dalla natura sua prima diuer
so, & anco non buono.
STR. Per qual cagione crediamo che gli antichi ordinassero i Tetracordi in quella piu, che
in questa, ò in altra maniera?Se nel dimi-
nuire, ò augu
mentare lìin-
teruallo, si sce
ma, ò si accre
sce nell'acu-
to, ò nel gra-
ue.

BAR. Vi dissi nel principio, che nel trouare gli antichi speculatori la proportione del mi-
nor Semituono & Lemma, trassero dal Diatessaron due Tuoni, & quello auanzo dissero mi-
nor Semituono.hora perche nel trarre dal Sesquiterzo il Sesquiottauo, ha piu del verisimile &
ragioneuole che si tolga dalla acuta, che dalal graue; & per il contrario nell'augumen-
tarlo si accresca da quella, & non da questa parte; mediante il vedere che nel diminuirlo
si fa rimesso, & nell'accrescerlo teso; per l'istessa cagione adunque furoo nel Diatessaron
page 112 Perche il Sy
stema del tuo
no Dorio co-
minci in Are.
constituiti i Tetracordi in due Tuoni nelal parte acuta, & non nella graue. potrebbesi ancora cō
questa occasione cercare, perche la piu famosa, & antica constitutione che è quella del modo Do
rio, cominci in Are, & finischi in Aalamire, piu tosto che in due altre corde, la che breuemente
rispondendo dico, che ciò nacque piu à caso che pensatamente, come nel progresso del nostro
Se il procede
re per Dito-
no & Semidi
tono era leci
to al genere
Diatonico.
discorso si vedrà sensatamente. Circa poi se nelle Cantilene loro Diatoniche procedeuano per
il Ditono, & Semiditono, non è da dubitarne; & nō solo auanti, ma dopo ancora che i due vlti-
mi generi furono ritrouati & in vso; & che ciò sia vero, ecco l'essempio delle antiche Cantilene
che ne fanno indubitata fede. Gli interualli cantabili che non vsò mai il genere Diatonico, nō
furono più di tre; i quali auanti che venissero in consideratione degli huomini, non poteuano in
Quali inter-
ualli nō vsas-
se il Diatoni
co.
modo alcuno mettersi in prattica, & dopo non conueniua; per essere ragioneuole cosa che restas
sero particolari, & proprij ne generi da quali trassero l'origin loro; se non per altro, per maggior
mente distinguere questi da quelli: due de quali furon particolari Cromatico, & Enharmonio
l'atro. il proprio dell'Enharmonio fu il Diesis, detto ancora da Greci Tetartemoria, che è il mi-
Tetartemo-
ria, quella si-
gnifichi.
nore interuallo cantabile; il quale vuole Aristotile, che sia misura comune di ciascuno conso-
nante interuallo de suoi tempi (detti hoggi consonanze perfette) si come l'vnità e misura co-
mune di qual sia numero: per il qual Diesis intende indubitatamente, quello dell'Enharmonio
d'Aristosseno suo scolare; per comporsi i lSemituono di due di essi, & di quattro il Tuono; la
qual facultànon ha alcuno altro Diesis: ma s'egli è vero che il Filosofo intēda in quel puogo per
Diesis quell oche habbiamo detto, sarà non solo misura comune di qual sia consonanza perfet-
ta, ma dell'imeprfette, & dissonanze ancora del Diatonico Sintono, del Tonico Cromatico, &
dell'Enharmonio del medesimo Aristosseno. la qual cosa verrà maggiormente à verificare, & am
Zaelino nel c.
48.della secō
da parte.
pliare quello che Aristotile intende in quel luogo. doue egli non fa mentione altramente di con-
sonanze, ne di dissonāze perfett,e ò imperfette come vogliano alcuni moderni interpreti, il che
dalle formate parole del Testo si puo raccorre, & sono queste. Però nell?Astrologia questo vno è
Diesis, essere
il minimo in
terualli can-
tabie; & il
Cōma il mi-
nimo sensibi-
le.
principio, & misura; peroche suppongono il moto del cielo vguale, & velocissimo, secondo il
quale giudicano gli altri; e nella Musica il Diesis, perche è cosa minima, & nella voce lo elemen
to. Et si come questo tal Diesis, è secondo che habbiamo detto, il minimo elemento cantabile,
il Comma (lasciando di considerare lo Schisma) è parimente il minore sensibile. Torno à dire
che i proprij, & particulari interualli Cromatici furono il Triemituono e'l Semituono detto da
molti maggiore; ma non intendessi per questo l'Apotome, che saresti in errore, ma il secondo in-
Quali inter-
ualli nō vsò
mai il Cro-
matico, e qua
li l'Enharmo
nio.
teruallo di ciascū suo Tetracordo. il genere Enharmonio poi, non vsò mai l'interuallo del Tuo-
no, ne del maggiore, & minore Semituono, ne del Triemitono; & il Cromatico lasciò sempre da
parte in ciascun suo affare, il Tuono, & il Diesis Enharmonio; ancora che io dubito grandemen
te (se ben contro la comune openione) che à qual si voglia genered'harmonia, fusse lecito nel
suo Systema procedere per il Tuoino della disgiuntione; per esser comune in qual si voglia spe
zie di ciascun genere, & non sottoposto insieme col grauissimo all'alteratione come tutti li al-
L'interuallo
del Tuono
era vsato da
gli antichi in
ciascū genere
d'harmonia.
tri che non sono cōtenuti dalle corde stabili de Tetracordi; la quale openione repugna à quello
che il Zarlino dice nel capo 75 della terza parte delle sue institutioni. imperoche egli vuole, che
il Tuono magigore sia particolare Diatoico, la qual cosa secondo che si è mostrato nō è punto
vera; & quando pure hauesse i lDiatonico che lui intēde cantarsi hoggi vn Tuono suo proprio
& particolare, più presto il minore che il maggiore sarebbe tale: ma questo nō gli auuiene in mo
Zarlino nel
c.48.della 2.
parte delle in
stituzioni.
do alcuno. non voglio tacere vn'altra cosa che mi souuiene, acciò quelli che la reputassero vera,
& di qualche momento, ne sappino il buon grado al suo autore: & questa è, che quando il Dia-
tonico che si canta hoggi fusse veramente quello che tiene il Zarlino, nō perciò gli sene deue co-
me di cosa da lui ritrouata render gratie; auuenga che quelal tale openione (ancora che come im
pertinente non approuata) fu con diligentia scritta da Lodouico Fogliano, sessanta ò settanta an
ni sono, nella seconda settione della sua Musica Teorica. ne altra differenza è fra di loro, che nel-
la quantità & misura de Semituoni, nel qual proposito l'vno & l'altro s'inganna; comeciascu-
noche dital cosa ha piena contezza può sensatamente vedere. Che inciascun genere d'har-
monia is cantasse vltimamente i due sopradetti Tuoni, si manifesta senza piu nelle distribui-
tioni delle corde loro, tra le quali sitrouano, come sà ciascuno che ha cognitione delal cosa.
Non sò ne anco qual cagione hauesse à prohiire, auanti che venissero in vso i due vltimi ge-
neri d'harmonia, il procedere per Ditono, & Semiditono nel Diatonico Diatono, & così pa-
Apotome nō
cantata dagli
antichi.
rimente dopo.
STR. Così à me parimente pare: ma per quanto io vedo, l'Apotome non fu mai messo in
atto da gli antichi prattici.
Zarlino al ca
po 15.del 2.
delle sue in-
stitutioni.
BAR. Non certo, perche egli è vn'interuallo come io vi dissi, che si considera solamente per
relatione nel paragonare la Tritesynemmenon del Sistema congiunto, cō la paramese del disgiū
to: ne voglio lasciare in questo proposito di auuertir voi, che il chiamare semplicemente l'inter-
uallo che è in mezzo a ciascuno de Tetracordi dell'antico Cromatico, col nome di maggior Se-
mituono, senza aggiugnerli di qual genere; potrebbe apportare alcuna confusa difficultà; per nō
esser tale congiunto al minore rintegrino il Tuono come fa l'Apotome & il Lemma: però
page 113 non sarebbe inconueniente, trattando di quello, chiamarlo Semituono Cromatico,
& non semplicemente (per le dette ragioni) maggior Semituono: se già mai non volessimo dire
esser questo il maggior Semituono, che si troua in atto nel Cromatico, & l'Apotome quello
che in potentia è per relatione nel comparare (come è detto) la Trytesynemmenō alla Paramese.
STR. Questo mi è stato vn caro auuertimento; & hauendomi hora tolta ciascuna difficul-
tà intorno à Tuoni, alle Spezie, & à Generi delle Distribuitioni; mi piacerebbe contentandoui,
che mi dichiarasse minutamente come andasse il fatto, intorno all'essersi argumentata la Lira, et
Cithara degli antichi musici di tāta quantità di corde; non ne hauendo da principio piu di tre,
ò quattro, perche io spero col vostro aiutto chiaririmi di molte cose che mi fanno intorno à esse
grandemente dubitare.
BAR. Tutto questo negotio ci è raccontato da Boethio con bellissimo ordine, & distintamē Al capo 20.
del primo del
la sua musica.

te; di maniera che dalel sue paroel trarrete qual si voglia desiderabile chiarezza: ne altra differen
za è tra esso & gli antichi musici Greci, che l'ordine del numerarle; imperoche la prima secondo
l'ordine di questi era l'acutissima Nete, & secōdo Boethio la gruissima Proslambanomene, & à Ordine di nu
merar le cor
de secondo i
Greci, & secō-
do i Latini.

qual sia piu ragioneuole dare questo nome di prima, si può comprēdere dall'ordine naturale, &
dispositione de numeri; nel quale si vede essere prima il dua, & il tre, che il quattro e'l sei, ò al-
tro maggiore.
STR. Non vi sia graue raccontarmi questo fatto vi prego.
BAR. Racconta Boethio, con l'autorità di Nicomaco Geraseno; che il primo strumento diDelle corde
aggiutne al-
la Cithara di
Mercurio.

corde del quale ci è memoria, fu da Mercurio ritrouato; intorno à chi hanno dubitato alcuni
vanamente che egli fusse il Trimegisto; il quale strumento, secondo il parere della piu parte degli
antichi scrittori, fu da esso ordinato con quattro & non piu corde, ad imitatioen della musica
mondana & elementle, tendendouele sopra secondo la mente di esso Boethio, nella dispositio-
ne che intenderete. Dalla prima (cominciandosi dalla graue secōdo l'vso di questo dotto scrit Diaspositione
delle corde
della Lira di
Mercurio.

tore com'è detto) alal seconda corda era vna Diatessaron; da questa alla terza vn Sesquiottauo e
Tuono; & dalla terza alla quarta & vltima, vn'altra Diatessaron; di maniera che la prima con la
terza, & la seconda con la quarta, risonauano per vna Diapente, & per vn Diapason l'estreme. la Oppositione.

quale openione, secondo il parere di alcuni giuditiosi & dotti al qual voglio che ci accostiamo
ancor noi; si allontana molto dalal maniera del cantar di quei primi tempi, & conseguentemen-
te dalla verità; & non ha punto del ragioneuole, come al suo luogo con autorità mostreremo la
cagione di quello che acciò dire ne muoue. Volle in oltre Mercurio, secondo che ad altri piace,
chela corda piu graue come prima nella Lira, & delle altre piu degna, si domādasse Hyperpate; perHypate, quel
lo importi.

essere con tal nome stato chiamato Gioue suo padre, & ancora per chiamarsi con tal nome il Cō-
sole. la qual corda fu ancor attribuita à Saturno, per conuenirsi molto la pigritia di questo conPathypate, l
lo significhi.

la grauità di quella. nominò la secōda Parhypate, la qual voce importa appresso, ò allato all'Hy-
pate. nominò la terza Lycanos, per domandare i Greci con tal nome quel dito della mano che
è appresso al dito grosso, & è quello che da Latini fu poi detto Indicem dal dimostrare; non per al Lycanos, l
lo importi.
Consideratio
ne dell'Auto
re.

tro che per esser tal corda la prima che fusse tocca, & percossa da tal dito nel sonarsi: la qual co-
sa si vedesse esser in uso ancor hoggi de sonatori di alcuni strumenti, le corde de quali sono tocche,
& percosse dalle dita. alla qual consideraitone, aggiugneremo questo di mēte d'Aristosseno, cioè,
che ella fu così detta, per dimsotrare gli interuallo del Tetracordo in mezzo à quali fu collocata,Consideratio
ne d'Aristose-
seno.

se quella tal distribuitione era Diatona, Cromatica, ò Enharmonia; ne senza ragione fu consti-
tuita tal facultà nel Tetracordo Meson, sendo egli stato il primo conosciuto, & il piu famoso;Parere d'Ari
stosseno.

& quello nel quale furono prima che in ciascuno degli altri distribuite le corde de due vltimi ge
neri d'harmonia; anzi in esso furono ritrouati. Puossi ancora da quello che si è detto argumen-
tare, che le corde della Lira furon prima dalle dita, che dal Plettro percosse. Si compiacque in ol
tre, che la quarta & vltima corda si domandasse Mese, il significato della quale non altro impor
ta che mezzo; come presago l'immortale Iddio, che tal corda nel Systema massimo, & perfetto,
douesse tenere il luogo di mezzo. alla qual Cithara non fu mai aggiunto cosa alcuna ne mutato
l'accordo delle sue corde, sin'al tempo di Orfeo; ma si mantenne tra esse la proporzione quale
habbiamo decritta, & che quì si vede notata nell'essempio. le corde della quale habbiamo di-
stribuite secondo diuersi pareri, ma qual sia il piu verisimile & ragioneuole, si dirà al suo luogo
come è detto.
[Figure]
page 114 Corebo di
Lydia, aggiu-
gne la quinta
corda alla Li
ra.
Venne dipoi Corebo, figliuolo del Re di Lydia; dal quale fu aggiunto alla mostrata Citha
ra la quinta corda, & la disse dal sito Paramese, e Trite. Paramese, per essere allato alla Mese; e Tri
te per venir terza nel Tetracordo Synememno nel quale fu poi come intenderete dichiarata la
sua positione; cominciandosi però annouerare le corde dalla parte acuta del Tetracordo come
Hyāgne Fry-
gio, aggiugne
la sesta corda
alla Li
ra.
gli antichi Greci costumano, & non secondo Boethio. Pare che la licenza di qeusto gran Prin
cipe, desse ardire à Hyāgne Frygio (primo autore di sonare le Tibie, & padre del Demerario Mar
si) di aggiugnere alla Cithara la sesta corda, la qual disse Paranete: & poscia à Terpādro Lesbio
la settima, con l'aggiunta di che, si procacciò la perdita della Cithara: imperoche gli Efori seue
Plutarco nel
trattato de co
stumi de La-
cedemonij.
rissimi Laconij, gliela tolsero, & la sospesero nella sommità d'vno stilo assai eminēte, à piè del qua
le si leggeua la cagione di ciò. chiamò Terpādro la corda da lui aggiūta alla Cithara Nete, il cui
significato in quella lingua importa quello, che nella nostra significa inferiore & di sotto. ma se
Hyangne Frygio fu il primo come essi dicono,che sonasse la Tibia; si può di qui argumētare, che
Terpandro
Lesbio, ag-
giugne la set
tima corda al
la Lira.
prima di essa sia stata in vso la Cithara, se bene la cosa pare che habbia in se qualche difficultà,
rispetto all'artifitio di qeusta, & la semplicità di quella; ma questa sola consideratione basti per
hora intorno à ciò. essendosi ridotta la Lira al numero e termine delle dette sette corde, veniua-
no in essa tese nella maniera che si vedono nell'essempio descritte.
[Figure]
Le quali erano diuise in due congiunti Tetracordi, dando nome al graue di meson, & all'acu
Synēmenon,
& Synaphe,
quello impor
ti.
to di Synemmenon & Synaphe; il che altro non importa che congiunto. Ha del verisimile (se-
condo il parer mio) che queste tre corde fussero aggiunte alla detta Lira & Cithara, in breuissi-
mo tempo l'vn'appresso l'altra; per non trouarsi in mezzo tra questa di sette, & quella di quattro
corde, mentione alcuna che i Greci hauessero altro strumento con nome di Lira, che il Quadri-
cordo di Mercurio, & l'Epthacordo di Terpandro come hauete itneso. bene è vero, che noi hab
Lib.4.cap.
Tricordo, &
pandura, es-
ser l'istesso.
biamo per il testimonio di Giului Polluce, che gli Arabi ritrouarono da quella differente, il Tri
cordo; detto poi dagli Assiri Pandura; & che gli Sciti prima delli altri, vsarono il Pentacordo:
ma in questo luogo Boethio parla particoalrmente della Lira de gli antichi Greci, se ben da essi
varia come ho detto l'ordine del nominar le corde. & per piu oltre dirui, tengo che elle fussero
aggiunte tutte tre alla Cithara, nell'istesso giorno; & la cagione che àcredere questo mi muoue è
Consideratio
ni dell'Auto-
re.
tale. Non poteua ragioneuolmente il figliuolo del Re de Lydij, nominare la corda aggiutna da
esso alla Cithara, Paramese, ouero Trite, non vi essendo quelle di che dopo si fa mētione; perche
quel nome di Trite, vuole non solo siginificare terza di qual cosa, ma di quelle che ancora (come
appresso intenderete) nō vi erano. in oltre, quel nome di Paranete che pone Hyangne Frygio alla
sua corda, importa appresso la Nete, & di già la Nete parimente non vi era. Nete poi vale quel-
lo che di sopra si è detto. di modo che chi credesse, stando sul significato delle voci, che è quanto
lume si trae dal testo di Boethio di questo fatto; che tal negotio fusse prima da essi autori concer
tato à contemplatione di quel gran Principe, non crederebbe forse cosa fuore del ragioneuole:
se già noi non volessimo dire, che sin che elle non giunsero al numero di sette, non hebbono (co-
Plutarco nel
l'Opusc.del-
la musica.
me par meno lontano dal vero) alcuno nome prorpio; anzi è verissimo per la testimonianza che
ne fa Plutarco, cosi dicendo. Terpandro dette le leggi Citharistiche con i nomi proprij, &
Terpādro dà
le leggi Ci-
tharistiche.
delel corde. nel qual luogo mi pare di auuertir questo; che Plutarco le nomina leggi Citharisti-
che, & non Citharediche, per la differenza che si disse di sopra essere tra questi, & quelli.
STR. Per qual cagione furon dette leggi?
Perche dette
leggi.
BAR. Furono così dette, come se per legge fusse stato prescritto, non essere in modo alcu-
Nomi delle
leggi Cithari
stiche.
no lecito cangiare i tiramenti delle corde, & voci nelle quali erano state prima da esso Ter-
pandro disposte, & accomodate; & i nomi & le parti loro erano queste. Principio, Principia-
to, Riuolgimento, Dopo il riuolgimento, Ombelico, Sigillo, & Epilogo. ad imitatione del-
Nomi delle
leggi Tibiali,
date ta Clo-
na.
le quali, Clona singulare Tibicine,d ette primamente le leggi alle Tibie, i nomi delle quali
(Secondo l'istesso Plutaco) sono questi. Apotheto, Elego,. Comarchio, Schenione, Capione,
Dio, e Trimele. ouero per dire queste ancora nella nostra fauella al meglio che sappiamo, dire-
page 115 mo che Apotheto importa il medesimo che Recondito. Elego che da Elegia deriua, vale
l'istesso che Lutto & Pianto. Comarchio, è detto i lPrincipe del Borgo, o pure del Conuito-
Schenione, vale l'istesso che misura. Capione, è nome proprio, & in questo luogo vale in mede
simo che Terpandria, & Hieracia tra le leggi de Fidicini. Dio, importa Dua. e Trimele, tre can
ti, ouero Canzoni: ò pure ci vuole significare con quel numero di tre, il canto, il suono, e il bal-
lo insieme, come molte fiate vsarono nell'istesso tempo; ò per meglio dire, quelal legge di Saca-
da Argiuo, che di sopra vi nominai detta Tripartile. & per intelligenza maggiore di queste tali
leggi, douete sapere,che non solo hebbono gli antichi Musici le proprie & particulari per gli
strumenti di fiato, & di corde, ma lacuna altra ne haueuano che era à questi & à quelli comune.
ciascuna delle quali prese il suo nome ò da Rithmi, come lìOrthia & la Trochea; ò da Modi o
vero costumi, come l'acuta, & la Tetraida. prese altra il nome da gli inuentori ,& dalle genti,
come l'Eolia,. & la Boethia, ò vogliamo die la Terpandria, & la Hieracia pur hora nominate.
altra fiata prese il nome dalla materia che dentro vi si trattaua,come la battalia Pithia, & la Cu
rule. & questo basti per hora in proposito delle leggi degli strumenti Musici. Deuere ancora sa-
pere, che le Citharistiche leggi, furono dall'istesso Terpandro composte in versi, & pubblicate.
cantò questo singulare Citharedo negli strumenti di corde, con arte marauigliosa piu di ciascunVirtù di Ter
pandro.

altro: & aggiunse in oltre nuoui modi à suoi versi, & à quelli d'Homero, per via di particolari re
gole: & si come questi furono i primi che dettero leggi à gli strumenti di corde, & di fiato; Laso Laso, prima
di ciascun'al-
tro scriue li-
bri attenenti
alla msucia f
cultà. Suida.

fu quello che prima di ciascun'altro ritrouò il certame Dithirambico, & che scrisse (ne tempi
di Dario Re de Persi) volumi attenenti alla musica facultà. non voglio alsciare di dirui intor-
no al fatto del accrescer le corde alla Lira, quest'altra consideratione, cioè , che egli può molto
bene essere, che la Lira di Mercurio con le sole quattro corde, fusse dagli huomini adoperata in
quella semplicità, sin'al tempo di Corebo; il quale inessa esercitatosi e trouatola (com'era in vero,
rispetto all'espressione della diuersità de concetti) assai pouera di corde, ne aggiunse vna in quel
la parte, che era non solo conforme al natural modo di cantare che vsaua la prouincia nella qua
le era nato & comandaua; ma veramente doue era necessaria; & questa era l'acuta, come meglio
al suo luogo intēderete. alla qual Cithara fù poscia nell'istessa parte aggiuntoui la Sesta da Hyan
gne Frygio come si è detto. & così si mantennero senz'alcuno proprio & particolar nome, sin'à
che venne Terpandro: hauendole forse gli huomini di quei tempi distinte in quel mentre, col
nome di Prima & Seconda, e Terza, à guisa che fanno hoggi gli Spagnuoli quelle del Liuto, il
qual Terpandro aggiugnendoui la Settima, dette come scientissimo che egli era, nome & legge
conueniente à ciascuna. ha del verisimile ancora questo che si è detto, rispetto alla consideratio Altra conside
ratione del-
l'Autore.

ne che fà Aristosseno intorno al nome dela corda Lycanos; imperoche se quando ella si acquistò
tal nome, non fusse stato in vso altra spezie d'harmonia che la Diatonica, la facultà che gli at-
tribuì Aristosseno sarebbe stata del tutto vana & inutle, la qual cosa non è credibile. la distan-
za poi del tempo che corde intorno à questo megotio, è stato da me per auuertirlo con ciascuna
diligenza ricercato sapendo la cognitione che da esso trarre si poteua; ma non ho trouato cosa
certa & determinata che sia degna di memoria, anzi confusione grandissima: talmente che io
giudico manco male starsene di queste si fatte cose, à quello che ce ne dicono gli scrittori, senza
cercar piu oltre; i quali hanno fatto alle votle incidentemente mentione di questo & di quell'al-
tro Musico, nel discriuere la vita ò nel raccontare qualche fatto di alcuno Principe, al seruitio
del quale stauano; come è auuenuto ancora à molti degli antichi Poeti. Dal primo essempio
della Cithara con quattro corde, nelal terza delle quali (secondo però la mente di Plutarco) si
troua quella che fu poi detta Paramese, & per tale è hoggi riceuuta; & da questa di sette che nel-
la quinta vi ha collocata quella che poi dissero Trytesynemmenon, si potrebbe trarre la cognitio Qual corda
fusse prima in
vso, la h mi
ò la b fa.

ne quale delle due fusse prima in vso, ò la h mi ò la b fa; parlando hora come puro prattico: &
quelli che non andassero piu sottilmente inuestigando questo caso tante votle à tempi nostri à ca
so dsputato, darebbe la sentenza in fauore di qeulli che tengono che il h i fusse prima in vso
del b fa; nulladimeno, da quello che sono per dire poco di sotto, si raccorrà tutto l'opposito.Orfeo suona
la Lira nella
dispositione
che la consti-
tuì Terpādro

Era adunque la Lira à tal termine ridotta, quando venne Orfeo;& in tal maniera disposta vsò so
narla, & con le dita, & col Plettro, come ne auuertì disopra Vergilio; ciascuna delel quali appli
carono i Musici di quei tempi, à vna delle stelle erranti; essendo però alcuni Filosofi di parere,
che il suono delle corde graui, per il moto tardi che ha rispetto la lentezza & grossezza di esse,Gli antichi
musici appli-
carono le set
te corde alle
stelle erranti
dieursamēte.
& perche.

conuenisse con i pianeti supremi; & l'acuto, per la sottigliezza & velocità del moto, mercè del
lintensezza de corpi da quali procede, con i piu bassi; per hauer essi ancora tal qualitadi. altri
per il contrario tennero che le corde graui alle sfere piu basse, & le acute alle supreme si conue-
nissero. con questi accordauano i Tolomaici, & appresso Cicerone, considerando il sito; & i Pi-
tthagorici con quelli considerando de Pianeti il moto, & la capacità del cielo loro. Secondo le
quali openioni dieurse, si videro piu volte negli strumenti di corde nell'essere tenuti da essi inTolomeo nel
vltimo del 3.
dagli haro-
Cic.nel 6.del
la republica.

braccio nel sonarsi, hora i bassi & i bordoni, al luogo delle sottane & de cāti, per applicare à vno
strumento moderno questi diuersi disegni loro; & hora per il contrario queste al luogo di quelle:
ma per non hauere la Cithara di quei tempi (per modo di fauellare) corpo, ò per meglio dire
page 116 Licaone Sa-
mio, aggiu-
gne l'ottaua
corda alla Li
ra: la quale da
Plinio è attri
buita à Simo
nide.
fondo, & potersi sonare tanto dall'vna quanto dall'altra banda non altramente che l'Harpa; nō
gli apportaua tal varietà di sito le difficultà che apporterebbe hoggi à sonatori di Liuto, & di
Viola, quando in vna sola maniera esercitati fussero. Venne dipoi Licaone Samio, & aggiunse
alla Cithara l'ottaua corda; ancora che Plinio attribuisca tale inuentione à Simonide: la qual
collocò in mezzo tra la Paranete, & la Paramese che fu detta ancora Trite; & per venir terza del-
la Nete (cominciandosi à contare dall'estrema acuta venendo verso il graue secondo il modo lo
ro come ho detto) gli dettero nome di Trite; il che per la sopradetta raigone, fù molto à propo-
Licaone ap-
plica la corda
da lui aggiun
ta al cielo del
lo delle stelle
fisse.
sito: la qual corda volle applicare al cielo delle stelel fisse; e tale strumento dissero poi, Ottocor-
don di Licaone Samio, à differenza dell'Epthacordo di Terpandro Lesbio dal numero delle cor
de; le quali veniuano in esso diposte in due disgiunti Tetracordi: per la qual disgiuntione hab-
be del conueniente che l'acuto Tetracordo lasciasse il nome di Synemmenon, & lo prendesse in
sua vece di Diezeugmenon & Diezeuis che separato importa. si rispondeuano adunque l'otto
Diezeugme-
non & Dieze
uiz, quello si
gnifichi.
corde del detto strumento, nella proporitone che ci rappresentano i numeri del sottoposto essem
pio; & in tal maniera era la Cithara ne tempi d'Aristosseno, come egli istessi testifica.
[Figure]
Consideratio
ne dell'Auto
re.
Nella quale è da considerare, che nel mettere Licaone la corda da lui aggiunta tra la Para-
mese & la Paranete, venne à occupare la positione di quella di Hyangne Frygio che era (chia
mandola secondo questa nuoua pratica) C solfaut, & a inacutirla tanto che ella diuenne d la-
Nete Doria
di Terpādro.
solre; & il medesimo auuenne à quella del legislatore Terpandro; imperoche sendo nell'Eptha-
cordo d lasolre, nell'Ottocordo diuenne elami; la quale fu detta dipoi Nete Doria di Terpan-
dro; e tale nel Systema massimo & perfetto si mantenne: & con l'inacutire quella di Corebo di
Lydia per vn Apotome, doue nell'Epthacordo era b fa, nell'ottocordo diuenne h mi. di ma-
Profasto, ag-
giugne l'otta
ua corda alla
Lira; la quale
è da Plinio at
tribuita à Ti
moteo.
niera che quanto all'ordine, l'ottaua venne al luogo della sesta, la sesta al luogo della settima, &
questa al luogo dell'ottaua; nel qual numero di corde ha del verisimile (per la nouità della Di-
stribuitione) che si fermassero qualche poco di tempo. Venne dipoi Profasto Pertota, ò forse
Perinto, & vi aggiunse la nona; ancora che secondo Plinio fù inuentione di Timoteo Milesio,
indotto facilmente da quello che di esso Timoteo dicesti di sopra di mente del Filosofo. la qual
corda pose nel graue sotto l'Hypate quanto al suono, ma sopra circa il sito; & la nomino dalla
Nella Metaf.
al secondo li-
bro, e testo.
positura Pathypate. dalla qual cosa si può fare argumento, che tenuta in braccio la Lira nel so-
narsi, le corde piu graui riguardauano (à guisa di quelli del Liuto) il cielo, & non per il contra-
È applicato
l'Enneacor-
do, al coro
delle Muse.
rio. le onde del quale strumento, furono dopo applciate al coro delle noue muse, & lo dissero
Enneacordo: ne per altro pose Profasto la corda aggiunta da lui alla Lira nelal parte graue, se
non per hauere (come nell'essempio sottoposto si vede) la Mese nel mezzo di esse.
[Figure]
Estiaco Colo
fonio, aggiu-
gne la x.cor
da alla Citha
ra, e Timoteo
l'vndecima.
Suida.
Indi à non molto tempo venne Estiaco Colofonio, & aggiunse pur nella parte graue delal Ci
thara, la decima corda; & appresso il Lirico Timoteo vi aggiunse l'vndecima, ancora che Sui-
da dia l'honore di ambedue all'istesso Timoteo, & altri voglino che egli ven'aggiugnesse da set-
page 117 te sin'à vndici, forse per la sopradetta autorità d'Aristotile, ò veramente per quel Decreto che già
gli Spartani fecero contro di lui; hauendoli poco auanti (secondo ci racconta Plutarco) vno
degli Efori loro, tagliato tali corde aggiunte alla Cithara in publico sopra la scena del Teatro:
ma per non essersi emendato, anzi hauēdo poco dopo fatto maggior quantità di fori alla Tibia,Gli Efori, ta-
gliano due
corde alla Ci
thara di Ti-
moteo.

ò persuasi à ciò i Tibicini de suoi tempi, se però fù l'istesso Timoteo come pare che vogliano la
piu parte degli scrittori di questo fatto; & rendendo la musica piu varia & molle di quella che
prima riceuuta haueua, lo sbandirono vltimamente come destruttore dell'antica & seuera mu-
sica, da loro confini; andandosene egli poscia al seruigio del Macedonico Alessandro: dalla
qual cosa (contro l'openione dia lcuni) appare manifestamente, che altro fù il castigo dato a Ti Timoteo sbā
dito di Spar-
ta

moteo quando aggiunse vna ò piu corde alla Cithara, & altro quando (à detto di quelli) inuēto
il genere Cromatico. puossi ancora di quì comprendere, che gli scrittori hanno fatto indistintaZarlino al c.
32.del 2.del
le instit.

mente mentione di Timoteo Citharedo, & di Timoteo Auledo, come vi accennai poco di sopra.
STR. Non v'incresca ridurmi à memoria il contenuto di quel Decreto vi prego.Consideatrio
ne dell'Auto
re.

BAR. Il ristretto del Decreto secondo che lo recita Boethio (quantunque nella lingua che
egli fù fatto, suoni come si è detto altramente) fù tale. Per essersi adirati gli Spartani con Timo-
teo Milesio, perche rendendo la musica piu varia, noceua à gli animi de fanciulli, & gli impeDecreto de
Lacedemoni,
contro Timo
teo.

diua dalla modestia della virtù: & l'harmonia che haueua riceuuta modesta, riuolgeua nel ge-
nere Cromatico che è piu molle; come voi pur dianzi dicesti in proposito di lui. l'esilio del qua-
le sù occasione à Lacedemoni, di chiamare con gran prezzo per ammaestrare i fanciulli loro cō
la disciplina delal graue & seuera musica, Talete Gortino Cretense autore de Peani: per l'operaTalete Gor-
tini hiama-
to da gli Spar
tani.

del quale furono in oltre gli istessi Lacedemoni dalla peste liberati; & così parimentegli Argiui.
fu à gli antichi in costume, & lungamente durò appreso i Greci particolarmente, di grandemēte
punire i preuaricatori delle leggi, e per il cōtrario grādemēte premiare i buoni & amatori di esse.
Dall'acquisto delle due corde adunque di sopra nominate, cercarono i Musici di quei tēpi, vn nuo Gli libera dal
la peste; & co
si parimente
gli Argiui.

uo Tetracordo alla Cithara nel graue; il quale dal nome delel corde che lo cōponeuano, dissero
Hypaton: ma è d'auuertire, che l'Hyperhypate dell'Enneacordo, la nominarono nell'Endecacor
do Lycanoshypaton, & la cōgiunsero alla Pathypste cō ispingerla verso l'acuto per vn Tuono.
lasciarono alla quarta corda che fù poi detta da Latini pEne Suprema, l'istesso nome che primaTolomeo nel
c.5.del 2.&
Aristosseno
nel 2.

haueua, accōpagnata però cō questa parola Meson come tutte l'altre del suio Tetracordo; la quin
ta Trite, la decima Paranete, & l'vndecima & vltia Nete. il qual numero di corde ordinarono, e
disposono nell'Endecacordo loro in due cōgiūti Tetracordi dalal parte graue, & in vn da questi
separato nell'acuta. la qual cōstitutione di corde, hebbe secondo che piace à Tolomeo, spaccio di
Systema perfetto; per nō esser in vso in quei tēpi (dice egli) altri Tuoni che tre tre, cioe, Dorio, Fry-
gio, & Lydio; i quali furon sempre piudegli altri famosi & reputati. dopo che si hebbe l'intera
cognitione delle 15 volte, ò per meglio dire che elle furono generalmēte da ciascuno riceuute
in quattro Tetracordi diuise & ordinate, detta poscia tal cōstitutione Systema massimo e perfetto
disgiunto, chiamarono quella di vndici (à differēza di questo di quindici) Systema minore & im
perfetto, minore circa la quantità delle corde, & imperfetto quanto al numero de Tuoni & delle
consonāze, per mancar della Diapason Diapente, & della Bisdiapason, & delle tre spezie dell'otta
ua, che seruirono poscia à Tuoni Plagij; come nell'essempio che segue manifestamēte appatisce.
[Figure]
page 118 Chiamando il Tetracordo (dalle corde aggiunte che lo componeuano) Hypaton, quel
lo di mezzo Meson, & l'acuto (per essere da duoi piu graui separato per lo spatio d'vn Tuono)
al capo 6.del
secondo.
nominatono dall'effetto, Diezeugmenon, ma io non sò in questo luogo imaginarmi, con qual
Consideratio
ne dell'Auto
re.
ragione possa Tolomeo dire, che la Cithara di vndici corde si domandasse Systema perfetto, per
il rispetto che habbiamo di sua mente detto; auuēga che Filosseno fu quello che inuentò l'harmo
nia Hypodoria (come si è prouato) vltima à ritrouarsi; & fu auanti che la Cithara hauesse tal
quātità di corde coe si può comprendere da quello che habbiamo di sopra detto; la quale con
Nel 14. del 4.
Dubitatione.
stitutione, credo che sia quella che Boethio disegna tra la Proslābanomene & la Netesynēmenon.
STR. A me nasce in tal proposito vn'altro dubbio, & è questo. se Epigono ritrouò l'Epigo-
nio Strumento di quaranta corde, & fu come hauete detto ne tempi di Socrate maestro di Plato-
ne, che marauiglia ò nouità sarà quella apportataci da Timoteo tanti anni dopo, per hauere ag-
giunto vna corda nel graue al Decacordo d'Estiaco Colofonio?
BAR. Deuete primamente sapere, che ne tempi d'Epigono come in altri, furono molte le set
Risolutione
di essa.
te de Musici; tra le quali si annouera quella di Damone: & secondo la testimonianza che ne fà
Platone di lui, fu maestro nella musica di Percile, & negli istessi tempi di Socrate. fiorì parimen
Quattro set-
te di Musici
famosissime.
te allhora, la setta d'Eratocle, & quella d'Agenore; le quali hebbono intorno la musica prattica
diuersi pareri. questi voleuano che si sonasse & cantasse in consonanza, quelli per il contrario
come cosa pernitiosa la vietauano; & altri voleuano che si sonasse, ma non si cantasse. la memo-
ria adunque che tennero gli scrittori dell'opera di Timoteo, nacque dalla nouità che egli appor
tò nel luogo doue allhora si ritrouaua, che era tra seuerissimo Lacedemoni, nimici mortali di
qual si voglia alteratione degli statuti già approuati nella Republica dal Senato. & quantu-
que la setta d'Epigono hauesse (per modo di dire, infettato prima molte parti della Grecia; fu
Nel 1. degli
elementi har
monici.
à Lacedemoni tal nouità portata da Timoteo; per lo che fecero contro di lui quanto hauete inte
so. & se la quantità delle corde dello strumento d'Epigono, & la distanza parimente che Ari-
stosseno diceua essere tra le Tibie Hypertelie & le Parthenie de suoi tempi, che vn interuallo mag
giore del Terdiapason era dall'estrema voce graue di quelle all'estrem'acuta di questa, non vi pa-
ressero efficaci argumenti da persuaderui che si sonasse in cōsonanza, persuadaui almento tal veri
tà, quello, che Socrate & Platone auuertiscono & comandano (à nobili principalmente) nelle
leggi: cioè che suonino & cantino Proscorda, & non Sinfone. il quale precetto quando non si
fusse in quel secolo sonato & cantato in consonanza per alcuni, sarebbe stato vanamente auuer-
tito & comandato. credo con questo che ho detto, hauerui non solo tolto il dubbio, ma l'op-
positione ancora vltimamente fatta à Tolomeo.
STR. Molto bene hauete discorso, però tornate à dire quello che manca per intelligenza del
l'aggiunta dell'altre corde della Cithara.
BAR. Furono dipoi le vndici corde mostrate, da nominati ò da altri Musici, ridotte al nu-
mero di diece, col tor via la Netediezeugmenon, & porre in luogo della Paramese detta poi da
Latini Penemedia, la Tritesynemmenon. tolta che fu la Cithara la detta corda, ordinarono le
diece che restarono intre congiunti Tetracordi; lasciando à due piu graui gli istessi nomi che ha
ueuano nell'Endecacordo, & l'acuto (per venire congiunto al men graue) nominarono Synem-
menon, come già nell'Epthacordo di Terpandro, i quali nella Cithara poi vennero disposti nel
la maniera che quì di sotto nell'essempio si vedono notati.
[Figure]
Zarlino nel
c.32.della 2.
parte delle in
stituioni.
Del qual fatto vogliono alcuni, che ne fussi autore Timoteo; argumentando che la differen-
za che ha il Tetracordo Diezeugmenon col Synemmenon, gli dette occasione d'inuestigare il ge
nere Cromatico; credendo (oltre all'essersi prouato che quel Timoteo non fu altramente di esso
inuentore) che la distanza che si troua tra la Tritesynēmenon & la Paramese, sia l'istessa di quel-
page 119 la che nell'antico Cromatico si troua nell'interuallo di mezzo di ciascun suo Tetracordo; la qual
cosa non è punto vera. non è da lasciare indietro nella dimostratione del Decacordo, quest'alConsideratio
ne dell'Auto
re.

tra consideratione; che hauendo la Mese congiunto il Tetracordo acuto à quel da mezzo, l'han-
no accompagnata con il nome di lui cioè Mesesynemmenon. Non contenti ancora appieno i
Musici di quelli tempi di alcuna delle mostrate Distribuitioni & quātità di corde, si risoluerono
aggiugnere all'vndici di sopra mostrate, vn Tetracordo intero nella parte acuta; il quale dal sito
principalmente & dalle corde che lo composero, prese il nome d'Hyperboleon, che eccedente si Hyperbole,
quello signifi
chi.

gnifica. l'autore del quale non se ne troua memoria nel Testo di Boethio ne altroue che io sap-
pia: & così hebbono nel numero di quattordici corde, quattro Tetracordi; due de quali veni-
uano congiunti nel graue, & due altri nell'acuto; interponendosi tra questi & quelli il Tuono
(detto perciò significate) della disgiuntione, secondo che quì si vde descritto.
1.Aa 2304. 14. Netehyperboleon.
Decatessara cordon. di incerto autore. Tetra: hypathon. 2.g 2542. 13. Paranetehyperboleō.
3. f 2916. 12. Tritehyperboleon.
4. e 3672 7. di Terpandro NetedieZeugmenon.
Tetra: meson di Mercurio 5. d 3456. 6 di Hyagne. Paranetediezeugme.
6. c 3888 8. di Lycaone. Tritediezeugmenon.
7. 4096 5. di Corebo. Paramese.
Tuono della disgiuntione
8. a 4608. 4. Mese.
Tetra:diezeug. 9. G 5184. 3. Lycanosmeson.
10. F 5832. 2. Parhypatemeson.
11. E6144 1. Hypatemeson.
Tetra: hyperbo 12. D 6912 9. di Profasto Lycanoshypathon.
13. C 7776 10. di Estiaco. Parhypatehypaton.
14. 8192 11. di Timoteo. Hypatehypaton.
Considerato vltimamente che in questa tal Distribuitione di corde, la Mese non veniua in
mezzo di esse secondo che suona il suo nome, & che de' cinque interualli da loro riceuuti per cō
sonanti vi mācaua la Bisdiapason; si risoluerono di nuouo aggugnerui vna corda nel graue, che
venisse sotto l'Hypatehypaton per vn Tuono; la quale chiamarono Proslambanomenos, & altri
Prosmelodos: il cui significato si disse di sopra: l'autore della quale non è peruenuto à mia no-
titia, & dato che si, mi è di memoria caduto. con l'acquisto di essa nella detta positione, venne
la Mese nel luogo conueniente & desiderato; & in oltre gli estremi delle quindici corde si rispon
deuano per vna Diapason come sensatamente nell'essempio si vede.
1. Aa. 2304. 14 Netehyperboleon.
Systema massima et perfetto di Egiunto Tetra: hypaton. 2. g. 2592. 13 Paranetehyperboleō.
3. f. 2916 12. Tritehyperboleon.
4. e 3456 7. di Terpandro. Netediezeugmenon.
Tetra: meson. 5. d. 3456. 6. di Hyagne Paranetediezeug.
6. c 3888. 8. di Licaone. Tritediezeugmenon.
7 4096. 5. di Corebo. Paramese.
8. a 4608. 4. Mese.
Tetra: diezeug. di Mercurio 9. G 5184. 3. Lycanosmeson.
10. F 5832. 2. Parhypatemeson.
11. E 6144. 1. Hypatemeson.
Tetra hyperbo. 12. D 6912. 9. di Profasto. Lycanoshypaton.
13.C 7776. 10. di Estiaco. Parhypatehypaton.
14 8192. di Timoteo. Hypatehypaton.
15. A. 9216. 15 Proslambanomenos.
page 120
Et chiamarono poi tal quantità di corde così distribuite, Systema massimo & perfetto disgiun-
to nel quale son tese secondo il Modo Dorio nel genere Diatonico & nella spezie Diatona Dito
niea antichissima. al quale numero di corde arriuati, & ordinatele in essa Cithara secondo la ma
niera & dispositione che mostrano i numeri, si contentarono & quietarono gli intelletti loro;
conoscendo molto bene che la voce humana, non poteua ascendere sopra ò discendere sotto, sen
za incomodo grande del cantore & pochissima satisfattione degli vditori; oltre alle altre cause
che di ciò si adducono. questa parimente fu la cagione che Pitagora Samio comandò che non si
passasse oltre alla Quadrupla, & non perche egli credesse ò dicesse mai, che gli interualli maggio
Zarlino al c.
2. della secon
da parte del-
le instit.
ri della Bisdiapason fussero dissonanti come alcuni moderni hanno scritto; senza poi mai curar
si gli antichi Musici, di procedere & passare per molti secoli piu oltre nel graue o nell'acuto per
ciascun proprio & particolar Systema di qual si voglia Tono & Modo loro; & à numero tale
di corde fu vltimamente ridotta la Cithara: delle quale si seruirono poi in ciascuna spezie & ge
nere d'harmonia, solo col ristrignere questi & allargare quelli interualli e tasti che ricercaua la
qualità & natura della cosa, per esprimerla (aiutati dall'altre circunstanzie) con quel maggior
affetto che alcuno imaginare si potesse: delle quali conseguirono sempre i periti Musici il desi-
derato fine; & per potere comodamente sonare in diuersi modi e Tuoni, secondo l'acutezza &
grauità di essi, haueuano per tal'effetto gli Strumenti di fiato, & di corde, & diuerse grandezze
& diuersamente distribuiti i fori, & le corde atta à questo; della diuersità delle quali Distribui-
tioni, voglio per chiarezza maggiore porui l'essempio di ciascuno appresso l'altra, talmente che
con la vista possiate ancora comprendere minutamente qual sia la differenza che si troua tra es-
se circa l'acutezza & grauità delle corde.
e 3072.
Openione di Plutarcointorno alla c-
4096
Tuono della disgiuntione
a 4608.
corda della lira di
Mercurio
E 6144.
c. 3888.
Openione di Zarlino
a torno alla cor-
G 5184.
Tuono della disgiuntione
F. 5832.
da della lira di Mercu-rio
C 7776..
a. 4608 Tetra cotrameson
G. 5184
F. 5832.
E. 6144
d. 3456. Terpandro. Tetra suprameson
c 3888. Hyangne
b. 4374. Corebo.
a. 4608. Tetra meson
G. 5184.
F. 5832.
E. 6144
e. 3072. Tepandro. Tetra diezeugm
d. 3456. Hyangne.
c. 3888. Lycaone
4096. Corebo.
Tuono della disgiuntione
a. 4608. Tetracordo meson
G. 5184
F. 5832.
E. 6144.
e. 3072. Terpandro. Tetra diezeugm
d. 3456. Hyangne.
c. 3888. Lycaone.
4096. Corebo
Tuono della disgi:
a. 4608. Tetracordo meson
G. 5184.
F. 5832
E. 6144.
D. 6912. Profasto
e 3072.Terpandro Tetra diezeugm
d. 3456. Hyangne
c. 3888. Lycaone.
4096. Corebo
Tuono della disgiunt:
a. 4608. Tetracordo meson
G. 5184.
F 5832.
E. 6144.
D 6912. Profasto Tetra. Hypaton.
C 7776. Esiaco
8192 Timoteo
d. 3456.Terpandro. Tetra: synem
c. 3888. Hyangne
b 4096 Corebo.
a. 4608. Tetra: meson
G. 5184.
F 5832.
E. 6144.
D. 6912. Profasto Tetra. hypaton.
C. 7776 Esiaco
. 8192 Timoteo.
Aa 2034. Tetra hyperbol
g 2592.
f 2916
e. 3072. Terpandro Tetra diezeugmenon
d. 3456. Hyangne
c. 3888. Lycaone.
4096. Corebo
Tuono della disgiūtione
a. 4608. Tetracordo meson
G. 5184.
F. 5832.
E. 6144
D. 6912. Profasto Tetra hypaton.
C. 7776. Esiaco.
8192. Timoteo
Aa. 2034. Tetra hyperbol
g. 2592.
f. 2916
e. 3072 Terpadro Tetra diezeug
d. 3456. Hyangne
c. 3888. Lycaone.
4096 Corebo
Tuono della disgiuntione
a 4608 Tetracordo meson
G. 5184.
F. 5832.
E. 6144
D 6912. Profasto Tetra hypaton.
C. 7776 Esiaco.
8192 Timoteo
A 9216
STR. Ho benissimo compreso il tutto; ma dall'hauerui di sopra vdito piu volte nominate
il Systema Massimo & perfetto, accresciuto con quest parola di Disgiunto; mi persuado douer
ci essere ancora per relatione, il Systema Massimo & perfetto congiunto.
BAR. Non ne dubitate punto, & volendo vn'essempio di esso ancora, eccoloui.
1 Aa. 2034. Netehyperboleon.
Systema massimo et perfetta congiunto Tetra diezeug 2.g.2592. Paranetehyperb.
3.f 2516. Tritehyperboleon.
4. e. 3072. NetedieZeug.
Tuono della disgiuntione
5. d. 3436. Netesynemmenon.
Tetra: synemmenon 6. c. 3888. Paranetesynem.
7. 4374. Tritesynemmenō.
8. a 4608. Mese
Tetra: meson 9.G 5187. Lycanosmeson.
10. F 5832 Parhypatemeson.
11. E 6144 Hypatemeson.
Tetra: ypaton 12 D. 6912. Lycanoshypaton.
13. C. 7776. Parhypatehypatō.
14. . 8192. Hypathehypaton.
15. A. 9216. Proslambanom.
Il quale considerato, trouerete esser l'istesso del Decacordo; aggiuntoui però la Proslamba­
nomene, & il Tetracordo Hyperboleon separato dal Synemmenon per vn Tuono detto in quel
luogo della disgiuntione.
page 121
STR. Conosco hora chiaramente la differenza che si troua tra il Systema disgiunto & il
congiunto, non esser'altro che quella che da prattici musici d'hoggi per h duro, ò per
b molle.
BAR. Così è appunto; & perche piu oltre sappiate, Tolomeo và sottilissimamente inueNel capo se-
sto del 2.del-
la musica.

stigando, che si come nel Systema massimo & perfetto disgiunto, che fu prima del congiun-
to; si congiunsero i tre piu graui Tetracordi; si fussero possuti conuenientemene congiugnere
i tre piu acuti: & proua demostratiuamente che sì. la qual cosa essendoui grata intendere, vel'an
derò spiengando con assai facilità.
STR. Mi sarà grata oltre à modo questa & qual si vogli altra appartenente alla cognitio-
ne della musica facultà.
BAR. Dice adunque Tolomeo, per prouare che tanto si poteua nel Systema massimo & perCongiuntio-
ne de Tetra-
cordi, potersi
secondo To-
lomeo fare al
troue.

fetto disgiunto, congiugnere i tre Tetracordi graui, quanto i tre acuti, così. Siano contenute
le quindici corde deldetto Systema tra B estrema corda graue & A estrema corda acuta, dal-
la quale A partendosi & venendo verso la parte oppostagli, siano ad essa congiunti due Te-
tracordi notati con AC, & CD; sotto i quali segua immediatamente il Tuono della disgiun
tione in DE: venghino poi congiunti all'E (pur verso quella parte) due altri Tetracordi, &
siano EF, & FG; nella qual dimostratione verranno due Tetracordi congiunti nella parte acu-
ta & due nella graue; separati però questi da quelli, dal Tuono della disgiuntione in ED;
la qual disgiuntione, trasportata nell'acuto ò nel graue per vna Diatessaron, si hauerà nella par-
te opposta tre Tetracordi vno appresso l'altro insieme congiunti. & che questo sia vero, lascio
il Tetracordo AC separato dal Tuono della disgiuntione in CD, dal qual D fo seguire nel-
la parte graue tre Tetracordi insieme ocngiunti; & questi sono DE, EF, & FG; ma con
l'vso però dellacorda Tritesynemmenon in luogo della Paramese. hora così parimente dico
Tolomeo potersene congiugnere tre nella parte acuta in quest'altra maniera. Piglinsi i due Te-
tracordi congiunti dalla parte acuta del Systema massimo & perfetto ordinario & disgiunto,
i quali sono AC, & CD; & alzisi tanto la sesta corda (cominciandosi à contare dalla par-
te graue) che ella venga à rispondere per vna Diatessaron perfetta, & non per vna quarta du-
ra, ò Tritono che dire lo vogliamo, con la Paramese nella lettera D: congiungasi poi ap-
presso i due acuti Tetracordi del Systema disgiunto che sono AC, & CD; il terzo nella
parte graue in DE; dopo i quali segua verso quella parte immediate il Tuono della disgiun-
tione in EF, & facciasi che sotto esso segua vn'altro Tetracordo notato con le solite let-
tere FG; & così h haueranno tre Tetracordi congiunti nell'acuto come si hebbono nel graue,
nella maniera che chiaramente si vedono nella presente Dimostratione ridotta in questa no-
stra prattica.
[Figure]
Dimostratio
ne della con-
giuntione de-
Tetracordi se
condo Tolo-
meo, nel c.6.
del 2.applica
ta alla moder
na prattica.
STR. Tra le molte cose di momento che io ho imparate in questa tale Dimostratione, sonoNel Sysetma
massimo &
perfetto non
esser piu di 15
corde, & quat
tro Tetracor
di.

queste. Vedo sempre dal Systema massimo & perfetto per congiunto ò disgiunto che egli sia,
esser contenute non piu di quindici corde in quattro Tetracordi & due Tuoni ordinate; doue
prima insieme con altri credeuo, che le corde differenti di suono fussero almeno sedici, & di-
ciotto diuerse di nome in cinque Tetracordi diuise: ancora che questa tal cosa haueuo auuertita
esser così, nella mistione delle spezie & de generi che insegna l'istesso Tolomeo doue è piu chiara.
ho in oltre saputo che trouandosi nelle moderne cōpositioni del Systema disgiunto la corda TriZarlino nel c.
28.del 2.&
nel 72.del 3.
delle instit.

tesynemmenon, non sarà altramente Diatonica, ne pura Cromatica, ne accidentale, come di-
cono alcuni; & così parimente trouando la Paramese in quelle Cantilene che saranno com-
poste per il congiunto, ma si bene vna terza cosa mista; ouero con piu ragione potremo dire,
che allhora la Cantilena passi di questo in quell'altro Systema, & così per il contrario; ma quanZarlino nello
istesso luogo.

do si alterasse la corda di F faut, non sò già come passerebbe la cosa.
BAR. Quando nel principio del canto si segnasse in F ffaut vna cifra, che dinotas-
se in quel luogo douersi inacutire di maneira tal corda che ella venisse à rispondere conti-
nouatamente come si è detto per vna quarta perfetta con h mi, & che in esso non si alte Consideratio
ni di Tolo-
meo.

rasse altra corda di quella; direi che tal Cantilena fusse semplicemente Diatonica. la qual co
sa insieme con molte altre và ingegnosamente Tolomeo con la solita sua diligenza sottilissi-
page 122 ma mente esaminando; nel qual luogo rende ragione donde potesse hauere hauuto origi-
ne, che il Sistema de tre congiunti Tetracordi nella parte graue chiamato comunemente da
moderni prattici per b molle, fusse stato qualche volta tenuto appresso gli antichi Mu-
sici per Sistema perfetto; & per ciòfu necessitato mostrare à quello seruisse. & perche ma-
nifestamente appariua, che da tal cosa si poteva dubitare che ell'apportasse seco alteratione &
mutatione principalmente di quattro maniere da considerarsi nell'harmonia; le quali, o per
natura di genere, come d'Enharmonio in Cromatico; & di loro spezie, come di Diatonico
Syntono in Diatono delicato; oueramente per mutarsi di Tuono, come di Dorio in Fry-
gio; ò per mutarsi secondo il costume di quieto in rimesso, ò di questo in largo & quali splendi-
do, ò altamente; ò per mutarsi solamente quanto all'ordine & quasi aria del Sistema & consti-
tutione delle corde; hauendo lasciata quella del costume da vo de lati, come cosa per ventura
che apertamente si vedeva tutta lontana da questa che egli haueua alle mani; mostrò che ella
Il Zarlino nel
capo 16.della
quarta parte
delle sue insti
tutioni si al-
lōtana da que
sto parere.
non era ne mutatione di Tuono, perche il Sistema tutto non per questo veniua piu ne meno acu
to, ò piu ne meno graue; ne medesimamente mutatione di genere, perche ne Tetracordi non si al
teraua punto la distribuitione delle corde: conciosia che le loro stabili & le mobili manteneva-
no tutte tra di loro i medesimi intervalli; ma era piu tosto in vn tal luogo, mutatione in certo
modo di salire & scendere del canto. conciosia che con questa veniua solo ,utato l'ordine de
Tetracordi: i quali comunemente sogliono essere talmente posti insieme, che di quattro che essi
sono nel Systema perfetto, due ne sono congiunti con vna sola corda comune dalla parte acu-
ta, & due medesimamente dalla graue; venendo questi da quelli per separatione d'vno interual-
lo Sesquiottauo altramente detto Tuono, disgiunti i due piu graui da due piu acuti Tetracordi
come si è mostrato, onde ne lcongiugnersene tre insieme, si veniua à mutare la forma del Syste-
ma da quella parte doue per l'oridnario suole dopo i due venire posto il Tuono della disgiuntio
ne, che è come sapete tra la Mese & la Paramese. perche essendo solito salirsi dalla corda a lami-
re alla seguente, con vno interuallo d'vna Sesquiottaua, vi si saiua con vn molto minore: il qua
le era secondo che comporta quella tal distribuitione ò Diatona, ò Cromatia, ò Enharmonia,
nel piu basso interuallo del Tetracodo che nel Diatonico era vn minore Semituono, & pari-
mente scendeua di maniera che si veniua à mutare in quel luogo del Systema & nel discendere
& nel salire, quasi grandezza di scaglione. il qual ristringimento ò abbassamento di lui, vsato
con modo & a tempo che cadesse proprozionatamente & atto al canto, riusciua con questa sua
mutatione gratioso & accomodato; na vsato troppo frequente, ò fuora d'occasione & luogo,
era insieme inutile & di piu dannoso. Hora questa tale alteratione nel Systema massimo doue
erano quattro Tetracordi; si poteua per la medesima ragione così fare congiugnendo i tre piu
acuti come i tre piu graui. perche niente impediua il trasportare comodamente senza distur-
bo alcuno delle distribuitioni de generi, ò della natura dell'acutezza & grauità del Systema in-
tero l'interuallo della diusgiuntione sotto i tre piu acuti Tetracordi, che sopra i tre piu graui.
conciosia che la medesima ragione & cagione, serue tanto per questa quanto per quella altera-
tione: perche non essendo l'interuallo della disgiuntione attenente alla distribuitione della cor-
de del Tetracordo, anzi essendo cosa comune in tutti i Systemi perfetti di quanlunque genere ò
speie che essi siano, & essendo solamente à Tetracordi per Sesquiterza tra loro, ne importan-
do à questi l'esser leuati del luogo ordinario; tanto da egli il suo vfitio nel separare i tre piu gra-
ui dal quarto piu acuto di tutti, quanto nel separere i tre piu acuti dal quarto piu graue di cia-
scuno. perche se bene quando egli vien posto nel luogo di mezzo & comune tra due Tetracor-
di acuti & i due graui, è cagione che tutte le sette spezie della Diapason comparischino nel
Systema, che sendo posto altroue non possono comparire; nulladimeno appresso gli antichi,
non recaua per questo in quel tempo impedimento alcuno il muouerlo di quel tal luogo. per-
che non hauendo secondo Tolomeo come si è detto, ne vso ne cognitione se non di tre Tuoni,
che sono il Dorio, Frygio, & Lydio senza piu; l'altre forme non vi si desiderauauno. nel qual
caso del trasporsi la comune disgiuntione & salita, congiugnendosi perciò innanzi al suo luo-
go ordinario verso la banda acuta, il piu acuto de due piu graui Tetracordi congiunto insie-
me col piu graue de duoi piu acuti, vengono alla parte graue congiunti insieme tre Tetracordi;
de quali il piu graue de duoi piu acuti congiunti, separati dal compagno è trasportato a due
piu graui, viene acutissimo di tutti e tre: si come congiugnendosi verso la banda graue do-
po la somiglliante & solita sua disgiuntione, il piugrue de duoi acuti congiunto col piu acu-
to de piu graui, vengono dalla parte piu acuta di nuouo congiunti tre Tetracordi insieme:
de quali il trasportato viene il piu graue di tutti e tre. le quali due distribuitioni & positure
de Tetracordi riuscirono necessariamente così fatte; il che si volle demostratiuamente prouare
da Tolomeo nella maniera che si è detto & msotrato.
Diuerse dubi
tationi.
STR. Questa è stata vna sottile & vtile consideratione degna veramente di Tolomeo; ma to-
glietemi appresso quest'altre difficultà. Sēdo l'istesso cōgiugnere i tre acuti Tetracordi che i tre
graui, per qual cagione piu questi che quelli cōgiunsero? & quelli famosi srittori che ne proposi
ti loro hāno per essēpio addotto il Systema massimo e perfetto, perche hāno proposito in disgiūto
page 123 al congiunto? & perche non segnorono in questo vna corda nel graue che rispondesse per Ot-
taua alla Tritesynemmenon, ponendola in vece dell'Hypatehypaton? appresso; queste loro di-
stribuitioni congiunte & disgiunte, perche le ordinarono in qual si voglia genere & spezie
d'harmonia, sempre per Tetracordi, & non mai per Pentacordi, ò Essacordi, ò altri inter-
ualli?
BAR. Ciascuna delle tre prime difficultà propostemi, si tolgon via con quello che pur ho Resolutioni
di esse.

ra vi dissi di mente di Tolomeo; cioè, che gli antichi proccurorono che nel Massimo loro Sy-
stema, si trouasse per ordine ciascuna delle sette spezie del Diapason. le cagioni poi perche le cor Corde del Sy
stema, perche
diusse per Te
tracordi.

de di esso Systema, piu tosto per Tetracordi che per altri interualli ordinassero, sono queste.
non da altro furono secondo il parer mio à ciò fare indotti, che per trouarsi la prima & minima
lor consonanza che è la Diatessaron, in proporzione Sesquiterza tra il quattro e l tre: con il mag
giore de quali vēnero à dinotare la quantità delle corde in qual si voglia differenza di genere, &
con il minore quella degli spatij; il che non sò che ad altro interuallo occorra. ouero fecero que
sto, per memoria della quantità delle corde della Lira di Mercurio per tal ordine distribuite;
oltre all'esser capace tal numero di corde, della modulatione di qual si voglai Tuono; come dal-
l'essempio d'Olimpo & di Terpandro si può comprendere: & quelli he hanno detto, che elle
furono così ordinate per hauere il Tetracordo sēa maggior numero, facultà di mostrare di qual
genere sia questa tale distribuitione di corde, non pare che molto rilieui; auuenga che questo fu
cōstituito da Mercurio, quando la Cithara & Lira non haueua (come poco di sotto intenderassi)
piu di quattro corde: & questo fu auanti che fusse in vso il genere Cromatico & l'Enharmonio.
vi sono altre openioni di questo fatto, recitate dal Gafutio al cap.13.del primo trattato della sua
Theorica, delle quali si son fatti honore alcuni moderni, & così parimente di quella intorno alZarlino al ca
po 28 al 30
della 2.parte
delle instit.

l'ordine che tenne Guido Aretino nel distribuire le ventidue corde del suo Introduttorio in sette
Essacordi, insieme con altre cose molte & di momento maggiore, ma siane detto à bastanza.
STR. Queste vostre due ragioni son molto nuoue & ingegnose; & l'hauermi commemora-
to le corde della Lira, mi hanno detto nella mente vn'altra difficultà non piccola.
BAR. Dite qual sia.
STR. Voi mi hauete dimostrato con infinite ragioni, essempi, & autorità; che la Lira & Ci-
thara antica si era condotta al numero di quindici corde; & dipoi vedo (oltre à gli altri scrit-
tori) che Vergilio & Ouidio, ne'tempi de quali doeua verisimilmente ( per esser piu bassi co-
me si vede ancora ne'nostri) hauerne piu tosto numero maggiore che minore; parlando non so-
lo di Orfeo, ma di Apollo, di Lino, d'Amfione & d'altri, non fanno mentione se non di sette;
perche questo?
BAR. Per diuersi rispetti. prima perche al tempo di Orfeo non era giunta la Lira al numero
di quindici corde, ma solo di sette come sopra vi dissi di mente di Boethio; le quali erano distin-
te in due congiunti Tetracordi secondo che veduto hauete; à tale che l'estreme si veniuano à ri-
spondere per vn minore Epthacordo, non altramente che si facesse il Modo Mixolydio estremo
Tuono acuto con l'Hypodorio estremo Tuono gaue, & in tal maniera disposte erano le sette
corde della Lira d'Orfeo: la quale vogliono alcuni che ella gli fusse donata da Mercurio, & al-
tri che egli istessi ne fusse ritrouatore. in oltre, dopo che ella fu condotta al numero di quindi-
ci corde, non crederebbe forse cosa lontana dal vero, quello che credesse che i reputati Cithari-
sti & i Citharedi, in quella che ordinariamente sonauano & cantauano, non fusse tesa tal quan-
tità di corde; come dall'essempio dell'Eforo, quando in publico tagliò le due aggiunte da Ti-
moteo, si può comprendere; & ancora per ricercarne nelle Canzoni loro, poche come si è det-
to; & l'hauerne vsate maggior numero di sette, ò sino in otto per la perfettione degli estremi,
sarebbe stata vna vanità: & per dirui ancora questo, tra gli Assiri come tra Lacedemoni, era vnaLegge degli
Assiri, & de
Lacedemoni,
approuata da
Aristotile.

legge particolare, che alcun Citharedo, ò Citharista non fusse ardito seruirsi di piu di sette cor
de; nella quale openione concorse ancora Aristotile. ci si aggiugne in oltre, che al Poeta non sa-
rebbe attribuito à vitio alcuno nel fare semplicemente mentione della Lira & Cithara, hauer-
la descritta tale qual'ella fu nella sua semplice antichità in mano à quelli famosi Citharedi; quan
do bene quelli di chi ha parlato, l'hauessero adoperata con maggior numero: & ancora che l'ha
uessero da Mercurio riceuuata con quattro & non piu corde, non fu perciò fattone quella stima,
che fu dopo che ella giunse al numero di sette; di che fu autore come hauete inteso, il gran le-
gislator Terpandro Lesbio: per honore del quale è stato dagli scrittori tante volte mentio-
ne di numero sì fatto di corde, & di Calami, ò Auli che dire gli vogliamo; & con tal quantità
fu da Orfeo sonata la Cithara.
STR. poi che con tanto bell'ordine, & con tanti importanti auuertimenti mi hauete di-
chiarato come seguisse il fatto dell'accrescere le corde alla Lira, non v'incresca ne anco dirmi da
chi, & in qual maniera fusse essa Lira ritrouata. perche l'historia della sua origine ci è dagli scrit
tori raccontata diuersamente.La cosa della
inuētione po
tersi intēdere
i %n piu maniere

BAR. La cosa dell'inuentione s'intende come sapete in piu maniere: imperoche si dice prima
esser quel tale inuētore della cosa, che auāti ch'egli la ritrouasse nō era in atto; come per essempio
page 124 l'inuentore dell'horologio à sole; di che fu autpre (secondo Vitruuio) Betroso Caldeo, & scon
Al capo no-
no del 9.
do altri Anassimandor. Altro si dice inuentore, quando la osa che è, mette in consideratio
ne, & in atto, non prima per tale conosciuta, dalla quale sene trae poi è vtile, & commode
Cuciniglia
portata a noi
dell'Indie.
come da Bachi che fanno la sera, la Cuciniglia di che si fa il Chermisimo, che pur anch'essa è vr
spezie di vermi portati nouamente à noi dell'Indie; ò vogliamo dire dell'uso della Porpora, e
che fu inuentore Hercole mediante vn suo cane. si attribuisce ancora l'inuentione della co
Porpora ri-
trouata da
Hercole.
sa à quello che assai la megliora; come diremmo di Giotto nella pittura; nel qual tempo è da chie
dere che non solo fussero altri che dipignessero; ma per auuentura auanti lui, & nell'istesso luo
go; ma perche da quello fu ridotta in essere meno imperfetto, gli è attribuito da molti la palma
Giotto resu-
scita la pittu-
ra.
di tale inuentione della cosa à quello che nel metterla in atto eccede tutti gli altri de suoi tempi; et che
sono stati auāti lui nelle memorie degli huomini di quel secolo; come ad Orfeo nel sonar la Lira
si attribuisce vltimamēte l'inuētion della cosa à quello che l'insegna, la dimostra, ò la descriue c$
ordine maggiore distintione, e facilità degli altri; come fece Aristotile le cose della Filosofia, i qua
li accidēti cōsiderati nelle maniere diuerse che si son dette, pportano molte volte rifficultà non
piccola à quelli, che cercano di saper la certezza dell'inuentione della cosa, & particolarmēte di
chi prima trouasse la Lira, & in qual maniera: non solo per l'antichità, ma rispetto alle varie ope
nioni che sono tra quelli che di essa hanno trattato & scritto; la maggior parte de quali so-
no poeti, & ne hanno fauoleggiando molte cose dette, & secondo à varij subbietti che haue-
uano alle mani, tolsero le occasioni di scriuerne ne propositi loro quello che piu gli tornò
In vn suo hin
no à Mercu-
rio.
comodo. Homero antichissimo & famosissimo Poeta insieme con Hygino, de quali prima
racconteremo l'openioni, narrano l'origine sia un questa maniera. Mercurio figliuolo di Gioue
& d'vna delle dodici figlie d'Atlante detta Maia, fu partorito nel monte Cillenio d'Arcadia; il
Nella Gre-
cia.
quale nella tenera sua pueritia andandosene dopo il tertzo giorno del suo natale à spasso fuore di
Nel Dialogo
di Vulcano, e
d'Apollo.
casa, s'incontrò in vna Testuggine che pasceua l'herba; ancora che Luciano voglia che ella fus-
se morta; la qual veduta, & per la nouità molto ben considerata, la giudicò atta à colorire il di-
segno che gli apportò la forma di essa nell'animo; & presala in mano tra se discorrendo tornan-
dosene alla sua habitatione, così verso quelal disse. Non piu sola errando per li boschi apscendo
l'herba voglio che vadi; ma che del continouo per l'auuenire te ne stia per i regali palazzi,
intorno le sontuose mense de conuiuij, cariche di pretiose viuande, piene di conuitati colmi
d'allegrezza, & particolarmente nelle nouelle nozze; & portatasela à casa, con vn coltello gli
tolse prima la vita; & dopo con esso votò diligentemente ciascuna particella concaua del suo
guscio, dalla pelle, carne, nerui, ossa, & intestini; & il modo che tenne dipoi per adattarui
Modo che tē-
ne Mercurio
nel fare la Li
ra.
sopra le corde, racconta l'istesso Homero con queste poche parole. Fusse con misure diuiden-
do canne di calamo trapassando per il dorso nella pelle della Testuggine, & d'intorno distese
pelle di bue per suo auuedimento, & poseui i cubiti, & accomodò il giogo ad ambi, & sette
consonanti corde di pecore distese. Ma poi che fabricò portando l'amabile trastullo, col plet-
tro tentò à parte à parte, & quella sotto la mano grauemente risonò, & lo Dio dolcemente can
taua di improuiso tentando. le quali parole sono molte oscure, & hanno bisogno per bene in-
tendersi di matura consideratione.
STR. Non vi sia graue dirmene quello ne sentite.
BAR. Non so come io sia per sodisfarui cosi all'improuiso, & impensatamente; nulldime-
Interpretatio
ne dell'Auto-
re intorno le
parole di Ho
mero.
no dirò per compiacerui tutto quello che mi souuerrà, & piu breuemente che potrò. Fisse,
adunque dice il Poeta, con misure diuidendo canne di calamo trapassando per il dorso nella
pelle della Testuggine. cioè come se egli dicesse. Hauendo prima ordinate sette canne di cala-
mo vgualmente diuise. ma qui è prima d'auuertire, che Calamo appresso i Greci è vna spezie
particolare di canna, la quale è assai sottile, diritta, dura, & ha l'vno dall'altro nodo assai distan
te, & è adoperata ordinariamente da essi per iscriuere, la quale ha particolare facultà di dise-
gnare i caratteri loro in eccellenza; i bocciuoli della quale sono lunghi la maggior parte vn mez
zo braccio in circa, sono moruidi, lucidi, & vguali: talmente che quel dire canne di Calamo,
è per modo di essempio come chi dicesse nella nostra fauella, tolse legno dicipresso, ò voglia-
mo dire, ancora che da quelle differentissime siano, canne palustri: di modo che ciascuno Ca-
lamo viene ad esser canna,ma non per il contrario ciascuna canna Calamo. Fisse adunque òe
Dorso, quel-
lo significhi.
sette canne di Calamo prima ordinate tra di loro vguali in lunghezza, per il dorio, cioè per lo
lungo nella pelle della Testuggine: per la qual pelle si può intendere la parte di sotto, & di so-
pra dello scoglio di essa, ò pure (per non vi essere allhora) doue già era, oueramente per quella,
che egli intorno vi adattò. in proposito del qual subbietto soggiugne così dicendo. & d'intorno
distese pelle di bue. dice che distese pelle di bue intorno, cioè a Calami, ò pure alla circun-
ferenza della Testuggine, per la qual pelle passauano essi Calami; acciò da quelle parti
che auanzauano fuore del guscio vna proporzionata & conueniente lunghezza atta al biso-
gno suo, non esalasse cosi ageuolmente lo spirito dell'aria dalle corde percossa, caigone del suo-
no. Suo auuedimento, vale il medesimo che se egli dicesse, come accorto, & astuto che gli era.
page 125 Pose i cubiti, chiama i cubiti, quelle parti de calami che spuntauano in fuore & di sotto & diCubiti, quel-
lo siano.

sopra, oltre all'estreme parti del guscio; l'aiuto & comodo che da esse trarre doueua, si era di
già il sagace Iddio nella sua idea imaginato. & accomodò il giogo ad ambi. chiama gioghi Gioghi, quali
siano.

(per mio auuiso) i ponticelle che accoppiauano le corde & le teneuano sosese dall'osso del pet-
to della Testuggine vna conueniente distanza; non altramente di quelal che si vede hoggi nel
moderno Liuto; acciò percosse dal Plettro ò dalle dita, mandassero fuore il suono no roco &
cionfuso, ma sonoro & distinto: i quali gioghi accomodò ad ambedue i cubiti; cioè pose i
gioghi sopra i cubiti & non sopra l'osso dell'animale, forse per hauere spatio maggiore da te-
derui sopra come fece le corde. al che soggiugne. & sette consonanti corde di pecore.
Vogliono alcuni, che Mercurio tendesse sopra la Lira sette corde, per memoria delle Pleide fiPerche hab-
bia sette cor-
de la Lira di
Mercurio.

glie del suo Auo; tra le quali si annouera Maia sua madre; & dicono in oltre, che il sopradetto
monte Cilenio, dopo l'essersi da esso Mercurio la Lira ritrouata, fusse detto Chelydorta; da
Chelyn, che vale, come sapete il medesimo che Lira. ci è ancora descritta con sette corde la
Lira d'Amfione, dal Lambino sopra horatio dell'Arte poetica; in memoria delle quali furon
fatte sette porte all'antica Città di Thebe. Sogiugne Homero. Corde consonanti; cioè sono-
re: imperoche non tutte (nella dispositione che elle vi furon tese sopra da Mercurio) consona-
uano tra di loro. disse in oltre di pecore, & non di pecora, come forse piu conueniua, per trat-
sene da gli intestini d'va sola, quantità maggiore che à tale strumento non era (mediante la sua
picciolezza) di mestiero; per dinotare l'inegualità della grossezza loro.ciascuna delle quali
venne ad attaccare à vna dll'estremità delle canne, che faceuano l'vno de cubiti, in quel piu op-
portuno modo che occorse al suo perspicace ingegno, & facilmente à quello della parte donde
vsiuano le gambe di dietro & di sotto; il quale doueua terminare ne nodi & parti piu grosse
delle canne ò diuise ò intere che elle si fussero; dato però che la differenza della grossezza tra es-
se si trouasse: & nell'altro sopra le zampe dinanzi ò braccia che dire le vogliamo, accomodò fa-
cilmente i bischieri; prestandogli i calami il vacuo corpo loro, doue potè comodamente inserir-
gli, se però elle non erano da vno estremo all'altro per mezzo diuise: la qual consideratione in
quel subbietto non hauerebbe hauuto dell'insolito, ne del marauiglioso. pare ancora che egli
piu ragioneuolemte l'accomodasse in questa & non in altra maniera, per essere piu proportio-
nato oggetto della vista, il riguardare qual si voglia corpo, che miri con la testa il cielo, che per
l'opposito il centro. Soggiugne il Poeta & dice. ma poi che fabbricò, portando l'amabile tra-
stullo. cioè dopo, l'hauergli dato fine, sela portò come fanciullo anzi bambino ch'egli era, per
dire, & col Plettro ricercò corda per corda diligentemente, per ben capire le distanze che si
trouauano tra questa & quella: le quali intese, cominciò a sonare, & però soggiugne. & quel-
la sotto la mano grauemente risonò. sotto la mano risonò, non sotto quella che reggeua la
Lira, ma sotto quella che oimpugnaua il Plettro con i lquale percoteua le corde.
Grauemente, cioè che sendo tocche le corde col Plettro di mano dell'Iddio,
ciscuna di esse (per modo d'Hyperbole poetico) pareua vna sonora trom
ba & vno harmonioso & piaceuolissimo tuono. & lo Dio dolce-
mente cantaua d'improuiso & di fresco nato, ten-
tando, cioè prouandosi, riuscì & cantò dolce &
sonoramente versi heroici dottissimi & ele-
ganti. la qual Lira voglio hora por-
ui quì appiè con i lineamenti
disegnata, & sarà
tale.
page 126
[Figure: Essempio della Lira di Mercurio descritta da Homero.]
Et per torui appresso il dubbio, che già vn'altro (discorrendo seco in questo proposito)
nacque; intorno alla grandezza, & come ancora potessero le corde di essa Lira risonare non vi es-
sendo la rosa come nel Liuto, Cetera, & altri strumēti d'hoggi si costuma; dico che tanto rispon
dano, & risuonano questi senza la rosa, come qundo ella vi è: ne per altro ui è fatta dagli arte-
fici di essi, che per ornamento, & vaghezza dello strumento. cCrederò bene che nella Lira di Mer
curio, per la grossezza & durezza della materia di che era, che ella vi hauerebbe partorito qual-
che buono effetto. cira poi alla grandezza dello strumento, non crediate che tutte fusero co-
si piccole; perche dell'istesso Mercurio si legge, hauer tratta la prima dall'ossatura delle costole
d'vno de buoi che egli furò ad Apollo: ma lasciamo la fauola, & venghiamocene all'historia,
& vedremo che nō tutte le Lire degli antichi si come Tibie, che ne anco lo comportaua il doue
re, furono cosi piccole, ma se ne faceuano delle grandi, & mediocri secondo il bisogno,
Al capo 21.
& à quello che haueuano da seruire. in proposito di che si legge in Suetoio Tranquillo
nella vita di Nerone; che quella che egli vsaua sonare in scena, gli era retta in quel mentre da
Pulidoro Ver
gilio, al capo
15.del primo.
Prefetti de soldati Pretoriano; nel qual luogo l'historia fa mentione di piu, & non d'vn solo.
Altri circa l'inuentione della Lira vogliono come Benedetto Egio sopra Apollodoro, che essen-
so vna volta vscito del suo letto il Nilo, hauesse inondato tutto l'Egitto; & essendo poi torna-
page 127 to dentro à suoi termini, lasciasse morti ne'campi varie forti d'animali, fra i quali vi er
vna Testuggine; la quale hauendo trouata Mercurioche già era consumata la carne, & vi
erano rimasti alcuni nerui tirati & risecchi dal sole; à caso con vn piede percossa, mandò
fuore il suono: à similitudine che compose Mercurio la Lira, & la donò ad Orfeo. Soggiun Mercurio se-
cōdo altri do
na la Lira à
Orfeo.

gono altri, che incontratosi Mercurio con Apollo, il quale haueua seco grandissima collera per
hauergli di nascosto tolto non sò che suoi buoi; capitandogli adunque in mano, era per metter-
lo, come per prouerbio si dice, per la mala via; se la vaghezza & nouità della sua Lira non l'haues
se da tal furia campato: la qual veduta Apollo, gli piacque oltre à modo, & glie ne venne vo Mercurio do-
na la Lira A-
pollo.

glia; di che accortosi Mercurio, facendo ( per torsi dal pericolo che gli soprastaua) della necessi-
tà virtù, gliela offerse (ancora che di mala voglia) in dono: la quale Apollo molto volentiere
accettò: per la cui cortesia gli rimesse l'ingiuria, con questa conditione; che egli attribuisse inte-
ramente à lui l'inuentione di tal cosa, il che Mercurio largamente promesse; donandogli di piu
in quel cambio Apollo il Caduceo. Vuole in oltre l'autore di questo fatto, che lo strumento
fabbricato da Mercurio lo domandasse prima Chelyn; ma sendogli di questo fatto, che lo strumentoApollo, dona
il Caduceo à
Mercurio.

masse per l'auuenire Lira,quasi liyta; che così è detto da Greci il prezzo con il quale l'huomo si
riscatta: quantunque habbino detto, che ella prese tal nome dalle corde in essa tese, mediā-
te il rappresentare alla vista i solchi del campo; chiamati ytin da Greci. Censorino per l'opposi
to vuole, che Apollo & non Mercurio, ritrouasse la Lira; & che tra esse l'origine, dal suono che
rendeua la corda da lui percossa, dell'arco di Diana. Nocomaco Geraseno autore Greco, raccon-
ta questa cosa d'altra maniera: imperoche egli vuole che l'istesso Mercurio fabbricasse vna Lira
di legno, nella quale tendesse quattro corde, & altri hanno detto tre, fate pur d'intestini di pe-
cora: alludendo con le tre alle tre stagioni dell'anno, cioè caldo, freddo, e temperato; applican
do la corda acuta all'istate, la graue all'inuerno, & la mezzana (per non dire con ingiuria dell'au
tunno alla primauera) al temperato; per il qual rispetto hanno alcuni vsato ne loro propositi
dire, suono graue, & leggiere in vece d'acuto. le quattro poi che dice Boethio ancora, applica Boethio.

rono à quattro elementi: nell'accordo delle quali nasce questa differēza tra Briennio& Boethio
suoi interpreti. Vuole Boethio (come di sopra si è detto & mostrato) che dalla prima & piu
graue corda alla seconda, vi fusse vna Diatessaron; & da questa alla penultima vn Tuono; la qua
le con la piu acuta risonaua per vn'altra Diatessaron: dalla cui rispositione di corde, potria da
cilmēte essere che Pitagora Samio andasse col diuino suo intelletto filosofando le musicali proPitagora don
de traesse le
proporzioni
musicali.

porzioni; & da loro le ragioni de numeri traesse: alludendo poi tale inuentione huer tratta
dal peso & suono de percossi martelli su l'incudine da alcuni fabbri, piu tosto à caso che pensa-
tamente: quantunque altri insieme con Suida vogliono, che non Pitagora, ma Diocle, inuestiL'ōde le tra-
esse Diocle.

gasse si fatta inuentione; non da fabbri, ma che nel passare davna bottefa d'vna vasellaio, perco-
tesse à caso con vna becchetta alcuni vasi, & che dalla diuersità della grandezza del suoni di es-
si circa l'acuto & graue, andasse inusetigando poi le musicali proporzioni; la qual cosa ha piu
del verisimile che ella fusse di quì tratta, che dal suono &dal peso de martelli: ma fusse in qual
si voglia modo ritraouata, ella hebbe piu del diuino che dell'humano. vengo al parere di Brien-
nio circa la dispostiione delle corde della Lira di Mercurio, il quale per il contrario vuole che
dalla prima piu graue di ciascuna, alla seconda, fusse vn minor Semituono & Lemma; da que-
sta alla terza, vn Tuono; & che la quarta & vltima piu dell'altre acuta, rispondesse con la prima
& piu graue di ciascuna, per vna Diatessaron. delle quali openioni quanto all'inuentione della
Lira se ben come fauole raccontateci, quadra piu (per la semplicità sua) quella di Benedetto Egio
maestreuole, quanto per la picciolezza dello strumento. circa poi la distribuitione delle corde,
s'accostano piu la maggior parte de dotti & scientiati in questa professione dell'antica musica, al
l'openione di Briennio, che di Boethio; come piu semplice & naturale; alla quale ci accosteremo Consideratio
ne dell'Auto
re.

noi ancora per diuersi rispetti, prima perche i nomi istessi che di esse si leggano nelmedesimo te-
sto di Boethio, manifestano qual corde veramente fussero quelle, & che distanza si trouasse tra di
loro; & il veder poi che gli antichi Musici nel sonare & cātare loro, vsauano come imitatori del
la natura, procedere piu tosto per gradi congiunti, che per salti separati; & di ricercare come ha
uete inteso poche voci & in tal maniera disposte erano le quattro corde della Lira di Amfione fiAmfione, pri
mo che canti
alla Lira.

gliuolo di Gioue & d'Antiope, quando auanti à ciascheduno ritrouò il modo di cantare in essa,
se ben di sopra i fauolosi Poeti ci dissero altramente; nel tempo del quale fiorì ancora Lino da Ne Lino da Ne-
gropōte, Poe-
ta & Musico.

groponte, Musico & Poeta celebratissimo: à quali successe Filammone Delfico, che trouò nuo-
ui modi di cantare; & fu quelli ancora che intorno al Tempio di Delfo constituì il cantare à co-
ro, & che compose in versi il nascimento di Latona, di Diana, & di Apollo.Filāmone nel
fico inuento-
re del canta-
re à Coro.

STR. Si vede manifestamente che gli antichi famosi Musici erano insieme ancora Poeti, &
i Poeti non doueuano essere ignoranti della musica: ma tornando alla distribuitione delle cor-
de della Lira secondo la mente di Boethio, non sò imaginarmi perche in quelli primi tempi non
potessero mediante l'aiuto de i tasti, procedere per grado di Tuono & Semituono come hoggi si
costuma particolarmente nel Liuto.
page 128
Strumenti di
corde degli
antichi non
hebbono mai
tasti.
BAR. Ciò era veramente impossibile; perche la Lira di quelli tempi non solo di tasti fu pri-
ma, ma di manico ancora, intorno a quali si vedono ne moderni strumenti (di ciò bisognosi) ac
comodati; ne mai si hebbe di esse cognitione se non da Guido Aretino indietro.
STR. Non hebbono adunque i tasti l'antiche Lire?
BAR. Non per certo.
STR. O in qual maniera intenderemo le parole d'Asconio Pediano sopra la terza Oratione
Nella 3.Ora
tione contro
à Verre.
di Cicerone contro à Verre? le quali dicono così. Quando i Citharedi cantano, si seruono del-
l'vfitio dell'vna & dell'altra mano; la destra adopera il Plettro, & ciò si chiama sonare di fuore
& la sinistra con le dita tocca le corde, & questo è cantar dentro; al che soggiugne: ma era cosa
molto difficile quella che faceua Aspendio: auuenga che non vsaua di sonare con l'vna & con
l'altra mano, ma ogni cosa, cioè tutta la Canzone abbracciaua con la sinistra solamente & cabn-
tauala dentro, dalle qual parole mi pare che si possa trarre argumento, che l'antica Cithara ha-
uesse a tasti; & conseguentemente il manico.
Sonare dētro
& fuore co-
me s'intenda.
BAR. Quanto al luogo d'Aconio, lasciando hora da vno de lati l'oppositione che si danno
alla sua interpretatione circa il fatto, & ragionando solo del modo del sonare denotr & fuore.
sonandosi con la destra che haueua il Plettro, & con la sinistra le cui dita toccauano le corde; è
necessario quando la Lira si sonaua così, che ella stesse in piede come si vede che ella poteua age
uolmente per i peducci che gli si veggono da ambedue i lati del telaio; & che ella si tenesse nel
medesimo modo che hoggi si fà l'Harpa, ma non però così à filo, & perche la faccia doue si bat
teua col Plettro le corde, doueua nel sonarsi esser veduta maggiormēte che l'altra, ne fu ella chia
mata di fuori; & conseguentemente l'opposita, quella di dentro: & così veniua piu comoda
Aspendio, &
sua virtù.
questa alla sinistra, come quella alla destra. Hora la virtù d'Aspendio doueua nascere dall'ha-
uere costumato tutte cinque le dita della sinistra industriosamente, à trouare quella quantità di
corde che piu gli accomodaua, non si valendo egli se non di questa sola nel sonare: ma secondo
me, è difficil cosa à credere, che questa sua industria fusse in tanta perfettione quanto quella de-
gli altri artefici grandi che si valeuano dell'vna & dell'altra mano; ma per essere questa si fatta co
sa nuoua, & malageuole à giustamente sempre mettersi in opra, & riuscendo à costui, ò per ha-
uere gli altri, si è tenuto conto dell'opera sua come rara vie piu (per quanto mi credo) che per l'ec-
cellenza & perfettione dell'effetto che ella facesse. & che questo sia vero, segno men'è che non si
Tasti, nō vsa
ti dagli anti-
chi.
legge mai d'altri (per quanto però io sappia) che si siano messi à imitarlo. quanto al volere che
in quelli tempi negli strumenti loro di corde fusse in vso il tastame come si vsa à tempi nostri, nō
sò autorità niuna ne di srittore, ne d'anticaglia, che ce lo disegni, & non lo credo in modo al-
cuno. io vi dico & vi ho continouamente detto alla libera quanto ho in animo, piu tosto come
vertiero, che come oratore, perche così credo che desideriate da me. è di piu da credere se ciò
fusse stato, che ragioneuolmente eglino hauerebbono hauuto nome; & in Giulio Polluce che no
mina tutte le parti loro in quanti modi mai le si chiamarono, ne sarebbe verisimilmēte qualche
inditio, il che à mia notitia non è venuto. aggiugneteci in oltre, che l'ordine per il quale erano
tese & disposte le corde negli strumenti loro, era per modo d'essmepio, secondo quello dell'Har
pa, & non come quello del Liuto ò Viola d'acro; & si come in quest isono necessarij i tasti, vo-
lendo secondo il bisogno da vna istessa trarne quattro & sei voci differenti, giusete, & sonore; in
quella per il contrario, doue ciascuna corda fa la sua propria & particolare senz'alcuna manca-
re all'opportuno bisogno, sarebbono i tasti, vani, & inutili, non altramente che i fori à calami
delle bene ordinate Siringhe, persuadeci ancora tal verità, le parole che di sopra vsò Vergilio
parlando d'Orfeo; oltre che tasti cagionato hauerebbono negli strumenti loro, quelli effetti istes-
Quello ha-
uerebono ca-
gionato.
si che ne nostri cagionato hanno; cioè di mutare la spezie Diatona Ditonica & qual si voglia al-
tra che elle fusse, nell'Incitata d'Aristosseno; per non essere naturalmente d'altra capace: ne è da
lasciare indietro quest'altra consideraitone, che doue Pitagora sommo Filosofo, ò altro che e-
gli si fusse; riportò tanta lode dell'hauere inuestigato le musicali proporzioni; quando gli stru-
Liuto, cō i ta
sti è vna rego
la harmoni-
ca con molte
corde.
menti de tempi loro hauessero hauuto i tasti, era atto con il mezzo di essi; ad inuestigarla qual si
voglia huomo ordinario & di mediocre ingegno senza alcuna difficultà, perche il Liuto con i
tasti non è altro che vna Regola harmonica con molte corde: & per dirui in questo proposito
vn'altro particolare degno di consideratione, dico potersi di quì trarre efficace argumento, che
Cātare d'hog
gi hauere ha-
uuto origine
da strumento
senza tasti.
il modo nostro di cantare deriuò da quelli strumenti che non haueuano i tasti, & conseguente-
mēte che questo à quali sono necessarij, furono gli vltimi tra quelli di corde à ritrouarsi. e tornan
domene al luogo d'Aspedio addotto di sopra da voi, dico che egli manifesta apertamēte (à quel-
li che di mēte sana essaminerāno il fatto) che nell'antica Lira i tasti non vi eraon in modo alcuno.
STR. Wual forma haueua adunque, & in qual maniera erano in essa accomodate le corde?
BAR. La forma era simile à quella che si vede in mano alcuna volta alle statue antiche, & al-
le moderne fatte ad imitatione di quelle, & d'Apollo, & di Orfeo, & d'altro à cui conuenga ta-
le strumento. Scrogesi ancora in alcuni rouesci di medaglie & particolarmente in quelli di Ne-
rone; oltre al vedersene in molti Pili & marmi antichi in basso rilieuo; le quali non altramente
page 129 sono di quella che tiene nella sinistra mano la statua d'Orfeo, fatta già dal Caualiere BandinelliCaualiere $
dinelli Scul-
tore nobilissi
mo.

Scultore Nobilissmo della nostra Città; la quale hoggi publicamente si vede in Fiorenza, nel
cortile del Palazzo de Medici; il cui disegno è tale.
[Figure: Forma della antica Lira.]
Alle quali openioni diuerse intorno all'inuentione della Lira, aggiugneremo quella di Filo-
strato; il quale vuole che la prima si facesse delle corda di capra insieme con l'osso di mezza la frō Filostrato in
materia della
Lira di Mer-
curio.

te; & che il legno che vi sia adoperaua intorno per qual si voglia bisogno, vuole che di bosso fus-
se il meglio che adoperare vi si potesse; la quale Hyginio poi nel libro che egli fa dell'Imagini ce-
lesti, disegna in questa forma.Nel libro 3.

[Figure: Forma dell'antica Lira decritta da Hyginio nel libro 3.de segni celesti.]
page 130
Nel dialogo
di Doride &
Galatea.
Et vna simile ne descriue Luciano in mano à Pilofemo, fatta delel corna & di mezza la fron-
te d'vn ceruo; la forma della quale (secōdo che piace à Plutarco) fu migliorata poi & ridotta nel
la vera sua proporzione da Cepione scolare di Terpandro, detta ancora Asia; perche i sonatori
di Lesbo habitatori d'Asia Città di Lydia, la vsarono di quella forma, & d'iui in Lesbo fu trasfe-
Nel capo 16.
stanza 72.
rita dal detto Cepione in assai miglior forma di quella che quì si vede: per cagione di che forse il
Diuino Ariosto disse, Concorde al suon della cornuta cetra. ancora che Giulio Polluce chia-
ma corna quelli due viticci della sōmità di essa Lira, i quali sportano in fuore à guisa d'orecchie.
STR. Voi dite tutto bene, & mi piaciano grandemente le vostre ragioni; ma questo mi è du
ro à credere: perche io non sò imaginarmi in qual maniera potesse hauer luogo l'arco di fare
l'vfitio suo in quella si fatta forma; si perche il legno del telaio che la compone & circonda mo-
stra da ciascuna sua parte essere grosso piu di dua dita, nel mezzo del quale son tese le corde & ret
te da ponticelli; la superficie de quali è piana, & non curua à guisa d'vna mezza sfera ò d'vn Se-
miouato; si ancora perche quando bene le corde fussero per il contrario piu rileuate della mate
ria di che è composto il telaio della Lira, non potrebbe con tutto questo il Plettro ò archetto che
due lo vogliamo, toccarne vna alla volta; & particolarmente di quelle di mezo. prima per-
che i ponticelli sopra i quali sono accomodate le corde non hanno come ho detto, forma di Se-
miouato ò di orecchio come quelli che si costumano hoggi per comodità maggiore, ma sono
del tutto piani; & in oltre, le corde vicine molto l'vn'all'altra.
BAR. In qual maniera fatto & di qual forma credete per fede vostra che fusse il Plettro degli
antichi da gamba, & da braccio, detta modernamente Lira.
BAR. Quì è tutto l'errore.
STR. Come di gratia.
BAR. Il Plettro degli antichi, era vno strumento lungo vn palmo, ò vn quarto di braccio in
circa, della forma che quì vedete il disegno; di che (per quello ne sente Suida) fu autrice Saffo;
la qual cosa non so come possa stare, auuenga che Homero che attribuisce l'inuentione à Mercu
rio, fu auanti a Saffo del Mixolydio inuentrice.
[Figure]
Il quale strumento s'impugnaua con la destra, & con la sinsitra si reggeua quella parte della
Lira doue erano accomodati i bischeri; & l'altra doue erano attaccate le corde, che era come ve
duto hauete al quanto piu larga, si appoggiaua al petto; à quella parte però che apportaua co-
modità maggiore: ne tempi poi piu bassi, quando si cominciò a sonare in consonāza come si dis
se che vsaua Epigonio & Aspendio, si posaua in piedi sopra vna tauola ò sgabello, & con le due
linguette che auanzauano sotto & sopra al pugno ò da lati che ci vogliamo dire, si percoteuano
Plettro di
che prima fat
to.
& non si secauano le corde di essa Lira; nella maniera che vi disse poco fa Vergilio & Ouidio: ha
uendo altri & questi stessi Poeti, per mostrare maggior forza nel toccarle, vsata questa voce; Feri-
te le corde, in vece di percuoterle. i quali strumenti si costumarono in quelli primi tempi, fare
di quelli ossi che hanno le capre tra le ginocchia & l'bgne delle hambe dinanzi; lauorati & puli-
ti al tornio ò in altra maniera; dādogli gli artefici quella forma che hauete veduta come piu d'al
tra conueniente all'vfitio suo: ancora che alcuni altri vogliono, che l'vgna istessa seruisse per
percuotere le corde, impugnando il Zampetto dopo l'essere staccato dalla capra & secco, & vo-
lendo vederne vn ritratto molto simile, il quale non vedo mai senza mia marauiglia; ponere men
te nel superbo tempio di Santa Maria Nouella, nella cappella d'vno degli Aui vostri, dipitna da
Filippo di
fra Filippo
pittore eccel
lente.
Filippo di Fra Filippo; in faccia della quale dalla parte sinistra, si vedono due femmine, vnadel-
le quali canta, & l'altra sostiene con la mano vna Lira antica fatta secondo che di sopra vi ho di
msotrato; & nella destra ha impugnato vna cosa simile al disegno del Plettro msotratoui, quan-
to però alla forma & all'altezza dell'vfitio: dal che si può fare argumento, del gran giuditio di
quello eccellente pittore; caso che in quel affate non fusse aiutato da acluno litterato, come da
Angelo Poli
ziano.
vn pari del Poliziano che fu in fiore nell'istesso tempo & luogo; il quale facilmente potette haue
re qualche lume di tale strumento, poi che litterato era, & della musica lasciò scritto in diuersi
L'Autore, dō-
de tratta la
cognitione
del Plettro.
suoi propositi alcune cose di momento, & comunicarlo à detto Filippo. & acciò che sappiate,
nō e piu di due anni che tale certezza è peruenuta in cognitione di alcuni pochi particoalri, mer
cè d'vn Pilo antichissimo ritrouatosi vltimamente in Roma, il quale è hoggi nel Palazzo del
Cardinale Santacroce; doue si vedono scolpite in basso rilieuo le Muse, & in mano à vna la for-
ma di lui con lo strumento appresso, òacognitione & certezza del quale, fa hoggi che si scorge
in piu rouersi di medaglie, che era prima conosciuto per ogn'altra cosa che per vn plettro, vn'al
tro ancora simile, se ne vede pur in Roma in vna scultura antichissima; la quale è in vna nicchia
page 131 del cortile del Palazzo già del Cardinale Montepulciano, & hoggi de Cieuoli Gentilhomini
Pisani; in mano d'vna figura in habito di donna con vno strumento à canto. che le corde dell'an
tica Lira si percotessero vltimamente, & non si secassero, ve lo confermo con l'essempio d'vnoNel discorso
à vn'indotto.

Euangelo Nobile Tarentino, raccontantoci da Luciano; l'historia del quale non vi sarà di dan-
no alcuno intenderla: la onde vna volta tra le altre, ò per hauere la mano graue, ò per volere che
le corde rendessero suono maggiore di quello che la natura loro era capace, ne roppe tre: non
per difetto particolare di esse, ne per l'intensezza loro; ma per la violenza fattagli dal Plettro; &
l'historia è questa. Ad Euangelo Nobile Tarentino venne voglia vna volta nella sua giouentù,
di vincere ne gareggiamenti & giuochi Pitij, che nella Grecia in honore d'Apollo si costumaua-
no; ne quali si esercitaua oltre alla forza & destrezza del corpo (detta da gli antichi saltatione)Giuochi Pi-
tij, quello fus
sero.

il sonare & cantare alla Lira & alla Tibia: & conoscendosi il detto Euangelo non essere molto
atto alla fatica, & conseguentemente à vincere in quella parte doue era bisgono d'agilità & ga-
gliardia di corpo, si dette ad imparare sonare & cantare alla Lira: giudicando la Tibia come
era in vero, strumento non conueniente à nibili. & indi à pochi mesi, fu persuaso si da gli adu-
latori che del continouo haueua intorno (mercè delle sue molte facultà, le quali volentieri spē-
deua con si fatti amici) & della voglia ardente che haueua d'essere reputato (piu tosto che esser
da vero) intelligente & saputo; che troppo bene si credette essere douentato vn grādissimo Citha-
redo. vitio nel quale incorrono la piu parte di qeulli che hanno molto da spendere, & poco sanDelfo, Isola
della Grecia.
Habito degli
antichi Musi-
ci.

no. Era (come è detto di sopra) lecito à Poeti & à Musici nobili di quei tempi, le quali due pro
fessioni diuerse, le piu volte si trouauano nell'istesso subbietto; si per la conformità che han-
no insieme, come per non essersi dichiarato chi di loro douesse nelle bene ordinate Melodie, te-
nere il primato & il luogo d'Architettonico. era dico lecito loro, vestire nella maniera che ve.
stiuano i Re; cioè con veste di porpora, con la corona di lauro in testa, & con i calzari à mez-
za gamba: & in tal habito vestiti si legge nell'historie tra li altri, di Orfeo, & d'Arione. la ondeHabito sōtuo
so d'Euāgelo.

il sopradetto Euangelo, per comparire riccamente vestito & sontuosamente abbigliato, si era fat
ta fare vna veste tessuta d'oro & di porpora, & vna corona di purissimo oro; la quale alla vista deCorona su-
peba del me
desimo.

riguardanti, mediante gli smalti & gli altri artefizij, si rappresentaua di viuo lauro. haueua que
sta in vece delle sue bacche & coccole, legati in quel luogo smeraldi finissimi & altre gioie di va-
lore; & i calzari corrispondeuano al resto dell'habito. la Lira poi era cosa superbissima à vedeLira super-
bissima del-
l'istesso.

re & miracolosa: imperoche ella era fatta di purissimo oro, ornata da ciascunaparte d'vn'infini
ta quantità di gioie diuerse, e tutte di pregio. si vedeuano in essa di basso rilieuo fatte da indu-
strioso artefice, l'imagine di ciascuna delle noue muse, quella d'Apollo, & quella di Orfeo. Se
n'andò adunque in Delfo, in quello che vi si doueuano esercitare tal giuochi; & iui giunto, &
venuto il giorno di far proua del valor suo, comparse nel Teatro & nella Scena à ciò ordinata,
nell'habito che hauete inteso: il quale Euangelo oltre la marauiglia che seco apportaua, cr$aua
negli animi degli spettatori grandissimo desiderio d'essere vdito sonare & cantare; sperando cia-
scuno, che il sapere (oltre alla gratia & dispostiione) douesse corrispondere all'habito. VenneCostume del
li antichi Mu
sici.

ro l'istesso giorno & per l'istessa cagione nel Teatro, due altri Citharedi; i nomi de quali cō quel-
lo del Tarentino Euangelo, scritto ciasucno di essi separatamente in tre piccoli breui, furono
posti secondo l'vsanza nella solita vrna; & à caso fu tratto (dopo hauerla piu volte sottosopra
voltata) il nome d'vno di quelli detto Tespi Tebano: il quale & sonando &cantando, si portò
molto bene. cauando quello che haueuadi ciò cura, il secondo breue fuore dell'vrna, vi si lesseTespi Taba-
no.

il nome d'Euangelo; alla presenza del quale si chetarono non soo gli huomini del Teatro, ma
l'aria & l'onde insieme; & cominciato à sonare, fece vn suono rozzo & incomposto; & nel perSciocchezze
d'Euangelo.

cuoter col Plettro violentemente le corde della Lira, per forse superare Tespi almeno nello stre-
pito, ne roppe tre vn'appresso l'altra. la qual rouina, malageuolmente hauerebbe potuta fare
l'arco; ne ancosecondo che di sopra disse Homero, hauerebbono le corde potuto risonare sotto
quella mano che lo reggeua; ma si bene sotto quella che impugnaua il Plettro. al qual difetto
volendo Euangelo supplire, forse in proua cagionatolo, per hauer occasione di maggiormente
mostrare il saper suo, come hanno vsato & vsano alcuni de moderi, à differenza di quelli che
tutto il giorno le vanno augumentando, acciò quelli che sono pi udi essi semplici (per non dire
ignoranti) stimino grandemente il valor loro. cominciò adunque à cantare sopra quelle che
erano rimaste; ma con vn modo così sciocco, brutto, & fatieuole; che mosse à guisa di Polifemo, Luciano nel
Dialogo di
Doride & Ga
latea.

& à riso & à sdegno nell'istesso tempo, tutti i circunstanti. il contrario appunto di quello che
egli hauerebbe fatto hoggi in qell'habito & con quelle facultà. la onde i ministri del Teatro, co-
nosciuta la sua insolenza e temerità, lo cacciarono pubblicamente della Scena à suon di staffila Castigo dato
ad Euangelo.

te; e tale era il gstigo che per legge daua il luogo ò prosontuosi 6 arroganti di quelli tempi feli-
ci, che amaron le virtù & non le ricchezze. era veramente cosa ridicola, il vedere così ricco &
pomposo Citharedo, essere mal suo grado strascinato per la Scena da quelli che senz'alcuna di-
screttione lo sbatteuano talmente, che le parti delle gambe quali non erano dall'oro & dalla por
pora difese, filauano sangue; & egli per maggiormente manifestare la viltà dell'aniomo suo, anda-
ua raccogliendo le sparse reliquie della sua bella veste, Lira, & corona, che le poco rispettose sfer-
page 132 Viltà d'ani-
mo dell'istes-
so.
zate haueuano in diuersi modi rotte & frante; quasi che non curandole vinti dalla cupidigia.
Dopo datogli il douuto castigo, cōparse in Scena il terzo & vltimo Citharedo, detto Eumelo Eo
lo; il quale haueua vna sua Lira vecchia, tarlata, con bischeri di elgno; che computata con la
Eumelo
Eolo.
veste, corona & calzari insieme, non valeuano mezzo scudo: ma egli sonò & cantò in quell'ec-
cellenza maggiore che si poteua desiderare, & fu inteso; & per tale da ciascuno reputato. la on-
de dichiarato da giudici, & publicato dal Trombetta per vncitore; ne riportò il douuto pre-
Aarchia in vn
suo epigrāma
raccōta qual
fussero i detti
premij.
mio; & questo era vna corona d'oliua, sicome quello de gareggiamenti Olimpici fatti in hono-
re di Gioue, era d'Appio, & non d'oro; hauendo allhora solo per fine l'honore, & non il guada-
gno come hoggi per lo piu si costuma: & in quel mentre ciascuno tornò di nuouo à ridersi del-
la sciocchezza del Tarentino Euangelo; al quale non haueua cosa del mondo giouato la sua bel-
Sentēza d'Eo
melo.
la Lira, ne la corona insieme con le sue molte facultà. Dice in oltre l'autore dell'historia, che
il vincitore verso il vinto così disse. Tu sei adorno d'vna corona d'oro, ma che marauiglia sen-
do tu ricco? io che pouero sono, bisogna mi contenti di quella d'Apollo; solo questa vtilità ti
ha arrecato il sontuoso tuo ornamento, che non trouandosi alcuno che habbia di tè compassio-
ne, ti ha ciascuno in odio; non per altro che per le superflue tue ricchezze. non voglio lasciare
in questo proposito senza consideratione, che dalle parole di Luciano si trae piu tosto, che la co
rona qual si daua per premio à vincitori de giuochi Pitij fusse di lauro, che d'oliua; della qual
cosa ne anco è da marauigliarsi; auuenga che tali premij si mutarono piu volte, come dalla di-
uersità degli scrittori che furono in varij tempi si può comprendere: & venendomene hormai à
Nel c.2.del
primo.
dar fine a$la cosa dell'inuentione della Lira, dico, che Boethio vuole ch'ella fusse ritrouata da
Mercurio, ma non che ella deriuasse ne da Testuggine terrestre, ne acquatica; ma vuole senz'altro
che egli la comunicasse à gli huomini senz'altramente dire di che materia, ne di qual forma fat-
ta; ma solo con quattro corde, disposte nella proporzione che hauete al suo luogo inteso. nella
distribuitioni della quali, nasce tra gli scrittori quest'altra non piccola discrepanza. imperoche
Nell'Opusco
lo di Musica.
alcuni vogliano, e tra questi è Plutarco; che la piu graue corda rendesse il suono dell'Hypate;
quella che gli era appresso, della Mese; sopra la quale vn Tuono seguisse quella che rappresenta
la Paramese; & che l'estrema acuta rendesse il suono della Nete: applicando alla prima il nume
ro sei, alla seconda l'otto, alla terza il noue, & alla quarta & vltima nominata il dodoci: acciò
da essi numeri si conoscesse manifestamente in qual proporzione si trouaua questa con quell'al-
Nel 1.e. del
2 delle sue.
institutioni.
tra corda. Altri tra i quali è il Reuerendo Messer Gioseffo Zarlino (quantunque nel capo sesto
della prima parte delle sue institutioni l'intēde d'altra maniera) vogliono che la prima corda &
piu graue, seguendo l'odino che si è osseruato nel numerare quelle secondo la mente di Plutar-
co, fusse Pathypatehypaton, la seconda Pathypatmeson, la terza Lycanosmeson, & la quarta
& vltima Tritediezeugmenon. alla prima delle quali applicano per il sopradetto rispetto il nu
mero dodici, alla seconda il noue, alla terza l'otto, & alla quarta il sei; che è appunto l'opposito
di quello che occorso era alle prime: la qual contrarietà dell'ordine per il quale son posti i nu-
meri, vedremo accordarla se sia possibile, per tanto almeno che si troui meglio. Primamente quā
to alla diuersità delle corde, sta tutta la differenza loro nell'essere piu & meno acute; nulladime-
no, quelli che anderanno sanamente essaminando l'vna & l'altra openione, troueranno che quel
la di Plutarco quadra piu assai che non fa quella degli altri: perche è piu ragioneuole, hauendo
à trarre vna delle sette spezie del Diapason d'vna quantità di quindici corde doue le si ritrouano
tutte & addurla per essempio, il pigliar quella non solo che è piu in pregio, ma quelal che è piu
comune; però Plutarco con giuditio grandissimo come in tutte le altre cose sue, prende la Quar
ta spezie che è la propria del Tuon Dorio piu di aclun altro reputato & in pregio; & è quella co
me sapete che viene nel mezzo del Systema naturale & ordinario, senza guastare ò rompere i due
Tetracordi che la compongano separati naturalmente dal Tuono della Disgiunyione: doue
quella che abbraccia l'altra parte, è la spezie del Diapason del Modo Lydio, la quale si troua so-
lo per vn Semituono distante dall'estrema graue, che è secondo il parere di Tolomeo, quella del
Mixolydio, ma trasportata per vn'ottaua nell'acuto; oltre la venire in essa i Tetracordi tron-
chi & non interi, il che non occorse alla detta di sopra. i numeri poiche Plutarco accompa-
gna con le sue corde, non può in modo alcuno consideragli per tali, ò parti del Monocordo;
ma si bene come pesi congiunti ad alcuni sonori subbietti; & li altri come misure di alcune co-
se simili. come pesi gli può principalmente considerare Plutarco, applicandogli à martelli Pi-
Qual de mar
telli Pitago-
rici facesse il
suono graue
& quale l'acu
to.
tagorei; per trouarsi tra di loro le medesime proporzioni. imperoche quello che pesaua dodici
libbre cōparato à quello che ne pesaua sei, si rispōdeuano nell'esser percossi per ottaua; ma quel-
lo delle dodici faceua il suono acuto si come la natura de corpi si fatti nō concaui, & il graue lo
faceua quello che ne pesaua sei; non altramente che si faccia l'Hypate con la Nete; & l'istessa pro
porzione che si troua tra gli altri numeri, occorre ne diuersi pesi & per l'istess'ordine. Vedesi l'istes
Consideatio
ne dell'Auto
re.
so tutto il giorno accadere ancora à corpi concaui & sottili, i quali percossi fanno il suono gra-
ue; & quando grossi fussero ancora che dell'istessa capacità, farebbono il suono piu acuto ò men
graue che ci vogliamo dire: & questo si può comsiderare particolarmente in alcue campane an
tiche, le quali ancora che piccole, fanno à cōparatione della piccolezza del corpo come è detto,
page 133 il suono graue: ne per altro ciò auuiene, che per la sottigliezza del vaso, mediante la poca quan-
tità della materia che gli artefici di quei tempi messero nella forma de'corpi loro. puossi anco-
ra l'istesso cōsiderare & per la medesima ragione, ne lmoderno Liuto; il quale hauendo le sue fet-
te ò doghe che dire le vogliamo, sottili, fa il suono dolce & graue; & sendo grosse lo fa aspro &
acuto; & il medesim può ancora auuenirgli rispetto la diuersità della materia di che è fatto:
imperoche l'Ebano & l'Auorio, son'arti per loro natura à rendere il suono piu acuto dell'Abeto
& del Faggio; ma gli artefici eccellenti hāno facultà con l'industria loro, d'opporsi & resistere in
gran parte à tale loro qualitadi naturali. le domando natural qualitadi, perche l'immediata cagio
ne del suono, e l'intensione dell'aria che racchiusa nel mezzo di quelli strumenti che la percuo-
tono schizza quasi del mezzo di loro fuora per forza; & con il suo empito tutta vnita come l'èSuono com
si faccia.

stata da quella ristretta insieme, v$a in quella che l'è contigua all'intorno, spingendo sempre in-
sino che la piu vicina al sensorio sforzata da quel moto, quasi ferisce quelle cartilaggini, che fe-
rite fanno il sentire; il qual colpo sentito è veramente il suono. Poteua secondariamente Plu-
tarco cōsiderate gli istessi numeri applicati à pesi attaccati à quattro corde vguali in lunghezza,
grossezza, & bontà; le quali percosse si vdirebbe vscire da esse gli istessi musicali interualli & per
l'istesso ordine che si vdiuano ne quattro martelli: ma tanto piu sonori & distinti i nquelle che
in questi, quanto le corde sono piu atte (dopo l'esser tese & percosse) de quattro semplici pezzi di
ferro, à rendere il suono intelligibile & rationale. Quelli poi che disposero i numeri per l'oppo-
sito di questi, gli considerarono come è detto in misure, le quali si possano applicare a vasi, a can
ne, à crde, & ad altro. Poteuano primamente considerargli in vasi di rame, ò d'altro metallo,
ò materia, atta percossa à render suono cōmensurabile & distinto & non confuso; ne quali sendo
d'vna medesima grandezza, grossezza, capacità, materia, & proporzione; mettendo quella quan-
tità di libbre d'acqua che pesauano di ferro i martelli, vscirebbe da essi (percotendogli con verga
di ferro ò d'altro) gli istessi suoni che sarebbono vsciti dalle quattro corde alle quali hāno appli
cato i medesimi numeri & per l'istess'ordine. imperoche il corpo cōcauo nel qual fusse maggio-
re quantità d'acqua, sarebbe il suono piu graue di quello doue ne fusse meno, non altramente di
quello che tutto il giorno occorre a putti; i quali mettendo vn poco d'acqua in vn bicchiere di
vetro, di debita & accomodata proporzione, & ancora senz'acqua; & bagnandosi la sommità
del dito di mezzo della destra, la vanno dolcemente in fgiro mouendo sopra l'orlo della bocca,
mentre che cō la sinistra mano tengano di esso bicchiere il piede, acciò stia diritto; dal quale stro
picciamento esce vn suauissimo & sonoro suono, simile à uello d'vna corda di Viola secata dal
l'arco: & quanto maggiormente si và augumentando le quantità dell'acqua, & la forza nel dito
che sopra la superficie dell'orlo della bocca del bicchiere và in giro caminando; tanto piu si fa ilPerpetuo con
cento da vdir
si presso a fon
ti.

suono graue & maggiore.col mezzo de quali strumenti, ò simili, si potrebbe appresso le fontane
accomodate senz'alcuna spesa & poca difficultà, da vdirsi vn perpetuo concento. Si possono an-
cora i sopradetti numeri cōsiderare in canne di diuerse grandezze, fatte dalla natura & dall'arte;
come per modo d'essempio, se si piglierà vna canna d'Organo lunga dodici palmi, dita, o tanti;
& vn'altra dell'istessa grossezza & del medesimo vano sua lunga sei, si vdità sonando questa
& quella insieme, vscire dal suono loro la consonanza che si troua tra la Pathypatehypaton & la
Tritediezeugmenon. facendo quella che conterrà le dodici parti il suono graue, & l'acuto quel
la che ne conterrà sei. hora così parimente auuerrà pigliando due corde d'vn'istessa lunghezza,
grossezza, & bontà; le quali se si tireranno all'vnisono sopra vna piana superficie, & sene priuerà
vna di esse della sua metà col mezzo d'vno scannello, tasto, ponticello, ò con l'istesse dita della
mano; si vdirà come altra volta si è detto, la consonanza Diapason, tutte le volte che elle siano
insieme ò vn'appresso l'altra percosse; & priuandone alcuna di esse della terza parte, si vdirà con
il tutto dell'altra la Diapente, se della quarta, la Diatessaron; & se della nona, il tuono: renden-
do sempre le parti che rimangono il suono acuto, & il tutto il graue; & quanto la parte di che si
priua la corda sarà maggiore, tanto piu acuto renderà il suono quella che rimarrà: dalle quali
speculationi hebbe facilmente origine l'vso del Monocordo; ma non intendeste per esso quelloArabi inuen-
tori del Mo-
nocordo. &
Pitagora del
la Regola har
monica.

strumento musico vsato da gli Arabi, sopra il suono del quale (che vna sola corda haueua) can-
tauano le Cantilene loro; ma quello ritrouato da Pitagora, detto ancora Regola harmonica. non
voglio intorno alle corde d'intestini tacere in questo proposito vn'importante osseruatione, la
quale è, che molte volte attaccatte à vno de ponticelli del Monocordo, dalla parte del Duodeno,
faranno nel tastarle differente suono circa l'acutezza & grauità, che attaccate dalla parte del Ret
to; quando bene elle siano della medesima gauetta, gtrossezza, & lunghezza: & questa è vna del-
le cagioni che i Liutisti molte volte (per modo d'essempio) mettendo vn canto al Liuto che ne
dia nel tastarlo i suoi interualli diminuiti, col voltarlo sottosopra gli rende perfetti, & altra vol-
ta superflui. imperoche nel partirsi l'intestino dal Duodeno & caminando verso il Retto, và di
maniera à poco à poco ingrossando & parimente indurendo; che in tutta la sua lunghezza, vi
sono de canti, delle sottane, & delle mezzane: la onde messo nel ponticello del Liuto da questa
parte, viene come piu grossa & dura nell'esser tesa, à fare resistenza maggiore della parte opposta-
gli, che è à comparation di quella & molle & sottile, la qual resistenza è cagione per la sua inti-
page 134 rizzatezza (per così dirla) di rendere il suono piu gagliardo & acuto, non altramente che de
martelli Pitagorei si è detto.
STR. Resto del tutto sadisfatto interamēte; ma io desidero appressso sapere donde auuēga che
la corda quādo è falsa, piu manifesta al sēso il suo difetto tastādola, che toccādola à voto. & se di
due cène d'Organo d'vguale lunghezza e diuersa larghezza di vano, è stato speculato da Teorici
di quāto debba eccedere l'vna l'altra, volndo che sonate si oda da esse vscirela cōsonāza Diapēte.
BAR. La cagione che il suono dalla corda quādo è falsa, piu si manifesta all'vdito tale quan-
do tastandola è percossa che toccandola à voto, nasce che nell'inacutirsi maggiormente, viene
(come piu tesa) à ferirlo con maggior forza. circa poi alla proporzione delle canne della me-
desima lunghezza & di diuersa larghezza, non ne ho mai trouato alcuna memoria; ma tēgo per
fermo, anzi ne sono certissimo; che due cāne ciascuna delle quali sia lunga due braccia, e'l vano
dell'vna per il quale passa lo spirito nel sonarla habbia vn mezzo braccio di circuneferenza vgual
mēte per tutto, & che la circunferenza dell'altra sia tre quarti, sonate insieme si vdirà tra di loro
la cōsonanza Diapente; rendendo questa il suono grue, & quella l'acuto: & con i medesimi ri-
spetti si potrāno hauere la piu parte degli interualli musici de canne d'vguale lunghezza & disu
guale capacità; ma nō però si hauerāno tutti di quella eccellenza & sonorità, doue la lunghezza
ancora nella proporzion di esse per rata concorre. ma quì è d'auuertire, che la capacità del vano
delle cāne considerato in questa seconda maniera, non hauerà tra esse il medesimo rispetto che in
quelle prime doue si considerò la differēza nella lunghezza dell'istessa capacità. imperoche quel-
le he si risponderāno per Ottaua, il vano della graue di qual si voglia forma, conterrà necessaria-
mēte quattro volte quello dell'acuta: quantunque ciascun de lati, il diametro, e'l d'intorno di es-
se habbi tra se relatione dupla: per lo che, quelle che sonate insieme conterrāno la Diapente, il
vano loro sarà in proporzione dupla Sesquiquarta; e quelle che sonerāno il Diatessaron, nella Su
perfette partiente noue; dal che si conosce parte dell'imperfettione di questo interuallo. quelle
poi che hanno à contenere la maggior Terza, deueno essere in proporzione Supernouepartiente
sedici; & quelle della minore, nelal Superundicipartiente venticinque; come dagli essempi che
seguono si può chiaramente comprendere.
[Figure]
page 135
Ciascun de quali interualli, trouerete esser prodotto dalla moltiplicazione de minor termini
ordinarij moltiplicati in loro stessi. puossi ancora considerare la proporzion loro corrisponde-
re à numeri, alle corde, & secondo che si è detto di sopra alle canne del medesimo vano & di lun
ghezza diuersa, & parte dell'eccellenza della Diapason; la quale considerata in qual si voglia
maniera & di qual si voglia forma, ha semre hauuto l'esser tra le proporzioni multiplici dou'el
la fu la prima volta prodotta; la qual cosa non è occorsa à due maggiori interualli superparti-
colari. le quali considerationi potrebbono essere efficace mezo d'aprir la strada à qualhe bel-
lo intelletto versato nelel matematiche, di trouare la già pianta per morta quadratura del
circolo.
STR. Sta tutto bene; ma ditemi di gratia. se noi pigliassimo due falde di piombo, di quel-
le che si mettono in opera per fare le canne d'Organo, dopo che elle sono battute, piallate, &
pulite per tutto; le quali fussero di forma quadra non perfetta, ma che ciascuno de maggior la-
ti di esse fussero per essempio vn braccio, & i minori quattro quinti: crediamo noi che nel con-
giugnere & saldare insieme con la debita diligenza i lati maggiori dell'vna & i minori dell'al-
tra, che sonate poscia insieme si rispondessero all'vnisono?
BAR. Indubitatamente; ma come ho detto altra volta, voglio fare vn particlar Discor-
so intorno la cosa degli strumenti, nel quale si tratteranno ordinatamente molte & importan-
ti cose, & forse non piu dette, ne vdite, ò da pochi; doue si renderà la ragione del tutto: però
diremo in tal proposito questo per vltimo, che se sarannodue canne d'Organo d'vguale lun-
ghezza, & il vano loro della medesima capacità; che serrando à vna di esse la bocca di sopra
per la quale esala secondariamente lo spirito, si vdirà sonandole insieme, l'istessa conso-
nanza che si troua cantando l'Hypate, & la Nete; facendo quella che sarà chiusa il suo-
no graue, & l'aperta l'acuto: vero è, che quella che sarà chiusa, hauerà bisogno di pochis-
simo fiato nel sonarsi, & di molto l'aperta; & si potrebbe ancora talmente inspirar questa,
che l'ascenderebbe sopra à quella per vna Disdiapason: di maniera che dal medesimo va-
n dell'istessa canna, si può hauere mediante la quantità & qualità dell'aria che l'inspira,
la Proslambanomeme, la Mese, & l'estrema Nete; ma ne sia detto al presente quanto oc-
corre.
STR. Hauendoui piu volte vdito nominare semplicemente Hypate, & Nete, senza pas-
sare piu oltre, non sò qual corde proprie & particoalri debba per esse intendere: auuen-
ga che nel Systema Massimo & perfetto disgiunto, vi si legge il nome di ciascuna due volte
nella greca fauella distintamente in questo modo. Hypatehypaton, & Hypatemeson; & cosi
parimente Netediezeugmenon, & Netehyperboleon: lasciando da parte quelladelle Syneni-
menon, la quale non credo in modo alcuno habbiate voluto itendere; sì per essere nella spe-
zie Diatona Ditonica vnisone con la Paranetediezeigmenon, come ancora per seruire al Suste-
ma congiunto.
BAR. Il parlare sì fattamente in proposito di queste due corde, è stato vsato non sen Hypate & &e
te, quasi cor-
de fiano per
esse intese.

za ragione, dalla maggior parte di quelli dhe della Musica hanno scritto; & partiolarmen-
te da Aristotile, da Tolomeo, da Plutarco, da Suida, & da Boethio; per le quali hanno diPlutarco de
Musica.
Boethio.
Tolomeo nel
c.primo del
secondo.
Aristotile nel
problema 35.
ell'harmo-
nia.

comun parere inteso, le due estreme corde della Lira di Terpandro; ò per meglio dire, quel-
le dell'Ottocordo di Licaone Samio, che sono Hypatemeson & Netediezeugmenon: in pro-
posito delel quali Aristotile dice, che la Nete è Sesquialtera della Mese. donde ne deriuò
facilmente, che l'Ottaua fu da gli antichi detta Diapason, & l'Essacordo: ma la dissero Diapa-
son, che importa per l'vna & per l'altra, ò per ciascuna, come di sopra si disse: & questa mia
openione consente à quello che dice ne'Problemi il Filosofo, quando cerca la ragione per-
che l'Ottaua fusse chiamata Diapason piu tosto che Dio$to; ne da altro dice essere deriuato,
che dal vedere come ho detto, che ella conteneua hora sette & hora otto corde & suoni; i qua-
li furono ancora da alcuni à differenza degli interualli, detti Phtongi: ma quì dalle paProblema 3$
Phtògi, quel
lo fiano. Gla
reano libro 1.
capo 9.

role di Aristotile potrebbe alcuno dubitare, se l'estreme corde della Citharadi Terpandro,
si rispondeuano per Ottaua, oueramente per vna minor Settima, come afferma Boethio;
dato che dalla Cithara di Terpandro & da quella di Licaone prendesse il nome di Diapason
l'Ottaua: ma essendo per vna Settima, non sò in qual maniera potesse la elami, essere la Nete Do
ria di Terpandro; la onde voglio che serbiamo à migliore occasione il disputare questa sì fat-
ta curiosità, però ne sia detto quanto occorre.
STR. Ditemi vi prego, che cosa intendessero gli antichi Musici per Massima harmonia?Massima har-
monia quello
apo gli anti-
chi.

BAR. Fu openione degli antichi Musici, che la Massima harmonia fusse quella di-
scordante concordia, che virtualmente si troua in qualunque proporzionalità che con-
stasse di cinque numeri e termini; i quali fussero tra di loro in manira disposti; che tra
le parti di essi ordinatamente si trouasse in potenza la forma di ciasucno loro consonanTuono come
detto da li an
tichi.

te interuallo; & appresso quella del Tuono, detto meritamente Timone delle Harmo-
nie; per essersi col suo mezzo hauuto cognitione dell'vno & l'altro Semituono, della diuiLaudi di esso.

page 136 sione & separatione de'Tetracordi, di ciascuno altro interuallo di esso minore & maggiore,
& conseguentemetne della diuersità de generi & delle spezie: senza l'aiuto del quale sareb-
be, s'io non m'inganno, stata in darno qual si voglia humana industria per ciò inuestigare;
& in conclusione si trouò col suo mezzo, tutto quello che era & è di buono & di marauiglioso
nella Musica d'hoggi, & di quelli primi tempi: il valore della quale è noto horamai à ciascuno
che ostinatamente non voglia malignare, fra tutti gli interualli consonanti degli antichi mu-
sici, insieme col Tuono dissonante ma però atto al canto, ascesero al numero di sei, & furono
Interualli cō
sonanti quāti
apo gli anti-
chi.
questi. la Diapason, la Diapente detta ancora Emiolia, la Diatessaron detta ancora Epitrito,
la Diapason Diapente, la Disdiapason, & il Tuono detto ancora Epogodoo, che sono gli istessi
che da Tolomeo furono poco di sopra considerati tra gli aspetti dell'erranti stelle. la forma di
ciascun de quali, si deue trouare tra le parti della detta proporzionalità; nella qual conside-
rorono di piu esserui ciascuno de tre pregiati diuisori, & fare in essa l'vfitio particolare che
Diuisori qua
li & quanti.
conuiene alla diuersa natura loro, & sono questo. l'Aritmetico, il Geometrico, & l'Harmo-
nico; di maniera che se tra gli infrascritti cinque numeri 24.12.9.8.6. si ritrouassero tutti
i particolari di sopra accennati; con ciascuna delle conditioni che ricercano, verrebbono con-
seguentemente à contenere virtualmente la sudetta Massima harmonia. Per chiaramente ve-
dere hora & consoscere, se tra li proposti cinque numeri e termini siano contenuti tutt'à sei
gli interualli pur hora nominati, insieme con le circunstanze che da essi necessariamente de-
uono procedere, dichiareremo secondo l'vso di quelli, gli accidenti che in ciascuna diuisio-
ne considerarono, & poi vedremo se elle vi si ritrouano; riserbando ad altra volta il dichia-
Accidenti cō
siderati nel-
l'Aritmetico
diuisore.
rarui perche piu questa che quella domandassero medietà Geometrica, ò Harmonica, ò altra
& perche la Geometrica fusse la seconda & non la prima ò l'vlitma proposta. Considerorono
primamente, che l'interuallo dall'Aritmetico diuisore separato, conteneua tra termini suoi
maggiori & sempre nel graue, la minor parte di esso; & in oltre, le differenze che erano tra nu-
meri che conteneuano ciascuna parte del tutto, erano sempre vguali. i particolari che consi-
Accidenti del
Geometrico.
derorono nell'interuallo che era dal mediatore Geometrico diuiso, erano sì fati. l'istessa quan-
tità del tutto conteneuano i maggior termini nel graue, che i minori nell'acuto; & le differen-
ze loro inuguali erano di maniera disposte, che hauendo tra esse l'istessa relatione che haueua
La maggior
parte del tut-
to essere la
metà.
ciascuno degli estremi col mezzo, veniua necessariamente la maggiore à superare la minore della
sua maggior parte; & l'istesso numero ne daua il diuisore moltiplicato in se stesso, che l'vno de
gli estremi moltiplicato con l'altro. considerarono vltimamente, che l'interuallo dall'Harmo-
nico diuisore separato era quello, che tra suoi termini maggiori & sempre nel graue, conteneua
la maggior parte di esso, & la minore tra minori nell'acuto; & l'istessa proporizone che haueua-
Accidenti del
l'Harmonico
diuisore.
no insieme comparati gli estremi, si trouaua tra le differenze loro & per l'istess'ordine; & questi
erano tra molti altri (che per breuità lascio dirui di manco importanza) i principali accidenti
che in esse diuisioni considerarono gli antichi Musici: le quali vi ho prima dichiarate, acciò io
sia piu facilmente inteso quando verrò a prouarui che i icinque proposti termini, contengano vir
tualmente in loro quello che gli antichi Musici intesero per Massima harmonia. Trouasi prima-
mente tra numeri proposti fuore de minori suoi termini, due volte la Diapason, & i luoghi so-
no tra il 24 & il 12, e tra questo & il 6 in upla proporzione. due volte parimente vi si troua
la Diapente nella proporzione Sesquialtera; & la prima è tra il 12, & l'8, & la seconda tra il
9.& il 6. l'istesso si vede accadere alla Diatessaron dentro la Sesquiterza sua proporizone, ioè tra
il 12 e'l 9, e tra l'8 e'l 6. trouasi la Diapasondiapente collocata tra il 24 & l'8 in tripla pro-
porzione; & la Disdiapason viene à essere contenuta tra gli estremi numeri de cinque proposti,
che sono ocme si è veduto il 24, e'l 6 in quadrupla proporzione disposti: a quali cinque ocn-
sonanti interualli vi si aggiugne il sesto he è dissonante, & questo è il Tuono che viene ad esse-
re ne suoi termini radicali tra il noue & l'otto in proporzione Sesquiottaua. Prouato à suffi-
cienza esser contenuto tra essi cinque numeri e termini, qual sia de sopradetti sei musici ele-
menti, verremo à dimostrare ancora come fra di loro si troui ciascuno diuisore, & appressso
Progressione
aritmetica.
Boethio nel
capo 16.del
secondo.
con tutte le appartenenti conditioni. In questa progressione di numeri 12.9.6. si vede pri-
mamente il noue che diuide aritmeticamente la Diapason che è contenuta tra il 12 e'l 6;
il qual diuisore si trae dalla metà del prodotto che fanno gli estremi sommati che siano insieme;
mentre che sono però, tra numeri fra loro composti ò comunicanti à ciò atti, & non tra contra
se primi. l'interuallo adunque che il noue in due parti vguali diuide, è come habbiamo det-
Proporziona
lità Geome-
trica Boethio
nell'istesso
luogo.
to vna Diapason; nella parte graue delal quale si troua tra il 12 e'l 9 suoi maggiori ter-
mini, la minor sua parte che è la Diatessaron; & nell'acuta la maggiore che è la Diapen-
te tra questi numeri noue & sei; & le differenze che si trouano tra numeri che contengano es-
se parti, sono vguali; imperoche di tanto supera il 12.9, di quanto il sei è da esso noue superato
Diuisore geo
metrico in
qual maniera
si troui.
che è tre. si vede poi il 12 diuidere Geometricamente in due parti vguali la qudrupla propor-
zione che contiene il 24 & il 6 in questa proporitonalità 24.12.6.il quale diuisore si trae pur
dagli estremi in quest'altra maniera. si multiplica l'vno per l'altro, la radice quadrata del qual
prodotto viene ad essere il ricercato diuisore. venghiamo hora à essaminare con diligenza la pro
page 137 posta proporzionalità, & vediamo se in essa sono tutte le condizioni che si ricercano da lei.
Primamente si vede contenere l'istesso interuallo à maggior termini verso il graue, che à minori
verso l'acuto; per essere questi & quelli in dupla proporzione disposti; la quale viene à trouar-
si ancora nelle sue differenze che sono 12 & 6, per eccedere la maggiore la minore dell'inte-
ra sua metà: & moltiplicato in se stesso il diuisore che i 12, ne darà l'istesso prodotto degli
estremi moltiplicati l'vno per l'altro; i quali sono 24 & 6. & in tal maniera si possono diui-
dere tutti gli interualli composti di due parti vguali, contenuti però da numeri cogniti &
rationali; come il Ditono, la Semidiapente, & il minore Epthacordo dell'antico Diatono &
altri, ma però tutti dissonanti da quello che consta di piu ottaue in poi. Considerando vlti-
mamente l'8 in mezzo al 12 & il 6, si vedono questi due numeri harmonicamente essere da esso
diuisi in due parti inuguali, si come fece il diuisore aritmetico nell'istesso interuallo contenuto
da medesimi numeri, ma con diuerso considerationi & effetti. imperoche doue la Diapason arit-
meticamente diuisa, haueua la minore parte tra maggiori suoi termini nel graue, l'harmoni-
ca per il contrario vi ha la maggiore, & doue quella haueua la maggiore nell'acuto, questa vi
ha la minore. in oltre, doue le differenze dell'artimetica proporitonalità erno vguali, que-
ste dell'harmonica sono inuguali come manifestamente appare nella sua descrittione ch'è questa Proporziona
lità harmoni
ca. Modo di
trouar il suo
diuisore, Boe
thio nell'istes
so luogo.

12.8.6. il cui diuisore si troua in questa maniera. si compulano prima insieme gli estremi, da
quali si ha 18; si moltiplica poi la differenza degli estremi con il termine minore, & si ha tal pro
dotto 36; il quale partito per il 18 ne vien 2, che aggiunto insieme con il minor termine che
fu 6, fa 8; il qual 8 è il ricercato diuisore. nella quale proporizonalità scorge chi ben mira, che
l'istesso interuallo che contengano i suoi estremi, si troua tra le differenze loro. la onde il 12
supera di quattro l'8 & questo di dua il 6; ma medesima proporzione che è tra il 12 e'l6 si tro
ua ancora come sapete, tra il quattro e'l dua; & vengono ad esser questi per l'istess'ordine di
quelli, per trouarsi la differenza del quattro tra il 12 & l'8, & quella del dua tra l'8 e'l 6, & non
per il contrario. Hora queste tutte sono le principali circunstanze che erano consdierate da gli
antichi Musici accadere intorno al subbietto della Massima armonia; le quali habbiamo pro-
uato ancora essere nella di sopra mostrata progressione & proporizonalità de cinque numeri
proposti; & molto acomodatamente si sarebbe in prattica trouata, tra le quattro corde del-
la Lira di Mercurio, seguendo però l'openione di Boethio & non quella come piu vera di He-
mauel Briennio; se sotto la piu graue di esse si fusse aggiunto vna corda, che con l'estrema
acuta hauesse risposto in quadrupla proporzione. 6 vn simile concento si sarebbe parimen-
te vdito vscire, dal suono de martelli Pitagorei; se l'istesso de'cinque che da esso Pitagora fu
reprouato, fusse stato con quello che pesaua otto libbre in proporzion tripla: ma però tanto
meno sonoro di quello della Lira di Mercurio, quanto comportaua & conueniua alla diuersa
proprietà & forma delle materia che percosse rendeuano il suono. Hanno ancora creduto &
credono alcuni, che tra quattro corde tese secondo la proporzione della detta Lira, si ritroui la
Massima harmonia con ciascuna delle narrate conditioni; la quale openione si ouò con diuer-
se ragioni confutare; & questi tali msotrano non hauere osseruato & auiuertito quello che parti-
colarmente Boethio in proposito di essa dice nel capo 12, 13, & 14 del secondo libro della sua
Musica; oltre à quello che ne haueua detto prima nell'vltimo capo de libri che egli scriue del-
l'Aritmetica facultà. Puossi primamente confutarel'openion di quelli, intorno al numero de Openione di
alcuni moder
ni confutata
dall'Autore

gli interualli; per non trouaruisi la Disdiapason in atto, ne la Diapason Diapente, ne anco la
diuisioen Geometrica con le circunstanze che conuengano alla natura & qualità sua: tra le qua
li gli manca che l'operatione del suo diuisore, ha da essere fatta da vn termine & numero, &
non da due; & quello che piu importa è, il voler trarre da vn tutto, due parti delle quali non è
veramente capace; & in oltre, le differenze non contengano l'istetsso interuallo che contiene
l'vno de mezzi considerato per diuisore con l'estrema piu remota, nelle quali è partito il tutto
come al suo decoro conuiene, il che dimostreremo in questa maniera. Considerano questi ta-
li, la proporzionalità Geometrica tra questi termini & numeri 12.9.8.6. i quali virtual-
mente contengano gli istessi interualli & per l'istess'ordine che si trouano nella Cithara di Mer-
curio; & dicono trouarsi tra il 12 & l'8, e tra il 9 & il 6, la Diapente nella Sesquialtera sua
proporzione, la qual cosa è verissima; ma non sarà già vero ne possibile, il trarle ambedue
dall'interuallo che contengano gli estremi, il quale è vna Diapente; se già noi non gli ag-
giugnessimo vn Tuono. in oltre la differenza che è trail 12 & l'8, è quattro, & quella che si
troua tra il 9, & il 6, è tre; le quali comparate insieme hanno relatione di Sesquiterza
& non di Sesquialtera come ragioneuolmente conuiene alla natura di tale proprzionalità:
& che tra esse corde non sia ne possa essere in modo alcuno la Diapason Diapente, ne la DisdiaDiapente es-
sere il mini-
mo interual-
lo multiplice

& che tra esse corde non sia ne possa accordare in dupla proporzione; e'l maggiore interual-
lo che tra esse si troua è il minimo multiplice. Bene si può considerare tal Massima harmonia,
nel Systema delle quindici corde, con applicare alla Proslambanomene il numero 24. & alla Me-
se il 12.alla Paranetediezeugmenon il 9.alla Neteiezeugmenon l'8.& alla Netehyperboleon
il 6.ne per altro si acquistò tal Systema nome di Massimo & perfetto appresso gli antichi Musici,
page 138 se non perche in esso si trouaua ciascuna loro consonanza; & l'istesso occorse à quella progres-
sione di numeri di sopra mostratra per virtualmente contenerla. altr d'ignoranza & prosuntio-
ne ornati, dissero essere la Massima harmonia degli antichi, l'Ottaua con la Quinta & la Terza in
mezzo; & questo è quanto mi occorre dirui per hora in tal materia.
STR. Vn'altro sol dubbio mi resta Signor Giouanni, il quale seruirà piacēdoui per suggello
del nostro ragionamento, & è questo. Donde auuiene, che molti i quali dall'vniuersale sono re
putati grandi sonatori 6 di Liuto & di tasti, non riescano le cose da essi compsote intali stru-
menti, quali erano sonate di mano loro? & che altri pur di pregio, non hanno lasciata altra me-
moria che il nome? ve ne sono poi per il contrario alcuni non molto dall'vniuersale reputati, i
quali scriuendo nella professione che hanno fatto, sono riusciti eccellentemente? trouonsi anco-
ra musici dottissimi & scienti, & con tutto questo non hanno le compositioni loro sadisfatto
cosa del mondo, in quella parte però attenente alla prattica? altri per il contrario non saperanno
à pena leggere, & delel cose del mondo haueranno ancora pochissima contezza & esperienza &
della Musica particolarmente; con tutto questo nel Contrapunto riescono mirabilmente? & in
somma quali di questi & perhe siano da essere piu & meno reputati & in pregio?
BAR. Per ben chiarire i vostri dubbij, bisognerebbe che fusse lecito (come voi dicesti nel prin
cipio del nostro ragionamento conueniris à quelli che cercano la verità delal cosa) di aprlare al-
la libera: ma per essere secondo gli adulatori d'hoggi, mala creanza il nominare alcuno & con
ragione riprenderlo, acciò conosciuto il suo errore si emendasse, vi nderò sopra essi discorren-
do quello che io ne senta, per quell'ordine che così all'improuiso mi souuerrà, & con quel-
la modestia maggiore che potrò mai. non perche quello che dire si potrebbe di acluni non fus-
se la modestia maggiore che potrò mai. non perche quello che dire si potrebbe di acluni non fus-
se la mera verità, ma per non essere da gli inuidi & maligni (se bene contr'ogni douere) maò
ledico reputato. Dico adunque, che à tempi nostri sono stati & sono molti i sonatori eccel-
Sonatori ec-
cellēti di Liu
to & di tasti.
lenti & di Liuto & di tasti; tra quali alcuni hanno veramente saputo & ben sonare, & bene
scriuere, ò vogliamo dire comporre nel loro strumento; come in quello di tasti vn?Annibale
Annibale Pa
douano.
Padouano & nel Liuto vn Fabritio Den
tice.
Fabritio Dentice nobile Napoletano. altri ve ne sono stati & sono,
che hanno scritto & scriuono eccellentemente, & che hanno ancora saputo molto sonare, ma
non bene.
STR. Come può stare nell'istesso subbietto & nel medesimo tempo, il molto saper sonare, &
non sonar bene?
BAR. Nell'istesso modo che sta nel dotto Oratore il molto sapere, & la poca gratia conces-
sagli dalla natura nel dimostrarlo orando cō la viua sua voce; al qual difetto supplisce bene spes
so con la penna, dimostrando con essa l'eccellenza del suo valore.
STR. Ho benissimo inteso, però potete seguitare & dirmi minutamente tutto quello che oc
corre per intelligenza di questo fatto; & appresso alcuno particolare degli Strumenti di fiato &
di corde de nostri tempi, circa l'eccellenza & antichità loro.
BAR. Non mancherò compiacerui in tutto quello che potrò & saprò mai. L'istesso che al-
Difetto che al
cuni sonatori
& Cōtrapun
tisti.
l'Oratore occorre alcuna fiata, auuiene parimente nel dotto & sciente sonatore, & Contrapun-
tista; i quali saperanno scriuere & dimostrare quel saper loro per eccellenza, & auuertiranno cia
scuno minimo particolare accidente che conuiene al ben sonare & al ben comporre; ma troue-
rassi poscia di questo la fantasia così priua d'inuentioni, & le dita & le mani di quello, ò per difet
to di natur, ò per hauerle poco esercitate, ò per qual sia altro accidente; così deboli & male at-
te à vbidire à quanto dalal ragione le viene comandato, che non potendo con esse esprimere quel
li affetti nella manierache gli intende & gli ha nella sua idea scolpiti, son cagioni che ne vno
ne l'altro nell'operare non sadisfanno interamente, & che si tolgano dall'impresa; cercando essi
Altra sorte
di sonatori.
ancora come l'Oratore à tal difetto con la penna supplire: con la quale ne sono riusciti alcuni
mirabilmente. Altri sono che hanno ben sonato & suonano nell'vno & nell'altro strumento,
& nondimeno haueranno poi male scritto: parte de quali come piu accorti, non si sono mai cu
rati di mostrare al mondo quel saper loro con la penna; & dato che gli habbiano alcuna cosa cō
posta & scritta, non l'hanno pubblicata: per hauer molto bene conosciuto il poco ò nullo va-
Altra sorte di
Contrapunti
sti.
lore di essa, & conseguentemente il biasimo che gli hauerebbe apportato nel venire in mano à
questo & à quello intelligente. Ve ne sono latri che non hanno saputo fare questa ne quella co
sa, nulladimeno sono stati & sono reputati da molti per huomini di valore, & l'istesso che è
occorso tra sonatori, è altresi auuenuto (come intenderete) à semplici Contrapuntisti. Quel-
li come Annibale Padouano, che habbiano saputo ben sonare & bene scriuere; à comparatione
del numero che ci è de sonatori di tasti, sono pochissimi; & in tutta Italia di che nìè copiosa piu
che altra parte del mondo, non credo in modo alcuno che passino il numero di quattro. tra i
Claudio da
Coreggio.
quali si annouerano Claudio da Coreggio, Giuseppe Guami, & Luzzasco Luzzaschi; l'altro
qual sia lo dichiareremo altra volta. la cagione poiche questi sadisfacciano si con la pēna & col
Giaseppe
Guami.
sonar loro, è questa. Sono primamente stati piu & piu anni sotto la disciplinade primi huomi
Luzzasco
Luzzaschi.
ni del mondo in quella professione, & con molte comodità; hanno vedute & diligentemente es-
saminate tutte le buone musiche de faosi Contrapuntisti; con i quali mezzi si sono acquistati
page 139 vn Contrapunto purgatissimo & squisito; hanno studiato in esso strumento tutto quel tempoeccellenti so
natori di ta-
sti & Contra-
puntisti.

con la maggiore diligenza & assiduità che imaginare si possa, & del continouo vanno studian-
do & imparando; sono stati in piu parti del mondo & pratticato con diuersi valenti huomini
della professioen loro; sono di piu stati dotati dalla natura di bellissimo ingegno, di gran giudi In qual ma-
niera siano di
uenuti tali.

tio, di felice memoria, & di fiera & insieme leggiadria dispositione di mani: oltre all'hauere (&
meritamente) hauuto occasioni di seruire non solo Principi grandi & ricchissimi; ma inten-
dentissimi & giuditiosi in particolare della musica, & di piu liberali: il che sapete quanto im-
porti & dello stimolo che sia à gli animi nobili & virtuosi. Sono altri (pure di questo primoAltra sorte di
Musici.

cerchio) che veramente sanno & intendono le cose della Teorica & della pratica eccellentemen
te, & per tali sono (da ciascuno intelligente che di essi ha cognitione) reputati; ma sono per di-
fetto di natura così d'ingegno tardo, & d'inuention priui; che le cose da lor composte hanno
così poca gratia, che non solo non dilettano, ma generano satietà & noia nell'vditore con le pri
me due righe. nulladimeno discorrono di qeulle materie & le sanno dimostrare mirabilmente;
i quali si possano comparare à quella volubil cote ò sasso che dire lo vogliamo, che aguzza & Comparatio-
ne.

assottiglia alcuni corpi duri, che forono e tagliano poi di maniera che si può dire che radino:
con tutto questo, esso in quel mentre diuien piu ottuso. Altri che sono desiderosi & gli pare me Altra sorte di
sonatori.

ritare d'essere tra questi numerati, per hauer solo nel sonare vna tal fierezza & dispositione di ma
ni, che fanno marauigliare la piu parte di quelli che gli ascoltano; i quali nel mettersi à srciuere
quel saper loro, vanno così à rilente à mettere in carta quello che hanno auanti sonato, che alcu
ni che vedono & essaminano poi gli scritti loro, gli giudicano di ciascuni altri che di essi. ne
da altro ciò nace, che dal non hauere l'istesso priuilegio la penna nello scriuere, che hanno le di
ta nel sonare, & la lingua nel dire; & bisognare volendo da gli estrenui Capitani esser tenuto buō
Caualiero, segni piu chiari di valore, che porre con leggiadria la lancia in resta. dalla qual cosa
si può fare ancora giuditio dell'importanza che siano quelle cose che si prontamente à gli orec-
chi de vulgari suonano, quando non si ardiscono à scriuerle & palesarle al purgato giuditio &
vdito degli intelligenti, per il timore che hanno di essi. non tratterò molti particolari che io po
trei della cosa del Liuto, per hauerne à lungo trattato il Galileo nostro nel suo Dialogo intitola-
to Fronimo; il quale publicò gli anni passati; & per quello mi ha detto vuol pur hora di nuo-
uo ristamparlo con copia maggiore di secreti della prima impressione, & altre cose vtilissime &
necessarie à quella facultà che egli tratta.
STR. Vn solo particolare comune con lo strumento di tasti voglio che me ne dichiate pia-
cendoui.
BAR. Dite qual sia.
STR. Sono atti vgualmente questi due famosi strumenti, à muouere nell'vditore gli istessi af-
fetti vno che l'altro?
BAR. Signor nò.
STR. Quale è la differenza loro?
BAR. Questa. Tutti gli Strumenti di corde come Grauicimbali, Arpicordi, Spinette, ClaDiuersa natu
ra degli Stru
menti di cor-
de.

uicordi & altri simili, sono grandemente atti à esprimere le attioni & del corpo & dell'animo si
come l'harmonie Frygie, & Lydie, che hanno delconcitato & del baccante; & per il contra-
rio il Liuto & la Viola d'arco, come l'harmonia Doria, le graui & le seuere: & questo ce lo può
(oltre all'esperienza delle cose maestra) a bastanza insegnare, quando ben si lasci da parte d'au-
uertire la diuersa qualità & grandezza degli interualli che tra essi sitrouano, che è però di non
piccola importanza; la sola consideratione, qual sia la materia che percossa rende il suono negliConsideratio
ni dell'Auto-
re.

vni & negli altri strumenti, & qual sia quella che di ciò è cagione intrinseca. la principale del
suono negli vni & negli altri di questi, sono come sapete le corde teseui sopra; ma quelle dell'Har
picordo & degli altri sopradetti Strumenti di tasti, sono d'ottone & d'acciaio, tocche & percos-
se poscia dalle aste (che quanto alla durezza all'osso si assimigliano) delle penne del coruo &
dell'auoltore; & quelle del Liuto &della Viola sono d'intestini d'animali bruti; le quali quādo
fussero de ragioneuoli, non dubito punto per la conformità & conuenienza che hanno insieme
maggiormente con la nostra natura, che elle non facessero altri effetti di quelle migliori; & l'agē-
te poi che le seca & percuote è l'arco, & l'istesse ditadell'huomo. considerate hora voi, qual sia
la differenza che è tra le corde & l'agente intrinseco di questi & di quelli strumenti; come circa
la materia di che son fatte, doue & come generate, & la conformità &disformità ch'ell'hanno
con la nostra natura, che senza piu oltre discorrerui intorno à questo capo, trouerete da voi istes-
so senza molto ò alcuna fatica, tutto quello che di piu desideraste.
STR. Che diremo appresso dell'Organo?
BAR. l'Organo poi, per hauere molte & molte canne di diuerse grandezze & grossezze con
diuersi artifitij fatte, & per la copia de registri; è atto à esprimere non solo tutte quelle sorti di
affetti che conuengano alle tre famose & principali spezie d'harmonie dette di sopra; ma quel-
le ancora piu della Lydia acuta & le tre piu della Doria graui. Vengo hora à trattare di quellaAltra sorte di
Musici.

sorte d'huomini che hanno bene scritto & saputo ancora sonare, ma non bene; i quali si sono
page 140 acquistata quella intelligenza & saper loro, nell'istesso modo, & forse con maggiore industria de
primi; per essere stati dalla natura fauoriti nella dispositioen della dita, e nell'inuentione;
Parte princi-
pali del Sona
re & compor
bene qual sia.
che son le parti pricipali de Contrapuntisti & de Sonatori; à quali difetti hanno molti di que-
sti & di quelli cercato pratticandosi con lungo studio supplire, & nondimeno ha maggior for-
za hauuto la natura, che l'arte: la onde essi ancora hanno tal difetto purgato con l'eccellenza de
Altra sorte di
Sonatori.
gli scritti loro. Altri sono che nel sonare qual si voglia strumento & di corde & di fiato, haue-
rāno la maggior disposzione di mani, di lingua,& di labbro ce si possa desiderare, accompa-
gnati alcuna fiata da buon contrapunto; con tutto questo haueranno così duro & rozzo vdito,
che non gli sarà mai stato possibile circa gli interualli e'l tempo, accordare ne anco quando soli
haueranno soato; & l'istesso è occorso altra volta di quelli che hanno hauuto nome di gran can
Altra sorte di
Contrapunti
sti.
tori. Donde nasca poi, che alcuni non saperanno à pena leggere (per non dir parlare) & saran-
no in oltre di maniera rozzi, & delle cose del mondo così poco intendenti che nulla meno se ne
potrebbe sapere; niente dimeno, nella cosa del contrapunto & particolarmente ne madrigali rie
scono si, che fanno stupire chi gli ascolta; & questa è la cagione. sono stati questi tali per adorna
re & empiere di spiriti quelle compositioni loro, dalla natura dotati de piu belli & gratiosi pas-
saggi, delle piu nuoue & ingegnose inuētioni che imaginare alcuno si possa: & saranno in oltre
vsate da essi così à proposito à tempo con leggiadria tale, che per diletto dell'vdito non si potrà
Altra sorte di
Sonatori.
in quel genere piu oltre desiderate. Perche habiao molti ben sonato & male scritto, si può
arditamente rispondere che ciò sia auuenuto per la fierezza & dispositioni delle mani, & per ha
uere assai affaticatasi la memoria nell'apprendere diuerse cose buone di questo & di quello altro
eccellente compositore, senza piu oltre sapere della scienza & dell'arte: le quali nel recitarle poi
con lo strumento in che si sono pratticati lungo tempo, hanno con esse molto dilettato. perche
col frequente studio loro & l'assiduo esercitio, oltre alla naturale inclinatione, le hanno sonate
con molta gratia & leggiadria. ma tirati poscia vna parte di essi, da vn'ambitioso desiderio d'es-
Vitio di al-
cuni sonatori.
sere ancora dotti reputati, si sono messi à scriuere alcuna cosa tratta dallo strumento, senz'hauere
alcuna ò poca cognitione del cōtrapunto; & come creatura loro parsagli bella & amatala, lhan
no senza pensar piu oltre pubblicata; dandosi ad intendere che ciascun'altro che la sia per vede
re, l'habbia da considerare secondo l'interesse & sapere di qeulli. la quale capitata in mano de
gli intelligenti; ne hanno tra di loro dopo hauerla essaminata, fatto quel giuditio che merita il
valore della cosa, & il sapere di quelli: senza punto curarsi d'intendere (come à loro poco attenē
te) se gli autori di essa la suonano ò l'hanno sonata bene ò male. ne vi paia in conueniēte che pos
Sonare & cō-
porre può na
scer dalla pu
ra prattica sè
$'hauere co-
gnitione d'al
tra cosa.
sa trouarsi alcuno che suoni & componga bene & che non sappia nulla, perche come pur dianzi
vi dissi, diuersa cosa dall'intendere è l'operare: questo è il fine dll'arte, & della scienza quello.
la cagione che quelli tali non perdano la reputatione & il credito, per essersi dichiarati con ha-
uer pubblicato si fatti scritti loro, poco intendenti della scienza delal musica per non dire igno-
ranti; & che per il contrario non l'hanno acquistato quelli che bene hanno scritto & sanno, ma
non ben sonare, nasce principalmente di quì. Ciascuno che gli ode sonare, è atto à dirne il pa-
rer suo circa il piacere ò non piacere piu & meno; ma non è già suffiziente qual si voglia huomo,
à far vero & retto giuditio del valore d'vn libro: perche à questo si ricerca hauer prattica & sciē
za della facultà che egli tratta, & à quello basta solo non essere dell'vdito priuo, in oltre, di mil-
le che vdiranno sonare quelli tali, non vedrà i libri loro vno; il quale non è atto quando ben vo
lesse, à torre ne à dare nome ò reputatione ad alcuno: ancora che non mancano i maligni & gli
Inuidia parto
rita dall'igno
ranza.
inuidiosi, che per risplendere essi nelle tenebre della loro ignoranza, tengono sepolte le cose buo
ne di questo & di quello, & molte volte ancora se ne fanno priuatamente honore mostandole
per sue; ma gliela passano però quelli che sono di essi meno itendenti, di che si appagano. l'v-
niuersale che ode sonare questo & quello, per non esser atto da sè stesso à conoscere se gli è huomo
di valore ò nò; ne domanda prima ò poi à qualche intrinseco amico che di tal cosa ha cognitio-
ne, ò è in tal concetto di quello che parere gli chiede; & estendogli detto che si, per tale lo repu-
Fine dell'im-
perita molti-
tudine nell'u
dire sonare ò
cantare qual
sia cosa & da
chi si voglia.
ta & per tale l'ascolta, & così per il contrario se altramente esce di esso il grido. in quel mentre
poiche attentamente lo ascolta sonare, ha per mira solo se le dita sono disposte, se con velocità
scorrono per il tastame, corpo, ò manico dello strumento; & se quelle cose che egli suona hanno
della musica del Teatro, ò per chiamarle co il nome che vsono quelli, se elle sono ariose & al-
legre: & attende in somma non ad altro, che à trarne quel poco di passatempo & sollecitamen-
to che egli può per diletto del senso dell'vdito; senz'altramente pēsare (mercè della indisposizio
ne) di pascere insieme l'animo de suoni & canti virtuosi & honesti. Al modo poi come siano
da esso operate quelle cose che concorrono (se però così si può dire) alla perfettione dell'harmo
Precetti del-
l'Autore da
osseruarsi per
ben sonare.
nia; come per essempio se le parti della Cantilena si odano ciascuna interamente & con egualità
di suono; s'ell'è sonata nella propria sua posta; se le dita tengono le note l'intera loro valuta; se
le parti si occupano il luogo l'vn'all'altra; se del continouo hanno tra di loro l'harmonica rela-
tione; se le fughe & l'imitationi sono espresse di maniera che elle venghino secodo l'intentione
del compositore dall'vdito interamente comprese; se la rieprcussione delle note è vsata doue &
del compositore dall'vdito interamente omprese; se la ripercussone delel note è vsatsa doue &
quando cōuiene con i debiti mezzi; se i passaggi che ad essa aggiugne l'agēte sono osseruati secon
page 141 do le regole de detti Contrapuntisti; & che in quel mentre si odino ciascune delle parti; se le
cadenze sono diminuite, doue, quando, & come conuiene; se quelle noteche per la perfettio-
ne del concetto hanno bisogno col mezzo de segni accidentali d'essere sonate piu ò meno tese ò
rimesse di quello che mostra la position loro, siano veramente accomodate con la debita diligen
za à tempo & luogo conueniente; se l'impertinenti difficulta sono da esso giuditiosamente tolte
via; se la parte graue della Cantilena che egli suona, ha secondo l'intendimento dell'autore di
essa, la Terza & la Quinta ò alcunadelle replicate; ò se l'harmonia va continouata con la debita
misura & proporzione; non vi pensa cosa del mondo ,ne può per non esserne capace in modo al Nō intesi dal
vulgo & però
nō apprezza-
ti da lui.

cuno pensarui, se bene prosontuosamente vuol dare di ciascuna cosa giuditio, & mordere di na
scosto & lacerare questo & quello virtuoso; & disprezzare & auuilire tutte le cose che son fuore
di lui da altri sapute, dette, &ritrouate; il bene intendere & operare delel quali desidera princi-
palmente l'intelligente nel sonatore; & quando in esso le ritroua, lo ammira, & vie piu congiun-
te à quella veloce & insieme sonora & leggiadra dispositione di mani piu volte detta; ma di que-
sta semplicemente senza quelle, non sono non fa conto alcuno, ma se ne ride; & la cagione che à
ciò lo muoue è questa. Se noi ci trouassimo à vdire vna lettione di filosofia ò d'altra nobile facul Comparatio-
ne.

tà, & che quel tale che la recita si portasse in quella eccellenza maggiore che si potesse desiderare;
per ispiegare in essa concetti altissimi & difficili, vestiti di parole scelte, pronuntiate con quella
gratia maggiore desiderabile, con sonora voce, con gesti à esse conformi, & con mirabile ordi-
ne: credo che nel fine di essa ciascuno degli vditori direbbe, che costui fusse vn huomo raro &
diuino, & che per vno de maggiori litterati del mondo in quella facultà da tutti ammirato sa-
rebbe, ma se dopo vscisse da canto vn'huomo intelligente & reputato, & ci facesse constare che
quel tale haueua quella si fatta lettione imparata à mente, & che delle cose attenenti alla filosofia
ò à quella materia di che hà trattato n'era ignorantissimo; ciascuno che à quel dire prestasse indu
bitata fede, muterebbe (m'auuiso io) subito sentenza, & loderebbe in esso quelle sole parti che
sopn sue veramente: come la sonorità della voce, la spedita pronuntia, al dolcezza degli accenti,
la gratia del dire, la vaghezza de gesti, la capacità della memoria, & in simma ciascun'altra co
sa eccetto il sapere; per vedersi & vdirsi tutto il giorno di queste cose si fatte accadere à infiniti fā-
ciulli di tenerissima età, nelle scene, nelel catedre, & sopra i pulpiti. Quell'altra sorte d'huoAltra sorte
di Sonatori.

mini poi, pur dal vulgo reputati per gran sonatori, che mai scriuono, ò per meglio dire non
pubblicano alcuna cosa loro; nasce per non sentirsi atti con esso à sadisfare, come con lo stru-
mento: perche con lo scriuere, non hanno à piacere all'vniuersale, che per l'ordinario ha come
sapete poca cognitione del buono delle cose; ma à particolari, bene spesso piu di essi inten-
ti: & così come piu accorti di quelli altri dell'istesso ordine, se ne stanno senza punto curarsi di
palesare al mondo per via di scritti, qual sia il ben saper sonar loro; non altramente di quello che
fanno i sagaci prouisanti: i quali all'improuiso cantando, fanno per modo di dire, marauiglia Comparatio-
ne.

re chiunque gli ascolta; senz'altramente fare stima di mandare in luce & pubblicare quello che
hanno cantando detto. conoscendo molto bene, che i concetti & la qualità delle parole, delle
rime, & de versi, mouerebbono facilmente à riso la maggior parte (e non tutti) di quelli che gli
leggessero & vdissero: il che non occorse quando gli recitauano, per non hauer dato tempo à gli
vditori d'intendergli, non che di considerargli; & per essere com'è detto, differenti quelli che
leggono, da quelli che ascoltano: & di ciascuno di questi potrei daruene sensati essempi, & mo
strarui à dito quali siano, il che farei quando conuenisse.
STR. Voi me gli hauete così bene del naturale dipinti in questo nostro discorso, che io gli
riconosco distintamente à vno per vno senz'altramente scriuergli sotto il nome.
BAR. Non ho voluto per questo dire di acluno particolare, & se per auuentura vi fusse chi
ciò per suo biasimo da me esser detto persumesse; questo vorrei che stimasse me, non degli huomi Discorre l'au
tore intorno
lorigine & ec
cellenza degli
strumenti de
suoi tempi.

ni, ma della cosa propriamente ragionare. Sarà bene che auanti che io venga a trattare del-
la quarta & vltima spezie de Musici de'nostri tempi, che saranno chiamandoli col nome pro-
prio loro, i sonatori da balli, amati & fauoriti dal vulgo; dire qual cosa ancora secondo il desi-
rio vostro, dell'inuentione & origine degli artifitiali strumenti; & alcuno particolare di qeulli
che suonono di Trombone, di Cornetto, & di Viola d'arco & Violone. nel primo luogo de
quali porteremo meritamente i professori della Viola, nel secondo quelli del Cornetto, & nel ter-
zo & vltimo quelli che hanno dato opera alla cosa del Trombone. i quali professori in vniuer Auuertimēto.

sale parlando dico, che ciascheduno merita da qual cosa essere reputato, tutta volta che in esso
operi in quella eccellenza che si desidera conuenirsi; auuertendo però quelli che visogno ne han
no di questo solo particoalre: i quali epr mostrare la dispositione del labbro, l'agilità della lin-
gua, & la velocità delle dita loro, credendosi che in esse consista il sapere; diminuirannotalmen
te dal vero suo essere, l'aria, la sembianza, l'effigie, & la natural bellezza di qual si voglia cantile
na che gli dia tra le mani; inuolgēdola dal capo alle piante nella confusa nebbia di quei loro ala-
ti passaggi ò tirate che se le dichino, mediante il quale sproportionato & disdiceuole immasche-
ramento, è per consocerla à nome l'istessa difficultà che era ne'tempi di Cimabue & di Giotto,Giotto & Ci
mabue, & lor
costume.

il discernere nelle pitture loro molte principali & importantissime differenze. imperoche nel
page 142 dipignere questi le semplici piante, gli animali volatili, gli acquatici, i terrestri, & finalmente i
ragioneuoli, era difficilissimo se non impossibile, il conoscere la Borrana dall'Ottica, la Passera
dal Fanello, la Trota dal Ragno, la Lepre dal Coniglio, & Giulio daAlessandro: ma gli huomini
discreti & da bene, per tor via ciascun dubbio à quelli che non senza lor marauiglia le riguarda5-
uano, scriueuono sotto esse i nomi loro. di che non hanno men bisogno le Canzoni sonate di
mano di quellitali che ciò costumano, volendo distinguer questa da quella. la onde alle volte
si vede ad alcuna di esse vn braccio di strascico, & altra volta darle la mal tessuta vesta à mezza gā
ba: ma i sopradetti Pittori sono nō solo degni di scusa, ma (per la semplicità del secolo & loro,
& per la difficultà & nouità della cosa) di lode infinita; hauēdo di man loro risuscitato la morta
bella, & nobil Pittura: doue per il contrario i sonatori si fatti, sono degni per la temerità loro,
di riprensione, anzi di castigo & non piccolo: non mancono ancora di questi tali tra sonatori
Cornetti, e
Tromboni,
perche intro-
dottisi.
di Liuto & di tasti, ma siane detto à bastanza. Sono i Cornetti, & i Tromboni, stati piu tosto ri-
trouati & introdotti ne musicali concerti per necessità di soprani & di bassi, ò vogliamo dire
per fare in essi corpo e strepito, ò vero per quello & questo insieme, che per alcun buono & neces
sario effetto che vi facciano: & che questo sia vero, osseruate, che non si odono per l'ordinario
questi tali strumenti altroue, eccetto doue è necessità di voci si fatte. in quei luoghi poi doue n'è
copia ò à bastanza, non si sentono mai; intendendo sempre doue si fanno musicali concetti per
veramente gustare quella parte di buono che ha la musica de nsotri tempi, dato però che ella vi
Esercitati per
sadisfattione
della plebe.
si ritroui. si vdiranno bene molte volte nelle mascherate, nelle scene, sopra le ringhiere delle pub
bliche piazze per sadisfattione della plebe & del populo, & contro ogni douere ne cori & sopra
gli Organi de Sacri Tempi per le feste solenni: credendo la stoltitia de vulgari, che i Dei piu vo-
Stoltitia de
vulgari.
lentiere ascoltino l'artifitioso strepito che fanno le canne d'osso, di legno, & di metallo inspirate,
che le semplici voci le paroel & i concetti humani; non per altro dati principalmente all'huo-
Parlare, epr-
che dato al-
l'huomo.
mo, che per lodargli, honorargli, & rendergli gratie. non si odono mai questi tali strumenti nel-
le priuate camere de giuditiosi Gentilhuomini, Signori, & Principi, dou'interuēgano quelli ceh
veramēte hanno il giuditio, il gusto, & l'vdito purgato; imperoche da esse sono totalmēte sbandi
ti; la qual cosa non auuiene alla Viola d'arco, per la conuenienza & proporzione che ha il suono
suo con l'humana voce & natura. È il Cornetto per mio auuiso, vno Strumento piu da vsar-
si negli eserciti come già vsarono gli Spartani la Tibia, che nelle priuate camere; & il Trombone
per essere il suono suo molto conforme al mugliar de Tori per non dire Bufoli, & esser conseguen
temente formidabile; sarebbe molto à proposito ne boschi per caccaire le fiere de nidi & coui lo
ro, & spauentarle in guisa che col corno spauentò Astolfo Galigorante, acciò piu facilmente es
sero nella rete & lacci tesigli. non si possano ne si deuono per diuersi rispetti comparare questi ta
li professori, ad alcuno de reputati sonatori di Liuto & di tasti sopradetti: prima per la facilità
grāde di questi, & difficultà di quelli; & ancora per sonare vna parte sola & per l'ordinario al li-
bro. in oltre, vn solo di qeusti non vale cosa del mondo, mediante l'hauere sempre di bisogno
(secondo l'vso d'hoggi) di quattro & sei per la perfettione del concerto, & per essere di piu pri
ui i professori di essi in quel mentre che eglino suonano, & del aprlare, & poco meno che del di-
Memoria, ma
dre della mu
sica.
scorrere: oltre che quel sonar loro, può molto bene stare non solo senza cognitione alcuna &
prattica del contrapunto non che della Teorica, ma senza la madre ancora della musica ò d'al-
tra cosa buona & imoportante. È ancora il Trombone il particolare (oltre alla piu parte di
Trombone &
Cornetto, per
che non vsa-
to da nobili.
quelli di fiato) vno strumento meno adoperato da nibili che alcun'altro; & non vogliono co-
me ben creati in esso esercitati, forse mossi dall'essempio di Minerua, ò veramente d'Alcibiade,
ò pure per non esser tenuti da quelli che sonare gli vedono, figliuoli di Eolo, & venire ad ingiu-
riare le madri loro, non altramente di quello che faceua il Magno Alessandro Olimpia, quando
Alessandro re
putato figli-
uolo di Gio-
ue. Plutarco
nel 4. degli
Apoftemi.
diceua essere figliuolo di Gioue. sono ancora degni di disprezzo questi si fatti strumenti, per la
ragione che Aristotile rende in confutare la Tibia: auuenga che ella partorisca dice egli, contra
rio effetto all'eruditione, per impedire l'vso della raigone, & però vietarono l'esercitio di essa à
giouanetti nati nobili; oltre che il segno nel quale hanno preso la mira quelli che gli esercitano
(soggiunse il Filosofo) non è buono; perche gli spettatori essendo huomini vili, sogliano vole-
re varietà di musiche, & però quelli che intorno à loro si affaticano, fanno loro stessi & le loro
persone simili mediante li moti; la qual cosa non è da huomini liberi, ma da seruili come altra
volte disse, & da meccanici artefici. Non su puo rendere determinata ragione, quale degli stru-
menti moderni fusse prima ò dopo dagli huomini ritrouato; per non esserci scrittore che io sap
Apollo inuē
tore del sona
re & cantare.
pi, che na habbia di questa lasciata memoria alcuna; & l'istessa difficultà nasce come hauete vedu
to tra quelli degli antichi: Se già noi non volessimo dire insieme con i fauolosi Poeti, che Apol
lo ripieno & ornato di ciascuna virtù & scienza, fu non solo inuentor della musica, ma della Li-
ra, della Tibia, &delal Sampogna: cioè degli strumenti di fiato, i corde, & appresso del can-
Statua d'A-
pollo, nel
Tempio di
Delfo.
to, argumentando per il testimonio di Plutarco insieme con Alceo & altri, che gli huomini di
quei tempi in memoria di qeusto benefitio da lui riceuuto, nell'offerirgli i sacrifizij non erano
senza il coro & i sudetti strumēti musici: oltre al vedersi già nel tēpio di Delfo vna statua del me
desimo Dio à perpetua memoria delel cose, scolpita in questa maniera. reggeua la detta statua
page 143 d'Apollo con la destra mano l'arco; alla qual pendeua dal sinistro fianco le saette; & con la sini-
stra riteneua le gratie: ciascuna delle quli sosteneua vno strumento musico; hauēdo vna la Lira
le Tibie l'altra, & quella che staua nel mezzo del cōtonouo si metteua à bocca la Sampogna. gli
artefici della quale, dicano essere stati al tēpo d'Hercole: quātuque altri voglino, che Apollo ap Apollo, ap-
prende l'arte
musica da Mi
nerua, enll'8.
della Rep.

porendesse questa facultà da Minerua; alal quale è attribuito particolarmente da Aristotile, l'inuē-
tione delle Tibie; secondo il cui parere furono psocia da essa disprezzate & gittate via; non per-
che tenendole in bocca, & enfiando le guance nel sonarle, la facessero brutta; ma perche la disci-
plina di tali strumenti, dice egli, non gioua nulla alla mente; & à Minerua si ttribuisce la scien
za & l'arte. ma lasciando intorno l'inuentioni degli artifitiali strumenti, l'antiche poesie & faOrigine d%egli
strumenti di
tasti.

uole da parte, & venendo all'origine di quelli de nostri tempi dico; che à ciascuno che sottilmen
te anderà con sano giuditio conietturando la cosa, & con diligenza essaminandola, non sarà dif
ficile à trouar tanto dell'origine loro, da persuaderne al meno probabile se non necessariamente,
donde deriuati, da chi, perche, & quali prima & quali dopo introdottosi. fra gli strumenti
adunque di corde che sono hoggi in vso in Italia, ciè primamente l'Harpa, la quale non è altro
che vn'antica Cithara di molte corde; se bene di forma in alcuna cosa differnte, non da altro ca
gionatagli dagli artefici di quei tempi, che dalla quantità di esse corde & dalla loro intensezza;
contenendo l'estreme graui con l'estreme acute piu di tre ottaue. fu portato d'Irlanda à noi que Harpa venu-
ta à noi d'Ir-
landa.

sto antichissimo strumento (commemorato da Dante) doue si lauorano in eccellenza & copiosa-
mēte: gli habitatori della quale isola si esercitano molti & molti secoli sono in essa, oltre all'essere
impresa particolare del regno; la quale dipingano & sculpiscono negli edifizij pubblici, & nel-
le monete loro: adducendo per cagione di ciò, esser discesi dal Regio Profeta Dauid. Sono
le Harpe che vsano i detti popoli, maggiore assai delle nostre ordinarie; & hanno comunemen-
te le corde d'ottone, & alcune poche d'acciaio nella parte acuta à guisa del Grauicimbalo; i so-
natori delel quali costumano portare le vgne di ambedue le mai assai lunghe, acconciandosele
artifitiosamente nella maniera che si vedono le penne ne saltarelli che delle Spinette le corde per
cuoteno; & il numero di esse è cinquantaquattro, cinuantasei; & sino in sessanta: quantunque
appresso gli Ebrei non si legga che la Cithara, ò'l Salterio del Profeta passassero il numero di die
ce: la distribuitione delle corde della quale Harpa, hebbi à mesi passati (per mzzo d'vn tētilissi
mo Signore d'Irlanda & dopo hauerla diligentemente essaminata, trouo esser l'istessa di quella
che da pochi anni indietro, si è doppia di corde introdotta in Italia: quantunque alcuni (con-
tro ogni debito di ragione) dichino hauerla nuouamente ritrouata; cercando persaudere al vul
go che altri che loro non la sanno sonare, ne intendono il suo temperamento. del quale fanno
tanto stima, che l'hanno ingratamente negato à molti; mal grado de quali, voglio in qeusto luo-
go descriuerlo, à comodo di quelli che lo desiderassero; & ricordargli appresso & à tutti gli al-
tri di così fatta mala natura, che segli huomini quali sono stati al mondo rari in diuerse nobili
professioni, non hauessero con tanta loro fatica lasciato scritto (per benefitio de psoteri) tanti e
tanti volumi intorno à esse, questi d'hoggi ne sarebbono per colpa loro ignorantissimi, & di
quelli oscurata la fama. doue mediante l'eccellenza de loro scritti, viuano eternamente nell'al-
trui memorie, & può ciascuno diuenire scientissimo & insieme (se con verita si può dire) felice;
se però in altro di questo mondo la felicità non consiste, che nel sapere & intendere la verità del-
le cose. dall'essempio de quali, inuitati gli animi nobili & virtuosi de tempi nostri, volentiere si
affaticano intorno ad imparare le scienze; non ad altro fine, che per poi facilitarle & illustrarle
con gli scritti loro: senza mai negare, ò celare cosa di momento che sappiano, à quelli che non
la sanno, & saperla desiderassero. Non si accorgono gli ingrati, che quel poco che sanno, l'han
no imparato da questo & da quello, & se gliene fusse stato auaro ò negatoglielo, sarebbono infeli
cissimi. ma tornando hora al temperamento del Harpa, voglio per vtilità maggiore di quelli che
intenderlo cercano,darne alcuni auuertimenti. la onde dico, che gli estremi primamente delle
58 corde che sono essa tese, contengano dentro à loro confini quattro Ottaue & vn Tuono di
piu: non maggiore, ò minore come hanno alcuni sognato, ma dalla misura che sopra ho detto
contenerlo lo strumento di tasti. l'estrema corda graue adunque, tanto per h duro, quanto per b
molle è CC; & l'estrema acuta Ddd, volendo hora tēperarle per b molle, le 16.corde graui del-
la parte sinsitra, vanno secondo la natura del comune Diatonico distribuite; & le 14.à queste op-
poste, che dalla destra parte vēgono (lasciādo però da parte gli vnisoni di d & d a) ne hāno à dare
per cosi dirlo, il Cromatico genere, conforme nella sua natura, al detto Diatonico: le 15 poi che
seguono queste verso l'acuto, vāno temperate Diatonicamente secondo il modo delle sedici piu
graui della sinistra parte. le tredici poi che seguono sopra le sedici prime, vengono à fare l'vfitio
delle piu graui della destra, come nell'essempio sivede. quando poi si volesse sonare per h duro,
si tolgono via i b molli di ciascuno Diatonico, & si pongano nell'vno & l'altro Cromatico à
luoghi de h duri, & questi si collocano à luoghi di qeulli nel Diatonico della destra & della sini-
stra parte. il qual modo di procedere su così ordinato dal suo autore, per lacomodità &facili-
tà che hanno le dita di ambedue le mani nel fare particolarmente le diminuitioni, e tirate. tro-
uasi adunque tra le dette corde cinque fiate C.5 d.4 e.4 f.4 g.4 a.4 b.4 h.4 vnisono di d.
page 144
Temperamento dell'Harpa.
Acuto.
Parte destra parte sinistra
Ddd.
Ccc.2
3.X.Ccc.
Bbb.4
5.hhh.
Aaa.6
7.Aaa.
Gg.8
9.X.Gg.
Ff.10
11.X.Ff.
Ee.12
13.b.E.
Dd.14
15.Dd.
Cc.16
17.X.Cc.
Bb.18
19.h.h.
Aa.20
21.Aa.
g.22
23.X.g.
f.24
25.X.f.
E.26
27.b.e.
d.28
29.d.
X.c.30
31.c
h.32
33.b.
a.34
35.a.
X.G.36
37.G.
X.F.38
39.F.
b.E.40
41.E.
D.42
43.D.
X.C.44
45.C.
h.46
47.B,
A.48
49.A.
X.?.50
51.?.
X.FF.52
53.FF.
b.EE.54
55.EE.
DD.56
57.DD.
58.CC.
Graue.
4.vnisoni d a.quattro diesis di C.4 diesi d.f.4 diesis di g.
& 4 b molli di e; che in tutto fanno la somma di 58 corde.
mancano in oltre per la perfettione della diuersità de concen-
ti, i quattro diesis di d, & i quattro b molli di a, per lo che
in quelle Cantilene doue tali corde occorrano, vi si accomo-
dano i loro vnisoni che sono tra le corde Cromatiche: i qua-
li vnisoni apportano grandissima facilità alle diminuitioni;
come chiaramente in prattica si manifesta, la qual facilità è ca
gione, che per l'ordinario si vadino come io vi ho detto & cō-
essempio mostrato distribuendo. È tanto simile l'Harpa al-
l'Epigonio, & al Simico, che si può con ragione dire che ella
sia vno di essi; ne crederei ancora che di molto erasse quello
che tenesse per vero, che le corde fussero nell'istessa maniera &
proportione tese in quelli che in questa: auuenga che non fu-
rono introdotti tali strumenti, se non dopo che si cominciò à
sonare in consonanza; & quale distribuitione sia à cio piu at-
ta, benissimo l'hauete inteso. & per torui il dubbio che vi po
trebbe nascere, se l'Harpa sia temperata secondo l'vso del Liu
to, ò dello strumento di tasti, ricordandoui di quanto se n'è
di sopra detto ve lo torrà indubitatamente. non voglio pas-
sare con silentio, il biasimo che alcuni cercano dare al Liuto,
Zarlino al c.
35.della 2.
parte delle in
stitutioni.
quando senza alcuan ragione dicano, che lo strumento di ta-
sti, è piu perfetto (negli accordi) d'ogni altro strumento; &
conseguentemente di esso Liuto, la qual cosa quanto sia dal
vero lontana, si può apertamente comprendere da quello che
sopra si disse in proposito del termperamento de loro interual-
li. e tornando all'inuentione & origine de moderni strumen-
ti, dico; che dall'Harpa douette verisimilmente (per la conue-
nienza del nome, delal forma, & della quantità, dispositione
& materia delle corde, se bene in Italia i professori di essa di-
Harpicordo
donde deriua
to.
cono hauerla loro inuentata) hauere origine l'Harpicordo;
il quale Strumento altro non è che vn Harpa giacente; & da
esso introdursi appresso gli altri di tasti; ma auanti di ciascun
Organo, don
de a noi venu
to.
di questi l'Organo. fu in vso questo strumento primamente nel
la Grecia, & d'iui per l'Vngheria si trasferì nella Germania tra
i Bauari; & ciò dico per hauerne veduto vno tra li altri nella
Chiesa Cattedrale di Monaco, Città principalissima di quel-
la prouincia, con canne di bossolo tutte d'vn pezzo, grande e
tonde all'ordinario delle nostre fatte di metallo; il quale nel
suo genere & di quella grandezza è il piu antico d'alcun'altro
che si toui non solo in tutta Germani, ma forse in qual si vo
glia altra parte del mondo, & perciò tenuto in ueneratione da
quei popoli. tra l'antiche memorie d'autorità che io habbia
Giuliano
Apostata.
trouato della certezza di questo nobile Strumento, è in vno
elegantissimo Epigrāma di Giuliano Apostata, nipote di Go-
stantino, & Imperadore, anzi Tiranno di Gostantinopoli; il
qual regnò negli anni della nsotra salute trecentosessantatre;
& in quel suo Epigramma come cosa nuoua & marauigliosa,
descriue l'Organo diligentemente: ne altra differenza trouo
tra il nostro & quello, che la materia di che son fatte le can-
ne, & conseguentemente la qualità del suono: imperoche
quelle erano di rame (dice egli) &rendeuano il suono acutis-
simo & vehemente. crederò ancora per i molti rincontri che
Nel fine del
9 del Purga
torio.
io ho, che quell'Organo di che fà mentione Dante, non fusse
precisamente come quello che si costuma hoggi; ma si bene in
molte cose differente: come nella moltitudine & grandezza
delle canne, nella distanza delli estremi, nella copia de registri,
& in molti altri particolari che per breuità si lasciano di rac-
contrare per non essere tedioso. l'Organo poi che cōmemora-
Capo 21.
Nel 10. à ca-
pi 17
Nel settimo.
Suetonio Tranquillo nella vita di Neronoe, & Vitruuio in pro
posito della musica Hydraulica dell'istesso; & quello di che
ci ragiona Gioseffo nell'antichità degli Ebrei in proposito di
page 145 Dauid, non sò che egli habbia eccetto che nel nome, à fare col nostro cosa del mondo: & quan
tunque questa voce d'Organo si legga infinite volte negli antichi scrittori, in proposito deQuello che
importi que-
stavoce d'Or
gano.

gli strumenti musici, & d'altro; nasce dall'hauere generalmente per questo inteso qual si vo-
glia di essi; perche il suo significato importa instrumento, & ascendere in altro; come è na-
tura di ciascun suono, & voce: è vltimamente rimasto questo nome particolare di quello stru.
mento, che ha facultà di maggiormente operare l'effetto del suo significato. Ho detto tra gli
strumenti di tasti essere prima degli altri stato trouato l'Organo, per esser cosa moderna il fare
le corde degli altri che sono d'ottone & d'acciaio; delle quali non si troua memoria che io sapCorde d'ottobr
ne, & d'accia-
io, non cono-
sciute da Gre
ci, ne da lati-
ni.

pia, appresso gli antichi Greci, ne Latini: & se bene ho detto che i popoli d'Irlanda le vsano
tali nelle Harpe loro, non intendo io epr questo, che le vsassero se non dopo che elle furono ri-
trouate dal suo autore; seruendosi prima di quelld d'intestini. Vengo hora à trattare di quel-
listrumenti pure di fiato, al suono de quali non solo recitauano le Tragedie, Comedie, & le Sa-
tire come altre volte ho detto, ma esercitauano gli antichi ciascuna spezie di Saltazione, cheStrumenti di
fiato de'no-
stri tēpi don-
de deriuati.

molte erano.
STR. Voi mi hauete piu volte detto, che gli antichi cantauano al suono della Tibia & del-
la Cithara, le Tragedie & Comedie loro, ne m'hauete per ancora msotrato qual sia l'autorità
che vi hà mosso à dire & creder questo: ne dettomi appresso da qual cagione fussero indotti à
far ciò. la onde prima che si tratti delli Strumenti di fiato de nostri ò d'altri tempi, desidero
piacendoui, intendere meglio questa verità.
BAR. Hauete mille ragioni; hor auuertite. che le Tragedie, & le Comedie fussero vera-
mente (nella maniera che hauete inteso) cantate da Greci, ve lo dico (otre à li altri degni di fe-
de) Aristotile nella particola dell'harmonia, al Problema quarantanoue. vero è che nella
Poetica, quando viene alla diffinitioen delle Tragedia, pare che egli scordi il alcuna cosa da
quel primo parere. che questa tale vsanza, fusse poscia la Latini abbracciata & seguita, ne
fanno (oltre à li altri luoghi d'autorità) piena fede l'inscrittioni delle Comedie di Terentio.
le cagioni poi di ciò, credo che fussero queste. Cantati qual si voglino sorte di versi da vn solo,
par c'habbiano piu del conueniente &del ragioneuole, quando vengano accompagnati dal suo
no di alcuno strumento, che quando di esso son priui: la qual conuenienza si scorge nell ostru-
mento ancora, tuta volta che sonando vna qualch'aria di Canzone, venga accompagnato
dalla voce di alcuno che insieme seco le canti. & si come pare che disconuenga il ballo, senza
il suono, così parimente non s'ha l'intera sadisfattione nell'vdire sonare alcun'aria, senza il
canto di essa; ò cantarne alcuna da vn solo, senza il suono della medesima. hora questa secon-
do il mio parere, venne à essere vna delel cagioni che indusse gli antichi à cantare su lo stru-
mento i versi delle Tragedie, & Comedie loro. in oltre, nel cantare lo Strione vnisone (&
non in consonanza come si è detto & prouato) con lo strumento; ò fusse Tibia, Cithara, ò
altro; veniua à essere da ciascuno de circunstanti maggiormente inteso, & à meno stancarsi la
voce di lui: & quello che piu importaua era, che il Tibicine, ò Citharista, come perito nel-
l'arte musica, veniua col mezzo dello strumento ben temperato, ò mantenere lo Strione in
quella voce e Tuono circa l'acuto & graue; & à farlig profferire le sillabe de versi lunghe &
breui, hora con molto & hora con poco suono & voce, secondo che conueniua alla qualità
del concetto che con le parole cercaua significare. i quali accidenti, non sempre da tutti gli
Strioni erano ordinariamente intesi; ne sarebbono stati interamente da essi espressi con le debi-
te circunstanze, senza l'aiuto del prattico Musico. & se grato vi fusse intendere per qual cagio-
ne gli Strioni si seruirono dell'harmonia Doria & Frigia, & della Lydia il Coro, & non del-
le altre; leggendo tutto il Problema del Filosofo da noi citato (tolte che siano però via le scor-
rettioni del Testo, che molte & di momento sono) ve lo farà noto. & venendo à trattare del-
l'origine degli Strumenti di fiato si come vi ho promesso, dico; che tra quelli de Greci, si
troua primamente l'Aulon; il quale è l'istessa cosa della Tibia de Latini, & del nostro Piffero:
questa sola differnza può tra quelli & il nsotro trouarsi, che hauendo distribuiti l'Aulon & la
Tibia i fori secondo la spezie Diatona Ditonica, siano quelli del Piffero ordinati secondo il
Syntono d'Aristosseno ò d'altri: ancora che à prattici sonatori di tale Strumento & degli altri
di fiato dall'Organo & il Trombone in poi, non iam olto difficile tra quelli fori che per l'or-
dinatio sono di tasti l'vno dall'altro per vn Tuono, fare vdire vn Semituono; & doue per il
contrario si troua questo, fare vdire quello. la qual prattica quando è bene esercitata, appor-
ta à professori di essi grandissima reputatione, & comodo à quelli che ne concerti loro si ado-
perano. l'altra differnza che può nascere tra il nostro & quelli, è nella quantità di essi fori;
perche ha del verisimile che l'Aulon & la Tibia, non ricercassero tanto numero di voci quan-
te ricercano i Pifferi de nostri tepi, rispetto all'vso del sonare in consonanza, & hauerne per
ciò bisogno di molti: dal quale hebbe origine la piua, ò Cornamusa che se la dichino hoggi;
Strumento veramente antichissimo, come da quello che Dionisio Longino col testimonio diPiua strumen
to antichissi-
mo.

Sofocle in questi due versi ce ne dice, in proposito d'vn loquace oratore (de suoi tempi) & poco
saputo.
page 146 Ben gonfia per sonare altre zampogne.
Ma quel sacco gli manca d'aure colmo.
È grandemente esercitato questo strumenti da populi d'Irlanda, al suono della quale vsano
quelle indomite saluatiche & bellicose genti, muouere gli eserciti & inanimirgli à menare va-
lorosamente le mani contro gli inimici; accompagnando ancora con essa i morti loro alla se-
poltura; con il quale fanno modi talmente lugubri, che inuitano anzi sforzano à piagnere i
circustanti. dal Piffero adunque deriuarono tutti gli altri strumenti di fiato, come i Flauti drit-
ti prima forse de trauersi; epr hauere à comparatione di quelli questi nel sonarsi molto dell'ar-
tifitioso & del difficile; si ancora per essere il suono di ambedue molto piu gentile & delicato &
ancora diletteuole alle nostrale orecchie, di quello del Piffero; se bene questo è piu concitato &
querulo, & atto per la quantità & veementia del suono, con efficacia maggiore à operare quel
li affetti che alla natura sua conuiene. che gli antichi hauessero cognitione di queste duse sorti di
Flauti come hanno alcuni commentatori creduto & presegli in cambio delle Tibie, non è cre-
dibile, per non trouarsebe vn minimo ricontro in alcuno autore d'importāza, ne in anticaglia.
Zarlino nelle
instit.al c.2.
del primo, &
nel 4.della
4.parte.
STR. Mi suol parere hauer letto che Gaio Gracco sempre che egli haueua à parlare al po-
pulo, teneua dietro à sè vn seruo Musico; il quale accortamente con vn Flauto ò Zufolo d'auo-
rio ò d'altro, lo rimetteua sonando, in Tuono conueniente all'espressione del concetto che egli
haueua tra mano.
Valerio Mas-
simo, nell'8,
al decimo.
BAR. In proposito di questo, gli scrittori fanno mentione della Siringa & della Fistula, che
tanto importa, & non del Flauto; la quale Siringa altro non è che quelle sette canne (le quali
in progresso di tempo à maggior numero ascesero) di diuerse lunghezze & grossezze, con teste
Gellio nel 1.
delle notti Ateniese.
insieme con cera, & lino; & si sogliano per l'ordinario dipignere in mano al Dio Pan in memo-
ria della sua bella & amata Siringa conuersa da Gioue in canna: la forma della quale è simile
Siringa da chi
ritrouata.
à vn'ala d'vccello, ò à piccolo Organo; l'inuentione di che si attribuisce à Celti.
STR. Mi è stato molto grato l'intendere questi particolari, però andate tessendo il restante
Giulio Pollu
ce nel 2.capo.
dell'ordita tela.
Flauti diritti
ritrouati da
Gali.
BAR.Furono introdotti in Italia i Flauti dritti da Galli, & dagli Suizzeri i trauersi; dopo
l'vso de quali come piu artifitiosi & di maggior fatica nel sonarsi, douettero verisimilmente (se
bene questa nostra regola nella cosa dell'inuentione degli strumenti musici si vede molte volte
Flauti trauer
si ritrouati da
gli Suizzeri.
patire eccettione) essere ritrouati i Cornetti, & i Tromboni, ma non prima che si cantasse (second
do l'vso d'hoggi) in consonanza queste piu arie isieme: mossi i loro inuentori dalla necessità
detta di sopra; & ancora perche gli huomini metteuano prima la barba che sapessero ben canta
re; per essere di bisogno in quelli primi tempi, mediante la rozzezza del secolo & la nouità del-
la cosa, ò vogliamo dire per la semplicità di quelli che sin'ad hora l'hāno amministrata, spender
Trombone
à noi venuto;
ui molto tēpo; tralmente che le voci puerili si perdeuano auanti che elle si potessero godere. furo
no gli autori del Trombone i Sassoni, quantunque in Norimberga Città famosa della Franco-
nia, vi si lauorono eccellentemente; & della Stiria fu portato à noi il Cornetto; & in Venetia si
fanno hoggi i meglio che vadino attorno. Ha il Trombone questo particolare d'eccellenza, che
egli è atto (per non hauere obbligo di fori ne di tasti in luoghi determinati, ma son riposti nella
discrettione & giuditio del perito Trombonista) con l'accrescere & diminuire il vano della sua
canna; à sonare ciascuna spezie de tre generi d'harmonia in quella esattezza maggiore che desi-
derare si possa; per potere i buoni professori di esso senza fatica ò difficultà alcuna, inacutire & in
grauire il suono per qual si voglia interuallo benche minimo & insolito. la Viola da gamba &
Nel 30.dello
Inferno.
da braccio, la Cetera, & il Liuto, come piu artifitiosi degli strumenti di corde degli antichi, me-
diante la cosa del tastarle & trarne da vna sola quattro sei & piu voci differenti, douettero verisi-
Liuto donde
à noi veduto.
milmente esser trouati l'vno appresso l'altro. che il Liuto fusse prima di ciascun'altro di questi
Vuole il Zal-
lino, al c.35.
della 4.parte
delel sue insti
tutioni che lo
strumento di
tasti sia negli
accordi piu
del Liuto per
fetto: la qual
cosa quāto sia
dal vero lon-
tana si è dimo
strata al suo
luogo.
in vso, se bene maggiormente difficile, si può facilmente credere persuasi dall'autorità di Dante:
il quale in proposito d'vn M.Adamo falsatore di monete ne fà mentione così dicendo.
Io vidi vn fatto à guisa di Liuto.
Per dinotare con questa comparatione la sottigliezza del collo, & enfiatezza del corpo dell'Hi-
dropico. Nulladimeno puo molto bene essere, che in quel tempo non hauesse tante corde, ne
anco quelle poche fussero per l'ordine che sono al presente disposte. imperoche mi parrebbe grā
cosa,che sendo stato in consideratione degli huomini, & esercitato con quella quantità & dispo
sitione di corde che comunemente si costuma hoggi, solo da cinquanta anni indietro. fu portato à
noi questo nobilissimo strumento da Pannoni, con il nome di Laut; postogli dal suo autore con
non piccolo giuditio; con danno del quale è la sua gloria oscurata; volendoci con esso dinotare
essere degli estremi suoni musicali capace, & con l'aiuto de tasti di quell iancora di mezzo. non
è da lasciare indietro questa consideratione, che Guido Aretino il quale dette nuoui nomi alle
Guido Areti-
no da nuoui
modi alle no-
te musiche.
Note musicali, traendoli dalle prime & dalle seste silalbe di tre primi versi dell'Hynno di S. Gio
uanni batisata che il numero di sei fanno, fù prima di Dante qualche decina d'anni; di due delle
quali sillabe & nomi delle note fu cōposto dal suo autore come hauete inteso, quello del Liuto.
page 147
STR. Per qual cagione crediamo noi, che Guido Aretino non desse al meno nuouo no-
me à ciascuna delle sette corde piu graui che sono nella quarta spezie del Diapason, ma solo alPerche Gui-
do Aretino
nominisolo
sei Note.

le sei prime?
BAR. Se mi è lecito indouinare, credo che questa fusse la cagione. Hauendo egli come
sapete, nominato vna corda di nuouo sotto la grauissima Proslambanomene de Greci; la qua-
le con l'estrema acuta del Tetracordo Hypaton contenendo vn maggiore Essacordo (secondo
però i numeri che egli vsa nel nel suo Introduttorio nel segnare le corde) venne à nominare le sue
corde con i nomi che hauete inteso: imperoche la piu graue di esse disse esser la prima chiama-
& in lui con il nome di ? ut. vedendo poi che nella seconda corda del medesimo Tetracordo,
ta da ciascuna altra pur seconda degli altri tutti del Systema disgiunto; era parimente princi-
pio d'vn'altro Essaconrdo, il quale terminaua altrei nell'estrema dell'altro a esso contiguo pur
verso l'acuto; & che tal quantità di nomi era suffitiente à colorire il suo disegno, non passò
piu oltre. alla qual consideratione si potrebbe aggiugnere, che l'Antifone furono le prime co-
se che si cantassero in quel secolo ne sacri tempij sotto le note, le quali (secondo che ho veduto
in alcuni antichissimi libri & particolarmente in quelli che si conseruan ancor'hoggi nella no
stra Badia di Monte piano) ricercauano allhora pochissime corde & voci: per lo che non heb
be Guido bisogno di maggior quantità di nomi. e tornando alla Timologia del Liuto, dico
essere stati altri di parere, ch'egli fusse detto lauto; cioè sontuoso, magnifico, nobile, & splendi-
do; ma siane detto à bastanza. Fu la Cetera vsata priam tra gli Inglesi che da altre nationi, nellaCetera dōde
a noi portata.

quale Isola si lauorauano già in eccellenza quantunque hoggi le piu reputate da loro, siano
quelle che si lauorano in Brescia; con tutto questo è adoperata & apprezzata da nobili, & fu
così detta dagli autori di essa, per forse resuscitare l'antica Cithara, ma la differenza che sia tra
la nostra & quella, si è possuto benissimo conoscere da quello che se n'è di sopra detto. la VioViola da gā-
ba chi l'hab-
bia introdot-
ta.

la da Gamba, & da braccio, tengo per fermo che ne siano stati autori gli Italiani, & forse
quelli del regno di Napoli; & la cagioe che à credere ciò mi muoue è questa. nella Spa-
gna non se ne fanno, & poco vi si vsano; nella rancia & nell'Inghilterra occorre l'istesso, & co
sì parimente tra Fiamminghi, & nella Germania; ancora che alcuni habbiano dubitato esserne
stati autori: anzi tra questi populi è manco esercitata ce in alcuna delle prouincie nominate;
lasciando però da parte le corti di quelli Principi,nelle quali sono molto bene esercitate; ma
sono però condotte d'Italia, & così parimente la piu parte de sonatori di esse. ne è marauiglia
che in Germania siano poco dall'vniuersale adoperate, auuenga che la parte maggiore del pae-
se è come sapete freddissima, per lo che gli habitatori se ne stanno il piu del tempo nelle stufe la-
sciandosi per otto mesi dell'anno poco vedere all'aria, & conseguentemente rare volte per que-
sto affare si trouano insieme; attendendo per l'ordinario à quelle cosa che vn huomo senza l'a-
iuto dell'altro può solo esercitare, doue per l'opposito nell'Italia, & particolarmente nel regno
di Napoli auuiene per la benignità dell'aria tutto il contrario; oltre al lauorarsi & esrecitarui-
si la musica di tali strumenti in eccellenza molti & molti anni sono: i quali andarono forse in-
uestigando gli huomini, per hauerne vno ancora tra quelli di corde che hauesse facultà di te-
nerer le voci secondo il valore delle note & quanto al discreto sonatore piaceua senza di nuouo
ripercuoterle; non altramente di quello che fa l'Organo tra quelli di tasti & gli altri di fiato: i
quali strumenti si suonano con l'istesso arco (se bene non così puntualmente) dalla Viola da brac
cio, detta da non molti anni indietro lira; ad imitatione dell'antica quanto al nome: il che
dà manifesto inditio, che fusse prima in vso la Viola che il Violone; anzi che questo fusse l'vltiLira detta pri
ma Viola.

mo à ritrouarsi (lasciando però da parte quello strumento che di sopra vi dissi hauer donato il
Duca di Sassonia à quello di Bauiera) ce lo possiamo persuadere mediante la quantità de sona-
tori che concorrono per la perfettione del concerto; però non deuette essere prima introdotto,
che si componesse al manco à quattro, & che si trouasse ancora ragioneuole copia di cantori:
se già noi non volessimo dire, che elle furono prima esercitate ne balli non altramente che i Pif-
feri; di che non ho rincontro d'autorità che me lo persuada. Sendomi spedito di quantoAltra sorte di
sonatori & cā
tori, reputati
dal Vulgo.

al presente voglio ragionarui intorno gli artifitiali strumenti moderni, circa l'inuentione ori-
gine & antichità loro, secondo però il mio parere il quale rimetto à chiunque meglio di me in-
tendesse, vengo à trattare della quarta & vltima sorte de sonatori di Liuto, ditasti, & de Mu-
sici de nostri tempi reputati dal vulgo; & sono quelli che veramente non sanno ne scriuere ne
sonare ò cantare cosa alcuna di momento; ma haueranno solamente nelal sueprficie come i ve-
tri colorati comparati alle gioie, vn poco d'apparenza di non sò che cosa dirmi; & soneran-
no vna gagliarda, vn Saltarello, & vn passomezzo; facendo nelle corde estreme dello strumen-
to che haueranno alle mani vn gran fracaso & particolarmente nelle graui; & il vulgo à quel
romore tutto intento diuiene stupido & marauiglioso; & in vece di mandare per Hipponaco
Tibicine che gli ammaestri secondo che ci racconta Eliano, per miracoli gli ammira & celebra.Nell'8 del 14
de varia hi-
storia.

Altri pure di questo istesso ordine, anouerati indegnamente dal vulgo tra i Musici; perche
canteranno in essi strumenti mille sciocchezze sporche & disoneste, & muoueranlo con tal mez
zo ò riso, ma à pianto mai; per volere altra industria & sapere il muouere questo, che quello af-
page 148 fetto nell'vditore; gli va dietro per la conformità che hāno quelli si fatti cōcetti col suogenio, co
me matto: & vēgono poi da esso celebrati per nuoui Orfei & Amfioni; di che accortisi, & volētie
re cōsentendo d'essere dall'inesperta quātità tali reputati, diuengono di maniera insolēti, che vo-
Vitio del-
l'ignoranza.
gliono sēza sapere di cosa alcuna benche minima il perche, correggere& dare norma al mōdo:
reputandosi tra se medesimi non vguali, ma superiori à primi d'industria & di sapere; & nō và co
sa attorno in questo ò in altro genere, che non voglino con la maggiore gruità & reputation del
mondo, dirui sopra quello che glie ne pare, disprezzādo & auuilēdo ancora tutte quelle cosa che
Cōparatione.
son fuor di loro, & si possano cō ragione cōparare à quel Topo del mugnaio che racconta nell
sue fauole il morale Esopo: il quale infarinatasi inauuertentemēte vna volta la coda, & parēdogli
per ciò essere diuenuto il maestro del mulino, entrò in tanta superbia che fu ardito nō solo di vo
lere amministrare ciascuna cosa à modo suo, ma di dire al padrone che si prouedesse che nō lo vo
Essempio.
leua piu in casa. Si potrebbono ancora comparare questi tali Musici à quel Calzolaio d'Argo; il
quale veduta vna statua di mano di Prassitele, la piu bella & famosa che mai facesse, la biasimò in
Prassitele da
Coo, scultore
nobilissimo.
sieme col suo artefice grandemente. rappresentaua la statua vn Pastorello che lottaua con vn suo
picolo Ariete, ne per altro la biasimaua che per hauer i correggiuoli delle scarpe à ritroso; il che
haueua fatto quello eccellente & giuditioso Scultore artifitiosamēte, per forse dinotare la sēpli-
cità del giouanetto pastore. non mancano ancora hoggi di questi Satrapi, i quali d'inuidia pre-
Cantori sapu
ti de nostri tē
pi.
gni, nel vedere & essaminare l'opera di alcuno virtuoso, notano & predicano solo quella cosa
che vi fusse quantunque minima, che meritasse correttione: quando bene il restante tutto fus-
se ingegnosissima, eccellente, & degna di somma lode. apprezzando quella sola & null'altra,
che intendano & sanno, che per ciò à loro piace, & dispressando per il contrario tutto quel-
lo he non sanno, & non intendono; solo per in altrui scorgerlo, & grandemente da gli intelli-
genti vederlo repuatato; mostando nell'estreriore che gli dispiaccia, quantunque ritirati in loro
stessi lo ammirono, & felici si reputerebbono quando la millesima parte sapessero dell'autore di
quella tale opera. Sono in oltre tra questi alcuni Sessillabe per così dirgli; i quali fanno professio-
ne di cantori, & di sapre di tal prattica dimostrare per eccelleza; senza nessuna cognitione
hauere non solo de numeri, delle proporzioni, ò del Monocordo; ma della misura di alcuno
interuallo musico, ne della quantità del suono che si racchiude tra questa & quella corda; ol-
tre all'ignorare ancora qual genere & spezie sia quella che si canta hoggi: senza la quale intel-
ligenza Dio sà come passa la cosa. & haueranno alle mani in vece di essa, per argumento di quel
saper loro, piu sentenze del Burchiello & del Bernia, che qual si voglia altro Pedagogo di que-
sta nsotra materna lingua. vedete di gratia quello che hanno da fare le buffonerie di questi due
ridicoli Poeti, col sapere dimsotrare le distanze & le proporzioni degli interualli musici; & mi
Cōparatione.
fanno souuenire di alcune nostre matrone, che se ne vanno nella piu fredda stagione dell'anno
passeggiando per casa, con vna lor zimarra ò turcha che se la dichino di buratto, ò d'ermisino;
la quale hauerà solo intorno all'orlo vna mostra di pelle nō piu larga d'vn dito, essēdo però sot-
to armate alla leggiera; persuadēdosi che l'apparēza di essa e la presēza loro sia atta à resistere nō
solo alle forze & potere di Borea, ma à spauētarla & schernirla nell'istesso modo he l'ingāna da
lontano la vista di alcuni sēplici; il qual vano pensiero se lo spacciano dentro le case loro, doue
interamēte non aggiugne la forza d'Aquilone, ne penetrano gli occhi di Linceo: ma vscendo in
quell'habito per le publiche strade allo scoperto, sono da esso nelle case loro respinte con la mag
gior furia del mondo: ne d'iui si partano sin tanto che elle non hanno virtù & forza di cōpetere
& al poter suo esistere, ò che il cortese Apollo mosso à compassione di loro, non s'oppone (per
Quali Musi-
ci piu degli
altri si deui-
no repuatere
& perche.
vendicarle) al Sagittario. Quali poi di tutte questesorti d'huomini meritino piu degli altri es-
sere reputati, mi pare che dire sicuramente si possa, che quelli che suonono, compongono, &
parimente scriuono in eccellenza, meritino non solo somma lode, ma d'essere grandemente sti
mati & in pregio di qual si voglia huomo di sano intelletto: & che non meno di questi meriti-
no quelli che sanno piu di essi, ancora che fussero in quella parte della pronta fierezza della
mano, & anco dell'inuentione del Contrapunti stati dalla natura poco fauoriti: tutte le volte
però che qual saper loro non solo supplisca à tal mancamento, ma ecceda quelli primi. im-
peroche molto piu da essere reputati son quelli che c'insegnano le virtù, & maggiormente
quanto piu rare & eccellenti sono, che quelli che semplicemente (con le buffonerie loro) ci dilet
tano. prima per essere cosa maggiore & piu alta il sapere quello che altri fa, che fare quello istesso
che egli sa; & poi perche qual si voglia semplice piacere del senso (per la sua incostanza) vltima-
mente ci satia, & di sapere alcuno mai si trae sete: & vie piu dico meritare quelli, quando quel
saper loro sia congiunto à ottimi costumi; i quali principalmente si deuono desiderare nel per-
fetto Musico, & in ciascun'altro virtuoso; accioche con il suo essempio & con la sua scienza
faccia scienziati & costumati quelli che lo pratticano & che l'ascoltano. al che soggiungno & di
co, che egli è impossibile di trouare vn huomo che sia Musico veramente, & che sai vitioso: &
Nell'Opusco
lo de musica
di Plutarco.
essendo così fatto, sarà difficile anzi impossibile, che egli sia virtuoso & che faccia virtuosi al-
tri. & per piu oltre dirui, quello che nell'età puerile hauerà vsato ciascun debito mezzo, &
conueniente cura di apprendere la scienza della vera musica con ciascuna sua opera & fatica,
page 149 tutto quello che sarà secondo il decoro & l'honesto, loderà & abbracierà, & il contrario vi-
tuperà & fuggirà: & sarà costui lontanissimo da ogni brutta & disonesta attione, e tratti dal
la musica copiosissimi frutti, sarà à sè stesso & alla sua Republica di comodo & vtile infini-
to: ne gia mai ò nel procedere ò nel parlare, in qual si voglia luogo e tempo farà ò dirà cosa
inconsiderata; ma osseruerà del continouo il decoro, la modestia, & la verecundia, torno à Altra sorte di
Musici de tē-
pi nostri.

quelli del terzo cerchio & dico, ch si deuono & possono contentare d'essere da qual cosa repu-
tati, da quelli che gli sono inferiori nel sapere: il valore de quali si può comparare al cantare de Cōparatione.
putti mentre che hanno quelle belle voci & gorge; i quali sono in quel mentre amati & accarez-
zati da ciascuno: ma come il loro organo per qual si voglia accidente si stempera, perdendo
ò smarrendo quella poca di leggiadria, vaghezza, e sonorità della voce; perdono insieme tutto il
credito & la reputatione & saper loro, nulladimeno chi ben considera, non può torre il sape-
re ne l'arrochire, ne la mutatione della voce. è ancora simile il sapere di questi alle cadu Essempio.
che bellezze della Donna; la quale mentre che ella mantiene nel volto quella deside-
rabile proporzione di linee & di colori che concorrono à formare la bellezza Bellezza del
volto in quel
lo consista.

di esso, tutto il mondo l'ammira; non come dotta ò intelligente da alcu-
na arte ò scienza, ma come bella mediante la conuenienza che han
no insieme quelli accidenti, come quelle linee cominciano à
smarrire & perdere quella debita distanza che prima tra
esse seruauano, & quei viui colori à impallidirsi,
quel tal bellezza non altramente che fior
colto langue. Con si fatta conclusione
adunque, dette l'Illustriss. Sig. Gio
uanni Bardi (essempio ra-
ro d'ogni regia virtù)
al suo ragio-
namento
fine.
Errori da correggersi così.
facce versi errato corretto.
1 4 estima stima
1 6 comandata comandato
3 4 vn numero numero
10 30 due i due
10 postilla numerio numero
37 Clanget Clangat
38 fruitura fruiture
44 30 18 16
48 postilla dopo institutioni, aggiugni nella 2. parte
50 sotto il verso 33. manca questo.
Tetracordo Hyperboleon dell'antico Cromatico
53 postilla Liuto & Liuto
60 37 Diapason vno Diapason à vno
63 22 Dorica Doria
63 sopra l'vltima postilla, aggugni Tolomeo
68 48 Frygio delle Frygio & delle
68 nella prima postilla, dou'è 8, leggi 6 & 8
70 25 Frygio Hypofrygio
70 25 Hypofrygio Frygio
70 25 C solfaut c solfaut
72 postilla primo capo primo, al capo
73 57 manco ne anco
73 30 considera considerò
77 postilla dubio abuso
77 postilla nel considerare dagli di penna
88 postilla innanzi à Neantio, aggiugni, & al 66 della 3.
101 48 breuita breuità
117 nella Dimostratione, doue dice Massimo, leggi Milesio
118 26 questa queste
136 54 vguali disuguali
137 26 armonia harmonia
137 42. e 47 Diapason Diapente Diapasondiapente
140 2 della delle
140 20 di quelli à di quelli
Questo segno X vale il medesimo di questo & questo h
di questo ouero quest'altro .
page 150

TAVOLA DELLA MAGGIOR PARTE
DELLE COSE, CHE NELL'OPERA
SI CONTENGANO.

ABBACHISTA & Aritmetico,
non essere l'istessa cosa, & qual diffe-
renza sia tra loro à facce105.
Abusi de moderni prattici contrapun
tisti. 76.per insino à 90.
Accordare, & consonare, qual differenza sia tra di
loro 68
Ayace furioso, rappresentato nella saltatione 100
Alcibiade impara di sonare la Cithara 61. dispre-
za il suono della Tibia 142
Alessandro Magno reputato figliuolo di Gioue 142
prouocato da Timoteo à combattere 90
Alypio, sopra le Note degli antichi Musici Gre-
ci 92
Amfione inuentore dell'harmonia Lydia 63. & pri
mo che canta alla Lira 127
Annibale Padouano, organista, & contrapuntista
singulare 138
Antifone consonanze quali siano 68
Antippo primo che insegni l'harmonia Lydia 63
Antichi Musici, non dettero nome à gli interualli lo
ro di perfetti ne d'imperfetti 105. non cātauano in
consonanze 104 & cātauano le Comedie e Tra-
gedie al suono del Piffero, e della Cithara 146
Antigenida famosissimo Tibicine 90
Antigono delle marauiglie del suono delle Tibie 101
Angelo Poliziano 130
Apollo perche doni il Caduceoà Mercurio 127. in-
uentore della Musica, & di ciascuno artifiziale
strumento musico 142. apprende la musica facul-
tà da Minerua 143
Apotome interuallo musico, non trouarsi in atto in al
cuno particolare Systema, ma si bene per relatione
tra il congiunto, & disgiunto 112. quello signifi-
chi, & perche sia così detto 7
Arabi, inuentori del Monocordo 133
Arcadia, prouincia della Grecia 124
Archiloco, canta prima di ciascun'altro negli stru-
menti di corde 103
Archia in vn suo Epigramma, conta i premij, ceh
sidauano à vincitori de gareggiamēti Pithij 132
Arione, & sua fauola 86
Aristosseno tassato in piu cose da Tolomeo 51.& dife-
so dall'Autore 53. perche diuida il Diatessaron
in 60 particelle 42.
Aristossenici, & lor fine intorno le distribuitioni del-
le corde 107. Tuoni aggiunti da essi a'tredici di
Aristosseno 57
Aristide Quintiliano 51
Aritmetica Proporzionalità qual sia 126. modo di
trouare il suo diuisore 136. non hauer parte alcu-
na ne tuoni de moderni Contrapuntisti 71 & chi
prima ve l'applicasse 72
Arte tutta del ben sonare hoggi, in quello consi-
sta 140
Asconio Pediano, & sua dichiaratione 128
Aspendio, & sua virtù in quello consistesse 128
Atheneo domanda barbare l'harmonie Lydie et Fry
gie 79
Aulon, & Aulo, strumento di fiato degli antichi
Greci, come fatto, & di che 100
B
BATTVTA non vsata dagli antichi nel cantar
loro, & perche 101
Bellezza del volto in quello consista 149
Benedetto Egio sopr'Apollodoro in materia dell'ori-
gine della Lira 126
B fa, perche non sia stato vsato da gli antichi se
gnarlo in Hypatehypaton 123
B mi, se conuenga segnarlo in f Faut ò no, & per-
che 26
B mi se fusse prima in vso del b fa secondo gli an-
tichi & secondo i moderni 74. 115
B molle di elami, quanto piu acuto del Diesis X di d
la solre 9. non hauer mai il minor Semituono nel
graue, ne il Diesis X lo ha mai nell'acuto 6
Boethio, & suoi Tuoni 58. non è vero che pigli la se
midiapente in vece della quinta 60. per qual'or-
dine numeri le consonanze 59. & come dispon-
ga le corde della Lira 113. altra dimostatione
de suoi Tuoni alla qual sono applicati i caratteri
Greci 95
Bombici quello sueno 101
Briennio, in materia della dispositionedelle corde del-
la Lira di Mercurio 113. in materia de Tuoni
d'Aristosseno 51
C
CAGIONE perche i Greci prima non tolsero per le
spezie delle consonanze loro quanto all'ordine, quel
le che presero dipoi i latini 60. proua l'Autore in-
gegnosamente esser l'istesso 60
Cagioni principali, che impediscono la musica d'hog-
gi d'operare quelli effetti, che l'antica operaua ne-
gli vditori 81
Cagioni per le quali si è della Musica faculta ritenu-
to il men buono 80
Carlo V algulio, qual Genere & spezie intenda can-
tarsi hoggi 2. è da lui disprezzato 83
Castigo che daua l antico Teatro à Musici prosontuosi
& ignoranti insieme 131
Cantilene degli antichi, se haueuano corda principa-
le ò finale. ò nò.
Cantare in consonanza secondo l'vso d'hoggi, donde
deriuato 38. à qual fine introdottosi 83. & per-
che essere vn'impertinenza 81
page 151
Caratteri con i quali gli antichi Musici Greci distin-
gueuono negli scritti loro le Cantilene di questo,
& di quell'altro Tuono, come fatti. & quanti fus
sero 92
Canzone degli antichi, in qual maniera composte da
loro 99
Cantare da chi ritrouato, & come 36. quello degli an
tichi non era senza lo strumento 99
Cantare di hoggi quale spezie sia 30. come si sia mu-
tato dall'antico 83
Cantare in consonzna allo strumento da chi ritroua
to 104
Cantare degli antichi come si sia mutato in quello
d'hoggi 83
Cantore, Sonatore, & Contrapuntista, esser serui del
Musico 83
Cantare d'hoggi, donde deriuato 38. 128
Cantilene antiche, per quali interualli procedessero
112. come si conoscessero quelle d'vn Tuono da
quelle d'vn'altro 112
Calamo, spezie di canno 124
Canto del Gallo, quello operi intorno alle Tibie fatte di
sambuco 101
Cabtare dentro & fuore alla Lira, come s'inten-
da 128
Canto figurato, perche sia cosi detto 78
Caualiere Bandinelli scultore nobilissimo 129
Catto spina, qual virtù habbia 101
Caualli indomiti della Lidia, fatti mansueti col suo-
no dello Scindasso 90
Carnie feste, quello fussero appreso gli Spartani 79
Cetera, donde à noi Venuta, & à quali populi sia gra
ta 147
Cepione Citharedo porta d'Asia in Lesbo la Lira con
nuoua forma 130
Cerui presi al suono della Tibia 90
Cithara Doria qual fusse 98
Cithara, & Lira, potersi considerare come diuersi, &
come gli istessi strumenti 61. & se pure vi era
differnza qual veramente fusse 98
Citharedo, & Citharista, qual differenza fusse tra
di loro 99
Cillenio monte d'Arcadia, perche detto Chelydor-
ta 124
Cicerone, à quali delle stelle errāti applichi suoni acu
ti, & à quali i graui 115
Cipriano Rore, musico prattico singulare 80
Chelyn, strumento musico, essere l'istesso della Lira 61
Claudio da Coreggio, sonatore di tasti, & contrapun
tista rarissimo 138
Clemente Alessandrino, male inteso da alcuni mo-
derni commentatori 103
Clona singulare Tibicine, ordina le leggi delle Ti-
bie 114
Corebo di Lydia, primo che aggiugne secodno il Gla
ra di Mercurio 114
Comporre & cantar d'hoggi, non essere secondo il Gla
reano, ne secondo il Zarlino 30. quanti anni sono
che egli è in vso 80. donde deriuato 84
Comiche e Tragiche persone, in qual Tuono fauellano
recitando i Poemi loro, & con quale strumento ac
compagnassero la voce 63. & perche 145
Coro della Tragedia, & della Comedia, quali harmo
nie vsassero 63
Considerationi dell'Autore intorno à Tuoni 73 intor
no all'accrescimento delle corde dell'antica Lira
114 insino à 120, & intorno la natura degli in-
terualli. 69 75
Consonanza, perche piaccia all'vdito, & dispiaccia
la dissonanza 69
Consonare, & accordare, non essere l'istessa cosa 68
Corda falsa, perche manifesti piu tal sua qualità ta-
standola, che tocca à voto 134
Corde della Lira, da chi sonate col Plettro, & da chi
con le dita, et da chi con le dita & col Plettro nel
medesimo tempo 128
Coro ne principij come potesse accordare 101
Corebo di Lydia, aggiugne la quinta corda alla Li-
ra 114
Comma antico, quanto sia dal moderno differente e
tra quali numeri contenuto 8
Corde frequentate dagli antichi; quali, & perche 91
a quali stelle applicate 113 115
Corde d'intestini d'agnello & di lupo, non potere insie-
me vnirsi 88
Concetti dell'animo espressi col mezzo delle parole, es
sere la parte nobile & principale della musica,
& non gli accordi delle parti 83
Corde stabili quali siano, quali le mobili, & quali
le non in tutto stabili, ne in tutto mobili 50
Cornetto strumento musico, quale spezie d'harmonia
suobi 30.da quali populi & à che fine ritrouato,
& introdotto, à che atto, & doue si lauorino hog-
gi i migliori 142
Consonanza quello sia 81. perche non le vsassero gli
antichi nel cantar loro 83
Compendio dell'Autore, doue sono raccolte tutte le
Distribuitioni fatte da gli antichi musici in cia-
scun Genere d'harmonia 107 doue sono raccolti
gli essempij delle Cithare 120. & i precetti del
ben sonare 140
Consonanze prohibite, & concesse, & loro impertinen
za 84
Consonanze imperfette, perche introdottesi nel mo-
derno contrapunto 83
Corde come tese nella Lira di Mercurio secondo di-
uersi pareri, & qual sia il vero, & perche 113
quante fussero, & perche 125. à quali numeri ap
plicate, & perche 132
Consonanze considerate dagli antichi quali & quan
te 11. 136
Congiuntione de Tetracordi nel Systema maggiore
& perfetto, potersi secondo la mente di Tolomeo
fare altroue senza alcuno impedimento 121 per
che non vsata 121
Consonanze imperfette, perche non conosciute dagli
antichi se non per dissonanze 32
Contrapuntista, donde detto 37
Cromatiche Distribuitioni, quante, da chi, & come
ordinate 109
Cromatico Genere è incognita all'Autore la sua ori
gine 102. quale spezie piu reputata 100 quali in-
terualli siano suoi proprij 112. ha le seconde con-
page 152 sonanti, & dissonanti le terze 104
Cubiti della Lira di Mercurio, quali siano 125
D
DA che indotto il Zarlino à credere & dire, che quel
lo si canta hoggi è tutto syntono di Tolomeo 39
Dante in proposito del Liuto 180. dell'organo 144.
& dell'Harpa 143
Da chi possino i moderni cōtrapuntisti imparare l'imi
tatione delle parole 89
Decima corda aggiunta alla Lira, da chi, doue, &
come detta 117
Decreto de Lacedemoni contro à Timoteo 117
Delfini, amano naturalmente la musica 86
Delfo, isola della Grecia 131
Diapente, & Diatessaron, alterate ne Tuoni d'Ari-
stosseno 54
Demetrio Falereo, delle note de sacerdoti d'Egitto 36
Diatoniche Distribuitioni, quante, da chi fatte, & co
me ordinate 107
Diapason di ciascun Tuono degli antichi, qual fusse
secondo la mente di Tolomeo 60.di Boethio 59.et
perche cosi detta 3.135.Detta ancora Regina del
lo consonanze 3. & perche 104
Diapente non trouarsi nelle corde syntone tra d sol re
& a lamire 17
Diatessaron non trouarsi nelle corde Syntone tra a la-
mire & d solre. & essere mezzano interuallo tra
la consonanza, & la dissonanza 13
Diatonico d'hoggi non essere semplice Syntono, ne pu
ro Ditonico; ma vna terza cosa mista 31.cō qual
cromatico conuenga quello del Liuto 30
Diatonico Genere, da chi ritrouato 71.83.per quali
interualli procedesse anticamente 112
Diatonica spezie qual piu reputata 36.106.qual na
tura habbia 103
Diaschisma, quello importi 9
Diesis X segnato ing solreut, quanto piu graue del b
molle d alamire 8
Diesis X, segnato in D quanto piu graue del b molle
d.E 9
Diffinitione della consonanza 68.81
Dieseugmenō, & Diezeufis, quello che importi 116
D la solre, essere piu acuta nel Syntono per h duro
che per b molle 27
Diligentissima esamina dell'Autore intorno gli in-
terualli del Liuto 44
Dimostratione de Tuoni secondo Aristosseno 52.Boe
thio 58.95.Tolomeo 64.67.& secondo i mo-
derni 71 78
Dionisio Longino, in materia della Piua & Corna-
musa 145
Dimostratione della congiuntione de Tetracordi secon
do Tolomeo 121
Diocle, inuentore secondo alcuni delle musicali propor
tioni 127
Distribuitione Cromatica & Enharmonia antica, in
qual maniera ordinate 50.perche quella del Liuto
non faccia buono effetto nello strumento di tasti 46
Dydimo, & sue Distribuitioni 108.chiama l'istesso
strumento Lira, & Cithara 61
Ditono, quello sia 12.& perche dissonante 32
Dissonanze perche introdotte nel moderno contrapun-
to 83.essere di sommo impedimento all'espressione
de concetti 83.& quali meno dell'altre scordino,
& perche 69
Distribuitioni, perche ordinate per Tetracordi piu che
per altri interualli. 123
Diuersa natura delle consonanze 81
Diuisore in qual maniera si possa trouare tra le pro-
portioni 7 qual sia nelle proportionalità 136
Dithyrambo, appresso i Poeti Greci quello fusse 78
Diligenza grandissima vsata dagli antichi negli stru
menti musici loro 114
Differenza tra l'operare et l'intendere qual sia 105
qual si troi tra il Comma degli antichi & quello
de nostri tempi 8
Distribuitioni degli antichi, perche tassate da Tolo-
meo 106
Diuersa natura del graue & acuto, & del veloce e
tardo mouimento 81
Dorio Tuono, perche di ciascuno piu reputato 62, &
da chi ritrouato 63
Doria & Frygia harmonia, concesse da Socrate nel-
la guerra 63
Dorij populi,parlano naturalmente con voce meno
acuta de Frigij, & cosi cantano 71
Dorso, quello significhi nella Lira di Mercurio 124
Duodeno, quello sia 133
E
EFFETTI marauigliosi dell'antica Musica 86
Efori, perche tagliano due corde alla Lira di Timo-
teo 117
Emiolio, quello sia 136
Epogodoo, quello importi 136
Epitrito, quello significhi 136
Eliano, nella historia degli animali 90
Elefante irato, addolcirsi al suono delle Plagie Ti-
bie 90
Emilio Probo in proposito di Temistocle 80
Enharmonia spezie qual piu reputata 103
Enharmonie distribuitioni, quante, da chi fatte, &
come distribuite 110
Enharmonio interuallo particolare, qual sia 112
Enharmonio Genere, da chi ritrouato; ha le terze disso
nanti & consonanti le seconde 103
Epigonio strumento musico, da chi ritrouato; qual for-
ma hauesse, quante corde, & come distribuite 39
Epigono Ambraciota, primo che suona le corde sen-
za il Plettro 39
Epitalamij, in qual Tuono fussero dagli antichi can-
tati 63
Eraclide Pontico, domanda barbare l'harmonie Fry-
gie, & Lidie 79
Eratostene, & sue Distribuitioni 109
Erodoto Megarense, Tibicine mostruoso 90
Errori del Zarlino à facce 2.3.6.17.29.30.31.
32.38.39.48.49.54.55.59.59.60.61.
65.66.68.68.71.72.72.72.74.76.80.
81.82.83.83.84.88.90.94.96.100.102.
103.104.104.105.107.112.112.112.
117.118.121.122.123.144.146.146.

page 153 4
Ermippo Ateniese pittore eccellentissimo, & suo co
stume77
Essacordo maggiore & minore, perche dissonanti32
Essamina diligentissima dell'Autore intorno à gli in
terualli del Liuto43
Essempio del Quadricordo di Mercurio113
Essempio d'vn antica Cantilena latina 37.piu essem-
pij dell'antiche Greche97
Esopo, in proposito delle sue fauole148
Estiaco Colofonio F dicine aggiugne la decima corda
alla Lira116
Euangelo Nobile Tarentino, & sua historia131
Euclide in materia degli interualli dissonanti degli an
tichi 36.& de Tuoni51
Eumelo Eolo, & sua virtù132
F
FABRITIO Dentice nobile Napoletano, raro so-
natore di Liuto, & compositore in esso138
Femio, Musico eccellente61
Filammone Delfico, troua nuoui modi di cantare127
Filosseno, & sua virtù 78.inuentore del modo Hypo-
dorio 63.& ricerca cantando molte corde91
Filsotrato, in materia dell'inuentione della Lira129
Filippo di Fra Filippo, Pittore eccellentissimo130
Fine degli antichi Musici, nel loro cantare qual fusse
87.89.& qual sia quello de moderni16.80.89.
Fine dell'arte, & della scienza quali siano105.140
Fine del senso, & della ragione quali siano84
Fistula, strumento musico, ual forma hauesse, & da
chi ritrouato146
Flauto, quale spezie d'harmonia suoni, & donde à
noi venuto146
Forminga, strumento musico, essere l'istessa cosa della
Lira61
Forma dell'antica Lira129
Frygia harmonia da chi ritrouata63
Franchino Galfurio musico nobilissimo 1.applica la di
uisione harmonica, & aritmetica a tuoni 72.qua-
le spezie d'harmonia intenda cantarsi 2.sua pru-
dentia 73.ripreso dal Glareano, & difeso dal-
l'Autore 72.da che mosso alla consideratione del-
l'harmonica & aritmetica diuisione ne tuoni73
Ftongi, quello siano135
G
GAIO Gracco, & suo costume nell'orare146
Gamilie Tibie, quali fussero101
Gareggiamento degli antichi musici intorno le conso-
nanze loro105
Genere d'harmonia vsato semplice, se faccia buono e
fetto o no, & perche104
Geometrica proportionalità qual sia 136 modo di tro
uare il suo diuisore136
Giacomo Fabro Stapulense, qual genere intenda can-
tarsi 2.riprenda Tolomeo54
Giotto Pittore, & suo costume141
Gioseffo Zarlino, musico prattico, & Teorico eccellen-
tissimo 1 si attribuisce per sue molte cose che non so
no 11. da che indotto a credere, che la spezie Diato
nica qual si cāta hoggi sia il Syntono di Tolomeo39
Giulio Polluce39.146
Giuliano Apostata, Tiranno di Costantinopoli144
Giuseppo Guami, Musico, & sonatore di tasti & di
Viola singulare135
Ginnopedie, quello fussero appresso gli Spartani79
Giuochi Pithij, quello fussero appresso gli antichi Gre-
ci12
Girolamo Mei nobile Fiorentin scientissimo di cia-
scuna bella arte, & in particolare della Teorica
della musica.1
Giouanni Bardi de Conti di Vernio, Essempio raro
d'ogni regia virtù149
Glareano 1.qual genere d'harmonia intendesse cātarsi
ne suoi tempi 2.aggiugne quattro Tuoni a gli otto
primo 77.riprende Franchino 72.non intese la
cosa de Tuoni degli antichi Greci72
Greci inuentori di tutte le belle arti, & scienze, co-
mandano nelle leggi che i nobili inparino la Mu-
sica, ma non quella che è hoggi intesa per questo
nome1.80.81.
Guido Aretino qual genere d'harmonia intendesse
cantarsi ne suoi tempi 2.36.non hauere hauuto co-
gnitione delle consonanze imperfette 36.e il primo
che segna le note nello spazio 37.nomina cinque
corde di piu de Greci nel Systema 73.& da nuoui
nomi alle note147
Gioghi nella lira di Mercurio, quello siano125
H

HARMONIA quello intendessero gli antichi mu-
sici per essa105
Harpa, qual genere d'harmonia suoni 30.donde a noi
venuta143
Harpicordo qual genere d'harmonia suoni 30 & do
nde habbia tratta la sua origine144
Harmonica diuisione qual sia 38.non hauere parte
alcuna ne Tuoni de moderni Contrapuntisti 71. chi
l'habbia prima in essi cōsiderata, & introdotta, et
perche 72.modo di trouar il suo diuisore 136.è per
che piu questa che l'aritmetica diletti l'vdito 73
Harmonica proportionalità qual sia, & modo di tro-
uare il suo diuisore136
Habito sontuoso d'Euangelo Tarentino131
Habito degli antichi musici qual fusse86
Hyangne Frygio inuentore della Tibia, & maestro di
Olimpo, aggiugne la sesta corda alla Lira114
Hygino, dell'imagini de segni celesti129
Hypate quello importi 113 & qual corda per essa s'in
tenda135
Hyperbole quello significhi119
Hypponaco Tibicine celebratissimo147
Hypofrygio modo. quanto piu graue del Dorio, & da
chi ritrouato 63.79.vltimo ritrouato 79.esser l'i-
stesso di locristi79
Hypoforbie Tibie, da quali populi vsate101
Hypolydio Modo, da chi ritrouato63
Homero in materia della Lira di Mercurio 124 vuo
le che ella sia ma medesimadella Citra61
page 154
Homofone consonanze quali siano68
Horologio à sole da chi ritrouato.124
I
INCONVENIENTI, che nascerebbono cantan
dosi il Syntono 30.oueramente il Diatono antico31
Interualli maggiori superparticolari quali siano68.
135.del Syntono di Tolomeo da quali numero con-
tenuti3
Interuallo dissonante, perche piu quello che questo sia
tale 69.minore multiplice qual sia 81.137.mini
mo sensibile qual sia 112 minimo cantabile, qua-
le112
Imitatione delle parole, da chi si possa imparare98
Iti, quello importino, & perche siano cosi detti65
In qual maniera imparassero di cantare gli antichi
Greci99
Inuentore della cosa, in quanti modo s'intenda123
Inuidia partorita dall'ignoranza140
Interualli musici, non esserne hoggi cantato alcuno nel
la vera sua forma31
Interualli consonanti, & dissonanti atti al canto, non
esserne nel Syntono piu delle spezie del Diapason 3
da quali numeri contenuti quelli del Syntono 3.&
di quello constino quelli del Liuto42
Interualli degli antichi musici quali, & quanti con-
sonanti11.136
Ippoforbie Tibie, da quali populi vsate101.

L

LASO, primo che scriua libri di Musica115
Laudi del Zarlino 39.del Franchino 73.& d'Ari
stosseno53
La parte maggiore del tutto essere la metà136
Leggi & nomi delle corde della Lira, da chi date 114
da chi quelle della Tibia 114, & perche cosi det-
te114
Lemma interuallo musico quello che sia, & perche sia
cosi detto7
Legge degli Assiri approuata da Aristotile123.
Legge Ortia, à che atta 86.legge Castorea100
Lydia harmonia, quanto piu acuta della Frygia, &
da chi ritrouata63
Linee, hauere piu parte de colori nel mostrare la bellez-
za e proportione de corpi76
Lira, & Cithara degli antichi Greci & Latini, esse
re l'istessa cosa, in quanti modi detta 61. di che,
& come fatta 129. da chi ritrouata, & perche
detta Lira 127. essere secondo alcuni prima in uso
della Tibia114
Lira di Mercurio perche habia sette corde secondo al
cuni 125. & secondo altri quattro, e tre127
Lira moderna, detta prima Viola147
Libreria Vaticana, famosissima91
Licaone Samio applica la corda da lui aggiunta alla
Lira al Cielo stellato116
Lichanos, quello importe113
Lino da Negroponte, musico, & poeta celebratissi-
mo127
Liuto donde à noi venuto, e perche sia cosi detto 146
quale spezie d'harmonia suoni 30.si accostano à
suoi interualli piu alla perfettione di quelli dello
strumento di tasti 47 qual sia la natura di essi 48.
come si deuino accomodare i tasti proportionatamen
te 49. qual Diatonico, & Cromatico suoni 49.
& a che atto139
Ligurij, parlano con voce piu acuta de Toscani71
Lombardi, parlano con voce piu graue de Toscha-
ni71
Lodouico Ariosto, perche dia alla Cetra, epiteto di
Cornetta130
Lodouico Fogliano, fu il primo che considerasse, che
il Diatonico che si canta hoggi, non era il Dito-
nico, ma il Syntono112
Luciano nella saltatione131
Lunghezza, & breuità delle note, da quello fusse co-
nosciuta dagli antichi99
Luzzasco Luzzaschi Musico, & Organista signula-
re138
M
MAGGIOR parte del totto qual sia136
Maia figliuola d'Atlāte, et madre di Mercurio124.
Massima harmonia, qual fusse appresso gli antichi
Musici Greci 175
Martiano Cappella in materia de Tuoni d'Aristosse-
no56
Martelli Pitagorici quale di essi facesse il suono gra-
ue, & quale l'acuto132
Marsia inuentore dell'harmonia Frygia 63.aggiugne
i fori alle Tibie, e ne suona due co vn sol fiato114
Media di ciascun Tuono, qual sia64
Memoria madre della Musica142
Mercurio inuentore della Lira 124 la dona la Apol
lo, & perche 127. qual modo tenesse nel fabricar
la 124. perche vi tenda sopra quella tal quanti-
tà di corde125
Mese quello significhi113
Modo di cōporre il Monocordo Diatonico antico 48.
il Cromatico 49.l'Enharmonio 49. il Syntono di
Aristosseno 49 & il Cromatico Toniaco49
Minerua insegna la musica ad Apollo 143. & di-
spressa le Tibie143
Mistioni de generi, quali, & quante fussero appres-
so gli antichi musici, & in qual maniera si faces
ser 106. non approuate. chi ne fusse autore, & per
che 106. aa chi ritrouata quella de Tuoni79
Millo Isola della Grecia, & patria di Timoteo102
Mixolydio, quanto piu del Lydio acuto, da chi ritroua
to, & perche cosi detto63
Monocordo, donde deriuato, & da chi ritrouato, &
perche cosi detto 132. modo di fabbricargli in piu
maniere 48.49.perche ordinato con vna sola
corda48
Monocordo strumento degli Arabi132
Moto contrario vsato tra le parti delle Cnatilene esse
re vna impertinenza76
Moto tardo & veloce del suono, hauere piu parte nel
l'aria della Cantilena che non ha il graue & acu-
to76
page 155
Modo infallibile da conoscere, qual sia purgato vdi-
to32
Modo da vdire qual si voglia interuallo nella ve-
ra sua proporzione3
Modo arduo di Minerua à che atto90
Modi e Tuoni de moderni prattici contrapuntisti non
essere piu d'vno74.78.79.
Modi degli antichi musici perche detti Tuoni, Tropi,
& iti65
Modi e Tuoni degli antichi, quanti fussero secondo
Aristosseno 52.quanti secondo Boethio 58. &
quanti secondo Tolomeo 64. quali prima, & qua
li dopo ritrouati63
Modo di adacquare il vinosecondo l'vso degli anti-
chi col mezzo degli interualli musici 29
Monauli strumenti musici, da quali populi vsa-
ti101
Musica, & sua facultà circa il giouare a'mortali
86.da chi ritrouata, & perche introdotta81
Musica d'hoggi non hauere proprietàalcuna; & se
pure n'ha, è l'stessa che ha la parglia81
Musico, & Aritmetico puro, non considera i nume-
ri nell'istessa maniera, & per l'istesso rispetto, ma
diuerso 105.harmonico, qual sia 107.& quale
canonista107
Musica d'hoggi, perche dispressata dagli intelligen
ti, & apprezzata dal vulgo83
N
NATVRA degli interualli musici 69.partorisce di
rado le cose perfette, & le mostruose69
Natura del suono acuto, del mezzano, & del gra-
ue81
Natura del senso 84.natura del suono molto, del me
diocre, & del poco89.90
Nete quello significhi 114.qual corda per essa s'in-
tenda 135.qual sia la Doria di Terpandro116
Neantio figliuolo di Pittaco Tiranno di Lesbo fura
de tempio con inganno la Cithara d'Orfeo88
Necessità qual sia negli strumenti di tasti hauere le
Quinte scarse, & le Quarte tese: di quanto siano
diminuite quelle & superflue queste; se per l'opposi
to si potessero fare superflue le Quinte, & scarse le
Quarte, in qual maniera sia possa rimediare à cia-
scuno de narrati difetti 33.qual sia quella del Liu
to, & qual meno sia imperfetto47
Nicomaco Geraseno, della dispositione delle corde del-
la Lira di Mercurio113
Non cantarsi hoggi alcuno interuallo nella vera sua
proportione, anzi è impossibile il farlo31
Nomodio quello significhi101
Nomi delle note musiche potersi grandemente mi-
gliorare68
Note de moderni Cōtrapuntisti, perche di tāte sorti82
Nomi degli interualli corrotti3 10 17
Numeri, & ritmi, quali, & perche repudiati da Pla
tone62
Numeri perfetti quali siano 38. & quali contrase
primi, & i composti ò comunicanti8
Numero senario dōde habia tolta la sua facultà10
Nuoua distribuitione de Tuoni secondo Tolomeo 67.
& secondo Boethio95
O
OLIMPO Auledo celebratissimo 91. primo che cā
ta su la Tibia il modo Mixolydio 63.non ricerca
nella sue canzoni piu di tre ò quattro corde, & vo
ci 91. ritroua il genere Enharmonio 103. porta di
Tracia in Grecia il modo di cantare in consonanza
alla Tibia103
Openioni diuerse degli antichi, intorno l'applicare le
corde della Lira alle stelle erranti115
Openione del Zarlino, reprouata dall'Autore6
Oratio uole, che la Lira, & la Cithara sia l'istesso
strumento61
Ordie de Tuoni de moderni, se sia à caso, ò con rego-
la74
Ordine delle consonanze secondo i Greci, & Latini
59.del numerare le corde secondo essi113
Orfeo vcciso dalle Baccanti 88.va ne campi Elisi98
Organo qual genere d'harmonia suoni 30.donde à
noi venuto 144. & à che atto 144. quello signi-
fichi145
Origine dello strumento di tasti 143. degli strumenti
moderni di fiato146
Osseruationi degli antichi intorno àcanti loro 90.91.
&105
Ottaua corda aggiunta alla Lira da chi, come detta,
& doue posta116
Ottaua perche detta Diapason 3.135.perche detta re
gina delle consonanze3
Ouidio nelle sue epistole in proposito d'Orfeo98
P
PANDVRÀ strumento musico114
Papinio Statio100
Paguro Pesce preso al suon del Fotingio90
Paradossi4
Parafone quali interualli musici siano68
Parastreti quello siano101
Parlare perche dato all'huomo142
Pausania dice essere stata trouata daMercurio la Li-
ra, & d'Apollo la Cithara61
Parti propinque degli interualli quai siano, & qua-
li le remote17
Parhypate quello significhi113
Parte principale della musica qual sia 83.qual sia
quella del Sonatore & Contrapuntista140
Pentacordo strumento musico da chi ritrouato114
Perche attribuito il Syntono di Dydimo à Tolomeo114
Perfette consonanze non conosciute dagli antichi per
tal nome105
Perche dannosi l'vso delle consonanze, & dissonan-
ze nelle melodie87
Pericleto vincitore in Sparta nelle feste Carnie88
Perpetuo concento da vdirsi intorno a fonti133
Pindaro chiama indistintamente il medesimo strmē
to Lira, & Cithara61
Perche più l'harmonica che l'aritmetica diuisione del-
le consonanze diletti l'vdito73
page 156
Primo Tuono perche sia diuiso harmonicamente, &
non aritmeticamente74
Piffero con i fori da chi ritrouato114
Pitagora Samio quali cose apprezzasse 32. donde tra
essi le musicali proporzioni 127. è inuentore della
Regola harmonica133
Pitagora Zacinthio inuentore d'vno artifitioso stru-
mento musico98
Piramide comparata à gli accordi delle consonanze73
Pittaco Tiranno di Lesbo88
Pitagorici qual fine hauessero nel distribuire le cor-
de107
Pittiche canzoni à che atte86
Pittura resuscitata da Cimabue, & da Giotto128
Piua & Cornamusa strumento antico musico, da
quali populi vsato145
Plagie Tibie da quali populi vsate101
Plagij modi, perche cosi detti63
Platone ripreso da Aristotile 54. parla della Cithara
nobilmente, edella Lira come da giuoco 61. comā
da che si suoni, & sicanti all'vnisono 83. & repu
dia l'harmonie troppo graui, et le troppe acute62
Pleide figlie d'Atlante125
Plettro strumento musico da percuotere le corde della
Lira, come fatto. & da chi ritrouato130
Plinio, attribuisce à Timoteo la non corda aggiunta
alla Cithara 116. & l'ottaua à Simonide116
Plutarco insegna diuersi modi di adacquare il vino se
condo l'uso degli antichi musici 29. la mistione de
Tuoni secondo Sacada79
Polibio vuole che i nobili siano versati nella Musica
facultà81
Polifemo & sua inettezza nel sonare la Lira130.
&131
Polimnasto Colofonio inuentore dell'harmonia Ly-
dia63
Pose, & Pause, perche introdottesi nelle moderne Can
tilene82
Porpora da chi ritrouata124
Prassitele da Coo, scultore nobilissimo148
Precetti dell'Autore da osseruarsi per ben sonare140
Primo Tuono, perche diuiso harmonicamente, & arit
meticamente il secondo74
Precetto di Platone intorno al cantare83
Principale differenza de Tuoni, & modi antichi in
quello consistesse62
Priuilegio di Pitagora Samio2
Profasto Periota, aggiugne la nona corda alla Lira
l'applica al coro delle Muse116
Proslambanomene, perche stabile nel suo Systema vl-
tima aggiunta à esso 62. cagioni della sua aggiun
ta perche reputate dall?Autore di poco rilieuo, 62.
quello importi il suo nome62
Prouerbio degli antichi musici Greci 65. altro prouer-
bio80
Q
QVALE delle spezie Diatoniche che noue sono, si
canti hoggi2
Qual delle spezie Diatoniche suonino gli strumenti di
fiato, & quale quelli di corde30
Qual Tuono consti del maggiore, & minore Semituo-
no8
Qual differenza sia tra il musico, & il cantore, soma-
tore, & contrapuntista83
Quinte diminuite, & Quarte tese negli strumenti di
tasti, di quanto 33 & da quello cio nasca33
R
RAGIONI dell'Autore in prouare l'eccellenza
della musica degli antichi, & l'impertinenza della
moderna80
Ragioni dell'Autore in prouare che gli antichi non
cantauano in consonanza105
Registri nell'organo dissonanti34
Regole de moderi contrapuntisti donde deriuate82
essere tutte contrarie alla perfettione delle Melodie
81.quali siano da osseruarsi per ben sonare 140
& a quello siano atte85
Retto quello sia133
Rithmo, quello importi62
Romani hebbono la Musica insieme con le altre scien-
ze da Greci1
S
SACCENTERIA di alcuni moderni sonatori di
tasti84
Saffo Poetessa illustre inuentrice dell'harmonia mista
lydia 70.& del Plettro130
Sacada Argiuo inuentore della mistione de Tuoni, et
in qual maniera la vsasse79
Sacerdoti d'Egitto vsano le vocali in vece d'Aulo
& di Cithara100
Saltatione d'Ayace100
Sapere de moderni contrapuntisti in quello consista86
Senario numero donde habbia tratta la sua facul-

Schisma quello sia8
Scindasso strumento musico, & sua facultà90
Senofanto Tibicine singulare102
Semituono minore, esserne di piu sorti nel Syntono di
Tolomeo18.25
Semidiatessaron non trouarsi tra le corde, e tasti del
Liuto88
Semituono maggiore perche trouarsi tra questi nume-
ri 16.15 28
Se nel diminuire ò argumentare l'interuallo, si scema
ò si accresce nel graue ò nell'acuto111
Semiditono, qual sia 10, & perche essere dissonan-
te32
Semiditono minore di quanto sia dal maggiore supera
to 7. & perche dentro à questi numeri 25.24 28
esserne tra le corde Syntone di piu sorti25
Se si possono fare nuoue distribuitioni di corde che fac-
cino buono effetto111
Sesquituono quello importi9
Sesquipla quello sia17
Se nel diminuire ò nell'argumentare l'itneruallo, si ac
cresce ò si scema nel graue, ò nell'acuto111
Sesta minore, non trouarsi tra D solre, & b fa 19. ne
la maggiore ra F & d20
Sesto strumento geometrico, perche sia cosi detto 49
page 157
Semidiapente donde habbia tratto il suo nome 15. per
che dentro à questi numeri (54.45.)28. e di qun
to superi il Tritono16
Seneca de benefitij37
Se ciascun Tuono degli antichi era atto à esprimere
qual si voglia affetto102
Sette famose di musici antichi118
Systema massimo, & perfetto ordinario, & comune,
qual sia 121.quante corde, e Tetracordi conten-
ga 121.qual sia il congiutno, & quale il disgiun-
to120
Sinfone consonanze, quali siano68
Sinafe quello importi114
Simico strumento musico di trentacinque corde41
Synemmenon quello significhi114
Syntono, come distribuito da Dydimo 35. perche attri-
buito à Tolomeo 35. & perche fusse cosi detto dal
suo autore49
Se la maniera del numerare i Tuoni degli Ecclesiastici
sia à caso ò pure con ordine74
Se in F faut si deue segnare il diesis ò il b duro26
Systema di vndici corde tenuto da alcuni antichi per
perfetto, come fussino in esso distribuite le corde, &
perche fusse poi detto minore, 6 imperfetto118
Syringa strumento musico, come fatto, & da chi ritro
uato146
Systema disgiunto perche proposto al congiunto, perche
comincia Are112
Sinodio quello importi101
Sofole domanda l'Aulon tiranno degli animi90
Sopra perfette Tibie doue adoperare101
Sottrarre l'vno dall'altro interuallo musico in qual
maniera si faccia7
Sommare l'vno con l'altro musico interuallo come si
proceda8
Sonare in consonanza da chi ritrouato, & per qual
fine introdottosi83
Sonare dentro & fuore, come s'intenda128
Spartani sbaniscono Timoteo da loro confini117.
chiamano Talete Gortino che ammaestri i loro
fanciulli 117. & muouono al suono della Tibia
gli esecita in ordinanza100
Spezie dell'ottaua essere sette 7.59.della quinta quat
tro 59. e tre delle quarta59
Statua d'Orfeo bellissima 129. & d'Apollo antichis
sima142
Stoltitia de vulgari142
Strumenti antichi di corde nō hebbono mai tasti128.
quello hauerebbono cagionato128
Strumenti di varie nationi, diuersamente tempera-
ti98
Strumento di tasti moderno, & ordinario allontanarsi
nel suo temperamento dalla perfettione piu che non
fa il Liuto 33. & à che atto139
Strumento di tasti molto artifizioso48
Strumento di tasti ritrouato dall'Autore, nel quale si
odono tutti gl'interualli in quella eccellenza, &
perfettione maggiore desideraile in ciascun gene-
re d'harmonia34
Suetonio Trāquillo in materia della Lira 39. in mate
ria dell'Organo144
Suida dice la Lira essere il medesimo strumento della
Cithara61
Suono graue, & acuto, da chi prima insieme mescola
to114
Suono semplice, hauere facultà di muouere gli affet-
ti90
Suono come si facci133
Suizzeri muouano gli eserciti loro al suono del Fife-
ro100
T
TALETE Gortino, chiamato dagli Spartani come
seuero, per ammaestrare i fanciulli loro nella ue
ra musica 117.libera gli Spartani, & gli Argiui
dalla peste117
Tamira di Tracia, musico, & poeta illustre ritroua
l'harmonia Dorica63
Tasti nel Liuto, & nella Viola d'arco in qual maniera
si deuono distribuire.53
Temperamento del Liuto, perche non potersi adattare
allo strumento di tasti47
Terie Tibie, da quali populi vsate101
Terpandro Lesbio, ricerca nelle sue canzoni non piu di
tre corde 91.aggiugne la settima corda alla Lira
114.da le leggi Citharistiche114
Terza maggiore, & minore ritrouarsi l'vna, & l'al-
tra di diuerse grādezze tra le corde Syntone 10.12
Temperamento della moderna Harpa doppia di cor-
de144
Teleste Tebano singulare nella saltatione100
Terza maggiore non trouarsi tra il diesis X di C sol-
faut, & alamire 12, & la minore non essere tra
D solre, & F faut 10.di quanto quella superi
uqesta12
Tespi Tebano Citharedo eccellente131
Tetartemoria quello sia112
Tibia strumento musico antico essere l'istesso del Piffe-
ro d'hoggi 145.di che materia fatta100
Timoteo Milesio singulare Citharedo, non è vero, che
egli ritrouasse il Genere Croatico 102. aggiu-
gne due corde alla Cithara & gli sono ragliate da
gli Efori 117. e sbandito dagli Spartani 117.pro
uoca il magno Alessādro alle armi 90.e reputato
musico scenico per le molte corde che vsaua 91
Tibia Frygia qual fusse98
Tolomeo compara gli aspetti de pianeti à gli interalli
musici de suoi tempi 11.iprende Aristosseno 51.
insegna le mistioni de generi 106.dimostra che nel
Systema massimo disgiunto si poteua fare altroue
la cōgiuntione de Tetracordi 121 si attribuisce per
sue molte distribuitioni di corde 106.& altre ne
confuta106
Tolomaici, & loro fine, nella distribuitione delle cor-
de107
Torebo, inuentore secondo alcuni dell'harmonia Ly-
dia63
Toscani parlano con voce meno acuta de Ligutij71
Tritono interuallo, da quello habbia tratto il suo nome
14.perche cōtenuto da questi termini (45.32.)28.
di quanto superi la quarta15
Tricordo strumento musico, da chi ritrouato114
Tropos quello significhi66
page 158
Triemituono che interuallo sia11
Trenetiche Tibie da quali populi vsate101
Trombone strumento musico, donde à noi venuto, &
à che atto142
Tuono maggiore, di quanto superi il minore8
Tuono interuallo musico, detto Trimone dell'harmo-
nie135
Tuoni secondo Aristosseno quanti 51.quanti secon-
do Boethio 58.& quanti secondo Tolomeo59
Tuoni troppo acuti e troppo graui perche confutati da
Platone 62.in quanti di detti e perche 66. qual
sia la natura loro 62. da chi ritrouati 64.quelli de
moderni 71.non essere piu d'vno incognito, & pe-
regrino78
Tuoni, & modi non essere piu di sette64
V
VALERIO Massimo in proposito della Syrin-
ga146
Vdito purgato, & bene esercitato non ingannarsi nel
distinguere i suoni32
Vergilio in materia della Cithara d'Orfeo98
Viltà d'animo d'Euangelo132
Vitio parturito dall'ignoranza14'148
Viola di gamba donde à noi venuta, & à qual
fine ritrouata 147.quale spezie d'harmonia suo-
ni30
Virtù della Musica antica i quello consistesse90
Vitruuio in materia degli interualli dissonanti35
Vitio particolare di alcuni sonatori di diuersi stru-
menti140
Voce perche data à bruti89
Voce humana, non canta le note di alcuno Systema prio
comodamente di quelle del Tuono Dorio, & per
che62
Vulgo, ignora sempre il buono delle cose 85.& qual
qual sia il suo fine140
X
XENOFANE Pitagorico, maestro d'Aristos-
seno53
Xenofonte della cura familiare61
IL FINE DELLA TAVOLA.
page 159
[Figure]
Imprimatur. De mandato R. Patris Inquisitoris Florentiae, & Florentini Dominii Magistri Dionysii Constacciarii Ord.Sancti Francisci Conu.Die. 30. Maii 1581, Fr.Antonius Cancellarius ss.
[Figure]
IN FIORENZA, Nella Stamperia di Giorgio Marescotti. M.D.LXXXI.