Title: Thoscanello de la musica
Author: Pietro Aaron
Publication: Bernardino & Mattheo de Vitali (Venezia, 1523)
Bibliothèque nationale de France, Paris, FranceTitle: Toscanello in musica
Author: Pietro Aaron
Publication: Bernardino & Mattheo de Vitali (Venezia, 1529)
Bibliothèque Royale Albert Ier, Brussels, BelgiumTitle: Toscanello in musica
Author: Pietro Aaron
Publication: Marchio Sessa (Venezia, 1539)
Bibliotheca Riccardiana, Florence, ItalyTitle: Toscanello
Author: Pietro Aaron
Publication: Domenico Nicolino (Venezia, 1562)
Bibliothèque nationale de France, Paris, France First edition, 1523: Bibliothèque nationale de France, Paris, France Second edition, 1529: Bibliothèque Royale Albert Ier, Brussels, Belgium Third edition, 1539: Bibliotheca Riccardiana, Florence, Italy Fourth edition, 1562: Bibliothèque nationale de France, Paris, FrancePrincipal editor: Anne-Emmanuelle Ceulemans
Funder: Université catholique de Louvain F.N.R.S.
Edition: 2002
Department of Information and Computing Sciences Utrecht University P.O. Box 80.089 3508 TB Utrecht NetherlandsSi vis scire modum generosa iuventa candendi
Petrus Aron clarus musicus arte docet.
Edocet ut coelum numeris moveatur, & alta
Organa pulsentur, voceque faxa movet.
Attrahit hic sylvas, labentia flumina sistit,
Threiicius vates cedere iure potest.
AL REVERENDO ET MAGNIFICO MONSIGNORE SEBASTIANO MICHELE, PATRITIO VENETO, CAVALLIERE HIEROSOLYMITANO ET PRIORE DI SAN GIOVANNI DAL TEMPIO DIGNISSIMO, PIERO AARON FIORENTINO, CANONICO RIMINESE.For further information on this preface, see Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 81 sqq.
AL MOLTO REVERENDO ET MAGNIFICO MONSIGNORE SEBASTIANO MICHELE, GENTILHUOMO VENETIANO, CAVALIERE HIEROSOLIMITANO ET PRIORE DI S. GIOVANNI DAL TEMPIO DIGNISSIMO, PIERO ARON FIORENTINO.
| Laude della musica. | Cap. I. |
| Delli inventori della musica. | Cap. II. |
| Diffinitione et derivatione della musica. | Cap. III. |
| Della musica mondana, humana et istromentale. | Cap. IIII. |
| Cognitione di voci et suoni et varii istromenti. | Cap. V. |
| Della intelligenza del modo. | Cap. VI. |
| Cognitione del modo minor perfetto. | Cap. VII. |
| Che cosa sia tempo. | Cap. VIII. |
| Che cosa sia prolatione. | Cap. IX. |
| Quanto sia il valore delle note nel modo maggiore perfetto et imperfetto, modo minor perfetto et imperfetto. | Cap. X. |
Del valore di ciascheduna nota nel modo maggior perfetto posto con il segno sequente, .
|
Cap. XI. |
Valore del modo maggior perfetto nel tempo imperfetto et prolatione perfetta, come qui, .
|
Cap. XII. |
| Per il secondo segno del maggior perfetto. | Cap. XIII. |
| Per il modo maggiore imperfetto. | Cap. XIIII. |
| Per il modo minor perfetto. | Cap. XV. |
| Per il modo minore imperfetto. | Cap. XVI. |
Valore del modo maggiore perfetto nel segno del tempo perfetto et prolatione imperfetta, come qui, .
|
Cap. XVII. |
| Per il secondo segno del modo maggior perfetto. | Cap. XVIII. |
| Per il modo maggiore imperfetto. | Cap. XIX. |
| Per il modo minor perfetto. | Cap. XX. |
| Per il modo minore imperfetto. | Cap. XXI. |
Valore del modo maggior perfetto nel segno del tempo et prolatione imperfetta, come qui, .
|
Cap. XXII. |
| Per il secondo segno del modo maggior perfetto. | Cap. XXIII. |
| Per il modo maggiore imperfetto. | Cap. XXIIII. |
| Per il modo minore perfetto. | Cap. XXV. |
| Per il modo minore imperfetto. | Cap. XXVI. |
| Della intelligenza del modo maggior perfetto et modo minore et tempo per varii segni . | Cap. XXVII. |
| [s1523: page 6][s1529: page 6]Della cognitione del modo minor perfetto et imperfetto, tempo et prolatione, per varii segni. | Cap. XXVIII. |
| Come siano intese le note over figure perfette. | Cap. XXIX. |
| Dimostratione delle note imperfette. | Cap. XXX. |
| Come la lunga nel tempo perfetto non si può dire imperfetta. | Cap. XXXI. |
| Della cognitione et natura del punto. | Cap. XXXII. |
| Delle note alterate et sua intelligenza. | Cap. XXXIII. |
| Cognitione della maxima et lunga di color pieno. | Cap. XXXIIII. |
| Della figura breve piena. | Cap. XXXV. |
| Della figura semibreve piena. | Cap. XXXVI. |
| Che cosa sia syncopa. | Cap. XXXVII. |
| Cognitione et modo di cantar segni contra a segni necessarii. | Cap. XXXVIII. |
| Come li cantori habbiano a numerare li canti. | Cap. XXXIX. |
| Delle note in legatura. | Cap. XXXX. |
| Che cosa sia tuono. | Cap. I. |
| Del semituono minore et maggiore. | Cap. II. |
| Del ditono. | Cap. III. |
| Del semiditono. | Cap. IIII. |
| Del tritono. | Cap. V. |
| Del dia tessaron. | Cap. VI. |
| Del dia pente. | Cap. VII. |
| Del hexachordo maggiore. | Cap. VIII. |
| Del hexachordo minore. | Cap. IX. |
| Del dia pason. | Cap. X. |
| Del genere chromatico. | Cap. XI. |
| Del genere enarmonico. | Cap. XII. |
| Dichiaratione del contrapunto. | Cap. XIII. |
| Delle consonanze perfette. | Cap. XIIII. |
| Delle concordanze imperfette in contrapunto usate. | Cap. XV. |
| Come il compositore debbe dare principio al suo canto. | Cap. XVI. |
| [s1523: page 7]Se la consonanza o concordanza è necessaria al principio del canto. | Cap. XVII. |
| [s1529: page 7]Della terminatione o vorrai dire cadenza ordinata nel soprano. | Cap. XVIII. |
| Modo di comporre psalmi et Magnificat.principii, mezi, et fini de' tuoni | Cap. XIX. |
| Della natura del diesis. | Cap. XX. |
| Del modo del comporre il contrabasso et alto dopo il tenore et canto, precetto primo. | Cap. XXI. |
| Precetto secondo. | Cap. XXII. |
| Precetto terzo. | Cap. XXIII. |
| Precetto quarto. | Cap. XXIIII. |
| Precetto quinto. | Cap. XXV. |
| Precetto sesto. | Cap. XXVI. |
| Precetto settimo. | Cap. XXVII. |
| Precetto ottavo. | Cap. XXVIII. |
| Precetto nono. | Cap. XXIX. |
| Precetto decimo. | Cap. XXX. |
| Ordine di comporre a più di quatro voci. | Cap. XXXI. |
| Che cosa sia proportione. | Cap. XXXII. |
| Del superparticolare genere. | Cap. XXXIII. |
| Del superpartiente genere. | Cap. XXXIIII. |
| Del molteplice superparticolare genere. | Cap. XXXV. |
| Del molteplice superpartiente genere. | Cap. XXXVI. |
| Della proportionalità arithmetica. | Cap. XXXVII. |
| Della geometrica proportionalità. | Cap. XXXVIII. |
| Della armonica proportionalità. | Cap. XXXIX. |
| Divisione del monachordo per tuoni et semituoni naturali et accidentali. | Cap. XXXX. |
| Della partecipatione et modo d'accordar l'istromento. | Cap. XXXXI. |

LIBRO PRIMO.
LAUDE DELLA MUSICA. CAP. I.
Se vitio [s1523: page 11]alcuno (dice) sarà nelle mie opere, iscusalo appresso te, o lettore, il suo tempo. Io era in essilio et cercava [s1529: page 11]riposo et non fama, a cioché la mente non fusse sempre intenta alle sue calamità.Et quanto seguita lungamente, per le qual cose appare, che non hanno mal parere quelli che pensano la musica a noi per dono dalla natura essere stata conceduta, a ciò che meglio si possino tolerare et durare gli affanni di questa travagliata vita. Non di meno di più sano giuditio sia, chi la crede esser grata alle menti humane perciò che in essa riconoscono il lor principio, affirmando Platone nel Timeo che l'anima nostra è composta di numeri musicali, come anchora li Pythagorici affermano che 'l mondo è composto di ragione musicale, del quale l'huomo sia imagine, et per tanto venga detto microcosmo, che suona in nostra commune lingua "piccolo mondo". Ove risguardando i Romani, haveano costume di celebrare l'essequie de' morti con suoni di trombe et altri stormenti, i quali però funerali addimandavano, non per altra ragione, se non che pensavano le anime nella loro origine, cioè nel cielo ritornare, al quale per mezzo del l'harmonia facile fusse il transito. Et per simil cagione nel celebrar de gl'hymenei nottiali usavono pur suoni per auspicio della creatione del l'anime, del quale effetto le nozze sono mezzano istromento. Prendi la confermatione nelli piccoli fanciulli. Non parlano anchora, non intendono chi parla; sono di quel puro intelletto da niuna impressione segnati, il quale il Philosopho assomiglia ad una tavola rasa, ove nulla sia scritto. Non di meno, quando piangono, se per caso odono qualche voce soave, tantosto s'acchetano et stansi consolati; quando sono ben cheti et allegri, se aspro suono loro offende gli orecchi, subito a stridere et star sconsolati. Perché? Perciò che se ben alcuna altra cognitione non è in loro, non manca però la natura, che di similitudine s'allegra et abhorrisce il contrario. Alla fine anchora gli animali irrationali mirabilmente si dillettano in musica, parte in udirla, come cervi, delphini, elephanti et gran parte di augelli, parte in essercitarla, come cygni et lusignuoli. Segue all'infinito piacere et diletto che della musica nasce, una inestimabile utilità che all'animo et al corpo s'estende. Et che sia utile a l'animo, potrei adducere in mezzo molti essempi, come di Empedocle, che mutata una modulatione, temperò l'ira di un furioso giovane tauromenitano ebrio, incitato dal suono phrygio a volere ardere la casa ove una sua amica col rivale era rinchiusa: col sostituito spondeo lo placò et a miglior mente lo ridusse; come tutti gli Pythagorici, e quali commoveano et acchetavano gli [s1523: page 12]animi et a' buoni costumi colla musica gl'indirizzavano, et allor imitatione Theophrasto, che a tor via le passioni del l'animo commandava apporsi le pive. Ma fra' molti [s1529: page 12]memorabili essempi di uno del popolo di Arcadia mi voglio contentare, del qual Polybio, gravissimo historico, è autore:
(dice egli) la musica essere utile a tutti gli huomini, ma a gli Arcadici necessaria, sì per le continue fatiche di quella gente in lavorare i campi, et durezza et asprezza di vita, sì per la austerità di costumi, che gli sopraviene per il freddo et malvagità del aere, al quale per necessità simili siamo prodotti, perciò da principio gli lor fanciulli da pueritia s'usavano nelli canti de gl'hynni peani, co' quali secondo l'usanza della patria solevano lodare i genii, heroi et iddii. Poi, instrutti nelle discipline di Philosseno et Timotheo, facevano giuochi annuali in honor del dio padre Baccho con balli et canti. Ifanciugli facevano giuochi chiamati puerili, i giovani giovenili. Tutta la lor vita al fine è conversa in tali canzoni, non tanto che si diletteno di udire modulationi, quanto per essercitarsi insieme cantando. Oltra di ciò, se un huomo non sa qualche cosa nell'altre arti, non gli è vergogna, ma che uno huomo non sappia la musica, non è possibile, perché è necessario impararla, et confessare di non la sapere si tiene per cosa vituperosissima. Ultimamente e giovanetti ogn'anno spettacoli et giuochi alli suoi cittadini fanno nelli theatri con balli et canti. Così prima gli Arcadici introdussero tutte le cose dette di sopra, di poi gli [s1539: page 7]communi conventi, et moltissimi sacrificii, ne' quali si congregavano maschi et femine; in ultimo gli chori di damigelle et fanciulli, le quali cose tutte fecero a questo fine, accioché quello, che era duro per natura ne gli animi loro, per consuetudine si mitigasse et venissi piacevole. Ma li Cynethesi in spacio di tempo havendo cominciato a sprezzar questa usanza, la quale a loro, più che ad altri, era necessaria, come habitanti nella più fredda parte di Arcadia, [s1562: page 7]voltati a cupidità et ambitione, in breve vennero in tanta fierezza, che in niuna città di Grecia si faceano maggior sceleratezze o più frequente crudeltà. Et per tal perversità tutti gli altri popoli di Arcadia havevano in odio la vita et costumi loro.Tanto et più recita Polybio nel quarto delle sue Historie dintorno l'immenso frutto che dalla musica al popolo arcadico venne, contra la falsa openione di Ephoro, che nel proemio del l'Historie diceva la musica essere stata trovata ad ingannare et beffare gli huomini. Et a questa musica disciplina de gli Arcadici havere havuto riguardo Virgilio, si giudica dalli dotti quando nell'Egloga Galla dice:
Voi Arcadi cantarete alli vostri monti, [s1523: page 13]Arcadi soli dotti a cantare.Che sia giovevole & salutifera all'infirmità corporali, queste memorie in fra l'altre noi habbiamo. Xenocrate con organiche modulationi liberava i spiritati. [s1529: page 13]Asclepiade col canto delle trombe a' sordissimi l'audito, con altra symphonia a' phrenetichi la mente restituiva. Thaleta Candiotto colla soavità della cithara la pestilenza da Misithrà discacciò, et Terpandro il partiale tumulto ne remosse. Ismenia Thebano col canto della piva a più Beotici sanò le sciatiche, la qual cosa se ad alcun pare impossibile, legga Aulo Gellio nel quinto delle Notti attiche et intenderà la ragione perché può essere, per modo che parerà meno miracoloso, se Timotheo con modulatione concitò Alessandro Magno a prender l'arme in mano, come fusse presente il nimico che a morte lo sfidasse; et concitato che l'hebbe, immantenente con altro tuono molle et quieto lo placò. Et più credibile sia se il citharizzante Davit (come si ha nel sacro Vecchio Istromento)'Istromento' i.e. 'Testamento'., il re Saul si recreava dal furor della pazzia, dal qual spesso era occupato. Aggiunge che secondo Vitruvio, l'architettore senza musica non sarà perfetto, la qual precipuamente è efficace alle temperature di baliste, catapulte, scorpioni et machine hydrauliche; secondo Hierophilo et Erasistrato, il medico, per li polsi, che a comparatione di numeri si considerano. Et secondo Platone la musica è necessaria all'huomo civile da lui detto politico. Da Platone non discorda Aristotele, il qual nelli Politici libri è autore la musica essere collocata tra li studii liberali, la qual insieme con le lettere et con la lotta li giovanetti alli tempi antichi usavano imparare. Et se vogliamo (dice il medesimo) vivere in quiete, dobbiamo havere con noi la musica, la quale è di natural piacere, procedente da cose giocondissime, per il che et Museo dolcissima la disse essere alli mortali. Il grammatico senza musica non può esser compiuto, bisognandoli (come testimonia Quintiliano) che sappia cantare i versi a tempo et misura, di che la musica è maestra. Et quel che del grammatico si dice, sia detto del poeta, sia detto del oratore. Essendo li numeri antichi mal composti et quasi rustichi, la poetica (dice Censorino) uscì fuora più affettata et più modulata, quasi una legittima musica, la quale con metrica modulatione polisse l'asprezza et il tutto facessi bello. Ma sopra tutti, quelli poeti abbracciaro li rhythmi et numeri musichi et piedi, che lyrici furo cognominati, perché li loro versi attamente si cantavano alla lyra, de' quali tanta fu la copia, tanto fu il numero appresso li antichi, che Cicerone niega dovergli bastare il tempo a leggere tutti li poeti lyrici, anchora che l'età gli fussi duplicata. De' piedi et numeri che segue l'oratore, Diomede et [s1523: page 14]Probo, grammatici, et Cicerone nell'Oratore, et altri copiosamente ne trattano, appresso quelli il studioso lettore ne potrà leggere. Noi solo questo toccheremo, che Gaio Graccho, chiarissimo [s1529: page 14]oratore de' suoi tempi, quando orava al popolo, teneva un musico dopo le spalle, che con una fistola occultamente gli dava i modi della pronontia, hora remessi, hora concitati. Ma che più parole? Che più essempi? Il sopra citato Quintiliano afferma che la musica dà la perfettione a tutte l'altre sue sorelle dottissime, et niuno può essere perfetto in qual vuoi del l'arti senza musica. Et Isidoro conferma che niuno può essere senza musica, né ancho cosa alcuna. Et questo basti per il valor della musica. Sarebbe anchora da dire del pregio, et in che riputatione et stima è stata di continuo, sì privata, sì publicamente, tanto in guerra, quanto in pace. Et veramente se in parte alcuna la musica è degna di laude, in questa è dignissima, per modo che non se ne [s1539: page 8]potria predicare tanto che più non ne restasse. Non di meno, perché per le parti di sopra tocche si può molto bene conoscere che in ogni secolo da persone eccellenti d'imperio over di sapienza, appresso ogni popolo et natione honorata si truova sommamente et appregiata, non m'estenderò più in lungo; et sì come si scrive Pythagora dal piè solo haver già raccolto quanta fusse la grandezza di tutto il corpo di Hercole, così lascierò io, che ogni svegliato ingegno, se ben non è dotto in greco o latino, non però né dalle Muse né dalle gratie alieno, da una piccolissima particella in altro proposito mostrata faccia giudicio di tutto il resto. Et sapendo che la musica è nobilissima per antiquità et per operatione, et potentissima per diletto et per utile, pensesi certo che anchora honoratissima sia. Et per tanto grandi honori, grandi privilegii, grandi dimostrationi sempre habbia recevuto, li quali io non dichiaro, né tengo che per humana voce si possino mai dichiarare appieno; et solo le sacre Muse che il reverendo nome gli han dato, a tanto ufficio dover essere sufficienti riputo.
DELLI INVENTORI DELLA MUSICA. CA. II.
Compose anchora Alcmane et ritrovò la modulatione, mettendo insieme il modulato nome delle perdici.Non dimeno noi, sì come habbiamo il Testamento Vecchio per fondamento della christiana nostra vera fede , così anchora habbiamlo in questa, et crediamo esser la verità quel che dice Moyse nel Genesi, che Tubal fu trovatore della scienza musica, il qual fu della stirpe di Cain nanzi il diluvio. [s1523: page 16][s1529: page 16]
DIFFINITIONE ET DERIVATIONE DELLA MUSICA. CAP. III.
Noi diremo la musa di Damone et d'Alphesibeo pastori.Si potrebbe anchora dire dalle Muse, per una di due cause, o vero perché le Muse seguitorno Dionysio, figliuolo di Giove et di Proserpina, dandogli (come testifica Diodoro nel quinto) delettatione con la suavità del lor canto, nel qual erano dottissime, come anchora in tutte l'altre ottime arti, o vero perché (sì come si legge nel primo de l'Iliade di Homero) cantavano alla mensa di Giove. Aggiunge l'altra causa, la qual è più vera. Musica è detta dalle Muse, perché per il numero novenario di tali dee, li antichi theologi volsero denotarsi li concenti delle otto sphere celesti, et una maxima concordanza, la qual si fa di tutti gli altri concenti, che fu chiamata harmonia. Da musa dunque over dalle Muse è detta la musica et non da altrove, come si hanno imaginato alcuni poco diligenti inquisitori di tal originatione, li quali da quello fonte han scritto derivarsi la musica, dal qual più presto questo nome Musa si deriva. Tale è l'essentia della musica, come è detto, et indi è nominata. Qui di sotto diremo in quante parti si divida, riputando alla diffinitione dover seguir la divisione. La ragione è in pronto, per che (come dice Porphyrio) il genere è primo che le sue specie.
DELLA MUSICA MONDANA, HUMANA ET ISTROMENTALE. CAP. IIII.
Quale è questo così grande et così soave suono che empie li orecchi miei?E' manifesta cosa che non parla di altro suono, se non di quello, dal qual è causata questa musica della qual hora parliamo. Questo medesimo conferma Boetio nel primo della sua Musica, dicendo:
Come può essere, che una così grande machina come è quella di cieli, tacitamente et senza suono si muova?Ma perché havemo detto che essi circoli hanno proportione insieme, è da notare che le proportioni loro sono di tuono over di semituono, per modo che dal primo et più basso, ch'è della luna, al supremo et più alto, che è delle stelle fisse, viene ad essere una proportione di ottava consonanza, et fra li intermedii è proportione di terza, di quarta, di quinta et di sesta. E' anchora da sapere che quanto li circoli et pianeti sono più bassi et più propinqui alla luna, più grave suono causano, et quanto sono più alti et più appropinquano al cielo supremo, più acutamente risuonano. Musica Humana.La musica humana è quella che risulta per la congiuntione dell'anima et del corpo nostro insieme, imperò che alli sapienti non par cosa verisimile che il corpo et l'anima tanto bene insieme si accordino a far le lor solite operationi, che sono mirabili, et che tra loro non sia proportione alcuna; onde per questo essendo necessario confessar che tra il corpo et l'anima sia proportione. Bisogna anchora dire che tra loro sia non aperta ma occulta harmonia et musica, la quale quanto dura, tanto sta l'anima nostra al suo corpo congiunta, ma come si dissolve, è guasta questa musica, & subito viene la morte, cioè la separatione dell'anima et del corpo. Per questo credevano gli antichi, quando alcuno era amazzato over annegato, l'anima sua non potere mai andar al luoco suo diputato, per fin che non era compito il numero musicale con il qual era dal nascimento al suo corpo stata congiunta, onde disse Virg. nel vi:
Compirò il numero et tornerommi alle tenebre.[s1523: page 18]Musica Istromentale.La musica istromentale è quella che solo da gli istromenti nasce, et di questa specialmente habbiamo noi atrattar. Ma è da [s1529: page 18]sapere che li istromenti sono di due maniere. Alcuni sono naturali, alcuni [s1539: page 10]artificiali. Quegli naturali sono come in questi tre versi appare:
Nove son glistromenti naturali: gola, lingua, palato, et quatro denti, et dui labri al parlar insieme equali.Di questi istromenti nascono le voci et li suoni causativi delle consonanze et della musica, la quale è chiamata vocale, et è di molto più precio che tutte l'altre musiche, imperò che la voce humana avanza tutte l'altre voci. Gli istromenti artificiali sono di più sorti, ma generalmente si truovano esser triplici, cioè da chorde et da fiato et da battimento solo. Gli istromenti da chorde sono arpichordi, clavichordi, monochordi, liuti, cithare, lyre, harpe, dolcemeli et altri simili. Gli istromenti da fiato sono organi, pifferi, flauti, trombe, corni et altri simili. Gli istromenti da battimento solo sono come tamburi, cymbali, sistri, crotali et altri simili. Hora, havendo così dichiarato queste tre sorti di musica, cioè della mondana, humana et istromentale, quanto alla cognitione della prattica pare necessario, da qui inanzi cominciaremo trattare delle cose pertinenti alla cognitione de' varii istromenti.
COGNITIONE DI VOCI ET SUONI ET VARII ISTROMENTI. CAP. V. This chapter essentially consists of a translation of Isidore of Seville's section 'De musica'. See Anne-Emmanuelle Ceulemans, "Instruments real and imaginary: Aaron's interpretation of Isidore and an illustrated copy of the Toscanello", Early Music History 21 (2002), 1-35.
La voce della tromba fece fremito,et altrove:
Le voci rotte nel lito.Il suono si domanda voce imperò che questo è il proprio, come
Gli scolgi del lito suonano.Harmonia è modulatione di voci over coattatione di più suoni. symphonia coiè consonanzaSymphonia è temperamento di modulatione di grave et acuto, di suoni concordanti, o nella voce, o nel fiato. Per questa symphonia certamente [s1523: page 19]la voce più acuta o più grave si concordano per tal modo, che ciascuno, il quale si discorda da [s1529: page 19]quella, offende il senso dello auditore, della quale è contraria la Dyasphonia, disonanzadyasphonia, cioè la voce discrepante et dissonante. euphonia.Euphonia è suavità di voce; questa appresso altri autori si domanda melos. Diastema.Diastema è spacio di voce di dui over più suoni, imperò che la differentia della harmonia è quantità, la qual consiste nello accento over tenore della voce, le generationi della quale li musici hanno diviso in quindeci parti, delle quali il primo si domanda hyperlydio, l'ultimo si domanda hypodorio, di tutti gravissimo. Canto è inflexione di voce, ma il suono è diretto et il suono precede il canto. Arsis, et Thesis.Arsis è elevatione di voce. Thesis è positione di voce. Soavi voci sono sottili et spesse, chiare et acute. Voci di più sorte cioè.
| Perspicue. | cieca. |
| sottile. | Vinola. |
| Pingue. | Perfetta, |
| Acuta. | alta, |
| Dura. | soave, et |
| Aspra. | chiara. |

tromba prima fu ritrovata da gli Tyrrheni, cioè dagli Toscani, come Virgilio dice: Il suono della toscana tromba mugghiava per l'aere.Si usava non solo nelle battaglie, ma in tutti li dì festivi, per [s1539: page 11]la chiarezza delle laudi et della allegrezza. Per ciò nel Psalterio si dice:
Cantate nel principio del mese colla tromba nel dì nobile della vostra [s1523: page 20]solennità,perché era commandato agli Giudei che in principio della luna nuova sonassino con la tromba, la qual cosa fanno anchora fin qui. Le
Pive pive forno [s1529: page 20]ritrovate in Phrygia. Queste lungo tempo si usavano solamente nelle sepolture de gli morti, et incontinente se usorno ne gli sacrificii de' gentili.
TibiaTibie sono state nominate perché prima delle tibie, cioè de gli ossi del stinco
di cervi o di grue si facevano. Di poi abusive così cominciorno ad essere
chiamate, et anchora al presente, benché non si facciano di quegli ossi; non
di meno resta il nome, et di qui è derivato tibicen, cioè colui il quale suona la tibia.
sampogna, o CalamoCalamo è canna, la qual ha li spatii fra' nodi minuti, lunghi et
dritti, il qual essendo tutto concavo, né havendo punto di charta, né di carne, è utilissimo (come scrive Plinio) alle sampogne, et perciò vien detto in
greco syringa, che
fistula Hieronimi.fistola significa in latino. Fu la sampogna invention di
Pan, dio de' pastori, il qual non potendo goder viva l'amata nympha Syringa, essendo quella (come canta Ovidio) mutata in canne, per haverla pur
in compagnia, sette calami dispari colla cera aggiunse, et syringa dalla nympha, cioè sampogna, chiamolla. Sambuca Sambuca in musica è specie di symphonia,
et è una generatione di legno fragile, del quale si compongono anchora le tibie. Pandura Pandura secondo Giulio Polluce è istromento trichordo ritrovato dalli
popoli di Assyria. Martiano Capella nel libro di Musica l'attribuisce al dio
Pan. Choro


. Il numero delle chorde è
moltiplicato et la generatione è commutata. L'antica cithara era di chorde sette, come Virgilio dice: sette differenze di voci,et imperò dice differenti, per che niuna chorda rende simile suono alla chorda vicina. Per tanto dice set[s1523: page 21]te chorde, over perché sette chorde adempiono tutta la voce, overo perché il cielo suona col movimento de' sette pianeti. Chorde sono dette a corde, per che così come [s1529: page 21]il polso del cuore è nel petto, così il polso della chorda è nella cithara. Mercurio fu il primo inventore delle chorde, et fu il primo che strinse il suono nelle chorde et nervi. Psalterio
Psalterio, il quale dal volgo si domanda
cantico, è nominato da psallo, cioè canto, perché alla voce di quello il choro
consonando risponde. La Lyra
lyra si chiama secondo alcuni apò tu lirin, cioè dalla
varietà delle voci, perché fa diversi suoni. Secondo altri è detta da lyrin, cioè
cantare. Li latini la chiamano fidicula over fide, perché tanto consuonano
tra sé le chorde di quella, quanto ben si accordano gli huomini tra i quali
è fede. La lyra prima fu trovata da Mercurio in questo modo. Ritornando
il Nilo dentro dalle sue rive, et havendo lasciato varii animali nelli campi,
lasciò anchora una testuggine, la quale essendo putrefatta et li nervi suoi
rimasti distesi tra il corio, percossa da Mercurio dette il suono, a similitudine della quale Mercurio fece la lyra et dettela ad Orpheo. Timpanum Jheronimi
TympanoTympano,
cioè il tamburo, è pelle over corio disteso et appiccato a legno, et è mezza
parte di symphonia. Tympano è detto da typto, cioè percuoto, perché la symphonia si percuote con una bacchetta. Cymbalo de Hieronimo
Cymbali et acettabuli sono
alcuni istromenti, li quali percossi insieme si toccano et fanno suono. Sono
detti cymbali perché con balematia insieme si percuotono. Così li Greci dicono
cymbali ballematia. Sistro
Sistro è nominato da sio, cioè commuovo. E' sonaglio
di rame per una stretta lama del quale, retorta a modo di cintura, alcune
girelle trapassate per mezzo, ogni volta che le braccia lo scrollano, rendono
uno suono stridolo. Pensano alcuni che non sia diverso dal cymbalo che le
fanciulle a Firenze usano negli loro balli. Era usitato negli sacrificii d'Isis,
dea degli Egittii.
Tintinabuli Tintinabulo anchora è [s1539: page 12]istromento di rame col quale la
gente a hora di lavare era chiamata al bagno. Fu detto dal suono che fa
"tin tin", onde tintinnire è verbo che pertiene al suono di tutti li metalli, et fa
conto che era come la campanella che chiama il popolo alla chiesia. Et perché
parlando del Tamburo
tamburo, havem fatto mentione della symphonia, quella non è
sorte di organo, come alcuni Latini malamente pensano, ma un choro che
cantano insieme in laude d'Iddio, et questo si significa per il vocabolo, perché
symphonia quid sit. symphonia si exprime in latino consonanza, derivata da syn, cioè insieme,
et phoni, voce. Nondimeno al tempo nostro dal volgo Symphoniasymphonia si domanda
un legno cavo da tutte due le parti, con una pelle distesa, la qual li musici
percuotono di qua et di là con le bacchette, et si fa in quella dalla concordanza del grave et dello acuto soavissimo canto. Aliud Psalterium Decachordum
[s1523: page 22][s1529: page 22]DELLA INTELLIGENZA DEL MODO. CAP. VI.Aaron's conception of the modes is discussed in a correspondence between Giovanni del Lago and Pietro Aaron, dated 1539-1540. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 712-727.
le quali pause o virgole, ovunque seranno preposte, notificano la maxima valere tre lunghe, le qual lunghe possono essere del valore
di tre brevi et di due, come per le pause appare.Modo maggiore perfetto.

Modo maggiore imperfetto.

COGNITIONE DEL MODO MINORE perfetto. CAP. VII.
Modo minore imperfetto
. Et nota che li musici hanno ordinato che tal modo resti nel esser suo, avenga che le brevi contenute in quello fussino di quantità variate, sì come più apieno di poi si dichiarirà. Et perché anchora non sia dubbio quando detto modo minore sia perfetto
o imperfetto, si hanno a considerare le pause over virgole di sopra figurate, cioè
se quelle occupano dui o tre spatii, però che occupando tre spatii, dimostrano
il modo minore perfetto, et se dui, il minore imperfetto. Questo medesimo modo
si usita dalli compositori dimostrare alcuna volta con una sola pausa
di lunga di tre spatii, come qui.
Per tanto, ritrovando detta pausa delli tre
spatii, farai il medesimo giuditio circa la perfettione di detto modo minore.
CHE COSA SIA TEMPO. CAP. VIII.
, a dinotare che ogni tempo over breve habbia a essere numerata imperfetta, overo di quantità di semibrevi due, come è detto. Ma il tempo [s1529: page 24]che si considera
esser perfetto è quando la breve consiste del numero di tre semibrevi, la qual
quantità et numero si descrive con il sequente segno,
, per la qual cosa sarà
differente di una mezza parte della breve over tempo binario. Et perché alcuni
dicono che la semibreve aggiunta alla breve del tempo perfetto è parte terza
di essa breve, si risponde che no, perché il tempo (come è detto) per sua natura
fu costituito di valimento di due semibrevi. Essendo adunque tal quantità stabile et ferma, ne segue che l'augumento di quella semibreve non è la terza
parte del tempo, ma solo la mezza di essa breve, quando tal nota sia aggiunta.
Ma quando tal breve o tempo per sé si dimostra perfetto, allhora la semibreve sarà connumerata et chiamata parte terza di quella breve o tempo. Per tanto dico che la semibreve aggiunta alla figura breve imperfetta è mezza parte et non
terza, et quella inchiusa nella perfetta breve è parte terza della sua quantità.
punto mezza parte della breve per causa del tempo imperfetto.
punto 3a parte della breve per causa del tempo perfetto.
[s1523: page 24]CHE COSA SIA PROLATIONE. CAP. IX.
,
. Havendo adunque li detti deputato et ordinato
due sorti di prolatione, cioè perfetta et imperfetta, overo maggiore et minore, è da sapere che dove detto punto sarà messo nella figura circolare o
semicircolare, quella esser detta prolation [s1562: page 13]maggiore over perfetta, nella quale
prolatione si troverà la semibreve di quantità et numero di tre minime,
imperò che mancando il punto nelli sopradetti segni, resterà diminuta,
et sol binaria, come nelli sequenti,
,
.Prolatione perfetta o vero maggiore
Prolatione imperfetta o vero minore
Per tanto si può conchiudere
che sì come per le pause di sopra dimostrate ne risulta il modo, et per il circolo et semicircolo il tempo, così per il punto la prolatione perfetta, come
per la sequente figura si dimostra. [s1529: page 25]

,
,
,
, congiunti a ciascuna pausa
overo virgole inditiale, per li quali facilmente si harà notitia di quello che
necessariamente debbe ogni prattico esser capace. Et perché alcuno dubiterà,
se ritrovandosi un canto nel principio del qual non fussi segno di tempo o prolatione, ma solo le pause dimostranti li modi, se tal canto sia senza ragione
composto, si risponde che no, perché le pause delli modi predetti faranno
dui effetti varii in questo canto. Prima dimostrano la quantità et valore
delle note, di poi sono in taciturnità numerate.
Onde trovando in una cantilena le pause del modo maggiore et minore perfetto, non solo saranno in
quello le maxime et lunghe perfette, ma anchora si haranno a numerare
dette pause, et così de glialtri. Ma quando fussino accompagnate con li
segni inanzi detti, et precedendo tal pause li segni, haranno forza solo di
dimostrare il valore di dette figure in esso canto. [s1529: page 26]Quanto sia il valore delle note nel modo maggiore perfetto et imperfetto, modo minor perfetto et imperfetto. CAP. X.Parts of this chapter are criticised in a letter written by Giovanni Spataro to Aaron, dated 19 September 1523. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 262-263.
ogni maxima è perfetta,
et valerà tre lunghe, 9 brevi over tempi, semibrevi 18 et minime 36.
- Così la lunga valerà tre brevi, 6 semi. et minime 12.
- La breve valerà 2 semibrevi et minime 4. [s1562: page 14]
- La semibreve valerà 2 minime.
avertisca che in esso modo la
maxima valerà 3 lunghe, brevi 6, semibrevi 12. [s1523: page 26]- Così la lunga valerà 2 brevi, 4 semibrevi et minime 8.
- La breve valerà 2 semibrevi, 4 minime et semiminime 8.
- La semibreve valerà 2 minime et 4 semiminime.
- La lunga valerà 3 brevi, semibrevi 6 et minime 12.
- La breve valerà 2 semibrevi et minime 4.
- La semibreve valerà 2 minime et 4 semiminime.
- Così la lunga valerà 3 brevi, semibrevi 6, minime 12.
- La breve valerà 2 semibrevi, minime 4.
- La semibreve valerà minime 2.
- Così la lunga valerà 2 brevi, semibrevi 4, minime 8. [s1529: page 27]
- La breve valerà 2 semibrevi et minime 4.
- La semibreve valerà 2 minime et 4 semiminime.
§ Del valore di ciascheduna nota nel modo maggior perfetto
inanzi posto il sequente segno,
. CAP. XI.
- Tre lunghe, perché il modo maggiore è perfetto;
- Nove brevi, perché ciascuna lunga val 3 tempi;
- Ventisette semibrevi, perché ciascuna breve ne val 3;
- Ottanta et una minima, perché ciascuna semibreve val 3 minime;
- tre lunghe, perché la maxima è perfetta;
- due brevi, perché la lungha è imperfetta;
- tre semibrevi, perché la breve è perfetta; [s1523: page 27]
- tre minime, perché la semibreve è perfetta.
- due lunghe, perché la maxima è imperfetta;
- sei brevi, perché la lunga val 3 brevi;
- deciotto semibrevi, perché la breve val 3 semibrevi;
- cinquanta quatro minime, perché la semibreve val 3 minime.
- due lunghe, perché la maxima è imperfetta;
- sei brevi, perché la lungha ne val 3;
- semibrevi 18, perché la breve è perfetta;
- minime 54, perché la semibreve ne val 3.
- due lunghe, perché la maxima è imperfetta;
- brevi 4, perché la lunga è imperfetta;
- semibrevi 12, perché le brevi son perfette;
- minime 36, perché le semibrevi son perfette, come la figura dimostra.

PRIMA DIMOSTRATIONE.
VALORE DEL MODO MAGGIOR PERFETTO
NEL TEMPO IMPERFETTO ET PROLATION
PERFETTA, COME QUI,
. CAP. XII.
- tre lunghe, per essere la maxima perfetta;
- brevi 9, per che la lunga è perfetta;
- semibrevi 18, perché la breve val 2 semibrevi;
- minime 54, perché la semibreve val 3 minime.
PER IL SECONDO MODO DEL MAGGIOR PERFETTO. CAP. XIII.
- tre lunghe, perché la maxima è perfetta;
- brevi 6, perché la lunga è imperfetta;
- semibrevi 12, perché la breve è imperfetta;
- minime 36, perché la semibreve è perfetta.
PER IL MODO MAGGIORE IMPERFETTO. CAP. XIIII.
- due lunghe, perché la maxima è imperfetta;
- brevi 6, per essere perfetta la sua lunga;
- semibrevi 12, per essere imperfetta la sua breve;
- minime 36, perché le semibrevi son perfette.
PER IL MODO MINORE PERFETTO. CAP. XV.
- due lunghe, per essere imperfetta la sua maxima;
- brevi sei, per essere la sua lunga perfetta;
- semibrevi 12, per esser la sua breve non perfetta;
- minime xxxvi, perché la semibreve è perfetta.
PER IL MODO MINORE IMPERFETTO. CAP. XVI.
- due lunghe, respetto alla maxima imperfetta;
- brevi 4, respetto alla lunga imperfetta;
- semibrevi 8, cagione del tempo imperfetto;
- minime 24, perché la semibreve è perfetta, come nella figure appare.

SECONDA DIMOSTRATIONE.
VALORE DEL MODO MAGGIOR PERFETTO
NEL SEGNO DEL TEMPO PERFETTO
et prolatione imperfetta, come qui,
. Cap. XVII.
- tre lunghe, perché la maxima è perfetta;
- brevi 9, perché la lunga ne val 3;
- semibrevi 27, perché la breve è perfetta;
- minime 54, perché la semibreve ne val due minime.
PER IL SECONDO SEGNO DEL MODO MAGGIOR PERFETTO. CAP. XVIII.
PER IL MODO MAGGIOR IMPERFETTO. CAP. XIX.
- due lunghe, per esser la sua maxima imperfetta;
- brevi 6, perché la lunga val 3 tempi;
- semibre. 18, perché la breve è perfetta;
- minime xxxvi, perché la semibreve val 2 minime.
PER IL MODO MINORE PERFETTO. CA. XX.
- due lunghe, per essere la maxima imperfetta;
- brevi 6, perché la lunga ne val 3;
- semibrevi 18, perché il tempo è perfetto;
- minime 36, perché la semibreve è imperfetta.
PER IL MODO MINORE IMPERFETTO. CAP. XXI.
- due lunghe, per essere ogni maxima imperfetta;
- brevi 4, per essere ogni lunga imperfetta;
- semib. 12, perché la bre. val 3 semi.;
- minime 24, perché la semibreve val 2 minime.

TERZA DIMOSTRATIONE.
VALORE DEL MODO MAGGIOR PERFETTO
NEL SEGNO DEL TEMPO ET PROLATIONE
IMPERFETTA, COME QUI,
. CAP. XXII.
- tre lunghe, perché la maxima è perfetta;
- brevi 9, perché la lunga ne val 3;
- semibrevi 18, perché la breve è imperfetta;
- minime 36, perché la semibreve non è perfetta.
PER IL SECONDO SEGNO DEL MODO MAGGIOR PERFETTO. CAP. XXIII.
- tre lunghe, perché la maxima è perfetta;
- brevi 6, per che la lunga è imperfetta;
- semibrevi 12, perché li tempi sono imperfetti;
- minime 24, perché la semibreve è imperfetta.
PER IL MODO MAGGIOR IMPERFETTO. CAP. XXIIII.
- due lunghe, perché la maxima non è perfetta;
- brevi 6, perché la lunga è perfetta;
- semibrevi 12, per esser il suo tempo imperfetto;
- minime 24, perché la semibreve è imperfetta.
PER IL MODO MINOR PERFETTO. CAP. XXV.
- due lunghe, perché la maxima è imperfetta;
- brevi 6, perché la lunga ne val 3;
- semibrevi 12, perché la breve è imperfetta;
- minime 24, perché la semibreve è imperfetta.
PER IL MODO MINORE IMPERFETTO. CAP. XXVI.
- due lunghe, perché la maxima è imparfetta;
- brevi 4, perché la lunga ne val 2;
- semibrevi 8, perché la breve è imperfetta;
- minime 16, perché la semibreve val 2, come per la figura è chiaro.

QUARTA DIMOSTRATIONE.
DELLA INTELLIGENZA DEL MODO MAGGIOR PERFETTO ET IMPERFETTO, modo minore et tempo, per varii segni dimostrato. CAP. XXVII.For further information on the conception of the modes favoured by the Ancients, see also a letter written by Aaron to Giovanni Del Lago, dated 7 October 1539, in Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 715-725.
33.Modo maggiore perfetto modo minore perfetto Tempo perfetto Il perfetto veramente si conosceva dallo imperfetto per il circolo,
qual è figura [s1529: page 35]perfetta, et l'imperfetto per il semicircolo; et così per la cifra ternaria la perfettione et per la binaria la imperfettione. Per tanto il sopradetto
si dirà segno di modo maggior perfetto per rispetto del circolo, et per la
prima cifra di modo minor perfetto, et per la seconda di tempo anchor
perfetto. Così ritrovando il semicircolo, harà natura del modo maggiore [s1523: page 33]imperfetto, per esser forma imperfetta; et se di poi seguirà la binaria cifra,
modo minore imperfetto. Et se nel l'ultimo il simile troverai, sarà indicio
di tempo imperfetto, come li presenti dimostrano,
22Modo maggiore imperfetto
22 minore imperfetto tempo imperfetto .
31. modo maggiore imperfetto minore perfetto tempo imperfettoAnchora se sarà prima la ternaria cifra, diremo modo minore perfetto,
32, et se
sarà ultima, tempo perfetto, come qui,
23.Modo maggiore imperfetto minore imperfetto tempo perfetto
23 Ma se sarà la prima et la
seconda cifra ternaria, haremo modo minor perfetto et tempo perfetto,
come qui,
33Modo maggiore imperfetto minore perfetto tempo perfetto.
33 . Se anchora sarà la prima et seconda cifra binaria, sarà
modo minore imperfetto et tempo imperfetto, come qui,
22.Modo maggiore imperfetto minore imperfetto tempo imperfetto
22 Et perché tal
ordine dalli nostri compositori non è usitato, più di questo non mi extenderò.
DELLA COGNITIONE DEL MODO MINOR PERFETTO ET IMPERFETTO, TEMPO ET PROLATIONE, PER VARII SEGNI. CAP. XXVIII.
3. Et quando tal circolo sarà con la
binaria, diremo modo minor perfetto et tempo imperfetto, come qui,
2.
Se anchora sarà trovato il semicircolo con la cifra ternaria, dimostrerà lo
imperfetto minore modo nel tempo perfetto, come qui,
3, et con la binaria, modo minore imperfetto et tempo imperfetto, come qui,
2. Oltra
di questo, [s1529: page 36]volendo elli segnare la prolation perfetta, lo augumentano di uno
punto in mezzo del circolo o semicircolo, come nelli seguenti segni si vede:
3,
2,
3,
2, li quali al presente poco si usano. Non dimeno il tutto
sia in tuo arbitrio. [s1523: page 34]COME SIANO INTESE LE NOTE OVER FIGURE PERFETTE. CAP. XXVIIII .
cioè che una nota simile inanzi a una altra a sé [s1539: page 20]simile mai non può essere
imperfetta, intendendo quelli la similitudine non secondo il colore, ma secondo la forma, benché alcuni impropriamente rompano tal regola, ponendo inanzi due simili una minor con il punto inanzi posto, pensando
che detto punto habbia forza di imperficere tal prima nota. Ma quanto
siano lontani [s1562: page 20]dalla verità et dalla commune openione delli antichi musichi, questo lo dimostrano, però che sela imperfettione ha luoco in tutte le
minori figure, non havendo la perfettione osservata in le simili, sarebbe da
meno che detta imperfettione. Et in questa similitudine s'inchiudono anchora le pause, le quali saranno nel secondo modo per noi inanzi detto, perché trovando la maxima davanti alle tre pause dimostrative il modo
maggior perfetto, o siano pause di tre tempi o dui, per esser dette pause la
quantità et valore d'una figura maxima, restano simili a essa figura, et per
consequente detta maxima è perfetta. Così la lunga del modo minor perfetto appresso la pausa delli tre tempi, o dui, sempre sarà perfetta, benché
alcuni a questo siano contrarii, cioè che essa lunga nanzi la pausa delli dui
tempi nel modo minor perfetto antedetto [s1529: page 37]non sempre sia perfetta, per molte
cause quali (per non essere prolisso) lascieremo.This sentence seems to be a response to a criticism contained in a letter sent to Aaron by Giovanni Spataro, dated February
1523. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 245. Nondimeno quello che
a te più piace osserverai. Adunque la breve et semibreve del tempo perfetto et prolation perfetta nanzi la sua simile figura o sia pausa a sé equale [s1523: page 35]sempre sarà perfetta. Il terzo modo è che ogni maxima di esso modo maggior perfetto, havendo appresso a sé un punto, tal punto è la reintegratione
et augumento di una parte terza, laquale reintegratione dimostra che essa
maxima è di quantità perfetta over di tre lunghe, come fu detto di sopra.
Onde questo medesimo si concede alla lunga del modo minor perfetto, et
il simile alla breve et semibreve del tempo et prolation perfetta, come manifesta la figura presente, nella quale non s'è havuto riguardo al numero
delle note negre, ma solo alla brevità, come examinando vederai.

DIMOSTRATIONE DELLE NOTE PERFETTE.
DELLE NOTE IMPERFETTE. CAP. XXX.

IMPERFETTIONE DELLE NOTE.
COME LA LUNGA NEL TEMPO PERFETTO NON SI PUO' DIRE IMPERFETTA. CAP. XXXI.
,
. Anchora accaderia della breve posta in questo segno,
,
la quale dimostra numero di due semibrevi, le quali sono numero di 6
minime, che essa anchora si potesse dire breve perfetta, perché sei minime fanno
la quantità di tre semibrevi nella prolatione imperfetta, et in molti altri modi
si potria dimostrare, delli quali ne nascerebbe assai inconvenienti, ma solo si
considerano le parti propinque a generare il perfetto numero et lo imperfetto,
consideratione buona.
del che diremo la lunga di sopra da noi assonta, quando a lei sarà tolto alcuna parte, lunga diminuta et non imperfetta, perché cosa alcuna non si debbe
dire esser imperfetta, se prima non è stata in lei perfettione.
DELLA COGNITIONE ET NATURA DEL PUNTO. CAP. XXXII. Much of this chapter is taken from a letter written by Giovanni Spataro to Aaron, dated 7 March 1521, published in Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 232-236.
perché numerando queste
alla breve,
si dice due, et alla sequente semibreve una, che fanno insieme giunte tre, ma
numerando questo
alla breve, non si dirà due et al punto una, ma si nomina essa breve con il punto, dicendo tre, come se fusse una breve la quale
senza alcuno segno [s1539: page 22]accidentale per sé fusse intera et perfetta, come qui.
Per tanto esso punto è detto di perfettione, perché dimostra che tal figura dal compositore è preservata intera et perfetta, perché senza il punto forse sarebbe da
una sequente semibreve fatta imperfetta, come comanda il precetto della imperfettione. Sogliono alcuni intendere tal punto essere il valimento di una semi[s1523: page 38]
breve cantabile, et forse anchor si pensano che siano cantabili li punti dopo
tal note, a li quali si risponde che se tal punto fusse inteso essere una semibreve, come qui,
la breve restaria perfetta et la seconda semibreve non sarebbe alterata, come si dimostrerà nel sequente cap., perché resteria in tal processo et figura.
Ma dico che
quel punto in tale essempio è superfluo, essendo dallui posto
per punto di perfettione, perché il punto della perfettione è quello, il quale senza
tal punto, la nota alla quale esso punto è di poi posto resta imperfetta. Per tanto, se
in tal figura sarà levato quel punto, la breve resterà così perfetta senza punto,
come si faccia col punto. Dico adunque che il punto della perfettione non è
quantità né parte del tempo, ma solamente è segno, acciò che il cantore comprenda
che la nota che ha il punto dopo sé è conservata dalla imperfettione. Et per tal causa
la seconda semibreve sarà in questo essempio alterata,
et non in
questo.
Adunque tal punto mai non è cantato, né anchora
è valore di semib., ma (come ho detto) sta come segno dimostrante la [s1562: page 22]perfettione alla breve, la quale forse saria diminuta et imperfetta di una semibreve
sequente, o suo valore. La consideratione del Punto de la divisionepunto della divisione si manifesta
nelle compositioni del modo maggiore et minor perfetto, anchora nel tempo et
prolatione perfetta, perché trovandosi il modo, tempo et prolatione diminuti della
sua terza parte, et bisognando il favore a tale reintegratione, è stato necessario havere stabilito tal segno a riducere la quantità ternaria secondo la natura
et forma delle note. Et perché il punto molte volte varia nella sua divisione, ti
avertisco che il punto di sopra detto dopo la sua divisione può imperficere
et alterare, perché [s1529: page 41]trovando la presente figuratione,
questo punto
viene a generare dui effetti: prima divide, da poi imperfice, perché
non si trovando il punto fra le due semib., verebbe ad essere la prima breve di
quantità perfetta, et per consequente la seconda semibreve sarebbe alterata,
non essendo tal punto di divisione. Suole anchora alcune volte operare divisione et alteratione (come è detto) in questo modo,
ma non
essendo punto infra loro, la prima breve resterà intiera et perfetta, come
qui,
perché si vede dopo la prima breve un tempo intiero
et perfetto diviso in parti propinque, per il qual modo è manifesto che la
prima breve è perfetta; della qual dimostratione il punto della divisione può
essere chiamato di imperfettione et di alteratione, come si comprende. Per tanto,
se nel modo maggior perfetto infra due lunghe troverai punto, diremo punto
di divisione; se infra due brevi nel modo minor perfetto, punto di divisione; se
infra due semibrevi del tempo perfetto, il simile; così anchora nella prolation
perfetta infra due minime. Ultimamente il punto di augmentatione è sem[s1523: page 39]pre mai quello, che è posto dopo ciascuna nota del modo, tempo et prolatione imperfetta, come la sequente figura dimostra.

DELLE NOTE ALTERATE Et sua intelligenza. CA. XXXIII.



. Ma se il punto sarà tra le due lunghe, come qui, 
.
,
non sarà più alcuna alteratione. Medesimamente, se [s1562: page 23]saranno tre lunghe in mezzo di due maxime, et che il punto si interponga tra la prima et seconda lunga, come qui, 
.

, la terza lunga
sarà alterata. Ma non havendo il sopra detto punto, quelle
tre lunghe resteranno nel suo proprio valore. Et anchora la prima maxima sarà perfetta, se inanzi da altra nota non sarà impedita. Così la maxima seconda
potria restar perfetta, se dopo lei non seguisse altra nota minore di sé, come
qui, 



. Similmente tal modo di alteratione seguirà, se tra due
o più maxime saranno 5 lunghe, come qui, 





,
sarà necessario che la quinta lunga sia alterata,
per esser diminuto il modo maggiore di una lunga. Non altera adunque la lunga per altro, se non per reintegratione et compimento di detto modo maggior
perfetto; la breve, per adempire il ternario numero [s1529: page 43]del modo minor perfetto; la
semibreve, per consequire la numerosità ternaria del tempo perfetto; et la minima
altera per perficere la divisione della prolatione perfetta; del che da tutti li musici è concesso che la seconda o vero ultima, et non la prima figura minore
debbia alterare, perché ogni perfettione in tutte le cose è concessa nella fine et non
nel principio. Et nota che il punto, il quale è tra la prima et seconda lunga del
l'essempio posto di sopra, fa dui effetti. Il primo è che fa imperfetta la sua antecedente maxima dalla lunga sequente; l'altro, fa imperfetta la seconda maxima
dalla lunga precedente. Et questo anchora intenderai delle brevi et semibrevi
et minime, dato che li fussino poste pause dinanzi in luoco di note, come nella sequente figura appare, ma non per l'opposito, però che le pause et note di color pieno mai non possono essere alterate.

COGNITIONE DELLA MAXIMA ET LUNGA DI COLORE PIENO. CAP. XXXIIII.This chapter is criticised in a letter written by Giovanni Spataro to Aaron, dated 19 September 1523. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 263-266.
, nel qual segno la maxima et lunga possono esser divise in tre
parti equali, cioè la maxima in 12 semibrevi di tempo perfetto et la lunga
in sei; così in questo anchora,
, nel quale si può trovare divisa la maxima
in tre parti equali, cioè in minime 24, et la lunga in minime 12. Togliendo
adunque nel primo segno il terzo de la maxima, resta in semibre. 8, et la lunga
in 4; et nel secondo, diminuta del terzo, la maxima resta in minime 16 et la
lunga in minime 8, come qui appare. semibrevi. minime.
Libro 2o capitolo xi Franchino nella Practicaa Libro secondo captitolo 6 et in Angelicum opus dice la metà
Anchora ti avertisco che ritrovando
tal note di color pieno sotto li segni
sequenti,
,
, nelli quali la maxima è formata di semibrevi 8, perché tal
quantità di [s1562: page 24]otto non è divisibile in tre parti equali, è necessario che
tal note o figure, trovandosi nelli antedetti segni di color piene, siano sesqualterate, overo perdino il quarto, come nelli sequenti capitoli vederai. [s1523: page 42]DELLA FIGURA BREVE PIENA. CAP. XXXV.Parts of this chapter are criticised in two letters written by Giovanni Spataro to Aaron, dated 1 and 6 November 1523. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 273-276 and 280-283.
Il terzo modo è quando nel tempo imperfetto et prolatione
imperfetta tu troverai una sol breve negra. Tal breve negra perde una sua
quarta parte, quale è una minima, et tanto resta, come se fusse una semibreve con un punto, o vuoi dire una semibreve et una minima. Il quarto modo è quando truovi nel tempo imperfetto et prolatione perfetta una breve negra, et perché essa breve bianca è composta di sei minime, essendo negra, perde la
terza sua parte, perché sei minime sono in tre parti equali divisibili. Et per consequente tal figura et forma di colore pieno dimostra che le sue due semibrevi in tal corpo formate restano diminute della sua terza parte, per la
negrezza apparente. Il quinto et ultimo modo è quando tu truovi nel tempo
imperfetto et prolation imperfetta alcune brevi negre, senza alcun dubio
saranno sesqualterate, cioè tre di esse brevi negre nella battuta di due brevi
bianche, come di poi al capitolo della sesqualtera intenderai.
DELLA FIGURA SEMIBREVE PIENA. CAP. XXXVI.Parts of this chapter are criticised in a letter written by Giovanni Spataro to Aaron, dated 8 November 1523. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 286-287.

La prima chiaramente si vede essere di quantità
di una minima col punto, la seconda di una minima
perché la breve dinanzi a lei è di valore di una semibreve et minima. La sequente semibreve adunque è di valore di una sola
minima, benché alcuni dicono che tal figure debbono essere sesqualterate,
ma poco importa da un modo all'altro, perché la quantità di esse note sono
sottoposte al servitio di un tempo. Per tanto piglia quello che a te piace, per
che tutto torna a un solo fine. Ma ritrovando prima la semibreve dinanzi la
breve, come qui,
senza dubio sarà sottoposto tal quantità al servitio
sesqualtero, ma per non essere tal modo troppo consueto, et il più delle volte
trovarsi nella figura sopradetta dalli compositori osservata, altro di questo
non dirò. Il quarto modo si ritruova nella prolation perfetta et tempo imperfetto, la qual per essere di natura et valore di tre minime, essendo negra, resta diminuta di una minima, quale è sua terza parte, pure che siano
più di una o due insieme di tal colore, o veramente accompagnate con minime negre, come qui,
This example is unclear, both in the 1523 edition and in the revised version of the later editions. The 1539 edition, held
at the Bibliothèque Nationale in Paris, contains a corrected manuscript example which reads as follows.
ma ritrovando tali note in questo
modo, la semibreve negra resta di valore et quantità di
una minima col punto, per la qual cosa volendo sanamente conoscere tal differenza, a te sarà necessario avertire come et in che
numero sono figurate. [s1562: page 25]Il quinto modo sarà che quando troverai tre semibrevi negre nel tempo et prolatione imperfetta, dette semibrevi debbono
sesqualterare, come è detto delle brevi nel capitolo di sopra. [s1523: page 44]CHE COSA SIA SYNCOPA. CAP. XXXVII.
et altri simili, cantando la breve, non è poco faticoso. Et perché tal pausa di breve (come ho
detto) nulla circa la harmonia importa, hanno costituito
et per precetto regulare ordinato che a maggiore dichiaratione et facilità,
tal pausa sia in due pause di semibrevi divisa, non parimente poste, come
qui
per il qual modo sarà compreso et con facilità cantato, perché chiaramente apparerà che la prima semibreve et la prima pausa di semibreve empiono uno tempo, et che la seconda pausa di semibreve colla sequente cantabile semibreve reintegrano uno altro tempo. Ma essendo posto come qui,
tale syncopa sarà superflua et frustratoria, et come termine da sophista et litigioso
inteso, perché qui appare la integrità del tempo unita, et non è, imperò che la misura di esso tempo divide la pausa in due parti, la quale, perché (come ho detto)
non frutta altro che taciturnità et non harmonia, la musical diligenza, per tenere
ordine et facilità in cantando, non vuole che sia produtta integra, ma sia in [s1523: page 45]due pause di semibrevi, non in una sola riga ma in diverse discritte. Per tanto si considera che la nota syncopata non debbe ritrovare la pausa maggiore
di sé, ma debbe trovare la figura cantabile. Et per tal causa diremo essere una
syncopa in nota et una in misura, come di sopra è manifesto.
COGNITIONE ET MODO DI CANTAR SEGNO CONTRA A SEGNO NECESSARII. CAP. XXXVIII.
, comparato a questo,
, non ha alcuna differenza, ma son
simili nella battuta, et nel circolo puntato harai le brevi perfette et le semibrevi, et nell'altro le semibrevi solo. Ma questo,
, contra a questo,
,
sarà di una altra natura, cioè che questo,
, farà ogni sua minima equale
in quantità di una semibreve di questo,
, pur osservando sempre la perfettione et alteratione occorrente a' detti segni. Anchora questo,
, comparato a questo,
, è simile a quello di sopra, excettuando la perfettione del tempo et della prolatione. Di poi questo,
, comparato con questo,
, harai
nella battuta della breve di questo,
, una sol minima del precedente. Così
questo,
, con questo comparato,
2, farà il simile di quel di sopra,L'
dimostra il modo minore perfetto, et la cifera 2 il tempo. ma solamente avertirai in questo segno,
2, che le lunghe son perfette et le brevi
imperfette. Ma questo,
, con questo,
, o vero con questo altro,
,
sarà dissimile nella battuta, cioè che ogni minima di questo,
, sarà in quantità di una semib. delli dui sequenti,
,
. Di poi questo,
, con questo,
,
farà nella battuta ciascuna minima del primo in quantità di una breve del
secondo, et anchora di questo,
2. Et se questo,
, sarà comparato con questo,
, sarà simile nella battuta, benché dissimile sia nella [s1562: page 26]perfettione del tempo.
Ma di questi,
,
saranno duplicate le note, cioè che questo,
, harà ogni
sua semibre. nella battuta di due semibr. di questo,
. Da poi in questo,
,
con questo,
2,
Tempo di Quadrupla saranno le semibre. del primo in quantità et battuta di quatro semibrevi del sequente,
2. Anchor in questo,
, con questo,
2, saranno le note sue duplicate, perché due semibrevi di questo,
2, vanno nella battuta di una di questo,
. Questi,
,
, saranno dissimili nella battuta, cioè
che di questo,
, sarà cantata una semibreve in quantità et spacio di una
breve di questo,
. In questo,
, con questo,
2, saranno le figure moltiplicate in quadro, cioè che ogni lunga di questo,
2, sarà in quantità di una [s1523: page 46]semibreve dello apparente
. Anchora questo,
, con questo,
, saranno
nella battuta dissimili, perché in questo,
, passerà ogni breve in quantità di
una semibreve di questo,
. Questo,
2, con questo,
, farà ogni sua semibreve in quantità di una lunga [s1529: page 49]del precedente. Questo,
, con questo,
2,
farà di ogni sua breve una battuta, la quale passerà in quantità di due brevi
di questo,
2. Questo,
2, con questo,
, son simili in misura. Sogliono anchora li compositori dimostrare questo segno,
, nel quale ogni sua nota resta diminuta della sua mezza parte comparato a questo,
, come essaminando troverai nelli canti. Alcuni altri hanno dimostrato tal segno,
, comparato
a questo,
, essere ogni due brevi di questo,
, in quantità di tre semibrevi
di questo,
,
et in [s1539: page 27]molti altri modi, come fare si potrebbe. Ma perché alcuni
confabulando dicono qual sia la cagione, che li compositori nostri antichi et
moderni hanno osservato nelli segni di sopra mostrati il valore alle note con
varii modi et misure, facendo la differenza del circolo al semicircolo comparato solamente nella breve, laqual resta di quantità di tre semibrevi nel presente segno,
, et di due in questo,
, et ogni altra figura cantabile resta
in una equal misura, di poi considerando dicono che in questi segni medesimi puntati in mezzo, fanno che in questo,
, ogni sua minima resta nel
valore et misura di una semibreve di questo,
, la qual differenza viene per
forza di quel punto - et così non pare, che sia da esser tal modo concesso -
la cagione di qui viene. Se fra li dui segni presenti,
,
, non si fa differenza di altro che dalla breve perfetta alla imperfetta, et ogni altra sua nota
sia con equal misura pronontiata et connumerata, per consequente resta
che qua non habbia ad essere alcuna differenza, excetto della semibreve
qual viene perfetta per vigore del punto, et la breve viene augumentata delle
tre minime, come qui,
,
. Ma più dubbiosi restano nelli sequenti, cioè
che in questo segno,
, sia ogni sua semib. dupplichera comparato a questo,
.
Et ritrovando di poi che questo segno,
, comparato a questo,
, resti ciascuna minima di questo,
, nella quantità et misura di una breve di questo,
,
qua la ragione et la intelligenza alloro manca et quasi non sanno che dire. Si
risponde che se da Iosquino et da Obreth è stato usitato ponere la misura
nella minima in questi segni,
,
, credo che dalloro tale cosa sia più
presto stata fatta per autorità che per ragione alcuna, imperò che li loro predecessori et maestri, come Busnois, Ocheghen et Duffai, et altri assai, alli
quali, per essere alli tempi loro stati huomini famosi, hanno prestato grande fede,
et per tanto hanno sequitato tal modo, il quale modo, cioè di dare la misura [s1523: page 47]nella minima, non è da vituperare, perché Bartholomeo Rami dice che tal modo
di dare la misura nella minima delli segni puntati è stato (come ho detto)
osservato da Ocheghen, Busnois et Duffai, et da Giovanni di Monte, suo precettore, et anchora da altri huomini in questa facoltà famosissimi. Et aggiunge il [s1529: page 50]medesimo Bartholomeo Rami che questo si può ragionevolmente fare,
perché Busnois et li altri prenominati, liquali erano huomini magni
in questa facoltà, si fondavano nella antiquità, cioè in mathematica ragione,
la qual tratta di continua et discreta quantità, della qual quantità sì come la discreta, la qual tratta di numeri, augumenta in crescendo, così la continua in dividendo minuisce. Adunque, così come li antiqui ponevano la retta misura nella
breve et lunga, et alcuna volta nella maxima, laqual lunga et maxima nascono dalla breve molte volte presa, così noi, dividendo il tempo overo
la breve in parti, poteremo ponere essa misura non solo nella breve, ma anchora nella semibre. et nella minima, le quali son figure che dividono il tempo overo la breve in parti, la qual divisione dimostra che la continua quantità non è di minor efficacia in canto misurato, che sia la discreta.
Per tanto, così come li antichi hanno usato dare alcuna volta la misura nella
lungha et nella maxima, le quali son figure che nascono dalla aggregatione
del tempo, così per tal ragione essa misura (dice) che si potrà locare nella semib.
et nella minima, le quali son considerate come parti del tempo. Ma circa quello
che di sopra s'è opposto, cioè che sì come tra questi segni,
,
, non cade altra
differenza circa la battuta, ma sì nella quantità della breve, che anchora in
questi,
,
, non dovesse essere altra differenza che solo della semib., et similmente tra questi,
,
, si responde che quegli che vorranno tendere a questo troveranno che nella musica misurata uno solo segno basterà, perché ciascuno delli
altri, come son questi,
,
,
, si potrebbono exemplare et pronontiare sotto
questo,
, perché altro non sarà una breve perfetta di questo segno,
, che una lunga et una mini. di questo,
.
, o vero così 

, o vero così
.
.
,
et in molti altri modi li quali possono accadere. [s1562: page 27]Similmente altro non
sarà una semibreve perfetta di questo segno,
, che una semibreve di questo
posta così,
,
.,
, et il simile accaderà di altri segni predetti, per la
qual cosa appareria che li nostri antichi si sarebbono in vano affaticati,
perché harrebbono dimostrato per molti segni quello, che per uno solo
segno si può dimostrare et intendere. Onde si debbe credere che dalloro
tali segni son stati intesi come per la sentenza del predetto Bartholomeo è dimostrato, dove egli dice che dalli antichi in questi segni,
,
, la misura [s1523: page 48]era posta nella semibreve, et che in tal segni la breve valeva tre misure. Et
dice che in questi,
,
, similmente la misura era [s1539: page 28]locata sopra la semibre.
et che la breve valeva due misure. Et dice che per tal modo la misura alcuna
volta restava divisa in tre minime, come in questi segni accade,
,
, et alcuna volta in due, come per questi segni,
,
, era dimostrato. [s1529: page 51]Et dice che
questo tale ordine era frequentemente osservato et che secondo la antica exercitatione, le semibrevi et le minime di questi dui segni,
,
, erano intese
equali in quantità et pronontiatione, et affirma che le minime et semibrevi
di questi dui,
,
, erano intra loro equali. Ma da noi et esso non è affermato che una semibreve perfetta di ciascun di questi segni,
,
, sia equale alla
semibreve di questi,
,
, perché (come egli testifica) se in questi dui,
,
,
una semibreve perfetta over tre minime over sei semiminime erano cantate
per la perfetta misura, il qual modo di cantare era chiamato dalli antichi Cantare per maggiore.cantare per maggiore -et anchora tal modo di cantare è frequentato dalli contrapuntanti nelle capelle delli signori, maximamente quando sopra canto piano fanno contrapunto - et perché tal modo di cantare (come pruovano li canti antichi) era molto grato ad essi antichi, quasi tutti li loro concenti et harmonice compositioni erano di tali segni puntati exercitati, per la qual cosa si esistima che da Busnois fusse trovato quel canto chiamato L'ome armé, notato con il segno puntato, et che dallui fussi tolto il tenore, et perché esso era brieve, che dallui, per haver campo più largo senza mutar segno, fussi trasmutata la misura, la qual cadeva sopra la perfetta semibre., nella minima, la qual cosa a lui che era grande huomo et ottimo musico non fu attribuita ad errore. Anchora il simile ad Ocheghen et altri antichi, et ad Obreth et a Iosquino non sarà vituperio haver sequito le vestigie delli suoi predecessori. Ma a coloro li quali poneranno la misura nella semibreve in questi segni,
,
, sarà non poco vituperio, perché harriano addotto in luce quello che mai non fu pensato da alcuno dotto.
Per tanto conchiudemo che in tali segni puntati cade la misura nella
minima quando in uno canto solo fusse una sola partita di esso canto, come
il tenore. Ma se tutte le parti del canto saranno per segno puntato segnate, si
tenerà altro ordine, perché allhora per una misura over battuta passerà una
semibreve perfetta overo tre minime, come da Ocheghen è stato osservato
in una parte del Patrem della sua Messa di L'ome armé.
COME LI CANTORI HANNO A NUMERARE LI CANTI CAP. XXXVIIII.
DELLE NOTE IN LEGATURA. CAP. XXXX.
obliqua rispetto alla lunghezza sua, come la
presente dimostra,
del che avertirai che nelle quadrate note, ogni quadrato dimostra un corpo di una sola nota, ma la figura obliqua è di contrario effetto, cioè che d'ogni corpo apparente il principio et l'extremo suo
fanno due note, come esse fussino distinte et separate. Legatura quel che siaEt non è altro la legatura che una certa quantità di note semplici in sé raccolte, per la qual cosa è stato [s1523: page 50]necessario che sia variato il nome et la sua forma, imperò che è ordinato [s1529: page 53]4
figure over note potersi colligare, le quali sono maxima, lunga, breve et semibr., o siano ascendenti, o discendenti. La ligatura adunque ascendente è quella,
nella quale la seconda nota sopra avanza et è superiore alla prima, dato che
sia con virgola o senza virgola, come qui,
ma la discendente ligatura è quella, nella quale la seconda nota appare inferiore alla prima, come qui,
se bene ascendono o discendono, con virgola o senza
virgola, di contraria quantità et nome, perché trovando più figure, o
note oblique, o quadre, senza virgola ascendenti, se esse fussino ben mille, sempre saranno brevi, et per il contrario, la prima et ultima saranno lunghe di forma
quadra. Ma perché sempre in questo mio Thoscanello mi sono affaticato con
modi facili, per li quali a te non sia di fastidio, non voglio meno operare nel presente capi. la dimostratione et prattica necessaria a questo. Et prima notanota
che ogni virgola ascendente dalla parte sinistra, ataccata alla nota quadra
et obliqua, sempre dimostra la prima et seconda nota semibreve, o sia ascendente, o discendente. Ma quelle del mezzo, oblique et quadre, senza alcun
dubbio saranno brevi, salvo che l'ultima discendente quadra, la quale è lunga.
Et se la virgola apparirà dal canto sinistro discendente con due note sole, la prima sarà breve et la seconda lunga. Ma se saranno più di due, la prima et la seconda saranno brevi, et se ascenderanno tutte, con virgola o senza virgola, saranno
brevi. Di poi, se la virgola sarà dal canto destro discendente o ascendente, questo
non manca che sarà maxima overo lunga. Oltra di ciò si truova anchora la presente
figura,
della quale secondo la generale opinione si dice che la prima è lunga
et la seconda breve, ma ascendente come qui,
si dice breve et breve,
della qual consideratione si adduce in contrario, perché tali figure discendenti et ascendenti come qui,
non si dicono altro che brevi, et le sequenti come qui,
semibrevi, per la qual cosa si risponde che nel primo
essempio di sopra mostrato, per il fondamento delle presenti,
esse figure debbono essere simili di nome et quantità, imperò che non variando le dette dinanzi ascendenti et discendenti, esse non debbono anchora esser
variate. Non di meno quello che a te piace osserverai. Ultimamente nel principio della figura sequente sono alcune note in mezzo con la virgola appresso
di alcuni chiamate lunghe, nelle quali appare un punto in ultimo della sua
virgola, et perché sono alcuni altri di contraria opinione, , io ti pongo l'uno et l'altro essempio, fa' come a te piace. [s1523: page 51][s1529: page 54][s1539: page 30][s1562: page 29]

COLIGATIO NOTULARUM
SECONDO.
CHE COSA SIA TUONO. CAP. I.
mi, overo secondo li Greci da proslambanomenos a hypate hypaton, le quali chorde rispondono appresso di noi queste syllabe, ut-re & re-mi, così
in ascendere come in discendere, secondo l'ordine naturale,
et è diviso in due parti differenti, delle quali l'una sarà
maggiore et l'altra minore. La parte maggiore è detta da' Greci Apotome parte maggiore del tuono apotome,
qual non importa altro che semituono maggiore. La minor parte è chiamata Lima parte minorelima, che tanto è come semituono minore, la qual divisione resta stabile in
tutti li seguenti tuoni. Il terzo luoco dove è causato il tuono è da parhypate
hypaton a licanos hypaton, cioè da C fa ut a D sol re, con queste note, fa-sol
et sol-fa. Il quarto tuono nasce da lichanos hypaton a hypate meson, cioè D
sol re et E la mi, con queste voci, re-mi et mi-re. Il quinto tuono appare da parhypate meson a lichanos meson, cioè da F fa ut a G sol re ut, così dicendo, fa-
sol et sol-fa, ut-re et re-ut, in ascendere et discendere. Il sesto tuono cade da lichanos meson a mese, cioè G sol re ut et A la mi re, dicendo sol-la et la-sol,
re-mi et mi-re, ut-re et re-ut. Il settimo tuono si considera da mese a paramese, cioè A la mi re et
mi, con queste note, re-mi et mi-re. L'ottavo tuono è da
trite synemmenon a paranete synemmenon, cioè fa et C sol fa ut, con queste note, fa-sol et sol-fa. Il nono tuono si ritruova da trite diezeugmenon a paranete diezeugmenon, cioè C sol fa ut et D la sol re, con queste syllabe, fa-sol et sol-
fa, ut-re et re-ut. Il decimo tuono è dimostrato da paranete diezeugmenon
a nete diezeugmenon, cioè D la sol re et E la mi, così dicendo, sol-la et la-sol, re-
mi et mi-re. L'undecimo tuono è da trite hyperboleon a paranete hyperboleon,
cioè da F fa ut et G sol re ut, con queste note, fa-sol et sol-fa, ut-re et re-ut. Il duodecimo tuono è da paranete hyperboleon a nete hyperboleon, cioè da G sol
re ut ad A la mi re, con tal processo, sol-la et la-sol, re-mi et mi-re, ut-re et re-ut.
Il terzodecimo tuono è da nete hyperboleon a
mi, cioè A la mi re et
fa
mi, con queste note, re-mi et mi-re. Il quarto decimo tuono nasce dal
fa di fa
[s1539: page 32]mi a C sol fa, dicendo fa-sol & sol-fa; il quintodecimo tuono da C
sol fa a D la sol con tal discorso, fa-sol et sol-fa o vero sol-la et la-sol. Il decimo
sesto et ultimo tuono è da D la sol ad E la, con queste note, sol-la et la-sol, come
nella figura diatonica più facilmente intenderai, il qual tuono cade nella proportione sesquiottava posta in questi numeri, otto a nove, overo altri simili. [s1523: page 55][s1529: page 57][s1562: page 31]DEL SEMITUONO MINORE ET MAGGIORE. CAP. II.
mi et C fa
ut, in questo modo, mi-fa et fa-mi, così in ascendere come in discendere. Il secondo
semituono si ritruova tra hypate meson et parhypate meson, cioè E la mi
et F fa ut, così dicendo anchora mi-fa et fa-mi. Il terzo semituono è da mese a
trite synemmenon, cioè A la mi re et fa. Il quarto da paramese a trite diezeugmenon, cioè
mi et C sol fa ut. Il quinto è da nete diezeugmenon a trite hyperboleon cioè E la mi & F fa ut. Il sesto da nete hyperboleon, cioè A la mi re,
et fa. Il settimo et ultimo semituono nasce tra
mi et C sol fa. Restano
dui semituoni differenti da questi, secondo il genere diatonico chiamati maggiori,
apparenti tra la syllaba fa et mi della positione chiamata fa
mi, la qual
voce mi è più acuta di essa voce fa di detto semituono maggiore, il quale
supera di uno coma il minore semituono. Per tanto il minore semituono cade nella
proportione 256 et 243, il qual numero 256 sopravanza 13 al numero 243.
DEL DITONO. CAP. III.
mi, il secondo da parhypate hypaton a hypate meson, cioè C fa ut et E la mi, il terzo
da parhypate meson a mese, che significa F fa ut et A la mi re, il quarto da lichanos meson a paramese, cioè G sol re ut et
mi, il quinto da trite synemmenon a nete synemmenon, cioè fa et D la sol re, il sesto da trite diezeugmenon a nete diezeugmenon, cioè C sol fa ut et E la mi, il settimo da trite hyperboleon a nete hyperboleon, cioè F fa ut et A la mi re, l'ottavo da G sol re ut
et
mi, il nono da fa a D la sol, il decimo et ultimo da C sol fa ad E la. Et
perché tal discorso genera dui nomi et forme varie, in questo modo, ut-mi et
fa-la, tali nomi et forme non saranno dette due specie, dato che siano in [s1529: page 58]varii luochi ordinati et differenti di nomi, perché non è intra loro semituono
mediato alcuno, et per questa cagion non si dirà che siano due specie, ma per
sé solo, imperò che li semituoni son quelli che fanno variare le specie, come sequendo intenderai. Per tanto tal ditono cade nella proportione 81 et 64, nella
quale il numero 81 avanza il numero 64 la quantità presente, cioè 17. [s1523: page 56]
Dimostratione del ditono.
DEL SEMIDITONO. CAP. IIII.
mi et [s1539: page 33]D sol re. Et così examinando tal
discorso, ritroverai due specie differenti di nome et compositione, in questo modo,
re-fa et mi-sol, dove chiaro si vede essere differenti di detto nome et compositione rispetto alli semituoni, che hanno varii luochi. Il semiditono è detto
imperfetto ditono et non mezzo, imperò che semis in questo luoco non significa mezzo, ma imperfetto. Il semituono della prima specie è nel secondo
intervallo et il secondo semituono nel primo resta, et da alcuni sono chiamati terza minore, cadente nella proportione 32 a 27. Similmente procedendo
si ritruova da lichanos hypaton a parhypate meson, cioè D sol re et F fa
ut, et da hypate meson a lichanos meson, che significano E la mi et G sol
re ut, come la figura ti dimostra.

Dimostratione del semiditono.
DEL TRITONO. CAP. V.
mi, in questo modo, fa-sol-re-mi. Così anchora da trite hyperboleon, qual è F fa ut acuto, a fa
mi secondo il simile troverai. Non dimeno, perché esso tritono è cosa dura et aspra, è stato di bisogno
che sempre mai sia mitigato et indolcito con la figura o segno sequente, ,
quando il canto non passerà il luogo di detto fa
mi, et questo intendi così in
ascendere come in discendere. Ma ritornato al primo suo luoco, subito tal figura o segno debbe essere rimossa. Appare detto tritono naturalmente et accidentalmente in sette luochi della mano, delli quali li dui sopradetti sono naturali. Il primo adunque accidentale nasce dalla positione hypate hypaton, cioè
mi, a quella di hypate meson, quale è E la mi grave, essendo in esso hypate hypaton il segno di molle, nel quale sarà mutata la syllaba o voce mi nella
syllaba fa, et per consequente la voce mi di E la mi o vero hypate meson sarà
mutata nella voce fa, quello che di sopra è stato detto. Et questo sempre nelli
sequenti intenderai, perché dicendo fa in hypate meson, chiamato E la mi grave,
et discorrendo insino al luoco mese, chiamato A la mi re, è di bisogno porre
in esso mese il segno di molle; così anchora da trite synemmenon, quale
è fa acuto, a nete diezeugmenon, chiamato E la mi secondo, nel quale la
sua nota è mutata nella voce fa. Similmente sarà da nete diezeugmenon a
nete hyperboleon, cioè A la mi re sopracuto, et da fa ultimo insino ad E la,
come nella sequente figura secondo che nella mano si contiene troverai. Cade
il tritono nella proportione 729 et 512.

Dimostratione del tritono.
DEL DIATESSARON. CAP. VI.
Et in qualunque
luoco troverai tal discorso, sempre sarà la prima figura o specie del dia [s1539: page 34]tessaron detto. La seconda figura harrà principio da hypate hypaton a hypate meson, cioè
mi et E la mi, con queste note, mi-fa-sol-la, differente dalla
prima forma di nome et compositione, perché procede per semituono, tuono
et tuono, overo per semiditono et tuono. Et similmente questa sarà chiamata in ogni luoco seconda specie del dia tessaron. La terza et ultima figura
harrà principio da parhypate hypaton a parhypate meson, cioè C fa ut et
F fa ut, con queste syllabe, ut-re-mi-fa, procedendo per tuono, tuono et semituono minore, overo per ditono et semituono, differente dalla prima et seconda specie, perciò che il primo dia tessaron ha il semituono nel secondo intervallo, il secondo nel primo; il terzo nel l'ultimo , come la
sequente figura. Cade il dia tessaron nella proportione sesquiterza presente, 4/3. [s1562: page 33]

Dimostratione del dia tessaron.
DEL DIA PENTE. CAP. VII.
mi acuto, ascendendo per semituono [s1523: page 59]minore et tre tuoni. La terza specie si considera da parhypate meson a trite
diezeugmenon, che sono F fa ut et C sol fa ut, formata della terza specie
del dia tessaron, conversa in tritono, et uno semituono minore. La quarta et
ultima specie si manifesta da lichanos meson a paranete diezeugmenon,
cioè G sol re ut et D la sol re, formata de la terza figura del dia tessaron et
uno tuono superiore, laqual procede per tuono, tuono, semituono et tuono.
Cade il dia pente nella proportione sequente detta sesqualtera, cioè 3 a 2.

Dimostratione del dia pente.
, F-G-A-
-C et G-A-
-C-D, gli termini medii locati tra li extremi della
predetta sesqualtera overo dia pente dal musico exercitata sono in quatro
modi differenti variati, però il musico, senza mutare li extremi, dice che esso
dia pente ha quatro varietà, come appare nel cap. 3 del quarto libro della
Musica di Boetio, dove in tal luoco troveranno delle tre specie del dia tessaron, delle quatro del dia pente et delle sette [s1562: page 34]del dia pason, le quali varietà da Boetio nel luogo preallegato sono chiamate specie, le quali nascono perché il semituono, il quale è dissimile dalli altri tre intervalli, hora cade
nel secondo intervallo, hora nel primo, hora nel quarto et hora nel terzo.
Et perché le predette quatro varietà siano meglio intese et conosciute, li musici hanno loro assegnato ordine, cioè prima, seconda, terza et quarta, il quale
ordine nasce dalla sua locatione, cioè quella che prima è ritrovata, overo
nasce prima nel monachordo, è detta prima; di poi seconda, terza et quarta. Onde tal ordine è osservato da tutti li dotti musici, et per tal modo tali
quatro varietà overo specie di dia pente, o di sesqualtera, nascono dalla
variatione che fanno li medii in quatro modi fra li extremi, et non dal minuire et accrescere li extremi, li quali sono sempre immutabili dia pente
overo sesqualtere, et non come li predetti, li quali senza consideratione et
fondamento intendono. Così seguitando dicono che per adempire et perficere quelli quatro autentici tuoni, è stato necessario che siano aiutati da
quelli quatro intervalli di quella unità o sola specie di dia pente. Qui dimostrano essere inavertenti, per che per formare li quatro tuoni autentici, non
si togliono una sola volta li quatro intervalli di uno solo dia pente, ma tali
intervalli si togliono differentemente quatro volte, come di sopra è stato
essemplato da D grave a G acuto. Et per tal modo alla forma delli quatro
tuoni autentici convengono 16 intervalli di dia pente, come nel Trattato
nostro delli tuoni habbiamo dimostrato, per che solamente li quatro intervalli del dia pente non possono dare la forma, se non ad uno solo
tuono. Et per tal modo non si farebbono quatro tuoni differenti, ma sarebbe [s1523: page 61]solo uno. Che questo sia il vero, si vede apertamente, in che [s1529: page 63]ciascheduno tuono si fa di otto suoni, chiamati dia pason, produtta dalla dupla proportione, la qual dupla solo è una et non molte. Adunque, secondo la openione
di essi, tante specie di dia pason overo tuoni saranno, quante sono le specie
della dupla, et per consequente non potranno essere quatro tuoni autentici,
ma solo ne sarà uno, la qual sentenza da noi non è conceduta.
DEL HEXACHORDO MAGGIORE. CAP. VIII.

Dimostratione del hexacordo maggiore.
DEL HEXACHORDO MINORE. CAP. VIIII.
mi et G sol re ut, il terzo da hypate meson a trite diezeugmenon, che
sono E la mi et C sol fa ut, il quarto da mese a trite hyperboleon, cioè
A la mi re et F fa ut acuto, il quinto da paramese a paranete hyperboleon, liquali sono
mi acuto et G sol re ut sopracuto, il sesto et ultimo da nete diezeugmenon, cioè E la mi acuto, a C sol fa, delli quali tre ne
restano differenti di nome et compositione, come qui, re-mi-fa-re-mi-fa,
mi-fa-re-mi-fa-sol et mi-fa-sol-re-mi-fa. Per tanto il primo è diverso dal
secondo et terzo per causa del semituono, il qual si dimostra nel secondo intervallo. Il secondo dal primo et terzo è incontrario, perché il semituono resta
in grave nel primo intervallo. Così il terzo dal primo et secondo non concorda, perché il semituono nasce in acuto all'ultimo intervallo, per la qual cosa li
seguenti saranno detti anchor replicati, perché son simili di nome et compositione, come per li quatro accidentali si comprende per il segno di
molle posto in fa
mi, delli quali il primo harrà principio in lichanos
hypaton, qual è D sol re, la fine [s1562: page 35]in trite synemmenon, cioè fa acuto, con
questi nomi, re-mi-fa-re-mi-fa. Il secondo harrà principio da hypate meson a trite diezeugmenon, cioè E la mi grave et C sol fa ut, come qui, mi-
fa-re-mi-fa-sol. Il terzo et quarto il simile nelle sue ottave troverai. Cade l'hexachordo minore in questi numeri, 128 et 81.

Dimostratione del hexacordo minore.
DEL DIA PASON. CAP. X.
mi
in grave et
mi in acuto, fatta della seconda figura del dia tessaron et seconda dia pente, dissimile dalla prima, terza, quarta, quinta, sesta et settima.
La terza specie harrà principio da parhypate hypaton ad trite diezeugmenon, cioè C fa ut et C sol [s1539: page 37]fa ut, fatta dalla terza figura del dia tessaron et
terza dia pente, et per il semituono diverso resta dalla prima, seconda, quarta,
quinta, sesta et settima variata. La quarta specie harrà principio da lichanos
hypaton a paranete diezeugmenon, cioè D sol re et D la sol re, fatta della
prima figura del dia pente et prima dia tessaron, diversa dalla prima, seconda, terza, quinta, sesta et settima. La quinta specie harrà principio da hypate meson a nete diezeugmenon, cioè E la mi grave et E la mi acuto,
fatta della seconda figura del dia pente et seconda dia tessaron, dissimile
dalla prima, seconda, terza, quarta, sesta et settima dimostratione. La sesta
specie harrà principio da parhypate meson a trite hyperboleon, cioè F fa
ut grave et F fa ut acuto, fatta della terza figura del dia pente et terza dia
tessaron, diversa dalla prima, seconda, terza, quarta, quinta et settima. La settima specie harrà principio da lichanos meson a paranete hyperboleon,
cioè G sol re ut grave et G sol re ut secondo, fatta della quarta
figura del dia pente et prima dia tessaron, dissimile dalla prima, seconda,
terza, quarta, quinta et sesta dimostratione, come si manifesta nel seguente
essempio.

Dimostratione del dia pason.

Dimostratione del genere diatonico.
mi et E la mi. Onde in questo genere diatonico il tetrachordo sempre è formato di tre intervalli, come di sopra è manifesto, imperò che da hypate hypaton a parhypate hypaton, cioè da
mi a C fa ut,
è il suo primo intervallo, nel quale cadeil semituono minore; et tra C fa ut
et D sol re, o vero parhypate hypaton et lichanos hypaton, è uno tuono;
et da lichanos hypaton ad hypate meson, cioè D sol re et E la mi, il simile
appare. Detto è diatonico propriamente da dia, che significa per, et tonus,
tuono, perché in questo genere sono frequentati li tuoni. Et nota che in questo
tetrachordo, la proportione dell'intervallo più grave resta minore delle due
altre costituite in esso tetrachordo, per essere il semituono ordinato nelle
parti gravi. Per tanto l'intervallo grave sarà minore delli dui superiori. Et in tutte
le modulationi, ogni tetrachordo harrà quatro suoni, o vero dui tuoni et
uno minor semituono, benché nel chromatico et enarmonico genere siano
dissimili et varii. Il primo modo over processo del canto diatonico sarà per
semituono, tuono et tuono, et per contrario per tuono, tuono et semituono,
come in queste syllabe, mi-fa-sol-la et la-sol-fa-mi, il qual discorso diremo il
primo nell'ordine delli tetrachordi. Il secondo modo procederà per dui tuoni
et uno semituono, come qui, ut-re-mi-fa, del quale sarà il secondo ordine del
tetrachordo. Il terzo modo over processo passerà per tuono, semituono et
tuono, in questo modo, re-mi-fa-sol, chiamato terzo ordine del tetrachordo.
Et così più inanzi procedendo con li medesimi quatro suoni, altro non accaderà che tre dispositioni di tetrachordi nel simile processo replicate, lequali
solamente son differenti del semituono, come anchor appare nel dia tessaron
di sopra nominato, nel quale la prima specie dalli musici è ordinata da
proslambanomenos a lichanos hypaton, laqual hora in questo ordine delli
tetrachordi resta terza, come appare in re-mi-fa-sol. Et quella che era seconda nelle specie del dia tessaron è fatta prima, come qui, mi-fa-sol-la. Et così
quella che nel dia tessaron era terza, nelli tetrachordi appare seconda, come qui, ut-re-mi-fa; il qual concento over diatonico genere dalli musici
con gran veneratione è osservato, per esser più accommodato nel pronontiare. [s1523: page 67][s1529: page 69]DEL GENERE CHROMATICO. CAP. XI.

Dimostratione del genere chromatico.
DEL GENERE ENARMONICO. CAP. XII.

Dimostratione del genere enarmonico.
DICHIARATIONE DEL CONTRAPUNTO. CAP. XIII.
La consonanza, la qual regge tutta la modulatione della musica, non si può far sanza suono; il suono non si rende senza certo battimento; il battimento non [s1529: page 74]può esser per modo alcuno (come è di sopra detto) se non precede il movimento.Sono alcune altre differenze dintorno al suono, percussione et moto da Boetio addotte, ma per non venire al proposito nostro, le taceremo.
DELLE CONSONANZE PERFETTE. CAP. XIIII.

Dimostratione delle consonanze perfette.
[s1523: page 74][s1529: page 76][s1539: page 45][s1562: page 43]

et così discorrendo per il medesimo modo intenderai. [s1523: page 75][s1529: page 77]DELLE CONCORDANZE IMPERFETTE IN CONTRAPUNTO USATE. CAP. XV.
COME IL COMPOSITORE POSSI DARE PRENCIPIO AL SUO CANTO. CAP. XVI.
SE LA CONSONANZA O CONCORDANZA E' NECESSARIA AL PRINCIPIO DEL CANTO. CAP. XVII.This chapter is discussed in a letter written by Giovanni Spataro to Aaron, dated 6 May 1523. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 103 and 291-296.
DELLA TERMINATIONE O VUOI DIRE CADENZA ORDINATA NEL SOPRANO. CAP. XVIII.
mi & C sol fa, & del quarto in C sol fa, D la sol re, E la mi, F fa ut, G sol re ut & A la mi re. Il quinto et sesto tuono sarà formato di fa-fa et
ut-fa, terza specie del dia pente et dia tessaron. Le sue cadenze saranno in F
fa ut, A la mi re, & C sol fa, il sesto in C sol fa ut, D la sol re, F fa ut, A la mi re & C sol fa. Il settimo et ottavo
tuono, per esser formato di ut-sol, quarta specie del dia pente, et re-sol, prima
del dia tessaron, le sue cadenze sono in G sol re ut, A la mire, C sol fa & D la sol, l'ottavo in C sol fa ut, D la sol re, F fa ut & G sol re ut, per la
qual cosa, essaminando li sopradetti modi, faccio giudicio che in breve tempo arriverai alla intelligenza della retta compositione. Et tutte le cadenze dette si dichiareranno nella
figura seguente ne la quale manca la positione di fa
mi, cagione & colpa de lo intagliatore. [s1562: page 45]
MODO DI COMPORRE PSALMI ET MAGNIFICAT. CAP. XVIIII.This chapter is discussed in a letter written by Giovanni Spataro to Aaron, dated 23 May 1524. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 300-301.

INTONATIONE DI TUTTI LI TUONI.
DELLA NATURA DEL DIESIS. CAP. XX.This chapter is discussed in a letter written by Giovanni Spataro to Aaron, dated 23 May 1524. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 301-305.
,
perché appresso li theorici diesis è domandato la mezza parte di uno semituono minore, benché in prattica operi maggiore quantità, come per li
essempi intenderai. Et acciò che in questo non resti dubbioso, [s1562: page 46]sappi che questo segno diversamente par che sia di natura contrario, perché
nello ascenso accresce et nel discenso diminuisce, come sarà nel seguente
discorso da E la mi acuto a G sol re ut secondo con queste syllabe, mi-sol,
con il qual sol sarà il tenore in terza di sotto, et il contrabasso per una decima minore, per la qual congiuntione nascerà non grata harmonia, , del che è necessario segnare sotto a quella
syllaba sol del sopradetto soprano la figura diesis, acciò che quella decima
minore del contrabasso, quale era alquanto dissonante, per essere diminuta
di uno semituono maggiore, essendo sollevata al luoco suo, si senta più soave, benché tal segno appresso li dotti et prattichi cantori manco è di bisogno,
ma sol si pone perché forse il mal prattico et non intelligente cantore non
darebbe pronontia perfetta a tal positione over syllaba, perché essendo naturalemente dal mi et sol un semiditono, senza quel segno esso cantore non
canterebbe altro che il suo proprio, se già l'orecchio non gli dessi aiuto, come si vede in alcuni che questo molto bene fanno. Anchora è necessario
detto diesis in questa discensione, cioè A la mi re et G sol re ut, seconde positioni, con queste note, la-sol, nel qual discorso si farrà il tenore in C
sol fa ut sesta col soprano nella prima syllaba, nella seconda in terza, come
qui, fa-la, et il contrabasso sarà in F fa ut grave, quinta col tenore & dapoi in ottava, &
decima minore col soprano , nella qual congiuntione sarà il simile inconveniente
del primo essempio, et per questo è di bisogno che anchora sia segnato il diesis sotto la medesima syllaba sol del soprano, nelli quali dui essempi conoscerai che il diesis (sì come di sopra ho detto) ha diversa natura, cioè nel primo essempio nella ascensione augumenta la quantità di uno semituono
maggiore, et nel secondo nel discendendo disminuisce la medesima quantità. [s1523: page 81]Così il simile in altri luochi di quella natura et compositione [s1529: page 83]intenderai,
perché non sempre sotto a dette syllabe gli accade tal figura, perciò che alcuna volta il compositore varia le consonanze, come sarebbe se esso facesse in
quel luoco proprio una quinta, duodecima o quintadecima, nelle quali
sentiresti discordia grande. Per tanto nelli sopradetti luochi è necessario tal
crescimento et levamento, massimamente in brevi, semibrevi et coronate,
come qui di sotto è figurato.
DEL MODO DEL COMPORRE IL CONTRABASSO ET CONTRALTO DOPO IL TENORE ET CANTO. PRECETTO PRIMO CAP. XXI.This chapter is discussed in a letter written by Giovanni Spataro to Aaron, dated 23 May 1524. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 305.
PRECETTO SECONDO. CAP. XXII.
PRECETTO TERZO. CAP. XXIII.
PRECETTO QUARTO. CAP. XXIIII.
PRECETTO QUINTO. CAP. XXV.
PRECETTO SESTO. CAP. XXVI.
PRECETTO SETTIMO. CAP XXVII.
PRECETTO OTTAVO. CAP. XXVIII.
PRECETTO NONO. CAP. XXVIIII.
PRECETTO DECIMO. CAP. XXX.

Tavola del contrapunto.
ORDINE DI COMPORRE A PIU' DI QUATRO VOCI. CAP. XXXI.
CHE COSA SIA PROPORTIONE. CAP. XXXII.
Ciò che tu commandi, sarai breve, accioché li animi docili intendino presto le cose dette, et fidelmente le conservino, perché niuna cosa supervacua si ritiene dal petto pieno.Diremo adunque che la proportione prima et principalmente si ritruova nella quantità, o sia continova, o sia discreta, cioè quando essa si diffinisce per habitudine di due quantità di uno medesimo genere, le quali habitudini si hanno a considerare secondo che una di dette quantità è maggiore et minore, overo equale et inequale al'altra, per la qual cosa diremo Proportione quello che siaproportione, quando due quantità d'un medesimo genere l'una a l'altra insieme sono comparate con certa et determinata habitudine, cioè che debbia essere fra' dui extremi, o sieno equali, o siano inequali, come appare in questi numeri, 3 a 2, 2 a 3, 4 a 3, 5 a 4 et 2 a 2, 3 a 3, 4 a 4 etc., per la qual cosa si notifica che tutte le quantità bisogna sieno equali overo inequali, sì che è necessario si faccia comparatione alcuna volta dall'una equale al'altra, laqual comparatione genera una specie detta proportione rationale di equalità, la qual non cade in proposito al musico, et però di questa non ne parleremo. Ma facendo comparatione di inequale numero, ne nasce la seconda specie, detta proportione rationale di inequalità, della quale si ordina cinque generi così chiamati:Cinque generi di Proportioni molteplice, superparticolare, superpartiente, molteplice superparticolare et molteplice superpartiente. Et di questi generi li tre primi sono chiamati semplici et li dui seguenti composti. Onde venendo al proposito nostro, diremo del genere primo, chiamato molteplice, qual serà quando il maggior numero harrà in sé il minore più volte, come in questi numeri si contiene, 2 a 1, 3 a 1, 4 a 1. Ma se il numero maggiore harrà apunto due volte il minore, come qui, 2 a 1, diremo proportione dupla, perché 2 contiene uno due volte. Et se harrà il [s1539: page 53]numero maggiore tre volte apunto in sé il minore, come qui, 3 a 1, diremo [s1529: page 90]proportione tripla, perché 3, maggior termino, contiene tre volte il minore, quale è uno. [s1523: page 88]Et così se il maggior numero contenessi quatro volte in sé il minore, come qui, 4 a 1, tale comparatione è detta proportione quadrupla, perché in esso termino maggiore, qual è 4, se gli ritruova quatro volte apunto il minore, qual è uno, et così nelle altre simili intenderai. La specie prima del genere molteplice sarà chiamata dupla, la seconda tripla, la terza quadrupla, la quarta quincupla, et tal processo sarà infinito. Per tanto avertirai che da noi non sarà dimostrato in essempio altro che le proportioni usitate, necessarie et cantabili, per che quello che in ragione harmonica non sarà divisibile, né in quantità riducibile da noi non sarà per essempio addotto, perché allo impossibile nessuno è tenuto, et secondariamente per essere questo in lungo stato addotto dal venerando molto Don Franchino Gafurio, li essempi del quale (quanto attiene [s1562: page 50]alla prattica) sono stati quasi frustratorii. Per tanto, volendo tu la dupla nelli canti componere, dui modi a tal dimostratione da noi saran conceduti, il primo per cifre numerali et il secondo per semicircoli tagliati et non tagliati, come nel cap. delli segni contro a' segni ti ho mostrato. Volendo adunque mostrare una dupla nella tua compositione per cifre numerali, poni la presente cifra 2 appresso 1 inferiore , come qui 2/1; se una tripla, così 3/1; se una quadrupla, così 4/1; et in tutto questo genere così procederai. Ma nota che tal comparatione è intesa in figure cantabili, cioè in questo modo: due lunghe contro a una, due brevi contra ad una, due semibr. contro a una, . Et così a te sarà tal precetto libero. Nel secondo modo, la dupla (come ho detto) sarà da te dimostrata col semicircolo in questa forma, cioè quando un tuo canto sarà in questo segno,
, et che di poi ne segua il presente,
. Dico che dove tu davi la battuta tua nella semibreve in questo segno,
,
debbi cantare le tue note seguendo questo,
, per il doppio più presto, cioè
dove che passava una semibreve in una misura di questo,
, voglio che passi
una misura di una breve di questo,
. Et in questo modo formerai et osserverai il modo della proportione dupla, passando due semibrevi nel termine
di una, et così dell'altre figure. La tripla et quadrupla anchora si dimostrano colli proprii sui numeri, osservando quello che nella dupla si contiene, cioè
che passeranno tre semibrevi, brevi o lunghe nello intervallo di una sola;
la quadrupla passerà quatro semibrevi contro a una, le qual semibrevi veniranno in forma et quantità di quatro semiminime, delle qual proportioni in questo genere secondo la divisione cantabile altro in luce da noi
non sarà [s1529: page 91]messo, per esser questi più facili al pronontiante, li essempii delli
quali dopo il genere superparticolare seguente da noi saranno dimostrati.
Onde, parendo a te rimuovere et distruggere tal modo et misura delle pre[s1523: page 89]dette proportioni, è di bisogno segnare le cifre al contrario, cioè quel numero, che prima era maggiore, sia il minore, et quello che era minore, sia
maggiore, come per li presenti s'intende, 1/2, 1/3, 1/4, per la qual prima figura sarà chiamato sottodupla proportione, per il secondo sottotripla et
per il terzo sotto quadrupla. Puoi anchora rimuovere dallo intento proportionato la misura con il segno antecedente, cioè che (come ate non pare che
sia in tal dispositione proportionabile) metti dopo la tua proportione il segno, quale era inanzi, et così sarà distrutta la tua proportione tante volte,
quante a te parerà, insino che si ritruovi altra forma o segno.
DEL SUPERPARTICOLARE GENERE. CAP. XXXIII.
.
Et alcuni altri dicono che non può essere sesqualtera senza perfettione. Altri veramente dicono che tale effetto non può
essere creato da tal ragione, imperoché la breve è stata ordinata et costituita
dalli musici perfetta sotto al segno della circolare figura, come qui,
. Per
tanto, rimosso tal segno, intendono non doversi osservare perfettione di brevi,
né alteratione alcuna, perché se tal cifra 3 fa lo effetto di perfettione, in vano
è stato il presente segno
dalli musici trovato. Non dimeno qua faremo
conclusione che qui al proposito sarà. Quando a te piace componere una
sesqualtera dopo il segno semicircolare tagliato, [s1562: page 51]avertirai ponere la predetta sesqualtera con il presente segno
3/2la sesqualtera deve essere accompagnata con il tempo
3/2, nel quale ragionevolmente si troveranno le brevi perfette et semib. alterate. Ma se in principio del tuo canto
si ponerà tal segno,
, et dopo alquante note tu formerai una sesqualtera,
fa' che tal canto sia terminato in quantità senaria, aciò che si possa coniungere la battuta delle brevi col termine et misura sesqualterata, perché tu sai
che questo segno,
, quanto alla battuta debbe esser simile al presente,
,
et qui alcuna volta li compositori inconsideratamente mancano. Sono alcuni
altri che inanzi pongono in principio del suo canto il segno seguente,
,
nel qual segno è diputato ciascuna semibreve passare per una misura, et con
poca avertenza adducono la sesqualtera proportione con brevi et semibrevi, nel qual ordine et forma accadono tre effetti: dui contrarii et uno
difficile al pronontiante over cantore. Per il primo, havendo data la misura
nella semibreve et volendo creare la sesqualtera, ne risulta tripla, perché prima passava per una battuta una semibreve, di poi ne passa tre. Per il secondo effetto contrario aviene che se pur tu vuoi creare la sesqualtera proportione, a te è dibisogno mutarti dalla prima misura, quale era una semibreve per battuta, et entrare nella misura qual si conviene a questo segno,
, &
è errore, perché tutte le proportioni drittamente si riferiscono al l'antecedente
segno. Il terzo effetto di difficoltà è, ché ben puoi creare la sesqualtera proportione nelle figure et forma medesima sanza rimuovere la misura del
segno in questo modo, facendo che ciascuna nota sia syncopata, la
qual proportione resulterà che tutte le note resteranno dupplicate, per
la qual cosa ne sarà la giusta [s1529: page 93]et vera sesqualtera. Ma perché questo modo [s1523: page 91]poco è usitato, avertirai, quando sotto tal segno,
, tu penserai formare una
sesqualtera, fa' le tue note di semibrevi et minime accompagnate,
et non di brevi et semibrevi, nel qual processo veranno in battuta tre minime
contra una semibreve, quale è sesqualtera. Et così non incorrerai in tali errori
da noi di sopra dimostrati. Per tanto ciascuna sesqualtera formata sotto la
battuta di una breve è di bisogno segnarsi con brevi et semibrevi vacue o
piene. Ma quella che si ritruova nella battuta di semibrevi o minime, fa'
che la sua forma si mostri di semibrevi et minime. Così a te sia manifesto della semibreve sesqualterata nella prolatione perfetta et imperfetta. Hora diremo della seconda specie del superparticolare genere, quale è la sesquiterza, la
qual proportione è quando il termino maggiore contiene in sé una volta tutto
il minore et una parte terza, come appare nelli presenti numeri, 4 a 3, nella
qual comparatione manifestamente si vede che il numero maggiore, quale è
4, ha in sé il minore una volta, quale è 3, et anchora una unità, quale è parte terza del 3. Et se farai comparatione dal numero ottonario al senario, sarà il
simile, perché nello ottonario numero si contiene una sol volta il senario, et
due unità che sono terza parte del senario numero. Et così seguendo per le
medesime comparationi, sarà il simile in quantità infinita, osservando che ciascun termino minore sia dal suo maggiore superato di una parte terza. Così
la sesquiquarta sarà quando il termino maggiore contenerà in sé il minore et
una quarta parte, come qui, 5 a 4, la sesquiquinta uno quinto, come 6 a 5,
et questo in tutte le altre parti del genere superparticolare è necessario trovarsi, perciò volendo formare tal [s1539: page 55]proportione nelli tuoi canti, harrai dui
modi, il primo in questa forma, 4/3 over 8/6, le quali comparationi sono intese
quatro note nello intervallo di tre, et anchora otto note nel termino di sei.
Per tanto è a te di bisogno (se farai comparatione di sesquiterza) torre a ciascheduna nota la sua quarta parte, come saranno quatro lunghe contra tre, le quali
quatro lunghe del modo minore imperfetto, tempo et prolatione imperfetta,
sono di quantità di semibrevi quatro per ciascheduna, et comparate nella
sesquiterza, resta di numero tre ciascuna lunga, che sono in tutto 12 semibrevi, che fanno la quantità delle tre lunghe a sé comparate. Così anchora se
saranno brevi, ciascuna breve resta di una semibreve et minima. Et per conseguente le semibrevi restano di una minima et semiminima per ciascheduna. Anchora apresso alcuni tal sesquiterza si ritruova nelli canti così segnata,
, quando il tempo è perfetto.Tempo di dupla
Ma quando tal segno è nella quantità binaria, vogliono allhora li compositori che sia inteso [s1529: page 94]per una proportione dupla, come [s1523: page 92]dimostra il fine del Patrem della Messa del l'Omearmé di Iosquino.Aaron is referring to Josquin's Missa L'homme armé sexti toni. Et oltra questo
se il medesimo farai in tutte le comparationi seguenti, sanza alcuno impedimento le specie del superparticolare troverai, come 7 a 6, 8 a 7, le quali (volendo nelli canti usare) sono in tuo arbitrio. Non dimeno (come di sopra habbiamo detto), per non havere divisione equale, diremo non doversi nelli canti nostri esercitarsi, non derogando ad altri il suo volere, osserverete quanto la figura mostra. [s1562: page 52]
[s1523: page 93][s1529: page 95][s1539: page 56]DEL SUPERPARTIENTE GENERE. CAP. XXXIIII.
DEL MOLTEPLICE SUPERPARTICOLARE GENERE. CAP. XXXV.
DEL MOLTEPLICE SUPERPARTIENTE GENERE. CAP. XXXVI.
DELLA PROPORTIONALITA' ARITHMETICA. CAP. XXXVII.
DELLA GEOMETRICA PROPORTIONALITA'. CAP. XXXVIII.
DELLA HARMONICA PROPORTIONALITA'. CAP. XXXIX.
DIVISIONE DEL MONACHORDO PER TUONI ET SEMITUONI NATURALI ET ACCIDENTALI. CAP. XXXX.Much of this chapter is taken from an anonymous letter copied by Aaron, published in Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 929-934. See also Commentary, ibid., p. 937-940.
mi. Ma da
mi et C fa ut, o vuoi hypate
hypaton et parhypate hypaton, sarà un semituono minore, . Et perché da proslambanomenos a hypate hypaton si dimostra un tasto negro in mezzo, sappi che
tal tasto da quello bianco posto in proslambanomenos è una distanza di
semituono minore, et da quello di hypate hypaton un semituono maggiore, come chiaramente puoi vedere per la quinta apparente da
mi a F fa
ut, o vuoi [s1562: page 55]da hypate hypaton a parhypate meson, la quale è composta di dui
tuoni et dui semituoni minori, del che resta diminuta uno apotome detto semituono maggiore. Per tanto è stato di bisogno a tale reintegratione
et perfettione stabilire il detto tasto negro, acciò che esso dia pente over quinta
sia soave et grata allo udito. Dal quarto luogo, chiamato parhypate hypaton overo C fa ut, a lichanos hypaton, chiamato D sol re, sarà uno intervallo di tuono, fra li quali parhypate hypaton et lichanos hypaton nasce
il tasto negro in mezzo, per il quale resta diviso parhypate hypaton da lichanos hypaton in dui semituoni, uno maggiore et uno minore, delli quali
il maggiore sarà da C fa ut al tasto negro; et dal tasto negro al bianco seguente, qual è D sol re, sarà il semituono minore, come si vede da A re et C fa
ut, quale è terza minore; et bisognando essa reintegrare et augumentare alla
quantità maggiore, sarà necessario accrescere uno semituono maggiore, qual sarà propriamente quella distanza che è da C fa ut al tasto negro.
Da lichanos hypaton a hypate meson, cioè D sol re et E la mi (come hai
nel passato inteso), cade il tuono, et da detto D sol re al tasto negro cade un
semituono al quanto maggiore del suo bisogno,Following the anonymous author on whom he bases this chapter, Aaron is describing a tempered interval. See Bonnie J. Blackburn,
Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 930, note 2. per il quale non si può dare
favore né augumentatione alla terza minore qual cade da
mi a D sol re,
volendo che sia maggiore, sì come in tutti li altri tuoni divisi si conviene, come la experienza del l'uno et del l'altro gli dimostra. Volendo adunque in tal
luogo detto formare la terza maggiore, è di bisogno che quel tal semituono o tasto negro sopra della chorda o voce D sol re sia al quanto sbassato, [s1539: page 59]dal quale sbassamento sono impedite et guaste le quinte et ottave corrispon[s1523: page 101]denti al detto semituono o tasto negro, della qual cosa nascerebbe grande
inconveniente più di quello, che prima era. Questo si truova in tali positioni, cioè tra D sol re et E la mi, et nelle ottave et quintedecime, perché lo
acuto et sopracuto corrispondono al grave, qual è suo primo nascimento.
Et non per altro tali inconvenienti in questi luochi accadono, se non per cagione [s1529: page 103]delli organisti, li quali più tosto vogliono accommodare il C fa ut della
terza minore che il
mi della maggiore, perché
mi da essi poco è operato, et per tal modo manca che quella terza minore dinanzi detta non si
può fare maggiore sanza tagliare il tasto di sopra detto negro, acciò che
una parte di esso renda la voce più bassa che la prima. Et così sarà aiutata
et reintegrata la terza di quel semituono maggiore che allei manca. Et discorrendo col tasto negro al luoco di E la mi o pure hypate meson, harrai
la quantità del semituono maggiore, il quale perfice la quinta over dia pente
posta dal detto E la mi a fa acuto, diminuta et imperfetta. Da hypate meson a parhypate meson, cioè E la mi et F fa ut, naturalmente cade il semituon
minore, nelli quali non si conviene altra divisione di semituoni o tasti negri.
Ma da parhypate meson a lichanos meson, chiamati F fa ut et G sol re ut,
cade naturalmente il tuono diviso in dui semituoni per il tasto negro in
mezzo posto, il quale sarà distante da F fa ut un semituono maggiore, col
quale si accresce la sesta minore in maggiore posta da A re a F fa ut grave,
volendo ritrovare la sua ottava. Ma da esso tasto negro al bianco posto in
lichanos meson, quale è G sol re ut, cade il semituono minore, come si vede
da lichanos hypaton a lichanos meson, dicendo ut in lichanos hypaton, chiamato D sol re, in sino al fa di lichanos meson, chiamato G sol re ut. Da G sol
re ut ad A la mi re, chiamato mese, similmente cade un tuono, nelli quali anchora si truova il semituono o vero tasto negro, dal qual tasto negro alla
positione di lichanos meson, cioè G sol re ut, cade il semituono maggiore,
perché da hypate hypaton a lichanos meson, quali sono
mi et G sol re
ut, è una distanza di sesta minore, et aggiungendo al detto tasto negro, si
augumenta del presente semituon maggiore et di minor sesta resta maggiore.
Da esso semituono o tasto negro in sino ad A la mi re, chiamato mese, cade
la quantità del minor semituono, come facilmente vedrai, dicendo ut in E
la mi grave et il re al quarto tasto negro, la voce mi al quinto tasto negro,
che son dui tuoni, et il semituono minore seguita da esso quinto tasto negro
al seguente bianco, quale è A la mi re, la qual compositione et discorso genera un dia tessaron. Da mese et paramese,This error stems from the anonymous letter from which Aaron copied most of this chapter. See Bonnie J. Blackburn, Edward E.
Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 931. quali sono A la mi re
et
mi acuto, cade il tuono naturale diviso dal tasto negro, il qual tasto ne[s1523: page 102]
gro sarà distante da mese, cioè A la mi re, l'intervallo di uno semituono minore. Ma da esso tasto negro al luoco di detto
mi acuto cade il semituono maggiore, come chiaramente tutti gli autori in tal luogo dimostrano, massimamente quando delle mutationi parlano. Da paramese a trite diezeugmenon, che sono
mi acuto et C sol fa ut, cade naturalmente il minor semituono, nelli quali intervalli non è mezzo alcuno. Da trite diezeugmenon
a [s1529: page 104]paranete diezeugmenon, cioè C sol fa ut et D la sol re, cade un tuono naturale diviso dal tasto negro, il qual tasto negro è sopra di C sol fa ut la quantità del semituono maggiore, et da esso tasto negro
al sequente bianco, chiamato paranete diezeugmenon, cade il semituono minore. Il maggiore semituono detto è in quel luoco per cagione della sesta minore, formata da E
la mi a C sol fa ut. Volendo adunque farla maggiore, è dibisogno toccare il
sopradetto tasto. Et (come è detto) da esso tasto negro a quello di D la sol re,
altro non è che semituono minore, perché formando il dia tessaron terzo, quale
è ut-fa, non troverai se non un semituono minore nel l'ultimo intervallo, dicendo ut in A la mi re, re in fa
mi, mi al settimo tasto negro, qual son dui
tuoni. Il semituono per consequente sarà da detto settimo tasto negro al bianco sequente, che è D la sol re. Da paranete diezeugmenon a nete diezeugmenon, cioè D la sol re et E la mi, cade un tuono naturale, [s1562: page 56]diviso dal semituono over tasto negro, il quale tasto negro sarà distante di altezza quanto
fu quello (se ben ti ricordi) che fu da
mi et D sol re perché
si vede manifestamente, dicendo il fa di fa
mi posto al sesto tasto negro
in sino all'ottavo negro, sarà un dia tessaron, del quale verrà fa-mi, semituono minore, da detto ottavo tasto negro allo antecedente bianco, et dal sequente bianco sarà la quantità del semituon maggiore, come alla dichiaratione
delli tasti negri per sé soli comparati l'uno all'altro si comprenderà. Da nete diezeugmenon a trite hyperboleon, detti E la mi et F fa ut, cade il semituono [s1539: page 60]minore senza altra divisione infra di loro. Ma da trite hyperboleon, detto F
fa ut, a paranete hyperboleon, chiamato G sol re ut secondo, cade naturalmente l'intervallo di uno tuono, li quali positioni sono trammezzate dal semituono over tasto negro, il qual semituono sarà distante da trite hyperboleon
la quantità del semituono maggiore, come per la sesta cadente da mese, detto
A la mi re primo, a quella positione detta trite hyperboleon, cioè F fa ut, la
qual sesta naturalmente si dimostra minore. Per tanto bisognando, col detto
tasto negro si augumenta al luoco della maggiore, et così la terza minore
qual cade da D la sol re a quella di F fa ut secondo si augumenta in maggiore, il quale augumento è anchora al proposito alla decima minore ca[s1523: page 103]dente da lichanos hypaton a trite hyperboleon, cioè D sol re et F fa ut acuto. Essendo adunque il semituono maggiore in detto luoco, di necessità resta
il suo minore semituono dal tasto negro al seguente bianco, chiamato paranete hyperboleon, cioè G sol re ut. Da paranete hyperboleon a nete hyperboleon, cioè
G sol re ut et A la mi re, naturalmente cade il tuono, nel quale si dimostra
il semituono in mezzo, over tasto negro, & è distante per uno [s1529: page 105]intervallo superiore da paranete hyperboleon di uno semituono maggiore, il
qual semituono augumenta la sesta cadente da
mi acuto a G sol re ut
secondo et la terza posta da nete diezeugmenon, detto E la mi acuto, a paranete hyperboleon, chiamato G sol re ut secondo, et così la decima cadente da hypate meson a paranete hyperboleon, detti E la mi grave et G sol
re ut acuto. Segue adunque che il semituono minore sarà da nete hyperboleon, detto A la mi re, al tasto negro di sopra ordinato, perché volendo formare il dia pason da poi la sesta, et essendo in quel luoco minore, per osservare il precetto, convien che sia tocco il predetto tasto negro. Da nete hyperboleon, quale è A la mi re, a
mi terzo naturalmente cade il tuono,
nel quale nasce il semituono over tasto negro, dal qual tasto negro a nete
hyperboleon cade il semituono minore, et nello ascenso cade il maggiore,
perché trovandosi secondo il discorso accidentale la quinta imperfetta da
detto
mi sopra detto al fa, quale è di sopra alla positione di E la, la quale
volendo che sia intiera et perfetta, bisogna che sia reintegrata da quel semituono over tasto negro di sopra detto, sì come fu nello antecedente
mi
acuto. Seguendo più inanzi alla positione di C sol fa, sanza alcun dubbio
naturalmente cade il semituono minore da
mi sopracuto al fa di C sol
fa, fra li quali non si ritruova mezzo alcuno. Da C sol fa a D la sol similmente cade lo intervallo del tuono, nel qual si vede diviso dal semituono
over tasto negro, del che diremo che sarà da C sol fa al seguente semituono
negro la quantità di uno semituono maggiore et dal seguente tasto bianco
quella del minore. Che sia maggiore il semituono detto, si vede per la sesta
minore che nasce da nete diezeugmenon, detto E la mi, alla positione di C
sol fa, et così per la terza minore formata da nete hyperboleon, quale è A
la mi re, a C sol fa. E' necessario il tasto negro, come ha di bisogno anchor la
decima inferiore a esso tasto negro, che sanza quello resterebbe minore. Da
D la sol ad E la, ultima positione, cade il tuono diviso per il suo tasto negro, distante dal detto E la la quantità del semituono dinanzi detto,
cadente tra lichanos hypaton ad hypate meson, et da paranete diezeugme[s1523: page 104]
non a nete diezeugmenon. Et da esso tasto negro alla position detta E la cade il maggior semituono, et tal positione rettamente si può chiamare quello che nella ottava inferiore risponde, qual si domanda E la mi replicato,
perché passando sopra di E la, bisogna rinovare ciascuna positione et luoco
con quella dimostratione, ordine et modo che fu fatto le prime, gravi, et quelle che erano nello acuto et sopracuto. Il simile nelle sequenti troverai,
seguendo l'ordine un'altra volta sopra di E la mi secondo che nella mano si
truova [s1529: page 106]ordinato. Adunque diremo che da E la al seguente tasto non cade
altro che il semituono minore, come manifestamente si vede, sanza altra divisione di semituono o tasto negro. Ma dal seguente F fa ut replicato insino a G sol re ut cade un tuono, il quale anchora resta diviso dal tasto negro, ilqual tasto negro è d'intervallo superiore al tasto bianco inanzi posto
di quantità di uno semituono maggiore, come si dimostrano in tali positioni dinanzi dette, et come la experienza più chiaro dimostra. Et il contrario
dalla parte di sopra aviene, perché da esso tasto negro al superiore bianco
non è altro che il semituono minore. Dal terzo G sol re ut replicato ad A
la mi re, altro non è che quantità di tuono, nel qual si mostra il semituono
negro distante da detto G sol re ut per uno semituono maggiore, così come
nel grave fu chiarito. Et dalla parte di [s1539: page 61]sopra da detto semituono negro al
tasto bianco cade il semituon minore. Da A la mi re a
mi replicato senza alcun dubbio cade la quantità d'un tuono, ma da detto A la mi re al tasto negro che è in mezzo cade il semituono minore, et dal seguente il maggiore. [s1562: page 57]Da
mi detto al tasto seguente non altro cade del semituon minore, ma dal seguente replicato luoco, chiamato C sol fa ut, a D la sol re, non
cade altro che la quantità di un tuono diviso dal semituono negro, il qual
semituono negro resta distante dal bianco dinanzi posto per quantità del semituono maggiore, et dal seguente bianco resta minore. Di poi, seguendo a D la
sol re replicato al tasto seguente E la mi, altro non è che la quantità di un tuono, diviso anchora dal semituono negro, il qual semituono è superiore al primo tasto bianco dinanzi a sé posto la quantità del semituono o intervallo, qual
si ritruova per le ottave inferiori a essa positione. Ma dal seguente tasto bianco al detto negro è solo distanza del semituon maggiore. Così nelli seguenti il
simile si truova, considerando all'universal modo, perché ne sono alcuni altri
che sono di maggiore numero di voci, chiamati istromenti doppi, la qual consideratione et intelligenza di esse chorde over tasti aggiunti sarà intesa per
la compositione et ordine di sopra mostrato, perché secondo che le positio[s1523: page 105]ni dinanzi dette hanno havuto ordine, così le chorde aggiunte et accresciute dalla parte grave over di sotto saranno corispondenti alle parti acute.
Ma quelle che nel superiore saranno messe concorderanno con quello che
in nanzi è stato detto. Ma hora intenderai che dalla prima chorda o voce
o semituono, o vuoi tasto negro nello istromento da noi ordinato, al secondo
seguente negro, sarà distanza di un tuono et semituono maggiore, qual fanno la compositione d'un semiditono et comma, perché da esso semituon
negro al sequente secondo, detti accidentali, resta in mezzo il naturale minore semituono, come dal terzo al quarto, sesto et settimo, ottavo et nono, [s1529: page 107]
undecimo et duodecimo, terzodecimo et quarto decimo, sesto decimo et
decimo settimo il medesimo intervallo troverai. Per tanto dal detto secondo semituon negro al terzo seguente harrai la quantità del tuono alquanto maggiore.Aaron is describing a tempered interval between C sharp and E flat. Dal terzo in nanzi detto al quarto occorrente accidentale è la distanza del semiditono quasi superfluo, et dal quarto al
quinto il tuono si vede. Dal quinto al sesto cadono dui semituoni minori.
Ma da detto sesto al settimo seguente cade un tuono col semituon maggiore; dal settimo al l'ottavo il tuono alquanto superato. Ma dall'ottavo
al nono risponde uno intervallo di trihemituono. Il nono et decimo son
distanti d'uno intervallo del semituon maggiore et minore, come è stato
del quarto et quinto semituono negro. Dal decimo all'undecimo è la distanza che fu dal quinto al sesto per dui semituoni minori. L'undecimo
et duodecimo harrà distanza del tuono et semituon maggiore, come anchora giace tra il sesto et settimo. Dal duodecimo al terzo decimo è
quello che sol si vede tra 'l settimo et ottavo. Et seguitando dal terzo decimo al quarto decimo seguente si troveranno tre semituoni, sì come fu
l'ottavo et nono tasto. Il quarto decimo et quinto decimo tasto negro son rispondenti di quello che fu tra 'l nono tasto et decimo, qual fu il tuono. Ma dal
quinto decimo et decimo sesto è la distanza che fu tra 'l decimo et undecimo di dui semituoni minori. Così più inanzi passando dal sesto decimo al
decimo settimo, harrai la quantità che fu tra l'undecimo et duodecimo, et
anchor sesto et settimo, quale è il tuono et semituon maggiore. Et dal decimo settimo al decimo ottavo, ultimo semituono, sarà sol quello che dal
duo decimo et terzo decimo, settimo et ottavo nacque, qual fu la quantità del tuono alquanto maggiore, delli quali comparati l'uno al l'altro
poca soavità si sente, excetto che dal secondo et quinto gli cade la consonanza dia pente; et il simile dal terzo al sesto si comprende. Anchora dal [s1523: page 106]
quarto et settimo il dia pente nasce, dal settimo et decimo unaltro dia pente. Dal primo al sesto il dia pason nasce, et dal secondo al settimo il simile
troverai. Così dal terzo al l'ottavo sarà, come dal quarto al nono si comprende solo essere un dia pason. Dall'ottavo al l'undecimo nasce la quinta,
come dal nono al duodecimo si vede. Ma dal l'ottavo al terzo decimo è un
dia pason, come dal nono al quarto decimo si vede. Così sarà dal decimo al
quintodecimo anchora, et il medesimo dal l'undecimo et decimo sesto harrai. Dal duodecimo al quintodecimo la quinta harrai, come dal terzo decimo al decimo sesto si vede. Dal duodecimo al decimo settimo un dia pason,
come dal terzo decimo et ultimo si vede. Dal quarto decimo et decimo
settimo la quinta, come dimostra il quinto decimo a l'ultimo semituon detto.
Et questo a te basti per la divisione et dichiaratione del monachordo.
DELLA PARTECIPATIONE ET MODO D'ACORDARE L'ISTROMENTO. CAP. XXXXI.Much of this chapter is taken from an anonymous letter copied by Aaron, published in Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 929-934 (especially p. 933-934). See also Commentary, ibid., p. 937-940. For further information on Aaron's temperament, see Mark Lindley, "Early 16th Century Keyboard Temperaments", in Musica Disciplina, 28 (1974), p. 139-144.
mi, sempre discadono et mancano della sua perfettione.
Per il secondo ordine et modo è che sempre a te bisogna sopra la chorda
di C sol fa ut, quale è unita et giusta, accordare F fa ut, quinta di sotto, la
qual bisogna essere all'opposito delle altre dette di sopra, cioè che sia partecipata et alzato tanto che passi alquanto del perfetto, et di qui nasce la partecipatione et accordo giusto et buono, per la qual partecipatione restano
spuntate overo diminute le terze et seste. Et così accorderai il semituono di
fa
mi sotto di F fa ut et quello di E la mi sotto fa
mi, il quale è
quinta, con quel medesimo ordine et modo che accordasti F fa ut con C
sol fa ut. Il terzo et ultimo modo avertirai di accordare li semituoni maggiori tra le sue terze, come è il semituono di C fa ut, toccando A re. Lo accorderai insieme con E la mi quinta, tanto che resti in mezzo terza maggiore
con A re et minore con E la mi. Et così da D sol re ad A la mi re, la terza in
mezzo è il semituono di F fa ut, cioè il simile che fu la passata. Et così sequendo in sino al fine del tuo istromento, ciascuna ottava accorderai, della qual
consideratione ne nasce la vera partecipatione delle voci.
AGGIUNTA DEL TOSCANELLO, A COMPLACENZA DE GLI AMICI FATTA.A detailed analysis of this Aggiunta is given in Margaret Bent, "Accidentals, Counterpoint and Notation in Aaron's Aggiunta to the Toscanello in Musica", Journal of Musicology XII/3 (1994), p. 306-344.
duro,
overamente rotondo & quadro, sono segni appartenenti a' nuovi scolari,
gli quali non hanno ragione alcuna. Si risponde che tal modo solo si intende
a la mitigatione & temperamento del tritono, al quale, benché non sia apparente el molle, appresso ogni dotto & non dotto, per ordinaria & spetial regola da gli musichi constituita, sarà inteso sempre non esser tal durezza tollerata, la qual naturalmente nasce da parhypate meson & trite synemenon,
chiamati F fa ut grave &
mi acuto, tanto ne lo ascendere quanto nel discendere; & per questa cagione fu aggiunto il segno del molle, il quale appresso gli Greci, secondo la oppinione di Guidone Aretino, è chiamato menon,
cioè una figura accidentale, & come dice esso Guidone, quello che è accidentale non è proprio. Seguita adunque che quella cosa che non è propria, manco
è naturale, per la quale autorità & ragione concludo che sempre debbe essere
mollificato, temperato & annullato, sia come si vuole, o ascendenti, o discendenti, nota per nota, o per saltum, non ritornando al F overamente al
. Così
il simile ne gli luoghi dove non naturali si ritroverranno, come è stato dimostrato nel capitolo vigesimo del primo libro de Institutione harmonica, & [s1539: page 63]questo hanno osservato molti compositori, gli quali, benché tal segno da loro sia [s1529: page 110]
stato inteso, non dimeno hanno advertito a la inadvertenza del cantore, la quale
facilmente nascerebbe. Onde, per tal cagione hanno in luce messo & in apparenza dimostrato la presente figura , come Giovanni Motone nel motetto
Nos qui vivimus, a la terza parte sopra il verso Dominus memor fuit nostri,
così anchora nel controbasso al fine de la seconda riga sopra le parole placuisti Regina Iesu Christo,From Mouton's motet Beata Dei genitrix. See Margaret Bent, "Accidentals, Counterpoint and Notation in Aaron's Aggiunta to the Toscanello in Musica", Journal of Musicology XII/3 (1994), p. 326. & similmente nel motetto chiamato Benedicta es
celorum Regina, al fine de la terza riga sopra le parole Ave gratia plena. Ha anchora questo medesimo segnato nel motetto chiamato Congregate sunt, al fine
de la seconda riga del canto sopra la parola ignoramus, & nel motetto sopra
detto Nos qui vivimus, nel controalto a mezzo la terza riga de la prima parte,
sopra la parola retrorsum. Iosquino anchora lui questo conferma, come si vede
nel motetto Memor esto, nel quale ha segnato il molle a la prima riga, in
fine nel controalto de la prima parte, sopra le parole Haec me consolata est in
humilitate mea, per ascenso solamente. Et nel Patrem omnipotentem de la Messa di
Gaudeamus, a mezzo la seconda riga del controbasso, è anchora segnato el
molle per il tritono ascendente, & al fine de la terza è segnato per lo ascendere & discendere. Così al principio de la quarta riga, a la seconda parte del sopra detto
Patrem, è manifesto el molle per lo ascendere. Et nel Pleni sunt coeli similmente si
vede; così il medesimo nel primo Kyrie, al fine del canto. Al primo Kyrie anchora de la Messa Super [s1562: page 59]voces musicales, a la prima riga del controalto, & al principio del Sanctus si vede la figura detta segnata. In La sol fa re mi, sopra le parole Et homo factus est, per discendere è segnato al tritono el molle a la parte
del controalto. Antonio di Fevin, nel motetto Benedictus Dominus Deus meus, sopra
le parole deposuisti adversarios meos, in sei luoghi rispetto al tritono lo ha segnato, & al principio de la seconda parte in altri dui luoghi. Lhéritier, al fine
de la seconda riga del motetto Dum complerentur, sopra le parole dabat eloqui
illis, similemente lo ha dimostrato, & al principio de la quarta riga, si feceritis,
per un salto si comprende. Ultimamente, Carpentras, nel motetto Bonitatem fecisti,
ne la prima parte del tenore, per uno altro salto, sopra le parole ut discam, &
gradatim al fine de la seconda si truova tal figura segnata, & per molti altri
compositori moderni & antichi esaminando si cognosce. Ma perché io a te ho mostrato che sempre questi tre tuoni, continuati l'uno dapoi l'altro debbono essere
mollificati & temperati, pur che non tochino la quinta chorda, per due ragioni la nostra regola bisognerà patire. La prima sarà per necessità & commodità, & la seconda per ragione intesa. Volendo adunque procedere da F grave insino a
acuto,
& subito dapoi per un salto de uno dia pente discendere, sarà dibisogno che 'l
cantore alhora commetta & pronuntii quella durezza del nominato tritono, per la [s1529: page 111]
commodità di quello intervallo overamente voce posta nel luogo di hypate
meson, chiamato E la mi, perché volendo satisfare al miglior commodo, è forza
a lui preterire la regola. Onde, osservando il precetto, accaderebbe grandissima
incommodità con differenti processi, come sarebbe dicendo fa nel
mi acuto,
con ilqual fa non mai rettamente discenderà al vero suono di quella voce mi,
come si vede nel terzo Agnus Dei di Clama ne cesses, al fine del controbasso, la
presente figura da Iosquino composta.
Et similmente troverrai nel soprano de la Messa di La sol fa re mi, sopra le parole Tu solus altissimus del canto, come qui.
Nel Patrem omnipotentem, medesimamente anchora troverrai un simile processo, sopra le parole & sepultus est, come qui.
Dico che a forza tu sei astretto eleggere fra' dui mali
il manco incommodo, de gli quali sarà il dire del proprio mi di detto B
acuto. Averti il Tritono, et il Diapente imperfetto.Quantunque sia manco
errore a commetere un dia pente imperfetto, che non è a commettere un tritono,
pur non dimeno si concede in tali discorsi non commodi al cantore. Ritrovasi
anchora ne le compositioni uno altro modo di tritono non mitigato né temperato da la ragione di esso , sì come gli precedenti da la necessità concessi,
gli quali solamente discendendo la sua natura mutano; & ben che nel pronuntiare paiano tritoni non mitigati, per quella risonanza de la naturale
voce o syllaba mi, non dimeno sono da la parte inferiore sospesi, tanto che
restano di quella quantità che si ricerca a uno perfetto dia tessaron, come qui,
perché, essendo da la ragione del contrapunto ordinato che quella semibreve ultima sia, per causa di una
sesta che nel tenore apparirà, come richiedono le naturali cadenze, sospesa & accidentalmente pronuntiata, non è bisogno che la [s1539: page 64]seconda semibreve sia dal molle soccorsa né aiutata. La ragione è che da quella
voce, overo semibreve, posta nel luogo di
mi sopracuto, a la sopra detta semibreve ultima, è la distantia del suo dia tessaron. Ma se volessimo cantare secondo che gli altri tritoni appetiscono, ne resulterebbe non quantità di dia tessaron, ma una spetie di uno sol tuono, con duoi semituoni minori, come qui.
Pertanto dico che in questo modo, non sarebbe la spetie del tritono convertita nel dia tessaron, né dittono,
né manco semidittono, né altra spetie secondo il genere diatonico da la universale schola dimostrante. Onde, se per aventura tu
ritrovassi che 'l compositore havessi una altra intentione sopra di quella nota
fa ultima, bisognerebbe bene alhora ti mutassi di proposito, massimamente [s1529: page 112]
volendo detto compositore dare una ottava sopra del suo fine, come qui.
Così il simile di tutte le altre consonanze perfette intenderai, & osservando questa
regola, alhora sarà di necessità cantare quella semibreve puntata per la chiave del
rotondo, il qual processo si convertirà ne la spetie terza del dia tessaron, come comanda la generale scienza. Ma ritrovando il sopra detto tritono nel presente
modo,
dico che senza dubbio per causa del tritono
ascendente congiunto col discendente, patirà & dal
suo ordine rimosso sarà, per cagione del primo moto,
che ascendente si oppone, dil che non osservando la comune regola, se incorrerebbe in maggiore errore, concludendo adunque che ogni natura di tritono, o sia
naturale, o accidentale, o torni, o non ritorni al primo suo luogo, sia in che modo che a te piace, dico che il cantore ogni volta debbe mollificarlo, temperarlo & annullarlo, o sia il segno del molle, o non sia, eccettuando la forza
de lo incommodo, con le ragioni di sopra mostrate.
Propositum in mente retentum, nihil operatur, sì
come hanno dimostrato alcuni degni compositori ne gli suoi canti, fra gli quali
uno è Iosquino, dove lui segna la figura in fine del controbasso nel motetto
Memor esto, per una quinta del tenor che naturalemente è imperfetta, la qual quinta [s1529: page 113]
si comprende sopra le parole spem dedisti. Et nel motetto Praeter rerum, ne la proportione sesqualtera a la parte del controbasso, in fine di esso motetto, sopra
le parole tua puerperia, ha medesimamente segnato in E lami el molle, dove
procede per uno ordine proprio & naturale, per il quale, se lui non havessi havuto
advertenza, pochi cantori harebbono inteso il suo intento, il quale ha dimostrato per la figura , laquale batte sopra una quinta in quel luogo del controalto.
Nel motetto anchora Ave nobilissima, nel secondo controbasso, al fine de la seconda riga, sopra le parole ab omnibus malis & fraudibus, detto Iosquino in E la
mi, per una quinta imperfetta che farebbe in quel luogo el secondo controalto, ha segnato
detto molle. Anchora nel motetto chiamato Virgo salutiferi, Iosquino ha dimostrato con la figura come in detto E la mi del basso si pronunzi fa, per cagione
di uno dia pason posto ne la prima parte del controalto, in fine de la seconda riga,
sopra le parole benigna maris. Ultimamente in una sua messa chiamata [s1539: page 65]L'omme armé super voces musicales, nel controbasso a mezzo del primo Kyrie, ha segnato in
mi grave el molle, per cagione di uno dia pente che era imperfetto
con il tenore, & più a l'ultimo Kyrie dapoi otto tempi, per una duodecima & quintadecima, lequali erano imperfette con esso controbasso. Et per maggiore autorità
& confirmatione di questo, vedemo anchora la oppenione di molti altri degni
compositori, come Giovanni Motone, dove si vede detto molle nel principio di
Gaude Barbara, ne la parte del controbasso, de la positione di
mi acuto, laquale
veniva per quinta imperfetta con il suo tenore. Così il simile ne la seconda parte,
sopra le parole & velata nobili, & in Nos qui vivimus, sopra le parole benedicimus Domino, nel controbasso è segnato il molle in
mi grave, nelqual luogo era prima quinta imperfetta con il tenore. Seguita anchora a questa confirmatione Antonio di Fevin, ne la seconda parte di Benedictus Dominus Deus meus, nel controbasso si vede per una breve puntata el molle, per cagione di una quinta, quale
era imperfetta, sopra le parole in voce exultationis. Ma per più chiarezza ti voglio adducere Richafort, il quale non tanto considera a le quinte, ottave, duodecime & quintedecime, quanto anchora a osservare la sesta maggiore nanzi la
ottava, come dimostra il suo motetto Miseremini mei,This is a misattribution. The motet was actually composed by Jean Mouton. See Howard Mayer Brown, "Jean Mouton", The New Grove Dictionary of Music and Musicians, ed. by Stanley Sadie (London, 1980), vol. 12, p. 659. sopra le parole quare
me persequimini, laquale sesta appare nel controbasso con il controalto, & perché era
minore, ha voluto segnare la figura . Constanzo Festa similmente lo dimostra
in dui luoghi nel suo canto For seulement, al principio del controbasso; Longheval, sopra le parole Divinitas custodiat nos,From Longueval's motet Benedicat nos imperialis maiestatis. See Margaret Bent, "Accidentals, Counterpoint and Notation in Aaron's Aggiunta to the Toscanello in Musica", Journal of Musicology XII/3 (1994), p. 332. per una quinta che faceva il tenore
& basso imperfetta. Verdeloth anchora mette detta figura nel
mi grave a la
parte del controbasso primo, al motetto Ave Virgo gratiosa, per cagione di una
quinta del controalto nel principio di esso motetto, qual si mostrava imperfetta. [s1529: page 114]
Piero de Larue, in una canzona chiamata Il est bien, quasi nel principio a la
parte del controbasso, sopra una breve, ha segnato el molle in
mi acuto, per
il dia pente imperfetto ne la parte del suo controalto. Lhérithier, sopra le parole
omnia ossa mea del suo motetto Miserere mei Deus, similemente nel controbasso
ha segnato il presente segno nel
mi grave, per uno dia pente imperfetto qual
faceva il controalto. Constanzo Festa il simile ha segnato nel suo motetto Ecce
Deus salvator meus, nel controbasso, sopra le parole fiducialiter agam, de gli quali,
per esser moderni, forse non presterrai a loro indubitata fede. Ma io, che questo
infra di me ho considerato, voglio per più chiarezza & satisfattione tua adducere alcuni altri al proposito nostro antichi, come Orto, Alessandro Agricola,
Pierazzon de Larue, Iapart, Compère, Isach & Obreth. Orto adunque, per una
quinta che fa il tenore con il controalto in una Ave maria, sopra le parole Dominus
tecum, ha voluto dimostrare il molle nel suo tenore. Et sappi che tutti gli sopradetti canti & compositori, a uno per uno, gli troverrai nel libro chiamato
di Cento canti stampati per ordine, & qua mi sono alquanto affaticato, aciò
che tu più facilmente ti possi ridurre alfine di questa intelligenza. Seguita anchora Alesssandro Agricola a la medesima confirmatione, nel canto C'est mal
charche, nel principio del controbasso, per una quinta imperfetta del suo controalto. Dapoi Pierazzon de Larue, sopra del canto Por quoy, ha segnato in A re
el per una quinta col tenore imperfetta, a mezzo la prima riga del [s1562: page 61]contro basso.
Iapart nel suo canto,I.e. Hélas qu'il est à mon gré. See Cristle Collins Judd, "Reading Aron Reading Petrucci: The Music Examples of the Trattato della natura et cognitione di tutti gli tuoni (1525)", Early Music History 14 (1995), p. 147. in principio de la seconda parte nel controbasso, pone la
detta figura , per una duodecima del canto & una quinta del suo controalto.
Compère medesimamente nel canto suo Nous sommes, a mezzo la seconda
riga del contrabasso, pone la figura detta per una quinta imperfetta, quale era
col tenore. Isach anchora segna per la medesima cagione, a mezzo la prima
riga del controbasso, un molle nel canto chiamato He logeron nous. Obreth
anchora al suo canto chiamato Tandernaken, al principio de la seconda riga
del controbasso, per il tenore lo segna, qual sarebbe quinta imperfetta, & in molti
altri luoghi, come esaminando si comprende, a gli quali porremo fine. Ma sì
come Iddio a noi ha insegnato & dipinto dinanzi a gli ochi nostri la via de
la salvatione & anchora de la dannatione, per la quale cognoscemo il bene
dal male, ché forse senza questa facilmente haressimo potuto incorrere sempre al male operare, o al bene, overamente alcuna volta al bene & quando al
male, essendo adunque la via buona & cattiva, a lui è stato necessario ordinare gli suoi precetti & modi, per gli quali habbiamo a cognoscere il ben vivere da quello che è contrario. Et più si vede in alcuni viaggi, dove si truovono varii segnali, & questo per essergli più strade da potere camminare; onde, [s1529: page 115]
aciò che quegli che non sanno per quel paese andare, possino rettamente pigliare il buon camino, dove non essendo segno alcuno, senza dubbio potrebbono pigliare la cativa via, alfin de laquale nascerebbe un fiume, dove [s1539: page 66]bisognando passarlo, facilmente si potrebbono arenare, o per il manco male tornare indrieto; Il Musico è obligato segnare il suo intento.pertanto il musico overo compositore è ubbligato segnare lo
intento suo, aciò che il cantore non incorrà in quello che dal detto compositore
non fu mai pensato. Concludo adunque come ho detto, che tal segno è così conveniente a gli dotti, come a gli indotti, & dico che il cantore non è tenuto nel primo moto cantare le note ne gli luoghi dove tal segno può accadere, se tal segno non appare, perché potrebbe errare, imperò che può stare, & non può stare.
Per tanto debbe apparere al tempo opportuno, & quando non bisogna, non si
debbe in luce adducere.The two preceding sentences are taken almost word for word from a letter written by Giovanni Spataro to Aaron, dated 23 May
1524. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 305. Et questo si intende ne gli concenti non provisti, cioè
non prima cantati overamente considerati.This sentence is taken almost word for word from a letter written by Giovanni Spataro to Aaron, dated 23 May 1524. See Bonnie
J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 305. Havendo di sopra a sufficienza dimostrato circa il segno del molle, & venendo al proposito retrattare qualche
particula de la figura apparente
, dato che in nanzi al vigesimo capitolo
del secondo libro ne sia alquanto parlato, non dimeno più diffusamente ne la
presente agiunta, a coloro che più di questo si delettono, si esponerà. Havendo
io ricercato brevità, facilità nel sopra detto Toscanello nostro, mi sono più
tosto in tal capitolo acommodato secondo il vulgo, che altrimenti. Ma hora, perché più si ricerca la vera intelligenza, ti advertisco, quando da me è stato detto
queste parole, nel sopra detto capitolo: Però è stato necessario stabilire una figura o segno, per ilquale si habbia a dimostrare al cantore qual sia la nota augumentata o diminuta, ilqual segno per generale uso è chiamato diesis,non intendere peroché nessuna nota cresca di valore, né diminuisca per forza di quel segno, ma solamente sano modo intendi, che tal segno dimostra lo augumento & diminutione del spatio overo intervallo, perché questo segno
non acresce,
né disminuisce la nota oltra al suo valore, ma bene acresce & disminuisce il
spatio & intervallo tra nota & nota apparente in quanto a la imaginatione
& operatione, ma non in quanto a la sua apparente locatione.The end of this sentence and the beginning of the next one are copied word for word from a letter written by Giovanni Spataro
to Aaron, dated 23 May 1524. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 301. Et questo adviene
perché il spatio reale & naturale, considerato mediante la apparenza del segno
preditto, resta permutato, come di tuono in semituono & di semituono in tuono, & così de' altri simili. Ma la nota ne la sua temporale quantità cantata non
mai mediante tal segno cresce né discresce intra il suono grave & acuto, ilquale
segno presente
The ensuing argument and music example given by Aaron are taken almost word for word from a letter sent to him by Giovanni
Spataro, dated 23 May 1524. See Bonnie J. Blackburn, Edward E. Lowinsky, Clement A. Miller, A Correspondence of Renaissance Musicians (Oxford, 1991), p. 301-302. è stato chiamato da Bartholomeo Rami, musico dignissimo,
veramente da ogni dotto venerato, segno di b quadro, & da frate Giovanni
Ottobi è stato chiamato segno di b quadro iacente; & questo,
, da lui è stato
chiamato segno di b quadro retto,
b quadro iacente
b quadro retto gli quali nomi son più rettamente considerati, [s1529: page 116]
che non è chiamare tal segno
diesis, perché il nome è più consequente al suo
effetto, come procedendo da mese a trite synemenon, cade intervallo di semituono, & dapoi ascendendo da la preditta chorda mese ad paramese, al qual
pratico si atribuisce il quadrato, el si procede per intervallo di tuono, el
quale paramese resta distante da trite synemenon per semituono maggiore
intenso. Così accaderà di questo segno
, che essendo al canto ascendente
dal spatio ne la riga & de la riga al spatio, come qui
& altri simili, sempre convertirà il spatio naturale
del semituono nel tuono. Per tanto, operando questo
segno come fa el b quadrato retto preditto, dico che ditto segno sarà più ragionevolmente chiamato b quadro, che diesis, perché dicendo diesis, lo effetto
& il nome non hanno insieme conrispondenza, ma sì bene essendo chiamato
quadro.
§ Quale obbligo o necessità sia al compositore attribuita, per rimuovere ogni pericolo & causa del cantore ne la quale potessi incorrere
ne la quale lo intento del compositore non ha considerato che quella ultima
longa overamente intervallo ultimo, habbia a essere sospeso overo disminuito, perché non appare segno dimostrante alcuna sospensione, come è compreso
per la figura; ma volendo sospendere detto intervallo ultimo, sarebbe ottava
imperfetta col basso, & non unisono col controalto. Ma quando sarà proposito a tal sospenso, lo segnerà, come seguitando si vede. [s1539: page 67]
[s1529: page 117]
Et perché lo intento suo è stato di rimuovere la prima harmonia, benché sia
simile processo con il primo, a lui è stato dibisogno con il segno presente advertire el cantore de la seconda sua consideratione, aciò non pensassi al primo
modo da lui dimostrato, come acaderà se tal discorso troverrai.
mi grave, il quale risponde un dia pente con il tenore imperfetto, laqual consideratione è
frustratoria & vana, perché ne risulta & nasce dui inconvenienti. Il primo è che
ciascheduna spetie vien permutata & variata dal suo naturale, come sarà da
Gamma ut a D sol re, & quello che dittono si mostra, in terza minore o semidittono si truova, come discorrendo dal D sol re al
mi si vede, & similmente
da
mi al Gamma ut, le quali risoneranno re-la, la-fa & fa-re (& prima erono
ut-sol, sol-mi & mi-ut), spetie contrarie a tutte le altre occorrenti nel soprano, tenore & controalto; & questo è usitato più da loro ne gli canti del settimo overo
ottavo tuono. Per tanto, il secondo inconveniente sarà che le ottave & quinte
decime non conrisponderanno insieme giuste, sì che a te è dibisogno prima consi[s1529: page 118]derare di conseguire lo effetto con i processi simili & spetie, & pur volendo
passare con la intentione tua per il detto
mi, segna anchora a tutte le altri
parti la figura , & senza errore alcuno, ogni processo & consonanze si troveranno concorde & sonore insieme, dove primieramente alcuni discordavano.
DE LE DOMENICHE SEMIDUPPLICATE.

Benedicimus te ne la chorda parhypate hypaton, chiamata C fa ut, laqual terminatione non è per cagione di alcun saeculorum, né confinalità di dia penti,
ma per la forza del principio a lui in quella chorda concesso, come dimostra lo introito del sabbato primo de lo advento, Veni & ostende nobis Domine, & lo introito da poi la quarta domenica di quadragesima, detto Sitientes venite ad aquas. Da poi il verso Glorificamus te, ha terminato ne la
positione hypate meson, chiamato E la mi. Questo viene medesimamente per
cagione del principio, come dimostra lo offertorio del primo giorno di
quadragesima, Exaltabo te Domine, con la irregulare terminatione, & l'antiphona Domine Deus rex omnipotens da poi la quarta domenica del mese
di settenbre, de la qual cosa discorrendo, ogni altro verso regolarmente al
suo natural fine, si cognosce. Ma tal principio di E la mi pochissime volte
in questo tuono si ritruova.
DEL SANCTUS DOMINICALE.

Sanctus termina ne la chorda parhypate hypaton, detto C fa ut, laqual terminatione nasce da la libertà del suo principio, & tanto più per essere detto
luogo finalità del suo dia tessaron, come lo introito Quasi modo geniti &c.,
il quale è ne la ottava de la Pasqua, & lo offertorio ultimo nanzi la sesta
de la Ascensione, detto Confitebor Domino nimis in ore meo. Questi per il
principio aquistono la irregulare terminatione. Seguitando al Sanctus Dominus, Deus sabbaoth, lui finisce regularmente, & alcuni altri ne la positione
& chorda lichanos meson, detto G sol re ut, la qual si vede nel presente concento, Tradiderunt me in manus impiorum, primo risponso del terzo notturno de la sesta feria ne la settimana santa, per il che pochissimi di questi in
tal luogo se ne truova; & tutto il resto al suo buon fine si riduce.
DE GLI AGNUS DEI DOMENICALI.

DEL GIORNO DE LA VERGINE MARIA.
DEL KYRIE LEISON.

Christe leyson ha la sua fine ne la positione mese, chiamato A la
mi re, & detto fine nasce dal saeculorum, da la confinalità, da la irregularità,
& similmente dal principio. Dal saeculorum? Come ne le differenze sue si comprehende. Da la confinalità? Perché da D sol re comincia il dia pente, & il confine arriva al detto luogo. Da la irregularità? Perché il primo & secondo in
ditta chorda nasce. Et dal principio? Come gli presenti introiti, Sapientiam
sanctorum narrent populi & Salus autem iustorum, nel comune di più martiri si truovano.
DE LA GLORIA IN EXCELSIS DEO.

DEL SANCTUS.

Sanctus è solamente una equal terminatione, ne la
chorda trite diezeugmenon, chiamata C sol fa ut, & perché esso canto è quinto
tuono, detta terminatione è in quel luogo terminata, per il saeculorum, per
la confinalità & per il principio. Per il saeculorum? Perché il quinto tuono ha
due differenze, de lequali una termina in A la mi re, l'altra in ditta positione
C sol fa ut. Per la confinalità? Perché il principio del dia pente è in F fa ut. Per
il principio? Come appare ne gli presenti canti: Ecce Deus adiuvat me, introito de la domenica nona dapoi la Pentecoste, & Deus in loco sancto suo,
de la domenica undecima, & il graduale Anima nostra sicut passer, ne la
festa comune di più martiri. Onde, per non essere differenza ne gli Agnus
Dei, ma equale & regulare terminatione, non mi estenderò in dichiaratione alcuna.
DEL GIORNO DE GLI APPOSTOLI, OVERAMENTE DE LE FESTE DOPPIE MINORI.

Kyrie si cognosce, conciò sia
che il terzo & quarto [s1539: page 70]Kyrie non conrispondono regularmente al suo proprio fine, ma dove la irregularità & confinalità si truova, & per la differenza
del saeculorum amen. Queste ragioni nel passato chiare sono. Resta solamente dimostrare per il fine gli seguenti canti: Scio cui credidi & certus sum,
introito de la festa di San Paulo appostolo, & Meditatio cordis mei, ne la
sesta feria da poi la quarta domenica in quadragesima.
DE LA GLORIA IN EXCELSIS DEO.

DE LE FESTE SEMPLICE SOLEMNE, ET INFRA TUTTE LE OTTAVE.

Laudamus te, Benedicimus te & Gratias agimus tibi, Laudamus te ha il suo fine ne la chorda mese, detto A la mi
re; Benedicimus te, ne la chorda paramese, chiamato
mi acuto; & Gratias
agimus tibi, in lichanos meson, detto G sol re ut. La terminatione adunque
di fa
mi non è per causa di principio alcuno, perché tal tuono non ha
principio in detto luogo, ma per cagione de la confinalità, laqual procede da
E la mi a quella chorda di fa
mi. La fine antecedente di A la mi re è per
il saeculorum & non per il principio. Ma quella di G sol re ut, non tanto per
il saeculorum, quanto anchora per gli principii suoi, come gli presenti canti:
Timete Dominum, omnes sancti eius, introito del comune ne le feste di più
martiri, & Loquetur Dominus pacem.
DEL SANCTUS.

Sanctus constituito & terminato ne la positione mese, concesso è stato ad esso tuono ditta terminatione, non per il principio, ma per la confinalità, ne la qual chorda termina irregularmente il secondo & primo tuono, & per la differenza del saeculorum amen. Onde per
essere gli Agnus Dei regularmente terminati, lasceremo questaa la comune intelligenza.
DE LE FESTE MAGGIORE DOPPIE.

Domine Deus rex coelestis ha terminato in paramese, chiamato
mi acuto; Domine Deus Agnus Dei, in trite diezeugmenon, detto C sol fa ut;
& Qui tollis peccata mundi suscipe deprecationem nostram, in paranete diezeugmenon, chiamato D la sol re. Per il primo Domine Deus rex coelestis, la
terminatione è per la licenza del saeculorum, qual termina in quel luogo, &
per il principio concesso al sopra ditto tuono, come dimostra l'antiphona al
Magnificat infra l'ottava de la Resurrettione, chiamata Tulerunt Dominum
meum, & Exortum est in tenebris, al vespro de la Natività. La terminatione
del Domine Deus Agnus Dei non è per altro, se non per il principio, ilquale è
nel secondo risponso di Santo Giovanni, appostolo & evangelista, Hic est discipulus, & Omnes de sabba venient, nel secondo notturno ne la vigilia de
la Ephyfania. Ma la fine del Qui tollis peccata mundi per tre cause finisce [s1539: page 71]
in D la sol re: la prima per la differenza del saeculorum, la seconda per la confinalità et la terza per il fine, come gli presente canti: Veni Domine & noli tardare, primo risponso del terzo notturno de la terza domenica del Advento,
& Ecce sacerdos magnus, con molti altri simili.
Il Sanctus & Agnus Dei appropriati a la di sopra scritta messa, per non
essere in loro alcuna incognita differenza, sia dal comune ordine il resto
giudicato.
DE LE FESTE MAGGIORE, MEZZE DOPPIE.

Kyrie ha il suo fine in paranete diezeugmenon, chiamato D la sol re, laqual terminatione, come per il passato fu
detto, è per la confinalità, principio, & saeculorum. Che sia per il principio, facilmente più volte il troverrai, per ilche non metteremo altro essempio.
DE LA GLORIA IN EXCELSIS DEO.
Laudamus te, Benedicimus te & Adoramus te, per l'ordine da noi di
sopra detto senza altra nostra dichiaratione a te la rimettemo, con tutto il
resto, ilqual irregularmente troverrai.
DEL PATREM OMNIPOTENTEM CHIAMATO CARDINALESCO.

DEL TE DEUM LAUDAMUS.


